Sei sulla pagina 1di 5

CAPITOLO 2.

DALLA PSICOLOGIA ALLA PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

Nel medioevo, le famiglie spesso non avevano la possibilità di allevare i propri figli a
causa dell’indigenza e soprattutto per l’instabilità costante delle condizioni di vita:
mancato controllo delle nascite e malformazioni del bambino erano i principali
motivi per cui i genitori abbandonavano i propri figli. Talvolta essi erano addirittura
offerti in tenera età alle chiese, affinché fossero allevati, come riportato in
Admonitio Generalis, legge emanata da Carlo Magno il 23 marzo 789, volta a
fondare la cristianizzazione della popolazione: si tratta di bambini oblati, anche
detti omissi, conversi o renduti. Nel XIV secolo sia i benedettini così come i
francescani accettavano nei propri conventi bambini e giovani offerti a Dio dai
genitori, anche in modo temporaneo, come azione di ringraziamento per una grazia
concessa.
I figli erano classificati secondo la ripartizione infantia 0-7 anni, puerizia 7-14
anni. Nella prima fase, il piccolo è considerato un non uomo, in base alla sua
incompletezza, soprattutto fisica.
Dalla seconda metà del basso medioevo (XII secolo) il bambino è inteso come
l’essere più vicino a Dio. Avviene quindi l’istituzione di luoghi che fornissero aiuto
ai piccoli come la Ruota degli Esposti che risale alla fine del XII secolo e compare
dapprima in Francia, successivamente istituita in Italia nel pontificato di Innocenzo
III ovvero Lotario dei Conti di Segni. Serviva a designare il luogo dove i neonati
potevano essere consegnati all’assistenza di monaci e suore.
Dalla scoperta dell’America nel 1492 alla rivoluzione industriale del 1850,
soprattutto nell’ambito della cultura rinascimentale aumenteranno in grande
misura il numero delle persone che manifesteranno una maggiore sensibilità nei
confronti dei bambini. I momenti storici della riforma e soprattutto della
controriforma vedranno come protagonista un bambino da educare, per preservarlo
dalle tentazioni che la vita adulta gli avrebbe fornito.
Con la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, dapprima gestite da ordini
religiosi (in particolare dai gesuiti) e poi controllate dallo Stato, sorgono le scuole.
L’adozione di un atteggiamento diverso nei confronti della scolarizzazione è dato
anche dalle nuove condizioni socio economiche che iniziano a rafforzare la
convinzione che la formazione dei giovani costituisca un fattore sempre più
necessario.
Komensky (nome italianizzato in Comenio) umanista ceco, propose per un’ottimale
formazione dello scolaro 4 fasi:
1. L’assunzione della lingua materna in ambito educativo
2. l’obbligo di un’istruzione popolare
3. Una gradualità nei processi di apprendimento
4. L’adozione di una nuova metodologia che si rifacesse all’ordine della natura
Su queste basi scriverà la Didattica Magna (1633-1638) e soprattutto l’Orbis
Sensualium Pictus (1653).
I luoghi di apprendimento (i collegi) espanderono il loro bacino di capienza tramite
la sempre più numerosa frequenza di nobili borghesi tra gli 8 e i 15 anni.
Durante il periodo della rivoluzione illuminista, tra le pagine dell’Encyclopedie
pubblicata tra il 1751 e il 1774 si afferma che ai diritti dei genitori devono
sommarsi anche quelli dei figli e che l’autorità del genitore deve essere volta al
benessere del figlio e non più al suo completo controllo.
Herbart, filosofo post-kantiano e pedagogista, propugnatore di una psicologia
meccanicista e intellettualista, produsse formulazioni di grande rilevanza per la
pedagogia dell’ottocento quali quella di istruzione educativa e ribadì la necessità
di variare considerevolmente gli ambiti degli interessi dell’allievo che deve
apprendere.
Si ha un progressivo svilupparsi di tendenze preromantiche volte a mettere in
discussione gli assunti del razionalismo illuminista (la convinzione che la realtà e
l’essere siano strutturati come il nostro pensiero, ne consegue che i rapporti che
regolano i processi razionali siano uguali a quelli presenti nell’organizzazione del
mondo esterno), senza peraltro collocarsi nella reazione dell’immediatamente
susseguente cultura romantica (reazione all’eccessivo razionalismo
dell’Illuminismo, aveva iniziato a manifestarsi nella seconda metà del XVIII secolo
nel movimento dello Sturm und Drang, tempesta ed impeto, che sottolineava
l’impetuoso affermarsi del mondo del sentimento nel campo artistico).
I primi studi sui bambini sono condotti da religiosi, pedagogisti e medici ma tutti
fondati su basi essenzialmente filosofiche.
Locke affermava che i genitori devono proporre una vita moralmente rigida sin
dalla culla.
Rousseau, filosofo ginevrino, città nella quale aveva avuto una forte presenza la
riforma di Giovanni Calvino, nella sua celebre opera Emilio o Dell’educazione,
Emilio è un nobile selvaggio, frustrato dalle restrizioni imposte dalla società. Il
bambino deve crescere senza l’assillo dei tutori e dei genitori, il precettore deve
curare questa crescita autonoma e spontanea. É forse un trattato antropologico
volto a cogliere la piena esplicazione dell’essere umano nell’unità dialettica delle
sue funzioni fondamentali, per questo l’Emilio e Il Contratto Sociale sono
strettamente connesse e non a caso datano entrambe 1762.
L’associazionismo è la teoria psicologica derivata dalla filosofia empirista del XVII
e XVIII secolo, secondo la quale ogni evento psichico complesso deriva da
associazioni di idee semplici, ossia dalla combinazione di elementi di ordine
sensoriale che si organizzano sulla base di determinate leggi associative.
Locke propose una psicologia grosso modo associazionista, Rousseau di tipo
costruttivista. Nel secondo caso si enfatizza il ruolo dell’individuo nei processi di
formazione delle realtà conosciuta. Kant ne fu il precursore. Si è in aperto
contrasto con i classici criteri scientifici pertinenti al naturalismo, così come quelli
del positivismo. Il naturalismo è la posizione filosofica che rimanda alla presenza
di uno spontaneo ordine naturale, alla primarietà del senso comune rispetto alle
tesi filosofiche, all’esclusione di validità scientifica a ciò che va aldilà dei fenomeni
osservati.

2
Si intensificarono le attenzioni nei confronti della gravidanza e del parto e si
intensificarono le pressioni affinché fosse la madre stessa ad allattare il neonato,
evitando il ricorso alle balie cioè donne normalmente appartenenti alla cultura
contadina di basso livello sociale a cui venivano delegati ruoli biologici
fondamentali della maternità, solitamente impiegate per un tempo tra i 12 e i 15
mesi.
Vennero istituiti controlli educativi sempre più rigidi e rigorosi. Da un punto di
vista economico il bambino diveniva sempre più un bene prezioso per la maggiore
richiesta di forza lavoro.

Pestalozzi, pedagogista ginevrino, formatosi attraverso le astratte tematiche


illuministe, ma mitigate dalla lettura di Jean Jacques Rousseau, descrive nel 1774
il comportamento di suo figlio di tre anni e mezzo. Fonda la scuola di Yverdon
dove insegna anche Frobel, il fondatore delle odierne scuole d’infanzia (da lui
definite Kindergarten).
L’uomo non è buono di natura, come invece per Rousseau: è piuttosto un essere
manchevole, teso a migliorarsi naturalmente attraverso l’aiuto e il contributo dei
suoi simili. Il suo sviluppo, è ripartito in tre stadi: quello naturale ovvero
istintuale; sociale basato su adattamenti e successivi riadattamenti; morale
concernente un individuo aperto agli altri che accoglie Dio.
Il suo romanzo pedagogico Leonardo e Geltrude del 1781 è un trattato
sull’educazione elementare dove esprime molto bene le sue posizioni come anche
Come Geltrude istruisce i suoi figli del 1801.
Tiedemann nel 1787 pubblicò un’accurata monografia-diario sui primi 30 mesi di
vita di uno dei suoi figli esaminandone gli aspetti sensomotori, linguistici,
intellettivi oltre che cognitivi, dal titolo Osservazioni sullo sviluppo delle attività
psichiche nei fanciulli.
Darwin era portatore di una posizione in forte polemica con quella tradizionale,
ancora inserita in una prospettiva religiosa. Scrive un diario sullo sviluppo precoce
di suo figlio. A biographical sketch of an infant nel 1877 dove sono riportate
osservazioni su collera, paura, affettività, timidezza, forme di comunicazione e
aspetti del comportamento motorio e intellettivo del figlio William. Su queste basi
egli ritiene che il bambino sia ricca fonte di informazioni sulla natura dell’uomo
(come già peraltro avevo accennato Platone). Il suo limite fu che l’osservazione
condotta fu unicamente su suo figlio. L’impostazione ideologica darwiniana è la
base della moderna psicologia dello sviluppo.
Gli studi etnologici di Frazier e Levy-Bruhl hanno contribuito a destare interesse
per lo studio della psicologia dello sviluppo. L’etnologia è lo studio, o più
esattamente la comparazione sistematica, concernente l’origine e l’organizzazione
dei vari popoli.
Hall, uno dei pionieri della psicologia dell’adolescenza, a fine secolo scorso
introdusse una serie di questionari per ottenere notizie su atteggiamenti,
comportamenti e interessi dei bambini. Alcune esperienze del tutto normali e ovvie
per l’adulto non lo sono affatto per bambini di 5-6 anni. Pensava che certe azioni,
normalmente realizzate dal piccolo, risultavano difficilmente spiegabili all’adulto e
che la visione che l’adulto aveva del bambino era del tutto inadeguata. The
Contents of Children’s mind è un suo lavoro del 1883 e fece ricorso a un metodo
indiretto, vale a dire chiede a insegnanti e genitori di fornire loro le risposte.

3
Baldwin, psicologo americano, allievo di Wundt, tentò l’integrazione tra scienze
fisiche e scienze della vita. Fondamentale è stato il suo contributo ai processi di
adattamento oltre che la sua suddivisione in settori dello sviluppo del pensiero che
costituirà uno dei postulati fondamentali di tutta la successiva produzione di
Piaget.
Con il 1900 la psicologia dello sviluppo diviene progressivamente un settore
scientifico della ricerca psicologica. Ciò fu possibile prendendo in considerazione:
• La teoria dello sviluppo di Darwin
• Le varie teorie biogenetiche come l’embriologia con i lavori di Haeckel
• La scolarizzazione di massa. Gesell si dedicò ai problemi dello sviluppo
infantile, concernenti individui sia normali che anormali, in particolare da
un punto di vista motorio, sociale e linguistico. Fondò nel 1911 Yale Child
Study Center e i cui lavori come The mental growth of the preschool child del
1925 e Infancy and human growth del 1928 furono assunti quasi con la
funzione di guida per gli insegnanti che desideravano verificare se lo scolaro
avesse raggiunto i risultati per la sua età
• L’inizio sistematico su basi psicometriche condotte a proposito delle
differenze individuali da Galton, studioso convinto dell’ereditarietà
dell’intelligenza e contemporaneamente della necessità di essere in grado di
misurarla, nonostante avesse intenti eugenetici cioè le sue teorie erano
rivolte a migliorare la qualità genetica di gruppi di individui attraverso un
miglioramento della razza tramite un processo di selezione di un élite
intellettuale, generò la prima realizzazione dei test reattivi di intelligenza.
L’obiettivo era volto alla costruzione di specifiche classi scolastiche e si
introdusse il concetto di età mentale. Storicamente i primi testi furono
preparati da Cattel che nell’articolo Mental tests and their measurement del
1890 introduce per la prima volta la locuzione test mentale. Binet tenderà a
misurare la capacità che ciascuno possiede piuttosto che l’attitudine ad
apprendere nuove nozioni
Il sorgere di una psicologia genetica pone la psicologia dello sviluppo in un
contesto operativo fenomenologico. I precursori di un tale approccio, che trova in
Piaget il suo fondatore, potevano essere individuati anche nella psicoanalisi e
soprattutto nell’insistenza con cui Freud aveva sottolineato come le prime
esperienze rivestissero una capitale importanza nella struttura adulta
dell’individuo.
Altri precursori furono Binet e Claparède, psicopedagogista elvetico e
rappresentante europeo del funzionalismo. Altri rappresentanti e fondatori di
funzionamento sono James, Dewey, filosofo e pedagogista americano, Angell
psicologo statunitense che sostiene come le funzioni psichiche siano il risultato del
rapporto dinamico tra individuo e ambiente sia fisico che sociale. Opposto a questo
indirizzo si colloca lo strutturalismo per il quale lo studio dello sviluppo e della
psicologia lo si deve cogliere attraverso l’esame dei molteplici elementi
suddividendoli in pregnanti e salienti che compongono la mente. Il suo
rappresentante americano di spicco è Tichener. Nell’ambito della psicologia
genetica Piagettiana queste due istanze sono presenti ma verranno dialettizzate e
superate proprio dal suo approccio psicogenetico.

4
A partire dal 1924, nell’ambito della rinnovata cultura sovietica post rivoluzionaria,
corrispondente al definitivo abbandono della scena politica di Lenin, un gruppo di
studiosi, sotto la guida di Kornilov apportò significative novità nell’ambito di questa
disciplina. Alcuni di loro erano Leontiev e Lurija, quest’ultimo studioso fece
interessanti studi sul bambino.
Secondo la teoria di Vigotskij, la formazione dei processi psichici superiori
(pensiero, memoria, linguaggio, attenzione, apprendimento,..) sono attività
complesse prodotte dall’utilizzo di strumenti materiali e culturali pertanto vanno
esaminate ed analizzati nell’ambito del contesto sociale e culturale in cui le persone
vivono. Le funzioni mentali si sviluppano sulla base della significazione che questi
strumenti hanno nell’ambito dei processi sociali nel caso particolare attraverso il
ricorso a uno strumento o stimolo, che interagisce in un contesto sociale ovvero
interattivo. V considerava la scuola come il modo in cui una cultura trasforma i
concetti concreti del bambino in concetti astratti. Per V il linguaggio è in primo
luogo sociale anche se non necessariamente comunicativo e linguaggio interiore,
che si stabilizza attorno ai 7 anni è fondamentalmente egocentrico. Per Piaget
invece il linguaggio concentrico è quasi un monologo che il bambino rivolge a se
stesso senza preoccuparsi di ne della risposta ne della comprensione altrui.
La zona di sviluppo prossimale (ZSP) consiste nella differenza tra il livello di
sviluppo di un bambino nel risolvere un compito da solo e il livello di sviluppo
potenziale determinato attraverso le abilità che esibisce quando affronta un
compito con il sostegno di un adulto o in collaborazione con coetanei più capaci.
Indica le tappe dello sviluppo che non sono ancora state raggiunte. Tale concetto
consente di definire il rapporto tra sviluppo spontaneo e apprendimento.

Nel frattempo la psicologia continua ad arricchirsi usando i termini di Lakatos


(pseudonimo di Lipsitz) epistemologo e matematico ungherese, successivamente
nazionalizzato inglese, che aveva rinforzato e corroborato (euristica negativa) le
potenzialità pertinenti al proprio nucleo e si apriva (euristica positiva) a un
progressivo ampliamento delle stesse.

Altri autori che si specializzavano sulle ricerche sullo sviluppo mentale, ovvero
sulla crescita della mente Sono Koffka, uno dei fondatori della Gestaltpsychologie,
con il lavoro del 1924 di The growth of the mind. An introduction to child-psychology,
fondato sul metodo fenomenologico.
Nel 1928 Watson attraverso un’impostazione molare o molecolare esamina lo stesso
problema in Psychological care of the infant and child.
La psicoanalisi a sua volta trova nella psicologia dello sviluppo uno dei settori più
ricchi di prospettive. Alcuni suoi autori sono Melanie Klein, Anna Freud, Spitz,
Winnicott, Balconi, Berrini, Mahler, Woods.

Se si possono esaminare i livelli di attenzione, le competenze cognitive, i risvolti


emotivi in particolari situazioni, in un adulto pur sapendo che si tratta di situazioni
tra loro connesse, si ricorre a strumenti che con una certa precisione isolino quelle
più rilevanti. La stessa cosa è più difficile nei confronti di un bambino esaminato
durante la crescita. Eppure questa incommensurabilità tra situazioni che pure
sono costituenti l’esame della crescita e della formazione del giovane soggetto, è
stata l’ostacolo epistemologico che ha ritardato la comparsa di tale forma di
espansione delle scienze psicologiche.

Potrebbero piacerti anche