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ETICA E DEONTOLOGIA NELLA PROFESSIONE DELL’INGEGNERE

Modulo 1

Premessa

Il decreto DPR 328/2001 ha iniziato il rinnovamento delle Professioni Intellettuali.


Non riguarda solo gli ingegneri, ma un più largo numero di altri professionisti.

 Le linee principali della riforma, per ciò che riguarda l’Ordine degli Ingegneri
sono: �riconoscimento della laurea (triennale) alla quale è equiparato il
precedente diploma universitario
 la costituzione di due sezioni dell’Albo dedicate alla laurea e alla laurea
specialistica o “magistrale”(quinquennale)
 la suddivisione dell’albo in tre settori ciascuno dedicato ad un gruppo di
specializzazioni (formazione)
 la prevista effettuazione di un periodo di tirocinio prima dell’Esame di Stato
 la riforma dell’Esame di Stato
 l’accertamento durante la prova orale di detto esame di una formazione
etica e deontologica inerente la professione.

Il presente corso è tenuto in collaborazione tra la Facoltà di Ingegneria e


l’Ordine degli Ingegneri di Trieste.

I contenuti del corso


1. L’aspetto filosofico e la definizione dei concetti etici
2. I problemi ambientali e sociali
3. L’Ordine Professionale
4. Il Codice Deontologico Professionale
5. L’Ingegnere in Europa
6. La formazione continua
7. La sicurezza: aspetti deontologici
8. La privacy
9. La libera Professione e i Rapporti con la Pubblica Amministrazione
10. L’ambiente del lavoro e il ruolo professionale
11. La qualità negli studi professionali
12. Testimonianze

Modulo 1 – Parte Prima ETICA


Un dato di fatto
L’uomo, in ogni epoca e in ogni luogo, vive in relazione con gli altri; si instaurano
relazioni stabili col gruppo a cui appartiene (famiglia, tribù, clan, …) nel quale si
vanno a stabilire regole di comportamento.
Tali regole vengono anche stabilite in caso di conflitto tra i due gruppi (vedasi la
costituzione della Croce Rossa, Convenzione di Ginevra, o anche mediante
regole non scritte).

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L’uomo può appartenere contemporaneamente a più gruppi: famiglia, comunità


locale, religiosa, gruppo etnico, associazione di qualunque tipo.

Il fine è l’ottimizzazione tra singoli, tra gruppi, con riferimento agli interessi della
comunità più larga.
Anche la legge (lex, dura lex) può apparire come una limitazione della libertà del
singolo, limitazione allorquando la libertà dell’uno va a ledere la libertà e i diritti
naturali dell’altro.
Il criterio di massimizzazione del profitto nel mercato dei capitali tende a sfuggire a
qualunque controllo politico nazionale o internazionale; devono essere posti o
chiariti i “paletti” – limiti per condizionare la sua esistenza o modus operandi agli
interessi comuni.

La seconda guerra mondiale e le Nazioni Unite.


Non solo per gli esiti del primo grande conflitto (1914 - ’18), ma anche per lo stato
di miseria collettiva provocata dalla successiva guerra del 1939 – ’45, e non solo
nei paesi belligeranti o direttamente coinvolti, ma in molti altri paesi, la la
costituzione della Società delle nazioni prima e poi l’Organizzazione delle Nazioni
Unite ha portato ad enunciare, o meglio fortemente riproporre, alcuni concetti tra
i quali:
Il mantenimento della pace può aversi solo se si riconoscono i diritti di ogni
membro della famiglia umana, diritti che derivano dalla “intrinseca dignità di ogni
essere umano”
Nella successiva Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (1948) si ribadiscono i diritti di
ognuno includendo,oltre al diritto di libertà, il diritto alla vita dignitosa (cibo, salute,
istruzione, …).
Questa Dichiarazione è stata poi ribadita nei Covenants del 1966.

Con l’illuminismo, che pervade tutto il 1700, matura una nuova presa di coscienza
della persona
1776 Indipendenza degli Stati Uniti d’America,
1789 – ’92 Rivoluzione Francese
1845 Risorgimento Italiano
1850 Slovenia presa di coscienza nazionale
1914 Inizio della prima guerra mondiale e conseguente crollo degli imperi centrali

Con l’illuminismo si progredisce anche nel campo scientifico dove trovano spazio
personaggi fondamentali per lo sviluppo delle scienze, e soprattutto della
tecnologia moderna, quali Papin, Watt, Faraday, Röegent, Laplace, Volta
solo per citarne alcuni, anche grazie alle nuove tecniche matematiche, chimiche
e soprattutto quelle relative alla trasformazione dell’energia.
Si intravede l’intreccio
da un lato tra la maturazione umanistica della persona come il diritto di guidare se
stessi senza l’imposizione di strutture superiori vincolanti
dall’altro la presa di coscienza delle realtà tecniche, un intreccio tra

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concetti tecnici, a volte ancora lacunosi, le sfere scientifiche, ma non disgiunte


dall’aspetto sociale.

Questo stato rende necessaria ed urgente l’interazione tra l’ambito tecnico e


quello filosofico per due ordini di ragioni:
 Il primo è quello della conquista: la tecnica spinge l’uomo ad esplorare
nuovi scenari ai limiti della conoscenza praticata.
 Il secondo è quello filosofico: rappresenta il contrappeso capace di
esprimere le proprie perplessità per il configurarsi di uno scenario in cui le
azioni dell’uomo sono divenute più pericolose di quanto un tempo la natura
fosse per l’uomo stesso.

Se la Scienza è indirizzata a conoscere le cose senza intervenire sulle stesse per


modificarle (scienza pura),
la Tecnica, nell’ideale baconiano, è volta a considerare il sapere in termini di
servizio del progresso e del controllo della natura in vista di precise finalità
socialmente utili.
Questa è una funzione creativa, sempre esistita, che permette, passo passo, di
aprire nuovi orizzonti.

Nell’Ottocento, grazie al progresso della tecnica e soprattutto allo sviluppo delle


trasformazioni da energia primaria a energia meccanica, e successivamente in
energia elettrica (ma per quest’ultima bisogna aspettare l’inizio del ‘900) si
manifesta un rapido incremento delle possibilità di locomozione (trasporti di merci
grezze e finite), di possibilità di sviluppo di macchine operatrici e quindi di
possibilità di nuove realizzazioni sempre più complesse in un crescendo via via più
rapido.
Non tanto i tecnici, quanto i filosofi si pongono il problema di questo stato di cose,
di come l’uomo deve affrontare questo nuovo scenario e come deve dotarsi dei
mezzi per guidarlo in altre parole definire i metodi di comportamento e cioè dell’
etica nel campo della tecnica e della vita sociale.

Sidgwick fra mister Hyde e doctor Jeckyll


(Inghilterra vittoriana; + 1900)
Nel suo libro “I Metodi dell’etica” tratteggia l’idea che il senso comune non sia
veramente riformabile, la sfiducia nella possibilità di fare appello alla ragione di
tutti, e non solo delle élite; tali “metodi” non sono introdotti come esperimenti
mentali, ma rispecchiano preoccupazioni e opinioni.
Le conclusioni a cui perverrà nella sua opera partono da un'iniziale esplicita difesa
dello scetticismo che si modifica poi, per evitare lo scetticismo totale, in etica
normativa; il tutto in nome di un’esigenza pratica, ovvero l’esigenza di evitare gli
effetti indesiderabili dello scetticismo sulla vita reale.

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Il pensiero si sviluppa nei confronti della “morale del senso comune” che per
Sidgwick non è qualcosa da superare, come hanno immaginato i fautori della
Nuova Morale che lo hanno eletto fra i propri progenitori, ma è invece qualcosa
da conservare seppure correggendola, oppure è qualcosa che a volte sembra
dover essere superata, a volte conservata, e a volte identificata con la moralità
“realmente esistente” degli “illuminati”.
I metodi dell’etica è un libro strano, come il suo autore.
Tale libro è assurto poi al rango di prima opera autenticamente accademica in
filosofia morale ed è il prototipo di un trattato moderno di filosofia morale, seguito
da una formulazione decisiva della “nuova morale”, quella che finalmente, o
purtroppo, ha fatto piazza pulita degli assoluti morali, vista infine non come lo
scacco matto agli avversari dell’utilitarismo, non come l’annuncio trionfante
dell’avvento della nuova morale o un finalmente imparziale trattato accademico,
ma un saggio sull’impossibilità di scoprire un ordine nel “mondo pratico”, e quindi
nel mondo nel suo complesso, con l’inevitabile constatazione finale della “morte
di Dio”, un saggio che termina con le parole inevitable failure”.

L’“obiettivo immediato” non è la “Prassi”, ma la “Conoscenza”.


La ragione è la convinzione che nella mente dei moralisti il predominio del
desiderio di edificare ha impedito il reale progresso della scienza etica; questa
potrebbe trarre giovamento dall’applicazione della stessa curiosità disinteres-sata
a cui dobbiamo soprattutto le grandi scoperte della fisica.
L’etica, concepita in tal modo, si proporrebbe di “considerare semplicemente a
quali conclusioni si perverrà razionalmente se partiamo da certe premesse
etiche”, non di giustificare in qualche modo i principi ultimi, che si prendono
semplicemente come già presenti. Il tutto fatta salva l’esigenza – se possibile – di
scegliere o di porre un ordinamento gerarchico.

Perciò, come afferma nel suo libro Sidgwick, nel corso del tentativo di “esporre il
più chiaramente e pienamente possibile i diversi metodi dell’Etica che trovo
impliciti nel ragionamento morale che abbiamo in comune, non si può evitare di
discutere le considerazioni che dovrebbero essere decisive nel determinare
l’adozione dei principi primi etici: ma non è mio obiettivo primario stabilire questi
principi; e neppure fornire un insieme di direttive pratiche per la condotta”.

Il documento più ricco al proposito è “Philosophy”.


Secondo questo testo la filosofia è una sorta di “metascienza”, o forse
“superscienza”, un discorso che comprende i principi più generali comuni a tutte
le scienze particolari e che tratta non l’intero contenuto di qualche scienza, ma le
più importanti delle sue nozioni speciali, i suoi principi fondamentali, il suo metodo
peculiare, le sue conclusioni principali.

Può essere in questo senso chiamata ‘scientia scientiarum’. In altre parole, è


“conoscenza completamente unificata”.

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Il suo fine è un “insieme coerente” del “pensiero umano razionale”; la filosofia


teoretica è “uno studio dei pensieri o credenze della mente umana, al fine della
loro completa sistematizzazione”.
La filosofia è però “in ritardo” rispetto alle scienze, si trova “in uno stato
rudimentale in confronto con gli studi più specializzati di quei campi di
conoscenza sistematica che chiamiamo scienze”, non vi si trova quel “consenso
degli esperti che si trova nelle questioni di geometria, fisica, botanica”.
Ricordiamo che siamo nella seconda metà dell’ottocento.
Per gli aspetti generali, va ricordata la definizione di conoscenza come “credenza
considerata ben fondata”, da contrapporre al senso comune, consistente in
credenze che hanno la “caratteristica dell’accettazione generale”, ma che “non
si presentano come esattamente autoevidenti o come conclusioni dimostrate da
premesse autoevidenti”.
Le Conoscenze per eccellenza sembrano essere, come si è detto, le scienze della
natura, ma l’obiettivo ultimo è quello di un sistema complessivo delle nostre
credenze che lo porti il più vicino possibile allo stato di “conoscenza”.
Per esempio afferma:
“sulla base della riflessione posso ora distinguere chiaramente tale opinione e tali
sentimenti dalla conoscenza apparentemente immediata e certa che ho dei
principi formali che sono stati menzionati perché “gli spontanei processi primitivi
della mente sono mescolati con l’errore, che può essere eliminato soltanto
gradualmente attraverso una riflessione complessiva sui risultati di questi processi”.
Si deve quindi concordare con Spencer sull’idea che il compito della filosofia è
l’unificazione e sistematizzazione del sapere: “i sistemi di conoscenza o pensiero
ragionato che si distinguono come etica, politica e giurisprudenza”.
La filosofia pratica è quindi un ambito diverso e parallelo rispetto a quello che
Spencer chiama “filosofia”, ma nel compito della filosofia rientra anche – anzi è il
suo “compito decisivo e più importante” – affrontare il nesso fra filosofia teoretica
e filosofia pratica, risolvere il “problema di coordinare queste due ripartizioni del
suo oggetto, e connettere fatto e ideale.
Herbert Spencer – filosofo inglese del positivismo – 1820-1903

Non tutta l’etica è però filosofia; la casistica “certamente non è filosofia” perché il
compito della filosofia non è dare una soluzione dettagliata alle domande su ciò
che va fatto in casi particolari.
Così pure non tutta la politica e non tutto il diritto sono filosofia; politica e diritto, in
quanto tali, non sono delle scienze, ma delle “arti”, anche se la divisione fra
scienze e arti non deve essere assoluta.
Un altro aspetto del compito della filosofia – accanto a quello che consiste
nell’unificare concetti e metodi delle scienze della natura – consiste nell’
‘unificare’ i principi e metodi di ragionamento che tendono a conclusioni pratiche
che chiamiamo
‘politici’ quando si riferiscono alla costituzione e azione del governo,
‘etici’ quando si riferiscono alla condotta privata.
Questa parte o funzione della filosofia può essere chiamata ‘pratica’.

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La nozione di senso comune, in relazione all’etica, ebbe però un peso maggiore


fra i filosofi di Cambridge nell’Ottocento.
Ciò discendeva dal fatto di difendere una visione del mondo religiosa contro la
filosofia degli utilitaristi e di opporsi all’empirismo che ritenevano connesso, in
qualche modo, con l’irreligiosità.
L’altro fatto era che vi sarebbe una sorta di “rivelazione progressiva” nel corso
della storia umana, per cui le verità religiose e morali sarebbero rese note
all’umanità nel linguaggio che essa è in grado di intendere e vengono comprese
progressivamente in modo più perfezionato e astratto.
Whewell affermava, come Price, che la morale nasce dall’Intelletto e non dal
Sense (quale capacità di percezione), ma per qualche motivo sentì la necessità di
modificare poi questa sua affermazione affermando anche che la morale ha le
sue radici nella comune natura dell’uomo; e nessun sistema di morale può essere
vero finché il senso comune non è coerente con se stesso, comprendendo nel
termine Senso Comune sia le convinzioni degli uomini su ciò che è giusto, sia i loro
sentimenti su ciò che è moralmente buono.
William Whewell- filosofo inglese di concezione empiristica – 1794-1866

Ovvero dimostrare che l’eguaglianza degli esseri umani è un assioma evidente e


che questo implica nelle condizioni, storicamente date, il dovere di adoperarsi per
l’abolizione della schiavitù, che va abolita incondizionatamente, anche nel caso
in cui un calcolo delle conseguenze ci provasse che la sua conservazione sarebbe
tutto sommato più “felicifica” che la sua abolizione
Stati Uniti: Abramo Lincoln e schiavismo
contrapposizione tra Nord e Sud

Virtù della common-sense morality


È sufficiente solamente un po’ di riflessione e di osservazione sul discorso morale
degli uomini per riuscire a individuare un insieme di queste norme generali sulla cui
validità c’è un apparente accordo, almeno da parte delle persone morali della
nostra epoca e civiltà che coprirebbe con una certa completezza l’insieme della
condotta umana.
Questo insieme, considerato come un codice imposto all’individuo dall’opinione
pubblica della comunità cui appartiene, è ciò che qui abbiamo chiamato la
Morale Positiva della comunità.
Ma quando è considerato come un corpo di verità morali, garantito essere tale
dal consenso dell’umanità – o almeno da quella parte dell’umanità che a
un’adeguata apertura intellettuale unisce un serio interesse per la morale – viene
indicato in maniera più significativa come
la Morale del Senso Comune
Morale Positiva e Morale di Senso Comune
sono due facce di una stessa moneta

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Sidgwick ‘constata’ che la morale del senso comune sta migliorando” e invita a
“considerare l’attuale morale civilizzata del tempo presente semplicemente come
uno stadio in un lungo processo di sviluppo nel quale la mente umana si è
gradualmente mossa verso una comprensione più fedele di ciò che deve essere.
“Non troviamo soltanto cambiamento, vediamo progresso”.
Questo progresso sembra consistere in cambiamento concettuale e un'uscita
dall’errore, dalla confusione e dall’incertezza grazie a una “più ampia esperienza,
più piena conoscenza, più estese e raffinate simpatie”.
Infine per Sidgwickil senso comune è definibile come,
• “la morale comune che io e il mio lettore condividiamo”,
• “il comune senso morale dell’umanità ordinaria”,
• “il senso comune dell’umanità in generale,
• “l’esperienza comune degli uomini civilizzati”,
e sembra essere una cosa diversa da quello del tempo dell’illuminismo.

Precedentemente il senso comune era un’idea illuminista – scettico – moderata


che ritroviamo in Vico, Reid, Kant e sotto altro nome in Voltaire e Rousseau.
Era una soluzione che sembrava offrire una terza via fra razionalismo platonico e
scetticismo immoralista.
Era una soluzione che pagava un alto prezzo:
il riconoscimento di un universalismo descrittivo notevolmente dogmatico,
l’assunzione della superiorità morale di un fantomatico uomo semplice non
rovinato dalla civiltà.

La ricerca di Sidgwick in etica nega che sia possibile risolvere il conflitto possibile
fra legge civile e legge morale se non ricorrendo a considerazioni utilitaristiche e
afferma che il Senso Comune manifesta un consenso su considerazioni vaghe e
indeterminate che per venire rese precise hanno bisogno proprio di tali
considerazioni utilitaristiche.
Prova ne sia che fra i giuristi vi sono opinioni diverse: ad esempio sul fatto di liceità
“se noi siamo strettamente tenuti ad obbedire alle leggi quando queste
comandano ciò che non è in altro modo un dovere o proibiscono ciò che non è
altrimenti un peccato”.

Deve essere ricercato un altro concetto: “Principio primo dell’Ordine”


Nominato da Whewell nel libro secondo al capitolo degli Elements, è definito
come una disposizione a conformarci
 sia alle Leggi umane positive, quale condizione necessaria delle nostre
azioni, intenzioni, desideri alla Norma Suprema,
 sia alle loro Norme Morali speciali in quanto espressione della Norma
Suprema,
La parte della Norma Suprema corrispondente viene così formulata:
“Dobbiamo accettare le leggi positive come condizioni necessarie della morale”.

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Whewell, aveva illustrato come la morale dipendesse, per un certo aspetto, dalla
legge ovvero come definizione dei diritti sui quali fa vertere le norme.
Ma tutto ciò va giudicato in base alla morale per un aspetto diverso, in quanto la
morale fornisce un criterio, o una ‘idea regolativa’ in base al quale le leggi date
vanno ora giudicate, tendendo al momento al quale è auspicabile siano
modificate.
“quindi, al momento, in ogni momento, la Morale dipende dalla Legge; ma sui
tempi lunghi, la Legge deve essere regolata dalla Morale”.

Le direttive pratiche che Whewell fa discendere sono il dovere di attenersi alla


legge, e nei casi in cui sia arbitraria, soltanto alla lettera; il dovere per chi ha
qualsiasi potere, incluso il diritto di voto, di dare una “rilevanza morale” a questo
potere, che non va mai usato per promuovere il proprio interesse, ma solo per
promuovere obiettivi di interesse pubblico, e infine di usare i propri diritti politici nel
promuovere cambiamenti” che vadano nel senso di “promuovere meglio i fini
della morale”.
Whewell risponde all’antica obiezione secondo la quale la legge di natura,
essendo la legge positiva diversa a Roma e ad Atene, non esiste in alcun luogo
affermando che la difficoltà si risolve alla luce della sua soluzione generale basata
sulla circolarità fra Idea e Fatto.

La risposta è che i Concetti dei Diritti Fondamentali, che la Legge stabilisce, sono
necessari e universali per tutti gli uomini; ma che le Definizioni di questi Diritti sono
fatti che derivano dalla Storia di ogni comunità e possono essere diversi in diversi
tempi e luoghi.
Whewell parte dal “fatto” dell’esistenza di norme nelle società umane a cui
aggiunge il fatto della necessità di norme come parte della struttura dell’azione
umana in quanto azione razio-nale e poi la constatazione di un’autorità della
ragione sul desi-derio come punti di partenza della dimostrazione dell’esistenza di
norme necessarie, immutabili e razionali il cui contenuto può essere ricostruito a
partire da evidenze razionali poste in rela-zione con le circostanze di fatto della
vita umana associata.
Ne risulterebbe che la giustizia è una forma di eguaglianza o meglio di imparzialità
che includerebbe i principi della riparazione,quelli della giustizia conservatrice
(osservanza di contratti e leggi e delle aspettative “normali”), della giustizia ideale
che contiene ideali contrastanti: individualista e cioè ideale della libertà, e
socialista cioè ideale della ricompensa del merito, entrambi con difficoltà di
applicazione.
Whewell, sulla nozione di giustizia, affermava che questa consiste nel “desiderio
che ogni persona debba avere ciò che le è proprio” e la parte della Norma
Suprema che perviene a questa virtù può essere espressa dicendo che “ogni
uomo deve avere ciò che è suo”.
La norma di “dire la verità” non sarebbe difficile da applicare; tuttavia, anche se
“molti moralisti lo hanno considerato come un esempio decisamente
incontrovertibile di assioma etico”, la “riflessione” mostrerebbe che non si può

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elevare la veridicità ad “assioma morale definito”. In conclusione la norma del


senso del vero non può essere elevata al rango di “assioma morale definito”
perché non c’è accordo, nel “Senso Comune”, su quando l’assoluta sincerità
“non deve essere pretesa”.

Lungo un percorso che voleva arrivare in tutt’altro luogo, a risolvere cioè il


problema della teodicea (parte della teologia che tratta della giustizia divina),
Sidgwick ha elaborato alcune fruttuose risposte a problemi parzialmente diversi e
questi sì di interesse per l’etica.
Per il fatto che l’assunto (dogmatico) dei filosofi di Cambridge era la
constatazione di un accordo e una coerenza nei giudizi morali di fatto esistenti
che si incontrava con il programma del positivismo di filosofia come super-scienza
che sistematizza i risultati delle scienze parziali, Sidgwick si trovava spinto a
indagare i modi in cui i giudizi morali possono giungere a coerenza fra loro.

Il suo merito è stato quello di avere ideato procedimenti coerentisti e qualcosa


che assomiglia all’equilibrio riflessivo, seppure caricati di zavorra come
l’introspezione, le credenze, il senso comune, i risultati delle scienze naturali.
Ciò che si può utilmente fare è usare questi procedimenti non per costruire l’etica
razionale o scientifica che Sidgwick riteneva desiderabile, e tanto meno per
tentare di scoprire l’ordine morale del mondo o constatare che questo ordine non
esiste, ma per fare qualcosa di diverso, cioè elaborare i “metodi” dell’etica
applicata, ovvero procedure per argomen-tare e trovare compromessi non al
ribasso fra parti che hanno compiuto dei percorsi di argomentazione parzialmente
diversi ma che hanno alcuni giudizi morali in comune.

Tali procedimenti sono la scoperta fondamentale dell’etica applicata, scoperta


che può funzionare tanto meglio quanto meno viene appesantita di assunzioni
teoriche di cui non ha bisogno.
Sidgwick ha forse scoperto il continente dell’etica applicata credendo non, come
Cristoforo Colombo, di avere scoperto il Catai, ma di non avere scoperto niente.
Forse non sempre occorre avere il punto di partenza giusto e muoversi nella
direzione giusta, a volte basta partire.

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SCHEMA LOGICO DEL PERCORSO DI SIDGWICK


 Prassi (quale consuetudine) - Conoscenza
 Il riferimento ai princìpi primi, fondamentali dell’etica
 Conoscenza come credenza considerata ben fondata da contrapporre al
“senso comune”
 Fare chiarezza tra i processi primitivi mescolati con l’errore
 Unificazione dei princìpi e dei metodi di ragionamento
 Intelletto e sense (capacità di percezione)
 Concetto di libertà (abolizionismo quale rispetto dell’uomo)
 Morale positiva e Morale del senso comune
 Whewell: dobbiamo accettare le leggi positive come condizioni necessarie
della morale
 Leggi umane positive e Norme subordinate
 Dinamicità della morale e delle leggi (rincorsa tra le due)
 Giustizia individualista e socialista “ogni uomo deve avere ciò che è suo”
 Il percorso di Sidgwick non porta alla soluzione, alla definizione di un’etica
applicata, ma consiste nell’aver ideato procedimenti coerentisti – equilibrio
riflessivo.
 A volte basta partire e progredire!!

nome cognome nazione date pensiero

filosofia e fisica; teorie e problemi della


Evandro Agazzi italia 1934-……. filosofia e della fisica
Giovanni Angotti italia 1940 past presidente CNI ora del centro studi
Francesco Bacone inghilterra 1561-1626 dominio tecnico pratico sulla natura
doctor mirabilis; iniziatore metodi scientifici
Ruggero Bacone inglese 1214-1294 basati su esperienza
Carlo Bernardini italia 1930 fisico
positivismo; stadi della civiltà:
Auguste Comte francia 1798-1857 teologia/immaginario,
metafisica/astratto, positivismo/scientifico
Niccolò Copernico polonia 1473-1543 astronomo - concezione eliocentrica
Leonardo da Vinci italia 1452-1519 artista e scienziato
filosofo e matematico; razionalismo
Rene Descartes francia 1596-1650 moderno; cogito ergo sum
Federico Dessauer italia Filosofia della tecnica (1993)
medico; medicina su base razionale;
Ippocrate di Cos grecia 460-366 deontologia - giuramento
Aristotele di Stagira grecia 384-322 discepolo di Platone; metafisica
Benjamin Farrington inghilterra XX sec. filosofia greca
Bruno de Finetti italia 1906-1985 filosofo e matematico
Eric Fromm tedesco 1900-1980 psicanalista
Galileo Galilei italia 1564-1642 astronomo - metodo sperimentale
Ludovico Geymonat italia 1908-1991 filosofia della scienza, neoilluminismo
Martin Heidegger tedesco 1889-1976 esistenzialismo, metafisica
filosofo; problemi religiosi morali; etica
Hans Jonas tedesco 1903-1993 società tecnologica
Immanuel Kant tedesco 1724-1804 criticismo - limiti della ragione umana

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filosofo e scienziato; verità di ragione e


Gotfried Leibniz germania 1646-1716 verità di fatto
Alfonso Maria Liquori italia 1885-2000 scienziato chimico portato alla filosofia
Luigi Morandi italia 1916-1944
Blaise Pascal francia 1632-1662 fisico e filosofo
Mario Pomilio italia 1921-1990 scritti cristiani, quinto evangelio
Pozzati italia vivente 1988 responsabilità etiche della tecnica …
critico nei confronti dei moralisti e del
Richard Prince inghilterra 1723-1791 materialismo
Hans Reichenbach tedesco 1897-1953 filosofia scientifica
Thomas Reid inglese 1710-1796 principi universali - senso comune
Jean Jacques Rousseau francia 1712-1778 illuminista- bontà origine dell'uomo
Henry Sidgwick inghilterra 1838-1900 filosofo vittoriano
Carlo Sini italia 1933 filosofia teoretica
Herbert Spencer inghilterra 1820-1903 filosofo del positivismo (principi di etica)
Tommaselli italia vivente
Ersilio Tonini italia 1914 cardinale e giornalista (communications)
Gianbattista Vico italia 1668-1744 corsi e ricorsi (era eroica - civile - umana
Voltaire francia 1694-1778 inglese - empirismo
William Whewell inghilterra 1794-1866 filosofo inglese di concezione empiristica

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Intorno alla tecnica ( ing. FELICE PALMIERI anno 1998)

La cultura:
“non è una scienza, anche se la include,
non è generico sapere, anche se lo include,
non è nemmeno pensiero filosofico, anche se lo include;
… non ha valore conoscitivo di per se,
è eminentemente pratica….” (Mario Pomilio)

L’etica professionale
si pone l’obbiettivo di disciplinare il comportamento dell’ingegnere al fine di
garantire che il suo operato non vada mai ad urtare o addirittura a detrimento
degli interessi delle figure con le quali entra in rapporto e che la sua azione si
svolga alla luce di principi forti come la correttezza, l’onestà e la giustizia.Nasce
da ciò la necessità di individuare i modelli di riferimento di valore fondamentale,
sempre più articolati, utili a definire le modalità delle azioni nei confronti degli altri,
singoli, collettività ed Istituzioni.
Il diritto non è soltanto la libertà riconosciuta al singolo, ma è anche spesso
obbligazione e vincolo verso il pubblico o verso il privato. Proprio per questa
condizione di insicurezza tra libertà ed obbligazione, il diritto nasce con l’esigenza
di assicurare la salvaguardia dell’essenziale della libertà, pur nella accettazione
silenziosa di un vincolo, di una obbligazione.

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La scienza e la tecnica che realizza la novità mediante l’operato dell’Ingegnere,


ripresentano alcuni dei problemi posti dalla la questione etico-sociale. Nel 1950
Forsthoff (Lo Stato moderno e la virtù) ha sostenuto che ogni Stato per la sua
esistenza si deve fondare principalmente sulle qualità degli uomini che lo
sorreggono e che esercitano le funzioni che a loro vengono demandate.
Quindi molta rilevanza assume il tema dell’etica razionale che accompagna il
dibattito intorno all’interlocking tra scienza, società e chi, mediante le proprie
capacità tecniche, è in grado di attuare e rendere visibile le innovazioni della
scienza senza farle rimanere pura teoria.

Nella presente società siamo soggetti ad una serie continua di sollecitazioni,


informazioni che lasciano poco spazio per riflettere: il dilagare di una cultura che
tende ad informare e non a educare.
cultura informativa
Si facilita così l’edonismo, la mediocrità, insensibilità verso una cultura di alto livello
verso la quale si manifesta un sentimento di fastidio o indifferenza.
Questo porta ad un declino della morale conseguente ad un declino dell’attività
culturale di buon livello: è così spiegabile la crisi della nostra società.
La reazione: passa attraverso la presa di coscienza delle responsabilità che lo
sviluppo incontrollato della tecnica può portare a gravissime minacce per la sua
esistenza stessa e per la vita umana.
Il problema: si possono porre dei limiti alle ricerche scientifiche e tecniche in
relazione alle esigenze etiche?
La risposta è difficile e va ricercata, dove possibile, nel confine tra scienza pura e
scienza applicata e tecnica o meglio, nel come stabilire i limiti tra i tre aspetti.
L’aiuto, in questo frangente, può venire nella scelta delle applicazioni tecniche.
Responsabilità: a volte è troppo libera da vincoli, dallo stabilire regole ferme: è
l’espressione di una libertà individuale che si contrappone ai “valori”.
“Regole ferme” non come concetto coercitivo, una sorta di obbedienza cieca,
ma una maturazione culturale che richiede tempi, impostata ad esigenze etiche.
“Cultura etica” che deve derivare anche dalla formazione scolastica ed
universitaria.
Ritardo o superficialità nella formazione etica: dal 1950 in Italia si sono levate solo
poche voci solitarie che miravano alla formazione etica, in una società spinta
verso esigenze immediate, la trascuratezza delle alterazioni ambientali, la
costruzione di immensi quartieri abitativi.

È riduttivo pensare alle attività pratiche o tecniche come disgiunte dalle attività
dello spirito (esigenze della persona) e, come tali, immeritevoli di essere soggette a
speculazione filosofica. Si tende a voler conoscere della tecnica il solo aspetto
esteriore, quello che appare più utilitaristico.
Vanno valutati i binomi
scienza e tecnica
tecnica e ambiente culturale - sociale.

Dott. Ing. Alberto Guglia 12/70


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Modulo 1

Considerare solo l’aspetto apparente della tecnica, porta a configurare una


visione inadeguata della stessa ed a speculazioni controproducenti. Si vengono a
creare seri ostacoli alla maturazione di un’adeguata consapevolezza dei problemi
sollevati dal processo tecnologico.
Problemi che, come osserva il filosofo Hans Jonas, “rivelano una natura e un
carattere tali da sollecitare, per essere risolti, lo scienziato a farsi filosofo e il filosofo
a farsi scienziato”.
Deve essere superato il binomio Umanesimo – Scienza, ma bisogna focalizzarsi per
creare le premesse di un confronto tra cultura umanistica e cultura tecnico
scientifica e in altre parole mirare alla conquista della consapevolezza della
propria natura e dell’incidenza del proprio ruolo.
Il confronto tecnico filosofico si rende sempre più necessario nel momento in cui le
azioni dell’uomo sono divenute più pericolose di quanto la natura in se non fosse
per l’uomo stesso.

Umanesimo
Scienza

Insiemi disgiunti

Umanesimo Scienza

Unione degli insiemi

Un altro ordine di motivi fa riferimento al fatto che la filosofia ha sempre aspirato a


fornire uno schema generale, utile per tutte le discipline specialistiche, di
interpretazione dell’universale, su cui maturare e sviluppare l’ambito particolare
nella interpretazione di ruoli e funzioni.

Dott. Ing. Alberto Guglia 13/70


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Modulo 1

Ricerca scientifica: finalizzata alla conoscenza, attività intellettuale, a volte


disinteressata cioè non volta al fine di esercitare dominio sulla natura, ma al fine di
comprenderla fin nei recessi più profondi - scienza pura
Ricerca tecnica: si configura nell’ ”ideale baconiano” volto considerare il sapere
in termini di servizio, strumento di progresso e controllo della natura finalizzato a
precisi obiettivi sociali. Francesco Bacone – Inghilterra 1561-1626
La ricerca tecnica non può prescindere dalla ricerca scientifica: la segue in senso
temporale, la prolunga e la completa per le finalità dell’uomo.
Ciò si applica a tutti i campi: medicina, ingegneria, ….
Possibilità di inversione temporale: da una tecnica ricercare la natura scientifica.
Concetto di circolarità
Scienza

Tecnica

Il concetto di “scoperta” quale rivelazione di quanto già esistente, ma fino a quel


momento non codificato
 La rivelazione attraverso il metodo sperimentale.
 L’intuizione attraverso i metodi matematici.

Risvolto etico:
Si compendia nella responsabilità di
Valutare, o meglio predire se possibile, in presenza di rilevanti applicazioni, i
probabili significativi effetti delle azioni allo studio.
Attribuire inoltre i “pesi” ai diversi fattori destinati ad orientare le scelte della
specifica soluzione da adottare.
Fare scelte ponderate, o meglio “ponderali”

La Dimensione Etica è accresciuta dal fatto che molto spesso la necessità


temporale del “processo applicativo” è antecedente al “processo cognitivo”:
questo comporta inevitabilmente una sperimentazione empirica priva del
conforto di un supporto teorico in grado di ridurre il dominio di “ignoranza” sugli
esiti finali della applicazione scientifica.

Questo fatto può portare gravi conseguenza a causa della mancanza di


“cognizione predittiva” (bomba atomica, ddt, diossina, amianto, talidomide,
verecolene; nel campo economico casi come Enron, bond argentini, esempi
italiani; nel campo sociale l’organizzazione di strutture abitative non consone al
sereno sviluppo delle relazioni tra le persone [biscione a Genova, Melara a
Trieste]….).

Dott. Ing. Alberto Guglia 14/70


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Modulo 1

Si impone una radicale revisione di prospettiva che, dando giusto risalto agli
aspetti etici della attività tecnico -scientifica, ponga le basi per un futuro privo di
rischi connessi all’attività tecnica stessa.

Importanza dell’incidenza socio culturale della tecnica e della dimensione


creativa di cui è espressione

Nella sua opera “Filosofia della scienza” degli anni trenta, Federico Dessauer
individuava tre elementi
La formulazione di un dato fine e l’intenzione di raggiungerlo (elemento
finalistico)
La conformità dell’ordine naturale (conoscenza delle leggi della natura)
Messa a punto, nell’ambiente di tale conformità, dei ritrovati atti al
raggiungimento dello scopo.
I tre aspetti non sono disgiunti, anzi!
La capacità di sintesi tra le sfere naturali e le aspirazioni dell’uomo, portano alla
capacità creativa dell’uomo stesso (genialità) non solo nella “novità assoluta”, ma
anche nella funzione di potenziamento dell’esistente (fare meglio e più in fretta o
più efficacemente).
L’invenzione, per altro, si svincola dal suo creatore per prendere una strada
propria ponendo le condizioni di una evoluzione che l’inventore stesso non poteva
o pensava di conoscere, modificando, via via, anche le esigenze dell’uomo.

È proprio questo aspetto, che incide profondamente nei costumi dell’uomo, non
può porre la Tecnica in posizione disgiunta dalla Filosofia.
Nel progredire, la tecnica non può prescindere dai valori dell’Etica.
Come diceva Luigi Morandi “il fatto tecnico non può non essere un fatto etico, …
la tecnica è atto creativo, reso tale dalla ragione, come lo è l’atto speculativo. ….
I nostri atti creativi partono dalla speculazione nel mondo delle idee, prendono
forma e sostanza nella ricerca scientifica, maturano nella ricerca tecnica e
progettazione e generano la realizzazione delle apparecchiature o degli impianti
industriali”.

Effetti di omogeneizzazione indotti dalla Tecnica


– La tecnica quale potenziale vettore di valori culturali e sociali e azione
formatrice sulla civiltà umana.
Tre i passi:
1 - Principio di nuovo raggruppamento della società: livella l’ordinamento
autoritativo-gerarchico raggruppando gli uomini intorno a realtà concrete
2 - Unisce gli uomini aprendo due grandi campi: uno di potenza e di attività e
l’altro di dipendenza. L’opera del singolo si adatta alle esigenze di una più vasta
collettività

Dott. Ing. Alberto Guglia 15/70


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Modulo 1

3 - Il regno della tecnica ci fa guardare al vantaggio collettivo prima che al


guadagno individuale (concetto contrario all’economia liberista) secondo il
principio che il benessere degli altri è anche fondamento del mio benessere

In altre parole, è lecito riconoscere alla tecnica odierna la prerogativa di


intervenire concretamente a ridurre gli antagonismi fra i popoli trovandosi, per la
sua natura, a promuovere fecondi scambi culturali e sociali.
Diffusa estraneità dell’attività tecnica nei riguardi della sfera pubblica e politica.
I corsi di formazione ingegneristica concedono poco spazio alla formazione
umanistica.
Questo fatto è per altro presente anche nelle scuole tecniche superiori.
Per contro lo scenario politico è composto da laureati in lettere, economia, legge
e, in misura minore, da medici più che altro finalizzato alla sanità.
Gli ingegneri sembrano estranei alla sfera governativa e conseguentemente
estranei all’esercizio diretto sulle decisioni governative di primo piano.
Eppure molte delle decisioni governative non sono estranee a scelte di carattere
tecnico, basti pensare al quadro energetico nazionale, le politiche per il territorio,
le grandi scelte della mobilità delle persone via strada, via ferrovia, mezzo aereo o
navale (autostrade del mare).
Problemi questi che non si pongono isolatamente, ma sono interconnessi con le
scelte socio economiche della nazione e, ancor più oggi, a livello comunitario.
È fondamentale il ruolo politico degli ingegneri relativamente alla sicurezza e
incolumità pubblica, alla sicurezza e salute dei lavoratori, alla umanizzazione di
processi produttivi.
In sintesi si devono attuare scelte che si vanno a contrapporsi, a volte, con le
scelte di mero guadagno e per tanto scelte che assumono significato politico
(vedi processo di combustione in campo civile e navale).

Ad esempio l’uso di materiali alternativi a quelli dichiaratamente pericolosi o


presunti tali e lo sviluppo delle prescrizioni nell’ambito navale per la sicurezza ed in
particolare per le emissioni da combustione.

Ma se è vero che sul piano della relazionalità l’ingegnere non è molto avanti, ci si
devono porre due domande:
cosa siamo?
come appariamo?
Per analizzare le ragioni di questo stato di cose, deve essere tenuto presente che
fino a non molto tempo fa, un ingegnere poteva ultimare gli studi senza aver mai
sentito una parola sulla essenza della tecnica, da dove essa ha avuto origine,
come la stessa sia intimamente connessa con l’essenza dell’uomo.
In altri termini la scuola non diceva come la tecnica si inserisce nell’umanità e nel
mondo in modo oggettivo e vivo; questo è privare l’umanità di una grande
ricchezza educativa di cui ha bisogno.
Gli ingegneri pertanto dovrebbero uscire dalla loro torre d’avorio dove si progetta,
si calcola, si costruisce in una visione individuale dei problemi. Dovrebbero esser

Dott. Ing. Alberto Guglia 16/70


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Modulo 1

disposti a relazionarsi di più con gli ambienti sociali e politici ed il loro contributo
potrà essere molto apprezzato.
Anche l’Ordine, come ricordava il past presidente Angotti, si basa sul
convincimento di dover svolgere il proprio ruolo sociale e la propria influenza
assumendo responsabilità di una propria scelta politica a sostegno dello sviluppo
sociale.

Rapporti tra scienza e tecnica


Nell’intero scorrere dei secoli, si possono individuare alcune fasi caratteristiche:
o la civiltà egizia rappresenterebbe l’età della tecnica che progredisce senza
l’ausilio della scienza.
o la civiltà greca rappresenta l’età della scienza che progredisce senza
contatti con la tecnica
o la civiltà europea moderna rappresenta l’integrazione tra scienza e tecnica.
In effetti, fu Francesco Bacone, all’inizio del 1600, che preconizzò la potenza della
fusione delle due realtà, che continuarono a svilupparsi su strade parallele e
disgiunte.
In questa lunga crescita, l’artificiale serviva a migliorare la comprensione del
naturale, ma la conoscenza scientifica non serviva a sviluppare la capacità di
dominio e di controllo dell’artificiale.
Ancora nel XIX secolo scienza e tecnica procedevano separate anche se la
scienza beneficiava delle conoscenze che arrivavano dalla tecnica, frutto di
esperimenti e delle “connessioni logiche empiriche” e della disponibilità di nuova
strumentazione che si stava via via approntando.
Ma l’alleanza preconizzata da Leonardo da Vinci (1452-1519) e da Bacone (1561-
1626), non ebbe luogo prima della rivoluzione industriale.
Molte della scoperte scientifiche rimasero per anni senza un’applicazione pratica
significativa (elettricità, termodinamica, ..) per mancanza di tecnologia.

Merita per altro ricordare che nel campo della medicina si è avuto un escursus
molto diverso.
Si parte dalla Scuola di Coo, fondata da Ippocrate, (460 – 366 a.C. circa) dove
era in atto una chiara distinzione tra il metodo dello scienziato e quello del filosofo
e conseguentemente il configurarsi di dinamiche della scienza vera e propria.
In questo senso i medici ippocratici rivestirono un ruolo ed un carattere di estrema
importanza non solo perché, nel risalire dai sintomi alla malattia e nel formulare
regole universalmente valide di questo loro procedimento, hanno posto in essere i
presupposti necessari per lo sviluppo del cosiddetto metodo induttivo, ma anche
perché, attraverso il controllo della materia stessa, essi evitarono il più possibile di
formulare ipotesi incontrollate. E quando le formularono, si sforzavano di sottoporle
alla verifica dell’esperienza, esprimendo l’estrema opportunità di integrare il
momento teoretico con il mondo empirico. (Farrington)

Da uno scritto del 3° sec a.C.:

Dott. Ing. Alberto Guglia 17/70


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Modulo 1

“Nella medicina non bisogna affidarsi a teorie plausibili, ma soltanto all’esperienza


congiunta alla ragione poiché una teoria è un insieme di cognizioni apparse
durante la percezione. Approvare la teoria solamente se è basata sui fatti e se le
sue conclusioni concordano con i fenomeni.
Ma se non proviene da una chiara impressione, bensì da invenzioni plausibili, essa
porta spesso a gravi e pericolose conseguenze.
Perciò, se vogliamo acquisire quel metodo vero e infallibile che si chiama “arte
della medicina” dobbiamo attenerci fermamente ai fatti”.

Ruggero Bacone (1214 – 1294) riprendeva tale concetto e scriveva


“Ci sono due strade per giungere al sapere; il ragionamento e l’esperienza. Il
ragionamento ci porta a determinate conclusioni, ma non dà alcun senso di
sicurezza e non allontana il dubbio in modo che la mente possa riposare nella
visione della verità, a meno che la verità non venga scoperta per via
dell’esperienza”.

La svolta del XIX secolo: l’alleanza tra Scienza e Tecnica


I prodromi di tale alleanza si riscontrano nel Rinascimento (XV – XVI sec) che
risveglia nell’uomo il desiderio di conquista e controllo della natura per mezzo
della scienza (Copernico, Galileo, Leonardo)
Conoscenza intesa come strumento per controllare le forze della natura e
piegarle alle necessità dell’uomo.
L’uomo libero sarà in grado di dominarla (la natura) e di sfruttarla per accrescere
così la propria potenza.
Teorie queste fortemente contrastate dal libero pensiero della Chiesa.
Siamo in presenza di un forte spirito avventuristico di conquista che trasformò la
scienza in ancella della tecnica.

I trattati di Francesco Bacone (1605 – 07) “Sulla dignità e il progresso del Sapere” e
“Cogitata et visa” fanno affiorare intendimenti proiettati a considerare il sapere in
termini di servizio del progresso e controllo sulla natura in vista di precise finalità
socialmente utili. Tali considerazioni traggono origine dalle attività di ingegneri,
meccanici e artigiani assiduamente frequentati da Bacone.
Questi concetti portano nel XIX secolo a considerare il laboratorio scientifico e
l’impianto industriale, cioè la ricerca su scala ridotta e l’applicazione su larga
scala, alla stregua di un'unica impresa.

Nascono interessi sempre più vicini tra Tecnica e Ricerca, enfatizzati dal positivismo
che, basandosi sul culto per lo studio scientifico dei fatti sperimentali e sulla ricerca
metodologica e sistematica, esercitò una funzione di estrema rilevanza.
L’estensione anche al campo tecnico deve essere messa al centro l’attenzione,
essere sottoposta ad un maggiore rigore metodologico per una maggiore
conoscenza dei processi fisici.

Dott. Ing. Alberto Guglia 18/70


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Modulo 1

Il positivismo contribuì a stimolare l’alleanza tra scienza e tecnica che divenne il


cardine del funzionamento della società contemporanea.

Alleanza tra scienza e tecnica - Scienza applicata


Nel 1800, l’intensificarsi e il diversificarsi della scienza e della tecnica, ha di fatto
sostanziato lo sviluppo della scienza applicata all’attività di carattere
essenzialmente speculativo (scienza pura) e di tipo tecnico (tecnica).
Gli insiemi scienza e tecnica, prima separati, si sono inter-secati creando
quell’area che definiamo scienza applicata.
Se in linea di principio risulta eticamente lecito conoscere qualunque cosa purché
ciò avvenga senza creare all’oggetto dello studio alcun danno, cioè senza
modificarlo, non è altrettanto lecito fare qualunque cosa, in quanto esistono azioni
dagli effetti e dai fini eticamente proibiti.
Il progresso della Tecnica, conseguente ad una sua intervenuta “fondazione
scientifica”, porta la stessa ad indiscutibili vantaggi nella riduzione della distanza
tra le preoccupazioni derivanti da questioni ordinarie e preoccupazioni derivanti
da questioni ultime.

Allo stato attuale, in ordine alle responsabilità etiche, risulta possibile delineare uno
spartiacque tra
scienza pura
scienza applicata
tecnica
dove con tecnica si intende la via dell’esperimento e dell’applicazione, che
sempre più si presta a rendere alcune attività responsabili di produrre
modificazioni significative, “modificazioni fisiche” sull’uomo e sull’ambiente, con
responsabilità di sollevare questioni etiche di rilevante risonanza.
Molti esponenti del mondo tecnico-scientifico, al fine di tutelare la loro autonomia,
sono tendenzialmente orientati a presentare le attività della scienza e della
tecnica alla stregua della scienza pura, cioè come eticamente neutrale.
Il concetto di “attività eticamente neutrale” è uno stereotipo dietro al quale lo
scienziato difende e tutela la sua autonomia.

Anche per quanto concerne la tecnica, lo stereotipo affonda le sue radici


nell’immaginario di un ambito impegnato in interventi essenzialmente superficiali e
incapaci di turbare l’equilibrio della Natura rendendone ristretto il campo effettivo
dell’azione e quindi della responsabilità.

Ciò è stato valido fino alla prima guerra mondiale ritenendo che, una volta
rispettate alcune regole deontologiche (applicative di un’etica), si potesse
operare in base a “conoscenza e coscienza”, ossia in base alla propria
valutazione. Nessuno, tranne poche eccezioni, si poneva il problema del
significato sociale e del significato generale per l’umanità della ricerca e delle
conseguenti applicazioni.

Dott. Ing. Alberto Guglia 19/70


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Modulo 1

Vivevano in una torre d’avorio rimanendo estranei ad ogni interesse diverso da


quello strettamente scientifico operando intellettualmente e praticamente
staccati dalla società civile e dalle relative problematiche.

Dott. Ing. Alberto Guglia 20/70


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Modulo 1

Dott. Ing. Alberto Guglia 21/70


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Modulo 1

Appropriazione della conoscenza scientifica da parte della tecnica.


L’evoluzione di scienza e tecnica, come visto in precedenza, porta sul piano
dell’immagine collettiva, a presentare la tecnica come scienza.
Se un lato si è avuto una “contaminazione del concetto greco di scienza”
(aspetto prevalentemente speculativo) dall’altro la tecnica, nel progredire, ha
abbracciato oggetti della scienza, consegnando la conoscenza scientifica.
Il tecnico fa ciò con “spirito utilitaristico” prendendo dalla scienza solo quanto può
servirgli per le sue applicazioni disinteressandosi del dominio delle implicazioni
connesse.
Tali implicazioni non possono essere trascendenti o dimenticate.
Si perviene alla frammentazione della conoscenza nell’ambito della ricerca
scientifica moderna.
Ciò accade anche nello “specialismo spinto”.

Fino alle soglie dell’età moderna, la tradizione ha visto affermare il principio


dell’universo metafisico sull’universo fisico e cioè la pretesa da parte del mondo
filosofico di intervenire, attraverso una visione aprioristica del problema della
conoscenza (problema epistemologico (filosofia della scienza – teoria e storia
della metodologia scientifica)), sulle finalità e sull’impostazione della ricerca
scientifica.

Dott. Ing. Alberto Guglia 22/70


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Modulo 1

Il rivoluzionario processo di rinnovamento epistemologico iniziato da Galileo (1600)


è da inquadrare nell’ambito di un orientamento atto ad ammettere una
“frammentazione” della verità globale in acquisizioni parziali della stessa limitate,
ma perfette.
Processo di rinnovamento, che promuove la sintesi tra “istanza empiristica” e
“istanza razionalistica”, e che portò a superare l’unilateralità metodologica
dell’impianto deduttivo proprio della scienza pre-moderna.
Con Galileo gli schemi di induzione e deduzione si integrano in una visione unitaria
che si eleva sia sopra il puro empirismo (deduzione di leggi derivate
dall’osservazione) sia rispetto al razionalismo deduttivistico (deduzioni di leggi
senza far ricorso all’esperienza).

Nel 1600 si crearono i presupposti storico culturali per affrancarsi dalla scienza
della Filosofia Scolastica di Aristotele (350 a.C.); le varie discipline scientifiche
cominciarono a svilupparsi in modo autonomo e i suggerimenti della filosofia ne
costituirono solo un fattore, e non decisivo.
Dopo Descartes e Leiblinz (inizio e fine ‘600) le strade sono sostanzialmente divise:
 università della scienza della natura
 università della scienza dello spirito

Oggi ci si rende conto che il compito dello scienziato è quello di superare il puro
specialismo, pur ammettendo la specializzazione come fattore indispensabile nello
sviluppo scientifico e tecnico, ma che non implichi un'autolimitazione a problemi
particolari e non pregiudichi la possibilità di far riferimento ad una visione
complessiva del mondo (Geymonat).
Nel 1960 Finetti puntualizza che …l’errore sta in un concetto esclusivo, anziché
intensivo, della specializzazione …

Nel 1970 Evandro Agazzi ricorda che Il progresso della scienza è sempre stato
determinato in misura di gran lunga preponderante dall’opera di uomini che
hanno tentato una sintesi globale dei fenomeni, una comprensione simultanea di
fatti dispersi, una periodica revisione di concetti e di principi ritenuti troppo
pacificamente come sicuri, un‘interpretazione e una spiegazione delle stesse
novità emerse dalla ricerca sperimentale.
È proprio di questo che si tratta: uno può fare scienza in modo immediato e
acritico, pago al massimo della conoscenza di un fine limitato della sua ricerca e
di pochi obiettivi concreti da raggiungere, un altro può invece esigere di più e
cercare di rendersi conto della misura in cui la ricerca dipende o interagisce con
settori vicini o lontani, di capire fino a che punto è condizionata da quelli, o da
presupposti ancor più lontani, fino a giungere ad un'esigenza di chiarezza
metodologica criticamente consapevole.

In conclusione, si può formulare il convincimento che l’interpretazione della


attuale realtà fenomenica esige una sintesi metodologica tesa a circoscrivere

Dott. Ing. Alberto Guglia 23/70


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Modulo 1

temporalmente gli approcci di tipo strettamente specialistico soprattutto nelle fasi


iniziali e tesa a promuovere la corrispondente complementare valorizzazione, per
le fasi successive, del momento unitario.

Il convenzionalismo - limiti delle ipotesi semplificative


Il principio della ricerca di “principi irreformabili” rimane centrale fino agli inizi del
XX secolo grazie all’azione del positivismo (Alfonse Comte 1850 – positività di un
metodo fondato sui fatti scientifici e filosofia come sintesi della scienza) e porta a
formulare leggi sempre più generali (ad es. i principi della termodinamica).
Il convenzionalismo porta un forte elemento di rottura, un invito a non attribuire
alle leggi scientifiche una validità illimitata non potendosi mai escludere, a priori, la
loro ”falsificabilità”. (sollecitazione e deformazione; curva di magnetismo)

Il sapere scientifico si basa sostanzialmente su postulati diretti a garantire entro i


limiti concessi con le ipotesi assunte, un’interpretazione sufficientemente
approssimata della realtà.
Postulati da accettare come pure e semplici convenzioni e da formularsi con la
più evidente chiarezza, entro i suoi estrinseci limiti .
Svolta ideologica che sposta l’asse di interesse, nella ricerca e conoscenza in
campo scientifico, dal piano dell’oggettività al piano dell’intersoggettività.
Esempio: interruttore, condivisione della sua funzione e non ricerca metafisica
della sua funzione.

Il resto sarà metafisica e non più scienza; per fare scienza basta la intersoggettività
(Giuliano Toraldo di Francia)

L’ingresso dominante di ipotesi restrittive, dirette a semplificare il problema


specifico e a ridurre il numero di fattori significativi chiamati in corso nei modelli
fisico matematici, ha dimostrato un'estrema fecondità.
Ciò porta a risolvere numerosi problemi mediante una definizione approssimata sia
pure entro i limiti dell’ipotesi semplificative assunte.

Ma all’origine delle teorie convenzionaliste, deve essere posto un terribile


atteggiamento in quanto, per il mondo tecnico, la consapevolezza dei limiti
assunti tende a dissolversi. Si perviene ad un fraintendimento dell’impiego della
convenzione di cui, frequentemente, tende ad accogliere solo i vantaggi
semplificativi trascurando l’accertamento degli intrinseci limiti della applicabilità.
Diceva Leonardo: Ciascuno strumento debba essere operato colla esperienza
dond’essa è nata.
Bisogna ricordare che i principi in esame non rappresentano delle verità assolute,
ma il frutto di una riflessione ottenuta su determinati settori dell’esperienza, frutto
non estendibile, fuorché con un atto dogmatico, alla totalità del mondo.

Dott. Ing. Alberto Guglia 24/70


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Modulo 1

Il pericolo è quello di porre affermazioni e ipotesi valide nel particolare, al rango di


“princìpi”.
L’uso dell’elaboratore porta a calcolare di più e più in fretta, senza pensare di più.
È un rischio sempre valido per la nostra professione.

Il paradigma probabilistico
Nell’ambito scientifico si è preso atto di una dimensione casualistica (affidata al
caso) della realtà fenomenica tale da predisporre il mondo scientifico a
considerare l’aleatorio in termini di costituente essenziale di una realtà disvelatasi
fortemente indipendente dal caso.
Bisogna subito sottolineare il fatto che è forte la consapevolezza che
l’interpretazione deterministica continua a conservare un indiscutibile proprio
dominio di validità e applicabilità.
Capita spesso di incontrare fenomeni il cui andamento pur essendo a ben vedere
di estrazione casualistica [dovuto ad un fatto casuale], ai fini operativi è
assimilabile con sufficiente approssimazione ad un andamento di tipo causalistico
[dovuto ad una causa].
Nonostante ciò una parte del mondo tecnico è restia ad accettare il paradigma
probabilistico rimanendo attratta dalla concezione deterministica.

Con l’ingresso e l'affermazione del paradigma probabilistico la “dimensione della


ignoranza” è entrata a far parte della nozione stessa di conoscenza.

Come affermato da Geymonat, la struttura della scienza moderna è tale da


prestarsi ad essere descritta dal verbo “approssimare” piuttosto che “adeguare”.

Si ritengono significative le riflessioni di Hans Reichenbach (Amburgo 1891 – Los


Angeles 1953):
La teoria probabilistica della conoscenza empirica permette di giustificare
l’induzione; fornisce la prova che l’inferenza induttiva è il modo migliore per
attingere a quelle cognizioni che sono le sole attingibili. In questa logica,
l’asserzione delle leggi casuali è garantita solo se sono ammesse le leggi
probabilistiche.
L’ipotesi che certi eventi sono causalmente connessi deve essere accompagnata
da un’ipotesi sull’effetto probabile dei fattori trascurati, solo la combinazione di
queste due ipotesi ci permette di stabilire proposizioni sulla realtà. Ho chiamato
queste due ipotesi, il principio di connessione (causalità) e il principio di
distribuzione (probabilità). Solo la combinazione di questi due principi giustifica
completamente le assunzioni scientifiche.

Nel osservare il fenomeno probabilistico in tutti i campi dello scibile, il prof. Liquori
affermava

Dott. Ing. Alberto Guglia 25/70


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Modulo 1

Il concetto di probabilità potrebbe allora diventare una delle chiavi unificatrici di


tutte le scienze, da quelle sperimentali a quelle sociali, e diventare un'espressione
di maturità della cultura umanistica e scientifica.

In definitiva, appare configurarsi oggi una possibile convergenza tra sfere


umanistiche e sfere tecnico scientifiche.
Le logiche causalistiche si presentano infatti a rendere simili e unificare le scienze
dell’uomo e le scienze della natura. In questo senso lo strumento probabilistico
sembra mostrarsi quale mirabile ponte tra questi due mondi.

La casualità, in ultima analisi, non è altro che un aspetto della nostra non
conoscenza, casualità che si riduce man mano che procediamo nella
conoscenza della materia dando significato alle devianze.

L’insediamento della tecnica nella vita di tutti i giorni e le relative conseguenze.


Nella nostra epoca, il progressivo insediamento della tecnica nella “dimensione
del quotidiano” assume una rilevanza tale da configurare i caratteri di un “quinto
elemento”, a condizionare sempre di più la vita degli uomini.
Vanno messe in luce due implicazioni

1. Il fenomeno della irreversibilità (affermazione valida con qualche distinguo).


Dessauer affermava: “Senza la tecnica la maggior parte di noi non esisterebbe.
Gli altri si troverebbero impegnati in una lotta desolata per l’esistenza e per
l’esistenza più primitiva”.

2. La presente rivoluzione tecnologica, a differenza delle procedenti, basata


fondamentalmente sull’informatica, microelettronica, nucleare e biotecnologia
non si limita a moltiplicare e a diversificare la produzione dei beni materiali, ma
interviene a modificare e potenziare, con supporti ausiliari, la memoria dell’uomo,
il suo linguaggio, la velocità di conoscenza, il suo ambiente con ripercussioni non
lievi sull’evoluzione delle future società.

Il progresso di questa era è prossimo a trasformarci in superuomini capaci di


creare un mondo secondo servendoci del mondo naturale soltanto come di una
serie di elementi costruttivi per edificarne un nuovo (Eric Fromm, 1900 – 1980) si
dimostra predisposto ad una mitizzazione dell’impresa tecnico scientifica.

Le conquiste tecniche e le capacità acquisite dall’uomo hanno portato in un


pubblico vastissimo un’atmosfera di ebbrezza che temibilmente porta a mettere in
luce i soli vantaggi e porre in ombra l'imprescindibile esigenza di un
potenziamento dell’autonomia critica riflessiva proporzionale all’immane potere
acquisito dalla tecnica.
In un tale compiacimento collettivo si cela una delle insidie più preoccupanti per
l’uomo stesso; infatti una cosa è ammirare un “evento tecnico” altra cosa è

Dott. Ing. Alberto Guglia 26/70


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Modulo 1

riuscire a rendersi conto delle implicazioni correlate a ciò che si sta ammirando,
vale a dire riflettervi.
Si è di fatto in presenza di un indebolimento del senso critico riflessivo di aristotelica
memoria che, in quanto costantemente proiettato ad abbracciare le
problematiche nella loro globalità, sempre dovrebbe intervenire ad informare il
processo di conoscenza alla base dell’agire tecnico scientifico.
È importante la differenza rilevata da Eric Fromm tra la modalità dell’avere e la
modalità dell’essere
La conoscenza ottimale nella modalità dell’essere consiste nel conoscere più
profondamente mentre secondo la modalità dell’avere consiste nell’avere più
conoscenze.

Il nostro sistema didattico di norma mira a educare la gente ad avere conoscenza


a guisa di un possesso, nell’insieme proporzionato alla quantità di proprietà o di
prestigio sociale che gli individui è probabile abbiano nella vita successiva.
Di fronte alla dirompente crescita delle problematiche sollevate dalla tecnica,
fonte di indiscussi vantaggi, si osserva un graduale processo di atrofizzazione della
autocritica riflessiva dell’uomo.

Negli anni ’50 Heiddeger osservava Ciò che è veramente inquietante non è che il
mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più
inquietante è che l’uomo non è affatto preparato a questo radicale mutamento
del mondo.

Negli ultimi anni l’uomo ha investito la Natura con progetti sempre più straordinari
e tanto più imprevedibili nei loro esiti ultimi giungendo a privarla di quella
“immunità” che nel passato rendeva superfluo sollevare il rapporto uomo natura.
Ai ritmi lenti e graduali di evoluzione, validi fino alla svolta tecnico scientifica del
XIX secolo, si contrappone ora un’evoluzione di tipo esponenziale tale da porre le
grandi imprese della tecnica moderna nella condizione di avanzare la pretesa di
sostituire l’opera lenta e casuale dell’evoluzione con una pianificazione
programmata e consapevole.

L’avanzare a piccolo passo può portare a piccoli errori che possono essere via via
corretti.
L’avanzare con colossali eventi può portare a grossissimi errori forse difficilmente
rimediabili.
Ne è esempio l’uso dell’energia atomica non solo in campo militare, ma anche in
campo civile e soprattutto il problema dell’eliminazione delle scorie.
Questo stato di cose rappresentò la prima occasione per riflettere sugli effetti che
la tecnica contemporanea produce sul mondo naturale circostante.

Ma riflessioni analoghe possono essere fatte nel campo della biotecnologia e


dell’ingegneria in genere con effetti immediati anche forse positivi, ma di cui nulla
o poco si sa sugli effetti ultimi.

Dott. Ing. Alberto Guglia 27/70


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Modulo 1

Oltre che degli aspetti tecnici deve essere messo l’accento e stimolare la
sensibilità nei confronti dei risultati etici della attività della tecnica.
Non dovete dimenticare l’abitudine al ragionamento, alla sensibilità per i valori
umani, per la bellezza.
Il convincimento baconiano di porre il progresso e il controllo della natura per
finalità socialmente utili, appare ai nostri giorni del tutto realizzato.

C’è una certa difficoltà a regolare il potere della tecnica stante che la tecnica
moderna si pone oggi come attività capace di organizzare, su vasta scala, i
processi di modificazione e di trasformazione della materia, della energia, della
biologia, dell’habitat.
Ma per questo convincimento, ispirato alla formula del “sapere è potere”
affiorano oggi impreviste implicazioni che si traducono in una difficoltà, estrema e
preoccupante, di intervenire su di essa per regolamentarla ai fini di limitare i
pericoli che incombono nella civiltà del nostro tempo.

Necessità di una filosofia della tecnica


All’alba della rivoluzione industriale, Blaise Pascal annunciava a che tutto ciò che
nasce per il progresso, muore per il progresso.
Tale monito derivava dalla consapevolezza della ambiguità in un processo che
avrebbe portato all’umanità luminose conquiste e insieme gravi mutamenti.
Il concetto pascaliano rimase trascurato fino alla fine della 2° guerra mondiale
quando ci si è resi conto della sua validità.
Emerge da ciò l’esigenza di una filosofia della tecnica impegnata sugli
approfondimenti resi necessari anche da una più “consapevole appropriazione”
della conoscenza scientifica.
Filosofia dunque volta a sollecitare il tecnico contemporaneo a ripiegarsi su se
stesso, a porsi i pertinenti interrogativi, ad attivare una cosciente riflessione su
implicazioni, problemi e compiti di una tecnica ormai palesatasi in termini di
fenomeno fondamentale delle società contemporanee.
In definitiva, il filosofo della tecnica dovrà affrontare non più esclusivamente il
problema dell’aumento del potere tecnico, ma anche e soprattutto quello della
sua limitazione.

Il filosofo Carlo Sini ci ricorda: La richiesta di senso etico non è altro che il ritorno
dell’originaria ambizione metafisica già perfettamente espressa da Platone
quando osservava che la filosofia è una scienza che, a differenza di tutte le altre,
non sa solo il come e la causa della conoscenza, ma anche il suo perché. Con la
domanda etica, le scienze, nella figura ultimativa della tecnica, tornano a casa e
cioè tornano al problema della filosofia donde erano nate.
La tecnica segna così il ritorno della filosofia a cui è presumibile sempre più
assisteremo in futuro.
PROBLEMI SUSCITATI DAL DIROMPENTE PROGRESSO DELLA TECNICA E DELLA SCIENZA
APPLICATA

Dott. Ing. Alberto Guglia 28/70


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Modulo 1

L’eccesso del potere di fare rispetto a quello di prevedere – riconoscimento


dell’ignoranza predittiva.
Se nel passato la breve leva del potere umano non richiedeva una lunga leva del
sapere predittivo, oggi le cose sono molto diverse e necessita prevedere con
lungimiranza il risultato delle scelte in atto [H. Jonas].
Presso gli Enti statali, anche presso la regione FVG, c’è l’Ufficio VIA – Valutazione
Impatto Ambientale.

Bisogna adeguare il sapere predittivo al sapere tecnico scientifico che, mettendo


in gioco numerose variabili (la complessità delle quali non è sempre definita e la
difficoltà di individuare tra queste quelle significative) rende molto difficile attuare
correttamente il sapere predittivo.
La novità del nostro agire ci espone a negative implicazioni di una situazione per
cui l’elevatissimo livello del potere raggiunto corrisponde ad un non elevato livello
del sapere degli esiti ultimi.
L’ignoranza predittiva, che dà coscienza all’entità degli effetti a lungo termine
indesiderati, può essere di gran lunga superiore alla conoscenza degli effetti a
breve termine desiderati.

È l’effetto previsto a determinare la decisione su ciò che è opportuno fare o


tralasciare nel presente!
Il riconoscimento dell’ignoranza diverrà l’altra faccia del dovere di sapere e quindi
una componente dell’etica a cui spetta il compito di istruire il sempre più
necessario controllo del nostro sapere [H. Jonas].
Anche E. Fromm così si esprime: L’ignoranza, per colui che conosce, vale quanto
la conoscenza, dal momento che entrambe fan parte del conoscere.

EVOLUZIONE DELLA RILEVANZA ETICA NELL’AMBITO DELLA TECNICA E DELLA SCIENZA


APPLICATA
La base dei sistemi etici convenzionali
1. Scienza e Tecnica si configurano essenzialmente come prodotti “sovrastrutturali”
che in quanto tali non possono essere compresi senza riferimento alle “strutture”
etico-culturali che ne stanno alla base.
Infatti, noi siamo generalmente portati a plasmare i nostri modi di vivere in base
alle predette strutture culturali, sia alla scala dei valori da salvaguardare.
Ed è proprio nell’aggancio alle strutture etiche che trova significato
l’affrancamento dell’uomo dalla pura istintività e quindi la necessità di stabilire
“sistemi di orientamento” sempre più articolati.

2. L’evoluzione nei tempi e nei luoghi determina la conformazione dei


comportamenti dell’uomo.

3. Un’azione ha un risvolto etico non quando è semplicemente constatata, ma


quando prende il consenso anche di terzi.

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L’etica qualifica un’azione con riferimento ai valori da salvaguardare.


Ma esiste un sistema etico o vi sono più sistemi etici che possono portare
conflittualità tra diverse visioni?
Un comportamento è etico quando è giudicato tale da chi lo osserva o lo valuta,
ma non può essere considerato tale quando chi lo giudica segue norme differenti
e pertanto costituisce un disvalore.

4. Il sistema etico dell’occidente europeo ha le sue radici in


 fronte laico: nella riflessione filosofica che trova in Socrate il suo precursore.
La vita dell’uomo come membro di una società; Socrate promuove a temi
fondamentali l’etica, l’arte, la lingua, la religione.
 fronte religioso: nella profonda tradizione cristiana basata sulla maturazione
della conoscenza dell’uomo con l’avvento del cristianesimo (presente
anche nell’ebraismo); il primato dei valori non compete più, come nella
visione greca, alla conoscenza, all’astratta contemplazione intellettuale del
bene, ma dal sentimento dell’amore per l’uomo e al valore della dignità
umana.
È proprio questa visione che si pone quale sistema sovrastrutturale, quale
conseguente alle strutture culturale di base.

LA CONFORMAZIONE DEL PROBLEMA ETICO.


Hans Jonas ed il principio di responsabilità.
Nel passato, proprio il lento progredire tecnico scientifico portava ad un limitato
sapere predittivo e pertanto quest’ultimo non costituiva di per se un problema.
Oggi la rilevanza tecnico-scientifica è tale da dischiudere una dimensione della
responsabilità del tutto nuova: errori o negligenze possono comportare
conseguenze no più trascurabili per la comunità intera e quindi le responsabilità
cessano di essere tecniche ed assumono rilevanza etica.
Sono responsabilità gravissime se in mano di soggetti senza scrupoli.
Nel principio di responsabilità, Jonas mette in discussione l'attribuzione di non
attaccabilità e rigenerabilità della natura, quindi alla vulnerabilità della stessa.
I sovvertimenti naturali ed in particolare quelli del controllo biologico della natura
(e dell’uomo) sollevano questioni di tipo nuovo.

“La sindrome di Kway”

Il racconto
Un battaglione di prigionieri inglesi in Birmania, viene comandato alla costruzione del ponte sul fiume Kway
che servirà per il completamento della ferrovia Bankok – Rangoon, strategica per i giapponesi in quel teatro
bellico.
Inizialmente il colonnello Nicholson si oppone perché in offesa alla Convenzione di Ginevra sui diritti dei
prigionieri , tutti vengono considerati “schiavi” e viene richiesto di lavorare anche agli ufficiali. Ma la
costruzione del ponte non procede: si viene a stabilire un compromesso che Nicholson accetta per dare
dignità e morale ai suoi soldati, e per dimostrare, inoltre, la supremazia degli inglesi anche nel campo delle
costruzioni.

Dott. Ing. Alberto Guglia 30/70


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Modulo 1

Il comando inglese di zona però forma una task


force per distruggere quel ponte che costituisce
una minacci strategica.
A ponte minato, Nicholson si accorge del
“pericolo” a cui è sottoposto il ponte, la sua
“creatura”, e cerca di intervenire per evitare la
distruzione.
All’ultimo momento capisce di aver fatto qualcosa
di buono in relazione allo stato di prigionia dei suoi
soldati, ma dannoso nella visione più ampia delle
strategie belliche.
È lui che va ad azionare il detonatore e fa
precipitare il ponte con tutto il primo treno che
stava transitando.

Viene così definita da C. Bernardini la ” sindrome di Kway” , e cioè


l’attaccamento al proprio progetto come entità avulsa dal contesto generale e
quindi in modo che può essere dannoso per il risultato ultimo o globale.

Le nuove forme e le nuove dimensioni dell’agire esigono un’etica della previsione


e della responsabilità in un certo modo proporzionale a ciò con cui si ha a che
fare.
Pertanto anche agli sviluppi della tecnica deve corrispondere uno sviluppo o
un’evoluzione del concetto etico, un follw-up dell’agire dell’uomo.

L’imperativo Kantiano: Agirò in modo che anche tu possa volere che la tua
massima diventi legge universale può essere qui tradotta in Agisci in modo che le
conseguenze delle tue azioni non distruggano le possibilità di vita futura.
Se il messaggio kantiano si riferiva all’individuo, la sua trasposizione si riferisce alla
politica (governo della polis).

Il cardinale Ersilio Tonini osserva che le grandi mutazioni della tecnica non esigono
una nuova funzione etica, ma bensì una proporzionale rivalutazione
dell’importanza data alla dimensione etica nell’agire dell’uomo: L’etica, da molti
riduttivamente considerata la scienza dei limiti e dei divieti, in realtà recupera il
suo più profondo significato e la sua efficacia solo nella misura in cui si rileva in
grado di ispirare nell’essere una tensione al perfezionamento.
L’etica cristiana e l’etica laica, che sono progredite su strade parallele, possono
trovare una convergenza proprio per la salvaguardia di quei concetti che il
cristianesimo ha portato alla base della coscienza della vita.

La salvaguardia di un’autonomia ristretta


Ma quanto è permesso alla tecnica di progredire? Questo è legato alla
responsabilità e all’affidabilità dell’operatore tecnico.

Dott. Ing. Alberto Guglia 31/70


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Quindi le fondamenta per un’autonomia ristretta vanno ricercate nella


“ragionevole affidabilità” e nella “consapevole responsabilità”.
Nella formazione della persona, pertanto, non si può trascurare la sfera etica e
culturale.
Il valore della scienza applicata e della tecnica non può che essere definito, in
ultima istanza, in rapporto a tutto l’uomo e a tutta la società!

L’ambiente tecnico-scientifico e la presupposta attività eticamente neutrale è


un’approssimazione della sfera della scienza pura mirata a stabilire una propria
autodifesa e creare un’autonomia propria.
Ma ciò si pone in contrapposizione con la “dinamica di interazioni” tra tecnica ed
ambiente sociale.
La pretesa autonomia e neutralità etica non è altro che una diversa forma, ma
non tanto, della sindrome di Kway.
Ad essa si contrappone la visione antropica in cui l’azione è legata alla visione
globale ed ai valori che la animano.
Un secondo ordine di considerazioni deriva dall’interazione tra “il punto di vista
individuale o di corrente” ed “il punto di vista collettivo o dominante”.

Dott. Ing. Alberto Guglia 32/70


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Lo stereotipo di neutralità etica, intesa come autonomia, nell'indurre l'area tecnica


ad ignorare il sociale, tende a produrre un effetto secondario non trascurabile:
l’effetto boomerang del quale lo stesso tecnico è vittima per la sottovalutata
incidenza sociale (ad es. nucleare in Italia).

Dott. Ing. Alberto Guglia 33/70


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Dott. Ing. Alberto Guglia 34/70


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Tendenza dell’ambiente socio-culturale a ricorrere soprattutto al potenziamento


dell’impianto giuridico per fronteggiare le impreviste implicazioni degli
avanzamenti della tecnico-scientifici.
Una corrente di pensiero vede nel perfezionamento dell’impianto giuridico la
possibilità di rendere ragionevolmente affidabile l’attività tecnico-scientifica:
questa via è discutibile per due ordini di ragioni:

Dott. Ing. Alberto Guglia 35/70


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a) non si verrebbe a tener conto del dinamismo tecnico scientifico sempre


più esasperato che i processi sono destinati d imprimere all’evoluzione dell’assetto
sociale. Tale dinamismo va a vanificare, per obsolescenza, l’impianto legislativo.
Il persistere di avere come riferimento solo il perfezionamento degli Enti di natura
istituzionale e gli ordinamenti giuridici, porta ad ignorare che quote sempre
maggiori di risorse vengono investite per il perfezionamento del sistema che ha, a
priori, un limite di rendimento.
C’è il pericolo della attenuazione del senso di responsabilità, la preoccupazione
del proliferarsi delle norme che, così concepite, rischiano di non essere più un
aiuto ma una fonte di ansia e frustrazione [Pozzati]

b) La seconda ragione fa riferimento ad un espediente opera-tivo che porta


la tecnica e la scienza applicata a prevedere il trasferimento delle attività
oggetto di polemiche o di veto (sul piano giuridico o etico) presso altri contesti a
“debole sistema immunitario” cioè presso ambienti socio politico culturali che non
hanno sviluppato un sistema di autodifesa.

I rapporti tra sistema etico, giuridico e normativo portano ad affermare la funzione


dell’etica dunque, dal punto di vista dell’economista, è molto chiara: essa serve

Dott. Ing. Alberto Guglia 36/70


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Modulo 1

ad economizzare il processo di applicazione delle buone leggi. E nello stesso


tempo a rendere superflue molte altre. Da queste considerazioni è possibile
concludere che la legge è necessaria ed utile, ma non è sufficiente e che le
convinzioni etiche facilitano enormemente l’applicazione delle leggi. [Angotti]

Il preventivo esame etico dei rischi


L’importanza della formazione probabilistica è significata dall’esigenza di avere
sia una prospettiva culturale alternativa culturale a quello deterministica,
sia gli strumenti utili per una valutazione della sicurezza delle applicazioni
ingegneristiche che sempre più difficilmente si prestano ad essere affrontate su
base deterministica.

Ma oggi la sicurezza sta uscendo dalla sua protostoria per acquisire un rango di
disciplina scientifica. Infatti, con la pluriennale esperienza in fatto di guasti ed
incidenti, accumulata metodologicamente nelle ormai numerose banche dati e
con metodologie già sviluppate per la sicurezza di settori particolari, sta arrivando
anche per l’industria tradizionale nella forma di “sicurezza misurata” in sostituzione
della “sicurezza aggettivata” ancora, ma sempre meno presente.
Si è giunti ad una sensibilità nuova nei confronti della sicurezza ed alla sua
concezione probabilistica.
L’accettazione soggettiva di un livello di rischio inevitabilmente impone valutazioni
di tipo etico.

Correlazioni tra la valutazione probabilistica della sicurezza e l’etica.


1 - Si basa sulla necessità di prevedere gli effetti di un’azione: questa si pone
all’origine di una tensione sempre più avvertita dall’uomo di tecnica e scienza
applicata.
Tale tensione è data dalla circostanza che le previsioni non potranno basarsi su
presunte certezze, ma dovranno riferirsi a modelli probabilistici che non escludano
eventi singolari.
Deve essere osservato che se l’ingegneria trova nello strumento probabilistico il
mezzo per descrivere un quadro di riferimento quantitativo circa l’incidenza dei
fattori significativi e quindi una gravità di esiti di ipotesi alternative, per contro si
configura l’occultamento della dimensione etica che avviene oggi proprio per il
riferimento a fenomenologie casualistiche e non deterministiche.
2 – Ne discende che nella prassi probabilistica è da vedersi la base di uno
“strumento induttivo” piuttosto che “strumento prescrittivo”.
L’alto numero di variabili aleatorie, non tutte perfettamente definibili di per se o in
correlazione tra le stesse, porta a “rendere minimo il rischio massimo” il che è
legato ad un sistema di valori, cioè di etica.
3 - Il senso dei valori, cioè l’etica, risulta salvaguardato o minacciato da un
peso “soggettivamente” attribuito alla gravità delle conseguenze.
Rischi piccoli, ma irreversibili.
Rischi grandi in parte reversibili.

Dott. Ing. Alberto Guglia 37/70


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Modulo 1

Nella messa a punto di un’applicazione si tende a massimizzare i risultati e a


minimizzare i rischi ed in questo scenario intervengono aspetti di elevata valenza
etica.
L’attribuzione di “pesi” ai singoli aspetti di un progetto cessano di essere oggettiva
per diventare soggettiva.
Ciò implica un’esigenza di cultura etica.

L’etica nella professione dell’ingegnere


(dai lavori del convegno sull’etica del 1997 ad Urbino)
Sia per gli aspetti storici e filosofici che per quello dell’analisi spesso piccante e di
fattacci dovuti alle umane debolezze, L’etica si può esaminare sotto due differenti
livelli:
Il primo, di carattere puramente accademico, si attua solo in parte, e si
ripete solo spaziando con disinvoltura dal padre di tutte le genti Adamo, o dal
padre putativo di tutti gli ingegneri Leonardo da Vinci, sino ai nostri giorni con
analisi storico filosofiche.
Il secondo livello è quello che, tenuto conto del convincimento che l’etica si
diffonde e si difende con l’esempio umano e non con le mere elucubrazioni
culturali, da una fredda analisi preliminare porta l’uomo ad una compromissione
personale coinvolgente.
Questo è richiesto agli ingegneri, affinché le scelte dell’etica da contenitore
decorativo si trasformino in una sorta di procedura che, utilizzando la ragione e
l’esperienza ed ottimizzando le energie nel rispetto delle etiche fondamentali della
collettività, diano soluzioni per la convivenza degli uomini.
È anche vero che la professione di ingegnere ha maggiori possi-bilità di altre
professioni di creare bene-essere o male-essere per gli uomini non solo riferendosi
al singolo individuo, ma alla collettività.

Il coinvolgimento della Facoltà di Ingegneria e dell’Ordine degli Ingegneri.


Il tecnico non può essere definito solo quale uomo di frontiera nella scienza
applicata, ma anche quale portatore attivo di un messaggio etico volto ad
impedire che “il dominio dell’uomo sulla natura” non diventi “il dominio dell’uomo
su un proprio simile”
L’uomo sarà in balia dello strapotere della tecnica se oggi rinuncia a gettare in
campo il “pensiero meditante” rispetto al “pensiero puramente calcolante”.
[Heidegger]
Ma il superuomo con il suo sovrumano potere non è pervenuto ad un livello di
sovrumana razionalità. Più egli cresce, più diventa un poveruomo, più cresciamo e
diventiamo superuomini più diventiamo disumani.[E. Fromm]
Deve essere sempre vivo il criterio di responsabilità: tale criterio si contrappone
all’agire di oggi che mira alla conquista dell’immediato trascurando il futuro.
Il corso di etica pertanto si riaggancia al concetto di recupero dell’autonomia
critica e del senso unitario del sapere.

Dott. Ing. Alberto Guglia 38/70


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Modulo 1

Un primo fondamentale passo per la formazione professionale avviene può


avvenire introducendo concetti di etica nei corsi universitari, non esclusivamente
in un “corso con valutazione e crediti”, ma trovando i riflessi etici anche nei “corsi
tecnici”.
Tale formazione deve continuare anche dopo la laurea e di ciò si fa carico
l’ordine professionale.

Come si vedrà, l’Ordine rappresenta per legge l’insieme di persone cui la Pubblica
Amministrazione si rivolge per la realizzazione di un progetto.
L’ordine degli Ingegneri si fonda, infatti, sulla tutela della collettività per aspetti
professionali di rilevante importanza sociale costituzionalmente protetti fra i quali
spiccano la sicurezza e l’ambiente affidati appunto a professionisti iscritti all’albo e
pertanto tenuti a un comportamento eticamente e professionalmente corretto.
[Angotti]
Sotto questa visione l’uomo-ingegnere entra di diritto a far parte del dialogo etico-
politico alla base delle scelte che finiscono di avere come riferimento la soluzione
tecnica in se, ma il principio di valori delle implicazioni che sottintendono
all’impresa.

È imprescindibile per l’O.d.I. la necessità di insistere, continuando l’azione di questi


ultimi vent’anni, in una politica svolta a promuovere la consapevolezza della
responsabilità anche di scelte generali e quindi anche di una ricollocazione della
figura ingegneristica nello scenario socio politico economico e volto anche ad
accelerare la revisione della tradizionale formazione strettamente specialistica
dell’ingegnere.
Va superata una visione un po’ datata dell’ingegnere che danneggia la
categoria, per due complementari influssi negativi:
il primo deriva da una concezione crociana e gentiliana che ha spinto le
facoltà tecniche solamente verso la dimensione tecnica penalizzando la
formazione umanistica oggi invocata per analizzare le distorsioni dell’applicazione
tecnologica.
il secondo deriva dalla sopravvivenza di una concezione culturale
dominante di tipo deterministico orientata a considerare e confinare l’ingegnere
nella sfera tecnica sia nella fase dell’analisi di fattibilità che di progettazione e
realizzazione successiva.

L’ingegnere di oggi oltre al compito di saper applicare bene i principi della


tecnica e le proposte della tecnologia, ha di fronte a se il compito di guadagnarsi
non solo individualmente, ma anche come categoria, un’affermazione diversa
intesa come funzione sociale, come mediazione tra interesse privato e interesse
collettivo [Tommaselli]
L’Ordine si dimostra animato dal convincimento che, fra i vari interlocutori, il
dibattito debba avvenire nel pieno rispetto delle competenze, ma anche nella
consapevolezza che – in questo nuovo scenario in cui “il riconoscimento
dell’ignoranza diventerà allora l’altra faccia del dovere di sapere” – è da

Dott. Ing. Alberto Guglia 39/70


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Modulo 1

considerarsi prezioso il ruolo di ciascun competente attore dell’era tecnico


scientifica.

Dunque, pur respingendo la tecnocrazia, è in questa richiesta del riconoscimento


di una propria valenza etico-politica, nel rispetto della democrazia partecipativa,
che deve essere inquadrato l’impegno dell’Ordine e dei suoi iscritti.

L’intervento del presidente Nazionale al Congresso del 2008

Paolo Stefanelli, già presidente CNI – Ingegnere italiano luglio 2008 –


Congresso di La Spezia.

Appare sempre più evidente come la sfida della sostenibilità stia suscitando, e
sempre più susciterà, "problemi sistemici" di tale vastità e complessità da
configurare l'esigenza di un radicale cambiamento di rotta rispetto ai vigenti
modelli economici, rispetto agli odierni stili di vita altamente energivori, rispetto
alla capacità di sviluppare strategie di governante da parte dei vari attori
istituzionali, economici e sociali. Una sfida, dunque, che nella sua più intima
essenza sollecita "modi nuovi di pensare e di agire", implicando preliminari e
basilari discussioni sull'opportunità di un generale ripensamento delle prassi di
ordine sociale, giuridico, politico, economico e, in ultima istanza, degli
aspetti fondamentali della stessa cultura occidentale.

Una sfida, in definitiva, che si configura sì come un problema politico e tecnico-


scientifico (poiché impone la definizione di indirizzi e di azioni strategiche) ma
anche, e non secondariamente, come una sfida etico culturale. Ossia come
una sfida che, per essere affrontata, richiede innanzitutto una rivoluzione delle
coscienze, riguardando essa il nostro operare nel mondo e per il mondo,
sempre più chiamato ad una inedita responsabilità: consegnare alle generazioni
future un pianeta in condizioni tali da poter assicurare loro una qualità di vita
degna di essere vissuta.

Ingegneri e tutela degli "interessi superiori della collettività"


Nel giro di qualche decennio il mondo dell'ingegneria si è trovato, quasi
all'improvviso, a doversi misurare con il rapido moltiplicarsi di problematiche che,
sempre più frequentemente, nell'applicazione pratica, hanno visto enormemente
dilatare la sfera degli interessi superiori della collettività. Così la responsabilità,
fino a qualche decennio fa confinata entro gli steccati della specifica opera inge-
gneristica commissionata da enti pubblici o privati, ha finito per riguardare anche
la contestualizzazione di ogni specifica soluzione ingegneristica; e ciò, in risposta
a più generali indirizzi resi di stringente importanza, nei riguardi della tutela degli
interessi superiori della collettività, da approcci e da logiche sviluppati alla luce
del più generale principio di sostenibilità ambientale.

Dott. Ing. Alberto Guglia 40/70


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Modulo 1

Per cui l'ingegneria si è trovata catapultata in un palcoscenico in cui la dignità


della professione ingegneristica si trova ad essere mortificata se limitata alla
semplice progettazione ed esecuzione dell'opera; e se, dunque, gli è esclusa la
possibilità di intervenire nel dibattito riguardante delicate prassi di governance
che, lo dimostrano i tempi, non possono più, in via generale, essere basate
sull'individuazione delle soluzioni ottimali presentate da tecnologi e deliberate
da politici, ma devono essere riferite a "processi dialettici allargati" volti a
favorire la convergenza del consenso fra vari attori sociali e istituzionali.
È questa una novità di assoluto rilievo che apre una nuova pagina nell'ambito
dell'interpretazione del concetto di tutela degli interessi superiori della collettività,
del concetto di responsabilità e, in ultima istanza, del ruolo svolto dall'Ordine in
considerazione del proprio mandato fondativo.
La scelta del tema congressuale
La scelta del tema congressuale scaturisce dal profondo convincimento del CNI
che, in considerazione delle mutate esigenze del nostro tempo, la rappresentanza
degli ingegneri si trovi chiamata ad assumere l'impegno per l'affermazione una
diffusa "cultura della responsabilità" (all'interno e all'esterno dell'Ordine) nei
confronti delle emergenze che, sotto aspetti diversi, segnano il tempo in cui
viviamo Per cui il CNI ritiene che il 53° Congresso costituisca un'importante e
appropriata occasione per aprire una nuova pagina per l'Ingegneria: è infatti
giunto il momento dare risalto all'importanza storica del ruolo etico-sociale
dell'Ingegneria anche, e soprattutto, per la possibilità che esso ha di incidere si
l'ispirazione e sui disegni generali del Paese.
Si ritiene che in questa prospettiva, il CNI e gli Ordini degli Ingegno d'Italia,
potranno avviarsi, insieme a percorrere la prima tappa di nuovo percorso, uniti dal
comune obiettivo di riappropriarsi del ruolo di sintesi delle problematiche dei
singoli aderenti e di dialogo con le istituzioni; nonché di assurgere, in una società
pluralistica, al ruolo di autonomo organismo ausiliario dello Stato e dialettico nei
confronti anche dei pubblici poteri.
È questo un impegno che chiama tutti noi in causa e che ci unisce. Un impegno
da affrontare con partecipazione attiva e personale, con opzione ottimista e
con la sicurezza di essere seguiti, specialmente, dal rilevante stuolo di ingegneri,
i quali nelle prove aspre e nelle lotte per i veri ideali sanno in genere impegnarsi
e sacrificarsi per offrire, con orgoglio, il proprio servizio al Paese.

Novità congressuali: una "sfida" nella sfida


La scelta del tema congressuale è una scelta impegnativa: a suo modo
rappresenta per il CNI una "sfida" nella "sfida", gravando sul Consiglio Nazionale
la responsabilità di rompere schemi consolidati che, per oltre cinquanta anni,
hanno contraddistinto le logiche organizzative del nostro appuntamento annuale.
Innanzitutto una sfida nei confronti della base, degli Ordini Provinciali, dei suoi
rappresentanti, dei suoi Presidenti, per la scelta di un tema di carattere non
specialistico, ma di carattere più ampiamente culturale.

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Modulo 1

VERSO LA CULTURA DELLA RESPONSABILITÀ 1


Introduzione
In questo lavoro gli autori trattano il problema ambientale sotto l’aspetto etico
proprio dell’ingegneria.
Lo scenario: Inedite responsabilità obbligano ad uscire dalla sfera individuale di
ristretta realtà e fare “cultura della responsabilità”
Cultura ambientale vista non come insieme di catastrofismi, ma consapevolezza
della loro qualità.
Molte autorità e pensatori si sono affacciati e si affacciano a questo aspetto:
Invocazione di Benedetto XVI: Salviamo la terra: aver senso del creato, non
dilapidare le risorse e riflettere sulle condizioni in cui versa l’ambiente.
Arnold Gehlen (1904-1976) “sono divenute problematiche le coordinate di base
per interpretare il mondo; ciò significa che mancano all’esterno punti di appoggio
stabili per i nostri principi, i nostri impegni e perfino le nostre opinioni. Per cui siamo
costretti a una continua vigilanza in uno stato di allarme cronico …. Ad
improvvisare di ora in ora decisioni fondamentali”.
Scienza, tecnica, etica ovvero il pensiero, l’azione, la coscienza ed è la coscienza
che insieme alle altre è in grado di controllare l’ampio processori degrado
biosferico.
Paolo Dore introduce il concetto di un nuovo umanesimo volto a soddisfare “due
esigenze diverse”: uno la conservazione di uno stato d’animo (il senso della
responsabilità) a carattere essenzialmente individuale e l’altro l’assolvimento di
doveri l’assolvimento di doveri sociali e umanitari insiti nella cultura della
responsabilità. Concetti già visti da Francesco Bacone nel 1620.
L’eccesso di informazione unito al poco tempo per l’assimilazione portano ad una
cultura tecnica di stampo informativo.
L’Ethics Centre for Engineering and Science afferma la necessità di una cultura
etica richiamata anche dal DPR 328/2001
Speranza e Fiducia: speranza esprime ciò che si auspica anche al di là di
ragionevoli elementi; fiducia riguarda una convinzione, quasi una certezza.

Politica demografica
Nell’affrontare il problema etico ecologico non può essere tralasciato campo
dell’incremento e degli squilibri demografici
Nel ‘900 crescita demografica: da 1,6 a 6,7 mid di persone
Grave squilibrio demografico tra il nord ed il sud del mondo;
Victor Holse (1992) così si esprime: L’universalizzazione del tenore di vita dei paesi
industrializzati occidentali non è attuabile senza il collasso ecologico della Terra …
se tutti gli abitanti di questo pianeta sprecassero tanta energia, producessero tanti
rifiuti, liberassero tante sostanze nocive come fa la popolazione del Primo Mondo,
le catastrofi verso le quali ciecamente ci dirigiamo si sarebbero verificate già da
molto tempo.

1 POZZATI & PALMERI - Verso la cultura della responsabilità – Edizioni Ambiente – (2006)

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Modulo 1

I fattori
• Il paradigma Ovest – Est e Nord – Sud
• Incremento demografico generale dovuto a accrescimento dell’età media,
alla riduzione della mortalità infantile
• Paesi dell’OCSE (1961) che comprende tutta l’Europa occidentale inclusa
Polonia, Rep. Ceca, Turchia, Ungheria e Australia, Canada, Corea del Sud,
Giappone, Messico, New Zeland, USA costituisce solo il 15 % della popolazione
del mondo con un tasso di crescita del 0,5 – 0,6 % annuo.
• Aree metropolitane: inurbamento anche con baraccopoli e abbandono della
campagna.

Politica dell’ ecosistema: riscaldamento globale e destabilizzazione climatica


L’uso di combustibili fossili e deforestazione sono mutamenti impressi al sistema
dall’opera dell’uomo
Gli andamento del comportamento climatico sono “non lineari” e “a scarsa
reversibilità” dimostrata dalla scienza dei “sistemi complementari e del caos”
Facchini, nel 2005 afferma: “… varie forme di inquinamento, fra le quali si possono
segnalare due espressioni che non appartengono alla sfera fisica e biologica:
l’inquinamento dell’informazione ispirata al catastrofismo secondo vedute più
ideologiche che scientifiche, e l’inquinamento degli aspetti scientifici per interessi
contrapposti di ordine finanziario di gruppi particolari o multinazionali”
Lester Brown. “Le sfide principali che la civiltà globale si prepara ad affrontare
sono la stabilizzazione del clima e il controllo della crescita demografica”
Kissinger, Clinton sono stati aderenti a questa visione; Bush jr è contrario, anche se
ha parzialmente modificato la sua posizione dopo l’uragano Katarina. L’USA di
Bush jr è fuori dal Protocollo di Kioto.
Anomalie climatiche portano a conseguenze economiche globali. Si introduce il
concetto di “sicurezza globale”
Lester Brown: Quando il deteriorarsi dell’uomo con la natura sarà visto in
prospettiva e diventerà più chiara la necessità di un adattamento, i governi
saranno costretti a ridefinire il concetto tradizionale di sicurezza nazionale. Le
preoccupazioni per la sicurezza di una nazione sono indubbiamente antiche
quanto lo stesso Stato nazionale, anche se dopo la seconda guerra mondiale
hanno acquistato un carattere prevalentemente militare.
Ma il deterioramento dei sistemi biologici, il progressivo esaurirsi delle risorse di
combustibili fossili,le tensioni economiche causate dalla scarsità di risorse
rappresentano altrettante minacce derivanti non tanto dalle relazioni tra nazione
e nazione quanto dal rapporto dell’uomo con la natura. In un mondo che è
interdipendente non solo sul piano economico e politico, ma anche su quello
ecologico, il concetto di sicurezza “nazionale” non è più adeguato; molte
minacce esigono una risposta internazionale coordinata.
Scioglimento dei ghiacci: la copertura di neve e ghiaccio gioca un ruolo rilevante
nell’assicurare la riflessione della maggior parte della radiazione solare incidente; il
sensibile aumento delle temperature riscontrato concorre alla minor copertura
riflettente e quindi all’aumento di assorbimento di radiazioni solari con

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Modulo 1

conseguente aumento della temperatura. È un sistema a feed-back positivo che


esalta l’aumento di temperatura e lo scioglimento dei ghiacci.
Il 65% delle metropoli con >2,5 milioni di abitanti sono sulla costa e comprendono il
5% della popolazione mondiale
La salinizzazione delle falde acquifere che è un problema per la produzione
agricola e contribuisce alla desertificazione in atto. Sono eventi naturali disastrosi
in aumento numerico
Disastri 6 8 18 26
Anni 1950 ’70 ’80 ‘90

Inoltre gli eventi meteorologicamente estremi sono passati dal 1992 al 2002 da 360
a >700. Sono aspetti gravi almeno quanto quelli del nucleare.
Per dare luce a questi eventi studiare le possibilità della loro riduzione numerica,
esiste l’Intergovernmental panel on climate change (IPCC) del 1988 a cui
aderiscono 130 nazioni con i seguenti scopi
o Vagliare la letteratura scientifica
o Esaminare le implicazioni ambientali e socio economiche
o Informare e aggiornare l’opinione pubblica e la classe politica, analizzare
possibili strategie per mitigare gli impatti antropici sul sistema climatico

Deve essere inoltre aumentato sempre di più il numero dei trattati internazionali
che trattano la materia. Oggi sono 250 e la loro crescita è rappresentata nel
diagramma
250

0
1920 1960 2000
Ad esempio: dopo che sono stati banditi i CFC, la loro percentuale di emissione è
scesa dell’87 %, così come è diminuito del 60% il versamento di petrolio negli
oceani, (1961 -2000) pur con un contestuale raddoppio dei traffici marittimi.
Il “Principio di precauzione” (Dich. Di Rio – 1992) afferma che in caso di rischio di
danno grave o irreversibile, l’assenza di certezza scientifica assoluta non deve
servire da pretesto per rinviare l’adozione di misure adeguate ed effettive…” è
un’affermazione di buon senso che riconosce la necessità di fere ricorso a rimedi
onde evitare danni che possono essere irreparabili, facendo prevalere la ragion
pratica sulla ragione pura.
Effetti inquinanti ed accentuazione dell’effetto serra.
Effetto serra naturale: La temperatura media del globo pari a 15°C è dovuta a tre
distinti flussi energetici:

Flussi geotermico proprio della terra che riscalda di circa 30° rispetto allo zero
siderale (-273°C),

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Modulo 1

Flussi energetici tra Sole e Terra: sotto forma di radiazioni elettromagnetiche di


cui 49% nell’infrarosso, 42% nel campo del visibile e 9% nel campo dell’ultravioletto.
Anche la terra emette radiazioni ma in funzione della propria temperatura contro
quella del sole di 6000°C. Queste radiazioni portano la temperatura della Terra a -
18°C

Flussi energetici interni all’atmosfera: l’atmosfera rappresenta uno schermo


pressoché trasparente per la radiazione in ingresso, ma cambia rispetto la
radiazione emessa dalla Terra verso il cosmo e questo perché le radiazioni di
infrarosso terrestre sono molto sensibili alle sostanze naturalmente presenti in
atmosfera con conseguente benefico effetto sulla troposfera. È questo appunto
l’effetto serra.

Cambiare la struttura dell’atmosfera significa cambiare la frequenza propria della


stessa. È una teoria prima di Fourier (1768 – 1830) poi di John Tindal (1820 – 1893).
L’atmosfera è composta da
Azoto 75%
Ossigeno 23% non concorrono all’effetto serra
Argon 1%
Altro 1%
Il vapor acque presente viene solo in parte dalla combustione di carburanti fossili
e comunque il ciclo si chiude in circa 9 giorni.
Per contro la presenza di maggior CO 2 permane nell’atmosfera per 50 - 200 anni.
I gas di effetto serra sono
% tempo Capacità (*) Peso (**)
a anni b a x b/60
CO2 anidride carbonica 60 20 - 200 1 1
CH4 metano 20 10 20 -30 6,5 - 10
NO2 protossido di azoto 6 120 150 -200 15 -20
SF6 esasofluoruro di zolfo 14 3.000 23.000 5.400
CFC cloro fluoro carbonio

(*) Capacità di ritenzione in atmosfera (anni)


(**) Peso degli altri gas rispetto CO2 [b * anni/60]

Anche i sostituto del CFC quali i l HCFC sono potentissimi effetti serra con
persistenza di 260 anni (il per fluoro propano persiste per 2600 anni paria l peso di
12.500; il per fluoro propano persiste per 50.000 anni con peso pari a 6.000).

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Modulo 1

Tassi di crescita dei consumi di prodotti da idrocarburi e emissioni globali dia


combustibili fossili.

Le iniziative diplomatiche. Si impongono allorché si prende coscienza del


fenomeno
1971 MIT – Rapporti a e b (Massachusetts Institute of Technology)
1979 Ginevra – Conferenza
1992 Rio – Conferenza: convenzione quadro sui cambiamenti climatici e
differenziazione in gruppi di paesi: documento condiviso firmato da 50
stati
1994 entrata in vigore del precedente accordo e istituzione delle parti
sottoscrittrici COP
1995 Berlino – COP 1
1996 Ginevra – COP 2
1997 Kioto – COP 3: 24 paesi industrializzati, 14 paesi con economia in transizione:
si impegnano a ridurre del 5,2 % le emissioni (valore di riferimento 1990) con
differenti % per i vari stati: 8% per l’Europa, 7% per USA, 6% Giappone e Canada.
2001 Bon – ratifica fallita per mancanza di USA e Australia
2005 Ratifica grazie alla presenza della Federazione Russa.
L’Italia si impegna a ridurre le sue emissioni del 6,5% entro il 2010
Nel contempo il valore di riferimento del 1900 era aumentato già nel 2003
del 11,6%. Si tratta quindi di una “calmierazione alla crescita”
Azione forte del governo britannico che è orientato alla riduzione del 60% entro il
2050 e 80% entro 2100.
2009 Copenagen

L’Aquila G8
In primo luogo, alla luce delle indicazioni della comunità scientifica internazionale,
è stata riconosciuta l’importanza del limite di 2°C al riscaldamento climatico
(rispetto ai livelli pre-industriali), per evitare il rischio di ingenti danni economici ed
effetti irreversibili sull’ambiente e sul sistema climatico.

Riduzione delle emissioni entro il 2050


G8 : - 80%
totali : - 50%

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Modulo 1

Conclusione:
l’effetto serra naturale è dovuto alla presenza in atmosfera di concentrazioni di
gas serra ridottissime e proprio per tale ragione è molto alta la sensibilità del
sistema. I rilevati incrementi di emissioni inquinanti comportano un aumento di gas
serra. Esiste una correlazione tra le concentrazioni di gas serra e la temperatura
del pianetaGrave allarme per l’aumento di CO2 in atmosfera che è ora 380 ppmv
rispetto allo storico di 290 da 400.000 anni ad oggi
Esiste un elevato trend di aumento delle temperature del pianeta
Esistenza di studi che prevedono nel 2100 un aumento della temperatura del
pianeta di 1,5 – 2,8 °C o maggiori.

Esistono rilievi che accertano importanti disordini ecologici correlabili ad


incrementi di temperatura del pianeta. Siamo in un periodo in cui l’umanità è in
presenza di una inevitabile transizione energetica.

Assetti energetici mondiali – trasformazioni


L’analisi del sistema energetico mondiale deve partire dalle risorse totali di energia
primaria e dalle esigenze degli utenti laddove si trovano entrambe. Siamo in
presenza di una forbice popolazione – energia utilizzata. Esaminando l’utilizzo delle
risorse per energia elettrica si osserva la preminenza dei combustibili fossili per la
loro facilità di accumulo e trasporto.
Popolazione energia impiegata tasso
20 % 60 3
80 % 40 0,5
Gli stati ad alta densità di popolazione quali Cina e India hanno anche una
grandissima crescita economica grazie ad un elevato numero di laureati in
scienze tecniche ed economiche. C’è una grande richiesta di energia da
idrocarburi per locomozione (l’automobile è ancora uno status symbol) e per
energia domestica. Il tutto comporta una grande emissione di CO2 . Confronti
Cina nel 1990 1,5 numero di autom./1000 persone
nel 2000 7 numero di autom./1000 persone
India nel 1990 2 milioni di automobili
nel 2000 6,1 milioni di automobili
con crescita del 60% annuo della Innovation Technology

Coscienza Cinese del problema ambientale: secondo Xie Zhenhua (2006)


responsabile del Ministero dell’Ambiente “questo miracolo (economico cinese)
avrà vita breve perché l’ambiente non riesce più a tenere il passo … la Cina
dovrà trovare una propria strada per lo sviluppo saltando a piè pari le tecnologie,
le politiche e le culture valide nel mondo occidentale. Il governo cinese ha fatto
dello sviluppo sostenibile una strategia nazionale e della tutela ambientale
l’elemento base della propria politica. ”

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Modulo 1

Riserve fossili mondiali: stima in anni


Carbone 225
Gas naturale 65
Petrolio 45 (indicativo)
Nel 2006 si consumano 80 mil di barili/giorno
In un secolo si è consumato circa la metà della risorsa dispo-nibile con 6.5 mid di
persone; nel 2026 saremo in 8 mld.Le nazioni che vogliono adeguarsi al tenore di
vita dei paesi occidentali vedono nel Protocollo di Kioto un freno alle loro
aspirazioni. Il trend di crescita dei paesi emergenti è 3 volte quello dei paesi
industrializzati (25 – 8%); la crescita delle emissioni nocive è più alta dei target delle
azioni correttive. Gli obiettivi di Kioto sono insufficienti a mantenere sotto il livello
dei 450 ppmv . Nel 2002 si è presa coscienza di questo gap.

Le azioni verso nuove forme di energia e riduzione dei consumi di energia.In Italia
c’è pochissimo petrolio, gas e carbone; la risorsa idrica è al massimo della sua
potenzialità ed espansibilità e le risorse rinnovabili rappresentano solo qualche
%.Per i seguenti prodotti la ripartizione tra importato e nazionale è la seguente:
trasformati in energia elettrica
Petrolio 94 - 6 trasformato i en. Elettrica 46
Gas 68 - 32 24
Carbone 90 - 10 11
L’atro 19 % di energia elettrica è prodotto dalle centrali idroelettriche 17% e da
risorse rinnovabili 2%.
Il nucleare in Italia è stato abbandonato nel 1987.

Si impone con urgenza la necessità di superare il transitorio tra le risorse disponibili


e le richieste di energia sempre crescenti trovando un sistema energetico eco-
sostenibile. Il transitorio può essere gestito attraverso il miglioramento della
combustione sia in termini di riduzione dei consumi sia in termini di emissioni eco-
compatibili. Ci sono compagnie petrolifere che entrano nel mercato dei
combustibili ecologici come quelli derivanti da prodotti vegetali. L’altra strada è
quella del riciclo dei prodotti o delle sfruttamento massimo del calore di scarto per
raffreddamento delle camere di combustione o per l’energia ancora presente nei
gas di scarico.

Anche la pianificazione urbanistica, i trasporti e le leggi per la riduzione della


dispersione termica nel campo dell’edilizia e dei relativi serramenti concorrono a
ridurre il consumo dell’energia primaria e del livello di inquinamento (DE 2002/9 e
DL 19/08/05).

Le fonti rinnovabili:
Eolica solare geotermica
biomasse mini idroelettrica maree
moto ondoso gradienti termici degli oceani
nucleare per fissione nucleare per fusione.

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Modulo 1

Politica energetica
Risparmio energetico
Promozione degli sgravi fiscali per impianti di riscaldamento e condizionamento
con particolari caratteristiche, adozione di pompe di calore, riduzione dell’uso
delle luci superflue, uso, ma non abuso, di lampade a basso consumo,
temperature di lavaggio dei panni e delle stoviglie, elettrodomestici in classe A,
ridurre lo stand-by degli apparecchi quali i televisori e simili, l’adozione di
automobili “ibride” (benzina ed elettricità), linee elettriche a superconduttori.

I costi per la trasformazione di energia primaria in elettrica.


Carbone 6.3 – 19.8
Gas naturale 4.4 – 9.0
Nucleare 10.2 – 14.7
Biomassa 8.0 – 12.0
Idroelettrico 2.8 – 8.7
Fotovoltaico 25.6 – 50.6
Eolico 4.0 – 6.25
In Germania la percentuale di energia elettrica prodotta dall’eolico è passerà dal
6.3% del 2000 al 12.5 % del 2010, al 20% del 2020.

Energia solare
Solare fotovoltaico (luminoso) da fotoni su pannelli Adozione molto spinta in
Germania
Solare termico
• a bassa temperatura (<100 °C) usato per il riscaldamento dell’acqua negli
edifici (1 – 10 kW)
• ad alta temperatura (400 – 1200°C) realizzato mediante specchi a
concentrazione di energia solare; funziona anche con luce diffusa e nubi
ed è adatta per regioni a forte isolamento. Oltre alle centrali di bassissima
potenza per usi locali, esistono unità fino a 200 MW elettrici in connessione
alla rete nazionale.
Nucleare per fissione
Rappresenta il 17% della produzione mondiale di energia elettrica (e solo questa)
Aspetto negativo: Altissimo costo d’impianto e ancora più nella fase di dismissioni;
possibilità di incidenti (vedi Chernobil), scorie radioattive pericolosissime per
migliaia di anni (ricerche in corso sulla sicurezza e sul decadimento delle scorie).
Aspetto positivo: Bassissime emissioni in atmosfera.
Si sta esaminando e provvedendo per l’aumento della “vita” della centrale da 20
- 25 anni a 40 – 45 anni.
In Italia si è nella condizione di “No al Nucleare” ma aperti al pericolo del nucleare
stante la presenza di centrali nucleari nei paesi confinanti. Oggi importiamo il 16%
di energia pari a 4 centrali come Caorso, ma a prezzi imposti dal mercato.

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Modulo 1

Localizzazione siti dei Reattori Nucleari nel mondo

Localizzazione siti dei Reattori Nucleari in Europa

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Modulo 1

Il deposito superficiale

Nucleare per Fusione


Siamo ancora in fase di sperimentazione e per ancora 50 anni.
Si ottiene energia non da scissione del nucleo, ma da fusione di due nuclei. Due
isotopi di trizio e deuterio vanno a combinarsi e formano un atomo di elio che ha
massa leggermente inferiore alla somma dei due atomi originari. La materia
mancante si trasforma in Energia secondo Einstein
E = m c2 (massa, c velocità della luce)
La fusione è estremamente interessante perché le materie prime sono largamente
disponibili; non produce scorie radioattive, né gas ad effetto serra. Avviene solo in
presenza ad altissime pressioni e temperature (milioni di gradi) in corrispondenza
delle quali il combustibile si trova allo stato di plasma per cui è stato possibile
realizzare tale reazione soltanto per scopi distruttivi (bomba H all’idrogeno).
La fusione “controllata” trova limiti anche nei materiali del contenitore non
essendovi materiali che resistono a quelle temperature.
Altro ostacolo è il “confinamento magnetico” che consiste nel generare altissimi
campi magnetici che teoricamente evitano il contatto del plasma con le pareti.
Il “sconfinamento iniziale” che prevede la violenta compressione del plasma ad
una densità talmente elevata da innescare delle micro esplosioni (del tempo di
milionesimi di secondo) con rilevante liberazione di energia da ripetere molte volte
al secondo. Con tale procedimento potrebbero essere sopportate, per effetto
della sola inerzia dei materiali, a mantenere le proprie caratteristiche chimico
fisiche.
Progetto ITER (International Thermonuclear Engineering Reactor) che si vuol
realizzare in Francia assieme a CE, Giappone, Russia, Sud Korea India e USA per

Dott. Ing. Alberto Guglia 51/70


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Modulo 1

verificare la fattibilità scientifica della fusione come fonte di energia. Ci sono


perplessità come da parte del fisico Bruno Coppi (prof. al MIT di Boston).
La fusione fredda che dopo l’esperimento del 1989 è rimasta un punto
interrogativo.
Politica dell’acqua
Riduzione della disponibilità dell’acqua
Quella potabile è risorsa fondamentale per la vita. La sua distribuzione è
disomogenea rispetto le necessità ed è sempre minore in relazione allo sviluppo
demografico.
Nel tentativo di accordi fra gli stati è sempre presente un conflitto basato su
rapporti di forza e la penuria d’acqua è anche fattore strategico nei conflitti tra le
parti.
L’acqua esistente: 1.4 miliardi di km3 di cui 97,5% acqua salata e 2,5% acqua
dolce (35 milioni di km3).

Dove si trova e come si rinnova l’acqua dolce:


ghiacci polari da 1.000 a 16.000 anni
acque sotterranee da giorni a migliaia di anni
laghi da 1 a 1.000 anni
zone umide da mesi ad anni
fiumi da 10 a 30 giorni
Ma la parte per usi antropici è pari a circa 100 milioni di km3 e si trova concentrata
in massima parte nell’emisfero settentrionale.
Rinnovabilità
Si ha con il ciclo idrogeologico di evaporazione
Prelievo: acqua subito restituita al ciclo idrogeologico
Uso: acqua che a seguito del suo uso non si rende disponibile per il ciclo
idrogeologico (evaporazione, assorbimento piante, usi industriali, ..)
La differenza influisce poco sulla quantità, ma piuttosto sulla qualità e sul
successivo riuso.
Esempi: nell’E.U. e USA circa il 46 % dell’acqua è usato per il raffreddamento delle
centrali elettriche che dopo il suo uso è ancora disponibile.
Nel campo dell’agricoltura e industriale c’è il pericolo dell’inqui-namento delle
falde per pesticidi e diserbanti che per residui industriali.
Prelievi pro capite giornalieri:
anno persone prelievo km3 prelievo litri
mil. complessivo pro capite
1700 680 110 438
1900 1634 580 1000
2000 6236 4130 1835
Valori non personali, ma complessivi di tutte le applicazioni industriali e agricole.
La rinnovabilità: si hanno i seguenti momenti:
stress se è < 4600 l/giorno
penuria < 1000
crisi < 500

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Modulo 1

La disponibilità rinnovabile D è data da


D = P * S – Ep * S + (M – V)
P livello medio precipitazioni
S estensione territoriale (costante)
Ep condizione di evaporazione
M – V acqua in ingresso ed uscita dal territorio
Dividendo questo valore per la popolazione del territorio si ottiene la disponibilità
pro capite. Mentre l’offerta (disponibilità) sembra praticamente costante,
aumenta invece rapidamente la domanda per incremento della popolazione,
delle esigenze agricolo-industriali, per l’urbanizzazione.
Un altro problema si pone con l’”accesso ad acque sicure”
Mancata sicurezza: In Europa il 2%; in America Latina e Carabi 5% ed in Africa al
15% e i Asia al 80%.
In termini di accesso limitato a servizi idrici di base queste percentuali cambiano
per l’Africa al 27% e per l’Asia al 66%. Per acceso limitato si intende la disponibilità
a 15 minuti di cammino per avere almeno 20 litri.
Il Diritto all’Acqua assume anche aspetti giuridici. Numerose le strutture che
operano in tal senso: Forum mondiale per i diritti economici e dell’acqua,
Consiglio mondiale dell’acqua, manifesto per il contratto mondiale dell’acqua in
cui si ribadiscono i concetti che l’acqua è un bene vitale, patrimoniale, comune e
mondiale.
Partiti nel 1970, ci si propone oggi con una “Cultura della Responsabilità” di ridurre
del 50% (1.1 miliardi di persone) il numero di quelli che non hanno accesso
sufficiente all’acqua.

Profughi ambientali
La disuniformità delle risorse energetiche e di risorse primarie quali l’acqua e
l’aumentato delle esigenze delle popolazioni porta a migrazioni verso “ambienti”
più accettabili per la vita.
Si deve a Norman Myers (1995) la trattazione di questo problema illustrato nel libro
“Esodo ambientale. Popoli in fuga da terre difficili”
Nel 2003 Peter Singer scrive in merito a “One World”. L’etica della globalizzazione”
sviluppando un concetto già espresso negli anni ’60 dall’olandese Marshall
McLuhan in “War and Peace in the global Village”.
Ci si deve rivolgere non solo alle nostre risorse naturali ma bisogna far ricorso
anche alle risorse morali.
Ritrovando le origini del passato che un gruppo umano trova l’energia per
affrontare il suo presente e progettare il suo futuro (Edgar Morin 1999).
È essenziale studiare il contributo della scienza e della tecnica al pensiero e inserire
questo contributo nella narrazione teorica.
Il mutare della scienza in un’attività socialmente responsabile è solo ai suoi inizi. È
questo uno dei più radicali rivolgimenti della storia umana ed è pertanto
indispensabile che venga ampiamente discusso e compreso (cit. Koirè 1971).

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Modulo 1

La dimensione della dimenticanza delle teorie invecchiate o superate fa perdere


tutto il percorso logico che si tesse con l’ambiente e l’epoca in cui le teorie sono
state fondate.
Durante il Rinascimento si avverte il desiderio di conquista e di controllo della
natura per mezzo della scienza. Inizialmente l’atteggiamento era di sottomissione
rispettosa della natura per implicazioni in campo religioso.
Dopo la lunga serie di guerre di religione nei secoli XVII e XIX subentrano le guerre
per motivi economici.
Questo porta all’intreccio degli interessi economici mediante il finanziamento dei
nuovi laboratori di sperimentazione, di impiego di tecniche dei nuovi materiali a
fini pubblici e privati.
Nella seconda metà del settecento l’Inghilterra è il centro nevralgico da cui
prende l’avvio la rivoluzione industriale, ma non è là che maturano gli indirizzi
didattici e di ricerca volti a rendere concreta l’integrazione fra scienza e tecnica.
Si sviluppano sì le prime tecnologie nel tessile e manifatturiero e poi nei trasporti e
strutture di comunicazione, ma solo nel secondo ‘800 nascono i centri di cultura.
È invece in Francia con l’Ecole Polytechnique del 1795 che diventa fucina di
tecnici per le trasformazioni socio economiche non solo per i francesi ma anche
per i giovani di tutto l’Europa.
Questo modello si diffonderà a Torino e Milano nel 1800 e nel1830 in Germania.
In quel periodo la mutazione degli indirizzi didattici avviene anche in Inghilterra a
Oxford e Cambridge.
Ludovico Geymonat (1908 – 1991) osserva anche la grande rivoluzione
nell’istruzione delle masse che ha portato molti giovani, selezionati tramite
concorso, allo studio universitario tenendoli poi severamente impegnati. A questo
contribuì anche lo Stato e l’università tornò ad assumere un rilievo di primo piano
nella società francese.
Nella scuola preuniversitaria nascono accanto ai ginnasi anche gli istituti tecnici
industriali e commerciali creando una concreta connessione tra scienza e
tecnica.

Il rischio nucleare – il Progetto Manhattan


6 agosto 1945, ore 8.15: il B-28 Enola Gay sgancia su Hiroshima la prima bomba
nucleare seguita da una seconda il 9 agosto a Nagasaki.Si apre una nuova era
nello studio del rischio e della Responsabilità: una correlazione tra “potenza” e
“responsabilità etica spinta” per le gravi minacce ed estreme conseguenze sui
destini delle popolazioni future. È l’esempio di come si passa dalla little science
alla big science prima per finalità militari, poi per finalità energetiche.
L’approccio:
Germania, 1938: Otto Hahn scopre il processo di fissione (ossia scissione) del
nucleo di uranio che si traduce, in due anni, in una applicazione tecnologica in
grado di sprigionare una potenza devastante senza precedenti.
Le ricerche i campo nucleare erano già iniziate agli inizi del 1900 ed è ben prima
del 1938, che il drappello di fisici di Via Panispena a Roma , guidati da Enrico

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Modulo 1

Fermi, realizza la prima reazione controllata. Le considerazioni sullo sviluppo di


questa nuova forma di energia sono condizionate dalla possibilità di Hitler di
realizzare questo ordigno bellico e sono affrontate da tre scienziati ungheresi
rifugiati in America (Sziland, Wigner e Teller); assieme a Einstein si adoperano per
far giungere a Roosevelt una lettera frutto di un grande dibattito interiore.
Einstein, nel 1952, ricorderà che “La mia parte nella costruzione della bomba
atomica è consistita in un unico atto: firmai una lettera per il presidente Roosevelt
in cui facevo presente la necessità di esperimenti su vasta scala per verificare la
possibilità di produrre una bomba atomica. Ero pienamente consapevole dei
danni terribili che sarebbero stati arrecati all’umanità in caso di successo. Ma la
possibilità che i tedeschi stessero lavorando al medesimo problema con qualche
possibilità di successo mi obbligò a compiere questo passo. Non potevo far altro
sebbene fossi un convinto pacifista). (Greco 1995). Roosevelt decide di proseguire
anche se dal 1939 al 1941 questo rimane un progetto di studio.

Dopo l’attacco a Pearl Harbour del 7 dicembre 1941 gli americani cominciano a
prendere in considerazione la minaccia delle scoperte dei tedeschi.Nel 1943 a Los
Alamos in Messico, su indicazione di Oppenheimer, si insedia il primo nucleo di
fisici. La bomba è considerata una “minaccia estrema” temendo che questa
possa innescare una reazione a catena non controllata che interessi tutta la
biosfera. Man mano che si procede nel progetto aumentano le preoccupazioni
tanto che gli scienziati inviano al presidente USA una nuova nota che illustra le
possibili conseguenze.
Probabilmente Roosevelt muore prima di leggerla.
Truman istituisce un “Interim committee” per valutare le opportunità militari e
politiche della bomba.
Sziland, nel tentativo di indirizzare le coscienze, redige una terza petizione firmata
anche da altri per scongiurare l’uso della bomba, e se del caso, solo dopo aver
dato chiara dimostrazione della sua potenza. Questa nota, inoltrata per via
gerarchica, non raggiungerà mai Truman, ma solamente l”Interim Committee”
che però si esprime a favore dell’uso della bomba.

Il 16 luglio 1945 viene effettuato un primo esperimento ad Almagonda;


contemporaneamente è in corso la Conferenza di Posdam che sancisce
l’ultimatum a Tokio, ultimatum che viene respinto. Ma quindici giorni dopo, il 1°
maggio 1945 con l’occupazione di Berlino ed il suicidio di Hitler, la guerra in Europa
è conclusa: il Giappone è isolato.
Ciò nonostante, per piegare le ultime resistenze del Giappone e porre fine alla
guerra, tre mesi dopo la resa della Germania viene deciso di sganciare due
bombe nucleari, la prima su Hiroshima (6 agosto) e la seconda su Nagasaki (9
agosto) con gli effetti disastrosi sia immediati che a lunghissimo tempo.

Dott. Ing. Alberto Guglia 55/70


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Modulo 1

Nagasaki – The day after

Ma oltre ai danni immediati e persistenti nel tempo causati dalle due bombe, un
altro problema appare nello scenario politico mondiale: la divisione in blocchi, la
guerra fredda e la corsa agli armamenti nucleari. Gli scienziati si disgregano: Teller
si ritira, Openheimer, dimes-sosi da direttore del progetto, affiancato da Enrico
Fermi e Isador Rabi, tenta di operare all’interno delle istituzioni opponendosi alla
bomba a fusione ritenendo che quanto in atto è sufficiente per una funzione di
deterrenza. La bomba a fusione sarà sperimentata nel 1954 nell’atollo di Bikini.
In chiave etica è importante la riflessione di Segré:
“ Il fatto che non esistano limiti al potere distruttivo di quest’arma fa si che la sua
semplice esistenza e la conoscenza di come fare per costruirla costituisce un
pericolo per l’intera umanità. È indiscutibilmente una cosa malvagia da
qualunque punto di vista la si consideri” [1987].

Per fortuna non si sono più utilizzate armi nucleari, ma la loro presenza comporta
oggi il grande problema della loro neutralizzazione e dismissione.
L’eredità lasciata dal Progetto Manhattan riguarda nella sua essenza, al di la delle
armi atomiche, l’emergere di una nuova sfida per l’umanità: ridefinire il modo di
concepire
la responsabilità dell’agire umano in rapporto al suo “universo sociale e
ambientale”.
È una sfida antica; resa estrema sessant’anni fa e ancora più estrema ai giorni
nostri.
Con Hiroshima si entra nell’era post moderna, nell’era della “società del rischio“ in
cui l’aspetto ambientale si rivela punto centrale di ogni trattazione.

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Modulo 1

La questione ambientale

Ulrich Beck affermava nel 1986 [poco prima del disastro di Chernobil] che con la
crescita esponenziale delle forze produttive si liberano rischi potenziali
autodistruttivi in dimensioni oggi sconosciute di fronte ai quali la capacità di
immaginazione dell’uomo appare inadeguata.
Ma la crescita di coscienza avviene per stadi molto lenti:
1970: Intreccio tra l’incremento demografico e i limiti dello sviluppo
1980: Contaminazione della bassa atmosfera, acqua e sottosuolo nonché
incidenti di petroliere e impianti industriali1990: I problemi vengono recepiti; si
evidenzia l’effetto serra, la trasformazione degli asseti energetici mondiali, la
limitata disponibilità di acqua dolce, la perdita di patrimonio forestale, buco
dell’ozono, erosione e desertificazione.
Sono mutamenti che implicano:
 incremento ed equilibri demografici
 l’acutizzarsi di implicazioni sanitarie a causa della contaminazione della
bassa atmosfera, delle acqua e del sottosuolo
 l’elettrosmog
 le nano tecnologie
 l’ingegneria genetica, settore medico, farmaceutico e agrario, OGM.
In Italia le riflessioni di Beck arriveranno solo nel 2001 !!
Se prima la natura era un rischio per l’uomo, oggi è l’uomo un rischio per la natura
e per se stesso.

Molti gli scrittori: Rachel Carson (1961) con “Silent spring”, Donatella e Denis
Medani (1972) “The limit of growth” a cui segue il pensiero di Eric Fromm che
evidenzia che si è posto per la prima volta il pensiero di carattere etico non già
come conseguenza di credenze morali, ma bensì come conseguenza di analisi
economica.
Nel The Global Report to President (Carter) del 25/5/1977 si afferma che I problemi
ambientali non si fermano ai confini nazionali … avviare studi sui probabili
mutamenti della popolazione mondiale, le risorse naturali e l’ambiente che
potranno avvenire entro la fine del secolo. Questo servirà ì come base della nostra
pianificazione a lungo termine.

R. Reagan, succeduto a Carter, lasciò cadere questi concetti che però erano
conclamati. Il Rapporto Brundtland del 1987 proclamò il concetto dell’uso delle
risorse naturali e ambientali in modo tale che i bisogni delle attuali generazioni
vengano soddisfatti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di
soddisfare i propri. Nello stesso anno veniva firmato il Protocollo di Kioto e a Parigi
la “Dichiarazione sulle responsabilità delle generazioni attuali rispetto a quelle
future”.

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Modulo 1

Antropocene nella nostra era.


(termine recente che definisce l’attuale rea geologica in cui l’uomo e le sue
attività sono i principali fautori delle variazioni climatiche).

Nel 1992 più premi Nobel hanno espresso il pensiero che gli esseri umani e la
natura si trovano in rotta di collisione. La capacità della terra a provvedere ad
una quantità crescente di persone ha un limite …. e ci stiamo avvicinando
velocemente a molti limiti della Terra. Non rimangono che pochi decenni prima
che vada perduta l’opportunità di allontanare le minacce che incombono su di
noi e che venga compromessa oltre misura la prospettiva per l’umanità.

Come definisce il filosofo Ludovico Geymonat, la definizione di antropocene si


presta a ricondurre la sostanza dei problemi da un piano sovrastrutturale
(inquadramento di concetti generali delle società) ad un piano strutturale dei
fondamenti etico culturali riguardante i temi della responsabilità umana,
ritornando così a far dipendere l’essenziale come sempre dall’uomo al quale va
riconosciuta la facoltà più radicata e meno cedibile di pensare, giudicare e
scegliere di fronte ad un quadro di possibili iniziative e soluzioni.
Quindi i concetti di coscienza dei pericoli, delle responsabilità verso le generazioni
future e delle relative precauzioni e della coscienza di responsabilità devono
crescere contemporanea-mente e non sfasati tra loro sia nell’ambito di una sola
società che in una visione globale degli altri che hanno culture, esigenze e
tradizioni diverse.

È importante quindi l’ “evoluzione scientifica e ambientale” ed il “modo di


pensare” delle genti. Albert Einstein, relativamente ai foschi avvii dell’era atomica,
affermava: La potenza scatenata dall’atomo ha cambiato ogni cosa tranne il
nostro modo di pensare …. Se volgiamo che il genere umano sopravviva, è
indispensabile un modo di pensare radicalmente nuovo”. Si è già visto lo sviluppo
del pensiero filosofico dal 1600 ad oggi con il passaggio dalla ricerca centrata
sulle verità essenziali a quella che con Galileo è chiamata innovazione che sposta
l’interesse ai metodi ed alle finalità della conoscenza.
Cioè si comincia ad interessarsi dei rapporti causali (causa ed effetto) e non più
delle finalità (rapporto tra fine e mezzo).

Si perviene più avanti ai concetti di


Cultura premoderna: conoscenza organicistica (connessione coordinate di varie
parti nel tutto) e animistica (governo della metafisica)
Cultura moderna quale sistema meccanicistico perfetto che come scrive Keplero
è quello di dimostrare come la macchina celeste debba essere assimilata non ad
un organismo celeste, ma ad un orologio.

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Modulo 1

Per Descartes scienza e filosofia restano integrate anche se c’è una


schematizzazione in due campi:

Lo spirito (res cogitans)


La materia (res extensa)

E riprende il concetto di Newton per cui l’universo è una macchina che funziona
secondo leggi fisiche comprensibili e rappresentabili attraverso il ricorso alla
matematica (riassumendo il pensiero di Galileo e Keplero.
Si giunge al principio di Evoluzione inteso come trasferimento del pensiero
dell’uomo dalle categorie morali alle categorie scientifiche: dal bene al
benessere, dal male alla malattia, dalla verità alla statistica. Viene stravolto il
concetto Baconiano dell’utilità della natura per l’uomo che si trasforma nell’uomo
padrone e possessore della natura con una artificilizzazione della natura stessa
(Sermont, 1967).

Nell’emergente era industriale, fino agli anni 1950, l’ambiente naturale finisce per
essere considerato un insieme di risorse fra loro pive di qualunque legame eco-
sistematico, da sfruttare in considerazione degli interessi socio-politico economici.
Ci si rende poi conto che l’appropriazione della natura porta al degrado;
Konrad Lorenz nel 1983 scriveva: In questo momento le prospettive dell’umanità
sono cupe …. Essa è minacciata da una morte lenta a causa dell’inquinamento e
di altre forme di distruzione dell’ambiente nel duale e del quale vive ….Molti filosofi
se ne sono resi conto e la consapevolezza che la distruzione dell’ambiente e la
decadenza della civiltà vanno di pari passo è scritta in molti libri.

Anche Hans Jonas si esprimeva con Mai tanto potere è stato accompagnato da
una così scarsa capacità di indicarne l’uso migliore. Le cause: sono molteplici, tra
queste quella della frammentazione dello studio in discipline elementari il che fa
perdere l’unità dei concetti generali. La iper specializzazione impedisce di vedere
il globale (che frammenta in particelle) così come il l’essenziale (che dissolve). Ora
i problemi essenziali non sono mai frammentari e i problemi globali sono sempre
più essenziali. Così più i problemi diventano multidimensionali, più si è incapaci di
pensare la loro multidimensionalità e più la crisi progredisce, più progredisce
l’incapacità di pensare la crisi; più i problemi diventano planetari, più essi
diventano impensati. (Morin 1999).

La rinascita dell’Etica e sviluppo del senso di responsabilità ambientale

La questione ecologica può configurarsi come un problema tecnico scientifico,


ma anche come problema etico, una questione etica propria di questo inizio del
terzo millennio. Si deve pensare alla rivoluzione tecnico scientifica (dell’azione) e
alla rivalutazione dell’etica (della coscienza). Con la domanda etica le scienze,
nella figura ultimativa della tecnica, tornano a casa, cioè tornano al problema

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Modulo 1

della filosofia donde erano nate. La tecnica segna così il ritorno della filosofia, cui
è presumibile che sempre più assisteremo in futuro. (Carlo Sini 1992)
Le tre fasi del lento processo di riaffermazione dell’etica
• Un nuovo modo di guardare la natura
• Riflessione sulla potenza della tecnica
• Riflessione sulle responsabilità intergenerazionali
Ma parlando di ecologia va ricordato il significato del temine “discorso sulla
casa”Aldo Leopold (docente di Wildlife management alla Wisconsin University)
propone una interessante sequenza:al primo stadio l’etica si interessa del rapporto
degli uomini con gli altri uomini con il compito di favorire la restrizione delle libertà
individuali a favore di criteri cooperativi e di reciproco rispetto. Nel secondo
stadio l’etica si allarga dai rapporti interpersonali quelli fra individui e istituzioni
sociali.
Nel terzo, etica della terra, l’interesse dell’uomo verso gli esseri non umani e cioè
gli animali, piante e tutti gli elementi naturali. Cioè vi deve essere un
coinvolgimento totale di tutte le realtà esistenti, legate tra loro da connessioni che
non vediamo o non volgiamo vedere per puro spirito egoistico.
L’uso della terra, che non ci appartiene, non reclude l’uso delle risorse , ma non
deve ledere il loro diritto di perpetuare la loro esistenza sempre e comunque allo
stato naturale. L’Homo sapiens non come conquistatore, ma come cittadino di
una comunità. Va fatta chiarezza tra la scienze ecologiche (la eco-filosofia) e i
movimenti ecologisti (movimenti d’opinione) ai quali vengono attribuiti dei meriti
ma va anche rilevata la loro cristallizzazione e generalizzazione delle posizioni in
modo tale da esporle ad accessi dogmatici e ideologici.

Due le correnti di pensiero che si affacciarono già nell’ottocento:


Il Preservazionismo (o protezionismo) promosso da John Muir (1838-1914) già
presidente del Sierra club di san Francisco: propugna l’istituzione dei cosiddetti
“santuari naturali” sia dei territori che degli animali. Il primo parco è quello di
Yellowstone, poi Yosemite, General Grant, Sequoia Nat. Park e Mount Reiner.
Il Conservazionismo: viene promosso da Gifford Pinchot (1865-1946) che
incoraggia l’uso saggio e una gestione scientifica delle terre federali riuscendo a
conquistarsi il sostegno di Roosevelt. La sua opera viene ascritta nell’ambito di una
politica di mediazione tra lo sfruttamento illimitato e la protezione assoluta (criterio
della conservazione per il futuro nel campo dello sfruttamento delle foreste).

Se questi concetti erano propri della fine ottocento, nel novecento Heidegger,
Guardini e Gehlen evolvono questi pensieri. Martin Heidegger rifletteva: In
un’epoca in cui anche l’ultimo angolo del globo è stato conquistato dalla tecnica
ed è diventato economicamente sfruttabile, la decadenza spirituale della Terra è
così avanzata che i popoli rischiano di perdere l’estrema forza dello spirito, quella
che permetterebbe di valutare come tale questa decadenza. La potenza
della tecnica che dappertutto, ora dopo ora, … incalza, trascina, avvince l’uomo
di oggi: questa potenza è cresciuta a dismisura e oltrepassa di gran lunga la
nostra volontà, la nostra capacità di decisione perché non è da noi che procede.

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Modulo 1

Da queste nozioni discende il concetto di pericolo: Il pericolo non è la tecnica.


Non c’è nulla di demoniaco nella tecnica, c’è bensì il mistero della sua essenza.

Citando due versi del Pathos di Holderling, Heidegger ricorda che là dove c’è il
pericolo, cresce anche ciò che lo salva.

Romano Guardini è più pessimista: l’uomo ha il potere sulle cose, ma non ha,
esprimiamoci con maggior fiducia, non ha ancora potere sul proprio poter …. La
scienza e la tecnica hanno reso le energie della natura e quelle dell’uomo
disponibili a un tale grado che possono avvenire distruzioni di proporzioni
imprevedibili, acute o croniche …. Da ora in avanti e per sempre l’uomo vivrà ai
margini di un pericolo che minaccia tutta la sua esistenza e continuamente
cresce.

Arnold Gehlen da una posizione un po’ diversa: La crisi dell’uomo post moderno
non è tanto da esaminare alla luce di un fenomeno di decadenza spirituale
indotto dagli avanzamenti del paradigma tecnico scientifico quanto e piuttosto
alla luce di una prospettiva storica di ampio respiro entro cui la crisi si configura
come la conseguenza di un’epoca di transizione.
Da quanto sopra nasce la riflessione sulla responsabilità.
Max Weber, considerato il “padre delle scienze sociali”, introduce i concetti della
etica della convinzione e etica della responsabilità: la prima fa riferimento alle
intenzioni, la seconda impegnata verso le conseguenze dell’azione. Si perviene al
concetto di etica applicata (bioscientifica, economica, e ambientale).
Ma ancor più importante è il concetto della responsabilità intergenerazionale.

Si sviluppa dal 1970 dopo l’allentarsi dell’angoscia nucleare e il progressivo


affermarsi delle ansie per la crisi ecologica. Il pensiero educativo e l’università
devono essere impegnati nell’opera di formazione della coscienza ecologica per
dare vita a una cultura quale strumento per modificare la realtà. Se l’uomo
acquisisce il potere di interferire nei processi della biosfera causando processi
catastrofici ed irrevocabili, deve riconoscere un’urgenza etica che fa capo al
Principio di responsabilità.
Jonas afferma che le nuove forme e le nuove dimensioni dell’agire esigono
un’etica della previsione delle responsabilità altrettanto nuova; un’etica della
responsabilità a lunga portata che nessuna trasgressione attuale ha già
evidenziato nella realtà.

Il principio di precauzione:
Nel caso di eventi suscettibili di effetti dannosi gravi e irreversibili, misure adeguate
e rimedi debbono essere adottati anche quando non si dispongono di prove e/o
soluzioni scientifiche certe. Il rapporto di complementarietà tra responsabilità e
precauzione si coniuga nei termini di pensiero ed azione. O come dice Benedetto
Croce nasce per fini pratici ed è un momento della dialettica del fare. In altre

Dott. Ing. Alberto Guglia 61/70


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Modulo 1

parole il principio di complementarietà si basa sul problema di coscienza che si


sviluppa dal principio di responsabilità verso il principio di precauzione con
l’adozione di “misure adeguate” per l’azione stessa.

Paura e fiducia non sono due poli contrastanti ed opposti, sono piuttosto aspetti
coscienti del proprio essere fiducioso nelle proprie capacità intellettive nel saper
guardare avanti ed agire di conseguenza (accettare i maggiori costi per
realizzare costruzioni antisismiche laddove ciò è necessario; ad esempio la
definizione delle zone sismiche del territorio).

Pensiero laico e pensiero cattolico


Troviamo forti indicazioni di quanto detto anche nelle azioni e nei discorsi del capo
della chiesa cattolica da Paolo VI a Giovanni Paolo II con il “discorso ai giovani
(1987) e dello stesso anno l’enciclica “Sollecitudo rei socialis”

Dal rapporto etica – economia alla responsabilità di impresa

Oggi gli economisti si sono fatti portavoce di una nuova visione secondo cui etica
ed economia sono un binomio inscindibile.
L’etica è destinata a giocare un ruolo sempre più importante nell’economia ed il
rapporto etico – economico è chiamato a calarsi nella prassi applicativa e ad
investire in pieno le attività d’impresa in quanto proprio queste riassumono
l’intreccio attuale tra scienza – tecnica – economia.W. Evans e E. Freman nel “A
stakeholder theory of the modern corporation” affermano che la responsabilità
del manager non può riferirsi ai soli azionisti (shareholders) ma ad una più ampia
schiera di interlocutori pubblici e private dell’impresa stessa.

Nel 2002 a New York, durante il Word Economy Forum, 36 responsabili di


multinazionali dell’industria hanno firmato un documento in cui al centro della loro
attività non c’è solo il profitto ma anche l’attenzione al sociale e all’impatto
ambientale.
Solo nel 1970 Milton Freeman aveva invece affermato che c’è solo una sola
responsabilità per l’impresa: fare profitto!È negli ultimi anni che si vanno via via
affermando non solo nelle istituzioni ma anche nelle industrie e nelle associazioni
concetti di Sviluppo Sostenibile (1987), di CSR – Corporate Social Responsibility
(2001).
Tutto questo porta a definire le performance ambientali e sociali con opportunità
per l’economia di impresa.

I paesi che hanno le più aggressive politiche ambientali sembrano essere quelli
più competitivi e con maggior successo economico
La tutela dell’ambiente si configura sempre di più non come un costo o un vincolo
ma come un’opportunità di sviluppo.

Dott. Ing. Alberto Guglia 62/70


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Modulo 1

Un Business plan può essere:


 Assunzione di responsabilità come basilare riferimento attraverso cui le
imprese chiedono al mercato di essere valutate
 Sostenibilità come opportunità per le imprese
 Trasparenza come impegno
 Partnership con enti pubblici e ONG come via principale da perseguire.

ETICA DI IMPRESA E VALORI DI GIUSTIZIA 2

Breve estratto

Nella metà degli anni Settanta nasce negli Usa un movimento insieme scientifico e di
opinione (per il ruolo che in quel paese hanno le grandi università, al crocevia tra
mondo della cultura e mondo dell'economia) che pone all'ordine del giorno il
problema della Business Ethics o «etica degli affari».
Alla radice di questo processo sta la considerazione diffusa che l'impresa possa
essere considerata non soltanto come una «persona giuridica», ma anche come
una «persona morale» e che il suo comportamento possa essere soggetto a norme
prescrittive e non soltanto descritto e interpretato dal punto di vista analitico.
Manifestazione di ciò sono i cosiddetti «codici di impresa» che fissano regole morali
per coloro che in essa agiscono, in una continua mescolanza tra richiami alle leggi
vigenti e appelli a una deontologia che ha per oggetto i soggetti individuali e collettivi
con cui l'impresa interagisce. In essi si decantano i presupposti culturali sui quali
poggia la Business Ethics: un'applicazione di taluni principi dell'etica filosofica alla
giustificazione delle pratiche economiche che si svolgono nelle società contemporanee.
Uno dei problemi più importanti della definizione dell'etica rispetto all'impresa è
quello relativo al rapporto che si istituisce – nel campo dei valori – tra l'impresa
come organizzazione e l'oggetto che ne definisce e ne precostituisce i cosiddetti dilemmi
morali.
Se si guarda invece all'impresa non come attore unitario, ma come associazione di
persone morali, ebbene, i dilemmi etici promanano dal rapporto che si instaura tra la
persona e l'organizzazione, ossia dal rapporto che ciascuna persona instaura con le
altre nei sistemi di ruoli, di potere, di autorità e in merito agli obiettivi che, di volta in
volta, nel conflitto e nella cooperazione, vengono perseguiti.
Ciò induce alla consapevolezza dell'esistenza di due paradigmi conciliabili spesso
solo nella pratica e non sempre nella sfera dei valori: l'obbedienza ai valori dell'azionista
come accettazione; la ricerca di una autodefinizione di un sistema di responsabilità
sociali plurime e multifattoriali come impegno continuamente da ricercarsi. Quanto più la
conciliazione sopra detta è problematica, tanto più può prodursi negli attori
dell'impresa un disagio morale, che può giungere a non trovare in essa dei valori
condivisi. Nasce allora la cosiddetta «anomia morale» del soggetto, ossia l'assenza –
nel rapporto con il sistema organizzativo – di qualsivoglia identificazione etica.
Tanto più forte, invece, è l'interiorizzazione della missione indicata dal vertice di-

2 Giulio Sapelli – Etica di impresa e valori di giustizia – il Mulino 2007

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Modulo 1

rettivo – e di essa si chiede una chiara esplicitazione a livello di cultura dell'impresa


– tanto minori sono i comportamenti opportunistici e le cadute di autorità.
Esse si verificano, non a caso, quando non si forma «un fuoco di convergenze»
sulla leadership delle aspettative delle persone coinvolte dal ruolo autoritativo.
Identificazione, lealtà, comunicazione sono, insieme, i valori più agognati e le
risorse organizzative identificate come le più importanti.
L'indicatore più immediato della congruenza etica tra persona e organizzazione
è la condivisione nell'impresa della valutazione dell'equità di un sistema di premi e
punizioni che gratifichi i meritevoli e castighi chi non lo è. Questo è l'orizzonte che
tenacemente si ricrea del «de siderio morale», così come la deontologia
dell'eccellenza della prestazione è il paradigma fondativo di una professionalità
come moralità irrinunciabile, che vediamo sempre rinnovarsi nella totalità delle
imprese competitive.

I sistemi di carrier (relazione e controllo personale) e di package (relazione e


controllo impersonale) dell'impresa possono operare eticamente, ma non sono né
esaustivi né totalizzanti. Di qui una potenziale «anomia etica funzionale» e una
classificazione più o meno intensa dei processi di identità tra persona e
organizzazione nel corso della vita aziendale, che può coincidere più o meno
intensamente con il ciclo di vita del soggetto. Da ciò discende la necessità di
riconoscere una pluralità di valori etici attivi e presenti nell'impresa che proprio
per questo è, in primis, per l’approccio analitico, associazione di persone morali.
Si può dire similmente per quanto possibile per la cultura, che l'etica nell'impresa
è costituita dalla pluralità delle esperienze e dei patrimoni etici delle persone che
nell'impresa operano, mentre l'etica dell'impresa è costituita – quando può realizzarsi
– dal comune riconoscimento di tutti gli attori in un patrimonio di valori che sono
intimamente connessi alla strategia e al ruolo svolto dalla leadership.
Esiste poi una terza dimensione, molto più complessa e sino a ora negletta negli
studi e nella riflessione. Essa è quella della motivazione etica all'agire nell'impresa e
che è intimamente connessa a una nuova formulazione personalistica del problema
morale nelle organizzazioni economiche contemporanee.
Nella società è possibile realizzare l'elaborazione di principi di cooperazione che
siano neutrali rispetto a diverse concezioni di ciò che è bene, perché altrimenti sa-
rebbero in perenne e distruttivo conflitto tra loro. Questo deriva dal fatto che nel
sistema politico societario gli attori non portano ascritto uno specifico modello di ciò
che è bene, perché i valori universali dell'uguaglianza dinanzi alla legge e i principi
della cittadinanza valgono – o dovrebbero valere – quali che siano i valori più intimi.

INTRODUZIONE AL CSR Solidarietà

La solidarietà è l’opposto di individualismo – egoismo - egocentrismo ... e


dunque anche di consumismo e materialismo.

Implica considerare, tener conto, avere cura e attenzione di qualcuno/qualcosa


- che è “altro” da noi e con cui si è solidali.

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Modulo 1

Una economia solidale non è solo possibile, bensì in una certa misura necessaria
…La solidarietà però non una delle assunzioni di base della teoria economica
predominante, anzi i suoi opposti lo sono.
Parlare di economia solidale dunque vuol dire muovere in modo significativo da
presupposti diversi, altri, da quelli della teorizzazione economica prevalente, in
particolare dall’approccio detto della “scelta razionale”.

- consente di utilizzare in buona misura anche i due secoli di riflessione


(costruzione/perfezionamento) sul paradigma neoclassico per evidenziare il senso
profondo di questa realtà e per indagare sui suoi fondamenti logici ed etici.

- richiede di confrontarsi seriamente con queste riflessioni anziché “dare per


scontato” il suo superamento, e magari esserne poi fortemente condizionati nella
vita quotidiana ed emerge la necessità di rivisitare le fondamenta del pensiero
solidale.

CSR - CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY

ll passaggio dal Mcartismo, dove l’unica finalità dell’impresa è il profitto, al


confronto dell’impresa con il territorio e chi lo abita nella forma del CSR è un passo
molto recente ma che trova radici in un’evoluzione sociale degli anni 1950.
Deriva da un’idea anglosassone.
Nel 2001 il Libro verde della Commissione Europea, definisce la CSR (Responsabilità
Sociale delle Imprese) “l’integrazione, da parte delle imprese, delle
preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle loro operazioni commerciali e nei loro
rapporti con le parti interessate”. Il Ministero del Welfare propone un approccio
volontario alla CSR e, per diffonderla sul territorio nazionale, ha siglato con
Unioncamere un protocollo d’intesa che prevede l’apertura di sportelli di
informazione e assistenza alla imprese presso le Camere di Commercio.

I Termini:
SHAREHOLDERS: portatori (proprietari) di parti dell’impresa – azionisti
STAKEHOLDERS: portatori di interessi, una vasta categoria di persone o enti come
ad esempio i dipendenti, i consumatori, gli utenti, le istituzioni sociali (vedere
l’impresa come potenziale di occupazionalità per i lavoratori), i consumatori nei
confronti delle politiche aziendali di impresa e molto altro.

Cosa si prefigge la CSR


È un’opportunità per le imprese per valorizzare le risorse umane, tutelare
l’ambiente, rispettare un codice etico, rendersi disponibile a contribuire al
benessere della comunità: tutto questo migliora la reputazione delle imprese e
contribuisce a “creare valore nel tempo”, con effetti positivi sulla competitività
aziendale.

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Modulo 1

Crea dei benefici per la collettività: l’adozione di politiche sostenibili si traduce in


vantaggi per tutte le categorie di stakeholder e quindi per la comunità nel suo
insieme. La responsabilità sociale delle imprese (Corporate Social Responsibility o
CSR) è un’espressione complessa che, tuttavia, nasconde un concetto
estremamente semplice. La Commissione Europea definisce correntemente la
CSR come “l’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle
preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle loro operazioni commerciali e nei
rapporti con le parti interessate.”

Corporate Social Responsibility per noi vuol dire ciò che le aziende possono fare,
non ciò che devono fare. Si tratta di un’opportunità, non di un obbligo o di una
nuova norma. In altre parole, prestare più attenzione ad alcuni aspetti sociali e
ambientali nelle operazioni che l’impresa compie può dare valore aggiunto
all’azienda stessa.

Molte piccole e medie imprese svolgono attività di CSR in maniera inconsapevole,


senza conoscerne la definizione ufficiale e senza comunicare le iniziative
intraprese. Attraverso la promozione delle scelte vincenti compiute da terzi, si
spera di convincere altre persone del fatto che essere socialmente responsabili
apporta concreti vantaggi economico-commerciali.

L’evoluzione
Nel 2005 780 imprese interessate e 640 che ricevevano assistenza diretta.
Nel 2006 sono stati raggiunti 2370 utenti di cui 2240 destinatari di servizi per CSRLa
CSR si muove dal basso ed è un’esigenza che si avverte maggiormente laddove
esiste una radicata tradizione solidaristica.
La vocazione solidaristica viene premiata con uno sconto sui premi dovuti all’Inail.
Oltre che attraverso contatti diretti presso le CCIAA, c’è un’azione anche tramite
la rete con 115.000 contatti nel 2006.

Le fasi di crescita per una CSR cresciuta. (da Il Sole 24-ore)

Le quattro fasi Informale – Corrente – Sistematica – Innovativa sono caratterizzate


da una crescita via via più inserita nel tessuto sociale.

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Modulo 1

Più in dettaglio:
La prima fase – informale – È la fase dell’approccio molte volte non cosciente, pur
essendoci azioni sia nei confronti dei lavoratori (benefit, prestiti agevolati) o azioni
nei confronti della comunità
La seconda fase – Corrente – Le imprese provvedono alle certificazioni ambientali
e di sicurezza e nei confronti del lavoratori. Il vantaggio è di costringere il
management a porre attenzione a tutte le politiche in atto con gli stakeholders.
Da qui possono emergere i cambiamenti da attuare: creazione di una chiara
mission e strategy, di proporre una governance in linea con le attese di
trasparenza ed efficacia, di attuare una politica ambientale. Si stabilisce un
codice etico e si dotano di un bilancio sociale di sostenibilità.

La terza fase – Sistematica – intensificare le best pratics e intessere il dialogo con


gli stakeholders. Valutare a fondo le implicazioni delle proprie azioni utilizzando gli
strumenti dell’analisi strategica e della catena del valore. Si formano quindi i piani
di nuove iniziative per le pari opportunità, l’articolazione della politica ambientale,
di obiettivi socio ambientali, nei sistemi di valutazione e incentivazione dei
manager (mbo – management by objectives).

La quarta fase – Innovativa – la coscienza del CSR è matura e le azioni sono


conseguenti. Un esempio: non si fanno più donazioni a pioggia ma l’azione è
diretta ad uno specifico obiettivo. Tutte le azioni promosse portano sia un
beneficio a chi le riceve ma anche all’impresa stessa che acquista in visibilità ed

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apprezzamento sul mercato e la domanda successiva è come integrare la CSR


nella strategia di impresa.

Esempi positivi

Frank Ribaud della Danone (Francia)


Fabbrica di yogurt in Bangladesh a low cost per la popolazione locale;
Fondo di investimento a reddito limitato (3 – 4%) per gli azionisti, ad adesione
volontaria, per installare altre fabbriche in paesi poveri.

Marks & Spencer (Gran Bretagna)


Nel 2007 ha deciso di diventare la società più verde del Paese con un programma
di 200 milioni di sterline da investire in
Energia verde nei negozi e nella Eliminazione di pesticidi e coloranti artificiali negli
alimenti con tendenza a zero in 5 anni
Tutti i fornitori dovranno essere ecosostenibili
Coinvolgimento dei dipendenti anche nella loro vita famigliare
La percentuale dei consumatori per i quali la responsabilità sociale è un fatto
critico è salita al 97%. La strada: coscienza sociale, istruzione, aiuti al terzo mondo,
diventare “carbon neutral”.

Terna – trasporti di energia elettrica (Italia)


Mira a far convergere esigenze industriali e esperienze ambientali.
Opera nel rinnovo delle linee elettriche ora con minor impatto ambientale.

Vodafone
Organizzazione degli SMS solidali a costo zero
Riciclo di telefonini usati
Telefonini per non vedenti con software dedicati per navigare nei menù
Ras e Allianz
Promozione di una fondazione a favore dei minori (Umana Mente: disabilità
congenita intellettuale e disagio minorile)

Altre imprese si assicurazione


Nel caso di contenziosi di valore ridotto, invito alla parte debitrice a versare
quanto dovuto a favore di istituzioni benefiche

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Cantiere di Monfalcone: 1908 – 1912 Il rione di Panzano

Esempi negativi

Philips Morris
Ha avviato una campagna che invitava i giovani a non fumare, ma nel
contempo promuoveva il fumo per gli adulti. È un caso di ipocrisia che il mercato
ha penalizzato

Mattel
In più riprese (anche 2007) ha violato i concetti etici e di sicurezza nella sua
produzione in Cina sfruttando prima il lavoro minorile e poi utilizzando prodotti non
confacenti alla salute (suicidio del responsabile di produzione cinese).Ha operato,
dopo il primo caso alzando l’età dei lavoratori da 16 a 18 anni e nel secondo caso
ritirando dal mercato tutti i prodotti non conformi.

Disney
Anche questa ha prodotto giocattoli con materiali pericolosi.

Coca Cola
A seguito dell’assassinio di alcuni sindacalisti di una sua fabbrica di
imbottigliamento in Colombia, ha rifiutato la presenza di una commissione di
controllo. Come conseguenza la New York University e molte altre hanno
boicottato la Coca Cola impedendo la distribuzione delle sue bibite nei campus
universitari.

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Le certificazioni
La Cina è un paese che offre molte opportunità vantaggiose ma molte sono state
le denuncie relative alle condizioni di lavoro , economiche e di sicurezza.
Qualche cosa sta cambiando anche dopo il suicidio di cui sopra;
il governo cinese ha una propria autorità per conformare le condizioni di lavoro
agli standard europei.
Pur non avendo sottoscritto il Protocollo di Kioto, la Cina si sta muovendo verso
modalità di governo orientate allo sviluppo sostenibile. Le imprese cinesi, con
l’apertura ai capitali stranieri, sentiranno sempre di più l’urgenza di una
governance e di un controllo che tengano conto dei rischi e dei criteri applicati ai
mercati più selettivi in modo di riconoscere maggiore affidabilità alle
organizzazioni capaci di conciliare redditività e rispetto degli stakeholders e
dell’ambiente.

Il bilancio Sociale viene redatto dalle imprese in parallelo al bilancio economico


della società stessa.Partendo dal preventivo di bilancio sociale, cioè dai target di
ciò che ci si propone di fare in questo campo, si redige a fine anno e si presenta
agli shareholders e ai stakeholders tutto quello che si è fatto analizzando i risultati
conseguiti nel periodo.
È una verifica dell’impegno preso.

IL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ
La visione sociale di una impresa, cioè della struttura di business, viene anche
estesa anche alle associazioni di ogni tipo specialmente quelle di “Service” quali i
Lions, i Rotary, Round Table, ALUT, Club 41, Junior Chamber, ….
In questo caso non prevale l’aspetto economico, che comunque non è estraneo,
ma soprattutto l’impegno personale dei soci.

ESEMPIO
SERVICE n°_______
Titolo del Service: ___________________________________________
Breve descrizione: ___________________________________________
___________________________________________
Destinatario del Service (Ente, Associazione o altro)
___________________________________________________________
Stima del numero di persone beneficiarie n° ________
Costo totale sostenuto o previsto € ________
Sponsor coinvolti in questo Services:
a - _________________________________________________________
b - _________________________________________________________
c - _________________________________________________________
Importo avuto da Sponsor € ____________
Importo messo dal Club € ____________
Numero Soci coinvolti n° ____________
Numero indicativo di ore/uomo dedicate n° ____________

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