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03/10/2018 – LEZIONE 1 – Legislazione del Turismo nello spazio giuridico europeo Prof.

Bessi

Esame della normativa turistica a vari livelli, partendo dall’ordinamento statale italiano, studiando poi il
ruolo delle regioni nella promozione e normazione del turismo e poi vedremo la normativa a livello
europeo (analizzeremo due ordinamenti stranieri, francese e spagnolo, più simili a quello italiano).

NOZIONI PRELIMINARI e di carattere generale  diritto regionale italiano, fonti del diritto nell’ordinamento
italiano, nozioni principali di diritto amministrativo.

DIRITTO REGIONALE ITALIANO  esame delle istituzioni del diritto regionale italiano che servirà per
capirecerti aspetti nel momento in cui arriveremo al cuore del corso.

Un primo elemento chiaro e fondamentale è che quello italiano è uno Stato regionale, il suo territorio è
ripartito in regioni (enti sub statali)derivano la loro autonomia dallo stato (ordinamento regionale) e le
regioni italiane si differenziano in due tipologie: quelle a statuto ordinario (15) e quelle a statuto speciale
(5) Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Quali differenze troviamo tra
queste due tipologie di regioni: una prima differenza è di ordine storico, nel momento e sul luogo in cui
queste regioni sono state riconosciute  REGIONI SPECIALI sono le prime a trovare riconoscimento
nell’ordinamento italiano. Siamo a metà degli anni ’40 del Novecento (1945/46) e non esistono ancora in
quel momento enti regionali in Italia anche se a livello politico alcune correnti politiche sostenevano l’idea
di una regionalizzazione (es. il Partito Popolare era da tempo sostenitore di un riconoscimento dell’ente
regione), siamo sul finire della Seconda Guerra Mondiale, il contesto politico-giuridico dell’ordinamento
italiano è in quel momento abbastanza caotico, non esistono le regioni e c’è solo l’idea di regionalizzazione
sostenuta solo da alcuni partiti politici del tempo, in questo contesto in Sicilia nascono dei movimenti
separatisti che iniziamo a promuovere l’indipendenza del territorio siciliano (alta corte della regione Sicilia);
per fronteggiare queste correnti autonomiste ed indipendentiste che si stanno formando in Sicilia, il
governo italiano del tempo interviene e raggiunge con questi movimenti indipendentisti siciliani un primo
accordo che prevede che il territorio della Sicilia rimanga all’interno dell’ordinamento italiano, bloccando le
spinte indipendentiste, riconoscendo al territorio della Sicilia una particolare forma di autonomia (la Sicilia
avrà propri organi rappresentativi e propri specifici poteri). Siamo nel 1945, nasce in questo momento la
prima delle regioni italiane a cui viene riconosciuta questa forma di specialità: la Sicilia. Nel medesimo
periodo, con medesimo contesto e forti sono anche in Sardegna queste correnti politiche indipendentiste
(che sono tutt’oggi presenti); anche in questo contesto le soluzioni adottate dal governo italiano sono le
stesse che aveva adottato nei confronti della Sicilia. Nel 1946 nasce questo secondo ente regionale che è,
appunto, la Sardegna. Nello stesso periodo (1945/46) la stessa situazione si ritrova in Valle d’Aosta; la
situazione di Sicilia e Sardegna era alimentata anche dal fatto che geograficamente i loro territori sono
proprio staccati dalla penisola italica (isole). La situazione della Valle d’Aosta si ha, invece, una situazione
bilinguista (poiché regione di confine)e la comunità francese del luogo è molto consistente; anche in questo
contesto si deve intervenire, anche per risolvere la questione linguistica di questo caso e infatti si
riconoscerà alla Valle d’Aosta l’autonomia di regione speciale, la cui specialità riguarderà anche, rispetto a
Sicilia e Sardegna, il riconoscimento del bilinguismo italo-francese. Ultima fase di questo biennio, invece,
riguarderà il Trentino, territorio anche questo di confine dibattuto tra Italia e Austria, anche in questo caso
con una situazione i bilinguismo perché gli abitanti del Trentino erano a quel tempo, e sono tuttora, di
lingua italiana soprattutto per la provincia di Trento mentre la comunità linguistica tedesca riguarda di più
la provincia di Bolzano (che spinge per unirsi all’Austria, piuttosto che unirsi all’Italia come prospettava la
comunità della provincia di Trento). C’è poi una comunità di lingua ladina, presenta in questo territorio da
tempo e che è più vicina al ceppo germanico (dialetto).
1946  accordo tra Italia e Austria che prevede che il territorio delle due province rimanga nel territorio e
nell’ordinamento italiano, ma si riconoscerà una particolare autonomia alle due province: il territorio verrà
ripartito tra Trento e Bolzano che costituiranno due province speciali, ovvero disporranno degli stessi poteri
che solitamente hanno le regioni (Trentino Alto Adige ha leggi provinciali). Esiste comunque l’ente regione
che non è altro che la somma degli organi delle due province autonome. Siamo ancora nel 1946 e nasce la
quarta regione a Statuto speciale, e nasce nel momento in cui si riesce a trovare un accordo statale tra
Austria e Italia.

Al 1946 la situazione poi si ferma, dopo aver risolto queste quattro situazioni regionali. Nel 1 gennaio 1948
entra in vigore la Costituzione italiana – repubblicana – che segna una nuova fondamentale tappa; subito
dopo la sua entrata in vigore, il Parlamento italiano interviene per riconoscere quelle quattro regioni che si
erano delineate in passato e lo fa con quattro leggi costituzionali ( 1,2,3,4)in cui si ratifica ciò che era già
accaduto per le quattro regioni già nel 1945/46 da questo momento iniziano la loro attività istituzionale . A
queste quattro regioni si aggiunge il Friuli qualche anno più tardi; si deve attendere qualche anno per
questa quinta regione perché il suo riconoscimento come regione speciale arriverà solo nel 1963: i riflessi
della Seconda Guerra Mondiale incidevano ancora in quegli anni su questo territorio di confine, che era
rimasto sotto il controllo militare delle forze vincitrici del Secondo Conflitto Mondiale. Il territorio del Friuli
era ripartito in ZONA A e ZONA B; le forze vincitrici del Conflitto, insieme ad Italia e Jugoslavia,stati uniti e
Inghilterra trovano un’intesa, il cosiddetto MEMORANDUM D’INTESA: in base a questo accordo l’Italia
perde il territorio dell’Istria che passa alla Jugoslavia e la parte restante (zona di trieste) che rimarrà sotto la
sovranità italiana disporrà di un’autonomia speciale, anche in questo caso giustificata da una situazione di
bilinguismo data dalla presenza sul territorio di una comunità di lingua slovena, molto consistente anche
economicamente. Nel 1963 con una legge costituzionale lo Stato Italiano riconosce questa quinta regione
speciale, appunto conferendo a questo territorio una autonomia di carattere speciale, e si forma appunto la
quinta e ultima regione a Statuto Speciale.

REGIONI ORDINARIE  situazioni molto differenti da quelle speciali. Il trattamento giuridico di queste
regioni è identico (o quasi) in ognuno di queste 15. La Costituzione italiana introduce, riconoscendole,
inizialmente 14 regioni ordinarie;(1947) in realtà questo riconoscimento da parte della Costituzione è stato
un argomento molto dibattuto tra DX e SX durante i lavori dell’Assemblea Costituente  accordo tra DX e
SX che prevede SULLA CARTA COSTITUZIONALE la ripartizione del territorio italiano (a parte le regioni
speciali) in 14 regioni ordinarie con determinate autonomie, prevedendo una disposizione transitoria (entro
un anno dall’entrata in vigore alla Costituzione si doveva provvedere alla costituzione delle regioni
ordinarie). Questo non accadrà, ma avverrà solo a partire dal 1970  si verifica quello che è stato chiamato
il CONGELAMENTO DELLA COSTITUZIONE, di fatto non attuata; c’è solo un intervento nel 1963 (sempre con
legge costituzionale) perché si riconoscerà la 15esima regione ordinaria che è il Molise, fino a quel
momento compresa nella regione Abruzzo. La situazione però inizia a modificarsi sul finire degli anni
Sessanta e sono soprattutto le forze politiche di SX a spingere per l’attuazione delle regioni ordinarie; infatti
nel 1970 viene approvata la legge n° 281/1970 con cui finalmente si darà il via alla costituzione delle regioni
ordinarie e all’elezione degli organi regionali. Tra 1970/71 si formano tutte e 15 le regioni ordinarie. La
situazione non è così semplice, nel 1971 abbiamo il quadro delle regioni formato ma in realtà c’è bisogno
che le regioni inizio ad esercitare i loro poteri, poteri che erano fino al quel momento stati esercitati dallo
Stato  1972 con decreti legislativi lo Stato determina un primo trasferimento di funzioni amministrative
dallo Stato stesso alle regioni; questo trasferimento però si rileva poca cosa, con questo trasferimento,
rilevante ma non efficace, lo Stato adotta quella che è stata definita TECNICA DEL RITAGLIO, riducendo
l’operatività delle regioni  lo Stato riserva a sé stesso alcune competenze di cui vengono private le
regioni, nonostante avesse trasferito su di esse varie funzioni. Di fronte alle proteste delle regioni per
queste mancate deleghe di competenze, nel 1975 si verifica un secondo trasferimento di funzioni
amministrative dallo Stato alle regioni e con questo secondo trasferimento viene abbandonata la Tecnica
del ritaglio  questo trasferimento avviene per SETTORI ORGANICI, ovvero un intero settore viene
trasferito alle regioni. A partire da questo momento le regioni iniziano veramente ad essere attive, anche in
ambito turistico, con notevoli differenze tra regione e regione.

La situazione resta pressoché inalterata fino agli anni ’90 del Novecento  agli inizi degli anni ’90 le regioni,
soprattutto alcune, iniziano a reclamare una maggiore forza politica ed autonomia; sulla scena politica
italiana di quegli anni nascono delle forze politiche (es. Lega Nord) che si fanno portavoce della forza delle
regioni. C’è un certo malcontento generale e c’è l’iniziativa da parte di alcune regioni di staccarsi dalla
centralità dello Stato ed affermare una maggiore autonomia e indipendenza. Per questo motivo il
Parlamento forma delle Commissioni Parlamentari per elaborare un progetto di riforma della Costituzione,
che avrebbe dovuto prevedere un potenziamento del ruolo delle regioni. La prima Commissione viene
formata nel 1993 che non avrà alcun esito, come la seconda che viene formata nel 1997 (Commissione
D’Alema che salta per il conflitto con D’Alema-Berlusconi).

Si decide allora di andare avanti per “passi più piccoli”, a partire dall’approvazione delle LEGGI BASSANINI,
la prima delle quali è la n°59/1997 / 1998 terzo trasferimento di funzioni amministrative in favori di enti
regionali e locali per renderle più forti . Queste leggi determinarono l’introduzione del PRINCIPIO DI
SUSSIDIARIETA’ VERTICALE  la funzione amministrativa appartiene e deve essere esercitata dal livello di
Governo più vicino ai destinatari di quella funzione; in linea generale tutte le funzioni amministrative
appartengono al livello di Governo più vicino ai cittadini, ovvero al Comune (esempio del fiume Arno: la
Toscana è attraversata dall’Arno, province e comuni. Intervento sul territorio del comune, sarà il comune ad
averne la competenza; intervento su territorio provinciale, sarà la provincia ad occuparsene ecc.).

Siamo sul finire degli anni Novanta  Leggi Bassanini + Principio di sussidiarietà verticale.

Legge costituzionale n°1/1999  si interviene sulla Costituzione modificandola, questa modifica riguarda le
regioni ordinarie, riguarda alcune disposizioni contenute nel TITOLO V, PARTE II della Costituzione. Si
realizza un potenziamento dell’autonomia delle regioni ordinarie. Proprio per questo motivo, nel 2001 con
la legge costituzionale n°2/2001, si interviene questa volta sulle regioni speciali. Terzo e ultimo intervento è
la legge costituzionale n°3/2001(riguarda regioni ordinarie ed inserisce una clausola di riequilibrio) che va a
modificare buona parte delle norme contenute nel TITOLO V, PARTE II della Costituzione; anche questo
ulteriore intervento a livello più ampio serve a potenziare ulteriormente regioni e enti locali.

Si andava sempre più verso una direzione quasi federalista (non federalista in senso stretto) – attualmente
si sta, invece, operando forse in forma più limitativa nei confronti di regioni e enti locali.

LE REGIONI – ORDINARIE E SPECIALI

Quali sono le forme di autonomia di cui sono titolari le regioni italiane?

In primo luogo le regioni italiane dispongono tutte di una propria autonomia politica  i rappresentanti
eletti all’interno delle regioni sono portatori di un proprio indirizzo politico. Le regioni dispongono, poi, di
una autonomia organizzativa  dispongono di una propria struttura organizzativa interna, distinta da
quella dello Stato. Le regioni dispongono, inoltre, di una autonomia normativa  le regioni possono
produrre proprie norme giuridiche (leggi e regolamenti regionali). Altra forma di autonomia di cui
dispongono le regioni è quella amministrativa  le regioni hanno una propria amministrazione che
consente l’attuazione di quelle norme giuridiche che la regione adotta. Ultima forma di autonomia è quella
finanziaria (è comunque limitata) le regioni hanno proprie entrate finanziarie e gestiscono in maniera
autonoma anche il modo in cui le risorse finanziarie vengono spese.

Si parla sempre di autonomia ed è significativo questo perché un ente dispone di propri poteri ma non è un
ente originario, ma deriva da un ente superiore, ovvero lo Stato che è sovrano, a cui deve comunque fare
riferimento  la regione non è sovrana, è solo autonoma.

1 - AUTONOMIA POLITICA

2 – AUTONOMIA ORGANIZZATIVA  organi che compongono la regione

La struttura organizzativa delle regioni si compone di quattro organi: Consiglio regionale, Presidente della
Giunta regionale, Giunta regionale e Consiglio delle Autonomie.

1 CONSIGLIO REGIONALE // “Parlamento”  organo elettivo, rappresentativo della comunità regionale;


eletto a suffragio universale, rappresentativo della comunità regionale. Quali poteri esercita? Potere
legislativo, approva quindi le leggi regionali; potere statutario, cioè è l’organo che approva o modifica gli
Statuti delle regioni; potere di indirizzo e controllo sulla Giunta e sul Presidente della Giunta regionale.

2 PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE // Presidente del Consiglio dei Ministri, Capo di Governo  su
questo ruolo ha inciso la legge costituzionale n°1/1999, potenziandolo: dal 1999 si è prevista l’elezione
diretta del Presidente (il Presidente è scelto ed eletto direttamente dal corpo elettorale, a suffragio
universale  il ruolo del Presidente è potenziato perché assume la stessa legittimazione del Consiglio. Quali
sono i poteri del Presidente della Giunta regionale (Presidente della Regione)? Ruolo di rappresentanza
della regione (promulga le leggi regionali; rappresenta la regione nei confronti delle altre regioni, nei
confronti dello Stato e nei confronti degli altri organi dello Stato); capo del potere esecutivo a livello
regionale (convoca la Giunta, fissa l’ordine del giorno e nomina e revoca gli assessori) – la differenza con il
Capo di Governo è che quest’ultimo è PRIMUS INTER PARES, il Presidente della Giunta regionale si trova
invece in posizione giuridicamente superiore rispetto agli assessori regionali (// ministri) proprio perché
dispone della legittimazione popolare; titolare di alcune funzioni amministrative: eletto direttamente dal
corpo elettorale, in realtà le regioni possono anche scegliere una modalità diversa – indiretta – per eleggere
il Presidente della Giunta (nessuna regione lo fa in maniera indiretta); rimane in carica 5 anni, come tutti gli
altri organi elettivi, e può essere rieletto per un max di 2 mandati consecutivi, altrimenti un mandato si e
uno no va bene.

3 GIUNTA REGIONALE (organo collegiale, esecutivo della regione)  Presidente della Giunta + assessori; gli
assessori sono nominati e revocati dal Presidente ed hanno ripartizioni per competenze.

4 CONSIGLIO DELLE AUTONOMIE LOCALI  organo introdotto dalla riforma del Titolo V, legge
costituzionale n° 3/2001. E’ un organo consultivo ed ha la funzione di rappresentare a livello regionale gli
enti locali (comuni e province ma anche università, camere di commercio e di tutte quelle autonomie che
operano sul territorio regionale) ed essendo consultivo, esprime un parere solo per gli atti della regione che
riguardano le autonomie locali.

Qual è il rapporto tra Consiglio e Presidente, gli unici due organi elettivi?  AUT SIMUL STABUNT, AUT
SIMUL CADENT  la vita e la durata del Consiglio è legata a quella del Presidente e viceversa. Quando il
Consiglio non trova corretto l’operato del Presidente, il Consiglio può approvare una mozione di sfiducia nei
confronti del Presidente, provocandone la caduta e cadendo il Presidente, cade anche il Consiglio, per cui si
dovrà necessariamente andare a nuove elezioni. Il Presidente può, da parte sua dimettersi e dimettendosi
lui cade anche il Presidente (generalmente la posizione politica di Presidente e Consiglio, essendo
contestuale, è la stessa, ma non è condizione necessaria).

3 – AUTONOMIA NORMATIVA

In che modo essa si concretizza?

1 – Potere statutario  regioni ordinarie e regioni speciali.

REGIONI ORDINARIE  la norma di riferimento è l’art.123 Cost. (modificato dalla legge costituzionale
n°1/1999 che lo ha potenziato); cosa è lo Statuto delle regione? Una sorta di “Costituzione” della regione
valevole solo per essa. Lo Statuto delle regioni contiene le norme generali, i principi fondamentali
dell’organizzazione della regione, li indica, li contiene e li fissa; Stabilisce la forma di governo regionale,
ovvero i rapporto tra gli organi regionali. Lo Statuto è approvato dal Consiglio regionale attraverso una
legge, detta LEGGE AGGRAVATA. Lo Statuto, comunque, deve essere IN ARMONIA con la Costituzione
(limite allo Statuto), ovvero deve rispettare tutte le norme della Costituzione e non può contrastarle,
rispettando lo spirito generale della Costituzione. Deve essere approvato / modificato con doppia
deliberazione fra una deliberazione e l ‘altra almeno 3 mesi

REGIONI SPECIALI  per le cinque regioni speciale lo Statuto è approvato dal Parlamento, sentita la
regione, con legge costituzionale. Questo ovviamente è stato oggetto di contestazione da parte delle
regioni speciali, esse non hanno possibilità di approvare un proprio Statuto. E’ intervenuta allora la legge
costituzionale n°2/2001 che consente oggi anche alle regioni speciali non di approvare il loro Statuto, ma
viene loro attribuita la possibilità, attraverso una legge speciale approvata dal Consiglio, di decidere di
modificare alcune parti di quello Statuto (senza approvazione successiva del Parlamento).

2 – Potere legislativo  potere di approvare proprie leggi regionali.

REGIONI ORDINARIE  la norma di riferimento è l’art. 117 Cost., profondamente modificato dalla legge
costituzionale n°3/2001; a seguito di questa riforma del 2001 l’art. 117 Cost. è strutturato in questo modo:

II comma contiene l’elenco delle materie che devono essere legiferate esclusivamente dallo Stato
(sicurezza, moneta, in parte istruzione e ambiente ecc.);

III comma contiene un altro elenco di materie, ovvero quelle che spettano alla potestà concorrente stato-
regioni: sia lo Stato sia le regioni possono adottare, in questi ambiti materiali ed in un certo modo, proprie
leggi. Nelle materie di potestà concorrente spetta allo Stato indicare con legge i principi generali della
materia (LEGGI CORNICE, perché fissano soltanto il quadro di quella materia, i suoi principi generali); fissata
questa cornice, spetta alle regioni intervenire e riempire il quadro, dettando la normativa di dettaglio.

IV comma stabilisce che tutte le materie che non compaiono nei due precedenti elenchi spettano alle
regioni solamente (potere legislativo residuale delle regioni).

REGIONI A STATUTO SPECIALE Per le regioni a statuto speciale ci sono delle materie di competenza
esclusivamente regionale .
Per la materia turistica, essa era di competenza concorrente fino al 2001, a partire dal 2001 è diventata di
competenza residuale delle regioni.

 3 – Potere regolamentare È il potere che le regioni hanno di approvare propri regolamenti


regionali. Quando si parla di potestà regolamentare siamo sul livello dei regolamenti che
servono a dare attuazione, integrazione o esecuzione alle leggi. Le leggi contengono norme
generali quindi necessitano dei regolamenti che specificano le leggi. Le regioni hanno
un’autonomia regolamentare. La giunta regionale approva i regolamenti, che prima della
riforma del titolo V (2001) erano approvati dallo stesso consiglio regionale.

4. Autonomia Amministrativa
Il potere con cui le regioni esercitano autonomamente le proprie funzioni amministrative. In quali
ambiti? Art. 118 della Costituzione.
Prima del 2001 il principio basilare dell’autonomia amministrativa era il principio del
parallelismo, cioè le regioni esercitavano funzioni e autonomia amministrativa nelle materie di
competenza legislativa. Quindi dove la regione aveva una competenza legislativa (art. 117), era
autorizzata ad amministrare le stesse materie.
Dopo 2001 scompare il principio del parallelismo e l’autonomia amministrativa poggia su 3
principi:
1. Sussidiarietà:
Significa che la funzione amministrativa deve essere esercitata dal livello di governo più vicino ai
destinatari di quella funzione; mano a mano che i destinatari aumentano, cioè si estendono, la
funzione amministrativa va nelle mani del livello di governo competente superiore.
Territorialmente lo Stato italiano si divide in: Stato, Regioni, Province e Comuni. Se per esempio si
deve fare dei controlli al fiume Arno che passa in più territori; se ha un problema nel comune di
Pisa, riguarda il comune di Pisa, se invece è un problema più esteso la funzione amministrativa
spetta alla regione. Il principio di sussidiarietà è attenuato dagli altri due principi.

2. Adeguatezza:
Può accadere che la funzione amministrativa per il principio di sussidiarietà spetti al comune, ma
che il comune non abbia i mezzi o gli strumenti adeguati per regolare l’esercizio di quella funzione
amministrativa, allora la funzione passa ai livelli superiori. Es. per il ponte morandi, essendo un
danno economico enorme, il comune non riesce a pagare le spese e quindi si va al livello di governo
superiore. Questo principio modula il principio di sussidiarietà, si può adeguare.

3. Differenziazione:
Le realtà comunali sono tantissime in Italia e si pongono tutte sullo stesso piano, avendo quindi in
linea teorica tutti gli stessi poteri, ma presentano situazioni profondamente diverse: alcuni comuni
non hanno le risorse necessarie per prevedere per es. lo smaltimento rifiuti, ed è la differenza tra le
varie realtà che può far passare a livelli di governo superiori.

4. Chiamata in sussidiarietà:
Questo principio non è presente nell’art. 118 ma è elaborato dalla corte costituzionale. Riguarda
solo i rapporti tra Stato e Regioni, non interessando province, comuni, …
STL Sistemi Turistici Locali che sono dei progetti di promozione turistica locale, riguardano quindi
la materia turismo, che spetta al potere legislativo delle regioni, che possono intervenire quindi con
proprie leggi e disciplinare le STL.
La regione Liguria interviene con una propria legge regionale che disciplina gli STL (sono promossi
anche dai privati). Potrebbe accadere che il STL potrebbe interessare parti di più regioni. Quindi
interessando più regioni, la funzione amministrativa viene esercitata dallo Stato, che però non ha
funzione legislativa sulla materia turismo, che spetta alle regioni. Quindi si verifica la chiamata in
sussidiarietà, cioè la funzione amministrativa che passa allo Stato in base al principio di sussidiarietà
trascina con sé anche la corrispondente funzione legislativa. Lo Stato sarà legittimato ad approvare
una legge che riguarda il turismo pur non essendone competente secondo la Costituzione.

5 Autonomia Finanziaria

art. 119 Le regioni hanno autonomia di entrata (Possono acquisire risorse finanziarie proprie e
quindi possono applicare propri tributi, cioè applicare le proprie tasse in armonia con la
costituzione e il sistema della finanza pubblica) e autonomia di spesa (Le risorse che ciascuna
regione incamera, sono usate dalla stessa in maniera autonoma).
Le regioni partecipano al gettito dei tributi erariali, cioè le imposte riscosse relativa al territorio
regionale in parte finiscono allo Stato (l’Erario), con un’ovvia differenza tra nord e sud. Dall’altro
lato lo Stato deve sostenere le regioni, attraverso un fondo perequativo (i soldi dello Stato sono
destinati in parte ad un preciso fondo, questi soldi sono poi destinati alle regioni, in funzione
perequativa, quindi per equilibrare il rapporto tra le regioni italiane, con una distribuzione a favore
delle regioni che hanno minor capacità di reddito; Lo Stato eccezionalmente stabilisce degli
interventi speciali a favore di alcune regioni maggiormente in difficoltà) e attraverso risorse
finanziarie aggiuntive.
La Costituzione prevede che le regioni non possono ricorrere ad un indebitamento per sostenere le
spese correnti (sanità regionale), possono farlo solo per spese di investimento.
Hanno quindi autonomia di spesa nel rispetto di questo limite.

Art. 116 prevede la possibilità di un regionalismo a specialità diffusa, cioè alcune regioni
richiedono maggiore autonomia. Questo articolo prevede che per alcune materie le regioni
possano richiedere una maggiore forma di autonomia, questo può avvenire sulla base di un
accordo tra lo Stato e le regioni e con legge dello Stato (previa accordo con la regione).

17/10/2018 – Lezione 3

Art. 117 Cost.  la sua versione originale rimetteva la materia turistica alla potestà Stato-regioni.

Legge 217/1983  prima legge-quadro in materia di turismo  rappresenta la prima riforma organica
Interventi normativi a livello turistico prima da parte dello Stato, come si sono comportate le regioni e
come l’UE si è comportata in ambito turistico e come si sono comportati Francia e Spagna, analisi normativa
di alcuni settori turistici.

Interventi e ruolo dello Stato nel settore turistico

L’intervento e il ruolo dello Stato nel settore turistico si afferma solo nel 20esimo secolo. Fino ad allora, nel
corso del 19esimo secolo questo interesse per il settore turistico è presente ma è rimesso solo ad iniziative
di soggetti privati. Nel 19esimo secolo si formano: CAI e Touring Club Italiano che sono delle associazioni
formate da privati e nascono per promuovere il turismo. L’idea che il turismo possa essere considerato un
settore economico nasce in questo periodo. Sempre in questo periodo e sempre per iniziativa privata
nascono le Proloco che promuovono il turismo di una singola località. In Italia agli inizi del 20esimo secolo
inizia ad essere un settore di particolare interesse e quindi lo Stato interviene, soprattutto dal punto di vista
pubblicistico. Negli ultimi anni i privati intervengono di più per la differenziazione dell’offerta.

1910 primo intervento statale in ambito turistico, con l’istituzione della tassa di soggiorno dopo aver
capito che era un fenomeno economico.
I primi luoghi a venire tassati sono quelli con le strutture turistiche, cioè quelli termali.

1919 estesa a tutti i comuni la tassa di soggiorno. Inoltre viene istituito l’ENIT (Ente Nazionale per
L’incremento delle strutture Turistiche acronimo significativo perché fa capire che da parte dello Stato il
turismo viene percepito solo per la sua rilevanza economica), quindi lo Stato si fornisce di una vera e
propria organizzazione (ente pubblico) competente esclusivamente per il settore turistico. L’ENIT è un ente
pubblico alle dipendenze del Ministero dell’Industria.

1926 vengono istituite le AACST (Aziende Autonome di Cura Soggiorno e Turismo), che sono aziende
pubbliche competenti per la promozione del turismo a livello locale, quindi la promozione turistica è
affidata anche a strutture pubbliche

Dal 1930 l’Italia è nel pieno del regime fascista. Questa fase storica porta ad un intervento statale
fortissimo e sono tanti gli interventi normativi in materia turistica (es. regolamentrazione sulle strutture
ricettive, agenzie di viaggi, professioni turistiche). Inoltre il regime totalitario ravvisa nel fenomeno turistico
anche una possibilità di propaganda fascista turismo come propaganda.
Nel corso degli anni 30 si delinea una più articolata organizzazione pubblica del turismo.
Non c’è un’omogeneità politica di fondo per il turismo, quindi tanti interventi sganciati uno dall’altro:

1931 istituito il Commissariato al turismo ed è il primo organo di governo competente specificatamente


per il turismo (prima c’erano soggetti pubblici ma sganciati dal governo). Le funzioni saranno assorbite dal
Ministero per la cultura Popolare (ministero della propaganda fascista).

1934 vengono istituiti gli EPT(Enti Provinciali del Turismo), cioè enti pubblici competenti per la
promozione turistica ma di rilievo provinciale
Il commissariato del turismo che diventa il Ministero della cultura popolare il cui lavoro si esplicita
attraverso le EPT e le AACST a livello locale. Inoltre l’altra struttura presente è l’ENIT che inizierà ad
occuparsi della promozione all’estero della cultura italiana, soprattutto col fascismo in ottica
propagandistica.

1 Gennaio 1948Dopo la 2GM il fascismo lascia il posto alla fase repubblicana (terza fase). Entra in vigore
la Costituzione che prevende che il turismo spetti in modo concorrente allo Stato e Regioni. La Costituzione
parla di turismo e industrie alberghiere; il turismo è comunque visto sotto il profilo economico. Però le
regioni ordinarie inizieranno ad essere operative solo dagli anni 70, quindi fino a quel momento è lo Stato
che interviene sul turismo:

1° intervento: soppresso il Ministero della Cultura Popolare e si riforma come organo competente in
materia di turismo, il Commissariato al Turismo. Si mantengono EPT, AACST e ENIT. Rimane l’organizzazione
del ministero precedente e in quegli anni la situazione è in estremo fermento, perché l’Italia vive il boom
economico a partire dagli anni 50-60. L’Italia si presenta sulla scena internazionale come una delle realtà
che tengono ad uno sviluppo economico e in questo accelerare, rientra anche il settore turistico. E diventa
molto importante sulla scena turistica.

In questo sviluppo lo Stato non può rimanere con le mani in mano e quindi viene approvata la legge 617 del
1959. È una legge delega e deve essere seguita da alcuni decreti legislativi che riorganizzeranno l’intero
settore turistico. Viene istituito il Ministero del Turismo e dello Spettacolo, che doveva rappresentare una
realtà provvisoria, essendo in attesa dell’inizio del funzionamento delle regioni. Dal momento in cui le
regioni avessero iniziato a funzionare, non ci sarebbe più stato motivo di avere un ministero dedicato. Però
una volta istituite le regioni, lo Stato non cederà facilmente il ruolo ad esse.

Questa legge prevede che il governo adotti una serie di decreti legislativi per la riorganizzazione del turismo
per il neonato ministero. Un rinnovamento della struttura organizzativa del turismo al cui centro si trova il
Ministero del Turismo.

 Dlgs 1041 del 1960 modifica l’organizzazione dell’ENIT. Cambia la denominazione Ente
Nazionale per il Turismo dando il segno di una percezione diversa del turismo che non
interessa più solo l’aspetto economico ma è concepito in un’accezione più ampia. L’ENIT è
posto alle dipendenze del ministero del turismo.
 Dlgs 1042 del 1960 riorganizza le AACST
 Dlgs 1043 del 1960 istituisce il consiglio centrale per il Turismo che è concepito come un
organo consultivo del Ministero
 Dlgs 1044 del 1960 riorganizza le EPT

Il Ministero si avvale del Consiglio centrale del Turismo, si avvale dell’ENIT per la promozione all’estero e a
livello locale usa AACST e EPT. Questa situazione va avanti per tutti gli anni 60 dove il turismo è molto
importante.

Dal 1970 viene data attuazione alle regioni ordinarie. Lo Stato quindi è obbligato a trasferire le funzioni
alle Regioni.

1972 primo trasferimento di funzioni, presente sulla carta ma vanificato dalla tecnica del ritaglio.

1975 lo Stato fa un secondo trasferimento di funzioni senza la tecnica del ritaglio, quindi il trasferimento
è effettivo, anche per quanto riguarda il settore turistico. Lo Stato conserva due ruoli importanti: indirizzo e
coordinamento delle regioni (ruolo di sovraintendente) e tutte le attività che riguardano i rapporti con
l’estero (promozione internazionale). Nonostante la presenza delle regioni rimane la struttura degli anni 60
e comunque l’intervento delle regioni è molto modesto a causa di due motivi: le regioni sono in una fase di
rodaggio e inoltre il turismo è una materia di potestà concorrente stato regioni, quindi anche nel settore
turistico deve stabilire delle leggi quadro (fissare i principi generali della materia) e all’interno del quadro
ogni regione potrà intervenire con la propria legge di dettaglio. La legge quadro non arriva, le regioni sono
bloccate.

Dal 1980 arriva la prima legge quadro in materia di turismo legge 217 del 1983 intervento del stato che
fissa i principi generali in materia turistica gli aspetti importanti sono 1 aspetto la struttura organizzativa a
livello statale rimane inalterata confermata la presenza del ministero del turismo confermata la presenza
dell’enit istituisce un comitato consuntivo per il turismo aspetto 2 la legge attribuisce alle regio i il nuovo
centro propulsore ella promozione turistica attribuendo alle regioni 2 compiti importanti A individuare nel
proprio territorio ambiti turisticamente rilevanti B in ciascun ambito istituite delle APT ( aziende di
promozione turistica ) che sono delle aziende pubbliche dipendenti dalla regione e dotate di una certa
autonomi a livello locale si occupano della promozione del turismo attività di promozione anche attraverso
gli IAT uffici informazione e accoglienza turistica sono uffici dipendenti dalle APT. Le IAT avrebbero dovuto
sostituirsi alle proloco aspetto 3 le EPT e le AACST avrebbero dovuto sciogliersi perche avevano le stesse
funzioni delle APT e vengono assorbite APT Aspetto 4 si fissano per la prima volta i principi generali dei vari
settori ( professioni turistiche, Agenzie di viaggio etc ) aspetto 5 si prevedono degli interventi economici a
favore delle regioni per l’attuazione del sistema. quando entra in vigore (1983) contestata da più parti
comprese le stesse regioni che ritengono invasivo questo intervento perché limitante al loro potere in
materia di turismo quindi alcune regioni impugnano la legge (art 117 ) di fronte alla corte costituzionale
quindi dal 1983 al 1986 periodo di stallo ( compito valutare se legge rispettosa o meno della costituzione)
nel 1986 la corte si pronuncia la legge è conforme alla costituzione quind entra ufficialmente in vigore con
qualche difficoltà di attuazione da parte delle regioni per vari motivi 1 periodo di sospensione 2 non c’è un
tempo fissato per l’attuazione della legge 3 passaggio dalle strutture preesistenti ( EEPT, AACST) alle nuove
strutture( APT) 4 i contorni non sono ben delineati nella concezione di questa struttura non tutte le regioni
sono pronte per garantire questo sistema anni 90 il dibattito sul regionalismo italiano ritorna all’attenzione
perché da parte celle regioni si ricrca una maggiore forza ed autonomia anche nel settore turistico la prima
mossa è chiedere un referendum che abroghi i ministero del turismo ( legge 617 del 1959) richiesta ritenuta
ammissibile dalla corte nel 1993 referendum il corpo elettorale e chiamato a pronunciarsi esito positivo
quindi ministero abrogato anche se l abrogazione non è immediata perche il governo in quegli anni
promulgherà una serie di decreti leggi che tengono in piedi il ministero nel 1995 il ministero del turismo
abrogato ufficialmente si istituisce il dipartimento del turismo inizialmente alle dipendenza della presidenza
del consiglio dei ministri e poi alle dipendenze del ministero delle attività produttive perché lo stato ha delle
responsabilità nei confronti dell Unione Europea sul finire degli anni )0 approvate le leggi Bassanini
(1997/1998) Questa legge attua il terzo trasferimento delle funzioni dallo stato alle regioni trasferimento
che riguarda anche il settore turistico allo stato rimangono solo alcuni compiti fondamentali 1 lo stato deve
approvare un documento che individui i principi e gli obbittivi per la valorizzazione dello sviluppo turistico
nazionale 2 monitorare che le regioni attuino il documento 3 lo stato monitora le attività regionali sul
turismo A lo stato deve cofinanziare i progetti regionali di promozione turistica . nel 2001 il turismo
passa dalla competenza concorrente a quella residuale (legge 3 del 2001) pochi giorni prima dell ‘entrata in
vigore della legge 3 del 2001 lo stato approva la Legge 135/2001 che è la seconda (e ultima) legge-quadro
in materia di Turismo legge che abroga e sostituisce la legge 117/1983 l’approvazione di questa legge
rappresenta un aspetto di particolare singolarità: nel 2001 viene approvata la Legge Costituzionale 3/2001
(Riforma del Titolo V) che incide sul testo della Costituzione e modifica anche l’art. 117 della Costituzione;
questa modifica della Costituzione e dell’art. 117 Cost. riguarda la materia turistica perché la materia
turismo, con questa riforma costituzionale, passa da materia di potestà concorrente Stato-Regioni a
materia di competenza regionale. Il Parlamento italiano, pochi giorni prima dell’entrata in vigore della
riforma Cost., approva la seconda legge-quadro in materia di turismo (135/2001) è una sorta di ultima
“zampata” dello Stato nell’ambito turistico. Questo non passa inosservato agli

occhi delle regioni e infatti esse impugnano di fronte alla Corte Cost. la legge 135/2001 perché? perché
sostengono che la Costituzione modificata ha portato la competenza turistica alle regioni e lo Stato non è
legittimato, secondo questo ragionamento, ad occuparsi della materia turismo. La Corte Costituzionale si
pronuncia nel 2002 e anche in questo caso la legge 135/2001 viene salvata, dichiarandola costituzionale.

Secondo la corte si deve assicurare una normativa che regolamenti il settore turistico

Le legge 135/2001 entra, quindi in vigore e ne delineiamo le caratteristiche fondamentali:


1- Contiene i principi generali relativi a tutti i vari settori del mondo turistico: dall’organizzazione
turistica alle agenzie di viaggio, alle professioni turistiche ecc.
Con questa legge la situazione è ancora un po’ “fumosa” ed è la legge stessa che rinvia ad un
regolamento di Governo che, in accordo con le regioni, dovrà fissare in modo più preciso questi
principi generali che la legge stessa delinea. Questo regolamento viene approvato nel 2002 e c’è da
notare che, mentre le regioni impugnano la legge 135, non impugnano il regolamento del 2002
(nonostante fosse un prolungamento della legge stessa). Questo probabilmente accade perché il
regolamento sbloccava tutta una serie di finanziamenti per le regioni che sarebbero rimasti bloccati
in caso di impugnazione.
2- Dall’esame completo della legge 135 emerge una concezione diversa di turismo, questo anche
rispetto alla legge-quadro 217/1983 precedente: il turismo è inteso in un’accezione ancora più
ampia, non è soltanto un’attività produttiva ed economica, ma è e deve essere inteso anche come
un fenomeno culturale e sociale. Tant’è che si può desumere dall’analisi completa della legge la
presenza di un diritto al turismo, alla vacanza, vantato da tutti i cittadini. Proprio per questo si
arriva alla terza caratteristica della norma, ovvero la tutela del turista.
3- Tutela del turista: la legge prevede forme particolari di tutela nei confronti del turista. Questa
tutela è perseguita in due modi dalla legge 135: la legge prevede la redazione di una CARTA DEL
TURISTA, cioè la predisposizione di un documento che contenga ed individui i diritti spettanti al
turista (questo documento deve essere predisposto dal Ministero delle Attività Produttive, sentite
le associazioni di categoria); l’altro strumento è l’istituzione presso le Camere di Commercio di
apposite Commissioni Arbitrali competenti a risolvere le controversie tra turista e imprese
turistiche.
4- La legge accoglie il principio di sussidiarietà e favorisce la collaborazione tra livelli di governo (Stato
e regione, regione e comuni ecc.) ma anche tra pubblico e privato, soggetti pubblici e soggetti
privati.
5- Viene istituita una Conferenza Nazionale dei Turismo indetta almeno ogni 2 anni con il compito di
individuare le linee guida di sviluppo e di promozione turistica nazionale.
6- Si prevede la formazione degli STL (Sistemi Turistici Locali) – viene abbandonata la struttura fissa
organizzativa che era stata individuata con la legge 217/1983 nelle ATP e si dà carta bianca alle
regioni in materia organizzativa. Tali STL sono dei contesti omogenei che presentano una unitaria
offerta turistica. Le regioni hanno il compito di promuovere la formazione degli STL.
7- La legge contiene comunque delle disposizione, seppure a carattere molto generale, che riguardino
tutti i settori della materia turistica: agenzie di viaggio, associazioni turistiche, professioni turistiche.
8- Sparisce ogni riferimento a strutture organizzative e una delega in bianco a favore delle regioni

La legge 135 rappresenta il più importante intervento normativo a livello statale in campo turistico;
rappresenta anche l’ultimo provvedimento statale, data l’entrata in vigore della legge costituzionale 3/2001
che rimanda la materia direttamente alle regioni. Tuttavia lo Stato non può abbandonare la materia,
soprattutto in campo di promozione del turismo italiano a livello internazionale e in questa direzione viene
approvata nel 2005 la legge n° 80 (Legge 80/2005) che riforma l’Enit, perché l’Enit viene trasformato in
AGENZIA NAZIONALE PER IL TURISMO  ENIT-AGENZIA NAZIONALE PER IL TURISMO  la riforma è
importante perché l’Enit non è più un ente pubblico (non più imbrigliato nella burocrazia degli enti pubblici)
ma diventa un’agenzia nazionale. Acquisisce una gestione più snella ed una maggiore autonomia nelle
proprie competenze, pur rimanendo pubblico (cambia la forma da Ente a Agenzia).
Un altro intervento è la legge 286/2006, legge che istituisce il Dipartimento di Sviluppo e Competitività del
Turismo  è un dipartimento che viene istituito presso la Presidenza del Consiglio; rappresenta dunque
quel Ministero abrogato nel 1996. Questo dipartimento nasce nel 2006 con un ruolo inizialmente
marginale, ma accresce il ruolo a partire dal 2009: nel 2009 viene nominato Ministro del Turismo
l’onorevole Brambilla, alla quale è affidata la direzione del Dipartimento del Turismo nato nel 2006. o
Riappare “dalla finestra quello che era uscito dalla porta”, la necessità di un ministro competente per il
Turismo; questo Ministro è SENZA PORTAFOGLIO – il Ministero del Turismo esistente fino al 1983 era un
Ministero CON PORTAFOGLIO (Ministri con o senza portafoglio: con portafoglio significa che il ministero
partecipa al bilancio dello Stato e ad esso viene affidato un proprio budget finanziario; senza portafoglio
significa che non dispone di un budget finanziario proprio).

Il Dipartimento del 2006 viene trasferito nel 2013 presso il Ministero dei beni culturali, diventando Ufficio
delle politiche per il turismo, alle dipendenze del Ministero dei Beni Culturali. Dal 2013 il Ministero dei Beni
Culturali ha assunto anche la delega al Turismo diventando competente anche per esso.

Ministero dei beni culturali ENIT (diventato AGENZIA NAZIONALE PER IL TURISMO)

Ufficio politiche del Turismo Conferenza

Rimane comunque la necessità di uno Stato che non rinuncia completamente alle proprie competenze nel
settore turistico.
Questo quadro si conclude con un ultimo provvedimento, ovvero il d.lgs. 79/2011 (è un provvedimento del
Governo) che era stato denominato CODICE DEL TURISMO: con questo decreto il Governo avrebbe dovuto
prevedere un unico atto che contenesse e sistemasse tutte le norme vigenti in materia turistica; il Governo
avrebbe dovuto predisporre un Codice del Turismo che tenesse in maniera ordinata tutte le norme della
materia specifica  d.lgs. 79/2011  il Governo non sistema e basta ma aggiunge anche nuove norme
nella materia turistica; questo non passa inosservato alle regioni che impegnano (almeno alcune) il decreto
di fronte alla Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale stavolta accoglie le richieste delle regioni e
quindi dichiara incostituzionale quello che abbiamo chiamato come Codice del Turismo che pertanto
scompare.

ENIT – STORIA NORMATIVA

1919

Istituzione dell’Enit e nasce come Ente Nazionale per l’Incremento delle Industrie Alberghiere. Nasce come
Ente Pubblico, inglobato nell’Amministrazione pubblica. L’attenzione rivolta al Turismo è limitata all’aspetto
economico che il Turismo rappresenta, per cui il Turismo viene recepito solo come attività economica
(aspetto simbolico); a questo proposito l’Enit è alle dipendenze del Ministero dell’Industria.

Funzioni:

- F. di Studio: ha il compito di raccogliere informazioni da analizzare sul Turismo, sulla promozione


turistica, sui traffici turistici.
- F. propositive: compito di proporre al Governo italiano tutti i provvedimenti necessari per lo
sviluppo e la promozione turistica, o meglio per le industrie alberghiere.
- F. di relazioni verso l’estero: compito di rafforzare la promozione turistica verso l’esterno.
Fino al 1959 l’Enit rimane organo centrale nell’organizzazione turistica.

1960 – d.lgs. 1041/1960

Nuova fase storica dell’Enit  Enit cambia denominazione e diventa ENTE NAZIONALE PER IL TURISMO 
attenzione non solo sul turismo come attività economica ma sul turismo in senso più ampio. E’ sempre un
ente pubblico ma alle dipendenze del neo-nato Ministero del Turismo (1959). Il compito principale dell’Enit
comincia a diventare sempre più quello della promozione del turismo italiano all’estero, a livello
internazionale.

1981

Hanno avuto attuazione le regioni ordinarie (1970) che reclamano un loro ruolo attivo anche all’interno
dell’Enit. Di fronte a queste richieste nel 1981, con una apposita legge, l’Enit viene riorganizzato. Resta un
Ente pubblico sempre alle dipendenze del Ministero del Turismo ma diventa un Ente a forte partecipazione
regionale.
La composizione troppo numerosa del Consiglio di Amministrazione rende troppo difficoltoso il
funzionamento dell’Enit e proprio per questo seguirà un nuovo riordino dell’Enit.

1990

In base a questo nuovo riordino l’organizzazione interna dell’Enit prevede un nuovo Consiglio di
Amministrazione i cui membri si riducono a soli 12 componenti, in modo da rendere più agevole il suo
funzionamento. Questo Consiglio è affiancato da un’Assemblea Generale con compiti regionali dove lì
partecipano tutti i rappresentanti regionali e statali. Questo èp stato un tentativo di consentire la presenza
delle regioni nel funzionamento dell’Enit, senza ostacolarne la funzionalità.

1995

Quello che si richiede ora dall’Enit è che abbia una struttura più snella che possa garantirne l’efficienza,
dandogli un’impronta aziendale: scompare l’Assemblea Generale, si mantiene il Consiglio di
Amministrazione (svolge i vari compiti dell’Enit) ed il numero di componenti da 12 passa a 7, di cui 4
devono essere ESPERTI TECNICI designati dal presidente del consiglio dei ministri a cui se ne aggiungono 3
designati dalle regioni. Il fine è quello di snellire e spoliticizzare la composizione dell’Enit, in modo da
renderlo il più possibile apolitico.

2005  legge 80/2005

Cambia la forma dell’Enit che diviene AGENZIA NAZIONALE DEL TURISMO; la diversità sta nel fatto che
l’Agenzia, rispetto all’Ente Pubblico, deve fare riferimento solamente alla Corte dei Conti ed ha una
struttura più autonoma rispetto all’Ente. Le sue competenze: occuparsi della comunicazione destinata
all’estero, svolge promozione turistica all’estero promuovendo l’offerta unitaria nazionale, attività volta
anche al sostegno delle imprese turistiche (attività sia a livello pubblico che privato). Svolge un ruolo di
proposizione nei confronti del Governo, soprattutto per quanto riguarda alcuni eventuali Sistemi Turistici
Multi-regionali . si è concentrata nell’Enit tutta l’attività di promozione turistica rivolta all’esterno, a
sostegno del Paese intero, di privati ma anche delle singole regioni.
18/10/2018 – Lezione 4

Legislazione turistica a livello periferico (regionale)

Prima legge-quadro 217/1983 e prima di allora i provvedimenti nelle regioni ordinarie erano stati di scarsa
importanza anche se lo stesso valeva per le regioni speciali (mancava una legge che facesse da cornice in
materia). La situazione cambia negli anni ’80 con la legge 217/1983; questa legge prevedeva che le regioni
individuassero nel loro territorio ambiti turisticamente rilevante, che all’interno di questi ambiti
turisticamente rilevanti dovessero essere installati degli organi ad hoc chiamati APT, che la regione doveva
disciplinare compiti e istituzioni delle APT assicurando la partecipazione di esperti ed operatori del turismo
all’interno delle APT, che la regione poteva prevedere che le APT si avvalessero di appositi uffici di
accoglienza chiamati IAT, che le APT dovevano sostituirsi alle strutture turistiche preesistenti (EPT e AACST)
che verranno sciolte.
La legge-quadro ferma questi 5 capisaldi, affidandone il compito di svolgimento alle regioni;
sull’individuazione della modalità in cui le regioni si sono comportate nell’attuazione dei compiti affidati
loro dalla prima legge-quadro, possiamo distinguere 3 diversi gruppi di regioni con diversa modalità di
soluzione alla questione turistica:

(La prima legge-quadro non imponeva alle regioni né una scadenza per la sua attuazione, né una sanzione
in caso di mancata attuazione della stessa).

1- Si possono inserire in questo gruppo quelle regioni che non attueranno mai la prima legge-quadro;
all’interno di questo primo gruppo di regioni si inseriscono ad esempio il Molise, la Campania, la
Sardegna. In queste regioni, quindi, continueranno materialmente ad operare le strutture turistiche
organizzative già preesistenti (EPT e AACST).
2- Gruppo più consistente in cui possono inserirsi tutte le regioni che tra anni ’80 e ’90 adottano
proprie leggi regionali attuative della prima legge quadro; possiamo inserire quelle regioni che
danno attuazione fedele alla legge-quadro, senza troppi stravolgimenti della stessa.
3- Gruppo di regioni che daranno attuazione alla prima legge-quadro e si spingeranno oltre
prevedendo strutture o comunque aspetti innovativi (Noi ci soffermeremo in particolar modo su
queste).

Regioni che attuano la prima legge-quadro:


- Alcune considerano tutto il territorio regionale come turisticamente rilevante (es. Lombardia),
seppure possa essere ripartito.
- Altre regioni, invece, individuano gli ambiti turisticamente rilevanti in base al tipo di prodotto
turistico offerto; è la tipologia dell’offerta turistica a consentire l’individuazione dell’ambito
territoriale (es. Emilia-Romagna distingue 4 ambiti turisticamente rilevanti: la fascia Adriatica della
costa, il crinale appenninico, le città termali, le città d’arte) in questo caso abbiamo dei territori
regionali che non sono considerati turisticamente rilevanti se non rientrano, come nel caso
dell’Emilia, in canoni territoriali ben precisi ed inoltre li individuano in base al tipo di prodotto
offerto.

Caratteri generali delle APT:


- In quasi tutte le regioni (fatte eccezione toscana, Piemonte ecc.) le APT vengono strutturate come
un ente alle dipendenze della regione, concepite cioè come uno strumento della regione con il
compito principale di promuovere ed incrementare l’afflusso turistico in quell’ambito.

La struttura organizzativa delle APT poggia in tutte le regioni su tre organi fondamentali che sono dati
da:

- CDA (Consiglio di Amministrazione)  organo centrale che delibera le decisioni fondamentali sulla
programmazione e gestione dell’azienda, con una durata di 5 anni e con una composizione
partecipata (all’interno del CDA troviamo sia esperti del settore, sia i rappresentanti degli enti
locali, sia i rappresentanti degli operatori turistici)
- PRESIDENTE (organo di durata di 5 anni): ha funzioni di rappresentanza e dirige i lavori del consiglio
di amministrazione.
- COLLEGIO DEI REVISORI  organo composto da 3 membri che sono scelti tra esperti della
contabilità pubblica (funzione di controllo); anche in questo caso questo organo rimane in carica 5
anni (non è organo politico).

Questo è lo scheletro generale anche se varie regioni hanno ampliato gli organi  es. Veneto aveva la
CONFERENZA PERMANENTE.

APT  la prima legge-quadro non stabilisce quanti debbano essere gli ambiti turisticamente rilevanti
(ogni regione può averne quante ne servono).

Le APT sono sottoposte ai controllo da parte della regione  controllo può essere ispettivo o
sostitutivo (caso della nomina di un sostituto).

IAT  Uffici informazione ed accoglienza  braccia operative delle APT, alle sue dirette dipendente.

Attuazione della prima legge-quadro:

EMILIA – ROMAGNA (dagli anni ’70 ha poi attirato le altre regioni – la sua attuazione risale alla metà degli
anni ’90):

- Ruolo della regione rispetto alla materia turistica: la regione ha un ruolo di rilevante ma non troppo
invasivo.
Compiti che la regione deve assolvere: l’Emilia ha un suolo di programmazione di medio-lungo
termine perché la normativa emiliana concepisce la programmazione turistica come una
programmazione concertata (alla regione spetta il compito di fissare gli obiettivi e la strategia di
lungo periodo (attuato con un programma pluriennale della durata di 3 anni). Su questa
programmazione pluriennale se ne inserisce una annuale che spetta alle province sentiti i comuni.
Nella programmazione turistica tutti i livelli di Governo sono tutti considerati e per questo viene a
definirsi concertata.
- Raccogliere ed elaborare statistiche ed informazioni turistiche – ruolo di osservazione(osservatorio
regionale).
- Cofinanziare progetti turistici particolari.
- La legge regioni dell’Emilia individua 4 ambiti turisticamente rilevanti: costa Adriatica, il crinale
appenninico, le città termali, le città d‘arte. Qui c’è una delle principali novità della normativa di
questa regioni: all’interno di questi ambiti turistici possono venire a costituirsi le UNIONI DI
PRODOTTO (sono delle aggregazioni tra soggetti pubblici e soggetti privati per la realizzazione di
specifici progetti di promozione turistica – es. l’Emilia ha trovato questi 4 ambiti turisticamente
rilevanti, di cui prendiamo in esame la costa Adriatica: soggetti pubblici e privati si uniscono per
creare una sinergia di quegli ambiti turisticamente rilevanti); queste unioni di prodotti verranno poi
STL .
- Scompaiono le APT  l’Emilia sostituisce le APT con le APTR (Agenzia di promozione turistica
regionale): le APT sono tante e l’APTR è una sola sul territorio regionale. Questa struttura ha
acronimo e composizione diverse: A è diventata agenzia e non azienda (mossa anticipatrice della
trasformazione dell’ENIT che è diventato Agenzia). Tutte le funzioni di promozione turistica
regionale vengono raccolte.
- Istituzione della APT servizi s.r.l. (è una società a responsabilità limitata, ma è una società a
partecipazione pubblica: il socio di maggioranza di questa s.r.l. è la stessa regione che partecipa con
una quota pari al 50,1% come socio maggioritario, gli altri soci di questa società o soggetti). La
novità è che si istituisce per la prima volta questo tipo di APT che porta con sé modi innovativi di
promozione turistica. Questa s.r.l. ha necessariamente bisogno della nomina del Presidente della
società. La quantità degli utili conseguiti devono essere destinati al finanziamento della società
stessa. Nel caso in cui i soci di minoranza intendano vendere le proprie quote la società deve
dimostrarsi all’altezza della situazione.

Sulla scia dell’Emilia-Romagna, è da considerarsi la regioni Liguria (attuazione della legge-quadro a cavallo
tra anni ’90 e 2000):

- La normativa ligure attribuisce alla regioni il compito della programmazione triennale (di medio-
lungo termine). Sulla base del programma triennale, ne viene fatto uno annuale che rimane di
competenza delle APTR s.r.l. (denominata In Liguria); questa APTR convive con le APT per un certo
periodo. Anche qui come in Emilia le APT verranno soppresse e rimarranno solo le APTR.
- Come in Emilia, anche in Liguria si delinea una società a partecipazione pubblica, denominata
LIGURIA 2000 s.p.a. (cambia la forma rispetto alle APTR) in cui il socio di maggioranza in questo
caso è ancora la regione.
- Anche in Liguria come in Emilia si istituisce l’osservatorio regionale, monitoraggio, statistiche e
raccolta dati sul turismo.
- In Liguria è presente anche una CONSULTA REGIONALE DEL TURISMO (organismo a composizione
partecipata) che ha una funzione consultiva, sostenendo e consigliando e proponendo scelte sulla
promozione turistica regionale.
- In Liguria troviamo anche un COMITATO DI COORDINAMENTO che la la funzione di coordinare i
vari soggetti operati nella promozione turistica regionale.

Attuazione prima legge-quadro nella regione UMBRIA:

- Attribuisce alla regione un compito fondamentale nella programmazione turistica pluriennale;


anche in questo caso si ha la redazione di un documento triennale con il compito di fissare nel
medio-lungo periodo gli obiettivi strategici del settore turistico.
- Viene istituito a livello regionale un OSSERVATORIO REGIONALE attraverso il quale si procede al
monitoraggio, raccolta dati e statistiche in materia turistica e di flussi turistici.
- Formazione di una COMMISSIONE DI QUALITA’ (aspetto più particolare di questa regione): organo
costituito da esperti del settore turismo ed assume funzioni consultive.
- Le APT lasciano il posto ad un’unica APTR e quindi ad un’unica struttura pubblica operativa nel
settore turismo, un’agenzia collegata alla regione, unica, dotata di ampia autonomia.
- Possibile formazione di CONSORZI TURISTICI o SOCIETA’ CONSORTILI TURISTICHE: consorzi che
nascono dall’aggregazione societaria tra soggetti pubblici e soggetti privati che acquistano la forma
del consorzio (quello che in Emilia è individuato come l’UNIONE DI PRODOTTO); anche in questo
caso si prevede la forma del consorzio che prevede l’integrazione tra soggetti pubblici e privati al
fine della realizzazione di progetti di promozione turistica.

Quello che emerge dall’andamento di queste regioni è il coinvolgimento dei privati nei progetti di
promozione turistica e questo perché l’ambito pubblico ha risorse limitate e la collaborazione con soggetti
privati amplia le possibilità.

Applicazione della prima legge-quadro in ABRUZZO:

Recepisce la legge-quadro del 1983 e recepisce anche il modello per APT. La particolarità è che queste APT
hanno strutture particolari perché la regione Abruzzo istituisce per l’intero territorio regionale un’unica
APT. Questa APT generale comprende al suo interno 3 SOTTO-APT, ciascuna delle quali competente per una
specifica linea di prodotto, cioè ciascuna competente per una specifica tipologia di turismo e le tipologie di
turismo individuate sono 3: montagne e parchi, mare e turismo culturale-religioso-artistico. Ciascuna di
queste linee di prodotto corrisponde ad un’azienda APT con un proprio presidente ed una propria
organizzazione, coordinate però le 3 sotto-APT da una APT generale. Questo modello dell’Abruzzo verrà poi
adottato anche dalle Marche e dalla Basilicata.

Applicazione della prima legge-quadro in TOSCANA e PIEMONTE:

Siamo sempre nell’arco temporale tra 1983 e 2001 (prima e seconda legge-quadro). Queste due regioni
applicano un modello simile che però non ha ancora le novità dell’Emilia e della Liguria. In queste due
regioni la caratteristica è che la regione si spoglia quasi del tutto di tutte le funzioni relative al settore
turismo. Il centro dell’organizzazione turistica, in queste due regioni, diventa la PROVINCIA  essa è il
soggetto pubblico competente per la programmazione e gestione turistica. Queste funzioni turistiche che si
spostano dalla regione alla provincia vengono gestite tra ente provinciale ed APT. Queste APT, quindi,
corrispondono al territorio provinciale e da aziende verranno poi trasformate in agenzie. Per la Toscana,
nello specifico, viene istituito a livello regionale la TOSCANA PROMOZIONE, un’agenzia regionale che ha il
compito di promuovere sul territorio nazionale e all’estero i prodotti commerciali, artigianali della Toscana.
Tra questi prodotti si inserisce anche il prodotto turistico.

Momento storico successivo al 2001, ovvero successivo alla seconda legge-quadro 135/2001:

Caratteristiche della seconda legge quadro:

- Non delinea più una precisa organizzazione turistica a livello regionale, rimette completamente alle
regioni la scelta su se deve esserci e come deve essere l’organizzazione turistica in quella regione.
- Introduce il concetto dell’ STL (art. 5 della legge)  Sistema Turistico Locale è un contesto
omogeneo e integrato che comprende ambiti territoriali anche appartenenti a regioni diverse,
caratterizzati da un’offerta turistica omogenea. E’ un ambito dove c’è una certa omogeneità nel
prodotto turistico offerto. Si tratta di aggregazioni tra soggetti pubblici e privati.

Ciascuna regione con una propria legge dovrà stabilire dove, come, in che forma, che caratteristiche
devono avere questi STL (la legge 135/2001 delinea solo la definizione di STL ed attribuisce alla regione
il compito di promuovere e diffondere gli STL).

Troviamo delle regioni che non daranno attuazione alla seconda legge-quadro, senza quindi recepire gli
STL; questo viene fatto perché ritengono che la normativa già esistente avesse già soddisfatto quella
finalità.

Esempio dell’EMILIA-ROMAGNA che non darà attuazione alla seconda legge-quadro  la regione ha
previsto già forme simile alle STL e le ha chiamate, però, UNIONE DI PRODOTTO e quindi non necessita
di una nuova normativa regionale. Lo stesso fa la Basilicata: la regione non ha bisogno di una nuova
legge perché il concetto di STL è già presente nella sua normativa regionale con la denominazione di
AREE DI PRODOTTO. Stessa soluzione per la regione Friuli Venezia Giulia: la sua normativa prevedeva
già prima del 2001 delle SOCIETA’ D’AREA che, secondo la regione, erano forme di aggregazione tra
pubblico e privato per la promozione turistica e quindi già soddisfacevano il concetto di STL.

Troviamo però altre regioni che, dopo la legge del 2001, adottano proprie norme che recepiscono il
concetto di STL; tra queste troviamo, ad esempio, la Sardegna: essa dà attuazione alla seconda legge-
quadro (non alla prima) adottando un sistema particolare dove si ha una convivenza tra le vecchie
strutture e le nuove strutture (ovvero gli STL)  la regione concepisce un unico grande STL che
comprenda tutto il territorio regionale. Questo grande STL a carattere regionale è ripartito al suo
interno in 8 sotto-sistemi. In ciascuno di questi 8 ambiti territoriali può costituirsi un sotto-sistema
turistico locale che si coordinerà con il sistema turistico generale (solo 6 sono attive). In Sardegna
questo nuovo sistema convive con le strutture preesistenti perchè continuano ad esistere EPT e AACST
e convivono con gli STL (questi possono formarsi in ambiti territoriali circoscritti e sono 8 – vedi sopra).
L’ultima particolarità è che in questa regione è presente l’ESIT – Ente Sardo per la Promozione Turistica,
che è un ente regionale che rappresenta una sorta di parallelo regionale dell’Enit.

Altra regione che recepisce gli STL è l’Abruzzo  dà attuazione alla prima legge-quadro (ATP ecc.) e alla
seconda legge-quadro in questo senso  affinchè la regione possa riconoscere l’STL, quest’ultimo deve
avere dei requisiti precisi ed essi sono diversi se ci si riferisce ad ambiti turisticamente sviluppati oppure
no (es. perché l’STL si sviluppi in ambiti turisticamente sviluppati c’è bisogno che in quell’ambito ci
siano almeno 3000 posti letto e che vi sia l’aggregazione e la partecipazione nell’STL di almeno 8
comuni ecc.).

Anche la Liguria dà attuazione sia alla prima che alla seconda legge-quadro, recependo il concetto di STL
 la particolarità nel concetto di STL che emerge dalla normativa ligure è quella di un STL la cui
promozione ed istituzione proviene dal basso (anche da soggetti privati), cioè la legge rimette ai
promotori dell’STL la scelta su: ambito territoriale, forma dell’STL o componenti dell’STL.

Anche la Sicilia recepisce l’STL  più che di STL parla di DISTRETTI TURISTICI e di CENTRI COMMERCIALI
NATURALI. Il distretto altro non è che un STL, il concetto è il medesimo con nome differente; i centri
commerciali naturali sono una sorta di piccoli STL relativi ai centri storici ad alta vocazione turistica
(realizzati con la collaborazione tra pubblico e privato).
Recepiscono il concetto di STL anche l’Umbria, le Marche e la Puglia  in queste regioni c’è il
recepimento dell’STL senza, però, particolari elementi di novità/particolarità. Nelle Marche primo STL
riconosciuto è quello di FASSASI successivamente ne nascono poi anche altri 10 ametà del 200 le
marche approvano una legge regionale che disciplina e regolamenta gli STL i 10 STL che già c’erano si
sciolgono da quel momento non ne sono stati formati di nuovi e riconosciuti Due esempi a confronto:

Modello Veneto Modello Lombardo

Recepisce le STL e viene determinato a livello La Lombardia opta per una destrutturalizzazione degli
regionale dei territori in cui tali sistemi si possano organi pubblici, facendo scomparire ogni previsione
formare  processo di formazione TOP-DOWN delle dall’alto in ordine alle strutture organizzative del turismo –
STL. La legislazione regionale interviene con una no APT, no APTR. Esistono solo dei tavoli dove partecipano
normativa dettagliata su territori in cui possono assessori regionali e provinciali del turismo, non c’è una
formarsi STL, requisiti, soggetti che possono farne struttura pubblica competente in materia. Il fine è quello di
parte  forte presenza della regione nella dare più autonomia a livello territoriale e questo
determinazione delle STL. Gli ambiti territoriali sono atteggiamento si ripercuote anche sugli STL che vengono
14, quelli in cui precedentemente operavano le ATP. recepiti  processo BOTTOM-UP  è la volontà dei
promotori a determinare le caratteristiche e la locazione
degli STL.

(Ambito delle APT e APTR è diverso da quello delle STL  APT e APTR sono pubbliche, STL è collaborativo
tra soggetti pubblici e privati).

Tra 2007 e 2008 anche Lazio e Calabria introducono il concetto di STL. Resta fuori la Campania ancora ad
oggi.

Tabella 3

In questa tabella elenco regioni nella prima colonna nella seconda specificate regioni che attuano seconda
legge quadro non tutte le regioni prevedono u regolamento attuativo della legge da 14 si passa a 8 e solo 6
realizzano l ‘ STL in lombardia 4 STL in Veneto 14 STL inseriti in 14 ambiti territoriali in Umbria 8 STL 4
operativi Basilicata e Liguria 5 STL operativi Sardegna 8 STL attivi la conclusione è il fatto che se sono
normativamente riconosciuti non è detto che siano opertive infatti operativi solo6

Tabella 4

Due direttrici quella orizzontale riguarda definizione STL quella verticale modalita realizazione se ci
concentriamo orizzontalmente da tenere in considerazione territorialità e progettualità Verticale troviamo

TOP DOWN o BOTTOM UP ovvero top DOWN legge regionale che fissa i requisiti dell STL al contrario nel
procedimento BU la legge non da indicazioni spetta ai promotori dell STL decidere se mettiamo insieme le
direttrice 4 quadranti primo Veneto Basilicata e Umbria ci sono le regioni che realizzano STL dando
rilevanza all elemento territoriale e modalità di costituzione TOP DOWN secondo quadrane Sardegna
valorizzazione della territorialità e bottom UP ultimo quadrante Lombardia e Liguria BU e non indicazione
su dove STL devono essere elemento prevalente è il ptrogetto che viene proposto il quadrante Lombardia
liguria si avvicina di più al concetto di STL

Tabella 1 3 vari livelli

 locale ci sono strutture pubbliche per il turismo ? si attraverso le proloco e o attraverso gli IAT
 livello intermedio in questo ambito possono operare gli STL buon aparte li prevede solo alcuni li
realizza sempre a livello intermedio altre strutture pubbliche che hanno forme diverse e che si
riconducono sostanzialmente agli APT o agli EPT strutture che operano nel settore turistico
 Livello più alto è quello regionale con presenza degli APTR
Tabella 2 riguarda il processo decisionale sul settore turistico due direttrici una verticale e una
orizzontale verticale indica in quale struttura si concentra il potere decisionale o agenzia o
organizzazione
Direttrice orizzontale indica se il processo è formalizzato e regolamentato oppure no se le mettiamo
insieme 4 quadranti 1 il primo processo si chiama tradizionale calabria marche e Sicilia decisione
nelle mani della regione senza necessità di una regolamentazione specifica 2 accentrato le funzione
e le decisioni turistiche prese da una specifica agenzia per il turismo 3 processo partecipato in
queste regioni operano delle agenzie regionali per il turismo con la partecipazione anche di altri
soggetti 4 tradizionale con delega anche in questo caso le funzioni si concentrano negli organi della
regione che però delegano ad altri soggetti
Enti locali e turismo hanno le funzioni amministrative
Le province organizzano i corsi per le professioni turistiche
Comuni organizzano corsi per alcune professioni turistiche e negli anni si sono organizzati per la
promozione turistica locale
Bologna Agenzia per il turismo città di Bologna
Rimini Rimini turismo
Treviso Treviso una provincia intorno

31/10/2018 – Lezione 6

Unione Europea siamo nel secondo dopoguerra alcuni paesi decidono di unirsi per evitare conflittualità
questa collaborazione si concretizza nella formazione di 3 organizzazioni LA CEE, L EURATOM ( per l energia
atomica , La CECA ( comunità europea per Carbone e acciaio) LA funzione delle organizzazioni creare un
mercato omogeneo libero e comune nel corso del tempo queste tre organizzazioni tendono ad unirsi per
rafforzare il loro ruolo 1986 atto unico Europeo ber Unione Europea nel 1992 Trattato di Maastricht si
forma unione europea 3 pilastri

1 unione sul piano economico

2 Politica Estera

Pone inoltre le basi della moneta 1992 creazione della BCE

1997 trattato di Amsterdam istituzione della cittadinanza Europea.


Nel Frattempo si passa da 6 a 28 Paesi

2000 cittadinanza Europea e interventi su i 3 punti

2001 trattato di Nizza si pone le basi per costituzione Europea

Progetto bocciato

Trattato Lisbona 2009 importante per il turismo

Organi Unione Europea

 Parlamento : Unico organo a elezione diretta ogni stato ha un numero di seggi in ogni stato
attribuito in base a sistema di elezione diretta il ruolo del parlamento è quello di partecipare al
processo d formazione degli atti normativi Europei controlla il lavoro della commissione Europea e
ne autorizza la formazione e la composizione funzione
 Consiglio dei ministri la composizione varia in base all argomento su cui il consiglio deve decidere
ha funzione Esecutiva ma prevalentemente legislativa
 Consiglio Europeo ne fanno parte tutti i capi di stato e o Governo di tutti gli stati Membri è un
organo di indirizzo Politico
 Corte di giustizia Europea possono ricorrere 1 i singoli stati membri per contestare un atto

2Uniione Europea per sanzionare gli stati

3 singoli cittadini che si sentono lesi da un atto Europeo

 La commissione è costituita da un rappresentate per ogni stato membro ciascuno con una specifica
competenza
 BCE
In unione Europea Direttive e decreti Direttive : Obbiettivo per gli stati membri se stato membro
non raggiunge obbiettivo sanzione no self executive cioè non direttamente applicabili ciascuno
stato membro deve recepirla e trovare il mezzo per raggiungere obiettivo
Regolamento norma comunitaria self executive direttamente applicabile i destinatari del
regolamento sono i cittadini dell unione Europea
Trattato di Lisbona prima del 2009 fino a quel momento a Livello Europeo non c’è una base
Giuridica che attribuisce competenze in maniera turistica gli organi intervengono in due modalità
Con clausole di flessibilità 1 L’ unione Europea interviene nei settori di specifica competenza ,anche
in quello turistico
2 secondo il ruolo svolto dalla corte di giustizia chiamata a interpretare le norme comunitarie
delinea alcuni principi che hanno i riflessi anche sul settore turistico libertà di spostamento nel 1984
la corte di giustizia emette una sentenza denominata Luisi e Carbone la corte spiega il principio di
libera circolazione principio da realizzarsi in tre modi
1 l’ unione europea deve garantire la libera circolazione del prestatore fra uno stato e un altro;
2 deve essere garantita la situazione in cui il prestatore del servizio resta in uno stato membro e chi
ne usufruisce è fermo in uno stato membro e ciò che si sposta è il servizio;
3 deve garantire anche il caso in cui a spostarsi sia il prestatore del servizio ed il suo destinatario
principi ribaditi anche dall sentenza Cowan del 1989 ulteriore chiarimento quel principio di libera
circolazione deve essere garantito a livello Europeo alle agenzie di Viaggio alle strutture
alberghiere, alle strutture ristorative
A fianco della corte altri interventi ( direttive e regolamenti) che garantiscono delle libertà
esempio quella degli interpreti turistici 1975
Nel 19882 ci fù una direttiva che stabilì la libertà di stabilimento delle agenzie di Viaggio
Altro settore in cui interviene UE riguarda la tutela del consumatore e ci sono sentenze della corte
di Giustizia Europea e clausole di flessibilità UE . La prima sentenza UE “ Dillenkofer; e del 1986 ed
era un agenzia di viaggi che aveva organizzato dei pacchetti. Alcuni turisti partirono e nel frattempo
l’adv fallì I turisti non ancora partiti persero viaggi e soldi . Quelli già partiti dovettero tornare a
proprie spese . il caso arrivò alla corte di giustizia UE che sanzionò la Germania ( agenzia tedesca) la
quale avrebbe dovuto, al fine di garantire la tutela del consumatore e del turista, individuarne o
prevederne strumenti di tutela in caso di fallimento di TO o ADV quindi avrebbe dovuto stabilire un
fondo di tutela per il turista. La tutela del consumatore è uno dei principi fondamentali dell UE. Nel
1998 sentenza” Ambry” ( ADV francese) stessa situazione Germania e Francia sanzionata da corte di
giustizia UE
Direttive comunitarie in materia di : overbooking , multiproprietà e pacchetti all inclusive quindi si
tutela il consumatore con effetti diretti sul turismo quella di overbooking tutela il consumatore
stendendola al turismo. La situazione cambiò dal 2009 quando entra in vigore il trattato di Lisbona
che intervenì su molti spetti per stabilire una base giuridica per intervento UE nel turismo.
Ci sono 2 normative di riferimento:
1. Art.6 : stabilisce che gli organi comunitari possono porre in essere azioni finalizzate a
sostenere, coordinare o complementare l’ azione dei singoli Stati membri nel settore del
Turismo. Questo intervento può concretizzarsi in 3 attività: sostegno, coordinamento e
completamento, cioè la competenza UE nel Turismo è parallela ovvero non è esclusiva
perché gli Stati sono legittimati nell’intervento del proprio settore turistico. Non è
nemmeno una competenza concorrente ma parallela perché deve intervenire con
l’obiettivo di sostegno e coordinamento delle azioni statali;
2. Art 195: LUE Può incoraggiare la creazione di un ambiente propizio per le imprese
turistiche o favorire la ordinazione fra stati membri UE può promulgare atti vincolanti per
gli stati membri per la materia turistica e può avere rapporti internazionali per lo sviluppo e
la promozione turistica Europea.

FRANCIA

Accentramento dei poteri nelle mani del sovrano  motivi storici legati alla monarchia; le forze centripete
di matrice monarchica si sono mantenute anche dopo la Rivoluzione Francese, nella fase monarchica e
repubblicana successiva.

Attualmente l’ordinamento francese è costituito dalla V Repubblica e il fondamento della V Repubblica è


costituito dalla Costituzione francese entrata in vigore nel 1958, tuttora in vigore anche se in parte
modificata e che conferma il ruolo forte dello Stato nella titolarità dei poteri pubblici, ma a differenza del
periodo precedente apre un primo spiraglio verso una prima forma di DECENTRAMENTO DEI POTERI. La
Costituzione del 1958 riconosce i primi enti locali francesi, li riconosce costituzionalmente, trovando un
legittimazione costituzionale; enti locali che si individuano nei COMUNI, nei DIPARTIMENTI a cui le nostre
province corrispondono, e nei cosiddetti TERRITORI D’OLTREMARE. La Francia, infatti, esercita la propria
sovranità anche in territori non propriamente legati alla Francia come la Guadalupe, la Guyana ecc.
COLLETTIVITE’ TERRITORIALE (francese)  COMUNI, DIPARTIMENTI, TERRITORI D’OLTREMARE  ad esse
vengono riconosciute funzioni amministrative. La Costituzione del 1958 inserisce anche un’altra importante
previsione: prevede che con legge ordinaria si possano istituire ulteriori enti locali, ulteriori forme di
Collettivitè Territoriale. Questo è il punto di partenza.
La situazione resta invariata fino alla fine degli anni ’70 del Novecento, perché anche in Francia c’è una
spinta, proveniente dal territorio della Corsica, da cui prendono forza spinte orientate verso un maggior
riconoscimento delle Collettivitè territoriale: la regione corsa reclama sostanzialmente una maggiore
autonomia. Proprio di fronte a questa spinta, e anche con l’obiettivo di frenare questa esigenza
autonomistica (Situazione simile a quella che abbiamo trovato in Sardegna), lo Stato interviene approvando
una legge nel 1982 con cui si riconosce un’ulteriore forma di decentramento rappresentata dalle REGIONI
 si istituisce un’ulteriore forma di Collettivitè territoriale. Al tempo stesso, sempre nel 1982, il Parlamento
interviene con un’ulteriore legge riconoscendo ulteriori forme di autonomia particolari per la regione corsa.

A questo punto la Repubblica francese si è articolata maggiormente con un sistema di collettività


territoriale molto simile a quello dell’ordinamento italiano, però con due fondamentali differenze:

- Mentre in Italia le regioni godono di una tutela costituzionale, e quindi maggiormente garantite, in
Francia l’ente regionale, seppur previsto dagli anni ’80, è stato costituito soltanto con una legge
ordinaria, privo di una garanzia costituzionale ed avrà bisogno di un’altra legge per sopprimerlo.
- Le regioni in Francia sono titolari esclusivamente di funzioni/poteri amministrative/i; in Francia,
quindi, non troviamo delle leggi regionali, come invece abbiamo trovato nell’ordinamento italiano.

Tutt’oggi lo Stato francese rimane fortemente accentrato, uno Stato fortemente unitario che prevede
forme di decentramento, ma limitate solo all’esercizio delle funzioni amministrative. E’ vero che lo spiraglio
che si è un po’ aperto negli anni ’80 con il caso della Corsica, ha trovato una strada che si è fatta più
insistete e tutt’oggi si assiste ad un processo di valorizzazione delle autonomie locali ed alle leggi degli anni
’80 ne hanno fatto seguito delle altre negli anni ’90.

Settore turistico

In Francia troviamo una normativa di riferimento rappresentata dal CODE DE TOURISME (Codice del
Turismo) che raccoglie in maniera sistematica tutte le norme legislative e regolamentari presenti nella
materia turistica. Il procedimento che ha portato all’approvazione di questo codice non è stato facile
terminato nel 2006, che ha condotto all’approvazione definitiva del testo normativa e l’entrata in vigore di
questo Codice del Turismo. Il Codice si articola in 4 libri:

1- Organizzazione del turismo (Libro I)


2- Attività e professioni turistiche (Libro II)
3- Attrezzature ed impianti turistici (Libro III)
4- Finanziamento e sistema fiscale del turismo (Libro IV)

Ci soffermiamo sul Libro I, dedicato all’organizzazione turistica; lo Stato francese ha una struttura
fortemente accentrata, perciò lo Stato riveste un ruolo fondamentale anche nel settore turistico, ma
nell’attuazione della politica nazionale del turismo anche tutti gli altri livelli vengono coinvolti.
Partiamo dallo STATO e dalle sue competenze nel settore turistico francese.

Spetta allo Stato il compito di fissare la politica nazionale del turismo  FUNZIONE PROGRAMMATORIA
unicamente statale. Spetta allo Stato individuare e fissare gli strumenti per applicare queste linee guida
determinate dallo stato stesso. Spetta allo stato tutta l’attività relativa ai rapporti internazionali; spetta allo
Stato sostenere le entità territoriali nella promozione turistica.
Per lo svolgimento delle linee guida fissate per la materia turistica, lo Stato stesso si avvale di un organismo,
l’ Agenzia Nazionale per lo sviluppo del turismo in Francia (ATOUT FRANCE), una struttura
governativa/ministeriale con portafoglio, competente per il turismo. Questa agenzia stabilisce la strategia
nazionale per la promozione turistica, definita DESTINATION FRANCE, volta a favorire il mercato turistico e
la promozione turistica in Francia anche a sostegno sia delle collettività territoriali, sia delle imprese
turistiche private. Dipende da ATOUT FRANCE anche il sistema di classificazione delle strutture turistico-
ricettive.

REGIONE  svolge al massimo delle funzioni amministrative (no legislative); queste funzioni sono svolte
prevalentemente dall’organo elettivo della regione ovvero il CONSIGLIO REGIONALE – COMPETENZA
GENERALE; tuttavia, buona parte di queste funzioni vengono affidate al COMITATO REGIONALE DEL
TURISMO - COMPETENZA SPECIFICA DEL TURISMO a cui spettano la quasi totalità delle funzioni
amministrative regionali del settore turistico, in particolar modo la predisposizione del PROGRAMMA
REGIONALE DI PROMOZIONE TURISTICA. I comitati turistici delle regioni possono tra loro associarsi per la
promozione di progetti di promozione turistica, per cui più regioni possono avere un unico comitato
regionale turistico.

DIPARTIMENTI  stesso schema e ripartizione delle regioni. Troviamo un organo che si chiama CONSIGLIO
DEL DIPARTIMENTO – COMPETENZA GENERALE, organo elettivo, eletto direttamente dal corpo elettorale; a
questo organo si affianca il COMITATO DIPARTIMENTALE DEL TURISMO – COMPETENZA SPECIFICA DEL
TURISMO in cui vengono delegate prevalentemente funzioni amministrative a livello dipartimentale da
esercitare nel settore turistico.

COMUNI  segue la ripartizione di regioni e dipartimenti: CONSIGLIO COMUNALE – COMPETENZA


GENERALE ed un organo costruito ad hoc per il settore turistico, l’UFFICIO DEL TURISMO, che ricopre
prevalentemente funzioni amministrative per il turismo a livello comunale. I comuni possono anche
aggregarsi, come le regioni, e disporre di un unico ufficio del turismo e possono ricevere la qualifica di
COMUNE TURISTICO; laddove il comune intenda realizzare specifici progetti di promozione turistica, può
ricevere questa denominazione di COMUNE TURISTICO dallo Stato stesso, riconoscimento che viene
attribuito per un periodo massimo di 5 anni e che consente al comune di disporre di risorse finanziarie
messe a disposizione dallo Stato per la realizzazione dei progetti promossi.
discorso particolare riguarda la Corsica ed i territori d’Oltremare (Guadalupe, Guyana ecc.): la Corsica, a
differenza delle altre regioni, alla luce della maggiore autonomia riconosciuta a questa regione si consente
alla Corsica l’istituzione di un’apposta AGENZIA PER LA PROMOZIONE TURISTICA (come a livello statale
opera l’ATOUT FRANCE, la Corsica in virtù della propria autonomia ha istituito una propria agenzia per la
promozione del settore turistico). Questa possibilità viene riconosciuta anche ai territori d’Oltremare.

SPAGNA

Ordinamento fondato su una Costituzione entrata in vigore nel 1978 ed è quella attuale, entrata in vigore
dopo decenni di regime autoritario sotto il controllo Franchista. Il regime Franchista spagnolo aveva
soppresso tutte le forme di decentramento locale, concentrando i poteri a livello statale; questo era stato
mal sopportato soprattutto da alcuni territori spagnoli, basti pensare al tipico esempio della regione della
Catalogna che ha sempre affermato una propria autonomia ed una propria identità specifica, e si può
pensare anche alla situazione dei territori baschi. Nel momento in cui il Regime crolla, questi sentimenti si
fanno nuovamente sentire e infatti la Costituzione del 1978 enuncia un principio fondamentale esplicati
nell’Art.2 della Costituzione spagnola: l’indissolubilità dello Stato (unico e indivisibile) - 1, ma le autonomie
territoriali hanno il diritto di veder riconosciuta la loro autonomia - 2 ed hanno il dovere di collaborare – 3
(la situazione della Catalogna fa da eco a questa disposizione perhè c’era stato poco tempo fa un
referendum per votare la separazione della Catalogna dallo Stato spagnolo). I costituenti spagnoli, dovendo
approvare il testo costituzionale, prendono come riferimento i modelli costituzionali italiano e tedesco;
scelgono però una strada che non è né quella italiana né quella tedesca e infatti la Costituzione spagnola
prevede la possibilità e il diritto per le COMUNITA’ AUTONOME (le regioni spagnole) di auto affermarsi (in
Italia le regioni vengono stabilite a livello alto, costituzionale; in Spagna la spinta auto affermativa viene dal
basso, dalle comunità/regioni stesse).
La Costituzione spagnola stabilisce due elementi importanti:

- Individua due percorsi attraverso cui le Comunità Autonome possono essere riconosciute (richiesta
che proviene dal basso), percorsi che si differenziano per la velocità e semplicità di uno rispetto
all’altro; questo accade perché in Spagna già esistevano delle identità regionali, delle comunità già
pressoché identificabili  il percorso più rapido è per le comunità che già erano identificate, quello
meno rapido è per tutte quelle comunità che non sono così delineate.

- Le Comunità Autonome stabiliscono esse stesse quali poteri esercitare (nell’ordinamento italiano,
invece, anche questa determinazione proviene dall’alto a livello costituzionale). Questo però deve
avvenire nel rispetto del BLOCCO DI COSTITUZIONALITA’ che vige in Spagna: le comunità autonome
decidono di formarsi e stabiliscono con i propri statuti quali poteri esercitare, ma questo avviene
nel rispetto del blocco di costituzionalità, ovvero nel rispetto della Costituzione e delle LEGGI
ORGANICHE (quelle fondamentali dell’ordinamento spagnolo).

La materia TURISMO in Spagna è ripartita tra le competenze statali e quelle delle Comunità autonome; per
l’esattezza l’Art. 149 della Costituzione spagnola elenca le materie che possono essere di competenza
regionale, se inserite nei propri statuti; la materia turismo è inserita in questo elenco e può essere di
competenza delle Comunità autonome se inserita all’interno dei loro statuti (ci possono essere scelte
diverse da comunità a comunità ma di fatto tutte e 17 le comunità autonome hanno inserito nei propri
statuti la competenza in materia turistica). Teoricamente lo Stato in questo ambito dovrebbe avere un
ruolo marginale, a favore delle comunità autonome. In realtà di fatto questo non è accaduto, un po’ come
da noi in Italia; questo non è accaduto alla luce di un principio fondamentale dell’ordinamento spagnolo
che è quello COLLABORATIVO o di LEALE COLLABORAZIONE, cioè si è sempre cercato di realizzare una
stretta collaborazione sia tra le comunità autonome tra loro, sia tra comunità autonoma e Stato. In
attuazione questo principio collaborativo ha avuto riflessi anche sulla materia turistica: se è vero che tutte
le comunità autonome sono competenti per il settore turistico, lo Stato comunque si è ritagliato alcuni
ambiti di competenza in materia – si è realizzata una sorta di tacita ripartizione delle competenze tra Stato
e comunità autonome  in base a questa tacita ripartizione lo Stato, ad esempio, esercita funzioni per il
coordinamento del settore turistico su tutto il territorio nazionale, si è ritagliato una competenza in materia
di agenzie e tour operator che operano sul territorio statale, oltre alla competenza di promozione turistica
all’estero. Le restanti competenze, ad esempio la programmazione turistica e le professioni turistiche, sono
esercitate dalle comunità autonome.

Art. 149 Cost. Spagnola  turismo come possibile materia di competenza delle comunità autonome se
queste ultime la inseriscono all’interno del loro statuto (tutte e 17 le comunità autonome hanno inserito
questa materia nei loro statuti). Persiste comunque il principio di LEALE COLLABORAZIONE tra Stato e
comunità autonome, in virtù di questa collaborazione si è assistito ad una ripartizione tacita delle
competenze che non è definita comunque dalla norma.

Questa ripartizione fa sì che a livello statale operino degli organi pubblici comunque competenti per il
turismo e la struttura principalmente competente è il MINISTERO DELL’INDUSTRIA, TURISMO E
COMMERCIO: una struttura governativa, ministeriale, che svolge per il livello statale competenze in materia
turistica, occupandosi soprattutto di coordinare – principio di collaborazione – le comunità autonome nella
gestione e nella promozione turistica. all’interno del Ministero, specifica struttura alle dipendenza del
Ministero e di competenza specifica per il turismo è la SEGRETERIA DI STATO PER IL TURISMO (un ramo del
Ministero ed è specificamente competente per il settore turistico).
Anche a livello regionale delle comunità autonome operano strutture ministeriali regionali competenti per
il turismo – si ha un ASSESSORE AL TURISMO a livello delle comunità autonome.
Ciò che è da sottolineare nell’ordinamento spagnolo è l’attuazione del principio collaborativo: proprio in
attuazione di esso vengono istituite, a partire dal 1982, le cosiddette CONFERENZE SETTORIALI – istituite
con una legge organica spagnola del 1982, sono assemblee a cui partecipano il Ministro del governo
spagnolo competente per quella materia insieme ai responsabili politici di tutte le comunità autonome
(Ministro e rappresentanti delle comunità autonome); tale conferenza diventa il luogo di incontro e
coordinamento tra Stato e comunità autonome. A questa legge ne segue una del 1984 che istituisce la
prima Conferenza Settoriale che è quella del turismo, che vede la partecipazione del Ministro del turismo
con gli assessori/rappresentanti dei governi delle comunità autonome. Questa conferenza diventa luogo di
confronto e di coordinamento della materia turistica su tutto il territorio nazionale. Inizialmente le decisioni
prese durante la Conferenza Settoriale avevano soltanto una rilevanza politica e quindi erano impegni
politici presi dallo Stato attraverso il Ministro del turismo e dalle comunità autonome, ma si trattava
solamente di impegni politici, che quindi non vincolavano né lo Stato né la comunità a seguire quanto
deciso nella Conferenza Settoriale stessa. Proprio per questo si crea la figura dei CONVENIOS – veri e propri
accordi che vincolano giuridicamente Stato e comunità autonoma al rispetto di quanto stabilito dai
convenios stessi. Questa forma di accordo, con cui si concretizza il principio di collaborazione, ha avuto un
grande seguito in Spagna, perché si è utilizzata la forma del convenios sia nelle Conferenze Settoriali, anche
quella del turismo, ma anche per siglare degli accordi tra Stato e singola comunità autonoma, vincolando
entrambe le parti al rispetto dell’accordo. Può accadere quindi che lo Stato possa stipulare convenios
bilateralmente con ogni singola comunità autonoma, anche con contenuti diversi. Questo favorisce la
valorizzazione delle differenze tra le varie comunità autonome anche se ci accorgiamo che l’accordo preso
con la singola comunità autonoma ha sostanzialmente il solito contenuto anche per i convenios con le altre
comunità.

Anche in Spagna c’è la possibilità di attribuire ai singoli COMUNI/MUNICIPI la denominazione di MUNICIPI


TURISTICI, quelle realtà comunali che intendono realizzare precisi progetti di promozione turistica. in
questo caso, come in Francia, il Municipio Turistico ottiene finanziamenti dallo Stato o dalla comunità
autonoma per il finanziamento di quel determinato progetto, oltre alla possibilità di derogare in merito alla
materia ambientale ecc.

COMUNITA’ INTERNAZIONALE  ruolo del turismo a livello di diritto internazionale.

Quando si parla di Comunità Internazionale si fa riferimento principalmente ai rapporti tra Stati sovrani; i
rapporti tra gli Stati sono disciplinati o da consuetudini internazionali – regole che si sono talmente ripetute
nel tempo da diventare giuridicamente rilevanti – o da trattati internazionali – accordi stipulati da più Stati
sovrani. Questo insieme di consuetudini e trattati costituisce il DIRITTO INTERNAZIONALE. Vediamo quindi
che ruolo ha il turismo nel Diritto internazionale, il diritto della Comunità internazionale.

Da un punto di vista teorica il Turismo, proprio perché si basa su flussi turistici anche da un Paese ad un
altro, dovrebbe avere importanza rilevante a livello internazionale; in realtà questa rilevanza non si è fatta
molto sentire: il turismo ha assunto un ruolo significativo ma non fondamentale a livello internazionale.
Questo ruolo significativo si è concretizzato in che modo? Si è concretizzato in tre modalità fondamentali:

1- Approvazione di alcune convenzioni internazionali più o meno importanti.


2- Istituzione del OMT – Organismo Mondiale del Turismo.
3- Conclusione di accordi bilaterali, soltanto tra due Stati.

Esistono numerosi accordi bilaterali tra Stato e Stato (anche l’Italia ne ha fatti moltissimi) ma sono di qualità
scarsa, soprattutto perché sono stati stipulati – nel caso italiano in particolare – con Paesi che non hanno
una grande vocazione turistica.

In riferimento al punto 1 di cui sopra, si fa riferimento a titolo esemplificativo a due convenzioni


internazionali:

- Convenzione Internazionale sulla responsabilità degli albergatori – trattato internazionale che tocca
il settore turistico, accordo internazionale poi ratificato da un gran numero di Stati tra cui poi anche
l’Italia e che ha avuto un certo successo.
- Convenziona Internazionale sul contratto di viaggio – trattato internazionale apparentemente
importante perché disciplina le norme comuni sul contratto, ad esempio, tra turista agente di
viaggio; accordo internazionale ratificato dall’Italia ma che poi di fatto non ha avuto una grande
incidenza sul settore turistico; questo per due motivi: buona parte dei Paesi che vi hanno aderito
non sono Paesi a forte vocazione turistica, inoltre si tratta di un ambito in cui poi è intervenuta
ampliamente la Comunità Europea (perciò per il caso italiano la normativa europea ha sostituito poi
le norme previste dall’accordo Internazionale).

A livello di Comunità e Diritto Internazionale, l’importanza del turismo si è concretizzato in due forme: o
con accordi bilaterali tra Stato e Stato (che tendano ad agevolare la mobilitazione turistica tra uno Stato e
l’altro), o con Convenzioni Internazionali, o con l’istituzione di OMT

Organizzazione tra Stati, istituita nel 1975 che ha sede a Madrid e che rappresenta il livello di governo più
alto a livello turistico. Si tratta di n’Organizzazione Internazionale autonoma ma vincolata da un accordo di
cooperazione con l’ONU; si occupa della promozione turistica ma il fine perseguito non è solo quello
economico, l’OMT infatti persegue finalità anche di natura più sociale.
Come è composta?
Attualmente i membri che ne fanno parte sono 154 e si distinguono in:

- MEMBRI EFFETTIVI  rappresentanti dei singoli Stati sovrani ( italia , Francia, S.Uniti)
- MEMBRI ASSOCIATI  rappresentanti di territori o gruppi di territori (non di Stati) che hanno una
certa vocazione turistica
- MEMBRI AFFILIATI  rappresentanti o di Amministrazioni locali, o anche di soggetti privati (gruppi
alberghieri, agenzie di viaggio, tour operator ecc.)
- SANTA SEDE ha un suo rappresentante nella OMT e prende il nome di OSSERVATORE
PERMANENTE

La OMT ha una composizione particolare perché è l’unico caso in cui partecipano soggetti che non
rappresentano degli Stati. Il potere decisionale, tuttavia, spetta soltanto ai Membri Effettivi, gli altri
partecipano al dibattito ma non hanno diritto di voto.

STRUTTURA INTERNA DELLA OMT:

- Assemblea Generale  partecipano tutti i membri. Ad essa spettano tutte le decisioni sulle
iniziative della OMT e ad essa spetta l’approvazione degli atti fondamentali della OMT. Questa
assemblea si riunisce una volta almeno ogni 2 anni ma possono anche stabilirsi delle sedute
straordinarie.
- Consiglio esecutivo  costituito da eletti dall’Assemblea Generale che vengono scelti in base alla
partecipazione geografica che deve essere equa (si deve garantire la presenza di partecipanti di
tutto il Pianeta, non solo di USA o Europa per esempio). I membri di questo Consiglio restano in
carica 4 anni ma ogni due anni si procede a nuove elezioni della metà dei membri; questo Consiglio
è l’organo esecutivo, cioè quello che si occupa di garantire esecuzione alle deliberazioni
dell’Assemblea Generale.
- Segretariato  si occupa dell’organizzazione e gestione interna, garantendo il funzionamento
interno dell’OMT; al vertice troviamo il SEGRETARIO GENERALE che rappresenta l’OMT in tutti i
rapporti internazionali.

L’Assemblea Generale Delibera su determinati atti che possono avere forma diversa:
- dichiarazioni
-risoluzioni
-raccomandazioni
- decisioni

Dichiarazioni, risoluzioni e raccomandazioni hanno solamente portata politica e non sono vincolanti per i
membri dell’OMT. Solo le decisioni diventano giuridicamente vincolanti per tutti i membri dell’OMT. C’è da
notare che raramente l’OMT ricorre a decisioni, anche se troviamo deliberazioni dell’OMT che assumono
altre forme rispetto alle decisioni, che tuttavia hanno avuto un ruolo estremamente importante  si
ritorna qui ai fini che l’OMT cerca di raggiungere, ovvero non solo scopi economici ma anche scopi sociali:
troviamo infatti dichiarazioni – atti non vincolanti – ad esempio su un tipo di turismo sessuale, o sul
rapporto sullo sviluppo del turismo e ambiente, oppure sulla tutela del turismo (es. lo Statuto del turista
che elenca i diritti che al turista devono essere riconosciuti). Questi atti importanti sono stati adottati
dall’OMT ma privi di carattere vincolante, nonostante abbiano segnato la crescita del turismo stesso.

4 argomenti importanti

1 professioni turistiche

2Agenzie di viaggio
3Demanio

4 Agriturismo

1 Professioni turistiche : per professioni turistica si intende ogni attività svolta in forma professionale con
oggetto una prestazione a favore dei turisti l’attività per essere professionista deve essere un attività svolta
in maniera autonoma e non occasionale non è un impresa turistica perché non necessario un complesso di
beni materiali la normativa italiana per le professioni turistiche il primo intervento normativo risale al 1888
che faceva riferimento ai mestieri girovaghi e alla guida turistica questa originale disciplina serviva per
garantire l ordine pubblico l esercizio di questi mestieri prevedeva un controllo dalle autorità di pubblica
sicurezza . in realtà questa normativa è stata usata per tutti i decenni successivi fino al1931 anno in cui
entra in vigore il TULPS testo unico sulle leggi di pubblica sicurezza che recepisce la normativa originaria e fa
riferimento alle professioni turistiche solo per la pubblica sicurezza . Vale fino agli 70 dagli anni 70 la
situazione inizia a modificarsi con la regionalizzazione con lo stato che trasferisce le funzione alle regioni
anche la materia turistica le regioni possono rilasciare licenze per le professioni turistiche regionalizzando la
normativa non vale più per la pubblica sicurezza. 1983 entra in vigore la prima legge quadro(217)
normativa più completa per le prof turistiche . La legge fornisce una prima elencazione delle professioni
turistiche con due precisazioni compaiono nuove figure turistiche rimettendo alla leg regionale la normativa
di dettaglio prof turistiche individuate sono 10 che per nostra comodità distinguiamo in 3 gruppi

1 comprende le prof turistiche tradizionali :

A guida turistica, È guida turistica chi per professione accompagna singoli o gruppi di persone per mostrare
il patrimonio ( storico, artistico, culturale , paesaggistico) di un determinato sito

B accompagnatore turistico : accompagna per professione le persone durante i viaggi anche all’estero
dando le info più rilevanti sui siti fornisce le info più generali sui siti di percorrenza

C interprete turistico : chi professionalmente fornisce traduzione e interpretazione per turisti stranieri

2 comprende le nuove figure previste dalla legge

A animatore turistico : chi per professione organizza il tempo libero ei turisti con varie attività

B organizzatore congressuale : chi per professione si occupa di manifestazioni congressuali

3 comprende quelle professione che richiedono conoscenze e /o competenze tecnico sportive :

A maestro di sci : colui che insegna a sciare

B Guida Alpina : professionisti che accompagno i turisti per scalate di differente grado di difficoltà

C : portatore Alpino :

D istruttore nautico : colui che insegna la pratica del nuoto o attività nautiche

E : guida speleologica : accompagna le persone nel’l esplorazione delle grotte

Per le regioni elencazione non era esaustiva quindi le regioni ne inseriscono altre in base alle caratteristiche
(Liguria operatore subacqueo) molte regioni introducono la figura della guida naturalistica,
dell’accompagnatore equestre, del direttore d’albergo. non si è avuto l ‘esigenza di imitare il numero delle
professioni . Tutte le leggi stabiliscono le modalità con cui conseguire il titolo che abilita all esercizio della
professione Prove teoriche o teorico pratiche . Oltre al titolo di abilitazione sussisteva un ulteriore requisito
ce era la licenza di pubblica sicurezza previsto dal TULPS e veniva rilasciato dal comune di residenza del
futuro professionista norma ora abrogata Seconda legge Quadro solo definizione professione Turistica e
rinvia a un successivo regolamento le caratteristiche di ogni professione. Regolamento approvato nel 2002
non dirà nulla in maniera di professioni turistiche. Nel 2001 riforma libro quinto della costituzione che
stravolge e modifica art 117 ( competenze stato regioni). Ci sono 2 settori che si abbinano: professioni
(stato-regioni concorrente) e turismo (regioni residuale). Nel dibattito si delinearono 2 soluzioni del
problema;

1 è necessario distinguere tra quelle professioni turistiche che si svolgono uniformemente su tutta Italia e
richiedono l’intervento statale, ma ci sono delle professioni solo regionali la competenza dovrebbe spettare
solo alle regioni.

2 tutte le professioni non sono delle vere e proprie professioni turistiche deve prevalere l aspetto turistico
la scelta fatta dalla legge 135 è più vicina alla seconda opzione in quanto si limita a una def generale di
professione turistica . Una delega in bianco a favore delle regioni. Interviene la sentenza costituzionale 222
del 2008. Lo stato legge 40 del 2007 : Chi dispone di una laurea in storia dell arte o archeologia è già guida
turistica senza necessità di esame, i possessori di laurea in scienze del turismo possono essere
accompagnatori turistico . La regione veneto impugna la legge perché lo stato interviene in una materia
regionale . Lo stato si difende di fronte alla corte conclusione della corte : secondo lei nel bilanciamento fra
professioni e turismo e la prima a dover prevalere non rilevante il settore ma si deve trattare di una
professione . Lo stato è legittimato a intervenire in ambito di professioni turistiche. Limitata a fissarne i
principi generali . Ad oggi questioni professioni turistiche è una materia concorrente

AGENZIE DI VIAGGIO

Agenzia di viaggio = è un’impresa turistica volta a realizzare e a fornire dietro corrispettivo un servizio
turistico.

Teniamo bene a mente la differenza tra impresa e professione => abbiamo un’azienda, un complesso di
beni funzionale all’esercizio dell’attività imprenditoriale.

Possiamo distinguere 2 tipologie di agenzie di viaggio (anche se questa distinzione, recentemente, tende a
sfumare):

1. Agenzie di viaggio in senso stretto = mettono a disposizione pacchetti turistici già confezionati
oppure vendono servizi turistici separati o isolati (singoli servizi turistici).

2. Tour operator = sono imprese turistiche che producono e vendono pacchetti turistici, e quindi
forniscono un servizio completo, un’organizzazione completa del viaggio => tendenzialmente non
hanno (o meglio, non avevano, visto che oggi la distinzione non è così netta) un contatto diretto con
il pubblico.

La normativa delle agenzie di viaggi

La normativa che riguarda entrambe le categorie ricade sia nell’ambito del diritto privato, sia nell’ambito
del diritto amministrativo => le norme che regolano le agenzie di viaggio, alcune si riferiscono al diritto
privato, ovvero ai rapporti tra agenzie di viaggio e turista (al contratto di viaggio); altre ricadono nel diritto
amministrativo, ovvero quelle norme che regolano i rapporti tra agenzie di viaggio e pubblica autorità.
Queste ultime norme sono quelle che fissano i requisiti, le condizioni per l’apertura e l’esercizio di
un’agenzia di viaggio, e su queste ci soffermiamo.

Il primo intervento normativo in materia di agenzie di viaggi risale al 1936 = una normativa piuttosto scarna,
che tuttavia costituirà la normativa di riferimento fino agli anni ’70.

A partire dagli anni ’70, con l’istituzione delle regioni, si registrano nuovi interventi normativi che
trasferiscono le funzioni amministrative in materia di agenzie di viaggio alle regioni.

Tuttavia, la prima e fondamentale normativa di riferimento arriva solo con la 1° legge quadro in materia di
turismo (217/1983), e in particolare l’art. 9 = norma che fissa i principi generali. Progressivamente questo
articolo verrà abrogato dai successivi interventi normativi. L’abrogazione definitiva arriva con la 2° legge
quadro (135/2001). Malgrado ciò, le regioni continueranno a riproporre il contenuto dell’art. 9, anche se
ormai abrogato, continua ad essere il riferimento principale.

I principi dell’art. 9 (i requisiti delle agenzie di viaggio)

1. Tipo di attività che le agenzie di viaggi possono svolgere

Le agenzie di viaggio possono occuparsi di:


produzione, organizzazione,intermediazione di viaggi e di relativi servizi.

Rispetto a questo tipo di attività le leggi regionali hanno spesso ampliato e specificato ulteriormente in cosa
queste attività potessero consistere, per cui troviamo un’elencazione più dettagliata.Se guardiamo l’Emilia
Romagna troviamo numerose attività: accoglienza dei turisti, l’attività di informazione sulle prenotazioni,
acquisto biglietti, noleggio autovetture…

2. Autorizzazione regionale

L’attività delle agenzie di viaggi è subordinata al rilascio di un provvedimento amministrativo (di un ente
pubblico) che autorizza l’apertura e l’inizio dell’attività.

L’art. 9 attribuiva il rilascio di questa autorizzazione alla regione. In realtà le leggi regionali hanno delegato
questo potere alle province o, più frequentemente, ai comuni.

Questo procedimento in alcune regioni (in primis la Toscana) è stato sostituito da una DIA= Denuncia Inizio
Attività => un meccanismo inverso: apro l’agenzia di viaggi, ne dò comunicazione all’ente di riferimento, il
quale poi si occuperà di fare i controllisulla sussistenza dei requisiti (prima dovevo aspettare che
l’autorizzazione mi venisse rilasciata, con tutti i ritardi della burocrazia, adesso posso avviare fin da subito
l’attività).

Sono sorte 2 questioni su questa autorizzazione:

1. Inizialmente, alcune leggi regionaliprevedevano che il rilascio dell’autorizzazione fosse basato


anche sul numero di agenzie di viaggio operanti in un determinato territorio => autorità pubblica
che interviene per regolamentare il mercato.

Su questa situazione, presente in molte leggi regionali, è intervenuta negli anni ’90 l’Autorità Garante
per il Mercato e la Concorrenza => principio di libero mercato => il rilascio delle autorizzazioni non può
essere condizionato da valutazioni di opportunità e l’autorità pubblica non può basarsi su valutazioni
numeriche, non può condizionare il mercato, l’interesse pubblico non può prevalere sull’iniziativa
economica dei privati.
2. Nel caso in cui l’agenzia intende aprire una propria sede secondaria (succursale) deve nuovamente
riavviare il procedimento di autorizzazione?

Si tratta di comuni diversi, e quindi di una normativa di riferimento diversa. In questo caso quindi è
necessario avviare un nuovo procedimento amministrativo o no?

Inizialmente, alcune leggi regionali prevedevano la necessità di una nuova autorizzazione specifica.
Negli anni ’90 interviene nuovamente l’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza che dice che
nel momento in cui l’agenzia ha già conseguito l’autorizzazione amministrativa, sussistono tutti i
requisiti previsti dalla legge, per cui ci sono i requisiti affinchè il consumatore sia tutelato. Questa tutela
si mantiene anche quando l’agenzia apre una nuova sede, poiché i requisiti sono già stati verificati.

Questa questione arriva anche alla Corte Costituzionale, alla fine degli anni ’90, che giunge alla stessa
conclusione dell’Autorità, sulla base di 3 fondamentali argomentazioni:

1. L’impresa dev’essere considerata in maniera unitaria = è un unico soggetto, e quindi le sedi


secondarie costituiscono un’articolazione di un unicum, e non hanno un’autonoma rilevanza
e una propria autonomia, ma sono strutture dipendenti da quella centrale.
2. La Costituzione, all’art. 120, vieta alle regioni di porre ostacoli all’esercizio delle attività
imprenditoriali tra regione e regione (se le normative di riferimento sono diverse, questa
diversità può rappresentare un ostacolo all’attività imprenditoriale).
3. La Costituzione, all’art. 41, afferma che l’iniziativa economica privata è libera e tale libertà
non può essere limitata dal richiedere un nuovo procedimento autorizzatorio ogni volta che
l’impresa vuole aprire una succursale.

3. Garanzia finanziaria

L’apertura di un’agenzia viaggi è condizionata al deposito di somme di denaro in cauzione = un deposito a


garanzia del corretto svolgimento dell’attività imprenditoriale.

Molte leggi regionali sostituiscono questo deposito con polizze assicurative o bancarie e prevedono che
queste somme/polizze vadano a costituire un apposito fondo a tutela del consumatore danneggiato dal
comportamento dell’agenzia.

4. Presenza di un direttore tecnico

L’agenzia di viaggio deve assicurare al suo interno la presenza di un soggetto appositamente abilitato alla
gestione.

Il direttore tecnico tendenzialmente coincide con il titolare dell’impresa, ma non necessariamente. Qualora
non coincida con il titolare, l’agenzia deve comunque garantire la presenza continuativa di tale figura.

Le leggi regionali regolano la modalità con cui si acquisisce questo titolo (requisiti, prove da superare,
conoscenze da avere…).

Negli anni ’90 l’Autorità è intervenuta affermando che dev’esserci uniformità sulle modalità fra le regioni,
senza diversità troppo consistenti.

5. La denominazione dell’agenzia
L’autorizzazione all’apertura dell’agenzia è subordinata anche ad una valutazione sulla denominazione (sul
suo nome). La legislazione richiede che la denominazione non sia già stata utilizzata da altre agenzie
operanti su quel territorio o che non coincida con il nome di regioni o enti locali.

6. Nullaosta da parte dell’Autorità di Pubblica Sicurezza(requisito che non esiste più)

Era un ulteriore autorizzazione che doveva essere rilasciata ad esempio dalla Questura e che svolgeva un
controllo di ordine pubblico sulle persone che aprivano l’agenzia, finalizzato a garantire un’attività
conforme all’ordine pubblico.

Scopo di snellire la burocrazia per favorire l’impresa (enorme appesantimento del controllo
amministrativo).

Oggi è richiesto solo per le agenzie di viaggio extracomunitarie che vogliono istituire una loro sede in Italia.

Alcuni limiti e controlli

Una precisazione: molto spesso le leggi regionali stabiliscono dei limiti ulteriori per quanto riguarda lo
svolgimento dell’attività di agenzia viaggi => ad esempio fissano condizioni sui locali in cui l’attività può
essere esercitata, sugli orari di apertura, di sospensione dell’attività, oppure che negli stessi locali adibiti ad
agenzie non possono coesistere altre attività imprenditoriali.

Tutte le leggi (statali e regionali) stabiliscono dei controlli pubblici a cui sono sottoposte le agenzie: quando
si accerta che l’agenzia non rispetta o ha perso i requisiti, si prevedono delle sanzioni, che possono essere
pecuniarie (multe) oppure no (sospensione dell’attività per un certo periodo o decadenza).

Lo Stato predispone un apposito elenco che raccoglie le agenzie di viaggio operanti sul territorio, che viene
pubblicato dall’ENIT.

Anche buona parte delle regioni prevede questo elenco

Demanio

Il concetto di demanio

È l’insieme dei beni che appartengono allo Stato. Per i beni demaniali vige una regola fondamentale
generale, i beni demaniali sono inalienabili = non possono essere trasferiti a terzi. Possono tuttavia formare
oggetto di diritti a favore di terzi solo nei casi e nei modi previsti dalla legge.

Art 823 del codice civile beni demaniali sono i beni dello stato

Nella categoria dei beni demaniali troviamo il demanio marittimo per capire da cosa è costituito il demanio
marittimo si fa riferimento al art 28 e 29 del codice della navigazione i beni sono

1 il lido del mare è la zona della riva bagnata dal mare fino al punto delle mareggiate (battigia)
2 La spiaggia del mare

3 i porti

4 le Rade ( lo spazio prossimo al porto)

5 le foce del mare

6 le lagune

7 i canali ad uso pubblico marittimo

( tutte le costruzioni che sono stabilmente connesse ai beni demaniali Il litorale italiano è stato ripartito in
12Direzioni Marittime, con a capo il direttore marittimo, ciascuna delle quali è suddivisa in sotto-territori
che sono iCompartimenti, dove al vertice si trova il capo compartimentale. L’autorità competente che sta al
vertice e da cui esse dipendono è il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Fanno eccezione i porti di maggior rilevanza nazionale, per cui viene creato un apposito ente = l’ Ente
Portuale.

Perché i beni demaniali sono statali?

Perché questi beni demaniali presentano una situazione particolare e sono sottratte all’iniziativa dei privati?

Il motivo tipico è da ricondurre alle esigenze di trasporto, difesa e pesca = attività che richiedono la
necessità dell’intervento pubblico, e quindi l’appartenenza di questi beni allo Stato.

A questa finalità tradizionale se ne sono aggiunte anche altre, collegabili ad esigenze industriali e turistiche.
La Concessione

È un provvedimento dell’autorità amministrativa competente con il quale si attribuiscono sul bene


demaniale dei diritti a favore dei privati. Se il privato vuole utilizzare la spiaggia per uno stabilimento
balneare, deve ottenere una Concessione (bisogna pagare un canone).

Le concessioni turistiche suddivisibili in 3 categorie

1 concessioni di durata inferiore a 4 anni e che precedevano impianti facilmente amovibili la concessione
rilasciata dal capo di compartimento concessione rinnovata senza particolari formalità

2 concessioni fra 4 e 15 anni o inferiore a 4 con impianti di difficile sgombero concessione rilasciata dal
direttore marittimo

3 le concessioni turistiche di durata superiore a 15 anni rilasciare direttamente dal ministero delle
infrastrutture senza il rinnovo automatico

Per queste attività necessaria la concessione

1 la gestione degli stabilimenti balneari

2 la gestione di ristorazione

3 noleggio imbarcazioni e natanti


4 gestione strutture ricettive e sportive

A complicare la situazione sopravvengono le regioni, che reclamano anche in materia di concessioni


demaniali un loro ruolo. Progressivamente si realizza l’attribuzione alle regioni delle competenze
amministrative in materia di concessioni marittime aventi finalità turistiche (diventano i soggetti
competenti al loro rilascio).

Entra in azione il principio di sussidiarietà : l’ente competente per funzione amministrativa quello più vicino
ai suoi destinatario resta un quadro complessivo caotico. Lo stato e competente per concessioni senza
finalità turistica . Per quelle turistiche competenza regionale. Ma esercizio funzioni amministrative sono del
comune .

Per quanto riguarda il canone della concessione era determinato negli anni 60 in maniera individualizzata in
base a tre fattori : entità , scopo, profitto della concessione la modalità cambia nel 1993 con questa legge si
passa da un sistema individualizzato a uno generalizzato ; le regioni devono classificare i beni del demanio
marittimo in 3 categorie : quelle ad alta valenza turistica, quelle a normale valenza turistica, quelle a bassa
valenza turistica in base alla categoria un canone diverso . Il canone demaniale segue la titolarità
domenicale quindi finchè il bene è dello stato anche se il canone è deciso dalle regione è incamerato dallo
stato . nel 2009 /2010 si è cercato di ovviare al problema lasciando al propietà di alcuni beni direttamente
alle regioni. Oggi competenza è solo elle regioni . Le regioni hanno tutto il potere oggi le concessioni
turistiche sono di un tipo solo e si rinnovano di 6 anni in 6 anni e il canone stabilito dalle regioni e i soldi
vanno allo stato

L agriturismo

È un impresa agricola contenuta nell’ articolo 2135 del codice civile : l imprenditore agricolo esercita attività
di coltivazione del fondo, selvicoltura e tutte le attività connesse fra cui quella di ricezione e ospitalità le
imprese o sono commerciali o agricole l impresa agrituristica rimane fra le imprese agricole .

Quadro normativo: negli anni 70 furono le regioni le prime a intervenire sulla disciplina di questa impresa

Poi nell 1985 con le legge quadro 730 è lo stato che detta le regole sostituita poi dalla legge quadro 96
2006 requisito oggettivo agriturismo svolgimento da parte dell impresa agricola di attività ricettive
turistiche connesse all attivita agricola soggettivo : può trattarsi o di impresa individuale o di società . L
inizio dell attività agrituristica richiede una DIA da presentare nel comune di sede dell attività agrituristica
comune ha elenco attività agrituristiche .si puo decidere se agriturismo o in base al numero o in base a
quanto agricolo o quanto struttura ricettiva . altre leggi distinzione in base all ‘entità della produzione

Agriturismo può essere sottoposto al controllo degli enti locali o ai controlli usl . L agriturismo dispone di
sovvenzione dello stato o regione e hanno un particolare trattamento fiscale Divisa parte turistica da quella
commerciale

Spanò

Diritto : è una pretesa diritto in senso soggettivo

Diritto : in senso oggettivo ha a che fare con l ordinamento

Le due parti sono interdipendenti


Le norme possono essere civili e penali o prodotte da organi fuori dallo stato norme europee

Le norme non sono soltanto giuridiche ma sono anche sociali esempio posto sul bus da cedere .

Esistono tanti ordinamenti nella vita di un soggetto . Esempio regolamento universitario

Il diritto in senso oggettivo ha una vita vivace e concreta non soltanto insieme di regole applicabile dai
giudici ma anche norme interpretabili dai giudici .L ‘organo che la funzione di mettere chiarezza fra le
norme è La corte costituzionale nel nostro ordinamento per sindacare la legittimità di una norma si avvale
di giudici che durante un processo possono dichiarare un norma incostituzionale, Interviene la corte e
tramite una sentenza decide se la norma è costituzionale o meno il processo poi riparte . In alcuni casi la
corte non si è sentita in grado di intervenire . Alcune volte vengono modificate solo alcune parti della
norma . In alcuni casi La corte tramite ordinanza può decidere che questione non è rilevante; o è infondata
o inammissibile ( la corte ha già deciso prima) La corte può anche suggerire l ‘interpretazione della
costituzione : Può capitare che ci siano delle lacune amministrative spesso la giurisprudenza va a garantire
dei diritti anche se non c’è una specifica norma di riferimento .

La dottrina è formata da studiosi che commentano in maniera di diritti, di sentenze, cultura . Spesso sono
chiamati all ‘interno delle commissioni. Gli scritti di giuristi sono stati importanti nel caso dell ‘eutanasia etc

Lo stato e le sue forme di stato e governo

Lo stato è una forma di organizzazione e potere che lo esercita in un determinato territorio nei confronti di
un popolo .nasce fra il quindicesimo e il diciassettesimo secolo

Sovranità interna : supremo potere di comando in un territorio nessun organo superiore alui gli altri organi
che costituiscono lo stato sono soggetti passivi

Sovranità esterna : è la dipendenza di uno stato da un altro stato

Il territorio : è riconducibile al fatto che la sovranità è esercitata in un determinato ambito spaziale

Popolo cittadinanza : Status riconosciuto ai cittadini esercitate i diritti e i doveri

Esiste una cittadinanza Europea oltre a quella del proprio ordinamento

Forma di stato : principi e valori fra governanti e governati Stato sociale stato liberale stato di democrazia
pluralista Lo stato assoluto considerata la prima forma di stato moderno un potere sovrano

Forma di governo : come il potere si articola fra vari organi .

Esistono tre poteri : legislativo, esecutivo e giudiziario

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