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CAPITOLO 16 : LA MONETA, LA BANCA CENTRALE E LA POLITICA

MONETARIA. 1.Il significato della moneta.

La moneta (qualsiasi attività patrimoniale che possa essere usata per facilitare e
perfezionare lo scambio di beni e servizi) è la forma più liquida (si dice di un’attività che
può essere rapidamente convertita in denaro contante senza grande perdita di valore)
nella quale gli individui possono detenere la propria ricchezza (valore del risparmio
accumulato da un nucleo familiare). La moneta in circolazione ( denaro contante nelle
mani del pubblico) e i depositi a vista (conti bancari sui quali è possibile trarre assegni)
sono entrambi parte dell’offerta di moneta (valore totale delle attività finanziare
dell’economia che sono considerate moneta). La moneta assolve a tre funzioni: è un
mezzo di scambio nelle transazioni, è una riserva di valore (mezzo che permette di
conservare il potere di acquisto nel tempo) ed infine è un’unità di conto (unità di misura
usata per fissare i prezzi ed eseguire i calcoli economici).

Col passare del tempo la moneta merce (bene, generalmente oro o argento, usato come
mezzo di scambio, ma destinato anche ad altri usi) è stata sostituita dalla moneta cartacea
garantita da merci), come le banconote garantite dall’oro (mezzo di scambio privo di valore
intrinseco il cui valore è determinato dall’impegno di chi lo emette a convertirlo in beni di
valore). Oggi le principali valute mondiali sono moneta fiat (mezzo di scambio il cui valore
dipende interamente dal suo status ufficiale di strumento di pagamento).

Gli USA adottano diverse definizioni dell’offerta di moneta. M1 è l’aggregato monetario


(misura complessiva dell’offerta di moneta) più ristretto: è costituito unicamente da
circolante, traveller’s cheque e depositi a vista. M2 ed M3 includono una gamma più ampia
di attività patrimoniali, soprattutto altre forme di depositi bancari che possono facilmente
essere convertiti in depositi a vista e chiamati quasi moneta.

Il ruolo monetario della banche.


Le banche (intermediari finanziari che forniscono ai propri creditori attività finanziarie
liquide sottoforma di depositi, usando il denaro così raccolto per finanziare il fabbisogno di
investimento dei prenditori), un tipo di intermediario finanziario (istituzioni che trasformano
fondi raccolti presso una molteplicità di soggetti in attività finanziarie), garantiscono ai
depositanti accesso immediato ai propri fondi, ma danno anche a prestito la maggior parte
dei fondi depositati in loro cura.

Per far fronte alla domanda di contante, le banche mantengono riserve bancarie (somme
detenute in contanti o depositate dalle banche) che sono parte delle attività in banca,
composte da circolante custodito nel caveau o depositato presso la banca centrale. I
depositi bancari sono passività ( obblighi a corrispondere ad altri un flusso di pagamenti
in futuro) della banca. Il tasso di riserva ( frazione di depositi che una banca tiene sotto
riserva) è il rapporto tra riserve e depositi bancari.

Nel corso della storia le banche sono state vittima di assalti agli sportelli (eventi in cui un
numero elevato di depositanti cerca di ritirare simultaneamente i propri fondi da una banca
nel timore che essa fallisca), soprattutto nei primi anni 1930. Per scongiurare questo
pericolo, oggi negli USA i depositanti sono protetti da un’assicurazione dei depositi
(garanzia che i depositi verranno rimborsati qualora la banca non sia in grado di farlo
autonomamente); inoltre le banche devono disporre di un capitale obbligatorio che riduce
l’incentivo a concedere prestiti troppo rischiosi con i fondi dei depositanti e sono soggette
ad una riserva obbligatoria (insieme delle norme fissate dalla banca centrale per
determinare il tasso di riserva minimo che ogni banca deve detenere sui depositi a essa
affidati).

Quando il circolante è depositato presso una banca, ha inizio un processo di


moltiplicazione in cui le banche danno prestito alle proprie riserve bancarie in eccesso
(riserve detenute dalle banche in misura eccedente alla riserva obbligatoria), generando
un aumento dell’offerta di moneta; in tal modo le banche creano moneta.

Il sistema della Federal Reserve.

Negli USA la base monetaria è controllata dalla Federal Reserve, la banca centrale
(istituzione preposta alla supervisione e regolamentazione del sistema bancario e
dell’attuazione della politica monetaria) degli USA. Il sistema della Federal Reserve ha uno
status giuridico particolare, un misto tra agenzia di governo ed istituzione privata. La Fed
fissa il rapporto di riserva obbligatorio. Per soddisfare questi requisiti le banche danno e
prendono a prestito riserve nel mercato dei fondi federali (mercato finanziario in cui le
banche offrono e domandano fondi necessari per ottemperare agli obblighi di riserva) al
tasso di interesse sui fondi federali (tasso di interesse determinato dall’equilibrio del
mercato dei fondi federali). Le banche possono anche prendere a prestito dalla banca
centrale al tasso di sconto.

Le operazioni di mercato aperto (acquisti o vendite di titoli del debito pubblico da parte
della banca centrale) della banca centrale sono i principali strumenti della politica
monetaria: la Fed può aumentare o diminuire la base monetaria acquistando o vendendo
U.S. Treasury bill alle banche.

La politica monetaria e la domanda aggregata.

Nella realtà statunitense la Fed usa le operazioni di mercato aperto per realizzare un tasso
di interesse obiettivo sui fondi federali (livello desiderato del tasso praticato sui prestiti
bancari), il cui andamento influenza quello di altri tassi di interesse.

La politica monetaria espansiva, che aumentando l’offerta di moneta riduce il tasso di


interesse e stimola la domanda aggregata. È usata per annullare i differenziali recessivi.
La politica monetaria restrittiva, che contraendo l’offerta di moneta fa alzare il tasso di
interesse e riduce la domanda aggregata

CAPITOLO 18 : IL COMMERCIO INTERNAZIONALE.


Il vantaggio comparato e il commercio internazionale.
Il commercio internazionale sta assumendo importanza crescente in tutti i paesi del
mondo. Gli scambi internazionali, come gli scambi tra individui, nascono dal vantaggio
comparato: il costo-opportunità di produrre un’unità addizionale di un bene è minore in
alcuni paesi rispetto ad altri. I beni e i servizi acquistati all’estero si dicono importazioni
mentre quelli venduti all’estero sono detti esportazioni. In pratica il vantaggio comparato
di un Paese è frutto di differenze nel clima, nelle dotazioni di fattori di produzione e nella
tecnologia fra paesi diversi. Il modello Heckscher- Ohlin (secondo il quale un paese ha
vantaggio comparato nella produzione di quei beni per i quali dispone in abbondanza dei
fattori più intensamente utilizzati) mostra come le differenze nelle dotazioni fattoriali
determinino il vantaggio comparato: i beni differiscono per intensità di fattori (nella
produzione di un bene indica quale fattore è usato più di altri) e i paesi tendono ad
esportare i beni che richiedono un uso intensivo dei fattori di cui dispongono in
abbondanza.
Domanda, offerta e commercio internazionale.
La curva di domanda interna (rappresentazione grafica che mostra come la quantità di un
bene domandata dai consumatori dipenda dal prezzo del bene stesso) e la curva di offerta
interna (rappresentazione grafica che mostra come la quantità offerta dai produttori di un
bene dipenda dal prezzo del bene stesso) determinano il prezzo di un bene in autarchia
(regime economico in cui una nazione non intrattiene scambi con altri paesi).
In presenza di commercio internazionale, il prezzo interno viene spinto al livello del prezzo
mondiale (prezzo al quale un bene può essere venduto o acquistato all’estero in quantità
illimitata).
Un bene viene perciò importato se il prezzo mondiale è minore del prezzo di autarchia. Ciò
provoca un aumento del surplus del consumatore, una riduzione del surplus del produttore
ed un aumento del surplus totale. Se il prezzo mondiale è invece maggiore di quello di
autarchia il bene viene esportato. Ciò provoca un aumento del surplus del produttore, una
diminuzione del surplus del consumatore e un aumento del surplus totale.
Il commercio internazionale provoca perciò un’espansione dei settori esportatori ma una
contrazione dei settori che competono con le importazioni. Ciò fa aumentare la domanda
interna dei fattori di produzione relativamente abbondanti e ridurre quella dei fattori
relativamente scarsi, influenzando così il prezzo relativo dei fattori.

Gli effetti del protezionismo.


La maggior parte degli economisti è favorevole al libero scambio (in un’economia una
situazione in cui il legislatore non tenta di ridurre o aumentare i livelli di esportazione/
importazione che si realizzerebbe naturalmente in conseguenza dell’interazione tra
domanda e offerta) ma nella realtà la maggior parte dei governi pratica il protezionismo
commerciale (provvedimenti che limitano le importazioni, sono detti anche semplicemente
protezionismo), in rare occasioni i settori esportatori vengono sussidiati.
Una dazio è una tassa sulle impostazioni: fa aumentare il prezzo interno al di sopra del
prezzo mondiale, danneggiando i consumatori, apportando un beneficio ai produttori e
generando introiti per lo stato; di conseguenza il surplus totale diminuisce.
Un contingentamento delle esportazioni è un limite legale sulla quantità di un bene che è
possibile importare: ha lo stesso effetto di una dazio tranne per il fatto che il ricavo non va
al governo ma ai titolari delle licenze di importazione.
Le dinamiche politiche del protezionismo.
Sono stati proposti molti argomenti a favore del protezionismo: in pratica, però, la
principale spiegazione delle politiche protezionistiche ha natura squisitamente politica: le
imprese dei settori che competono con le importazioni sono bene organizzate e bene
informate sui benefici che possono ottenere dalle politiche commerciali, mentre i
consumatori non sono a conoscenza dei costi che sopportano. Eppure gli scambi
internazionali sono relativamente liberi, soprattutto grazie al ruolo dei trattati commerciali
internazionali (trattati con i quali i paesi riducono le proprie misure protezionistiche in
cambio della promessa che gli altri faranno altrettanto) con cui i paesi acconsentono a
ridurre le misure protezionistiche contro le importazioni dagli altri paesi membri. I negoziati
commerciali sono coordinati dall’Organizzazione mondiale per il commercio che provvede
ad applicare e far rispettare gli accordi che ne scaturiscono.

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