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Analisi Pace Perpetua

SEZIONE PRIMA: 6 ARTICOLI PRELIMINARI


I articolo → Un trattato di pace non può essere considerato tale se vi sono pretesti di guerra,
ciò viene definito armistizio. Dunque alla firma del trattato ogni ipotesi di guerra deve
essere annullata.
II articolo → Lo Stato non è patrimonium, non deve dunque essere acquistato da un altro
tramite eredità, permuta, scambio o donazione. Allo stesso modo non si può mettere a
disposizione di uno Stato la truppa di un altro Stato quando il nemico non è in comune,
perchè si abuserebbe in tal caso dei sudditi come cose.
III articolo → Gli eserciti permanenti (miles perpetuus) devono scomparire, minacciano
infatti gli altri Stati, generando una corsa agli armamenti.
I soldati vengono cos� utilizzati come macchine e strumenti di uno Stato poich � pagati
per uccidere, e ci� viola completamente i diritti dell'uomo.
Per le reali esigenze di uno Stato � sufficiente una milizia di soldati volontari, disposti a
combattere per difendere la propria patria. Si rintraccia qui un collegamento con la Pratica,
e in particolare con la terza formulazione dell'imperativo categorico: "Agisci in modo da
trattare l'intera umanit� tanto nella tua persona quanto nella persona di altri sempre nello
stesso come fine e mai come mezzo" (idea di fratellanza rivoluzione francese)
IV articolo → Appoggia un'economia nazionale volta al miglioramento degli aspetti interni
allo stesso: � normale in questo caso chiedere un prestito.
Di contro afferma che bisogna frenare l'accumulazione di debiti pubblici, che non si
potranno mai ripagare, sia perch� questo denaro potrebbe essere visto dagli altri Stati
come un tesoro destinato a future guerre, sia perch� i cittadini sono obbligati a pagare
elevate tasse, portando alla bancarotta e coinvolgendo Stati senza colpa.
V articolo → Nessuno Stato deve intromettersi con la forza nella costituzione e nel governo
di uno Stato, anche se ne riconosce i danni. Infatti pu� prendere l'esempio come
ammonimento. Il discorso � diverso se uno Stato, per discordie interne, si divide in due
Stati ognuno dei quali vuole potere assoluto: qui uno Stato pu� prestare ausilio ad uno dei
due senza essere accusato di ingerenza nella costituzione, perch� in questo caso non si
parla di Stato vero e proprio ma di anarchia.
VI articolo → Nessuno Stato deve avere atti di ostilit� contro il nemico , quali l'impiego di
assassini e avvelenatori, o l'organizzazione di complotti e tradimenti. � necessario che si
crei tra i due Stati un senso di fiducia, affinch� la guerra giungi al termine. In caso
contrario si va incontro ad una guerra di sterminio (bellum internecinum).
Kant opera qui un confronto con lo stato di natura: qui la guerra � condizione necessaria
per affermare il proprio diritto. Nessuna delle due parti viene considerata nemico e l'esito
del combattimento decider� da che parte sta il diritto. Questa guerra punitiva (bellum
punitivum), per�, non pu� essere applicata agli Stati perch� non sussiste il rapporto
superiore-inferiore.
Analisi delle leggi elencate:
Le leggi sopra elencate sono leggi proibitive (leges prohibitivae). Si distinguono in:
- leggi strette (leges strictae), che vengono imposte a prescindere dalle circostanze (1,5,6)
- leggi allargate (legis latae), che possono essere modificate mantenendo per � lo scopo
della legge e non portando il rinvio a lungo. Il ritardo � consentito solo affinch �
l'applicazione della legge sia ponderata (2,3,4)

SEZIONE SECONDA: GLI ARTICOLI DEFINITIVI


Dichiarazione di intenti → Lo stato di pace non � uno status naturalis (stato di natura) ma
uno stato di guerra, infatti anche se non vi sono ostilit� dichiarate, le minacce possono
sempre prodursi.
Per avere realmente la sicurezza, lo stato di pace deve essere istituito.
Qui Kant riprende lo stato di natura di Hobbes, in cui gli uomini vivono in uno stato di
guerra, in cui ognuno rappresenta una minaccia per l'altro (homo homini lupus). Questi
escono da questo stato dandosi una sorta di contratto sociale.
Qui Kant riprende e critica lo stato di natura rousseauiano:
I articolo→ Lo Stato deve adottare una forma di governo repubblicana, perché solo questa
forma corrisponde all’idea del contratto originario. I membri della società devono godere di
uguali libertà in quanto uomini, essere tutti dipendenti da una medesima legge in quanto
sudditi, ed essere uguali di fronte ad essa in quanto cittadini. Questa è la migliore forma di
costituzione, perchè entrare in guerra sarà molto difficile, infatti sarà necessario chiedere il
consenso dei cittadini, i quali lo negheranno quasi sempre, poiché sarebbero loro a subire
tutti i mali che la guerra comporta. Contrariamente avviene in una costituzione in cui è il
sovrano a deliberare riguardo la guerra: egli dichiarerebbe facilmente la guerra perchè non
ha nulla da rimettere e perchè la vedrebbe come una sorta di partita del piacere.
La costituzione repubblicana non deve essere scambiata con quella democratica: le civitas
si dividono in base alla forma imperii, e quindi alla persona che riveste il potere di sovrano,
o in base alla forma regiminis, e quindi al modo di governare.
Le forme imperii sono tre (autocrazia, aristocrazia e democrazia), le forme regiminis sono
due (repubblicana e dispotica).
La forma repubblicana è basata sulla separazione del potere legislativo ed esecutivo (il
governo), mentre la forma dispotica è basata sulla coincidenza tra il potere di emanare e di
eseguire le leggi.
Qualsiasi forma di governo che non sia rappresentativa, come ad esempio la democrazia
diretta, è necessariamente un dispotismo, perchè ognuno pensa di poter legiferare per sè
stesso. Molto più adatte alla forma di governo repubblicana sono piuttosto l’aristocrazia e la
autocrazia, perché più il potere è detenuto da pochi, più sarà possibile avere un governo
rappresentativo.
II articolo→ Gli Stati possono essere considerati simili agli individui, anche per questi è
necessario che si istituisca un contratto che possa portare alla pace.
Questo passo si rintraccia nella federazione di pace (foedus pacificum) che dovrebbe porre
per sempre fine alla guerra e dovrebbe favorire la nascita del diritto internazionale che
tuteli i rapporti tra gli Stati e ne garantisce l'indipendenza uno rispetto all'altro.
Kant in realtà voleva che si affermasse una repubblica universale, ma ciò non è realmente
possibile. La differenza sostanziale tra la repubblica universale e la federazione di pace è
che questa implica solo il "pactum societatis" (=il sovrano che non ha particolari poteri ed
è uguale a tutti i cittadini, ha solo il potere di essere giudice imparziale e risanare i conflitti)
e non anche il "patto subiectionis" (=cittadini come sudditi del sovrano che perdono i loro
diritti originari).
Kant auspica alla possibilità che un forte Stato repubblicano, che per sua natura tende alla
pace perpetua, possa diventare il nucleo della federazione.
Alcuni Stati però, invece di liberarsi dallo stato di rozzezza con questo patto, decidono di
rimanervi e come gli Europei, sfruttano i loro sudditi come strumento per guerre ancora
più vaste.
La visione kantiana è infatti utopistica, egli sbaglia a credere che un giorno le guerre
possano terminare e la pace possa regnare, infatti gli Stati, nonostante celebrino i grandi
filosofi del diritto internazionale, questi vanno sempre confronto il diritto e scelgono la
guerra.
III articolo→ Poichè la lega prospettata da Kant prevede un livello superiore al tradizionale
diritto internazionale, allora Kant definisce il nuovo "diritto cosmopolitico", incentrato sulla
nozione di ospitalità.
Egli distingue il diritto di ospitalità con il diritto di visita:
-il diritto di visita spetta a tutti gli uomini in quanto cittadini e in virtù del diritto di
possesso della superficie terrestre sulla quale, essendo sferica, nessun uomo può
disperdersi all'infinito.
-il diritto di ospitalità, invece, va pattuito ed è il diritto di uno straniero di non essere
trattato ostilmente dallo Stato ospitante.
Kant cita poi come esempio di cattiva condotta gli insediamenti coloniali europei in Africa,
Asia e America: questi si mostrano come moralmente corretti, ma introducono truppe in
territori altrui e assoggettano gli indigeni, portando a guerre più estese e a mali che
infliggono l'umanità.

PRIMO SUPPLEMENTO
Nel primo supplemento Kant tenta di collocare il suo progetto in ambito filosofico,
partendo dalla Natura: infatti la pace perpetua non può realizzarsi dalle scelte dell'uomo,
ma è necessaria una cooperazione tra la volontà umana e la natura, che sembra aver
disposto le cose in modo da far sì che la discordia divenisse concordia.
Kant rintraccia nella natura delle finalità della natura stessa, che mette in atto
indipendentemente dal volere dell'uomo:
a. ha provveduto che gli uomini di ogni parte del mondo potessero vivere
b. con la guerra ha spinto la gente ad abitare terre disabitate
c. ha costretto gli uomini ad unirsi in rapporti più o meno legali
Inoltre fornisce all'uomo ogni mezzo possibile per insediarsi e sopravvivere anche nelle
regioni dove la vita è ardua, regioni dove lei stessa lo ha spinto.
Opera poi una riflessione sulla guerra: questa fa parte della natura umana, l'uomo infatti è
naturalmente spinto ad essa e vede in questa una fonte di dignità, nobiltà e valore, tantochè
anche dei filosofi ne hanno fatto un elogio.
La Natura agisce anche nel triplice rapporto del diritto pubblico, diritto interno allo stato,
del diritto internazionale e del diritto cosmopolitico.
a. diritto pubblico: Qui la Natura agisce per mantenere la pace mettendo insieme le
egoistiche forze umane, che diversamente da ciò che si potrebbe pensare, si annullano una
contro l'altra generando l'equilibrio.
In questo modo l'uomo è costretto ad essere, se non buono moralmente, almeno un buon
cittadino.
Questo meccanismo viene utilizzato dalla Natura per giungere al trionfo del diritto: se
l'uomo, infatti si comporta da buon cittadino, accetterà di vivere in uno stato di pace
regolato da leggi. Questo meccanismo si può attuare sia all'interno di uno Stato, dove si può
così mantenere la costituione repubblicana, che sul piano nazionale.
b. diritto internazionale: Nonostante il diritto internazionale preveda la separazione degli
Stati indipendenti, ognuno di questo vorrebbe avere il dominio sull'intero mondo,
generando una monarchia universale che sfocerebbe poi inevitabilmente in anarchia.
Questo però non rispetta il "piano" della Natura che per impedire ciò si avvale di due mezzi,
ovvero la lingua e la religione, che anche se dovessero inizialmente portare all'odio
reciproco, poi con il progredire della cultura, si verrebbe a creare maggiore intesa
c. diritto cosmopolitico: La Natura, così come separa i popoli, ugualmente li unisce, grazie
allo spirito del commercio e la forza del denaro: infatti ogni Stato volendo diventare una
grande potenza economica, per interesse tende ad allontanare la guerra.

SECONDO SUPPLEMENTO: articolo segreto


L'articolo è detto segreto poichè l'Autore viene in un certo senso coinvolto e allude ad una
sorta di conflitto di interessi.
Il tema centrale del secondo supplemento è la figura del filosofo: lo Stato der lasciare libertà
di espressione ai filosofi che vanno poi ascoltati. Kant però sta bene attento a non porre il
filosofo al di sopra del politico, non ripropone quindi la figura del "re filosofo re" della
tradizione platonica, perchè il possesso della forza influenza inevitabilmente il giudizio
della ragione.
Kant opera un confronto tra la figura del giurista e del filosofo: il giurista applica
drasticamente le leggi e non si preoccupa se queste debbano essere migliorate. Egli
considera la sua funzione come superiore percè si avvale della forza.
La filosofia è ancella del diritto ma porta la fiaccola, senza la quale il giurista non saprebbe
dove andare. (il motivo della fiaccola è tipicamente illuminista).

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