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Giovanni Calesini, Dirigente Generale di P.S. a.r., è stato


Direttore della Scuola di Polizia delle Comunicazioni, poi
Questore ed infine Direttore del Servizio Centrale Antiterrorismo
della Polizia di Stato. Ha tenuto numerosi corsi universitari di
Diritto Europeo di polizia ed attualmente insegna Diritto di
Polizia e Legislazione di Pubblica Sicurezza. E' autore, per le
Edizioni Laurus Robuffo, dei seguenti testi:

Leggi di pubblica sicurezza, illeciti


amministrativi.
Un tempo le leggi, prima di essere emanate, erano
vagliate da insegnanti di lingua italiana, che le
rendevano comprensibili. Oggi occorre questo
manuale, chiaro e sempre aggiornato.
Laurus Robuffo editore, Pag. 736
Prontuario dei controlli di polizia.
Come un filo di Arianna orienta l'operatore nel
labirinto delle leggi, delle violazioi, delle sanzioni e
delle procedure. Per le norme penali indica se
l'arresto è obbligatorio, facoltativo o non
consentito.
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forze di Polizia dei paesi dell'unione Europea.
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formazione del poliziotto europeo. In lingua
Inglese.
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Testo Unico delle leggi di P.S.


Nella tradizione del “Codice Alessandri”, ad ogni
articolo o gruppo di articoli del TULPS seguono i
corrispondenti articoli del Regolamento, con il
commento ed una sintesi della giurisprudenza.
Sono riportati inoltre leggi e regolamenti che
disciplinano attività lecite, subordinate a
concessioni, autorizzazioni o comunicazioni
all’Autorità di P.S., o comunque soggette a controlli o
prescrizioni dell’Autorità stessa, raggruppate nelle seguenti
voci: Armi, Manifestazioni sportive, Misure di prevenzione, Gas
tossici, Passaporti, Sanzioni amministrative e depenalizzazione,
Vigilanza privata.
Esaurito
Prima edizione elettronica Ebook: Agosto 2012
Terza edizione elettronica Ebook: Marzo 2016
Aggiornata con la depenalizzazione effettuata dai Decreti Legislativi
7/2016 ed 8/2016

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INDICE
L'autore
Capitolo I - La Sicurezza pubblica
Capitolo II - I provvedimenti di polizia
Capitolo III - L'illecito amministrativo
Capitolo IV - Le riunioni pubbliche
Capitolo V - Le armi
Capitolo VI - Esplosivi e munizioni
Capitolo VII - Attività di polizia giudiziaria in materia di armi
Capitolo VIII - Industire e mestieri pericolosi e insalubri
Capitolo IX - I pubblici spettacoli
Capitolo X - Strutture ricettive
Capitolo XI - Esercizi pubblici per la sommiistrazione di alimenti e
bevande
Capitolo XII - Giochi e scommesse
Capitolo XIII - La stampa e gli stampati
Capitolo XIV - Le pubbliche agenzie
Capitolo XV - Cose antiche o usate e oggetti preziosi
Capitolo XVI - Sicurezza privata, sicurezza complementare e
partecipata
Capitolo XVII - Le misure di prevenzione
Capitolo XVIII - Stranieri e immigrazione
Capitolo XIX - Stupefacenti e sostanze psicotrope
Normativa
Bibliografia
- Capitolo
I-
La Sicurezza pubblica
§ 1. POLIZIA AMMINISTRATIVA, POLIZIA DI SICUREZZA, POLIZIA
GIUDIZIARIA
La polizia amministrativa è costituita dal complesso di attività della
pubblica amministrazione, dirette a far osservare le limitazioni
imposte dalle leggi o dai regolamenti alle attività dei privati, in modo
che esse non siano causa di danni per la società.
La polizia giudiziaria si distingue dalla polizia amministrativa in
quanto ha lo scopo di scoprire i reati ed assicurare i responsabili alla
giustizia; il suo interesse è cioè circoscritto alle norme penali.
L’attività di prevenzione della pubblica amministrazione può essere
esplicata in vari campi: demanio, strade, sanità, commercio ecc.
Esistono perciò altrettante branche di polizia amministrativa, che si
distinguono tra loro in base all'oggetto della tutela e all'autorità cui la
legge affida il compito di esercitare tale tutela:
a) polizia sanitaria; b) polizia veterinaria; c) polizia mortuaria; d)
polizia demaniale; e) polizia stradale; f) polizia ferroviaria; g) polizia di
frontiera; h) polizia postale; i) polizia forestale; l) polizia delle acque
pubbliche; m) polizia del commercio e dell'annona; n) polizia
urbanistica; o) polizia della caccia e della pesca; p) polizia delle cave e
delle miniere; q) polizia di sicurezza.
La polizia di sicurezza non è che una parte della polizia
amministrativa, e precisamente quella che la legge commette
all’autorità di pubblica sicurezza» (Sandulli – Diritto amministrativo –
pag. 980). Essa è di esclusiva competenza dello Stato.
Le regioni, le province, i comuni e le comunità montane esercitano
funzioni di polizia amministrativa nelle materie di propria
competenza.

1.1. Fonti della legislazione di pubblica sicurezza


Fonti principali della legislazione di P.S. sono:
– la Costituzione della Repubblica, in particolare «Principi
fondamentali» (artt. 1 - 12) e la parte prima: «Diritti e doveri dei
cittadini»;
– il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), R.D. 18
giugno 1931, n. 773, profondamente modificato negli ultimi anni sia
per l’intervento della Corte Costituzionale che della legislazione
ordinaria;
– il regolamento per l’esecuzione del TULPS approvato con R.D. 6
maggio 1940, n. 635;
– la legge 1 aprile 1981, n. 121: nuovo ordinamento
dell’amministrazione della pubblica sicurezza, che in particolare detta
disposizioni in ordine alle autorità di P.S. per i fini che qui
interessano;
– varie altre norme di legge riguardanti la pubblica sicurezza
(stranieri, stampa, misure di prevenzione, armi ecc.);
– la legge 24 novembre 1981, n. 689: modifica al sistema penale,
che ha provveduto alla depenalizzazione di numerosi reati, divenuti
illeciti amministrativi ed ha completamente riorganizzato la materia
degli illeciti amministrativi.

1.2. L’attività di polizia e la carta costituzionale


La Costituzione esamina l’attività di polizia non per attribuire
poteri all’autorità, ma al contrario per tutelare i diritti di libertà.
Consente quindi di limitare alcune libertà di alcune persone per
assicurare a tutti uguali spazi di libertà.
Questo significa che la libertà di ognuno finisce dove inizia la
libertà degli altri.
Confrontando le leggi di polizia (testo unico di P.S. e legislazione
speciale) con la carta costituzionale salta subito agli occhi che molte
delle attività disciplinate dalla legislazione di P.S. corrispondono ad
altrettante libertà garantite dalla Costituzione.
Il T.U. fu introdotto dal regime fascista come strumento per il
controllo sociale e prevedeva perciò che l’autorità potesse intervenire e
limitare la libertà dei singoli, se si fosse verificata una situazione
ritenuta socialmente pericolosa.
Ad esempio, occorreva l’autorizzazione per:
• le riunioni in luogo aperto al pubblico;
• le questue e le collette;
• le associazioni e gli enti pubblici.
La legislazione di pubblica sicurezza, imposta in funzione del
controllo sociale, limitava proprio quelle libertà che, viceversa, la carta
costituzionale garantisce in massimo grado. È sorto perciò il problema
del rapporto tra Costituzione e legislazione di pubblica sicurezza, che è
stata ripetutamente sottoposta all’esame della Corte costituzionale,
puntualmente intervenuta per adeguarla ai principi costituzionali.

§ 2. NOZIONE DI SICUREZZA PUBBLICA E ORDINE PUBBLICO


Spesso, nel gergo giornalistico, l’“ordine pubblico” viene confuso
con le riunioni in luogo pubblico o con le c.d. “manifestazioni”.
Invece l’art. 17 della Costituzione garantisce il diritto di riunione e
l’articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza attribuisce
al questore il compito di vigilare sulle pubbliche riunioni.
Perciò manifestazioni, pubbliche riunioni, sicurezza pubblica ed
ordine pubblico sono concetti differenti.

Sicurezza pubblica
La sicurezza pubblica, secondo un tradizionale indirizzo della Corte
Costituzionale, è un settore riservato allo Stato relativo alle misure
inerenti alla prevenzione dei reati o al mantenimento dell’ordine
pubblico, da configurare in contrapposizione ai compiti di polizia
amministrativa regionale e locale (sent. n. 290 del 2001; sent. 407 del
2002).
Spettano esclusivamente allo Stato le competenze attinenti alla
pubblica sicurezza, e cioè quelle concernenti le misure preventive e
repressive dirette al mantenimento dell’ordine pubblico.
Ordine pubblico
Secondo la Corte Costituzionale (sentenza n.218 del 1988) il
contenuto di questo concetto è dato da quei beni giuridici
fondamentali o da quegli interessi pubblici primari sui quali si regge
l’ordinata e civile convivenza dei consociati nella comunità nazionale.
In essi rientrano l’integrità fisica e psichica delle persone, la sicurezza
e il rispetto o la garanzia di ogni altro bene giuridico di fondamentale
importanza per l’esistenza e lo svolgimento dell’ordinamento.
La tutela di questi interessi, che rappresenta il nucleo delle funzioni
di polizia di pubblica sicurezza, è attribuita in via esclusiva allo Stato
(art. 117 lett. h) Cost.).

§ 3 . IL MINISTRO DELL’INTERNO
Il Ministro dell’Interno è membro del Governo e fa parte del
Consiglio dei Ministri; è a capo del Ministero dell’Interno, dei cui atti è
responsabile.
Le funzioni del Ministero dell’Interno, che in passato curava quasi
tutti i compiti dell’amministrazione interna dello Stato, si sono col
tempo progressivamente ridotte: molte di esse sono state infatti
attribuite a Ministeri di nuova costituzione.
Dal Ministero dell’Interno dipendono la Polizia di Stato e il Corpo
nazionale dei Vigili del Fuoco.

3.1. L’autorità nazionale di pubblica sicurezza


Questa qualifica, attribuita al Ministro dell’Interno, è una
innovazione introdotta dalla legge 121/81.
Il Ministro dell’Interno quale autorità nazionale di pubblica
sicurezza è responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Rientrano tra le sue competenze esclusive:
– la responsabilità politica generale, di fronte al Parlamento;
– il coordinamento dei compiti delle forze di polizia;
– il coordinamento delle attività delle forze di polizia;
– l’alta direzione dei servizi.
Il Ministro, per espletare i propri compiti in materia di tutela
dell’ordine e della sicurezza pubblica, si avvale dell’Amministrazione
della pubblica sicurezza e a tal fine impartisce direttive e ordini al
Dipartimento della pubblica sicurezza (art. 4 legge 121/81).

§ 4. L’AMMINISTRAZIONE DELLA PUBBLICA SICUREZZA


L’Amministrazione della pubblica sicurezza è una amministrazione
civile costituita da organi e uffici centrali (dipartimento della P.S.) e
periferici (prefetture, questure, commissariati distaccati).
Essa esercita le proprie funzioni anche attraverso autorità locali di
P.S. non appartenenti all’amministrazione della P.S. (sindaci) e si
avvale di ufficiali e agenti di P.S. anche dipendenti da altre
amministrazioni (Carabinieri, Guardia di finanza, polizia municipale).
I rapporti tra gli organi e uffici dell’amministrazione della P.S.
possono essere di natura diversa: di dipendenza gerarchica o di
dipendenza funzionale e la loro attività è armonizzata a volte col
criterio della direzione e altre con quello del coordinamento.

§ 5. IL DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA


Il Dipartimento della pubblica sicurezza, cui è preposto il Capo
della Polizia, Direttore Generale della P.S., è una struttura del
Ministero dell’Interno. Essendo istituito (come recita la legge)
nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, è un organo
della stessa.
Il Dipartimento, in base alle direttive e agli ordini del Ministro e
sotto la direzione del Capo della Polizia provvede:
- all’attuazione della politica dell’ordine e della sicurezza pubblica;
- al coordinamento tecnico-operativo di tutte le forze di polizia;
- alla direzione e amministrazione della Polizia di Stato;
- alla direzione e gestione tecnico-logistica anche per le esigenze
generali del Ministero dell’Interno (art. 4 legge 121/81).

§ 6. IL COMITATO NAZIONALE DELL’ORDINE E DELLA SICUREZZA


PUBBLICA
La presenza sul territorio dello Stato, di numerose forze di polizia
prive di direzione unitaria e con compiti e competenze non delimitati,
potrebbe essere causa della duplicazione e sovrapposizione dei servizi
e dell’inefficienza dell’attività diretta alla tutela della sicurezza
pubblica.
Per evitare questa conseguenza negativa, la legge 121/81 ha istituito
i comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica che sono organi ausiliari
di consulenza per le autorità preposte al coordinamento delle diverse
forze di polizia.
Il Comitato Nazionale, istituito presso il Ministero dell’Interno è un
organo di consulenza del Ministro che lo presiede; è composto da un
sottosegretario di Stato per l’Interno, dal Capo della Polizia, dai
Comandanti generali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, dal
Direttore Generale dell’amministrazione penitenziaria e dal capo del
Corpo forestale dello Stato.

§ 7. L’AUTORITÀ PROVINCIALE DI PUBBLICA SICUREZZA


L’autorità di pubblica sicurezza è provinciale e locale. Le
attribuzioni dell’autorità provinciale sono esercitate dal prefetto e dal
questore (art. 1 TULPS e art. 15 legge 1 aprile 1981, n. 121).

7.1. Il prefetto
Il prefetto, nell’ambito della provincia, rappresenta il Governo nel
suo complesso, ed esercita funzioni che possono riguardare tutti i
settori dell’amministrazione dello Stato. Gerarchicamente dipende dal
Ministro dell’Interno, mentre dal punto di vista funzionale egli è di
volta in volta subordinato al Ministro competente nella materia
trattata.

7.1.1 Il prefetto, organo del Ministero dell’Interno


Il prefetto è un organo periferico del Ministero dell’Interno. In
questa veste:
• ha competenza in materia di protezione civile nella provincia.
Perciò predispone il piano provinciale per fronteggiare i pubblici
disastri ed ha la direzione delle operazioni di soccorso e
assistenza;
• ha compiti di organizzazione delle elezioni politiche e
amministrative. Indice le elezioni comunali e provinciali e vigila
sulla composizione e il funzionamento degli organi elettivi dei
comuni e delle province;
• è autorità deputata ad infliggere le sanzioni amministrative
previste dalla legge 689/81, nelle materie di competenza del
Ministero dell’Interno;
• è autorità provinciale di P.S.

7.1.2 Il prefetto, autorità provinciale di pubblica sicurezza


Tra le varie funzioni e poteri del prefetto una delle più rilevanti è
quella di autorità provinciale di P.S., responsabile della tutela
dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica nella provincia.
In questo ruolo egli dispone della forza pubblica e sovrintende
all’attuazione delle direttive emanate dal Ministro dell’Interno in
materia di pubblica sicurezza. Inoltre, in base al D.L. 13 maggio 1991,
n. 152, assicura unità di indirizzo e coordinamento dei compiti e delle
attività degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza nella provincia,
promuovendo le misure occorrenti.
Il prefetto è informato dal questore, dai Comandanti provinciali dei
Carabinieri e della Guardia di finanza su tutto quanto riguarda l’ordine
e la sicurezza pubblica.
Può adottare i provvedimenti di urgenza in materia di pubblica
sicurezza, può disporre della forza pubblica e richiedere, se è
necessario, l’impiego di altre forze armate.

7.2. Il questore
È autorità provinciale di P.S. Egli ha la direzione, la responsabilità
e il coordinamento a livello tecnico-operativo dei servizi di ordine e di
sicurezza pubblica e dell’impiego a tal fine della forza pubblica e delle
altre forze eventualmente poste a sua disposizione (art. 14 legge
121/81).
A tale scopo deve essere informato tempestivamente dai
comandanti dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza su
tutto quanto attiene all’ordine e alla sicurezza pubblica.
Per espletare le funzioni di autorità provinciale di P.S., anche il
questore (come il prefetto) sollecita la collaborazione delle
amministrazioni locali e mantiene i rapporti con i sindaci dei comuni,
ai fini dell’ordine e della sicurezza pubblica e della prevenzione e
difesa dalla violenza eversiva (art. 15 legge 121/81).
Come differiscono le competenze del prefetto e del questore,
ambedue autorità provinciali di P.S?
Spetta al prefetto determinare l’indirizzo generale, il disegno
complessivo e gli obiettivi delle attività per la tutela della sicurezza
pubblica; il questore, invece, stabilisce le modalità tecnico-operative
per raggiungere gli obiettivi ed attuare il programma.
In altri termini: il prefetto (con il supporto del Comitato provinciale
per l’ordine e la sicurezza pubblica) individua gli obiettivi. Al questore
poi è attribuito il compito di determinare il modo di raggiungerli.
Il questore ha una duplice qualifica: è autorità provinciale di P.S.
nel territorio della provincia, ed è autorità locale di P.S. nel comune
capoluogo. Esercita inoltre i compiti che gli sono specificamente
attribuiti dal T.U. di P.S. e dalle singole leggi.

§ 8. IL COMITATO PROVINCIALE PER L’ORDINE E LA SICUREZZA


PUBBLICA
Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è un
organo ausiliario e di consulenza del prefetto.
E' presieduto dal prefetto ed è composto dal questore, dal sindaco
del comune capoluogo e dal presidente della provincia, dai
comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e del corpo della
Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato. Fanno inoltre
parte del comitato i sindaci degli altri comuni interessati, quando
vengono trattate questioni riferibili ai rispettivi ambiti territoriali.
Il prefetto può chiamare a partecipare alle sedute del comitato le
autorità locali di pubblica sicurezza e i responsabili delle
amministrazioni dello Stato interessate ai problemi da trattare, con
particolare riguardo ai responsabili dei competenti uffici
dell’amministrazione penitenziaria, del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco, del Corpo delle capitanerie di porto. D’intesa con il presidente
della provincia o con il sindaco può infine chiamare i responsabili
degli altri uffici delle amministrazioni locali interessate o della polizia
municipale.
Può invitare alle stesse riunioni componenti dell’ordine giudiziario,
d’intesa con il procuratore della Repubblica competente. (art. 20 L.
121/1981).

§ 9. L’AUTORITÀ LOCALE DI PUBBLICA SICUREZZA


Nei capoluoghi di provincia il questore è anche autorità locale di
P.S. Negli altri comuni sono autorità locale di P.S. i funzionari preposti
ai commissariati di pubblica sicurezza. Ove non sono istituiti
commissariati, le attribuzioni di autorità locale di pubblica sicurezza
sono esercitate dal sindaco nella sua qualità di ufficiale del Governo.
Quando eccezionali esigenze di servizio lo richiedono, il prefetto, o
il questore su autorizzazione del prefetto, può inviare funzionari della
Polizia di Stato nei comuni in cui non siano istituiti commissariati, per
assumere temporaneamente la direzione dei servizi di pubblica
sicurezza.
In tal caso rimane sospesa la competenza del sindaco quale autorità
locale di pubblica sicurezza.
L’autorità locale di pubblica sicurezza esercita, nell’ambito della
circoscrizione del comune, le attribuzioni che le leggi deferiscono alla
sua competenza (art. 4 Reg. TULPS). Ad essa quindi sono attribuiti i
compiti generali previsti dall’art. 1 TULPS, nonché quelli specifici che
debbono essere ricercati nel TULPS, nel relativo regolamento ed in
varie leggi speciali.

9.1. Il sindaco, autorità locale di pubblica sicurezza


Secondo il nostro ordinamento, il sindaco ha doppia figura: è capo
dell’amministrazione comunale ed ufficiale del governo. In
quest’ultima veste svolge, nei comuni ove non vi sia ufficio di P.S., le
funzioni di autorità locale di P.S.
Al riguardo possono verificarsi le seguenti ipotesi:
1) nei comuni ove ha sede un commissariato di P.S., il sindaco
esplica le sole funzioni di ufficiale del Governo;
2) nei comuni ove manchi il commissariato, ma esista un comando
compagnia dei Carabinieri, il sindaco esercita le funzioni di ufficiale
del Governo nonché quelle di autorità locale di P.S., mentre l’ufficiale
dell’Arma assolve alle funzioni di ufficiale di P.S. ai sensi dell’art. 51
del R.D. 1169/34;
3) nei comuni ove non esista né commissariato di P.S. né un
comando compagnia dei Carabinieri, il sindaco è autorità locale di P.S.
ed esercita le funzioni di ufficiale del Governo nonché di ufficiale di
P.S. ai sensi dell’art. 6 del R.D. 690/1907. Il sindaco conserva la
qualifica di ufficiale di P.S. anche nei comuni ove esista una stazione
dei Carabinieri, poiché i sottufficiali ed i militari dell’Arma sono agenti
di P.S.

§ 10. ALTRE AUTORITÀ


In alcuni casi, la legge attribuisce compiti di polizia si sicurezza
anche ad altre autorità.
Negli edifici universitari, i rettori debbono prevenire o, occorrendo,
reprimere ogni tentativo od atto inteso ad interrompere o turbare la
continuità o regolarità dei corsi o arrecare danni agli immobili ed al
materiale.
Entro i locali dell’università, il personale costituisce, alle
dipendenze del rettore, un corpo di polizia interno (art. 166 R.D. 31
agosto 1933, n.1592) e, per prassi, la forza pubblica interviene solo con
il consenso del rettore. Ovviamente la polizia giudiziaria, che opera
invece per la repressione dei reati, non è sottoposta ad alcuna
limitazione.
L’autorità marittima, in caso di urgenza, qualora l’autorità di P.S.
non possa intervenire tempestivamente, ristabilisce l’ordine
nell’ambito del demanio marittimo o sulle navi che si trovano nel mare
territoriale, richiedendo se necessario l’intervento della forza pubblica.
10.1. Autorità di pubblica sicurezza nelle regioni a statuto speciale
Gli statuti speciali delle regioni cui sono attribuite forme particolari
di autonomia, sono adottati con leggi costituzionali (art. 116 Cost.) e
sono perciò fonti gerarchicamente superiori alle leggi ordinarie dello
Stato.
In alcuni casi, gli statuti attribuiscono ad autorità non statali
determinate competenze in materia di pubblica sicurezza:
1) nella Valle d’Aosta manca il prefetto e alla polizia di sicurezza
sovrintende il presidente della regione, salvo la facoltà del
Governo di assumere direttamente la tutela dell’ordine pubblico
per ragioni di sicurezza dello Stato;
2) nel Trentino-Alto Adige la polizia di sicurezza compete al
commissario del Governo;
3) in Sardegna il Governo deve delegare alla regione i relativi
poteri;
4) in Sicilia lo Statuto stabilisce che le funzioni di pubblica
sicurezza sono attribuite al presidente della regione;
5) nessuna competenza in materia di P.S. è attribuita ad organi
regionali del Friuli Venezia Giulia.

§ 11. UFFICIALI , SOSTITUTI, AGENTI DI PUBBLICA SICUREZZA


L’autorità di P.S. ha il compito della direttiva dei servizi di polizia
di sicurezza e può emanare provvedimenti di polizia (ordinanze,
ordini, decreti) (artt. 2 e 4 TULPS) o rilasciare autorizzazioni e licenze.
Gli ufficiali di P.S. non hanno il potere di emettere atti
amministrativi. Dirigono i servizi di ordine pubblico ed eseguono gli
ordini dell’autorità di P.S. A richiesta delle parti provvedono alla
bonaria composizione di dissidi privati (art. 4 TULPS).
Gli agenti di P.S. hanno compiti esecutivi alle dipendenze degli
ufficiali di P.S.
Sono ufficiali di P.S.:
gli appartenenti al ruolo dei dirigenti e dei commissari della Polizia di Stato (art. 2
R.D. 680/1907);
gli ufficiali dell’Arma dei Carabinieri (art 179 del D.lgs 66/2010);
il Sindaco del comune privo di ufficio di pubblica sicurezza, al quale compete la
qualifica permanente di ufficiale di P.S., ai sensi degli artt. 6 e 12 del R.D. 31 agosto
1907, n. 690 (Cass. pen., sez. I, 10 aprile 1995).

Sono sostituti ufficiali di P.S.


i funzionari Dirigenti e Direttivi del Corpo Forestale dello Stato (D.Lgs. 3 aprile
2001, n. 155)
gli appartenenti al ruolo direttivo del Corpo di Polizia Penitenziaria (artt. 6 e 21 del
D. Lgs. 21 maggio 2000, n. 146)
i sostituti commissari e gli ispettori superiori – sostituti ufficiali di P.S. (SUPS) della
Polizia di Stato (art. 26 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335);
i luogotenenti e i marescialli aiutanti – sostituti ufficiali di P.S. (SUPS) dell'Arma dei
Carabinieri (art 179 del Dlgs 66/2010)

Essi sono normalmente agenti di P.S., ma in qualche caso


assumono temporaneamente la qualifica di ufficiali di pubblica
sicurezza.

Sono agenti di P.S.:


gli ufficiali della Guardia di finanza;
gli ispettori, sovrintendenti, assistenti e agenti del Corpo forestale dello Stato (art. 13
del D.Lgs. 12 marzo 1948, n. 804);
gli ispettori, sovrintendenti, assistenti e agenti della Polizia di Stato;
gli ispettori e i sovrintendenti dei Carabinieri e della Guardia di finanza;
i Carabinieri, la Guardia di finanza;
gli ispettori, sovrintendenti e agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria;
gli appartenenti al Corpo dei Vigili del fuoco (art. 8/1° L. 27 dicembre 1941, n.
1570);
i Vigili Urbani (ora polizia municipale) cui la qualifica sia stata conferita dal prefetto,
ai sensi dell’art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65;
le guardie campestri, daziarie, boschive e le altre dei comuni, costituite in forza di
regolamenti e deliberate ed approvate nelle forme di legge e riconosciute dal prefetto;
le guardie telegrafiche e di strade ferrate ed i cantonieri, purché posseggano i requisiti
determinati dal regolamento e prestino giuramento innanzi al prefetto (art. 4-bis, Reg
TULPS);
gli agenti vigilatori dipendenti dei consorzi di tutela DOP e IGP iscritti all'albo
nazionale
altri agenti destinati dal Governo all'esecuzione ed all’osservanza di speciali leggi e
regolamenti dello Stato (art. 18 legge 31 agosto 1907, n. 690).

Possono essere nominati agenti di P.S. gli appartenenti ad


alcune categorie di personale del Ministero della Difesa.
Agiscono con le funzioni di agenti di pubblica sicurezza i
militari posti a disposizione dei prefetti.

11.1. Poteri degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza


Gli Ufficiali e gli Agenti di pubblica sicurezza, nell’ambito della loro
attività di prevenzione, possono:
accedere in qualunque ora nei locali destinati all'esercizio di attività soggette ad
autorizzazioni di polizia ed assicurarsi dell’adempimento delle prescrizioni imposte
dalla legge, dai regolamenti o dall’autorità (art. 16 TULPS);
richiedere l’esibizione dei registri previsti dalla legge per determinate attività
soggette ad autorizzazione di polizia (art. 35, 55, 109, 115, 120, 128 e 133
T.U.L.P.S);
ordinare la sospensione o la cessazione di spettacoli pubblici e, se occorre, lo
sgombero del locale nel caso di tumulto, disordine o pericolo per l’incolumità
pubblica o nel caso di offese alla morale e al buon costume (art. 82 TULPS);
accedere alle sedi dei produttori, importatori, gestori e detentori di apparecchi e
congegni per giochi leciti, per effettuare i controlli (art. 38 della legge 23 dicembre
2000, n. 388);
accedere ai locali ove vengono esercitate le attività elencate nel D.M 7 aprile 2008, n.
104

Con decreto interministeriale 7 aprile 2008, n. 104, il Ministro


dell’Interno ha ampliato i poteri di intervento degli ufficiali ed agenti
di pubblica sicurezza i quali hanno ora facoltà di accedere ai locali
destinati ad una serie di attività in precedenza escluse dal loro
controllo.
Oltre a quanto previsto dal TULPS e dalle norme speciali, gli
ufficiali e gli agenti di P.S. possono:
- effettuare, come in passato, i controlli alle attività soggette ad
autorizzazioni di polizia;
- effettuare i medesimi controlli alle altre attività individuate dal
regolamento 104/2008, soggette a diversa autorizzazione.
Il decreto 104/2008 estende le facoltà degli ufficiali ed agenti di
p.s., i quali ”esercitano i controlli di cui all’articolo 16 del testo unico
delle leggi di pubblica sicurezza, […..] nei luoghi e sui mezzi comunque
utilizzati per l’esercizio delle attività di seguito specificate [.…]”.
Circa i delitti concernenti le armi (comprese quelle batteriologiche
e le sostanze radioattive) ed esplosivi è presa in considerazione l’intera
gamma delle attività, dalla produzione, fabbricazione, importazione
esportazione, deposito e trasporto. I controlli possono avvenire anche
nei luoghi di tiro a segno e tiro a volo comunque assoggettati ad
autorizzazione, nonché in tutti i locali interessati ad attività connesse
con esplosivi per uso civile.
Con riferimento alla prevenzione dei delitti di riciclaggio i locali
interessati ai controlli sono quelli destinati al recupero di crediti e alla
custodia e trasporto valori, commercio di cose antiche, preziosi,
esercizio di case d’asta o gallerie d’arte, commercio di oro e oggetti
preziosi, nonché case da gioco. L’accesso è stato esteso anche ai locali
dove si svolge mediazione creditizia ed alle agenzie di attività
finanziarie.
Tra i controlli diretti alla prevenzione dei delitti di ricettazione o di
reimpiego dei beni di provenienza illecita ricordiamo, a titolo
d’esempio, noleggio e demolizione di veicoli, esercizio delle
scommesse, commercio audiovisivi, servizi postali, agenzia d’affari,
monte pegni, esposizioni, mostre, fiere campionarie, televendite e
agenzie per la compravendita di beni mobili registrati o di altri beni
anche usati di valore superiore a 300 euro.

§ 12 RAPPORTI TRA L’ARMA DEI CARABINIERI E L’AUTORITA' DI


PUBBLICA SICUREZZA
L’Arma dei Carabinieri ha collocazione autonoma nell’ambito del
Ministero della Difesa, con rango di forza armata e di polizia a
competenza generale e in servizio permanente di pubblica sicurezza,
con le speciali prerogative conferitele dalle norme in vigore.
L’Arma dei Carabinieri dipende:
per quanto attiene ai compiti militari: tramite il Comandante generale, dal Capo di
stato maggiore della difesa;
per i compiti di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica: funzionalmente dal
Ministro dell’Interno,
i reparti dell’Arma costituiti nell’ambito di dicasteri, organi o autorità nazionali per
l’assolvimento di compiti specifici (ad esempio NAS, NOE ecc.) dipendono
funzionalmente dai titolari dei dicasteri, organi e autorità.

Per gli aspetti tecnico-amministrativi, i carabinieri fanno capo:


1) al Ministero della Difesa per quanto concerne il personale,
l’amministrazione e le attività logistiche;
2) al Ministero dell’Interno per l’accasermamento ed il
casermaggio connessi con l’assolvimento dei compiti di tutela
dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché per l’utilizzazione
delle risorse finanziarie finalizzate al potenziamento delle forze
di polizia.
L’Arma dei Carabinieri è struttura operativa nazionale di
protezione civile, esercita funzioni di polizia giudiziaria e svolge
compiti di Polizia militare. Uno dei compiti primari dell’Arma è però la
polizia di sicurezza, tanto che l’art. 2 del Regolamento Organico
riproduce integralmente l’art. 1 del TULPS
I Carabinieri «vegliano al mantenimento dell’ordine pubblico, alla
sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità e alla tutela delle proprietà:
curano l’osservanza delle leggi e dei regolamenti generali e speciali
dello Stato, delle province e dei comuni, nonché delle ordinanze delle
pubbliche autorità; prestano soccorso in caso di pubblici e privati
infortuni» (art. 2 R.D. 1169/34).
Perciò gli ufficiali dei carabinieri hanno le stesse attribuzioni e
prerogative degli ufficiali di pubblica sicurezza, ad eccezione delle
mansioni di polizia amministrativa (art. 51 R.D. 1169/34).
Quando nella esplicazione di mansioni inerenti all’esercizio di
funzioni devolute dalle leggi di polizia agli ufficiali di P.S., concorrono
contemporaneamente ufficiali dei Carabinieri e funzionari di P.S., la
direzione del servizio è demandata a questi ultimi (art. 51 R.D.
1169/34).

§ 13. LA POLIZIA LOCALE: FUNZIONI AUSILIARIE DI PUBBLICA


SICUREZZA
13.1. Polizia municipale
Secondo la legge 7 marzo 1986, n. 65 (Legge-quadro
sull’ordinamento della polizia municipale) gli addetti al servizio di
polizia municipale nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e
nei limiti delle proprie attribuzioni, esercitano anche funzioni
ausiliarie di pubblica sicurezza.
Essi collaborano, nell’ambito delle proprie attribuzioni, con le
Forze di polizia dello Stato, previa disposizione del sindaco, quando ne
venga fatta motivata richiesta dalle competenti autorità per specifiche
operazioni.
A tal fine il prefetto, previa comunicazione del sindaco, conferisce
la qualità di agente di pubblica sicurezza al suddetto personale in
possesso dei requisiti prescritti.
Nell’esercizio delle funzioni di agente di pubblica sicurezza, il
personale messo a disposizione dal sindaco, dipende operativamente
dalla competente autorità di pubblica sicurezza nel rispetto di
eventuali intese fra la detta autorità e il sindaco.

13.2. Polizia provinciale


Gli enti locali diversi dai comuni svolgono le funzioni di polizia
locale di cui sono titolari, anche a mezzo di appositi servizi. Perciò la
Polizia provinciale svolge funzioni di polizia amministrativa nelle
materie di diretta competenza della Provincia o delegate dalla
Regione: difesa del suolo, tutela dell’ambiente, viabilità e trasporti,
caccia e pesca, gestione e smaltimento dei rifiuti, controllo delle
emissioni atmosferiche e sonore ecc.
Nelle materie di competenza, il personale della polizia provinciale
può esercitare funzioni di polizia giudiziaria, servizi di polizia stradale
nonché, previo decreto del prefetto, funzioni ausiliarie di pubblica
sicurezza.
Analogamente alla Polizia municipale, il decreto prefettizio
autorizza ad espletare servizi armati

§ 14. FORZE DI POLIZIA, FORZA PUBBLICA, FORZE DELL’ORDINE E


FORZE ARMATE
Non sempre è chiara la differenza tra forze di polizia, forza pubblica
e forze dell’ordine
Le forze di polizia, indicate all’art. 16 della legge 121/1981, sono la
Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, il Corpo della guardia di
finanza, il Corpo degli agenti di custodia e il Corpo forestale dello
Stato.
La forza pubblica invece, intesa unitariamente, è costituita
dall’insieme degli appartenenti a determinati organismi pubblici (tra
cui le forze di polizia) quando sono investiti di potestà di coercizione
diretta sulle persone o sulle cose.
Dall’esame della normativa e della giurisprudenza non si ricava il
concetto giuridico di forze dell’ordine, in quanto la locuzione viene
usata di volta in volta con differente significato, che va ricercato nel
contesto della materia o interpretando l’intenzione del legislatore
Le forze armate italiane sono: a) Esercito; b) Marina; c)
Aeronautica; d) Carabinieri. Si comprende nelle forze armate anche la
Guardia di finanza, quale corpo armato dello Stato.
Capitolo II -
-
I provvedimenti di Polizia
§ 1. PROVVEDIMENTI DI POLIZIA
I provvedimenti di polizia (di sicurezza) sono una categoria di
provvedimenti amministrativi. Essi sono emanati dall’autorità di
pubblica sicurezza, nell’esercizio della potestà di polizia, allo scopo di
attuare le misure per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.
«Essi sono la manifestazione della volontà dell’autorità, la quale
dispone della potestà di polizia in una materia in cui la legge non
dispone di limitazioni tassative per tutti i cittadini ed incarica
l’autorità di polizia, di consentire, proibire, limitare l’attività
medesima secondo le circostanze del momento» (Sandulli pag. 985).
Tra i provvedimenti di polizia si distinguono:
a) Autorizzazioni e concessioni
b) Ordini (Comandi e divieti)

1.1. Autorizzazioni e concessioni: distinzione


Le autorizzazioni sono provvedimenti destinati a rimuovere un
limite all’esercizio di un diritto: il diritto esiste, ma può essere
esercitato solo se l’autorità (dopo aver verificato che non vi esistono
controindicazioni) fornisce il suo benestare. L’autorizzazione non deve
essere confusa con la concessione, la quale invece è un provvedimento
che fa sorgere nel destinatario un diritto nuovo, che precedentemente
non era posseduto neppure in astratto (es. la concessione della
cittadinanza, la concessione di un titolo onorifico ecc.).
Esempio 1: Tutti hanno diritto a svolgere qualsiasi lecita attività
economica (art. 41 Cost.). In qualche caso, però, tale diritto non può
essere esercitato, se prima l’autorità non ha eseguito i controlli
opportuni. Solo quando tali controlli sono avvenuti, l’autorità rilascia
l’autorizzazione, che rimuove l’ostacolo all’esercizio del diritto.
Esempio 2: Nessuno ha, di per sé un diritto ad estrarre ghiaia da
una spiaggia; l’autorità può però attribuire questo diritto ad un
soggetto, mediante un provvedimento di concessione.

1.2. Le autorizzazioni di polizia


Secondo l’art. 14 del TULPS sono autorizzazioni di polizia:
– le licenze;
– le iscrizioni in appositi registri;
– le approvazioni;
– simili atti dell’autorità di polizia.
Le persone che hanno precedenti penali per reati gravi non danno
affidamento di fare buon uso delle autorizzazioni di polizia. Al
riguardo l'art. 11 del Tulps stabilisce i casi in cui è imposto o é
consentito il diniego.

1.2.1. Personalità delle autorizzazioni di polizia.


Le autorizzazioni di polizia sono personali: esse non possono essere
trasmesse né dar luogo a rapporti di rappresentanza salvo i casi
espressamente previsti dalla legge (art. 8 TULPS). La violazione della
norma è punita con sanzione amministrativa.
Eppure spesso si parla di cessione della licenza e di contratti
stipulati a questo scopo, quasi che ciò fosse ammesso: come è
possibile? Si tratta di una improprietà di linguaggio, in quanto oggetto
di trasferimento è l’azienda, cioè il complesso dei beni, non
l’autorizzazione di polizia.
L’acquirente, subentrato nella titolarità dell’azienda dovrà poi
ottenere una propria, personale autorizzazione, che gli sarà rilasciata
previo accertamento del possesso dei requisiti di legge.

1.2.2. Autorizzazioni di polizia rilasciate dall’ente locale anziché


dall'autorità di pubblica sicurezza
Consultando un'edizione aggiornata del Testo Unico delle leggi di
P.S., si può notare che alcuni articoli relativi alle autorizzazioni di
polizia rilasciate in origine da un'autorità di P.S. riportano a pie’
pagina l’avvertenza che il provvedimento è ora di competenza del
sindaco.
Come può l’ente locale esercitare funzioni amministrative che,
essendo statali, esulerebbero dalla sua competenza?
Il fatto non deve stupire: dal 1977 molti poteri statali, che in
precedenza erano attribuiti alle autorità di polizia, sono stati
decentrati agli enti locali.
Ora la modifica del titolo V della costituzione ha avviato la riforma
«federalista» della repubblica attribuendo alle regioni competenze che
prima appartenevano allo stato.

1.3. Ordini di polizia


Sono quelli destinati a realizzare le misure di polizia.
«Caratteristica degli ordini è che altri porti a compimento ciò che
viene ordinato» (Sandulli, pag. 987).
Gli ordini possono essere:
– positivi, cioè comandi,
– negativi, cioè divieti.

Tra i comandi rientrano:


lo scioglimento delle riunioni pubbliche pericolose per l'ordine e la sicurezza
pubblica (art. 20 TULPS);
l’ordine dell’autorità di P.S., di sottoposizione ai rilievi segnaletici (art. 4 TULPS);
l’ordine del prefetto, per ragioni di ordine pubblico, di consegna delle armi,
munizioni ed esplosivi legittimamente detenuti (art. 40 TULPS);
l’ordine di sospensione o di cessazione dello spettacolo e se occorre dello sgombero
del locale nel caso di tumulti o di disordini o di pericolo per l’incolumità pubblica o
l’offesa alla morale o al buon costume (art. 82);
l’ordine di rientro al proprio comune con foglio di via obbligatorio, alle persone
pericolose per la sicurezza pubblica (legge 159/2011).

Tra i divieti ricordiamo:


il divieto di riunione in luogo pubblico in caso di comprovati motivi di sicurezza e di
incolumità pubblica, di competenza del questore (artt. 17 Costituzione e 18 TULPS);
il divieto per ragioni di ordine pubblico previsto dagli artt. 26 e 27 TULPS relativi
alle funzioni, cerimonie e processioni religiose e trasporti funebri;
il divieto del prefetto di detenere armi, munizioni e materie esplodenti, alle persone
ritenute capaci di abusarne.

Qualora gli interessati non ottemperino, sono adottati i


provvedimenti necessari per l'esecuzione di ufficio. È autorizzato
l’impiego della forza pubblica.

§ 2. ESECUTORIETÀ DEI PROVVEDIMENTI DI POLIZIA. SANZIONI


Se il destinatario del provvedimento di polizia non adempie,
possono aversi due conseguenze:
l’applicazione della sanzione prevista dalla legge;
l’attuazione del provvedimento anche contro la volontà dell’interessato.

La legislazione di P.S. prevede la possibilità di coercizione diretta


mediante esecuzione d’ufficio ed impiego della forza pubblica.
La mancata ottemperanza alle disposizioni di un provvedimento di
polizia è un illecito sanzionato dalla legge.

§ 3. ALCUNE ATTRIBUZIONI DELL’AUTORITA' DI PUBBLICA


SICUREZZA

3.1. L’invito a comparire innanzi all’autorità di pubblica sicurezza


Dispone l’art. 15 del TULPS: «Salvo che il fatto costituisca reato,
chiunque, invitato dall’autorità di pubblica sicurezza a comparire
davanti ad essa, non si presenta nel termine prescritto senza
giustificato motivo è soggetto alla sanzione amministrativa del
pagamento di una somma da euro 154 a euro 516.
L’autorità di P.S. può disporre l’accompagnamento, per mezzo della
forza pubblica, della persona invitata a comparire e non presentatasi
nel termine prescritto».
La norma prevede due diverse situazioni:
1) la prima riguarda l’invito a comparire e la sanzione
amministrativa per chi a tale invito non ottempera;
2) la seconda è relativa alla facoltà di disporre l’accompagnamento
della persona che non si sia presentata nel termine prescritto.
L’art. 15 TULPS attribuisce dunque all’autorità di P.S., il potere di
emettere un ordine e, nel caso di inottemperanza, di dare ad esso
direttamente esecuzione.
Se l’invito non provenisse dall’autorità di P.S., ovvero avesse un
contenuto diverso (ad esempio un invito emesso dall’autorità di P.S. a
comparire però innanzi all’autorità giudiziaria), non rientrerebbe in
questa disposizione.
Ci chiediamo:
– l'invito può essere orale?
– chi ha la potestà di invitare?
– chi ha la potestà di disporre l’accompagnamento?

3.1.1. Forma dell’invito


L'invito a comparire innanzi all’Autorità di P.S. deve avere la forma
scritta, come prescritto dall’art. 9 del Regolamento, e deve essere
adeguatamente motivato, con le ragioni della convocazione.
Secondo la Corte di Cassazione “deve escludersi che la motivazione
richiesta per la legalità del provvedimento possa desumersi da
elementi extratestuali ed, addirittura, nuncupativi, il cui accertamento
e la cui verificabilità siano affidati alle attestazioni verbali dell’Autorità
anziché agli oggettivi requisiti formali e sostanziali dell’atto
amministrativo, da cui unicamente dipendono la sua validità ed
efficacia.” (Cass. pen. sez. I 7 febbraio 1996, n. 1465).

3.1.2. La potestà di invitare


Dalla lettera della legge si ricava che la potestà è attribuita anzitutto
all’autorità di P.S., provinciale o locale, solo nell’esplicazione dei
compiti istituzionali della pubblica sicurezza; spetta inoltre al
Direttore della DIA.
Perciò un sindaco che avesse la qualità di autorità locale di P.S.
(mancando nel suo comune il funzionario di P.S.) non potrebbe
ricorrere all’art. 15 TULPS, per i compiti connessi con la funzione di
capo dell’amministrazione comunale.
La facoltà di invitare le persone è dalla legge attribuita
impropriamente all’autorità di P.S.: essa va estesa anche ai soggetti
che debbono attuare le direttive e gli ordini di detta autorità, vale a
dire a tutti coloro, appartenenti alla Polizia di Stato o all’Arma dei
Carabinieri, che rivestono la qualifica di ufficiali di P.S. o di agenti di
P.S. in servizio permanente e che ai sensi della normativa in vigore
fanno parte dell’autorità di P.S.).
La facoltà di invitare ai sensi dell’art. 15 TULPS appartiene dunque
a tutte le forze di polizia, compresa la polizia penitenziaria (Cass. sez.
I, 28 settembre 1993, n. 659).

3.1.3. La potestà di disporre l’accompagnamento coattivo


L’accompagnamento coattivo è misura che consegue ad un
comportamento omissivo della persona invitata a comparire,
comportamento che chiaramente mostra la volontà del cittadino di
sottrarsi al dovere di collaborare con gli organi di polizia.
L’art. 15 TULPS, nel prevedere che l’autorità di P.S. può (non
necessariamente deve) disporre l’accompagnamento per mezzo della
forza pubblica, implicitamente opera la distinzione tra chi emette
l’ordine e chi lo esegue; non può infatti l’accompagnamento coattivo
essere disposto da chi ha il compito di eseguirlo.
«Caratteristica degli ordini è che altri porti a compimento ciò che
viene ordinato» (Sandulli, pag. 987).
Perciò, mentre l’invito può essere emesso da tutti i soggetti che
debbono attuare le direttive e gli ordini dell’autorità di P.S., l’impiego
della forza pubblica per il conseguente accompagnamento coattivo,
rientra nelle attribuzioni esclusive dell’autorità stessa.

3.2. I rilievi segnaletici


Secondo l’art. 4 TULPS, l’autorità di P.S. ha facoltà di ordinare che
le persone pericolose o sospette e coloro che non sono in grado o si
rifiutano di provare la loro identità, siano sottoposti a rilievi
segnaletici.
I rilievi possono essere: descrittivi, fotografici, dattiloscopici ed
antropometrici (art. 7 Reg. TULPS).
Rilievi descrittivi: consistono nella descrizione dei connotati del
viso e del corpo, dei contrassegni e delle anomalie.
Rilievi fotografici: consistono nella fotografia di fronte e di
profilo e a volte della intera persona.
Rilievi dattiloscopici: consistono nella assunzione delle
impronte digitali e palmari.
Rilievi antropometrici: consistono nella misura delle parti del
corpo. Benché formalmente non aboliti, non sono più usati a causa
delle difficoltà di attuazione e per gli scarsi risultati.

3.2.1. La facoltà di disporre il segnalamento


La facoltà di ordinare i rilievi segnaletici è attribuita all’autorità di
P.S.
L'atto con cui è disposto il segnalamento è un atto amministrativo
che assume la forma di ordinanza e quindi, secondo i principi generali,
«la persona fisica che compie l’atto deve essere un organo
amministrativo» (Landi Potenza, pag. 226).
Ne deriva che la facoltà di ordinare i rilievi segnaletici è attribuita
solo alla persona preposta all’organo amministrativo, cioè a chi riveste
la qualità di autorità di P.S. (questore, funzionario distaccato, relativi
sostituti).

3.2.2. Rilievi consentiti


La Corte Costituzionale, con sentenza del 27 marzo 1962, n. 30, ha
dichiarato la illegittimità della parte dell’art. 4 TULPS che
consentirebbe rilievi le ispezioni personali.
Non sono perciò consentiti quei rilievi segnaletici:
- che possono richiedere complesse indagini che potrebbero
incidere sulla libertà (come ad esempio i prelievi di sangue);
- che possono menomare la libertà della persona (ad esempio quelli
che debbono essere compiuti su parti del corpo che normalmente non
sono esposte alla vista altrui oppure che possono comportare un
mancato riguardo all’intimità o al pudore della persona).
In sintesi: l’autorità di P.S. può ordinare i rilievi unicamente alle
parti esposte del corpo umano; negli altri casi è possibile procedere
soltanto su disposizione dell’autorità giudiziaria.

§ 4. L’IDENTIFICAZIONE
L’art. 4 del Testo Unico di P.S. stabilisce che l’autorità di P.S. può
ordinare alle persone pericolose e sospette (e solo ad esse), di munirsi
entro un dato termine, di carta di identità e di esibirla ad ogni richiesta
degli ufficiali ed agenti di P.S.
Per le altre persone (non pericolose e non sospette), sussiste solo
l’obbligo previsto dall’art. 651 C.P. che punisce chi, ad un pubblico
ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni
sulla propria identità personale, sul proprio stato o su altre qualità
personali.
Evidentemente, una cosa è l’obbligo di fornire indicazioni sulla
propria identità personale, altra cosa il dovere di documentarla (vedi
Cass. sez. I, 25 giugno 1987, n. 1769).
L’obbligo di esibire la carta di identità ad ogni richiesta degli
ufficiali e agenti di P.S. sussiste solo per le persone pericolose e
sospette a cui l’autorità di P.S. ha ordinato, ai sensi dell’art. 4 TULPS,
di munirsi del documento.
Una persona sprovvista di documenti potrebbe, ad esempio
consentire di essere accompagnata a un posto di polizia per
l’identificazione.

4.1. La carta d’identità


L’istituto della carta di identità, previsto dall’art. 3 TULPS, è
collegato alla funzione di vigilanza dell’autorità di P.S.
«Il sindaco è tenuto a rilasciare alle persone aventi nel comune la
loro residenza e dimora una carta di identità conforme al modello
stabilito dal Ministro per l’Interno».
Le carte di identità rilasciate a partire dal 31 dicembre 2011 devono
essere munite della fotografia e delle impronte digitali . Sono esentate
dall'obbligo di rilevamento delle impronte digitali i minori di età
inferiore a dodici anni.
L’autorità di P.S. ha facoltà di ordinare alle persone pericolose o
sospette, di munirsi entro un dato termine della carta di identità e di
esibirla ad ogni richiesta degli ufficiali e agenti di P.S.
La carta di identità è anche documento valido per l’espatrio negli
Stati membri dell'U.E. ed in quelli con cui vigono particolari accordi
internazionali .

4.1.1. Documenti elettronici di identità


La carta di identità elettronica è il documento di riconoscimento
personale rilasciato dal comune su supporto informatico; ed ha la
medesima validità di quella cartacea.
L'emissione della carta d'identità elettronica é riservata al
Ministero dell'interno che vi provvede nel rispetto delle norme di
sicurezza in materia di carte valori e di documenti di sicurezza della
Repubblica e degli standard internazionali di sicurezza (Art. 7-vicies
ter, comma 2-bis del D.L. 31 gennaio 2005 n. 7).

4.2. Documenti equipollenti alla carta di identità


In tutti i casi in cui è richiesto un documento di identità, esso può
sempre essere sostituito dal documento di riconoscimento
equipollente.
Sono equipollenti alla carta d’identità:
il passaporto;
la patente di guida;
la patente nautica;
il libretto di pensione;
il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici;
il porto d’armi;
le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra
segnatura equipollente, rilasciate da una amministrazione dello Stato (art. 35 D.P.R.
445/2000).

§ 5. ACCOMPAGNAMENTO PER IDENTIFICAZIONE


Questo istituto di polizia di sicurezza non deve essere confuso con
l’identificazione della persona indagata e di altre persone, previste
dall’art. 349 del codice di procedura penale.
L’art. 349 C.P.P. consente alla polizia giudiziaria, di accompagnare
nei propri uffici per la identificazione, la persona nei cui confronti
vengono svolte indagini e le persone in grado di riferire sui fatti.
L’art. 11 della legge 18 maggio 1978, n. 191, invece, ha funzioni
essenzialmente preventive, e prescinde dalla commissione di un reato.
Questa norma consente agli ufficiali e agli agenti di polizia, di
accompagnare nei propri uffici una persona allo scopo di procedere
alla sua identificazione.
L’accompagnamento è consentito unicamente nei seguenti casi:
1) se la persona rifiuta di dichiarare le proprie generalità. Il rifiuto
costituisce reato (art. 651 C.P.) ed il fotosegnalamento avviene
in base all’art. 349 C.P.P.;
2) oppure quando ricorrono sufficienti indizi per ritenere che le
dichiarazioni sulla propria identità siano false;
3) oppure quando ricorrono sufficienti indizi per ritenere che i
documenti esibiti siano falsi.
Le persone accompagnate possono essere trattenute per il tempo
strettamente necessario, al solo fine dell’identificazione, e comunque
non oltre le 24 ore. Dell’accompagnamento e dell’ora in cui è stato
compiuto, deve essere data immediata notizia al procuratore della
Repubblica. Al medesimo magistrato deve essere data immediata
notizia anche del rilascio della persona accompagnata e dell’ora in cui
è avvenuto.
.
- CapitoloIII -
L’illecito amministrativo
§ 1. PARTE GENERALE
I fatti illeciti, rilevanti nel campo del diritto, che comportano
l’applicazione di sanzioni, si dividono in:
– illecito civile
– illecito penale
– illecito amministrativo.
Si ha illecito civile allorché il privato con il proprio comportamento
contrario alla norma e lesivo di un diritto, procura un danno
patrimoniale, con il conseguente obbligo di risarcire il danno (art.
2043 del Codice civile), ed il giudice aggiunge una sanzione pecuniaria
civile.
Si ha illecito penale allorché il comportamento contrario alla
norma, viene punito con una sanzione penale: delitto (punito con
ergastolo, reclusione, multa), o contravvenzione (punita con arresto e
ammenda). Le sanzioni penali, ai sensi dell’art. 25 della Costituzione,
sono soggette alla riserva di leggi statali (non possono cioè essere
stabilite né da regolamenti né dalle leggi regionali, né da altre norme
diverse dalle leggi dello Stato).
Si ha illecito amministrativo allorché la trasgressione commessa
dal privato, per scelta del legislatore, è sottoposta a quella particolare
forma di sanzione chiamata amministrativa.
Le sanzioni amministrative possono essere:
a) disciplinari (se incidono sullo status),
b) patrimoniali (se incidono sul patrimonio, come ad esempio le
sanzioni pecuniarie, le confische ecc...),
c) interdittive (se incidono sull’attività come ad esempio la
sospensione di una licenza).
Le sanzioni amministrative si distinguono nettamente da quelle
penali perché:
possono essere introdotte non solo da leggi statali, ma anche da leggi regionali;
non producono le conseguenze delle sanzioni penali (non vengono ad esempio
registrate sul casellario giudiziale);
possono colpire anche le persone giuridiche. Ricordiamo invece che dell’illecito
penale, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione, rispondono solo le persone fisiche;
non sono inflitte (di norma) dall’autorità giudiziaria, ma dall’autorità amministrativa
(prefetto, presidente della giunta regionale, sindaco ecc...). Esistono tuttavia casi
eccezionalissimi di sanzioni amministrative di competenza dell’autorità giudiziaria.

§ 2. LA LEGGE 24 NOVEMBRE 1981, N. 689


Questa legge, che detta le regole applicabili alle infrazioni punite
con sanzioni amministrative pecuniarie, ha introdotto notevoli
modifiche al sistema penale. Sono state infatti depenalizzate e
assoggettate a sanzione amministrativa pecuniaria quasi tutte le
violazioni che in precedenza erano considerate penali ed erano punite
solo con sanzione penale pecuniaria (multa o ammenda).

2.1. Principio di solidarietà


Dalla violazione amministrativa sorge, per l’autore, l’obbligo di
pagare una somma di denaro, come sanzione pecuniaria per il suo
comportamento illecito.
A volte però, il pagamento può essere richiesto, anziché all’autore
della violazione, anche ad un soggetto diverso (obbligato in solido).
Quest’ultimo, dopo aver pagato può poi chiedere all’autore della
violazione di essere rimborsato della somma versata.
L’istituto della solidarietà svolge una funzione di garanzia del
credito ed agevola la riscossione da parte dell’autorità amministrativa;
quest’ultima infatti può indifferentemente rivolgersi per il pagamento
all’autore dell’illecito oppure all’obbligato in solido, scegliendo
evidentemente il più solvibile.
Questo avviene quando tra i due soggetti sussiste un particolare
legame:
- il proprietario, l’usufruttuario o il titolare di un diritto personale
di godimento della cosa utilizzata per commettere la violazione,
risponde in solido con l’autore dell’infrazione;
- se una violazione è commessa da chi è sottoposto all’altrui
autorità, direzione o vigilanza, è obbligata in solido la persona rivestita
dell’autorità o incaricata della direzione o della vigilanza;
- infine, se la violazione è commessa dal rappresentante o dal
dipendente nell’esercizio delle proprie funzioni, è obbligato in solido al
pagamento della somma dovuta l’imprenditore, l’ente o la persona
giuridica.

§ 3. ATTI DI ACCERTAMENTO
Il procedimento si apre con l’accertamento della violazione, al
quale possono procedere:
a) ufficiali e agenti di polizia giudiziaria;
b) altri organi addetti all’osservanza delle violazioni amministrative
(che non sono ufficiali o agenti di P.G.), come ad esempio taluni
tecnici delle U.S.L. addetti alla vigilanza in materia di igiene (art.
13 L. 689/81);
c) ufficiali e agenti di pubblica sicurezza per le attività soggette ad
autorizzazione di polizia o elencate nel D.M. 7 aprile 2008, n.
104 (art. 20 D.P.R. 616/77).

3.1. Procedimento per l’irrogazione delle sanzioni amministrative


Il procedimento inizia con l’accertamento della violazione, da parte
dell’organo accertatore; successivamente avviene la contestazione o la
notifica
A questo punto, la persona cui è contestata la violazione ha due
possibilità:
- può sottoporsi alla decisione dell’autorità amministrativa, che
valuterà i fatti in base al rapporto dell’organo accertatore e alle
eventuali memorie difensive dell’interessato;
- oppure può sempre evitare di sottoporsi al giudizio dell’autorità.
Infatti ha la facoltà di effettuare entro 60 giorni, un pagamento di una
somma di denaro (pagamento in misura ridotta) e di concludere il
procedimento.

3.2. Poteri degli organi addetti agli accertamenti amministrativi


«Gli organi addetti al controllo sull’osservanza delle disposizioni,
per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del
pagamento di una somma in denaro possono, per l’accertamento delle
violazioni di rispettiva competenza:
1) assumere informazioni;
2) procedere ad ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata
dimora;
3) procedere a rilievi segnaletici, descrittivi, fotografici e ad ogni
altra operazione tecnica;
4) procedere al sequestro cautelare delle cose che possono formare
oggetto di confisca amministrativa, nei modi e nei limiti con cui
il C.P.P. consente il sequestro di polizia giudiziaria» (art. 13 L.
689/81).
Il cittadino è tenuto a non impedire l’esercizio di questa attività
anche se, ovviamente, non ha l’obbligo di rendere dichiarazioni a lui
sfavorevoli.
La mancanza di collaborazione non può però trasformarsi in
opposizione; quest’ultimo comportamento infatti, potrebbe integrare il
reato di violenza, minaccia o resistenza a pubblico ufficiale.

§ 4. LA PERQUISIZIONE AMMINISTRATIVA
Quando non sia possibile acquisire altrimenti gli elementi di prova,
gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria (non gli altri organi addetti
al controllo), possono eseguire perquisizioni in luoghi diversi dalla
privata dimora, previa autorizzazione motivata del giudice del luogo
(art. 13 L. 689/81).
Si tratta di una forma di perquisizione diversa da quella prevista
dal codice di procedura penale, e deve essere autorizzata dal giudice
(non dal pubblico ministero); ad essa possono procedere anche gli
agenti di P.G.
Debbono tuttavia essere rispettate, per l’esecuzione, le formalità del
C.P.P. e precisamente:
1) la perquisizione non può iniziare prima delle ore 7 né dopo le ore
20, e non può essere eseguita in tempo di notte;
2) all’interessato, o a chi assiste alla perquisizione, deve essere
consegnata copia dell’autorizzazione del giudice; deve inoltre
essere dato avviso della facoltà di farsi assistere da persona di
fiducia, purché prontamente reperibile.

§ 5. CONTESTAZIONE E NOTIFICA
L’art. 14 della L. 689/81 prescrive che in caso di accertamento di
violazione amministrativa, si deve procedere se possibile,
immediatamente alla contestazione, sia al trasgressore che
all’eventuale persona obbligata in solido. Quando la contestazione
immediata non è possibile, si deve procedere alla notifica degli estremi
della violazione agli interessati (trasgressore ed eventuale obbligato in
solido):
– entro 90 giorni dall’accertamento, se residenti nel territorio della
Repubblica;
– entro 360 giorni, se residenti all’estero.
Se detti termini vengono superati, l’obbligazione di pagare la
somma dovuta per la violazione si estingue.
La notificazione può essere effettuata oltre che dall’ufficiale
giudiziario, anche da un funzionario dell’amministrazione che ha
accertato la violazione: il notificatore e l’accertatore debbono
appartenere alla stessa amministrazione.
L’obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione si
estingue per la persona nei cui confronti è stata omessa la
notificazione nel termine prescritto.

§ 6. VERBALE DI ACCERTAMENTO
Sul verbale, debbono essere indicati i seguenti elementi:
1) violazione amministrativa accertata e norma violata;
2) sanzione edittale (minima e massima) prevista dalla legge;
3) modalità per avvalersi della facoltà di effettuare il pagamento in
misura ridotta (PMR);
4) ufficio ove effettuare il pagamento in misura ridotta;
5) autorità amministrativa competente a stabilire la sanzione, ed
alla quale potranno presentarsi scritti difensivi o documenti o
richiesta di audizione, entro 30 (trenta) giorni dalla data della
contestazione o notifica;
6) avvertenza che nel caso in cui il soggetto NON si avvalga della
facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta entro i
termini, l’accertatore inoltrerà il rapporto all’autorità
amministrativa competente.

§ 7. PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA (P.M.R.)


Secondo l’articolo 16 della legge 689/81 “È ammesso il pagamento
di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo
della sanzione prevista per la violazione commessa o, se più
favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale,
pari al doppio del relativo importo”.
In pratica l’operatore dovrà:
– calcolare il doppio del minimo della sanzione edittale;
– calcolare la terza parte del massimo della sanzione edittale;
– scegliere la minore tra le due somme risultanti.
Quando il minimo edittale non è indicato, il pagamento in misura
ridotta sarà pari alla terza parte del massimo.
In altre parole la persona a cui è contestata una violazione, può
ritenere preferibile di versare subito una somma di denaro anziché
eventualmente ottenere più tardi dall’autorità il riconoscimento delle
sue ragioni. Il pagamento in misura ridotta è un suo diritto.
Se non viene effettuato il pagamento, allora l’organo accertatore,
dopo i 60 giorni invia un rapporto con la prova delle eseguite
contestazioni all’autorità competente a decidere.
A volte, singole leggi espressamente escludono la facoltà di
effettuare il pagamento in misura ridotta; in tal caso l’organo
accertatore invierà subito un rapporto all’autorità competente, con la
prova delle avvenute contestazioni o notificazioni.
Attenzione! Per le violazioni ai regolamenti ed alle ordinanze
comunali e provinciali, la Giunta comunale o provinciale, all’interno
del limite edittale minimo e massimo della sanzione prevista, può
stabilire un diverso importo del pagamento in misura ridotta.

7.1. Modalità del versamento


La persona cui viene contestata una violazione amministrativa ha
diritto di effettuare il Pagamento in Misura Ridotta (P.M.R.) e, con il
verbale, deve ricevere precise indicazioni sulle modalità con cui tale
pagamento può essere effettuato.
Quando i proventi sono destinati all’ente locale, il versamento sarà
effettuato alla tesoreria dell’ente o sul conto corrente dell’ente
(Regione, Provincia o Comune), il cui numero deve essere indicato sul
verbale.
Quando invece i proventi sono destinati allo Stato, la situazione è
più complessa, ed i versamenti possono essere eseguiti come segue:
1) allo sportello del Concessionario riscossione tributi (ex
esattoria), competente per il territorio ove è avvenuta la
violazione;
2) allo sportello di una dipendenza di azienda di credito (banca)
compresa nel territorio ove è avvenuta la violazione;
3) allo sportello di un ufficio postale, sul conto corrente vincolato,
intestato al Concessionario riscossione tributi competente per il
territorio ove è avvenuta la violazione.
Quando è ammesso il P.M.R, unitamente al verbale deve essere
consegnato il mod. 23 - F23 che deve essere precompilato dall’organo
accertatore con il codice della causale del versamento e con le altre
indicazioni specificate nelle avvertenze per la compilazione riportate
sul modello stesso.
§ 8. SEQUESTRO AMMINISTRATIVO
L’art. 13 della legge 689/81 stabilisce che è consentito procedere a
sequestro cautelare di cose che possono formare oggetto di confisca
amministrativa. Sono inoltre previsti due casi di sequestro
obbligatorio:
a) per i veicoli a motore e i natanti posti in circolazione senza
essere coperti da assicurazione obbligatoria;
b) per i veicoli posti in circolazione, senza che per gli stessi sia mai
stato rilasciato il documento di circolazione.
Sul verbale di sequestro, si dovrà indicare:
1) la motivazione del sequestro;
2) l’elenco delle cose sequestrate (con l’indicazione dello stato in
cui si trovano);
3) l’autorità a cui l’interessato può presentare immediatamente
atto di opposizione al sequestro. Si tratta della stessa autorità
competente a ricevere il rapporto.
Il verbale deve essere redatto in tre copie:
- una per l’interessato;
- una per l’ufficio;
- una da inviare immediatamente all’autorità.
Nel caso di sequestro di veicoli a motore o natanti, occorre dare
comunicazione del provvedimento anche a coloro che dai documenti
di circolazione risultano titolari di diritti reali sulla cosa (ipoteche
ecc.).

§ 9. RAPPORTO
Se il trasgressore o la persona obbligata in solido, non si avvalgono
della facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta entro i
termini previsti (generalmente 60 giorni), l’ufficio cui appartiene
l’accertatore deve inviare un rapporto all’autorità amministrativa
competente.
Esso deve contenere una dettagliata esposizione dei fatti, con
l’indicazione delle violazioni accertate, degli autori delle stesse, degli
eventuali obbligati in solido, e la prova delle avvenute contestazioni o
notificazioni, nonché ogni eventuale elemento utile.

§ 10. AUTORITÀ COMPETENTE


Il rapporto e l’eventuale verbale di sequestro debbono essere inviati
all’autorità competente. Tale autorità, differente a seconda delle
materie le cui norme sono state violate, è individuata dall’art. 17 della
legge 689/81.
a) se la violazione riguarda materie attribuite allo Stato, è l’ufficio
periferico del Ministero nella cui competenza rientra la materia cui si
riferisce la violazione. Se il Ministero non ha ufficio periferico, il
compito di decidere è attribuito al prefetto.
b) se la violazione riguarda un regolamento provinciale, la
competenza è dell’organo della Provincia;
c) se la violazione riguarda regolamenti comunali, la competenza è
dell’organo del Comune;
d) se la violazione riguarda una materia di competenza regionale,
l'autorità è indicata dalla normativa regionale.

§ 11. DECISIONE
Quando non sia avvenuto il pagamento in misura ridotta, l’autorità
competente, adotta la decisione con ordinanza motivata.
L’autorità può disporre l’archiviazione degli atti oppure stabilire la
somma da pagare a titolo di sanzione.
Nel secondo caso, emette ordinanza-ingiunzione che costituisce
titolo esecutivo, ma può essere impugnata innanzi al giudice di pace o
al tribunale civile, secondo i casi.

§ 12. ILLECITI CIVILI


Con il D. Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 il legislatore ha introdotto le
sanzioni pecuniarie civili che vanno ad aggiungersi al risarcimento del
danno
Con questa innovazione, la sanzione pecuniaria civile si affianca
alla sanzione pecuniaria amministrativa da cui però si distingue sia
per la procedibilità (che, nel caso della sanzione civile, dipende
dall'iniziativa dell'offeso), sia per l'applicazione (che è riservata giudice
civile e si inserisce nel processo per il risarcimento).
In quest'ambito l'operatore di polizia non ha alcun ruolo,
se non quello di doverosa informazione nei confronti delle
parti in causa.
- Capitolo
IV -
Le Riunioni pubbliche
§ 1. LE RIUNIONI
Secondo l’art. 17 della Costituzione «I cittadini hanno diritto di
riunirsi pacificamente e senza armi. Per le riunioni, anche in luogo
aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle
autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di
sicurezza o di incolumità pubblica».
L’art. 18 del TULPS inizialmente stabiliva che: «I promotori di una
riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso,
almeno tre giorni prima, al questore».
La Corte Costituzionale, con sentenza 8 aprile 1958, n. 27 ha
dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 18 TULPS nella parte
relativa alle riunioni non tenute in luogo pubblico.
Il preavviso al questore è ora necessario solo per le riunioni in
luogo pubblico e non occorre invece per le riunioni in luogo aperto al
pubblico né per quelle private.
Le riunioni sono la materia più importante della legislazione di
P.S.: sia la Costituzione che le altre norme di legge riconoscono infatti
il diritto di riunione come massima espressione della libertà del
cittadino.

1.2. Luogo pubblico, luogo aperto al pubblico, luogo privato


La riunione è soggetta ad una diversa normativa in relazione al
luogo in cui si svolge:
- è in un luogo pubblico: se si tiene in luogo in cui ogni persona
può liberamente transitare e trattenersi;
- è in un luogo aperto al pubblico: se il luogo si trova nella
disponibilità di un singolo soggetto, il quale può porre delle condizioni
per consentire o escludere l’ingresso (invito, pagamento di un
biglietto, capacità della sala ecc.);
- è in luogo privato: se l’accesso è limitato a persone già
nominativamente determinate.
Ad esempio, uno stesso teatro, in cui avvengono riunioni di
persone, può di volta in volta assumere una diversa qualificazione
(Vedi Cass. pen. - sez. unite - 31 maggio 1951, n. 8).
È un luogo privato: se è stato affittato da un club per uno spettacolo
o una riunione riservati ai suoi soci.
È un luogo aperto al pubblico: se può accedere un numero anche
indeterminato di persone, ma nei limiti della capienza. Non importa
se, a seguito dell’affluenza, molte persone rimangono sulla piazza o
accalcate alla porta d’ingresso.
È un luogo pubblico: se all’esterno sono stati istallati altoparlanti o
altri mezzi di comunicazione, in modo che l’assembramento delle
persone sulla piazza diventa parte integrante della riunione tenuta
nella sala.
Le riunioni in luogo aperto al pubblico e le riunioni in luogo privato
non necessitano di preavviso.

1.3. Riunione, assembramento e adunata


Si ha riunione, quando più persone si raggruppano previo accordo
tra loro, o dopo aver ricevuto un invito o comunque quando esista tra
loro una unità di intendimenti, anche se generica.
In questo senso la riunione si differenzia dall’assembramento in cui
ognuno è mosso da motivi autonomi e le persone si riuniscono
casualmente ed occasionalmente, senza un’intesa preventiva e al di
fuori di qualsiasi proposito comune.
Quando un raggruppamento di persone in luogo pubblico è
caratterizzato da una unità di intenti, costituisce perciò riunione ed è
sottoposto alla disciplina dell’art. 18 del TULPS
Rientra nel concetto di riunione anche il corteo «non rilevando il
fatto che più persone sostino in un determinato luogo oppure che
girino riunite per le vie di un centro abitato» (Cass. pen. - sez. I - 23
gennaio 1978, n. 763).

1.4. Riunioni elettorali


Le disposizioni dell’art. 18 TULPS non si applicano alle riunioni
elettorali. Pertanto durante le campagne per le elezioni politiche,
regionali o amministrative, o anche nel corso dei referendum, non
sussiste l’obbligo dell’avviso al questore da parte dei promotori.
Sono riunioni elettorali soltanto quelle che collegandosi ad una
futura consultazione elettorale precedono lo svolgimento della
votazione.
Le riunioni elettorali alle quali non si applicano le disposizioni
dell’art. 18 TULPS, possono aver luogo non prima del 30° giorno
antecedente la data fissata per le elezioni (art. 7/1 L. 24 aprile 1975, n.
130).

1.5. Preavviso
L’avviso per le pubbliche riunioni deve essere presentato per
iscritto in carta libera, deve contenere l’indicazione del giorno,
dell’ora, del luogo, dell’oggetto della riunione, le generalità di coloro
che sono designati a prendere la parola nonché le generalità e la firma
dei promotori. Deve pervenire al questore almeno tre giorni prima di
quello fissato per la riunione.
L’avviso al questore non è una richiesta di autorizzazione, ma una
comunicazione diretta all’autorità di P.S. per consentire le valutazioni
circa gli eventuali riflessi sull’ordine e la sicurezza pubblica, e le
cautele eventualmente da adottare.
L’omessa presentazione dell’avviso è punita con l’arresto e
l’ammenda.

1.6. Divieti e prescrizioni


Confrontiamo ancora l’art. 18 del TULPS con l’art. 17 della
Costituzione, laddove vengono indicati i casi in cui le riunioni in luogo
pubblico possono essere vietate.
Secondo l’art. 18 TULPS il questore potrebbe vietare la riunione nel
caso di omesso avviso ovvero per ragioni di ordine pubblico ovvero di
moralità ovvero di sanità pubblica.
L’art. 17 della Costituzione invece testualmente recita «... possono
vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità
pubblica».
La prescrizione è tassativa e non lascia spazio ad altre
interpretazioni.
A questa stregua deve considerarsi legittima la prevista
incriminazione, a titolo di contravvenzione, dell’omissione del
preavviso da parte dei promotori della riunione che vi sono tenuti, ma
non altrettanto il divieto preventivo della riunione nell’ipotesi di
omesso preavviso» (Guido Corso, l’Ordine Pubblico - pag. 220).
Il questore, nel caso di omesso avviso ovvero per ragioni di ordine
pubblico, di moralità o di sanità pubblica, anziché impedire che la
riunione abbia luogo può prescrivere modalità di tempo e di luogo.
L’art. 28 del regolamento di P.S. stabilisce che, quando sia omesso
l’avviso, l’autorità locale di P.S. (il funzionario dell’ufficio di P.S.
distaccato o in mancanza il sindaco del comune) informa
immediatamente il questore e, in caso di urgenza, provvede, sotto la
propria responsabilità, a impedire che la riunione abbia luogo o a
vigilarne lo svolgimento, riferendo subito al questore per gli ulteriori
provvedimenti.
Quando il questore vieta la riunione, ne dà notizia ai promotori sia
direttamente sia per mezzo dell’autorità locale di P.S. L’avvenuta
comunicazione deve risultare da processo verbale.
I contravventori al divieto del questore o alle prescrizioni imposte,
sono puniti con l’arresto e l’ammenda. Non è punibile chi, prima
dell’ingiunzione dell’autorità o per obbedire ad essa si ritira dalla
riunione.

1.7. Modalità di scioglimento (artt. 24, 25, 26, 27 Reg. TULPS)


Quando occorra sciogliere una riunione od un assembramento, il
funzionario di pubblica sicurezza, ove non indossi l’uniforme di
servizio, deve mettersi ad armacollo la sciarpa tricolore. L’ufficiale od
il sottufficiale dei Carabinieri deve essere in divisa.
Il T.U. disciplina dettagliatamente le modalità con cui deve
avvenire lo scioglimento.
Le persone riunite o assemblate sono invitate a sciogliersi; se
l’invito rimane senza effetto viene ordinato lo scioglimento con tre
formali intimazioni, ognuna preceduta da uno squillo di tromba.
L’invito a sciogliersi e le intimazioni si fanno «in nome della legge».
Qualora non sia possibile disporre della tromba lo scioglimento della
riunione è ordinato con tre intimazioni ad alta voce.
Non si può adoperare la forza prima che l’ufficiale di pubblica
sicurezza o il sottufficiale dei carabinieri, preposto al servizio, ne abbia
dato ordine.
L’operazione di scioglimento, avviene quindi in cinque tempi:
– invito;
– prima intimazione;
– seconda intimazione;
– terza intimazione;
– scioglimento con la forza.
Nell’esecuzione dell’ordine di scioglimento (impartito dall’ufficiale
di P.S. o dal sottufficiale dei Carabinieri) occorre sempre tener conto
che l’obiettivo da raggiungere è quello di ristabilire la normalità,
perciò la folla non deve essere messa in situazione di pericolo.
Perciò non si deve mai chiudere completamente ogni via di deflusso
alla folla alla quale si è ordinato di sciogliersi o di disperdersi; l’azione
di forza deve essere interrotta non appena la riunione è disciolta.
Eseguito lo scioglimento di una riunione o di un assembramento,
l’ufficiale di pubblica sicurezza o il sottufficiale dei Carabinieri
preposto al servizio redige relazione sulle varie fasi della riunione, sui
reati eventualmente commessi, sugli autori di essi e sulle misure
adottate per il mantenimento dell’ordine. Nel caso di reati, va inviata
notizia di reato all’AG, come prescritto dall’art. 347 C.P.P.
1.8. Divieto di portare armi durante le riunioni
L’art. 4 commi 4 e 5 della legge 110/75 vieta in modo assoluto a
chiunque (anche alle persone munite di licenza) di portare alle
riunioni armi ed oggetti atti ad offendere.
Se poi, l’arma o gli altri oggetti, oltre che portati, sono anche usati
per commettere reati, la pena prevista è raddoppiata.
Oltre alla pena, è prevista la confisca delle armi stesse, le quali
perciò vanno sequestrate e sottoposte all’autorità giudiziaria
unitamente alla notizia di reato.
Non sono considerate armi ai fini di questa normativa, le aste di
bandiere, dei cartelli e degli striscioni, usate nelle pubbliche
manifestazioni e nei cortei, né sono considerate armi gli altri oggetti
simbolici usati nelle stesse circostanze purché non vengano adoperati
come oggetti contundenti.
Deve trattarsi di una riunione, e cioè non di un casuale
raggruppamento di persone in un determinato luogo, ma di un
insieme di persone ivi convenute per uno scopo comune
precedentemente stabilito;

1.9 Divieto di travisamento


L’art. 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152 (Disposizioni a tutela
dell’ordine pubblico), stabilisce due divieti, uno relativo ed uno
assoluto.
In luogo pubblico o aperto al pubblico è vietato, senza giustificato
motivo (divieto relativo) l’uso di caschi protettivi e di qualunque altro
mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona.
In ogni caso (divieto assoluto), tale uso è vietato in occasione di
pubbliche manifestazioni svolgentesi in luogo pubblico o aperto al
pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
È inoltre evidente che il casco non può essere vietato quando
contemporaneamente è imposto da una legge o da un regolamento
(norme del C.d.S. per la circolazione dei motoveicoli ecc.).
La violazione di questa disposizione costituisce contravvenzione
punita con l’arresto e l’ammenda: l’arresto in flagranza non è
consentito.

1.10. Divieto di manifestazioni di discriminazione razziale


Il diffondersi di fenomeni di intolleranza, e la pericolosità dei
gruppi (quali ad esempio i «naziskin») che praticano la violenza e
propagandano forme di odio o di discriminazione razziale, hanno
indotto il legislatore ad adottare misure severe per contrastare tali
ideologie.
Per assicurare a tutti il diritto alla sicurezza personale ed alla
protezione da parte dello Stato, sono state vietate le manifestazioni di
intolleranza, odio e violenza, e le attività di propaganda alla
discriminazione razziale, etnica o religiosa.
Nelle riunioni pubbliche, non è consentito compiere manifestazioni
esteriori né ostentare emblemi o simboli propri o usuali delle
organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri
scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi
razziali, etnici nazionali o religiosi (art. 2/1 del D.L. 26 aprile 1993, n.
122).
Si tratta di un delitto che può essere commesso solo in una riunione
pubblica, e che è punito con la reclusione fino a tre anni e con la
multa; non sono consentiti né l’arresto in flagranza, né il fermo.
L’accesso ai luoghi ove si svolgono competizioni agonistiche è
vietato alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui
sopra. Il contravventore è punito con l’arresto da 3 mesi a 1 anno (art.
2/2 del D.L. 26 aprile 1993, n. 122).

§ 2. LE CERIMONIE E LE PROCESSIONI RELIGIOSE E CIVILI


Chi promuove o dirige funzioni, cerimonie o pratiche religiose fuori
dei luoghi destinati a culto, ovvero processioni ecclesiastiche o civili
nelle pubbliche vie, deve darne avviso, almeno tre giorni prima, al
questore (art. 25 TULPS).
La norma, in conformità al dettato costituzionale (art. 17) riguarda
soltanto quelle manifestazioni che avvengono in luogo pubblico: per le
manifestazioni religiose in luogo aperto al pubblico il preavviso non è
necessario.
Il questore può vietare per ragioni di ordine pubblico o di sanità
pubblica le funzioni, le cerimonie e le pratiche religiose e le
processioni e può prescrivere l’osservanza di determinate modalità,
dandone in ogni caso avviso ai promotori almeno 24 ore prima.

§ 3. LE PASSEGGIATE IN FORMA MILITARE CON ARMI


Senza licenza del prefetto, non possono aver luogo passeggiate in
forma militare con armi (art. 29 TULPS; artt. 42 e 43 Reg. P.S.).
Il permesso è subordinato al possesso della licenza di porto d’armi
in chi vi partecipa, salvo che non sia altrimenti autorizzato ad andare
armato.
È considerata passeggiata in forma militare con armi l’adunata,
anche in luoghi privati, di corpi od associazioni con armi, nonché
l’intervento in feste, funzioni e trattenimenti in luoghi pubblici od
aperti al pubblico.
Nel corso di tali passeggiate, non possono essere portate munizioni.

§ 4. IL BLOCCO DELLA CIRCOLAZIONE


L’articolo 1 del decreto legislativo n. 66 del 1948 colpiva con severa
pena detentiva ogni condotta diretta a limitare il diritto alla libera
circolazione.
La nuova normativa, introdotta dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n.
507, rompe l’unitarietà di trattamento: gli impedimenti della
circolazione sono considerati in maniera diversa, a seconda che essi
riguardino strade ordinarie, da un lato, oppure strade ferrate o
percorsi su acque, dall’altro.
Infatti i binari, i corsi d’acqua e le zone lacustri o portuali
costituiscono un “percorso obbligato”, mentre, l’utente della strada
ordinaria ha, di norma, la possibilità di cambiare itinerario servendosi
di strade diverse da quella “bloccata”.
Quanto, poi, al diverso trattamento delle condotte di impedimento
o di ostacolo della circolazione su strada ferrata, a seconda che esse
consistano o meno nell’abbandono o deposito di congegni o oggetti,
l’intento del legislatore è stato quello di escludere la rilevanza penale
di condotte, quale l’occupazione di binari con la sola persona
dell’agente, frequentemente connesse a manifestazioni dai risvolti
“sociali”, e per le quali si è considerata sufficiente una sanzione
amministrativa.

Riassumendo: costituiscono reato unicamente i fatti di blocco


che riguardano:
1) la navigazione
2) la circolazione su strade ferrate limitatamente al
comportamento specifico di abbandono di oggetti o congegni.
Tutti gli altri casi di blocco alla circolazione sono ora puniti con
sanzione amministrativa. Non è ammesso il pagamento in misura
ridotta; autorità competente è il prefetto.
- Capitolo V-
Le armi
§ 1. DEFINIZIONI E CLASSIFICAZIONI
Dal punto di vista tecnico, «il termine arma sta ad indicare
strumenti che sono costruiti dall’uomo proprio allo scopo di difesa o di
offesa, la cui destinazione naturale è quella di arrecare un danno fisico
ad altri esseri viventi» (Bellagamba - Vigna: Armi, munizioni esplosivi
- pag. 2).
La legge 18 aprile 1975, n. 110 fornisce una classificazione di armi
«agli effetti della legge penale, della legge di pubblica sicurezza e delle
altre disposizioni legislative o regolamentari in materia»,
distinguendo:
1) armi da guerra, tipo guerra, munizioni da guerra;
2) armi comuni e relative munizioni;
3) oggetti atti ad offendere.

SCHEMA DI CLASSIFICAZIONE DELLE ARMI


a) ARMI PROPRIE: la cui destinazione naturale è l’offesa alla
persona;
a.1) da sparo: lanciano proiettili;
a.1.1) da fuoco: lanciano proiettili utilizzando l’azione di
combustibile propellente;
a.1.1.1) da guerra o tipo guerra;
a.1.1.2) comuni;
a.1.2) non da fuoco: lanciano proiettili utilizzando una
energia diversa dall’esplosivo (aria compressa, gas
compresso...)
a.2) non da sparo: armi bianche, che richiedono l’energia
dell’uomo (es. pugnale, spada, ecc.), bastoni animati, strumenti
dei quali è vietato il porto in modo assoluto (mazze ferrate,
noccoliere ecc.);
a.3) altri congegni: bombe, aggressivi chimici, congegni bellici
micidiali, bottiglie e involucri incendiari.

b) ARMI IMPROPRIE: oggetti atti ad offendere che non hanno


per naturale destinazione l’offesa alla persona, ma possono essere
usate a questo scopo (es. bastoni muniti di puntale acuminato, coltelli,
strumenti da punta e da taglio, ecc.).

1.1. Armi da guerra e armi tipo guerra


Sono le armi di ogni specie che, per la loro spiccata potenzialità di
offesa, sono o possono essere destinate al moderno armamento delle
truppe nazionali o estere per l’impiego bellico (art. 1 legge 110/75).
Possono rientrare tra le armi da guerra solo quelle da sparo: le armi
bianche non possiedono infatti la potenzialità per essere impiegate in
guerra come moderno armamento delle truppe.
Inoltre secondo la classificazione della legge 110/75: «sono armi
tipo guerra quelle che pur non rientrando tra le armi da guerra
possono utilizzare lo stesso munizionamento delle armi da guerra o
sono predisposte al funzionamento automatico per l’esecuzione del
tiro a raffica o presentano caratteristiche balistiche o di impiego
comuni con le armi da guerra».

1.2. Armi comuni da sparo


Per l’art. 2 della legge 110/75, sono armi comuni da sparo:
1) i fucili, anche semiautomatici, con una o più canne ad anima
liscia;
2) i fucili con due canne ad anima rigata, a caricamento successivo
con azione manuale;
3) i fucili con due o tre canne miste ad anime lisce o rigate a
caricamento successivo con azione manuale;
4) i fucili, le carabine ed i moschetti ad una canna ad anima rigata
anche se predisposti per il funzionamento semiautomatico;
5) i fucili e le carabine che impiegano munizioni a percussione
anulare, purché non a funzionamento automatico;
6) le rivoltelle a rotazione;
7) le pistole a funzionamento semiautomatico;
8) le repliche di armi antiche ad avancarica, di modelli anteriori al
1890 (fatta eccezione per quelle a colpo singolo);
9) i fucili e le carabine che pur potendosi prestare all’utilizzazione
del munizionamento da guerra, presentino specifiche
caratteristiche per l’effettivo impiego per uso di caccia o
sportivo, abbiano limitato volume di fuoco e siano destinate ad
utilizzare munizioni di tipo diverso da quelle militari.
Sono considerate armi comuni:
quelle denominate «da bersaglio da sala», o ad emissione di gas;
le armi ad aria compressa sia lunghe che corte i cui proiettili erogano un’energia
cinetica superiore a 7,5 Joule;
gli strumenti lanciarazzi;

Le armi ad aria compressa non sono considerate armi comuni da


sparo quando sono destinate alla pesca.
Agli strumenti lanciarazzi ed alle relative munizioni inoltre non si
applicano le disposizioni relative alla detenzione e al porto, quando il
loro impiego è previsto da disposizioni legislative o regolamentari
ovvero quando sono comunque detenuti o portati per essere utilizzati
come strumento di segnalazione per soccorso, salvataggio o attività di
protezione civile.

1.3. Armi da fuoco


Come si ricava anche dallo schema precedente, il concetto di arma
da fuoco non coincide con quello di arma da sparo.
Le armi da sparo lanciano proiettili, mentre le armi da fuoco, per
lanciare i proiettili, impiegano l'esplosivo.
Per arma da sparo si intende normalmente quella idonea all’azione
di propulsione di proiettili a seguito della forza di spinta di gas
compressi, sia che l'impulso avvenga per l'effetto dell'accensione di un
esplosivo, sia che venga provocato dall'aria compressa
In sintesi: le armi da fuoco costituiscono una species del genus
"armi da sparo". Questa definizione, da sempre accettata dalla dottrina
e dalla giurisprudenza, è ora confermata dal D.Lgs. 204 del 2010.

1.4. Armi per uso sportivo


Le armi per uso sportivo, introdotte dalla legge 25 marzo 1986, n.
85 possono essere sia lunghe che corte; per le loro caratteristiche
strutturali e meccaniche si prestano esclusivamente all’impiego nelle
attività sportive.
Le armi per uso sportivo possono essere detenute, senza licenza di
collezione, nel limite massimo di sei (art. 10 della legge 18 aprile 1975,
n. 110).
È prevista la licenza del questore per il trasporto; non è invece
consentito il porto.
Esse erano inserite in un apposito elenco annesso al catalogo
nazionale delle armi comuni da sparo, la cui consultazione consentiva
di stabilire il carattere sportivo di un'arma. L'abrogazione dell'art. 7
della legge 110/1975 comporta la necessità di una nuova, specifica
regolamentazione.

1.5. Armi comuni non da sparo (Art. 4 legge 110/75)


La categoria delle armi comuni comprende sia le armi da sparo sia
le armi non da sparo.
Queste ultime non debbono essere confuse con le armi improprie
(oggetti atti ad offendere) perché in qualche caso la legge punisce in
maniera diversa i reati connessi con l’una o l’altra categoria.
Nella categoria delle armi comuni non da sparo rientrano sia le
cosiddette armi bianche (pugnali, spade, sciabole ecc.) sia gli
strumenti dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto
(mazze ferrate, bastoni ferrati, sfollagenti e noccoliere), sia i bastoni
animati per i quali (unico caso in questa categoria) è previsto il porto
previa licenza del prefetto.

1.6. Armi improprie (Art. 4 legge 110/75)


Sono oggetti atti ad offendere quelli che pur non essendo armi
comuni, (non vengono infatti costruiti a scopo di offesa), tuttavia se
impropriamente usati (cioè non secondo la loro destinazione naturale)
possono causare danni fisici.
È chiaro quindi che il porto di tali oggetti non può essere vietato in
modo assoluto, ma deve essere consentito per l’uso cui sono
naturalmente destinati (giustificato motivo).
In senso lato, qualsiasi corpo contundente può essere un oggetto
atto ad offendere (arma impropria).
Sono stati ad esempio, ritenuti strumenti di cui è vietato il porto
senza giustificato motivo: il cacciavite, la scure, la roncola, un’ascia-
alabarda.
La legge sinteticamente classifica strumenti atti ad offendere che
non possono essere portati fuori dalla propria abitazione senza
giustificato motivo:
– bastoni muniti di puntale acuminato;
– strumenti da punta o da taglio atti ad offendere;
– qualsiasi strumento non considerato espressamente come arma
da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile per le circostanze di
tempo e di luogo, per l’offesa alla persona.

1.7. Armi antiche, artistiche o rare


Sono armi da sparo antiche quelle fabbricate anteriormente al
1890 e quelle ad avancarica. Le repliche di tali modelli sono
considerate armi comuni da sparo eccetto quelle a colpo singolo (art. 2
lett. h, legge 110/75).
Sono armi da sparo artistiche quelle che presentano
caratteristiche decorative di pregio o che sono realizzate da artefici
particolarmente noti.
Sono armi rare o di importanza storica se si rinvengono in un
numero limitato o sono collegate a personaggi o ad eventi di rilevanza
storico-culturale (art. 6 D.M. 14 aprile 1982).

1.8. Armi ad aria e gas compressi


Le “armi” ad aria compressa, sia lunghe che corte, i cui proiettili
erogano un’energia cinetica non superiore a 7,5 joule, non sono armi
comuni da sparo, ma “strumenti” con modesta capacità offensiva. (art.
2, co. 3 L. 110/75). Vanno perciò considerati strumenti atti ad
offendere, soggetti alla particolare disciplina del D.M. (Int) 9 agosto
2001, n. 362; viceversa continuano a rientrare nel novero delle armi
comuni da sparo quelle con valori superiori a 7,5 joule.

1.9. Repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo


Le repliche di armi antiche ad avancarica di modello superiore al
1890 a colpo singolo, sono assoggettate alla disciplina vigente per gli
“strumenti” (non più armi) ad aria compressa e gas compressi con
modesta capacità offensiva. Anch’esse, rientrano nel novero degli
strumenti atti ad offendere.

§ 2. FABBRICAZIONE E ASSEMBLAGGIO DI ARMI


Per la fabbricazione e l'assemblaggio delle armi da guerra, tipo
guerra o parti di esse, occorre la licenza del Ministero dell’Interno
valida due anni (art. 28 TULPS). Per la fabbricazione e l'assemblaggio
delle armi comuni da sparo occorre invece aver ottenuto la licenza del
questore valida tre anni (art. 31 TULPS).
Occorre inoltre il possesso della capacità tecnica, accertata
mediante un esame sostenuto innanzi a una commissione tecnica
nominata dal prefetto.
La licenza del Ministro per la fabbricazione di armi da guerra
consente ora tutte le attività commerciali connesse e la riparazione
delle armi prodotte (non delle armi prodotte da altri).
§ 3. RIPARAZIONE DI ARMI
In materia di riparazione di armi, la legge non fa distinzioni tra
armi da guerra ed armi comuni da sparo.
Secondo l’art. 8 della legge 110 del 1975 infatti, la licenza di cui
all’art. 31 TULPS, rilasciata dal questore, «è richiesta anche per
l’esercizio dell’industria della riparazione delle armi», cioè sia per le
armi da guerra, sia per le armi comuni da sparo, sia per le armi proprie
non da sparo.

§ 4. VENDITA O CESSIONE DI ARMI COMUNI, PER COMMERCIO O


TRA PRIVATI
Commercio
«Non si può fare raccolta per ragioni di commercio o industria o
porre comunque in vendita armi senza la licenza del questore» (art. 31
TULPS).
Nella licenza sono indicate le specie e le quantità delle armi nonché
i locali dove esse sono raccolte, messe o detenute per la vendita.
L’attività della vendita delle armi deve svolgersi esclusivamente nei
locali indicati nella licenza.
Per la vendita ambulante di armi da sparo, vietata in modo
assoluto, non può essere concessa alcuna licenza. È tuttavia consentito
andare in giro con campioni di armi al fine di commercio, previa
licenza del questore della provincia dalla quale il soggetto parte;
l’autorizzazione deve essere vidimata dai questori delle province
percorse.

Cessione tra privati


Mentre occorre la licenza per esercitare ogni forma di attività
commerciale connessa con le armi, il privato può liberamente vendere
o cedere ad altro privato un’arma comune da sparo, senza necessità di
una specifica licenza di polizia purché l’acquirente sia munito di
permesso di porto d’armi o di nulla osta (art. 35 TULPS).
Il cedente deve semplicemente dare avviso dell’avvenuta cessione
all’autorità di P.S. come prescritto dall’art. 4 del D.L. 1274/56 (Circ.
Min. Int. 559/C. 12182/10179 (27) del 26 luglio 1985).
Il cedente deve dare avviso della cessione all’autorità di P.S. (art. 4
D.L. 1274/56), mentre il cessionario deve effettuare la denuncia
dell’arma ricevuta ai sensi dell’art. 38 TULPS

§ 5. NULLA OSTA ALL’ACQUISTO DI ARMI COMUNI DA SPARO


La legge vieta la vendita di armi comuni da sparo a coloro che non
sono muniti di permesso di porto d’armi o di nulla osta all’acquisto
rilasciato dal questore (art. 35 TULPS).
La cessione di armi da guerra è sempre vietata.
Il nulla osta non può essere rilasciato ai minori di 18 anni, ha la
validità di un mese ed é esente da ogni tributo. La domanda é redatta
in carta libera.
Il questore prima di rilasciare il nulla osta, deve chiedere la
presentazione di apposito certificato medico.
L’autorizzazione (nulla osta o porto d’armi), é necessaria sia per atti
di commercio sia per cessione tra privati.
Chi cede a persona priva di titolo all'acquisto (porto d'armi o nulla
osta) é punito con l'arresto e con l'ammenda . Con una pena inferiore é
punito anche l'acquirente o cessionario di armi in violazione delle
norme .
Il nulla osta all’acquisto abilita anche a trasportare (non a portare!)
l’arma acquistata dall’armeria (o dal domicilio del privato venditore) al
luogo di detenzione dell’acquirente. (Circ. Min. Int. 559/C3159 - 10100
del 17 febbraio 1998).

§ 6. REGISTRO DELLE OPERAZIONI GIORNALIERE (art. 35 TULPS)


L'arm
a i o lo ​é obbl ig at o a t e ner e u n r eg i s tro dell e op er azi oni
giornaliere, nel quale devono essere indicate le generalità delle
persone con cui le operazioni stesse sono compiute.
Il registro é tenuto in formato elettronico deve essere esibito a
richiesta degli ufficiali od agenti di pubblica sicurezza e deve essere
conservato per un periodo di 50 anni.
Gli armaioli devono comunicare mensilmente all'ufficio di polizia
le generalità dei privati che hanno acquistato o venduto loro le armi,
nonché la specie e la quantità delle armi vendute o acquistate e gli
estremi dei titoli abilitativi all'acquisto esibiti dagli interessati.

§ 7. LA DETENZIONE

7.1. Concetto di detenzione


La detenzione consiste in una relazione di fatto tra il soggetto e
l’arma, in modo che si verifichi la disponibilità dell’arma,
indipendentemente da un collegamento materiale e spaziale tra
l’agente e l’arma detenuta.
Perché sussista la detenzione, non occorre che un soggetto abbia
sempre presso di sé l’arma, ma è sufficiente che la custodisca o la
possegga in un luogo dal quale possa liberamente prelevarla e
disporne.

7.2. Detenzione, raccolta, cessione e vendita di armi da guerra


Dall’entrata in vigore della legge 110/75 non possono essere
rilasciate nuove licenze per la raccolta di armi da guerra o di parti di
esse. Neppure è più consentita ai privati la detenzione di tali armi (art.
10 legge 110/75).
La raccolta di armi da guerra è permessa solo:
– allo Stato e agli enti pubblici nell'esercizio di attività di carattere
storico e culturale;
– a chi sia autorizzato alla fabbricazione, per esigenze di studio,
esperimento o collaudo.
Ha diritto a mantenere la licenza chi, prima dell’entrata in vigore
della legge 110/75, era autorizzato alla detenzione o alla raccolta di
armi da guerra.
L’erede, il privato o l’ente pubblico cui pervengano le armi da
guerra, deve darne immediato avviso al Ministero dell’Interno e
chiedere l’apposita autorizzazione.
7.3. La detenzione di armi comuni

7.3.1. Obbligo di denunciare la detenzione di armi


Chiunque detiene armi deve farne denuncia, entro le 72 ore
successive alla acquisizione della loro materiale disponibilità,
all’ufficio di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale
comando Carabinieri. E' prevista anche la possibilità di denuncia per
via telematica.
Le denunce di armi vengono annotate in un apposito registro, e
viene compilato un modulo rilevazione armi, per l’inserimento e la
memorizzazione al CED (Centro Elaborazione Dati) della pubblica
sicurezza.
Nel caso di trasferimento dell’arma occorre ripetere la denuncia,
anche nel caso di trasferimento nell’ambito dello stesso comune.
L'art. 38 impone al detentore l’obbligo di assicurare che il luogo di
custodia dell’arma offra adeguate garanzie di sicurezza.
Attualmente, per fini diversi dalla fabbricazione, esportazione,
commercio, industria e vendita, le armi possono essere detenute con
semplice denuncia, nei seguenti limiti (art. 10 legge 110/75):
3 armi comuni da sparo;
6 armi per uso sportivo;
un numero illimitato di armi da caccia.

Le armi da caccia sono quelle individuate dall’art. 13 della legge 11


febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica
omeoterma e per il prelievo venatorio).
Per detenere un numero maggiore di armi occorre la licenza di
collezione. Nel numero non rientrano le armi antiche, artistiche o rare.

7.3.2. Uso delle armi detenute


Può un’arma lecitamente detenuta essere usata per esplodere colpi
o per esercitarsi al tiro?
Finché l’arma non viene portata fuori dell’abitazione o delle
appartenenze di essa, può essere impiegata in ogni attività che non sia
specificamente vietata.
Il legittimo detentore «potrà ad esempio esercitarsi al bersaglio,
sparare ad animali selvatici o randagi che gli invadano il giardino,
usare per gioco l’arma caricata a salve» (Cantagalli: Le armi e gli
esplosivi nella legislazione vigente, pag. 140).
Ovviamente può servire a fini di legittima difesa, nei casi previsti
dall’art. 52 C.P.

§ 8. COLLEZIONE DI ARMI COMUNI


Per detenere più di tre armi comuni da sparo, o più di sei armi per
uso sportivo occorre ottenere apposita licenza di collezione dal
questore, che può essere rilasciata per un solo esemplare per ogni
modello (art. 10 legge 110/75).
Chi è in possesso di licenza di collezione non può detenere il
relativo munizionamento, però il collezionista può anche
contemporaneamente detenere (fuori collezione, con semplice
denuncia) altre armi per le quali ha invece diritto al munizionamento.
Solo se l’Autorità di P.S. autorizza l’iscrizione, il collezionista può
acquistare l’arma in parola, dopodiché dovrà rendere la denuncia ex
art. 38 del Testo Unico.

§ 9. LOCAZIONE E COMODATO DI ARMI


La legge 110/75, art. 22, vieta la locazione ed il comodato sia delle
armi da guerra che delle armi comuni salvo che:
a) si tratti di armi per uso scenico ovvero di armi destinate ad uso
sportivo o di caccia;
b) il conduttore o comodatario sia munito di autorizzazione per la
fabbricazione di armi e munizioni ed il contratto avvenga per esigenze
di studio, di esperimento o di collaudo.
Locazione: è un contratto con il quale una parte si obbliga a far
godere all’altra una cosa per un determinato tempo, contro un
corrispettivo.
Comodato: è un contratto col quale una parte consegna all’altra
una cosa affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato,
con l’obbligo di restituire la cosa ricevuta e senza corrispettivo.
Per armi da fuoco per uso scenico si intendono le armi alle
quali, con semplici accorgimenti tecnici, venga occlusa parzialmente la
canna al solo scopo di impedire che possa espellere un proiettile ed il
cui impiego avvenga costantemente sotto il controllo dell'armaiolo che
le ha in carico.

§ 10. OBBLIGHI E DIVIETI

10.1. Divieto di compravendita di armi per corrispondenza


Le persone residenti nello Stato (cittadini, stranieri e apolidi) non
possono effettuare la compravendita di armi comuni da sparo
commissionata per corrispondenza, a meno che l’acquirente sia
autorizzato ad esercitare attività industriali o commerciali in materia
di armi, oppure abbia ottenuto apposito nulla osta del prefetto della
provincia in cui risiede (art. 17 legge 110/75).
La legge vieta la compravendita, cioè quel contratto che, secondo il
Codice civile, si perfeziona con il semplice accordo tra le parti. Perciò il
reato si verifica anche se la consegna delle armi ed il pagamento del
prezzo non siano avvenuti.

10.2. Obbligo di denuncia dell’esistenza di armi


Chiunque, venuto a conoscenza (senza concorrere nella detenzione)
che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni (da guerra e
comuni) deve farne denuncia all’autorità (art. 697 C.P.).

10.3. Obbligo di custodia


L’obbligo di custodia delle armi è diverso per i privati detentori
rispetto a chi esercita professionalmente un’attività in materia di armi.
Mentre questi ultimi debbono adottare e mantenere efficienti difese
antifurto secondo le modalità prescritte dall’autorità di P.S., i primi
invece debbono soltanto assicurare la custodia con ogni diligenza (art.
20 legge 110/75).
Non rispetta l’obbligo della custodia chi lasci l’arma incustodita
nella vettura, anche se chiusa a chiave.
Con decreto del Ministro dell'interno, sono determinate le modalità
ed i termini di custodia delle armi e delle parti di esse.

10.4. Divieto di consegna ai minori


L’art. 20 bis della legge 110/75 vieta di consegnare un’arma a un
minore degli anni 18 non autorizzato, a persone anche parzialmente
incapaci, a tossicodipendenti e a persone inesperte nel maneggio di
esse.
La legge impone anche di adoperare nella custodia delle armi,
munizioni ed esplosivi, le cautele necessarie ad impedire che taluna
delle persone sopra indicate giunga ad impossessarsene agevolmente.
Non viene fatta alcuna distinzione tra armi cariche ed armi
scariche.

10.5. Obbligo di denunciare lo smarrimento o il furto. Obbligo di


depositare le armi rinvenute
Chi smarrisce un’arma o una parte di essa o ne subisce un furto,
deve immediatamente denunciare il fatto. Nel caso siano rinvenute
armi o parte di esse, debbono essere immediatamente depositate
presso un ufficio di Polizia o un comando dei Carabinieri, che ne
rilasciano ricevuta (art. 20 legge 110/75).

§ 11. PORTO E TRASPORTO DI ARMI

11.1. Parte generale


La distinzione tra i concetti di porto e trasporto di un’arma, è
basata sulla possibilità o meno di utilizzazione immediata della stessa.
Perciò ricorre il trasporto unicamente quando l’arma è trasferita da
un luogo ad un altro, come un oggetto inerte non suscettibile di uso
(vedi Cass. pen. sez. I, 5 aprile 1984, n. 3143).
«Il concetto di portare un’arma, equivale in sostanza a quello di
essere armati» (Bellagamba - Vigna, cit. pag. 151).
Non è tuttavia necessario che l’arma sia addosso alla persona;
possiamo avere il porto di un’arma tenuta nel cruscotto
dell’autovettura, se ne è possibile l’uso immediato.
Il porto delle armi (non di tutte) può essere autorizzato con
apposita licenza dell’autorità.
Secondo l’art. 42 del T.U.L.P.S:
a) il questore può autorizzare il porto di armi lunghe da fuoco;
b) il prefetto può autorizzare il porto delle rivoltelle, delle pistole e
dei bastoni animati di lunghezza non inferiore a 65 cm di lama.
Le armi di uso sportivo non possono essere portate, ma unicamente
trasportate e detenute. Le armi da guerra non possono essere portate
dai privati.

11.2. Porto fuori della propria abitazione


Salve l e pr evi s te autoriz zaz i oni, la l egge vi et a i l porto​ f uor i dal l a
propria abitazione o dalle appartenenze di essa, di armi (anche
legittimamente detenute) o strumenti ad esse equiparati.
Ai fini della configurabilità dei reati di detenzione e porto di armi
abusivi, per abitazione deve intendersi il luogo ove si svolge la vita
familiare. Costituiscono abitazione per i nomadi, la tenda o la roulotte
ferme in luogo di stabile parcheggio, ma non la vettura adibita al
trasporto.
«Il concetto di abitazione è, invece, del tutto inapplicabile al
camper o caravan, che rappresenta un tutto inscindibile di mezzo di
locomozione e abituro» (Cass. sez. 15 dicembre 1984, n. 10789).
Per appartenenza devono intendersi le cose destinate in modo
durevole al servizio o all’ornamento dell’abitazione. Ad esempio sono
appartenenza di una casa colonica: il cortile o il giardino recintati o
l’aia antistante, ma non il fondo agricolo sul quale la casa insiste, in
quanto il fondo è destinato dal coltivatore alla produzione dei beni
economici e non già al completamento dell’abitazione.

11.3. Divieto di portare armi nelle riunioni pubbliche


L’art. 4 della legge 110/75 vieta di portare armi nelle riunioni
pubbliche anche alle persone munite di licenza.

11.4. Manifestazioni collettive pubbliche con mezzi ed armi della polizia


La contravvenzione prevista dall’art. 4 della legge 110/75, che vieta
anche alle persone munite di licenza di portare armi nelle riunioni
pubbliche può essere commessa da chiunque.
Nel nostro ordinamento è però previsto anche un reato proprio che
può essere commesso dagli appartenenti all’amministrazione della
pubblica sicurezza ed al Corpo di polizia penitenziaria.
L’art. 76 della L. 121/81 e l’art. 20 della L. 395/95 prevedono che
queste categorie di soggetti, i quali compiono manifestazioni collettive
pubbliche mediante l’uso di mezzi della polizia sono puniti con la
reclusione o con la multa.
Se gli stessi soggetti partecipano alla manifestazione con il possesso
di armi, sono puniti con la reclusione.
Si tratta quindi di un delitto, mentre portare genericamente armi in
una pubblica riunione costituisce contravvenzione.
La norma è stata estesa al personale del Corpo della polizia
penitenziaria (art. 20 L. 15 dicembre 1990, n. 395); i Carabinieri e la
Guardia di finanza sono soggetti alla specifica disciplina militare.
Commetterebbero questo delitto, un gruppo di appartenenti
all’amministrazione della pubblica sicurezza o al Corpo di polizia
penitenziaria i quali, con un veicolo della polizia, sostassero ad
esempio, innanzi al palazzo della prefettura per esprimere
pubblicamente il loro consenso o dissenso su una determinata
materia.

11.5. Licenza di porto d’armi


La legge stabilisce che per portare armi fuori della propria
abitazione o delle appartenenze di essa, occorre una autorizzazione
dell’autorità.
Il questore concede la licenza per porto di armi lunghe da fuoco.
Il prefetto, in caso di dimostrato bisogno, concede la licenza:
a) di porto di rivoltelle o pistole;
b) di porto di bastoni animati la cui lama sia non inferiore a 65 cm.
Le autorizzazioni sono subordinate all’accertamento della capacità
tecnica e dei requisiti morali. Inoltre il richiedente deve essere in
possesso dei requisiti psicofisici stabiliti con D.M. (Sanità) 28 aprile
1998.
Come per il nulla osta, il provvedimento con cui viene rilasciata
una licenza di porto d'armi deve essere comunicato, a cura
dell'interessato, ai conviventi maggiorenni, anche diversi dai familiari,
compreso il convivente more uxorio, e indicati dallo stesso interessato
all'atto dell'istanza.
In caso di violazione si applica la sanzione amministrativa da 2.000
euro a 10.000 euro e può essere disposta la revoca della licenza o del
nulla osta alla detenzione.
Il porto delle armi per uso sportivo non è mai consentito: la legge
permette soltanto il trasporto per lo svolgimento dell’attività
agonistica.
La licenza è costituita da un libretto personale formato da:
a) una copertina contenente la fotografia e la firma del richiedente
e l’indicazione delle generalità e dei connotati;
b) uno o più fogli bollati conformi al modello (art. 61 TULPS).
Il porto di pistola e il porto di fucile debbono essere rinnovati
annualmente; le modalità di rinnovo sono però differenti:
– la licenza di porto di fucile uso caccia ha la validità di sei anni, ed
è rinnovata ogni anno semplicemente mediante il pagamento degli
oneri fiscali; ogni sei anni occorre ripresentare la domanda e la
relativa documentazione;
– la licenza del porto di pistola, viceversa, viene rinnovata
annualmente con la presentazione di domanda di rinnovo e della
documentazione necessaria.

11.5.1. Persone che possono andare armate senza licenza


Ad alcune categorie di persone la legge consente di portare armi
comuni da sparo, ai soli fini della difesa personale, senza necessità di
chiedere l’autorizzazione (art. 73 regolamento TULPS).
Esse sono:
a) il Capo della polizia, i prefetti, i viceprefetti, gli ispettori
provinciali amministrativi, gli ufficiali di P.S., [i pretori] ed i
magistrati addetti al pubblico ministero;
b) il Sindaco di comune privo di ufficio di pubblica sicurezza, al
quale compete la qualifica permanente di ufficiale di P.S. ai sensi
degli artt. 6 e 12 del R.D. 31 agosto 1907, n. 609 (Cass. pen. sez.
I, 10 aprile 1995);
c) gli agenti di P.S. previsti dagli artt. 17 e 18 della legge 31 agosto
1907, n. 690, per le armi di cui sono muniti ai termini dei
rispettivi regolamenti;
d) i magistrati dell’ordine giudiziario anche se temporaneamente
collocati fuori organico nonché il personale dirigente e direttivo
dell’amministrazione penitenziaria (art. 7 legge 21 febbraio 1990,
n. 36).
Gli appartenenti agli organismi di informazione e sicurezza (AISE e
AISI) possono portare le armi di cui sono muniti secondo le rispettive
disposizioni interne (legge 21 febbraio 1990, n. 36).
Gli appartenenti alla polizia di Stato, quando sono in servizio, non
possono portare armi diverse da quelle in dotazione.
Gli appartenenti alla polizia municipale e alla polizia provinciale
possono portare l’arma senza licenza purché:
rivestano la qualità di agenti di P.S. conferita dal prefetto;
portino armi nei termini e modalità previsti dai rispettivi regolamenti;
il porto dell’arma, anche fuori dal servizio, avvenga nell’ambito del territorio
comunale e nei limiti dei compiti di istituto (legge 7 marzo 1986, n. 65).

In casi eccezionali il porto è consentito in altri comuni ove svolgano


temporaneamente servizio di collegamento o rappresentanza ovvero vi
siano stati comandati per aiuto o soccorso in caso di calamità naturale
o disastri.
Gli addetti alla vigilanza venatoria dipendenti degli enti locali, cui
sono conferite le funzioni di agente di P.G. e di agente di P.S., portano
senza licenza le armi di dotazione nell’ambito territoriale dell’ente di
appartenenza e nei luoghi nei quali sono comandati a prestare
servizio, nonché nei luoghi attraversati per raggiungerli e per farvi
ritorno (art. 29, L. 11 febbraio 1992, n. 157 ).
Infine il Ministro dell’Interno o il prefetto della provincia di confine
su sua delega, può autorizzare il personale delle Forze di Polizia o
servizi di sicurezza esteri al seguito di personalità dello Stato, a portare
sul territorio italiano le proprie armi in dotazione ai fini di difesa (art.
9 legge 36/90).

11.6. Porto di fucile per uso caccia


La licenza di porto di fucile per uso di caccia è rilasciata in
conformità alle leggi di pubblica sicurezza. Essa è sempre negata a chi
si trovi nelle condizioni previste dagli artt. 11 e 43 del TULPS ed a chi
non abbia la capacità tecnica all’uso delle armi, prevista dall’art. 8
della legge 18 aprile 1975, n. 110.
Il primo rilascio può avvenire solo se il richiedente abbia
conseguito l’abilitazione all’esercizio venatorio, superando un esame
La licenza di porto di fucile per uso caccia è valida su tutto il
territorio nazionale ed ha la durata di sei anni, trascorsi i quali può
essere rinnovata su domanda del titolare, corredata da un nuovo
certificato medico di idoneità. Se però è avvenuta la revoca, per
ottenere il rinnovo occorre superare nuovamente gli esami ed ottenere
una nuova abilitazione all’esercizio venatorio.
L’attività venatoria può essere esercitata da chi abbia compiuto il
diciottesimo anno di età, sia munito della licenza di porto di fucile e
delle prescritte assicurazioni per la responsabilità civile e per gli
infortuni.

11.7. Porto d’armi per tiro a volo


L’articolo unico della legge 18 giugno 1969, n. 323, ha istituito
un'apposita licenza di polizia, finalizzata all’esercizio del tiro a volo. La
norma stabilisce che «per l’esercizio del tiro a volo è in facoltà del
questore... rilasciare a chi ne faccia richiesta, qualora sia sprovvisto di
licenza di porto d’armi lunghe da fuoco concesse ad altro titolo,
apposita licenza che autorizza il porto delle armi lunghe da fuoco dal
domicilio dell’interessato al campo di tiro e viceversa...».
La licenza è di porto d’armi, e non di semplice trasporto, si tratta
però di un’autorizzazione particolare, diversa sia dalla più generale
licenza di porto d’armi prevista dall’art. 42 del TULPS, sia dalla licenza
di caccia.
«I titolari della licenza di porto di fucile per il tiro a volo sono in
possesso di una vera e propria licenza di porto d’armi, che li legittima
però al porto delle sole armi idonee all’esercizio della specifica attività
nonché all’acquisto, fatto salvo l’obbligo di denunzia di cui all’art. 38
TULPS, di qualsiasi genere di armi e munizioni comuni» (Circ. Min.
Int. 559/C.56920089(4) del 19 luglio 1997, in G.U. n. 184 dell agosto
1997).

11.8. Trasporto di armi


Secondo l’art. 34 TULPS, il commerciante, il fabbricante di armi o
chi esercita l’industria della riparazione delle armi, non può
trasportarle fuori del proprio negozio od opificio senza preventivo
avviso all’autorità di pubblica sicurezza.
L’obbligo dell’avviso spetta anche al privato che per qualunque
motivo deve trasportare armi all’interno dello Stato.

11.8.1. Trasporto di armi per uso sportivo


Le armi per uso sportivo (legge n. 85/1986) possono essere
trasportate (non portate) nell’ambito del territorio nazionale previa
licenza annuale da rilasciarsi da parte del questore. Per ottenere tale
licenza occorre dimostrare l’idoneità psicofisica e produrre
l’attestazione di una sezione del Tiro a segno Nazionale o di una
associazione di tiro che attesti l’attività sportiva.

11.9. Porto e trasporto di armi a bordo di aeromobili


Il passeggero in partenza dal territorio nazionale deve, prima
dell’accettazione, denunciare le armi che porta con sé e consegnarle
all’ufficio di polizia: le ritirerà alla fine del viaggio.
Il passeggero proveniente dall’estero, deve consegnare le armi
possedute e denunziare quelle contenute nel bagaglio al comandante o
altro membro dell’equipaggio.
Il passeggero che si imbarca su un aereo nazionale in territorio
estero, è tenuto a consegnare le armi al comandante dell’aereo o altro
membro dell’equipaggio che provvedono a custodirle.
Gli obblighi e i divieti sussistono anche per chi sia munito di licenza
di porto, trasporto o esportazione di armi.

11.10. Porto di armi da fuoco sui treni


Per garantire la sicurezza e la regolarità dei servizi ferroviari, il
D.P.R. 11 luglio 1980, n. 753 stabilisce particolari cautele anche in
materia di armi.
Sui treni e nei veicoli ferroviari, infatti, le armi da fuoco possono
essere portate solo scariche e smontate. Le munizioni di dotazione
devono essere tenute negli appositi contenitori e accuratamente
custodite.
Poiché la distinzione tra i concetti di porto e di trasporto è basata
sulla possibilità o meno di utilizzazione immediata dell’arma, in
pratica, a bordo dei treni le armi da fuoco possono essere solo
trasportate e non portate.
I trasgressori sono puniti con una sanzione amministrativa
pecuniaria (art. 33 del D.P.R. 11 luglio 1980, n. 753)
Il divieto non si applica agli agenti della forza pubblica e agli
addetti alla sorveglianza in ambito ferroviario.

§ 12. INTRODUZIONE NELLO STATO, TRANSITO, ESPORTAZIONE DI


ARMI DA GUERRA E ARMI COMUNI DA SPARO

12.1. Introduzione nello Stato, importazione in transito, importazione


definitiva
Per l’introduzione nello Stato di armi da guerra (o comunque di
armi da fuoco diverse dalle armi comuni da sparo) occorre la licenza
del Ministro dell’Interno (art. 28 T.U.LP.S.).
Tuttavia per l'introduzione nel territorio dello Stato e vendita delle
armi da fuoco semiautomatiche o a ripetizione camerate per il
munizionamento calibro 9x19 “parabellum”, destinate alle forze
armate o ai corpi armati dello Stato ovvero all’esportazione, è
sufficiente la licenza del questore di cui all’art. 31 TULPS(art. 2,
comma 2 L. 110/1975).
Per l’introduzione nello Stato di armi comuni da sparo occorre
invece la licenza del questore della provincia dove le armi sono dirette
(artt. 31 TULPS e 48 Reg. P.S.). L’autorizzazione all’introduzione nello
Stato può essere concessa solo se le armi comuni da sparo sono
catalogate (art. 12 legge 110/75).
Chi intende importare, nello stesso anno solare, più di tre armi
comuni da sparo deve ottenere, oltre che la licenza del questore (della
provincia ove le singole armi sono dirette), anche la licenza del
prefetto della provincia nella quale l’interessato ha la residenza
anagrafica (art. 12 legge 110/75).

12.1.1. Importazione temporanea (art. 15 L. 110/1975 e D.M. 5 giugno


1978)
I cittadini italiani all’estero e gli stranieri non residenti in Italia
possono importare temporaneamente armi comuni da sparo senza la
licenza prevista dall’art. 31 TULPS, per i seguenti particolari motivi:
esercizio della caccia;
partecipazione a gare di tiro a segno;
altre esigenze sportive riconosciute dai competenti organi;
finalità commerciali ai soli fini espositivi durante fiere, esposizioni e mostre.

Si considera temporanea l’importazione per un periodo non


superiore a novanta giorni, oltre il quale l’interessato deve munirsi
dell’autorizzazione per l’importazione definitiva delle armi.

12.2. Esportazione
Per l’esportazione di armi da guerra (o comunque delle armi da
fuoco diverse dalle armi comuni da sparo) occorre la licenza del
Ministro dell’Interno. L’autorizzazione deve essere esibita agli uffici di
dogana.
Per l’esportazione di armi comuni da sparo è invece necessaria la
licenza del questore della provincia dalla quale le armi sono spedite
(art. 31 TULPS). L’esportazione deve avvenire entro 90 gg. dal rilascio
della licenza, salvo giustificati motivi.

§ 13. LA CIRCOLAZIONE DELLE ARMI ALL’INTERNO DELL’UNIONE


EUROPEA
Con la direttiva 91/477/CEE del 18 giugno 1991 gli Stati CEE (poi
divenuta Unione Europea) hanno cercato di armonizzare le rispettive
legislazioni per il controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.
La più rilevante innovazione è l’istituzione di un documento
comune, la carta europea d’arma da fuoco con un duplice scopo:
a) consente di controllare, in ogni momento, il possesso delle armi
personali iscritte in detta carta;
b) il trasporto dell’arma da fuoco all’interno dei paesi dell’Unione
Europea. Condizioni particolarmente favorevoli sono previste per i
cacciatori ed i tiratori sportivi.

13.1. La carta europea d’arma da fuoco


La carta europea d’arma da fuoco è un documento conforme al
modello adottato con decreto del Ministero dell’Interno 30 ottobre
1996, n. 635.
Si tratta di un documento che serve ad identificare congiuntamente
le armi ed il loro possessore, ma che non sostituisce i documenti
rilasciati dai singoli Stati, in quanto la nuova normativa «non
pregiudica l’applicazione delle disposizioni nazionali relative al porto
d’armi o relative alla regolamentazione della caccia o del tiro sportivo»
(art. 2 direttiva 91/477/CEE).
La disciplina si applica alle armi da fuoco la cui detenzione è
consentita nel territorio dello Stato.
«Si può dire che nell’intenzione del legislatore comunitario, la carta
europea costituisce una sorta di patente internazionale del possessore
di armi, il quale viene facilitato in alcune attività, quali il viaggio con
l’arma o l’acquisto di arma all’estero» (Bellagamba - Vigna, pag. 397).
In Italia, la carta europea d’arma da fuoco può essere chiesta al
questore dalle persone residenti nel territorio dello Stato (quindi
cittadini italiani, e stranieri in genere), e da cittadini dell'UE
domiciliati in Italia, in possesso di licenza di porto d'armi e che
detengono una o piu' armi da fuoco denunciate a norma dell’art. 38
TULPS Nella domanda sono contenuti i dati delle armi che si
intendono iscrivere (art. 2 del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 527).
La carta europea è dunque un documento a validità comunitaria sul
quale non necessariamente debbono essere registrate tutte le armi
possedute, ma anche solo alcune di esse (quelle che l’interessato
intende iscrivere).
L’unica concreta agevolazione si ha nella circolazione delle armi da
caccia o per uso sportivo, il cui trasferimento da un paese all’altro
dell’Unione Europea avviene «senz’altra licenza o autorizzazione» (art.
9 D.Lgs. 527/1992).

13.2. Autorizzazioni in materia di armi per i cittadini UE e per i


residenti in uno Stato dell’Unione Europea
I cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea possono
conseguire in Italia autorizzazioni, nulla osta, licenze e ogni altro titolo
autorizzatorio in materia di armi alle condizioni previste per i cittadini
italiani. Le relative domande sono inoltrate alle autorità competenti
del luogo di residenza o di domicilio.
Delle autorizzazioni, nulla osta, licenze e di ogni altro titolo
autorizzatorio in materia di armi è data comunicazione alle autorità
nazionali dello Stato di residenza (art. 6).

§ 14. CONTROLLO SULLE ARMI COMUNI DA SPARO

14.1. Segni di identificazione (art. 11 L. 110/1975)


Sulle armi prodotte, assemblate o introdotte nello Stato, devono
essere impressi, in modo indelebile, in un'area delimitata del
fusto, carcassa o castello o di una parte essenziale dell'arma, ed a
cura del fabbricante o dell'assemblatore:
a) il nome, la sigla od il marchio del fabbricante o assemblatore;
b) l'anno e il Paese o il luogo di fabbricazione;
c) il numero di matricola. Un numero progressivo deve, altresi',
essere impresso sulle canne intercambiabili di armi;
Il calibro deve essere riportato almeno sulla canna.
Le parti essenziali dell'arma sono definite dall'art. 1-bis, comma 1,
lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527
Ogni marcatura deve essere apposta su una parte visibile dell'arma
o facilmente ispezionabile senza attrezzi.
L'area dell'arma riservata alla marcatura non può recare ulteriori o
diversi segni identificativi o distintivi dell'arma stessa.

14.2. Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo


Era istituito presso il Ministero dell'Interno per la catalogazione dei
prototipi di nuova produzione o di nuove importazioni.
Nel catalogo erano indicati:
– il numero progressivo di iscrizione;
– la descrizione dell’arma e del calibro;
– il produttore o l’importatore;
– lo Stato in cui l’arma è prodotta o dal quale è importata.
E' stato soppresso dall'art. 14 comma 7 della L. 183/2011, perciò
le armi importate o prodotte dopo il 1 gennaio 2012 non devono più
recare il numero di catalogo, e non è più considerata clandestina
l'arma priva del numero di catalogo.
Infine, poiché l’iscrizione dell’arma nel catalogo non costituisce più
accertamento definitivo della qualità di arma comune da sparo, le armi
da guerra sono individuate solo in base agli art. 1 e 2 della legge
110/1975.

14.3. Commissione consultiva centrale per il controllo delle armi


Istituita presso il Ministero dell’Interno, esprime parere
obbligatorio sulla catalogazione delle armi prodotte ed importate nello
Stato, accertando che non si tratti di armi da guerra o tipo guerra.
Esprime pareri su tutte le questioni di carattere generale e normativo
in ordine alle armi e alle misure di sicurezza per quanto concerne la
fabbricazione, la riparazione, il deposito, la custodia, il commercio,
l’importazione, l’esportazione, la detenzione, la raccolta, la collezione,
il trasporto e l’uso delle armi.

14.4. Banco nazionale di prova di Gardone Val Trompia


Accerta che le armi o le canne presentate rechino le indicazioni
prescritte, ed imprime uno speciale contrassegno con la sigla della
Repubblica Italiana e l'indicazione dell'anno in cui é avvenuta
l'introduzione dell'arma nel territorio nazionale, salvo che tali
indicazioni siano già state apposte da altro Stato membro dell'Unione
europea.
L’operazione deve essere annotata, con l’attribuzione di un numero
progressivo, in apposito registro tenuto dal Banco. I dati contenuti nel
registro sono comunicati, anche in forma telematica, al Ministero
dell'interno.
Le armi comuni da sparo prodotte all’estero, purché rechino i
punzoni di prova di uno dei Banchi riconosciuti per legge in Italia, non
sono assoggettate alla presentazione al Banco di prova di Gardone Val
Trompia.

§ 15. STRUMENTI LANCIARAZZI


Gli strumenti lanciarazzi sono considerati armi comuni da sparo,
salvo che si tratti di armi destinate alla pesca ovvero di armi e
strumenti per i quali la Commissione consultiva escluda l’attitudine a
recare offesa alla persona.
Le disposizioni relative alla detenzione e al porto delle armi non si
applicano per gli strumenti lanciarazzi e le relative munizioni quando
il loro impiego è previsto da disposizioni legislative o regolamentari
oppure quando sono comunque detenuti o portati per essere utilizzati
come strumenti di segnalazione per soccorso, salvataggio o attività di
protezione civile (art. 2 legge 110/75).
Al di fuori di queste due situazioni, quindi, sia gli strumenti
lanciarazzi che le relative munizioni, sono interamente soggetti alla
disciplina sulle armi.
Nell’ambito dei porti la fornitura di detti materiali è assicurata,
senza le autorizzazioni di pubblica sicurezza prescritte per il
commercio delle armi e degli esplosivi, dai provveditori e fornitori
navali. Essi debbono adottare le cautele prescritte per il commercio
delle armi e la vendita di prodotti esplodenti e sono obbligati a tenere
costantemente aggiornati i registri di cui agli artt. 35 e 55 del T.U. delle
leggi di P.S.
La vendita di materiali deve essere effettuata su esibizione dei
documenti relativi alle navi e alle imbarcazioni, con l’identificazione
degli acquirenti e la registrazione delle relative operazioni (art. 5 legge
533/77).
Per l’acquisto degli artifizi da segnalazione regolamentari, necessari
a un natante per cui non è previsto il titolo di identificazione, è
sufficiente che l’acquirente dichiari per iscritto di essere in possesso di
questo tipo di natante.

§ 16. ARMI ALTERATE


L’art. 3 della legge 110/75 stabilisce che chiunque, alterando in
qualsiasi modo le caratteristiche meccaniche o le dimensioni di
un’arma, ne aumenti la potenzialità di offesa, ovvero ne renda più
agevole il porto, l’uso o l’occultamento, è punito con la reclusione e con
la multa.
Secondo la Cassazione la norma si riferisce sia alle armi bianche
che a quelle da sparo: anche un bastone animato può essere reso
offensivo con l’affilamento di entrambi i lati della lama.
Perché un’arma sia considerata alterata occorrono due condizioni:
– la modifica delle caratteristiche meccaniche o delle dimensioni;
– che tale modifica abbia provocato un aumento della potenzialità
offensiva.
«Se il calibro viene aumentato, il fatto costituisce alterazione
dell’arma; se il calibro viene diminuito, vi è si una modifica, ma il
risultato non è vietato dalla legge perché la potenzialità di offesa non
viene aumentata» (Bellagamba - Vigna pag. 323).

§ 17. ARMI CLANDESTINE


Ai sensi dell’art. 23, legge 110/75, sono considerate armi
clandestine le armi e le canne sprovviste della sigla o del marchio
idoneo a identificarle o del numero di matricola, ovvero del
contrassegno impresso dal Banco nazionale di prova.
È arma clandestina quella sprovvista anche di uno solo dei segni di
identificazione.

§ 18. ARMI ANTICHE, ARTISTICHE O RARE


La normativa per le armi da sparo antiche e per le armi da sparo
artistiche risulta dalla combinazione delle disposizioni della legge
110/75 e del D.M. 14 aprile 1982.
Sono armi da sparo antiche quelle fabbricate anteriormente al 1890
e quelle ad avancarica (art. 6 D.M. 14 aprile 1982). Le repliche di tali
modelli sono considerate armi comuni da sparo fatta eccezione per
quelle a colpo singolo (art. 2 lett. h, legge 110/75).
Le armi antiche non si computano ai fini del numero massimo di
armi per uso sportivo e da caccia, che possono essere detenute previa
denuncia al questore.
Sono armi da sparo artistiche quelle che presentano caratteristiche
decorative di pregio o che siano realizzate da artefici particolarmente
noti.
Sono armi rare di importanza storica, se si rinvengono in numero
limitato o sono collegate a personaggi o ad eventi di rilevanza storico-
culturale (art. 6 D.M. 14 aprile 1982).
Le armi da sparo antiche non sono sottoposte alla normativa delle
armi comuni né di quella da guerra o tipo guerra. Invece le armi
artistiche o rare sono soggette alla normativa sulle armi comuni da
sparo con una eccezione: le armi artistiche o rare, e quelle antiche,
vanno inserite in una specifica licenza di collezione.
L’accertamento della qualità di arma antica artistica o rara di
importanza storica deve essere documentata in sede di denuncia del
detentore e viene accertata, a richiesta del questore, dalla
sovraintendenza per i beni artistici e storici.

18.1. Detenzione
Chi detiene armi da sparo antiche o rare di importanza storica in
numero non superiore a otto deve farne denuncia ai sensi dell’art. 38
TULPS all’ufficio di P.S. o, in mancanza, al comando dei Carabinieri.
Il prefetto ha facoltà di vietare la detenzione di queste armi alle
persone ritenute capaci di abusarne, informandone immediatamente
la sovrintendenza per i beni artistici e storici competente per territorio
(art. 7 D.M. 14 aprile 1982).

18.2. Collezione
Per detenere armi antiche, artistiche o rare di importanza storica in
numero superiore a otto occorre chiedere al questore la licenza di
collezione prescritta dall’art. 31 TULPS
Per il rilascio di questa licenza di collezione non è richiesto
l’accertamento della capacità tecnica e non si osserva il limite di un
solo esemplare per ciascun tipo di arma destinato a collezione, anche
se le armi presentano le stesse caratteristiche tecniche di
fabbricazione. Questo limite invece deve essere rispettato per le
collezioni delle normali armi comuni da sparo.

18.3. Importazione, esportazione, trasporto di armi antiche, artistiche


o rare
Per l’importazione occorre la licenza del questore della provincia
ove le armi sono dirette.
Per l’esportazione, invece, la licenza è rilasciata dal questore della
provincia da cui le armi sono spedite (artt. 31 TULPS e 48 Reg.).
Per il trasporto (artt. 34 TULPS e 50 Reg.) è necessario dare
preventivo avviso al questore della provincia da cui le armi sono
spedite.
§ 19. ARMI NON DA SPARO

19.1. Armi proprie e armi improprie


Secondo la Cassazione (Sez. I - 5 dicembre 1984, n. 10832) la
qualifica di arma propria può essere attribuita solo alle armi da sparo e
agli oggetti la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona. Tra
questi ultimi rientrano le cosiddette armi bianche, pugnali, stiletti,
mollette e simili di cui è vietato il porto in modo assoluto.
Invece sono armi improprie gli oggetti che pur avendo una diversa
e specifica destinazione (come strumenti di lavoro oppure uso
domestico, agricolo, scientifico, industriale o simili), possono tuttavia
occasionalmente servire, per caratteristiche strutturali o in riferimento
a determinate circostanze di tempo e di luogo, all’offesa alla persona.
È vietato il porto delle armi improprie fuori della propria
abitazione o appartenenze di essa senza giustificato motivo, quando
cioè non sussistono le ragioni inerenti alla specifica destinazione
dell’oggetto.
La mazza ferrata è un’arma destinata all’offesa personale, è
annoverata tra le armi proprie e non può essere portata fuori dalla
propria abitazione, a nulla rilevando le esigenze di un giustificato
motivo.

19.2. Fabbricazione, introduzione nello Stato, esportazione, vendita,


raccolta per ragioni di commercio o industria
È necessaria la licenza del questore per la fabbricazione di armi non
da guerra (e quindi anche per quelle non da sparo) nonché per
l’introduzione nello Stato, esportazione, farne raccolta per ragioni di
commercio o di industria o porle comunque in vendita (art. 31
TULPS).

19.3. Vendita ambulante


È vietato esercitare la vendita ambulante di armi. Tuttavia con la
licenza del comune è permessa unicamente la vendita ambulante degli
strumenti da punta e da taglio atti ad offendere (art. 37 TULPS).
Chi è autorizzato alla vendita ambulante degli strumenti da punta e
da taglio atti ad offendere è tenuto a far vidimare la licenza dai comuni
che intende percorrere, ed effettuare il pagamento delle tasse
eventualmente previste dalle leggi finanziarie.

19.4. Riparazione
L’art. 8 della legge 110/75 stabilisce che la licenza del questore è
necessaria anche per l’esercizio dell’industria di riparazione delle armi
senza distinguere se si tratti di armi da sparo o di armi non da sparo.
Pertanto occorre la licenza anche per la riparazione delle cosiddette
armi bianche.
Il fabbricante, il commerciante e chi esercita la riparazione delle
armi, anche se non da sparo, è obbligato a tenere il registro delle
operazioni giornaliere, nel quale debbono essere indicate le generalità
delle persone con cui le operazioni stesse sono compiute. Il registro
può essere tenuto con modalità informatiche.

19.5. Trasporto di armi non da sparo


Il commerciante, il fabbricante di armi e chi esercita l’industria
della riparazione delle armi (anche non da sparo) non può trasportarle
fuori dal proprio negozio od opificio senza preventivo avviso
all’autorità di P.S.
L’obbligo dell’avviso spetta anche al privato che per qualunque
motivo deve trasportare armi all’interno dello Stato (art. 34 TULPS).

19.6. Porto abusivo fuori dall’abitazione o dalle appartenenze di essa


Secondo l’art. 4, commi 1 e 2 della legge 110/75, non possono essere
portati fuori dalla propria abitazione o dalle appartenenze di essa,
armi, mazze ferrate, bastoni ferrati o noccoliere, storditori elettrici e
altri apparecchi analoghi in grado di erogare una elettrocuzione.
Nota: Gli storditori sono apparecchi di piccole dimensioni,
funzionanti a batteria, in grado di erogare una scarica elettrica
dolorosa, anche di alcune migliaia di volt (ma a bassissimo
amperaggio)
Il divieto è assoluto e quindi non è ammessa la licenza per questo
tipo di armi. È ammessa unicamente la licenza per bastoni animati con
lama superiore a 65 cm. rilasciata dal prefetto.
Non possono essere portati fuori dalla propria abitazione senza
giustificato motivo: bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da
punta e da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni,
sfere metalliche nonché ogni altro strumento utilizzabile per l’offesa
alla persona.
Senza giustificato motivo non possono portarsi neppure
determinati strumenti riproducenti armi né alcuni tipi di puntatori
laser o di oggetti con funzione di puntatori laser.
Gli oggetti atti ad offendere, possono essere portati fuori dalla
propria abitazione purché sussista il giustificato motivo. Si tratta,
infatti, di oggetti costruiti per uno scopo lecito. Ad esempio sarà
giustificato il porto di una roncola da parte di un contadino che svolga
lavori agricoli, ma non sarà giustificato il porto della stessa roncola da
parte di un automobilista in città.
Perciò, per stabilire se esista o meno il giustificato motivo di questa
seconda categoria, bisognerà valutare concretamente le circostanze del
fatto.
Si tratta di una contravvenzione e non di un delitto, punita con
l’arresto e l’ammenda: non sono quindi consentiti né l’arresto in
flagranza né il fermo. L’art. 6 del D.L. 26 aprile 1993, n. 122, ha però
introdotto un'aggravante, in presenza della quale l’arresto è
facoltativo.
Gli ufficiali e gli agenti di P.G. hanno ora la facoltà di procedere
all’arresto, quando i reati in questione vengono commessi:
per finalità di discriminazione, o di odio etnico, nazionale, razziale e religioso;
oppure al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o
gruppi che hanno tra i loro scopi la detta finalità.

19.6.1. La lunghezza della lama


Il porto senza giustificato motivo di strumenti da punta e da taglio
atti ad offendere, costituisce sempre reato, a prescindere dalla
lunghezza della lama.
E' da considerarsi abrogato l’art. 80 del Regolamento TULPS, che
considerava lecito il porto di coltelli e forbici con lama di lunghezza
inferiore a 4 cm.

19.7. Porto abusivo di strumenti atti a offendere nelle pubbliche


riunioni
Nelle pubbliche riunioni non possono essere portate armi di nessun
genere, né strumenti atti ad offendere (art. 4 L. 110/75).
Vale quanto precisato in merito al divieto di portare armi da sparo
nelle pubbliche riunioni.

§ 20. BALESTRE
Le balestre moderne di qualsiasi dimensione ed i relativi dardi
vanno considerate nel novero delle armi improprie e non sono
soggette all’obbligo della denuncia (Circ. 559/C.22590.10179 (17) del
16 dicembre 1995).
Ai sensi degli articoli 4/2° della legge n. 110/1975 e 45/2° del
regolamento al TULPS, senza giustificato motivo non possono essere
portate fuori della propria abitazione.
Rientrando tra le armi improprie con destinazione
prevalentemente sportiva, possono essere trasportate, con giustificato
motivo (uso sportivo), fuori dell’abitazione e delle appartenenze di
essa; il trasporto deve avvenire con l’attrezzo sportivo scarico, posto
nell’apposita custodia. È invece sempre vietato il porto in
atteggiamento venatorio (vedi art. 21 della legge 157/92).

§ 21. STRUMENTI RIPRODUCENTI ARMI


Gli strumenti riproducenti armi non possono essere fabbricati con
l’impiego di tecniche e di materiali che ne consentano la
trasformazione in armi.
Se realizzati in metallo devono avere la canna completamente
ostruita, non in grado di camerare cartucce ed avere la canna occlusa
da un tappo rosso inamovibile.
Quelli da segnalazione acustica, destinati a produrre un rumore
tramite l'accensione di una cartuccia a salve, devono avere la canna
occlusa da un inserto di metallo ed un tappo rosso inamovibile
all'estremità della canna.
Chi produce o pone in commercio strumenti riproducenti armi
senza l’osservanza di queste disposizioni è punito con la reclusione e
con la multa.
Invece non commette alcuna violazione alla legge sulle armi chi
semplicemente detiene uno strumento riproducente un'arma priva di
tappo rosso.
Tuttavia quando l’uso o il porto d’armi è previsto quale elemento
costitutivo o circostanza aggravante del reato, il reato stesso sussiste o
è aggravato anche qualora si tratti di arma per uso scenico o di
strumenti riproducenti armi la cui canna non sia occlusa a norma di
legge.
Per esempio, commette il reato di rapina aggravata dall’uso delle
armi, come se l’arma fosse vera, il malvivente che per commettere il
reato, impugni un’arma giocattolo priva di tappo rosso.

21.1. Strumenti da salve e strumenti da soft-air


Le soft-air, realizzate prevalentemente in materiale plastico,
costituiscono fedeli copie di armi da guerra o comuni da sparo;
funzionano ad aria compressa o a gas compresso.
Gli strumenti denominati “softair”, vendibili solo ai maggiori di 16
anni, possono sparare pallini in plastica, di colore vivo, per mezzo di
aria o gas compresso, purché l'energia del singolo pallino, misurata ad
un metro dalla volata, non sia superiore ad 1 joule.
La canna dell'arma deve essere colorata di rosso per almeno tre
centimetri e qualora la canna non sia sporgente la verniciatura deve
interessare la parte anteriore dello strumento per un pari tratto (art. 5,
comma 4 della L. 110/1975)
Esse sono impiegate principalmente nei cosiddetti war games
(giochi di guerra).
L’articolo 4 poi, stabilisce che senza giustificato motivo, non
possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle appartenenze
di essa, gli strumenti softair. Il contravventore è punito con l’arresto e
l’ammenda.

§ 22. ARMI AD ARIA E GAS COMPRESSI. REPLICHE DI ARMI


ANTICHE AD AVANCARICA MONOCOLPO
Le repliche di armi antiche ad avancarica monocolpo e le armi ad
aria compressa di modesta capacità offensiva rientrano ora nella
categoria degli strumenti atti ad offendere, soggetti però alla disciplina
specifica della Legge 526/99 e del Decreto 362/2001.
Non si applicano le norme penali che regolano le armi comuni da
sparo o le armi proprie: le violazioni delle disposizioni del
regolamento sono punite con sanzione amministrativa.

22.1. Armi ad aria compressa o gas compressi


Le “armi” ad aria compressa o gas compressi, sia lunghe che corte, i
cui proiettili erogano un’energia cinetica non superiore a 7,5 Joule non
sono più considerate armi comuni da sparo, ma “strumenti” con
modesta capacità offensiva ai quali non si applicano le sanzioni di cui
all’art. 34 L. 110/75. È ovvio quindi che le parti di queste “armi”, non si
considerano parti di arma comune da sparo.
Il loro utilizzo non è però completamente libero, ma è soggetto al
regolamento del Ministero dell’Interno (decreto 9 agosto 2001, n.
362), che prevede specifiche sanzioni amministrative per le eventuali
violazioni.
Questi “strumenti” possono utilizzare esclusivamente il
funzionamento semiautomatico od a ripetizione semplice ordinaria e
sono destinati al lancio di pallini inerti non idonei a contenere o
trasportare altre sostanze o materiali.
L’acquisto è consentito alle persone maggiorenni, senza necessità
di autorizzazione, ma l’operazione deve essere registrata da parte
dell’armiere.
Neppure per il porto vi è obbligo di autorizzazione dell’autorità di
pubblica sicurezza. Si tratta tuttavia di strumenti atti ad offendere di
cui il porto è consentito solo per giustificato motivo, così come avviene
per un arco, una balestra, un coltello.
La cessione ed il comodato sono consentiti fra i soggetti
maggiorenni: è vietato l’affidamento a minori. Anche l’utilizzo è
consentito esclusivamente a maggiori di età o minori assistiti da
maggiorenni, salva la deroga per il tiro a segno nazionale, in poligoni o
luoghi privati non aperti al pubblico.

Fabbricazione ed importazione
La fabbricazione ed importazione sono soggette all’autorizzazione
del questore prevista dall’articolo 31 TULPS L’importazione di un
numero superiore a tre nel corso del medesimo anno solare, richiede
oltre alla licenza del questore, anche quella del prefetto.

Esportazione
Chiunque intende esportare le “armi” deve darne preventivo avviso
scritto al questore della provincia da cui sono spedite. Se entro dieci
giorni dal ricevimento dell’avviso non intervengono provvedimenti
dell’autorità di P.S., l’esportazione si intende autorizzata.

Cessione
La cessione per ragioni di commercio è consentita a coloro che
sono titolari dell’autorizzazione del questore per il commercio di armi,
prevista dall’articolo 31 TULPS
I commercianti di armi provvedono all’annotazione nel registro
delle operazioni giornaliere.
Le armi possono essere acquistate da soggetti maggiorenni muniti
di valido documento di riconoscimento. Ciò vale anche per le aste
pubbliche.
Sono consentiti la cessione ed il comodato, purché avvengano con
scrittura privata tra soggetti maggiorenni. Non è necessaria la scrittura
privata del comodato a termine di durata non superiore a 48 ore.
La vendita per corrispondenza è soggetta alla medesima normativa
delle armi comuni da sparo.
Detenzione
La detenzione non è sottoposta all’obbligo di denuncia e non si
applicano i limiti alla detenzione previsti per le armi comuni da sparo.

Porto
Il porto non è sottoposto ad autorizzazione dell’autorità di pubblica
sicurezza. Gli “strumenti” non possono essere portati fuori dalla
propria abitazione o delle appartenenze di essa senza giustificato
motivo né possono essere portati in riunioni pubbliche.
L’utilizzo è consentito esclusivamente a maggiori di età o minori
assistiti da soggetti maggiorenni, fatta salva la deroga per il tiro a
segno nazionale in poligoni o luoghi privati non aperti al pubblico.

Trasporto
Le “armi” devono essere trasportate scariche e inserite in custodia.

Riassumendo
Nelle riproduzioni di armi che utilizzano aria o gas compressi,
distinguiamo
potenza <0,5 Joule: giocattoli per bambini (D.Lgs. n. 313 del 27 settembre 1991) -
obbligo del tappo rosso;
potenza <1 Joule : giocattoli per adulti o “modelli di arma soft air” (art. 2 e 5 della l.
110/1975) - obbligo del tappo rosso;
potenza <7,5 Joule: armi con modesta capacità offensiva (D.M. 9.8.2001 n. 362);
potenza > 7,5 Joule: considerate armi comuni da sparo (art. 2 co. 3 L. 110/1975).

22.2. Repliche di armi antiche monocolpo ad avancarica


Le repliche di armi antiche ad avancarica a colpo singolo di
modello e/o tipologia anteriore al 1890 utilizzano per il
funzionamento fuoco e munizionamento costituito da polvere nera, o
equivalente, e pallini di piombo, che vengono introdotti singolarmente
nella canna della volata o dalla parte anteriore della camera di
scoppio; essi sono dotate di un sistema di accensione a miccia e/o a
pietra e/o a capsula e sono portatili (art. 12 D.M. 9 agosto 2001, n.
362).
Il requisito che l’arma sia “portatile” è importante perché permette
di escludere le repliche di cannoni.

Immatricolazione e verifica di funzionamento


Le repliche di armi antiche ad avancarica monocolpo devono recare
impressi sigla, marchio e numero di matricola.
I prototipi prodotti all’estero sono sottoposti a cura
dell’importatore alla verifica di funzionamento da parte del banco
nazionale di prova.

Detenzione, cessione, trasporto, fabbricazione,


esportazione, importazione
Vale la normativa in vigore per le “armi” ad aria compressa di
modesta capacità offensiva.

Porto
In questo le repliche di armi antiche monocolpo ad avancarica si
differenziano dagli “strumenti” ad aria compressa di modesta capacità
offensiva. Il porto infatti è sottoposto alla normativa vigente per le
armi comuni da sparo ed occorre quindi la licenza di porto d’armi,
lunghe o corte a seconda dei casi.

§ 23. STRUMENTI DI AUTODIFESA


E' richiesta la licenza del Ministro dell’Interno per la fabbricazione,
l’importazione, l’esportazione, la raccolta, la detenzione e la vendita
degli strumenti di autodifesa specificamente destinati all’armamento
dei Corpi armati o di polizia.
La norma non distingue tra autodifesa “attiva” e autodifesa
“passiva”. Sembra perciò che rientrino nella previsione dell’art. 28
TULPS sia lo sfollagente che il giubbotto antiproiettile.
Viceversa lo spray al peperoncino) non può essere considerato uno
strumento “specificamente” destinato all’armamento dei Corpi armati
o di polizia.
Al riguardo, con Decreto 12 maggio 2011, n 103 del Ministro
dell’Interno, sono state definite le caratteristiche tecniche degli
strumenti di autodifesa, che nebulizzano un principio attivo naturale a
base di oleoresin capsicum, e che non avendo l’attitudine a recare
offesa alla persona, sono di libera vendita

SCHEDA RIASSUNTIVA
PORTO E TRASPORTO DELLE ARMI
(Circ. Min. Int. 559/C315910100 del 17 febbraio 1998)
Il trasporto di un’arma consiste nel trasferimento da un luogo ad
un altro «come oggetto inerte e non suscettibile di uso». Il porto
invece è caratterizzato dalla pronta disponibilità dell’arma.
Qualunque sia il titolo abilitativo, il numero di armi comuni
trasportate per singola movimentazione non può essere superiore a 6.

A) I titolari di licenza di porto d’armi (pistola o rivoltella,


bastone animato e armi lunghe da fuoco) di cui all’art. 42 possono:
- portare il tipo o i tipi d’armi indicati nell’autorizzazione;
- trasportare ed acquistare tutte le armi comuni da sparo.
I titolari di porto di pistola o rivoltella per difesa personale
sono legittimati al porto anche contemporaneamente delle armi corte
detenute in forza della sola denuncia, sino al numero massimo (tre).

B) I titolari di licenza di porto d’armi lunghe da fuoco per tiro


a volo con canna ad anima liscia possono:
- portare il tipo d’arma oggetto dell’autorizzazione;
- trasportare e acquistare tutte le armi comuni da sparo.

C) I titolari di licenza di trasporto delle armi per uso sportivo


(ex art. 7 legge 25 marzo 1986, n. 85) possono trasportare
esclusivamente le armi da sparo lunghe e corte classificate sportive.
D) I titolari della carta di riconoscimento (cosiddetta carta
verde) di cui all’art. 76 del regolamento TULPS possono, percorrendo
l’itinerario più breve, trasportare dal luogo di detenzione alle sezioni
del tiro a segno nazionale cui sono iscritti, tutte le armi comuni da
sparo utilizzabili nelle sezioni stesse.
E) I titolari della licenza di collezione di armi artistiche, rare
o antiche (art. 32/3ª del TULPS) possono trasportare, acquistare e
vendere le armi classificate antiche, artistiche o rare di importanza
storica di modelli anteriori al 1890 (art. 1 del D.M. 14 aprile 1982).
F) I titolari di nulla osta all’acquisto ex art. 35 TULPS possono
trasportare (non portare) le armi acquistate dall’armeria (o dalla
dimora del venditore privato) fino al luogo di detenzione.
G) I titolari di carta europea d’arma da fuoco residenti in stato
dell’Unione possono:
1. Se interessati all’attività venatoria in Italia ed autorizzati alla
medesima attività nel paese di provenienza:
1.1. Introdurre, trasportare sul territorio nazionale e
ritrasferire entro un anno le armi lunghe da fuoco, iscritte nella
carta, considerate mezzi da caccia, nel numero massimo
consentito (tre armi e 1000 cartucce per dette).
1.2. Portare nei periodi e nei luoghi sul territorio nazionale
in cui la caccia è permessa:
1.2.1. le armi suddette
1.2.2. gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze
venatorie.
2. Se interessati all’attività sportiva:
2.1. Introdurre, trasportare sul territorio nazionale e
ritrasferire entro un anno le armi da sparo lunghe o corte,
iscritte nella carta, classificate sportive ed inserite nell’apposito
elenco, nel numero massimo consentito (3 armi e mille cartucce
per dette).
2.2. Portare le armi suddette esclusivamente nell’ambito
dell’attività sportiva.
3. Se interessati al porto e trasporto per motivi diversi da quelli
sopra indicati:
3.1. Introdurre, trasportare nel territorio nazionale e
ritrasferire entro un anno le armi comuni da fuoco lunghe e
corte nel numero massimo consentito (sei armi, 200 cartucce a
palla per armi corte e 1500 cartucce da caccia).
3.2. Portare le armi consentite, previa autorizzazione del
capo della polizia.

H) I titolari dell’autorizzazione all’importazione temporanea


di armi comuni da sparo e relative munizioni per l’esercizio
dell’attività venatoria o sportiva, (D.M. 5 giugno 1978) possono:
a) importare, trasportare e riesportare entro 90 giorni armi lunghe
da fuoco considerate mezzi da caccia, nel numero massimo
consentito dall’art. 2 del D.M. 5 giugno 1978 (due armi e 200
cartucce per dette) dal confine al luogo o ai luoghi dove
intendono svolgere attività venatoria;
b) importare, trasportare e riesportare entro 90 giorni armi da
sparo lunghe e corte classificate sportive nel numero massimo
consentito dall’art. 4 del D.M. 5 giugno 1978 (tre armi e 1000
cartucce);
c) portare l’arma o le armi suddette esclusivamente nell’ambito
dell’attività sportiva o nei periodi e nei luoghi in cui la caccia è
permessa sul territorio regionale.
I) In tutti gli altri casi: il trasporto deve essere effettuato previo
avviso al questore (art. 34/2ª TULPS).
- Capitolo
VI -
Esplosivi e munizioni

§ 1. CLASSIFICAZIONI
L’esplosivo è una «sostanza o miscela di sostanze che, in seguito ad
un adatto stimolo esterno (urto, sfregamento, percussione, azione
chimica) può trasformarsi chimicamente sviluppando in un tempo
brevissimo una grande quantità di gas ad altissima temperatura e
pressione» (Bellagamba - Vigna pag. 35).
L’art. 53 del TULPS vieta in modo assoluto qualsiasi tipo di attività
relativa ai prodotti esplodenti non riconosciuti e classificati dal
Ministero dell’Interno.
Il successivo art. 54 ribadisce che la licenza non può essere
concessa se l’esplosivo non sia stato già riconosciuto e classificato.
L’elenco degli esplosivi riconosciuti e classificati (art. 82 del Reg.
TULPS) è suddiviso in cinque categorie e cioè:
1) polveri e prodotti affini negli effetti esplodenti;
2) dinamiti e prodotti affini negli effetti esplodenti;
3) detonanti e prodotti affini negli effetti esplodenti;
4) artifici e prodotti affini negli effetti esplodenti;
5) munizioni di sicurezza e giocattoli pirici.
La Corte di Cassazione ha introdotto una ulteriore distinzione:
a) esplosivi veri e propri dotati di micidialità, le cui condotte illecite
integrano sempre delitti;
b) materie esplodenti prive di micidialità (con finalità di svago,
come gli artifici pirici), che trovano disciplina nelle ipotesi
contravvenzionali del TULPS e degli artt. 678 e 679 C.P..
§ 2. FABBRICAZIONE DI ESPLOSIVI
La fabbricazione degli esplosivi non riconosciuti è vietata in modo
assoluto, e non può essere rilasciata alcuna autorizzazione
amministrativa.
Per esercitare l’attività della fabbricazione di esplosivi riconosciuti
e classificati è necessaria una licenza: l’autorità competente è diversa a
seconda del tipo di esplosivo.

§ 3. INTRODUZIONE DI ESPLOSIVI NELLO STATO


Per introdurre nello Stato prodotti esplodenti occorre la licenza del
Ministro dell’Interno. Nel caso di importazione in transito la licenza è
rilasciata dal prefetto (art. 54 TULPS).

§ 4. DETENZIONE E DEPOSITO DI ESPLOSIVI


L’art. 38 del T.U. prevede, come per le armi, che chi detiene
materie esplodenti di qualsiasi genere e in qualsiasi quantità deve
farne denuncia all’ufficio di P.S. o, in mancanza, al comando dei
Carabinieri.
Occorre distinguere tra detenzione e deposito. Infatti, mentre per la
detenzione è sufficiente la denuncia, per il deposito occorre la licenza
del Ministro dell’Interno o del prefetto, a seconda del tipo di esplosivo
(artt. 46 e 47 TULPS).
Tali esplosivi devono essere custoditi in luogo adatto, fuori
dall’abitato, in modo che non possano cadere in altre mani; vige
l’assoluto divieto di venderli, cederli o consegnarli ad altri.

§ 5. VENDITA E CESSIONE DI ESPLOSIVI


La licenza di vendita di esplosivi è rilasciata dal Ministro
dell’Interno o dal prefetto, in relazione al diverso tipo di esplosivo,
secondo gli stessi criteri per la licenza di fabbricazione stabiliti dagli
artt. 46 e 47 del TULPS

§ 6. ESERCIZI DI MINUTA VENDITA


Per esercitare la vendita di polveri, cartucce per armi comuni,
munizioni di sicurezza, artifici e giocattoli pirici, occorre la licenza del
prefetto, rilasciata previo parere della commissione tecnica
provinciale.
Negli esercizi di minuta vendita si possono tenere e vendere:
fino a 200 kg. netti di prodotti esplodenti.
fino a complessivi 50 kg. netti di manufatti pirotecnici (V categoria, gruppo D), nelle
loro confezioni originali, anche nei locali dove è consentito l’accesso al pubblico
un quantitativo illimitato di manufatti della V categoria gruppo E: munizioni
giocattolo, air bag e pretensionatori per cinture di sicurezza, bossoli innescati e
inneschi per munizioni per armi di piccolo calibro, cartucce per strumenti tecnici (es.
sparachiodi ecc..) cartucce a salve ad effetto sonoro.

Oltre questo limite si debbono rispettare tutte le norme che


disciplinano i depositi di materie esplosive comprese nel Cap. IV
dell’allegato B al Reg. TULPS

Custodia e conservazione dei materiali


Le polveri e le cartucce devono essere custodite in locali distinti,
anche se contigui a quelli nel quale sono custoditi gli artifici esplodenti
e i giocattoli pirici.
I prodotti esplodenti devono essere collocati su scaffali metallici o
di legno ignifugato, di adeguata resistenza meccanica, aperti o chiusi
solo ai lati, ed ancorati in modo da garantirne la stabilità; gli scaffali
metallici devono essere collegati a dispersori di terra.
I prodotti esplodenti possono essere conservati su pallets.
Le munizioni per armi corte devono essere custodite in armadi
metallici con sportelli dotati di serratura di sicurezza.
Negli ambienti in cui è ammesso il pubblico sono consentiti solo gli
scaffali, sui quali possono essere collocati ed esposti in mostra:
polveri e cartucce per armi lunghe;
artifici e prodotti esplodenti, munizioni di sicurezza e giocattoli pirici (manufatti di
IV e V categoria) resi inerti;
manufatti pirotecnici, munizioni giocattolo, cartucce per strumenti tecnici, cartucce a
salve ecc.. (manufatti della V categoria, gruppo D e gruppo E).
Caricamento di cartucce
Negli esercizi di minuta vendita può essere consentito unicamente
il caricamento di cartucce con polveri senza fumo: la commissione
tecnica provinciale indica il quantitativo massimo di cartucce
caricabile giornalmente.
Il locale destinato al caricamento non può essere adibito ad altri
usi.

§ 7. ACQUISTO E VENDITA DI ESPLOSIVI


È vietato vendere o in qualsiasi modo cedere materie esplodenti di
I, II, III, IV e V categoria, gruppo A e B a privati che non siano muniti
di permesso di porto d’armi ovvero di nulla osta rilasciato dal
questore. Il nulla osta, che ha la validità di un mese ed è esente da ogni
tributo, non può essere rilasciato a minori (art. 55 TULPS).
Le materie esplodenti di V categoria, gruppo C, possono essere
vendute o cedute solo a persone maggiorenni che esibiscono un
documento d’identità valido; l’operazione deve essere annotata sul
registro ed inserita nella comunicazione mensile.

§ 8. REGISTRO DELLE OPERAZIONI GIORNALIERE


Gli esercenti di fabbriche, depositi o rivendite di esplodenti, hanno
l’obbligo di tenere un registro delle operazioni giornaliere che deve
essere esibito ad ogni richiesta degli ufficiali o agenti di P.S. (art. 55
TULPS).
Nel registro si annota:
- la data dell’operazione;
- la persona o la ditta con la quale l’operazione è compiuta;
- la specie e quantità dell’esplosivo acquistato o venduto;
- il modo col quale l’acquirente ha dimostrato la propria identità.
Questi dati debbono essere ogni mese comunicati all’ufficio di
polizia competente per territorio.
Gli obblighi di registrazione non si applicano alle materie
esplodenti di V categoria, gruppi D ed E, né alla vendita al minuto
delle cartucce da caccia a pallini, dei relativi bossoli o inneschi (art. 5
L. 110/75).

§ 9. TRASPORTO DI ESPLOSIVI
Per il trasporto, come per la fabbricazione, la legge richiede la
licenza del Ministro dell’Interno o del prefetto, in relazione al tipo di
esplosivo (artt. 46 e 47 TULPS).
Ora, a seguito di delega permanente del Ministro [Circ. n.
10.245.12982(40) 6 del 2 febbraio 1983], le licenze per il trasporto di
esplosivi di qualsiasi tipo sono sempre rilasciate dal prefetto.

§ 10. OBBLIGO DI CUSTODIA, DENUNCIA DI SMARRIMENTO O


FURTO O DENUNCIA DI RINVENIMENTO
Gli esplosivi sono sottoposti alla stessa disciplina delle armi da
guerra e comuni da sparo (art. 20 della legge 110/75).

§ 11. MUNIZIONI

11.1. Munizioni da guerra e munizioni per armi comuni da sparo


Sono munizioni da guerra le cartucce ed i relativi bossoli, i proiettili
o parti di essi destinati al caricamento delle armi da guerra (art. 1 legge
110/75).
Le munizioni per armi comuni da sparo, cioè quelle destinate al
caricamento delle armi comuni da sparo, non trovano invece una
definizione nella legge.

11.2. Detenzione di munizioni


L’art. 38 TULPS dispone, come per le armi, che chiunque detiene
munizioni finite deve farne denuncia entro le 72 ore successive alla
acquisizione della loro materiale disponibilità, all'ufficio locale di
pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando
dell'Arma dei Carabinieri, ovvero per via telematica al sistema
informatico "GEA".
Non hanno l’obbligo della denuncia le persone autorizzate alla
fabbricazione, all’introduzione, al commercio delle armi e delle
materie esplodenti.
La denuncia dell’arma non esime dall’obbligo di denunciare anche
le munizioni, salvo l’eccezione delle cartucce da caccia caricate a
pallini.
Dall’esame dell’art. 26 della legge 110/75 e dell’art. 97 del
regolamento di P.S., risultano disciplinate quattro diverse situazioni:
a) detenzione di cartucce da caccia caricate a palla, con o
senza la detenzione della relativa arma:
1) da 1 a 1500 occorre la denuncia;
2) oltre le 1500 necessita la licenza del prefetto;
b) detenzione di cartucce da caccia caricate a pallini,
senza detenzione della relativa arma:
1) da 1 a 1500 occorre la denuncia;
2) oltre le 1500 necessita la licenza del prefetto;
c) detenzione di cartucce da caccia caricate a pallini, con
la detenzione della relativa arma:
1) fino a mille possono essere detenute senza specifica denuncia (è
sufficiente quella dell’arma);
2) da 1000 a 1500 occorre la denuncia specifica;
3) oltre le 1500 necessita la licenza del prefetto;
d) detenzione di cartucce cariche per pistola o rivoltella
(art. 97 Reg. TULPS):
1) da 1 a 200, è sufficiente la denuncia;
2) oltre 200, occorre la licenza del prefetto.

Occorre sempre la denuncia delle munizioni relative alle armi già


regolarmente denunciate
Una costante giurisprudenza ha ritenuto che l’obbligo della
denuncia riguardi la detenzione e non l’acquisto, e non costituisca
reato il fatto di chi reintegri la scorta di munizioni, consumate durante
una esercitazione di tiro, senza denunziare il nuovo acquisto, ma non
superando il numero di munizioni detenute e già denunziate
precedentemente.
Il collezionista di armi non può detenere munizioni per le armi che
ha in collezione.

11.3. Trasporto di munizioni


Fino a 1500 cartucce da fucile da caccia (sia a palla che a pallini)
caricate a polvere e non più di 200 cartucce cariche per pistola o
rivoltella (purché regolarmente denunciate) possono essere
trasportate senza licenza. Oltre questi limiti (art. 97 Reg. P.S.), occorre
la licenza del prefetto.

11.4. Fabbricazione e vendita di munizioni


Per l’esercizio della fabbricazione di munizioni per armi comuni da
sparo occorre la licenza del prefetto (art. 47 TULPS).
Gli esercenti di rivendite di materiali esplodenti di qualsiasi specie
devono tenere un registro delle operazioni giornaliere e devono
comunicare mensilmente all’ufficio di polizia territorialmente
competente le generalità delle persone che hanno acquistato
munizioni ed esplosivi e gli estremi dei titoli abilitativi esibiti (art. 55
TULPS).
Tali disposizioni non si applicano alla vendita al minuto delle
cartucce da caccia a pallini, dei relativi bossoli o inneschi, nonché alla
vendita dei pallini per le armi ad aria compressa (art. 5 legge 110/75).

11.5. Vendita o acquisto di munizioni


Come le armi comuni da sparo, anche le munizioni possono essere
vendute solo a persona munita di porto d’armi o di nulla osta rilasciato
dal questore (art. 55 TULPS).
Nel permesso di porto d’armi e nel nulla osta all’acquisto è indicato
il numero massimo di munizioni di cui è consentito l’acquisto nel
periodo di validità del titolo. Non sono computate le munizioni
acquistate e immediatamente utilizzate nei poligoni dell’Unione
italiana tiro a segno (art. 12/1 D.L. 8 giugno 1992, n. 306).

11.6. Trasferimento di munizioni all’interno dell’Unione Europea


Il trasferimento di munizioni per uso civile dall’Italia verso uno
Stato membro dell’Unione Europea è subordinato ad autorizzazione
del prefetto della provincia di partenza.
L’introduzione in Italia da uno Stato dell’UE è subordinata ad
autorizzazione delle autorità dello stato di partenza, previo nulla osta
del prefetto della provincia di destinazione.
L’autorizzazione e il nulla osta devono accompagnare le munizioni
e devono essere esibiti ad ogni richiesta degli ufficiali e agenti di
pubblica sicurezza (art. 10, comma 11 del D.Lgs. 2 gennaio 1997, n. 7).

§ 12. SPARO DI MINE E DI ESPLOSIVI (D.M. 8 aprile 2008)


Le attività di posizionamento e di sparo dei prodotti esplosivi di 2a
e 3a categoria per uso civile deve svolgersi alla presenza della Forza
pubblica, o, in mancanza, adottando le misure di sicurezza e di
controllo prescritte dal questore, di guardie particolari giurate.
Delle operazioni di posizionamento e sparo deve essere dato
preventivo avviso, almeno cinque giorni prima, al questore, che, nei
tre giorni successivi comunica la disponibilità della forza pubblica o
prescrive le misure di sicurezza e di controllo occorrenti.
L’uso delle mine è disciplinato dall’All. B al regolamento TULPS
capitolo V che tra l’altro prescrive:
prima dell’accensione delle mine, chi ne dirige l’esecuzione deve disporre che le
persone si mettano al riparo in luogo sicuro e a conveniente distanza dalle mine
stesse. Egli darà il segnale dell’accensione previo avvertimento di ritirarsi, dato ad
alta voce o mediante suoni di tromba, a tutte le persone che si trovino nelle vicinanze,
lasciando loro il tempo necessario e facendo loro conoscere il numero dei colpi di
mina che dovranno esplodere;
quando una mina non prende fuoco, è vietato entrare nei cantieri ove essa si trova e
negli altri a questo adiacenti o contigui, prima che siano trascorsi trenta minuti
almeno;
la mina mancata non potrà essere scaricata. Si potrà far esplodere con un’altra
cartuccia o un’altra mina. Dopo l’esplosione di una o più mine, quando si sarà
acquistata la certezza, contando i colpi, che non ne rimane un’altra da esplodere,
dovranno lasciarsi trascorrere ancora cinque minuti prima di rientrare nei cantieri,
oppure 10 minuti se l’accensione ha avuto luogo elettricamente.

§ 13. ARTICOLI PIROTECNICI


Il D.Lgs. 4 aprile 2010, n. 58 individua i requisiti essenziali di
sicurezza che gli articoli pirotecnici devono possedere per poter essere
immessi sul mercato.

13.1. Definizioni e classificazione


Ai fini del D.Lgs. 58/2010 si intende per articolo pirotecnico
qualsiasi articolo contenente sostanze esplosive o una miscela
esplosiva di sostanze destinate a produrre un effetto calorifico,
luminoso, sonoro, gassoso o fumogeno o una combinazione di tali
effetti grazie a reazioni chimiche esotermiche automantenute;
Gli articoli pirotecnici sono classificati in categorie conformemente
al loro tipo di utilizzazione, alla loro finalità e al livello di rischio
potenziale, compreso il livello della loro rumorosità:
a) fuochi d’artificio (articoli pirotecnici destinati a fini di svago);
b) articoli pirotecnici teatrali (destinati ad esclusivo uso scenico, in
interni o all’aperto, anche in film e produzioni televisive o per usi
analoghi);
c) altri articoli pirotecnici diversi dai fuochi d’artificio e dagli
articoli pirotecnici teatrali.

13.2. Limitazioni alla vendita di articoli pirotecnici


In generale la vendita di articoli pirotecnici è riservata a persone
maggiorenni. Solo i fuochi con "rischio potenzialmente basso" possono
essere venduti a minori di età superiore a 14 anni.
Per alcune categorie è richiesto il nulla osta del questore, o il
possesso di autorizzazione
In sintesi
categoria F1: Almeno 14 anni di età Documento di identità o
conoscenza diretta
Categorie F2, T1, P1 Maggiore età Documento di identità
Categoria F3 Maggiore età Nulla osta o porto d’armi
Categorie F4, T2, P2 Maggiore età e conoscenze specialistiche - Lic.
Art. 47 TULPS o nulla osta
- Capitolo
VII -
Attività di Polizia giudiziaria in materia di
armi e di esplosivi
§ 1. ARRESTO IN FLAGRANZA IN MATERIA DI ARMI
Secondo l’art. 380 del C.P.P., 2° comma lettera g), gli ufficiali e gli
agenti di P.G. procedono all’arresto (obbligatorio) di chi è colto in
flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:
«delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa
in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al
pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, esplosivi ed
armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo (quindi almeno
due) escluse quelle previste dall’art. 2 comma 3 legge 18 aprile 1975,
n. 110 (da bersaglio da sala, ad emissione di gas, ad aria compressa,
strumenti lanciarazzi)».
Secondo l’art. 381, gli ufficiali e gli agenti di P.G. hanno la facoltà di
arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo,
consumato o tentato per il quale la legge stabilisce la pena della
reclusione superiore nel massimo a 3 anni, ovvero di un delitto
colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a cinque anni.
L’art. 381, comma 2 lettera m), prevede inoltre l’arresto facoltativo
per il delitto di alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non
riconosciuti.
Come prescritto dal comma 4 dell’art. 381, si procede all’arresto in
flagranza, facoltativo, soltanto se la misura è giustificata dalla gravità
del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto desunta dalla sua
personalità o dalle circostanze del fatto.

§ 2. LE PERQUISIZIONI DI INIZIATIVA

2.1. La perquisizione in flagranza di reato


L’art. 352 del C.P.P. stabilisce che nella flagranza del reato gli
ufficiali di P.G. procedono a perquisizione personale o locale, quando
hanno fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino occultate
cose o tracce pertinenti al reato, che possono essere cancellate o
disperse, ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato
luogo.
La perquisizione è legittima quando sussistono
contemporaneamente due condizioni:
– la flagranza del reato: è in stato di flagranza chi viene colto
nell’atto di commettere il reato, ovvero chi, subito dopo il reato, è
inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre
persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli
abbia commesso il reato immediatamente prima. Nel reato
permanente lo stato di flagranza dura fino a quando non è cessata la
permanenza;
– il fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino
occultate cose o tracce pertinenti al reato, che possano essere
cancellate o disperse, ovvero (per la perquisizione locale) che tali cose
o tracce si trovino in un determinato luogo. Non basta il semplice
sospetto, ma occorre qualcosa di più concreto. La perquisizione basata
su questi presupposti può essere eseguita di norma dagli ufficiali di
P.G.; in caso di particolare necessità e urgenza (art. 113 N. Att.) è
consentita anche agli agenti di P.G.

2.2. La perquisizione ai sensi dell’art. 41 TULPS


L’inviolabilità del domicilio è presidiata da garanzia costituzionale,
tuttavia in qualche caso, tassativamente stabilito dalla legge, la polizia
giudiziaria può effettuare perquisizioni locali anche domiciliari,
d’iniziativa, senza un provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Uno di questi casi è disciplinato dall’art. 41 del Testo Unico di
Pubblica Sicurezza, espressamente mantenuto in vigore dall’art. 225
delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del nuovo
codice di procedura penale (N. Att.)
“Gli ufficiali e gli agenti di P.G. che abbiano notizia, anche se per
indizio, dell’esistenza in qualsiasi locale pubblico o privato o in
qualsivoglia abitazione, di armi, munizioni o materie esplodenti, non
denunciate o non consegnate o comunque abusivamente detenute,
procedono immediatamente a perquisizione e sequestro (art. 41
T.U.L.P.S)”.
L’art. 41 prevede la perquisizione anche da parte degli agenti di
P.G., pur se non ricorrono i casi di particolare necessità ed urgenza
previsti dall’art. 113 N.Att.
Il presupposto della perquisizione è la notizia, almeno per indizio,
dell’esistenza di armi, munizioni o materie esplodenti abusivamente
detenute.
In questo caso gli operanti procedono (non è una facoltà, essi
debbono...) immediatamente (cioè nel minor tempo possibile, in
relazione alla necessità di agire in sicurezza).
Valgono le norme del codice di procedura penale:
il verbale di perquisizione ed eventuale sequestro è trasmesso senza ritardo e
comunque entro le 48 ore, per la convalida, al pubblico ministero del luogo ove
questi atti di P.G. sono stati eseguiti;
il difensore ha facoltà di assistere, senza diritto di essere preventivamente avvisato
(art. 356 c.p.p.)

Indizi che legittimano la perquisizione


Secondo la giurisprudenza prevalente della Cassazione (Sez. IV, n.
8919 del 4.6.1993; Sez. 1^, n. 12728 del 23.10.1995) l’art. 41 del R.D.
18 giugno 1931 n. 773 è applicabile anche nel caso in cui la notizia circa
l’esistenza delle armi illegittimamente detenute provenga da una
denuncia o segnalazione anonima.
In senso contrario si è espressa più recentemente la medesima
Corte, che ha affermato non utilizzabile come indizio posto a base della
perquisizione, una fonte anonima o una fonte confidenziale non
indicata. (Sez. I, sent. n. 18438 del 28-04-2006)
In conclusione: non è precluso alla Polizia giudiziaria d’iniziare
le indagini sulla base di una notizia anonima che, però, non può
restare l’unica fonte. Per la perquisizione occorre qualcosa in più:
occorre qualche ulteriore informazione che consenta alla notizia
anonima di acquistare la dignità di indizio (come ad esempio il fatto
che il soggetto sia stato in passato identificato in compagnia di
pregiudicati).

Rinvenimento di cose diverse dalle armi


Che accade se, nel corso della perquisizione legittimamente
effettuata ai sensi dell’art. 41 TULPS per la ricerca di armi, munizioni e
materie esplodenti, si rinvengono cose pertinenti ad altri reati (es:
proventi di furto)?
In base all’art. 55 c.p.p. la polizia giudiziaria deve, tra l’altro,
compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere
quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale.
Effettuerà quindi il sequestro che sarà utilizzabile finanche nel caso di
arbitrarietà della perquisizione.

Ore notturne
Secondo l’art. 352 c.p.p., che disciplina la perquisizione d’iniziativa
della Polizia giudiziaria in flagranza di reato, “la perquisizione
domiciliare può essere eseguita anche fuori dei limiti temporali
dell’art. 251 (1), quando il ritardo potrebbe pregiudicarne l’esito.
E l’art. 41 che prevede una perquisizione d’iniziativa, ma non in
flagranza di reato?
Come già visto, avuta la notizia, gli ufficiali e gli agenti di p.g.
procedono immediatamente ( essi debbono procedere e non possono
rimandare o attendere): in materia di armi, è la legge stessa che
stabilisce l’urgenza, la cui valutazione, negli altri casi, è invece rimessa
dall’art. 251 all’A.G., e dall’art. 352 alla P.G.

2.3. La perquisizione ai sensi dell’art. 4 della legge 22 maggio 1975, n.


152
Questa legge prevede che «In casi eccezionali di necessità e
urgenza che non consentono un tempestivo provvedimento
dell’autorità giudiziaria, gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria
e della forza pubblica, nel corso di operazioni di polizia possono
procedere, oltre che all’identificazione, all’immediata perquisizione sul
posto, al solo fine di accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e
strumenti di effrazione, di persone il cui atteggiamento o la cui
presenza, in relazione a specifiche e concrete circostanze di luogo e di
tempo, non appaiono giustificabili.
La perquisizione può estendersi per la medesima finalità al mezzo
di trasporto usato dalle persone indicate per giungere sul posto.
Delle perquisizioni deve essere redatto verbale, su apposito
modulo, che va trasmesso entro 48 ore al procuratore della Repubblica
e, nel caso previsto dal 1° comma (perquisizione personale),
consegnato all’interessato» (art. 4 legge 152/75).
A questa perquisizione, di natura preventiva, possono procedere sia
gli ufficiali che gli agenti di P.G.; è inoltre consentita ai militari delle
Forze armate impiegati in attività di controllo del territorio

Occorre che:
sussista un caso di necessità e urgenza che non consenta un tempestivo
provvedimento dell’A.G;
sia in corso una operazione di polizia. Sono operazioni di polizia non solo quelle
effettuate con grosso dispiegamento di forze, ma anche quelle normalmente svolte
dalle pattuglie. È certamente escluso che un agente o un ufficiale di P.G., fuori orario
di servizio, possa operare questo tipo di perquisizione quand’anche ricorressero tutte
le altre condizioni;
l’atteggiamento o la presenza delle persone, in relazione a specifiche e concrete
circostanze di luogo o di tempo, non appaia giustificabile. Di conseguenza se è
giustificato perquisire chi in orario notturno sia colto in atteggiamento sospetto nei
pressi di una banca, non è altrettanto legittima la perquisizione nei confronti di una
persona sorpresa in ora notturna vicino ad una banca, ma che risulti abitare nei pressi;
la perquisizione sia operata al solo fine di accertare l’eventuale possesso di armi,
esplosivi e strumenti di effrazione. Non è consentita questa forma di perquisizione,
pur in presenza di tutte le altre condizioni, per la ricerca, ad esempio, di sostanze
stupefacenti.

La perquisizione può essere personale ed è estesa al mezzo di


trasporto utilizzato per giungere sul posto. Non è permessa alcuna
forma di perquisizione locale o domiciliare basata sui presupposti
dell’art. 4 legge 152/72.
La perquisizione deve tassativamente avvenire sul posto. Se fosse
consentito accompagnare la persona in ufficio per procedere ivi a
perquisizione, si tramuterebbe di fatto questo istituto nel fermo di
polizia. Ovviamente nulla vieta che su richiesta dell’interessato, la
perquisizione avvenga in un luogo diverso a garanzia della riservatezza
dell’interessato stesso.
Deve essere redatto verbale su apposito modulo, da trasmettere
entro 48 ore al procuratore della Repubblica. Se si è proceduto a
perquisizione personale, una copia deve essere consegnata
all’interessato.
Se nel corso di questo atto si rinvengono cose o tracce pertinenti a
reato, esse debbono essere sequestrate.

2.4. Controlli, ispezioni e perquisizioni previsti dall’art. 27 della legge


55/90
La legge 19 marzo 1990, n. 55 ha introdotto nuove disposizioni per
la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di altre gravi forme
di manifestazione di pericolosità sociale.
Oltre a quanto previsto dall’art. 4 della legge 22 maggio 1975, n. 152
e dalle disposizioni in materia di produzione e traffico illecito di
stupefacenti e sostanze psicotrope, la legge consente, a determinate
condizioni, ispezioni, controlli e perquisizioni di iniziativa da parte
della polizia giudiziaria.

2.4.1. Ispezioni e controlli


Il controllo e l’ispezione dei mezzi di trasporto, dei bagagli e degli
effetti personali sono consentiti sia agli ufficiali che agli agenti di P.G.,
purché siano in corso operazioni di polizia per la prevenzione e la
repressione di specifici delitti, e precisamente:
a) del delitto previsto dall’art. 416 bis C.P. (associazione di tipo
mafioso);
b) di quelli commessi in relazione ad esso;
c) del delitto previsto dall’art. 648 bis C.P. (riciclaggio);
d) del delitto previsto dall’art. 648 ter C.P. (impiego di denaro, beni
e utilità di provenienza illecita);
e) di quelli indicati nei medesimi articoli.
Le operazioni di polizia cui si riferisce la legge sono sia quelle a
vasto raggio, sia quelle delle pattuglie singole. Non è invece lecito, pur
in presenza delle altre condizioni, un controllo effettuato, ad esempio,
da una pattuglia comandata in servizio antiborseggio o di polizia
stradale, o da una pattuglia della polizia municipale.
Occorre inoltre che gli operatori di polizia giudiziaria, nel corso
delle specifiche operazioni di polizia, abbiano fondato motivo (non
basta il semplice sospetto) di ritenere che possano essere rinvenuti:
a) denaro o valori costituenti il prezzo della liberazione della
persona sequestrata o provenienti dai predetti delitti;
b) armi, munizioni o esplosivi.
Dell’esito dei controlli e delle ispezioni è redatto processo verbale
su appositi moduli, trasmessi entro 48 ore al procuratore della
Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, li convalida entro le
successive 48 ore.

2.4.2. Perquisizioni
Nelle medesime circostanze, in casi eccezionali di necessità e
urgenza che non consentono un tempestivo provvedimento
dell’autorità giudiziaria, gli ufficiali di P.G. (non gli agenti) possono
altresì procedere a perquisizioni, (sia locali che personali), dandone
notizia, senza ritardo, e comunque entro le 48 ore, al procuratore della
Repubblica il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le
successive 48 ore.

2.5. La perquisizione di edifici


In base all'art. 25-bis del D.L. 8 giugno 1992, n. 306 gli ufficiali di
polizia giudiziaria (non gli agenti) possono procedere a perquisizioni
locali di interi edifici o di blocchi di edifici dove abbiano fondato
motivo di ritenere che:
si trovino armi, munizioni o esplosivi;
si sia rifugiato un evaso o un latitante, in relazione a taluno dei delitti indicati dall’art.
51 comma 3 bis C.P.P.

I termini per la comunicazione all’autorità giudiziaria sono più


brevi di quelli previsti per altre forme di perquisizione:
immediatamente, e comunque entro 12 ore deve essere informato il
procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente per
territorio il quale, se ne ricorrono i presupposti, convalida le
operazioni entro le successive 48 ore.
- Capitolo
VIII -
Industrie e mestieri pericolosi e insalubri
§ 1. INDUSTRIE PERICOLOSE
Per la disciplina delle attività delle industrie degli oli minerali e
delle altre industrie insalubri e pericolose, l’art. 63 TULPS rinvia alla
normativa speciale.

1.1. Oli minerali, lubrificanti e carburanti


Le attività di importazione, lavorazione, deposito di oli minerali,
lubrificanti e carburanti sono disciplinate dal R.D.L. 2 novembre 1933,
n. 1741, dal R.D.L. 17 novembre 1933, n. 1792, dalla legge 28 maggio
1959, n. 401 e dalla legge 7 maggio 1965, n. 460.
Autorizzazioni e concessioni:
- per l’importazione degli oli minerali greggi occorre la licenza
del Ministro per l’industria;
- per l’attività relativa al trattamento industriale, l’impianto e la
gestione di depositi destinati ad oli minerali, lubrificanti e carburanti
in genere, occorre un provvedimento di concessione del Ministro
dell’industria, commercio e artigianato.
Gli stabilimenti di oli minerali debbono essere collegati mediante
un impianto di segnalazione e di allarme con le centrali operative della
polizia o dei carabinieri.

1.2. Manifattura e deposito di sostanze insalubri


Sono industrie insalubri quelle che possono provocare danni alla
salute e alla incolumità pubblica.
Le manifatture, le fabbriche e i depositi di materie insalubri o
pericolose possono essere impiantati ed esercitati soltanto nei luoghi e
con le condizioni determinate dai regolamenti locali. In mancanza di
regolamenti, provvede il sindaco su domanda degli interessati (art. 64
TULPS).
Debbono essere ovviamente rispettati i piani regolatori per lo
sviluppo urbanistico e la normativa sanitaria.

§ 2. MESTIERI RUMOROSI
Sono mestieri rumorosi quelli che provocano l’emissione di rumori
forti e sgradevoli. Fra questi la giurisprudenza ha individuato:
l’esercizio di frantoio delle olive, le officine, i cantieri, le attività
inerenti ai venditori ambulanti, le attività di fabbro, di maestro di
canto, di maestro di musica.
L’art. 659 del C.P. punisce chi esercita una professione o mestiere
rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni
dell’autorità.
«L’inosservanza delle prescrizioni dei regolamenti comunali, che
limitano a determinate ore l’esercizio di professioni o mestieri
rumorosi, deve essere punita ai sensi dell’art. 659» (Cassazione sez. III
7 febbraio 1962, n. 2513).
- CapitoloIX -
I pubblici spettacoli
§ 1. SPETTACOLI E TRATTENIMENTI PUBBLICI

1.1. Parte generale


Le norme che disciplinano l’esercizio di attività inerenti agli
spettacoli e trattenimenti pubblici, debbono essere classificate in base
a due diversi criteri:
A) norme relative ai locali: che hanno lo scopo di tutelare
l’incolumità pubblica contro i pericoli di incendio, crollo, insufficienza
di uscite di sicurezza ecc. dell’edificio in cui si svolgono gli spettacoli.
In questo campo, l’intervento preventivo dell’autorità amministrativa
deve essere rigoroso. Perciò, per aprire teatri e locali di pubblico
spettacolo, occorre una apposita licenza, che può essere concessa solo
se lo stabile possiede le caratteristiche di sicurezza e solidità necessarie
(art. 80 TULPS);
B) norme relative alle rappresentazioni: che mirano alla
tutela della morale, del buon costume e dell’ordine pubblico; il
controllo dello Stato è incentrato particolarmente sui soggetti
organizzatori e sui loro requisiti soggettivi. Tende a sparire, o almeno
ad attenuarsi, la censura preventiva sullo spettacolo (il quale è
comunque una espressione del pensiero), a favore dell’intervento
repressivo, di competenza dell’A.G. nel caso in cui siano commessi dei
reati.
In relazione a queste due diverse esigenze, vengono rilasciati due
diversi tipi di licenza:
a) licenza per aprire teatri o luoghi di pubblico spettacolo (art.
80 TULPS), per cui sono rilevanti la struttura dell’edificio e le qualità
soggettive dell’imprenditore. Deve essere richiesta dal proprietario del
locale;
b) licenza per dare spettacoli, trattenimenti ecc. (artt. 68 e
seguenti TULPS), in cui gli aspetti rilevanti sottoposti al vaglio
dell’autorità sono le qualità soggettive dell’imprenditore e l’eventuale
influenza dello spettacolo sull’ordine, la sicurezza, la moralità
pubblica. È rilasciata all’organizzatore dello spettacolo.

1.2. Locali di pubblico spettacolo


Per l’apertura di un teatro o di un luogo di pubblico spettacolo,
occorre la licenza del sindaco (art. 80 TULPS); essa riguarda l’edificio
ed è cosa diversa dall’autorizzazione necessaria per dare spettacoli o
trattenimenti (artt. 68 e 69 TULPS): è concessa dopo aver fatto
verificare la solidità e la sicurezza dell’edificio dalla commissione di
vigilanza..

1.3. Rappresentazioni di spettacoli e trattenimenti pubblici


Chiarito che i locali in cui possono svolgersi spettacoli e
trattenimenti, debbono essere valutati in relazione alla pubblica
incolumità, resta da esaminare l’altro aspetto, quello dei requisiti che
occorrono per ottenere l’autorizzazione a dare uno spettacolo.
La licenza (art. 68 e art. 69 TULPS) è concessa per un numero
determinato di spettacoli o di trattenimenti di una sola specie, previo
accertamento del possesso dei requisiti soggettivi del richiedente,
previsti per tutte le licenze di polizia (art. 11 TULPS).
Poiché il controllo dell’autorità avviene sullo spettacolo e non
(come invece per l’art. 80 TULPS) sull’edificio, la richiesta è avanzata
dall’impresario e non dal proprietario del locale.
In seguito ad alcuni interventi della Corte Costituzionale, la licenza
è richiesta unicamente:
a) per gli spettacoli e trattenimenti in luogo pubblico;
b) per gli spettacoli e trattenimenti in luogo aperto o esposto al
pubblico, solo però se indetti nell’esercizio di attività imprenditoriali.
Luogo pubblico è quello in cui tutti possono accedere senza
formalità; è luogo aperto al pubblico quello in cui si può accedere
solo a determinate condizioni (invito, acquisto del biglietto ecc.).
Luogo esposto al pubblico è quello che consenta la visibilità di ciò
che in esso avviene.
Nessuna autorizzazione o licenza e nessun preavviso sono richiesti
per le riunioni a scopo di divertimento o di passatempo.
Naturalmente, anche nel caso in cui non occorra la licenza, se lo
spettacolo viene dato in un locale di pubblico spettacolo, questo deve
possedere tutti i requisiti a garanzia della pubblica incolumità,
(solidità, uscite di sicurezza ecc.).

§ 2. VIGILANZA SUI PUBBLICI SPETTACOLI E TRATTENIMENTI


Anche dopo il trasferimento al comune delle competenze in materia
di spettacoli, l’autorità di P.S. ha mantenuto i poteri di vigilanza e
controllo per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Gli ufficiali e agenti di P.S. vigilano sui locali destinati ad
autorizzazioni e possono accedere in qualunque ora in detti locali per
assicurarsi dell’adempimento delle prescrizioni imposte dalla legge,
dai regolamenti e dall’autorità (art. 16 TULPS e art. 20 D.P.R. 616/77).

§ 3. LE COMPETIZIONI SPORTIVE
La licenza occorre anche per le competizioni sportive, quando
assumono carattere di spettacolo, sussiste il fine di lucro e non si tratti
di manifestazioni puramente educative. Per le manifestazioni
all’aperto debbono essere adottate tutte le cautele per garantire
l’incolumità dei partecipanti e degli spettatori.

3.1. All’interno di impianti sportivi


La licenza del comune prevista dall’art. 68 TULPS è richiesta per le
corse di cavalli, piste di go kart, gioco di palla, del pallone, del calcio,
del tiro a volo, del pugilato e simili.
Le tribune degli stadi, campi sportivi ecc. ed in generale tutte le
installazioni destinate ad accogliere il pubblico, devono essere
costruite in muratura o in cemento armato. Per piccole tribune a
carattere provvisorio, possono essere ammesse costruzioni in legno e
altri materiali da approvarsi di volta in volta.
Per garantire sicurezza e incolumità fisica a chi si reca allo stadio,
sono state introdotte norme per la prevenzione e la repressione dei
fenomeni di violenza, che si applicano ai fatti accaduti in occasione o a
causa di manifestazioni sportive di qualsiasi tipo:
sia nei luoghi in cui si svolgono le manifestazioni;
sia durante i trasferimenti da o verso i luoghi in cui si svolgono le manifestazioni
stesse.

Inoltre, per i campi di calcio, sono state introdotte particolari


regole strutturali, la cui entrata in vigore è scaglionata nel tempo.

3.1.1. Provvedimenti di polizia di sicurezza


Per arginare la violenza connessa con le manifestazioni sportive, la
legge prevede la possibilità di applicare a determinati soggetti
"pericolosi" misure di prevenzione personali e patrimoniali ed una
misura di prevenzione "atipica" (DASPO). Consente inoltre di differire
o vietare determinate manifestazione sportive.
1. Il questore, ad alcuni soggetti coinvolti in episodi di violenza
può vietare l'accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni
sportive, nonché ad altri luoghi interessati alla sosta, al transito o al
trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni
medesime (DASPO). In alcuni casi, oltre al DASPO, possono essere
applicate misure di prevenzione personali e la misura di prevenzione
patrimoniale della confisca.
2. Il prefetto, per urgenti e gravi necessità pubbliche, connesse
allo svolgimento di manifestazioni sportive, al fine di tutelare l'ordine
pubblico e la sicurezza pubblica, può disporre il differimento di
manifestazioni sportive ad altra data, oppure può vietare lo
svolgimento della manifestazioni stesse per periodi non superiori a
trenta giorni. Prima di adottare il provvedimento deve sentire il
Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato per
la circostanza da rappresentanti del Ministero per i beni culturali e del
CONI.
3. il Ministro dell'interno , quale autorità nazionale di pubblica
sicurezza, può disporre, con proprio decreto,
il divieto, per una durata non superiore a due anni, di apertura del settore ospiti degli
impianti sportivi in cui si svolgono gli incontri di calcio individuati in relazione al
pericolo di turbativa dell'ordine pubblico.
il divieto di vendita di titoli di accesso ai medesimi impianti sportivi nei confronti dei
residenti della provincia delle squadre ospiti interessate (art. 7-bis Legge 401/1989)

3.1.2. Reati e violazioni amministrative


La legge 401/1989 punisce una pluralità di comportamenti illeciti
(reati e violazioni amministrative) connessi con le manifestazioni
sportive:
a) danneggiamento (art. 635 C.P.);
b) lancio di materiale pericoloso (Art. 6-bis L. 401/1989;
c) possesso di artifizi pirotecnici (Art. 6-ter L. 401/1989);
d) scavalcamento ed invasione di campo (Art. 6bis L. 401/1989);
e) lesioni personali gravi o gravissime a un pubblico ufficiale in
servizio di ordine pubblico (Art. 339 C.P.);
f) violenza o minaccia nei confronti degli addetti ai controlli (Art.
6-quater L. 401/1989);
g) divieto di striscioni e cartelloni incitanti alla violenza o recanti
ingiurie o minacce (Art. 2-bis L. 8/2007);
h) violazione del regolamento d’uso dell’impianto sportivo (Art. 1-
septies del D.L. 24-02-2003, n. 28);
i) turbativa di manifestazioni sportive (Art. 7 L. 401/1989);
j) vendita abusiva di biglietti (Art. 1 sexies del D.L. 24 febbraio
2003, n. 28).

Danneggiamento (art. 635 C.P.)


Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte,
inservibili cose mobili o immobili altrui, è punito, con la reclusione da
sei mesi a tre anni e si procede d’ufficio, anche quando il fatto è
commesso sopra attrezzature ed impianti sportivi al fine (dolo
specifico) di impedire o interrompere lo svolgimento di manifestazioni
sportive.
L’ipotesi rientra ora nella previsione dell’art. 381, comma 2, lett. h)
C.P.P., che consente l’arresto facoltativo in flagranza.

Lancio di materiale pericoloso (Art. 6-bis L. 401/1989)


Nei luoghi interessati alle manifestazioni sportive è vietato lanciare
o utilizzare, in modo da creare un concreto pericolo per le persone:
razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di
fumo o di gas visibile, ovvero bastoni, mazze, materiale imbrattante o
inquinante, oggetti contundenti, o atti ad offendere.
Si tratta di un delitto, punito con la reclusione da uno a quattro
anni (con facoltà di arresto in flagranza), che si configura nelle
ventiquattro ore precedenti o successive allo svolgimento della
manifestazione sportiva.
Il fatto costituisce reato se avviene nei luoghi o nelle immediate
vicinanze di quello:
- in cui si svolgono manifestazioni sportive;
- oppure interessato alla sosta, al transito, o al trasporto di coloro
che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime.

Possesso di materiale pericoloso (Art. 6-ter L. 401/1989)


Nei luoghi interessati alle manifestazioni sportive, è vietato anche il
semplice possesso di: razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi,
strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile, ovvero di bastoni,
mazze, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti, o atti
ad offendere.
Si tratta di un delitto, punito con la reclusione e la multa, che, come
nel caso precedente, si configura nelle ventiquattro ore precedenti o
successive allo svolgimento della manifestazione sportiva, ed a
condizione che i fatti avvengano in relazione alla manifestazione
sportiva stessa.
Il fatto costituisce reato se avviene nei luoghi o nelle immediate
vicinanze:
- in cui si svolgono manifestazioni sportive;
- oppure interessati alla sosta, al transito, o al trasporto di coloro
che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime.

Scavalcamento ed invasione di campo (Art. 6bis L. 401/1989)


Chiunque, nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive,
supera indebitamente una recinzione o separazione dell’impianto
ovvero, nel corso delle manifestazioni medesime, invade il terreno di
gioco, è punito con l’arresto e con l’ammenda.
La pena è della reclusione (da sei mesi a quattro anni) se dal fatto
deriva un ritardo rilevante dell’inizio, l’interruzione o la sospensione
definitiva della competizione calcistica.
L’invasione di campo con conseguente sospensione di un
campionato internazionale di tennis, non rientra nell’ipotesi aggravata
e costituisce quindi contravvenzione.

Lesioni personali gravi o gravissime a un pubblico


ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni
sportive (Art. 583-quater C.P.)
Nell’ipotesi di lesioni personali cagionate a un pubblico ufficiale in
servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive, le
lesioni gravi sono punite con la reclusione da 4 a 10 anni; le lesioni
gravissime con la reclusione da otto a sedici anni.

Violenza o minaccia a pubblico ufficiale aggravata. (Art.


339 C.P.)
E' aggravata la violenza o la minaccia ad un pubblico ufficiale
commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi
anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone,
pur senza uso di armi.
Violenza o minaccia nei confronti degli addetti ai
controlli dei luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive. (Art. 6-
quater L. 401/1989)
Chiunque commette uno dei fatti previsti dagli articoli 336
(Violenza o minaccia a p.u.) e 337 (resistenza a p.u.) del codice penale
nei confronti dei soggetti incaricati del controllo dei titoli di accesso e
dell’instradamento degli spettatori e di quelli incaricati di assicurare il
rispetto del regolamento d’uso dell’impianto dove si svolgono
manifestazioni sportive, purché riconoscibili e in relazione alle
mansioni svolte, è punito con le stesse pene previste dai medesimi
articoli.
L’ipotesi rientra nella previsione dell’art. 381 C.P.P., che consente
l’arresto facoltativo in flagranza per i delitti con pena edittale
superiore nel massimo a tre anni.

Divieto di striscioni e cartelli incitanti alla violenza o


recanti ingiurie o minacce. (Art. 2-bis L. 8/2007)
Sono vietate, negli impianti sportivi, l’introduzione o l’esposizione
di striscioni e cartelli che incitino alla violenza o contengano ingiurie o
minacce.
E' anche vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni
agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di
discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (art. 2
D.L. 26-04-1993, n. 122).
In ambedue i casi si tratta di una contravvenzione punita con
l’arresto.

Violazione del regolamento d’uso dell’impianto sportivo. (Art.


1-septies del D.L. 24-02-2003, n. 28)
Fuori dei casi di accesso in un impianto di capienza superiore a
7.500 persone, privo del biglietto numerato, chiunque entra negli
impianti in violazione del rispettivo regolamento d’uso, ovvero vi si
trattiene, quando la violazione dello stesso regolamento comporta
l’allontanamento dall’impianto ed è accertata anche sulla base di
documentazione videofotografica o di altri elementi oggettivi, è punito
con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro.
In caso di reiterazione al contravventore può essere applicato il
DASPO, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due
anni.

Vendita abusiva di biglietti (Art. 1 sexies del D.L. 24 febbraio


2003, n. 28)
Chiunque, nei luoghi in cui si svolge la manifestazione sportiva o in
quelli interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che
partecipano o assistono alla manifestazione medesima, vende
abusivamente titoli di accesso, è punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria.
Il questore può infliggere al trasgressore il divieto di accesso e le
prescrizioni (DASPO) anche nel caso in cui sia stato effettuato il
pagamento in misura ridotta ex art. 16 della legge 689/1981.

Turbativa di manifestazioni sportive (Art. 7 L. 401/1989)


Chiunque turba il regolare svolgimento di una manifestazione
sportiva è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
25 a euro 154.

3.1.3. Arresto in flagranze e flagranza differita. (Art. 8 L. 401/1989)


Oltre ai casi di arresto obbligatorio o facoltativo previsti dagli art.
380 e 381 del codice di procedura penale, l’arresto in flagranza è
consentito fino al 30 giugno 2016 nel caso di:
lancio o utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti, compresi gli artifizi pirotecnici,
in modo da creare un pericolo per le persone (articolo 6-bis, comma 1);
possesso di artifizi pirotecnici in occasione di manifestazioni sportive (articolo 6-ter);
violazione del divieto di accesso ai luoghi interessati alle manifestazioni sportive (art.
6 commi 1, 6 e 7).

Per i reati connessi con le manifestazioni sportive per i quali è


obbligatorio o facoltativo l’arresto, quando non è possibile procedere
immediatamente per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica, si
considera comunque in stato di flagranza ai sensi dell’articolo 382 del
codice di procedura penale colui il quale ne risulta autore, sulla base di
documentazione video fotografica dalla quale emerge
inequivocabilmente il fatto.
Nella c.d. “flagranza differita” l’arresto deve essere eseguito non
oltre il tempo necessario alla identificazione e, comunque, entro
quarantotto ore dal fatto.

3.1.4. Regole per gli impianti sportivi per il gioco del calcio
Dal 24 aprile 2006 gli impianti con capienza superiore alle 7.500
unità devono essere dotati di particolari attrezzature:
i titoli di accesso debbono essere numerati;
l’ingresso agli impianti deve avvenire attraverso varchi dotati di metal detector,
presidiati da personale appositamente incaricato;
deve essere effettuata la verifica elettronica della regolarità del titolo di accesso
mediante l’utilizzo di apposite apparecchiature;
gli impianti devono essere dotati di mezzi di separazione che impediscano ai
sostenitori delle due squadre di venire in contatto tra loro o di invadere il campo;
deve essere possibile la registrazione televisiva delle aree riservate al pubblico sia
all’interno dell’impianto che nelle sue immediate vicinanze.

Il G.O.S. - Gruppo Operativo Sicurezza (Art. 19 ter, del D.M.


(Int) 18 marzo 1996)
Per la gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica all’interno
degli impianti di capienza superiore ai 10.000 posti dove si disputano
incontri di calcio, è istituito il Gruppo operativo sicurezza, coordinato
da un funzionario di Polizia designato dal questore e composto:
a) da un rappresentante dei Vigili del fuoco;
b) dal responsabile del mantenimento delle condizioni di sicurezza
dell’impianto della società sportiva;
c) da un rappresentante del Servizio sanitario;
d) da un rappresentante dei Vigili urbani (Polizia Municipale);
e) dal responsabile del pronto intervento strutturale ed
impiantistico all’interno dello stadio;
f) da un rappresentante della squadra ospite (eventuale);
g) da eventuali altri rappresentanti, la cui presenza è ritenuta
necessaria.

Il G.O.S., che si riunisce periodicamente per gli aspetti di carattere


generale e, in ogni caso, alla vigilia degli incontri, deve:
verificare la predisposizione di tutte le misure organizzative dell’evento, anche in
relazione ad eventuali prescrizioni imposte;
vigilare sulla corretta attuazione del piano finalizzato al mantenimento delle
condizioni di sicurezza, redatto dalla società utilizzatrice;
adottare le iniziative necessarie a superare contingenti situazioni di criticità, fatte
salve le direttive in materia di ordine e sicurezza pubblica emanate dal questore della
provincia.

3.1.5. Il cosiddetto “filtraggio”


Dal 24 aprile 2006 l’ingresso agli stadi di calcio con capienza
superiore a 7.500 persone deve avvenire attraverso varchi dotati di
metal detector presidiati da personale appositamente incaricato.
Per gli stadi minori l’ingresso delle persone viene controllato
mediante il cosiddetto “filtraggio”: un eufemismo per indicare una
vera e propria perquisizione personale.
Nessuna norma consente di perquisire d’iniziativa le persone che
accedono allo stadio, eppure non c’è dubbio che il “filtraggio” è
perfettamente legittimo.
Qual è dunque lo strumento giuridico che consente questo
controllo?
Per rispondere, occorre rammentare che la partita di calcio non è
una pubblica riunione, ma un pubblico spettacolo, autorizzato con
licenza rilasciata dal Comune ai sensi dell’art. 68 del TULPS; lo stadio
è un luogo aperto al pubblico al quale si consente l’accesso alle persone
che acquistano il biglietto ed accettano di sottoporsi ai controlli.
Lo spettatore è padronissimo di rifiutare un controllo a cui nessuno
può sottoporlo d’autorità; tuttavia il titolare della licenza ha diritto di
impedirgli l’ingresso. Naturalmente, per evitare responsabilità di tipo
civile ed eventuale risarcimento dei danni, questa condizione deve
essere portata a conoscenza dei potenziali acquirenti prima della
vendita del biglietto.
Ad esempio, io potrei invitare un gruppo di amici a cena a casa mia,
preavvisandoli che permetterò l’ingresso solo a coloro che accettano di
farsi perquisire. Gli amici hanno la scelta: mandarmi a quel paese e
restare digiuni, oppure accettare la condizione.
In conclusione: lo strumento giuridico che permette quella
perquisizione personale definita “filtraggio” è il consenso dell’avente
diritto.

3.2. Su strade ordinarie (art. 9 del Codice della strada)


Sulle strade ed aree pubbliche sono vietate le competizioni sportive
con veicoli o animali e quelle atletiche, salvo autorizzazione. Nelle
autorizzazioni sono precisate le prescrizioni alle quali le gare sono
subordinate.
L’autorizzazione è rilasciata, secondo i casi, dalla regione, dalla
provincia, dal comune o dal prefetto.
Chi organizza una competizione sportiva su strada senza
autorizzazione e chi non ottempera agli obblighi, divieti e limitazioni è
soggetto alla sanzione amministrativa stabilita dall’art. 9/9 del C.d.S.

§ 4. USO DELLE MASCHERE IN PUBBLICO


L’art. 85 del TULPS stabilisce che è vietato comparire mascherati in
pubblico. Si tratta di un divieto assoluto. Tuttavia l’autorità locale di
P.S. può consentire che nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico
(quindi mai in luogo pubblico) in determinati periodi dell’anno, e con
l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite con apposito
manifesto, sia consentito l’uso della maschera.
Tra le condizioni da stabilirsi nel manifesto per l’uso della
maschera sono compresi:
– il divieto di portare armi o strumenti atti a offendere;
– il divieto di gettare materie imbrattanti o pericolose;
– il divieto di molestare le persone.
Deve essere inoltre previsto l’obbligo di togliersi la maschera ad
ogni invito degli ufficiali ed agenti di P.S.
I progetti di mascherate collettive o allegoriche devono essere
preventivamente approvati dall’autorità di P.S.
La violazione è punita con una sanzione amministrativa.
Questa disposizione non deve essere confusa con l'art. 5 della legge
22 maggio 1975, n. 152, che vieta l'uso di caschi protettivi o di
qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento
della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato
motivo.
- Capitolo
X-
Strutture ricettive
§ 1. PARTE GENERALE
Le attività ricettive rientrano nella categoria dei pubblici esercizi
disciplinati dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. L’articolo
86 del TULPS stabilisce infatti che non possono essere esercitati senza
licenza del sindaco, alberghi, compresi quelli diurni, locande e
pensioni. Questa distinzione è ormai ampiamente superata dalla
nuova classificazione introdotta dalla legislazione successiva .(All. 1 al
D. lgs. 23 maggio 2011, n. 79)
In ossequio al dettato costituzionale (articolo 117 della
Costituzione), che attribuisce alle regioni la competenza in materia di
turismo e industria e alberghiera, l’apertura e il trasferimento di sede
degli esercizi ricettivi sono soggetti alla disciplina prevista dalle leggi
regionali.
Non occorrono due diverse autorizzazioni in quanto l''art. 152 del
Reg. TULPS, precisa che l’autorizzazione è rilasciata anche ai fini di
cui all’articolo 86 del T.U.L.P.S Ciò consente di applicare all’attività
ricettiva alcune norme previste dal testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza
Nell'ambito dell'attività ricettiva rientra, unitamente alla
prestazione del servizio ricettivo, anche la somministrazione di
alimenti e bevande sia alle persone alloggiate e ai loro ospiti, sia alle
persone non alloggiate.
Per le sole persone alloggiate è consentita la fornitura di giornali,
riviste, pellicole per uso fotografico e di registrazione audiovisiva o
strumenti informatici, cartoline e francobolli e la gestione di
attrezzature e strutture a carattere ricreativo.

§ 2. VIGILANZA

2.1.Vigilanza sui locali ricettivi


L’art. 109 T.U.L.P.S., più volte modificato, stabilisce che i gestori
delle strutture ricettive possono dare alloggio soltanto a persone
munite di carta di identità o di altro documento idoneo ad attestarne
l’identità secondo le norme vigenti. Per gli stranieri (cioè non
appartenenti all’Unione Europea) è sufficiente l’esibizione del
passaporto o altro documento che sia considerato equivalente, purché
munito della fotografia del titolare.
La comunicazione giornaliera all’autorità locale di pubblica
sicurezza prevista dall’art. 109 T.U.L.P.S., può avvenire in vari modi, a
scelta del gestore:
1) con mezzi informatici;
2) con mezzi telematici;
3) mediante fax.
4) mediante posta elettronica certificata (pec)

2.2. Poteri di controllo


Quali poteri hanno gli organi di polizia, nel corso dei controlli ai
locali ricettivi?
Ad esempio, sarebbe consentito entrare nelle camere per effettuare
gli accertamenti?
Occorre distinguere le diverse situazioni:
1) se si tratta di un controllo amministrativo (attività di
prevenzione) o invece di una operazione di polizia giudiziaria (attività
di repressione penale);
2) se la camera è libera ovvero occupata.

2.2.1. Controlli amministrativi


Gli organi incaricati dell’accertamento amministrativo possono
chiedere informazioni, interpellare gli interessati e le persone
informate, prendere visione di registri e documenti, ispezionare cose e
luoghi diversi dalla privata dimora, effettuare rilievi ed operazioni
tecniche e procedere a sequestro cautelare delle cose che possono
essere confiscate (art. 13 della L. 689/1981).
Perciò in un albergo o altro locale ricettivo le camere destinate
all’esercizio dell’attività e non occupate da alcun ospite, essendo luoghi
diversi dalla privata dimora, possono essere ispezionate (non
perquisite) ai fini dell’accertamento del rispetto delle norme.
Le camere occupate dai clienti sono invece da considerarsi a tutti
gli effetti luoghi di privata dimora, e non possono essere sottoposte a
controlli senza il consenso degli occupanti.
Sono anche considerati luoghi di privata dimora i locali
dell’esercizio nei quali l’avente diritto, dopo la chiusura al pubblico, si
soffermi per l’applicazione dell’attività privata.

2.2.2. Operazioni di polizia giudiziaria


Per motivi di polizia giudiziaria, si può procedere a perquisizione
locale soltanto nei casi e modi tassativamente previsti dalle leggi
penali, e cioè:
- con decreto dell’autorità giudiziaria,
- oppure di iniziativa se ricorrono una delle circostanze previste
dalle seguenti norme:
a) dall’art. 41 TULPS (ricerca di armi o munizioni o esplosivi);
b) dall’art. 352 C.P.P. e 113 N. Att. (flagranza di reato);
c) dall’art. 103/3° del D.P.R. 309/90 (T.U. delle leggi sugli
stupefacenti);
d) dall’art. 27 della legge 55/90 (disposizioni antimafia);
e) dall’art. 5 del D.L. 122/93 (norme in materia di discriminazione
razziale).

In sintesi:
Ai fini amministrativi, i locali diversi dalla privata dimora (tra
cui le camere non occupate) possono essere ispezionati di iniziativa
dagli organi accertatori e perquisiti dagli ufficiali e agenti di P.G.
muniti di autorizzazione motivata del giudice.
Ai fini penali, tutti i locali possono essere perquisiti solo nei casi
previsti dal C.P.P. o dalle norme penali speciali.
- Capitolo
XI -
Esercizi pubblici per la somministrazione di
alimenti e bevande
Avvertenza importante
In seguito alla emanazione della legge costituzionale 18 ottobre
2001, n. 3 che ha modificato il Titolo V della Costituzione, anche
questa materia, precedentemente di competenza dello Stato, è stata
conferita alle Regioni, le quali hanno il potere di darsi una propria
disciplina.
Pertanto vengono riportate soltanto le norme statali ancora
rilevanti, lasciando all’operatore di Polizia Amministrativa il compito
di operare le necessarie integrazioni con la specifica disciplina della
Regione in cui agisce.

§ 1. L’AUTORIZZAZIONE PER LA SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI


E BEVANDE
L’apertura e il trasferimento di sede degli esercizi per la
somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, comprese quelle
alcooliche di qualsiasi gradazione, sono di competenza del Comune.

1.1. Requisiti oggettivi: la sorvegliabilità dei locali


Secondo l’art. 153 Reg. P.S. «la licenza può essere rifiutata per
ragioni di igiene o quando la località o la casa non si prestino ad essere
convenientemente sorvegliate».
La legge dello Stato 287/91 stabilisce che ai fini del rilascio
dell’autorizzazione, occorre che il locale sia conforme ai criteri stabiliti
dal decreto del Ministro dell’Interno 17 dicembre 1992, n. 564.
L’autorizzazione è revocata qualora venga meno la rispondenza
dello stato dei locali ai criteri stabiliti dal Ministro dell’Interno, sia per
la sorvegliabilità esterna che per quella interna.
Sorvegliabilità esterna
I locali e le aree adibiti anche temporaneamente o per attività
stagionale, ad esercizio per la somministrazione al pubblico di alimenti
e bevande, devono avere caratteristiche costruttive tali da non
impedire la sorvegliabilità delle vie d’accesso o d’uscita.
Le porte o altri ingressi devono consentire l’accesso diretto dalla
strada, piazza o altro luogo pubblico e non possono essere utilizzati
per l’accesso ad abitazioni private.
In caso di locali parzialmente interrati, gli accessi devono essere
integralmente visibili dalla strada, piazza o altro luogo pubblico.
Nessun impedimento deve essere frapposto all’ingresso o uscita del
locale durante l’orario di apertura dell’esercizio, e la porta d’accesso
deve essere costruita in modo da consentire sempre l’apertura
dall’esterno (art. 2 D.M. 564/92).
Durante l’orario di esercizio non è consentito chiudere a chiave o
con chiavistello la porta del locale. È chiaro infatti che se ufficiali ed
agenti di P.S. fossero costretti a bussare ed attendere di essere
ammessi all’interno, nessun controllo sarebbe possibile e nel locale
potrebbero svolgersi tranquillamente attività illecite o immorali.
Sorvegliabilità interna
Le suddivisioni interne del locale, ad esclusione dei servizi igienici e
dei vani non aperti al pubblico, non possono essere chiuse da porte o
grate munite di serrature o di sistemi di chiusura che non consentano
immediato accesso.
Gli esercizi pubblici non possono avere locali privati sottratti alla
sorvegliabilità di ufficiali ed agenti di P.S. Gli eventuali locali interni
non aperti al pubblico infatti, debbono essere indicati al momento
della richiesta della autorizzazione.
In essi non può essere impedito l’accesso agli ufficiali ed agenti di
P.S. che effettuano i controlli ai sensi di legge. In ogni caso deve essere
assicurata, mediante targhe o altre indicazioni anche luminose,
l’identificabilità degli accessi ai vani interni dell’esercizio e le vie
d’uscita dal medesimo.
§ 2. GIOCHI LECITI IN PUBBLICI ESERCIZI
Negli esercizi pubblici i giochi sono permessi solo se è stata
rilasciata una espressa autorizzazione, prevista dall’art. 86 TULPS, per
l’esercizio di sale pubbliche per biliardo o altri giochi leciti.
Nelle sale da biliardo deve essere costantemente a disposizione dei
giocatori la relativa tariffa; inoltre nella sala ove si gioca deve essere
esposta la tabella nella quale sono indicati i giochi vietati.

§ 3. IL DIVIETO DI RIFIUTARE LE PRESTAZIONI


Secondo l’art. 187 del reg. TULPS, «salvo quanto dispongono gli
artt. 689 e 691 del codice penale, gli esercenti non possono, senza un
legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a
chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo».
L’art. 689 c.p. fa divieto di somministrare bevande alcooliche ai
minori di 16 anni o infermi di mente, mentre l’art. 691 prevede il
divieto di somministrare bevande alcooliche a persone in stato di
manifesta ubriachezza.

§ 4. IL DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE DELLE PERSONE


HANDICAPPATE
La legge 5 febbraio 1992 n. 104, ha introdotto disposizioni
importanti a tutela dei diritti delle persone handicappate.
Viene favorita l’azione positiva diretta a rimuovere ogni ostacolo
per l’esercizio di attività agonistiche, turistiche e ricreative assicurando
l’effettiva possibilità di accesso ai servizi turistici e ricreativi.
Una specifica sanzione, inoltre, è ora prevista quando un
determinato comportamento è tenuto nell’ambito di attività turistiche
o di pubblici esercizi.
Secondo l’art. 23 della legge 104/92, chiunque, nell’esercizio di una
impresa turistica o di altri pubblici esercizi, discrimina persone
handicappate, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento
di una somma da euro 516 a euro 5.164 e con la chiusura dell’esercizio
da 1 a sei mesi.
È handicappata la persona che presenta una minorazione fisica,
psichica o sensoria, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà
di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa o tale da
determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (art.
3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104).
Può ritenersi discriminatorio ogni comportamento che,
direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione,
restrizione o svantaggio basati sulla condizione di handicap della
persona.
Ad esempio, commetterebbe questa violazione il barista di un
campeggio che dimostrasse, anche indirettamente, la propria
opposizione alla permanenza di un gruppo di persone down nella
struttura, ritardando senza motivo di servirle.

§ 5. LA SOMMINISTRAZIONE DI ALCOOLICI SULLE AREE


PUBBLICHE E NEI CHIOSCHI
Questa attività è spesso esercitata in concomitanza con pubbliche
riunioni, e può quindi influire sul loro corretto svolgimento.
Ad esempio: in occasione di un concerto rock che richiama migliaia
di persone, l’operatore di polizia nota che nel chiosco situato nel vicino
parco pubblico vengono somministrati alcoolici e si chiede se ciò sia
consentito.
Se l’esercizio opera nell’ambito della manifestazione, non può mai
somministrare superalcoolici. Un provvedimento del comune potrebbe
però vietare temporaneamente anche la somministrazione di bevande
alcooliche.
Negli altri casi, per rispondere, occorre esaminare il titolo in base al
quale viene esercitata l’attività.
a) se il titolare è in possesso dell’autorizzazione prevista dalla legge
25 agosto 1991, n. 287, (o della corrispondente legge regionale) può
senz’altro somministrare alcoolici.
b) tuttavia è probabile che un “chiosco” sia in possesso della diversa
autorizzazione prevista dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 114, che disciplina
il commercio su aree pubbliche svolto:
b.1) su posteggi dati in concessione per dieci anni;
b.2) su qualsiasi area purché in forma itinerante.
Il commercio su aree pubbliche è “l’attività di vendita di merci al
dettaglio e la somministrazione di alimenti e bevande effettuate su
aree pubbliche, comprese quelle del demanio marittimo o sulle aree
private delle quali il comune abbia la disponibilità, attrezzate o meno,
coperte o scoperte”.
L’art. 87 del TULPS vieta la vendita ambulante di bevande
alcooliche di qualsiasi gradazione, e quindi senz’altro vieta la forma
itinerante. Non si può invece considerare “ambulante” l’attività
esercitata da un chiosco su posteggio decennale.
Tuttavia, l’art. 30, comma 5 del D.Lgs. 114/98 fa salvo il “divieto di
vendere sulle aree pubbliche bevande alcooliche di qualsiasi
gradazione, diverse da quelle poste in vendita in recipienti chiusi nei
limiti e con le modalità di cui all’art. 176, comma 1 del
Regolamento...”.
Vale a dire che l’art. 30 vieta la somministrazione di alcoolici, e
consente la vendita in determinati recipienti chiusi.

§ 6. DIVIETO DI SOMMINISTRAZIONE E VENDITA DI ALCOLICI IN


ORE NOTTURNE
La somministrazione e la vendita di alcolici nelle ore notturne sono
soggette ad una disciplina restrittiva e rigorosa .
Somministrazione
I titolari di strutture autorizzate a somministrare bevande alcoliche
o superalcoliche devono interrompere la vendita e la
somministrazione alle ore 3 e non possono riprenderla nelle tre ore
successive.
I locali che proseguano la propria attività oltre le ore 24, devono
avere presso un’uscita un apparecchio di rilevazione del tasso
alcolemico a disposizione dei clienti che desiderino verificare il
proprio stato di idoneità alla guida dopo l’assunzione di alcool.
Devono altresì esporre all’entrata, all’interno e all’uscita dei locali
apposite tabelle che riproducano:
a) la descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di
concentrazione alcolemica nell’aria alveolare espirata;
b) le quantità, espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche
più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per
la guida in stato di ebbrezza, pari a 0,5 grammi per litro, da
determinare anche sulla base del peso corporeo.
I titolari e i gestori di stabilimenti balneari muniti della licenza di
cui all’articolo 86 del TULPS, sono autorizzati a svolgere nelle ore
pomeridiane particolari forme di intrattenimento e svago danzante,
congiuntamente alla somministrazione di bevande alcoliche, in tutti i
giorni della settimana, non prima delle ore 17 e non oltre le ore 20.
Vendita per asporto
I titolari e i gestori degli esercizi di vicinato, devono interrompere
la vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche dalle ore
24 alle ore 6.
Sanzioni
L’inosservanza delle disposizioni sul rispetto degli orari consentiti
per la somministrazione e vendita di alcolici comporta la sanzione
amministrativa pecuniaria.
L’inosservanza delle disposizioni relative alla disponibilità
dell’apparecchio per la rilevazione del tasso alcolemico ed alla
esposizione delle tabelle comporta la sanzione amministrativa
pecuniaria.
Eccezioni
I divieti non si applicano nella notte tra il 31 dicembre e il 1°
gennaio e nella notte tra il 15 e il 16 agosto.
Ripetute contestazioni nel biennio
In ordine al rispetto degli orari che disciplinano la
somministrazione e la vendita di alcolici e superalcolici negli esercizi
pubblici, negli esercizi di vicinato e negli stabilimenti balneari (art. 6,
commi 2, 2-bis e 2 quinquies del D.L. 117/2007), se, nel corso di un
biennio vengono contestate due distinte violazioni, oltre alla sanzione
pecuniaria, è sempre disposta la sospensione della licenza da 7 a 30
giorni.
Perciò il verbale con la contestazione o la notifica deve essere
comunque inviato all’Autorità, per le opportune registrazioni, anche in
caso di pagamento in misura ridotta (P.M.R.)

§ 7. VENDITA E SOMMINISTRAZIONE DI ALCOLICI SULLE


AUTOSTRADE
Sulle autostrade la vendita di bevande alcoliche e superalcoliche è
soggetta a ulteriori restrizioni, come misura per la prevenzione dei
danni e degli incidenti stradali legati al consumo di alcool (Art. 14
della legge 30 marzo 2001, n. 125).
Divieto di vendita per asporto di bevande superalcoliche
Nelle aree di servizio situate lungo autostrade è vietata la vendita
per asporto di bevande superalcoliche dalle ore 22 alle ore 6. La
violazione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
2.500 a euro 7.000.
Vendita per asporto di bevande alcoliche
Nei minimarket degli autogrill, che rientrano nella definizione di
“esercizi di vicinato” il divieto di vendita opera dalle ore 24 alle ore 6.
Divieto di somministrazione di bevande alcoliche e
superalcoliche
Quanto alla somministrazione nelle medesime aree, occorre
distinguere.
- la somministrazione di bevande superalcoliche è sempre vietata;
- la somministrazione di bevande alcoliche è vietata dalle ore 2 alle
ore 6.
La violazione è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria
da euro 3.500 a euro 10.500.
Reiterazione
Qualora, nell’arco di un biennio, sia reiterata una delle violazioni,
il prefetto dispone la sospensione della licenza relativa alla vendita e
somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche per un periodo
di trenta giorni.
Autorità competente
L’autorità competente ad infliggere le sanzioni amministrative
pecuniarie, oltre che a disporre la sospensione della licenza, è il
Prefetto.

§ 8 Vendita e somministrazione di alcoolici a minori o a infermi di


mente
Somministrazione a minori di anni 16
L'esercente l'attività di somministrazione di alimenti e bevande, il
quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande
alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta
da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di
deficienza psichica a causa di un'altra infermita`, e` punito con
l'arresto fino a un anno.
Se dal fatto deriva l'ubriachezza, la pena e` aumentata.
La condanna importa la sospensione dall'esercizio.(art. 689 comma
1 c.p.)
Si applica la stessa pena se la somministrazione avviene attraverso
distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati
anagrafici dell'utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei
documenti. (art. 689 comma 2 c.p.) Non si applica se é presente sul
posto personale per il controllo dei dati anagrafici.
Vendita a minori di anni 18
Chiunque vende bevande alcoliche ai minori di anni diciotto. è
punito con sanzione amministrativa pecuniaria..
In quest'ottica, chiunque vende bevande alcoliche ha l'obbligo di
chiedere all'acquirente, all'atto dell'acquisto, l'esibizione di un
documento di identità, tranne nei casi in cui la maggiore età
dell'acquirente sia manifesta.(art. 14 ter l. 30 marzo 2001, n. 125)
La violazione amministrativa può essere commessa da chiunque,
mentre la contravvenzione prevista dall'art. 689 è un reato proprio
dell'esercente.
Se il fatto è commesso più di una volta si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da 500 a 2000 euro e, se si tratta di un
esercente anche con la sospensione dell'attività per tre mesi(art. 14 ter
l. 30 marzo 2001, n. 125)
Riassumendo La vendita a minori di anni 18, da chiunque
effettuata (anche in luogo privato) è punita con sanzione
amministrativa pecuniaria di competenza del prefetto.
La somministrazione a minori di anni 16, in luogo pubblico o
aperto al pubblico, da parte di un esercente costituisce reato.
Somministrazione a minori di anni 16 negli istituti di
educazione
Sono vietati nelle scuole, nei convitti e in tutti gli istituti di
educazione e di ricovero la somministrazione e l'uso di bevande
alcooliche ai minori degli anni 16, comprendendosi fra tali bevande
anche il vino. (art. 24 del R.D. 2316/1934) I contravventore è punito
con la stessa pena prevista dall'art. 689 c.p.

§ 9 POTERI DI CONTROLLO E VIGILANZA


Come i locali ricettivi, ai fini amministrativi i locali dell’esercizio
soggetti ad autorizzazione possono essere ispezionati di iniziativa dagli
organi accertatori e perquisiti dagli ufficiali e agenti di P.G. muniti di
autorizzazione motivata del giudice.
Ai fini penali, tutti i locali possono essere perquisiti solo nei casi
previsti dal C.P.P. o dalle norme speciali.
- Capitolo
XII -
Giochi e scommesse
§ 1. PARTE GENERALE
Quali sono le differenze tra gioco e scommessa?
Nel gioco i partecipanti sono anche competitori, mentre la
scommessa si basa sulla previsione relativa ad un evento futuro, al
quale i partecipanti sono estranei.
In considerazione dell’enorme giro di affari, il settore è oggetto di
interesse da parte della criminalità sia con il controllo diretto di
esercizi autorizzati, sia con l’infiltrazione nel mercato delle scommesse
autorizzate, sia con la gestione delle scommesse clandestine e del gioco
d’azzardo.
Si pensi, ad esempio, alla presenza degli allibratori clandestini negli
ippodromi e cinodromi, al doping degli animali o al sempre crescente
fenomeno dei combattimenti di cani.
Per la prevenzione dei delitti di ricettazione o di reimpiego dei beni
di provenienza illecita, gli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza
possono accedere ai locali destinati all’esercizio delle scommesse (art.
88 TULPS) e agli esercizi pubblici e circoli privati autorizzati ai giochi
leciti (art. 86 e 110 TULPS), onde assicurarsi dell’adempimento delle
prescrizioni imposte dalla legge, dai regolamenti o dall’autorità (D.M.
(Int.) 7 aprile 2008, n. 104)
Essi hanno altresì accesso alle sedi dei produttori, degli importatori
e dei gestori degli apparecchi e dei congegni per gioco lecito o di coloro
che comunque li detengono anche temporaneamente (art. 38 comma 7
della L. 23 dicembre 2000, n. 388).

1.1. Giochi d’azzardo


Sono giochi d’azzardo quelli in cui ricorre il fine di lucro e la vincita
o la perdita è interamente o quasi aleatoria (art. 721 C.P.).
Per stabilire se un gioco abbia o meno il carattere di azzardo,
occorre fare riferimento a due parametri:
1) elemento oggettivo: aleatorietà della vincita. Sono aleatori
quei giochi che normalmente e per la loro natura in tutto o quasi
dipendono dal caso senza che nulla possa l’abilità del giocatore (Cass.
pen. sez. II - 16 marzo 1970, n. 625);
2) elemento soggettivo: scopo di lucro, che sussiste quando i
giocatori si propongono di conseguire vantaggi economicamente
valutabili (denaro o altra utilità)(Cass. pen. sez. Ili - 26 febbraio 1983,
n. 1738).
Oltre a quelli specificamente indicati sulla tabella dei giochi
proibiti, sono stati ritenuti d’azzardo:
a) la roulette;
b) il gioco del poker praticato con gli apparecchi elettronici
(cosiddetti videogames);
c) il ramino ed i giochi che da esso derivano come il conquin ed il
pinnacolo;
d) il calcio-scommesse clandestino;
e) il gioco della cassetta con palline a premio;
f) il sistema delle lettere a catena quando sussistono gli estremi
dell’alea ed il fine di lucro.
L’installazione e l’uso di apparecchi e congegni automatici,
semiautomatici ed elettronici da gioco d’azzardo sono vietati nei
luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei circoli ed associazioni di
qualunque specie.
Quali sono gli apparecchi e congegni per gioco
d’azzardo?
Secondo l’art. 110 TULPS: “Si considerano apparecchi e congegni
automatici, semi-automatici ed elettronici per gioco d’azzardo quelli
che hanno insita la scommessa o che consentono vincite puramente
aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura o vincite di
valore superiore ai limiti fissati dal comma 6” [dell’art. 110].
Sono sempre lecite, per espressa disposizione di legge, le macchine
vidimatrici per i giochi gestiti dallo Stato.

§ 2. SALE DA BILIARDO E SALE DA GIOCHI


I giochi non d’azzardo possono essere tenuti negli esercizi pubblici,
oppure in sale destinate esclusivamente a tale scopo (sale da biliardo o
da gioco).
In tutte le sale da biliardo o da gioco deve essere esposta una
tabella in cui sono indicati sia i giochi d’azzardo, sia quelli vietati
dall’autorità e le prescrizioni e i divieti che l’autorità stessa ritenga di
disporre nel pubblico interesse.
In tutte le sale da biliardo o da gioco e negli altri esercizi, compresi i
circoli privati, autorizzati a praticare il gioco o ad installare apparecchi
da gioco deve essere esposta una tabella nella quale sono indicati:
- i giochi d’azzardo;
- i giochi che il questore ritenga di vietare nel pubblico interesse;
- le prescrizioni e i divieti specifici che il questore ritenga di
disporre nel pubblico interesse.
L’apertura di una sala giochi, con apparecchi leciti di puro
trattenimento senza autorizzazione è punita dall’art. 17-bis, primo
comma, TULPS. Se invece, in un locale autorizzato viene installato un
apparecchio da gioco di tipo vietato, si commette il reato previsto
dell’art. 110 TULPS

2.1. Apparecchi per giochi leciti


L’art. 110 del TULPS prevede diverse tipologie di apparecchi e
congegni da divertimento e intrattenimento, che si distinguono in base
al premio possibile.
A) Apparecchi che distribuiscono premi in denaro (art. 110 comma
6) (vietati ai minori di anni 18) collegati all’apposita rete di proprietà
dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (AAMS), che costituisce lo
strumento necessario attraverso il quale deve essere esercitato il gioco
stesso.
a.1) New slot: obbligatoriamente collegati alla rete
telematica dell’AAMS e dotati di attestato di conformità
dell’AAMS, si attivano con l’introduzione di moneta metallica
ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico.Non
possono riprodurre il gioco del poker o le sue regole
fondamentali.
a.2) Videolottery: facenti parte della rete telematica
dell’AAMS, si attivano esclusivamente in presenza di un
collegamento ad un sistema di elaborazione della rete stessa.

B) Apparecchi che non distribuiscono premi in denaro (art. 110


comma 7). Possono essere installati anche nell’ambito di attività di
spettacolo viaggiante.
b.1 ) Con distribuzione di premi costituiti da prodotti di
piccola oggettistica. Sono elettromeccanici, privi di monitor,
attraverso i quali il giocatore esprime la sua abilità. Possono
distribuire direttamente e immediatamente dopo la conclusione
della partita, premi consistenti in prodotti di piccola
oggettistica,
b.2 ) Senza distribuzione di premi. Sono quelli basati sulla
sola abilità, che non distribuiscono premi, per i quali la durata
della partita può variare in relazione all’abilità del giocatore, e il
costo della singola partita può essere superiore a cinquanta
centesimi di euro.
b.3) Con distribuzione di tagliandi. Possono essere
meccanici ed elettromeccanici attivabili con moneta, con
gettone ovvero con altri strumenti elettronici di pagamento e
che poossono distribuire tagliandi direttamente e
immediatamente dopo la conclusione della partita:
b.4) Senza introduzione di denaro. Possono essere meccanici
ed elettromeccanici, per i quali l'accesso al gioco è regolato
senza introduzione di denaro, ma con utilizzo a tempo o a
scopo.

2.2. Autorizzazioni
A) è richiesta l’autorizzazione del Comune, per le seguenti attività
relative ad apparecchi e congegni per giochi leciti:
- per la produzione e l’importazione;
- per la distribuzione e la gestione, anche indiretta;
- per l’installazione in esercizi commerciali o pubblici.

B) Per la gestione delle sale ove si installano gli apparecchi per


videolottery è richiesta anche la licenza del questore prevista dall’art.
88 TULPS.
C) Per la distribuzione sul territorio nazionale, è necessario un
“nulla osta alla distribuzione” rilasciato dall’Ispettorato
Compartimentale AAMS.

2.3. Controlli degli apparecchi


Gli apparecchi per giochi leciti debbono essere immodificabili e
non possono subire alterazioni delle caratteristiche costitutive dopo il
rilascio del “nulla osta di distribuzione”.
Il nulla osta di distribuzione è richiesto dal
produttore/importatore per il tipo di apparecchio, mentre il nulla osta
per la messa in esercizio è richiesto dal gestore/provider per attivare il
singolo apparecchio.
Ogni volta che un apparecchio cambia il gestore occorre cambiare
il nulla osta di messa in esercizio, benché l’apparecchio sia il
medesimo, con lo stesso identificativo e con continuità di contatori.
Gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza e gli ufficiali di polizia
tributaria effettuano il controllo degli apparecchi, anche a campione. A
tale scopo essi possono accedere alle sedi dei produttori, degli
importatori e dei gestori degli apparecchi e dei congegni o di coloro
che comunque li detengono anche temporaneamente.
Nel corso dei controlli dovranno verificare in particolare che:
per ogni apparecchio e congegno, risultino rilasciati i due nulla osta;
gli stessi siano contrassegnati dal numero progressivo e dotati della relativa scheda
esplicativa.

L’accertamento delle violazioni in materia di imposte è di esclusiva


competenza della Guardia di finanza e non può essere effettuato da
nessun altro organo di polizia.

2.4. Sanzioni
Attenzione a non confondere l’esercizio di giochi leciti senza
licenza, l’esercizio di giochi d’azzardo, l’installazione e l’uso di
congegni per gioco d’azzardo.
In sintesi:
chi esercita una sala da giochi leciti senza licenza, viola l’art. 86 del T.U.L.PS.;
chi esercita un gioco d’azzardo in un pubblico esercizio mediante l’uso di una
macchina mangiasoldi, commette due reati: quello previsto dall’art. 718 C.P. e quello
invece previsto dall’art. 110 T.U.LP.S.;
la semplice installazione in luogo pubblico o aperto al pubblico di apparecchi
automatici da gioco d’azzardo, integra l’ipotesi di reato prevista dall’art. 110 TULPS
(Cass. pen. 18 settembre 1985, n. 8059).
le violazioni delle norme relative alla corretta installazione e gestione di apparecchi
per giochi leciti disciplinati dall’art. 110 TULPS e dalle norme collegate, sono punite
per lo più con una sanzione amministrativa.

Scheda dei controlli documentali

Nei locali dove sono installati i giochi deve essere esposta la tabella
dei giochi vietati di cui all’art. 110, co. 1 TULPS)

a) Per gli apparecchi di qualsiasi tipologia:


copia conforme all’originale del nulla osta di distribuzione
originale del nulla osta per la messa in esercizio
a scheda esplicativa del gioco
il registro delle manutenzioni straordinarie
inoltre

b) Per i giochi che ammettono premi in denaro (comma 6), l’art. 2


del Decreto interdirettoriale 4/12/2003 prescrive un cartello recante:
costo della partita
regole del gioco
descrizione della combinazione e delle sequenze vincenti
il divieto di utilizzo ai minori di anni 18

c) Per i giochi che non ammettono premi in denaro (comma 7) l’art.


6 del decreto interdirettoriale 8/11/2005 impone un cartello recante:
costo della partita
regole del gioco
l’età minima consigliata per l’utilizzo del gioco.

§ 3. SCOMMESSE E GIOCHI
La facoltà di organizzare e gestire le scommesse è riservata allo
Stato il quale a sua volta, può concedere l’esercizio a privati.
I concessionari ed i soggetti da essi incaricati debbono ottenere dal
questore anche la licenza per l’esercizio delle scommesse prescritta
dall’art. 88 del TULPS
L’esercizio e la raccolta a distanza sono consentiti solo ai soggetti in
possesso di concessione o, in certi casi, di autorizzazione dell’Agenzia
delle Dogane e dei Monopoli (AAMS).

3.1. Esercizio abusivo di attività di gioco e di scommesse.


La legge 13 dicembre 1989, n. 401 (Interventi nel settore del gioco e
delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello
svolgimento di manifestazioni sportive) ha introdotto il nuovo reato,
di esercizio abusivo di attività di gioco e di scommesse.
Commette reato anche chi partecipa e chi da pubblicità a queste
attività vietate.
Queste disposizioni si applicano anche ai giochi d’azzardo esercitati
a mezzo degli apparecchi vietati dall’art. 110 TULPS

§4. LOTTERIE E TOMBOLE


La legge vieta ogni sorta di lotteria, tombola, riffa e pesca o banco
di beneficenza, nonché ogni altra manifestazione avente analoghe
caratteristiche.
Per eventuali lotterie nazionali occorre un’apposita legge.

4.1. In ambito locale


Sono tuttavia, consentite le lotterie, le tombole e le pesche o
banchi di beneficenza:
a) se promossi da enti morali, associazioni e comitati senza fini di
lucro, aventi scopi assistenziali, culturali, ricreativi e sportivi, se
dette manifestazioni sono necessarie per far fronte alle esigenze
finanziarie degli enti stessi;
b) se organizzate dai partiti o movimenti politici, nell’ambito di
manifestazioni locali organizzate dagli stessi.
Sono anche consentite le tombole effettuate in ambito familiare e
privato, organizzate per fini prettamente ludici.
I premi in danaro sono ammessi unicamente per il gioco della
tombola.
I comuni sono l’autorità competente a ricevere il rapporto e ad essi
sono devoluti i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie.

4.2. Il bingo
Si tratta della vecchia tombola aggiornata nel norme e nelle
modalità di gioco.
Consiste nella estrazione di 90 numeri, dall’1 al 90. I giocatori
acquistano delle cartelle su cui sono stampati 15 numeri diversi,
distribuiti su tre file orizzontali di 5 numeri, e su nove colonne
verticali. Ogni colonna può recare uno, due o tre numeri. Durante ogni
partita vengono estratti i numeri da 1 a 90 e su ognuna delle cartelle
acquistate i giocatori segnano i numeri estratti: più sono le cartelle
acquistate, maggiori sono le probabilità di vincita.
Durante una partita le combinazioni vincenti sono:
a) la cinquina, che si realizza, quando, per la prima volta sono
estratti tutti i cinque numeri che formano una fila orizzontale di una
delle cartelle;
b) il bingo che si realizza quando, per la prima volta sono estratti
tutti i 15 numeri di una cartella posseduta da un giocatore.

4.3. La riffa
La riffa consiste nella vendita di un certo numero di biglietti
numerati il cui importo totale è pari al valore degli oggetti che
costituiscono il premio: l’organizzatore si prefigge il solo scopo di
ricavare il valore dei premi, che è costretto a mettere in palio in quanto
non gli sarebbe agevole trovare singoli acquirenti.
Esempio: il titolare di un bar non riuscendo a vendere un
gigantesco e costoso uovo di pasqua, offre al pubblico 90 biglietti
numerati da 1 a 90. Quando tutti i biglietti sono venduti, attende
l’estrazione del lotto ed attribuisce il maxi-uovo di cioccolato al
possessore del primo numero estratto su una determinata ruota.
L’offerta della riffa al pubblico costituisce tuttora reato (art. 18
della legge 2 agosto 1982, n. 528), mentre l’esercizio non autorizzato
della tombola, lotteria o altra manifestazione con offerta a premi
mediante estrazione è depenalizzato e punito con semplice sanzione
amministrativa (art. 113 bis del R.D.L. 19 ottobre 1938, n. 1933).

4.4 Divieto ai minori


Il titolare dell’esercizio commerciale, del locale o, comunque, del
punto di offerta del gioco che consente l’accesso a minori di anno
diciotto è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria.
Sono giochi pubblici: 1) giochi numerici basati su scommessa a
quota fissa (lotto e giochi accessori); 2) giochi numerici a totalizzatore
nazionale (superenalotto e giochi accessori e derivati); 3) lotterie; 4)
giochi su base sportiva; 5) giochi su base ippica; 6) bingo; 7)
apparecchi di intrattenimento.
Sanzioni
Il titolare dell'esercizio commerciale, del locale o, comunque, del
punto di offerta del gioco che consente la partecipazione ai giochi
pubblici a minori di anni diciotto é punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria.
A questo fine, il titolare dell'esercizio è tenuto a identificare i
giocatori mediante richiesta di esibizione di un idoneo documento di
riconoscimento.
Autorità
Autorità competente a ricevere il rapporto e ad infliggere le
sanzioni é l''ufficio territoriale dell'Agenzia delle Dogane e dei
Monopoli (AAMS).

5. COMPETENZA ESCLUSIVA DELLA POLIZIA TRIBUTARIA


Le violazioni delle norme contenute nelle leggi finanziarie, quando
non costituiscono reato, sono accertate dagli ufficiali e dagli agenti
della polizia tributaria e dagli altri organi che siano indicati dalle
singole leggi (art. 34 della legge 7 gennaio 1929, n. 4).
Le norme sul gioco del lotto e lotterie hanno sicuramente carattere
finanziario e l’accertamento delle relative violazioni sanzionate in via
amministrativa, la redazione dei verbali e la notificazione competono
esclusivamente alla polizia tributaria. Se anziché dall’organo
specializzato, queste operazioni fossero effettuate da un organo a
competenza generale (polizia di stato, carabinieri, polizia municipale),
sarebbero certamente nulle, ed il trasgressore potrebbe sottrarsi al
pagamento della sanzione.
Capitolo XIII -
-
La stampa e gli stampati
§1. GARANZIE COSTITUZIONALI
L’art. 21 della Costituzione assicura a tutti il diritto di manifestare
liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro
mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si
può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dall’autorità
giudiziaria nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa
espressamente lo autorizza.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre
manifestazioni contrarie al buon costume: la legge stabilisce
provvedimenti adeguati a prevenire e reprimere le violazioni.

§ 2. STAMPATI, GIORNALI E PUBBLICAZIONI PERIODICHE


Sono considerati stampe o stampati tutte le riproduzioni
tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici
in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione. Perché si abbia una
stampa o uno stampato è necessario che si sia predisposto un
prodotto, destinato ad un numero indeterminato di persone ed idoneo
alla sua diffusione in una molteplicità di esemplari.

2.1 Sequestro di stampati


L’art. 21 della Costituzione stabilisce che la stampa non può essere
soggetta ad autorizzazioni o a censure e che si può procedere a
sequestro soltanto in due casi:
- nel caso di delitti (e non quindi contravvenzioni) per i quali la
legge espressamente autorizzi il sequestro;
- nel caso di violazione delle norme che la legge prescrive per
l’indicazione dei responsabili.
Il sequestro può avvenire solo per atto motivato dell’autorità
giudiziaria.
Eccezione: in questi due casi, solo quando vi sia assoluta urgenza
e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il
sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di
polizia giudiziaria (mai da agenti), purché:
si sia verificata una situazione che avrebbe consentito il sequestro all’autorità
giudiziaria;
l’intervento della A.G. non sia possibile;
sussista una urgenza assoluta. Non è sufficiente la generica situazione di urgenza
prevista dall’art. 321 del C.P.P.: l’urgenza deve essere assoluta.

Gli ufficiali di P.G. che hanno effettuato il sequestro, debbono


immediatamente e non mai oltre le 24 ore fare denuncia all’autorità
giudiziaria. Se questa non lo convalida entro le 24 ore successive il
sequestro è revocato.

2.1.2. Sequestro per violazione delle norme sulle indicazioni dei


responsabili
La legge (artt. 2 e 5 L. 8 febbraio 1948, n. 47) prevede alcune
indicazioni obbligatorie sugli stampati, distinguendo gli stampati in
genere dai giornali, pubblicazioni delle agenzie di informazioni e i
periodici di qualsiasi altro genere.
La Costituzione prevede il sequestro solo per le violazioni relative
alle indicazioni obbligatorie concernenti l’indicazione dei responsabili
e cioè:
nel caso si tratti di stampa clandestina, si siano cioè violate le norme prescritte per
l’indicazione dei responsabili;
quando non sia stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del tribunale;
quando in uno stampato non periodico non risulti il nome dell’editore né quello dello
stampatore o quando queste indicazioni non siano vere.

2.1.3. Sequestro espressamente autorizzato dalla legge


La normativa sulla stampa (L. 31 maggio 1946, n. 561) consente
all’A.G. di disporre il sequestro di un numero limitato di copie (non
oltre tre esemplari) dei giornali o delle pubblicazioni o stampati che
importino una violazione della legge penale.
Per quanto riguarda invece il sequestro dell’intera edizione, viene
stabilito un principio generale e vengono contemplate alcune
eccezioni.
Regola generale: non si possono sequestrare le edizioni dei
giornali o di altra pubblicazione o stampato se non in seguito ad una
sentenza irrevocabile dell’autorità giudiziaria.
Nei casi eccezionali specificamente previsti dalla legge (L.
47/1948 e L. 645/1952) è possibile il sequestro da parte dell'autorità
Giudiziaria anche prima della sentenza irrevocabile.
In tutti questi casi eccezionali quando vi sia assoluta urgenza (N.B.:
assoluta!!) e non sia possibile il tempestivo intervento dell’A.G., il
sequestro della stampa periodica è consentito agli ufficiali di P.G. (non
agli agenti) i quali devono immediatamente e non oltre le 24 ore,
informare l’A.G., per la convalida.

2.1.4. Sequestro di disegni, immagini, fotografie od oggetti destinati


alla pubblicità
La legge 1591/60 punisce chiunque fabbrica, introduce, affigge o
espone, in luogo pubblico o aperto al pubblico, disegni, immagini,
fotografie ecc. comunque destinati alla pubblicità i quali offendono il
pudore e la pubblica decenza considerati secondo la particolare
sensibilità dei minori di anni 18.
Anche in questi casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia
possibile il tempestivo intervento dell’A.G., gli ufficiali di P.G. (non gli
agenti) possono procedere al sequestro dei disegni, immagini,
fotografie ed oggetti figurati, informando immediatamente e non oltre
le 24 ore il procuratore della Repubblica per la convalida.
Se il sequestro non è convalidato nelle 24 ore successive, si intende
revocato e privo di ogni effetto.
- Capitolo
XIV -
Le pubbliche agenzie
§ 1. AGENZIE D’AFFARI
Sotto la denominazione di agenzie pubbliche o uffici pubblici di
affari si comprendono le imprese, comunque organizzate, che si
offrono come intermediarie nella soluzione o trattazione di affari
altrui, prestando la propria opera a chiunque ne faccia richiesta.
In altri termini l’attività delle agenzie d’affari consiste nella
trattazione, al pubblico e a scopo di lucro, di affari altrui.
Secondo l’art. 115 TULPS, non possono aprirsi o condursi agenzie
di prestiti su pegno, o altre agenzie di affari, quali siano l’oggetto e la
durata, anche sotto forma di agenzie di vendita, di esposizioni, mostre,
fiere campionarie e simili, senza licenza.
La licenza vale esclusivamente per i locali in essa indicati. È
ammessa la rappresentanza.
Debbono ottenere la licenza le agenzie che si occupano di rilascio di
documenti, esposizioni, mostre, fiere, deposito bagagli, abbonamento
ai giornali, recupero crediti, cessione di stipendi, i ricercatori di merci,
di clienti e di affari, le agenzie teatrali, di pubblici incanti, gli uffici di
pubblicità e simili.
Sono anche considerate agenzie di affari le agenzie matrimoniali, le
agenzie per consulenza legale o fiscale, le agenzie per recupero danni
di guerra, quelle per la trattazione di pratiche infortunistiche.
Non è richiesta la licenza a chi, già in possesso di licenza di
commercio effettua l’esposizione dei suoi prodotti in quanto in tale
attività non si verifica alcuna intermediazione a favore di terzi.
Sono inoltre escluse dall’art. 115 TULPS le agenzie di trasporto di
merci mediante autoveicoli, i cambiavalute, le agenzie di emigrazione,
le agenzie di recapito di corrispondenza, di pacchi e simili, gli esercenti
libere professioni, gli spedizionieri doganali. Non si applica più l’art.
115 TULPS alle agenzie di pratiche automobilistiche.
Gli esercenti le pubbliche agenzie sono obbligati a tenere un
registro giornale degli affari e a tenere permanentemente affissa nei
locali, in modo visibile, la tabella delle operazioni alle quali attendono,
con la tariffa delle relative mercedi. Tali esercenti non possono
compiere operazioni o accettare commissioni da persone non munite
di carta d’identità o altro documento fornito di fotografia proveniente
dall’amministrazione dello Stato (art. 120 TULPS).
La violazione degli articoli 115 e 120 TULPS è punita con sanzione
amministrativa.
La licenza viene rilasciata dal comune. Restano in capo al questore
soltanto le licenze relative alle attività di recupero crediti, pubblici
incanti, agenzie matrimoniali e di pubbliche relazioni.

§ 2. COMPRAVENDITA DI AUTO USATE


Per comprendere meglio il meccanismo che regola la materia, è
utile fare riferimento all’attività di compravendita di auto usate:
se l’attività è esercitata col sistema della procura a vendere (l’auto rimane intestata al
proprietario, il quale dà incarico all’agenzia di effettuare la vendita), sussiste l’opera
di intermediazione ed occorre quindi la licenza ex art. 115 TULPS rilasciata dal
comune;
se invece il titolare dell’agenzia acquista le auto usate, effettua la trascrizione al
P.R.A. intestando i mezzi a se stesso, e poi le rivende, esercita una normale attività
commerciale e deve operare con la licenza di commercio.

§ 3. RECUPERO CREDITI E BOLLETTINI DI INFORMAZIONI


COMMERCIALI
Recupero crediti
Normalmente la licenza di pubblica agenzia vale soltanto per i
locali in essa indicati; invece per le attività di recupero stragiudiziale
dei crediti per conto di terzi la licenza del questore abilita allo
svolgimento delle attività senza limiti territoriali.
Il titolare della licenza deve comunicare preventivamente alla
questura l’elenco dei propri agenti, indicandone il rispettivo ambito
territoriale, ed a tenere a disposizione degli ufficiali e agenti di
pubblica sicurezza il registro delle operazioni.
I suoi agenti sono tenuti ad esibire copia della licenza ad ogni
richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza ed a fornire alle
persone con cui trattano compiuta informazione della propria qualità e
dell’agenzia per la quale operano.

Informazioni commerciali
Tra le agenzie indicate dall’art. 115, sono comprese gli istituti per la
raccolta di informazioni a scopo di divulgazione mediante bollettini o
altri mezzi simili.
Per disposizione di legge (art. 258 Reg. TULPS) essi non possono
eseguire investigazioni o ricerche ovvero raccogliere informazioni per
conto di privati, senza la licenza contemplata dall’art. 134 TULPS.

§ 4. AGENZIE DI VENDITA ALL’ASTA


La licenza è rilasciata dal questore alle seguenti condizioni (Circ.
Min. Int. n.10.12332/12000.15.8 del 16 gennaio 1952):
- le vendite debbono svolgersi nella sede indicata dalla licenza.
Eccezionalmente in casi di comprovata necessità l’autorità di P.S. può
concedere permessi perchè le vendite all’asta siano effettuate in altri
locali;
- le case di vendita all’asta debbono osservare l’orario di apertura e
di chiusura stabilito con ordinanza dal sindaco per i negozi di vendita
di articoli similari muniti di licenza di commercio;
- può essere autorizzata nelle ore serali e fino alle ore 24 la vendita
all’asta di oggetti d’arte, di mobili ed oggetti usati, di antichità e di
rarità provenienti da antiquari, privati, enti, collezioni, biblioteche,
esecuzioni testamentarie ecc.
- nelle giornate festive è consentita la sola esposizione.

Aste televisive
La licenza per effettuare aste col mezzo televisivo non è ammessa,
in quanto non è assicurata l’osservanza delle esigenze di pubblica
sicurezza e di tutela della fede pubblica (vedi Circ. Min. Int.
10.4038/12015 (8) del 9 aprile 1984).

§ 5. ESERCIZI PUBBLICI DI TELECOMUNICAZIONI (INTERNET


POINT)
La licenza
L’art. 7 del D.L. 27 luglio 2005, n. 144 (misure urgenti per il
contrasto del terrorismo internazionale) aveva stabilito una disciplina
temporanea. Fino al 31 dicembre 2011, “chiunque quale attività
principale intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di
qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei
clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni
anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore. ”.
Si trattava di una licenza di polizia che andava ad aggiungersi ad
ogni altra eventuale autorizzazione necessaria per esercitare l’attività.
La norma temporanea non è stata prorogata e la licenza di polizia non
è più richiesta.
Il successivo D.L. 21 giugno 2013, n. 69 inoltre, ha in parte
liberalizzato l’accesso ai servizi internet WI-FI (collegamenti senza
cavo)
L’art. 10 del decreto, infatti, stabilisce che “l’offerta di accesso alla
rete internet tramite tecnologia WI-FI non richiede l’identificazione
personale degli utilizzatori, quando l’offerta non costituisce l’attività
commerciale prevalente del servizio.
Nota: Occorre che si verifichino ambedue le condizioni. Perciò gli
internet point la cui attività prevalente consiste nell’offerta di accesso
alla retre, debbono continuare ad identificare gli utilizzatori.

I controlli
I controlli agli esercizi e ai circoli muniti di licenza sono effettuati
dagli ufficiali e agenti di P.S. ai sensi dell’art. 16 del T.U.L.P.S, nonché
dagli organi deputati ad accertare violazioni amministrative, come
previsto dall'art. 13 della legge 689/1981.
L’accesso ai dati è riservato agli organi muniti di autorizzazione
dall’Autorità Giudiziaria.

§ 6. MONEY TRANSFER. TRASFERIMENTO DI FONDI


L'attività di money transfer consiste nel trasferimento di denaro
attuato tramite operazioni di compensazione, effettuate all’interno di
una vasta rete di operatori finanziari tra loro collegati.
Lo schema più diffuso, di tipo piramidale, è articolato su tre livelli:
A) le multinazionali (o network), che gestiscono al vertice il
sistema;
B) i loro agenti, operanti a livello intermedio nei diversi paesi sulla
base di apposite convenzioni;
C) i sub-agenti o locations, che assicurano il contatto con la
clientela.
La procedura è la seguente:
a) il sub agente (ad esempio appartenente al network Western
union) raccoglie il denaro e chiede all’agente nazionale
l’autorizzazione a effettuare l’operazione;
b) l’agente nazionale assegna un numero all’operazione e chiede a
sua volta autorizzazione al network di appartenenza;
c) il network, tramite rete telematica, concede l’autorizzazione
all’operazione;
d) l’agente comunica al sub-agente l’autorizzazione;
e) il sub-agente trattiene il denaro e consegna al cliente una
ricevuta con l’indicazione del numero di identificazione (Money
Transfer Control Number), da comunicare al destinatario;
f) il destinatario a sua volta può riscuotere la somma recandosi
con il numero di identificazione presso un operatore Western
union del suo paese.
Tra il sub-agente che riceve la somma dal cliente e l’operatore che
effettua il pagamento al destinatario-beneficiario non avviene alcun
passaggio materiale di denaro in quanto gli operatori appartenenti al
medesimo network operano per compensazione.

6.1. Operatori abilitati


Per esercitare l’attività occorre l’iscrizione a due diversi elenchi in
ordine ai quali è richieso il possesso di requisiti differenti.
a) Gli agenti nazionali rientrano tra gli intermediari finanziari
iscritti nell’elenco generale di cui all’art. 106 del testo unico bancario.
b) I sub-agenti sono invece compresi tra gli agenti in attività
finanziaria iscritti nell’elenco previsto dall’art. 128-quater del D.Lgs.
385/1993.
Gli elenchi sono consultabili nel sito Internet della Banca d’Italia:
http://uif.bancaditalia.it/UICFEWebroot/
I sub-agenti di norma svolgono contestualmente attività
commerciali (es. centri raccolta valuta, internet point, cartolerie,
rivendite di tabacchi.

6.2. I controlli
Il money transfer consente a chiunque di trasferire fondi anche
all’estero, senza dover essere titolari di un conto bancario o postale, né
possedere una carta di credito: è sufficiente presentare un documento
d’identità, consegnare in contanti la somma da trasferire e indicare i
dati identificativi del soggetto destinatario.
Può quindi costituire lo strumento di trasferimenti frazionati di
ingenti somme a mezzo di prestanome o di soggetti inesistenti
Tramite money transfer sono consentite operazioni in contante per
un importo massimo di 1.000 euro (art. 49 comma 19 del D. lgs.
231/2007)
Sanzioni
Ai sensi dell’articolo 140-bis del T.U.B. (D.Lgs. 385/1993),
chiunque esercita professionalmente nei confronti del pubblico
l’attività di agenzia in attività finanziaria senza essere iscritto nel
prescritto elenco, è punito con la reclusione e la multa.
Per tutte le violazioni delle disposizioni contenute nel testo unico
bancario sanzionate in via amministrativa, si applica la procedura di
cui all’art. 145 T.U.B. come delineata nel Provvedimento UIC del 23
marzo 2006 (GU n. 82 del 7 aprile 2006).
Si tratta di una procedura complessa in ordine alla quale sussiste la
competenza esclusiva della Polizia tributaria prevista dalla legge
4/1929. Pertanto l’organo accertatore dovrà sempre interessare, al
riguardo, il Comando della Guardia di Finanza.

§ 7. Sistemi IVTS - Hawala (cenni)


Accanto ai Money transfer, regolamentati ed autorizzati,
prosperano altre attività finanziarie che funzionano nello stesso
identico modo, ma totalmente irregolari in quanto nessuna norma,
convenzione o autorizzazione disciplina la loro attività: tutto è basato
sulla fiducia di cui gode l’intermediario.
Si tratta dei c.d. sistemi bancari di strada, conosciuti anche col
termine inglese IVTS (Informal Value Transfer Systems) o sistemi di
rimessa alternativi.
IVTS esistono dall’antichità, per facilitare gli scambi commerciali
tra mercati situati su piazze lontane, evitando nel contempo il
trasferimento materiale del denaro.
Si sono poi diffusi con le emigrazioni ed oggi sono presenti anche
nella maggior parte dei paesi occidentali. A seconda del gruppo etnico,
sono chiamati con una varietà di nomi,:
“hawala”(Medio Oriente, Afghanistan, Pakistan); “Hundi” (India);
“Fei Ch’ien” (Cina); “Phoe kuan” (Thailandia); e “Black Market Peso
Exchange” (Sud America). Il sistema Hawala, che in arabo significa
“trasferimento”, si è sviluppato in Medio Oriente nel medioevo e si è
poi diffuso in Asia meridionale e in alcune parti dell’Africa ed ora nei
paesi occidentali.
È il più conosciuto e ad esso si fa generalmente riferimento, ma il
funzionamento è simile anche per tutti gli altri
- Capitolo
XV -
Cose antiche o usate e oggetti preziosi
§ 1. COMMERCIO DI COSE ANTICHE O USATE
Sono cose usate, sia quelle che possono essere riutilizzate (es. libri)
sia quelle che possono trovare un impiego diverso da quello originario
(es.: stracci, francobolli ecc.).
Sono cose antiche quelle che, in seguito al trascorrere del tempo,
hanno acquistato maggior valore.
Non è consentito esercitare il commercio di cose antiche o usate
senza averne fatto preventiva dichiarazione all’autorità comunale (art.
126 TULPS).
Chi esercita il commercio di cose antiche o usate può compiere
operazioni solo con persone provviste di carta di identità o altro
documento equipollente. Deve inoltre tenere un registro delle
operazioni giornalmente (artt. 128 TULPS e 247 Reg.).
Il registro deve essere esibito agli ufficiali e agenti di P.S., a ogni
loro richiesta.
Le disposizioni degli articoli 126 e 128 del TULPS, non si applicano
al piccolo commercio di cose usate prive di valore o di valore esiguo.

§ 2. FABBRICANTI, COMMERCIANTI DI OGGETTI PREZIOSI


I fabbricanti, i commercianti, i mediatori di oggetti preziosi, hanno
l’obbligo di munirsi di licenza del questore (art. 127 TULPS).
La licenza dura fino al 31 dicembre dell’anno in cui è rilasciata ed è
valida per tutti gli esercizi di vendita appartenenti alla medesima
persona o alla medesima ditta, anche in località diverse.
Per la gestione dell’esercizio, non è sufficiente la licenza del
questore, ma occorre anche quella di commercio, rilasciata dal
comune.
I commercianti o i fabbricanti di oggetti preziosi, possono compiere
operazioni di compravendita di oggetti usati, solo con persone
provviste della carta di identità, o di altro documento equipollente.
Devono inoltre tenere il registro delle operazioni compiute (di
compravendita di oggetti usati) che deve essere esibito agli ufficiali o
agli agenti di P.S. ad ogni loro richiesta.
L’esercente che ha comperato cose preziose da persone diverse dai
fondachieri, fabbricanti o all’asta pubblica, non può alterarle o
alienarle se non dieci giorni dopo l’acquisto (art. 128 TULPS).
- Capitolo
XVI -
Sicurezza privata, sicurezza complementare e
partecipata
§ 1. PARTE GENERALE
Gli articoli del TULPS e del relativo regolamento, disciplinano
contemporaneamente:
- l’attività di vigilanza o custodia privata;
- le investigazioni, ricerche e raccolta di informazioni per conto di
privati.
Le due attività sono invece ben distinte, sia dal punto di vista
formale che sostanziale: il possesso di autorizzazione per esercitare
l’attività di vigilanza privata non abilita alle investigazioni e viceversa.

La licenza
La licenza prevista dall’art. 134 TULPS é richiesta indistintamente
sia per gli istituiti di vigilanza sia per quelli di investigazione.
Dovere degli istituti di cooperare con l’autorità
L’art. 139 TULPS impone sia agli istituti di vigilanza sia a quelli di
investigazione di prestare la loro opera a richiesta dell’autorità di P.S.;
gli agenti di tali uffici sono obbligati ad aderire a tutte le richieste ad
essi rivolte dagli ufficiali o dagli agenti di P.S. o di polizia giudiziaria.
Questa norma non si applica, per esplicita disposizione di legge,
all’investigatore privato quando svolge le attività previste dall’art. 327
bis C.P.P. e a lui delegate dal difensore di una delle parti private.

§ 2. VIGILANZA E CUSTODIA DI BENI MOBILI E IMMOBILI


Tutte le attività di vigilanza e custodia sono disciplinate dagli
articoli 133 e 134 del TULPS.
Si tratta della c.d. sicurezza complementare, svolta a mezzo di
guardie particolari giurate. A titolo di esempio, rientrano nei servizi di
sicurezza complementare le attività di vigilanza concernenti:
la sicurezza negli aeroporti, nei porti, nelle stazioni ferroviarie, nelle stazioni
metropolitane e negli altri luoghi pubblici o aperti al pubblico, ad integrazione
di quella assicurata dalla forza pubblica;
la custodia, il trasporto e la scorta di armi, esplosivi e di ogni altro materiale
pericoloso;
la custodia, il trasporto e la scorta e la vigilanza del contante o valori appartenenti a
terzi;
la vigilanza armata mobile e gli interventi sugli allarmi, escluse le attribuzioni degli
ufficiali e agenti di pubblica sicurezza;
la vigilanza di ogni infrastruttura che possa costituire un potenziale obiettivo
sensibile ai fini della sicurezza o dell’incolumità pubblica o della tutela ambientale.

La difesa delle persone e dei beni è uno dei compiti essenziali dello
Stato e viene assolto per mezzo delle forze di polizia: la vigilanza
privata costituisce una eccezione (parziale) a questo principio
generale.
Possono essere oggetto di vigilanza privata unicamente i beni,
mobili o immobili, mentre la tutela della integrità fisica delle persone
rimane di competenza esclusiva delle forze di polizia e in nessun caso
può essere affidata a privati; non esiste alcuna possibile autorizzazione
per esercitare compiti di tutela personale (c.d. guardia del corpo o
body guard).
La vigilanza e la custodia possono avvenire in due modi:
a) a cura dei proprietari che, singolarmente o associati, impiegano
guardie particolari giurate a custodia (anche in comune) delle
loro proprietà (art. 133 TULPS);
b) da parte di impresari, in possesso di autorizzazione del prefetto i
quali, a scopo di lucro, organizzano l’attività di vigilanza a
richiesta e per conto dei proprietari, impiegando guardie
particolari giurate (art. 134 TULPS).

2.1. Vigilanza di beni propri


Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono assumere
guardie particolari da destinare alla vigilanza o custodia delle loro
proprietà mobiliari od immobiliari.
Possono anche, con l’autorizzazione del Prefetto, associarsi per la
nomina di tali guardie da destinare alla vigilanza o custodia in comune
delle proprietà stesse.

2.2. Gli istituti di vigilanza e custodia di beni altrui


La licenza del prefetto prevista dall’art. 134 TULPS occorre a
chiunque (ente o privato) intenda esercitare, a fini di lucro, l’attività di
vigilare le proprietà altrui.
Non occorre invece per destinare guardie particolari giurate alla
vigilanza di beni propri.
La licenza infatti è ritenuta necessaria per garantire che chi si offre
di organizzare la vigilanza e custodia di proprietà altrui sia persona
tecnicamente idonea, affidabile e soggetta ai controlli dell’autorità.

2.3. Multiformità dell’attività di vigilanza


Nell’ambito dei compiti previsti dalla legge ed utilizzando nuovi
strumenti offerti dalla moderna tecnologia, gli istituti di vigilanza
offrono una serie di servizi che non sono espressamente previsti dalle
norme:
attività di sicurezza aziendale;
trasporto e scorta valori;
vigilanza e videocontrollo a distanza;
gestione di servizi antifurto;
sistemi centralizzati di teleallarme;
telesoccorso;
radiomobili di pronto intervento.

Queste prestazioni, benché non espressamente previste dalla legge,


sono perfettamente legittime e rientrano nell’attività consentita, per la
vigilanza di beni altrui.

§3. GLI ISTITUTI DI INVESTIGAZIONE PRIVATA


La licenza è necessaria per tutte le attività di investigazione,
ricerche e raccolta di informazioni per conto di privati, ivi comprese
quelle relative agli ammanchi di merce ed alle differenze inventariali
nel settore commerciale.
Le agenzie di investigazione ed informazione possono
legittimamente svolgere la loro attività in province diverse da quelle
per cui è rilasciata la licenza, senza necessità di alcuna comunicazione,
purché gli incarichi siano stati conferiti nel luogo in cui gli istituti
hanno sede.
I direttori degli uffici di informazioni, investigazioni o ricerche
sono obbligati a tenere un registro degli affari che compiono
giornalmente, nel quale sono annotate le generalità delle persone con
cui gli affari sono compiuti e le altre indicazioni prescritte dal
regolamento. Tale registro deve essere conservato per 5 anni ed esibito
ad ogni richiesta degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza. Perciò, le
persone che intendono affidare incarichi di raccolta di informazioni
sono tenute a dimostrare la propria identità, mediante la esibizione di
un documento di identificazione.

§4. LE GUARDIE PARTICOLARI GIURATE


Le guardie particolari giurate sono i soggetti che materialmente
effettuano la vigilanza.
Esse operano sempre in un rapporto di subordinazione da un altro
soggetto (istituto di vigilanza, privato, ente) che chiede la loro nomina.
Non può essere attribuita la qualità di guardia particolare giurata
per custodire beni propri, o appartenenti a parenti o affini.
Le guardie particolari giurate (art. 133 TULPS) possono esercitare
l’attività di vigilanza di beni mobili o immobili altrui:
direttamente alle dipendenze di privati proprietari;
direttamente alle dipendenze di enti pubblici o enti collettivi;
direttamente alle dipendenze di privati tra loro associati;
indirettamente, alle dipendenze di istituti di vigilanza autorizzati, i quali hanno
stipulato un contratto con i proprietari dei beni.

Tutte indistintamente debbono ottenere identica autorizzazione e


debbono possedere i medesimi requisiti (art. 138 TULPS).
Attenzione a non confondere la licenza che può essere ottenuta
dal privato per prestare opera di vigilanza o custodia di beni altri, con
il decreto di approvazione rilasciato alle guardie giurate.
Per questo secondo provvedimento autorizzatorio, occorre infatti
l’incontro di due manifestazioni di volontà:
- quella di chi intende impiegare la guardia giurata;
- quella del soggetto che intende porsi alle altrui dipendenze per
esercitare l’attività.
Constatato il possesso dei requisiti prescritti dall’art. 138 TULPS, il
prefetto rilascia alle guardie particolari il decreto di approvazione (art.
250 Reg.).
Le guardie alle dipendenze di istituti di vigilanza (e soltanto esse)
sono sottoposte alla ulteriore normativa del R.D.L. 12 novembre 1936,
n. 2144, ed in particolare al potere disciplinare del questore.

4.2. Porto d’armi


Per portare le armi, le guardie particolari giurate debbono essere
munite della licenza del prefetto (rilasciata contestualmente
all’approvazione della nomina); il porto d’armi a tassa ridotta ha la
validità di due anni e dura finché permane la qualità di guardia
particolare giurata.
Tale licenza, benché a tariffa ridotta, è identica a quella rilasciata ai
privati cittadini; pertanto essa abilita a portare l’arma in qualsiasi
tempo, anche fuori servizio, e senza limiti di spazio (parere del
Consiglio di Stato n. 543 del 5 maggio 1979).

4.3. La qualità di incaricato di pubblico servizio


L’ultimo comma dell’art. 138 del TULPS, superando annose
diatribe e contrasti di opinioni, ha definitivamente stabilito che le
guardie particolari giurate, nell’esercizio delle funzioni di vigilanza dei
beni mobili ed immobili cui sono destinate, rivestono la qualità di
incaricato di un pubblico servizio.
Come ogni privato la guardia giurata può procedere all’arresto in
flagranza ed in tal caso deve senza ritardo consegnare l’arrestato e le
cose costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, che redige il
verbale di consegna e ne rilascia copia.

4.4 La qualità di polizia giudiziaria, di pubblica sicurezza e di pubblico


ufficiale
Tutte le guardie giurate sono incaricati di pubblico servizio, tuttavia
alcune leggi speciali disciplinano diversamente determinate posizioni,
come ad esempio:
a) gli agenti venatori dipendenti degli enti locali delegati dalle
regioni sono agenti di polizia giudiziaria e agenti di pubblica
sicurezza, quindi sono anche pubblici ufficiali, limitatamente
all’attività di vigilanza venatoria e nell’ambito territoriale
dell’ente di appartenenza (legge 157/92 );
b) gli agenti venatori NON dipendenti dagli enti locali accertano le
violazioni alle disposizioni sull’attività venatoria, redigono i
relativi verbali e possono chiedere l’esibizione della fauna
selvatica e dei documenti alle persone in esercizio o attitudine di
caccia (legge 157/92). Limitatamente a questa attività, hanno i
poteri autoritativi che caratterizzano i pubblici ufficiali;
c) gli agenti giurati addetti alla vigilanza ittica, ai fini della
sorveglianza sulla pesca, hanno la qualifica di agenti di polizia
giudiziaria (art. 32 R.D. 1604/31, art. 21 L. 963/65, art. 7 D.P.R.
747/54 );
d) le guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche
e zoofile riconosciute, sono agenti di polizia giudiziaria, nei limiti
dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti di nomina (art. 6 della
legge 20 luglio 2004, n. 189);
e) alle guardie giurate dipendenti da amministrazioni pubbliche,
può essere attribuita, per svolgere particolari mansioni, la
qualifica di agenti di pubblica sicurezza;
f) tutte le guardie giurate (art. 139 TULPS) possono essere
chiamate a prestare la propria opera a richiesta dell’autorità di
pubblica sicurezza, ovvero ad aderire alle richieste ad esse rivolte
dagli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza o di polizia
giudiziaria. In tal caso acquistano la qualificazione giuridica di
pubblici ufficiali.
§ 5. AGENTI DELLA VIGILANZA VENATORIA, ITTICA E ZOOFILA
Gli agenti della vigilanza venatoria e ittica, anche quando debbono
conseguire la nomina prevista dall’art. 250 Reg. TULPS, esercitano
una attività diretta a tutelare un interesse non strettamente privato; ad
essi quindi la legge attribuisce uno status e poteri diversi da quelli
conferiti alle guardie particolari giurate destinate alla vigilanza e
custodia di beni.
Il riconoscimento della nomina a guardia giurata degli agenti
venatori e degli agenti ittici spetta alla provincia e non più al prefetto.

5.1. Vigilanza venatoria


Gli agenti venatori svolgono le proprie funzioni, nell’ambito della
circoscrizione territoriale di competenza. Essi possono effettuare
controlli solo alle persone trovate in possesso di armi o arnesi atti alla
caccia, ovvero in esercizio o in attitudine di caccia.
Possono chiedere l’esibizione: a) della licenza di porto di fucile; b)
del tesserino regionale; c) delle polizze di assicurazione; d) della fauna
selvatica abbattuta o catturata.
I poteri degli agenti di vigilanza venatoria sono diversi, a seconda
che essi esercitino o meno funzioni di polizia giudiziaria.
Gli agenti che esercitano funzioni di polizia giudiziaria, se
intervengono in caso di infrazioni penali previste dall’art. 30 della
legge 157/92 (non di quelle amministrative) procedono al sequestro
delle armi, della fauna selvatica e dei mezzi di caccia; sono esclusi dal
sequestro il cane ed i richiami vivi autorizzati.
Se invece gli agenti venatori non esercitano funzioni di polizia
giudiziaria ed accertano, anche a seguito di denuncia, una violazione
alle disposizioni sull’attività venatoria, redigono i verbali e li
trasmettono all’ente da cui dipendono e all’autorità competente.

5.2. Vigilanza ittica


I soggetti addetti alla vigilanza sulla pesca marittima e sulla pesca
nelle acque interne hanno un ambito di intervento molto più ampio di
quello consentito agli incaricati della vigilanza venatoria.
Mentre la nomina delle guardie volontarie venatorie può essere
richiesta solo dalle associazioni nazionali, venatorie, agricole e di
protezione ambientale, la facoltà di proporre la nomina di guardie
giurate ittiche non ha questi limiti.
Infatti le province, i comuni, i consorzi, le associazioni e chiunque
vi abbia interesse possono nominare e mantenere a proprie spese
agenti giurati per concorrere alla sorveglianza sulla pesca tanto nelle
acque pubbliche, quanto in quelle private (art. 31 R.D. 8 ottobre 1931,
n. 1604 e art. 22 L. 14 luglio 1965, n. 963).
Gli agenti giurati ai fini della sorveglianza sulla pesca, hanno la
qualità di agenti di polizia giudiziaria (art. 32 R.D. 8 ottobre 1931, n.
1604 e art. 21 L. 24 luglio 1965, n. 963).

5.3. Protezione animali


La vigilanza zoofila, sul rispetto delle norme relative alla protezione
degli animali di affezione è affidata anche alle guardie particolari
giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute, ai
sensi degli articoli 55 e 57 del C.P.P. (Art. 6 della legge 189/2004).
Il legislatore, facendo specifico riferimento agli artt. 55 e 57 del
C.P.P. relativi alle funzioni di polizia giudiziaria, ha definitivamente
chiarito che, in materia di protezione animali, le guardie particolari
giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute sono
agenti di polizia giudiziaria.

§ 6. SERVIZI DI CONTROLLO DI SPETTACOLI ED INTRATTENIMENTI


I gestori delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi
aperti al pubblico o in pubblici esercizi, possono impiegare personale
addetto ai servizi di controllo diverso dalle guardie giurate.
L’espletamento di tali servizi, anche (ma non solo) a tutela
dell’incolumità dei presenti non comporta l’attribuzione di pubbliche
qualifiche (art. 3, commi 7-13 della L. 94/2009).
Non si tratta di bodyguard (attività questa sempre vietata), ma di
persone con limitati compiti più simili a quelli del buttafuori.
In quest’ottica è vietato l’uso di armi, di oggetti atti ad offendere e
di qualunque strumento di coazione fisica.
Chi intende avvalersi degli addetti ai servizi di controllo deve
sceglierli tra gli iscritti nell' elenco tenuto in prefettura.
Peraltro la legge fa salvo quanto previsto dall’art. 134 TULPS, e
pertanto il titolare del locale potrebbe preferire l’impiego di guardie
giurate, che hanno la qualità di incaricati di pubblico servizio.

§ 7. SERVIZI DI CONTROLLO NEGLI IMPIANTI SPORTIVI


I complessi e gli impianti sportivi, con capienza superiore a 7.500
posti, nei quali si svolgono partite ufficiali delle squadre di calcio
professionistiche sono soggetti a particolari regole, finalizzate a
contrastare ogni episodio di violenza e intolleranza.
Le società organizzatrici delle competizioni sono responsabili del
controllo dei titoli di accesso, dell’instradamento degli spettatori e
della verifica del rispetto del regolamento d’uso dell’impianto.
Questi servizi possono essere assicurati dalle società organizzatrici
secondo alternative:
a) direttamente;
b) oppure avvalendosi di istituti di sicurezza privata autorizzati ai
sensi dell’art. 134 TULPS.
Gli addetti sono denominati «steward» ed operano sotto la
direzione ed il controllo da parte delegato per la sicurezza.
Tutti servizi sono svolti sotto la vigilanza del responsabile «G.O.S.»,
nonché degli ufficiali di pubblica sicurezza designati dal questore, i
quali assicurano gli interventi che richiedono l’esercizio di pubbliche
potestà.
Quando provvede direttamente, la società sportiva responsabile dei
servizi deve trasmettere al prefetto l’elenco nominativo dei candidati
che intende avviare alla formazione per l’espletamento dell’attività di
steward.

7.1. Compiti degli stewards


Gli stewards devono indossare una casacca fluorescente, gialla
oppure arancione, con la scritta «steward» ed un numero progressivo.
L’art. 6 del D.M. 8 agosto 2007 indica tra i loro i compiti: a)
bonifica e ispezione dell’impianto sportivo prima dell’apertura al
pubblico; b) prefiltraggio lungo il perimetro dell’area riservata
dell’impianto; c) filtraggio lungo il perimetro dell’area di massima
sicurezza; d) instradamento all’interno dell’impianto sportivo.
Inoltre devono assicurare il rispetto del «Regolamento d’uso»
dell’impianto, vigilando il perimetro dell’impianto e tutte le aree
occupate dagli spettatori.
Essi debbono concorrere nelle attività di tutela della pubblica
incolumità ed in quelle disposte dall’autorità di pubblica sicurezza,
quando non sia richiesto l’esercizio di pubbliche potestà.
Infine debbono rilevare comportamenti illeciti o pericolosi per la
pubblica incolumità ed individuare situazioni che potrebbero creare
turbative all’ordine ed alla sicurezza pubblica per l’immediata
segnalazione alle Forze dell’ordine.
Gli interventi che richiedono l’esercizio di pubbliche potestà o
l’impiego di appartenenti alle Forze di polizia debbono essere
effettuati dagli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza.

§ 8. LE ASSOCIAZIONI DI OSSERVATORI VOLONTARI


I sindaci, previa intesa con il prefetto, possono stipulare apposite
convenzioni con associazioni tra cittadini non armati al fine di
segnalare alle Forze di polizia (dello Stato o degli enti locali) eventi che
possano arrecare danno alla sicurezza urbana (legge 94/2009, Decreto
8 agosto 2009)
La convenzione è possibile solo con le associazioni iscritte in
apposito elenco tenuto a cura del prefetto.

Compiti e modalità di svolgimento delle attività


Le associazioni convenzionate col comune, attraverso i propri
“osservatori volontari”, svolgono attività di mera osservazione su
specifiche aree del territorio comunale, in nuclei composti da non più
di tre persone, di cui almeno una di età pari o superiore a 25 anni.
Durante il servizio gli osservatori volontari debbono indossare una
casacca di colore giallo fluorescente, con la scritta «osservatori
volontari», il logo dell’associazione, il nome del comune ed un numero
progressivo. Debbono avere al seguito un valido documento di
riconoscimento e, anche se titolari di porto d’armi, non possono
portare né trasportare armi o altri oggetti atti ad offendere.
Non sono consentiti mezzi motorizzati né animali: il decreto non fa
cenno all’eventuale uso della bicicletta, che deve ritenersi consentito.
Gli osservatori hanno il compito di segnalare alla polizia locale e
alle Forze di polizia dello Stato eventi che possono arrecare danno alla
sicurezza urbana.
Non hanno nessun potere, se non quelli riconosciuti ad ogni
privato, come ad esempio la facoltà di procedere all’arresto in
flagranza ai sensi dell’art. 383 c.p.p.

§ 9. DIFESA DA ATTI DI PIRATERIA IN MARE


Nell'ambito delle attività internazionali di contrasto alla pirateria,
quando non è possibile ricorrere alla protezione da parte di navi della
Marina Militare Italiana, le navi mercantili battenti bandiera italiana,
possono utilizzare guardie particolari giurate. (art. 5 del D.L. 12 Luglio
2011, n. 107).
- Capitolo
XVII -
Le misure di prevenzione
§ 1. PARTE GENERALE
Sono provvedimenti di carattere amministrativo (cioè non penale)
di competenza dell’autorità amministrativa o dell’autorità giudiziaria:
strumenti di difesa sociale adottati nei confronti di persone ritenute
pericolose.
La legge distingue tra:
a) misure di prevenzione personali: che incidono sulla libertà
personale o di circolazione;
b) misure di prevenzione patrimoniali: che incidono sul
patrimonio;
c) effetti interdittivi derivanti dall'applicazione di misure di
prevenzione personali.
Il Decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 159 (codice antimafia) ha
unificato la disciplina delle misure di prevenzione prevista dalla
precedente normativa:
a) Sono misure di prevenzione personali:
a.1) applicate dal questore
l’avviso orale
il foglio di via obbligatorio
il divieto di accesso ai luoghi interessati da manifestazioni sportive (art. 6 L. 13
dicembre 1989, n. 401)
l'ammonimento per atti persecutori (art. 8 del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11)) e per
violenza domestica (art. 3 del D.L.14 agosto 2013, n. 99
le misure ex art. 75-bis del TU stupefacenti

a.2) applicate dall'autorità giudiziaria


la sorveglianza speciale della p.s.
la sorveglianza speciale della p.s. con divieto di soggiorno
la sorveglianza speciale della p.s. con obbligo di soggiorno
b) Sono misure di prevenzione a carattere patrimoniale:
il sequestro
la confisca
la cauzione
l'amministrazione giudiziaria dei beni

c) Sono effetti interdittivi derivanti delle misure di prevenzione


personali:
l’impossibilità di ottenere licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni, abilitazioni
ed erogazioni
la decadenza di diritto dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni,
abilitazioni ed erogazioni
il divieto di concludere contratti di appalto, cottimo fiduciario, fornitura di opere,
beni e servizi riguardanti la P.A.
gli altri effetti previsti dal c.p.p. e dalle leggi speciali

§2. LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI

2.1. Le misure di prevenzione personali applicate dal questore (c.d.


misure amministrative)
Sono adottate dal questore le seguenti misure:
l'avviso orale (art. 3 del D. Lgs.159/2011)
il foglio di via obbligatorio (art. 2 del D. Lgs.159/2011.)
l' ammonimento per atti persecutori (art. 8 del D.L.23 febbraio 2009)
il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (DASPO)
(art. 6 L. 13 dicembre 1989, n. 401)
le misure previste dall'art. 75bis del TU stupefacenti (vedi Cap. XIX, par. 3.2)

2.1.2 Ammonimento per atti persecutori e ammonimento per violenza


domestica
Il decreto legge 11/2009 ha introdotto con l’art. 612 bis c.p. il
delitto di “atti persecutori” o stalking (dall’inglese to stalk: inseguire,
cacciare con agguati), punito con la reclusione a querela della persona
offesa.
Successivamente il decreto legge 93/2013 ha introdotto una nuova
aggravante comune applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i
reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni
o in danno di donne incinte.

2.1.2.1 Atti persecutori (art. 8 del D.L.23 febbraio 2009, n. 11)


Commette il reato di atti persecutori (stalking) chiunque, con
condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un
perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un
fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o
di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da
costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
Il delitto è punito con la reclusione a querela della persona offesa. Il
termine per la proposizione della querela è di sei mesi, anziché i tre
previsti in via generale dall’art. 124 c.p.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche
separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione
affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso
strumenti informatici o telematici»;
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la
proposizione della querela è di sei mesi. La querela è irrevocabile se il
fatto è stato commesso mediante minacce reiterate gravi Negli altri
casi la querela è revocabile,
Ammonimento
Fino a quando non è proposta querela, la persona offesa può
esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al
questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La
richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.
Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente
l’ammonimento e al soggetto ammonito.
Oltre all'ammonimento il questore adotta (deve adottare) i
provvedimenti in materia di armi e munizioni, in particolare la
proposta al prefetto del divieto di detenzione (art. 39 TULPS) e la
revoca di eventuali autorizzazioni (porto d’armi, porto di fucile ecc..)
che consentirebbero l’acquisto della armi stesse.
Arresto obbligatorio Per gli atti persecutori è sempre previsto
l'arresto obbligatorio ai sensi dell'art. 380, comma 2 lett. l-ter), anche
nei confronti di soggetto non ancora ammonito
Misure a sostegno delle vittime del reato di atti
persecutori
Le forze dell'ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che
ricevono dalla vittima notizia del reato di atti persecutori, hanno
l'obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai
centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare, nella zona di
residenza della vittima. Le forze dell'ordine, i presidi sanitari e le
istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i
centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.

2.1.2.2 Violenza domestica (art. 3 del D. L. 14 agosto 2013, n. 93)


Si intendono per violenza domestica uno o più atti, gravi ovvero
non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che
si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra
persone legate, attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio
o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l’autore
di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la
vittima.
Rilevante sotto il profilo penale è la relazione tra due persone a
prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale (attuale o
pregresso).
Arresto obbligatorio
In caso di flagranza, l'arresto sarà obbligatorio anche nei reati di
maltrattamenti in famiglia e stalking, come ora previsto dall'art. 380,
comma 2 lett l-ter del C.P.P.
Allontanamento urgente da casa
In flagranza di reati (diversi da quelli previsti dall'art. 572 c.p.) per i
quali non è consentito l'arresto (ad esempio lesioni gravi, minaccia
aggravata e violenze), la polizia giudiziaria se autorizzata dal Pm, può
applicare la misura pre-cautelare dell'allontanamento d'urgenza dalla
casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla
persona offesa.
Misure a sostegno delle vittime del reato di atti
persecutori
La polizia giudiziaria, anche quando provvede all'allontanamento
ha l'obbligo di fornire senza ritardo alla vittima tutte le informazioni
relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio e, in particolare,
nella zona di residenza della vittima. Le forze dell'ordine, i presidi
sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la
vittima con i centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente
richiesta.
Obblighi di informazione
in linea con la direttiva europea sulla protezione delle vittime di
reato sorgono una serie di obblighi di comunicazione.
In particolare, al momento dell’acquisizione della notizia di reato il
pubblico ministero e la polizia giudiziaria informano la persona offesa
dal reato della facoltà di nominare un difensore di fiducia e della
possibilità dell’accesso al patrocinio a spese dello Stato
2.1.2.3 Il problema dell'arresto obbligatorio in flagranza
Sia nel caso di stalking, sia nel caso di violenza domestica, l'arresto
obbligatorio in flagranza presenta alcuni problemi per la polizia
giudiziaria che deve operare.
Infatti il delitto dei maltrattamenti in famiglia si caratterizza per la
natura di reato abituale, costituito, cioè, dalla ripetizione ad intervalli
di tempo di singoli fatti offensivi dell'onore e dell'incolumità fisica
della vittima.
In quanto reato necessariamente abituale; esso non può risolversi
in sporadici episodi di violenza o condotte occasionali, i quali, se non
collegati tra loro dal vincolo della abitualità, possono al più essere
puniti laddove costituiscano singole ipotesi di reato.
Analogamente il delitto di stalking richiede condotte reiterate, di
minaccia o molestia, in modo da cagionare un perdurante e grave stato
di ansia o di paura.
In quest'ottica appare problematica la possibilità di procedere
all'arresto in flagranza per un reato che richiede necessariamente
abitualità o almeno reiterazione,
In sintesi: L'arresto in flagranza per un reato abituale presenta
notevoli difficoltà, tuttavia esso é possibile allorchè:
a) la Polizia Giudiziaria ha. la diretta percezione del fatto, volto a
conclamare sul piano indiziario l'ipotesi di reato contestata, pur se
nell'ultimo segmento commissivo;

2.1.3 Divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni


sportive (art. 6 L.13 dicembre 1989, n. 401)
Il provvedimento (c.d. DASPO) può essere adottato nei confronti di
persone denunciate o condannate per determinati reati di violenza, in
particolare (ma non solo) se avvenuti in relazione a manifestazioni
sportive.

Prescrizioni
Il questore può disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si
svolgono manifestazioni sportive. Può anche disporre il divieto di
accesso ai luoghi interessati al transito, alla sosta o al trasporto di
coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime.
Al divieto di accesso, il questore può aggiungere la prescrizione di
presentarsi nell’ufficio o un comando di polizia, una o più volte nel
corso della giornata in cui si svolgono le manifestazioni per le quali è
stato inflitto il divieto.
Se viene aggiunta questa prescrizione, il provvedimento deve essere
convalidato dal giudice.

Inosservanza
Sia la violazione del divieto di accesso, sia l’inottemperanza alla
prescrizione di presentarsi ad un ufficio di polizia costituiscono delitto,
punite con la reclusione o la multa.
E' consentito l’arresto in flagranza delle persone che violano il
divieto di accesso (art. 8 comma 1bis, L.401/89).
Quando non sia possibile procedere immediatamente all’arresto,
per ragioni di sicurezza o di incolumità pubblica, si considera in stato
di flagranza il soggetto che, in base a documentazione video
fotografica, risulti autore del reato, sempreché l’arresto avvenga non
oltre il tempo necessario alla sua identificazione e comunque entro le
48 ore dal fatto.
La norma che consente la c.d. flagranza differita ha efficacia
temporanea.

2.2 Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorità


giudiziaria (c.d. misure giurisdizionali)

2.2.1. Tipologia delle misure e loro presupposti (Art. 6)


Alle persone sopra indicate, quando sono pericolose per la
sicurezza pubblica, può essere applicata una delle seguenti misure:
- La sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
- Alla sorveglianza speciale può essere aggiunto il divieto di
soggiorno in uno o più comuni, diversi da quelli di residenza o di
dimora abituale o in una o più Province.
- Nei casi in cui le altre misure di prevenzione non sono ritenute
idonee alla tutela della sicurezza pubblica può essere imposto l'obbligo
di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.
Destinatari di quest'ultima misura, sono gli stessi soggetti previsti
per la sorveglianza speciale «semplice» o con divieto di soggiorno, ai
quali però, data la gravità dei collegamenti ambientali, non è possibile
applicare misure meno onerose.

2.2.2. Soggetti destinatari (Art. 4)


La misura della sorveglianza speciale (semplice o con obbligo di
soggiorno) si applica:
a) agli indiziati di appartenere alle associazioni di cui all'articolo
416-bis c.p.;
b) ai soggetti indiziati di uno dei reati previsti dall'articolo 51,
comma 3-bis, c.c.p. ovvero del delitto di cui all'articolo 12-
quinquies, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306;
c) ai soggetti di cui all'articolo 1;
d) a coloro che, operanti in gruppi o isolatamente, pongano in
essere atti preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti a
sovvertire l'ordinamento dello Stato, con la commissione di uno
dei reati previsti dal capo I, titolo VI, del libro II del codice
penale o dagli articoli 284, 285, 286, 306, 438, 439, 605 e 630
dello stesso codice nonché alla commissione dei reati con finalità
di terrorismo anche internazionale;
e) a coloro che abbiano fatto parte di associazioni politiche disciolte
ai sensi della legge 20 giugno 1952, n. 645, e nei confronti dei
quali debba ritenersi, per il comportamento successivo, che
continuino a svolgere un'attività analoga a quella precedente;
f) a coloro che compiano atti preparatori, obiettivamente rilevanti,
diretti alla ricostituzione del partito fascista ai sensi dell'articolo
1 della citata legge n. 645 del 1952, in particolare con
l'esaltazione o la pratica della violenza;
g) a coloro che, fuori dei casi indicati nelle lettere d), e) ed f), siano
stati condannati per uno dei delitti previsti nella legge 2 ottobre
1967, n. 895, e negli articoli 8 e seguenti della legge 14 ottobre
1974, n. 497, e successive modificazioni, quando debba ritenersi,
per il loro comportamento successivo, che siano proclivi a
commettere un reato della stessa specie col fine indicato alla lett.
d)
h) agli istigatori, ai mandanti e ai finanziatori dei reati indicati
nelle lettere precedenti. E' finanziatore colui il quale fornisce
somme di denaro o altri beni, conoscendo lo scopo cui sono
destinati;
i) alle persone indiziate di avere agevolato gruppi o persone che
hanno preso parte attiva, in più occasioni, alle manifestazioni di
violenza di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401,
nonché alle persone che, per il loro comportamento, debba
ritenersi, anche sulla base della partecipazione in più occasioni
alle medesime manifestazioni, ovvero della reiterata
applicazione nei loro confronti del divieto previsto dallo stesso
articolo, che sono dediti alla commissione di reati che mettono
in pericolo l'ordine e la sicurezza pubblica, ovvero l'incolumità
delle persone in occasione o a causa dello svolgimento di
manifestazioni sportive.

2.2.3. Titolarità della proposta (Art. 5)


Le misure di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica
sicurezza (con o senza divieto di soggiorno) e dell'obbligo di soggiorno
nel comune di residenza o di dimora abituale possono essere proposte
dal questore, dal procuratore nazionale antimafia, dal procuratore
della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove
dimora la persona e dal direttore della Direzione investigativa
antimafia,
Per i soggetti a pericolosità comune, la proposta spetta al
procuratore della Repubblica presso il tribunale circondariale in luogo
del Procuratore Distrettuale

2.2.4. Prescrizioni imposte (Art. 8)


Nel provvedimento con cui il tribunale dispone una misura di
prevenzione personale, sono stabilite le prescrizioni che la persona
sottoposta deve osservare.
Se si tratta di persona sospetta di vivere con il provento di reati, il
tribunale prescrive di darsi, entro un congruo termine, alla ricerca di
un lavoro, di fissare la propria dimora, di farla conoscere nel termine
stesso all'autorità di pubblica sicurezza e di non allontanarsene senza
preventivo avviso all'autorità medesima.
In ogni caso, prescrive di vivere onestamente, di rispettare le leggi
e di non allontanarsi dalla dimora senza preventivo avviso all’autorità
locale di pubblica sicurezza; prescrive, altresì, di non associarsi
abitualmente alle persone che hanno subito condanne e sono
sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza, di non rincasare la
sera più tardi e di non uscire la mattina più presto di una data ora e
senza comprovata necessità e, comunque, senza averne data
tempestiva notizia all’autorità locale di pubblica sicurezza, di non
detenere e non portare armi, di non partecipare a pubbliche riunioni.
Inoltre, il tribunale può imporre, in particolare, il divieto di
soggiorno in uno o più Comuni, o in una o più Province.
Infine, quando applica la misura dell'obbligo di soggiorno nel
comune di residenza o di dimora abituale o del divieto di soggiorno,
può prescrivere:
1) di non andare lontano dall'abitazione scelta senza preventivo
avviso all'autorità preposta alla sorveglianza;
2) di presentarsi all'autorità di pubblica sicurezza preposta alla
sorveglianza nei giorni indicati ed a ogni chiamata di essa.

2.2.5. Carta di permanenza (art. 8 comma 7)


Alle persone cui è applicata la sorveglianza speciale (con o senza
obblighi o divieti di soggiorno) è consegnata una carta di permanenza,
con le prescrizioni imposte, da portare con sè e da esibire ad ogni
richiesta degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza.

§ 3. LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


Le misure di prevenzione patrimoniali aggrediscono il patrimonio
dell’indiziato, in quanto mirano a privarlo dei beni di sospetta o
accertata provenienza illecita.
Hanno il duplice scopo: cautelare e sanzionatorio
Sono misure di prevenzione patrimoniali:
a) il sequestro
b) la confisca
c) la cauzione
d) l'amministrazione giudiziaria dei beni personali
e) l'amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività
economiche
3.1. Soggetti destinatari (Art. 16)
Le misure di prevenzione patrimoniali si applicano:
ai soggetti che possono essere destinatari della sorveglianza speciale (con o senza
obblighi o divieti di soggiorno);
alle persone fisiche e giuridiche segnalate al Comitato per le sanzioni delle Nazioni
Unite, o ad altro organismo internazionale competente, quando i fondi o le risorse
possano essere dispersi, occultati o utilizzati per il finanziamento di organizzazioni o
attività terroristiche, anche internazionali (c.d. congelamento dei fondi e delle risorse
economiche).

3.2 Titolarità della proposta (Art. 17)


Le misure di prevenzione patrimoniali possono essere proposte dal
procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di
distretto ove dimora la persona, dal questore o dal direttore della
Direzione investigativa antimafia.
Come per le misure di prevenzione personali, quando si tratta di
soggetti a pericolosità comune, la proposta spetta al procuratore della
Repubblica presso il tribunale circondariale in luogo del Procuratore
Distrettuale

§ 4. EFFETTI INTERDITTIVI
Le misure di prevenzione giurisdizionali (quelle applicate dal
tribunale) determinano una serie di effetti interdittivi, Sono escluse
invece le misure amministrative adottate dal questore (Avviso orale e
foglio di via).

4.1 Divieti e decadenze (Art. 67)


Sono colpite dagli effetti interdittivi due categorie di persone:
1) Le persone alle quali sia stata applicata con provvedimento
definitivo una delle misure di prevenzione personali giurisdizionali;
2) le persone condannate per uno dei delitti di competenza del
Procuratore Distrettuale Antimafia.
Queste persone, infatti non possono ottenere:
a) licenze o autorizzazioni di polizia e di commercio;
b) concessioni di acque pubbliche e diritti ad esse inerenti nonché
concessioni di beni demaniali allorchè siano richieste per l'esercizio di
attività imprenditoriali;
c) concessioni di costruzione e gestione di opere riguardanti la
pubblica amministrazione e concessioni di servizi pubblici;
d) iscrizioni negli elenchi di appaltatori o di fornitori di opere, beni
e servizi riguardanti la pubblica amministrazione, nei registri della
camera di commercio per l'esercizio del commercio all'ingrosso e nei
registri di commissionari astatori presso i mercati annonari
all'ingrosso;
e) attestazioni di qualificazione per eseguire lavori pubblici;
f) altre iscrizioni o provvedimenti a contenuto autorizzatorio,
concessorio, o abilitativo per lo svolgimento di attività imprenditoriali,
comunque denominati;
g) contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni
dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte
dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee, per lo
svolgimento di attività imprenditoriali;
h) licenze per detenzione e porto d'armi, fabbricazione, deposito,
vendita e trasporto di materie esplodenti.
Il provvedimento definitivo di applicazione della misura di
prevenzione determina:
la decadenza di diritto dalle licenze, autorizzazioni, concessioni, iscrizioni,
attestazioni, abilitazioni ed erogazioni
il divieto di concludere contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di cottimo
fiduciario e relativi subappalti e subcontratti, compresi i cottimi di qualsiasi tipo, i
noli a caldo e le forniture con posa in opera.

Divieto di propaganda elettorale


Alle persone sottoposte, in forza di provvedimenti definitivi, alla
misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza è fatto divieto
di svolgere le attività di propaganda elettorale in favore o in
pregiudizio di candidati partecipanti a qualsiasi tipo di competizione
elettorale.

4.2. Altri effetti interdittivi


Numerose norme prevedono particolari effetti interdittivi derivanti
dall'applicazione di una misura di prevenzione:
la patente automobilistica è revocata dal prefetto a coloro che sono stati sottoposti
alle misure di prevenzione personali (art. 120 c.d.s.)
la patente nautica non è rilasciata o è revocata alle persone sottoposte a misure di
prevenzione personale (art. 37 e 41 del Decreto 29 luglio 2008, n. 146)
non possono ottenere il passaporto coloro che sono sottoposti ad una misura di
prevenzione (art. 3, lett. e) della L. 21 novembre 1967 n. 1185 )
le autorizzazioni di polizia in materia di armi non possono essere rilasciate alle
persone sottoposte ad una misura di prevenzione(art. 9, ultimo cpv., della L. 18 aprile
1975, n. 110)
le cariche, di amministratore, sindaco e direttore generale delle banche non possono
essere ricoperte, e se già in carica decadono dalle persone sottoposte a misure di
prevenzione , salvi gli effetti della riabilitazione (art. 5 comma 1, lett. b, del D.M. -
Tesoro 18.3.1998, n. 161);
alle persone, sottoposte a misure di prevenzione, sono precluse le cariche di
amministrazione nelle società fiduciarie e di revisione, e comportano il divieto di
ottenere autorizzazioni, che eventualmente decadono se già rilasciate, per lo
svolgimento delle attività delle predette società (art. 28, commi 1, 2, 3, della L. 19
marzo 1990, n. 55);
non possono intervenire come testimoni ad atti del procedimento , le persone
sottoposte a misure di prevenzione (’art. 120 , lettera b) del c.p.p.) ;
non può prestare ufficio di interprete chi è sottoposto a misure di prevenzione (art.
144, lett. c), c.p.p.);
non può prestare ufficio di perito chi è sottoposto a misure di prevenzione (art. 222,
lett. c), c.p.p.);
non può essere nominato consulente tecnico chi è sottoposto a misura di prevenzione
(art. 225, terzo comma, c.p.p.)

§ 5. INOSSERVANZA, SANZIONI E OBBLIGHI

5.1. Arresto fuori flagranza e fermo.


All'applicazione di una misura di prevenzione consegue
l’inasprimento delle sanzioni, nell’eventualità che siano commessi
determinati reati e la possibilità, per la polizia giudiziaria di procedere
all'arresto anche fuori flagranza.
Il contravventore agli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale è
punito con l'arresto. Se l'inosservanza riguarda gli obblighi e le
prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale con l'obbligo o il divieto
di soggiorno, si applica la pena della reclusione ed è consentito
l'arresto anche fuori dei casi di flagranza. (art. 75)
Se la persona sottoposta a misure commette determinati reati , per
i quali (se si trattasse di persona non sottoposta a misure) sarebbe
consentito solo l'arresto in flagranza, la polizia giudiziaria può
procedere all'arresto anche fuori dei casi di flagranza (art. 71).
Il soggiornante obbligato che, avendo ottenuto l'autorizzazione ad
allontanarsi, non rientri nel termine stabilito, o non osservi le
prescrizioni fissate per il viaggio, o si allontani dal comune ove ha
chiesto di recarsi, è punito con la reclusione; è consentito l'arresto
anche fuori dei casi di flagranza (art. 76).
Nei confronti dei soggetti appartenenti ad una delle categorie che
consentono le misure giurisdizionali (art. 14) il fermo di indiziato di
delitto è consentito anche al di fuori dei limiti di cui all'articolo 384 del
codice di procedura penale, purché si tratti di reato per il quale è
consentito l'arresto facoltativo in flagranza ai sensi dell'articolo 381
c.p.p. (art. 77).

5.2. Obbligo di comunicazione (Art. 80)


Le persone sottoposte ad una misura di prevenzione con
provvedimento definitivo, sono tenute a comunicare per dieci anni, al
nucleo di polizia tributaria, tutte le variazioni nell'entità e nella
composizione del patrimonio concernenti elementi di valore non
inferiore ad euro 10.329,14.
Gli obblighi cessano quando la misura di prevenzione è a
qualunque titolo revocata.
- Capitolo
XVIII -
Stranieri e immigrazione
§ 1. PRINCIPI GENERALI
Straniero è colui che ha una cittadinanza diversa da quella
dell'Unione Europea.
La nostra legislazione distingue quattro categorie di cittadini non
italiani, ai quali si applicano norme differenti e precisamente:
a) non stranieri: sono i cittadini degli altri paesi membri dell'U.E.;
b) stranieri: sono i cittadini di tutti gli altri Paesi; la loro condizione
è disciplinata dal D.L.gs. 286/98;
c) rifugiati: sono una categoria di stranieri oggetto della
Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951;
d) apolidi: sono coloro che avendo perso la cittadinanza di uno
Stato senza acquistarne un’altra, si trovano nella condizione di
non cittadini in tutti gli Stati del mondo.
Il termine “extracomunitario”, che definiva i cittadini degli Stati
non appartenenti alla Comunità Economica Europea è ormai
improprio e continua ad essere usato solo per consuetudine e facilità
di comprensione.
La normativa sugli stranieri non si applica ai cittadini degli Stati
membri dell’Unione europea, a meno che si tratti di norme più
favorevoli (art. 1, comma 2 del T.U. 286/98).

§ 2. I RIFUGIATI: IL DIRITTO D’ASILO


I rifugiati sono coloro ai quali l’art. 10 della Costituzione italiana
concede il diritto di asilo nel territorio della Repubblica, in quanto nel
loro paese è impedito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche.
Per quanto riguarda le attività lavorative, la convenzione di Ginevra
del 28 luglio 1951 assicura ai rifugiati che risiedono nel territorio
italiano un trattamento almeno pari a quello di tutti gli altri stranieri
(art. 17 e 18).

§ 3. GLI STRANIERI NON APPARTENENTI ALL’UNIONE EUROPEA


Allo straniero, regolare o irregolare senza alcuna distinzione,
comunque presente alla frontiera o nel territorio dello Stato sono
sempre riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana.
Lo straniero regolarmente soggiornante partecipa alla vita pubblica
locale e gode dei diritti in materia civile attribuiti al cittadino italiano.
Allo straniero è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino
relativamente alla tutela giurisdizionale, nei rapporti con la pubblica
amministrazione e nell’accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi
previsti dalla legge.

§ 4. LE NORME SUL SOGGIORNO DEGLI STRANIERI NON


APPARTENENTI ALL’UNIONE EUROPEA

4.1. Il permesso di soggiorno (articolo 5 del T.U. 286/1998)


Possono soggiornare nel territorio dello Stato gli stranieri entrati
regolarmente che siano muniti di permesso di soggiorno CE per
soggiornanti di lungo periodo o di permesso di soggiorno in corso di
validità rilasciati dall’autorità italiana o da uno stato dell’Unione
Europea.
Il permesso di soggiorno deve essere richiesto al questore entro
otto giorni lavorativi dall’ingresso in Italia. Il rinnovo è richiesto al
questore della provincia in cui dimora lo straniero, almeno 60 giorni
di prima della scadenza.
Se lo straniero è già munito di un documento di soggiorno
rilasciato da uno Stato appartenente all’UE, valido per il soggiorno in
Italia, è tenuto a dichiarare la sua presenza al questore entro il
medesimo termine di otto giorni.

4.1.1. Soggiorni brevi: la dichiarazione di presenza


Non è necessario il permesso di soggiorno se lo straniero permane
sul territorio nazionale al massimo tre mesi, per visite, affari, turismo
e studio. In tal caso, a meno di specifici accordi bilaterali di esenzione
del visto con i paesi di origine, è sufficiente il visto d’ingresso ed il
soggiorno è consentito per il periodo indicato nel visto stesso.(L. 28
maggio 2007, n. 68 e D.M. 8 luglio 2007)
I cittadini stranieri, tuttavia, hanno l’obbligo di dichiarare la loro
presenza; al riguardo sono previste due diverse modalità a seconda se
il loro viaggio provenga o meno da un paese Schengen.

4.1.2. Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo


Il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo è un
documento a tempo indeterminato, che può essere richiesto, per sé e
per i familiari, dallo straniero titolare da almeno cinque anni, di un
permesso di soggiorno in corso di validità, che dimostra il possesso di
un reddito adeguato e di un alloggio (Art. 9 del T.U. 286/98).
Non può essere rilasciato agli stranieri pericolosi per l’ordine
pubblico o la sicurezza dello Stato.

4.1.3. Il modello di permesso di soggiorno


Il permesso di soggiorno, la ricevuta della dichiarazione di
soggiorno e il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo
periodo sono rilasciati su modelli conformi ai tipi approvati dal
Ministro dell’Interno.
Il Decreto del Ministro dell’Interno 3 agosto 2004 ha previsto un
nuovo modello di permesso di soggiorno costituito da una carta di
plastica dotata di una banda ottica e di un microprocessore per la
memorizzazione informatica dei dati del titolare.

4.2. Iscrizione anagrafica degli stranieri


Gli stranieri in regola col soggiorno hanno diritto all’iscrizione
anagrafica nel comune in cui hanno la dimora, alle medesime
condizioni dei cittadini italiani. Hanno inoltre diritto di ottenere un
documento di identificazione (carta di identità) non valida per
l’espatrio.
Quando non hanno iscrizione anagrafica, essi debbono comunicare
al questore, entro 15 giorni, le eventuali variazioni del proprio
domicilio abituale.
4.3. Obbligo di esibizione dei documenti
I documenti inerenti al soggiorno (permesso di soggiorno, ricevuta
della dichiarazione di soggiorno e permesso di soggiorno CE per
soggiornanti di lungo periodo) devono essere esibiti agli uffici della
pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni,
iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero.
La norma non prevede sanzioni. Lo straniero otterrà quel
determinato provvedimento di suo interesse solo se esibisce anche i
documenti che attestano la regolarità del soggiorno.

4.3.1. Identificazione
Diversa è la posizione dello straniero che, a richiesta degli ufficiali e
agenti di pubblica sicurezza, non ottempera all’ordine di esibizione,
senza giustificato motivo, del passaporto o altro documento di
identificazione, o del titolo di soggiorno: in tal caso egli commette
reato ed è punito con l’arresto e l’ammenda.
Le Sezioni unite penali della Cassazione, con la sentenza 27 aprile
2011, n. 16453, hanno affermato il reato di inottemperanza all’ordine
di esibizione dei documenti può essere contestato agli stranieri in
posizione irregolare.
In sintesi:
Lo straniero regolare ha l'obbligo di esibire ambedue i documenti,
sia quello di identificazione, sia quello attestante la regolarità del
soggiorno.
Lo straniero irregolare non è svincolato dall'obbligo di farsi
identificare , a richiesta di ufficiali e agenti di pubblica sicurezza,
potendo sempre essere sottoposti a rilievi foto dattiloscopici e
segnaletici.
Come deve procedere, l’operatore di polizia, di fronte ad uno
straniero che non esibisce i documenti di identificazione?
L’articolo 6 comma 4 del testo unico impone che “qualora vi sia
motivo di dubitare della identità personale dello straniero, questi è
sottoposto a rilievi fotodattiloscopici e segnaletici”. La norma non si
limita a prevedere una possibilità, ma introduce una sorta di
fotosegnalazione obbligatoria.
Il medesimo articolo 6, ai commi 3 e 4 stabilisce che lo straniero il
quale, a richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza
(attenzione: non di polizia giudiziaria), non esibisce, senza giustificato
motivo, il documento di identificazione, ovvero il documento di
soggiorno, è punito con l’arresto e l’ammenda.
Inoltre, secondo l’articolo 11 della legge 18 maggio 1978, numero
191, gli ufficiali e gli agenti di Polizia possono accompagnare nei propri
uffici chiunque rifiuta di dichiarare le proprie generalità o quando vi
siano sufficienti indizi per ritenere la falsità delle dichiarazioni o dei
documenti esibiti. Le persone accompagnate possono essere trattenuti
per il tempo strettamente necessario all’identificazione e comunque
non oltre le ventiquattro ore.

4.3.2. Contraffazione o alterazione di un documento di soggiorno (art.


5 co. 8bis del TU 286/98)
E' punito con la reclusione chiunque contraffà o altera o utilizza:
un visto di ingresso o reingresso;
un permesso di soggiorno;
un contratto di soggiorno o una carta di soggiorno (rectius: permesso di soggiorno CE
per soggiornanti di lungo periodo - art. 9 TU);
ovvero documenti al fine di determinare il rilascio di un visto di ingresso o di
reingresso, di un permesso di soggiorno, di un contratto di soggiorno o di una carta di
soggiorno.

§ 5. PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEGLI STRANIERI


Lo straniero che non ha i requisiti per entrare o per permanere in
Italia, può essere oggetto di diversi tipi di provvedimenti negativi:
- Respingimento alla frontiera: lo straniero non ha ancora fatto
ingresso nel territorio italiano, chiede di entrare, e riceve il diniego.
- Diniego o revoca del permesso di soggiorno: lo straniero che ha
già fatto ingresso nel territorio italiano, non é autorizzato a
permanervi ulteriormente.
- Espulsione: lo straniero già presente in Italia é accompagnato alla
frontiera o riceve l’ordine di lasciare il territorio dello Stato.
5.1. Respingimento
Esistono due forme di respingimento: quello effettuato
direttamente dalla polizia di frontiera e quello disposto dal questore
(art. 10 del T.U. 286/98).

5.1.1. Respingimento di polizia alla frontiera


La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si presentano ai
valichi di frontiera senza avere i requisiti richiesti per l’ingresso nel
territorio dello Stato.

5.1.2. Respingimento del questore con accompagnamento alla


frontiera
Il respingimento con accompagnamento alla frontiera è disposto
dal questore in due casi:
- quando lo straniero irregolare è fermato subito dopo l'ingresso
alla frontiera;
- quando lo straniero privo dei requisiti per l'ingresso è stato
temporaneamente ammesso per necessità doi pubblico soccorso.

5.2. Espulsioni
L’espulsione è un provvedimento amministrativo con cui l’autorità
dispone che uno straniero lasci il territorio dello Stato.
Esistono quattro tipi di espulsione:
1) espulsione amministrativa;
2) espulsione quale misura di sicurezza;
3) espulsione sostitutiva della detenzione;
4) espulsione alternativa alla detenzione (introdotta dall'articolo 15
della legge 189/2002).

5.2.1. Espulsione amministrativa (art. 13 del T.U. 286/98)


L’espulsione amministrativa è sempre disposta dal prefetto, tranne
i casi di competenza del Ministro dell’Interno, il quale, per motivi di
ordine pubblico, di sicurezza dello Stato o di prevenzione del
terrorismo, può disporre l’espulsione dello straniero.
Lo straniero espulso è inviato allo stato di appartenenza o, se ciò
non è possibile, allo stato di provenienza. Non può essere disposta
l’espulsione o il respingimento verso uno stato in cui lo straniero possa
essere oggetto di persecuzione. (art. 19 T.U. 286/1998).
Lo straniero espulso non può rientrare nel territorio dello Stato
senza una speciale autorizzazione del Ministro dell’interno.

Il nulla osta dell’autorità giudiziaria


Quando lo straniero è sottoposto a procedimento penale (e non si
trova in carcere) per eseguire l’espulsione occorre il nulla osta
dell’autorità giudiziaria.
Se il nulla osta è negato, l’esecuzione del provvedimento è sospesa
fino a quando l’autorità giudiziaria comunica la cessazione delle
esigenze processuali.

5.2.2. Esecuzione dell'espulsione

5.2.2.1. Rimpatrio volontario (art.13 comma 5 del TU 286/1998)


Lo straniero, destinatario di un provvedimento d'espulsione, può
chiedere al prefetto, la concessione di un periodo per la partenza
volontaria, anche attraverso programmi di rimpatrio volontario ed
assistito.
Se il termine per la partenza volontaria viene concesso, il questore
dispone una o più delle seguenti misure: a) consegna del passaporto o
altro documento equipollente in corso di validità, da restituire al
momento della partenza; b) obbligo di dimora in un luogo
preventivamente individuato, dove possa essere agevolmente
rintracciato; c) obbligo di presentazione, in giorni ed orari stabiliti,
presso un ufficio della forza pubblica.

5.2.2.2. Accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica


(art.13 comma 4 del TU 286/1998)
Nei casi tassativamente previsti dalla legge l'espulsione é eseguita
dal questore con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza
pubblica (non della sola Polizia di stato) .
Il questore comunica immediatamente e, comunque, entro le 48
ore dalla sua adozione, al giudice di pace il provvedimento con cui è
disposto l’accompagnamento alle frontiere: tale provvedimento resta
sospeso fino alla decisione di convalida.

5.2.2.3 Trattenimento in un CIE - centro di identificazione e di


espulsione (art. 14 comma 1 del TU 286/1998)
Quando non e' possibile eseguire con immediatezza l'espulsione
mediante accompagnamento alla frontiera o il respingimento, il
questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo
strettamente necessario presso il centro di identificazione ed
espulsione piu' vicino (CIE).

Cosa sono i CIE?


I Centri di identificazione e di espulsione (CIE) sono strutture
individuate dal Ministero dell’Interno, nelle quali deve essere
assicurata la necessaria assistenza, il pieno rispetto della dignità delle
persone e la libertà di corrispondenza telefonica con l’esterno.
Nel caso la misura sia violata, il questore ripristina il trattenimento
mediante l'adozione di un nuovo provvedimento di trattenimento

La convalida del provvedimento da parte dell'A.G.


Il questore del luogo in cui si trova il centro trasmette copia degli
atti al giudice di pace per la convalida, senza ritardo e comunque entro
le quarantotto ore dall'adozione del provvedimento.
Il giudice provvede alla convalida entro le quarantotto ore
successive.
Qualora non sia stato possibile procedere all'allontanamento,
nonostante sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo, il questore può
chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento, di volta in
volta, per periodi non superiori a sessanta giorni, fino ad un termine
massimo di ulteriori dodici mesi (art. 14 comma 5).

5.2.2.4. Misure alternative al trattenimento al CIE (art. 14, comma 1 -


bis del T.U. 286/1998)
Se lo straniero é in possesso di passaporto o altro valido documento
equipollente e l'espulsione non é stata disposta per motivi di ordine
pubblico, sicurezza dello stato o prevenzione del terrorismo, il
questore, in luogo del trattenimento al CIE, può adottare una o più
delle seguenti misure: a) consegna del passaporto o altro documento
equipollente in corso di validità, da restituire al momento della
partenza; b) obbligo di dimora in un luogo preventivamente
individuato, dove possa essere agevolmente rintracciato; c) obbligo di
presentazione, in giorni ed orari stabiliti, presso un ufficio della forza
pubblica territorialmente competente.
Il contravventore anche solo ad una delle predette misure é punito
con la multa .

5.2.2.5. Ordine di lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni (art. 14


comma 5 bis TU 286/1998)
Quando non é possibile disporre o prolungare il trattenimento in
un Centro di identificazione ed espulsione, il questore ordina allo
straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette
giorni.
La violazione dell'ordine é punita, salvo che sussista il giustificato
motivo, con la multa e si procede all'adozione di un nuovo
provvedimento di espulsione .

5.2.3. Espulsione a titolo di misura di sicurezza


Le misure di sicurezza sono provvedimenti adottati dal giudice e
possono essere applicate soltanto alle persone pericolose.
Lo straniero condannato per taluni delitti (mai contravvenzioni)
può essere sottoposto ad una particolare misura di sicurezza:
l’espulsione dal territorio italiano.

5.2.4 Espulsione a titolo di sanzione sostitutiva della detenzione


In certi casi il giudice può sostituire la pena inflitta allo straniero
con la misura dell’espulsione per un periodo non inferiore a 5 anni.
Se lo straniero espulso rientra illegalmente nel territorio dello Stato
prima del termine previsto, la sanzione sostitutiva è revocata dal
giudice.

5.2.5. Espulsione a titolo di sanzione alternativa alla detenzione


Si tratta di una forma di espulsione nei confronti dello straniero
detenuto e identificato, disposta prima dello scadere della detenzione
purché:
lo straniero debba scontare una pena detentiva, anche residua, non superiore a due
anni;
ricorrano le condizioni per l’espulsione di competenza del prefetto

5.3. Limiti e divieti di espulsione e di respingimento (art. 19 del T.U.


286/98)
Le disposizioni sul respingimento ed il divieto di ingresso nel
territorio dello Stato non si applicano nei casi di asilo politico di
riconoscimento dello status di rifugiato, o di adozione di misure di
protezione temporanea per motivi umanitari.
In ogni caso, lo straniero non può mai essere espulso o respinto
verso uno Stato in cui possa essere oggetto di persecuzione per motivi
di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali o sociali, o possa rischiare di essere
rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla
persecuzione.
Il titolare della carta di soggiorno (ora permesso di soggiorno CE di
lungo periodo) può essere espulso in via amministrativa solo per gravi
motivi.
L’espulsione di un minore straniero è adottata, su richiesta del
questore, dal Tribunale per i minorenni (art. 31/4 del T.U. 286/98).

§ 6. ATTIVITÀ DI POLIZIA E CONTROLLI

6.1. Le operazioni di polizia per il contrasto delle immigrazioni


clandestine
La legge, riproponendo con qualche correttivo una normativa già
sperimentata, attribuisce particolari poteri agli ufficiali ed agenti di
pubblica sicurezza, ed altri diversi poteri agli ufficiali di polizia
giudiziaria. Coerentemente, gli operatori di pubblica sicurezza possono
eseguire controlli ed ispezioni, mentre gli ufficiali di polizia giudiziaria
possono, se del caso, effettuare anche le perquisizioni di iniziativa.

6.1.1. Controlli e ispezioni della pubblica sicurezza


Nel corso di operazioni di polizia finalizzate al contrasto delle
immigrazioni clandestine, disposte nell’ambito delle direttive adottate
dal Ministro dell’Interno, gli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza
operanti nelle province di confine e nelle acque territoriali possono, in
certi casi, procedere al controllo e alle ispezioni dei mezzi di trasporto
e delle cose trasportate.
Dell’esito dei controlli e delle ispezioni è redatto, in appositi
moduli, processo verbale che è trasmesso entro quarantotto ore al
procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, lo
convalida nelle successive quarantotto ore.

6.1.2. Perquisizioni d’iniziativa da parte della polizia giudiziaria


Nelle medesime circostanze (cioè nel corso di operazioni di polizia
finalizzate al contrasto delle immigrazioni clandestine, disposte
nell’ambito delle direttive adottate dal Ministro dell’Interno) gli
ufficiali di polizia giudiziaria (non gli agenti) possono altresì procedere
a perquisizioni, con l’osservanza delle disposizioni di cui all’art. 352,
commi 3 e 4 del codice di procedura penale” (art. 12 comma 7 del T.U.
286/98).

6.1.3. Ispezioni in mare


La legge 189/2002 ha introdotto nuovi strumenti di intervento.
La nave italiana in servizio di polizia, che incontri nel mare
territoriale o nella zona contigua una nave, può fermarla e sottoporla a
ispezione qualora sussista il fondato motivo di ritenere che sia adibita
o coinvolta nel trasporto illecito di emigranti.
Se vengono rinvenuti elementi che confermino il coinvolgimento
della nave in un traffico di immigranti, può sequestrarla e condurla in
un porto italiano (art. 12 co. 9 bis del T.U. 286/1998).

6.2. Disposizioni contro le immigrazioni clandestine


Chiunque in violazione delle disposizioni del T.U. 286/98, compie
atti diretti a procurare l’ingresso nel territorio dello Stato di uno
straniero o compiere atti diretti a procurare l’ingresso illegale in altro
Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza
permanente commette un reato (delitto) punito con multa fino a
quindicimila Euro per ogni persona e con la reclusione (art. 12 del T.U.
286/98).
In tutti i casi è obbligatorio l’arresto in flagranza ed è disposta la
confisca del mezzo di trasporto utilizzato per i medesimi reati, anche
in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti (cosiddetto
patteggiamento).
Fuori dei casi precedenti, chiunque, al fine di trarre un ingiusto
profitto dalla condizione di illegalità dello straniero, favorisce la
permanenza clandestina di questi nel territorio dello Stato è punito
con la reclusione e con la multa (articolo 12 comma 5).

6.2.1. Obblighi di collaborazione con l’Autorità


Per consentire un efficace controllo sull’ingresso e la permanenza
degli stranieri in Italia, la legge impone ad alcuni soggetti, obblighi di
collaborazione o di comunicazione con l’Autorità.

6.2.2 Obblighi del vettore


Il vettore aereo, marittimo o terrestre è tenuto ad accertarsi che lo
straniero trasportato sia in possesso dei documenti richiesti per
l’ingresso nel territorio dello Stato. È anche tenuto a riferire alla
polizia di frontiera dell’eventuale presenza di stranieri irregolari a
bordo dei mezzi di trasporto (art. 12, comma 6 del T.U. 286/98).
Il vettore che ha condotto alla frontiera uno straniero che deve
essere respinto, è tenuto a ricondurlo nello Stato di provenienza, o in
quello che ha rilasciato il documento di viaggio (art. 10, comma 3 del
T.U. 286/98).

6.2.3. Obblighi dei residenti in Italia in caso di assunzione, ospitalità o


cessione di immobili a stranieri
L’art. 7 del T.U. 286/98, prevede che “chiunque, a qualsiasi titolo,
dà alloggio ovvero ospita uno straniero o apolide, anche se parente o
affine, ovvero cede allo stesso la proprietà o il godimento di beni
immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, è tenuto a
darne comunicazione scritta, entro 48 ore, all’Autorità locale di
pubblica sicurezza”.
L’eventuale violazione è punita con la sanzione amministrativa
prevista dall’articolo 7, comma 2 bis del T.U. 286/98.

6.3. Divieti

6.3.1. Alloggio o cessione di immobili a stranieri irregolari


Il comma 5 bis dell’art. 12 prevede un delitto (punito con la
reclusione da 6 mesi a 3 anni): dare alloggio o cedere anche in
locazione un immobile ad uno straniero privo del titolo di soggiorno, a
titolo oneroso ed al fine di trarne un ingiusto profitto.
Un eventuale rapporto contrattuale equilibrato, in linea con il
mercato immobiliare del posto non configura questo reato, ma
semmai, la violazione sanzionata in via amministrativa dall’art. 7/1 del
TU 286/98 (Mancata comunicazione all’autorità di P.S).
La norma non riguarda i cittadini di uno stato membro dell’U.E.,
che “non sono stranieri”.

6.3.2. Divieto di assumere stranieri irregolari


Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori
stranieri non in regola col permesso di soggiorno è punito con la
reclusione e con la multa di 5000 euro per ogni lavoratore impiegato
(art. 22 comma 12).
Capitolo XIX -
-
Stupefacenti e sostanze psicotrope
§ 1. LA NOZIONE DI SOSTANZA STUPEFACENTE
La materia è disciplinata dal D.PR. 9 ottobre 1990 n. 309 “TU. delle
leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope,
prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza”.
Per la definizione del concetto di droga:
la legge utilizza il sistema formale, considerando stupefacenti quelle sostanze
comprese nelle apposite tabelle;
la giurisprudenza ha ritenuto che una sostanza, benché non inserita in alcuna tabella,
possa considerarsi stupefacente se contiene una percentuale del principio attivo
proprio di una delle sostanze incluse nelle tabelle;
la dottrina ricorre ad un criterio basato sugli effetti prodotti sull’organismo
dall’assunzione della sostanza medesima.

In relazione all’origine, le droghe si distinguono in naturali e


sintetiche, mentre secondo gli effetti, possono essere suddivise in:
1) narcotici (oppio, eroina, metadone);
2) depressivi (barbiturici, ansiolitici);
3) stimolanti (cocaina, anfetamine);
4) allucinogeni (LSD o acido lisergico);
5) altri effetti (hashish, marijuana).

§ 2. LE SANZIONI

2.1. I due pilastri del sistema: sanzioni penali e sanzioni


amministrative
II referendum del 18 aprile 1993, con l'abrogazione di diversi
articoli del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, ha modificato la legislazione
sugli stupefacenti.
Dopo l'intervento del 12 febbraio 2014 della Corte Costituzionale,
che ha dichiarato la incostituzionalità di alcune modifiche introdotte
con il D.L. 30 dicembre 2005, n., 272 possono verificarsi ora le
seguenti situazioni:
comportamenti illeciti puniti con sanzione amministrativa: importare, acquistare o
comunque detenere sostanze stupefacenti o psicotrope per farne uso personale;
comportamenti illeciti puniti con sanzione penale: tutti i rimanenti casi di illecito.

L'uso personale è una condotta completamente diversa dalla


detenzione per uso personale.
La legge non vieta l'uso personale di stupefacenti; in quest'ottica
non si possono quindi applicare le sanzioni amministrative a chi abbia
abusato o rechi i segni dì assunzione di sostanze stupefacenti, ma non
sia sorpreso in possesso di alcuna dose.
Sono puniti invece con sanzione amministrativa, il possesso,
l'importazione, l'acquisto, per farne uso personale (art. 75 del T.U.).
L'art. 73 del T.U. invece punisce con la reclusione (delitto), le stesse
condotte finalizzate ad un uso diverso da quello personale.
Perciò per questi comportamenti (possesso, importazione e
acquisto), la linea di demarcazione tra l'illecito amministrativo e
quello penale è costituita dallo scopo:
uso personale —» illecito amministrativo;
altro uso —> illecito penale.

2.2 Le tabelle
Con la dichiarazione di parziale incostituzionalità dell' art. 73
tornano in vigore le vecchie tabelle . In particolare:
le tabelle I e III relative alle «droghe pesanti» quali, ad esempio, l'oppio e i suoi
derivati; le foglie di coca e i suoi alcaloidi; le anfetamine ad azione eccitante (tra cui
l'ecstasy ); il tetraidrocannabinolo ecc....
le tabelle II e IV relative alle «droghe leggere», quali ad esempio, la cannabis indica e
i suoi derivati (hashish, marijuana) .

La distinzione tra droghe leggere e pesanti ha ora rilievo ai fini


della pena, ma non influisce sulle attività condotte di iniziativa dagli
organi di polizia.
In particolare giova rammentare che l'articolo 380/2/h del cpp,
impone l'arresto in flagranza anche per le droghe "leggere", salvo i casi
di lieve entità di cui al comma 5 dell'art. 73, che però prevedono
l'arresto facoltativo

§ 3. ILLECITI AMMINISTRATIVI
L’illecito amministrativo sussiste per esclusione, quando non si
applicano le sanzioni penali; non si potrà mai applicare la sanzione
amministrativa per quelle condotte, come ad esempio la vendita, che
sono per loro natura dimostrative di cessione a terzi.
Il sistema amministrativo sanzionatorio è imperniato sulle sanzioni
previste dall’articolo 75 le quali possono essere applicate dal prefetto
al trasgressore, anche recidivo, dopo un procedimento che si conclude
con il colloquio con il trasgressore stesso.

3.1. Le sanzioni amministrative per i consumatori


La nuova formulazione della legge non prevede più situazioni di
non punibilità; stabilisce però, per la detenzione di sostanze
stupefacenti per uso personale, sanzioni amministrative anziché
penali.
Chiunque, fuori dalle ipotesi di cui all’articolo 73, comma 1-bis
(cioè per farne uso personale) illecitamente importa, esporta, acquista,
riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o
psicotrope, è sottoposto alle sanzioni amministrative previste dall’art.
75 del TU.
Le sanzioni possibili sono:
la sospensione della patente di guida o il divieto di conseguirla;
la sospensione della licenza di porto d'armi o il divieto di conseguirla;
la sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o il divieto di
conseguirli;
la sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o il divieto di
conseguirlo sul cittadino extracomunitario.
È stato poi introdotto un provvedimento cautelare adottato da
parte dell’organo di polizia accertatore, il quale provvede
all’immediato ritiro della patente di guida o del patentino per
ciclomotori, ed alla sottoposizione del ciclomotore a fermo
amministrativo.
L’interessato, inoltre, ricorrendone i presupposti, è invitato a
seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo o un altro
programma educativo e informativo personalizzato, predisposto dal
servizio pubblico per le tossicodipendenze e competente per territorio
o da una struttura privata autorizzata.

3.2. Le misure adottate dal questore


Il nuovo art. 75-bis, recante provvedimenti a tutela della sicurezza
pubblica, introduce specifiche misure, applicabili alla persona che
risulti già condannata, anche non definitivamente, a) per reati contro
la persona, b) contro il patrimonio o c) per reati previsti dalle
disposizioni del testo unico sugli stupefacenti o d) dalle norme sulla
circolazione stradale, e) o sanzionato per violazione delle norme del
testo unico sugli stupefacenti f) o destinatario di misura di
prevenzione o di sicurezza
Il questore, qualora risulti che dalla condotta sanzionata in via
amministrativa, possa derivare pericolo per la sicurezza pubblica,
potrà imporre una o più delle seguenti misure:
obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della
Polizia di Stato o presso il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente
competente;
obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro
una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata;
divieto di frequentare determinati locali pubblici;
divieto di allontanarsi dal comune di residenza;
obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato,
negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici;
divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.

Le predette misure (una o più, secondo necessità) sono applicate


dal questore con provvedimenti da trasmettere, entro 48 ore dalla
notifica all’interessato, al giudice di pace territorialmente competente
per la convalida.
La violazione è punita con l’arresto.

3.3. Adempimenti in caso di illecito amministrativo


L’operatore di polizia, trovandosi in presenza di un soggetto
sorpreso in possesso di stupefacenti, al fine di farne uso personale,
dovrà redigere:
a) verbale di sequestro amministrativo delle sostanze stupefacenti;
b) verbale di contestazione, (art. 72/5 L. 685/75, art. 75/5 TU).
Nel verbale dovrà:
b-1) indicare le generalità del soggetto. In mancanza di
elementi concreti di identificazione, si potrà se del caso,
procedere alla fotosegnalazione;
b-2) narrare succintamente la dinamica del fatto;
b-3) menzionare il peso della sostanza stupefacente
sequestrata, e la sua natura;
b-4) specificare gli estremi dei documenti esibiti (numero,
autorità e data di rilascio ecc.);
b-5) chiedere all’interessato indicazioni circa il possesso di
passaporto, porto d’armi, patente di guida ecc. specificando sul
verbale;
b-6) per i cittadini stranieri, indicare l’eventuale possesso
del permesso di soggiorno.
Successivamente, l’ufficio operante dovrà:
c) inoltrare, per l’analisi, la sostanza sequestrata alla A.S.L.,
laboratorio di igiene e profilassi sezione stupefacenti;
d) inviare alla prefettura Ufficio Territoriale del Governo:
d-1) verbale di contestazione;
d-2) verbale di sequestro amministrativo;
d-3) risultato dell’esame tecnico rilasciato dal
laboratorio.
e) custodire la sostanza residua, in attesa dei decreto di
confisca e distruzione che sarà emesso dalla prefettura.

3.4. Custodia delle sostanze stupefacenti sottoposte a sequestro


amministrativo. Confisca e distruzione
La custodia delle sostanze stupefacenti sequestrate è affidata agli
organi di polizia che hanno proceduto all’accertamento dell’illecito
(art. 7 D.P.R. 571/82).
Decorsi i termini per la richiesta di revisione delle analisi, e
rigettata l’eventuale opposizione al sequestro, il prefetto ordina la
confisca e la distruzione delle cose sequestrate (15 D.P.R. 571/82).
Per la distruzione delle dosi, si applicano anche nel procedimento
amministrativo, le disposizioni dell’art. 87 del T.U.
La distruzione deve avvenire per incenerimento, in impianti con le
caratteristiche determinate dal D.M. (San.) 15 settembre 1998. Sono
ammessi anche sistemi di incenerimento di tipo diverso purché in
grado di assicurare pari efficienza in termini di combustione.

§ 4. ILLECITI PENALI

4.1. Produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope


L’art. 73 del T.U. commina una sanzione penale a chiunque senza
l'autorizzazione di cui all'articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae,
raffina, vende, offre o mette in vendita, cede o riceve a qualsiasi titolo,
distribuisce, commercia, acquista, trasporta, esporta, importa, procura
ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque
scopo o comunque illecitamente detiene, sostanze stupefacenti o
psicotrope.
Dopo l'intervento della Corte Costituzionale (sent. n. 32 del 2014).
è sparita l'equiparazione tra droghe leggere e droghe pesanti, e le
sanzioni sono nuovamente diversificate.
1. se si tratta di sostanze comprese nelle tabelle I e III, è prevista la reclusione da otto a
20 anni e la multa,
2. se si tratta invece di sostanze comprese nelle tabelle II e IV è stabilita la reclusione da
2 a sei anni e la multa.

Quali sono i comportamenti penalmente rilevanti?


coltiva: la coltivazione è una condotta che ha sempre un rilevanza penale, qualunque
sia la dimensione della piantagione ;
produce, fabbrica, estrae, raffina: la legge punisce anche tutte quelle attività che
necessariamente precedono lo smercio illegale;
vende, offre o mette in vendita: il reato è perfezionato con la semplice offerta o
proposta di vendita. A questo reato sono pertanto estranei l’eventuale accettazione
della proposta e la traditio (consegna) della sostanza medesima (vedi Cass. pen. - sez
I - 20 giugno 1984, n. 5832). Non occorre neppure che l’offerente possieda
materialmente la sostanza offerta, ma è sufficiente l’accordo per lo scambio di merce
contro prezzo;
cede,distribuisce, commercia: il motivo della cessione non ha importanza, «restano
irrilevanti la liberalità, la cortesia, lo scambio reciproco, la restituzione, l’uso di
gruppo ... » (Cass. pen. - sez. I - 19 gennaio 1984 n. 2171). «L’offerta a terzi di una
pipa accesa, perché se ne aspiri dell’hashish in essa contenuto, integra il reato di
cessione di sostanza stupefacente» (Cass. pen. - sez. 1 - 28 settembre 1982, n. 8345);
trasporta, invia, passa o spedisce in transito: costituisce trasporto, lo spostamento
di materiale da un luogo ad un altro, anche senza compenso;
procura ad altri ovvero consegna per qualunque scopo: rientrano nella previsione,
tutti i casi in cui il soggetto consente ad altra persona di conseguire la disponibilità
della sostanza stupefacente.
esporta, importa: l’importazione si realizza col superamento della linea di confine
politico; se l’introduzione avviene col mezzo aereo, l’illecito si consuma quando la
merce è introdotta nello spazio aereo italiano (in tal senso Cass. pen. - sez.I, 1 ottobre
1984, n. 8540). La giurisprudenza ha ritenuto che l’importazione illegale di sostanze
stupefacenti, integri anche il reato di contrabbando doganale;
acquista o riceve a qualsiasi titolo: come per la cessione, sono irrilevanti i motivi
che hanno indotto il soggetto a ricevere la droga: la liberalità, la cortesia, lo scambio
reciproco, la restituzione, l’uso di gruppo.
comunque illecitamente detiene: il termine detenzione non implica necessariamente
un contatto fisico immediato con la sostanza stupefacente (altrimenti lo stesso si
identificherebbe con il portare addosso), ma deve essere inteso nel senso di
disponibilità di fatto della sostanza stessa (in tal senso Cass. pen. - sez. I, 9 febbraio
1979, n. 1509). È considerato detentore chi occulta la droga in aperta campagna per
prelevarla o lasciarla prelevare di volta in volta. L’illecita detenzione è un reato
permanente, per cui la competenza per territorio del giudice, si determina con
riferimento al luogo ove ha avuto inizio la consumazione del reato mentre non ha
rilevanza il luogo ove si è conclusa la condotta. Non costituisce però reato, ma
violazione amministrativa, la detenzione per farne uso personale.
4.2 Fatti di lieve entità
Il comma 5 dell'art. 73 prevede che, qualora per mezzi, per
modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità
delle sostanze, i fatti di reato sono di lieve entità (piccolo spaccio) le
pene sono edittali sono inferiori : da 1 a 6 anni, se si tratta di sostanze
comprese nelle tabelle I e III, o da 6 mesi a 4 anni se si tratta di
sostanze di cui alle tabelle II e IV.
Per la polizia Giudiziaria, l'eventuale entità del fatto ha rilievo ai
fini delle valutazioni in ordine all'arresto obbligatorio oppure
facoltativo (vedi infra par. 5.4.2)

4.3. Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti


o psicotrope (art. 74 T U.)
Questo reato associativo si consuma quando si verificano due
condizioni:
a) l’accordo;
b) la finalità di commettere più delitti tra quelli previsti dall’art. 73
del T.U. (coltivazione, produzione, fabbricazione, cessione ecc. di
sostanze stupefacenti).

4.4. Agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti (art. 79 TU)


Il delitto consiste nel favorire l’uso di sostanze stupefacenti da
parte di una persona già determinata alla loro assunzione.
Vengono sanzionati due comportamenti:
- adibire (o consentire che sia adibito) un locale pubblico o un
circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone per
l’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope;
- adibire (o consentire che altri adibisca) un immobile, un ambiente
o un veicolo a luogo di convegno abituale di persone che ivi si diano
all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope.
Le pene previste per questo reato sono aumentate se ai convegni
partecipano dei minori.

4.5. Istigazione, proselitismo ed induzione all’uso illecito di sostanze


stupefacenti (art. 82 TU)
Sono attività dirette ad indurre un soggetto all’uso di sostanze
stupefacenti, quando egli non sia a ciò determinato.
La norma punisce:
chiunque pubblicamente istiga all’uso: l’istigazione consiste in una
esortazione rivolta in presenza di più persone;
chiunque svolge attività di proselitismo: il proselitismo consiste in
una attività di convincimento e di persuasione per far aderire una
persona a un gruppo di persone che praticano l’assunzione di
droga;
chiunque induce una persona all’uso.
I fatti sono puniti più gravemente se sono commessi nei confronti
di minori o di persone incapaci o affidate all’autore del reato
oppure se vengono commessi nelle adiacenze o all’interno di
alcune strutture quali scuole, comunità, carceri, ospedali, servizi
sociali.

§ 5. ATTIVITA' DI INIZIATIVA DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA


Nelle indagini concernenti gli stupefacenti, fra i mezzi di ricerca
della prova assumono particolare rilievo la perquisizione in flagranza
di reato ed il sequestro.
I verbali di tali atti confluiscono nel fascicolo del dibattimento ed
assumono il valore di prove, utilizzabili ai fini della sentenza.

5.1. Perquisizioni

5.1.1. Forme ordinarie di perquisizione di iniziativa


La perquisizione consiste in attività di ricerca di oggetti o
documenti che costituiscono corpo del reato o pertinenti al reato; di
norma è finalizzata al sequestro. Si intende per cosa pertinente al reato
tutto ciò che serve anche indirettamente ad accertare la consumazione
del reato, l’autore, le circostanze.
Il Codice di procedura penale (art. 352 C.P.P.) prevede due tipi di
perquisizione:
a) personale;
b) locale (di cui quella domiciliare è una specificazione).
La perquisizione personale consiste nella ricerca eseguita su una
persona; deve essere effettuata nel rispetto della dignità e del pudore
di chi vi è sottoposto. In particolare, salvi casi di impossibilità o
urgenza, deve avvenire da parte di persona dello stesso sesso o da
persona esercente professione sanitaria.
La perquisizione nel domicilio disposta dall’autorità giudiziaria non
può essere iniziata, di regola, prima delle ore 7 e dopo le ore 20. Tali
limiti, possono non essere osservati nelle perquisizioni ad iniziativa
della P.G., quando il ritardo può pregiudicarne l’esito.
Le condizioni che legittimano la P.G. ad eseguire una perquisizione
di iniziativa, sono:
a) una situazione di flagranza di reato;
b) il fondato motivo di ritenere che si trovino cose o tracce
pertinenti al reato che possono essere cancellate, o che nel luogo si
trovi la persona sottoposta alle indagini o l’evaso.
La perquisizione di iniziativa è di regola consentita solo ad ufficiali
di P.G.; tuttavia, nei casi di particolare necessità e urgenza, l’atto può
essere effettuato anche da agenti di P.G. (art. 113 N. Att.).
Prima dell’inizio delle operazioni l’indagato presente deve essere
avvisato della facoltà di farsi assistere da un difensore.

5.1.2. Perquisizioni, ispezioni e controlli di iniziativa, in materia di


stupefacenti
Ispezioni e controlli
In materia di sostanze stupefacenti, l’art. 103/2 TU stabilisce che:
«Gli ufficiali e gli agenti della PG., nel corso di operazioni di polizia per
la prevenzione e la repressione del traffico illecito di sostanze
stupefacenti e psicotrope, possono procedere in ogni luogo al controllo
e all’ispezione dei mezzi di trasporto, dei bagagli e degli effetti
personali, quando hanno fondato motivo di ritenere che possano
essere rinvenute sostanze stupefacenti o psicotrope».
Le operazioni di polizia cui si riferisce la legge sono sia quelle a
vasto raggio, sia quelle normalmente svolte dalle pattuglie in attività di
prevenzione e repressione del traffico di droga. Non sembra invece
lecito, pur in presenza delle altre condizioni, un controllo effettuato,
ad esempio, da una pattuglia comandata in servizio antiborseggio o di
polizia stradale.
Perquisizioni
L’art. 103/3 TU prevede una perquisizione anche personale: «Gli
ufficiali di PG., quando ricorrono motivi di particolare necessità e
urgenza che non consentono di richiedere l’autorizzazione telefonica
del magistrato competente, possono altresì procedere a perquisizioni,
dandone notizia, senza ritardo e comunque entro le 48 ore, al
procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le
convalida entro le successive 48 ore».
Sia per la perquisizione (consentita solamente agli ufficiali di P.G.),
sia per le ispezioni e controlli (permesse anche agli agenti), deve essere
redatto il verbale da trasmettere entro 48 ore, per la convalida, al
procuratore della Repubblica.

5.2. Violazione penale o violazione amministrativa?


L’operatore di polizia che abbia sorpreso una persona in possesso
di una certa quantità di sostanza stupefacente, si troverà a dover
decidere:
se si tratti di un semplice illecito amministrativo e rientri nella previsione dell'art. 75
del T.U.;
se sia un delitto sanzionato dall'art. 73 del T.U.

Quando si rilevano comportamenti che per loro natura sono


indicativi di cessione ad altre persone (es: vendita), l’illecito è
certamente di natura penale.
Se non sussistono elementi a sostegno dell'ipotesi di spaccio ed
emergono indicazioni circa la concreta finalità dell'uso personale,
l'illecito è certamente di natura amministrativa
In sintesi: si procede in via amministrativa quando, essendo
escluso il fine di spaccio, è possibile ritenere accertato l’uso personale.

5.3. Violazione penale. Arresto obbligatorio o facoltativo?


L’art. 380, comma 2 lettera h) del CPP, prevede l’arresto
obbligatorio in flagranza per i delitti concernenti le sostanze
stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell’art. 73 del TU, salvo che
il fatto sia di lieve entità.
L’operatore di polizia può quindi trovarsi di fronte a tre situazioni:

1. detenzione (o altro comportamento) per uso personale: violazione


amministrativa,
2. detenzione (o altro comportamento) per uso non personale, e il fatto è di
lieve entità: arresto facoltativo in flagranza
3. detenzione (o altro comportamento) per uso non personale e il fatto è
grave: arresto obbligatorio in flagranza.
Quando la violazione è penale e non semplicemente
amministrativa, il caso concreto prevede l’arresto obbligatorio o
facoltativo?
Se il caso concreto rientra tra i fatti di lieve entità, ed è perciò
previsto l’arresto facoltativo, si deve procedere in stato d’arresto o in
stato di libertà?
Solo nel caso in cui la droga sia veramente rilevante per quantità e
qualità, sussiste sicuramente l'ipotesi grave (e l'arresto obbligatorio)
anche in assenza di altri elementi.

5.3.1. Fatto di lieve entità


Secondo il comma 5 dell’art. 73 i fatti sono di lieve entità «per i
mezzi, per la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità
e quantità delle sostanze.»
In tal caso l’arresto non è più obbligatorio, ma facoltativo (art. 381
c.p.p.). Quando un fatto può essere ritenuto di lieve entità?
Primo problema: il fatto è grave o di lieve entità?
Il fatto di lieve entità non ha nulla a che vedere con la «modica
quantità» prevista dalla legge precedente la quale, per definizione,
faceva riferimento soltanto alla quantità di sostanza stupefacente
detenuta.
La nozione di lieve entità del fatto non dipende unicamente dal
dato oggettivo della quantità di sostanza stupefacente; occorre invece
aver riguardo a tutte le altre indicazioni che emergono dalla norma,
cioè ai mezzi e alle modalità oggettive e soggettive dell’azione.
La lieve entità del fatto è riconosciuta quando la valutazione di tutti
i suddetti elementi conduce a formulare un giudizio di ridotta
offensività in funzione del parametro dell’allarme sociale, quando cioè
il fatto appare tale da determinare soltanto modeste reazioni e
preoccupazioni nella comunità.
Naturalmente può avvenire che uno soltanto di tali elementi appaia
qualificato da estremi di gravità e pericolosità tali da impedire la
configurabilità dell’attenuante in questione.
Nel "fatto di lieve entità" occorre tener conto anche di vari
parametri, come ad esempio:
1. la qualità della sostanza stupefacente:
se la droga sia confezionata in dosi;
se sia pura o tagliata;
2. le modalità del fatto:
se il soggetto sia stato sorpreso in compagnia di pregiudicati o persone
pericolose;
se sia in possesso di bilancini di precisione;
se sia in possesso di sostanze per il taglio;
se sia in possesso di somme notevoli di denaro contante.

È chiaro quindi che la detenzione della identica quantità di droga


può essere ritenuta «fatto di lieve entità» oppure «fatto grave», in base
alla presenza o meno di alcuno di questi elementi.
La valutazione deve essere effettuata discrezionalmente caso per
caso in base agli elementi in possesso degli operatori nel momento in
cui debbono decidere.
Secondo problema: se il fatto è di lieve entità, come procedere?
Le difficoltà sorgono quando, per i mezzi, per le modalità o le
circostanze dell’azione ovvero per la qualità e la quantità delle
sostanze il fatto risulta di lieve entità e l’arresto è perciò facoltativo.
In questo caso occorre sempre tener presente quanto previsto
dall’art. 381 c.p.p.:
«si procede all’arresto in flagranza soltanto (N.B. soltanto) se la
misura è giustificata dalla gravità dei fatto ovvero dalla pericolosità del
soggetto desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto».
Poiché si è già stabilito che il fatto non è grave, (altrimenti l’arresto
sarebbe obbligatorio) occorre ancora valutare, a questi fini, le qualità
del soggetto;
se egli sia noto come tossicodipendente;
se sia noto come spacciatore;
se risulti che si accompagna con persone pregiudicate o pericolose;
se abbia precedenti penali, e quali;
se sia sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza (indice di pericolosità
sociale).

Solo dopo la valutazione di questi ulteriori parametri, si potrà


decidere se operare o meno l’arresto in flagranza.

5.4 Codetenzione di sostanze stupefacenti

5.4.1. Concorso di persone nel reato


Se uno dei fatti previsti dall'art. 73 è commesso da più persone in
concorso tra loro, la pena è aumentata. In tema di concorso di persone
la giurisprudenza ha costantemente affermato che qualora più persone
si accordino per l'acquisto di un quantitativo di droga, ognuna
risponde dell'acquisto e detenzione dell'intero quantitativo, e non della
sola quota ideale spettante a ciascuna: ogni partecipe va considerato
codetentore del tutto.
Il concorso di persone nel reato è un fatto diverso dal cosiddetto
uso di gruppo
3.1.2 La codetenzione di sostanza stupefacente destinata all’uso
personale
Che accade se alcune persone acquistano insieme sostanze
stupefacenti da destinare al rispettivo uso personale, e solo in un
momento successivo procedono alla suddivisione?
Prima del referendum del 18 aprile 1993, la giurisprudenza della
Corte di Cassazione si era consolidata nel senso che ciascuno dei
codetentori dovesse rispondere dell’intero quantitativo, e che la
successiva ripartizione configurasse una condotta di cessione.
Successivamente la giurisprudenza si è divisa e la stessa Corte di
Cassazione si è espressa in modo contraddittorio: a volte ha stabilito
che si debba applicare la sanzione amministrativa , altre volte e per
casi identici ha invece ritenuto che qualunque situazione di acquisto in
comune o di codetenzione debba esser punita penalmente .
Al riguardo le sezioni unite della Cassazione hanno chiarito che
«ciò che esige la norma, per la qualificazione del fatto come illecito
amministrativo, è il consumo “personale”, a prescindere dalle
modalità della detenzione. Quanto sopra postula che l’acquisto e la
detenzione della sostanza avvengano sin dall’inizio per conto e
nell’interesse anche degli altri soggetti, essendo certa sin dall’inizio
l’identità dei medesimi nonché manifesta la volontà di procurarsi la
sostanza destinata al consumo personale»
Recentemente si sono nuovamente espresse le Sezioni Unite (sent.
del 10 giugno 2013, n. 25401).
Il consumo di gruppo di sostanze stupefacenti, sia nell'ipotesi di
acquisto congiunto, che in quella di mandato all'acquisto collettivo ad
uno dei consumatori, non è penalmente rilevante, ma integra l'illecito
amministrativo sanzionato dall'art. 75, a condizione che:
1. l'acquirente sia uno degli assuntori;
2. l'acquisto avvenga sin dall'inizio per conto degli altri componenti del
gruppo;
3. sia certa, sin dall'inizio, l'identità dei mandanti e la loro manifesta
volontà di procurarsi la sostanza per mezzo di uno dei compartecipi,
contribuendo anche finanziariamente all'acquisto.
Le situazioni di dubbia codetenzione debbono essere attentamente
considerate dalla polizia giudiziaria, che deve decidere se debba
obbligatoriamente procedere all’arresto o se, trattandosi di arresto
facoltativo, debba procedere alle ulteriori valutazioni richieste dal
comma 4 dell’art. 381.
NORMATIVA
Avvertenza importante
Nel capitolo sono riportate le più significative norme in materia di
Ordine e Sicurezza pubblica, con i relativi link (collegamenti) al sito
ufficiale www.normattiva.it, che reca i provvedimenti legislativi
aggiornati, emanati dal 1946.
Nel sito non sono riportati i decreti che, come gran parte di
quelli del Ministero dell’Interno, sono privi di numerazione.
Per tutti i provvedimenti non presenti in www.normattiva.it, si
rinvia al sito wiki http://sicurezzapubblica.wikidot.com ed al sito
www.altalex.it che, seppur privi di ufficialità, sono ritenuti
sufficientemente affidabili.
Attenzione: la possibilità di accedere ad internet mediante i link
di questo libro elettronico dipende dall’eBook reader utilizzato.
I collegamenti funzionano con tutti i PC, iPhone, iPad e la
generalità dei tablet. Viceversa alcuni eBook reader ad inchiostro
elettronico, anche dotati di touch screen e di wi-fi, in realtà non sono
in grado di attivare i link oppure li attivano solo mediante la tastiera
fisica.

ALCOOLICI
Legge 30 marzo 2001, n.125
Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati

ARMI
Legge 04-03-1958, n.100
Uso delle armi da parte dei militari e degli ufficiali ed agenti di polizia
giudiziaria in servizio alla frontiera e in zona di vigilanza.
Legge 02-10-1967, n. 895
Disposizioni per il controllo delle armi.

Legge 18-06-1969, n. 323


Rilascio del porto d'armi per l'esercizio dello sport del tiro a volo.

Legge 23-12-1974, n. 694


Disciplina del porto delle armi a bordo degli aeromobili.

Legge 18-04-1975, n. 110


Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi,
delle munizioni e degli esplosivi.

Legge 22-05-1975, n. 152 - art. 6


Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico.

Legge 08-08-1977, n. 533 - artt. 3, 4, 5


Disposizioni in materia di ordine pubblico.

**D.M. 09-08-1977**
Modalità per la temporanea esportazione di armi antiche, artistiche,
rare o comunque aventi importanza storica ai fini di mostre e scambi
culturali.

**D.M. 05-06-1978**
Modalità per l'introduzione, la detenzione, il porto e il trasporto
all'interno dello Stato di armi temporaneamente importate e
determinazione del numero massimo di armi di cui è ammessa
l'importazione temporanea.

**D.M. 24-11-1978**
Modalità per assicurare l'effettiva uscita dal territorio dello Stato delle
armi destinate all'esportazione nonché per disciplinare l'esportazione
temporanea, da parte di persone residenti in Italia, di armi comuni da
sparo, per uso sportivo o di caccia.

D.P.R. 11-07-1980, n. 753


Nuove norme in materia di polizia, sicurezza e regolarità dell'esercizio
delle ferrovie e di altri servizi di trasporto.

**D.M. 14-04-1982**
Regolamento per la disciplina delle armi antiche, artistiche o rare di
importanza storica.

Legge 25-03-1986, n. 85
Norme in materia di armi per uso sportivo.

Legge 21 febbraio 1990, n. 36


Nuove norme sulla detenzione delle armi, delle munizioni, degli
esplosivi e dei congegni assimilati.

Legge 9 luglio 1990, n. 185


Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito
dei materiali di armamento

D.Lgs 30 dicembre 1992, n. 527


Attuazione della direttiva 91/477/CEE relativa al controllo
dell'acquisizione e della detenzione di armi.

Legge 6 dicembre 1993, n. 509


Norme per il controllo sulle munizioni commerciali per uso civile.

D.M. 24 marzo 1994, n. 371


Regolamento di attuazione dell'art. 7, commi 2 e 3, della legge 21
febbraio 1990, n. 36 (2), concernente la individuazione delle categorie
di persone che, a causa della esposizione a rischio dipendente
dall'attività svolta nell'ambito delle Amministrazioni della giustizia o
della difesa, o nell'esercizio di compiti di pubblica sicurezza, sono
esonerate dall'obbligo del pagamento della tassa di concessione
governativa prevista per il rilascio della licenza di porto d'armi.

D.M. 30 ottobre 1996, n. 635


Regolamento di esecuzione del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 527 ,
recante norme di attuazione della direttiva 91/477/CEE relativa al
controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi.

D.Lgs. 2 gennaio 1997, n. 7


Recepimento della direttiva 93/15/CEE relativa all'armonizzazione
delle disposizioni in materia di immissione sul mercato e controllo
degli esplosivi per uso civile.

D.P.C.M. 25 settembre 1999, n. 448


Nuovo regolamento di esecuzione della L. 9 luglio 1990, n. 185,
recante nuove norme per il controllo dell'esportazione, importazione e
transito dei materiali di armamento.

D.M. 9 agosto 2001, n. 362


Regolamento recante la disciplina specifica dell'utilizzo delle armi ad
aria compressa o a gas compressi, sia lunghe che corte, i cui proiettili
erogano un'energia cinetica non superiore a 7,5 joule e delle repliche
di armi antiche ad avancarica di modello anteriore al 1890 a colpo
singolo.

D.M. 19 settembre 2002, n. 272


Regolamento di esecuzione del D.Lgs. 2 gennaio 1997, n. 7, recante le
norme di recepimento della direttiva 93/15/CEE relativa
all'armonizzazione delle disposizioni in materia di immissione sul
mercato e controllo degli esplosivi per uso civile.

D.P.C.M. 14 gennaio 2005, n. 93


Nuovo regolamento di esecuzione della legge 9 luglio 1990, n. 185,
recante nuove norme per il controllo dell'esportazione, importazione e
transito dei materiali di armamento.

**D.M. 8 aprile 2008**


Sostituzione del decreto 15 agosto 2005, recante: «Speciali limiti
all'importazione, commercializzazione, trasporto e impiego di
detonatori ad accensione elettrica a bassa e media intensità nonché
all'impiego e al trasporto degli altri esplosivi di 2ª e 3ª categoria, ai
sensi dell'articolo 8, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144,
convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155».
D.Lgs. 4 aprile 2010, n. 58
Attuazione della direttiva 2007/23/CE relativa all'immissione sul
mercato di prodotti pirotecnici.

D. Lgs. 26 ottobre 2010, n. 204


Attuazione della direttiva 2008/51/CE, che modifica la direttiva
91/477/CEE relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di
armi.

Decreto Interministeriale 12 maggio 2011, n. 103


Regolamento concernente la definizione delle caratteristiche tecniche
degli strumenti di autodifesa che nebulizzano un principio attivo
naturale a base di Oleoresin Capsicum e che non abbiano attitudine a
recare offesa alla persona, in attuazione dell'articolo 3, comma 32,
della legge n. 94/2009.

ILLECITO AMMINISTRATIVO
Legge 24 novembre 1981, n. 689
Modifiche al sistema penale.

D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150


art. 6 modifica la procedura di opposizione ex L. 689/81
Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di
riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai
sensi dell'articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69.

MISURE DI PREVENZIONE
D.Lgs. 22 giugno 2007, n. 109
Misure per prevenire, contrastare e reprimere il finanziamento del
terrorismo e l'attivita' dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza
internazionale, in attuazione della direttiva 2005/60/CE.

D.L. 4 febbraio 2010, n. 4


Istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la
destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita'
organizzata.

Legge 13 ottobre 2010, n. 175


Disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda
elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione.

D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159


Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche'
nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma
degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136.

PREVENZIONE INCENDI
D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151
Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti
relativi alla prevenzione degli incendi, a norma dell'articolo 49,
comma 4-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,
con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

PROPAGANDA ELETTORALE
Legge 4 aprile 1956, n. 212
Norme per la disciplina della propaganda elettorale.

D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361


Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione
della Camera del deputati.

Legge 24 aprile 1975, n. 130


Modifiche alla disciplina della propaganda elettorale ed alle norme per
la presentazione delle candidature e delle liste dei candidati nonche'
dei contrassegni nelle elezioni politiche, regionali, provinciali e
comunali.
RIUNIONI E MANIFESTAZIONI PUBBLICHE
D.Lgs.C.P.S. 7 novembre 1947, n. 1559 - art. 1, 2, 3
Disposizioni penali in materia fiscale.

D.Lgs. 22 gennaio 1948, n. 66


Norme per assicurare la libera circolazione sulle strade ferrate ed
ordinarie e la libera navigazione.

Legge 22 maggio 1975, n. 152 - art. 5


Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico.

Legge 13 ottobre 1975, n. 654 - art. 3


Ratifica ed esecuzione della convenzione Internazionale
sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta
alla firma a New York il 7 marzo 1966.

D.L. 26 aprile 1993, n. 122 - art. 2


Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e
religiosa.

SICUREZZA PUBBLICA
**R.D. 31 agosto 1907, n. 690.** Testo unico della legge sugli ufficiali
ed agenti di pubblica sicurezza .

**Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza**

** Regolamento per l'esecuzione del Testo Unico delle leggi di


pubblica sicurezza**

Legge 1 Aprile 1981, n. 121


Nuovo ordinamento dell'Amministrazione della pubblica sicurezza.

Legge 26 marzo 2001, n. 128


Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini.
D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 - art. 54
Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti Locali.

D.M. Interni 7 aprile 2008, n. 104


Regolamento previsto dall'articolo 17, comma 3, della legge 26 marzo
2001, n. 128, recante "Interventi legislativi in materia di tutela della
sicurezza dei cittadini".

D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66


Codice dell'ordinamento militare - Arma dei Carabinieri - Articoli da
155 a 180.

SICUREZZA PRIVATA
**Decreto 6 ottobre 2009**
Determinazione dei requisiti per l'iscrizione nell'elenco prefettizio del
personale addetto ai servizi di controllo delle attività di
intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in
pubblici esercizi, le modalità per la selezione e la formazione del
personale, gli ambiti applicativi e il relativo impiego, di cui ai commi
da 7 a 13 dell'articolo 3 della legge 15 luglio 2009, n. 94.

**DECRETO 30 giugno 2011**


Modifica al decreto 6 ottobre 2009 concernente la regolamentazione
dell'impiego del personale addetto ai servizi di controllo delle attivita'
di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico
(11A09675).

**DECRETO 28 luglio 2011**


Definizione di nuovi servizi ausiliari dell'attivita' di Polizia affidati agli
Steward, nonche' ulteriori integrazioni e modifiche al decreto 8agosto
2007, recante «Organizzazione e servizio degli "Steward" negli
impianti sportivi» (11A11515).

STAMPA
Legge 8 febbraio 1948, n. 47
Disposizioni sulla stampa.

STRANIERI E IMMIGRAZIONE
D.L. 30 dicembre 1989, n. 416
Norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei
cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini
extracomunitari ed apolidi gia' presenti nel territorio dello Stato.

D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286


Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero.

Legge 28 maggio 2007, n. 68


Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari,
turismo e studio.

**DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO


16-12-2008 n. 2008/115/CE** recante norme e procedure comuni
applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il
cui soggiorno è irregolare. (Pubblicata nella G.U.U.E. 24 dicembre
2008, n. L 348. Entrata in vigore il 13 gennaio 2009).

**Decreto 16 dicembre 2010** - Individuazione delle modalità


tecniche ed operative per la comunicazione da parte del vettore aereo
delle informazioni di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 2 agosto
2007, n. 144.

D.L. 23 giugno 2011, n. 89


Disposizioni urgenti per il completamento dell'attuazione della
direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione dei cittadini comunitari
e per il recepimento della direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio dei
cittadini di Paesi terzi irregolari.
STUPEFACENTI
D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e
sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati
di tossicodipendenza.

VIOLENZA NELLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE


Legge 13 dicembre 1989, n. 401 - art. 6 e segg.
Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela
della correttezza nello svolgimento di competizioni agonistiche.

D.L. 24 febbraio 2003, n. 28


Disposizioni urgenti per contrastare i fenomeni di violenza in
occasione di competizioni sportive.

D.L. 8 febbraio 2007, n. 8


Misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di
violenza connessi a competizioni calcistiche.

VOLO DA DIPORTO O SPORTIVO


Legge 25 marzo 1985, n. 106
Disciplina del volo da diporto o sportivo.

D.P.R. 9 luglio 2010, n. 133


Nuovo regolamento di attuazione della legge 25 marzo 1985, n. 106,
concernente la disciplina del volo da diporto o sportivo.
Bibliografia

Bartolini F., Il codice delle opposizioni alle sanzioni


amministrative, La Tribuna, Piacenza, 2010
Bellagamba G.- Vigna P.L., Armi, munizioni, esplosivi, Giuffrè,
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Calesini G., Diritto europeo di polizia, Laurus Robuffo, Roma,
2007
Calesini G., Leggi di Pubblica Sicurezza e illeciti amministrativi,
Laurus Robuffo, Roma, 2012
Calesini G., Prontuario dei controlli di polizia, Laurus Robuffo,
Roma, 2011
Cantagalli R., Le armi e gli esplosivi nella legislazione vigente,
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Corso G., L'ordine pubblico, Il Mulino, Bologna 1979
D'Ambrosio L - Vigna P.L., Elementi di diritto penale per la polizia
giudiziaria, Laurus Robuffo, Roma, 2010
Landi G. - Potenza G., Manuale di diritto amministrativo, Giuffrè,
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Lozzi G., Riflessioni sul nuovo processo penale, Giappichelli,
Torino, 1990
Martines T., Diritto Costituzionale, Giuffrè, Milano, 2007
Sandulli A.M., Diritto Amministrativo, Jovene, Napoli, 1989
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giudiziaria, Laurus Robuffo, Roma, 2011

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