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Un’arca perduta carica di sentimenti.

Vera affettività, vere emozioni, nel mondo reale, nel lavoro o in politica?
Orrore!
Questa è, per molti versi, la mentalità corrente. E’ aberrante come si tenda
ancora a nascondere, anzi peggio, ad ignorare che l’affettività, le emozioni
fanno parte del vivere “vero”, dell’ideare, dell’attuare, dell’operare, del
realizzare nell’Impresa, nelle Organizzazioni, nella Società più in generale. E’
come se si volesse affermare l’assioma che, in tali contesti, possano esistere
solo robot, esseri animati ma non umani, in possesso di sola, pura e semplice
razionalità dedicata alla ricerca della convenienza.
Perché tutto questo? Se si riflette sulle declinazioni delle umane paure, non è
troppo difficile capirlo. Affettività ed emozioni sono state, da sempre,
spontaneamente associate a comportamenti che in qualche modo, o forma,
riconoscono e confermano il valore dei sentimenti. E questo appare ancora a
molti, se non ai più, come segno di debolezza, anticipatore di poca fermezza e
determinazione, di personalità “morbide”, influenzabili, che nell’attuale giungla
sociale generate da quella corsa all’avere che tutto travolge, vengono viste più
come difetti che come qualità. Ecco allora che, di contro, si ritengono positive
caratteristiche come la razionalità assoluta, l’esasperata formalizzazione dei
rapporti, l’assenza di emotività, la gerarchia come determinante la bontà di
ogni decisione, la superficialità nel tenere conto che le emozioni, positive o
negative che siano, influenzano i processi di pensiero. Il Sistema-Uomo è
invece, consapevolmente o meno, soggetto – tranne rare eccezioni – alle
emozioni e ai sentimenti, in qualsiasi contesto operi. E chi più si affanna a
contestarlo ne diventa paradossalmente prova vivente.
Solidarietà, partecipazione, coinvolgimento; non si può negare che siano i veri
e soli pilastri che dovrebbero sorreggere solidamente ogni struttura sociale. Ma
non è possibile averli con la sola razionalità, perché per essere veramente
solidi hanno bisogno del cemento delle emozioni legate alla dinamica dei
bisogni e dei desideri; e soprattutto questi ultimi sono patrimonio esclusivo
dell’essere umano. E’ necessario ribadire, sostenere e riconoscere che tutte le
Organizzazioni devono consentire, anzi favorire, la sincerità di azioni e
comportamenti legati agli affetti e alle emozioni. Non hanno che da
guadagnarne. Ogni rapporto diverrà più naturale semplice e trasparente.
Scompariranno le “finte emozioni” espresse soltanto perché socialmente utili;
sarà ammessa la manifestazione della paura – utile e necessaria perché
stimola reazioni – di fronte ad un incarico importante, pesante di responsabilità
– come ad esempio la politica - senza costringere a false sicurezze che
generano distress con tutte le sue conseguenze negative sia nei governanti
che, tanto più, nei governati.
Va quindi riscoperta l’arca perduta, il valore dei sentimenti antichi che hanno
accompagnato la storia dell’Uomo e consentito tante conquiste, tante vittorie
basate sull’unione, sulla partecipazione a comuni emozioni nei momenti del
successo, così come hanno tenuta viva la fiammella della speranza ed elargita
consolazione nei momenti più bui. Tutto questo, una Società che realmente
tenga al benessere - fisico e mentale – dei suoi appartenenti non può
trascurarlo e, tanto meno, ignorarlo. Perché, al di là di ogni slogan, solo gli
Uomini che vi operano sono i reali artefici delle fortune comuni ed individuali.
Gli uomini senza più sentimenti, senza più voglia di partecipare e condividere,
sono, al contrario dei robot, molto più difficili da recuperare quando si
rompono; perché le anime non si aggiustano, al massimo si rappezzano.
Giancarlo Visconti.