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La legge eterna in Agostino

Giovanni Catapano

Venezia, 16 dicembre 2015

HANDOUT

A. Testi agostiniani sulla legge eterna

T1 = De ordine 2,11 (trad. Bettetini)


Namque omnis uita stultorum quamuis per eos Infatti la vita intera degli stolti non è affatto inserita
ipsos minime constans minimeque ordinata sit, nell’ordine e resa coerente da loro stessi, ma dalla divina
per diuinam tamen prouidentiam necessario provvidenza è inclusa nel necessario ordine delle cose e
rerum ordine includitur et quasi quibusdam locis come attraverso luoghi disposti da quella legge ineffabile
illa ineffabili et sempiterna lege dispositis ed eterna, in nessun modo le si permette di essere dove
nullo modo esse sinitur, ubi esse non debet. non deve essere.

T2a = De libero arbitrio 1,15 (trad. Catapano)


A. Quid? Illa lex quae summa ratio A. E che dire di quella legge che si chiama “ragione
nominatur, cui semper obtemperandum est et per suprema”, alla quale bisogna sempre ubbidire e per la
quam mali miseram, boni beatam uitam quale i cattivi meritano una vita infelice, i buoni una felice,
merentur, per quam denique illa, quam la legge, insomma, per la quale quella che abbiamo detto di
temporalem uocandam diximus, recte fertur dover chiamare “temporale” giustamente è presentata e
recteque mutatur, potestne cuipiam intellegenti giustamente è modificata? Può forse una persona
non incommutabilis aeternaque uideri? An intelligente non ritenerla inalterabile ed eterna? O forse
potest aliquando iniustum esse, ut mali miseri, talvolta può essere ingiusto che i cattivi siano infelici, i
boni autem beati sint? Aut ut modestus et buoni invece felici? Oppure che un popolo serio e
grauis populus ipse sibi magistratus creet, morigerato si elegga da sé i magistrati, mentre al contrario
dissolutus uero et nequam ista licentia careat? uno dissoluto e senza qualità sia privo di questa facoltà?
E. Video hanc aeternam esse atque E. Vedo che questa è una legge eterna e inalterabile.
incommutabilem legem. A. Penso che nello stesso tempo tu veda anche che in
A. Simul etiam te uidere arbitror in illa quella temporale non vi è nulla di giusto e di legittimo che
temporali nihil esse iustum atque legitimum gli uomini non abbiano derivato da questa legge eterna.
quod non ex hac aeterna sibi homines Difatti se quel popolo in un certo tempo giustamente ha
deriuauerint. Nam si populus ille quodam conferito le cariche pubbliche, in un certo altro tempo
tempore iuste honores dedit, quodam rursus iuste invece giustamente non le ha conferite, questo
non dedit, haec uicissitudo temporalis ut esset avvicendamento temporale, per essere giusto, è stato tratto
iusta ex illa aeternitate tracta est, qua semper da quella eternità, in base alla quale è sempre giusto che un
iustum est grauem populum honores dare, leuem popolo serio conferisca le cariche pubbliche e uno fatuo
non dare. An tibi aliter uidetur? non le conferisca. O sei di diverso parere?
E. Adsentior. E. Sono d’accordo.
A. Vt igitur breuiter aeternae legis A. Per spiegare quindi con poche parole, per quanto ne
notionem, quae inpressa nobis est, quantum sono capace, il concetto di legge eterna che è impresso in
ualeo, uerbis explicem, ea est, qua iustum est, ut noi, dirò che essa è quella in base alla quale è giusto che
omnia sint ordinatissima. Tu si aliter existimas, tutte le cose siano ordinate al massimo grado. Se tu hai
prome. un’opinione diversa, dillo.
E. Quid tibi uera dicenti contradicam non E. Non ho nulla da obiettare a te che dici cose vere.
habeo. A. Poiché dunque questa è l’unica legge in conformità alla
A. Cum ergo haec sit una lex, ex qua illae quale sono variate tutte quelle temporali che servono a
omnes temporales ad homines regendos governare gli uomini, forse che, proprio per questo, essa
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uariantur, num ideo ipsa uariari ullo modo stessa può essere variata in alcun modo?
potest? E. Comprendo che non lo può assolutamente; e infatti
E. Intellego omnino non posse; neque enim ulla nessuna forza, nessuna occasione, nessun crollo di cose
uis, ullus casus, ulla rerum labes umquam potrebbe mai fare in modo che non sia giusto che tutte le
effecerit, ut iustum non sit omnia esse cose siano ordinate al massimo grado.
ordinatissima.

T2b = De libero arbitrio 1,18 (trad. Catapano)


A. Ratio ista ergo uel mens uel spiritus cum A. Quando dunque codesta ragione o mente o spirito
inrationales animi motus regit, id scilicet domina sui moti irrazionali dell’animo, nell’uomo domina
dominatur in homine, cui dominatio lege appunto ciò a cui è assegnato il dominio da quella legge
debetur ea, quam aeternam esse comperimus. che abbiamo appurato essere eterna.

T2c = De libero arbitrio 1,20 (trad. Catapano)


A. Putasne ista mente, cui regnum in libidines A. Pensi forse che la passione sia più potente di codesta
aeterna lege concessum esse cognoscimus, mente, di cui siamo venuti a sapere che dalla legge eterna
potentiorem esse libidinem? Ego enim nullo le è stato concesso il regno sulle passioni? Io infatti non lo
pacto puto. Neque enim esset ordinatissimum, ut penso per nulla. Non sarebbe infatti una cosa ordinata al
impotentiora potentioribus imperarent. Quare massimo grado, se le realtà meno potenti comandassero
necesse arbitror esse, ut plus possit mens quam alle più potenti. Ritengo perciò necessario che la mente sia
cupiditas, eo ipso quo cupiditati recte iusteque più potente della brama, proprio per il fatto che rettamente
dominatur. e giustamente domina sulla brama.

T2d = De libero arbitrio 1,30 (trad. Catapano)


Hoc enim aeterna lex illa, ad cuius Infatti quella legge eterna, che è ormai il momento di
considerationem redire iam tempus est, tornare a prendere in considerazione, ha fissato con
incommutabili stabilitate firmauit, ut in inalterabile stabilità che nella volontà stia il merito, nella
uoluntate meritum sit, in beatitate autem et felicità e nell’infelicità invece il premio e il castigo.
miseria praemium atque supplicium.

T2dBIS = Retractationes 1,9,3 (trad. Catapano)


Itemque alibi dixi: Hoc enim aeterna lex E parimenti altrove ho detto: Infatti quella legge eterna, che è
illa, ad cuius considerationem redire iam ormai il momento di tornare a prendere in considerazione, ha fissato
tempus est, incommutabili stabilitate con inalterabile stabilità che nella volontà stia il merito, nella felicità
firmauit, ut in uoluntate meritum sit, in e nell’infelicità invece il premio e il castigo (I, xiv, 30).
beatitate autem et miseria praemium
atque supplicium [lib. arb. 1,30].

T2e = De libero arbitrio 1,31 (trad. Catapano)


A. Cum igitur manifestum sit alios esse homines A. Quindi, essendo evidente che gli amanti delle cose
amatores rerum aeternarum, alios temporalium, eterne sono uomini diversi dagli amanti delle cose
cumque duas leges esse conuenerit, unam temporali, ed avendo convenuto che vi sono due leggi, una
aeternam, aliam temporalem, si quid eterna, l’altra temporale, se hai un po’ di senso di equità,
aequitatis sapis, quos istorum iudicas aeternae quali tra costoro giudichi che vadano sottoposti alla legge
legi, quos temporali esse subdendos? eterna e quali a quella temporale?
E. Puto in promptu esse quod quaeris, nam E. Penso che la risposta alla tua domanda sia a portata di
beatos illos ob amorem ipsorum aeternorum sub mano: stimo difatti che quegli uomini felici, a motivo del
aeterna lege agere existimo, miseris uero loro amore per le realtà eterne, si trovino sotto la legge
temporalis inponitur. eterna, agli infelici invece sia imposta quella temporale.
A. Recte iudicas, dummodo illud inconcussum A. Giudichi rettamente, purché tu tenga inconcusso ciò
teneas quod apertissime iam ratio demonstrauit, che il ragionamento ha già dimostrato in maniera
eos, qui temporali legi seruiunt, non esse posse ab chiarissima, cioè che coloro che sono schiavi della legge

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aeterna liberos, unde omnia quae iusta sunt temporale non possono essere liberi da quella eterna, dalla
iusteque uariantur exprimi diximus; eos uero, quale abbiamo detto che sono tratti tutti i provvedimenti
qui legi aeternae per bonam uoluntatem che sono giusti e che giustamente sono variati; comprendi
haerent, temporalis legis non indigere, satis, ut bene, com’è evidente, che coloro che aderiscono alla legge
apparet, intellegis. eterna mediante la volontà buona, invece, non hanno
bisogno di quella temporale.

T2f = De libero arbitrio 1,32 (trad. Catapano)


A. Iubet igitur aeterna lex auertere amorem a A. La legge eterna, quindi, ordina di distogliere l’amore
temporalibus et eum mundatum ad aeterna dalle cose temporali e di rivolgerlo, purificato, a quelle
conuertere. […] deinde libertas; quae quidem eterne. […] …poi la libertà (la libertà vera, certo, è solo
nulla uera est nisi beatorum et legi aeternae quella delle persone felici e aderenti alla legge eterna;…
adhaerentium

T2g = De libero arbitrio 1,34 (trad. Catapano)


Quid ualeat aeterna lex, ut opinor, uidere cominciamo già a vedere, credo, che valore abbia la legge
iam coepimus eterna

T3a = De uera religione 19 (trad. NBA):


Sed quia hoc anima peccatis suis obruta et Ma l’anima, sommersa e avvolta dai peccati, di per se
implicata per se ipsam uidere ac tenere non stessa non sarebbe capace né di scorgere né di raggiungere
posset, nullo in rebus humanis ad diuina questa meta, poiché non troverebbe tra le realtà umane
capessenda interposito gradu, per quem ad dei nessun punto d’appoggio che le consenta di afferrare
similitudinem a terrena uita homo niteretur, quelle divine e attraverso il quale, perciò, l’uomo possa
ineffabili misericordia dei temporali cercare di innalzarsi dalla vita terrena alla somiglianza con
dispensatione per creaturam mutabilem, sed Dio. Per questo motivo l’ineffabile misericordia divina
tamen aeternis legibus seruientem, ad viene in aiuto in parte di ciascun uomo, in parte dello
commemorationem primae suae perfectaeque stesso genere umano, secondo un’economia di ordine
naturae partim singulis hominibus partim uero temporale, per mezzo di creature mutevoli ma sottomesse
ipsi hominum generi subuenitur. alle leggi eterne, allo scopo di ricordare loro la loro
primitiva e perfetta natura.

T3b = De uera religione 58 (trad. NBA)


Pater ergo non iudicat quemquam, sed omne È per questo che il Padre non giudica nessuno, ma ha rimesso
iudicium dedit filio [Io 5,22], et spiritalis homo ogni giudizio al Figlio e l’uomo spirituale giudica ogni cosa, senza
iudicat omnia, ipse autem a nemine iudicatur [1 poter essere giudicato da nessuno, ovvero da nessun uomo, ma
Cor 2,15], id est a nullo homine, sed a sola ipsa soltanto da quella stessa legge secondo la quale giudica
lege a secundum quam iudicat omnia, quoniam tutte le cose, giacché è anche detto con assoluta verità:
et illud uerissime dictum est: Oportet nos Tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo. L’uomo
omnes exhiberi ante tribunal Christi [2 che vive secondo lo spirito dunque giudica tutto, perché è
Cor 5,10]. Omnia ergo iudicat, quia super al di sopra di tutto, in quanto è unito a Dio. Ma è unito a
omnia est, quando cum deo est. Cum illo est Dio in quanto riflette con mente pura ed ama con piena
autem, quando purissime intellegit et tota carità ciò che comprende. Così, per quanto gli è possibile,
caritate quod intellegit diligit. Ita etiam egli stesso si identifica con la legge in sé secondo la quale
quantum potest lex ipsa etiam ipse fit, secundum giudica tutto e che non può essere giudicata da nessuno.
quam iudicat omnia et de qua iudicare nullus Quanto detto vale anche per le leggi terrene: anche se gli
potest. Sicut in istis temporalibus legibus, uomini, istituendole, le giudicano, una volta istituite e
quamquam de his homines iudicent, cum eas consolidate, al giudice sarà consentito non di giudicarle ma
instituunt, tamen, cum fuerint institutae atque di giudicare in base ad esse. Perciò il legislatore, se è uomo
firmatae, non licebit iudici de ipsis iudicare, sed buono e sapiente, consulta la legge eterna, che
secundum ipsas. Conditor tamen legum nessun’anima può giudicare, per discernere, secondo le sue
temporalium si uir bonus est et sapiens, illam immutabili regole, che cosa si debba comandare o vietare

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ipsam consulit aeternam, de qua nulli animae nelle diverse circostanze. Alle anime pure, dunque, è
iudicare datum est, ut secundum eius consentito di conoscere la legge eterna, ma non di
incommutabiles regulas, quid sit pro tempore giudicarla. La differenza consiste in questo: per conoscere
iubendum uetandumque, discernat. Aeternam è sufficiente constatare che una cosa è così o non è così;
igitur legem mundis animis fas est cognoscere, per giudicare, invece, aggiungiamo qualche cosa con cui
iudicare non fas est. Hoc autem interest, quod ammettiamo che potrebbe anche essere diversamente,
ad cognoscendum satis est, ut uideamus ita esse come quando diciamo: “Deve essere così”, oppure:
aliquid uel non ita, ad iudicandum uero “Avrebbe dovuto essere così”, o ancora: “Dovrà essere
addimus aliquid, quo significemus posse esse et così”, come fanno gli autori nei confronti delle loro opere.
aliter, uelut cum dicimus ita esse debet aut ita
esse debuit aut ita esse debebit, ut in suis
operibus artifices faciunt.

T4 = Ad Simplicianum 2,6 (trad. NBA)


Nam quomodo deus haec agat ubique praesens Ora è difficile da comprendere e molto lungo da spiegare
et ubique totus ac semper praesens, et quomodo come Dio, ovunque e totalmente presente, compia queste
eius simplicem et incommutabilem aeternamque cose; come i santi Angeli e tutti gli spiriti sublimi e
ueritatem consulant sancti angeli omnesque ab purissimi, creati da Dio, consultino la semplice,
eodem creati sublimes et mundissimi spiritus, immutabile sua verità e realizzino nel tempo, per quanto
atque id quod in eo sempiterne iustum uident conviene alle creature inferiori, ciò che vedono in lui
pro congruentia rerum inferiorum temporaliter eternamente giusto; come anche gli spiriti decaduti, che
peragant, quomodo etiam lapsi spiritus, qui in non hanno perseverato nella verità, incapaci, a causa della
ueritate non steterunt, propter immunditiam et impurità e della degradazione delle loro passioni e pene, di
infirmitatem concupiscentiarum et poenarum contemplare e consultare interiormente la verità presente,
suarum non ualentes praesentem intrinsecus attendano segnali esteriori da parte della creatura per
contueri et consulere ueritatem signa forinsecus essere da loro spinti a compiere o meno qualcosa; in che
per creaturam exspectent eisque moueantur siue modo poi essi, imprigionati e incatenati, siano obbligati
ad faciendum aliquid siue ad non faciendum, dalla legge eterna, che governa l’universo, ad aspettare il
quoue modo cogantur aeterna lege, qua permesso di Dio e di sottomettersi al suo ordine.
uniuersitas regitur, uincti atque constricti uel
sinentem deum opperiri uel cedere iubenti, et
conplecti arduum et explicare longissimum est.

T5 = Confessiones 5,14 (trad. NBA)


Multa iniuriosa faciunt mira hebetudine et commettono un buon numero di ribalderie
punienda legibus, nisi consuetudo patrona sit, incredibilmente sciocche, che la legge dovrebbe punire, se
hoc miseriores eos ostendens, quo iam quasi non avessero il patrocinio della tradizione. Ciò rivela una
liceat faciunt, quod per tuam aeternam legem miseria ancora maggiore, se compiono come lecita
numquam licebit, et impune se facere un’azione che per la tua legge eterna non lo sarà mai, e
arbitrantur, cum ipsa faciendi caecitate pensano di agire impunemente, mentre la stessa cecità del
puniantur et incomparabiliter patiantur peiora, loro agire costituisce un castigo; così quanto subiscono è
quam faciunt. incomparabilmente peggio di quanto fanno.

T6a = Contra Faustum Manichaeum 22,27 (trad. NBA)


Ergo peccatum est factum uel dictum uel Il peccato è un’azione, una parola o un desiderio contrario
concupitum aliquid contra aeternam legem. alla legge eterna. La legge eterna è la ragione divina o
Lex uero aeterna est ratio diuina uel uoluntas volontà di Dio che ordina di mantenere l’ordine naturale e
dei ordinem naturalem conseruari iubens, proibisce di turbarlo. Bisogna dunque cercare quale sia
perturbari uetans. Quisnam igitur sit in homine nell’uomo l’ordine naturale. […] Pertanto, come l’anima è
naturalis ordo, quaerendum est. […] Proinde anteposta al corpo, così nell’anima la ragione è per legge
sicut anima corpori, ita ipsius animae ratio naturale anteposta alle altre sue parti, che anche le bestie
ceteris eius partibus, quas habent et bestiae, possiedono; e nella stessa ragione, che in parte è

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naturae lege praeponitur; inque ipsa ratione, contemplativa e in parte attiva, senza dubbio la
quae partim contemplatiua est, partim actiua, contemplazione sta al primo posto. […] Noi invece,
procul dubio contemplatio praecellit. […] Nos essendo il nostro corpo morto a causa del peccato, prima
uero, quorum corpus mortuum est propter che Dio vivifichi anche i nostri corpi mortali per mezzo
peccatum, antequam uiuificet deus et mortalia del suo Spirito che abita in noi, viviamo nella giustizia,
corpora nostra per inhabitantem spiritum eius in nella misura della nostra debolezza, secondo la legge
nobis pro modulo infirmitatis nostrae secundum eterna che custodisce l’ordine naturale, se viviamo di una
aeternam legem, qua naturalis ordo seruatur, fede non falsa che opera mediante la carità, tenendo
iuste uiuimus, si uiuamus ex fide non ficta, quae riposta nei cieli, in una coscienza buona, la speranza
per dilectionem operatur, habentes in conscientia dell’immortalità, dell’incorruttibilità e del compiersi della
bona spem repositam in caelis inmortalitatis et giustizia stessa sino a quella ineffabile dolcissima pienezza
incorruptionis et ipsius perficiendae iustitiae di cui, durante questo pellegrinaggio, bisogna avere fame e
usque ad quandam ineffabiliter suauissimam sete, fintanto che camminiamo nella fede e non nella
saturitatem, quam in ista peregrinatione oportet visione.
esuriri ac sitiri, quamdiu per fidem ambulamus,
non per speciem.

T6b = Contra Faustum Manichaeum 22,28 (trad. NBA)


Est autem inlicitum, quod lex illa prohibet, qua L’illecito è ciò che è proibito da quella legge mediante cui
naturalis ordo seruatur. […] bestialis enim si conserva l’ordine naturale. […] Infatti la natura della
natura non peccat, quia nihil facit contra bestia non pecca, poiché non compie nulla contro la legge
aeternam legem, cui sic subdita est, ut eius eterna, alla quale è così sottomessa che non può
particeps esse non possit. Rursus angelica parteciparne. Al contrario, la sublime natura angelica non
sublimis natura non peccat, quia ita particeps est pecca, perché è così partecipe della legge eterna che
legis aeternae, ut solus eam delectet deus, soltanto Dio la attrae, alla cui volontà essa obbedisce senza
cuius uoluntati sine ullo experimento sperimentare alcuna tentazione.
temptationis obtemperat.

T6c = Contra Faustum Manichaeum 22,30 (trad. NBA)


Aeterna ergo lege consulta, quae ordinem Dopo aver consultato la legge eterna che comanda di
naturalem conseruari iubet, perturbari uetat, conservare l’ordine naturale e vieta di perturbarlo, vediamo
uideamus quid peccauerit, id est, quid contra in che cosa il padre Abramo peccò, cioè che cosa fece
istam legem fecerit pater Abraham in his, quae contro questa legge nelle azioni che Fausto gli obietta
uelut magna crimina Faustus obiecit. […] lex come grandi crimini. […] Infatti la legge eterna, ovvero la
illa aeterna, id est uoluntas dei creaturarum volontà di Dio creatore di tutte le creature che comanda di
omnium conditoris conseruando naturali ordini rispettare l’ordine naturale, permette che nell’atto
consulens, non ut satiandae libidini seruiatur, coniugale regolato dalla ragione venga soddisfatto il
sed ut saluti generis prospiciatur, ad prolem piacere della carne al solo fine della propagazione della
tantummodo propagandam mortalis carnis prole, in modo che non ci si asservisca a saziare la passione
delectationem dominatu rationis in concubitu ma si provveda alla conservazione della specie
relaxari sinit

T6d = Contra Faustum Manichaeum 22,33 (trad. NBA)


Hoc enim Abrahae factum lenocinio simile Il comportamento di Abramo, infatti, appare simile a
uidetur, sed non ualentibus ex illius aeternae quello di un mezzano, ma soltanto a quelli che non sono in
legis lumine a peccatis recte facta discernere: grado, alla luce della legge eterna, di distinguere il bene
quibus et constantia pertinacia uideri potest et dal peccato: agli occhi di costoro, la costanza può
uirtus fiduciae uitium putatur audaciae et sembrare ostinazione, la virtù della fiducia è scambiata per
quaecumque similiter obiciuntur quasi non recte il vizio della sfrontatezza, e analogamente qualsiasi azione,
agentibus a non recte cernentibus. da parte di chi non vede rettamente, può essere rinfacciata
come non retta a chi la compie.

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T6dBIS = De octo Dulcitii quaestionibus 7,4 (trad. NBA)


Hoc enim Abrahae factum lenocinio Il comportamento di Abramo appare dunque simile al lenocinio, ma
simile uidetur, sed non ualentibus ex solo a coloro che non sanno distinguere rettamente, alla luce della
illius aeternae legis lumine a peccatis legge eterna, le azioni dai peccati; solo a coloro ai quali la
recte facta discernere, quibus et fermezza può sembrare ostinazione, che confondono la virtù della
constantia pertinacia uideri potest, et fiducia con il vizio dell’audacia e allo stesso modo vengono riprovate
uirtus fiduciae uitium putatur audaciae, et da coloro, che non vedono secondo giustizia, tutte le cose che non
quaecumque similiter obiciuntur quasi sembrano compiute secondo giustizia.
non recte agentibus a non recte
cernentibus.

T6e = Contra Faustum Manichaeum 22,43 (trad. NBA)


Consulitur enim aeterna lex illa ordinem Infatti, se si consulta quella legge eterna che ordina di
naturalem conseruari iubens, perturbari uetans, mantenere l’ordine naturale e proibisce di turbarlo, in
et non ita de hoc facto iudicat, ac si ille in filias merito a quest’azione essa non giudica come se Lot avesse
nefaria libidine exarserit, ut earum incestato bruciato di libidine proibita verso le figlie al punto da
corpore frueretur aut eas haberet uxores, sed nec godere incestuosamente del loro corpo o da prenderle
de illis feminis, ac si in sui patris carnem come mogli, né circa quelle donne come se avessero arso
execrabili amore flagrassent. Ratio quippe di passione abominevole per la carne del proprio padre. Il
iustitiae non tantum, quid factum sit, uerum criterio della giustizia non guarda soltanto al fatto che è
etiam, quare factum sit, intuetur, ut ex causis stato compiuto, ma anche al motivo per cui esso è stato
suis facta pendentia libramento aequitatis compiuto, per esaminare con la bilancia dell’equità il peso
examinet. dei fatti a partire dalle loro cause.

T6f = Contra Faustum Manichaeum 22,44 (trad. NBA)


Quapropter culpandus est quidem, non tamen Quindi Lot dev’essere certo ritenuto colpevole, ma non
quantum ille incestus, sed quantum illa meretur tanto di incesto, quanto piuttosto di ubriachezza. Anche
ebrietas. Nam et hanc lex aeterna condemnat, l’ubriachezza, infatti, è condannata dalla legge eterna, che
quia cibum ac potum ad ordinem naturalem non secondo l’ordine naturale ammette cibo e bevanda soltanto
nisi gratia conseruandae salutis admittit. allo scopo del mantenimento della salute.

T6g = Contra Faustum Manichaeum 22,61 (trad. NBA, leggermente modificata)


Consulta quippe aeterna lex illa, quae Se dunque si consulta la legge eterna che ordina di
ordinem naturalem conseruari iubet, perturbari conservare l’ordine naturale e proibisce di alterarlo, essa ha
uetat, non nisi propagationis causa statuit stabilito che l’unione carnale debba avvenire soltanto allo
hominis concubitum fieri, et hoc non nisi scopo della riproduzione, e ciò solamente in nozze
socialiter ordinato conubio, quod non peruertat regolate dalla società che non perturbino il vincolo della
uinculum pacis et ideo prostitutio feminarum non pace, e pertanto la prostituzione delle donne, che si
ad substituendam prolem, sed ad satiandam offrono non allo scopo di creare nuovi eredi ma di saziare
libidinem propositarum diuina atque aeterna la libidine, è condannata dalla legge divina e eterna. […]
lege damnatur. […] quamquam etiamsi haec Del resto, se anche si intendesse che il suocero non
mulier non in peioris facti conparatione minus riteneva questa donna meno colpevole nel paragone con
culpata, sed omnino a socero laudata intellegatur un’azione peggiore, ma la lodava invece senza riserve
- quae tamen consulta illa aeterna lege (sebbene, consultando la legge eterna <della giustizia>
iustitiae, quae naturalem ordinem perturbari che proibisce di alterare l’ordine naturale non solo dei
uetat, non utique tantummodo corporum, sed corpi, ma soprattutto e in primo luogo delle anime,
maxime ac primitus animorum, quia in scopriamo che essa è meritatamente colpevole, non
procreandis filiis ordinatam societatem non avendo rispettato l’ordine sociale nella procreazione dei
custodiuit, merito culpabilis inuenitur - quid figli), che c’è di strano se una peccatrice viene lodata da un
mirum, si peccatrix a peccatore laudatur? peccatore?

T6h = Contra Faustum Manichaeum 22,70 (trad. NBA)

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Consultaque illa aeterna lege reperio non Consultata la legge eterna trovo che egli, privo di
debuisse hominem ab illo, qui nullam ordinatam legittimo potere, non doveva uccidere quell’uomo,
potestatem gerebat, quamuis iniuriosum et sebbene oltraggioso e malvagio.
inprobum occidi.

T6i = Contra Faustum Manichaeum 22,73 (trad. NBA)


Quaedam enim facta lex illa aeterna, quae La legge eterna che ordina di preservare l’ordine naturale
ordinem naturalem conseruari iubet, perturbari e vieta di alterarlo ha collocato per gli uomini alcune azioni
uetat, ita medio quodam loco posuit hominibus, quasi in un punto medio, affinché la sfrontatezza
ut in eis usurpandis merito reprehendatur nell’usurparle venga meritatamente redarguita e
audacia, in exequendis autem oboedientia iure l’obbedienza nell’eseguirle giustamente lodata. A tal punto,
laudetur. Tantum interest in ordine naturali, nell’ordine naturale, è importante quale azione si compia, e
quid a quo agatur, et sub quo quisque agat. sotto quale autorità.

T6l = Contra Faustum Manichaeum 22,78 (trad. NBA)


Fit autem homo iniquus, cum propter se ipsas L’uomo diventa iniquo quando ama per se stesse cose che
diligit res propter aliud adsumendas et propter devono essere accettate per un altro fine, e quando ama
aliud adpetit res propter se ipsas diligendas. Sic per un altro fine cose che devono essere accettate per se
enim, quantum in ipso est, perturbat in se stesse. In tal modo, per quanto dipende da lui, perturba in
ordinem naturalem, quem lex aeterna sé l’ordine naturale che la legge eterna ordina di
conseruari iubet. Fit autem homo iustus, cum ob conservare. L’uomo invece diventa giusto quando non
aliud non adpetit rebus uti, nisi propter quod desidera usare le cose per altro scopo se non quello per cui
diuinitus institutae sunt, ipso autem deo frui esse sono state istituite, e desidera gioire di Dio stesso per
propter ipsum seque et amico in ipso deo propter Lui stesso, e di sé e dell’amico in Dio stesso e a motivo di
eundem ipsum deum. Dio stesso.

T7a = De ciuitate dei 9,5 (trad. NBA)


Sancti uero angeli et sine ira puniant, quos Anche gli angeli puniscono senza collera coloro che
accipiunt aeterna dei lege puniendos, et miseris devono punire secondo l’eterna legge di Dio, aiutano gli
sine miseriae compassione subueniant, et infelici senza partecipare alla loro infelicità e soccorrono
periclitantibus eis, quos diligunt, sine timore senza timore le persone da loro amate che si trovano nei
opitulentur pericoli.

T7b = De ciuitate dei 10,12 (trad. NBA, modificata)


Nam et cum exaudiunt angeli eius, ipse in eis Quando esaudiscono i suoi angeli, è lui che esaudisce in
exaudit, tamquam in uero nec manu facto essi come in suo tempio non costruito dall’uomo e allo
templo suo, sicut in hominibus sanctis suis, stesso modo nei suoi uomini santi. Nel tempo si
eiusque temporaliter fiunt iussa aeterna eius compiono i suoi decreti, essendo stata contemplata la sua
lege conspecta. legge eterna.

T7c = De ciuitate dei 16,6 (trad. NBA)


Poterat et hic eadem intellegi trinitas, tamquam Anche nel passo in questione poté essere indicata la
pater dixerit ad filium et spiritum sanctum: Trinità nel senso che il Padre disse al Figlio e allo Spirito
Venite, et descendentes confundamus ibi Santo: Suvvia, col discendere confondiamo adesso la loro lingua. E
linguam eorum [Gen 11,7], si aliquid esset, v’è qualcosa che impedisce di pensare agli angeli perché ad
quod angelos prohiberet intellegi, quibus potius essi compete piuttosto di andare a Dio con santi impulsi,
conuenit uenire ad deum motibus sanctis, hoc est cioè con devoti pensieri, con i quali da essi si consulta
cogitationibus piis, quibus ab eis consulitur l’immutabile Verità che è come la legge eterna nella loro
incommutabilis ueritas, tamquam lex aeterna curia del cielo.
in illa eorum curia superna.

T7d = De ciuitate dei 19,13 (trad. Alici)

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La legge eterna in Agostino

Pax hominis mortalis et dei ordinata in fide sub la pace dell’uomo mortale e di Dio è l’obbedienza ordinata
aeterna lege oboedientia nella fede sotto la legge eterna

T7e = De ciuitate dei 19,14 (trad. Marafioti)


Et quoniam, quamdiu est in isto mortali Inoltre, poiché in quanto si trova in questo corpo mortale
corpore, peregrinatur a domino: ambulat per è pellegrino lontano dal Signore e cammina nella fede e
fidem, non per speciem; ac per hoc omnem pacem non nella visione [cfr. 2 Cor 5,6 sg.], riferisce la pace di
uel corporis uel animae uel simul corporis et ogni tipo – del corpo, dell’anima, o di corpo e anima
animae refert ad illam pacem, quae homini insieme – a quella pace che si ha tra l’uomo mortale e Dio
mortali est cum inmortali deo, ut ei sit ordinata immortale, perché ci sia l’ubbidienza ordinata nella fede
in fide sub aeterna lege oboedientia. sotto la legge eterna.

T8a = Quaestiones 2,67 (trad. NBA)


Moyses socero dicit quia uenit ad me populus Mosè risponde al suocero: Poiché il popolo viene da me per
inquirere iudicium a deo; cum eis cercare un giudizio proveniente da Dio; quando infatti essi hanno
contigerit disceptatio et uenerint ad me, qualche lite tra loro e vengono da me, io giudico ciascuno e insegno
iudico unumquemque et moneo eos loro i precetti e la legge di Dio. Ci possiamo domandare come
praecepta dei et legem eius [Ex 18,15sq.]. mai Mosè rispose così, dal momento che la legge di Dio
Quaeri potest quomodo ista Moyses dixerit, cum non era stata scritta, se non perché la legge di Dio è
lex dei adhuc nulla conscripta esset. Nisi quia eterna e la consultano tutti coloro che hanno uno spirito
lex dei sempiterna est, quam consulunt omnes di fede per fare o comandare o proibire ciò che trovano in
piae mentes, ut quod in ea inuenerint, uel faciant essa, secondo quanto essa prescrive con verità immutabile?
uel iubeant uel uetent, secundum quod illa Si deve forse pensare che Mosè, benché Dio parlasse con
incommutabili ueritate praeceperit. Numquid lui, fosse solito consultare Dio di volta in volta per
enim Moyses, quamuis cum illo deus loqueretur, qualsiasi punto delle vertenze d’una moltitudine così
per singula credendum est, quod consulere soleret grande, che lo tratteneva nell’attività di giudicare dal
deum, si quid esset in disceptationibus tantae mattino alla sera? Pur tuttavia se non avesse consultato il
multitudinis, quae illum in hoc iudicandi negotio Signore che dirigeva il suo spirito e non avesse posto
a mane usque ad uesperam detinebat? Et tamen attenzione con sapienza alla sua legge eterna non avrebbe
nisi suae menti praesidentem dominum potuto trovare quale fosse la sentenza da pronunciare tra i
consuleret legemque eius aeternam sapienter litiganti.
adtenderet, quid iustissimum iudicare inter
disceptantes posset, non inueniret.

T8b = Quaestiones 3,16 (trad. NBA)


Sequitur autem et dicit: Sacrificium in L’agiografo poi continua e dice: Sacrificio [che è] fragranza di
odorem suauitatis domino. Sacerdos buon odore per il Signore. Lo farà il sacerdote, l’unto, che gli
unctus qui pro eo ex filiis eius faciet illud succederà tra i suoi figli. Ecco perché forse l’agiografo aveva
[Lv 6,21sq.]. Propter hoc fortasse dixerat chiamato perpetuo il sacrificio, perché lo facesse ogni
sempiternum [Lv 6,20], ut hoc faciat omnis sommo sacerdote quando succedeva a quello defunto, il
summus sacerdos, quando succedit mortuo eo die giorno in cui fosse unto; il testo infatti aggiunge
quo unctus fuerit; adiunxit enim et ait: lex l’espressione legge eterna, potendosi intendere come
aeterna [Lv 6,20], cum possit etiam aeternum eterno ciò di cui il rito è il simbolo.
secundum id intellegi quod significat.

T9 = Retractationes 1,16,2 (trad. NBA)


Quod non est ita accipiendum, tamquam et in La frase non va però intesa nel senso che in quel regno di
illo dei regno, ubi incorruptibile atque immortale Dio, in cui avremo un corpo incorruttibile e immortale, si
corpus habebimus, de scripturis diuinis lex et dovranno ancora ricavare dalle divine Scritture la legge e i
praecepta sumenda sint, sed quia perfectissime precetti. Ivi la legge eterna sarà compiutamente osservata
ibi lex aeterna seruabitur, et illa duo e, per conseguenza, rispetteremo i due noti precetti
praecepta de diligendo deo et proximo non in sull’amore di Dio e del prossimo non per averli letti, ma

  8
La legge eterna in Agostino

lectione, sed in ipsa perfecta et sempiterna nell’amore perfetto e senza fine.


dilectione tenebimus.

T10a = Enarrationes in Psalmos 103,4,9:


Intuentur enim legem fixam, legem aeternam, Essi, gli Angeli, vedono la legge immutabile, la legge
iubentem sine scriptura, sine syllabis, sine eterna, che comanda senza essere scritta, senza avere
strepitu, fixam semper et stantem; intuentur sillabe, senza fare rumore, ed è sempre immutabile e
angeli corde mundo, et ex illa faciunt quidquid stabile: la vedono nel loro cuore puro, ed in base ad essa
hic fit, et potestates ex illa ordinantur a summis fanno tutto ciò che qui vien fatto, ed in base ad essa sono
usque in ima. regolate le potestà dai luoghi più alti ai più bassi.

T10b = Enarrationes in Psalmos 108,7


Audiamus ergo deinde quid diuinus sermo Ascoltiamo dunque quel che dice, nel suo sviluppo, il
contexat; et in uerbis quasi mala optantis, discorso divino, e nelle parole di chi sembra augurare del
intellegamus praedicta prophetantis; et deum male intendiamo le predizioni di chi profetizza il futuro.
iusta retribuentem, subleuata in eius aeternam Elevando la nostra mente all’eterna sua legge, dobbiamo
legem mente cernamus. scorgere Dio che retribuisce secondo giustizia.

T11a = Sermones 81,2 (trad. NBA)


Vide eruditum in lege dei, lege dei dico Vedi dunque l’uomo mite, istruito nella legge di Dio,
aeterna. Nam lex illa in tabulis data iudaeis ripeto: nella legge eterna di Dio. Poiché la legge scritta
nondum erat temporibus iob, sed manebat adhuc sulle Tavole e data ai giudei non c’era ancora ai tempi di
lex aeterna in cordibus piorum, unde illa Giobbe ma rimaneva ancora nel cuore dei servi fedeli di
descripta est quae populo data est. Dio la legge eterna in base alla quale fu scritta quella data
al popolo ebraico.

T11b = Sermones 363,3 (trad. NBA)


Neque enim quisquam eius regno subtrahitur, Nessuno si sottrae infatti al suo regno la cui legge eterna
cuius aeterna lege in distributione dandi atque regge tutte le creature regolando la distribuzione dei doni e
reddendi et meritis praemiorum atque poenarum, la resa di conto, misurando premi e pene, attuando un
et iustissima ordinatione creaturae cunctae ordine perfettamente giusto.
coercentur.

B. Testi agostiniani sulla legge naturale

N1 = De sermone domini in monte 2,32 (trad. NBA)


Nam quando illi ualent intellegere nullam esse Quando infatti questi tali finiranno per capire che non v’è
animam quamuis peruersam, quae tamen ullo anima, quantunque perversa, che comunque in qualche
modo ratiocinari potest, in cuius conscientia non modo può ragionare, nella cui coscienza Dio non parli?
loquatur deus? Quis enim scripsit in cordibus Chi se non Dio ha scritto nel cuore degli uomini la legge
hominum naturalem legem nisi deus? De naturale? E di questa legge dice l’Apostolo: Quando i
qua lege apostolus dicit: Cum enim gentes, pagani, che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge,
quae legem non habent, naturaliter quae essi pur non avendo la legge, sono legge a se stessi; dimostrano infatti
legis sunt faciunt, hi legem non habentes che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla
ipsi sibi sunt lex; qui ostendunt opus legis testimonianza della coscienza di essi e dei loro stessi ragionamenti che
scriptum in cordibus suis, contestante li accusano o anche li difendono nel giorno in cui Dio giudicherà i
conscientia illorum et inter se inuicem segreti degli uomini.
cogitationum accusantium aut etiam
excusantium in die qua iudicabit deus
occulta hominum [Rm 2,14-16].

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La legge eterna in Agostino

N2 = De diuersis quaestionibus LXXXIII 53,2 (trad. NBA, leggermente modificata)


Ex hac igitur ineffabili atque sublimi rerum Per questa ineffabile e sublime disposizione delle cose,
administratione, quae fit per diuinam operata dalla divina Provvidenza, la legge naturale è stata
prouidentiam, quasi transcripta est naturalis in qualche modo trascritta nell’anima razionale sicché, nel
lex in animam rationalem, ut in ipsa uitae corso stesso di questa vita e negli atteggiamenti terreni gli
huius conuersatione moribusque terrenis homines uomini conservano le immagini di questa disposizione.
talium distributionum imagines seruent.

N3 = Contra Faustum Manichaeum 15,7 (trad. NBA)


Nam illa tria, quae ad dilectionem dei pertinent, Infatti quei tre comandamenti che riguardano l’amore di
omnino ignoras, omnino non seruas; haec autem Dio li ignori del tutto e non li osservi per nulla. Quanto a
septem, quibus societas humana non laeditur, si questi sette grazie ai quali la convivenza umana può non
quando custodis, aut pudore reprimeris, ne inter subire danni, se qualche volta li osservi, per lo più ti lasci
homines confundaris, aut timore frangeris, ne prendere dal pudore per non essere confuso fra gli uomini,
publicis legibus puniaris, aut malum factum o sei distrutto dal timore di essere punito dalle leggi dello
bona aliqua consuetudine horrescis, aut ipsa stato, o hai orrore di una cattiva azione per una qualche
naturali lege, quam iniuste alteri facias, quod buona consuetudine, o avverti sulla base della legge
tibi ab altero fieri non uis, aduertis: error tamen naturale quanto ingiustamente fai ad altri ciò che non
tuus quam te in contrarium ire conpellat et, dum vorresti fosse fatto a te. Avverti tuttavia quanto il tuo
sequeris, et, dum non sequeris, sentis, cum uel errore ti spinga in direzione contraria, ti accorgi di quando
hoc facis, quod pati non uis uel ideo non facis, lo segui e di quando non lo segui, senti quando fai ciò che
quia pati non uis. non vuoi soffrire e quando non lo fai per non soffrirlo.

N4 = De Genesi ad litteram 9,17,32 (trad. NBA)


Omnis iste naturae usitatissimus cursus habet Il corso ordinario della natura presa nel suo insieme ha le
quasdam naturales leges suas, secundum sue determinate leggi naturali, secondo le quali anche lo
quas et spiritus uitae, qui creatura est, habet spirito vitale, che è una creatura, ha certe tendenze naturali
quosdam adpetitus suos determinatos proprie e in un certo senso determinate che non
quodammodo, quos etiam mala uoluntas non potrebbero essere evitate neppure da una volontà cattiva.
possit excedere, et elementa mundi huius corporei Così pure gli elementi di questo mondo fisico posseggono
habent definitam uim qualitatemque suam, quid delle potenzialità e proprietà che per ogni cosa
unumquodque ualeat uel non ualeat, quid de determinano ciò che essa è capace o non è capace di fare,
quo fieri possit uel non possit. quali effetti ogni cosa è in grado o no di produrre.

N5 = De peccatorum meritis et remissione et de baptismo paruulorum ad Marcellinum 1,65 (trad. NBA)


Nonne tanta infirmitas animi et corporis, tanta Tanta debilità d’anima e di corpo, tanta ignoranza di tutto,
rerum ignorantia, tam nulla omnino praecepti impossibilità assoluta a sottostare a regole, incapacità a
capacitas, nullus uel naturalis uel conscriptae capire e ad attuare la legge, naturale o scritta, mancanza
legis sensus aut motus, nullus in alterutram d’uso di ragione per una o un’altra direzione, tutto questo
partem rationis usus hoc multo testatiore silentio non lo proclama, non lo indica con un silenzio molto più
quam sermo noster proclamat atque indicat? autorevole del nostro parlare?

N6a = De natura et gratia 10 (trad. NBA)


Si potuisse dicunt, ecce quod est crucem Christi Se dicono che ha potuto, ecco la vanificazione della croce
euacuare sine illa quemquam per naturalem del Cristo: “sostenere che senza di essa uno può essere
legem et uoluntatis arbitrium iustificari posse giustificato mediante la legge naturale e l’arbitrio della
contendere. volontà”.

N6b = De natura et gratia 47 (trad. NBA)


An et hoc ut sciat sufficit ei liberum arbitrium O anche per sapere in che modo deve vivere gli basta il
lexque naturalis? Haec est sapientia uerbi, libero arbitrio e la legge naturale? Questo è un discorso
qua euacuatur crux Christi. sapiente che rende vana la croce del Cristo.

  10
La legge eterna in Agostino

N7a = Contra Iulianum 4,25 (trad. NBA)


Isti ergo qui naturali lege sunt iusti, aut Questi dunque, che sono giusti secondo la legge naturale,
placent deo, et ex fide placent; quia sine fide se piacciono a Dio gli piacciono per la fede, perché è
impossibile est placere: et ex qua fide placent, impossibile piacergli senza la fede. E per quale fede essi
nisi ex fide Christi? Quoniam sicut legitur in piacciono, se non per quella di Cristo? Così infatti si legge
actibus apostolorum, in illo deus definiuit negli Atti degli Apostoli: In Lui Dio ha accreditato la fede dinanzi
fidem omnibus, suscitans eum a mortuis a tutti col risuscitarlo dai morti. Per questo è stato detto che,
[Act 17,31]. Ideoque dicuntur sine lege pur essendo senza la legge, hanno compiuto le opere della
naturaliter quae legis sunt facere, quia ex legge secondo natura, perché sono giunti al Vangelo dal
gentibus uenerunt ad euangelium, non ex paganesimo e non dalla circoncisione a cui era stata
circumcisione, cui lex data est; et propterea affidata la legge. È stato detto “secondo natura” poiché la
naturaliter, quia ut crederent, ipsa in eis est per natura stessa è stata in essi corretta dalla grazia di Dio
dei gratiam correcta natura. affinché potessero credere.

N7b = Contra Iulianum 6,81 (trad. NBA)


Si enim salui erunt aliqui sine Christo, et Qualora fosse possibile ad alcuni salvarsi senza Cristo,
iustificantur aliqui sine Christo; ergo Christus oppure essere giustificati senza Cristo, egli sarebbe morto
gratis mortuus est. Erat enim et alius modus, inutilmente. Ci sarebbe stata infatti, come voi dite, un’altra
sicut uultis, in natura, in libero arbitrio, in lege via nella natura, nel libero arbitrio, nella legge naturale o
naturali, siue conscripta, quo possent salui et in quella scritta, attraverso cui avrebbero potuto salvarsi ed
iusti esse qui uellent. essere giustificati quelli che lo avessero voluto.

N8 = Epistulae 157,15 (trad. NBA)


Quod uero illis uerbis, quae tractabamus, Ciò che l’Apostolo aggiunge alle parole che abbiamo
adiungit et dicit: Lex autem subintrauit, ut spiegate, dicendo: È poi subentrata la Legge, perché si
abundaret delictum [Rm 5,20], iam non moltiplicasse il peccato, non si riferisce al peccato di cui ci
pertinet ad illud delictum, quod trahitur ex macchiamo discendendo da Adamo e del quale prima
Adam, de quo superius dicebat: Mors aveva detto: La morte ha regnato per causa d’uno solo. Per
regnauit per unum [Rm 5,17]; legem “legge” possiamo intendere sia quella naturale che si
quippe siue naturalem intellegamus, quae in comincia a conoscere quando si arriva all’uso di ragione,
eorum apparet aetatibus, qui iam ratione uti sia quella scritta, data per mezzo di Mosè. Ma né l’una né
possunt, siue conscriptam, quae data est per l’altra ha potuto ridare la vita e liberare dalla legge dei
Moysen, quia nec ipsa potuit uiuificare et peccato e della morte che noi ereditiamo da Adamo; al
liberare a lege peccati et mortis [Rm 8,2], quae contrario essa ha aumentato la trasgressione. Poiché – dice
tracta est ex Adam, sed magis addidit lo stesso Apostolo – dove non esiste legge, non esiste neppure
praeuaricationis augmenta; ubi enim lex non trasgressione. Vi è anche – dicevamo – una legge impressa
est, ait idem apostolus, nec praeuaricatio nel cuore dell’uomo, il quale ha già l’uso del libero arbitrio,
[Rm 4,15]. Proinde quoniam lex est etiam in scritta naturalmente nel suo cuore, che ci suggerisce di non
ratione hominis, qui iam utitur arbitrio fare agli altri quel che non vogliamo sia fatto a noi, perciò
libertatis, naturaliter in corde conscripta, qua in base a questa legge tutti sono trasgressori, anche quelli
suggeritur, ne mali aliquid faciat quisque alteri, che han ricevuto la Legge di Mosè […]. <San Paolo> a
quod pati ipse non uult, secundum hanc legem proposito della Legge (poco prima) dice: La Legge fu
praeuaricatores sunt omnes, etiam qui legem per stabilita per far apparire la trasgressione in attesa che venisse il
Moysen datam non acceperunt […]. De qua Discendente per il quale era stata fatta la promessa, Legge
lege iterum dicit: Lex praeuaricationis gratia promulgata coll’assistenza degli Angeli per mezzo di un mediatore.
posita est, donec ueniret semen, cui In tal modo S. Paolo mette in risalto Gesù Cristo, per la
promissum est, disposita per angelos in grazia del quale tutti si salvano, tanto i bambini dalla legge
manu mediatoris [Gal 3,19], Christum del peccato, e della morte con la quale siamo nati, quanto
commendans, cuius gratia salui fiunt omnes siue gli adulti che, usando male il libero arbitrio, han trasgredito
paruuli a lege peccati et mortis [Rm 8,2], cum la legge naturale della stessa ragione, quanto ancora quelli
qua nati sumus, siue maiores, qui male utentes che ricevettero la Legge data per mezzo di Mosè e

  11
La legge eterna in Agostino

arbitrio uoluntatis praeuaricauerunt legem trasgredendola furono i mandati in rovina dal senso
naturalem ipsius rationis, siue qui legem letterale di essa.
acceperunt, quae data est per Moysen, eamque
praeuaricantes littera occisi sunt.

N9 = In Iohannis euangelium tractatus 49,12 (trad. NBA)


Deinde crescit, incipit accedere ad rationales Poi cresce, comincia a toccare l’età della ragione per cui
annos, ut legem sapiat naturalem, quam prende coscienza della legge naturale che tutti gli uomini
omnes habent in corde fixam: quod tibi non uis portano scritta nel cuore: Non fare agli altri ciò che non
fieri, alii ne feceris. Numquid hoc de paginis vuoi sia fatto a te. Forse che questo s’impara sui libri, e
discitur, et non in natura ipsa quodammodo non si legge invece nelle pagine della natura stessa? Vuoi
legitur? furtum uis pati? Vtique non uis. Ecce forse essere derubato? Certamente non lo vuoi. Ecco la
lex in corde tuo: quod non uis pati, facere noli. legge scolpita nel tuo cuore: Non fare ciò che non vuoi per
te.

N10 = Enarrationes in Psalmos 118,25,4 (trad. NBA)


Vbi enim lex non est, nec praeuaricatio Difatti dove non c’è legge non c’è neanche trasgressione. Ora, qual è
[Rm 4,15]. Quae ista lex est, nisi forte illa de questa legge se non quella di cui lo stesso Apostolo dice:
qua idem dicit apostolus: Gentes quae legem Quando i gentili che non hanno la legge fanno per natura le cose della
non habent, naturaliter quae legis sunt legge, costoro, non aventi legge, son legge a se stessi. In vista di ciò
faciunt; hi legem non habentes, ipsi sibi egli dice: Quanti non hanno legge peccano senza la legge e
sunt lex [Rm 2,14]? Secundum hoc ergo quod andranno in perdizione senza la legge. In quanto però egli
dicit: legem non habentes [Rm 2,14], sine afferma: Essi sono legge a se stessi, ci offre un motivo valido
lege peccauerunt, et sine lege peribunt; secundum per concludere che tutti i peccatori della terra sono
id uero quod ait: ipsi sibi sunt lex [Rm trasgressori. Non c’è infatti alcuno che danneggi il
2,14], non immerito praeuaricatores prossimo e insieme non disapprovi la stessa cosa quando
aestimantur omnes peccatores terrae. Nullus viene fatta a lui. Col suo agire egli trasgredisce la legge
enim est qui faciat alteri iniuriam, nisi qui fieri naturale che non può non conoscere, tanto è vero che egli
nolit sibi; et in hoc transgreditur naturae non vorrebbe ricevere lo stesso danno che reca all'altro.
legem, quam non sinitur ignorare, dum id quod Ebbene, forse che una tal legge non era nel popolo
facit non uult pati. Numquid autem lex ista d’Israele? Ma certo che c’era: poiché anche gli Israeliti
naturalis non erat in populo Israel? Erat erano uomini. Per essere infatti senza legge naturale
plane, quoniam et ipsi homines erant. Sine lege avrebbero dovuto essere fuori del consorzio umano. Essi
autem naturali essent, si praeter naturam quindi si sono resi molto più trasgressori quando
humani generis esse potuissent. Multo magis ergo ricevettero la legge divina, con la quale la legge naturale
praeuaricatores facti sunt lege diuina, qua viene restaurata, convalidata o rafforzata, come dir si
naturalis illa siue instaurata, siue aucta, siue voglia.
firmata est.

C. Fonti

F1a = Cicerone, De legibus 1,18 = SVF 3,315 (trad. Radice)


Igitur doctissimis uiris proficisci placuit a lege: A quegli uomini di straordinaria cultura sembrò giusto
haud scio an recte, si modo, ut iidem definiunt, prendere le mosse dalla legge; e per quanto ne so, fecero
lex est ratio summa, insita in natura, quae bene, perché la legge, così come loro la definiscono, è la
iubet ea quae facienda sunt prohibetque somma ragione insita nella natura, la quale comanda ciò
contraria. Eadem ratio, cum est in hominis che va fatto e proibisce quel che non va fatto. Questa
mente confirmata et perfecta, lex est. stessa ragione quando è perfezionata e consolidata dalla
mente umana è la legge.

F1b = Cicerone, De legibus 1,33 = SVF 3,317 (trad. Radice)

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La legge eterna in Agostino

Quodsi, quo modo est natura, sic iudicio Certo tutti onorerebbero il diritto, se, come è naturale, gli
homines humani (ut ait poeta) nihil a se uomini nella loro mente, per dirla col poeta, non
alienum putarent, coleretur ius aeque ab ritenessero estraneo a sé nulla di ciò che è umano. A chi
omnibus. Quibus enim ratio a natura data est, natura diede la ragione, diede anche la retta ragione, e
iisdem etiam recta ratio data est; ergo etiam lex, dunque pure la legge che è appunto la retta ragione nel
quae est recta ratio in iubendo et uetando: si lex, comandare e nel vietare. E con la legge la natura diede
ius quoque. At omnibus ratio. Ius igitur datum anche il diritto. Ma tutti hanno la ragione.
est omnibus.

F1c = Cicerone, De legibus 1,42 = SVF 3,319 (trad. Radice)


Iam uero illud stultissimum, existimare omnia Certo è una grande ingenuità ritenere che tutto quanto è
iusta esse quae sancita sint in populorum sancito nel diritto e nella costituzione dei popoli sia <per
institutis aut legibus. Etiamne si quae leges sint ciò stesso> giusto: forse che saranno tali anche le leggi dei
tyrannorum? […] Est enim unum ius, quo tiranni?... È infatti uno solo il diritto che tiene insieme la
deuincta est hominum societas et quod lex società umana, e una sola è la legge che l’ha costituita:
constituit una; quae lex est recta ratio cioè la retta ragione del comando e del divieto. Questa
imperandi atque prohibendi: quam qui ignorat, vuoi che sia scritta da qualche parte, vuoi che non lo sia,
is est iniustus, siue est illa scripta uspiam siue rende ingiusto chiunque l’ignora.
nusquam.

F1d = Cicerone, De legibus 1,44 = SVF 3,321 (trad. Radice, modificata)


Quod si tanta potestas est stultorum sententiis E se l’opinione e di decreti degli ignoranti hanno tanto
atque iussis, ut eorum suffragiis rerum natura potere da sconvolgere con il loro voto la natura delle cose,
uertatur: cur non sanciunt, ut quae mala perché non dovrebbero anche prendere per beni e rimedi
perniciosaque sunt habeantur pro bonis ac salutari quelle che sono realtà malvagie e pericolose? E se
salutaribus? Aut <cur> cum ius ex iniuria lex la legge può trasformare l’illegalità in legalità, che cosa la
facere possit, bonum eadem facere non possit ex tratterrebbe dal fare lo stesso col male trasformandolo in
malo? Atqui nos legem bonam a mala nulla bene? La verità è che noi non potremmo distinguere una
alia nisi naturae norma diuidere possumus. buona legge da una cattiva se non sulla base di una norma
naturale.

F1e = Cicerone, De legibus 2,8 = SVF 3,316 (trad. Radice, modificata)


…legem neque hominum ingeniis excogitatam La legge non è una scoperta dell’ingenio umano né il
nec scitum aliquod esse populorum, sed frutto di una sanzione popolare, ma un essere eterno che
aeternum quiddam, quod uniuersum mundum regge l’intero mondo con i suoi ordini e i suoi divieti. In tal
regeret imperandi prohibendique sapientia. Ita senso potevano affermare che quella legge fondamentale
principem legem illam et ultimam mentem esse era la mente suprema di dio in quanto comanda e vieta
dicebant omnia ratione aut cogentis aut uetantis con ragione ogni cosa. A giusta ragione, quindi, viene
dei; ex quo illa lex, quam di humano generi lodata la legge che gli dèi diedero al genere umano: essa
dederunt, recte est laudata: est enim ratio infatti è ragione e mente di un essere sapiente capace di
mensque sapientis ad iubendum et ad formulare comandi e divieti.
deterrendum idonea.

F1f = Cicerone, De legibus 2,10 = SVF 3,316 (trad. Radice)


Neque enim esse mens diuina sine ratione potest, Non può esistere infatti una mente divina senza ragione,
nec ratio diuina non hanc uim in rectis né una ragione divina che non abbia una tale capacità di
prauisque sanciendis habere […] Quam ob rem sancire il bene e il male. Pertanto, la legge autentica e
lex uera atque princeps apta ad iubendum et ad fondamentale con potere di interdizione e di comando è la
uetandum ratio est recta summi Iouis. retta ragione del sommo Giove.

F1g = Cicerone, De natura deorum 1,36 = SVF 1,162 (trad. Radice)


Zeno autem […] naturalem legem diuinam Zenone attribuisce carattere divino alla legge naturale e

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La legge eterna in Agostino

esse censet, eamque uim obtinere recta sostiene che la sua forza consiste nel comandare le cose
imperantem prohibentemque contraria. giuste e nel proibire quelle contrarie.

F1h = Cicerone, De natura deorum 1,39


Idemque etiam legis perpetuae et aeternae Il medesimo [Crisippo] dice che la forza della legge
uim, quae quasi dux uitae et magistra perpetua ed eterna, che è tale da fungere per così dire da
officiorum sit, Iouem dicit esse, eandemque guida della vita e da maestra dei doveri, è Giove, e la stessa
fatalem necessitatem appellat sempiternam rerum necessità fatale egli la chiama la verità sempiterna delle
futurarum ueritatem; quorum nihil tale est ut in cose future; nessuna di queste è tale che la forza divina
eo uis divina inesse uideatur. sembri essere in essa.

F1i = Lattanzio, Diuinae institutiones 6,8 = Cicerone, De re publica 3,33 = SVF 3,325 (trad. Radice,
modificata)
Est quidem uera lex recta ratio, naturae In verità, legge autentica è la retta ragione, coerente con la
congruens, diffusa in omnis, constans, natura, presente in tutti gli uomini, stabile ed eterna: essa
sempiterna, quae uocet ad officium iubendo, con i suoi ordini richiama al dovere e con i suoi divieti
uetando a fraude deterreat, quae tamen neque distoglie dall’inganno. La legge però non dà ordini né fa
probos frustra iubet aut uetat nec inprobos proibizioni inutilmente agli onesti, né smuove i disonesti
iubendo aut uetando mouet. Huic legi nec con i suoi divieti e i suoi comandi. Non è lecito modificare
obrogari fas est neque derogari ex hac licet neque questa legge, né derogare da essa e tanto meno abrogarla;
tota abrogari potest, nec uero aut per senatum da essa non possiamo essere svincolati per mezzo del
aut per populum solui hac lege possumus, neque senato o per mezzo del popolo, né bisogna cercare Sesto
est quaerendus explanator aut interpres Sextus Elio che la spieghi o la interpreti, né ci sarà una legge a
Aelius, nec erit alia lex Romae alia Athenis, Roma e una ad Atene, né una oggi e una domani; ma una
alia nunc alia posthac, sed et omnes gentes et sola legge eterna, immutabile dirigerà tutte le persone in
omni tempore una lex et sempiterna et ogni tempo, e per così dire uno solo sarà il maestro e il
inmutabilis continebit unusque erit communis sovrano di tutti: dio. Proprio lui, infatti, è l’ideatore di
quasi magister et imperator omnium deus: ille questa legge, quello che l’ha elaborata, e infine presentata.
legis huius inuentor disceptator lator, cui qui non Chi non ubbidirà al dio, è come se fuggisse da se stesso, e
parebit, ipse se fugiet ac naturam hominis per il disprezzo che nutre per la natura umana sconterà
aspernatus hoc ipso luet maximas poenas, gravissime pene, anche se riuscisse per caso ad evitare i
etiamsi cetera supplicia quae putantur effugerit. cosiddetti supplizi <della legge umana>.

F2a = Seneca, De beneficiis 6,23,1 (trad. Natali)


Adice nunc, quod non externa cogunt deos, sed Aggiungi ora che non è qualcosa di esterno che costringe
sua illis in lege aeterna uoluntas est. gli dèi, ma è la loro stessa volontà eterna che diventa
legge per loro.

F2b = Seneca, De prouidentia 1,2 (trad. Marastoni)


Superuacuum est in praesentia ostendere non È superfluo, al momento, spiegare che una costruzione
sine aliquo custode tantum opus stare nec hunc tanto imponente non si regge senza chi la custodisca e che
siderum coetum discursum que fortuiti impetus non deriva da impulso fortuito l’armonioso ruotare delle
esse, et quae casus incitat saepe turbari et cito stelle. Ciò che si muove a caso, finisce di regola nel
arietare, hanc inoffensam uelocitatem procedere disordine e ben presto arriva a cozzare, mentre queste
aeternae legis imperio tantum rerum terra rapide rotazioni proseguono senza inciampi, sotto l’impero
marique gestantem, tantum clarissimorum di una legge eterna, trascinando tanti esseri in terra ed in
luminum et ex disposito relucentium mare e tante fulgide stelle che splendono in bell’ordine.

F2c = Seneca, Epistulae morales ad Lucilium 70,14 (trad. Natali)


Nil melius aeterna lex fecit, quam quod La legge eterna non ha fatto niente di meglio che darci
unum introitum nobis ad uitam dedit, exitus una sola via d’entrata nella vita, ma molte via d’uscita.

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La legge eterna in Agostino

multos.

F3 = Tertulliano, Aduersus Iudaeos 6,13


Igitur cum manifestum sit et sabbatum Quindi, essendo evidente che il sabato temporale è stato
temporale ostensum et sabbatum aeternum mostrato e il sabato eterno è stato predetto, che la
praedictum, circumcisionem quoque carnalem circoncisione temporale è stata predicata e la circoncisione
praedicatam et circumcisionem spiritalem spirituale è stata preindicata, che la legge temporale e la
praeindicatam, legem quoque temporalem et legge eterna sono state annunziate, che i sacrifici carnali e
legem aeternalem denuntiatam, sacrificia i sacrifici spirituali sono stati mostrati prima, ne segue che,
carnalia et sacrificia spiritalia praeostensa, ai precetti dati carnalmente al popolo d’Israele in un tempo
sequitur, ut praecedenti tempore datis omnibus precedente, sopraggiungesse il tempo in cui i precetti della
istis praeceptis carnaliter populo Israeli legge antica e delle vecchie cerimonie cessassero e
superueniret tempus, quo legis antiquae et sopraggiungesse la promessa della legge nuova, il
ceremoniarum ueterum praecepta cessarent et riconoscimento dei sacrifici spirituali e la profferta della
nouae legis promissio et spiritalium sacrificiorum nuova alleanza, grazie al rifulgere dall’alto di un lume sorto
agnitio et noui testamenti pollicitatio di fronte a noi, che sedevamo nelle tenebre ed eravamo
superueniret fulgente [nobis] lumine ex alto, trattenuti in ombra di morte.
quod nobis, qui sedebamus in tenebris et in
umbra mortis detinebamur, oriretur.

F4a = Lattanzio, Diuinae institutiones 4,17,7


Denuntiauit scilicet deus per ipsum legiferum In altre parole, Dio rivelò per mezzo dello stesso
quod filium suum id est uiuam praesentemque legislatore che suo Figlio, cioè la legge viva e presente,
legem missurus esset et illam ueterem per sarebbe stato mandato e avrebbe dispensato da quella
mortalem datam soluturus, ut denuo per eum legge vecchia data per mezzo di un mortale, per sancire di
qui esset aeternus, legem sanciret aeternam. nuovo, per mezzo di uno che fosse eterno, una legge
eterna.

F4b = Lattanzio, De ira dei 17,4-5


Dei uero actio quae potest esse nisi mundi Quale può essere l’azione di Dio se non il governo del
administratio? Si uero mundi curam gerit, curat mondo? Se dunque si prende cura del mondo, Dio ha cura
igitur hominum uitam deus et singulorum actus della vita degli uomini e presta attenzione agli atti dei
animaduertit eosque sapientes ac bonos esse singoli individui, e desidera che essi siano sapienti e buoni.
desiderat. Haec est uoluntas dei, haec diuina Questa è la volontà di Dio, questa è la legge divina; chi la
lex; quam qui sequitur, qui obseruat, deo carus segue e la osserva, è caro a Dio. È quindi necessario che
est. Necesse est igitur ut ira moueatur deus Dio sia mosso dall’ira contro chi abbia violato o
aduersus eum qui hanc aeternam diuinamque disprezzato questa legge eterna e divina.
legem aut uiolauerit aut spreuerit.

F5a = Ambrogio, Epistulae 9,63,2


Esse autem legem naturalem in cordibus Che nei nostri cuori vi sia una legge naturale lo insegna
nostris etiam apostolus docet, qui scribit quia anche l’Apostolo, il quale scrive che spesso anche i gentili
plerumque et gentes naturaliter ea quae legis compiono naturalmente le cose che appartengono alla
sunt faciunt, et cum legem non legerint, opus legge, e pur non avendo letto la legge, tuttavia hanno
tamen legis scriptum habent in cordibus suis. l’opera della legge scritta nei loro cuori.

F5b = Ambrogio, Expositio Psalmi CXVIII 6,29


Si lex spiritalis, et forum est utique spiritale, ubi Se la legge è spirituale, anche il foro è senz’altro spirituale,
disputant periti legis aeternae, quod forum dove discutono gli esperti della legge eterna, e questo
non litibus tumultuosum est, sed Christi foro non è tumultuoso a causa delle liti, ma è glorioso
tribunalibus gloriosum. grazie ai tribunali di Cristo.

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La legge eterna in Agostino

F6 = Ambrosiaster, Commentarius in Pauli epistolam ad Romanos (recensio gamma) 7,6


Vetus ergo lex in tabulis lapideis formata est, La legge vecchia ha preso forma su tavole di pietra, la
lex autem spiritus in tabulis cordis spiritaliter legge dello spirito invece viene scritta spiritualmente sulle
scribitur, ut sit aeterna, litterae autem legis tavole del cuore, per essere eterna, mentre le lettere della
ueteris consumantur aetate. legge vecchia si consumano con il tempo.

F7 = Origene sec. translationem Rufini, In Leuiticum homiliae 4,10


Restat ut secundum eam partem lex haec Resta che questa legge è detta “eterna” secondo quella
‘aeterna’ dicatur, qua nos dicimus ‘legem’ esse parte per cui noi diciamo che la legge è “spirituale” e
‘spiritalem’ et per eam spiritalia offerri posse mediante essa è possibile offrire sacrifici spirituali, che non
sacrificia, quae neque irrumpi umquam neque possono né essere infranti né cessare.
cessare possunt.

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