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PARTE GENERALE

MORFOLOGIA ESTERNA

Vedi schede atlante entomologico

SISTEMA TEGUMENTALE
Dall’interno del corpo verso l’esterno distinguiamo:
Membrana basale
Epidermide
Strato di Schmidt
Cuticola

Membrana basale: strato amorfo non cellulare (mucopolisaccaride)


Epidermide:
costituita da epitelio monostratificato
produce la cuticola, gli organi di senso, i processi (es. corni)
dà origine a ghiandole
modella la forma del tegumento

Strato di Schimdt: collante amorfo


Cuticola: parte rigida, comprende due strati:
Procuticola
Epicuticola

Procuticola: strato più spesso del tegumento, costituita da proteine e chitina, comprende:
Endocuticola, struttura lamellare , tra le lamelle è presente una proteina elastica (resilina)
Mesocuticola, strato molle
Esocuticola, strato rigido, indurito per la combinazione con i tannini (sclerotina) manca nei punti
del corpo dove il tegumento deve essere flessibile (es. le articolazioni)

Epicuticola: costituita da polifenoli, cere, cemento


La superficie dell’esoscheletro presenta punteggiature, rugosità, solchi, carene (Scultura),
peli, setole, processi, squame (farfalle).

Da Masutti e Zangheri, 2001


MORFOLOGIA INTERNA
Sezione longitudinale del corpo di un insetto
SISTEMA MUSCOLARE
Vedi libro

SISTEMA NERVOSO
Il sistema nervoso è localizzato sotto l’intestino nella parte ventrale del corpo. Una cellula nervosa si presenta
come un corpo cellulare nucleato dal quale sporgono corte e fitte ramificazioni riceventi (dendriti o fibre
afferenti) e un lungo asse trasmittente (assone o fibra efferente). Le cellule nervose o neuroni, come negli altri
animali, sono specializzate nella ricezione e trasmissione di impulsi nervosi. Il punto di contatto tra le
ramificazioni di un neurone e quelle di un altro neurone si chiama sinapsi. A livello della sinapsi viene emessa
acetilcolina che trasmette l’impulso da un neurone all’altro. Subito dopo la
trasmissione dell’impulso l’acetilcolina viene scissa da un enzima
(acetilcolinesterasi) in colina ed acido acetico. Gli esteri fosforici ed i
carbammati bloccano l’enzima e determinano l’accumulo di acetilcolina con
morte dell’individuo (anche nell’uomo si ha lo stesso fenomeno pertanto è
necessario che gli addetti ad eseguire i trattamenti con i citati prodotti siano
ben protetti). E’costituito da:

un sistema centrale: costituiti da coppie di gangli (spesso fusi tra loro),


un paio/segmento, comprende il cerebro o cervello (costituito da tre
paia di gangli fusi e coordina tutti i movimenti riflessi del corpo, sede
delle ghiandole neuricrine), lo gnatocerebro (costituito da tre paia di
gangli fusi) e la catena ganglionare ventrale (consta di 11 paia di
gangli: 3 nel torace, 8 nell’addome, coordina le zampe, ali, ecc.)

un sistema viscerale o simpatico: consta di nervi e gangli autonomi,


sebbene siano collegati al sistema centrale, innerva stigmi, trachee,
intestino, organi genitali ecc.

un sistema periferico: consta di neuroni sensoriali in rapporto con la


periferia del corpo e sue parti (tegumento, muscoli ed organi di senso)
e neuroni motori in rapporto con i muscoli, trasmette gli stimoli
ricevuti dall’esterno e dall’interno al cervello.
SISTEMA SENSORIALE
Gli organi sensoriali degli insetti detti comunemente sensilli sono organi che ricevono stimoli
dall’ambiente o dall’interno del corpo, li trasformano in impulsi nervosi e trasmessi al sistema nervoso
centrale. Esternamente possono essere di varia forma: es. di pelo (sensilli tricoidei), di squama (sensilli
squamiformi), di cupola (sensilli campaniformi), di piastra (sensilli placoidei). In base alla natura degli
stimoli distinguiamo sensilli meccanorecettori (rilevano la vibrazione o pressione), sensilli
chemiorecettori (reagiscono a sostanze chimiche), sensilli termorecettori (reagiscono alla temperatura),
sensilli igrorecettori (sensibili alla variazione dell’umidità), sensilli fotorecettori (trasformano l’impulso
visivo in impulso nervoso e trasmesso al cervello, ricordiamo gli occhi composti e gli ocelli).

APPARATO VISIVO:
1. Occhi composti:
-sono due, ognuno è innervato da un grosso lobo ottico sito nel cervello (parte protocerabrale)
-sono presenti in alcuni atterigoti, negli pterigoti adulti e negli stadi preimmaginali degli
eterometaboli (esopterigoti)
-costituiti da diversi neuroni fotorecettori
-esternamente un occhio presenta una cornea composta da un numero elevato di faccette (dette
ommatidi: da uno a oltre 20.000)
-ciascun ommatidio è costituito esternamente da una faccetta corneale o corneola (a forma di
lente biconvessa e secreta da due cellule epidermiche dette corneagene), da un cristallino solido
o liquido (è una lente addizionale, prodotta da quattro cellule epidermiche dette cristallogene),
dalla retinula ( a forma di cilindro, costituito da sette-otto neuroni, l’asse centrale della retinula è
ispessito a forma di bastoncino detto rabdoma ricco di pigmento assorbente luce), alla base della
retinula parte il neurite dell’ommatidio che confluisce con quello di tutti gli altri ommatidi per
costituire il nervo ottico. Il cristallino e la retinula sono avvolti da un manicotto di cellule
pigmentarie dette dell’iride. Negli insetti diurni esse isolano ciascun ommatidio da quelli
circostanti in modo che l’immagine si formi per apposizione o composizione a perfetto mosaico
di frammenti di immagine che giungono da ciascun ommatidio. Negli insetti notturni il
pigmento delle cellule dell’iride migra verso l’esterno scoprendo la parte interna della retinula di
ciascun ommatidio così i flebili raggi luminosi della notte possono attraversare più ommatidi
dando una visione per superposizione o sovrapposizione dell’immagine di ciò che viene
osservato. Gli occhi composti possono variare di volume a seconda dei gruppi sistematici, la
specie (caso adulti coleotteri girinidi, specie acquaiole, ricercano la preda nuotando a pelo
d’acqua, occhio costituito da due masse sovrapposte, con quella inferiore ispezionano l’ambiente
acquatico con la superiore quello terrestre).

2. Ocelli:
-rivestiti da una cuticola trasparente
-due tipi: ocelli dorsali, ocelli laterali

2a) Ocelli dorsali:


-presenti negli adulti di atterigoti, endopterigoti, stadi preimmaginali ed adulti di esopterigoti
-sono situati ai vertici di un triangolo sulla fronte o posteriormente agli occhi composti. Non
percepiscono l’immagine ma solo la luce polarizzata

2b) Ocelli laterali:


-presenti nelle larve degli endopterigoti in numero da uno (negli imenotteri Sinfiti: oplocampe) a
qualche decina in altre specie
-situati ai lati del capo, hanno la stessa struttura e funzione degli ommatidi
da Salfi, 1960
SISTEMA DIGERENTE
1. Organi di presa del cibo
-apparato boccale.

2. Canale alimentare o tubo digerente o intestino


-inizia con la bocca e termina con l’apertura anale
-decorre sotto il vaso dorsale e sopra la catena ganglionare ventrale
-di varia lunghezza
-è costituito da tre parti: stomodeo, mesentero, proctodeo
-stomodeo e proctodeo di origine ectodermica: sono invaginazioni del tegumento (cambio della
cuticola con la muta)
-mesentero è di origine endodermica.

2a) Stomodeo:
-decorre dall’apertura boccale alla valvola cardiaca
-faringe: munita di muscoli ancorati al cranio che permettono la deglutizione del bolo nelle
specie con apparato boccale masticatore o si trasforma in pompa aspirante in quelle con apparato
boccale succhiante
-ingluvie: dilatazione a forma di sacco per immagazzinare temporaneamente cibo: nettare,
acqua, miele (api), sangue (zanzara).
-proventricolo o ventriglio: presente nelle specie con apparato boccale masticatore munito di
muscoli e pliche ispessite con il compito di affinare ulteriormente il cibo.

2b) Mesentero:
-và dalla valvola cardiaca a quella pilorica
-in alcune specie presenta diverticoli (ciechi gastrici)
-le cellule epiteliali verso il lume intestinale presentano microvilli formando una sorta di
spazzola (rabdorio)
-nelle specie con apparato boccale masticatore presenta una membrana peritrofica che si origina
a livello del cardias, permeabile ai succhi digestivi e al cibo digerito, protegge il rabdorio
-parte dell’intestino in cui avviene la digestione.

2c) Proctodeo:
-và dalla valvola pilorica alla apertura anale
-comprende una regione pilorica ove sboccano i tubi malpighiani, un ileo, un colon alquanto
dilatato nelle specie xilofaghe sede di protozoi, un retto dilatato (ampolla rettale) in cui avviene
il riassorbimento dell’acqua, di ioni ecc.
INTESTINI DI FABBRICA SPECIALE:
-stomodeo a contatto con il proctodeo (camera filtrante) es. Saissetia oleae, Peryceria purchasi,
melata (feci zuccherine): danni e utilità.
-mesenetero interrotto: es. diaspini.
REGIME ALIMENTARE:
1. I regimi dietetici degli insetti sono vari, ricordiamo specie:
Algofaghe: alghe es. alcuni Rincoti
Lichenofaghe: licheni
Micofaghe: spore fungine, conidi es. Thea vigintiduopunctata (coccinella dai 22-punti)
Pollinifaghe: polline, es. Ditteri Sirfidi
Glicifaghe: sostanze zuccherine (Ditteri, Imenotteri)
Fillofaghe: foglie, es. Ortotteri, Ifantria, Limantria,
Antofaghe: fiori, es. Prays oleae (tignola dell’olivo)
Spermatofaghe: semi dei frutticini, es. Oplocampe
Carpofaghe: frutti, es. Carpocapsa pomonella
Rizofaghe: radici, es. larve di Oziorrinchi e di Maggiolino (Melolontha melolontha)
Plasmofaghe: contenuto delle cellule vegetali
Istofaghe: tessuti vegetali
Xilofaghe: scavano gallerie nel legno es. Cerambicidi, rodilegno
Fleofaghe: cortecce
Fitosaprofaghe: piante in putrefazione
Entomofaghe: altri insetti, es. Coccinella septempunctata , Trichogramma
Sarcofaghe: moscone della carne
Zoonecrofaghe: corpi freschi di animali morti
Zoosaprofaghe: animali in putrefazione
Cheratofaghe: sostanze cornee
Coprofaghe : escrementi (Scarabeidi)
Cerifaghe : cera delle api, es. Galleria mellonella
Ematofaghe: pungono e succhiano sangue dei vertebrati omeotermi e pecilotermi, es. Aedes
albopictus (Zanzara tigre).

2. Allotrofia: cambio di dieta, volontaria o forzata, sia negli stadi preimmaginali sia negli adulti (specie
fitofaghe possono diventare carnivore). Un numero grande di specie olometabole, passando
dallo stadio di larva a quello di adulto, muta radicalmente regime dietetico. Le coccinelle
predatrici, in assenza di prede, raccolgono polline, spore e conidi di funghi.

3. Sia le zoofaghe sia le fitofaghe possono essere:


Monofaghe: mangiano una sola specie
Oligofaghe: si nutrono di poche specie
Polifaghe: vivono a carico di molte specie
Ectofaghe (ectozoe, ectofite), vivono sopra l’ospite
Endofaghe (endozoe, endofite), vivono dentro l’ospite

4. Afaghe: specie che non mangiano (adulti di molte specie).

5. Digestione extraintestinale: catturano la preda e rigurgitano nel suo corpo, a più riprese, il succo
mesenterico, riassorbono le parti digerite fino al completo svuotamento della stessa, ricordiamo
ad es. larve di crisope, larve di alcune specie di coccinellidi predatori e larve di ditiscidi
(coleotteri acquatici predatori di pesci).

6. Utilizzazione dei propri escrementi e di sostanze mucillaginose per coprirsi (es. Lema melanopus,
Crioceris asparagi), per difendere le uova (es. Coccinellidi), ecc.

7. resistenza al digiuno: anche vari anni ( es. pulci).


Filamenti di
collegamento

(Diaspini)
SISTEMA RESPIRATORIO
Gli insetti, a differenza degli altri animali, grazie a peculiari strutture morfologiche e meccanismi fisiologici, si
sono adattati a respirare in ambienti diversi. Le specie terrestri presentano un apparato tracheale più o meno
complesso, le specie acquatiche possiedono le branchie tracheali, un gruppo (es.la maggior parte delle larve dei
parassitoidi, che vivono nell’emocele dell’ospite) è provvisto di branchie sanguigne oppure utilizza il tegumento.
Le specie acquaiole che hanno un apparato tracheale, possono vivere in acqua poco tempo perché sono costrette a
risalire in superficie per respirare, altre utilizzano l’ossigeno della bolla d’aria che si forma attorno ai peli del
loro corpo durante l’immersione, esaurita la bolla ritornano in superficie e si rituffano.

SISTEMA TRACHEALE:
1. Stigmi o spiracoli tracheali ( mettono in comunicazione ambiente esterno con trachea):
numero: maggior parte delle specie 10 paia (2 paia nel torace ed 8 nell’addome), in alcune 11 paia (specie
iperpneustiche), altre non ne hanno (specie apneustiche)
posizione:un paio/segmento nella regione pleurale
conformazione: apertura rotonda od ovalare circondata da un cercine sclerificato (peritrema), segue un
vestibolo pretracheale (atrio) munito di peli (filtro)
sistema di apertura e di chiusura coordinato dai muscoli

2. Trachee:
-forma: tubuli elastici a sezione circolare permeabili ai gas
-struttura: simile al tegumento, parete interna rinforzata con rilievi spiralati o anulati (tenidi) che
impediscono alla trachea di collassare se compressa
-connessione: le trachee provenienti da ciascun stigma si connettono con uno dei due tronchi tracheali
longitudinali percorrenti il corpo
-ramificazioni:dai tronchi si forma una fitta rete di tubi che diminuiscono di diametro (tracheole) e
raggiungono tutte le parti del corpo

-in alcune parti le trachee si dilatano formando sacchi aerei (riserva di ossigeno, importanti per il volo es.
ape, mosche).

3. Tracheole:
-forma: minuscoli tubi (1/10 di μ di diametro) a fondo cieco
-costituzione: si originano da una grande cellula di transizione (cellula stellata o tracheoblasto) che è una
cellula epidermica
-il loro tratto terminale si riempie di liquido quando non deve passare ossigeno, si svuota (il liquido viene
assorbito) quando deve passare ossigeno.

RESPIRAZIONE:
-gli stigmi si aprono consentendo all’ossigeno di entrare nel corpo degli insetti per diffusione
-in presenza di sostante tossiche gli insetti chiudono gli stigmi ed utilizzano l’ossigeno accumulato nei
sacchi aerei resistendo per 48 ore, pertanto quando si eseguono fumigazioni in magazzino è bene
arieggiare dopo tre giorni
-il ritmo inspirazione-espirazione è regolato dai muscoli addominali stimolati dai centri nervosi.
SISTEMA CIRCOLATORIO
Negli insetti la circolazione del sangue è semplice: in piccola parte vasale e in gran parte lacunare o
emocelica.
1. Vaso dorsale:
-tubo che decorre dalla testa all’estremità dell’addome sopra il tubo digerente (zona dorsale)
-è aperto anteriormente (aorta) e chiuso posteriormente (cuore)
-l’aorta ha un calibro inferiore al cuore
-il cuore è suddiviso in camere o ventricoliti
-ogni camera è munita di un paio di aperture a valvola dette ostioli che, nella fase di diastole del
cuore, permettono al sangue di entrare
2. Organi pulsatili accessori:
-piccoli tubi aperti connessi al vaso dorsale o indipendenti da esso
-localizzati nel capo, torace, nelle antenne, zampe, ali
-pulsano (piccoli cuori), si riempiono di sangue e, contraendosi, lo reimmettono nell’emocele
aumentando la velocità del flusso generale
3. Diaframmi:
-due, dividono la cavità emocelica in tre parti (seni)
-con il loro movimento ondulatorio favoriscono il flusso del sangue
4. Emolinfa:
-consta di una parte liquida (plasma) e di una parte figurata (emociti)
-ha una pressione osmotica superiore a quella dei vertebrati
-può essere trasparente o di colore giallo o verde o rosso (presenza di carotenenoidi)
-non contiene emoglobina
-trasporta materiale nutritivo (carboidrati, proteine, sali minerali ecc), ormoni, alcaloidi velenosi
ecc, materiali da eliminare
-fagocita germi ed incapsula corpi estranei (spesso anche uova di parassitoidi)
-attiva le pseudozampe (larve di lepidotteri e di Imenotteri Sinfiti), la spiritromba ecc.
-può essere usata da alcune specie come mezzo di difesa (autoemorrea)

Come avviene la circolazione del sangue:


Con la sistole del cuore il sangue attraversa l’aorta, defluisce nel capo e si diffonde nell’emocele,
penetra nelle ali, nelle zampe ecc, si crea un flusso che attraversa i diaframmi e ritorna verso il cuore
rientrando in questo nella fase di diastole
Il sistema circolatorio è indipendente da quello respiratorio
Da Masutti e Zangheri, 2001
SISTEMA ESCRETORE
Il sistema escretore provvede all’eliminazione dei prodotti di rifiuto del metabolismo. Le principali sedi di
funzioni escretorie negli insetti sono:
1. TUBI MALPIGHIANI:
-presenti nella maggior parte delle specie
-il numero varia nell’ambito delle specie, ordini e perfino tra i due sessi
-tubi sottili a fondo cieco, in genere fluttuano nell’emolinfa
-si connettono all’intestino nella parte anteriore del proctodeo o nella posteriore del mesentero o in una
parte intermedia
-assorbono i prodotti catabolici (es. acido urico, urea, ammoniaca, ecc) dall’emolinfa e li scaricano
nell’intestino
-possono ospitare microrganismi simbionti
-possono produrre seta (es. nelle larve mature dei crisopidi per costruire il bozzolo) o sostanze collanti.

2. NEFROCITI:
-cellule variamente pigmentate localizzate in determinate parti del corpo (es. attorno al cuore).

3. CORPO ADIPOSO:
-costituito da cellule ricche di lipidi, protidi e glicogeno (trofociti)
-è abbondante in stadi che devono subire trasformazioni importanti (es. larve mature), nelle femmine e
nei maschi che devono produrre uova e spermatozoi, negli adulti e larve svernanti
-presenta anche cellule uriche che accumulano acido urico e urati in cristalli.

4. GHIANDOLE LABIALI:
-accumulano scorie azotate.

5. MESENTERO:
-elimina potassio.

6. TEGUMENTO

TUBI MALPIGHIANI
SISTEMA SECRETORE
Gli insetti sono dotati di numerose ghiandole che elaborano e secernono sostanze assai diverse ed utilizzate per
diversi scopi. Le raggruppiamo in:

1. GHIANDOLE A SECREZIONE ESTERNA: vari secreti


-origine ectodermica (epidermide)
-unicellulari o pluricellulari
-il secreto è riversato all’esterno e viene utilizzato a scopo protettivo dell’adulto o della prole, difensivo,
repellente ecc.

a) Ghiandole ceripare: cera


-secreta a livello degli sterniti ape operaia, utilizzata per costruire favi
-secreta da alcune specie di cocciniglie per coprire il proprio corpo: es. Peryceria purchasi
-secreta per costruire parte del follicolo dei Diaspini.

b) Ghiandole laccipare: lacca


-Saissetia oleae
-Laccifer lacchae, specie cinese che produce abbondante lacca utilizzata come ceralacca.

c) Ghiandole sericipare: seta


-per costruire bozzoli: es. baco da seta
-per costruire nidi: es. processionaria
-per avvolgere germogli es. ifantria.

d) Ghiandole faringee o sopracerebrali: pappa reale


- secreta dall'ape operaia nei primi giorni di vita. Viene utilizzata per nutrire le larve destinate a diventare
regina, quelle che daranno origine alle operaie(solo nei primi tre giorni di vita) e la regina.

e) Ghiandole salivari: saliva


-sono collegate alle appendici boccali
-saliva abbondante e tossica (ricca di enzimi necrotizzanti, solubilizzanti, declorofilizzanti,
anticoagulanti, ecc)
-immissione nella pianta o nell’animale agenti patogeni es. virus, micoplasmi

f) Ghiandole urticanti: insieme di sostanze in prevalenza istamina


-cellule dell’epidermide modificate, costituite da una cellula ghiandolare associata ad una tricogena,
presenti nella larva di processionaria del pino, della quercia e del bruco peloso dei fruttiferi.

g) Ghiandole annesse all’apparato genitale femminile:


-ghiandole colleteriche:colla
-ghiandole velenifere annesse al pungiglione Imenotteri aculeati (ape, vespa ecc): veleno.

h) Ghiandole anali:
- sostanze chimiche irritanti che disciolte in acqua esplodono es. Carabide Brachynus crepitans.
i) Ghiandole a secrezione difensiva o inebrianti: sostanze chimiche varie (terpeni, benzochinoni).
l) Ghiandole a feromoni: feromoni ( dal greco phero= porto, hormao═ stimolo)
-messaggeri chimici intraspecifici (per lo scambio di informazioni entro la stessa specie)
-in genere altamente volatili
-percepiti dai sensilli chemiorecettori siti sulle antenne e sui pezzi boccali
-possono dare risposte immediate (es. feromoni sessuali, di allarme, aggreganti ecc.) o a risposte lente
-tipi:
1) sessuali: sono miscele di sostanze che esplicano attività attrattiva fino ad alcuni chilometri.
2) di allarme: negli Imenotteri sociali (es. ape) sono localizzate a ridosso del pungiglione, il feromone
viene emesso con estroflessione dell’aculeo quando le api sono disturbate, accende l’aggressività e
stimola il concentramento degli individui conspecifici; negli afidi il feromone è emesso dai sifoni o
cornicoli quando è presente un predatore e determina la dispersione degli individui della stessa
colonia.
3) aggregazione: secreti da vari Coleotteri (es. scolitidi) in presenza di piante debilitate ed hanno il
compito di richiamare altre femmine.
4) marcanti o traccia: comuni nelle formiche e nelle termiti.
5) dispersivi o epidittici: comuni nelle femmine di ditteri Tripetidi (es. mosca delle olive), le femmine
marcano il substrato in cui è stato deposto l’uovo impedendo altre ovideposizioni, evitano
sovraffollamenti e migliorano la distribuzione delle larve nell’oliveto.

m) Ghiandole produttrici di allelochimici:


- gli allelochimici sono dei semiochimici che agiscono su individui di specie diverse da quelle degli
organismi emittenti: cairomoni, sinomoni, ecc.

Da Grandi, 1966
2. GHIANDOLE A SECREZIONE INTERNA: ormoni
- sono in correlazione umorale tra loro
- la maggior parte ha rapporti diretti con il sistema nervoso
- il secreto rimane all’interno del corpo e governa lo sviluppo postembrionale, le mute, le metamorfosi, la
diapausa, la riproduzione, i ritmi biologici ecc.
- tipi:
a) cellule neuricrine:
-localizzate nel protocerebro
-comunicano con due coppie di nervi con i corpi cardiaci
-secernono l’ormone protoracotropo (PTTH) che si accumula nei corpi cardiaci
b) corpi cardiaci o corpi faringei:
-siti dietro il cervello e si addossano all’aorta
-secernono sostanze stimolanti vari organi, accumulano l’ormone cerebrale (PTTH) che giunge
successivamente alle ghiandole protoraciche stimolandole a produrre ecdisone
c) corpi allati:
-ricevono anche esse l’ormone cerebrale e secernono neotenina (ormone giovanile) che mantiene giovane
l’individuo e promuove il suo sviluppo
d) ghiandole protoraciche o ventrali:
- sono attivate dal PTTH e secernono l’ormone della muta o ecdisone che induce le mute e promuove
l’accrescimento in sinergia con la neotenina, la trasformazione definitiva in adulto. Nelle femmine neo
sfarfallate dette ghiandole sono riattivate a secernere neotenina che stimola la produzione del tuorlo
(azione gonadotropica).
SISTEMA RIPRODUTTORE FEMMINILE
OVARI:
-Due
-Formati da un numero vario di tubuli ovarici (ovarioli) che sboccano negli ovidotti laterali, un ovariolo è
provvisto di un filamento terminale per ancorarsi alla rete di trachee ed è costituito da una parte apicale
(germario) contenente cellule germinali (oogoni) e cellule vitellogene (trofociti), una parte (vitellario)
contenente oociti in progressivo accrescimento ed un peduncolo che sbocca negli ovidutti. I trofociti
riforniscono di tuorlo gli oociti in maturazione.

OVIDOTTI LATERALI:
-due, vi sboccano i peduncoli degli ovarioli, spesso sono dilatati a forma di sacco (calice).

OVIDOTTO COMUNE:
-tratto comune delle vie genitali che sbocca all’esterno, tratto terminale (vagina).

SPERMATECA:
-contenitore, di forma varia e con parete sclerotizzata, che accoglie gli spermatozoi durante
l’accoppiamento, in esso sboccano una o più ghiandole spermofile che secernono un liquido utile per
mantenere attivi gli spermatozoi conservati per anni (es. regina api).

GHIANDOLE ACCESSORIE:
-ghiandole colleteriche: secernono un liquido per incollare le uova, formare ooteche ecc.
-ghiandole velenifere annesse al pungiglione degli imenotteri aculeati (es. ape).

GENITALI ESTERNI:
-l’apertura genitale in molte specie è associata all’ovopositore.
SISTEMA RIPRODUTTORE MASCHILE
TESTICOLI:
-Due o fusi in un unico corpo.
-Costituiti da un numero vario di elementi tubolari (testicoliti): distinguiamo una parte apicale (germario) contenente gli spermatogoni, una zona di
accrescimento, una zona di maturazione ed una prossimale in cui si formano gli spermatozoi.

VASI DEFERENTI:
-Due, collegano i testicoli con il canale eiaculatore.

CANALE EIACULATORE:
- Convoglia lo sperma allo sbocco dell’organo copulatore.
GHIANDOLE ACCESSORIE:
-Due o più, riversano il loro secreto nei deferenti o nel canale eiaculatore, partecipano alla formazione del liquido seminale o degli spermatofori,
attivano gli spermatozoi e stimolano le femmine a successivi accoppiamenti.
GENITALI ESTERNI:
- Nella maggior parte delle specie sono articolati al 9°urosterno
- Negli studi di sistematica degli insetti i genitali esterni rivestono notevole interesse per la discriminazione delle specie.
RIPRODUZIONE e SVILUPPO

1. Maturità sessuale:
- è raggiunta col completo sviluppo delle gonadi che dipende sia da fattori interni (ormoni) che da fattori
esterni (es. feromoni , quantità di cibo, temperatura, umidità, fotoperiodo, ormoni delle vittime ecc.).
- nella maggior parte delle specie coincide con quella delle gonadi (Adresia), in altre è raggiunta nella larva
essendosi arrestato lo sviluppo del soma (Neotenia) per la persistenza di neotenina nell’emolinfa.
- in alcune specie è raggiunta nella larva prima della sua trasformazione in adulto ( Progenia).
- i neutri degli insetti sociali sono individui che hanno raggiunto la maturità somatica e non quella sessuale.

2. Fecondità:
- la capacità riproduttiva degli insetti è molto variabile e non dipende solo dal genotipo, dalle condizioni
dell’ontogenesi ma è influenzata dalla temperatura, umidità, qualità e quantità cibo (pianta o vittima),
diapausa, ibernamento ecc.

3. Anfigonia:
- è la forma di riproduzione più comune negli insetti ed avviene previo accoppiamento.
- i preliminari delle nozze possono essere più o meno complessi (emissione di sostanze odorose:
feromoni,danze, canti, offerta di cibo.
- la copula avviene o allo stato di quiete o durante la locomozione o in volo o durante il nuoto e dipende dalle
condizioni climatiche.
- in molte specie un maschio può fecondare più femmine, in altre un maschio compie un solo accoppiamento
(es. ape, mantide).
- nella maggior parte delle specie lo sperma viene introdotto nella vagina conservato nella spermateca e la
fecondazione delle uova è regolata dalla volontà della femmina ed avviene nell’ovidutto impari.
- in altre specie la fecondazione avviene con il sangue che trasporta gli spermatozoi (spermatoemia) immessi
dal maschio nell’emocele della femmina in vari modi.
- in alcuni casi quando le femmine sono fecondate ma le uova non sono mature gli spermatozoi sono digeriti
per portarle a maturazione.

4. Partenogenesi:
- è una riproduzione verginale in cui non interviene l’elemento germinale maschile.
- in quasi tutte le specie avviene che alcune uova non fecondate possono schiudere (partenogenesi accidentale
o ticopartenogenesi).
- la vera partenogenesi è abituale in molte altre specie e può dare origine a soli maschi (p. arrenotoca) o solo
femmine (p. telitoca) oppure ad entrambi i sessi (p. anfitoca o deuterotoca).

Si presenta in diverse forme:

a) apomittica o ameiotica, i figli sono geneticamente simili alla madre perché non avviene la meiosi e la
conseguente riduzione del numero dei cromosomi.
b) automittica, la meiosi è normale nei primi stadi ma in seguito per la fusione del nucleo dell’uovo col
secondo nucleo polare o per fusione dei due nuclei polari o dei due nuclei di segmentazione l’uovo
ritorna diploide, assenza di maschi (anandria)
c) aploide o arrenotoca (ape), è facoltativa, se la regina feconda l’uovo nasce una femmina (operaia o
regina), se non lo feconda si ha un maschio (fuco)
d) ciclica, si verifica quando numerose generazioni partenogenetiche si alternano con una generazione
anfigonica (es. negli Afidi).
e) geografica, due razze della medesima specie si comportano in maniera diversa in territori diversi.

5. Pedogenesi o progenesi:
- è una riproduzione partenogenetica che avviene nelle larve (partenogesi larvale) e si alterna con l’anfigonia.
- si riscontra nei Ditteri Cecidomiidi e nei Coleotteri Micromaltidi.
- ogni larva matura, sviluppa le gonadi e dà origine a larve figlie che rimangono e si sviluppano nel suo corpo
(si comportano da endoparassite) ed a maturità fuoriescono da essa uccidendola per mancanza di dotti
genitali.

6. Poliembrionia:
- si verifica sia in uova fecondate sia in quelle che si sviluppano partenogeneticamente
- si riscontra in alcune specie di parassitoidi (es. imenotteri Calcididi e Braconidi)
- all’inizio della segmentazione dell’uovo si origina un numero più o meno grande di germi che si evolvono
indipendentemente, da un uovo può schiudere anche un centinaio di esemplari geneticamente identici,
maschi se l’uovo non è stato fecondato, femmine se è stato fecondato.

UOVA
COSTITUZIONE: dall’esterno all’interno
- guscio (corion)
- membrana vitellina
- tuorlo.

FORMA:
- Emisferica (es. molti lepidotteri), lenticolare (piatto rovesciato)(es. verme delle mele), cilindriche (Es.
coccinellidi), a barilotto (es.cimice verde), affusolata (es. cavolaia), peduncolata (psillidi).

DIMENSIONI: varie

COLORE: gialle , rosse, verdi, marroni o nere (uova invernali afidi).

NUMERO:
- un solo uovo (es. femmine anfigoniche afidi)
- molte (es. 30.000 uova/giorno per 50 anni regina delle Termiti)
- varia tra le specie
- varia all’interno della stessa specie (es. Locusta migratoria: forma solitaria e gregaria).

COME E DOVE SONO DEPOSTE:


- isolate in posizione verticale sotto la pagina fogliare (es. cavolaia minore- Pieris rapae)
- a gruppi (ovature) in posizione verticale pagina inferiore foglia (es.cavolaia, dorifora, molte coccinelle)
oppure orizzontale tra le colonie della preda (es.sirfidi), intorno alle gemme uova invernali degli afidi, su
animali morti o sulla carne fresca (moscone)
- protette o da peli distaccati dall’addome (es. Ifantria americana, Limantria) o da terra (es. Cicaletta grillo)
- in ooteche: borsetta (blatte), cannelli (es. Ortotteri celiferi, Zonabris), scatoconca (mantide)
- fortemente incollate al substrato: ai capelli (pidocchio) dette lendini, ai peli delle zampe cavalli, mucche (es
Hypoderma bovis, Gastrophoilus intestinalis), sulle foglie, in genere sulla pagina inferiore (cavolaia,
dorifora, ifantria), coccinelle, sui frutti (baco delle mele), alla base degli stami e dei pistilli (oplocampe),
baccelli leguminose( bruchidi)
- nel substrato: screpolature della corteccia (uova svernanti), ritidoma (Scafoideus), rametti (es. cicalina
bufalo americana), frutti (mosca delle olive), nocciole (balanino), pallottole di sterco (scarabeidi), terreno
(melolonta), compost (cetonia, rinoceronte), terreno vicino alle piantine (cleono della barbabietola), detriti
vari vicino all’ospite (pulci), base dei tronchi (Rodilegno rosso), cellette scavate con la bocca (oziorrinchi,
cerambicidi, calandre), nicchie ricavate nelle gallerie scolitidi.
- nei favi di cera (regina ape), nei favi di cartone (vespa, calabrone)
- sul substrato:carne, biscotti, granaglie, farina
- vicino alle prede (predatori:sirfidi, coccinelle)
- sotto il proprio corpo (cocciniglie)
- in cima a fili (costituiti da secreto ghiandole accessorie) es. Crisopoidi
- nelle nervature delle foglie e ricoperte con escrementi (tripide degli agrumi),
- in nidi pedotrofici (Xylocopa violacea, Sceliphron spiriflex)
- possono rimanere all’interno del corpo materno in una cavità simile all’utero Mosca tsè tsè

MIMETISMO: Uova simili ai semi delle piante(insetto stecco)

NIDI PEDOTROFICI

Allestiti da alcune specie di Coleotteri ed Imenotteri.


Coleotteri:
- Necrofori, sotterrano le carogne, fanno delle pallottole di carne e vi depongono l’uovo da cui schiuderà una
larva che si nutrirà della carne in putrefazione
- Scarabeidi, fanno fori nel terreno e vi immettono pallottole di sterco con un uovo, la larva si nutre e si
sviluppa a carico dello sterco
- Sigaraio, la femmina incide con le mandibole le nervature di una foglia e quando essa inizia ad appassire la
avvolge lentamente a mo’ di sigaro deponendovi le uova, il sigaro secco cade a terra, le larve si nutrono
della foglia in disfacimento

Imenotteri:
- Sfecidi, es. Sceliphron spirifex costruisce con l’argilla dei nidi a forma di orcio, li riempie con ragni che
paralizza, depone un uovo per contenitore, la larva nata inizia a nutrirsi di prede paralizzate ma vive
- Xylopoca violacea: sceglie canne o tubi dal diametro poco più grande del suo corpo, chiude una estremità
con cera e comincia a costruire celle separate tra loro con pareti di cera, in ognuna accumula polline e vi
deposita un uovo, le larve nate si trovano immerse nel cibo

SVILUPPO POSTEMBRIONALE

Inizia con l’uscita della neanide o della larva dall’uovo (schiusa) e termina quando l’individuo ha raggiunto l’età
adulta o di immagine

SCHIUSA:
- il giovane sguscia rompendo gli involucri protettivi dell’uovo (membrane embrionali e corion) o con le
mandibole o con processi cefalici sclerificati e appuntiti (ruptor-ovi) di varia forma (es.formazioni
spiniformi)
- i neonati rimangono due –tre ore sul corion per indurire la cuticola e raccogliere batteri o memorizzare odori
di sostanze lasciati dalla madre

ACCRESCIMENTO:
- le neanidi e le larve di specie fitofaghe iniziano la loro attività trofica a carico delle foglie, fiori, frutti ecc.,
quelle di specie predatrici iniziano la ricerca della preda
- negli insetti è continuo (accrescimento ponderale) e discontinuo (accrescimento lineare e volumetrico) per la
presenza di una rigida cuticola che permette solo limitate estensioni in corrispondenza delle membrane
intersegmentali addominali
- l’accrescimento ponderale è il risultato dell’assimilazione del cibo e del conseguente sviluppo dei tessuti
viventi
- quello lineare e volumetrico richiede la sostituzione dell’esoscheletro (con la muta).

MUTA:
- un individuo quando ha raggiunto l’accrescimento che la sua cuticola gli ha permesso interrompe l’attività
trofica, si apparta e si ancora al substrato o con le unghie o con il pigopodio ed inizia il processo di cambio
della cuticola (periodo critico)
- gli ormoni in particolare l’ecdisone stimola le cellule dell’epidermide a riprodursi, si ha lo scollamento
dell’epidermide dalla vecchia cuticola (apolisi), le cellule epidermiche iniziano a secernere liquido esuviale
che digerisce la maggior parte degli strati cuticolari (non viene digerita la sclerotica), il tutto viene
riassorbito ed inizia l’elaborazione della nuova cuticola riformando tutti gli strati a cominciare da quelli
esterni. Completata la ricostruzione l’individuo deglutisce aria per aumentare il turgore del corpo e contrae i
muscoli determinando la rottura del vecchia cuticola secondo linee di minor resistenza e fuoriesce (ecdisi)
lasciando in loco la vecchia cuticola (esuvia). In alcune specie gli individui neoformati non fuoriescono ma
rimangono sotto la vecchia cuticola per alcune ore (si dice adulto in fase farata)
- il nuovo individuo si presenta più grande del precedente con una cuticola tenera e di colore bianco che
distende raggiungendo la nova dimensione (è in questo momento che si accresce), dopo poche ore la
cuticola è ben indurita e colorata mostrando i disegni o altre strutture tipici della specie
- il tempo intercorrente tra una muta e l’altra è definito età (larva o neanide di I età, di II età ecc.)

METAMORFOSI:
- la trasformazione che gli insetti subiscono nel corso delle mute fino al raggiungimento dell’immagine
- può essere poco rilevabile (metamorfosi incompleta o ridotta), al contrario profonda (metamorfosi
completa). Nel primo caso dall’uovo fuoriesce un individuo detto neanide con molti caratteri del futuro
adulto, nel secondo fuoriesce un individuo detto larva completamente diverso dall’adulto
- in base alla presenza o assenza delle ali gli insetti si dividono in due gruppi: Apterigoti (senza ali) e Pterigoti
(con le ali, in alcuni gruppi come i pidocchi un tempo alati nel corso della loro evoluzione hanno perduto le
ali quindi sono secondariamente atteri)
- gli Apterigoti presentano una metamorfosi ridotta detta Ametabolia
- gli Pterigoti: un gruppo presentano una metamorfosi incompleta detta Eterometabolia, un gruppo quella
completa detta Olometabolia
-
Eterometabolia ( es. ortotteri, pentatomidi)
- ontogenesi: uovo, neanide (I,II,III età), ninfa (I,II età), adulto
- stadi preimmaginali ed adulto mobili e sempre attivi dal punto di vista trofico, pertanto se l’individuo è un
fitofago (es. cavalletta, cimice verde ecc.) risulterà sempre dannoso, se è un predatore (es. Orius laevigatus)
eserciterà sempre attività predatrice (utile)

Olometabolia (es.lepidotteri, coleotteri):


- ontogenesi: uovo, larva (I, II, III, IVecc, età), (prepupa) pupa, adulto
- larve mobili e dannose (di specie fitofaghe:es. cavolaia) od utili (di specie predatrici:es. coccinella), pupa o
crisalide afaga (non dannosa se specie fitofaga; non utile se specie predatrice), adulto mobile e dannoso (di
fitofago che mangia: es.oziorrinco, maggiolino), adulto mobile e non dannoso (di lepidottero es. cavolaia,
raccoglie solo polline e nettare), adulto mobile ed utile (di coccinellidi predatori es. coccinella dai sette
punti; di sirfidi impollinatori)

Neometabolia:
- gli stadi di ninfa sono inattivi come le pupe degli olometaboli
- si riscontra nei Tisanotteri, maschi dei Rincoti coccidi, Aleirodidi

Catametabolia:
- è una metamorfosi involutiva tipica delle femmine dei Diaspini, le neanidi femminili nascono con le zampe
che perdono durante lo sviluppo.
LARVA
1. Protopode:

- hanno aspetto deforme (capo grosso, torace più piccolo addome spesso assente), vivono endoparassite in
altri insetti (tipiche dei parassitoidi)
Oligopode:
- dotate di zampe toraciche
- sono allungate, munite di antenne brevi e sono veloci (es. Coccinellidi, Carabidi)
- alcune sono rigide ed allungate (es. Coleotteri elateridi)
- altre possono essere ricurve, tozze e poco mobili es. Coleotteri Scarabeidi
Polipode o eruciformi:
- sono i bruchi
- dotate di zampe e pseudozampe
- tipiche nei lepidotteri (le pseudozampe partono dal terzo segmento addominale) e negli Imenotteri Sinfiti
(oplocampe)(le pseudozampe partono dal secondo segmento addominale)
Apode o vermiformi:
- senza zampe
- nei ditteri es. mosca delle olive , alcuni coleotteri es. oziorrinchi, imenotteri es. cinipide castagno.

PUPA
Dectiche: dotate di mandibole e mobili, tipiche di olometaboli primitivi
Adectiche:
- quasi immobili
- le troviamo negli olometaboli avanzati
- sono distinte in exarate (presentano appendici libere e distaccabili), tipiche dei Coleotteri e degli Imenotteri
ed obtecte (con appendici incollate al corpo e ricoperte da un’unica cuticola), tipiche dei Lepidotteri
(crisalide)

Le pupe possono essere scoperte (Anoiche), alcune sono libere nel substrato, altre legate con un filo di seta al
substrato (es. cavolaia) o con uncini all’estremità inferiore e rimangono sospese a testa in giù, altre sono protette
in bozzoli (costruiti con seta) o in contenitori a forma di barilotto costruiti con l’esuvia dell’ultima età larvale
impastata con secreti es mosca delle olive.

ADULTO O IMMAGINE
SFARFALLAMENTO:
- L’atto con il quale l’adulto o immagine si libera dall’ultimo involucro del suo sviluppo postembrionale
(ninfa II negli eterometaboli, pupa o crisalide negli olometaboli)
- la via di uscita può essere:
- preparata dalla larva (nei lepidotteri che costruiscono il bozzolo),
- praticata con le mandibole nelle pupe dectiche,
- ricavata dall’adulto con le mandibole (Coleotteri, Imenotteri), o con una sorta di ampolla (ptilino) sulla
fronte: es. mosca delle olive.

- l’adulto neosfarfallato, di colore bianco, rimane immobile sopra l’esuvia per varie ore per:
- riempire le trachee d’aria,
- distendere le ali,
- indurire la cuticola,
- raggiungere la livrea definitiva,
- defecare.

DIMORFISMO SESSUALE: Maschio e femmina sono diversi per :


- forma, grandezza, colore, ornamentazioni varie, sviluppo, regime dietetico, emissione di odori , di suoni, di
luce ecc,
- differenze anche nell’ambito delle stesso sesso es. polimorfismo non sociale degli afidi (si conoscono
diverse tipi di femmine: fondatrice, fondatrigenie, sessupare, anfigoniche), polimorfismo negli insetti
sociali: le femmine negli imenotteri (es. ape) o ambedue i sessi (Termiti) possono differenziare due
categorie (caste) di individui: i fecondi e gli sterili
- polimorfismo stagionale e regionale.

MIMETISMO:
- fanerico:quando una specie imita la forma, il colore, l’atteggiamento di una specie che vive nello stesso
habitat:
a) mulleriano: specie (es. coccinelle, lepidotteri Zigenidi) con colori vistosi ammoniscono che sono
tossiche
b) batesiano: specie (es. sirfidi e lepidotteri Sesiidi) che assomigliano agli imenotteri aculeati : ape,
vespa
- crittico: specie commestibili (es. lepidotteri, insetto stecco) che imitano il substrato (tronco degli alberi)
assumendo i suoi colori: caso del melanismo industriale
- luminoso: es femmine di lucciole nordamericane, imitano il lampeggìo di altre specie per attirare i loro
maschi per mangiarli

COMUNICAZIONE TRA INDIVIDUI:


- intraspecifica (es feromoni)
- interspecifica (altri semiochimici)

EMISSIONE DI SUONI:
- vibrazioni sonore: ortotteri, cicale, zanzara
- suoni da battimento: Anobiidi, Psocotteri (insetti lignicoli)
- lamento lugubre emesso dalla farfalla testa di morto (Acherontia atropos L.)
- segnali sonori delle api durante la “danza a otto”
- segnali sonori della regina delle api
- ronzio dei Bombi
- ultrasuoni emessi da Lepidotteri nottuidi per sfuggire all’assalto dei pipistrelli.

EMISSIONE DI LUCE:
- Coleotteri Lampiridi: Lampyris noctiluca L. e Luciola italica L. (lucciole)
- Coleotteri Elateridi

TANATOSI:
- Fenomeno riflesso, alcune specie (es. Cleono della barbabietola ), quando disturbate, cadono in terra e
fingono il morto, altre (es. lepidotteri nottuidi) si lasciano cadere per qualche metro quando sono intercettati
dai pipistrelli

SOCIETA’:
- Termiti:coppia reale, operai e soldati
- Vespe: femmina fondatrice, maschi, femmine dominate substerili (operaie)
- Formiche:regina, maschi, operaie, soldati
- Api: regina , maschi (fuchi), operaie

DIFFUSIONE DELLA SPECIE: gli insetti hanno conquistato le terre emerse per la loro plasticità genetica cioè
per la loro abilità a frazionarsi in comunità riproduttive, poi divenute specie, altamente adatte ai vari ambienti,
Questo è avvenuto nell’arco di milioni di secoli in animali a ciclo breve, fecondi e capaci di spostarsi su tutto il
globo. Distinguiamo una diffusione attiva ed una diffusione passiva.

a) Diffusione attiva: zampe, ali (volo)


- sulla stessa pianta (stadi preimmaginali ed adulti)
- su piante vicine (adulti di vari fitofagi)
- da un campo ad un altro (adulti di vari fitofagi)
- dal campo verso le siepi (in genere adulti di predatori e di parassitoidi)
- dalle siepi ai campi coltivati (adulti)
- dalle piante arboree alle piante erbacee (es. neanidi di cicalina bufalo, forme alate afidi)
- dal campo alle abitazioni: es.adulti di Nezara viridula e di coccinelle (es. Adalia bipunctata)
- dagli agroecosistemi alle montagne: es. adulti di Coccinella dai sette punti
- da una regione ad un’altra (es. adulti di lepidotteri nottuidi: Agrotis ipsylon)
- da una nazione ad un’altra percorrendo grandi distanze: lepidotteri (farfalla monarca)
b) Diffusione passiva:
- da una pianta ad un’altra: vento, uomo (es. neanidi di cocciniglie, acari)
- da un campo ad un altro: vento, uomo, macchine agricole
- da una regione ad un’altra: mezzi di trasporto (camion, autotreni)
- da una regione zoogeografica ad un’altra: nave, aereo (es. dorifora della patata)

Alcuni esempi:
Da Regione Neartica Regione Paleartica
- Fillossera della vite (Viteus vitifoliae)
- Afide lanigero del melo (Eriosoma lanigerum)
- Dorifora della patata (Leptinotarsa decemlineata)
- Cicalina buffalo (Stictocephala bisonia)
- Ifantria americana (Hyphantria cunea )
- Metcalfa (Metcalfa pruinosa)

Da Regione Paleartica -------------- Regione Neartica


- Piralide del mais (Ostrinia nubilalis)
- Limantria (Lymantria dispar)
- Coccinella dai sette punti (Coccinella septempunctata)

Da Regione Australiana -------------- Regione Neartica -------------- Regione Paleartica


- Cocciniglia cotonosa degli agrumi (Pericerya purchasi)

Regione Australiana --------- Regione Neartica -----------Regione Etiopica (Sud Africana)


Regione Paleartica (Mediterranea)
- Rodolia ( Rodolia cardinalis)
LOTTA NATURALE

In natura le popolazioni delle varie specie di insetti occupano un determinato ambiente o


habitat, sono in equilibrio con i loro antagonisti naturali e vivono associate in comunità
Per ogni specie si registrano, nel tempo e nello spazio, delle fluttuazioni (dinamica delle
popolazioni) di scarso rilievo o rimarchevoli, intorno ad una posizione di equilibrio.
L’interferenza di fattori abiotici ( clima, terreno) e biotici (organismi di varia natura) su ogni
specie, esercita una resistenza (ecoresistenza) sul suo sviluppo.

FATTORI ABIOTICI :
- clima, terreno ecc.
FATTORI BIOTICI:
1. Entomofagi (insetti che si nutrono di altri insetti):
- Predatori
- Parassitoidi
Predatori: entomofagi allo stato larvale e/o di adulto, dotati di mezzi locomotori anche allo
stato larvale, ricercano da soli attivamente a preda, mangiano molte prede per completare il
loro sviluppo. Alcuni esempi:
- Coccinellidi: Coccinella septempunctata , Adalia bipunctata (specie afidifaghe),
Chilocorus bipustulatus, Rodolia cardinalis (specie coccidifaghe), Stethorus punctillum
(specie acarifaga)
- Sirfidi: Episirphus balteatus
- Crisopidi: Chrysoperla carnea
- Antocoridi: Orius minutus
- Carabidi:
- Stafilinidi:
Parassitoidi: entomofagi allo stato larvale, si evolvono solo su di un individuo ( ospite od
ospitatore), l’ospite è della stessa classe ed ha dimensioni corporee non molto grandi, portano
a morte l’ospite. Possono essere:
- primari se si evolvono su un ospite fitofago
- ectofagi, se le larve nascono sull’ospite e lo mangiano dall’esterno
- endofagi, se le larve nascono nel corpo dell’ospite e lo mangiano dall’interno
- monofagi, oligofagi, polifagi
- a ciclo sincrono
- a ciclo asincrono
Esempi: Trichogramma evanescens
2. Acari: Amblyseius andersoni, Allothrombiunm fuliginosum
3. Nematodi: Nermitidi e steinernematidi
4. Virus:Baculovirus spp.
5. Micoplasmi:
6. Rickettsie:
7. Protozoi:
8. Batteri: Bacillus thuringiensis
9. Funghi: Beauveria bassania

Iperparassitoidi: specie che attaccano i parassitoidi

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MEZZI E METODI DI CONTROLLO DEGLI INSETTI
I mezzi di controllo disponibili sono biologici, biotecnici, agronomici, meccanici, fisici,
chimici. Oggi non si impiegano più da soli ma in maniera integrata , si parla di lotta o
controllo integrato o IPM (Integrated Pest Management)
1. LOTTA BIOLOGICA
Breve storia: nasce nel 1988-89 in California. Il controllo chimico contro Iceria purchasi,
(cocciniglia cotonosa solcata degli agrumi), introdotta accidentalmente dall’ Australia in
California, non dette risultati sperati, tanto che nel 1987 si registrarono pesanti danni e morte
delle piante di agrumi in tutte le aree degli USA. Tutta l’agrumicoltura americana entrò in
crisi: molti agricoltori iniziarono l’espianto dei loro agrumeti. Ciò indusse Riley, capo della
divisione di Entomologia del Governo Federale degli USA, ad organizzare una missione
entomologica in Australia per individuare e raccogliere i nemici naturali della cocciniglia. La
spedizione (1988-89) fu affidata ad Albert Koebele, insigne entomologo tedesco. La
spedizione ebbe successo e furono introdotti in California due entomofagi di Iceria:
Cryptochetum iceriae (Dittero) e Rodolia cardinalis (coleottero coccinellide). Solo Rodolia
ebbe successo. In poco tempo la coccinella distrusse le colonie della cocciniglia citata
riportando la specie da livelli epidemici a livelli endemici. Esemplari di Rodolia furono
inviati in tutte le aree agrumicole del mondo in cui Iceria si era acclimatata e risultava
dannosa. Sulla scia di questo successo altri progetti di introduzione di entomofagi furono
allestiti con successo in tutto il mondo. Ricordiamo alcune introduzioni di entomofagi:
- 1892, in USA, l’introduzione e l’allevamento su scala industriale del coccinellide
Cryptolaemus montroutzieri per il controllo di vari Pseudococcidi
- 1906, in Italia, l’impiego dell’imenottero Encarsia berlesei per contrastare
Pseudaulacaspis pentagona
- 1920, in Australia, l’introduzione della cocciniglia Dactylopius indicus ed il
Lepidottero Cactoblastis cactorum (entrambe le specie sono fitofaghe) per il controllo
delle Opunzie che avevano invaso in venti anni dalla loro introduzione una superficie
di 24 milioni di Ha
- 1921, in Francia e i Italia, impiego dell’imenottero Aphelinus mali per contrastre l’afide
Eriosoma lanigerum
- 1923, in Kenia, parassitoidi per contenere una cocciniglia dannosa al caffè
- 1937- 1947, in Italia, Encarsia perniciosi per limitare la Cocciniglia di S. Josè
- 1966, in Italia, l’imenottero Polynema striaticorne per il controllo di Stictocephala
bisonia

La lotta biologica divenne, ben presto, popolare, non mancarono gli insuccessi.
Quindi si fa “Lotta biologica classica” quando lo studioso si reca nel paese d’origine del
fitofago introdotto, individua il suo nemico naturale più efficace, lo introduce, lo alleva in
laboratorio, lo studia, lo riproduce in massa e lo libera in campo sull’insetto target, verifica la
sua efficacia e la sua acclimatazione (Metodo propagativo, controllo biologico permanente).
Pertanto con la lotta biologica classica si ricostituisce l’equilibrio tra due specie esotiche
(fitofago e suo entomfago) che si sono insediate in un nuovo areale.
Gli antagonisti indigeni ed esotici degli insetti possono essere allevati in Biofabbria in modo
massale o industriale, sistemati in appositi contenitori con sostanze inerti (es. agriperlite) e
cibo e venduti all’agricoltore per essere rilasciati sulle colture agrarie infestate da un
determinato fitofago (Metodo inondativo o controllo biologico temporaneo).
Inoltre è necessario proteggere e potenziare l’azione svolta dai nemici naturali nei vari agro
ecosistemi con una serie di accorgimenti: ad esempio reintrodurre specie già introdotte in
habitat in cui esse sono scomparse a causa di trattamenti indiscriminati, di basse temperature
invernali, ecc.(Metodo inoculativo), incrementare gli ospiti alternativi, modificare le pratiche
colturali sfavorevoli alle specie utili, impiegare fitofarmaci selettivi ecc. (Metodo protettivo).

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La lotta biologica moderna prevede sempre l’uso di organismi viventi ma anche i loro
prodotti (ormoni, feromoni sessuali, tossine batteriche, repellenti ecc.) allo scopo di
proteggere le piante dagli agenti dannosi .
Attualmente sono allevate in Biofabbrica numerose specie di antagonisti degli insetti e
distribuite con il metodo inondativo sulle colture. Alcuni esempi:
- l’imenottero Tricogramma maidis (piccola vespetta) per controllare Ostrinia nubilalis
(Piralide del mais)
- l’imenottero Encarsia formosa (piccola vespetta) per Trialeurodes vaporariorum
(aleirodide delle serre)
- l’imenottero Encarsia perniciosi su cocciniglia di S. Josè
- il rincote Orius laevigatus (piccola cimice) per combattere la Frankliniella occidentalis
(tisanottero)
- il batterio Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki per per le larve dei lepidotteri, subsp.
tenebrionis per i coleotteri, subsp. israeliensis per le larve delle zanzare)
- il nematode Steinernema carpocapse usato contro le larve dei lepidotteri
- l’acaro predatore Phytoseiulus persimilis contro acari fitofagi
La lotta biologica moderna include anche i mezzi biotecnici quali:
- Feromoni combinati con trappole: per catture massali (mass trapping) o produrre
confusione sessuale e quindi impedire l’accoppiamento (disruption of mating)
- Ormoni sintetici che agiscono come mimetici di quelli naturali (ecdisone e neotenina)
sostituendoli nei recettori cellulari, alterano così la crescita degli insetti (costituiscono
insieme altre sostanze gli insetticidi di nuova generazione detti Regolatori della
crescita: IGR Insect Growth Regulators)
- Metodi autocidi o genetici: a) tecnica del maschio sterile, b) immissione in una
popolazione di insetti dannosi di individui portatori di modificazioni genetiche che
causano sterilità o la morte della prole.( saranno approfonditi nel secondo corso)
- Impiego di piante resistenti(sarà approfondito nel secondo corso)
- Impiego di piante transgeniche (sarà approfondito nel secondo corso)

2. MEZZI AGRONOMICI O COLTURALI


- Lavorazioni e concimazioni del terreno (Arature, erpicature, fresature, ecc. danneggiano
gli insetti terricoli sia per azione meccanica, sia perché sono portati in superficie e
devitalizzati delle basse temperature e predati dai loro antagonisti naturali)
- Rotazioni: modificano le entità delle infestazioni di insetti terricoli
- Irrigazione
- Sfasamento dei cicli insetto-pianta

3. MEZZI MECCANICI (problema economico)


- Raccolta diretta o indiretta di insetti con trappole o con piante esca
- Spazzolatura: un tempo usata per eliminare i follicoli delle cocciniglie
- Scortecciamento degli alberi: per tronchi abbattuti al fine di impedire la diffusione di
insetti xilofagi
- Sbarramenti: per impedire la salita di insetti privi di ali o cattivi volatori sulla pianta es.
sostanze viscose.

4. MEZZI FISICI
- Acqua: sommersione dei terreni infestati, per bloccare infestazioni nelle castagne
contenenti larve di Cydia, Balanino
- Fuoco: per distruggere rami esca es. ramaglie di olivo infestate da Scolitidi, per bruciare
nidi di processionarie del pino

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- Alte temperature: per disinfestare derrate alimentari che sopportano riscaldamenti fino a
50-60°C senza alterarsi es. gallette, biscotti, paste alimentari, ecc.
- Radiazioni ionizzanti (raggi gamma, raggi x): usati come dosi letali o per sterilizzare gli
insetti (tecnica del maschio-sterile)
- Radiazioni luminose: particolari lampade-trappola che emettono radiazioni nello spettro
visibile o UV per la cattura di Lepidotteri o per individuare i periodi di sfarfallamento
di una specie.

5. MEZZI CHIMICI
La Fitoiatria studia i mezzi chimici di controllo delle avversità (insetti, acari, nematodi, agenti
patogeni ed erbe infestanti) delle piante.
I fitofarmaci sono sostanze inorganiche od organiche, naturali od ottenute mediante sintesi
industriale che esplicano azione tossica e caustica su vari animali:
- sugli insetti: INSETTICIDI
- acari: ACARICIDI
- nematodi: NEMATOCIDI
- molluschi: MOLLUSCHICIDI
- topi: RODENTICIDI
Di ogni insetticida è necessario conoscere:
- la formulazione commerciale (liquida, polverulenta, granulare, gassosa, ecc)
- il principio attivo o puro (p.a.) che esplica l’attività tossica
- le modalità di penetrazione nel bersaglio (per ingestione, contatto, inalazione)
- la eventuale citotropicità e/o sistematicità
- la degradabilità e persistenza (tossicità per l’ambiente, animali ed uomo)
- le disposizioni legislative
Il prodotto commerciale che acquistiamo contiene :
- il principio attivo (p. a.) che esplica azione contro il fitofago target
- sostanze inerti o vettori
- sostanze coadiuvanti ad azione diversificata (emulsionante, solvente, disperdente, diluente,
ecc.) che ottimizzano la distribuzione e lo stato del principio attivo nel formulato
commerciale
Dosi
Tossicità di un fitofarmaco:
- acuta quando si manifesta a breve termine dalla somministrazione o dal contatto con
il prodotto
- cronica quando si manifesta dopo anni dal contatto con il prodotto e si può
esprimere con effetti vari (es. cancerogeni, mutageni, ecc.)

Gli insetticidi impiegati nel settore agricolo possono essere così riuniti:
- Clororganici: es. DDT (largamente usato dal 1940 in poi, prodotto molto stabile e
liposolubile, largamente usato per combattere le zanzare trasmettitrici di malaria,
bandito per legge in tutti i paesi occidentali perché cancerogeno, ma ancora
largamente usato nei paesi sottosviluppati)
- Fosforganici: sintetizzati in Germania durante la 2° guerra mondiale, prodotti a largo
spettro d’azione, alcuni sono citotropici altri sistemici, molto tossici per i vertebrati e
l’uomo, agiscono sul sistema nervoso (neurotossici) bloccando l’acetilcolinaesterasi.
Dose max 150-300 g/Hl es. Malathion (bassa tossicità verso i vertebrati), Dimetoato
(per Ditteri Tripetidi), TEPP (molto tossico, altamente volatile, rapidamente
degradabile, tempo di carenza: 3gg )

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- Carbammati: stessa azione degli esteri fosforici, prodotti a largo spettro d’azione.
Dose: 150-200 cc/Hl es. Pirimicarb (specifico contro gli afidi), Carbaryl (ampiamente
usato, è un acaro-stimolante)
- Piretrine e piretroidi
- Polisolfuri: oggi poco utilizzati
- Oli minerali: bianchi (agiscono prevalentemente per asfissia, sia perché ricoprono il
corpo dell’insetto, sia perché penetrano nelle trachee. Dose: trattamenti primaverili-
estivi 1-1.5 Kg/Hl di acqua, trattamenti invernali 2-3 Kg/Hl); gialli (solo per
trattamenti invernali 2-3 Kg/Hl di acqua), impiegati contro le neanide delle
cocciniglie (es. Saissetia olae
- Composti di origine vegetale (nicotina, quassine, rotenone, azadirachtin, ecc.)

EVOLUZIONE DEI METODI DI PROTEZIONE DELLE COLTURE

L’evolversi dell’agricoltura ha posto in primo piano la difesa delle piante dalle avversità di
varia natura.
Svolta decisiva negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, in seguito alla produzione
e all’uso di fitofarmaci di sintesi industriale.
L’impiego sempre più massiccio di fitofarmaci è stato giustificato dalla pressante esigenza
dell’agricoltura moderna di ridurre al massimo le perdite di produzione
Negli anni 1940 la lotta chimica si afferma definitivamente oscurando la lotta biologica
1. Nasce la Lotta chimica ad oltranza o cieca:
- utilizza senza discriminazione pesticidi più efficaci secondo uno schema fisso
prestabilito

Luci:
- disponibilità di prodotti che assicurano a breve termine un soddisfacente risultato
- la relativa semplicità dell’applicazione
Ombre:
- necessità di ripetere gli interventi
- insorgenza di ceppi di fitofagi dannosi resistenti
- soppressione degli antagonisti naturali
- pullulazione di specie, facenti parte della stessa biocenosi della specie bersaglio, in
genere non dannose
- rischi igienico-sanitari e ambientali
2. La lotta migliora, si parla di Lotta guidata:
- prevede il monitoraggio (con le trappole a feromoni) della specie dannosa
- rispetta la soglia di dannosità o economica
- riduce il numero di trattamenti antiparassitari
- salvaguarda gli entomofagi
- impiega pesticidi a deboli ripercussioni ecologiche
3. la lotta diventa Lotta integrata:
- tiene conto delle direttive della lotta guidata
- limita al massimo la lotta chimica
- integra i mezzi di lotta biologica, biotecnica e le strategie colturali
4. La lotta si evolve in Produzione agricola integrata:
- applica le direttive della lotta integrata
- rispetta, integra e valorizza tutti i fattori positivi dell’agroecosistema

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