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La statua di Augusto di Via Labicana

Confronto con altre opere…

La Statua di Augusto di via Labicana può essere confrontata con la ben


più nota statua di Augusto di prima porta.
Infatti, mentre l’opera ritrovata in via Labicana rappresenta il princeps
vestito da pontifex maximus, l’Augusto di Prima Porta raffigura
l’imperator in tenuta militare: indossa infatti una corazza decorata
riccamente ed ha il braccio destro teso in avanti, gesto che veniva
utilizzato per attirare l'attenzione: si tratta della posa con cui si
richiedeva il silenzio prima dell’adlocutio (l’incitamento all'esercito prima
della battaglia).
La massiccia corazza è decorata con raffigurazioni che inneggiano alla
grandezza di augusto, colui che pacificò l’Impero, dando inizio alla pax
romana.
L’Augusto di via Labicana, invece, raffigura un uomo più anziano, che
presenta i segni già visibili della malattia e della stanchezza. Questa
statua, al contrario dell’Augusto di Prima Porta, intende raffigurare il
princeps in abiti religiosi, esaltando dunque le tradizioni romane e la
figura di Augusto. Quest’opera, infatti, fa parte di un grande programma
di propaganda, perpetrato da artisti e filosofi, i quali lavorando per
Augusto, realizzavano opere che inneggiavano alla grandezza del
princeps, elogiando le “res gestae divi Augusti” (ovvero le “imprese del
divo Augusto”). La statua di via Labicana vuole anche
trasmetterci una visione diversa di
Augusto: un Augusto non più
conquistatore e
vittorioso, ma
attaccato alle

tradizioni e
saggio, sotto il
quale Roma si
rafforza e
prospera.
BIOGRAFIA DI AUGUSTO

Augusto Caio Giulio Cesare Ottaviano fu il primo Imperatore romano. Nacque


a Roma nel 63 a.c. e fu pronipote di Giulio Cesare, che lo aveva adottato. Nel
44 a.c., dopo la morte del prozio, si schierò con il senato contro Marco
Antonio, il quale gli negava i diritti ereditari. In seguito però si accordò con lo
stesso Antonio: con lui e con Marco Emilio Lepido formò, nel 43 a.c., il
secondo triumvirato. Dopo aver sconfitto i cesaricidi Bruto e Cassio nella
battaglia di Filippi (combattuta nel 42 a.c.), lasciò ad Antonio il comando
dell’Oriente per rientrare in Italia e per distribuire le terre ai veterani. Nel 36
a.c., aiutato da Marco Vipsanio Agrippa (che diventò uno dei suoi più fidati
collaboratori e che fu uno dei principali generali di Ottaviano Augusto), vinse
a Nauloco gli ultimi pompeiani capeggiati da Sesto Pompeo, il figlio del noto
rivale di Cesare, Gneo Pompeo Magno.
Sbarazzatosi di Lepido, Augusto sconfisse Antonio ad Azio nel 31 a.c.,
diventando di fatto il protagonista della scena politica romana. Fu promotore
di una fase di riforme della politica romana che portarono all’accentramento
del potere verso un unico uomo, il Princeps. Nel 27 a.c. il Senato gli conferì i
titoli di Augusto (una sorta di investitura divina, che richiamava l’idea della
prosperità e che fu adottato anche dai successori), padre della patria e
pontefice massimo, divenendo così l’autorità assoluta dello stato, pur
rispettando formalmente le istituzioni repubblicane. Con una vasta opera
legislativa Augusto Ottaviano rinsaldò lo stato e cercò di moralizzare la vita
pubblica e privata; intraprese un gran numero di opere pubbliche e si
circondò di uomini di cultura come Mecenate, Virgilio ed Asinio Pollione e fu
lui stesso un brillante oratore. Dei suoi scritti ci restano solo le Res gestae
divi Augusti, suo testamento spirituale oggi noto come Monumentum
Ancyranum poiché la stele su cui era inciso fu trovata ad Ankara. Morì a Nola
nel 14 d.c., lasciando un mondo profondamente cambiato rispetto a come lo
aveva conosciuto.

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