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PLATONICI=Si verifica una riscoperta di Platone le cui opere sono conosciute grazie alla traduzione in latino realizzata

da Marsilio Ficino. i platonici sono interessati a una rinascita spirituale e religiosa e vedono nel neoplatonismo
l'espressione più alta della religiosità antica il centro geografico dei platonici è Firenze. i motivi che inducono la diffusione
sono di diversa natura: senz'altro il rifiorire dell'Economia e della vita civile dopo la crisi demografica del 300. Gli
intellettuali abbracciano un'idea di vita derivante dai classici che contempera l'eccellenza del sapere con le esigenze
della vita pratica. nella Firenze dei Medici sorge per impulso di Marsilio Ficino l'accademia platonica. secondo lui esiste
un’unica tradizione filosofica o religiosa, la teologia platonica. essa rappresenta il progressivo rivelarsi dell'unica verità
Divina, che tocca al filosofo chiarire tramite il discorso razionale. Ficino Cerca di rafforzare l'accordo tra platonismo e
cristianesimo. con la sua tesi più celebre -anima come copula Mundi- permette di connettere le varie parti dell'universo,
poiché la realtà è in rapporto sia con le cose mortali e immortali e sia con il legame finito e infinito. l'anima è amore, forza
cosmica che spinge l'universo Verso Dio facendolo uscire dal caos e fa sì che Dio infonda nel mondo vita e unità. tale
Concezione Pone l'uomo al centro dell'indagine filosofica, Egli infatti ha una posizione fondamentale di quella forza che
va da Dio al mondo e dal mondo ritorno a Dio. Giovanni Pico della Mirandola scrive de hominis dignitate in cui sintetizza
le istanze dell' Umanesimo rinascimentale. per lui l'uomo è un essere intermedio che possiede le caratteristiche di tutti gli
altri e può con la libera scelta, influire sulla sua stessa natura decidendo di abbassarsi o in alzarsi alle creature. questa
elevazione spirituale si ottiene solo recuperando la vera Sapienza dispersa nelle dottrine religiose. lui era un promotore
di un convegno di dotti fatto per discutere 900 tesi che racchiudevano tesi della Sapienza universale. il convegno però
venne proibito dalle autorità ecclesiastiche.

ARISTOTELICI=Subiscono una profonda rivisitazione dovuto alle 9 traduzioni più attente accurate che fanno valere
l'autenticità della filosofia aristotelica. gli aristotelici trovano nei testi di Aristotele uno stimolo per l'approfondimento della
ricerca razionale e naturalistica. Centro geografico a Padova, si approfondisce il pensiero aristotelico e le sue varie
correnti che sono accomunate da una mentalità razionalistica e naturalistica. il più importante aristotelico è Pietro
Pomponazzi e afferma che la vera essenza dell'uomo è quella corruttibile e corporea. Secondo lui l’intelletto umano non
opera indipendentemente dai sensi e l'anima non può essere immortale poiché è legata al corpo. l'immortalità dell'anima
è attestata dalla Fede ma non dalla ragione naturale e le motivazioni della religione non devono intervenire con la
filosofia. il naturalismo razionalistico tipico dell'aristotelismo prepara la nuova visione della natura fino alla rivoluzione
scientifica.                                                                          

Le due correnti sono l'espressione del bisogno rinascimentale di libertà intellettuale e di indipendenza dalla tradizione
medievale. La filosofia moderna -la seconda modernità- vada Fichte ad Hegel. È l'ultima grande espressione di quella
filosofia della storia che aveva preso avvio proprio con la crisi del Medioevo e l’avvento dell'Umanesimo e del
Rinascimento. Sono della modernità i seguenti nuclei tematici:
- l'umanesimo e Rinascimento del XV e XVI secolo che costituiscono il momento aurorale della modernità
- la rivoluzione scientifica e la nuova immagine dell'uomo e della natura che si configurano come il fatto centrale del XVI
e XVII secolo
- illuminismo e la fede nel Progresso civile e morale dell'umanità che rappresentano la riflessione propria del 700
- l'idealismo tedesco che si caratterizza in Hegel, come una delle ultime grandi narrazioni che esaltano la fede nella
ragione.
 il comune denominatore di questo lungo periodo della filosofia moderna è costituito dalla fiducia ottimistica nell'individuo,
nelle sue capacità conoscitive tecniche e nel Progresso civile e morale della storia. tali concetti configurano per noi
occidentali.

GIORDANO BRUNO=simbolo del rinascimento italiano


L’opera di Giordano Bruno mostra intenti molto diversi Da quelli di Telesio ed è caratterizzata dal recupero di elementi
 

Del neoplatonismo e della magia lui effettua un approccio naturale alla filosofia infatti naturalismo di Bruno è una
religione della natura, si avvale di suggestioni metafisiche e magiche. Lui nacque nel 1548 a Nola, in Campania. Entrò
nel chiostro domenicano per le sue qualità eccezionali di memoria e di ingegno e crebbe come un ragazzo prodigio. Ma
a diciott’anni ebbe i primi dubbi sulla verità della religione cristiana che lo contrastò con l’ambiente ecclesiastico e fu
costretto a scappare a Ginevra dove poi venne sempre perseguitato perché critica il luteranesimo. Lui viaggia molto e
dove lui andrà sarà sempre perseguitato poiché attacca la religione. Nel 1582 pubblicò le ombre delle idee, dedicata al
re Enrico III di Francia. Da qui ottenne i primi successi come maestro dell’arte lulliana della memoria, infatti, inventerà
una tecnica per memorizzare tante cose addirittura libri, e la pubblica. Insegnò ad Oxford in Inghilterra e conobbe la
regina Elisabetta. A questo periodo appartengono i dialoghi italiani (filosofia naturale= la cena delle ceneri che venne
scritta il giorno delle ceneri e si parla di Copernico, dell’infinito universo e mondi. Carattere morale= Lo spaccio della
bestia trionfante, cabala del cavallo pegaseo, l’asino Cillenico, degli eroici furori sono tutti risultati di una feroce satira
anticristiana che non si arresta neppure di fronte al dogma dell’incarnazione di Dio in Gesù). e alcuni dei poemi latini (de
minimo, de monade, de immenso et Innumerabilibus). Ritornato a Parigi contro l’ostilità degli ambienti aristotelici che
aveva attaccato. Si trasferì allora in Germania e insegno a Marburgo dove concluse poemi latini. L’invito del Patrizio
veneziano Giovanni Mocenigo lo accolse per istruirlo nell’arte magica, e si recò Venezia, credendosi al sicuro. ma
denunciato dallo stesso Mocenigo, venne arrestato dall’inquisizione di Venezia per sospetto di eresia, anche se
l’inquisizione veneziana è laica. Bruno ricorse la dottrina della doppia verità propria dell’averroismo ma alla Chiesa non
basta difendersi ma occorre abiurare. Nel 1593 fu trasferito all’inquisizione di Roma e rimase in carcere 27 anni
affermando di non aver nulla da smentire. Nel 1600 venne arso vivo senza accettare di riconciliarsi con il crocifisso
poiché distolse lo sguardo. Nota fondamentale comune: l’amore per la vita nella sua infinita espansione. Questo lo rese
insopportabile al chiostro che chiamò prigione angusta e nera, rinasce un odio inestinguibile per tutti coloro che facevano
della cultura una pura esercitazione libresca e distoglievano lo sguardo dalla natura, avendo una mentalità chiusa.
Questo amore per la vita lo spinse nel candelaio a trascorrere la giovinezza e a fustigare i pedanti creduloni e gli
imbroglioni senza umorismo né distacco con un tale esasperato compiacimento di fronte a quello dello spettacolo di
trivialità e miseria morale. Dall’amore della vita, quindi, nasce l’interesse per la natura che sfociò in un impeto lirico il
religioso. Bruno considerò la natura tutta viva e animata dove egli pose il termine più alto del proprio filosofare. Di qui la
sua predilezione per la magia che si fondava appunto sul presupposto di un panpsichismo universale in cui dio è in tutte
le cose che si proponeva di conquistare d’assalto la natura, così come si conquista un essere animato. E di qui la
rinuncia alla paziente laboriosa indagine naturalistica. L’utilizzo della mnemotecnica aveva la pretesa di impadronirsi del
sapere e di fare progredire la scienza con una tecnica inventiva rapida capace di sopravanzare la ricerca metodica e
lenta. Il naturalismo di Bruno è in realtà una religione della natura connotata da un impeto lirico, esaltazione e furore. La
sua opera segna una battuta d’arresto dello sviluppo del naturalismo scientifico, esprime nella forma più appassionata e
potente l’amore per la natura. La religione la considera come un sistema di credenze ripugnante e assurdo, utile soltanto
per l’istituzione di rozzi popoli che Denno essere governati. Secondo Bruno la religione consiste in un insieme di
superstizioni direttamente contrarie alla ragione e alla natura: vuol far credere che sia vile e scellerato ciò che la ragione
pare eccellente, che la legge naturale è una ribalderia, che la natura e la divinità non hanno lo stesso fine, che la
giustizia naturale e quella divina sono contrarie, che la filosofia e la magia sono pazzie, che ogni atto eroico è
vigliaccheria, che l’ignoranza è la più bella scienza del mondo.
Teologia=credenza—>filosofia=ricercare—>non si possono unire 
Opposta a questa forma di religiosità che Bruno deride come una santa asinità ritenendola contraria alla natura la
ragione, è un’altra religiosità: quella dei teologi. Quelli che hanno cercato la via per giungere a Dio con la forza della
razionalità. Questa religiosità è lo stesso filosofare. Sulla sua concezione e sul suo contenuto concordano secondo
Bruno i filosofi greci, quelli orientali e quelli cristiani. L’idea di Bruno è dominante nel Rinascimento, di una sapienza
originaria che tramandata da Mosè è stata sviluppata e chiarita da filosofi, maghi e teologi del mondo orientale, del
mondo classico e del mondo cristiano. Pico della mirandola ammette di rivedere in certi punti la sapienza originaria e
attraverso il tempo il giudizio matura. Ritiene infatti che questo sviluppo storico della verità sia in realtà un rinascere e un
rigermogliare della verità antica egli quindi si rifà di preferenza ai presocratici affermando che nei primi filosofi si può
ritrovare un più schietto e immediato interesse per la natura.
 
Concezione di dio, natura e infinito
Giordano parla di Dio in duplice modo: come mente al di sopra di tutto (Mens super omnia) e come mente presente in
tutte le cose (mens insita omnibus).
1-dio è fuori dal cosmo ed è pura fede quindi è teologia. Rifacendosi al principio della trascendenza, inconoscibilità e
ineffabilità di Dio, ritiene vano il tentativo di risalire dalla natura a colui che l’ha creata come pretendere di risalire da una
statua all’artefice che la scolpita. Di conseguenza Dio è oggetto di fede e di lui ci parla solo della rivelazione.
2-dio è invece principio immanente del cosmo e risulta accessibile alla ragione umana, costituendosi come oggetto
privilegiato del discorso filosofico.
Dio è definito da Bruno anima del mondo che opera tramite l’intelletto universale cioè tramite l’insieme di tutte le cose o
forme che plasmano dal di dentro quel grande ricettacolo universale che è la materia, specificandola negli infiniti esseri
del mondo. La materia, quindi, è viva poiché troviamo qualcosa di divino dentro. L’intelletto è motore dell’universo,
artefice interno, fabbro del mondo, fonte delle forme ecc. opera quindi come forza seminale intrinseca la materia poiche
forma la materia e la figura da dentro. Dio è causa e principio dell’essere, causa in quanto energia produttrice del cosmo,
principio in quanto elemento costitutivo delle cose. L’universo sputa continuamente materia e intorno ad ogni stella ci
sono pianeti questo lo deduce per pura intuizione intellettuale infatti è un immenso organismo dotato di un’unica forma e
di un’unica materia: Dio. Siccome Dio anima la materia Dio è anche anima del mondo e la sua mente è l’attivatore.
Principio attivo: unica forma è Dio come anima del mondo, datrice di forme
Principio passivo: unica materia è la massa corporea del mondo, il sostrato che l’intelletto divino anima e plasma. 

La materia quindi:
-non è pura potenza o assoluta passività, avendo le forme già in sé per opera dell’intelletto le manda e caccia fuori dal
suo seno, è tutto in potenza con l’atto di Dio quindi entrambi.
-non è qualcosa di separato alla forma ma costituisce un tutt’uno globale con essa, in quanto materia e forma anima e
corpo non sono due sostanze ma due aspetti distinti di quell’unica sostanza universale che è la natura. 
=concidentia oppositorum 
 
Dio come mens super omnia alcuni studiosi hanno visto un morto residuo medievale è una sorta di doppia verità che
tradisce un ossequio al passato. Altri hanno registrato una convinzione sincera derivante dallo schema neoplatonico
secondo il quale l’uno, pur essendo presente nel mondo, e nel contempo superiore a esso. Comunque sia appare
inevocabilmente certo: l’ispirazione più profonda del suo sistema È la propensione tutta rinascimentale a vedere il divino
nel mondo, tendenza che assume caratteri così radicali da caricarsi di tinte panteistiche: la natura o è Dio stesso o è la
virtù divina che si manifesta nelle cose. Per affermare che la legge dell’universo è la coincidenza degli opposti che
coincidono al massimo e il minimo, Il centro e la circonferenza, tanto che di esso si può dire che il centro È dappertutto e
la circonferenza in nessun luogo. Emerge così l’attributo fondamentale dell’universo che accende ed esalta l’impeto lirico
di Bruno e costituisce il tema preferito della sua speculazione: l’infinità. Il tema dell’infinito rappresenta l’importante punto
di incontro tra Bruno e la rivoluzione astronomica moderna.
 
L’etica eroica
Mito di azione esposto da Bruno nell’opera degli eroici furori. Secondo la mitologia greca, durante una battuta di caccia
Atteone sorprese Artemide nuda, mentre faceva il bagno. L’ira della dea lo trasformò in cervo, costringendolo a fuggire
bloccato dai suoi stessi cani, i quali lo sbranarono. Atteone è quindi la metafora dell’anima umana che andando in cerca
della natura è giunta finalmente a vederla, diventa essa stessa natura. Per Bruno il grado più alto della speculazione
filosofica è la visione magica dell’unità della natura e della sua vita inesauribile. Così il filosofo è il furioso, l’assetato di
infinito e l’ebbro di Dio, che andando aldilà di ogni limite con sforzo eroico raggiunge una sovrumana immedesimazione
con il processo cosmico. È una completezza mentale della concezione filosofica, il filosofo è innamorato della verità
trovata nella conoscenza della natura (lui è stato tipo colpito dalla freccia) -della conoscenza del mondo esterno che faccio
tramite i pensieri (segugi-desideri+deboli delle voluzioni—>desiderio per la verità, pensiero e voluzione quindi sono legati)
È una sorta di unione con la natura poiché, una volta che studiamo la natura diventiamo natura.
-Concezione dell’amore eroico (Eros) crea mancanza nell’uomo che cerca la sua metà per completarlo.
L’eroico furore di cui parla Bruno è la traduzione naturalistica del concetto platonico di amore, poiché sottolinea come
l’uomo vada in cerca dell’infinito perché solo questo può innalzarlo al di sopra dei bassi furori che lo incatenano alle cose
finite, e unirlo in una suprema unione d’amore con la natura di cui egli stesso fa parte. a questo identificarsi con la natura
sperimenta il grado più alto di libertà che gli sia concesso: l’accettazione della necessità delle cose e del destino del tutto
poiché riguarda anche il campo pratico e morale. Bruno si dichiara favore di una morale attivistica che esalta i valori
della fatica, dell’ingegnosità e del lavoro. Nello “spaccio della bestia trionfante” il filosofo critica il mito dell’età dell’oro,
cioè di un’epoca felice in cui all’uomo era gratuitamente concesso il necessario per la vita, ed esalta il lavoro come
attività che assoggetta la materia all’intelligenza e fonda l’unicità della nostra specie. Nella cabala del cavallo pegaseo
celebra l’uomo in quanto capace grazie le mani e l’ingegno, di conquistarsi da sé la propria condizione nel mondo
diventandone l’unico artefice. Con le mani e l’intelletto possiamo paragonarci a Dio che crea la terra pensando con
l’intelletto, il fulcro dell’anima quindi sta nelle mani poiché avendole l’uomo progredisce creando e trasformando la
materia infatti se tutto progredisce, hanno le mani. E se l’infinito e tutto, non ci si preoccupa perché anche gli alieni
hanno le mani. Questo vuol dire che l’etica della contemplazione filosofica e l’etica del lavoro e dell’impegno sono legate
poiché l’uomo non contempla senza azione e non opera senza contemplazione. Per Bruno la contemplazione di Dio non
è fine a se stessa poiché rappresenta un incentivo a fare come Dio, ossia realizzarsi come creatività ed energia
produttrice. ci sarà una spaccatura dell’umanità in due schiere: pochi cui ha dato di accedere alla filosofia e di condursi
secondo ragione, e il gregge dei rozzi popoli che devono essere diretti dai preti delle varie chiese.
 
CAMPANELLA 
Era astrologo come Telesio e dice che tutte le cose del mondo sono animate applica un fondamento di una teologia
politica. Nacque a stilo nel 1568 entra nell’ordine domenicano ma subì condanne per eresia. Ritornato a stiro ordì contro
il governo spagnolo una congiura che avrebbe portato alla realizzazione dell’ideale religioso e politico: una Repubblica
teocratica di cui sarebbe stato a capo e legislatore. Scoprirono la sua congiura e fu condannato però si finse pazzo e
subì 38 ore di tortura inoltre rimase in carcere 27 anni, in prigione compose le sue opere maggiori. Fuggì a Parigi dove fu
accolto dal re Luigi XIII e morì nel 1639. Le opere principali: la filosofia dimostrata dei sensi, del senso delle cose della
magia, filosofia reale, ateismo sconfitto, metafisica, teologia, città del sole, monarchia di Spagna e monarchia del
Messia. Lui compose anche molte poesie.
 
Concezione della natura e della conoscenza
Campanella parte dalla fisica e dalla magia per giungere a una metafisica teologica che egli assume come base per il
rinnovamento politico e religioso dell’umanità. Lui accetta la fisica di Telesio, ma cerca integrazioni magiche metafisiche
che sono estranee allo spirito del suo fondatore. Tutto È animato perciò ciò che è nell’effetto deve ritrovarsi nella causa.
C’è anche un’anima che è propria del mondo nella sua totalità: l’anima del mondo, che determina l’accordo che unisce le
cose naturali, dirigendole tutte verso un unico fine legandole tutte insieme nonostante le loro dissomiglianze. Lui effettua
una coordinazione di tutta la natura. Inoltre, ritiene che tutta la conoscenza sia riconducibile alla sensibilità. La vera
sapienza è quella fondata sui sensi, Che possono verificare correggere o confutare ogni conoscenza incerta. La
conoscenza sensibile è l’unica certa mentre quella razionale è una conoscenza sensibile confusa e incerta. La
percezione sensoriale è l’unica quindi di cui non posso dubitare.
 
Autoscienza e metafisica
Si presenta il problema di vedere in che modo l’anima conosce sé stessa. Campanella risponde nella metafisica dove
parla del pensiero di Agostino: anche lo scettico che sa di non sapere nulla conosce almeno questa verità cioè sa di non
sapere. Questo vuol dire che c’è un sapere originario di cui non si può dubitare. Tale è la conoscenza innata che l’anima
ha di sé stessa. La conoscenza innata di sé è la condizione di ogni altra conoscenza superiore alle altre conoscenze. Le
cose esterne producono nell’anima modificazioni che le rimarrebbero estranee e sconosciute ma questa auto conoscenza
originaria non è proprio soltanto dell’anima umana, ma appartiene a tutte le cose naturali in quanto tutte sono dotate di
sensibilità. Essa è oscurata dalla conoscenza acquisita (illata) che è prodotta dalle cose esterne. Il senso di caldo non lo
sento solo toccando il fuoco ma anche vedendolo e immaginandolo. Solo in Dio che è privo di ogni conoscenza acquisita
la conoscenza innata conserva tutta la sua potenza. L’uomo, quindi, conosce tutto tramite la sensibilità. Alla teoria
dell’autocoscienza di Campanella mancano dei tratti che costituiscono la vitalità e la portata del principio cartesiano. In
primo luogo, l’autocoscienza di Campanella non è pensiero ma sensibilità e come tale è proprio non soltanto dell’uomo
bensì di tutti gli esseri della natura. Il principio di Campanella costituisce l’ultima formulazione del presupposto animistico
del naturalismo rinascimentale. L’autocoscienza per Campanella Rivela i principi fondamentali della realtà naturale. Noi
siamo consapevoli di potere, di sapere e di amare, e dobbiamo ammettere che l’essenza di tutte le cose è costituita
appunto da queste tre primalità: il potere (potentia), il sapere (Sapientia) e l’amore (amor) ogni cosa è in quanto può
essere, e il poter essere è la condizione dell’essere e dell’azione di ogni cosa. Tutte queste sono derivazioni delle
potenzialità di Dio inoltre ogni cosa è dotata della conoscenza di sé e delle altre cose poiché provvisto di sensibilità. Infine,
tutti gli enti amano il proprio essere e desiderano conservarlo. Vi sono quindi tre primalità del non essere: l’impotenza,
l’insipienza e l’odio. Solo in Dio che è infinito, le primalità non sono limitate dal non essere perciò la potenza non implica
nessuna impotenza e la sapienza nessuna insipienza e l’amore nessuna deviazione dal bene. Attraverso le tre primalità,
Dio crea il mondo e lo governa: dalla potenza di Dio deriva la necessità per cui nessuna cosa può essere diversamente da
come prescrive la sua natura, dalla sapienza deriva il fato che è la catena delle cause naturali, dall’amore deriva l’armonia
della quale tutte le cose sono indirizzate al fine supremo. E attraverso questi Dio crea e sorregge il mondo.
La politica teologica
Campanella ritiene che l’oroscopo sia un punto di forza per l’uomo anche se esso va comunque incontro al suo destino, infatti la fisica
e la metafisica di Campanella costituiscono il fondamento di una riforma religiosa che avrebbe dovuto riunire l’intero genere umano in
una sola comunità politica. Lui fu un profeta religioso mosso dall’ideale di uno Stato teologico universale che delineò nella sua opera
più famosa la città del sole. Nella sua vita cercò di rintracciare le vie concrete attraverso le quali l’ideale perfetto vagheggiato dalla
sua mente poteva essere messo in pratica. Tenuto in carcere dalla monarchia spagnola scrive quest’opera. uscito di prigione e
deluso nelle speranze che aveva riposto nella Spagna si rivolse alla Francia e attese dalla monarchia francese l’attuazione del
medesimo ideale. Campanella era disposto a fare di tutto pur di rimanere fedele ai suoi progetti. Nella città del sole è governato da un
principe sacerdote detto sole o metafisico assistito da tre principi collaterali: Pon, Sin e Mor, cioè potestà, sapienza e amore. Essi
rappresentano la trinità. Le caratteristiche di questo Stato sono la comunanza dei beni e delle donne e la religione naturale. La
religione dei solari è dettata dalla pura ragione e si identifica con la sua dottrina metafisica. Questa religione naturale è innata in tutti
gli uomini, è sempre vera ed è il fondamento di tutte le religioni positive acquisite o sopraggiunte e possono essere imperfette o anche
false, questa era una religione pensata. il padre è il pensiero pensante e il figlio è il pensiero pensato. Tuttavia, la religione innata non
può stare senza quella acquisita. La religione acquisita è propria soltanto degli uomini ed è perciò la sola che implica merito e valore
morale. La religione inditia-innata è la norma che misura il valore delle varie religioni positive. Nella città del sole sono presenti anche
interessanti intuizioni pedagogiche. Campanella espone il principio dell’imparare giocando, descrivendo come i solari ricevevano fin
da fanciulli un’educazione libera e giocosa, impartita prevalentemente secondo un metodo che oggi definiremmo intuitivo, basato
anche su un uso lucido e mirato delle immagini. I migliori diventeranno filosofi sacerdoti, e a loro spetterà di governare per il bene di
tutti.

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