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ANTROPOLOGIA CULTURALE 9/11/21

Nella nostra esistenza noi ci muoviamo in due coordinate, infatti ciò che interessa l’uomo è
il tempo e lo spazio, lo spazio ed il tempo sono dimensioni necessarie per creare relazioni,
tutta la nostra vita si fonda su queste due grandezze universali.
Il tempo però non esiste in realtà, perché siamo noi che la calcoliamo, siamo noi a creare un
sistema per calcolarlo, le cose in natura invecchiano ma noi misuriamo l’invecchiamento con
il tempo; infatti, possediamo gli orologi che sono coloro che misurano il tempo.

In breve, il tempo non esiste in natura siamo noi che lo rileviamo e lo calcoliamo, potremmo
quasi dire che il tempo è un'invenzione dell’uomo, ma grazie agli studi del grande Albert
Einstein, si è scoperto che anche lo spazio non ha una realtà oggettiva infatti è determinato
dalla disposizione o dall’ordine degli oggetti che noi percepiamo in esso.

Quindi il tempo è suddiviso attraverso categorie informali come da esempio “Tra poco” ed
unità formali: minuto, ora, giorno, settimana, mese, anno ecc. Inoltre, è importante che
nella suddivisione del tempo vi sia un minimo di ripetitività, ad esempio i giorni della
settimana che ritorna o il ciclo solare che si ripete sempre uguale, altri eventi naturali per
calcolare il tempo possono essere le fasi lunari o le stagioni (Anche se non sono così
evidenti) , quindi il concetto di tempo e calcolo del tempo è nato dall’osservazione della
natura.
L’unità di misura fondamentale del tempo non è altro che l’ora; infatti, noi attraverso gli
strumenti che abbiamo inventato registriamo le ore, con le quali andiamo a suddividere e
gestire le nostre giornate, le ore però non sono altre che una costruzione culturale che però
è globalmente valida.
Esistono due visioni del tempo, la prima è la visione circolare ovvero il tempo ciclico, questa
visione vede la vita come un ciclo che si ripete sempre è un eterno ritorno del tempo,
questa concezione non ci permette di fare una cronologia; quindi, bisogna vedere il tempo
come una freccia, nella quale sono inseriti degli appigli che ci permettono di suddividere il
tempo e quindi organizzarlo con un ordine definito da noi.
Quando noi studiamo la storia usiamo le date per determinare ed organizzare gli eventi
della storia umana, anche se noi usiamo il tempo lineare abbiamo degli aspetti ciclici, ovvero
la settimana; infatti, per organizzare il tempo abbiamo bisogno sia del tempo lineare che del
tempo ciclico. Anziché contrappore le due visioni dobbiamo vedere il tempo come una linea
spirale che ritorna ma non si ripete all’infinto.

Una visione del tempo interessante è quello dei Neur, i quali vivono nel Sudan, dove vivono
vi è una lunga stagione delle piogge che li costringe ad andare a vivere sui rilievi per poi
riscendere durante la stagione secca; quindi, il loro tempo è dettato dalla natura, questo è
un caso del tempo ecologico, però non c’è un calendario fissato a monte in base agli eventi
naturali cambia il tempo (Se io raccolgo il grano sempre a giugno, diventa giugno quando
raccolgo il grano.
Esiste un'altra dimensione temporale che anche noi usiamo ovvero la settimana, la quale
però non ha un riscontro naturale, tutti usano la settimana, perché uno degli appigli
temporali più usati. La settimana è ciclica, ma la sua durata cambia, in Africa la rotazione dei
mercati ci dà il concetto di settimana, ovvero la settimana dura in base al ciclo dei mercati.
Anche se lo spazio sembra più tangibile del tempo, anche lui viene organizzato da noi, esso
infatti occupa un posto importante nel nostro modo di pensare, vi sono molti modi di dire
legati alle metafore spaziali.
Lo spazio è la dimensione che ci è più familiari, esso diviene una metafora per descrivere
degli eventi nel nostro mondo, molte delle nostre coordinate spaziali si determinano in un
rapporto centro periferia, il centro non è solo un centro spaziale, ma lo usiamo come
gerarchia di importanza, ciò che è il centro è il più importante, la periferia invece è ciò che è
distante ed è sottostante al centro. Quindi usiamo questa logica spaziale per creare una
gerarchia di importanza non la usiamo, il più delle volte, per determinare una relazione
spaziale.

Noi siamo in gradi di creare una relazione tra noi e lo spazio, ognuno stabilisce con un
paesaggio una relazione soggettiva detta dalla sua vita e dalle interazioni che possiamo
avere con lui, il paesaggio è paesaggio se lo guardo.
Concludendo l’uomo, possiamo dire che crea e ordina la sua vita in base allo spazio ed al
tempo, le quali sono unità che esistono in forma “primitiva” in natura, ma attraverso
l’osservazione e dovute accortezze l’uomo è stato in grado di cogliere spazio e tempo ed
evolverle per adattargli la propria esistenza, la quale ancora oggi è sottoposta di queste due
unità, sul piano fisico che su quello sociale/culturale.

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