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Omar Ciottoli

Fiesole aa 2020/2021

HOMENAJE
“le Tombuau de Debussy” Manuel de Falla (1920)
1876-1946

Manuel de Falla fu un compositore di stampo impressionista attivo dal 1896 al 1946.


Nato a Cadice, inizia giovanissimo a studiare composizione per poi perfezionarsi sotto la guida di
Felipe Pedrell alla scuola di Madrid. Sarà questa esperienza che lo avvicinerà all'esperienza del
Nazionalismo Musicale Spagnolo poichè la necessità di introdurre temi popolari all'interno della
musica colta è insita in tutti i compositori che frequentarono Pedrell tra i quali ricordiamo: Isaac
Albeniz,Joaquin Tourina e Enrique Granados.

Dopo il successo della sua opera “La vida breve”(1905) si trasferisce a Parigi fino al 1915, dove
viene in contatto con i maggiori esponenti dell'impressionismo musicali tra cui Maurice Ravel,
Claude debussy e proprio con loro compose cicli di balletti per il “Ballets Russes” di Parigi.
Conclusa l'esperienza Francese tornò in patria tuttavia le sue composizioni fino al 1922 sono
ascrivibili al periodo francese in quanto i timbri e le atmosfere dell'impressionismo sono ancora
ben riconoscibili.
Singolare è il caso dell'Homenaje poiché ,quando de Falla ricevette l'invito da parte della Revue
Musicale a comporre un brano in omaggio al lascito musicale di Debussy, il compositore scelse la
chitarra: uno strumento che volgeva ancora lo sguardo al repertorio tardo romantico perchè di fatto
non aveva letteratura moderna, così de Falla cercò la chitarra in Debussy citando letteralmete il
preludio “ La Soireè dans Granade”da cui trae anche l'andamento di habanera e l'oscillazione
instabile dell'intervallo di seconda minore.

Il brano si apre con la battuta 0 in anacrusico la quale conferisce ancora più peso alla prima frase
(battuta 1-2) dove il ritmo di habanera inizia a farsi presente; tuttavia la narrazione vera e propria
inizia con la misura numero 7 dove l'inciso iniziale introduce un nuovo capitolo.
Si noti l'importanza di questo inciso poiché lo stesso si ripete identico nelle misure 16-18, ma
adesso ha funzione di desolato riposo rispetto all'inizio dove l'ondeggiamento di seconda minore
esprime tutto il dolore legato alla perdita. Come se non bastasse De Falla lo ripete nelle battute 24 e
26 stavolta cambiando lo sfondo armonico: alterando il fa crea un senso di sospensione e
spostamento del centro tonale.
Analizzando le battute 49-54 si noti come si ripeta, stavolta per intero, la prima frase dove l'inciso
inizale funge stavolta da ripresa, così come nelle misure 67-70 viene utilizzato per il finale.
E' interessante notare che nell'edizione di Llobet nella misura 13 è stato aggiunto un glissato tra sol
e sib. Questa cellula melodica è già stata esposta a battuta 8 e 10 ma il sib conferisce un carattere
minore molto pronunciato se suonato come bicordo, tuttavia il chitarrista spagnolo introduce il
portamento come espediente di origine popolare derivante dalla musica vocale andalusa.
Le battute 30 e 31 hanno entrambe sul tempo forte un accordo di fa maggiore settima e su l'ultimo
levare un mi minore settima divisi dalla quintina in armonia quartale: un'altra volta l'elemento
principale della trama viene riproposto ma variando il timbro poiché introduce gli accordi armonici
allontanando esponenzialmente la distanza tra mi e fa e creando un contrasto timbrico molto vivido
enfatizzato dalla sincope della battuta n32 che fa cadere il levare di 31 su un grave arpeggio di fa
settima.
Sotto il profilo esecutivo si può subito notare che i brano è completamente saturaco con ogni genere
di indicazione: il contrasto dinamico del p a battuta 0 creato con l'arpeggio in f successivo è solo la
prima di una serie di oscillazioni dinamiche volte a rafforzare l'instabilità della seconda minore che
sta cantando.
Nonostante De Falla fosse famoso per la cura minuziosa per “l'immagine del pezzo” possiamo
trovare una finestra d'interpretazione svincolata dalle indicazioni e dalle modifiche apposte da
Llobet.
Personalmente ho scelto di suonare l'inciso “fa-mi-fa” legato a fronte del carattere staccato del
basso, seguendo questa linea esecutiva anche sull'arpeggio di quintina che porta al mi basso: tutte le
note verranno stoppate a discrezione del fa che lasciato risuonare verrà pizzicato poi sul levare di
fine battuta. Questa scelta deriva da una versione per orchestra dove il clarinetto suona l'inciso
legato.
Approcciando un'interpretazione strettamente filologica o storiografica si sarebbe portati ad
escludere la versione orchestrale perchè fu scritta anni dopo e vista dal mondo musicologico come
un mero adattamento dell'originale per chitarra; tuttavia possiamo sfruttare la componente
strutturare e timbrica della chitarra per simulare quel clarinetto vibrando di sinistra e seguendo il
decadimento naturale del suono.
Credo che sia interessante cercare “l'orchestra nella chitarra” così come De Falla ha cercato la
chitarra in Debussy cercando di emulare lo staccato degli archi làddove la battuta contenga gli
ottavi con il simbolo staccato( 1,3,7,9,15,18,24,26).
Per quanto riguarda invece la narrazione vede il susseguirsi di gruppi di terzina e duina con le
indicazioni di “poco affrettando” e “leggero affrettando” per poi cadere sull' a temo dell'inizio della
frase successiva. Così come per l'altezza e per la suddivisione anche l'indicazione agogica
suggerisce un andamento altalenante, come se dovessimo usare ogni ingrediente della musica per
dipingere l'atmosfera tetra che accompagna queste pagine di musica.
Nel gioco di ottave presente da batt.30 credo sia importante il caratterizzare scuro il fa di arrivo in
modo da simulare una maggiore escursione con l'armonico chiaro successivo, così come il carattere
appoggiato del pollice a batt 33 a sottolineare il carattere flamenco dei trrentaduesimi seccessivi.
La narrazione prosegue fino a l “poco diminuendo”di batt. 55 dove sul I7,con l'aggiunta del mi
basso rispetto all'inizio, il carattere scuro dell'accordo mi ricorda il cinema impressionista degli anni
20.Ho appuntato in partitura “Il gabinetto del Dottor Caligari” poiché la sequenzatimbrica ed
accordale di questa sezione mi ricordano i contrasti e le atmosfere della corrente cinematografica.
Il brano si conclude con la citazione letterale delle “Soirees dans Granade” dove il phatos verrà
espresso suonando le note esatonali in leggero affrettando per poi restituire sull'accordo d'arrivo.
La coda riprende l'introduzione salvo volgere ad un “perdendosi”dove il ritenuto cede alla
dissoluzione del suono sulle ultime due note.

Concludendo,credo che questo brano concentri tutto il sentimento ed il pensiero musicale del tempo
attingendo stilemmi e e caratteri da fonti eterogenee per risultare in fine un elogio assolutamente
riuscito al genio di Debussy e con cui ancora si deve misurare chiunque voglia scrivere un brano “in
memoria”. Ritengo che assaporato il dolore iniziale di queste note si possa apprezzare il carattere
pomposo, per vedere quella sfumatura di grandezza e rispetto ben nascosta tra l'oscurità del brano:
non è un tema minore struggente che ben si adatta alla memoria di un uomo, bensì la trasposizione
su pentagramma di sensazioni di vuoto volta a ricordare colui che aveva messo nuovi colori nella
musica.

Omar Ciottoli
Quarrata 29/XII/2020

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