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STORIA MODERNA

Cosa vuol dire moderno? Il termine nasce nel sesto secolo D.C. e indica qualcosa di nuovo ma soprattutto diverso da
ciò che lo precedeva (il medioevo appunto).

Alcune date: 1492-1517, rivoluzione industriale, 1789 (rivoluzione francese, radicale, degli assetti politici, un nuovo
modo di intendere la politica). L’inizio dell’età moderna inizia con qualcosa di nuovo, la scoperta dell’America,
ribattezzato “nuovo mondo”. L’anno di avvio della riforma protestante, 1517; la rivoluzione industriale.

La rivoluzione francese è quella che inventa il termine “antico regime”, come si divide con il rinascimento il periodo
precedente, il medioevo.

Scoperta dell’America: si apre una finestra che porta una prospettiva nuova e sconosciuta, con conseguenze che non
sono valutabili. I colonizzatori si trovano davanti a popoli che non si trovano nella genesi, gente sconosciuta. Quindi chi
sono? Da un punto di vista della mentalità è uno shock, la fede prevale sulla conoscenza e sullo spirito. La conquista è
quel momento in cui l’economia europea prende una dimensione planetaria, e a partire dal Settecento in poi le guerre
si combattono tra colonie e non più solo su campo Europeo. Anche la visione della bibbia si trova in crisi poiché essa
rappresentava un dogma, una verità assoluta.

Il rinascimento e la riforma portarono un mutamento dell’ordinamento dell’ordine classico cristiano. Questa rottura e
critica fondata sulla bibbia e il dogma finisce per trasformare le autorità ecclesiastiche, si mette in crisi l’ordine tenuto
in piedi dalle regole di San Pietro. Contestare questo potere rappresenta uno shock. La riforma si diffonde attraverso
uno strumento nuovo: la stampa a caratteri mobili (1450), che viene poi portata a Roma. Queste dinamiche scatenate
dalla riforma hanno anche altri elementi di intreccio soprattutto con la politica.

La rivoluzione industriale e francese, due facce da un lato politica e una economica: la rivoluzione industriale cambia
l’Europa, che passa da essere una produzione agraria, prevalentemente composta da contadini a una industriale.
Cambiano i ritmi di vita, ma anche una nuova divisione del tempo mai conosciuta fino ad allora. Prima, gli artigiani si
svegliavano presto la mattina e il lavoro era scandito dal tempo della chiesa, dal tempo delle preghiere. Ora il lavoro in
fabbrica viene scandito da minuti, ore. La rivoluzione industriale e il suo tempo erano un’epoca in cui si viene a creare
una forma di approvvigionamenti e disponibilità mai vista prima, crea un sistema completamente nuovo.

La rivoluzione francese fonda un diritto nuovo, non più feudale. E nonostante questa rivoluzione abbia conosciuto
momenti autoritari di terrori e un impero che rimette le cose secondo una logica autoritaria, i diritti conquistati non
tornano più indietro, che rimane anche quando la rivoluzione vien sconfitta. rappresenta l’affermazione della
macchina dello stato intesa dall’alto, che permane tutt’oggi.

Tra età moderna e medioevo ci sono comunque forti elementi di continuità come il mondo contadino =(molti non
sapevano della scoperta dell’America ad esempio). L’85% della popolazione dell’antico regime Europea è esclusa fino
alla fine del Seicento. Vede i primi cambiamenti solo a partire dal 1700. Se questa gente non contava nulla, (contadini,
poveri) perché venivano rappresentati nei quadri? Sia da un punto di vista economico che demografico non c’è
differenza tra i contadini dell’antico regime e quelli del medioevo. Il settecento è il secolo in cui l’autorità deve essere
fondata su un consenso da parte dei cittadini. L’idea del re sacrato è un idea antichissima: da Augusto. Il re è sacrato
da Dio e ciò va avanti fino al 1789, il re è in grado i guarire le malattie. Le monarchie nazionali, pur di rafforzare il loro
potere le loro autorità hanno bisogno di un elemento sacrale, che arriva direttamente da Dio. Il ruolo del suddito
nell’antico regime era diviso in due, seguire il volere del re o andare contro e quindi essere traditore e andare contro
Dio.

In cosa consiste questo mutamento?

“crisi della coscienza”: tra inizio seicento e settecento cambia il modo di intendere l’uomo, soprattutto nella fede. Nel
corso dell’età moderna e a partire dal 1700 c’è un processo di secolarizzazione (una diminuzione della presenza del
peso della religione e del sacro nella società, che tocca nel profondo il credo delle persone in modo individuale oltre
che nello stato). Il settecento è il secolo che ipotizza la separazione tra chiesa e stato. Tutti i dogmi che si erano
costruiti cambiano, si pensa che siano stati riportati in modo non esatto. In conseguenza della secolarizzazione emerge
una nuova idea di individualità. Dal punto di vista delle coscienze individuali cambia il peso della spiritualità e si legge
una nuova individualità. Nel medioevo ci sono tre ordini dove le persone hanno delle libertà che sono libertà del ceto
a cui appartengono, privilegi che cambiano a seconda della classe sociale appartenente. È un discorso di tipo
teologico, l’umanità non può vivere in uguaglianza, esistono delle gerarchie come esistono nella chiesa.
L’ineguaglianza è necessaria per mantenere il sistema, e ha un fondamento di tipo teologico, celeste. Si parla per
questo di una società organica e creata da Dio, in un ordine eterno e immutabile. (almeno fino alla dichiarazione dei
diritti degli uomini sarà così). Il processo di secolarizzazione è lentissimo, è importante che tra l’antico regime pieno e
la fine dell’età moderna cambia il modo dei singoli di vedere la propria posizione. Si radica l’idea del futuro: “Il futuro
diventa il prodotto del presente”. Secondo il vecchio sistema tutto quello di bello che accadeva nel mondo al
momento della creazione, era già successo, per poi finire con l’apocalisse. Si può parlare di un futuro dell’uomo allora?
No. L’idea del futuro intesa come il risultato dell’azione degli uomini porta con sé l’idea che possano cambiare il loro
futuro, di incidere sulla realtà.

L’umanesimo: segna un cambiamento con la stampa, teologia.. il problema è che gli umanisti non guardano al futuro
ma guardano al passato anche se tuttavia erano critici nei confronti del medioevo, poiché qualcosa di terrificante, che
stava in mezzo a due grandi età. Nonostante questa idea inventano la teologia: ricostruire per congetture l’aspetto e il
carattere di un testo scritto originario. È un lavoro artigianale che mette insieme spirito critico e originalità. Mettono
mano a testi pagani ma il problema sorge quando si inizia a mettere mano a testi politici e religiosi. Un caso particolare
è di Lorenzo Valla, un filologo al servizio di Alfonso di Napoli: decide di esaminare il testo “l’adorazione di Costantino”
un testo del III\IV secolo; il testo era il fondamento del potere temporale del papa: Valla quindi mette in discussione
questo testo, mettendo in discussione la parola di Dio. Non si voleva tuttavia screditare la Bibbia, ma trovarne il
significato originario (come fece Erasmo da Rotterdam).

Il passo decisivo tuttavia sarà fatto solo successivamente da Spinoza.

Perché si guarda ancora al passato? Perché il modello dominante è quello dell’universalismo cristiano, una visione di
tipo finalistico della storia. L’unico senso della storia è la salvezza! Questo da un senso a tutta la storia. Ma da dove
nasce la storia della salvezza? Viene strutturata per la prima volta all’interno di un’opera di un vescovo all’interno della
corte di Costantino, Eusebio di Cesarea. Questa visione della storia finisce per esser ripresa da San Girolamo e poi
Sant’Agostino.

15\09\20

Jaques Bénigne Boussuet, un prelato della corte di Luigi IVX, precettore e istruttore del figlio di Luigi, è uno dei
personaggi ecclesiastici più influenti. Sosteneva che l’unico compito del re è quello di assecondare la divina
provvidenza ed estirpare l’eresia. Lo schema secondo il quale la storia è sempre uguale a se stessa e l’uomo non può
influirvi perché dentro un progetto di Dio viene all’interno dell’opera “discorso sulla storia universale” dove lo schema
finalistico viene riproposto. Sostiene che la verità cristiana o la si insegna o la si accoglie, quando la si analizza si rischia
di aprire una discussione e cedere alla libertà d’opinione.

Come entra in crisi questa visione del mondo? ciò che mette in discussione questo schema saranno due cose nel corso
del seicento e settecento: la rivoluzione scientifica e quindi il metodo sperimentale fatto da un’idea che la realtà deve
essere materializzata; per quanto riguarda le scienze umanistiche è l’affermarsi del scetticismo. Di fronte
all’impossibilità di confermare o spiegare una cosa rimane in sospeso, galleggiare in aria. Alla base di queste due cose
c’è il metodo della rivoluzione scientifica e lo sperimentalismo: tra i grandi sperimentatori che lo applicheranno ci sarà
Galileo (riesce a capire il funzionamento del cosmo), Cartesio.. sfidano e mettono in dubbio i saperi rimandati dalle
autorità.

Ma soprattutto sarà lo scetticismo dei libertini quello a mettere in crisi le verità rivelate. I libertini sono coloro che si
riservavano uno spazio per coltivare forme di ortodossia, un non pensiero comune. Tutti i dissidenti dell’ortodossia
mettono in dubbio i loro scritti. (c’è una differenza però tra illuministi e libertini: i libertini tendono a nascondersi, gli
illuministi invece vogliono raccontare le nuove scoperte a un numero maggiore possibile di persone). Ciò che darà il
colpo di grazia attraverso l’analisi filologica sarà il lavoro fatto dai filologi cristiani. C’è un caso in particolare quello del
biblista cattolico Richard Simon, che appartiene a una congregazione; analizzando l’antico testamento fa una serie di
constatazioni ma viene censurato. Non vuole mettere in discussione la bibbia!

È in questi anni che si consuma una rottura drammatica, nel quale di mette in discussione la bibbia e il personaggio
che riguarderà questa rottura è Spinoza. Spinoza restituisce i testi sacri alla loro dimensione di testo storico. “il trattato
teologico politico”, un libro che non vuole demolire la fede ma, attraverso la filologia, scriverne la storia. Lui prende in
considerazione i primi cinque capitoli della bibbia, e rivela che il testo è molto più recente e non è dell’epoca di Mosé.
È il prodotto di interventi della parola di Dio da altri uomini e quindi non è affidabile: relativizzare la scrittura. Queste
cose saranno poi divulgate dagli illuministi molto più avanti.

Fine settecento e ottocento inizia la diffusione di opere storiche che si distaccano dall’opera “historia salutis”,
distinguendo quindi la storia universale in base a considerazioni non profane. La critica di Voltaire sulla bibbia si fonda
sul gioco di rivelare l’assurdità e l’infondatezza di certe parabole bibliche; con gli umanisti inizia un nuovo discorso
sulla storia universale, quella di Bossuet riguarda popoli che avevano avuto la rivelazione (esclude Aztechi, Cinesi.. ma
include Romani, Sumeri, Assisi).

Voltaire nel 1751 pubblica “il secolo di Luigi IVX”, di occupa di un’epoca che inizia ad essere interessante, è l’epoca
dell’età moderna, della stampa e della scoperta dell’America. (Perché luigi? È convinto che luigi IVX rappresenti l’apice
della società francese). Nel 1765 pubblica “il saggio sui costumi” una storia universale che tratta delle grandi civiltà ma
include tutti i popoli, anche remoti che non hanno a che fare con il cristianesimo ma fortemente civilizzati. La civiltà è
ciò che conta e ciò che ha prodotto l’uomo. Se prima parliamo di teologia della storia ora abbiamo una filosofia della
storia: per gli illuministi è l’uso della ragione, la storia dei progressi umani.
Mi sembra, che volendo mettere a frutto i tempi presenti non si dovrebbe passare la vita a infatuarsi dei miti degli antichi. Da parte mia consiglierei
ad un giovane di limitare ad una leggera infarinatura la sua conoscenza di questi tempi remoti; vorrei però ch'egli iniziasse uno studio serio della
storia dai tempi in cui essa comincia a diventare veramente interessante per noi: mi sembra che cio' accada verso la fine del XV secolo. La stampa,
inventata a quel tempo, contribuisce a rendere la storia meno incerta. L'Europa cambia volto; i Turchi, che si espandono, cacciano le lettere da
Costantinopoli; queste fioriscono in Italia, si stabiliscono in Francia, vanno ad incivilire l'Inghilterra, la Germania e il Settentrione. Una nuova
religione stacca metà dell'Europa dall'obbedienza al papa. Un nuovo sistema politico si stabilizza. Grazie alla bussola viene circumnavigata l'Africa e
si commercia con la Cina più agevolmente di quanto non lo si faccia tra Parigi e Madrid. Viene scoperta l'America; un Nuovo Mondo viene
sottomesso ed anche il nostro muta profondamente. L'Europa cristiana diviene una sorta di immensa comunità, dove l'equilibrio delle potenze vi si
stabilisce più profondamente di quanto non fosse accaduto tra le città dell'antica Grecia. Una continua corrispondenza ne lega tutte le aree,
malgrado le guerre suscitate dall'ambizione dei sovrani, e anche nonostante le guerre religiose, più distruttive ancora. Le arti, gloria delle nazioni,
vengono spinte a livelli che la Grecia e Roma mai avevano conosciuto. Ecco qua la storia ch'è bene che tutti conoscano. E qui non vi sono predizioni
chimeriche, né oracoli mendaci, né falsi miracoli, né miti senza senso: tutto vi è autentico, persino nei dettagli, giudicati trascurabili solo dagli spiriti
minimi. Tutto ci parla di noi, tutto ha a che fare con noi. I soldi che usiamo per comprare la nostra cena, i nostri mobili, i nostri bisogni, i nostri nuovi
desideri, tutto ci fa ricordare ogni giorno che le Americhe e le Indie Orientali, dunque tutte le parti del mondo, da circa due secoli sono unite tra loro
grazie al lavoro dei nostri padri. Noi non possiamo uscire di casa senza avvederci del cambiamento che si è operato, da quel giorno, sul mondo
intero. Là vi erano cento città che ubbidivano al papa, e ora sono città libere; qua, su un terreno che minaccia ogni giorno d'inghiottirla, si è formata
la più bella repubblica del mondo; l'Inghilterra ha saputo unire la vera libertà all'esercizio del potere regio; la Svezia la imita, mentre la Danimarca
non imita la Svezia. Che io viaggi in Germania, in Francia, in Spagna, dappertutto trovo tracce di una lunga rivalità che ha opposto le Case d'Asburgo
e di Borbone, unite da tanti trattati che hanno poi prodotto tante guerre funeste. Non vi è un solo suddito in Europa sulle cui fortune questi
rivolgimenti non abbiano avuto delle conseguenze. Detto ciò, vale proprio la pena di occuparsi di Salmanasar e di Madokempad o di andare alla
ricerca degli aneddotti del persiano Caymarrat e di Sabaco Métophis! Un uomo già fatto, con un'occupazione seria, non sta tutta la vita a rimuginare
le fiabe che gli furono raccontate dalla sua tata. [VOLTAIRE, Remarques sur l'histoire, 1742]

Cambiano i modi di intendere i rapporti tra la storia e l’uomo, si ha una consapevolezza anche delle società europee
della nuova secolarizzazione. Questa è l’interpretazione dominante ma ce ne è una anche minoritaria con Michelle
Focault. Si finisce per dire che la modernità è una forma di disciplinamento e quindi di schiavitù; una cosa che non
viene detta è che se da una parte lo stato ha aumentato i suoi controlli, ciò avviene con un contro-bilanciamento che
sono i diritti dei cittadini che diventano “di più”. Era la società di antico regime che era fondata sul principio di
autorità: l’illuminismo infatti si fonda in contrasto sull’antico regime. Il re è sacro e assecondando il modello biblico, il
re è incoronato, unto come i re biblici (un olio santo contenuto in un ampolla il cui olio si rigenera ogni volta). È un re
“padre”, e vi sono una serie di cerimonie che il re fa ogni giorno, perfino quando si alza (come un sole). Essendo una
figura sacra come mai muore? Non muore: esiste un corpo mortale e uno mistico in cui risiede l’infallibilità, che
dialoga con la provvidenza e passa nel corpo del successore. Questa cosa la vediamo rappresentata nei ritratti dei
sepolcri regali. Secondo questo principio il re è sciolto dalle leggi, è egli stesso fonte delle leggi, rappresentante
dell’ordine di Dio in terra. Ci sono 3 ordini: il sacerdote, il guerriero (nobiltà) e il contadino con relative mansioni.
(spada, scettro, bibbia e il grano= guerrieri, re, sacerdoti, contadini=direttamente dati da Dio). Il tre infatti è il numero
perfetto in tutte le religioni, filosofie.. vale anche nelle arti ad esempio con la musica.

L’impianto teologico e filosofico a cui si rifà questo ordine ha un nome ed è “grande catena dei vespri creati”,
un’immagine del cosmo che lega tutto in maniera organica. Un’immagine platonica che considera legato al mondo
terreno il mondo delle idee. Esiste, secondo questa concezione, una gradazione di creature di oggetti che lega la terra
al cielo. Il legame che lega tutto ciò ha diversi gradi di perfezione, dal basso all’alto, e tutte le entità del creato
vengono classificate: in basso la materie bruta, gli esseri animati, umani, angeli e arcangeli per arrivare a Dio. L’uomo è
a metà, in cima agli animali. Tutto ciò mostra una società di tipo organico, perfettamente strutturata e armonica,
un’immagine del cosmo a cui non è possibile sottrarsi. Secondo questo sistema gli uomini hanno l’anima, la ragione, la
parola e il libero arbitrio, sono liberi di scegliere tra bene e male e proprio per questo hanno bisogno di un ordine e di
essere governati (potrebbero scegliere la via del male). Questo meccanismo fondato sulla gerarchia continua ad
essere valido fino alla fine dell’antico regime, quando si aboliscono i titoli nobiliari. La persistenza di questa ida di
gerarchia si trova anche in autori di teatro:

W. Shakespeare, Troilus and Cressida [1603] : I cieli stessi, i pianeti, e questo nostro mondo che è al centro dell'universo rispettano
grado, priorità e posizione, puntualità, corso, proporzione, stagione, forma, ufficio, impiego e uso in ogni ordine e settore [...] Oh, quando è scossa la
gerarchia, che è scala per ogni altro compimento, l'intrapresa si ammala. Come possono conservare la loro naturale posizione comunità, gradi nelle
scuole, confraternite nelle città, traffici tranquilli tra separate sponde, primogeniture e privilegi di nascita, prerogative di anzianità, corone, scettri e
allori, se non seguendo un ordine gerarchico? Provate a eliminare la gerarchia, mettete fuor di tono quella corda unica e sentirete che stonatura ne
seguirà; tutto sarà solo e sempre in conflitto; le acque, contenute, vorranno tanto gonfiarsi da soverchiare gli argini e far di questo nostro solido
globo tutta una zuppa; la forza tornerà a imporsi da padrona alla debolezza e il figlio disumano potrà stendere morto il padre suo; la forza si farà
diritto [...] Allora tutto si risolve in potere; il potere in volere, il volere in appetito; e l'appetito, lupo universale, assecondato da due parti dal volere e
dal potere, vorrà farsi una preda dell'universo, e alla fine divorerà se stesso.

Charles LOYSEAU, Traité des Ordres et simples dignitez, Paris 1610 [ed. 1636, p. 53] Gli uni si dedicano particolarmente al
servizio di Dio; gli altri a proteggere lo Stato con le armi; gli altri a nutrirlo e a mantenerlo con le attività della pace. Sono questi i nostri tre ordini o
stati generali di Francia: il Clero, la Nobiltà e il Terzo Stato; [poiché] la divisione più perfetta è quella tra le tre specie […]. Noi non possiamo vivere
insieme in eguaglianza di condizione, anzi bisogna necessariamente che gli uni comandino e che gli altri obbediscano. Coloro che comandano hanno
vari ordini, ranghi e gradi. I sovrani comandano tutti quelli del loro Stato, indirizzando le loro disposizioni ai grandi, i grandi ai mediani, i mediani ai
piccoli e i piccoli al popolo. E il popolo, che obbedisce a tutti costoro, è a sua volta distinto in più ordini e ranghi, affinché su ciascuno di essi vi siano
dei superiori, che rendano ragione di tutto il loro ordine ai magistrati, e i magistrati ai sovrani. Così, attraverso queste divisioni e suddivisioni
molteplici, si crea da più ordini un ordine generale, e da più stati uno Stato ben regolato, nel quale esiste una buona armonia e consonanza e una
corrispondenza di rapporti dal più basso al più alto; dimodoché infine, per mezzo dell’ordine, un ordine multiforme conduce all’unità

Alla fine del 700’, in piena età di lumi chi è che considera questo “schema” ancora stabile, ribadendone la validità? In
genere lo fanno i ceti privilegiati, come nobiltà e clero. Grazie a questo sistema continuano a conservare un ruolo
prominente.

Parere sull’imposta sulla proprietà indirizzata al re dal parlamento di Parigi. Chi è il parlamento di Parigi? È composto
da privilegiati, sono le corti di giustizia, i magistrati proprietari della carica (quindi non entrati attraverso un concorso)
e gli da diritto alla nobiltà e a una serie di privilegi. Difesa della corvée: quando sale al trono Luigi XVI, viene vista come
una grande occasione e il re infatti decide di accettare come ministro un allievo degli illuministi, che diventa
controllore delle finanze. Decide di abolire un pezzo di diritto feudale, la corvée un servizio gratuito che i contadini
devono servire ogni anni. I contadini dovevano passare un giorno a sistemare le strade e altre attività: l’illuminista
messo a controllo delle finanze propone di annullare questa legge e di proporre invece delle tasse alla nobiltà al posto
di questo servizio. (1776)

Parere sull'imposta sulla proprietà indirizzato al re dal Parlamento di Parigi, 1776 : Nella comunità formata dai diversi ordini,
tutti gli uomini del Vostro regno Vi sono soggetti, tutti sono obbligati a contribuire ai bisogni dello Stato. Ma in questa stessa contribuzione si
ritrovano sempre l'ordine e l'armonia. Il servizio personale del clero è di adempiere a tutte le funzioni relative all'istruzione, al culto religioso, e di
contribuire con le elemosine al sollievo degli infelici. Il nobile consacra il suo sangue alla difesa dello Stato e assiste con i propri consigli il sovrano.
L'ultima classe della nazione, che non può rendere allo Stato servigi così distinti, si sdebita verso di esso con i tributi, l'industria e il lavoro manuale.
Tale, Sire, è la regola antica dei doveri e degli obblighi dei vostri sudditi.

Cos’è il privilegio? Contrario di uguaglianza e di tutto ciò che era stato proposto nella carta dei diritti degli uomini e dei
cittadini. I privilegi sono conferiti per semplice appartenenza ad alcuni gruppi. Vantaggi economici e giuridici e sanciti
giuridicamente. I ceti privilegiati sono clero e nobiltà, soprattutto di contributi e giustizia: l’antico regime è un mosaico
di eccezioni. I contadini non hanno privilegi e sono il 90\85% della popolazione. Possono essere dotati di privilegi,
burocrati, militari, abitanti della città a rispetto a quelli dei sobborghi..

Questa è la legge, ma la legge si scontra con un secolo di processi di erosione, secolarizzazione.. nel corso del 700’,
questi valori del passato sono soggetti a un processo di affievolimento come anche la società stessa e la figura del re e
della sua sacralità a partire dal 1750. I re erano considerati capaci di far guarire malattie: re taumaturgo. Il re tocca il
malato e Dio lo guarisce. Se l’unzione viene mantenuta fino al 1776 (Luigi XXVI incoronazione) va via via sparendo. Si
arriva a verificare come sul lungo periodo meno gente chiede l’unzione, anche se il rito rimane sempre uguale. Perché
il miracolo avviene? La malattia che il re curava era una malattia che spariva per un po’ di tempo e poi poteva tornare.
Luigi XXIV rimette la cerimonia in atto, chiede ai militari di essere unti e vuole rimettere in atto il miracolo divino.

22\09\20

Società cetuale: un modello che rimane in piedi fino alla fine dell’antico regime, fino al 1789, un modello però anche
inerte. Grazie ai processi di secolarizzazione si crede meno che l’ordine di Dio sia quello e anche agli ordini nonché
nobiltà e aristocrazia.

I vari ordini cetuali: (visualizzati attraverso il parere sull’imposta sulla proprietà)

Negli stessi anni stanno accadendo cose straordinarie: il 4 luglio abbiamo la dichiarazione di indipendenza americana,
principi di libertà e uguaglianza. Si parla anche di un diritto alla felicità. Questo va bene e funziona in America dove
non c’è una nobiltà, i coloni non hanno una libertà coloniale;

1. Il clero: deve adempiere a tutte le funzioni relative alle funzioni, all’istruzione.. le prerogative del clero
vengono descritte in maniera molto riduttiva, e più che parlare di privilegi si parla di obblighi che devono
seguire, soprattutto per quanto riguarda la chiesa, istruzione che viene effettuata dai preti. Nel settecento il
vero killer della chiesa è lo stato, non gli illuministi. Nella realtà l’Europa che vede formarsi i processi di
laicizzazione è pur sempre cristiana. Prima della riforma si può dire che attraverso i sacramenti la chiesa
governa i momenti della vita di ciascuno. Per raggiungere la salvezza la chiesa è l’intermediario tra il fedele e
Dio. Se si vuole raggiungere la salvezza bisogna per forza passare per la chiesa, e proprio per questo sono
state create delle opere espiatorie che si incarnano nei lasciti e nella carità. La chiesa controlla anche i
benefici ecclesiastici: uffici con cura di anime. Il cappello vescovile ad esempio, diventare vescovi lo si
raggiunge attraverso il papa. Prima della riforma questi uffici potevano essere cumulati e quindi essere
vescovi di più diocesi; questo controllo dei benefici ecclesiastici mette il papato al centro di una serie di
interessi come quello finanziario e politico oltre che religioso, ed è proprio questa serie di benefici diversi che
verrà contestato. Fino al 700’ e l’età moderna la chiesa è detentrice di una serie di poteri importanti. Col
tempo gli ordini religiosi rappresentano un potere straordinario, come quello della predicazione dei
monasteri, avere nelle mani i saperi di un’intera società. Gli ordini femminili invece sono diversi, le famiglie
nobili ricorrevano ai monasteri femminili per l’eccesso di donne in una casa..

Si ha un controllo sulla mediazione, benefici ecclesiastici, i beni, la chiesa inoltre non era tassabile. Tutto ciò
che crea notevoli squilibri. La chiesa ha anche una funziona di funzione di assistenza, di creare ospizi, di fare
carità.

La compagnia di Gesù anche, è un progetto di acculturazione, dove studiò anche Voltaire ad esempio, di
creare collegi che si proponevano di acculturare le élite.

L’inquisizione: reati legati a una serie di problemi di ortodossia religiosa. Nel corso di questi tre secoli il potere
del clero viene ridimensionato da decenni di politica giurisdizionalista: politica messa in atto dallo stato per
ridurre i privilegi della chiesa.

Ma quali sono i privilegi del clero? Immunità fiscale e reale sulle proprietà, per i chierici invece c’è un
immunità personale (se compiono atti di delinquenza comune, non sono giudicati da un tribunale civile),
esiste un foto ecclesiastico che giudica gli atti e le cause dei membri del clero.

In tarda età moderna lo stato riesce a eliminare anche l’inquisizione, ma per quanto riguarda un’istruzione
laica non ci riescono.

C’è una differenziazione di tipo cetuale tra alto e basso clero, l’altro clero è costituito da alte gerarchie
(canonici, vescovi..) un élite che governa la chiesa e che arrivano dalla nobiltà, da famiglie di alta aristocrazia..
in Italia dopo la controriforma invece i vescovi vengono scelti dal papa in base alle abilità. Questo alto clero è
una élite anche nel piano culturale: tradizionalmente nel medioevo ed età moderna, l’intellettuale fa parte
del clero, non è un libertino. Il basso clero: vivevano meglio della popolazione rurale, molto spesso veniva
reclutato da ceti della piccola e media borghesia cittadina (artigiani, mercanti, notai..). Il padre di Diderot ad
esempio era un artigiano specializzato nella costruzione di strumenti chirurgici e manda i suoi figli a farsi
chierici. La posizione economica del basso clero era comunque passabile, non era così disastrosa come si
voleva far pensare.

2. Nobiltà: In Spagna ad esempio la nobiltà era molto di più, in Polonia erano l’11% della popolazione. Una
nobiltà differenziata non solo in Europa ma anche da una parte all’altra di città. Oltre ai privilegi di tipo
simbolico, ci sono i privilegi di tipo giuridico, vengono giudicati secondo modalità particolari, sono esclusi da
punizioni umilianti e corporali. Di solito vengono esclusi da applicazione della tortura. L’aristocrazia di sangue
può fare in modo che vengano giudicati da un tribunale di nobili e non un tribunale “normale”. La nobiltà
gode solitamente di immunità fiscale rispetto al fisco anche se ci sono alcune differenze e casi specifici.

La nobiltà è estremamente differenziata al suo interno, duca, marchese, conte, barone, nobile senza titolo,
cavaliere.. in Francia esistono due tipi di nobiltà: di sangue, e nobiltà che si “rigenera”. Gran parte della
nobiltà del 700 era recente che si acquisiva un titolo attraverso il denaro.

Esiste anche la nobiltà di toga, quelli del parlamento di Parigi, è una nobiltà di servizio che assiste con i propri
servizi il sovrano. Si comprava un “ufficio”, che riguardava un parlamento, un’attività giudiziaria, di consiglieri,
e dopo tre generazioni si può diventare nobili e assumere quindi privilegi. Una nobiltà che è fedele al sovrano.
È dedita all’attività giudiziaria e si racconta che ci sia un antagonismo di fondo tra nobiltà di toga e di spada.

In Inghilterra la nobiltà vera si riconosce dalla nobiltà dei pari, nobili per nascita, sono circa 200, e non sono
esentati dalle tasse. Perché sono così pochi? Perché passa al primogenito il titolo. Esiste anche un’altra
nobiltà, la “gentle” il gentiluomo di campagna, che però sono nobili solo secondo l’opinione pubblica, circa
70.000 persone e sono quasi la parte alta del terzo stato.

In Italia la nobiltà è il patriziato. La nobiltà di spada è nobiltà per investitura regio, ma in Italia non c’è il re se
non a Napoli. Chi sono i patrizi? Arrivano dai ceti dirigenti, sono frutto della civiltà comunale e non del mondo
vassallatico. Si diventa patrizi perché si rappresenta il ceto di governo, coloro che hanno fatto soldi con il
commercio, banche.. per poter essere patrizi bisogna essere residenti in una città, essere ricchi, essersi
astenuti per un po’ di tempo dalle arti commerciali.

3. Terzo stato: tutto il resto della popolazione, il 97%. Un gruppo che va dalla borghesia ai braccianti, mendicanti
e contadini. La parte alta è la borghesia, quella che si emancipa e fa la rivoluzione francese; la borghesia gode
di privilegi di vario tipo: rappresentano circa l’8% della popolazione in Francia, in Inghilterra l’11%, Europa
dell’est circa il 3%... ci sono ricchissimi borghesi che imitano la nobiltà, cominciano anche a comprare feudi e
quindi diventare nobili e essere esenti dal fisco e tasse.

In fondo il mondo contadino invece: una massa immensa, in Francia l’89% della popolazione, in Russia il 98%..
perché sono così tanti? Prima della rivoluzione industriale le rese agricole erano talmente basse che un gran
numero di persone si dedicava alle terre altrimenti non avrebbe avuto sussistenza. La vita contadina è una
vita consacrata interamente alla sussistenza, a mangiare, vivere e vestirsi. Una vita scandita da guerre,
carestie, una storia immobile dal medioevo al Settecento. Anche nel mondo contadino ci sono delle
differenze tra chi ha più o meno soldi, chi detiene terre e chi le coltiva, i braccianti.

Nel 700’ qualcosa comincia a cambiare: c’è un incremento demografico, un miglioramento dell’igiene e
quindi una diminuzione della mortalità infantile, si riduce l’infanticidio femminile, punti di incremento anche
per quanto riguarda l’istruzione.. la campagna rimane immobile per quanto riguarda la mentalità, il
cambiamento in campagna viene meno accettato.

La storiografia ha sempre creato una divisione tra ceti, che ha inizio con Carlo Marx. Da una parte il mondo
tradizionale e dall’altra la borghesia (valori nuovi, impresa, commercio..). tuttavia questa ricostruzione è
immaginaria. Si è visto che nonostante i successi personali di molti borghesi nella finanzia, nella banca.. il loro
modo di vivere e modello non riesce ad imporsi in quella società dal punto di vista ideologico. Il 700’ è
un’epoca in cui il prestigio era legato alla terra (possederla) e la nobiltà. La borghesia cercava di diventare
nobile, non porta nessun nuovo ideale inizialmente.

29\09\20

Lo stato moderno

Lo stato moderno nasce alla fine del Quattrocento, con la fine degli ordinamenti feudali ed ha una formazione lenta
che si protrarrà dalla fine del 500’ fino alla fine dell’età moderna, non arriva a compiersi come stato moderno se non
dopo lo stato Napoleonico. Lo stato moderno nato dalla società gerarchica si identifica con lo stato assoluto: un
processo di accentramento di potere da parte di un sovrano, ma poi si identificherà con qualcosa sempre di astratto
ma più impersonale. Lo stato assoluto non è un modello unico ma ci sono molteplici sfumature.

Quando inizia? Arriva un momento nella storia occidentale, tra inizio ottocento e metà del Novecento, con
l’eliminazione di ogni ordinamento intermedio tra stato e cittadino.

Ci sono molti elementi di continuità fra età moderna e medioevale: nel periodo che va dalla crisi degli assetti del
medioevo e la rivoluzione francese vediamo una serie di cambiamenti. Ad esempio la graduale imposizione dello stato
come entità laica, il potere del sovrano svincolato dall’asoggezione della chiesa; stato inteso sempre di più come stato
di potenza, cercando di eliminare qualsiasi opposizione, associazione ma anche una potenza contro gli altri sovrani. Il
progressivo accentramento verso una figura sovrana, inizia con il medioevo, non dappertutto: la signoria medioevale
aveva ad esempio come compito quello di coordinare le difese contro attacchi esterni, promuovere mediazioni fra le
diverse unità presenti. È un gioco di fedeltà feudale, una promessa con il sovrano ma non esiste una podestà piena,
assoluta. Questo vale per l’alto medioevo, salvo alcune realtà quando verso XI secolo la signoria territoriale finisce per
legarsi alla dignità regia: sono realtà nuove, in Inghilterra e in Sicilia. Sono normanni, conquistatori, non devono
rispettare nessuna tradizione precedente e questo fa si che abbiano una storia diversa rispetto ad altri
territori\nazioni. In queste realtà, dei normanni succede che il re (capo militare) comincia a legarsi alla dignità regia.
Questi sovrani cominciano a godere di una doppia autorità, continuano a essere signori territoriali, possiedono vasti
territori ma diventano titolari dei “diritti riservati” come la possibilità di imporre dazi, in tutto il territorio. Iniziano
anche ad invocare il diritto di giustizia. La possibilità di avere privilegi e di imporre tasse è l’inizio dell’età assolutistica e
un primo inizio di monarchia assoluta.

In questa fase della storia, tuttavia, i rapporti non sono intesi all’annichilimento dell’avversario, è un gioco di poteri
dialettico, dove i poteri non possono fare a meno gli uni degli altri (re-chiesa ad esempio). Ciascuno di questi vuole
tutelare la propria giurisdizione ma l’idea non è quella di eliminare il “nemico”. L’esistenza di questi pezzi del sistema è
legittimata da una tradizione. Solo la monarchia assoluta proverà a legittimare questo potere.

C’è un caso di modello in particolare che è prevalente del Cinquecento: lo stato dei ceti. Il potere del principe si trova
ai piedi, senza possibilità di intervenire, nelle rappresentanze corporate e dei ceti: chiesa, grande nobiltà e parte di
terzo stato dotata di privilegi. C’è un caso in particolare ad esempio ì, il Sacro romano impero della nazione germanica.
Cos’è? Un sistema uscito da Carlo Magno che rimane in piedi fino al 1806. Dura mille anni e nasce in epoca carolingia.
È un insieme di principati ecclesiastici e secolari ma anche regioni libere. L’autorità nominale spetta al re ma molti
principi a regioni autonome fanno ciò che vogliono. Il potere dell’imperatore è debole, elettivo, non si diventa
imperatore per diritto dinastico come accadeva in Francia, anche se apparteneva alla famiglia Asburgo che attraverso
corruzione doveva imporsi sui sette principi votanti. Lo stato dei ceti si indentifica con il modello della Boemia, Croazia,
Slovenia.. il potere è diviso tra principe elettivo e le assemblee. Le assemblee non rappresentano una forma di
democrazia ma rappresentanti dei ceti privilegiati come clero e nobiltà. Hanno una autorità sul principe, hanno
l’autorità di concedere al principe di imporre o meno delle tasse. Gli stati generali in Francia avevano questa funzione.
Sono corpi che possono imporre dei veti al principe e al sovrano in molti stati d’Europa. Ci sono alcuni casi in cui
queste assemblee hanno in mano il potere legislativo, fanno le leggi e non il re. Spesso hanno in mano anche il potere
amministrativo. Vale per tutti i paesi soggetti alla famiglia Asburgo in particolare. Il potere dei sovrani quindi è molto
limitato e deve prima stipulare un “patto” con queste assemblee, come quella di convocare ad esempio queste
assemblee ogni tot tempo o di avere particolari privilegi, di mantenere le libertà che queste assemblee hanno
(=privilegi). È il caso di Boemia, Ungheria ma anche della Svezia.

Un caso clamoroso ad esempio è quello della Polonia: ha una dinastia importante, e nel 1505 viene concesso il potere
legislativo alle diete dei nobili polacchi. I nobili polacchi hanno una presenza diretta, erano una nobiltà agraria molto
potente. Nel 1572 la carica di re di Polonia diventa ereditaria e creerà dei problemi: la corona di una realtà con
un’estensione territoriale molto ampia. Il primo re eletto è un principe francese: quando morì il fratello, essendo
erede successivo scappa in Francia per diventare re. Questo crea un problema in tutta Europa.

Come se ne esce? con la forma assolutistica assunta da alcune monarchia e della loro capacità di prevalere su queste
associazioni. la monarchia sarà assoluta tanto più il re riuscirà ad aggirare le assemblee. (Spagna e Francia). Per quanto
riguarda gli stati generali il re crea delle tasse che vanno oltre.

In Prussia lo stato era uno stato dei ceti, ogni nuovo re doveva giurare fedeltà a uno statuto. Federico Guglielmo I farà
la trasformazione a monarchia verso l’assolutismo che sarà poi perfezionato da Federico il Grande.

Nel 1772 la Svezia era uno stato dei ceti fino a che il despota illuminato lo farà diventare una monarchia.
A partire dal Cinquecento avviene un cambiamento, la rivoluzione militare: avviene un processo di accentramento dei
poteri del sovrano grazie alla guerra. Il modo di combattere e di considerare gli eserciti e le armi cambia, cambia il
modo in cui si intende la guerra e le alleanze, in modo da essere preparati ad attacchi e per espandere i confini. Uno
storico di fine ottocento, Otto Hintze ne parla in particolare con lo schema Hinzte. La guerra si era sempre combattuta
con guerre lunghe, che duravano molti anni. Nel 1494 i francesi di Carlo VIII in tre mesi si prendono il ducato di Milano
invece. La guerra chiede l’emergere di un apparato guidato da un’unica guida, il sovrano. In questa situazione si finisce
per consolidare il potere difensivo attorno a una sola persona, il re. Si pensa al pericolo esterno e in questo modo si
derogano i poteri al re. La spinta assolutistica si svolge quindi tra regioni confinanti che erano opposte. L’Inghilterra
invece sviluppa un potere meno accentrato, le prerogative del parlamento infatti rimangono molto forti. Il modello
Hintze è molto forte anche oggi anche perché fare la guerra significa formare un esercito che dipende dal re, senza che
esso dipenda anche dagli eserciti dei feudatari. L’esercito deve essere un esercito solo, coordinato, con cannoni e con
armi potenti. Creare un esercito che dipenda dal re voleva dire togliere la possibilità di creare una autonomia feudale
con i loro piccoli eserciti (=gli eserciti non erano coesi, c’era possibilità di tradimento da parte degli eserciti verso il
sovrano per difendere i poteri del feudatario ad esempio).

Si affermano nuove forme di esercito, dove la cavalleria è marginalizzata.

13\10\20

Economia di antico regime: crisi del mediterraneo e in particolare lo spostamento dei centri dell’economia mondo. il
mediterraneo era il centro fin dai tempi antichi dell’economia, ma, a partire dal cinquecento il centro si sposta
nell’Atlantico.

Le repubbliche: si stabilisce in Inghilterra per pochi anni, ma era una realtà difficile da definire e mantenere in termini
istituzionali. Appena si ha un problema si chiama un Lord protettore che opera come un monarca e scioglie il senato.
In età moderna abbiamo molti esempi di repubbliche, residui di modelli di repubblica uscite dal medioevo come quella
di Venezia. A Venezia vi era un’oligarchia tuttavia, dove il potere era dei “grandi signori” e delle grandi famiglie
oligarchiche veneziane. Con la Serrata del Gran Consiglio infatti le grandi famiglie veneziane diventano “comandanti”
della sovranità di Venezia. Il dominio della repubblica di Venezia si estendeva fino a Brescia;

Ha un principe, il Doge, una figura elettiva ma il potere era comunque diviso dalle famiglie. Erano Guardinghi tra di
loro, fondavano delle dinastie, passavano dalla repubblica a una signoria. Per questo la repubblica si dota di una
magistratura che è fondata dal consiglio dei 10, con un potere molto grande da poter deporre il doge.
Questo sistema viene denigrato dalle monarchie.

Questo vale anche per altre realtà come per Lucca e Ginevra. A Ginevra viene impiantato il calvinismo con una
capacità di espansione che si sviluppò in tutta Europa.

La repubblica viene vista come qualcosa di irrealizzabile, le forme di repubblica erano poche e si sviluppavano in
realtà molto piccole (in Grecia, come Atene, Sparta.. erano poi in guerra tra di loro). Nel corso dell’età moderna si
forma un nuovo modello, quello dell’Olanda, che si forma a seguito di una guerra di liberazione. L’Olanda faceva parte
di Carlo V, un territorio in cui poi si instaura il calvinismo e che quindi non andava d’accordo con un sovrano cristiano.
Fra il 1556 (inizia la rivolta dei paesi bassi) e il 1648, la Spagna viene tenuta in “scacco” dalla rivolta delle province dei
paesi bassi; ciò vuol dire che le pretese egemoniche della Spagna e del cattolicesimo si infrangono: un luogo
comunque lontano da raggiungere e difficile da controllare. Significa anche che in questa situazione c’è una vittoria di
un modello statuale diverso rispetto alle monarchie, si fonda una repubblica che prevede un sistema di
rappresentanza, in un territorio abbastanza grande e dove esiste la libertà di stampa e confessionale. Affermano il
diritto di poter scegliere la propria religione: si va verso la nostra modernità. L’organizzazione dei poteri pubblici è
ancorata alla partecipazione, e un sistema che funziona adottando il sistema generale con province, con stati generali
e provinciali che si riuniscono regolarmente. Ci sono gli stati provinciali e generali che si esprimono con un primo
ministro e un una sorta di capo militare che NON è un monarca. Quello dell’Olanda è un modello rappresentativo, una
federazione con un forte modello di rappresentanza, di libertà di coscienza.

Con “partecipazione” e sistema rappresentativo non intendiamo una vera e propria democrazia, anche perché ci sono
molti limiti. L’Olanda garantisce la compartecipazione ai patriziati cittadini, gli strati sociali più bassi non hanno diritto
di accedere ai consigli. Lo stesso accadeva anche in Inghilterra con la gentle, dove i deputati erano eletti su una base
molto ristretta, intorno al 3,5% della popolazione.
Queste realtà rappresentano modelli politici nuovi e che avranno un importante ruolo nello spostamento
dell’economia centro verso l’Atlantico.

I grandi cambiamenti dell’economia dell’età moderna:

Spostamento dal mediterraneo al mare del Nord, la rivoluzione dei prezzi (si assiste a un aumento dei prezzi); si arriva
a una crisi globale, democratica, economica e politica;

1200, 1300: il Mediterraneo e la Provenza sono le culle del capitalismo mercantile. È soprattutto una ricchezza fondata
sui commerci, banche, finanze e prestiti. I traffici sono soprattutto di beni pregiati, quantità piccole ma che possono
dare un ampio margine di profitto (oro, spezie..) e si commerciava anche merci più voluminose che alimenta uno
scambio che funziona a lunga distanza (olio, sale, vino..). al Nord Italia soprattutto un commercio di economia, di
denaro e al Sud invece materie prime. È un’epoca nella quale dove le potenze economiche non sono ancora
influenzate dagli assetti politici: il controllo del territorio è scarso ma l’economia si sviluppa a sé, una piccola città
come Genova può essere e produrre una ricchezza straordinaria. I Banchieri genovesi sono così potenti da essere
coinvolti nei prestiti per la Spagna quando andò in bancarotta.

Tutto ciò funziona fino alla rivoluzione militare: tra 400’\ 500’ cosa succede? 1. Guerre d’Italia; 2. Pressione ottomana
(chiudono la porta verso Oriente e le realtà di rotte di commerci); 3. Scoperta dell’America (portano allo sviluppo delle
scoperte e navigazioni verso l’Oceano Atlantico).

In realtà quando si parla del 1492 e della scoperta dell’America la civiltà occidentale non perde le proprie rotte
immediatamente ma solo il secolo successivo.

1. Guerre d’Italia: si conclude con la pace di Chateaux Cambresis del 59: controllo
spagnolo su buona parte dell’Italia ed egemonia politica anche su Venezia e
Firenze. Si passa a una fase dove l’Italia è sotto potenza straniera. Questo legame
politico è sempre stato visto negativamente: terre controllate, regime fiscale
oppressivo, posto l’accento sui danni irreparabili dei banchieri italiani che
prestarono denaro al re di Spagna.. ma se avevano soldi da prestare voleva dire
che l’Italia era ancora molto ricca.

Vi è l’idea che con l’arrivo degli Spagnoli il patriziato italiano smette di investire e di
creare ricchezza. Un tradimento della borghesia che smette di essere ceto
produttivo e inizia a derogare (=cazzata: non hanno più le condizioni per farlo. Non
è una scelta ma devono)

Nonostante il regime fiscale oppressivo dove i soldi per le guerre finivano per
guerre combattute dagli spagnoli porta anche a un periodo di pace di 150 in Italia.

2. L’espansione turca: l’Italia perde il controllo dell’impero ottomano, a una tensione


militare tale che a inizio 500’ i turchi arrivano a Otranto e vi rimangono. Le rotte
verso oriente sono insicure. La potenza turca inizia a declinare solo verso 700’,
prima invece non arretrava. Tuttavia con Venezia diventa quasi complementare
perché nonostante tutto continua a commerciare

La crisi che parte dalla fine del 1400 arriva grazie ad un aumento della popolazione. non avevano nessun modo per
difendersi da questo meccanismo. La crescita della popolazione da una parte e dall’altra stagnazione alimentare. La
produzione agraria non può aumentare a piacimento e non riesce a correre dietro alla crescita della popolazione si
può parlare di scarsità delle tecnologie ma in realtà esistevano sementi ad alta resa, dei concimi e programmi di
rotazione ma non aiutò. Quando si cercava di aumentare la produzione non facendo riposare il terreno o disboscando
si faceva solo “peggio”, si provocava annate cattive che mettevano a rischio la popolazione stessa. Non vi era un modo
per regolare le nascite: la popolazione, composta del 85% da contadini avevano “bisogno” di figli poiché la mortalità
infantile era altissima. In questo tipo di società la probabilità di morire era molto alta. La sanità era molto scarsa,
molte malattie e poche medicine.

La dinamica demografica: la curva di Malth spiega ciò. Si arriva a un picco nel 1347 con la peste nera per poi rialzarsi
intorno al 1600. Dopo la peste infatti c’è una diminuzione della popolazione e di conseguenza una maggiore
disponibilità di cibo e approvvigionamento che fa si che la popolazione ricresca. Con un nuovo aumento della
popolazione e di conseguenza una diminuzione delle provviste c’è un aumento delle malattie e una nuova diminuzione
della popolazione. = mentre la popolazione raddoppia le risorse crescono in proporzione più lentamente giungendo al
limite delle risorse alimentari e provocando una crisi.
20\10\20

A liberare il rapporto tra produzione agraria e aumento della popolazione arriva la rivoluzione industriale. Il sistema
produttivo, i ritmi di vita cambiando attraverso sacrifici e sofferenze.

Alla radice del maccanismo delle crisi vi è una disparità quindi tra la crescita della popolazione e la disponibilità di
risorse. Tutto questo gioco fu la causa della rivoluzione dei prezzi: la popolazione cresce, diminuiscono le risorse e i
prezzi cambiano. Bastavano qualche annata cattiva e mancavano poi le semenze per poter produrre di nuovo, ma non
solo, anche i vari indebitamento contadino causò non pochi danni. Il prezzo del frumento cresce del 350%. Ma vi era
un rimedio? L’economia dell’antico regime è anelastica, non cambia, è ciclica.

Si produceva per la sussistenza, l’80% della produzione contadina era per poter vivere e mangiare, non esiste il
superfluo. Questo fa si che ci sia un altro grande problema, quando si avevano grandi disponibilità di prodotti non si
aveva la possibilità di venderli: difficoltà dei trasporti e raramente si produceva di più del necessario. Le merci devono
subire anche un altro problema tecnologico: non si aveva una tecnologia di conservazione tale da far mantenere a
lungo i prodotti oltre al sale. Molto spesso i mercanti trovano poco conveniente trovare dei compratori a lunga
distanza. In Italia la crisi agraria è del 1956. Un ulteriore problema è legato alla mentalità: anche i signori feudali
possono trovare problemi a trovare compratori per i loro prodotti. L’economia capitalista cerca di guadagnare da una
cosa il massimo possibile, c’è un investimento iniziale ma poi la rendita dei prodotti è massima perché i prodotti
costano ormai 0 a produrli. I signori feudali invece cercano di mantenere i propri immobili; questo porta a compiere
delle scelte non redditizie e razionali. Molto spesso questa mentalità porta a vendere e non mettere da parte le cose
più utili (come le semenze) per mantenere le proprie apparenze. Le conseguenze di questa crisi finiscono per ricadere
sui contadini.

Nel corso del 1500 avviene una ridistribuzione sociale della ricchezza. Nel centro Nord Italia, ancora in crisi con un ceto
mercantile che si sta riversando sulla terra, si avvia un processo di rifeudalizzazione. Gli appetiti del patriziato si
riversano sulle terre, sui contadini. Nobili, cittadini, mercanti cercano di approfittare dei contadini indebitati.
Diventano un flagello: sono imprenditori he vogliono massimizzare i loro profitti, alcuni patti con i contadini sono
talmente duri che sono costretti a lasciare la terra e scappare in città.

Alla lunga queste difficoltà di approvigionamento cominciano a toccare anche le città, provocando vaie rivolte. La
popolazione urbana cresce, in città fluiscono molti contadini poveri e le amministrazioni non gestiscono questa
situazione. Lo spazio dell’autosufficienza e sussistenza non esiste più.

L’inflazione: l’arrivo dei metalli americani. Nell’antico regime il valore della moneta non è sempre garantito come oggi,
ma è dentro la moneta, rappresentato dalla % di oro\argento presente al suo interno. Se si porta una grande quantità
di moneta si porta di conseguenza a una inflazione, portando a una diminuzione anche di tutti i prodotti.

Declino della manifattura italiana del centro: declina per colpa di scelte sbagliate. Anni di guerre e scelte sbagliate. La
grande manifattura italiana continua a seguire, in un momento di crisi dove il mercato è stagnante, la grande
vocazione dei prodotti di lusso. È un secolo dove la rivoluzione dei prezzi vale in tutta Europa, accanto alle merci di
lusso si cercano merci più economiche. (aumento della popolazione). l’incremento demografico aveva fatto si che
all’interno delle città aumentava anche il costo della vita. Esistevano le corporazioni di mestiere, operai specializzati e
protetti pretendevano di avere lo stesso salario. Questo fa si che i prodotti rimangono con un prezzo molto alto ma
meno richiesto. Ciò non avviene in altri paesi dove invece le corporazioni sono meno forti, nei paesi bassi, Inghilterra e
Francia c’è un calo delle ridistribuzioni reali. Si producono merci meno lussuose e più economiche, che incontrano il
gusto del mercato. Si sposta parte del ciclo produttivo verso le campagne: li non ci sono corporazioni, si lasciava fare ai
contadini una parte del lavoro.

Lo spostamento dei capitali dalle città: non basta la produzione ma ci vuole anche un commercio.

Per il patriziato un ritorno alla rendita: trasformazione di molti capitali verso la terra. Si tratta di opportunità: si
compra in momenti di crisi le proprietà fondiarie (come fecero i Barbarigo);

A fine settecento al situazione cambia in modo radicale: la rivoluzione industriale. Modifica i rapporti di lavoro che si
basano sul sistema capitalistico, qualcosa di totalmente nuovo. Il fulcro della rivoluzione fu l’attività manifatturiera. La
trasformazione delle materie prime. Per la prima volta, un’attività diversa dall’agricoltura diventa il tram
dell’economica. Il rinnovamento tocca soprattutto quella delle fonti energetiche, in particolare con le macchine a
vapore, cambiano le materie prime, come il ferro che prima veniva usato solo per piccole finiture; la macchina a
vapore permette la trasformazione continua dell’energia termica in cinetica (movimento) e si può mettere ogni luogo.
Prima si era vincolati a una serie di fonti energetiche vincolate, come i venti per i mulini o l’energia idroelettrica.. è
un’energia moltiplicabile a piacere, l’unità Watt si può modificare quando si vuole, a differenza ad esempio della
manodopera animale che arriva fino a un certo punto e non si può controllare del tutto.

Come mai nasce in Inghilterra? E non in altri paesi sviluppati. Ci possono essere diversi fattori di varia natura, politica e
istituzionale e culturale (atteggiamento verso le innovazioni e tecnologie= a differenza del papato che non era molto
favorevole alle innovazioni). Inghilterra e Olanda sono quei paesi in cui vi è la libertà di stampa. Tutti questi elementi si
intrecciano tra loro per poter funzionare: nella realtà europea continentale alcuni paesi avevano questi elementi ma
non altri. La Francia ad esempio è grande e ricca, tuttavia le zone non erano tutte uguali, non avevano nemmeno le
stesse legislazioni e avevano ancora i diritti feudali. In Francia si instaura dopo l’età Napoleonica, quando si è dotata di
una carta costituzionale, dove non si è più vittime di un arbitrio di altri, dove si hanno dei diritti.

Vi era una assicurazione di protezione dei diritti di proprietà dei territori, garantiti in Inghilterra e fondamentali. Si
inizia quindi a creare dei brevetti e sono tutelati dal 1624.

27\10\20

Famiglia di antico regime: considerata in una società sacralizzata come il nucleo centrale attorno al quale ruota la vita
di ciascuno. Un riflesso di una struttura: esiste un padrone di casa come un sovrano ed è proprio il riflesso di un
patriarcato, un sistema. Non riguarda solo la famiglia nobiliare ma soprattutto la famiglia patriarcale contadina, una
famiglia di sussistenza dove non c’è spazio per l’individuo, ma funziona su una struttura più grande.

In Inghilterra, per una serie di motivi di viene a creare un nucleo familiare come lo conosciamo noi, un modello di
famiglia moderna. Per tutto ciò ci vuole però un sistema di lavoro, di economia e politica diversa dagli altri stati
europei e non.

È una struttura familiare che si fonda su una società in cui prevale la monarchia. La società di antico regime si fonda su
un ordine organico dal quale non è possibile chiamarsi fuori, in un ordine di tipo gerarchico, stabilito da dio. Essendo
un ordine volontà di Dio, deve essere immobile e riflesso. Secondo questa mentalità la famiglia patriarcale,
esattamente come la monarchia, come un sistema naturale. Il capo famiglia dello stato è il sovrano e quindi la
monarchia è il sistema di governo migliore è la monarchia.

Il potere del padre in casa è un potere quasi assoluto.

Molto spesso la teoria politica del principato si fonda su famiglia e padre e la dipendenza dei figli dal padre. Il padre di
famiglia ha un ruolo importante, assegna i ruoli, possiede i terreni e i beni; il mondo contadino è ancora più “crudele”,
si lavora, si fa parte di un nucleo ma non si ha niente per essere autonomi. Il padre di famiglia sceglie la moglie per i
propri figli, ma anche per sé nel caso la moglie muoia per parto;

la famiglia di antico regime in realtà è una galera; il meccanismo di rapporto tra padri e figli si consolida non
dappertutto ma a partire solo da inizio 800’, con un allentamento della disciplina comunitaria, i rapporti sono più di
convenienza, specie nelle campagne. Tutto ciò fino alla rivoluzione industriale. La famiglia non è solo un luogo di
sussistenza, generazioni e assistenza, è un’unità economica di organizzazione del lavoro, si deve produrre e per farlo la
famiglia deve dipendere dal padre. Anche il lavoro dei bambini nelle campagne diventa fondamentale ma vale anche
per le mogli che “lavorano” in casa.

C’è una via d’uscita? Non proprio. Questo modello di famiglia, che può comprendere anche 50 persone e sopravvive
perché in un regime di sussistenza bisogna tenere il patrimonio unito. Nella famiglia patriarcale non circola denaro ma
i beni della famiglia non si scorporano e restano uniti anche dopo la morte del capofamiglia. Questo sistema funziona
a due livelli: le famiglie patriarcali sono contadine e nobiliari dove, in quest’ultima, per mantenere i beni di un feudo
esiste un dispositivo che serve per aggirare alcune disposizioni come ad esempio sposare un cugino, (con conseguenti
problemi mentali e fisici) anche se proibito dal concilio di Trento e il fedecommesso che consente di fare in modo che i
beni non possano essere divisi per diverse generazioni. Nella famiglia contadina e aristocratica l’individuo è un
semplice tramite tra antenati e postumi. Deve garantire la continuità della famiglia, del lignaggio, dei beni e
possedimenti. In antico regime e in questa società i contadini non avevano niente per essere felici, preferenze,
ambizioni vanno subordinate alla comunità e ai posteri. La ricompensa avverrà dopo la morte.

Tutto ciò fino alla seconda metà del 1600 con la crisi della coscienza Europea e nel 1700. Emerge l’idea che ogni essere
umano è unico ed è giusto ricercare la felicità senza che vada a discapito della salvezza eterna; lo si può fare anche a
discapito degli altri. Il luogo dove si affermano questi ideali è appunto l’Inghilterra. A fine 600’ è il luogo politico più
sviluppato. È una realtà dove il potere tra sudditi e sovrano è bilanciato, dove è stata abbandonata l’idea patriarcale
del diritto divino, dove esiston o diritti e separazione dei poteri, libertà di culto e di stampa. Tutte queste innovazioni
finiscono per intaccare la società alla sua base, per intaccarne il nucleo familiare.

Ciò che si vede è che l’entrata in crisi della famiglia patriarcale è l’entrata in crisi della monarchia patriarcale;
entrambe affermate nelle scritture e avevano ancora dei difensori che difendevano il re e la nobiltà contro il
parlamento. È il caso di un pensatore Robert Filmer e John Locke. Locke Scrive due trattati sul governo (1650) “
patriarca of the natural power of kings” e “two treaties of governement”. Racconta quello che è cambiato, un nuovo
bilancio dei poteri e smontando la vecchia famiglia patriarcale. Dice che la famiglia non è una struttura data da Dio
dalla Bibbia attraverso la struttura dei vecchi patriarchi, la famiglia è un contratto volontario stipulato da due individui
alla pari (uomo e donna) al fine di concepire e allevare dei figli. È la società che decide di trovare un ordinamento al
quale corrisponde un vantaggio reciproco.

Locke parte dalla famiglia per smontare la costruzione della monarchia patriarcale. Tutto ciò porta in Inghilterra un
tipo di famiglia affettiva, più rispettosa e verso una famiglia nucleare domestica (anche se non dappertutto e subito, ci
vorrà del tempo). Queste trasformazioni della società inglese hanno motivazioni politici ma anche per le
trasformazioni economiche. L’autonomia di molte figure della società urbana che nascono con il libero salariato e la
nuova economia di mercato aiutarono a portare queste trasformazioni della famiglia. Si sceglie chi sposare, cosa
comprare, sia aveva uno stipendio e non si dipendeva più dalla sola famiglia, sono liberi. Era necessario tuttavia
lasciarsi alle spalle il mondo rurale, un mondo statico.

Differenza sociale: se si crede meno alle gerarchie si crede meno di avere un sistema di obbedienza a una determinata
figura. Nel 1700 sia nelle famiglie che nel posto di lavoro, la differenza gerarchica si allenta. Descritto in “Sesso amore
e matrimonio in Inghilterra”

Il matrimonio per amore è qualcosa che si afferma solo a 1700. Ci si è accorti che i sentimenti venivano vissuti in
maniera molto diversa nei secoli precedenti. Il matrimonio d’amore va al di fuori della logica patriarcale, che si
avvicina ai diritti. Nei romanzi e gruppi sociali appare sempre più necessario il parere dei figli e sempre meno decisivo
quello del padre o capofamiglia. Per ottenere questo tipo di scelta è necessario che la famiglia sia autonoma, gruppi
legati alla mobilità e al denaro piuttosto che censo e tradizione.

L’aristocrazia è un ceto che è ancora troppo legato alla tradizione che non può cambiare e quindi il matrimonio per
amore non è ancora presente. Il capo famiglia non può mettere nei guai la famiglia per il bene e amore dei figli. E i figli
a loro volta possono essere esclusi dal lignaggio se scelgono delle mogli che non sono approvate o scelte dal padre. Le
strategie matrimoniali continuano ad essere importanti quindi nel mondo aristocratico.

La base di questi mutamenti nella famiglia erano di natura essenzialmente economica. Tutto ciò parte da un
Inghilterra che aveva conosciuto un grande sviluppo.

Cosa succede poi? Crescita della popolazione (in particolare Parigi), dopo la peste nera, rivoluzione dei prezzi, per
arrivare nel 1789 quando abbiamo una crescita molto alta.

03\11\20

Scoperte geografiche

1492: una delle date più importanti delle scoperte geografiche, la scoperta dell’America.

Solo dopo la fine del colonialismo, e solo dopo verso la fine degli anni 60’ si impose la consapevolezza di cosa fu la
colonizzazione coloniale e tutto ciò che essa portò alle popolazioni autoctone. Lo schiavismo, milioni di uomini
costretti a catene. Si pensa di aver portato la “civiltà”, progresso ma solo attraverso violenza e abusi. La colonizzazione
che si apre con il 500’, determinerà delle variazioni enormi sia per l’Europa che per il mondo: mette in piedi l’inizio
dello sfruttamento e dello schiavismo tra Nord e Sud del mondo. Si arricchiscono gruppi di uomini a svantaggio di altri,
nascono nuove città, si instaurano nuove culture.. un mondo che si fonde attraverso la violenza. Questo porterà anche
a uno spostamento della concezione dell’ordine del mondo (ma a questo servirà la secolarizzazione e la nascita
dell’antropologia)

Nasce un forte divario tra Nord e Sud del mondo, basato su un forte senso di sfruttamento. Inizialmente le nuove
scoperte erano finalizzate a cercare nuove vie di commerci. Il progetto di Colombo partiva da obbiettivi concreti,
anche se sbagliati su certi calcoli, come ad esempio il credere che la terra abbia una dimensione minore della realtà.
Con le nuove scoperte si crea anche uno spostamento dei centri dal Mediterraneo all’Atlantico. I primi a
circumnavigare l’Africa furono i Portoghesi, avevano cominciato a sviluppare tecniche adatte a poter iniziare questo
tipo di navigazioni. Man mano che vanno avanti fortificano gli scali nelle varie coste africane. Nel 1487 Diaz arriva al
capo di buona speranza, e dieci anni dopo Vasco de Gama riesce a raggiungere Calcutta. La loro non è un’idea di
conquista, cercano di creare nuovi scali nelle aree deserte, nelle aree civilizzate invece si cercava di avere una sorta di
monopolio attraverso l’aiuto delle autorità locali.

Più che un dominio feudale era un dominio coloniale. Gli spagnoli invece volevano conquistare grandi regni, una serie
di basi che garantiscono lo sfruttamento rispetto agli europei. Il Portogallo infatti non aveva una mobilità feudale per
poter portare una quantità di persone per creare de territori nelle aree coloniali a differenza della Spagna ad esempio.

I prodotti commerciati erano di vario tipo. Al centro di questo sistema vi erano snodi di una rete monopolistica per la
gestione dei commerci in aree dove il mercato era già organizzato. Ciò che funziona era l’approdo di queste basi e
l’appoggio delle autorità locali. In Spagna era diverso: le caravelle di Cristoforo Colombo partono dopo la Reconquista,
era una monarchia composita, molto legata alla religione cattolica, aveva una certa superiorità, si era battuta per 200
anni contro gli arabi. Aveva maturato quindi un carattere bellicoso, aiutato da Dio, ed è questo che a un certo punto
viene deviata verso la colonizzazione. Chi viene colonizzato era un infedele, andava quindi cristianizzato e punito. Il
nucleo importante dei conquistadores erano i cadetti, i secondogeniti della nobiltà spagnola, gente che in Spagna non
aveva alcuna speranza. Erano convinti che avendo vinto i mori, musulmani potevano vincere su tutto.

A fine 400 la reconquista non era finita, volevano prendersi un pezzo d’Africa, ma si apre la finestra dell’America e si
concentrano sull’Atlantico. Per arrivare a questa applicazione della conquista e colonizzazione ci vorranno 20\25 anni.
I primi anni gli interessi erano di esplorazione e devono subito accordarsi con l’altra potenza che si affacciava
all’Atlantico ovvero, il Portogallo. La Francia e Inghilterra arriveranno più tardi.

Viene fatto il trattato di Tordesillas, un trattato tra Spagna e Portogallo, firmato nel 1494. Si erano affidati entrambi al
papa per avere la legittimazione delle conquiste. Viene firmata una bolla dal Papa Borgia che assegna la navigazione
africana ai portoghesi e quella Atlantica agli spagnoli attraverso una sorta di linea, un meridiano che divide le
conquiste. Un meridiano che passa sulla foce del Rio delle Amazzoni e che serve a dividere anche l’altra parte del
mondo come le Filippine che vanno alla Spagna. Questo porta alla creazione di nuove istituzioni commerciali come la
Casa de contratation, un istituto del 1503 che si occupa di amministrare il traffico commerciale americano per la
Spagna.

Solo pochi porti sono autorizzati allo sbarco e imbarco delle merci per non essere sottoposti a dazi doganali.

Il problema più grosso è che questo sistema vincolistico finisce per danneggiare le colonie che non hanno più contatti
le une con le altre causando arretramento. I conquistadores inoltre facevano ciò che volevano.

La colonizzazione: cosa trovano? L’America pre-colombiana è un puzzle di civiltà, con uno sviluppo diseguale tra le
civiltà: maia, Inca, Aztechi erano molto sviluppate ad esempio, altre molto poco, erano realtà più selvagge ma anche
più difficili da sottomettere. La civiltà Maia era già declinata al tempo, quando arrivano i colonizzatori era
praticamente già sparita ma rimane comunque una città di forte interesse. Si tratta di una “civiltà di bronzo”, gli
Aztechi riescono a trasportare materiali molto pesanti senza nemmeno conoscere la ruota. Si può dire che nonostante
un ritardo tecnologico evidente erano vere e proprie società con una gerarchia statale e sociale ben definita: sia nel
Messico che Perù esiste un sovrano\imperatore con delle aristocrazie, una eccellente sezione amministrativa, un
sistema statistico e di comunicazione evoluto. Le strade erano dei sentieri, dove si poteva avere notizie e prodotti
molto velocemente, senza cavalli o animali da traino ma a piedi. Erano capaci di estese conquiste militari formando
delle estese città come la rete segreta degli Incas. Agli Spagnoli fu molto più facile sottomettere queste realtà: valersi
delle strutture esistenti sostituendosi al capo già esistente, rinnovando il sistema che c’era prima. L’idea è che
diventando capo di quella gente, privandoli delle loro tradizioni e culture, provocando delle “dimenticanze”, dei vuoti,
dovevano essere convertiti.

Altre città erano composte da relazioni di parentela, clan, tribù, molto meno avanzate e questi furono molto più
difficilmente assoggettabili dagli Spagnoli. Si trovavano davanti a una guerriglia, attaccavano e scappavano in mezzo
alla foresta, diventando introvabili.

Conquista: inizia con i Caraibi (1508\10), poi Cortes, attacca il Messico. Fu una conquista in due fasi, riuscirono a farsi
ospiti di Montezuma e in tre anni conquistarono un impero di 20 milioni di persone. Avevano diversi vantaggi: arrivati
li la prima cosa che trovano era una guerra civile, delle realtà locali che si erano già ribellati all’imperatore. Le autorità
locali quindi si convincono che le autorità occidentali siano la soluzione, migliori. Arrivano li considerandosi degli “Dei”,
arrivano con un pregiudizio, si pensava che fosse una divinità che era sparita in Occidente e che sarebbe tornata.
Avevano una rete di alleanze con le autorità locali e riuscirono così a gestire la fase di consolidamento.
A un certo punto si bruciano le navi alle spalle.

Tra il 1519 e 21 lo Yucatan (tribù rimanenti dei Maia), il Perù viene conquistato da Pissarro nel 32’. Come riuscirono? I
conquistatori furono circa 5000, ma la loro superiorità stava nelle armi da fuoco e nei cavalli. In uno scontro Pissarro
ad esempio riesce a conquistare il re degli Inca, c’era una forte disparità.

Il peso notevole della riuscita era il peso ideologico: la conversione forzata. Nella mentalità dei conquistadores c’era
una certezza di superiorità che finisce per giustificare il non rispetto del pagano che doveva essere convertito. Anche le
malattie: gli occidentali portarono malattie a cui gli abitanti indigeni non erano abituati, dimezzando così la
popolazione.

Nel Messico e Perù: forme di sfruttamento che provocarono la miseria degli Indios, che fu aiutato dalla chiesa che
giustificava questa follia e sottomissione.

Tutto ciò fu denunciato da un chierico, Bartolomeo de las Casas che nel 1612(?) inviato in America che racconta della
mancanza di controllo ed eccessi dei colonizzatori sui coloni. Gli argomenti che propone, a proposito della conversione
violenta, era che gli Indios erano innocenti, anche se gravati dal peccato originale non avevano avuto nessuna notizia
del messia, non ne avevano avuto mai conoscenza e quindi non potevano essere degli infedeli, proprio per la loro
innocenza. Secondo Bartolomeo quindi non c’era alcuna autorità per fare violenze sugli Incas, anzi, il sovrano Carlo V
lo appoggia, ha paura che si venga a creare un sistema feudale. Voleva trovare un modo per non far si che gli Indios
diventassero servi della gleba. Doveva fare in modo che diventassero fedeli alla corona ma senza stabilire un rapporto
vassallatico e quindi che ci fosse un “tramite”, un capo prima del re stesso. Nascono per questo le Encomiendas.
Cos’erano? Sono unità di base, economico e territoriale del sistema coloniale. Erano una specie di feudi, ai
conquistadores non venivano affidati dei terreni ma delle persone. Transitoriamente i conquistadores avevano un
controllo dei terreni dei coloni. Tutto ciò però non fece altro che far rimanere la violenza svuotando le encomiendas,
che non erano più solo temporanee ma diventavano ereditarie.

Nel 1713 , con la Pace di Utrecht, con la fine della guerra, il monopolio della tratta degli schiavi passa agli Inglesi
(acientas)

I francesi iniziano a creare una politica coloniale “seria” solo nel 600’ poiché prima erano coinvolti nelle guerre di
Religione e giungono in Quebec. Comincia ad essere una potenza coloniale quando si instaura una monarchia interna
e si consolidano le autorità. Nell’800 la politica coloniale francese si sposta in Africa.

Il modello vincente della colonizzazione era comunque quello inglese, la storia del padri pellegrini.. viene promosso
subito un sistema di grandi investimenti, molte persone iniziavano a impiantare delle imprese di investimenti per le
nuove colonie, ma fu anche un forte sostegno alla corona. Riescono a mettere in piedi un sistema che funziona e
infatti molti inglesi si staccano, creare un nuovo gruppo dirigente, una democrazia, una élite.

Si formano anche due realtà diverse in America, Sud schiavista e agricolo, Nord invece legato ai commerci.

I rapporti con la madrepatria erano legati da dei patti di navigazione: non tutto quello che veniva prodotto poteva
essere commerciato. La manifattura ad esempio. Inglesi comprano i prodotti (cotone ad esempio) in America che
viene lavorato in Inghilterra.

Vi era un potere, un élite locale affiancate da un governatore rappresentante del re. Tutto funziona bene fino alla fine
della guerra dei 7 anni dove l’Inghilterra vince. Anzi gli americani erano molto “fieri” di essere rappresentati
dall’Inghilterra fino a un certo punto. Si rendono conto di far si parte dello stato Inglese ma non avevano dei “diritti”,
dei rappresentanti. Da qui nasce il motto “no taxtion whitout rappresentation”: si apre una guerra.

10/11/20

1517: riforma protestante: inizio anche della letteratura tedesca e dell’affrancamento della Germania
dall’universalismo papale e imperiale. Il 1517 apre anche una risposta nel campo che rimane fedele al dogma del papa
di Roma, il cattolicesimo. Quella che a Roma era sembrata una semplice eresia, diventa un movimento di massa
internazionale di vaste dimensioni e un fenomeno definitivo che finirà per spezzare il quadro dell’universalismo
cattolico. Se per il mondo cattolico la chiesa sono gli uomini consacrati per i luterani invece tutti possono farsi
testimoni della chiesa.

Ci si chiede se da un punto di vista di modernità, la riforma teologica luterana sia stata un passo avanti o un passo
indietro. Se consideriamo la modernità come emancipazione dell’uomo, anche dalla religione, la riforma può
sembrare su questo piano di emancipazione dell’individuo una forma di arretramento storico. Ha esaltato la possibilità
dei singoli uomini di salvarsi da soli: secondo la religione cattolica l’uomo ha la possibilità di salvarsi attraverso la
propria coscienza, esercitando correttamente il libero arbitrio. L possibilità di finire in paradiso o inferno deriva
dall’uomo.

Il mondo luterano, dove l’uomo non ha scelta, dove c’è un’idea di predestinazione (Dio ha scelto gli uomini), si riporta
in primo piano l’azione di Dio. Con la riforma nasce una nuova concezione di Dio, degli uomini ma anche delle
gerarchie. L’idea di riformare la chiesa non è un’idea che ebbe solamente Lutero: tentativi di riforma ci furono anche
prima ad esempio dagli umanisti (che erano cristiani), quindi da persone acculturate che non vogliono staccarsi da
Roma ma di proporre a inizio 500’ una riforma della devozione. L’idea degli umanisti è quella di riformare gli studi
cristiani, avvicinare lo studio diretto della religione. È un’epoca che cerca di criticare le istituzioni religiose. Il papato a
fine 300 era stato ad Avignone, i papi vengono sequestrati e poi ritornati a Roma la trovano quasi deserta. Si trova
nella condizione di dover ricostruire e consolidare lo stato della chiesa. Si cerca di riconsolidare il potere politico del
papa in Italia attraverso concordati con i principi italiani (espressione delle case regnanti dei piccoli stati), ma anche
con Francia e Spagna. Si cerca di fare patti, un’attività diplomatica e politica tutt’altro che spirituale. In questa opera di
ri-consolidamento del potere del papa il papa ha il controllo dei benefici ecclesiastici (uffici di cura di anime), cioè che
per essere vescovo si può attraverso un gioco di scambi avere la possibilità di essere vescovo di più diocesi. Di fronte a
questo tipo di azione come nel caso di Valla, di rafforzamento del potere temporale, gli umanisti si rivoltano. Nella
società di antico regime, la chiesa e il clero avevano esenzioni fiscali e giuridiche, avevano un potere culturale e
economico molto importante. L’istruzione e la predicazione erano molto presenti e quindi c’è un forte intreccio di
interessi e rapporti.

Il problema delle indulgenze era solo marginale per Lutero, ma toccando in maniera profonda molti fedeli che
dovevano pagare per assicurarsi il paradiso ebbe un grande potere.

Le prime critiche arrivarono dagli umanisti come Rotterdam, si cercava di capire cosa ci fosse veramente nei testi
biblici, tutti dovevano “abbeverarsi” nelle parole dirette di Cristo. Anche Lutero era un filologo e proprio nei testi
bisogna trovare la verità. Le critiche non sono critiche che vengono solo dal mondo tedesco ma anche dal mondo
latino.

Perché la riforma avviene in Germania? Non perché fosse più corrotta, ma perché la predicazione di Lutero cade in un
momento politico in cui c’è una grave frattura, all’inizio dei processi di nascita dello stato moderno. Lo stato tedesco
era frammentato, aveva un sistema simile a quello dei ceti, con un potere universalistico dell’imperatore il cui potere
arriva dal papa. Questi principi per liberarsi dell’imperatore con chi se la possono prendere? Con papa e imperatore
stesso. I signori territoriali vogliono provare a diventare essi stessi stati e la riforma luterana da loro la posizione per
poterlo fare. Tutte le città libere e principi territoriali che vogliono riformare l’impero, staccandosi da Roma e quindi
imperatore avranno la possibilità di diventare stati.

Lutero: è un frate dell’ordine mendicante degli eremiti agostiniani. La presenza di Sant’Agostino è essenziale. È dottore
di teologia e uno dei più solidi esegeti biblici d’Europa e un predicatore di particolare forza ed efficacia. Aveva uno stile
alto ma anche colloquiale quando vuole parlare ai fedeli. La chiave della riforma è tutta in un passo di San Paolo ai
Romani, 1-17 che tratta della giustizia divina di Dio. È uno dei testi della cultura occidentale più fondamentale, la
strada che i cristiani dovranno prendere per adattarsi al potere temporale. Dice che bisogna essere obbedienti a Dio, o
comunque della gerarchia, e farlo come omaggio al sacrificio che Dio ha fatto per i fedeli. La parte che Lutero usa
dice:” nel vangelo si rivela la giustizia di Dio, ma il giusto vivrà per fede”. Prima apre un quadro, quella della giustizia di
Dio raccontata dal Vangelo: l’idea è che Dio stabilisce la giustizia. Lutero interpreta la seconda parte del verso
intendendo che il giusto vivrà per fede, che Dio dona la salvezza al giusto perché il giusto ha fede: Dio giustifica,
considera come giusti e perdona tutti i peccatori ed è reso possibile dal fatto che ha sacrificato il figlio per i peccati
degli altri e dal quel momento l’uomo è libero.

Significa che se gli uomini sono salvati per fede non serve alcun atto per essere salvati se si è fedeli. Ciò vuol dire
cancellare l’idea della grazia intercettata con il libero arbitrio e fa crollare tutta la concezione precedente della chiesa.
Al centro dell’idea di Lutero non c’è l’indulgenza.

Tutto ciò accade in una città in particolare, Wittemberg. Questa città è anche il luogo particolare: Alberto di
Brandeburgo, esponente di famiglia nobile che per farsi eleggere vescovo di Magonza, di indebita con i più importanti
banchieri dell’epoca per poter versare al papa sia il costo delle elezioni che delle dispense o leggi che gli avrebbero
fatto acquisire più denaro. Il papa gli va incontro, costringendolo a raccogliere le indulgenze, una parte andava al papa
e una parte andavano a lui.
La discussione sulle indulgenze è una discussione teologica e che hanno una ricaduta immediata sulla quotidianità. Gli
scritti di lutero diventano qualcosa di importante, che serve a portare avanti l’emancipazione da Roma avranno una
forte spinta grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili di Guttemberg.

Questo porta a una desacralizzazione del clero, e cioè dubitare che questi possano avere una “magia” particolare, un
potere particolare. Nessun’altra persona oltre a Dio può compiere gesti miracolosi.

Anche il voto di castità è stato creato dopo cristo e infatti Lutero si sposa. Lutero dice che il cristiano è libero, ed è
libero per essere “sottomesso” a Dio, è una libertà che deve essere usata per farsi servo del prossimo. Questo
riconduce il rapporto del singolo in un ambito che è quello del rapporto con il prossimo ma in questo modo è anche
sparita la chiesa. La bibbia ha un peso ben maggiore di tutte le ricchezze, la parola di Dio vale più di qualsiasi altra
cosa.

Tutto ciò ha una conseguenza anche nei principi che si schierano con Lutero. Lutero viene invitato in una dieta
imperiale (l’incoronazione di Carlo V), dove sono presenti anche tutti i principi elettori. Nel 20’ aveva ricevuto una
scomunica e viene invitato per scusarsi e di trattare. Dice che è pronto ad abiurare ma solo su base biblica, solo se gli
viene giustificata in base alle scritture. Non ha più giuridicamente uno stato, non è più protetto da nessuna legge ed è
quindi una situazione molto pericolosa, può essere ucciso senza nessuna conseguenza da parte di chi lo uccide.
Federico di Sassonia, principe, vuole proteggerlo e sarà il primo a “sequestrarlo”, dove lo protegge in una torre. Una
presa di posizione da parte di un principe così importante significa che tutti i principi favorevoli alla riforma e
proteggerla anche militarmente, vuol dire mettersi contro l’imperatore e il papa. Questa riforma diventa così da
riforma teologica a una riforma dei principi.

Non tutti seguono il luteranesimo ma restano attaccati al cristianesimo come molti principi e la Germania viene divisa
quindi in due. La minoranza evangelica protestante si rifiuta di sottomettersi all’imperatore Carlo V. Carlo V è
impegnato nelle guerre d’Italia e in altre guerre e si trovava quindi ad avere anche problemi interni, traducendosi in
guerra che durano 20 anni (concludendosi con la pace di Augusta= si stabilisce il principio che da un punto fermo alla
situazione confessionale in Germania “ad ogni principe devono corrispondere dei principi della sua stessa
confessione”). A questo punto la diffusione del Luteranesimo ha anche un fondamento politico, diventa il cardine della
politica di vari principi.

Questa riforma essendo stata gestita dai principi non poteva o difficilmente poteva diventare una riforma sociale.
Sfocia nella guerra dei contadini, creata da Lutero ma che poi si schiera con i principi. Cosa successe? 1725, anno in cui
già era tutto in moto, il messaggio arriva anche ai contadini di Lutero. Le comunità contadine sono in forte disagio e a
questo punto arriva il messaggio di liberazione del cristiano di Lutero. I contadini iniziano a richiamarsi al diritto divino
per iniziare a contrastare il potere signorile. Iniziano a chiedere un’istruzione religiosa, e senza arrivare a contestare i
diritti signorili, volevano eleggere e destituire i parroci e che le decime che pagavano vengano investite a favore del
villaggio e non della chiesa, volevano accedere alle scritture e sapere quindi a cosa obbedire. Perché non volevano i
parroci dei villaggi? Il parroco veniva scelto dal feudatario, dal signore, veniva considerato un emissario d cui non si
poteva fidare, volevano poter scegliere chi predicava loro la parola di Dio. I signori non cedono e quindi, guidati da
Muntzer i contadini iniziano una rivolta finita a Maggio del 25’.

Lutero cosa fa? Prende le distanze da un movimento che secondo lui usa il vangelo per predicare la violenza. Incita le
autorità a reprimere i contadini che devono essere ammazzati. Perché? Perché non solo hanno preso le armi contro
l’autorità legittima ma hanno pervertito la parola di cristo, l’equivalente di una bestemmia.

I contadini vengono sterminati. Lutero lo fa per opportunismo? No. Crede veramente in ciò che pensa.

Lutero negli ultimi anni della sua vita apre una scuola: gli studenti vivevano in una sorta di collegio dove vivevano a
stretto contatto con lui. Nasce così il libro “i discorsi a tavola”, un libro che parla dei discorsi a tavola di lutero con gli
studenti, non ne parla mai direttamente, dice ad esempio che Muntzer era un pazzo ma soprattutto che non aveva
nessuna simpatia per i signori. Non si era messo dalla parte dei signori ma era contro i contadini. L’idea era che non
era possibile portare in terra il regno di Dio con la spada.

17/11/20

Vi furono altri movimenti di riforma radicale che presero forma dalla riforma Luterana, con altre e più radicali
conseguenze. Partivano tutte da argomentazioni bibliche, sono movimenti che rilevavano le contraddizioni della
controriforma. Alcuni di questi gruppi si rifanno alla religione degli apostoli, sono gruppi che spesso vanno verso scelte
di vita che appaiono radicali.
Un esempio è la setta degli Anabattisti: Lutero aveva stabilito che gli unici sacramenti validi erano quelli conseguiti da
cristo e quindi non il battesimo: loro credevano che infatti il battesimo era un sacramento inventato da Giovanni
Battista e non da Cristo, cristo fece il battesimo solo da adulto. Sono gruppi che sostengono l’idea che si deve entrare
nella chiesa di cristo per conversione: da adulti, uomini consapevoli e quindi non da bambini (=non si è consapevoli).
Gli Anabattisti si rifiutavano di combattere: nei dieci comandamenti c’è scritto che non si può uccidere o ad esempio
anche nominare il nome di Dio invano (e quindi infatti non prestano giuramento in tribunale= è una sorta di
sacramento del potere; sarà l’Inghilterra a fare una legge che proteggeva gli anabattisti in cui potevano presentarsi in
tribunale senza giurare nel 1700). Rifiutare di giurare fedeltà o dire la verità significa disconoscere l’autorità dello stato
e quindi secondo lo stato si diventa perseguibile.

Dopo la guerra dei contadini ci fu uno spostamento dei gruppi che venivano considerati pericolosi, di cui ci furono per
l’appunto degli Anabattisti o comunità d fratellanza come quella Moravia. Queste cercano isolamento, non solo per
praticare l’ascesi e la preghiera ma per praticare una cosa che non era vista di buon occhio, la comunità dei beni.
Mettevano tutto in comune e questo derivava dagli apostoli in cui tutto era di tutti: i soldi, materiale e tutto era messo
in comune. Tutte le premesse sono messe nella bibbia ma le scelte sono diverse.

Il calvinismo con lo Zwinglianesimo si collocano in una posizione politica e geografica molto diversa da quella di
Lutero. Luteranesimo è dei principi e segue il modello del principato, il calvinismo segue un tipo di riforma che segue
un tipo di modello che segue un tessuto sociale diverso che è quello del repubblicanesimo. Il calvinismo, a Ginevra e le
città circostanti sono città libere, sono realtà che nel corso del 500’ conoscono una crisi molto forte dovuta alle
pressioni accentratrice degli stati più grandi. In questo mondo che si sente minacciato, quello delle repubbliche
cittadine, come ad esempio Zurigo, sono terreni inclini alla diffusione della teologia riformata. Queste piccole realtà
repubblicane sentono molto il senso di “comunità”, proprio per la loro realtà geopolitica, un corpus cristiano. A Zurigo
Zwingli porta all’abolizione del culto dei santi, l’abolizione del sacramento dell’eucarestia: l’idea è che il tessuto
repubblicano fa degli eretici un tessuto particolare, che i fedeli devono partecipare al mondo politico (Per Lutero
invece i fedeli dovevano seguire le gerarchie, non intromettersi nel mondo politico). I Calvinisti e Zwingliani dovevano
farsi testimoni fino in fondo.

Calvino non era di Zurigo, originario di Lione, un francese riesce ad impiantare una confessione che riesce a diventare
internazionale. Ginevra diventa un capo “religioso” molto forte. In Calvino la forza della sua diffusione è soprattutto
nella dottrina. Il Calvinismo ha due punti saldi: dottrina della predestinazione, presenta dei riflessi agostiniani, non
concede la grazia a tutti, Sant’Agostino diceva che solo dopo la morte ciascuno di noi saprà se appartiene alla città
terrena o celeste, si è scelti da Dio e lo si sa solo dopo la morte. Questo tipo di idea sembra scoraggiante e nonostante
ciò gli uomini devono manifestare la loro vocazione, l’dea di essere chiamati come testimoni. Il calvinismo non cercò di
adattarsi alla società ma l’idea era quella di forgiarla e adattarla al vangelo.

I luterani considerano l’intervento sul mondo temporale legato ai sovrani. Il modello ginevrino viene esportato in
Europa e in Francia con la formazione di centinaia di congregazioni protestanti che riescono ad avere in mano i consigli
delle città. Sulla nascita di queste realtà si innesta la nascita del partito Ugonotto che si instaura negli ambienti della
grande aristocrazia feudale, come nel caso della famiglia Borbone. È la diffusione del calvinismo presso la nobiltà
francese che porterà all’esplosione di anni di guerra: dal 1562 si combattono le guerre (I calvinisti francesi sono gli
ugonotti). È una guerra totale come lo sono le guerre di religione che si conclude con un compromesso religioso, con
l’editto di Nantes. La guerra è talmente forte che il mondo repubblicano e poi calvinista finisce per elaborare delle
teorie, le teorie monarcomache nelle quali si profila la possibilità che se il re non risponde a un certo tipo di garanzia
nei confronti dei propri sudditi può essere ucciso. Come va a finire? La dinastia dei Borbone è l’ultima rimasta in linea
di successione e diventa re di Francia Enrico di Navarra (che era protestante, ma la Francia non può essere che
cattolica) e quindi si converte. La riforma non si ebbe solo in Francia ma anche in Inghilterra. Nel 1520 l’Inghilterra è
ancora prevalentemente cattolica, la rottura tra Enrico VIII con Roma avviene per motivi dinastici e non religiosi. La
moglie non riesce a dargli un nuovo figlio e la chiesa gli nega di poter divorziare (Caterina d’Aragona). Facendo così
perse l’Inghilterra. Questa situazione apre una instabilità tale che ci furono vari tentativi di cattolicizzazione. Il caso
della “congiura delle polveri” i cattolici volevano far saltare in aria il parlamento. In Italia? I fermenti riformatori
arrivano anche in Italia, si erano avuti tentavi di riforma con Savonarola. Arrivano i libri luterani a partire dagli anni 20’,
Venezia è proiettata anche nel mondo germanico e non solo in oriente e queste riforme arrivano soprattutto nei ceti
alti, che potevano avere una libertà e un libero pensiero maggiore rispetto ad altri ceti ma rimanevano comunque
legati all’ambito aristocratico. a un certo punto però a Venezia iniziano a circolare libri luterani e cominciano quindi a
vigilare l’ortodossia religiosa, aprendo la porta all’inquisizione e Venezia gelosa della propria libertà comincia a
chiedere aiuto alla chiesa di Roma per poter difendere l’ordinamento politico.

La cosa che si scoprì abbastanza tardi è che si cominciò a diffondere un pensiero religioso che non aveva niente a che
fare con il calvinismo e luteranesimo con centro a Roma, poiché appunto il senso di riforma era molto vicino agli
ambienti della chiesa, nel collegio cardinalizio, un gruppo di persone che comincia a immaginare un tipo di teologia
diversa e a praticare la teologia di un predicatore Valdes, in particolare un libro che è il “trattato utilissimo del
beneficio di cristo”. Questi pensatori, del movimento Valdese, riguardava un movimento interiore, e vi partecipò
anche il Cardinale Reginald Paul, Gaspare Contarini (che fu mandato a trattare con i luterani ad esempio) e avevano
quasi la possibilità di prendere il controllo di Roma. La reazione del collegio cardinalizio non si fece aspettare,
soprattutto l’inquisizione si occupò di fermare questo movimento, mettendo sotto inquisizione tutti i cardinali uno
dopo l’altro. L’inquisizione fortifica l’autorità pontificia, eliminando la possibile presa di potere da parte di altre
riforme sia provenienti dall’interno che dall’esterno.

La riforma rispondeva a dei bisogni sociali e culturali: i calvinisti permettevano la lettura diretta della bibbia ad
esempio. Vi era il rifiuto di un ceto privilegiato quale il clero, con un utilizzo più equo delle risorse ecclesiastiche. La
confessione vista come una forma di controllo viene abolita e aboliti i peccati e precetti che non erano definiti nei testi
canonici.

Il secolo di ferro

La controriforma e le guerre di religione cambiarono l’Europa e accelerarono i processi di disciplinamento e andavano


incontro alla crescita di un potere statuale sempre più forte. L’unica soluzione possibile era la tolleranza e la
comprensione reciproca più che una uniformità religiosa.

Pace di Chateaux-Cambresis che chiude le guerre in Italia, la pace di augusta e la divisione dell’impero di Carlo V
dovrebbero inaugurare un periodo di pace. Il secolo di ferro è il secolo di guerre civile e rivolte ma anche guerre a
sfondo religioso fino alla guerra dei 30 anni. L’elemento religioso e lo sforzo delle chiese di dare unità confessionale e
il desiderio di chi aveva perso territori di riprenderli fa si che a un certo punto si provocassero due cose: da una parte
abbiamo le chiese riformate che voglio restare così e tenersi i loro territori; la resistenza delle grandi nobiltà: la nobiltà
calvinista cerca di portare sul piano religioso una resistenza politica a processi di accentramento. Su tutto questo
abbiamo anche i contadini e le loro proteste per una forte crisi economica.

La risposta di Roma: Roma non capisce subito la situazione. Il pericolo di Lutero non venne percepito subito, negli anni
scorsi si usava l’inquisizione. Da una parte ci fu una sottovalutazione del problema e il papa non chiamò il concilio per
controllare la situazione. Il papa se può evitare di chiamare il concilio lo fa, perché si ha paura delle teorie conciliariste.
Chi comanda la chiesa? Il papa come erede di Pietro o i vescovi come discendenti degli apostoli? Il papa fa di tutto per
far mettere il destino della chiesa nelle mani dei vescovi. L’Italia è costruita su alchimie nepotistiche elaborate che lega
il papato agli assetti geopolitici della penisola italiana. Questo porta a una riluttanza nel riformare la chiesa, avevano
avuto un avvertimento, nel 27’ con il Sacco di Roma dove viene scritto “Luter” nel Vaticano. Perché ci mettono 15
anni? Fino al concilio di Treno? A Trento perché sia più vicino alle riforme e perché più lontano dalla peste. 1545 si
apre e si chiude nel 1563. Ci furono numerose interruzioni, morì il papa nel frattempo. Soprattutto nella prima fase
abbiamo una partecipazione scaduta, verso la fine invece fu molto più numerosa, con l’aggiunta di vescovi spagnoli e
francesi. Papato e impero dovevano essere uniti, anche se in realtà vi erano moltissime tensioni. Il papato proclamò
una chiusura nell’idea di una conciliazione. Alla fine di questa storia il risultato del concilio fu una decisa condanna
delle opposizioni luterane. Viene ribadita la dottrina delle opere: la salvezza ottenuta con i gesti dei fedeli, confermati i
sacramenti e ribadita l’esistenza del purgatorio e le indulgenze, il culto dei santi e della vergine e la messa celebrata in
latino.

La dottrina delle opere si ritrova anche nella letteratura ad esempio ma anche in molti altri campi. Molte delle
definizioni dogmatiche definite nel concilio di Trento inoltre hanno delle definizioni non precise. Perché? Molti vescovi
avevano manifestato delle opposizioni più rigide e quindi per “paura” si è lasciato correre. Ma per come invece si
dovevano comportare i preti e cattolici la situazione viene ben definita. Si da maggiore attenzione all’evangelizzazione
e alla cura delle anime; è il momento in cui i vescovi hanno una serie di obblighi che prima non avevano, iniziano ad
avere una immagine più austera, vengono rimesse in vigore una serie di prescrizioni, abolito il cumulo dei benefici
ecclesiastici (non potevano spostarsi o avere più diocesi e dovevano abitarvi..). venivano convocati i parroci delle
diocesi periodicamente; la chiesa si riorganizza e ottiene di nuovo prestigio: viene pubblicato l’indice dei libri proibiti,
viene varato un nuovo catechismo uniforme per l’istruzione religiosa, riformati i libri liturgici e Pio IV impone un
giuramento. Un giuramento di fedeltà ai decreti del concilio, una forma di adesione che viene imposta non solo agli
ecclesiastici ma anche agli insegnanti e artigiani..

Nel resto dell’Europa invece i decreti vengono riconosciuti solo da Filippo II che si riserva di decidere l’applicazione
caso per caso. Il re spagnolo ha in mano l’inquisizione, e in quanto monarca fa di tutti per essere lui a decidere. In
Francia, il re, cattolico, resiste. Continuano ad avere i loro spazi di autonomia, c’è chi si “consegna” a Roma e chi no. I
parlamenti si rifiutano o mostrano difficoltà tanto che i decreti tridentini arrivano praticamente solo in Italia. La Chiesa
con questa sua nuova organizzazione che assomiglia ad uno stato moderno, ha comunque in testa due cose: la cura
delle anime e la lotta contro le eresie (indice dei libri proibiti e l’inquisizione Romana).

Esistono anche nuove congregazioni che assomigliano agli ordini monastici: sono nuove forme di clericato, che
sorgono negli anni della riforma e controriforma. Sono ordini come i Teatini, barnabiti, fondati intono agli anni 20\30’
e gli ultimi furono i Gesuiti di Loyola. Cosa hanno di diverso? A differenza di quelli classici, vivono anche essi in
comunità secondo gli stessi principi e gli stessi tre ordini (castità, povertà, ubbidienza) si differiscono da quelli regolari
che in genere si dedicano all’ascesi (=recita del corale in luoghi isolati dalla città) questi invece vivono in città in case
professe e si dedicano nella comunità cittadina alle più variate forme di apostolato; è un orientamento abbastanza
nuovo. Perché nasce il monachesimo? Perché la chiesa di Roma, è sempre più presente, i cristiani hanno perso ormai
quella divisione della chiesa dalla società cittadina, è necessario che un gruppo di uomini si separi per praticare
l’ascesi. L’idea è di separarsi, di disperdersi in luoghi dove si sta insieme ma si pratica una vita di preghiera. I gesuiti
pronunciano un quarto voto: loro durante la consacrazione si obbligano a seguire le indicazioni del papa e che li
invierà ovunque vorrà, diventando un’arma molto importante per l’evangelizzazione. Iniziano un programma molto
importante per quanto riguarda la cultura e la formazione, soprattutto per le élite.

24\11\20

Con la controriforma abbiamo un forte controllo degli organi repressivi sia per il controllo dell’educazione che sulla
stampa. Questo ha a che fare con due nuove congregazioni, una subito dopo il consiglio di Trento e una dopo. Nel
1572 viene creata la congregazione dell’Indice, una commissione di prelati e principi che leggono tutto ciò che viene
stampato per decidere se possano essere stampati o no determinati libri. L’Indice è una specie di elenco di libri che
sono proibiti alla circolazione. Ma contro chi se la prende la congregazione? contro ogni libro che devia
dall’ortodossia: opere letterarie ad esempio che vengono inserite per licenziosità o sostengono tesi anticlericali; opere
storiche, giuridiche e politiche che non si sottomettono al dettato biblico o perché sostengono la sovranità dello stato
rispetto alla chiesa. I libri vengono bruciati. Tutto ciò ha delle conseguenze catastrofiche nella cultura dei paesi
cattolici, specialmente in Italia. È un processo che va avanti da metà 600’ e non in tutti gli stati si compie appieno e
uniformemente.

Intere categorie di scritti vengono sottratte alla lettura, altri libri vengono travisati nel sistema dell’espurgazione: un
testo (soprattutto quelli antichi che presentano delle discordanze di costumi) che è all’apparenza normale ma di cui
mancano dei pezzi rispetto a quello originale. Sono scritti che nessuno vedrà mai, o altri libri che non vedono proprio
la luce. L’autocensura degli autori: molti autori preferiscono di non pubblicare ciò che realmente pensano come fece
Torquato Tasso. “Gerusalemme liberata” ne è un esempio, la cambia e riforma in continuazione perché pensa che
questo poema epico non sia conforme alla censura fino a quasi diventare pazzo. L’Indice si rivela essere efficace solo in
Italia almeno fino alla metà del 700’.

L’altra congregazione è dell’Inquisizione Romana, fondata prima, nell’anno del concilio di Tento. Esisteva già nel corso
del medioevo ma era una istituzione canonizzata che riflette la volontà del papà solo quella fondata dopo. Il suo
obbiettivo è quello di operare forme di controllo sociale. Vengono represse le comunità ereticali che erano rimaste
fuori dal controllo del papa come i Valdesi (puglia e Calabria in particolare). Vennero addirittura disseppellite le ossa di
coloro che non erano morti in grazia di Dio ma come eretici e date alle fiamme. Il controllo dell’inquisizione di
applicava anche a coloro che manifestavano o rivendicavano uno spazio di libertà interiore. La congregazione
dell’Inquisizione di occupa di intervenire in ogni forma di dissenso sociale, come quello del sistema aristotelico
tolemaico. L’unica scelta tollerabile è: esilio (tutti gli eretici italiani spariscono in Europa) oppure il nicodelismo (una
forma di dissenso che però non viene espresso esteriormente come ad esempio i Libertini. Continuano a mantenere il
segreto riguardo al loro pensiero in modo molto prudente, attraverso una circolazione manoscritta e non stampata)
che deriva da Nicodemo.

Ristabilito il controllo l’inquisizione continua a dilatare le proprie competenze fino ad investire anche l’universo delle
pratiche magiche che magari erano solo forme di medicina tradizionale. Ciò che prima era considerato una forma di
tradizione, ora viene considerato come eresia e vengono puniti. Vale anche con forme di credenze popolare coma la
superstizione e la bestemmia, ma anche feste, teatro, ballo o il carnevale.. il senso del cambiamento che è comune
alle chiese riformate è di estirpare credenze che si erano radicate nella cultura popolare e per moralizzare le coscienze
collettive. È in questa fase che ad esempio avviene una forma di evangelizzazione delle campagne: fino ad allora erano
lasciate allo sbando, ora inizia a radicarsi un forte controllo delle masse contadine.
C’è anche una nuova modernità dei mezzi, per un migliore disciplinamento della società. L’idea è di fare in modo che i
singoli individui si identifichino al gruppo di appartenenza e quindi rispettare obblighi di obbedienza e di
autodisciplina.

Lo scopo dell’inquisizione non era quello di bruciare le persone ma riportarle al loro senso di appartenenza.
L’applicazione delle pene capitali era molto scarsa ad esempio. Se cadi nelle mani dell’inquisizione e abiuri sei “salvo”
ma se ci ricaschi rischi il rogo. L’idea non è quella di uccidere ma di recuperarle alla comunità e alla fede, quella di
salvarle.

SÉBASTIEN CASTELLION, De Haereticis, an sint persequendi et omnino quomodo sit cum eis agendum, doctorum
virorum tum veterum, tum recentiorum sententiae, 1554

Tratta del caso di Michele Serveto, era un anticlericario, attraverso la lettura della bibbia si era convinto che il dogma
della santissima trintità non aveva nessuna ragione di essere. Era portoghese e immagina di salvarsi dal rogo andando
a Ginevra ma invece viene lo stesso messo al rogo.
Uccidere un uomo non è difendere una dottrina, è uccidere un uomo. Quando i ginevrini hanno ucciso Serveto non hanno difeso una
dottrina, hanno ucciso un uomo. Non spetta al magistrato difendere una dottrina. Che ha in comune la spada con la dottrina? Se
Serveto avesse voluto uccidere Calvino, il magistrato avrebbe fatto bene a difendere Calvino. Ma poiché Serveto aveva combattuto
con scritti e con ragioni, con ragioni e con scritti bisognava refutarlo. Non si dimostra la propria fede bruciando un uomo, ma
facendosi bruciare per essa. (=martiri)

La fede è un atto di fede, non può essere imposta con la forza, con la “spada”.

Definiti i due campi, cattolico e dei riformati e la forza della risposta dalla parte cattolica è facile capire come il
compromesso definito con la pace di Augusta del 55’, (nel 59’ abbiamo la divisione dell’Impero di Carlo V e pace di
Chateaux-Cambresis con la fine delle guerre in Italia) viene messo in crisi proprio dal fatto che nel 63’ i decreti
credentini mostrano un irrigidimento. I calvinisti hanno una forte espanzione, specie in Francia, hanno la dottrina delle
predestiinazione e si espande in modo molto rapido (Scozia, Paesi Bassi, in Ungheria, Boemia..). le tre confessioni
principali si irrigidiscono e esaspera le divisioni presenti in Europa non solo dal punto di vista religioso ma anche
politico che apre le porte per il Secolo di Ferro.

L’irrigidimento cattolico, il consolidamento dei luterani e l’espasione calvinista si vede molto presto tutto ciò. Nel 1559
muore accidentalmente durante un torneo Enrico II re di Francia. Francesco I 30 anni prima aveva cominciato a
consolidare una forte monarchia, con la morte del re Francese invece non c’è ancora una monarchia stabile. La grande
nobiltà vuole proporre un governo di tipo aristocratico, una corona sotto il controllo dei grandi nobili. La diffusione del
calvinismo diventa il catalizzatore dei conflitti presenti in Francia: il conflito insanguinerà la Francia emarginandola per
circa 50 anni nella politica Europea.

Notte di San Bartolomeo: era stato proposto un matrimonio conciliatore tra il capo del partito Ugonotto, Enrico di
Navarra che poi sarà re come Enrico IV, e Margherita di Valoir, figlia del re Enrico II e Margherita de medici; era una
trappola, invitano tutti i capi ugonotti e ad un segnali vengono ammazzati 4000 ugonotti in una notte. Quando finisce?
Con la vittoria militare di Enrico di Navarra che espugna Parigi e si converte al cattolicesimo: non era possibile essere
re di francia ed essere ugonotto. Finisce con l’editto di Nantes: una forma di compromesso per gli ugonotti presenti in
Francia. La fine di questa storia è la presa di coscienza che non è possibile uccidere tutti gli ugonotti e succede un po’
d’appertutto, anche dove vincono i calvinisti.

Anche la rivolta dei Paesi Bassi ha come inizio il fatto che Filippo II non tollera che in territori suoi ereditari, anche se
così lontani, ci fossero eretici, gli ugonotti. Filippo II inizia una guerra che terrà occupata la Spagna per 80 anni. Si
conclude anche qui con una forma di tolleranza religiosa.

Per molto tempo in Inghilterra si era temuto che gli Stuart volessero riportare e imporre il cattolicesimo: anche qui il
problema religioso è unito al problema politico. In Inghilterra non tutti avevano aderiti alla riforma puritana, vi erano
cattolici, luterani.. In Inghilterra sono discriminati i cattolici, emancipati dopo la rivoluzione francese. Per tutto il
periodo rivoluzionario inglese non appena erano scardinate le restrizioni delle libertà di stampa,
contemporaneamente si era affiancata una letteratura che periorava una divisione tra stato e chiesa.

John Locke con “a letter concerned toleration” 1689 : si deve fare di tutto per non fare intervenire o imporre una
confessione con la forza da parte dello stato.
Divisione del confesssionale: nel mondo germanico, proprio perchè li si era consolidata la riforma luterana,
nonostante il consolidamento dato dalla pace di Augusta era una polveriera pronta ad esplodere. La pace di Augusta
aveva consolidato i contrasti ma cambia di nuovo intorno al 1570.

In Germania: da una parte i cattolici cercano di riprendersi ciò che avevano perso con la compagnia di Gesù, (vale
anche per la Baviera e Colonia), abbiamo anche i calvinisti che si espandono in Svizzera, Paesi Bassi e da li non vogliono
schiodarsi. La guerra dei 30 anni scoppia in Boemia, uno stato dei ceti. La corona boema è elettiva, solitamente
partecipante alla casa degli Asburgo, che deve contrattare uno statuto con le aristocrazie locali o “diete”. A fine 500’
grazie all’opera di alcuni imperatori, Massimiliano e Rodolfo d’Asburgo, sia luteranesimo che calvinismo si erano
espansi in Boemia. Dove si espandero? Nel grande ceto nobiliare che esprimono una doppia forma di estraniazione del
potere imperiale, per abbracciare una fede diversa da quella dell’imperatore. La corte di Praga era un centro di
cosmopolitismo culturali, uno dei centri della rivoluzione scientifica. Tutto cambia quando diventa imperatore
Ferninando II, imperatore tra il 1619 e 1617, in piena guerra dei 30 anni. Si mette in testa di avviare una ri-
cattolicizzazione forzata in Europa centrale. Ha due scopi: uno politico, per sottomettere le diete, per andare verso un
modello diverso dallo stato dei ceti. Tutto ciò non va bene ai ceti che verrebbero ridimensionati sul livello religioso che
del loro ruolo nelle diete. Ciò porta a una guerra. (defenestrazione di Praga: i nobili boemi buttano i funzionari
dell’imperatore dalla finestra, come disconoscimento dall’autorità imperiale). Nel 1620, con la battaglia della
montagna bianca sembra finita ma è solo l’inizio.

Calvinisti e luterani capiscono che hanno un nemico comune, Roma, si fanno alleati dimenticando le loro differenze
ideologiche. Fra gli alleati della parte protestanti abbiamo la Francia, governata all’epoca da un cardinale, Richelieu,
che aveva capito che l’elemento religioso era secondario. Questa alleanza era segreta. È una forma di secolarizzazione
della politica. In questo gioco la lotta politica diventa un tutt’uno con quella religiosa, portando a una lunga guerra e
spazzando via metà della popolazione e coinvolgendo molti paesi Europei.

Il compromesso: nessuna delle tre confessioni prevale alla fine, la pace di Westfalia viene considerato il momento in
cui viene fondato il diritto internazionale, mettendo insieme realtà diverse senza avere a che fare con la fede, con
fondamenti laici, una cosa del tutto nuova. Il secolo di ferro era una accettazione quindi della fede altrui, una sorta di
“tolleranza”. 100 anni di conflitti in nome della fede ma con la progressiva consapevolezza dell’inutilità delle guerre
perchè era impossibile convertire tutti. Queste guerre infatti generavano forti crisi nella popolazioni. Alla fine si arriva
a passare a una forma di tolleranza come male minore. Piano piano si accorge che l’accettazione è l’unica soluzione:
modernità. Il pluralismo confessionale e religioso diventa la soluzione. L’editto di Nantes, Olanda e Inghilterra o pace
di Westfalia mette insieme in base a un diritto immaginato in modo tale che sia uguale per tutti.

Incominciano a farsi avanti idee che separino stato e chiesa e libertà di coscienza intesa come unica soluzione per
permettere alla società civile di non massacrarsi o cadere nella guerra civile. Questo tipo di cose ci furono nella guerra
di Jugoslavia l’ultima volta.

America: tra i risultati della scoperta dell’America vi erano i numerosi tipi di ricchezze presenti nel suo territorio. Dal
1713 in poi con clausole della pace di Utrecht con la fine della guerra di sucessione spagnola, vengono trasferiti dalla
spagna all’Inghilterra che ha in mano la tratta degli schiavi. Le trasformazioni date dalle specie agricole importate in
Europa come patata, pomodoro.. ha una forte strasformazione nel paesaggio Europeo e che ha permesso lo sviluppo
della popolazione stessa grazie al fatto che erano prodotti che erano molto forti, avevano molte calorie. Un’altra
ricchezza ha a che fare con le mutazioni culturali: questo incontro, terribile e funesto tra le popolazioni indigene e i
colonizzatori, innesca un processo che ha infondo uno strano tesoro, la messa in crisi dei valori di unità e unicità
cristiano.

La conquista ha avuto per lungo tempo una giustificazione ideologica: gli indios avevano il privilegio di essere
evangelizzati e per questo poteva essere usata anche la violenza. La violenza viene giustificata in nomi di valori
considerati universali e per portare appunto la “salvezza”. Nel 700’\800’ alla religione si sostituisce la scienza, il
progresso, la laicità..

Le scoperte alla lunga portarono a una ristrutturazione delle categorie antropologiche; i difensori degli indios come
Bartolomeo de las Casas, sostenevano le proprie idee attraverso il sistema aristotelico-tomistico: aristotele rivisto alla
luce di Tommaso D’Aquino. Qui si inizia a difendere gli Indios, uomini così diversi al qale bisognava trovare una
definizione: per aristotele per essere uomini bisognava conoscere lo stato politico, e le popolazioni precolombiane lo
conoscevano, non potevano essere considerati barbari. Lo erano gli Aztechi e Inca. Nasce in questo contesto il mito del
buon selvaggio: può essere rozzo e violento oppure civile. Ci si chiede già dal 500’ come possa esistere una società
civile senza Dio, religione (cristiana) e senza la politica europea. Tutto ciò mette in crisi i fondamenti etici europei,
come dispensatori di un ordine. Esisteavano quindi società non europee libere e felici che con la loro esistenza
mettevano in dubbio la cronologia biblica. Con questo confronto nasce l’antropologia che trasforma gli impianti del
sapere e produce un nuovo atteggiamento: non più qualcuno da civilizzare e convertire ma qualcuno da capire. È una
relativizzazione della ragione naturale e parola divina.

È un processo che alla lunga porta al relativismo: i valori nascono da un processo storico determinato da un gruppo di
uomini e perciò tutto è relativo. Deriva da Michelle da Montaigne: nel 1581 pubblica “i saggi” e dimostra quesat cosa
attraverso un paradosso: prende l’esempio dei cannibali.

MICHEL DE MONTAIGNE, Essais, 1581 XXXI. DEI CANNIBALI Non bisogna giudicare in ogni caso barbarie ciò che non rientra nei
nostri costumi: spesso la vita di natura supera in candore ogni vita civile; spesso i popoli primitivi ignorano il tradimento, la
menzogna, l'avarizia, l'invidia e altri vizi dell'uomo civile. Descrive molti usi di vari popoli a prova di questa affermazione e per
dedurne che tutto è relativo agli usi e alle occasioni.

Ora io trovo, per ritornare al mio argomento, che non c'è niente di barbaro e di selvaggio in quel popolo, a quanto me ne hanno
raccontato, se non che ognuno chiama barbarie quello che non è nei nostri costumi; come veramente sembra che noi non abbiamo
altra pietra di paragone della verità e della ragione, che l'esempio e l'idea delle opinioni e delle usanze del paese in cui siamo. Ivi si
trova sempre la religione perfetta, il regime perfetto, l'uso perfetto e rifinito di ogni cosa. Essi sono selvaggi, allo stesso modo che
noi chiamiamo selvatici i frutti che la natura ha prodotti da sé nel suo naturale sviluppo: laddove, in verità, sono quelli che noi
abbiamo alterati col nostro artificio e distorti dal comune ordine, che dovremmo chiamare piuttosto selvatici. In quelli sono vive e
vigorose le vere e più utili e naturali virtù e proprietà, le quali invece noi abbiamo imbastardite in questi, e le abbiamo soltanto
adattate al piacere del nostro gusto corrotto. E pertanto perfino il sapore e la delicatezza sembrano al nostro gusto eccellenti, in
confronto dei nostri, in diversi frutti di quelle regioni là, senza che siano stati coltivati. Non c'è ragione che l'arte guadagni il punto
d'onore sulla nostra grande e potente madre natura. […] Quei popoli dunque mi sembrano così barbari per essere stati molto poco
formati dallo spirito umano, ed essere ancora vicinissimi alla loro semplicità originale. Sono ancora comandati dalle leggi naturali,
assai poco imbastardite dalle nostre; ma a proposito di tale purezza mi dispiace qualche volta che non sia stata conosciuta nel
tempo in cui c'erano uomini che ne avrebbero saputo giudicare meglio di noi. Mi dispiace che Licurgo e Platone non ne abbiano
avuta conoscenza […]. C'è un popolo, direi a Platone, in cui non esiste alcuna specie di traffico; nessuna conoscenza di lettere,
nessuna scienza di numeri, nessun nome di magistratura né di gerarchia politica; nessun uso di servitù, di ricchezza, di povertà;
nessun contratto; niente successioni; niente divisioni; niente occupazioni se non dilettevoli; nessun rispetto di parentela oltre quella
comune; niente vestiti, niente agricoltura; nessun metallo; niente uso di vino o di 4 frumento. Le stesse parole che significano
menzogna, tradimento, dissimulazione, avarizia, invidia, diffamazione, perdono, non si sono mai sentite. Quanto lontana da questa
perfezione troverebbe egli la repubblica che ha immaginata […] Dopo che hanno per molto tempo trattato bene i loro prigionieri,
con tutte le comodità che possono immaginare, quello che ne è il capo fa una grande assemblea dei suoi conoscenti: attacca una
corda ad un braccio del prigioniero […], in presenza di tutta l'assemblea, l'uccidono a colpi di spada. Fatto ciò, l'arrostiscono e ne
mangiano in comune e ne mandano alcuni pezzi ai loro amici assenti. […]. Non m'importa rilevare il barbaro orrore che è in un tal
modo di fare, ma piuttosto questo, che, giudicando bene delle loro colpe, siamo tanto accecati rispetto alle nostre. Penso che c'è
più barbarie a mangiare un uomo vivo che a mangiarlo morto; a lacerare con supplizi e martirii un cor-po ancora sensibile, farlo
arrostire a poco a poco, farlo azzannare e martoriare dai cani e dai porci (come abbiamo non solo letto, ma veduto recentemente,
non fra antichi nemici, ma fra vicini e concittadini, e, quel che è peggio, sotto il pretesto della pietà religiosa), che ad arrostirlo e
mangiarlo dopo che è morto. Crisippo e Zenone, capi della setta Stoica, hanno giusta-mente pensato che non c'era alcun male a
servirsi della nostra carogna quando fosse per il nostro bisogno, e ad alimentarsene: come i nostri avi che, assediati da Cesare nella
città di Alesia, decisero di saziare la fame durante l'assedio coi corpi dei vecchi, delle donne e di altre persone inutili al
combattimento. E i medici non temono di adoperarli per ogni specie di uso per la nostra salute; sia per ciò che riguarda l'interno
che l'esterno; ma non si trovò mai alcuna opinione così smodata che scusasse il tradimento, la slealtà, la tirannia, la crudeltà, che
sono le nostre colpe abituali. Noi quindi li possiamo ben chiamare barbari considerando le regole della ragione, ma non rispetto a
noi, che li superiamo in ogni sorta di barbarie.[…] Tre di loro, non sapendo quanto sarebbe costata un giorno alla loro tranquillità e
alla loro felicità la conoscenza delle corruzioni di qua, e che da quel commercio sarebbe nata la loro rovina, che del resto io
suppongo che sia già avanti, assai dolenti di essersi lasciati ingannare dal desiderio della novità e avere abbandonato la dolcezza del
loro cielo per venire a vedere il nostro, furono a Rouen al tempo in cui ci stava il fu Re Carlo Nono. Il Re parlò loro a lungo; fu
mostrato loro il nostro modo di vivere, la nostra magnificenza, l'aspetto di una bella città. Dopo di ciò qualcuno domandò il loro
parere e volle sapere da essi che cosa avevano trovato da ammirare di più: essi risposero tre cose […]. Dissero [tra l’altro] che essi si
erano accorti che c'erano fra noi uomini pieni fino alla gola di ogni sorta di comodità, e che le loro metà erano a mendicare alle loro
porte, smagriti dalla fame e dalla povertà; e trovavano strano che queste metà così bisognose potessero sopportare tale ingiustizia,
e non prendessero gli altri alla gola o mettessero fuoco alle loro case.

01/12/20

Il secolo della secolarizzazione, il Settecento


Il secolo di ferro fu un sanguinoso percorso che portà alla modernità dei diritti, libertà di coscienza e diversa
concezione dell’alterità (non avere il pregiudizio dogmatico di avere l’unica forma di interpretazione di Dio e
convertire e sterminare gli altri, ma immaginare che gli usi e constumi siano frutto di un processo storico).

Il settecento è un secolo della fondazione della nostra idea di modernità. C’è un passaggio dalla concezione finalistica
della storia a una storia construita dagli uomini e non dalla provvidenza, con una decremenza della presenza del sacro
come forma di orientamento e di agire, ma anche una visione della storia fondata sul progresso dello spirito umano e
non sulla salvezza.

Nel corso dell’ottocento c’è un ritorno a dio ma è impossibile tornare indietro. Il settecento rappresenta una svolta. È
il momento in cui la lotta giurisdizonalista ha molte svolte come leggi e tolleranze che valorizzano la cittadinanza e la
sudditanza che l’appartenenza ad una confessione.

Ragione umana contro rivelazione divina (interpetazione umana del disegno di Dio fondato su testi canoninici)=
nell’età dei lumi abbiamo la progressiva laicizzazione di una metafora biblica: la luce che scaccia le tenebre. La
metafora era antica e indicava la luce di Dio che scacciava il peccato. Qui è l’uso critico della ragione che scaccia le
tenebre dell’ignoranza e della superstizione (di cui si intende anche religione). Il settecento ha come punto forte un
processo di secolarizzazione della morale e una critica (radicale) delle chiese rivelate, coincidendo anche con una
nuova visione del mondo; non c’è più una salvezza alla fine di tutto ma una storia fondata sul desiderio, previsione di
disegno della società e comunità, non più una storia nelle mani di Dio ma negli Uomini grazie alla ragione. Un grande
pensatore, Kant, nel 1784 rispondendo a un concorso di una testata giornalistica che chiedeva cosa era la ragione cosa
dice lui? Kant dice che l’illuminismo risponde a “cosa conoscere” e soprattutto l’illuminismo è l’uso pubblico e critico
della ragione. La ragione ce l’hanno tutti ma non tutti la usano in modo critico, attraverso un processo che viene dal
basso.

Se nella pittura antica la luce arrivava da Dio ora nella pittura illuminista la luce arriva dalla scienza, dalla ragione. È la
fine della visione provvidenzialistica della storia.

Si comincia a pensare che siano le società a decidere della storia con un senso di responsabilità. Non c’è più una
proiezione verso una prospettiva metafisica ma una proiezione verso la terra e di incidere nella società. Gli illuministi
mirano ad educare il più possibile i propri lettori, soprattutto le élite però, non d’appertutto in Europa, che si identifica
negli alfabetizzati e nel mondo urbano, non contadino. L’idea è che gli illuministi cercano di raggiungere a un
progressivo controllo dell’opinione pubblica in nome di un benessere generale. I pensatori del passato fingevano di
avere comportamenti ortodossi per non essere condannati all’inquisizione o di non finire in prigione. La
comunicazione quindi di queste idee è estremamente minore, non c’è il piacere di scambiarsi idee per paura che si
possa essere denunciati. Gli illuministi hanno un tipo di strategia diversa: mentre i libertini vivono in una condizione di
estremo pessimismo sulla circolazione di idee (un caso ad esempio è quello di un grande libertino che disse “io so
quale è la verità, ma non la posso dire al mio cameriere. Nel momento in cui io gli dicessi la verità e quindi Dio non
esiste, quello lo ucciderebbe”). Gli illuministi arrivano in una società diversa, cercano di far capire e di far vedere ad un
numero più ampio possibile di persone ciò che hanno capito, anche se proveniente da autori filosofici con pensieri
molto complessi come Spinoza, facendosi anelli di quella catena e raccontando attraverso la stampa (anche se in
modo clandestino ancora).la novità sta proprio nell’agire nel presente per condizionarlo: non una visione distaccata
ma un dibattito che va a toccare cose sensibile come la politica del re e la religione attuando un progetto anti-
autoritario. Questo rientra anche nella logica dei diritti individuali sia sul piano individuale che civili e che porterà ai
diritti dell’uomo e del cittadino. Tutto questo tipo di azione si fonda sull’idea che la verità e la natura non sono
immutabili, l’uomo cambia e cambia perchè cambia il sapere e il suo modo di intendere. La verità è qualcosa che non
costituisce un dato immutabile ma un processo in continuo divenire. La verità può guardare al passato (per
modificarlo e migliorarlo) ed è aperta anche ai posteri (encyclopedie). C’è un rifiuto della ragion di stato,
dell’imposizione confessuale e del diritto divino del re.

Ci sono due premesse: critica libertina e rivoluzione scientifica. Per quanto riguarda la seconda Newton è il
protagonista o uno dei tali. Si cerca di creare un senso comune che prescinde dalla superstizione ma con il metodo
scientifico, un metodo concreto che non si perde a immaginare cose che nessuno può vedere o calcolare. Si capisce
abbastanza presto che il contributo delle scienze è essenziale: metodi e risultati che impongono un riassetto delle
conoscienze. La divulgazione delle opere scientifiche appartiene a Voltaire che dal 1730 si dedica agli elementi della
filosofia di Newton. Newton che conoscerà la società del 700 è quello spiegato da Voltaire. La cosa che gli iinteressa è
il nucleo, spiegare le cose essenziali delle scoperte di Newton per metterle a disposizione della gente comune e farla
uscire da un nucleo di scienziati per istruire le élite illuminate per mostrare l’importanza della rivoluzione scientifica
soprattutto da un punto di vista dell’approccio del mondo.
L’opera di divulgazione di Voltaire: una lettera su Cartesio, che non fa solo attraverso gli elementi di divulgazione di
Newton ma anche da una sua prima opera (1734) le “lettere filosofiche o letteri inglesi”, risultato del suo esilio.
VOLTAIRE, Lettres philosophiques, 1734

Lettera XIV. SU DESCARTES E NEWTON Un francese che arriva a Londra si accorge che le cose sono molto cambiate, in filosofia
come nel resto. Ha lasciato il mondo pieno e lo trova vuoto. A Parigi l'universo appare composto di vortici di materia sottile; a
Londra, non si vede nulla di tutto questo. Da noi è l'attrazione della luna che causa il flusso del mare; per gli Inglesi è il mare che
gravita verso la luna, in modo che, quando credete 5 che la luna dovrebbe darei alta marea, questi signori credono che dovrà
esserci bassa marea; il che, sfortunatamente, non può essere controllato dato che, per chiarire il problema, sarebbe stato
necessario esaminare la luna e le maree al primo istante della creazione [...]. L'essenza stessa delle cose è cambiata al punto che
non potete più accordarvi né sulla definizione dell'anima né su quella della materia. Descartes afferma che l'anima e il pensiero
sono la stessa cosa, invece Locke prova esattamente il contrario. Descartes afferma inoltre che la sola estensione costituisce la
materia; Newton vi aggiunge la solidità. Sono contrasti inconciliabili.

Lettera XXV. SUI «PENSIERI» DI PASCAL VI. Considerando la cecità e la miseria dell'uomo, e i contrasti stupefacenti che si scoprono
nella sua natura, e considerando la totalità dell'universo muto e l'uomo senza luce, abbandonato a se stesso, e come perduto in
quest'angolo di universo, senza sapere chi ve l'abbia posto e che cosa sia venuto a fare, che cosa diverrà morendo, mi spavento
come un uomo che sia stato portato dormiente in un'isola deserta e orribile, e si svegli senza sapere dove si trovi e senza aver
modo di uscirne; cosicché mi meraviglio come in una condizione così miserabile non si piombi nella disperazione. Mentre leggo
questa riflessione, ricevo una lettera di un mio amico, che vive in un paese molto lontano. Ecco le sue parole: «Sono come mi avete
lasciato, né più lieto né più triste, né più ricco né più povero; godo di una salute perfetta, ho tutto ciò che rende la vita piacevole,
senza amore, senza avarizia, senza ambizione e senza desideri; e finché tutto questo durerà, oserò dirmi un uomo molto felice». Ci
sono molti uomini felici come lui. Accade agli uomini ciò che accade agli animali; alcuni cani dormono e mangiano con la padrona;
altri fanno una vita grama e sono contenti lo stesso; altri ancora prendono la rabbia e vengono uccisi. Quanto a me, se considero
Parigi o Londra, non vedo alcun motivo per piombare in quella disperazione di cui parla Pascal; vedo una città che non assomiglia in
nulla a un'isola deserta, ma è popolosa, ricca, civile, dove gli uomini sono felici per quanto lo consente la natura umana. Quale
saggio è disposto à impiccarsi perché non sa come porsi faccia a faccia con Dio, e perché la sua ragione non riesce a risolvere il
mistero della Trinità? Allora sarebbe il caso di disperarsi per non avere quattro piedi e due ali. Perché infonderci orrore per il nostro
essere? La nostra esistenza non è casi infelice come si vuol farei credere. Considerare l'universo come un carcere, e tutti gli uomini
come criminali in attesa dell'esecuzione, è un'idea da fanatico. Credere che il mondo sia un luogo di delizie in cui non si debba che
provare piacere, è il sogno di un sibarita. Ritenere che la terra, gli uomini e gli animali sono ciò che devono essere nell'ordine della
provvidenza, io credo sia da uomo saggio.

Locke scrive un saggio in cui si occupa di confutare l’innatismo: noi nasciamo con un patrimonio di conoscienze che
non hanno niente a che vedere con ciò che apprendiamo dopo. Tutto quello che apprendiamo arriva dai sensi,
asciamo come una tavola rasa. Nel momento in cui nasciamo con una serie di concetti, tra cui l’esistenza di Dio,
mettiamo in discussione l’anima.

Il sistema pre-coperinaco, aristotelico tolemaico, era il più rassicurante per il senso comune. Al centro la terra e intono
le orbite, il sole si muove intorno a noi. Noi eravano su qualcosa di solido costruito da Dio. Cartesio invece immagina
l’universo come pieno, il movimento dei pianeti funziona perchè viene mosso attraverso vortici di materia sottile che si
spostano da Occidente a Oriente. Quello immaginato da Newton è completamente diverso: vuoto. Masse di pianeti
che si attraggono nel vuoto secondo una legge matematica, i pianeti si attraggono secondo una legge. Newton inoltre
aggiunge una cosa: ci sono delle cause finali che non sono così chiare e note. Aggiunge che l’attrazione è una proprietà
a cui servirebbe un ulteriore legge che lui non è in grado di spiegare. Preferisce non dare alcuna spiegazione e lasciare
la questione aperta. Lui ha trovato il come ma il perchè lo lascia ai teologi. Il metodo scientifico insegna alla rinuncia
della ricerca della spiegazione della crezione dei grandi sistemi. È una riproiezione da una prospettiva celeste a una
terrena, di una natura che si può indagare. Una cosa è un fenomeno fisico, il resto è metafisica e quindi o ci si fida
della fede o si lascia la questione aperta.

Carlo Linneo, un naturalista, ha inventato la classificazione delle specie vegetali e animali. Nel suo libro (anni 50 del
settecento), guardando la conformazione dello scheletro dell’uomo e dell’orango nota che non ci sono differenze.
Questa constatazione mette in crisi l’ordine dell’uomo, l’uomo in quanto creato da Dio non può essere uguale agli
animali.

Voltaire ha una visione di Dio simile a quella degli epicurei: se il mondo è quella cosa che ha spiegato Newton, una
cosa perfetta, ci sarà anche qualcuno che l’ha creata. Il discorso che fa sull’esistenza di Dio si fonda su una speranza,
ma il metodo che propone e che propone Newton non da certezze. È un metodo fatto di uno spirito critico e che invita
a non inchinarsi al principio di autorità. Il rifiuto della metafisica: tutto ciò che è al di là della metafisica è inconoscibile
al metodo sperimentale e vale la pena indagarlo con parsimonia e con dubbio. Tutto ciò vuol dire rivolgersi a una
prospettiva terrena in modo totale, perchè l’unica che siamo in grado di conoscere. “il candido” di Voltaire è un libro la
cui morale è “coltiviamo il nostro giardino”, coltivare ciò che in noi ci rende uomini.
In altro libro di Voltaire, aggiunge, prima di pubblicarlo, una lettera sui pensieri di Pascal. Pascal è un matematico ma
anche uno scrittore spirituale e rigorista all’interno del cattolicesimo francese, il Giansenismo, una corrente di
pensiero molto pessimista (una vita completamente dedicata a Dio, rinunciando alle cose materiali). Pascal sostiene
che la vita umana è come la vita di un condannato a morte, sa che deve morire ma non sa quando. Voltaire commenta
alcuni brani dei libri spirituali dei pensieri di Pascal: prima lascia un brano breve e poi lo commenta. Siamo di fronte a
mondi diversi e un modo di fare filosofia in modo divertente per coinvolgere un numero ampio di persone.

Lettera XXV. SUI «PENSIERI» DI PASCAL VI. Considerando la cecità e la miseria dell'uomo, e i contrasti stupefacenti che si
scoprono nella sua natura, e considerando la totalità dell'universo muto e l'uomo senza luce, abbandonato a se stesso, e come
perduto in quest'angolo di universo, senza sapere chi ve l'abbia posto e che cosa sia venuto a fare, che cosa diverrà morendo, mi
spavento come un uomo che sia stato portato dormiente in un'isola deserta e orribile, e si svegli senza sapere dove si trovi e senza
aver modo di uscirne; cosicché mi meraviglio come in una condizione così miserabile non si piombi nella disperazione.

Mentre leggo questa riflessione, ricevo una lettera di un mio amico, che vive in un paese molto lontano. Ecco le sue parole: «Sono
come mi avete lasciato, né più lieto né più triste, né più ricco né più povero; godo di una salute perfetta, ho tutto ciò che rende la
vita piacevole, senza amore, senza avarizia, senza ambizione e senza desideri; e finché tutto questo durerà, oserò dirmi un uomo
molto felice». Ci sono molti uomini felici come lui. Accade agli uomini ciò che accade agli animali; alcuni cani dormono e mangiano
con la padrona; altri fanno una vita grama e sono contenti lo stesso; altri ancora prendono la rabbia e vengono uccisi. Quanto a me,
se considero Parigi o Londra, non vedo alcun motivo per piombare in quella disperazione di cui parla Pascal; vedo una città che non
assomiglia in nulla a un'isola deserta, ma è popolosa, ricca, civile, dove gli uomini sono felici per quanto lo consente la natura
umana. Quale saggio è disposto à impiccarsi perché non sa come porsi faccia a faccia con Dio, e perché la sua ragione non riesce a
risolvere il mistero della Trinità? Allora sarebbe il caso di disperarsi per non avere quattro piedi e due ali. Perché infonderci orrore
per il nostro essere? La nostra esistenza non è casi infelice come si vuol farei credere. Considerare l'universo come un carcere, e
tutti gli uomini come criminali in attesa dell'esecuzione, è un'idea da fanatico. Credere che il mondo sia un luogo di delizie in cui non
si debba che provare piacere, è il sogno di un sibarita. Ritenere che la terra, gli uomini e gli animali sono ciò che devono essere
nell'ordine della provvidenza, io credo sia da uomo saggio.

Mette un freno alla sete di metafisica che non considera la natura e l’uomo per quello che sono. Senza immaginare
che le cose siano diverse da quelle che possiamo sapere con sicurezza, viviamo e speriamo in un mondo migliore
dopo.

La rivoluzione scientifica è all’origine di tutte le scienze, sociologia, economia politica.. che hanno l’accettazione
dell’alterità come principio (guardare gli altri senza giudicarli per il loro pensiero) ma anche una scienza che conosce
una progressiva specializzazione. Il progresso della scienza costringe, secondo il progetto di Bacone Francesco, è una
scienza che si diversifica in diversi rami (matematica, fisica, medicina, chimica..). uno dei fondamenti dell’età dei lumi
è la rivoluzione scientifica, l’altra trae le sue radici dalla lotta all’ortodossia, la cultura libertina. È il momento della crisi
della coscienza europea, il cui respondabile è nel 1685-1715 Hazzarde Paul. È la fase dell’illuminismo classico tra
Olanda e Inghilterra. In Olanda si sono concentrati tutti i grandi pensatori come Spinoza, “trattato teologico e politico”
(la storia della bibbia non contiene una rivelazione, e se anche la contenesse sarebbe ben diversa da quella che
abbiamo noi nel libro della bibbia). Denuncia l’uso strumentale della religione: lui è ebreo portoghese scappato in
Olanda. Un altro filosofo è Pierre Eayle: rifugiato e costrretto con la revoca dell’editto di Nantes a rifugiarsi in Olanda,
è un calvinista. Pierre e la sua filologia si lega alla teoria della tolleranza religiosa. Tra le sue opere vi è un commentario
a un verso del vangelo San Marco “costringili ad entrare”, che diventa la base sulla quale Voltaire baasa il suo trattato
della tolleranza, trova il modo di divulgarla al maggior numero di persone possibili (1763).

Eayle nel 1680 fa un ipotesi: se alcuni pensatori pagani erano stati capaci di essere condiserati virtuosi perchè non può
esistere una società costituita da atei virtuosi. La virtù non è necessariamente legata alla conoscienza della verità.
Mette da parte il sogma rivelato, tutti possono avere virtù indipendente dal loro credo.

John Locke, in una fase della sua vita che precede la seconda rivoluzione inglese, fra il 1884-88, esula in Olanda. È un
mondo di rigugiati e costruire la cultura illuminista. Lo stato per Locke deve garantire che le libertà dei singoli vengano
garantiti (non ancora diritti), lo stato è un giudice imparziale, e questo contratto funziona dando una porzione minima
delle proprie libertà. L’unica cosa che non si deve fare è vendicarsi: se ho subito un torto non devo cercare vendetta
ma rivolgermi allo stato per essere tutelato. Tutto ciò vale anche per l’economia, politica.. teorizza la separazione dei
poteri anche se in maniera diversa dai Fracesi e noi latini: legislativo, esecutivo e giudiziario sono separati, in locke
tuttavia il legislativo è separato dagli altri due, esecutivo e giudiziario sono legati insieme. È la tradizione
anglossassone, infatti in America ad esempio i Giudici vengono eletti, sono delle vere e proprie cariche politiche. La
separazione dei poteri permette sempre di avere qualcuno che garantisce per tutti e per salvarsi. Locke è protagonista
del processo che le chiese non possono imporsi nello stato, sono gruppi che si fondano e hanno un’opinione che non
può essere imposta con la forza.
L’illuminismo classico si lega a un altro momento: francia a partire dagli anni venti del Settecento. Il movimento
illuministico non è riducibile a un unico filone, in base agli stati cambia molto. In francia inizia quello classico e diciamo
che da un po’ inizio a tutto e soprattutto dopo la morte di Luigi IVX che lascia un erede di quindici anni e supplisce a lui
un reggente Filippo Luigi d’Orleans che fa facente funzione di sovrano fino alla propria morte nel 1723 (età della
reggenza 1715.-1723). L’età della reggenza è una liberazione dalla cappa devota: Parigi cambia, l’aristocrazia prende
spazio e respiro dopo essere stata repressa da Luigi IVX, ritornano delle piccole corti che erano sparite.. in questo
periodo cresce Voltaire. La Francia diventa un centro di diffusione delle idee eterodosse ha un nuovo amico,
l’Inghilterra, dall’Inghileterra e Olanda arrivano i libertini che erano stati invece perseguitati da Luigi IVX. La data che
segna l’inizio dell’età dei lumi è il 1721, quando Montesquieu pubblica la “lettera persiana”, un romanzo epistolare e
satirico. Cosa centra? Nuovi mezzi di trasmissione del pensiero molto corti e facili da leggere in modo tale da avere
una facile presa sul pubblico, una specie di reportage giornalistico. È adesso che si inaugura un nuovo genere di
trattati. Le lettere persiane si basa su una finzione: un finto epistolario scritto da viaggiatori persiani che attraversano
la francia a cavallo dell’età fra Luigi IVX e la reggenza. La persia è il luogo del dispotismo orientale: nelle lettere si
rovescia la prospettiva per mostrare i difetti della civiltà feudale dell’antico regime. Montesquieu è un feudatario che
però in questo libro in cui non dichiara mai la propria identità, ci sono critiche al sistema poltico, viene preso in giro il
papa, la monarchia. Sono dei best seller e lo sono perchè sono molto facili da leggere. Cambia il sistema di
comunicazione. Cerca di toccare un maggior numero possibile di pubblico.

Montesquieu è famoso soprattutto per “lo spirito delle leggi” 1748, un libro voluminoso ma che rappresenta anche
l’inizio del diritto moderno. Sono leggi ma la cosa che interessa sono lo spirito delle leggi: è convinto che i fenomeni
politici e sociali sono retti da leggi oggettive, non la bibbia e diritto romano e barbarici, lo scrive con l’occhio dello
scienziato, con uno spirito oggettivo e scritto in modo comprensibile. L’idea è di cercare di capire quali siano i tipi di
governo fondamentali. Sono tre sistemi: monarchia (principio dell’onore), la repubblica di due tipi, oligarchica e
democratica, fondata sulla virtù civica che ha un forte senso di sacrificio, tirannide (fondata sul terrore). Da dove li ha
tirati fuori questi modelli? Osservando gli ordinamenti politici contemporanei, non dal passato. Teorizza la divisione
dei tre poteri, unica possibilità per garantire a tutti un presidio delle libertà individuali e vede come modello
l’Inghilterra come Voltaire: ha una divisione dei poeteri e una realtà che ha forte senso di libertà individuali. È un
modello di equilibrio politico.

Gli illuministi tuttavia si rendono conto anche che ogni modello non può essere trapiantato in ogni stato.

08/12/20

L’illuminismo classico non si esaurisce con Voltaire e Montesquieu. La rivoluzione non era ineluttabile, Voltaire
sostiene che una società la si possa riformare (non rivoluzionarla) solo grazie a una azione sovrana decisiva.
Montesquieu invece crede che possa farlo anche la nobiltà.

L’encyclopedie: una graduale trasformazione della società tramite un accordo tra sovrani illuminati che fungano da
riformatori e uomini di cultura che sostengono l’azione sovrana e possano renderla con la propaganda, accettata da
grande fasce di opinione pubblica (le élite alfabetizzate). viene pubblicato il manifesto nel 1746 e pubblicata nel 1751,
composta da 17 volumi di testo e articoli con 10 di illustrazione. Di che cosa si tratta? Una messa a livello di tutti i
saperi secondo il metodo scientifico lasciando perdere il principio di autorità, ma anche la religione viene trattata
secondo il metodo scientifico. Una vocazione libertaria e anti ideologica attraverso il sapere e secondo lo spirito
baconiano. Secondo Bacon, filosofo inglese di inizio 600’, infatti la scienza non la si fa con le grandi teorie ma partendo
dal basso e provando con il metodo le cose. Tutti i filosofi che si nascondevano diventano un gruppo. I due curatori di
questa impresa sono Diderot (che si occupa più della parte letteraria) e d’Alembert (che si occupa della parte
scientifica).

L’encyclopedie è importante per quello che rappresenta: conta 159 collaboratori, composta da articoli creati senza
fare supposizioni. È un’opera stampata non in modo clandestino, doveva uscire con permesso del re e sottoposta alla
censura. Doveva depistare la censura mettendo i concetti più eterodossi in articoli meno importanti e principali. Lo
fanno attraverso un sistema di rinvii: l’articolo “autorità” ne è un esempio (che si apriva con la frase “la natura non ha
conferito a nessuno di comandare sugli altri uomini”). Nel 1759 viene scoperto questo metodo e viene tolto il
privilegio del re.

“leggitimazione del potere sul consenso dei govenati”; la teologia è trattata come materia antropologica; temi sulla
comparazione delle religioni; denuncia al fanatismo;
Questo gruppo eterogeneo di pensatori (d’Almbert è più moderato, Dideror più radicali che giunge non solo a
posizioni ateistiche ma anche filo-repubblicana e anti dispotica), che però si riunisce attorno a un’opera considerata
rispettabile e che ha l’approvazione del privilegio del re. Hanno prima una condanna da parte dei teologi della
Sorbona, la proibizioni da parte del gruppo di parlamento di Parigi giansenisti, la scomunica del papa (che viene messa
all’indice). Si arriva a un punto in cui nel 1759 vi è la revoca del privilegio alla 7 pubblicazione (su 17) ma Diderot si
intestardisce e nel 1766 vengono stampati tutti e 17 i volumi in Svizzera. Non è un’opera facile da “nascondere”,
destinata a un pubblico ricco. Un gruppo si costituisce, di persone più o meno instradate verso una idea di una
rivoluzione culturale.

Erano divisi in due filoni: uno più moderato di Voltaire e D’Alembert e radicale di Diderot. Diderot ha l’aiuto di Holbach
che si occupa di metallurgia e sucessivamente si impegna a dimostrare che il mondo è materia in movimento e che Dio
non esiste. Una grande ridefinizione di tutti i saperi.

Una persona difficile da catalogare in questo sistema e che scrisse gli articoli sulla musica è Rousseau: la sua posizione
è radicale nei confronti della società francese (lui è svizzero, arriva da uno stato repubblicano) e condanna nei suoi
scritti filosofici l’ipocrisia della società. Ha una visione opposta di Voltaire che ha una visione mondana della società;
Rousseau ha una visione critica della società contemporanea. La sua opera più importare è la “discussione sulle
scienze e sulle arti”: mentre gli illuministi erano convinti che le scienze e le arti erano dimostrazione della progressione
dello spirito umano, Rousseau le condanna (quelle contemporanee), condanna soprattutto il lusso, la civiltà delle
apparenze dove anche la letteratura e belle arti si fanno complici di questa decadenza. Non è una critica delle arti e
delle scienze ma quelle del periodo dove lui sta vivendo.

La conseguenza è il sucessivo testo “discorso sulle origini e fondamenti delle inuguaglianze degli uomini”: sia Locke
che Grozio considerano il contratto sociale come una condizione che le società si sono date per vivere in sicurezza
affidandosi a una autorità. Per Rpusseau questo contratto sociale ha provocato una usurpazione: la proprietà privata. I
più deboli sono stati usurpati di ciò che era loro dovuto dai più forti e le leggi che tengono in piedi tutto ciò lo
permettono. Rousseau non ama lo stato di natura (dove tutti sono contro tutti e tutti vivono in piena libertà senza un
senso di comunanza) ma ama invece il terzo stato natura: lo stato di natura è stato abbandonato e inizia la società,
quando non sono state perpetrate le usurpazioni, l’inizio della società.

Non è sfavorevole in modo completo alla proprietà, sostiene quelle proprietà dei contadini (secondo l’idea
arcaicizzante della vita economica) a patto che ognuno sia in grado di fecondare col proprio lavoro la propria
proprietà. La terra è di chi la lavora.

“il contratto sociale 1782: un’opera particolare e difficile da leggere, uscita clandestinamente. Diventa un’opera
esplosiva con la rivoluzione francese usata dai Giacobini. Qui tratteggia l’idea di una comunità libera e sovrana dove
l’egoismo dei singoli delle cedere nei confronti della comunità gli interessi individuali devono essere dimenticati al
punto di alienare tutti se stessi per gli interessi della comunità. Inventa il concetto della sovranità popolare: noi siamo
due cose, sovrani e sudditi, in quanto cittadini siamo sovrani e partecipiamo al sostenere le leggi perchè siamo noi che
le abbiamo create. Tutti noi cittadini titolari della cittadinanza ugualmente, possiamo concorrere a formare le leggi
nella quale ci impegniamo ad essere ubbidienti.

Rousseau non spiega come attuarla, pone una questione che è rimasta irrisolta. Questa sovranità si fonda sul principio
della volontà generale, ma Rousseau non dice come fare per crearlo: dice che la volontà generale è illimitata,
indivisibile, inalienabile, non è delegabile (significa far fuori il sistema della rappresentanza. Noi deleghiamo qualcuno
a rappresentarci). Per Locke la delega è l’elezione al parlamento invece.

L’illuminismo non è riconducibile a un unico filone ma si sviluppa non solo in Europa ma anche nel resto del mondo
con America e Scozia e in Germania\Austria. Nel mondo germanico di Austria, Prussia ma anche Italia e Spagna che si
realizza l’età delle riforme.

Il settecento dal punto di vista dello stato: l’età delle rifome tocca tutta l’Europa tranne l’Inghilterra (perchè era già più
avanti rispetto all’Europa) e in Francia. In Francia vi era uno strano tipo di combinato tra i ceti che resistono e una
forte opinione pubblica che non accetta determinate riforme. Il sistema non poteva riformarsi ma adattarsi a un tipo
di rivoluzione più radicale.

Le riforme designano nel Settecento alcuni interventi da parte dei despoti illuminati in settori comparti della vita civile
e degli apparati dei vari stati. Ci soo vari ambiti: politici, economici, interventi finanziari (fisco), interventi sulle
istituzioni ecclesiastiche. La riduzione dei poteri della chiesa.. perchè fanno queste riforme? Perchè ne hanno
necessità o un buon tornaconto ma si tratta anche di una azione di accentramento per combattere i ceti privilegiati
come nobiltà e chiesa. A questo processo partecipa partecipa anche Voltaire che è consigliere nella corte di Federcio II
di Prussia. Re e filosofi insieme (più moderati e non radicali), una collaborazione. Questo rapporto tra illuminismo e
riforma dei sovrani viene suggerita dai contemporanei che ne sottolineano i vantaggi: un gioco di reciproca
collaborazione e complicità che favorisce anche i philosoph che sperano nella realizzazione delle loro idee contro la
lotta e riduzione del privilegio. Queste riforme vengono attuate con il dispotismo illuminato: un’azione radicale di
attacco ai privilegi e viene combattuta con i mezzi che hanno i sovrani con autorità e decreto. Il dispotismo illuminato
mette insieme il potere dei sovrani e l’illuminismo, luce razionale della ragione. I filosofi sono conisglieri ma attraverso
la propaganda possono convincere la popolazione che è un accordo che conviene. È chiaro che i filosofi hanno i loro
tornaconto, uscire non solo dall’ombra ma anche dalla clandestinità e censura, ma quelli che ne hanno maggior
tornaconto sono i sovrani perchè con questa nuova organizzazione possono portare avanti l’accentramento
dell’esercito, apparati fiscali e governativi e intervenire sul mercato sulla spinta di sforzi bellici. Il punto di convergenza
è la lotta ai privilegi cercano di inventare e imporre un fisco che sia meno rispettoso dei privilegi.

Si cerca di abbattere i particolarismi della nobiltà e chiesa e tutto ciò fa parte del movente di accentrare lo strato
imposte in alcuni casi da una guerra (come quella di sucessione Austriaca) ma anche un ordinamento politico ed
economico sempre più complesso per abbattere tutto ciò che è ostativo nei confronti del sovrano.

Un tipo di sovrano con interessi di questo tipo e una visione filantropica cambia anche il modo di rappresentare i
sovrani nell’arte: Adriano che distribuisce durante una carestia il cibo al proprio popolo ne è un esempio.

Molte di queste azioni di riorganizzazione dello stato (amministrazione, esercito) sono stimolate dalle guerre: le guerre
inducono i sovrani ad avere un’organizzazione sempre migliori. Il settecento è un secolo caratterizzato non da spinte
egemoniche come per Carlo V ne da guerre a sfondo confessionale come la guerra dei 30 anni ma guerre scatenate da
una nuova politica; sono guerre per difedere sfere di influenza che sembrano romprere un equilibrio. Un esempio è
l’Inghilterra che intervene come potenza commerciale e politica nel momento in cui le sembra che il suo equilibrio è
messo in discussione. Si cerca di trovare spazi per entrare nella corona come per la guerra di sucessione Spagnola
(1700-13: si estinguono gli asburgo di Spagna e Luigi XIV vuole la corona poichè la madre era un “erede”). La guerra
del Nord 1700-18, ci sono due avversari e la polonia da spartirsi: mette contro Carlo re di Svezia e Pietro I il grande
fondatore di Pietroburgo. Un’altra guerra di sucessione è sempre polacca, dal 1733-38, si deve cambiare la dinastia
con due candidati, uno francese e uno russo, una guerra di motivazioni geopoliche. La guerra di sucessione austriaca
che da l’avvio alle riforme di Maria Teresa d’Austria: Carlo VI aveva solo una figlia femmina e fa approvare una legge
che dovrebbe permettere alla figlia di potergli succedere ma un patto che non viene accettato dal regno di prussia e
Federico II di Prussia invade la Slesia che finisce con un “pari”. La casa d’Austria decide di fare una riforma: era stato
nominato imperatore il marito di Maria Teresa con effetto della guerra di sucessione Austriaca.

La geuerra dei 7 anni che si conclude con la pace di Parigi, combattuta anche nelle colonie Francesi e Inglesi, una gierra
disastrosa per i francesi e innesca una crisi che porterà a necessità di riforme che non avverranno e crisi con
conseguente rivoluzione francese.

Queste guerre mettono in moto la necessità di creare nuove riforme, una maggiore distribuzione dei beni, rendere più
efficace il fisco, l’amministrazione e il sistema giudiziario, facendo scattare una riforma dello stato.

Il quadro del Settecento in Europa: è un secolo che da un punto di vista di pesi delle potenze vede una crescita
dell’Inghilterra, l’Olanda che è sempre meno temibile perdendo posizione sul piano dei commerci; l’Inghilterra cerca di
rimanere estranea ai problemi europei e di intervenire solo quando necessario per proteggere i propri commerci; la
Spagna non se la passava bene economicamente e cerca di risanare le finanze con i Borbone. Si cerca di consolidare
l’esercito e l’amministrazione come per il modello francese. Rimane una realtà con forti autonomismi. Gli Asburgo
d’austria si rendono conto che i territori della casa d’austria non reggono e iniziano un processo di riforme con il
processo di dispotismo illuminato. (anche a Milano e Toscana che sono sotto la casa di Maria Teresa d’austria). Ci sono
anche potenze come la Prussia che passano dallo stato dei ceti a una monarchia assolutistica, con l’esercito di
Federico II, una potenza che si consolida con le vittorie contro Napoleone. La Russia è sottratta dall’isolamento e si
affaccia verso il baltico con la creazione di San Pietroburgo e all’Europa con due grandi sovrani Pietro il Grande e
Caterina II di Russia. La Svezia ha una strana evoluzione, diventa da stato dei ceti a una monarchia, c’è un colpo di
stato.

AUSTRIA: le riforme in Austria funzionano. Maria Teresa agisce con determinazione, agendo con cura e scegliendo i
propri collaborazione; Maria Teresa si servisce di uomini di cultura illuminista attuando riforme basilari. Maria teresa
rafforza l’esercito svincolando il parere sulle esazioni fiscali dalle diete. Si riforma lo stato uscendo dalla logica dello
stato dei ceti. Specchio di questo è la riforma del consiglio di stato: una cosa simile l’aveva fatta anche Francesco I con
la riforma del consiglio del re. Maria Teresa mette su un consiglio e partendo dall’amministrazione i finanziamenti
sono più regolari e affrontare crisi in modo più stabile. Dove attingere? Queste riforme vengono fatte contro il
privilegio ma in questo periodo si attinge soprattutto alla chiesa che è in difficoltà più che ai nobili. La chiesa in questa
riforma, nonostante Maria Teresa fosse cattolica, viene limitata nei poteri. Riesce a sottrarre le censura lbraria al clero:
lo fa perchè vuole essere lei a controllare ciò che circola in materia di lettura e controllare quindi l’istruzione dei
sudditi. Un’altra cosa è la riduzione del diritto d’asilo ci sono delle chiese in austria che godono di extra territorialità
(se un delinquente di rifugia in una chiesa non possono prenderlo). Ciò fa si che lo stato ai danni della chiesa affermi la
propria presenza. Sotto Giuseppe II in particolare e Leopoldo II, figli di Maria Teresa che regnano entrambi con la
madre, cercano di sopprimere i conventi dove ci sono pochi frati e i beni soppressi dallo stato e rivenduti, un modo per
far sparire la “mano morta” ecclesiastica che non producevano ricchezza nello stato. C’è una nuova politica sul piano
della tolleranza: i despoti capiscono che mette al sicuro la tranquillità dello stato; non cercano risentimento con atti di
repressione verso altre religioni. Nel 1781 c’è un atto di tolleranza in cui dona diritti civili non solo agli ebrei ma a tutti
coloro appartenenti anche ad altre religioni e permette di partecipare a pieno titolo alla vita politica e civile austriaca.
È un modo per utilizzare come risorse i propri sudditi. Il dispotismo illuminato porta anche a risultai importanti per la
secolarizzazione e diritto civile. Questo apre la porta a un altra azione: Giuseppe II vara un codice penale che recepisce
gran parte dei prinicpi dell’illuminismo giuridico (legalità della pena; assenza delle discriminazioni cetuali, non ci sono
quindi differenze fra le pene dei nobili e terzo stato, affermato già da Cesare Beccaria; si abolisce la torutura; il
controllo della polizia segreta di Vienna è soffocante quasi)

Ciò vale anche in Italia, Lombardia e Toscana erano sotto gli Asburgo. Il rapporto tra autorità e illuministi funziona
molto bene in Lombardia, Milano, Napoli (Ferdinando di Borbone avvia una forma di riforme incisiva). A milano viene
prodotto “dei diritti e delle pene” di Beccaria e altri illuministi e fonda la giurisprudenza moderna. Nel medioevo
veniva punito non tanto il delitto ma il peccato nei confronti di Dio e le pene erano scentrate, risarcivano Dio. La
giurisprdenza di Beccaria invece dice che noi uomini non possiamo vendicare Dio. Viene laicizzato il diritto moderno, la
pena non è più l’espiazione di un peccato con conseguenti torture ma diventa un risarcimento utilitario fatto per la
società.

1786 viene abolita la pena di morte

1779 mandato per una nuova costituzione, con l’istituzione di un assemblea rappresentativa limitativa dei poteri del
sovrano

Le riforme provocarono un’ondata di malcontento. Ci furono rivolte, l’unghieria crea sommosse.. i ceti avevano
resistito, Maria Teresa era riuscita a tenere insieme i regni attraverso un gioco di concessioni, a differenza della chiesa
non era in grado di falro. La ribellione dei ceti e la politica che va verso cose imponderabili porta a una chiusura della
politica del dispotismo illuminato. Questo modo di agire viene considerato come un modo di agire dispotico e questo
meccanismo funziona per un po’ ma solo fino alla rivoluzione francese.

15/12/20

Fine del sistema cetuale corporativo: la notte del 4 Agosto 1789 l’assemblea nazionale abolisce i titoli nobiliari. Basta
togliere uno dei tre ceti (clero e tutti gli altri). A statuire questa cosa è un organo di rappresentanza, inizialmente viene
ascoltato da un vecchio organo di rappresentanza cetuale, la convocazione degli stati generali ma dopo pochi mesi si
arriva all’istituzione di una assemblea nazionale. Le assemblee cetuali prevedevano una rappresentanza per ceti, ora
invece vige un principio di uguaglianza dove tutti i ceti sono rappresentati. Viene sancito dalla stessa assemblea
nazionale il 26 agosto 1789 con la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. La rivoluzione e l’età napoleonica,
hanno un blocco che coprono 25 anni e porteranno all’evoluzione dello stato moderno. Per riuscire ad arrivare a un
tipo di accentramento e lo stato moderno ci vorrà l’abbattimento del privilegio e uno stato nuovo con Napoleone.

La rivoluzione francese e Napoleone sono riuscite a fare tutto ciò che gli stati e le epoche precedenti non erano
riuscite a fare. Ora si tassa in maniera proporzionale in base ai beni posseduti ma anche la legge diventa uguale per
tutti e chi entra a far parte dell’amministrazione dello stato vi entra grazie a un concorso e non per proprietà. La
rivoluzione conosce anche una fase radicale del terrore; le riforme si fanno anche prima dell’età napoleonica, sul
piano amministrativo e della burocrazia si fanno durante il periodo del direttorio (1794-99). È in questo momento che
si fanno le riforme più importanti e che verranno conclude con Napoleone. Tutto ciò avviene appoggiandosi alle
conquiste vinte dalla rivoluzione.

Napoleone fa tornare un po’ lo stato assolutistico, ma fa ritorno anche allo schema Hinzte: lo stato Napoleonico si
regge attraverso la guerra che diventa il motore delle riforme dello stato. Tutte le innovazioni (anche di diritti civili ad
esempio) restano e vengono mantenuti con Napoleone. Queste riforme verranno poi “esportate” anche nel resto
d’Europa.
Si inizia a parare di rivoluzione non appena viene emanato il decreto del re che convoca gli stati generali. Gli ultimi
anni di governo di Luigi IVX sono un continuo sabotaggio per i ceti che però non si oppongono. Quando si comincia a
parlare di rivoluione si inizia a parlare di un ritorno a una perduta condizione originaria (come la rivoluzione dei
pianeti). Lìapertura degli stati generali: questa situazione viene vista non come un abbattimento dell’antico regime ma
una crisi interna alla monarchia, come se essa stesse cercando una formula che non fosse quella assolutistica. Si voeva
riunire gli stati generali per risolvere alla crisi finanziaria e mettendo in gioco la dinamica partizia tra nobiltà, clero e
monarchia. I membri del terzo stato dovevano essere messi sotto controllo.

L’espediente degli stati generali si era riunito nel 1614 e nel frattempo la società è cmabiata. Uno dei dispositivi della
convocazione degli stati generali era la convocazione di un documento “ Cahiers des doléances”. Sono delle suplliche
indirizzate al re da parte di tutte le unità territoriali, dove tutti avevano la parola. Nobiltà 1%; Clero 2% ; Terzo stato
97%

Sieyés “qu’est-ce que le tiers état?” un piccolo panphlet: il piano di questo scritto è che cos’è il terzo stato? Tutto.
Cosa chiede di diventare? Qualcosa. Si tratta di coloro che mandano avanti lo stato perchè pagano le tasse, gli altri ceti
sono nocivi. Si apre subito una discussione su quale debba essere la rappresentanza: perchè se clero e nobiltà si
accordavano comunque il terzo stato sarebbe stato in minoranza. Si decide di raddoppiare il terzo stato (ma
comunque i primi due raggruppati diventava un pari). Isogna votare per corpo o per testa? Una discussione che si apre
e dura per molto tempo finenzo per paralizzare le riunioni. Il 17 Giugno 1789 il terzo stato decide di proclamarsi
assemblea nazionale. Un rovesciamento dell’assolutismo: non più il sovrano al quale il terzo stato doveva portare delle
suppliche. Il terzo stato diventa deputati scelti ed eletti e investiti per questo dalla volontà generale. Un rovesciamento
del vecchio assolutismo e il re decide di chiudere la sala nel quale si erano riuniti. I terzo stato si raggruppa in un altro
luogo, con buona metà del clero e una parte di nobiltà (il basso clero in particolare), sanciscono il 9 luglio 1789 la
nascita dell’assemblea costituizionale operando uno spostamento dell’autorità e creando una costituzione. Il 14 Luglio
abbiamo la presa della bastiglia, una fortezza che vegliava sull’ordine pubblico. Perchè è importante la presa della
Bastiglia? C’è una forte partecipazione popolare, voleva farne un fatto consensuale di popolo e non solo di un gruppo
ristretto, la bastiglia è la prma volta in cui le plebe urbane partecipano a una rivolta, una azione rivoluzionaria
destinata a far cadere un regime. È una sceltà rivoluzionalistica.

Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: nasce la politica moderna. La politica moderna è la nostra, prevede
una conta fra persone uguali, ma sorattutto prevede un modo di intendere le cose in modo diverso (accordi,
progetti..); in antico regime invece se si è fedeli al re si è un suddito sennò si è un ribelle e il potere del re è dato da
Dio. Nasce nella politica moderna anche la destra e laa sinistra. Che tipo di potere si può dare al sovrano?

Nel 1790 la costituzione civile del clero: legare il potere sacerdotale non più alla chiesa ma allo stato. Nella coscienza
generale la rvoluzione si identifica in un momento che passa sotto il nome di Terrore. I giacobini sono la fazione più
radicale dell’assemblea nazionale. Ma come si è arrivati al terrore? Gli avversari della rivoluzione specie di matrice
confessionale erano convinti di un complotto (illuministi, massoni..) in realtà questo tipo di rappresentazione del
terrore come una sorta di ineluttabilità dato dal fatto che gli uomini si sono allontanati da un ordine naturale non
regge come teoria. In realtà si pensava più che altro al fatto che la rivoluzione si cea giorno dopo giorno in base alle
contingenze del momento. Per la prima volta la comunità si confronta con la sovranità popolare, si sono inventati la
politica moderna in base alle contingenze del momento fino ad arrivare a una radicalizzazione progressiva e poi al
terrore. I fatti che scatenano l’epopea del terrore sono due: un doppio pericolo, uno dall’esterno e uno dall’interno. In
Francia durante il terrore c’è la guerra civile; il pericolo esterno, nel 1791, il re dopo aver subito la rivoluzione senza
averla desiderata, decide di scappare via e lo riprendono. Qui crolla il sentimento del re da parte del popolo, ritrovato
davanti a un ostello e inizialmente si pensava che qualcuno avesse rapito il re perchè non si voleva pensare che il re
lasciasse il popolo.

Si arriva a un momento in cui quando il re viene ritrovato e riportato indietro, subito le altre potenze pensano a una
minaccia per le loro monarchie. Le monarchie degli altri stati provano a creare una sorta di cintura per non fare in
modo che accada ciò che è accaduto in Francia. Da una parte quindi la pressione delle potenze straniere e dall’altra i
rivoluzionari che vogliono portare la rivoluzione anche in Europa fa si che arrivi una dichiarazione di Guerra. La Francia
governata dai girondini dichiara guerra all’Austria e alla Prussia, all’inzio la Francia subisce molti colpi e non ha molti
successi. Inoltre, si scopri che la regina Maria Antonietta passava al fratello i piani militari dell’esercito francese e
rende ineluttabile la sua morte tramite ghigliottina. È una situazione di pericolo militare molto forte e potente e
questa minaccia porta a proliferazioni di leggi sul controllo della società. L’Inghilterra si muove in maniera ancora
diversa, producendo moneta falsa e mettendola nel mercato per far esplodere l’economia francese.

La guerra in Vandea: ci fuorno rivolte condadini in questa regione della francia in cui non si voleva la rivoluzione.
Questa fu fumentata dai fratelli del re, nobili e preti: ortodossia cattolica, bisognava tornare al vecchio regime. Ci
furono 150 mila vittime e questa controrivoluzione era marcata da fanatici. I contadini considerano il feudo come
qualcosa che si dava loro servitù ma permetteva una serie di compensazioni importanti.. si aveva una serie di
“benefit”. Per i contadini che vivono in questa condizione di proprietà privata assoluta non andava a loro vantaggio
(poter abbeverare le vacche, raccogliere legna..). vi erano motivazioni religiose, economiche e tutto ciò che portò poi a
esasperare i meccanismi di lotta tra centro e periferia fino a provocare una serie di misure dal governo. Si poteva
condannare a morte una persona perchè sospetto di aiuto agli inglesi. Il partito girondino viene eliminato dai
giacobini. Un personaggio simbolo è il caridnale Richelieu.

Il comitato di salute pubblica era una commissione esterna al governo (Robespierre) che ha il ruolo di controllare gli
atti del governo, una requisizione delle libertà conquistate dalla rivoluzione.

La Marsigliese, l’inno ne è un esempio. Come si esce dal terrore? Con un colpo di stato. Termidoro, dal nome del
mese, viene abbattutto il comitato di salute pubblica.

La caduta di Robespierre porta all’inaugurazione del direttorio. Fu un momento talmente celebrato che ci fu un
quadro di David che racconta quel momento storico: le Sabine che separano il popolo di Roma e Sabina. Le Sabine
dividono i due eserciti e fanno cessare questa lotta. È l’inizio dell’età del direttorio. L’età del direttorio è considerata
come un periodo grigio, dove non succedono grandi cose (visto che il periodo precedente) ma in realtà il governo che
cercava di stare nel mezzo della destra e sinistra (il ritorno della monarchia) è intervenire militarmente contro gli uni e
gli altri a seconda delle necessità per non roversciare il direttorio (rovesciato poi da Napoleone). Nei cinque anni
sucessivi furono realizzati grandi piani sul piano legislativo: in questo periodo di pace relativa si può mettere mano alle
riforme che erano state sospese come quelle per l’istruzione pubblica, il voto che al momento era ancora censitario. Il
suffragio universale maschile era stato creato dai giacobini ma non lo poteva esercitare; libertà di stampa, di
associazioni politiche.. nonostante i numerosi limiti. Il compito del direttorio era quellod si restaurare una condizione
di legalità ma senza rinunciare alla pratica elettorale.

L’età del direttorio, 1795-99, fu anche il periodo di massima espansione europea degli eserciti rivoluzionari. In quella
fase gli eserciti rivoluzionari si sono ripresi e stanno invadendo tutta l’europa, come per la campagna d’Italia e d’Egitto.
L’esercito rivoluzionario si fonda su un nuovo principio: coscrizione obbligatoria: le classi vengono man mano
arruolate e diventa un modo per fare carriera nell’esercito, si diventa generali perchè si ha talento. il motore e la molla
dell’espansione del governo rivoluzionario sta nel fatto che la guerra diventa una sorta di crociata per liberare i popoli
stranieri e liberare i idiritti degli uomini. Si arriva anche in soccorso di patrioti stranieri. La francia si ritiene al sicuro
solo se circondata da repubbliche alleate per non restaurare la monarchia. L’esercito rivoluzionario vuole combattere
per i popoli oppressi.

È in questo tipo di situazione che nasce la campagna di Napoleone. La campagna d’Italia e d’Egitto gli danno una
grande popolarità in Francia. Mette in piedi un colpo di stato e prende il potere nel 1799. Ma già nell’età del direttorio
e consolato, dal 1799 in maniera più o meno stabile e nel 1800 tutta l’Italia è direttamente o indirettamente in mano
francese. Tutta l’Italia eccetto il Veneto (passato all’Austria), Parma e Piacenza e Sicilia e Sardegna (Savoia). Tutto ciò
porterà a una trasformazione radicale delle vecchie strutture. Il cognato di Napoleone decide di una azione di
reversione della feudalità: incameramento dei beni della chiesa, una trasformazione degli apparati giudiziari..

Nonostante il fatto che in queste realtà sotto la Francia non ci fossero libere elezioni, l’Italia conobbe prime orme di
pratica democratica e acculturazione, libertà di stampa. La rivoluzione francese dura 10 anni: 1789-99, vedono una
serie di fenomeni differenziati nel tempo e spazio. Prima la fase democratica, poi girondina (repubblicana moderata),
giacobini, direttorio..

Tutto ciò che viene consegnato a Napoleone ha dei risvolti sia sul piano sociale e politico (liberté, égalité e fraternité),
ma anche una serie di risvolti sul piano economico. Finché esisteva il feudo non era possibile una rivoluzione agraria,
con la scomparsa del monopolio signorile su acque e foreste, favorì non solo una nuova agricoltura, ma anche
l’industria. Sotto questi eventi si erano incalzati una serie di eventi: è in questa fase che nasce l’opposizione tipica:
laicismo repubblicano (un governo che consideri gli uomini) e un cattolicesimo che si rifà all’antico regime che si allea
con le forze monarchiche e reazionarie.

Nasce la destra e la sinistra, la rappresentanza, i partiti nascono in questo momento, rapporti tra potere civile e
militare, diritto di voto, divisione dei poteri, garanzie costituzionali. L’ordine napoleonico non torna indietro e lo stesso
i despoti restaurati. La rivoluzione e Napoleone portano nelle mani dei despoti un sistema centralizzato che
finalmente funziona. Il potere di Napoleone si fonda sul consenso delle élite dato dal fatto che esse partecipano ma
anche del potere militare.
La proprietà privata serve a difendere le imprese, ma anche la chiesa viene limitata, l’apertura a una società fondata
sui talenti e meriti, sostituzione del potere della nascita con quello del denaro. Questo tipo di gruppi sociali e
soprattutto la grande borghesia è il pilastro di questo nuovo codice Napoleonico 1804 che consolida i cambiamenti, un
diritto civile fondato sul diritto romano ma soprattutto coperto per i 2\3 da temi come la proprietà privata.

Tutto ciò non portò a una immediata democrazia, il suffragio universale maschile e femminile arriva in Italia solo nel
1946!

Dove è la modernità? È nata la politica così come la intendiamo noi. Esiste un parlamento che si rinnova, discussioni,
progettualità..

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