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IL SISTEMA IMPRESA

L’impresa è un sistema aperto costituito da:


-elementi tangibili e non tangibili (pag.105-109)
-risorse materiali e immateriali, quest’ultimo elemento difficile da dimensionare/misurare in modo
corretto (es. brevetti)
-ed attori (stakeholder interni ed esterni, portatori di interesse) legati tra loro da relazioni orientate
al fine di realizzare delle attività.
Gestire un’impresa significa gestire risorse e attori, che danno luogo a relazioni.

L’impresa è:
a)un sistema cognitivo →
-apprende e modifica se stessa e le relazioni con l’esterno (da ciò consegue che è in grado di
sviluppare conoscenza);
-continua ad imparare, osservando sé e gli altri e si sviluppa nel tempo migliorandosi;
-se non fosse cognitivo, l’impresa dovrebbe bloccarsi poiché le mancherebbe la capacità di reazione

b) un sistema complesso →
-l’insieme è qualcosa in più della somma delle parti si riconoscono dei sotto-sistemi (infatti
nell’impresa esiste una gerarchia);
-riesce a creare altre risorse (crea delle sinergie-cioè crea risorse dalla somma delle singole
componenti), rispetto alla semplice somma delle parti (è la somma di certi sottoinsiemi aziendali
che sono in grado di valorizzare l’impresa)

c) un sistema autopoietico → evolve a partire da sé stesso, cresce scambiando risorse e informazioni


con l’esterno, riuscendo a mantenere un certo equilibrio interno (definendo regole e scelte)

d) un sistema aperto (e nel contempo chiuso) → l’impresa interagisce con una pluralità di attori e si
muove in contesti differenti. L’impresa ha bisogno delle energie esterne, che vanno assorbite per
l’equilibrio interno, e deve perseguire la stabilità evitando che l’esterno distrugga la realtà impresa.
Queste considerazioni sono valide se consideriamo anche le condizioni storiche e geografiche in cui
l’impresa va ad integrarsi.

L’AMBIENTE DI RIFERIMENTO → è necessario per studiare l’agire dell’impresa.


L’impresa deve interagire e confrontarsi con una pluralità di attori e si muove in contesti differenti:
-Attori → Acquirenti/Clienti (attuali, potenziali, indiretti), condizionano l’impresa o possono essere
condizionati
Concorrenti, i quali possono diventare alleati
Fornitori, nell’analisi di settore, importante la forza contrattuale che essi hanno
sull’impresa e viceversa
I primi tre gruppi rappresentano l’Ambiente settoriale dell’impresa (il nucleo centrale dell’ambiente
di riferimento dell’impresa), che influenza il settore in cui opera l’impresa.
Vi sono, poi, altri attori, che possono essere determinanti per gli effetti sulle opportunità e sulle
minacce, che l’ impresa affronterà in futuro, quali:
Distributori, quali i grossisti che che esercitano una distribuzione in forma indiretta e
svolgono un ruolo di intermediazione (nel network marketing non esiste struttura distribut.
Network Marketing → strategia di marketing che prevede che i venditori
siano compensati non solo per le vendite effettuate
direttamente, ma per quelle compiute da altri
venditori da essi reclutati)
Investitori (es. banca, soggetti a margine di rischio), condizionano impresa e obbligazionisti
Autorità pubbliche (regionali, nazionali e internazionali)
Forze sociali (condizionano l’impresa riguardo alla CSR – Responsabilità Sociale d’Impresa)
Contesto → Condizioni economiche (Pil, tasso occupazione, tasso di inflazione...)
Condizioni tecnologiche (trasferimento tecnologico, spesa in R&S, brevetti)
Condizioni politiche – istituzionali (normativa, sistema istituzionale)
Condizioni socio – culturali (distribuzione della ricchezza, livello di istruzione,
sistema di valori, coesione sociale -scioperi), è un ambito estremamente ampio

Attori e contesto sono così importanti perché l’impresa può scegliere se comportarsi in maniera
attiva o passiva nei loro confronti (es. la piccola impresa accetta con una condotta passiva il
contesto politico e istituzionale; la grande multinazionale, invece, ha una condotta attiva, propone
delle modifiche del contesto, a seconda del ruolo dell’organizzazione).

L’ambiente quale contesto generale di riferimento per l’impresa e la sua importanza


Nell’ analisi dell’impresa l'agire di essa è strettamente legata all'ambiente (cioè al contesto di
riferimento) perché:
- l'impresa instaura una relazione bi-direzionale, tra l’insieme di attori e condizioni ed il
raggiungimento degli obiettivi di impresa.
- dall’ambiente l’impresa può apprendere
- al suo interno si manifestano le condizioni competitive

Microambiente e Macroambiente
-Si parla di MICROAMBIENTE, l’ambito dove si sviluppano gli scambi, le transazioni in entrata e
in uscita, si identificano dei mercati; in esso si riconoscono due o più contraenti che sono disposti a
scambiare qualcosa (es. mercato del lavoro, finanziario, della produzione, della vendita)

-MACROAMBIENTE da cui deriva il sistema di vincoli ed opportunità, qual è il rapporto


dipendenza - influenza dell’impresa del macro e micro ambiente, quale può essere il livello di
interazione attiva e passiva

Fonte internet:
- Il micro-ambiente di impresa - è l'insieme delle variabili che influenzano la vita dell'impresa su cui
l'impresa stessa può esercitare un'azione di controllo. Come per il macro-ambiente anche le variabili
del micro-ambiente sono variabili esterne all'impresa. Tuttavia, a differenza delle prime, sono
controllabili da parte della singola impresa. Le principali variabili del micro-ambiente di impresa
sono: fornitori, concorrenza di mercato, intermediari di impresa, clienti.

- Il macro-ambiente d'impresa - è l'insieme delle variabili esterne che influenzano la vita di


un'azienda. È il contesto ambientale in cui opera l'impresa. Il comportamento di tutte le imprese
del mercato influenza il macro-ambiente. Tuttavia, singolarmente nessuna impresa ha sufficiente
potere per modificarlo. Generalmente un'impresa non può modificare le variabili del macro-
ambiente. Questo può accadere soltanto se l'impresa occupa nel mercato una posizione di forte
leadership, di oligopolio o di monopolio. In tutti gli altri casi l'azienda deve considerare le variabili
del macro-ambiente come variabili esogene e come input (informazioni) da prendere in
considerazione nel processo decisionale aziendale. Le principali variabili del macro-ambiente di
impresa sono le seguenti: demografia, tecnologia e innovazioni tecnologiche, politica, economia,
società, ambiente
L'EVOLUZIONE DEL SISTEMA IMPRESA

a) L’evoluzione di un’impresa dipende dal suo Patrimonio Genetico.


-Il sistema impresa ha un patrimonio genetico. Questo significa che l’impresa è equiparata ad un
essere vivente (nasce, cresce, invecchia), ogni impresa è diversa dall’altra.
-Questo patrimonio genetico ha una spinta imprenditoriale (qualcosa che spinge gli uomini a creare
e a mettersi in gioco).
-Il patrimonio genetico è l’insieme di risorse e relazione; quest’ultima è una componente molto
complessa e difficile da identificare in modo corretto. Secondo uno studio l’impresa, nel quotidiano
intraprende all’incirca 30 relazioni.
-Dal punto di vista dell’economia aziendale, la relazione è verificata quando è registrato uno
scambio di risorse economiche. (Per il marketing relazionale, cliente è quel soggetto che si è messo
in contatto con me, anche se non ha concluso una relazione). Sulle relazioni si deve costruire,
poiché sono un elemento di valore futuro.
b) L’altro elemento è il Progetto Strategico.
L’’impresa esiste perché ha un suo progetto strategico, che può essere osservato identificando:
- Visione e mission → -la Vision riguarda il lungo periodo e serve a far capire all’impresa ciò che
vuole diventare in futuro;
-la mission riguarda il breve periodo e serve per perseguire la mission.
Entrambe devono essere condivise e comunicate.
- Strategia competitiva: è l’elemento di maggior importanza quando si studia l’impresa
- Generazione, sviluppo e utilizzo risorse

c) Ulteriore elemento è rappresentato dalla Casualità (le situazioni imprevedibili e non ripetibili)
perché anche se l’impresa riuscisse a quantificare tutte le componenti non riuscirebbe a riprodurre
come un modellino le stesse condizioni.

Cosa si può aggiungere al patrimonio genetico ed al progetto strategico?


Sempre più spesso si fa riferimento al concetto di responsabilità sociale di impresa – corporate
social responsability – CSR, il contratto sociale che ogni impresa stipula con il contesto esterno
definendo obblighi e diritti perché l’agire dell’impresa ha effetti sulla collettività – sul livello
qualitativo dell’ambiente e coinvolge direttamente ed indirettamente un sempre più ampio numero
di soggetti, comprese le generazioni future.
Il libro verde vuole che le imprese sviluppino le risorse umane e abbiano sostenibilità per
l’ambiente, oltre il semplice obbligo di tipo giuridico.
Posso stipulare contratti di responsabilità sociale sia con i clienti che con i fornitori per dare
maggiore sviluppo. Quando parlo di responsabilità sociale il numero di stakeholder diventa sempre
più numeroso, vi sono vari interventi promossi anche dall’ONU per promuovere comportamenti
volti all’assunzione di responsabilità sociale da parte dell’impresa (es. global compact, un
documento che dà 10 principi riguardanti diritti umani, ambiente, lavoro e lotta alla corruzione).
Oltre al global compact, c’è un intervento (GRE) di reportistica, che identifica indicatori riguardo
all’applicazione o meno dei principi del global compact.
Per quanto riguarda la strategia, Friedman ha dichiarato che la CSR è immorale e inopportuna.
Immorale perché richiede che il management investa su risorse dei proprietari su progetti che
quest’ultimi avrebbero disapprovato.
Inopportuna perché implica che i dirigenti dell’impresa determinano gli interessi della società
Nonostante le considerazioni di Friedman, le imprese tendono sempre di più ad accettare di
assumersi responsabilità che vanno ben oltre gli immediati interessi degli azionisti.
Le opinioni a favore della CSR si fondano su considerazioni di natura sia etica che di efficienza.
DIFFERENZA IMPRENDITORE E MANAGER

1)IMPRENDITORE

Agli inizi del ‘700 una prima proposta definitoria del concetto di imprenditore fu:
“… è colui che cerca di sfruttare le opportunità del mercato create dalla discrepanza tra domanda e
offerta …” o anche “… il vero organizzatore di ciò che si produce …”.

Alcuni studiosi proposero il termine intraprenditore per indicare una posizione intermedia tra la
forza lavoro e l’assetto proprietario → è colui che investe e lavora nell’impresa.

Nel ‘900 la figura assume una dimensione più dinamica: “l’imprenditore è un innovatore, sviluppa
nuove combinazioni produttive che portano ad un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti,
maggiori volumi di vendita, maggiori profitti”. Può essere definita come la prima definizione
moderna del concetto di imprenditore.

A partire dalla metà del ‘900 ha inizio il passaggio dall’economia della produzione all’economia
dell’informazione (quella che trova ed elabora le informazioni); in questo modo accresce il ruolo
dell’imprenditore, che ha il compito di trovare le informazioni, collegarle e porle tra loro in
relazione, superare le asimmetrie informative, sfruttare le conoscenze e le esperienze.
La nuova definizione di imprenditore presenta elementi di maggiore complessità; imprenditore è
colui che possiede in modo superiore alcune qualità:
1)Capacità di previsione – razionalità consapevole – intuito
2)Spirito di iniziativa – forte volontà – libertà intellettuale
3)Autorevolezza e capacità di leadership nei confronti dei collaboratori

a) Sa innovare in modo da realizzare prodotti non replicabili, crea vantaggio competitivo grazie alle
tecnologie e ai processi di ideazione (al know how) → sa creare cose che altri non sono in grado di
produrre
b) Sa assumere decisioni diverse dagli altri, ha accesso alle informazioni e soprattutto meglio degli
altri è in grado di interpretarle → è in grado di osservare e notare le differenze.

Dal punto normativo il codice civile identifica in modo puntuale l’imprenditore agli articoli:
-Art. 2082 del codice civile: “Imprenditore: è imprenditore chi esercita professionalmente
un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.
-Art. 2086. “L’imprenditore è a capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi
collaboratori”

L’imprenditore, quindi organizza l’attività economica e controlla chi da lui è preposto alla gestione
ed amministrazione (il manager). La figura dell’imprenditore in sintesi si caratterizza per:
- Orizzonte temporale di medio lungo termine
- Scelte orientate al benessere della propria impresa
- Attenzione ai segnali interni ed ai mutamenti esterni
- Elevata capacità di previsione e reattività
2)MANAGER

Imprenditore e manager sono figure tra loro complementari – talvolta possono coincidere.
Il manager è la figura assunta dall’imprenditore, perché in grado di sfruttare al meglio le risorse
date dall’imprenditore → pertanto egli deve perseguire l’obiettivo di efficienza
I compiti del manager sono ben definiti dall’imprenditore.
Esiste, inoltre, un particolare figura di Manager chiamata “Manager Prodotto”(Product Manager)
→ ossia quel manager che ha il compito di gestire solo ed esclusivamente un determinato prodotto.
Compiti. Esegue l'analisi quantitativa e qualitativa di mercato sul prodotto, ovvero studia le richieste
e le preferenze del consumatore relativamente allo stesso prodotto offerto dalla concorrenza o
compara prodotti affini od equipollenti come utilizzo; misura l'impatto delle soluzioni ideate
(redditività, soddisfazione del cliente, ecc.) e apporta eventuali misure correttive; monitora il ciclo
di vita del prodotto (PLC); si occupa dello studio della presentazione e della confezione del
prodotto; verifica l'esistenza di brevetti legati direttamente o indirettamente al prodotto e si occupa
di eventuali vincoli legali connessi alla produzione del lo stesso; si occupa o collabora
all'ideazione, alla pianificazione e all'esecuzione di campagne pubblicitarie e di promozione; si
occupa della stesura di rapporti per la direzione.
Il product manager è un coordinatore di persone e risorse per la progettazione, la realizzazione e il
controllo di tutte le attività inerenti il marketing, per quanto riguarda un prodotto o una linea di
prodotti. Il ruolo del product manager si sviluppa sia in senso strategico sia in senso operativo; in
particolare, pianifica gli obiettivi, le strategie e le azioni necessarie a realizzare la produzione e la
successiva commercializzazione di un prodotto o di una linea di prodotti.

Pertanto:
-Al primo è affidato il compito di accrescere il valore dell’impresa → assunzione del rischio.
-Al manager è affidato il compito, dati certi obiettivi, di razionalizzare l’uso delle risorse ed evitare
le inefficienze.
Da ciò consegue che:
- L’efficacia è il valore proprio dell’imprenditorialità.
- L’efficienza della managerialità.

EFFICACIA, EFFICIENZA E REDDITIVITÀ’

EFFICIENZA – indica una generica misura della prestazione, definita dal rapporto tra i risultati
conseguiti e la qualità/quantità/valore dei mezzi impiegati, o anche il rapporto ottimale tra input
(risorse date/consumate) ed output (risultato voluto).
Il manager si muove in modo tale da realizzare il miglior risultato possibile, attraverso le risors che
gli vengono messe a disposizioni, optando per la strategia migliore.

Esistono vari tipi di efficienza:


1)L’efficienza teorica è quello che ottengo in laboratorio, in una situazione protetta, è un ipotesi
che mostra i possibili sviluppi delle alternative.
2) L’efficienza fattuale è quella della realtà, calcolata su input e output, è reale e concreta. Ogni
volta che affronto il problema della scelta, ho deciso cosa deve essere output e devo combinare i
possibili input.
3) L’efficienza si dice essere una misura neutrale, quando lavora indipendentemente dagli obiettivi
che si vogliono conseguire.
4) Efficienza tecnica (fini di produttività → efficienza dell’ingegnere, è stata la prima ad essere
utilizzata proprio perché erano gli ingegneri a decidere se una macchina era più produttiva di
un’altra) → è preferita da chi ha un approccio ingegneristico, nel processo di valutazione considero
il rapporto che immette miglioramento input (energia consumata), per avere il migliore output
(energia prodotta). Posso però anche calcolare l’efficienza tecnica per la forza lavoro, oltre che di
un macchinario.
5) Efficienza economica (economicità), è quella in cui ai termini del rapporto applico anche la
nozione di costo, in modo tale che la valutazione dell’efficienza economica risulti più significativa
per chi deve sviluppare un’azienda, poiché si valuta se i costi che sostengo rispondono a un risultato
positivo.

Per l’impresa la modalità più efficiente di una produzione è quella che consente di ottenere una
certa quantità X di prodotto al minor costo unitario possibile, a parità o con la minor perdita di
qualità. Il costo è un elemento determinante per la scelta, ma devo fare attenzione.
L’impresa potrebbe rinunciare ad incrementare la produttività? Sì, se vi è un peggioramento di
economicità più che proporzionale, cioè il costo unitario di produzione non diminuisce. Utilizzando
i due elementi di rappresentazione dell’efficienza, si ha un peggioramento poiché potrei dover
intervenire a sopperire a una mancanza di qualità. Devo assicurarmi di valutare tutti gli effetti e tutte
le componenti di costo che ne fanno parte. In particolare l’impresa dovrà verificare se:
l'economicità a parità di quantità prodotte ⇒ migliora .... ⇒ peggiora ..... ⇒ rimane invariata

EFFICACIA – esprime una misura del grado con cui un’organizzazione riesce a:
- realizzare i propri fini (sviluppo, dominio sul mercato, autonomia);
- a conseguire i propri obiettivi, che possono avere sia natura economica, sia natura sociale, cioè
rispondono ai bisogni della collettività (riguardo alla sostenibilità/responsabilità sociale). L’efficacia
L’efficacia è una misura spesso non quantificabile, poiché:
- rappresenta “il voler essere” dell’impresa → si collega alla formulazione della strategia;
- rappresenta la capacità del management di combinare i fattori a disposizione per consentire
all’impresa di svilupparsi o al limite di sopravvivere.

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