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ETA’ DI CESARE: Contesto storico

Dopo la morte di Silla, le tensioni sociali che c’erano a Roma, avevano dato vita a scontri e
vere lotte politiche, per il controllo del potere. Tali lotte presentavano forme di volta in volta
diverse, basti ricordare la ribellione di Sertorio in Spagna, la congiura di Catilina nel 63, i
vari scontri in piazza fra le bande armate di Clodio e di Milone, e soprattutto la rivolta
schiavile guidata da Spartaco e la nuova ascesa della pirateria nel Mediterraneo.
Questo contesto diede i presupposti necessari per la rapida affermazione di singole
personalità, di generali in grado di concentrare, nelle loro mani, grandi poteri. In seguito alla
loro forza militare e ai loro successi, il senato gli attribuì poteri straordinari in casi di
emergenza. Tra questi generali, non si può non ricordare Pompeo, la cui campagna militare,
prolifera di successi (quello contro Sertorio e Lepido, contro i pirati e contro Mitridate), gli
consentì di essere eletto console nel 70 a.C. senza aver percorso le regolari tappe del cursus
honorum, insieme a Crasso. L’ascesa al potere di Pompeo e Crasso, diede non poche
preoccupazioni agli ottimati, che per cercare di frenare la progressiva perdita di potere del
senato, sostennero la candidatura a console di Cicerone, che da buon uomo d’onore qual
era, riuscì a smascherare la cosiddetta congiura di Catilina. Tale evento fece nuovamente del
senato il tutore primo della legalità, seppur per poco tempo: in realtà alcuni movimenti del
senato fecero di Pompeo e Crasso, due pericolosi oppositori.
Accanto alla loro figura, va affiancata quella di un uomo molto legato con i popolari, nonché
loro sostenitore a livello politico: Caio Giulio Cesare. Egli, trovando in Pompeo e Crasso due
possibili alleati nella sua “lotta” contro l’oligarchia, istituì con loro un patto che passò alla
storia col nome di “Primo Triumvirato”, il quale prevedeva l’elezione a console di Cesare, il
quale avrebbe poi assegnato terre ai veterani di Pompeo e istituito interventi di sgravio
fiscale che agevolavano Crasso e i suoi appaltatori di tasse. Il genio militare di Cesare, fu
subito messo in mostra, quando riuscì a sottomettere tutta la Gallia entro il 52 a.C.
suscitando entusiasmo nel popolo romano, che vedeva in Cesare, un vero e proprio leader. A
questo punto però, Pompeo, vedendo messo a repentaglio il suo primato politico, si schierò
dalla parte dei suoi oppositori, favorendo anche il ritorno di Cicerone a Roma, dopo l’esilio
impostogli dal cesariano Clodio, e difendendo i valori tradizionali di Roma: questo fece sì
che, nel 52 a.C., ad un anno dalla morte improvvisa di Crasso, che spirò in guerra contro i
Parti, il senato nominò Pompeo console sine collega, preferendolo a Cesare in quanto
appariva meno pericoloso. Inoltre nel 50 a.C., il senato rifiutò la candidatura di Cesare, e la
momentanea lotta politica sfociò in una guerra civile. L’esercito di Giulio Cesare inseguì
Pompeo in Grecia, che venne sconfitto nella battaglia di Farsalo (48 a.C.), ma riuscì a
scappare e salvarsi, venendo però poi ucciso a tradimento dal re d’Egitto Tolomeo, dove si
era andato a rifugiare. Intanto Cesare ritornò a Roma, nel 45 a.C., dove gli fu conferita, per
ben dieci anni, la stessa dittatura che aveva anni prima. Fu così che avviò un programma
propagandistico detto “Clementia Caesaris”, grazie alla quale riuscì a mettere dalla sua parte
i personaggi compromessi con Pompeo, neutralizzandone la voglia di vendetta. Il suo fu un
programma di ampie vedute, tant’è che riuscì a portare Roma all’apice della sua bellezza e
organizzazione interna, tramite processi di urbanizzazione, omogeneizzazione dei territori
dell’intero Impero, interventi di carattere socio-economico atti a distribuire in modo
equilibrato i possedimenti e i terreni, e ancora aumenti di controlli sui magistrati
amministrativi. Degna di menzione è anche la sua riforma del calendario, necessaria per
sanare la sfasatura rispetto al tempo naturale.
La sua figura fu così apprezzata e rispettata dal popolo romano, al punto di consentirgli la
nomina di imperator a vita, la possibilità di indossare sempre la toga purpurea dei trionfatori
e quella di entrare a cavallo nella città, tutti privilegi riservati ai trionfatori; divenne padre
della patria e gli fu addirittura intitolato un mese dell’anno (Iulius, Luglio).
In questo periodo storico, inoltre, Roma vide affermarsi anche in termini linguistici, in
quanto nuovi principi di padronanza linguistica andavano progredendo sempre più: la
Latinitas che stava nascendo, prevedeva un miglioramento netto della lingua, che
presentava ancora tratti rozzi e volgari. Cicerone, infatti, nella definizione di Latinitas,
oppose alla rusticitas dell’epoca, la urbanitas, ovvero la parlata dell’aristocrazia, e poi ancora
alla scelta disordinata dei termini, la cosiddetta elegantia verborum.

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