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CALIGOLA, DANIEL NONY

Storia Romana
INTRODUZIONE
LA RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE DEL 37
Il 16 marzo del 37 d.C. muore l’imperatore TIBERIO e ciò determina un vuoto al vertice della
RESPUBLICA,ovvero dell’Impero Romano. Tiberio era infatti un magistrato responsabile degli
eserciti romani e di tutte le province del territorio dell’Impero Romano. Poteva dunque presentare
proposte di legge, convocare i cittadini, era sacerdote a vita in tutti i collegi religiosi e presiedeva il
collegio dei pontefici in quanto Pontifex Maximus. Godeva della massima autorità nei confronti dei
senatori e degli altri cittadini e poteva prendere decisioni incontrastabili. Aveva una numerosa
servitù composta da schiavi e liberti (schiavo affrancato, semi-libero). Egli delegava a senatori e
cavalieri compiti da svolgere a Roma o in Italia, come ad esempio a Ravenna. Il principe non era
che il primo dei suoi pari, infatti non aveva il compito di stabilire le leggi o di scegliere i magistrati,
in quanto era un compito che spettava al popolo e/o al senato. Tiberio ottenne il suo titolo e tale
prestigio dopo la morte di Augusto nel 14 d.C. Il senato gli aveva conferito i poteri di Augusto,
riconoscendolo come il più capace, poiché IL SENATO AVEVA UN POSTO IMPORTANTE
NELLO STATO ed è questa una caratteristica distintiva della costituzione romana. Il reclutamento
del senato era perciò indipendente dalla volontà del principe, anche se Augusto e Tiberio lo tennero
sotto controllo. Inoltre il ruolo del senato nell’Impero Romano è importante anche perché è fonte di
legge e può ergersi a tribunale contro i crimini che riguardano la sicurezza dello Stato. Dopo la
morte di Tiberio, dunque, il senato conferì tutti i poteri ad un giovane di 25 anni GAIO GIULIO
CESARE, detto CALIGOLA, cioè piccola scarpa o piccolo stivaletto: la caliga era infatti la
calzatura tipica dei soldati. Caligola era un giovane di nobile famiglia, non risiedeva a Roma e non
aveva ricevuto alcun comando militare. Sembra quindi strano come questa successione sia
avvenuta: Caligola non prese il potere, ma il senato e il popolo romano glielo consegnarono con
entusiasmo.
PARTE 1:
UN PRINCIPE NATO DALLA PORPORA:
Caligola è stato il terzo imperatore romano appartenente alla dinastia giulio-claudia. Nasce ad
Anzio nel 12 d.C. come GAIO GIULIO CESARE GERMANICO: era il terzo figlio di
AGRIPPINA MAGGIORE E DI GERMANICO GIULIO CESARE, generale molto amato dal
popolo romano.La madre AGRIPPINA MAGGIORE era la figlia di MARCO VIPSANIO
AGRIPPA e GIULIA I, figlia del primo matrimonio di Augusto. Dopo la morte di Agrippa, Giulia I
sposò TIBERIO che divenne co- imperatore. Ma questo sistema familiare crollò a causa dei
continui tradimenti di Giulia. A causa delle probabili tendenze ninfomani, Giulia fu bandita da
Roma nel 2 d.C. in quanto la sua cattiva condotta minacciava l’autorità paterna: era infatti solita
mostrarsi con amanti noti al popolo romano. Suo padre Augusto aveva limitato le libertà sessuali e
rinformato l’istituto del matrimonio soprattutto all’interno della classe senatoria.
Dopo il suo esilio i suoi figli: Gaio morì in Licia mentre ritornava in Italia; Lucio moriva di malattia
a Marsiglia; Agrippa Postumo fu adottato dal nonno Augusto ma era incapace di gestire gli onori a
cui era destinato. Restavano Giulia II che sposò un gran signore, e AGRIPPINA MAGGIORE che
era libera e sposò GERMANICO (figlio di Druso I) che era uno dei congiunti di Augusto.
Oltre Germanico alla sua morte Druso I aveva lasciato un altro figlio Claudio, futuro imperatore.
Dopo le nozze tra Germanico e Agrippina, Germanico diventa figlio maggiore di Tiberio.Nel giro di
pochi anni la vita familiare e politica di Augusto si organizza attorno alla famiglia di Germanico.
Quest’ultimo, padre di Caligola, aveva ricevuto un’eccellente educazione bilingue, greca e latina. Il
nome Germanico fu ereditato dal padre che aveva condotto numerose vittorie in Germania.
Caligola, il cui vero nome era GAIO, era stato preceduto da un altro Gaio, suo fratello che era
morto nel 12 d.C. Alla sua morte, fu celebrato soprattutto dalla sua bisnonna Livia e da Augusto che
fecero ergere una statua che lo raffigurava come un piccolo Cupido, nel tempio di Venere, sul
Campidoglio.Caligola soffrì nel prendere il posto di un fratello tanto amato. La sua bisnonna Livia,
così come la nonna Antonia e la madre Agrippina erano delle matrone che dovevano amministrare
delle grandi case, per questo Caligola fu affidato ad una schiava nutrice ed a un pedagogo.
Nell’estate del 14 Caligola lasciò Roma per raggiunge la Renania dove suo padre presiedeva dei
grossi progetti.L’Aquitania in rivolta fu isolata attraverso i Pirenei dalla Spagna: una volta
sottomessa venne il turno di quest’ultima e Augusto diresse personalmente le operazioni contro i
Cantabri e gli Asturi (popolazioni che stanziavano in Spagna).
A Tiberio toccò la missione di conquistare la Pannonia (zona dell’attuale Ungheria). Dopo la
conquista, la Pannonia si ribellò nel 6 d.C. e occorsero tre anni per portare a termine la missione di
pacificazione di tale regione. Questo indebolimento dei romani non passò inosservato ai Germani.
Un principe Germanico, Arminio, che aveva ricevuto la cittadinanza romana, organizzò un
complotto che sfociò in un’insurrezione: tre legioni romane, la 17, 18 e 19, furono annientate. Si
temeva anche un’insurrezione nelle Gallie. Tiberio fu allora invitato in Germania per raddrizzare la
situazione.
Augusto richiamò Tiberio a Roma, vista la sua età e la sua salute delicata, e lo fece sostituire da
Germanico contro l’esercito della Germania.In un certo senso, Germanico ne aveva il diritto visto il
suo cognome e le campagne vittoriose condotte dal padre Druso I più di venti anni prima. Nel 13
Germanico si era fatto notare a Roma per aver preso parte al dibattito del senato sulla istituzione di
nuove imposte. Poco dopo Germanico, ad appena 21 anni era a capo di otto legioni romane ed era il
primo capo dell’esercito militare.
Germanico andò in Germania tra il 13 e il 14, seppur era vietato il matrimonio ai legionari, venne
raggiunto dalla moglie Agrippina poco dopo. Caligola fece qui le sue prime esperienze negli
accampamenti e sviluppò così il suo futuro legame agli eserciti e l’interesse per la Gallia e per
l’esercito di Germania che durò per tutta la sua vita. Il 19 agosto del 14 Germanico ricevette la
notizia della morte di Augusto.

RIBELLIONE DELLE LEGIONI DI GERMANIA E PRIMO INTERVENTO POLITCO DI


CALIGOLA
Gli eserciti di Germania e di Illiria (zona degli attuali Balcani) presentavano dei problemi di
disciplina, per questo l’imperatore Tiberio, nell’estate del 14 era partito per ispezionarli. Riuscì a
tornare a Roma poco prima della morte di Augusto. Alla sua morte ci fu un momento di profondo
disorientamento. Inizialmente Tiberio esitò nell’accettare i poteri supremi che gli erano stati
conferiti dallo stesso Augusto, forse come dice Tacito, per furberia. Una spiegazione può essere
data alla prudenza di Tiberio in quanto Augusto governava attraverso la sua servitù, quindi anche
quella di Tiberio avrebbe dovuto dimostrarsi all’altezza.
Un episodio che conferma la mancanza di coordinazione fu quello della condanna a morte di
Agrippa Postumo: Tiberio non ammise mai la sua responsabilità in tale decisione. In realtà il
giovane Agrippa manifestò la sua rabbia di non poter esercitare nessuna influenza politica e sollevò
le folle prima ad Ostia e poi nella stessa Roma. Tiberio non seppe gestire tale situazione e fece
ricorso a Sallustio Crispo che lo giustiziò segretamente.
Dopo la morte di Augusto a Roma gli annunci delle ribellioni delle legioni della Pannonia e di
Germania furono avvertite come notizie catastrofiche. Germanico che aveva giurato fedeltà a
Tiberio placò le rivolte. Dovette anche fronteggiare le rivolte dei veterani che erano stati attaccati
dai soldati, e molti di loro furono uccisi. Germanico decise che tutti coloro che avevano venti anni
di servizio potevano essere congedati. Ritornato a Colonia, Germanico vi trovò Agrippina e
Caligola. Dovette far fronte ad una rivolta che scoppiò in piena notte nell’accampamento.
L’entourage di Germanico gli consigliò di andare alla ricerca delle legioni fedeli della Germania
superiore per riportare all’obbedienza di quelle della Germania inferiore. Germanico volle
allontanare la moglie e il piccolo Caligola in quanto temeva eventuali attentanti. Agrippina e le
mogli degli amici del generale si diressero a Treviri, colonia romana che raccoglieva Galli
naturalizzati. La vista di Caligola li toccò particolarmente: il loro generale temeva che il
discendente di Augusto non fosse sicuro presso di loro. Alcuni fermarono il corteo altri
supplicarono Germanico di non umiliarli con tale segno di sfiducia. Germanico colse l’occasione
per un’arringa la cui trascrizione fu proposta da Tacito negli Annali.
Il discorso si rivolgeva a dei soldati-cittadini e non a dei mercenari ed è per questo che Germanico
scelse la strada della persuasione. Il suo discorso entrò presto negli insegnamenti scolastici e fu
proposto come modello ai giovani aristocratici di Roma e Caligola, inconsapevolmente, ne restava
il testimone e ricordo vivente.
A seguito di tale discorso, nel campo di Colonia si ristabilì l’ordine: Germanico presentò ad uno ad
uno i centurioni e mantenne in carica solo quelli che i soldati accettavano, gli altri furono esonerati
dal servizio e allontanati. Germanico aveva così ristabilito l’ordine nelle due legioni e gli restava la
sottomissione della Germania inferiore, che riuscì a sottomettere con l’aiuto della legione di
Colonia.

CALIGOLA NEI CAMPI IN GERMANIA


A Germanico, su richiesta di Tiberio, gli venne accordato un imperium proconsulare, cioè il diritto
di comando già conferitogli da Augusto. Anziché essere rappresentate del principe, egli era
investito direttamente dal senato. Per due anni Germanico ebbe a disposizione risorse considerevoli.
Tra il 15 e il 16 condusse due grandi spedizioni: quella della foresta di Teutoburgo e la vittoria di
Idistaviso.
Il terzo, quarto e quinto anno di vita di Caligola si svolsero in Germania, vicino ad Agrippina che
mise al mondo due bambine Drusilla e Agrippina II (futura madre di Nerone).Caligola sentiva di
stare a casa sua tra le truppe e gli accampamenti e ciò lo condizionò particolarmente.Da Roma
provenivano le lamentele, certamente esagerate dagli storici, di Tiberio. Iniziò a mostrare una sorta
di gelosia nei confronti di Germanico: ad Agrippina Tiberio rimproverava la sua vicinanza ai soldati
e la mancanza di discrezione.
Non si sa con esattezza in quale momento tra il 16 e il 17 Germanico e la sua famiglia fanno rientro
a Roma. Il suo ritorno a Roma è rappresentato simbolicamente da una decorazione di un fodero di
spada ritrovato sul fondo del Reno: al centro si vede seduto Tiberio il cui viso è riconoscibile;
davanti a lui in tenuta militare è rappresentato Germanico che gli consegna una piccola vittoria.

TIBERIO E LE DIFFICOLTÁ INIZIALI


Nonostante Tiberio fosse il primo dei Romani dopo Augusto, avvertiva con disagio LA FINZIONE
COSTITUZIONALE CHE VOLEVA SI VIVESSE IN UNA REPUBBLICA ARISTOCRATICA E
SI ESERCITASSE UN POTERE MONARCHICO: Silla era stato un dittatore che abdicò, Cesare
un dittatore che venne assassinato; AUGUSTO AVEVA INAUGURATO IL SUO POTERE
COSTITUZIONALE nel gennaio del 27 rinunciando ai suoi poteri straordinari e ricevette la carica
di Pontifex Maximus a vita.
Tiberio necessita del consenso di tutti per esercitare il suo potere, come avvenne per Augusto. Tale
consenso non fu immediato: anche se i cittadini di Roma erano favorevoli al proseguimento
dell’esperienza monarchica che dava loro sicurezza, i senatori, i cavalieri e i legionari avevano altro
da dire.Alla morte di Augusto i consoli e i prefetti prestarono giuramento e ad essi si aggiunsero il
senato, l’esercito e il popolo, ma poi bisognò definire i poteri del nuovo principe.
La distribuzione dei lasciti (il lascito è un atto, una sorta di testamento di donazione) di Augusto
riguardava principalmente i semplici cittadini e i soldati: Tiberio che ne era incaricato aveva a
disposizione un mezzo di pressione indiretto che poteva utilizzare solo nei confronti della plebe
romana e della guarnigione di Roma, ma non nelle legioni delle province che non gli avevano
prestato giuramento. I senatori lo investirono dei poteri necessari al mantenimento dell’ordine
sociale e dell’impero ma con due importanti riserve: il potere proconsolare fu affidato a Germanico
e il diritto di scelta dei magistrati fu conferito al senato e revocato al popolo. Questo secondo
aspetto portò un notevole vantaggio ai senatori: quando era il popolo a votare per la scelta dei
magistrati, i senatori dovevano spendere grosse somme per le campagne elettorali. Tutto ciò non era
più necessario. Le rivolte di Pannonia e Germania rafforzarono indirettamente il potere morale di
Tiberio in quanto tutti vedevano in lui il garante della pace civile.
Nell’anno 17 Caligola gustava i piaceri della vita romana, lontano dagli accampamenti: ma la
situazione sulle frontiere asiatiche dell’impero dava inquietudine. Il problema dell’Asia richiedeva
l’autorità di un Romano di alto rango che fosse anche dotato di talento diplomatico, figura che si
riscontrava ancora una volta in Germanico. Caligola partì al seguito di Germanico e di Agrippina I.

UNA LUNGA CROCIERA MARITTIMA


Germanico e la sua famiglia lasciarono Roma alla fine dell’autunno del 17. Giunse dapprima in
Dalmazia a salutare il fratello Druso II, arrivò poi ad Atene importante centro culturale e
commerciale. Gli ateniesi lo eguagliarono ai loro eroi più celebri come Alessandro il Grande.
Caligola rimase affascinato dai monumenti di Atene. Giunsero poi sull’isola di Lesbo dove
Agrippina diede alla luce una terza bambina. Caligola aveva studiato l’Iliade e l’Odissea, e suo
padre in quel viaggio gli faceva scoprire i luoghi del duello tra Ettore e Achille. Dopo diversi scali,
giunsero a Rodi dove incontrarono il governatore di Siria, Pisone.Il principale motivo di
inquietudine per Roma in Oriente, erano le relazioni con il regno di Parti (attuale Persia). Questo
popolo insediato sull’altopiano iraniano si presentava come l’erede dei Persiani Archeminidi.
Germanico doveva risolvere molteplici problemi per gli interessi di Roma. Raggiunse l’Armenia e lì
incoronò Zenone che prese il nome armeno di Artassia. La cerimonia simboleggiava un vero
protettorato romano sull’Armenia. Altro atto importante fu l’annessione del regno di Cappadocia,
una vasta provincia con abbondanti pascoli. Questa nuova situazione territoriale aumentava di un
quarto l’impero romano in Anatolia. Tiberio era particolarmente soddisfatto, la difesa dell’impero
fu notevolmente migliorata. Alla fine dell’anno 18, Germanico raggiunse la Siria, dove trovò
resistenze proprio tra i ranghi romani.

IN SIRIA GERMANICO AFFRONTA PISONE E MUORE

Alla morte di Augusto il nuovo governatore della Siria fu PISONE PONTEFICE, che era il terzo
personaggio dello stato dopo Tiberio. Politicamente era uno stupido privo di qualsiasi gloria
militare. Onorandolo Tiberio intendeva onorare la grande nobiltà ed il senato. Pisone credeva di
essere stato inviato in Siria per controllare e frenare Germanico. Portò con sé sua moglie e quando
erano in Germania sembrava volessero rivaleggiare con Germanico e Agrippina per conquistarsi le
simpatie delle legioni: soppresse le corvées (prestazioni da parte degli schiavi) o lasciò che i soldati
circolassero fuori dai campi.
In Siria Germanico si ammalò e non si seppe diagnosticare con chiarezza il suo male; ovviamente il
sospetto puntava su Pisone, che gli ordinò di lasciare la Siria. Morì il 10 ottobre del 19. Tutti
credevano si trattasse di un omicidio per magia e ciò contribuì a creare un’atmosfera drammatica.
Agrippina, portando con sé l’urna contenente le ceneri di Germanico, si imbarcò con Caligola e sua
sorella, diretti verso Roma.

CALIGOLA RIPORTA LE CENERI DI GERMANICO. PISONE SI SUICIDA


Nel 19, la nave su cui era imbarcato il piccolo Caligola, sua sorella e la madre Agrippina incrociò
quella di Pisone che ritornava in Siria. Tra le due flotte vi fu un acceso scambio di invettive. Il
consolare Vibio Marso chiese a Pisone di invertire la rotta e di andare a Roma per giustificarsi.
Pisone ebbe notizia della morte di Germanico, e scoppiò tra Pisone, la moglie Plancina e i loro
amici un’evidente allegria. Pisone premeva per proseguire il viaggio verso Roma per andare a
discolparsi, ma si tenne un consiglio a cui presero parte il figlio di Pisone, Marco, un amico intimo,
Domizio Celere, ed alcuni centurioni che erano stati destituiti da Germanico. Ma Domizio Celere
ricordò a Pisano che la morte di Germanico lo scioglieva da ogni dovere di obbedienza e fu perciò
presa la decisione di raggiungere Antiochia (zona dell’attuale Turchia).
Nonostante gli avvisi di Domizio Celere, Pisano sbarcò a Celenderi e radunò un esercito di schiavi,
reclute e disertori che provenivano dall’Italia. Il console Senzio Saturnino giunse con dei legionari e
Pisone fu costretto ad arrendersi. La sua posizione pubblica andò ad aggravarsi ulteriormente.La
flottiglia che riportava le ceneri di Germanico giunse a Corfù dove sostò nell’attesa che la gente al
porto di Brindisi si organizzasse. Una folla era pronta ad accogliere Agrippina in lacrime che
riportava le ceneri di Germanico, accompagnata dai suoi bambini Caligola e Giulia.
Il corteo funebre attraversò il Salento, la Puglia, e la Campania. Mancavano Tiberio, padre di
Germanico, la nonna Livia e la madre Antonia. Il principe disapprovava ogni tipo di emozione
popolare, ricordando che la Repubblica era eterna, ma i principi mortali.
L’urna di Germanico fu sigillata nel 20 nel mausoleo di Augusto. Il principe aveva dato disposizioni
per tornare alla normalità, mandando in Dalmazia suo figlio Druso, ma l’opinione pubblica non
pensava che ad una cosa: al ritorno di Pisone. Dopo aver attraversato l’Adriatico giunse a Roma,
davanti al mausoleo di Augusto, dove si trovavano le ceneri di Germanico. Insieme a Plancina
giunse nel suo palazzo, dove diede una gran festa per evidenziare il suo ritorno. L’accusa di aver
avvelenato Germanico non era l’unica preoccupazione di Pisone: c’era infatti stato un tentativo da
parte sua di sollevare le legioni e riprendere il governo della sua provincia e aveva inoltre inviato
una lettera a Germanico, già morto, in cui lo accusava di tradimento verso Tiberio. Quest’ultimo
rinviò più volte il processo: gli amici di Germanico spiegarono che c’era stato un complotto da parte
di Pisone sia per aver avvelenato Germanico e per averlo disobbedito. L`accusa di avvelenamento
crollò perché in Siria era stata arrestata una donna che inviata come testimone, morì proprio in
Italia. La plebe romana non era convinta di questa conclusione e iniziò un tentativo di sommossa.
Pisone era ormai perduto e per risparmiare alla sua famiglia una triste condanna si uccise, prima
della fine del processo, tagliandosi la gola. Fino all’anno 20 non si hanno notizie su Caligola, il che
risulta alquanto normale in quando un bambino non aveva ruoli determinanti in questioni di
processi.

LE MATRONE CHE FORMARONO CALIGOLA


Una particolarità della storia romana è rappresentata dal ruolo singolare riservato alle donne
dell’aristocrazia. Alla fine della Repubblica a Roma, alcune donne hanno un ruolo specifico,
diverso ad esempio da quello riconosciuto nella polis ateniese. I tre elementi fondamentali
riconosciuti alle aristocratiche romane sono: la famiglia di appartenenza, la ricchezza ed il
comportamento. È la famiglia a fare la nobilitas di una donna, in quanto qualsiasi carica pubblica le
è preclusa. Dalla sua nascita o quasi, la ragazza nobile viene fidanzata secondo gli interessi paterni.
Ci possono essere più fidanzati successivi se tali interessi cambiano.
Il matrimonio arriva verso i 14 anni ma ci possono essere separazioni e nuovi matrimoni se questi
interessi cambiano. La donna aristocratica romana ha anche una potenza economica. A Roma la
sposa resta proprietaria della sua dote, ha la proprietà dei suoi beni e il marito non possiede nessun
diritto di usufrutto della moglie anche in caso di bancarotta fraudolenta. Da ciò ne consegue che la
fortuna delle famiglie dipende direttamente dalle donne, fino alla morte. Le donne potevano poi
realizzarsi in vario modo: il primo è certamente la fecondità in quanto una donna nobile deve
procreare per la famiglia e per lo Stato; la fecondità va di pari passo con la castità per questo deve
restare il più possibile in casa e non intromettersi nelle questioni del marito.

Caligola nella sua famiglia trovò una condizione molto diversa da quella che aveva conosciuto sino
ad allora. La sua residenza principale era a Roma: si trattava di ampi spazi che affacciavano su
cortili contornati di colonne, erano ambienti confortevoli, di lusso, in un’ambiente sovrappopolato
come Roma. Si disponeva anche di una seconda casa, dotati di giardino, perciò presente nei
sobborghi. La terza residenza doveva trovarsi in collina o in campagna, in posizione elevata rispetto
a Roma per sfuggire al caldo e per vivere in modo rilassato.
Caligola probabilmente abitò con sua madre Agrippina, i suoi fratelli e le sue sorelle, fino al 28,
cioè fino ai 16 anni. Non si sa con esattezza quando ha vissuto con la bisnonna Livia; con la nonna
Antonia sarà nel 28 e 29, fino ai 19 anni, fino a quando non decise di andare a vivere con Tiberio.
Caligola era il terzo figlio e Agrippina era molto legata al primo, NERONE. Fino al 25 regna una
buona intesa familiare: Agrippina era considerata una madre eccellente, feconda e molto casta.
Una caratterista molto forte del suo comportamento era la sensualità, che non stupisce se si
considera che era figlia di Giulia I e sorella di Giulia II, due donne note per la loro impudicizia.Sul
letto di morte Germanico aveva raccomandato sua moglie di contenere tale sensualità nell’interesse
dei loro bambini. La seconda gran signora con cui Caligola si forma è Livia, l’ava allora 85enne.
Livia per nascita apparteneva a due famiglie importanti la Claudia e la Livia, in quanto suo padre
che era un Claudio, era stato adottato da un Livio. Livia sposò giovanissima suo cugino TIBERIO
CLAUDIO NERONE, da cui ebbe TIBERIO e poi DRUSO I. Dopo essere stata ripudiata dal primo
marito, LIVIA sposò AUGUSTO: celebre era la sua castità e la sua riservatezza, ma non diede al
secondo marito nessun figlio. Livia era molto legata ai suoi figli tant’è che Caligola la
soprannominava “Ulisse in gonnella”. Non andava d’accordo con Agrippina moglie di suo nipote,
ma per tutta la vita fece il possibile per proteggerla.
Per quanto riguarda la nonna Antonia, di lei non sappiamo quasi nulla. Era stata educata da una
madre severa, Ottavia. Agli inizi del 30 Caligola lasciò Roma per raggiungere suo nonno a Capri.

CALIGOLA RICEVE L’EDUCAZIONE DI UN GIOVANE NOBILE


Caligola ricevette l’educazione dai genitori e alla loro scomparsa, dalla bisnonna e dalla nonna. Tale
educazione ebbe dei caratteri particolari, in quanto Caligola proveniva dalla grande aristocrazia.
Conosceva il greco e il latino, la sua prima educazione fu affidata a degli schiavi, un pedagogo e
una nutrice. Ma era sempre sotto il controllo continuo di Agrippina e di Germanico.
Studiò grazie ad un grammaticus che veniva stipendiato. Il bagaglio culturale di Caligola parte
dall’Iliade e l’Odissea: non a caso quando divenne imperatore citava correttamente Omero. Gli studi
di Caligola si svolsero tutti privatamente, tra il Lazio e la Campania. Studiò, come i suoi fratelli la
filologia classica. Tra i testi maggiormente analizzati vi era Virgilio, Ovidio, Orazio ma anche
Svetonio, Plauto, Accio. Lo stesso Svetonio dichiara che Caligola in realtà dedicò ben poco tempo
agli studi letterari. Si deduce da ciò che la sua cultura era media: il giovane possedeva i riferimenti
per mostrare una buona educazione e la cultura tipica della sua classe. Sapeva montare a cavallo ma
preferiva la scherma. Si impratichì nel pugilato, nel lancio del giavellotto, nella lotta, ma non
imparò mai a nuotare. Anche l’arte della danza era una questione d’età: i giovani adolescenti di
buona famiglia imparavano a danzare per acquisire tecnica educativa e disciplina del corpo.
Il campo in cui potè formarsi in piena libertà fu quello dell’arte oratoria. Verso i 15 16 anni iniziava
la vita pubblica che consisteva nel partecipare ad un certo numero di cerimonie e festeggiamenti
pubblici. L’arte della retorica poteva avere varie applicazioni, al suo livello più elevato si
appoggiava ad una solida conoscenza della filosofia, della retorica e del diritto. L’allievo
cominciava con l’ascolto del suo retore, per poi passare a delle esercitazioni supervisionate dei suoi
compagni più grandi. Dovevano mostrare il rigore del ragionamento, il potere della parola, lo
splendore dello stile. L’addestramento all’arte retorica avveniva in luoghi pubblici, come il foro di
Augusto, si svolgeva dunque in prossimità dei tribunali e non nei pressi delle palestre come
avveniva in Grecia. Caligola, come il padre, aveva la passione per le controversie giudiziarie: in
questo settore non servivano lunghi studi, ma bastava frequentare gli esperti.
Si esprimeva con foga e passione, ma la sua partenza precoce da Roma non gli permise di affinare il
suo sapere. La sua immaginazione lo trascinò in un universo pieno di crudeltà trasgressioni di vario
tipo.

EVOLUZIONE DEL PRINCIPATO DI TIBERIO FINO AL 26


Il principe Tiberio ha ricevuto giudizi molto contrastanti: il suo critico più aspro, Tacito, ne
sottolinea proprio questo aspetto. Fino al 26, anno in cui Tiberio parte da Roma, governò in stretto
accordo con il senato. Con Tiberio i costumi politici avevano subito un profondo cambiamento: il
momento più importante in tal senso fu lo spostamento delle elezioni dal popolo al senato. Fino ad
Augusto nella Repubblica Romana aristocratica i candidati alle magistrature dovevano appartenere
rigorosamente alla prima classe. Accedere alla prima classe non era fuori dalla portata di quelli che
non erano nobili. C’era una sorta di triangolo politico in forma di dialogo tra il principe, il senato e
il popolo e tra il popolo, il senato e il principe. L’azione che svolse Tiberio fu quella di rendere
vuoti i rapporti tra il popolo e il senato. I primi anni del consolato di Tiberio furono molto bellicosi.
A partire dal 15 Tiberio mette in vigore la LEX MAJESTATIS: si trattava di un concetto giuridico
apparso intorno alla fine del II secolo a.C.; lo scopo era quello di reprimere qualsiasi attacco contro
la maiestas del popolo romano. La lex non entrò immediatamente nella vita politica romana: nel 16
il pretore SCRIBONIO LIBONE si dedicava a pratiche di magia divinatoria. Nelle convinzioni
dell’epoca questo era considerato un crimine. L’accusato preferì suicidarsi nonostante Tiberio
avesse chiesto per lui ai giudici di salvargli la vita. Negli anni successivi, soprattutto tra il 23 e il 24
il numero dei processi giudiziari crebbe. Tiberio badava di persona ai processi.

SEIANO E IL PROBLEMA DINASTICO


La figura di Seiano merita di essere presentata sia perché con le sue azioni favorì involontariamente
Caligola, sia perché consente di rammentare una schiera di personaggi appartenenti all’ordine
equestre, inferiore rispetto quello senatorio. Era un personaggio che disponeva di importanti carte
vincenti. La sua famiglia apparteneva alla grande aristocrazia e agli organi centrali di potere. Dal 14
Tiberio gli affidò la prefettura del pretorio: era una dimostrazione di fiducia e di riconoscimento da
parte del principe. Dopo la morte di Tiberio egli cadde in disgrazia e fu mandato in esilio. Divenne
l’amante della moglie di Druso II, Livilla, sorella di Germanico. Seiano convinse Livilla ad
avvelenare suo marito. L’eredo di Tiberio mostrò naturalmente avversione per il prefetto del
pretorio. Una volta morto Druso II, Seiano sposò Livilla. Dopo tale scomparsa i figli di Germanico
diventarono per età gli eredi principali, prima dei figli di Druso II (Nerone e Druso III).
A Seiano si opponeva Agrippina, madre di Caligola, che difendeva gli interessi dei suoi figli.

NERONE E DRUSO III


Dopo la morte di Druso II, segue l’era dei PRINCIPES IUVENTUTIS, Nerone e Druso III, fratelli
di Caligola. In questi anni Seiano tenta segretamente di rovinarli, e in questi stessi anni i principi
erano considerati dei personaggi importanti. I loro nomi sono celebrati, vengono innalzate statue a
loro dedicate. Nonostante ciò la fazione di Seiano segnò dei punti a suo favore; Seiano ottenne il
permesso di Tiberio di sposare Livilla e andò ad opporsi ad Agrippina per una questione legata
all’adulterio di una sua cugina, Claudia Pulcra. Più tardi ci fu un altro evento che allontanò
Agrippina dal principe: un probabile tentativo di avvelenamento di quest’ultima durante un
banchetto. Quando Tiberio partì per Capri, accrebbe l’influenza di Seiano che aveva il controllo di
tutte le notizie del principe che giungevano a Roma. La fiducia dell’imperatore nei confronti del
prefetto aumentò ulteriormente quando questi gli salvò la vita, durante il crollo di una soffitta a
Sperlonga.
Nei confronti di Agrippine e Nerone venne portata avanti una politica di isolamento. Nel 28
Caligola andò a vivere con la nonna Livia, da quel momento la madre e il fratello erano
completamente isolati, prigionieri ad Ercolano.

IL TRIONFO DI SEIANO
Dopo la morte di Livia, il principe non andò a trovarla: i suoi funerali furono modesti e Caligola,
allora 17enne fu incaricato di occuparsi dell’elogio funebre. Dopo i funerali si mise in moto un
meccanismo di eliminazione di Agrippina e Nerone. Tiberio scrisse una lettera al senato nel quale
formulava varie accuse contro suo nipote e sua nuora: al primo rimproverava il suo amore per i
giovinetti, alla seconda lo spirito ribelle. Questa prima sollecitazione non venne accolta dal senato,
ma Tiberio mandava nuove missive anche indirizzate al popolo per poterlo persuadere. Agrippina e
Nerone furono condannati e dichiarati nemici pubblici: Nerone fu deportato sull’isola di Ponza e
Agrippina nell’attuale Ventotene. Furono sottoposti a torture ed umiliazioni, Agrippina perse un
occhio. Intanto Druso III fu condannato alla prigione. Nessuno poteva prendere le loro difese, senza
poi essere accusato a sua volta. Seiano doveva ora temere solo due ragazzi: Caligola che risiedeva
con il nonno Tiberio in Campania, e Tiberio Gemello figlio di Druso II ancora molto lontano dalla
toga virile.
Seiano nel 31 fu scelto da Tiberio come suo collega al consolato: si apprestava perciò ad entrare
direttamente nella famiglia imperiale. Apparentemente Seiano aveva numerosi poteri: in realtà gli
mancava una nascita più elevata, un cursus honorum più regolare, per apparire come legittimo
successore.Iniziarono a crescere i libelli anonimi contro Seiano, le invettive si moltiplicarono:
durante l’estate del 31 Seiano non era più console e durante le assemblee iniziò a sentirsi a disagio,
perché era circondato da nobili con una dignità certamente superiore rispetto la sua.

MORTE DI SEIANO
La principale accusa che contro Seiano era quella di complotto: dopo la morte di Druso II e di tutta
la casa di Germanico, Seiano poteva sperare di esercitare la reggenza in caso di morte di Tiberio.
Sarà una lettera di Antonia, cognata di Tiberio che indusse l’imperatore a sbarazzarsi del suo
prefetto. Ruolo importante ebbe il cavaliere MACRONE che entrò nel gioco di “doppia faccia” di
Tiberio: Macrone fece credere a Seiano che durante la successiva assemblea del senato, Tiberio gli
avrebbe conferito l’autorità tribunizia. Per questo Seiano entrò nel tempio tranquillizzato: venne
però letta una lettera scritta dallo stesso Tiberio e a poco a poco tutte le persone che gli sedevano
accanto si allontanarono. Tiberio, annunciava in particolare il timore di essere assassinato e
chiedeva l’arresto di Seiano. Il senato accolse tale richiesta e Seiano fu portato nella prigione
sotterranea del Foro, il Tullianum.
Scoppiò una sommossa in città e si distrussero le statue di Seiano che venne poi condannato a
morte. La sua morte fu un caso esclusivamente locale, a Roma avvelenò l’atmosfera politica per
mesi. Nei mesi successivi il senato punì tutta la famiglia di Seiano, condannandola a morte. Il
principe si isolò per timore di essere nuovamente tradito, iniziando a dubitare anche dei suoi più
fedeli come Memmio Regolo.

LA FINE DEL PRINCIPATO DI TIBERIO


Tacito descrive la figura di Tiberio come un ipocrita simulatore di virtù che in realtà appartenevano
a Druso e Germanico. Era un uomo debole, rinviò più volte il suo rientro a Roma. Nel 32 ci furono
almeno 20 processi con il complotto imputato a Seiano: molti accusati furono giustiziati, altri
esiliati, altri si suicidarono. Con il suicidio gli accusati avevano diritto a dei funerali dignitosi. La
fine del principato di Tiberio fu molto avversa: con gli scritti di Svetonio si possono notare le
ingiurie indirizzate alle crudeltà di Tiberio. nel 32 il problema più grosso per i romani fu l’alto
prezzo del grano, l’anno seguente fu la volta dell’alto prezzo del denaro.
Nel 36 ci fu un incendio che devastò il Circo Massimo e in quell’occasione Tiberio si mostrò molto
generoso: pagò a tutti i proprietari i prezzi degli immobili distrutti.

I VIZI DI TIBERIO
Si ritiene che Caligola, familiare di Tiberio, ebbe una buona scuola di apprendimento di crudeltà e
nel campo della lussuria. A Roma i processi destinati a screditare qualcuno ruotavano attorno a tre
accuse: l’origine sociale, l’abuso di potere e l’elenco dei vizi e dei difetti (come l’avarizia o la
crudeltà).La crudeltà di Tiberio era attendibile, fino ad essere qualificato da alcuni come Marco
Aurelio, come un uomo feroce. Aveva la fama di essere un vecchio libidinoso, dedito a giochi
erotici con entrambi i sessi: era un voyeur (osservava gli altri fare sesso), prediligeva la fellatio
(stimolazione orale dell’organo maschile) e praticava il cunnilingus (sesso orale praticato alle
donne). Collezionava quadri, libri e statue erotiche. Svetonio si dimostra incomprensivo di ciò che
caratterizzò tutte l’epoca di Tiberio: in modo particolare accusava la presenza dei giovani ragazzi
durante i sacrifici, rappresentava un vero crimine contro la legge. Ciò che ripugnava Svetonio era
che un vecchio si abbandonasse a simili pratiche.
Caligola iniziò a fare le sue prime scappatelle a Capri, con il pieno consenso di Tiberio. Ma
nemmeno Caligola fu al riparo dai pettegolezzi: a Roma alcuni senatori lo descrivevano come un
giovane effeminato. L’ambiguità di Tiberio riguarda dunque i suoi vizi.

UN ESEMPIO PER CALIGOLA


Quando Caligola diviene ospite di suo nonno, questi è un uomo anziano che per tutta la sua vita si
era dedicato alla filosofia e alla religione. Tiberio, inoltre, credeva nell’astrologia, si circondava di
specialisti in materia e ricorreva a loro per dei consulti. Spesso andava così a spiegare le molteplici
morti inattese avvenute nella sua famiglia. Fu particolarmente attento ai riti religiosi. Era Pontifex
Maximus che da una parte doveva mantenere la religione tradizionale, dall’altra arricchiva la
propria cultura di nuovi miti e rituali. Era uno scrupoloso conservatore che disprezzava ogni novità.
Si presentava come un principe filosofo che sotto le vesti romane nascondeva dei concetti
principalmente greci.

IL CULTO IMPERIALE DI CALIGOLA


Il culto imperiale ha le sue radici nel culto della persona elemento essenziale nella religiosità
romana. Secondo i romani ogni uomo custodisce un elemento divino, il genius, che gli permetteva
di generare un culto domestico. Questo aspetto riguardava la figura della matrona. In lei si
riconosceva l’elemento divino, la iuno.
Quando i benefattori dello stato ricevevano il titolo di PADRE DELLA PATRIA, essi entravano
nelle famiglie di ogni romano. Il culto dei sovrani era un culto ricorrente anche presso i Greci, i
Barbari. Durante il regno di Tiberio il culto imperiale giunse al parossismo: la prima motivazione va
ricercata in Augusto che aveva fatto riconoscere la divinità di suo padre Giulio Cesare; i membri
della sua famiglia divennero più e più volte degli oggetti di culto. Nel leggere Svetonio, Tacito si
crede che Tiberio fosse odiato da tutti, ma in realtà non fu così altrimenti il suo principato non
sarebbe durato così a lungo. Tiberio svolgeva bene il suo lavoro e la sua amministrazione pignola
non permise di manifestare l’affetto che il culto imperiale comportava.

CALIGOLA E L’EREDITÁ DI TIBERIO


Il destino di Caligola si giocò tra la morte di Seiano e la morte di Tiberio (31-37). Tra lui e l’eredità
del vecchio non si frapponeva nulla, mancava solo il consenso di Tiberio.Dopo la morte di Seiano,
Druso III nipote di Tiberio non cessava di ingiuriare il nonno accusandolo dei crimini più vari.
Tiberio non lo condannò a morte, ma Druso morì di fame nel 33. Per quanto riguarda Germanico,
parlava ben poco e dopo la morte di Seiano non ricevette nessun vantaggio.
Caligola che era stato educato in tre grandi case e nel 33 sposò GIUNIA CLAUDILLA figlia di
MARCO GIULIO SILANO, uno dei senatori più importanti. In quello stesso anno Tiberio capì che
gli onori speciali spettavano proprio a Caligola. Da quell’anno fu considerato l’erede designato. Nel
37 avvenne la morte di Tiberio. Circolarono parecchie versioni della sua morte, tante fatte per
screditare Caligola e dipingerlo come un assassino. La versione più drammatica ripresa da Tacito fa
credere che in un primo tempo lo si riteneva già morto e si felicitava con Caligola, quando
bruscamente uscì dal suo sonno profondo.
Il 17 marzo del 37 Caligola era acclamato imperatore a Miseno da alcune decine di romani.

PARTE 2:
LA FINE DI UN LUNGO INVERNO
Due giorni dopo la morte di Tiberio, la notizia giunse a Roma con la gioia del popolo romano che
urlava Tiberius in Tiberim (Tiberio in Tevere). Il senato cancellò la clausola del testamento di
Tiberio che designava Gemello coerede di Caligola. Il senato per Caligola evitò le restrizioni
donandogli massimo potere a danno del cugino Gemello. Rifiutò il titolo di Padre della Patria, in
quanto si sentiva troppo giovane per meritarlo. Era alto 1.80cm aveva gambe magre ma nervose.
Tendeva alla calvizie, la sua carnagione era chiara. La legittimità di Caligola nel 37 non si limitava
al voto unanime del senato e del popolo, ma soprattutto grazie al sistema di trasmissione del potere
deciso nel 4 d.C. con l’adozione di Tiberio da parte di Augusto.

CALIGOLA E IL SENATO
Dopo il principato di Tiberio, il senato ne uscì profondamente cambiato e Caligola ereditava una
politica di ordine morale che aveva l’adesione di tutti i freschi senatori. A Roma i cittadini
dovevano essere disponibili per gli impegni pubblici, partecipare ai consigli, alle assemblee e alle
magistrature. Questa disponibilità alla cosa pubblica era definita otium che era una necessità
politica. Esisteva una numerosa servitù soprattutto nel caso di personale di servizio, cuochi
massaggiatori, danzatori, ecc. A ciò si aggiungeva una grande raffinatezza gastronomica e
nell’organizzazione di banchetti e spettacoli.
Il mestiere dell’imperatore non era cosa da poco: vi erano numerosi riti politici, religiosi, giudiziari.
Bisognava sacrificare, bruciare incenso, pronunciare formule di preghiera e bisognava sempre
chiedere consiglio al senato o anche agli dei. Il principe doveva sorvegliare le finanze dello stato e
quelle personali, intrattenere corrispondenza con i governatori delle province, con i capi militari
ecc.
Tutta la vita pubblica era continuamente sottoposta a critiche e consensi di centinaia di testimoni.

IL VIAGGIO A PANDATARIA E POLITICA DI CALIGOLA


Primo compito dell’imperatore fu quello di rendere omaggio al suo predecessore. Il 3 aprile del 37,
giorno del tramonto delle Pleiadi, ebbe luogo la cremazione di Tiberio. Caligola pronunciò il
discorso in suo onore al Foro davanti al popolo. Più tardi si rimproverò di aver parlato troppo di sé
dinanzi ai romani.Poco dopo la cremazione del nonno, Caligola si recò in Campania, imbarcandosi
per PANDATARIA (Ventotene), dove aveva perso sua madre Agrippina. Prese l’urna con le sue
ceneri e si diresse a Ponza dove era morto suo fratello Nerone. Anche qui raccolse le sue ceneri e si
imbarcò per le foci del Tevere. A Roma lo attendeva un gran corteo e Caligola stabilì nuovi sacrifici
annuali per celebrale la madre e il fratello defunti. Per suo padre stabilì il mese di settembre e fece
coniare delle monete. Per onorare i fratelli eresse delle statue; per celebrare la memoria della madre
aggiunse dei giochi supplementari a quelli del Circo, e l’aggiunta di un carro col nome di
Agrippina. Caligola attuò una vera strategia politica per quanto riguarda i suoi familiari: stipulò una
clausola per le sorelle che erano sposate con mariti che appartenevano a grandi famiglie, adottò suo
cugino Gemello, figlio di Druso II. Lo designò come suo erede ufficiale. Riabilitò i condannati e gli
esiliati del precedente principato: era un modo per sanare la situazione. Venne eletto a Pontifex
Maximus, divenne così il ministro principale della religione romana.

LE GRANDI FESTE DELL’ESTATE DEL 37


Dal mese di aprile iniziarono numerose celebrazioni festive che si rinnovarono anche attraverso
grandiosi funerali. Il I maggio del 37 muore la nonna Antonia. Il I agosto distribuì nuove monete ai
romani e la seconda metà del mese si celebrò la cerimonia della dedica del tempio di Augusto
divinizzato. Per i festeggiamenti erano stati presi tutti i provvedimenti al fine che si svolgesse tutto
tranquillamente. Vennero perciò interrotti i processi e proibiti i lutti. Caligola vestito con l’abito del
Pontefice Massimo pronunciò la dedica al suo bisnonno. I festeggiamenti durarono parecchi giochi
presieduti dall’imperatore.

PRIMA CRISI DEL 37


Caligola decise di distinguersi dal suo predecessore e a differenza di quanto avvenne alla sua morte
(parlò più di se e di suo padre Germanico e non del nonno Tiberio) nel mese di luglio elogiò la
purezza dei costumi dell’ormai defunto Tiberio. in questo stesso discorso del I luglio rinnovò le sue
promesse di governare insieme al senato. Il senato e il popolo gli avevano conferito liberamente
tutti i poteri di cui aveva bisogno per governare. Procedette a parecchie restituzioni di beni
confiscati a dei re. Nel settembre del 37 Caligola accetta il titolo di Padre della Patria che aveva
precedentemente rifiutato raggiungendo il culmine della popolarità.
A metà ottobre si apprese che Caligola era gravemente malato e che si temeva per la sua vita.
Risiedeva sul Palatino e all’annuncio della sua malattia il popolo romano si ammassò nelle strade
che rimasero affollate per settimane. Ufficialmente Caligola aveva designato come suo erede
Gemello, che aveva adottato. Gli aveva fatto indossare la toga virile e questi favori accordati
all’adolescente Gemello erano il risultato di un patteggiamento tra Macrone e il senato quando il
nipote di Tiberio era stato diseredato. A differenza di ciò che accadde in maggio, ci furono grossi
cambiamenti tra i funzionari amministrativi: Gemello avrebbe avuto un gran numero di senatori che
sostenevano la sua candidatura, ma anche tanti altri che potevano sollevarsi contro di lui e portare
disordini o una guerra. Restava dunque il problema di eliminare Gemello. Caligola giustificò
l’assassinio del cugino dicendo che cospirava e ciò era inammissibile. Gemello ebbe diritto a
funerali decenti, ma restava il problema della successione di Caligola.
Restava accanto a lui MACRONE, ma piano piano che si affermava Caligola tendeva a prendere le
decisioni da solo. Caligola ricompensa i suoi fedeli e si circonda di uomini politici di carattere,
cinque di loro morirono di morte violenta dopo aver complottato: tutti erano stati amici di
consiglieri e imperatori.

POLITICA POPOLARE
Nei confronti del popolo la politica imperiale è una politica di beneficienza pubblica. Fu presa la
decisone di trasferire dal senato al popolo la scelta delle magistrature inferiori. I candidati dovevano
appartenere all’ordine senatorio e possedere un milione di sesterzi. Alla distribuzione di denaro nel
37 si era aggiunta un’imposta indiretta: Caligola soppresse la tassa imposta da Tiberio dell’1% ad
valorem sulle transizioni. Per sottolineare che si trattava di una misura in favore del popolo il
simbolo scelto fu il pileus (un copricapo simbolo del cittadino e della libertà). Il principe fu scaltro
perché il prodotto di questa imposta fu versato per la fabbricazione di nuove monete. Nel 38
cominciarono i lavori per l’ottavo acquedotto di Roma, L’AQUA CLAUDIA e furono ultimati solo
nel 52. Fu il successore di Caligola a portarli a termine, suo zio Claudio. L’aspetto più conosciuto
della politica popolare è il gusto per l’organizzazione degli spettacoli, presentato come una
passione. Caligola amava il divertimento, l’arte oratoria, le riunioni private. Partecipava a molte
rappresentazioni teatrali che ripresero in pieno sotto il suo principato. Praticava l’arte della corsa a
cavallo che aveva ereditato da suo padre Germanico. Ebbe un rilancio anche il mestiere del
gladiatore, che aveva subito una crisi con Tiberio. Tutte le manifestazioni pubbliche che vennero
riprese da Caligola non rappresentavano nulla di nuovo, vennero solo ulteriormente enfatizzate.

DRUSILLA, SORELLA CARA


Prima di divenire imperatore, Caligola era stato sposato, ma sua moglie morì di parto. Aveva avuto
numerose avventure come quella con ENNIA NEVIA, moglie di MACRONE, prefetto del pretorio.
Dopo la morte di Gemello nel 38 ebbero inizio gli amori scandalosi con la sorella DRUSILLA.
Nella primavera del 38 Caligola sposò LIVIA ORESTINA e Drusilla MARCO EMILIO LEPIDO,
che entrando nella famiglia reale si avvicinava al potere. Venne designato come erede da Caligola.
Ma nel giugno del 38 la sorella Drusilla morì improvvisamente e il dolore in Caligola fu vivissimo:
si lasciò crescere in segno di lutto la barba e i capelli e raggiunse la Sicilia.

CALIGOLA FILELLENO (simpatizzante della cultura greca) Giunse a Siracusa e il viaggio si


svolse come un normale viaggio di ispezione. Lì assistette ai giochi ordinari della città che egli
finanziò. La sua assenza da Roma fu breve, ma strano era che la prima destinazione di un suo primo
viaggio da imperatore fu una provincia greca (appunto Siracusa). In ciò rinnovava la tradizione
paterna e il suo interesse per la Grecia sembra essere stato costante nel corso della sua vita.
In Grecia fece restituire ad un notabile, Lacone, i beni confiscati, e inviò un contabile sull’Istmo di
Corinto per stabilire un preventivo per il taglio di un canale che avrebbe permesso di evitare la
deviazione per il capo Malea. I romani erano pieni di ammirazione per l’epoca omerica e classica e
Caligola sembra aver avuto un’attrazione particolare per Mileto. Voleva onorare Mileto portando al
compimento la costruzione del tempio di Apollo. Le città greche e i re, rivaleggiavano in omaggi
verso il nuovo principe e la sua famiglia imperiale, soprattutto Mileto, Ilio, Samo. Altrettanto
importante sarà Alessandria d’Egitto: qui viveva un’importante comunità giudea che accolsero in
maniera regale Caligola, ma erano mal visti dagli stessi alessandrini. Quest’ultimi per controbattere
realizzarono un corteo burlesco in cui portavano in giro un’idiota in abito regale; scoppiò una
sommossa.

DIVINIZZAZIONE DI DRUSILLA E MORTE DI MACRONE


Nel 38 avvenne la divinizzazione di Drusilla. In questa occasione fu organizzato il rito
dell’apoteosi: non si trattava più di un lutto ma di una festa. Il senato proclamò Drusilla diva e
istituì il culto in suo onore.Venne realizzato un ritratto in oro che fu appeso nella curia. Fu creato un
collegio sacerdotale a cui presero parte sia donne che uomini: doveva esserle innalzato un tempio e
le donne romane dovevano giurare per Drusilla sia davanti all’assemblea che davanti al popolo. La
particolarità di tutto ciò è che Drusilla era una donna, senza nessuna carica pubblica o politica, che
arrivò a ricevere un culto da diva con collegio e tempio annesso. La caduta in disgrazia di Macrone
avvenne in due tempi: dapprima consegnò il suo imperium, poi gli venne proibita la partenza per la
sua provincia. Dopo la revoca della fiducia da parte dell’imperatore, Macrone si suicidò con sua
moglie, salvando così i loro amici e la loro famiglia. Questo atto, tendenzialmente usuale al tempo,
fu utilizzato poi per screditare lo stesso Caligola.

LO SVOLGIMENTO AMMINISTRATIVO
I dodici mesi successivi alla divinizzazione di Drusilla corrispondono secondo la storiografia
posteriore ad un’autorità dispotica, che si sarebbe evoluta verso la tirannia. Quest’anno sarà
caratterizzato da una grande stabilità sia nelle province di lingua greca che in quelle latine.
L’apparato amministrativo continuava a funzionare come sotto Tiberio. Fino all’agosto del 39 la
vita polita di Roma si svolge normalmente, senza drammi. A differenza del suo predecessore,
Caligola non delegherà mai le sue responsabilità ad un prefetto del pretorio. Fece il suo mestiere di
imperatore, incutendo timore a tutti senza essere manipolato da nessuno. Non stravolse la
disposizione del senato e favorì famiglie fino ad allora non considerate.

LE IMPRUDENZE DI UN ISTRIONE

Il principale scandalo che Caligola provocò fu l’organizzazione di un culto dedicato alla sua
persona. Nell’impero ognuno era libero di credere alla divinità dell’imperatore e di trattarlo come
dio. L’imperatore restava un uomo, veniva onorato solo il suo genius; Augusto e Tiberio avevano
resistito alle proposte di istituire un culto in loro onore. La prima tappa del culto dinastico fu
costituita nell’agosto del 37 dalla dedica del tempio del divo Augusto che coincise quasi con il
compleanno di Caligola; poi l’anno successivo ci fu la divinizzazione di Drusilla e l’anno
successivo ci sarebbe stata la divinizzazione di sé stesso ancora in vita. Era un culto ufficiale
organizzato. Caligola era uno sfrontato, schernitore, insolente che amava le aggressioni verbali, in
cui i suoi interlocutori non potevano rispondere in quanto non possedevano tale potere. Dimostrò
una grande impietà verso i suoi avi: non considerava Agrippa suo nonno, Livia dopotutto era solo la
figlia di un notabile di Fondi. Nel 39 Caligola decise di abolire la commemorazione della vittoria di
Azio riportata da Augusto su Antonio. Nello stesso anno fece costruire una sorta di porto sul golfo
di Napoli e non a Roma; i suoi progetti urbanistici furono presentanti in modo tendenzioso. Il suo
comportamento più che tendenzioso era da ricollegare alla sua passione repressa per il teatro:
adottava travestimenti stravaganti, ora una clava, ora la pelle di un leone, ora vestito come un
guidatore di quadriglia. Voleva apparire come un superuomo lontano dalla seriosità romana.
I PRIMI DUBBI
Dal 39 numerose critiche si indirizzavano alla condotta di Caligola che aveva un atteggiamento
molto lontano da quello di un principe. Nel primo anno si era mostrato energico e benefico verso la
riabilitazione politica, la liberazione di prigionieri, le distribuzioni del denaro ecc. Il secondo anno
la bontà del principe era diminuita e nel terzo anno il denaro sembrava essere diminuito e Caligola
sembrava intenzionato a condurre una politica di spettacoli. Le prime resistenze giunsero dai
senatori che si accordarono per limitare le spese delle elezioni. Da queste critiche ne emergeva un
principe dedito al vino, alle leccornie, ai bagni caldi, alle perle.
Nella primavera del 39 Caligola era alla continua ricerca di una moglie e gli incesti con la sorella
Agrippina e Giulia non costituiscono nulla di nuovo. Svetonio rivela che la maggiore
preoccupazione di Caligola era quella di trovare una donna piacevole ma soprattutto feconda. Scelse
come donna MILENA CESONIA, appartenente ad una famiglia senatoria; sua madre era celebre
per la sua fecondità. Si affezionò molto alla donna che mantenne presso di sé esibendola anche tutta
nuda, presentandola vestita i suoi soldati, anche a cavallo.
Caligola non era un intellettuale, ma piuttosto un uomo di azione e di decisione, non aveva scrupoli
e agiva per convenienza. In pubblico correva senza posa, scherniva, non ascoltava pareri e
disorientava. Si pensi che ordinò a dei soldati di andare a gettare del fango sulla toga del futuro
imperatore Vespasiano, allora magistrato, solo perché le strade erano appunto sporche di fango.

IL COMPLOTTO GETULICO
Prima del complotto di Getulico ci furono alcuni affari a far scalpore: il senatore CORBULO
intuendo l’interesse di Caligola per l’amministrazione delle strade, lanciò una serie di accuse per i
suoi colleghi che avevano operato sotto il regno di Tiberio e fu incoraggiato proprio dal principe
che chiese ed ottenne il rimborso di tutte le somme percepite dai senatori. Nello stesso periodo
avvenne il caso VITELLIO: Caligola aveva richiamato questo imperatore di Siria che giunto
dinanzi a lui si prostrò ai suoi piedi, ma venne sostituito dallo stesso Caligola. Altro caso
interessante è quello del consolato DOMIZIO che dovette giustificare la sua condotta durante il
principato di Tiberio.
Caligola diede poi ordine di arrestare il generale supremo GETULICO accusandolo di un
complotto. Questa congiura riguardava le due sorelle di Caligola e il cognato Lepido. Il problema
principale riguardava l’eredità di Caligola, che non aveva figli e che era stato gravemente malato
fino a qualche tempo prima. I suoi eredi designati erano stati Gemello, che si era suicidato, e
Drusilla che era scomparsa prematuramente. Restavano le altre due sorelle. Una di loro Agrippina
strinse un’intesa con suo cognato Lepido che era il suo amante e che aveva acquisito il comando di
quattro diverse legioni.
I dettagli del complotto mancano, ma pare che Caligola avesse fatto riferimento ad alcune prove,
come lettere e pugnali. Caligola destituì Getuli e lo sostituì con un altro consolare. Caligola
chiedeva la morte di Lepido e Getulico che vennero decapitati sulle rive del Reno. Le sorelle,
Agrippina e Giulia furono bandite.

ABOZZO POLITICO
Caligola portò a termine il suo viaggio di ispezione in Gallia e fece grosse scelte strategiche. La
prima mossa consistette nel ristabilimento dell’ordine nell’esercito del Reno. Dopo l’uccisione di
Getulico, il comando fu affidato a Galba che si era messo in luce per aver celebrato i giochi di
Flora. Il suo primo ordine fu di vietare gli applausi perché contrari al regolamento. Il soggiorno
imperiale in Gallia è ricordato soprattutto perché Caligola proseguì la sua politica di spettacoli di
vario genere, corse di carri, gladiatori, rappresentazioni teatrali come a Roma. Caligola necessitava
di acquisire una gloria militare, in quanto non aveva prestato nessun servizio militare. Progettò
allora una doppia conquista a Lione: a nord, quella dell’isola di Britannia e a sud nell’Africa del
Nord ponendo fine all’esistenza del reame di Mauritania.
PREPARATIVI PER LE DUE CONQUISTE
I motivi dell’annessione della Mauritania da parte di Caligola non sono chiari. A Lione fece
processare a morte suo cugino, perché implicato nel complotto con Getulico. La Mauritania era
proprietà del popolo romano dai tempi di Augusto, forse già da Cesare e si era molto civilizzata nel
corso dei secoli e i centri più importanti volevano la diretta amministrazione di Roma. La decisione
di Caligola trovò la resistenza del liberto di Tolomeo che proclamò il desiderio di vendicare il suo
padrone e organizzò un’insurrezione armata che scoppiò nel 40. Non si sa se le truppe romane
incaricate della repressione agirono partendo dalla penisola.

SENATO ROMANO SVUOTATO DI POTERE


Nel settembre del 39 i senatori romani non disponevano più del minimo rifugio: avevano solo
potuto constatare la propria impotenza. In ottobre il senato votò un ovatio per la scoperta del
complotto di Getulico e decise di inviare suo zio in Germania, dove Gaio si trovava per tentare di
rabbonirlo. Caligola trattò malissimo gli ambasciatori e fu indignato per aver ricevuto lo zio, come
se egli fosse un bambino. L’imperatore rimproverò i senatori in una lettera pubblica di banchettare
in ore indebite, di andare al circo, a teatri, mentre lui si esponeva a gravi pericoli. Dopo Lione
Caligola governava in piena indipendenza, come se diffidasse dal senato. Tale paralisi si rilevò agli
inizi del 40.

NUOVA FISCALITÁ
La politica di Caligola fu definita dispendiosa e la causa dell’esaurimento delle ricchezze lasciate da
Tiberio. viene considerata in modi differenti la rapidità del suo esaurimento. Si accusa Gaio di aver
estorto tutto il denaro possibile ai Galli, ma ciò non bastò, e le ricchezze dei suoi fratelli e sorelle
furono certamente ben accette. Lo si accusa anche di aver cercato di annullare i testamenti in cui
non era menzionato come erede. Avrebbe poi invitato da lui un parente di nome Pompeo, che lo
aveva designato come erede, e lo avrebbe poi fatto morire di fame. Seneca afferma che Caligola
spese ingenti somme per organizzare banchetti e faceva irrorare di profumo le sue vasche da bagno.
Rifiutava di comportarsi in modo giusto nelle situazioni pubbliche, non si controllava, e
scandalizzava sempre tutti.
PROBLEMI ORIENTALI
Le sommosse contro i giudei di Alessandria durante l’estate del 38 erano state seguite da un periodo
di calma e la sostituzione del prefetto permise ai giudei di riorganizzarsi. L’opposizione con i greci
era però totale: i giudei volevano essere considerati cittadini e i greci gli negavano tale possibilità.
L’ambasceria dei Giudei reclamava la libertà di culto, con preghiere per l’imperatore e anche
l’organizzazione della città con spettacoli e competizioni sportive. Questa ambasceria era
capeggiata da FILONE celebre per la sua scienza e per la sua curiosità intellettuale. Filone mal
sopportava l’irriverenza da parte di un principe. Il malcontento di Caligola verso i giudei fu causato
soprattutto dall’affare del 40, nella città di Jamnia quando i giudei vi accorsero e distrussero l’altare
rifacendosi ai loro costumi. Caligola di tutta risposta fece costruire una statua dell’imperatore nel
tempio di Gerusalemme. Un altro problema che preoccupava Caligola era la relazione tra Romani e
Parti. Nel 35 il re ARTBANO era stato cacciato a seguito di una crisi dinastica e gli succedette il
governatore si Siria CTESIFONTE. Tale decisione non fu ben accolta dagli stessi Parti e costrinsero
il nuovo governatore a fuggire in Siria mentre Arbano riprendeva il potere. Nel 40 il re Artbano fu
assassinato ed era necessaria un’azione in Oriente. Caligola annuncia così la sua intenzione di
recarsi ad Alessandria. Ottenendo l’obbedienza dei giudei, Caligola si proteggeva le spalle e quello
sembrava essere il momento migliore perché i Parti non sapevano a quale re votarsi.

REPRESSIONE CRUDELE
Non sappiamo in che modo Caligola apprese l’esistenza di una congiura, ma sappiamo che fece
arrestare CERIALE e PAPINIO e li mandò alla tortura. Appartenevano a buone famiglie e
sembravano essere vicini al partito di Caligola. Dopo questo primo abuso di potere, Caligola decise
di farli giustiziare in piena notte, alla fine di un banchetto senza curarsi di riunire il consiglio per
giudicarli. Si svolse un atroce spettacolo tra grida di dolore e torture. Gaio diffidava anche dal
senatore Seneca, ma si limitò a criticare il suo talento di oratore dicendo che si trattava di sabbia
senza calce. In realtà sembra che, di tutte le condanne a morte che si realizzarono tra il 39 e il 40,
Caligola abbia fatto giustiziare per proprio volere solo Papinio, Basso e forse un terzo senatore.
Tutte le altre vittime ebbero regolari processi, anche se si seguiva la volontà del principe. Le vittime
di Caligola non erano personaggi illustri, quanto piuttosto giovani e qualche cavaliere.
Verso i senatori ebbe un atteggiamento ambiguo: perdonò il consolare SECONDO accusato, intanto
teneva dei discorsi pieni di collera ai senatori

SACRIFICIO RITUALE
Negli ani 40 e 41 gran parte dei senatori detestava Caligola e lo temevano, ma non sembra avessero
progettato alcuna soluzione. Addirittura si stabilì che l’imperatore sedesse a tra di loro su una
pedana sollevata per metterlo al riparo da pugnalate e per sottolineare la sua posizione superiore.
L’omicidio contro l’imperatore poteva essere compiuto solo dalle guardie e poteva essere compiuto
nelle province dove Caligola era molto più sicuro e meglio obbedito.
l 24 gennaio del 41 un gruppo di pretoriani, guidati dai due tribuni Cassio CHEREA e Cornelio
SABINO, misero in atto il loro piano per assassinare il principe. Cherea sferrò un colpo vicino il
collo di Caligola che si accasciò a terra e venne pugnalato da Sabino: ricevette una trentina di ferite
al basso ventre.
Cherea aveva ordinato di uccidere anche la moglie e la figlia di Caligola. Aveva regnato tre anni
dieci mesi e 28 giorni.

EPILOGO
La morte di Caligola non segna la fine della sua storia ma rappresenta il punto di partenza di nuovi
capitoli. Dopo l’accaduto attorno al cadavere ci fu una gran folla e grande agitazione, l’omicidio era
avvenuto senza testimoni e la notizia incontrò incredulità tra gli stessi senatori. Nella famiglia di
Caligola non c’era alcun erede politico che avrebbe potuto reclamare il potere. Venne avanzata
l’ipotesi di proclamare CLAUDIO suo successore, fantoccio facile da manovrare secondo lo stesso
senato. Caligola non ebbe molti difensori all’infuori dei soldati della sua famiglia. La principale
difesa stava nell’appartenenza alla famiglia imperiale. Per questo le sorelle, richiamate dall’esilio da
Claudio, fecero riesumare il cadavere per dargli dei funerali dignitosi. Claudio si rilevò un
eccellente continuatore, portò a termine la costruzione dell’acquedotto e ne costruì uno nuovo ad
Ostia, sarà avido di giochi di gladiatori.
La figura mitica di Caligola fu approfondita e segnata da pochi autori: SENECA dotato di un buon
gusto per l’intrigo e nutriva un profondo odio verso l’imperatore; TACITO che giustifica le azioni
di Caligola come un male minore rispetto a quello fatto dalla famiglia Giulio-Claudia; SVETONIO
cavaliere e alto funzionario che era un ottimista, secondo cui Caligola è un cattivo perfetto che sarà
giustamente punito.

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