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Rem Koolhaas (Rotterdam, 1944)

Fra i 12 architetti studiati Rem Koolhaas è l’unico ancora vivente

Grande architetto e intellettuale, figura fuori centro rispetto alla considerazione che abbiamo degli
architetti perché è la prima vera grande archistar globale della nostra carrellata e perché non ha una
formazione di architetto (come altri architetti fra cui Wright, Loos, Mies, Le Corbusier ma erano nati in altre
epoche in cui le scuole di architettura quasi non esistevano)

Figura singolare, entra tardi nel mondo di architettura.

La società in cui si forma è l’Olanda degli anni 60 e 70, paese assorbito da un bisogno di liberazione e
modernità della società prefigurata durante la fine degli anni 60 (le rivolte studentesche giovanili in Olanda
raccolgono risultati concreti). L’Olanda è uno stato liberale nel tema dei diritti individuali, ha una tradizione
abbastanza strettamente legata al tema della libertà individuale e alla grande rivoluzione spaziale degli
anni 10 e 20 dal punto di vista artistico e architettonico (De Stjil: nuova maniera di vedere lo spazio
dell’architettura concepito come uno spazio aperto a più dimensioni che ha avuto un grande influsso in
casa Schröder di Rietveldt ma anche nella maniera di concepire lo spazio di Mies Van der Rohe)

Olanda degli anni 70: piccolo paese ma straordinario. Totaalvoetbal (calcio totale: stile di gioco nel calcio
per cui ogni calciatore che si sposta dalla propria posizione è subito sostituito da un compagno,
permettendo così alla squadra di mantenere inalterata la propria disposizione tattica. Secondo questo
schema di gioco nessun giocatore è ancorato al proprio ruolo e nel corso della partita chiunque può
operare indifferentemente come attaccante, centrocampista o difensore) è una grande rivoluzione
culturale. Il calcio è uno dei giochi basati sulla conquista dello spazio e sulla geometria, quel modo diverso e
nuovo di vedere questa esperienza culturale è figlio di una diversa concezione dello spazio. In questo milieu
in cui Amsterdam ha il maggior numero di gallerie d’arte in Europa, si forma Rem Koolhaas. Il ventenne è
un giovanotto scapestrato, fa il giornalista pubblicista, recensisce mostre d’arte scrive sceneggiature per
film soft core e organizza concerti rock. Rientra totalmente nella tradizione dei giovani ribelli degli anni 70.

Va a Londra entra in una mostra d’arte per poterla poi recensire e si imbatte in alcuni disegni di Leonidov:
un semi sconosciuto architetto artista russo degli anni 20-30. Koolhaas rimane fulminato e decide di
dedicare la propria esistenza all’architettura. È tra i primi a scrivere su Leonidov, va a Delft in una delle più
importanti scuole di architettura di Europa e conosce uno storico con cui va alla riscoperta delle opere del
costruttivismo.
Tra il 67 e il 68 non era semplice andare nell’ unione sovietica dall’Europa in macchina (si trovano bloccati
da colonna di carrarmati che stavano per invadere la Cecoslovacchia). Conoscono e ritrovano i disegni di
Leonidov (forse sottraendone alcuni alla famiglia). I primi articoli che scrive trattano di alcune opere di
Leonidov (la Casa dell’industria ad esempio). Il recupero del costruttivismo rientrerà quindi nelle opere di
Koolhaas).

Koolhass si reca a New York, sede dell’Institute for Architecture and Urban Studies (IAUS): una scuola di
architettura in cui si trovano Peter Eisenman, Rossi e Tafuri. Il centro che si riunisce intorno alla scuola e alla
rivista Oppositions organizza una parte della cultura post-moderna internazionale. Da una parte vediamo il
gruppo formatosi intorno a Milano e Roma, centri di un recupero della cultura storicista, dall’altra
Frampton, Eisenman, Koolhaas, con Tafuri e Rossi (che fungono da trait d’union fra i due mondi) che
recuperano una parte sommersa dell’esperienza moderna: quella parte tagliata fuori dalle grandi
narrazioni storiografiche scritte da Zevi e Gideion negli anni 50 e 60. (Leonidov, ad esempio, non compare
né in Zevi né in De Fusco)

New York diventa il sottotesto della prima importantissima opera di Koolhass: il libro che definisce la sua
carriera (come nel caso di Aldo Rossi): Delirious New York (1977). Il libro è un’esilarante lettera d’amore a
questa città e a allo stesso tempo il manifesto dell’architettura che Koolhass realizzerà nei successivi 40
anni. Sono gli anni in cui la città torna ad essere il territorio concreto dell’architettura. New York è il tema:
“una città che ne contiene tantissime altre”. Vuole essere una storia di Manhattan, un manifesto
retroattivo. Il sottotitolo è un ossimoro: non esiste un manifesto retroattivo perché il manifesto getta le
basi di un movimento artistico. Koolhaas vuole ritrovare, invece, nella Manhattan di fine 800 e inizio 900
alcuni principi che costruiscono la vera essenza dell’architettura moderna su cui nessuno ha scritto una
trattazione e che saranno i suoi punti di partenza.

La storia di Manhattan viene ricostruita dalle sue presunte origini mitologiche (come ogni città che vuole
comprendere e definire un mondo alla stessa maniera di Roma, Mosca ed Atene).

New York è tutto programma e niente forma. E’ costruita sull’idea di isolato come gran parte delle città di
fondazione romana spagnola portoghese ecc.. L’isolato newyorkese che ha una dimensione XL rispetto
all’isolato delle altre città di fondazione menzionate, è una dimensione onnicomprensiva che si estende
lungo tutta l’isola di Manhattan, scandita da un tracciato regolare ippodameo di 4000 isolati che unisce
differenze geografiche fatte salve due eccezioni: Broadway che taglia diagonalmente l’isola e Central Park:
un tappeto di arcadia sintetico, un punto in cui la natura viene ricostruita in maniera artificiale. Tutto
programma perché le dimensioni dell’isolato permettono una crescita variabile degli organismi
architettonici che vi si installano.

In realtà esiste un’architettura newyorkese (avanguardia perduta fra 800 e 900).

L’universo di Manhattan e del libro di Koolhaas si snoda fra la realtà e la finzione: Coney Island, località di
Manhattan dove la città iperrealista basata sullo sfruttamento intensivo della rendita fondiaria degli isolati
argina a una certa distanza il proprio immaginario. Coney Island è il luogo della finzione e degli stili
architettonici più surreali che non trovano posto nella Manhattan delle grandi imprese finanziarie. Un luna
park costruito come una grande città.

La New York di pietra sposa i due grandi principi tecnologici alla base dell’architettura moderna che
permette lo sfruttamento intensivo dei lotti rettangolari: pianta libera teorizzata da Le Corbusier e
inventata nel concreto dagli architetti anonimi di fine 800 e l’ascensore che permette di impilare la
successione di piante libere, l’una sull’altra. Si assume il grattacielo come tipologia moderna assoluta
poiché permette la compresenza di tutti questi tipi di programmi diversi e tipologie architettoniche diverse
all’interno dello stesso edifico. Nel libro presenta il disegno di sezione del Downtown Athletic Club (una
successione di residenze, alberghi, piscina, teatri, palestre, atri, sale da spettacolo): la varietà di funzioni
che le città europee presentano sul rez di chaussée (piano di campagna) ricchezza si ribalta sulla sezione.

Manhattismo: capacità straordinaria che hanno gli edifici newyorkesi di impilare sezioni e caratteristiche
architettoniche molto diverse. Il Manhattismo è il grimaldello per operare una critica alla città tardo
funzionalista del 900, critica che si esemplifica nei capitoli finali parlando della psicopatologia di Le
Corbusier. Essa, è una metafora per indicare una citta del 900 in cui le parti sono separate e organizzate
funzionalmente, una città che annulla all’origine il caos metropolitano proprio di una città come New
York. Koolhass ama le metropoli, la congestione, il traffico e non è un caso che quando istituirà il suo studio
lo chiamerà OMA (Office for Metropolitan Architecture) definisce in primis che tipo di architettura progetta.

Il testo di Koolahass ha una fortuna enorme. Egli non si limita quindi ad essere solamente un intellettuale di
architettura ma intraprende la carriera di progettista. Riceve una formazione su come si costruisce
concretamente l’architettura iscrivendosi all'Architectural Association School of Architecture di Londra (AA)
dove incontra una giovane espatriata dall’Iran Zaha Hadid ed Elia Zenghelis che contamina con il suo amore
per l’avanguardia sovietica (la tesi di Hadid si inititolerà Malevich's Tektonik).
Tutto è pronto per la carriera di Kooolhaas. Delirious New York termina con l’arrivo a New York di questa
piscina galleggiante partita a Mosca e che negli anni 70 arriva a manhattan (metafora dell’arrivo del
costruttivismo).

Koolhass scrive altro grande libro che ha rivoluzionato la grafica dell’architettura (come i testi del Bauhaus)
S,M,L,XL: basato sul rapporto tra architettura e la sua scala, cataloga tutti i progetti di OMA attraverso le
loro diverse dimensioni.

OMA che è uno studio globale con varie sedi anche in Cina è uno studio cresciuto con fatturati immensi. Ha
uno spin-off che si chiama AMO e che si occupa di grafica, documentari sulle opere e quindi della parte
culturale e intellettuale di promozione finalizzata alla costruzione di reddito e fatturato.

Altri testi molto importanti ma che non hanno ancora la valenza di questi altri due sono: Shopping, La città
generica (tratta le città dei paesi in via di sviluppo) …

Primo progetto teorico: torna l’amore per Leonidov


1) Progetto per Berlino
Come nel progetto per Magnitogorsk e in quello per il Palazzo della cultura, una graticola che organizza lo
spazio architettonico e il territorio è sovraimposta a Berlino. Ci troviamo ancora a metà fra arte figurativa e
architettura.

Veri progetti
Tema del Manhattismo: riporta nell’immaginario collettivo europeo la questione della sovrapposizione
ossessiva di programmi e funzioni così come farà l’architettura olandese che ne deriva (allievi come il
danese BIG lavora da OMA).

1) Municipio dell’Aja (1986)


Tema: grande dimensione e congestione di funzione. Vari profili ritagliati dalla Manhattan degli
anni 30 accostati in serie di blocchi che si succedono.
2) Parco della Villette (1982-83)
Il progetto mette in risalto questo tema dell’ossessione programmatica, programma che diventa
prevaricante rispetto a qualsiasi ipotesi di forma architettonica.
Villette è una zona a nord di Parigi molto vasta, ex industriale, che viene recuperata e destinata a
parco. Viene indetto un grande concorso che non verrà vinto da Koolhaas.
Koolhaas propone una planimetria e divise in rettangoli come pure quantità: architetture,
circolazione e verde (sommati in un grande quadratone sovrapposto alla pianta). Le quantità
vengono divise, in uno schema successivo, in stringhe parallele che si alternano fra di loro in
maniera apparentemente casuale. Le architetture diventano poi padiglioni disseminati all’interno
dell’area. Sistemata la circolazione secondo due grandi assi ortogonali, una serie di installazione e il
layer degli eventi naturali. Nell’ultimo schema tutti i layer sono ricomposti in unico disegno.
Essendo un parco il verde ha un valore predominante. Ha un valore predominante anche nell’idea
di Koolhass ma la qualità cambia. Il verde e la natura non possono essere un solo abbellimento
(come nel progetto per Magnitogorsk, luogo di loisir, giardino romantico) ma è un’infrastruttura
produttiva: terreni da coltivare e attrezzare per raccolti meccanizzati. Progetto spiazzante per gli
anni 80. Le fasce sono organizzate con una sorta di centuriazione. Nel disegno si scorge anche una
piramide a gradoni che ricorda il Palazzo della cultura. Alcune stringhe sono attrezzate per lo sport.
3) Melun-Senart (1987)
Magnitogorks ritorna nel progetto per una città satellite di Parigi che è oggetto di un concorso. La
graticola dei progetti per gli Urali diventa possibilità per individuare aree quadrate e rettangolari
ciascuna delle quali assume funzioni specifiche. La vita metropolitana città satellite è assicurata
dalla possibilità di poter percorrere in successione le isole funzionali, scatole cinematiche che
presuppongono un movimento. La forma architettonica è ancora assente, è tutto programma:
successione di funzioni in spazio e tempo.
4) Euralille (1989)
In questo progetto, Koolhaas mette in gioco anche il linguaggio.
Negli anni della riconfigurazione strategica delle reti ferroviarie europee dovute all’immissione dei
tracciati ad alta velocità (12 anni dopo arriveranno anche in Italia) si capisce che Lille, città molto
bella medievale, diventa uno snodo ferroviario importantissimo perché distribuisce i treni ad alata
velocità in direzione est-ovest collegando Parigi, Bruxelles, Berlino e in direzione nord-sud (già
iniziati i lavori del tunnel sotto la Manica) collegando Parigi e Londra.
Il nuovo quartiere di Lille deve essere costruito su un’infrastruttura: la stazione di scambio
ferroviario. Intorno alla stazione devono distribuirsi un sistema fieristico, un polo alberghiero e un
polo residenziale. Koolhaas non costruisce intorno alla stazione ma sopra. Costruendo sulla
sezione, impila funzioni, creando un’unica grande piastra attrezzata. Giustificato il tag XL.
Sotto il piastrone triangolare ci sono l’infrastruttura, parcheggi e stazioni (Koolhaas progetta
stazione e lo Zenith) e una serie di alberghi, residenze ecc. tutto collegato (pezzo di città costruito
su infrastruttura). Grafia fumettistica nei disegni espressivi. Essendo costruito su infrastruttura c’è
un sistema di rampe
5) Zenith
Qui opera solamente sulla pianta. Le funzioni occupano segmenti precisi della pianta, accostati
senza nessuna mediazione, tenuti insieme da un tetto ellittico. Tre parti accostate, tre pezzi di
edifici diversi e nessun tentativo di tenerli insieme. Ciascuno manifesta all’esterno la sua funzione
anche attraverso i materiali che spaziano dal rivestimento in opus incertum, al rivestimento
cemento fino a un rivestimento di colore grigio. Le scale di sicurezza sono tenute fuori senza alcuna
concessione. Provenendo da un mondo diretto dei Club operai di leonidov le varie parti si possono
poi unire (disegno con carovana di elefanti che attraversano tutto l’edificio). Una parte centrale si
alza e manifesta la sua diversità. Le parti sono brutalmente accostate. Lavoro dal punto di vista
linguistico portato avanti con materiali che sembrano derivare dai cataloghi più economici dei
profilati industriali. Koolhaas è il primo a usare plastiche di rivestimento, sedie tutte di colori diversi
(sala concerti, sala espositiva con pianta libera).
6) Sea Trade Center (Zeebrugge, 1989)
Si tratta di un Terminal crocieristico nel Mare del Nord e il tema principale è il rapporto con
l’infrastruttura. L’edificio lavora sulla sezione ed è costruito tutto sull’interscambio fra le varie
modalità trasportistiche (tir, parcheggi, automobili, navi). La pianta libera è ampiamente utilizzata
e come nelle architetture d’avanguardia futuristiche l’edificio è attraversato da un’autostrada. Vi si
trovano inoltre un ristornate, un albergo, un teatro e i finger che conducono alle navi. Questo è un
edificio che contiene in sé un’idea di città. E’ presente una forte idea spaziale: negli interni
vertiginosi si legge tutta la profondità dell’edificio, dal teatro si guarda l’autostrada ottenendo
un’immagine surreale.
7) Trés grande Bibliothèque de France (Parigi, 1989)
Il concorso viene vinto dall’architetto Perrault ma il progetto di Koolhaas è tra i suoi più
interessanti.
Tema: siamo negli anni 90, alle soglie della smaterializzazione delle merci dovute all’avvento del
web e alla possibilità di ottenere gran parte delle informazioni su video. Sembra quindi non essere
più necessario il contatto diretto con le fonti bibliografiche. Koolhaas si chiede quindi come deve
essere l’ultima biblioteca dell’umanità
Nel progetto di Boullée, realizzato per la biblioteca francese del 1789 l’edificio diventa un teatro
per i libri, composto da una volta a botte e da gradinate tappezzate di libri. Un grande teatro in cui
gli attori sono i libri stessi. Il principio è simile: Koolhaas attinge anche da un altro progetto di
Leonidov (l’Istituto Lenin e la Biblioteca di Mosca) e mette in mostra il sapere del mondo. La pelle
dell’edificio è trasparente, il soggetto sono i libri impilati.
Vi è anche una rivisitazione anche di Le Corbusier: ritorna il tema della pianta libera e la
straordinaria possibilità di composizione permessa dallo schema domino. I pilastri diventano
blocchi scale/ascensori che attraversano tutto l’edificio, e oltre all’assoluta ossessione della
struttura ortogonale compaiono delle oggetti a reazione poetica che sono grandi sfere, ellissi, dove
trovano spazio sale conferenze, sale consultazioni particolari e tutte le funzioni della biblioteca che
vanno oltre il contenimento dei libri. Sotto all’edificio passano autostrade, la stazione
metropolitana e varie infrastrutture.
8) Centro d’arte e delle tecniche di comunicazione a Karlsruhe (1989, Germania)
Schema: serie di funzioni impilate intorno a pochi elementi ricorrenti strutturali e di circolazione.
Per una delle a prime volte una delle tendenze principali dell’architettura contemporanea si
manifesta: le facciate sono grandi schermi a scala urbana dove vengono proiettate informazioni
scritte. L’edificio diventa un grande quadro urbano. I prototipi sono: le architetture del futurismo.
Modernismo e costruttivismo tornano nell’edificio di Koolhaas. Sotto c’è una stazione. Dal punto di
vista linguistico nessuna concessione, ciascuna funzione è denunciata da un materiale diverso.
9) Kunsthal (Rotterdam, 1992)
Tornano in forma meno radicale il tema dell’edificio costruito su un’infrastruttura (la tangenziale) e
quello delle funzioni accostate senza alcun intervento architettonico che limiti la durezza.
La grande torre diventa un riferimento a scala urbana, posta nello spacco dell’edificio.
Vi è un riferimento postmoderno nel Mies van der Rohe americano: una piastra metallica sorretta
da pilastrini e uso di materiali industriali in maniera brutale.
SI riscontra la presenza di molti materiali diversi ed una grande capacità di giocare con le
contraddizioni. Lo spunto datogli da Mies non ha niente a che vedere con quel rigore nell’uso del
materiale.
Il prospetto dell’edificio è definito dalla sezione (ad esempio la sala conferenze).
L’edificio si appoggia attorno a circolazione e ai percorsi. Riappare la sala con sedie di colori diversi
come nello Zenith.

Koolhaas realizza grandi progetti in un paese emergente come la Cina. Per gran parte dei grandi studi
occidentali la Cina è un luogo di sperimentazione per ipotesi costruttive impossibili da realizzare in Europa.

10) CCTV- China Central Television (Pechino 2004-2008)


Polemica sul New York times: la Cina non è un paese democratico e la tv di stato è un importante
strumento di propaganda. Come può un paladino delle libertà individuali, come Koolhaas negli anni
70, realizzare un edificio per un paese che non bada molto ai diritti individuali. Koolhaas, essendo
un olandese calvinista cinico, se ne frega e realizza comunque l’edificio per la tv di stato.
L’edificio appare come svuotato di una sua parte. Si percepisce un notevole sforzo strutturale per
realizzarlo. Il principio è individuare in maniera chiara i collegamenti verticali e organizzare intorno
ad essi le parti funzionali. Esso è stato realizzato con la collaborazione di uno studio che si occupa di
strutture (Ove Arup & Partners) che si occupa di strutture. Il sistema reticolare di infissi non è che
un reticolato strutturale costruito sul diagramma delle isostatiche per reggere i due grandi sbalzi
che si incrociano a 110 metri di altezza. È un edificio colossale. Gran parte dell’edificio è vuoto, una
serie di substrutture (di cui l’ultima è quella della pelle) interagiscono fra loro.
11) Seattle Central Library (Seattle, Washington 1999-2004)
Questo è un edificio che non mette in scena il funzionamento della biblioteca. Coperto da una pelle
vitrea uniforme è un edificio che cela quello che succede all’interno. SI tratta di alcuni blocchi con
funzioni isolate: i rettangoloni sono sale di lettura (con tappeti stampati che mimano la foresta)
collegate da sistemi di scale mobili a piano terra si trova una colossale collezione di schedari e
cataloghi. Torna il principio della sezione: lungo la sezione vengono inscatolate le varie funzioni
tutte perfettamente definite. Queste partizioni non si leggono all’esterno e rimangono ingabbiate in
una specie di rete. C’è il tentativo di definire l’edificio non come insieme di parti, non come una
scultura plastica a livello urbano: l’andamento spezzato serve a costruire grandi spazi a doppia,
tripla e quadrupla altezza.
L’edificio diventa leggibile solo di notte quando è completamente illuminato.
12) Educatorium (Utrecht, 1997)
Tutto costruito sulla sezione, non ha prospetti sezione tamponata da vetri per rendere evidente il
funzionamento. Caratteristica è la grande lastra in cemento armato che piega e che diventa topos
linguistico dell’architettura degli anni 90 e 2000. Cemento che piega e che diventa muro parete: gli
allievi di Koolaahs ne fanno un emblema della loro architettura. Tema della sezione, piano libero
con mensa studenti a piano terra e sopra le aule studio libero e lezioni.
13) De Rotterdam (1997-2013)
Grande complesso alberghiero, uffici, residenze.
Tornano due lezioni: un certo modernismo. Uno straordinario architetto che lavora con Mies
Ludwig Hilberseimer scrive un libro sull’architettura della grande città in cui mostra progetti di città
moderne costruita con successioni di lamelle traslucide (che diventeranno le torri di Mies).
Rivisitazione su quei termini con l’ironia decostruttivista: le torri vengono tagliate e sfalzate una
rispetto all’altra. Si nota anche qua la successione delle diverse aree funzionali.
14) Villa Dall’Ava (periferia ovest di Parigi, 1985-1991)
Si può osservare qui l’ironia postmoderna di chi riflette con leggerezza su temi del modernismo
eroico degli anni 20 e 30. Viene svolto un certo lavoro su villa domino di Le Corbusier: pilotis, tetto-
giardino, finestra a nastro. Parti riconfigurate come se venisse a mancare la parte della
composizione. Non si riesce più a tenere assieme queste parti in un disegno coerente. I materiali
sembrano essere presi dalle baracche di cantiere: lamiera grecata per camere da letto, rete
arancione da cantiere per la piscina sul tetto. I pilotis non sono più una reminiscenza della colonna
dorica, diventano sostegni che si inclinano.
15) Villa a Bordeaux (1998)
Villa per famoso editore costretto su sedia a rotelle a causa di un incidente di macchina. Tema
dell’ascensore, piattaforma che collega i livelli e diventa l’elemento per una riflessione spaziale. È
una specie di casa a patio, poggiata su scatola in cemento retta da un sistema metallico. Grande
piattaforma che si alza e si abbassa mettendo in comunicazione tutti i livelli dell’edificio.

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