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TIBERIO

Con la morte di Ottaviano Augusto, il figlio adottivo Tiberio ne ereditò i poteri.


Quello di Tiberio fu un impero tranquillo, mirato a ridare autorità e senso del dovere ad un
senato che col tempo si era adagiato troppo a condurre una vita ai limiti dell’edonismo.
Gli anni imperiali di Tiberio vengono ricordati col termine severitas: dal momento che
limitò lo sperpero e lo sfarzo, andando ad abolire i circoli letterari creati da suo padre e
Mecenate, inaugurando così generazioni di poeti che si divisero tra chi giurava fedeltà al
nuovo imperatore e chi ne contrastava l’ideologia.
CALIGOLA
Caligola fu il successore di Tiberio ed avviò l’impero romano ad una forma quasi orientale
che vedeva l’imperatore come una figura divina (Dio-Re Serse).
Gli squilibri dell’imperatore, e gli aneddoti che ne segnalano la scarsa stabilità psichica, non
fecero altro che attirare congiure contro Caligola, che vide la morte per assassinio nel 41 a.C.
CLAUDIO
L’impero sotto Claudio viene descritto come saggio, operando con la speranza di risanare le
falle dei precedenti imperatore e di mediare i rapporti con il Senato tanto da garantire una
pacifica amministrazione. Claudio estense la cittadinanza ad alcune delle colonie imperiali
come la Gallia, la Grecia, la Spagna e la Britannia. Poco sappiamo sulla morte improvvisa
dell’imperatore, forse avvelenato dall’ultima moglie Agrippina, dopo aver fatto in modo che
Claudio riconoscesse suo figlio Nerone come figlio proprio e che gli garantisse la successione
all’impero, nonostante la presenza di un figlio biologico (Britanno) fatto ammazzare poco
tempo dopo.
NERONE

L’impero sotto Nerone è uno dei più famosi della letteratura latina. Diviso in due parti
possiamo descrivere un giovane Nerone, guidato da Seneca, con degli obiettivi più che
morali, incentrati al recupero delle vecchie tradizioni e di quelle virtù, appartenute al mos,
andate perse. Questa venne chiamata età d’oro neroniana. Lo stesso non si può dire della
seconda parte, dove Nerone incarnò le vesti del sovrano autocratico in maniera assoluta,
delineando, secondo alcuni, uno squilibrio psichico. Vittima dei suoi propositi furono prima
la madre Agrippina e poi il maestro Seneca, nella congiura dei Pisoni. Di rinomata
importanza è poi l’incendio di uno dei quartieri romani, che Nerone attribuì ai cristiani ma
che secondo alcuni fu appiccato dall’imperatore stesso in favore della costruzione imperiale
della Domus Aurea.
Il comportamento dispotico di Nerone e le varie congiure che si susseguirono ai suoi danni,
portarono l’imperatore a scappare da Roma per poi farsi uccidere di sua iniziativa da uno
schiavo.
VESPASIANO
Gli anni che seguirono furono all’insegna del disordine e presero il nome degli anni dei tre
imperatori.
Infatti le varie truppe romane avevano candidato come l’imperatore successivo a Nerone un
comandate a testa, è la vota di: Otone, Galba e Vitellio. Ne uscì vincitore, comunque,
Vespasiano, generale delle truppe orientali fu acclamato imperatore nonostante la nomina di
Vitellio. Con Vespasiano si ha la rottura dinastica della successione imperiali Giulio-Claudia.
TITO E DOMIZIANO
I figli di Vespasiano ereditarono i poteri del padre, ma il governo di Tito durò appena due
anni.
Domiziano divenne imperatore e la sua missione imperiale fu quella di ristabilire vecchi
culti religiosi romani (si definiva come il messaggero di Giove in terra) e finanziò la cultura
con l’istituzione di cattedre e scuole pubbliche (Quintiliano fu il primo maestro latino ad
essere stipendiato dall’impero).
La visione purista romana ed il disprezzo verso le arti greche segnarono molti conflitti con i
filosofi greci presenti a Roma. Questa però fu l’ultima volta che tali diatribe presero vita, la
filosofia, ormai, stava diventando sempre più parte della cultura latina.

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