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24 gennaio 2022 - 23:34 > Versione online

Calcagnini (Uniurb): «La formazione


spesso rincorre le esigenze delle
imprese, le Università devono
insegnare ad imparare»

(Giorgio Calcagnini, rettore Università Urbino)


Il rettore dell’Ateneo di Urbino: «La domanda di lavoro spinta dai cambiamenti
tecnologici e di mercato, cambia più rapidamente dei sistemi formativi. Pnrr? Carenza di
capacità programmatoria, si rischia che pur di spendere, si spenda male»
Uno dei temi chiave per il rilancio strutturale dell’economia e dell’occupazione è la
formazione. CUOREECONOMICO ha parlato con il rettore dell’ Università di Urbino,
l’economista Giorgio Calcagnini.
Mondo universitario, ricerca e impresa: cosa serve al Paese in questa fase in cui il
problema è la mancanza di figure professionali nei vari settori?
«Il fatto che domanda e offerta di lavoro non coincidano è un fenomeno ricorrente e non
solo limitato a questo periodo particolare.
In genere, la domanda di lavoro da parte delle imprese, spinta dai cambiamenti
tecnologici e di mercato, cambia più rapidamente dei sistemi formativi.
Questi ultimi, anche a causa dei "lacci e lacciuoli" che ne condizionano la capacità di
dare risposte rapide, spesso rincorrono le esigenze delle imprese e solo raramente sono
in gradi di avere una visione anticipatrice di cosa sarà necessario per far funzionare il
mondo produttivo.
Per questo, ma non solo, i sistemi formativi devono "insegnare ad imparare", cioè fornire
un metodo di studio che metta ciascuna persona di sapersi adattare a contesti lavorativi
che possono essere anche molto distanti dai profili in uscita dei corsi di studio».

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PNRR, sostenibilità, la ripartenza del Paese: quali investimenti servono sapendo


che il debito continua a crescere? E per le Università che partita si apre?
«Il PNRR rappresenta un'occasione unica per l'intero Paese per la quantità di risorse
disponibili. Purtroppo l'Italia non sempre si è distinta per il modo in cui le risorse
nazionali e i fondi europei sono stati spesi (o addirittura non spesi).
Temo che anche in questo caso possano esserci una carenza di capacità
programmatoria da parte delle istituzioni pubbliche.
Tra queste metto anche il sistema universitario nel suo complesso. Il problema è la
disponibilità di ingenti risorse da utilizzare in un arco di tempo complessivamente limitato
e con una dotazione di "capitale umano", che dovrebbe gestire le risorse, limitato. Si
rischia che pur di spendere, si spenda male».
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Leggi anche:
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Quali sono le previsioni per il 2022, sarà una ripresa strutturale? Anche per
l'occupazione?
«Al momento le previsioni del PIL italiano sono buone, ma il ritorno dell'inflazione e la
scarsità di materie prime potrebbero rappresentare ostacoli di non poco conto sulla
strada di uno sviluppo di lungo periodo. Molto dipenderà da come avremo utilizzato i
fondi del PNRR».
Elezioni del Capo dello Stato, la fibrillazione politica che contraccolpi può
generare sui mercati finanziari/borsa, spread e inflazione…
«L'economia tradizionalmente, per poter funzionare bene, ha bisogno di istituzioni stabili
e intensa attività di innovazione a livello di imprese private.
Molti studi hanno riscontrato che gli investimenti delle imprese, mediante i quali si amplia
e ammoderna la loro capacità di produrre, sono influenzati negativamente
dall'incertezza.

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La quale spesso è relativa all'andamento dei mercati nazionali e internazionali, ma


anche dalle decisioni di politica economica dei governi».

Manovra economica del Governo: taglio tasse, lavoro, incentivi… cosa serve al
Paese, cosa alle Università e cosa alle imprese?
«Ricollegandomi alla risposta precedente, quello che serve all'Italia è un governo stabile
con una visione precisa di quale sarà il ruolo del nostro Paese nel contesto
internazionale a cui facciano seguito provvedimenti coerenti con l'obiettivo prefissato.
Questo vale per le imprese e per l' Università ».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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