Sei sulla pagina 1di 717

DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT

CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE


A. A. 2021 / 2022

Economia del benessere


e scienza delle finanze

Lezione n. 1
Docente: Prof. Angelo Cremonese
Cfr p.Bosi Capitolo 1

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 1


Che cos’è la scienza delle finanze?

• La Scienza delle finanze o Economia pubblica è la


disciplina economica che studia il ruolo dello stato
nelle economie di mercato
• Con particolare riguardo alle entrate e alle spese
pubbliche rappresentate nel bilancio dello stato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


La presenza dell’attività pubblica
è molto ampia
Nasciamo in ospedale (spesso pubblico) e ci
registrano all’anagrafe
• Da giovani passiamo molti anni in scuole
(pubbliche o sovvenzionate dallo Stato)
• Lavoriamo: il nostro compenso è gravato in misura
rilevante da oneri sociali (diritti pensionistici
nell’ambito di istituzioni pubbliche)...

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


La presenza dell’attività pubblica
è molto ampia
… Una vita
• Costruiamo una famiglia, abbiamo figli e in molti
casi ci sono sussidi dallo stato (assegni familiari,
detrazioni fiscali)
• Ci ammaliamo e siamo curati quasi sempre in
istituzioni pubbliche
• Cessiamo di lavorare e viviamo di una pensione,
quasi sempre pubblica
•Si muore e saremo sepolti in un cimitero costruito
dal comune.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4
La presenza dell’attività pubblica
è molto ampia
Tutte le attività descritte richiedono un
volume elevato di mezzi finanziari,
in gran parte raccolti con imposte, prelievi
coattivi a carico dei cittadini.
La descrizione delle spese e delle entrate è
condensata nel bilancio dello Stato,
o più precisamente nei bilanci dei moltissimi
enti pubblici che compongono ciò che
chiamiamo “Stato”.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5
Richard Musgrave,
The Theory of Public Finance
Mc Graw Hill, New York, 1959

Le funzioni del bilancio pubblico:

Allocazione
Redistribuzione
Stabilizzazione

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


Allocazione

Persegue modalità efficienti di offerta


dei servizi pubblici e di prelievo fiscale
attraverso
produzione pubblica
regolamentazione di attività private

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


Redistribuzione
Corregge la distribuzione delle risorse
realizzata dal mercato attraverso:
• trasferimenti monetari
• offerta di servizi reali (trasferimenti in kind)
• imposte

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


Stabilizzazione
Regola il livello dell’attività economica,
garantendo il pieno impiego e il controllo
dell’inflazione attraverso:
• la manovra delle spese e delle imposte
• misure che incentivano l’attività produttiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


Economia del benessere
e giustificazioni dell’intervento pubblico
Richiami teorici di
economia del benessere
necessari per spiegare le
motivazioni teoriche
dell’intervento pubblico

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


Teoria positiva
e teoria normativa

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


Teoria positiva
spiega le cause di un fenomeno economico

Esempi:
Perché…
• un chilo di mele costa meno di
un’automobile?
• esiste la disoccupazione?

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


Teoria positiva
Altri esempi:
Perché..
• la difesa è sempre gestita dallo stato e
mai da imprese private?
• la sanità è quasi sempre gestita dallo
stato?
• in autostrada si paga un pedaggio e nelle
strade normali no?

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


Teoria normativa
Individua gli obiettivi di politica economica
e gli strumenti idonei per il loro raggiungimento
Esempi:
quali sono le politiche migliori…
• per ridurre la disoccupazione o l’inflazione?
• per distribuire tra i cittadini il carico tributario?
• per gestire il servizio di trasporto ferroviario?

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15
In questa fase storica è molto diffusa la
convinzione che un’economia di mercato decentrata
sia più efficiente di un’economia
con ampio intervento pubblico.
Da quali principi teorici trae origine
questa affermazione?

Dai risultati dell’economia del benessere


e in particolare dal c.d.
Primo teorema dell’economia del benessere

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


L’idea di fondo
dell’economia del benessere
Individuare le condizioni di efficienza economica
(ottimo paretiano):
- partendo da una data distribuzione iniziale di
risorse
- accettando giudizi di valori minimali
Questa ricerca di solito non consente di
individuare un solo ottimo sociale, ma infiniti.
Interviene allora un principio di equità sulla base
del quale è possibile pervenire a una scelta.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17
Economia del benessere
Presupposti “filosofici”
• Visione individualistica: gli individui sonoi migliori giudici di
se stessi e scelgono secondo criteri egoistici.
• Visione non organicistica della società:non esiste un bene
della “società” diverso da quelle degli individui che la
compongono.
• Principio di ottimo paretiano: c’è un miglioramento di
benessere solo se almeno un individuo migliora e nessun
altro peggiora

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


Economia del benessere
Critica dei presupposti “filosofici”
• Visione individualistica: non sempre gli individui agiscono
nel proprio interesse o hanno un orizzonte temporale
abbastanza ampio
• Visione non organicistica della società: molti pensano che
esistano valori comunitari (il senso dell’identità nazionale, la
protezione dell’ambiente come valore al di sopra delle scelte
individuali)
• Principio di ottimo paretiano: induce a legittimare lo status
quo

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19


Condizioni di ottimo paretiano
• Produzione efficiente
• Scambio efficiente
• Efficienza complessiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20


Ottimo paretiano:
una definizione formale
Una situazione in cui non è possibile,
attraverso modificazioni delle
condizioni di produzione e scambio,
migliorare il benessere di un
individuo senza diminuire quello di
un altro

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


Ottimo paretiano
Poiché le possibili allocazioni iniziali delle
risorse tra gli individui sono infinite,
esistono infiniti punti ottimo-paretiani, uno
per ogni allocazione iniziale.
Essi possono essere rappresentati, nel caso
di due individui, dalla frontiera delle utilità.
Posizioni di First Best

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 30
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 31
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 32
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 33
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 34
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 35
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 36
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 37
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 38
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 39
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 40
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 41
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 42
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 43
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 44
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 45
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 46
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 47
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 48
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 49
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 50
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 51
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 52
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 53
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 54
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 55
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 56
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 57
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 58
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 59
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 60
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 61
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 62
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 63
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 64
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 65
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 66
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 67
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 68
DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT

CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE

Canale A

A. A. 2021 / 2022

BENI PUBBLICI

Lezione n. 2
Docente : Prof. ANGELO CREMONESE

*cfr P.Bosi Capitolo 1


1
DEFINIZIONE

SI DEFINISCONO BENI (O SERVIZI) PUBBLICI PURI, I BENI IL CUI CONSUMO È NON RIVALE E NON
ESCLUDIBILE.

DETTO ALTRIMENTI, UN BENE PUBBLICO PURO HA LE SEGUENTI CARATTERISTICHE:


•UNA VOLTA CHE IL BENE È FORNITO, IL COSTO MARGINALE DEL CONSUMO DA PARTE DI UN
INDIVIDUO AGGIUNTIVO È NULLO, OVVERO IL CONSUMO È NON RIVALE;
•ESCLUDERE QUALCUNO DAL CONSUMO DI UN BENE È O MOLTO COSTOSO O IMPOSSIBILE, OVVERO IL
CONSUMO È NON ESCLUDIBILE.

2
PERÒ…

ANCHE SE TUTTI CONSUMANO LA STESSA QUANTITÀ DI UN BENE PUBBLICO, CIÒ


NON SIGNIFICA CHE TALE CONSUMO DEBBA ESSERE VALUTATO DA TUTTI ALLO
STESSO MODO (PER ESEMPIO NON TUTTI SONO CONVINTI CHE UNA MIGLIORE
DIFESA NAZIONALE POSSA ESSERE ASSICURATA DA UN’ALTA SPESA MILITARE).

3
PERÒ…

LA NATURA DI BENE PUBBLICO NON È ASSOLUTA, MA DIPENDE DALLE


CONDIZIONI DEL MERCATO E DAI LIVELLI TECNOLOGICI RAGGIUNTI (IN UN
FUTURO NON TROPPO LONTANO IL FARO POTREBBE DIVENTARE UN SERVIZIO
ESCLUDIBILE). POICHÉ I BENI POSSONO AVERE DIVERSI GRADI DI NON RIVALITÀ E
NON ESCLUSIBILITÀ SI PARLA ANCHE DI BENI PUBBLICI IMPURI.

4
PERÒ…

NON È DETTO CHE LA NON ESCLUDIBILITÀ E L’ASSENZA DI RIVALITÀ NEL


CONSUMO SIANO SEMPRE ASSOCIATE: POSSONO ESISTERE BENI RIVALI MA NON
ESCLUDIBILI (LE STRADE DI UN CENTRO CITTADINO NELLE ORE DI PUNTA) E BENI
ESCLUDIBILI MA NON RIVALI (UNA GRANDE SPIAGGIA).

5
FORNITURA PUBBLICA DI BENI PRIVATI E VICEVERSA

I BENI PRIVATI NON VENGONO NECESSARIAMENTE FORNITI SOLO DAL


SETTORE PRIVATO E VICEVERSA.
ESISTONO MOLTI BENI PRIVATI FORNITI PUBBLICAMENTE, OVVERO BENI
CARATTERIZZATI DALLA RIVALITÀ ED ESCLUDIBILITÀ NEL CONSUMO CHE SONO
FORNITI DAL SETTORE PUBBLICO. PER ESEMPIO, L’ASSISTENZA SANITARIA E
L’EDILIZIA POPOLARE SONO BENI PRIVATI CHE SPESSO VENGONO FORNITI DAL
SETTORE PUBBLICO. ANALOGAMENTE, COME VEDREMO PIÙ AVANTI, ESISTONO
BENI PUBBLICI FORNITI DAL SETTORE PRIVATO.

6
FORNITURA VS. PRODUZIONE

UN BENE FORNITO PUBBLICAMENTE NON SEMPRE È ANCHE PRODOTTO DAL


SETTORE PUBBLICO.

7
CONDIZIONI DI EFFICIENZA IN CASO DI BENI PRIVATI

8
CONDIZIONI DI EFFICIENZA IN CASO DI BENI PUBBLICI

9
PERCHÉ I BENI PUBBLICI PURI SONO UN FALLIMENTO DEL MERCATO?

DI FRONTE A UN BENE PUBBLICO NON ESCLUDIBILE LE PERSONE POSSONO ESSERE INCENTIVATE


A NASCONDERE LE LORO VERE PREFERENZE. SUPPONIAMO, PER IL MOMENTO, CHE LO
SPETTACOLO DEI RAZZI (L’ESEMPIO CONSIDERATO NEL LIBRO DI TESTO) SIA NON ESCLUDIBILE.
ADAMO POTREBBE SOSTENERE, MENTENDO, CHE LUI NON AMA I FUOCHI D’ARTIFICIO E SE
CONVINCE EVA A PAGARE IL BIGLIETTO DA SOLA, RIESCE A VEDERE UGUALMENTE LO
SPETTACOLO E A TENERSI IL DENARO DA SPENDERE IN CIBO E ABITI.

QUESTO COMPORTAMENTO OPPORTUNISTA, CONSISTENTE NEL GODERE BENEFICI DI UN BENE PER


CUI ALTRI HANNO PAGATO IL PREZZO, È DEFINITO PROBLEMA DELL’OPPORTUNISMO O PROBLEMA DEL
FREE RIDER.

10
PERCHÈ I BENI PUBBLICI PURI SONO UN FALLIMENTO DEL MERCATO ?

OVVIAMENTE, ANCHE EVA POTREBBE ESSERE OPPORTUNISTA, E INFATTI, IN


PRESENZA DI BENI PUBBLICI «TUTTI SPERANO DI CARPIRE QUALCHE BENEFICIO
PERSONALE IN UN MODO CHE NON SAREBBE POSSIBILE NEL SISTEMA
CONCORRENZIALE E AUTOREGOLATO DI DETERMINAZIONE DEI PREZZI TIPICO DEL
MERCATO DEI BENI PRIVATI» (SAMUELSON 1955, P. 389).

11
IL DIBATTITO SULLA PRIVATIZZAZIONE

IN QUESTI ULTIMI ANNI, SOPRATTUTTO NEI PAESI OCCIDENTALI, SI È


DIBATTUTO SULL’OPPORTUNITÀ DI PRIVATIZZARE ALCUNI SERVIZI FORNITI O
PRODOTTI TRADIZIONALMENTE DALLO STATO. UN ASPETTO DI QUESTA
DISCUSSIONE STA NELLA DISTINZIONE TRA FORNITURA E PRODUZIONE.

12
FORNITURA PUBBLICA CONTRO FORNITURA PRIVATA

IN ALCUNI CASI LE IMPRESE PUBBLICHE FORNISCONO SERVIZI CHE SI POSSONO OTTENERE


ANCHE PRIVATAMENTE. LA COMBINAZIONE TRA FORNITURA PUBBLICA E PRIVATA DI BENI E
SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ È SOSTANZIALMENTE CAMBIATA NEL TEMPO ED È DIVERSA IN
CIASCUN PAESE, MA QUAL È LA CORRETTA COMBINAZIONE? LA RISPOSTA A QUESTA DOMANDA
VA CERCATA PENSANDO AI BENI FORNITI PUBBLICAMENTE E PRIVATAMENTE COME INPUT NEL
PROCESSO DI PRODUZIONE DI QUALCHE OUTPUT CHE LE PERSONE DESIDERANO.
INSEGNANTI, AULE, LIBRI DI TESTO E RIPETIZIONI PRIVATE SONO INPUT NELLA PRODUZIONE DI
UN OUTPUT CHE POTREMMO CHIAMARE QUALITÀ DELL’ISTRUZIONE. SUPPONIAMO CHE LA
COLLETTIVITÀ SIA INTERESSATA SOLO AL LIVELLO DI OUTPUT, QUALITÀ DELL’ISTRUZIONE, E NON
AGLI INPUT UTILIZZATI PER PRODURLO. QUALE CRITERIO DOVREMMO USARE PER DECIDERE LA
QUANTITÀ DI CIASCUN INPUT? E GLI INPUT DEVONO ESSERE FORNITI DAL SETTORE PUBBLICO O
DA QUELLO PRIVATO?

13
SALARIO RELATIVO E COSTI DELLE MATERIE PRIME

SE IL LAVORO E LE MATERIE PRIME SONO PAGATI DIVERSAMENTE DAL SETTORE


PUBBLICO E DAL SETTORE PRIVATO, ALLORA, SULLA BASE DELL’EFFICIENZA,
CETERIS PARIBUS, SAREBBE OPPORTUNO SCEGLIERE IL SETTORE MENO COSTOSO.
IL COSTO DELL’INPUT SOSTENUTO DAL SETTORE PUBBLICO PUÒ ESSERE DIVERSO
DA QUELLO PRIVATO SE, PER ESEMPIO, I DIPENDENTI DEL SETTORE PUBBLICO
SONO FORTEMENTE SINDACALIZZATI RISPETTO A QUELLI DEL SETTORE PRIVATO.

14
COSTI AMMINISTRATIVI

NEL CASO DI FORNITURA PUBBLICA DI UN BENE, I COSTI


AMMINISTRATIVI POSSONO ESSERE SUDDIVISI TRA UN VASTO
GRUPPO DI PERSONE. PER ESEMPIO, INVECE DI FAR PERDERE
TEMPO A OGNI INDIVIDUO PER CONTRATTARE E ORGANIZZARE LA
NETTEZZA URBANA, LA TRATTATIVA PUO’ ESSERE SVOLTA DA UN
UFFICIO CHE PROVVEDE PER TUTTI. PIU’ VASTA E’ LA COLLETTIVITA’,
MAGGIORE E’ IL VANTAGGIO DERIVANTE DALLA SIDDIVIZIONE DEI
COSTI.

15
DIVERSITÀ DI GUSTI

LE DONNE CHE LAVORANO FUORI DI CASA E HANNO FIGLI SVILUPPANO


OPINIONI DIVERSE CIRCA L’ISTRUZIONE RISPETTO ALLE CASALINGHE E
ALLE DONNE CHE NON HANNO FIGLI. COLORO CHE TENGONO I GIOIELLI
IN CASA ATTRIBUISCONO ALLA SICUREZZA UN VALORE PIU’ ALTO
RISPOTTO A CHI NON HA GIOIELLI O LI CONSERVA IN BANCA.

PIÙ I GUSTI SONO DIFFERENZIATI, PIÙ È CONSIDERATO EFFICIENTE IL SERVIZIO


FORNITO DAL SETTORE PRIVATO. CHIARAMENTE, IL VANTAGGIO DELLA DIVERSITÀ
DEVE ESSERE CONFRONTATO CON I POSSIBILI MAGGIORI COSTI AMMINISTRATIVI.

16
PROBLEMI DISTRIBUTIVI

UN’INTERPRETAZIONE POSSIBILE DEL CONCETTO DI EQUITÀ, SOSTENUTA DAL


PREMIO NOBEL JAMES TOBIN (1970), RICHIEDE CHE ALCUNI BENI ECONOMICI
SIANO DISPONIBILI PER TUTTI. IN BASE A QUESTO PRINCIPIO SI SPIEGA LA
RICHIESTA DIFFUSA DI ISTRUZINE E ASSISTENZA SANITARIA MINIME FORNITE
PUBBLICAMENTE A TUTTI.

17
PRODUZIONE PUBBLICA VS. PRODUZIONE PRIVATA

ANCHE QUALORA SI TROVI L’ACCORDO SUL FATTO CHE CERTI BENI DEVONO
ESSERE FORNITI DAL SETTORE PUBBLICO, RIMANE DA CAPIRE SE DEBBANO ESSERE
PRODOTTI DAL SETTORE PUBBLICO O DA QUELLO PRIVATO.
C’È CHI SOSTIENE CHE I DIRIGENTI DEL SETTORE PUBBLICO, DIVERSAMENTE DA
QUELLI PRIVATI, NON AVENDO COME OBIETTIVO LA MASSIMIZZAZIONE DEL
PROFITTO NÉ TEMENDO IL FALLIMENTO, NON ABBIANO ALCUN INCENTIVO A
TENERE SOTTO CONTROLLO L’ATTIVITÀ DELLA LORO IMPRESA.

18
PRODUZIONE PUBBLICA VS. PRODUZIONE PRIVATA

CHI, AL CONTRARIO, SOSTIENE L’OPPORTUNITÀ DELLA PRODUZIONE PUBBLICA E


SI OPPONE ALLE PRIVATIZZAZIONI RITIENE CHE NON VI SIANO PROVE SISTEMATICHE
A SOSTEGNO DELL’IDEA CHE LA PRODUZIONE PUBBLICA SIA MENO EFFICIENTE E
PIÙ COSTOSA. UN ASPETTO CHE RENDE DIFFICILE IL CONFRONTO È CHE LA
QUALITÀ DEI SERVIZI FORNITI NEI DUE MODI PUÒ ESSERE DIVERSA E INFATTI UNA
DELLE ARGOMENTAZIONI DEGLI OPPOSITORI DELLA PRODUZIONE PRIVATA È
PROPRIO CHE GLI APPALTATORI PRIVATI FORNISCONO PRODOTTI DI QUALITÀ
INFERIORE.

19
IL CASO DELL’ISTRUZIONE

POSSIAMO QUINDI CHIEDERCI: PERCHÉ LO STATO INTERVIENE IN MANIERA COSÌ


MASSICCIA NELLA FORNITURA DELL’ISTRUZIONE INVECE DI LASCIARLA AL
MERCATO? SE È VERO CHE I MERCATI NON FORNISCONO I BENI PUBBLICI IN MODO
EFFICIENTE, L’ISTRUZIONE È PERÒ UN BENE PRIVATO CHE MIGLIORA IL BENESSERE
DEGLI STUDENTI AUMENTANDO LA LORO CAPACITÀ DI GUADAGNARSI DA VIVERE IN
FUTURO.

20
21
ARGOMENTAZIONI DI EFFICIENZA

L’ISTRUZIONE È UN FATTORE RILEVANTE DI CREAZIONE DI CAPITALE UMANO, CHE È UN INPUT


FONDAMENTALE DEI SISTEMI ECONOMICI CONTEMPORANEI, ED IL FATTO CHE LE IMPRESE
DISPONGANO DI MANO D’OPERA ISTRUITA È SICURAMENTE UN BENE DALLE CARATTERISTICHE
PUBBLICHE. O MEGLIO, SE LA FORMAZIONE DEI LAVORATORI DOVESSE ESSERE LASCIATA ALLE SOLE
IMPRESE, SI TRATTEREBBE DI UN SERVIZIO CON UN CERTO GRADO DI NON ESCLUDIBILITÀ (IN UN
SISTEMA POLITICO CHE ASSICURA LA LIBERTÀ INDIVIDUALE NON SI PUÒ IMPEDIRE A UN LAVORATORE
DI CAMBIARE POSTO DI LAVORO, DOPO ESSERE STATO ISTRUITO E FORMATO) PER CUI NE VERREBBE
FORNITO UN LIVELLO INFERIORE A QUELLO EFFICIENTE.

22
ARGOMENTAZIONI DI EQUITÀ

ALL’INIZIO DI QUESTO CAPITOLO ABBIAMO ACCENNATO ALL’APPROCCIO SECONDO IL QUALE L’EQUITÀ È CONNESSA
ALL’UGUAGLIANZA NELLA DISTRIBUZIONE DI ALCUNI BENI; IN QUESTO CONTESTO, ALCUNI SOSTENGONO CHE,
ESSENDO L’ACCESSO ALL’ISTRUZIONE UNO DEI FATTORI FONDAMENTALI DI MOBILITÀ SOCIALE, ESSO DOVREBBE
ESSERE RESO DISPONIBILE A TUTTI I CITTADINI.
SE L’ISTRUZIONE PUÒ ESSERE CONSIDERATA UN BENE PUBBLICO, ANCHE SE NON PURO, È LOGICO CHE LO STATO
LA SOVVENZIONI, MA SE LA SCUOLA ELEMENTARE E SECONDARIA È GRATUITA (OSSIA FINANZIATA DAI
CONTRIBUENTI) E OBBLIGATORIA SI È ANDATI OLTRE ALLA SOVVENZIONE. CHE COSA RENDE COSÌ SPECIALE
L’ISTRUZIONE DA INDURRE LO STATO NON SOLO A FORNIRLA MA ANCHE A PRODURLA?

23
IL CONSUMO DI ISTRUZIONE

QUALUNQUE SIA IL MOTIVO PER FORNIRE SCUOLE PUBBLICHE


GRATUITE, LA COSA DA NOTARE, DAL PUNTO DI VISTA DELLA TEORIA
ECONOMICA, E’ CHE QUESTO SISTEMA NON INDUCE
NECESSARIAMENTE GLI INDIVIDUI A CONSUMARE SCOLARIZZAZIONE
PIU’ DI QUANTO FAREBBERO IN UN MERCATO PRIVATO

24
IL CONSUMO DI ISTRUZIONE

25
LA RELAZIONE TRA SPESA PER ISTRUZIONE E QUALITÀ DEL SERVIZIO

IN REALTÀ LA DOMANDA PIÙ IMPORTANTE DI QUESTA DISCUSSIONE È SE LA QUALITÀ


DELL’ISTRUZIONE MIGLIORA ALL’AUMENTARE DELLA SPESA.

SE CIÒ CHE CI STA A CUORE SONO I RISULTATI SCOLASTICI DEGLI STUDENTI E NON LA SPESA PER
L’ISTRUZIONE IN SÉ, È NECESSARIO CONOSCERE LA RELAZIONE TRA GLI INPUT ACQUISTATI E LA
QUANTITÀ DI ISTRUZIONE PRODOTTA.

I TENTATIVI DI MISURARE QUESTA RELAZIONE QUANTIFICANDO IL LIVELLO DI UTILIZZO DI VARI INPUT,


CON INDICATORI QUALI L’ANZIANITÀ DI SERVIZIO DEGLI INSEGNANTI E IL NUMERO DI INSEGNANTI PER
STUDENTE, SI SONO SCONTRATI CON ENORMI DIFFICOLTÀ. LE DIFFICOLTÀ MAGGIORI STANNO NEL
DEFINIRE, PER NON DIRE MISURARE, L’OUTPUT “ISTRUZIONE”.

26
DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

LE ENTRATE PUBBLICHE E
LA DISTRIBUZIONE DEL
CARICO FISCALE

Lezione n. 3
Docente: Prof. Angelo Cremonese
P.Bosi Capitolo 3
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 1
QUESITI

1. Cosa è un’imposta e cosa la differenzia da altre


entrate pubbliche?
2. Con quali finalità viene prelevata?
3. Quali sono gli elementi costitutivi di un’imposta?
4. Quali elementi distinguono un’imposta dall’altra?
5. Secondo quali criteri deve essere ripartito il carico
tributario?

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


CRITERI RILEVANTI PER LA CLASSIFICAZIONE

• Presenza o meno di una domanda da parte del


cittadino/contribuente
• Presenza di esternalità positive
Obiettivo di massimizzazione del surplus dei
consumatori

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


1. FORME DI ENTRATA
PUBBLICA

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


PREZZO PRIVATO:

Presenza di una domanda Assenza di esternalità

costo marginale = ricavo marginale

massimo profitto
Se p > Rm il surplus dei consumatori non è
massimizzato
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5
PREZZO PUBBLICO:
• Presenza di una domanda
•Assenza di esternalità
•Obiettivo di massimizzare il surplus dei
consumatori del servizio
con il vincolo
RICAVI= COSTI
(profitto nullo)

prezzo = costo medio


(possibile discriminazione di prezzi)
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6
TASSA:
Presenza di una domanda Presenza di
esternalità positive

prezzo < costo medio

Disavanzo
che dovrà essere coperto con imposte

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


IMPOSTA:

Assenza di una domanda Assoluta


indivisibilità dei vantaggi (bene pubblico)

prelievo coattivo che non ha


necessariamente corrispondenza
con la prestazione di un servizio

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


Elementi costitutivi dell’imposta

• Presupposto
• Soggetto passivo
• Base imponibile
• Aliquota

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


PRESUPPOSTO DELL’IMPOSTA

Situazione di fatto cui la legge ricollega


l’obbligo di pagare l’imposta

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


SOGGETTO PASSIVO

Persona fisica o giuridica che ha l’obbligo di


pagare l’imposta

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


BASE IMPONIBILE

Traduzione quantitativa del presupposto.


Può essere espressa in termini:
- monetari (imposta ad valorem)
- fisici (imposta specifica)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


ALIQUOTA

Indica ciò che è dovuto dal contribuente


per ogni unità di base imponibile:
- in termini percentuali (se imposta ad
valorem)
- in unità monetarie per ogni unità di
base imponibile (se imposta specifica)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


DEBITO D’IMPOSTA

Prodotto fra aliquota e base imponibile.


A livello aggregato il prodotto fra aliquota e
base imponibile dà il gettito dell’imposta

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


ALIQUOTA MEDIA

Rappresenta quanto è dovuto in media dal


contribuente per ogni unità di base
imponibile.

E’ pari al rapporto fra debito di imposta


T(y) e base imponibile y
ta = T(y)/y

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


ALIQUOTA MARGINALE

Rappresenta quanto è dovuto dal


contribuente per un’unità aggiuntiva di
base imponibile.

Indica cioè quanto varia il debito di


imposta al variare della base imponibile
tm = δT(y)/δy

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


Se all’aumentare della base
il debito aumenta
nella stessa proporzione

ta è costante e
ta = tm

imposta
proporzionale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17


Se all’aumentare della base
il debito aumenta
meno che proporzionalmente

ta è decrescente e
ta > tm

imposta
regressiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


Se all’aumentare della base
il debito aumenta
più che proporzionalmente

ta è crescente e
ta < tm

imposta
progressiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19


TECNICHE PER OTTENERE LA
PROGRESSIVITÀ

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20


2. PROGRESSIVITA’ PER SCAGLIONI

Scaglioni k euro aliquote


0-15 10%
15-40 15%
40 - ∞ 30%

reddito di 20.000 euro paga:

15k*0,10 + 5k*0,15 = 2,25k

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


3. PROGRESSIVITA’ PER
DEDUZIONI
D=1k
t = 10%
y lordo y netto k T ta
(Y - D)
0 0 0 0
1 0 0 0
2 1 0,1 5%
10 9 0,9 9%
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22
4. PROGRESSIVITA’ PER DETRAZIONI

C = 0,1k
t = 10%
y T lorda T netta ta
(T - C)
0 0 0 0
1 0,1 0 0
2 0,2 0,1 5%
10 1 0,9 9%

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23


LA CLASSIFICAZIONE DELLE
IMPOSTE

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24


LE IMPOSTE POSSONO
RIGUARDARE:

1. La produzione, la distribuzione e
l’utilizzazione del reddito

2. Il possesso o il trasferimento della


ricchezza

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25


LE PRIME POSSONO ESSERE
CLASSIFICATE A SECONDA:

- del mercato su cui gravano


- che gravino su chi acquista o su chi vende in
quel mercato
- che siano dovute da famiglie o imprese
- che riguardino fonti o impieghi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26


IMPOSTE EQUIVALENTI

Imposte che, pur differenziandosi sotto uno


dei profili richiamati (es. perché l’una grava
su chi acquista e l’altra su chi vende sul
medesimo mercato) insistono sulla
medesima base imponibile

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27


IMPOSTE SUL POSSESSO DELLA RICCHEZZA

Sono imposte a natura patrimoniale


(proprietà fondiarie, patrimonio delle
imprese).
Possono gravare anche sul “capitale umano”
(capitarie)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28


IMPOSTE SUL TRASFERIMENTO DELLA
RICCHEZZA

Interessano il trasferimento di ricchezza fra


vivi:
- a titolo oneroso
- a titolo gratuito
ovvero il trasferimento mortis causa

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29


LE IMPOSTE POSSONO ESSERE
DIRETTE O INDIRETTE

La distinzione si basa su diversi criteri

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 30


DIRETTE E INDIRETTE

Classificazione fondata sugli indici utilizzati


per valutare la capacità contributiva:

immediati dirette
mediati indirette

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 31


DIRETTE E INDIRETTE

Classificazione fondata sulla diversa


probabilità di traslazione:

non si trasferiscono dirette


si trasferiscono indirette

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 32


CLASSIFICAZIONE
CONVENZIONALE

Imposte dirette: sul reddito o sul


patrimonio

Imposte indirette: sui trasferimenti,


gli scambi e i consumi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 33


IMPOSTE REALI E PERSONALI

Imposte reali: colpiscono l’oggetto


dell’imposta senza considerare le
caratteristiche del soggetto tassato

Imposte personali: colpiscono il medesimo


oggetto, ma tenendo conto delle
caratteristiche del soggetto tassato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 34


MAGGIORE EQUITA’ DELLE IMPOSTE
PERSONALI

1. Le imposte personali permettono di tenere


conto della condizione economica complessiva
del contribuente, possono essere progressive,
quelle reali no:
penalizzerebbero i soggetti che percepiscono il
reddito da una sola fonte o che possiedono un
solo tipo di patrimonio

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 35


MAGGIORE EQUITA’ DELLE
IMPOSTE PERSONALI
2. Le imposte personali permettono di valutare
meglio la capacità contributiva del
contribuente, tenendo conto:
- dei carichi di famiglia
- della condizione di salute
Come?
Generalmente attraverso deduzioni o
detrazioni

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 36


SEMPLICITA’ AMMINISTRATIVA
DELLE IMPOSTE REALI

Le imposte reali sono più facili da amministrare


proprio perché non richiedono l’accertamento
delle condizioni soggettive del contribuente,
specialmente della sua condizione economica
complessiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 37


PRELIEVO ALLA FONTE

Interessa specialmente redditi delle attività


finanziarie e redditi di lavoro dipendente.
Permette di sostituire all’attività di
accertamento e riscossione nei confronti dei
percettori di reddito
l’attività di accertamento e riscossione nei
confronti degli enti o imprese che pagano il
reddito

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 38


Gli enti o imprese che pagano il reddito

- sono in numero inferiore rispetto ai


percettori;
- sono tenuti alla contabilità;
- hanno scarso interesse all’evasione perché si
rivalgono sul contribuente per le imposte
trattenute

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 39


DISCRIMINAZIONE QUALITATIVA DEI REDDITI

Consiste nel riconoscere un onere di imposta


differenziato alle diverse categorie di reddito.
Utilizzata per discriminare fra redditi di lavoro
e redditi di capitale
A favore dei primi perché:
- richiedono, per essere ottenuti, un sacrificio
maggiore
- sono temporanei.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 40


... PUO’ ESSERE OTTENUTA

Aggiungendo al prelievo personale


sul reddito:
1. o un’imposta reale su tutti i redditi diversi da
quelli di lavoro
2. o un prelievo sul patrimonio
3. o una deduzione (detrazione) specifica per i
redditi di lavoro

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 41


FINALITA’ DI DEDUZIONI E DETRAZIONI

• rendere progressive imposte altrimenti


proporzionali
• personalizzare l’imposta
• attuare la discriminazione qualitativa dei
redditi
• incentivare specifici impieghi del reddito

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 42


TAX EXPENDITURES

Abbattimenti del debito di imposta imputabili


a previsioni legislative:
deduzioni, detrazioni, esclusioni, esenzioni,
aliquote ridotte, differimenti di imposte
Riducono il gettito e hanno quindi sul bilancio
pubblico effetto analogo ad aumenti di spesa:
spese fiscali

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 43


IL PERCHE’ DELLE TAX
EXPENDITURES

Per raggiungere finalità collettive


facendo leva sull’azione privata

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 44


IL COME DELLE TAX EXPENDITURES

1.000 euro a favore dei paesi del terzo mondo


deducibile dal reddito.
Contribuente con tm = 46%
su quei 1.000 euro di reddito
pagherebbe 460 euro di
imposta.
Spendendo 1.000 euro ne risparmia 460 .
È come se spendesse soltanto 540 euro
Il resto ce lo mette lo stato, in termini di minori entrate
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 45
ATTENZIONE

I costi delle agevolazioni fiscali sono meno


evidenti dei costi delle erogazioni dirette di
spesa.
Occorre valutarne attentamente:
- l'efficienza (e cioè la capacità di influenzare le
scelte private)
-l’equità (deduzioni, esclusioni, esenzioni,
aliquote agevolate favoriscono relativamente di
più individui ad alto reddito, con alta tm)
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 46
LA RIPARTIZIONE DEL CARICO
TRIBUTARIO DIPENDE:

- dalle finalità che si assegnano


all’imposta
- dalla concezione di equità cui si
aderisce

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 47


DUE PRINCIPI

BENEFICIO
(O CONTROPRESTAZIONE)

CAPACITA’ CONTRIBUTIVA

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 48


PRINCIPIO DEL BENEFICIO
(O DELLA CONTROPRESTAZIONE)

L’imposta deve essere commisurata al


beneficio che il contribuente riceve dai
beni e servizi pubblici di cui fa
liberamente domanda e ne costituisce il prezzo

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 49


La finalità dell’imposta è finanziare
l’offerta di servizi e beni pubblici (non
sono contemplate finalità redistributive)

Il principio garantisce che vi sia equità


nello scambio: ciò che si paga
corrisponde al beneficio che si riceve

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 50


PROBLEMI APPLICATIVI

• free riding nel caso di beni non rivali e non


escludibili
• l’offerta dei beni e servizi può avvenire in
una logica diversa da quella dello scambio
volontario (beni meritevoli, esternalità)
•non è possibile avere un prelievo
personalizzato per ogni individuo
•non sono sempre disponibili indicatori di
beneficio pertinenti
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 51
VANTAGGI

Collegamento fra decisioni di spesa e


decisioni di entrata:

-trasparenza delle decisioni pubbliche

- responsabilizzazione di chi decide le


spese rispetto a chi ne sopporta il costo

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 52


NEL DECENTRAMENTO FISCALE

- Nel caso dei servizi pubblici locali è più facile


individuare i beneficiari e valutare il beneficio
sulla base di appropriati indicatori

- La funzione redistributiva non viene


generalmente considerata fra quelle che è
opportuno decentrare

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 53


PRINCIPIO DELLA CAPACITA’
CONTRIBUTIVA

L’imposta deve essere commisurata alla


capacità contributiva dei soggetti e cioè
alla loro capacità di pagarla

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 54


La finalità dell’imposta non è solo il
finanziamento dell’offerta di beni e
servizi pubblici ma anche il finanziamento di
politiche redistributive

L’equità del prelievo si ottiene mediante


l’esclusivo riferimento alla capacità
contributiva del soggetto

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 55


SI PARLA IN PARTICOLARE DI:

1. Equità orizzontale: a uguale capacità


deve corrispondere uguale imposta
2. Equità verticale: a maggiore capacità
deve corrispondere maggiore imposta
3. Le imposte non devono alterare la scala
distributiva (sono precluse tm>100%)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 56


Esempi di Equità orizzontale

A parità di reddito,
soggetti con diversi carichi familiari o con
bisogni particolari
vanno trattati diversamente

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 57


PROBLEMI APPLICATIVI

1. Individuare un corretto indicatore di


capacità contributiva

2. Individuare criteri di ripartizione


dell’onere di imposta in relazione alla
capacità contributiva così individuata

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 58


PRINCIPI DEL SACRIFICIO
1. Nella tradizione utilitaristica
l’indicatore di capacità contribuiva
maggiormente utilizzato è il reddito.
La rinuncia a reddito per pagare le
imposte determina una perdita di utilità
(sacrificio)
2. L’onere deve essere ripartito in modo
da uguagliare il sacrificio che deve
essere sopportato dai contribuenti
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 59
PRINCIPI DEL SACRIFICIO E
PROGRESSIVITA’

In un’ampia gamma di ipotesi i principi


del sacrificio richiedono imposte
progressive

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 60


I principi del sacrificio si basano su
assunzioni non realistiche fra cui:

- sacrificio di utilità misurabile e


confrontabile interpersonalmente
- reddito pre-imposta dato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 61


Occorre rinunciare a riconoscere un
fondamento utilitarista al criterio della
capacità contributiva (e all’equità delle
imposte progressive)

che riceve invece un suo contenuto


concreto ad opera delle valutazioni
politiche degli enti impositivi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 62


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

ESTERNALITA’ ED ECONOMIA
AMBIENTALE

Lezione n. 4
Docente: Dott. Nicola Ghisalberti Gradenigo
1992

Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti


climatici

(UNFCCC) [United Nations Framework Convention on Climate


Change]

ACCORDI DI RIO

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


1997
170 paesi si sono riuniti a KYOTO per limitare le emissioni di anidride
carbonica in tutto il mondo.

Preoccupa il riscaldamento globale, come conseguenza dell’uso di


combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturale, benzina) come fonte di
energia.
La combustione del carbone, petrolio, etc., produce anidride carbonica che
a sua volta intrappola il calore del sole nell’atmosfera terrestre.

EFFETTO SERRA

Molti scienziati parlano per la fine del secolo di + 6,4 C°

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


Effetto positivo regioni fredde della Russia

Effetto negativo il livello del mare salirebbe di 1 metro,


aggravando rischi di sommersione e
inondazione

Nonostante queste premesse, i Paesi riuniti a Kyoto hanno dovuto


affrontare un compito scoraggiante. La riduzione dell’uso dei
combustibili fossili (riscaldamento, casa, trasporto) ha un costo enorme,
soprattutto per i paesi industrializzati.

Sostituire questi combustibili con nuove fonti alternative avrebbe un


impatto sul costo della vita.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


Il protocollo di Kyoto prevedeva di ridurre del 7% il consumo rispetto ai livelli del
1905.

Nel 2005 aderiscono anche Canada e Russia (17,6% delle emissioni).

E’ un accordo molto costoso.

Gli USA (36,2% delle emissioni) non aderiscono.

Con l’emendamento di Doha (2012) l’estensione del protocollo è stata prorogata


al 2012 al 2020.

Il riscaldamento globale causato dalle emissioni generate dall’uso dei combustibili


fossili è una esternalità.
Ha luogo quando le azioni di una parte causano un danno o un beneficio ad
un’altra parte senza che la prima sostenga costi o paghi indennizzi per ciò che fa.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5


2015

ACCORDO DI PARIGI

195 Paesi sottoscrivono un accordo universale e giuridicamente


vincolante sul clima mondiale.

Piano per mantenere la temperatura mondiale sotto di 2 ° rispetto ai


livelli preindustriali

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


2019

A New York, al palazzo delle Nazioni Unite, si incontrano

66 paesi
102 città
93 imprese

per impegnarsi a raggiungere zero emissioni entro il 2050

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


DEFINIZIONE DI ESTERNALITÀ

• Si ha un’esternalità quando l’attività di un soggetto


economico (individuo o impresa) influisce direttamente
sul benessere di un altro soggetto economico senza la
mediazione del mercato, ossia senza modificare i
prezzi.
• È possibile distinguere tipi di effetti esterni, a seconda
che il soggetto colpito dall’esternalità e il soggetto
causa dell’esternalità siano un consumatore o un
produttore.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


DEFINIZIONE DI ESTERNALITÀ

• Le esternalità possono poi essere ulteriormente


distinte in:
1. Esternalità negative: quelle attività che arrecano
un danno ad altri.
2. Esternalità positive: quelle attività che arrecano un
beneficio ad altri.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


DEFINIZIONE DI ESTERNALITÀ

Alcuni esempi
• Produttore/consumatore negativa: un’impresa inquina l’aria di
una zona residenziale o l’acqua di una zona balneare
• Produttore/produttore negativa: un’industria inquina l’acqua
utilizzata da un’impresa agricola
• Produttore/produttore positiva: un’impresa sviluppa un
software o attività di R & S di cui si appropria un’altra impresa
• Consumatore/produttore negativa: il traffico autostradale di
automobili provoca rallentamenti al trasporto delle merci delle
imprese

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


DEFINIZIONE DI ESTERNALITÀ

• Consumatore/produttore positiva: il giardino pieno di


fiori e di alberi da frutta di una villa avvantaggia l’attività
di apicoltore vicino
• Consumatore/consumatore negativa: il vicino tiene
troppo alto lo stereo
• Consumatore/consumatore positiva: un consumatore
coltiva un bel giardino che allieta la vista del vicino.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


ESEMPI DI ESTERNALITÀ

• Esternalità negative • Esternalità positive


– L’inquinamento – L’attività di ricerca e sviluppo
– Il fumo – Il vaccino contro malattie
– La guida in stato di infettive
ubriachezza
– Il giardino ben curato di un
vicino
• Non si considerano
esternalità
– L’aumento dei prezzi dei
terreni nelle aree rurali
– Problema noto come
esternalità “pecuniaria”

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


NATURA DELLE ESTERNALITÀ

• Possono verificarsi perché non esiste un mercato per quella


particolare attività

• Possono essere prodotte sia dai consumatori sia dalle imprese

• Possono essere sia positive sia negative

• I beni pubblici possono essere considerati un caso particolare


di esternalità (nel senso che gli effetti positivi di un’esternalità
si ripercuotono su tutti gli altri attori economici in maniera non
rivale e non escludibile)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


ANALISI GRAFICA: ESTERNALITÀ NEGATIVE

• Per semplicità, ipotizziamo che un’acciaieria gestita da Alberto


scarichi rifiuti in un corso d’acqua di proprietà pubblica,
arrecando un danno a Lisa che si guadagna da vivere
pescando.
• Mercati concorrenziali, le imprese massimizzano i profitti
– Alberto è interessato unicamente al proprio profitto, non a
quello di Lisa.
– Lisa è interessata unicamente al proprio profitto, non a
quello di Alberto.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


ANALISI GRAFICA (CONTINUA)

• MB = beneficio marginale di Alberto


• MPC = costo marginale privato di Alberto
• MD = danno marginale per Lisa
• MSC = MPC+MD = costo marginale sociale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


GRAFICO: UN PROBLEMA DI ESTERNALITÀ

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


ANALISI GRAFICA (CONTINUA)

Dalla Figura 5.1 emerge:


1. A massimizza il profitto dove MB = MPC.
L’output prodotto da A è indicato con Q1.
2. Il benessere sociale è massimizzato dove MB
= MSC, con un output pari a Q* .

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17


ANALISI GRAFICA: IMPLICAZIONI

• Risultato 1: Q1>Q*
– Alberto produce “troppo” acciaio, perché non tiene conto del
danno arrecato a Lisa.
• Risultato 2: L’output di A preferito da L è nullo.
– Il danno arrecato a Lisa è minimizzato se MD = 0.
• Risultato 3: Q* non è la quantità preferita da alcuna delle due parti,
ma è il miglior compromesso a cui Alberto e Lisa possono giungere.
• Risultato 4: Al livello socialmente efficiente di output si produce un
po’ di inquinamento.
– Un livello di inquinamento nullo non è socialmente desiderabile.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


GRAFICO: PROFITTI E PERDITE DERIVANTI
DAL PASSAGGIO A UN VOLUME DI OUTPUT
EFFICIENTE

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19


ANALISI GRAFICA: INTUIZIONE

• Nella Figura 5.2, nel passare da Q1 a Q* A subisce una


perdita pari al triangolo dcg.
– Questa è l’area compresa tra le curve MB e MPC
nell’intervallo tra Q1 e Q*.
• L guadagna un ammontare pari ad abfe.
– Questa è l’area sotto la curva MD compresa nell’intervallo
tra Q1 e Q*. Per costruzione, è uguale all’area cdhg.
• La differenza tra il guadagno di L e il costo di A è pari alla
perdita di efficienza che si verifica se si produce Q1
anziché Q*.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20


IL CALCOLO DI GUADAGNI E PERDITE
PONE PROBLEMI DI ORDINE PRATICO

• Quali attività producono sostanze inquinanti?


– Nel caso della pioggia acida, non si sa quanta parte sia dovuta alle
emissioni nocive delle fabbriche e quanta parte a processi naturali
come la decomposizione delle piante.
• Quali sostanze inquinanti arrecano danni?
– Individuare gli effetti di una sostanza inquinante è difficile. Alcuni studi
dimostrano che le piogge acide arrecano danni piuttosto limitati.
• Qual è il valore del danno arrecato?
– Valutare il danno è difficile perché l’inquinamento non si scambia nel
mercato.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


SOLUZIONI PRIVATE AL PROBLEMA DELLE
ESTERNALITÀ

• Teorema di Coase
• Fusioni
• Regole di convivenza civile

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22


TEOREMA DI COASE

• Intuizione: all’origine delle esternalità c’è l’assenza di diritti di


proprietà.

• Il teorema di Coase stabilisce che se si assegnano i diritti di


proprietà e i costi di transazione sono bassi, allora una delle
due parti pagherà l’altra perché si produca la quantità
socialmente efficiente.

• Si ottiene la quantità socialmente efficiente


indipendentemente da chi detiene inizialmente i diritti di
proprietà.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23


ILLUSTRAZIONE DEL TEOREMA DI COASE

• Torniamo all’esempio di Alberto e Lisa. Se i diritti di


proprietà fossero assegnati ad Alberto, questi
produrrebbe inizialmente Q1, massimizzando il
proprio profitto.

• Se i diritti di proprietà fossero assegnati a Lisa,


questa imporrebbe inizialmente un livello di
produzione nullo in modo da minimizzare il danno
subito.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24
GRAFICO: TEOREMA DI COASE

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25


TEOREMA DI COASE: ESEMPIO

• Consideriamo gli effetti che si producono se Alberto riduce l’output di 1


unità, muovendosi verso il livello socialmente efficiente, Q*. Questa
decisione genera un costo per Alberto e un beneficio per Lisa:
– Alberto subisce una perdita in misura pari all’area compresa tra le curve MB
e MPC nell’intervallo tra Q1 e Q1-1, mentre il danno subito da Lisa si riduce
in misura pari all’area sotto la curva MD compresa nell’intervallo tra Q1 e Q1-
1.

– La perdita marginale di Alberto è molto bassa perché stava massimizzando il


profitto, mentre la riduzione del danno subito da Lisa è considerevole.

– Alberto e Lisa migliorano entrambi la propria condizione se Lisa paga


Alberto per ridurre la produzione di 1 unità.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26


TEOREMA DI COASE: ESEMPIO

• Fino a quando Lisa continua a pagare Alberto perché venga abbattuto


l’inquinamento?
– Fino a quando questa operazione è redditizia per entrambi.

– Lisa non è disposta a pagare una somma superiore al danno marginale


procuratole dall’ultima unità di output, e Alberto non è disposto ad
accettare una somma inferiore alla perdita di profitto (MB – MPC) che
subisce riducendo l’output di 1 unità.

– Di conseguenza, quando l’output raggiunge il livello per cui MD = (MB –


MPC) Lisa smette di pagare Alberto (e Alberto di ridurre la produzione)

– Riordinando i termini, MC + MPC = MB, o MSC = MB, che è il punto in cui


l’output è pari a Q*, il livello socialmente efficiente.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27


TEOREMA DI COASE: ESEMPIO

• Un ragionamento analogo si applica quando i diritti di proprietà

sono assegnati a Lisa, che impone inizialmente un livello di

produzione nullo.

– Aumentando l’output di 1 unità, il danno marginale di Lisa aumenta in

misura pari all’area sotto la curva MD compresa nell’intervallo tra 0 e 1.

Simultaneamente, il profitto di Alberto aumenta.

– Il danno marginale di Lisa è inizialmente molto basso, mentre

l’aumento di profitto di Alberto è elevato.

– Alberto e Lisa possono migliorare le proprie condizioni se Alberto paga

una somma a Lisa per ottenere il permesso di inquinare.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28


TEOREMA DI COASE: ESEMPIO

• Fino a quando Alberto continua a pagare Lisa per avere il permesso di

inquinare?

– Fino a quando questa operazione è redditizia per entrambi.

– Lisa non è disposta ad accettare una somma inferiore al danno marginale

(MD) procuratole dall’ultima unità di output, e Alberto non è disposto a

pagare una somma superiore al profitto marginale (MB – MPC) che

guadagna sull’ultima unità prodotta.

– Alberto smette di pagare Lisa quando l’output ha raggiunto un livello tale

che MD = (MB – MPC), condizione che è verificata in corrispondenza di Q*.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29


QUANDO SI APPLICA IL TEOREMA DI COASE?

• Bassi costi di transazione • Non si applica con alti costi


– Poche parti coinvolte di transazione o con una
• Fonte dell’esternalità è ben fonte di esternalità difficile
definita da definire

• Esempio: alcune imprese • Esempio: l’inquinamento


che emettono rifiuti nocivi dell’aria

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 30


SOLUZIONI PRIVATE AL PROBLEMA DELLE
ESTERNALITÀ (CONTINUA)

• Fusioni
• Regole di convivenza civile

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 31


FUSIONI

• Le fusioni tra imprese permettono di “internalizzare” le


esternalità.
• Un’unica impresa che coordinasse le attività di Alberto e
Lisa avrebbe un incentivo a massimizzare i profitti
congiunti, non i profitti individuali di ciascuno.
• Di conseguenza, l’impresa terrebbe conto degli effetti
della produzione di acciaio sull’attività di pesca.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 32


REGOLE DI CONVIVENZA CIVILE

• Alcune convenzioni sociali possono essere considerate


tentativi di costringere le persone a tenere conto delle
esternalità che generano con la propria attività.

• Esempi: il divieto di buttare i rifiuti per terra, di parlare a


voce alta al cinema, e così via.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 33


GLI INTERVENTI DELLO STATO
A CORREZIONE DELLE ESTERNALITÀ

• Imposte

• Sussidi

• Imposte sulle emissioni

• Sistema di regolamentazione per incentivi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 34


IMPOSTE À LA PIGOU

• Torniamo all’esempio di A e L.
• A produce una quantità inefficiente di acciaio perché i
prezzi non riflettono esattamente i costi sociali. I prezzi
degli input sono troppo bassi. La soluzione naturale è far
pagare un’imposta a chi inquina.
• Un’imposta pigouviana è un’imposta che grava su ogni
unità di output prodotta da chi inquina, per un
ammontare pari al danno marginale inflitto in
corrispondenza del livello socialmente efficiente di
output.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 35


GRAFICO: ANALISI DI UN’IMPOSTA
PIGOUVIANA

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 36


IMPOSTE À LA PIGOU

• Questa imposta fa aumentare il costo marginale di A, inducendolo a


ridurre l’output.
• L’imposta riesce a ridurre l’output fino a Q*
– Con un’imposta pari a t, A produce un livello di output tale che MB
= MPC + t.
– Se l’imposta viene fissata in misura pari al danno marginale
valutato al livello di output Q*, l’espressione diventa MB = MPC +
MD(Q*).
– Graficamente, è evidente che MB(Q*) – MPC(Q*) = MD(Q*), e
dunque A sceglie di produrre il livello efficiente di output.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 37


GLI INTERVENTI DELLO STATO
A CORREZIONE DELLE ESTERNALITÀ

• Sussidi

• Imposta sulle emissioni

• Regolamentazione

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 38


SUSSIDI

• Un’altra soluzione è pagare chi inquina perché non lo faccia.


• Ipotizziamo che il sussidio sia pari al danno marginale
calcolato al livello socialmente efficiente di output.
• Alberto riduce la produzione fino a che la perdita di profitto
non sia uguale al sussidio, cioè fino al livello Q*.
• Tuttavia, il sussidio potrebbe indurre nuove imprese a entrare
nel mercato.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 39


IL SUSSIDIO PIGOUVIANO

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 40


CREAZIONE DI UN MERCATO – IMPOSTA
SULLE EMISSIONI

• Venendo ai produttori autorizzati a inquinare, si crea un


mercato che altrimenti non sorgerebbe.
• Il processo:
– Lo Stato vende diritti di inquinamento in misura prefissata e
fissa.
– Le imprese fanno offerte per assicurarsi questi permessi, che
vengono venduti al prezzo in corrispondenza del quale la
domanda coincide con l’offerta.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 41


CREAZIONE DI UN MERCATO – CAP AND
TRADE

• Il processo funzionerebbe anche se lo Stato assegnasse


direttamente i diritti di inquinamento alle imprese,
autorizzandole a venderli.
– Si ottiene una distribuzione del reddito differente – le imprese
che ottengono inizialmente i permessi traggono beneficio dalla
loro vendita
• Un vantaggio rispetto alle imposte Pigouviane: lo schema dei
diritti di inquinamento permette di ridurre l’incertezza
quando MB, MPC, e MD non sono noti.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 42


Il mercato dei diritti di inquinamento

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 43


Un’imposta sulle emissioni

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 44


Riduzioni uniformi di inquinamento

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 45


Imposta sulle emissioni efficiente in termini
di costi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 46


Il sistema cap-and-trade

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 47


IMPOSTA SULLE EMISSIONI – CAP AND
TRADE

• Il sistema Cap and Trade presuppone la creazione di un mercato in cui i


diritti di inquinamento possono essere scambiati; in questo modo lo Stato
stabilisce il livello totale di inquinamento e lascia che sia il mercato ad
allocare i diritti ad inquinare.
• Si crea così un mercato delle autorizzazioni in cui un soggetto venderà
autorizzazioni ad altro fino a quando i loro costi marginali sono uguali, il
che è efficiente in termini di costi.
• Questo metodo è vantaggioso solo se gli amministratori hanno poche
informazioni sulla misura della esternalità prodotta da ciascuno e quindi
hanno difficoltà a determinare la «giusta» tassa pigouviana.
• Pertanto i diritti ad inquinare possono essere messi all’asta dallo Stato
oppure attribuiti ai privati: nel caso di vendite all’asta i proventi vanno al
settore pubblico; nel caso di distribuzione ai privati, i ricavi derivanti dalla
loro successiva vendita andranno alle aziende private.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 48


REGOLAMENTAZIONE

• Chi inquina deve ridurre l’inquinamento di una certa entità, rispettando


standard prefissati (standard tecnologici, standard di performance) oppure
andrà incontro a sanzioni.
• È un sistema inefficiente se le imprese sono più d’una e hanno diversi costi
di abbattimento dell’inquinamento. L’efficienza non richiede che tutte le
imprese riducano l’inquinamento in ugual misura; tutto dipende dalla
forma delle curve MB e MPC.
• Un sistema che impone una riduzione dell’output della stessa misura fa sì
che alcune imprese producano troppo e altre troppo poco; nonostante ciò
è la forma più diffusa di politica ambientale in quanto la regolamentazione
quantitativa assicura una maggiore protezione ambientale.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 49


ANALISI GRAFICA: ESTERNALITÀ POSITIVE

• Per semplicità, ipotizziamo che un’università privata


svolge attività di ricerca che produce effetti positivi
sulla produzione di altre aziende private.
• Nei mercati concorrenziali le imprese massimizzano i
profitti e pertanto:
– L’università è interessata unicamente ai propri profitti, non a
quelli dell’impresa privata.
– L’impresa privata è interessata unicamente ai propri profitti,
non a quelli dell’università.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 50


ANALISI GRAFICA (CONTINUA)

• MPB = beneficio marginale privato dell’università


• MC = costo marginale dell’università
• MEB = beneficio marginale esterno dell’azienda privata
• MSB = MPB + MEB = beneficio marginale sociale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 51


GRAFICO: ESTERNALITÀ POSITIVA

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 52


ANALISI GRAFICA (CONTINUA)

Dalla Figura 5.8 emerge che:


• l’università privata massimizza il profitto dove MPB = MC.
Tale quantità è indicata con R1 nella figura;
• il benessere sociale è massimizzato per MSB = MC, a cui
corrisponde la quantità R* nella figura.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 53


ANALISI GRAFICA: IMPLICAZIONI

• Risultato 1: R1<R*
– L’università produce una quantità “insufficiente” di ricerca,
perché non tiene conto dei benefici per l’impresa privata.
• Risultato 2: La quantità preferita dall’impresa privata è quella
per cui la curva MEB interseca l’asse orizzontale.
– Il beneficio dell’impresa è massimizzato per MEB = 0.
• Risultato 3: R* non è la quantità preferita da alcuna delle due
parti, ma è il miglior compromesso al quale l’Università e
l’impresa privata possono giungere.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 54


ANALISI GRAFICA: INTUIZIONE

• Nella Figura 5.8, nel passare da R1 a R* l’università subisce una


perdita pari al triangolo compreso tra le curve MC e MPB
nell’intervallo tra R1 ed R*.
• L’impresa privata realizza un guadagno pari all’area sotto la
curva MEB compresa tra R1 ed R*.
• La differenza tra il guadagno dell’impresa privata e la perdita
dell’università è la perdita di efficienza provocata dal fatto di
produrre R1 anziché R*.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 55


LE ESTERNALITÀ: RIEPILOGO

• Definizione di esternalità

• Esternalità negative: esempi grafici e numerici

• Soluzioni private

• Intervento dello Stato e le soluzioni pubbliche

• Esternalità positive

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 56


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

Effetti distorsivi delle imposte


sulle scelte individuali
e di impresa

Lezione n.5
Docente: Prof. Angelo Cremonese

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 1


Gli effetti economici
delle imposte

1. Effetti distorsivi
2. Incidenza

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


Gli effetti distorsivi
delle imposte

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


Effetti sul benessere
dei contribuenti

Tutte le imposte sottraggono risorse ai


contribuenti, ma non tutte le imposte sono
distorsive. In particolare, le imposte possono
avere due effetti:
1. Effetto reddito
2. Effetto sostituzione

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


Effetto reddito

Le imposte sottraggono risorse al contribuente


trasferendole allo stato, sotto forma di gettito.
Ciò comporta un sacrificio (perdita di benessere,
utilità) per il contribuente, che a causa dell’imposta
dispone di minori risorse.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5


Effetto reddito

Al mero trasferimento di risorse dal contribuente


allo stato non si associa
nessuna perdita di efficienza:
- le scelte di consumo fra più beni (di lavoro, di
risparmio, ecc.) sono sempre compiute sulla base
dei prezzi relativi (salario, tasso di interesse, ecc.),
che si determinerebbero in assenza di imposta.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


Effetto sostituzione

Le imposte possono però alterare i prezzi


relativi (salario, tasso di interesse, ecc.), che si
determinerebbero in assenza di imposta
il contribuente è allora indotto a sostituire il
bene (l’attività) tassato con quello non tassato.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


Effetto sostituzione

Ciò comporta un sacrificio (perdita di benessere) e


una perdita di efficienza del sistema:
•il bene (l’attività) tassato viene sostituito perché
l’imposta inserisce un cuneo fra il prezzo lordo
sopportato da chi compra e il prezzo netto ottenuto
da chi vende (effetti allocativi).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


Le imposte che determinano solo

Effetto reddito, sono efficienti (neutrali)


Le uniche imposte con questa caratteristica sono le
imposte lump sum, che non distorcono le scelte
⇒ il debito di imposta non dipende in alcun modo
dal comportamento del contribuente

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


Le imposte che determinano

Effetto sostituzione, sono inefficienti (non neutrali).


Le imposte sono generalmente inefficienti,
distorcono le scelte
⇒ il debito di imposta dipende dal comportamento
del contribuente

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


Il sacrificio di utilità imputabile
all’esistenza di
effetti di sostituzione è definito…
Eccesso di pressione

Individua il sacrificio di utilità per il


contribuente in eccesso rispetto a quello,
inevitabile, imputabile al mero trasferimento di
risorse dal contribuente allo stato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


Eccesso di pressione

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


Assenza di eccesso di pressione
nel caso di domanda rigida

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


Lo studio degli effetti distorsivi delle
imposte
sarà svolto nell’ambito di un’analisi di
equilibrio parziale relativa a:

1. Analisi delle scelte individuali di consumo,


produzione del reddito e di risparmio.
2. Equilibrio di mercato di un bene (surplus del
consumatore e del produttore).
Vedremo poi gli effetti distorsivi delle imposte
nelle scelte di investimento e finanziamento
delle imprese
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14
Effetti distorsivi delle imposte sulle
decisioni individuali

• Produzione del reddito


• Destinazione del reddito prodotto al consumo o al
risparmio
• Allocazione del consumo tra più beni (Teorema di
Barone

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


Produzione del reddito
(offerta di lavoro)
max U = U (R, L)
R = (H-L)w = wH – wL

ove:
R=reddito Inclinazione del
H=tempo vincolo di bilancio

L=riposo (leisure)
w=saggio di salario

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17
Studiamo gli effetti alternativi di:
i) un’imposta sul salario
ii) un’imposta fissa

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


Imposta sul salario (tw)
salario netto: w-tw = w (1-t)

Vincolo di bilancio
R = (H-L)w(1-t) = Hw(1-t) - w(1-t)L

L’inclinazione del vincolo di bilancio


si è modificata

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20
Gettito dell’imposta

Se misurato in termini di reddito


è pari alla distanza verticale fra i due vincoli di
bilancio, prima e dopo l’imposta, valutata nel punto
di ottimo:

il segmento ZN

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22
Imposta fissa (r-t)

Vincolo di bilancio
R=(H-L)w-T
R = (H-L)w - T = (wH - T) - wL

L’inclinazione del vincolo di bilancio non


è mutata

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26
In termini grafici

Un’imposta che provochi


uno spostamento parallelo,
senza modificarne l’inclinazione, del vincolo di
bilancio
determina solo effetti reddito: non è distorsiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27


In termini grafici

Al contrario

Un’imposta che provochi


una modificazione dell’inclinazione del vincolo di
bilancio,
determina effetti sostituzione:
è distorsiva e comporta un eccesso di pressione

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28


Scomposizione degli effetti reddito e sostituzione

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29


I due effetti sono di segno
opposto

L’offerta di lavoro può aumentare o


diminuire.
Nell’esempio del grafico aumenta

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 30


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 31
E’ più probabile che l’offerta di lavoro
diminuisca quando gli effetti di
sostituzione sono molto forti

Ciò avviene più facilmente:


1) in presenza di elevate aliquote marginali
2) in assenza di vincoli alla variazione della propria
offerta di lavoro:
2.1) per lavoro non dipendente
2.2) per lavoro straordinario
2.3) per lavoro femminile

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 32


Supply-side economics

Amministrazione Reagan Usa inizio anni ‘80:


grande importanza agli effetti disincentivanti
della tassazione.
Una minor pressione fiscale favorirebbe
l’offerta dei fattori produttivi
farebbe aumentare il reddito in misura tale da
fare aumentare anziché diminuire il gettito

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 33


Curva di Laffer

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 34


Variazione in punti percentuali della
più elevata aliquota marginale
dell'imposta personale sul reddito
nel periodo 1986-1997
Stati Uniti -10.4
Giappone -20.0
Francia -11.0
Italia -11.0
Regno Unito -20.0
Canada -2.7
Media Ocse -12.4

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 35


Concludendo

Sulla base delle ipotesi fatte: l’imposta sul


salario è più distorsiva rispetto all’imposta fissa
in quanto
a parità di sacrificio di utilità per il contribuente
comporta un minor gettito per lo stato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 36


Scelta fra consumo e risparmio

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 37


Studiamo gli effetti
di un’imposta sul reddito e
di un’imposta sulla spesa

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 38


Scelte intertemporali di consumo

Individuo che vive in due periodi


t1 e t2
Nei quali percepisce, con certezza, redditi da
lavoro
pari a
R1 e R 2
Deve scegliere il consumo dei due periodi
C1 e C 2

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 39


max U = U (C1, C2)

Con un vincolo rappresentato, in prima istanza, dal


reddito da lavoro di ciascun periodo

L’individuo ha però la possibilità di trasferire reddito


da un periodo all’altro tramite il mercato dei capitali
(che si ipotizza perfetto)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 40


Se

• risparmia guadagnerà si indebita dovrà


un reddito di capitale pagare degli
interessi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 41


Vincolo di bilancio del primo periodo:
C1= R1 - S S = R 1 - C1

Vincolo di bilancio del secondo periodo:


C2 = R2 + S (1+r)

Vincolo di bilancio intertemporale:


C2= R1 (1+r) + R2 - (1+r) C1

Inclinazione del
vincolo di bilancio

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 42


Vincolo di bilancio intertemporale:
C2= R1 (1+r)+ R2 - (1+r)C1

Può essere anche scritto:


R2 C2
R1 + = C1 +
(1+r) (1+r)

Il valore attuale dei redditi, R1 e R2, è


uguale al valore attuale dei consumi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 43


Introduciamo le imposte
Avvertenza
consideriamo imposte che trattano
simmetricamente interessi attivi e passivi:
- se tassano i primi, permettono la deducibilità dei
secondi
- se non tassano i primi, non permettono la
deducibilità dei secondi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 44


Imposta proporzionale sul reddito

Questa imposta prende a riferimento le fonti di


reddito (le entrate) del contribuente.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 45


La base imponibile

è rappresentata, in ogni periodo, dal reddito


percepito dal soggetto:
- nel primo periodo: R1
- nel secondo periodo: R2 più il reddito di capitale
derivante dal risparmio

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 46


Vincolo di bilancio del primo periodo:
C1= R1(1-t) - S S = R1(1-t) - C1

Vincolo di bilancio del secondo periodo:


C2= (R2 + rS)(1-t) + S

Chiamiamo r’ il saggio di interesse al netto dell’imposta :


r’= r(1-t)

Vincolo di bilancio intertemporale:


C2= [R1 (1+r’)+ R2](1-t) - (1+r’)C1

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 47


Vincolo di bilancio intertemporale

può essere anche scritto:

R2 C2
[R1 + ](1-t) = C1+
(1+r’) (1+r’)

Il valore attuale dei redditi R1 e R2, al netto


delle imposte, è uguale al valore attuale dei
consumi (il tasso usato per l‘ attualizzazione è
il tasso al netto delle imposte)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 48


Ovvero:
C2= [R1 (1+r’)+ R2](1-t) - (1+r’)C1

Inclinazione del
vincolo di bilancio

L’imposta sul reddito è distorsiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 49


Imposta proporzionale
sulla spesa

Questa imposta prende a riferimento gli impieghi


del reddito del contribuente.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 50


La base imponibile

E’ rappresentata, in ogni periodo,


dalla spesa (consumo) del contribuente
pari al reddito meno il risparmio

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 51


Vincolo di bilancio del primo periodo:
C1= (R1 - S) (1-t)
S = R1 - C1/(1-t)

Vincolo di bilancio del secondo periodo:


C2= [R2 + S(1+r)](1-t)

Vincolo di bilancio intertemporale:


C2= [R1 (1+r)+ R2](1-t) - (1+r)C1

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 52


Vincolo di bilancio intertemporale

può essere anche scritto:


R2 C2
[R1 + ——](1-t) = C1 + ——
(1+r) (1+r)

Il valore attuale dei redditi, R1 e R2, al netto


delle imposte, è uguale al valore attuale dei
consumi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 53


Ovvero:
[C2= R1 (1+r)+ R2] (1-t) - (1+r)C1

Inclinazione del
vincolo di bilancio

L’imposta sulla spesa non è distorsiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 54


Gli effetti sul risparmio

Dipendono dalla rilevanza degli effetti di


sostituzione
e cioè dall’elasticità del risparmio rispetto al
tasso di interesse.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 55


Consumo e risparmio:
imposta sulla spesa e imposta
sul reddito

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 56


Evidenza empirica

Non conclusiva:
• gli studi si differenziano sensibilmente per
la metodologia seguita
• ottenendo risultati molto differenziati (le
stime dell’elasticità del risparmio rispetto al
tasso di interesse variano da valori molto
prossimi allo zero a valori
significativamente diversi da zero)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 57


Imposta sul reddito che esenta i redditi di
capitale

Questa imposta prende a riferimento le fonti


di reddito (le entrate) del contribuente,
ma discrimina a favore dei redditi di capitale,
esentandoli.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 58


Si può dimostrare che

Un’imposta sui redditi che esenta i redditi di


capitale è equivalente
(produce cioè gli stessi effetti economici)
a un’imposta sulla spesa

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 59


Vincolo di bilancio del primo periodo:
C1= R1(1-t) - S
S = R1(1-t)- C1

Vincolo di bilancio del secondo periodo:


C2= R2(1-t)+ S(1+r)

Vincolo di bilancio intertemporale:


C2= [R1 (1+r)+ R2](1-t) - (1+r)C1

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 60


Il prelievo complessivo e’ identico per le
due imposte

La base imponibile è infatti sempre uguale alla


somma dei redditi diversi da quelli di capitale
Se valutata nel secondo periodo, l’imposta è quindi
sempre uguale a
t[R1(1+r) + R2]

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 61


La distorsione nei consumi
Il teorema di Barone

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 62


Il problema di ottimo

Senza imposte
Max U (X1,X2)
X1,X2
s.t.
P 1 X1 + P2 X2 = R

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 63


Il vincolo di bilancio

Con imposta diretta

P1 X1 + P2 X2 =R-T

Con imposte indiretta sul bene X1

(P1 +T) X1 + P2 X2 =R

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 64


Teorema di Barone

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 65


Conclusioni

• L’imposta sul reddito (Lump sum) non è distorsiva,


• E’ distorsiva l’imposta indiretta che grava su un solo
bene

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 66


Distorsioni nelle scelte di
investimento e finanziamento delle
imprese

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 67


Efficienza di un’imposta sui profitti

L’imposizione sulle società di capitali può risultare


non neutrale nei confronti delle loro scelte
- di investimento
- di finanziamento

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 68


Come si finanziano
le imprese

interessi
debito
passivi

capitale proprio:
- nuove azioni
- utili non distribuiti
-dividendi
-plusvalenze

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 69


Scelte di investimento

Le imprese investono fino al punto in cui il


rendimento che ottengono dall’investimento (al
netto dei costi variabili e degli ammortamenti) e
che chiameremo Fk è sufficiente a ripagare il
finanziatore (creditore o azionista) ad un tasso
pari a quello di mercato che chiameremo r

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 70


Scelte di investimento
I finanziatori (creditori e azionisti) vogliono che il
capitale che danno all’impresa frutti un tasso pari
a quello di mercato

pari cioè a quello ottenibile da investimenti


alternativi (ad esempio da investimenti finanziari)

Ipotizziamo che le imprese si finanzino


mediante ricorso al debito

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 71


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 72
Scelte di investimento

Allo stesso risultato si arriva se le imprese si


finanziano con capitale proprio nell’ipotesi che gli
azionisti vogliano essere remunerati ad un tasso non
inferiore a quello di mercato (costo opportunità)
Investimenti che offrano un tasso di rendimento
inferiore a quello di mercato non vengono intrapresi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 73


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 74
Imposta sui profitti e scelte di investimento

L’imposta sui profitti è non neutrale se crea una


discrepanza (cuneo fiscale) fra rendimento lordo
dell’investimento marginale e remunerazione netta
garantita al finanziatore (azionista o creditore)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 75


Caratteristiche dell’imposta

Imposta proporzionale sui profitti con deducibilità


degli interessi passivi

Ipotizziamo che le imprese si finanzino


mediante ricorso al debito

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 76


Anche dopo l’introduzione dell’imposta l’impresa
continua ad investire fino al punto in cui il
rendimento lordo che ottiene dall’investimento
(al netto degli ammortamenti) è pari al tasso di
mercato
Non c’è cuneo fiscale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 77


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 78
Ipotizziamo che le imprese si finanzino
mediante ricorso a capitale proprio
1) piena integrazione fra imposta societaria e
personale
- l’imposta eventualmente pagata dalla società
viene integralmente rimborsata al socio
- dividendi, plusvalenze maturate e interessi sono
tassati nello stesso modo
finanziamento con capitale proprio e con debito
danno lo stesso risultato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 79


2) integrazione parziale, o assente (doppia
tassazione) l’imposta sui profitti risulta
non neutrale

influenza le scelte di investimento delle


imprese

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 80


Scelte di investimento

Gli azionisti vogliono essere remunerati a un tasso non


inferiore a quello di mercato (costo opportunità )
che però non è deducibile a fini fiscali
Investimenti che offrano un tasso di rendimento
inferiore a quello di mercato non vengono intrapresi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 81


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 82
Scelte di finanziamento

L’imposta risulta distorsiva anche nei confronti delle


scelte di finanziamento
A parità di Fk

è più remunerativo l’investimento finanziato


con debito

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 83


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 84
Elusione di imposta
La tassazione preferenziale riconosciuta al finanziamento
con debito può indurre a trasformare dividendi in interessi.
I soci della società, invece di finanziarla con sottoscrizione
di nuovo capitale (emissione di nuove azioni) remunerata
con dividendi) la finanziano con prestiti, es. prestiti
obbligazionari, da cui ottengono interessi.
Questo fenomeno è noto come thin capitalization
(capitalizzazione sottile) ed è diffuso nelle società con pochi
soci.
Il fisco cerca di combatterlo ad esempio rendendo
indeducibili gli interessi passivi che corrispondano ad un
indebitamento eccessivo della società nei confronti dei soci.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 85
DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

L’incidenza delle imposte

Lezione n. 6
Docente: Prof. Angelo Cremonese

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 1


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA

Effetti delle imposte sulla distribuzione del benessere

CONTRIBUENTI DI DIRITTO ≠ contribuenti di fatto

sopportano l’onere RIDUZIONE REDDITO

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA

IMPOSTE REALI colpiscono isolatamente i singoli tipo di reddito

IMPOSTE PERSONALI ricostruiscono l’unità personale e la condizione


economica complessiva

PASSAGGIO DA IMPOSTE REALI A IMPOSTE PERSONALI

AUMENTO GRADO PROGRESSIVITA’


SISTEMA TRIBUTARIO

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA

IMPOSTE REALI DEVONO ESSERE PROPORZIONALI


E NON PROGRESSIVE

PER NON VIOLARE L’EQUITA’ ORIZZONTALE

INCIDENZA FISCALE DIPENDE DALLA COMPOSIZIONE


E NON DAL LIVELLO DI REDDITO

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA
IMPOSTE

BASI IMPONIBILI

INCLUDONO IMPOSTA TAX INCLUSIVE IMPOSTE SUI REDDITI

ESCLUDONO IMPOSTA TAX EXCLUSIVE IVA

A PARITA’ DI GETTITO

te ti 0,25
ti = -------- te = ------ ti = ---------- = 0,20
1 + te 1- ti 1+0,25

TAX EXCLUSIVE 25% SU BASE 100 GETTITO 25

100 (1+0,25) =125


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5
DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA
ESEMPIO

Bene di consumo prezzo di 10 euro (p = 10)

Imposta ad valorem, tax inclusive, del 20% a carico consumatore finale

pN = (1-ti) p = (1-0.2)10 = 8

τ = tip = 2

Il consumatore paga 2 euro di imposta, se con ci fosse l’imposta, il consumatore


pagherebbe 2 euro di meno,
8 anziché 10 l’imposta grava effettivamente sul consumatore.

L’ incidenza legale, o formale, del tributo, coincide con l’ incidenza economica


o effettiva.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA

DOMANDA:

Prezzo di mercato p* in assenza di imposta

p* = 9 riduzione prezzo per il consumatore 1€ e non 2

L’imposta risulta in parte trasferita dal contribuente di diritto, il


consumatore, alle imprese, che, per la parte di imposta a loro
carico, diventano i contribuenti di fatto.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA
ESEMPIO

Salario lordo (w) 1000 euro

Imposta sul reddito tw = 0.3

wN = (1 – tw) w = 700

Assenza di imposta salario loro di equilibrio w* = 900

1/3 dell’ammontare del tributo risulta trasferito sulle imprese

parte di imposta a carico dei lavoratori 200

salario netto si riduce da 900 a 700

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA
DEFINIZIONE (contribuenti di diritto e di fatto)

I contribuenti di diritto sono quelli cui la legge impone il pagamento del


tributo, i contribuenti di fatto sono quelli che ne sopportano effettivamente
l’onere in termini di riduzione del reddito reale (benessere).

DEFINIZIONE (incidenza legale ed economica)

L’incidenza legale, o formale, dei tributi, è quella sui contribuenti di diritto,


l’incidenza economica, o effettiva, è quella sui contribuenti di fatto.

DEFINIZIONE (traslazione)

Vi è traslazione quando l’incidenza legale non coincide con l’incidenza


economica, ossia quando l’onere dei tributi viene, in tutto o in parte,
trasferito dai contribuenti di diritto ai contribuenti di fatto.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9
DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA

Imposta sul salario che viene in parte trasferita in un maggior


salario lordo.

Le imprese, a loro volta, trasferiscono l’incremento del costo


del lavoro

maggiori prezzi di vendita dei propri prodotti

riduzione domanda di un bene intermedio

riduzione del suo prezzo

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA
IMPOSTE AD VALOREM E SPECIFICHE

AD VALOREM % del valore = t aliquota d’imposta


SPECIFICA commisurata alla q fisica u imposta x q fisica

AD VALOREM

pN qven Valore della vendita prima dell’applicazione imposta

T = tpNqven Gettito d’imposta

pqven = pN qven + tpNqven = (1+t) pN qven Valore vendita dopo l’imposta

P = (1+t) pN Relazione fra prezzo di mercato e prezzo netto

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


DALL’INCIDENZA LEGALE
ALL’INCIDENZA ECONOMICA

IMPOSTE SPECIFICHE

U = imposta per unità fisica di prodotto

τ = u pven

P = pN + u

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI
La traslazione di un’imposta su un prodotto scambiato
in un mercato concorrenziale

D: p = a – bq
1S: p = c + dq

q = qven

Quantità e prezzi di equilibrio q*, p*

ESEMPIO
Imposta ad valorem sui venditori

di tipo tax exclusive T = te pN q (GETTITO COMPLESSIVO)

Imposta costo aggiuntivo produttori

atto della vendita del bene


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13
LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

Dopo l’introduzione dell’imposta il prezzo minimo

somma del costo di produzione e imposta

Sommando alla S del Sistema τ = tepN


Nuovo sistema
D: p = a – bq
Si: p = (1+te)pN = (1+te) (c+dq)

pN = c + dq

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

Prezzo p assicura uguaglianza tra offerta S1 e domanda D

• p – pN imposta unitaria

• p – p* parte di imposta per unità di prodotto che i venditori traslano


sui compratori

• p* - pN parte di imposta per unità di prodotto che rimane a carico


dei venditori

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI
Imposte ad valorem sui compratori

tax inclusive

T = tipq

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

D1: pN = (1-ti) (a-bq)


S: p = c + dq

• p – pN imposta
• p – p* parte di imposta che rimane sui compratori
• p* - pN parte di imposta che i compratori traslano sui venditori

Definizione (traslazione in avanti e traslazione all’indietro)

Si ha la traslazione in avanti quando il contribuente di diritto riesce ad


aumentare il prezzo, comprensivo dell’imposta, dei beni o dei servizi che
vende; traslazione all’indietro se il contribuente di diritto riesce a diminuire il
prezzo, al netto dell’imposta, dei beni e dei servizi che compra.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI
ESEMPIO

D: p = 14 – 2q
S: p = 4 +2q

q* = 2.5
p* = 9

Imposta a carico dei venditori tax exclusive te = 25%

Nuovo equilibrio
D: p = 14 –2q
S1: p = 5 + 2.5q
Si ottiene

q=2
p = 10
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19
LE IMPOSTE SUI PRODOTTI
Rispetto all’equilibrio antecedente l’introduzione dell’imposta, la quantità
si contrae da 2.5 a 2, il prezzo lordo cresce da 9 a 10
pN = 8 (si determina con la S= 4+2q inserendo la quantità di equilibrio
dopo l’introduzione dell’imposta: 4+2x2=8)
Imposta per unità di prodotto trasferita dai venditori ai compratori
p - p* =1

Quello che per unità di prodotto rimane a carico dei venditori è:


p* - pN = 1

ESEMPIO
IMPOSTA A CARICO DEI COMPRATORI tax inclusive ti = 20%
D1 pN = 11.2 – 1.6q
S p = 4 +2q

q=2
pN = 8
Prezzo netto pari a 8 prezzo lordo p = 10
Imposta a carico compratori p – p* = 1
Imposta trasferita sui venditori p* - pN = 1
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20
LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

L’irrilevanza dell’incidenza legale

La ripartizione ultima dell’onere dell’imposta tra venditori e compratori


non dipende dall’incidenza legale

Imposta formalmente sui venditori parte trasferita in avanti

p – p*

Imposta sui compratori parte trasferita (all’indietro)

p* - pN

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

Ripartizione dell’onere del tributo indipendente dall’incidenza legale

Date le curve di domanda e di offerta, e data l’imposta unitaria nel punto di


equilibrio, la ripartizione dell’onere tra venditori e compratori è indipendente dal
fatto che il tributo sia formalmente a carico degli uni oppure degli altri.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI
Incidenza ed elasticità della domanda

Imposta specifica (r = u) a carico dei venditori equilibrio mercato (q*,p*)

Domanda più elastica (la D1) meno elastica (la D2)


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23
LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

Domanda più elastica la parte di imposta a carico dei compratori è


minore

(p1 – p*) < (p2 – p*)

Maggiore la parte di imposta a carico dei compratori

(p* - p1N) > (p* - p2N)

La parte di imposta a carico dei compratori è tanto minore quanto maggiore


è l’elasticità della domanda.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI
Incidenza ed elasticità dell’offerta

Offerta più elastica (la S2) rispetto a meno elastica (la S1)

(p1 – p*) < (p2 – p*)

La parte di imposta a carico dei venditori è tanto minore quanto maggiore è


l’elasticità dell’offerta.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25
CASI ESTREMI
1. CASO DI CURVA DI DOMANDA PERFETTAMENTE RIGIDA
IMPOSTA A CARICO PER INTERO DEI COMPRATORI
(figura a)
2. CASO DI DOMANDA PERFETTAMENTE ELASTICA

IMPOSTA A CARICO PER INTERO DEI VENDITORI


(figura c)

3. CASO DI OFFERTA PERFETTAMENTE ELASTICA

IMPOSTA TOTALMENTE A CARICO DEI COMPRATORI


(figura b)
4. CASO DI OFFERTA PERFETTAMENTE RIGIDA

IMPOSTA A CARICO DEI VENDITORI


(figura d)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26


CASI ESTREMI

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI
L’elasticità della domane (η d) e dell’offerta (η s) sono date da:

q* - q1
q*
ηd = ----------- < 0
p* - p1
p*

q* - q1
q*
η s = ----------- > 0
p* - p1N
p*

Il loro rapporto risulta:

η s p1 – p*
η d p* - p1N

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28


LE IMPOSTE SUI PRODOTTI

Il rapporto tra l’elasticità dell’offerta e l’elasticità della domanda misura la


ripartizione dell’imposta tra compratori (p1 – p*) e venditori (p* - p1N)

L’indice di Dalton (DAL) esprime l’aumento di prezzo per i compratori in


percentuale dall’ammontare dell’imposta:

DAL = p1 – p* = η s
p1 – p1N ηs-ηd

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

TAX WEDGE
E
CUNEO FISCALE SUL LAVORO

Docente: Prof. Angelo Cremonese

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 1


TAX WEDGE TW
CUNEO FISCALE SUL LAVORO

tcs = aliquota 2 componenti CONTRIBUTI SOCIALI a carico LAVORATORE + DATORE DI LAVORO

Imposta sul salario aliquota tw


Salario = W
Costo lavoro = W ( 1 + tcs )
Salario Netto = W (1 – tw)
Rispetto al salario W, tcs è un aliquota tax exclusive
tW è un aliquota tax inclusive

w ( 1 + tcs ) - w (1 – tw) tcs + tw


TW = ------------------------------- = -------------
W ( 1 + tcs ) 1 + tcs

tcs tw
tcs(i) = --------- tw(cs) = ---------
1 + tcs 1 + tcs

Aliquota CS e sul reddito espressa in termini tax inclusive di COSTO DEL LAVORO

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 2


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021/ 2022

EFFETTI DELL’IMPOSIZIONE SOCIETARIA


SULLE DECISIONI DI INVESTIMENTO

Docente: Prof. Angelo Cremonese

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 1


Efficienza di un’imposta sui
redditi societari

L’imposizione sulle società di capitali


può risultare non neutrale nei confronti
delle loro scelte
- di investimento
- di finanziamento

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


Decisioni di investimento in
assenza di imposte
Consideriamo un modello con le seguenti
caratteristiche:
• Atemporale
• Impresa già attiva che vuole espandersi realizzando un progetto di
investimento
• L’imprenditore non lavora per la sua attività (wLp=0)
• Assenza inflazione
• ck prezzo di ogni unità di bene strumentale
• Assenza tassazione societaria

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


Decisioni di investimento

• L’investimento consiste nell’acquisto di nuovi beni strumentali:


I=ckΔKf
• L’investimento è finanziato con capitale proprio o di terzi
ΔKm=I
• Poniamo ck=1
ΔKf =ΔKm=I

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


Decisioni di investimento

• I profitti sono pari a:


П=VP-wL-Cint-A-F
• F remunerazione del capitale investito è
data da:
F = r(Kmd + Kmp) = rKm

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5


Decisioni di investimento

• Utile operativo lordo è pari a:


Uol=VP-wL-Cint
• I profitti diventano:
П=Uol-A-F
Il profitto atteso dall’investimento sarà pari alla variazione attesa
dell’utile operativo e quella di ammortamenti e oneri finanziari

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


Decisioni di investimento

Per ogni euro investito definiamo


1. ρ tasso di rendimento dell’investimento:
ρ=ΔUol//I
2. δ ammortamento (pari al coefficiente di ammortamento
economico dei nuovi beni strumentali)
δ=ΔA/I
3. φ costo del capitale remunerazione di un’unità di capitale
investito ed è pari al tasso di interesse di mercato
φ = (ΔF/I)=r

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


Decisioni di investimento

Il costo d’uso del capitale è pari alla somma del coefficiente di


ammortamento e del costo del capitale (1° definizione)
• Per ogni euro investito il tasso di profitto
è pari a:
п= ρ-(δ+ φ)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


Test di convenienza
dell’investimento

Il tasso di profitto di un investimento è


positivo, nullo e negativo se,
rispettivamente, il tasso di rendimento è
superiore, eguale o minore al costo d’uso
del capitale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


Test di convenienza
dell’investimento

Per ogni euro


Se ρ≥δ+ φ↔п≥0 l’imprenditore investe
Se ρ<δ+ φ↔ п<0 l’imprenditore non investe

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


Test di convenienza
dell’investimento

• Per massimizzare i profitti di un investimento, si


deve realizzare l’uguaglianza, al margine, tra il tasso

di rendimento e costo d’uso del capitale

ρ* = δ+ φ↔ п=0

Livello ottimo di investimento I*

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


Test di convenienza
dell’investimento

• In equilibrio, l’ultima unità di investimento non aggiunge


nulla ai profitti

• il profitto è generato dalle unità inframarginali di


investimento che hanno un rendimento superiore al costo
d’uso del capitale ρ>ρ*

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


Decisioni di investimento

• Il costo d’uso del capitale è il rendimento che

copre esattamente gli ammortamenti e gli oneri

finanziari (2° definizione)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


Decisioni di investimento

• Si suppone generalmente, in questo tipo di analisi, che l’impresa


possa decidere in merito ad ogni singola unità di investimento,
vale a dire che esista una funzione continua che lega il rendimento
all’ammontare di investimenti e che l’impresa possa scegliere un
punto lungo tale funzione

• Si suppone inoltre che la funzione abbia inclinazione negativa,


cioè che, al crescere del capitale investito, il rendimento
dell’investimento al lordo di ammortamenti e oneri finanziari
diminuisca

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


Scelta ottima di investimento
in assenza di imposte

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


Decisioni di investimento: analisi
multiperiodale

Riformuliamo il modello ricorrendo alle seguenti ipotesi:

1. al tempo 0 l’impresa prende la propria decisione sugli


investimenti e acquista i beni strumentali

2. al tempo 1 i beni strumentali entrano in funzione e


cominciano a generare ricavi e ad essere ammortizzati

3. i beni strumentali hanno una vita economica di n anni

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


Decisioni di investimento: analisi
multiperiodale

Per ogni euro investito definiamo


1. ρ tasso di rendimento dell’investimento
pari al valore attuale, al tempo 0, degli incrementi attesi dell’utile
operativo lordo dal tempo 1 al tempo n:
ρ=(ρ1/(1+r))+(ρ2/(1+r)2)+ ….+(ρn/(1+r)n)=
Σρi/(1+r)i
ρi =ΔUol/I

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17


Decisioni di investimento: analisi
multiperiodale

Per ogni euro investito definiamo


2. δ ammortamento è il valore attuale al tempo 0
dell’ammortamento atteso dal tempo 1 al tempo n:
δ =(δ 1/(1+r))+(δ 2/(1+r)2)+ ….+(δ n/(1+r)n)=
Σδi/(1+r)i
δi =ΔA//I
Σδi=ck=1 (somma delle quote di ammortamento è pari al
valore iniziale – costo storico – dell’unità di bene

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


Decisioni di investimento: analisi
multiperiodale
Per ogni euro investito definiamo
3. Φ remunerazione unitaria del capitale finanziario
immobilizzato (attenzione prima in un’ottica atemporale era φ!) è il valore
attuale, al tempo 0, dei pagamenti attesi al capitale monetario
immobilizzato nell’investimento,effettuati durante il periodo di vita del bene
Φ =(Φ1/(1+r))+(Φ2/(1+r)2)+...+(Φn/(1+r)n)= ΣΦi/(1+r)i
In altri termini, in ogni periodo la quota di ammortamento va portata in
riduzione dell’ammontare del capitale finanziario da remunerare nel periodo
successivo
In ogni periodo j la remunerazione del capitale residuo risulta quindi:
Φj=rΣδi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19


Le due facce del costo d’uso
del capitale

Il costo d’uso del capitale può essere indifferentemente


visto come:
1. La spesa da sostenere al momento dell’acquisto del
bene di investimento
2. Il valore attuale dei costi per l’ammortamento e per la
remunerazione del capitale finanziario che si sosterranno
lungo la sua vita economica
ck=(δ+Φ)=1

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20


Test di convenienza
dell’investimento

Per ogni euro


Se ρ≥1↔п≥0 l’imprenditore investe
Se ρ< 1↔ п<0 l’imprenditore non investe

Da cui si ottiene il tasso di profitto:


п= ρ-1

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


Decisioni di investimento in
presenza di imposte

Consideriamo un modello con le seguenti


caratteristiche:
• atemporale
• Impresa già attiva che vuole espandersi
• L’imprenditore non lavora per la sua attività
(wLp=0)
• Assenza inflazione
• ck prezzo di ogni unità di bene strumentale
• Imposta sugli utili delle imprese con aliquota tg
(non esistono altri tributi)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22


Decisioni di investimento in
presenza di imposte

Il costo d’uso del capitale in presenza di imposte è il rendimento lordo


che, al netto dell’imposta, è uguale alla somma dell’ammortamento e
degli oneri finanziari, entrambi valutati tenendo conto dell’effetto
dell’imposta (ossia del risparmio di imposta generato dalla loro
deducibilità ai fini della determinazione fiscale del reddito d’impresa)

ρ*t=(δt+ φt)/(1-tg)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23


Effetti tassazione societaria su
decisioni di investimento

Dal confronto tra il costo d’uso del capitale presenza di


imposte con quello in assenza di imposte, diremo che
l’imposta è neutrale quando non influenza il livello
degli investimenti, altrimenti l’imposta sarà distorsiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24


Effetti tassazione societaria su
decisioni di investimento

Se
1. ρ*t >ρ*↔ effetto disincentivante
2. ρ*t <ρ* ↔ effetto incentivante
3. ρ*t =ρ* ↔ effetto neutrale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25


Effetto distorsivo disincentivante

Esempio:

Il costo d’uso del capitale aumenta dell’intera imposta,

dato che né gli ammortamenti né la remunerazione

finanziaria risulta deducibile

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26


Effetto distorsivo disincentivante

L’imposta sulle società ridurrà, in ragione dell’aliquota, il


rendimento:
ρ*Nt = (1-tg) ρ*t
nulla cambia per quanto riguarda le componenti del costo
d’uso del capitale
δt + φt=δ+ φ
l’effetto finale è quello descritto nella seguente figura

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27


Effetto distorsivo disincentivante

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28


Effetto distorsivo disincentivante

• il costo d’uso del capitale aumenta da OC a OG e


conseguentemente il livello degli investimenti si
riduce da I* a I
• I profitti delle imprese passano dall’area ABC all’area
EFC
• il gettito dell’imposta è pari all’area ADFE
• la perdita secca di benessere il triangolo DBF

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29


Effetto neutrale

Esempio:

Il costo d’uso del capitale non cambia in quanto


l’imposta riduce, al margine, il rendimento nella
stessa misura del costo che l’impresa sopporta
per ammortamenti e oneri finanziari

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 30


Effetto neutrale

L’imposta sulle società ridurrà, in ragione dell’aliquota, il


rendimento:

ρ*Nt = ρ*t (1-tg)

per quanto riguarda le componenti del costo d’uso del capitale

δt + φt = (1-tg)( δ+ φ) = ck(1-tg)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 31


Effetto neutrale

ρ*Nt = δt + φt
ρ*Nt = ck(1-tg)
l’effetto finale è quello descritto nella
seguente figura

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 32


Effetto neutrale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 33


Effetto neutrale

• il costo d’uso del capitale rimane pari a OC, conseguentemente


il livello degli investimenti non cambia. In sostanza il tasso di
rendimento lordo (ρ*t =OC ) che, al netto delle imposte, copre
esattamente ammortamenti e oneri finanziari (ρ*Nt = δt + φt =OF)
rimane al livello antecedente l’introduzione dell’imposta

• I profitti netti delle imprese passano dall’area ABC all’area DEF


(la riduzione è pari alla differenza tra l’area ABGD e l’area CGEF)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 34


Effetto neutrale

• il gettito dell’imposta è uguale alla differenza tra l’area ABDE,


che misura il contributo all’imposta dei componenti positivi del
reddito d’impresa (i rendimenti), e l’area CBEF, che misura la
riduzione di imposta dovuta ai componenti negativi
(ammortamento e oneri finanziari)

• Non vi è perdita secca di benessere

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 35


Effetto neutrale

L’affermazione che non vi è perdita di benessere può essere


verificata nel seguente modo:
• riduzione profitti: ABGD-CGEF
• gettito: ABDE-CBEF
• Differenza: (ABDE-ABGD)-(CBEF- CGEF)=GBE-GBE=0

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 36


Effetto distorsivo
disincentivante

Esempio:

Il costo d’uso del capitale aumenta in quanto l’imposta


riduce, al margine, il rendimento in misura maggiore del
costo per ammortamenti e oneri finanziari

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 37


Effetto distorsivo
disincentivante

L’imposta riduce il costo per ammortamenti e oneri


finanziari in una misura minore rispetto a quanto
riduce il rendimento:
ρ*Nt > (1-tg) ck
l’effetto finale è quello descritto nella seguente figura

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 38


Effetto distorsivo
disincentivante

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 39


Effetto distorsivo
disincentivante

• il costo d’uso del capitale passa da I*B a IB’ e


conseguentemente il livello degli investimenti si
riduce da I* a I

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 40


Effetto distorsivo
incentivante

Esempio:
Il costo d’uso del capitale diminuisce in quanto
l’imposta riduce, al margine, il rendimento in misura
minore del costo per ammortamenti e oneri
finanziari

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 41


Effetto distorsivo incentivante

L’imposta riduce il costo per ammortamenti


e oneri finanziari in una misura maggiore
rispetto a quanto riduce il rendimento:
ρ*Nt < (1-tg) ck

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 42


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

IRPEF:
tipologie reddituali

Docente: Prof. Angelo Cremonese

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 1


I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 2


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

C. Redditi di lavoro dipendente


(Artt. da 49 a 52 T.U.I.R.):

“Sono redditi di lavoro


dipendente quelli che derivano da
rapporti aventi per oggetto la
prestazione di lavoro, con qualsiasi
qualifica, alle dipendenze e sotto la
direzione di altri (…) ” (Art. 49
T.U.I.R.)

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 3


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Il presupposto essenziale affinché un reddito abbia la


connotazione di “lavoro dipendente” è il vincolo di
subordinazione.

➢ Il lavoro deve svolgersi alle dipendenze e sotto la direzione di


altri, senza assunzione di rischio, con rispetto dell’orario di
lavoro, per una retribuzione erogata periodicamente e
predeterminata.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 4


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

Il concetto del rapporto di subordinazione è l’elemento caratterizzante il


rapporto di lavoro dipendente.

Art. 2094 c.c. sancisce infatti:


“E’ prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione
a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o
manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 5


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

Art. 51 comma 1 del T.U.I.R.


“Il reddito di lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in
genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sotto
forma di erogazioni liberali in relazione al rapporto di lavoro. (…) ”

Art. 49, comma 2 del T.U.I.R.


“Costituiscono, altresì, redditi di lavoro dipendente:
le pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati;
le somme di cui all’art. 429 ultimo comma del codice di procedura
civile” (i.e. rivalutazione dei crediti di lavoro)

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 6


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

Principi di determinazione del reddito

Il principio generale è quello della c.d. onnicomprensività del reddito di


lavoro dipendente nel senso che è costituito :
✓da tutte le somme e i valori in genere;
✓a qualunque titolo percepiti (anche sotto forma di partecipazione agli
utili);
✓anche da terzi (si pensi alle indennità corrisposte dall’INPS o dall’INAIL);
✓che trovano una loro causa nel rapporto di lavoro;
✓comprese le liberalità;
✓con la sola eccezione delle somme dovute a titolo di risarcimento del
danno emergente.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 7


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

Costituiscono dunque redditi di lavoro dipendente:


➢Tutte le somme e i valori (beni e servizi), a qualunque titolo percepiti
(criterio di cassa) nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni
liberali, in relazione al rapporto di lavoro.
➢Si considerano percepite nel periodo d’imposta anche le somme ed i valori
corrisposti dal datore di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del
periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono (cd. principio di cassa
allargato – i.e. art.51, comma 1, TUIR).
➢A determinate condizioni si comprendono anche i rimborsi spese.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 8


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Retribuzione diretta: somme e valori percepiti in relazione al rapporto di


lavoro. Ad esempio:
✓ Stipendi e salari,
✓ mensilità aggiuntive,
✓ indennità (es. di contingenza, di rischio, notturna),
✓ scatti di anzianità,
✓ compensi per lavoro straordinario, somme e valori percepiti a seguito
di transazioni, le somme di cui all’art.429, ultimo comma, del codice di
procedura civile, le erogazioni liberali (…);
Non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente gli assegni familiari e
gli emolumenti per carichi di famiglia solo se erogati in base a quanto stabilito
dalla legge (se dovuti in base ad accordi particolari sono invece imponibili)

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 9


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Retribuzione indiretta: somme percepite a prescindere dall’effettiva


prestazione dell’attività lavorativa. Ad esempio:
✓ indennità previdenziali a carico dell’INPS;
✓ indennità di malattia;
✓ indennità di maternità;
✓ (…)

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 10


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Somme risarcitorie: si tratta di somme percepite per risarcire un danno


(perdita di reddito o patrimoniale)
Art.6, comma 2, TUIR: “I proventi conseguiti in sostituzione di redditi (…)
e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di
risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli
dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi
della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti (…) ”.

Non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente e non sono quindi tassate, a titolo
d’esempio, le seguenti rendite INAIL:
✓ rendita di inabilità permanente
✓ assegno di morte

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 11


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Compensi e indennità di fine rapporto: somme percepite in dipendenza


della cessazione del rapporto di lavoro. Ad esempio:
✓ TFR,
✓ indennità di preavviso,
✓ incentivi all’esodo,
✓ somme attribuite a fronte dell’obbligo di non concorrenza (art.2125
C.C.),
✓ (…)

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 12


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

Per determinare il valore in denaro dei compensi in natura, compresi


quelli relativi ai beni ceduti ed ai servizi prestati ai familiari del
dipendente, si applica il valore normale dei beni e servizi medesimi
determinato in base a quanto dispone l’art.9 del TUIR.
Il valore normale dei generi in natura prodotti dall’azienda e ceduti ai
dipendenti è determinato in misura pari al prezzo mediamente praticato
dalla stessa azienda nelle cessioni al grossista. (N.B.: esiste un limite alla
rilevanza di tali redditi fissato in Euro 258,23, superato il quale i redditi
in “natura” concorrono per il loro intero ammontare)
Art. 51 comma 3 del TUIR
“Ai fini della determinazione in denaro dei valori di cui al comma 1, compresi quelli
dei beni ceduti e dei servizi prestati al coniuge del dipendente o a familiari indicati
nell'articolo 12, o il diritto di ottenerli da terzi, si applicano le disposizioni relative alla
determinazione del valore normale dei beni e dei servizi contenute nell'articolo 9. Il valore
normale dei generi in natura prodotti dall'azienda e ceduti ai dipendenti è determinato in
misura pari al prezzo mediamente praticato dalla stessa azienda nelle cessioni al grossista”.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 13


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE
Previsioni agevolative ulteriori:
➢ Autoveicoli, motocicli e ciclomotori concessi in uso promiscuo:
✓ 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15
mila chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio
desumibile dalle tabelle ACI, al netto degli importi, comprensivi di IVA,
eventualmente trattenuti in busta paga al dipendente o da questi
direttamente corrisposti.
✓ Il compenso deve essere ragguagliato al periodo dell’anno durante il quale al
dipendente viene concesso l’autoveicolo in uso promiscuo.
✓ Se l’autoveicolo aziendale è utilizzato esclusivamente per fini personali, la
valutazione del compenso viene effettuata in base al criterio generale (valore
normale).
➢ Fabbricati concessi in locazione, in uso o in comodato
✓ Differenza fra la rendita catastale aumentata di tutte le spese inerenti il fabbricato
stesso (spese condominiali, utenze) non sostenute dal dipendente, e quanto
corrisposto dal dipendente per il godimento del fabbricato stesso.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 14


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Prestiti agevolati
✓ 50% della differenza fra l’importo degli interessi calcolato al tasso
ufficiale di sconto vigente al termine di ciascun anno e l’importo degli
interessi calcolato al tasso applicato.
➢ Altre discipline agevolative sono previste in leggi speciali come quella
riguardante l’imposta sostitutiva del 10%, entro il limite di Euro
2.000,00, dei premi di risultato di ammontare variabile la cui
corresponsione si legata ad incrementi di produttività, qualità,
efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base di criteri
definiti mediante apposito decreto

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 15


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Per quanto riguarda i rimborsi delle spese


Indennità di trasferta nel territorio comunale:
✓ Le indennità o i rimborsi di spese per le trasferte nell’ambito del
territorio comunale concorrono a formare il reddito.
✓ Fanno eccezione i rimborsi di spese di trasporto comprovate da
documenti provenienti dal vettore (biglietti ferroviari, di autobus, taxi
etc.) (art.51, comma 5, ultimo periodo, TUIR).
Indennità di trasferta fuori dal territorio comunale: occorre distinguere tra
le modalità di rimborso:
✓ Analitico tutte le spese di trasporto, viaggio, vitto e alloggio
documentate non concorrono a formare il reddito;

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 16


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

✓ Forfettario in questo caso esiste una franchigia di Euro 46,48


(aumentata a Euro 77,47 per le trasferte all’estero) calcolata su base
giornaliera e al netto delle spese di trasporto;
✓ Misto in questo caso sono previste delle riduzioni ai limiti di
cui sopra.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 17


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

➢ Le regole di imposizione dei redditi di lavoro dipendente si basano


fondamentalmente sull’applicazione della ritenuta alla fonte a titolo di
acconto con riferimento al periodo di paga (mese, quindicina, settimana,
giornata) in cui sono effettivamente corrisposti.

➢ Al momento dell’erogazione, il datore di lavoro deve determinare


l’imposta dovuta ed effettuare la ritenuta sulla parte imponibile, sia in
denaro che in natura, effettuando le detrazioni previste (detrazioni per
lavoro dipendente e per familiari a carico).

➢ La ritenuta deve essere effettuata dai soggetti che erogano i redditi di


lavoro dipendente, se rientrano nella categoria dei sostituti di imposta
(art. 23 del DPR n. 600/73):

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 18


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I REDDITI DI LAVORO DIPENDENTE

✓ società di capitali e le società di persone residenti nel territorio dello


stato;
✓ associazioni tra le persone fisiche per l’esercizio in forma associata di
arti e professioni, residenti nel territorio dello stato;
✓ società e gli enti di ogni tipo non residenti, limitatamente ai redditi
corrisposti da loro sedi fisse in Italia;
✓ persone fisiche che esercitano imprese commerciali

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 19


I redditi di lavoro autonomo

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 20


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Le caratteristiche

In base all’art. 53 T.U.I.R. si considerano redditi di lavoro autonomo quelli che derivano
dall’esercizio di arti e professioni, intendendosi per tale l’esercizio per professione
abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle da
cui traggono origine i redditi d’impresa.

Quattro connotati specifici per individuare un reddito di lavoro autonomo:

1. Natura intellettuale dell’attività


2. Autonomia
3. Abitualità
4. Non imprenditorialità

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 21


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Le caratteristiche

Intellettuale: la natura essenzialmente intellettuale dell’attività svolta – richiamo


all’esercizio di arti e professioni

Autonomia: connotato che vale a distinguere l’attività di lavoro autonomo da quella


di lavoro dipendente

Abitualità: connotato che discrimina questa categoria di reddito dai redditi diversi,
nell’ambito dei quali ricadono i redditi di lavoro autonomo occasionali

Non imprenditorialità: connotato che differenzia le attività da cui derivano redditi di


lavoro autonomo da quelle da cui derivano redditi d’impresa

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 22


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Le caratteristiche

I criteri di distinzione del reddito di lavoro autonomo dal reddito di impresa


fanno riferimento alla presenza o meno dei seguenti elementi:

1. Attività elencate nell’articolo 2195 del codice civile


2. Elevato ammontare dell’investimento di capitali nell’attività
3. Organizzazione di carattere imprenditoriale

Se l’attività svolta presenta uno o più di questi caratteri, i redditi che ne


derivano non possono essere classificati di lavoro autonomo

Professionalità ed abitualità = reddito da lavoro autonomo

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 23


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Le caratteristiche

L’attività professionale viene svolta abitualmente quando sono presenti


caratteristiche di sistematicità e di regolarità

Per attività svolta in forma abituale deve intendersi un normale e


costante indirizzo dell’attività del soggetto che viene attuato in modo
continuativo: deve cioè trattarsi di un’attività che abbia il particolare
carattere della professionalità

R.M. 550326/1988:i requisiti di abitualità e professionalità sussistono


ogni qualvolta il soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e
ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al
raggiungimento di uno scopo con l’esclusione quindi dell’ipotesi di atti
economici posti in essere in via meramente occasionale

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 24


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Le caratteristiche

Elemento qualificante è individuato nel carattere strettamente personale ed


eminentemente intellettuale dell’attività svolta; per l’esercizio della propria
attività il soggetto può ovviamente avvalersi di un complesso di beni
strumentali, anche di ingenti dimensioni e valore

Il complesso di beni, benché strumentali, continua a mantenere una funzione


secondaria, rispetto al principale e insostituibile apporto personale del
soggetto

Contrariamente - struttura organizzata autonoma - apporto personale


secondario = reddito d’impresa

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 25


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Le tipologie

➢ Utilizzo di opere dell’ingegno


➢ Esercizio per professione ➢ Associazione in partecipazione
abituale, anche se non con apporto di lavoro
esclusiva, di arti, professioni o ➢ Soci promotori e fondatori di
servizi, diversi da quelli di
società
impresa
➢ Indennità per cessazione rapporti
di agenzia
➢ Levata dei protesti

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 26


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
La determinazione del reddito

In base all’art 54 del T.U.I.R. il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni

è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura

percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e

quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della

professione.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 27


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
La determinazione del reddito

Compensi – Spese = Reddito


➢ Principio di cassa, con alcune eccezioni (art. 54)
➢ Rilevano solamente le plusvalenze derivanti dalla cessione, risarcimento o
autoconsumo dei beni strumentali, escluse le opere d’arte, d’antiquariato e da
collezione;
➢ Le minusvalenze dei beni strumentali di cui al punto precedente rilevano
solamente se realizzate a seguito di cessione o di risarcimento (non da
autoconsumo);
➢ Se il risultato è negativo, la perdita può essere portata in diminuzione degli altri
redditi;
➢ Sono esclusi i rimborsi delle spese sostenute in nome e per conto del cliente e i
contributi previdenziali e assistenziali posti dalla legge a carico del cliente;
➢ Rilevano altresì i compensi percepiti a seguito di cessione della clientela o di
elementi immateriali (ad es. il marchio dello studio professionale)

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 28


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
La determinazione del reddito

Regole per la deduzione delle spese

Le spese inerenti sono integralmente deducibili (ad esempio canoni di


affitto, spese per il personale dipendente, spese per l’elettricità ecc.);
sono ammesse in deduzione solo quote di ammortamento dei beni
strumentali per l’esercizio dell’arte o della professione, nella misura
massima stabilita dai decreti ministeriali. Sono interamente deducibili i
beni il cui costo unitario non sia superiore a Euro 516,4;
nel caso di impiego di beni immobili adibiti promiscuamente
all’esercizio dell’arte o della professione e ad uso personale è ammessa
la deducibilità del 50% del canone di locazione oppure del 50% della
rendita catastale;

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 29


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
La determinazione dei redditi

non è ammessa la deducibilità dei compensi dati al coniuge, agli


ascendenti, o ai figli per il lavoro prestato;

sono posti dei tetti per la deducibilità di spese di rappresentanza,


prestazioni alberghiere, partecipazioni a congressi ecc.;

per i redditi derivanti dall’utilizzazione economica delle opere


dell’ingegno e dei diritti d’autore si concede un abbattimento
dell’imponibile del 25% a titolo di spese di produzione.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 30


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
La determinazione del reddito

Occorre sottolineare come i termini utilizzati dal legislatore con riferimento sia ai
componenti positivi che ai componenti negativi individuano la differenza più rilevante
esistente tra la determinazione del reddito di lavoro autonomo e d’impresa:
l’applicazione del principio di cassa in luogo del principio della competenza, anche se
talvolta alcune specifiche fattispecie imponibili concorrono alla determinazione del
reddito professionale in base al principio della competenza economica

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 31


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Tipologie di spese

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 32


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
Tipologie di spese

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 33


I REDDITI DI LAVORO AUTONOMO:
La determinazione del reddito

I lavoratori autonomi sono soggetti all’obbligo di tenuta di una contabilità da cui


risultano tutti i dati rilevanti ai fini della determinazione del reddito e sono altresì
soggetti all’iva.

I compensi corrisposti ai professionisti, se erogati da imprenditori, società o altri


professionisti devono essere assoggettati a una ritenuta a titolo di Acconto del 20%.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 34


I redditi di capitale

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 35


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I Redditi di capitale

B. Redditi di capitale (Art. 44 TUIR):

➢ Rientrano in questa categoria i redditi


derivanti dall’impiego di capitale finanziario,
diversi da quelli conseguiti nell’esercizio di
impresa che vengono valutati come
componente del reddito di impresa;
➢ Le principali fattispecie appartenenti alla
categoria dei redditi da capitale sono:
i. gli interessi e gli altri proventi derivanti da
mutui, depositi e conti correnti, obbligazioni
e titoli similari, altri titoli diversi dalle azioni e
titoli similari, certificati di massa;
ii. gli utili derivanti dalla partecipazione in
società ed enti soggetti ad IRES, e quelli
derivanti da associazioni in partecipazione o
altri analoghi rapporti;
iii. i proventi derivanti da riporti e da
operazioni del tipo pronto contro termine su
titoli e valute.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 36


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I Redditi di capitale

B. Redditi da capitale (Art. 44 TUIR):

➢ Rientra, inoltre, in questa categoria qualunque provento che derivi da rapporti


aventi ad oggetto l’impiego di capitale;

➢ Sono invece esclusi dalla categoria quei proventi che derivano da impieghi di
capitale cui possono derivare utili o perdite in dipendenza di un evento incerto
(le c.d. plusvalenze e i proventi dei prodotti derivati che rientrano nella
categoria dei “redditi diversi”);

➢ Si tratta di redditi che assumono poca rilevanza ai fini IRPEF in quanto la


maggior parte di essi è assoggettata a regimi di imposta sostitutiva;

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 37


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I Redditi di capitale

➢ Nonostante l’eterogeneità delle fattispecie reddituali individuate dal legislatore è


comunque possibile suddividere i redditi di capitale in due grandi categorie:
1. gli interessi e gli altri proventi derivanti da mutui e da altri rapporti di
finanziamento;
2. i proventi derivanti dalla partecipazione in società o enti.

➢ Rientrano nella categoria dei redditi di capitale solamente i frutti dell’investimento


effettuato (interessi su titoli, utile da partecipazione). L’eventuale differenza tra il
costo del titolo ed il ricavo conseguito per effetto della sua negoziazione ricade
nella categoria dei redditi diversi

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 38


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO COMPLESSIVO:
I Redditi di capitale

➢ Alle categorie degli interessi e dei dividendi, si aggiungono alcune ipotesi residuali
di “altri proventi”:
1. Le rendite perpetue e le prestazioni annue perpetue;
2. I compensi per prestazione di fideiussione o di altra garanzia;
3. I proventi derivanti dalla gestione collettiva di masse patrimoniali;
4. I proventi derivanti da riporti e pronti contro termine su titoli e valute;
5. I proventi derivanti da mutuo di titoli garantito;
6. I redditi compresi nei capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione
sulla vita e di capitalizzazione;
7. I redditi derivanti dai rendimenti delle prestazioni pensionistiche erogate in forma
periodica e delle rendite vitalizie aventi funzione previdenziale;
8. I redditi imputati al beneficiario di trust ai sensi dell’art. 73, comma 2, T.U.I.R..

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 39


I REDDITI DI CAPITALE:
regole di determinazione

➢ Tassazione al lordo: il reddito di capitale è costituito dall’intero importo


risultante dal relativo titolo, senza alcuna possibilità per il contribuente di
detrarre eventuali spese sostenute per la produzione del reddito medesimo.
Questa regola si fonda sul principio secondo cui la produzione del reddito di
capitale prescinde dallo svolgimento di una attività da parte del contribuente
essendo una conseguenza naturale ed automatica della fruttuosità del cespite
produttivo di questa categoria di reddito;
➢ Principio di cassa (con alcune eccezioni): tassazione dei redditi di capitale nel
periodo di imposta in cui sono percepiti. Ciò che rileva non è il reddito
maturato ma l’effettivo importo incassato.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 40


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

TIPOLOGIA DI SOGGETTO PERCIPIENTE : PERSONA FISICA


RESIDENTE E NON
IMPRENDITORE

Partecipazioni non qualificate


SOCIETA’ QUOTATE:
quota di partecipazione fino al 2% dei diritti
di voto in assemblea o
quota di partecipazione fino al 5% del
capitale s.

SOCIETA’ NON QUOTATE:


RITENUTA 26%
quota di partecipazione fino al 20% dei diritti
di voto in assemblea o
quota di partecipazione fino al 25% del
capitale s.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 41


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

PERSONA FISICA
TIPOLOGIA DI SOGGETTO PERCIPIENTE :
RESIDENTE E NON
IMPRENDITORE

Partecipazioni qualificate
SOCIETA’ QUOTATE:
quota di partecipazione > al 2% dei diritti di
voto in assemblea o I redditi concorrono
quota di partecipazione > al 5% del capitale alla formazione della
s. NESSUNA
base imponibile IRPEF
RITENUTA
SOCIETA’ NON QUOTATE: limitatamente al
quota di partecipazione > al 20% dei diritti di
voto in assemblea o 58,14% del loro
quota di partecipazione > al 25% del capitale ammontare
s.

N.B : Regime in vigore fino al 31/12/2018

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 42


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

PERSONA FISICA
TIPOLOGIA DI SOGGETTO PERCIPIENTE :
RESIDENTE E NON
IMPRENDITORE

Partecipazioni qualificate
SOCIETA’ QUOTATE:
quota di partecipazione > al 2% dei diritti di
voto in assemblea o
quota di partecipazione > al 5% del capitale
s.

SOCIETA’ NON QUOTATE:


RITENUTA
26%
quota di partecipazione > al 20% dei diritti di
voto in assemblea o
quota di partecipazione > al 25% del capitale
s.

N.B : Regime in vigore dal 01/01/2019 per effetto del D. Lgs 142/2018

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 43


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

È tuttavia previsto un regime transitorio per l’adeguamento:

Per gli utili prodotti entro il 31/12/2017 la cui delibera di


distribuzione è stata assunta tra il 01/01/2018 e il 31/12/2022 si
continua ad applicare il regime di tassazione previgente ossia:

NESSUNA RITENUTA CON


INCLUSIONE PARZIALE AL REDDITO

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 44


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

TIPOLOGIA DI SOGGETTO PERCIPIENTE :

NESSUNA
PARTECIPAZIONI QUALIFICATE E NON
UTILI DISTRIBUITI DA SOCIETA’ RITENUTA TASSAZIONE ALLA
TRASPARENTI DISTRIBUZIONE

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 45


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

TIPOLOGIA DI SOGGETTO PERCIPIENTE : IMPRESE INDIVIDUALI O


SOCIETA’ DI PERSONE
Partecipazioni non qualificate
SOCIETA’ QUOTATE:
quota di partecipazione fino al 2% dei diritti di voto in
assemblea o
quota di partecipazione fino al 5% del capitale s.
SOCIETA’ NON QUOTATE:
quota di partecipazione fino al 20% dei diritti di voto
in assemblea o
quota di partecipazione fino al 25% del capitale s. I redditi sono

RITENUTA
imponibili per il
Partecipazioni qualificate 58,14 % del loro
SOCIETA’ QUOTATE:
quota di partecipazione > al 2% dei diritti di voto in ammontare
assemblea o
quota di partecipazione > al 5% del capitale s.
SOCIETA’ NON QUOTATE:
quota di partecipazione > al 20% dei diritti di voto in
assemblea o
quota di partecipazione > al 25% del capitale s.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 46


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

TIPOLOGIA DI SOGGETTO PERCIPIENTE :

Partecipazioni non qualificate


SOCIETA’ QUOTATE:
quota di partecipazione fino al 2% dei diritti di voto in
assemblea o
quota di partecipazione fino al 5% del capitale s.
SOCIETA’ NON QUOTATE:
quota di partecipazione fino al 20% dei diritti di voto
in assemblea o
quota di partecipazione fino al 25% del capitale s. I redditi sono
RITENUTA imponibili per il
Partecipazioni qualificate 5 % del loro
SOCIETA’ QUOTATE:
quota di partecipazione > al 2% dei diritti di voto in ammontare
assemblea o
quota di partecipazione > al 5% del capitale s.
SOCIETA’ NON QUOTATE:
quota di partecipazione > al 20% dei diritti di voto in
assemblea o
quota di partecipazione > al 25% del capitale s.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 47


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

SOGGETTO PERCIPIENTE : PERSONA FISICA SOCIO NON QUALIFICATO

SOCIETÀ SOCIO
UTILE ANTE IMPOSTE 100,00
IMPOSTA 24,00
UTILE DISTRIBUIBILE 76,00 76,00

IMPONIBILE 76,00
IMPOSTA 26% 19,76
NETTO AL SOCIO 56,24
CARICO FISCALE 43,76

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 48


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

SOGGETTO PERCIPIENTE : PERSONA FISICA SOCIO QUALIFICATO

Ante D. Lgs 142/2018

SOCIETÀ SOCIO
UTILE ANTE IMPOSTE 100,00
IMPOSTA 24,00
UTILE DISTRIBUIBILE 76,00 76,00

IMPONIBILE (inclusione al 58,14%) 44,19


IMPOSTA 43% 19,00
NETTO AL SOCIO 57,00
CARICO FISCALE 43,00

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 49


I REDDITI DI CAPITALE:
Utili da partecipazione

SOGGETTO PERCIPIENTE : PERSONA FISICA SOCIO QUALIFICATO

Post D. Lgs 142/2018 (Direttiva ATAD)


SOCIETÀ SOCIO
UTILE ANTE IMPOSTE 100,00
IMPOSTA 24,00
UTILE DISTRIBUIBILE 76,00 76,00

IMPONIBILE 76,00
IMPOSTA 26% 19,76
NETTO AL SOCIO 56,24
CARICO FISCALE 43,76

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 50


I REDDITI DI CAPITALE:
Interessi e proventi

Gli interessi sono assoggettati a due diversi regimi sostitutivi dell’IRPEF a seconda
della natura dell’attività da cui provengono. In generale gli interessi relativi ai
depositi e agli altri impieghi del risparmio a breve termine sono assoggettati a
ritenuta alla fonte:

• se chi percepisce gli interessi è un’impresa => ritenuta alla fonte a titolo di
acconto.

• se chi percepisce è una persona fisica e i redditi non sono prodotti nell’esercizio
di impresa => ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 51


I REDDITI DI CAPITALE:
Interessi e proventi

Ritenute a titolo di acconto: obbligo da parte del percipiente di includere i proventi


nella dichiarazione dei redditi ai fini della relativa tassazione nell’ambito del proprio
reddito complessivo. In questo caso la ritenuta viene scomputata dall’imposta globale
dovuta dal soggetto, con conseguente obbligo di pagamento dell’eventuale differenza
dovuta, ovvero con emersione di un diritto al rimborso.

Ritenute a titolo d’imposta: si tratta di un prelievo di carattere definitivo che esaurisce


ogni obbligo del contribuente nei confronti del fisco con riferimento alla somma
percepita ed esonera perciò da ogni obbligo di dichiarazione.

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 52


I REDDITI DI CAPITALE:
Interessi e proventi

Ritenuta d’imposta del


12,5% per persone
TITOLI DI STATO ED
ASSIMILATI: fisiche e soc. di persone
- Anche emessi da
Enti territoriali
italiani; Ritenuta a titolo di
- Titoli di Stato
inclusi nella c.d. acconto del 12,5% per gli
white list; imprenditori individuali
- Emessi da
organismi
sovranazionali (es. Nessuna ritenuta a
BEI)
titolo di acconto per le
società commerciali

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 53


I REDDITI DI CAPITALE:
Interessi e proventi

Ritenuta d’imposta del


26% per persone fisiche
e soc. semplici
OBBLIGAZIONI
(ad esclusione di
quelle emesse da
Ritenuta a titolo di
società non quotate,
di quelle emesse acconto del 26% per gli
all’estero e da soggetti
imprenditori individuali
no residenti e di quelle
con scadenza inferiore
a 18 mesi)
Nessuna ritenuta a
titolo di acconto per le
società commerciali

A.A. 2020 / 2021 Scienza delle Finanze 54


IRPEF
IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE

DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT


CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
LA CLASSIFICAZIONE DELLE IMPOSTE

Le imposte possono essere classificate in :


Dirette e Indirette. Le prime colpiscono manifestazioni dirette di capacità
contributiva (reddito, patrimonio); le secondo invece colpiscono
manifestazioni indirette di capacità contributiva (consumi, produzione,
trasferimenti);
a) Fisse, b) Proporzionali, c) Progressive e d) Regressive.
a) Fisse qualora siano stabilite in misura invariabile ovvero in relazione a
parametri prestabiliti (peso, volume ecc.);
b) Proporzionali quando l’aliquota media resta costante per qualsiasi livello
di reddito;
c) Progressive quando l’aliquota media aumenta all’aumentare del reddito
o del patrimonio;
d) Regressive quando l’aliquota media decresce all’aumentare del reddito o
del patrimonio.

SCIENZA DELLE FINANZE 2


DIRETTA

PERSONALE

PROGRESSIVA

COLPISCE IL REDDITO
COMPLESSIVO

SCIENZA DELLE FINANZE 3


L’IRPEF: GENERALITA’

L’IRPEF è un’imposta:
Personale e progressiva che colpisce il reddito complessivo delle persone
fisiche:
a. Personale: tale caratteristica si esprime attraverso una
determinazione quantitativa della base imponibile fortemente
influenzata dalla caratteristiche proprie del soggetto passivo tenendo
conto non solo di tutti i redditi posseduti dall’individuo, ma anche dei
suoi bisogni essenziali e della sua situazione personale e familiare;
b. Progressiva: per scaglioni e per detrazioni alla base in applicazione
del principio di progressività sancito dall’art. 53 della Costituzione.
Tale connotato di progressività fa sì che al crescere del reddito a
disposizione del contribuente si incrementi anche l’incidenza
percentuale del prelievo poiché le aliquote dell’imposta sono
graduate in misura più che proporzionale al crescere della ricchezza.

SCIENZA DELLE FINANZE 4


L’IRPEF: GENERALITA

Presupposto: possesso di redditi, in denaro o in natura, attribuibili al


soggetto passivo, rientranti in una delle seguenti sei categorie di reddito: r
fondiari, r di capitale, r lavoro dipendente, r lavoro autonomo, r d’impresa, r
diversi. (Art. 6 T.U.I.R.). Le categorie reddituali rappresentano dei
microsistemi, ciascuno disciplinato secondo regole proprie e, dunque, del
tutto autonomo rispetto agli altri. Nell’ambito di ciascuna categoria, in
particolare, si rinvengono :
a) le norme sulla qualificazione del reddito di categoria e i criteri di
imputazione soggettiva quanto alle regole di imputazione occorre
rilevare la presenza di due distinti criteri: i) criterio di cassa considera quando
si verifica la movimentazione finanziaria in entrata o in uscita (redditi di
capitale, redditi di lavoro autonomo, redditi di lavoro dipendente e redditi
diversi), ii) criterio di competenza attribuisce rilievo al momento in cui matura
il credito o sorge il debito (reddito di impresa);

SCIENZA DELLE FINANZE 5


L’IRPEF: GENERALITA

b) le regole riguardanti l’imputazione del singolo elemento reddituale al


periodo di imposta il periodo di imposta nell’IRPEF coincide con i singoli
anni solari, a ciascuno dei quali corrisponde un’obbligazione tributaria
autonoma;
c) le norme relative alla rilevanza del reddito al lordo (è il caso dei redditi di
capitale) o al netto (è il caso dei redditi di impresa e di lavoro autonomo)
prevedendo, in quest’ultimo caso, le regole di determinazione dei costi di cui
è consentita la deduzione.

INESISTENZA DI UNA NOZIONE UNITARIA DI REDDITO (C.D. NOZIONE


CATEGORIALE DI REDDITO)

SCIENZA DELLE FINANZE 6


L’IRPEF: GENERALITA

Soggetti passivi: persone fisiche, residenti e non


residenti nel territorio dello Stato (Art. 2 T.U.I.R.). I
soggetti residenti sono assoggettati ad imposizione
per i redditi ovunque prodotti in base al c.d. world
wide principle o principio della tassazione
mondiale in base al quale concorrono a formare la
base imponibile tutti i redditi, sia di fonte estera
che interna, posseduti dal soggetto,
indipendentemente dal luogo del godimento. Per i
soggetti non residenti, invece, la base imponibile
IRPEF è costituita dai soli redditi prodotti nel
territorio dello Stato secondo i criteri di
localizzazione territoriale indicati nell’art. 3 T.U.I.R..

SCIENZA DELLE FINANZE 7


L’IRPEF: GENERALITA

RESIDENZA FISCALE: ai fini delle imposte sui


redditi si considerano residenti le persone che
per la maggior parte del periodo di imposta
(183 giorni, 184 giorni negli anni bisestili):
a)sono iscritte nell’anagrafe della popolazione
residente;
b)ovvero hanno nel territorio dello Stato il
domicilio (inteso come luogo in cui il soggetto ha
stabilito la sede principale dei suoi affari ed
interessi, art. 43 c.c., comma 1);
c) o hanno nel territorio dello Stato la residenza
(intesa come il luogo in cui il soggetto ha la sua
dimora abituale, art. 43 c.c., comma 2)

SCIENZA DELLE FINANZE 8


L’IRPEF: GENERALITA

REDDITI PRODOTTI IN FORMA ASSOCIATA: redditi


prodotti da organismi più ampli quali le società di
persone o di capitali, le associazioni professionali,
le imprese familiari e così via.

Il legislatore attribuisce autonomia tributaria


soggettiva solo alle società di capitali e agli enti
equiparati, che sono soggetti passivi IRES e IRAP.

SCIENZA DELLE FINANZE 9


L’IRPEF: GENERALITA

REDDITI PRODOTTI IN FORMA ASSOCIATA: le


società di persone residenti, invece, al pari
degli enti ad esse assimilate non sono
considerati soggetti passivi né ai fini IRPEF, né
ai fini IRES; l’imposizione dei redditi prodotti
da tali entità avviene sulla base del principio
di trasparenza secondo cui “i redditi delle
società semplici, in nome collettivo ed in
accomandita semplice residenti nel territorio
dello Stato sono imputati a ciascun socio
indipendentemente dalla percezione,
proporzionalmente alla sua quota di
partecipazione agli utili” (art. 5, comma 1
T.U.I.R.)

SCIENZA DELLE FINANZE 10


L’IRPEF: GENERALITA

Base imponibile: somma di tutti i redditi del soggetto passivo (Art. 3 T.U.I.R.)
con esclusione di:

1.redditi ricondotti a regimi sostitutivi di tale imposta (principalmente i redditi


delle attività finanziarie);

2.redditi assoggettati a tassazione separata (arretrati di stipendi, Tfr, ecc.);

3.redditi esenti (ad esempio borse di studio e assegni di ricerca corrisposti da


università, assegni familiari ecc.).

SCIENZA DELLE FINANZE 11


L’IRPEF: GENERALITA

Con riferimento alla base imponibile, l’IRPEF è un’imposta che:

si colloca a metà strada tra la nozione di reddito prodotto e di reddito


entrata poiché le plusvalenze e le entrate di carattere straordinario sono
incluse nella base imponibile solo in misura limitata;

presenta anche elementi di tassazione del reddito spesa nella misura in cui
il risparmio previdenziale, che è una parte rilevante del risparmio
complessivo, risulta escluso dalla base imponibile;

si discosta in parte dalla nozione di reddito prodotto e di reddito entrata


poiché la maggior parte dei redditi di capitale delle persone fisiche e di buona
parte dei redditi fondiari sono esenti o sottoposti a regimi di imposta
sostitutivi.

SCIENZA DELLE FINANZE 12


L’IRPEF: GENERALITA

Ai fini della determinazione dell’imponibile i redditi sono classificati in


sei categorie:

A. Redditi fondiari;
B. Redditi da capitale;
C. Redditi da lavoro dipendente;
D. Redditi da lavoro autonomo;
E. Redditi di impresa;
F. Redditi diversi.

SCIENZA DELLE FINANZE 13


LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO
COMPLESSIVO

Il reddito complessivo è pari alla


somma
algebrica di tali categorie

SCIENZA DELLE FINANZE 14


LA DETERMINAZIONE DELL’IMPOSTA

Reddito complessivo
- Deduzioni =
Reddito imponibile

Applicazione delle aliquote

Imposta lorda
- Detrazioni =
Imposta netta

SCIENZA DELLE FINANZE 15


LE DEDUZIONI

Oneri deducibili: spese che possono essere portate in diminuzione del reddito
complessivo per la determinazione del reddito imponibile, prima del calcolo
dell’imposta. Si distinguono dagli oneri detraibili, i quali vengono portati in
diminuzione dell’imposta lorda dovuta;

Condizioni di deducibilità o detraibilità: gli oneri previsti dalla legge devono essere
stati effettivamente sostenuti (= pagati) dal contribuente nell’interesse proprio o
delle persone fiscalmente a carico e rimaste a carico nel corso del periodo
d’imposta;

Documentazione degli oneri: la documentazione va conservata fino al 31


dicembre del quinto anno successivo (a partire dai redditi dichiarati per il periodo
d’imposta 2016) alla presentazione della dichiarazione ed esibita a richiesta degli
uffici.

SCIENZA DELLE FINANZE 16


LE DEDUZIONI

La più importante deduzione riguarda i contributi previdenziali e


assistenziali;

Un’altra deduzione è quella della rendita catastale dell’immobile adibito


ad abitazione. (N.B.: L’IMU sostituisce l’IRPEF per gli immobili non locati
per cui la deduzione resta valida solo nel caso di immobili non locati ma
esenti da IMU ossia gli immobili adibiti ad abitazione principale diversi da
quelli in categoria A/1, A/8 od A/9);

Altre forma di deduzione ammesse sono:


spese mediche e quelle di assistenza necessarie nei casi di grave
e permanente invalidità o menomazione;

oneri contributivi obbligatori versati per gli addetti ai servizi


domestici e all’assistenza personale e familiare entro il limite di
1.549,37 euro;

assegni periodici corrisposti al coniuge separato o divorziato;


SCIENZA DELLE FINANZE 17
LE DEDUZIONI

rendite, vitalizi e assegni alimentari;

erogazioni liberali, fino a 1.032,91 euro, all’istituto per il sostentamento del


clero della Chiesa cattolica italiana;

somme corrisposte ai dipendenti scrutatori negli uffici elettorali;

contributi versati a fondi integrativi del servizio sanitario nazionale, fino a


3.615,20 euro;

donazioni a favore di ONLUS fino al 10% del proprio reddito complessivo e


per un massimo di 70.000 euro.

SCIENZA DELLE FINANZE 18


L’APPLICAZIONE DELLE ALIQUOTE D’IMPOSTA

Alla base imponibile si applica la scala delle aliquote secondo una schema di
progressività per scaglioni e si ottiene l’imposta lorda:

La progressività per scaglioni di reddito dell’IRPEF comporta che sul RC (netto)


fino a €15.000 l’aliquota applicabile è del 23%, sugli ulteriori € 13.000
l’aliquota è del 27%, sugli ulteriori € 27.000 l’aliquota è del 38 % etc…

SCIENZA DELLE FINANZE 19


L’APPLICAZIONE DELLE ALIQUOTE D’IMPOSTA

Reddito complessivo (netto) di € 52.000

I. scaglione fino a € 15.000 (23%) € 3.450


II. scaglione da € 15.000 a € 28.000 (27%) € 3.510
III. scaglione da € 28.000 a € 52.000 (38%) € 9.120
TOTALE € 16.080

IRPEF (LORDA) = € 16.080

SCIENZA DELLE FINANZE 20


LE DETRAZIONI

Permettono di realizzare la discriminazione qualitativa dei redditi;

Consentono differenziazioni del carico fiscale a seconda della fonte del


reddito;

Personalizzano l’imposta e incentivano comportamenti ritenuti meritori da


parte del legislatore;

Presuppongono la presenza di un debito di imposta lorda ampio almeno


quanto l’ammontare delle detrazioni a cui il contribuente ha diritto.

SCIENZA DELLE FINANZE 21


LE DETRAZIONI

Oneri detraibili: sono le spese che ai sensi dell’art. 15 del D.P.R. n.


917/1986 riducono l’ammontare dell’imposta lorda dovuta. Sono
personali e possono essere usufruiti solo da parte del contribuente cui
spettano;

Misura della detrazione: la detrazione dall’imposta lorda spetta nella


misura del 19% dell’onere sostenuto, se non deducibile nella
determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito
complessivo

SCIENZA DELLE FINANZE 22


LE DETRAZIONI

Le detrazioni ammesse possono essere raggruppate in cinque categorie:

1. detrazioni per fonte del reddito;

2. detrazioni per carichi di famiglia;

3. detrazioni per oneri personali;

4. detrazioni per canoni di locazione;

5. altre detrazioni con finalità di incentivazione.

SCIENZA DELLE FINANZE 23


LE DETRAZIONI

1. Detrazioni per fonte del reddito

In questo gruppo sono previste detrazioni differenziate per diverse


tipologie di contribuenti:

a.lavoratore dipendente;

b.pensionato;

c.lavoratore autonomo.

SCIENZA DELLE FINANZE 24


LE DETRAZIONI

Detrazioni per fonte del reddito

Reddito di lavoro dipendente e assimilati


fino a 8.000 1.880
8.001 - 28.000 978 + 902 (28.000 - RC)/20.000
28.001 - 55.000 978 (55.000 - RC)/27.000
Reddito di pensione
fino a 8.000 1.880
8.001 - 15.000 1.297 + 583 (15.000 - RC)/7.000
15.001 - 55.000 1.297 (55.000 - RC)/40.000
Reddito di lavoro autonomo
fino a 4.800 1.104
4.801 - 55.000 1.104 (55.000 - RC) / 50.200

SCIENZA DELLE FINANZE 25


LE DETRAZIONI

2. Detrazioni per carichi di famiglia

Per ogni familiare a carico spettano delle detrazioni di importo variabile


in funzione del reddito complessivo posseduto nel periodo d’imposta.
Svolgono un importante ruolo di personalizzazione dell’imposta e sono
differenziate:

a. per il coniuge a carico;

b. per i figli a carico (articolate a seconda dell’età dei minori e del numero
di minori a carico);

c. per altri familiari fiscalmente a carico

SCIENZA DELLE FINANZE 26


LE DETRAZIONI

Per il coniuge a carico è prevista una detrazione fino a euro 800


decrescente all’aumentare del reddito e si azzera se il reddito supera euro
80.000. Tale detrazione si determina secondo tre diverse modalità di calcolo
corrispondenti a tre distinte fasce di reddito. La detrazione deve essere
rapportata al numero di mesi per i quali il coniuge è risultato a carico
Per ciascun figlio a carico è prevista una detrazione teorica pari a :
950 euro per ciascun figlio di età superiore o uguale a 3 anni;
La detrazione teorica è aumentata ad un importo pari a:
1.220 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni;
400 euro per ogni figlio portatore di handicap;
200 euro per ciascun figlio a partire dal primo, per i contribuenti con più
di tre figli a carico
Per ogni altro familiare a carico è prevista una detrazione teorica pari ad euro
750

SCIENZA DELLE FINANZE 27


LE DETRAZIONI

Detrazioni per carichi di famiglia

* 40.001 a 80.000 690 (80.000


– RC)/ 40.000
SCIENZA DELLE FINANZE 28
LE DETRAZIONI

3. Detrazioni per oneri personali

La legge consente la detrazione del 19% di talune tipologie di spese


sostenute dal contribuente:
a. Interessi passivi;
b. premi di assicurazione;
c. spese sanitarie (per la parte eccedente euro 129,11);
d. spese funebri;
e. spese per la frequenza di corsi di istruzione secondaria e
universitaria;
f. spese sostenute per la manutenzione, protezione e restauro dei
beni culturali;
g. erogazioni liberali di vario genere...

SCIENZA DELLE FINANZE 29


LE DETRAZIONI

4. Detrazioni per canoni di locazione

Detraibilità del canone di locazione differenziata a seconda della


tipologia contrattuale e dell’ammontare del reddito complessivo del
contribuente:

i. contratti normali a canone libero (detrazione di 300 euro se il


reddito complessivo dell’inquilino è inferiore a 15.493,71 e 150
euro se il reddito è compreso tra 15.493,71 e 30.987,41 euro);

ii. contratti convenzionali (detrazioni fissate in 495,8 e 247,9 euro


con riferimento agli stessi limiti di reddito complessivo di cui al
punto precedente).

SCIENZA DELLE FINANZE 30


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

PROBLEMI DI DISEGNO DELL’IMPOSTA PERSONALE


SUL REDDITO

PROF. ANGELO CREMONESE


PROBLEMI DI DISEGNO DELL’IMPOSTA
PERSONALE SUL REDDITO

Le considerazioni di carattere teorico svolte nei precedenti paragrafi sulla


ripartizione delle imposte si riferiscono in generale al sistema tributario, in
tutte le sue componenti di imposizione diretta e indiretta. È però indubbio
che l’imposta centrale del sistema tributario su cui si fondano le aspettative
di vedere realizzati i principi di razionalità, equità ed efficienza descritti è
l’imposta personale sul reddito. Si tratta solitamente del tributo che
apporta il maggior gettito allo Stato e che si ispira a modelli di progressività.
Scendendo ad un livello minore di astrazione, il disegno dell’imposta sul
reddito deve affrontare anche altri problemi di grande rilievo.
Qui ci occuperemo dei seguenti: la scelta della base imponibile
dell’imposta; il trattamento del risparmio nel ciclo di vita; la scelta
dell’unità impositiva.
Un approfondimento particolare viene poi dedicato alle giustificazioni
dell’esistenza, a fianco dell’imposta personale, di un’ulteriore imposta sui
redditi: l’imposta sui redditi delle società di capitali.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 2


LA SCELTA DELLA BASE IMPONIBILE

FONTI E USI DEI REDDITI

Il concetto di reddito come indicatore rilevante, anche se non unico, a cui


fare riferimento per definire la capacità contributiva di un soggetto. Esso
è sicuramente la grandezza più spesso assunta come punto di riferimento
e quindi come base imponibile dell’imposta personale. La scelta del
reddito come grandezza di riferimento rappresenta tuttavia solo il primo
passo dell’individuazione della base imponibile, in quanto il reddito
ammette una notevole varietà di definizioni e di criteri di misurazione.
Per la nostra analisi può essere utile, in analogia a quanto compie la
contabilità nazionale, fare riferimento alla distinzione tra fonti e usi del
reddito.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 3


FONTI E USI DEI REDDITI

Fonti Usi
Redditi di lavoro Consumo o spesa
Redditi di capitale Risparmio
Plusvalenze (e minusvalenze)
Entrate straordinarie e occasionali

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 4


FONTI E USI DEI REDDITI

Dal punto di vista degli usi, il reddito può essere speso in consumi di beni e
servizi finalizzati a soddisfare bisogni individuali, o tradursi in risparmio,
vale a dire in un incremento del patrimonio di un soggetto.
La dottrina finanziaria, nella ricerca della più corretta definizione della base
imponibile, si è concentrata inizialmente su definizioni che si richiamavano
al criterio delle fonti. In questo contesto sono emersi in particolare due
concetti:
a) il reddito prodotto;
b) il reddito entrata (il comprehensive income nella letteratura
anglosassone).
Una definizione che prende invece a riferimento gli usi è:
c) il reddito consumato (o spesa).

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 5


IL REDDITO PRODOTTO

Questo concetto assume come punto di riferimento della capacità


contributiva i redditi ottenuti come corrispettivo della partecipazione
ad un’attività produttiva in un dato periodo di tempo. Esso si identifica
con il concetto di valore aggiunto, definito come somma dei redditi, Yi,
prodotti dai diversi fattori della produzione. La base imponibile
dell’imposta corrisponde quindi al valore dei nuovi beni e servizi che in
un dato periodo sono stati prodotti con l’impiego di lavoro dipendente
(salari, stipendi) o autonomo (proventi professionali), di capitale fisico
(profitti), di capitali finanziari (rendite finanziarie) e di fattori non
riproducibili (rendite fondiarie, agraria ed urbana).

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 6


IL REDDITO PRODOTTO

In simboli tale reddito, RP, sarà:


RP=∑Yi i = lavoro, terra, capitale, ecc.
È questo il modello a cui si sono ispirati tutti i sistemi di imposizione
diretta del reddito sorti nell’800 sino alla prima metà del ’900. Alla
giustificazione teorica di questa definizione di base imponibile
dell’imposta sul reddito ha contribuito in modo particolare De Viti de
Marco, uno dei più importanti studiosi di scienza delle finanze della scuola
italiana dell’inizio del XX secolo. Secondo questo studioso, tale concetto
sarebbe il più appropriato, in quanto consente di stabilire la più stretta
correlazione con il contributo che l’attività finanziaria pubblica fornisce
alla produzione del reddito (lo Stato come fattore di produzione), idea
espressa con efficace sintesi nell’affermazione:
«Ogni particella di reddito nasce gravata di imposta».
A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 7
CRITICITA’

La scelta del reddito prodotto lascia aperti alcuni problemi. Un primo ordine di problemi
riguarda la definizione del reddito al lordo o al netto dei costi sostenuti per la sua produzione.
Ovviamente, la definizione più corretta è quella di reddito netto. Per essere realizzata richiede
tuttavia la soluzione di diversi problemi di corretta valutazione dell’inerenza dei costi, in primis
nella definizione dell’ammortamento del capitale utilizzato nella produzione.
Ma gli aspetti più problematici della definizione di reddito prodotto riguardano il profilo
dell’equità. Anche se questa definizione di base imponibile include le principali fonti del
reddito, alla luce della tabella 3.1 si può constatare che alcune componenti (le plusvalenze e le
entrate straordinarie) sono assenti.
Ciò può, tra l’altro, essere fonte di comportamenti elusivi e quindi di inefficienze. Il fatto che le
plusvalenze non siano sottoposte a tassazione incentiva a trasformare redditi imponibili in
plusvalenze, allo scopo di evitare l’imposta. Ciò è particolarmente rilevante nel caso di redditi
delle attività finanziarie, in cui è possibile trasformare un reddito da interesse in plusvalenza,
ad esempio utilizzando obbligazioni a cedola nulla, in cui la remunerazione dell’investimento è
racchiusa nella differenza tra valore di sottoscrizione e valore di rimborso.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 8


IL REDDITO D’ENTRATA

In questi contributi (Haig e Simons – anni 20 e 30) si sottolinea la


presenza di altri elementi rilevanti per la definizione della capacità
contributiva che il reddito prodotto non pare in grado di cogliere e, in
particolare, di forme di reddito quali i guadagni o le perdite in conto
capitale relativi a beni patrimoniali o forme di entrata particolari come
le vincite, le liberalità, le donazioni, ecc. Tutti questi elementi
costituiscono un’entrata per il soggetto a cui non corrisponde la
produzione di un valore aggiunto e che quindi non rientrano nel
concetto di reddito prodotto, nonostante ne possano modificare anche
significativamente le opportunità di benessere e quindi la capacità
contributiva.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 9


IL REDDITO D’ENTRATA

Una definizione rigorosa del reddito entrata mette in luce, nel vincolo di bilancio di un soggetto, la
relazione tra componenti patrimoniali (stock) e componenti reddituali (flussi): esso è l’ammontare
massimo di risorse che può essere potenzialmente consumato in un dato periodo, garantendo alla fine
dello stesso la medesima situazione patrimoniale esistente all’inizio del periodo. In questa accezione il
reddito può essere misurato dalla somma del consumo e dalla variazione del valore del patrimonio in un
dato periodo di tempo. La variazione di una grandezza di stock come la ricchezza, Wt, dall’ 1 gennaio
dell’anno al 31 dicembre dello stesso anno, è collegata non solo al valore aggiunto che nel corso dell’anno
si è stati in grado di produrre utilizzando i fattori produttivi disponibili, ma anche alla variazione dei valori
delle diverse componenti patrimoniali della ricchezza come le obbligazioni, le azioni, i terreni, i fabbricati,
ecc. (i cd. guadagni e perdite in conto capitale o, nella terminologia giuridica, le plusvalenze o
minusvalenze patrimoniali, indotte ad esempio da modificazioni dei tassi di interesse) e ad entrate di
natura straordinaria o occasionale (entrate portate dal vento secondo l’originale espressione inglese),
come vincite, donazioni o eredità.

Il reddito entrata, RE, può essere quindi definito alternativamente nei due modi che seguono:

RE = Wt-Wt-1 + Ct =∑Yi+CGt+AEt

ove Wt rappresenta il valore della ricchezza alla fine del periodo t, CGt i capital gains, AEt le entrate
straordinarie e Ct il consumo.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 10


IL REDDITO D’ENTRATA

L’adozione del reddito entrata consente quindi di sottoporre a


tassazione tutte le fonti del reddito. Ne consegue, alla luce della tabella
3.1, che, sotto il profilo degli usi, nell’imponibile è incluso non solo il
consumo effettivo, ma anche la parte delle risorse potenzialmente
consumabili destinata invece al risparmio, sia esso di natura volontaria,
sia esso di natura obbligatoria, come ad esempio i prelievi previdenziali
a cui corrisponde la maturazione di diritti pensionistici.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 11


APPLICAZIONI PRATICHE

Nelle applicazioni concrete sono però frequenti eccezioni: ad esempio,


quasi sempre dalla definizione di reddito imponibile vengono escluse le
donazioni e le eredità, in quanto sono solitamente sottoposte ad altri
prelievi di tipo patrimoniale, generalmente meno onerosi.
Il concetto di reddito entrata pone particolare enfasi sul concetto di
plusvalenza. Tassare le plusvalenze non è però semplice dal punto di vista
pratico. La teoria suggerisce infatti che esse dovrebbero essere colpite per
il semplice fatto che sono maturate alla data che convenzionalmente viene
assunta come base per il pagamento delle imposte, in quanto
potenzialmente traducibili in consumo, indipendentemente quindi dal loro
realizzo e cioè dalla loro monetizzazione a seguito della cessione del bene
o dell’attività.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 12


CRITICITA’

La misura dei valori patrimoniali in momenti diversi dalla cessione degli stessi è
tuttavia operazione molto complessa, soprattutto per soggetti, come i contribuenti
diversi dalle imprese, che non dispongono di accurate strutture contabili.
L’inclusione delle plusvalenze solo maturate nell’imponibile può poi creare ai
contribuenti problemi di liquidità per il pagamento delle imposte.
Per le ragioni citate, spesso i legislatori fiscali si attengono al più tenue criterio di
tassare le plusvalenze solo al momento in cui siano realizzate.
Il criterio del realizzo presenta tuttavia inconvenienti dal punto di vista
dell’efficienza, in quanto determina effetti immobilizzo (lock-in effect), imputabili
alla volontà di differire il pagamento dell’imposta. Altri effetti elusivi possono
nascere dal fatto che sia ammessa la detraibilità delle minusvalenze: le imprese
possono essere indotte a ricercare criteri di valutazione delle componenti
patrimoniali che consentono di ridurre l’imponibile, ponendo ad esempio molta
attenzione a realizzare minusvalenze, dilazionando invece la realizzazione delle
plusvalenze.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 13


IL REDDITO SPESA

Molto rilevante per l’attuale dibattito sui modelli impositivi, non

tanto nel nostro, quanto in altri paesi, fra cui in particolare gli Stati

Uniti, è un modello di tassazione che critica fortemente

l’utilizzazione del reddito come base della tassazione personale e

propone invece la spesa o il consumo.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 14


IL REDDITO SPESA

Tra i padri fondatori si annoverano Hobbs e Mill (1852), Fischer (1942) ed


Einaudi (1958), Kaldor (1955) e Meade (1978).
Questa nozione di reddito imponibile fa riferimento alla classificazione dei
redditi secondo gli usi e propone come oggetto della tassazione la componente
del consumo con esclusione del reddito risparmiato.
Rispetto alla nozione di reddito prodotto, il fondamento equitativo di questa
definizione della base imponibile è che gli individui vengano tassati sulla base
delle risorse che essi sottraggono al valore del prodotto dalla collettività
(consumi) e non sulla base del contributo che essi danno alla formazione delle
risorse (reddito prodotto). In questo senso, conservano una grande efficacia le
espressioni usate da Hobbes:

che ragione c’è perché colui il quale lavora molto e, risparmiando i frutti
del suo lavoro, consuma poco, debba essere più gravato di colui il quale
vivendo oziosamente guadagna poco e spende tutto quel che
guadagna... Quando le imposizioni sono sopra le cose che gli uomini
consumano, ogni uomo paga ugualmente per quello che egli usa: né la
collettività è depauperata dallo spreco fastoso dei privati.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 15


IL REDDITO SPESA

I sostenitori del reddito speso considerano più appropriato, come nozione di


capacità contributiva, il consumo effettivo, piuttosto che il consumo potenziale.
Tale opinione si fonda su giudizi di valore sul significato del risparmio come atto
virtuoso o del consumo come l’unico atto di appropriazione privata delle risorse
collettive.
La misurazione del reddito speso non è tuttavia un’operazione semplice. È infatti
ovvio che non è possibile arrivare alla sua definizione imponendo ai contribuenti
di tenere conto di tutte le spese di consumo effettuate in un dato periodo di
imposta. La via che la teoria suggerisce è di esprimere il reddito speso partendo
dalla nozione di vincolo di bilancio già utilizzato nella definizione di REt (in cui per
semplicità abbiamo posto AEt = 0 ), ricavando Ct:
RSt = Ct = RPt + CGt − (Wt-Wt-1)
e se si tiene conto del fatto che, in assenza di proventi straordinari,
Wt-Wt-1 = St + CGt ,
si capisce come
RSt = Ct = RPt − St

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 16


IL REDDITO SPESA

Il reddito speso può essere calcolato partendo dal reddito prodotto,


tenendo conto delle variazioni che intervengono nei conti patrimoniali,
senza dover ricorrere ad una valutazione esplicita, non semplice come
abbiamo detto, delle plusvalenze, a condizione che tutto il risparmio dei
soggetti sia versato in conti registrati, vale a dire in forme che siano passibili
di controllo da parte dell’autorità finanziaria.
In questo caso la misura del reddito speso può essere semplicemente
ricavata dalla somma del reddito prodotto RP e dal saldo tra prelievi e
versamenti nei conti registrati:
RS = RP + (prelievi − versamenti)

Ciò è di solito possibile per il sistema finanziario se il risparmio è


prevalentemente convogliato presso intermediari finanziari. Più complesso
è il caso per altre forme di impiego dello stesso (ad esempio in beni
immobili).

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 17


APPLICAZIONI PRATICHE

Il modello della spesa, applicato alla contabilità di impresa, consente, nella


definizione del reddito di esercizio, l’adozione del più pratico criterio di cassa
anziché di quello di competenza. La base imponibile sarebbe costituita dalle
entrate di cassa in un periodo (ricavi, interessi, rendite, donazioni, ricavi derivanti
dalla vendita di attività patrimoniali) a cui si sottraggono le uscite di cassa nel
periodo inclusi gli acquisti di attività patrimoniali e le donazioni. Seguendo questo
criterio tutte le spese di investimento possono essere dedotte immediatamente
dall’imponibile. Sono così drasticamente eliminati i problemi dell’attribuzione per
competenza delle diverse componenti del reddito (come ad esempio la
determinazione degli ammortamenti, la valutazione delle rimanenze, ecc.).
L’adozione di un criterio di cassa nella determinazione del reddito di impresa
comporterebbe una modificazione radicale delle prassi contabili seguite dalle
aziende (fondate infatti su principi di competenza e che sono sempre più
armonizzate a livello dell’ Ue): anche per queste ragioni essa incontra considerevoli
resistenze.
A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 18
OTTICA UNIPERIODALE

Sotto il profilo dell’equità è importante decidere se ci si pone in un’ottica


uniperiodale o di ciclo vitale: se cioè nello scegliere la base più idonea
dell’imposta personale si assuma come punto di riferimento ideale la
capacità contributiva del contribuente in un solo periodo o nell’arco
dell’intera vita.
Se si accetta un’ottica uniperiodale, si aderisce all’idea che la capacità
contributiva debba essere valutata con riferimento ad un dato intervallo di
tempo limitato, di solito l’anno, il periodo entro cui si suppone sorgano
obblighi fiscali. In questo contesto, si tratta di definire prioritariamente
quale sia il migliore indicatore della capacità contributiva: il reddito
prodotto, la capacità di consumo o il consumo effettivo. Tale scelta è
logicamente antecedente alle decisioni dei contribuenti relative all’impiego
delle loro risorse.
In un’ottica pluriperiodale, il presupposto è il fatto che il patto equitativo
che si instaura tra cittadino e Stato faccia riferimento a criteri e obblighi che
coinvolgono un lasso di tempo ampio: il ciclo vitale.
A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 19
OTTICA UNIPERIODALE

In questo contesto è allora corretto fare riferimento al valore attuale


delle imposte che ciascun contribuente sarà chiamato a pagare
nell’arco della vita. È in tale prospettiva che possiamo inquadrare
anche la nota tesi della doppia tassazione del risparmio, sostenuta dai
più antichi cultori a favore del reddito speso, anche se non sempre
con piena consapevolezza della distinzione qui posta tra ottica uni- o
pluriperiodale. Secondo questa tesi, la tassazione del reddito entrata
sottoporrebbe infatti il reddito risparmiato all’imposizione due volte:
immediatamente, nel momento in cui esso è prodotto, e in un
secondo tempo, quando i frutti dello stesso vengono sottoposti a
tassazione come reddito da capitale.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 20


DOPPIA TASSAZIONE DEL RISPARMIO

LA DOPPIA TASSAZIONE DEL RISPARMIO IMPOSTA PROPORZIONALE0

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 21


DOPPIA TASSAZIONE DEL RISPARMIO

Un esempio può chiarire meglio il punto (tabella 3.2). Supponiamo che due soggetti
vivano due soli periodi e che nel primo periodo di vita producano un reddito da lavoro
pari a 1.000. Il tasso di interesse sia del 5% e l’aliquota dell’imposta (sul reddito o sulla
spesa) del 10%. Il primo soggetto (individuo consumatore) consuma tutto il suo
reddito netto nel primo periodo. Per questi l’imposta sul reddito e l’imposta sul
consumo sono pagate nel primo periodo e comportano lo stesso onere. Il secondo
soggetto (individuo risparmiatore) nel primo periodo risparmia tutto il suo reddito, al
netto delle imposte. Nel caso di imposta sul reddito risparmia quindi 900; nel secondo
periodo ottiene redditi da capitale per 45 su cui paga l’imposta sul reddito di 4,5. Con
l’imposta sul reddito il valore attuale delle imposte nel suo ciclo di vita è quindi pari a
(100 + 4,5/1,05) = 104,3 . Nel caso di imposta sulla spesa, nel primo periodo, poiché
non consuma niente, non paga imposte e può quindi risparmiare 1.000. Su questo
risparmio maturano, nel secondo periodo, redditi di capitale per 50. L’imposta è
pagata integralmente nel secondo periodo, per un ammontare di 105, che, in valore
attuale, è pari a 100. Con l’imposta sulla spesa, quindi, il valore attuale delle imposte
non dipende dalle scelte di consumo e risparmio del contribuente. Con l’imposta sul
reddito, invece, il valore attuale delle imposte nel corso della vita è tanto maggiore
quanto più il soggetto risparmia.

A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 22


CONSTATAZIONI

L’esempio coglie anche un altro aspetto interessante delle relazioni tra


tassazione del reddito e della spesa. L’equivalenza del valore attuale delle
imposte potrebbe essere realizzata se, nel caso dell’imposta sul reddito, dalla
base imponibile venissero esclusi gli interessi.

In generale, si può affermare che un’imposta sulla spesa è equivalente ad


un’imposta sul reddito che esenti i redditi da capitale. Le due imposte
differiscono solo per il momento in cui il soggetto è chiamato a pagarle.

A rigore l’equivalenza richiede che l’imposta sia proporzionale; in presenza di


imposte progressive la diversa allocazione temporale della base imponibile
può dare luogo a oneri diversi.

La tassazione della spesa produce poi un profilo intertemporale dell’onere


fiscale poco soddisfacente, nell’arco vitale la tassazione sarebbe infatti
relativamente più elevata quando si è più giovani o ci si ritira dal mercato del
lavoro, perché in tali periodi la quota di reddito destinata al consumo è più
elevata che nel periodo intermedio della vita, in cui i redditi sono di solito più
elevati.
A.A. 2021/2022 Scienza delle Finanze 23
DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

LA TASSAZIONE DEI REDDITI D’IMPRESA

Lezione n. 10
Docente: Prof. Angelo Cremonese

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 1


Oggetto della lezione

• la fonte dei redditi d’impresa


• la fonte dei redditi d’impresa e le categorie soggettive
• la determinazione del reddito d’impresa
• la previa imputazione a conto economico dei componenti negativi
• l’inerenza dei componenti negativi
• l’imputazione temporale dei componenti di reddito
• i beni relativi all’impresa
• il costo dei beni relativi all’impresa

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


Categorie dei redditi

Ai sensi dell’art. 6 del TUIR, i singoli redditi sono classificati nelle seguenti
categorie:
redditi fondiari;
redditi di capitale;
redditi di lavoro dipendente;
redditi di lavoro autonomo;
redditi d'impresa;
redditi diversi.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


La classificazione dei redditi

La qualificazione di un determinato reddito come reddito d'impresa


avviene in base:
1) al criterio soggettivo, cioè in funzione della natura del soggetto (artt. 6,
comma 3, e 81 del TUIR);
2) al criterio oggettivo, cioè in funzione dell'attività svolta dall'impresa
(art. 55 del TUIR).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


1) criterio soggettivo

In base al criterio soggettivo, è considerato reddito d'impresa, a


prescindere dalla sua fonte, il reddito:
• delle società di persone commerciali (snc e sas), art. 6, comma 3, TUIR;
• delle spa, sapa, srl, società cooperative e società di mutua assicurazione
residenti nel territorio dello Stato, art. 73 TUIR;
• degli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché dei trusts,
residenti nel territorio dello Stato, che hanno per oggetto esclusivo o
principale l'esercizio di attività commerciali, art. 73 TUIR;
• delle stabili organizzazioni di società ed enti commerciali non residenti,
art. 73 TUIR.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5


1) criterio soggettivo

Ogni qual volta uno di tali soggetti consegua un reddito, ai fini


della qualificazione del medesimo diviene irrilevante il criterio
oggettivo, posto che esso costituisce comunque reddito
d'impresa in funzione della natura del soggetto passivo
d'imposta, indipendentemente dall'attività da esso svolta.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


2) criterio oggettivo

Per gli altri soggetti vale il criterio oggettivo, secondo cui ai fini
della qualificazione di un reddito quale reddito di impresa
diviene determinante il tipo di attività esercitata (art. 55 TUIR).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


2) criterio oggettivo:
la fonte dei redditi d’impresa

Sono redditi d’impresa quelli derivanti dall’esercizio di


imprese commerciali, ossia dall’esercizio per professione
abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate
nell’art. 2195 c.c. e delle attività indicate nell’art. 32, c.2,
lett.b) e c) del TUIR che eccedono i limiti ivi stabiliti, anche se
non organizzate in forma di impresa (art.55, c.1)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


2) criterio oggettivo:
la fonte dei redditi d’impresa

Art. 2195 c.c.


1) Un’attività industriale diretta alla produzione di beni e
servizi;
2) un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3) un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4) un’attività bancaria o assicurativa;
5) altre attività ausiliarie delle precedenti (ad esempio,
mediatori, agenti di commercio, agenti di cambio).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


2) criterio oggettivo:
la fonte dei redditi d’impresa

Sono inoltre considerati d’impresa i redditi derivanti (art. 55, c.2):


• da attività organizzate in forma d’impresa dirette alla
prestazione di servizi che non rientrano nell’art. 2195 c.c.;
• dallo sfruttamento di miniere, cave, torbiere, saline, laghi,
stagni;
• da attività agricole quando esercitate da soggetti
“commerciali”.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


2) criterio oggettivo:
la fonte dei redditi d’impresa

Per essere qualificata come commerciale e dunque


produttrice di reddito di impresa, l’attività deve essere
abituale, e cioè esercitata con regolarità e stabilità, anche se
non in via esclusiva (attività part time). Diversamente
verrebbero prodotti redditi diversi.
Per le attività di cui all’art. 2195 c.c. è irrilevante
l’organizzazione in forma di impresa.
Diversamente, per le prestazioni di servizi non comprese
nell’art. 2195 (attività artistiche e professionali a contenuto
intellettuale) assume rilievo l’organizzazione in forma di
impresa (l’artista o professionista si trasforma da prestatore
di servizi in combinatore dei fattori di produzione).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


La fonte dei redditi d’impresa

Il reddito d'impresa dei soggetti IRPEF è determinato facendo


riferimento (art. 56 co. 1 del TUIR):
• alle disposizioni contenute nel Titolo II Capo II Sezione I del TUIR
(artt. da 81 a 116) relativo all'IRES, applicabili alla generalità dei
soggetti possessori di tale reddito e, quindi:
o sia alle società di capitali e agli enti commerciali;
o sia alle persone fisiche e alle società di persone (tramite la tecnica
del rinvio);
• alle norme speciali presenti nel Titolo I Capo VI del TUIR (artt. da
55 a 66) relativo all'IRPEF, applicabili alle sole persone fisiche e
società di persone.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


La fonte dei redditi d’impresa

Sotto il profilo soggettivo (art. 73, TUIR) la disciplina dell’Ires individua 4


categorie di soggetti: omogenee le prime due (sempre reddito
d’impresa, indipendentemente dalla fonte); sostanzialmente diverse la
terza e la quarta:
1) nel primo gruppo rientrano società di capitali, società cooperative e
società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;
2) il secondo gruppo contiene gli enti pubblici e privati diversi dalle
società che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività
commerciale (cd. "enti commerciali");
3) nel terzo gruppo sono ricompresi gli enti non commerciali (compresi i
trusts) residenti;
4) nel quarto le società e gli enti (compresi i trusts) con o senza
personalità giuridica non residenti nel territorio dello Stato.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


La fonte dei redditi d’impresa e le
categorie soggettive

Le norme sulla fonte dei redditi d’impresa sono:


• irrilevanti per le società a “forma commerciale”;
• rilevanti per le persone fisiche, perché servono a
qualificare l’attività;
• rilevanti per gli enti diversi dalle società e le società di
fatto, perché servono a qualificare il soggetto ed
eventualmente l’attività

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


La fonte dei redditi d’impresa e le categorie
soggettive

Enti non commerciali residenti: per tutti, non sono commerciali le


prestazioni di servizi diverse da quelle di cui all’art. 2195 c.c. rese in
conformità alle finalità istituzionali senza specifica organizzazione e verso
corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione (art.143,
c.1).
Enti di tipo associativo: non sono commerciali le attività svolte a
beneficio degli associati a meno che non vi sia il versamento di
corrispettivi specifici, anche sotto forma di maggiori quote (art.148).
Enti di tipo associativo a carattere politico, sindacale e di categoria,
religioso, sportivo dilettantistico, assistenziale, culturale, ecc.: non sono
commerciali le attività svolte (anche verso corrispettivi specifici) a
beneficio degli associati, purché effettuate in diretta attuazione degli
scopi istituzionali.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


La fonte dei redditi d’impresa e le categorie
soggettive

I criteri per l’individuazione dell’ oggetto esclusivo o


principale degli enti residenti sono individuati dai co. 4 e 5
dell’art. 73 (atto costitutivo e statuto, se in forma di atto
pubblico o di scrittura autenticata o registrata co. 4, o in
mancanza attività effettivamente esercitata, co. 5).

La distinzione tra attività principale (oggetto) e accessoria


non ha natura quantitativa ma qualitativa. Ciò significa che
non è principale l’attività più rilevante sotto il profilo
quantitativo, ma quella inerente al raggiungimento degli
scopi primari che hanno determinato la costituzione
dell’ente.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


La fonte dei redditi d’impresa e le categorie
soggettive

Per i non residenti: i redditi d’impresa si considerano prodotti


nel territorio dello Stato se derivano da attività esercitate nel
territorio stesso mediante stabili organizzazioni (art. 23, c.1,
lett. e).
La stabile organizzazione è una sede fissa d’affari mediante
la quale un’impresa non residente esercita in tutto o in parte
la propria attività nel territorio dello Stato, come: sede di
direzione, succursale, ufficio, officina, laboratorio, miniera o
giacimento petrolifero, cantiere di costruzione o di
montaggio (se di durata superiore a tre mesi) (art.162, c.1-3).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17


La fonte dei redditi d’impresa e le categorie
soggettive

Costituisce stabile organizzazione anche il soggetto che


abitualmente esercita nel territorio dello Stato il potere di
concludere contratti a nome di un’impresa non residente, a
meno che non goda di uno status indipendente e agisca
nell’ambito dell’ordinaria attività (art.162, c.6-7).
Non costituisce, di per sé, stabile organizzazione la società
residente controllata da un’impresa non residente (art.162,
c.9).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


Determinazione del reddito d’impresa

Soggetti Regimi fiscali Contabilità

SOGGETTI IRES:
- società di capitali;
- società di mutua assicurazione; Regime ordinario Ordinaria
- enti pubblici e privati, trust aventi per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di
attività commerciali, residenti.

0 < ricavi < 65.000 Contribuenti "forfetari" e altri


regimi agevolati in esaurimento Nessuna
ALTRI: (o, per opzione, regime ordinario o
- società di persone; delle imprese minori)
- imprenditori individuali;
- enti non commerciali e trust che
esercitano attività commerciale in via
non prevalente 30mila < ricavi < 700mila Imprese minori
Semplificata
. (400 per soli servizi) (o, per opzione, regime ordinario)

ricavi > 700mila


Regime ordinario Ordinaria
(400mila per soli servizi)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19


Determinazione del reddito d’impresa

Regime ordinario
Si applica obbligatoriamente ai seguenti soggetti
(indipendentemente dal volume di ricavi conseguito):
• spa, srl, sapa, cooperative e mutue assicuratrici;
• enti diversi dalle società, trust, associazioni non riconosciute,
consorzi e altre organizzazioni, che hanno per oggetto esclusivo o
principale l’esercizio di attività commerciali;
• stabili organizzazioni di società ed enti non residenti nel territorio
dello Stato.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20


Determinazione del reddito d’impresa

Per gli altri titolari di reddito d’impresa, il regime di contabilità


ordinaria si applica obbligatoriamente soltanto se i ricavi eccedono i
limiti quantitativi previsti per l’accesso al regime di contabilità
semplificata. Tali soggetti sono:
• persone fisiche che esercitano imprese commerciali (art.55 TUIR);
• snc, sas e i soggetti ad esse equiparati (ai sensi dell’art. 5 del TUIR);
• enti non commerciali che, oltre all’attività istituzionale, esercitano
un’attività commerciale in via non prevalente;
• i trust, se esercitano un’attività commerciale in via non prevalente.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


Determinazione del reddito d’impresa

Regime ordinario:
• il reddito d’impresa si determina apportando all’utile o
alla perdita risultante dal conto economico, relativo
all’esercizio chiuso nel periodo d’imposta, le variazioni in
aumento o in diminuzione conseguenti all’applicazione
delle norme tributarie (art.83);
• per ottenere questo risultato bisogna necessariamente
individuare i beni facenti parte del patrimonio
dell’impresa, in quanto è dal loro impiego che derivano i
ricavi ed i costi rilevanti.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22


Determinazione del reddito d’impresa
Il principio a cui è ispirato il rapporto fra bilancio civilistico e
reddito di impresa è quello della cd. “dipendenza parziale”.
L’utile, o la perdita, emergente dal CE funge da mera base di
partenza per il calcolo del reddito d’impresa.
Il fondamento logico di questa rinuncia è da identificarsi nella
circostanza che, avendo il legislatore assegnato al bilancio
d’esercizio il compito di rappresentare «con evidenza e
verità» (art. 2217, co. 2, c.c.) ovvero «in modo veritiero e
corretto» (art. 2423 c.c.) tanto la situazione patrimoniale
quanto quella economica e finanziaria, il risultato economico
che scaturisce da questo documento costituisce il dato che
più fedelmente dovrebbe rispecchiare l’incremento di
ricchezza determinato dall’esercizio dell’attività d’impresa,
grandezza che rappresenta l’indice della capacità
contributiva, oggetto dell’imposizione.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23


Determinazione del reddito d’impresa

Le variazioni in aumento al risultato del conto economico derivano


da norme tributarie:
1. che obbligano ad includere tra i componenti positivi proventi in
tutto o in parte non imputati al conto economico (ad esempio,
plusvalenze patrimoniali realizzate in anni precedenti e
rateizzate, art. 86, co. 4, Tuir);
2. che obbligano ad escludere dai componenti negativi degli oneri
imputati al conto economico:
• perché in tutto o in parte indeducibili (ad esempio, costi
automobili, art. 164 Tuir), o
• perché in tutto o in parte deducibili in esercizi successivi (ad
esempio, spese di manutenzione eccedenti il 5% dei beni
materiali ammortizzabili, art. 102, co. 6, Tuir).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24


Determinazione del reddito d’impresa

Le variazioni in diminuzione al risultato del conto economico


derivano da norme tributarie:
1. che obbligano o consentono di escludere dai componenti
positivi proventi imputati al conto economico (ad esempio,
sopravvenienze attive non tassabili, art. 88 Tuir; quota parte
di plusvalenze patrimoniali rinviabili ad esercizi successivi);
2. che obbligano o consentono di includere tra i componenti
negativi oneri non imputati al conto economico:
• perché non imputabili (ad esempio, super ammortamenti); o
• perché imputati in precedenti esercizi (ad esempio, quota
parte di spese di manutenzione sostenute in esercizi
precedenti ed eccedenti il 5% dei beni materiali
ammortizzabili, art. 102, co. 6, Tuir).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25


Determinazione del reddito d’impresa

Criteri di determinazione:
• competenza economica (generalmente rileva il momento di maturazione dei
fatti gestionali e non quello dell’incasso o del pagamento). Sono tuttavia
previste deroghe (ad esempio, compensi corrisposti agli amministratori, art.
95, co. 5, Tuir);
• correlazione costi – ricavi (il principio di competenza impone di ricercare al
massimo la corrispondenza in ciascun esercizio tra ricavi e proventi da una
parte e costi e oneri dall’altra relativi alle medesime operazioni
contabilizzate – tale corrispondenza può essere perseguita nella misura in
cui ciascuna delle voci attive e passive indicate nel conto economico
risultano contemporaneamente certe e determinate o quanto meno
determinabili);
• requisito certezza e obiettiva determinabilità (certo nell’esistenza; per la
determinabilità è necessario che i componenti positivi e negativi risultino da
atti o documenti probatori che consentano la quantificazione oggettiva);
• previa imputazione al conto economico (salvo deroghe).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26


Determinazione del reddito d’impresa

Schematizzando, la determinazione del reddito d’impresa ordinario


passa attraverso le seguenti fasi:
1. quantificazione dell’utile o della perdita sulla base delle regole
dettate dal codice civile;
2. individuazione dei singoli fatti di gestione e delle valutazioni di fine
esercizio che trovano nella norma tributaria una specifica
regolamentazione;
3. verifica dell’esistenza di una coincidenza tra le valutazioni
civilistiche e quelle tributarie. In caso di divergenze, si provvede a
rettificare in sede di dichiarazione dei redditi il risultato di esercizio
apportando:
• tante variazioni in aumento quanti sono i componenti di reddito per i
quali l’applicazione delle norme tributarie si traduce nella emersione
di un maggior reddito, e
• tante variazioni in diminuzione quanti sono i componenti di reddito
per i quali l’applicazione della norma tributaria si risolve
nell’accertamento di un minor reddito.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27


Determinazione del reddito d’impresa
Conto Economico civilistico

Conto Economico
Materie prime 550 Ricavi della produzione 3.000
Costi telefonici 100 Contributi in c/esercizio 500
Compensi amministratore 30 Dividendi 100
Spese autoveicoli 1.000 Plusvalenze immobiliari 3.000
Costi per il personale 4.000 Totale ricavi 6.600
IMU 40
Sanzioni 60
Costi generali 20
Svalutazione crediti 500
Totale costi 6.300

Utile (perdita) 300

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28


Determinazione del reddito d’impresa
Dall’utile civilistico all’utile fiscale

Costo in Parte Ripresa in


Variazioni in aumento
bilancio indeducibile aumento
Telefonia 100 20% 20
Compensi Erogati nell'esercizio
30 10 10
amministratore compensi per euro 20
Spese autoveicoli 1.000 80% 800
IMU immobili
Deducibile solo il 20% 40 80% 32
strumentali
Integralmente
Sanzioni 60 60 60
indeducibili
Indeducibili perché in
Svalutazione crediti assenza di elementi certi 500 500 500
e precisi
Totale riprese in aumento 1.422

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29


Determinazione del reddito d’impresa
Dall’utile civilistico all’utile fiscale

Ricavi in Parte non Ripresa in


Variazioni in diminuzione
bilancio tassabile diminuzione
Imponibili solo al 5% (soggetti Ires) o al
Dividendi 100 95* 95
58,14% (soggetti Irpef)
Contributi in conto
Percepiti solo per euro 200 500 300 300
esercizio

Deduzione Ires per Irap su personale dipendente Non applicabile 800

* si ipotizza il caso di soggetto Ires Totale riprese in diminuzione 1.195

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 30


Determinazione del reddito d’impresa
Dall’utile civilistico all’utile fiscale

Di seguito è riportato il calcolo dell’Ires dell’esercizio


Risultato civilistico ANTE IMPOSTE 300
Variazioni in aumento 1.422
(Variazioni in diminuzione) (1.195)
Reddito imponibile 527

Aliquota Ires * 24,0%

Ires dell'esercizio 126

Risultato civilistico POST IMPOSTE 174


* si ipotizza il caso di soggetto Ires.
Diversamente, il reddito di impresa formerebbe insieme
alle altre categorie di redditi la base imponibile alla quale
applicare gli scaglioni Irpef

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 31


Determinazione del reddito d’impresa

Regime speciale per le imprese minori (semplificato), artt. 66 Tuir e


18 DPR 600/1973 (modificati dalla Legge 232/2016 – stabilità 2017):
Sono minori le imprese in regime di contabilità semplificata (art.18,
dpr 600/1973), ossia quelle con ricavi (corrispettivi derivanti dalle
cessione di beni o dalle prestazione di servizi oggetto dell’attività
propria dell’impresa) non superiori:
• a euro 400.000, se hanno per oggetto prestazioni di servizi;
• a euro 700.000, se hanno per oggetto altre attività;
• e che non abbiano optato per la contabilità ordinaria.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 32


Determinazione del reddito d’impresa

Regime speciale per le imprese minori (semplificato), artt. 66 Tuir e


18 DPR 600/1973:
La Legge 232/2016 (Legge di Stabilità 2017) ha trasformato il previgente regime
delle imprese minori in una sorta di “regime per cassa modificato”.
Non essendo in “contabilità ordinaria”, le imprese minori non sono obbligate a
tenere il libro giornale, ma solo i registri Iva.
I soggetti che fruiscono del regime devono annotare in un apposito registro gli
incassi ricevuti, gli estremi del documento e le generalità di chi effettua il
pagamento ed, in diverso registro, le spese sostenute nell’esercizio.
I registri degli incassi e pagamenti possono essere sostituiti dai registri IVA,
opportunamente integrati.
Il valore delle rimanenze deve essere annotato nel registro Iva acquisti.
Anche le operazioni non soggette ad Iva vanno separatamente annotate sul
registro Iva acquisti.
Vi è obbligo di tenere il registro dei beni ammortizzabili (nel previgente regime
tale obbligo veniva meno a condizione che l’impresa fosse stata in grado di fornire,
su richiesta dell’Amministrazione Finanziaria, gli stessi dati che vi sarebbero dovuti
essere annotati).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 33


Determinazione del reddito d’impresa

Regime speciale per le imprese minori (semplificato), artt. 66 Tuir e 18 DPR


600/1973:
Il reddito d’impresa si determina pertanto sommando algebricamente i
seguenti componenti positivi e componenti negativi, specificatamente
indicati dalla legge (art. 66 TUIR):
+ componenti positivi incassati nel periodo (ricavi, dividendi, int.attivi,
proventi immobiliari);
- spese deducibili documentate sostenute nel periodo;
+ rimanenze finali;
- rimanenze iniziali;
+ plusvalenze e sopravvenienze attive (che non seguono il regime per
cassa);
- minusvalenze e sopravvenienze passive (che non seguono il regime per
cassa);
- quote di ammortamento di beni materiali e immateriali.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 34
Determinazione del reddito d’impresa

Regime cd. “forfetario” (Legge di Stabilità 2015):


Il regime forfetario è stato introdotto per sostituire i diversi regimi contabili
introdotti nel corso degli anni per agevolare i contribuenti esercenti attività di
impresa (e di lavoro autonomo) di dimensioni minime (regime “dei minimi”,
“delle nuove attività produttive”, “di vantaggio”).
I ricavi non sono soggetti a Iva.
Il regime, utilizzabile dai soggetti che percepiscono ricavi per un importo inferiore
a 65mila euro annui, consente l’esonero da tutti gli obblighi contabili e dichiarativi
Iva (permane invece l’obbligo di numerazione e conservazione delle fatture di
acquisto).
Il reddito di impresa si determina in via forfetaria applicando ai ricavi conseguiti
nell’esercizio dei coefficienti di redditività (che variano dal 40% all’86%) stabiliti
per legge e variabili in funzione della tipologia di attività.
Sul reddito d’impresa forfetariamente determinato si applica un’imposta
sostitutiva del 5% per i primi 5 anni, se si tratta di nuove iniziative imprenditoriali,
e del 15% negli altri casi.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 35
La previa imputazione a conto economico dei
componenti negativi

I componenti negativi non sono ammessi in deduzione se e


nella misura in cui non risultano imputati al conto economico
relativo all’esercizio di competenza (art.109, c.4).
Si considerano imputati al conto economico i componenti
imputati direttamente a patrimonio per effetto dei principi
contabili internazionali (art.109, c.4).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 36


La previa imputazione a conto economico dei
componenti negativi

I componenti negativi non imputati al conto economico


dell’esercizio di competenza sono deducibili:
se imputati a quello di un esercizio precedente, quando la
loro deduzione è stata rinviata in conformità ad una delle
norme tributarie che consentono o obbligano il rinvio di
determinati oneri;

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 37


La previa imputazione a conto economico dei
componenti negativi

• se per loro natura non sono imputabili al conto


economico, quando la loro deduzione è prevista dalle
norme tributarie (deve trattarsi di oneri che, pur non
essendo imputabili al conto economico, riducono la
capacità contributiva del soggetto oppure realizzano
interessi extrafiscali);
• se si riferiscono a ricavi che, pur non essendo stati
imputati al conto economico, concorrono a formare il
reddito, quando risultano da elementi certi e precisi; è il
caso, ad esempio, dei costi correlati ai maggiori ricavi
emersi a seguito di accertamento analitico (ex art. 39 co. 1
del DPR 600/73), sulla base di scritture contabili che il
contribuente ha esibito e che vengono rettificate.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 38
La previa imputazione a conto economico dei
componenti negativi

Nella determinazione del reddito occorre considerare le


spese che direttamente o indirettamente riguardano la sua
produzione.

Sono “inerenti all’attività imprenditoriale” le spese


dipendenti dall’attività imprenditoriale e quelle sostenute
nell’interesse dell’attività medesima.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 39


L’inerenza dei componenti negativi

I componenti negativi “inerenti all’attività imprenditoriale” si


suddividono in:
• componenti negativi ricollegabili ad attività o beni
generatori di proventi computabili nel reddito d’impresa, i
quali sono deducibili;
• componenti negativi ricollegabili ad attività o beni
generatori di proventi non computabili nel reddito d’impresa,
i quali non sono deducibili;

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 40


L’inerenza dei componenti negativi

• componenti negativi ricollegabili indistintamente ad


attività o beni generatori di proventi computabili nel
reddito d’impresa e ad attività o beni generatori di
proventi non computabili nel reddito, i quali sono
deducibili nella parte riferibile ai primi, determinata in
base al rapporto tra l’ammontare dei medesimi e
l’ammontare complessivo dei proventi conseguiti
dall’impresa.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 41


L’imputazione temporale dei componenti di
reddito

• Criterio di “cassa”: imputazione con riferimento al


momento dell’incasso o del pagamento.
• Criterio di “competenza economica”: imputazione con
riferimento al momento in cui sorge il credito o il debito.
• Correlazione costi-ricavi: i componenti negativi vanno
imputati al periodo o ai periodi (se hanno utilità
pluriennale) in cui i fattori della produzione acquisiti per il
loro tramite concorrono alla produzione dei componenti
positivi.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 42


L’imputazione temporale dei componenti di
reddito
Art.109, c.1, parte prima: i ricavi, le spese e gli altri componenti
positivi e negativi per i quali non è disposto diversamente
concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza.
Dispongono diversamente (principio di cassa), ad esempio:
• art.88, c.3, lett.b), per i contributi e le liberalità costituenti
sopravvenienze attive;
• art.89, c.2, per i dividendi;
• art.95, c.5, per i compensi agli amministratori, ai promotori o
ai soci fondatori;
• art.99, c.1, per gli oneri fiscali;
• art.99, c.3, per i contributi ad associazioni sindacali e di
categoria;
• interessi di mora, attivi e passivi.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 43


L’imputazione temporale dei componenti di
reddito

Nelle cessioni di beni mobili i corrispettivi si considerano


conseguiti e le spese si considerano sostenute:
• alla data della consegna (come passaggio del possesso,
ossia del potere di fatto sul bene);
• o a quella della spedizione (come mezzo per realizzare la
consegna);
• ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica
l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro
diritto reale.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 44


L’imputazione temporale dei componenti di
reddito

Nelle cessioni di beni immobili (e aziende) i corrispettivi si


considerano conseguiti e le spese si considerano
sostenute:
• alla data della stipulazione dell’atto cui si ricollega il
passaggio del diritto reale
• ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica
l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro
diritto reale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 45


L’imputazione temporale dei componenti di
reddito

Nelle prestazioni di servizi i corrispettivi si considerano conseguiti e le


spese si considerano sostenute:
• alla data di “ultimazione” dei servizi.
Nei contratti da cui derivano corrispettivi periodici (locazione,
mutuo, assicurazione) i corrispettivi si considerano conseguiti e le
spese si considerano sostenute:
• alla data della“maturazione” (riferimento all’art.820 c.c. per il quale
i frutti civili si acquistano giorno per giorno, in ragione della durata
del diritto).
Art.109, c.1, parte seconda: i ricavi, le spese, e gli altri componenti di
cui nell’esercizio di competenza non sia ancora certa l’esistenza o
determinabile in modo obiettivo l’ammontare, concorrono a formare
il reddito nell’esercizio in cui si verificano queste condizioni.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 46


L’imputazione temporale dei componenti di
reddito

Certezza della esistenza: presenza di un vincolo giuridico, da


cui deriva un credito o un debito, avente origine in un
contratto, in un fatto illecito, in un atto della Pubblica
Autorità, ovvero direttamente nella legge.
Obiettiva determinabilità: presenza dei dati necessari ad
identificare l’ammontare dei componenti di reddito (non
rilevano i componenti quantificati sulla base di congetture o
calcoli probabilistici, a meno che non diano luogo ad
accantonamenti a fondi rischi ed oneri stimati fiscalmente
riconosciuti).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 47


I beni relativi all’impresa

Per le società di persone “commerciali”, le società di capitali e


gli enti commerciali sono qualificabili come beni “relativi
all’impresa”:
• tutti i beni appartenenti alle stesse.
Per le persone fisiche e gli enti non commerciali sono
qualificabili come beni “relativi all’impresa”:
• in base ad un criterio “sostanziale”, i beni merce, i beni
strumentali e i crediti acquisiti nell’esercizio dell’impresa;
• in base ad un criterio “formale” (unico rilevante per gli
immobili), i beni che nell’inventario (art.2217 c.c.) sono
inclusi tra le attività relative all’impresa.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 48


I beni relativi all’impresa

Sono beni-merce (in senso stretto) quelli di cui all’art.85, c.1,


lett.a) e b), e cioè:
• i beni alla cui produzione o vendita è diretta l’attività
caratteristica dell’impresa;
• le materie prime, i semilavorati e i beni mobili, diversi da
quelli strumentali, acquistati o prodotti per essere impiegati
nella produzione (materiali di consumo).
Sono altresì beni-merce, se non costituenti immobilizzazioni
finanziarie, anche se non rientrano tra i beni-merce in senso
stretto, quelli di cui all’art.85, c.1, lett.c), d) ed e), e cioè:
• le partecipazioni in società di capitali e in enti commerciali
(anche se non rappresentate da titoli);
• gli strumenti finanziari assimilati alle azioni;
• le obbligazioni e gli altri titoli in serie o di massa.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 49
I beni relativi all’impresa
Sono strumentali i beni destinati ad essere impiegati nel ciclo
produttivo in maniera durevole.
Per gli immobili:
• strumentalità per destinazione (utilizzati per l’esercizio
dell’impresa commerciale da parte del possessore);
• strumentalità per natura, dipendente dalle caratteristiche
oggettive del bene (art.43, c.2) – categorie catastali B, C, D, E
ed A10: stabilimenti, capannoni, negozi, ecc;
I beni-merce concorrono alla formazione del reddito con il
metodo “costi-ricavi-rimanenze”.
Tutti gli altri beni, non strumentali (beni meramente
patrimoniali) o diversi da quelli alla cui produzione o al cui
scambio è diretta l’attività d’impresa, concorrono alla
formazione del reddito con il metodo “patrimoniale”.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 50


Il costo dei beni relativi all’impresa

Nucleo centrale:
• per i beni provenienti dall’esterno: valore del
corrispettivo;
• per i beni autoprodotti: costi direttamente imputabili alla
loro fabbricazione;
• per i beni provenienti dalla sfera privata dell’imprenditore:
per alcuni valore del corrispettivo, per altri valore normale
al momento della destinazione all’impresa.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 51


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

LA DEDUZIONE DEGLI INTERESSI PASSIVI

Lezione n.11
DOCENTE: PROF. ANGELO CREMONESE

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 1


AMBITO SOGGETTIVO

Il nuovo art. 96 del Tuir (modificato dall’art.1 del D. Lgs 142/2018 con decorrenza
dal 1/1/2019) detta la disciplina della deducibilità degli interessi passivi per i
soggetti Ires, ad esclusione di:

• Intermediari finanziari;

• imprese di assicurazione;

• società capogruppo di gruppi assicurativi;

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


Per i soggetti Ires, ai fini del calcolo della quota deducibile degli interessi passivi
occorre ripercorrere i seguenti passaggi:
1. individuazione degli interessi passivi e degli oneri assimilati;
2. individuazione degli interessi passivi irrilevanti ai fini dell’art. 96 Tuir;
3. individuazione degli interessi passivi da confrontare con gli interessi attivi;
4. individuazione degli interessi attivi;
5. calcolo della 1° quota deducibile, corrispondente all’ammontare degli interessi
attivi;
6. individuazione dell’eccedenza di interessi passivi rispetto agli interessi attivi;
7. calcolo del (30% del) R.O.L.;
8. confronto dell’eccedenza di interessi passivi con il 30% del ROL;
9. individuazione dell’eccedenza indeducibile;
10. riporto a nuovo delle eccedenze di ROL / interessi passivi non dedotti.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


QUALI INTERESSI PASSIVI
Sono deducibili in base a tale meccanismo tutti gli interessi passivi sostenuti
dall’impresa, ivi compresi quelli impliciti nei canoni di leasing desunti dal
contratto, fatta eccezione per le seguenti tipologie di interessi passivi:
Tipologia Deducibili
a Interessi di mora, interessi 1% Iva trimestrale, ecc NO
b Interessi passivi capitalizzati nel costo dei beni SI
c Interessi impliciti derivanti da debiti di natura commerciale SI
d interessi passivi strumenti di capitale SI
Interessi passivi relativi a finanziamenti garantiti da ipoteca su immobili SI
e Ma solo per le immobiliari di
destinati alla locazione gestione*
SI
f Interessi passivi di funzionamento relativi ai cd. "immobili patrimonio"
(Legge Finanziaria 2008)
g Interessi passivi "transfer pricing" NO
Interessi passivi su prestiti effettuati da soci di società cooperative
h eccedenti la misura stabilita dal co. 465 dell'art. 1 della Legge n. 311/2004 NO
**
interessi passivi relativi a prestiti utilizzati per finanziare un progetto
i NO
infrastrutturale pubblico (novità 2019)
* Legge n. 244/2007, ma solo per le immobiliari di gestione, come da art. 4 del D.Lgs. n. 1472015 (“Decreto internazionalizzazione”) che ha
confermato l’orientamento di prassi
** Rendimeno dei buoni postali fruttiferi + 0,90%

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


QUALI INTERESSI PASSIVI
b) Interessi passivi capitalizzati
A differenza del passato, dal 1/1/2019 rientrano nell’ambito di applicazione
dell’art. 96 del Tuir, anche gli interessi passivi compresi nel costo dei beni ex art.
110 co. 1 lett. b) Tuir ed in particolare gli interessi passivi :
• capitalizzati ad incremento costo beni strumentali;
• capitalizzati ad incremento costo immobili merce costruiti o ristrutturati
(no per quelli acquistati, Circolare n. 19E del 2009);
• il concetto di capitalizzazione vale anche per tutte le rimanenze, anche se
diverse da immobili (Ris. N. 3/DPF del 2008).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5


QUALI INTERESSI PASSIVI
b) Interessi passivi capitalizzati (segue)
Il Principio Contabile nazionale OIC n. 16 detta le seguenti condizioni per la
capitalizzazione degli interessi passivi:
1. gli interessi devono riferirsi a capitali specificamente presi a prestito per
l’acquisizione di immobilizzazioni (cd. mutui di scopo);
2. la capitalizzazione interessa il periodo di fabbricazione, che deve essere significativo;
3. deve trattarsi di finanziamento a M/L;
4. il tasso da utilizzare è quello effettivo;
5. il valore dell’immobilizzo dopo la capitalizzazione non deve eccedere quello
recuperabile tramite l’uso (imprese in perdita).
Quindi non è consentita la capitalizzazione di oneri finanziari:
1. per finanziamenti non direttamente connessi alla realizzazione del bene;
2. sostenuti in un periodo di tempo precedente l’inizio della costruzione o acquisizione
del bene;
3. quando i beni sono stati acquistati già ultimati e non necessitano di un periodo di
fabbricazione.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


QUALI INTERESSI PASSIVI
c) Interessi impliciti derivanti da debiti commerciali
Non rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 96 del Tuir, e sono dunque tutti
deducibili, gli interessi passivi impliciti derivanti da debiti di natura commerciale.
Secondo il Principio Contabile nazionale OIC n. 19, per scorporare gli interessi devono
essere soddisfatte le seguenti due condizioni:
• il valore normale del bene eccede significativamente il prezzo del bene;
• la dilazione concessa è superiore a 12 mesi.
Al ricorrere di dette condizioni, l’ammontare degli interessi impliciti viene determinato
per differenza fra il valore nominale del bene e il prezzo di mercato con pagamento
immediato. Se non è possibile individuare tale prezzo di mercato, bisogna determinarne
la misura attraverso l’attualizzazione del debito ad un tasso di interesse in linea con
quello che sarebbe stato praticato per finanziamenti similari.
Esempio
• debito di 100.000, dilazionato a due anni;
• tasso “di mercato”: 5%.
Attualizzando il debito in scadenza fra due anni, è possibile enucleare dal prezzo di
acquisto la quota riferibile alla componente finanziaria, pari a 9.927.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


QUALI INTERESSI PASSIVI
d) Interessi passivi derivanti da strumenti rappresentativi di capitale
Rientrano inoltre nell’ambito di applicazione dell’art. 96 del Tuir, gli oneri che pur
derivando da strumenti finanziari che, in base alla corretta applicazione dei principi
contabili adottati, sono qualificati come strumenti rappresentativi di capitale, sono
deducibili in capo all’erogante e imponibili in capo al percettore.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


IL MECCANISMO DI CALCOLO DEL ROL
Per risultato operativo lordo si intende la differenza tra il valore e i costi della
produzione di cui alle lettere A) e B) del conto economico (art. 2425 del codice
civile), con esclusione delle voci di cui al numero 10, lettere a) e b), e dei canoni
di locazione finanziaria di beni strumentali, assunti nella misura risultante
dall’applicazione delle disposizioni volte alla determinazione del reddito
d’impresa.
Gli interessi passivi che eccedono quelli attivi vengono messi a confronto con il
30% del ROL.
L’eventuale eccedenza del 30% del ROL rispetto agli interessi passivi eccedenti
quelli attivi può essere riportata agli esercizi successivi, ma non oltre il quinto.
Degli esempi numerici possono aiutare a comprendere meglio la disciplina.
Siano date due società aventi gli stessi importi di interessi passivi e attivi, ma
margini economici (e dunque ROL) differenti.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


IL MECCANISMO DI CALCOLO DEL ROL

Società A Società B Società A Società B


Ricavi 1.000.000 670.000 CALCOLO DEL ROL
Altri ricavi e proventi 300.000 30.000
A) Valore della produzione 1.300.000 700.000 A-B 600.500 500
Quota leasing 50.000 50.000
Materie 50.000 50.000 Ammortamenti 80.000 80.000
Man. Autovetture* 7.600 7.600
Servizi 300.000 300.000 ROL 738.100 138.100
(di cui 50.000 per leasing) -
Manutenzione autovetture 9.500 9.500
Personale 250.000 250.000 30% del ROL 221.430 41.430
Ammortamenti 80.000 80.000
Oneri diversi di gestione 10.000 10.000
B) Costi della produzione 699.500 699.500 * ripresa fiscale 80%

Nella slide successiva si vedrà come questi differenti risultati economici operativi influenzino in
maniera diretta il calcolo della deducibilità degli interessi passivi.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


IL MECCANISMO DI CALCOLO DEL ROL

Società A Società B
30% del ROL 221.430 41.430

Società A Società B
Interessi passivi in bilancio 70.000 70.000
Interessi leasing 6.000 6.000
Totale interessi passivi 76.000 76.000 a

Interessi attivi 12.000 12.000 b

Interessi passivi da confrontare con il ROL 64.000 64.000 c=a-b

Interessi passivi deducibili


12.000 12.000
perché "coperti" da interessi attivi
Interessi passivi eccedenti, ma deducibili per capienza del
64.000 41.430
ROL
Interessi passivi indeducibili riportabili a esercizio
- 22.570
successivo

Totale interessi passivi deducibili 76.000 53.430

Eccedenza di ROL riportabile (221.430-64.000) 157.430 -

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


IL MECCANISMO DI CALCOLO DEL ROL

La Società A potrà dedurre nell’esercizio tutti i suoi oneri finanziari e riportare


all’esercizio successivo la parte di ROL eccedente (euro 157.430).
La Società B, invece, dovrà effettuare in sede di calcolo delle imposte e di
dichiarazione dei redditi una variazione in aumento di euro 22.570, pari alla quota di
interessi passivi indeducibili nell’esercizio. Laddove nell’esercizio successivo il 30% del
ROL dovesse risultare eccedente rispetto agli interessi passivi, tale eccedenza
potrebbe essere utilizzata per portare in deduzione gli interessi passivi non dedotti
nell’esercizio precedente. Tale deduzione degli interessi passivi dell’anno precedente
avverrebbe mediante una variazione in diminuzione in sede di calcolo delle imposte e
di dichiarazione.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


RIPORTO AGLI ESERCIZI SUCCESSIVI DELLE ECCEDENZE

Il riporto degli interessi passivi indeducibili può avvenire senza limiti di tempo;
Il riporto degli interessi attivi non «erosi» da interessi passivi, può avvenire senza limiti
di tempo;
Il riporto del ROL può avvenire negli esercizi successivi, ma non oltre il quinto.

Gli interessi passivi che risultano indeducibili in un esercizio possono essere dedotti
nell’esercizio successivo per un ammontare pari alla differenza tra la somma degli
interessi attivi e del 30% ROL di periodo e gli interessi passivi di competenza di detto
periodo.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


CONSOLIDATO FISCALE NAZIONALE

• In sede di determinazione del reddito di gruppo i soggetti che


partecipano al consolidato fiscale nazionale operano il confronto tra
interessi passivi rientranti nell’ambito di applicazione dell’art. 96 e
plafond di deducibilità a livello di valori complessivi.
• L’esercizio dell’opzione per il consolidato fiscale consente
un’immediata “compensazione” tra eventuali eccedenze di interessi
passivi di singole società ed eventuali eccedenze di plafond di
deducibilità di singole società.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


CONSOLIDATO FISCALE NAZIONALE

• La regola si applica anche alle eccedenze oggetto di riporto in avanti


escluse quelle generatesi prima dell’ingresso nel consolidato
nazionale
• Ai soli fini dell’applicazione delle regole in materia di interessi
passivi si considerano virtualmente incluse nel consolidato fiscale
nazionale anche le partecipate non residenti che per il resto
potrebbero optare qualora fossero residenti

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


OPERAZIONI DI FUSIONE E SCISSIONE

Come si è già detto, gli interessi passivi “eccedenti” la soglia massima


deducibile ai sensi dell’art. 96 del Tuir possono essere riportati ai successivi
periodi di imposta senza limiti temporali.
Ai sensi degli artt. 172 e 173 del Tuir, tuttavia, se la società partecipa a
un’operazione di fusione o di scissione, il riporto degli interessi passivi
“eccedenti” sui periodi di imposta post fusione o scissione è subordinato alle
stesse condizioni e limiti che operano con riferimento alle perdite fiscali
(limite del patrimonio netto, enza tener conto dei conferimenti e dei
versamenti degli ultimi 24 mesi).

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16


CONSIDERAZIONI OPERATIVE

• Pianificazione fiscale del livello di indebitamento / operazione con


leverage;
• capitalizzazione / iscrizione degli interessi passivi nel costo dei beni;
• ricorso al consolidato fiscale;
• valorizzazione dell’asset ROL nell’ambito del consolidato;
• revisione degli accordi di consolidamento (priorità nell’utilizzo delle
eccedenze di ROL / modalità di indennizzo);
• iscrivibilità delle imposte anticipate sulle eccedenze di interessi
passivi / ROL.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17


CONCLUSIONI
Riassumendo, la procedura di calcolo deducibilità interessi passivi
si articola in queste fasi:
1) depurare la voce C17 dagli interessi non rilevanti;
2) determinare la quota di interessi attivi;
3) Calcolare il ROL: A meno B, avendo prima depurato B dagli
ammortamenti, dai canoni di leasing e dalle riprese fiscali;
4) confrontare il 30% di ROL con gli interessi passivi, per determinare
la quota deducibile nell’esercizio;
5) riportare a nuovo l’eventuale eccedenza di ROL / interessi passivi/
interessi attivi.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

IL CONSOLIDATO FISCALE

Docente: Prof. Angelo Cremonese


Il consolidato fiscale

L'introduzione della tassazione dei gruppi di imprese


concretizza il naturale riconoscimento fiscale del gruppo di
imprese.
In particolare, sono state previste due modalità di
consolidamento e conseguente tassazione:
- il "consolidamento nazionale" tra società residenti ed in
quanto tali soggette all'imposta all'interno dello Stato
(articoli da 117 a 129 del TUIR);
- il "consolidamento mondiale" tra società non residenti
all'interno dello Stato (articoli da 130 a 142 del TUIR).

Scienza delle Finanze 2


Il consolidato fiscale

Il regime opzionale della tassazione consolidata nazionale è


un'innovazione di grande portata e si basa sul calcolo "consolidato"
dell'IRES in virtù del riconoscimento del gruppo stesso, in ragione dei
rapporti partecipativi delle società che vi accedono.
Infatti, è necessario che, tra le società che esercitano l'opzione per
tale tipo di tassazione, sussistano dei rapporti di controllo di diritto,
diretti o indiretti.
Il modello italiano per la tassazione di gruppo prevede un'unica
base imponibile, in cui vengono sommati algebricamente i redditi delle
imprese appartenenti al gruppo che hanno optato per il consolidato
(Fiscal Unit).
Il Ministero dell'economia e delle finanze ha emanato, con il
D.M. 9 giugno 2004, il regolamento attuativo del consolidato fiscale
nazionale (articoli da 117 a 129 del TUIR).

Scienza delle Finanze 3


Vantaggi e vincoli del consolidato nazionale

La tassazione di gruppo delle società residenti offre


opportunità e vantaggi fiscali. In particolare, si tratta di:
compensazione degli utili e delle perdite fiscali delle
società che hanno optato per la tassazione di gruppo;
possibilità di compensare crediti e debiti d'imposta tra
le diverse società comprese nell'ambito del "perimetro" di
consolidamento;

Scienza delle Finanze 4


Vantaggi e vincoli del consolidato nazionale

Alle opportunità ed ai vantaggi sopra indicati si contrappongono alcuni vincoli connessi


all'esercizio dell'opzione.
Nel dettaglio:
il vincolo triennale relativo all'efficacia dell'opzione; alla scadenza del triennio, in
caso di rinnovo dell'opzione, si è vincolati al consolidato per i successivi tre anni. Tale
previsione si giustifica alla luce di motivazioni "di cautela fiscale affinché non si
renda particolarmente agevole la partecipazione a tale procedura per quei soggetti
che solo occasionalmente e temporaneamente 'transitano' all'interno del gruppo
per poi fuoriuscirne subito dopo aver conseguito i benefici fiscali connessi alla predetta
procedura";
l'interruzione nel corso del triennio ed il mancato rinnovo dell'opzione al termine
del triennio determinano la perdita di alcuni dei vantaggi connessi all'ingresso nel
consolidato;
la responsabilità solidale di tutte le società partecipanti al consolidato in relazione
all'omesso versamento delle imposte risultanti dall'unica dichiarazione di gruppo,
fatta salva la prioritaria richiesta delle stesse nei confronti della società o ente
consolidante;
la responsabilità solidale tra il soggetto consolidante e ciascuna società consolidata, in
relazione alle maggiori somme dovute a seguito di rettifica del reddito complessivo
dichiarato da ciascuna società consolidata.

Scienza delle Finanze 5


Soggetti ammessi

Sono ammessi al procedimento del consolidato nazionale le società o


gli enti di cui all'art. 73, comma 1, lettere a) e b).

Si tratta, pertanto, dei seguenti soggetti residenti nel territorio dello


Stato:
società per azioni ed in accomandita per azioni;
società a responsabilità limitata;
società cooperative e società di mutua assicurazione;
enti pubblici e privati diversi dalle società, che hanno per oggetto
esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali.

Scienza delle Finanze 6


Soggetti ammessi

Ai fini delle disposizioni in tema di consolidato nazionale, si


considerano controllate le società per azioni, in accomandita per azioni, a
responsabilità limitata:

al cui capitale sociale la società o l'ente controllante partecipa


direttamente o indirettamente in misura superiore ad una percentuale del
50 per cento, da determinarsi relativamente alla società controllante,
tenendo conto della eventuale demoltiplicazione prodotta dalla catena
societaria di controllo, senza considerare le azioni prive del diritto di
voto esercitabile nell'assemblea ordinaria della controllata, di cui all’
art. 2364 codice civile;
al cui utile di bilancio la società o l'ente controllante partecipa
direttamente o indirettamente in misura superiore ad una percentuale
del 50 per cento, da determinarsi relativamente alla società controllante
tenendo conto della eventuale demoltiplicazione prodotta dalla catena
societaria di controllo e senza considerare la quota di utile di
competenza delle azioni prive del diritto di voto esercitatile
nell'assemblea ordinaria della controllata, di cui all’ art. 2364 del codice
civile.
Scienza delle Finanze 7
Soggetti ammessi

I requisiti minimi richiesti di partecipazione, sia al capitale che agli


utili della partecipata, devono verificarsi ininterrottamente sin
dall'inizio del periodo d'imposta per il quale si opta per il consolidato.

Conseguentemente, non solo non potrà richiedersi (attraverso


l'opzione) il consolidamento delle partecipazioni per le quali il controllo
non sussiste dall'inizio dell'esercizio fiscale di riferimento, ma, dal
consolidamento, si decade se il citato requisito, pur sussistendo dall'inizio
del periodo d'imposta, venga a cessare durante lo stesso; al
contrario, per l'ammissione alla tassazione di gruppo sarà sufficiente che
la controllante detenga il controllo per l'intero esercizio, ma non
necessariamente che lo possieda anche alla data di presentazione della
dichiarazione dei redditi di gruppo.

Scienza delle Finanze 8


Scienza delle Finanze 9
Soggetti non residenti

Le società e gli enti, con o senza personalità giuridica, non


residenti nel territorio dello Stato, possono esercitare l'opzione per il
consolidato nazionale, solo in qualità di società controllanti ed a
condizione che:
- siano residenti in Paesi con i quali sia in vigore un accordo
internazionale contro le doppie imposizioni sui redditi;
- esercitino in Italia, mediante una stabile organizzazione, nel
cui patrimonio sia compresa la partecipazione in ciascuna società
controllata, un'attività d'impresa ai sensi dell'art. 55 del TUIR, a norma
del quale "... Per esercizio di imprese commerciali si intende l'esercizio
per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività
indicate nell'art. 2195 c.c., e delle attività indicate alle lettere b) e c) del
comma 2 dell'art. 32 che eccedono i limiti ivi stabiliti, anche se non
organizzate in forma d'impresa".

Scienza delle Finanze 10


Esclusioni dal consolidato nazionale

Non possono accedere al consolidato nazionale:


i soggetti che non sono assoggettati all'imposta sul reddito delle
società, quali le persone fisiche (soggette all'IRPEF) e le società
di persone commerciali (tassate per trasparenza in capo ai soci);
i soggetti che, pur ricadendo nell'ambito di applicazione delle
regole per la determinazione del reddito ai fini dell'imposta sul
reddito delle società, usufruiscono di sensibili agevolazioni
relativamente all'aliquota IRES;
le società soggette a fallimento o liquidazione coatta
amministrativa. Ed, in tal caso, se l'esercizio dell'opzione è già
avvenuto, gli effetti cessano ex tunc, vale a dire dall'inizio
dell'esercizio in cui è intervenuta la dichiarazione o il
provvedimento che ha dato inizio alla procedura concorsuale in
questione.

Scienza delle Finanze 11


Esercizio dell’opzione per il consolidato nazionale

L'opzione per la tassazione di gruppo è una facoltà


discrezionalmente esercitabile da parte delle società interessate per un
periodo irrevocabile di tre anni, salvi i casi espressamente previsti ex
lege.
Il vincolo triennale richiesto per poter attivare il consolidato
"di gruppo" è riconducibile a una logica di cautela fiscale, affinché
non si renda particolarmente agevole la partecipazione a tale
procedura per quei soggetti che, solo occasionalmente e
temporaneamente, "transitano" all'interno del gruppo per poi
fuoriuscirne subito dopo aver conseguito i benefici fiscali connessi alla
predetta procedura.
L'opzione per il consolidato nazionale può essere esercitata
da ciascuna entità legale, di cui all'art. 117, comma 1 del TUIR, solo in
qualità di controllante o solo in qualità di controllata.

Scienza delle Finanze 12


Condizioni per l’esercizio dell’opzione

L'art. 119 ha, però, previsto delle limitazioni, subordinando l'efficacia


dell'opzione al verificarsi delle seguenti condizioni:
identità dell'esercizio sociale di ciascuna società controllata con quello
della società o ente controllante (esempio: 31 dicembre);
esercizio congiunto dell'opzione da parte di ciascuna controllata e
dell'ente o società controllante;
elezione di domicilio da parte di ciascuna controllata presso la società o
ente controllante. Tale domiciliazione è richiesta, come dispone la
norma, ai fini della notifica di eventuali avvisi di rettifica relativi alla
dichiarazione dei redditi, che la controllante dovrà presentare in
qualità di unico soggetto passivo d'imposta per il gruppo e per la quale le
controllate tutte sono solidalmente responsabili, oltre che per le imposte,
anche per le sanzioni e gli interessi;
comunicazione dell'avvenuto esercizio congiunto dell'opzione
all'Amministrazione finanziaria territorialmente competente, sia nei
confronti dell'ente o società controllante, sia nei confronti della società
controllata entro il sesto mese del primo esercizio cui si riferisce
l'esercizio dell'opzione stessa.

Scienza delle Finanze 13


Comunicazioni all’Agenzia delle Entrate

L'esercizio congiunto dell'opzione per la tassazione di gruppo è comunicato dalla


società controllante all'Agenzia delle Entrate, secondo le modalità adottate con
provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate. L'art. 5 del D.M. 9 giugno
2004 ha previsto che la comunicazione deve contenere:
la denominazione o ragione sociale delle società che esercitano l'opzione;
il codice fiscale delle società che esercitano l'opzione;
la qualità di controllante ovvero di controllata;
l'elezione di domicilio da parte della controllata presso la società o ente
controllante, ai fini della notifica degli atti e provvedimenti relativi ai periodi
d'imposta per i quali è esercitata l'opzione;
l'individuazione delle società che hanno eventualmente effettuato il versamento
d'acconto in modo separato;
il criterio utilizzato per l'eventuale attribuzione delle perdite residue in caso di
interruzione anticipata della tassazione di gruppo, o di mancato rinnovo
dell'opzione, alle società che le hanno prodotte.
L'opzione si considera perfezionata, se comunicata dalla controllante all'Agenzia
delle Entrate, entro il sesto mese del primo esercizio cui si riferisce l'esercizio
dell'opzione stessa.

Scienza delle Finanze 14


Rinnovo dell’opzione

La comunicazione del rinnovo dell'opzione deve


avvenire con le stesse modalità di quella del primo
esercizio, entro il termine indicato nell'art. 119, comma 1,
lettera d), riferito al primo esercizio successivo al triennio
di efficacia dell'opzione.

Scienza delle Finanze 15


Ingresso di società controllate durante il periodo
di tassazione di gruppo

La società che, in qualità di controllata, opta per la


tassazione di gruppo, congiuntamente con la controllante, a
decorrere da un esercizio successivo a quello in cui ha avuto
inizio la tassazione di gruppo cui partecipa la controllante, è
tenuta ad adempiere gli obblighi previsti dagli articoli da 117 a
128 del TUIR e dal D.M. 9 giugno 2004 per tre esercizi sociali
(art. 15 del D.M. 9 giugno 2004).
Il reddito complessivo netto della controllata è
computato nella dichiarazione del reddito complessivo globale del
consolidato, tenuto conto che le perdite, maturate in periodi
d'imposta anteriori a quello dal quale ha effetto la nuova
tassazione di gruppo, sono utilizzabili dalla stessa secondo le
disposizioni di cui all'art. 84 del TUIR.

Scienza delle Finanze 16


Obblighi delle società controllate – Compilazione
del modello di dichiarazione dei redditi

A norma dell'art. 121, comma 1, lettera a), ogni società che eserciti l'opzione ai fini del
consolidamento, in qualità di controllata, deve "compilare il modello della dichiarazione dei
redditi, al fine di comunicare alla società o ente controllante la determinazione del proprio
reddito complessivo, delle ritenute subite, delle detrazioni e dei crediti d'imposta spettanti.
Per effetto dell'opzione:
ciascun soggetto deve presentare all'Agenzia delle Entrate la propria dichiarazione dei redditi
nei modi e nei termini previsti dal D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, senza liquidazione
dell'imposta; dal reddito complessivo, determinato secondo le disposizioni dell'art. 83 del
TUIR, sono computate in diminuzione le perdite di cui all'art. 84 del TUIR relative agli
esercizi anteriori all'inizio della tassazione di gruppo;
ciascun soggetto può cedere, ai fini della compensazione con l'imposta sul reddito delle
società dovuta dalla consolidante, i crediti utilizzabili in compensazione ai sensi dell'art. 17 del
D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, nel limite previsto dall'art. 25 di tale decreto, per l'importo
non utilizzato dal medesimo soggetto, nonché le eccedenze di imposta ricevute ai sensi
dell'art. 43-ter del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602;
nella dichiarazione dei redditi va indicato il reddito prodotto all'estero e la relativa imposta ivi
pagata.

Scienza delle Finanze 17


Obblighi delle società controllate – Compilazione
del modello di dichiarazione dei redditi

Per effetto dell'esercizio congiunto dell'opzione di consolidamento,


ciascuna società controllata dovrà, quindi, compilare il modello della
dichiarazione dei redditi, al fine di comunicare alla società controllante la
determinazione dei seguenti dati:

il proprio reddito imponibile;


le ritenute subite;
i crediti d'imposta spettanti;
gli eventuali acconti autonomamente versati.

L'opzione di consolidamento, infatti, vincola le società controllate


all'adempimento di una serie di obblighi: il principale di questi risulta
essere, ai fini della determinazione del reddito consolidato, la
compilazione del modello di dichiarazione dei redditi.

Scienza delle Finanze 18


Interruzione della tassazione di gruppo prima
del compimento del triennio

L'opzione per la tassazione di gruppo è una facoltà discrezionalmente


esercitabile da parte delle società interessate per un periodo irrevocabile di tre
anni.L'interruzione della tassazione di gruppo, con gli effetti previsti dall'art.
124 del TUIR, si verifica nelle seguenti ipotesi:
a) perdita del requisito del controllo, così come definito dall'art. 117 del
TUIR;
b) fusione di una società controllata in altra non inclusa nel consolidato;
c) società che fruiscono di riduzione dell'aliquota dell'imposta sui redditi delle
società;
d) assoggettamento alle procedure di fallimento, liquidazione coatta
amministrativa ovvero di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in
stato di insolvenza;
e) liquidazione giudiziale;

Scienza delle Finanze 19


Interruzione della tassazione di gruppo prima
del compimento del triennio

f) trasformazione di una società soggetta all'IRES in società non soggetta a


tale imposta;
g) trasformazione della consolidata in un soggetto avente natura giuridica
diversa da una di quelle indicate nell'art. 120 del TUIR;
h) trasformazione della consolidante in un soggetto avente natura giuridica
diversa da una di quelle indicate nell'art. 117 del TUIR;
i) trasferimento all'estero della residenza, ai sensi dell'art. 166 del TUIR, della
consolidata o della consolidante se la stessa non rispetta le condizioni di cui
all'art. 117, comma 2, del TUIR;
j) fusione tra consolidata e società non inclusa nella tassazione di gruppo. Se
nel corso del periodo di durata dell'opzione per la tassazione di gruppo, la
consolidante opta, congiuntamente con altra società, per la tassazione di
gruppo in qualità di controllata, si verifica l'interruzione della tassazione di
gruppo relativamente al consolidato in cui aderiva in qualità di consolidante con
gli effetti previsti dall'art. 124 del TUIR

Scienza delle Finanze 20


Interruzione della tassazione di gruppo – Perdite
fiscali, crediti chiesti a rimborso ed eccedenze di
imposta
Nei casi di interruzione del consolidamento, entro 30 giorni dalla data in cui si
perfeziona l'operazione, indipendentemente dalla eventuale retrodatazione degli effetti
fiscali, si applicano le disposizioni dell'art. 124, commi 2 e 3, del TUIR.
In particolare, entro 30 giorni:
a) la società o l'ente controllante deve integrare quanto versato a titolo di acconto, se il
versamento complessivamente effettuato è inferiore a quello dovuto relativamente alle
società per le quali continua la validità dell'opzione;
b) ciascuna società controllata deve effettuare l'integrazione di cui alla lettera precedente
riferita ai redditi propri, così come risultanti dalla comunicazione di cui all'art. 121;
c) l'ente o società controllante può attribuire in tutto o in parte i versamenti effettuati, per
quanto eccedente il proprio obbligo, alle società controllate, secondo le modalità previste
dall'art. 43-ter del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602;
d) i crediti chiesti a rimborso e, limitatamente a quanto non attribuito alle controllate,
le eccedenze riportate a nuovo, permangono nell'esclusiva disponibilità della società o
ente controllante.

Scienza delle Finanze 21


Interruzione della tassazione di gruppo – Perdite
fiscali, crediti chiesti a rimborso ed eccedenze di
imposta
Con riferimento alle perdite fiscali, risultanti dalla dichiarazione del consolidato,
possono seguire, a scelta del contribuente, uno dei seguenti trattamenti fiscali:
permangono nell'esclusiva disponibilità della società o ente controllante (art.
124, comma 4, del TUIR);
sono imputate alle società che le hanno prodotte e nei cui confronti viene
meno il requisito del controllo, secondo i criteri stabiliti dai soggetti interessati (art.
13, comma 8, del D.M. 9 giugno 2004).
Infine, entro trenta giorni dal verificarsi dell'evento, che ha comportato
l'interruzione della tassazione di gruppo, la consolidante è tenuta a comunicare
all'Agenzia delle Entrate la perdita di efficacia dell'opzione, nonché l'importo
delle perdite residue attribuito a ciascun soggetto; la comunicazione è
effettuata secondo le modalità adottate con provvedimento del Direttore
dell'Agenzia delle Entrate.

Scienza delle Finanze 22


Mancato rinnovo dell’opzione

Anche nell'ipotesi di mancato rinnovo dell'opzione, i crediti chiesti a


rimborso e, limitatamente a quanto non attribuito alle controllate, le
eccedenze riportate a nuovo permangono nell'esclusiva disponibilità della
società o ente controllante.
Con riferimento alle perdite fiscali risultanti dalla dichiarazione del
consolidato possono seguire, a scelta del contribuente, uno dei seguenti
trattamenti fiscali:
permangono nell'esclusiva disponibilità della società o ente
controllante (art. 124, comma 4, del TUIR);
sono imputate alle società che le hanno prodotte e nei cui confronti
viene meno il requisito del controllo secondo i criteri stabiliti dai soggetti
interessati (art. 13, comma 8, del D.M. 9 giugno 2004).

Scienza delle Finanze 23


Determinazione del reddito complessivo

L'esercizio dell'opzione per la tassazione di gruppo su base nazionale


comporta la determinazione del reddito complessivo globale,
corrispondente alla somma algebrica dei redditi complessivi netti da
considerare, quanto alle società controllate, per l'intero importo
indipendentemente dalla quota di partecipazione riferibile al soggetto
controllante. Si avrà, quindi, la determinazione di un unico reddito
complessivo risultante dalla sommatoria di tutti i risultati, positivi o
negativi, realizzati dalle società che hanno esercitato l'opzione. Il reddito
complessivo globale è pari alla somma algebrica dei seguenti addendi:
il reddito (o perdita) netto della società controllante, conteggiato per
intero;
il reddito (o perdita) netto di ciascuna delle società controllate incluse nel
consolidamento, conteggiato per intero, indipendentemente dalla quota
di partecipazione riferibile al soggetto controllante.

Scienza delle Finanze 24


Dichiarazione dei redditi del consolidato

L'esercizio dell'opzione per la tassazione consolidata determina,


alla fine di ogni esercizio, un unico reddito, la determinazione del quale
grava in capo alla società o ente controllante.
La controllante (o consolidante) presenta la dichiarazione dei
redditi del consolidato e calcola il reddito complessivo globale.
Le perdite fiscali risultanti dalla dichiarazione dei redditi della
consolidante possono essere computate in diminuzione del reddito
complessivo globale dei periodi d'imposta successivi, secondo le
modalità di cui ai commi 1 e 2 dell'art. 84 del TUIR. La rettifica del
reddito complessivo di ciascun soggetto, che ha esercitato l'opzione di cui
all'art. 117 del testo unico, è imputata alle perdite non utilizzate in
sede di dichiarazione dei redditi del consolidato, fino a concorrenza del
loro importo.

Scienza delle Finanze 25


Trasferimenti dei benefici fiscali all’interno
del gruppo

Il risultato reddituale consolidato potrà essere un utile o una


perdita di gruppo. In quest'ultimo caso, spetterà alla società
controllante il riporto a nuovo delle perdite di gruppo.
Nel caso di utile è la controllante che deve liquidare l'unica
imposta dovuta o l'unica eccedenza d'imposta rimborsabile o riportabile.
Da tale unicità di reddito, deriva la necessità che le società
consolidate, insieme con la consolidante, regolino tra loro,
finanziariamente, i vantaggi e gli svantaggi fiscali che ne derivano.
Infatti, la controllante beneficia del risparmio fiscale
derivante dall'utilizzo delle perdite provenienti da alcune società
consolidate e, nel contempo, si accolla il maggiore onere fiscale
causato dal trasferimento di imponibili positivi operato da altre società.

Scienza delle Finanze 26


Trasferimenti dei benefici fiscali all’interno
del gruppo
A seguito della determinazione del reddito consolidato nazionale
possono verificarsi le seguenti situazioni:

a) la società controllata ha trasferito dei redditi imponibili alla controllante,


assoggettati ad imposta in capo a quest'ultima: in questo caso la società
controllata deve riconoscere una somma in denaro alla controllante, pari alle
imposte versate sul reddito imponibile trasferito.
Ad esempio, se la società controllata ha trasferito un reddito imponibile
pari a 100, deve versare in cambio una somma pari a 27,5 (i.e., 27,5% * 100);
b) la società controllata ha trasferito delle perdite fiscali alla controllante,
che sono state utilizzate a compensazione del reddito consolidato, generando
un risparmio d'imposta a livello di gruppo: in questo caso la società controllata
deve ricevere una somma in denaro pari al risparmio d'imposta ottenuto per
effetto delle perdite fiscali trasferite. Ad esempio, se la società controllata ha
trasferito perdite pari a 100, dovrebbe ricevere in cambio una somma pari a 27,5
(i.e., 27,5% * 100);

Scienza delle Finanze 27


Trasferimenti dei benefici fiscali all’interno
del gruppo
c) la società controllata ha trasferito delle perdite fiscali alla controllante,
che non sono state utilizzate a compensazione del reddito consolidato, ma
sono riportabili a nuovo: in questo caso la società controllata deve vedersi
riconoscere un credito (subordinato all'effettivo utilizzo delle perdite), pari al
risparmio d'imposta ottenuto per effetto delle perdite fiscali trasferite; il credito
deve diventare una somma in denaro nell'esercizio di utilizzo delle perdite
stesse. Ad esempio, se la società controllata ha trasferito perdite pari a 100,
deve contabilizzare in contropartita un credito - subordinato nei termini di cui
sopra - pari a 27,5 (i.e., 27,5% * 100);

d) la società controllante ha utilizzato proprie perdite fiscali a


compensazione dei redditi imponibili a lei trasferiti dalle controllate: in questo
caso la società controllante deve ricevere un beneficio “cash” pari al risparmio
d'imposta ottenuto per effetto dell'utilizzo delle proprie perdite fiscali. Ad
esempio, se la società controllante ha utilizzato proprie perdite pari a 100,
deve ricevere in cambio una somma pari a 27,5 (i.e., 27,5% * 100).

Scienza delle Finanze 28


Riporto a nuovo delle perdite fiscali

Relativamente alle perdite fiscali riportabili, è necessario


distinguere tra perdite “ante opzione” e perdite “post opzione”. Nel primo caso,
le perdite fiscali relative agli esercizi anteriori all'inizio della tassazione di
gruppo, di cui in oggetto, possono essere utilizzate solo dalle società cui si
riferiscono.
Come avviene in tutti i Paesi che prevedono un modello per la
tassazione di gruppo, è previsto un limite all'utilizzo delle perdite fiscali
maturate nei periodi precedenti all'introduzione della tassazione di gruppo: le
stesse possono essere utilizzate solo dalle società cui competono. Così, «in
sede di consolidato, le società dovranno dapprima compensare le perdite
pregresse (anteriori all'introduzione della tassazione di gruppo) con i propri
eventuali imponibili positivi e, successivamente trasferire il «saldo» (se
positivo) ovvero la perdita d'esercizio alla controllante», che provvederà alla
sommatoria algebrica di tutti i risultati così pervenuti dalle altre controllate

Scienza delle Finanze 29


Eccedenze d’imposta riportate a nuovo

Le eccedenze di imposta determinatesi prima dell'esercizio


dell'opzione e riportate a nuovo, possono essere utilizzate dalla
società o ente controllante o, alternativamente, dalla società in capo
alla quale si sono determinate.
Così come previsto dall'art. 124, comma 4, del TUIR, nel caso
di mancato rinnovo dell'opzione, le perdite fiscali risultanti dalla
dichiarazione «consolidata», di cui all'art. 122, e quindi derivanti dal
procedimento di determinazione del reddito a livello consolidato, i crediti
chiesti a rimborso e, salvo quanto previsto dal comma 3 dello stesso art.
124, le eccedenze riportate a nuovo, permangono nell'esclusiva
disponibilità della società controllante, salvo deroga del decreto di cui
all'art. 129 del TUIR.

Scienza delle Finanze 30


Obblighi di versamento delle imposte

La società o ente controllante è obbligata (art. 122 del TUIR):

alla presentazione della dichiarazione consolidata dei redditi;


ai corrispondenti obblighi di versamento delle imposte;
al riporto a nuovo delle perdite fiscali consolidate.

Scienza delle Finanze 31


Applicazioni

Scienza delle Finanze 32


Esempio n.1 – Caso A

La società controllata nell’esercizio 2009 ottiene un risultato


d’esercizio pari a 1.000.

Caso A

Le perdite pregresse ammontano ad 800.


La controllata utilizza le perdite pregresse:
Risultato d’esercizio
1.000
(meno) Perdite pregresse
(800)
Reddito da trasferire alla controllante 200

Scienza delle Finanze 33


Esempio n.1 – Caso B

La società controllata nell’esercizio 2009 ottiene un risultato


d’esercizio pari a 1.000.

Caso B

Le perdite pregresse ammontano a 1.500.


La controllata utilizza le perdite pregresse:
Risultato d’esercizio
1.000
(meno) Perdite pregresse
(1.000)
Reddito da trasferire alla controllante 0

Le perdite riportabili all’esercizio successivo della controllata sono


pari a 500.
Scienza delle Finanze 34
Esempio n. 2

La società controllata nell’esercizio 2009 presenta una perdita


d’esercizio pari a 600.

Le perdite pregresse ammontano a 500.

La controllata può trasferire alla controllante soltanto la perdita


dell’esercizio pari a 600.

Le perdite pregresse, pari a 500, sono riportabili all’esercizio


successivo della controllata.

Scienza delle Finanze 35


DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT
CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
A. A. 2021 / 2022

IVA – CARATTERI GENERALI

Docente: Dott. Nicola Ghisalberti Gradenigo


IVA – Le regole generali

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 2


PRINCIPI GENERALI

• L’IVA costituisce la principale imposta indiretta del


nostro sistema impositivo
• Le imposte indirette colpiscono la ricchezza in
occasione di un consumo, di un investimento o di
un trasferimento patrimoniale
• L’IVA è un imposta generale gravante sui consumi di
beni e servizi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 3


PRINCIPI GENERALI

• L’IVA si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate


nel territorio dello Stato, nell’esercizio di imprese o di arti e professioni,
nonché alle importazioni da chiunque effettuate (art.1 del D.P.R. n.
633/72)
• In base al sistema così strutturato l’IVA giunge a colpire il consumo
finale
• Risulta neutrale nei “passaggi intermedi” di beni e servizi tra produttori,
commercianti e professionisti
• L’effettivo onere di questo tributo è sopportato dai consumatori finali
• Gli adempimenti previsti dalle Legge sono a carico dei soggetti
economici che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 4


MECCANISMO DI FUNZIONAMENTO

•L’IVA riguarda tre categorie di soggetti:


– “i fornitori” (imprenditori o lavoratori autonomi)
– “i clienti”
– “l’Erario”
Il fornitore deve addebitare al cliente il tributo, proporzionale
al corrispettivo contrattuale, e provvede a versarlo all’Erario al
netto del tributo da lui corrisposto ai propri fornitori.
L’IVA corrisposta ai fornitori di beni e servizi acquistati
nell’esercizio di imprese, arti o professioni può essere detratta
dall’IVA sulle operazioni attive, col diritto al rimborso di
eventuali eccedenze
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 5
FUNZIONAMENTO

FORNITORE Se il CLIENTE è
Soggetto IVA CLIENTE CONSUMATORE FINALE,
addebita l’IVA al cliente Consumatore finale paga l’IVA al fornitore
Imposta a debito o soggetto IVA non la detrae e
verso l’Erario la tassazione si compie

Se il CLIENTE è un’IMPRESA,
paga l’IVA al fornitore e la detrae
dalla propria IVA sulle vendite ai clienti
con diritto di credito sull’eccedenza

Il cliente è a sua volta fornitore dei propri clienti


Il meccanismo prosegue e si arresta
solo quando trova dei clienti consumatori finali

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 6


ESEMPIO

GROSSISTA
Pvg = 100 + 22 (IVA su vendite, rivalsa su Dettagliante) = 122

DETTAGLIANTE

Pad = 122 = 100 + 22 (IVA acquisti detraibile)


Pvd = 244 = 200 + 44 (IVA vendite, rivalsa consumatore finale)
Versamento all’Erario = 44 – 22 = 22

CONSUMATORE FINALE

Pac = 244 = 200 + 44 (IVA non detraibile: non soggetto IVA)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 7


NEUTRALITA’

La detrazione dell’imposta assolta sugli


acquisti e il diritto al rimborso
dell’eccedenza rendono il tributo
“neutrale” rispetto ai passaggi compiuti dal
bene prima di essere acquistato dai c.d.
consumatori finali

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 8


I presupposti e le operazioni

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 9


ART. 1 DEL DPR N. 633/72

Sono soggette al regime IVA


“le cessioni di beni e le prestazioni di servizi
effettuate nel territorio dello stato
nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti
e professioni e le importazioni da chiunque
effettuate “

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 10


OPERAZIONI IVA

• Ai fini dell’imposta sul valore aggiunto le operazioni si


classificano in:
– operazioni nel campo IVA
• operazioni imponibili
• operazioni non imponibili (cessioni all’esportazione e cessioni
intracomunitarie)
• operazioni esenti

– operazioni fuori campo IVA


• operazioni escluse (per assenza del requisito generale o per
espressa disposizione)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 11


OPERAZIONI SOGGETTE

• Affinché un’operazione sia soggetta al regime IVA devono ricorrere


le tre seguenti CONDIZIONI:
• requisito oggettivo: cessioni di beni e prestazioni di servizi
• requisito soggettivo: effettuate nell’esercizio di imprese o di arti
e professioni
• requisito territoriale: effettuate nel territorio italiano
• Le importazioni di ben sono sempre soggette ad IVA,
indipendentemente dalla sussistenza dei requisiti precedenti

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 12


PRESUPPOSTO OGGETTIVO:
CESSIONI DI BENI (ART.2, C.1, DPR
633/1972

Atti a titolo oneroso che comportano:


• il trasferimento della proprietà
• la costituzione di diritti reali di godimento (superficie,
enfiteusi, servitù, usufrutto, uso, abitazione) e
• Il trasferimento di diritti reali di godimento di beni di
ogni genere (beni mobili, immobili, materiali) ( no licenze,
marchi, brevetti che costituiscono prestazioni di servizi)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 13


PRESUPPOSTO OGGETTIVO:
OPERAZIONI ASSIMILATE
Sono comunque considerate cessioni di beni anche talune
cessioni gratuite (essendo irrilevante il requisito dell’onerosità):
• le cessioni gratuite di beni rientranti tra quelli alla cui
produzione o al cui scambio è diretta l’attività
dell’impresa
• la destinazione dei beni all’uso od al consumo personale
o familiare dell’imprenditore o del professionista (anche
se determinata da cessazione dell’attività)
• la destinazione ad altre finalità estranee all’impresa o
all’esercizio dell’arte o della professione (anche se
determinata da cessazione dell’attività)

ad eccezione dei campioni gratuiti di modico valore


appositamente contrassegnati

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 14


PRESUPPOSTO OGGETTIVO:
OPERAZIONI ASSIMILATE ALLE CESSIONI DI BENI

Sono considerate cessioni di beni anche:


1) le vendite con riserva di proprietà;
2) Le locazioni con clausola di trasferimento della proprietà
vincolante per ambedue le parti (no leasing);
3) I passaggi dal committente al commissionario o dal
commissionario al committente di beni venduti o
acquistati in esecuzione di contratti di commissione
(regola del “doppio passaggio”)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 15


CESSIONI DI BENI:
ECCEZIONI ART. 2 DPR 633/1972

Non sono considerate cessioni di beni:


- le cessioni e i conferimenti in società o altri enti (compresi i
consorzi, associazioni e altre organizzazioni) di aziende o rami
di azienda
- le cessioni di denaro o crediti in denaro
- le cessioni di campioni gratuiti di modico valore
appositamente contrassegnati
- i passaggi di beni in dipendenza di fusioni, scissioni o
trasformazioni di società
- le cessioni di beni soggetti alla disciplina dei concorsi e delle
operazioni a premio CESSIONI DI BENI:
ECCEZIONI ART. 2 DPR 633/1972
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 16
PRESUPPOSTO OGGETTIVO
PRESTAZIONI DI SERVIZI (ART.3)

• Ai fini IVA si considerano prestazioni di servizi le prestazioni verso


corrispettivo dipendenti da contratti in genere aventi oggetto un
facere:
- opera - agenzia - noleggio
- appalto - mediazione
- trasporto - deposito
- mandato - mutuo
- spedizione - locazione
- “qualsiasi obbligazione di fare, non fare o permettere”
(disposizione di chiusura)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 17


PRESTAZIONE DI SERVIZI

Occorrono due elementi:

- Obbligo diverso da “dare” (fare, non fare,


permettere: contratti menzionati solo a titolo
esemplificativo)

- Verso corrispettivo (prestazione sinallagmatica, causa


giustificatrice dell’assunzione dell’obbligo)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 18


PRESUPPOSTO OGGETTIVO
OPERAZIONI ASSIMILATE ALLE PRESTAZIONI
DI SERVIZI

Si considerano prestazioni di servizi, se effettuate verso corrispettivo:

- le concessioni di beni in locazione, affitto e simili (leasing);

- le cessioni, concessioni e licenze relative a diritti d’autore,


invenzioni industriali, modelli, marchi..

- i prestiti di denaro e di titoli non rappresentativi di merci,


compreso lo sconto di crediti presso le banche

- le somministrazioni di alimenti e bevande

- le cessioni di contratti di ogni tipo e oggetto

In tali operazioni compaiono al tempo stesso il “fare” ed il “dare”


a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 19
PRESUPPOSTO OGGETTIVO

Sono considerate prestazioni di servizi anche talune prestazioni


gratuite, e precisamente:

quelle effettuate per l’uso personale o familiare dell’imprenditore


ovvero a titolo gratuito per altre finalità estranee all’esercizio
dell’impresa (a condizione che l’imposta afferente agli acquisti di
beni e servizi relativi alla loro esecuzione sia detraibile e che la
prestazione sia di valore superiore a Euro 25,82) escluse talune
somministrazioni e prestazioni al personale dipendente (es. servizio
mensa)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 20


PRESUPPOSTO OGGETTIVO
ECCEZIONI ALLE PRESTAZIONI DI SERVIZI

Non sono considerate prestazioni di servizi, a titolo esemplificativo:

- i conferimenti in società ed i passaggi di servizi in dipendenza


di fusioni, di scissioni o trasformazioni

- le cessioni, concessioni e licenze di diritti d’autore, invenzioni


industriali, modelli, marchi, ecc. effettuate direttamente
dall’autore e loro eredi o legatari

- i prestiti obbligazionari

Queste operazioni sono quindi escluse da IVA

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 21


PRESUPPOSTO SOGGETTIVO

L’operazione di cessione di beni e/o di prestazioni di servizi


rientra nel campo di applicazione dell’IVA se è posta in essere
nell’esercizio di imprese, arti o professioni (c.d. lavoro
autonomo)

Nell’esercizio dell’attività: comprende, non solo le prestazioni


“tipiche” della singola impresa o professione, ma anche quelle
che utilizzano i beni o le strutture imprenditoriali o professionali
(es.commercialista che cede ad un collega la parziale
utilizzazione di una stanza)
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 22
PRESUPPOSTI SOGGETTIVI:
ESERCIZIO DI IMPRESE (ART.4 DPR
633/1972)

Per esercizio di imprese si intende l’esercizio per professione


abituale, ancorché non esclusiva, delle attività commerciali o
agricole di cui agli articoli 2135 e 2195 del codice civile, anche
se non organizzate in forma di impresa, nonché l’esercizio di
attività, organizzate in forma di impresa, dirette alla
prestazione di servizi che non rientrano nell’ articolo 2195 del
codice civile.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 23


PRESUPPOSTI SOGGETTIVI:
PRESUNZIONE DI COMMERCIALITA’
ART. 4 DPR 633/1972

Si considerano in ogni caso effettuate nell’esercizio di imprese


le cessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte dalle società
in nome collettivo e in accomandita semplice, dalle società per
azioni e in accomandita per azioni, dalle società a
responsabilità limitata, dalle società cooperative, di mutua
assicurazione e di armamento, dalle società estere di cui all’
art.2507 del codice civile e dalle società di fatto.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 24


PRESUPPOSTI SOGGETTIVI:
LAVORO AUTONOMO (ART.5)

Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per


professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di
lavoro autonomo, ovvero: qualsiasi attività abituale non rientrante
tra quelle di impresa e non svolta con vincolo di subordinazione

Non si considerano effettuate nell’esercizio di arti e professioni le


prestazioni di servizi inerenti ai rapporti di collaborazione coordinata
e continuativa, a condizione che siano rese da soggetti che non
esercitano per professione abituale altre attività di lavoro
autonomo.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 25


ESERCIZIO DI IMPRESE

Definizione legata alla natura soggetto (art.4):

Persone fisiche, Criterio sostanziale: Esercizio per professione


abituale, ancorché non esclusiva delle attività
ENC commerciali o agricole ex artt. 2135 e 2195
CC, anche se non organizzate in forma di
impresa

Società Criterio formale: presunzione assoluta di


commercialità
commerciali, EC

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 26


ESERCIZIO DI IMPRESE

Per Enti Non Commerciali (art. 4, co. 4):

- Considerate effettuate nell’esercizio di impresa solo


cessioni di beni e prestazioni di servizi compiute
nell’esercizio della propria attività commerciale o
agricola (per definizione “strumentale”)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 27


ESERCIZIO DI ARTI E PROFESSIONI

ART. 5
Definizione generale (co. 1): “esercizio per professione
abituale ancorché non esclusiva di qualsiasi attività di
lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da
parte di società semplici o di associazioni senza
personalità giuridica costituite tra persone fisiche per
l’esercizio in forma associata delle attività stesse”

Fattispecie escluse (co. 2) co.co.co., apporti di associati in


partecipazione (non professionisti abituali), levata di
protesti da segretari comunali, vigilanza e custodia in
guardie giurate.

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 28


OPERAZIONI SOGGETTE

Momento impositivo (art. 6 DPR 633/72)

E’ quello in cui viene effettuata l’operazione:


-cessioni di beni:
• beni immobili: momento della stipulazione dell’atto
• beni mobili: momento della consegna o spedizione
• sia beni immobili che beni mobili: momento dell’emissione
della fattura o del pagamento del corrispettivo, se precedente
agli eventi sopra indicati
- prestazioni di servizi:
• momento del pagamento
• momento dell’emissione della fattura (se precedente)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 29


OPERAZIONI SOGGETTE

Momento impositivo (art. 6 DPR 633/72)

Eccezioni alle regole generali sopra delineate


- le cessioni e le prestazioni fatte allo Stato, agli organi dello Stato, agli
enti pubblici territoriali (comuni, regioni, ecc.), agli istituti universitari,
alle unità sanitarie locali (ora ASL), agli enti ospedalieri, ecc.

L’IVA afferente predette operazioni diviene esigibile soltanto al


momento del pagamento del corrispettivo da parte del debitore

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 30


OPERAZIONI SOGGETTE

Momento impositivo (art. 6 DPR 633/72)

• Obblighi conseguenti:

- al momento di effettuazione dell’operazione il


contribuente deve emettere la fattura (fatturazione
immediata), sempre che non sia stata già emessa
anteriormente (ad esempio per acconto)
- la fatturazione differita è ammessa solo in
determinati casi e a determinate condizioni (art.
21, comma 4)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 31


OPERAZIONI SOGGETTE – TERRITORIALITA’

L’art. 7 del DPR 633/72 contiene le definizioni necessarie


per individuare quando un’operazione si considera
“effettuata nel territorio dello Stato”:
• “territorio dello Stato”
• “ territorio della Comunità”
• “ soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato”

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 32


OPERAZIONI SOGGETTE
PRESUPPOSTO TERRITORIALE

Cessioni di beni – art- 7bis Dpr 633/72

Regola generale
• Immobili
• Mobili

Eccezioni

• Cessioni di beni a bordo di una nave, treno o aereo


• Cessioni di gas e di energia elettrica

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 33


OPERAZIONI SOGGETTE
PRESUPPOSTO TERRITORIALE
Territorialità - Cessioni di beni

Si considerano effettuate nel territorio dello Stato se


riguardano beni immobili o mobili nazionali, comunitari o
vincolati al regime della temporanea importazione,
esistenti nel territorio stesso.
Al fine della territorialità delle cessioni rileva il luogo in
cui si trovano i beni stessi, a nulla influendo la residenza
delle parti tra cui avviene l’operazione.
Esempi: le cessioni intervenute tra due residenti in Italia saranno fuori campo IVA se
riguardanti un bene sito all’estero. Al contrario potranno considerarsi “effettuate nel
territorio dello Stato” le operazioni in cui entrambe le parti, od una di esse, non sono
residenti ma il bene si trova in Italia.
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 34
OPERAZIONI SOGGETTE
PRESUPPOSTO TERRITORIALE

Prestazioni di servizi – art- 7 ter Dpr 633

REGOLA GENERALE (Comma 1)

Si considerano effettuate nel territorio dello Stato, quando


sono rese a
a) soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato;
b) committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti
nel territorio dello Stato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze


35
REGOLA GENERALE TERRITORIALITA’

NATURA PRESTATORE COMMITTENTE REGOLA

ITA - UE Luogo in cui è stabilito il


Soggetto passivo
Servizi in EXTRAUE committente
genere ITA - UE Luogo in cui è stabilito il
Privato
EXTRAUE prestatore

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze


36
OPERAZIONI SOGGETTE
PRESUPPOSTO TERRITORIALE

Prestazioni di servizi – art- 7ter Dpr 633

Soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato per la


territorialità delle prestazioni di servizi
a) i soggetti esercenti attività d’impresa, arti o professioni:
b) le persone fisiche limitatamente alle prestazioni ricevute
quando agiscono nell’attività d’impresa;
c) gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni di cui all’art. 4,
co.4, anche quando agiscono al di fuori delle attività
commerciali
d) gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni, non soggetti
passivi, identificati ai fini IVA

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 37


OPERAZIONI SOGGETTE
PRESUPPOSTO TERRITORIALE

Soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato –


art- 7, co.1, lett. d)

Con l’espressione si intende il soggetto passivo:


a) domiciliato nel territorio dello Stato
b) residente nel territorio dello Stato, che non abbia stabilito il
domicilio all’estero
c) una stabile organizzazione nel territorio dello Stato di soggetto
domiciliato o residente all’estero, limitatamente alle operazioni
da essa rese o ricevute

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 38


OPERAZIONI SOGGETTE
PRESUPPOSTO TERRITORIALE

Soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato –


art- 7, co.1, lett. d)

Definizione di domicilio

a) Persone fisiche: il domicilio è il luogo in cui il soggetto ha stabilito


la sede principale dei suoi affari ed interessi
b) Soggetti diversi dalle persone fisiche: per le società di ogni genere,
gli enti, le associazioni, gli altri organismi diversi dalle persone
fisiche, il domicilio è il luogo in cui si trova la sede legale

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 39


OPERAZIONI SOGGETTE
PRESUPPOSTO TERRITORIALE

Soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato –


art- 7, co.1, lett. d)

Definizione di residenza

a) Persone fisiche: è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale


b) Soggetti diversi dalle persone fisiche: per le società di ogni
genere, gli enti, le associazioni, gli altri organismi diversi dalle
persone fisiche, la residenza è il luogo in cui si trova la sede
effettiva

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 40


TERRITORIALITA’ IVA

Prestazioni di servizi: regola generale (7ter)

Occorre distinguere tra tipologia di operazione (in relazione


alla qualifica del committente):
- Committente soggetto IVA (B2B) : luogo del committente
- Committente consumatore finale (B2C) : luogo del prestatore

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 41


OPERAZIONI NON IMPONIBILI

cessioni all’esportazione
Ex art.8 del DPR 633/72 sono quelle che:
- hanno per oggetto beni inviati in paesi extra UE a cura
od a nome del cedente (art. 8, lett.a)
- effettuate tra due soggetti residenti, a condizione che i
beni vengano, su incarico del cessionario, inviati in
paesi extra UE direttamente dal cedente (co.1 lettl.a)
cd operazione di triangolazione;
- quelle effettuate dal cessionario residente nei confronti
di un terzo non residente a condizione che il cedente
ne curi l’invio fuori del territorio dell’UE
- hanno per oggetto beni il cui trasporto o spedizione in
paesi extra UE viene effettuato, entro 90 giorni dalla
consegna dei beni dell’operatore economico non
residente o per suo conto (co.1 lett. b)
a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 42
OPERAZIONI NON IMPONIBILI

- Sono Cdb verso paesi extra-Ue (art. 8) e


operazioni assimilate (artt. 8 bis e 9)
- Ratio: de- tassare i beni in uscita da UE
(speculare a assoggettamento a IVA di
importazioni da chiunque effettuate)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 43


OPERAZIONI NON IMPONIBILI

• Le operazioni non imponibili NON limitano


il diritto di detrazione dell’IVA sugli acquisti
dei beni poi ceduti all’esportazione per
“esportatori abituali” sistematicamente
crediti IVA rimborsabili da Stato

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 44


REGIME OPERAZIONI NON IMPONIBILI

Possibilità di acquisti senza IVA (tra op. non imponibili), solo se:
- Cdb ex art.8, lett. A) e b) registrate nell’anno
precedente per corrispettivi non > 10% volume di
affari

- Previa dichiarazione a cedente-prestatore dell’intento di


avvalersi di acquisto senza IVA
- Nei limiti del cd.plafond (corrispettivi di Cdb ex art. 8,
lett. A) e b) + operazioni ex artt. 8 bis e 9 registrati
nell’anno precedente)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 45


OPERAZIONI ESENTI ART. 10

Sono operazioni sulle quali, per motivi di ordine socio economico, l’IVA non
viene applicata. Sono comprese tra le operazioni esenti, ad esempio:
- le operazioni di credito e di finanziamento, le dilazioni di pagamento
- le operazioni di assicurazione
- le operazioni relative a valute estere
- le operazioni relative a azioni, obbligazioni o altri titoli non rappresentativi
di merci
- le prestazioni sanitarie
- le locazioni non finanziarie e gli affitti di terreni agricoli, di aree non
edificabili né adibite a parcheggio e di fabbricati non strumentali e le
locazioni di fabbricati strumentali (per natura) effettuate nei confronti di
soggetti passivi d’imposta
- le cessioni che hanno per oggetto beni acquistati o importati senza il diritto
alla detrazione totale della relativa imposta

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 46


OPERAZIONI ESENTI

- Individuate da art. 10
- Ratio eterogenea (finalità sociali, natura finanziaria)
- NO obbligo di rivalsa
- SI obblighi formali (fatturazione, registrazione, ecc…)
- Limitazione del diritto di detrazione IVA sugli acquisti
(cd.pro-rata)…

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 47


OPERAZIONI ESENTI E PRO RATA

Il diritto di detrazione dell’IVA sugli acquisti inerenti è, per le


“imprese miste” (che effettuano sia op.imponibili e/o non
imponibili che esenti), spetta in ragione del rapporto tra:

Operazioni IVA con diritto a detrazione

--------------------------

Totale op.IVA con diritto a detrazione + op.esenti

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 48


OPEARAZIONI NON SOGGETTE FUORI CAMPO

Sono operazioni non soggette quelle caratterizzate dalla


mancanza di almeno uno dei tre requisiti sopra esaminati
(requisito soggettivo – oggettivo – territoriale)

Ad esempio, sono operazioni non soggette:


-cessioni di beni effettuate da soggetti privati (mancanza del
requisito soggettivo)
-consegna di merci in conto comodato (mancanza del requisito
oggettivo)
-cessioni di beni esistenti in territorio straniero (mancanza del
requisito territoriale)

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 49


OPERAZIONI NON SOGGETTE

• Non sono soggette ad alcun adempimento IVA (fatturazione,


registrazione, ecc.)

• Le operazioni non soggette non devono comparire nel volume


d’affari del contribuente

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 50


OPERAZIONI NON SOGGETTE

OPERAZIONI SOGGETTE
Adempimento Operazioni Non
Imponibili Esenti
IVA non soggette Imponibili
Addebito IVA NO SI NO NO

Fatturazione NO SI SI SI

Registrazione NO SI SI SI

Limitazione SI NO NO SI
alla detraibilità
dell'IVA sugli
acquisti

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 51


BASE IMPONIBILE: VALORE NORMALE

VN= “l’intero importo che il cessionario o il committente, al


medesimo stadio di commercializzazione di quello in cui
avviene la cessione di beni o la prestazione di servizi,
dovrebbe pagare, in condizioni di libera concorrenza, ad un
cedente o prestatore indipendente per ottenere i beni o servizi
in questione nel tempo e nel luogo di tale cessione
prestazione” (art. 14, co. 1)
Se VN non accertabile
- Cdb: P di acquisto (in mancanza, P di costo)
- Pds: spese per esecuzione servizio

a.a. 2018 / 2019 Scienza delle Finanze 52


Capitolo VIII BOSI ‘Scienza delle Finanze’ par. 1,2,3

WELFARE STATE: SANITA’E PREVIDENZA


1. Definizione del welfare state

• E’ difficile fornire una definizione di WS perché:


• Il Welfare dipende da molte altre fonti oltre alla attività
pubblica (mercato del lavoro; comportamenti privati;
volontariato)
• Le modalità operative del WS sono molto diversificate
(produrre o finanziare? gratuito o a tariffa? trasferimento
o voucer? livello centrale o decentrato? …);
• I confini del WS non sono accettati da tutti (solo
trasferimenti monetari e/o anche servizi).
La società capitalistica si è dimostrata più efficiente
della società a pianificazione centralizzata...
ma è anche una società in cui non tutti hanno lo
stesso potere e le stesse potenzialità di riuscire.

Il rischio di fallimento (dell’impresa e personale) è


elevato.
Non sempre il mercato riesce a proteggere dai rischi
della vita.
Rischi individuali
(che non dipendono dall’organizzazione sociale: ad
es. un incendio) si possono assicurare con contratti
di natura privatistica

Rischi sociali
(connessi al modo in cui è organizzata la società)
non sono assicurabili da parte dei singoli
Rischi sociali

In una economia di mercato, che cosa accade a chi:


• ha perso il lavoro
• non è in grado di istruirsi
• non ha salute
• è vecchio e non è più in grado di lavorare?
Attori del welfare state

In realtà, il Welfare State non riguarda solo un modo


particolare di concepire il rapporto tra stato e
mercato, ma richiede anche la considerazione di
una terza istituzione:
la famiglia

Stato Mercato

Famiglia
La crisi del welfare state

ANNI ’50 ANNI ’60


• Crea inflazione • Non riesce a realizzare
l’uguaglianza
• Nuoce alla crescita
• E’ troppo burocratico

ANNI ’70-80 ANNI ’90


• Stagflazione • Globalizzazione
• Disoccupazione • Disoccupazione
• Governi sovraccaricati • Rigidità
di compiti • Diseguaglianze,
• Costa troppo esclusione sociale
• Instabilità delle famiglie
Previdenza (pensioni)

• Sistema a capitalizzazione: i contributi di oggi


pagano la mia pensione di domani (ruolo dei
mercati finanziari, assicurativi e immobiliari)
(regime privato o pubblico)
• I contributi di oggi pagano le pensioni degli
anziani di oggi (patto integenerazionale)
(regime prevalentemente pubblico)
t-1 t t+1 t+2

Gt-1 (N t-1) Gt-1 (N t-1)


Giovani Vecchi
Gt (Nt) Gt (N t)
Giovani Vecchi
Gt+1 (N t+1) Gt+1 (N t+1)
Giovani Vecchi

Gt+2 (N t+2)
Nt+1 = (1+n) Nt
Giovani
Calcolo della pensione procapite
(Psc) in t+1
Con la capitalizzazione

swt Nt (1+r) = Psc Nt


Contributi sociali capitalizzati = Monte pensioni

swt Nt(1+r)
Psc = = swt (1+r)
Nt
Il TIR di un sistema di Capitalizzazione è r
Calcolo della pensione procapite (Psr)
in t+1
Con la ripartizione

swt+1 Nt+1 = Psr Nt


Contributi sociali di Gt+1 = Pensioni di Gt

swt+1 Nt+1 swt+1 Nt(1+n)


Psr = = = swt+1(1+n)
Nt Nt
Il TIR di un sistema di Ripartizione è g
Confronto capitalizzazione ripartizione, con
riferimento ai seguenti aspetti:

1. Pensione pro capite a parità di contribuzione (PIL e


produttività)
2. Tasso di rendimento interno (njon univoco)
3. Effetto di shock esogeni (es. demografia)
4. Costi della transizione (switch richiede molti decenni e doppi
versamenti)
Natura del servizio sanitario

• Sanità e salute: tutela costituzionale


• La spesa sanitaria è una spesa in servizi strumentali
all'obiettivo della salute
• Lo stato di salute dipende da molti fattori (patrimonio
genetico, stili di vita, ambiente, reddito)
Natura dei servizi per la salute
• I servizi per la salute non posseggono le caratteristiche di bene
pubblico non rivale e non escludibile, fatta eccezione per
alcune specifiche attività (ricerca biomedica, interventi di
prevenzione)
• Sussiste una relazione di agenzia tra medico (agente) e
paziente (principale) fondata sulla fiducia. Il servizio medico fa
parte degli experience goods
• In condizioni di estrema vulnerabilità causata dalla malattia, è
impossibile imparare dall’esperienza perché molte prestazioni
sanitarie non sono ripetibili (un’operazione chirurgica ha una
sola opportunità)
Ragioni dell’intervento pubblico

• Esternalità positive (vaccini)


• Informazione imperfetta (tecnologia)
• Adverse selection/Moral hazard
• Beni di merito
Modelli organizzativi
Pubblico

Tutti i cittadini hanno diritto a usufruire di prestazioni


sanitarie definite in un pacchetto di benefici
garantiti e finanziate attraverso imposte o contributi
di malattia nell’ambito di schemi sanitari nazionali o
di assicurazione sociale obbligatoria
➢Canada
Modelli organizzativi
Privato

I bisogni sanitari sono soddisfatti sul mercato, eventualmente


mediante assicurazioni di tipo volontario nell’ambito di
schemi contrattuali privati.
➢USA
Italia: modello organizzativo misto

• Scelta del medico di fiducia


• Fruizione delle prestazioni specialistiche
• Ricoveri ospedalieri
• Prezzi dei farmaci e compartecipazione ai costi
Modello contrattuale

Assicurazioni/
/Stato
Premi/
/Imposte Prezzi

Fornitori
Consumatori pubblici
Prestazioni e privati
Fonte: Mapelli (99)
Sistema sanitario italiano

• Nel SSN la tutela della salute è diritto


fondamentale dell’individuo e interesse della
collettività
• Lo Stato determina i LEA come diritti esigibili
garantiti in modo uniforme su tutto il territorio
nazionale e contestualmente ne programma il
finanziamento con le risorse pubbliche
PNRR 2021-2026

• NextGenEU (piano post-pandemia) prevede significativi

investimenti su telemedicina, assistenza specialistica e

prevenzione sul territorio


FINANZA PUBBLICA

DIPARTIMENTO DI IMPRESA & MANAGEMENT


CATTEDRA DI SCIENZA DELLE FINANZE
AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

LA DEFINIZIONE DI AMMINISTRAZIONE PUBBLICA È DI COMPETENZA DELL’ISTAT E DERIVA


DALLE DISPOSIZIONI IN PROPOSITO PREVISTE DALSEC 2010 (SISTEMA EUROPEO DEI CONTI
DEFINITO DAL REGOLAMENTO UE N. 549/2013) E DALLE INTERPRETAZIONI FORNITE NEL
MANUAL ON GOVERNMENT DEFICIT AND DEBT PUBBLICATO DA EUROSTAT (2016);
PERTANTO, SOLO LA RISPONDENZA AI PRINCIPI IVI INDICATI DETERMINA L’APPARTENENZA O
MENO DI UNA UNITÀ ISTITUZIONALE AL COMPARTO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE.
L’ISTAT PUBBLICA ANNUALMENTE (EX ART. 1, COMMA 2, LEGGE 196/2009) L’ELENCO DELLE
UNITÀ ISTITUZIONALI CHE COSTITUISCONO IL SETTORE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE
(SETTORE S13 NEL SEC).
IL CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO COSTITUISCE, NELL’AMBITO DELLE STATISTICHE DI
CONTABILITÀ NAZIONALE, IL RIFERIMENTO PER GLI AGGREGATI TRASMESSI ALLA COMMISSIONE
EUROPEA IN APPLICAZIONE DEL PROTOCOLLO SULLA PROCEDURA PER I DEFICIT ECCESSIVI
ANNESSO AL TRATTATO DI MAASTRICHT.

SCIENZA DELLE FINANZE 2


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

SECONDO IL SEC 2010, IL SETTORE S13 È COSTITUITO DA

LE UNITÀ ISTITUZIONALI CHE AGISCONO DA PRODUTTORI DI BENI E SERVIZI NON DESTINABILI


ALLA VENDITA, LA CUI PRODUZIONE È DESTINATA A CONSUMI COLLETTIVI E INDIVIDUALI E
SONO FINANZIATE DA VERSAMENTI OBBLIGATORI EFFETTUATI DA UNITÀ APPARTENENTI AD
ALTRI SETTORI, NONCHÉ DALLE UNITÀ ISTITUZIONALI LA CUI FUNZIONE PRINCIPALE CONSISTE
NELLA REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO DELLA RICCHEZZA DEL PAESE

UNA UNITÀ ISTITUZIONALE È UNA ENTITÀ ECONOMICA CARATTERIZZATA DA AUTONOMIA DI


DECISIONE NELL'ESERCIZIO DELLA PROPRIA FUNZIONE PRINCIPALE.

LE UNITÀ ISTITUZIONALI SONO CLASSIFICATE O MENO NEL SETTORE S13 SULLA BASE DI CRITERI
FUNZIONALI DI NATURA PREVALENTEMENTE ECONOMICA ED INDIPENDENTEMENTE DAL REGIME
GIURIDICO, PUBBLICO O PRIVATO, CHE LE GOVERNA.

SCIENZA DELLE FINANZE 3


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

SEGUENDO TALI CRITERI, LE UNITÀ INCLUSE NEL SETTORE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE
APPARTENGONO ALLE SEGUENTI TIPOLOGIE:
a. ENTITÀ PUBBLICHE CHE IN FORZA DI UNA LEGGE ESERCITANO UN POTERE GIURIDICO SU
ALTRE UNITÀ NEL TERRITORIO ECONOMICO E GESTISCONO E FINANZIANO UN INSIEME DI
ATTIVITÀ CONSISTENTI PRINCIPALMENTE NEL FORNIRE ALLA COLLETTIVITÀ BENI E SERVIZI
NON DESTINABILI ALLA VENDITA;
b. SOCIETÀ CONTROLLATE DA UN'AMMINISTRAZIONE PUBBLICA, A CONDIZIONE CHE LA LORO
PRODUZIONE CONSISTA PREVALENTEMENTE IN BENI E SERVIZI NON DESTINABILI ALLA
VENDITA, OVVERO CHE I PROVENTI DERIVANTI DA VENDITE O ENTRATE AD ESSE
ASSIMILABILI NON RIESCANO A COPRIRE ALMENO LA METÀ DEI COSTI DI ESERCIZIO;
c. ISTITUZIONI SENZA SCOPO DI LUCRO RICONOSCIUTE COME ENTITÀ GIURIDICHE
INDIPENDENTI CHE AGISCONO DA PRODUTTORI DI BENI E SERVIZI NON DESTINABILI ALLA
VENDITA E CHE SONO CONTROLLATE DA AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE;
d. FONDI PENSIONE AUTONOMI PER I QUALI LA CONTRIBUZIONE È OBBLIGATORIA E LA
FISSAZIONE E APPROVAZIONE DEI CONTRIBUTI E DELLE PRESTAZIONI SONO GESTITE DA
AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE.

SCIENZA DELLE FINANZE 4


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

SI CONSIDERA CHE UN’UNITÀ ISTITUZIONALE È NELLA CONDIZIONE DI UNITÀ CONTROLLATA


DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SE, DAL PUNTO DI VISTA SOSTANZIALE, ESSA OPERA SOTTO
L’AUTORITÀ DI UNA O PIÙ UNITÀ A LORO VOLTA APPARTENENTI AL PERIMETRO DI S13.
IL CONTROLLO PUÒ ESSERE ESERCITATO TRAMITE UNA COMBINAZIONE DI DIVERSI STRUMENTI,
QUALI
• LA PROPRIETÀ DEL CAPITALE SOCIALE;
• I MECCANISMI DI DEFINIZIONE DEGLI ORGANI DI GOVERNO;
• UN FLUSSO SIGNIFICATIVO DI FINANZIAMENTO;
• IL POTERE DI DETERMINAZIONE DELLE DECISIONI STRATEGICHE.

SCIENZA DELLE FINANZE 5


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

PER STABILIRE SE UNA UNITÀ CONTROLLATA DALLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE DEBBA ESSERE
CLASSIFICATA NEL SETTORE S13 IL SEC 2010 PREVEDE DI VERIFICARNE IL COMPORTAMENTO
ECONOMICO ATTRAVERSO:
1. ANALISI DELLE CONDIZIONI DI CONCORRENZIALITÀ DEL MERCATO
IL GRADO DI CONCORRENZIALITÀ DEI MERCATI IN CUI OPERANO LE SPECIFICHE UNITÀ
ISTITUZIONALI DEVE ESSERE VERIFICATO MEDIANTE VALUTAZIONI QUALITATIVE CHE
RIGUARDANO LA STRUTTURA DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA (AD ESEMPIO LE MODALITÀ
DI AFFIDAMENTO DELLA CONCESSIONE, LE CONDIZIONI CONTRATTUALI DI FORNITURA, IL
TIPO DI ATTIVITÀ SVOLTA);
2. TEST MARKET/NON MARKET
IL TEST È FUNZIONALE ALLA DISTINZIONE TRA PRODUTTORI DI BENI E SERVIZI DESTINABILI
ALLA VENDITA E PRODUTTORI DI ALTRI BENI E SERVIZI NON DESTINABILI ALLA VENDITA E
VERIFICA IN QUALE QUOTA LE VENDITE COPRONO I COSTI DI PRODUZIONE (COMPRESO IL
COSTO DEL CAPITALE) DELL’UNITÀ ISTITUZIONALE CONSIDERATA. QUALORA TALE QUOTA
RISULTI INFERIORE AL 50% PER UN CONGRUO PERIODO DI TEMPO, IL TEST INDICA CHE
L’UNITÀ OPERA COME PRODUTTORE DI SERVIZI NON DI MERCATO.

SCIENZA DELLE FINANZE 6


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

IN SINTESI, UNA UNITÀ ISTITUZIONALE È CLASSIFICATA NEL SETTORE DELLE AMMINISTRAZIONI


PUBBLICHE SE, INDIPENDENTEMENTE DAL REGIME GIURIDICO, PUBBLICO O PRIVATO, CHE LA
REGOLA:

• È DI PROPRIETÀ O AMMINISTRATA O CONTROLLATA DA AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE;

• NON DEVE VENDERE SUL MERCATO O, IN CASO CONTRARIO, DEVE VENDERE A PREZZI NON
ECONOMICAMENTE RILEVANTI (CIOÈ I RICAVI NON DEVONO ECCEDERE IL 50% DEI COSTI
DI PRODUZIONE DEI SERVIZI). NEL CASO IN CUI I RICAVI FOSSERO SUPERIORI AL 50% DEI
COSTI DI PRODUZIONE SI SAREBBE IN PRESENZA DI ENTI DI MERCATO E NON DI
AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

SCIENZA DELLE FINANZE 7


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

IL SETTORE DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE È SUDDIVISO IN QUATTRO SOTTOSETTORI:

1. AMMINISTRAZIONI CENTRALI
(ESCLUSI GLI ENTI DI PREVIDENZA E ASSISTENZA SOCIALE)

2. AMMINISTRAZIONI DI STATI FEDERATI


(ESCLUSI GLI ENTI DI PREVIDENZA E ASSISTENZA SOCIALE)

3. AMMINISTRAZIONI LOCALI
(ESCLUSI GLI ENTI DI PREVIDENZA E ASSISTENZA SOCIALE)

4. ENTI DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA SOCIALE

SCIENZA DELLE FINANZE 8


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

1. IL SOTTOSETTORE DELLE AMMINISTRAZIONI CENTRALI COMPRENDE TUTTI GLI ORGANI


AMMINISTRATIVI DELLO STATO E GLI ALTRI ENTI (ECONOMICI, DI ASSISTENZA E DI RICERCA)
CENTRALI LA CUI COMPETENZA SI ESTENDE NORMALMENTE ALLA TOTALITÀ DEL TERRITORIO
ECONOMICO INCLUSE ANCHE LE ISTITUZIONI SENZA SCOPO DI LUCRO CONTROLLATE DALLE
AMMINISTRAZIONI CENTRALI, LA CUI COMPETENZA SI ESTENDE ALLA TOTALITÀ DEL
TERRITORIO ECONOMICO, ED ESCLUSI GLI ENTI DI PREVIDENZA E ASSISTENZA SOCIALE.

SCIENZA DELLE FINANZE 9


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

2. IL SOTTOSETTORE DELLE AMMINISTRAZIONI DI STATI FEDERATI È COSTITUITO DELLE


AMMINISTRAZIONI DI STATI FEDERATI CHE SONO UNITÀ ISTITUZIONALI DISTINTE ED
ESERCITANO ALCUNE FUNZIONI AMMINISTRATIVE A UN LIVELLO INFERIORE A QUELLO DELLE
AMMINISTRAZIONI CENTRALI E SUPERIORE A QUELLO DELLE UNITÀ ISTITUZIONALI
AMMINISTRATIVE ESISTENTI A LIVELLO LOCALE, INCLUSE LE ISTITUZIONI SENZA SCOPO DI
LUCRO CONTROLLATE DA AMMINISTRAZIONI DI STATI FEDERATI, LA CUI COMPETENZA È
LIMITATA AL TERRITORIO ECONOMICO DI TALI STATI ED ESCLUSI GLI ENTI DI PREVIDENZA E
ASSISTENZA SOCIALE.

SCIENZA DELLE FINANZE 10


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

3. IL SOTTOSETTORE DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI COMPRENDE GLI ENTI PUBBLICI


TERRITORIALI LA CUI COMPETENZA SI ESTENDE A UNA PARTE SOLTANTO DEL TERRITORIO
ECONOMICO, INCLUSE LE ISTITUZIONI SENZA SCOPO DI LUCRO CONTROLLATE DA
AMMINISTRAZIONI LOCALI, LA CUI COMPETENZA È LIMITATA AL TERRITORIO ECONOMICO DI
TALI AMMINISTRAZIONI ED ESCLUSE LE RAPPRESENTANZE LOCALI DEGLI ENTI DI PREVIDENZA
E ASSISTENZA SOCIALE; IN PARTICOLARE:
• GLI ENTI TERRITORIALI (REGIONI, PROVINCE E COMUNI)
• LE AZIENDE SANITARIE LOCALI ED OSPEDALIERE
• GLI ISTITUTI DI CURA A CARATTERE SCIENTIFICO E LE CLINICHE UNIVERSITARIE
• GLI ENTI ASSISTENZIALI LOCALI (UNIVERSITÀ E ISTITUTI DI ISTRUZIONE UNIVERSITARIA,
OPERE UNIVERSITARIE, ISTITUZIONI DI ASSISTENZA E BENEFICENZA E ALTRI)
• GLI ENTI ECONOMICI LOCALI (CAMERE DI COMMERCIO, INDUSTRIA, ARTIGIANATO E
AGRICOLTURA, ENTI PROVINCIALI PER IL TURISMO, ISTITUTI AUTONOMI CASE
POPOLARI, ENTI REGIONALI DI SVILUPPO, COMUNITÀ MONTANE)

SCIENZA DELLE FINANZE 11


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

4. IL SOTTOSETTORE DEGLI ENTI DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA SOCIALE COMPRENDE LE


UNITÀ ISTITUZIONALI CENTRALI, DI STATI FEDERATI E LOCALI, LA CUI ATTIVITÀ PRINCIPALE
CONSISTE NELL'EROGARE PRESTAZIONI SOCIALI E CHE RISPONDONO AI SEGUENTI DUE
CRITERI:

• IN FORZA DI DISPOSIZIONI LEGISLATIVE O REGOLAMENTARI DETERMINATI GRUPPI


DELLA POPOLAZIONE SONO TENUTI A PARTECIPARE AL REGIME O A VERSARE
CONTRIBUTI;

• LE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE SONO RESPONSABILI DELLA GESTIONE


DELL'ISTITUZIONE PER QUANTO RIGUARDA LA FISSAZIONE O L'APPROVAZIONE DEI
CONTRIBUTI E DELLE PRESTAZIONI, A PRESCINDERE DAL LORO RUOLO DI ORGANISMO
DI SORVEGLIANZA O DI DATORE DI LAVORO.

(DI NORMA, NON ESISTE ALCUN LEGAME DIRETTO TRA L'IMPORTO DEL CONTRIBUTO
VERSATO DA UN INDIVIDUO E IL RISCHIO CUI TALE INDIVIDUO È ESPOSTO).

SCIENZA DELLE FINANZE 12


AP AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

SCIENZA DELLE FINANZE 13


RELAZIONE SUL CONTO CONSOLIDATO DI CASSA DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

LA RELAZIONE SUL CONTO CONSOLIDATO DI CASSA DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE (EX


ART.
14, COMMA 4, LEGGE N.196/2009) È PRESENTATA PERIODICAMENTE – ENTRO IL 31
MAGGIO, IL 30 SETTEMBRE ED IL 30 NOVEMBRE – DAL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE
FINANZE ALLE CAMERE AL FINE DI ESPORRE I RISULTATI DELLA GESTIONE DI CASSA DELLE
AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE.
I RISULTATI SONO ARTICOLATI PER SOTTOSETTORE ISTITUZIONALE – AMMINISTRAZIONI
CENTRALI, LOCALI ED ENTI DI PREVIDENZA – E DISAGGREGATI PER LE PRINCIPALI COMPONENTI DI
INCASSI E PAGAMENTI.
LE INFORMAZIONI CONTENUTE NELLA RELAZIONE CONSENTONO DI MONITORARE L’EVOLUZIONE
DEI SALDI DI CASSA E DEI SOTTOSTANTI FLUSSI IN ENTRATA E IN USCITA.
LA RELAZIONE SI ARTICOLA IN TRE SEZIONI:
1. PRESENTA E ANALIZZA IL CONTO DI CASSA DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E DEI
SOTTOSETTORI ISTITUZIONALI
2. RIPORTA I RISULTATI DELLA GESTIONE DI CASSA DEL BILANCIO DELLO STATO, FORNENDO
INFORMAZIONI RELATIVAMENTE AGLI ANDAMENTI DEGLI INCASSI E DEI PAGAMENTI
3. FORNISCE INFORMAZIONI CIRCA LA CONSISTENZA E LA COMPOSIZIONE DEL DEBITO DEL
SETTORE STATALE.

SCIENZA DELLE FINANZE 14


CONTO DI CASSA DEL SETTORE STATALE

IL CONTO DI CASSA DEL SETTORE STATALE ORIGINA DAL CONSOLIDAMENTO TRA I FLUSSI
GENERATI DAL BILANCIO DELLO STATO ED I FLUSSI RELATIVI ALLA GESTIONE DI TESORERIA
STATALE. LA GESTIONE DI TESORERIA RILEVA LE MOVIMENTAZIONI (ACCREDITI E PRELIEVI) DEI
CONTI CORRENTI E DELLE CONTABILITÀ SPECIALI INTESTATI ALLE DIVERSE AMMINISTRAZIONI E
ALLE STRUTTURE DELEGATE.
IL SALDO DI RIFERIMENTO È IL FABBISOGNO DEL SETTORE STATALE CHE MISURA L’ECCEDENZA
DEI PAGAMENTI RISPETTO AGLI INCASSI O, VICEVERSA, L’ECCEDENZA DEGLI INCASSI RISPETTO AI
PAGAMENTI CON RIFERIMENTO AL COMPLESSO DELLE OPERAZIONI CORRENTI, IN CONTO
CAPITALE E FINANZIARIE.

SCIENZA DELLE FINANZE 15


CONTO DI CASSA DEL SETTORE PUBBLICO

IL CONTO DI CASSA DEL SETTORE PUBBLICO ORIGINA DAL CONSOLIDAMENTO TRA I CONTI DI
CASSA DEI DIVERSI SOTTOSETTORI (SETTORE STATALE, REGIONI, SANITÀ, COMUNI E PROVINCE,
ENTI DI PREVIDENZA, ALTRI ENTI).
IL SALDO DI RIFERIMENTO È IL FABBISOGNO DEL SETTORE PUBBLICO DATO DALLA DIFFERENZA
FRA INCASSI FINALI E PAGAMENTI FINALI, CHE RAPPRESENTA LA PRINCIPALE COMPONENTE DELLA
VARIAZIONE ANNUALE DELLO STOCK DI DEBITO PUBBLICO.

SCIENZA DELLE FINANZE 16


CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

IL CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE È REDATTO (VEDI


SEC 2010) SECONDO IL PRINCIPIO DELLA COMPETENZA ECONOMICA, ANCHE SE SONO
CONSENTITE ECCEZIONI A FAVORE DEL PRINCIPIO DI CASSA.
IL SALDO DI RIFERIMENTO È L'INDEBITAMENTO (O ACCREDITAMENTO) NETTO, DATO DALLA
DIFFERENZA FRA IL TOTALE DELLE ENTRATE ED IL TOTALE DELLE SPESE, AL NETTO DELLE
OPERAZIONI FINANZIARIE (RIMBORSO CREDITI, PARTECIPAZIONI E CONFERIMENTI).
L'INDEBITAMENTO (O ACCREDITAMENTO) NETTO È IL SALDO UTILIZZATO PER CALCOLARE IL
RAPPORTO TRA DEFICIT E PIL AI FINI DELLA VERIFICA DEL RISPETTO DEL VINCOLO (3%)
PREVISTO DAL TRATTATO DI MAASTRICHT.

SCIENZA DELLE FINANZE 17


CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

SCIENZA DELLE FINANZE 18


CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

SCIENZA DELLE FINANZE 19


CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

SCIENZA DELLE FINANZE 20


SALDI DI FINANZA PUBBLICA

SCIENZA DELLE FINANZE 21


SALDI DI FINANZA PUBBLICA

I CONTI DI FINANZA PUBBLICA DIFFERISCONO PER IL PERIMETRO DI RIFERIMENTO E PER I CRITERI


DI CONTABILIZZAZIONE DEI FLUSSI RILEVATI; I PRINCIPALI SALDI SONO:
• RISPARMIO PUBBLICO:
IL SALDO DELLA PARTE CORRENTE DEL CONTO ECONOMICO, CIOÈ LA DIFFERENZA TRA LE
ENTRATE CORRENTI (TRIBUTARIE ED EXTRA-TRIBUTARIE) E LE SPESE CORRENTI
• INDEBITAMENTO (O ACCREDITAMENTO) NETTO:
IL SALDO DEL CONTO ECONOMICO OTTENUTO DALLA DIFFERENZA TRA LE ENTRATE NETTE
(AL NETTO DEL RIMBORSO DEI CREDITI) E LE SPESE NETTE (AL NETTO DI PARTECIPAZIONI E
CONFERIMENTI)
• SALDO (AVANZO O DISAVANZO) PRIMARIO:
INDEBITAMENTO (O ACCREDITAMENTO) NETTO AL NETTO DELLA SPESA PER INTERESSI
(QUINDI LA DIFFERENZA TRA ENTRATE NETTE E SPESA PRIMARIA NETTA)
• SALDO NETTO DA FINANZIARE (O DA IMPIEGARE) O FABBISOGNO:
IL RISULTATO DELLA DIFFERENZA TRA LE ENTRATE FINALI E LE SPESE FINALI
• RICORSO AL MERCATO:
LA DIFFERENZA TRA LE ENTRATE COMPLESSIVE E LE SPESE COMPLESSIVE (COMPRENSIVE,
PERCIÒ, DELLE SPESE PER RIMBORSO PRESTITI).

SCIENZA DELLE FINANZE 22


SESSIONE PARLAMENTARE DI BILANCIO

SCIENZA DELLE FINANZE 23


SESSIONE PARLAMENTARE DI BILANCIO

SCIENZA DELLE FINANZE 24


SESSIONE PARLAMENTARE DI BILANCIO

IL CICLO E GLI STRUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA E DI BILANCIO SONO


INDIVIDUATI DALLA LEGGE 31 DICEMBRE 2009 N.196 LEGGE DI CONTABILITÀ E FINANZA
PUBBLICA (EX ART.7, COMMA 2).

ENTRO IL 10 APRILE, IL GOVERNO PRESENTA AL PARLAMENTO IL


DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA (DEF)
CHE ILLUSTRA LA SITUAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA DEL PAESE E GLI OBIETTIVI CHE IL
GOVERNO INTENDE RAGGIUNGERE. IL DEF DEVE ESSERE APPROVATO ENTRO IL 30 APRILE
AFFINCHÉ LE SEZIONI RELATIVE AL PROGRAMMA DI STABILITÀ (PS) E AL PIANO NAZIONALE DI
RIFORMA (PNR) POSSANO ESSERE INVIATE AL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA.

ENTRO IL 27 SETTEMBRE, IL GOVERNO PRESENTA AL PARLAMENTO


LA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA
CHE CONTIENE GLI EVENTUALI AGGIORNAMENTI DEGLI OBIETTIVI PROGRAMMATICI FISSATI NEL
DEF ANCHE AL FINE DI RECEPIRE LE RACCOMANDAZIONI FORMULATE DAL CONSIGLIO
DELL’UNIONE EUROPEA IN MERITO AL PS.

SCIENZA DELLE FINANZE 25


SESSIONE PARLAMENTARE DI BILANCIO

ENTRO IL 15 OTTOBRE, GLI STATI MEMBRI SONO TENUTI A TRASMETTERE ALLA COMMISSIONE
EUROPEA E ALL'EUROGRUPPO, (EX REGOLAMENTO UE N.473/2013) IL
DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO (DPB)
RELATIVO ALL’ANNO SUCCESSIVO.
IL DPB RIPRENDE GLI OBIETTIVI PROGRAMMATICI CONTENUTI NELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO
AL DEF ED ILLUSTRA LE MISURE INSERITE NELLA MANOVRA DI BILANCIO.
ENTRO IL 20 OTTOBRE, IL GOVERNO PRESENTA, SULLA BASE DEGLI ORIENTAMENTI
PROGRAMMATICI ESPOSTI NELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO AL DEF IL DISEGNO DI
LEGGE DI BILANCIO
DANDO INIZIO ALLA SESSIONE PARLAMENTARE DI BILANCIO.
L’APPROVAZIONE PARLAMENTARE, ENTRO IL 31 DICEMBRE, DEL DISEGNO DI LEGGE DI BILANCIO
CHIUDE IL CICLO DELLA PROGRAMMAZIONE E AUTORIZZA LA GESTIONE FINANZIARIA DELLO
STATO.
NEL CASO IN CUI IL BILANCIO NON SIA APPROVATO ENTRO IL 31 DICEMBRE, LA COSTITUZIONE
PREVEDE L’ESERCIZIO PROVVISORIO, CHE PUÒ ESSERE CONCESSO SOLTANTO PER LEGGE E PER
PERIODI NON SUPERIORI COMPLESSIVAMENTE A QUATTRO MESI.

SCIENZA DELLE FINANZE 26


SESSIONE PARLAMENTARE DI BILANCIO

NEL CORSO DELLA GESTIONE POSSONO INSORGERE ESIGENZE CHE RICHIEDONO RETTIFICHE O
INTEGRAZIONI AGLI STANZIAMENTI PREVISTI NEL BILANCIO DELLO STATO. A TALI ESIGENZE SI FA
FRONTE MEDIANTE L’ADOZIONE DI
DECRETI DI VARIAZIONE
NEL CORSO DELLA GESTIONE DELL’ESERCIZIO FINANZIARIO.
ENTRO IL 30 GIUGNO, IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE PRESENTA ANNUALMENTE
IL DISEGNO DI
LEGGE DI ASSESTAMENTO
DELLE PREVISIONI DI BILANCIO, CHE TIENE CONTO DELLA CONSISTENZA DEI RESIDUI ATTIVI E
PASSIVI ACCERTATA IN SEDE DI RENDICONTO.

ENTRO IL 30 GIUGNO, IL GOVERNO PREDISPONE, AL FINE DI RILEVARE E RIASSUMERE I RISULTATI


OTTENUTI NEL CORSO DELLA GESTIONE DEL BILANCIO PUBBLICO DELL’ANNO PRECEDENTE, IL
RENDICONTO GENERALE DELLO STATO
CHE, PARIFICATO DALLA CORTE DEI CONTI, È TRASMESSO AL PARLAMENTO PER LA SUA
APPROVAZIONE.

SCIENZA DELLE FINANZE 27


PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

SCIENZA DELLE FINANZE 28


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

IL MAASTRICHT, SIGLATO IL 07 FEBBRAIO 1992 (ED ENTRATO IN VIGORE IL 01


TRATTATO DI
NOVEMBRE 1993), PREVEDE LE CONDIZIONI PER ESSERE AMMESSI ALL’UNIONE MONETARIA:

• TASSO MEDIO DI INFLAZIONE NON SUPERIORE A 1,5 PUNTI PERCENTUALI RISPETTO AL


TASSO MEDIO DEI TRE PAESI PIÙ VIRTUOSI

• TASSO DI INTERESSE NOMINALE A LUNGO TERMINE NON SUPERIORE A 2 PUNTI


PERCENTUALI RISPETTO AL TASSO DI INTERESSE MEDIO DEI TRE PAESI CON INFLAZIONE PIÙ
BASSA

• TASSO DI CAMBIO CHE PER ALMENO DUE ANNI NON ABBIA SUBITO OSCILLAZIONI
SUPERIORI A QUELLE PREVISTE DALL’ACCORDO DI CAMBIO DEL SME

• UN DISAVANZO, DEFINITO COME INDEBITAMENTO NETTO DELLE AP, NON SUPERIORE AL


3% IN RAPPORTO AL PIL

• UN DEBITO PUBBLICO NON SUPERIORE AL 60% IN RAPPORTO AL PIL

SCIENZA DELLE FINANZE 29


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA, SIGLATO NEL GIUGNO DEL 1997, PREVEDE MECCANISMI DI
MONITORAGGIO E CONTROLLO:

a. BRACCIO PREVENTIVO (PREVENTIVE ARM)

b. BRACCIO CORRETTIVO (CORRECTIVE ARM)

SCIENZA DELLE FINANZE 30


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

a. BRACCIO PREVENTIVO

I PROGRAMMI DI STABILITÀ ED I PROGRAMMI DI CONVERGENZA SONO PRESENTATI


ANNUALMENTE ALLA COMMISSIONE EUROPEA E AL CONSIGLIO EUROPEO DA PARTE,
RISPETTIVAMENTE, DEI PAESI ADERENTI E DEI PAESI NON ADERENTI, AL FINE DI INDICARE, IN
PROSPETTIVA TRIENNALE, GLI OBIETTIVI DI FINANZA PUBBLICA; IN PARTICOLARE:
• IL RAPPORTO TRA DEBITO PUBBLICO E PIL
• I SALDI DI BILANCIO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
• IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’OMT
IL CONSIGLIO EUROPEO, VALUTATI I PROGRAMMI, SE LO RITIENE NECESSARIO PUÒ UTILIZZARE
DUE STRUMENTI DI CONTROLLO:
• UN AVVERTIMENTO PREVENTIVO (EARLY WARNING): PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
EUROPEA E SANCITO DALL’ECOFIN, CONSTA IN UN INVITO A METTERE IN ATTO AZIONI CHE
EVITINO LO SFONDAMENTO DEL LIMITE SE IL DISAVANZO DI UN PAESE SI AVVICINA ALLA
SOGLIA DEL 3%
• CONSIGLI DI POLICY: IL CONSIGLIO EUROPEO FORNISCE INDICAZIONI SU MISURE DI
POLITICA ECONOMICA CHE IL PAESE MEMBRO FAREBBE BENE AD ATTUARE

SCIENZA DELLE FINANZE 31


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

b. BRACCIO CORRETTIVO

SE UN PAESE NON RISPETTA I VINCOLI DI BILANCIO PREVISTI DAL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA
SI APRE LA PROCEDURA PER DISAVANZI ECCESSIVI, CHE SI TRADUCE IN RACCOMANDAZIONI DI
POLITICHE CORRETTIVE DA REALIZZARE DI NORMA ENTRO DUE ANNI.
IN CASO DI MANCATA REALIZZAZIONE È PREVISTA LA IMPOSIZIONE DI SANZIONI (CALCOLATE IN
MISURA PARI A 0,2 PUNTI PERCENTUALI DEL PIL E COMUNQUE IN MISURA COMPLESSIVAMENTE
NON SUPERIORE A 0,5 PUNTI PERCENTUALI) SOTTO FORMA DI DEPOSITI INFRUTTIFERI PRESSO
LA BCE E AL LIMITE DI AMMENDE.
LA PROCEDURA NON SI APRE SE:
• UN PAESE HA UN DISAVANZO MAGGIORE DEL 3% IN QUANTO IL PIL È CALATO IN MISURA
MAGGIORE O PARI AL 2% IN TERMINI REALI E SE IL DEFICIT È TEMPORANEO E MODESTO
• IL PIL È CALATO TRA LO 0,75% ED IL 2% (E LA RECESSIONE HA CARATTERE ECCEZIONALE
ED IMPROVVISO)

SCIENZA DELLE FINANZE 32


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

I VINCOLI SUL RAPPORTO TRA DEBITO PUBBLICO E PIL:

1. REGOLA DI MAASTRICHT

2. PROCESSO DI RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO SUL DEBITO

I VINCOLI SUI SALDI DI BILANCIO E SULLA SPESA:

1. REGOLA DI MAASTRICHT

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

3. PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

4. REGOLA SULLA DINAMICA DELLA SPESA

SCIENZA DELLE FINANZE 33


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

I VINCOLI SUL RAPPORTO TRA DEBITO PUBBLICO E PIL

1. REGOLA DI MAASTRICHT

2. PROCESSO DI RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO SUL DEBITO

SCIENZA DELLE FINANZE 34


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

1. REGOLA DI MAASTRICHT

IL RAPPORTO TRA IL DEBITO PUBBLICO ED IL PIL NON DEVE ESSERE SUPERIORE AL 60% MA, SE
FOSSE SUPERIORE, ALLORA DEVE ESSERE RIDOTTO “IN MISURA SUFFICIENTE (…) E AD UN RITMO
ADEGUATO” AFFINCHÉ POSSA TENDERE AL 60%

SCIENZA DELLE FINANZE 35


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. PROCESSO DI RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO SUL DEBITO PUBBLICO

IN PRESENZA DI UN DEBITO PUBBLICO SUPERIORE AL 60% IN RAPPORTO AL PIL, IL PAESE SI


IMPEGNA A CONVERGERE VERSO L’OBIETTIVO MIGLIORANDO ANNUALMENTE I SALDI IN MISURA
PARI AD ALMENO LO 0,50% E A RIDURRE ANNUALMENTE IL DEBITO PUBBLICO IN MISURA PARI
AL 5% DEL DIFFERENZIALE TRA IL LIMITE DEL 60% E:

• IL LIVELLO ATTUALE DI DEBITO PUBBLICO CALCOLATO COME VALORE MEDIO DEI TRE
ANNI PRECEDENTI (C.D. BACKWARD LOOKING)

• IL LIVELLO FUTURO DI DEBITO PUBBLICO, STIMATO A POLITICHE INVARIATE, CALCOLATO


COME VALORE MEDIO DELLE PREVISIONI DEI TRE ANNI SUCCESSIVI ALL’ULTIMO ANNO
DEL TRIENNIO DI VALUTAZIONE (C.D. FORWARD LOOKING)

LA PROCEDURA DI INFRAZIONE È EVITATA SE ALMENO UNO DEI DUE CRITERI È SODDISFATTO O


SE LO SCOSTAMENTO DAL BENCHMARK DI RIFERIMENTO È ATTRIBUIBILE AGLI EFFETTI DEL CICLO
ECONOMICO

SCIENZA DELLE FINANZE 36


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

I VINCOLI SUI SALDI DI BILANCIO E SULLA SPESA:

1. REGOLA DI MAASTRICHT

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

3. PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

4. REGOLA SULLA DINAMICA DELLA SPESA

SCIENZA DELLE FINANZE 37


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

1. REGOLA DI MAASTRICHT

INDEBITAMENTO NETTO EFFETTIVO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE NON SUPERIORE AL 3%


DEL PIL.
TALE VINCOLO RESTA IN VIGORE SE SI VUOLE EVITARE L’AVVIO DI UNA PROCEDURA PER
DISAVANZI ECCESSIVI, TRANNE IN CASI PARTICOLARI:
• UN PAESE HA UN DISAVANZO MAGGIORE DEL 3% IN QUANTO IL PIL È CALATO IN MISURA
MAGGIORE O PARI AL 2% IN TERMINI REALI E SE IL DEFICIT È TEMPORANEO E MODESTO
• IL PIL È CALATO TRA LO 0,75% ED IL 2% (E LA RECESSIONE HA CARATTERE ECCEZIONALE
ED IMPROVVISO)

SCIENZA DELLE FINANZE 38


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

L’OMT CONSISTE IN UN LIVELLO DI INDEBITAMENTO NETTO STRUTTURALE CHE PUÒ DIVERGERE


DAL REQUISITO DI UN SALDO PROSSIMO AL PAREGGIO O IN ATTIVO, MA CHE DEVE ESSERE TALE
DA GARANTIRE, IN PRESENZA DI NORMALI FLUTTUAZIONI CICLICHE, UN ADEGUATO MARGINE DI
SICUREZZA RISPETTO ALLA SOGLIA DEL 3% DELL’INDEBITAMENTO ED UN RITMO DI
AVVICINAMENTO CERTO AD UNA SITUAZIONE DI SOSTENIBILITÀ DELLE FINANZE PUBBLICHE.
L’OMT È CALCOLATO IN TERMINI DI SALDO DEL CONTO CONSOLIDATO DELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI E SI ATTESTA IN UNA FORCELLA STABILITA TRA IL -1% DEL PIL ED IL PAREGGIO
O L'ATTIVO DEL SALDO STRUTTURALE DI BILANCIO.

SCIENZA DELLE FINANZE 39


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

IL SALDO STRUTTURALE È IL SALDO CHE UN PAESE AVREBBE NEL CASO IN CUI IL PRODOTTO
NAZIONALE EFFETTIVO Y CORRISPONDESSE AL PRODOTTO NAZIONALE POTENZIALE YPOT .
IL PRODOTTO NAZIONALE POTENZIALE YPOT È PERÒ UNA GRANDEZZA NON OSSERVABILE MA
SOLO STIMABILE IN QUANTO È IL LIVELLO DI PRODOTTO NAZIONALE CHE SI REALIZZEREBBE
QUALORA SI AVESSE UN TASSO DI UTILIZZO DELLA CAPACITÀ PRODUTTIVA VICINO AL TASSO
MASSIMO:
YPOT = LPa K 1-a TFPT

YPOT = PRODOTTO NAZIONALE POTENZIALE


LP = LAVORO POTENZIALE
K = CAPITALE
a = ELASTICITÀ DEL PRODOTTO RISPETTO AL FATTORE LAVORO (WAGE SHARE)
TFPT = TOTAL FACTOR PRODUCTIVITY (PROGRESSO TECNOLOGICO)

(A VALORI TENDENZIALI E STIMATI SULLA BASE DEI DATI DISPONIBILI NELLE SERIE STORICHE)
SCIENZA DELLE FINANZE 40
IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

IL SALDO STRUTTURALE È QUINDI IL SALDO NOMINALE (INDEBITAMENTO (O ACCREDITAMENTO)


NETTO DELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE) CALCOLATO AL NETTO DEGLI EFFETTI DEL CICLO
ECONOMICO E DELLE MISURE TEMPORANEE ED UNA TANTUM (ONEOFFS) :

SALDO STRUTTURALE = SALDO NOMINALE − COMPONENTE CICLICA − ONEOFFS

(LE GRANDEZZE SONO ESPRESSE IN PERCENTUALE DEL PRODOTTO NAZIONALE POTENZIALE YPOT)

SCIENZA DELLE FINANZE 41


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

IL SALDO NOMINALE DEVE ESSERE DEPURATO DALLA COMPONENTE CICLICA CIOÈ DAGLI EFFETTI
DELLE FLUTTUAZIONI CONGIUNTURALI DEL CICLO ECONOMICO (C.D. STABILIZZATORI
AUTOMATICI); INFATTI:

• NELLE FASI ESPANSIVE (IN PRESENZA QUINDI DI UNA CRESCITA DEL PRODOTTO
NAZIONALE EFFETTIVO Y) LE IMPOSTE CRESCONO IN MODO AUTOMATICO MENTRE LE
SPESE (IN PARTICOLARE I SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE) DIMINUISCONO IN MODO
AUTOMATICO: IL SALDO DEL BILANCIO PUBBLICO MIGLIORA AUTOMATICAMENTE.

• NELLE FASI RECESSIVE (IN PRESENZA QUINDI DI UNA DECRESCITA DEL PRODOTTO
NAZIONALE EFFETTIVO Y) LE IMPOSTE DIMINUISCONO IN MODO AUTOMATICO MENTRE
LE SPESE (IN PARTICOLARE I SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE) AUMENTANO IN MODO
AUTOMATICO: IL SALDO DEL BILANCIO PUBBLICO PEGGIORA AUTOMATICAMENTE.

SCIENZA DELLE FINANZE 42


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

LA COMPONENTE CICLICA È QUINDI CALCOLATA COME SEGUE:

COMPONENTE CICLICA = PARAMETRO DI AGGIUSTAMENTO CICLICO X OUTPUT GAP

IL PARAMETRO DI AGGIUSTAMENTO CICLICO È LA SENSIBILITÀ DEL SALDO DI BILANCIO RISPETTO


ALLE VARIAZIONI CONGIUNTURALI DELL’ECONOMIA.
LA SENSIBILITÀ È QUINDI LA SEMI-ELASTICITÀ DEL SALDO DI BILANCIO RISPETTO AL PRODOTTO
NAZIONALE EFFETTIVO Y E SI MISURA IN TERMINI DI VARIAZIONE PERCENTUALE DEL SALDO DI
BILANCIO RISPETTO ALLA VARIAZIONE PERCENTUALE DEL PRODOTTO NAZIONALE EFFETTIVO Y .
IL CALCOLO DELLA SENSIBILITÀ O SEMI-ELASTICITÀ È EFFETTUATO CONSIDERANDO UNA SOLA
VOCE DI SPESA, CIOÈ I SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE, E QUATTRO TIPOLOGIE DI ENTRATA, CIOÈ
TASSAZIONE PERSONALE DEL REDDITO, CONTRIBUTI SOCIALI, TASSAZIONE DELLE IMPRESE E
TASSAZIONE INDIRETTA.

SCIENZA DELLE FINANZE 43


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

L’OUTPUT GAP OGAP È LO SCOSTAMENTO PERCENTUALE DEL PRODOTTO NAZIONALE EFFETTIVO


Y RISPETTO AL PRODOTTO NAZIONALE POTENZIALE YPOT :

(Y − YPOT)
OGAP =
YPOT

SCIENZA DELLE FINANZE 44


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

INOLTRE, DAL SALDO STRUTTURALE SI SOTTRAGGONO LE COMPONENTI ONEOFFS CIOÈ LE


MISURE TEMPORANEE ED UNA TANTUM AL FINE DI DEPURARE L’INDICATORE DAGLI EFFETTI DI
MISURE CHE HANNO SOLO UN RUOLO TRANSITORIO SUL BILANCIO E CHE NON COMPORTANO
QUINDI UN SOSTANZIALE CAMBIAMENTO DELLA POSIZIONE INTERTEMPORALE DELLO STESSO; AD
ESEMPIO:
• I GETTITI DI CONDONI FISCALI
• IL RICAVO DI VENDITA DI ATTIVITÀ NON FINANZIARIE COME IMMOBILI, LICENZE E
CONCESSIONI PUBBLICHE
• LE ENTRATE STRAORDINARIE (DIVIDENDI ECCEZIONALI) VERSATI DA IMPRESE PUBBLICHE
ALLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE CHE LE CONTROLLANO
• MODIFICHE LEGISLATIVE (TEMPORANEE O PERMANENTI) CON EFFETTI TEMPORANEI
SULLE ENTRATE

SCIENZA DELLE FINANZE 45


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

LA POLITICA DI BILANCIO RISULTA PERTANTO VINCOLATA A CONSEGUIRE UN VALORE DEL SALDO


STRUTTURALE PARI O MIGLIORE DELL'OMT, IL QUALE PERSEGUE UNA TRIPLICE FINALITÀ:

1. FORNIRE UN MARGINE DI SICUREZZA CONTRO LA POSSIBILITÀ CHE, A FRONTE DELLE


FLUTTUAZIONI NEGATIVE DEL CICLO ECONOMICO, IL DISAVANZO DI
BILANCIO NOMINALE PEGGIORI SUPERANDO IL VALORE DI RIFERIMENTO DEL 3% ;

2. GARANTIRE LA RAPIDA CONVERGENZA VERSO LA SOSTENIBILITÀ A LUNGO TERMINE DELLE


FINANZE PUBBLICHE DEFINITA IN SENSO LATO PER INCLUDERE SIA LE PASSIVITÀ ESPLICITE
(CORRISPONDENTI AGLI ATTUALI STOCK DI DEBITO) CHE LE PASSIVITÀ IMPLICITE
(ASSOCIATE CON IL PREVISTO DETERIORAMENTO DEI SALDI DI BILANCIO CAUSATI
DALL'INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE);

3. DISPORRE DI ADEGUATI SPAZI DI MANOVRA PER L’ADOZIONE DI POLITICHE DI BILANCIO,


CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AGLI INVESTIMENTI PUBBLICI.

SCIENZA DELLE FINANZE 46


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

GLI STATI MEMBRI, NELL’AMBITO DELL’AGGIORNAMENTO DEI RISPETTIVI PROGRAMMI DI


STABILITÀ, PRESENTANO UN OMT CONCORDATO IN SEDE EUROPEA E DEFINITO IN RELAZIONE
ALLE PROPRIE CARATTERISTICHE DI BILANCIO, AL POTENZIALE DI CRESCITA, NONCHÉ AL RISCHIO
FINANZIARIO VALUTATO CON RIFERIMENTO ALLA SOSTENIBILITÀ DELLE FINANZE PUBBLICHE,
TENUTO CONTO ANCHE DELLE PASSIVITÀ IMPLICITE RIFERIBILI ALLA EVOLUZIONE ATTESA DEI
FATTORI DEMOGRAFICI (CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA EVOLUZIONE DELLA SPESA
PENSIONISTICA E SANITARIA).
LA MISURA DELL’OMT È QUINDI DIFFERENZIATA TRA PAESE E PAESE.
I DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA E DI BILANCIO STABILISCONO, PER CIASCUNA
ANNUALITÀ DEL PERIODO DI PROGRAMMAZIONE, GLI OBIETTIVI DEL SALDO DEL CONTO
CONSOLIDATO TALI DA ASSICURARE ALMENO IL CONSEGUIMENTO DELL’OMT OVVERO IL
RISPETTO DEL PERCORSO DI AVVICINAMENTO A TALE OBIETTIVO NEI CASI DI SCOSTAMENTO
DALL’OBIETTIVO STESSO; I MEDESIMI DOCUMENTI INDICANO ANCHE LE MISURE DA ADOTTARE
PER CONSEGUIRLI.

SCIENZA DELLE FINANZE 47


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

L'OMT SPECIFICO DI OGNI PAESE È IL PIÙ AMBIZIOSO FRA TRE VALORI ALTERNATIVI

OMT = MAX (OMTEURO, OMTMB, OMTILD)

SCIENZA DELLE FINANZE 48


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

OMTEURO È IL LIMITE MASSIMO DEL SALDO DI BILANCIO STRUTTURALE: IL DISAVANZO


STRUTTURALE CONSENTITO NON POTRÀ QUINDI SUPERARE, A MENO DI CIRCOSTANZE
ECCEZIONALI, LO 0,5% DEL PIL; PER I PAESI IN CUI IL RAPPORTO TRA DEBITO PUBBLICO E PIL È
SENSIBILMENTE INFERIORE AL LIMITE DEL 60% E PER I QUALI NON SI RAVVISINO RISCHI DI
SOSTENIBILITÀ DELLE FINANZE PUBBLICHE, IL LIMITE DELLO 0,5 È ELEVATO AD 1,0.

SCIENZA DELLE FINANZE 49


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

OMTMB È IL MINIMUM BENCHMARK QUINDI UN VALORE DEL SALDO DI BILANCIO STRUTTURALE


CHE ASSICURI IL RISPETTO DEL VINCOLO NOMINALE DEL 3% CONTRO LA PROBABILITÀ DI UN
PEGGIORAMENTO INATTESO DEL CICLO ECONOMICO, TENENDO CONTO DELLA VOLATILITÀ DEL
PIL REGISTRATA IN PASSATO E DELLA SENSIBILITÀ (SEMI-ELASTICITÀ) DEL BILANCIO ALLE
VARIAZIONI DEL PIL STESSO.
IN PRESENZA DI ELEVATA VOLATILITÀ DEL PIL ED ELEVATA SENSIBILITÀ DEL BILANCIO SI DOVRÀ
PERSEGUIRE UN OMT PIÙ AMBIZIOSO (OMTILD) 3%
AL FINE DI GARANTIRE CHE IL LIMITE DEL
DEL SALDO NOMINALE NON SIA OLTREPASSATO IN CONDIZIONI DI CICLO ECONOMICO NORMALE.

SCIENZA DELLE FINANZE 50


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

2. DEFINIZIONE DELL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

OMTILD È INCLUSIVO DI IMPLICIT LIABILITIES AND DEBT QUINDI UN VALORE MINIMO DEL SALDO
DI BILANCIO STRUTTURALE CHE ASSICURI LA SOSTENIBILITÀ DELLE FINANZE PUBBLICHE, O IL
RAPIDO PROGRESSO VERSO LA SOSTENIBILITÀ, TENENDO CONTO DELLE PASSIVITÀ ESPLICITE
(LIVELLO DEL DEBITO) E DELLE PASSIVITÀ IMPLICITE (LEGATE, SOPRATTUTTO, AL TASSO DI
INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE).
IL PRESENTE VALORE È DEFINITO IN RELAZIONE A TRE COMPONENTI:
1. IL SALDO DI BILANCIO STRUTTURALE CHE CONSENTIREBBE DI STABILIZZARE IL DEBITO
PUBBLICO AL 60% DEL PIL;
2. LO SFORZO FISCALE SUPPLEMENTARE NECESSARIO, PER I PAESI IN CUI IL DEBITO
PUBBLICO ECCEDE IL VALORE DEL 60% IN RAPPORTO AL PIL, AD UNA RAPIDA
CONVERGENZA VERSO IL PARAMETRO EUROPEO;
3. UN ULTERIORE AGGIUSTAMENTO DI BILANCIO NECESSARIO A COMPENSARE UN
INCREMENTO DEL VALORE ATTUALE DELLE SPESE LEGATE ALLA EVOLUZIONE
DEMOGRAFICA (INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE).

SCIENZA DELLE FINANZE 51


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

3. PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’OBIETTIVO DI MEDIO TERMINE (OMT)

IL PAESE CHE NON RISPETTA L’OMT DEVE REALIZZARE ANNUALMENTE UN MIGLIORAMENTO DEL
SALDO STRUTTURALE PARI A 0,5 PUNTI FINO AL RAGGIUNGIMENTO DELL’OMT.
LE REGOLE DELLE ATTIVITÀ DI MONITORAGGIO DEL PERCORSO DI AVVICINAMENTO PREVEDONO
CHE SIA CONSIDERATO SIGNIFICATIVO UN ALLONTANAMENTO DEL SALDO STRUTTURALE ALMENO
PARI A 0,5 PUNTI IN UN SINGOLO ANNO O ALMENO PARI A 0,25 PUNTI IN MEDIA ANNUA PER
DUE ANNI CONSECUTIVI.
LE REGOLE PREVEDONO PERÒ UNA FLESSIBILITÀ DEL PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALL’OMT IN
BASE A QUATTRO POSSIBILI FATTORI:

a. FLESSIBILITÀ PER LA SITUAZIONE CICLICA


b. FLESSIBILITÀ PER LA PROMOZIONE DEGLI INVESTIMENTI
c. FLESSIBILITÀ PER L’IMPEGNO A RIFORME STRUTTURALI
d. FLESSIBILITÀ PER GRAVE CRISI A LIVELLO DI UNIONE EUROPEA

SCIENZA DELLE FINANZE 52


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

a. FLESSIBILITÀ PER LA SITUAZIONE CICLICA

LA FLESSIBILITÀ È DIFFERENZIATA A SECONDA DEL GRADO DI SEVERITÀ DELLA CONDIZIONE


CICLICA E DEL GRADO DI FRAGILITÀ FINANZIARIA DEL PAESE.
IL GRADO DI FLESSIBILITÀ CONCESSA È :
• CRESCENTE AL CRESCERE DEL GRADO DI SEVERITÀ DELLA CONDIZIONE CICLICA
• DECRESCENTE AL CRESCERE DEL GRADO DI FRAGILITÀ FINANZIARIA (CALCOLATO IN BASE
AL RAPPORTO TRA IL DEBITO PUBBLICO ED IL PIL) O DI RISCHIO DI SOSTENIBILITÀ DELLE
FINANZE PUBBLICHE DI OGNI SINGOLO PAESE

NON SI È COMUNQUE TENUTI AL MIGLIORAMENTO DEL SALDO STRUTTURALE SE:


• IL TASSO DI CRESCITA DEL PRODOTTO NAZIONALE EFFETTIVO Y È NEGATIVO
• L’OUTPUT GAP OGAP È SUPERIORE A 4 PUNTI PERCENTUALI

SCIENZA DELLE FINANZE 53


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

a. FLESSIBILITÀ PER LA SITUAZIONE CICLICA

SCIENZA DELLE FINANZE 54


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

b. FLESSIBILITÀ PER LA PROMOZIONE DEGLI INVESTIMENTI

GLI STATI CON TASSO DI CRESCITA DEL PIL NEGATIVO O CON UN OUTPUTGAP MOLTO ELEVATO
POSSONO EFFETTUARE DEVIAZIONI TEMPORANEE DAL PERCORSO DI RAGGIUNGIMENTO
DELL’OMT AL FINE DI EFFETTUARE INVESTIMENTI:

• SPESE A TITOLO DI CONTRIBUTI AL FONDO EUROPEO PER INVESTIMENTI STRUTTURALI


(C.D. PIANO JUNKER)

• ALTRE FORME DI INVESTIMENTO (C.D. INVESTMENT CLAUSE)

SCIENZA DELLE FINANZE 55


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

b. FLESSIBILITÀ PER LA PROMOZIONE DEGLI INVESTIMENTI

I CONTRIBUTI AL FONDO EUROPEO PER INVESTIMENTI STRUTTURALI (C.D. PIANO JUNKER), LA


CUI DESTINAZIONE NON È A PRIORI GARANTITA A FAVORE DELLA NAZIONE CHE FORNISCE IL
CONTRIBUTO, NON SONO PRESI IN CONSIDERAZIONE AI FINI DELLA VALUTAZIONE
DELL’AGGIUSTAMENTO FISCALE.
IN SEDE PREVENTIVA, I CONTRIBUTI AL FONDO SARANNO CONSIDERATI UNA TANTUM E QUINDI
NON SONO INCLUSI NEL CALCOLO DEL SALDO STRUTTURALE DI BILANCIO.
IN SEDE CORRETTIVA, SIA NELLA REGOLA DEL DISAVANZO CHE NELLA REGOLA DEL DEBITO
PUBBLICO, IL CONTRIBUTO AL FONDO SARÀ CONSIDERATO DALLA COMMISSIONE COME FATTORE
RILEVANTE E QUINDI UN EVENTUALE DEBORDO, PURCHÉ MINIMO E DI NATURA TEMPORANEA,
NEL RAPPORTO TRA DISAVANZO E PIL RISPETTO AL LIMITE DEL 3% A CAUSA DI TALI
CONTRIBUZIONI NON DARÀ LUOGO ALL’APERTURA OPPURE NON IMPEDIRÀ LA CHIUSURA DI UNA
PROCEDURA PER DISAVANZI ECCESSIVI.

SCIENZA DELLE FINANZE 56


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

b. FLESSIBILITÀ PER LA PROMOZIONE DEGLI INVESTIMENTI

LA C.D. INVESTMENT CLAUSE È UNA FLESSIBILITÀ CONDIZIONATA AD INVESTIMENTI NAZIONALI


SU PROGETTI COFINANZIATI DALL’UE, NELL’AMBITO DELLE POLITICHE STRUTTURALI E DI
COESIONE, INCLUSO IL PROGETTO PER L’OCCUPAZIONE GIOVANILE, PROGETTI REALIZZATI
NELL’AMBITO DELLE RETI DI TRASPORTO E INFRASTRUTTURE TRANS-EUROPEE, OLTRE CHE IL
COFINANZIAMENTO DI PROGETTI NAZIONALI, COFINANZIATI ANCHE DAL FONDO EUROPEO PER
INVESTIMENTI STRUTTURALI, PURCHÉ:
• GLI INVESTIMENTI ABBIANO UN EFFETTO POSITIVO, DIRETTO, MISURABILE E DI LUNGO
PERIODO SUL BILANCIO
• IL PAESE CHE SI INTENDE AVVALERE DI TALE FLESSIBILITÀ SI TROVI IN UNA CONDIZIONE DI
CRESCITA DEL PIL NEGATIVA O CON OUTPUTGAP NEGATIVO MAGGIORE DI 1,5%
• L’AUMENTO DELLE SPESE NON COMPORTI UN SUPERAMENTO DEL LIMITE DEL 3%
• GLI INVESTIMENTI DOVRANNO COMPORTARE UN EFFETTIVO INCREMENTO DELLA SPESA DI
INVESTIMENTO E NON POTRANNO QUINDI ESSERE SOSTITUTIVI DI ALTRE SPESE PER
INVESTIMENTI GIÀ PROGRAMMATE

SCIENZA DELLE FINANZE 57


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

c. FLESSIBILITÀ PER L’IMPEGNO A RIFORME STRUTTURALI

I PAESI CHE SI IMPEGNANO AD ATTUARE RIFORME STRUTTURALI CHE, PUR COMPORTANDO


ONERI DI BILANCIO NEL BREVE TERMINE, MIGLIORINO LA SOSTENIBILITÀ DI BILANCIO NEL LUNGO
TERMINE, ANCHE ATTRAVERSO L’INNALZAMENTO DELLA CRESCITA POTENZIALE, POSSONO
DEVIARE TEMPORANEAMENTE DALL'OMT O DAL PERCORSO DI AVVICINAMENTO ALLO STESSO.
LE RIFORME DEVONO PERÒ:
• ESSERE RILEVANTI
• ESSERE ATTUATE O IN FASE AVANZATA DI ATTUAZIONE
• MIGLIORARE SIGNIFICATIVAMENTE NEL LUNGO PERIODO I SALDI DI FINANZA PUBBLICA.

LA DEVIAZIONE TEMPORANEA DAL PERCORSO DI AGGIUSTAMENTO DEVE ESSERE COMUNQUE


INFERIORE ALLO 0,5% DEL PIL E DEVE ESSERE MANTENUTO UN APPROPRIATO MARGINE DI
SICUREZZA RISPETTO AL LIMITE DEL 3% DEL RAPPORTO TRA DISAVANZO E PIL.

INOLTRE, L'OMT DEVE ESSERE COMUNQUE RAGGIUNTO ENTRO 4 ANNI DALLA PRESENTAZIONE
DEL PIANO DI RIFORME STRUTTURALI.

SCIENZA DELLE FINANZE 58


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

d. FLESSIBILITÀ PER GRAVE CRISI A LIVELLO DI UNIONE EUROPEA

IN CASO DI CRISI GENERALE A LIVELLO DI UNIONE EUROPEA, AL FINE DI ADATTARE IL PERCORSO


DI AGGIUSTAMENTO IN MODO ARTICOLATO AI DIVERSI STATI MEMBRI, SI POTRANNO
CONSIDERARE, CON PROVVEDIMENTI DIFFERENZIATI, REVISIONI DEI PROCESSI DI
AGGIUSTAMENTO DI SINGOLI STATI, SIA NELL’IMPEGNO DI AGGIUSTAMENTO, SIA NEI TEMPI DI
REALIZZAZIONE DELLO STESSO, PURCHÉ LIMITATI A SITUAZIONI ECCEZIONALI E ATTENTAMENTE
CIRCOSCRITTE.

SCIENZA DELLE FINANZE 59


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

4. REGOLA SULLA DINAMICA DELLA SPESA

LA REGOLA INTENDE RAFFORZARE IL CONSEGUIMENTO DELL’OMT ED È DIFFERENZIATA TRA I


PAESI CHE GIÀ RISPETTANO L’OMT ED I PAESI CHE INVECE ANCORA NON LO RISPETTANO:

• SE IL PAESE HA GIÀ RAGGIUNTO L’OMT ALLORA IL TASSO DI CRESCITA DELLA SPESA


PUBBLICA NON DEVE ESSERE SUPERIORE AL TASSO DI CRESCITA REALE A MEDIO TERMINE
DEL PIL POTENZIALE;

• SE IL PAESE NON HA ANCORA RAGGIUNTO L’OMT ALLORA IL TASSO DI CRESCITA DELLA


SPESA PUBBLICA DEVE ESSERE INFERIORE AL TASSO DI CRESCITA REALE A MEDIO TERMINE
DEL PIL POTENZIALE ED IL DIFFERENZIALE TRA I TASSI (C.D. SHORTFALL O MARGINE DI
CONVERGENZA) DEVE ESSERE FISSATO IN MISURA TALE DA CONSENTIRE UN
MIGLIORAMENTO DEL SALDO STRUTTURALE PARI ALMENO A 0,5 PUNTI PERCENTUALI DI
PIL (RIMODULABILE 0,25
A IN CASO DI VERY BAD TIMES O A 0,00 IN CASO DI
EXCEPTIONALLY BAD TIMES);

SCIENZA DELLE FINANZE 60


IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

4. REGOLA SULLA DINAMICA DELLA SPESA

UN TASSO DI CRESCITA DELLA SPESA PUBBLICA SUPERIORE AL MASSIMO È CONSENTITO, IN


ENTRAMBI I CASI, SOLO SE L’ECCEDENZA È COPERTA DA MISURE DISCREZIONALI DAL LATO DELLE
ENTRATE, ESCLUDENDO LE UNA TANTUM E LE ENTRATE TEMPORANEE.

IL TASSO DI CRESCITA DI MEDIO TERMINE DEL PIL POTENZIALE È CALCOLATO COME MEDIA DELLE
STIME DEI PRECEDENTI 5 ESERCIZI, DELLA STIMA PER L'ESERCIZIO CORRENTE E DELLE PROIEZIONI
PER I 4 ESERCIZI SUCCESSIVI.

L'AGGREGATO DI SPESA PUBBLICA SOTTOPOSTO A VALUTAZIONE È COSTITUITO DAL TOTALE


DELLE SPESE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (A POLITICHE INVARIATE) AL NETTO DELLA
SPESA PER INTERESSI, DELLA SPESA FINANZIATA CON FONDI COMUNITARI, DELLA VARIAZIONE
DELLE SPESE NON DISCREZIONALI PER INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE; L’AGGREGATO DI SPESA
PUBBLICA È INOLTRE DEPURATO DALLA VOLATILITÀ DELLA SPESA MEDIA PER INVESTIMENTI
PUBBLICI (CALCOLATA SULLA BASE DELLA SPESA PER L'ESERCIZIO IN CORSO E DELLA SPESA
RELATIVA AI TRE ESERCIZI PRECEDENTI) E DALLE ENTRATE DERIVANTI DA MISURE DISCREZIONALI.

SCIENZA DELLE FINANZE 61


LA TASSAZIONE DEI REDDITI IN UN CONTESTO INTERNAZIONALE

Per tassare i redditi che i residenti conseguono all’estero e, per tassare i redditi che i non residenti conseguono
nel territorio nazionale esistono due principi:

1. Principio della residenza: lo Stato tassa ai residenti sul reddito ovunque prodotto o sui loro beni ovunque
si trovino
2. Principio della fonte: lo Stato tassa residenti e non residenti sui redditi o sui beni prodotti o esistenti nello
Stato in questione

Imposta viene applicata sul reddito complessivo del soggetto formato, per i residenti da tutti redditi posseduti al
netto degli oneri deducibili, per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato. Viene quindi
applicato il principio di residenza ai residenti in Italia e il principio della fonte ai non residenti.

PERSONE FISICHE : sono considerati residenti in Italia, ai fini tributari, i soggetti iscritti nelle anagrafi della
popolazione residente per la maggior parte del periodo d’imposta; i soggetti non iscritti nelle anagrafi ma che
hanno nello Stato il domicilio o la residenza per la maggior parte del periodo d’imposta.

SOCIETA’ ED ENTI : sono considerati residenti in Italia ai fini delle imposte sui redditi, le società e gli enti che per
la maggior parte del periodo d’imposta hanno nel territorio dello Stato la propria sede legale,
dell’amministrazione oppure l’oggetto principale dell’attività.

Il reddito può considerarsi prodotto in Italia: se l’immobile si trova in Italia (redditi fondiari), quando la
prestazione lavorativa è ivi svolta (reddito da lavoro autonomo), quando il soggetto che li eroga risiede in Italia
(redditi da capitale), quando in Italia vi è la stabile organizzazione (redditi di impresa). Il reddito può considerarsi
prodotto all’estero: se l’attività attraverso cui è stato prodotto è stata svolta all’estero, quando il bene da cui
deriva è situato all’estero, quando il soggetto che ha prodotto tale reddito è residente ai fini fiscali all’estero.

LA DOPPIA IMPOSIZIONE

La doppia imposizione giuridica ( in presenza di reddito prodotto all’estero, sarà imposta la doppia imposizione
giuridica) consiste nella tassazione, ripetuta più volte, di uno stesso reddito in capo al medesimo soggetto. La
doppia imposizione economica consiste nella duplice tassazione dello stesso reddito ma in capo a soggetti
differenti.

Esistono due metodi per prevenire fenomeni di doppia imposizione giuridica: il metodo del credito d’imposta
(scelto dall’Italia) dove le imposte pagate all’estero sono scomputati da quelle dovute nel proprio paese di
residenza; il metodo dell’esenzione dove il reddito prodotto all’estero è scomputato dal reddito complessivo
imponibile.
IL CREDITO D’IMPOSTA

L’istituto del credito d’imposta costituisce un rimedio contro la doppia imposizione giuridica che si crea in
presenza di redditi transnazionali assoggettati a tassazione, in capo al medesimo soggetto, sia nel paese in cui il
reddito è prodotto, sia nel paese di residenza. Tale sistema rende definitivo il livello di imposizione più elevato.

Infatti, quando l’imposta estera, rispetto a quella dovuta in Italia, è inferiore, occorre versare all’erario italiano la
differenza; quando è superiore non si dà luogo a nessuna restituzione dell’eccedenza in quanto il credito compete
solo fino a concorrenza dell’imposta italiana relativa al reddito estero.

Affinché ci sia credito d’imposta sono richieste tre condizioni:

1) La produzione di un reddito all’estero


- Se con il paese estero è in vigore un accordo contro le doppie imposizioni, l’attività svolta rientra in
quelle trattate dall’accordo ed è prevista una deroga all’articolo del Tuir, è possibile applicare le
disposizioni previste dall’accordo
- Se con il paese estero è in vigore un accordo contro le doppie imposizioni ma l’attività svolta non
rientra in quelle trattate dall’accordo, se la tipologia di reddito può essere considerata prodotta
all’estero si applicherà il credito d’imposta, in caso contrario le imposte pagate all’estero saranno
deducibili dal reddito.
2) Il concorso del reddito estero alla formazione del reddito complessivo del residente
3) Il pagamento di imposte estere a titolo definitivo: la definitività dell’imposta pagata all’estero coincide
con la sua irripetibilità, ossia con la circostanza che essa non è più suscettibile di modificazione a favore
del contribuente; non possono invece considerarsi definitive le imposte pagate in acconto o in via
provvisoria.

Potrebbero piacerti anche