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LEGISLAZIONE SANITARIA

Corso Operatore Socio Sanitario


Istituto Enrico Fermi di Perugia
Il concetto di salute nel nostro ordinamento rappresenta un “di-
ritto soggettivo perfetto.”

La tutela della salute è definita dall' OMS, la 1°Conferenza Inter-


nazionale sulla promozione della Salute riunita ad Ottawa nel
1986, uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale;
una condizione di armonico equilibrio funzionale, fisico e psi-
chico dell'organismo dinamicamente integrato nel suo ambiente
naturale e sociale.
Il sistema sanitario ha avuto una evoluzione storica progressiva e
continua in linea con il progresso sociale, scientifico e tecnologico.

I compiti statali si sono via via intensificati per soddisfare i bisogni


dei cittadini, quelli nuovi e quelli consolidati, incrementando e valo-
rizzando la democrazia attraverso la predisposizione di efficienti
strutture organizzative.
Nel 1552 il Provvedimento di sanità a Venezia per le epidemie di
peste è il primordiale esempio di ordinamento sanitario, nasce
dal bisogno di salvaguardare i pericoli che potevano colpire la
popolazione. La tutela della salute era sempre affidata all'inizia-
tiva dei privati e all'intervento delle organizzazioni religiose. Il
concetto di salute è considerato un bene privato, le istituzioni si
limitano a scarni interventi per gestire attività di igiene e di profi-
lassi delle malattie infettive. Le prestazioni sociali hanno carat-
tere CARITATEVOLE, OCCASIONALE e FRAMMENTARIO.
Del 1806 è il “ CODICE SANITARIO NAPOLEONICO”, un rego-
lamento di polizia medica, che disponeva come nelle tre univer-
sità, PAVIA, BOLOGNA e PADOVA, fosse stabilita presso la fa-
coltà di medicina una direzione di polizia medica. Vengono isti-
tuiti i medici per gli indigenti e riordinate le misure di profilassi
dello Stato nella lotta alle malattie infettive, rafforzando le misu-
re igienico-sanitarie e creando commissioni sanitarie per consu-
lenze alle autorità amministrative nei comuni capoluoghi.
Nel 1861 con l'Unità d'Italia, emerse il problema dell'assistenza e
della necessità di cercare soluzioni. L'esigenza più importante era
quella di dare un nuovo ordinamento alle innumerevoli istituzioni
realizzate nei secoli precedenti da privati.
Nel 1862 la LEGGE RATTAZZI n°753 introdusse una coordinata di-
sciplina delle istituzioni solidaristiche ospedali, fondazioni... fino ad
allora garanti dell'assistenza sanitaria per i più bisognosi.
Nel 1865 venne approvata la prima legge in materia di sanità pubbli-
ca, la tutela della salute pubblica era affidata a livello centrale al Mi-
nistero dell'Interno, a livello periferico ai prefetti nelle province e nei
comuni ai sindaci. Si realizzò per la prima volta una regolamenta-
zione UNITARIA e UNIFORME dal punto di vista finanziario, ponen-
do a carico delle Province le spese per il mantenimento degli indi-
genti, dichiarando obbligatorio per i comuni le spese per il servizio
dei medici, chirurghi e delle levatrici per i poveri. Quindi la tutela
della salute è affidata al Ministero dell'Interno, principio modificato
solo nel 1958 con l'istituzione del Ministero della sanità.
Nel 1885 con il governo Depretis viene predisposto un progetto
di “ Codice per la pubblica igiene” incentrato sulla figura del
medico condotto, al quale viene anche attribuita la qualifica e
l'autorità di Ufficiale di Stato in rappresentanza del governo.
Con la Legge sanitaria n°5849 del 1888, venne istituito presso il Mi-
nistero dell'Interno il Consiglio Superiore della Sanità, con compiti
di organizzare la Direzione Generale della Sanità Pubblica, e a livel-
lo periferico gli uffici sanitari provinciali, dipendenti dai prefetti e
quelli operanti presso i comuni, disciplinando l'assistenza sanitaria
a domicilio con apposite norme, intese a determinare gli obblighi
dei comuni e a garantire la posizione giuridica dei medici incaricati
del servizio. Gli anni che seguirono furono caratterizzati da disposi-
zioni legislative dedicate al miglioramento dei servizi previsti da
questa normativa e all'organizzazione dell'assistenza farmaceutica
e della lotta alla malaria, la pellagria, la sifilide, la tubercolosi e altre
malattie sociali.
La LEGGE CRISPI N° 6972 DEL 1890 è quella più importante nel
mondo della sanità, con essa si prevedeva che gli ospedali, le
case di riposo, le opere pie si trasformassero da enti privati in
ISTITUTI PUBBLICI DI ASSISTENZA E BENEFICENZA ( IPAB). Il
provvedimento è in parte motivato dalla volontà dello Stato libe-
rale di sottrarre all'ambito cattolico istituzioni di grande impor-
tanza dal punto di vista del controllo sociale. L 'operazione non
sortì grandi effetti concreti in termini di miglioramento dell'assi-
stenza ma fu importante perchè fece emergere il diffuso senso
comune del diritto all'assistenza ospedaliera , stabilendo che i
requisiti per potervi beneficiare erano costituiti e riconosciuti
per la legge nella povertà del malato e nell'urgenza del ricovero.
Dal 1898 i datori di lavoro vennero obbligati ad assicurarsi contro
gli infortuni sul lavoro, creando una situazione di tutela per i lavora-
tori subordinati. Alla fine dell'Ottocento la nascita dell'industria e i
cambiamenti nell'allora società rurale crearono le basi per la costi-
tuzione della SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO, espressione della
solidarietà operaia per la copertura dei rischi in ambito lavorativo.
Nel 1901 con il REGOLAMENTO GENERALE SANITARIO vengo-
no disciplinate l'esercizio delle professioni sanitarie.

Nel 1902, 1903 sono emanati dei regolamenti che provvedono


alla protezione igienica delle donne e dei fanciulli impiegati nei
lavori industriali.

Nel 1904 vennero istituiti i manicomi provinciali e l'assistenza


psichiatrica, fu una legge di pubblica sicurezza che introdusse il
criterio della custodia nei manicomi per le persone pericolose
per sé e per gli altri.
Nel 1907 fu emanato il primo TESTO UNICO DELLE LEGGI SA-
NITARIE con decreto regio n°636, coordinava le disposizioni del-
la legge del 1888 con le norme precedentemente emanate, que-
sto sforzo legislativo fu inutile poiché non furono mai emanati i
regolamenti attuativi. Per questo motivo la legge n°5949/1888
rimase sostanzialmente in vigore fino la 1945.
Nel 1919 la legge n°1382 disciplinò con norme speciali l'opera di
profilassi antitubercolare.
L'assistenza pubblica si va sviluppando in Italia lentamente grada-
tamente con un sistema che può dirsi frammentario poiché le nor-
me che lo regolano non formano un complesso organico, ma sono
sparse in varie leggi attinenti a disparate materie e i relativi servizi
sono attribuiti a svariati organi, tra i quali spesso manca il necessa-
rio coordinamento. In questo periodo le norme relative ai servizi sa-
nitari e quelli attinenti all'assistenza degli inabili al lavoro, degli
alienati e dei poveri sono ancora ispirate prevalentemente ai vecchi
principi di integrazione delle manchevoli forze individuali
E di tutela dell'ordine pubblico. Solo le norme relative alla vigi-
lanza igienica comunale, alla profilassi delle malattie sociali e
alla tutela delle donne e dei fanciulli impiegati nei lavori indu-
striali cominciano ad adeguarsi al nuovo concetto di ASSI-
STENZA SOCIALE. Anche sul campo della previdenza dominano
ancora i vecchi principi, ed infatti le prime forme di assicurazio-
ne obbligatoria e specialmente l'assicurazione contro i rischi
degli infortuni sul lavoro si ispirano a concetti individualistici, il
lavoratore infortunato ha il diritto di essere risarcito del danno
subito al servizio della produzione e che è necessario garantire
agli individui economicamente deboli il minimo indispensabile
per la vita.
Nel 1934 venne approvato, con Regio Decreto n. 1265, il Testo
Unico delle Leggi Sanitarie che ristrutturava da un punto di vista
organizzativo la sanità pubblica. Il T.U consisteva in un com-
plesso organico di disposizioni che determinavano:

1)l'ordinamento sanitario

2)le funzioni più importanti degli organi dell'amministrazione


sanitaria

3)regolava l'esercizio delle professioni sanitarie

4)si occupava dei provvedimenti contro le malattie infettive e


sociali
Nello stato corporativo fascista anche l'assistenza dei lavoratori
è essenzialmente riconnessa a fini di alto interesse sociale e na-
zionale, e cioè al fine di conseguire attraverso la tutela della sa-
lute e della forza fisica della popolazione operaia, un maggiore e
migliore rendimento della prestazione d'opera e a quello di con-
correre per mezzo della protezione igienica delle madri occupate
nelle aziende industriali e commerciali, alla tutela del normale
sviluppo fisico delle nuove generazioni. A tali finalità mirano il
regolamento generale del 14 aprile 1927 per l'igiene del lavoro,
la legge del 26 aprile 1934 sulla tutela del lavoro delle donne e
dei fanciulli e il Regio Decreto sempre del 1934 per la tutela della
maternità delle lavoratrici.
Alla fine della seconda guerra mondiale venne istituito l'Alto
Commissariato per l'igiene e la Sanità pubblica dipendente dalla
presidenza del Consigli dei Ministri.
La materia sanitaria venne così sottratta al Ministero dell'Inter-
no.
Dai primi anni del novecento fino al 1946 furono istituiti diversi
enti mutualistici con compiti previdenziali e sanitari:
INAIL: Istituto Nazionali per le assicurazioni contro le malattie;
INAM: Istituto Nazionale contro le malattie;
ENPAS: Ente Nazionale previdenza e assistenza statali.
Nel 1956 fu istituito il Ministero della Sanità, che assorbì tutte le
competenze dell'Alto Commissariato e di tutte le altre ammini-
strazioni in materia si sanità pubblica. Ad esso furono attribuite
le seguenti funzioni:

1) provvedere ai servizi sanitari delle amministrazioni dello Stato

2) vigilare su tutti gli enti erogatori di assistenza sanitaria

3) vigilare sull'esercizio di tutte le professioni sanitarie

4) emanare istruzioni obbligatorie per tutte le amministrazioni


pubbliche che si occupavano di sanità.
1968 riforma ospedaliera “ Enti ospedalieri e assistenza ospeda-
liera”
Con essa fu abbandonato il concetto degli enti di assistenza e
beneficenza e il criterio caritativo-assistenziale, gli ospedali
vennero scorporati dagli enti pubblici per essere costituiti in enti
autonomi, tutti con la stessa organizzazione e tutti con il solo
scopo del ricovero e della cura.
Gli ospedali furono distinti in ospedali di zona, provinciali e re-
gionali, furono inoltre distinti in categorie: generali, specializza-
ti, per lungodegenti e per convalescenti.
La riforma ospedaliera prevedeva anche:

1) un'attività di programmazione ospedaliera, un piano nazionale


ospedaliero da raccordare con i piani regionali,

2) il finanziamento della spesa tramite retta di degenza e gli


stanziamenti del Fondo Sanitario Ospedaliero.

Questo insieme di norme di carattere organizzativo amministra-


tivo ha reso possibile il passaggio come in buona misura lo si
riconosce ancora oggi al sistema sanitario della legge 833/1978.
La legge n. 833 del 1978 istituì il Servizio Sanitario Nazionale
(SSN).

Il Ssn è costituito dal complesso delle funzioni delle strutture e


dei servizi e delle attività destinate alla promozione, al manteni-
mento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la po-
polazione senza distinzioni individuali o sociali e secondo le
modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti
del Servizio. L'attuazione del SSN compete allo Stato, alle Re-
gioni e agli enti locali, garantendo la partecipazione dei cittadini.
Art. 32 Cost. << La repubblica tutela la salute come fondamenta-
le diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce
cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un
determinato trattamento sanitario se non per disposizione di
legge. La legge non può in nessuno caso violare i limiti imposti
dal rispetto della persona umana>>.
I principi cui si ispira il SSN SONO:

1) Il principio dell'universalità degli utenti

2) il principio dell'uguaglianza

3)il principio della globalità degli interventi

4) il principio della partecipazione democratica dei


cittadini/utenti
Le finalità perseguite sono:

- il superamento degli squilibri territoriali delle condizioni so-


cio-sanitarie del paese

- la sicurezza del lavoro

- la tutela della maternità e dell'infanzia

- la realizzazione di adeguati servizi medico scolastici per la


tutela della salute nell'età evolutiva

- la tutela sanitaria delle attività sportive

- la tutela della salute degli anziani

- la tutela della salute mentale


Il piano sanitario nazionale PSN è lo strumento di programmazione
e di attuazione del Ssn.
Con il PSN sono definiti i LEA ( livelli essenziali ed uniformi di assi-
stenza sanitaria )

Inoltre il PSN individua:


1) i progetti-obiettivo da realizzare in integrazione con i servizi sani-
tari socio-assistenziali
2) le aree di intervento per il riequilibrio territoriale
3) le esigenze prioritarie in tema di ricerca
4) gli indirizzi per la formazione e l'aggiornamento del personale
5) le misure e gli indicatori per la verifica dei Livelli di assistenza ef-
fettivamente assicurati
6) i finanziamenti relativi al triennio di validità.
Il PSN è adottato dal Governo d'intesa con la Conferenza per-
manente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province
autonome.
Ha una durata triennale.
I PSR ( i Piani Sanitari Regionali)
I Piani attuativi locali, imputabile alle aziende sanitarie locali.

La legge del 1978 n. 833 dispone inoltre che: alla gestione unita-
ria della tutela della salute si provvede in modo uniforme sull'in-
tero territorio nazionale mediante una rete completa di unità sa-
nitarie locali USL.
Il decreto legislativo n. 502 del 1992, riforma sanitaria bis, ha
provveduto al riordino della disciplina in materia sanitaria.
I punti cardine della riforma sono:
1- la definizione dei livelli di assistenza uniformi ed essenziali
LEA

2- la regionalizzazione della sanità

3- l'aziendalizzazione delle USL

4- un nuovo modello di finanziamento

5- la competitività tra pubblico e privato

6- la partecipazione del cittadino alla fase gestionale ed organiz-


zativa del SSN con la formulazione di proposte, raccolta di in-
formazioni Circa l'organizzazione dei servizi di verifica degli obiettivi
raggiunti.
Il decreto legislativo n. 229 del 1999, riforma sanitaria ter
I punti salienti di questa riforma sono:

1- valorizzazione delle Regioni, elaborano proposte per la predispo-


sizione del PSN , adottano il PSR, definiscono l'articolazione del ter-
ritorio regionale in ASL, stabiliscono i i criteri per la suddivisione
delle ASL in distretti, disciplinano il finanziamento delle ASL, vigila-
no controllano e valutano la loro attività, accreditano strutture pub-
bliche o private a fornire prestazioni per conto del SSN, propongo-
no forme di sperimentazione gestionale tra strutture del SSN e sog-
getti privati.
2- rafforzamento del ruolo dei comuni nella fase della programma-
zione
3- previsione di programmi e poteri sostitutivi
4- partecipazione dei cittadini
5- integrazione socio- sanitaria
6- completamento della fase dell'aziendalizzazione del sistema
sanitario
7- articolazione delle ASL in distretti
8- accreditamento istituzionale
9- individuazione delle tariffe per le prestazioni erogate dalle
strutture accreditate
10- sperimentazioni gestionali
11- istituzioni dei fondi integrativi
12-Riforma della dirigenza sanitaria
13- formazione continua.
Azienda sanitaria locale (ASL)

1- Personalità giuridica

2- autonomia organizzativa

3- autonomia amministrativa

4- autonomia patrimoniale

5- autonomia contabile

6- autonomia gestionale

7- autonomia tecnica
I suoi organi sono:

- il direttore generale

-il direttore amministrativo

- il direttore sanitario

- il consiglio delle professioni sanitarie

- il collegio sindacale

- il collegio di direzione
IL DIRETTORE GENERALE

Ad esso competono tutti i poteri di gestione, di rappresentanza le-


gale dell' asl, poteri di verifica, anche attraverso un apposito servi-
zio di controllo interno, della corretta ed economica gestione delle
risorse attribuite ed introitate e dell'imparzialità e buon andamento
dell'azione amministrativa.

I requisiti per la nomina sono:

- laurea magistrale

- esperienza dirigenziale di almeno 5 anni in strutture sanitarie 7


negli altri settori

- età non superiore a 65 anni alla data della nomina.


La regione individua il dirigente attingendo obbligatoriamente
dall'elenco regionale degli idonei, costituito previo avviso pub-
blico e selezione effettuata da una commissione di esperti.

L' incarico ha una durata dai tre ai sette anni con possibilità di
rinnovo.
IL DIRETTORE AMMINISTRATIVO

Viene nominato dal direttore generale.

- laurea in discipline giuridiche ed economiche

- Età inferiore ai 65 anni all'atto di nomina

- Esperienza di almeno 5 anni di direzione tecnico amministrativa in


enti pubblici o privati, o strutture sanitarie pubbliche o private di
media o grande dimensione.

Il direttore amministrativo dirige i servizi amministrativi e partecipa,


con il direttore generale, alla direzione dell'azienda, concorre con la
formulazione di proposte e pareri alla Formazione delle decisioni
della direzione generale.
IL DIRETTORE SANITARIO

Viene nominato dal direttore generale

- è un medico

- deve avere meno di 65 anni alla data della nomina

- è in possesso di esperienza almeno di 5 anni di direzione tec-


nico sanitaria in enti pubblici o privati o strutture sanitarie pub-
bliche o private di medio grande dimensione. Dirige i servizi sa-
nitari e fornisce parere obbligatorio al direttore generale sugli
atti relativi alle materie di competenza
IL CONSIGLIO DELLE PROFESSIONI SANITARIE

È un organismo elettivo, è composto dal direttore sanitario e da altri


operatori sanitari laureati e da una rappresentanza di infermieri e
tecnici.

- Ha funzioni di consulenza tecnico sanitaria


- fornisce parere obbligatorio al direttore generale per le attività
tecnico sanitari e anche sotto il profilo dell'organizzazione e per gli
investimenti ad essa attinenti.
IL COLLEGIO SINDACALE

Ha sostituito con il decreto legislativo 229/1999 il Collegio dei


revisori.

- controllo dell'amministrazione dell'azienda sotto il profilo eco-


nomico

- vigilanza sull'osservanza della legge

- verifica della regolare tenuta della contabilità

- controllo dei bilanci

- accertamento trimestrale della consistenza di cassa.


É composto da 5 membri:

- 2 designati dalla Regione

- 1 dal Ministro dell'Economia

- 1 dal Ministro della Salute

1- dalla conferenza dei sindaci


IL COLLEGIO DI DIREZIONE

È costituito da tutte le figure professionale dell'azienda di cui il


direttore generale si avvale per il governo delle attività cliniche.
Partecipa alla pianificazione delle attività, comprese la ricerca, la
didattica, i programmi di formazione e le soluzioni organizzative
per l'attuazione dell'attività libero professionale intramuraria.
Il suo contributo rileva in particolar modo nell'ambito dello svi-
luppo organizzativo e gestionale dell'azienda attraverso l'indivi-
duazione di indicatori di risultato clinico-assistenziale e di effi-
cienza e dei requisiti di appropriatezza e di qualità delle presta-
zioni. Questa funzione è connessa alla sua partecipazione alla
valutazione interna dei risultati conseguiti in relazione agli obiet-
tivi prefissati.
Le strutture operative attraverso le quali l'ASL provvede all'ero-
gazione dell'assistenza sanitaria sono:

-DISTRETTI SANITARI DI BASE

-DIPARTIMENTI DI PREVENZIONE

- PRESIDI OSPEDALIERI NON COSTITUITI IN AZIENDE OSPE-


DALIERE
IL DISTRETTO SANITARIO DI BASE

Garantisce un sistema di intervento sanitario di risposta ai biso-


gni sanitari della popolazione, è stato notevolmente rafforzato
dalla riforma sanitaria ter che gli riconobbe autonomia tecnico-
gestionale ed economico-finanziaria, con contabilità separata al-
l'interno del bilancio dell'ASL.
Il distretto garantisce:

1) assistenza specialistica ambulatoriale

2) attività o servizi per la prevenzione e la cura delle tossicodi-


pendenze

3) servizi consultoriali per la tutela della salute dell'infanzia, del-


la donna e della famiglia
4) Servizi rivolti a disabili ed anziani

5) servizi di assistenza domiciliare integrata

6) servizi per le patologie da HIV e per quelle in fase terminale.

A guida del distretto c'è il DIRETTORE DI DISTRETTO, che rea-


lizza le indicazioni della direzione aziendale, gestisce le risorse,
elabora la proposta di programma delle attività territoriali che
definisce gli obiettivi di salute a livello territoriale.
L'incarico di direttore del distretto è assegnato dal diretto gene-
rale ad un dirigente dell'azienda che abbia maturato una specifi-
ca esperienza nei servizi territoriali o a un medico convenziona-
to da 10 anni.
Il direttore del distretto si avvale di un UFFICIO DI COORDINA-
MENTO, sono membri di diritto un rappresentate dei medici di
medicina generale, uno dei pediatri e uno degli specialisti ambu-
latoriali convenzionati operanti nel distretto.
IL DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE
ha lo scopo di:

- garantire la tutela della salute collettiva

- perseguire gli obiettivi della tutela della salute

- agire per la prevenzione delle malattie e delle disabilità

- operare per il miglioramento della qualità della vita.

Il dipartimento di prevenzione promuove azioni volte a individuare e


rimuovere le cause di nocività e di malattia di origine ambientale,
umana e animale garantendo le seguenti
Funzioni di prevenzione collettiva e sanità pubblica:

1- profilassi delle malattie infettive e parassitarie


2- tutela della collettività dai rischi sanitari degli ambienti di vita an-
che in riferimento agli effetti sanitari degli inquinanti ambientali
3- tutela della collettività dai rischi infortunistici connessi agli am-
bienti di lavoro
4- sanità pubblica veterinaria
5- tutela igienico-sanitaria degli alimenti
6- sorveglianza e prevenzione nutrizionale
7- tutela della salute nelle attività sportive
8- attività di promozione della salute e di prevenzione delle malattie
cronico-degenerative.
Il dipartimento di prevenzione ha una autonomia organizzativa e
contabile.
Il direttore del dipartimento è scelto dal direttore generale tra i
dirigenti con almeno 5 anni di anzianità di funzione.
I PRESIDI OSPEDALIERI:

Sono gli ospedali non costituiti in azienda ospedaliera, godono


di una autonomia minore rispetto alle aziende ospedaliere:

- autonomia a livello direttivo

- autonomia economico-finanziaria con la tenuta di una contabi-


lità separata seppure interna al bilancio dell'ASL.
LE AZIENDE OSPEDALIERE

Sono degli ospedali scorporati dall'Asl e costituiti in aziende auto-


nome dotate di personalità giuridica e autonomia imprenditoriale.
Le Regioni trasmettono al Consigli dei Ministri l'elenco dei presidi
ospedalieri che alla luce di specifici requisiti possono aspirare a
tale trasformazione.
I requisiti richiesti sono:

1- organizzazione dipartimentale di tutte le attività operative presen-


ti nella struttura

2- disponibilità di un sistema di contabilità economico patrimoniale


e di una contabilità per centri di costo
3- presenza di almeno tre unità operative di alta specialità

4- dipartimento di emergenza di secondo livello

5-ruolo di ospedale di riferimento in programmi integrati di assi-


stenza su base regionale o interregionale

6- attività di ricovero in degenza ordinaria

7- indice di complessità della casistica dei pazienti trattati in ri-


covero ordinario

8- disponibilità di un proprio patrimonio immobiliare adeguato e


sufficiente per lo svolgimento delle attività.
Ai sensi dell'art. 3 comma 1 del decreto legislativo 502/1992 come
modificato dal decreto legislativo 229/1999 le Regioni attraverso le
ASL provvedono ad assicurare nel proprio ambito territoriale i LI-
VELLI UNIFORMI DI ASSISTENZA (LEA).

I LEA sono articolati nel Decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri in tre grandi aree:

1- Assistenza sanitaria collettiva in ambiente


di vita e di lavoro

2- assistenza distrettuale

3- assistenza ospedaliera
Sono totalmente escluse dai LEA le seguenti prestazioni:

1- chirurgia estetica, non conseguente ad incidenti, malattie o


malformazioni congenite

2- circoncisioni rituali maschili

3- medicine non convenzionali

4- vaccinazioni non obbligatorie

5- certificazioni mediche

6- alcune tipologie di prestazioni di medicina fisica, riabilitativa e


ambulatoriale.
Sono parzialmente escluse:

1- assistenza odontoiatrica, limitatamente alle fasce di utenti in


condizioni di particolare vulnerabilità

2- medicina fisica, riabilitativa ambulatoriale subordinata ad al-


cuni presupposti: quadri patologici definiti, età degli assistiti,
specifiche modalità di erogazione.

Il decreto Balduzzi n. 158/2012 ha previsto l'aggiornamento dei


LEA con riferimento alle malattie croniche, rare e con l'inseri-
mento della cura e prevenzione della ludopatia.
La legge di stabilità 2016, legge 28 dicembre 2015 n.208, ha istituito
presso il Ministero la COMMISSIONE NAZIONALE PER L'AGGIOR-
NAMENTO DEI LEA E LA PROMOZIONE DELL'APPROPRIATEZZA
NEL SSN.

La commissione è nominate e presieduta dal Ministro della salute, è


composta dal Direttore della Direzione generale della programma-
zione sanitaria e da 15 esperti qualificati e da altrettanti supplenti. 4
nominati dal Ministro della salute, 1 dall'Iss (Istituto superiore di
sanità),1 dall'Agenas(è un ente pubblico non economico nazionale
che svolge una funzione di supporto tecnico e operativo alle politi-
che di governo dei servizi sanitari di Stato e Regioni attraverso atti-
vità di ricerca, monitoraggio,valutazione, formazione e
innovazione), 1 dal Ministero dell'economia e 7 designati dalla Con-
ferenza delle regioni.
La commissione dura in carica 3 anni, procederà ad una valuta-
zione sistematica delle attività dei servizi e delle prestazioni di
assistenza sanitaria e socio-sanitaria inclusi nei LEA , per valu-
tarne il mantenimento e per definire condizioni di erogabilità o
indicazioni di appropriatezza, di valutare proposte di inserimen-
to dei LEA e di valutare il rispetto degli standard di applicazione
degli stessi sul territorio.
La consapevolezza dell'efficacia degli interventi di prevenzione nel
contrastare l'insorgere delle patologie o nel contenerne gli effetti ha
portato in questi anni ad una crescita della sensibilità nazionale e
internazionale sulla necessità di attivare interventi in tema di pre-
venzione, sia con azioni per il contenimento dei fattori di rischio sia
mediante interventi per la diagnosi precoce e la prevenzione delle
complicanze.

Il PIANO NAZIONALE DELLE PREVENZIONE è parte integrante del


PSN.
Due sono i macro-ambiti nei quali il piano si muove:

- sorveglianza epidemiologica

- attività di prevenzione.

Il PNP oltre a considerare i programmi di prevenzione collettiva


con interventi rivolti alla persona (vaccinazioni) e agli ambienti
di vita e di lavoro tenta una prima sistemazione dei programmi
di prevenzione di patologia al fine di ridurre il carico dii malattia.
Le attività di prevenzione di competenza dell'ASL sono:

1- individuazione e accertamento dei fattori di nocività, di pericolo-


sità e di deterioramento negli ambienti di lavoro

2- la comunicazione dei dati accertati e la diffusione della loro co-


noscenza a livello di luoghi di lavoro e di residenza

3- indicazione di misure idonee all'eliminazione dei fattori di rischio

4- formulazione di mappe di rischio

5- profilassi degli eventi morbosi

6- verifica della compatibilità dei piani urbanistici e dei progetti di


insediamenti industriali e attività produttive sotto il profilo igienico-
sanitario.
La legge individua anche le diverse forme di intervento sanitario
curativo e le classifica in:

1- assistenza medico generica

2- assistenza pediatrica

3- assistenza specialistica

4- assistenza infermieristica

5- assistenza ospedaliera

6- assistenza farmaceutica

Specificando che le prestazioni medico generiche, pediatriche,


specialistiche ed infermieristiche sono erogate sia in forma am-
bulatoriale che domiciliare.
Ai sensi dell'art. 26 della legge 833/1978 l'ASL provvede direttamen-
te attraverso i propri servizi o mediante convenzioni con istituti
specializzati all'erogazione di prestazioni dirette al recupero funzio-
nale e sociale di soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche o
sensoriali dipendenti da qualsiasi causa.
Le prestazioni riabilitative si riferiscono alla forniture di:

1- protesi ortopediche

2- presidi per non vedenti o ipovedenti

3- ausili per incontinenti

4- presidi per la comunicazione (protesi fonetiche, acustiche)

5- apparecchi attinenti la funzione respiratoria ed alimentare.


Anche l'attività medico - legale rientra nei LEA nella macro area
dell'assistenza sanitaria collettiva in ambito di vita e di lavoro.

L'attività medico-legale si sostanzia in un complesso di PRE-


STAZIONI A CARATTERE CLINICO-BIOLOGICO e ATTIVITÀ DI
TIPO CERTIFICATIVO.
PRESTAZIONI A CARATTERE CLINICO-BIOLOGICO:

1- accertamenti relativi all'inidoneità lavorativa temporanea e al-


l'inidoneità lavorativa per infermità espletati dall'ASL e dall'INPS

2- accertamenti sulla tutela delle lavoratrici madri

3- accertamento dell'invalidità permanente a seguito di infortu-


nio sul lavoro o malattia professionale

4- accertamento invalidità civile

5- attività necroscopiche

6- attività di prelievo di organi da cadaveri a scopi terapeutici.


ATTIVITÀ DI TIPO CERTIFICATIVO:

1- certificazione sana e robusta costituzione

2- certificazione per il porto d'armi

3- certificazione per l'erogazione di presidi medico-chirurgici

4- certificazione per il collocamento al lavoro di invalidi civili

5- certificazione di idoneità alla guida di automezzi e di natanti.


La legge del 1978/833 ha riconosciuto particolare importanza alla tu-
tela della salute mentale attribuendo alle ASL le prestazioni che si
concretano secondo quanto definito dal D.P.C.M 2001 sui LEA in at-
tività sanitaria e socio-assistenziali a favore delle persone con pro-
blemi psichiatrici e alle loro famiglie.
La legge Basaglia 180/1978 ha sancito l'abolizione degli ospedali
psichiatrici considerando superata la concezione dello stato di ri-
covero coatto in custodia in strutture somiglianti a luoghi di costri-
zione piuttosto che cura.
Con la legge 662/1996 e la successiva 449/1997 sono state previste
la creazione di strutture a carattere residenziale.
Il PIANO NAZIONALE DELLA PREVENZIONE 2014/2018 dedica
molta attenzione alla promozione del benessere mentale dei
giovani nel rispetto del PIANO DI AZIONE NAZIONALE PER LA
SALUTE MENTALE prevedendo interventi integrati tra servizi
socio-sanitari ed educativi a partire dall'età preadolescenziale.
Il trattamento per i disturbi mentali può essere volontario o ob-
bligatorio.
Il trattamento sanitario obbligatorio è disposto con provvedi-
mento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, su
proposta motivata di un medico.
Il provvedimento del sindaco entro 48 ore dalla sua emanazione
deve essere notificato al giudice tutelare il quale entro 48 ore
provvede con decreto motivato a convalidare o meno il provve-
dimento dandone comunicazione al sindaco.
Tutte le attività territoriali ed ospedaliere dell'assistenza psichiatrica
fanno capo al DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE (DSM).
Il DSM assicura tutte le attività di prevenzione, cura, riabilitazione e
reinserimento del malato mentale. A tal fine il DSM utilizza, come
braccio operativo, il CENTRO DI SALUTE MENTALE (CSM) struttura
organizzativa a base territoriale che svolge attività ambulatoriale e
domiciliare con turni di operatività di 12 ore al giorno per 6 giorni
alla settimana.
Nel caso di patologie tali da non poter essere trattate ambulatorial-
mente si ricorre al ricovero presso il SERVIZIO PSICHIATRICO
DI DIAGNOSI E CURA (SPDC) ubicato all'interno degli ospedali
pubblici, collegato con il pronto soccorso e strutturato ed orga-
nizzato in modo da garantire assistenza per degenze medio -
lunghe. Sono inoltre previste sia strutture semi - residenziali de-
stinate ad accogliere soggetti per i quali sia necessario attuare
interventi terapeutici e di riabilitazione sociale nell'ambito di
programmi curativi di breve, medio e lungo periodo, sia strutture
residenziali vere e proprie che accolgono malati bisognosi di
lungo-assistenza ancora ricoverati nei residui manicomiali e i
cd. nuovi cronici.

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