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Eugenio Montale 1896-1981

Insieme ad Ungaretti sono due grandi classici italiani del XX secolo ma


profondamente diversi l’uno dall’altro: Montale era chiuso, taciturno e poco
in vista con i personaggi del grande pubblico.
Nasce a Genova figlio di un negoziante in condizioni sociali medie e
conosce una ragazza torinese a Monterosso = il suo primo amore giovanile
Prime opere di recensione tra il 15 e il 16 a Genova e crea grande stupore
—> negli anni 20 gode già di grande fama in tutta Italia per la sua critica.
Egli fu uno dei primi a intravedere la grandezza di Svevo e Saba (poeta
triestino poco apprezzato negli anni 10 e dopo un recensione di Montale
divenne celebre in Italia).
1925 pubblicazione della prima raccolta organica = “Ossi di seppia”.
Raccolta subito apprezzata per il suo grande valore e anche per la fama già
acclamata dell’autore.
Questa opera uscì anche dai confini italiani diventando celebre all’estero.
Nel 24 firma il manifesto antifascista stilato da Benedetto Croce.
Egli infatti visse gli anni del regime in modo molto appartato a Firenze senza
mettersi in mostra.
Nei primi del 30 conosce Irma Brandeis, una donna ebrea americana che si
era trasferita a Firenze per studiare Dante (studiosa di Dante) ma nel 38 con
le leggi razziali lei è costretta ad andarsene —> primo amore di età adulta.
Conosce Drusilla Tanzi che sposa e rimane con lei fino alla sua morte.
Nel 39 è pronta la sua seconda raccolta: “Le Occasioni”.
Durante la guerra rimane a Firenze per poi trasferirsi nel 48 a Milano per
collaborare con il Corriere della Sera per scrivere recensioni, articoli di
opinioni letteraria ma in particolare recensioni musicali —> considerando
tutta la sua produzioni la parte in prosa è molto più abbondante del resto.
Nei tardi anni 40 incontra una poetessa di alto livello ma poco conosciuta
per questa sua relazione con Montale: Staziani.
Nel 56 pubblica la terza raccolta: “La bufera e altro”.
Queste tre opere sviluppano un primo momento della sua produzione.
Dopo il 56 pubblicherà soltanto Satura ’68 + altre minori che rappresentano
un secondo momento della sua produzione.
Negli anni 60 conosce Annalisa (2019) giovane donna di cui rimane stregato
Nel 75 riceve il premio nobel e la Mondadori lo celebra inserendolo nella
celebre collana I Meridiani (autori più celebri italiani).
Poetica di Montale:

Produzione 1 (in part Ossi di Seppia):

Uno dei più grandi poeti metafisici italiani —> investiga la posizione
dell’uomo rispetto al mondo che ci circonda e si chiede il senso.
Paragone con Leopardi: Tardo notturno —> entrambi analizzano il
rapporto uomo-mondo.
Paragone con Ungaretti: estremamente diversi in quanto U ha una poesia
introvertita mentre M in relazione con l’esterno.

Montale è convinto che una risposta alla domanda metafisica esiste ma


sfugge all’uomo —> ognuno pensa almeno in un istante di stare per
cogliere la risposta definitiva ma sul momento più bello questa verità gli
sfugge;
Paragone con Leopardi: per L l’uomo non può mai darsi una risposta di
senso che forse esiste in un livello superiore all’uomo, Montale invece è
convinto che ci sia un senso delle cose ma questo sfugge sempre; in
entrambi i poeti l’uomo non porsi questa domanda metafisica.

L’uomo è in Disarmonia con le cose che lo circondano = capisce di farne


parte ma non riesce a cogliere una familiarità con quelle cose —> senso
della FATICA —> MALE DI VIVERE = disagio metafisico montaliano.
Paragone con Leopardi: L si concentra sulla luna e sui grandi elementi
dell’universo —> contempla l’immensità sublime della natura; M si
concentra invece su una realtà sempre più quotidiana e sperimentabile —
> realtà umile trita (= consumata dall’uso) e in particolare la natura ligure
in Ossi di Seppia (natura infertile e impervia).

Oggetti montaliani:
-Muro = oggetto per eccellenza montaliano —> limita e chiude lo sguardo
alla verità metafisica.
-Varco = fessura che pare aprirsi nel muro —> percepiamo che si può
giungere al senso ultimo delle cose ma anche questo pertugio è bloccato.
-Mare = rappresenta il sogno dell’uomo di cogliere il senso metafisico —>
l’uomo ha la sensazione che ci sia il mare dietro questa muraglia, lo
intravede soltanto attraverso qualche fessura che poi subito si richiude.
Confronti contemporanei:
Paragone Crepuscolari: loro trattano una realtà umile con una poesia
declinante perché la realtà in sé è declinante ma non sollevano alcuna
domanda metafisica, M invece rappresenta la realtà umile poiché è questa
che fa sorgere nell’uomo le domande ultime della metafisica.

Paragone Pascoli: in Montale c’è una valenza universale mentre in Pascoli


vi è un dialogo personale e soggettivo con la realtà che lo circonda.

Paragone D’Annunzio: c’era grande rispetto reciproco ma ci sono due


visioni totalmente differenti in quanto per D’A lo scrittore si eleva rispetto
alla natura mentre per Montale il poeta si fonde con questa realtà trita e non
può quindi pretendere di elevarsi secondo finzione.

Tecnica poetica:
-POETICA DEGLI OGGETTI = la poesia nasce dal contatto, dall’incontro
inatteso con degli oggetti che suscitano necessariamente la domanda
metafisica e rivelano al tempo stesso l’impossibilità della risposta al senso
delle cose = risposta e domanda giungono contemporanee —> vedo un
oggetto che già mi da la risposta alla domanda metafisica = tecnica simile
al correlativo oggettivo di Elliot (all’inizio per strade diverse poi si incontrano
e entrambi riconoscono la somiglianza delle due tecniche).

Montale nel modo in cui riflette metafisicamente lo fa come uomo


novecentesco calando il macrotema della crisi dell’io all’interno della
dimensione metafisica —> quando l’uomo prende atto del male di vivere
egli subisce una frammentazione interiore in particolare rispetto al rapporto
con il proprio passato.
“Meriggiare pallido e assorto”

Poesia più antica del 1916 e più esemplificativa della sua poetica
Montale racconta una sua esperienza: atteggiamento tipicamente
investigativo —> mette in atto i sensi per scrutare la realtà che lo
circonda e scovare varchi di senso —> alla fine della poesia questo si
rivela impossibile.

Poetica degli oggetti:


-il meriggio = ora più calda della giornata rimanda ad altre parole
nell’ambito semantico del caldo (rovente, sole che abbaglia…) —> ora
cara a montale in quanto tipicamente estiva e rievoca l’immagine
dell’aridità anche tramite i due aggettivi:
•Pallido = tutti i colori sono smorzati da questa luce. —> condizione
metafisica dell’uomo = soffre per aridità metafisica, come tutta la natura
soffre per la mancanza d’acqua l’uomo soffre per la mancanza di senso
metafisico
•Assorto = condizione di chiusura in se stessi che vale anche per la
natura —> sembra meditare il proprio messaggio metafisico ma senza
comunicarlo a nessuno
-Muro d’orto = muro che diventa alla fine muraglia con in cima cocci
aguzzi di bottiglia —> valore metafisico del muro che cela totalmente il
senso delle cose = invalicabile sia con il piede sia con l’occhio.
-rumori di flora e fauna = rappresenta flora e fauna umile (merli e serpi) —
> l’uomo cerca di strisciare tra le cose come un serpente che cerca un
pertugio
-file di rosse formiche = sempre intente al lavoro —> vita sofferta come la
vita dell’uomo che non ha tempo per il riposo che coinciderebbe con la
scoperta del senso delle cose; natura non amica alle formiche —> tale è
l’ambiente dell’uomo (differenza da Leopardi = qua l’ostilità della natura è
più metafisica)
-scaglie di mare = adesso Montale sembra trovare un varco nella
chiusura della natura —> macchia di colore intenso nella natura scialba
del meriggio ma lontana, frammentata e dietro un ostacolo = cogliamo
che questo varco si chiude accompagnato dal verso fragile e crepitante
delle cicale —> accompagnamento sonoro disturbante = irraggiungibilità.
Nell’ultima strofa riprende l’elemento del muro = Montale comprende che
la vita dell’uomo consiste didascalicamente proprio nel camminare lungo
una muraglia insormontabile sentendo (sfera intellettiva) una triste
meraviglia:
-condizione dell’uomo vincolata ad un’eterna fatica
-condizione ambigua nei confronti delle cose —> l’uomo si sente
appartenente a questa natura ma al tempo stesso è tenuto fuori dal
segreto che riposa in essa.

Circolarità della poesia evidente che indica proprio la chiusura della


natura risultando impenetrabile.

Poesia esemplificativa del correlativo oggettivo = l’incontro tra Montale e


lo scenario naturale illumina la condizione umana e quindi l’impossibilità
metafisica del senso delle cose —> l’incontro fa sorgere la domanda ma
subito ci si rende conto che ciò è impossibile
—> forma di simbolismo che parte dalle cose

Meriggio: ora tipica anche di D’Annunzio Alcyone—> entrambi hanno un


forte senso della natura ma per montale è soltanto un orario in cui si
mostra l’aridità della natura mentre D’Annunzio la intende come l’ora più
quieta della natura che favorisce il possesso panico.

Montale fa attenzione alla musicalità del testo poetico —> forti e ripetute
allitterazioni = sonorità aspra e impervia che metafisicamente
rappresenta la condizione metafisica dell’uomo.

Lessico: in tutta la produzione alterna linguaggio alto letterario, umile


comune e tecnico specifico —> in questa poesia prevale in particolare il
linguaggio dotto e aulico (meriggiare, frondi, travaglio), in quanto la
poesia deve essere alta per ricercare cose ultime, e quello tecnico
(schiocchi, frusci, veccia, scricchi) in quanto necessita di un
osservazione precisa e oggettiva della realtà per cercare di cogliere il
senso metafisico.
Il linguaggio umile in generale invece serve per rappresentare la
condizione umile e bassa della vita dell’uomo —> in questa poesia è
poco presente se non per l’ultimo verso = “cocci aguzzi di bottiglia”.
È Montale che incontra la natura però questa dimensione non è
solipsistica ma universale —> verbi all’infinito senza persona (meriggiare,
spiare…) ampliano l’azione all’intero vivere dell’uomo.

“Gloria del disteso mezzogiorno”

Poesia che ci riporta alla tipica situazione montaliana = gli oggetti della
natura ligure incontrano il poeta nell’ora torrida per eccellenza (12:00);
Questa natura si connota di valenza metafisica = aridità
Si aprono prospettive di un varco che però non può mai essere colto
veramente ma soltanto atteso.

Vv 1-5 e 9-10 descrivono l’aridità (caldo torrido, luce accecante, colori


scialbi e corso privo d’acqua = non si connotano di un senso metafisico)
Vv 6-8 e 11-12 descrivono il varco

Dunque = dovrebbe avere funzione conclusiva ma in questo caso


anticipatoria rispetto a quanto segue —> hysteron proteron —> dopo
viene presentato un muretto che proietta un’ombra —> metafisicamente
sembra esserci un dopo (al tramonto) quando questa canicola diminuirà
—> muretto separa qui e là (anche a livello temporale) —> forse anche la
realtà metafisica ha un qui e un là futuro con una risposta di senso.

Martin pescatore con la sua indifferenza vola al di sopra di una reliquia di


vita priva di senso metafisico

Arsura metafisicamente mostra la condizione priva di senso metafisico

Al di là dello squallore dell’arsura ci sarà una pioggia —> non si può che
attendere questo giorno —> metafisicamente questo giorno non
sappiamo neanche se arriverà —> attesa congenita nell’istinto umano.

La condizione dell’uomo è come un’estate torrida e arsa che non passa


—> sorta di “scarnificazione” che fa emergere il disagio di vivere.

Linguaggio alto letterario per dire cose ultime e linguaggio comune (greto)
"I limoni”

Secondo testo della raccolta divisa in 4 sezioni = questo testo è il primo


della prima sezione (il primo testo della raccolta è solo introduttivo)

Tipico incontro montaliano percorso due volte: i limoni rappresentano il


varco pensando al loro colore vivido e chiaro sulla natura scialba;
Nell’ultima strofa viene ripreso l’intero incontro avvenuto nella natura
ligure e riproposto in una località urbana

Metrica: versi liberi lunghi tipici della metrica italiana fusi ad ipermetri
(+11)

Parte 1 (vv 1-37)


Strofa 1Montale assegna alla natura il suo valore metafisico = aridità
Strofa 2 Montale prepara un varco
Strofa 3 Montale cerca di percorrere questo varco ma “l’illusione manca”

Lui si oppone a poeti laureati (alloro) come D’Annunzio e indica il proprio


registro poetico rifacendosi al mondo vegetale —> tratterà una
vegetazione inaridita e povera —> registro e oggetti umili per
rappresentare la condizione umana umana.
Ascoltami = vuole richiamare il lettore a sé perché presenta la realtà
anche se la sua poesia è meno gradevole;
Io, per me = segno di isolamento come via poetica;
Fossi, pozzanghere, anguille… = natura sofferta, disseccata e affaticata;
Limoni = specie vegetale gioiosa e lussureggiante che interrompe la
monotonia e aprono un varco;
Poetica degli oggetti —> per indicare i concetti base della sua poetica fa
riferimento agli oggetti.

Molti dati sensoriali:


-Vv 11-14 cambio di rumori presso i limoni = cessano i rumori degli
uccelli inghiottiti dal cielo e si sente il suono debole e amico dei rami del
limone —> inizia il percorso investigativo del varco;
-Vv 15-17 sente il profumo dei limoni sulla terra = è attirato dall’odore;
-Vv 18-21 sensazione emotiva = sospensione delle divertite passioni —>
moti emotivi confusi e divergenti cessano per lasciare spazio alla serenità;
Noi poveri = autore e lettori metafisici —> troveranno ricchezza metafisica
davanti ai limoni —> apertura del varco;
I sussurri e l’odore si ascoltano = sinestesia che lavora sul traslato per
l’odore creando così una nuova figura retorica ZEUGMA = aggiogamento di
un terzo termine ad una coppia.

Vedi = il lettore è stato condotto fino al varco e adesso lo vede anche lui;
Silenzio = clima concentrato che rende accessibile la visione del varco e
“distrae” le barriere degli oggetti che sembrano così più prossimi a rivelare
l’ultimo segreto;
Sbaglio della natura = sembra che la natura stia per rivelare il proprio
segreto —> punto morto del mondo = assenza di resistenza (met.gomitolo)
Una verità = basta parte del senso ultimo delle cose = non serve l’assoluto;
Fruga, indaga, accorda e disunisce = la mente cerca ordine e senso nelle
cose che lo circondano —> nel profumo dei limoni al tramonto = dato
esterno che genera la valenza metafisica;
Disturbata divinità = Montale si accorge di non essere solo —> già qualcun
altro aveva seguito l’indagine metafisica ma necessitando di massima
concentrazione con l’arrivo di montale se ne va —> valore universale.

Ma l’illusione manca = ellissi narrativa della continua e inaspettata chiusura


del varco.

Il tempo ci riporta = ciclicità temporale che ci ripropone la stessa questione;


Nelle città rumorose = questo percorso metafisico avviene anche in un altro
contesto urbano —> rumore che disturba la meditazione metafisica;
Frammenti di cielo azzurro = correlativo oggettivo del varco in città;
Tedio dell’inverno = poetica degli oggetti nella forma del correlativo
oggettivo —> rimando ai colori invernali che trasmettono un’immagine
metafisica = tedio come impossibilità della risposta metafisica;
Luce avara - amara anima = luce e anima correlati con un chiasmo;
Altra apertura al varco vedendo dei limoni = stesso pensiero della parte 1;
“Quando” inverso = esprime il fatto principale in una subordinata temporale
per sottolineare come sia avvenuto in modo inaspettato e inatteso;
Malchiuso portone = come un muro con dei pertugi;
Gialli dei limoni = macchia di colore inattesa in un paesaggio invernale;
Canzoni dei limoni = musica come correlativo oggettivo del varco —>
sinestesia = vede i limoni e sente una musica;
Come trombe d’oro della solarità = i limoni in quanto gialli rievocano il sole
nonostante in un grigio inverno e le canzoni le trombe —> oro = anello di
collegamento tra tutti e tre e simbolo di preziosità e rarità del varco.

Finale aperto = probabile verso mancante —> ma l’illusione ancora manca

—> L’apertura del varco nella seconda parte è inaspettata e improvvisa


mentre nella prima sezione è graduale e lenta.

“Cigola la carrucola del pozzo”

Risvolto sull’io = disgregazione dell’elemento del ricordo


Correlativo oggettivo dell’idea di memoria = tirare su il secchio.
Sembra di potersi ricongiungere con il suo passato ma ciò non è possibile
—> tira su l’acqua con lo scopo di voler riprenderne il possesso ma
questo scompare in quanto Montale non è più lo stesso del passato.
Poetica degli oggetti —> ricordo tramite un secchio d’acqua.
Ricordo come varco inaccessibile nel muro del tempo = unidirezionali del
tempo —> non si può percorrere a ritroso.
Messa in crisi dell’unità dell’io = non ha pieno possesso di sé e del proprio
tempo —> ha perso il proprio passato come se fossero due io differenti
(quello presente e quello passato) —> idea diversa da crisi sveviana o
pirandeliana in quanto smembramento temporale.
Paragone Leopardi che ha perso la voce, le parole per raccontare della
passata età delle illusioni —> anticipazione perdita di contatto con il
proprio io passato —> uomo come occupatus senecano moderno che
non si volge mai al proprio passato.
Luce immagine riso = immagini della luce = possesso di noi stessi
Atro fondo = immagini dell’ombra = impossibilità di possesso
Passa alla seconda persona alla fine = si rivolge direttamente alla visione
Immagine della ruota: ciò che sale alla fine scende;
Stile di montale: registro alto (atro) ma anche oggetti triti (cigolio, ruota).
CIGOLA LA CARRUCOLA DEL POZZO
Sulla disgregazione dell’io tra l’uomo e il ricordo (passato).
M sta bevendo dell’acqua da una carrucola

LETTURA E ANALISI
Lui tira su l’acqua gli se,Bra di vedere un volto del suo passato,
vuole riprendere possesso di questo passato, ma questo passato poi
scompare e va giù perché M non è più quello.
Nella forma del correlativo oggettivo questo atto in cui all’improvviso
si manifesta un momento metafisico: il ricordo. Esso appartiene alla
dimensione interiore di noi stessi. Il ricordo assume la dimensione di
un varco, un varco nella continuità temporale. Il tempo va solo avanti
e il varco del ricordo ci fa uscire da questa rigidità dello schema
temporale, come sempre però il varco è in definitiva inaccessibile.

Oltre a un varco c’è anche un muro: la unidirezionalita del tempo, tu


puoi andare sempre solo avanti.

Un io completo è un io che ha il pieno possesso di se. Vive un unita


temporale e ha pieno possesso del tempo della sua vita. Ma qui M non
trova legami con il suo passato, qui M ha perso un pezzo di io: tutto
il suo passato. L’uomo dissociato è l’uomo che perde i pezzi del suo
passato. Egli non riesce più a riconoscersi nel se stesso del passato.
Potremmo parlare anche di moltiplicazione dell’io: presente e passato
che ormai sono distanti.
Questa moltiplicazione dell’io è diversa da quella sveviana o
pirandelliana ma siamo negli stessi anni. M da una versione particolare
adattata al suo pensiero.
Questa per M è una conseguenza del male di vivere. Quel disagio
metafisico dell’uomo si riverbera sul rapporto uomo-uomo. Qui lo
smembramento viene su un senso temporale.

Confronti:
L: in A Silvia L dice che “lingua morta non dice quel che io sentiva in
seno”. L non ha più il linguaggio per parlarci quell’io immerso nel
mondo delle illusioni. Perdere il linguaggio che è premessa di lettere
il contatto con il suo passato. Lui rievoca quell’eta ma dice che ormai
è un capitolo chiuso.
Seneca: l’uomo del 900 diventa un occupatus, quello che non sa
rivolgersi verso il suo passato. Un uomo strutturalmente tenuto
distante dal suo passato. Lo stesso avviene qui: l’impossibilità di
appropriarsi del proprio passato. Seneca però ha una prospettiva
morale, M una metafisica.

Luce-ombra: luce=luce, immagine, ride.


Ombra=atro, fondo.
Quindi grande contrasto tra ombra e luce. Luce e il riportare alla luce
il nostro passato, il voler riappropriarci di noi stessi. L’ombra
invece rappresenta l’impossibilità.
Quando M sente lo svanire di questa visione, lui si appella
direttamente alla natura di questa visione, la chiama fino all’ultimo.
Ancora immagine fondamentale della ruota, tutto ciò che sale alla fine
discende.
Stile di M: solito con alcune parole alte (atro) ma sa anche evocare
oggetti triti (cigolio, ruota...)
“Non chiederci la parola”

riferito a tutti i poeti novecenteschi

Strofa 2 = rappresentazione in negativo del poeta del 900


Poeta falso: sicuro di sé e amico agli altri e a se stesso = uomo diverso da
montale, che non vive la dissociazione diacronica dell’io;
Questo uomo è paragonato ad uno che cammina presso un muro senza
curare la sua ombra proiettata sopra —> canicola e muro permettono la
creazione dell’ombra = generata dagli oggetti ma si riflette all’esterno
dell’uomo —> anello tra non io e io —> INDIFFERENZA = non avverte il
disagio metafisico dell’uomo con le cose.

Ma montale? Strofa 1 e 3 = vero ruolo del poeta


-Crisi del soggetto —> la parola del poeta non può definire l’animo umano
in maniera univoca = non c’è un’identità, una forma—> la realtà è solo un
prato polveroso = indefinibile (riferimento a Dante con la geometria per
misurare i limiti) su cui non può crescere un croco = identità forte dell’uomo.
-Crisi dell’oggetto —> realtà non più conoscibile = il poeta non riesce più a
trovare una formula univoca per descrivere il mondo —> può solo esprimere
parole storte e secche come la condizione metafisica dell’uomo inaridito e
in disarmonia.
Ultimi due versi = i poeti possono dire solo in negativo l’identità (essere e
volontà dell’uomo) senza poterla affermare —> condizione comune a tutti,
anche ai lettori (= codesto).
Conclusione di Ossi di Seppia?
Che ruolo ha il poeta rispetto a questa condizione metafisica dell’uomo?

NON CHIEDERCI LA PAROLA


Questa poesia è un sandwich: la prima e la terza strofa abbiamo ciò che
il poeta non può fare. Nella seconda strofa invece si rappresenta l’uomo
che ancora si attarda in una visione pre novecentesca della realtà.
Quindi la seconda strofa è del poeta falso.

Poeta falso: l’uomo che non cura se stesso e non nota la sua ombra che
il sole del mezzogiorno sta,la su un muro scalcinato. Lui è sicuro di se
là dove il 900 è il secolo privo di certezze. Luiè amico degli altri, ha
una buona relazione con il non io ma anche con se stesso. Non ha ancora
subito la dissociazione tra l’oggetto è il soggetto. Non ha ancora
capito la crisi dell’oggetto e del soggetto. In termini di M con amico
agli altri si intende che lui non vive quella dimensione di disagio
metafisico (appartenenza e non dell’uomo alle cose). Poi è anche amico
di se stesso: ha un rapporto trasparente con il proprio passato (falso).
M lo paragona a un una persona che non si accorge che la sua ombra è
stampata su un muro. L’ombra esiste solo se ci sono oggetti su cui è
proiettata, quindi è una sorta di anello intermedio che va dall’io al
non io e riflette la presenza dell’uomo nelle cose che lo circondano.
L’ombra esiste se esiste l’uomo ma anche una realtà esterno su cui viene
proiettata. Va quindi dall’io al non io. Qui quindi è simbolo della
appartenenza non appartenenza dell’uomo alle cose. Lui è immerso nelle
cose ma ha una condizione di estraneità. L’uomo che non cura quest’ombra
è quello che non avverte il rapporto metafisico dell’uomo con le cose.
In altri testi lui usa la parola indifferenza: il non avvertire il
disagio metafisico, la totale insensibilità alla poesia M. Lui
interpreta il disagio metafisico con l’ombra che io e non io.
Quindi in questa poesia l’uomo si rivolge al uomo e al poeta
indifferente con un esclamazione di disprezzo (Ah l’uomo...) ma anche di
invidia ( dato lui che vive ancora fuori da questo disagio che invece io
vivo pienamente).

Poeta 1-3 strofa:


“Le occasioni” raccolta del 39

Montale non vive più in Liguria ma a Firenze


CI sono delle differenze dal primo montale:
-correlativo oggettivo più implicito
-il varco è rappresentato dalla donna

1) In ossi di seppia il correlativo oggettivo è esplicito = l’autore sottolinea


la rievocazione del ricordo;
In le occasioni montale spesso non ci spiega ciò che di metafisico è alluso
—> poesia più velata anche se vuole esprimere lo stesso disagio;
Scenario è molto meno ligure e si predilige un paesaggio urbano più
impersonale.

2) La figura della donna è praticamente assente in ossi di seppia mentre in


le occasioni acquista sempre più valore anche sotto soprannomi come
varco che si apre per:
-Amore per una donna
-ricordo di una donna passata —> ricordo come tentativo di cogliere una
prospettiva di varco nel passato.

Clizia: unica donna che è presente sia nella seconda sia nella terza
raccolta —> Irma Brandeis chiamata così rifacendosi al mito di Clizia che
si distrusse per amore e gelosia del dio Apollo —> fu trasformata nel
girasole —> lei anche se fiore ancora innamorata cerca sempre il sole.
Questa donna permette a Montale di continuare a girarsi verso il sole.
“La casa dei doganieri”

Certezze:
-Casupola abbandonata presso Monterosso in uso dalla guardia di finanza
-Tu —> Anna/Annetta = figura femminile a cui si riferisce Montale
Incertezze:
-Anna è assente ma non sappiamo se è morta o ha semplicemente perso i
contatti —> nelle interviste sembra che si siano semplicemente allontanati
ma in uno dei suoi ultimi testi poetici (raccolta “Diario del 71-72”) fa chiaro
riferimento alla sua morte —> tipico carattere reticente di Montale
-Non si sa dove l’ha composta —> o semplice pensiero o è tornato a
vederla fisicamente

Accesso al passato permesso dal ricordo femminile.

Luogo evanescente = si rimane su elementi di paesaggio ligure piuttosto


generici, nessuna immersione dei sensi
—> tema dell’evanescenza del ricordo.

Strofa 1)
Tu non ricordi = ambiguità sulla sua lontananza rispetto ai ricordi che la
legano a Montale;
Riscrittura novecentesca della Silvia leopardiana —> in questo caso vi è
un’affermazione (per L la domanda assume un valore di speranza) = qui
impossibilità anche del poeta di riconoscersi in un ricordo = si tratta di un
altro io differente da quello presente.
Montale è molto più concreto = casa = poetica degli oggetti che indicano
la sfera interiore.
Irrequieta = come Silvia pensosa —> condizione precaria
Suono del riso non più lieto = né per lei né per Montale in quanto egli non
può più recuperare quell’esperienza —> riferimento ai suoni belli di Silvia.

(Casa desolata dall’ultima volta = distacco dal presente)


Sciame irrequieto dei pensieri = tratto tipico delle donne montaliane —>
presentimento che presto non ci saranno più = si allontanerà dalla casa.
Vento di libeccio = violento e spesso di tempesta.
Bussola che va all’impazzita = Montale non si sa più orientare rispetto al
passato, l’io è andato in crisi dal punto di vista temporale
Il calcolo dei dadi più non torna = Montale non può più orientare verso
nulla il suo futuro
—> dissociazione dell’io rispetto al proprio passato
Senza ricordo = o perché senza memoria oppure perché ormai appartiene
al tempo dell’eternità dei morti
Un filo si addipana = congiunzione trai due —> rimando mitologico al filo di
Arianna
Lei dovrebbe tenere l’altro capo di questo filo del ricordo ma l’ha lasciato e
quindi la casa si allontana —> il filo che dovrebbe ricondurlo a ritroso nel
passato non ci riesce.
Banderuola affumicata al vento = condizione di montale che non riesce più
ad orientarsi ma gira senza pietà —> poetica degli oggetti come correlativo
oggettivo e non sappiamo se l’ha vista per davvero o solo immaginata.
Vv 15 sola = prima e unica precisazione femminile del “tu” e spiega come
entrambi siano da soli

Sorta di svolta:
-il ricordo sarebbe un varco ma montale fallisce a ricollegarsi al passato
allora immagina un altro livello superiore alla casa dei doganieri e quindi si
dedica alla contemplazione dell’infinto rappresentato dal mare —> vi è una
petroliera sull’orizzonte che fa intendere a Montale un infinito ancora
superiore;
-nemmeno in questo oltre il varco è percorribile —> moto ciclico e continuo
delle onde —> movimento chiuso che si scontra contro una barriera =
correlativo oggettivo di Montale di spingersi oltre verso il varco.

Dinamica molto attuale —> un passato remoto non si ricorda mai in modo
integrale ma sfugge sempre un dettaglio importante = sembra non essere
più le stesse persone e quindi si cerca di vedere un passato più generico.

Amaro epilogo = lei non si ricorda la casa che questa sera è stata oggetto
dei pensieri di Montale (= ambiguità) —> non sa più chi c’è e chi non c’è.

Il lettore deve collegare il polo metafisico —> non è esplicitato da Montale.


“La bufera e altro”

raccolta difficile ma sempre metafisica in cui si indaga la ricerca del


varco.
Poco ligure e geografica —> molto spazio al tema del tempo e del
ricordo piuttosto che ai luoghi.
Il passato in questo caso però non è solo individuale ma è anche storico,
collettivo —> forte senso del presente e quindi del mondo che si affaccia
al dopoguerra.
Montale è pessimista al massimo grado —> il varco esplicitamente non si
apre mai —> dovuto al periodo storico con il dramma della guerra e
anche l’ostilità provata per il dopoguerra italiano = in una poesia fa
riferimento a due chiese come i due grandi partiti italiani (democrazia
cristiana e comunista) —> due vere e proprie visioni del mondo
contrapposte in cui Montale non si riconosce in nessuna.

Figure femminili:
-Soltanto a Clizia (Irma Brandeis) sono legate le speranze di una vita
migliore —> quasi come una donna angelo però la sua assenza
rappresenta l’impossibilità della sua figura cristologica che Montale
stesso le affida;
-presenza di Volpe (Staziani) e Mosca (sua moglie) = due immagini di
donna molto diverse da Clizia --> incarnano la virtù di senso pratico
nonostante una condizione metafisica devastante.
“La primavera italiana”

Visita di Hitler a Firenze il 9 maggio del 194


Fu ricevuto da Mussolini e gran parte del governo italiano e fu guidato da
Ranuccio Bianchi Bambinelli —> uno dei più grandi storici classici d’Italia.
Montale ricorda un fatto storico che considera come sintesi del male del
mondo e di come tutto il mondo si sia piegato a questo male.
3 parti:
-Orrore storico fino al vv 19
-Senso dell’inutilità di tutto il bene che era stato fatto in precedenza
-Apertura di prospettiva di redenzione affidata a Clizia dal vv 31
—> funzione christologica di Clizia

1) Ricordo storico della scena:


-ricorda delle falene che inconsapevolmente compiono dei suicidi di
gruppo schiantandosi violentemente contro un muro a maggio
Due scene: passaggio in auto di hitler e i bottegai

Golfo mistico = accoglie l’orchestra sotto il livello del palcoscenico e prima


del pubblico —> definizione wagneriana;
Alala = urlo di guerra antico diffuso nelle truppe italiane da D’Annunzio;

Vetrine chiuse (= giorno di festa) ma povere che vendevano oggetti militari


come portavoce del regime militarismo.
Il beccaio (macellaio) che ha esposto i musi dei capretti uccisi decorati per
celebrare l’illustre ospite = carnefice per mestiere che abbellisce i cadaveri;
Miti carnefici = tutti partecipano a questa carneficina;
Danza macabra delle falene si oppone alla zozza festa dei bottegai =
strana metafora per dire che tutti sono colpevoli.

2) Ricordo del passato come inutile:


-fuochi d’artificio del 25 agosto per san Giovanni a Firenze che in
lontananza illuminavano l’orizzonte —> inutili forse
-pegni fatti con Clizia —> segno di speranza
-polline che stride come metafora di velo costituito dalle falene che fa
rumore —> negatività e suicidio collettivo che rompono la speranza
-punture di vento gelido —> richiamo allo stravolgimento della primavera.
La sera in cui Irma Brandeis Montale vide una stella cadente la sera
successiva = gemma che rigò l’aria facendo cadere sui lidi americani
ghiacciati i 7 angeli di Tobia —> nell’apocalisse segnano la venuta del
bene e fiducia nell’avvenire.

Clizia eppure mutata conserva l’amore per il bene, per il nutrire una
speranza —> verrà un’alba bianca che si affaccerà sulle nostre spiagge.

I mostri = capi di stato e coloro che girano intorno ai potenti.

Poetica degli oggetti = la poesia inizia dall’incontro con la nuvola delle


falene —> valenza storica sorge dall’incontro con le cose.

Clizia = la sua lontananza ha valenza cristologica aprendo una


prospettiva di redenzione.

Falene —> hitler —> bottegai —> uomini = male che si allarga e fagocita
l’intera popolazione = ruolo della guerra nel ‘900 —> dinamica di massa.

—> Un grande fatto storico ha stravolto l’intero mondo.

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