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La figura della donna nel fascismo

Il movimento fascista soffocò ogni tipo di spinta di emancipazione da parte delle


donne, partendo dal dal diritto al voto. Infatti, la battaglia per arrivare al suffragio
universale venne interrotto completamente nel 1929, dato che il fascismo cancello il
diritto al voto sia agli uomini che alle donne.

La donna, secondo l'ideologia fascista aveva come unico dovere quello di procreare e
veniva considerata oggetto della scelta dell'uomo. Infatti, la figura femminile venne
rilegata quasi esclusivamente al ruolo di madre e moglie ritenendo che le donne
fossero meno intelligenti. Sempre con la medesima giustificazione, nel 1926, alle
donne fu esclusa la possibilità di avere cattedre di lettere e filosofia, vennero private
di alcune materie nelle scuole medie e negli istituti tecnici e venne vietato di
nominarle dirigenti o presidi d'istituto. Nello stesso anno vennero anche raddoppiate
le tasse scolastiche per le studentesse.

Nel 1927, invece, gli stipendi femminili vennero dimezzati rispetto quelli maschili, in
conseguenza alle affermazioni per la quale il lavoro femminile causava una
mascolinizzazione nella donna e aumentava la disoccupazione maschile. Negli anni
successivi furono imposti dei limiti nelle assunzioni del personale femminile,
pertanto, nel 1934 iniziarono ad essere riservati soltanto pochissimi posti alle donne
nei bandi di concorso e nel 1938 venne imposto di non poter assumere più del 10% di
personale femminile, rispetto quello totale, sia negli uffici pubblici che privati. Per
finire, nel 1939 vennero definiti quali fossero gli impieghi pubblici che le donne
potevano ricoprire ( ovviamente si trattava di pochissimi impieghi).

Tutte queste restrizioni, scolastiche e lavorative, miravano, come già detto, a relegare
la donna in casa. Questo perché, in base al pensiero fascista una donna non poteva
lavorare ed essere una buona madre allo stesso tempo. Questo fu anche una delle
soluzioni del problema economico perché meno donne nella forza lavoro diedero più
opportunità agli uomini. Il regime fascista aveva bisogno delle donne italiane per
creare un esercito più grande nel futuro che difenderebbe la nazione e proteggerebbe
il suo potere. Le donne diventarono simboli della fertilità e maternità, erano onorate
nelle feste pubbliche, come la Giornata della madre e del fanciullo. Però, in effetti,
questa distinzione le ridusse ai ruoli della procreazione. Sotto il fascismo, non
avevano un posto nelle industrie o nel governo, solamente con i bambini e il mondo
della domesticità.

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