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Ne Il cacciatore di aquiloni, Amir è un bambino che vive insieme a suo padre Baba in una

grande casa nella zona nord di Kabul. Insieme a loro, in una capanna di argilla in fondo al
giardino, vivono i domestici Ali e Hassan. Hassan era di un anno più piccolo di Amir, e aveva
un labbro leporino. La madre di Amir è morta dandolo alla luce, quella di Hassan, Sanaubar,
era fuggita.

Perciò erano stati allattati dalla stessa balia, e si dice che quando ciò accade si crea una
fratellanza che neppure il tempo può dividere. Eppure i due erano molto diversi. Amir amava
leggere, non sapeva giocare a calcio e non era “un violento”. Infatti, spesso quando
qualcuno gli dava fastidio era Hassan che lo difendeva. I due bambini giocavano molto
spesso insieme, in particolare leggevano dei racconti sotto un albero di melograni sopra ad
una collina vicino a casa. Un giorno mentre Amir leggeva ad Hassan decise di raccontargli
una storia inventata da lui, ad Hassan piacque moltissimo. Allora Amir scrisse il suo primo
racconto.
Il 17 luglio 1973 vi fu un colpo di Stato. Allora i due bambini si diressero come sempre verso
la collina, ma incontrarono Assef, un ragazzino di origini tedesche con una grande
ammirazione per Hitler e mentre stava per picchiare Amir, Hassan prese la sua fionda e gli
puntò una pietra sull’occhio sinistro, allora Assef andò via, ma gli disse che non sarebbe
finita lì. Arrivò il compleanno di Hassan e Baba era solito fargli un regalo, questa volta fu
un'operazione al labbro leporino, con cui Hassan era nato. L’operazione andò bene, e dopo
un po’ arrivò l’inverno. Ogni anno si svolgeva un torneo di aquiloni che consisteva nel
lanciare l’aquilone e tagliare il filo agli avversari e mentre gli aquiloni cadevano partivano i
cacciatori a recuperarli. Hassan era il miglior cacciatore di tutta Kabul. Era il 1975 e
quell’anno il giorno della gara c’erano anche Baba e Rahim Khan che guardavano dalla
terrazza. Amir era arrivato in finale, erano rimasti solo lui e un aquilone azzurro. Quando lo
tagliò scoppiò una grande festa, Amir vide Baba gridare e applaudire. Hassan partì alla
ricerca dell’aquilone promettendo che l’avrebbe portato ad Amir.
Il tempo passava e Hassan ancora non tornava. Allora Amir lo andò a cercare e lo trovò in
un vicolo con Assef che lo violentava. Amir non fece niente per difenderlo e scappò. Da quel
momento il rapporto tra i due si inclinò per sempre. Amir si teneva alla larga dal suo amico,
perché si sentiva in colpa e non riusciva più a guardarlo negli occhi. Arrivò persino a
chiedere a suo padre di cambiare i servi, ma egli naturalmente si rifiutò. Per il tredicesimo
compleanno di Amir, Baba diede una grande festa con quattrocento invitati tra cui anche
Assef che Hassan dovette servire. Amir ricevette molti regali, tra cui un quaderno di pelle da
parte di Rahim Khan e una bicicletta e orologio da parte di Baba. La sera Amir, prima di
andare a letto, disse a Baba che non trovava più l’orologio e il giorno dopo lo nascose sotto
il letto di Hassan che si prese tutta la colpa senza aver fatto nulla.
Quando Baba lo stava perdonando Alì, che sapeva ciò che era accaduto al figlio, gli disse
che sarebbero andati via. E nonostante Baba li avesse pregati in ginocchio e in lacrime, essi
partirono. Dopo cinque anni, quando la guerra iniziò a Kabul, Amir e suo padre scelgono di
fuggire e di rifugiarsi in America, dove si diploma, Baba trovò un lavoro e la domenica
andavano al mercato delle pulci, dove Amir conobbe Soraya con la quale decise di sposarsi.
Baba si ammalò di cancro e dopo un mese dal matrimonio morì. Così i due si iscrissero
all’università, Amir divenne uno scrittore, Soraya un insegnante e si trasferirono in una
grande casa. Un giorno Amir ricevette una telefonata da Rahim Khan che era molto malato e
allora decise di partire per il Pakistan. Quando arrivò, Rahim gli disse che mentre erano via
suo padre gli aveva affidato la loro casa e siccome non riusciva più a tenerla in ordine era
andato a cercare Hassan per chiedere il suo aiuto.
Quando lo trovò vide che Hassan era sposato e stava per avere un bambino; Hassan decise
di trasferirsi con la sua famiglia nella casa di Baba. Nacque il bambino, che Hassan decise
di chiamare Sohrab, come l’eroe delle favole che gli leggeva Amir, anche se
successivamente anche lui imparò a leggere e scrivere, infatti aveva scritto una lettera ad
Amir. Risaliva a sei mesi prima dell’arrivo di Amir. Hassan fu fucilato dai talebani, poiché si
rifiutava di lasciare l'abitazione di Amir. Durante il colloquio Amir scoprì anche che Hassan e
lui erano fratellastri. Ora Rahim gli chiedeva di andare a prendere il piccolo Sohrab, suo
nipote, in un orrendo orfanotrofio, per poi affidarlo ad altre persone che si sarebbero prese
cura di lui. Inizialmente Amir rifiutò, ma poi capì che forse questo era un modo per rimediare
agli errori del passato. Così decise di partire.
Fu costretto a spostarsi in auto e dopo un po’ legò con l’autista. Quando arrivarono
all'orfanotrofio scoprirono che il bambino non era lì, l’aveva portato via un uomo che ogni
mese andava a prendere un bambino. Trovarono l’uomo e riuscirono ad avere un colloquio
con lui. Ma arrivato a casa sua Amir si accorse che quell’uomo era Assef. Dopo aver
incontrato Assef, questi gli disse che avrebbe avuto il bambino solo dopo un combattimento.
Lo scontro fu terribile, naturalmente a vincere fu Assef, ma nonostante fosse in fin di vita
Amir rideva, rideva perché finalmente dopo anni, dopo quella volta che aveva tradito il suo
amico si sentiva in pace con se stesso. Aveva quello che si meritava. Mentre Assef stava
per dargli il colpo di grazia, il piccolo Sohrab prese la fionda e lanciò una biglia nel suo
occhio sinistro. Così riuscirono a scappare e Amir fu ricoverato in ospedale. Durante la
convalescenza scoprì che l’orfanotrofio indicato da Rahim non esisteva e quindi decise di
portare il bambino con sé in America. E dopo aver informato Soraya iniziarono le pratiche
per l’adozione, incontrando però molti problemi. Dopo una visita da un avvocato Amir scoprì
che l’unica possibilità di adottare Sohrab prevedeva che lui stesse per un periodo in un
orfanotrofio. Alla notizia il bambino reagì male, visto che Amir gli aveva promesso che non lo
avrebbe mai più mandato in orfanotrofio. Sohrab quindi disperato decise di tagliarsi le vene,
proprio quando Amir aveva trovato un modo per portarlo in America. Amir portò subito
Sohrab in ospedale e i medici salvarono il bambino. Sohrab era stanco, non aveva voglia di
lottare, per cui iniziò a non parlare più. Solo un anno dopo il suo arrivo in America, mentre
Amir gli mostrava come far volare un aquilone, il bambino riuscì a fare un mezzo sorriso.