Sei sulla pagina 1di 3

URL :http://www.ilfattoquotidiano.

it/
PAESE :Italia
TYPE :Web Grand Public

16 gennaio 2022 - 08:02 > Versione online

Le università “dimenticate” vanno in


ordine sparso. “Serve didattica integrata.
Chiudere è la strada più facile, ma
penalizza i fuorisede e chi non ha aiuti”

Nelle ultime settimane si è assistito ad un acceso dibattito tra governo, Regioni,


sindacati , presidi e addirittura studenti sul tema del rientro a scuola, mentre quasi
nessuno si è ricordato del mondo delle università né si è espresso a riguardo. Sembra
paradossale, ma è così, come purtroppo è sempre stato, e la cosa appare abbastanza
grave se si prende in considerazione il fatto che la popolazione accademica (tra studenti
e personale docente e non) conta quasi 2 milioni di unità. Le uniche novità da tempo
per il mondo universitario sono state l’estensione dell’obbligo vaccinale dal primo
febbraio a tutto il personale docente e amministrativo, stabilito con il decreto legge
anti-Covid del 5 gennaio scorso, e una timidissima nota del Mur che apre agli atenei, in
situazioni di “particolare eccezionalità”, la possibilità di svolgere prove, sedute di laurea e
esami di profitto programmati per la sessione di gennaio e di febbraio anchea distanza
, quindi dando piena libertà di organizzazione della didattica stessa a ogni singolo
ateneo.
Università , il ministero scrive agli atenei: possibilità di esami e didattica a distanza “in
situazioni di particolare eccezionalità”" width="330" height="173"
src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2020/12/26/universita-statale-milan
o-1200-330x173.jpg" id="163e75a8">
LA SITUAZIONE NELLE VARIE UNIVERSITÀ – Le università, nonostante siano
teoricamente coordinate dalla Crui (la Conferenza dei rettori delle università italiane),
nella pratica si sono divise e hanno scelto di prendere decisioni in modo autonomo,
alimentando le critiche degli studenti sulle disparità e le diseguaglianze che si vengono
a creare tra ateneo e ateneo sulle modalità e gli esiti degli esami. Le conseguenze sono
immediatamente evidenti: è più facile l’organizzazione per le università più ricche, che
possono permettersi di organizzare il rientro o almeno un sistema integrato. Mentre per
tutte le altre non c’è altra strada se non la chiusura, aggiungendo difficoltà logistiche agli
studenti che hanno meno possibilità (i fuorisede prima di tutto). Ma nonostante le
proteste e le preoccupazioni, le università insistono nell’andare in ordine sparso.
A Milano, per esempio,il Politecnico e la Bocconi hanno deciso di mantenere gli esami
prevalentemente in presenza con le dovute eccezioni per i soggetti in quarantena o

Tutti i diritti riservati


URL :http://www.ilfattoquotidiano.it/
PAESE :Italia
TYPE :Web Grand Public

16 gennaio 2022 - 08:02 > Versione online

fragili mentre in Statale, Bicocca e Cattolica gli esami orali tornano ad essere a
distanza. Rimanendo sempre nel Nord ma spostandosi in Piemonte, si scopre che,
mentre l’ Università e il Politecnico di Torino hanno deciso di sospendere tutte le
attività didattiche dal 7 al 15 gennaio, il rettore dell’ Università del Piemonte Orientale
, Gian Carlo Avanzi, chiude sulla Dad e si schiera a favore della ripresa delle lezioni in
presenza. A Roma la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, ha mandato una
lettera all’intera comunità accademica in cui spiega l’intenzione dell’ateneo di svolgere
tutte le attività prioritariamente in presenza ma invita “le strutture didattiche a ricorrere”
eventualmente, “con flessibilità, alla modalità a distanza”. L’ Università di Urbino ha
deciso per lo svolgimento degli esami esclusivamente in modalità online, almeno per
tutta la durata della sessione invernale, mentre l’ Università Federico II di Napoli ha
previsto la Dad solo per gli studenti positivi al Covid, in quarantena a casa o per soggetti
fragili per tutta la sessione invernale e fino a marzo compreso. L’ Università Aldo
Moro di Bari aveva preceduto tutti e già il 29 dicembre, con una delibera del suo
Senato accademico ha concesso, fino al 31 gennaio, la possibilità agli studenti di
chiedere lo svolgimento degli esami scritti e orali anche a distanza ma limitando a 7 il
numero di ospiti che potranno accedere alle sedute di laurea.
Università , gli affitti sempre più costosi per i fuori sede: studenti protestano in piazza a
Padova. L’ateneo di Pavia stanzia 750mila euro" width="330" height="173"
src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2021/09/10/variant-med_1200x630-
obj25342993-330x173.jpg" id="17345d0c">
LE ESIGENZE DEGLI STUDENTI – All’interno di questo caos gli studenti accusano il
ministero e i rettori di “non aver ascoltato le loro necessità” e di aver preso
“provvedimenti disomogenei” senza tener conto delle esigenze di quelli che li dovranno
poi subire. Tra l’altro, tutte queste decisioni sono state adottate a pochissimi giorni (se
non addirittura alla vigilia stessa) dalla ripresa della sessione invernale e questo ha
suscitato diverse perplessità e confusione tra gli studenti, in primis pendolari e fuori
sede. Questi ultimi infatti incontrano problemi non solo per quanto riguarda gli affitti (è
illogico trasferirsi lontano da casa per fare Dad), ma anche per quanto riguarda i
trasporti, visto l’aumento dei prezzi e le cancellazioni delle corse. Emma Creola,
rappresentante degli studenti nella facoltà di Giurisprudenza della Statale di Milano per
la lista Unilab, spiega alla redazione de ilfattoquotidiano.it che nella sua università la
decisione di riprendere gli esami orali a distanza per tutti è stata presa “senza consultare
le rappresentanze e quindi gli studenti”. “Come lista – continua – ci aspettavamo di più
dall’Ateneo che ha deciso di riportare un’intera comunità studentesca a marzo 2020,
quando il vaccino non c’era e si sapeva molto poco della malattia”. Spiega poi che quello
che chiedono gli studenti è “una modalità mista, che da un lato tuteli gli studenti fragili, i
caregivers e quelli in quarantena e che dall’altro lato permetta a tutti gli altri di tornare a
vivere una fase fondamentale per la loro formazione”. “Si è optato – conclude poi Emma
– per la strada più semplice, anziché pensare a soluzioni magari più complesse da un
punto di vista organizzativo, che però tengano conto delle esigenze di tutti gli studenti”.
Università , docenti divisi sulla didattica mista fino a febbraio 2021: “Così in Aula solo
pochi eletti”. “Ma l’affollamento è un problema”" width="330" height="173"
src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2020/03/09/universita -coronavirus-1
200-330x173.jpg" id="2e5129e7">
DIDATTICA A DISTANZA O INTEGRATA? – Altro tema molto dibattuto tra gli studenti e
le università negli ultimi mesi è anche quello riguardante la didattica digitale integrata
(Ddi). L’opinione degli studenti è abbastanza unanime, e cioè favorevole ad un suo
utilizzo permanente. Matteo Giugovaz, rappresentante nel Consiglio nazionale degli
studenti universitari (Cnsu) spiega a ilfattoquotidiano.it come “l’uso della Dad debba
essere ridotta al minimo, se non in quei casi ove sia impossibile garantire il rispetto delle
norme di sicurezza per il contenimento della pandemia”. “Auspichiamo – continua

Tutti i diritti riservati


URL :http://www.ilfattoquotidiano.it/
PAESE :Italia
TYPE :Web Grand Public

16 gennaio 2022 - 08:02 > Versione online

Matteo – che tutti gli atenei possano riprendere il prima possibile in presenza,
integrando in maniera efficace gli strumenti di didattica tradizionali con quelli
innovativi sviluppati nell’ultimo periodo”. Concorda con lui Carlo Giovani, anch’egli
membro del Cnsu, che sostiene che un ritorno generale in presenza sarebbe auspicato
perché “un’eventuale nuova chiusura impatterebbe negativamente sulla condizione
studentesca, in quanto non tutti sono sufficientemente fortunati ad avere a casa spazi
adeguati per lo studio.”
LE RISPOSTE DEL MINISTERO – Sulle questioni sopraesposte il Mur spiega alla
redazione de ilfattoquotidiano.it che, dietro alla decisione di lasciare piena autonomia e
libertà di scelta alle università nell’organizzazione della didattica c’è la volontà di
“garantire il diritto allo studio e al contempo tutelare la salute di studenti, docenti e
personale amministrativo”. “Queste scelte – continua il ministero – vengono adottate
sulla base di diversifattori, che possono essere l’ampiezza degli spazi a disposizione
degli atenei o il numero degli studenti che frequentano un determinato corso” e questo
può essere gestito solo dagli atenei stessi. Il Mur conclude quindi spiegando che “tutte le
scelte finora prese sono state decise sulla base dell’evoluzione della situazione
epidemiologica“. Ma è proprio questo uno degli aspetti che vengono contestati dagli
studenti: “continuare a inseguire l’epidemia, senza che dopo quasi due anni, “non si
sia ancora preparato un piano strategico a medio-lungo termine” per arginare le
problematiche e le difficoltà che emergono con le ormai consuete ondate della
pandemia. Le decisioni arrivano sempre in ritardo e la loro comunicazione ancora di più,
creando situazione di disparità generale.
Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale
Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a
produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo
è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore
Grazie, Peter Gomez

Articolo Precedente Modena, professoressa senza super Green pass non indossa la
mascherina Ffp2: gli alunni escono dall’aula, lei viene sospesa e multata

Tutti i diritti riservati

Potrebbero piacerti anche