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Cognitio extra ordinem

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In diritto romano con l'espressione cognitio extra ordinem si indica quel modello
di processo che si sostituì gradatamente al processo formulare ordinario, diventando in età
tardo-antica (dal 342 d.C.), tramite una costituzione degli imperatori Costanzo e Costante,
anche formalmente, la sola procedura osservabile.

Origini[modifica | modifica wikitesto]
Il processo formulare era diventato troppo macchinoso e formale (carico di formule ed
espressioni desuete nonché di impiccio alle controversie) per un Impero la cui struttura era
ormai verticistica e al culmine della quale si collocava l'imperatore. Il nuovo tipo di
processo prese le mosse dal processo fiscale di periodo augusteo con giudice unico
(senza più le due fasi in iure e apud iudicem) e con sentenza suscettibile di essere
appellata di fronte al tribunale imperiale. Man mano che il tempo passava il processo
fiscale si allargò ad altre controversie (per le liti di libertà, per la querela inofficiosi
testamenti e in concorso con azioni dell’ordo iudiciorum privatorum) con il pretore civile
come giudice unico fino a sostituirsi al processo formulare nel 342 d.C.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]
Tale processo prendeva il nome dall'antica attività di cognizione del magistrato (cognitio) e
si svolgeva al di fuori dell’ordo iudiciorum privatorum, ovvero al di fuori del processo
formulare. Il giudice si innestava perfettamente nella burocrazia imperiale, era cioè un
funzionario statale retribuito attraverso le spese processuali e non svolgeva più
gratuitamente il proprio compito come il pretore e non era più un cittadino qualunque come
il giudice. Inoltre, rispetto alle consuete quaestiones, il processo risultava più snello ed
allargabile a un novero di reati più ampio (con le quaestiones ogni tribunale permanente
poteva decidere per un certo tipo di reato). Potevano essere affrontati anche i casi di
concorso di reato, cosa non prevista dal processo individuale della quaestio.
Il magistrato cognitario emetteva una sentenza che era un provvedimento amministrativo a
contenuto giurisdizionale. Divenuta facoltativa la divisione del processo in due fasi distinte
(in iure e apud iudicem), il magistrato (iudex) diventa l'unico funzionario competente a
regolare il giudizio, venendo meno anche le giurie. Il giudice poteva rendere esecutiva
la pena, che variava ora a seconda dello status dell'imputato e della gravità del reato,
senza che ciò fosse affidato, come accadde fino ad allora, ai soli ricorrenti (alle parti lese).
La sentenza era appellabile direttamente all'imperatore (che poteva avocare a sé in
determinati casi, non previsti dall'ordinamento, la cognitio) o ai funzionari a lui sovra-
ordinati (praeses provinciae, poi il prefetto del pretorio come vice dell'imperatore la cui
sentenza era definitiva). La richiesta di appello veniva indirizzata dal convenuto al
giudice a quo, il quale poteva discrezionalmente inviarla al giudice di livello superiore. Di
qui il numero altissimo di episodi corruttivi, per restringere i quali Giustiniano emise
numerose costituzioni.
Questa struttura processuale trovò comunque un terreno fertilissimo nelle province
orientali, dove si erano già conosciuti modelli simili presso monarchie a struttura
gerarchica, come i Tolomei in Egitto, molto simili a quella romana.

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]
Il nuovo processo si svolgeva in forma scritta come nel processo "per formulas", e a
differenza dell'oralità delle forme nel processo per legis actiones. La in ius vocatio non
corrispondeva più alla comparizione fisica dell'attore alla casa del convenuto e, dato che
tutto il processo era ormai attratto dalla competenza statale, nasceva perciò con la notifica
dell'atto di citazione (ovvero l'indicazione dell'azione che l'attore, dopo averla chiesta,
voleva far valere nei confronti del convenuto, libellus conventionis) consegnato a domicilio
da un pubblico ufficiale inviato dal giudice che aveva nome di apparitor. Il convenuto
poteva non difendersi o non presentarsi, ma il processo sarebbe andato avanti una volta
innestato e il magistrato poteva decidere a favore dell'una o dell'altra parte
indipendentemente dalla loro presenza in giudizio. Il convenuto che intendeva difendersi
poteva chiedere al giudice che fosse notificato all'attore il cosiddetto libellus
contradictionis. Lo scambio di affermazioni contrapposte tra le due parti rappresentava la
nuova litis contestatio. Gli effetti conservativi di quest'ultima sono ricollegati alla chiamata
in giudizio, gli effetti preclusivi alla sentenza non più soggetta ad appello. Se la stessa
questione veniva riproposta di fronte ad altro giudice questi dovrà conformarsi al
precedente giudicato.

 Se anticamente la fase istruttoria era condotta dal giudice privato, con


la cognitio extra ordinem, l'esposizione delle prove era diventata di disciplina
legislativa.
 La cognitio è altresì caratterizzata dalla libertà di apprezzamento del giudice sia
per il merito della lite sia per la conduzione del procedimento, la scelta,
l'ammissione e la valutazione dei mezzi di prova. A quest'ultimo proposito la
prova testimoniale era valutata diversamente a seconda che fosse prestata da
personaggio di rango più o meno elevato.
 L'esecuzione forzata poteva anche avvenire solo su singoli beni e non sull'intero
patrimonio (niente più bonorum venditio o esecuzione personale bensì pignus in
causa iudicati captum nella misura in cui era sufficiente soddisfare le ragioni
dell'altra parte.).
 La condanna non era più necessariamente pecuniaria in modo che il convenuto
potesse essere costretto a restituire quanto oggetto della domanda della parte
attrice.
 Le spese processuali si accompagnavano alla soccombenza, anche se in un
primo momento (fino a Giustiniano) era necessario, da parte dell'attore, esperire
un'azione apposita per il rimborso delle spese.

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