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Alla luna, Giacomo Leopardi – Gilda Cherubini 2C

O graziosa luna, io mi rammento


che, or volge l'anno, sovra questo colle
io venia pien d'angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, ché travagliosa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l'etate
del mio dolore. Oh, come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l'affanno duri!

Parafrasi:
Oh, luna graziosa, io mi ricordo
che, un anno fa, sopra questo colle
io venni pieno di angoscia a guardarti:
e tu eri sopra quella foresta
come adesso, e la rischiari tutta.
Ma ai miei occhi il tuo aspetto appariva nebuloso e tremante
a causa delle lacrime che mi scendevano dagli occhi,
poiché la mia vita era piena di problemi:
e, oh mia diletta luna, è così tuttora
né cambia modo di essere. E tuttavia mi è gradito
il ricordo, e il richiamare alla mente il tempo
della mia sofferenza. Oh, come torna gradito il ricordo della
giovinezza - quando la speranza ha ancora
un lungo cammino di fronte a sé mentre la memoria
ne ha uno breve - il ricordarsi delle cose passate,
anche se tristi, ed anche se la sofferenza continua!
La poesia si compone di un’unica strofa senza interruzioni composta da sedici endecasillabi.
L’unica divisione che è possibile applicare è a livello tematico. Nella prima parte del testo,
infatti, il poeta si dedica al narrare il paesaggio lunare che gli si presenta dopo essere tornato
sul colle, lo stesso panorama che aveva potuto ammirare l’anno precedente. Così come il
paesaggio, lo stato d’animo del poeta non è affatto cambiato; nella seconda parte della
poesia, quindi, troviamo la sua riflessione sui sentimenti che prova.
Il fatto che il poeta sia tornato sullo stesso colle dove tempo addietro usava sfogarsi, indica
che forse il sentimento che lo attanaglia non è affatto passato. La luna, in questo caso,
assume il ruolo di una figura in grado di consolare il poeta e riportagli alla mente dei ricordi
che possano lenire il suo dolore. L’astro sembra dipinto come a rappresentare una fanciulla,
infatti il poeta si rivolge ad esso con aggettivi quali “graziosa” e “diletta”, ma allo stesso
tempo da anche l’idea di una figura divina e “superiore” rispetto al poeta stesso.
L’espressione “or volge l'anno” fa pensare che l’abitudine del poeta di confidarsi con la luna
sia ormai diventata ricorrente, rafforzando così l’idea che questa sia per lui una figura da cui
trarre giovamento.
Per quanto riguarda le figure retoriche, possiamo trovare diversi enjambement che pongono
l’attenzione sulle emozioni provate dal poeta: sgradevoli nell’esprimere i suoi sentimenti e
piacevoli nell’evocare i ricordi alla luce della luna. Ciò è esaltato anche dalle frequenti
allitterazioni delle lettere l, r ed s, che enfatizzano il senso di angoscia e dolore che
impregna i versi della poesia.
Troviamo anche una metafora, al verso sette, dove il poeta si riferisce ai suoi occhi come
“alle mie luci”; questo è un modo per sentirsi più vicino alla figura della luna e parte
integrante della sua luce, ottenendo un qualche effetto lenitivo dalla sua vicinanza. A
seguire troviamo la metonimia "Ma nebuloso e tremulo dal pianto", dove il poeta si riferisce
alle sue lacrime come pianto, ad indicare il peso dei sentimenti che gravano su di lui.
Abbiamo anche un chiasmo al verso 13-14, “lungo la speme e breve ha la memoria il
corso”, che mette in successione la speranza e la memoria, portando a pensare che per il
poeta la prima sia persino più importante della capacità di avere dei ricordi.
Per concludere, questa poesia sottopone al lettore una visione mutevole del paesaggio
notturno: a volte sfocato e confuso attraverso gli occhi colmi di lacrime, altre volte coperto
da un velo che porta speranza e lenisce i cuori dolenti.