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Mentre i riflettori sono puntati da settimane sull’Amazzonia, ci sono altre foreste, quelle indonesiane, che bruciano in silenzio,

ettaro dopo ettaro. L’Indonesia è coperta dalla terza foresta tropicale più grande del mondo, ma è anche uno dei cinque Paesi
che, a livello mondiale, emettono maggiori quantità di carbonio, proprio a causa di questa intensa deforestazione: vaste porzioni
di foreste e torbiere indonesiane vengono date alle fiamme. L’80 % della distruzione delle foreste è causata dalla produzione
intensiva di soia, olio di palma, carne, cacao e altre materie prime. Ogni tre secondi, nel mondo, un’area di foresta grande come
un campo da calcio viene rasa al suolo. Secondo il Ministero indonesiano dell’Ambiente e delle Foreste, dall’inizio dell’anno sono
stati bruciati 328.722 ettari di foreste e torbiere, il doppio di quanto era andato distrutto l’anno scorso nello stesso periodo.
La distruzione delle foreste è una delle principali cause del cambiamento climatico e dell’estinzione delle specie. Secondo le
Nazioni Unite, le foreste catturano circa un terzo dell’anidride carbonica rilasciata ogni anno a causa della combustione di gas,
petrolio e carbone. 
Tra il mese di luglio e agosto scorso sono già sei le province indonesiane sulle isole di Sumatra e Kalimantan ad aver dichiarato lo
stato di emergenza. Gli incendi peggiori sono divampati nella provincia di Riau, e stanno attaccando il Parco Nazionale Tesso
Nilo, area protetta che ospita circa 140 elefanti selvatici in via di estinzione e i rarissimi Oranghi di Sumatra –. I venti stanno
spingendo la gigantesca nube di cenere e il fumo verso la Malesia e Singapore». I vastissimi incendi che stanno consumando
l’Indonesia hanno inciso negativamente sulla qualità dell’aria e soprattutto sulla salute umana; sono decine di migliaia i casi di
infezioni acute del tratto respiratorio. Aumento delle temperature oltre il grado e mezzo
Gli incendi in alcuni casi possono essere collegati a Wilmar International, il più grande operatore mondiale di olio di palma, ma
anche alle multinazionali, come Mondelez (nota per il marchio Oreo) e Unilever (nota per Dove & Magnum). Altre volte invece
sono collegate a fabbriche illegali, piromani o cercatori di oro. Lo scopo a volte non è la deforestazione, ma quello di rinnovare
la vegetazione. Ovviamente ci siamo anche noi, con i nostri comportamentie i nostri stili di vita, talvolta demenziali.

Ma non tutto è perduto. Se le multinazionali del settore non collaborano, possiamo chiedere alla politica di fare la sua parte: se
prodotti contenenti olio di palma e altre materie prime agricole la cui produzione ha gravi impatti sulle foreste continuano ad
arrivare sulle nostre tavole, la responsabilità è anche dei governi. La nuova Commissione UE dovrà contribuire, con politiche
adeguate e si sta chiedendo di garantire che i prodotti immessi sul mercato europeo non siano collegati alla deforestazione e di
assicurare che il settore finanziario non sostenga questa devastazione. Soprattutto perché l’Unione Europea rimane uno dei
principali importatori di olio di palma indonesiano. Dobbiamo quindi esigere che le foreste del mondo vengano preservate.

Ormai da tempo si combatte poiché Wilmar, Unilever e Mondelez istituiscano una piattaforma di monitoraggio della
deforestazione. Persiste dal 2018 il ripetuto fallimento da parte di queste multinazionali nel prendere le misure necessarie per
portare avanti i propri impegni per non ottenere la deforestazione. Dunque tutte le società devono rifocalizzare e mantenere gli
impegni per porre fine alla deforestazione entro il 2020. 

Secondo un articolo pubblicato sull'International Journal of Wildland Fires, gli incendi periodici possono avere degli effetti
positivi proprio perché la cenere depositata fornisce uno strato ricco di nutrienti per le coltivazioni e per il pascolo. Gli incendi
che interessano invece una foresta tropicale come quella Amazzonica ma anche quella Indonesiana sono solo il frutto della
deforestazione, e rappresentano un grave danno non solo per gli ecosistemi che vengono distrutti, ma anche per le quantità di
CO2 liberate nell'aria.

Non solo le foreste più grandi al mondo ma anche quelle più vicine a noi. L’Italia, durante i mesi estivi, sembra il paese dei
falò. Incendi e roghi dappertutto, con un doppio danno e un doppio spreco: interi pezzi di vegetazione, innanzitutto alberi, che si
perdono, ed enormi rischi per le vite umane.

AMAZZONIA

La foresta amazzonica immagazzina tra le 80 e le 120 miliardi di tonnellate di carbonio.

Le fiamme che stanno consumando l’Amazzonia non sono un problema solo per il Brasile, ma per l’intero Pianeta. Con
l’aumentare degli incendi, infatti, aumentano anche le emissioni di gas serra, che favoriscono ulteriormente l’innalzamento della
temperatura globale e, di conseguenza, il verificarsi di eventi meteorologici estremi.
La posizione dell’Unione europea rispetto “al consumo” della foresta amazzonica fa pensare a un cane che si morde la coda: se
con la mano destra l’Europa vuole difendere la foresta, ne è un esempio l’offerta di 20 milioni per fermare gli incendi, con quella
sinistra si appresta a acquistare i loro prodotti.
La mappa che vedete qua sopra indica gli incendi attivi
nell'ultima settimana di agosto ed è stata realizzata da Wired usando i dati del Firms (Fire Information for Resource Management
System) dell'agenzia spaziale americana.

MOTIVI per difendere: Assicurare la sopravvivenza dei popoli indigeni, vivere più a lungo e più sani, proteggere piante,
animali, insetti, Combattere i cambiamenti climatici

Frase effetto- La deforestazione dell'Amazzonia e Indonesia stanno rapidamente raggiungendo un punto di non ritorno, e
quando ciò avverrà si trasformerà irreversibilmente in Savana, con tutto ciò che ne consegue. Agire per porre fine alla
deforestazione dell’Amazzonia deve essere un obiettivo globale e un obbligo per chi guida il Paese.

SLOGAN: La foresta non è un discount.

Il potere è nelle tue mani!

Cambia il mondo!

The future is now.

L’Amazzonia che brucia è un problema climatico di tutti

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