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PP Cicero 16-04-2007 15:05 Pagina 3

VINCENZO CICERO

Istante durata ritmo


Il tempo nell’epistemologia
surrazionalista di Bachelard
FILOSOFIA | RICERCHE
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149-3
ISBN 978-88-343-????-?
0, pp. 5-25 23-04-2007 13:08 Pagina 5

SOMMARIO

INTRODUZIONE
Dell’epistemologia surrazionalista di Bachelard 7
1. L’istanza di una complementarità di scienza e poesia 10
2. Una nuova disciplina: la fenomenologia
dell’immaginazione 13
3. La supplementarità di epistemologia e poetologia 14
4. Immagine e concetto: né filiazione né sintesi? 16
5. Un’epistemologia aperta 19
6. La dialettica surrazionalista 21
7. Lo strano concetto di trasognanza anagogica 23

PARTE PRIMA
Intuizione ed episteme dello spazio-tempo
I. Tre interlocuzioni su istante vs durata 27
II. Bergson e la durata continua 33
III. Einstein e lo spazio-tempo 41
IV. Oltre la durata 61
V. Bachelard davanti al continuo cronotopico 69

PARTE SECONDA
Ritmologia e quantizzazione degli istanti
VI. Abitudine ed euritmia ontologica 77
VII. Progresso dell’essere, erotizzazione del tempo 83
VIII. Tempo e causalità: la riabilitazione della durata 89
IX. Il diritto alla metafora e un’appendice
ritmoanalitica 99
X. Lastroni e fotoni tra meccanica ondulatoria
(e matriciale) e quantistica 111
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6 SOMMARIO

Elenco delle sigle delle opere di Bachelard 125

Bibliografia sulla questione del tempo in Bachelard 129

Indice dei nomi 133


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INTRODUZIONE

Dell’epistemologia surrazionalista
di Bachelard
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AVVERTENZA

L’elenco delle sigle delle opere di Bachelard, con le corrispondenti coordinate


bibliografiche, si trova alle pp. 125-127. I testi vengono di norma citati con dop-
pia numerazione: il numero dopo la sigla indica la pagina dell’edizione france-
se; il secondo, fra parentesi quadre, si riferisce alla traduzione italiana. (Alla du-
plice numerazione facciamo ricorso anche nel citare certe opere di altri autori.)
Le traduzioni di tutti gli scritti stranieri citati, non solo di quelli bachelar-
diani, sono state da noi talvolta modificate secondo opportunità.
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Metà scienza, metà poesia. Recto concetto, verso immagine. Raison


vs rêverie.
C’è vasta unanimità tra gli studiosi sul carattere anfibio del-
l’attività filosofica di Gaston Bachelard (1884-1962): un versante
epistemologico, l’altro poetologico; qui le rapide del razionali-
smo, lì i refoli dell’immaginario. Le divergenze sorgono semmai
riguardo alla valutazione del rapporto tra i due ambiti, ma non
sulla profondità della faglia che li divarica.
Molte affermazioni schiette, anche negli ultimi scritti del pen-
satore francese, sembrerebbero in effetti autorizzare l’inamidatu-
ra esegetica di questa dicotomia. Sennonché, si tratta di dichiara-
zioni che la tarda svolta metodica bachelardiana, teorizzata e
attuata con raro vigore settuagenario nelle “due Poetiche e mezzo”
a partire dal 1955, riconduce giustamente nel recinto della prov-
visorietà – non della scorrettezza, certo, ma quantomeno della
non definitività; talora occasionando attriti tra formulazioni allo-
cate in parti differenti del medesimo libro. Se si volessero davve-
ro raccogliere in una figura plastica finale i volti filosofici di
Bachelard, allora l’intera sua opera, dalla tesi di dottorato in let-
tere Sur la connaissance approchée (1927) al saggio sul materialismo
razionale (1953), andrebbe riletta nella controluce delle poeti-
che: dello spazio, della trasognanza1, del fuoco (incompiuta), del
tempo (mai redatta).

1
È la parola con cui traduciamo rêverie, e che, tra gli altri vantaggi rispetto alla resa
(in)traduttiva davanti alla parola francese, ha pure quello di restituire con sogno–tra-
sognanza il gioco etimologico e oppositivo della coppia rêve–rêverie, che Bachelard
pratica spesso (p.es. PR 9ss. [17ss.]). Dato lo spiccato carattere attivo, creativo, che il
filosofo attribuisce allo stato psichico in questione, bisogna distinguere nettamente
trasognanza da trasognatezza, che esibisce invece la passività già a livello di morfologia
linguistica.
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10 INTRODUZIONE

Ma una rilettura così impegnativa è ben oltre gli orizzonti del


nostro scritto. Più modestamente, intendiamo mostrare che i testi
bachelardiani sul tempo, risalenti agli anni ’30, sono abbastanza
eccentrici rispetto al resto della produzione, muovendosi per
ampi tratti proprio lungo la faglia che separerebbe il terreno epi-
stemologico da quello poetologico; e in tal senso sono preziosi
forieri del mutamento di prospettiva inauguratosi appieno un
ventennio dopo. Per di più l’eccentricità non è casuale, ma figlia
di una raffinata interpretazione fotosintetica delle idee sul tempo
elaborate in sedi eterogenee: nella filosofia bergsoniana, in opere
poetiche e letterarie, in testi psicologici e musicologici, nelle teo-
rie relativistiche e quantistiche coeve.
Tra scienza e trasognanza, una confluenza di suggestioni da
cui si profila per un momento un certo originale surrazionalismo
poietico di Bachelard, che però neppure la svolta metodica avrà il
tempo – né forse più la medesima héxis – di affinare e, tantome-
no, applicare. Ma che, come si vedrà, resta una lezione epistemo-
logica di impareggiabile fecondità per la filosofia in quanto tale,
non solamente per la filosofia della scienza odierna e a venire.

1. L’istanza di una complementarità di scienza e poesia

Né scienziato né poeta, Gaston Bachelard è filosofo che si consi-


dera prettamente un pontiere tra quelle due figure. Nella prefa-
zione alla Psicoanalisi del fuoco (1938), giusto all’inizio di un de-
cennio dedicato in gran parte al setaccio psicoanalitico e poetico
delle teorie scientifiche sui quattro elementi materiali, la missio-
ne balena in una precisazione: «Gli assi della scienza e della poe-
sia sono, in prima istanza, opposti. Tutto ciò che può sperare la
filosofia è di rendere la scienza e la poesia complementari, di
unirle come due contrari ben forgiati» (PF 12 [126]).
La questione si pone allora così: Come si effettua il passaggio
dalla prima alla seconda istanza, dall’opposizione ordinaria dei
due assi alla loro eventuale, auspicabile complementarità? Può il
filosofo collegare, approssimare le due sponde senza a sua volta
sdoppiare la propria attività, almeno in prima battuta?, una faccia
rivolta alla scienza, l’altra alla poesia?
La risposta negativa al secondo interrogativo è automatica,
basta guardare nel riquadro seguente la lista delle monografie di
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DELL’EPISTEMOLOGIA SURRAZIONALISTA DI BACHELARD 11

Bachelard, che Carlo Vinti ha utilmente distribuito in quattro fasi


cronologiche alterne2.

LE QUATTRO FASI DELLA PRODUZIONE FILOSOFICA DI BACHELARD


(elenco delle monografie secondo la classificazione Vinti)

Primo periodo epistemologico


1928. Essai sur la connaissance approchée (ECA)
1928. Etude sur l’évolution d’un problème de physique: la propagation thermique
dans les solides (EEPP)
1929. La valeur inductive de la relativité (VIR)
1932. Le pluralisme cohérent de la chimie moderne (PCCM)
1932. L’intuition de l’instant (II)
[1933. Les intuitions atomistiques (essai de classification) (IA)]
1934. Le nouvel esprit scientifique (NES)
1936. La dialectique de la durée (DD)
1937. L’expérience de l’espace dans la physique contemporaine (EEPC)
1938. La formation de l’esprit scientifique (FES)
1938. La psychanalyse du feu (PF)
1940. La philosophie du non (PN)

Primo periodo estetico


1939. Lautréamont (L)
1942. L’eau et les rêves (ER)
1943. L’air et les songes (AS)
1948. La terre et les rêveries du repos (TRR)
1948. La terre et les rêveries de la volonté (TRV)

Secondo periodo epistemologico


1949. Le rationalisme appliqué (RA)
1951. L’activité rationaliste de la physique contemporaine (ARPC)
1953. La matérialisme rationnel (MR)

Secondo periodo estetico


1957. La poétique de l’espace (PE)
1960. La poétique de la rêverie (PR)
1961. La flamme d’une chandelle (FC)
Fragments d’une Poétique du feu (FPF, opera incompiuta)

2
C. VINTI, Il soggetto qualunque, Napoli 1997, pp. 14-15. All’aggettivo “estetico” noi
preferiamo “poetologico”, perché è prima di tutto al reame del linguaggio poetico,
non all’arte in generale, che Bachelard allaccia le sue analisi delle trasognanze crea-
tive. Per riferimenti bibliografici e traduzioni italiane vedi l’elenco delle sigle infra
125-127. — Nella lista del primo periodo epistemologico, Vinti ha omesso Les intui-
tions atomistiques; sicuramente una svista.
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12 INTRODUZIONE

Lo sdoppiamento dell’attività filosofica di Bachelard in episte-


mologia e poetologia dipende dunque da una necessità intrinse-
ca, di cui il pensatore francese non è venuto a capo presto né fa-
cilmente. Ne fanno fede le autotestimonianze degli ultimi anni di
vita: «Immagini e concetti si formano in quei due poli opposti del-
l’attività psichica che sono l’immaginazione e la ragione. Tra essi
gioca una polarità d’esclusione... Io l’ho capito troppo tardi» (PR
46s. [61]). «Sono rimasto avido di conoscere, sempre più nume-
rose, le costruzioni concettuali, e, poiché amavo altrettanto le bel-
lezze dell’immaginazione poetica, ho conosciuto il lavoro tran-
quillo solo dopo aver diviso nettamente la mia vita lavorativa in
due parti quasi indipendenti, l’una sotto il segno del concetto,
l’altra sotto il segno dell’immagine» (FPF 33 [36]). «Trasognare le
trasognanze e pensare i pensieri, ecco due discipline senza dub-
bio difficili da equilibrare. Credo sempre più... che siano le disci-
pline di due vite differenti. Meglio mi sembra allora separarle e
rompere così con l’opinione comune che crede che la traso-
gnanza conduca al pensiero» (PR 152 [191]).
Ora, però, davvero si può dar credito a questa scissura mani-
chea tra il concettuale (o ideale) e l’immaginale? L’impressione
spassionata è che in certi casi lo scrittore, per amor di stile, abbia
esagerato troppo coi colpi di machete verbale. Ma come, chi
manicheizza a oltranza è proprio quel Bachelard dal quale abbia-
mo imparato a pensare le trasognanze co-trasognandole? Perché pro-
spettare un bivio, mentre si sta percorrendo una terza via filosofi-
camente più completa delle due spacciate per perentorie? Che
senso hanno questi enunciati, se la connessa operazione enun-
ciativa li smentisce mentre li enuncia? “Trasognare le trasognanze
o pensare i pensieri” è un’alternativa posticcia, quasi a perpetua-
re un equivoco schizoide. Invece è immediatamente evidente,
contro gli stessi enunciati espliciti di Bachelard, che tertium datur,
anzi iam datum est.
Se infatti la duplicazione dell’attività filosofica è necessaria per
la comprensione di scienza e poesia, ciascuna nella sua fisionomia
peculiare, non va però trascurato che il tutto avviene nell’ottica di
una costruzione della loro complementarità. E allora i duplicati,
cioè epistemologia e poetologia come controfigure filosofiche di
scienza e poesia, non possono non venir progettati anch’essi e sin
dal principio come complementari – ciò che non ha fatto Ba-
chelard, accorgendosi solo più tardi dell’errore e della sua porta-
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DELL’EPISTEMOLOGIA SURRAZIONALISTA DI BACHELARD 13

ta. Altrimenti non si gettano ponti (in questo caso: un ponte a


due corsie), ma si spalancano nuove voragini.

2. Una nuova disciplina: la fenomenologia dell’immaginazione

Epistemologia e poetologia, pensate già al principio, nei loro


principi, come complementari, sono destinate a diventare sup-
plementari nell’unica campata ad arco che collegherà i due bordi
di scienza e poesia – solo a quel punto, a loro turno, comple-
mentari. Questo è ciò che Bachelard ha capito in ritardo, dopo
aver scritto migliaia di pagine secondo un’impostazione “errata”.
Quando nella seconda metà degli anni ’30, dopo la pubblica-
zione de La dialectique de la durée, inizia a occuparsi capillarmente
delle immagini letterarie, il filosofo francese pensa di poterle stu-
diare in maniera oggettiva, scoprendone le leggi attraverso una
loro collezione, il più possibile completa, in quattro album intito-
lati agli elementi cosmici fuoco, acqua, aria e terra. «Oggi [=
1961] però, dopo tanta fatica, ora che il mio erbario di immagini
commentate s’estende per più di duemila pagine, vorrei dover
riscrivere tutti i miei libri» (FPF 29 [33]). Bachelard ammette con
candore di non aver avvertito a suo tempo «quanto fosse para-
dossale studiare “oggettivamente” degli slanci d’immaginazione
che arrivano a introdurre l’inatteso persino nel linguaggio» (ib.
27 [32]). Al termine della ricognizione immaginale dei quattro
principi cosmogonici tradizionali, il metodo oggettivo impronta-
to alla circospezione scientifica, e impegnato a tenere ogni tenta-
tivo di interpretazione personale fuori dalla considerazione delle
immagini, «è parso insufficiente alla fondazione di una metafisi-
ca dell’immaginazione» (PE 3 [7]).
È da questo disincanto che sorge l’esigenza di una nuova disci-
plina: una poietiké psicologicamente attiva che studi il fenomeno
dell’immagine poetica, che lo consideri, nella sua emersione alla
coscienza, come prodotto diretto dell’essere dell’uomo colto
nella sua attualità: in tal senso rendendo conto sia dell’indelebile
soggettività delle immagini, sia della loro virtù trans-soggettiva di
agire su altre coscienze (PE 2 [7]). Bachelard battezza questa neo-
disciplina metafisica – dispositivo principe per incedere lungo la
corsia poetologica dell’attività filosofica – col nome di phénoméno-
logie de l’imagination.
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14 INTRODUZIONE

Sembra chiaro che quando il vegliardo, nella Introduzione alla


Poetica del fuoco, dice «vorrei dover riscrivere tutti i miei libri», il
“tutti” vada riferito in realtà alle opere poetologiche. Vi si legge in
trasparenza il rimpianto per non aver individuato tempestiva-
mente il metodo giusto – che per brevità chiameremo fenomeno-
poetica –, per essersi lasciato fuorviare dal pregiudizio della mec-
canica applicabilità dei criteri oggettivi e oggettuali dell’episte-
mologia a un ambito – l’immaginazione, la trasognanza – che è
inoggettivo e inoggettuale per eccellenza. Eppure.
Non è ingenuo pensare che l’avvenuta chiarificazione meto-
dologica di un versante filosofico, per di più travagliata come nel
processo che ha portato alla fenomenologia dell’immaginazione,
non debba avere un riflesso diretto sul versante chiamato a esser-
gli anzitutto complementare e, a seguire, supplementare? Come
si può credere che il dispositivo motorio per la corsia epistemo-
logica – il surrazionalismo – rimanga immacolato, intatto, non
bisognoso di riadeguamento e di aggiornamento, proprio quan-
do viene finalmente messa a punto l’apparecchiatura idonea a
percorrere l’altra corsia?

3. La supplementarità di epistemologia e poetologia

Tanto più che uno dei tratti caratteristici del surrazionalismo è il


dinamismo, l’energia, la flessibilità di stare al passo dei progressi
delle scienze, ossia appunto di riadeguarsi, di riconfigurarsi (un
analogon e precursore del riorientamento gestaltico di cui parla
Kuhn)3. Scrive Bachelard in proposito, sempre nella Introdu-
zione alla Poetica del fuoco (FPF 34 [37]): «Convinto come sono che
un razionalismo attivo debba associarsi al lavoro scientifico, tra-
mutando ogni sapere in sapere scientifico, se dovessi scrivere un
nuovo libro da razionalista dovrei ritornare alla scuola di una
scienza del nostro tempo». Dato allora che – come vedremo an-
che più avanti – la riorganizzazione, il riinizio (EnR [66]), l’in-
cessante modificabilità davanti ai nuovi costrutti scientifici (EnR

3
Thomas S. KUHN, The Structure of Scientific Revolutions, The University of Chicago,
19702 (19621), cap. X, pp. 111ss. (tr.it.: La struttura delle rivoluzioni scientifiche, di Adria-
no Carugo, Einaudi, Torino 19782 [19691], pp. 139ss.).
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DELL’EPISTEMOLOGIA SURRAZIONALISTA DI BACHELARD 15

[86]), sono nel DNA del surrazionalismo, sarebbe singolare se,


dalla strutturazione metodica dell’attiguo filone poetologico, non
provenisse una forte sollecitazione a riconsiderare e riassettare
l’assiomatizzazione richiesta dallo stesso metodo surrazionalista.
Solo che ci mancano i documenti. Non siamo in grado di sta-
bilire l’entità degli effetti di riconfigurazione che questa solleci-
tazione avrebbe sortito sulla filosofia della scienza di Bachelard.
Infatti dal 1953, anno di edizione del Materialismo razionalista, i
suoi scritti di argomento epistemologico sono stati solo brevi e
occasionali, mentre la verve teorica è andata assorbita dalla svolta
metodica delle Poetiche.
Non sappiamo se e in che misura Bachelard avrebbe voluto
dover riscrivere anche i frutti più maturi della sua riflessione
scientifica, come Il razionalismo applicato o L’attività razionalista
della fisica contemporanea. L’ultima sua parola è stata da fenome-
nologo della trasognanza, il florilegio immaginale della Fiamma di
una candela.
Ma non c’è dubbio che, senza il tardo approdo al nuovo me-
todo poetologico, la filosofia bachelardiana sarebbe rimasta strut-
turalmente e funzionalmente monca, persino nel suo comparti-
mento epistemologico, non solo nella sua globalità. Qui vige
difatti una specie di principio di supplementarità, secondo cui
ciascuna delle due parti di un tutto integra (e viene integrata
dal)l’altra non solo dall’ esterno, ma anche nell’ interno, mutuan-
done alcuni aspetti e trasmettendone di propri, per cui la totalità
riesce infine a venir abbracciata da uno sguardo d’insieme. Ciò
comporta p.es. che la determinazione teorica della fenomenolo-
gia dell’immaginazione, o fenomenopoetica, provochi nel surra-
zionalismo una controreazione che va a modificare direttamente
la dialettizzazione della fenomenologia scientifica, ossia della
fenomenotecnica (infra 20), e, a raggio, i concetti e i tratti meto-
dologici che le sono prossimi, con vibrazioni che giungono tanto
al cuore quanto alle estremità della compagine filosofica.
Prima però di suffragare, con una rapida disamina della fisio-
nomia surrazionalista dell’epistemologia di Bachelard, l’entrata
in gioco qui del principio di supplementarità, vogliamo preveni-
re una possibile obiezione seria alle nostre affermazioni, che
suona pressappoco come nel capoverso successivo.
La lettura in termini di supplementarità, di mutuazione reci-
proca, di interdipendenza tra ragione e trasognanza, concetto e
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16 INTRODUZIONE

immagine, epistemologia e poetologia, surrazionalismo e feno-


menologia immaginale, va contro la lettera e lo spirito bachelar-
diani. Oltre infatti ai passi riportati sopra, da cui si evince nitida-
mente la loro polarità d’esclusione, la loro quasi assoluta indi-
pendenza, ci sono ancora altre dichiarazioni – “tarde”, per giun-
ta – che non lasciano dubbi sulla vicendevole repulsione dei due
poli, sulla loro fontale irriducibilità: «Si dovrebbero organizzare
due vocabolari per studiare l’uno il sapere, l’altro la poesia. Ma
questi vocabolari non si corrispondono» (PR 13 [22]). «Tra il con-
cetto e l’immagine niente sintesi. E nemmeno filiazione... I con-
cetti e le immagini si sviluppano su due linee divergenti della vita
spirituale... L’immagine non può dare una materia al concetto...
Nel pensiero scientifico il concetto funziona tanto meglio quanto
più è stato liberato da ogni retro-immagine... L’immagine può
essere studiata solo attraverso l’immagine, trasognando le imma-
gini così come s’assembrano nella trasognanza. È un non-senso
pretendere di studiare oggettivamente l’immaginazione, poiché
si riceve veramente l’immagine solo se la si ammira» (PR 45-46
[60-61])4.

4. Immagine e concetto: né filiazione né sintesi?

Poche pagine più avanti, però, è sempre Bachelard a scrivere:


«L’uomo è un essere per immaginare... Che cosa mai potremmo
conoscere se non l’immaginassimo?» (PR 70 [91]). E vent’anni

4
Una posizione affine è stata tenuta da Giuseppe SERTOLI in Le immagini e la realtà,
Firenze 1972, pp. 16-21 e 408-421, poi da lui stesso esemplarmente riformulata nel
1974 nella Introduzione a La ragione scientifica, l’antologia degli scritti epistemologi-
ci di Bachelard (RA 9): «Alla raison (scientifica: ed è peculiare di Bachelard il non
riconoscere altra ragione che non sia quella della scienza) si oppone la rêverie. Tutta
la riflessione bachelardiana è stata un oscillare fra questi due “poli”, definiti irriduci-
bili l’uno all’altro ma anche, nella loro simmetrica opposizione, complementari. La
ragione esclude l’immaginazione, e viceversa, ma la vie de l’esprit – ecco ciò di cui Ba-
chelard è andato lentamente accorgendosi – si esplica nella sua “normalità” e nella
sua “sanità” proprio e soltanto muovendosi pendolarmente fra i due estremi dei con-
cetti e delle immagini, del razionalismo e dell’irrazionalismo, non sacrificando o
ri(con)ducendo l’uno all’altro, bensì completando l’uno con l’altro, integrandoli
“dialetticamente” in una “polarità d’esclusione”: essi si respingono e si elidono a
vicenda, ma anche si richiamano continuamente». Il brano è riportato pure da VINTI,
Il soggetto qualunque, cit., p. 16.
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DELL’EPISTEMOLOGIA SURRAZIONALISTA DI BACHELARD 17

addietro, ma sulla medesima lunghezza d’onda: «Si può studiare


solo ciò che si è prima sognato. La scienza si forma più su una tra-
sognanza che su una esperienza, e sono necessarie parecchie
esperienze per cancellare le nebbie del sogno» (PF 48 [145s.]).
Mais alors, entre le concept et l’image il y a filiation! Le immagini
immaginate, sognate, trasognate, sono in certo senso le necessa-
rie preimpronte – inizialmente inaggirabili – dei pensieri e dei
concetti, addirittura della conoscenza e della scienza. E questa
noi non sapremmo chiamarla se non appunto filiazione, deriva-
zione, discendenza diretta – del concetto dall’immagine. D’altra
parte, tale rapporto è per Bachelard così assodato, che egli ne ha
fatto il presupposto di un’operazione preliminare fondamentale
del suo surrazionalismo: la psicoanalisi della conoscenza oggetti-
va come catarsi concettuale e affettiva, come purificazione di ogni
nozione scientifica dalle intuizioni e convinzioni soggettive che
l’hanno segnata, annebbiata, intorbidata a partire da una imma-
gine inaugurale, archetipica5.
Perché dunque quella locuzione dal tono inappellabile «tra il
concetto e l’immagine niente filiazione», quando una ventina di
pagine più avanti una domanda retorica sostiene proprio il con-
trario, ossia che si può avere concetto (conoscenza) solo di ciò
che si è previamente immaginato? Perché nel primo caso il verbo
essere sottinteso ha senso deontico: “tra il concetto (scientifico) e
l’immagine non dev’esserci (più) filiazione”, la discendenza de-
v’essere interrotta, spezzata. Nel secondo caso, invece, si ha una
tipica precedenza ontica.
Anche il predicato negativo della frase «l’immagine non può
dare una materia al concetto» va tradotto deonticamente: “non
deve (più) dare”. I concetti filosofici e scientifici hanno da sem-
pre attinto il proprio materiale alle immagini cosmologiche; la
filosofia ionica e la storia dell’alchimia ne sono esempi eclatanti.
Ma nel contesto del nuovo spirito scientifico, che data dall’annus
mirabilis 1905, queste forniture vanno rivedute e disdette.
Perciò, quando Bachelard scrive «l’immagine è prima del pen-
siero» (PE 4 [9]), è chiaro che quel “prima” (avant) ha un signi-
ficato insieme cronologico e ontologico – ma pure deontico, per-

5
Votati specificamente alla psicoanalisi della scienza sono La formazione dello spirito
scientifico (1938) e il breve scritto La psicoanalisi della conoscenza oggettiva (1939).
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18 INTRODUZIONE

ché così dev’essere la vera immagine poetica: anteriore al pensie-


ro, mirabile nella sua trasognante purezza. L’essere dell’immagi-
ne precede e impronta decisivamente l’essere del concetto –
tanto che quest’ultimo, per svolgere un ruolo autenticamente
scientifico, dev’essere psicoanalizzato, purificato, liberato dall’ini-
ziale retro-immagine che l’ha preimprontato.
Accanto alla filiation, l’altro speciale interdetto bachelardiano
nel rapporto immagine/concetto riguarda poi la synthèse. Non
c’è, non dev’esserci più sintesi. Pure qui bisogna però intendersi.
Anzitutto, tra concetto e immagine non dev’esserci più sintesi
anteriore alla costruzione dell’oggettivazione scientifica o alla sub-
limazione dell’immagine poetica. Dopo, comunque, la sintesi è
didascalicamente plausibile, in riferimento sia alla scienza sia alla
poesia 6.
In secondo luogo, tra concetto e immagine non può non esserci
sintesi frequente, prima e dopo la costruzione o la sublimazione,
diversamente propozionata secondo il singolo dettame metodico,
in ciascuno dei due versanti polari dell’attività filosofica selon
Bachelard, l’epistemologia e la poetologia. Si prendano due testi
del pensatore francese, uno di puro razionalismo (Il razionalismo
applicato), l’altro di pura trasognanza (La fiamma di una candela).
Nel primo ci s’imbatte da subito in espressioni che, sebbene da
tempo usate in accezione concettuale, quasi sbandierano la loro
ascendenza immaginal-metaforica (poli filosofici, campi del pen-
siero, anello di congiunzione, fecondità epistemologica, città fisica

6
Cfr. il seguente brano, tratto dal breve e luminoso scritto Lumière et substance (1934):
«Quando si serve di immagini, la fisica matematica contemporanea impiega queste
immagini dopo l’equazione, per illustrare dei teoremi veri. La scienza realista prece-
dente, al contrario, impiega le immagini prima del pensiero» (E 57). Inoltre PE 144
[176]: «L’immagine planetaria della mela di Cyrano [«Questa mela è un piccolo uni-
verso a sé, nel quale il seme, più caldo delle altre parti, è il piccolo sole che riscalda
e nutre il sale vegetativo di questa piccola massa»] non è preparata da pensieri. Essa
non ha nulla in comune con le immagini che illustrano o sostengono le idee scien-
tifiche. Per esempio, l’immagine planetaria dell’atomo di Bohr è, nel pensiero scien-
tifico, un puro schema sintetico di pensieri matematici. Nell’atomo planetario di
Bohr, il piccolo sole centrale non è caldo. Facciamo questa breve osservazione per sot-
tolineare l’essenziale differenza esistente tra una immagine assoluta che si compie in
se stessa e una immagine post-ideativa che non vuol essere se non un riassunto di
pensieri». L’immagine “assoluta” della mela-universo sta nel primo capitolo del rac-
conto L’Autre Monde ou Les États et Empires de la Lune (1662) di Savinien CYRANO DE
BERGERAC, citato in PE 142 [174].
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DELL’EPISTEMOLOGIA SURRAZIONALISTA DI BACHELARD 19

ecc.). Il secondo propone nelle righe iniziali una distinzione che


è tutto un festival concettuale: «Mentre le metafore spesso non
sono che spostamenti di pensieri in una volontà di dir meglio, di
dire altrimenti, l’immagine, l’immagine autentica, quando è vita
primaria dell’immaginazione, lascia il mondo reale per il mondo
immaginato, immaginario» (FC 2 [13-14]).
Oppure basta dire, molto semplicemente, che epistemologia e
poetologia appartengono entrambe alla sfera del discorso filoso-
fico, nel quale le dialettiche tra il concettuale e l’immaginale
sono sempre pluralisticamente implicate secondo una polarità
d’inclusione. Se implementassero, o anche solo mantenessero tra
loro la dialettica d’esclusione in atto tra scienza e poesia, le due
corsie della filosofia verrebbero a coincidere ognuna con l’asse di
cui è controfigura – dopo di che, niente più ponte.
Da qui si vede bene che il problema della determinazione
metodologica nei due campi filosofici investe dritto il rapporto di
inclusione tra concetto e immagine, la misura della proporzione
dell’uno rispetto all’altra. Veniamo così ricondotti al principio di
supplementarità dei due metodi della filosofia di Bachelard, sul
quale possono senz’altro gettar luce ulteriore alcuni accenni al
suo surrazionalismo.

5. Un’epistemologia aperta

L’epistemologia bachelardiana è eminentemente aperta, perché


tra i suoi principi c’è anche quello di prevedere e preparare un
superamento dei propri principi. Questa apertura le è garantita
dallo spiccato carattere duttile del suo atteggiamento razionalisti-
co, il quale non si presenta affatto come una posizione personale,
bensì come l’inevitabile, multiplo contraccolpo filosofico al pro-
gresso delle scienze contemporanee, come il culmine dello stesso
progresso filosofico dei concetti scientifici – l’epistemologico che
rimbalza, dipendendone più che mai, dall’epistemico.
Uno degli aspetti più rivoluzionari delle scienze novecente-
sche, agli occhi di Bachelard, consiste nel loro impiego radical-
mente innovativo della razionalità. Dalla relatività alla teoria dei
quanti, dalla meccanica di de Broglie a quella di Dirac, si è impo-
sto un razionalismo costruttivo per il quale il reale e l’oggettivo
non sono più punti di partenza, ma momenti dell’applicazione di
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20 INTRODUZIONE

un metodo di realizzazione7 e oggettivazione matematicamente


innervato: non c’è più datum se non come costrutto, ossia come
daturum. E i vecchi fenomeni naturali sono stati rilevati da feno-
meni che recano con sé, da ogni lato, il marchio della teoria,
schiette realizzazioni del noumeno: «La vera fenomenologia
scientifica è dunque essenzialmente un fenomenotecnica, la
quale rafforza tutto quanto traspare dietro ciò che appare» (NES
17 [13]); «Ormai lo studio del fenomeno dipende da un’attività
puramente noumenale; è la matematica che apre nuove vie all’e-
sperienza» (NES 62 [53]). In tal senso, la microfisica è una danza
di menadi noumeniche 8.
Inoltre, a differenza del razionalismo epistemico classico di
matrice newtoniana, basato su atomi nozionali semplici (gli ele-
menti assoluti: spazio, tempo, massa) e su una ragione pensata
come facoltà immutabile, il razionalismo scientifico contempora-
neo si è rivelato complesso e dialettico (o discorsivo). Complesso, per-
ché i valori razionalisti si sviluppano nella direzione della cre-
scente complicazione e riorganizzazione matematica del sempli-
ce: l’elemento è complesso (particellare), il lemma semplice
lascia il posto al lemma molteplice e organizzato. Dialettico, in
quanto prepara lo spazio di configurazione prima di configurare,
determina il campo della definizione prima di definire (nella
meccanica di Dirac p.es. è a partire dalla modalità della propaga-
zione che si definisce poi quello che si propaga), e pluralizza, fra-
ziona le nozioni (sempre in Dirac, i concetti di massa e di energia
vengono dialettizzati ciascuno in una doppia realizzazione, posi-
tiva e negativa; v. PN 33ss. [56ss.]).
Ora, per Bachelard la filosofia della scienza sta alla scienza
contemporanea come il surrazionalismo 9 sta al razionalismo ap-
plicato, complesso e dialettico. L’epistemologia non può che farsi

7
«Il reale non è che realizzazione» (PN 58 [78]).
8
«L’infinitamente piccolo è un noumeno» (PN 94, v. 103s. [109, v. 117]). Cfr. E 22
[RS 225]: «Il noumeno è un centro di convergenza delle nozioni. Bisogna costruirlo
con uno sforzo matematico». In RA 110 [142] si parla del noumeno scientifico come
progresso di pensiero, in termini noogenetici: «un’essenza di pensiero che genera
pensieri». — Per la fenomenotecnica v. già Noumeno e microfisica (E 19 [RS 224]).
9
Al di là dello stesso conio e utilizzo bachelardiano della parola surrazionalismo, con
essa noi designiamo il clima epistemologico che caratterizza univoce gli scritti del fi-
losofo elaborati negli anni ’30, da Noumeno e microfisica (1931) alla Filosofia del non
(1940).
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DELL’EPISTEMOLOGIA SURRAZIONALISTA DI BACHELARD 21

istruire dall’episteme in evoluzione, e costantemente deve riade-


guare i propri schemi alla struttura e alle condizioni delle scien-
ze, attivarsi attorno alle nuove articolazioni che corrispondono
alle dialettiche scientifiche: «Le condizioni sia sperimentali sia
matematiche della conoscenza scientifica cambiano con una tale
rapidità che i problemi per il filosofo si presentano ogni giorno
in modo diverso. Per stare dietro al pensiero scientifico, bisogna
riformare gli schemi razionali e accettare nuove realtà» (PN 50
[69]).

6. La dialettica surrazionalista

Il brevissimo scritto programmatico Le surrationalisme risale al


1936, lo stesso anno di edizione della Dialectique de la durée. In
piena acmé del surrealismo, che Bachelard ammira come modello
di restituzione storico-artistica della sfera psichica alla sua fluidità.
Sull’esempio surrealista, il surrazionalismo si pone allora come
obiettivo di rendere fluide la sensibilità e la ragione, di aprirle sin-
tonicamente alle aperture epistemiche già in atto, attraverso due
ordini di compiti spirituali: 1) riarticolare e rivitalizzare le dialet-
tiche interne della ragione (apparse per la prima volta nel XIX
sec. con Lobacevskij in geometria, con Hegel in metafisica); 2)
riformare sistematicamente le prime esperienze, le idee domi-
nanti, i metodi preliminari, i quadri generali della tradizione, per
mettersi direttamente in gioco nelle dialettiche esterne e fare così
dell’imprudenza un metodo euristico10. Al sogno sperimentale di
Tristan Tzara, che organizza surrealisticamente la libertà poetica,
corrisponderebbe così la ragione sperimentale, capace di organizza-
re surrazionalmente la propria libertà e il reale (EnR [26]).
Provocato onnilateralmente dai costrutti delle scienze con-
temporanee, incubato e nutrito nelle dottrine epistemologiche
precedenti (PN 50 [70]: «Ogni progresso della filosofia delle
scienze si realizza nella direzione di un razionalismo crescente,
eliminando, a proposito di ogni singola nozione, il realismo ini-

10
«Se in un’esperienza non si mette in gioco la propria ragione, quell’esperienza non
vale la pena di essere tentata... In altri termini, nel regno del pensiero l’imprudenza
è un metodo» (EnR [28]).
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22 INTRODUZIONE

ziale»), il surrazionalismo pluralizza le nozioni scientifiche, le dif-


frange, le ramifica, le distribuisce – la retroazione positiva del-
l’epistemologico sull’epistemico.
La risposta surrazionalista alla dialettizzazione scientifica è la
dialettica del non, in base a cui una teoria o un metodo o un con-
cetto è suscettibile d’includere ciò di cui è non-, superandolo; non
un atteggiamento di negazione, di rifiuto, dunque, ma piuttosto di
conciliazione, di sintesi, un’attività costruttiva a tutti gli effetti, dal-
l’andamento induttivo, tesa a una generalizzazione appunto dia-
lettica che riorganizzi l’episteme su una base più ampia. L’esem-
pio classico qui è la dialettica tra geometria euclidea e non-eucli-
dea; nel medesimo senso la relatività generale è una meccanica
non-newtoniana. In ogni inclusione dialettica di questo tipo «si
passa da una concettualizzazione chiusa, bloccata, lineare, a una
concettualizzazione aperta, libera, ramificata» (PN 133 [139-140]).
Con la propria conoscenza coerente, che è frutto della ragio-
ne polemica e non di quella architettonica, con le proprie dialet-
tiche e critiche volte a scardinare le sclerosi culturali ed epistemi-
che, il surrazionalismo dà conto delle singolari formazioni che
Bachelard chiama surobjects, suroggetti. Un suroggetto è la somma
delle critiche rivolte alla prima immagine di un determinato
oggetto scientifico, «il risultato di un’oggettivazione critica, di
un’oggettività che conserva dell’oggetto solo ciò che ha criticato»
(PN 139 [146]). Il suroggetto è propriamente una non-immagine
– nel senso pregnante della dialettica del non –, il cui prototipo
(di un ou-tipo!) è l’atomo di Bohr11. Il campo dei suroggetti è il
cimitero delle buone immagini, ossia di quelle la cui progressiva
erosione iconica culmina in un annientamento epistemicamente
ed epistemologicamente fecondo.
Il suroggetto del surrazionalismo sembra dunque il perfetto
antipode dell’archetipo della fenomenopoetica. Il concetto as-
solutamente non-(più-)immaginale all’altro capo dell’immagine
assolutamente pre-concettuale.

11
«L’atomo è senza dubbio il prototipo del suroggetto... Il modello dell’atomo pro-
posto da Bohr, venticinque anni addietro, ha, in questo senso, agito come una buona
immagine: non ne resta più niente. Ma esso ha suggerito dei non abbastanza nume-
rosi per conservare un ruolo pedagogico indispensabile in ogni iniziazione. Questi
non sono felicemente coordinati; essi costituiscono in verità la microfisica contem-
poranea» (PN 139s. [146s.]).
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DELL’EPISTEMOLOGIA SURRAZIONALISTA DI BACHELARD 23

Ma è una falsa simmetria. Lo scritto bachelardiano che costi-


tuisce il miglior esempio di surrazionalismo applicato, la Filosofia
del non, è del 1940, perciò precede di ben quindici anni la svolta
metodica della fenomenologia dell’immaginazione. La sfera poe-
tologica è stata inizialmente invasa, plagiata dai risvolti metodici
della nuova epistemologia, senza offrirle alcunché in cambio.
Una trasmissione senza feed-back, una visione monocromatica, una
specie di grado zero della supplementarità.
Ora, sarebbe gia di per sé antisurrazionale, una stridente dis-
sonanza nel concerto libertario del surrazionalismo, credere che
la nozione di suroggetto non sia a sua volta passibile di venire
inclusa in una dialettica di tipo nuovo, in una diversa proporzio-
ne della mescolanza di concetto e immagine. A maggior ragione
dobbiamo ritenere che Bachelard, dopo il contraccolpo derivan-
te dalla rimodulazione poetologica, avrebbe senz’altro riconcepi-
to e riorganizzato il cosmo epistemologico dei suroggetti12. Solo,
non sappiamo esattamente in che modo; lo possiamo al massimo
preconizzare alla luce di qualche passaggio discorsivo.

7. Lo strano concetto di trasognanza anagogica

Verso la fine del primo capitolo della Filosofia del non, Bachelard
dice che nella regione del surrazionalismo dialettico trova origi-
ne la trasognanza anagogica, «quella che si avventura pensando,
che pensa avventurandosi, che cerca un’illuminazione del pen-
siero nel pensiero, che trova un’intuizione immediata nell’al di là
del pensiero istruito» (PN 39 [60]). Anche qui il filosofo francese

12
Ma questa rimodulazione non avrebbe comunque intaccato il cosmo delle stesse
nozioni epistemiche. Bachelard, ricordiamolo, non riconosce alcuna comunicazione
tra scienza e poesia, tra sfera epistemica e sfera poetica, e ammette solo la possibilità
che la filosofia le renda complementari attraverso le due ancelle: epistemologia e
poetologia. (La complementarità filosofica di cui si tratta qui è quella in gioco quan-
do le due parti di un tutto, benché non consentano una visione unitaria e si esclu-
dano a vicenda – nel senso che cogliere gli aspetti dell’una preclude la possibilità di
cogliere insieme gli aspetti dell’altra –, sono tuttavia suscettibili di un loro completa-
mento reciproco nella totalità.) Epistemologia e poetologia poi, proprio per la man-
sione che sono chiamate a svolgere, devono essere reciprocamente supplementari (v.
supra), ma ciascuna complementare rispetto alla sfera opposta. De iure, il surraziona-
lismo non ha la minima influenza sulla poesia, la fenomenopoetica non sfiora mai la
scienza.
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24 INTRODUZIONE

opera una polarizzazione, ma il polo altro rispetto all’episte-


mologia è costituito dalla psicologia del profondo, dove opera la
trasognanza ordinaria. Tanto essenzialmente matematizzante è il
canale anagogico, quanto sedotto dalla libido è il canale ordina-
rio. E la distinzione tra questi due tipi di trasognanza viene dichia-
rata condizione fondamentale per la conoscenza autentica della
psicologia dello spirito scientifico.
Ma è una distinzione palesemente acerba, incompleta. Nonché
istruttiva. Non si menziona affatto la trasognanza poetica, che di-
verrà il campione indiscusso delle ultime riflessioni bachelardiane,
e in compenso schizza fuori lo strano, inaudito concetto di rêverie
anagogique, che nelle opere poetologiche non verrà più ripreso.
Un Bachelard che non aveva ancora capito bene la polarità
d’esclusione tra ragione e immaginazione – potrebbe dire qual-
cuno. Noi siamo invece dell’avviso che la trasognanza anagogica
sia stata messa tra parentesi al momento della rassegna immagi-
nale dei quattro elementi cosmici, e poi soprattutto con l’avvio
della riforma metodica della poetologia, in attesa di una riconsi-
derazione teorica che però il pensatore non ebbe il tempo di
compiere13. Peraltro la via anagogica, prima della sua formulazio-
ne teorica nello scritto del ’40, era stata battuta de facto nei due
scritti fondamentali dedicati al tempo, L’intuition de l’instant e La
dialectique de la durée, dove in più segmenti si può davvero assiste-
re all’avventurarsi del pensiero attraverso e al di là dell’epistemi-
co – tertium datum.
Sono secondo noi tali segmenti surrazional-trasognanti a of-
frire un assaggio plausibile di come si sarebbe potuta dipanare la
rimodulazione dell’epistemologia bachelardiana. Esempi circo-
scritti ma fulgidi di un surrazionalismo poietico che, colto nella
sua dirompente originalità, risulterebbe certo assai proficuo an-
che per la filosofia del nostro giovane secolo.

Con il presente libello intendiamo semplicemente far rilucere le


gemme anagogiche di questo surrazionalismo nell’alveo della
questione del tempo e con riferimento diretto alle opere in cui
Bachelard se ne occupa in maniera tematica.

13
In FPF 69 e 139 [62 e 114] si accenna alla necessità di una Poétique du temps, ma al
vecchio Bachelard è mancata la stagione per scriverla.