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SAN TOMMASO

1225-1274
Matteo Finetti, Silvio Caniglia, Leonardo Campigli, Niccolò Corti
Tommaso d'Aquino ,nato nel 1225 a Roccasecca, divenne l’esponente più noto della
Scolastica e il filosofo che portò a compimento l’adattamento del pensiero
aristotelico in ottica cristiana.
Studiò all’università di Federico II a Napoli e entrò a far parte dell’ordine dei
domenicani nel 1247; l’entrata nell’ordine domenicano lo fece appassionare della
teologia.
Quando Papa Gregorio X lo inviò al concilio di Lione si ammalò durante il viaggio e
morì, nel 1274 , nel convento di Fossombrone.
Nonostante la morte a soli 49 anni Tommaso scrisse molte opere e opuscoli di cui
possiamo scegliere come capolavoro letterario l’opera: LA SOMMA TEOLOGICA
La filosofia tomistica si basa sulla non contraddizione di fede e ragione.

L’uomo conosce il mondo attraverso la ricerca filosofica, fondata sulla ragione. Tale
conoscenza può essere priva di errori solo se supportata dalla rivelazione divina.

La fede non si sostituisce alla ragione ma eleva quest’ultima alla certezza e alla
perfezione. La ragione può svolgere un ruolo utile alla fede in tre modi: dimostrando i
«preamboli della fede», spiegando e rendendo accessibili le verità della fede,
difendendo la fede dalle critiche e dalle obiezioni.
Ente ed essenza sono le prime cose che l’intelletto concepisce.

Tommaso crede in 2 tipologie di enti: reale e logico.

Riguardo all’ente reale Tommaso parla di essenza.


L’essenza è anche chiamata «Quidditas» e contiene sia la forma che la materia di cui è composto l’ente.
L’atto di essere di un ente reale è chiamato esistenza.

Negli esseri finiti, come l’uomo, essenza ed esistenza sono scissi in un rapporto di potenza e atto, nell’essere infinito,
Dio, invece essenza ed esistenza coincidono.
Grazie a questa distinzione Tommaso riesce a portare il pensiero aristotelico nella filosofia cristiana: Dio è l’essere, è la
vita, mentre le creature hanno l’essere, hanno la vita, proprio perché, grazie a Dio, partecipano all’esistenza.
L’ontologia tomistica assegna all’esistenza un primato rispetto all’essenza, che da sola è puro nulla.
Cercando di coniugare fede e ragione, Tommaso d'Aquino
fornisce cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio su una
base razionale.

1 • La prova cosmologica

2 • la prova causale

• la prova del possibile e del


3 necessario

4 • La prova dei gradi di perfezione

5 • la prova della finalità delle cose


Attraverso la ragione l’uomo può arrivare a cogliere altri aspetti
della natura di Dio, sia per via negativa sia per via positiva, pur
nella consapevolezza del mistero irriducibile di Dio. Tuttavia la
conoscenza di Dio non può essere condotta interamente grazie alla
ragione, ma deve necessariamente ricorrere all’aiuto della fede.

LE DUE TEOLOGIE DI TOMMASO

La teologia naturale: arrivare a dio tramite la ragione nell’osservazione e nella comprensione delle creature

La teologia rivelata: che si rivolge direttamente a Dio attraverso la fede.


Per quanto riguarda la gnoseologia Tommaso D’Aquino riprende le idee di Aristotele anche lui
infatti attribuisce un ruolo primario all’esperienza.
Su ciò che noi esperiamo agisce poi l’intelletto, ovvero la facoltà che ha l’uomo tramite un
processo di astrazione dal particolare all’universale.

Per Tommaso l’intelletto separa la forma dalla materia individuale, materia signata, che
rappresenta ciò che determina il carattere peculiare di ogni soggetto.
Se il processo di astrazione è condotto correttamente la conoscenza che si raggiunge è una
conoscenza vera, ovvero una conoscenza in cui l’intelletto si adegua alle cose esterne.

Infine, Tommaso si sofferma sulla differenza tra l’intelletto umano e quello divino
Declinando nuovamente il pensiero aristotelico in un’ottica cristiana,
Tommaso ritiene che la natura umana sia l’unione tra anima e corpo, dove
l’anima è forma e principio vitale del corpo. A differenza di Aristotele
Tommaso ritiene che l’anima abbia un suo essere proprio, indipendente
dal corpo, che deriva direttamente da Dio.

L’anima inoltre essendo pura forma immateriale non può corrompersi ed


è quindi immortale.
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Preambolo della fede: nella teologia cattolica, ciascuna di quelle verità che l’uomo può conoscere con la sola ragione e che
lo predispongono all ’accettazione delle verità rivelate .

Sostanza
L’ente può essere reale, ovvero presente nella realtà secondo le dieci categorie Qualità
Quantità
elaborate da Aristotele, o logico, ovvero espresso in proposizione affermativa Relazione categorie più importanti
che non necessariamente deve corrispondere a qualcosa che esiste veramente.
Riguardo l’ente reale Tommaso parla di essenza, ovvero di ciò che risponde alla
domanda «che cosa è».

Inoltre Tommaso individua tre categorie, chiamate trascendentali, che


qualificano l’essere: unum, verum, bonum. Ogni ente è infatti unico e indiviso, è
vero, ed è buono in quanto frutto di una precisa volontà divina.

La prima via è la prova cosmologica, che prende le mosse dal principio aristotelico secondo cui tutto ciò che si muove è mosso da altro. Affermando
l’impossibilità di procedere all’infinito, però, diviene necessario individuare un primo motore immobile, che non può che essere Dio.

La seconda via è la prova causale: se ogni fenomeno ha una causa efficiente, allora deve esistere una causa efficiente prima, identificata con Dio.

Poi c’è la prova del possibile e del necessario, che individua in Dio, quel qualcosa di necessario di per sé dal quale tutte le cose possibili discendono.

La quarta via è quella dei gradi di perfezione: essendoci negli enti un grado minore o maggiore di perfezione, bisogna anche presuppore un grado
massimo di perfezione, che è Dio.

La quinta e ultima via è la prova della finalità delle cose. Dal momento che la natura manifesta un ordine finalistico è necessario che ci sia
un’intelligenza che ordina il tutto.
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Esperienza: origine della conoscenza umana.

Dio conosce attraverso un atto unitario in cui l’intelletto non deve risalire alle forme
dalle cose, ma è esso stesso causa e origine di esse; mentre l’intelletto umano
conosce per atti successivi, apprendendo mano a mano che separa e astrae le
essenze dagli accidenti, le forme dalle cose.

A differenza di Aristotele, però, Tommaso ritiene che l’anima abbia un suo essere proprio, indipendente dal corpo,
che deriva direttamente da Dio. Questa natura autonoma dell’anima è dimostrabile facendo riferimento alle sue
capacità intellettive, ovvero alla capacità di conoscere tutti i corpi, di pensare realtà immateriali e concetti universali,
e di costituirsi come autocoscienza.

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