Sei sulla pagina 1di 2

Comunicato 13 Marzo 2020

LE ATTIVITA' INDIFFERIBILI DA RENDERE IN PRESENZA AI TEMPI DEL


CORONAVIRUS - TRA OBBLIGHI E BUON SENSO -

di GABRIELE CASONI

Cari Colleghi,

il difficile contesto socio-sanitario che oggi ci troviamo ad affrontare richiede una riflessione sia sotto il profilo
della continuità dei servizi pubblici, sia, ovviamente, con riguardo ai prioritari risvolti inerenti la sicurezza
pubblica.

Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, le misure adottate con il DPCM 8 marzo
2020 sono state estese a tutto il territorio nazionale fino al 25 marzo 2020.

In particolare, per quanto più d’interesse per il rapporto tra cittadinanza ed uffici della pubblica amministrazione,
l’art. 1 dispone:
- il divieto di ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo,
nonché all'interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze
lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute;
- il divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della
quarantena ovvero risultati positivi al virus;
- è raccomandato ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere, durante il periodo di efficacia del
presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di
ferie;
- sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con
particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti
attivati nell'ambito dell'emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza
interpersonale di un metro evitando assembramenti.

L’art. 1 del successivo DPCM 11 marzo 2020, ha inoltre previsto: “Fermo restando quanto disposto dall'art. 1,
comma 1, lettera e), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 marzo 2020 e fatte salve le
attività strettamente funzionali alla gestione dell'emergenza, le pubbliche amministrazioni, assicurano lo
svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche
in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui agli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio
2017, n. 81 e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza”.

Dunque, la pubblica amministrazione è chiamata a proseguire le proprie attività, avendo cura di contemperare le
prestazioni lavorative in equilibrio tra attività indifferibili e rischi per la salute pubblica.

Circa le cautele specifiche da adottarsi (mascherine, guanti ed altri presidi sanitari protettivi) non è il caso di
dilungarsi in consigli e suggerimenti, tanto a tutti sono ben presenti le prudenze del caso nel rapporto tra pubblici
funzionari ed utenza.

Piuttosto sarebbe da sviscerare quali siano le attività indifferibili da rendere in presenza (in ufficio). Ed è in
questo frangente che ci si accorge quanto le difficoltà maggiori, gli interrogativi ed i timori, tra diritto
amministrativo e salute, coinvolgono proprio i servizi demografici.
Gli uffici di stato civile, di anagrafe ed elettorale, non vi è alcun dubbio, più soffrono dell’attuale situazione, nel
tentativo di comprendere cosa è urgente, cosa è rinviabile, cosa si può tardare, cosa è improrogabile.
Contestualizzando, non sono certo i demografici a poter “convertire” tutte le proprie attività in modalità smart
working.

Sarebbe innanzitutto da evidenziare che la vigenza delle previsioni di legge per il settore dello stato civile,
dell’anagrafe e dell’elettorale, nonché il codice civile e tutte le norme collegate, non sono state sospese o in altro
modo modificate. Tutti i diritti della persona derivanti dalle discipline che interessano i servizi demografici,
rimangono fruibili ed incondizionati. A partire dal ricevimento di una dichiarazione di morte (il procedimento a
tutti più palese), fino al ricevimento di una dichiarazione di residenza, dalla dichiarazione di separazione al
ricevimento di un riconoscimento di prole, tutti procedimenti hanno un significato in termini di diritti e doveri
derivanti dal regolare svolgimento delle relative istruttorie.

Le misure adottate dal Presidente del Consiglio dei Ministro per il contenimento del coronavirus, possono
riassumersi in un’unica raccomandazione (in alcuni casi un obbligo sanzionabile, quando non anche
configurabile un reato penale): ciascun individuo non deve avvicinarsi ad altri individui se non per motivi di
salute, di lavoro o altre emergenze.

E’ dunque altrettanto evidente che laddove è possibile utilizzare i più comuni sistemi di comunicazione a distanza
(fax, e mail, posta ordinaria, videoconferenze, ecc.), questi dovranno essere posti in essere con carattere di
esclusività.

La domanda è: esiste una soglia oltre la quale prevale il rischio per la salute pubblica rispetto alla fruizione di un
diritto? E per salute pubblica qui s’intende la salute di tutti, utenza e funzionari pubblici.

Una casistica non esiste, questo è palese. Per quanto innumerevoli siano i procedimenti che attengono
all’ordinamento dei demografici e per quanto ciascun caso sia diverso dall’altro apparentemente simile, non è
possibile declinare un elenco di ciò “che si e ciò che no”.

L’unico modo possibile per contemperare indifferibilità e possibile posticipazione, è l’esame di ciascun caso,
avendo presente l’urgenza del procedimento in relazione al sorgere di un diritto o di un dovere
improrogabile ed il grado di pericolo per la salute di chi è coinvolto “in presenza” nel procedimento.

Il compito più arduo nella valutazione spetta al Sindaco, quale titolare delle funzioni lui spettanti in qualità di
ufficiale di governo e per essere egli autorità sanitaria locale con capacità di adottare le ordinanze contingibili e
urgenti in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica. Del pari i Dirigenti di struttura hanno l’altrettanto
difficilissimo compito di tradurre in misure tecniche ed operative le disposizioni sindacali, fornendo ai propri
collaboratori istruzioni chiare sulle prassi da adottare ed anche intervenendo per valutare l’urgenza, il rinvio o la
sospensione.

Non certo quanto il personale sanitario, ma è certo è che l’ufficiale d’anagrafe, l’ufficiale dello stato civile ed il
responsabile dell’ufficio elettorale, si ritrovano in prima linea.

Si ponderino bene il da farsi, l’organizzazione, le risposte, caso per caso. E, se possiamo permetterci, non
cerchiamo di risolvere ogni interrogativo come siamo soliti fare in tutta solitudine. Sindaco e dirigenti sono
chiamati al supporto ed alle decisioni: esperienza e, soprattutto, “buon senso” sapranno come risolvere.

A tutti un buon lavoro, consapevoli che è e sarà fatto tutto il meglio possibile!

La Redazione dello Stato Civile Italiano

Potrebbero piacerti anche