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le due rivoluzioni del 1917

Per tutto l’Ottocento la Russia si era espansa. La sua potenza agli inizi del 900 impensierisce l’Inghilterra
che tiene d’occhio la Russia controllando in particolare l’Afghanistan che era lo stato al confine con l’ India.
Ricordiamo che l’India era una zona molto importante sotto il controllo dell’Inghilterra sia per la produzione
della stoffa (soprattutto la seta) sia per il thè. Non avviene la guerra che ci si aspettava tra la Russia e
l’Inghilterra, perché la potenza inglese fu contrastata agli inizi del ‘900 dalla crescente flotta da guerra
tedesca.

Facendo un salto nel tempo, si può fare un paragone tra la disgregazione della potenza russa (nel momento
della dissoluzione dell’Unione Sovietica) e la potenza dell’Inghilterra che aveva dovuto cedere l’India dopo
circa un secolo di dominio. Salta agli occhi che mentre l’Inghilterra aveva portato la modernità in India
attraverso lo sviluppo dell’industrializzazione, l’impero zarista in Russia basava invece la propria economia
sulla agricoltura e aveva un carattere arretrato per quello che riguardava l’industria.

All’inizio del ‘900 la Russia primeggiava solo nella produzione del petrolio, ma i pozzi petroliferi non erano
ancora attivi. Tale arretratezza aveva diffuso un certo malcontento che ebbe modo di aumentare in
occasione della guerra tra l’Impero zarista e il Giappone tra il 1904-1905.

Nel 1905 in Russia si manifesta qualche focolaio di rivolta che ancora non si esprime in tutta la sua
pienezza, ma che esploderà nel 1917. Si tratta di una insurrezione maturata tra l’equipaggio di una nave da
guerra: la Corazzata Potëmkin. Tale evento sarà ripreso ed enfatizzato dalla propaganda comunista durante
e dopo la rivoluzione del 1917. L’ammutinamento avvenuto nel porto di Odessa interpreta i problemi
economici e porterà a due importanti novità per quanto riguarda il popolo che riesce a strappare alla
monarchia assoluta dello zar Nicola Ia costituzione dei consigli dei soviet ( consigli di operai che in ogni città
faceva sentire la voce del popolo). Oltre ai soviet, i russi ottennero una sorta di parlamento che poteva
controllare e limitare i poteri dello zar, parlamento denominato Duma.

La frangia dei socialisti però ritiene ancora limitative le concessioni ed opera in modo che venga abbattuto il
potere degli zar. Il malcontento aumenta e si definisce meglio con lo scoppio della prima guerra mondiale.

In tale occasione, nel febbraio del 1917, quando si aggrava la situazione economica , in seguito a scioperi
portati avanti anche dalle donne , al malcontento determinato dal fatto che lo zar aveva chiamato a corte
un personaggio ambiguo e le azioni militari stavano collezionando insuccessi , scoppia una vera e propria
rivoluzione iniziata da alcune operaie di San Pietroburgo che con altri operai decidono di scioperare il
giorno della festa della donna. Questo atto portò molti componenti dell’ esercito a ribellarsi allo zar perché
aveva ordinato di sparare alla folla. Dopo queste rivolte e dopo il mancato appoggio dell’esercito, lo zar
viene costretto ad abdicare e vengono indette votazioni per eleggere i componenti dei soviet di San
Pietroburgo ( chiamata Pietrogrado dopo la rivoluzione).

Nei mesi che vanno dalla primavera all’autunno del 1917 si attua una spaccatura tra i socialisti che seguono
l’idea di Marx e i seguaci di Lenin. Lenin sostiene in dieci punti della tesi di Aprile che la Russia è pronta ad
attuare una dittatura del proletariato senza proprietà privata e differenze sociali. Lenin era in esilio in
Polonia e viene aiutato a tornare in patria dai tedeschi che sapevano che lui voleva la pace. Così la Russia
sarebbe uscita dalla guerra e la Germania avrebbe avuto una possibilità in più di vincere la guerra.

Nella notte tra il 6 e il 7 Novembre (ma per questioni di non corrispondenza del calendario viene chiamata
rivoluzione d’Ottobre) fu pianificato un colpo di stato alla Duma. Lenin e i suoi seguaci più vicini assumono il
controllo del governo istituendo un altro organo di potere: il consiglio del popolo. Alcuni esponenti dei
soviet si ribellano, ma ribellandosi lasciano tutto nelle mani di Lenin e del partito Bolscevico. Lenin inizia a
governare. La Russia per mantenere una società comunista deve scendere a patti con un governo
dittatoriale. Istituisce così una polizia politica che doveva battere le opposizioni: la Ceka.

In questi anni il partito di Lenin vuole arrivare al potere con ogni mezzo, per dare vita alla dittatura del
proletariato. Nel Novembre del ‘17 ci sono delle elezioni, perché Lenin pensa che il suo partito le avrebbe
vinte facilmente. Inaspettatamente però i contadini votano i socialisti rivoluzionari e i menscevichi. Da
questo momento in poi Lenin capisce che l’unico modo per prendere il potere è con la forza e alla prima
assemblea decide di sciogliere l’assemblea costituente. Inizia la dittatura. Nel frattempo gli altri partiti,
messi da parte con la forza, attuano delle rivolte, e il 30 agosto del ‘18 una giovane donna ebrea che
apparteneva ai circoli rivoluzionari decide di sparare a Lenin, che da quel momento in poi decide di essere
più duro e eliminare tutti gli oppositori politici (inizio periodo terrore rosso). Inizia a eliminare fisicamente
gli oppositori, il 5 settembre 1918 10/15 mila persone detenute nel carcere vengono uccise (erano tutti
oppositori : zaristi, borghesi, capitalisti), Lenin fa pace con la Germania (accordo di Brest-Litovsk del 3
marzo 1918) e la Russia esce dalla guerra. Trasferisce la capitale a Mosca. Lenin e il suo partito si vedono
costretti ad affrontare anche delle lotte interne e guerre civili. L’esercito risulta spaccato in due: i bianchi
(componenti dell’esercito e vecchi ufficiali che avevano combattuto la prima guerra e erano rimasti fedeli
allo zar), mentre i rossi erano i soldati fedeli ai menscevichi. Lenin decide contro il parere dei suoi amici di
uscire dalla guerra, perché considera una priorità la situazione interna della Russia. Nell’estate del ‘18 i
bianchi cercano di andare a liberare la famiglia dello zar imprigionata a Ekaterinburg, e i rossi decidono di
farli fuori. Trockij nel frattempo diventa commissario della guerra e dirige l’esercito dei rossi.

Lenin attua una grande riforma a livello economico e agrario: statalizza tutte le terre per poi suddividerle in
parti uguali. Ordina ai contadini di consegnare i raccolti. I contadini che si rifiutano vennero nominati Kulaki
(sfruttatori, strozzini).

I contadini decidono di boicottare l’impianto di Lenin non coltivando e uccidendo gli animali. Lenin di fronte
a questa presa di posizione, decide di dare delle concessioni: attuando la NEP che prevede il blocco del
comunismo di guerra, i contadini versano allo stato solo una piccola quota del raccolto.

Il 21 gennaio 1924 muore Lenin e inizia una crisi di potere.

Due sostituti si contendono il potere: Stalin e Trockij. Nonostante Lenin avesse messo i bastoni tra le ruote
a Stalin, quest’ultimo prenderà il potere e avvierà una dittatura che durerà per decenni. Il suo obiettivo era
di rendere la Russia al pari delle altre potenze europee. Per questo si ispira a due zar del passato attuando
una politica molto autoritaria.

Procedette ad una politica economica che negava la NEP, perché prevedeva la socializzazione dei terreni.
Egli voleva la statalizzazione andando contro a i contadini che si erano arricchiti con la NEP.

Attua un piano quinquennale che fissava gli obbiettivi da raggiungere. Lo stato si fa padrone dell’economia.
Nessuno poteva opporsi perché veniva o fucilato o messo nei campi di concentramento.

Per garantire il regolare rifornimento alimentare dei centri industriali, Stalin decise di imporre un severo
controllo sulla produzione agricola: pertanto procedette alla cosiddetta collettivizzazione delle campagne.
In pratica, i contadini furono obbligati a lavorare in fattorie gestite dallo Stato, in cui essi, di fatto, erano
trattati da servi.

Le proteste dei contadini contro la collettivizzazione furono violentemente represse. I contadini più ricchi
furono accusati di essere degli sfruttatori e deportati in zone semidesertiche dove ci morirono migliaia di
persone perché costretti a lavorare in questi campi di concentramento chiamati Gulag.
Nel 1932-1933, nelle regioni dell’ URSS che opposero maggiori resistenze alla collettivizzazione, lo Stato
requisì tutti i raccolti, lasciando la popolazione alla fame. Una terribile carestia causò la morte di 7 milioni di
persone.

La violenta politica staliniana terminò nel 1937-1938, gli anni del gran terrore, durante i quali Stalin eliminò
tutti coloro che venivano sospettati di tradimento.

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