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WORKSHOP 2

Scopo del seguente Workshop è quello di progettare e ottimizzare un sistema di protezione


passivo TMD da introdurre sulla sommità di una struttura esistente (assimilabile nello studio, per
simmetria, ad un telaio 2D) al fine di controllare gli spostamenti indotti da una forzante sismica.
Assegnate le accelerazioni provocate da un gruppo di sette terremoti si valuterà, dunque, la
risposta del telaio 2D non controllato utilizzando sia il metodo classico della decomposizione
modale che l’approccio nello spazio delle fasi; successivamente, dopo l’introduzione del sistema
TMD ottimale (di massa minore del 10% della massa totale del telaio) si procederà con il confronto
tra le risposte della struttura nei due casi diversi valutando l’efficacia del dispositivo.

1) La struttura in esame è il telaio 2D studiato nell’esercitazione 3. L’analisi modale


(risoluzione del problema agli autovalori) porta ai seguenti risultati:

Si riportano graficamente i cinque modi di vibrare (autovettori) dove m_mod indica la massa
modale partecipante in %.

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Si riportano gli spettri di risposta dei sette terremoti oggetti dello studio.

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Lo spettro di risposta medio di questi sette sarà utilizzato per progettare il dispositivo TMD.

Effettuata l’analisi modale classica (problema agli autovalori) si procede con l’analisi di risposta in
frequenza (FRF) della struttura non controllata che riporta in ordinata i massimi spostamenti
strutturali normalizzati rispetto all’accelerazione del terreno.

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Si procede con un’analisi time-history sulla struttura non controllata (integrale di convoluzione) al
fine di valutare:

• per ognuno dei sette terremoti lo spostamento dell’ultimo piano e il tagliante


sismico alla base in funzione del tempo;
• per il terremoto medio gli spostamenti di ogni piano e il tagliante sismico alla base.

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Infine si esegue un’analisi della struttura non controllata nello spazio delle fasi: dapprima si
procede con un’analisi time history per valutare gli spostamenti nel tempo del quinto piano per i
sette terremoti; dopo con un’analisi modale per ricavare le frequenze circolari [rad/s] della
struttura. I risultati finali vengono comparati con le analisi precedenti (integrale di convoluzione di
Duhamel e problema agli autovalori) per assicurarsi della validità dell’analisi nello spazio delle fasi.

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Dal riscontro grafico e analitico si può notare come i risultati coincidono perfettamente tra le due
tipologie di analisi condotte.
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2) A questo punto, valutato il comportamento della struttura non controllata, si procede con
la progettazione di un dispositivo TMD atto a limitare gli spostamenti della struttura. Si sceglie di
adottare per il dispositivo una massa pari al 7% della massa complessiva del telaio. Calcolati la
massa modale del target mode e la relativa componente di spostamento al quinto piano (punto di
applicazione del TMD) si ricava la massa effettiva della struttura  (< della massa totale) e
quindi il rapporto:

 =


con mA = massa del dispositivo TMD.


Si valutano quindi la frequenza e il rapporto di smorzamento ottimali tramite le:

1 −  ⁄2

=
1 + 

3

= 
81 +  (1 −  ⁄2

Si calcolano infine la rigidezza ed il coefficiente di smorzamento del TMD.


Progettato il dispositivo e posto idealmente al quinto piano si valuta il comportamento della
struttura controllata modificando le matrici di massa e rigidezza.

Collocando sulla struttura il dispositivo così progettato si ottiene una riduzione degli spostamenti
massimi del quinto piano di circa quattro volte in corrispondenza della frequenza accordata (circa
2 Hz).

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Per ottimizzare il dispositivo è necessario che le ordinate dei due picchi nella FRF coincidano. A tal
fine si procede per tentativi variando leggermente la frequenza e il rapporto di smorzamento del
TMD. Alla fine, per valori f_tmd=0.844 e zita_tmd=0.22 si ottiene il dispositivo ottimale.

3) Infine si effettua un’analisi nello spazio delle fasi per la struttura controllata: dapprima si
esegue un’analisi time-history per confrontare gli spostamenti nel tempo del quinto piano per i
sette terremoti tra la struttura con TMD e quella non controllata (calcolati in precedenza); in
seconda battuta si conduce un’analisi modale per ricavare le frequenze circolari e gli smorzamenti
modali.

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Come si può osservare, con l’aggiunta del dispositivo TMD si ha un modo di vibrare in più (dovuto
all’aggiunta del TMD) e le frequenze dei vari modi aumentano.
Si riporta infine, nella seguente tabella, il confronto numerico fra i picchi (spostamenti del 5°piano
e tagliante alla base) della struttura non controllata e di quella controllata da TMD sotto l’azione
dei diversi sismi.

Si riporta lo script di Matlab:

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