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Francesco De Michele - Ordine n.

450492-392881

COLLANA
MEDICINA PER L’ANIMA
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881
Valdo Vaccaro

ALIMENTAZIONE
NATURALE
Manuale pratico di igienismo-naturale
La rivoluzione vegetariana:
mangiare bene per vivere meglio
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Anima Edizioni
© Anima Edizioni. Milano, 2009
© Valdo Vaccaro, 2009

Quadro in copertina di Milla Bandiera


milla.bandiera@libero.it

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adatta-


mento totale o parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotosta-
tiche), sono riservati per tutti i paesi. Per i diritti di utilizzo contattare l’editore.

Direttore: Timoteo Falcone


Redazione: Sabrina Lescio
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Progetto editoriale: Jonathan Falcone

ANIMA s.r.l.
Gall. Unione, 1 – 20122 Milano
tel. 02 72080619 fax 02 80581864
e-mail: info@animaedizioni.it
www.animaedizioni.it

Prima edizione marzo 2009


Ristampe: sett. 2009, magg. 2010, sett. 2010, nov. 2010, gen. 2011, mar. 2011

Tipografia ITALGRAFICA
ViaVerbano, 146
28100 Novara
Nessun titolo, nessuno scettro, nessuna ricchezza,
hanno il valore di una salute radiante
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

A cosa ti serve un libro se non ti porta qualcosa


di più di quello che contengono tutti gli altri libri
Friedrich Wilhelm Nietzsche
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PREFAZIONE

LE MOTIVAZIONI DI CARATTERE TENDENZIALMENTE VEGAN

U na scrittura può nascere per tante diverse ragioni, che possono


essere la spinta della fantasia, l’ispirazione, la voglia di comunicare
e di divulgare i propri pensieri e le proprie esperienze, la necessità di
confrontarsi ideologicamente con l’esterno, il desiderio spesso illuso-
rio ed ambizioso di aggiungere un tassello o un tocco personale al quel
grande mosaico universale ed eterno del sapere che è la scienza.
Il testo che qui presentiamo sorge un po’ per le motivazioni appena
accennate, ma soprattutto da richieste di chiarimenti e di maggiori
dettagli da parte dei pochi ma importanti lettori del mio primo lavoro
di esordio, dal doppio titolo L’igienismo come scienza comportamen-
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tale, in qualità di tesi di laurea in naturopatia, e I Quaderni di Higea,


quale strumento di formazione igienistica.
Trattasi ancora una volta, almeno nelle migliori intenzioni dell’au-
tore qui presente, di una proposta educativa, il più possibile veritiera
e trasparente, progettata per fare maggiore chiarezza sui concetti ba-
silari di corretta alimentazione e di comportamento salutistico ideale,
nella visuale veganiana dell’igienismo naturale, la quale è se vogliamo
di parte, ma si pone altresì in linea con le posizioni indipendenti ed
oggettive di diverse scienze che vanno dall’anatomia, alla biologia,
alla antropologia.
Salute e alimentazione dovrebbero e potrebbero essere argomenti
interessanti e piacevoli, chiari e semplici da capire, privi di linguag-
gio eccessivamente tecnico e sofisticato. Ma le cose purtroppo non
stanno affatto così. L’alimentazione è allo stato attuale il regno dei
contrasti culturali, dei conflitti di interessi, dei gusti perversi, delle
opinioni strane, delle abitudini sbagliate ma difficili da rimuovere,
dei dubbi atroci, delle soluzioni miracolistiche, e soprattutto dei
dogmi intoccabili della medicina, della pediatria, del nutrizionismo

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Alimentazione naturale

ufficiale. Non dimentichiamoci poi che l’argomento alimentazione


rimane preda prediletta, e ostaggio difeso a oltranza con tanto di trin-
cee e linee Maginot, da un vasto intreccio di filosofie alimentari legate
mani e piedi a precisi interessi economici, per niente disposti a mol-
lare il loro importante osso.
Non vorremmo affatto aggiungere altra zavorra, altra quantità inu-
tile di materiale scritto a quello già esistente. Il nostro intendimento
e la nostra ambizione è piuttosto quella di approfondire i concetti,
possibilmente di semplificarli e renderli più chiari e comprensibili,
di apportare materiale cognitivo e strumenti culturali innovativi,
adatti a penetrare nei meandri di quel territorio di contrasti che è
l’alimentazione e il salutismo.
Dio ci liberi dalla presunzione, uno dei peggiori mali del mondo.
Abbiamo comunque il vantaggio di poter contare sull’assistenza e
l’ispirazione di un capitale culturale che viene da molto lontano e che
nessuno può facilmente scalfire. Una formidabile catena ideale ci lega
con la parte più trasparente, più chiara, più selettiva e più geniale del-
l’umanità in un arco storico di oltre 3000 anni, includente maestri ir-
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ripetibili del calibro di Pitagora e Leonardo Da Vinci, in testa ad una


scia di tanti altri super-intelletti rispettati e venerati dalla stessa me-
dicina, quali Ippocrate e Galeno.
Senza contare poi sulla marea di persone anonime ed umili al pari
di noi medesimi, che nel corso della storia hanno cercato di fare del
loro meglio e hanno dato il buon esempio, stando alla larga dalle pie-
tanze intrise di sangue e di violenza, optando sempre per prodotti bio-
logici cruelty free.
In questo senso ci sentiamo degli ultraconservatori, in dura lotta col
modernismo e il super-tecnologismo, col trionfalismo pseudoscienti-
fico odierno, che pretendono di dominare la scena e di spadroneg-
giare in lungo e in largo. Parlare in modo disinvolto, di cellule
staminali, di clonazioni, di espianti e donazioni, di trapianti e di in-
terventi chirurgici ai limiti della fantascienza, ed anche di vivisezione,
come fa la medicina attuale, fa sorgere in noi i peggiori sospetti.
Si sta infatti ripetendo la storia di Pasteur e dei primi microscopi.
L’homo medicus dimostra, almeno in queste circostanze, di essere il
solito superbo che si illude in quattro e quattr’otto di capire ogni cosa

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Prefazione

grazie a qualche strumento sofisticato in più a propria disposizione


e di poter fare tutto quello che vuole, solo perché gli è dato di osser-
vare e intravedere nuovi dettagli e nuovi particolari.
Non c’è in noi alcuna voglia perversa di parlar male dei medici per
pregiudizio, o tanto per farlo.
Sappiamo benissimo che dentro il campo medico c’è una larga
schiera di scienziati seri, di professionisti ammirevoli, e persino di
eroi. Ma sappiamo anche che vi albergano spesso idee e posizioni e
metodi che sembrano fatti apposta per squalificare ingiustamente l’in-
tera categoria. Ed è questa parte marcia della medicina ad essere og-
getto delle nostre critiche. Diciamo pure che un pizzico di umiltà e di
prudenza in più, e un po’ di dogmatismo in meno, gioverebbero assai
alla causa della medicina in generale.
La realtà è che, nella sola Italia, vengono mandate anzitempo in ci-
mitero 35 mila persone l’anno, molte delle quali in tenerissima età, a
causa di interventi medici invasivi e aggressivi, a causa di vaccina-
zioni sempre più rischiose e dannose, a causa di operazioni in eccesso
e di anestesie che troppo spesso finiscono male, a causa di farmaci e
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veleni prescritti senza troppe remore, poco importa se ti mandano via


un sintomo e te ne causano altri due o tre peggiori del primo, chiamati
eufemisticamente effetti collaterali.
Queste cifre non sono invenzioni di malelingue e di mangia-me-
dici, ma dati trasmessi da fonti mediche ufficiali, loro malgrado. Chia-
ramente il problema non riguarda solo l’Italia. Ma l’Italia fa quasi da
battistrada. È qui che sono nate le prime facoltà di medicina del pia-
neta Terra, con Bologna e Padova in testa. Questo è il paese dei me-
dici. Ed è anche il paese della intoccabilità legale, sociale, culturale dei
medici. Dovremo dunque raddoppiare la nostra cautela e la nostra au-
tocensura.
Del resto occorre anche dire che non è corretto nei confronti dei
medici citare solo i dati di malasanità. E sottacere magari i milioni di
cure valide e di interventi decisivi in favore di gente malmessa o fe-
rita, da parte della stessa classe medicale.
Avvertiamo dunque i nostri lettori a consultare sempre e comunque
il loro medico qualora ci siano dei problemi fisici e delle emergenze
da risolvere. Egli è, in ogni caso, la sola persona autorizzata a espri-

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Alimentazione naturale

mere pareri vincolanti, a prescrivere farmaci, a prendersi delle re-


sponsabilità.
In un certo senso, il medico è anche costretto dalle norme interne
dell’Ordine, e pure dalle spinte psicologiche dei pazienti, a fare qual-
cosa di concreto, a intervenire, a prescrivere sempre qualche farmaco,
dato che una sua inazione e una sua sottovalutazione dei sintomi, poco
importa se leggeri e innocui, potrebbe causargli delle conseguenze.
Una prescrizione anche imprecisa o sbagliata può rientrare nella norma
o nella casistica delle eventualità accettabili, mentre una prescrizione
non data può essere impugnata dal paziente come cura non eseguita.
In pratica dovremmo stare rigorosamente alla larga da problemi ri-
guardanti l’ammalarsi e il guarire, terreno minato di esclusiva perti-
nenza dei sanitari, mentre ci potrebbero essere degli spazi di lavoro
nel settore della prevenzione e in quello dell’alimentazione per chi è
provvisto, come nel nostro caso, di laurea in naturopatia o in filoso-
fie salutistiche naturali. Chi non ha pure quello, diventa un irregolare
a tutti i livelli e si colloca nel non invidiabile settore della ciarlatane-
ria e del praticantato illegale.
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Il non medico non può sconfinare in terra medica senza correre dei
rischi, mentre il medico può e deve poter dire la sua e dare il suo au-
torevolissimo parere su ogni cosa, su ogni alimento, su ogni dieta, su
ogni problema nutrizionistico. E qui ci pare che si esageri. Anche per-
ché i legami non sempre trasparenti della medicina con le industrie
chiave dei farmaci, degli integratori, della carne e del latte, sono
troppo evidenti e dimostrati.
A ben guardare lo stato delle cose, viviamo in un sistema produttivo,
in una società, che stanno facendo il possibile e l’impossibile per farci
ammalare nel corpo, nella mente, e pure nello spirito.
Viviamo in un mondo dominato da enormi interessi economici. Un
mondo dove dei gruppi ben individuati di persone, di fabbriche e di
società commerciali, pretendono mano libera nella trasformazione
del pianeta Terra non in regione privilegiata dell’universo, dove ogni
essere vivente ha l’opportunità di vivere e di realizzarsi liberamente,
ma in territorio dominato dal sopruso e dalla violenza dell’uomo sul-
l’uomo, ma soprattutto dell’uomo sul bambino (vedi vaccinazioni im-
poste ai minori), e dell’uomo sul povero animale, in una distesa

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Prefazione

sconfinata di stalle-prigione e di mattatoi, di sale di sventramento e


di decapitazione dove sangue e urine e liquidi organici fumanti di be-
stie morenti insozzano i pavimenti e impregnano i muri, scorrono a
rivoli lungo i canali attigui, appestando ed inquinando i terreni e le
falde acquifere, dove la sofferenza e il terrore di questi esseri trucidati
impregna l’aria e l’atmosfera terrestre e squalifica o maledice l’intero
genere umano. Esagerazioni catastrofistiche?
Niente affatto. Già siamo in questo tipo di situazione disperante.
Ma anziché cercare di saltarne fuori alla svelta, si vogliono incredibil-
mente moltiplicare i penitenziari e le maledette stanze di decapita-
zione, in coerenza coi piani previsti di raddoppiamento e triplicazione
consumo carni a livello mondiale. Occorre prenderne atto, occorre
dirlo e gridarlo. La gente non viene informata. Non lo sa o fa finta di
non saperlo.
E così, tutti i giorni alle primissime ore dell’alba, si ripete nel mondo
il medesimo rituale mozzafiato, con code chilometriche di mucche,
vitellini, suini, pecore, oche, conigli, struzzi, galline, persino ranoc-
chie, alle quali viene imposta la peggiore delle esperienze che è quella
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di avviarsi mestamente e controvoglia verso la porta d’ingresso della


propria eliminazione personale.
Code di poveri animali ammutoliti, tremanti, spaventati a morte già
molto prima di essere sgozzati, decapitati e sventrati, o talvolta ignari
della tremenda sorte che li attende. Il sole del mattino è apportatore
di calore e di vita per le genti del mondo, e fonte di attesa per un
giorno nuovo che forse porterà finalmente qualcosa di buono, dato
che la speranza è sempre l’ultima a morire. Ma per loro esso significa
solo l’annientamento e il martirio, la conclusione penosa di una vita
grama.
Milioni di esseri viventi, svegliati con rudezza e fatti sollevare dal
precario e penoso giaciglio, tolti improvvisamente ai loro sogni, si ri-
trovano condannati ad una procedura inspiegabile ed allucinante, a
qualcosa di raccapricciante che non avrebbero mai sospettato, co-
stretti ad avviarsi tremebondi verso un implacabile e incomprensi-
bile patibolo, senza alcuna colpa, senza che nessuno li ascolti e li
difenda, prede di una banda planetaria di bipedi assassini, diretti e in-
diretti. Povere bestiole grandi e piccole, prive di assistenza, di tene-

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Alimentazione naturale

rezza, di carezze, di consolazioni. Il nostro caro pianeta Terra trasfor-


mato dunque in una enorme contrada di sangue, in zona di urla dispe-
rate e di esecuzioni sommarie, magari nascoste da musiche rumorose
e da canzonette d’amore con le rime.
E se uno pensa di lasciare tutto alle spalle e di tuffarsi nel bel mare
blu, quasi si trattasse di un’oasi alternativa e incontaminata, se lo scordi
davvero, visto che la pesca mondiale sta andando verso la cifra record
di 200 milioni di tonnellate/anno, per cui anche l’acqua in cui cer-
chiamo gioia e purificazione è in realtà teatro di inenarrabili violenze.
Forse che i pesci vengono a voi a chiedere la terra e i suoi frutti? La-
sciate le reti e seguitemi, farò di voi pescatori di anime. Queste pa-
role, tratte dalle Pergamene del Mar Morto scoperte nel 1947, non
arrivano da un uomo qualunque, ma portano la firma di un certo
Gesù. Dovrebbero servire da monito per l’animale terricolo uomo,
essere degenere che continua a puntare sulla violenza e sulla sopraf-
fazione per soddisfare le sue artefatte e pretestuose esigenze alimen-
tari, tradendo in modo imperdonabile il comandamento principe che
è quello di non uccidere, e tradendo nel contempo le esigenze reali
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del suo stesso apparato gastrointestinale. Come dire che tutti i peg-
giori mali dell’umanità, dalla violenza verso il prossimo e verso il più
debole, alla degenerazione fisica-psicologica-morale dell’individuo
e della società in generale, partono proprio da questo esatto punto
critico.
Ecco allora che l’atteggiamento polemico, il contrasto, il dissidio,
prendono inevitabilmente corpo e trovano giustificazione logica in
chiunque abbia un minimo di sensibilità, di sentimento, di amore per
la vita e per la verità.
Occorre davvero fare qualcosa. Questo è il senso prevalente del pre-
sente scritto.
Del resto, persino il nuovo papa Ratzinger, Benedetto XVI, nella
sua ultima uscita di Colonia (agosto 2005), ha detto cinque parole im-
portantissime: Dio non ama chi uccide. È una frase illuminante ed
impegnativa, che dovrebbe far riflettere tutti, cattolici e non, religiosi
e laici, e che ricorderemo spesso nei capitoli a seguire.
Solo che non basta dire le cose giuste e le cose belle di tanto in tanto,
per fare magari effetto su chi ci ascolta. E non basta nemmeno, per chi

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Prefazione

ammira tali sacrosante parole, applaudire e ammirare chi le pronun-


cia. Bisogna anche cercare di essere coerenti. Troppa gente a questo
mondo va in chiesa, va in moschea, va in tempio, si genuflette, si in-
china, prega, e poi, quando è il momento cardine di mettere davvero
all’opera e alla prova la sua religiosità e la sua benevolenza, dimentica
tutto. Entra in ristorante, o va al supermarket, e anziché obbedire alla
testa e al cuore, segue i segnali di fame che arrivano da uno stomaco
il più delle volte corrotto da abitudini rovinose e malsane.
Non si accorge, o fa finta di non accorgersi, che ordinando un certo
piatto o comprando una certa derrata si rende corresponsabile a tutti
gli effetti di una apocalittica e infame macchinazione contro quella
vasta categoria di esseri viventi deboli e maltrattati che sono gli ani-
mali di terra e di acqua.
E poi, diciamocelo in tutta franchezza, il mondo ha sempre più bi-
sogno di parole chiare seguite da fatti coerenti.
La giusta strada occorre indicarla e insegnarla, soprattutto col buon
esempio. La stessa sensibilità e il gusto estetico per il bello e per il
buono non sono sempre valori scontati. La corretta istruzione è per-
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tanto basilare.
Personalmente, un bel frutto profumato e dai colori vivaci mi dà
sempre gioia e buonumore, mentre un cadavere di qualsiasi essere ex
vivente, mi fa impressione persino guardarlo e toccarlo. Figurarsi poi
entrarci in intimo contatto, come addentarlo e masticarlo accurata-
mente, e mandarlo poi giù ospite estraneo all’interno dei miei organi
digestivi.
Dovrete ammettere che, se uno lo fa, può essere solo perché è bravo
a staccare la spina a piacimento e a non pensarci, oppure perché si è
fatto già uno spesso callo alle antenne selettive, abbruttendosi al
punto di rinunciare alla sua autentica personalità di essere sensibile e
consapevole, e di identificarsi in qualche modo con la belva, lo scia-
callo, il corvo e la iena.

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PARTE PRIMA

ALIMENTAZIONE, SALUTE E SPIRITUALITÀ


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1. LE INSIDIE E LE ILLUSIONI DELLA MITICA
DIETA MEDITERRANEA

C hiaro che per l’Italia e i paesi che stanno sulle sponde dell’Adria-
tico e dello Ionio, del Tirreno e del Mar di Sardegna, la dieta Me-
diterranea, è la migliore del mondo intero.
Dopotutto è proprio in questa vasta regione marittima che com-
prende Grecia, Turchia, Medioriente, Egitto, Nord-Africa, Spagna,
Francia e Italia, che ha trovato nascita e sviluppo la civiltà occidentale.
Questo senza voler ovviamente far torto al Centro-Nord Europa e
al resto del mondo.
Lungo le coste dei nostri mari temperati, c’è stata sempre una pre-
dilezione per le olive e l’olio di oliva, per l’uva e l’uva passa, per i fichi
e i fichi secchi, per i datteri, per i cereali, per la frutta e la verdura in
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generale, per salvia, rosmarino, basilico, origano, maggiorana, menta


e le altre piante aromatiche. E ai giorni nostri ha sempre prevalso l’in-
teresse per il pomodoro, i peperoni, i funghi, la pummarola napole-
tana, la pizza e la pasta al pomodoro. Non è mai mancata, lo
riconosciamo, una certa attività ittica lungo le coste, e così pure uno
sfruttamento di ovini e bovini su Appennini e zone alpine per i latti-
cini, comodi a superare i lunghi periodi invernali, ma sempre con mo-
dalità artigianali e senza troppo esagerare. Chiaro poi che negli ultimi
decenni anche l’Italia è andata degenerando, trasformando le proprie
attività artigianali in industrie moderne, sempre alla ricerca di mas-
simizzare quantitativi e profitti. Più uva sì, ma soprattutto più vini,
più latte e più carne, più tonnare ribollenti di sangue, più mortadelle
e salumi, più doppiette sferragliate per le campagne alla ricerca fre-
netica e forsennata dell’ultimo fagiano e dell’ultima lepre.
In data 5/9/05, e questo è solo uno dei tanti esempi ricorrenti da cui
prendere spunto, il conduttore di una rubrica televisiva italiana, si è
lamentato della confusione e delle incertezze che tutti abbiamo sui
cibi, e ha voluto fare un po’ di chiarezza.

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Alimentazione naturale

Il medico nutrizionista dell’università di Padova chiamato a com-


mentare, e a far luce su chi ha ragione e chi ha torto, ha difeso a spada
tratta la dieta mediterranea, basata su tanta buona pasta e tante ot-
time pizze, vale a dire su carboidrati a lenta combustione che rila-
sciano zuccheri ed energie in modo ottimale, e ha criticato la
diffusione di diete americane che spingono gli obesi ad assumere più
carni e meno carboidrati. Tutte cose condivisibili, perché le diete su-
perproteiche americane di Atkins a base di bistecche a colazione,
pranzo, merenda e cena, fecero sì calare di peso molta gente, ma fe-
cero anche poi calare, cioè scendere letteralmente giù nelle fosse, una
moltitudine di persone colpite da diverse forme di cancro. Si sa bene
che la carne non nutre ma stimola, non dà energia ma preleva ener-
gia dal corpo per il pesante dispendio energetico determinato dalla
sua non facile digeribilità e assimilabilità, e per la sua lunga perma-
nenza nelle zone basse dell’intestino. Più carne significa più veleno e
più stimolazione e non più nutrimento autentico. Tutto questo di-
scorso è riferito in particolare al sistema digestivo umano, disegnato
dal creatore non per alimentarsi con la carne di altri esseri ma piut-
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tosto coi tanti frutti naturali della terra.


Ovvio che alla fine, con la carne puoi anche perdere del peso, anche
se il più delle volte succede esattamente l’opposto, come dimostra la
tendenza all’obesità e alla crescita disordinata con invecchiamento
precoce di moltitudini di bambini di questo mondo pazzoide e filo-
carnivoro.
Ma perdere peso e avvelenarsi nel contempo non è certo un obiet-
tivo interessante.
Una dieta alto-proteica come quella a base di carne, di pesce, di for-
maggio e latticini, tende a creare il grave e devastante fenomeno di
acidificazione del sangue. Per rimettere in equilibrio la chimica in-
terna, ovvero per riportare il sangue a un livello accettabile della scala
acido-alcalina, serve del calcio. Ma il calcio del latte e del formaggio
ingerito non serve allo scopo in quanto si presenta in forma inorga-
nica e quindi non prontamente assimilabile.
Ecco allora che i nostri meccanismi di riequilibrio automatico in-
terno (sistema immunitario) provvedono a tamponare la grave emer-
genza, richiamando immediati prelevamenti di buon calcio

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

organico-osseinico interno. E le nostre ossa obbediscono, cedendo il


proprio calcio. Ma questa cessione, continuata e ripetuta nel tempo,
finisce per provocare osteoporosi nelle proprie ossa. E, nel caso del
tanto buon latte che contiene tanto buon calcio, come reclamizzato
e raccomandato da sempre dal 99% dei pediatri del mondo, si assiste
da sempre e si continuerà ad assistere ancora per anni, a questa ma-
croscopica beffa di gente ignara che beve latte per evitare la osteopo-
rosi, mentre in questo modo non fa altro che decalcificarsi
gravemente. Il calcio buono interno che spinge via a fatica, soprat-
tutto nei servizi igienici, il calcio cattivo e quel micidiale collante da
falegname chiamato caseina. E tutto ciò con intervento dispendioso
dell’ipotalamo, dei sensori, del sistema linfatico, del capitale enzima-
tico e di quello ormonale.
Diventare dei lattanti a vita col latte sottratto alle altre creature evi-
dentemente non paga. Però rimane un grosso business mondiale. Ed
è per questo che chiunque osi toccare questo argomento viene imme-
diatamente bollato di eresia. Giù le mani dal latte e dalla carne, vero
filone aureo dei tempi moderni. Troppi interessi vorticosi girano in-
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torno a questo indegno e farisaico commercio.


La prova lampante che il latte e i latticini producono osteoporosi
viene fornita pure dalle statistiche, che evidenziano come in diverse
comunità umane dove non si consumano latticini, l’osteoporosi è fe-
nomeno totalmente sconosciuto, e come al contrario la stessa osteo-
porosi sia ai massimi livelli laddove si consuma più latte.
Tornando al nostro esperto televisivo di Padova, occorre dire che
nella prima parte della trasmissione se l’è cavata piuttosto egregiamente.
Solo che, in fase conclusiva, il suo intervento ha rivelato le solite
crepe e le solite illusorie pseudo-certezze dei nutrizionisti di regime.
Ha infatti magnificato la dieta del Mediterraneo quale la numero
uno, quale dieta consolidata e di massima affidabilità, grazie alla effi-
cienza della pasta, del pane, della pizza, dei cereali, grazie alla abbon-
danza di pesce, di formaggi e di carni varie, grazie all’intenso uso di
verdura e frutta, alla regolare presenza del bicchiere di vino a tavola.
Mancava solo che includesse anche il grappino e il caffè, e magari
qualche sigaretta finale. A questo punto è d’obbligo chiarire una volta
per sempre che con la dieta onnivora e ghiottona ora citata, che non

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Alimentazione naturale

corrisponde certo alla autentica dieta mediterranea tradizionale, non


si va da nessuna parte e non si progredisce di certo verso un miglior
livello salutistico.
È vero sì che essa è diffusa e consolidata, ma è pure vero che altret-
tanto diffuse e consolidate sono le malattie gravi che stanno falci-
diando le genti non più sanissime del Mediterraneo.
Chi ha voglia di capire capisca.
Una non indifferente fetta di medici e di nutrizionisti italiani è per-
sino disposta a riconoscere la superiorità della dieta vegetariana ma
non a raccomandarla, con la scusa che servono troppe attenzioni e
troppa competenza, e che dunque risulta più comodo e meno ri-
schioso ricorrere agli alimenti animali, pur se con moderazione. Giu-
sta o sbagliata che sia la loro posizione di compromesso, il risultato è
che la popolazione mangia semplicemente di tutto, come da essi rac-
comandato in ogni dove, e non bada affatto alla moderazione.
Nessuna meraviglia alla fine se le città dell’area mediterranea pul-
lulino sempre di più di persone altrettanto obese e malandate di quelle
del nord Europa e dell’Oltre Atlantico.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

2. IL MIRAGGIO DELLA PERFEZIONE VEGAN

C he nessuno al mondo, nemmeno il vegan più attento e fedele rie-


sca a fare il fruttariano-crudista al cento per cento come per coe-
renza dovrebbe, è un fatto accertato che non deve sorprendere o
scandalizzare. O perché non trovi sempre la frutta giusta. Oppure per-
ché c’è ma costa troppo.
O perché, occorre ammetterlo in tutta franchezza, con la sola frutta
e verdura crude, reperibili nel tuo orto o sul mercato, ti riesce tal-
volta problematico raggiungere la media giornaliera di calorie che ti
fa mantenere l’attuale tuo peso forma. O per colpa della primavera
temperata che tende spesso a tardare, mentre freddo e umidità ti ten-
gono bloccato e irrigidito, mentre fragole, ciliegie, lamponi, pesche,
albicocche, meloni, angurie precoci, stentano ad apparire coi loro pre-
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ziosi carichi vitali e freschi di succo, e ti lasciano preda dei morsi della
fame e della sete, oppure ti mantengono schiavo dei soliti carboidrati
da supermercato. Oppure a causa dei rigori invernali eccessivi, con
climi e temperature che ti spingono a scaldarti con cibi grassi e con
bevande alcoliche.
Talvolta è il lavoro, la fretta, le varie situazioni di emergenza, che
ti costringono a scendere a qualche inevitabile forma di compromesso.
Altre volte, quando non vivi da solo o come un eremita, è la tua com-
pagna che, pur brava oltre misura e pur convertita al vegetarianismo,
nutre ancora qualche timore e qualche riserva verso il tutto crudo, e
si pone come priorità assoluta quella di sfamare al meglio i due ragazzi
che stanno crescendo, per cui pasta e pizza, risotto, gnocchi e cereali
integrali in versione chiaramente vegetariana trovano spazio nella cu-
cina di casa, mentre qualche traccia di pecorino e qualche scaglia di
grana trovano posto accanto alle olive e al pane casalingo.
Un po’ di macrobiotica almeno durante il periodo freddo può anche
non guastare del tutto, a patto di non esagerare.

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Alimentazione naturale

Anche se, spesso, dico che dio ci salvi dalla mamme e che dio ci
salvi dalle mogli, ossia ci salvi dalle cuoche, specialmente da quelle più
brave con le ricette e i fornelli.
Così alla fine anche il tendenziale vegan come me medesimo, per la
consolazione di chi non crede alle regole drastiche, non riesce a stare
sempre sui livelli di perfezione e di coerenza che gli competono.
Ci riesce invece ogniqualvolta c’è un salad-bar o un buffet attrezzato in
modo conveniente, dove può scegliere e costruire all’istante il suo menù
preferito, oppure quando ha la possibilità di bazzicare i mercati di frutta
o persino i supermarket, che sono costretti, piuttosto malvolentieri, a te-
nere anche un bel reparto ortofrutticolo di prodotti vivi e deperibili.
Per fortunata sorte, il mio lavoro principale di consulente tecnico-
commerciale mi porta a viaggiare piuttosto intensamente nei paesi
della fascia equatoriale e subtropicale asiatica, e ad approfittare delle
diverse opportunità che si presentano da quelle parti.
Per la cronaca i migliori salad-bar si trovano in tutte le città del-
l’Asia e particolarmente a Bangkok e dintorni.
Dopo due piatti di anguria, due di manghi croccanti, uno di papaia,
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

e dopo la giusta sosta di una ventina di minuti perché l’acqua viva


zuccherina si irradi all’interno del corpo, si passa a tutti i tipi di ver-
dure e di radici, di castagne d’acqua, di cavoli e ravanelli e, volendo,
di una favolosa crema di zucca finale.
Il rischio concreto, in posti come questo, è di mescolare troppe cose
in un solo pasto, mentre si sa che è basilare selezionare solo alcune
cose e puntare su di esse soltanto, lasciando le altre ai pasti succes-
sivi, o al giorno dopo.
Ma persino ai Pizza Hut di Taipei e dintorni si trovano oggi meloni
e angurie in quantità, verdure magnifiche, germogli di alfa-alfa e di
fieno greco, bruschette vegetariane, ed altre prelibatezze in linea col
gusto e con la salute. Stessa cosa succede in molti grandi alberghi di
Kaohsiung, al sud del paese.
E questo ha davvero dello straordinario, se pensiamo che nelle
grosse città formosiane, fino a pochi anni fa, era quasi impossibile tro-
vare tavoli imbanditi di frutta e di cibi vegetariani.
Non appena le autorità governative e sanitarie hanno avvertito che
cancro e cardiopatie stavano falcidiando più che mai la popolazione

22
I - Alimentazione, salute, spiritualità

taiwanese per colpa delle schifezze largamente adottate nell’alimen-


tazione quotidiana degli anni scorsi, i cinesi di Taiwan hanno reagito
con prontezza, dando prova di eccezionale saggezza e di arguzia, di
massima adattabilità al cambiamento.
Pure la stampa locale non ha esitato a pubblicare nel 2001 in lungo
e in largo i risultati degli esperimenti-chiave dell’Università di Cam-
bridge sul cibo corretto, dove il minimo di 5 pasti di sola frutta al
giorno sono la sola medicina possibile per continuare a stare sani o
per recuperare la salute. I quotidiani locali, China News e Taiwan
Times in testa, hanno dato una autentica lezione di serietà e indipen-
denza alla stampa europea, attaccando sistematicamente senza alcun
timore gli interessi dei fabbricanti locali di hamburger e di salami, di
cibi in scatola e di bevande in lattina.
Occorre aggiungere che a Taiwan non c’è il Vaticano né la Mecca,
ma c’è qualcosa che vale molto di più, ed è la Venerabile Ching Hai,
il cui messaggio di pace universale sta illuminando e conquistando
passo dopo passo e senza alcun clamore il mondo intero, attraverso
schiere di giovani pervasi da autentico entusiasmo. Il suo ruolo in
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

questa rivoluzione vegetariana in corso a Taiwan, non può essere sot-


tovalutato. In Italia, al contrario, nessuno ha mai sentito e nessuno
ha mai letto qualcosa sugli esperimenti di Cambridge, troppo scomodi
e pericolosi per le potentissime e intoccabili industrie del prosciutto
e del grana, per le istituzioni regionali e i sindacati e i partiti e le coo-
perative che ci stanno dietro. Basti pensare che l’ex presidente ita-
liano dell’Unione Europea, ed ex capo del governo di Roma,
l’autorevole prof bolognese Romano Prodi, viene chiamato più co-
munemente Mortadella, che è tutto dire. Il bello è che nemmeno pare
sentirsene offeso.
È probabile che le cose non siano andate molto diversamente in
Francia e Germania. L’arte della bugia, del non dire, dell’insabbiare le
verità vere ma scomode, è evidentemente molto ben coltivata dalle
nostre parti.
Diciamo pure che in ogni capitale asiatica si riesce a stare in mas-
sima forma, senza la necessità di integrazioni e di compromessi, come
succede paradossalmente qui in Italia, che dovrebbe essere la patria
della dieta vegan di tipo mediterraneo, mentre invece formaggi, mor-

23
Alimentazione naturale

tadelle, insaccati, prosciutti crudi e cotti, fiorentine e filetti, tonni e


anguille, rane e lumache, hanno reso piuttosto abominevole e lercio
il mondo alimentare di quello che era il Bel Paese.
In disonorevole dispregio alle raccomandazioni ed agli ammoni-
menti dei grandi uomini che la nostra magnifica e solare penisola ha
prodotto ed ospitato nel corso dei secoli, quali Pitagora, Leonardo,
Einstein, Luigi Cornaro, tanto per citarne alcuni, tutti rigorosamente
vegetariani e contrarissimi alla violenza criminale sui nostri ingenui
ed innocenti compagni di viaggio, traditi e bistrattati in continua-
zione dall’incivile bipede senz’anima che risponde al nome di uomo.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

3. AGLI ANTIPODI DELLA SALUTE

N ei salad-bar e nei buffet bene organizzati e con ampia scelta, si


riesce a fare il vegan senza problemi. E sarebbe davvero insen-
sato trasgredire le proprie caratteristiche. Anche perché adoperare
troppo lo stomaco con cibi proteici, cibi cotti, cibi concentrati e de-
vitalizzati, ben sapendo che la digestione rappresenta lo sforzo fisico
più pesante cui ci si possa sottoporre (la digestione di un pasto carneo
costa più energia che fare una partita di calcio o una gara podistica o
una sfibrante corsa in bicicletta), è assurdo e disdicevole, specie
quando si ha a disposizione il nostro cibo di elezione che è la frutta
(frutta fresca e frutta secca o semi) la quale contiene tutto, ma proprio
tutto quello che serve, escluso nulla, con carenze zero nel breve e nel
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

lungo periodo, e soprattutto con virus e batteri zero, e con effetti col-
laterali zero.
La quale frutta nutre divinamente, grazie ai suoi alimenti completi
e auto-digeribili, e disseta pure al meglio, grazie all’acqua biologica
distillata in modo naturale dal suo albero o pianta di origine, che la
rende priva degli ioni metallici duri ed inservibili tipici di tutte le
acque minerali. I frutti sono la parte più nobile e sublime della crea-
zione.
E dio solo lo sa cosa significa mangiare extra e bere extra.
Significa salute con la esse maiuscola. Un miraggio irraggiungibile
per chi vive invece col suo tubo gastrointestinale costantemente sotto
stress chimico, carico di residui, preda di fermentazioni e putrefazioni
sistematiche.
Perché, quando ci si abbuffa di non-cibi a base di cadaverina, si
cerca poi pure di spedirli giù rapidamente col vino e la birra, con la
coca cola e il caffè, o il cosiddetto digestivo, e il bolo alimentare va sì
con maggiore fretta verso il basso, ma anziché prendere la via dei villi
intestinali, procede per quella che porta ai servizi igienici, per cui la

25
Alimentazione naturale

fame e la sete delle cellule rimaste a secco rodono e si fanno sentire.


In altre parole hai rimpinzato e saziato l’appetito urgente dello sto-
maco, ma non hai provveduto a nutrire le tue cellule. Non hai più
fame a livello di organo digerente ma ce l’hai a livello cellulare, per
cui ti senti stanco, spossato, anemico, sferrato.
Qui siamo davvero agli antipodi della salute, del benessere e della
saggezza. I non-cibi, oltre a mantenere affamate e malnutrite le cel-
lule, oltre che sciupare e rovinare la frutta male mescolata, provocano
ulteriori danni non meno gravi. Lasciano infatti residui tossici, e poi
rubano spazio al cibo vero, al succo zuccherino della frutta fresca e
viva. I non-cibi che scacciano per così dire il vero cibo elettivo: un fe-
nomeno inquietante. L’essere intelligente per antonomasia che ad
ogni suo pasto sceglie il folle ciclo autovessatorio del blocco intesti-
nale da 50 ore e rinuncia al ciclo facile e leggero del succo zuccherino
vivo, pronto a entrare nel sangue e nelle cellule in due dozzine di mi-
nuti. L’unica condizione che la frutta richiede è quella di non fare
brutti incontri e brutte mescole nello stomaco e nell’intestino tenue.
I nemici del nostro organismo, per ordine di pericolosità e di non ar-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

monizzazione chimica, sono:


1 - carne (la carne di qualsiasi animale di terra o di acqua i cui per-
corsi, i cui tempi, i cui residui, sono incompatibili col funzionamento
ottimale del nostro organismo e con la salute);
2 - latte e latticini (i prodotti caseari, oltre alla acidificazione e alla
conseguente frode di calcio buono e di osseina dal midollo, impedi-
scono persino ai villi intestinali di succhiare il ben di dio che sta in
ogni frutto maturato al sole);
3 - cibi cotti e cibi conservati (più i cibi junk o cibi-spazzatura, tutti
privi di enzimi);
4 - bevande zuccherate e gassate, bevande alcoliche e stimolanti.
Il vegan che sta in me fa dunque del suo meglio per essere preciso
e coerente. Sa con sicurezza che la perfezione sta nell’unica dieta
umana per definizione, nella dieta che rispetta il disegno e la struttura
dell’apparato alimentare umano. Sa senza ombra di dubbio che quello
è il modello da seguire. Se poi talvolta non ci arriva, ricorre pure al
compromesso. Ma a quello meno grave, e mai alla trasgressione bru-
tale a base di cadaverina e alcol. In verità, la nostra dieta vegetariana

26
I - Alimentazione, salute, spiritualità

e vegan non è per niente una dieta, e non dovrebbe nemmeno essere
chiamata tale, poiché non ha nulla a che vedere con le tante diete che
circolano al mondo, le quali sono frutto della fantasia, degli interessi,
della troppo frequente dabbenaggine umana, della superficialità dif-
fusa, senza offesa per chi ne è coinvolto.
Il modello igienista-vegetariano è un sistema filosofico-pratico rigo-
rosamente ancorato alle tradizioni millenarie del salutismo, basato
sulle leggi naturali immutabili della vita organica, legato saldamente
ai principi scientifici della fisiologia, dell’anatomia e della biologia.
Perché la carne, tutta la carne in tutte le sue forme e derivazioni,
mettiamocelo bene in testa, sta davvero agli antipodi del cibo. Sta agli
antipodi della serenità e della pace interna con la propria coscienza.
Sta agli antipodi del sorriso, della logica, della legge divina, della mo-
ralità, della salute e della pulizia (contiene non solo milioni di mi-
crorganismi vivi e morti, ma persino quantitativi rilevanti di sangue,
di ormoni, di urina e di acidi urici).
La carne in realtà non fa male, fa malissimo. Al corpo, alla mente e
all’anima.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

L’obiettivo che tutti dobbiamo cercare sempre e soltanto è la perfe-


zione, non la mediocrità e ancor meno la vigliaccheria nei riguardi
dei più deboli. Poco importa se non lo centriamo del tutto. L’impor-
tante è andarci il più vicino possibile.
Questo è il messaggio per gli uomini e le donne di buona volontà. I
bambini invece non hanno bisogno di alcun messaggio di tipo vegan.
Sono già portati per natura ad accarezzare e a studiare gli animali,
a incuriosirsi sui loro versi e comportamenti, a provare per queste
creature una magica attrazione e simpatia, dimostrando doti di sen-
sibilità e di umanità vera che gli adulti hanno da troppo tempo perso
per strada. Perché, davvero, in partenza e in origine siamo tutti vegan
perfetti. Sono purtroppo gli stessi genitori, le scuole, la pediatria sbi-
lenca, i media corrotti e comprati, a pervertire e diseducare in modo
inesorabile le loro future scelte, a imporgli progressivamente, passo
dopo passo, dei menù sporchi di sangue, ad abituarli e spingerli e per-
sino costringerli al salame, alla mortadella, al prosciutto, ai boccon-
cini di manzo, a mettergli sul tavolo di casa bevande gassate, a
organizzare loro party scolastici a base di merendine e focacce, cara-

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Alimentazione naturale

melle e chewing-gum, panini con affettati e formaggi, fante e cole e


gazzose, quasi a volerli rendere al più presto possibile regolari clienti
di cliniche ed ospedali, a volerli trasformare in abbonati a tutta la tra-
fila sanitaria che gli adulti hanno già malauguratamente subito.
E c’è davvero da chiedersi cosa mai serva la scuola, se non si inse-
gna fin da piccoli un minimo di educazione alimentare basilare, se
non si approfitta neanche degli spuntini scolastici per dare un esem-
pio pratico di selezione appropriata di cibi e bevande. Avviene invece
che gli studentelli acerbi abbiano libero accesso alle maxibottiglie di
cola, alle bottiglie di aranciate e di acqua frizzante. La cola è la prefe-
rita, e nessuno che indirizzi o che ammonisca o che spieghi agli ignari
scolari che stanno scegliendo male, che c’è della caffeina e dello zuc-
chero o altri edulcoranti a rischio, e che l’acqua impiegata non è di si-
curo la migliore. Nessuna maestra, nessuna mamma lo fa. Succede
semmai che gli adulti presenti indulgano piuttosto nello stesso peccato
grave, dando anche il cattivo esempio. Cose da chiodi, che fanno male
a vedersi e che sono la regola e lo specchio di come vanno le cose
nella realtà.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

È qui che si rovinano i ragazzi di oggi e gli uomini di domani, non


dando loro l’occasione irripetibile per imparare e per correggersi in
tempo.
Se tutto questo argomentare non basta a convincere il lettore che la
carne fa malissimo sia al corpo che allo spirito, non mi resta altro che
invitarlo a visitare, almeno una volta nella sua vita, l’esterno e l’in-
terno di un qualsiasi macello.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

4. L’INUTILE RINCORSA ALLA SINGOLA


VITAMINA E AL SINGOLO MINERALE

A ndare alla ansiosa rincorsa di questo o di quello, di una specifica


vitamina o di un particolare minerale, non è la cosa migliore da
farsi, considerata la tendenza di tutti i micro-nutrienti alla simbiosi,
alle alleanze, od anche alle reciproche repulsioni. Il modo migliore
di proteggere il nostro corpo da carenze è quello di arricchire la no-
stra dieta giornaliera con tutti i possibili semi che troviamo (incluso
sesamo e lino), con tutte le radici possibili, tutta la frutta e i vegetali
disponibili attorno al nostro giardino o sul mercato, e di evitare al
massimo cibi cotti e cibi in scatola, capaci di soddisfare il nostro fab-
bisogno calorico, ma anche di fare man bassa di principi nutritivi al-
l’interno del nostro corpo.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Altro importante consiglio è di fare attenzione ai repentini cambi di


temperatura per chi vive fuori della fascia tropicale.
Occorre essere sani e in forma in tutti i mesi e tutte le stagioni.
Il crudismo è pratica eccellente 360 giorni all’anno, a condizione
che si riescano a reperire adeguate varietà di prodotti naturali.
Una buona strategia è quella di acquistare adeguato quantitativo di
semi alfa-alfa e di crearsi in proprio degli ottimi germogli freschi.
Altra cosa importante è quella di includere nella nostra dieta inver-
nale noci, nocciole, mandorle, pistacchi, e di fare largo uso di frutta
stagionale tipo agrumi (arance, pompelmi, mandarini), kaki, casta-
gne, melograni, pere e mele e uva, e di non scordare patate, yams, pa-
tate dolci.
Quando c’è un repentino calo di temperatura, il corpo comincia a
disperdere calorie e a reclamare rapidi recuperi delle medesime. La
tentazione di ricorrere a cibi concentrati e sbagliati è più che mai die-
tro l’angolo.
Se uno non riesce a stabilire una appropriata strategia di adatta-
mento alimentare al freddo, mediante l’applicazione di sani principi

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Alimentazione naturale

di igiene naturale e il ricorso ai cibi giusti a ogni ora del giorno e della
sera, si ritrova automaticamente in riserva, con la spia accesa e la vo-
glia matta di spegnerla subito con la prima cosa che gli capita tra le
mani. Per un vegetariano si tratterrà di una cioccolata, o di un pezzo
di formaggio o un bicchiere di vino. Per un non vegetariano che tenta
di diventarlo potrà essere l’uovo o anche una ricaduta verso la carne.
Tant’è che persino gli animali predatori diventano più aggressivi
verso le loro vittime in concomitanza del freddo.
Ma nel caso del primate uomo, se c’è buona disponibilità di frutta e
verdura, e se si usa l’accortezza di coprire il proprio corpo quando
serve e di scaldare l’ambiente in cui si vive, non ci sono problemi.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

5. LE MOTIVAZIONI IGIENISTICHE

N el presente manuale si parlerà spesso di igienismo e di scuola


igienistico-naturale, e sarà opportuno spiegare qui in sintesi, il
significato del termine Igienismo. Tra le scoperte rivoluzionarie e le
invenzioni positive del pensiero umano degli ultimi due secoli,
quella probabilmente più rilevante e decisiva per ognuno di noi, e so-
prattutto per i nostri figli e per il futuro dell’umanità, è il nuovo me-
todo igienistico di interpretare la salute e la malattia.
Purtuttavia, tanto legati sono donne e uomini ai propri vecchi pre-
giudizi, che non si riesce facilmente a rimuovere e sradicare i loro
gravi errori e i loro dogmi di fede senza causare incredulità e talvolta
persino offesa personale.
In questo modo si esprimeva Herbert Shelton, per descrivere le dif-
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ficoltà di convincere la gente pur con prove evidenti alla mano.


Le scoperte e le riscoperte salutistiche dell’igienismo moderno si
collocano negli Stati Uniti di inizio secolo 19°, e portano la firma di
un gruppo di medici dissidenti che hanno dato vita a un scuola me-
dica alternativa che si è affermata con gli anni dando luogo a un filone
medico e a un movimento innovatore, e a una serie di importanti cli-
niche igienistiche che stanno riscuotendo, nel tempo presente, grande
successo negli States ed anche in Europa.
Il merito dell’igienismo è stato quello di togliere il velo protettivo
al senso di magia e di mistero che da sempre accompagnava le attività
mediche, di rivoluzionare la cura del malato, di salvare milioni di per-
sone da morte prematura, fenomeno assai diffuso a quel tempo, di
rappresentare una preziosa ancora di approdo e un faro di illumina-
zione scientifica per la medicina e per la gente, di semplificare i con-
cetti e di renderli comprensibili con chiarezza alla gente comune,
depurandoli dalla terminologia indecifrabile e specialistica tipica della
medicina ufficiale.

31
Alimentazione naturale

Nel tempo presente, l’igienismo svolge il prezioso ruolo di mettere


a nudo le incongruenze della medicina ufficiale, della medicina allo-
patica e di quella omeopatica, e di rappresentare nel contempo un
punto di riferimento e di educazione sanitaria corretta per il genere
umano.
Oggi come oggi, l’igienismo, la scienza igienistica naturale, si può
considerare praticamente dissolto come movimento specifico e come
organizzazione, anche se negli States rimangono attivi alcuni gruppi
storici che rivendicano il diritto di rappresentare meglio l’eredità cul-
turale di Herbert Shelton, e che continuano eroicamente a dare fasti-
dio e a misurarsi con la Coca Cola e le grosse industrie americane, a
condurre dure campagne contro l’irradiazione crescente dei cibi vivi
in America (vedi devitalizzazione di mele, patate, castagne, banane),
a pubblicare delle riviste, tipo la Health Science.
Ma i suoi concetti salutistici alternativi hanno ormai fatto breccia
nella cultura americana, per cui non c’è medico negli States che non
includa nei suoi pensieri e nei suoi ragionamenti professionali una
vasta gamma di riflessioni igienistiche, e questo è già un risultato ecla-
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tante. Ormai l’igienismo, come tutte le scienze, appartiene universal-


mente all’umanità, sia come metodo di ricerca che come stile e visuale
di vita sana, come assieme di principi rigorosi coi quali ogni operatore
sanitario e ogni paziente dovrà presto o tardi misurarsi.
La Natural Hygiene è un programma basato su principi scientifici e
sul comune buon senso nella cura del corpo e della mente, destinato
e rivolto universalmente alla gente di tutte le fedi.
Non è una religione, un culto, o una filosofia metafisica, ma un ramo
del sapere che studia i principi fondamentali per raggiungere il benes-
sere e la salute.
Il termine Hygiene è derivato dalla parola greca Hygiea, che signi-
fica salute.
La Natural Hygiene o Igienismo Naturale è la branca della biologia
che studia, ricerca e sperimenta i metodi e le condizioni ideali per
realizzare l’obiettivo salute. Essa riconosce che salute e malattia non
sono risultati casuali e bizzarri, situazioni misteriose e di fortuna, ma
risultati logici e spiegabili razionalmente. Essa insegna che la buona
salute si mantiene o si recupera allorquando forniamo al nostro orga-

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

nismo i requisiti fisici e psicologici dei quali esso ha bisogno. I prin-


cipi basilari dell’Igienismo Naturale sono sintetizzabili in 10 punti
chiari e semplici:
1) LA BUONA SALUTE È UN FATTO NORMALE
Dal momento che il corpo tende normalmente alla salute, è suffi-
ciente fornirgli le cose semplici e naturali di cui esso ha necessità, e
risparmiargli o evitargli le cause potenziali di malattia.
2) IL CORPO È AUTORIPARANTE ED AUTOGUARENTE
Il corpo umano è una entità autonoma, un organismo totalmente
autosufficiente, auto-costruente, auto-orientante, auto-preservante,
auto-guarente, ed è capace di mantenere sé stesso in stato ottimale di
funzionamento e di assenza di malattia, se le sue vere esigenze ven-
gono rispettate.
3) LA MALATTIA NON È UN MALE MA UN PROCESSO RIMEDIALE
L’igienismo Naturale introduce una visuale davvero rivoluzionaria
sul concetto di malattia acuta.
La malattia non è più un male cattivo da eliminare, come afferma
da sempre la medicina, ma un prezioso dono della natura che la gente
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deve imparare a capire e rispettare. La malattia è un vero e proprio


medico che ti viene a guarire. Sbattergli la porta in faccia e cercare di
mandarla via è una dabbenaggine incredibile e un crimine contro se
stessi. Il male, il dolore, il soprappeso, l’obesità, e la marea di fastidi
fisici che ci perseguitano, sono tutti dei sintomi, dei messaggi da in-
terpretare e capire correttamente. I sintomi sono entità da trattare coi
guanti e con rispetto, e non rompiballe da eliminare e mandare via in
malo modo. Questa affermazione ha fatto sobbalzare dalla propria
sedia medici di mezzo mondo per decenni, e ne sta tuttora facendo
sobbalzare tanti, ma pur sempre di meno in quantità e qualità, visto
che il concetto è stato ormai acquisito ed intuito dalle migliori menti
mediche e dalle scuole terapeutiche d’avanguardia.
Certo che questa interpretazione della malattia non porta soldi, van-
taggi, guadagni alla categoria. Non è un’idea comoda e conveniente.
Anche il medico deve pur sopravvivere. La malattia dunque intesa
come processo fisiologico rimediale ed eliminatorio, dove il corpo
cerca di purificare, riparare e ringiovanire se stesso. Quando tale mec-
canismo restaurativo viene interpretato come guaio o come danno da

33
Alimentazione naturale

stroncare o come sintomo da combattere, e si ricorre a cure e tratta-


menti, si causa uno stop al processo rimediale e una scomparsa rapida
del sintomo negativo, ma si creano anche le basi per una nuova ma-
lattia futura assai più grave e dolorosa del sintomo ora eliminato.
4) LA TOSSIEMIA COME CAUSA BASE DI TUTTE LE MALATTIE
L’igienismo afferma che le malattie sono causate da pratiche impro-
prie di vita, da scelte sbagliate. L’igienismo nega l’esistenza di centi-
naia e migliaia di malattie elencate nei repertori medici, e le giudica
come varianti dello stesso fenomeno, tentativi simili del corpo di pre-
servare se stesso.
La malattia è il risultato di una enervazione, di una caduta di
energia nervosa, di una bancarotta energetica dove si consuma di
più di quanto si può rigenerare, che impedisce la pulizia degli scarti
metabolici dell’organismo e che va rapidamente a costituire un am-
masso di tossine o veleni interni. Questo processo viene definito
tossiemia, ed è qui che tutte le malattie hanno inizio ed origine, in-
cluso il misterioso raffreddore e i misteriosi ceppi di influenze che
la medicina ama irresistibilmente attribuire alla Cina, al Giappone,
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alla Spagna, e a ogni altra possibile provenienza fantasiosa e di co-


modo.
Tra le cause vere che portano alla enervazione ed alla tossiemia, ci
sono il troppo lavoro, gli eccessi nel mangiare e nel bere, insufficiente
attività fisica, scarso riposo e scarso sonno, stress emozionali.
La medicina definisce l’infezione come invasione del corpo da parte
di batteri e parassiti e virus, mentre l’igienismo la descrive come de-
composizione di sostanza organica all’interno del corpo, ovvero avve-
lenamento costante dall’esterno con cibi impropri, più avvelenamento
interno per accumulazione eccessiva o intasamento di cellule morte
e materiali di scarto.
Le infezioni specifiche non sono altro che infezioni settiche. La sepsi
è l’unico agente infettivo vero e onnipresente in tutte le diverse ma-
lattie specifiche. Sepsi che nasce dalla decomposizione di proteine ani-
mali non assimilate. Parola di Herbert Shelton, onore alla memoria.
Quando l’accumulazione di tossine eccede il livello di tolleranza in-
dividuale, il corpo inizia una lotta drammatica per rimuovere le so-
stanze avvelenanti e per riparare il danno. Questo tipo di lotta o di

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

crisi viene chiamata disease, che in inglese sta per disagio ed è sino-
nimo di malattia.
5) NON ESISTONO CURE E TERAPIE, SALVO POCHE ECCEZIONI
Purtroppo l’idea diffusissima che ci si possa difendere dalle malat-
tie e si possa poi guarire dalle stesse, continuando a fare gli stessi er-
rori, è una autentica rovinosa assurdità per l’uomo.
L’Igienismo rifiuta in modo categorico tutte le droghe, i farmaci, le
medicine, le trasfusioni, i trapianti, le radiazioni, i supplementi die-
tologici, le integrazioni vitaminiche e minerali di tipo farmacologico,
e qualsiasi altro mezzo artificioso.
La guarigione dalla malattia avviene in ogni caso non grazie alle
cure mediche ed ai farmaci, ma nonostante ad essi, e con disturbi e ri-
tardi nel recupero vero della salute. Chi guarisce è sempre e solo il
potere auto-guarente del corpo.
L’igienista, medico o non medico, sa dunque come comportarsi con
la malattia. Il metodo igienistico di non intervento, o meglio di intel-
ligente non intervento, può essere difficile da accettare, e può susci-
tare comprensibili perplessità a chi è digiuno di preparazione
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igienistica, ma è la sola via vera per la guarigione e per la salute au-


tentica.
Chiaro poi che occorre usare testa e buon senso. Non si deve spin-
gere il concetto del non intervento ai limiti della logica, non lo si può
estendere all’infinito. Le ferite serie devono essere pulite, spesso de-
vono essere suturate. La chirurgia di pronto intervento, la ricostru-
zione chirurgica, specie in conseguenza di gravi incidenti della strada
o del lavoro, sono indispensabili.
L’uso di farmaci anestetici di emergenza è indispensabile. Trattasi di
sostanze alla lunga dannose e pericolose per le quali non ci sono co-
munque alternative. Guai se non ci fossero. E guai ovviamente se non
ci fossero tanti abilissimi chirurghi, tanti specialisti, e persino, per
stare su problemi quotidiani e comuni, tanti dentisti, tanti oculisti,
tanti specialisti, poiché le emergenze sono tante e devono essere af-
frontate con professionalità e competenza assolute.
6) IL RIFIUTO E IL RIGETTO DELLA TEORIA MICROBICA
L’Igienismo non accetta nel modo più assoluto la teoria Pasteuriana
dei microbi e dei germi quali cause di malattie. Attribuire la malattia

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Alimentazione naturale

all’invasione di determinati microrganismi è fondata su disinforma-


zione, ignoranza, paure antiche di nemici invisibili. L’Igienismo non
nega la presenza dei microbi e dei virus, e non nega che essi possano
avere un ruolo di compresenza o di associazione con certe malattie,
ma avverte che le cause vere di malattia sono altre, e che non esistono
immunità dai sintomi o dalle malattie, per cui tutte le vaccinazioni ri-
sultano essere pratica sfortunatissima e micidiale per la salute, con
danni sicuri e vantaggi zero.
Le pratiche vaccinatorie sono false teoricamente e pericolose nei
metodi. Rappresentano pericolo gravissimo per gli organismi delicati
dei bambini piccoli, e fanno male comunque a grandi e piccini. Co-
stituiscono un attacco addizionale all’integrità dell’organismo e, come
se tutto ciò non bastasse, non immunizzano un bel niente.
La cosiddetta immunizzazione è basata sull’idea che sia possibile,
con mezzi chimici o biologici, rendere una persona disease-proof, cioè
a prova di malattia. Ma se questo fosse davvero possibile, significhe-
rebbe sospendere la legge universale di causa-effetto, e commettere
una stortura e uno strafalcione evidenti a livello di scienza e di me-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

todologia.
7) RIMUOVERE LE CAUSE DI MALATTIA A MONTE, E NON I SINTOMI A VALLE
Dal momento che l’Igienismo identifica nelle improprie scelte di
vita le vere cause di malattia, ne consegue che il recupero della sa-
lute da uno stato di malattia può avvenire soltanto interrompendo tali
comportamenti, e mettendo il corpo in condizioni favorevoli alla gua-
rigione.
Il ruolo e il compito specifico di un igienista è quello di identificare
quali sono nella vita quotidiana del paziente le scelte scorrette, le op-
zioni a rischio, le abitudini sbagliate, i gusti perversi. Quello che il
paziente fa ogni giorno al suo corpo e alla sua anima ha importanti ri-
cadute sullo stato di salute.
Occorre insegnargli cosa fare e cosa non fare per mantenere la sa-
lute ai massimi livelli.
8) IL DIGIUNO COME METODO NATURALE DI RIPRISTINO SALUTE
La Natural Hygiene riconosce che attraverso il riposo fisiologico, che
include il digiuno assoluto, si creano le condizioni favorevoli affinché
il corpo in crisi possa purificarsi, riprendersi e auto-ripararsi. Il digiuno

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

significa totale astinenza da tutti i cibi e da tutti i liquidi eccetto acqua


distillata. Durante il digiuno, tutte le forze corporali vengono dirette
verso la ricarica del sistema nervoso, l’eliminazione dell’accumula-
zione tossica, la riparazione e il rinnovamento dell’organismo.
9) LA DIETA BIOLOGICA DEL VEGETARIANISMO
La scienza igienistica naturale riconosce che gli uomini sono costi-
tuzionalmente adatti a una dieta di frutta, verdure, noci e semi, man-
giati in combinazioni compatibili e nel loro stato naturale. Afferma
inoltre che esistono chiare basi biologiche per confermare che è il ve-
getarianismo, e non certo il carnivorismo o l’onnivorismo, la dieta
corretta per l’uomo.
Anatomicamente, gli uomini sono strutturati come gli altri primati
vegetariani, quali scimmie, scimpanzé e gorilla. Sono dotati di mani
gentili, disegnate per raccogliere frutta, verdure e noci, adatte ad ac-
carezzare gli animali e non certo a ferirli o ad ucciderli. Esistono poi
numerose altre distinzioni fisiologiche fondamentali. Ad esempio,
manca nell’uomo un importante enzima comune a tutti i carnivori.
Trattasi dell’uricasi, che rende l’acido urico innocuo nel ventre dei
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

carnivori, mentre, come sottoprodotto della carne, è vera bomba tos-


sica nell’organismo umano.
10) IL RUOLO BASE DELLE GIUSTE COMBINAZIONI ALIMENTARI
È un fatto accertato che la digestione di cibi aventi struttura e ca-
ratteristiche chimiche diverse, richieda diversi tipi di succhi gastrici.
Si devono evitare troppe qualità di cibo nello stesso pasto.
Si deve dare priorità ai cibi acquosi di veloce digeribilità, su quelli
amidacei e su quelli proteici.
Questo vale per uomini e animali. Gli animali in libertà mangiano
cibi semplici, e cibi simili, limitandosi spesso a concentrarsi su un
unico alimento per volta, in una specie di monodieta, e rarissima-
mente conoscono problemi digestivi. Solo l’uomo, disordinato e privo
di buon senso, come suo solito, ama riempirsi di diverse varietà di
cibo e di quantitativi esagerati nel medesimo pasto, nonché di cibi
non della specie cui appartiene, col risultato finale di convivere con
fermentazioni e putrefazioni a getto continuo, che lo rendono debole,
enervato e intossicato, intasato di materiale tossico, con difese immu-
nitarie dimezzate.

37
Alimentazione naturale

6. LA SAGGEZZA E I MECCANISMI DIFENSIVI


DEL CORPO

I l nostro corpo è adeguatamente dotato di poteri neutralizzanti nei


confronti di ogni minaccia esterna. Se del materiale estraneo riesce
a invaderlo, l’organismo reagisce con uno schema difensivo apposito,
producendo rossore, essudazione, calore e dolore.
Queste quattro reazioni cardinali vengono realizzate con esattezza,
professionalità e precisione dalla macchina umana. Ogni particella
della materia vivente all’interno del corpo organizzato è dotata di
istinto di preservazione. Ogni cellula agisce istintivamente a difesa di
se stessa. Il nostro corpo lotta costantemente per preservare e mante-
nere la sua integrità vitale. È aiutato in questo da una serie di linee di-
fensive, di trincee, da barriere protettive.
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A) LA PELLE
La prima linea difensiva è costituita dalla pelle, che impedisce l’ac-
cesso a corpi estranei fino a quando rimane integra, e dalle secrezioni
protettive di bocca, naso e gola che intrappolano ed espellono parti-
celle indesiderate.
B) I GLOBULI BIANCHI
Nel caso di ferite e di offese alla superficie esterna, è pronta la se-
conda linea difensiva, composta dai globuli bianchi, cellule a forma al-
lungata tipo amebe, che viaggiano attraverso il sangue. Il pus, la
sostanza giallastra che si accumula sulle ferite infette, è l’evidenza fi-
sica di questa battaglia in corso tra globuli bianchi e sostanze vele-
nose e sporcizie da respingere. Il pus è fatto da milioni di globuli
bianchi, cellule bianche morte e batteri messi fuori combattimento.
C) I LINFOCITI E IL SISTEMA LINFATICO
La terza linea di difesa comincia con i linfociti, cellule minute che
circolano attraverso la linfa della corrente sanguigna. La linfa è il fluido
incolore del corpo, ed equivale al sangue privato delle cellule ospitate
e dei colloidi (particelle in sospensione). La linfa fa la spola tra le cel-

38
I - Alimentazione, salute, spiritualità

lule, apportando nutrizione e rimuovendo escrezioni. La maggior parte


delle tossine accumulate nella linfa e nelle cellule non va a mescolarsi
col sangue. Tali fluidi pericolosi sono convogliati nel sistema linfatico,
e filtrati attraverso le ghiandole e i nodi linfatici, che detossificano il
materiale. I nodi contengono cellule difensive e cellule spazzine. Il si-
stema linfatico è una autentica barriera difensiva. Come pure il sistema
sanguigno, o il sangue, è una barriera protettiva formidabile.
Quando un linfocita identifica una cellula estranea, esso la segnala
all’ipotalamo allo scopo di allestire istantaneamente delle proteine di-
fensive speciali chiamate anticorpi.
L’intero assieme dei sistemi sanguigno e linfatico, degli enzimi e
delle secrezioni interne, delle secrezioni ormonali, e tutte le altre fun-
zioni interne, sono disegnate per far fronte a tutte le emergenze e le
necessità del corpo.
D) L’INTERFERONE E I FAGOCITI
La quarta linea difensiva consiste nella capacità del corpo di pro-
durre interferone, una proteina cellulare, come mezzo di difesa con-
tro la proliferazione o meglio contro l’accumulazione dei virus.
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L’interferone, tramite i suoi fagociti (cellule fagocizzanti), divora e


digerisce il materiale patogeno virale, lo ingolfa e lo avvolge, favo-
rendone l’espulsione dai tessuti e dal sangue. L’interferone impedi-
sce ed inibisce le cellule normali dal diventare cellule tumorali di
escrescenza, e i suoi effetti antivirali persistono per una o due setti-
mane dopo la guarigione. Gli anticorpi, che rimangono esternamente
a lungo sulla superficie delle cellule, sono meno efficienti dell’inter-
ferone nella lotta alla degenerazione cellulare.
Come al solito, i tentativi umani di riprodurre in laboratorio so-
stanze naturali portano sempre a brutte copie e a risultati deludenti.
È successo con la versione farmacologia delle vitamine (vitamine sin-
tetiche), con i minerali inorganici degli integratori, con le insuline
animali e sintetiche, e si è ripetuto con l’interferone sintetico, annun-
ciato come cura miracolosa contro l’epatite e il cancro, e accusato alla
fine da più parti di essere addirittura cancerogeno.
E) LA FEBBRE
La quinta barriera difensiva, se vogliamo, è la stessa febbre. La feb-
bre, soprattutto quella alta, oltre alle preziose funzioni che ha per la

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Alimentazione naturale

salute, offre anche il vantaggio di aumentare la produzione interna


di interferone, realizzando una combinazione calorica e biochimica
micidiale contro ogni eventuale tipo di virulenza e ogni accumulo
tossico da espellere.
Ciononostante molti medici continuano a considerare la febbre
come un nemico da combattere, e il consumo mondiale di antipire-
tici o di febbrifughi non tende affatto a diminuire.
Il grande maestro igienista australiano dr. Alec Burton, ha affermato
ripetutamente che la febbre è regolata nel cervello, e che viene limitata
entro margini accettabili di sicurezza dall’azione di enzimi specializzati
nella produzione e nella gestione ottimale del calore. Il corpo produce
calore e febbre per un motivo, e non a caso. Se si cerca di raffreddare il
febbricitante con panni freddi o peggio con farmaci, si costringe il suo
organismo a produrre più calore per ripristinare l’alto calore stabilito in
origine, causando lavoro in più e ritardi nella guarigione. Nessun danno
proviene dalla febbre, mentre tanto danno proviene dalle interferenze
umane. Il caldo è segnale positivo di vitalità e di reattività.
Già Parmenide, del resto, filosofo e medico della Magna Grecia
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

usava esprimersi con la celebre frase Datemi la potenza della febbre,


e saprò fare mirabilie. Questo avveniva la bellezza di 2500 anni fa.
La febbre alta di breve durata, tipica dei bambini e dei giovani, degli
organismi integri e ricchi di capitale enzimatico, è quella migliore.
La febbre bassa e prolungata dei 37-37,5°C, è assai più rischiosa e
degna di fondati timori. Sempre ricordando che un corpo privo di vita
non innalza più alcuna temperatura.
Se una persona trema di freddo, offritele una coperta in più. Se ha
troppo caldo, toglietele una coperta. In ogni caso la circolazione d’aria
è assolutamente indispensabile. Occorre mantenere il paziente in con-
dizioni confortevoli.
L’abitudine di ridurre e sopprimere la febbre, nel timore che essa
vada oltre i limiti paventati dal terrorismo psicologico di una certa
medicina, può avere effetti drammatici e persino mortali. Nell’Ohio,
tra il 94 e il 97, un centinaio di bambini con sintomi influenzali ces-
sarono di vivere. Erano tutti stati sfebbrati con semplice aspirina. La
sindrome di Reye colpisce annualmente in America 1200-3000 bam-
bini tra i 5 e i 16 anni, con altissima mortalità (30-40%). È stato pro-

40
I - Alimentazione, salute, spiritualità

vato che la febbre alta mobilizza le difese dell’organismo e scatena


una maggior produzione di interferone, mentre invece l’aspirina ri-
tarda pesantemente la guarigione.
Oggi si sa che la febbre è controllata e gestita dall’ipotalamo. Si sa
pure che l’attività vigorosa ed essudante degli atleti è in grado di pro-
vocare alta temperatura e di replicare gli effetti benefici della febbre
stessa.
Gli igienisti hanno dimostrato anche qui di aver capito i meccani-
smi difensivi in anticipo sui tempi.
F) LE SECREZIONI ANTISETTICHE DEL SISTEMA DIGESTIVO
La sesta barriera difensiva sono infine tutte le secrezioni del tratto
digestivo (saliva, pepsina, acido idrocloridrico, bile, succo pancrea-
tico e tripsina, succhi intestinali), che hanno poteri antisettici e bat-
tericidi.
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Alimentazione naturale

7. IL SISTEMA IMMUNITARIO, LA VITAMINA C


E GLI ANTICORPI

I l nostro corpo è oltremodo previdente e prudente, ed è protetto sia


da attacchi in arrivo dall’esterno che da accumulazioni tossiche e
virali di origine interna all’organismo. La difesa si realizza grazie ai
meccanismi naturali di protezione, come abbiamo visto nel paragrafo
precedente. Il più importante di questi meccanismi naturali è il si-
stema immunitario.
Le vitamine richieste per avere una buona immunità sono la vita-
mina A, la cobalamina o vitamina B12, l’acido pantotenico o vitamina
B5, l’acido folico o vitamina B9, l’acido ascorbico (o vit. C).
Il sistema di difesa immunologica ha il difficile compito di distin-
guere amici da nemici, di riconoscere e smascherare le cellule estra-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

nee o non-self , vettori invadenti di malattia, come batteri e cellule


maligne o mutanti, e di dare libero accesso alle cellule amiche e nor-
mali definite self.
Il sistema immunitario funziona come una forza di polizia, costan-
temente intenta a sorvegliare e controllare le cellule difettose e le cel-
lule morenti, a identificare e riconoscere le cellule maligne e mutanti,
a marcarle e a distruggerle.
Il complesso vitaminico B, agevolmente assicurato da una alimen-
tazione vegetariana comprendente cereali integrali, legumi, semi
oleosi, germe di frumento (per la tiamina o vitamina B1), assolve com-
piti primari nel meccanismo immunitario.
La carenza di piridossina, o vitamina B6, deprime l’immunità cellu-
lare e l’immunità umorale.
Le popolazioni di linfociti B e T non danno la risposta quando sono
stimolate con fitogeni o antigeni, e i tessuti linfoidi tendono alla atro-
fia. Mancando piridossina si produce una carenza simbiotica conse-
guente di acido pantotenico (vitamina B5), acido folico (B9) e
cobalamina o B12.

42
I - Alimentazione, salute, spiritualità

Da ciò si deduce la necessità di tenere d’occhio e di selezionare con


criterio e competenza i nostri cibi.
Minori conseguenze sul sistema immunitario vengono causate in
caso di carenza dalla tiamina (B1), dalla riboflavina (B2), dalla nia-
cina (PP), dalla biotina (vitamina H), le quali hanno un leggero ef-
fetto sulla immunocompetenza, cioè sulla acquisizione da parte dei
linfociti T e B di specifiche molecole di superficie chiamate recettori,
dedite al riconoscimento delle sostanze estranee dannose da marcare
ed eliminare.
La vitamina C è essenziale per un efficiente funzionamento del si-
stema immunitario, ed è pure basilare nella sintesi e nella distruzione
del colesterolo nel nostro organismo. La vitamina C ha doti batteri-
cide e batteriostatiche, nel senso che distrugge o previene la crescita
di organismi patogeni. Detossifica e rende innocui veleni e tossine,
controlla e interviene attivamente nei processi di fagocitosi.
La vitamina C fa aumentare del 50% il glutatione dei globuli rossi,
composto la cui carenza provoca depressione immunitaria e danni
alle cellule.
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I malati di cancro hanno solitamente concentrazioni molto basse di


vitamina C nel plasma sanguigno e nei leucociti del sangue. Il livello
di acido ascorbico nei leucociti dei malati di cancro è così basso che i
leucociti stessi non riescono a svolgere le loro funzioni di fagocitosi,
di assorbimento e digestione dei batteri e delle cellule maligne non-
self. Una spiegazione ipotetica ma ragionevole, di tale basso livello di
vitamina C nel sangue dei cancerosi, è che i loro corpi usano la vita-
mina C a disposizione nello sforzo improbo di controllare e conte-
nere la loro malattia.
Per tutti questi motivi, e per altri ancora, il fabbisogno di 40-60 mil-
ligrammi al giorno di vitamina C consigliato dai nutrizionisti do-
vrebbe essere notevolmente aumentato, come insegnano anche gli
esperimenti di Cambridge, citati in altri punti del testo.
Con l’avvertenza importantissima, ripetiamo importantissima, che
la vitamina C si prenda a piene mani dalle uniche fonti veritiere e ge-
nuine che sono frutta e verdura al naturale, dove il bilanciamento
perfetto di tutte le componenti nutritive impedisce pericolosi feno-
meni di esagerazione e di sovrabbondanza. Il sistema renale, il pan-

43
Alimentazione naturale

creas, il fegato e la pelle, ovvero il sistema emuntorio, non si scanda-


lizzeranno per vitamina C naturale in eccesso e la filtreranno fuori
dal corpo con facilità irrisoria e senza conseguenze corrosive. Chi
gioca invece l’impropria e l’insidiosa carta della vitamina C sintetica,
che è beninteso un farmaco con effetti collaterali come tutte le vita-
mine e i minerali di sintesi che noi fortemente disapproviamo, corre
diversi pericoli. Il rischio è di restare a corto di vitamina C se la sin-
tetica non viene assimilata per niente, come in genere succede. In tal
caso scatta l’emergenza interna e il corpo va a pescare vitamina C dalle
poche riserve interne, col meccanismo tipico della stimolazione. Se
invece la sintetica venisse in qualche modo assimilata perché il pa-
ziente vi si è assuefatto o abituato, occorre fare attenzione a evitare le
megadosi, capaci di causare calcoli da ossalato, distruzione di vita-
mina B12 che è antitetica alla vitamina C, anemia perniciosa conse-
guente, urina molto costosa, sempre a patto che i reni accettino senza
problemi il filtraggio di tale eccedenza farmacologica.
In effetti, all’organismo interessano quantità piccole ma continue
di vitamina C. La sua impossibilità di essere depositata e tesaurizzata
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

nel corpo, oltre i livelli ristretti della quota di emergenza, depone de-
cisamente a favore delle fonti alimentari naturali, o al massimo a fa-
vore di estratti naturali a basso dosaggio, da peperone, rosa canina, e
da altri frutti dotati di rutina (vitamina P, sinergica della vitamina C)
fattore di resistenza capillare, e di altri flavonoidi essenziali per l’as-
sorbimento dell’acido ascorbico. Altre fonti di vitamina P sono la
scorza di tutti gli agrumi, i mirtilli e il grano saraceno.
Il meccanismo del sistema immunitario coinvolge certe molecole
proteiche che sono presenti nei fluidi organici e nelle cellule del
corpo. Trattasi degli anticorpi o immunoglobuline, che sono grosse
molecole proteiche contenenti ciascuna da 15 a 25 mila atomi. Il no-
stro corpo è in grado di fabbricare un milione di diversi tipi di mole-
cole anticorpo. Ogni anticorpo è in grado di riconoscere un
particolare tipo di atomi chiamati hapteni, portati dai propri antigeni,
ovvero dalle proprie molecole esterne.
La maggior parte della gente non fabbrica gli anticorpi che possono
combinarsi coi loro hapteni, e così soffre di una speciale forma di ma-
lattia chiamata malattia autoimmune. I gruppi haptenici di un anti-

44
I - Alimentazione, salute, spiritualità

gene stimolano le cellule a dividersi e a formare un clone di molte


cellule diverse. Le nuove cellule create liberano anticorpi specifici
nel sangue, dove esse possono combinarsi con le cellule antigeniche
e marcarle per la distruzione. L’IgA o immunoglobulina A è l’anti-
corpo presente in maggior numero, seguito dall’IgM o immunoglo-
bulina M, propria delle secrezioni nasali.
Dopo che le cellule estranee sono state identificate e marcate per la
distruzione, esse vengono attaccate e distrutte dai fagociti o cellule
killer che salvaguardano il nostro corpo. Queste cellule non sono altro
che i globuli bianchi o leucociti, presenti nel sangue e negli altri fluidi
organici. I leucociti si trovano in gran numero nel pus che si forma
sulle ferite dove è in corso una infezione. I leucociti fabbricati nelle
ghiandole linfatiche si chiamano linfociti. Essi circolano nella linfa,
una sospensione di cellule in un fondo giallastro simile al plasma san-
guigno, attraverso i canali linfatici della corrente sanguigna.
I linfociti sono le più importanti cellule fagocitiche nella battaglia
contro il cancro e le altre malattie. Questo è il processo nel quale i
leucociti circondano e distruggono i batteri e le cellule mutogene o
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

cancerogene o maligne, quelle identificate e marcate. Ogni singolo


leucocita circonda e fagocita la sua cellula estranea.
Un altro strumento del sistema immunitario sono gli interferoni,
proteine ad attività antivirale.
Il corpo umano fabbrica una ventina di diverse molecole di inter-
ferone, e pare che, con l’aumento della vitamina C nel sangue, si ve-
rifichi un incremento proporzionato di interferone.
Non è ancora finita. Le prostaglandine (C20-H34-O5) sono piccole
molecole lipidiche che rivestono un ruolo centrale e potente nel fun-
zionamento del corpo. Agendo come ormoni, esse regolano il battito
cardiaco, il flusso sanguigno, le riparazioni e le difese da danni di dro-
ghe e farmaci, le risposte del sistema immunitario stesso.
L’attività difensiva dei globuli bianchi è potenziata anche dai grassi
noti come Omega-3. Si tratta della frazione degli acidi grassi polinsa-
turi DHA (docosaesaenoico) e DPA (docosapentaenoico) presenti nel
pesce, ed in particolare nel fegato del pesce e nell’olio di pesce. La
cottura del pescato, però, tramortisce l’enzima lipasi e degrada gli
acidi grassi, rendendo il tutto assai problematico per il canale dige-

45
Alimentazione naturale

stivo. Del resto, a consolazione dei vegetariani, esistono ottime fonti


alternative naturali di grassi polinsaturi Omega-3 che sono superlative
e imbattibili, quali l’erba porcellana o erba portulaca cruda, conside-
rata infestante in ogni orto e ogni giardino, scarsamente conosciuta e
apprezzata, mentre è ottima quale tenero e saporito complemento alla
lattuga e al radicchio nelle insalate, dotata di 4,05 mg di acido lino-
leico per 100 grammi di verdura fresca. Ma le stesse bucce di mele,
pere, uva, prugne, contengono gli Omega-3.
Per non dire degli ottimi semi di lino, dei semi oleosi delle noci e
delle nocciole, del germe di frumento.
Esiste anche l’uso terapeutico dell’aminoacido arginino in funzione
timotropica, ossia con incremento di produzione di limosina da parte
del timo. Tale obiettivo si può raggiungere mediante fonti alimentari
più ricche di arginina, quali i piselli, i semi oleosi, le nocciole, il se-
samo, sempre presupponendo però un apparato digestivo ancora ef-
ficiente e una mancanza di anoressia.
Talvolta le stesse sostanze nutritive diventano preziose alleate del si-
stema immunitario. Da citare ad esempio gli effetti eccezionali dello
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zinco, che come immuno-stimolatore e immunoregolatore provoca


un aumento della risposta linfocitica a fitogeni e antigeni, e una ac-
cresciuta attività delle cellule killer T, nonché un potenziamento della
immunocompetenza. Lo zinco naturale aminochelato, in stretta si-
nergia con magnesio-potassio-ferro naturali, può essere considerato
un autentico moltiplicatore di risposta immunologica. Frutta e ver-
dure con tanto zinco non danno alcun problema, com’è ovvio. Inte-
grazioni minerali a base di zinco sintetico o da cibi arricchiti restano
invece problematiche e rischiose. Il troppo zinco sintetico non sarà as-
similato, ma determinerà eventualmente un fenomeno di pura stimo-
lazione organica alla ricerca di zinco organico buono tra i meandri
dell’organismo, e causerà altresì una domanda di ferro interno buono
in sinergia, con eventuale promozione di anemia. Ed in più ci sarà un
danno immunitario, dato che grandi quantità di zinco deprimono le
funzioni battericide e fagocitiche dei macrofagi e dei neutrofili.
La carenza di rame, pur rara tra gli umani, costituisce pure elemento
causativo di caduta immunitaria. Il rame interagisce ed è sinergico
con lo zinco ed anche col ferro. Anche ferro e selenio, soprattutto se

46
I - Alimentazione, salute, spiritualità

presi come integratori, diventano ad alte dosi tossici ed immuno-de-


pressivi.
Le cadute immunitarie che colpiscono l’uomo moderno sono colle-
gate ad uno strano paradosso: l’alimentazione odierna è povera di
zinco, ma l’acido fitico e gli altri chelanti dei minerali di cui è pur
ricca l’alimentazione integrale, inibiscono in parte l’assimilazione
dello zinco stesso.
Come al solito riemerge in continuazione la superiorità assoluta
della alimentazione vegetariana-fruttariana che distribuisce le so-
stanze giuste in bilanciata ed equilibrata armonia.
Da rilevare infine che il crollo del sistema immunitario significa au-
tomaticamente cancro.
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Alimentazione naturale

8. QUANDO LA SALUTE MANCA

G ià nel 300 a.C. Herofilo, medico atomista greco e tra i fondatori


della scuola medica di Alessandria, ricordava alla gente di por-
tare maggiore rispetto per il proprio corpo. Quando manca la salute,
la saggezza non vale, l’arte non si può esercitare, la forza della mente
e dello spirito latita, e la ricchezza non ha alcun valore. Herofilo aveva
perfettamente ragione. Vorremmo pure aggiungere che, quando
manca la salute, non si può nemmeno mangiare.
Esiste anche un vecchio proverbio anonimo, tratto addirittura da
papiri egizi, che dice quanto segue: Nessun titolo, nessuno scettro,
nessuna ricchezza, hanno il valore di una salute radiante. Non si
venga a dire che ci manca la conoscenza e l’ammonimento.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Il messaggio odierno più pressante nei riguardi della popolazione è


quello di cambiare modo di mangiare. Lo dicono persino i medici,
preoccupati per gli aumenti spaventosi di malattie gravi e incurabili.
Cambia sistema, cambia metodo di mangiare! È ormai un ritornello
per tanta gente che non intende finire tra l’infelice schiera degli obesi
e degli ammalati cronici.
È il monito che gli igienisti lanciano da decenni e da secoli. Facile
a dirlo però.
Non facile ad essere creduti, seguiti, obbediti. Criticare quello che
uno mangia è entrare nella sua sfera intima.
È come mettere in discussione la sua religione, il suo partito, la sua
squadra del cuore, la sua famiglia, i suoi affari personali. Si entra nei
gusti, nella cultura, nello stile, nell’intimità, e si rischia concretamente
di essere mandati a quel paese.
Occorre davvero ammettere che contestare salumi e formaggi, vino
e birra, significa rompere letteralmente i marroni al 95% della gente.
Inimicarsi tutte queste persone non è certo il modo migliore per farsi
ascoltare da esse.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

L’uomo poi è spesso pigro e abitudinario, ama cucirsi addosso deter-


minate convinzioni, e guai a toccarlo sul cibo, sul caffé, sul vino, sulla
pasta, sulla birra, sul prosciutto, sull’acciuga, sul tonno.
Ma l’alternativa ormai è chiara per tutti. Scegli se stare con la salute
o con le magagne dei tuoi metodi attuali.
O si cambia con le buone e in tempo utile, cioè subito, o si dovrà co-
munque cambiare con le cattive, ovvero in modo drastico e dramma-
tico, nel tempo a venire.
Dai salutisti in primo luogo, ma anche dai medici responsabili,
quelli che cercano davvero di tirar fuori dai guai una popolazione
mondiale ormai falcidiata da malattie gravi collegate ad aberranti abi-
tudini nutrizionali, arrivano messaggi e ammonimenti assai chiari.
Si è dato per troppi anni come scontato che la gente si sapesse arran-
giare senza bisogno di educazione e istruzione. Purtroppo ciò non era
vero. C’è troppa gente che, priva di difesa e di sufficienti capacità cri-
tiche, si lascia influenzare in modo incredibile.
La mancanza di una corretta educazione alimentare sta producendo
guasti irreversibili, ed in più lascia un vuoto culturale che viene pron-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

tamente occupato dai media televisivi, ossia dalla peggior possibile


scuola, che è quella del consumismo sfrenato e senza scrupoli, che
bada solo a far svuotare il più rapidamente possibile i banchi dei su-
permercati e le sempre redditizie scansie dei reparti macelleria e dei
prodotti caseari ad essi intimamente collegati.
Il dramma è dunque in pieno svolgimento.
Primo la gente è poco disposta a cambiare, secondo non esiste un
centro di potere o una controcultura, una cultura alternativa forte ed
efficiente, capaci di prendere per mano e di indirizzare nella dire-
zione giusta gli indecisi e i disorientati.
Qui si tratta di combattere una guerra culturale contro l’ignoranza
e l’analfabetismo più che mai imperanti in fatto di alimentazione e
salute. Ignoranza e analfabetismo che colpiscono e ottenebrano la
mente e i sensi non solo all’uomo comune, ma anche a celebrati arti-
sti, a professionisti di chiara fama in tutti i campi, incluso medici e
professionisti.
L’analfabetismo alimentare, tanto per capirci meglio, è quello che ti
fa sottovalutare alcuni principi basilari, quello che ti porta a mangiare

49
Alimentazione naturale

qualsiasi cosa in qualsiasi modo e in un qualsiasi momento, quello che


ti spinge a credere ai falsi dogmi del mangiare un po’ di tutto, incluso
le budella riempite di carne e grasso macinati, incluso i colli di oca
riempiti della sua povera carne massacrata e macinata, contravve-
nendo così alla logica precisa dell’organismo, alla voce della propria
coscienza, alle disposizioni incontestabili del creatore, e persino, come
se non ce ne fosse già abbastanza, agli interessi e ai vantaggi e ai premi
per la propria salute nel breve e nel lungo periodo.
Il fatto più grave è che si è avviato un meccanismo micidiale ed
inarrestabile. I fabbricanti di carni, di pseudo-cibi, di integratori, di
farmaci, continuano sì a fare la loro parte, a occupare come piovre
tutti gli spazi pubblicitari a disposizione. Ma in realtà non ce ne sa-
rebbe nemmeno troppo bisogno, perché è la gente stessa ormai che di-
fende i loro prodotti, che li pretende, che li ritiene apportatori di forza
e di salute.
Diciamo pure che la situazione si è compromessa al punto tale da
sfuggire di mano agli stessi autori del misfatto. Si è creata infatti una
saldatura inossidabile e cancrenosa tra i produttori di cibi sbagliati e
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

di farmaci e il mercato, dove la massa dei clienti diventa paradossal-


mente avvocato difensore di quei prodotti.
Prova tu a dire in giro che il latte ha sì calcio ma anziché apportarlo
te ne ruba dalle ossa e ti causa l’osteoporosi. Prova a dire che la carne
è una rovina per l’uomo. Prova a rivelare i ruoli infami di sostanze
come lo zucchero e il sale e gli aspartami e le bevande gassate, le si-
garette e gli alcolici, la stragrande maggioranza dei farmaci, le vita-
mine sintetiche e gli integratori minerali.
Avrai detto tutte cose vere e sacrosante e ampiamente provate, ma
ugualmente ti salteranno addosso non soltanto i produttori, gli enti
statali, i sindacati, gli allevatori, i medici pediatrici ed ospedalieri, ma,
incredibile, persino la stessa massa dei consumatori che tu vorresti
difendere.
Del resto basta osservare intere pianure seminate a mais in mono-
coltura ripetuta. Quelle pannocchie non stanno là allo scopo di pre-
parare polente fumanti. Serviranno invece a mescolarsi con altri
componenti e a far crescere rapidamente vitellini e manzi destinati ai
macelli. Basta pure ammirare i filari ordinati e curati delle vigne che

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

ricoprono ogni collina di Italia, Francia, Spagna e Grecia. Quei grap-


poli deliziosi non serviranno a produrre favoloso succo d’uva analco-
lico, né valanghe di preziosissima uvetta secca come dovrebbero, ma
fiumi di vini carichi di alcol distruttore di cellule epatiche e renali.
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Alimentazione naturale

9. LO SCONTRO CULTURALE CON LA


PARTE PIÙ OSTICA E MALFIDANTE

a rivoluzione vegetariana: mangiare bene per vivere meglio.


L Quando uno enuncia una verità fondamentale nel nostro settore,
è raro che susciti approvazione. Fa piuttosto arricciare il naso, soprat-
tutto a quelli che hanno convinzioni irremovibili mai rimosse e mai
messe in discussione. La gente adulta o anziana tende a scartare l’ipo-
tesi di aver sbagliato di grosso nelle proprie scelte per anni e anni.
Questo riguarda la politica, la religione, i problemi familiari. Quanto
ai cibi poi, non ne parliamo.
Tu sostieni che l’uomo è un primate, e che dunque possiede un ca-
nale gastrointestinale oblungo e involuto, inadatto pertanto a dige-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

rire ed assimilare la carne, i cibi proteici, i cibi concentrati, i cibi cotti,


i brodi-brodini-brodetti, i vini, il tè ed il caffè, e le bevande gassate?
Aggiungi che nei frutti degli alberi, dei cespugli e delle piante stanno
tutti i valori che ci servono? Metti poi in discussione il dogma intoc-
cabile del mangiare un po’ di tutto?
A questo punto ti sei già guadagnato disapprovazione e sospetto.
Ti cominciano a guardare come un extraterrestre. Meglio non dire
dunque la verità nuda e cruda, soprattutto a chi è impreparato a rice-
verla. La massa della popolazione rivela tuttora capacità di apprendi-
mento modesta in questo campo, non è abituata ad approfondire gli
argomenti, ad ascoltare, ad aprirsi. Ha fatto spesso le sole scuole medie
inferiori, ed ha poi affinato le proprie conoscenze e le proprie convin-
zioni sul precario mezzo televisivo.
Può essere magari anche più intelligente o più preparata di chi si è
scolarizzato con diploma o laurea, ma non si è affatto abituata al ra-
gionamento scientifico, non ha imparato ad ascoltare con pazienza le
ragioni della controparte, ed ha scarsa attitudine a farsi plasmare.
Manca l’arte di ascoltare e di apprendere.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Manca l’umiltà di sottostare a chi ha qualcosa in più o qualcosa di


nuovo da proporre, non perché è migliore di te, ma forse perché ha
avuto la buona sorte di mettersi nei sentieri culturali giusti prima di
te. Ma spesso persino le persone preparate e quelle potenzialmente
più qualificate ad apprendere cadono nella tentazione di rinchiudersi
a riccio nei propri convincimenti, e sono poco disposte a rimettere in
discussione quanto sanno, a dimostrazione che nemmeno i titoli ac-
cademici garantiscono sulle qualità culturali di un soggetto.
D’altra parte, diciamo subito che fare un discorso igienistico fra igie-
nisti, al fine di essere meglio accolti, non ci attrae eccessivamente, la-
scia il tempo che trova. È piacevole sapere che ci sono amici di quel
tipo che ci seguono e ci sostengono, condividendo le nostre imposta-
zioni culturali. Ma il nostro vero obiettivo è più ambizioso. La nostra
sfida culturale viene lanciata verso la parte più ostica, cioè verso la
gente lontana dalle nostre posizioni, verso chi fa le cose contrarie di
quanto dovrebbe, ed in più è convinto di essere nel giusto.
Parlando con questo tipo di persone ci rendiamo conto che, alla
prova dei fatti, non basta per niente essere suadenti e divulgativi teo-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

ricamente sulla carta. Occorre piuttosto stare coi piedi per terra, ar-
marsi di pazienza, e misurarsi proprio con chi cerca di smontare le
tue idee e i tuoi entusiasmi.
Si presenta la necessità di proporre non una verità virtuale e scien-
tifica, bella come un teorema geometrico, carica di argomenti tecnici
precisi e verificabili, condita da abbondanti riferimenti storici, ma
una verità sperimentabile e credibile qui e in questo momento.
Una verità utilizzabile ed applicabile non dall’uomo quasi perfetto
che si permette il tempo e il lusso di pensare agli animali da proteg-
gere, ma dall’uomo che se ne frega e che manda giù maiale, bue, ana-
tra, rana e qualsiasi altra cosa gli capita, senza pensarci due volte.
Dobbiamo rivolgerci all’uomo della strada e sentire i suoi problemi,
l’uomo predominante, l’uomo imperfetto.
Non scenderemo a compromessi su qualsiasi cosa.
La carne per la scienza igienistica naturale non è un cibo punto e
basta, e non ne discutiamo nemmeno. L’uomo non è un cannibale e
neanche un vampiro assetato di sangue e di urine. Non è un tagliatore
di teste e di organi altrui. L’uomo non è un massacratore di animali,

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Alimentazione naturale

non è un macellaio di terra o di acqua. Non è almeno stato disegnato,


concepito, ideato, per tali criminosi e disgustosi ruoli. L’unica cosa su
cui potremo discutere sono i tempi e i metodi di cambiamento, affin-
ché ognuno abbia modo di migliorarsi in concreto, magari a piccoli
passi. Solo con questo obiettivo in testa può avere senso il lavoro che
stiamo qui allestendo.
Noi stiamo proponendo dopotutto una rivoluzione pacifica e intel-
ligente, ovvero la rivoluzione vegetariana, il cui oggetto è il seguente:
mangiare bene per vivere meglio.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

10. L’IGIENISTA CHE DIVENTA UN PROBLEMA

N on solo nella società, ma persino all’interno della propria fami-


glia, un ricercatore salutista, quando tende a divulgare le pro-
prie vedute, finisce per diventare una sorta di ostacolo e di rompiballe.
Negli USA, lo hanno già classificato ed etichettato. Si chiama orto-
ressico, ovvero una persona che, ai limiti estremi, sviluppa una forma
di fobia per i cibi non sani.
Chiaro che si è trattato di una penosa campagna dissacrante e orga-
nizzata contro gli scomodissimi salutisti, volta a mettere in cattiva
luce chi si dedica all’istruzione alimentare indipendente.
Il questo-fa-bene e il quello-fa-male, applicati a tutti i cibi e a tutti
i comportamenti, finirebbero per trasformarsi in una specie di gabbia
condizionante, in causa di disturbo e irritazione. Per cui diverrebbe
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

importante saper chiudere un occhio e non essere sempre rigorosi e


intransigenti. Su questo punto si può anche essere d’accordo.
Ma è troppo evidente in questo frangente lo scopo denigratorio di
determinati ambienti produttivi nei riguardi di chi cerca di insegnare
alla gente a rispettare il proprio corpo.
I ragazzi più giovani in ogni caso non ti ascoltano troppo, perché vai
a limitare la loro voglia di sbagliare e di fare esperienza diretta in tutta
libertà. Gli anziani non ti seguono pure, essendo troppo legati ai vec-
chi schemi e alle loro inveterate abitudini. La gente in generale è di-
stratta e svogliata. Vuole essere lasciata in pace. Non ha nemmeno
grande disposizione alla lettura e allo sforzo mentale. Ha già i suoi
percorsi da fare e rifare secondo abitudini e gusti consolidati negli
anni. Ha pure le tasse da pagare. Ogni sei mesi in Italia, chiunque si
è illuso di costruirsi una casa sua e una proprietà privata sua, si ritrova
a dover pagare una salatissima imposta comunale chiamata ICI, che
trasforma ogni proprietario in un affittuario del comune stesso, to-
gliendogli in pratica la soddisfazione di essere padrone integrale della
sua propria casa. Un’imposta che nemmeno il peggiore Lenin avrebbe

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Alimentazione naturale

mai osato imporre nel suo stato sovietico. Vivere in paesi affetti da
queste tendenze persecutorie, che portano a far disamorare i propri
cittadini della propria terra, e persino a farli emigrare verso altri lidi,
comporta conseguenze pure sulla dieta e sul comportamento. Non si
può essere soggetti a continua persecuzione economica e pecuniaria,
e trovare nel contempo lo spirito di dedicarsi alla propria salute,
quella magica spinta a divertirsi e a sorridere che ti permette di pren-
derla poi con filosofia.
Lo scetticismo e il fatalismo predominano.
O, peggio ancora, c’è negli individui l’incrollabile convinzione di
essere tutto sommato nel giusto. Convinzione che non vacilla mai, al-
meno fino a quando non succede un crack improvviso, un capitom-
bolo. Talvolta nemmeno tale evenienza disgraziata serve da
insegnamento.
Per il povero cristo igienista ci sarebbe davvero di che mandare il
tutto a quel paese, e lasciare che ognuno continui a fare quello che gli
pare.
Perché affannarsi tanto, se ci si trova di fronte ai peggiori sordi che
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non ti vogliono ascoltare? Purtroppo, o forse per fortuna, non ci rie-


sce. Sarebbe un tradimento della nostra causa culturale in favore della
protezione di tutti gli animali del creato, e del nostro impegno in fa-
vore della salute del corpo e dell’anima dell’essere umano. L’arren-
devolezza è un nemico da combattere. La rilassatezza e la pigrizia
mentale sono lussi che non possiamo concederci.
Non ci possiamo dare per vinti. Finiremmo per sentirci dei vili e
degli irresponsabili.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

11. ORTORESSIA: L’OSSESSIONE DEL MANGIARE


SANO

I CIBI IDEALI E I CLIENTI IDEALI

L ’industria alimentare mondiale non sa cosa farsene dei cibi sani


ma deperibili, quali la frutta e la verdura. Se potesse eliminarli
dalla faccia della terra con un tocco di bacchetta magica, lo farebbe al-
l’istante. Alle industrie e alla grossa distribuzione servono prodotti
standardizzati, identici, durevoli, capaci di stare belli e tranquilli per
mesi e possibilmente per anni sulle scansie dei supermercati, senza
bisogno di controlli e rinnovi continui, di selezioni e di scarti giorna-
lieri, di guanti e sacchetti e bilance, di troppa manodopera.
I reparti ortofrutta sono da sempre quelli più problematici e meno
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remunerativi all’interno dei grossi supermercati.


A questa gente servono poi consumatori acritici ed obbedienti, privi
di ossessioni alimentari o di tendenze alla lettura attenta delle eti-
chette e dei contenuti.
Ed è di questi giorni caldi del luglio 2005 che sulla stampa e sui
video appare una strana e concertata campagna pubblicitaria contro
l’ortoressia, ovvero contro la mania e l’ossessione del mangiare sano.
Spunta una nuova malattia, è il grido d’allarme dell’ EUFIC (Euro-
pean Food Information Council).
Vediamo di non esagerare e di non cadere nell’ortoressia nervosa, un
nuovo tipo di disordine alimentare che vede le persone ossessionate
dalla ricerca continua di una alimentazione sana, prosegue il messaggio.
Portando all’estremo i dettami di un’alimentazione salutistica, gli or-
toressici arrivano a sviluppare proprie regole alimentari sempre più spe-
cifiche e fanno di tutto per restarvi fedeli, costringendosi a pianificare
i pasti con giorni di anticipo. Quando escono, tendono a portare con sé
un kit di sopravvivenza con i loro cibi, perché non si fidano a mangiare
prodotti preparati da altri, per timore di grassi e di altre sostanze.

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Alimentazione naturale

L’EUFIC, organizzazione no profit, ma finanziata da industrie ali-


mentari, cita nel suo periodico Food Today un certo Steve Bratman,
che descrisse per primo l’ortoressia nel 1997.
Secondo Bratman questa malattia induce un comportamento simile
a quello dell’anoressia o della bulimia nervosa, solo che anoressici e
bulimici si preoccupano della quantità del loro cibo, mentre gli orto-
ressici pensano solo alla qualità.
La differenza, avverte Michele Carruba, di una non meglio identi-
ficata Università di Milano, è che anoressia e bulimia sono malattie ri-
conosciute a livello internazionale, l’ortoressia ancora no, anche se è
presente alla attenzione degli esperti che ci stanno lavorando.
Ora occorre vedere che tipo di esperti saranno i tipi citati. Se sono
quelli della FDA o quelli dell’EUFIC siamo di sicuro in buone mani,
trattandosi di gente foraggiata dagli industriali del cibo junk, del cibo
da macelleria e da caseificio.
Nessuno di essi è degno della patente di ricercatore scientifico in-
dipendente, perché negli enti citati odiano i ricercatori indipen-
denti e prediligono quelli obbedienti e ligi agli ordini impartiti
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dagli sponsor.
Cosa mai ci si potrebbe aspettare da elementi di questo tipo, se non
grida di allarme contro chi giustamente comincia a guardare con so-
spetto, ad esaminare e controllare il contenuto e la provenienza dei
prodotti. Grida di allarme contro chi sta cominciando a rendersi conto
che un cibo non serve solo a stroncare l’appetito, ma anche a nutrire
o a denutrite, a mantenere il giusto peso e la buona salute, oppure a
renderti obeso e malaticcio.
Questa gente che lancia messaggi in realtà non è preoccupata degli
ortoressici o degli estremisti della scelta attenta.
Gli esagerati, i fanatici, i maniaci sono sempre esistiti e sempre esi-
steranno. Essi formano un gruppo di oltranzisti e di gente strana che
conta comunque assai poco. La preoccupazione vera è per la gente
normale che comincia a comportarsi un po’ da ortoressica.
Non questo e non quello, e le vendite di certi prodotti cominciano
a calare vistosamente. E la carne non decolla secondo i dettami della
Macellai International Inc, che ha pianificato un raddoppio mondiale
di produzione carni e correlati latticini per il decennio 2010-2020.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Ed anche la richiesta di integratori e le vitamine sintetiche si sta


sgonfiando o non conosce i decolli che ci si attendevano per colpa di
irresponsabili ricercatori che continuano a criticare aspramente
quello che viene considerato il pane del domani, vale a dire il pro-
dotto privo di vitalità, ma energizzato da dolcificanti industriali, vi-
taminizzato con vitamine sintetiche, mineralizzato con integratori
salini inorganici. Quanto ad alcune derrate naturali di alto consumo,
tipo patate e mele e castagne, nessun problema. Basterà irradiarle con-
venientemente, ed esse perderanno ogni capacità germinativa, diven-
tando prodotto semicotto e devitalizzato, con un discreto indice di
commerciabilità, adatto persino a confezioni plastificate.
Tutto colpa della nevrosi della gente. State tutti tranquilli, e man-
giate un po’ di tutto, che al resto ci pensiamo noi, è il messaggio non
disinteressato dei produttori.
Ci sono addirittura valutazioni denigratorie ed accuse di disturbi
mentali a carico dei salutisti esagerati. Un po’ come usava fare Stalin
con i suoi avversari politici. Pazzia, isolamento culturale, confino, Si-
beria, eliminazione.
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Emilia Costa, che dirige il centro per i disturbi alimentari del Poli-
clinico Umberto I di Roma, dice ipocritamente che l’attenzione per il
cibo va bene, basta che non ci sia il chiodo fisso della salute attraverso
i cibi e che si seguano le poche regole essenziali di una dieta varia e
completa.
Nel linguaggio della Costa, varia e completa significa ovviamente
carne e latte e pesce e uova, con sorrisi e benedizioni da Bologna,
Parma, Reggio e San Daniele.
Serve gente saggia, tranquilla, obbediente, inquadrata. Servono con-
sumatori acritici, che si fidano incondizionatamente dei prodotti e dei
produttori. Gente che non si sogni di creare problemi alle industrie
nazionali dei prosciutti, dei parmigiani-reggiani, delle mortadelle,
delle salsicce, delle fiorentine, degli ossibuchi, della cadaverina insac-
cata nei budelli delle vittime straziate e macinate, che paiono diven-
tate malauguratamente il vanto e l’orgoglio dell’agribusiness italico.
Non dimenticarsi che sono proprio questi stessi produttori che co-
mandano a bacchetta e sponsorizzano le televisioni, lo sport, gli eventi
importanti, le sagre, le associazioni, i partiti politici. La loro crescita

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Alimentazione naturale

economica e le loro vicende sono legate strettamente ad altre grosse


industrie nazionali intoccabili tipo quella del latte, del vino, della
birra, delle acque minerali frizzanti e delle bibite gassate.
Chi mangia frutta e verdura nella giusta abbondanza, chi basa la sua
vita estiva su meloni e angurie, su pesche e uva, non soffre la sete,
non beve a tavola.
Il vegetariano e il vegan, l’animalista e il naturalista, sono autentica
maledizione per i produttori e i distributori di bevande, e soprattutto
per i ristoranti che guadagnano proprio su tali prodotti.
Ecco allora spiegate le ondate di terrorismo concertato contro chi
osa mettere la salute propria, o persino la ridicola difesa e degli animali,
su livelli prioritari rispetto agli enormi interessi della Macellai Inter-
national Corporation. Queste industrie stanno diventando più che mai
intolleranti e minacciose, per chi osa metter loro bastoni tra le ruote.
Non hanno nemmeno bisogno di avvocati e di leggi protettive.
Hanno alle spalle sindacati aggressivi abituati a mobilitazioni e mani-
festazioni plateali. Gente pronta a salire sui trattori e a bloccare strade
e ferrovie a difesa della propria libertà di produrre latte senza il li-
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mite delle quote.


Hanno pure inventato la giornata mondiale del macellaio e un santo
protettore del macellaio. Non gli basta dunque tutto il male che stanno
facendo. Pretendono pure si salvare e di santificare la propria immagine.
Quanto ai media non parliamone. Il martellamento pro-carne e pro-
latte, più che continuo, è assillante. D’altra parte i canali televisivi
sono vero e proprio ostaggio dei produttori, visto che sono questi ul-
timi a sovvenzionare le reti tramite gli spot pubblicitari.
Non contenti di questo, si trovano diversi altri modi di promuovere
il consumo di carne.
Vedi, ad esempio, l’ultima trovata dei menù segreti delle squadre di
calcio, che vengono tele-trasmessi a puntate proprio in questo pe-
riodo (aprile-maggio 2007).
L’Italia è un po’ la patria del calcio, e la voglia di diventare forti e
agili e bravi serpeggia tra giovani e meno giovani di questo paese.
Chiaro che l’attenzione delle telecamere viene regolarmente foca-
lizzata su bistecche, salumi, pollame e pesce. Come a voler dimostrare
che se mancano questi ingredienti non si vince più.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Questa forma di pubblicità strisciante e nascosta è di sicuro quella


che produce più effetto.
Non sappiamo chi la organizza e come. Di sicuro esiste qualche
meccanismo ben oliato al riguardo.
La realtà è che la carne non produce affatto campioni, né tanto-
meno fa vincere dei campionati, checché ne pensino i cuochi filo-
proteici e gli obsoleti medici nutrizionisti delle squadre di calcio.
Nel migliore dei casi essa fa invecchiare anzitempo gli atleti.
È provato che i campioni e i vincitori più longevi di diverse attività
sportive e olimpiche, tipo il mitico ostacolista Moses, che dominò per
un decennio la scena mondiale dei 400 metri, avevano a proprio so-
stegno una dieta assolutamente vegetariana.
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Alimentazione naturale

12. OGNI TANTO QUALCOSA DI VERO TRAPELA,


COME CHE LE PATATINE KILLER UCCIDONO

P er fortuna che non tutti sono corrotti e non tutti sono mediocri,
per cui a volte, in mezzo a una montagna di bugie e di falsità, qual-
cosa di vero trapela. Interessante leggere in prima pagina sul quoti-
diano La Stampa di Torino, in data 8 agosto 2005, a firma di Paolo
Mastrolilli, che le patatine fritte provocano il cancro, la Coca-Cola
provoca il diabete e gli hamburger sono oltremodo devastanti per i
ragazzi, e che bisognerebbe portare in tribunale i fabbricanti di que-
sti veleni.
Il ministro della Giustizia della California, Bill Lockyer, ha presen-
tato nei giorni scorsi una causa contro nove catene di fast-food e
snack, chiedendo al giudice di costringere McDonald’s, Burger King,
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Wendy’s e compagnia a scrivere sui loro prodotti che le patatine ar-


recano grave danno alla salute. Un po’ come avviene per le sigarette.
Lo ha fatto perché gli scienziati hanno scoperto che le patatine con-
tengono acrilamide, una sostanza chimica generata dalla cottura dei
cibi ad alta temperatura, che causa il cancro.
Non sto dicendo – ha spiegato il ministro del governo Schwarze-
negger – di non mangiare più le patatine: so per esperienza che sono
buone. Però il pubblico deve essere informato sui pericoli.
Una storia simile è capitata nel Delawere, dove le scuole hanno li-
mitato la quantità di bevande come la Coca-Cola consumabili dagli
studenti, perché favoriscono diabete ed obesità, che sono le peggiori
malattie del momento. Secondo i Centers for Disease Control and Pre-
vention, cioè l’ufficio federale delle statistiche sanitarie, un ameri-
cano su quattro è soprappeso, fra cui ben 9 milioni di ragazzi.
Per questa stessa ragione, gli hamburger di McDonald’s e di altri
fast food, le french fries e le cole, sono stati denunciati varie volte in
tribunale.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Ma queste non erano le prelibatezze simbolo della cultura gastrono-


mica Usa?
Si capisce quando queste sostanze vengono attaccate da uno snob
europeo, o dal movimento igienistico naturale, o da un sovversivo
americano come Morgan Spurlock, autore del cult-movie anti McDo-
nald’s Supersize me (super-ingrassami, super-dimensionami). Ma cosa
ci fa in tribunale il ministro della Giustizia californiano?
Questa è un’altra dimostrazione della grande libertà esistente negli
Usa, dove accanto alle massime industrie del male e dell’indigesto
convivono anche centri culturali e persone e governanti liberi di cri-
ticare in modo feroce, liberi di scrivere e pubblicare dati e opinioni di
opposizione frontale e drammatica ai giganti dell’alimentazione spaz-
zatura e dei fabbricanti supermiliardari di farmaci e di integratori vi-
taminici e minerali.
Questa è beninteso una autentica lezione di civiltà e di democrazia
concreta dell’America nei riguardi dei paesi europei ed extra-euro-
pei, colonizzati dalla pseudo-cultura alimentare e farmaceutica di stile
americano, ma privi nel contempo della possibilità di contrastare con
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la critica le rispettive degenerazioni locali.


Soltanto degli eroi pronti a immolarsi sull’altare della verità potreb-
bero ardire a criticare in Italia le industrie del latte e dei parmigiani,
dei prosciutti crudi e cotti e dei vini. Ci immaginiamo un ministro
che si sogni di denunciare da Roma una qualsiasi industria con 100 o
1000 dipendenti? Significherebbe contestazioni a catena e cortei sin-
dacali inferociti, o interruzioni autostradali e ferroviarie. Senza con-
tare la perdita di voti e di preferenze alle prossime elezioni. Un
suicidio politico insomma.
Altro che America. La stessa cosa succederebbe chiaramente in
Francia, se qualcuno osasse toccare il Camembert, il Beaujolai e l’ac-
qua Perrier, o in Germania e Austria e Olanda e Danimarca, se qual-
cuno osasse mettere in discussione la birra.
Una lode sperticata e giusta dunque per Bill Lockyer e per lo stesso
Arnold Schwarzenegger.

63
Alimentazione naturale

13. LA DISEDUCAZIONE ALIMENTARE A


COLAZIONE

D a anni l’Italia sta perdendo importanti fette di turismo a vantag-


gio di Spagna, Turchia, Grecia, Croazia. Per fortuna che la Thai-
landia e l’Asia sono lontane, altrimenti vedremmo gli stessi italiani
trasferirvisi in massa. Il piagnisteo del ministero del turismo è sempre
all’ordine del giorno. Un paese come l’Italia, che vanta i tesori d’arte
più celebrati e le spiagge più belle, con uno sviluppo costiero di mi-
gliaia di chilometri, dovrebbe ambire a risultati eclatanti in grado di
sostenere e coprire i deficit valutari del paese. Dovrebbe essere in
cima assoluta alle preferenze del turismo internazionale.
Ma basta frequentare qualsiasi albergo italiano, senza stelle o a 5
stelle poco importa, per rendersi conto di quanto in basso sia caduta
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la cultura alimentare italiana. La crisi turistica del Bel Paese sarà cau-
sata anche dai prezzi alti, dalla mania per gli scioperi a ripetizione,
dai salati pedaggi autostradali, dalla incredibile persistente inettitu-
dine a parlar bene l’inglese. Ma è il colmo che l’Italia, paese abituato
a primeggiare per fantasia e creatività, arrivi a distinguersi oggi come
paese della sottocultura alimentare, come paese dove troppo spesso si
spende tanto per mangiare malissimo da un punto di vista igienistico.
Non ci riferiamo qui specificamente a pranzi e cene, per le quali
esistono dei menù più o meno validi come negli altri paesi, più o meno
naturali (in genere poco naturali a dire il vero), a seconda del risto-
rante e del cuoco che ti capita di incontrare. Parliamo invece in modo
particolare della colazione, di quel pasto cioè che evidenzia meglio di
ogni altro la preparazione culinaria, la filosofia alimentare, il modo di
cominciare la giornata e di rompere il digiuno notturno. Break-fast si
traduce proprio come rompi-digiuno.
Se un praticante di onnivorismo o di carnivorismo volesse mettere
la testa a posto e ridiventare finalmente se stesso, cioè vegetariano, è
proprio dalla colazione del mattino che bisogna creare le prime con-

64
I - Alimentazione, salute, spiritualità

trotendenze. Il motto è Riservare almeno la colazione alla frutta, in


forte preminenza o anche in totale esclusività.
Per chi ha pratica di scienza igienistica naturale, è nota la suddivi-
sione della giornata in 3 cicli di 8 ore.
Dalle 12 alle 20, l’organismo conosce il suo ciclo di appropriazione
dei cibi, dalle 20 alle 4 del mattino c’è il ciclo di assimilazione dei cibi,
dalle 4 alle 12 il ciclo di eliminazione.
La cosa migliore da farsi è assecondare queste fasi naturali, e non
andarci contro. Un digiuno quotidiano notturno significa un certo ri-
poso e relax per l’organismo. Siccome la gente non ha voglia né tempo
per fare degli utili digiuni durante il giorno, ben venga almeno il di-
giuno notturno. E ben venga il proseguimento del digiuno fino a mez-
zogiorno. Ecco perché si raccomanda a tutti, vegetariani e non,
crudisti e non, di adottare sistematicamente una colazione leggera a
base di frutta. Tutti fruttariani e crudisti almeno di mattina dunque.
Non si tratta di un digiuno vero e proprio, poiché la frutta non solo
pulisce e purifica ma anche nutre in modo completo, ed è dotata di
una gamma completa e bilanciata di sostanze vive immerse in un
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bagno prezioso di acqua biologica. Però, siccome la frutta è anche il


cibo umano per eccellenza, rimane nel contempo assicurata la mas-
sima digeribilità e quindi la leggerezza del pasto. L’ideale dunque è
avere a disposizione meloni, angurie, pesche, ananas, banane, fichi,
uva, frutti di bosco. Questo tipo di colazione garantisce nutrizione
perfetta, pulizia perfetta, e regolazione magnifica del peso senza effetti
collaterali e senza ricadute. Un calo vistoso e stabile per chi è soprap-
peso, un graduale guadagno di chili per chi è sottopeso. Se qualcuno
poi pensa di non farcela a resistere fino a pranzo, può farsi benissimo
verso le 10 uno snack con fette integrali di segale o con gallette di riso
e di mais e un paio di banane spalmate sopra.
Ebbene, abbiamo girato una ventina di alberghi in diverse zone
d’Italia, per scoprire che la colazione è nel 95% dei casi basata su pane
bianco commerciale allo strutto, marmellate al 60% di zucchero,
come nelle micidiali ricette della Lisa Biondi di 50 anni fa, miele com-
merciale, burro, crema commerciale di cacao, mortadelle e prosciutto
cotto in abbondanza, yogurt e formaggio e latte, cereali arricchiti con
vitamine sintetiche e integratori minerali, succhi di frutta confezio-

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Alimentazione naturale

nati e possibilmente pure vitaminizzati, fette biscottate, caffè, tè, caf-


felatte, cioccolata slavata.
Zero frutta in assoluto. Speriamo di essere stati solo sfortunati.
E pensare che ormai il concetto di colazione fruttariana, abbon-
dante, succosa, è patrimonio conoscitivo comune, già acquisito in ogni
continente e in ogni angolo del mondo. Se ne sta facendo una scuola.
Ogni buon manager di ristorante cerca di aggiornarsi, di anticipare i
tempi, di seguire gli studi dei ricercatori seri, di diventare magari un
creatore di nuove tendenze, un propositore e un designer di nuovi
modi di comportarsi a tavola. Persino a pranzo e a cena la Nouvelle
Cousine francese ha finalmente capito che un qualsiasi pasto si inizia
preferibilmente con le cruditée, le verdure crude accompagnate da
qualche olivetta, poi seguite se proprio si vuole da cibi via via meno
leggeri da digerire, e che la colazione non può consistere nel solito
caffè ristretto e sigaretta, e nemmeno in un campionario degli orrori
quale il rimpinzarsi di affettati, yogurt e brioche.
Da noi in Italia, paese di designer e di inventori, di griffe e di fan-
tasia, di tradizioni etiche e salutistiche eccellenti e poco note che in-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

cludono il Pitagora di Crotone, il Leonardo da Vinci e il Luigi Cornaro


da Venezia, siamo rimasti incredibilmente al medioevo del cibo morto
e confezionato, dello zero frutta a colazione non solo nella stagione
invernale priva di risorse, ma persino in piena estate, in ossequio alla
nuova civiltà dominante dell’affettato, del grana, della piadina e della
mortadella, del prodotto zuccherato e immangiabile.
C’è anche una dose di pigrizia in tutto questo. Perché darsi da fare.
Perché mettere un tavolo apposito con cesti di uva ben lavata, con
fette di meloni di diverso tipo, è anche faticoso. Assai più comodo
riempire le guantiere di tanti bei salumi e prosciutti, del vero ben di
dio che è l’affettato. Chiaro poi che chi si abbuffa di prosciutto e mor-
tadella non ha più voglia e spazio per la frutta. E pure i bambini, ignari
di quanto stanno in realtà addentando, vengono spinti a seguire i
grandi. Devono pur crescere. Il mare e i tuffi gli hanno messo un buon
appetito. E giù cadaverina affettata. La quale poi, caricata com’è di
sale, fa anche venire sete e consumare più bevande artificiali, con
grande tornaconto economico. Far trangugiare bevande alcoliche agli
adulti non è per niente difficile. Quanto ai bambini e ai ragazzi, sem-

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

brano addirittura fare a gara a chi assorbe più bevande zuccherate e


più bollicine che mettono a grave rischio persino la loro stessa capa-
cità di crescere e di svilupparsi. Nessuno ha insegnato loro che le be-
vande dolcificate e quelle gassate a base di cola non solo aggravano i
problemi di diabete ed obesità sempre presenti, ma riducono persino
la capacità del loro giovane organismo in crescita di assorbire calcio,
a causa dei carbonati e di altre sostanze negative ivi presenti.
Rovinato il gusto e l’abitudine al frutto naturale proveniente dall’al-
bero, non resta che rivolgersi al frutto del macellaio e del casaro.
Questa è una vera guerra, combattuta con le armi più insidiose e
vili. Non mancano i colpi bassi, gli spot pubblicitari più menzogneri,
le indicazioni alimentari dei nutrizionisti di regime. L’obiettivo è
quello di disabituare i ragazzi alla frutta, di creare le premesse e i pre-
supposti carnivoristici per il mercato di domani.
Chiunque osi rompere le uova nel paniere deve essere messo a ta-
cere, deve subire un continuo processo di demonizzazione, accusato
se necessario di disturbi mentali e di ossessione ortoressica, di perico-
losità sociale. Donne che partoriscono ancora miracolosamente qual-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

che bimbo, e che devono poi subire la trafila dei pediatri invadenti e
delle vaccinazioni obbligatorie, dei moniti, delle vessazioni, ogniqual-
volta intendono prendere delle iniziative a difesa dei propri bambini.
Si deve minare e demolire il vegetarianismo, l’animalismo, e chiun-
que si opponga alla carneficina dei macelli. Si vuole continuare a uc-
cidere in modo sistematico e indiscriminato. Si pretende mano libera
per i garzoni-boia dei mattatoi, per la Cadaverine Limited Interna-
tional.
Altro che ortodossia nervosa.

67
Alimentazione naturale

14. I MORSI DELLA FAME

I morsi della fame partono in genere più che dal cervello dallo sto-
maco, o meglio dal muscolo digerente superallenato a trangugiare
cibo. La fame al mondo d’oggi, escludendo le zone di guerra e di sot-
tosviluppo, è cosa rara. Ci pensano in genere i cibi sbagliati a contra-
starla. Da qui il ricorso ad aperitivi, a stuzzichini, a sostanze e bevande
che invogliano a mangiare. Manca una cultura appropriata e costrut-
tiva della fame. Fame intesa come capitale da difendere e tenere per
buono, e non come spettro da mandare via e da troncare brutalmente
col primo panino imbottito e la prima tavoletta di cioccolato che ci ca-
pita tra le mani.
La strategia più vantaggiosa è quella di prevenire tali morsi e tali si-
tuazioni. Come si previene? Mangiando cibi naturali ed acquosi in
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

abbondanza, ovvero a sazietà, un’oretta o due prima del pasto princi-


pale. Il succo di arancia, o di pompelmo o d’ananas, o di carota e mele,
o di qualsiasi altra frutta fresca, previene i picchi di fame e di sete e
ci dà tutta l’energia che serve.
Il passo successivo è quello di iniziare il pranzo con una bella por-
zione di verdure crude condite con limone e olio crudo d’oliva, ar-
ricchito se vogliamo da una manciata di pinoli o di semi di girasole
o di semi di sesamo. Il piatto susseguente potrà includere qualche
cereale integrale, tipo miglio, saraceno, avena, orzo, segale, riso,
farro, mais, e qualche cibo amidaceo tipo zucca, patata o patata
dolce.
Se si è invece in viaggio, e il ricorso al panino è inevitabile, fare al-
meno la scelta più conveniente, assicurandoci che contenga almeno
qualche foglia di verde.
È conveniente inoltre portare sempre con sé, accanto ai documenti
di lavoro e agli effetti personali, dell’uvetta secca e dei pinoli, e un
pacchetto di cracker, una mela e un’arancia, senza timore di essere
accusati di ortoressia nervosa.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Se la tua media di consumo calorico è di 2000 calorie al giorno, devi


in ogni caso mettere assieme cibi sufficienti a raggiungere tale quota,
altrimenti perderai del peso.
Occorre dire qui una cosa importantissima. Ed è che, mangiando
vegan e crudo al 100% servirebbero in teoria 4 chili di frutta e verdura,
per dare le 2000 calorie, cosa non facile e non agevole per tutti. Occorre
però aggiungere che le quote caloriche ipotizzate sono spesso eccessive,
e che inoltre ognuno è dotato più o meno di abbondanti riserve di grasso.
Volendo ridurre peso e volume del cibo naturale necessario, basterà in-
crementare la percentuale di frutta secca, di pinoli e noccioline.
Ma anche questo potrebbe non bastare ancora a soddisfare la richie-
sta energetica.
Ecco allora la necessità pratica, in questi casi, di allontanarci un po’
dal modello teorico perfetto.
Ecco la convenienza di non demonizzare completamente i cibi con-
centrati e i cibi sottoposti a calore, e di ricorrere alle soluzioni di com-
promesso, ai metodi sensati e ragionati, alle diete sane ma sostenibili.
Non offenderemo la frutta e la verdura, né offenderemo le teorie igie-
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nistiche, se sui nostri piatti ci sarà qualche cereale cotto in più e qual-
che amido cotto in più, e talvolta, al limite, per chi davvero non può
farne a meno, persino qualche minimo pezzetto di formaggio, meglio
se di ovino e meglio se lavorato a crudo senza pastorizzazioni. L’im-
portante è che tale tipo di integrazioni caloriche rimangano su livelli
minimi, e che rappresentino soluzioni di emergenza più che regolari
abitudini. Quando una persona riesce nella totalità a spuntare un 70%
di crudo, raggiungerà senza problemi la sua quota calorica di mante-
nimento, ed in più sfrutterà tutti i vantaggi del principio crudista e del
principio enzimatico, e potrà già essere definita tendenzialmente
vegan, per gli amanti delle etichettature.
Non sempre serve poi raggiungere le 2000 o le 3000 calorie, soprat-
tutto se abbiamo del peso da smaltire. D’altra parte non ha senso in-
fliggere a se stessi e a chi ci sta vicino delle rinunce e dei sacrifici
alimentativi sia pure in nome dei migliori principi teorici.
È per quello che teniamo a sottolineare il termine tendenzialmente
vegan e tendenzialmente crudista, che stanno a significare un uso
della testa e della moderazione, altrimenti non si va da nessuna parte.

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Alimentazione naturale

Lo stesso Alec Burton, presidente della International Association of


Hygienic Physicians, e direttore dell’Arcadia Health Centre di Syd-
ney, ha dichiarato che, pur scegliendo per se stesso la dieta crudista
come base, andrebbe piano con l’idea di imporre a tutti il crudismo as-
soluto. Molta gente si troverebbe in difficoltà di adattamento. Non
dimentichiamo, conclude Burton, che esistono anche i metodi di cot-
tura leggera dove il 90% degli elementi nutritivi viene preservato.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

15. L’OVETTO CHE NON FA MORIRE NESSUNO

U n uovo non fa morire nessuno, mi è stato obiettato. Nulla da ec-


cepire. Se è per questo nessuna cosa che non sia un terribile ve-
leno fa morire. Potremmo dire anche che una fetta di formaggio non
fa morire nessuno, e che nelle frequenti piccole emergenze libera dai
morsi della fame tanta gente che non saprebbe altrimenti come cavar-
sela. Che dire poi della pizza, del piatto di spaghetti, del minestrone,
di un boccale di birra alla spina quando la sete ti assale. Se vogliamo,
nemmeno la bistecca e il salame e il pesciolino, che sono la leccornia
dei carnivori, non fanno morire nessuno, salvo il povero animale che
ci sta sotto e che è già cadavere da tempo.
Nessuno ha mai detto che si muore per questo o per quello. Il pro-
blema vero è che, se non siamo in grado di imporci delle regole e dei
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

principi di sana alimentazione, finiamo per mangiare in modo trasan-


dato e sregolato. Dobbiamo disabituarci al disordine digestivo.
È d’obbligo per ognuno di noi liberarci dal condizionamento dello
stomaco. Dobbiamo interrompere il ciclo continuo della nutrizione
stressata.
Allontanarsi dal modello ideale di perfezione, scivolare via da lui,
è purtroppo facilissimo.
Nel corso della stessa giornata ci saranno poi cento altre occasioni
diverse per farlo.
Avvicinarsi ad esso è invece assai più faticoso.
Il modello disgregante del fregarsene è sempre presente. Tanto si
muore lo stesso, che vale darsi la pena aggiuntiva della attenzione e
del divieto?
Che senso ha proporre un proibizionismo maniacale sui cibi e le be-
vande?
Perché mai tormentarsi troppo con divieti a destra e a manca?
Tanto più che esistono farmaci per ogni inconveniente. E se pro-
prio ti scassi un rene ci sono pure i trapianti, e ci sono i pezzi di ricam-

71
Alimentazione naturale

bio pronti nei congelatori degli ospedali. Se hai quattrini da spendere


puoi persino puntare al rene fresco di qualche condannato a morte.
Questo e altro succede quando abbassiamo la guardia in nome di
una insopportabilità per le regole. In realtà noi siamo anche degli in-
guaribili romantici, e puntiamo a vivere con prospettive meno depri-
menti. Ci sono troppi disgraziati intorno a noi che finiscono nel
peggiore dei modi proprio per non aver adottato qualche attenzione
in più.
Chi ci accusa ingiustamente di proibizionismo, non ha ancora capito
una cosa basilare, e cioè che noi mettiamo sulla lista nera solo cose
sbagliate, insalubri, rivoltanti e schifose ai nostri occhi, alla nostra
mente e soprattutto alla nostra coscienza. Tutto il resto va più o meno
bene e non ci sono divieti draconiani, ma solo libere scelte e libere
preferenze.
Non è del resto possibile vivere a rischio e in costante stato di:
a) Acidificazione del sangue.
b) Stimolazione eccessiva dei battiti cardiaci.
c) Prelevamento esagerato enzimi da un precario capitale enzima-
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tico interno.
d) Abnorme moria cellulare.
e) Fermentazione e alcolizzazione del bolo alimentare.
f) Putrefazione delle proteine.
g) Disattivazione dei villi intestinali.
Prendiamo la buona abitudine una buona volta di stare entro i bi-
nari delle regole giuste. Eliminiamo in modo drastico e sistematico i
cibi sbagliati, non tenendoli più in casa, non mettiamoli nel frigo.
Ampliamo il più possibile le nostre opzioni, affinché possiamo man-
giare sì un po’ di tutto come tanti auspicano, ma sempre e solo entro
la gamma dei cibi veri e naturali della specie umana, o al massimo
entro una gamma allargata a cibi lavorati e cotti il meno possibile,
tipo pani integrali, gallette di riso o di mais, popcorn al naturale, ver-
dure cotte al vapore, patate cotte con la buccia, e così via.
Se cominciamo a pensare che per un uovo non si muore, finisce che
ne teniamo un paio nel frigo per l’emergenza. Se aspettiamo qualche
ospite potrebbero servirne di più. Perché non 5 o 6 o una dozzina?
Ecco allora che diventiamo clienti regolari dell’allevatore di volatili.

72
I - Alimentazione, salute, spiritualità

In ogni caso l’uovo non è cibo. Contiene anche sostanze inadatte e


pericolose. Solo il rosso sarebbe digeribile, ma è fatto totalmente di
colesterolo. Il bianco d’uovo, molto proteico, contiene la avidina, la
quale, se cotta, rende la proteina indigesta. L’uovo crudo poi non si
deve proprio mangiare visto che una alta percentuale di galline è con-
taminata dalla salmonella.
Ma se uno ci tiene proprio in modo assoluto, e se pensa di non riu-
scire a farcela senza l’ausilio dell’ovetto, e magari riesce a procurarselo
da un pollaio di campagna, può essere addirittura meglio non rinun-
ciarvi, poiché vivere con i dubbi e lo stress della sottoalimentazione
non è affatto piacevole. La gallina non se ne accorgerà nemmeno. E
non si avrà dato almeno alcun supporto ai macelli. Il discorso scien-
tifico sulla salute e sul colesterolo diventerà poi un semplice detta-
glio tecnico su cui discutere amichevolmente.
In ogni caso ricordarsi che l’ovetto crudo è meglio di quello cotto,
a parte il rischio di salmonellosi e di influenze aviarie.
Se uno ha poi difficoltà a saziarsi in modo sufficiente e conveniente
con la sola frutta e le sole verdure crude, soprattutto nel corso delle
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durissime emergenze invernali, sarà bene che adotti la compagnia di


una manciata di gallinelle o di anatre dalle quali ottenere uova sicu-
ramente fresche e biologiche, dando loro in premio libertà di movi-
mento in cortile e soprattutto libertà di morire serenamente di morte
naturale, come avviene del resto col gatto e col cane di famiglia.
Risulterà alla fine scalfita e leggermente compromessa la propria
reputazione di vegano, ma la deviazione sarà limitata e veniale.

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Alimentazione naturale

16. LE CALORIE PRIORITARIE NEI MOMENTI


CRITICI

I l problema del rifornimento energetico è quello più sentito a livello


di sensibilità immediata e di breve periodo. È una stimolazione che
coinvolge i sensori piazzati intorno al canale gastrointestinale.
Il tubo è svuotato e avverte che è tempo di richiamare cibo. Par-
liamo dunque della fame tipica, quella urgente dello stomaco, che è
collegata a una fame più ancora veritiera e importante, che è quella
delle cellule. Quando c’è fame e si devono rimpiazzare le calorie
perse, occorre mettere nuova legna al fuoco, ovvero nuovo cibo nel
sistema.
Questo tipo di fame è una vera e propria urgenza, e tende ad essere
soddisfatta con qualsiasi tipo di materiale, anche quello più sbagliato.
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Anche col cibo morto, anche col cibo non della specie, anche col cibo
spazzatura. In questi frangenti c’è il predominio dell’istinto famelico
sul cervello ed anche sull’anima. Non fa meraviglia se un quadrello o
due di cioccolata diventano per tanti una gradevole integrazione ca-
lorica nel dopo-pasto.
Non succede solo a noi, ma anche ad animali ed insetti, soprattutto
quando c’è freddo e umidità, nel duro periodo invernale caratterizzato
dal ghiaccio e dai 10 sottozero che si contrappongono ai nostri 36
gradi e mezzo di temperatura corporale, con sbalzi termici superiori
ai 40 gradi, rubandoci calorie in continuità. Oppure nei mesi instabili
di primavera, dove magari c’è stata la settimana calda e quasi-estiva a
illuderci e a scottarci un po’, e ritorna invece una spessa coltre di nubi,
e riappare la condensa dell’acqua sulle foglie, sulle erbe e sui terreni,
e c’è un universale esacerbarsi ed incattivirsi delle condizioni. Ci sen-
tiamo privi di energie e di calore, e pretendiamo di ottenere dal cibo
quella sferzata di energia che il sole tarda ad apportarci. In questi fran-
genti, il morso della fame prevale un po’ su tutte le altre motivazioni.
Gli stessi gatti randagi, le volpi, le faine, si gettano di notte tra i cu-

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

muli di rifiuti, e morsicano persino il pane indurito, e assaltano gli


uccellini nella voliera fuori casa. Gli scoiattoli ti sottraggono con mag-
giore determinazione noci e noccioline dai cestini, le formiche en-
trano nelle abitazioni con testardaggine da ogni pertugio, con in testa
l’obiettivo di assaltare in massa ogni cosa mangiabile. Persino le luma-
che, che pure già vivono bene nel loro angolo umido e nascosto, ten-
dono a trasferirsi a gruppi su foglie e frutti più rispondenti ai loro
gusti.
In queste situazioni di emergenza è facile che uno tenda ad adden-
tare la prima cosa che trova.
E non è facile dargli torto. Perché la carenza più immediata ed evi-
dente, quella che si fa sentire per prima, è proprio la carenza calorica,
la carenza energetica.
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Alimentazione naturale

17. L’EMERGENZA STAGIONALE

NESSUN BISOGNO DI MANGIARE SCORPIONI

A qualsiasi latitudine esiste l’emergenza climatica stagionale, la


quale si esplica in diversi periodi critici dell’anno, oppure in coin-
cidenza con la stagione delle piogge e del secco, a seconda delle zone.
Per la fascia temperata dell’Europa centro-meridionale, e quindi
anche per l’area temperata cinese, coreana e giapponese, indiana e
iraniana, il periodo critico non è l’inizio dell’inverno, o l’inverno inol-
trato. Forse nemmeno il tardo inverno.
Il momento terribile e pieno di insidie è quello incluso tra la prima-
vera e l’estate. Primavera che non si realizza mai in modo stabile e si-
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curo, e non diventa mai l’auspicata mitica stagione del recupero


energetico, del ripristino della vitalità dispersa nella lunga stagione
fredda. D’inverno il corpo si è almeno preparato, si è allenato, si è co-
perto, si è difeso, ha trovato il più delle volte le contromisure. Se tra
dicembre e febbraio è prevalso il freddo secco, ciò ha reso le tempe-
rature basse più tollerabili. Le attività esterne, il taglio della legna nei
boschi e i lavori nei giardini, il sostegno di cibi di stagione abbon-
danti ed appropriati, l’aggiunta di qualche maglione in più, rendono
sopportabile e superabile la stagione fredda. D’inverno puoi contare
ancora sul supporto prezioso delle castagne e dei cachi, dell’uva, delle
pere e delle mele, e di tanti altri cibi naturali carichi di linfe vitali. Le
case sono soggette a riscaldamento, per cui l’aria interna e persino i
muri tendono a cedere qualche grado di calore e a difendere dalle in-
temperie.
In primavera invece si spengono anzitempo i bruciatori, per cui i
muri sono freddi e l’aria è umida. Se manca il riscaldamento diurno
del sole, coi suoi effetti miracolosi, si resta circondati dall’umidità
reale o condensata sulle superfici interne delle abitazioni.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Le prime fragole e le ciliegie precoci fanno la loro apparizione. Ma


non bastano ancora a rivitalizzarti. Ti purificano e ti danno una prima
mano, ma sono soltanto dei palliativi.
Ed è proprio qui che si attua lo scontro drammatico con la realtà,
con le esigenze selvagge e incontrollabili del corpo, con la tendenza
a sovraccaricarsi di cibi.
Ma rimane sempre da parte nostra l’obiezione che non esistono oggi
scuse per franare sul cibo qualsiasi, sul riempitivo, sul proibito, sul
cibo cattivo e satanico, sul non-cibo.
La prova della insostenibilità di tali alibi è che, finita la stagione cri-
tica, chi ha ceduto e si è rimpinzato disordinatamente nel momento
critico, continua a farlo anche dopo, in giugno, luglio, agosto, settem-
bre, e così via. E la stessa cosa accade nei paesi tropicali, dove pur es-
sendo garantita la presenza di cibi vivi e fantastici durante l’intero
anno, parte della popolazione si ritrova a bazzicare diete stomachevoli
prive di utilità, di logica, di gusto e di senso estetico.
Masticare scorpioni arrostiti non può non fare senso, anche se in
effetti tra scorpione e crostacei non ci sono grosse differenze. Sempre
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ossicini e crostini da masticare e da succhiare sono. Anche perché esi-


ste l’assurda convinzione di trovarvi qualcosa di magico e di speciale,
di afrodisiaco, di rivitalizzante. Fare questo tipo di scelte, mentre esi-
stono foreste e coltivazioni cariche di frutta magnifiche includenti
durian, jackfruit, avocadi, ananas, bananine, castagne d’acqua, leichi,
longan, manghi, noci di cocco, e centinaia di altri incredibili frutti,
non può non sbalordire e sorprendere.
Dicevamo della tarda primavera come periodo critico. Ma anche il
primo freddo autunnale e quasi-invernale non scherza troppo. So-
prattutto per gli obesi che vanno dai loro medici e dietologi di fidu-
cia in cerca di qualche buon consiglio, e che finiscono invece per
ritrovarsi in mezzo a divieti assurdi contro cachi e castagne, contro
noci e nocciole, e persino contro l’uva. Praticamente una autentica
barriera proibitiva contro i cibi migliori che la natura ha confezio-
nato sugli alberi in favore dell’uomo, per il suo benessere, che sono i
frutti di stagione, con la loro forte e viva carica enzimatica, zucche-
rina, minerale e vitaminica. Sempre con la solita scusa di effetti al-
lergenici o di preoccupazioni insuliniche.

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Alimentazione naturale

Chi è vegetariano autentico, riesce ad esserlo comunque e dovun-


que. Chi vede invece nel cibo un modo per appropriarsi post-mortem
della salma altrui, tagliuzzandola sul proprio piatto, lo fa indifferen-
temente col freddo e col caldo, mettendo da parte e tacitando ogni
sensazione di disgusto.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

18. PERSINO SHELTON MANGIAVA TALVOLTA


DEI CIBI COTTI E DEL FORMAGGIO

D a una importante intervista degli anni 90 all’igienista-naturale


Ralph Cinque, che fu allievo del grande maestro Herbert Shel-
ton, emerge come il dr. Shelton fosse nato e allevato in una fattoria
americana.
Non fu mai un mangiatore di carne, ma restò sempre legato a una
minima quota di formaggio, visto che gli piaceva come gusto. Ne man-
giò tantissimo da ragazzo. Da adulto ne comprese la dannosità e ne ri-
dusse al minimo i quantitativi, ma non riuscì mai a staccarsene e a
liberarsene in modo totale, e questa situazione anomala, inconfessata
e un po’ imbarazzante, si protrasse a tratti fino agli ultimi giorni della
sua vita.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Shelton rivelò a Cinque che la sua severità teorica contro i latticini,


sostenuta a spada tratta negli scritti e nelle lezioni, era determinata dal
fatto che la gente deve essere educata in modo rigoroso se vogliamo
che essa rinunci davvero alle proprie esagerazioni e ai propri errori.
Questo fatto non deve apparire come una critica e una contraddi-
zione verso Shelton, il quale ammetteva dietro le quinte di predicare
bene e di razzolare un po’ male in tale frangente. Dire però alla gente
e ai suoi allievi che un po’ di formaggio può essere accettato di tanto
in tanto senza fare troppi drammi, avrebbe significato lasciare le cose
come stavano, mentre Shelton ci teneva davvero a dare un taglio netto
alla mania popolare del latte e dei latticini, conscio com’era dello
stretto legame esistente tra le industrie della carne e del latte.
Resta il fatto che ci sono molti igienisti che non toccano per niente
latte e latticini, guadagnandone in meriti e in salute. La giusta attitu-
dine verso i prodotti caseari è in ogni caso quella del The less, the bet-
ter (meno ne mangiamo, meglio è), per dirla con le parole stesse di
Cinque. Se poi ci capita di cedere talvolta alla tentazione del piccante
gorgonzola o dei saporiti tomini di Saluzzo, adattissimi a donare ma-

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Alimentazione naturale

gici sapori a un panino con verdure crude o appena scottate, o se ci


succede di soccombere a qualche scaglia di parmigiano-reggiano o a
del Camembert francese, meglio se lavorati a crudo e non pastorizzati,
non priviamocene, ma facciamolo stando su trasgressioni minime, con
il senso che ciò rappresenta in ogni caso un discostarsi ed un allonta-
narsi dalla nostra normale dieta ideale, nonché una appropriazione
indebita di latte destinato a un bambino di altra razza.
Sconsigliabilissimo inserire dunque queste trasgressioni nelle no-
stre normali abitudini quotidiane.
Del resto non possiamo prendere delle decisioni riguardanti la sa-
lute puramente su basi ideali e filosofiche. Occorre misurarsi con le
problematiche reali e concrete.
Lo stesso discorso vale per i cibi cotti. L’importante è mangiare pre-
valentemente cibi crudi, su questo non ci piove. La regola è che più
mangiamo crudo e naturale e meno problemi avremo con la salute,
sempre tenendo d’occhio il soddisfacimento del nostro bilancio ener-
getico. Quello che conta è che nell’insieme, nel conto dei nutrienti e
nel conto delle calorie, la dieta globale sia completa e adeguata.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

I miei commenti sui cibi cotti mi hanno fatto talvolta apparire ai


puristi come uno sleale trasgressore delle teorie igienistiche, prosegue
Cinque. Ma non ho invece mai rinunciato all’insegnamento dei mae-
stri. Devo anzi ricordare come il dr. Shelton stesso, includesse pure
nei suoi menù una percentuale esigua di cibi cotti vita naturale du-
rante. Ero con lui tre giorni prima che ci lasciasse.
Nei suoi scritti Herbert Shelton dava l’idea di essere un tipo intol-
lerante, ma nella sua vita privata era molto più flessibile e compren-
sivo. Il suo obiettivo era quello di fare in modo che la gente spostasse
la sua percentuale di frutta e verdure crude o scottate in modo con-
servativo dalla media insostenibile di appena il 10-20 a quella di oltre
il 50-60% almeno, mentre, per il suo caso personale, i cibi cotti non
superavano mai una quota massima del 10%.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

19. IL PESO FORMA QUANTITATIVO E


QUALITATIVO

Q uando uno si sente al meglio, e non manifesta depositi evidenti


o nascosti di grasso, e mantiene un peso equilibrato, ragionevole
e costante nel tempo, si può dire che è in peso forma, quantitativa-
mente parlando. E già si può classificare tra le categorie privilegiate.
Quelle che non devono sottoporsi alla tortura della rinuncia, allo stress
del dimagrimento.
Essere in peso forma qualitativo, significa non solo rispettare i cri-
teri e i requisiti della bilancia, ma
anche quelli di un test virtuale globale, dove i valori qualitativi ri-
sultino rispettati, ai fini di una continuazione dello stato di equilibrio
anche nel lungo periodo.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Peso forma qualitativo significa:


a) che il sangue non ha difficoltà a stare sui giusti livelli ph di alca-
linità, perché il soggetto non fa clamorosi errori di acidificazione
mediante cibi proteici;
b) che gli organi interni e le ghiandole non sono affetti da giganti-
smo, da allargamenti, da ipertrofia e superattività;
c) che il capitale enzimatico interno è ottimale, ed è in altri termini
un conto bancario non esausto, per cui la forza nervina è su buoni
livelli;
d) che la digestione e soprattutto l’assimilazione degli alimenti è
corretta, per cui le cellule ricevono i nutrienti e si ricambiano e
si riciclano in modo ordinato e in quantitativi fisiologici normali,
senza mettere in allarme il sistema immunitario e i suoi linfociti
con stati di leucocitosi (i globuli bianchi stanno a difendere l’in-
tegrità del sistema contro gli avvelenamenti dall’esterno, ma so-
prattutto contro gli avvelenamenti dall’interno, con morie
intense e improvvise di cellule malnutrite e malripulite o con si-
tuazioni di blocchi metabolici determinati pure da ansia-paura-

81
Alimentazione naturale

stress, con conseguente flusso intasante di cellule morte o detriti


cellulari o virus di origine organica interna).
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

20. VALORE SCADENTE DELLA FRUTTA E


DELLA VERDURA SUL MERCATO?

D ire che la frutta e la verdura comprate siano prive di valore è


cosa esagerata e non realistica. Nessuno mi distoglierà da una
bella cassetta di uva, o di mele nuove, o di fragole profumate, con la
scusa di inquinamenti del suolo o dei trattamenti che pure esistono.
Meglio di sicuro la frutta che tu stesso puoi raccogliere con le tue
mani. Meglio se si tratta di alberi cresciuti in terreni liberi da fertiliz-
zazioni artificiali. La frutta comunque non cresce in fretta. Ci mette
mesi a svilupparsi e maturare. Subisce un ciclo naturale che è già di
per sé garanzia di salute. Le campagne di dissuasione contro i reparti
ortofrutta nascono dalle solite fonti a difesa della proteina e della bi-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

stecca. Più anguria si mangia e meno voglia di salame e di prosciutto


rimane. Frutta e non-cibo tendono ad escludersi l’un l’altro. Sono de-
cisamente incompatibili.
Chi parla male della frutta commerciale inquinata, non vuole in re-
altà colpire quel tipo particolare di frutta, ma la frutta tutta in gene-
rale, onde evitare il rischio che essa diventi il cibo cardine.
Si tende a far prevalere la linea culturale filo-proteica su cui ci si è
mossi per anni e per decenni. Dimenticando che il nostro ph orga-
nico e sanguigno è alcalino. Il frutto, commerciale o no, è antiacido
ed alcalinizzante, è l’alimento della salute e della giovinezza.
Gli acidi deboli della frutta non inacidiscono all’interno come tanta
gente erroneamente crede, ma per reazione alcalinizzano il sistema e
quindi ringiovaniscono e rafforzano. Trattandosi di acidi deboli,
hanno la tendenza ad essere ossidati con formazione di acido carbo-
nico, il quale si combina col sodio e il potassio presenti nell’organismo
e dà carbonati e bicarbonato che sono veri e propri tamponi alcalini.
La frutta è pertanto una contromisura efficace e costante alla minac-
cia di acidità. La frutta è uno sbarramento antiacido contro l’acidità

83
Alimentazione naturale

prodotta da chi continua a buttar dentro cibi proteici, carni, latticini,


ovvero i cibi-miraggio contenenti la magica proteina, la sostanza mi-
tica auspicata dalle nonne e dalle mamme. L’aroma inconfondibile e
gratificante della frutta deriva poi da complesse sostanze eteree e dagli
oli essenziali sempre presenti.
Le tecniche colturali odierne permettono di anticipare verdura e
frutta di un paio di mesi, ed anche di posticiparle. Certo che la fragola
del tuo orto vale tre volte di più. Ma il frutto da serra, anche quello
peggiore, è sempre un modo discreto per superare l’emergenza, trat-
tandosi di qualcosa di vivo e quasi-naturale, ancorché privo di ener-
gia magnetico-solare, mentre ogni alternativa inscatolata o peggio
ancora macellata, non trova alcun albero in natura a cui potersi rife-
rire, anche se la gioventù, specie quella cittadina, pare convinta che
gli hamburger siano dei frutti nati pacificamente da un albero.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

21. I CIBI RISCALDATI E LA CULTURA DEL


BRODO

P arleremo ancora più avanti del valore inesistente e negativo di


tutte le brodaglie, che negli ospedali aggiornati e nelle cliniche
serie, vengono ormai messi fuorilegge. Eppure per tanti anni i brodi
e i lessi hanno minato gli stati fisici di malati e sani, illudendoli per-
sino di farli stare meglio.
Dovrebbe essere questo un argomento chiuso e superato. Invece no.
Le cattive abitudini tendono a mettere le radici, a riemergere, e di-
venta difficile estirparle. Il solo sentir parlare di cibo crudo e di cibo
freddo mi fa venire i brividi e le convulsioni, mi ha obiettato una
amica di Torino. D’inverno o d’estate poco importa, ma se un cibo
non è riscaldato, non lo considero nemmeno, non lo apprezzo.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Questo tipo di obiezione mi fa pensare a quanto mi diceva mia


madre sui cibi naturali e non cotti, e persino sui frullati di frutta o di
verdura. No mi scjalde (non mi riscalda), si lamentava giustamente.
È la vecchia ed obsoleta cultura del brodo e della minestrina calda
che riemergono e resuscitano.
Mentre occorre ribadire che, se si ha freddo, ci si deve riparare te-
nendoci in movimento, mangiando meglio e di più, coprendoci con
una maglia in più, o facendoci un riposino sotto le coperte quando
serve. I bagni turchi e le saune sono un esempio illuminante, anche
se non sempre raccomandabile, di come si cerchi di ripristinare la
giusta temperatura corporea.
La funzione del cibo è quella di nutrire le cellule e di mantenere il
proprio equilibrio termico in modo normale e non quella di riscaldare
l’organismo infreddolito con stimolazioni d’emergenza. Occorre ali-
mentarsi senza scatenare nel contempo la famosa formula che con-
duce alla leucocitosi, al prelevamento di enzimi digestivi, alla
intensificazione del battito cardiaco, all’aumento della temperatura
corporea, tutte cose che portano a stressare e indebolire l’organismo

85
Alimentazione naturale

nel lungo periodo, anche se nella immediatezza possono dare una pia-
cevole sensazione o una vampata di calore. Succede la stessa cosa con
l’alcol e il caffé e lo zucchero e i dolcetti. Le sostanze stimolanti non
nutrono ma provocano prelevamento urgente ed irregolare di sostanze
interne e di ormoni, e tutto ciò porta a un invecchiamento precoce.
Il rilascio di ormoni è considerata operazione di emergenza. Biso-
gnerebbe economizzare e minimizzare il ricorso a operazioni di pre-
lievo, e spendere i propri gettoni con parsimonia. La gente invece fa
esattamente il contrario. Quasi che il prelievo di osseina per contra-
stare i cibi proteici acidificanti, e il prelievo di insulina per contrastare
l’afflusso nel sangue di dolcificanti industriali, fossero abitudini prive
di conseguenze e di costi salati.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

22. DIVENTARE VEGANIANI È UN OBIETTIVO


PER TUTTI INDISTINTAMENTE

I vegetali non hanno sistema nervoso, e pertanto la loro reattività è


presumibilmente assai contenuta. Qualcuno ipotizza che anche le
carote soffrano quando vengono sradicate e mangiate. Può darsi. Ma
non possiamo catalogare le loro reazioni come grandi sofferenze. In
ogni caso riteniamo giusto il principio di minimizzare i danni e le sof-
ferenze che infliggiamo a chiunque sia vivo, animale o pianta.
Non è comunque qui che ci si intenerisce troppo e che si diventa
vegan o vegani.
Ben altre sono le motivazioni che ti incanalano e ti catapultano
verso tale scelta di pensiero e di vita.
La apparizione improvvisa e casuale di un camion stipato di animali
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

in autostrada, o il transito lento di un vagone stracarico di maiali o di


bovini vocianti in una stazione ferroviaria, gli occhi spaventati e tesi
di una mucca, il musetto sofferente di un vitellino o di un manzo che
tenta di sporgere fuori la testa, quasi a volerti dire qualcosa, e si resta
colpiti, e scatta qualcosa dentro.
Dopotutto si tratta di bambini e di adolescenti di un’altra specie,
che hanno già provato esperienze durissime fatte di stenti e di priva-
zioni, di limitazioni gravissime della libertà di movimento e di vita.
Oggi come oggi a nessun bue e a nessuna mucca viene concessa l’op-
portunità di conoscere l’età adulta.
Bambinone e ragazzine a quattro zampe che vengono ingravidate
artificialmente a ripetizione, col fine dichiarato e pianificato di fare sei
vitellini, e di produrre tre cisterne di latte entro il quarto anno di vita.
A quella età raggiungono il loro massimo peso e sono state sfruttate a
dovere. Sembrano degli esseri adulti, ma sono solo ragazzine-madri
violentate prima da una fredda siringa spermatizzata, e derubate poi
impietosamente delle loro piccole creature. Commercialmente non
valgono molto a quella età. Producono meno latte di prima e oltre il

87
Alimentazione naturale

quarto anno corrono persino il concreto rischio di sviluppare tumori


e cancri che ne azzererebbero il valore come prodotto da macelleria.
In più, la loro carne diventerebbe in ogni caso più dura e scadente.
Quindi meglio eliminarle prima.
Incrociare lo sguardo di queste creature è già sufficiente a imbaraz-
zarti e a farti sentire in colpa.
Ma la simpatia e la tenerezza verso gli animali, l’insofferenza nei
riguardi dei soprusi, delle torture nei loro confronti, delle carneficine
e dei massacri, esistevano già forti dentro di noi. Il disprezzo e il di-
sgusto nei riguardi di chi uccide e di chi delega a uccidere è inevita-
bile. Il vero macellaio non è infatti il garzone che brandisce il
coltellaccio e decapita con gesti meccanici e crudeli le povere bestie,
ma la gentile ed elegante consumatrice della fettina di vitello, la te-
nera mamma che prepara il panino col prosciutto ai suoi ragazzi, i
bambini che masticano mortadelle e grassi animali senza sapere ne-
anche di cosa si tratta, il signore distinto che disossa con cura la sua
fiorentina, il pacifista che sfila con le sue bandiere e che addenta la sua
razione di pane e wurstel, il gentiluomo che assapora con cura il suo
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

spezzatino. Questi sono i veri macellai e i veri inconsapevoli boia.


Non il sottoproletariato costretto a muoversi su pavimenti insangui-
nati e mura intrise dal sapore rivoltante della morte violenta, per una
manciata di banconote inseguite per sopravvivere.
Qualcuno di questi mangiatori si ravvede prima o poi, per sua e no-
stra fortuna, e lascia finalmente la carne. Ma poi, per anni, continua a
nutrirsi di formaggio e di uova, e non si rende conto che in questo
modo sta sempre uccidendo indirettamente mucche e vitellini, pul-
cini e galline, ed in più sta sempre minando la sua salute e il suo karma.
Viviamo in un mondo afflitto da carnivorismo imperante. Il mondo
non è vegan. Il mondo odierno è fatto su misura per i carnivori. I posti
peggiori per un vegan sono i bar e gli autogrill, dove trovare un pa-
nino accettabile, non inquinato da puzza cimiteriale di morte, è au-
tentica impresa.
Gli aminoacidi essenziali, chiamati così da un certo dr. Rose nel
1949, in seguito a esperimenti condotti su topi bianchi che hanno,
nota bene, un fabbisogno proteico del 700% superiore all’uomo,
hanno avuto un impatto decisivo. Dopo una lunga lotta ideologica sul

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

quantitativo giornaliero di proteine, che la FDA americana aveva


spinto a livelli incredibili tipo quote giornaliere da 200-300 grammi,
e dopo un armistizio sulla inammissibilità di abusive e pseudoscien-
tifiche denominazioni tipo proteine nobili e proteine essenziali, FAO
e OMS si misero d’accordo nel 1993 su un quantitativo ottimale di
0,5 grammi per chilo di peso corporeo. Settanta chili di peso uguale
35 grammi/giorno di proteine pure e semplici, prive di connotazioni
nobiliari. In realtà anche tale livello ragionevole risulta essere ecces-
sivo, poiché quando si supera una immissione di proteine superiore ai
30 grammi al giorno si fa scattare la peggiore emergenza corporale,
ossia quella della acidificazione del sangue.
Perse, ma mai del tutto, le denominazioni di comodo tipo proteine
nobili e aminoacidi essenziali, pediatri e medici antivegetariani si
sono ritrovati con la sola carta pro-macello della B12, usata poi a spro-
posito in tutte le salse e in tutte le campagne di stampa. Eppure, non
si è mai sentito al mondo che qualche vegetariano o vegan abbia ac-
cusato carenze di tale vitamina. È semmai la putrefazione dei cibi car-
nei nell’intestino vegetariano umano a ostacolare il fattore intrinseco
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

per la formazione e il rinnovo interno della B12, per cui a rischio sono
semmai i consumatori di carne.
Persa la causa della B12, si vanno a rispolverare altre carte e vecchie
terminologie desuete e riverniciate, nuovi trucchi e imbrogli da gio-
care, più sofisticati e misteriosi, ma anche più futili e inconsistenti,
quali gli Omega-3 a vantaggio del pesce e il Ferro-Eme da carne san-
guinante, contrapposto allo scadente Ferro-Non Eme, a vantaggio
della fettina di vitellone al sangue.
A riprova che la peggior categoria di medici e di consulenti, la più
corrotta, la più diseducativa e deculturante, è quella dei nutrizionisti
da televisione e da quotidiano, i cui nomi si conoscono bene, visto
che hanno posti fissi e rubriche giornaliere a disposizione sui mag-
giori canali di ascolto di ogni televisione del mondo.
Il processo di globalizzazione ha funzionato benissimo in questo
caso. Tot macelli per chilometro quadrato e per numero di abitanti,
tot investimenti per pubblicità a sostegno.
In realtà vegan non si diventa. Si è o non si è. Si decide di esserlo e
ci si comporta coerentemente oppure si opta per rimuovere i giusti

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Alimentazione naturale

freni inibitori di cui siamo dotati, ed ogni materiale sanguinante di-


venta via via accettabile ed attraente.
Essere vegan è vibrare in sintonia con qualsiasi creatura a noi più
lontana. Essere vegan è facile, perché spontaneo e naturale, molto più
difficile invece vivere vegan e tradurre in pratica i principi del vega-
nismo. Vivere vegan è disciplina continua, è stare attenti a cosa si
compra, a come ci si veste, a cosa si mangia. È la perfezione teorica e
la quasi totale impossibilità di raggiungerla.
Essere vegan è osservare la montagna, vivere vegan è scalarla, scri-
vono Marina Berati e Massimo Tettamanti, nel bel manuale Diventa
vegan in 10 mosse, edizioni Sonda.
Fare la scelta vegan significa evitare ogni complicità con l’assassinio
continuato di esseri spaventati e disperati, martoriati dal primo all’ul-
timo istante della loro esistenza, costretti a dirigersi controvoglia
verso il cancello della morte sicura, mandati alla sconvolgente espe-
rienza del patibolo senza nessuna colpa da scontare.
Essere vegan significa cercare di vivere su livelli estetici e morali
sicuramente più elevati e più consoni alla nostra personalità di uo-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

mini pensanti.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

23. LA BONTÀ D’ANIMO VALE MOLTO DI PIÙ


CHE LA FEDE RELIGIOSA

ulla come la coerenza nel bene identifica il valore di un uomo,


N dice magistralmente il maestro Franco Libero Manco, nei suoi
puntuali messaggi di posta elettronica.
Trovare un uomo che sia giusto, rispettoso degli altri e onesto, è al-
quanto raro se non impossibile. Una persona incoerente è una per-
sona inaffidabile. È ridicolo battersi per i diritti degli animali, gridare
allo scandalo per la caccia, strapparsi le vesti per il randagismo o per
i combattimenti tra cani, inveire contro l’uso delle pellicce o contro
la vivisezione, e non combattere poi l’ingiustizia suprema, superiore
a tutte le altre, quella della mattazione, rifiutandoci di vedere gli ef-
fetti del dramma planetario e dell’oltraggio cui sono condannati gli
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

animali.
È incoerente battersi pure per i diritti dell’uomo, per la pace, per la
libertà, per gli ideali più sacri e universali, e non darsi da fare per
combattere l’ingiustizia suprema, quella della mattazione.
In tempi cosiddetti di pace, siamo stati costretti a vedere e a subire
nel nostro profondo le mattanze umane delle Torri Gemelle, di Bali,
di Madrid e di Londra, ed anche quelle di Sebrenice e della Bosnia. E
tutta la catena di autobombe e di pazzi suicidi carichi di esplosivi che
vanno ad ammazzarsi e ad ammazzare e a causare dolori e menoma-
zioni a gente che non conoscono nemmeno, a bambini innocenti, a
persone innocenti. E le bestiali, mai abbastanza deprecate, decapita-
zioni in diretta di prigionieri e di ostaggi spaventati a morte. La cosa
che sorprende di più è che tutta questa gente sciagurata, corrotta ed
accecata dal morbo della violenza, si illude di trovare nell’oltretomba
grandi onori e grandi premiazioni.
Ma che razza di mondo è mai questo? Non è che stiamo facendo la
rincorsa e la gara a chi è più violento e a chi è più spietato? A chi ha
la religione fondamentalmente più infame?

91
Alimentazione naturale

Stalin, spietato sterminatore di comunisti e di non comunisti, ma


anche ex-seminarista, aveva probabilmente ragione su almeno un
punto: quello di trasformare tutte le chiese e tutte le moschee della Rus-
sia e possibilmente del mondo intero in musei e zone d’arte, togliendo
loro ogni spazio e ogni funzione come luoghi di culto e di preghiera.
La preghiera, per chi non può farne a meno, deve essere un fatto per-
sonale ed intimo, una azione discreta e privata, non un atto sociale e
politico, e non una manifestazione di razzismo, di fanatismo, di prepo-
tenza religiosa, di discriminazione verso chi la pensa in modo diverso.
C’è un solo creatore universale che tutti devono rispettare.
Che nessuno tiri più fuori messaggeri divini, angeli e arcangeli, santi
e profeti, bibbie e libri sacri, segni di croce e genuflessioni, ministri
di dio e sacramenti, canti sacri e giaculatorie.
Il rito religioso non deve diventare più momento di aggregazione e
di sfida al resto del mondo.
L’appartenenza a un credo religioso o a un altro deve essere svuo-
tata di ogni importanza, di ogni simbolismo esterno, di ogni intento
pubblicitario.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

La fede deve essere un fatto personale ed intimistico, non una ban-


diera da sventolare. Diamo piuttosto preminenza al rispetto integrale
delle persone e degli animali che parlano un’altra lingua. Diamo prio-
rità assoluta alla buona educazione.
Dio sta dappertutto e non ha bisogno di preghiere e riverenze e
segni di croce, di nenie ed acque sante. Non sta di certo né a Roma,
né in Arabia, né in Palestina, né in Israele. Non esistono per lui luo-
ghi santi e luoghi non santi. Groenlandia e Patagonia valgono per lui
quanto i vaticani e le mecche. Sta in qualunque posto della Terra dove
violenza e fanatismo non siano di casa.
Tutti i viventi sono figli di dio e degni di grande rispetto.
Uomini e donne, cittadini e stranieri, bianchi e neri, occidentali ed
orientali. Non esistono fedeli e infedeli.
Chi crede in dio poi non vale un centesimo in più di chi non ci
crede. Per esperienza vissuta, posso dire che gli animi più incattiviti
e debosciati appartengono proprio ai frequentatori più assidui di
chiese, messe e funzioni religiose. Conta molto di più la bontà d’animo
e la buona educazione, da cui non si dovrebbe mai sgarrare.

92
I - Alimentazione, salute, spiritualità

Il valore di una persona non si misura di certo in base alla fede che
predilige o professa.
Il solo posto in cui Dio troppo spesso manca è proprio nel cuore di
ognuno di noi, e soprattutto in quello degli assatanati e dei violenti so-
praffattori.
Chi afferra un pugnale, chi brandisce un’arma di offesa, chi si mette
addosso una carica di esplosivo e fa il falso eroe, chi preme sui grilletti
di armi da fuoco, chi sgancia missili e bombe, è sempre un diavolo
con le corna, tale e quale il suo mandante.
Nessuna scusa e nessun palleggiamento di responsabilità, nessun
alibi politico o sociale.
Una cosa è certa. Le radici della violenza sono sempre le stesse. Al
centro del male è la mancanza di rispetto per il prossimo, persona o
animale che sia.
Tutte le forme di violenza sono esecrabili.
Ma la peggiore violenza, la più intollerabile e imperdonabile, è
quella ai danni dei più deboli e dei più indifesi. Il sopruso e la vigliac-
cheria portano solo ai posti più nauseabondi e tormentosi dell’inferno.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

I più deboli e i più indifesi sono i cittadini che camminano in strada


o che salgono in treno, in aereo, in un autobus e in una metropolitana.
Non portano addosso armi offensive o scudi di protezione.
E vengono investiti da frammenti metallici che ne dilaniano le carni
e ne sconvolgono la vita fino all’al di là. I più deboli e i più indifesi
sono i padri e le madri, i figli, i mariti e le mogli, gli amici e i fidan-
zati. Tutta gente sconvolta e distrutta dal dolore per la perdita dei
propri cari.
Gli esseri ancora più deboli e indifesi e tormentati, rimangono però
sempre gli stessi, ossia gli animali da allevamento e da persecuzione.
È proprio lì che ha origine ogni forma di violenza su questo pianeta.
Se impariamo a rispettare gli animali, soprattutto quelli che non ci
danno fastidio e non sono causa di disagio, di danno e di pericolo, sa-
remo anche rispettosi nei riguardi degli altri esseri umani che ci cir-
condano.
Quello sì che sarà un passo avanti verso il progresso e verso la co-
noscenza.

93
Alimentazione naturale

24. UNA ESPERIENZA DIRETTA ALL’INTERNO DI


UN MACELLO TI TOGLIE OGNI DUBBIO

P oco importa se il padrone del macello confessa incredibilmente


che pure lui ama gli animali, anche se ne ha massacrati ormai cen-
tinaia di migliaia, anche se ne massacrerà altrettanti o ancora di più.
Scorgiamo due bovini, o meglio due vitelloni dai grandi occhi irre-
quieti, già spaventati a morte – proseguono la Berati e il Tettamanti.
Tendiamo stupidamente le nostre mani verso di loro per una ultima
carezza, ma si scostano terrorizzati. Noi siamo qui a curiosare, anche se
col cuore a pezzi e il battito cardiaco impazzito, ma loro stanno invece
aspettando la loro morte, la loro razione di pistola e di lame taglienti.
Hanno appena intravisto i loro fratelli morire poco prima. Li hanno fo-
tografati negli occhi e nell’anima mentre scalciavano e urlavano, men-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

tre cercavano invano di riguadagnare la zona da cui erano entrati,


mentre esalavano gli ultimi singhiozzi e gli ultimi mugugni di morte.
Ma ecco arrivato il momento. Un cigolio metallico e si apre il can-
cello dell’orrore, dopo il quale c’è un piccolo recinto, disegnato a mi-
sura di bovino, che ti costringe a stare fermo e in piedi, con la testa
infilata e immobilizzata, a comoda disposizione del boia.
Il primo vitello esita un po’ ma alla fine vi infila la testa e le zampe
anteriori. Ancora un passetto avanti e una sbarra scende posterior-
mente, e il giovanotto con tuta e grembiule di cuoio, che gli sta di
fronte, sembra allungare una mano per fargli una carezza, mentre in-
vece gli appoggia sulla testa la pistola e, con meccanica e precisa disin-
voltura, spara un colpo secco. L’animale stramazza a terra stordito. È
tuttora sensibile e attento a quanto gli sta intorno. Ce ne vuole ben
altro per stroncare un organismo di tale portata. Il poveretto sente
tutto il dolore nelle peggiori forme e variazioni. Mica gli hanno dato
un anestetico. Viene agganciato con un uncino e un catenaccio per
una zampa posteriore, e sollevato da terra con un argano. Il peso del-
l’enorme animale scassa e disintegra i legamenti di quella povera esile

94
I - Alimentazione, salute, spiritualità

gamba con uno spasmo di sofferenza assai peggiore del colpo alla testa.
Lo stordimento non è affatto totale. Ci vuole ben altro per intorpidire
un ragazzotto bovino di pochi mesi, un bestione cresciuto così in fretta,
ma pur sempre una disgraziata creatura adolescente, non abituata di si-
curo al dolore lancinante provocato dalla gamba rotta. L’animale è an-
cora integro, sente e vede tutto, anche se sta a testa in giù. Si dimena
e si divincola, ma il dolore aumenta, e mugola a piena voce, come per
chiedere aiuto da qualcuno e da qualche parte. Ma non c’è nessuno al
mondo che voglia ascoltare le sue implorazioni e fare qualcosa per lui.
Esiste semmai una serie interminabile di piatti speciali e di menù, nella
rete mondiale ristoranti, dove sta scritto il suo nome in tutte le lingue,
a garanzia che nulla del suo corpo verrà scartato, ed esiste una massa
enorme di clienti nel mondo felice dei bipedi, pieno di luci e musiche
e suoni sinistri di forchette e di coltelli, desiderosa solo di sbranarlo. Fi-
letto di manzo, bisteccone di manzo, fegato di manzo, lingua di manzo,
coda di manzo, testicoli di torello. Altro che aiuti.
I suoi lamenti rimangono dunque inascoltati, ma riempiono la sala
torture e rimbombano nei dintorni. Terrorizzano pure la seconda be-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

stia in attesa del suo turno.


Ma ecco intanto arrivare un secondo garzone. Ha nella mano sini-
stra un lungo coltellaccio dentato, e impugna nella destra una affila-
tissima accetta. Gli taglia di netto la gola, mentre il sangue inizia
copiosamente a sgorgare intasandogli bocca, narici e occhi.
Ha ancora il tempo di assistere, come in un brutto sogno pieno di in-
cubi, al proprio doloroso sventramento, con le lame che gli lacerano
impietosamente lo spesso manto peloso dall’alto verso il basso, con
forza impietosa.
La scuoiatura gli ha fatto perdere ogni maestosità e ogni protezione
estetica. Le manacce inguantate e insanguinate dei garzoni si sono in-
trodotte nei meandri del suo ventre per strappar fuori con violenza
impietosa la massa fumante di budella e interiora. Sono proprio gli
ultimi istanti più flebili, quando ormai il dolore fisico lascia il posto
alle ultime sensazioni agghiaccianti, alle ultime appannate scene della
propria vita distrutta e portata via.
Lo stacco finale della testa toglie ogni più piccolo rimasuglio del-
l’incubo infinito cui ha dovuto assistere. È diventato un nudo cada-

95
Alimentazione naturale

vere pelato privo di mantello, che sgocciola gli ultimi umori e le ul-
time urine, pronto per essere timbrato, etichettato e trasferito in celle
frigorifere. Il peggio è ormai passato. Ancora qualche piccolo movi-
mento di assestamento. Ma non si divincola più e non scalcia più, ed
ha smesso pure di lamentarsi. Non dà più alcun segno di vita.
È diventato carne da macelleria. Solo la sua anima calpestata e il suo
spirito offeso aleggiano intorno alle mura del macello a osservare dal-
l’alto e dall’etere le scene e gli accadimenti successivi.
I boia col grembiule eseguono tutto il lavoro meccanicamente, come
fossero dei robot, in totale disinvoltura. Quello che ha ancora in mano
il coltellaccio riesce persino a fischiettare un motivetto. Questo è do-
potutto il ventesimo vitellone sgozzato nella prima mattina, e presto
raggiungerà la quota prevista di 30 capi, terminando anche per oggi
il suo turno di lavoro. Un Euro a capo significa un biglietto da 30,
niente affatto male come cottimo giornaliero da aggiungere al misero
salario sindacale di 1500,00 € al mese più straordinari.
I due garzoni sono pronti per passare al secondo vitellone. Non si
sono nemmeno accorti che noi siamo rimasti agghiacciati, e che la
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nostra vista si è annebbiata per le lacrime. In ossequio alla richiesta


del padrone, uno dei due ci conduce a una enorme cella frigorifera,
dove c’è una decina di file di cadaveri scuoiati e appesi. Le file sono
talmente lunghe che non riusciamo a intravederne la fine. Questo è
un mattatoio di dimensioni medio-piccole, con una potenzialità di
magazzino di un migliaio di capi. Veniamo alla fine accompagnati in
un’altra stanza degli orrori, dove le scansie sono riempite da centi-
naia di teste mozzate di mucche, tori e vitelloni.
Quando riguadagniamo l’uscita, ci rendiamo conto che l’aria ha un
sapore totalmente diverso da quanto abbiamo respirato all’interno.
Segno che, stando lì dentro anche per poche ore, ci si abitua persino
all’aria impregnata di sangue. Ma non abbiamo ancora visto il peggio.
Mancano i macelli dei maiali, dove l’inferno supera ogni immagina-
zione. Perché ne ammazzano centinaia e centinaia ogni giorno, perché
lo stordimento spesso non funziona, e gli animali vengono sgozzati e
poi gettati nelle vasche di acqua bollente ancora vivi e coscienti. Mo-
rire annegati ed ustionati in un sol colpo, un record mondiale di do-
lore per questi esseri indifesi. Ce ne torniamo a casa distrutti.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

25. L’UOMO PERSECUTORE DI TUTTE LE


ALTRE CREATURE

R esta il tempo per riflettere sugli altri esseri perseguitati dall’uomo.


Cosa dire infatti dei poveri pesci, la cui morte è ancora peggiore.
Vengono sottratti dal loro ambiente con l’imbroglio violento e inaspet-
tato di lenze e di reti, vengono asfissiati in una infinita agonia. La loro
sofferenza è grande ma muta, solo perché non siamo attrezzati per sen-
tire le loro urla di dolore, che pure esistono. Arrivano spesso vivi nei
banchi delle pescherie, a terminare la loro disperazione tra il ghiaccio.
Oppure restano vivi a tormentarsi nell’acqua viziata e negli spazi angu-
sti delle vasche da ristorante, in attesa che un cliente li guardi e li scelga,
e che il boia di turno li catturi con un retino e li tagli poi testa e pancia.
Quello che succede ai tonni nelle tonnare ha dell’incredibile. È una
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mattanza delle più inguardabili e delle più inascoltabili, col sangue


rosso che ribolle sopra le onde e le increspature d’acqua causate da
centinaia di tonni che si incrociano impazziti di dolore e di spavento
per ore e ore, per giorni interi.
Un vegetariano non fa distinzioni di specie.
Un delfino, per quanto amichevole e simpatico e intelligente, non
è affatto più importante di un tonno. Entrambi meritano di vivere la
propria vita lontani dall’influenza umana. Cosa dire poi della perse-
cuzione delle balene e dei loro balenotteri, condotta con mezzi tec-
nologici, con radar e arpioni siluranti.
Crostacei e molluschi se la vedono ancora peggio. La loro cattura
non pare poi così drammatica. Ma quello che gli aspetta nella fase
successiva è a dir poco sconvolgente. I gamberi vengono immersi vivi
in soluzioni alcoliche, e fatti rosolare vivi sulla fiamma, mentre pian-
gono e urlano la loro disperazione.
Le aragoste gridano il loro dolore mentre vengono bollite vive. Ci
sono dei commensali che si divertono addirittura a sentire i lamenti
dei poveri crostacei sulla propria lingua e tra i denti.

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Alimentazione naturale

Quasi una dimostrazione di resistenza al voltastomaco e alla schi-


fezza.
Ma negli spot pubblicitari le mucche pascolano libere e felici sul-
l’erba verde, ingentilita da tante margherite. I vitellini sgambettano
e trotterellano a fianco delle loro mamme, e succhiano tanto buon
latte. I maiali poi sono orgogliosi di diventare salumi e di vedere le
loro cosce appese in bella evidenza da fabbricanti di prosciutti e sa-
lami. I tonni sono felici di essere tagliati con un grissino. I più fortu-
nati sono forse le centinaia di milioni di fagiani, lepri, anatre, animali
selvatici, impallinati ogni anno nella sola Italia. Almeno essi non de-
vono sottostare settimane, mesi o anni alle prigioni e alle catene, alle
umiliazioni, alle angosce, prima di ricevere la trafila sventurata della
mattazione. Una rosa di pallini di piombo, una caduta rovinosa sul-
l’erba, un cane che affonda i suoi denti sulle povere carni lacerate, ed
è tutto finito.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

26. LA BRUTALITÀ UMANA BATTE IL PEGGIOR


DEMONE DEL PEGGIORE PIANETA

IL PARADISO È RISERVATO ALLE CREATURE INNOCENTI E SENZA PECCATO

L e vacche da latte in realtà non pascolano affatto sui prati, non


sanno più nemmeno cos’è un prato e come è fatta l’erba. Sono
chiuse in stalle di cemento, bloccate da catenacci e da ganci che im-
pediscono loro ogni movimento, alimentate con preparati repellenti
e superproteici, l’esatto contrario del loro cibo naturale. Un cibo che
le ammalerà presto ma che moltiplicherà per 10 la loro resa in latte.
Hanno infatti mammelle enormi, doloranti, spesso infette. A 7-8 anni
la mucca non produce più come prima, e viene macellata, evitando la
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

comparsa del cancro che pregiudicherebbe o annullerebbe il suo va-


lore in carne. In natura sarebbe vissuta dai 20 ai 40 anni. Le hanno
solo rubato tutto il latte, le hanno tolto una sequenza di vitellini, e 30
anni di vita. Forse è meglio così, visto che altri 20-30 anni di prigio-
nia l’avrebbero fatta impazzire del tutto. Ma la speranza è sempre l’ul-
tima a morire, e nessun animale, pur maltrattato ai limiti estremi della
sopportabilità, accetta di farsi portar via quel poco e quel niente che
gli appartiene, quel poco e quel niente che gli resta.
A nessuno piace morire su ordine altrui, nei tempi e nei modi scelti
da altri, per mano di un qualsiasi boia pronto a tagliarti la gola e ad
aprirti il ventre.
I più tormentati sono i piccoli della mucca. Sono un tutto uno con
le loro mamme, bisognosi quanto mai di latte e di tenerezze materne,
attaccati ad esse come delle calamite, quasi fossero consci che qual-
cuno verrà tra non molto a staccarli e dividerli uno dall’altra.
Mucca e vitellino formano una coppia inscindibile, come ogni
mamma umana col suo bimbo.

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Alimentazione naturale

Ma i piccoli vengono spietatamente staccati per sempre, strappati


alle cure e al calore della mamma già a pochi giorni dalla nascita. Ven-
gono costretti poi come premio e come consolazione a vivere legati e
immobilizzati a un catenaccio, entro un minirecinto dove non c’è spa-
zio e modo per coricarsi e allungare le gambe, dove non viene consen-
tito di dormire e di reggere il sonno REM, quello profondo e di vero
riposo. Quello coi sogni che ogni cucciolo fa e ogni bambino fa. Per-
ché il vitellino è un bambino vero che ha infinita voglia di giocare, ed
è figlio di una vera mamma Mucca. Immaginate un cucciolo pieno di
energia e di vitalità, che sente il richiamo della mamma che lo chiama,
sente ancora il suo vociare non troppo distante, oppure che vuole gio-
care e saltare con gli altri vitellini, pure loro legati come lui, e che
resta invece bloccato in modo inesorabile nel suo box.
Avrebbe bisogno di lenire la sua disperazione e le sue lacrime di-
stendendosi e dormendo.
Ma deve invece restare in piedi per mangiare di più e crescere ra-
pidamente. Avrebbe bisogno estremo del latte di sua mamma, ma
quello finisce nei contenitori dei bipedi insaziabili. Gli servirebbe so-
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gnare almeno la mamma già quasi persa, sognare le sue leccate tenere
e i suoi muggiti materni di gioia quando le stava accanto, le poche
corse sul fieno con gli altri piccoli della stalla.
Ma gli hanno tolto persino i sogni. Si può essere più cattivi e più
malefici di così?
Potrebbe mai il peggior satana del peggior pianeta dell’universo ar-
rivare a tale livello di brutalità?
Come si fa a rubare e distruggere persino i sogni di un bimbo a quat-
tro zampe?
Quanto ai maiali, scherzosi e giocherelloni per carattere, la loro vita
in natura è fatta di corse in libertà, di scavi nella terra e nel fango, di
ricerca di ghiande e patate e tartufi, di giochi coi loro piccoli, persino
di amicizie e confidenze con chiunque li tratta bene, di simpatiche
rincorse al tacchino o all’oca, di rotolamenti e grugniti di felicità sul
terreno scaldato dal sole. Ma il sole questi animali non lo vedono quasi
mai. Tra l’allevamento e il macello, a parte l’angoscia e il terrore, si sta
davvero meglio nel macello, soprattutto quando tutto è finito. L’alle-
vamento non è un riparo, ma una prigione superaffollata dall’aria ir-

100
I - Alimentazione, salute, spiritualità

respirabile e puzzolente. I cibi non sono cibi ma robaccia inadatta al


loro organismo di erbivori e di cerealicoli. Cibi carichi di prodotti
chimici. Antibiotici per difenderli dalle epidemie. Appetizzanti per
stimolare la fame, altrimenti mai mangerebbero tali schifezze, so-
stanze vietate quali ormoni ed estrogeni, atte a farli crescere più in
fretta.
La carne non viene dalla fattoria biologica immersa nel verde, ma
da immondi lager di tortura quali sono le stalle moderne, e da sinistri
edifici di esecuzione e di mattanza.
Chi ama gli animali non li alleva e non li mangia. Chi ama i pesci
non li pesca e non li mangia.
Come è possibile che qualcuno ami più i cani dei maiali, più i gatti
dei conigli, più i cavalli delle mucche, più i delfini dei tonni o delle
balene?
La decisione di nutrirsi di prodotti di origine animale non è una
strada percorribile. È un vicolo buio costellato di sofferenze, di trage-
die, di patimenti indescrivibili. Ogni animale aveva, prima di essere
ucciso, la sua personalità. Era una persona quadrupede, con testa,
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cuore, mente, occhi, voce, anima. Non una persona a due gambe e
senz’anima, come il suo esecutore e come il mandante dell’esecuzione.
Gli animali presi di mira sono fondamentalmente i più innocui, i
più bonari, i più docili. Animali che non fanno male ad alcuno, che
non disturbano nessuno, che non uccidono nessuno, che non rubano
il latte a nessuno. Sono dei vegan come noi e più di noi. Noi siamo dei
vegan apprendisti, dei vegan tendenziali, ma loro sono dei vegan per-
fetti. Se esiste davvero un luogo di premi, un Eden, un Paradiso per i
perfetti, un luogo di compensazione e di giustizia, questi esseri sa-
ranno là in prima fila. E c’è davvero da augurarglielo di tutto cuore.

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Alimentazione naturale

27. LE ABITUDINI UMANE PESSIME E STRANE


SONO MOLTE, MA LA PEGGIORE È
QUELLA DI VOLER SUCCHIARE A VITA LE
MAMMELLE DELLA MUCCA

A nche il latte e le uova uccidono per così dire gli animali, tanto
che la carne è considerata non il prodotto trainante, ma addirit-
tura un sottoprodotto commerciale dell’industria casearia e, in un
certo senso il pollo è considerabile un sottoprodotto della enorme in-
dustria delle uova.
Questo fatto deve far riflettere i vegetariani che amano sostare
troppo spesso tra i banconi dei latticini e dei gelati.
C’è davvero di che provare angoscia e furore per gli allevamenti, i
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

pescherecci, le baleniere, le tonnare, le doppiette, i macelli.


Sì, ma il latte ci viene presentato da anni quale principale fonte di
calcio.
C’è quasi totale unanimità dei pediatri e dei medici nutrizionisti
ospedalieri su questo punto, obbiettano le mamme incredule.
Il latte ha del calcio. E allora? Lo sapete che il latte di mucca è come
un usuraio? Ti presta subito un po’ di calcio, ma poco dopo te ne porta
via molto di più.
Il latte ti spezza piano-piano le ossa.
I formaggi, sicuramente gustosi e buoni di sapore, sicuramente co-
modi e convenienti per saziare in fretta, fanno ancora peggio, essendo
latte concentrato. Fino a due anni i bambini dovrebbero essere ali-
mentati col latte, ma col latte della loro mamma, salvo casi disgraziati
e di emergenza. Dopo i due anni, dimenticate ogni tipo di latte, se
amate davvero i vostri bambini, se li volete forti e sani, concentrati e
proporzionati. Il bambino svezzato, ad ancor più i ragazzi, gli adulti,
gli anziani, non hanno nessun motivo per restare attaccati alle mam-

102
I - Alimentazione, salute, spiritualità

melle di qualcuno, ed in particolare a quelle della mucca, destinate dal


creatore all’esclusivo nutrimento dei suoi vitellini.
Dopo tutto questo discorso sul latte, è bene aggiungere che gli alle-
vatori e i loro soci mattatori ricevono grossi sussidi e grosse sovven-
zioni statali. In pratica vengono finanziati da tutti i cittadini mediante
le tasse.
Mentre non esiste nessuno stato al mondo che stabilisce dei sussidi
e dei premi a chi non si ammala mai, non assume farmaci, non si fa
prescrivere farmaci carissimi da buttare poi nelle immondizie.
Passando al discorso delle uova, il tuorlo d’uovo è l’alimento più
ricco di colesterolo che esista, dopo il fegato bovino e il fegato d’oca.
Un alto valore di colesterolo aumenta il rischio di infarto anche in
giovane età. Le uova come addensanti, oppure come mezzo per fare
le frittate, o per dare consistenza a dolci e biscotti, sono perfettamente
sostituibili usando l’ottima e conveniente farina di ceci, che dà un
gusto e una nutrizione di altro livello. Ma le cuoche sono incapaci di
fare qualcosa in cucina senza l’ausilio di diverse uova, poco importa
se lasciano una striscia insopportabile di odore.
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Quanto ai cinesi che propongono da anni pasti vegetariani a base


di soia, ma rassomiglianti perfettamente alla carne, e persino dal sa-
pore simile alla carne, c’è davvero di che essere ipercritici e contrari
a questo tipo di antipatiche ed assurde imitazioni. Ci sono talmente
tante cose buone da mangiare che non è per niente necessario allestire
brutte copie di cadaverini cucinati.

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Alimentazione naturale

28. IL FASTIDIO DEI SINTOMI

LA MAGGIOR PARTE DELLE MALATTIE HA ORIGINE TOSSICHE E NON MICROBICHE


LA MAGGIOR PARTE DELLE MALATTIE TOSSICHE SONO MALATTIE ALIMENTARI

I l sintomo è qualcosa che si sente fisicamente, e che dà fastidio. Tutti


siamo d’accordo che, alla fin fine, esso dovrà andarsene in un modo
o nell’altro. Sia che si tratti di un mal di testa, o di un mal di denti, o
di un soprappeso evidente, è sempre una sensazione o una situazione
spiacevole e fastidiosa.
Solo che raramente il sintomo viene correlato nella mente della
gente, e degli stessi medici, col concetto di causa. Tanto che la medi-
cina ufficiale continua a essere definita come medicina sintomatica,
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basata cioè sulla eliminazione immediata o quasi del sintomo, e sul-


l’ignorare puro e semplice delle cause che hanno portato all’emer-
genza in atto.
Eliminare un sintomo, intervenire su di esso, senza conoscerne le mo-
tivazioni e le provenienze, come fa la medicina, è davvero un metodo
insensato in molti casi. Anche perché si va ad intaccare e ingarbugliare
il sistema auto-guarente e il sistema immunitario dell’organismo.
Chiaro che certi sintomi purtroppo comuni, quale il mal di denti, ri-
chiedono rimozione immediata senza troppi fronzoli, anche se smet-
tendo subito di mangiare per qualche pasto si può già limitare il
dolore.
Pure molte emergenze da incidenti stradali o domestici o sul lavoro
richiedono interventi rapidi nei quali la cura del sintomo e il ricorso
alla farmacologia sono inevitabili.
I sintomi però, secondo la corretta visuale igienistica, devono andar-
sene da soli non appena avremo individuato le cause dei medesimi, e
non appena avremo disattivato il meccanismo produttore che sta a
monte, l’errore comportamentale o nutrizionale od ecologico che lo

104
I - Alimentazione, salute, spiritualità

ha determinato, e questo resta un principio basilare da cui non ci si


dovrebbe mai allontanare troppo.
È chiaro che questa faccenda del sintomo ha una importanza fon-
damentale. Per qualsiasi medico diventa un argomento scottante, in
quanto mette a soqquadro lo stesso modo di essere del medico, la sua
filosofia interventistica, le regole stabilite dall’ordine, persino la co-
modità e la convenienza pratica di ricorrere all’eliminatore principe
del sintomo che, per questo tipo di medicina predominante, è il far-
maco. Tanto più che una eliminazione pura e semplice del sintomo è
facile e raggiungibile in modo standardizzato, rapido e sicuro, men-
tre una individuazione ed una eliminazione delle cause implichereb-
bero visite complesse e strategie di lungo periodo, diversificate per
ciascun individuo. Senza contare poi, colmo dei colmi, che il paziente
eventualmente non trattato e non medicato in rispetto ai principi di
intoccabilità del sintomo, non solo non sarebbe disposto a pagare la
consulenza, ma tenderebbe pure a cambiare medico e a trovare da
altri medici concorrenti una prescrizione e qualche concreta scatola
di medicinali, che magari poi si riserverà di usare o gettare nel con-
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tenitore delle immondizie, tanto sono soldi dello stato.


In pratica, la difesa del sintomo porterebbe a una perdita di lavoro,
di prescrizioni, di opportunità economica, per tutti i medici dediti
alle cure mediante farmaco.
Resta il fatto che eliminare il sintomo non equivale in alcun modo
ad una eliminazione del problema. Il problema vero, quello causativo
del sintomo, rimane là pronto ad aggravarsi e a evolversi in senso ne-
gativo.
La medicina ha fatto sempre di tutto nel corso della sua storia per
identificare i sintomi col male.
In effetti, l’emicrania viene definita come mal di testa, e non certo
come ben di testa. Eppure il vero male non è il mal di testa, ma le
cause nascoste che lo determinano. E questo discorso vale per tutti i
mali, per tutti i sintomi, tutti i dolori, tutte le patologie evidenti o ce-
late che ci affliggono. Cause che, come vedremo nei prossimi para-
grafi, sono quasi sempre di natura tossicologica e quasi mai di natura
microbica. Il quasi viene anteposto più per una questione di educa-
zione e rispetto, che per una autentica motivazione scientifica. E

105
Alimentazione naturale

quando si tirano in ballo le cause tossicologiche, possono centrare


molti fattori ambientali, psicologici, relazionali. Ma il fattore fonda-
mentale nella stragrande maggioranza dei casi sarà proprio il fattore
cibo.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

29. PIÙ CAROTE E MENO CAMPI DI MAIS -


L’IMPORTANZA DI SMANGIARE

IL FENOMENO DEL CAGOTTO. LA TOTALE MANCANZA DI BUONE SCUOLE

M angiare, mangiare e mangiare. Mettere dentro in modo indiscri-


minato. Senza nemmeno curarsi di leggere le etichette e capirne
i contenuti. Senza ricreare nella mente le origini e i percorsi che quel
cibo ha effettuato prima di arrivare sul tuo piatto.
Per la frutta non ci sono problemi. Quella viene declassata sistema-
ticamente a cibo dimostrativo e marginale. Piazzata timidamente su
un portafrutta a cui quasi nessuno dei commensali ormai dà retta.
La desuetudine continuata e sistematica al cibo naturale e alla frutta
porta spesso a fenomeni degenerativi, ad allergie, persino al cosid-
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detto cagotto, per ripetere la simpatica terminologia usata dal mio


amico Mauro, che ha applicato ed adottato con solerzia i miei buoni
consigli, ritrovandosi, a suo dire, frequentatore troppo assiduo del ser-
vizio igienico meno distante possibile.
Tutto sta a capire se la colpa è della frutta in sé o, molto più proba-
bilmente, di un tubo alimentare nel quale i residui dei pasti prece-
denti si mescolano con la frutta e fermentano.
Sappiamo in ogni caso che la frutta ha per sue specifiche caratteri-
stiche effetti ripulenti e rinfrescanti, oltre che nutrienti ed energe-
tici. Lo stesso discorso vale per la Paola, che avrebbe le migliori
intenzioni di rimpinzarsi di fragole, di albicocche, e di tanta frutta di
stagione, ma che viene bloccata da una serie di allergie. Anche qui,
più che una questione di allergie, è un problema di desuetudine e di
mescole improprie, che si può combattere e vincere mediante una
graduale reintroduzione di quei frutti, magari dopo un breve riposo
fisiologico o digiuno, al fine di liberare l’intestino dai vecchi residui.
Ci sono poi tanti che si auto-proclamano vegetariani tendenziali, o
vegetariani alla buona, che mangiano però un po’ di carne due o mas-

107
Alimentazione naturale

simo tre volte la settimana. Oppure sono vegetariani assoluti ma man-


giano il pesce, senza rendersi conto che la carne che vive sott’acqua
non è in alcun modo meno carne di quella che vive sulla terra.
Altri che hanno finalmente fatto il grande passo del niente più
carne. Solo che, lasciata la bistecca, hanno puntato a ingozzarsi di
uova e di formaggio, nella solita rincorsa alla reintegrazione delle pro-
teine. Non hanno ancora capito che la carne non deve essere reinte-
grata nel modo più assoluto, e che il peggior cibo per l’umanità sono
proprio le proteine concentrate, e, in modo particolare, quelle cosid-
dette nobili.
La rincorsa al mangiare, al mangiare sbagliato, al mangiare proteico,
alla cosiddetta supernutrizione, è fattore causativo del soprappeso,
uno dei peggiori sintomi che affliggono l’umanità odierna.
L’obesità è visibile già tra i bambini delle scuole materne e tra i ra-
gazzi delle elementari.
Devono dire grazie a chi ha imposto loro gli omogeneizzati, il latte,
il pane e mortadella e le bibite zuccherate e gassate.
Sarebbe il caso di smangiare, di smaltire, ma sappiamo come sia la-
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borioso e difficile ridurre il peso in modo corretto.


Tutte le diete dimagranti sono autentica offesa ai principi operativi
del corpo, e una colossale presa in giro per sprovveduti. Serve a que-
sto punto una preparazione da parte di genitori e insegnanti, prima
che la tendenza degenerativa in atto non abbia il totale sopravvento.
Consumare più proteine di quante il corpo necessiti, dissipa ener-
gie vitali nello sforzo successivo di liberarsi dei velenosi sottoprodotti
del metabolismo proteico, quali l’acido fosforico, l’acido solforico e
l’acido urico. Siccome il corpo umano è diversissimo da quello dei ca-
nidi e dei felini, non è attrezzato per disintegrare l’acido urico, esso
cerca con gran fatica e scarsi risultati di neutralizzare tale acido e ren-
derlo meno aggressivo, mediante elementi alcalini efficaci, tipo il cal-
cio. Ma l’acido urico rimane comunque in circolo come residuo e
finisce per originare fenomeni di gotta e per depositarsi nelle giun-
ture, causando sviluppo di artrite.
I medesimi sottoprodotti acidificanti accelerano la demineralizza-
zione ossea, con trasferimento di calcio vivo (osseina) dalle ossa ai
tessuti molli come le arterie, causando da un lato osteoporosi e dall’al-

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

tro arteriosclerosi, come le lenti ottiche, causando cataratta, come il


sistema urinario, formando calcoli renali, come la pelle, formando
rughe, come i giunti, causando osteoartrite.
La struttura ossea, tributaria di tutti questi trasferimenti, diviene
alla fine più porosa e tendente a fratture spontanee, a piegamento
della spina dorsale. Un prezzo altissimo da pagare. Quasi un monito
divino a non procedere in quella via, almeno per chi crede nella sag-
gezza della creazione.
Il corpo umano non è in grado di utilizzare proteine nobili o non
nobili in modo diretto.
Le proteine sono pure tossiche per il corpo. Esso deve prima de-
comporle in aminoacidi (23 in tutto, e 9 considerati essenziali in
quanto non fabbricabili dal corpo stesso).
Una dieta basilarmente fruttariana assolve in modo perfetto a tale
compito.
La carota cruda soltanto fornisce ben 21 degli aminoacidi e ben 8 di
quelli essenziali, tutti pronti per l’uso. Gli atomi nei cibi naturali sono
vivi e organici, e costituiscono materia prima eccellente per rico-
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struire e risviluppare rapidamente un corpo libero da problemi. Esi-


stono oggi ottime centrifughe per produrre succo vivo di carote a
milioni di ettolitri e per rivitalizzare e proteinizzare la gente ai giusti
livelli basso-proteici, ed esistono campi infiniti dove coltivarne ton-
nellate, al posto delle distese sterminate di mais destinato alle bestie
da macellare, mais che è fonte di gravi inquinamenti delle falde acqui-
fere. I vari diserbanti, la micidiale azidrina, i fertilizzanti chimici che
stanno impoverendo e rovinando irrimediabilmente le fertili pianure
del mondo, devono essere bloccati e messi fuori legge se vogliamo che
i campi non muoiano del tutto. La cultura del mais, finalizzata alla
bistecca, sta anche provocando la deforestazione selvaggia della fore-
sta amazzonica.
Questa è una pazzia totale, un suicidio collettivo dell’umanità, una
immane catastrofe.

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Alimentazione naturale

30. GLI ALLEVAMENTI DI GIRINI E RANE,


DI CONIGLI E STRUZZI

I tormenti e le torture nei riguardi delle povere bestiole non finiscono


mai. E non finisce di sbalordire la stupidità umana di cercare testar-
damente sostanza nutritiva nelle direzioni sbagliate. La rana, al pari
forse della piccola lucertola nostrana, è un animale simpaticissimo,
meritevole di particolare protezione. È dotata di un senso musicale
eccezionale che le permette di inscenare cori perfetti che risuonano
dovunque c’è dell’acqua e dell’umidità. Le rane sono gli animaletti
preferiti dei nostri bambini, molto più dei cani e dei gatti. Pianificare
e preannunciare lo sviluppo di nuovi allevamenti per la produzione
e la commercializzazione di carne di rana, quasi si trattasse di una
prospettiva di sviluppo e di arricchimento dell’economia nazionale, è
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

davvero cosa da far accapponare la pelle.


La sorte malaugurata che ha coinvolto bovini, equini, suini, ovini,
gallinacei, palmipedi, assegnando a ciascuna categoria sistemi speci-
fici di allevamento moderno, a base di strutture metalliche smonta-
bili e componibili, di metodi di crescita cosiddetti razionali, di
mangiatoie riempite di farine ossee di altri animali e integrate con
farmaci e vitamine sintetiche e integratori minerali e ormonali, di
spazi incredibilmente ridotti e superaffollati, di sistemi di tortura in-
dicibile basati sulla illuminazione continua per favorire l’ingozza-
mento continuo e lo sviluppo più rapido del peso, di sistemi di
macellazione in serie e alla svelta prima che appaiano i segni del can-
cro, sta ora riguardando categorie prima trascurate o impensate. I pia-
nificatori e i designer della morte in batteria stanno dunque lavorando
a pieno ritmo. Altre specie sono là pronte a diventare prossimo og-
getto del desiderio. Un allevamento di struzzi fa guadagnare enormi
quantitativi di denaro. Ma pure le rane, così piccole e inermi, pare
promettano assai bene. Chissà poi i loro piccoli girini neri, teneri e
privi di ossicini, che in pochi giorni sviluppano le zampette nelle va-

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

sche dei ragazzi. Il loro prezzo potrà andare sicuramente alle stelle. E
chissà quali sostanze interessanti ci saranno in quelle carni nuove. Sa-
remo magari in grado di saltare allegramente e di captare a queste
nuove razze i segreti del loro entusiasmo e della salute che ormai scar-
seggia in noi umani disumanizzati. Anziché procedere ad un auspica-
bile urgentissimo ravvedimento, stiamo affondando e precipitando in
caduta libera verso il buio più nero.
Ce n’è abbastanza per cancellarci dall’elenco di questo tipo di genere
umano col quale non ci sentiamo di avere nulla da spartire, nemmeno
un semplice dialogo.
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Alimentazione naturale

31. RIPRISTINARE E RILANCIARE PITAGORA

U na delle maggiori differenze tra l’uomo e il bue è che il bue non


sente la necessità di ricercare se stesso nel passato della sua sto-
ria. Probabilmente non ne ha nemmeno il bisogno. Il bue si limita a
seguire in modo rigoroso le tendenze, le preferenze, i gusti, l’istinto
della sua specie, a patto di essere libero di esprimersi e di vivere. Il bue
sa accontentarsi e sa vivere davvero alla giornata.
L’uomo invece, non potendo contare gran che sull’istinto, ha biso-
gno di trovare dei riferimenti e dei segnali nel suo passato. Gli muo-
iono i nonni, gli scompaiono i genitori, gli vengono a mancare gli zii,
si interrompono i contatti coi vecchietti, frettolosamente collocati
nelle case per anziani o finiti anzitempo sotto una lapide, e si rende
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

conto improvvisamente di non aver parlato abbastanza con loro, di


non averli interrogati e intervistati, di non averli spremuti a fondo, di
non aver chiesto loro chi erano i loro padri e i loro nonni. Gli muo-
iono mamma e papà, e il dolore, lo sconforto, la disperazione, sono
troppo grandi e prevalenti su tutto il resto. Troppo grandi per pensare
alla grave perdita culturale che sta compiendosi parallelamente ai tri-
stissimi distacchi dai nostri cari. E alla fine ci si ritrova con mille do-
mande mai poste e con mille interrogativi che non potranno più
ricevere risposta ed essere magari ritrasmessi ai propri figli. Ci si ri-
trova distrutti dalla nostalgia, e con in mano un pugno di mosche, un
peso sullo stomaco, qualche vecchia foto e niente di più.
E ti viene voglia di morderti le dita, di maledire la tua stupidità e le
tue imperdonabili trascuratezze. Almeno i nobili riescono ad andare
indietro per diverse generazioni e per diversi secoli, e persino a rac-
contare caratteri ed episodi delle loro casate.
La loro storia e le loro vicende familiari stanno pure scritte nei libri.
Ma per la gente comune le sole fonti sono quelle dei propri cari. Esi-
ste sì l’araldica per i cognomi popolari, ma è qualcosa di generale e di

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

freddo, e non può certo darti la soddisfazione di conoscere uno per


uno chi ti ha preceduto.
L’uomo, dicevamo, ha una irresistibile attrazione verso il suo passato.
Immaginiamo ora di poter creare un collegamento magico non col
proprio amatissimo padre, o nonno, o bisnonno, non con un nostro
avo di uno o di dieci secoli fa, ma addirittura di 25 secoli fa.
Proviamo a creare un contatto extratemporale col nostro grande
maestro Pitagora, colui che ha illuminato tutta la cultura umana dal
VI secolo a.C. in poi, lungo i fasti irripetibili della Magna Grecia, le
grandezze e le nefandezze della Roma imperiale, lungo le notti fonde
del Medioevo, illuminate dagli scritti di Pitagora che andavano a
fuoco, e persino da intere grosse biblioteche date alle fiamme dal fa-
natismo religioso e dalla inquisizione ecclesiastica, lungo il Rinasci-
mento e fino ai giorni nostri.
Dopotutto non è una scorribanda nella fantasia. È successo appena
ieri. Basta andare a Crotone in Calabria. Ci sono ancora le pietre e i
segni della scuola fondata da Pitagora.
Orbene, questo cippo, questo punto di riferimento che nessun in-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

cendio papale ha mai potuto cancellare ed offuscare, ha un valore ine-


stimabile per ogni essere umano, e soprattutto per i bambini e i
giovani che si apprestano ad affrontare una vita non sempre facile e
liscia.
Abbiamo perso sì mamma e papà, ma in compenso possiamo ritro-
vare l’antico nostro padre, che dedicò metà della sua vita ad appren-
dere ed imparare, ad assorbire come una spugna tutte le grandi culture
anteriori (egizie, mesopotamiche, ebraiche, indiane, cinesi), e l’altra
metà a insegnare e a trasmettere con somma maestria e generosità, ai
giovani più bravi e più portati al sacrificio e al piacere dello studio,
tutto il suo preziosissimo sapere.
Pitagora assommava in sé dati, concetti, idee, sensazioni, esperienze,
documenti, storie, parabole, echi, vibrazioni, che non erano solo
quelle del suo celebre maestro Talete e quelle dei suoi tempi, ma
anche quelle di altri cinque o dieci millenni di civiltà umana prece-
dente, che nessun altro studioso aveva pensato di raccogliere, o aveva
potuto raccogliere. La sua personalità affascinante e umile, sempre
disposta ad ascoltare e ad apprendere con attenzione, le entrature e le

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Alimentazione naturale

raccomandazioni dei tanti maestri che lo conoscevano, costituirono


un lasciapassare unico per le sue peregrinazioni culturali e scientifi-
che nelle capitali dell’era antica. Pitagora è l’anello mancante che, se
non agganciamo e non ripristiniamo, se non ristudiamo e non ricom-
prendiamo, ci tiene staccati irreparabilmente dalle nostre lontane ori-
gini così ricche di misteri da chiarire.
Conoscere Pitagora è dunque un obiettivo non solo obbligato ma
anche estremamente fecondo e stimolante.
L’unica sua opera scritta, I Versi Immortali, sfuggita miracolosa-
mente alla dissennata e imperdonabile furia incendiaria della chiesa
cattolica romana, rappresenta non solo un cimelio di infinita prezio-
sità, ma anche una sintesi del suo messaggio al mondo. Un manuale
di cosa fare e non fare, di cosa dire e non dire, di cosa pensare e non
pensare. Un testo sintetico che risulta valere mille volte di più dei pur
semplici teoremi matematico-geometrici che ogni studente conosce.
Facciamo in modo di essere degni di questo nostro comune grande
antenato, che ci permette un balzo all’indietro nel tempo di 25 secoli,
scavalcando di ben mezzo millennio la storia del Cristianesimo delle
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

origini, senza alcuno scopo concorrenziale, visto che Pitagora era nato
non 5 o 10 anni, ma addirittura 500 anni prima di Gesù.
Esiste una crescente tendenza a riguardare il nostro passato, a fre-
quentare mostre d’arte e musei, a spingere scolaresche e gruppi di stu-
dio verso i tesori antichi che ci circondano.
C’è da sperare che i giovani rivisitino più da vicino Pitagora e che
apprendano e commentino a scuola e a casa i suoi versi, riga per riga,
anziché ipnotizzarsi sui soliti vacui e diseducativi programmi del
mezzo televisivo.
Non ne facciamo una nuova religione, non chiediamo segni o posi-
zioni particolari delle mani, che darebbero fastidio persino a Lui, mae-
stro di pura e autentica fede laica, ma è giusto pretendere un
momento di massima attenzione e concentrazione, una adeguata di-
sposizione mentale e spirituale, nella lettura dei Versi Immortali.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

32. I VERSI IMMORTALI DI PITAGORA

P rimo onora gli Dei immortali, come la legge richiede.


Poi riverisci i tuoi eroi.
Poi venera le divinità scomparse, i defunti.
Poi onora i tuoi genitori e i tuoi bambini.
Tra gli altri sii virtuoso coi tuoi amici.
Adotta parole gentili e significative.
Evita di offendere i compagni che non gradisci.
Sopporta tutto, tutto quello che puoi.
Tieni bene in mente che devi saper controllare le tue abitudini.
Prima pensa a nutrirti, poi a dormire, poi al divertimento.
Non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Onorare te stesso è un grande compito.


Pratica la giustizia nelle parole e nelle azioni.
Abituati a non agire mai sconsideratamente.
Non scordare che la morte è riservata a tutti.
E che tutte le cose gradevoli in tuo possesso devono essere lasciate
a chi verrà dopo di te.
Accetta qualunque cosa e qualunque sofferenza che gli Dei ti riser-
vano.
Accetta con pazienza e senza lamenti qualunque cosa ti colpisca.
Rilassati nella misura che ti è possibile.
Rifletti sul fatto che il destino non dà nemmeno a chi è buono e
meritevole.
Ricorda che il linguaggio della gente è mutevole, talvolta parla bene
e tale altra male.
Dunque non allarmarti, e non farti sviare dai tuoi giusti obiettivi.
Se falsità e calunnie giungono alle tue orecchie, sopportale con pa-
zienza.
Svolgi le cose che ti dico in piena fiducia.

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Alimentazione naturale

Non permettere che alcuno ti imbrogli con discorsi o atti disonesti.


Non fare e non dire quello che non è il meglio.
Prima di agire pensa ai risultati stupidi che potresti procurare.
Agire sconsideratamente fa parte della pazzia.
Intraprendi opere che non implichino un successivo pentimento.
Non andare oltre quello che sai: studia e impara.
Impara le cose che ti servono e così crescerai felice nella vita.
Non affrontare con ansia i problemi del corpo.
Misurati nel mangiare e nel bere e nell’esercizio del tuo corpo.
Per misura intendo che non subentri alla fine una pena.
Segui chiare abitudini di vita, e non essere lussurioso.
Evita di suscitare invidia.
Non essere mai prodigo nel momento sbagliato o quando non sai
cosa è appropriato fare.
Non mostrarti avaro: la via di mezzo può essere la migliore.
Non lasciarti chiudere gli occhi dalla pigrizia.
Pensa tre volte sulle tue azioni fatte.
Dove ho peccato? Cosa ho fatto? Quale dovere non ho rispettato?
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Rivedi le tue azioni, dalla prima all’ultima.


Se hai errato, rattristati e pentiti nel tuo spirito, ma gioisci pure per
le azioni buone e giuste.
Ripeti le buone azioni con zelo e industriosità, e abituati a ripeterle
con gioia.
E col tempo imparerai a percorrere il cammino della virtù divina.
Giuro in nome di chi ha messo nella nostra anima i quattro elementi
Che egli è l’iniziatore della Natura eterna. Ma ora comincia il tuo
compito.
Dopo aver implorato la benedizione degli Dei, tienila stretta.
Presto riconoscerai gli Dei e la presenza divina negli uomini mortali.
Le esistenze individuali, come ogni cosa, passano e ritornano.
Poi vedrai quello che è vero: come la natura in tutti gli esseri è quasi
uguale.
Così potrai evitare di sperare ciò che è senza speranza e di possedere
ciò che ti sfugge.
Gli uomini dovranno riconoscere i dispiaceri da essi creati e pren-
dersi piena responsabilità delle proprie azioni.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Vedono l’infelicità e la sfortuna, e non il bene che sta di fronte a loro.


Non sentono niente: pochi sono quelli che si sanno risollevare dalla
miseria umana.
Questo è il Fato che accerchia l’umanità a spire circolari.
Corrono di qua e di là in una sofferenza senza fine.
Perché sono seguiti da una sinistra compagna che è la disunione e
la divisione tra loro.
Non notata essa li agita e vola intorno a loro.
Padre Zeus, libera tutti gli uomini dal loro grande soffrire.
E fatti sentire dentro il Genio, che è la loro guida.
Non temere, poiché i mortali sono razza divina.
A chi (se non a loro) la santa Natura ha rivelato e dimostrato ogni
cosa?
Dovunque tu sia (in qualunque luogo e in qualunque tempo) tieni
a mente il mio insegnamento.
Perché io ti guarirò e tu rimarrai protetto dalle cattiverie.
Evita cibi proibiti e rifletti sulla pulizia soprattutto interna del tuo
corpo.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Libera e salva il tuo spirito.


Lascia che il dono divino della ragione sia la tua più alta guida.
E quando ti separerai dal corporale e ti librerai nello spirituale.
Allora sarai immortale e indistruttibile, una divinità, non più un
umano.

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Alimentazione naturale

33. TUTTA LA VERITÀ IN UNA PAGINA

H o sempre coltivato particolare simpatia per la sintesi e per l’es-


senziale delle cose, anche se devo poi spesso arrendermi alla ne-
cessità di chiarire meglio, di spiegare nei dettagli, di dilungarmi.
Non posseggo di sicuro alcuna soluzione magica ma, in tutta umiltà,
proverò ad elaborare le migliori strategie possibili, sulla base di quanto
la scienza igienistica naturale e la mia personale esperienza sono in
grado di offrire.
Mi è anche stato richiesto da più parti l’approntamento un manuale
agile e sintetico, di una ventina di pagine più o meno, per spiegare in
poche parole chiare e semplici quello che bisogna fare in concreto, e
quello che non bisogna fare in concreto, per stare bene oggi, domani
e per tutto il resto dei nostri giorni, sulle basi della fondamentale pre-
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messa che tutti vogliono vivere il più a lungo possibile stando sempre
bene dal primo all’ultimo giorno.
La tentazione di dire tutto non in venti pagine ma bensì nell’arco di
una manciata di fogli è grande e voglio provarci. Non farò un freddo
elenco di cibi ma una sintesi di principi e di regole basilari da adot-
tare. Diciamo, una dozzina di concetti e di regole fondamentali.
Questi 12 punti vanno dunque sottolineati o colorati con un evi-
denziatore, e rappresentano la mia risposta a chi mi chiedeva un ma-
nuale sintetico.
Estrapolati dal testo che li ospita, possono servire da autentico Ma-
nuale di pensiero e comportamento igienistico-naturale.
1 - RIVEDERE LE PROPRIE CONVINZIONI ERRATE ED ISTRUIRSI EX NOVO-
L’UOMO È VEGETARIANO PER DISEGNO E PROGETTO DELLA CREAZIONE
Dimentichiamoci tutto quello che sappiamo, facciamo una bella la-
vata generale del cervello e rendiamoci disponibili e ricettivi ad ap-
prendere ex-novo tutto dalla A alla Zeta, sui comportamenti e sui cibi
corretti da inserire nella nostra vita quotidiana. Mettiamoci bene in
testa che siamo dei primati, esseri dotati di un particolare disegno fi-

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

siologico e di particolari organi. Anche le scienze anatomiche e antro-


pologiche confermano in modo inequivocabile, senza ombra di dub-
bio, che l’uomo è un essere fruttariano-vegetariano crudista. Pertanto
sarà obbligatorio cibarsi esclusivamente coi cibi stabiliti dal creatore
per la specie umana, ossia coi cibi della specie.
Evitando in ogni caso i cibi proibiti e dando assoluta preminenza
alla pulizia interna del corpo, come raccomandato dal gran maestro
Pitagora.
2 - ALLINEARSI ALLE ESIGENZE DEL NOSTRO ORGANISMO
Per quanto sembri difficoltoso comportarsi in modo coerente e con-
forme al nostro disegno originario, è assolutamente indispensabile al-
linearsi alle caratteristiche ed alle esigenze biologiche del nostro
organismo fisico, della nostra mente e persino della nostra anima, e di
rispettare in modo rigoroso alcune regole di base.
3 - CONOSCERE SE STESSI E RISPETTARE IL PROSSIMO (ANIMALE ED UMANO)
La regola fondamentale è quella di conoscere sé stessi, di rispettare
il prossimo, di rispettare ogni creatura del creato, soprattutto gli ani-
mali più dilaniati e offesi, quelli più meritevoli di tutela. Traete pure
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

dalla vita il massimo vantaggio, la soddisfazione, il divertimento, fa-


cendo però attenzione che tutto ciò non avvenga mai a scapito e a
sfruttamento del prossimo. Ben vengano dunque le speciali capacità
innate od acquisite, le opportunità e le circostanze favorevoli, la dea
bendata, a patto che siano sempre accompagnate da adeguate dosi di
umiltà e di generosità verso gli altri.
4 - DARE PRIORITÀ E PRECEDENZA ALLA SALUTE
Mettere sempre al primo posto la salute, riflettendo sulle parole
eterne di Herofilo.
5 - EVITARE GLI STRESS E I RUMORI FASTIDIOSI
Optare per la tranquillità e il buonumore, stare il più possibile in ar-
monia con se stessi e il prossimo, fare cose che ci piacciono e che pro-
ducano utilità, evitare gli stress e le imposizioni, stare il più possibile
lontani dai cattivi pensieri, dai rumori delle musiche offensive dei
timpani, dai botti, dagli assordanti brusii delle autostrade e delle
grosse città, dai micidiali rintocchi di campane che impediscono di
ascoltare i suoni e i motivi della natura, che inibiscono e interrom-
pono il canto di uccellini multicolori, i cori incredibili e divini di

119
Alimentazione naturale

grilli, rane e cicale, tutti esseri inventati da Dio, mentre nessuna cam-
pana di sicuro è di ideazione e provenienza divina.
6 - METTERE L’ARIA BUONA DAVANTI A QUALSIASI CIBO
Fare in modo di poter disporre in ogni momento di aria buona e ab-
bondante e respirabile, di aria soggetta al miracoloso ricambio operato
dal fogliame degli amici alberi.
Niente sigarette e niente fumi, niente frequentazione di ambienti
chiusi e affollati, finestre il più possibile aperte o almeno socchiuse e
mai totalmente chiuse neanche d’inverno nelle aule scolastiche e
nelle camere da letto. Senza cibo sopravviviamo per settimane, men-
tre senza aria cessiamo di vivere in meno di cinque minuti, e senza
aria fresca e sana deperiamo senza accorgerci. La quota minima di so-
pravvivenza sana per chi sta in una stanza per ogni singolo individuo
è stata calcolata in 75 metri cubi/ora di aria pura, ovvero di 1500
metro cubi/ora per una classe di 20 ragazzi.
Nessuna meraviglia che gli studenti saltino fuori a mezzogiorno
dalle aule pallidi e nervosi dopo un trattamento intensivo e indeside-
rato a base di aria viziata, già respirata da altri e satura dei veleni di
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scarico dei troppi organismi rinchiusi nelle aule.


7 - INSERIRE L’ESPOSIZIONE SOLARE, L’ESERCIZIO FISICO, IL BUONUMORE TRA
I FATTORI BASE DELLA SALUTE
È stato calcolato che ogni vivente dovrebbe stare nudo al sole per
almeno mezz’ora al giorno, non tanto per la tintarella quanto per
l’assorbimento di energia e di vitamina D per il sistema osseo. Sic-
come gli impegni di lavoro, i giorni privi di sole, le stagioni fredde,
ci impediscono di rispettare al meglio tale regola, diventa importante
farsi una riserva di energia elettromagnetica solare ogni qualvolta ci
è concesso. Anche esposizioni parziali di viso e braccia hanno qual-
che valore.
Sono invece da evitare le dannosissime lampade abbronzanti.
L’esercizio fisico intenso o rilassato, meglio se non competitivo, so-
prattutto il camminare, il nuotare, l’andare in bicicletta, il dedicarsi
ai lavori dell’orto, la ginnastica a corpo libero, la danza, le posizioni e
la respirazione yoga, sono tutte scelte ottimali e necessarie. Tengono
in accelerazione costante e funzionale il cuore e danno profondità e
ritmo alla circolazione soprattutto a livello dei vasi capillari.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Non scordarsi mai di sorridere e di prendere la vita con filosofia. Se


il bambino sano ride e scherza in media 400 volte al giorno, non è
giusto e non è salutare che l’adulto lo faccia soltanto 15 volte.
8 - SCEGLIERE L’ACQUA LEGGERA
Non siamo grandi bevitori di acqua, salvo nelle emergenze. In ogni
caso vanno meglio le acque più leggere e più scarse di ioni minerali,
quali l’acqua piovana filtrata e l’acqua da neve o da nevaio. In America
c’è attualmente una rincorsa anche di tipo commerciale all’acqua da
iceberg, debitamente imbottigliata e venduta a peso d’oro. Chiaro poi
che anche la più modesta acqua da rubinetto resta la migliore risposta
alla sete, rispetto qualsiasi bevanda imbottigliata. L’uomo, ricordiamo-
celo, è un grande consumatore di acqua naturalmente distillata e priva
di minerali duri e non assimilabili, di acqua biologica, vale a dire accom-
pagnata dalle sostanze magiche che la natura ha messo assieme per noi,
soppesando col misurino e coi dosaggi perfetti le quantità di proteine
(che devono sempre essere pochissime per mantenerci in massima
forma), di minerali, di vitamine, di carboidrati o zuccheri naturali.
Le uniche fabbriche che ci garantiscono tale prezioso liquido sono
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l’albero da frutta e la pianta fruttifera (cetriolo, melone, anguria,


zucca, pomodoro, melanzana e simili), mediante i frutti maturi al
punto giusto e carichi di linfa vitale arricchita dai raggi solari, un con-
centrato inimitabile di forza biochimica e di forza elettromagnetica.
Se la nostra dieta includerà adeguati pasti di frutta e verdure succose
ed acquose, non ci saranno grandi stimoli a bere altre cose, e neanche
a bere litri d’acqua come prescritto con faciloneria da un certo tipo di
alimentarismo parascientifico. Provare per credere.
9 - OPTARE SEMPRE PER IL CIBO DELLA SPECIE
Ricordarsi che ogni specie vivente ha un suo cibo di spiccata e na-
turale preferenza, un cibo elettivo determinato dalle intenzioni e dal-
l’estro del creatore, o anche se vogliamo dagli sviluppi evolutivi.
Un cibo ideale, in grado di nutrire al meglio, in modo integrale e
perfetto e privo di carenze e di effetti collaterali negativi, quel tipo di
organismo. Nutrire impegnando al minimo le delicate strutture dige-
stive ed intasando al minimo il tubo digerente.
Un cibo impegnante al minimo livello le nostre energie fisiche, chi-
miche, mentali, nei delicati processi digestivi-assimilativi.

121
Alimentazione naturale

Ricordarsi che un cibo di qualità non si classifica e non si valuta in


base ai contenuti numerici teorici ed astratti delle sostanze nutritive
in esso contenute, quanto in base ai suoi indici di digeribilità, di assi-
milabilità, di non tossicità, di non leucocitosità.
Tutte le tabelle esistenti al mondo, esposte con pompa e prestigio
sulle bacheche degli studi pediatrici e sanitari, sono quanto di peggio
si possa proporre alla gente. Prive di senso, di logica, di valore, e sem-
pre riferite poi a cibi allo stato crudo, il quale è estremamente diverso
dallo stato cotto, o meglio delle decine di stati di cottura possibili.
Che senso ha dire che le cervella di suino hanno tot fosforo e tot
zinco, e che i testicoli del toro contengono vitamina E accompagnata
da abbondanti aminoacidi?
Perché non inserire anche il contenuto dello sperma umano, parti-
colarmente ricco di ormoni e di fattore vitaminico, oppure il sangue
rappreso di bambino, carico di enzimi? Non si venga a dire che fa
senso. Per gente che arriva alle eclatanti brutture di cui sopra, nulla
può essere più vietato.
Per maiali e cinghiali il cibo della specie sono i tuberi crudi, le pa-
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tate, le pannocchie, le ghiande, i tartufi. Per i grandi animali della


giungla, tipo elefanti, rinoceronti, ippopotami, bufali, giraffe, zebre,
antilopi, gazzelle, oranghi, il cibo della specie sono frutti, erbe, ce-
spugli. Per i felini e le iene, nonché per le belve feroci della foresta,
il cibo della specie sono purtroppo gli animali erbivori, insidiati e tor-
mentati a vita da questi predatori assetati di sangue.
Per l’essere umano, il cibo della specie è principalmente la frutta
dolce e non dolce, la frutta secca, le radici eduli, le foglie verdi, i ger-
mogli e i semi.
Via dalla testa la cosiddetta sostanza, la carne, il latte e il formaggio,
le uova, i pesci.
Via dalla testa l’idea falsa del mangiare un po’ di tutto. Via dalla testa
le proteine, da sempre nemiche giurate della salute per i loro effetti
acidificanti e per gli altri gravi danni che causano all’organismo
umano. Via ancor più dalla testa tutti i cibi concentrati. Trattasi di una
autentica mazzata che diamo al nostro organismo, il quale ha bisogno
di cibi diluiti nella loro originale acqua biologica e integri nelle varie
componenti. L’errore concettuale più grave e grossolano che tutti

122
I - Alimentazione, salute, spiritualità

fanno regolarmente sta nel valutare il cibo in base al contenuto che


esso presenta da un punto di vista quantitativo e chimico. Più cose ha
un determinato alimento, più ricco è, più sostanzioso è, più concen-
trato è, e maggiore sarà la considerazione e l’interesse nei suoi riguardi.
Il latte di mucca ha tanto calcio? Evviva, esso risolverà la nostra in-
tensa richiesta di materiale alcalinizzante e antiacido. Il sangue della
bistecca di manzo e di puledro hanno tanto ferro? Bene, essi soddisfe-
ranno la nostra necessità di quel minerale. Tanto più che quel ferro è
in forma concentrata, che chiameremo eme, mentre il ferro delle fo-
glie verdi è in forma non-eme, meno concentrata, meno nobile.
Un po’ come nelle proteine della carne. La carne ha tutte le pro-
teine nelle forme più concentrate?
Chiamiamole allora nobili. Figurarsi se mi vado a cercare la pro-
teina povera nell’uva o nel melone.
Il pesce contiene acidi grassi polinsaturi concentrati? Diamogli pure
una accezione nobiliare, una etichetta distintiva, un marchio doc. An-
ziché acidi grassi polinsaturi, che si trovano poi dovunque in natura,
li denominiamo pomposamente Omega 3 e il gioco è fatto. Ci saranno
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moltitudini di sprovveduti e di vegetariani poco convinti pronti a sen-


tire la mancanza di tale principio nutritivo.
Questa è la volta buona che lasciamo finalmente tutte le verdure e
tutta la frutta ai conigli e alle pecore, com’è giusto che sia, dirà l’as-
sociazione dei taglia-cadaveri e dei macellatori. Ma le cose non stanno
affatto in quei termini.
Ricordiamoci che il cibo, per definizione e per logica, è qualsiasi so-
stanza organica non velenosa, non eccitante, non dopante, che l’or-
ganismo è in grado di trasformare nella propria struttura cellulare.
Gli elementi del cibo che il corpo utilizza sono gli aminoacidi, i car-
boidrati (amidi e zuccheri), i grassi, i minerali, le vitamine. Ma nes-
suno di tali elementi, in forma isolata o concentrata, è in grado di
sostenere la vita o la crescita. È la complessità e la completezza del
cibo, nonché la sua integrale o almeno approssimativa naturalezza,
che determinano la sua abilità a sostenere la vita.
Ogni sostanza su questa terra è cibo oppure veleno per il corpo
umano. I cibi naturali tipo frutta, noci, semi, radici, foglie verdi, sono
tutti nutrienti, dotati dei fattori essenziali nelle giuste proporzioni, e

123
Alimentazione naturale

non nelle proporzioni concentrate e nobilitate ad arte dalla cultura


carnivorista.
Le etichettature tipo Omega 3, eme-non-eme, proteina nobile, sono
tutti specchi per allodole e allocchi, autentici abra-catabra per acca-
lappiare i gonzi, poco importa se arrivano da titolare di cattedra uni-
versitaria o da un qualsiasi ciarlatano. La verità è che gli sprovveduti
credono di più alle sigle pompose e misteriose che alle spiegazioni
semplici e chiare dell’informazione scientifica. Se uno conosce dav-
vero la materia non ha bisogno di ricorrere a sigle strane, a foglie di
fico per addetti ai lavori, ad artifizi e trucchi che rivelano alla fin fine
la sua pochezza mentale o la sua scarsa trasparenza.
Abbiamo un corpo alcalino, e non possiamo permetterci di acidifi-
carlo con latte, formaggio, uova, carne, cibi-spazzatura, cibi conser-
vati e cibi cotti, questa è la realtà da affrontare con le proprie
argomentazioni. Ogni alimento diverso da frutta e verdura allo stato
naturale (non trattato, non modificato, non irradiato, non cotto, non
congelato), diventa un non-cibo, un cibo che si comporta da appor-
tatore di calorie grossolane e pericolose (di sostanze macro-nutrienti),
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un cibo che cede dette calorie all’istante ma che estrae e ruba con-
temporaneamente dal corpo, nell’atto delicatissimo della digestione-
assimilazione, le preziose sostanze micronutrienti che ogni alimento
devitalizzato non possiede (vitamine, minerali di traccia, enzimi). La
stessa medesima cosa succede con tutti i cibi e le bevande stimolanti,
eccitanti, piccanti, salate e zuccherate oltremisura, e con quasi tutte
le belle confezioni colorate, plastificate, profumate che occupano gli
scaffali dei supermercati.
Vorremmo qui fare una affermazione importante, ovvero che la frutta
è il cibo più ricco di proteine
nobili e nette e commisurate alle reali necessità dell’uomo.
Quale senso e quale valore può avere infatti il sovraccaricarsi di pro-
teine che non sono poi assorbibili ed utilizzabili, e che non sono alla
fine nemmeno eliminabili con facilità? Nessuno.
Ed è quello che succede esattamente ai mangiatori di sostanza ani-
male. Per noi, essere ricchi di proteine significa contenerne nella giusta
misura minima assimilabile, quella misura che non provoca fenomeni
deleteri e sballanti quali l’acidificazione del sangue.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Non per niente la frutta è la base delle diete basso-proteiche recla-


mate a gran voce dai filosofi e dai medici saggi dell’antichità, illumi-
nati dal gran maestro Pitagora.
Abituiamoci dunque a considerare la frutta come cibo ricchissimo
non solo di vitamine, di minerali, di zuccheri pregiati e perfetti, ma
anche ricchissimo di proteine.
Del resto è logico pensare che ogni essere vivente, incluso le piante,
vivendo in una atmosfera composta per l’80% da azoto, sappia auto-
azotarsi, e sappia auto-dotarsi dell’elemento N (nitrogeno o azoto) che
caratterizza, in associazione con l’idrogeno, tutte le sostanze proteiche.
10 - NON PRETENDERE LA PERFEZIONE MA AVVICINARSI ALMENO AD ESSA
Nessuno al mondo è perfetto. Nessun uomo al mondo potrà dire di
non avere mai bevuto un tè, un caffé, un bicchiere di vino, una tazza
di caffelatte, un’aranciata gassata e dolcificata, un succo di frutta con-
servato, svariate pizze, innumerevoli piatti di pasta, un uovo, una bi-
stecca e un pesce.
Lo schema comportamentale e culturale enunciato in questo ma-
nuale, le proposte nutrizionali ivi incluse, non sono forzatura vellei-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

taria e irraggiungibile, non sono ricerca di originalità e peccato di


presunzione, non sono voli pindarici o scivolamenti nell’inutile uto-
pismo. Non sono nemmeno una forma di perfezionismo.
Trattasi di un programma realizzabile in concreto da chiunque
abbia la voglia e la ferma determinazione di cambiare e di migliorare,
nel suo proprio interesse di oggi e di domani. Non è il caso di fasciarsi
la testa, di smontarsi e di straziarsi troppo se ci si accorge improvvi-
samente di aver sbagliato quasi tutto nella vita.
L’importante è capirlo e, a partire da questo istante di presa di co-
scienza, cambiare radicalmente percorso.
L’obiettivo d’ora in avanti sarà di massimizzare e ottimizzare l’uso
delle nostre facoltà di pensare razionalmente e di sentire profonda-
mente, di adottare nella pratica una linea coerente con le nostre ca-
ratteristiche di primati, di esseri il più possibile frugivori e crudisti, ma
soprattutto di esseri il più possibile pensanti.
La meta è quella di accostarsi quanto più vicino possibile al modello
perfetto, e di mantenersi su tali posizioni senza ricadute e senza crisi
di rigetto, e di inseguire costantemente la perfezione.

125
Alimentazione naturale

Le possibilità di compromessi accettabili sono infinite. Già il ridurre


il piatto di pasta al pomodoro da una volta al giorno a uno o due la set-
timana è un piccolo passo in avanti. Nessun compromesso è invece
possibile per i piatti al sangue e di urina rappresa. Lì serve davvero una
stroncatura immediata e assoluta, senza remore e ripensamenti, per la
salute e la bellezza del proprio corpo e della propria anima.
Come diceva Napoleone Bonaparte, Affidati a buoni principi, tutto
il resto sono dettagli.
11 - NON SI CALA DI PESO MANDANDO VIA I CHILI MA ELIMINANDO LA CAUSA
DI ACCUMULAZIONE DEI CHILI, CHE È COSA ESTREMAMENTE DIVERSA
Ho incluso questo dettaglio tra i principi base, per la vastità del pro-
blema e per la gravissima ignoranza che lo continua ad accompagnare,
con tutti i drammi che ne conseguono, soprattutto quando ne sono
coinvolti giovanissimi che dovrebbero sempre essere agili e sani come
schegge, e che invece già presentano i segni della degenerazione in
atto, senza che nessuno dia loro i mezzi e gli strumenti conoscitivi
per saltar fuori dal loro dramma.
Nessun pediatra al mondo, salvo quelli fortemente dissidenti e in
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

eroica lotta contro l’Ordine cui appartengono, che pure ci sono, è in


grado di aiutare i ragazzi già semirovinati.
Dopotutto è proprio la mancanza di conoscenza scientifica auten-
tica e, troppo spesso, di onestà professionale cristallina da parte del-
l’ambiente sanitario, pediatrico, nutrizionistico mondiale, incluso
Who, Oms, Nazioni Unite, Enti dell’Europa Unita, e chi altri vo-
gliamo, ad essere causa prima di diseducazione e di obesità, e non è
pensabile che in tempi brevi venga qualcosa di alternativo e di risol-
vente da parte di chi ha imperdonabilmente promosso e imposto per
anni alla comunità mondiale oceani di latte, montagne di carne, va-
langhe di proteine, tonnellate infinite di vitamine sintetiche e di in-
tegratori minerali, o da chi ha ignorato o tollerato fiumi di cole e di
bevande gassate, miliardi di bottiglie di vini doc e non doc, navi e tir
stracarichi di sigarette.
Sarebbe un miracolo mai visto e mai sentito, a cui non crederemmo
e non crediamo.
Mandare via più o meno rapidamente i chili in eccesso è pura fol-
lia, anche se si può capire l’umana debolezza, la voglia di un tocco di

126
I - Alimentazione, salute, spiritualità

bacchetta magica. Il peso in più è un sintomo, il grasso in più è un


sintomo, l’obesità stessa è un sintomo. Il sintomo è una manifesta-
zione evidente di irregolarità e di errori a monte che devono cessare
in modo drastico e immediato.
Sintomo significa manifestazione conseguente a qualcosa. Sintomo
vuol dire effetto evidente e toccabile. Anche il dolore è un sintomo.
Dolore e peso in più sono entrambe cose non piacevoli e non gradite.
Alla fine tutti vogliamo che scompaiano.
Ma la colpa non è del dolore in sé o del soprappeso in sé.
Inutile dunque scagliarci contro di essi. C’è un solo modo al mondo
per risolvere il problema in via definitiva e relativamente rapida, con
pazienza, costanza e determinazione. Ed è quello di concentrare ogni
sforzo e ogni attenzione ai motivi causativi del sintomo, dimentican-
doci del sintomo stesso.
Occorre focalizzare il cento per cento delle azioni sulle cause del-
l’appesantimento e modificare concordemente il sistema di vivere e di
mangiare, le scelte qualitative e quantitative dei cibi e le scelte com-
binatorie dei medesimi, nonché il rapporto tra energia immessa ed
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

energia consumata.
La cosa basilare è quella di abbandonare ogni fonte di grasso e di
proteina in più optando per le diete naturali basso-proteiche dove la
frutta e la verdura non cotte devono stradominare con l’integrazione
di qualche cereale valido come il miglio e il saraceno e l’avena, stando
alla larga da carni e formaggi e da cibi junk, da paste e pastine e cibi
zuccherati e salati, bevande stimolanti e gassate.
Ma la cosa da evitare davvero come la peste, sono i guru delle diete,
autentici pericoli pubblici in circolazione intensa e continua per le
sale convegni del mondo, accompagnati da montature pubblicitarie
indegne.
Elementi sinistri e mediocri che, dopo aver conseguito una laurea in
medicina, anziché procedere onestamente la propria strada professio-
nale o dedicarsi allo studio e alla ricerca, non trovano niente di me-
glio che offrirsi ignobilmente ai produttori di vitamine sintetiche e di
integratori minerali, alle catene di negozi pseudo-biologici e pseudo-
naturali e pseudo-salutistici, ai negozi-trappola-per-giovinastre e si-
gnore-sprovvedute, pronte e disposte a farsi circuire dagli ormai

127
Alimentazione naturale

celebri apostoli di turno, dalle diete a gruppi sanguigni e dalle diete a


zona che, tra un integratore e l’altro, prevedono persino cucchiaiate
di olio di pesce a tutte le ore.
Anche a noi ragazzi delle elementari anni 50 arrivavano in aula me-
dici forniti di damigiane di olio di fegato di merluzzo e dosi imposte
per ogni scolaro. Per fortuna l’esperimento non ebbe successo, anche
perché tale sostanza faceva talmente schifo da non potersi sopportare,
e ci avrebbe solo peggiorato ed accorciato la vita. Ed ora, nel 2007,
c’è gente incredibilmente disposta a farsi intrattenere ed abbindolare
da queste idiozie e da questi raggiri, da queste americanate di pessimo
gusto che rendono un cattivo servizio e una ambigua reputazione al
grande paese da cui provengono.
Tornando alla questione del sintomo, se questo concetto non ve-
nisse capito e condiviso al cento per cento, saremmo davvero nei guai.
E sarebbe inutile continuare persino la lettura del presente testo.
12 - NON SI BEVONO IN MODO ACRITICO LE FANDONIE E LE BARZELLETTE
SULL’AIDS E SUL VIRUS HIV PRESI DA ALTRI
Non esistono appestati-appestatori al mondo. Non sono mai esistiti
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

neanche nei lazzaretti di manzoniana memoria. Esistono persone che


si ammalano contemporaneamente e nello stesso periodo di morbi
derivanti il più delle volte da situazioni sanitarie impossibili e incon-
ciliabili con le esigenze minime di pulizia esterna e soprattutto in-
terna richieste dalla natura. In ogni caso esistono crisi interne
complesse e personalissime che ogni individuo assomma e gestisce, e
che non sono affatto trasmissibili e trasbordabili. Anche perché
ognuno è dotato di un suo sistema immunitario virtualmente impe-
netrabile. Questo non è un invito a coccolare ogni animale, ad acca-
rezzare e toccare il primo o la prima che passa. Può essere pure che
sia meglio concentrare tutte le attenzioni sulla propria compagna, per
chi ce l’ha. Ma è un ammonimento a non vedere nel prossimo, bianco,
nero o giallo che sia, o ricoperto di pelo o piume che sia, un appesta-
tore da schivare.
Sappiamo bene come milioni e milioni di cellule ci muoiano in con-
tinuazione ad ogni secondo, minuto, ora e giorno, della nostra vita.
Ciò fa parte della normalità fisiologica. Il corpo è dotato di strumenti
e metodi di recupero e di riciclo dei detriti cellulari riutilizzabili, non-

128
I - Alimentazione, salute, spiritualità

ché di globuli bianchi in grado di assorbire ed espellere le parti inu-


tili e dannose. È risaputo anche come una moria intensa e abnorme di
cellule, causata da spaventi-droghe-insonnie, che compromettono il
processo fisiologico di pulizia e riciclaggio, appesantisca e oberi di ex-
tralavoro e metta in crisi il sistema immunitario, impedendo ai leuco-
citi stanchi di far fronte alla sterminata massa virale interna di detriti
cellulari interni in arrivo, ed innescando un autentico collasso da in-
tasamento.
Dalla debolezza iniziale si passa all’esaustione e al soffocamento del
sistema, dato che le cellule continuano intanto a morire, parte per re-
gola e parte per l’aggravamento delle condizioni.
Trattasi della tipica crisi definita Aids, dove il colpevole non è qual-
cuno che dall’esterno ha trasmesso qualcosa, o dato sessualmente od
oralmente una sventagliata di qualche suo virus o detrito, ma il sog-
getto stesso, che ha mangiato e bevuto male, che non ha riposato, che
ha affrontato compiti fisici o sessuali di molto superiori alle sue pre-
carie forze ed energie, e che si è dunque appestato in proprio, e non
per colpa di altri che lo hanno reso tale.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Intanto però abbiamo sforato il limite propostoci del tutto in due-


tre fogli. Le pagine sono diventate sei o sette. Altra dimostrazione
pratica di come nessuno riesca ad essere mai perfetto.

129
Alimentazione naturale

34. MASSE MIEDES, MASSE PREDES, MASSE


COGOS, MASSE PISSIGHES

P er chi non ha familiarità con la lingua del popolo dei dintorni di


Udine, significa troppi medici, troppi preti, troppi cuochi, troppi
becchini. Carlo Marco, detto Markin, classe 1889, non ha certo biso-
gno di pubblicità e onori postumi. Non possedeva patente di artista in-
ternazionale, ma era localmente assai noto, tanto che la sua
fisarmonica ottocentesca fa tuttora sfoggio sul muro d’ingresso del
notissimo ristorante Al Grop di Tavagnacco. Da solo, o col socio d’arte
Arnést, si esibiva nelle osterie ed alle feste nuziali, con canzoni alle-
gre ed esilaranti che strappavano applausi e richieste di bis. Si trattava
di motivi allusivi e pepati, trasgressivi e scanzonati, tipo Tira la gamba
col trambài, dove il riferimento era il tram bianco che sferragliava
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

sulla linea Tarcento-Udine, e i cui alti gradini di accesso e discesa co-


stringevano le belle signore del tempo ad allungare o tirare la gamba
mostrando in modo inverecondo qualche eccitante caviglia, o Tin-
tine tintone, altro best seller dell’epoca, ricco di scene rocambolesche
e piccanti, con preti trasgressivi che ballavano in soffitta con signore
allegrette e un ritornello finale che faceva ninine voltiti, ninine vol-
titi col cul in su, che non serve nemmeno tradurre. Musiche e parole
che facevano netto contrasto coi tempi bigotti e sessuofobici di allora,
dove messe lunghissime e processioni religiose quasi giornaliere lungo
la via principale del paese si alternavano ai lugubri cori a basi di mor-
tem aeternam e Porta Inferi riservati ai cortei funebri, quasi a voler
aggiungere un sovraccarico di sofferenza e un greve extra fardello
gratuito di brividi e di ansie ai parenti dello scomparso, già troppo se-
gnati ed addolorati dalla scomparsa del loro familiare.
Era un mondo privo di distrazioni, di radio, di televisioni, di strade
asfaltate, di automobili. C’erano solo le campane, già allora animate da
costanti propositi timpano-distruttivi, e prive di critiche dato che
l’ecologia non era ancora nata. Ma almeno erano sprovviste di quelle

130
I - Alimentazione, salute, spiritualità

apparecchiature sostitutive ed amplificanti che oggi le rendono ancor


più micidiali per il disturbo della quiete pubblica e del divino silen-
zio naturale inventato dal creatore. Basterebbe che suonassero una
volta sola al giorno a mezzogiorno, o che rintoccassero le ore, la-
sciando da parte ogni altro velleitario scampanare per fini pubblicitari
e autocelebrativi, e nessuno più protesterebbe.
Nessuno riproporrebbe la battuta di Fisio, che non a caso abitò per
lunghi anni sotto l’allora pericolante campanile del paese. Dove ci sono
campane, ci sono le putte Ane, era una delle sue battute preferite.
Diciamo pure che lo scontro tra sacro e profano, tra piagnisteo e di-
leggio, tra lagna e spasso, era frontale e all’ordine del giorno. Si vi-
veva in paesini sottoposti a regime parrocchiale, dove reverendi,
pievani, sacrestani, nonzoli, campanari, perpetue, insegnanti di dot-
trina, avevano decisamente troppi pertugi per accedere e insinuarsi
nella vita intima e privata degli individui, condizionandone le scelte
e limitandone fantasia e libertà di pensiero ed azione. E sappiamo
quanto valore abbia la libertà anche ai fini della salute.
Occorreva dunque sdrammatizzare e liberarsi in qualche modo della
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

cappa oppressiva di quel tipo di clero figlio della famigerata e non


troppo trascorsa Inquisizione, sbarazzarsi dei dogmi e delle storture,
mediante lo sfogo liberatorio e giocoso delle canzonette da osteria.
Markin era un tipo pacifico e apartitico, ma stava chiaramente dalla
parte profana e laica, per il suo carattere ridanciano, oltre che per la
sua posizione artistica. Era anche visceralmente allergico all’acqua
santa. Don Mansutti, lo fermò un giorno accanto al sagrato della
chiesa e gli disse: Markin, cemut ise che un bon omp come te no si
viot mai a messe nancje di domenie?
No le hai cuintri di lui, sior plevan. E iè dute une question di lìques.
El merlot di Pieri di Grop lu sopuarti fin ai doi tais, ma e basten dome
dus gotes di aghe sante par dami ingirli e svigniment,
(Markin, com’è che un buonuomo come te non si fa vedere in chiesa
la domenica?
Non ce l’ho contro di lei, signor parroco. È solo una questione di li-
quidi. Il merlot di Pietro del Grop lo sopporto fino ai due bicchieri, ma
mi bastano due gocce di acqua santa per darmi capogiri e svenimenti).
E così, alla porta della chiesa, mio nonno preferiva regolarmente l’in-

131
Alimentazione naturale

gresso con la frasca che, a soli due passi di distanza, portava all’oste-
ria dei Del Fabbro.
Mio nonno era un elemento solare e semplice, e il conte Antonino
di Prampero, nelle sue passeggiate giornaliere, amava chiacchierare a
lungo con lui in strada ogni volta che lo incontrava, preferendolo ai
suoi amici di rango nobiliare. Aveva per tutti battute di spirito, sto-
rie divertenti, episodi boccacceschi da raccontare. Gli unici nemici
che aveva, a parte i clienti sfigati di Pagnacco e Martignacco ai quali
aveva rifilato o riciclato in modo disinvolto un carro di angurie troppo
mature o troppo crude l’estate precedente, erano le spine delle acacie
che affrontava giornalmente senza guanti protettivi, nel suo lavoro
di boscaiolo per i conti di Prampero.
Una mela, un sardellone alla brace con una fetta di polenta, e une
crodie di formadi, avvolte in carta stagnola e messe in tasca, più una
bella manciata di uva passa, e via per i boschi da mattina a sera. Era
forse anche una buona scusa per liberarsi della consorte e diradare le
dispute familiari con nonna Marina.
Già doveva sopportarla di sera e di mattina, e gli doveva legare e
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

confezionare una decina di mazzi di asparagi che lei portava giornal-


mente col tram in piazza delle Erbe a Udine, per cui la pulizia dei bo-
schi durante il giorno significava scaricare ogni suo stress. A volte
non disdegnava di raccogliere erbe di campo, di andare a patate, di
vendemmiare il Bacco’, il Clinton e l’American Blanc della sua vigna.
Qualsiasi cosa purché all’aria aperta.
Lo seguivo spesso al ritorno da scuola, e mi raccontava cose fanta-
stiche e battute che allora non capivo del tutto. Come quella del Masse
miedes-masse predes-masse cogos-masse pissighes, una vera critica
igienistica ante-litteram, che alla luce dei fatti assume oggi valore pro-
fetico. Se tutto ciò appariva vero fin da allora, con eccessivo prolife-
rare di mutue e di medicine, di parabole e benedizioni, di cuochi
propinatori di cicciole o sanguinelle di maiale, di trippe e fegati di vi-
tello, di rane e lumache, con presenza sospetta di alacri addetti ai ci-
miteri, cosa dire poi di oggi, dove, a parte il calo delle vocazioni
(compensato ampiamente dai poteri di condizionamento e di interfe-
renza dello stato Vaticano), medici, cuochi e onoranze funebri, hanno
conosciuto sviluppi e fortune mai visti prima. Basti pensare che a quel

132
I - Alimentazione, salute, spiritualità

tempo i medici ti davano al massimo qualche aspirina, i cuochi bru-


ciacchiavano ed arrostivano solo o soprattutto a Pasqua e a Natale e
non stavano a tempo pieno a fianco dei macellai, mentre i becchini
grondanti sudore confezionavano nuove sepolture lentamente con
pala e piccone, e non si auguravano di certo altri nuovi arrivi imme-
diati o un boom delle sepolture, come succede coi becchini moderni
che si autodefiniscono eufemisticamente onoranti funebri, pur sa-
pendo benissimo che a nessuno interessa il loro onore, perché c’è sem-
pre tempo per andare a mangjà el ledrec cul poc de bande dal poc (a
mangiare il radicchio con la radice dalla parte della radice).
Markin mangiava poco, beveva poco e non pregava affatto, ma in
compenso respirava tanta aria fresca in libertà, prendeva la vita dal
lato giusto, e aveva un sorriso e una battuta di spirito per ogni occa-
sione. Questo era dopotutto il suo modo di essere in armonia con la
natura e l’ente supremo.
Che il ridere, il sorridere, il prendersi un po’ in giro, facciano bene
alla salute è un fatto appurato dalle ricerche scientifiche sullo stress.
Tanti non sanno che la media giornaliera di risate, spiritosaggini,
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

espressioni vivaci di buonumore, episodi comici, scherzi divertenti,


sono, per un bambino sano, qualcosa come 400 al giorno.
Nel mondo di oggi, dove quasi tutti marciano a base di ritmi pres-
santi, di imprecazioni e di sollecitazioni, di tasse che opprimono e di
impegni e scadenze che ti inseguono, di stress a ripetizione, i 400 sor-
risi si trasformano per gli adulti in 400 parolacce e moccoli, con in
testa l’ormai internazionale Vaffancu, che pure africani ed asiatici
usano ormai a ruota libera.
Markin aveva la capacità di diffondere intorno a sé lo scherzo e il
buonumore. Non era vegetariano al cento per cento, ma quasi. Di si-
curo era un ottimo igienista naturale senza neanche saperlo.
Mi si perdoni la debolezza, ma mi sento fiero di essere suo nipote,
nello stesso modo in cui mi sento fiero di essere, pur nel mio piccolo
e nella mia indegnità, pronipote di gente dello spessore di Leonardo
e di Pitagora.
Del resto, sono sicuro che ognuno di noi, ognuno dei lettori che mi
onorano delle loro attenzioni, può trovare qualche antenato degno di
simpatia e di menzione, guardando indietro nel proprio passato.

133
Alimentazione naturale

35. TERAPIE MEDICHE E ATTENZIONI


IGIENISTICHE NATURALI

N essuno dei metodi usati dalla medicina è disegnato per combat-


tere o per sfiorare le cause delle malattie. Tutto è rivolto alla
drastica eliminazione dei mali evidenti e sensibili. E tutto si risolve
nel trattamento dei sintomi di malattia, dei segnali di malattia, delle
conseguenze di malattia. L’obiettivo primario ed esclusivo della me-
dicina è accontentare la richiesta del paziente. Non dunque quello di
riappropriarlo stabilmente della sua salute ma piuttosto quello di in-
terrompere subito le sue sofferenze. Ecco allora che i medici sono co-
stretti a puntare le loro armi contro i dolori, i fastidi, i chili di troppo,
gli aspetti deleteri che accompagnano ogni malattia.
Nessuna attenzione viene invece riservata al responsabile numero
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

uno, al vero nemico, alla vera causa della malattia. E tale nemico ri-
mane saldamente al proprio posto, pronto a colpire di nuovo.
Il più delle volte, il nemico vero non è una minacciosa entità mali-
gna esterna, ma lo stesso paziente che con le sue scelte di vita e di ali-
mentazione, si auto-intossica in continuazione. Appare evidente a
questo punto come la medicina sia un castello fallimentare di carte fa-
sulle che cadono una ad una.
Le cardiopatie hanno intanto raggiunto nel mondo proporzioni epi-
demiche. Il cancro ne fa fuori ormai uno su tre. E siamo circondati da
gente overweight, overstuffed but undernourished (gente sovrappeso,
sovralimentata ma sottonutrita). Ci si aspetterebbe, con questo allar-
mante stato della popolazione, degli studi approfonditi e seri sulle
cause reali delle malattie da parte di istituzioni sanitarie, scuole, enti
privati, ma nessuno pare interessato a muoversi in tale direzione. Si
preferisce buttarsi tra le braccia della medicina, attenuare e attutire i
sintomi con una scarica di pillole, pozioni, palliativi.
Attualmente negli Usa gli antidolorifici vengono consumati ogni
giorno a tonnellate, e tutti sanno che si tratta sempre di farmaci dalla

134
I - Alimentazione, salute, spiritualità

particolare pericolosità. Gli americani ingoiano giornalmente 8 mi-


lioni di chili di aspirina e 3 milioni di pillole per dormire, e spendono
pure 61 milioni di dollari per sostanze tranquillanti. Mancano statisti-
che precise sul resto del mondo, ma pare che tutti seguano più o meno
l’America. Trattasi di una tendenza davvero distruttrice e rovinosa.
Occorre ribaltare tutto e re-imparare una riverenza e un profondo
rispetto per la vita. Occorre rilanciare nel mondo una scienza della
nutrizione libera da ogni condizionamento. Occorre mettere in testa
alla gente che gran parte delle malattie dipende da cibi e bevande sba-
gliate e in eccesso. Troppo spesso i rimedi medicali mettono a soq-
quadro il delicato equilibrio del corpo, e distruggono i meccanismi
naturali di difesa contro le malattie. La malattia non è assolutamente
un nemico da combattere e sconfiggere, ma piuttosto un prezioso
amico a nostra disposizione. Bisogna insegnare a tutti che il potere
guarente e rigenerante non sta nei farmaci e nei vaccini ma nelle cure
naturali.
Nel caso di malattia è fondamentale accertarsi sulla causa. I processi
naturali di guarigione e di ripristino sembrano lenti solo a chi è im-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

paziente.

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Alimentazione naturale

36. ISAIA E IL SEMPLICE PANE QUOTIDIANO

LA CHIARA CONNESSIONE TRA CIBO SBAGLIATO E MALATTIA


LE SCUOLE NON ESISTENTI E LE CLINICHE DELLE STAR DEL CINEMA
erché mai buttate via il vostro denaro per cose diverse che non
P siano il vostro semplice pane quotidiano? Questo ammonimento
del profeta Isaia porta la data del 700 a.C. e sta a significare che già al-
lora si compravano cose non necessarie. Bisognerebbe portare Isaia
tra i giovanissimi dei tempi attuali, oberati da una serie incredibile di
bisogni artificiali e sofisticati, quali videogiochi, telefonini, stampanti
scanner, modem, macchine fotografiche digitali, diavolerie elettro-
niche.
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Gli verrebbe un gran male di testa e un desiderio di scomparire im-


mediatamente da questo mondo odierno basato su sfrenato e stres-
sante consumismo acuto.
La dr. Moore, celebre igienista e camminatrice americana del secolo
scorso, attraversò gli Stati Uniti da San Francisco a New York in 45
giorni. Le sole cose che aveva nella borsa a tracolla erano banane e se-
dano. E fu uno dei tanti esempi disgregatori del comune pregiudizio
americano sulla necessità di nutrizione carnea a sostegno di sforzi fi-
sici intensi e prolungati. I fatti dimostrano invece che forza e resistenza
provengono da alimenti incredibilmente semplici e naturali.
Tornando alle cause reali di malattia, dicevamo che il paziente
stesso è il più delle volte la vera causa.
Trattasi dunque di un problema culturale facilmente risolvibile. Ma,
paradosso incredibile, nessuna delle materie scolastiche insegnate
nelle scuole di ogni grado, dalle materne, alle elementari, alle uni-
versità, ha per oggetto la salute. Viene o non viene la salute prima
della matematica e del latino, della storia e della geografia? Ed è così
che dalle scuole vengono fuori studenti bravi in quasi tutte le mate-

136
I - Alimentazione, salute, spiritualità

rie, ma ignorantissimi su come si vive e come si mangia per stare in


piena forma.
Le scuole non ti insegnano ad esempio che esiste una inequivocabile
equazione tra consumi di carne e latte, dolcificanti, cibi cotti e cibi
junk da un lato e cardiopatie, cancro, diabete, obesità dall’altro.
Questo nesso tra cibi sbagliati e malattie gravi non è ormai oggetto
di contestazione negli ambienti scientifici. Eppure nessuno ne parla.
Sulle reti televisive del mondo intero trovano largo spazio programmi
degradanti e disorientanti, spot pubblicitari ingannevoli, giochi a quiz
dove non c’è nulla di importante da apprendere se non dati e nozioni
mnemoniche.
Se andiamo in America, la gente danarosa, le celebrità dello spetta-
colo e dello sport, sta attentissima alla propria salute, e prima di fare
delle scelte ricorre al consiglio dei migliori consulenti, i quali si guar-
dano bene dal mandare i propri clienti tra le grinfie dei medici.
Anche in questi ambienti il fallimento della medicina è all’ordine
del giorno, nonostante i penosi trionfalismi della medicina, sempre
pronta ad auto-esaltarsi per qualche nuova scoperta e per qualche
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

nuova prospettiva che si intravede all’orizzonte.


Scartate dunque le opzioni da brivido delle sale operatorie e delle
sale trapianti, messe da parte le opzioni pre-cimiteriali delle cure ra-
diologiche e chemioterapiche, i divi di Hollywood e i super-ricchi
americani finiscono regolarmente presso le cliniche igienistiche e cru-
diste della California.
E queste cliniche salutistiche, bada bene, non hanno cure miracolose
e complicate da offrire, né posseggono trattamenti specifici per ciascun
tipo di sintomo o di sofferenza fisica evidenziata da questi anziani arti-
sti dello schermo. Tutti bravi in fila come tanti scolaretti a scontare i
propri giorni di digiuno e a bere litri e litri di acqua distillata, a fare brevi
passeggiate ossigenanti e a mettersi a riposo sui propri lettini rilassanti.
Digiuni liberatori, purificanti, riequilibranti, con durate che variano in
rapporto allo stato di salute del cliente, e con riprese della normale ali-
mentazione a base di leggeri cibi vegetariani e crudisti, adatti a star bene
stabilmente senza farmaci e senza integratori di alcun genere.
Digiuni che equivalgono a dei riposi digestivi, sensoriali emozio-
nali. Digiuni dove si assiste a una continua autolisi dei grassi e delle

137
Alimentazione naturale

eventuali escrescenze tumorali in atto, una specie di cannibalizza-


zione dei propri grassi in eccesso. Digiuni paragonabili a degli auten-
tici bisturi che tagliano ed estraggono i grassi dai luoghi in cui sono
stati depositati dall’organismo.
E qui la gente guarisce davvero. Senza operazioni e senza farmaci.
Quando i malesseri derivano dai micidiali rumori della vita attuale,
dall’inquinamento acustico ed elettromagnetico di telefonini e com-
puter e televisioni e motori, dai mali di testa e dagli stress che inevi-
tabilmente ne derivano, dalla tendenza ad essere sedentari e fare gli
ipnotizzati davanti ai video, la medicina migliore che l’igienismo e il
buonsenso propongono è una semplice passeggiata giornaliera a passi
spediti e ritmo sostenuto, di 30 minuti almeno, da compiersi ogni
giorno, meglio se al sole e tra gli alberi o lungo il mare. L’igienismo
riconosce infatti che solo la natura, cioè solo i processi auto-guarenti
del nostro corpo possono ridare e ripristinare la salute.
D’altra parte, ci vuole una buona dose di spregiudicatezza ed anche
una notevole presunzione per mettere le mani con bisturi e laser e
farmaci invasivi sui delicatissimi strumenti autoequilibranti del corpo,
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

dotati già per conto loro di perfetti sistemi immunitari di autodifesa.


Chiaro che in campo chirurgico esistono pure l’eroismo, lo spirito di
sacrificio e l’alta professionalità. Basti pensare ai moltissimi casi di in-
cidenti e di emergenze dove le mani abili dei chirurghi sono indi-
spensabili e preziose. Non tutto è ovviamente da scartare in medicina,
e importanti ruoli sono riservati alla medicina riparatoria e a quella
dei pronti soccorsi, tanto per fare un esempio.
Quanto alle malattie normali, esse non sono altro che lotte rime-
diali automatiche avviate intelligentemente dal nostro stesso organi-
smo. Malattie equiparabili pertanto a un vero medico guaritore che ti
viene in soccorso. Le malattie croniche e gravi sono il più delle volte
conseguenza di interferenze medicali precedenti, di indebiti inter-
venti curativi.
Le malattie degenerative tipo cancro, cardiopatie, diabete, obesità
irreparabile, Alzheimer, ecc. sono la risultante di indulgenza conti-
nuata nelle cause, o di cure farmacologiche ripetute in continuazione.

138
I - Alimentazione, salute, spiritualità

37. L’UMILTÀ DI ALLINEARSI CON QUELLO


CHE FA LA GENTE COMUNE

È chiaro che noi vegetariani e vegani partiamo dal presupposto di


essere nel giusto e di voler dare un buon esempio. Non si tratta di
presunzione e nemmeno di spocchia, ma di intima convinzione. Ed è
naturale che da parte nostra ci sia a volte la voglia di guadagnare ap-
provazione e consenso.
Non ci rinchiudiamo in genere nella nostra piccola torre d’avorio, a
crogiolarci nelle nostre verità o, se volete, nelle nostre illusioni. Pre-
feriamo piuttosto misurarci non-stop con chi la pensa in modo diverso,
e siamo a disposizione in tutti i momenti per parlare diffusamente e in
dettaglio degli argomenti che contano. La nostra è una specie di sfida
scientifica continua. Non si tratta di portare avanti un dissidio e un
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

pregiudizio ideologico con i tanti che la pensano in modo diverso. Né


si tratta di possedere delle verità assolute o dei dogmi intoccabili. Met-
tiamo infatti alla prova tutte le nostre teorie e tutte le nostre afferma-
zioni. Amiamo misurarci poi non su argomenti astratti e teorici o sul
sesso degli angeli, ma sulle cose concrete. Se diciamo che un cibo fa
bene o fa male, non lo facciamo per pregiudizio, ma perché è stato ve-
rificato più volte che fa bene o che fa male.
Non chiediamo nè pretendiamo fiducia. Invitiamo invece a verificare
direttamente in proprio la veridicità e la logica delle nostre osservazioni.
Nonostante ciò, se ne sentono tutti i giorni delle belle. L’ultima è da-
tata 25/5/07 e proviene dal prof Rino Polci, caro amico di Milano. Ri-
cordati Valdo che bisogna anche avere l’umiltà di allinearsi con quello
che fa la gente comune, ivi inclusi i suoi sbagli.
L’osservazione è ottima ed è pure pertinente, per cui lo ho ringra-
ziato di cuore. È con questo tipo di critiche pungenti che si riesce a
fare dei passi avanti.
Stare con la gente comune è una cosa bella e giusta, da farsi possi-
bilmente sempre. E qui non ci piove.

139
Alimentazione naturale

Allinearsi invece acriticamente con la maggioranza della gente co-


mune e soprattutto con gli strafalcioni che essa spesso commette, è
cosa che non ha senso e prospettiva. Sarebbe come dire che andare
contro corrente significhi automaticamente peccare di superbia. Ag-
gregarsi agli altri senza apportare il contributo di quanto pensiamo e
sappiamo, e un po’ fare mucchio come le pecorelle nel gregge.
Se siamo davvero esseri intelligenti in continua evoluzione, è giusto
e doveroso apportare il nostro contributo di qualità e di critica costrut-
tiva. Il rischio di sembrare superbi, di apparire come esseri toccati dalla
luce e dalla verità, esiste davvero, ed è nostro dovere cercare in tutti i
modi di scongiurarlo. Ma questo non lo si fa di sicuro accettando acri-
ticamente modi e tendenze errate, come per obbedire al detto: Chi
non beve e non mangia in compagnia è un nemico o una spia.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

38. L’IMPORTANZA DEI MODI E DEI TONI

LA NECESSITÀ DI UNA PREPARAZIONE CULTURALE ALL’IGIENISMO

A lessandro e Sabrina sono due cari giovani amici di Tricesimo. Una


coppia felice cui è arrivato un favoloso maschietto di nome An-
drea. Alessandro ha perso anni addietro entrambi i genitori in un tra-
gico incidente stradale. Così Odilla e Bruno, genitori di Sabrina,
tuttora giovani e aitanti, sono diventati un po’ papà e mamma di en-
trambi, nonché nonni unici del bambino.
Tutto procede al meglio. Eppure le tensioni non mancano. Alessan-
dro è un bravo ragazzo, sportivo, serio, educato. Lui e Sabrina hanno
optato da tempo per uno stile di vita vegetariano, e, soprattutto per la
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

loro adorata nuova creatura, stanno lottando a denti stretti contro il


mondo intero che tende ad inquinare il piccolo. È un classico. I nonni,
gente generosa e civile, vivono in modo tradizionale, e la bistecca, il
prosciutto, il pesce entrano normalmente nella dieta.
Siccome la giovane coppia ha pure impegni di lavoro, il bimbo viene
talvolta affidato alla nonna.
La Odilla è persona ragionevole e preparata. Non le manca pure una
notevole apertura mentale. Non ha però una preparazione igienistica.
Del resto chi mai ce l’ha, nel mondo in cui viviamo. Vedendo che il
bambino, pur crescendo bene, stenta un po’ coi dentini, e magari non
cresce e mette su ciccia come lei vorrebbe (o come le è stato fatto cre-
dere), compra qualche vasetto di omogeneizzati e qualche altra pie-
tanza proteica per il suo nipotino.
Come condannarla. Dopotutto, per lei carne significa sostanza, mentre
frutta e verdura significano acqua priva di potere nutritivo. Glielo hanno
insegnato ed inculcato fin da piccola i suoi genitori. Glielo ribadiscono
tutti i santi giorni i medici, la televisione. Non sarà che il piccolo soffre
di sottoalimentazione? Nessun dubbio che il suo ragionamento è sba-

141
Alimentazione naturale

gliato, ma essa merita ugualmente comprensione e rispetto. Ama quel


piccolo come fosse suo. Lo adora. È attenta ed affezionata.
Ha comprato quei vasetti per il bene del nipotino, non certo per
dargli qualcosa di sbagliato.
Non lo avesse fatto. Alessandro viene a saperlo, e per la prima volta
da quando si conoscono, si permette di offenderla: Chi mai ti ha au-
torizzata a dargli queste schifosità e queste porcherie?
Ferita nel profondo, Odilla si irrigidisce e non parla a Sabrina ed
Alessandro per giorni e giorni. Una specie di guerra fredda in fami-
glia. Questi sono autentici drammi che sconvolgono i cuori delle per-
sone, soprattutto quando si vogliono bene.
Dove sta l’errore? L’inghippo sta tutto nella diversità di prepara-
zione tecnica e culturale all’interno del medesimo ambito familiare.
Se due famiglie vivono in case diverse e mangiano in cucine diverse,
poco importa se una è vegetariana e l’altra ama la carne. Ognuno si fa
i fatti suoi e continuano a vivere in amicizia. Ma quando ci si mette
allo stesso tavolo, col bambino amato profondamente da genitori e
nonni, e quando nel contempo esistono diversità estreme circa i me-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

todi di alimentazione dell’infante, le insidie non mancano davvero.


Per frequentarsi e vivere a stretto contatto serve una certa linearità
culturale ed ideologica, nonché unità di intenti. Alessandro e Sabrina
non hanno trovato evidentemente il tempo per dare adeguate istru-
zioni ai nonni, per aiutarli a condividere le loro opinioni e le loro
nuove abitudini vegetariane, e così si è arrivati allo scontro frontale.
Occorre in questi casi molta pazienza e molto tatto. Il bambino ha bi-
sogno di tutte le migliori attenzioni dei genitori e dei nonni. La vera
indecenza di questo episodio non sta nel piatto sbagliato che la nonna
vorrebbe dare al bambino, ma nelle informazioni sbagliate con cui i
media martellano le famiglie, ed anche nei modi e nei toni innervo-
siti, del tutto inusuali, di Alessandro, che non doveva assolutamente
offendere la nonna del suo pargoletto. Un altro motivo di tensione,
nella visuale della nonna, è quello di sottoporre il bambino ai traumi
delle troppe uscite in auto mirate a visitare amici vicini e lontani, con
alcuni rientri a notte fonda. Sabrina e Alessandro sono giovani sui
trent’anni e coltivano com’è giusto che sia amicizie e conoscenze, e c’è
magari scarsa voglia di restarsene sempre a casa.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Entrambi lavorano e hanno l’auto, e ci sono frequenti inviti da parte


di altre coppie con prole che stanno al mare o in montagna. Solo che
quando fa troppo caldo l’auto diventa un forno, e quando c’è troppa
aria condizionata si trasforma in frigorifero. Avventurarsi poi per le
strade trafficate delle vacanze è stressante per gli adulti, figurarsi per
un infante.
Insomma l’auto non è il posto migliore per un piccolo in crescita,
che avrebbe bisogno di starsene pacifico e tranquillo tra le mura do-
mestiche, anziché essere sbattuto di qua e di là. Odilla dà giustamente
molta importanza al fattore ambientale. È giusto essere attenti e rigo-
rosi coi cibi, ultraprudenti o dissidenti con farmaci e vaccinazioni, ma
ci vuole un minimo di coerenza anche con tutto il resto. Se togliamo
al bimbo la serenità del vivere lontano dal rumore, dall’inquinamento,
dalla velocità e dalle frenate, dai sonni irregolari, chiaro che lo si dan-
neggia e che il suo intestino fa le bizze. Pianificare la vita e il tempo
libero sulla base delle proprie esigenze egoistiche va bene per una
coppia senza figli. Ma quando arriva un bimbo le cose cambiano. Oc-
corre sacrificarsi di più e pianificare le cose in base alle necessità del
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bimbo e non viceversa, oppure ricorrere in alternativa alle cure amo-


revoli della nonna che è giovane e in ottima forma. Su questo punto
la Odilla ha ragione, anche se Sabrina e Alessandro stanno facendo
davvero del loro meglio.

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Alimentazione naturale

39. BAMBINI VEGANI UGUALE GENITORI


IRRESPONSABILI?

I TENTATIVI DI SCREDITARE IL MOVIMENTO VEGETARIANO E VEGANO

O gni occasione è valida per screditare il vegetarianismo, e ogni


pretesto è valido per dissuadere e scoraggiare chiunque desideri
abbandonare per sempre la carne e il cibo animale a favore di frutta
e verdura, a favore cioè del cibo disegnato e assegnato alla specie
umana dalla creazione.
L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è la notizia che, negli Usa,
una coppia, a causa della dieta vegana, avrebbe causato la morte del
loro bimbo. La giornalista, una certa Nina Plank, senza alcun sup-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

porto giustificativo e scientifico, si è scagliata contro la dieta vegana,


condannando l’inadeguatezza, a suo dire, dei cibi vegetali. Che la dieta
vegana sia invece perfettamente compatibile a qualsiasi età dell’indi-
viduo, perché contiene tutti i principi nutritivi necessari a stare bene
in modo stabile, non lo dichiariamo solo noi, ma pure qualcuno che
si chiama American Dietetics Association, che è la più grande orga-
nizzazione di nutrizionisti americani e canadesi. Essa infatti dichiara
testualmente che:
Le diete vegetariane e vegane ben bilanciate sono corrette ed ade-
guate per ogni fase della vita, compreso gravidanza, allattamento,
prima e seconda infanzia, adolescenza.
Dunque, il più accreditato istituto di ricerca scientifica, inerente la
nutrizione umana, afferma che:
Far crescere un bambino in modo vegano non solo è giusto, utile e
vantaggioso, ma è pure auspicabile.
Appare pertanto penoso e vano il tentativo della Plank, e soprat-
tutto di chi sta dietro a lei, di screditare il movimento vegano.

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

Se pensiamo che ogni giorno in Italia muoiono senza clamore 1400


bimbi, figli di genitori onnivori, si comprende quanto infamante e
pretestuosa sia quella notizia, data in quel modo.
Si confronti il numero di un paio di bambini vegani morti in Ame-
rica con le decine di migliaia di bambini sotto un anno di età, figli di
genitori onnivori, morti negli ultimi 4 anni, per ricavarne il morale
della favola.
Chiaro che la diffusione della cultura vegetariana rappresenta un
grosso cruccio, un rospo difficile da mandare giù, un fastidio insop-
portabile per le multinazionali agroalimentari e zootecniche e la loro
larga schiera di accoliti. C’è solo da sperare che le emittenti televisive
e i media diano, una volta tanto, prova di obiettività nell’appurare in
modo veritiero i fatti, prima di avventurarsi in affermazioni che pos-
sono favorire il dilagare di una cultura a favore della lobby mondiale
della carne e del latte.
Questo non solo per amore della verità, ma per il bene di tutti, e
non solo dei bambini.
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Alimentazione naturale

40. LA CHIESA CATTOLICA: UNA FORTE ED


ETERNA ALLERGIA AGLI ANIMALI

L a Chiesa Cattolica ed Apostolica è da sempre allergica agli animali,


ci ricorda flm (Franco Libero Manco) nella sua e-mail del 24/5/07.
In ben 4 concili del passato, essa ha ribadito solennemente l’obbligo
per il clero di mangiare carne, pena la scomunica e la destituzione dal
proprio ministero se qualche prelato si fosse astenuto non per morti-
ficazione personale (cosa accettabile) ma per rispetto agli animali
(cosa vietata in modo severo).
Questo avvenne ai Concili di Ankara (314), Gangrense (324), Braga
(577) e Aquisgrana (816), e riguarda tempi piuttosto lontani da noi.
Oggi, il clero è più sensibile e meno rozzo, verrebbe lecito da pensare.
Ma se andiamo invece a spulciare tra le opinioni dei tempi nostri,
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

quelle che contano e fanno tendenza, troviamo affermazioni autore-


voli e sbalorditive, che fanno persino rizzare i quattro capelli che ci
restano.
Come quella del Cardinale Giacomo Biffi che, durante il Convegno
di Bologna (14/3/2000), ispirandosi alle parole del filosofo russo Solo-
vev (L’Anticristo sarà un convinto spiritualista, un ammirevole filan-
tropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un
animalista determinato e attivo) ha ricordato al Pontefice e alla Curia
Romana che l’Anticristo (cioè il Diavolo con le corna) si presenta
come un vegetariano pacifista.
Oppure come quella del Vescovo di Orvieto Lucio Grandoni che
nel maggio 2003, in una telefonata con un animalista che protestava
civilmente contro il sacrificio di una colomba per la Pentecoste, ha
detto, ispirato più dal peggiore Hitler che dal suo Dio misericordioso:
Io gli animalisti li metterei tutti al muro, o al forno.
Oppure come quanto pronunciato da Mons. Caffara in una omelia
nella Clinica Veterinaria dell’Università di Bologna (maggio 2003),
riassumibile in pochi punti eclatanti:

146
I - Alimentazione, salute, spiritualità

1) Essenziale diversità dell’uomo dall’animale.


2) Superiorità ontologica (come essere) e assiologica (come valore)
dell’uomo nei confronti dell’animale.
3) Essere persona è più che essere animale, essere persona è meglio
che essere animale.
4) La natura non ha in sé nulla di sacro e di divino.
5) L’animale (che sta nella natura) non ha in sé nulla di sacro e di divino.
6) È nella obbedienza al Creatore che l’uomo esercita il proprio do-
minio su tutto il creato.
7) Esistono doveri-diritti reciproci fra le persone, ma non esiste una
correlazione del genere tra persona e animale.
8) L’uomo ha dei limiti e dei paletti di comportamento. Tali limiti
sono fondati sulla natura ragionevole dell’uomo.
9) Comportamenti di obiettiva crudeltà verso l’animale non riguar-
dano o interessano l’animale ma sono eventualmente indegni del-
l’uomo che li pone in essere (perché l’animale, sostanza inerte,
non possiede dignità).
10) Comportamenti di equiparazione dell’animale all’uomo non sono
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segno di rispetto verso l’animale, ma sono un atto di ingiustizia


verso l’uomo stesso, perché lo degradano della sua regale dignità.
Complimenti vivissimi a Mons Caffara.
Ha espresso con rigore scientifico e brillante chiarezza, meglio di
ogni altra autorità religiosa, il vero e proprio bestiario della Chiesa, il
nocciolo del pensiero cattolico sull’argomento.
La Bibbia vera e autentica che assolve e consola larghissime schiere
di preti da sempre assidui divoratori di sugose bistecche al sangue, di
polli alla diavola, di capponi allo spiedo, esperti stoccatori di salami e
prosciutti affumicati nelle proprie cantine doc, trangugiatori ineffa-
bili dei migliori vini rossi in circolazione nella penisola italica.
Molto più utile, significativo e schietto, questo decalogo ecclesia-
stico da monsignore, delle tante battute papali ad effetto, tanto reto-
riche quanto logore e incoerenti, tipo Dio non ama chi uccide
(Benedetto XVI che, per sua fortuna, ha tempo per approfondirle e
completarle), o tipo Esprimo il mio incoraggiamento all’opera per la
protezione degli animali nostri fratelli più piccoli (Giovanni Paolo II,
novembre 81).

147
Alimentazione naturale

Sono poche e rare le voci a difesa degli animali in seno alla Chiesa
Cattolica e, quando ci sono, restano isolate e inconcludenti, non si
traducono mai in fatti concreti. Si è mai sentito un papa che nell’ome-
lia domenicale in Piazza S. Pietro inviti i fedeli a rispettare gli ani-
mali? O che qualunque prete durante la messa domenicale ricordi ai
cristiani che l’amore di Cristo deve essere esteso a tutte le creature
viventi?
Se pensiamo poi che nelle parrocchie di campagna i primi sosteni-
tori dei parroci, quelli che da sempre portano loro con solerzia e re-
golarità polli e fiaschi, salami e porchette, sono proprio per tradizione
i contadini e gli allevatori, ci rendiamo conto di quanto inopportuno
e imbarazzante sia il secondo quesito.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

41. IL CONCETTO CATTOLICO ANTROPO-


CENTRICO DELLA VITA

GLI ANIMALI SONO BRUTI, INERTI, SENZ’ANIMA E SENZA DIGNITÀ

L a Chiesa Cattolica risulta piuttosto essere la prima responsabile


della visuale antropocentrica della vita. Prima responsabile di
quella diabolica tendenza che sta portando l’intero pianeta allo sbando
e al collasso.
Nel dicembre 2003, presso la basilica di San Giovanni in Laterano,
Mons. Angelo Scola, patriarca di Venezia, in un simposio tenuto ap-
posta per ribadire la centralità dell’uomo nel creato, tra le altre cose
ha detto: Antropocentrismo e Cristianesimo stanno insieme o cadono
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

insieme. Una specie di unione indissolubile. Come dire che poco im-
porta se le foreste scompaiono, se le specie si estinguono, se le crea-
ture vengono sottoposte a vivisezione, se gli animali innocenti ma
senza anima e senza dignità vengono incanalati in massa verso i ma-
celli del mondo, se le falde acquifere e i corsi d’acqua vengono irrime-
diabilmente avvelenati. L’importante è che l’uomo non perda la sua
centralità nel creato.
Quando Giovanni Paolo II nel 1993 affermava Chi deturpa l’am-
biente dovrà fare i conti col tribunale di Dio, forse intuiva che tra i
primi ad essere giudicati e condannati saranno proprio quelli del clero,
non fosse altro che per il loro ruolo trainante e per il pessimo esempio
dato costantemente ai fedeli e alla gente in genere nel corso dei secoli.
Il curriculum stesso della chiesa cattolica è d’altronde estremamente
ricco e significativo in fatto di antropocentrismo. I prelati degeneri di
oggi – non tutti per fortuna, ma sempre troppi – vi trovano ampie
giustificazioni alle loro idee perverse e indegne di un essere pensante,
specie se impegnato a predicare valori quali bontà, generosità, mise-
ricordia, gentilezza, tolleranza.

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Alimentazione naturale

Se andiamo a spulciare quanto detto e scritto dai padri fondatori


della Chiesa, c’è davvero di che raggelarsi e rabbrividire. Nessuna me-
raviglia che, con tali maestri e ispiratori alle spalle, i vescovi e i sacer-
doti odierni giungano agli infimi livelli sopra accennati.
San Paolo (Corinzi 10.25): Tutto ciò che è in vendita sul mercato,
mangiatelo pure senza indagare per motivo di coscienza. E (Corinzi
9.9): Forse Dio si dà pensiero per dei buoi? È probabile che S. Paolo,
convertitosi al Cristianesimo 35 anni dopo la morte di Gesù, abbia
forzato e personalizzato alcuni aspetti del messaggio evangelico, visto
che è logico supporre e dedurre storicamente che Gesù e gli stessi
apostoli fossero tutti rigorosamente vegetariani.
Successivamente, per S. Agostino: Gli animali sono assolutamente
privi di intelligenza, ma possono servire a divertire, allenare, svagare
l’uomo. Spesso sono letteralmente ammaliato alla vista dei cani che
sbranano la lepre in una battuta di caccia. Altre volte mi attira una ta-
rantola che cattura la mosca o un ragno che avvolge nelle sue reti un
insetto.
Siamo di fronte a un santo, cioè a un uomo che dovrebbe essere giu-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

sto per definizione.


Ma non possiamo non percepire una vena di sadismo in quelle parole.
Pure per S. Tommaso gli animali non hanno un’anima: È in errore
chi ritiene che uccidere un animale sia reato. La divina provvidenza
li ha dati ad uso dell’uomo. Come uccidere uno schiavo non è recare
offesa allo schiavo ma al suo padrone, così è per gli animali. La loro
vita e la loro morte sono subordinate al nostro vantaggio. Non si può
amare o provare amicizia e carità per una creatura irragionevole.
Tutte le creature devono essere assoggettate all’uomo. Il padrone non
ha doveri verso il servo. Anche qui siamo di fronte a un santo. Ma
come può un santo dire che ammazzare uno schiavo non è reato. Pa-
zienza gli animali senz’anima, ma persino gli schiavi senz’anima?
In tempi più recenti, il tomista gesuita Viktor Cathrain scrive, con
qualche accenno ironico: Il bruto (cioè l’animale) non possiede diritti
di sorta. Come potremmo avere dei doveri verso creature che pos-
siamo a nostro capriccio fare a pezzi, arrostire e mangiare?
Un altro tomista, Ioseph Rickaby, rincara la dose affermando: Le
bestie sono cose, beni mobili. Non ci sono doveri di carità, né doveri

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

di altro tipo verso gli animali inferiori, come non ne abbiamo verso i
pali e le pietre.
E, secondo Malabranche: Gli animali mangiano senza piacere, gri-
dano senza dolore, crescono senza saperlo, non desiderano niente,
non temono niente, non conoscono niente.
S. Edoardo Confessore esalta addirittura la caccia come gioiosa at-
tività ricreativa. Per i rappresentanti della Chiesa, gli animali sono
sempre stati simboli negativi e rappresentano la bestia per antono-
masia, l’ultimo e il più turpe gradino della creazione. Il modo più evi-
dente per dimostrare il proprio disprezzo per la materia a vantaggio
dello spirito era quello di torturare, di uccidere, bruciare vivi animali
di ogni sorta: rospi, caproni, pipistrelli, colombe, gatti, e così via, tanto
che non dovrebbero destare meraviglia le malefatte dei viviseziona-
tori odierni, alla luce di questi precedenti da brivido.
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Alimentazione naturale

42. LA NOSTALGIA DELL’OPUS DEI


PER L’INQUISIZIONE

LA DEMONIZZAZIONE DEI VEGETARIANI


PITAGORA L’ANTICRISTO
a persino in data agosto 1993 su Civiltà Cattolica, prestigiosa ri-
M vista dell’Opus Dei, appare un articolo dal titolo “L’uomo e il
suo destino”, dove vengono direttamente ed esplicitamente attaccati,
come in pieno Medioevo, coloro che si astengono dal mangiare la
carne. In tale articolo sta scritto che “È facile osservare come, fre-
quentemente, elementi che si dichiarano vegetariani, sono preda di
improvvise crisi di rabbia aggressiva, e guardano il mondo con diffi-
denza come se dovessero essere aggrediti. Sono affascinati da spetta-
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coli di violenza e di morte. Spesso i vegetariani hanno comportamenti


sado-masochistici ed emerge dalla profondità del loro inconscio una
potenziale distruttività. Con la pietà per gli animali essi dissimulano
la loro spietatezza”.
Sinceri complimenti all’Opus Dei per questo prezioso documento
da incorniciare, per questa demonizzazione non priva di spunti freu-
diani e psicanalitici che farebbe ingelosire persino i massimi diri-
genti della macellazione mondiale. Una stroncatura dell’avversario
vegetariano in perfetto stile Inquisizione, quando a simili parole se-
guivano i fatti concreti del prelevamento personale coatto e del
rogo. Se fosse vero un millesimo di quanto ivi affermato non po-
tremmo fare altro che sprofondare dalla vergogna e andare a na-
sconderci. Ma la realtà, assai più semplice e chiara, è che l’autore
dell’articolo, palesemente ispirato da un clima esorcistico, perdu-
rante e non affatto scomparso, di caccia alle streghe e agli indemo-
niati, cerca di distruggere la personalità, l’immagine e la reputazione
del vegetariano, che ha il grave torto di difendere gli esseri tribolati
e martoriati meritevoli di tutela. Restando in atmosfera freudiana,

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I - Alimentazione, salute, spiritualità

è facile intuire la rabbia impotente e la crisi di coscienza, la gelosia


per qualcuno che osa dichiararsi addirittura più buono e compas-
sionevole del cattolico.
Il cattivo, persino il criminale e la pecora nera, fanno comodo alla
causa. Ma la pecora bianca che sta in altro gregge, il buono che si pro-
pone come alternativa, sono quanto di peggio possa esistere per que-
sto tipo di mentalità bacata pre-medioevale. È un po’ lo stesso tipo di
rabbia, di furia distruttiva, di nevrosi esistenziale, che ha avvinghiato
la chiesa cattolica nel corso della storia, portandola a incendiare in-
tere biblioteche, a mettere all’indice opere di grande valore, a ripulire
ed eliminare dalla faccia della Terra ogni scritto di Pitagora. Quelli
dell’Opus Dei sono parte integrante di tale abominevole disegno sto-
rico e dunque non hanno la coscienza a posto. Anche la loro predispo-
sizione ad ingozzarsi per anni di polli e capponi allo spiedo, di anatre
e lepri in salmì, di salami e prosciutti crudi, non li ha certamente aiu-
tati a darsi una ripulita ed una regolata. Ecco allora che, al posto di
pentirsi e riconoscere i propri sbagli, cose che fa persino il nuovo pon-
tefice Ratzinger, ci si scatena violentemente contro una categoria ve-
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getariana che osa, col solo proprio esempio di vita, mettere in risalto
le loro gravi e angoscianti manchevolezze, le loro meschinità trascorse
ed odierne.
Non sono forse le corride, organizzate con l’appoggio e la benedi-
zione di Santa romana chiesa, spettacoli per antonomasia di violenza
e di morte? E i roghi per gli eretici e le donne indemoniate, le deca-
pitazioni, le impiccagioni, gli squartamenti, gli impalamenti, e tutti i
mezzi di tortura usati dall’Inquisizione contro chiunque osasse op-
porsi al potere clericale, che nel Medioevo causarono la morte or-
renda di ben 50 milioni di persone, erano forse spettacoli di gioia e di
buon cuore?
Da quale pulpito arrivano accuse infamanti di tale portata? Quando
mai dei vegetariani si sono sognati di compiere nefandezze contro
qualsiasi essere vivente uomo od animale che sia? Dove sta la logica,
la coerenza e la religiosità di questo tipo di gente? È una domanda
che è giusto porsi.
Se l’uomo si è rivelato sfruttatore insensibile e rapace, la Chiesa ha
di sicuro grosse colpe da espiare. Non è affatto strano che il nemico

153
Alimentazione naturale

di Dio, l’anticristo che sconvolge i sonni e gli animi dei prelati, abbia
le sembianze di un vegetariano sensibile, di un difensore degli esseri
più vulnerabili e più maltrattati. Basti pensare alla forsennata azione
demolitrice nei riguardi delle opere del maggiore vegetariano-igieni-
sta-ecologista di tutti i tempi, di quel Pitagora che visse 600 anni
prima di Cristo, dicendo e facendo cose almeno altrettanto magnifi-
che di quelle attribuite a Gesù. Al punto che i suoi scritti vennero si-
stematicamente messi al bando e dati alle fiamme, indistintamente
da tutti i papi di Roma dei secoli scorsi. Un Anticristo scomodissimo,
da cancellare ed estirpare in ogni biblioteca.
La grandiosità e la nobile santità di Pitagora, si ritrova ne I Versi
Immortali (vedi I-32 del presente testo), unico scritto miracolosa-
mente salvato e pervenuto a noi. È sufficiente rileggere con atten-
zione e devozione quei pochi versi, e basta pure confrontarli
obiettivamente a mente libera e sgombra con qualsiasi altra preghiera
cristiana o di altre religioni, per rendersi conto in modo immediato
dell’infinito spessore morale del filosofo di Samo, che trascorse metà
della sua vita nella nostra Crotone. C’è da scommettere che a gente
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

come il Cardinale Biffi e al Vescovo Grandoni, se mai gli venisse la vo-


glia di leggere questa autentica perla di Pitagora, I Versi Immortali
finirebbero per stare proprio sullo stomaco.
Che il Cristianesimo non sia di sicuro la peggiore delle religioni, e
che al suo interno ci siano moltitudini di persone degne di grande ri-
spetto che stanno cercando pure di rimetterlo in piedi su nuove basi,
nessuno lo mette in dubbio. Ma i gradi altisonanti delle gerarchie re-
ligiose non dovrebbero, di per sé e a priori, ingenerare sensi di rive-
rente intoccabilità.
L’importante è semmai valutare di volta in volta l’integrità morale
delle persone e il tenore di quanto esse dicono e scrivono e fanno,
soppesandone la linearità e la coerenza.
Altrimenti si continuerebbe a venerare e rispettare gente come,
tanto per fare un esempio, l’Arcivescovo Marcinkus, il quale, da un
lato condivideva la tradizionale politica schizzinosa e sessuofobica
della Chiesa, e dall’altro seguiva tutti i giorni con interesse ed ecci-
tazione l’andamento in borsa della sua Hatù, maggior fabbrica ita-
liana di preservativi, che stava, almeno a quel tempo, nelle salde

154
I - Alimentazione, salute, spiritualità

mani dirette del Vaticano, nell’ambito del gruppo industriale Mac-


caferri.
Alla fine di questo lungo discorso sulla Chiesa qualcuno potrebbe
farsi una opinione sbagliata, e cioè che siamo degli anticattolici, e ma-
gari per partito preso. Non è assolutamente così. Siamo laici questo è
vero. Ma abbiamo assoluto rispetto per una Chiesa che sappia stare al
suo posto e che non invada e non entri oltremisura e oltre il dovuto
nella vita e nelle scelte dei cittadini, per una Chiesa moderna che sap-
pia offrire ai suoi credenti e al mondo una immagine discreta, propo-
sitiva ma non fanatica, e soprattutto per una Chiesa che operi un
taglio davvero netto con un passato che ne ha compromesso enorme-
mente attrattive e credibilità e che le pesa addosso come un macigno.
E siamo particolarmente rispettosi verso la grande massa di fedeli e
di comunità cristiane sparse per il mondo, e per la schiera di religiosi
che hanno da sempre anteposto alla diffusione della fede il puro e
semplice fare del bene e dedicarsi agli altri.
La crescente invadenza, veemenza e fanatismo, di alcuni altri credi
non cristiani, che poco o nulla hanno di meglio in fatto di proposte
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

comportamentali, estetiche, morali e spirituali, adatte alla vita, ai va-


lori e ai gusti della civiltà contemporanea, fa sì che il Cristianesimo
possa giocare finalmente un ruolo non di conquista e lotta per la pre-
valenza religiosa, ma di armonizzazione e di mediazione universale su
basi del tutto nuove, affinché credere o non credere in Dio, credere
o non credere nella proposta cristiana, possano essere per le genti del
mondo non più un motivo di discriminazione e di odio, ma di dia-
logo pacifico basato sulla libertà delle coscienze e sulla ricerca dei va-
lori etici comuni accettabili per una convivenza tra gruppi umani di
razza e tradizioni diverse.
Gli ultimi papi di Roma, e in modo particolare Benedetto XVI, pare
si stiano muovendo proprio in tale direzione, e questo fatto non può
non trovare il plauso e l’incoraggiamento di tutti.

155
Alimentazione naturale

43. IL BUON SAPORE DELLA CARNE

TRENTA MILIONI DI LITRI-SANGUE AL GIORNO


LA BELVA, L’ORRIBILE MOSTRO NON È IL LEONE O LA TIGRE, MA L’UOMO
ire che Mangio la carne perché mi piace, come spesso dichiarato
D dagli amanti della ciccia e della bistecca, è una giustificazione
senza senso. Se si pone al centro delle nostre azioni il puro piacere
staccato da ogni altra considerazione si potrebbe arrivare a conclu-
sioni aberranti, tipo Uccido e faccio del male perché mi piace, Mi
drogo perché mi diverte, Violento perché mi rilassa.
La nostra società materialistica e superficiale ci permette di soddi-
sfare degli pseudo-piaceri che sono causa di pesanti sofferenze nei
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

riguardi di altre creature sensibili, allo stesso modo in cui essa giusti-
ficò e permise in passato la sottomissione e il commercio degli
schiavi.
Ma, se ci trovassimo tra le vittime anziché tra i torturatori, faremmo
certamente di tutto per ribellarci a tale situazione.
Questa oppressione, questa attitudine tirannica dell’uomo è diven-
tata abitudine accettata e consolidata solo perché le vittime animali,
come gli schiavi del passato, non sono in grado di organizzarsi e di
reagire, e nemmeno di comprendere quali sporche trame vengano or-
dite da questo tipo di umanità nei loro confronti.
L’animale predatore che uccide per fame è considerato mostro sel-
vaggio e belva feroce, anche se ha la giustificazione di essere stato
strutturato in quel modo dalla natura. L’uomo non ha bisogno di uc-
cidere, non è disegnato per uccidere, ed è pure dotato di abbondanti
risorse e di appropriate conoscenze atte a sopravvivere al meglio. Per
questo motivo, il suo ammazzare opzionale e sistematico per soddi-
sfare i piaceri del suo stomaco pervertito o per semplice opportunismo

156
I - Alimentazione, salute, spiritualità

commerciale, appare a maggior ragione come azione depravata e priva


di giustificazioni etiche.
La vera bestia violenta, il mostro orribile, non è il leone o la tigre,
ma l’uomo.
Se avete tuttora un minimo di coscienza e di sensibilità, vi chie-
diamo di riflettere sui fiumi di sangue convogliati ai canali di scolo (30
milioni di litri al giorno come minimo), vi invitiamo a considerare gli
anni di prigionia di queste creature condannate a morte prima ancora
di nascere, private poi in vita persino dell’inalienabile diritto natu-
rale alla loro erba verde e ai loro raggi di sole.
Una sterminata folla di animali di tutte le specie ha drammatica-
mente cessato di vivere nella storia, al solo scopo di soddisfare il per-
fido piacere gastronomico dell’uomo, e, nel contempo, i cimiteri del
mondo sono pieni di gente che ha cessato di vivere malamente e in
modo prematuro a causa di tali perversioni alimentari, compromet-
tendo per giunta i propri valori karmici o la propria fedina spirituale
di fronte al loro creatore.
Se i mangiatori di carne potessero solo dare uno sguardo attento
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

all’esterno e all’interno di quelle case degli orrori che sono le ma-


cellerie, se potessero solo ascoltare gli animali piangere come bam-
bini spaventati di fronte ai loro aguzzini, se solo potessero sentire
l’eco delle loro urla di dolore disperate, è probabile che la carne
elegantemente posta sul loro piatto prenderebbe all’improvviso un
sapore molto diverso, e che i loro macabri banchetti cesserebbero
del tutto.
Per i disinvolti e gli assenti, per i distratti e i lavativi, diciamo che
la carne non è affatto una scelta come un’altra, non è come mangiare
pasta o patate.
C’è di mezzo qualcosa di molto grave, quale la vita e la sofferenza
di un essere vivente come noi, che non voleva assolutamente essere
privato della propria esistenza per finire su piatti e tavole imbandite.
C’è stata delle violenza prima, e toccando quella carne non si fa altro
che prolungare la stessa violenza all’infinito.
L’uomo dimostra così tanto rispetto per i suoi morti. Spende cifre al-
tissime per onorarli.

157
Alimentazione naturale

Incide nomi e foto sul marmo, porta loro lacrime e omaggi floreali.
Sarebbe giusto e logico attendersi che ci fosse un minimo di rispetto
per questi cadaveri anonimi che qualcuno ha superficialmente fatto
pervenire sui piatti.
Non ci può essere alcun piacere né alcuna disinvoltura nel portare
un pezzo di cadavere alla bocca.
Non si può compiere una profanazione e nel contempo pensare di
ricavarne gioia e divertimento.
È forse la stessa cosa lasciar vivere un vitello, un coniglio, un ca-
pretto, o spaccargli il cuore con un coltellaccio? È forse la stessa cosa
lasciare pacifica nel suo ambiente un’aragosta o gettarla viva nell’ac-
qua bollente?
Rispettare la scelta di chi mangia carne non è affatto indice di ci-
viltà, di tolleranza, di liberalità verso il prossimo. È come rispettare
l’ideologia di chi giustifica lo schiavismo, il razzismo, la tortura e la
pena di morte inflitta in modo gratuito e casuale.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

44. NON SI PUÒ COGLIERE UN FIORE SENZA


TURBARE LE STELLE

L ’universo esiste in virtù della diversità degli elementi che lo com-


pongono, dove ogni cosa interagisce con il Tutto e forma l’im-
menso mosaico della vita. Nella creazione nessuna componente è più
importante o prioritaria poiché nulla è separabile, al punto che, come
diceva Einstein, Se solo le api sparissero, resterebbero alla terra 4
giorni di vita. Nel Tutto armonico, ogni disarmonia, generata dalla
violenza e dal dolore che produce, ricade come nemesi karmica non
solo su chi l’ha causata, ma su tutta l’umanità di cui l’individuo fa
parte, per cui ogni individuo deve arrivare a sentirsi responsabile del
destino collettivo. Come in una famiglia, se un individuo commette
un atto criminoso, tutti i componenti ne pagano indirettamente le
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

conseguenze. Allo stesso modo, se un individuo compie un atto me-


ritorio, tutta la comunità ne trae beneficio, visto che tutto è conse-
quenziale.
C’è una profonda correlazione tra il delegare qualcuno a squartare
animali negli scannatoi e uccidere uomini in guerra, tra l’indifferenza
verso la condizione degli animali e l’insensibilità verso la condizione
dei propri simili. Se l’uomo viene educato a non dar valore alla vita
che lo circonda, se è capace di spaccare a randellate la testa di un cuc-
ciolo di foca e poi spellarlo ancora vivo sotto gli occhi terrorizzati
della madre, difficilmente saprà essere sensibile verso gli esseri umani.
Se un uomo è capace di disintegrare a fucilate un uccellino, sparare a
un coniglio, a un fagiano o a un capriolo, difficilmente sarà capace di
condividere la condizione dell’altro.
Se un uomo è capace di infliggere ogni sofferenza con gli esperi-
menti da laboratorio a un cane, un gatto, una scimmia, un topo, una
cavia, difficilmente potrà prodigarsi per il bene del prossimo. Se un
uomo è capace di sparare nel cranio di un vitello, di un cavallo o di
un maiale, un proiettile, e lo può poi squartare e ridurlo in pezzetti,

159
Alimentazione naturale

difficilmente saprà essere capace di nutrire compassione verso la vita


e il dolore del prossimo. Se un uomo è capace di catturare i pesci del
mare, arpionarli con la fiocina, uncinarli con l’amo e lasciarli agoniz-
zare fuori del loro ambiente, difficilmente saprà essere giusto verso gli
esseri umani. Se un uomo è capace di cibarsi delle parti smembrate del
corpo di un animale appositamente ammazzato per soddisfare il pia-
cere del suo stomaco, difficilmente saprà amare la verità e la giustizia.
Finché un animale sarà recluso, sfruttato, torturato, ucciso, nessun
uomo sarà libero e capace di realizzare il vero bene per se stesso e per
la comunità di cui fa parte.
È l’indifferenza verso il dolore altrui che ha fatto del mondo un
luogo di dolore.
Noi universalisti – afferma Franco Libero Manco – siamo profon-
damente convinti che solo dalla capacità di valorizzare e rispettare il
piccolo, il diverso, l’indifeso, l’essere umano potrà sviluppare in se stesso
quei valori che possono consentirgli di realizzare una società più giu-
sta. Noi siamo la voce del 99% della creazione, di tutte quelle creature
che per millenni sono state schiavizzate, sottomesse e uccise dall’uomo,
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

quelle creature a cui è stata negata la libertà di vivere secondo la loro


natura e che sono state costrette a servire l’uomo, a cui è stato tolto
tutto. Noi accusiamo l’indifferenza e la sonnolenza dell’uomo verso
questi indegni comportamenti di cui si è reso responsabile.

160
I - Alimentazione, salute, spiritualità

45. IL SENSO DEL DISGUSTO E LA CAPACITÀ


DI IMMEDESIMAZIONE

Q ualcuno dovrà spiegarci come non rimanere sconvolti di fronte


a un’alimentazione necrofila. Come non rabbrividire all’idea che
gli esseri umani considerino buono da mangiare un pezzo di cadavere
in stato di decomposizione, stracolmo di batteri, di tossine, di malat-
tie, di dolore.
Come è possibile che l’uomo si sia abituato a considerare alimento
le parti anatomiche di un animale, di un essere fatto come lui.
Come è possibile cucinare le viscere di un animale, il fegato, il
cuore, i polmoni, e non associarli alle nostre viscere e ai nostri corri-
spondenti organi. Come ha potuto abituarsi a dare la morte ad altri es-
seri senzienti quando egli stesso è colto da terrore davanti al pericolo
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

della sua morte.


Come ha potuto abituarsi alla vista del sangue quando egli stesso è
colto dal panico se solo si ferisce. Come ha potuto arrivare a causare
deliberatamente dolore, prigionia, angoscia, quando egli stesso prova
disperazione fino ad essere disposto a tutto pur di non soffrire.
Perché mai la sua sofferenza è importante mentre quella di un ani-
male non ha alcun valore al punto che riesce a godere e gioire men-
tre a due passi da lui c’è chi urla di dolore per causa sua.
Perché mai la sua salute e la sua vita hanno un valore inestimabile
al punto che sarebbe disposto a impegnare ogni sua risorsa pur di re-
cuperarla, mentre la salute di un altro non ha alcun valore al punto
di considerare normale e lecito spezzarla.
Che cosa ha reso l’essere umano così insensibile all’altrui morte e
dolore e così indifferente alla vista del sangue? Come è possibile che
l’essere umano, sprovvisto di armi naturali di offesa, sia divenuto il più
insensibile e il più crudele dei predatori?
Vi sono persone che usano mangiare la lingua, il cervello, il sangue,
i testicoli, gli occhi dell’animale, senza per questo sentirsi in colpa né

161
Alimentazione naturale

essere colti da ribrezzo. Proviamo a mettere assieme queste parti ana-


tomiche con le nostre e vedremo che non vi è alcuna differenza so-
stanziale, eppure mai coloro che le divorano vengono pervasi da un
giusto disgusto. Cucinare la zampa di un maiale è una delle tante
usanze macabre degli umani. Eppure inorridirebbe all’idea di cuci-
nare il piede di un essere umano.
Inorridirebbe all’idea di fare colazione col latte di donna versato sui
cereali, mentre è ritenuto normale farlo con il latte di animale. Inor-
ridirebbe di fronte alla prospettiva di consumare delle uova prove-
nienti dall’utero di una donna, mentre è ritenuto normale consumare
le uova di una gallina.
Come può essere avvenuta una simile degenerazione morale ed
estetica? Come può la massaia tagliuzzare con indifferenza le povere
membra di un animale che poco prima viveva, dormiva, mangiava,
respirava, sognava, giocava? Eppure quando per errore il macellaio, la
massaia o il cuoco, si feriscono accidentalmente e assaporano il gusto
della lama, provando la milionesima parte del dolore della vittima,
dovrebbero indurli alla riflessione. Che dire poi della carne macinata
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

con cui le brave massaie e i cuochi insaporiscono il sugo, e quella dei


wurstel, delle salsicce, delle mortadelle, dove le parti più impensabili
vengono tritate aggiungendovi sostanze chimiche per impedirne la
putrefazione e mascherarne l’odore nauseabondo e il colore marrone
tipico del cadavere.
E l’uomo non si vergogna mai di questa sua miserevole incoerenza.
Occorre dunque educare la gente, e soprattutto i bambini e i ra-
gazzi, all’immedesimazione, quale alternativa al lavarsi le mani e al ci-
nismo attualmente praticati a vasto raggio.
Questa è una precisa responsabilità che spetta ai centri di forma-
zione etica e culturale, e in primo luogo alle scuole del mondo intero.
Ma anche alle televisioni che sono la scuola più efficace potendo en-
trare in tutte le case tramite la porta sempre aperta dell’antenna. Ma
questo equivarrebbe credere alle favole, visto che tutte le televisioni
del mondo sono ormai occupate e colonizzate in pianta stabile da chi
ha interesse a disseminare cinismo e indifferenza.

162
I - Alimentazione, salute, spiritualità

46. BASI SCIENTIFICHE DEL VEGANISMO

UNA PAGINA PER CONVINCERE GLI SCETTICI

C he l’essere umano sia stato pianificato, disegnato, costruito pezzo


per pezzo dal creatore, come mangiatore di frutta, verdura, semi
e radici, è comprovato da una valanga di indizi, di dettagli grandi e
piccoli, che vanno dalla sua conformazione fisica esterna ed interna
(mani, portamento eretto, sistema gastrointestinale extralungo) alla
sua strutturazione psicologica, estetica e spirituale.
Mentre per gli animali carnivori che uccidono per istinto e neces-
sità non si pone un problema di scelta, ma si cattura la preda e la si
mangia semplicemente, per l’uomo è sempre esistito il dibattito se sia
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

o no giusto ed opportuno cibarsi della carne di altri viventi. Il sem-


plice fatto che ci sia questo continuo e angosciante interrogativo, sta
a dimostrare la maggiore complessità e particolarità dell’approccio
umano a questo problema, e l’esistenza all’interno dell’uomo di un
termometro morale, di un monitor che non è istintuale ma piuttosto
morale e spirituale.
Diverse scienze tipo l’antropologia, l’anatomia, la biologia, hanno
confermato in modo inequivocabile la struttura vegana dei primati, e
l’uomo, come ben sappiamo, è il re dei primati a tutti gli effetti. Ma
se uno non si accontentasse di quanto sopra e volesse una prova inop-
pugnabile, eclatante, stratosferica, della formula uomo uguale vegano,
essa è a portata di mano.
Il sangue umano vale 7.50 sulla scala acido-alcalina che va dallo
zero (massima acidità) al 7 (neutro), al 14 (massima alcalinità).
Chiunque ci abbia fatti, sia esso un creatore divino o sia esso un pro-
cesso evolutivo automatico (lascio a ognuno le proprie intime con-
vinzioni), egli ci ha dotati di un sangue alcalino, al contrario degli
animali carnivori, che hanno un sangue acido. Questo dettaglio è

163
Alimentazione naturale

d’importanza fondamentale per la determinazione di quale sia il cibo


della specie umana, e di quale non sia invece alimento adatto al no-
stro sistema. Succede infatti che frutta e verdura allo stato naturale
non cotto, poco importa se dolci come le ciliegie, o aspri e piccanti
come il limone e il peperoncino, hanno tutte un effetto alcalinizzante
all’interno del nostro organismo, per cui vengono recepite, digerite,
assimilate, in modo veloce, naturale, privo di effetti collaterali per-
versi. Al contrario, tutti i cibi di origine animale, dal latte alla carne
nelle varie forme, sono acido-formanti all’interno del nostro sistema
e producono una tremenda acidificazione del sangue, causando, ogni-
qualvolta vengono ingeriti, pesanti interventi di emergenza del si-
stema immunitario che li riconosce immediatamente come sostanze
estranee, invasive e incompatibili. Per rimediare agli effetti acidifi-
canti, che sarebbero di per sé sufficienti a farci morire all’istante se
non esistessero i rimedi protettivi di emergenza, l’ipotalamo invia tra-
mite il sistema endocrino un ordine perentorio al sistema compensa-
tivo osseo affinché esso rilasci una determinata spruzzata di calcio
interno al fine di tamponare all’istante l’effetto perverso di latte e
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

carne e proteine.
Al fine di bloccare anche gli effetti inquinanti delle sostanze carnee,
l’ipotalamo manda altro messaggio al sistema immunitario affinché
intervengano i linfociti del sangue e i fagociti dell’interferone cellu-
lare, a fagocitare le cose peggiori che si trovano nella carne (indoli-fe-
noli-antibiotici-ormoni-putrescine-cadaverine) e che non possono
essere mandate fuori così come stanno pena gravi danni agli organi
emuntori (fegato-pancreas-reni-pelle).
Tutta questa frenetica attività di appropriazione linfo-fagocitica, di
spazzatura e pulizia interna, non è affatto gratuita ed ha invece costi
altissimi da pagare in termini di vitalità, di resa energetica, di conse-
guenze negative a breve e lungo termine, di invecchiamento precoce.
Un pasto carneo tiene impegnato il corpo allo spasimo per una qua-
rantina di ore, prima di essere elaborato ed espulso in modo comun-
que incompleto dal sistema.
E in queste 40 ore succede davvero di tutto.
Il cuore deve battere più veloce, la temperatura corporea deve sa-
lire di almeno un grado, il sistema immunitario deve stare in allerta

164
I - Alimentazione, salute, spiritualità

per l’emergenza, i sistemi compensativi devono rilasciare preziose ri-


sorse interne che vanno a impoverire le nostre dotazioni organiche
(enzimi vivi, minerali organici, vitamine vere, zuccheri autentici,
acqua biologica), al fine di ovviare alle carenze dietologiche dei cibi
inappropriati introdotti nel corpo (cibi non della specie o non-cibi,
cibi cotti ed enzyme-less ovvero devitalizzati).
È per questo che si usa dire che la carne ha effetti non nutritivi ma
stimolanti. Un corpo sotto pressione può addirittura dare segnali
estremamente sbagliati al soggetto coinvolto. Egli proverà vampate
di calore e sensazioni temporanee di potenza, e vivrà quella frenetica
attività interna del suo organismo come una esperienza positiva de-
terminata dalla ingestione di carne, qualcosa di simile a una forte ac-
celerazione di un motore determinata da qualche additivo capace di
stimolarlo e mandarlo fuori giri.
Alla fine, superata l’emergenza, si fa la conta dei morti e dei feriti,
e si valutano i danni.
Il veleno carne e il veleno latte hanno causato acidificazione del
sangue e prelevamento osseinico con conseguente processo di osteo-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

porosi, hanno prodotto stimolazioni e scompensi, hanno scomodato i


sistemi compensativi e il sistema immunitario (gente che preferisce
essere lasciata tranquilla, o comunque essere usata solo raramente e
nelle reali emergenze straordinarie), hanno impoverito le nostre ri-
serve organiche, hanno prelevato enzimi dalla nostra banca enzima-
tica producendo sicuro affaticamento e invecchiamento, hanno
apportato una cifra calorico-energetica il più delle volte inferiore alle
calorie spese per l’intera operazione di smaltimento rifiuti, hanno
tolto spazio utile ai cibi giusti e veri (frutta-verdura) con conseguente
sotto-alimentazione del sistema cellulare, hanno provocato gravi fe-
nomeni di fermentazione e putrefazione all’interno del canale ga-
strointestinale causando stitichezza e inappetenza, sporcando la
lingua, appesantendo l’alito, e rendendo maleodoranti tutti gli umori
del corpo, hanno compromesso l’intero metabolismo provocando
anche morìa abnorme di cellule, hanno spinto il malcapitato a bere
cose improprie e dannose tipo alcool, caffé, cole, digestivi, e magari
qualche aiuto farmacologico, tutte cose capaci di causargli ulteriori
fastidi e danni.

165
Alimentazione naturale

Niente male davvero, per il frivolo capriccio di concedersi un pezzo


di vita stroncata di un povero quadrupede.
Una specie di nemesi o di rivincita postuma da parte di quel povero
essere trucidato, o una specie di resa provvisoria dei conti da parte di
quel creatore che ha fatto l’uomo non certo per assassinare la bestiola
e divorarsela, ma semmai per proteggerla ed assisterla.
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I - Alimentazione, salute, spiritualità

47. LA VOCE DEL CREATORE

LO STRETTO LEGAME TRA UOMO-ANIMALE-PIANTA


GLI UMANI CHE AMANO GLI ANIMALI SONO SEMPLICEMENTE PERSONE PIÙ EVOLUTE
SENZA ANIMALI E PIANTE L’UOMO È COME UNVIANDANTE CIECO NELL’OSCURITÀ

Q uesto paragrafo giunge dalle comunicazioni extrasensoriali di


una sensitiva col mondo spirituale dell’Aldilà.
Gli esseri umani non hanno ancora compreso pienamente l’impor-
tanza fondamentale del loro stretto e intimo legame col mondo ani-
male e con la spiritualità degli animali.
Tutte le creature viventi, quali partecipanti del processo evolutivo,
occupano un ruolo basilare nella manifestazione dell’essenza divina.
Tutte le creature evolvono e si sviluppano, e posseggono dentro di sè
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

la forza e lo spirito del divenire divino e della realizzazione interna.


Tutte le creature, nessuna esclusa, portano e guidano alla Proposta,
alla Illuminazione, alla Destinazione, e rappresentano il mio stesso
spirito centrale.
Se voi uomini amerete queste creature significa che amerete pure
me stesso.
Non dimenticate che senza questi animali e senza queste piante voi
non sareste niente di più che dei poveri confusi viaggiatori, viandanti
ciechi e disorientati nella notte più nera.
L’essenza della loro materia costitutiva è la medesima essenza che
costituisce il vostro corpo e il vostro spirito. Voi siete parte di essi e
loro sono parte di voi, per sempre. La gente che ama gli animali sta og-
gettivamente su livelli più alti nella scala evoluzionistica, ma questa
non deve essere ragione di orgoglio personale o di arroganza e presun-
zione, ma piuttosto motivo di maggiore responsabilità nell’aiutare il
vicino a crescere.

167
Alimentazione naturale

Non possiamo amare gli animali se non aiutiamo nel contempo gli
uomini che bazzicano nei piani inferiori e nella mediocrità a fare ul-
teriori passi verso il loro progresso spirituale ed evolutivo.
Il compito specifico e la responsabilità dei vegetariani è di aiutare e
salvare tutti gli animali attraverso l’evoluzione di tutti gli umani. Lo
scopo e il bisogno è di stabilire e asserire una unione e una equa in-
terdipendenza tra regno umano, regno animale e regno vegetale. Il
regno umano, più alto degli altri nella scala evolutiva, non può per-
mettersi di lasciare indietro neanche la più piccola parte della crea-
zione.
Sta attento, o uomo della Terra, e dimentica la tua presunzione di
essere il più forte e il dominatore dei più deboli. Non puoi assogget-
tare, soggiogare, schiavizzare le altre creature.
In questo perfetto e reattivo mondo spirituale, tutte le tue prepo-
tenze, sopraffazioni, abusi, torneranno indietro e ricadranno su di te
come vibrazioni negative.
La specie umana, soprattutto negli ultimi decenni, si è costruita un
karma molto negativo in relazione agli animali. Al punto che molti
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

animali si ritrovano su posizioni karmiche molto superiori ed evolute


rispetto agli uomini e alle donne. Anche gli animali hanno il loro
karma personale e la loro propria destinazione divina. L’uomo non
può crescere se dimentica i suoi fratelli più piccoli. La divinità sta
dentro di essi come sta pure negli umani.
I tuoi fratelli più piccoli sono creature intelligenti e sono sensibilis-
simi alla sofferenza e alle pene.
Persino i vegetali sono una manifestazione di vita, anche se un po’
lontani dalla vita animale.
Nei milioni di anni a venire, gli umani saranno chiamati a superare
persino il vegetarianismo e impareranno a vivere solo di frutta e di
prana. Sradicare e offendere un vegetale sarà allora considerato una
forma di crudeltà.
L’amore per gli animali è vero e nobile come l’amore per gli umani
e persino di più, perché è un dono perfetto, privo di malizia, di cal-
colo e di interessi nascosti.

168
PARTE SECONDA

IL FERRO E I MINERALI DI TRACCIA


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Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881
II. Il ferro e i minerali di traccia

1. ELEMENTI PLASTICI E MINERALI DI TRACCIA

P er lungo tempo si pensò che la materia vivente fosse composta


unicamente da 12 elementi, detti plastici: azoto, calcio, carbonio,
cloro, idrogeno, magnesio, ossigeno, fosforo, potassio, silice, sodio e
zolfo. Questi elementi formano in effetti circa il 99,98% del corpo.
Ma analisi più approfondite hanno evidenziato, a fianco di questi 12,
una ventina di altri elementi i quali, nonostante la loro piccola massa
totale apparentemente insignificante (0,02%), sono in realtà fonda-
mentali ed indispensabili alla vita.
Si tratta di metalloidi (arsenico, boro, bromo, fluoro, iodio) e di me-
talli (alluminio, cobalto, cromo, rame, stagno, ferro, molibdeno, man-
ganese, nickel, piombo, selenio, silicio, titanio, zinco), un tempo
considerati impurità, e oggi definiti oligoelementi o minerali di traccia.
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I minerali sono in effetti fattori cardinali per il mantenimento del-


l’equilibrio acido-alcalino del sangue sui livelli ottimali, leggermente
alcalini, corrispondenti al valore di 7.40 dell’apposita scala, nonché
per il mantenimento della gravità specifica del sangue.
Essi abbondano anche in tutte le secrezioni interne. Eventuali ca-
renze determinano infatti insufficienze ormonali. I minerali servono
anche come agenti disintossicanti e giocano importanti ruoli nel si-
stema immunitario. Tutte cose più o meno risapute che ogni buon di-
zionario enciclopedico riporta.
Tra i minerali ci sono simpatie e antagonismi, sinergie e neutraliz-
zazioni, preziosità e dannosità.
La carenza di iodio può portare prima a sforzi della tiroide e al
gozzo, e poi persino al cretinismo. Ma un eccesso di iodio può inibire
la sintesi tiroidea, tanto per fare un esempio.
Sarà utile una disamina dei vari minerali importanti, su cosa ser-
vono e dove si possono trovare.
Il calcio sta nei cavoli, mandorle, tarassaco, crescione, girasole, fichi.
Serve basilarmente come antiacido o alcalinizzante.

171
Alimentazione naturale

Il magnesio, essenziale per l’attivazione enzimi muscolari e nervini.


Ottimo come antistress e contro la contrazione muscolare. Si trova
nel germe di grano, mandorle, anacardi, saraceno, nocciole, miglio,
datteri, fichi, uvetta, patate, banane.
Potassio, sodio e cloro, vengono chiamati elettroliti, cioè sali mine-
rali che conducono l’elettricità nei liquidi. Si trovano nell’avocado, al-
bicocche, arance, banane, melone, asparagi, patate, carote, pomodoro.
Lo zolfo è un elemento nutritivo chiave, eccellente per le strutture
proteiche di articolazioni e capelli. Opera in stretta sinergia col mo-
libdeno. Entra nella struttura di 4 aminoacidi: metionina, cisteina, ci-
stina, taurina. Anche il glutatione, sostanza disintossicante prodotta
dal fegato, contiene zolfo.
Si trova nelle leguminose, cereali integrali, aglio, cipolla, cavolo,
cavolini di Bruxelles, broccoli.
Il boro ha un effetto positivo sugli estrogeni ed è utile per attivare
le vitamine del gruppo B.
I vegetariani sono meno esposti all’osteoporosi, anche per merito
della vitamina K1 e per l’alto livello dei minerali assimilati in genere,
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

e per la particolare ricchezza di boro nella loro dieta.


Il cromo è un sensibilizzatore dell’ormone insulina, ovvero un fon-
damentale enzimatico che regola lo zucchero nel sangue. Sia un ec-
cesso che una mancanza di zucchero-glucosio nel sangue provoca
conseguenze gravissime, per cui l’organismo cerca di mantenere sta-
bile il livello di zucchero ematico entro una ristretta fascia di valori,
con l’aiuto di ormoni quali l’insulina e il glucagone. L’insensibilità al-
l’insulina è una delle caratteristiche classiche dell’obesità e del dia-
bete. Il cromo è attivo nel fattore di tolleranza al glucosio. Se il cromo
è scarso lo zucchero del sangue resta alto, e si causa crisi diabetica
perché l’insulina non viene sensibilizzata.
Il rame gioca ruoli basilari nella produzione di emoglobina e nella
produzione del collagene. Zinco e rame sono complementari e si equi-
librano l’un l’altro. Noci e leguminose sono ricche di rame e zinco
contemporaneamente. Il rame si trova nelle mandorle, girasole, sara-
ceno, orzo, carote, cocco, olio d’oliva, arachidi.
Lo iodio, che abbiamo visto all’inizio, si trova nelle rape, cavoli, se-
nape, miglio, soia, pinoli. Tutti alimenti da limitare nell’ipotiroidismo.

172
II - Il ferro e i minerali di traccia

Il ferro, su cui ci soffermeremo in ogni sottotitolo di questo capitolo,


gioca un ruolo fondamentale nella molecola di emoglobina dei globuli
rossi. Partecipa alla produzione e al metabolismo dell’energia e alla
sintesi del Dna tramite numerosi enzimi chiave. Il fabbisogno di ferro
è consistente. La sua carenza provoca anemia, una patologia in cui il
sangue è carente di globuli rossi. Un adolescente che mangia meren-
dine confezionate e beve bibite gasate è ad alto rischio di carenza di
ferro. Si è carenti di ferro:
– perché cala l’indice di assimilazione di ferro;
– perché manca acido idrocloridrico nello stomaco (situazione co-
munissima negli anziani);
– perché ci sono situazioni di diarrea cronica e di malassorbimento
intestinale;
– perché c’è stata una rimozione chirurgica di parte dello stomaco;
– perché si mangia carne e si acidifica il sangue;
– perché c’è uso di antiacidi;
– perché ci sono diete ricche di latticini acidificanti e totalmente
privi di ferro;
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

– perché c’è situazione di emergenza per gravidanza, allattamento,


perdite mestruali, ferite, emorragie, donazioni.
L’opinione dei produttori di carne è che il ferro eme, di origine ani-
male, o quello della bistecca al sangue tanto per intenderci, venga as-
sorbito meglio rispetto al ferro non-eme dei vegetali e della frutta.
Trattasi però di una delle tante eclatanti menzogne commerciali,
identica a quella sulle proteine nobili. Una maggiore concentrazione
di sostanza specifica non riveste alcun significato positivo. La cosa che
conta davvero è l’indice di assimilabilità, il grado di equilibrio e di
completezza nutrizionale del cibo. Tutti i vegetali e la frutta, proprio
per il fatto che sono vivi e integri e diluiti nella loro dotazione di
acqua biologica, vengono graditi ed assimilati al meglio dall’organi-
smo, senza controindicazioni e sballi. L’effetto sberla di una bistecca
cruda al sangue può benissimo essere visto e confuso come una inie-
zione concentrata di ferro, ma si tratta in realtà di una sovra-stimo-
lazione, e non di una reale migliore assimilazione. Talvolta poi nello
stesso paziente si sviluppa la convinzione psicologica e l’effetto pla-
cebo. In ogni caso la bistecca cruda diventerà una necessità di carat-

173
Alimentazione naturale

tere quasi dopante, e sarà come bere qualche tazzina di caffè, col ri-
sultato di sollievi immediati confusi per assimilazioni, e invecchia-
mento intensificato associato a decrepitezza aggiuntiva, che poi è
l’effetto tipico collaterale di ogni tipo di carne.
Il ferro si trova abbondante nei semi di zucca (dove c’è anche molto
zinco), nei cereali integrali, nel germe di tutti i grani. Girasole, miglio,
noci, mandorle, anacardi, uvetta, topinambur, tarassaco, datteri, car-
ciofi, mirtilli, prugne secche, rappresentano pure ottime fonti del pre-
zioso minerale.
Il manganese assicura una buona funzionalità della ghiandola ti-
roide e una prevenzione contro i radicali liberi. È fondamentale nel-
l’utilizzo del glucosio all’interno dei neuroni. La carenza di
manganese provoca epilessia e convulsioni. Si trova nelle noci, man-
dorle, orzo, segale, saraceno, avena, cereali integrali, arachidi, cime di
rapa, uvetta, erbette.
Il selenio è un componente dell’enzima antiossidante glutatione pe-
rissodasi, che agisce insieme alla vitamina E per prevenire i danni pro-
vocati dai radicali liberi. La sua carenza produce invecchiamento
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

precoce, cancro, cataratta. Si trova nel germe di grano, noci, cereali


integrali, rape, aglio, arance.
Il vanadio entra nello squilibrio degli zuccheri ematici, ovvero negli
sbalzi tra diabete ed ipoglicemia. Si trova nel saraceno, soia, prezze-
molo, avena, olio d’oliva, mais, girasole, aglio, carote, cavolo, pomo-
dori, ravanelli.
Il molibdeno è utile per la detossificazione da alcol e nel metaboli-
smo dello zolfo. Si trova nelle lenticchie, piselli, cavolfiori, germe di
grano, spinaci, cereali integrali, aglio, patate, cipolle, cocco, meloni,
albicocche, uvetta.
Il silicio contribuisce alla formazione del reticolo di fibre del colla-
gene, da cui dipende la forza e l’integrità del tessuto connettivo che
costituisce la matrice dell’osso. Si trova soprattutto nei cereali inte-
grali, specie nella segale integrale.
Lo zinco entra nella composizione di oltre 200 enzimi conosciuti.
L’alimentazione umana è spesso carente di zinco. È indispensabile per
la funzionalità del sistema immunitario. Fondamentale per consentire al
timo (in correlazione con tiroide, ipofisi e surreni) la sintesi e la secre-

174
II - Il ferro e i minerali di traccia

zione degli ormoni timici. Essenziale per le capacità visive, gustative,


olfattive, per la guarigione delle ferite e per il recupero dagli interventi
chirurgici. Serve per la funzionalità organi sessuali e come anti-ingros-
samento della prostata (problema comune al 60% dei maschi).
È un buon catalizzatore dell’insulina, utile a chi ha propensione al
diabete. Si trova nei cereali integrali, leguminose, semi, noci, rape,
patate, prezzemolo, aglio, carote, semi di zucca.
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175
Alimentazione naturale

2. IL FERRO E GLI INTEGRATORI

N essuno mai si sogna di chiederti un testo sull’igienismo naturale


e sulla salute. Ci sono già troppe idee e troppa carta stampata su
ogni cosa, e sempre meno tempo e voglia di ascoltare prediche, ser-
moni, consigli, insegnamenti coordinati.
Tutti sembrano sapere già tutto e c’è poca disponibilità a seguire
degli insegnamenti. Al massimo vieni ascoltato con aria indifferente
e distratta, disattenta e dubbiosa, scettica e incredula. Ma se parli del
ferro, non ce n’è uno che non rizzi le orecchie.
E la ragione vera per soffermarsi a parlare diffusamente del ferro in
questo manuale salutistico è dovuta proprio alla oggettiva popolarità
dell’argomento, e niente altro.
L’argomento è stato pompato artificiosamente dai ferraioli da pillola
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

con degli scopi ben precisi. Chi mai si sognerebbe di comprare degli
integratori e di accettare cibi addizionati, se prima non ci fosse stato
un martellamento psicologico orchestrato ai danni di consumatori
sempre più spesso disposti a farsi accalappiare da spot pubblicitari cap-
ziosi, avventati, e ai limiti della tollerabilità e della legge?
Il valore dei soldi supera da tempo quello della salute e della lega-
lità nelle informazioni di massa, e così veniamo quotidianamente in-
vasi da informazioni sballate e devianti.
La regola degli spot è quella solita. La verità, enunciata e suggerita
una volta tanto, non incide e non rimane impressa, e pertanto non è
verità, mentre la bugia e l’imbroglio, ripetuti regolarmente, diven-
tano miracolosamente verità e dogmi.
Se ne parla dunque a proposito e a sproposito, di questo ferro, e se
ne parla troppo, in tutti i luoghi e in tutte le lingue, dato che la ma-
teria farmaco-alimentare-sanitaria è quella più assoggettata alla glo-
balizzazione e al monopolio culturale del carrozzone di interessi che
sta dietro l’intero fenomeno. La logica imporrebbe di risolvere la que-
stione con qualche riga soltanto verso la fine del testo. Ma ai più ap-

176
II - Il ferro e i minerali di traccia

parirebbe come un voler sfuggire al problema della stanchezza fisica


e mentale, dell’anemia che esistono poi davvero, che colpiscono e ot-
tenebrano, che mandano fuori giri a destra e a manca in modo vero e
preoccupante, principalmente nell’area del gentil sesso.
Dedicheremo dunque sproporzionate e ricorrenti attenzioni al
ferro, col fermo proposito di chiarire in dettaglio dubbi e incertezze
e di dare una mano a chi soffre mediante insegnamenti corretti.
E cercheremo nel contempo di smascherare chi gioca a carte false
nel settore dell’educazione alimentare e sanitaria mondiale. In mezzo
a tante bibbie corrotte dalla venalità e falcidiate dall’impreparazione,
ci deve essere spazio per posizioni responsabili, trasparenti, verifica-
bili, scientifiche, cui il presente testo cerca di appartenere.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

177
Alimentazione naturale

3. IL FERRO, IL SANGUE E L’ANEMIA

I l ferro è il più importante, o almeno il più nominato degli oligoele-


menti. È soprattutto noto come antianemico, essendo esso un costi-
tuente fondamentale della emoglobina ovvero dei globuli rossi. Una
emoglobina di ottima qualità garantisce già adeguata resistenza alle
malattie e agli stress. Il ferro è il componente principale dei globuli
rossi e consente loro di catturare l’ossigeno nei polmoni e di traspor-
tarlo in tutte le cellule dell’organismo. L’anemia infatti viene definita
come carenza di globuli rossi, e dell’elemento basilare ferro, nel san-
gue. In realtà, la deficienza di ferro nel sangue provoca non solo ane-
mia, ma debolezza, pelle pallida, respiro corto, difficoltà di
concentrazione, scarso interesse e vigore, apatia sessuale.
Un soggetto umano contiene in media dai 3,5 ai 4,5 grammi del pre-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

zioso minerale.
Ogni essere vivente possiede il suo personalissimo tipo di sangue, il
suo succo individuale, caratterizzato da una formula che deve stare
sempre entro una fascia di caratteristiche accettabili, entro i paletti
minimo-massimo della scala acido-alcalina, della scala zuccherina,
della scala vitaminica, della scala minerale, della scala ormonale.
Anche perché, notasi bene, la formula del proprio sangue è in conti-
nua variazione nel corso delle 24 ore, in dipendenza di quello che uno
pensa e fa, mangia e beve.
Qualcosa di simile alle impronte digitali. Solo che quelle sono inva-
riabili nel tempo, mentre il sangue è in continua fluttuazione quali-
tativa.
Il ferro conferisce il caratteristico colore rosso al sangue e colora
anche la nostra carnagione. Parlare del ferro implica dunque parlare
del sangue, e viceversa. In tutte queste funzioni, il ferro da solo non
basta, e serve sempre una compresenza proporzionata di rame e di
manganese e di altri minerali di traccia operanti in sinergia, al fine di
renderlo assimilabile.

178
II - Il ferro e i minerali di traccia

Il sangue fornisce l’ossigeno attinto a livello degli alveoli polmonari


e fornisce gli elementi nutritivi assorbiti a livello dell’intestino ed ela-
borati principalmente nel fegato. Reca inoltre agli emuntori (vescica,
reni, cute) i materiali di rifiuto da eliminare.
Nei 5-7 litri di liquido rosso che ogni adulto porta con sé sta il se-
greto vero della salute e dello stato di forma. Un sangue di buona qua-
lità, fluido e scorrevole, leggermente alcalino, energizzato
convenientemente da zuccheri buoni e vivi, circolante a pressione
minima, è già garanzia di una salute ottimale. Un sangue scadente è
causa invece di una infinità di problemi e di una salute mediocre.
Il problema vero, mettiamocelo bene in testa, sta nel saper mante-
nere il proprio succo rosso personale, cioè il proprio sangue, in perfette
condizioni, perché è proprio lì che si gioca la nostra partita vitale.
Tutti gli interventi di carattere medico e farmacologico che si fa-
cessero a livello di tessuti e di organi, finirebbero per apparire dei gio-
chetti inutili per bambini annoiati in vena di esperimenti, se non si
tenesse in attenta considerazione la formula del sangue non in un solo
punto ma nei diversi momenti-base della giornata, tipo mattina-po-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

meriggio e sera, prima e dopo il pasto giusto e leggero, prima e dopo


il pasto grasso e pesante. Un po’ come accade per la febbre che deve
essere controllata non solo di buon mattino ma soprattutto a metà po-
meriggio (e che in ogni caso non deve mai essere tirata via artificial-
mente con febbrifughi o con altri tipi di farmaci, sia ben chiaro).
Non c’è da meravigliarsi pertanto dell’interesse vivace e talvolta
spasmodico nei riguardi del ferro da parte della gente, ed in partico-
lare da parte delle donne, i cui cicli richiedono periodici riallinea-
menti ferrosi.
Quanto all’anemia, esistono diverse forme di questa disfunzione:
– Anemia da carenza di ferro, con ridotta produzione di globuli
rossi, dovuta a diminuita sintesi del ferro.
– Anemia da carenza di vitamina B12 o anemia perniciosa, dovuta
a carenza del fattore intrinseco nella mucosa gastrica.
– Anemia macrocitica, causata da carenza di acido fitico nella dieta
(poche verdure).
– Anemia emolitica (talassemia, sferocitosi, ecc.), dovuta a distruzione
periferica dei globuli rossi, di origine prevalentemente ereditaria.

179
Alimentazione naturale

– Anemia da integrazioni sbagliate, dovuta a integratori minerali


(ad esempio lo zinco, essendo competitivo e non sinergico col
rame, può causare anemia, visto che il rame è presente come cu-
preina nei globuli rossi).
– Anemia da intolleranza al glutine dei cereali (soprattutto grano,
segale, orzo, avena).
In Italia le cifre ufficiali parlano di 60 mila persone celiache, colpite
da questa condizione, caratterizzata da nausea, vomito, dimagri-
mento. In realtà le stime sanitarie ipotizzano mezzo milione di per-
sone in tutto, con una percentuale doppia delle donne rispetto ai
maschi. Infatti, in molti casi, i sintomi dell’intolleranza sono strani e
mascherati. Ci si può trovare di fronte a una anemia e a dei dati cli-
nici che evidenziano una semplice carenza di ferro, la quale non viene
poi in alcun modo migliorata somministrando il ferro che manca. A
quel punto occorre prendere in considerazione la dieta e fare delle
prove.
I sintomi delle varie forme di anemia sono la stanchezza, le palpi-
tazioni, il pallore, la cefalea, le vertigini, i ronzii auricolari, le diffi-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

coltà respiratorie, la diarrea, l’anoressia, i disturbi nervosi.

180
II - Il ferro e i minerali di traccia

4. I DIVERSI GRADI DI ASSIMILAZIONE DEL FERRO

I FATTORI ANTI-ANEMICI E I FATTORI ANEMIZZANTI


LA NOBILITAZIONE DELLA CARNE E DEL FERRO-EME RIPUDIATI DALLA SCIENZA

O ccorre tenere presente della diversa assimilabilità delle varie


forme di ferro.
Quasi il 90% del ferro alimentare, una volta giunto nell’organismo,
agisce come ferro non-eme, poco assimilabile, dipendente per l’assi-
milazione da molti fattori aleatori coadiuvanti e antianemici, quali la
vitamina C, e da fattori inibitori e anemizzanti, quali i fitati.
Il succo d’arancia, ad esempio, raddoppia l’assorbimento di ferro
non-eme, mentre il tè, a causa dei suoi tannini, lo abbassa del 75%. Gli
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

inibitori anti-ferro non-eme comprendono sostanze molto diffuse


nell’alimentazione naturale, quali la soia, i cereali integrali, le fibre, i
polifenoli, i tannini, i fosfati.
Persino il pane integrale può essere considerato un anemizzante.
Esistono in effetti due correnti interpretative sul fenomeno della
assimilabilità del ferro, una pro-carnivora e una pro-vegetariana.
Per la prima, il ferro-eme (circa il 10% di quello assunto in totale),
già biologicamente trasformato ed adattato, deriva principalmente
dall’emoglobina e dalla mioglobina della carne. Il ferro eme, rende-
rebbe più assorbibile anche il ferro non-eme. Il ferro non-eme di ori-
gine vegetale verrebbe assimilato in percentuali comprese tra il 2 e il
5%, mentre il ferro eme, proveniente da sangue fresco da macelleria
e quasi trasfuso da animale sgozzato a paziente anemico, renderebbe
più assorbibile anche il ferro non-eme presente nella dieta, grazie al
suo alto livello di assimilabilità sull’ordine del 20%.
La spiegazione sembrerebbe logica e vera, mentre non lo è affatto,
come succede regolarmente con le trovate pseudo-scientifiche dei
carnofili. Infatti, tale sbrigativa bocciatura nutrizionale dei vegetali

181
Alimentazione naturale

come anemizzanti viene regolarmente smentita dalla realtà quoti-


diana, dove l’anemia è semplicemente sconosciuta tra i vegetariani,
mentre è frequentissima tra i mangiatori di carne.
L’abbondanza di vitamina C, serve come abbiamo visto, a moltiplicare
l’assorbimento del ferro, poiché l’acido ascorbico e l’acido citrico ten-
dono a bilanciare il potere anti-ferro delle fibre dei cereali integrali.
L’acido fitico dei cereali integrali e dei legumi, se assunto in eccesso,
ha effetto sequestrante nei riguardi del ferro, ma se nella dieta c’è ab-
bondanza di verdura verde e di frutta, di vitamina C naturale, l’inibi-
zione fitica viene neutralizzata.
Pare inoltre che la cistina, aminoacido che si trova proprio nei ce-
reali integrali, nei lupini, nel germe di grano, rappresenti in ultima
analisi quel misterioso fattore anti-anemia, quel muro protettivo che
difende vegetariani e vegan da ogni ipotesi di carenza.
I vegan, i cultori di teorie esotiche, vanno sì teoricamente a rischio
di carenza di ferro e di vitamina B12 se assorbono fitati in eccesso coi
loro cereali integrali, coi lupini e la soia. Ma, mediante la loro intensa
quota di frutta e verdura fresche, compiono il miracolo di azzerare
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

l’effetto inibitorio dei fitati anti-ferro.


Ad esempio il glutatione, composto organico antiossidante presente
nei globuli rossi, la cui carenza provoca invecchiamento dei globuli
rossi tramite ossidazione, aumenta automaticamente del 50% se c’è
adeguata presenza di vitamina C.
C’è anche l’ipotesi dell’adattamento dei vegetariani per l’assorbi-
mento ottimale del ferro non-eme. Prove di laboratorio hanno sem-
pre confermato stati eccellenti nelle loro medie di valori ematici
(ferro nel sangue, saturazione della transferrina, livello di ferritina
nel sangue).
L’ultima parola è il rapporto tra ferro, chelanti e anti-antagonisti
dei chelanti nell’intero pasto.
In caso di anemia, tutti gli integratori sono sconsigliati. Il ferro di-
venta anche immmuno-depressivo ad alte dosi. Lo stesso discorso vale
per il selenio, e un po’ per tutti gli altri minerali di traccia.

182
II - Il ferro e i minerali di traccia

5. IL MUCO E I GLOBULI BIANCHI

GENITORI CHE RIMPINZANO I PROPRI BAMBINI DI OMOGENEIZZATI E CARNE


I DIKTAK ALIMENTARI DI ATLANTA AL MONDO INTERO

Q uando noi permettiamo al nostro corpo di intasarsi di muco (da


acidificazione) e di sostanze come calcio sbagliato, fosforo sba-
gliato, ferro sbagliato (sbagliato perché, ad esempio, in forma inorga-
nica, scarsamente o del tutto non assimilabile), oppure di caricarsi di
residui chimici velenosi e colesterolo, possiamo logicamente atten-
derci una alta pressione sanguigna e un cuore sotto sforzo (conse-
guenza dei vasi sanguigni e dei capillari parzialmente intasati e dal
diametro utile ridotto). Più muco implica sforzi di liberazione e dun-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

que più globuli bianchi spazzini in azione (i quali aumentano sempre


durante le malattie, e, vedi famosi esperimenti condotti da Kaucha-
koff in Svizzera già negli anni 30, aumentano pure durante la dige-
stione dei cibi alto-proteici e dei cibi cotti, causando quel noto
fenomeno negativo conosciuto col nome di leucocitosi).
Ci sono valanghe di genitori che hanno rimpinzato i loro bambini
e i loro ragazzi di latte di mucca, di formaggi, di carni e di uova, di
pesce, in tutti questi ultimi decenni di micidiale alto-proteinismo e di
carnivorismo sfrenato e scriteriato, sotto l’influenza determinante del
nutrizionismo medico-pediatrico e del martellante condizionamento
dei media, dovunque ipnotizzati da un unico direttore d’orchestra
planetario che risponde al nome di FDA (Food and Drug Administra-
tion) che sta ad Atlanta-Georgia-USA, sede non troppo casuale anche
del gigante mondiale delle bevande gassate e dei fast-food e dei big
Mac. FDA, massima autorità mondiale dell’alimentazione, all’inizio
ascoltata e considerata in modi approssimativi, poi via via cogli anni,
dallo sbarco in Normandia e dal dopoguerra in avanti circa, non solo
ascoltata ma seguita ciecamente e persino obbedita. FDA che con le

183
Alimentazione naturale

sue tabelle alimentari scientificamente insensate, siglate RDA (re-


commended daily allowances) ha dettato legge a tutte le bacheche
pediatriche, scolastiche, mediche, ospedaliere del pianeta. Il mondo
intero, salvo poche eccezioni, salvo zone sperdute occupate da gente
non civilizzata, salvo cittadini disobbedienti non assoggettati alle
pressioni e alle costrizioni brutali dei rispettivi ministeri della sanità,
ha imparato a mangiare e ha mangiato seguendo le tavole dei coman-
damenti portate non da Mosè ma dalla FDA americana, da sempre
saldamente, nota bene, nelle mani della potentissima lobby ameri-
cana-mondiale del mais normale (e oggi di quello gonfiato e geneti-
camente modificato), degli allevamenti intensivi, della carne e del
latte, dei gelati e degli omogeneizzati, e di tutta una impressionante
catena di attività intrecciata definibile come big indotto.
È chiaro che tutta l’umanità sguazza oggi nel muco, ed anche pur-
troppo in problemi assai peggiori.
Le razze bianche del centro-nord Europa in particolare denotano
spesso aspetto innaturale e patologico.
Primo perché le manca il pigmento colorato, per la carenza dei mi-
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nerali di traccia (ferro in particolare), e secondo per la costante pre-


senza di globuli bianchi in eccesso e di muco biancastro nel sangue. I
pori della pelle sono costipati da muco bianco e secco, ed è per que-
sto che finiscono per avere con una certa frequenza aspetto anemico
e biancastro.
Dopo un esperimento durato alcuni mesi con un nutrito gruppo di
aitanti colleghi medici tedeschi, a base di diete pulite e di diete di sta-
gione (cura delle ciliegie lungo la penisola italica), e di vita attiva al-
l’aria aperta, sembravamo tutti degli indiani e la gente pensava
appartenessimo a una razza della zona tropicale. Tali condizioni erano
dovute al prevalente ammontare dei globuli rossi, e ai livelli ottimali
di ferro assimilato.
Questo è quanto usava scrivere Arnold Ehret (1866-1922), grande
medico salutista di Friburgo-Baviera. Occorre tuttavia aggiungere che
i guai causati dalle scuole sbagliate e dagli insegnamenti scriteriati
hanno ormai devastato tutte le razze del pianeta. E non ci riferiamo
solo alle diete palesemente fallaci, dove carne e latticini conducono la
danza, ma anche alle diete del mangiare un po’ di tutto, da sempre

184
II - Il ferro e i minerali di traccia

consigliate dal medico della mutua. L’obesità, il diabete, le cardiopa-


tie, il cancro, le anemie croniche, si riscontrano ormai anche tra neri,
orientali, arabi e indiani, soprattutto se modernizzati, tutte genti che
un tempo non conoscevano tali calamità fisiologiche. L’arrivo indi-
scriminato dei supermercati e delle catene dei fast-food, ma anche la
semplice sopravvivenza dei vecchi ristoranti tradizionali con i loro
menù errati di sempre, stanno lasciando il segno sull’intera popola-
zione civilizzata. E il monopolio assoluto sulla nutrizione è finito pa-
radossalmente nelle mani non delle nuove scuole serie e responsabili
che pure esistono, ma in quelle della cosiddetta haute cousine, delle
scuole alberghiere, dei cuochi o chef che dir si voglia, indissolubil-
mente legati ai piatti ricercati ed elaborati, alla presentazione appeti-
bile e golosa, alla sofisticazione e alla distruzione dei cibi mediante
cottura, in nome della gola impura, del gusto corrotto, del palato con-
dizionato.
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185
Alimentazione naturale

6. COMPOSTI FERRICI E COMPOSTI FERROSI


A CONFRONTO NELLA IMPECCABILE
DIETA CRUDISTA VEGETARIANA

T ornando ai preziosi 5-7 litri di sangue citati, occorre ribadire tre


punti basilari:
a) la essenziale importanza del ferro nel sangue umano;
b) la indispensabile presenza di adeguata sostanza zuccherina, vita-
minica ed enzimatica nel sangue umano;
c) la fondamentale necessità di mantenere sempre una ottimale cir-
colazione su tutta la rete, capillari inclusi (e questo obiettivo si
raggiunge soltanto mediante diete crudiste vegan).
Il colore del sangue non è che ruggine (ossido di ferro).
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Le qualità nutritive del sangue sono indispensabili per una perfetta


emoglobina, densa come gelatina al contatto con l’aria, allo scopo di
rimarginare le ferite.
Dai cibi naturali (freschi dall’orto o dal frutteto, o al limite da un
buon negozio di ortofrutta) si costruisce un buon sangue. Dai cibi
junk, dai non-cibi, dai cibi cotti e devitalizzati, dai cibi arricchiti e
integrati (che sarebbe meglio chiamare impoveriti e disintegrati), si
costruisce un sangue acido e un sangue malato.
Ma i media, le televisioni, le pagine di medicina e di nutrizione, in
Italia e fuori, continuano a divulgare, dalle loro tribune autorevoli e
privilegiate, informazioni mendaci, raccomandazioni capziose, mar-
tellamenti pseudo-scientifici caldeggiati e foraggiati in modo diretto
o indiretto dai soliti noti gruppi di interesse.
Spesso si sentono irresponsabili ammonizioni concernenti la dieta
vegetariana, la quale richiederebbe – secondo loro – uno stretto con-
trollo medico, specie in relazione a possibili carenze di ferro, di zinco,
di calcio, di vitamina B12. È basilare non credere a nemmeno una pa-
rola di quanto ci propinano giornalmente mediante video e carta

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II - Il ferro e i minerali di traccia

stampata, soprattutto in fatto di salute e di alimentazione, materie to-


talmente nelle mani di potenti persuasori privi di scrupoli.
È falso che con la dieta vegetariana si rischi carenza di ferro poi-
ché, quando si verificano tali deficienze, la causa è da ricercare non
tanto nel quantitativo di ferro ingerito quanto nella disfunzione del
metabolismo, nella carenza di calcio e di rame e di altri minerali in
forma organica, nella costante scarsità di vitamina C (per la quale la
richiesta è assai superiore a quanto creduto per anni), nel poco eser-
cizio fisico, nella cattiva digestione, nell’eccesso di sale, di zucchero,
di caffé, di tè, di vino, di cioccolato.
L’essere umano è una perfetta macchina metabolica basata sulla tra-
sformazione dei cibi e sull’auto-pulizia dei residui non aggressivi, sia
a livello gastrointestinale che a livello cellulare. Quando la parte av-
versa cerca di gettare sospetti di malfunzionamenti e carenze mine-
rali-proteiche-vitaminiche nei riguardi di chi evita carne e latticini,
non ha ancora capito che proprio tali prodotti rendono intasato a
lungo il complesso canale gastrointestinale umano. Si parla nel mi-
gliore dei casi di una quarantina di ore, come tempo di assimilazione
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

e di smaltimento, per tutti i tipi di carne e di pesce. I latticini poi, so-


prattutto se stracotti e se consumati con frequenza, ne combinano di
tutti i colori, acidificando pure essi il sangue e togliendo calcio buono
dalle ossa (osteoporosi), nonché stendendo un micidiale velo di ca-
seina coagulata e collosa sulle pareti intestinali, inattivando e impe-
dendo così l’assimilazione rapida e incontrastata dei nutrienti da parte
dei villi.
È bene ricordare che il minor tempo di permanenza feci nell’inte-
stino crasso, caratteristico del mangiatore di frutta e verdura, pre-
viene malattie tipo stitichezza, emorroidi, diverticoliti, affezioni
venose (flebiti), cancro del colon, del retto, della vescica. E con que-
sto semplice sistema si assicura anche una assimilazione perfetta del
ferro contenuto nei cibi.
Sempre al fine di sdrammatizzare il problema ferro, ricordiamo qui
che nell’organismo umano, sempre previdente e attrezzato anche per
le emergenze, esistono processi che permettono la fabbricazione di
globuli rossi partendo dai vegetali. Il che non sorprende affatto, visto
che la clorofilla è stretta parente della emoglobina.

187
Alimentazione naturale

Altro dettaglio importante è che negli alimenti il ferro è contenuto


in forma ferrica, e per poter essere digerito, deve essere prima tra-
sformato in forma ferrosa. Questa conversione chimica avviene gra-
zie alla vitamina C (agrumi, kiwi, peperoni, prugne, spinaci, banane,
ananas, fragole, rape, ecc.), fermi restando gli ulteriori requisiti di or-
ganicità del ferro, che porta sempre a dover optare per l’alimenta-
zione crudista, visto che il ferro organico, sottoposto a cottura assieme
al cibo che lo contiene, si trasforma in ferro inorganico non assimila-
bile, e dunque in una immondizia, in una scoria in più da mandar
fuori.
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II - Il ferro e i minerali di traccia

7. IL RECUPERO DEL 95%


IL FERRO CHE BASTA E AVANZA

T ornando al ferro, il nostro RDA (recommended daily allowance,


o quota raccomandata giornaliera, per dirla con le tipiche sigle
degli americani), è di circa 10 mg/giorno. Ma occorre considerare che
gli RDA moltiplicano sempre per 3 i minimi per avere dei margini di
sicurezza, per cui la quota raccomandata reale scenderebbe a 3,5
mg/giorno.
Occorre però non dimenticare che l’intelligenza e le attente pre-
mure del creatore hanno dotato il corpo umano non solo dei poteri di
auto-guarigione dalle malattie non degenerative, e dei poteri magni-
fici di difesa del sistema immunitario, ma persino di eccezionali po-
teri di auto-alimentazione automatica e di quasi-autonomia, mediante
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

il recupero e il riciclaggio sistematici del ferro contenuto nei miliardi


di cellule esauste e morte che il corpo deve in modo fisiologico e nor-
male eliminare tutti i giorni incessantemente e a getto continuo.
Il nostro corpo è in grado di riciclare in questo modo il 95% del suo
fabbisogno giornaliero di ferro, per cui c’è bisogno di assai scarso ap-
porto dall’esterno.
Viviamo circondati dal ferro. Ce n’è così tanto che basta e avanza.
E un fegato in buono stato tiene a costante disposizione del corpo un
notevole accumulo di ferro per le emergenze.

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Alimentazione naturale

8. LA MASSIMA PRIORITÀ DELLE MADRI: CIBO


SUPER-RICCO PER I LORO AMATI BIMBI

NON UNA SEMPLICE SVISTA MA UN TRAGICO ERRORE DI VALUTAZIONE

U n principio fondamentale dell’alimentazione sana è quello di ri-


correre il più possibile ad alimenti naturali, completi, bilanciati,
non carenti di valori nutritivi essenziali.
L’unica categoria che risponde a tale requisito di base, per l’essere
umano e primate uomo, è la frutta matura al naturale, e dunque non
cotta, non imbottigliata, non inscatolata, al massimo seccata o disi-
dratata per uso invernale d’emergenza.
Con la frutta e la sua compagna verdura non servono conteggi, cal-
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coli, punti, tabelle. Basta mangiarne fino a sazietà per assicurarsi au-
tomaticamente una nutrizione priva di carenze. Nessun vegan al
mondo ha mai subito una carenza di proteine o, a maggior ragione,
una carenza di qualsiasi altro valore nutritivo basilare, tanto per fare
un esempio.
Frutta, dunque, regina incontrastata tra tutti gli alimenti.
Idea non provocatoria ma scientifica.
Frutta ricca e non povera, completa e non carente, fonte unica e
priva di alternative per la fornitura di acqua biologica libera da mine-
rali duri, fonte unica di dolcificante perfetto quale il succo zuccherino,
fonte integrale di vitamine-enzimi-minerali organici-auxoni-flavoni,
fonte unica di proteine nobilissime e bilanciate, adatte a fungere da
costituente basilare delle famose diete basso-proteiche da sempre rac-
comandate, magnificate e glorificate da tutti i grandi filosofi e medici
dell’antichità.
Opinione del tutto opposta ahimè a quella da sempre coltivata dalle
buone mamme, sempre desiderose di supernutrire la prole con più
sostanza. Intendendo per sostanza qualsiasi alimento concentrato,

190
II - Il ferro e i minerali di traccia

denso, proteico, ricco, che diventa immancabilmente carne fresca o


conservata più prodotti caseari per i carnivori, uova e latticini (abbi-
nati a frutta e verdura) per i vegetariani imperfetti, cereali integrali e
verdure cotte per i macrobiotici.
Termine sostanza proveniente da antiche paure ed antiche priva-
zioni, dove a guerre e carestie, a inverni interminabili e privi di risorse
fresche, non c’era migliore assicurazione che una cantina o un ripo-
stiglio segreto dove tenere una riserva di salami e formaggi e lardo, e
altri cibi non deperibili per l’emergenza.
Le mamme del mondo cercano il meglio per i loro bambini. È la na-
tura. Gli danno le loro carezze, il loro amore, il loro latte. Esse an-
drebbero sulle più alte montagne e pure sul fondale più profondo
degli oceani, e persino sulla Luna, pur di ottenere il cibo più ricco
possibile da mettere in bocca alle loro minute creature in crescita, per
renderle più forti e per farle crescere meglio e più in fretta.
Ma talvolta, il troppo amore porta a fenomeni negativi tipo l’ec-
cesso di zelo.
Le madri non sono stupide. Hanno cuore e cervello. Ma sono nel
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

contempo deboli e vulnerabili, proprio a causa del citato eccesso di


amore e di zelo. Questo è il punto debole delle madri.
Le madri formano una categoria importantissima non solo per il ri-
cambio generazionale, ma anche per il mercato. Esse hanno infatti
appena creato i consumatori di domani. Le strategie di mercato sono
tutte basate sulla psicologia, e la prima regola della psicologia è quella
di puntare e di sfruttare i punti deboli della gente.
Ed è proprio in questo modo che le mamme del mondo sono state
ipnotizzate, da diversi decenni, dal cibo magico per i loro pargoletti,
dal cibo-sostanza, dalla miracolosa proteina.
La sostanza, per le madri, è diventata qualsiasi cibo concentrato, so-
lido, spesso, cotto, di origine animale.
Uova, carni, pesce, formaggio, prodotti omogeneizzati, mescole grasse
ed oleose, cadono esattamente nella categoria giusta del cibo-sostanza,
mentre tutti i cibi naturali appaiono improvvisamente come cibi di-
luiti, deconcentrati, deboli, acquosi, poveri, cose di seconda classe.
Ma si tratta purtroppo di un grave e clamoroso errore di valutazione
e di impostazione.

191
Alimentazione naturale

9. LA BUONA E CIVILE RENNA HA IMPARATO A


NON DIPENDERE DAL SANGUE

IL PROBLEMA REALE NON È LA TEMPERATURA MA I CONCETTI SBAGLIATI

M i vengono in testa le argomentazioni logiche e non prive di senso


di Eike, una gentile signora tedesca molto amica dell’Italia. Voi
italiani potete parlare quanto volete di frutta e verdure fresche, e po-
tete anche fare i vegetariani e i puristi, perché il vostro inverno è tutto
sommato sopportabile e tollerabile, con la superficie terrestre quasi
sempre tenera e lavorabile. Da noi in Germania la terra diventa dura
come l’acciaio, congelata e priva di risorse, persino il pensiero e le
sensazioni della gente tendono a congelarsi se manca un carburante,
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

per quanto scadente e criticabile esso sia. È facile parlar male dei wur-
stel, degli hamburger, della birra. Ma la gente deve pur sopravvivere
alle intemperie. Da novembre in poi, fino a metà maggio, la frutta
fresca la vedi col binocolo e costa un occhio della testa.
La Eike non ha davvero tutti i torti ad esporre le sue ragioni, e to-
gliere la birra alla Baviera sarà altrettanto difficile che svuotare le can-
tine italiche di milioni di botti e damigiane facendo scorrere il vino
per fiumi e canali.
Le stesse motivazioni potrebbero arrivare da un lappone o da un
groenlandese, dove la pacifica renna, le foche e i trichechi, incluso i
cuccioli, vengono regolarmente perseguitati e massacrati.
La risposta corretta è che mai come oggi la civiltà umana può con-
tare su un sistema di trasporti integrale capace di assicurare riforni-
menti di alimenti naturali in qualsiasi parte, purché lo si voglia in
modo fermo.
Fino a dicembre non esistono problemi di sorta, nella fascia dei paesi
temperati dell’emisfero nord. Da gennaio ad aprile occorre organiz-
zarsi. Le arance rosse di Sicilia e le bionde della Spagna arrivano dap-

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II - Il ferro e i minerali di traccia

pertutto a costi non sempre proibitivi, stesso discorso per i pompelmi


di Israele, per i datteri del nord Africa, per i fichi secchi turchi, per le
castagne e i cachi mangiabili fino a tutto gennaio, per le banane fre-
sche e secche. Patate, patate dolci, carote e zucche si possono conser-
vare. Granaglie e noci, mandorle e semi di girasole ce ne sono in
abbondanza, l’olio extravergine di oliva arriva dall’Italia e dalla Spa-
gna a prezzi sostenibili. Chiaro che una sopravvivenza naturalistica
meno problematica si può realizzare meglio stando entro le fasce tro-
picali ed equatoriali baciate dalla generosità solare. Se uno va a stabi-
lirsi in Siberia e non ha già in testa l’idea un determinato stile di dieta,
soprattutto se non ha la grinta e la determinazione di cercare i cibi
giusti, finirà per trovare con maggiore facilità la macelleria al posto
del negozio ortofrutticolo.
Alla renna è concesso di spingersi ai limiti poiché, da bravo e civi-
lissimo essere vivente quale è, ha imparato a coesistere col ghiaccio,
a cibarsi di muschi e licheni senza dipendere dal sangue degli altri.
Lasciamo ora renne e iglù e torniamo al concetto di sostanza. Cioè
di cibo impropriamente preferito alla frutta. Frutta vista erronea-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

mente come cibo opzionale ed accessorio, ed anche causativo di pro-


blemi digestivi, mentre è vero l’esatto contrario, mentre è vero che
non la frutta, sempre leggera e digeribilissima di per sé, ma le carni e
i cibi proteici e concentrati sbagliati sono la causa delle putrefazioni
e di ogni inconveniente digestivo.
Sostanza dunque che viene contrapposta alla frutta, sinonimo in
questo caso di leggerezza e inconsistenza.
Sostanza che si usa identificare spesso col cibo grasso, col cibo ap-
pagante e sfamante, possibilmente cotto e ben salato, oppure cremoso
e dolce come il gelato, capace di stroncare i morsi della fame ma fi-
nanche il sano appetito.
Niente come il buon latte equivale a sostanza, nel pensiero della
gente.
E, per converso, nulla equivale ad antisostanza quanto la frutta.
È bene subito sottolineare che, contrariamente a quella che è l’opi-
nione comune derivata dalle istituzioni sanitarie influenzate e sog-
giogate, le popolazioni sono tanto più colpite da osteoporosi quanto
maggiore è il consumo di latticini.

193
Alimentazione naturale

Al latte e alle uova sono poi da attribuire almeno la metà dei cancri
maschili e oltre la metà di quelli femminili. Senza contare che i pro-
dotti caseari, autentici Lanzichenecchi dell’organismo umano, ridu-
cono del 30 al 50% l’assimilazione del ferro.
Fare poi attenzione al fatto che latte, uova, zucchero, sale, te li met-
tono ben nascosti in ogni cibo confezionato, poco importa se etichet-
tati da agricoltura biologica o da gran marca industriale.
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II - Il ferro e i minerali di traccia

10. IL DILEMMA FEMMINILE DEL LATTE


E DELL’OSTEOPOROSI

S e il ferro è la prima cosa a preoccupare le donne del mondo, il se-


condo posto è sicuramente occupato dal calcio, e in particolare dal
latte, considerato quale migliore risorsa di calcio del pianeta.
Molte donne sono terrificate dall’osteoporosi, e fanno bene.
Ma non riescono a concepire come sia possibile che le loro ossa si
svuotino all’interno così facilmente.
Qualcuno ha insegnato loro che:
a) fare dei bambini è un grosso sacrificio in termini di calcio;
b) per fortuna esse possono fare ricorso al latte e ai latticini della
mucca, per riprendersi il calcio ceduto ai loro pargoletti.
Entrambe le informazioni date loro sono follemente sbagliate.
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Intendiamo parlare malissimo del latte e dei latticini, in quanto il


mondo intero è inquinato e ammalato di latte-mania, la terra puzza
persino dal troppo latte, mentre nessuno ha il coraggio di dire la vera
verità su questo argomento.
Diciamo intanto che latte e latticini sono privi di ferro, per cui rin-
correre il calcio e diventare nel contempo anemici è un rischio con-
creto, poiché ogni qualvolta ci nutriamo di cibi ferro-carenti, tali cibi
agiscono sul nostro organismo come ladri di ferro che vanno a sac-
cheggiare le nostre esili risorse interne.
Dicevamo che niente al mondo quanto il latte e il formaggio equi-
vale al concetto di sostanza, nel pensiero della gente comune.
Ma, se solo prendiamo in mano le ultime statistiche, chiarissime e
inflessibili, scopriamo che le varie popolazioni mondiali vengono
tanto più colpite da carenza di calcio e osteoporosi quanto maggiore
è il consumo di latticini, mentre al contrario le nazioni coi più bassi
consumi non sanno nemmeno cosa sia l’osteoporosi.

195
Alimentazione naturale

Questi dati non sorprendono affatto noi igienisti, e non sorpren-


dono nemmeno gli scienziati indipendenti che si interessano di ali-
mentazione.
Il meccanismo causativo della osteoporosi è tutto sommato chiaro
e semplice.
Una sostanza come il latte di mucca è sicuramente ricca in sé di cal-
cio e di proteine del latte (acido-formanti o acidificanti all’interno del
corpo umano, nota bene).
Ma tale sostanza, piazzata impropriamente all’interno di un organi-
smo umano acido-sensibile, provoca una dannosa e non-tollerata aci-
dificazione del sangue (la quale, in assenza di un sistema immunitario
riparatore dei vari guasti e dei vari errori alimentari, porterebbe a col-
lasso e morte immediata del soggetto uomo, che vive con un sangue
leggermente alcalino).
Non appena il latte è ingerito ed il guasto grave è arrecato, il sistema
immunitario chiede urgentemente un tampone alcalino, cioè una for-
nitura immediata di buon calcio alcalinizzante per interrompere l’aci-
dificazione in atto. Ma, il calcio che sta nel latte non è usabile perché
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è in forma inorganica (per la pastorizzazione e i processi di cottura).


Così, la sola risorsa per il corpo resta quella di prelevare dalle proprie
ossa calcio organico, e questo provoca decalcificazione ed osteopo-
rosi, specie se tale demoniaca azione viene ripetuta e diventa abitu-
dinaria.
Occorre anche aggiungere che, metà dei cancri maschili e addirit-
tura il 75% dei cancri femminili vengono attribuiti all’accoppiata clas-
sica latte e derivati più uova.
Senza dire che i latticini, autentici barbari invasori del nostro tubo
gastrico e del nostro corpo, riducono dal 30 al 50% l’assimilazione del
ferro contenuto nei restanti alimenti ingeriti, e impedisce pure l’as-
sorbimento di altri principi nutritivi.
Non bisogna dimenticare poi che, spesso, molti cibi apparentemente
innocenti sono stati invece addizionati di latte, uova, sale, zucchero,
vitamine sintetiche, minerali inorganici, per cui sono diventati au-
tentiche insane trappole alimentari.
Le feste religiose, le varie celebrazioni e pure le sagre paesane, sono
state trasformate in ingurgitamenti e tracannamenti di massa, basati

196
II - Il ferro e i minerali di traccia

su panettoni, spumanti, colombe pasquali, torroni, cioccolati, arrosti


di maiale, cotolette di manzo, polli alla diavola, anatre e tacchini e
struzzi allo spiedo, tutti pseudo-cibi nei quali non si ottiene alcun ap-
porto di buon ferro e di buon calcio, ma solo processi di sottrazione e
saccheggio nei riguardi delle nostre risorse interne, che portano ad
autentiche demineralizzazioni di massa.
Essere dunque clienti regolari e assidui delle macellerie e dei casei-
fici, porta inevitabilmente a diventare clienti di dietologi e farmaci-
sti, e poi a clienti di dottori e ospedali. La scelta è vostra.
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Alimentazione naturale

11. I PERICOLI DELLE PICCOLE DOSI

S erve qui ricordare che un eccesso di ferro inorganico non è per


niente auspicabile, in quanto produce depositi di ferro nel cuore,
nel pancreas e persino nel fegato, che ha già la sua riserva ferrosa.
Questo giusto ammonimento riguarda solo chi ricorre agli insidiosi
rimedi a piccole dosi dell’omeopatia e alle accumulazioni da integra-
tori, poiché una eventuale improbabile esagerazione di ferro buono e
organico da foglie verdi-frutti-semi-radici viene tollerata e smaltita
alla svelta.
Il ferro inorganico in più è causa di cardiopatie e di altri grattacapi.
Trangugiare alimenti cosiddetti arricchiti diventa dunque azione
più autolesionistica che riparativa o integrativa.
E c’è pure la moda delle pillole di B12, facili da produrre in enormi
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quantità, e assai remunerative da vendere, al pari di tutti gli integra-


tori. B12 come arma allarmistica impropria, usata da sempre dai fau-
tori del binomio latte-bistecca. Il nostro organismo è dotato infatti di
una riserva di vitamina B12 sufficiente per almeno 3 anni, prima che
si manifestino segni di carenza. Esiste poi il fattore intrinseco, ovvero
la produzione interna di quella vitamina che rende pretestuoso e ba-
nale tale argomento.
È semmai la putrefazione dei cibi carnei, sempre presente nel tratto
intestinale di chi gioca a masticare sangue altrui, che impedisce la for-
mazione della vitamina B12, causando in soggetti carnivori fenomeni
di anemia perniciosa. Eccessi di vitamina B12, specie durante i mesi
caldi, possono diventare fattore causativo di infarto e di ictus me-
diante abnorme sviluppo di piastrine e conseguente addensamento
del sangue. Dunque andiamoci piano con questa mania della B12.
Vegetariani deboli, anemici, pallidi, astenici? È vero l’esatto con-
trario. Lo sanno anche i sassi.
Lo sanno persino famosi ministri della sanità e presidenti della ri-
cerca contro il cancro, tipo Umberto Veronesi, vegetariano fin dalla

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II - Il ferro e i minerali di traccia

nascita. Lo sanno troppo bene schiere crescenti di medici onesti, ma


imbavagliati dalle regole del loro ordine e del sistema sanitario di ap-
partenenza.
Argomenti infondati, accuse ribaltate, spauracchi inseriti in ogni
comunicato e in ogni bacheca pediatrica o scolastica: questi sono i
metodi di un avversario infido ed iniquo che sta giocando carte sem-
pre più fasulle, false e compromettenti, per non essere disarcionato dai
posti di comando e privilegio. La salute e la verità trattate in modo
scientifico e onesto, che dovrebbero essere regola e normalità in un
mondo civile avanzato, diventano materiale esplosivo, cose scomo-
dissime e pericolose, obiettivi che non contano nulla per il carroz-
zone sanitario-alimentare-farmaceutico oggi al potere. Conta soltanto
il denaro. La logica machiavellica del Principe, secondo cui il buon
monarca non è quello che regna al meglio per il bene del suo popolo,
ma è colui che riesce con ogni mezzo a mantenersi sul trono, trova
anche qui piena applicazione.
Gli integratori sono sostanze a rischio, poco importa se a base di
soia o di liquirizia o di ginko o di arancia amara cinese, o di microal-
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ghe (spirulina), o, più brutalmente, di estratti testicolari di toro (tau-


rine e simili). Poco importa se le dosi sono minime. Un veleno è
sempre un veleno. Un farmaco resta tale e permangono i suoi effetti
collaterali e i suoi effetti indesiderati, soprattutto se in mescola peri-
colosissima con altre sostanze. Chi si interessa di omeopatia, può
anche trovare istruttivo l’insegnamento di Paracelso, secondo cui è
la dose che fa il veleno. Ma è proprio l’omeopatia come idea e me-
todo a meritarsi oggi durissima contestazione scientifica, al pari ed
anche di più della parte decadente e decotta della medicina ufficiale.
Dopotutto è proprio dall’omeopatia, oltre che dalle cantonate di Pa-
steur, che presero sconsiderate mosse i vaccinatori mondiali di tutti i
tempi, grandi campioni in manipolazione di statistiche e di auto-ce-
lebrazioni su vittorie inesistenti contro nemici inesistenti, autentici
torturatori di intere generazioni di bimbi sotto le false spoglie di eroi
salvatori della patria. Ma la gente pare essersi invaghita dell’omeopa-
tia, quasi che la parola stessa suoni meglio o dia più garanzie della
troppo sputtanata medicina. Il termine omeopatia suona bene, è quasi
suadente e rassicurante. Riempie la bocca e fa pensare a qualcosa di

199
Alimentazione naturale

misteriosamente positivo. Non fa pensare affatto al medico e al me-


dicinale pericoloso. E così l’omeopata continua in ogni parte del
mondo a godere del suo vantaggio di posizione, prescrivendo le sue
minidosi di veleno, e facendosi pagare sempre profumatamente, e
senza guarire mai nessuno. Così va il mondo.
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II - Il ferro e i minerali di traccia

12. I CONSUMI DI FERRO, LE SOSTANZE


INCOMPATIBILI, I FERRO-DISTRUTTORI

LA MINERALMANIA E LO STRESS CHIMICO SULLA VESCICA


UN SISTEMA NUTRIZIONALE GARANTITO CONTRO OGNI CARENZA

I l consumo, o se vogliamo la perdita media di ferro, è di 1 milli-


grammo al giorno per i maschi. Per le donne la quota varia da 0,5 a
2 mg/giorno, mentre in gravidanza e durante le mestruazioni la di-
spersione può salire a 7,5 mg/giorno.
Non si tratta comunque di una enormità, visto che, con ogni dieta
minimamente accorta e logica (includente frutta e verdura allo stato
naturale), si ingeriscono tra i 15 e i 25 mg/giorno di ferro.
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Occorre però considerare che, spesso, solo il 20% del ferro immesso
viene poi regolarmente assorbito.
Si ha anemia quando c’è carenza di globuli rossi, ovvero di eritro-
citi, nel sangue, e quindi un impoverimento del plasma, con conse-
guente stato di debolezza ed esaurimento, e segni evidenti di fatica,
pallore, stanchezza, come già visto nelle pagine precedenti.
Ma ci sono anche altre sostanze importanti per la ricostruzione dei
globuli rossi. Sostanze che agiscono, come già accennato all’inizio, in
sinergia e collaborazione col ferro. Serve rame e serve manganese, ed
anche tracce di cobalto, nonché adeguati livelli di vitamina C e di vi-
tamina E. Da considerare poi le situazioni individuali una per una. Ci
sono persone sprovvedute e irresponsabili le quali, fumando, si cari-
cano di inquinanti e di radicali liberi, e dissipano in tal modo molta
vitamina C, compromettendo l’assimilazione del ferro.
Altre che prendono aspirina, farmaco particolarmente antitetico al
metabolismo del ferro. È dimostrato come i consumatori di aspirina
tendano inevitabilmente all’anemia e alle emorragie. Eppure milioni
di tonnellate di aspirina vengono prescritti e consumati ogni giorno.

201
Alimentazione naturale

in questi ultimi decenni, e la corsa all’aspirina dura ormai da 200 anni.


Tracce di aspirina si trovano in quasi tutti i neonati negli Stati Uniti.
Anche l’uso di tranquillanti, di analgesici e antidolorifici, compro-
mette l’assimilazione del ferro. Persino i dosaggi eccessivi di vitamine
(sintetiche), specie A e D, sono a sfavore del ferro. Il caffè poi, specie
per chi vi è assuefatto, rema decisamente contro. Ettolitri ed ettolitri
di bevande toniche vengono ingerite da consumatori poco accorti.
Questi tonici utilizzano regolarmente tra gli ingredienti minerali di
ferro che non si potranno mai utilizzare, ma che avranno piuttosto
effetti distruttivi sui denti e nell’organismo, causando persino ulte-
riore domanda di ferro buono, in una specie di gioco perdente al
chiodo scaccia chiodo, dove il chiodo cattivo scaccia quello buono. È
dimostrato dalla ricerca medica seria come il farmaco ferro, ovvero il
ferro sintetizzato e confezionato come integratore, sia un irritante
specifico della vescica, parte estremamente delicata e basilare, sog-
getta troppo spesso a stress chimici che portano alla sua rovina e alla
sua asportazione chirurgica. L’alcol dei tonici ha effetti distruttivi sul
fegato, il quale fegato, oltre alle altre basilari funzioni, fa pure da ac-
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cumulatore e riserva di ferro buono, come prevenzione alle carenze.


Come si vede, troppa gente fa oggi uso di farmaci e sostanze contra-
stanti o incompatibili, ignorando la gravità degli immancabili effetti
collaterali, delle logiche reazioni protettive dell’organismo. Si finisce
così per consumare spesso più ferro di quanto ne abbiamo immesso,
operando alla fine in regime di deficit.
Occorre inoltre evitare come la peste lo zucchero industriale in tutte
le sue forme evidenti o nascoste. Trattasi di un carbone che diventa
acido carbonico nel corpo, e come tale è portato a prelevare ferro e
altri oligoelementi. Lo stesso discorso vale ovviamente per tutte le bi-
bite gassate e dolcificate, e persino per l’acqua minerale gassata. Lo
zucchero vivo della frutta non comporta invece controindicazioni.
L’abitudine di assumere sale (cloruro di sodio) in tutte le sue forme
anche nascoste (carni, prosciutti, grana, ecc.) gioca pure ruoli distrut-
tivi, non solo per i noti effetti di ritenzione dei liquidi, e per tante altre
iniquità chimiche, ma anche per gli effetti paralizzanti che il sale ha
sulla funzione dei villi intestinali, ostacolata e impedita dal veleno sa-
lino. Sale, altro nemico dunque del nostro ferro, e della salute in ge-

202
II - Il ferro e i minerali di traccia

nere. La stessa soia, soprattutto nei suoi prodotti derivati, pur essendo
una pianta, pare responsabile di abnormi sprechi di ferro e zinco.
Occorre in ogni caso fare attenzione agli eccessi e alle esagerazioni
della ferro-mania.
Dopotutto, questa spasmodica rincorsa al ferro e ai microelementi,
propagandata e gonfiata ad arte e a dismisura dai produttori di pillole
e pozioni, è diventata un mito, un obiettivo fuorviante e carico di ri-
schi, anche se la gente non sembra rendersene conto.
Non per niente il settore integratori e quello delle vitamine sinte-
tiche sono diventati il business mondiale dei record nell’ambito del-
l’industria farmaceutica, e già questo fatto dovrebbe destare sospetto
e preoccupazione.
Tanto più che i sali minerali in eccesso, tipici dei prodotti concen-
trati e confezionati, diventano spesso insostenibile fardello, ovvero
causa di ostruzioni, ossificazioni e vecchiaia precoce, e di quel mec-
canismo perverso che è l’incrostazione salina e la decrepitezza tipica
della terza età, quando sopravviene una diminuzione della massa mu-
scolare e le fibre nervose perdono elasticità.
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Il problema del ferro, lo ripetiamo volutamente per i disattenti, non


sta tanto nel mettere dentro più ferro o più sostanze ricche di ferro nel
sistema, o, ancora peggio, integratori salini (poco importa se commer-
cializzati come oligoelementi liquidi al manganese-cobalto, o come
rimedi omeopatici che non rimediano un bel nulla), quanto nel co-
struire giorno per giorno la propria salute, optando per sane abitu-
dini di vita e adottando la sola alimentazione che risponde alle
esigenze del corpo umano, vale a dire l’alimentazione crudista-frut-
tariana-vegetariana, dove il ferro diventa un dettaglio quasi insigni-
ficante, nel senso che esso arriva automaticamente nei punti giusti e
nelle forme giuste, senza andarlo mai a rincorrere. Questo sistema
nutritivo è da sempre garanzia totale di non-carenza nei riguardi di
tutte le proteine nobili e non, di tutte le vitamine, di tutti gli enzimi
e dei fattori di crescita (auxoni), di tutti i sali minerali, ivi incluso il
mitico ferro. Chiaro che si dovranno preferire i prodotti non trattati
con pesticidi, anche se ben sappiamo che ogni frutto maturato su un
albero e ben lavato è di per sé sinonimo di naturalezza e di autenti-
cità, e che nessun veleno lo renderà mai immangiabile, discorso che

203
Alimentazione naturale

non vale invece per carni, pesci, uova, formaggi, tanto per intenderci,
dove la percentuale di veleni è sempre formidabile.
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II - Il ferro e i minerali di traccia

11. SOLUZIONI E COMPROMESSI PER LE


EMERGENZE STAGIONALI

G iusto ricordare che l’alimentazione crudista-vegetariana-frutta-


riana integrale è universalmente riconosciuta nel mondo scien-
tifico serio come il massimo della perfezione e della eccellenza, ma
che non sempre è possibile seguire con rigore assoluto.
L’importante è stabilire senza tentennamenti quale è il vero obiet-
tivo e usarlo sempre quale punto di riferimento ideale, sapendo che
più ce ne allontaniamo e peggio sarà per la nostra salute.
Nelle emergenze stagionali del tardo inverno europeo, fatto di raggi
di sole che non arrivano e di piogge cariche di umidità, qualche piz-
zetta alle verdure, qualche minestrone con orzo e spinaci, qualche
spaghetto integrale al pomodoro crudo, non hanno mai ammazzato
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nessuno.
Un risotto integrale, o delle patate al cartoccio, e delle patate dolci
appena scottate, sempre precedute da una terrina di verdure crude
condite con limone e olio extra vergine d’oliva, potranno anche essere
ammesse, specie nei periodi critici dell’anno quando non si riesce a
trovare tutte le cose perfette che si vorrebbero, o anche quando sen-
tiamo semplicemente un irresistibile richiamo verso una veniale e
non sistematica trasgressione.
Il compromesso, se lieve e casuale, è accettabile.
Una delle leggi base dell’alimentazione è quella di appropriarsi del
quantitativo sufficiente di calorie per il mantenimento del peso e delle
forze, coerentemente con il consumo giornaliero di energia. Se non si
trova abbastanza frutta in certi luoghi o in certe stagioni, se non si
riesce a fare il minimo dei 5-6 pasti al giorno di frutta cui tutti ormai
sembrano votarsi e raccomandarsi in campo scientifico, è sensato e
logico, inserire nel modo più corretto possibile dei riempitivi.
A condizione che si tratti di sostanze il più naturali possibili.

205
Alimentazione naturale

Vietato invece in modo assoluto e rigoroso il ricorso ai non-cibi di


provenienza animale, per i quali non esistono remore ed eccezioni,
salvo i soliti casi eccezionali o di emergenza.
Se uno si ostina a voler vivere tra i ghiacci del polo, sarà difficile
proporgli un menù vegetariano.
Se uno decide di abitare in una piccola isola priva di risorse all’in-
fuori del mare, troverà insufficienti le noci di cocco, e dovrà proba-
bilmente integrare la sua dieta togliendo la vita a qualche pesciolino.
Una raccomandazione preziosa per tutti è quella di imparare a man-
giare più frutta, molte più arance e pompelmi, banane e kiwi, cachi e
castagne, uva e fichi, più succhi freschi di mele e carote e ananas pre-
parati e bevuti all’istante.
Più ne mettiamo dentro fino a sazietà completa e meglio è.
Un’ottima strategia invernale di sopravvivenza, una specie di trucco
intelligente e previdente, è di tenere sempre in tasca qualche bustina
di uva sultanina o uva passa, di fichi secchi, di cachi secchi (ottima
specialità coreana), di patate dolci secche (ottima specialità giappo-
nese), di datteri, di manghi secchi e durian secchi (delizie thailandesi
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e filippine), una piccola riserva di zuccheri naturali. Così viene meno


fame di paste e pani e pizze, tutte categorie appartenenti agli amida-
cei devitalizzati che il pancreas dovrà trasformare faticosamente in
zucchero glucosio. E viene meno desiderio per gli anticibi carnei, per
i panini a base di prosciutto e formaggio, per le micidiali patatine
fritte, per le frittate a base di uova.
Ricordiamoci sempre che la soluzione ideale è di dare meno impor-
tanza ai tre tradizionali maxi-pasti di colazione, pranzo e cena, e di
puntare piuttosto a una mattina integralmente fruttariana, con l’inse-
rimento poi di altri tre pasti di frutta tra le cinque e le sette pomeri-
diane, al fine di rispettare l’esigenza salutistica di un minimo
giornaliero di cinque pasti di frutta a stomaco vuoto o appena svuotato.
Un ultimo consiglio che a molti sembrerà incoerente e scandali-
stico, lo voglio riservare a chi vorrebbe disperatamente smetterla con
la carne e il pesce e non ci riesce, perché la frutta e la verdura non lo
tengono abbastanza al riparo dalla fame.
Il mio personale consiglio è di optare nell’emergenza per una forma
quasi-vegetariana di compromesso.

206
II - Il ferro e i minerali di traccia

Quando arriva la fame nera che la mela e l’arancia e la banana non


paiono in grado di mandare via, anziché buttarsi sull’affettato e l’-
hamburger e la bistecca, si ricorra pure, temporaneamente, a qualche
vasetto in vetro di alici sotto capperi e sale e olio di oliva extravergine.
È sicuramente uno strappo eccezionale alla regola, ma permetterà
almeno di evitare il reparto macelleria vera e propria, e di costruirsi
un paio di panini saporiti dove il sale e i capperi nasconderanno al
meglio l’aroma cadaverico delle piccole alici.
Tale alimento sarà assimilato abbastanza bene. E l’offesa alle alici
sarà sicuramente inferiore in valenza a quella che si sarebbe arrecata
addentando i panini e le piadine cariche di mortadelle e di hambur-
ger che invadono le vetrine dei bar e dei fast-food. Un paio di vasetti
potrà pure essere tenuto in casa, senza dover inquinare di cattivi odori
e sapori il proprio frigorifero.
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Alimentazione naturale

14. LA FOLLE RINCORSA ALLE PROTEINE

IL LATTE NON FA LATTE E LA CARNE NON FA CARNE. È L’ERBA VERDE CHE LI FA


GLI INCONVENIENTI DELLA SOIA LAVORATA (SECONDO LA FDA)

U n punto debole costante, non naturale ma piuttosto indotto, degli


esseri umani, è quello di cercare in continuazione proteine o
delle alternative alle proteine.
La solita sciocca e deviante storia della carne che fa carne, del san-
gue che fa sangue e del fegato che fa fegato. Sembra che stiamo scher-
zando. Ma non è affatto così.
Quanti alcolizzati al mondo non hanno disperatamente cercato di
ricostruire il loro fegato auto-distrutto divorando chili di fegato ani-
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male? Quanti anemici al mondo hanno cercato disperatamente di ri-


costituire il loro sangue mandando giù schifati sangue animale o
addentando bistecche al sangue?
Quante puerpere e quante mamme in attesa al mondo hanno cer-
cato disperatamente di aumentare la propria disponibilità di latte
trangugiando bidoni di latte di mucca?
Tutto ciò è semplicemente ridicolo, o infausto se preferite.
Specialmente se consideriamo che degli illustri medici, pediatri e
nutrizionisti, stavano dietro a questi concetti assurdi e a questi com-
portamenti ignobili ed autodistruttivi.
Tali madornali abbagli e tali cantonate nutrizionali non sono solo
prive di speranza, ma hanno pure aspetti di tragicità, perché nessuno
tiene i conti e le statistiche sulle gravi conseguenze in termini di ma-
lattie come il diabete, i cancri, le cardiopatie, derivanti da quanto sopra.
L’intelligente mucca non possiede una laurea in medicina, non ha
una specializzazione in tecniche alimentari, ma essa sa bene che il
latte non fa latte.

208
II - Il ferro e i minerali di traccia

Essa sa che il latte si costruisce pazientemente ruminando erba


verde quando c’è e quando gliela concedono, o buon fieno secco nel
periodo invernale.
L’intelligente elefante non possiede una laurea in medicina, né per
sua fortuna ha mai sbirciato tra le fesserie della FDA sulle quote mi-
nime giornaliere dei vari alimenti, ma egli sa piuttosto che la carne
non fa carne, e che la sua gigantesca struttura proteica richiede sol-
tanto piante verdi della giungla o della savana.
L’importante è schiodare dalla mente le idee fisse di cercare sostituti
e succedanei di tipo proteico, spesso a base della leguminosa magica
chiamata soia. Dopotutto si tratta di un fagiolo. E il maestro Pitagora
non a caso includeva i fagioli tra i cibi proibiti per le sue scuole di ma-
tematica e di comportamento di 2500 anni fa. Lo faceva in difesa della
dieta basso-proteica che oggi sta ritrovando moltitudini di adepti nel-
l’ambiente scientifico di avanguardia. Noi stessi l’abbiamo tollerata in
passato come male minore, come alternativa vegetariana al latte (vedi
gelati alla soia, effettivamente più leggeri e digeribili, o vedi pizze alla
soia, pure più digeribili delle pizze normali).
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Alcune ultime ricerche sulla soia, ci portano effettivamente a rive-


dere un po’ le nostre posizioni di tolleranza ed accettazione, a usare
qualche prudenza in più, almeno fin quando non arriveranno mag-
giori chiarimenti in proposito. L’aggiornamento critico arriva in data
27/5/05 da Franco Libero Manco il quale, non pago della sua ricca col-
lana di pubblicazioni, e degli importanti convegni internazionali che
organizza in continuazione a Roma, trova il tempo di fornirci pure
per posta elettronica informazioni e messaggi di grande interesse su
quanto succede in giro per il mondo, incluso le ultime ricerche ame-
ricane sulla soia.
Il consumo delle proteine di soia isolate, sottolineiamo isolate, de-
termina carenza di vitamina E, K, D e B12, e crea inoltre sintomi di
insufficienza di calcio, magnesio, manganese, molibdeno, rame, ferro
e zinco. I residui di acido fitico in questi prodotti alla soia inibiscono
pesantemente l’assorbimento di zinco e di ferro.
La soia, soprattutto se lavorata, non solo è priva di proteine com-
plete, ma contiene composti che bloccano l’assorbimento di proteine,
zinco e ferro. I cibi a base di soia fanno aumentare le richieste da parte

209
Alimentazione naturale

del corpo di vitamina D e B12. Sostanze anti-tiroidee presenti in ab-


bondanza nei cibi di soia inibiscono la funzione della tiroide, gene-
rano stanchezza e problemi mentali. I fitoestrogeni della soia possono
inibire il normale sviluppo corporeo e, nell’età adulta, causare pro-
blemi di riproduzione e fertilità, nonché invecchiamento del cervello
e demenza senile. Tutti i cibi alla soia contengono glutammato di
sodio che causa problemi neurologici e comportamento violento. Più
soia nei pasti delle mense scolastiche significa più assenteismo, meno
apprendimento, più violenza.
La soia ha la caratteristica di contenere delle tossine o degli anti-
nutrienti naturali.
Primi fra tutti ci sono dei potenti inibitori di enzimi che bloccano
l’azione della tripsina (enzima che scinde le proteine).
La natura dota infatti intelligentemente tutti i semi di un certo
quantitativo di inibitori, in difesa della germinabilità a lunga scadenza
del seme stesso. Accade anche con le comuni noccioline, tanto per
fare un esempio, dove è meglio non mangiarne troppe, soprattutto se
supermature e indurite e piene di inibitori, mentre se mangiate fre-
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sche e tenere di stagione sono ottima delizia e non danno mai alcun
problema.
Tornando agli inibitori della soia, essi possono produrre forti dolori
allo stomaco, digestione ridotta delle proteine e insufficienze croni-
che nell’assimilazione degli aminoacidi.
Le diete con elevate quantità di inibitori di tripsina causano gravi
condizioni patologiche nel pancreas.
La soia contiene anche emaglutinina, una sostanza coagulante che
fa in modo che i globuli rossi del sangue si raggruppino insieme. La
soia ha un livello di fitati più elevato di qualsiasi cereale e legume.
I vegetariani che consumano tofu, tempeh e miso come sostituti
della carne e dei prodotti caseari rischiano di provocare carenze di
minerali.
I neonati a cui vengono dati preparati a base di soia sono predispo-
sti a sviluppare malattie della tiroide e problemi nel sistema immuni-
tario. I ricercatori dell’FDA americano, con in testa il dr. Mike
Fitzpatrick, hanno identificato gli isoflavoni come potenti agenti ca-
paci di sopprimere le funzioni tiroidee e di causare l’ipotiroidismo.

210
II - Il ferro e i minerali di traccia

Di sicuro i fitoestrogeni non fanno bene a nessuno in quanto danneg-


giano il sistema endocrino.
Le tossine della soia su cui Soy Online Service esprime preoccupa-
zioni sono:
a) gli inibitori della proteasi;
b) l’acido fitico;
c) la lecitina di soia;
d) le nitrosammine;
e) la tuttora misteriosa tossina della soia.
Animali alimentati con proteine isolate di soia dimostrano organi
ipertrofici, sviluppati in modo esagerato, in particolare il pancreas e
la tiroide, e hanno depositi eccessivi di acidi grassi nel fegato.
Ancora nel 1992, il servizio sanitario svizzero aveva stimato che 100
grammi di proteine di soia forniscono il valore equivalente degli
estrogeni della pillola anti-concezionale.
Questo è un esempio della doppia pericolosità della cultura della
carne e del latte, non-cibi che causano i danni gravi che ben cono-
sciamo, e che inducono poi la gente ignara impreparata, insicura, a
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cercare rifugio e sicurezza nei sostituti proteici della carne e del for-
maggio, come nella soia per l’appunto, mentre in realtà non c’è biso-
gno di alcun sostituto.
L’intera popolazione mondiale è stata abbindolata e ipnotizzata dal
miraggio della proteina.
Si sono abbandonati e si sono dimenticati completamente gli inse-
gnamenti eternamente validi di un maestro unico e perfetto come Pi-
tagora, sostituendoli con le tabelle inventate dai nutrizionisti da due
soldi della FDA americana, sovvenzionati profumatamente e corrotti
dai più grossi macellai e caseari del mondo.
Pur non ritenendomi un difensore o ancor meno un apostolo della
soia, confesso di trovare la ricerca ora citata di una durezza spietata e
senza scampo, tale da destare in me dei forti sospetti.
Siccome essa arriva dalla FDA, cioè dall’agenzia più autoritaria e
nel contempo meno affidabile del pianeta, quella che ha promosso
per decenni valanghe di carne e smodati minimi di proteine al giorno
per americani e non americani, non vorrei che Fitzpatrick, che non
conosco di persona ma che appartiene di sicuro al tipico branco di ri-

211
Alimentazione naturale

cercatori da sbarco utilizzati sapientemente dall’ente, avesse calcato


troppo la mano su commissione, ai fini ultimi di disorientare i tanti
americani che si danno al tofu e di spingerli a ripristinare i consumi
di carne e latticini che tendono al forte ribasso negli Usa.
La FDA si è sempre distinta per le sue attitudini filo-macellatorie e
filo-casearie, e queste uscite eclatanti puzzano di bruciato.
Negli States, e ormai quasi dovunque, non esiste la libera ricerca,
ma solo la ricerca sovvenzionata.
Chi ti dà i soldi ha sempre buoni motivi per farlo.
Vuol dire che, per prudenza, eviteremo di tenere nel congelatore
più di un paio di gelati alla soia per volta.
Sia ben chiaro in ogni caso che una bocciatura definitiva della soia
richiederebbe conferme e approfondimenti di maggior spessore, visto
che la soia ha alimentato dopotutto intere popolazioni asiatiche da
qualcosa come 5000 anni, senza causare quei grossi guai ipotizzati
dalla FDA.
Le ricerche a favore hanno confermato le elevate proprietà nutrizio-
nali delle proteine e degli acidi grassi polinsaturi essenziali della soia.
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Fibre alimentari, vitamine (A, E, gruppo B), minerali (Ca, P, K, Mg)


e preziosi isoflavoni completano il ricco corredo nutrizionale della
soia. A conferma di quanto differiscono le teorie a seconda della loro
provenienza.
L’insegnamento di Herbert Shelton in proposito è illuminante.
Se un cibo qualsiasi deve essere per forza cotto per diventare edule
e mangiabile, tale cibo è cibo necessariamente sbagliato, è cibo a ri-
schio, non è cibo naturale per la specie umana. Gli stessi cereali sono
sempre stati messi nella lista dei proibiti, salvo i cereali appena ger-
minati, dove il germoglio diventa una verdura tenera e ricca di nu-
trienti, da mangiarsi rigorosamente cruda. Si salvano infatti i cereali
friabili e teneri come l’avena, il miglio, il sesamo, l’orzo appena abbru-
stolito e il mais da pop-corn, tutti mangiabili a crudo o almeno senza
dover ricorrere a cotture prolungate ed esagerate.

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II - Il ferro e i minerali di traccia

15. ALIMENTAZIONE DI TRANSITO


E ALIMENTAZIONE CELLULARE

L a gente deve imparare ad alleggerire la dieta, ad alimentare non


tanto il tubo intestinale, intasandolo e dilatandolo, quanto le pro-
prie cellule, le quali, vengono lasciate colpevolmente fuori dal ciclo
alimentare.
È incredibile come i mangiatori di cadaverina (CH2-NH2-CH2), di
cibi devitalizzati e di cibi-monnezza, si riempiano e si rimpinzino sto-
maco e intestino e vari organi trasformativi in modo spropositato, e
lascino nel contempo prive di nutrimento le cellule, che sono le strut-
ture di base, i mattoni vivi dell’organismo.
Ed è paradossale come in una società supertecnologica, dotata di
mezzi di comunicazione strabilianti, si continui a mantenere la
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gente nell’ignoranza più nera sugli argomenti che più le interessano


da vicino.
Migliaia di canali per miliardi di antenne televisive, per trasmet-
tere fiction, musiche e spettacoli il più delle volte vacui e depravati,
abracadabra e oroscopi, celebrazioni papali, concorsi di bellezza.
E quando ci sono trasmissioni di ambizione scientifica, si può stare
certi che il microfono finirà probabilmente nelle mani di mediocri
specialisti pieni di arie e di presunzione, legati mani e piedi al sistema
e al palazzo, del tutto impreparati a trattare in modo trasparente l’ar-
gomento cibo e salute.
Ecco così spiegato il motivo per cui nessuno conosce la fondamen-
tale differenza tra alimentazione inutile, di transito e di spreco, e au-
tentica alimentazione cellulare.
Nessuno in grado di comprendere e di spiegare con chiarezza che
buttar dentro cibo non significa automaticamente assimilare e spe-
dire i nutrienti al vero punto di destinazione, ossia al sistema cellulare.
Affinché il ciclo alimentare abbia luogo regolarmente, servono:
a) cibi leggeri, cibi vivi, cibi della specie;

213
Alimentazione naturale

b) il sistema di trasporto appropriato, ovvero una rete vascolare e


una rete di capillari libere da intasamenti a base di micidiali leghe in-
durite di colesterolo e minerali inorganici da acque dure e da cibi cotti.

Mancano i concetti, manca lo studio, manca la spinta a conoscere i


problemi, mancano sicuramente gli insegnanti e gli insegnamenti, le
materie-chiave in sede universitaria e liceale, ed anche in sede di
scuole materne ed elementari, dove si cominciano già a rovinare i
bambini tollerando o addirittura insegnando loro a mangiare panini
insanguinati al prosciutto e al salame, caramelle, dolcini, cole e bibite
gassate, nella totale incapacità di elaborare o almeno di abbozzare
proposte alternative.
Il testo che state leggendo potrebbe rappresentare un piccolo ma
prezioso contributo. Ma per una diffusione nei punti giusti, nelle
scuole e nei ministeri, sui giornali e in televisione, servono supporti
politici e pubblicitari. Così un messaggio di franca e onesta alternativa
al sistema non arriva a destinazione, o procede a tentoni tra la cultura
underground e quella dei circoli culturali.
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II - Il ferro e i minerali di traccia

16. MANGIARE 1000 CALORIE E CONSUMARNE


1200 NELLA DIGESTIONE

IL PROBLEMA DEL DEFICIT CALORICO E NUTRIZIONALE

Q uesto fenomeno, definibile come sbilancio o deficit da sforzo as-


similativo, è ampiamente diffuso, anche se poco noto, soprat-
tutto tra chi si ostina a cibarsi di carne e di proteine animali cosiddette
nobili, ma prive di ogni nobiltà e di ogni moralità, oltre che di ogni
praticità, per l’essere umano. Uno pensa di rimpinzarsi di chissà quale
potente alimento, e si ritrova invece con una massa di materiale me-
diocre e indebolente. Immetti 100 e ti costa 120 in sforzo digestivo-
assimilativo, per cui vai sotto di 20 punti.
Tale deficit da sforzo assimilativo non riguarda dunque solo il ferro,
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ma anche tutte le vitamine e gli enzimi, e persino il bilancio energe-


tico nudo e crudo. Mangiare troppo e male, assimilando poco o niente,
consumando addirittura più sostanze nutrienti di quelle immesse
nella deficitaria operazione trasformatrice: una situazione davvero
paradossale.
Un continuo alternarsi di fermentazioni e putrefazioni, di pranzi e
cene dedicate e destinate più ai servizi igienici che alla costante fame
nera e disperata delle nostre cellule. Pochissimi sanno che ogni piatto
proibito a base di carne implica un impegno medio parziale o totale
di 40-50 ore del canale gastrointestinale con costi energetici salatis-
simi. E il non-cibo carne continua a rubare spazi preziosi ai cibi veri
che l’organismo vero brama. E per organismo vero intendiamo l’or-
ganismo di base, quello delle cellule che chiede cibi semplici e leggeri,
e non l’organismo appropriativo dei cibi, basato su stimoli, sensazioni,
morsi di fame da dilatazione muscolare di stomaco e intestino e pan-
creas.
È un discorso scientifico, eppure male o per niente recepito dalla
nutrizione nel mondo dello sport.

215
Alimentazione naturale

Notar bene che qui si parla di gente importante e fortunata, di ele-


menti ricchi di mezzi e di possibilità economiche. Gli atleti di suc-
cesso sono oggi equiparabili agli artisti di Hollywood o di Cinecittà.
Ma quelli si sono da sempre distinti per comportamenti di difesa a
oltranza della loro preziosa salute, per cure maniacali del proprio benes-
sere. È raro che una celebrità si faccia curare da un medico o da un
omeopata o da un ciarlatano. Ed è ancor più raro che si affidino a degli
chef comuni per i loro pasti. Trattasi di gente speciale che è conscia di
ritrovarsi in un organismo di gran valore meritevole di difesa a oltranza.
Tali artisti sono piuttosto clienti fissi di cliniche igienistiche rigo-
rose, operanti su principi di massima saggezza e severità. I nostri eroi
della domenica invece sembrano scarsamente propensi ad aver cura
di sé e, nonostante i loro lauti guadagni, si lasciano maneggiare e ma-
nipolare, iniettare, dopare e malnutrire.
Squadre calcistiche modello, assistite e consigliate piuttosto male
da una categoria di medici e nutrizionisti bravi a predisporre menù di
tipo carneo-stimolante, di tipo carboidrati-cotti a suon di pasta al
ragù, con generosa libertà per cole, tè, caffè, carneatine ed integratori
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minerali e vitaminici, (tutti strumenti ideali per invecchiare e demo-


lire anzitempo gli atleti), e totalmente incapaci di recepire gli ormai
forti messaggi innovativi dell’igienismo naturale e del salutismo.
Insegnamenti sbagliati producono educatori sbagliati, e ben sap-
piamo che l’educazione alimentare onesta e trasparente non ha mai
trovato buona accoglienza nel mondo accademico e nei ministeri della
sanità.
La giusta soluzione è semplice ed è pure a portata di mano. I grandi
atleti di Olimpia, prima di vincere, integravano i loro pasti vegeta-
riani con fichi secchi e uva sultanina. Il mitico Milo, recordman im-
battibile delle prime olimpiadi, era vegetariano. A questi eccezionali
atleti non servivano certo le trovate degli omeopati (avvelenamenti ri-
petuti a piccole e care dosi), o dei guru di diete a zona, o dei guru di
diete a gruppi sanguigni, per conquistare le loro medaglie.
Ma anche nei tempi attuali esistono fior di campioni che, pur non
spiando i segreti del mestiere, hanno imparato a sfruttare al meglio e
in modo del tutto naturale le proprie forze. Gente irripetibile come
Moses, detentore per 10 anni di tutti i record nella stroncante corsa

216
II - Il ferro e i minerali di traccia

dei 400 a ostacoli in tempi non troppo lontani, o Yuri Chiechi, pluri-
campione olimpico italiano agli anelli, e tanti altri atleti di classe cri-
stallina, si sono sempre affidati a sani principi, adottando una
alimentazione rigorosamente vegetariana.
Ma l’uva passa e i fichi secchi sono cibi poveri e semplici che co-
stano poco e rendono commercialmente poco, per cui vengono igno-
rati e snobbati persino dalla informazione pubblicitaria. Si usa persino
dire che non vale un fico, per una cosa di scarso valore.
Mentre in realtà il fico è un albero prezioso che dà frutti strabilianti,
capaci di rimetterci in carreggiata nella stagione calda, e di darci ener-
gia d’inverno nella forma disseccata.
Uva secca e fichi secchi sono eccezionali e ultrasani, e non dovreb-
bero mai mancare nelle tasche di chi fa sport.
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Alimentazione naturale

17. PIÙ PROGETTUALITÀ E MENO RINCORSE


AI RIMEDI MIRACOLISTICI

IL TEST DI CAMBRIDGE E LA FAMOSA FORMULA DEI 5 PASTI-FRUTTA-GIORNO


PIÙ ALTA LA TUA DISPONIBILITÀ DI VITAMINA C, PIÙ RARE LE MALATTIE

A difesa e ad onore dei medici di oggi, spesso troppo bistrattati dagli


igienisti e dalla critica antimedica in genere, occorre ricordare
che l’Università di Cambridge in Inghilterra, sotto la guida della prof
Key-Tee Khaw e di un team nutrizionale coadiuvato dalla dr. Aisla
Welch ha dimostrato nel 2001, mediante un memorabile esperimento
di massa durato diversi anni, e coinvolgente 20 mila uomini e donne
tra i 45 e i 79 anni di Norfolk-Inghilterra orientale, che la soluzione
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migliore e garantita contro i tre maggiori killer mondiali (cardiopatia,


cancro, diabete) stanno in una semplice dieta fruttariana-vegetariana
basata su almeno 5 pasti di frutta e verdura allo stato crudo (non cotto)
al giorno, anche al fine di fronteggiare i fabbisogni reali aggiornati di
vitamina C naturale, che risultano essere drammaticamente superiori
di quanto finora pensato. Chi ha concentrazioni superiori alla media
di vitamina C nel sangue e nel plasma, si ritrova libero dalle malattie
gravi che affliggono la media delle persone devitaminizzate e a ri-
schio. Visto che la frutta (salvo mele, ananas e papaia, dotate di enzimi
antifermentativi) va sempre mangiata a stomaco vuoto, i cinque pasti
al giorno significano, a livello pratico, una quasi totale eliminazione
dei non cibi, ossia dei cibi non della specie, inadatti al design creativo
del tubo gastrointestinale e di tutto l’organismo dei primati, cui
l’uomo appartiene.
Come dire che il nuovo nutrizionismo medico, la Medicina Respon-
sabile, la Medicina preventiva e tendenzialmente antivaccinatoria dei
nostri giorni, sono talvolta capaci persino di superare e battere il Mo-
vimento Igienistico Naturale e il Vegetarianismo più sfrenato nel loro

218
II - Il ferro e i minerali di traccia

proprio terreno. Il minimo che si può fare è complimentarsi e plau-


dire, per il graduale rientro ai giusti lidi di diverse pecorelle smarrite,
di medici che mettono a repentaglio e a rischio la loro incolumità pro-
fessionale dagli strali dell’Ordine, tuttora ligio ai vecchi schemi obso-
leti e privi di sbocchi.
Ed è proprio qui, in questo tipo di eccezionali ricerche scientifiche,
che bisogna andare a cercare risposta ai propri dubbi e alle proprie
domande sulla salute. È qui che si risolve l’eterno quesito del dove sta
il ferro.
Il crudismo, dieta prevalentemente crudista e rigorosamente frutta-
riana-vegetariana, dunque coerente con il disegno gastrointestinale
umano e coi reali fabbisogni fisici, psichici, estetici, morali, della en-
tità uomo, fa sì che non ci sia riduzione o distruzione di vitamine (da
parte del calore), né dispersione di minerali e di ferro.
I cibi al naturale, non cotti e non lavorati, sono sempre vivi e cari-
chi dei loro super-importanti enzimi (sensibili al calore molto più
delle stesse vitamine), per cui permettono la loro auto-digestione con
apporti netti e sicuri.
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Ecco dunque che non si deve mai andare a caccia di una particolare
sostanza, di una specifica vitamina, o di uno speciale cibo dotato di
chissà quali poteri, e che occorre invece puntare sempre su una pro-
gettazione positiva, su un metodo di vita e di alimentazione perti-
nenti ed ottimali, tali da garantire massima efficienza al sistema.
Nessuno intende qui imporre sistemi perfetti di scarsa applicabilità
o addirittura utopistici. Occorre però che la gente sappia quale è la
perfezione virtuale e quale è la verità precisa e univoca sugli alimenti.
Più ce ne allontaniamo e più paghiamo caro di tasca propria. L’ ado-
zione di sani principi si può comunque attuare anche passo dopo passo,
sempre a patto che si punti a un obiettivo finale di qualità e progresso.
Niente sostanze miracolose da ricercare dunque. Ma, se proprio vo-
gliamo puntare a qualcosa di prezioso di cui sempre tutti scarseg-
giamo, esso sia non il ferro o il cobalto o la proteina cosiddetta nobile,
ma la nobilissima e regale vitamina C, dato che ne consumiamo tanta
e non disponiamo di un organo adatto a contenerla come riserva.
L’unica, ripeto l’unica, fonte di approvvigionamento è la frutta e la
verdura viva.

219
Alimentazione naturale

L’altro elemento che ci manca sempre è l’acqua biologica che si trova


pure in abbondanza nella frutta e verdura fresche di alta succosità, e
che equivale a una iniezione autentica di energia vegetale e solare.
Per la cronaca, a conferma inequivocabile della precarietà e della
impreparazione cronica delle strutture sanitarie e pediatriche mon-
diali, l’acqua biologica non viene mai citata su nessuna tabella ali-
mentare ufficiale, quasi non esistesse, quasi non fosse della massima
importanza. E, sempre su tali tabelle, fa spicco e fa notizia la grave e
colpevole sotto-estimazione sulla quota giornaliera di vitamina C.
Non a caso, acqua biologica e vitamina C latitano sia nel latte che
nella carne, ovvero nella accoppiata classica carne-latte, che è da sem-
pre la bibbia di base della FDA americana.
Chi scrive, pur nel suo insignificante peso culturale e scientifico, ama
ispirarsi e riferirsi a un maestro del nome di Pitagora, il quale prese a
piene mani quanto di meglio offriva lo scibile della pre-antichità.
Il magnifico faro solare illuminante ogni angolo del pianeta Terra è
beninteso a costante disposizione, da 2500 anni, di chiunque voglia
imparare.
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Il mondo intero sta invece buttando via oggi le sue chance di ap-
prendimento correndo dietro alle luci artificiali, fasulle e vacue, pre-
potentemente imposte da 40 anni, di un ente americano notoriamente
sottoposto a gravi forme di condizionamento e corruzione.
Trattasi di un confronto davvero improponibile: Pitagora contro
FDA. Nessuna meraviglia se il mondo sta andando a catafascio.

220
II - Il ferro e i minerali di traccia

18. NON SI COMBATTE IL GRASSO


MA LE CAUSE DEL GRASSO

L’INVINCIBILE ARMADA DI CUOCHI CHE PROPONGONO GRASSI COTTI

N ella rincorsa a ritrovati magici e a guru alla moda si distinguono


le donne – soggetti assai bersagliati dalla pubblicità deviante e
confusionaria – le quali guardano ai cuscinetti di grasso e alla perdita
della propria linea con comprensibile ossessione. Ma, è bene ricor-
darlo ancora, il grasso in sé non è l’obiettivo da colpire. Occorre sta-
bilire piuttosto quali sostanze inquinanti abbiano trovato rifugio e
deposito in quella sostanza densa e resinosa che ha invaso la nostra
rete vascolare e le altre zone di accumulo. Errore grave e diffuso
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quello di puntare sulla scorciatoia del dimagrimento. Nell’obesità il


vero nemico non è il grasso, non sono i chili in più. Grasso ed extra-
chili sono solo sintomi, reazioni accumulatorie prodotte dall’organi-
smo mediante i suoi sistemi automatici di riequilibrio. Quello che
occorre invece eliminare del tutto sono i meccanismi creativi del
grasso e del sovrappeso. Ed è proprio questo il punto focale, la radice
di tutti i guai. Far sparire mediante diete o farmaci le parti visibili ed
antiestetiche dell’obesità, trascurando e lasciando inalterata la vera
causa dell’obesità medesima, è pura follia. Occorre dunque smetterla
con le pessime abitudini alimentari, e alla fine il grasso sparirà in
modo definitivo. Tutti infatti siamo d’accordo sulla necessità di ridare
alle persone obese una condizione il più possibile agile, dinamica, at-
traente. Ma questo si dovrà ottenere mediante un cambiamento radi-
cale delle scelte alimentari e comportamentali dei soggetti in esame,
e non mediante eliminazione del sintomo, tipico metodo inconclu-
dente e sballato della medicina sintomatica.
Occorre ad esempio ricordarsi che ogni grasso e ogni materiale
oleoso in natura, incluso ogni cibo carneo e caseario, è dotato in par-

221
Alimentazione naturale

tenza di adeguata presenza di lipasi, enzimi che consentono una de-


molizione molecolare dei lipidi ed una sia pur limitata digeribilità dei
cibi grassi. Ma se tale materia viene sottoposta a cottura sia pur breve
e leggera, si distrugge l’enzima lipasi e si manda in circolo un perico-
loso ammasso di grassi saturi intrattabili e non riciclabili, carichi di
problemi e di colesterolo.
Ciò vale anche per tutte le paste all’uovo, per tutti i dolcetti e i pa-
nettoni a base di uova. Stare dunque attenti ai cibi cotti con dentro dei
grassi. Sono una maledizione per l’organismo.
Vietato dunque assolutamente cuocere materie grasse e proporle
come cibo. Ma nella realtà questo messaggio è il meno recepito ed il
più trasgredito in assoluta esclusività mondiale dal bipede chiamato
uomo, che si ritrova, pure in esclusiva totale, a fare i conti con malat-
tie degenerative e intrattabili che nessuna altra specie animale cono-
sce. Ne riparleremo più avanti parlando di crudo e cotto, nonché dei
food-enzyme.
Ricordarsi sempre che tutte le diete, e in particolar modo le diete di-
magranti, sono vietate.
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Diventano esse stesse come un farmaco tentacolare che interferisce


con il potere riequilibrante del corpo.
Ricorrere piuttosto a frutta in abbondanza, unico cibo piacevol-
mente e stabilmente dimagrante, dotato di una dolcezza che non in-
grassa mai, a patto di non fare mescole con cibi incompatibili.

222
II - Il ferro e i minerali di traccia

19. L’AUTOEQUILIBRIO E LA FORTE FIBRA


DELL’ORGANISMO

NESSUN ANIMALE DELLA GIUNGLA È MAI STATO VACCINATO E HA MAI


MANGIATO CIBO COTTO

L e nostre eccezionali capacità di auto-equilibrio non vengono mai


abbastanza evidenziate e sottolineate dalla educazione sanitaria
ufficiale, che preferisce evidentemente lasciar credere alla gente che
siamo tutti deboli e indifesi, in balia di microbi strani e di virus an-
cora più strani, in costante allerta per minacciose crisi di carenza per
ogni sostanza nutriente, e pertanto totalmente dipendenti dai mezzi
e dai sistemi che medicina e farmacologia offrono, propongono ed
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impongono.
Se il nostro corpo è davvero così bravo, nessuno va più dal medico
e dal farmacista, dal negozio di falsi prodotti naturali, dal market di
alimenti fasulli e di integratori minerali e vitaminici che – nota bene
– nulla hanno a che fare con le vitamine, trattandosi piuttosto di far-
maci con tanto di effetti collaterali, eppure caratterizzati oggigiorno
da enorme domanda di mercato.
Se pensiamo alle rare pozzanghere d’acqua della savana africana,
che restano colme di acqua sporca e fango intensamente inquinati da
batteri e da sostanze cancerogene, e che vengono prese d’assalto da
centinaia di animali diversi nel periodo secco, senza che nessuno di
essi si ammali da tali abbeverate, ci rendiamo conto che gli animali li-
beri sono protetti dalla loro superlativa condizione chimico-corpo-
rale, mantenuta mediante una dieta sempre rigorosamente cruda,
dalla quale nessun enzima è stato rimosso o danneggiato.
Nessun animale della giungla è mai stato vaccinato, nessuno ha mai
preso farmaci. Nessuno ha mai ricorso alle cure di animali pediatri o
di animali medici.

223
Alimentazione naturale

Nessun animale della foresta o della savana ha mai consumato cibi


cotti. E proprio per questo le malattie sono per loro un fenomeno to-
talmente sconosciuto.
Tutto ciò dovrebbe farci riflettere.
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II - Il ferro e i minerali di traccia

20. L’ACCOPPIATA STRATEGICA VITAMINE


SINTETICHE E INTEGRATORI

LO ZUCCHERO BIANCO SOSTITUITO DA SACCARINA E ASPARTAME


IL PROBLEMA SOCIALE DELLA DISEDUCAZIONE DI MASSA SUI CIBI

V itamine sintetiche e minerali integrativi costituiscono l’accop-


piata farmaceutica vincente, quella che tira di più a livello di
massa, quella che spinge i profitti a livelli impensati. E queste auten-
tiche porcherie stanno entrando in modo sfrenato in ogni alimento
per ragazzi e per sportivi, trattisi di cereali per il breakfast o di bibite
per il dopo tennis. Un tragico abbonamento a problemi di breve e di
lungo periodo. Mine a scoppio ritardato. Veri e propri attentati alla sa-
lute dei nostri figli e della intera popolazione mondiale, mentre le au-
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torità non si curano di verificare e non muovono un dito contro


questo disastro. Una non cura, un disinteresse, una impreparazione,
un vuoto culturale e scientifico che hanno aspetti scandalosi e scon-
volgenti.
Non c’è da meravigliarsi poi se sui banchi dei supermercati prolife-
rino dolcificanti da sempre riconosciuti e dichiarati come cancero-
geni, tipo l’aspartame e la saccarina, quali alternative allo zucchero
industriale (messo pure giustamente sotto accusa). Ma non si può so-
stituire un dolce veleno bianco con veleni ancora più micidiali.
Si sa che la saccarina ha un potere dolcificante 500 volte maggiore
dello zucchero. Si sa pure che l’aspartame è un moltiplicatore espo-
nenziale di dolcezza priva di calorie. Ma nessuno ti dice abbastanza
sulla loro cancerogenità.
E tuttavia ciò sta accadendo sotto i nostri occhi, senza che nessuno
intervenga. Non vengano a lamentarsi i negozianti se la gente com-
prerà sempre di meno, non appena si accorgerà di tutti questi scempi.
La cosa migliore da farsi con le sostanze pericolose è quella di non te-
nerle assolutamente in casa o in cucina o nel refrigeratore. Eliminare

225
Alimentazione naturale

pertanto il vasetto con scritto zucchero è cosa saggia. A patto di non


ricorrere a dolcificanti ancora più pericolosi quali la saccarina e l’aspar-
tame. È tempo che la gente si svegli e cominci a leggere le etichette e
a riconoscere le sostanze accettabili e quelle da cui stare alla larga.
Ma, per il momento, i carrelli spesa continuano a riempirsi di pro-
dotti che non dovrebbero mai essere consumati, e che troppe donne
disattente convogliano a casa inconsce dei danni che producono a se
stesse e ai loro ignari familiari. Peggio ancora se ci sono di mezzo dei
bambini sempre disposti a prendere quello che gli si mette a disposi-
zione, purché sia dolce e gradevole di gusto.
Gli integratori e le vitamine sintetiche sono farmaci e si comportano
da farmaci. Poco importa se vengono definite 100% naturali sulle eti-
chette. Non esistono alberi di pillole o confetti o caramelle vitaminiz-
zate. Come non esistono del resto le carni bio (dove bio sta per biologico)
di alcune ciniche pubblicità commerciali, ma ci sono soltanto brandelli
di povere salme martoriate in impietosa decomposizione.
Una volta rimosse ed isolate, le vitamine perdono in ogni caso il
proprio valore. Tutte le vitamine sintetiche sono dunque prive di
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reale efficienza e diventano tossiche nel corpo. Stimolano e creano


dipendenza, incrementano il battito cardiaco e la temperatura corpo-
rea. È un po’ come aggiungere artificiosi ottani alla nostra benzina al
fine di ottenere maggiori rese ed accelerazioni dal motore, sfruttan-
dolo oltremisura ed accorciandone inevitabilmente la vita.
Se ne riceve una sensazione di maggiore forza-potenza-resistenza
che vale solo temporaneamente e nel breve periodo, come succede con
qualsiasi sostanza stimolante. In realtà si va ad intaccare il prezioso ca-
pitale enzimatico interno di cui ognuno di noi è dotato fin dalla na-
scita, e si compromettono i nostri delicati equilibri interni, prelevando
vitamine vere, minerali buoni, ferro buono, zuccheri preziosi.
È giusto denunciare in modo forte e duro la diseducazione pianifi-
cata della massa e lo stato di confusione e di asservimento del consu-
matore medio.

226
II - Il ferro e i minerali di traccia

21. QUANDO LE PAROLE PERDONO IL LORO


SIGNIFICATO LA GENTE PERDE LA PROPRIA
LIBERTÀ

UN PESSIMO SOSIA INDUSTRIALE IN ALTERNATIVA A OGNI ALIMENTO NATURALE

I centri di potere del cartello alimentare-farmaceutico mondiale sono


ormai campioni ineguagliabili nell’ imbrogliare nomi e termini, af-
finché regni il disorientamento e la disinformazione. L’obiettivo resta
sempre il medesimo: evitare che le verità scomode sui cibi vengano a
galla.
Si parla infatti di zuccheri, senza mai dire che l’unico zucchero che
il nostro corpo accetta senza problemi è il succo zuccherino della
frutta fresca appena spremuta da noi medesimi. Questo zucchero vivo,
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carico di enzimi, di vitamine vere, di minerali organici assimilabili, ci


dona energia netta e abbondante, e non ci ruba nulla.
Non ha niente a che vedere con quel mostro bianco e dopante e di-
struttore di pancreas che è lo zucchero industriale, o con i dolcifi-
canti alternativi ancora più tremendi.
Si parla di sali minerali e di ferro, senza mai fare la distinzione es-
senziale tra sali organici e sali inorganici (non assimilabili), tra ferro
organico (quello di piante e frutta) e ferro inorganico e dannoso (da
acque dure, da non-cibi o cibi non della specie, o da integratori o da
bevande gassate e integrate).
Si parla di vitamine senza mai distinguere tra vitamine vere (dalla
frutta e dalla verdura non cotte) e vitamine falsissime quali le vita-
mine di sintesi, che non dovrebbero nemmeno chiamarsi vitamine,
trattandosi di farmaci sintetici che causano stimolazioni di breve pe-
riodo e carenze vitaminiche aggiuntive nel lungo periodo, oltre che
infida assuefazione.
Si parla di insulina per i diabetici senza dire che tale insulina, tolta
al pancreas dei suini e dei bovini, diventa un farmaco e non una cura,

227
Alimentazione naturale

e produce alla lunga dipendenza e degenerazione. Ennesimo esem-


pio di come la medicina proceda troppo spesso a occhi bendati. Inter-
venire senza conoscere l’origine dei guasti, giocherellare con gli
squilibri fisici. Rimuovere il sintomo e perpetuare il problema.
La carenza insulinica è un sintomo, e i sintomi non si devono elimi-
nare, ma capire e coadiuvare. Tant’è che da decenni il diabete si cura
con successo definitivo nelle cliniche igienistiche, senza farmaci e
senza insulina, ma con semplici modificazioni dietologiche.
Si parla di proteine indispensabili e nobili della carne (in realtà di
proteine cadaveriche e piene del sapore della morte, a malapena na-
scoste da erbe aromatiche e condimenti forti, e mandate giù in tutta
fretta da bevande alcoliche), mentre una percentuale giusta e otti-
male di proteine nobili naturali sta in ogni sostanza vivente, in ogni
foglia e in ogni frutto. Dove c’è N c’è azoto, e dovunque c’è azoto ci
sono proteine. Siamo circondati dall’azoto e viviamo in un mare di
azoto.
Da qui le ripetute raccomandazioni dei maestri dell’antichità a fa-
vore delle diete basso-proteiche.
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Si parla di tot calcio e tot ferro e tot proteine per ciascun cibo e cia-
scun non-cibo possibile su tabelle mostruosamente fallimentari e sbal-
late, dalle quali traggono beffarda ispirazione quotidiana un mare di
pediatri e nutrizionisti mediocri. Quei valori non trovano infatti al-
cuna corrispondenza con la realtà per le pesantissime trasformazioni
cui vengono sottoposti i cibi.
Sguazziamo in un’atmosfera carica di azoto. Siamo esseri perenne-
mente azotati e proteinizzati. L’aria che respiriamo è costituita per
l’80% d’azoto e solo per il 20% di ossigeno. Eppure i medici e i pedia-
tri, o meglio una certa medicina e una certa pediatria becere quanto
basta, continuano a indirizzare la gente verso scannatoi e caseifici alla
assurda ricerca di proteine, scordandosi o facendo finta di non sapere
che in ogni pianta viva c’è una quota più che sufficiente di materiale
proteico.
Si ricorre persino a terminologia strana, a parole ad effetto, a eti-
chettature pseudo-scientifiche e alienanti, sempre col fine di impedire
che la gente capisca le parole e i concetti, pensi e ragioni col semplice
suo linguaggio di ogni giorno.

228
II - Il ferro e i minerali di traccia

Si riparla di ferro eme (da carne) e ferro non eme (da verdura e
frutta) per sostenere che il non eme concede minor grado di assimi-
labilità, senza dire che quello non è difetto ma caratteristica eccel-
lente del cibo naturale. Frutta e verdura eduli distribuiscono ogni
sostanza nutritiva, ferro e zinco inclusi, vitamine incluse, zuccheri
vivi inclusi, acqua biologica inclusa, nelle proporzioni ottimali per
l’organismo umano cui sono destinate.
Si parla di fattore Omega 3 (acidi grassi polinsaturi) a proposito di
pesce e di molluschi, senza dire che le piante posseggono in abbon-
danza tali sostanze, sempre nelle proporzioni più consone e tollerate.
Gli esperti di regime, i cosiddetti esperti in nutrizione, poco im-
porta se dotati o no di titoli accademici, se dotati o no di docenze e di
cattedre universitarie, finiscono per fungere da mestatori e da azzec-
cagarbugli ogniqualvolta intervengono in televisione o sui quotidiani,
esibendo sicurezze e dogmatismi del tutto immotivati.
Medicina e pediatria sono da sempre regine nel terrorizzare la gente
e inchiodarla alle loro cure e ai loro consigli interessati. Palesemente
infondato, come abbiamo già visto, lo spauracchio della mancanza di
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B12 nei vegetariani, anche perché un individuo sano ha una riserva


di almeno 3 anni, e che 1 mg di B12 soddisfa le esigenze chimico-me-
taboliche per 2-3 anni, mentre invece è proprio la putrefazione dei
cibi carnei nel tubo gastro-intestinale umano che impedisce la for-
mazione di B12 e causa spesso carenze nei mangiatori di cadaverina
in tutte le sue forme.
Si parla di vitamina B12, che ogni vegetariano dovrebbe assumere
secondo gli apostoli della bistecca, mentre è scientificamente appurata
la capacità di tutti gli animali, inclusi gli uomini e le donne, di otte-
nere quantitativi ultrasufficienti di B12 da autoproduzione batterica
nei propri intestini, a patto di non assumere farmaci, e antibiotici in
particolare.
Quando le parole perdono il loro significato, la gente perde la sua li-
bertà (la libertà di capire e di sapersi orientare).
Questo diceva Confucio 2500 anni fa, e questo ribadiamo noi nella
presente circostanza.

229
Alimentazione naturale

22. LE DIFFICOLTÀ DI ASSORBIMENTO DEL


FERRO

R iprendendo l’argomento base, la somministrazione di ferro im-


plica note difficoltà cliniche di assorbimento.
L’eccesso di ferro risulta infatti pregiudizievole e controproducente
quanto la sua insufficienza, poiché nessun emuntorio naturale è in
grado di eliminarlo, e può persino diventare sostanza tossica da imma-
gazzinare dove fa relativamente meno danni, come ad esempio tra gli
accumuli di grasso e lungo le arterie, oltre che all’interno dei nostri
principali organi, incluso cuore, pancreas, fegato.
Gli sbalzi da poco ferro vengono classificati come ipocromici, quelli
da troppo ferro ipercromici, a dimostrazione che la medicina è pronta
e brava a denominare con accuratezza e precisione persino maniacali
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le sostanze e i problemi, quando lo vuole.


Il metodo migliore di ricostituzione del ferro rimane solo ed esclu-
sivamente quello di introdurlo nell’organismo attraverso i vegetali
che lo contengono nella forma adatta attenuata definita non-eme con
le molecole di ferro idrolizzate e diluite nell’acqua biologica di ac-
compagnamento, rilasciate in proporzione al fabbisogno reale, e non
nella forma eme delle carni crude, dove la maggior concentrazione di
minerale causerebbero problemi di smaltimento dell’eccesso non as-
similato, con richiamo abnorme di energie e ormoni interni e conse-
guente sovra-stimolazione, scambiata erroneamente per segnale di
maggiore assorbimento ferro.
Tanto più che l’utilizzazione del ferro è legata sinergicamente a
quella del rame, del manganese e del cobalto (che si trovano pure
nella frutta fresca e secca e nelle verdure, come accade del resto per
lo zinco e per tutti gli altri).
Anche questo è stato detto in altri capoversi. Ma le cose più impor-
tanti devono essere ribadite, altrimenti uno se le dimentica, o magari
non ci crede troppo.

230
II - Il ferro e i minerali di traccia

Gli integratori minerali vengono fabbricati partendo ovviamente


da materiale metallico inorganico. Sebbene non tutti i chimici siano
disposti a fare distinzioni tra inorganico e organico, specifiche che
renderebbero più complicate sulla carta le loro pulite e semplificate
formule (su cui la relatività di Einstein non ha ancora inciso abba-
stanza), le differenze sostanziali esistono. Il corpo le riconosce subito
e respinge il materiale inorganico perché non assimilabile e non uti-
lizzabile. Non si tratta di teorie e di strani pensieri igienistici, ma di
fatti provati e riprovati con tanto di riconferme. A poco valgono le
assicurazioni scritte sulle istruzioni incluse nelle confezioni di pil-
lole e pasticche. I minerali inorganici riescono sì a entrare nella
composizione del sangue (altrimenti come farebbero poi a deposi-
tarsi nei punti sbagliati, se non ci fosse il vettore sangue?), ma poi
essi non vengono mai usati efficientemente nel processo di ricostru-
zione cellulare.
Da rilevare inoltre che non conosciamo nemmeno tutti i microele-
menti essenziali della natura.
Ce ne sono migliaia che devono tuttora essere scoperti e classificati.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

La natura, in ogni caso, non può essere duplicata in laboratorio.


L’idea di isolare dei nutrienti sintetici che possano supplementare
qualsiasi dieta, è sempre stata cullata da ogni ricercatore e da ogni
fabbricante, ma deve essere abbandonata in modo definitivo. Intanto
però, fino a quando esiste un mercato di gente che continua a com-
prare, i produttori, gli agenti, i negozianti, non la smetteranno certo
di fare il loro mestiere. Il fattore economico prevale su tutti gli altri,
diceva Marx, nel Capitale. Sbagliava su quasi tutto il resto, ma non su
questo.
Ogni sostanza introdotta nel corpo ha due sole alternative:
a) essere utilizzata come cibo, nel caso di cibo della specie;
b) essere eliminata o depositata al meglio dove fa meno danni pos-
sibili, nel caso di cibo deleterio, o cibo non della specie.
I minerali e le altre sostanze non utilizzate diventano a questo punto
veleni da gestire ed estradare al più presto fuori dal corpo. Solo che gli
organi emuntori tipo pelle, fegato, pancreas, reni, apparato urinario,
preposti a ogni estromissione, non sempre sono disposti a filtrare e a
ricevere queste sostanze pericolose e distruttive.

231
Alimentazione naturale

Il sistema immunitario, che deve difendere e tutelare le parti più


delicate e gli organi più vulnerabili quali i reni, finisce per cercare
altri siti dell’organismo per queste sostanze proibite e non degradabili.
La stessa cosa accade con le pseudo-vitamine di sintesi, che sono far-
maci, e che riescono ad entrare pure nella composizione del sangue,
senza però rendersi mai utili a livello cellulare, ma dando illusione di
efficienza sottoforma di stimolazione-da-veleno, coi soliti effetti di
maggior prelevamento enzimi, incremento battito cardiaco, accelera-
zione artificiosa dell’intero sistema corpo, effetti dopanti causativi di
dipendenza e invecchiamento precoce.
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II - Il ferro e i minerali di traccia

23. IL MECCANISMO DELLA ORGANICAZIONE

P are che una delle cose più difficili da capire per la gente comune sia
la differenza tra minerale organico (nutrimento buono e assimila-
bile) e minerale inorganico (materiale pessimo e velenoso per l’orga-
nismo). È per questo che i consumatori vengono confusi regolarmente
dalla controversa pubblicità sulle acque minerali, dove è in corso men-
tre scriviamo una piccola guerra di sopravvivenza tra le acque pesanti
(contenenti a dire dei produttori buon calcio e buon ferro), e le acque
leggere di alta montagna. Chiaro che le acque leggere fanno meno
danno e che l’acqua piovana o da neve è ancora migliore, e che l’acqua
biologica di angurie e meloni e uve è ulteriormente preferibile. Ma se
uno ha tanta sete perché ha sudato, trattasi di casuale emergenza, e
ogni acqua potabile diventa preziosa.
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Il recupero delle perdite dei minerali e del ferro da parte dell’orga-


nismo può essere risolto solo dai colloidi della natura (sostanze micro-
scopiche che non cristallizzano ma coagulano in forme collaginose),
così come si trovano nelle piante e nei frutti. I colloidi si contrappon-
gono ai cristalloidi, che includono tutte le forme minerali dure e ma-
cromolecolari, inadatte alla assimilazione.
Questa forma naturale-colloidale dei minerali contenuti nei frutti e
nelle verdure viene definita, in termini di scienza igienistico-naturale,
come forma organica. I minerali organici sono dotati di carica elet-
trica, sono ionizzati, e ciò permette la loro coagulazione e la loro pre-
cipitazione. I minerali inorganici invece, a forma cristalloide, quali ad
esempio gli ioni dispersi nelle acque minerali dure, non sono assimi-
labili. Stesso discorso per i minerali organici sottoposti a calore e tra-
sformati a loro volta in minerali inorganici di scadente o nullo valore.
In pratica, il ferro e gli altri minerali vengono assorbiti dalle radici
delle piante e tolti al terreno, vengono elaborati sapientemente e fatti
circolare sottoforma di clorofilla, in quella operazione magica che si
chiama fotosintesi, e che altro non è se non una organicazione, ovvero

233
Alimentazione naturale

una fabbricazione di sostanze organiche vegetali a spese di sostanze


inorganiche del terreno.
Essendo incapaci di organicazione, tutti gli animali, incluso l’uomo,
vivono e dipendono integralmente dalle piante.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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II - Il ferro e i minerali di traccia

24. IL MEDIOEVO E LE BISTECCHE AL SANGUE

C’È DEL FERRO NEL CERVELLO O NEI TESTICOLI DEL BABBUINO? LO PRENDIAMO
L’IRRESISTIBILE NOSTALGIA PER UN’ALTRA EPIDEMIA PLANETARIA

A lla faccia di quei medici – per fortuna sempre di meno – che, con
la testa e il cuore ancora nel medioevo, quando i loro colleghi del
tempo facevano trangugiare agli anemici litri di sangue da animali
appena sgozzati, continuano ancora oggi a consigliare o prescrivere
agli anemici bistecche al sangue con gocce di limone.
Il dr. Trall, uno dei pionieri della American Natural Hygiene So-
ciety, in un suo testo del 1853 si esprimeva come segue: Per quanto
strano possa sembrare, la filosofia dell’alimentazione non è mai stata
insegnata nelle scuole di medicina. I medici in genere sono profonda-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

mente ignoranti dell’intera materia, almeno quanto lo sono le grandi


masse.
Sono trascorsi quasi 2 secoli e qualcosa è per forza cambiato, ma
tutto sommato, se escludiamo determinate scuole di avanguardia, di
prevenzione e di ricerca, e se escludiamo presi uno per uno i tantis-
simi medici liberi e indipendenti che pure esistono e si fanno corag-
giosamente sentire, le osservazioni di Trall rimangono tuttora valide
e azzeccate.
Non si tratta qui di demonizzare o di offendere l’intera categoria
medica, che non meriterebbe nel modo più assoluto tale trattamento.
Si tratta solo di capire il perché delle cose, il perché della fatale attra-
zione per le vaccinazioni, per il bisturi e il sangue, per la vivisezione
e il trapiantismo, per l’interventismo operatorio oltre i limiti delle
emergenze e delle urgenze e dei pronti soccorsi, che dovrebbero ca-
ratterizzare il tronco principale della sanità. Non è forse che nel DNA
dei medici esista ormai una ineluttabile tendenza a modificare mate-
rialisticamente le situazioni e a non rispettare la natura, a sottosti-

235
Alimentazione naturale

mare le sofferenze, ad ignorare la psicologia e le religiosità e gli ani-


mismi umani ed animali.
C’è il ferro nel cervello della pecora e nei testicoli del babbuino o
nella coda della balena? Lo andiamo a prendere costi quel che costi.
C’è del fosforo e della vitamina E nei crostacei? Li andiamo a pren-
dere. Ci sono dello zinco e del ferro nelle bistecche al sangue? Li an-
diamo a prendere. C’è dell’acido metil-guarnidin-acetico (ovvero
creatina, sostanza ritrovata da M.E. Chevreul nel 1835) nella carne,
nel sangue, nel cervello, nell’urina dei vertebrati? Lo andiamo a pre-
levare. C’è del glucagone (il secondo ormone pancreaticoo scoperto
dal ricercatore italiano Piero Foa a Detroit) nel pancreas dei quadru-
pedi? Lo andiamo a catturare nei macelli. C’è dell’insulina nei maiali
e nei vitellini? No problem: macelliamo e preleviamo. Dimenticando
o facendo finta di ignorare che gli animali sono dotati di un loro sen-
tire e di una loro lingua e di una raffinatissima sensibilità, di una ec-
cezionale telepatia, di un corpo fisico, come noi, di un corpo eterico,
come noi, di un corpo astrale, come noi. Nonché di un’anima. Esseri
che hanno pieno diritto al massimo rispetto. Non c’è scritto da nes-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

suna parte che debbano essere spaventati a morte, torturati e massa-


crati nel peggiore dei modi, in nome della ricerca pseudo-scientifica
o della semplice famelicità dei bipedi terrestri.
Nessuna meraviglia poi se nelle tabelle degli alimenti di pediatri,
ospedali, comunità, si includano e si raccomandino spesso frattaglie,
cervella, fegati, ed altre incredibili delicatezze, da fare invidia a quei
sultani arabi che amano spesso masticare dessert a base di occhi crudi
di capra sotto sale, tenuti per comodità in un secchio gelato sotto la
propria scrivania. È facile che ci sia del ferro in quegli occhi. Ed è
pure facile che ce ne sia nella stessa carne umana agognata dai canni-
bali. C’è o non c’è da chiedersi come fa l’essere umano a cadere così
in basso?
Questo tipo di medicina mondiale, marcia, obsoleta e piena di crepe
nelle sue basi scientifiche e morali, pare distinguersi soprattutto per
l’imbattibile capacità di farsi sponsorizzare all’infinito. Gli esborsi
massicci di denaro contante, i finanziamenti a fiumi, arrivano non
solo dagli allevatori e dalle industrie, ma soprattutto dagli stati e dai
contribuenti, come nel caso scandaloso della fallimentare ricerca sul

236
II - Il ferro e i minerali di traccia

cancro, con tonnellate di miliardi assegnati ogni anno, quando non c’è
proprio nulla da ricercare, da sapere, da proporre. E lo sconcio dura
da oltre mezzo secolo. Montagne di finanziamenti statali vanno tut-
tora nelle tasche dell’immondo carrozzone Aids, tenuto in piedi in-
decorosamente da ex-presidenti ed ex-dive di oltreoceano, mentre la
scienza pulita ha da tempo sconfessato dalla A alla Z le traballanti
teorie di Gallo e Montagnier sull’ipotesi virale dell’Hiv e sull’ipotesi
della trasmissibilità del virus. Valanghe di bustarelle e sottobanchi fi-
niscono ai vaccinatori di ogni paese al fine di raccomandare con tutti
i mezzi, o di rendere persino obbligatorie nei paesi più corrotti, le
vaccinazioni di massa, che sono ormai da decenni sotto gravissima ac-
cusa di estrema pericolosità.
Questa medicina, se vuole davvero salvarsi, deve per forza accet-
tare una massiccia immissione non di fondi e di finanziamenti, ma di
scienza naturale igienistica per una trasformazione dei propri modi di
agire e di pensare.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

237
Alimentazione naturale

25. DOVE SI TROVA IL FERRO GIUSTO

A lla fine di questa parlata sul ferro, se una donna timorosa di finire
in carenza, o se una donna davvero sofferente di anemia, voles-
sero in ogni caso immettere più ferro utile nel loro sangue e sentirsi
ferro-protette, dove dovrebbero mai andare? Dove sta questo mitico
re dei minerali di traccia?
Nelle ferrochine, nelle ferrotine, nelle acque minerali ferruginose,
nelle gatoradine, o magari nelle ferrazze attigue ai cimiteri delle auto?
Il 70% del ferro interno al nostro corpo, ovvero del ferro corporeo,
sta, come componente essenziale, nella emoglobina, ed anche in altri
componenti enzimatici in qualità di co-fattore. Si ritrova pure nel pla-
sma, legato alla transferrina, nel ruolo di ferro da trasporto. Il restante
30% del ferro utilizzabile internamente è depositato, come ferritina
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

e come emodisterina, nel fegato, nella milza e nel midollo osseo.


Quanto al ferro esterno, cioè quello che tanto auspichiamo e ricer-
chiamo, e che non abbiamo ancora ricavato dal cibo, ne siamo dav-
vero circondati.
Il prezzemolo ne contiene 25 mg per 100 grammi, che è oltre il dop-
pio dell’RDA giornaliero. Ma a nessuna venga in testa di mangiarsi
mezzo etto di prezzemolo crudo, trattandosi di un’erba prevalente-
mente aromatica. E a nessuna venga in testa di evitare le banane per-
ché hanno poco ferro, tanto per fare un utile esempio, dal momento
che sono ricche di altri principi nutritivi essenziali.
C’è ferro in abbondanza e nella versione corretta, cioè prontamente
utilizzabile, nei meloni e ancora di più nelle angurie, nel cavolo, nella
lattuga, nel radicchio, nel tarassaco, nel pan e vin (che non è il pane
e il vino ma la comune acetosa), nei bulbi di porro, nel crescione,
negli spinaci, negli asparagi, nei ravanelli, nel cavolo rapa, nelle ca-
rote, nelle fragole, nei datteri, nei fichi, nelle albicocche, nelle casta-
gne, nelle mandorle e nelle nocciole, nel miglio, nell’avena, nei
germogli di soia e di alfa-alfa, e un po’ in tutte le verdure e la frutta

238
II - Il ferro e i minerali di traccia

non citata. Il re assoluto del ferro è poi lo spizecul, ossia il frutto rosso
maturo della rosa canina.
Ma è giusto ribadire fino alla noia come il ferro appropriato si trovi
alla fin fine più negli atteggiamenti e nei pensieri corretti, che nei
vari incapsulamenti della natura.
Il ferro si trova nella corretta attività fisica alternata al riposo, facendo
in modo che la circolazione sanguigna sia mantenuta su tutto l’arco dei
vasi e dei capillari. Si trova nella vita all’aria aperta e nella capacità di
eliminare gli stress, e nella disponibilità al sorriso, nel non fumare.
L’anemia ferrocarenziale di tipo strettamente chimico-minerale in
pratica non esiste. Trattasi di una situazione ipotetica e virtuale uti-
lizzata con metodi allarmistici per far vendere integratori minerali
alle sempre più numerose fabbriche di compresse. Produrre minerali
di traccia e venderli a prezzo d’oro nelle confezioni è facile e costa
poco, e rende evidentemente molto di più che produrre ingombranti
barre e tondini di acciaio.
Tanto più che esiste nel nostro organismo il magistrale ciclo intra-
organico del ferro, vale a dire un fine meccanismo di regolazione a li-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

vello assorbente, che previene fenomeni di carenza.


L’assorbimento del ferro dipende in ogni caso da:
a) ferro nella dieta (quello delle verdure citate prima);
b) liberazione del ferro da dieta (vedi food-enzyme dei cibi crudi);
c) biodisponibilità del ferro (ad esempio, 100 grammi di soia danno
8,4 mg di ferro, di cui solo il 30% disponibile, vale a dire 2,52 mg
(tratto da La via Vegetariana, di R. Marchesini);
d) condizioni di pulizia intestinale favorevoli all’assorbimento (es.
niente latticini).
Tutto sommato, si può proprio dire, sorprendendo tanti ma senza
scandalizzare nessuno, che il ferro c’entra assai poco e assai raramente
con l’anemia, e che le reali motivazioni vanno cercate altrove.
Che fare dunque se si soffre davvero di anemia?
I medici sembrano troppo spesso dimenticarsi un fatto basilare ed
essenziale, e cioè che il nostro corpo non è un insieme disorganizzato
e disordinato, ma è invece una macchina perfetta dotata di sofisticati
mezzi di auto-regolazione ed auto-equilibrio, che non dovrebbero es-
sere toccati o by-passati con troppa superficialità.

239
Alimentazione naturale

La risposta onesta e chiara è una sola. Occorre puntare al riequili-


brio del corpo con serenità. Bisogna dare al proprio corpo totale fidu-
cia sulle sue capacità di auto-equilibrarsi. Smettendola di mettergli
bastoni medicali e non medicali tra le ruote, cercando di usare i pro-
pri strumenti cognitivi e la propria testa, dedicando qualche ora tutti
i giorni allo studio di sé stessi e alla ricerca della verità. E, se alla
mamma apprensiva per il suo bimbo, il pediatra le raccomanda a tutti
i costi una cura a base di ferro (ovvero di integratori), suggerisco que-
sta battuta: Le è mai venuto il minimo dubbio o il sospetto, dottore,
di provenire da una scuola medica tutto sommato sbagliata?
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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II - Il ferro e i minerali di traccia

26. NIENTE FERRO NEI MALTRATTAMENTI

UOMO RE DEI KILLER


SEMPRE DISPOSTO AD ASSASSINARE LA GENTILE MUCCA E L’AMICO CAVALLO

A utentico e abbondante ferro lo troveremo, volendo, nella sensi-


bilità ai maltrattamenti dei nostri compagni di viaggio, visto che
pesano come un insostenibile macigno, sulle coscienze di uomini e
donne, le atroci sofferenze e le urla di spavento e di dolore che ad
ogni alba si ripetono all’ingresso di macelli ben nascosti in ogni angolo
del mondo per milioni e milioni di povere bestie ingenue ed indifese
che tutto vogliono fuorché essere perennemente perseguitate, con-
vogliate verso quei luoghi di orrenda morte, ammazzate tra brutalità
e violenze inenarrabili, appese ancora vive a testa in giù e scuoiate in
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

serie in un lago di sangue rosso, caldo fumante e intriso di insoppor-


tabili e rivoltanti fetori di morte.
La mucca, tanto per intenderci, è descritta da ogni testo sugli ani-
mali come buona, mansueta, obbediente, tranquilla, laboriosa, amo-
revolissima verso i suoi figli, che diventano per lei intensa ragione di
vita nelle pochissime ore di contatto concessegli con la sua creatura,
e attenta persino verso i piccoli degli altri animali. Un essere nobile
che va d’accordo con tutte le altre creature del creato. Mai si è sen-
tito che una mucca abbia litigato con un cavallo o un asino dentro
una stalla comune o in un recinto all’aperto, o che abbia dato un cal-
cio a un cane che le trotterellasse tra le gambe. Il gesto più cattivo
della mucca può sembrare l’uso della sua coda, con cui scaccia e non
schiaccia mosche e zanzare, senza nemmeno l’idea di eliminarle del
tutto. Un animale innocuo al massimo grado. Cattiveria e violenza
sono semplicemente estranee alla sua personalità, al suo modo di es-
sere. La gentildonna e nobile mucca esegue i suoi compiti senza mai
un minimo motto di ribellione, senza cenni di fastidio o di stizza.

241
Alimentazione naturale

È il migliore di tutti gli animali conosciuti, al pari del suo stretto


parente bufalo d’acqua, quello capace di portare dei bambini per ore
e ore con prudenza e delicatezza incredibili sulla sua schiena, per i
campi e gli acquitrini delle campagne dell’Asia. La mucca è forse il
più pacifico degli animali, come lo erano i suoi antenati Uro, i cui ul-
timi esemplari vennero stoltamente massacrati fino a totale estinzione
in Polonia nel secolo XVII. Con certezza la mucca sa persino trovare
il ferro che le serve. Basta lasciarla pascolare liberamente all’aperto.
Forse è proprio per questa innocenza estrema dell’animale bovino
che l’uomo è stato capace di martirizzare questa specie del creato per
secoli, di depredarne affetti filiali ed emozioni sacrosante, dimo-
strando una indegna e infame vigliaccheria.
L’insopportabile cattiveria del bipede si è da tempo estesa a tutto il
mondo animale.
Chiunque abbia visto dal vero la gentilezza e l’attenzione degli ele-
fanti thailandesi, capaci di entrare col proprio accompagnatore in
mezzo a folle di gente e di bambini in piena città, e di pescare con la
proboscide dei pop-corn dalle mani dei bimbi senza sfiorarli e senza
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

pestarli, si è reso conto della immensa amabilità e maestria che dimo-


strano questi esseri. Eppure c’è della gente che li fa massacrare per
stupide e infondate credenze nei poteri miracolosi delle zanne polve-
rizzate, che sarebbero ricche di magico ferro e di magici minerali.
Stessa malaugurata sorte per i poveri rinoceronti. Senza contare poi le
stragi di balene, di tonni, di trichechi e di foche, cuccioli sempre in-
clusi, che gridano autentica vendetta agli occhi di chiunque sia dotato
di un minimo di anima ed intelletto.
Persino il cavallo, altro grande inseparabile amico dell’uomo, fini-
sce per diventare fornitore di carne equina al sangue, che si pretende
essere particolarmente ricca di ferro.
C’è da provare infinita irritazione quando dei bipedi, ammantati da
falsi buonismi o magari da luccicanti vesti celebrative, osano parlare
e pontificare sul ruolo e sulle destinazioni celesti privilegiate e riser-
vate dei propri greggi di bipedi, sull’anima degli umani e sulla non
anima degli animali, e non si accorgono nemmeno di appartenere a
pieno titolo alla combutta dei sopraffattori e dei massacratori.

242
II - Il ferro e i minerali di traccia

Che senso ha dunque cercare dello zinco e del ferro nelle bistecche
al sangue di questi poveri esseri smembrati, o nella polvere delle zanne,
o negli grassi delle balene? Stiamo tutti attenti a quale ferro cerchiamo,
perché le atrocità si pagano in moneta sonante con incluso pesanti in-
teressi. Non è necessario aspettare le pene del purgatorio o dell’in-
ferno: esiste anche il karma, ovvero quella inconfessabile forma di
espiazione che comincia a rodere e far male dal di dentro già nella pre-
sente vita terrena.
Non si sa bene cosa contenga il rimorso di coscienza, di quali mine-
rali di traccia sia esso composto.
È accertato, in ogni caso, che chi ne viene colpito compromette il
morale ed anche il fisico.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

243
Alimentazione naturale

27. ASSENZA DI FERRO E SALUTE IN TUTTE


LE DETERIORI DIETE ALLA MODA

D ove ferro e salute non sono quasi mai di casa, salvo poche ecce-
zioni, sono proprio i negozi di prodotti naturali e biologici, mete
improprie di donne alla ricerca della linea. Un posto dove ferro e sa-
lute latitano del tutto sono poi le diete alla moda, le diete a punti, le
diete degli astronauti, le diete altoproteiche stile Atkins, le diete dis-
sociate, le diete Dadamitiche basate sui gruppi sanguigni, le diete ba-
sate sui segni zodiacali, o quelle ultimissime sulle pinne di squalo, o
la dieta a zona, autentica rovina di atleti e sportivi di tutti i conti-
nenti, basata su assurdità e sconcezze tipo olio di pesce e carni bian-
che a piccole dosi scaglionate nel corso della giornata, barattate come
magico, rivoluzionario e persino unico rimedio contro l’obesità. De-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

finire queste iniziative come opera di una massa di imbroglioni senza


scrupoli e di sfruttatori senza arte né parte delle debolezze umane, è
davvero poco. Stanno riscuotendo immeritati successi in particolare
nel mondo femminile, visto che le donne mettono peso e linea al
primo posto, spesso anche con scarsa oculatezza e selettività. Ma que-
ste diete sono tutte profondamente sbagliate e devianti.
Il successo che trovano deriva dalla diffusione perniciosa dei negozi
che vendono integratori minerali e vitaminici in pillole che significano
soldi facili per produttori e negozi di pseudo-salute, ma rovina e disastro
garantiti per chi ne fa uso. È piuttosto da sciocchi trascurarsi e amma-
larsi in modo assurdo, mangiando e bevendo sostanze inadatte, contra-
stanti e vietate per il nostro organismo. Moriremo sì alla fine tutti,
almeno provvisoriamente per chi crede, e ci sarà ferro che noi non ci sa-
remo. Ma ci sono modi e modi. I poveri Cristi che finiscono sempre più
spesso sotto ferri e anestesie, radio e chemioterapie, non sono immuni
da proprie precise responsabilità, dato che le malattie non arrivano a
caso o per mistero o per male-interpretate colpe microbiche, ma ven-
gono il più delle volte costruite pezzo per pezzo da noi stessi.

244
II - Il ferro e i minerali di traccia

Il successo di questi falsi profeti e delle loro insensate diete è diret-


tamente proporzionale alla situazione di vuoto culturale in cui
sguazza oggi la popolazione mondiale. Per troppi anni la medicina ha
monopolizzato e orchestrato su false basi e precarie premesse l’intera
cultura salutistica e nutrizionale, e quando il bubbone è scoppiato (il
fenomeno sta sotto gli occhi di tutti), la gente si è ritrovata all’im-
provviso priva di guida e di illuminazione, in totale crisi di orienta-
mento, preda dei peggiori opportunismi, pronta a recepire qualsiasi
pellegrino o qualsiasi furbastro abile a portare la sua nuova novella
sui cibi e la salute. Questi guru alla moda nulla hanno di rivoluziona-
rio e di alternativo, e saranno smascherati e dimenticati entro breve.
Troppo evidenti, troppo fallaci, troppo disoneste e innaturali le loro
invenzioni. Ma intanto continuano a tessere le loro reti e a causare
danni il più delle volte irrimediabili. Chiaro che i negozi del falso bio-
logico e del falso naturale, spuntati come funghi dovunque, in alter-
nativa ai negozi di macrobiotica (che giustamente non tirano più, se
privi di opportuni aggiustamenti), e in concorrenza diretta con i pro-
dotti da banco delle farmacie, avevano ed hanno assoluto bisogno di
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

riunioni e convegni e pagliacciate varie. Altri guru arriveranno a pro-


porre nuove soluzioni pure prive di fondamento. E altri clienti sprov-
veduti cadranno nelle loro reti, perché i pirla non mancano proprio
mai, dalla Groenlandia a Città del Capo, da Singapore a Timbuctu.
Pare inoltre che una buona salute e un giusto livello ferroso siano
indispensabili non solo per i propri futuri bambini, ma servano anche
per il dopo, cioè per la nostra vita individuale a puntate tra la morte
e la nuova nascita, così bene descritta dal grande filosofo tedesco Ru-
dolf Steiner (1861-1925), così di nuovo oggi in auge tra studiosi e cir-
coli culturali nel mondo, a conferma di una inconfessata esigenza
interiore e di una inarrestabile spinta generale verso una vera spiri-
tualità laica e di ricerca, libera dai gioghi, dalle catene, dai bigottismi
delle maggiori chiese del mondo, da sempre brave a schierarsi dalla
parte dei potenti e dei massacratori di animali. Tanto, i veri deboli e
i veri innocenti non hanno nemmeno l’anima. Chiese che mai hanno
saputo e voluto spendere una parola contro la violenza, l’efferatezza
e la crudeltà infinita praticate a ritmi incessanti e infernali contro le
specie più deboli e indifese, quelle davvero bisognose di urgentissima

245
Alimentazione naturale

tutela, quelle tenute negli inferni più disperati delle stalle moderne e
dei mattatoi tecnologici, da un bipede dotato di coda e di corna e privo
di anima, di sensibilità, di stile, di buongusto.
Bipede scadente e mediocre, che si presenta talvolta persino sotto le
inaspettate vesti di ragazze giovani, piacenti e volonterose, che suo-
nano ai campanelli delle case per promuovere le loro particolari bib-
bie. Le ho avvisate subito che tale testo non gode di mie eccessive
simpatie e considerazioni, visto che viene presentato come frutto di
ispirazione divina, mentre troppi personaggi, troppe storie, troppi
messaggi del creatore sono pieni di malvagità e violenze. Per me, ho
detto loro, l’unica razza eletta non è l’umanità, o almeno non è il tipo
di umanità descritta in tali libri. Per me la razza prescelta da Dio sono
i poveri animali ammazzati senza colpa e senza spiegazione, sventu-
rati esseri capitati malamente tra le mani di gente cattiva e priva di
scrupoli, priva di anima e di sensibilità, anche se sempre pronta a met-
tersi in tasca un libro, un rosario, o qualsiasi altro oggetto pseudo-
sacro di qualsivoglia religione terrena. Poveri animali che non hanno
bibbie e vangeli a loro dedicati, né codici legali che li difendano da
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

questi soprusi intollerabili.


Ho anche obiettato alle ragazze che l’uccisione di ogni essere è con-
traria al volere del creatore e ai comandamenti di qualsiasi credo re-
ligioso.
Mi aspettavo qualche cenno di reazione adeguato. Mi è stato invece
incredibilmente risposto che gli ebrei si distinguono per il loro modo
delicato di ammazzare gli animali mediante svuotamento preventivo
del sangue che renderebbe la carne non dissacrante, e che l’uccisione
degli animali è prevista per le necessità dell’uomo, per la sua salute
corporale.
Se questo è il tipo di persone che vanno in missione per trovare
nuovi adepti e diffondere maggiore spiritualità, c’è di che augurarsi vi-
site promozionali di commercianti di salumi e mortadelle, o di tipi
alla Henry Pace, commerciante di bovini, il quale, alle critiche degli
animalisti americani, rispondeva con un Non mi fate né caldo né
freddo. Il nostro business non è diverso dagli altri tipi di attività eco-
nomiche. Noi non la mettiamo sul piano emozionale del sentimento.
Noi siamo aziende, non organizzazioni umanitarie. Il nostro lavoro è

246
II - Il ferro e i minerali di traccia

vendere della merce e trarne un profitto. Vendere mucche, o frigori-


feri, o carta per l’ufficio, non fa alcuna differenza.
È preferibile infatti la franchezza disarmante del cattivo, alla pre-
sunzione di chi si crede in possesso di grazia divina mentre alberga
dentro di sé allarmanti carenze culturali e morali.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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Alimentazione naturale

26. CELLULAR-PATIA, INTERNET-PATIA E


TECNODIPENDENZA

LA PESTE CONTAGIOSA DELLA GIOVENTÙ ODIERNA

S i fa un bel parlare di salute e di attenzioni speciali a questa o quella


sostanza. E poi, ammesso che la gente si comporti bene e non vada
invece a rovinarsi con cibi e bevande da brivido, ti ritrovi ad osservare
come la quali totalità dei giovani d’oggi, all’apparenza forti e in forma,
anziché coltivare con cura il proprio capitale corporale stando all’aria
aperta e a sole, si piazzano come inebetiti e ipnotizzati davanti al com-
puter per tirar fuori informazioni banali e disponibili ovunque, come
gli orari del bus, o cose senza senso, tipo notizie, prezzi, canzoni, film,
dati su mille svariati argomenti, come non bastassero giornali e tele-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

visioni a riempirci la vita di materiale ingombrante.


Fare qualcosa senza l’assistenza del computer sta diventando una
autentica impresa per i computer-dipendenti. Osservavo nei giorni
scorsi il figlio diciottenne di un mio conoscente armeggiare ossessiva-
mente sui tasti da una buona mezzora. Pareva si trattasse di qualcosa
di molto importante. Era così preso a cliccare che non si era nem-
meno accorto che lo stavo inquadrando. Cos’è che stai cercando con
tale impegno?
Sto verificando cogli amici se questo pomeriggio andiamo o meno
a nuotare sul torrente Torre.
A quel punto, sbalordito ma non troppo, ben sapendo che gli og-
getti delle sue ricerche spasmodiche al computer potevano essere an-
cora più assurdi di questo, gli ho chiesto, già che c’era, perché non
verificare sullo schermo pure la sua disponibilità ad andare in toe-
letta nelle due ore successive.
Il tempo trascorso ad assorbire elettrosmog, onde e radiazioni, è
nella media almeno quadruplo rispetto al tempo dedicato al relax e
alla rigenerazione fisica all’aperto. Ma non è finita lì. Smontato dal

248
II - Il ferro e i minerali di traccia

suo cavallo di battaglia, il giovane tipico dei tempi attuali, quando


non passa dal video del computer a quello del televisore, non si sogna
nemmeno di prendere qualche profonda boccata d’aria e di fare qual-
che esercizio per rimettersi in sesto dalla batosta elettronica cui ha
sottoposto il suo fisico.
Ha infatti pronto in tasca il cellulare, già surriscaldato per i tanti
messaggini sciocchi in codice da parte di amici altrettanto sprovveduti
ed alienati.
L’uso di computer, videogiochi e cellulari rischia di creare seria di-
pendenza in un italiano su 5.
È il risultato di uno studio dell’Università di Palermo, secondo cui
il 22% dei giovani si può ormai definire tecno-dipendente. La maggior
parte dei soggetti sottoposti a test (2200 ragazzi delle medie superiori)
hanno manifestato forme di attaccamento quasi morboso e maniacale
nei riguardi dei gadget tecnologici.
Non si tratta solo di quantità reali di ore passate al computer e al
telefonino, precisano i ricercatori, ma soprattutto del grado di coin-
volgimento emotivo e degli effetti perversi sulla vita affettiva e so-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

ciale. Ci possono essere ragazzi che spendono relativamente poco


tempo coi videogiochi, ma che poi stanno tutto il giorno con la mente
rivolta al computer. Secondo lo psichiatra, in assenza di contromisure
adeguate, si può scatenare in questi soggetti una dipendenza molto
simile a quella di alcol e droghe. Pur non potendo parlare di crisi da
astinenza, i ragazzi testati hanno segnalato disagio molto forte se pri-
vati del computer e del telefonino, che può sfociare anche in episodi
di rabbia vera e propria.
Diciamo pure che stiamo sperimentando sulla nostra pelle un mo-
mento di autentica alienazione e allucinazione schizofrenica da parte
di tanti giovani che ci circondano, che sono in apparenza sani ma che
in realtà sono già affetti da un morbo tanto evidente e pericoloso,
quanto misterioso e scarsamente studiato nei suoi effetti concreti di
lungo periodo.
La affezione che li ha colpiti si chiama cellular-patia e internet-
patia, e include anche i videogiochi, che tra una telefonata e l’altra, e
una ricerca Internet e l’altra, sono diventati il momento intermedio
di relax, che però non hanno proprio nulla di rilassante. Fatto sta che

249
Alimentazione naturale

ci troviamo di fronte a giovani tecno-drogati, bisognosi di cure medi-


che e psicologiche.
Non a caso Billy Gates, inventore dei computer commerciali, ha im-
posto a sua figlia un rigoroso limite di mezz’ora al giorno e non di più
sul computer. Non a caso in tutte le scuole britanniche i telefonini
sono stati messi al bando.
Elton John si è proclamato nei giorni scorsi grande tecnofobo e au-
tentico luddista, vantandosi di non avere mai posseduto computer e
telefonini, pur essendo i suoi dischi disponibili sulla rete. La sua pro-
posta è di chiudere totalmente Internet per 5 anni, onde riprenderci
il nostro tempo e la nostra libertà di riflettere, visto che la rete spinge
la gente ad isolarsi, a non uscire di casa, a non socializzare, a non co-
municare, a non chiacchierare, persino a non cantare.
Purtroppo non esistono analisi e statistiche precise sui gravi incon-
venienti arrecati alla salute da queste nuove preoccupanti malattie
sociali in fase di rapidissima espansione. Ma le conseguenze, concrete
e ovvie sul fisico e sul comportamento, sono sotti gli occhi di tutti.
Ragazzi nevrastenici che in genere hanno gravi difficoltà con le ma-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

terie impegnative tipo matematica, giovani che stanno fermi e immo-


bili per ore di fronte al monitor, e che non appena si alzano gli scotta
già il terreno sotto i piedi, e tendono ansiosamente a voler andare di
qua o di là. Gente che perde facilmente il controllo di sé, della pro-
pria calma e della propria compostezza.
Già a questo punto c’è di che abbondantemente preoccuparsi.
Quando arriveranno studi comparati su giovani tecno-dipendenti
e su ragazzi normali non traviati da computer e telefonini, con tanto
di analisi sui valori del sangue e con test salutistici a vasto raggio, temo
che ne scopriremo delle belle. È probabile che gli ospedali del mondo
dovranno velocemente creare nuove corsie riservate ai tecno-dipen-
denti, con tanto di medici specializzati a metà strada tra le carenze
enzimiche-minerali-vitaminiche e le deficienze tipiche della aliena-
zione e della schizofrenia.

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Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

L’ENZIMA
PARTE TERZA
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881
III - L’enzima

1. I FOOD-ENZYME: UN TABU’ FUORI DAGLI


STATI UNITI

UNA COSPIRAZIONE MONDIALE DEL SILENZIO CONTRO GLI IMBARAZZANTI


ENZIMI DEI CIBI NATURALI E CRUDI
LA PASSWORD DELLE INDUSTRIE ALIMENTARI? NON MENZIONARE QUELLA
PAROLA

M entre gli enzimi interni (enzimi metabolici, che lavorano nel


sangue, nei tessuti e negli organi, ed enzimi digestivi tipo quelli
del pancreas), sono concetti ormai acquisiti ed assimilati che non pro-
vocano divergenze o problemi di comprensibilità in nessuna parte del
globo, perché, essendo visti in linee generali e complessive, non
danno fastidio a nessuno, per i food-enzyme la situazione è total-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

mente e stranamente diversa.


I food-enzyme, o enzimi esterni da cibo crudo e naturale, sono tut-
tora un argomento tabù, un concetto incompreso per troppa gente,
specialmente al di fuori degli Stati Uniti. Ciò non sorprende, visto che
il primo a metterli in luce negli anni ’60 fu Edward Howell, eccel-
lente ricercatore americano. Persino nel suo paese, pur essendo cat-
tedratico e ottimamente reputato all’interno del sistema educativo,
dovette per decenni affrontare ostacoli, boicottaggi, impedimenti, in-
sabbiamenti, tutti tesi ad evitare che l’argomento, delicato e suscetti-
bile di importanti conseguenze pratiche contro le intoccabili industrie
farmaco-alimentari, finisse sui testi scolastici americani o diventasse
materia ufficiale di insegnamento. Nessuno può ignorare che in USA
gran parte delle tesi nutrizionali-mediche vengono sovvenzionate dai
colossi del settore, Coca-Cola Company in testa.
I food-enzyme sono entità presenti nei cibi allo stato naturale.
Quelli, per intenderci, che stanno dentro la frutta e la verdura appena
raccolte, dando loro vitalità e freschezza, profumo e colore, e soprat-
tutto la capacità di autodigerirsi quasi totalmente quando sono all’in-

253
Alimentazione naturale

terno del corpo, senza usare e consumare enzimi organici interni già
troppo impegnati e stressati dai loro innumerevoli compiti in corso.
Food-enzyme che lavorano per noi gratuitamente. Dono netto ed
inestimabile della natura a tutti gli organismi viventi.
Capaci di rispettare le risorse interne minerali e vitaminiche del
corpo e di rendere priva di costi energetici la delicata operazione di-
gestiva (che assorbe mediamente oltre il 50% delle energie quotidiane
nell’uomo mangiante). Dono inesistente nelle bottigliette, nello sca-
tolame, nelle confezioni che occupano il 95% delle scansie dei super-
mercati e il 95% dei carrelli-spesa della popolazione consumatrice
distratta, disinformata, autolesionistica. Dono inesistente nel 99%
delle ricette sofisticate e cotte dei cuochi di tutte le cucine del mondo,
incluso le osannate cucine francesi, cinesi, italiche e mediterranee.
Del resto, già nel 1933 uno studio anatomico post-mortem condotto
a Manila su 768 soggetti evidenziò come il pancreas del filippino
medio (persona che pesa circa 50 kg e che dovrebbe pertanto posse-
dere un pancreas ultraleggero) fosse dal 25 al 50% più pesante di
quello di americani ed europei, a causa del costante consumo di riso
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

bianco stracotto tipico di questo paese. Un lavoro intenso di trasfor-


mazione enzimi organici in enzimi digestivi in sede di pancreas, in-
nescato dal riso bianco devitalizzato dalla cottura e privato dei suoi
enzimi, produce inevitabilmente una ipertrofia e un ingrossamento di
tale organo, fenomeno assai negativo.
Tutti gli animali liberi hanno organi assai ridotti in proporzione a
quelli degli animali in cattività, ed assai ridotti anche rispetto a quelli
della presente razza umana. Proprio perché nessun animale libero
commette la follia di mangiare cibi cotti devitalizzati. Da qui la ma-
gnifica salute e la regolare assenza di malattie degenerative tra gli ani-
mali in libertà. Negli animali della giungla, reni, fegato, pancreas,
tiroide sono molto maggiori tra i carnivori rispetto agli animali vege-
tariani di pari dimensioni.
Come dire che per ammazzare, per campare sulla cadaverina e sulla
morte altrui, ci vuole più fegato e meno cervello, più stomaco e meno
cervello, più organi pesanti e meno anima sensibile.

254
III - L’enzima

2. CHIVIENE IMBARAZZATO DAI FOOD-ENZYME?


PERCHÈ ACCADE QUESTO?

IL SEQUESTRO E L’INSABBIAMENTO DEI FOOD-ENZYME, DEL CAMBRIDGE


TEST, DELLO SMON
I CONFISCATORI DI VERITÀ SCOMODE E I PROMOTORI DI BEFFE ATROCI
HANNO UNA LUNGA MANO

T ornando agli enzimi, ed in particolare ai food-enzyme, come mai


questa refrattarietà, questa scarsa disponibilità ad accogliere con
entusiasmo le importantissime scoperte di Howell fuori del suo paese
e, in parte, persino negli States?
Chi temeva e chi teme i food-enzyme?
Chi ha paura di questi eccezionali microelementi i quali, a differenza
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

di batteri e virus che da Pasteur in poi hanno fatto la fortuna di inocu-


latori-vaccinatori-farmacologi-omeopati-pediatri-medici, non solo non
offrono alcun vantaggio agli opportunisti, ma addirittura li mettono in
grave stato di accusa?
La risposta a tale quesito è molto semplice.
Le verità sui food-enzyme spiazzavano e spiazzano tuttora troppa
gente e troppi interessi predominanti e consolidati.
Verità chiare e dimostrate, estremamente importanti per la difesa
della salute, ma capaci anche nel contempo di mandare fuori mercato
e di far scomparire una caterva di fabbriche, di professioni, di interessi.
Spiazzano tutte le USL del mondo, frotte di luminari della pediatria
e del nutrizionismo medico vecchio stampo tuttora operativo e pre-
valente, e le loro tabelle prive di senso logico. Spiazzano anche con-
sigli e sicurezze di tutta quella gente, causando tardivi dubbi e
pentimenti nonché inconfessabili rimorsi di coscienza.
Spiazzano gli eserciti di cuochi che sono, ironia della sorte, specia-
lizzati proprio nella distruzione di enzimi e di cibi. Spiazzano intere
catene di ristoranti dai menù mostruosamente basati sull’overdose

255
Alimentazione naturale

proteica e sul NH2-CH2-NH2, che è la sinistra formula della cadave-


rina, proposta stabilmente sotto mille forme e mille condimenti.
Spiazzano i fautori del carnivorismo dilagante di questi ultimi decenni.
Quel carnivorismo che ha dato una impennata spaventosa alla pro-
liferazione di nuovi edifici sinistri chiamati macelli o mattatoi o campi
attivi di esecuzione e di sterminio.
Macelli nascosti accuratamente da muri e celati da fitte siepi in zone
periferiche delle città grandi e piccole del mondo, affinché nessuno
osservi l’inguardabile e nessuno senta l’inascoltabile.
Tutto succede alle primissime ore di ogni alba, onde evitare che le
terrificanti e lancinanti urla di terrore e di tormento, lanciate verso i
cieli cupi e maledetti della terra, abbiano troppi testimoni, e affinché
nessuno abbia mai ad annusare il rivoltante acre olezzo di milioni di
ettolitri fumanti di sangue destinati alle falde acquifere e ai canali di
scolo esterni ai macelli.
Nei 15 mila massacratoi disseminati del nostro Bel Paese, vengono
ogni anno barbaramente sgozzati-torturati-uccisi-smembrati a vivo
qualcosa come 5 milioni di bovini, vale a dire 20 mila mucche e vitelli
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

al giorno, 12 milioni di suini, 400 milioni di polli, senza contare ovini,


equini, conigli, palmipedi e altro, mentre negli USA si fa ancora me-
glio con cifre da moltiplicare per 15, e a livello mondiale serve mol-
tiplicare la cifra italica per 100.
I food-enzyme spiazzano gli allevatori dal cuore di pietra, capaci di
veder nascere in continuazione creature bellissime quali i vitellini, e
di distruggere in modo sistematico le loro vite e quelle delle loro
mamme impotenti e incatenate nel momento migliore, rubando a
queste creature ogni goccia di latte, ogni raggio di sole, ogni ciuffo
d’erba, ogni diritto ed ogni possibilità di vivere e crescere, cedendoli
per un paio di banconote al macellaio di turno.
Spiazzano e imbarazzano i produttori di cibi in scatola, di succhi di
frutta (migliorati sì, da quando coloranti e conservanti e zucchero
hanno cominciato a sparire, ma sempre ancorati alla ineliminabile
pastorizzazione, impietosa distruttrice di enzimi).
Spiazzano i produttori miliardari di formaggi, di grana, di prosciutti
e mortadelle, ed anche quelli di bevande alcoliche, da sempre accop-
piate ai pasti carnei.

256
III - L’enzima

Spiazzano i giganti dei farmaci, a cui serve tanta gente malata che
compri sempre più medicine, e tanti genitori che facciano vaccinare
i propri bambini senza troppe storie, perché i vaccini rendono forte.
Spiazzano concerie e pelletterie, fabbricanti di borse, cinture e cal-
zature in cuoio.
Spiazzano persino i produttori di elettrodomestici, di cucine a gas,
di pentolame.
Spiazzano infine giornali, riviste e televisioni, che vivono notoria-
mente di sola pubblicità. Nessun produttore di radicchio, di pesche e
di pomodori sarà mai in grado di guadagnare abbastanza per pagare
fatture miliardarie in spot pubblicitari.
I food-enzyme dunque spiazzano tutto e tutti. Più che una rivolu-
zione, un ribaltamento e un sovvertimento dell’ordine costituito.
Meglio rivelarla o meglio ancora nasconderla questa verità emer-
gente del crudismo? In nome della salute, poi.
A chi mai interessa che la Terra diventi luogo di gente sana che non
frequenta più sale chirurgiche e farmacie, che non compra più carrelli
di cibi-monnezza, e che non va più al ristorante?
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

A chi mai interessa un mondo di gente educata e rispettosa della


vita di tutti gli animali, pronta a contrastare i boia della caccia e della
pesca, i boia dei macelli, e soprattutto i padroni dei boia. Molto me-
glio al limite optare per regimi pseudo-comunisti che, pur spaven-
tando il capitalismo privato, mai si sono sognati di combattere la
bistecca.
Molto meglio optare eventualmente per un regime fondamentalista o
clericale, visto che prelati di tutti i gradi, fatte le dovute eccezioni, si
sono assai frequentemente distinti non solo come fini dicitori di parabole
e giaculatorie e come predicatori esclusivi del bene divino, ma anche,
con tutto rispetto parlando, quali eccezionali mangiatori di polli alla dia-
vola e di filetti di manzo, regolarmente innaffiati dai migliori vini d’an-
nata, e pertanto come illustri assenti nella lunga ed inefficace storia dei
tentativi di tutela dei poveretti a quattro zampe, che subiscono il calva-
rio della croce e anche di più tutti i poco santi giorni dell’anno, indipen-
dentemente dal nome del santo o della santa ivi festeggiati.
Liberare l’uomo dalla piaga delle peggiori malattie, liberare gli ani-
mali in catene dalle inenarrabili brutalità dei macelli, liberare vola-

257
Alimentazione naturale

tili e tonni e balene e foche dalle angherie dei cacciatori di terra e di


mare, sono tutte cose che pare non interessino seriamente a nessuno,
se non a sparute categorie di gente idealistica e talvolta eroica, sco-
moda al punto d’essere paradossalmente additata e demonizzata per
le proprie idee anticonformistiche e controcorrente.
Se negli stessi USA, unico paese al mondo ad essere guardato da una
Statua della Libertà, ai food-enzyme sono serviti 50 anni per venire a
galla e diventare argomento del giorno, per quanto ostacolato e boi-
cottato ferocemente, possiamo benissimo attenderci che fuori dal-
l’America serviranno non 50, ma almeno 100 anni.
Poco importa delle masse di gente ammalata, obesa, cardiopatica,
diabetica. Anzi, ben vengano. Tanto si è circondati e rassicurati da
abilissime mani chirurgiche, da banche di organi, da giovani che la-
sciano la pelle in continuazione sulle strade rendendo sconvolti e an-
nientati i propri genitori, dando loro l’estrema illusione che qualche
brandello congelato del proprio figlio sopravvivrà e darà una fetta ag-
giuntiva di vita a qualcuno dei poveri disgraziati in attesa di organi
nuovi.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

E si è in ogni caso circondati da farmacie che straboccano di prodotti


risolutivi e, se proprio va male, finanche da onoranze funebri straor-
dinariamente eleganti ed efficaci.
Questo è l’esatto modo di pensare della società umana odierna.
Ognuno faccia a questo punto le sue considerazioni e le sue scelte.
Ma la realtà dei food-enzyme, la realtà del crudismo e del vegeta-
rianismo, non possono più essere celate agli occhi sorpresi ed ester-
refatti del mondo intero.
Eppure il potere alimentare corrotto non demorde. I suoi agenti
sono riusciti a sequestrare e a nascondere la realtà dei food-enzyme
nello stesso modo in cui hanno insabbiato gli esperimenti di Cam-
bridge del 2000-2001 (che hanno provato inequivocabilmente come
il corpo umano abbia un bisogno giornaliero minimo di vitamina C
del 500 per cento maggiore di quanto stabilito fino ad oggi dalla FDA,
e che 5 pasti al giorno di sola frutta fresca sono il minimo raccoman-
dato per evitare cancro e cardiopatie che sono i due spietati killer dei
nostri tempi).
Gli insabbiatori delle verità scomode sono sempre sul chi va là,

258
III - L’enzima

pronti a intervenire e far sparire ogni traccia e ogni ricordo di cose


sconvenienti. È arrivato infatti il bidone Aids senza che nessuno abbia
mai pensato al caso Smon, che aveva terrorizzato il Giappone solo una
quindicina di anni prima, palesando grossomodo le stesse caratteristi-
che e le stesse incongruenze.
Lo Smon andava ammutolito perché avrebbe potuto aprire gli occhi
a una marea di governanti-ministri-medici-giornalisti del mondo in-
tero, accomunati in una gara a chi è più fesso, imbecille, credulone e
bacchettone.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

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Alimentazione naturale

3. IL VALORE INDISCUSSO DELLA RICCHEZZA

DIVENTARE RICCHI È GLORIOSO


(DENG HSIAO PING, PRESIDENTE COMUNISTA PCC)

C hi scrive non ce l’ha contro l’arricchimento e contro il denaro. Se


c’è qualcosa da combattere questa è proprio la miseria e la povertà,
salvo che non si tratti di rispettabile libera scelta di tipo monastico o fi-
losofico. Chi lavora sodo e produce utilità, chi ha doti caratteriali in-
nate, chi possiede importanti professionalità, chi sa ritagliarsi spazi ampli
e onesti nella società umana, e persino, perché no, chi ha solo tanta bella
fortuna, merita di fare soldi in abbondanza, se può e se vuole. La storia
del cammello che passa per la cruna dell’ago e del ricco che non va mai
in paradiso è sommamente sciocca, diseducativa, e persino immorale.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

La spinta a fare bene, a produrre ricchezza, a guadagnare, non può es-


sere biasimata o messa in discussione. Ci hanno provato Marx e Lenin,
coi risultati che ben conosciamo. C’è piuttosto di che essere d’accordo
con Deng Hsiao Ping, presidente della Cina Comunista del dopo-Mao.
In sede di plenum del PCC, reagendo a dure mozioni della vecchia guar-
dia contro i tanti nuovi modi di fare ricchezza che stavano spuntando nel
paese, Deng non esitò a scagliarsi verbalmente contro questi elementi,
additandoli e fulminandoli con una frase che ammutolì l’intero parla-
mento e che poi fece il giro del mondo: Getting rich is glorious. Parole
di eccezionale valenza e significato nella bocca del capo del PC più im-
portante del mondo. Arricchirsi dunque non solo non è male, ma è ad-
dirittura bene. Anzi, rincara la dose Deng: arricchirsi è glorioso, per cui
chi si dà da fare per arricchirsi trova pure la via per il paradiso.
Quello che conta è che la rincorsa al guadagno non avvenga alle
spese della salute e della integrità del prossimo, animale o umano, ag-
giungiamo noi. Si devono sfruttare le occasioni e le opportunità, ma
non le persone o gli altri viventi, soprattutto se si trovano in condi-
zioni di debolezza sociale o razziale.

260
III - L’enzima

Non accumulate tesori sulla terra, ammoniva Gesù. La morale cri-


stiana è essenica, rinunziataria, tendente al monachesimo, mentre la
morale ebraica, ed anche quella calvinista considerano la ricchezza
come un segno di benevolenza divina nei tuoi riguardi, e conducono
a una vita finalizzata alla ricchezza e al successo.
In effetti, gli Ebrei, la Terra Promessa l’hanno raggiunta da tempo
negli Stati Uniti. Le otto maggiori case di produzione cinematografica,
incluso 20° Century Fox, Metro Golwin Mayer, Paramount, Colum-
bia, Warner, United Artists, sono da sempre nelle loro mani. E in
America la cultura è pesantemente influenzata dal cinema.
In campo industriale la Du Pont (polvere da sparo ed esplosivi, pro-
dotti chimici) e la General Motors, sono pure in mano ebrea. Troppo
spesso, la disinvoltura degli ebraici, il loro machiavellismo, il loro na-
zionalismo sfrenato, le loro maniacali differenziazioni, le loro regole
li ha portati a ripercussioni e odi di tipo razziale. Lo deduciamo anche
da un eccezionale volume di Bruno Melas (La Bibbia, gli Ebrei e altre
Storie) edito dalla Stampitalia di Teramo.
La mano dell’ebreo George Soros, che guida notoriamente le enormi
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

masse di capitali speculativi, si è sentita più volte in diverse parti del


globo, e soprattutto nella immane crisi valutaria del 1997, che fece
saltare in un colpo le economie e le valute di interi paesi come Thai-
landia, Indonesia, Corea, dando avvio a una crisi dalla quale l’Asia in-
tera non si è ancora ripresa.
Soros ama distinguersi come finanziatore di Clinton e dei democra-
tici in America, e talvolta persino come grande benefattore dell’Oc-
cidente.
Ma per ciascun abitante dell’Asia, vale a dire per 4 miliardi di per-
sone almeno, egli è diventato il simbolo vivente dell’odioso specula-
tore senza scrupoli che ha tentato con successo di liquidare le
economie trainanti dell’Estremo Oriente. C’è da pensare che un ele-
mento del genere abbia fatto molti più danni che utili alla causa e alla
reputazione della sua stessa gente.
Non tutti gli ebrei per fortuna si chiamano Soros, e non tutte le at-
titudini degli ebrei sono esecrabili. Basta visitare Israele per diven-
tarne amici e simpatizzanti, senza nulla togliere ai diritti calpestati
dei Palestinesi e alle piaghe aperte tra questi due martoriati popoli.

261
Alimentazione naturale

Occorre tuttavia senso della misura nella rincorsa individuale e na-


zionalistica al predominio e alla prevalenza, se non si vuole avere co-
stantemente dei nemici intransigenti alle costole.
Chi pare aver meglio capito e interpretato la situazione umana di
Israele non è uno dei tanti politici misuratisi con questo interminabile
conflitto tra arabi ed ebraici, ma piuttosto un cantautore famoso del
calibro di Salvatore Adamo. La sua canzone Inchalla coglie infatti nel
segno e nel cuore.
Di sicuro avrebbero meritato una sua canzone pure quei disgraziati
di palestinesi, a consolazione dei propri drammi.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

262
III - L’enzima

4. NULLA DI PERSONALE CONTRO CHI STA


DALL’ALTRA PARTE

ANCHE I COMMERCIANTI DI CARNE HANNO DEI BAMBINI DA CRESCERE


ED EDUCARE

U na rivoluzione epocale, quale quella prospettata, dove si riesca


finalmente ad arricchire e a produrre ricchezza senza causare il
contraccolpo della miseria e della sofferenza, dello sfruttamento e
della discriminazione, richiede davvero forti interventi ristruttura-
tivi da parte degli stati.
Non è pensabile, né auspicabile, che tanta gente impiegata attual-
mente in attività e in produzioni sbagliate, debba ritrovarsi all’im-
provviso in mezzo alla strada.
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

Tanta comprensibile animosità dunque, ma nessun odio verso le


persone e le attività sbagliate della parte avversa, sperando che anche
da esse arrivi un contributo o almeno un segnale nella direzione giu-
sta, cioè verso un netto cambiamento di rotta.
La salute del corpo, della mente, dell’anima, sono un diritto inalie-
nabile di ogni vivente, bipede o quadrupede poco importa.
Noi vegetariani abbiamo dei bambini da far crescere in allegria e se-
renità. Pure i macellai e gli allevatori hanno dei bambini innocenti da
seguire ed educare, con tutte le comuni esigenze di salute, di giocosità,
di sentimenti positivi e privi di angoscia. Pure gli animali in catene si
ritrovano con dei cuccioli che amano con infinita tenerezza, e che pos-
seggono il pieno naturale diritto di essere difesi, protetti, amati, tutelati
dai propri compagni di viaggio, anziché di subirne i peggiori maltrat-
tamenti e crudeltà, come sta infelicemente e sfrenatamente avvenendo.
Ogni essere vivente ha pieno diritto alla vita, alla salute, alla libertà
dalla oppressione, dal terrore e dalla paura.
Vediamo tutti di darci una bella regolata. Riconosciamo una buona
volta di aver commesso orrendi crimini e facciamo opera di penti-

263
Alimentazione naturale

mento. Non cerchiamo, quali membri o simpatizzanti di movimenti


animalisti non violenti, vendette ed offese gratuite, a patto che si vo-
glia smettere con questo sistema che da un lato annichilisce e sgo-
menta intere generazioni di esseri diversi, e dall’altro dequalifica e
svilisce in modo plateale la figura intelligente e sensibile dell’intera
umanità, votata a ben altri comportamenti. Rasiamo una buona volta
al suolo i centomila macelli e mattatoi del mondo, luoghi infami di
tortura e di esecuzione che gridano vendetta di fronte al creatore, e
bonifichiamo una buona volta questo pianeta ridandogli un aspetto
meno sconvolgente. Impariamo a rispettare almeno un paio di co-
mandamenti. Lasciamo pure le messe e le preghiere a chi ci crede, ma
il non ammazzare, e il non fare agli altri quello che non vorresti ti
fosse fatto (riferiti chiaramente a tutti gli esseri del creato indistinta-
mente), devono ridiventare principi rigorosi e irrinunciabili, se vo-
gliamo che continui bene la nostra avventura sul pianeta Terra.
Ognuno porti il suo martello per demolire quello che non funziona.
Ognuno porti il suo mattone per ricostruire meglio il domani. L’uomo
non è scusabile e non è perdonabile. Nessuna confessione lo può sal-
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

vare. Portiamo dentro di noi grosse responsabilità. Impariamo a com-


portarci. Impariamo a leggerci meglio e a conoscerci meglio, se
vogliamo riguadagnare il nostro ruolo e la nostra autostima.
Non è un invito a distruggere. Non è una istigazione a fare cose sba-
gliate. Rasiamo al suolo è rivolto ai pianificatori e ai governanti, ed anche
agli stessi proprietari di industrie infernali, affinché favoriscano e rendano
attuabile nei modi e nei tempi più brevi la trasformazione del mondo da
luogo di sventura e di sgozzamento, di caccia e pesca, di vigliaccheria e tra-
dimento, in luogo di rispetto, di curiosità, di studio, di osservazione, di
scoperta, di coesistenza pacifica tra le genti e le specie diverse.
I cacciatori che ora spaventano a morte la natura coi colpi irritanti
delle loro doppiette impareranno finalmente ad ascoltare il canto e il
messaggio pacifico e pieno di significati importanti dei merli e dei ri-
gogoli, dei fagiani e delle anatre, e non li riempiranno più di pallini,
e non squarceranno l’aere tranquillo e sereno delle campagne coi si-
nistri e rintronanti colpi delle loro doppiette, e non insegneranno più
ai loro cani furbizia, violenza e vigliaccheria, e faranno così un vero
salto di qualità come esseri umani.

264
III - L’enzima

5. I FOOD-ENZYME E LA CRISI DEL MOVIMENTO


MACROBIOTICO

IL MONDO STA ANDANDO DEFINITIVAMENTE VERSO IL CRUDISMO

I food-enzyme o le vitalìe come si usavano chiamare dagli studiosi an-


ticipatori, assurgono a punto critico di qualsiasi teoria e di qualunque
scelta in fatto di alimentazione. Essi sono la chiave, il punto di svolta.
Uno che non capisca a fondo questo concetto essenziale, non potrà
mai comprendere i reali meccanismi dell’alimentazione. Poco importa
se cittadino di modesta preparazione o se luminare accademico, se pe-
diatra celebre o ministro della sanità, se cuoco abituato alla devitaliz-
zazione dei cibi o ristoratore specialista nella esaltazione del gusto e dei
sapori, se vegetariano o mangione scorretto di ciò che capita. Senza il
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881

food-enzyme non si va avanti col ragionamento, e non si riesce a va-


lutare le differenze fondamentali tra cibo crudo e cibo cotto.
Del resto chi mai ha visto, tastato, assaggiato un enzima? Nessuno.
Chi si accorge di un avvelenamento e dei danni a lunga scadenza pro-
vocati dai cibi cotti? Nessuno. Al contrario, un bel piatto di spaghetti
e un caldo piatto di minestra sanno dare immediate sensazioni posi-
tive e soddisfacenti. Dell’operazione di pirateria enzimatica indispen-
sabile per rimpiazzare gli enzimi digestivi originari del cibo cotto
ingerito, nessuno se ne accorge, non è dolorosa, non fa schiamazzi, e
dà addirittura sensazioni piacevoli di stimolo e di leggero accalora-
mento. Essa non innesca una crisi immediata e tastabile.
Eppure si tratta di una demolizione inesorabile di enzimi, con or-
gani interni sovra-stimolati a produrne di nuovi o a riconvertirne di
altri. Operazione che ha i suoi costi in termini di organi interni che
si ipertrofizzano e si dilatano. Pancreas, tiroide, adrenali, milza, cuore,
tutti ingrossati, e nessuno se ne accorge.
Yukikazu Sakurazawa, alias George Ohsawa, ideatore della dieta
macrobiotica, non poteva in alcun modo evitare i suoi macroscopici

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Alimentazione naturale

errori di impostazione, che hanno segnato fin dall’inizio la malinco-


nica fine della sua scuola, dopo i grandi successi iniziali. La macrobio-
tica rappresentava di certo degli importanti passi avanti. La
prescrizione di abbondanti piatti di riso e cereali integrali, l’aboli-
zione totale di caffè e bevande gassate e cole, la giustissima demoniz-
zazione dello zucchero, erano già cose non da poco. Ma Ohsawa, gran
mangiatore di pesci marini come tutti i nipponici, non conosceva i
danni del sale, anche di quello marino integrale, e non conosceva so-
prattutto i danni incredibili procurati dal fuoco e dal calore a tutte le
sostanze sottoposte a cottura, mancandogli del tutto la conoscenza
dei food-enzyme. Quel che è peggio, la dieta macrobiotica, già male
impostata e sbilanciata in senso pro-cottura, riservava un posto insi-
gnificante e incredibilmente negativo alla frutta, cioè al vero e unico
cibo elettivo dell’umanità, diventando così un sistema micidiale, con
schiere di gente alla lunga intossicata e devitalizzata da pentole a pres-
sione cariche del mitico riso integrale. L’America e l’Europa sono ri-
maste a lungo ipnotizzate dall’Oriente misterioso, ne hanno subito il
fascino, prendendo per buone le cose giuste tipo il pragmatismo, la
Francesco De Michele - Ordine n.450492-392881