Sei sulla pagina 1di 4

PREPARAZIONE ANALISI COMPARATA

DOMANDE CHE CI PONIAMO

1- Qual è la funzione dell’educazione per durkheim e Makarenko?


2- Quali sono le caratteristiche che deve avere l’educazione?
3- Come si inserisce la politica nella visione dell’educazione dei due autori?
4- Qual è la visione della società per i due autori?

TABELLA

durkheim Makarenko
Educando

Contesto sociale

Influenza scolastica (contesto


istituzionale)

Educazione e politica
Collettivo

Integrazione

Lavoro

Uomo

Punizione

Disciplina

Morale

TRATTO DA ZAGO – PERCORSI DELLA PEDAGOGIA CONTEMPORANEA

DURKHEIM :
profilo biografico

Nasce nel 1858 in Francia e si forma presso la Ecole Normale Superieure durante il periodo storico seguito
alla sconfitta della Francia contro la Prussia. Dopo un periodo di insegnamento al liceo insegna all’università
prima di Bordeaux e poi a Parigi alla Sorbona presso la cattedra di pedagogia e scienze dell’educazione e dai
primi del 900 sociologia, incarico che tenne fino alla morte nel 1917. Durkheim è considerato il padre della
sociologia scientifica e ne ha elaborato il metodo di indagine basato sull’osservazione definendo l’autonomia
della disciplina rispetto alle altre assegnandole il compito di studiare i “fatti sociali” cioè l’insieme di modi di
pensare, agire e sentire tipici di un gruppo umano. In questo modo viene esclusa ogni implicazione filosofica:
il sociologo non era più chiamato a prendere posizione sulle grandi questioni che dividono i filosofi ma
doveva sviluppare con un metodo sperimentale ricerche capaci di individuare i rapporti causali e le leggi che
regolano le dinamiche di una determinata società. (<<Zago>>).
Ancora, Zago ci spiega i temi trattati da Durkheim. Tra i tanti temi che l’autore ha affrontato si è anche
ampiamente dedicato alla distinzione tra sistema sociale e sistema educativo dando vita alla sociologia
dell’educazione. Durkheim in questo modo si cimentò in una inconsapevole ricerca comparata nella volontà
di far emergere i modelli formativi tipici delle varie società e dei diversi periodi storici contribuendo al
passaggio della tradizione pedagogica di stampo filosofica ad una pedagogia di stampo scientifica e
sperimentale, esigenza importante nel pensiero positivista a cavallo tra l’800 e il ‘900. Il principio su cui si
basa l’dea di Durkheim riguardo l’educazione è che ella non poteva essere considerata in modo astratto ma
doveva essere inserita e studiata in un contesto sociale.
Durkheim definisce l’educazione come l’azione esercitata dalle generazioni adulte sulle generazioni più
giovani utili a rispondere a due esigenze proprie della società umana: assicurare l’integrazione degli individui
nel gruppo, promuovere l’integrazione agli specifici ambienti e professione. All’educazione viene affidata la
finalità di unire e distinguere con la duplice esigenza di ogni gruppo umano di essere integrato e differenziato.
La finalità di unire richiede la condivisione di un patrimonio culturale di base. La moderna società industriale
può essere tenuta insieme sulla base di tre valori guida: la sottomissione alla disciplina cioè la sottomissione
alle regole che garantiscono la vita comunitaria; l’attaccamento ai gruppi sociali cioè lo spirito di sacrificio e
l’identificazione con la Nazione e le sue istituzioni; l’autonomia della volontà cioè la libera sottomissione agli
imperativi morali in quanto fondati su ragioni sociali che si impongono alla ragione individuale.
Durkheim parla di “morale” dicendo che: ”l’uomo è essere morale nella misura in cui è essere sociale”.
L’uomo è chiamato ad agire moralmente per realizzarsi come uomo e rendere possibile una convivenza
ordinata. Ci spiega Zago che Durkheim ritiene che la morale rifletta l’evolversi della società e in continuo
mutamento, in quanto esprimersi della vita sociale. In questa prospettiva la sociologia e la pedagogia devono
svolgere due funzioni importanti, diverse ma inscindibili: la sociologia è chiamata ad elaborare la morale
come scienza positiva; la seconda per indicare l’educazione più adeguata con il fine di interiorizzare questa
morale. Durkheim voleva una morale razionale ed una educazione laica in una scuola pubblica in mano allo
stato.
La seconda finalità, quella di distinguere, è diretta a garantire la continuità delle funzioni essenziali alla
comunità. Tra queste troviamo il lavoro: poiché ogni professione è regolata da norme, usi e costumi, è
richiesta una competenza particolare quindi è importante prevedere una specifica preparazione dei giovani.
La divisione del lavoro della società moderna ha creato numerosi settori complementari ad ognuno dei quali
devono corrispondere forme diverse di educazione. Questo ruolo spetta alla scuola, mentre allo stato spetta
il definire le regole delle attività operate dalla scuola.
Durkheim, ci spiega Zago, un nuovo modello di uomo capace di accettare le imposizioni della società in modo
libero e consapevole come scelta autonoma sentendosi partecipe della totalità sociale. Nel pensiero di
Durkheim l’educazione svolge un ruolo importante in quanto è chiamata ad assicurare l’integrazione delle
giovani generazioni con la costruzione di un ordine sociale.
Zago indica però una criticità in un’analisi pedagogica del pensiero di Durkheim: il processo educativo rischia
di risolversi in una attività prevalentemente adattiva tesa a conservare l’ordine sociale attraverso la
promozione del consenso e dell’autonomia prevalentemente nei giovani.

MAKARENKO:
profilo biografico:
Nasce nel 1888 in Ucraina, al tempo regione dell’Impero Russo e dopo la rivoluzione d’ottobre dell’Unione
Sovietica. Aderisce al movimento della “pedagogia della lotta” che si contrappone all’educazione libera della
scuola zarista. (Maranzano - cultura e pedagogia) . Dopo aver insegnato come maestro per alcuni anni in
diverse scuole elementari comincia ad occuparsi di giovani abbandonati o socialmente disadattati. In questo
periodo ebbe modo di studiare i classici della pedagogia e anche di molti autori contemporanei esponenti del
movimento delle “scuole nuove” (attivisti) dell’occidente; tendando anche in un primo momento di
applicarne i sistemi educativi ma abbandonandoli quasi immediatamente per i cattivi esiti da lui ottenuti e per
la sua adesione agli ideali rivoluzionari marxisti- leninisti che egli riteneva incompatibili con quei sistemi.
All’inizio degli anni ’20 fondò la prima colonia di lavoro per ragazzi raccontando in forma di diario-romanzo
queste sue esperienze di educatore e pedagogista nella sua opera “poema pedagogico” pubblicato nel 1935.
A causa di alcuni suoi metodi educativi nel 1928 venne allontanato dalla colonia ma nello stesso anno gli fu
affidata la direzione di una struttura simile: la Comune Dzerzinskij, organizzata e gestita dalla polizia russa e
destinata ad accogliere ragazzi orfani. Nel 1935 fu inviato a Kiev e nominato sostituto capo per la sezione
delle colonie di lavoro dell’Ucraina. Passò gli ultimi anni della sua vita a Mosca dove morì nel 1939
impegnandosi a far conoscere la sua concezione educativa svolgendo azioni di propaganda di metodi
educativi sovietici.
EDUCAZIONE E RIVOLUZIONE
Maranzano in “cultura pedagogica” sul pensiero di Makarenko sottolinea il fatto che l’educazione marxista
parte dall’essere una educazione politica.
I testi scritti da Makarenko non sono semplici da delineare a causa della numerose revisioni del governo
stalinista e fino agli anni 80 controllati dal regime sovietico.
Il suo operato di educatore e pedagogista, ci spiega Zago, si inserisce nel clima teso della rivoluzione
comunista: egli ne condivise la ricerca della formazione di un “ordine nuovo” e un “uomo nuovo” che
rispondesse alla necessità della società sovietica educato politicamente e moralmente in forma coerente.
Makarenko si mostra contrario all’educazione dell’attivismo naturalistico occidentale ritendendo che non
potesse crescere nulla di “ordinato” in condizioni di sola natura, sottintendendo il bisogno di un rigore,
seppur rivoluzionario. Egli sosteneva, ci spiega Zago, che i fini dell’educazione non possono essere dedotte
dalle scienze psicologiche o biologiche le quali determinano le caratteristiche dell’individualismo borghese. I
fini dell’educazione possono essere dedotti dalla vita sociale e politica della nuova realtà nata dalla
rivoluzione.
Per “uomo nuovo” intende colui che sa aderire all’ideale marxista collettivista e che sa integrarsi nella
dinamica sociale statalista del comunismo. Quindi l’uomo collettivo rappresenta l’ideale di educativo.
Nella concezione di Makarenko il collettivo è contemporaneamente fine, forma, metodo e mezzo
dell’educazione. Il collettivo rappresenta il vero educatore che permette di far vivere e formare nel gruppo.
L’uomo si educa nella collettività, per la collettività e con la collettività.
Zago spiega che nel pensiero di Makarenko, la collettività è considerata come qualcosa di attivo e vivo non
come qualcosa di astratto ha una precisa organizzazione ed è funzionante secondo una metodologia di base
caratterizzata da un proprio stile di vita e di azione. Nel collettivo le persone sono organizzate e provviste di
loro organi che sono dotati di poteri. Ha finalità ideologiche e politiche e dei “legami diversi da quelli
dell’amore, dell’amicizia e della vicinanza” dice Makarenko: è tenuta insieme dai vincoli ideologici e non
affettivi. Se il collettivo fosse dominato da legami affettivi non si attuerebbe un tipo di educazione sovietica
basata su ideali marxisti perché si tratterebbe di una educazione familiare e quindi non rivoluzionaria.
Makarenko, ci spiega Maranzano in “cultura pedagogica”, era persuaso che solo nell’iterazione con gli altri la
persona umana sia veramente sé stessa. Il collettivo, continua Maranzano, si organizza intorno al lavoro, e
insegna ai suoi membri che il valore collettivo è il più alto valore sociale, che deve essere svolto con cura e
attenzione perché il suo frutto è per l’intera comunità. La colonia scuola ha precisi obiettivi economici
programmati per inserirsi nella pianificazione economica sociale (M. Maranzano “cultura pedagogica”)
I collettivi come il gruppo, la squadra, la classe, l’istituto scolastico sono collegati tra loro in modo
interdipendente: ognuno responsabilizza propri membri e li educa allo spirito collettivo.
I giovani vengono educati in famiglia al lavoro fin da piccoli, non deve essere solo fatica ma deve portare gioia
e creatività.

SOCIETA’ CULTURA ED EDUCAZIONE – E. Besozzi


Elena Besozzi, nel testo “cultura e società” parla di Durkheim e della teoria riguardante la solidarietà sociale.
Durkheim sostiene che l’uomo lasciato a sé stesso sarebbe un essere egoista ed asociale privo di astrazione
ed al livello di un animale, quindi Durkheim ritiene che la società sia il punto di partenza, società con esigenze
di stabilità e continuità. Qui si fa strada la sua concezione del rapporto tra società ed educazione: c’è una
superiorità morale rispetto al singolo individuo; la necessità morale dell’individuo di cogliere questa priorità
sviluppando sé stesso secondo questo legame imprescindibile ; la concezione precisa di individualità che si
oppone all’individualismo radicale e la sacralità del rapporto della società con la sua società, legame che si
realizza sul piano morale e sul piano conoscitivo nella coscienza collettiva che, secondo Durkheim è la forma
più alta della vita psichica perché è una coscienza di coscienze. Besozzi continua spiegando che l’educazione
per Durkheim rappresenta il tramite fondamentale attraverso il quale si realizza questa superiorità della
società sull’individuo. L’educazione quindi è considerata una fattore, una variabile che da un lato si definisce
in funzione della società di riferimento, e dall’altro è strumento indispensabile dell’essere sociale.
EDUCAZIONE PEDAGOGICA NEI SOLCHI DELLA STORIA - J.M. PRELLEZO
“L’Esperienza dà diritto a parlare” era una frase ripetuta da Makarenko, sottolineando le sue prese di
posizione contro le teorie pedagogiche del suo tempo, parla spesso della sua esperienza priva di momenti
attivisti occidentali. Nel testo “educazione pedagogica nei solchi della storia” J.M. PRELLEZO riporta parte di
un discorso di Makarenko: “ che diritto ho di parlare con voi oggi? Ho solo un diritto: ho lavorato trentadue
anni come educatore. E uno. Avevo per così dire, una mia peculiare maniera di lavoro pedagogico. Questa
maniera non mi è venuta dal mio talento: mi è venuta dalla necessità, dal carattere del lavoro di cui ero stato
incaricato. In ciò m’ha aiutato il fatto di essere stato per sedici anni in un collettivo e che là, c’erano dei
meravigliosi compagni, collaboratori, colleghi. Grazie a ciò i compiti più difficili e grandi da noi si
cristallizzarono in una specie di sistema. Quanto a me, di pari passo con la riflessione sull’esperienza, si veniva
elaborando un certo sistema di opinioni, forse diverso dal sistema di opinioni generalmente noto e usato”.

Così KAMINSKI, nel testo “la pedagogia di makarenko” di Dina Bertoni, descrive l’autore come un pessimo
teorico dell’educazione e sostiene che la sua sia una pedagogia vissuta che nasce dalla pratica educativa “in
mezzo alla tempesta dei sentimenti, del caos e delle aspettative; subiì più d’una volta sconfitte visibili,
conseguì spesso esplicite vittorie ma tutto ciò nell a vita pratica”.

Potrebbero piacerti anche