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Estetica quarta lezione Immanenza e arte

Per Deleuze e Guattari il compito della filosofia è quello di pensare quest’immanenza


e più che pensarla e determinarla attraverso dei concetti diciamo determinarla nel
senso di mostrarla, di renderla visibile di trovare delle possibili descrizioni.
Immanenza immagine del pensiero.
Nel testo che cos’è la filosofia ultima monografia di Deleuze, la questione
dell’immanenza arriva all’evidenza e il compito della filosofia è quello di pensare
l’immanenza evitando di snaturarla e di farne qualcosa di fisso, di trascendentale e di
contrario a questa idea del divenire.
Nel testo che cos’è la filosofia le altre vie per pensare la vita in sé, la vita caotica e
per produrre un pensiero dell’immanenza oltre la filosofia sono la scienza e l’arte.
La scienza congela la materia in una sorta di fermo immagine per poi poterla pensare
poterla penetrare. L’arte invece costruisce una cornice che incarna l’evento e questa
cornice è tuttavia sempre piena di apertura e possibili vie di fuga , laddove invece
abbiamo detto la filosofia inventando i concetti da consistenza a questo piano
dell’immanenza, questo caos della vita della materia vitale per materia si intende
sempre una materia in movimento una materia mobile, l’idea è che il compito del
presente sia quello filosofico che quello scientifico che quello artistico con i propri
strumenti quindi la filosofia con i concetti la scienza con le funzioni l’arte con la
produzione di opere di aggregati sensibili ognuno possa pensare , entrare in contatto
con questa immanenza mostrandola senza snaturarne questa natura in divenire questa
natura plurivoca e univoca allo stesso tempo ma non dualistica.
Angelucci contraddice gli stessi autori perché Deleuze e Guattari (secondo loro
nessuna di queste vie è preferibile all’altra per pensare all’immanenza nonostante ci
sia prima la filosofia poi la scienza e poi l’arte nel loro testo questo non vuol dire che
l’arte rappresenti le sintesi delle altre due) e tutta via all’Angelucci sembra che si
possa affermare che l’arte rappresenti la via più percorribile la più fattibile per
adempiere a questo compito che gli stessi autori definiscono impossibile. Infatti l’arte
ha la capacità di costruire una cornice una composizione che possa incarnare l’evento
senza trasformarlo in qualcosa d’altro senza bloccarlo senza chiuderlo. Questo può
succedere se l’arte non viene considerata come imitazione come nella tradizione
antica fino al 700 ma piuttosto è una via percorribile per pensare l’immanenza se noi
pensiamo all’arte come piuttosto una sperimentazione, creazione di nuovo e come la
possibilità non tanto di ripresentare riprodurre il reale in una forma conciliata quanto
piuttosto di entrare in contatto con il reale per fare in modo che sia possibile scorgere
qualche cosa di impensabile. Per questi autori l’idea di arte è (l’arte che non si
preoccupa di essere inquietante, l’arte che si fa sperimentazione, anche un certo tipo
di letteratura Anglo-americana Melville ma anche Kafka un certo tipo di letteratura
che produce delle zone di passaggio tra l’autore e i suoi personaggi che ne fanno non
tanto un rapporto di identificazione o rapporto di somiglianza ma quella zona che loro
chiamano di indiscernibilità di indeterminazione). Ad un certo punto nel testo che
cos’è la filosofia
Deleuze e Guattari dicono che la caratteristica principale dell’arte nel suo pensare
l’immanenza facendo modo che sia possibile vedere l’incarnazione dell’evento cioè
di quell’essere che è divenire in sé, dicono che la caratteristica principale dell’arte è
la conservazione, l’arte conserva. L’idea che c’è dietro questa conservazione è che la
caratteristica principale dell’arte è quella di produrre un aggregato sensibile chiamato
blocco di sensazioni da Deleuze e Guattari che si possa conservare da sé nel senso
che si possa sostenere da sé indipendentemente dall’autore e indipendentemente dal
fruitore. Il punto è che nell’aggregato sensibile che è l’opera d’arte è possibile
ritrovare vedere conservato un blocco di sensazioni che si fa autosufficiente si
sostiene da sé rispetto agli autori sia ai fruitori. Affermare l’autoposizione dell’opera
d’arte significa rifiutare quell’idea di arte come esperienza soggettiva esperienza
dipendente da un soggetto è per questo che Deleuze e Guattari non parlano di
percezioni e affezioni ma parlano di percetti e affetti e cioè di sensazioni e di
sentimenti sganciati dal vissuto soggettivo. Questo è molto forte da dire perché l’arte
e soprattutto la letteratura a lungo ha avuto questo equivoco che scrivere volesse dire
scrivere di sé oppure volesse dire raccontare mostrare contenuti che in fondo sono
esperienze vissute ricordi. Ecco Deleuze e Guattari attraverso l’invenzione dei
percetti e degli affetti vogliono dire che qualora ci sia una radice soggettiva ,di
vissuto, tuttavia l’artisticità avviene quando qualcosa eccede i soggetti, quando
qualcosa eccede l’esperienza vissuta, eccede la soggettività e diventa la possibilità di
vedere qualcosa di intollerabilità che è nelle zone di passaggio, qualcosa che sta in
una sensazione che diviene autosufficiente e per questo vale come possibilità di
contatto con una vita in sé con una vita non individualizzata quale quella di cui
parlano nell’articolo immanenza una vita.
(Melville Moby Dick)
Quando si dice che l’arte produce dei sentimenti universali, il modo in cui raccontano
questa universalità Deleuze e Guattari è l’idea di desoggettivare l’arte di farne
qualcosa di lontano da un soggetto individuale, singolo per descrivere piuttosto
passaggi di sensazioni. In ciò rientra anche tutto il discorso della destituzione del
soggetto.

Il divenire Animale è Akhab in moby dick(di cui parleranno Deleuze e Guattari nel
testo di Kafka)
Immanenza e arte
In questo testo l’arte con questa capacità di divenire altro di incarnare l’evento di
uscire dall’individualità soggettiva sia del fruitore sia del soggetto, per vedere la vita
impensabile la vita in sé sia forse il mezzo più potente più percorribile per parlare di
questa immanenza.

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