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DAVID PNUELI CHAIM GUTFINGER

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COLLOCAZIONE N. ~.f.#.f9.J..9
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ZANICHELLI
INDICE

VIII Prefazione

Capitolo 1
1 Introduzione
1 1. I . Il campo della meccanica dei fluidi
1 I .2. Il sistema continuo
2 1.3. Proprietà locali in un sistema continuo
3 1.4. Forze di massa e di superficie
4 1.5. Sforzi in un punto
5 1.6. Definizione di un fluido
6 I .7. Dimensioni ed unità di misura
8 I .8. Omogeneità dimensionale
9 1.9. Proprietà dei fluidi
12 Problemi

Capitolo 2
15 Sforzi in un fluido
I5 2. I. Le equazioni della quantità di moto
18 2.2. Convenzione di Einstein sugli indici di sommatoria
19 2.3. Momenti in un cubo
20 2.4. Forze in un punto di un piano
22 2.5. Il tetraedro elementare
25 2.6. Sforzi in un fluido a riposo
26 2.7. Sforzi in un fluido in movimento
28 2.8. Un caso in cui lo sforzo non è costante
30 2.9. * Il tensore degli sforzi
31 2.10. Trasformazione di coordinate per un vettore


IV Indice @s!l-08- 9388

32 2.11. * Trasformazione di coordinate per un tensore


32 2.12. * Direzioni principali
39 2.13. * Sforzi principali identici. Legge di Pascal
39 Bibliografia
39 Problemi

Capitolo 3
44 Statica dei fluidi
44 3.1. Le equazioni dell'idrostatica
46 3.2. Manometri
51 3.3. Equazione dell'idrostatica in sistemi di riferimento non inerziali
53 3.4. Spinte su superfici immerse
53 3.5. Spinta su una superficie piana immersa
60 3.6. Spinta su una superficie immersa. Il caso generale
73 Problemi

Capitolo 4
86 Fluidi in movimento. Analisi integrale
86 4. I. Sistemi tennodinamici e volumi di controllo
87 4.2. Il teorema di Reynolds del trasporto
89 4.3. La conservazione della massa all'interno del volume di controllo
91 4.4. Conservazione della massa in condizioni di regime stazionario
94 4.5. Il teorema della quantità di moto per un volume di controllo
100 4.6. Altre forze esercitate sul volume di controllo
111 4.7. Teorema del momento angolare per un volume di controllo
115 4.8. Il fattore di correzione per la velocità media nel teorema della quantità di moto
117 Problemi

Capitolo 5
127 Fluidi in movimento. Analisi differenziale
127 5.1. Rappresentazione differenziale
128 5.2. Linee di flusso, superfici di flusso e tubi di flusso
I 30 5.3. La derivata sostanziale
132 5.4. Conservazione della massa. L'equazione di continuità
135 5.5. La seconda legge di Newton del moto
137 5.6. La legge di Newton della viscosità
138 5.7. * Analisi della deformazione
141 5.8. Fluidi newtoniani
144 5.9. Le equazioni di Navier
146 5.10. Le equazioni di Eulero
147 5.11. Soluzioni per correnti bidimensionali. La funzione di flusso
154 5.12. La pressione nelle equazioni della quantità di moto
157 Problemi
@s11-os- 9388 Indice v

Capitolo 6
161 Soluzioni esatte delle equazioni di Navier
161 6.1. Correnti tra lastre parallele
165 6.2. Correnti indipendenti dal tempo
168 6.3. Correnti dipendenti dal tempo. Il problema di Rayleigh
171 6.4. Corrente stazionaria in un condotto rotondo
173 6.5. Corrente in un anello a simmetria assiale
178 6.6. Corrente tra due cilindri concentrici rotanti
181 Bibliografia
181 Problemi

Capitolo 7
190 Equazioni dell'energia
190 7 .1.L'equazione di Bernoulli
196 7.2. Pressione statica dinamica e totale
197 7.3. Estensione ai fluidi comprimibili
201 7.4. Modifiche all'equazione di Bernoulli per la corrente in un condotto
206 7.5. Le basse pressioni previste dall'equazione di Bernoulli
208 Bibliografia
208 Problemi

Capitolo 8
219 Similitudine e ordine di grandezza
219 8.1. Equazioni adimensionali
221 8.2. Similitudine
224 8.3. Grandezze caratteristiche nascoste
230 8.4. Ordine di grandezza
231 8.5. Stima delle grandezze caratteristiche
233 8.6. * Il concetto di perturbazione
234 8.7. * Perturbazioni singolari
235 8.8. Le equazioni deJJo strato limite
238 8.9. Il teorema del 7r di Buckingham
241 Bibliografia
241 Problemi

Capitolo 9
247 Correnti con accelerazione trascurabile
247 9.1. Correnti in spazi stretti
249 9.2. La teoria di Reynolds della lubrificazione
252 9.3. Correnti di scorrimento
253 9.4. Correnti bidimensionali
254 9.5. Correnti a simmetria assiale
VI Indice @88-08- 9388

256 9.6. Corrente di Stokes attorno ad una sfera


262 9.7. Correnti di Stokes attorno ad un cilindro
267 Bibliografia
267 Problemi

Capitolo 10
271 Correnti ad alto numero di Reynolds. Regioni lontane dai contorni solidi
271 10.1. Sforzo di taglio trascurabile. Le equazioni di Eulero
275 10.2. Corrente irrotazionale
281 10.3. Corrente a potenziale
292 Bibliografia
292 Problemi

Capitolo 11
298 Correnti ad alto numero di Reynolds. Lo strato limite
I
299 11.l. Corrente su una lastra piana. La soluzione di Blasius
306
309
311
11.2. Il metodo integrale di von Kannan-Pohlausen
11.3. Getto laminare bidimensionale
Bibliografia
I
311 Problemi

Capitolo 12
317 Corrente turbolenta
317 12.1. Esperimento di Reynolds
319 12.2. La natura della turbolenza
320 12.3. Le equazioni del moto nella corrente turbolenta
322 12.4. La lunghezza di mescolamento di Prandtl, profili generalizzati
324 12.5. Il diagramma di Moody
330 12.6. Corrente nei tubi
334 12.7. Corrente attraverso raccordi di tubazioni
338 12.8. Tubi a sezione non circolare
338 12.9. Coefficiente di resistenza
340 12.10. Forze di sollevamento indotte da corrente
343 12.11. Misure di portata
347 12.12. Strato limite turbolento
349 12.13. Soluzioni integrali per lo strato limite
353 Bibliografia
353 Problemi

Capitolo 13
358 Corrente comprimibile
358 13.1. Velocità di perturbazioni infinitesime. Velocità del suono
@ss-os- 9388 Indice VII

361 13.2. Propagazione di perturbazioni finite


363 13.3. Analogia col pistone
364 13.4. Corrente quasi monodimensionale. Proprietà del punto d'arresto
368 13.5. Corrente attraverso un effusore
369 13.6. Flusso massimo attraverso un effusore
371 13.7. Il progetto e l'impiego di un effusore
375 13.8. Tabelle per la corrente comprimibile monodimensionale
376 13.9. Correnti monodimensionali non isentropiche
376 13.10. Corrente nei rubi con attrito
380 13.11. Corrente in un tubo privo di attrito con trasferimento di calore
382 13.12. Relazioni per l'onda d' urto
386 13.13. Urti obliqui e despansione di Prandtl-Mayer
388 13.14. Sollevamento e resistenza viscosa
389 Bibliografia
389 Problemi

Capitolo 14
395 Fluidi non-newtoòiani
399 14.l. Corrente in un tubo circolare di un fluido a viscosità esponenziale
401 14.2. Flusso di un fluido di Bingham tra lastre parallele
404 14.3. Equazioni deJJo strato limite per un fluido a viscosità esponenziale
405 Bibliografia
406 Problemi

Appendici
408 Appendice A: fattori di conversione per unità di misura
410 Appendice B: proprietà fi siche dell'acqua e dell'aria
412 Appendice C: proprietà di alcuni fluidi comuni
413 Appendice D: dati per la corrente incomprimibile di gas ideali

425 Indice analitico


PREFAZIONE

Questo libro di testo è destinato a studenti universitari iscritti a facoltà di Ingegneria o a


corsi di tipo tecnico-scientifico, impegnati nello studio della meccanica dei fluidi ad un livello
intermedio. Non è indispensabile aver acquisito nozioni di meccanica dei fluidi, ma si suppone
che i lettori abbiano affròntato il biennio di Ingegneria, e quindi lo studio della matematica,
della fisica, della meccanica e della tennodinamica.
Il testo è stato scritto con l'intenzione di indurre i lettori a concepire la meccanica dei
fluidi in termini chiari e corretti, a capire i principi basilari della materia, ad intuire alcuni
concetti legati alla corrente di fluidi e ad apprezzare la bellezza della materia.
I meccanismi della logica sono stati rispettati con rigore. Ogni volta che un concetto
deriva da un concetto precedente, se ne mette in evidenza il legame, e quando viene introdotta
una nuoya idea, se ne spiega chiaramente il motivo, come ad esempio quando le equazioni
dello strato limite turbolento vengono nuovamente derivate. Come sarà detto più tardi, in
alcuni programmi di studio alcune parti del libro possono essere tralasciate. È comunque
importante, da un punto di vista pedagogico, che le parti tralasciate siano presenti nel libro e
che lo studente sappia che ha a disposizione una presentazione completa anche se non gli è
richiesto di leggere alcune parti specifiche.
Generalmente si ritiene che un importante obiettivo nella formazione di un ingegnere sia
quello di indurre lo studente a pensare in termini chiari ed esatti. Nella stesura di questo libro,
perciò, ci si è notevolmente impegnati a presentare la meccanica dei fluidi in maniera esatta,
facendo in modo allo stesso tempo che la parte matematica non distolga l'attenzione dello
studente dal fenomeno fisico. Dove non è stato possibile mantenere questo delicato equilibrio,
la parte fisica prevale e si avverte lo studente che l'argomento deve essere in parte approfondito
. .
in corsi success1vt.
Con maggiore impegno ci si è dedicati all'equilibrio tra esattezza e chiarezza della pre-
sentazione, tra l'intuizione di nuove idee e la loro applicazione creativa. A tale scopo i nuovi
concetti sono seguiti, quando possibile, da esempi applicativi, in modo da mostrarli sotto un
punto di vista meno fonnale.
La meccanica dei fluidi si è sviluppata storicamente attorno al concetto di un fluido
ideale privo di attrito. Una ragione di questo è che la matematica dei fluidi privi di attrito è
sostanzialmente più semplice di quella dei fluidi viscosi, e che i fluidi a riposo si comportano
IX Prefazione @ss-os- 9388

realmente come se fossero privi di attrito. Inoltre, la statica dei fluidi è stata studiata molto
prima di tutti gli altri settori della meccanica dei fluidi. Un'altra ragione è che lo sviluppo
della meccanica dei solidi ha preceduto quello della meccanica dei fluidi, e i modelli privi di
attrito nella meccanica dei solidi sono in molti casi buone approssimazioni della realtà. Inoltre,
nella maggior parte dei casi queste approssimazioni possono essere successivamente migliorate
introducendo correzioni e modifiche di coefficienti.
Tuttavia, l'introduzione inopportuna di modelli privi di attrito può portare a risultati to-
talmente sbagliati. La semplificazione derivante dall'uso di questi modelli dovrebbe tutt'al più
essere sfruttata da chi ne conosce appieno i limiti. La conoscenza di questi limiti può essere
acquisita studiando dapprima la meccanica dei fluidi viscosi reali e poi considerando modelli
più semplici che sono casi particolari dei fluidi reali. Questo Jjbro inizia con i fluidi viscosi
reali, e in seguito mostra come sotto certe particolari condizioni il modello di fluido ideale
porti ad approssimazioni accettabili. Ma a questo punto lo studente avrà acquisito nozioni
sufficienti a inquadrare questo modello nella giusta prospettiva.
TI concetto di strato limite è presentato come elemento essenziale della corrente dei fluidi
ideali. Vengono trattate anche le correnti a bassa velocità, come un altro caso particolare della
corrente dei fluidi reali in generale. Le correnti unidimensionali di fluidi comprimibili sono
considerate sotto due punti di vista: sia come correnti ad alta velocità sia come correnti di
fluidi comprimibili. E ' presente inoltre un'introduzione ai fluidi non-newtoniani, con diversi
esempi risolti.
Benché il libro contenga argomenti sufficienti per un corso di durata annuale, in molti dei
moderni corsi di laurea in Ingegneria è necessario limitare ad un semestre il corso di meccanica
dei fluidi, a causa della gran quantità di materie. Perciò il docente dovrà decidere quali parti
del libro escludere dal programma, cercando comunque di fornire una solida base sulla quale
gli studenti interessati possano successivamente approfondire lo studio della materia e colmare
le eventuali lacune. Per aiutare la scelta del docente, alcuni argomenti di livello più avanzato,
che possono essere tralasciati in una presentazione di base della materia, sono stati segnati con
un asterisco. Questi argomenti sono stati inclusi nel libro per completezza e per avere una
trattazione esauriente della materia nell'ambito di un corso avanzato.
Gli studenti che affrontano per la prima volta la meccanica dei fluidi si chiederanno perché
questa materia ta.lvolta sembra essere più formale e meno intuitiva della meccanica dei solidi.
La risposta sta nel fatto che molto probabilmente nel corso della loro formazione l'approccio
con i fluidi è avvenuto in forma più limitata che non con i solidi. Uno dei maggiori obiettivi
di questo libro è quello di portare i lettori a comprendere e talvolta ad afferrare intuitivamente
i concetti della meccanica dei fluidi. Una volta raggiunto questo scopo, il piacere di nuotare
nel mare della meccanica dei fluidi sarà superiore a quello di camminare nel campo della
meccanica dei solidi.
CAPITOLO 1

INTRODUZIONE

1.1. Il campo della meccanica dei fluidi


La meccanica dei fluidi estende i concetti sviluppati nella meccanica e nella termodinamica
allo studio del moto e dell'equilibrio dei fluidi, cioè dei liquidi e dei gas.
Chi si accosta per la prima volta allo studio della meccanica dei fluidi può avere qualche
nozione intuitiva circa la natura di un fluido, basata sull'idea che esso non ba una forma
definita. Da questa idea si può immedatamente capire come il campo della meccanica dei
fluidi sia più complesso di quello della meccanica dei solidi, poiché tratta di corpi che mutano
continuamente la loro forma o si deformano. Analogamente, il concetto di equilibrio svilup-
pato nella termodinamica classica deve essere esteso per tener conto dell' ulteriore complessità
dovuta a proprietà che variano continuamente nello spazio e nel tempo, quali normalmente si
incontrano nella meccanica dei fluidi.
La descrizione di un fluido è basata sul concetto di sistema continuo, con proprietà che
vanno descritte in una maniera particolare. Fino ad ora, né l'idea di sistema continuo né quella
di fluido sono state descritte in modo esatto. Dunque, descriviamo ora le varie forze che
agiscono su un sistema continuo, le quali portano alla definizione dello sforzo in un punto. I
concetti di sforzo e di sistema continuo sono poi usati per definire un fluido.

1.2. Il sistema continuo


Consideriamo un corpo fluido, come mostrato in figura 1.1. Prendiamo A come punto rap-
presentativo nel fluido, e sia S il sistema termodinamico contenente A. Supponiamo che il
volume di S sia V e la massa in esso contenuta m. La densità media del sistema S è definita
come
m
p- -
- V. {1.1)

Restringiamo ora il volume V attorno ad A. Se, per un volume sufficientemente piccolo ~


contenente A, esiste un limite tale che

lim p = PA, (1.2)


v-.v.
2 I. Introduzione @88-08- 9388

si definisce p_4 come la densità nel punto A.


Va notato che lesistenza del limite nell'equazione ( 1.2) non è affatto certa. Inoltre, il limite
pA deve essere calcolato per un Ve finito. In realtà, Ve ~ Onon è considerato affatto perché, nel
restringere Ve ad un volume molto piccolo, le singole molecole che via via verrebbero escluse
causerebbero grandi fluttuazioni di p. Quindi il volume Ve "sufficienten1ente piccolo" deve
contenere un numero molto elevato di molecole, almeno tale da garantire deviazioni accettabili
dalla distribuzione delle velocità molecolari in una situazione di equilibrio. Si possono ripetere
queste considerazioni per un altro punto B e calcolare la densità p 8 , poi per un altro punto
.
ancora, e cosi' via.

s
G::f

Figura 1.1
Punto ,4. in un fluido.

Un fluido che si trova in una regione contenente solo punti per i quali c'è convergenza,
cioè una regione nella quale la densità è definita ovunque, viene detto un sistema continuo
rispetto alla densità. Un sistema termodinamico definito in una regione siffatta, anche se non
necessariamente in equilibrio, ha una densità ben definita in ciascuno dei suoi punti. Un fluido
potrebbe anche essere un sistema continuo rispetto ad altre proprietà, come ad esempio un
sistema continuo rispetto alla temperatura. Se è un sistema continuo rispetto a tutte le più
importanti proprietà, cioè quelle di interesse per il problema considerato, viene definito un
sistema continuo senza ulteriori specificazioni.
Il requisito di essere un sistema continuo può essere soddisfatto in una regione e non in
un'altra, oppure in un dato istante e non in un altro. Perciò un fluido può essere considerato
un sistema continuo solo in parti della regione considerata o solo in dati istanti di tempo. La
corrente di un gas rarefatto è un tipico esempio di questo caso. Quando il modello di sistema
continuo non è più appropriato, può essere sostituito da altri modelli, ad esempio quelli usati
nella meccanica statistica o nella termodinamica statistica. Tali modelli, però, esulano dagli
scopi di questo libro.
Si noti che il modello di sistema continuo può essere abbandonato nei casi in cui si
richiede una descrizione dettagliata della corrente di un fluido, cioè quando interessano regioni
più piccole di Ve;.

1.3. Proprietà locali in un sistema continuo


L'esperimento teorico che ha portato al concetto di densità e di sistema continuo rispetto alla·
densità può essere adattato ad altre proprietà come la temperatura, la pressione termodinamica,
ecc. La scelta di quale proprietà misurare in questi esperimenti teorici non è sempre semplice
né necessariamente unica. Comunque, sottolineiamo che tali esperimenti possono essere com-
piuti, e che il concetto di temperatura, ad esempio, e quello di sistema continuo rispetto alla
@88- 08- 9388 1. Introduzione 3

temperatura possono essere definiti attraverso il calcolo dj un limite. Naturalmente, lo stesso


procedimento può essere adottato per altre proprietà misurabili.
Le proprietà non misurabili direttamente, ma solo indirettamente attraverso altre proprietà,
si suppongono definite solo quando siano state definite le proprietà misurabili. Sulla base di
questa supposizione, si può ora considerare un sistema continuo avente tutte le proprietà ril-
evanti definite ovunque. Una descrizione in qualche modo suggestiva, ma fondamentalmente
corretta, dei risultati fin qui ottenuti è quella di un fluido suddiviso in numerose piccole sot-
toregioni, ciascuna dell' ordine di grandezza di ~ e con un dato insieme di proprietà.
Segue ora una presentazione meno intuitiva, che non aggiunge accuratezza alla descrizione
appena data ma è più adatta ad uno studio di tipo matematico. Infatti, se modifichiamo ora
alcuni aspetti del modello considerato, in seguito sorgeranno minori difficoltà nell'analisi.
Chiamiamo p la proprietà considerata, supponiamo la densità, conosciuta in ogni sot-
toregione del sistema continuo. Definiamo poi una funzione continua tale che, suddividendo
la regione in modo opportuno, il suo valore coincida con quello di p nelle sottoregioni. La
definizione di questa funzione non aggiunge informazione, ma facilita la descrizione. Supponi-
amo che la funzione continua abbia derivate parziali continue fino all'ordine che sarà ritenuto
necessario. In un punto in cui p è specificata, la funzione coincide con il suo valore. Inoltre la
funzione interpola il valore di p tra due punti adiacenti nella regione suddivisa come descritto •
precedentemente, e quindi non modifica l'approssimazione. Non si introduce alcun errore se
si considera la funzione coincidente con p, invece che con i precedenti valori discreti di p. La
funzione continua p ha comunque il vantaggio di essere derivabile ed integrabile, il che sarà
di grande importanza nel seguito.
Una proprietà locale in un sistema continuo sarà considerata d'ora in poi come il valore
locale di questa funzione continua. Quello che è stato fatto finora è porre le basi per la
trasposizione della realtà fisica in una fonna suscettibile di studio matematico, ma nel fare
ciò la struttura molecolare della materia è stata trascurata. Poiché consideriamo le regioni
di materia come sistemi continui con proprietà che cambiano molto gradualmente, possiamo
parlare di ca"zpi di densità e di temperatura o di profili di velocità. Nel descrivere la densità
di un sistema continuo trascuriamo il fatto che la materia è composta di zone ad alta densità di
protoni e neutroni circondate da regioni a densità zero. Analogamente, nel descrivere il profilo
di velocità di un gas che scorre in un condotto, trascuriamo la velocità di ogni molecola e
trattiamo il profilo di velocità di un sistema continuo come una funzione matematica continua
e dal comportamento regolare.

1.4. Forze di massa e di superficie


Le forze agenti su un fluido si dividono in forze di massa e io forze di superficie. Le forze di
massa agiscono a distanza e non hanno bisogno di alcun agente trasmissivo o punto di contatto.
In molti casi esse sono gli "effetti" di campi esterni. Alcuni tipici esempi di forze di massa
sono quelle di gravità, dell'elettrostatica e dell'elettromagnetismo.
Le forze di superficie sono quelle che agiscono su ogni superficie definita nel fluido,
compresi i suoi contorni. Poiché ciascun punto nel fluido può appartenere a diverse superfici,
coesistono diverse forze di superficie in un punto. Questo è un caso più complesso di quello di
una forza di massa agente su un elemento di massa, e quindi le forze di :::.:jjei.7.cie necessitano
ulteriori ed approfondite considerazioni.
4 I. Introduzione @88-08- 9988

1.5. Sforzi in un punto


Definiamo una superficie che attraversa un punto A in un fluido. Definiamo inoltre un piano
tangente alla superficie, anch'esso passante per A, e un piccolo disco attorno ad A giacente su
questo piano, come mostrato in figura 1.2. Il elisco ha due lati, e su uno cli questi è assegnata
la normale esterna n . Supponiamo che l'area del disco sia S e sia F la forza agente sulla
superficie con normale n.

Figura 1.2
Un piccolo disco tangente alla superficie nel fluido in un punto A.
Si può ora definire lo sforzo medio agente sulla superficie come la forza per unità di superficie
F
T = S. (1.3)
Ora restringiamo S attorno ad A e cerchiamo i1 limite dello sforzo medio, che viene detto
sforzo nel punto A. A questo punto le considerazioni sono in un certo modo simili a quelle
che portano alla definizione di proprietà locali. Il limite dell'equazione (1 .3) è un vettore, che
dipende non solo dalla posizione del punto A ma anche dalla direzione della normale unitaria
n. D'ora in avanti, il termine sforzo sarà usato come forma abbreviata di sforzo in un punto.
Lo sforzo è un vettore che dipende da un altro vettore n: la componente dello sforzo nella
direzione di questa normale n è detta sforzo normale e la componente perpendicolare ad n,
cioè quella giacente sul piano del disco e perciò tangente alla superficie considerata, è detta
sforzo tangenziale o sforzo di taglio. Intuitivamente, si può pensare che lo sforzo normale
tende ad al1ontanare il disco dalla superficie in direzione normale ad essa, mentre lo sforzo di
taglio tende a farlo slittare tangenzialmente alla superficie.

Esempio I.I
Una corda omogenea è appesa tra due pali, figura 1.3.

Figura 1.3
Una corda appesa tra due pali.
@sS-os- 9sss 1. introduzione 5

La corda è un sistema continuo rispetto alla densità? E rispetto alla temperatura? Quali sono
le forze agenti sulla corda? Quali gli sforzi nella corda?

Soluzione
La corda è omogenea e la sua densità media è p = m/(7rr 2 L), dove m è la massa di un pezzo
lungo L. Inoltre
. m m
1im -L = L = costante .
L - D,

Il limite esiste e la corda è un sistema continuo rispetto alla densità. Ci aspettiamo che anche
la sua temperatura abbia un andamento continuo; quincti è un sistema continuo anche rispetto
alla temperatura. Le forze agenti sulla corda sono le forze di massa,

kg dm = -kg rnr2 ds

dove p è il raggio della corda, e le forze di superficie

dove Tss è lo sforzo sulla superficie la cui normale esterna è nella direzione di s, cioè è solo
uno sforzo normale. Dalla teoria dei corpi solicti, ricordiamo che una corda non può opporsi
ad un momento e quindi non subisce sforzo cli taglio.

1.6. Definizione di un fluido


Siamo ora in grado di introdurre la definizione di un fluido: un fluido è un sistema continuo
che non può opporre sforzo di taglio quando è a riposo. I termini sistema continuo e sforzo di
taglio che compaiono nella definizione di fluido fanno comprendere perché questa definizione
non ha potuto essere introdotta prima d'ora.
Consideriamo un esperimento che, sfruttando la definizione appena data, permette di
decidere se un dato materiale è un fluido oppure no. Si ponga il materiale tra due lastre
parallele e lo si sottoponga ad uno sforzo di taglio esterno. In figura 1.4 è mostrato un
esempio di tale esperimento, dove Io sforzo di taglio è ottenuto per mezzo di un peso. Poiché
un fluido non può opporre alcun tipo di sforzo di taglio finché è a riposo, il materiale sarà
considerato un fluido se la lastra superiore si 1nuove verso destra finché Io sforzo di taglio è
applicato, indipendentemente dall'entità dello sforzo.

lastra superiore

campione dì materiale posto


tra due lastre parallele
peso

Figura 1.4
Materiale soggetto a sforzo di taglio.
8 I. Introduzione @ss-os- 9388

1.8. Omogeneità dimensionale


Si dice che un'equazione è dimensionalmente omogenea se non dipende dal sistema di unità
di misura usato. Quindi in un'equazione dimensionalmente omogenea, ciascun termine in
entrambi i membri ha le stesse dimensioni. In pratica, questo significa che le costanti numeriche
che appaiono nell' equazione sono adimensionali. In questo modo l'equazione

1 ?
h = - gt- (1.8)
2
è dimensionalmente omogenea e la costante 1/2 è adimensionale. Questa equazione omogenea
vale per ogni sistema di unità di misura.
Una pratica diffusa in ingegneria è quella di scrivere equazioni in forma non omogenea.
Se ad esempio sostituiamo nell'equazione (1.8) il valore g = 32, 174 ft/s 2 , otteniamo

h = 16, 09t 2 . (1 .9)

Questa equazione, benché più semplice per calcoli iterati, è non omogenea e vale solo nel caso
in cui t sia espresso in secondi e h in piedi. Qui la costante 16,09 ha le dimensioni di ft/s 2 .
Per convertire l'equazione (2.9) in un diverso insieme di unità di misura, deve essere definita
una nuova costante e secondo il metodo illustrato sopra. Così, con le unità di misura del SI
(Sistema Internazionale per le unità di misura) la costante sarà

e= 16, 09 ft/s2 x O, 3048 m/ft = 4, 90 m/s 2 , (1.10)

che diventa una nuova equazione dimensionalmente non omogenea

h = 4, 90t2 . (1.11)

Come dimostra questo esempio, le equazioni non omogenee nascono per ragioni pratiche, come
quelle di abbreviare calcoli iterati o un uso più semplice dei dati disponibili. Sono raramente
usate nelle presentazioni scientifiche e, quando accade, le unità di misura impiegate devono
sempre essere chiaramente indicate.

Esempio 1.4
La pressione atmosferica al livello del mare è Pa = 14, 7 psia, dove il termine "psia" sta
per "libbre per pollice quadrato assoluto". Qual è la pressione in N/m 2 , cioè in Pa (pascal)?
Soluzione
Usando i fattori di conversione dell'Appendice A, la pressione diventa

Po.= 14, 7lbf/in2 = 14, 7lbf/in2 X 144in 2/ft2 X 10, 764ft2 /m 2 X 4, 448Nflbf
= 101300 N/m2 = 101300 Pa .
@ss-os- 9sss 1. Introduzione 9

1.9. Proprietà dei fluidi


ln questo paragrafo vengono descritte alcune delle proprietà fondamentali dei fluidi usate in
questo libro.

Densità, Peso specifico e Densità relativa


La proprietà densità è stata usata per la definizione di sistema continuo. È stata definita come

. rri
p= lim - . (1.12)
v-.v, V

Le unità di misura per la densità sono la massa per unità di volume. Quindi nel SI è misurata in
chilogrammi per metro cubo (kg/m 3 ). Altre unità di misura frequentemente usate sono g/cn13 ,
lbm/ft3 e slugtft3.
La densità dell'acqua a temperatura ambiente e a pressione atmosferica è
.
p = 1000 kg/ m3 = 1 g/ cm3 = 62, 4 lbm/ ft3 = 1, 94 slug/ ft3 . (1.13)

La densità di un ftuido può cambiare da punto a punto; comunque, se il fluido si trova in una
sola fase, il cambio di densità sarà continuo quasi ovunque. Inoltre, la densità può dipendere
sia dalla pressione che dalla temperatura. È detto incomprimibile un fluido la cui densità può
essere considerata non variabile con la pressione .
Il reciproco della densità è il volume specifico, v:

1
v=- (1.14)
p

Una grandezza legata alla densità è il peso specifico, "f, definito come il peso per unità di
volume:
"/ = pg . (1 .15)
Nel SI le unità di misura del peso specifico sono N/m 3 . Il peso specifico dell'acqua a temper-
atura ambiente e alla pressione atmosferica è

"/ = 9806 N/m3 = 62, 4 lbflft3 . (1.16)

Talvolta si può incontrare il termine "densità relativa" che è definita come il rapporto tra la
densità di un dato fluido e quella dell'acqua. La densità relativa è dunque adimensionale,
e il suo valore numerico equivale a quello della densità espressa in unità CGS (centimetro-
grammo-secondo), cioè g/cm 3 .

Viscosità
Per decidere se un certo materiale è un fluido, abbiamo usato un esperimento in cui il materiale
si trovava tra due lastre parallele, figura (1.4). Una delle due lastre era mantenuta ferma mentre
l'altra poteva muoversi sotto la spinta di una forza agente nella direzione parallela alla lastra.
Abbiamo asserito che se la lastra si muove il materiale è un fluido. Ora, la velocità di
movimento della lastra dipende da una proprietà del fluido detta viscosità. Più viscoso è il
ftuido, più lento è il movimento della lastra.
10 I. Introduzione @ss..08- 9388

La forza per unità di superficie della lastra, quindi lo sforzo di taglio T esercitato sulla
lastra, è proporzionale alla velocità V di questa ed inversamente proporzionale alla distanza h
tra le due lastre:
(1 .17)

La costante di proporzionalità che trasforma l'equazione (l.17) in un'uguaglianza è detta vis-


cosità dinamica e si indica con µ. Così per quel particolare esperimento si ha

V
T=µh. (1 .18)

L'equazione (1 .18) può essere generalizzata a due strati adiacenti di fluido separati da una
distanza dy, entrambi in movimento nella direzione x . Se la differenza di velocità tra i due
strati è du, lequazione (1 .18) diventa

(1.19)

L'equazione (1 .19) viene talvolta designata come legge di Newton della viscosità. Il tennine
du/ dy è detto velocità di deformazione tangenziale, o anche gradiente di velocità. Le relazioni
tra sforzo di taglio e velocità di deformazione tangenziale sono illustrate in dettaglio nel
capitolo 5. Le dimensioni della viscosità devono essere scelte in modo da rendere omogenee
le equazioni (1 .19) e (1.18). Quindi, poiché lo sforzo di taglio Tè espresso in N/m2 e la
velocità di deformazione tangenziale in s- 1 , l'unità di misura della viscosità diventa

1 (µ] = 1 N . s = 1 kg . (1.20)
m2 m·s

Nel sistema britannico l'unità di misura della viscosità è lbm/ft·s, mentre nel sistema cgs è
g/cm·s ed è chiamata poise. Dunque

1 poise = 1 g =O, 1 kg . (1.21)


cm· s m ·s

La viscosità dell'acqua a temperatura ambiente è di circa 0,01 poise, ovvero 1 centipoise, che
si scrive l cp.
La viscosità dei gas cresce con la temperatura. Questo fatto è dovuto al movimento
molecolare alle alte temperature, che nei gas è molto forte. Nei liquidi la viscosità dipende
principalmente dalle forze di coesione intermolecolare; poiché queste diminuiscono al crescere
della temperatura, altrettanto succede alla viscosità.
Il rapporto tra la viscosità dinamica µ di un fluido e la sua densità p è detto viscosità
cinematica e si indica con v,
µ
V= - . (1.22)
p
L'unità di misura della viscosità cinematica è cm 2/s e viene detta stoke. La relazione con le
altre unità di misura della viscosità cinematica è la seguente:

(1 .23)
©sa-os- 9388 1. Introduzione 11

Comprimibilità e modulo di comprimibilità


In un fluido, il coefficiente di comprimibilità cubica K. è definito come la variazione relativa
del volume del fluido sotto l'azione di una pressione esterna, cioè

(1.24)

Si ha una definizione più precisa specificando le condizioni sotto le quali avviene la compre.c;-
sione*. Il coefficiente isotennico di comprimibilità cubica è definito come segue:

IVJ' = -~
V
(~)
8p T
' (1.25)

mentre il coefficiente adiabatico di comprimibilità cubica ottenuto con procedimento reversibile


(cioè isoentropico) è
K-s = -~ (~)
V op s
. (1.26)

Le equazioni (l .25) e (1.26) possono essere riscritte in funzione della densità:

K-T = ~ (~)T (1.27)

e
K.5 = ~p (~)
8p s
. (1.28)

Le unità di misura della comprimibilità sono reciproche di quelle della pressione, come atm- 1 ,
psi- 1 , m 2/N, ecc. Per esempio la comprimibilità dell'acqua a temperatura ambiente e a pres-
sione atmosferica è di 5 x 10- 5 atm- 1 . Quindi l'aumento di pressione di 1 atm comporta una
riduzione relativa di volume di 1/ 20 000.
Il coefficiente di comprimilità cubica dei gas si può ricavare dall'equazione dei gas perfetti

p = pR:I'' (1.29)
che tramite sostituzione nell'equazione (1.27) fornisce il coefficiente isoternico di comprimi-
bilità cubica
1
K.T = - . {1.30)
p
Il coefficiente adiabatico si ottiene invece dall'equazione isoentropica

pp-k = costante , (1.31)

dove k = ep/c,, . L'equazione (1.31) insieme alla (l.28) danno la seguente espressione per il
coefficiente adiabatico di comprimibilità cubica di un gas perfetto:
• 1
K.5 = pk . (1 .32)

*
Vedere, ad esempio, G.J. Van Wylen e R.E. Sonntag: Fundarnentals of Classical Ther-
modynamics, terza edizione, versione inglese/ SI, vViley, Ne,v York, 1986, pp. 378-380.
12 1. Introduzione @88-08- 9388

Il reciproco del coefficiente di comprimibilità cubica è noto come modulo di comprimibilità.


Il modulo di comprimibilità isotermico è definito come

Er = ~ =p (~~)T · (1.33)

Analogamente, si definisce il modulo di comprimibilità isoentropico come

Es =~ = p ( ~~) 5 . (1.34)

Il modulo di comprimibilità è espresso nelle unità di misura della pressione. I concetti di


comprimibilità e di modulo di comprimibiltà sono usati nello studio dei fluidi comprimibili.
Nei calcoli riguardanti la corrente dei fluidi, i liquidi sono solitamente considerati incomprim-
ibili, mentre l'ipotesi di incomprimibilità per i gas vale solo a basse velocità. In molti casi,
per velocità fino al 30% della velocità del suono, si può trattare un gas come incomprimi-
bile. TI concetto di comprimibilità verrà ulteriormente analizzato in relazione all'equazione di
continuità, nel capitolo 5, e nel capitolo 13 che tratta dei fluidi comprimibili.

Problemi
1.1. In una città la quantità di denaro che le persone portano con sé è compresa tra $1 e $1000.
La quantità media per persona dipende dalla zona della città. Dovendo rappresentare la
città come un sistema continuo rispetto alla solvibilità, cioè alla quantità di denaro per
persona, trovare il numero minimo di persone che Ve deve comprendere affinché l'errore
dovuto alla presenza o assenza di una persona in Ve sia inferiore all' 1%.
1.2. Un contenitore cilindrico è pieno d'acqua, di densità p = 1000 kg/ m2 ,
fino all'altezza
h = 5m, come mostrato in figura Pl.2. La pressione esterna è p0 = 105 Pa.
a. L'acqua è un sistema continuo rispetto alla densità? Lo è rispetto alla pressione?
Qual è l'altezza 6. ze del Ve scelto se una variazione di p del!' I o/o è trascurabile?
b. L'acqua è un semplice sistema termodinamico in equilibrio?
c. Come cambiano i risultati per una pressione esterna Po = 6 x 107 Pa?
d. Lo strato superiore dell'acqua è mantenuto ad una temperatura di 310 K, mentre
in fondo è a 290 K. E' un sistema continuo rispetto alla temperatura? Giustificare la
risposta.

g
y h

Figura Pl.2
Acqua in un contenitore con piccolo cubo.
@sS-08- 9388 I. Introduzione . 13

1.3. Sì scelga un corpo d'acqua nella forma di un cubo all'interno del contenitore cilindrico
di figura PI .2, in modo che il lato inferiore del cubo coincida con z = 2, O m. Il lato
del cubo misura 0,0 I m.
a. Quale forza di massa agisce sul fluido all'interno del cubo?
b. Quali forze di superficie agiscono sui sei lati? Quali sono gli sforzi?
c. È l'intero cubo in equilibrio meccanico? Si tratta di equilibrio stabile?
d. Quali sono le forze e gli sforzi se il cilindro è nello spazio, cioè con g = O?
e. Quali sono le forze se il cilindro cade velocemente? Come si potrebbe mantenere
compatto il corpo d'acqua?
1.4. Un blocco di legno a parallelepipedo ha le dimensioni 1 mx2 mx3 m. La densità del
legno è p = 800 kg/m3 . Il coefficiente di attrito secco tra legno e calcestruzzo è 0,4, vale
a dire quando il blocco è trascinato su un pavimento di calcestruzzo, è trattenuto da una
forza di 0,4 N per ogni 1 N di forza che lo spinge in direzione normale al pavimento.
Calcolare lo sforzo medio sul lato del blocco a .contatto con il pavimento e disegnare il
grafico relativo, quando questo lato è:
a. il lato I mx2 m,
b. il lato 2 mx3 m.
Notare che lo sforzo è un vettore.
1.5. Un tipo di olio ha la viscosità di 2 poise e la densità di 62 lbrn/ft3 . Qual è la viscosità
cinematica in m 2 /s?
1.6. Un impasto refrattario è filtrato a pressione costante alla velocità di

V= 52, 5V + 6, 2
t '
.
dove V è la velocità misurata in litri/s, t è il tempo in secondi e V è il volume filtrato
misurato in litri. È l'equazione dimensionalmente omogenea? Riscrivere l'equazione
con V espresso in piedi cubici. Può essere riscritta in forma omogenea?
1.7. La coordinata z di un corpo in caduta varia secondo l'equazione

z = zo - 4, 9t2 )

dove t è il tempo in secondi e z è l'altezza in metri. L'equazione è dimensionalmente


omogenea? Riscrivere l'equazione con z misurata in piedi.
a. Si può riscrivere l'equazione in forma omogenea? Perché la risposta in questo caso
è diversa che nel problema 1.6?
b. Perché le equazioni dimensionalmente omogenee danno maggiori informazioni?
Quali sono queste inforn1azioni?
1.8. Sono definiti i seguenti numeri adimensionali:
Re = dU p/ µ, numero di Reynolds;
Pr = µep/k, numero di Prandtl;
Pe = Re · Pr, numero di Peclet;
dove U = 2 m/s è la velocità di corrente nel condotto, d = 2 in è il diametro del condotto,
p = 1000kg/m3 èla densità del fluido,µ = 3cp la sua viscosità, cp = O, 5Btu/(lbm· °F)
14 J. Introduzione @sS-os- 9388

è il calore specifico del fluido e k = O, 65 W/m ··e è la sua conducibilità termica. Quali
sono i valori numerici di Re, Pr e Pe? In quale sistema di unità di misura?
1.9. Usando l'appendice A, cambiare le seguenti unità di misura in quelle del SI:
densità p = 120 lbm/ft3 ,
conducibilità termica k = 170Btu /(hr · ft · °F),
coefficiente di convezione termica h = 211 Btu /(hr · ft2 · "F),
calore specifico Cp = 175 Btu / (lbm · • F),
viscosità µ = 20 cp,
viscosità µ = 77 lbf · s / fc2 ,
viscosità cinematica v = 3 ft2 / s,
costante di Stefan-Boltzmann a = O, 1713 x io- 8 Btu / (ft2 · hr · R4 ),
0

accelerazione a = 12 ft / s2 .
1.10. La seguente equazione empirica dà lo sforzo di taglio alla parete esercitato su un fluido
che scorre in un condotto di calcestruzzo:

dove Tw è lo sforzo di taglio espresso in lbf/in. 2 , p la densità del fluido in slug/ft3 , V


la velocità media del fluido in ft/s e r il raggio idraulico del condono espresso in piedi.
Riscrivere l'equazione nelle unità di misura del SI.
1.11. In un esperimento, la distanza tra le lastre di un sistema come quello in figura 1.4 è
h = 1 in. Quando la lastra superiore è trascinata alla velocità V = 40 ft/min, lo sforzo
di taglio è T = 12lbf/ft2 . Usando l'equazione (l .18) ricavare la viscosità del fluido, µ,
nelle unità di misura del SI.
1.12. Una sfera metallica con diametro di I ft è posta su una bilancia, che misura un peso di
200 kg. Ricavare il volume, la massa, la densità, il volume specifico e il peso specifico
della sfera in:
a. Unità di misura del SI,
b. Unità di misura britanniche.
1.13. Un volume di 30 litri di alcool soggetto alla pressione di 500 atm si riduce a 28,8 litri.
a. Qual è il modulo di elasticità dell'alcool?
b. Qual è il suo coefficiente di comprimibilità cubica?
C APITOLO 2

SFORZI IN UN FLUIDO

In questo capitolo vengono studiati gli sforzi in un fluido. Inizialmente, le forze risultanti da
questi sforzi vengono messe in relazione alle forze peso insieme alle quali generano accel-
erazioni, per arrivare infine ad un insieme di equazioni della quantità di moto, che saranno
utilizzate in seguito.
Vengono poi considerate le relazioni tra le varie componenti dello sforzo e si procede a
studiare lo sforzo nei fluidi a riposo e in movimento.

2.1. Le equazioni della quantità di moto


In questo paragrafo stabiliamo le relazioni tra le forze peso, gli sforzi e le corrispondenti forze
superficiali, e le accelerazioni. Impiegando la seconda legge di Newton del moto, si ottengono
le equazioni generali della quantità di moto per la corrente di un fluido.
Consideriamo un sistema coslituito da un piccolo cubo di fluido, come mostrato in figura
2.1. Nella termodinamica classica un sistema è definito come una data quantità di materia con
confini ben definiti. TI sistema contiene sempre la stessa materia e non può esserci flusso di
materia attraverso i suoi confini.
Un sistema fl uido non mantiene una propria forma a meno che, ovviamente, non sia a
riposo. Questo tuttavia non impedisce la scelta di un sistema con una forma particolare, ad
esempio un cubo. La scelta implica che siano definite delle superfici immaginarie all'interno
del fluido tali da racchiudere, al momento considerato, un sistema di fluido in una determinata
forma. All'istante successivo il sistema potrebbe avere una forma diversa, dal momento che
essa non è una proprietà del fluido o della posizione. Possono essere scelte contemporanemente
diverse forme nello stesso punto, e la scelta viene fatta secondo un criterio di convenienza.
In questo capitolo sono state scelte due diverse forme, un cubo ed un tetraedro, ciascuna
finalizzata a particolari conclusioni.
Prendiamo un sistema di coordinale cartesiane ed un sistema fluido racchiuso in un piccolo
cubo, con i piani paralleli alle direzioni delle coordinate come mostrato in figura 2.1. Si
considerino poi tutte le forze agenti sul cubo. Utilizzando la seconda legge di Newton, si può
scrivere per il sistema
m a= G+S , (2.1)
16 2. Sforzi in unfiuido @ss-08- 9388

dove G indica la forza peso totale agente sul cubo e S è la forza superficiale risultance
dagli sforzi sui sei lati del cubo. L' equazione vettoriale (2.1) può essere riscritta nelle sue
componenti: la componente x è
mo,x = Gx + Sx . (2.2)

n =+ k (x+&:, y+lly, z+~)

D=+l•
z

(x.,y,z)
X
--- - - t.x - -- - -
Figura 2.1
Piccolo cubo.

Ciascuna superficie del cubo prende il noI}le dalla direzione della sua normale esterna n.
Quindi, come mostrato in figura 2.1 , esiste una superficie x positiva in posizione x + !lx e una
superficie x negativa in posizione x . Queste due superfici vengono identificate, rispettivamente,
con
n = i per la superficie x positiva,
n = - i per la superficie x negativa.
Analogamente, le due superfici y in posizione y + !ly e y vengono identificate rispetti-
varnence con n = ± k, e le superfici z con n = ±k. Il vettore di sforzo agente sulla superficie
con normale esterna n viene detto T ,.. La terza legge di Newton implica dunque

(2.3)

Il vettore di sforzo agente sulla superficie x positiva viene detto T "'' dove l'indice x indica il
lato del cubo. La forza agente su tale lato è quindi

(2.4)

Il tennine F x può essere scomposto nelle tre componenti,

Fx = i(Fx)~ + j (Fx)y + k (Fx)z = [i(Tx)x + j (Tx)y + k (Tx)z] f::ly fl z . (2.5)


@88-08- 9388 2. Sforzi in un fluido 17

-
In fluidodinamica solitamente si tralasciano le parentesi che racchiudono F i e T i, essendo
sottinteso che il primo indice denota la superficie sulla quale la forza o lo sforzo agiscono,
mentre il secondo denota la direzione della componente. In questo modo, Txx. Txy e Txz
sono rispettivamente le componenti x, y e z di T x, che è lo sforzo applicato alla superficie
x positiva. Txx viene detto sforz.o normale alla superficie x del cubo, mentre Txy e Txz, che
giacciono sulla superficie x stessa, vengono detti sforzi tangenziali.
La forza applicata alla superficie x positiva, cioè quella in posizione x + D.x, è dunque

(2.6)

mentre la forza sulla superficie x negativa è

- Fx lx =- {iTxx + jTxy + kTxz} ÀyÀz. (2.7)

Analogamente, sulle altre quattro superfici si ha

Fy l11+C.y = [iTyx + jTyy + kTyz] À XÀZ ,


Fy 111 = [iTyx + jTyy + kTyz] ÀXÀZ ,
(2.8)
Fz lz+C.z = [iTzx + jTzy + kTzz] À X À Y ,
Fz lz = - [iTzx + jTzy + kTzz] À X Ày .
Possiamo ora calcolare la componente x della forza superficiale risultante S applicata a tutte le
superfici del cubo, equazione (2.2). Essa è costituita dagli sforzi normali applicati alle superfici
x e dagli sforzi di taglio applicati alle superfici y e z,

._'lx = [Txx l:r;+é.x - Txx lx] Àyò.z + [Tyx ly+C.11 - Tyx 111] ÀxAz+
(2.9)
+ [Tz:i; lz+C.z - Tzx lz] ÀXÒ.y ·
L'equazione (2.9) può essere riscritta come segue .

+ Tz:i; lz+~; Tzx lz ) À x À y À z .


(2.10)
Equazioni analoghe possono essere scritte per S 11 e Sr.
Tornando all'equazione (2.2), definiamo la generica forza peso per unità di massa g. La
componente x di questa forza peso applicata al cubo è

(2.11)

In riferimenlo al cubo, il primo membro dell'equazione (2.2) diventa

(2.12)

Sostituendo le equazioni (2.10), (2.1 J), e (2. 12) nella (2.2) e dividendo per D.x ò.yò. z si ottiene
18 2. Sforzi in un fluido @88-08- 9388

Riducendo il cubo ad un punto, cioè operando il limite per 6.x -+ O, 6.y -+ O e 6.z -+ O
risulta
8Txx &Tyx 8Tzx
pax = P9x + !:I + + 0z (2.13)
ux 0y
Analogamente, per le direzioni y e z
_ 8Txy · 8Tyy 8Tzy
pay - pgy + 8x + 8y + f}z (2.14)

8Txz &Tyz &Tzz


paz = P9z + é)x + f)y + f}z · (2.15)

Le equazioni (2.13), (2.14) e (2.15) sono rispettivamente le componenti x, y e z di un'equazione


che esprime l'equilibrio tra le forze e le variazioni di quantità di 'moto nell'unità di tempo per
un cubo i cui lati tendono a zero. Esse valgono perciò per un qualunque punto nello spazio e
sono dette equazioni della quantità di moto.

2.2. Convenzione di Einstein sugli indici di sommatoria


Le equazioni (2.13), (2.14) e (2.15) possono essere scritte in forn1a compatta usando una
convenzione sugli indici, detta convenzione di Einstein.
Poniamo che l'indice i vari nell'intervallo i = 1, 2, 3, che Xi stia per x1 = x, X2 = y,
X3 = z e 9i per 9x, gy, 9z· Poniamo inoltre che un indice ripetuto indichi una sommatoria su
quell'indice, ad esempio
(2.16)
Facendo uso di queste convenzioni sull'intervallo e sulla sommatoria, le equazioni della quan-
tità di moto (2.13)-(2.15) possono essere riscritte nel seguente modo
&Tji
P°'i = P9i + 0 Xj
· (2.17)

L'equazione della quantità di moto, nella forma della (2.17), è totalmente equivalente alle
equazioni (2.13)-(2.15). Inoltre, costituisce un'altra forma della seconda legge di Newton del
moto applicata ai fluidi.
Nell' equazione (2.17) compare laccelerazione a. Nella meccanica dei corpi solidi questa
accelerazione verrebbe espressa con le derivate della velocità dcl sistema. Ma per scrivere
queste derivate bisognerebbe sapere dove il sistema termodinamico si trova al tempo t + 6.t,
mentre la sua posizione rimane incognita. Inoltre si dovrebbero mettere in relazione tutte e
nove le componenti dello sforzo con la velocità, altrimenti la (2.17) non potrebbe essere risolta.
Entrambi questi problemi, cioè quello dell'accelerazione e quello della relazione tra gli sforzi
e le velocità, verranno trattati nel capitolo 5.
Dal momento che sia i che j in T ij variano entrambi nell'intervallo 3, T 1.j rappresenta
nove numeri, le cosiddette componenti dello sforzo, che possono essere presentate in forma di
matrice, la matrice degli sforzi:
T11 T12 T13 T xx Txy T xz
[Iii) = T21 T22 T23 Tyx Tyy Tyz
T31 T'.~2 T33 T.,x Tzy Tzz
@ss-os- 9388 2. Sforzi in un fluido 19

Si procede ora a stabilire la relazione tra le nove componenti dello sforzo in un punto di
un sistema di coordinate cartesiane e quelle nello stesso punto di un altro sistema cartesiano,
ruotato rispetto al primo.

2.3. Momenti in un cubo


.
In questo paragrafo si dimostra che la matrice degli sforzi è simmetrica, vale a dire Tyx = Txy·
Questa importante caratteristica della matrice degli sforzi vale sia per i fluidi stazionari che
per quelli in movimento.
Supponiamo che siano stati calcolati i momenti agenti sul piccolo cubo. Per ottenere
la componente x dei momenti, immaginiamo un condotto che attrdversa i lati del cubo con
normale n = i e n = -i, figura 2.2, e calcoliamo i momenti di rotazione attorno a questo
condotto.

!'.. asse di rotazione

T • Tyz

y y+Ay

Figura 2.2
Sforzi di taglio su un cubo.

Il contributo al momento di rotazione viene dato solo dagli sforzi di taglio. Per maggior
chiarezza, questi ultinù sono illustrati in dettaglio in figura 2.2. Gli sforzi, rappresentati
dalle frecce, sono per convenzione positivi quando agiscono su superfici positive, n = +j e
n = + k. Quindi dalla terza legge di Newton dell'azione e reazione, gli sforzi agenti sulle
superfici negative n = -j e n = -k sono negativi.
Si noti che il cubo è molto piccolo e al linùte tendente a zero. Dal calcolo del momento
si ottiene:
tly tly
Mx= [Tuzlv+.o.v llxflz]T + [Tyz l" llxtlzJT
tlz tlz
- ITzyl .+.-., llxtly]T - [Tz11 L flxtly]T (2.18)

= fl x tlytlz [~ ( Tyz l +.o.v + Tyz l


11 11 ) - ~ ( Tzyl=+.O.• + Tzy l.)]
20 2. Sforzi in un fluido @ss-os- 9388

La seconda legge di Newton del moto stabilisce cbe l'accelerazione angolare Wx del cubo è

(2.19}

dove Ix è il momento polare d'inerzia del cubo attorno all'asse che attraversa la superficie x ;
quindi

Ix= p6.xj~ 1~ (y2 + z 2 ) dzdy = .f!_6.x6.y6. z [(6.y) 2 + (6.z) 2 ] (2.20)


-~ -~ 12

Mediante la sostituzione delle equazioni (2.18) e (2.20) nella (2.19) e la divisione per il volume
del cubo, 6.x6.y6.z, si ottiene:

(2.21)

Consideriamo ora il cubo tendente ad un punto, cioè con 6.x ~ O, 6.y ~ Oe 6.y ~ O; risulta

Tyz - Tz y = O . (2.22)

Gli sforzi Tyz e Tzy ora agiscono sullo stesso punto. Ripetendo le stesse considerazioni per
My e Mz si ottengono due ulteriori relazioni:

(2.23)

Le equazioni (2.23) valgono in un punto. Inoltre, dal momento che non sono state ottenute in
un sistema di coordinate in particolare, valgono per qualunque sistema di coordinate ortogonali.
Si noti che ciascuna delle tre equazioni (2.23) mette in relazione uno sforzo su un piano
con uno sforzo su un altro piano perpendicolare al primo. ln questo modo, la prima equazione
stabilisce che la componente y dello sforzo agente sulla superficie x è uguale alla componente
x dello sforzo agente sulla superficie y . Quindi esiste un legame tra gli sforzi che agiscono
sui diversi piani passanti attraverso un punto. Nel prossimo paragrafo questo legame verrà
studiato in maniera più approfondita.
Osserviamo che anche gli sforz.i normali sui lati del cubo e le forze di massa possono
contribuire alle equazioni dei momenti, ma si può dimostrare che ne derivano termini di ordine
superiore a quelli degli sforzi di taglio. Quando il cubo tende ad un punto, cioè nel passaggio
dall'equazione (2.21) alla (2.22), questi termini scompaiono.

2.4. Forze i.n un punto di un piano


In questo paragrafo si dimostra che la matrice degli sforzi, una volta calcolata in un ponto
all'interno di un sistema di coordinate cartesiane, è nota nello stesso punto in tutti i sistemi
cartesiani che si ottengono dal primo per rotazione.
Come già detto precedentemente, le forze di superficie che agiscono su un piano dipendono
dalla posizione del punto e dall'orientazione del piano, cioè dalla direzione della normale
esterna. E' chiaro che le forze devono dipendere dalle coordinate del punto considerato. Infatti,
@ss.-os- 9388 2. Sforzi in un fluido 21

le proprielà del fluido possono variare da punto a punto, e altrettanto succede al vettore velocità.
Ci si aspetta perciò che anche gli sforzi e le forze siano variabili.
Quando si è data la definizione di sforzo in un punto sembrava ragionevole che esso
dipendesse dall'orientazione della normale esterna del piano. Era necessario introdurre il
piano, o almeno un disco su di esso, e quindi era possibile che lo sforzo dipendesse dal piano.
D'altra parte, si è visto nel paragrafo precedente che ci sono relazioni piuttosto semplici e
chiare tra gli sforzi agenti in un punto su un particolare piano e quelli agenti in un punto su
un altro piano perpendicolare al primo.
Abbiamo già visto che esistono nove componenti dello sforzo Tti, che possono essere
espresse in coordinate cartesiane nella forma di una matrice quadrata 3x3:

T11 T12 T13


T21 T22 T23 (2.24)
T31 T32 T33

In questa matrice gli indici 1, 2, 3 stanno per x, y, e z rispettivamente. L'equazione (2.23) del
paragrafo precedente indica che questa matrice è simmetrica. E' importante capire che questa
simmetria stabilisce un relazione tra lo sforzo su un dato piano e quello su altri piani ad esso
perpendicolari. Ma l'equazione (2.23) vale per qualunque sistema di coordinate: quindi si può
scegliere una nuova coppia di coordinate y' e z', mantenendo la stessa x, e l'equazione (2.23)
lega ancora Txy' con Ty'x · Dunque le componenti dello sforzo su un piano devono essere in
relazione con quelle agenti su qualsiasi altro piano passante attraverso lo stesso punto.
Consideriamo ora gli sforzi in un punto del piano x, n = i, come mostrato in figura 2.3.

z
T
xz
y'

T y
xy
Figura 2.3
Sforzo di taglio in un punto.

Il piano x coincide con iI piano della pagina. Il vettore sforzo di taglio T s di figura 2.3 può
essere espresso nelle sue componenti

T s = jTxy + k Txz .

Queste componenti determinano rispettivamente T 11x e Tzx nei piani n = j e n = k. Ora


ruotiamo il sistema di coordinate attorno all'asse x. Nel nuovo sistema di riferimento il vettore
sforzo di taglio rimane lo stesso e cambiano solo le sue componenti:

(2.25)
22 2. Sforzi in un fluido ©8!1-08- 9888

Queste componenti determinano univocamente T~x e T~,,,. Così, il vettore sforzo di taglio
sembra determinare gli sforzi di taglio Tyx e Tzx per tutti i sistemi di riferimento, comunque
orientati. In altre parole la matrice degli sforzi (2.24), una volta nota in un punto all'interno
di un particolare sistema di coordinate, è univocamente determinata in quello stesso punto
per tutte le possibili orientazioni del sistema di riferimento. Nel prossimo paragrafo sono
illustrate le regole che consentono di conoscere gli sforzi di taglio nel passaggio da un sistema
di riferimento ad un altro.

2.5. Il tetraedro elementare


Ricaviamo ora le regole che permettono di esprimere lo sforzo in un punto di un piano arbitrario,
in funzione delle componenti della matrice degli sforzi T ij in un dato sistema di coordinate.
La figura 2.4 mostra un piccolo sistema di fluido ne!Ja forma di un tetraedro.

y
-.122

Figura 2.4
Tetraedro elementare e sforzi relativi.

Questo tetraedro è ottenuto tramite l'intersezione di quattro piani: tre di essi aventi le normali
esterne -i, -j e -k, cioè perpendicolari agli assi coordinati, ed il quarto con normale esterna
n = in 1 + j n 2 + k n3, dove n 1 , n 2 , n3 sono i coseni direttori di questa normale. Il tetraedro
così ottenuto è adatto ai nostri scopi; ha tre lati sui quali sono definite le componenti Tii
assegnate nella matrice degli sforzi (2.24), e il quarto lato con normale n. Il vettore n può
@1:18-08- 9388 2. Sforzi in un fluido 23

avere qualunque orientazione e quindi il quarto lato rappresenta proprio un piano arbitrario.
In questo modo, l'espressione dello sforzo ottenuta sul piano n in funzione degli sforzi agenti
sui piani - i , -j, - k è generale e vale per ogni piano.
La figura 2.4 mostra gli sforzi che agiscono sul piano n e su uno dei piani coordinati, in
particolare il piano - j. Indicando con An l'area del piano n e con A 1 , A2 , A3 le aree dei
piani -i, - j, -k rispettivamente, notiamo che A 1 , A 2 , e A 3 sono le proiezioni x, y e z di
An, ovvero

Supponendo che il volume del tetraedro sia V, la forza netta agente sul sistema è

(2.26)

e dalla seconda legge di Newton del moto deriva

(2.27)

Si divide l'equazione (2.27) per An, ottenendo V /An = hn/3, dove hn è I' "altezza" del
tetraedro e An è la sua "base". Ora immaginiamo di restringere il tetraedro fino a farlo
diventare un punto, mantenendolo geometricamente simile a se stesso. Questa operazione è
necessaria perché vogliamo ricavare relazioni valide in un punto; è inoltre indispensabile che
il tetraedro rimanga simile a se stesso perché si conservi la direzione n. Come conseguenza •

del restringimento, hn ~ O e V/ A,. con esso. L'equazione (2.27) diventa perciò

(2.28)

L'equazione (2.28) può essere scritta anche nelle sue tre componenti

Tn1 = T11n1 + T21n2 + T31n3,


Tn2 = T12n1 + T22n2 + T32n3 , (2.29)
T n3 = T13n1 + T23n2 + T33ri3 .
Seguendo la convenzione sugli indici di sommatoria, l'equazione (2.29) può essere espressa in
una forma più compatta:
(2.30)
Si è cosl ottenuta la regola desiderata_ Infatti, per un dato T ij si può calcolare il vettore
di sforzo T n su qualunque piano n, posto che siano noti i coseni direttori n 1 , n2, n3 della
normale al piano.
Le equazioni (2.28)-(2.30) dimostrano che esiste una relazione tra gli sforzi agenti sui
diversi piani che passano attraverso uno stesso punto. Una volta assegnata la matrice degli
sforzi in un qualsiasi sistema di coordinate, queste equazioni mostrano come possono essere
ricavati gli sforzi su qualunque piano passante per quello stesso punto. Bisogna solo specificare
il piano di interesse, indicando la sua normale esterna, e dalle equazioni si ottengono gli sforzi
su quel piano. Dunque la matrice degli sforzi calcolata in un punto di un qualunque sistema
di coordinate contiene tutte le informazioni sugli sforzi agenti sugli altri piani passanti per lo
stesso punto.
24 2. Sforzi in un fluido @ss-oa- 9388

Esempio 2.1
La matrice degli sforzi in un punto P è data da

T11 T12 T13 2 1 -3


T21 T22 T23 1 1 2
T31 T32 T33 3 2 1

Trovare il vettore sforzo sul piano passante per P e parallelo al piano la cui normale unitaria è

3. 7. 2k
n=-1 + -J +- .
7 7 7

Soluzione
Il problema richiede essenzialmente di trovare T 1 , T 2 e T 3 dell'equazione (2.28). Sostituendo
le componenti della matrice degli sforzi nell'equazione (2.29), si ottiene:

T.i1 = T11n1 + T21n2 + T31n3 = 2n1 + n2 - 3n3 ,


Tn2 = T12n1 + T22n2 + 7'.12n3 = ni + n2 + 2n3 ,
Tn3 = T13n1 + T23n2 + T33n3 = -3n1 + 2n2 + n3 . •

Queste equazioni possono essere scritte in forma matriciale:

T11 T12 T13


[ T.,.1 Tn2 Tn3 J=[n1 ~ n3] · T21 T22 T23
T31 T32 T33
2 1 -3
= [ ~ 6
7 ~l. 1 1 2 -- [ §7 13
7 ~I
3 2 1

La sostituzione nell'equazione (2.28) porta al venere sforzo desiderato

6. 13 . 5k
T = - 1+ -J + - .
7 7 7

Esempio 2.2
È data la matrice degli sforzi in un punto P nel sistema di coordinate x, y, z

T11 T12 T13 1 1 - 1


T21 T22 T23 1 3 2
T31 T32 T33 1 2 2

a. È possibile questa matrice? Se non lo è, fare le opportune correzioni.


b. Sono noti gli sforzi su tutti i piani passanti per P, cioè quelli con le normali i, j , k ,
n = in 1 + jn2 + k n3?
@ss-os- gsss 2. Sforzi in un fluido 25

Soluzione
a. No, la matrice non è simmetrica. Correggiamo T3 1 da 1 a - 1. Ora la matrice è corretta.
b. Sì, sono noti. Sfruttando la matrice degli sforzi , possiamo scrivere i vettori sforzo sui
piani x, y e z rispettivamente,

T x= i+ j - k ,
T y = i + 3j + 2k ,
T z = -i + 2j + 2k .

Il vettore sforzo agente sul piano n è

2.6. Sforzi in un fluido a riposo


Dimostriamo ora che in un fluido stazionario l'unico sforzo presente è la pressione, e che
questo sforzo è il medesimo in tutte le direzioni.
Nel capitolo 1 un fluido è stato definito come un sistema continuo che non può opporre •

sforzo di taglio quando è a riposo. Quindi un fluido a riposo non ammette sforzi di taglio e
la sua matrice degli sforzi, ad esempio la (2.24), è una matrice diagonale in tutti i sistemi di
coordinate cartesiane:
Tij =0 per i""j. (2.31)
Inoltre, l'equazione (2.29) diventa
Tn1 = T 11n1 ,
Tn2 = T22n2 , (2.32)
Tn3 = T33n2 ·
Dal momento che l'equazione (2.32) deve valere per tutti i sistemi di coordinate cartesiane, si
ha
(2.33)
un risultato noto con il nome di legge di Pascal: in un fluido a riposo la pressione in un punto
è la stessa in tutte le direzioni.

Esempio 2.3
Data l'equazione (2.32) e la condizione della sua validità in qualunque sistema di coordinate
cartesiane, dimostrare la legge di Pascal.

Soluzione
Consideriamo un piano con normale esterna n e il vettore sforzo su di esso, visti lateralmente,
come mostrato in figura 2.5. Ovviamente non ci sono sforzi di taglio e T n è parallelo a n.
Considerando l'equazione (2.32), T n diventa:
26 2. Sforzi in un fluido @ss-o~ 9388

dove T 11• = nTn deriva dal parallelismo di Tn ed n.


Eseguiamo ora il prodotto scalare dell'espressione ottenuta con i,, j e k. Il risultato del
prodotto è:

e quindi
T11 = T22 = T33 = Tn ,
ed è cosi provata la legge di Pascal.

Figura 2.5
Piano con normale esterna e vettore sforzo in un fluido a riposo.

2.7. Sforzi in un fluido in movimento


Un fluido in movìmento può _opporre sforzi di taglio. Consideriamo un fluido situato tra
due lunghe lastre parallele, come mostrato in figura 2.6. La lastra inferiore è stazionaria e
quella superiore si muove ad una velocità costante V sotto l'azione di un peso. La forza che
tira la lastra superiore deve dunque essere controbilanciata da una forza di uguale intensità
e di direzione opposta, altrimenti la lastra ed il peso dovrebbero accelerare. Consideriamo
un rettangolo di fluido largo b.x confinato all'interno delle due lastre. Supponiamo che la
pressione non dipenda da x . Lo sforzo di taglio in cima al rettangolo di fluido, dove questo
tocca la lastra superiore, deve essere bilanciato da uno sforzo in basso, e vediamo come questo
sforzo si trasferisce alla lastra inferiore. Si possono fare le stesse considerazioni per un blocco
che si estende dal piano superiore al piano A-A, e quindi si può dire che lo sforzo di taglio
sul piano A-A è uguale a quello presente sul piano superiore. Poiché il piano A-A può essere
preso ovunque all'interno del fluido, si deve concludere che lo sforzo di taglio è il medesìmo
su tutti i piani paralleli alle lastre. E' stato dimostrato con esperimenti che un fluido a contatto
con una superficie solida aderisce ad essa. Quindi il fluido a contatto con la lastra superiore,
con y = h, si muove a velocità V, mentre quello a contatto con la lastra inferiore, con y =O,
è a riposo.
Lo sforzo uniforme Tyx . cioè la forza per unità di area esercitata sul fluido viscoso dalla lastra
superiore, può essere espresso mediante la legge di Newton della viscosità, equazione (l.18):
du
T yx = µd . (1.18)
y

@sis-08- 9388 2. Sforzi in un fluido 27

lastra superiore in movimento profilo di velocità V


...
y

peso
X

profilo dello
sforzo di taglio

Figura 2.6
Corrente di raglio.

Questa equazione può essere integrata con la condizione al contorno u = O per y = O, e risulta

Tyx
u= y. (2.34)
µ

Dunque, una volta noto lo sforzo di taglio, può essere calcolata la velocità in ogni punto
del fluido per mezzo dell'equazione (2.34). Si può eliminare lo sforzo di taglio sostituendo
u(h) = V nell'equazione (2.34)
V= Tyxh ' (2.35)
µ
da cui si ottiene
V
u = - y. (2.36)
h
La corrente ora ricavata è nota con il nome di corrente piana di Couette o corrente piana di
taglio.

Esempio 2.4
La viscosità dell'inchiostro da stampa è misurata ricoprendo dapprima una lastra di metallo con
linchiostro e poi facendo passare la lastra attraverso lo spazio libero tra due lastre parallele
fisse, come mostrato in figura 2.7. La velocità della lastra è calcolata misurando il tempo di
discesa del peso tra due segni su un supporto di riferimento.

J:.. 0,5mm
V
...
..

r--- -- - - L =0,2 m - -- - -- -1 peso

Figura 2.7
Misura della viscosità dell'inchiostro.
28 2. Sforzi in un fluido @88-01\- 9388

Qual è la viscosità dell'inchiostro da stampa se la velocità della lastra è di I cm/s, la lunghezza


e la larghezza delle lastre fisse rispettivamente di 20 cm e 10 cm, Io spazio libero su ciascun
lato della lastra in movimento è di 0,5 mm ed il peso è di 5 N?

Soluzione
Lo sforzo di taglio esercitato dal peso sul fluido ai Iati della piastra in movimento è

F 5 . 2
Tyx = 2A 2 X 0, 2 X
O
, 1
= 125N/ m .

La viscosità dell'inchiostro si trova per sostituzione nell'equazione (2.35)

µ=
Tyxh 125 x o, 5 x io- 3 6 25 k I 6250
O. 01 = ' g m.s = cp .
V

2.8. Un caso in cui lo sforzo non è costante


Nel paragrafo precedente abbiamo considerato il caso di uno sforzo di taglio costante in un
fluido in movimento. Nel presente paragrafo esaminiamo un caso in cui lo sforzo nel fluido in
movimento non è costante.
Consideriamo la corrente piana bidimensionale tra due lastre fisse, come mostra la figura
2.8. ln questo caso la corrente è indotta da una caduta di pressione costante, -6.P / 6.x, lungo
l'asse x.

profilo di velocità profilo dello sforzo di taglio

- T yx
y 1-----~-
--2h -
X -y
I
Figura 2.8
Corrente tra due lastre fisse, corrente piana di Poiseuille.

Analogamente all'esempio della corrente di taglio, consideriamo un blocco rettangolare di


fluido, di lunghezza 6.L ed altezza 2y, che si estende da - y a + y, figura 2.8. La differenza
di pressione tra i suoi due lati verticali è

6.P
6.PL = 6.x 6.L ,

e quindi la forza che lo spinge a destra è


@ss--0s- 93ss 2. Sforzi in un fluido 29

(notare che D.P/ 6.x < 0). Questa forza è bilanciata da quella di taglio ai lati superiore e
inferiore:
-Tyx · 26.L.
Quindi

Tyx = - ( - ~=) y , (2.37)

e dalla legge di Newton

Per integrazione si ottiene


?L 1 ( - 6.P) y- + C ,
= - -2µ, ?
6.x
che, con la condizione al contorno di non scorrimento u(h) = O, diventa

(2.38)

Questa corrente è nota con il nome di corrente piana di Poiseuille.


L'equazione (2.38) indica che la velocità più alta si ha nel piano che si trova a metà
altezza tra le due lastre, cioè per y = O, e che il suo valore assoluto è

(2.39)

L' equazione (2.38) può essere scritta anche in funzione di Umax :

(2.40)

Esempio 2.5
Due lastre sono posizionate come in figura 2.8, é lo spazio libero tra loro è di 2h = 2 x O, 05 m.
La caduta di pressione nel fluido tra le lastre è data da

Il fluido tra le lastre è:


a. acqua, µ = O, 001 N · s/m 2 ,
b. glicerina, µ = 1, 5 N · s/m 2 . Trovare la velocità più alta della corrente e lo sforzo di
taglio sulle lastre, per ciascuno dei due fluidi.

Soluzione
La velocità più alta della corrente si calcola dall'equazione (2.39).
30 2. Sforzi in un fluido @ss-os. 9388

a. Per l'acqua:
0 , 0052
Umax = 20 X
2 X O, OOl = 0, 25 m/ s .
b. Per la glicerina:

tLmax = 20 x 2o,Xoos2
1, 5
= 1, 667 x 10-4 mI s = lcmI nun
. .

Lo sforzo alle pareti è ricavato dall'equazione (2.38) nella forma

-µ du = _ b..P y = (- b..P) h.
dy y= h b..L y=h b..L

Si noti che lo sforzo alla parete è opposto a quello nel fluido.


La forma appena ottenuta non contieneµ, e quindi il risultato è lo stesso per l' acqua e la
glicerina:
2
Tyx = 20 X 0 , 005 = O, 15 N/ m .

Non è sorprendente che il risultato sia lo stesso per i due fluidi: deriva da - b..P/ b..L che è
lo stesso per entrambi. Infatti, scegliendo il blocco di fluido di figura 2.6(?) per avere y = h,
l'equazione (2.38) diventa la stessa di quella usata in questo esempio per calcolare T y:c alle
pareti. In altre parole, le forze derivanti dalla caduta di pressione sono, in definitiva, sopportate
dalle lastre.

2.9. * Il tensore degli sforzi


L' equazione (2.30) può essere vista come un operatore che richiede in ingresso un vettore n
per eseguire l'operazione, restituendo come risultato ancora un vettore, T n. La matrice degli
sforzi [lii] è l' operatore definito in un punto. Per qualunque vettore unitario n in quel punto,
l'operazione indicata dall' equazione (2.30) genera un vettore T n. Poiché questa operazione è
lineare, è spesso chiamata dipendenza lineare vettore-vettore.
L'operatore Tii è detto tensore, e poiché si applica al vettore sforzo T n è detto tensore
degli sforzi. Le sue componenti Tii sono date dalla matrice degli sforzi, equazione (2.24).
L' equazione (2.30) vale in generale; descrive un fenomeno fisico e quindi non dipende
dalla coordinate usate. Dopo una trasformazione di coordinate, non solo i vettori n e T n
non cambiano, ma anche la relazione tra loro, equazione (2.30), deve rimanere la stessa. Le
componenti di n e T n. invece, sono dipendenti dalle coordinate e quindi le componenti Tii
devono trasformarsi in modo tale da preservare la forma dell'equazione (2.30). In altre parole,
una volta note le componenti lii in un dato sistema di riferimento, mediante l'equazione (2.30)
può essere direttamente calcolato il vettore sforzo T n agente su qualunque piano con normale
esterna n.
Verranno ora illustrate le regole fondamentali della trasformazione di un vettore e di un
tensore nel passaggio da un sistema di coordinate ad un altro. La trasformazione di un vettore
è trattata come introduzione a quella di un tensore.
@ ss-os- 9388 2. Sforzi in un fluido 31

2.10. * Trasformazione di coordinate per un vettore


Consideriamo il vettore S mostrato in figura 2.9 espresso nelle coordinate ei:

ferme restando le convenzioni sugli indici di sommatoria. Scegliamo un altro sistema di


coordinate e',., dove lo stesso vettore diventa

Dal momento che S = S',

La moltiplicazione scalare di entrambi i membri per e ' k pona a

(2.41)

che è la regola di trasformazione per i vettori. Analogamente

ez'
~
\
\
s = s'
\
\
\
\
\
\
\ - _.,,,,.I
\
-- --- --- eI

7
\
-- --
I
I
I
I
I
I
I
I
e3 I ,
~ e3

Figura 2.9
Componenti di un vettore in due sistemi di coordinate.
32 2. Sforzi in u1i fluido @ss-os- 93ss

2.11. * Trasformazione di coordinate per un tensore


TI tensore degli sforzi T;j consente di calcolare il vettore sfOl7A> S sulla superficie con normale
esterna n:
S = ~Tii(ei · n) = e iTijnj = ekSk .
Nelle coordinate e' k, ruotate rispetto alle e i , la relazione diventa

S I = e I m ml I
1 mnnn.

Comunque, poiché S = S', sostituendo

e'ui = ei (e' m · ei) e n~ = (e'n · e j)nj

nell'espressione di S', risulta

Paragonando l'espressione appena ottenuta per S' con quella di S, si può scrivere

(2.42)

che è la regola di trasformazione per la componente di un tensore. Analogamente

2.12. * Direzioni principali


Delle nove componenti del tensore degli sforzi, i tre sforzi normali sono quelli che si visual-
izzano in maniera più intuitiva. La legge di Pascal, dimostrata nell'esempio 2.3, fu ottenuta
come il risultato di esperimenti (da qui il termine "legge" piuttosto che "teorema") molto prima
che fosse noto il calcolo matriciale. Essa tiene conto della pressione, che si può intuitivamente
raffigurare come uno sforzo normale negativo. Sappiamo anche che nei fluidi a riposo l'intero
tensore degli sforzi può essere espresso in funzione della sola pressione. Possiamo inoltre
immaginare che nei fluidi in movimento i tre sforzi normali possono non essere sempre gli
stessi, altrimenti, se lo fossero, la legge di Pascal non sarebbe limitata ai soli fluidi a riposo.
Consideria1no ancora la figura 2.5. Per un fluido a riposo

essendo p la pressione. ln un fluido in movimento lo sforzo perpendicolare al piano con


normale n è Tnn• cioè la n-sima componente di T n.
Potrebbe esistere una direzione n per cui
@s&-os.. 9388 2. Sforzi in un fluido 33

In altre parole, si ruota n e, ovviamente, il piano relativo, fino a trovare una direzione nella
quale il piano non subisce sforzo di taglio. Trovata questa direzione, la chiamiamo principale:
le direzioni principali di un tensore degli sforzi sono definite come quelle per le quali tutti gli
sforzi di taglio si annullano.
La condizione per una djrezione principale può anche essere fonnulata in altro modo,
dicendo che n e T n devono essere allineati, cioè

T n = >.n (2.43)

dove >. è un fattore di proporzionalità che si identifica con T nn· In questo modo >. è lo sforzo
normale nella direzione principale, detto sforzo principale. Sostituendo nell'equazione (2.30)
si ticava
>.n·3 -- 'I',•1·n 1· •
ovvero
(2.44)
dove T;,j sono le componenti del tensore degli sforzi nel sistema di coordinate di partenza.
Riscriviamo ora l' equazione (2.44) nelle sue componenti:

(T11 - À)n1 + T21n2 + T31n3 = O


T12ri1 + (T22 - À)n2 + T32n3 = O (2.45)
T13n1 + Tz3n2 + (T33 - >.)n3 =O
Questo è un sistema di tre equazioni lineari omogenee nelle tre incognite ni . Ha soluzioni non
banali solo quando il determinante della matrice dei coefficienti si annulla:

T13
T23 = 0. (2.46)
(T33 - >.)

Si noti che il tensore degli sfor.z.i ed il determinante che compaiono nell'equazione (2.46) sono
simmetrici. Eseguendo il calcolo del determinante, risulta la seguente equazione cubica in >.:

>-3 - [T11 + T22 + T33J>. 2 + [T22T33 -Ti3 + T.13T11 -Tf1 + T11T22 - Ti2J>.
- (T11T22T33-T12T23T31 +T13T21T32-T13T22T31 - T1 1T23T32 - T12T21T33] =0

Sfruttando l'algebra lineare, si ottengono le tre radici reali Ài, i = 1, 2, 3 di questa equazione
cubica, e quindi sappiamo che esistono tre direzioni principali. Sempre con l' algebra lineare,
si può dimostrare che queste direzioni sono ortogonali tra loro. La rotazione necessaria a
raggiungere una di queste direzioni principali si ricava dalle seguenti equazioni:

xT11 + yT12 + zT13 = ÀiX,


x T 21 + yT22 + zT23 = ÀiY , (2.47)
xT3 1 + yT32 + zT33 = Àiz ,

dalle quali si possono ottenere le espressioni dj x/ y, y/ z e z/x, cioè le tangenti degli angoli
di rotazione. La direzione dipende dalla scelta di i, con i = 1, 2, 3.
34 2. Sforzi in un fluido @ss-os- 9388

Dal momento che le direzioni principali sono ortogonali tra loro, possono essere usate come
sistema di coordinate cartesiane. In questo sistema di riferimento le equazioni (2.47) prendono
la forma

(2.48)

I termini non nulli del tensore degli sforzi sulle direzioni principali sono stati chiamati sfoni
principali. Dunque le soluzioni Ài, i = 1, 2, 3, hanno una diretta interpretazione fisica:
rappresentano i tre sforzi normali nelle tre direzioni principali.

Esempio 2.6
Trovare gli sforzi principali e le direzioni principali per il tensore degli sforzi

3 1 1
[Tij ] = 1 O 2
1 2 o

Soluzione
Cerchiamo dapprima i tre sforzi principali .>..1 , À2 e >.3 . Le equazioni del determinante (2.45)
diventano

3-À 1 1
1 - À 2 - o.
1 2 -À

Svolgendo i calcoli si ottiene l' equazione polinomiale

(>. + 2)(>. - l )(À - 4) =o'


le cui radici danno gli sforzi principali ). 1 = - 2, Àz = 1, >.3 = 4.
Espresso in termini degli sforzi principali, il tensore degli sforzi assume la forma

À1 o o 2 o o
!Tij] = O Àz O o 1 o
o o À3 o o 4

Cerchiamo ora i tre vettori unitari n 1 , n 2, n3 che indicano le tre direzioni principali. Suppo-
nendo che n 1 sia associato a .>.. 1 = - 2 e sfruttando l'equazione (2.45) si arriva a

5n1 + nz + n3 = O ,
ni + 211,z + 2n3 = O ,
ni + 2n2 + 2n 3 = O ,

La soluzione è n 1 = O e n 2 = - 3.
@ss.os. 9388 2. Sforzi in un fluido 35

Poiché n 1 è un vettore unitario,

e si ottiene

così che
. 1 . 1 k
n 1 = Oi + """'"FnJ -
;;:; ,
v2 v2
dove i, j , k sono i vettori unitari nelle direzioni delle coordinate x, y e z.
Analogamente, per .X 2 , dall'equazione (2.45) si arriva a
2n1 +
nz + n 3 = O,
ni - nz + 2ri3 = O ,
n1 + 2n2 - ·n 3 = O ,
risolvendo la quale si ottiene

n1 +nz + n3 = O ,
ni - 4n2 + 2n3 =O,
ni + 2riz - 4n3 = O,
che porta a
Il3 = _ 2_i - _!_j - _!_k.
J6 J6 J6
Sono stati così ottenuti i vettori unitari n 1 , n 2 , n 3 nelle direzioni principali.

Esempio 2.7
Le figure 2.6 e 2.10 mostrano il moto di un fluido tra due lastre piane parallele, di cui quella
inferiore è fissa, mentre quella superiore è libera di muoversi. Il tensore degli sforzi nel punto
B è dato da
Txx Tx11 ] = [ p µVI h] .
[ Tyx T 1111 µV/h -p
Trovare le direzioni principali e gli sforzi principali Tfj, corrispondenti a queste direzioni.

Figura 2.10
Velocità tra una lastra fissa ed una in movimento.
36 2. Sforzi in un fluido @ss-os- 9388

Soluzione
In questo caso le equazioni (2.45) portano a

= o.
Quindi
(- p - .X) 2 - (µV/h) 2 =O ,

dalla cui soluzione si ottiene

µV I µV
À1 = h - p, Txx = h-p
e
µV I µV
À2 = - h - p' Tyy = -h - p.

Sostituendo .X1 e le espressioni del tensore degli sforzi nelle (2.45) si ottiene

µV ) µV
( h - P nx = -pn:z: + hny '

(µ; - p) ·ny =µI~ nx - pny,

la cui soluzione è

Perciò
nx
tana1 = - , a1 = 45° .
ny
Procedendo in modo analogo per À2 si ottiene nx = -ny e a 2 = -45 °.

Esempio 2.8
Il profilo di velocità in un condotto circolare è dato da

Qe = O ,

dove U è la velocità media ed R è il raggio del condotto, figura 2.11. Le coordinate x, y ed


r sono legate dalla relazione x 2 + y 2 = r 2 .
Le misure ed i calcoli per questa corrente portano alle seguenti componenti cartesiane del
tensore degli sforzi:

T:z;x = Tyy = Tzz = -p ' Txy = Ty:z; = o,


4µUr
Txz = Tz:z; = Tyz = Tzy = - R2 >
@88-08- 9388 2. Sforzi in un fluido 37

Figura 2.11
Profilo di velocità in un condotto circolare.

rotte calcolate per x = y, cioè per r = r(i + j)/../2, dove r


è il raggio vettore nel piano x-y.
Scrivere il tensore degli sforzi e trovare gli sforzi principali e le direzioni principali per r = O,
r = R/2 e r = R-

Soluzione
Per r = O il tensore degli sforzi è
p o o
T ij = O -p O
o o - p

Tutte le direzioni sono principali e tutti i tre sforzi principali valgono - p.


Per r = R/ 2:
p o -2µU/ R
o -p - 2µU/ R
2µU/R -22µU/ R -p
L'equazione caratteristica (2.45) diventa:

p-).. o -2µU/ R
o - p - ).. -2µU/R = O
2µU/R -2µU/ R -p -)..

. ovvero
(-p - >.) [(-p - ,\) 2 - a2 ] - a[a - (- p- >.)] = O,
dove a = 2µU/ R.
L'equazione è soddisfatta per ,\1 = - p e dall'equazione rimanente

( -p - ,\)2 = 2a2 '

s1 ncava
À2 = - p + ha ,
À3 = -p - ha .
38 2. Sforzi in un fluido @ss-os- 9888

Per >.1 = - p l'equazione (2.44) diventa

o+ o- =o )
an3
o+ o - an3 = o,
an1 - an2 +O = O,

le cui soluzioni sono n 3 = O, n 1 = - ri2 e

. 1 . 1
n1 = i- - J- ,
../2 /2

dove n 1 è il vettore unitario n calcolato per À 1 .


Per >.2 = - p + ../2a l'equazione (2.44) diventa

han1 + O - an,3 = O,
O- han2 - an3 = O ,
ari1 - an2 - han3 = O,

le cui soluzioni sono n 1 = n2, na = -../2n1 e

n2 = ~(i+j - J2k),
dove n 2 è il vettore unitario n calcolato per >. 2 .
Per À3 = -p - ../2a l'equazione (2.44) diventa

/2an1 + O- ana = O ,
O+ J2an2 an3 = O ,
-

an1 - an2 + han3 = O,

le cui soluzioni sono 'n1 = n2, na = /2n1 e

Il3 = ~(i+ j + J2k) ,

dove n a è il vettore unitario n calcolato per À3.


Sono state così ottenute le tre direzioni principali. Per chiarire ulteriormente la geometria
dei vettori risultanti , notiamo che i+j = ../2r; quindi n2 = (r - k)/J2 e n3 = (r + k)/J2. Le
direzioni principali formano un angolo di 45 °· con la direzione della corrente e nella direzione
e.
Si noti che: n 1n 2 = n1n3 = n2n3 =O,
e che: >.1 + >-2 + À3 = - 3p = T11 + T22 + T33 . La somma degli sforzi normali è
conservata.
Per r = R si ha a = 4JtU/ R, e gli altri risultati sono gli stessi di quelli ottenuti per
r = R/2.
@ss.os. 9388 2. Sforzi in un fluido 39

2.13. * Sforzi principali identici. Legge di Pascal


Esistono casi in cui tutti gli sforzi principali sono identici: allora tutte le direzioni sono
principali, cioè non sono presenti sforzi di taglio ma il tensore degli sforzi è ruotato. Inoltre,
quando non appaiono sforzi di taglio in nessuna direzione, gli sforzi normali sono identici.
Un fluido è stato definito come un sistema continuo che non può opporre sforzi di taglio
quando è a riposo. Quindi per un fluido a riposo la forma del tensore degli sforzi, in qualunque
sistema di coordinate, è quella dell'equazione (2.48), con degli zeri al posto degli sforzi di
taglio. Quindi per un fluido a riposo qualsiasi sistema di coordinate è principale. L'uguaglianza
degli sforzi normali in un punto è una diretta conseguenza di questa proprietà:

(2.49)

Lo sforzo normale in un fluido a riposo è negativo, cioè è uno sforzo di compressione, e viene
indicato col termine pressione. In questo modo l'equazione (2.49) diventa

p = ->. = costante . (2.50)

Il risultato appena ottenuto viene chiamato legge di Pascal: in un fluido a riposo la pressione
in un punto è la stessa in tutte le direzioni.

Bibliografia
R. Aris, Vectors, Tensors and the basic Equations of Fluid Mechanics, Prentice-Hall, Engle-
wood Cliffs, I 962.
D. Frederick e T.S. Chang, Continuum Mechanics, Allyn and Bacon, Boston, 1965
Y.C. Fung, A First Course in Continuum Mechanics, 2a ed., Prentice-Hall, Englewood Cliffs,
1977.

Problemi
2.1. La figura P2.l mostra una corrente unidirezionale tra tre lastre infinite parallele.
. .
. . - . .
.
- - -
'
- - - ,, . .

u ...
X

Figura P2.l

Le due lastre esterne sono fisse, mentre quella centrale si muove ad una velocità costante
U = 1 m/s, diretta come in figura. Lo spazio vuoto tra le lastre è h = O, 005 m. Il fluido
40 2. Sforzi in un fluido @ss.os. gsss

ha una viscosità di µ = 2 kg/(m · s) ed è newtoniano, cioè rispetta Ja legge di Newton


della viscosità, equazione ( l .18).
a. Considerare le equazioni (2.34)-(2.36) e calcolare lo sforzo di taglio sulle superfici
di tutte le lastre.
b. Trovare la forza, per unità di area della lastra, necessaria a mantenere uniforme il
moto della lastra centrale.

2.2. La figura P2.2 1nostra una corrente bidimensionale attorno ad una lastra piana semi-
infinita in posizione fissa. 11 fluido lontano dalla lastra si muove ad una velocità costante
U in direzione parallela alla lastra. La viscosità del fluido è di µ=2kg/(m·s) e la densità
è p = 1000 kg/ m 3 . Lo sforzo di taglio sulla lastra è

pU2
1"xy = O, 332 ;n;:-- dove Rex = U xp
V "-ex µ

e x è la distanza dal bordo iniziale della lastra. Questo sforzo di taglio, integrato, si
traduce in una forza che spinge la lastra nella direzione della corrente. Trovare la forza
per unità di superficie agente sulla regione O < x < 1 m, O < x < 2 m, O < x < 10 m.

u .
Figura P2.2

2.3. Prendiamo ancora in considerazione la corrente tra le lastre trattata nel problema 2.1 .
Le misure dimostrano che su tutte le superfici bagnate si ha

Txx = T yy = -p = costante .

a. Scrivere il tensore bidimensionale degli sforzi in un punto sulla superficie superiore


della lastra in basso.
b. Scegliere un sistema di coordinate x'-y' ruotato di rr/ 4 rispetto al sistema 1;-y.
Scrivere il tensore bidimensionale degli sforzi in un punto sulla superficie superiore
della lastra in basso nel sistema di coordinate x' -y'.
c. Riscrivere le due espressioni del tensore in un punto del fluido tra la lastra fissa in
basso e quella centrale in movimento.

2.4. Prendiamo ancora in considerazione la corrente bidimensionale attorno ad una lastra


semi-infinita trattata nel problema 2.2. Le misure dimostrano che su entrambe le superfici
bagnate si ha
Txx = Tyy = -p = costante .

a. Scrivere il tensore bidimensionale degli sforzi in un punto x = 1, 5 m sulla superficie


superiore della lastra.
@ss-os- 9sss 2. Sforzi in un :fluido 41

b. Scegliere un sistema di coordinate x'-y' ruotato di n / 4 rispetto al sistema x-y


e scrivere il tensore bidimensionale degli sforzi nello stesso punto all'interno del
sistema di coordinate x' -y'.
c. Scrivere ancora le due espressioni del tensore nel punto x = 5 m sulla superficie
superiore della lastra.

2.5. Il tensore degli sforzi in un punto è dato da

[-1 4)4 -3

a. Trovare le direzioni principali.


b. Trovare la direzione per cui si ba lo sforzo di taglio maggiore.
c. Il sistema continuo che ba questo tensore degli sforzi può essere un fluido?
Suggerimento: un fluido non può sopportare uno sforzo normale positivo.

2.6. Sono assegnati i seguenti tre sistemi di coordinate:

Il sistema 2 è ottenuto ruotando il sistema I cli n / 4 attorno all'asse z 1 .


Il sistema 3 è ottenuto ruotando il sistema 2 di n / 4 attorno all'asse x2 .
Esprimere i vettori

in tutti e tre i sistemi.

2 . 7. Sono assegnati i seguenti quattro sistemi di coorclinate:

Il sistema 2 è ottenuto ruotando il sistema 1 di n / 4 attorno ali' asse z 1 .


Il sistema 3 è ottenuto ruotando il sistema 2 di n/4 attorno all'asse X2.
Il sistema 4 è ottenuto ruotando il sistema 3 di ( -rr/ 4) attorno all'asse z3.
Esprimere i vettori i = i 1 , j = j i, k = ki nei sistemi 2, 3, 4.

2.8. a. Un barra solida, la cui sezione ha area .4, è soggetta ad un forza di compressione
F , figura P2.8. Supponendo uniforme lo sforzo lungo la sezione, trovare lo sforzo
di taglio sul piano B-B.
b. Un fluido contenuto in un condotto è compresso da due pistoni. Lo schema è lo
stesso del punto precedente, immaginando il fluido al posto della barra. Trovare lo
sforzo di taglio sul piano B-B. Perché il risultato è diverso da queJlo del punto a.?

2.9. Lo sforzo in un punto P è dato dalla matrice

7 o -2
o 5 o
2 o 4


42 2. Sforzi in un fluido @ss-os- 9388

F F

B
Figura P2.8

Trovare le direzioni principali, cioè le direzioni per le quali non esiste sforzo di taglio,
e gli sforzi in queste direzioni.

2.10. Le condizioni di sforzo in un punto (xo, Yo, zo) sono date da

100 o o
o 50 o
o o -100

Trovare il vettore sforzo e i valori assoluti degli sforzi nonnali e di taglio che agiscono
sul piano con normale

n= vk (i +2j+3k) .

TI materiale caratterizzato da questa matrice degli sforzi è liquido o solido?

2.11. a. Dimostrare che per una corrente bidimensionale, dove il tensore degli sforzi è

A B
C D '

le due direzioni principali sono perpendicolari tra loro.


b. Scrivere il tensore degli sforzi nelle sue direzioni principali e dimostrare che non
contiene componenti di taglio.

2.12 . Dimostrare che, in campo bidimensionale, se un fluido non ha alcuno sforzo di taglio,
tutte le direzioni sono principali.

2.13. Estendere i risultati dei problemi 2.11 e 2.12 alle correnti tridimensionali, prendendo i
vettori unitari i, j, k due alla volta.

2.14. Per la corrente piana di Couette, trovare gli sforzi sui pianj con le seguenti normali
esterne:
i +j - i+ j
n 1 = fil , n 2 = --=-
v2 ../2
in corrispondenza di y = O, y = h/2 e y = h.
@s6-o8- 9366 2. Sforzi in un fluido 43

2.15. Per la corrente di Couette tra due lastre, trovare gli sforzi sui piani con le seguenti
normali esterne:
i+ j
n1 = v'2 ,

in corrispondenza di y = O, y = h/ 2 e y = h.

2.16. Una lastra piana di 1 m2 è posta all'interno di una galleria del vento, come mostrato
in figura P2.16. Quando la galleria entra in funzione, la lastra è trattenuta nella sua
posizione da una forza di 50 N, che controbilancia la forza resistente esercitata dall'aria
sulla lastra. L'apertura di aspirazione della galleria è aperta all'atmosfera.
a. Trovare lo sforzo sui due lati della lastra prima che la galleria entri in funzione.
b. Trovare lo sforzo approssimativo sulle superfici della lastra mentre la galleria è in
funzione.

Figura P2.16

2.17. Un modello di ala di aeroplano, che essenzialmente consiste in una lastra piana di 1 m2 ,
è posto all'interno di una galleria del vento in modo tale che il suo angolo di incidenza
sia a, come mostrato in figura P2.17. L'angolo di incidenza è definito come l'angolo di
inclinazione della lastra rispetto alla direzione della corrente d'entrata. Quando la galleria
entra in funzione, il dinamometro che tiene la lastra in posizione mostra una forza di
50 N nella direzione della velocità dell'aria (forza resistente) e una forza di 500 N diretta
verso l'alto (forza di sollevamento). L'apertura di aspirazione della galleria è aperta
all'atmosfera.
a. Trovare lo sforzo sui due lati della lastra prima che la galleria entri in funzione.
b. Trovare lo sforzo approssimativo sulle superfici della lastra mentre la galleria è in
funzione.

- . - - - - . . - . -- _: .---- -
. -

Figura P2.17
C APITOLO 3

STATICA DEI FLUIDI

3.1. Le equazioni dell'idrostatica


L'idrostatica è una parte della meccanica dei fluidi che studia i fluidi statici, ovvero a riposo.
Nel capitolo 1 un fluido è stato defullto come un sistema continuo che non può opporre
sforzi di taglio quando è a riposo. A quel punto della presentazione la definizione poteva
considerarsi esauriente. Ora però si potrebbe aggiungere: a riposo rispetto a cosa? Si com-
pleta perciò la definizione di fluido aggiungendo "a riposo rispetto a qualunque sistema di
coordinate". Lo stesso sistema di coordinate può avere qualunque velocità o accelerazione, e
l' intero corpo di fluido, finché è a riposo rispetto a quel sistema di coordinate, non può opporre
sforzo di taglio. E' molto importante notare che il sistema di coordinate non è necessariamente
inerziale. Le considerazioni che nel capitolo 2 hanno portato alle relazioni tra le componenti
dello sforzo non riguardavano accelerazioni e forze di massa. Quindi tutte quelle relazioni,
inclusa la legge di Pascal, valgono per un fluido statico anche in un sistema di coordinate
non inerziale. D'altra parte, nel primo termine delle equazioni della quantità di moto (2.13),
(2.14) e (2. 15) compare l'accelerazione e si rendono perciò necessarie ulteriori considerazioni
sull'argomento.
Iniziamo con il caso più semplice, dove il fluido è a riposo rispetto ad un siste1na inerziale.
Le equazioni della quantità di moto (2.13), (2. l4) e (2.15) non contengono lo sforzo nel caso
di fluido statico e diventano
8Txx
PO!.x = ox + P9x ,
()T,,y
Por.y = ay, + pgy, (3.1)

OTzz
PO!.z = /:)z + P9z ·

Dalla legge di Pascal si ricava

(3.2)
@ss-os- 9388 3. Statica dei fluidi 45

e quindi
op
paz = - ox + P9:r: ,
op
PCY.y = - ay + P911 , (3.3)
op
PO'.z = -fu + P9z ·
o, con la notazione vettoriale
pa = - \lp + pg . (3.4)
Nel caso particolare di un fluido a riposo rispetto ad un sistema di riferimento statico o privo
di accelerazione, il vettore accelerazione è uguale a zero. Dunque

• o= - \lp + pg . (3.5)

L'equazione (3.5) è nota come equazione dell'idrostatica. Può essere ulteriormente semplificata
nel caso particolare in cui g è la forza di massa dovuta solo alla gravità e il sistema di coordinate
è orientato in 1nodo che la direzione di g coincida con la direzione negativa z , cioè g = - kg.
Con queste semplificazioni la (3.5) diventa

op
oz = - pg'

op= o. (3.6)
8y ,
op = O
ox .
Le ultime due espressioni dell'equazione (3.6) implicano che la pressione p non è funzione di
x né di y ; perciò
dp
dz = - pg' (3. 7)

che si può integrare per qualunque pg funzione di z. li caso più semplice è naturalmente
quello di un fluido incomprimibile il cui peso specifico ì = pg è costante. In questo caso
l'integrazione dell'equazione (3.7) tra due posizioni di riferimento zo e z porta a

P =Po + ì'(zo - z ) . (3.8)

Qui p dipende solo da z . In figura 3.1 è mostrato un esperimento che chiarisce questo caso.
Come corollario dell'equazione (3.8), si può affermare che il fluido sale allo stesso livello in
tutti i rami della struttura mostrata in figura_
Chiamando h la differenza di livello tra zo e z, l'equazione (3.8) diventa

(3.9)

Quando la superficie di riferimento è la superficie libera, come in figura 3.1, p0 rappresenta


la pressione atn1osferica. Talvolta interessa la differenza rispetto alla pressione atmosferica:
46 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

questa differenza è detta pressione relativa, per djstinguerla dalla pressione assoluta p, e si
può esprimere in funzione dell'altezza della colonna di fluido:

Prelativa = (p - Po) = "flL · (3.10)

Figura 3.1
La pressione in un fluido incomprimibile a riposo dipende solo dalla coordinata z.

3.2. Manometri
I manometri sono strumenti che misurano la pressione dei fluidi. In questo capitolo, co-
munque, per manometro si intende un dispositivo che indica la pressione del fluido misurando
l'altezza della colonna di fluido all'interno del manometro stesso, e impiegando l'equazione
3.8. Vediamo ora diversi dispositivi di quest<? tipo, mostrati in figura 3.2.

(a) Il manometro semplice a colonna di liquido


Per trovare la pressione PA, scriviamo le espressioni della pressione PB relative al liquido nei
bracci rispettivamente sinistro e destro del manometro (fig. 3.2a):

e
\

Eguagliando le due equazioni, si ottiene

PA = Po+ 'Y(Zo - ZA) = Po+ "fh . (3.11)


@ss-os- gsss 3. Statica dei fluidi 47

-- Po

.
ana ana

zo ZA

h h
Zo
I ZA l zo

1' Zs
a. b. c.
Po

d.
e.

A
z

f.
Figura 3.2
Manometri.

A questo risultato si poteva arrivare direttamente notando che la pressione a z = zA è la stessa


i entrambi i bracci. Analogamente, per la figura 3 .2b, si può scrivere:

Po = P.4 + 7h , (3. 12)


PA=Po-1h, (3.13)

indicando in questo modo che PA è minore della pressione atmosferica di una quantità 1h.

(b) Il barometro
PA =Po - 1(zA - Zo) . (3.14)
48 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

Questo strumento (fig. 3.2c) è dapprima riempito completamente di un fluido, solitamente


mercurio a causa della sua alta densità e della bassa pressione di vapore. Successivamente,
viene capovolto nella posizione mostrata in figura. In questo modo PA indica la pressione
di vapore del fluido manometrico. Assumendo PA trac;curabile, la misura di ZA - zo porta
direttamente alla pressione atmosferica

(3.15)

(e) Il manometro inclinato


A causa della grande area di sezione di un braccio di questo manometro (fig. 3.2d), ZA è
praticamente costante. Invece che z 0 , in questo caso si misura L , ottenendo così una maggior
precisione grazie all'inclinazione del braccio.

(d) Il manometro multiftuido o manometro differenziale


Calcolando la pressione in ciascun braccio (fig. 3.2e) si ottiene:

P = PA + 723(z2 - z3) + ì12(z1 - z2) ,


p = Po + / 34(z4 - z3) + / 45(zs - z4) + ì 56(z6 - zs) ·

Eliminando p si ottiene la seguente espressione per p A :

oppure
n
PA = Po+ L ìi(i+1) (zi+1 - zi) . (3.16)
i= l

L'equazione (3.16) vale anche nel caso mostrato in figura 3.2f, poiché la pressione idrostatica
dipende solo da /'::;,.z in ciascun fluido e non dal numero di curve nel tubo del manometro.
Inoltre se uno dei fluidi è un gas, la cui densità può essere considerata trascurabile, il suo
contributo alla differenza di pressione può anch'esso essere trascurato. La colonna di gas,
comunque, trasmette la pressione senza modificarla.

Esempio 3.1
Un liquido di densità p scorre in un tubo in cui è installata una lastra forata. La caduta di
pressione attraverso il foro della lastra, (pA - PB ). può essere misurata dalle estremità aperte
del tubo oppure mediante il manometro semplice a colonna di liquido, come mostrato in figura
3.3. La densità del fluido all'interno del manometro è Pm ·
a. Trovare PA - PB in funzione della misura ,6.hm data dal manometro.
b. Esprimere t'::;,.h in funzione di /'::;.hrr;.

Soluzione
a. Eguagliando la pressione in entrambi i bracci del manometro si ha
·--

@ai;-os- 9388 3. Statica dei fluidi 49

Quindi

b. Per ciascuna estremità del tubo si ha

PA = Po + 7 h_4 ,
PB = Po + 1 ha '
PA - PB = 1(hA - hB ) =/ Àh ·

Confrontando queste espressioni con quelle del punto a,

1 6.h. = 6.h.m(1.,,. - 1) .
6.h = 6.hm l Tn - ~,
I
oppure
6.Ji = 6.h.,,. P-m - p .
p
Dunque per una grande caduta di pressione, cioè per un grande 6.h, è opportuno scegliere
un fluido manometrico pesante, ·act esempio mercurio, in modo che il manometro misuri
un 6.ltm ragionevole. Per piccoli 6.h si può amplificare il 6.h.,,. scegliendo un fluido
manometrico di densità Pm appena più alta di p.

h

t B

--1...
.- -- -

Figura 3.3
Misura di pressione.

Esempio 3.2
Un barometro a mercurio consiste di un lungo tubo di vetro avente un diametro di 4 mm,
chiuso in alto e immerso in un serbatoio di mercurio il cui diametro è di 40 mm (fig. 3.4). Il
barometro è stato calibrato e dà una misura esatta a 760 mm di mercurio. Ora misura 750 mm.
Qual è la pressione atmosferica?
50 3. S1a1ica dei fluidi © 88-08- 9388

Soluzione
La pressione atmosferica è approssimativamente

p = /h = 13600 x 9, 81X0, 750 = 100062N/ m2 .

tubo di vetro
d=4mm

serbatoio di
mercuno
D=40mm

Figura 3.4
Barometro a mercurio.

Per ottenere una misura esatta della pressione, si è notato che quando la colonna di mercurio è
scesa nel tubo, il livello del mercurio nel serbatoio si è alzato. Poiché è sceso di 6.h = 10 mm,
il livello nel serbatoio deve salire di 6.H = 6.h(d/D ) 2 = 10(4/ 40) 2 =O,1 mm. La pressione
esatta è perciò

p = 13600 x 9, 81 x (760 - 10- O, 1) x 10- 3 = 100048, 7N/ m2 . •

Nota: il diametro esterno del tubo di vetro è di 6 mm. La pressione "esatta" prima menzionata
è dunque corretta?
Risposta: No. L'esatto innalzamento nel serbatoio è

d2 42
6.h v2 - d5 = 10 402 - 52 = O, 102 mm

e quindi

p = 13 600 X 9, 81 X [760 - 10 - 0, 102] X 10- 3 = 100 048, 4 N/ m2 .


@ RK-08· 9388 3. Statica dei fluidi 51

3.3. Equazione dell'idrostatica in sistemi di riferimento non inerziali


In questo paragrafo si tratta l'idrostatica in sistemi di riferimento con accelerazione non nulla.
Consideriamo il caso di un corpo fluido, il cui movimento è tale che non vi è moto relativo
tra le particelle di fluido. Talvolta ci si riferisce a questo caso come a quello di un fluido
caratterizzato da "moto di un corpo rigido". Si può scegliere un sistema di coordinate tale
che questo "corpo rigido" sia fisso, ovvero a riposo, rispetto al sistema stesso. Comunque il
sistema di riferimento non è inerziale. Come già detto precedentemente, la legge di Pascal
vale anche in questo caso e non è presente alcuno sforzo di taglio nel fluido. Rimangono solo
i termini relativi alla pressione, e le equazioni della quantità di moto in questo caso prendono
la forma delle equazioni (3.3) o (3.4),

pa = - \lp+ pg
oppure
O = -'Vp + p(g - a) . (3.17)
L'equazione (3.17) è identica all'equazione dell'idrostatica (3.5), fatta eccezione per il termine
relativo alle forze di massa, che qui è sostituito da g - a. Si applica ad un fluido a riposo
rispetto ad un sistema di riferimento con accelerazione a. L'equazione dell' idrostatica per un
sistema di riferimento privo di accelerazione, equazione (3.4), può dunque essere considerata
un caso particolare dell'equazione (3.17) . Il seguente esempio illustra l' uso dell'equazione
(3.17).

Esempio 3.3
Un contenitore cilindrico, inizialmente riempito d'acqua fino ad un livello h, ruota attorno al
suo asse di simmetria con velocità angolare w, come mostrato in figura 3.5. Dopo un po' di
tempo l'acqua ruota come un corpo rigido. Trovare la pressione nel fluido e la forma della
superficie libera, zo = f (r) .

- - - - .!- -- -

I
r

Figura 3.5
Cilindro rotante.
52 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

Soluzione
I vettori di gravità e di accelerazione, in questo caso, sono rispettivamente:

g = -ezg,
a = -e,.w2r,

e le tre componenti dell 'equazione (3.17) sono

O= -:~ + pw r 2
,

o = -~ f}p
r 80 '
àp
0 = -f)z -pg.

dove àp/88 =O indica che p non è una funzione di B. Integrando le altre due equazioni sì
ottiene I
1 2r 2 + !1( z ) ,
P = - 2pw
p = - pgz + f2(r ) .
La stessa p deve soddisfare entrambe le equazioni; quindi

1 2 2
p(r,z) = Po+ pw r - pgz +e.
2

La costante e si elimina con le condizioni al contorno p(O, ho) = p0 ; risulta

1 2 2
p(r, z ) =Po + pw r - pg(z - ho) .
2

L'equazione della superficie libera zo(r ) si ricava dalla condizione p(r, zo) =Po :

w2r2
zo = ho +
29

Il valore di ho dipende naturalmente dal volume iniziale dell'acqua nel contenitore:

2. {R {R ( w2r2)
V = TCR h =lo z 0 2r.rdr = l o ho+ 2r.rdr.
29

Per integrazione si ottiene

e infine
w2R2
ho= h-
49
@ss-08- 9388 3. Statica dei fluidi 53

3.4. Spinte su superfici immerse


L'unico sforzo presente in un fluido statico è quello normale, cioè la pressione, data dall'equa-
zione (3.5). Per qualunque forza di massa g assegnata, l'equazione (3.5) si può considerare
integrabile. In molti casi quella di gravità è l'unica forza di massa presente; quindi

g =-kg.

Tn questo caso l'equazione (3.5) assume la forma dell'equazione (3.7), e per integrazione si
arriva alle equazioni (3.8) o (3.9). La superfici <l contatto con un fluido vengono dette superfici
immerse e devono soddisfare le equazioni (3.8) e (3.9). La spinta su un elemento di una
superficie immersa, dS, è dunque
dF = - pndS , (3.18)
dove n è la normale esterna dell'elemento. La spinta totale agente sulla superficie S è

F =- hpn dS =- fs (po + -yh)n dS, (3.19)

dove h è la profondità del fluido al di sotto del livello p = p0 . L'equazione (3.19) è usata
per calcolare in dettaglio le spinte sulle superfici immerse. Queste informazioni dettagliate
possono essere necessarie per il progetto di singole lastre per i fianchi delle barche o per le
chiuse delle dighe.
Le equazioni (3.18) e (3.19) sono vettoriali e possono essere risolte nelle loro componenti.
Così, la componente x della spinta nell'equazione (3.18) è

dFx = i· dF = - p(i · n ) dS = pdSx .

Il termine dSx è la proiezione di dS sul piano x. Analogamente, dall'equazione (3.19)

Fx = - fspdSx = - fs (po + -yh) dSx, (3.20)

Fy =- fspdSy = - fs(p 0 +-yh)dSv, (:i.21)

Fz = - fsp dSz = - fs (po+ -yh) dSz. (3.22)

Consideriamo dapprima un caso particolare dell'equazione (3.19), cioè quello di una spinta
idrostatica su una superficie piana. Per questo cac;o si può scegliere un sistema di coordinate
tale che due di questi assi giacciono sul piano. In questo sistema la direzione delle forze
coincide con gli assi perpendicolari a quel piano, ed è sufficiente usare una sola delle equazioni
(3.20)-(3.22).

3.5. Spinta su una superficie piana immersa


Una superficie piana, come quella mostrata in figura 3.6, può essere rappresentata dalla parete
di un contenitore di liquidi, dalla chiusa di una diga, ecc. Un lato di questa superficie è
54 3. Statica dei fluidi © 88-08· 9388

solitamente immerso nel liquido, mentre l'altro lato è esposto all'atmosfera a pressione p 0 .
Quindi la spinta netta esercitata su tale superficie è dovuta alla differenza di pressione rispetto a
quella atmosferica. Per questo caso si scelga il sistema di coordinate in modo che la superficie
coincida con il piano z, cioè ndSz = kdS e l'origine sia a pressione p = Po (fig. 3.6) .
L' equazione (3.19) ora si semplifica nella forma della (3.22),

(3.23)

Figura 3.6
Spinta su una superficie piana. li baricentro della superficie è in C.

Sostituendo h = y sin a si ottiene

Fz = -~sina fs ì dS = -ìYcSsina, (3.24)


Fz = -pcS , (3.25)

dove Yc è la coordinata y del baricentro dell'area S, definita come

(3.26)

e Pc = 'YYc sin a èla pressione idrostatica alla profondità corrispondente a Yc·


L'equazione (3.25) è particolannente utile per le superfici con baricentro noto. In questo
modo, ad esempio, la spinta risultante applicata ad una lastra circolare è ri R 2 pc e la sua di-
rezione è normale alla superficie della lastra. Una singola spinta risultante può essere sostituita
dalle spinte di pressione distribuite sul totale della superficie. Per rappresentare correttamente
le spinte distribuite, questa risultante deve
1. Eguagliare queste spinte in valore assoluto e in direzione;
2. Avere il punto di applicazione tale che il momento della spinta rispetto a qualunque asse
parallelo ali' asse della coordinata x sia uguale al momento risultante delle spinte distribuite
rispetto allo stesso asse;
3. Avere il punto di applicazione tale che il momento della spinta rispetto a qualunque asse
parallelo all'asse della coordinata y sia uguale al momento risultante delle spinte distribuite
rispetto allo stesso asse.
@ss-os- 9sss 3. Statica dei fluidi 55

La condizione 1. è già soddisfatta dalle equazioni (3.25) e (3.26}. Se chiamiamo (xp , yp)
le coordinate del punto di applicazione, la condizione 2. determina YF e la condizione 3.
determina X p. Si noti che per superfici simmetriche rispetto all'asse y, X F diventa zero. Non
succede altrettanto per le superfici simmetriche rispetto all'asse x perché il campo di pressione
non è simmetrico rispetto ad esso.
Per trovare il punto di applicazione (x p, YF ), noto anche come centro di pressione, la
condizione 2. implica che i momenti siano calcolati rispetto all'asse x :

FzYF =- fs ydF = - 1 sina fs 2


y dS. (3.27)

L'integrale di superficie nell'equazione (3.27) è il secondo momento di superficie, o momento


d' inerzia della superficie rispetto all' asse x , cioè l xx· Questo momento d'inerzia rispetto
all'asse x può essere messo in relazione con il momento d' inerzia rispetto ad un asse x
parallelo, passante per il baricentro della superficie (fig. 3.6), servendosi di una relazione
geometrica nota come teorema di Steiner.
Prendiamo un sistema di coordinate x', y' parallelo al sistema x, y, ma con lorigine nel
baricentro e, figura 3.6. Il teorema di Steiner afferma che

l xx = fs 2
y dS = l x'x' + Sy~ . (3.28)

Dall'equazione (3.27), insieme alla (3.28) e (3.24), si ricava la coordinata y del centro di
.
pressione
YF = S
1
Yc S
2 1 l x'x'
Y dS = S + Yc ·
Yc
(3.29)

Alcuni momenti d'inerzia lx'x' sono tabulati in manuali e possono essere usati nell'equazione
(3.29) per evitare il calcolo dell'integrale.
Per una superficie piana non simmetrica rispetto all' asse y , si può calcolare x f in maniera
analoga a partire dalla relazione

FzXF =h xdF = - ')'sin a h xydS = ')' Sinalxv . (3.30)

Si usa nuovamente il teorema di Steiner nella forma

l xy = l x'y' + SXcYc · (3.31)

Si ottiene così
Xp =
Yc
1
S 1S
xydS = lx'y'
Yc
S + Xc . (3.32)

dove la coordinata x del baricentro della superficie è definita

(3.33)
56 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

Esempio 3.4
a. Una lastra rettangolare piana AA' B' B è immersa in acqua (p = 1000 kg/ m3 ) , come in
figura 3.7a. Trovare la spinta risultante, la sua direzione e il punto cli applicazione yp.
b. Una lastra più grande è mostrata in figura 3.7b. Trovare la risultante e il suo punto di
applicazione.

Soluzione
a. Il baricentro della lastra è in C, alla profondità di L/ 2. La spinta è ricavata dall'equazione
(3.24) come
L
F = -k12(DL) = -k500gDL 2 .
Il momento d'inerzia cli una lastra rettangolare rispetto al suo baricentro è:

2 (L) 1 3
Ix'x' = 2
1 o
L/2
Dy2 dy = -D -
3 2
= - DL3
12
.

Dall'equazione (3.29) infine si ricava la coordinata y del centro di pressione

Ix':c' / 2 DL3 L 2
YF = YcS + Yc = ~ LD + 2 = SL .
Nota: il diagramma della pressione in funzione della profondità, disegnato lungo AB, è
triangolare (linea tratteggiata in figura 3.7a). Il centro di gravità di questo triangolo è alla
profondità di 2/ 3L. Il punto cli applicazione della risultante è anch'esso alla profondità
di 2/ 3L. Esiste una correlazione?

r
L

1
lJ

a. b. y lJ·

Figura 3.7
Lastra rettangolare immersa in acqua.
b. Dall'equazione (3.24) si ricava la spinta esercitata sulla lastra

F=-k1 L
2
(v L ) =k500gDL
sin a sin a
2

Sostituendo il momento d'inerzia e la coordinata y del baricentro della superficie, rispet-


tivamente
.lDL 3
- ~12~- L
I x' x' - - . 3 , Yc = ? . ,
Slll a ~s1na
@ss-os- 9388 3. Statica dei fluidi 57

nell'equazione (3.29) si ottiene la coordinata y del centro di pressione:


3

YF = ~
..!..DL
12
sin3Q
( J?L)
L
+sin a =
(1 + 21) sina
6
L 2L
= 3sina ·
2s1na s1n0:

Il punto di applicazione si trova ancora a due terzi della lastra e a due terzi della massima
profondità.

Esempio 3.5
Due serbatoi, A e B, sono pieni d'acqua e collegati da un condotto, come illustrato in figura
3.8. Trovare la spinta risultante e il suo punto di applicazione in corrispondenza del punto di
congiunzione con il condotto. Le dimensioni sono L = 4 m, H = 3 m, D = 1 m, b = 3 m.

y H
L

Vista frontale Vista laterale

Figura 3.8
Due serbatoi collegati da un condono.

Soluzione
Per trovare la spinta ed il suo punto di applicazione su una lastra con un foro circolare, si
procede nel seguente modo:
a. Si trova la spinta ed il punto di applicazione per una lastra senza foro.
b. Si trova la spinta ed il punto di applicazione per una lastra circolare con le stesse dimen-
sioni e posizione del foro.
La spinta cercata è data dalla differenza tra la spinta sulla lastra rettangolare e quella sulla
lastra circolare. Il punto di applicazione si ricava imponendo la condizione che il momento
della risultante sia uguale alla differenza tra i momenti delJa lastra rettangolare e di quella
circolare.
Indichiamo la lastra rettangolare e quella circolare con gli indici 1 e 2 rispettivamente.
Per quella rettangolare priva di foro si ha

2
L 1L2 b 9810 X 4 X 3 = 235440N.
-F1 = L X b X 'Y 2 = -'--2-
2
58 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

:'.\eU 'esempio 3.4 si è mostrato che il punto di applicazione si trova a 2/ 3L. Quindi

2L
YF1 = 32, 667m.

La spinta su una lastra circolare delle dimensioni del foro è

1iD2 1i X 12
-Fz = r H = 9810 x 3x = 23114 N .
4 4
Per una lastra circolare

1
lx'x' =-I.. = -
11R 2
r 21irdr =
nR4
-
1iD4
2 2 0 4 64
e dall'equazione (3.29) si ricava:

nD 4 /64 D2
YF2 = nD 2 H/4 +H+ 16H +3= 3, 02 m.

La spinta risultante sulla lastra con il foro è

-F12 = - (F 1 - F2) - 235 440 - 23114 = 212 326 N .


Il punto di applicazione si ricava dalla relazione

Si ottiene infine
_ yp1 F1 -yp2 F2 _ 2, 667 X 235440 - 3, 02 x 23114 _
YF - F12 - 212 326 - 2 ' 63 m .

Esempio 3.6
a. La parete triangolare inclinata di figura 3.9a, con a= 60", L = 4m, H = 6m, è immersa
in acqua ('Y = 9810N/ m3 ) . Trovare la risultante che rappresenta correttamente gli effetti
della pressione idrostatica.
b. Ripetere il punto a. per il triangolo di figura 3.9b.

Soluzione
a. 11 baricentro di un triangoìo è nel punto d'intersezione delle mediane, situato ad un terzo
del!' altezza. Lo si può dimostrare analiticamente:
H H b H

Syc = Jy=O
y dS = JJ
y= O
y
x =O
dx dy = J
y= O
òy dy ,

Syc =J L (1 - ~) y dy = LH
2
( ~ - ~) = ~ LH2 = ~ X L~ = ~ x S .
y=O
@88-08- 9388 3. Statica dei fluidi 59

Figura 3.9
Pareti triangolari.

Quindi dall'equazione (3.24) si ricava

Fz = 1Sycsina = / ( ~LH2) sina = 9810 x (~ x 4 x 62) sin60. =


= 203 897N .

In questo caso è più semplice calcolare l xx che I x'x':

lxx = J
H ( y ) 3(
2
L 1 - H y dy = LH 3 - 4
1 1) LH
3
= 12 = 72 m
4
I

11=0

e dall'equazione (3.27) si ottiene

Ixx "f SÌD a 9810 x sin 60° x 72


YF =
- Fz 203897 = 3m ·
Analogamente,

= !!_
2
J(1 - ~ +
H

H
y2 ) y
H2
dy = L2 H2
2
(! - 2+ 1)
2 3 4
= L2 H 2 =
24
24 m4
y= O
60 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

e dall'equazione (3.30)

lxy/SinO' 9810 Xsin60° X 24


XF = -Fz = 203 897 = l m·

b. In questo caso Yc = 4 m. Quindi

Fz = 1Sycsina = / (~LH2) sin a = 9810 X (~ X 4 x 62 ) sin 60° =

= 407794N.

Dal precedente punto a. si ricava

lxxa. = 72 = lx'x' + Y~,, X S = Ix'x' + 4 X 12 = I x'x' + 48 ,


4
Ix'x' = 24 m ,
,
e dall'equazione (3.29)
YF = 24 +4 = 4 ;)~ m.
4 X 12 '
Analogamente, dal precedente punto a. •

Ixy4 = 24 = Ix'y' + Xc.,Yc,, X 8 = Ix'y' + 32 ,


Ix'y~ = -8 m4 ,

H jo JH L2y2 .
I xy = y xdxdy = H 2ydy
J
y=O x=-b y= O
2

L 2H 2 1 L 2 H2
= - X - = - - 72 m4 .
2 4 8
Infine dall'equazione (3.30)

lxvi sirl a 9810 x sirl 60 ° x (- 72)


xF = - Fz = 407 794 = - l ,5m .

Nota: YF nel punto a. è ad un mezzo della profondità e yp nel punto b. è a tre quarti
della profondità. Confrontare questo caso e quello della lastra rettangolare dell'esempio
3.4, dove YF era a due terzi della profondità

3.6. Spinta su una superficie immersa. Il caso generale


Osservando la figura 3.10, si può notare che le superfici immerse sono suddivise in tre gruppi
distinti, e precisamente sono quelle appartenenti a:
a. Corpi completamente immersi (81 , 82 );
b. Corpi galleggianti (83, 84);
c. Pareti immerse (8s , 85).
@ss-os.. 9388 3. Statica dei fluidi 61

dS._

Ss

__ _____ __ ;::-..._

proiezione di S5
sul piano x
y
X

Figura 3.10
Corpi immersi.

Di questi, i più facili da analizzare sono i corpi completamente immersi perché sono delimitati
da superfici di un solo tipo, cioè superfici immerse. Consideriamo dunque per primo un corpo
di questo tipo.

a. Corpi completamente immersi (Si., S 2 )


La spinta totale appJjcata ad una superficie completamente immersa (fig. 3.10), come 8 1 , è
data dall'equazione (3.19), che con la sostituzione di p dalla (3.8), diventa

F = - fs pndS = - fs (po+ "fZo - 7z)n dS. (3.34)

Le componenti orizzontali di F, Fx e Fy, si ricavano dalle equazioni (3.20) e (3.21) rispetti-


vamente,

Fx = - fs P dSx = - fs (po+ "/Zo - "{Z) dSx , (3.35)

Fy = - fs pdSy = - fs (po+ 7z0 -7z) dSy. (3.36)

Procediamo ora a calcolare Fx integrando l'equazione (3.35). E' opportuno eseguire l'integra-
zione in due passaggi: dapprima a z costante su fasce orizzontali di altezza dz , poi su tutte le
fasce, cioè con z variabile. L' equazione (3.35) diventa così

Fx = - { (Po+"fzo-1z)1 dSx · (3.37)


l tutte le fasce una fascia
62 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

'

J
Dall'integrale dSx su una singola fascia si ottiene due volte la proiezione della fascia sul
piano x, una volta con segno positivo come la vede il pesce sorridente in figura, e una volta
con segno negativo come la vede l'altro pesce. Dunque in totale il risultato dell'integrale è
zero, ed Fx si annulla. Si arriva allo stesso risultato per Fy, e si può concludere che i corpi
completamente immersi non sono soggetti ad alcuna spinta netta oriu.ontale.
Per la componente verticale, non si possono fare le stesse considerazioni che hanno portato
all'annullamento della componente orizzontale. La pressione p dipende da z e non la si può
portare fuori dell'integrale su una singola fascia, come invece è stato fatto nell'equazione
(3.37). Per 8 1 questa spinta verticale si ricava facilmente applicando il teorema di Gauss
all'equazione (3.19):

F=-fspndS=- [ '\lpdV =-k [~~dV =k i 7dV=k7V , (3.38)

dove 7V è il peso del fluido spostato dal corpo immerso. Indicando con / B il peso specifico
medio del corpo sommerso, la forza esercitata sulla barca dalla pietra 8 1 che vi è appesa
risulta - k V1 (781 - ~f), mentre quella esercitata sul blocco di cemento 8 6 dal galleggiante
8 2 è k V2 (7 - 7 82) . La forza verticale espressa dall'equazione (3.38) viene detta spinta di
galleggiamento.
Il centro di spinta di un corpo immerso è definito come il punto di applicazione della
spinta di galleggiamento, cioè il punto rispetto al quale si annulla il momento delle forze
esercitate sul corpo immerso. In particolare, scegliendo arbitrariamente l'orig4J.e di un sistema
di coordinate, la coordinata x del centro di spinta, x 8 , si ricava dall'equazione

(3.39)

Perciò
(3.40)

e analogamente
YB = ~ iydV, (3.41)

Definiamo infine ZB come ZB = ~ fv zdV. Allora il punto (xB, ys, zB) risulta essere il
baricentro del fluido spostato. Si può dunque affermare che il centro di spinta coincide con il
baricentro del fluido spostato. Se consideriamo questo punto come quello di applicazione della
spinta di galleggiamento, ne consegue che la spinta di galleggiamento rappresenta in maniera
esatta le forze e i momenti nel fluido.

Esempio 3.7
Un modo rapido e piuttosto preciso di misurare la densità p di un peso campione solido è
quello di misurare il peso del campione in aria e poi in un liquido noto, ad esempio in acqua,
come illustrato in figura 3.11. Calcolare p sapendo che il rapporto del peso in acqua e quello
in aria è Gw/Ga = O, 8883.
©si>-os- ss88 3. Statica dei fluidi 63

.
mana
. m acqua

Figura 3.ll
Corpo pesato in aria e in acqua.

Soluzione
Poniamo che Ga. sia il peso del campione in aria e Gw quello in acqua. Allora

Ga = Vpg ,
Gw =V pg - V Pw9 =Vg(p - Pw) ,

dove V Pw9 è la spinta di galleggiamento. Perciò

ovvero
Pw Gw
- = 1- - = 1 - 0, 8883=O, 1117.
p 0 a.
Dunque
- Pw - 1, 000 - 8 9 53 k / 3
p - O, 1117 - Ol 1117 - ' g m '
e il campione potrebbe essere di nichel.
Domanda: come si procede nel caso di campioni più leggeri dell'acqua?
Risposta: si lega al campione un pezzo di metallo.

Esempio 3.8
Durante i preparativi per trasferirsi sulla superficie lunare, degli astronauti vengono calati con
le loro tute spaziali in una vasca piena d'acqua (Pw = 1000kg/ m3 ) . Il volume di un astronauta
di 75 kg che indossa una tuta spaziale è di O, 085 m3 . La gravità sulla superficie lunare è di
circa g/6. La massa della tuta è approssimativamente di 50 kg. Perché gli astronauti abbiano
la sensazione di essere soggetti alla gravità lunare, devono essere equipaggiati con pesi oppure
con galleggianti?
64 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

Soluzione
La forza applicata ad un astronauta sulla luna è
9 1
Fm = (75 + 50) ·: = 204, 4 N .

La forza in acqua è

Fw = g ((75 + 50) - 0, 085pwJ = 9, 81 x (75 + 50 - 85] = 392, 4 N .


Gli astrçinauti hanno bisogno di galleggianti di circa O, 02 m3 (trascurando il peso dei
galleggianti stessi) per ridurre la forza di 392, 4 - 204, 4 = 188 N.

b. Corpi galkggianti (Ss, S,J


I corpi galleggianti (fig. 3.1 O) differiscono dai corpi completamente immersi perché non sono
delimitati esclusivamente da superfici a contatto con il fluido. Al contrario, essi sporgono al
di fuori del fluido. I corpi galleggianti sono sempre associati alla superficie libera del fluido.
Supponiamo che questa superficie libera abbia coordinata zo. Definiamo ora la parte immersa
del corpo galleggiante come quella parte delimitata dalle superfici bagnate del corpo e dal
prolungamento del piano zo all'interno del corpo galleggiante. La parte di una barca sotto il
livello dell'acqua è un esempio di parte immersa di un corpo galleggiante.
Studiando l' analisi fatta per i corpi completamente immersi, si vede che la stessa analisi
può essere ripetuta in questo caso per il calcolo delle componenti orizzontali della spinta, per
concludere che non esiste alcuna componente orizzontale applicata al corpo galleggiante.
Si può calcolare facilmente la forza Fz mediante l'equazione (3.22)

Il contributo di Po alla forza Fz, che agisce verso l'alto, si annulla con la pressione p 0 , diretta
verso il basso, che agisce sulla parte emersa del corpo. Dunque la forza totale esercitata dal
fluido sul corpo galleggiante è ancora F = k 1 V, come nell'equazione (3.38), ma in questo
caso V indica il volume della sola parte immersa. La spinta di galleggiamento risultante è
ancora uguale al peso del liquido spostato. Quest'ultimo risultato, che riguarda sia i corpi
completamente immersi che quelli galleggianti, è noto come legge di Archimede.
Il centro di spinta del corpo galleggiante coincide ancora con il baricentro del fluido
spostato, come si può facilmente verificare ripetendo le considerazioni già fatte per il corpo
.
unmerso.

Esempio 3.9
Il ghiaccio a -10 ·e ha densità Pi = 998, 15 kg/m3 . Un iceberg sferico di 1000 t (10 6 kg)
galleggia nel mare (fig. 3.12). L'acqua salata ha la densità di Ps = 1025 kg/ m3 . Di quanto
emerge dall'acqua la punta dell'iceberg?

Soluzione
n volume dell'iceberg è
Gi 106
V = p; = ,
998 15
3
= 1001, 9 m ,
@88-08- 9S88 3. Statica dei fluidi 65

Figura 3.12
Iceberg sferico.

che corrisponde ad una sfera di raggio R = 6, 207 m. Il volume d'acqua di mare che esso
deve spostare si ricava dalla legge di Archimede:

106
Vw = = 975, 6 m3
1025

Dalla figura 3.12,

z = R (l - cosa:), dz = R sina: da: ,


L = Rsin a, dV = 7f L 2 dz = 7r R3 sin3 a da ,

V = lai 7f R3 sin3 a da = 7fR 3 1cxi (1 - cos a) sin a da


2

= 7fR 3 ( - cos a 1 + ~ cos3 a 1) + ~ 7f R3 = 975, 6 m3 .

Quindi, per R = 6, 207 m si ottiene

Z1 = 11 , 229 ID .
L'altezza della parte emersa è
2R - Z1 = 1, 185 fil.

Per un iceberg di forma cubica, il lato misura 1001, 91/ 3 = 10, 006 m e l'altezza della parte
emersa è
975, 6 - ')
6
10, 00 - lO, - O, 26- m .
0062

c. Pareti immerse (Ss, S6)


La superficie piana è già stata trattata in dettaglio nel paragrafo precedente. La superficie S 5 di
figura 3.10 è un esempio più generale di parete immersa. La parte superiore di S 5 può essere
vista come se fosse completamente delimitata da fasce orizzontali e quindi la sua proiezione
sui piani x e y si annulla e non dà contributo alla spinta orizzontale. La parte inferiore non
,
66 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

sezione definita da raggi verticali


Spinta di
galleggiamento

Z I
d protezione Sx
I della superficie
y l
I
""-----
xI
I
I

area della proiezione

Figura 3.13
Superfici immerse.

si può invece considerare delimitata allo stesso modo. Esistono perciò delle spinte orizzontali
nette che agiscono su 8 5 .
Ciascun caso di generica superficie immersa va studiato separatamente impiegando le equazioni
(3.34), (3.35) e (3.36). Le uniche semplificazioni che si possono adottare per questo tipo di
superficie sono le seguenti:
Per le componenti orizz.ontali: le equazioni (3.35) e (3.36) non cambiano se si sostituisce
la superficie S con le sue proiezioni dSx e dSy rispettivamente. Dunque diverse superfici
che hanno le stesse proiezioni in una data direzione orizzontale sono soggette alla stessa
componente orizzontale della forza in quella direzione.
Per le componenti verticali: l'equazione (3.34) diventa

Un raggio verticale che penetra nella superficie Sin un particolare dSz può talvolta attraversare
nuovamente S. Quando questo accade, le due parti attraversate d.S'z possono essere contate
insieme nel calcolo dell'integrale e il loro contributo è dFz = 'Y(D.z) dSz , dove D.z è la
distanza lungo il raggio tra il suo punto di entrata e quello di uscita. Perciò dFz diventa
semplicemente 'Y dV, dove dV corrisponde al volume del cilindro fonnato dalla base dSz e
di altezza D.z. Quando una parte della superficie immersa può essere separata completamente
dalla parte restante, per mezzo di una superficie costituita interamente di raggi come quello
sopra descritto, allora la spinta verticale risultante che agisce su questa sezione separata è la
spinta di galleggiamento, o spinta d'Archimede, corrispondente al suo volume.
In figura 3.13 sono illustrati alcuni degli esempi ora descritti.

Esempio 3.10
La figura 3.14 mostra tre tipi di paratoia per acqua. Supponiamo che ciascuna paratoia abbia
lm di ampiezza e che la profondità dell'acqua sia H = 4m. Qual è la spinta risultante esercitata
@ss-os- 9388 3. Statica dei fluidi 67

su ciascun tipo di paratoia daJla pressione dell'acqua, e qual è la sua linea di applicazione, tale
da fornire il momento esatto?

Soluzione
Per la paratoia a. risulta
p = pgh = 1 H (l - cosa) .
Dall'equazione (3 .18) si ha poi

dF = - pn dS = -pnH da,

dove n = r .

' .

H H
3 3
a. b. c.
Figura 3.14
Diverse forme di paratoia

Quindi

dFx = - pH sin a da= 1 H 2 (1- cosa) sin a da ,

~] = ~ 'ìH 2 ,
12
Fx = 11f / H 2 ( 1 - cos a ) sin a da = / H
2
[1 -
{7r/ 2 {7r/ 2
zcFx =lo Z'YH (1 - cosa) sin a da = H 'Y lo
2 3
(cosa - cos a) sin a da
2

= H3'Y [~ - ~] = ~H3'Y, zc = ~,
- dF., = pH cosa da = "(H2 (1 - cosa) cosa da,

-Fz =lo{7r/2 "(H2 (cosa-cos2 a)da ='YH2 [1- ~]


~ =0,21461H
2
,

(-Fz)(-xc) = 1"' 12
2
'YH3 (cosa - cos a)sinada = "(H
3
[~ ~] = ~'YH3 ,
-

(-xc) = O, 7766H ,

(~1H
2
2
2
) + (O, 2146/H2 )

= o,54417H 2 = O, 5441 X 9810 X 42 = 85403 N


'
68 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

e
ap = a.rctan = ~
arctan --'l/
_
2
- = 66, 7• .
Fz 0, 2146
Per la paratoia b. dall'esempio 3.4 si ricava

H
Zc = 3'
1
F = H./2 X'"'/ X 2H =o, 707l'"'fH2 = 110986 N.

Il punto di applicazione della spinta è a H / 3, e la sua direzione è perpendicolare al piano


inclinato.
Per la paratoia c. si ricava

Quindi
ZxFx H
Zx = Fx = 3.
La spinta che agisce verso l'alto, Fz, si ricava dalla legge di Archimede come la spinta che
agisce su metà cilindro:

Fz = '"'fV = '"'/ (
trH X X
4 2
2
1) . 2
= O, 3927'"'/H .

Sappiamo anche dalla meccanica dei solidi che il baricentro di un semicerchio è situato a

4 2
- Xc = - r
3?T
= -H
31f
= 0.2122H.
.

La risultante è

IFl=I JF;+F; =
= o, 6358~1H = o, 6358 x 9810 x 42 = 99 792 N .
2
@ss..os. 93ss 3. Statica dei fluidi 69

Infine
a:F = 360° - arctan ~: = 308 • .

Si notì che in entrambi i casi a. e c. non esiste momento rispetto al centro del cilindro.

Esempio 3.ll
Una valvola a galleggiante è schematizzata in figura 3.15. La valvola è chiusa quando la
pressione dell'acqua la spinge nella sua sede. Per aprire la valvola bisogna applicare una forza
F che superi la pressione dell'acqua ed il peso G della valvola. Una volta aperta, la valvola
non deve chiudersi fino a che la cassetta non si è svuotata. La valvola rimane aperta grazie
alla spinta cli galleggiamento che prevale sul suo peso G. Assegnato il raggio della sfera, R,
trovare il massimo valore possibile di G e la forza F richiesta.

~G "=-
valvola a R
~àlleg­
:giante

Chiusa
Figura 3.15
Valvola a galleggiante.

Soluzione
Il peso G della valvola deve essere inferiore a quello dell'acqua spostata, cioè

4 3
G < 1rR ìw .
3
La forza F applicata deve essere
.!L

F ~ G +ì fo 2 (h - Rsina)27rRcosa:Rsino:da:
,.
= G + 121rR 2
fo 2
(hsinacosa: - Rsin 2 a coso:) da

ovvero

Per R = 3 cm, h = 30 cm,


4 3 4 3
G< 7T R ì w = 11' X O, 03 X 9810 = 1, 11 N
3 3
70 3. Statica dei fluidi © 8 8-08- 9388

F >G+ 17rR 2 (h - ~R) =1,11+98107rx0, 03 2 (o, 3 - ~ x0,03) = 8, 88N.

3.7. Stabilità idrostatica


Un corpo completamente immerso, come pure un corpo galleggiante, è soggetto ad una spinta
di Archimede applicata al suo centro di spinta nella direzione z positiva. Vi è poi la forza
peso che agisce sul baricentro nella direzione z negativa.
Il corpo può rimanere statico, cioè non muoversi in direzione verticale, solo se queste due
forze sono uguali in valore assoluto. Inoltre, perché esista equilibrio, il suo centro di spinta ed
il baricentro devono essere allineati sulla stessa verticale, altrimenti il corpo ruoterebbe su se
stesso. Ma anche se esiste l'equilibrio, questo può essere stabile, instabile o indifferente. La sta-
bilità statica è importante sia per strutture apparentemente statiche come dighe, pontoni a bigo,
boe, ecc., sia per quelle che si muovono a velocità considerevoli, come barche o sottomarini.
' una condizione necessaria nel progetto di strutture e costituisce anche un'approssimazione
E
della loro stabilità dinamica vicino all'equilibrio.
In condizioni di equilibrio statico il momento della coppia di forze costituita dall_a spinta
d'Archimede e dalla forza peso è nullo, poiché queste forze agiscono sulla stessa linea verticale,
come ad esempio in figura 3.16a e 3.16c. Quando il corpo preso in considerazione ruota
attorno a se stesso di un angolo a, le posizioni relative del baricentro G e del centro di spinta
B cambiano, mentre le forze stesse mantengono la direzione verticale.

B •

a. b. c. d.

Figura 3.16
Un sottomarino e una barca a vela con baricentro al cli sotto del centro di spinta.
@ss-os- 9ass 3. Statica dei fluidi 71

Può nascere un momento che tende ad aumentare l'angolo a di rotazione, e in questo caso
l'equilibrio è instabile; se invece nasce un momento che tende a diminuire l'angolo a allora
l'equilibrio è stabile. Se non nasce nessun momento, si tratta di equilibrio indifferente. Il
sottomarino con sezione circolare di figura 3.l 6d e 3.16d è in equilibrio stabile. È immediato
capire che un sottomarino, finché è sott'acqua, può essere in equilibrio stabile solo se il suo
baricentro è al di sotto del centro di spinta. In realtà, un sottomarino costruito in tal modo
correggerebbe la sua posizione anche da un angolo di rotazione a = 180°, supponendo che al
suo interno non si sposti nulla durante la rotazione.

G
·B

a. b.

Figura 3.17
Una barca stabile.

Questa stabilità assoluta sembra molto vantaggiosa e alcune barche a vela sono progettate
seguendo questo criterio, come quella cli figura 3.16a e 3.16b. Si tratta prevalentemente di
barche che devono sopportare grandi momenti causati da alberi molto alti e ampie vele. D'altra
parte, quando un'onda colpisce lateralmente una barca così progettata, si verificano rotazioni
di grande entità, perché il momento generato dall'onda si trasmette alla barca in un punto che
è molto al di sopra del suo centro di gravità Per questa ragione, la maggior parte delle barche
e tutte le navi hanno il baricentro in vicinanza della linea d'acqua, dove di solito colpiscono
le onde. Questo però comporta che il baricentro sia al di sopra del centro di spinta. In figura
3.17 è mostrata una barca cli questo tipo ed una barca stabile.
II punto M in figura 3.17 si ottiene dall'intersezione della linea d'azione della spinta d' Ar-
chimede istantanea e la linea retta passante per il baricentro e il centro di spinta della struttura
in equilibrio. La lunghezza GM è detta altezza metacentrica, e si nota subito che finché
GM >O (cioè M si trova al di sopra di G) l'angolo a non esce dall'intervallo di equilibrio
stabile. Trascurando gli effetti dinamici, questo significa che la barca non si capovolge.
In passato la linea BG veniva individuata dalla posizione dell'albero, e un capitano che
conoscesse la sua barca poteva stimare l'altezza metacentrica a diversi angoli di rotazione.
72 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

Comunque questo criterio è altrettanto valido di altri metodi di valutazione, ed è ancora usato
dagli architetti navali.
In figura 3.18 sono illustrati altri esempi di equilibrio stabile ed instabile.

M

G G
B B

Stabile Instabile

Instabile
r
Figura 3.18
Equilibrio stabile ed instabile.

Esempio 3.12
Il blocco rettangolare di legno di balsa, mostrato in figura 3.19, ha le dimensioni a x b x 2c e la
densità Pb· E' immerso in acqua, la cui densità è Pw· Trovare il momento di ritorno del blocco
considerando che rolla con piccoli angoli di rotazione. I dati sono: a = b = 4 m, 2c = 2 m,
Pb = 500 kg/ m3 , Pw = 1000 kg/ m3 .
Inoltre dalla trigonometria si ricava:

dove B è il centro di spinta.

Soluzione
La forza peso del blocco è

W = PbgV = Pbg X a X b X (2c) ,

che è controbilanciata dalla spinta di galleggiamento

F = p,0 g X a X bX S ,
@sS-oS- 9388 3. Statica dei fluidi 73

dove s è la sua parte immersa. Poiché Pw = 2pb, s = e, e il blocco affonda di e = 1 cm


nell'acqua, la spinta di galleggiamento risulta

F = Pw9 x a x b x e= 1000 x 9, 806 x 4 X 4 x 1 = 156 900 N.

Quando il blocco si inclina di un angolo a, il momento di ritorno è

5
M a= F x QB = 156900x a =130750a Nm .
6

G. --. -· - -- .- M
N
....- . -- ·

Figura 3.19
Blocco di legno che rolla in acqua.

Problemi
3.1. Qual è la pressione nel punto A in figura P3.l?

ana
ana
A

30 cm acqua

15cm

mercuno

Figura P3.l
Il manometro differenziale.
74 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

3.2. Il manometro inclinato di figura P3.2 è pieno d'acqua, che raggiunge il punto B sul
braccio inclinato quando il rubinetto per la pressione è aperto ali' atmosfera. Quando
invece si esercita una pressione p il livello dell'acqua sale di L = lOOmm. Se d = 2mm
e D = 100 mm, qual è la pressione p? Quale errore si introduce non misurando la
differenza di livello dell'acqua nel braccio a sezione larga?

30°

Figura P3.2
.
3.3. La differenza di pressione tra i punti 1 e 2 del tubo pieno d'acqua illustrato in figura
P3.3 è misurata da un manometro, per il quale H = 3 m e h = O, 2 m. La pressione
nel punto 2 è di 1, 5 bar. Qual è la pressione nel punto 1? In quale direzione agisce la
pompa?

3.4. Un condotto per cherosene è collegato ad un manometro, come mostrato in figura P3.4.
Trovare la pressione assoluta ai punti A e B, conoscendo

Po = 100 kPa , Pacqua = 1000 kg/ m3 ,


3
Pcherosene = 900 kg/ m ,

Pmercurio = 13 600 kg/ m3 .

-•.-- cherosene
PB
A
lOm
4m

-
H
acqua
l,5m

-
mercuno h

Figura P3.3 Figura P3.4


@88-08- 9388 3. Statica dei fluidi 75

3.5. Tutti i materiali conosciuti si comportano come fluidi a pressioni superiori a 10 000-
20 000 bar. Supponendo che gli strati solidi più esterni della terra hanno una densità di
2, 5 g/ cm3 , stimare lo spessore della crosta terrestre che si comporta ancora come solida.
Calcolare il suo spessore al di sotto del fondo marino, assumendo la profondità del mare
uguale a 10 km.

3.6. Un barometro a mercurio misura H 1 mmHg. Viene poi iniettata una quantità di fluido
B in fondo al tubo verticale del barometro. Il fluido B sale al di sopra del livello del
mercurio, e la situazione diventa quella illustrata in figura P3.6.
Qual è la pressione di vapore del fluido B? I dati sono:

H1 = 760mm, H = 660mm, h = lOOmm ,


PHg = 13600 kg/ m3 , PB = 850 kg/ m3 .

vapore di B

B liquido

Figura P3.6

3. 7. Il serbatoio in figura P3.7 ha una paratoia con h == 1 m, b = O, 75 m, B = 1, 5 m,


H = 6 m. Qual è la spinta risultante che agisce sulla paratoia? Qual è il suo punto di
applicazione? Quale dovrebbe essere l'angolo a di inclinazione delle pareti affinché la
linea d'azione della spinta risultante R passi attraverso C?

-
H_

!
Figura P3.7
76 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

3.8. Qual è la risultante delle forze nel fluido applicate alla paratoia AB in figura P3.8? Qual
è il momento nel punto A? (Dare il risultato per unità di lunghezza).

h=5m
i acqua

Figura P3.8
3.9. Un canale d'acqua di forma rettangolare è largo 4 m ed ha una paratoia circolare come
mostrato in figura P3.9. La paratoia è tenuta chiusa da un peso nel punto E. Trascurando
il peso della paratoia stessa, trovare il peso sufficiente a mantenerla chiusa.

B - · -· - ; :

h=4m R=4m l

l acqua

Figura P3.9

3.10. Una vasca è divisa in due parti da una parete verticale, figura P3.10. Ai lati della parete
vi sono due fluidi differenti. Un tappo conico ottura un' apertura nella parete.

Figura P3.10
@88-08- 9388 3. Statica dei fluidi 77

a. Qual è la spinta risultante orizzontale esercitata dai due fluidi sul tappo?
b. Qual è la spinta risultante verticale esercitata dai due fluidi sul tappo?
c. Qual è il momento di tutte le spinte che agiscono sul tappo, calcolato rispetto al
suo punto medio in corrispondenza del centro della parete?

3.11. Supponiamo che l'aria soddisfi l'equazione pv = RT, con R = O, 287 kJ/ kg · K, com-
prendendo tutta l'atmosfera, e che l'atmosfera abbia la temperatura costante di 300 K.
Calcolare l'altezza al di sono della quale si trova il 99% della massa atmosferica.

3.12. Un pallone sferico avente il diametro di 5 m fluttua nell'aria ad un'altezza di 200 m. La


pressione atmosferica al livello del mare è di lOOkPa. Si consideri l'atmosfera come un
gas ideale, che soddisfa l'equazione p = pRT, con R = 287 J/ kg · K alla temperatura
costante T = 300 K. Trovare la massa totale del pallone.

3.13. Il pallone di figura P3. 13 ha un diametro di 10 m ed è pieno di idrogeno alla pressione


di O, 1 MPa e alla temperatura di 300 K. Trascurando il peso del pallone, calcolare la
forz.a che questo esercita sul cesto. Qual è invece la forza quando il pallone è pieno di
elio?
L'aria, l'idrogeno e l'elio soddisfano l'equazione dei gas perfetti, pv = RT.

3.14. n galleggiante di figura P3.14 è impiegato per il controllo della densità specifica dell'ac-
qua salata con densità p = 1100 kg/ m3 . Si vuole che da variazioni dell'Io/o della densità
specifica derivino variazioni di lcm nell' altezza della parte asciutta del galleggiante. Se
d = 4 mm, qual è il peso del galleggiante?

Figura P3.13 Figura P3.14

3.15. Un cilindro con un fondo di piombo (Ppiom bo = 11370 kg/ m3 ) è riempito d'acqua,
come mostrato in figura P3.15. Il volume totale del cilindro è di 15, 7 litri ed il suo
peso assieme all'acqua è di 16, 5 kg.' Il cilindro è situato in un piccolo bacino, la cui
densità varia secondo la relazione p = 1 +O, Oly g/ cm3 (y è espresso in m). Calcolare
la posizione del cilindro lungo l'asse verticale y .

3.16. ln figura P3. 16 è. mostrato un cilindro di legno (ì = 700 kg/ m3 ). Calcolare le spinte
ed i momenti applicati al cilindro (per unità di lunghezza) e specificare se esso ruota
oppure no. Ruoterebbe se avesse sezione ellittica? Si supponga che il fluido non possa
fuoriuscire dal contenitore attraverso la guarnizione.
78 3. Statica dei fluidi © 88-0S- 0388

y
r
L=6m
J_
i ;
D = 2m '•
..
-
acqua \ guarruz1onc
..

Figura P3.1S Figura P3.16

3.17. Un contenitore a forma di cono, aperto verso l'alto, è completamente riempito d'olio;
è sospeso ad una corda ed è parzialmente immerso in acqua come mostrato in figura
P3.17. Un pezzo di legno galleggia nell'olio. Calcolare la forza F esercitata dalla corda
sul contenitore' supponendo che il peso del contenitore vuoto sia trascurabile.

· HR>lm .
acqua • •

d=fm

Figura P3.l7

3.18. La campana subacquea di figura P3.18 viene calata in acqua. Il suo peso in aria è
W = 4800 kg, e le dimensioni sono L = 2 m, D = 10 m, d = 2 rn. L'aria all'interno
della campana viene compressa con procedimento isotermico, cioè secondo l'equazione
pv = cost. La pressione atmosferica è p 0 = 105 N / m2 . Trascurare il volume del metallo
di cui è fatta la campana.
Quanto salirà il livello dell'acqua all'interno della campana? La campana affonderà da
sé? Una volta affondata, galleggerà autonomamente?

3 .19. In figura P3.l9 è illustrata una campana d'acciaio (Po. = 8000 kg/ m3 ) il cui peso in
aria è W = 8000 kg. La sua altezza interna è di 3 m e contiene 3 m3 di aria. La
campana viene calata nel mare fino a che il suo fondo non raggiunge i 10 m sotto il
livello dell'acqua. Si suppone che l'aria all'interno della campana sia stata compressa
isotennjcamente.
a. Trovare la tensione nel cavo che sostiene la campana.
@88-08- 9388 3. Statica dei fluidi 79

--
---.
1I
l- I
10m

0,3m

I o.s rr finestra
3m

I -
'
Figura P3.18 Figura P3.19

b. Nella parete della campana si introduce una finestra con la forma di un settore
circolare di 60°, come mostrato in figura. Trovare la forza che agisce sulla finestra.
3.20. Un uomo di nome Archimede aveva una sfera che sembrava d 'oro. Pesò la sfera con una
bilancia servendosi di un cubo d'oro, come illustrato in fig~ P3.20, e poi fece un bagno.
Essendo però una persona distratta, portò la bilancia con sé nell'acqua. Sospettò quindi
che la sfera fosse argento placcato d'oro. Quanto argento avrebbe dovuto aggiungere
accanto alla sfera perché la bilancia fosse in equilibrio in acqua?

Poro = 19 300 kg/ m 3 , Pargento = 10 500 kg/ m .


:3

Figura P3.20

3.21. In figura P3.21 è mostrata una chiatta rettangolare. Quando è carica D = 1 m, B = 5 rn


e C = 3, 5 m. La chiatta si inclina di un angolo a = 15.. Supponendo che il carico
sia fissato saldamente, qual è il momento di ritorno? Supponendo invece che il carico
si comporti come acqua, con una superficie libera come in figura, qual è il momento di
ritorno? Come cambia quest' ultimo risultato se la chiatta ba una parete interna verticale
che la divide in due metà uguali?
80 3. Statica dei fluidi © 88-08- 9388

a.

b.

Figura P3.21

3.22. Qual è il momento di ritorno del corpo mostrato in figura P3.22? Schematizzare il
momentò come una funzione di e : M = Af(B). Si impongano tutti i dati necessari.

---·
I
.G
- ,..~~ --
-

,. -- -·- t2a
'
f4-----3a~-----i

Figura P3.22

3.23. La chiusura di sicurezza di un pozzo è costruita come mostrato in figura P3.23. La


larghezza della paratoia di chiusura è 1 m, e le altre dimensioni sono b = 1 m e h = 4 m.
Trovare il momento che l'acqua esercita sulJa paratoia. Per quale altezza h 1 dell'acqua
si aprirà la paratoia?

acqua
b----4
h,
h
Tb
I F = 50000

Figura P3.23
Chiusura di sicurezza.
@88-08- 9388 3. Statica dei fluidi 81

3.24. Una cisterna rettangolare contenente olio ha un'accelerazione a = O, 2g, come mostrato
in figura P3.24. Una volta che l'olio è di nuovo a riposo (rispetto a quale sistema di
riferimento?) quanto vale a? Si trascuri il manometro immerso nell'olio.

j
li• = 0,8m
0,28lm
a

olio, p = 850 kg/m 3

Figura P3.24

3.25. La cisterna di figura P3.24 ha un'accelerazione costante a Dalla lettura del manometro
a mercurio, quanto vale a? Quanto vale a ? Quanto misurerà il manometro quando
l'esperimento sarà ripetuto senza olio?

3.26. Un tubo inclinato di un angolo a = 30 ° è chiuso alla sommità, come si vede in figura
P3.26. Viene riempito d'acqua e poi lo si fa ruotare con una velocità angolare w =
8 rad/ s.
Qual è la pressione PB in fondo al tubo?
Qual è la pressione po in corrispondenza dell'asse di rotazione?

Figura P3.26

3.27. Vn carro su ruote ha un'accelerazione libera, dovuta alla gravità, poiché si muove su
un piano inclinato (figura P3.27). Trascurando l'attrito, trovare l' angolo f3 che si forma,
82 3. Statica dei fluidi © 1:>8-0~ 9388

Figura P3.27

a regime, tra il pelo libero del fluido ed il piano del carro, per un angolo a = 30 • e
a: = so·.
3.28. D serbatoio cilindrico di figura P3.28 è pieno d'olio e contiene un manometro semplice a
colonna di mercurio. Il serbatoio e l'olio ruotano come un corpo solido attorno all'asse
verticale. Determinare la velocità angolare del serbatoio. I dati sono:

Polio = 9001<g/m3 ' PM = 13 600 kg/ m3 .

3.29. Il rotatore circolare cavo di figura P3.29 è riempito d'acqua. Nel punto A si pratica
un piccolo foro. n ·rotatore gira attorno al suo asse verticale con una velocità angolare
di 10 rad/ s; le dimensioni sono H = 1 m e R = O, 75 m. Calcolare la pressione sulle
superfici interne 1, 2 e 3.
Trovare le forze che agiscono sulle giunture che uniscono il piano 1, l'involucro cilindrico
2 e quello conico 3.

'
V,I {l)
piccolo foro z
~ 1

TH A
I
R 2
I
04mo..[ - 3
'
Figura P3.28 Figura P3.29

3.30. La campana cilindrica di figura P3.30 ha una massa di 1500 kg e il volume interno
di 6 m3 quando sfiora la superficie dell'acqua. L'altezza interna è di H = 3 m. La
campana viene spinta sott'acqua alla velocità iniziale q m/s e si suppone che l'aria al
suo interno sia stata compressa con procedimento isotermico, cioè rispettando l'equazione
pV = cost. Trascurare il volume del metallo di cui è costituita la campana e considerare
@88-08- 9388 3. Statica dei fluidi 83

V=6m 3
T
H=3m

Figura P3.30

come ulteriore margine di sicurezza la resistenza idrodinamica dell'acqua al moto della


campana. Calcolare il massimo valore di q per cui è ancora possibile che la campana
galleggi verso l'alto per la sola spinta d'Archimede.

3.31. In figura P3.3 1 è raffigurata una conca progettata per il collaudo di finestre subacquee.
Le finestre possono essere orientate in tre modi diversi: orizzontale (A), verticale (B)
e con un'inclinazione a rispetto alla verticale (C). Le finestre sono piane e hanno le
forme mostrate in figura P3.31a-e. Calcolare la spinta totale esercitata sulle finestre, la
sua direzione ed il suo punto di applicazione. Risolvere il problema per tutte le finestre
nelle tre posizioni.

--
1
lOm

B
1~
A
l
a. b. c. d. e.

Figura P3.31
Conca per il collaudo di finestre.
84 3. Statica dei fluidi @ ISS- 08- 9388

.
3.32. Ripetere il problema 3.31 per la finestra data in figura P3.32. Notare che, mentre per le
forme in figura P3.31 la spinta ed il suo momento di applicazione si possono calcolare
sia per integrazione diretta che con l'uso di momenti d'inerzia predefiniti per una data
forma, insieme al teorema di Steiner, per la finestra in figura P3.32 l'integrazione diretta
è molto difficile.

14---2m -I
Figura P3.32

3.33. Un piccolo sottomarino per ricerche scientifiche è progettato per operare ad una profon-
dità di 500 m nel mare. La densità dell'acqua marina è p = 1050 kg/m3 . Le finestre
di vetro del sottomarino sono circolari con un diametro di O, 3 m, e hanno superfici pi-
ane per evitare distorsioni ottiche. Il sottomarino opera in qualunque posizione, cioè le
finestre possono essere dirette verso l'alto, lateralmente o in qualunque altra direzione.
Calcolare per quale spinta e per quale momento bisogna progettare la finestra.

3.34. Studi sulle spinte hanno portato gli ingegneri a considerare degli involucri sferici di
vetro per le finestre del sottomarino nel problema 3.33. La parte bagnata delle finestre
ha la forma di una sezione di sfera: si considerano tutte le possibili variazioni, da una
lastra piana ad una semisfera. Calcolare le spinte ed i momenti per il progetto di queste
finestre.

3.35. Un serbatoio cilindrico, contenente acqua (p = 1000kg/m3 ), olio (p = 850kg/m3 ), del


ghiaccio ed un pezzo di legno, è posto su una bilancia come mostrato in figura P3.35.
Sul fondo del serbatoio c'è un foro circolare con un diametro di O, 3 m ostruito da un
tappo. L'area del fondo del serQatoio è di 2 m2 .
a. Calcolare la spinta necessaria a mantenere il tappo nel foro.
b. Calcolare il peso del serbatoio mostrato dalla bilancia. Trascurare il peso del ser-
batoio vuoto.

3.36. Una banchina è protetta dagli urti delle navi da un respingente collegato ad un galleg-
giante come mostrato in figura P3.36.
Quando nessuna nave urta il respingente, la forza nella catena è di 20 kN.
b-08- 9388 3. Statica dei fluidi 85

T
lm olio
I

2m

l •

·bilancia

Figura P3.35

catena nave

0,6m

f
Figura P3.36

a. Calcolare la massima forza resistiva che il respingente può opporre.


b. Calcolare la quantità di energia assorbita dal sistema respingente-galleggiante prima
di raggiungere la massima forza resistiva.
c. Calcolare la quantità di energia trasmessa alla nave in movimento quando penetra
nel respingente per O, 4 m.
CAPITOL04

FLUIDI IN MOVIMENTO.
ANALISI INTEGRALE

Il moto dei ftuidi è soggetto alle stesse leggi fisiche del moto dei corpi rigidi o dei fluidi
in movimento. D'altra parte, il problema dell'individuazione di una particella di un fluido
in movimento presenta maggiori difficoltà dell'individuazione di un corpo solido o di una
particella di un fluido a riposo. Inoltre quando le proprietà del fluido, come ad esempio la
velocità, variano da punto a punto del campo, l'analisi di tali proprietà può diventare alquanto
complessa.
In questi casi si procede all'individuazione di una particella, si seguono i suoi movimenti
all'interno del fluido e si studiano i cambiamenti delle sue proprietà. Questo tipo di approccio
viene detto lagrangiano. In molti casi si può evitare la necessità dell 'individuazione di una
particella rappresentando il fenomeno con equazioni di campo, cioè equazioni che descrivono
il comportamento del fluido in ciascun punto e in qualunque istante di tempo. Questa analisi
differenziale, nota come approccio euleriano, è argomento del prossimo capitolo.
Esistono comunque alcuni casi con sufficienti restrizioni al campo di moto, per i quali
le singole particelle ancora si sottraggono all'identificazione, ma si possono individuare intere
regioni nel fluido. Quando questo accade, si possono ricavare risultati utili dal punto di
vista ingegneristico integrando le proprietà rilevanti nella regione opportuna. Questo tipo di
approccio è noto come analisi integrale.
In molti dei casi in cui è possibile una rappresentazione integrale esistono pareti imper-
meabili al fluido in movimento, che non potendo attraversare queste pareti deve scorrere lungo
di esse, rendendo così più facile il controllo della sua posizione. Il volume racchiuso tra queste
pareti viene detto volume di controllo.
Iniziamo questo capitolo con la definizione di volume di controllo, e con le relazioni tra
sistemi termodinamici e volumi di controllo. Viene poi introdotto il teorema di Reynolds del
trasporto ed applicato per ottenere le relazioni in forma integrale della conservazione della
massa e la seconda legge di Newton del moto per un volume di controllo.

4.1. Sistemi termodinamici e volumi di controllo


Il volume di controllo è un concetto fondamentale nell'analisi integrale, e consiste in un volume
racchiuso da pareti impermeabili ben definite e da aperture altrettanto ben definite. Le pareti
@ss-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 87

possono deformarsi e le aperture possono cambiare dimensione, ma finché rimangono ben


definite il volume racchiuso può ancora essere un volume di controllo. A sua volta, il volume
di controllo può muoversi nello spazio ed anche accelerare. E' la scelta di un volume di
controllo opportuno a determinare se un dato problema può essere affrontato con successo con
l'analisi integrale.
Le tre leggi della fisica che assumono la massima importanza in fluidodinamica sono
la conservazione della massa, la seconda legge di Newton del moto e la prima legge della
termodinamica. Le tre leggi sono formulate per un sistema termodinamico definito come una
quantità di materia assegnata con contorni ben definiti. In un fluido in movimento, tale sistema
termodinamico in generale cambierà continuamente la sua posizione e forma e sarebbe molto
difficile seguirne il movi1nento.
Lo scopo di queste considerazioni generali è quello di riformulare due delle tre leggi citate,
e cioè quelle riguardanti la massa e la quantità di moto, in modo da poterle applicare ai volumi
di controllo. Questa nuova formulazione si ottiene applicando il teorema di Reynolds del
trasporto, che descrive il comportamento di un sistema termodinamico che si muove attraverso
un volume di controllo.

4.2. Il teorema di Reynolds del trasporto


Si scelga un sistema termodinamico all'interno del fluido (fig. 4.1).

sistema al tempo t+.D.t


sistema al tempo t
Figura 4.1
Movimento di un sistema tennodinamico in un campo di velocità.

Al tempo t il sistema occupa il volume V. Sia B una generica proprietà estensiva del sistema
tennodinamico all'interno del volume V e sia b il suo valore specifico, cioè il valore di B per
unità di massa; allora
B= lpbdV. (4.1)
Nel teorema si considera la derivata di B nel tempo. Questa ci interessa perché, per la
riformulazione della legge di conservazione della massa, si identifica B con la massa totale del
88 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-oa- 9388

sistema termodinamico, e dunque si annulla la sua derivata nel tempo. Inoltre se B rappresenta,
ad esempio, la componente x della quantità di moto, per la seconda legge di Newton la sua
derivata nel tempo deve essere uguale alla componente x della forza risultante applicata al
sistema.
Si noti che B appartiene al sistema e che la posizione e la forma del sistema possono
cambiare nel tempo. Se il sistema fosse un corpo rigido, ad esempio una sfera d'acciaio,
la notazione dB / dt sarebbe sufficiente perché sarebbe chiaramente riferita alla sfera stessa.
Invece per un sistema fluido è opportuno sottolineare che si vuole ottenere la derivata di B
seguendo il sistema nei suoi movimenti. Si scrive perciò DB/ Dt, che viene detta derivata
sostanziale di B. Quindi la derivata della proprietà B è

DB = E_ { bdV. (4.2)
Dt Dt Jvp

Ad esempio, dalla legge di conservazione della massa sappiamo che la massa di un sistema
non può cambiare, e questo si può esprimere sostituendo B =m e b = 1 nell'equazione (4.2),
ricavando
Dm = E_ { d V = O . (4.3)
Dt Dt JvP
Nell'equazione (4.2) il dominio d'integrazione V dipende dal tempo perché il sistema ter-
modinamico considerato modifica la sua posizione e forma. Questi cambiamenti non sono
arbitrari, ma sono determinati dal campo di moto e dunque dovrebbe comparire il vettore
velocità nell'espressione della derivata di B.
Consideriamo il sistema di fluido all'interno del volume V (t ) mostrato in figura 4.1, con
la proprietà estensiva B come definito nell 'equazione (4.1), che può dipendere dal tempo e
dalla posizione. Cerchiamo ora la derivata di B espressa dall'equazione (4.2) mentre il sistema
si muove con il campo di moto. Questa derivata è DB / Dt .
In figura 4.1 vediamo il sistema al tempo t ed al tempo t + 6.t. Poiché i prossimi calcoli
saranno validi per 6.t tendente a zero, ci sarà sempre una regione comune ad entrambe le
posizioni del sistema, designata con A in figura 4.1 . Come si può vedere, al tempo t il sistema
occupa il volume A + A', mentre al tempo t + 6.t si estende al volume A + A" . Ovviamente
la parte comune A è la medesima al tempo t e al tempo t + 6.t, ma la proprietà specifica b
potrebbe essere diversa perché b dipende anche dal tempo. Dunque la derivata di B diventa:

DB = lim B(t+6.t)-B(t) = lim BA(t+6.t)+BA"(t+6.t) - BA (t)- BA1 (t)


Dt ~t --0 6.t ~t-+O 6.t
ovvero

DB
(4.4)
Dt
Il primo termine dell'ultimo membro deU'equazione (4.4) esprime la variazione di B in una
stessa posizione. Questo è il risultato che ci si aspetterebbe per un fluido a riposo, ed il termine
corrisponde a:
(4.5)
@sS-o&- 93ss 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 89

dove l'ordine di derivazione e integrazione sono intercambiabili perché il volume è fisso nello
spazio per entrambe le OJ?erazioni.
Il secondo termine B esprime il contributo della corrente del fluido. Perciò la variazione
totale della proprietà B del sistema che inizialmente occupava le regioni A + A' è dovuta al
cambiamento di B nel tempo all'interno di A più il flusso di parte del sistema con proprietà
B nella regione A" meno il flusso che ba lasciato la regione A'.
Con riferimento a11a figura 4.1, si nota che la portata volumetrica del fluido, dQ, che passa
attraverso un'area differenziale dS è il prodotto dell'area per la componente della velocità
normale alla superficie:

dQ = qn dS = q · ldSI · cosa = q · n dS . (4.6)

Un prodotto q · n positivo indica una corrente diretta verso l'esterno, cioè da A ad A", mentre
se tale prodotto è negativo indica una corrente verso l'interno, cioè da A' ad A. A' ad A. Il
flusso attraverso dS è .
dB = pbdQ = pbq · n dS
ed il flusso attraverso la superficie totale

B
· . B An(t+ L\t ) -
= At-+0
lim D.
t
B A•(t )
= 1
S
pbq · n dS . (4.7)

Dunque la derivata totale di B per un sistema, DB / Dt, è:

DB oB f
Dt = 8t + j s pbq . n dS . (4.8)

~~ = ! IpbdV + fspbq · n dS. (4.9)

e dalle equazioni (4.1) e (4.5)

~[ (pb) dV = [ ~(pb) dV + h pbq · n dS. (4.10)

Dalle equazioni (4.8)-(4.10) si deduce che la derivata di B di un dato materiale è dovuta alla
variazione di B all' interno del volume V (t) più la corrente netta in uscita di B attraverso
i contorni del volume. Le equazioni (4.9)-(4.10) sono note come teorema di Reynolds del
trasporto.
Supponiamo di avere un volume di controllo V. L'equazione (4.9) asserisce che la derivata
della proprietà estensiva B del sistema termodinamico contenuto all' interno del volume V si
ottiene dalla derivata di B all'interno del volume di controllo più il flusso della proprietà B
dal volume. Ovviamente questo flusso può avere luogo solo attraverso le aperture del volume
di controllo.

4.J: · La conservazione della massa all'interno del volume di controllo


In molti casi pratici i dettagli del campo di moto non sono noti, sia perché non è possi-
90 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-os. 9388

bile ricavarli sia perché non sono realmente necessari. D'altra parte è comunque necessario
conoscere la massa globale di un determinato volume. Questa informazione si può ottenere da
un bilancio integrale della massa calcolato con il teorema di Reynolds del trasporto.
Poniamo che B nell'equazione (4.9) sia la massa del sistema situato all'interno del volume
di controllo nell'istante considerato. La massa per unità di massa, da sostituire ab, è uguale a
1 e l' equazione (4.9) diventa

Dm
Dt
o
=&i 1 vpdV+ Jspq·ndS.
{ ( 4.11)

La conservazione della massa richiede che il sistema abbia la stessa màssa m in qualunque
istante di tempo e perciò
Drn =O
Dt '
che, sostituito nell'equazione (4.11) porta a

(4.12)

Suddividiamo la superficie S che racchiude il sistema termodinamico in due parti:

S = S' + So,
dove S' è la parte di superficie che il sistema tocca, ma attraverso la quale non c'è corrente,
ed So indica le aperture del volume di controllo. Ovviamente

{ pq · n dS =O
Js,
e l'equazione (4.12) diventa

-! 1v p dV =
ls
{ pq · n dS .
0
( 4.13)

L'equazione (4.13) è generale e vale per volumi di controllo deformabili, in movimento e


con accelerazione non nulla, ammesso che la velocità q sia sempre relativa alla superficie
differenziale ndS. L'equazione può essere riscritta in una forma leggermente diversa notando
che
ipdV =mcv,

dove m cv è la massa totale all'interno del volume di controllo. Quindi

- Omcv
fJt
= 1
So
pq · n d S . ( 4.14)

L' integrale di superficie nell'equazione (4.14) rappresenta la portata totale in massa che at-
traversa la superficie di controllo ed è diretta verso l' esterno.
@88-08- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 91

Entrambe le equazioni (4.13) e (4.14) richiedono una conoscenza dettagliata del campo di
velocità per l'integrazione sulla superficie. Comunque, in molti casi esiste solo un numero finito
di aperture ben definite, come ad esempio i vari tubi che riempiono e svuotano un serbatoio, e
l'integrale sulla superficie restante non dà contributo. Quando è uniforme la corrente attraverso
la sezione trasversale di ciascuna di queste aperture, cioè (pqn)i = cost, le equazioni (4.13) e
(4.14) si semplificano come segue:

-~ 1V
pdV = °L(pq · nA)i
i= l
( 4.15)

e
{)'mcv '°'( ) (4.16)
- fJt = L..,, PQnA i ,
i=l

dove l'area 8 0 ora consiste nella somma delle ~ . e q · n = Qn è la componente del vettore
velocità perpendicolare alla corrispondente area Ai.

Esempio 4.J
Un razzo a combustibile solido ha un effusore con sezione critica trasversale di area O, 01 m 2
(fìg. 4.12). La velocità media, relativa al razzo, del gas che scorre attraverso la sezione critica
è di 880m/s, e la sua densità è 1, 4kg/ m 3 . Quando il razzo parte a livello del mare con moto
verticale diretto verso l'alto, la sua massa è di 300 kg. Il combustibile solido è esaurito dopo
20 s. Trovare la massa del razzo dopo 20 s.

Soluzione
La velocità assegnata del gas è relativa alla sezione critica trasversale. Perciò l'equazione
(4.16) diventa
am~
ot = -pqnAc = -1,4 X 880X0,01 = 12,32kgI s
ovvero
dm~= - (q · n )Acpdt = - 12,32dt.
Per integrazione si ottiene

m cv 20 = mcvo
rzo
+ Jo (-12, 32) dt = 300 + 20 X (- 12, 32) = 53, 6 kg.

4.4. Conservazione della massa in condizioni di regime stazionario


Un importante caso particolare di validità delle equazioni (4.15) e (4.16) è quello del regime
stazionario, cioè della corrente indipendente dal tempo. In regime stazionario non si verificano
cambiamenti di alcuna proprietà in tutti i punti all'interno del volume di controllo; questo
a
implica che I fJt = o. Cosl, ad esempio, la pressione p in un dato punto rimane costante in
92 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-os. 9888

regime stazionario, sebbene potrebbe verificarsi una caduta di pressione b..p tra due punti deter-
minati. A sua volta questa caduta di pressione, in regime stazionario, non subisce mutamenti
nel tempo. In regime stazionario l'equazione (4.16) si semplifica come segue:

LPi V'iAi =o ( 4.17)


i=l

e per i fluidi inco1nprimibili, per i quali p = cost, si ha

L'ViAi =O. (4.18)


i=l

Nelle equazioni (4.17) e (4.18), Ai è l'area della sezione trasversale perpendicolare a V.. I
termini delle sommatorie nelle due equazioni devono essere presi ciascuno con il proprio segno,
positivo per le correnti uscenti e negativo per le correnti entranti.
Esistono molti esempi di volumi di controllo per cui valgono le equazioni (4.17) e (4.18),
con due sole aperture. Questi esempi sono rappresentati da sezioni di tubo, effusori, pompe,
compressori, turbine, ecc. In questi casi la portata in massa m attraverso il volume di.controllo
è costante e 1' equazione (4.17) diventa ·

( 4.19)

Si possono modificare le equazioni (4.17), (4.18) e (4.19) per applicarle ai casi in cui (pq)i
non è unifonne, ammesso che se ne possa calcolare il valor medio Gi == (pq)i· Per il calcolo
del valor medio si utilizza la seguente espressione:

(4.20)

L'equazione ( 4.17) diventa


I: (pqn )iAi = O. (4.21)
i=l

Per correnti a densità costante, p può essere eliminato e la velocità media Vi che compare
nell'equazione (4.18) è definita in maniera analoga all'equazione (4.20):

Vi=~j
~ -4 ;
q·n dA . (4.22)

Si noti che in molti casi pratici è più semplice stimare o calcolare queste velocità medie che
trovare la distribuzione di velocità per le aperture. In molte situazioni la quantità più facilmente
misurabile è la portata in massa rri = pV/ A.

Esempio 4.2
Il serbatoio cilindrico d ' acqua mostrato in figura 4.2 ha una sezione trasversale di 5m2 . L'acqua
fuoriesce dal serbatoio attraverso un tubo di O, 2 m di diametro con una velocità media q1 =
6 m/s, ed entra nel serbatoio attraverso un tubo di O, 1 mdi diametro con una velocità media
©ss-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 93

z
I
Figura 4.2
Serbatoio d' acqua con tubi d'entrata e uscita.

q2 = 12 m/s. Definire un volume di controllo e trovare la velocità di innalzamento del livello


dell'acqua ali 'interno del serbatoio.

Soluzione
Si sceglie il volume di controllo delimitato dall'entrata e dall'uscita dei tubi, dalle superfici
bagnate delle pareti del serbatoio e dal pelo libero dell'acqua. Dall'equazione (4.16) si ottiene

oppure
(8;;) cv = - L ~Qni = A1Qn1 +A2Qn2
= - ~ {O, 22 x 6 - O, 12 x 12) = -0, 094 m3 /s .

In questo caso qn2 = - 12 è negativo perché la velocità in ingresso ha una direzione opposta
a quella della normale esterna della superficie. La velocità di innalzamento dell' acqua, oz / 8t
si calcola dall' espressione

8V = o(Az) =A 8z = 5 oz = 0 _094 m3 /s
8t m at at ·

da cui
az
8t = -
O, 094
= - 0, 0188 m/ s = - 1, 88 cm/ s .
5
Quindi il livello dell'acqua diminuisce ad una velocità di 1, 88 cm/ s.

Esempio 4.3
Dell'acqua scorre in un tubo con un diametro d1 = O, 05 m con velocità media V1 = O, 2 m/ s
ed entra in uno spruzzatore, come illustrato in figura 4.3. Quando l'acqua inizia a scorrere,
lo spruzzatore accelera da w = O a w = 4 rad/ s. D tubo dello spruzzatore termina con due
effusori, ciascuno di diametro d = O, 005 m. Calcolare la velocità di uscita dell'acqua V2,
relati va ali' effusore.
94 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @88- 08- 9388

~ ...
,., _ _ _ r - --'--f"'I

Figura 43
Spruzzatore d'acqua.
Soluzione
L'accelerazione angolare non è affatto rilevante, perché la velocità cercata è relativa all'effusore.
Supponendo che metà della corrente in ingresso esca attraverso ciascun effusore, dall'equazione
(4.18) si ottiene

V2 = 2
V1
( )( ) 2d1
d
(
O, 05
=O, 1 0,005
)2
= lOm/s
2

Esempio 4.4
La figura 4.4 mostra un separatore bidimensionale della corrente d'acqua. La corrente in
ingresso all'apertura A varia linearmente da 3m/ s a 6m/ s ed è inclinata di un angolo a= 45°
rispetto all'apertura stessa. L'area dell' apertura A è O, 4m2 / me quella di B è O, 2m 2 / m, mentre
quella di C è O, 15 m2 / m. La corrente in B, perpendicolare all'apertura, varia linearmente da
3 m/ s a 5 m/ s e la corrente in C, sempre perpendicolare all'apertura. è approssimativamente
costante. Trovare Qc·

B
A

Figura 4.4
Separatore di corrente.

Soluzione
La corrente è incomprimibile e dall'equazione (4.4) si ricava

l q · n dA= -qAAAcos45° = ( ;
3 6
) x0,4x0, 7071=1 , 273m3 / m·s ,

l q · n dA = -ijsAs = ( ;
3 5
) x O, 2 = O, 8 m3 / m · s.
@ss..os.. 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 95

Perciò
qcAc = 1, 273 - O, 8 = O, 473 m3 / m · s ,
qc = O, 473/ 0, 15 = 3, 153 m/s.

4.5. Il teorema della quantità di moto per un volume di controllo


Le forze esercitate dai fluidi in movimento sui corpi rigidi hanno rilevanza in molti campi
dell'ingegneria. Sono esempi di queste forze quelle che agiscono sulle ali di un aeroplano,
scafi delle navi, pale di turbine, curvature dei tubi e rivelatori di raffica. Si possono calcolare
queste forze sia integrando gli sforzi ai contorni, sia sfruttando direttamente la seconda legge
di Newton del moto, sempre con un approccio di tipo integrale. In molti casi è più semplice
l' approccio integrale, basato sull ' analisi dei volumi di controllo.
La seconda legge di Newton del moto, applicata ad un sistema termodinamico di fluidi,
stabilisce che la somma di tutte le forze esercitate sul sistema, cioè forze di massa e di superficie,
è uguale alla derivata della quantità di moto del sistema stesso:

Fs + F s = ~t i pq dV. (4.23)

Sostituendo la forza di massa F 8 e la forza superficiale Fs nell'equazione (4.23) si ottiene


un'equazione della quantità di moto nella forma:

ipgdV + l TdS = ~t i pqdV , (4.24)

dove g è la generica forza di massa per unità di massa e T è lo sforzo aJ contorno del sistema.
Consideriamo ora la componente x di questa equazione della quantità di moto, scritta
ancora per il sistema termodinamico. In questo caso l'equazione (4.24) diventa

ipgx~V + l TxdS = ~t ipudV (4.25)

dove u è la componente x del vettore velocità q = iu + j v + kw.


Vogliamo applicare il teorema di Reynolds del trasporto all'integrale del secondo membro
dell'equazione (4.25), ma prima di fare questo notiamo che la seconda legge di Newton del
moto richiede che sia inerziale il sistema di coordinate in cui sono calcolate le equazioni
(4.23), (4.24) e (4.25), cioè che il vettore q = iu + j v + kw sia assegnato in un sistema
di riferimento inerziale. Si noti anche che qn = q · n che appare nel teorema di Reynolds
del trasporto, cioè nelle equazioni (4.9) e (4.13), è la velocità relativa al volume di controllo.
Infine, vogliamo ottenere un teorema della quantità di moto che valga sia per i volumi di
controllo con moto accelerato sia per quelli che possono essere considerati inerziali. Quindi,
per evitare confusione, si userà la notazione q r · n per ricordare che la velocità è relativa al
volume di controllo, mentre q denota la velocità assoluta in un sistema inerziale di coordinate.
Applichiamo ora il teorema di Reynolds del trasporto, equazione (4.9), alla proprietà B = mu
e b = u dell'equazione (4.25); si ricava

~ { pudV = ! { pudV+ { pu(qr·n)dS . (4.26)


lv lv .fs
96 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ 88-08- 9388

Paragonando le equazioni (4.25) e (4.26) si ottiene una nuova forma per la componente x
dell'equazione della quantità di moto:

{ P9x <lV + { T x dS = ~ { pu dV + { pu(qr · n) dS. (4.27)


lv ls ut lv ls
Il primo termine del secondo membro dell'equazione (4.27) rappresenta la derivata istantanea
del momento di quantità di moto totale racchiusa nel volume V, nell'istante di tempo corrente
(quindi è la derivata parziale 8/&t), mentre il secondo termine indica il flusso istantaneo della
quantità di moto attraverso la superficie S che racchiude V. Queste ultime due sono operazioni
su un volume di controllo, e quindi grazie all'equazione (4.27) l'analisi basata sui volumi di
controllo è applicabile alla seconda legge di Newton del moto.
Le componenti y e z dell' equazione della quantità di moto si ottengono con procedimento
analogo a quello per la componente x, e hanno la forma seguente:

ipgy<lV + fsry<lS = ! i pv dV+ fspv(qr·n)dS, (4.28)

{ pgz dV + { T z <lS = ~ { pw dV+ { fJ"ln(q r ·n) dS. (4.29)


lv ls ut lv ls
Le tre componenti dell'equazione integrale della quantità di moto, equazioni (4.27), (4.28) e
(4.29), si possono ora riunire in un'espressione vettoriale: ,

(4.30)

L'equazione (4.30) è nota come teorema della quantità di moto integrale per un volume di
controllo, e afferma che la derivata della quantità di moto nel volume di controllo e il flusso
di quantità di moto uscente attraverso le superfici di controllo sono bilanciate dall'azione delle
forze di massa e dallo sforzo sùperficiale sul fluido.
L'equazione (4.30) vale per qualunque volume di controllo, sia esso stazionario, in movi-
mento o in deformazione. Si sottolinea ancora che il vettore velocità qr nell'espressione della
portata differenziale in volume (Qr · n) dS si deve considerare relativo alla superficie dS, e
per un volume di controllo in movimento o in deformazione si deve prendere relativo alla
superficie in movimento.
Le forze di superficie applicate al fluido nel volume di controllo sono quelle esercitate
dagli strati adiacenti di fluido e quelle applicate al fluido dai contorni solidi.
Come prima, si suddivide la superficie S in

S = S' + So,

dove S' è la superficie di contatto tra il fluido all'interno del volume di controllo e le pareti di
questo, mentre So è l'area delle aperture. Alle pareti si ha qr · n = O, e quindi il termine del
flusso della quantità di moto riguarda solo le aperture, cioè

{ pq(q r . n) dS = { pq(qr · n) dS. (4.31)


ls lso
@ss-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 97

Le forze di superficie nell 'equazione (4.30) possono a loro volta essere suddivise in quelle che
agiscono sulle pareù solide e quelle che agiscono sulle aperture:

{ TdS= { T dS+ { TdS. (4.32)


ls ls 1
lso
L'integrale sulle pareti solide eguaglia la forza totale applicata al sistema di fluido dalle pareti
stesse del volume di controllo; indichiamo con -R questo integrale:

{ T dS = -R . (4.33)
ls, .
Allora per la terza legge di Newton +R è la spinta esercitata da parte del fluido alla superficie
S' del volume di controllo.
Confrontando le equazioni (4.30) e (4.33) si ottiene la seguente espressione di R:

R = { T dS+ { pgdt4-: { pqdV_.. { pq (qr· n)dS. (4.34)


ls 0 lv t lv Js 0

Abitualmente, lo sforzo T sulle superfici delle aperture si scompone in sforzo normale, cioè
pressione, e sforzo di taglio:

f T dS = - f pn dS + f r dS . (4.35)
l so lso lso
In molti casi l'ultimo integrale, che rappresenta la forza di taglio sulle aperture, dà un contributo
molto piccolo e può essere trascurato. In questi casi l'equazione (4.34) si semplifica in

R = - { pn dS + { pgdV-! { pq dV - Jr pq(qr · n ) dS . (4.36)


~ lv lv ~
Si impiega l'equazione (4.36) per calcolare R , che è la risultante di tutte le forze esercitate sulle
pareti interne del volume di controllo da parte del fluido che Io attraversa. Questa equazione
è nota come teorema della quantità di moto per un volume di controllo.
Vi sono situazioni nelle quali I' equazione (4.36) può essere ulteriormente semplificata, ad
esempio quando l' ultimo integrale del secondo membro, cioè il flusso della quantità di moto
attraverso le aperture~ può essere calcolato con i valori medi delle velocità. In questa situazione
.
s1. puo' scnvere

-1
So
k
pq (qr · n)dS = L [pq(q r · n)A]i,
i=l
(4.37)

dove le velocità nel secondo membro sono velocità medie, A i sono le aree delle aperture e la
sommatoria viene eseguita su tutte le aperture, che supponiamo essere k. In effetti, quando la
corrente non è nota nei dettagli, le velocità medie sono ricavabili con meno difficoltà rispetto
ad altre grandezze, perché il loro calcolo richiede soltanto le portate totali.
Un' altra situazione piuttosto comune nella quale sì possono operare delle semplificazioni
è quella di un dispositivo che può essere classificato come singole in~~:;:;G-:;ingola uscita
(SISO). In tal caso vi sono due soli termini nella sommatoria a secondo membro dell' equazione
98 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale © as-os- 9388

(4.37). Le due semplificazioni appena descritte, quando possono essere applicate, modificano
l'equazione (4.36) in

in cui anche per la pressione


,.... compaiono i valori medi.
Infine, vi sono casi con una sola dimensione. Si assegna la coordinata x alla direzione
considerata e si riscrivono le equazioni (4.36) e (4.38) nei termini relativi alla componente x,
cioè come equazioni scalari. Dunque la (4.36) diventa:

R = - {
Js 0
pdSn + 1v pgxdV- gt lv{pudV - ls{ pu(ur)dSn ,
0
(4.39)

dove dSn è positivo o negativo a seconda del segno di (i· n), e u è la velocità nella direzione
x. Per un dispositivo SISO monodimensionale l'equazione (4.38) si semplifica in:

(4.40)

dove i segni di A 1n e A2n sono quelli di (i· n 1 ) e (i · n2). e naturalmente tutti i valori di u
sono algebrici, cioè sono riportati con il loro segno. In figura 4.5 è mostrato un volume di
controllo monodimensionale del tipo singolo ingresso-singola uscita, insieme ad alcuni termini
dell'equazione (4.40).

P2A2n
mu mg:s..

Figura 4.5
Volume di controllo monodimensionale del tipo singolo ingresso-singola uscita.

Esempio 4.5
Dell'acqua entra nella curva di una tubatura a11a velocità costante q1 = 5m/s. Con riferimento
alla curva di figura 4.6a. gli altri dati sono:

P1 = 3, 375 x 105 Pa , di = O, 1 m ,
P2 = 1, 5 x 105 Pa , d2 = O, 05 m .
La curva ha dimensioni tali da contenere 4 kg di acqua tra le due flange. Trovare la spinta
R esercitata sulla curva dall'acqua che la attraversa.
Soluzione
La curva è un dispositivo SISO stazionario, quindi si può applicare l'equazione (4.38). Si
@88-08- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 99

sceglie opportunamente il volume di controllo in modo che coincida con il volume di controllo
stesso e i due piani delle flange. Poiché la corrente d'acqua è incomprimibile, dall'equazione
(4.21 ) si ottiene

oppure
2
i_
qz = q1 ( d ) = 20 m/ s .

Per questo dispositivo SISO con corrente uniforme, dall'equazione (4.38) si arriva all~ seguente
equazione, valida per un fluido incomprimibile di densità p:

R = - p1(n A1) - P2(n A2) + m g - pq 1(q 1r · n ) - pq z(q2r · n )


= -p1A1 (- i) - p2A2(- j ) + mg(- j ) + ipqf A1 + jpq~A2
= 2650, 72i + 294, 52j - 39, 24j + 196, 35i + 785, 40j .
Quindi la spinta totale R esercitata sulla curva da parte del ftuido è
R = (2847, 07i + 1040, 68j )N.
Le diverse spinte di cui R è composta sono schematicamente illustrate in figura 4.6b.
1 I 1
R
ql -pq 1( q1i n)A I I
d--
P,
Il

l -p1(n A1) :
•'
!
1· r 12
l mg

.'
J
2
2 :{--:
=·;. t-= N
i . . ~
...
.._... .........
"'
...o."' o.

I
a. b.
Figura 4.6
Curva di un tubo e spinte al suo interno.

Esempio 4.6
Nell'esempio 4.1 l'effusore del razzo ha una sezione trasversale di O, 0144 m 2 in uscita, e la
velocità del gas di scarico relativa all'effusore è ue = 1350m/ s. La pressione del gas in uscita
è Pe = 1, 1 X 105 Pa.
Il razzo viene montato su una piattaforma orizzontale di prova e poi lanciato. Calcolare
Ry, la componente orizzontale della spinta esercitata sul razzo dal gas che lo attraversa.
100 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-os- 9388

Soluzione
Si sceglie un sistema di coordinate solidale con la piattaforma. L'esempio è quello del caso
monodimensionale, per cui l' equazione (4.40) si riduce a

R = PeAe + Uc(PeUeA e) ·
L'equazione (4.19) della conservazione della massa implica che (v. esempio 4.1)

PeUeAe = PcUcAc = - m = 1, 4 X 880 X O, 01 = 12, 32 kg/ s.


Dunque
R = 1) 1 X 105 X o,0144 + 12, 32 X 1350 = 18, 216 N .

y
PeA•.- ì
Ae
X u.(p.u.:.)1
Figura 4.7
Razzo sulla piattaforma di prova.

4.6. Altre forze esercitate sul volume di controllo


Le equazioni (4.34)-(4.40) permettono di calcolare solo R , che è la spinta esercitata sul volume
di controllo dal fluido che lo attraversa. Per un volume di controllo che si muove nello spazio,
senza un'atmosfera che lo circondi e dove siano trascurabili tutte le forze di massa, R è
effettivamente l'unica forza che il volume di controllo subisce. D'altronde nella maggior parte
dei casi i volumi di controllo sono situati all'interno dell' atmosfera e sono soggetti a forze di
massa. Per ottenere la forza totale che agisce su un volume di controllo è necessario apportare
due modifiche: una che tenga conto della pressione dell'ambiente circostante e l'altra che tenga
conto delle forze di massa.
Consideriamo innanzitutto le modifiche relative alle forze di massa. Sia mo la massa
propria del volume di controllo, cioè escludendo quella del fluido al suo interno. Considerando
la forza di massa generale che abbiamo già incontrato e indicato con g, questa prima modifica
diventa
F 9 = m 0 g. (4.41)
L'atmosfera circostante viene in contatto con la superficie esterna del volume di controllo meno
quella delle aperture. Indichiamo con S" questa superficie esterna, che può anche differire
@ss-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 101

notevolmente da S', la superficie in tema delle pareti. In R si è già tenuto conto dello sforzo
alle pareti. In generale, la modifica dovuta allo sforzo su S" si può scrivere

F s" = ( TdS ,
j S''
dove T è lo sforzo sulla superficie esterna S".
In molti casi vale l' approssimazione T = - pn e dunque

FS" = - rj
S''
pn dS .

Si noti che S" + 80 , dove So rappresenta le aperture, è una superficie chiusa, e che con p0
costante si ha
j pon dS = Po j n dS = O ,
per qualunque superficie. Quindi

- ( PondS = O, - ( pondS = ( pon dS ,


Js"+So Js,, lso
e le modifiche dovute allo sforzo diventano

F s,, = - ( pndS = ( pondS =Po L (nAi ), (4.42)


Js,, lso i

dove la sommatoria è estesa a tutce le aperture.


Indichiamo con F la forza totale che agisce sul volume d.i controllo; si ha allora

(4.43)

Sostituendo l'equazione (4.36) nella (4.43) si ottiene Ja seguente espressione della forza totale
F che agisce sul volume di controllo:

F = - ( (p - po)ndS + ( pgdV +mog- ~ ( pq dV - ( pq(q r · n ) d S . (4.44)


}~ lv VLh }~
Nel caso particolare di un volume di controllo monodimensionale singolo ingresso-singola
uscita, si può modificare l'equazione (4.40) e ottenere una nuove espressione della forza totale:

dove i segni dei vari termini sono gli stessi che nell'equazione (4.40).
102 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ 8s-os- 9388

Esempio 4.7 I
Consideriamo la curva di un tubo dell'esempio 4.5. La massa delle pareti d'acciaio della curva
è di 6 kg, e la pressione atmosferica di 105 Pa. Trovare la forza totale che agisce sulla curva,
cioè la forza sopportata dai bulloni nelle giunture della curva.

Figura 4.8
Ulteriori forze sulla curva di un tubo.

Soluzione
Dall'equazione (4.41)

F 9 - mog = -j x 6 x 9, 81 = - j 58, 86N ,

e dall'equazione (4.42)

Fs = -ix 105 A1 - j x 10° A2 = - 785,40i -196, 35.

Infine, dall'equazione (4.43) si ricava

F = R + F9 + F s = i (2847, 07 - 785, 40) + j (1040, 68 - 196, 5 - 58, 86)


= 2061, 67i + 785, 47j .

Esempio 4.8
Torniamo a considerare gli esempi del razzo 4.1e4.6. Nell'esempio 4.1 si è visto che la massa
del razzo e del combustibile insieme è

rri +mo = 300 - 12, 32t kg

e che
&m
&t = -12, 32 kg/ s .
@ss.os. 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 103

Sappiamo anche che l'area della sezione trasversale dell'effusore del razzo è di O, 0144 m2 in
uscita, e che la velocità del gas di scarico in uscita, relativa all'effusore, è Ue = 1350m/ s. La
pressione del gas in uscita è Pe = 1, 1 x 105 Pa.
Inoltre, la pressione atmosferica attorno al razzo è approssimativamente p 0 = 105 Pa.
a. Come nell 'esempio 4.6, il razzo è montato su una piattaforma di prova e viene lanciato.
La piattaforma è mantenuta nella sua posizione da un dinamometro. Calcolare la forza
misurata dal dinamometro.
b. Misure complesse eseguite in una galleria del vento mostrano che quando la velocità del
vento è di 200 m/ s la pressione misurata nella sezione di uscita Ae del razzo spento è
di O, 9 x 105 Pa, e la forza resistente totale che mantiene il razzo nella sua posizione è
di 16 776 N. Successivamente il razzo viene collegato ad un aeroplano che vola ad una
velocità di 200 m/s e poi si distacca dal razzo. Il motore del razzo viene avviato nel
momento del distacco. Detenninare se il razzo accelera.
c. Il razzo è posizionato in verticale con la parte anteriore verso l'alto, e poi viene lanciato.
Calcolare la sua accelerazione trascurando la resistenza aereodinamica.

.. Wind
200m/s

16 776N

Figura 4.9
Forza totale appbcata al razzo su una piattaforma di prova.

Soluzione
a. Scegliamo di risolvere nuovamente l'esercizio senza utilizzare i risultati ottenuti nell'e~
sempio 4.6. Applichiamo dunque l'equazione (4.45) e otteniamo

F= (Pe - Po)Ae + ue(PeUeAe) = (1,1 - 1) O, 0144 + 12,32


tt
X lO::i X X 1350=16 776 N.

~e ~e
I

Figura 4.10
Razzo spento nella galleria del vento.
104 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-08- 9388

Notiamo anche che esiste una forza di massa verticale diretta verso il ba<;so:

(m + mo )g = (300 - 12, 32t) x 9, 81 = 2943 - 120, 86t.

b. Innanzitutto calcoliamo la forza resistente totale che agisce su S", cioè sulla superficie
esterna del razzo escluse le aperture. Poiché la pressione nella sezione d' uscita Ae spinge
il razzo in avanti, la forza resistente totale diventa

Fsu = 16 776 + Ae X O, 9 X 105 = 16 776 +O, 0144 X O, 9 X 105 = 18 072 N .

Supponiamo poi che il razzo proceda con una velocità costante dopo il distacco di 200m/s.
Se la somma di tutte le forze applicate al razzo fosse uguale a zero, questo significherebbe
che effettivamente si verifica il moto uniforme. In questo caso, il sistema di riferimento
più opportuno è quello che si muove solidale al razzo. In questo sistema di coordinate R
risulta essere esattamente la stessa dell'esempio 4.6, cioè R = 18 216 N.
Dall'equazione (4.43) ricaviamo ora la forza netta sul razzo nella forma

Fnetta = R + Fs = 18 216 - 18 072 = 144 N .


11

TI razzo accelera in avanti.

F S"
Ae Ac
I I
I
I
I •
;_

I I
l j

Figura 4.11
Razzo lanciato in volo.

c. L'accelerazione cercata è quella del razzo nel suo complesso, cioè quella del carburante
e della struttura insieme. Sia a questa accelerazione dipendente dal tempo. Scegliamo un
sistema di riferimento stazionario con la coordinata x diretta verso l'alto. Questo è anche
un caso monodimensionale, e secondo l'equazione (4.45)

F = (pe - Po)Ae - (m + mo)g - ot8 (m,u) + Pe(Ue - u)ucAe ,

dove u è la velocità istantanea del razzo, m è la massa del carburante e m 0 è la massa


della struttura del razzo:

a (m1J.) = um, + m 8u
lii, &t =
,
um + ma ;

F = (pe - po)Ae - (m+mo )g- ma-mue.


@sa-oa- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 105

JPoAe
....-.... (m + m 0 )g

Figura 4.12
Razzo in posizione venicale.

Dalla seconda legge di Newton

F = moa = (Pe - Po)Ae - (m + mo)g - ma - rriue .

Perciò
(mo+ m)a = (pe - Po)Ae - (mo+ 1n)g - mue .
Dall'esempio 4.1
rno +m = 300 - 12, 32t ,
m= -12, 32t
e
0, 1 X 105 X 0, 0144 12, 32 X 1, 350 16,776 .
9 81
a= 300 - 12, 32t - g + 300 - 12, 32t 300 - 12, 32t - ' .
La velocità del razzo si può anche ottenere dall'equazione

rt
u =lo adt
16776 ( 300 )
= 12, 32 ln 300 - 12, 32t 9, 81t .

Ovviamente questo risultato è corretto soltanto finché la resistenza termodinamica può ancora
essere trascurata, cioè per basse velocità e dunque per piccoli valori di t.

Esempio 4.9
Un aeroplano a reazione con un solo propulsore vola ad una velocità V = 280 m/ s. La
pressione atmosferica è Pa = 105 Pa. La presa d'aria del propulsore, ben progettata, ha una
sezione trasversale A1 = O, 1 m2 . La sezione trasversale in uscita dell'effusore ha un'area
106 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-os. 9388

combustibile

~= U

Figura 4.13
Propulsore a reazione e volume di controllo.

A 2 = O, 3 m2 . La pressione del gas in uscita è p 2 = 1, 1 x 105 Pa. Il rapporto carburante/aria


nel propulsore è di 1: 20. La densità specifica dell'aria in entrata è p = 1, 2kg/m3 . La velocità
del gas in uscita, relativa all'aeroplano, è U = 650 m/ s. Qual è la forza orizzontale esercitata
dai bulloni delle giunture del propulsore sulla struttura dell'aeroplano?

Soluzione
Scegliamo un volume di controllo che coincide con il propulsore a reazione (fig. 4.13);
supponiamo che il propulsore abbia massa costante e che si muova nella direzione x a velocità
costante. Ricordiamo inoltre che in questo caso p 1 = PO· La forza orizzontale trasmessa alla
struttura dell'aeroplano si può ricavare dall'equazione (4.45), che in questo caso si semplifica
nella forma
F = - (p2 - Po)A2n - Pl U1 U1rA1n - P2U2U2rA2n .
Nel nostro caso laria in entrata si muove con velocità - V rispetto al volume di controllo;
perciò
U1 = Utr = - V,

e
U2r=U,

Poiché la densità del gas di scarico non è nota, calcoliamo la portata in massa uscente sfruttando
l'equazione di continuità ( 4.17) e tenendo conto della massa del carburante che si aggiunge al
flusso in uscita:
p1u2A2n = m = -1, 05m1 .

Sostituendo nell'equazione (4.45) si ricava la forza che il propulsore applica nella direzione x
alla struttura dell'aeroplano:

F = A2(p2 - Po) -m1[1,05U - V]


= 0, 3 X (1, 1 X 105 -1 X 105 ) - 1, 2 X 0, 1 X (- 280) X [1, 05 X 650 - 280j
= 3000N + 13524N = 16524N.
@88-08- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 107

Esempio 4.10
Presso gli antichi romani era in uso una pompa a colpo d'ariete (fig. 4.14), per sollevare
l'acqua al di sopra del livello della sorgente naturale. L'acqua che sgorgava dalla sorgente
veniva incanalata nel tubo A; quando raggiungeva il regime stazionario, si bloccava il tubo
veniva con il cuneo W. A questo punto l'acqua era costretta a decelerare e a risalire nel tubo
B fino ad un'altezza h per finire in un serbatoio C che raccoglieva l'acqua in eccesso. Il tubo
D, poi, portava l'acqua alle abitazioni.
Calcolare l'altezza h, approssimativamente, in funzione della lunghezza L del tubo A
e della velocità uo dell'acqua in regime stazionario, cioè prima dell'inserimento del cuneo.
Trascurare le perdite di corrente dovute all'attrito e supporre che tutti i tubi abbiano lo stesso
diametro.

e
D

B
h

A
L

F ' w

Figura 4.14
Pompa romana a colpo d'ariete.

Soluzione
Scegliamo come volume di controllo il tratto di tubo compreso tra i punti E ed F, lungo L
metri, come illustrato in figura 4.14. Supponiamo che sia uo la velocità nel tubo in regime
stazionario e un attimo prima che venga inserito il cuneo. La pressione sull'acqua all'interno
del tubo B è quella atmosferica, che è anche, approssimativamente, la pressione nel punto E.
Perché l'acqua acceleri fino ad aròvare alla velocità u, è necessaria la differenza di livello h'
tra la sorgente d'acqua ed il punto F.
Una volta inserito il cuneo, la conservazione della massa richiede che l'acqua risalga il
tubo B finché esiste una corrente.
Indichiamo con h il liveJlo dell'acqua nel tubo B. Allora

dh
dt = u.
108 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @88-08- 9388

Poiché le forze esercitate lungo l'asse del volume di controllo sono dovute solo agli sforzi di
taglio, e poiché questi vanno trascurati, R x =O e l'equazione (4.36) porta a

0 =- f pn dS+ ( f pgdV)
ls 0 lv x
-! lvf pq dV - f pqu 2 dS
lso
du
= AA(po - PF) + 0 - LAAp- - O
dt
da cui
du
PF - Po = - pL dt ·
Supponiamo di misurare pp - Po con un manometro ad acqua, cioè un manometro che sfrutta
l'altezza della colonna d'acqua, costituito dal tubo B. In realtà la misura è approssimativa
perché ora h dipende dal tempo. Dunque
du
PF - Po = pgh = -pLdt ·

Derivando ulteriormente rispetto al tempo si arriva all'espressione


dh Ld2 u
dt = - 9 dt2 •

Sostituendo dh/dt =usi ottiene


d 2u g
dt2 +Lu= O.
La soluzione di questa equazione differenziale è

e quindi

h= 1tudt=uo ~sin(/f;t),
che raggiunge il suo valore massimo quando

. ' per 7f L
c1oe tmax = -
2 g

Dunque
L
hmax = uo
g
Nella tabella seguente sono riportati alcuni esempi:

uo = 3mls uo = 5m/s
L (m) 100 50 100 50
hmax(m) 9,5 6,7 16,0 11 ,2
h' (m) 0,5 1,3
@ss-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 109

Qui h' è l'altezza necessaria ad accelerare la corrente fino alla velocità ~to. Nel capitolo 7
verrà spiegato come calcolarla.
Nota: Si può procedere in maniera più semplice, anche se con lo stesso livello di approssi-
mazione, con l'equazione di Bernoulli ricavata nel capitolo 7. I romani, comunque, non
sapevano del loro glorioso discendente Bernoulli, ma i loro ingengeri ben conoscevano
gli effetti dell'inerzia. Basti pensare ai loro pistoni e notare la somiglianza tra una trave
che si muove orizzontalmente e viene fermata bruscamente da una parete, e una colonna
d'acqua che si muove orizzontalmente e viene improvvisamente bloccata da un cuneo.

Esempio 4.11
Dall'effusore di figura 4.15 fuoriesce acqua alla velocità di Q m 3 /s. La sezione trasversale
del getto d'acqua è di A m2 . Il getto viene a contatto con una pala mobile, B, scorre lungo
la sua superficie e si distacca da questa con la stessa velocità relativa che aveva nel punto
di contatto. La pala si muove allontanandosi dall'effusore con velocità V . La pressione è
ovunque quella atmosferica. Supponendo di essere un osservatore in movimento con la pala,
trovare la forza esercitata su di essa dal getto d'acqua; calcolare la potenza trasmessa e la
velocità V in corrispondenza della quale si ha la potenza massima.

V
..
u i
iU · V
~·-- -- -
osservatore in vo urne di controllo
movimento
osservatore
fisso

Figura 4.15
Getto d'acqua e pala in movimento.

Soluzione
Per risolvere il problema usiamo l' equazione (4.40) per un volume di controllo che si muove
solidale alla pala alla velocità costante V.
Per un fluido a densità costante in regime stazionario e a pressione uniforme ovunque nel
volume di controllo, l'equazione (4.40), che fornisce la for.za che il getto d'acqua esercita sulla
pala, si semplifica in

Nel nostro caso


,

110 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-08- 9388

La velocità del getto in uscita dall'effusore è U = Q/ A e si suppone che rimanga la stessa


fino al momento del contatto con la pala. La velocità del getto relativa alla pala calcolata nel
punto 1 è
U1r = U - V.

La velocità relativa calcolata nel punto 2, dove il getto d'acqua lascia la pala, è

U2r = - (U- V ) .

Finché la velocità del getto d'acqua rimane costante, per la continuità l'area della sezione
trasversale deve rimanere costante. Perciò
Q
U1rA1n = -(U - V)A = - (U - V) U ,

Nel sistema di coordinate inerziale in movimento con la pala si ha

u2 = 1i.2r = -(U - V) .

Sostituendo nell'equazione (4.40) si ottiene

La potenza trasmessa è
P = RV = 2p ~ V(U - V) 2 .

Il massimo della potenza si ha quando dP/dV = O, ovvero

3
2
(U - V) 2 - 4(U - V)~ = O ,
che porta a

Esempio 4.12
Ripetere l'esempio· 4.11 per un osservatore fisso, cioè stazionario rispetto all'effusore.

Soluzione
Si sceglie ancora un volume di controllo che si muove solidale alla pala alla velocità costante
V . La velocità del getto d'acqua in uscita dall'effusore è U = Q/A e si suppone che si
conservi inalterata fino al momento del contatto tra il getto e la pala. Le velocità relative alla
pala sono ancora:
U1r = U - V 1 U2r = - (U - V ) .

Finché la velocità del getto rimane costante, per la continuità la sua sezione trasversale deve
rimanere costante. Perciò, ancora una volta,

Q
U1rA1n = -(U - V)A = - (U - V ) U ,
@as-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 111

~el sistema di coordinate inerziali fisso al terreno si ba

u2 = - (U - V)+ V= 2V - U .

Dall'equazione (4.40), senza i termini relativi alla pressione e alla gravità. si ottiene

R = -p[u1u1,.A1n + U2tL2,.A2n]

= -p [- u(u - V)~ + (2V - U)(U - V)~] = 2p~ (U - V)


2

La potenza trasmessa è anche in questo caso


Q
P = RV = 2pU V(U - V) 2 ,

che ha ancora il suo massimo in


u
V--- 3 .

4.7. Teorema del momento angolare per un volume di controllo


La meccanica dei fluidi trova molte applicazioni nell'uso di macchine rotanti, come turbine,
rurbopompe, turbocompressori, propulsori ad elica ecc. Per tali macchine la scelta più naturale
e conveniente di un volume di controllo è la macchina stessa. A causa del grande numero di
applicazioni di questo tipo, è utile riportarsi ad una forma analoga all'equazione (4.36) che
si possa applicare direttamente a volumi di controllo rotanti. Questa forma è nota come il
teorema del momento angolare.
Si noti che la necessità di relazioni applicabili direttamente a coordinate rotanti esiste
anche nella meccanica dei solidi, dove esiste una forma analoga L'uso di queste relazioni,
che sono valide per un sistema termodinamico, semplificano la costruzione del teorema del
momento angolare.
Ci si riferisce al volume di controllo mostrato in figura 4.1 . Si sceglie un centro nel piano
della figura. Questo centro può essere qualunque punto, ma deve rimanere lo stesso una volta
fissato. Si indica con r il raggio vettore che unisce questo centro a qualunque elemento di
massa del sistema termodinamico.
Il momento angolare del sistema termodinamico mostrato in figura, calcolato al tempo t,
è
!s r x q (pdV) .

Si noti che questa espressione per il momento angolare può essere ricavata dalla moltiplicazione
in croce di r e q nell'espressione del momento lineare: in altre parole, poiché il momento
angolare del sistema termodinamico è la somma dei momenti angolari degli elementi di massa
del sistema, si può eseguire questa moltiplicazione in croce prima dell'integrazione, cioè sotto
il segno di integrale. Procedendo in questo modo per l'equazione (4.36), questa diventa

Mn= { r x T dS+ { r x g(pdV)-~ { [(rxq)pjdV- { (prxq) (q r· n ) dS (4.46)


J~ lv k J~
112 4. Fluidi in movimento. Analisì integrale @ss-os- 938<>

dove M R è il momento di reazione che il fluido esercita su1Je pareti interne del volume di
controllo.
Poiché deve essere fissato il centro da cui parte r , l'applicazione diretta dell'equazione
(4.46) è limitata ai sistemi rotanti con un centro di rotazione fissato. Questo punto è quindi
l'origine del raggio vettore r.
Quando il sistema non è rotante si può scegliere qualunque punto come centro, e l'equa-
zione (4.46) può allora essere usata per il calcolo di momenti rispetto a quel punto.

Esempio 4.13
Una piccola turbina ad acqua ruota con un numero di giri al minuto n = 200. L'acqua entra nel
centro alla velocità di 2 kg/s, e fuoriesce dalla circonferenza esterna con la velocità relativa
Q r = 17, 2 m/ s e con un angolo fJ = 25, 8 ° tra la velocità relativa q r e la velocità alla
circonferenza qc, come illustrato in figura 4.16. Si noti che f3 è determinato dalla geometria
delle pale della turbina. Il raggio del rotore della turbina è r = O, 2 m.
Trovare la velocità assoluta in uscita q 0 , il momento della turbina e la potenza.

Figura 4.16
Turbina ad acqua.

Soluzione
21fn
lqcl = wr =
60
x O, 2 = 4, 2 m/s ,

Qo = Qc + Qr ·

Dal teorema del coseno, e con riferimento alla figura 4.16:

q5 = q~ + q;- 2qcqrcos/3=4,22 +17, 22 - 2 x 4,2 X 17,2cos25,8•,

da cui
qo = 13, 54 m/s .
Dal teorema del seno
17 2
· (180° - a ) = -qr sm
sm · {3 = ' sin
· 25 , 8°
qo 13' 54
@as-08- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 113

e
a= 33,6°.
Trascurando l'attrito dell'aria. l'equazione (4.46) porta a

M = 1 So
pr x qo(qr · n )dS = 1000x0, 2x13, 54 x cosa x 17,2Asin,B.
.

Poiché
p(q r · n)A = 1000 X 17, 2Asin ,B = 2 kg/s,

risulta
M = 2 x O, 2 x 13, 54 x cos 33, 6 • = 4, 5 Nm ,

e la potenza è

Potenza = lw·Ml = 20, 94 x 4, 5 = 94, 2 Nm/ s = 94, 2 W .

Esempio 4.14
Per la curva di un tubo considerata nell 'esempio 4.5 (fig. 4.6), qual è il momento rispetto
al punto A, che si trova esattamente sullo spigolo superiore della flangia numero 1, con
r i2=O,15 m?

Soluzione
Dall'equazione (4.42) si può scrivere

jrxTdS = (d1/2)A1 (p1 - P2) + r12A2(p2 - Po)


= 0, 05 X (0, 05 2 7r) X (3, 375 - 1, 0) X 10 5 +0, 15 X (0, 025 27r) X (1, 5 - 1, 0) X 105
= 108, 00 Nm

e
d1
1Ao
(pr x q)(q r · n ) dS = - x 196, 35 + r12 x 785,4
2
= o, 05 x 196, 35 x +o, 15 x 785, 4 = 127, 63 Nm .
La massa della curva insieme a quella dell'acqua al suo interno è di 6 kg, e il contributo della
gravità al momento è quindi

m g r 12 = 6 X 9, 81 X 0, 15 = 8, 83 Nm .

Il momento totale è
M = 108, 00+ 127,63- 8,83 = 226,8 Nm
e la sua direzione è antioraria.
114 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @88-08- 9388

Esempio 4.15
Consideriamo ancora lo spruzzatore dell'esempio 4.3 e la figura 4.3. L'angolo che il suo piccolo
effusore forma con la direzione radiale è di 45 • e la proiezione del braccio è r = O, 4 m.
a. Calcolare il momento che agisce sullo spruzzatore quando l'acqua incomincia a scorrere,
trascurando gli effetti dell'attrito e della pressione.
b. Calcolare il momento dell'attrito in regime stazionario, con w = 4 rad/ s.
c. Supponendo che l'attrito scompaia completamente, trovare la velocità angolare dello
spruzzatore.

Soluzione
I triangoli formati dai vettori velocità sono schematizzati in figura 4.17, dove
q 0 è la velocità assoluta dell'acqua,
q c è la velocità alla circonferenza dello spruzzatore,
q r è la velocità relativa dell'acqua rispetto allo spruzzatore,
q o = q c + q r.
Il flusso di massa attraverso i due bracci dello spruzzatore è

m = ~o, 052 x o, 2 x 1000 = o, 393 kg/s .

a. Dallequazione (4.46) si ricava

M =- r
}Ao
(r X qo)(PQr. n) dS = -r X qom'

qc = O, qr = 10 m/s ,
M = - 0, 4 x 10 x mx sin45° =-1,11 Nm.

piccolo
effusore
45° /

Ii. .,.,. ____ r= 0,4 m----•~I


Figura 4.17
Triangoli dei vettori velocità per lo spruzzatore.

b. lq cl = wr = 4 X O, 4 = 1, 6 m/s , qr = 10 m/s,
q5 = q; + q~ - 2qrQc cos 45 ° , Qo = 8 , 94 m/s ,
sin.B=(qc/qo)sin45", b = 7, 27" , 45°-b=37, 73 °,
-r x Qo = - 0, 4 x 8 , 94 sin 37, 73 • = -2, 19 ,
@ss-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 115

M1 = -M = 2, 19m = 0,86Nm.
In regime stazionario il momento dell'attrito bilancia esattamente il momento dell'acqua.
c. Quando l'attrito scompare, lo stesso accade al momento esercitato dall'acqua. In questo
caso r x q 0 = O, cioè f3 = 45 ·, per cui deve essere

qc = ~= 7, 07 m/ s = wr,

w =
1,01 I
= 17,68 rad s = 169 rpm.
0, 4 .

4.8. Il fattore di correzione per la velocità media nel teorema della quan-
tità di moto
Per utilizzare il concetto del volume di controllo nella conservazione della massa, è necessario
calcolare l'integrale del flusso di massa attraverso le aperture del volume stesso, che compare
nell'equazione (4.14):

1Ao
p(q·n) dS.

Per utilizzarlo invece nel teorema della quantità di moto, sia quello lineare che quello del
momento angolare, bisogna calcolare gli integrali che compaiono nell'equazione (4.36):

1 Ao
pq (q r · n ) dS ,


e nell'equazione (4.46):

1 Ao
p(r x q )(qr ·n)dS .

In molti casi pratici sembrerebbe conveniente usare le velocità medie piuttosto che i profili
dettagliati delle velocità, che potrebbero non essere calcolabili. Da questa scelta, tuttavia,
nasce un nuovo problema Quando parliamo di media, come quella applicata in questo caso
alle velocità istantanee, supponiamo che, per quanto riguarda la conservazione della massa,
l'integrazione dei profili dettagliati di velocità ed il calcolo basato sulle velocità medie portino
entrambi esattamente allo stesso flusso di massa. In questo caso, ovviamente, per la conser-
vazione della massa non è necessario alcun fattore di correzione. Ma supponiamo di utilizzare
le stesse velocità medie per il calcolo del flusso di quantità di moto che entra nel volume di
controllo. I risultati cosl ottenuti sono gli stessi che si avrebbero integrando i profili di velocità?
In generale i risultati sono diversi e quelli ottenuti con le velocità medie vanno moltiplicati per
fattori di correzione.
Indichiamo con f3M il fattore di correzione per la quantità di moto, e restringiamo il

calcolo di questo fattore ai casi in cui q , qr. e n sono paralleli.
Il flusso della quantità di moto espresso in funzione delle velocità medie è

(4.47)
116 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-os.. ~

dove iii è la velocità media, mentre il flusso ottenuto per integrazione è

f pq( q r · n) dS = { pq2 dS . (4.45


}Ao }Ao
Dunque il fattore di correzione per il flusso della quantità di moto diventa

/3M =
Pi
A1-2
iQi
1 A
pq2 dS . (4.49

Il fattore di correzione ottenuto negli esempi 4.16 e 4.17 può essere utilizzato per stimare gl~
errori quando non sono noti i profili esatti di velocità.

Esempio 4.16
Il profilo di velocità di una corrente laminare lungo un tubo circolare è

W = W max [1 - (r / R) 2 ] .

Calcolare il fattore di correzione per la quantità di moto per questa corrente.

Soluzione
Calcoliamo dapprima la velocità media di questa corrente, cioè la portata volumetrica Q per
unità di area A della sezione trasversale:

_ Q 1 { l
~LI = A = 7fR2 }A w dA = 1fR2 Jo {R
Wmax 1 -
[ ( r)
R
2] 21fr dr

da cui risulta
Wmax
w = --
2
Il fattore di correzione si ottiene dall'equazione (4.49):

Esempio 4.17
Il profilo di velocità di una corrente turbolenta lungo un tubo circolare è

W = Wma.'<(1 - r/ R jl/7 .

Trovare il fattore di correzione per la quantità di moto per questa corrente.


@ss-os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 117

Soluzione
La velocità media è in questo caso

_
W
Q 1 {
=A= 11 R 2 } A w dA = 11
1
R2
1R Wmax (i - R )
r f
21l'rdr = 0,8171vmax .
0

Il fattore di correzione si ricava dall'equazione (4.49):

f3M-
-
11'
R2 ( 1
O, 8 17Wmax
)2 ·1R
o
2
Wmax
[ !..] ~ ~1l'rdr- I , 0~0.
1- R ? - ?

Quindi per una corrente turbolenta il fattore di correzione può solitamente essere trascurato.

Problemi
4.1. In figura P4.l è mostrato un sistema di tubi aventi tutti lo stesso diametro d = O, 1 m.
La velocità media della corrente nel tubo numero 1 è q1 = 10 m/ s ed è diretta verso
destra. Nel' tubo numero 2 la velocità media è q2 = 6 m/s sempre diretta verso destra.
Calcolare la velocità media q3 . Può esistere una corrente con q2 diretta verso sinistra?
Come sarebbe la velocità media q3 in quel caso?

Figura P4.1
Sistema di tre tubi.

4 .2. La velocità media dell' aria nel condotto d'entrata di un condizionatore d'aria è di 3m/ s.
La temperatura dell'aria in entrata è 35 ° C. L'aria esce dal condizionatore a 20 ·c e
scorre attraverso il condotto sempre alla velocità di 3m/ s. La pressione è ovunque quella
atmosferica, 105 Pa. Qual è il rapporto tra le sezioni trasversali dei condotti? Supponendo
che dall'aria nel condizionatore si sia condensata dell'acqua, quanto influisce questa sulla
velocità nel condotto in uscita?

4.3. Un recipiente a pressione è dotato di un piccolo pistone di area As e di un pistone


più grande di area AL. come illustrato in figura P4.3. Il recipiente è pieno d' olio e
viene applicata una forza F al pistone piccolo. Trascurando lattrito e le differenze
d'altezza dell'olio, dimostrare che per la conservazione della massa e per la conser-
vazione dell'energia si arriva a G = F(AL/As). Questa equazione rappresenta il prin-
cipio del montacarichi idraulico. Calcolare G sapendo che F = lON e AL/ As = 1000.

4.4. Nella cassa di assetto di un sottomarino viene introdotta dell' aria compressa, che spinge
fuori l'acqua che vi era contenuta alla velocità di 3 m3 / s quando il sottomarino è alla
118 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @sS-os- 9388

profondità di 10 m. La pressione atmosferica è di 105 Pa_ Qual è la portata dell'acqua.


respinta quando si introduce lo stesso flusso d'aria compressa ma alla profondità di
100 m? Potrebbe verificarsi la situazione in cui, a causa della profondità e del moto
del sottomarino diretto verso il basso, la velocità dell'acqua in uscita diventa zero o
addirittura negativa?

4.5. Una caldaia a vapore viene riempita d'acqua alla velocità di 1 kg/ s. Alla pressione
atmosferica e alla temperatura di 105 ·e, la caldaia fornisce vapore che fuoriesce con
la stessa velocità. Sapendo che la velocità del vapore nel tubo è di 10 m/s, quanto vale
il diametro del tubo?

Figura P4.3
Montacarichi idraulico.

4.6. Un contenitore d'acqua ha un foro in una parete, come mostrato in figura P4.6. L'acqua
scorre attraverso il foro alla velocità q11 = 5m/s. L'area effettiva del foro è A= O, lm2 •
La pressione esterna al contenitore è quella atmosferica. Quale forza agisce in direzione
orizzontale sul contenitore a causa del foro?

Figura P4.6
Contenitore con foro.

4.7. Il tubo di un pompiere termina con un effusore, come mostrato in figura P4.7. Dalle
misure si ricava che A p =O, Olm2 , Ae = O, 0025m2 , qp = 8m/s, pp = 578000N/ m 2 ,
PE = 98000 N/ m2 e altrettanto vale la pressione atmosferica. Il tubo è flessibile e
l'effusore è collegato ad esso per mezzo di una flangia nel punto G. Trovare il valore
assoluto e la direzione delle forze che agiscono sulla flangia. In quale direzione si muove
il tubo se non viene mantenuto?

4.8. Il getto di un fluido a velocità assoluta qi esce da un effusore, colpisce una pala in
movimento e poi cambia direzione, come illustrato in figura P4.8. La velocità qer del
fluido che si allontana dalla pala e relativa ad essa è uguale alla velocità qir del fluido
che colpisce la pala, sempre relativa a quest'ultima. La pala si muove alla velocità
assoluta Vv. Calcolare le espressioni della forza che il fluido esercita sulla pala e della
@88-08- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 119

Figura P4.7
Tubo di un pompiere.

Figura P4.8
Getto di fluido, pala e velocità.

potenza sviluppata. Trovare la velocità Vv per la quale si ha la forza massima e quella


per la quale è massima la potenza.

4.9. Un effusore si muove alla velocità V n (tig. P4.9), ed emette un getto con velocità
Q er relativa all'effusore stesso. Può ruotare e formare diversi angoli f3 tra V n e Q er·
Trovare l'espressione della forza che porta l'effusore nella direzione di V n• e la potenza

sviluppata da questa forza. Vi sono valori di V n per i quali è massima la forza, o la
potenza, come nel problema 4.8? Vi sono valori di f3 per i quali questo accade?

Fìgura P4.9
Effusore rotante e getto di fluido.

4.10. L'effusore del problema 4.9 viene fissato alla ciconferenza di un disco rotante, in modo
da potersi ancora muovere con V n· Calcolare il momento di rotazione e la potenza.
120 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-os- 9388

4.11. Lo spruzzatore dell'esempio 4.3 e 4.15 (figg. 4.3 e 4.17) viene posto all'interno di un
contenitore di acqua ad alta pressione, così che l'acqua entra attraverso gli effusori agli
estremi dei bracci ed esce dal tubo centrale. L'acqua fluisce lungo questo tubo centrale
alla velocità di O, 6 m/ s. ·
a. In quale direzione si gira lo spruzzatore?
b. Qual è la massima potenza che si ottiene a 60 rpm?

4 .12. Un razzo viene sganciato da un veicolo in volo alla velocità orizzontale di 300 m/ s. Il
motore del razzo si accende ed emette all'indietro un getto orizzontale di gas alla velocità
relativa di 280 m/ s. Il flusso del gas è di 3 kg/ s, e la massa del razzo è di 30 kg. Il
razzo vola ad un'altezza tale che la pressione atmosferica e la resistenza aereodinamica
sono trascurabili.
a. Qual è l'accelerazione del razzo 1 s dopo essere stato sganciato?
b. Qual è la velocità del getto di gas emesso dal razzo relativa alla terra?

4 .13. Un aeroplano ad autoreattore vola orizzontalmente con una velocità V= 600m/s, che è
la stessa velocità con cui vede entrare l'aria nel suo motore. Il carburante brucia con un
rapporto di O, 12kg/kg d'aria. li gas di combustione fuoriesce dall'effusore alla velocità
qr = 700 m/s relativa all'aeroplano. L'area della presa d'aria è di O, 25 m2 , e quella
dell'uscita dell'effusore di O, 75 m2 . La densità dell'aria è Pi = 1, 2 kg/m3 . Calcolare
la forza motrice e la potenza consumata.

4.14. Un tubo d'acciaio, usato per fornire acqua, ha un diametro d =O, 150 m, spessore della
parete di 6 mm ed è lungo 1000 m. L'acqua scorre a 10 m/s e lo sforzo nominale
ammissibile per la parete è di 5000 N/ cm2 (tubi di questo tipo si arrugginiscono). Per
evitare sforzi elevati dovuti al colpo d'ariete, la valvola alla fine del tubo deve essere
chiusa con una velocità non superiore a quella massima stabilita. Qual è il tempo minimo
necessario per la chiusura della valvola?

4.15. Quali sono i fattori di correzione stimati per i problemi 4.6, 4.7, 4.8, 4.9, 4.10, 4.13 e
4.14?

4.16. La portata nella turbina ad acqua dell'esempio 4.13 è raddoppiata a 4kg/s. Il momento
rimane lo stesso. Trovare q 0 , n e la potenza della turbina.
Suggerimento: ,B rimane lo stesso, e lqrl è raddoppiata.

4.17. L'ancora galleggiante è un dispositivo usato nelle lance di salvataggio per mantenere la
prua della barca diretta contro le onde. E' fatta di tessuto pesante ed ha la forma di un
cono, aperto alle due estremità, come mostrato in figura P4. l 7.
È legata alla parte posteriore della barca, che la trascina sott'acqua, ed è a sua volta
trascinata dalle onde e dal vento. In questo modo l'acqua è spinta nell'ancora attraverso
la sua apertura più larga ed esce da quella più stretta. E' stato din1ostrato con esperimenti
che la pressione in uscita, cioè all'estremità più stretta, è di poco inferiore alla pressione
idrostatica a questa profondità, che la pressione all'estremità più larga è superiore a
quella idrostatica di O, 4pV 2 , dove V 2 è la velocità dell'ancora relativa all'acqua, e si
può supporre ragionevolmente che l'acqua lasci l'ancora ad una velocità relativa non
superiore a V.
@88-0S- 9388 4. Fluidi in m9vimento. Analisi integrale 121

Figura P4.17
Ancora galleggiante.

Per di = 1 m e d = O, 4 m, stimare la forza di resistenza di quest' ancora alle velocità


relative di 1 m/s, 3 m/s, 10 m/s, 15 m/s, 20 m/ s.

4.18. Una barca per bassi fondali è spinta da una pompa come mostrato in figura P4.18. Il
tubo d'ingresso, A, ha un diametro di 4 m e la velocità media dell'acqua al suo interno è
di 10 m/s. Il tubo di uscita, B, ha un diametro di O, 2 m. I centri di entrambi i tubi sono
1, 5 m sotto il livello dell'acqua e la pressione in questi centri è approssimativamente
quella idrostatica. Calcolare la forza che la pompa ed i suoi tubi esercitano sulla barca.
Un inventore che non aveva studiato la meccanica dei fluidi e che possedeva una barca
di questo tipo, la modificò sollevando di 1, 5m il tubo di uscita e portaifdolo in aria nella
posizione Cdi figura P4.18. È una buona idea?
e

.... ,

B
. . .
Figura P4.18
Barca spinta da una pompa.

4 .19. Una barca si muove in acqua alla velocità di 10 m/s, spinta da una (>Ompa in cui
entra acqua nella parte anteriore (punto 1) attraverso un tubo aspirante di diametro
D 1 =O, 25 m, e che scarica l'acqua dalla parte posteriore (punto 2) attraverso un tubo
di scarico di diametro D2 = O, 2 m; si ha inoltre H 1 = 2 m e H2 = 2, 5 m.
Le pressioni p 1 e p 2 sono uguali aUe pressioni idrostatiche presenti all'esterno della
barca, e la velocità relativa V1 è quella della barca, cioè v 1 = 10 m/s.
a. Trovare la forza motrice totale applicata alla barca (cioè la forza trasferita alla barca
dai bullori.i delle giunture della pompa).
b. Qualcuno suggerisce di collegare al punto 2 un piccolo cono convergente così che
l'uscita dell'acqua avviene attraverso un'apertura di diametro D 3 = O, 15 m. La
pompa opera nelle stesse condizioni del punto a. Questa modifica fa aumentare o
diminuire la velocità della barca?

122 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @ss-oa- 9sss

Figura P4.19
Barca spinta da una pompa.

c. Qualcuno suggerisce di collegare al punto 2 un piccolo cono divergente così che


l'uscita dell'acqua avviene attraverso un'apertura di diametro D 4 = O, 25 m. La
pompa opera nelle stesse condizioni del punto a. Questa modifica fa aumentare o
diminuire la velocità della barca?
4.20. La pressione in entrata al tubo 1 del problema 4.1 è di 200 000 Pa e quella in uscita ai
tubi 2 e 3 è di 100 000 Pa, che coincide con la pressione atmosferica. Calcolare la forza
necessaria per mantenere ferma la struttura di tubi.

4.21. Un getto d'acqua ha il diametro di O, 04m e velocità media di 8m/ s. L'acqua colpisce una
pala piatta ferma, come mostrato in figura P4.21. Si suppone che l'acqua si diffonda nel
punto d'impatto con simmetria cilindrica e che la sua velocità si conservi. La pressione
esterna al getto d'acqua è ovunque quella atmosferica, come pure all'interno del getto
prima che colpisca la pala. Calcolare la forza che agisce sulla pala e la potenza trasmessa
ad essa.

4.22. La pala del problema 4.21 viene inclinata di un angolo rr / 4 come in figura P4.22. Anche
in questo caso l'acqua conserva la sua velocità dopo l'urto con la pala. Ora, però, è la
conservazione della quantità di moto nella direzione tangente alla pala a stabilire come
si divide la corrente d' acqua nel punto dell'impatto. Supponendo che la corrente sia
bidimensionale, calcolare la forza che agisce sulla pala e la potenza trasmessa ad essa.

pala

..
8 m/s

pala
8m/s

Figura P4.21 Figura P4.22

4.23. La pala del problema 4.21 ora si allontana dal getto d'acqua alla velocità di 2m/ s, come
mostrato in figura P4.23. L'acqua conserva la sua velocità relativa alla pala dopo averla
colpita. Calcolare la forza che agisce sulla pala e la potenza trasmessa ad essa.
4.24. La pala del problema 4.22 ora si allontana dal getto d'acqua alla velocità di 2 m/s,
come mostrato in figura P4.24. L'acqua conserva la sua velocità relativa alla pala dopo
averla colpita, ma stavolta la conservazione della quantità di moto relativa nella direzione
@ss..os- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 123

tangente alla pala in movimento determina come si divide la corrente d'acqua nel punto
dell'impatto. Supponendo che la corrente sia bidimensionale, calcolare la forza che
agisce sulla pala e la potenza trasmessa ad essa.

pala

8m/s
. pala
8m/s

Figura P4.23 Figura P4.24

4.25. Un serbatoio d'acqua è aperto nella parte superiore. E' dotato di un rubinetto di im-
missione dell'acqua, controllato da una valvola A e di un rubinetto di emissione con
la valvola B, come mostrato in figura P4.25. Quando si apre una valvola la corrente
nel rubinetto corrispondente ha una portata di 1 m3 / s alla velocità media di 10 m/ s.
Quando sono chiuse entrambe le valvole, il serbatoio trasmette al pavimento una forza
di 100 000 N. Calcolare quali forze si trasmettono al pavimento un attimo dopo che:
a. La valvola A viene aperta;
b. La valvola B viene. aperta;
c. Entrambe le valvole vengono aperte.

Figura P4.2S

4.26. L'angolo tra la rotta di un'imbarcazione a vela e il vento è a+ {3. La velocità del vento
è di 15 m/ s. La vela ha un'area di 20 m2 ed è in posizione tale da formare un angolo
f3 con la direzione del vento, come mostrato in figura P4.26. Supporre che il vento sia
deviato completamente dalla vela così da diventare tangente alla sua direzione contraria
e che si conservi la velocità del vento relativa alla vela. L'aria che soffia ha una densità
di 1, 15 kg/s e la velocità della barca è di O, 5 m/ s.
124 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @88-08- 9388

Vento

-"'>
V

Figura P4.26
Una barca a vela.

a. Trovare il vettore della forza che lalbero trasmette alla barca. Si noti che, di questa
forza, soltanto la componente nella direzione della rotta contribuisce all' avanzamen-
to della barca.
b. Calcolare l'angolo f3 in corrispondenza del quale si ha la massima componente
diretta in avanti.
c. Calcolare i valori numerici con a + f3 = 60 • .

4 .27. Con riferimento al problema 4.26, dimostrare che una barca a vela può navigare contro
vento, cioè con a + /3 < -rr /2. Con un vento di direzione assegnata, dimostrare che la
massima velocità che la barca può raggiungere talvolta non è direttamente con il vento
in poppa, cioè non necessariamente con a + /3 = -rr.

4.28. In figura P4.28 è mostrata la curva di un tubo. Il diametro interno in corrispondenza della
flangia di entrata, nel punto A, è di O, 5 m e quello all'uscita, nel punto B, è di O, 25 m.
La velocità media dell'acqua nel punto A è di 0,5 m/ s. La pressione manometrica
dell'acqua nel punto A è di 187 500 Pa e la pressione atmosferica, che coincide con
quella nel punto B, è di 100 000 Pa. La massa del tratto di tubatura tra i punti A e B
è stimata il 10% della massa d'acqua all'interno della tubatura. Per angoli di curvatura
pari a a = n / 6 e a = -rr / 4, calcolare la massa d'acqua nel tratto curvo per il quale la
forza applicata ai bulloni della flangia nel punto A è soltanto orizzontale, cioè priva di
componente verticale. Ne consegue che non sono presenti momenti nel punto A?

4.29. Con le dimensioni e i valori di pressione e di velocità del problema 4.28 trovare l'angolo
a per il quale è massima la forza orizzontale nei bulloni della
. flangia A. Esiste un angolo
a per il quale si annulla questa forza orizzontale? Esiste un angolo per il quale il tratto
curvo spinge a sinistra contro il tubo che fornisce acqua?

4.30. Il tubo che fornisce acqua alla curva dei problemi 4.28 e 4.29 è costituito di un materiale
flessibile ed ha la forma illustrata in figura P4.30. L'angolo di curvatura è a = O, cioè
piuttosto che una curva si ha semplicemente un cono. Ora il cono e il tubo flessibile
@88-08- 9388 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale 125

Figura P4.28 Figura P4.30

devono essere mantenuti per impedirne il movimento. Calcolare la forza necessaria a


mantenerli fermi.

4.31. In figura P4.31 è mostrato lino spruzzatore con bracci asimmetrici. Il tubo d' ingresso ha
un diametro di O, 02 me la velocità media dell'acqua al suo interno, nel punto A, è di
15 m/s. In uscita sono presenti due effusori di diametro O, 003 rn.

Figura P4.31
Spruzzatore asimmetrico.

La lunghezza del braccio maggiore, AB, è O, 3 m e quella del braccio minore, AC, è
O, 2m. Lo spruzzatore è progettato per funzionare a 120 rpm (giri al minuto). Si suppone
che l'acqua si divida egualmente tra i due bracci; la potenza fornita dal rotore è usata
per muovere lo spruzzatore sul campo. Calcolare gli angoli di inclinazione degli effusori
a 1 e a 2 per i quali si ha la massima potenza. Calcolare questa potenza.
4.32. Un propulsore ad elica ha il diametro di 1, O m e quando ruota copre la superiìcie di
un disco, talvolta indicato come disco di azionamento. Il funzionamento nominale del
propulsore prevede che quando una corrente d'aria alla pressione atmosferica entra nel
disco di azionamento a 400 km/ h, ne esce alla velocità di 700 km/ h sempre a pressione
atmosferica.
a. Calcolare la spinta del propulsore funzionante su un aeroplano che vola a 400km/h.
b. Calcolare la potenza fornita dal propulsore all'aeroplano.

4.33. La presa d'aria di figura P4.33 è impiegata per la ventilazione sulle navi. L'apertura di
questa presa ha un diametro di 1 m. Si suppone che la nave sarà soggetta a venti con
una velocità non superiore a lOOm/ s. Calcolare la forza diretta verso l'alto per la quale
bisogna progettare la presa d'aria.
4.34. Un soffiante di tipo economico ha le pale del rotore fatte di strisce piatte di metallo,
come in figura P4.34. L'aria entra centralmente ed esce all'altezza della circonferenza,
con la velocità relativa al rotore tangente alle pale. La tangente ad una pala nel suo
punto d'intersezione con la circonferenza e il raggio formano un angolo a = r. /6. Il
condotto d'ingresso ha un diametro di r = O, 04 m, e la velocità dell'aria al suo interno
126 4. Fluidi in movimento. Analisi integrale @sa-os- 9388

è di 20 m/ s. Il diametro esterno del rotore è di O, 10 m e la sua larghezza all'uscita


dell'aria è di O, 01 m. Il rotore gira a 3000 rpm. La densità dell'aria si può ritenere
costante e del valore di 1, 1 kg/m 3 . Calcolare la potenza necessaria al funzionamento
del soffiante.

..
V

Figura P4.33 Figura P4.34

4.35. Un getto d'acqua di forma circolare esce diritto verso l'alto dall'effusore di una fontana.
Il diametro del getto così come esce dalla fontana è di O, 002m e la sua velocità all'interno
dell'effusore è di 20m/ s. Un bambino pone una piccola sfera di vetro sul getto d'acqua
e si diverte a vederla in equilibrio su di esso, come in figura P4.35. La sfera di vetro ha
una massa di O, 01 kg. Calcolare il diametro del getto d'acqua appena prima che colpisca
la sfera di vetro.

t
I

Figura P4.35

4.36. Un piccolo aeroplano viene impiegato per innaffiare campi di cotone. Gli effusori sono
diretti verso la parte posteriore dell'aeroplano e lo spruzzo esce con una portata di
100 kg/ se ad una velocità di 20 m/ s relativa all'aeroplano.
a Disegnare i vettori velocità dello spruzzo relativi all'aeroplano e come sarebbero
visti da un osservatore a terra.
b. Calcolare il contributo dello spruzzo alla spinta dell'aeroplano.
c. Calcolare la velocità e la spinta quando gli effusori sono diretti verso il basso.
C APITOLO 5

FLUIDI IN MOVIMENTO.
ANALISI DIFFERENZIALE

5.1. Rappresentazione differenziale


L'analisi integrale considerata nel capitolo precedente richiede due condizioni necessarie: il
risultato che si vuole ottenere non deve richiedere infonnazioni troppo dettagliate, e d'altra
parte è necessario avere sufficienti informazioni a priori da cui ricavare i valori numerici da
sostituire ai simboli nelle equazioni dell'analisi integrale. In molte situazioni i dettagli sono
significativi e necessari, ed in moltissimi casi, specialmente nel campo dell'ingegneria, non si
hanno a disposizione infonnazioni note a priori.
La difficoltà già citata nel capitolo 4, riguardo l'identificazione delle particelle di fluido,
non può essere superata con un approccio di tipo integrale ed è necessario introdurre il concetto
di campo.
L'approccio basato sul concetto di campo, tradizionalmente chiamato euleriano, impiega
le stesse proprietà associate alle particelle di fluido, cioè densità, velocità, temperatura, ecc.
ma le attribuisce al campo. Si considera dunque la densità del campo, cioè la densità in un
punto particolare (x, y, z) ed in un particolare istante di tempo, oppure si considera la velocità
del campo o la temperatura del campo. Esiste poi un campo di moto, le cui proprietà sono
funzione della posizione e del tempo; il problema dell'identificazione sembra così superato.
Tuttavia, vi è ancora un passo intermedio da compiere per poter applicare l'analisi di
campo: le leggi fondamentali sulla massa e sulla quantità di moto, formulate per sistemi
termodinamici ben definiti e quindi ben identificabili, vanno tradotte in espressioni basate es-
clusivamente sul concetto di campo. Un passo analogo è stato compiuto nel capitolo 4 nel
passaggio dai sistemi termodinamici ai volumi di controllo. Il passo successivo è dunque il pas-
saggio dalle considerazioni sui sistemi termodinamici macroscopici alle relazioni differenziali
delle proprietà del campo, cioè ottenere le equazioni differenziali per il campo.
Le proprietà più importanti di un campo sono la densità, la velocità, la pressione e
la temperatura, che diventano tutte variabili dipendenti. Le variabili indipendenti sono le
coordinate x, y, z ed il tempo t. Le equazioni differenziali del campo contengono queste
variabili dipendenti e indipendenti ed esprimono le leggi fondamentali della fisica.
128 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @s&-os- 9388

Le equazioni differenziali da noi cercate sono quelle che esprimono la conservazione della
massa e quelle che rappresentano la seconda legge di Newton del moto.
Notiamo che entrambe le leggi fisiche contengono derivate: la derivata della massa di un
sistema termodinamico è nulla e la derivata della quantità di moto di un sistema termodinamico
è uguale al totale delle forze che agiscono sul sistema. Notiamo anche che in entrambi i casi
le derivate devono essere valutate "seguendo il sistema".
Questi problemi sono già stati affrontati nell'analisi integrale con il teorema di Reynolds
del trasporto. Vorremmo perciò utilizzare alcuni dei risultati ottenuti con i volumi di controllo.
Osserviamo che nell' analisi integrale tutti gli esempi trattavano di forme geometriche non
ftuide, come tubature, aereoplani, razzi, eccetera che venivano opportunamente scelti come
volumi di controllo. Per applicare i risultati dell'analisi integrale a regioni di puro fluido
dobbiamo trovare dei volumi di controllo naturali all'interno di queste regioni. Iniziamo perciò
la nostra analisi col mostrare che in effetti il campo di moto stesso fornisce tutti i volumi di
controllo necessari. Riprendiamo poi il concetto di derivata sostanziale, a cui si è brevemente
accennato nel capitolo 4, e lo definiamo con termini riferiti al campo. Fatto ciò, siamo pronti
per ricavare le equazioni differenziali che esprimono le leggi di conservazione della massa e
della variazione di quantità di moto.

5.2. Linee di flusso, superfici di flusso e tubi di flusso


La velocità in un sistema continuo è descritta da un campo vettoriale, che è definito ovunque
all'interno del fluido ed in ogni istante di tempo.
Un campo vettoriale senza eccessive discontinuità ammette l'esistenza di linee di campo,
definite come linee continue ovunque tangenti ai vettori del campo. Le linee del campo
di velocità, tangenti ovunque al vettore velocità, vengono dette linee di flusso. Per correnti
stazionarie l'insieme delle linee di flusso è anch'esso stazionario. Per le correnti che dipendono
dal tempo, invece, le linee di flusso cambiano anch'esse nel tempo. Le linee di flusso possono
intersecarsi solo in punti a velocità zero, poiché altrimenti un vettore finito di velocità dovrebbe
avere più di una direzione in un solo punto. Inoltre, poiché il vettore velocità è tangente alla
linea di flusso non può esistere una componente di velocità normale ad essa e quindi non può
esserci corrente che attraversa la linea di flusso.
Per approfondire l'interpretazione geometrica delle linee di flusso, si introducono due
concetti ausiliari: la traiettoria e la linea di corrente.
Una traiettoria è una linea tracciata da una particella di fluido. Una piccola particella,
come un granello di polvere che si muove in un fluido trasparente, può essere filmata con una
cinepresa. Si ottiene così la "storia" del movimento di una singola particella, che è appunto la
sua traiettoria. Inserendo nel fluido molte piccole particelle si può registrare contemporanea-
mente un gran numero di traiettorie.
Una linea di corrente è il luogo geometrico di tutte le particelle che hanno attraversato un
punto particolare. Un ago cavo sottile, mantenuto in immersione nel fluido, libera lentamente
un filo continuo di colorante: tutte le particelle che passano sulla punta dell'ago vengono
colorate, e formano una linea di corrente colorata nel fluido.
Nei fluidi stazionari sia le traiettorie che le linee di corrente coincidono con le linee di
flusso, e in questo sta la loro principale utilità: entrambe infatti possono essere usate per
rendere visibili le linee di flusso. Tornando a queste ultime, ricordiamo che in ogni punto
@ss-os- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 129

del campo passa una linea di flusso, poiché il campo ha vettori velocità definiti ovunque. Si
consideri una curva generica disegnata nel dominio del fluido, come in figura 5.la. Si sceglie
questa curva in modo che non sia essa stessa un linea di flusso; di conseguenza è intersecata
in modo continuo da linee di flusso. Tutte queste linee di flusso formano una superficie di
flusso, che è una superficie tridimensionale non attraversata da corrente. Se la curva è chiusa
ad anello, la superficie di flusso forma un tubo le cui pareti non sono attraversate da corrente,
che viene detto tubo di flusso, ed è rappresentato in figura 5.lb. I concetti di linee di flusso,
superfici di flusso e tubi di flusso sono molto utili nella descrizione della corrente dei fluidi.
Notiamo infatti che un tubo di flusso può costituire un opportuno delimitatore di un volume
di controllo, dal momento che non può esservi corrente attraverso le sue pareti. Si hanno
così a disposizione tutte queste partizioni del campo di moto, che potranno essere sfruttate a
seconda delle necessità. Consideriamo in particolare il sistema termodinamico di figura 5. lc.
E' mostrato il sistema al tempo t ed al tempo t + dt, e poiché il suo moto è stato influenzato
dal campo di velocità, si è spostato lungo un tubo di flusso, cioè all'interno di un volume di
controllo.

a. b.

si.sterna al tempo t+~t


sistema al tempo t

c.

Figura 5.1
a. Superficie di flusso formata dall'intersezione delle linee di flusso con una curva.
b. Tubo di flusso formato dall'intersezione delle linee di flusso con una curva chiusa.
c. Sistema termodinamico che si muove lungo un tubo di flusso.
130 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss.-os- osss

5.3. La derivata sostanziale


Consideriamo due problemi contemporaneamente: quello di una sfera d'acciaio situata nel
punto (x, y, z) e quello di una "sfera di fluido" simile situata nello stesso punto ma in un
altro sistema di coordinate. Analizziamo poi le variazioni nel tempo delle densità di entrambi
i sistemi. Per la sfera d'acciaio si userebbe probabilmente la notazione dp/ dt per descrivere la
derivata della sua densità. Non vi è alcun dubbio su quale sia la densità considerata, e anche
se si trattasse di più sfere, sarebbe sufficiente aggiungere un indice, cioè basterebbe scrivere
(dp/ dt)i· Per il fluido in mov.imento, invece, non si può utilizzare questa notazione senza
ulteriori specificazioni. Scrivendo semplicemente dp/ dt si potrebbe intendere la derivata della
densità nel punto (x 1 , y 1 , z 1 ), dovuta al fatto che al tempo t + dt il punto è occupato da una
porzione di un fluido diversa da quella dell'istante t; oppure si potrebbe intendere la derivata
della densità della piccola sfera di fluido che al tempo t si trovava in (x1, y 1, z1) e che poi
si è spostata altrove al tempo t + dt. Entrambe le possibilità sono significative, ma hanno un
significato alquanto diverso.
Secondo la notazione adottata nella meccanica dei fluidi, quando si considera la derivata in
un punto si scrive {) / 8t, inentre per una derivata osservata seguendo il sistema di fluido (sistema
nel senso termodinamico, cioè fonnato dalle stesse particelle) si scrive D/Dt. Perciò 8/8t è
la derivata nel tempo della densità in un punto, e scompare per i fluidi che non dipendono
dal tempo. Il termine D /Dt, invece, è la derivata della densità di un sistema termodinamico;
questo termine non necessariamente scompare per i fluidi che non dipendono dal tempo.
Le differenze tra i vari tipi di derivata possono essere spiegate in modo più formale, come
segue. Consideriamo una particella di fluido che si muove a velocità locale

q =iu+ jv+ kw, (5.1)

e osserviamo la variazione della proprietà b = b(x, y, z, t) della particella. La variazione di


b con il tempo e la posizione può essere espressa come

(5.2)

e la derivata di b nel tempo, db/t, è

. (5.3)

Il termine dxi/dt è la derivata della coordinata Xi della particella e perciò è uguale a qi.
Questo ci porta alla definizione di derivata sostanziale, cioè la derivata ottenuta seguendo il
movimento del fluido:
(5.4)

che può anche essere scritta, in forma vettoriale, come

Db 8b
Dt = 8t + q . \i'b . (5.5)
@ss-os- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 131

Per un fluido statico l'equazione (5.5) diventa

Db 8b
(5.6)
Dt 8t
mentre per correnti che dipendono dal tempo assume la forma

Db 8b 8b 8b
-Dt = q. \lb = u -8x + v-
8y
+ w-8z ' (5.7)

L'equazione (5.5) è generale e vale in qualunque sistema di coordinate. La sua forma det-
tagliata, in coordinate cartesiane, corrisponde all'equazione (5.4). Si possono ottenere forme
analoghe in altri sistemi di coordinate sia con trasformazioni di coordinate dal sistema carte-
siano a quello desiderato, a partire dall'equazione (5.4), sia con il calcolo di q · \lb direttamente
nel nuovo sistema di coordinate. In questo modo l'equazione (5.5) in coordinate rispettivamente
cilindriche e sferiche diventa:

(5.8)

e
(5.9)

Le leggi fondamentali impiegate nella termodinamica e nella meccanica sono formulate per
sistemi termodinamici. Quando si applicano queste leggi nella meccanica dei fluidi, si opera
ancora dal punto di vista del sistema, cioè seguendo la particella, e si usa l'operatore D / D t,
definito dall'equazione (5.5) dove b rappresenta qualunque proprietà scalare.
La derivata sostanziale può essere definita anche per una quantità vettoriale. Formalmente,
per un vettore A si può scrivere

DA 8A
-D-
t = 8t + (q . \l)A (5.10)

in cui l'operatore (q · \l)A va interpretato così com'è scritto: si fa il prodotto scalare del
vettore q e dell'operatore \1 nel particolare sistema di coordinate e i termini risultanti vengono
impiegati come un operatore del vettore scritto a destra delle parentesi. La forma dell'equazione
(5. 10) è simile a quella dell'equazione (5.5), che esprime la derivata sostanziale di uno scalare.
D'altra parte, il termine q · \lb dell'equazione (5.5) è una comune operazione vettoriale, mentre
per il termine (q · 'V)A è stato necessaria una definizione specifica.
Nel caso particolare in cui A = q l'equazione (5.10) può essere anche scritta in funzione di
comuni operazioni vettoriali, da cui si ottiene la seguente espressione per la derivata sostanziale
del vettore velocità di una particella di fluido:

Dq 8q 1
Dt = 8t + 2\l(q · \lq) - q X (\1 X q ). (5.11)

In coordinate cartesiane questo vettore può essere scritto

Dq 8q 8q 8q 8q
- = - + u-+ v- +w- . (5.12)
Dt 8t 8x oy 8z
132 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss-o&- 9388

Nella dinamica dei solidi, la derivata nel tempo della velocità di una particella osservata
seguendo la particella stessa, cioè la derivata sostanziale, può essere semplicemente interpretata
come il vettore accelerazione della particella. Considerando la seconda legge di Newton del
moto applicata ad un sistema, si può dimostrare che in effetti questa interpretazione è valida
anche nella fluidodinamica, perché si ottiene l'esatto vettore accelerazione del campo.
L'operatore D / Dt è già stato usato per la formulazione del teorema di Reynolds del
trasporto nel capitolo 4, con la stessa interpretazione, cioè seguendo il sistema. Si noti tuttavia
che lì operava su quantità estensive, vale a dire su integrali estesi al sistema termodinamico.
Qui è applicata a proprietà locali e perciò le sue forme dettagliate sono diverse.

Esempio 5.1
Il prezzo della frutta, P, è dato dall'espressione:

P = C + Ax - Bt ,

dove x è la distanza dal luogo di coltivazione e t è il tempo trascorso dal momento in cui è
stata raccolta. Calcolare la velocità di cambiamento del prezzo della frutta mentre è trasportata
a velocità v.

Soluzione
La derivata di P è
DP _ 8P , ~ 8P _ - B dx A
Dt - 8t ' dt fJx - + dt ·
Nel nostro caso dx/dt = v e dunque DP/Dt = - B + vA. Nel caso particolare in cui non
c'è trasporto, si ha v = O e
DP = fJP = -B
Dt 8t
mentre per la frutta che non si rovina facilmente si ha B ~O e DP/Dt = vA.

5.4. Conservazione della massa. L'equazione di continuità


La legge di conservazione della massa è già stata presentata in una forma applicabile ad un
volume di controllo, come nell'equazione (4.12), che può essere riscritta nella forma:

O= i °:: + fs
dV pq · ndS . (5.13)

Applicando il teorema della divergenza all'integrale di superficie

fs pq · ndS =i "V· (pq )dV (5.14)

si trasforma l'equazione (5.13) in

i [°::+"V· (pq )] dV = O. (5.15)


@88-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 133

L'equazione (5.15) deve essere soddisfatta per qualunque sistema termodinamico scelto nel
dominjo del fluido. In altre parole la regione di integrazione V è arbitraria. L'integrale
dell'equazione (5.15) si può annullare in una regione arbitraria all'interno di un dominio as-
segnato soltanto se il suo integrando si annulla in tutti i punti di quel dominio; quindi

fJp
8t + \7 . (pq) = o . (5.16)

L'equazione (5.16) è nota come equazione di continuità, ed è la forma differenziale della legge
di conservazione della massa scritta in funzione del campo di moto.
Riscriviamo ora l'equazione (5.16) in dettaglio, nei tre sistemi di coordinate più comune-
mente usati.
In coordinate cartesiane:
op o(pu) o(pv) a(fYW)
&t + fJx + 8y + az =0 . (5.17)

In coordinate cilindriche:

Op 18(rpqr) ~8(pq9 ) I o (pqz) -o (5.18)


fJt +T 0T +T 00 T OZ - •

In coordinate sferiche:

op + _.!._ 8(r 2 pqr ) + 1 8(pqe sin O) + 1 8(pq,p) = O . (5 .19)


&t r 2 or r sin e ae r sin e o<P
In alcuni casi particolari l'equazione di continuità assume forme più semplici, qui presentate
in coordinate cartesiane.

a. Correnti indipendenti dal tempo, correnti stazionarie, 8 p / &t = o:

\7. (pq) =o '


o(pu) o(pv) o(fYW ) _ (5.20)
8x + 8y + oz - 0 ·

b. Correnti di fluidi incomprimibili, p = cost:

\l· q= O,
(5.21)
~+8v+8w=O.
8x By oz

Esempio S.2
Usando l'equazione di continuità, dimostrare che per qualsiasi proprietà specifica b il teorema
di Reynolds del trasporto, equazione (4. 10), può essere scritto nella forma:

-D
Dt
1 V
pbdV = 1 V
Db
p-dV.
Dt
134 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss-os- 9388

Soluzione
Usando la forma dell'equazione (4.10) per il teorema di Reynolds del trasporto:

D f (pb)dV = { o~b) dV + { pbq · ndS ,


D t}v lv t .fs
applichiamo il teorema della divergenza all'integrale di superficie del secondo membro dell'e-
quazione e otteniamo
fs pbq · ndS = [ \7 · (pbq) dV.

Sostituendo nell'equazione del teorema di Reynolds del trasporto si ottiene:

ovvero
gt[ (pb) dV = [ [P ( ~ + q · \i'b) + b ( ~ + \i'(pq))] dV.

Il primo termine sotto integrale nel secondo membro dell' equazione è

8b
p(-
&t
+ q . \i'b) = pDb
-
Dt
mentre per l'equazione di continuità (5.16) si annulla il secondo termine:

Quindi

Esempio 5.3
Dell'aria scorre a regime stazionario in un condotto a sezione quadrata costante, illustrato in
figura 5.2. Dalle misure effettuate nei punti 1 e 2, che distano 30 m, risultano velocità costanti
u 1 = 30m/s e u 2 = 130m/ s rispettivamente. Si suppone che la corrente sia unidimensionale.
La corrente è comprimibile?

Soluzione
La corrente è unidimensionale e dipendente dal tempo. L'equazione (5.20) diventa perciò

d(pu) =o oppure
dx
Poiché du/ dx è diverso da zero, lo deve essere anche dp/dx e la corrente è comprimibile.
Inoltre d(p-u)/dx = O implica (pu) = cost. Quindi

P2 = U1 = 30 = o, 23 .
P1 U2 130
@88-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 135

Figura 5.2
Corrente in un condotto.

Esempio 5.4
Dell'acqua scorre a regime stazionario in un condotto a sezione quadrata costante, illustrato
in figura 5.2. Dalle misure effettuate si ricava v = w = O. Un uomo che non conosce
la meccanica dei fluidi sostiene che "a causa dell'attrito" l'acqua dovrà rallentare lungo il
condotto. Ha ragione?

Soluzione
L'acqua è incomprimibile, per cui in questo caso è valida l'equazione (5.21). Poiché la corrente
è diretta soltanto nella direzione x, si ha che v = w = O. Dunque l'equazione (5.21 ) si
semplifica in
8u =O pu = cost.
8x '
che implica u -f u(x). Quindi la velocità del fluido non cambia nella direzione x . D'altra
parte, la velocità potrebbe dipendere day o da z. In effetti, integrando l'equazione di continuità
vista precedentemente si arriva nella maggior parte dei casi ad una relazione del tipo
u = u(y, z) .

5.5. La seconda legge di Newton del moto


La seconda legge di Newton del moto clice che la derivata della quantità di moto nel tempo di
un sistema termodinamico è uguale alla somma delle forze che agiscono sul sistema. Quindi
la variazione della quantità di moto di qualunque sistema termodinamico soggetto a forze di
massa e forze di superficie, come sono state definite nel capitolo 1, è

~t ipqdV = i gpdV + fs T dS, (5.22)

dove g è una generica forza di massa per unità di massa e T è lo sforzo ai contorni del sistema.
La seconda legge di Newton è stata già applicata ad un piccolo cubo nel capitolo 2, e
sono state ricavate le tre componenti delle equazioni cardinali (2.13), (2.14) e (2.15):
ffI'xx OTyx ffI'zx ( )
pax = P9x + 8x + 8y + 8z , 2.13
ffI'xy 8Tyy ffI'zy ( )
pa?J = P9y + 8x + 8y + 8z ' 2.14
8Txz ffI'yz ffI'zz
paz = P9z + 8x + oy + {)z , (2.15)
136 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss-os- 9388

dove lli sono le tre componenti del vettore accelerazione del piccolo cubo, che ora noi ci
aspettiamo possano essere espresse dalle equazioni (5.11) o (5.12).
L'equazione (5.22) vale solo in un sistema di coordinate inerziali. In sistemi di questo
tipo, i vettori unitari cartesiani possono essere considerati costanti. Infatti non vengono derivati
e si comportano come moltiplicatori costanti.
Consideriamo dapprima la componente x dell'equazione (5.22):

(5.23)

Il teorema di Reynolds del trasporto si può ora applicare al primo termine di questa equazione
(vedi l'esempio 5.2), per ottenere

-D
0t V
1
pudV =
· V
pDu
0
1
- dV =
t .V
p [8u
ut
l
8u +v!:l" +w -
~ +u!:\
uX uy 0 Z
dV. au au] (5.24)

Il termine dello sforzo Tx nell'integrale di superficie (5.28) viene ora riscritto nelle sue com-
ponenti, ricavate dall'equazione (2.29), e si ottiene:

r r( .
Js Tnx dS = Js Txz l + T 11x.J
-+ Tzxk l · n dS = 1v [8Txx 8Tyx 8Tzx]
f)x + oy + az dV , (5.25)

avendo irnP.iegato di nuovo il teorema della divergenza.


Sostitùendo le equazioni (5.24) e (5.25) nell'equazione (5.23) si arriva a

1{[v
p
8u
~
ut
8u
+ u!:\
ux
+ 8u
uy
811,
v!:l" + w - -
8z
g"'
] [ 8Txx
;:i
ux
+ 8Tyx
!:>
uy
+ 8Tzx] }
uz
;:i
dV _ O
- • (5.26)

Ma poiché la seconda legge di Newton è valida per qualunque sistema termodinamico, V è


arbitrario e perché si annulli l'integrale è necessario che si annulli !'integrando in ogni punto
del dominio d'integrazione, cioè deve verificarsi che

(5.27)


Analogamente per le componenti y e z:

ov 8v ov 8v ] 8Txy 8Tyy 8Tzy


p [et + uBx + V 8y + w oz = pgy + 8x + oy + 8z ' (5.28)

8w 8w 8w 8w] aTxz 8Tyz 8Tzz (5.29)


p [ 8t + u ox +V 8y + w oz = pgz + 8x + oy + oz .

Le equazioni (5.27)-(5.29) mettono in relazione le variazioni nel tempo della quantità di moto
alle forze di massa e agli sforzi esistenti nel fluido. E' molto utile confrontare queste equazioni
con le (2.13)-(2.15). Infatti notiamo che, mentre nelle equazioni (2.13)-(2.15) l'accelerazione
era rappresentata soltanto dalla lettera a, con il teorema di Reynolds del trasporto si è compiuto
un passo in avanti che insieme al concetto di volume di controllo ha reso possibile esprimere
@ss-os- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 137

l'accelerazione in termini di campo di moto e in maniera significativa e corretta. Si è pagato


però un grande prezzo: la seconda legge di Newton del moto è lineare, come pure apparente-
mente le (2.13)-(2.15), mentre le equazioni (5.27)-(5.29), che rappresentano questa legge in
termini di campo di moto, sono non lineari.
Come sono state scritte sopra, le equazioni (5.27)-(5.29) non sono risolvibili perché con-
tengono troppe variabili dipendenti. Devono quindi essere introdotte nuove relazioni che
mettono in relazione gli sforzi e le velocità, in modo da rendere completo questo sistema di
. .
equazioni.

5.6. La legge di Newton della viscosità


Consideriamo il fluido tra una lastra inferiore fissa ed una superiore in movimento, già visto
in figura 1.4. Gli esperimenti dimostrano che la forza per unità di superficie necessaria per
muovere la lastra superiore è proporzionale alla velocità V di questa lastra ed inversamente
proporzionale aUo spazio h tra le due lastre:

(5.30)

La forza per unità di superficie esercitata dalla lastra superiore è uguale allo sforzo di taglio Tyx
applicato dalla lastra stessa al fluido. La costante di proporzionalità che trasforma lequazione
( 1.17) in una uguaglianza è chiamata viscosità, e si indica con µ. Perciò

(5.31)

Si può generalizzare l'equazione (5.31) al caso di due strati adiacenti di fluido separati da
una distanza dy, che si muovono entrambi parallelamente alla direzione x con velocità u e
u + du rispettivamente. In questo caso lo sforzo di taglio esercitato da uno strato. di fluido
sull'altro è proporzionale alla velocità del primo relativa a quella del secondo, ed inversamente
proporzionale alla distanza tra essi. Quindi

(5.32)
.
L'equazione (5.32) è nota come legge di Newton della viscosità, ed un fluido soggetto ad
essa viene detto fluido newtoniano. L'equazione (5.32) afferma che, in una corrente ad una
sola direzione, lo sforzo di taglio in un fluido newtoniano è direttamente proporzionale alla
componente trasversale del gradiente di velocità, du/ dy, anche detta velocità di deformazione
di taglio.
Non vi è nessuna ragione evidente per cui i fluidi debbano rispettare la legge di Newton
della viscosità, equazione (5.32). In effetti sono in maggioranza i fluidi che non la rispettano,
che vengono chiamati non-newtoniani. Fortunatamente però, i fluidi più diffusi, cioè l' aria,
l'acqua e il petrolio grezzo, seguono con buona approssimazione la legge di Newton della
viscosità. Tipici fluidi non-newtoniani sono le vernici, soluzioni e fusioni di polimeri, il
sangue e molti liquidi alimentari, come brodi e gelatine.

-
138 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ ss-oa- 9388

5.7. *Analisi della deformazione


L'equazione (5.32), che definisce un fluido newtoniano, può essere applicata soltanto a correnti
unidirezionali. D' altra parte, la definizione di fluido newtoniano, come quel fluido in cui gli
sforzi dipendono linearmente dalla velocità di deformazione, si può generalizzare a correnti
tridimensionali. Per ottenere questa relazione più generale, bisogna approfondire la nozione di
velocità di deformazione. Iniziamo col sottolineare due punti:

a. Un fluido è stato definito come un sistema continuo che non può opporre sforzo di taglio
finché è a riposo rispetto a qualunque sistema di coordinate. Poiché i sistemi di coordinate
possono muoversi e ruotare, un fluido il cui moto sia paragonabile a quello di un corpo
rigido non è soggetto a sforzi di taglio. Come è stato già dimostrato, il tensore degli
sforzi per moti di questo tipo si riduce ad una matrice diagonale, dove i tre sforzi normali
uguali fra loro, che coincidono con la pressione, occupano la diagonale. Il valore assoluto
di questa pressione, comunque, non dipende dal moto del fluido. Si è dunque portati a
pensare che i termini sulla diagonale del tensore degli sforzi contengano una parte che
non si annulla in un moto come quello di un corpo rigido, cioè con una velocità di
deformazione pari a zero. Perché esistano sforzi di taglio, il fluido deve avere un moto
tale da non poter apparire in quiete a nessun osservatore. Questo tipo di moto viene detto
deformazione, e la sua velocità è la velocità di deformazione. Si prende un tensore degli
sforzi in cui i termini di taglio sono proporzionali alle velocità di deformazione; anche gli
sforzi normali cambiano, e le variazioni sono proporzionali alle velocità di deformazioni.
Queste relazioni di proporzionalità costituiscono l'estensione alle correnti tridimensionali
della definizione di fluido newtoniano.
b. Supponiamo che la nostra analisi sia terminata e di avere le relazioni desiderate tra gli
sforzi e le deformazioni. Quando il nostro sistema di coordinate ruota, le componenti dello
sforzo si trasformano così come dovrebbero trasformarsi i termini del tensore degli sforzi.
D' altra parte, devono rimanere proporzionali alla deformazione. Dobbiamo dunque as-
pettarci che la deformazione si trasformi anch'essa. Una possibilità è che la deformazione
sia un tensore simmetrico, le cui direzioni principali coincidono con quelle del tensore
degli sforzi. In questo caso, in effetti , la trac;forrnazione di una componente dello sforzo
sarebbe proprio la trasformazione della deformazione moltiplicata per la costante di pro-
porzionalità.

Ricordando questi due punti, consideriamo ora un sistema fluido soggetto a deformazione,
come illustrato in figura 5.3. Per descrivere questa deformazione, cerchiamo dapprima il moto
del punto P relativo a C.
La differenza tra le due componenti x della velocità u nei punti P e C, che sono molto
vicini tra loro, è:

du =
au au au
-dx + -dy + - dz . (5.33)
ax ay az
In generale, per la i-esima componente di velocità si ha

(5.34)

----
@ss-os- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 13.9

sistema al tempo t+.6t C'

sistem~ al tempo t

Figura S.3
Sistema soggetto a deformazione.

Il moto di P relativo a C dipende dunque dalle nove componenti dqi/dxj e si può scrivere
come
8u 01L
-8y ou
-
8x 8z
8v 8v av
dq =
8x
-ay -
az
· dr (5.35)
8w aw
-
8w
8x ay az
II moto relativo descritto dalle equazioni (5.33)-(5.35) risulta dagli effetti combinati della ro-
tazione e della deformazione. In un corpo rigido che ruota ma non si deforma esiste comunque
moto relativo tra i suoi punti. Per eliminare gli effetti della rotazione, sottraiamo al moto
relativo nell'equazione (5.35) la parte che corrisponde alla rotazione del corpo rigido.
Per ottenere questa rotazione, consideriamo la figura 5.4 dove è mostrato un corpo rigido
che ruota nel piano x-y. La velocità di rotazione <l<Irot è data da
.aud
dqrot = I 8y Y + J OX
.avdx (5.36)
.

Si può descrivere la rotazione nel piano anche con w = kwz, e in questo modo si ha

<l<Irot = W X dr = iwz<lY + j wzdX . (5.37)


Confrontando le equazioni (5.36) e (5.37) si ottiene
8u av
Wz = - By , Wz = Bx , (5.38)

da cui, sommando e dividendo per due, si ottiene la relazione

(5.39)
.
140 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss..os.. 9388

dr =i dx+ jdy

- dy

·~dx
J òx

dx

Figura 5.4
Rotazione di un corpo rigido nel piano x-y.

Si possono ottenere relazioni analoghe per Wx e w 11 :

(5.40)

(5.41)

Introducendo la notazione Wxy = Wz, Wyz = wx e Wzx = w 11 , si può scrivere

(5.42)

L'indice ij indica iJ piano in cui è definita la componente della rotazione. Con questa notazione,
la parte rotazionale delle equazioni (5.34) e (5.35) si può mettere nella forma

0 W12 W13
dq rot = ~1 O W23 · dr · (5.43)
W31 W32 0

Ora siamo in grado di sottrarre la velocità relativa rotazionale <l<Irot dalla velocità relativa
totale dq dell'equazione (5.35). Otteniamo così il moto relativo dovuto alla deformazione e
@88-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 141

descritto da dqdef, ed iJ tensore e che descrive la velocità di deformazione. In questo modo:

dq def = dq - dCL-ot
8u 8u
-8y 8u o (
&u- - -
-
oy
àv)
ax
8u - 8w)
-
( 8z 8x-
8x 8z
8v 8v
-8y
8v
8z ·dr-~(~~ - :) o av a
(oz 8y
- - w
- ) ·dr
8x
8w 8w 8w
8x 8y 8z (~: - :~) (~;- ~:) o
ou
-
ox
1(au ov)
2 BY + fu
1
2
(8u
àz +
àw) àx
~ (8v + 8u) 8v _l (av + ow) ·dr = e· dr
2 8x oy oy 2 àz ày
1 (8w {)u) 1(aw + ov) àw
2 ox + 8z 2 ày àz f}z
(5.44)
Notiamo che il tensore della velocità di deformazione, e, è simmetrico, come avevamo antici-
pato.
Le componenti di questo tensore della velocità di deformazione si possono mettere nella
forma
1 ( Òqi f)qj) (5.45)
éij =2 OXj + OXi .

Questa velocità di deformazione deve ora essere messa in relazione con lo sforzo nel fluido. La
relazione deve essere in accordo con due presupposti: si deve ridurre alla definizione elementare
di un fluido newtoniano per una corrente unidirezionale, data dall'equazione (5.32), mentre nel
caso in cui non esistono deformazioni deve ridursi all'equazione idrostatica degli sforzi (3.2).
Le equazioni che soddisfano queste condizioni vengono introdotte nel paragrafo seguente.

5.8. Fluidi newtoniani


La definizione di fluido non newtoniano, finora legata a relazioni unidimensionali nella forma
delJ'equazione (5.32), si può ora estendere a relazioni tridimensionali mediante il cosiddetto
tensore di velocità di deformazione, definito dall'equazione (5.45):

(5.45)

Ridefiniamo dunque il fluido newtoniano come quel fluido che soddisfa la relazione

• (5.46)

in cui il simbolo di Kronecker Dij è uguale all'unità per i = j e si annulla per i -:/:- j . Lo sforzo
T ij si riduce perciò ai termini riferiti alla pressione dell'equazione (5.32) quando si annullano
i termini éij della deformazione. Scriviamo più in dettaglio l'equazione (5.46) in coordinate
142 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss-os- 9388

cartesiane:
ov
- p + 2µ- ,
aw
Tyy = T zz = -p + 2µ OZ ,
0y

Txz = µ
au avJ)
( OZ + OX ' Tuz = µ ( av
a; + ow)
oy .
(5.47)

L'equazione (5.46) suggerisce una definizione della pressione in un fluido in movimento. Som-
mando le tre componenti normali della matrice degli sforzi si ottiene:

T xx +Tw + Tzz = -p(l + 1 + 1) + 2µ\l · q = - 3p. (5.48)

TI termine "V · q si annulla per correnti di fluidi incomprimibili. Si può perciò definire la
pressione termodinamica per un fluido incomprimibile come lo sforzo normale medio:

p =-
Txx + Tyy + T zz (5.49)
3
Solitamente i termini della pressione vengono separati dallo sforzo totale, come nell'equazione
(5.46). Il resto di Tii• cioè la parte che rappresenta la deviazione dello sforzo dalla pressione
pura, viene detta sollecitazione deviatoria e si indica generalmente con Tij . Perciò si può
.
scnvere:
(5.50)
e
Tij = 2µéij . (5.51)
Riscriviamo l'equazione (5.50) in forma di tensore:

T=-P +r (5.52)

dove P è il tensore diagonale


o o
p
p = o p o (5.53)
o o p
Usiamo l'equazione (5.50) per modificare le equazioni della quantità di moto (5.27)-(5.29)
nelle seguenti espressioni:

(5.54)

(5.55)

(5.56)

che possono essere rappresentate con la forma simbolica più compatta

Dq
p Dt = - "Vp + pg + "V . T . (5.57)
@ss-oS- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 143

Le equazioni (5.54)-(5.57) hanno validità generale. Per i fluidi newtoniani le componenti dello
sforzo sono date dall'equazione (5.51). Quando le relazioni tra 'Tij e eii sono non lineari
il fluido è non newtoniano, ma le equazioni (5.54)-(5.57) sono ancora valide. L'equazione
(5.51) esprime una relazione fondamentale tra lo sforzo e la velocità di deformazione ed è
indipendente dal sistema di coordinate. Scriviamo ora le espressioni per le componenti dello
sforzo e della deformazione in diversi sistemi di coordinate.

In coordinate cartesiane q = iu + j v + kw

éxy
1 (8u
= 2 8y
f)v)
+ 8x ' éyz = 2
1 (8v 8w)
Bz + 8y ' éxz =
1(8u 8w)
2 8z + 8x '
8u 8v) 8v 8w) 8u ow)
Txy = µ ( fJy + 8x ' 'Tyz = µ ( Fz + &y ' Txz = µ ( 8z + OX '

€xx=
8u
OX ' eyy
8v
= 8y ' ézz =
ow
OZ ,
(5.58)

au 8v 8w
'Txx = 2µ x, 'Tyy = 2µ [}y ' 'Tzz = 2µ [}z .
0

In coordinate cilindriche q = e,.qr + eoqe + ezqz

ere =
1 [18qr
2
(q9),
~ o() + r or -;
j
8
' 'TrfJ =
[l 8qr
µ r 8()
(qo)]
8
+ r 8r -; '

1 [Oqr Oqz] [8qr Oqz]


€rz = 2 OZ + or ' 'Trz = µ OZ + or '

1 [&qe l oqz] [oqe 1 8qz] (5.59)


eez = 2 8z + r 8() ' T(Jz = µ oz + r 8() '

€1-r =
Oqr
or , €8(} =
(1 8qe + -;qr) ,
r {)() ezz =
8qz
{)z ,

8qr ( 1 8qo qr) oqz


'Trr = 2µ 8r ' 'T(J(J = 2µ r o() +-; ' 'Tzz. = 2µ 8z
'
-L=
.. .:;_ F!-Jiài in. movimento. Analisi differenziale @88-08- 9388

1 [ 1 fJqR fJ ( qo ) ]
€Re = 2 R fJB + R fJR R '
1[ 1 fJqR 8 (qe)] [1 8qR 8 (qe)]
ER,p =2 RsinB fJB + R8R R ' TR<f> = µ RsinB 8B + RaR R
€8 = -1 [ 8qe
- 1 + sinR B 8B
-a ( q<t> ) ] Te = µ [ R sin
1 fJqe + sin B-a ( qq, ) ]
<P 2 R sin B 8</> sin B ' <P B 8</> R fJB sin B
f)qR fJqR
enn = 8R , TRR = 2µ aR
1 8qe , qR) ( 1 8qe qn)
eee = ( R Rae '
' 2
Tee = µ aoR +R
_ ( 1 8qq, ~ qe cot ()) _
2 ( 1 fJqq, ~ qe cot B)
€,pef> - Rsin </> 8<f> +R + R ' Tef>ef> - µ Rsin </> 8<P +R + R
(5.60)

5.9. Le equazioni di Navier


Si possono usare le equazioni (5.58)-(5.60) per eliminare le componenti dello sforzo dalle
equazioni differenziali della quantità di moto (5.54)-(5.56). Per i fluidi incomprimibili ('1 · q =
0) risulta

(5.61)

Queste equazioni della quantità di moto sono dette equazioni di Navier. Costituiscono un
sistema di tre equazioni non lineari alle derivate parziali del secondo ordine. Insieme alle
equazioni di continuità formano un sistema di quattro equazioni completo per i fluidi newtoniani
incomprimibili; in linea di principio sono sufficienti per ricavare le quattro variabili dipendenti
p, u, v e w.
La risoluzione delle equazioni di Navier richiede la conoscenza di condizioni iniziali e di
condizioni al contorno. Le condizioni per la velocità del fluido su un contorno rigido sono

dove qn è la componente normale della velocità relativa al contorno solido e qt è la sua compo-
nente tangenziale. Queste condizioni di viscosità al contorno vengono anche dette condizioni
di non penetrazione (q,., = 0) e di non scorrimento (qt = O). Quando la regione occupata
dal fluido non è chiusa, cioè il fluido non è completamente delimitato, sono necessarie ulte-
riori condizioni su delle superfici che racchiudono completamente il dominio della soluzione.
@88-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 145

Queste potrebbero essere delle superfici fisiche reali oppure essere scelte in modo arbitrario,
una volta nota la velocità su di esse.
Anche per la pressione, altra variabile dipendente, sono necessarie condizioni al contorno.
Su questo si dirà di più in seguito, negli esempi 5.11 -5.14.
Ora procediamo scrivendo le equazioni di Navier in altri sistemi di coordinate. Per fare
ciò, esprimiamo dapprima queste equazioni nella loro forma vettoriale, come segue:

Dq
pDt = - \i'p + pg - µ\7 X (\7 X q) = - \i'p+ pg + µ\72q . (5.63)

La prima forma, che contiene il tennine \7 x (V' x q), è una forma vettoriale standard della
equazioni di Navier per fluidi incomprimibili, e si può dimostrare la sua correttezza espanden-
dola in coordinate cartesiane. La seconda forma è simbolica e va interpretata alla lettera, cioè
come se \7 2 fosse 1' operatore laplaciano applicato al vettore velocità in coordinate cartesiane.
Espandiamo il termine V' x (\7 x q) in coordinate polari cilindriche e, usando lequazione di
continuità \7 · q per i fluidi incomprimibili, otteniamo

(5.64)

(5.65)

(5.66)
146 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @88-08- 9388

Ripetendo il procedimento per le coordinate sferiche otteniamo

aqR aqn q9 aqR OqR qq, q~ +q~


P ot + qn 8R + R 80 + RsinB 8</> R

;~ + µ [~ 8~ ( R ~~) + R2~inB :o
2 0
= P9R - (sino ;;)] +
2
I [ 1 8 qn 2qn 2 àq9 2q9 cot B 2 àqq,]
T µ R2 sin2 B à</>2 - R 2 - R 2 80 - R 2 - R 2 sin o 8</J , (5.67)

oq9 8q9 Q8 8qa + qq, 8qa qRQB q~ cot o


P 8t +qn8R + R 80 RsinO à</> R R

= P98 - ~ :: + µ [ ~ 0~ ( R ~~) + R ~in B:o (sin O~~) J +


2
2

1 82 qe 2 8qn qe
2cos0 8qq,]
(5.68)
+ µ [ R 2 sin2 B 8<P 2 +W 80 - R2 sin2 B - R2 sin2 O 8</> '

8qq, 8qq, qa 8qq, qq,


8qq, qq,qR qeqq, cotB)
P ( àt + qn 8R + R 80 + Rsin O 8</> + R + R
1 ap [ 1
= pgq,- RsinB"fii> +µ R 2 8R
a (R 2 aqq,) 2
i a ( . oqq,)]
àR + R sin0à0 sinO 80 +
1 82 q<I> q<I> 2 8qn 2cos8 8qq,]
+µ [ 2 2 - 2 2 + 2 2 + R 2 sin2 O &</> . (5.69)
R sin () 8</>2 R sin B R sin B 8<P

5.10. Le equazioni di Eulero


Sostituendo µ = O nelle equazioni di Navier (5.61)-(5.69), queste si riducono ad una forma
che rappresenta le equazioni di Eulero:

Dq
P Dt = pg - 'ilP . (5. 70)

Storicamente, le equazioni di Eulero furono formulate prima di quelle di Navier ed erano


considerate un'approssimazione. Si noti che le equazioni di Eulero sono del primo ordine
ed in generale non possono soddisfare entrambe le condizioni espresse dall'equazione (5.62).
Pertanto, si deve concludere che non costituiscono una buona approssimazione vicino ad un
contorno rigido. Ma lontano da esso, e dove µ ~ O si può considerare una buona stima, queste
equazioni hanno un ruolo importante ccome approssimazioni della realtà e sono generalmente
più facilmente risolvibili delle equazioni di Navier nella loro forma completa. Le equazioni di
Eulero verranno riprese nei capitoli successivi.


@88-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 147

5.11. Soluzioni per correnti bidimensionali. La funzione di flusso


Le soluzioni delle equazioni di Navier sono vettori velocità, q, e pressioni, p, che soddisfano
sia le equazioni della quantità di moto che l'equazione di continuità. Assegnata una coppia di
valori [q, p], si può verificare se essa costituisce una soluzione per sostituzione nell'equazione.
Come trovare una soluzione è un'altra questione, ed è utile ogni passo verso questo obiettivo.
Per le correnti bidimensionali è possibile eliminare dal sistema l'equazione di continuità, usando
solo funzioni che la soddisfano. Questa eliminazione costituisce un passo formale verso una
soluzione; le fun zioni che intervengono in questa fase sono le funzioni di flusso.
Una corrente è definita bidimensionale quando nella sua descrizione in coordinate carte-
siane non appare la componente z della velocità e non esiste alcuna dipendenza dalla coordinata
z. Un flusso di questo tipo può essere descritto sul piano z = O, con il vettore velocità e le
linee di flusso che giacciono su questo piano. Inoltre i piani con equazione z = G, paralleli
al piano z = O, mostrano un andamento della corrente identico a quello sul piano z = O. Per
questo motivo il piano z =O viene detto il piano rappresentativo.
In figura 5.5 vediamo un piano rappresentativo per una corrente bidimensionale, con
quattro linee di flusso indicate con le lettere A, B, C, D. L'intero disegno potrebbe essere
traslato parallelamente a se stesso nella direzione z. Perciò le linee di flusso rappresentano
anche delle superfici di flusso, cioè barriere mai attraversate dalla corrente. Quindi il flusso
di massa che entra a sinistra tra due linee, ad esempio A e B, dovrà uscire a destra senza
attraversarle. Poiché, come si vede dal disegno, la distanza tra le due linee che delimitano
questo fl usso di massa aumenta, il flusso di massa per unità di sezione, pq, deve diminuire da
sinistra a destra. Dunque esiste una relazione tra la convergenza e la divergenza delle linee di
flusso ed il vettore pq. Inoltre, poiché le superfici di flusso non sono attraversate da corrente,
ciascuna di esse rappresenta un flusso di massa, per unità di profondità, che si trova "al di
sotto" di essa, cioè un flusso di massa che si trova tra la superficie stessa ed un' altra superficie
che rappresenti il flusso zero. Questo flusso di massa è detto funzione di flusso e si indica con
'11.
w
Prendiamo una funzione di flusso kg/m corrispondente alla linea di flusso C in figura
5.5. Supponiamo che la linea D sia molto vicina ad essa e che abbia una funzione di flusso
'11 + dw. Ovviamente
dw = (dy)(up) = (-dx)(vp),
da cui segue
aw (5.71)
vp = 8x ·

Impiegando coordinate polari piane nel piano rappresentativo e supponendo che wB = wA +


d'IJI, si ha
dW = (rdB)(qrp) = (dr) (- qop),
da cui segue
1 aw aw
QrP = ; oB , qop = - 8r . (5.72)
Notiamo che sostituendo l'equazione (5.71) o l'equazione (5.72) nella (5.17) l'equazione di
continuità si riduce ad un'identità ed è quindi soddisfatta. In effetti, la conservazione della
massa, da cui si è ricavata l'equazione di continuità, è la premessa necessaria per ricavare le
equazioni (5.71) e (5.72).
148 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale ©ss-os- 9388

Per i fluidi incomprimibili p appare come un coefficiente costante nella definizione di


funzione di flusso, come pure nelle equazioni (5.71) e (5.72). Di solito, per i fluidi incomprim-
ibili, si trascura questa costante e si definisce w come una misura della corrente volumetrica,
avente cioè le dimensioni [m3 / (m · s )]. Le equazioni analoghe alle (5.71 ) e (5.72) per correnti
stazionarie e incomprimibili sono

8'11 8'11
U = fJy ' V = OX . (5.73)

e
law aw (5.74)
qr = r 8() ' qo = - or .

e naturalmente queste relazioni soddisfano l'equazione (5.21) riducendola ad un'identità.

I X ..-

dx :
t
---- --------
y
,
P (x,y )

X
Figura S.S
Piano rappresentativo bidimensionale e linee di flusso.

E' importante comprendere che l'uso delle funzioni di flusso equivale ad includere l'equazione
di continuità nel calcolo delle equazioni. In parole povere, per le correnti stazionarie bidimen-
sionali l'uso delle funzioni di flusso è equivalente a "una derivazione ed una sostituzione";
questo perché non è più necessario riferirsi ancora ad un'equazione differenziale del primo
ordine, l'equazione di continuità, ma l'ordine delle equazioni che rimangono aumenta di uno.
'
E utile rivedere il modo con cui si è stabilita questa equivalenza. La conservazione della
massa ha portato sia all'equazione di continuità che alla funzione di flusso, e quindi le loro
conseguenze matematiche devono essere coerenti.
Si noti infine che la tangente alla linea di flusso

ds = idx + j dy + k dz ,

-
-
@ss-os- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 149

è parallela al vettore velocità


q = - + J.V
lU ..L
, kW .

Questo implica che le componenti dei due vettori siano proporzionali tra loro, cioè

dx dy dz
-= - = - (5.75)
u V w
ovvero, per correnti bidimensionali, vdx - udy = O. Esiste perciò una funzione che rimane
costante lungo le linee di flusso. Si può controllare se la forma scritta sopra sia un differenziale
totale, cioè se
ou 8u
ay = -ox'
che in realtà è soddisfatta dall'equazìone di continuità. Indicando questo differenziale totale
w.
con - d otteniamo

d-W = -v dx+ udy =O sulle linee di flusso.

Questo è un modo alternativo per introdurre il concetto di funzione di flusso.

Esempio 5.5
La figura 5.6 mostra una sorgente bidimensionale di intensità Q, definita come un singolo
punto dal quale sgorga un fluido alla portata costante Q kg/ s · m, distribuita simmetricamente
in tutte le direzioni.
Scrivere l'equazione di continuità in coordinate cartesiane e polari e scegliere la forma
che più si adatta a questo caso. Calcolare il campo di velocità e la funzione di flusso. Supporre
che la corrente sia incomprimibile.

• y
r

Figura 5.6
Sorgente di corrente bidimensionale.

Soluzione
La corrente è indipendente dal tempo, e l'equazione di continuità diventa

V'·q=O.

:;: coordinate cartesiane


au òv aw
V'·q= - + - + - =O .
éJx oy f}z
150 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss-o&- 9388

In coordinate polari

Per le correnti bidimensionali si ha w = qz = O; per la simmetria angolare qe = O. La forma


polare è dunque la più conveniente, dato che rimane un solo termine:

rq,. = cost.

L'intensità della sorgente Q è legata a qr dalla relazione Q = 21Trqr; perciò Qr = Q/ 27rr. In


coordinate polari

Per integrazione si ottiene


QO
'11 = -
27r
+ f (r ) .
Inoltre
- aw = - !' = qe = O .
or
Quindi f è una costante che determina la posizione B = O. La funzione di flusso è costante
lungo i raggi.

Esempio 5.6
In figura 5.7 è mostrata una corrente parallela a velocità costante U. La corrente è definita
formalmente dalle relazioni
u+U, V = 0.

Calcolare la funzione di flusso corrispondente in coordinate cartesiane e polari.

y u

9
X

Figura 5.7
Corrente parallela a velocità costante U.
~BS-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 151

Soluzione
Sostituendo u + U nella definizione della funzione di flusso bidimensionale, equazione (5.73),
si ottiene
~
f)y
= U,
che, mediante integrazione, porta a

W = Uy+J(x) ,

ed f si ricava sostituendo v = O nell'equazione (5.73):

V = _ 8iI! = -f' = 0 f = cost


éJx '
Dunque la funzione di flusso in coordinate cartesiane è data da

iI! = Uy +C.
Poiché y = r sin 8, la forma polare è
w= UrsinB +C.
Si potrebbe provare ad esprimere dapprima la velocità in forma polare e poi ricavare w. La
scomposizione polare di U, mostrata in figura 5.7, fornisce le componenti di velocità

qr = U cosB, qo = U sin B.
\
Sostituendo la componente radiale della velocità nell'equazione (5.74) si ricava

aw
oe = Ur cos B,
W = Ursin B - J(r) .

La funzione f si ottiene dalla componente tangenziale della velocità

. 8-
-f)i:f! = u sm !' = -qe
8r '
da cui risulta f' = O e f = cost; si è ottenuto così lo stesso risultato.
Esempio 5.7
Qual è la corrente risultante dalla sovrapposizione di una sorgente di corrente e di una corrente
parallela?
152 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @88- os- 9388

Soluzione
La somma delle funzioni di flusso di una sorgente di corrente e di una corrente parallela,
ricavate negli esempi 5.5 e 5.6 rispettivamente, porta a

'1! = 9-e
21f
+ UrsinB.

Tenendo conto dell'equazione (5.74) si può scrivere

i aw Q
qr = -r ae =2 'Tir
+ u cose)
8'1!
.
qe = - Br = -Us1nB.

Per grandi valori di r la corrente si avvicina a quella parallela, mentre per valori piccoli di r
diventa una sorgente di corrente.
Inoltre per B = 7f si ha qe = O e
Q
qr = - U.
21fT
Dunque qr =O per r = Q/(27rU): si è ottenuto così un punto di arresto. La corrente risultante
è schematizzata in figura 5.8. /

Figura 5.8
Sovrapposizione di una sorgente di corrente e di una corrente parallela.

Esempio 5.8
La corrente tra due lastre parallele, mostrata in figura 2.6, con la lastra inferiore fissa e quella
superiore libera di muoversi, è descritta dalle equazioni

v=w=O.

La corrente soddisfa l'equazione di continuità? Calcolare la funzione di flusso per questa


corrente.
~08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 153

Soluzione
Questa corrente soddisfa l'equazione di continuità (5.21)

Inoltre u = awI oy e la corrente è bidimensionale; perciò


2V
w = Y 2h +e .

Esempio 5.9
La corrente stazionaria tra due lastre parallele mostrata in figura 2.6, e considerata nell'esempio
5.8, ha un vettore velocità
q = l.U = y h.
Y

Calcolare Dq/ Dt.

Soluzione
Dall'equazione (5. l O)

Esempio 5.10 I
La sorgente di corrente mostrata in figura 5.6, e considerata nell'esempio 5.5, ha il vettore
velocità
q = e,.qr = er
r
(9__)
271"
.
Calcolare Dq/ Dt.

Soluzione
Dall'equazione (5.10)

Dq = 8 q
Dt 8t
+ q ( oqr +
or
o)
o Q 2ero ( 1 ) er ( Q )2
= + ( 271" ) -:;: or r = -;:J 271"
Si può procedere in altro modo, usando l'equazione (5.11 ):

Dq 8q 1
- = - + - \7(q · q) - q X (\7 X q)
Dt 8t 2 '
154 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ 88-os- 9388

dove

r
\7xq =
8 [) 8
or
Q
ae f}z = O

27rr
o o
e

Dunque
2
-Dq = -1 \7(q · q) = -1 er -O (q · q) = ( -Q ) -er .
Dt 2 2 8r 27r r3

5.12. La pressione nelle equazioni della quantità di moto


Abbiamo già visto che le equazioni della quantità di moto sono non lineari. D'altra parte
le relazioni tra la funzione di flusso e le componenti di velocità, equazioni (5.71)-(5.74),
sono lineari, come pure l'equazione di continuità. Avendo a disposizione due campi di moto
possibili, come la sorgenre' di corrente dell'esempio 5.5 e la corrente parallela dell'esempio 5.6,
si è tentato di studiare la loro sovrapposizione nell'esempio 5.7, dal quale è risultato un campo
di moto che è in effetti la sovrapposizione dei due campi di moto di partenza. L'equazione
di continuità è ovviamente soddisfatta. Tuttavia, a causa della non linearità dell'equazione
della quantità di moto, il gradiente di pressione che si ricava sostituendo il campo di velocità
risultante in questa equazione, non è la sovrapposizione dei gradienti di pressione corrispondenti
ai due singoli campi di moto. Consideriamo questo problema negli esempi seguenti.

&empio 5.11
Consideriamo la sorgente di corrente dell'esempio 5.5. Il vettore velocità era stato calcolato
senza l'uso delle equazioni di Navier. Sostituire questo vettore velocità nelle equazioni e
ricavare il campo di pressione.


Soluzione
Il vettore velocità della sorgente d'acqua è

La forma più conveniente in questo caso è l' espressione delle equazioni di Navier in coordinate
cilindriche, equazioni (5.64)-(5.66), da cui si ottiene
@sS-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 155

o, considerando g = O,
Q2 1 dp
p (27r)2 . r3 = cl; .
Per integrazione si ottiene
p = Po - p ~22 [ 12 - 12] .
rr r r 0

Le equazioni di Navier sono soddisfatte, e conosciamo ora il campo di pressione risultante.


Questa corrente può esistere soltanto se può esistere la pressione ora ottenuta. Delle condizioni
al contorno ammissibili potrebbero essere

p = Poo = cost per r --+ oo ,

che quindi implica


pQ2 1
p = Poo - 8rr2 . ;:2 .
Notiamo inoltre che nella soluzione per la pressione non c'è traccia della viscosità. Perciò
questa pressione soddisfa anche l'equazione di Eulero (5.70).

Esempio 5.12
Consideriamo la corrente parallela dell'esempio 5.6. Verificare se il vettore velocità rièavato
in quell'esempio soddisfa le equazioni di Navier.

Soluzione
"'
-
Il vettore velocità è q = iU, e dunque scegliamo la forma cartesiana delle equazioni di Navier,
espressa dall'equazione (5.61). Questa fornisce

8p
O= P9x - 8x ,
8p
O = P9y - ay , o trascurando g, p = cost

l:na condizione al contorno ammissibile per la pressione è

p = Poo = cost per r --+ oo .

_:mche qui vediamo che la velocità e la pressione soddisfano l'equazione di Eulero.

Esempio 5.13
Consideriamo la sovrapposizione della corrente parallela e della sorgente di corrente dell' e-
sempio 5.7. Calcolare la pressione sostituendo nelle equazioni di Navier il vettore velocità
;isultante dalla sovrapposizione.
156 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @ss-os- 9388

Soluzione
Il vettore di velocità risultante è q = e,.q8 + eeqe,
Q
qr = +UcoslJ ,
21rT
qe = - U sin(} .

Sostituendolo nelle equazioni (5.64) e (5.65), trascurando g, si ba

p [- ( Q + u cose) Q 2 + u sin(} . u sin(} - ~ sin2 e]


2nr 2nr r r

= -- op + µ [u
--2 cosB - u
- 2 cosB + u ]
2-cosB ,
or r r r2

p [U sin(}~ U cos () - ~ ( 2~r + U cos ()) U sin 8]


=
op [u . u . u. ]
- ro(J + µ r2srne + r2 s1n8 - 2 r2 s1n8 '
...-"
da cui
Q2 QU op
P (27r)2r 3 - P27rr~., cosB = !:>'
ur
QU . l op
p27rr2 s1n8 = r Be.

Si può integrare la prima equazione rispetto a r, e si ricava

p Q2 ou
(2n )22r 2 + 2~nr cosB + f(B) .
p

Derivando rispetto a (), dividendo per r e sostituendo nella seconda equazione si ottiene

Qu . (} ldf Qu .
- ?. 2 sin + - d(J = 2 sin 8 ,
~7rr r 2nr

da cui
~=O
d(J
e
f = cost

Infine,
QU Q2
· ]
p = Po - p [ 87r2r2 + 2nr cos () '

che è alquanto diversa dalla sovrapposizione delle pressioni ottenute neglj esempi 5.11e5.12.
Ricordiamo, comunque, che le equazioni di Navier sono non lineari e dunque non c'è ragione
che la sovrapposizione delle pressioni degli esempi 5.11 e 5.12 sia uguale a questa pressione.
~88-08- 9388 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 157

1.;na condizione al contorno amnùssibile per la pressione è

p = Poo = cost per r -+ oo .

.\'otiamo ancora che non appaiono i termini relativi alla viscosità e che la soluzione soddisfa
anche l'equazione di Eulero.

Esempio 5.14
Consideriamo la corrente di taglio dell'esempio 5.8. Calcolare la pressione che risulta dalla
sostituzione di questa corrente nelle equazioni di Navier.

Soluzione
11 vettore velocità per la corrente di taglio è

q = l.U = l·vY
-
h'
v=w = O.

Dall'equazione (5.61), trascurando g, si ha

8p = ~=O
ax 8y '
~J.indi p è costante.
Le equazioni di Navier sono soQ_disfatte, come pure le equazioni di Eulero.

Problemi
5.1. Trovare il campo di moto bidimensionale descritto da
a. W = U(y - x) (corrente parallela)
b. W = Ur 2 (rotazione di un corpo rigido)
c. w
= (-QB)/{21f) (pozzo di corrente)
d. W = (QB)/(21f) (sorgente di corrente)
e. '11 = U y 2 (corrente di taglio)
Calcolare le componenti x e y del campo di velocità e tracciare delle linee a mano libera.
Sono linee di flusso, traiettorie o linee di corrente?

5.2. Verificare in maniera esplicita se tutte le correnti del problema 5.1 soddisfano l'equazione
di continuità. Supponiamo che una di esse non soddisfi lequazione di continuità. È
possibile?

5.3. Le correnti del problema 5.1 soddisfano le equazioni di Navier? Come si può verificare?
Vi sono sufficienti condizioni al contorno? Se non è così, aggiungere quelle mancanti.

5.4. La funzione F = F (x, y) è continua ed ha almeno tre derivate parziali. Può essere
considerata sempre una funzione di flusso? Soddisfa necessariamente l'equazione di
continuità? Le equazioni di Navier? Provare con polinomi di diverso ordine.
158 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale @sa-os. 9388

5.5. Una sorgente di corrente bidimensionale Q è situata in (0, 0). Un pozzo di corrente
della stessa intensità è situato in (5, O). Calcolare il campo di velocità e disegnare
schematicamente le linee di corrente. Qual è la forma delle linee di flusso? ·

5.6. Consideriamo la sovrapposizione della corrente parallela e della combinazione sorgente-


pozzo del problema 5.5. Qual è l'andamento della corrente? Il campo di moto ottenuto
in questo modo può essere visto come quello di una corrente attorno ad un corpo rigido
ovale? Giustificare la risposta.
5.7. La corrente in un condotto rotondo è data da

Verificare se questa corrente soddisfa l'equazione di continuità e calcolare la distribuzione


della pressione.

5.8. Per la corrente in un condotto rotondo del problema 5.7:


a. Calcolare lo sforzo di taglio alla parete e la forza di taglio totale sulla circonferenza.
Calcolare il gradiente di pressione necessario a bilanciare questa forza.
b. Sostituire il vettore velocità nelle equ~ioni di Navier e ricavare il gradiente di
pressione. Confrontare con il punto a.
5 .9 . Un condotto ellittico ha il contorno interno descritto da

La velocità nel condotto è q = kw, con

(1- ~
2
w = w max a2 - Y
b2 )

Soddisfa l'equazione di continuità? L'equazione di Navier? Le condizioni al contorno


di viscosità? Trovare la distribuzione della pressione nella corrente.

5.10. Un condotto circolare, già visto nei problemi 5.7 e 5.8, ed un condotto ellittico, visto
nel problema 5.9, hanno la stessa Wmax· Trovare le relazioni tra a, b ed R tali che le
cadute di pressione longitudinali siano le stesse.
5.11. Un bidone per il latte completamente pieno, in modo che non vi siano bolle d'aria al suo
interno, è posto su un giradischi e ruota con velocità angolare w. Dopo un po' di tempo
il latte ruota come un corpo solido. Scrivere il vettore velocità nel latte e verificare se
soddisfa l'equazione di continuità, l'equazione di Navier e le condizioni al contorno di
viscosità Trovare la distribuzione della pressione.
5.12. Un bidone quadrato riempito a metà di acqua è posto su un giradischi e ruota con
velocità w. Quando arriva a ruotare come un corpo solido, il campo di velocità soddisfa
le equazioni di continuità, della quantità di moto e le condizioni al contorno?
@ss-oa- 9888 5. Fluidi in movimento. Analisi differenziale 159

5.13. Le equazioni di continuità e della quantità di moto, e le condizioni al contorno, sono


soddisfatte da un campo di velocità che sembra stazionario a qualsiasi osservatore (non
necessariamente in un sistema di coordinate inerziale)?

5 .14. Una sorgente bidimensionale di intensità Q = 4 m3 /(s · m) è situata nell'origine, di


coordinate (O; 0), ed un pozzo della stessa intensità è situato nel punto (5; 0). Sono dati
anche i punti A (-3; 1), B {-3; -1) e C {O; 4).
a. Calcolare la corrente volumetrica (m3 / m · s] tra i punti A e B, tra i punti A e C e
tra i punti B e C.
b. Una corrente parallela
q = iu = 9i [m/ s] ,
viene aggiunta al campo di moto. Trovare i punti d'arresto. Trovare la velocità nel
punto (2,5; 2,5).

5.15. La funzione di flusso in una certa regione di corrente può essere approssimata da
w= 4{x 2 - y 2) .

a. Trovare il vettore velocità e la distribuzione di pressione in questa regione.


b. La corrente è vista da un osservatore che si muove a velocità V = 3i. Trovare il
vettore velocità del campo di moto, visto da questo osservatore.
Notare che anche il sistema in movimento dell'osservatore è inerziale.

5.16. Trovare la distribuzione dello sforzo di taglio nella regione descritta nel problema 5.15.

5.17. Il campo di velocità in una certa regione di corrente è approssimato da


• •
q = 1y - JX.
Trovare la distribuzione di pressione e la funzione di flusso in questa regione.

5.18. Trovare la distribuzione dello sforzo di taglio nella regione descritta nel problema 5.17.

5.19. Un condotto rettangolare ha i lati di 0 ,05 m e 0,025 m ed è orientato in modo che i


suoi lati sono paralleli all'asse z, come sìvede in figura P5.19. L'acqua scorre lungo il
condotto con una velocità che si può approssimare con
• 1TX • 1TY
q = kw = 3k sm sin .
0 ,05 0 ,025

0,025 m ~-....;.._...._..~"il:

0,05 m X
z
Figura PS.19
Corrente in un condotto rettangolare.
160 5. Fluidi in 1novimento. Analisi differenziale @88-08- 9388

a. La corrente è a una. due o tre dimensioni?


b. Le condizioni al contorno di viscosità sono soddisfatte da questa approssimazione?
c. L'equazione di continuità è soddisfatta da questa approssimazione?
d. Calcolare gli sforzi di taglio sili lati del condotto.
e. Trovare la distribuzione approssimata della pressione nella corrente. Notare che le
forze di taglio sui lati devono essere bilanciate dalle forze dovute alla pressione.

5.20. Il lato del condotto di figura P5.19 situato a x = 0,05 m ora scorre nella direzione
dell'asse z alla velocità di 2 m/s. Il campo di velocità ora è approssimato da

. rrx . rry x . rry )


q = kw = k ( 2sm O,OS x sin 0,025 + 2 0,05 x sin 0,025 .

a. Trovare la distribuzione dello sforzo di taglio sui lati del condotto e la distribuzione
approssimata della pressione.
b. L'equazione di continuità è soddisfatta da questa approssimazione?
c. Le condizioni di viscosità-al contorno sono soddisfatte?

5.21. La velocità in una data regione del campo di moto è approssimata da

q = iu-.. . . i (4sin y) .

a. La corrente è bidimensionale in questa regione?


b. Calcolare la funzione di flusso nella regione, la distribuzione della pressione e la
distribuzione dello sforzo di taglio.
c. Disegnare le linee di flusso e la distribuzione della velocità.

CAPITOLO 6

SOLUZIONI ESATTE
DELLE EQUAZIONI DI NAVIER

Le equazioni di Navier, ricavate nel capitolo precedente, sono non lineari e non esiste un metodo
generale per la loro risoluzione. Ogni nuovo problema deve essere formulato attentamente per
quanto riguarda la scelta della geometria e delle condizioni al contorno più opportune; poi
si può studiare la procedura da seguire, con la speranza di giungere ad una soluzione. Nella
maggior parte dei casi falliscono tutti i tentativi di arrivare ad una soluzione esatta e ci si deve
accontentare di soluzioni approssimate. In pochi casi però è possibile trovare delle soluzioni
esatte; con gli esempi che seguono si presentano alcuni di questi casi risolvibili.
u

Figura 6.1
Coordinate e lastre parallele.

6.1. Correnti tra lastre parallele


In figura 6. I sono illustrate due lastre parallele con uno spazio d tra loro nella direzione y.
Si assume che le lastre e il fluido incomprinùbile compreso tra di esse si estendano di molto
nelle direzioni ±x, e si considera un campo di moto bidimensionale, cioè non dipendente
dalla coordinata z. La lastra superiore ha velocità iU, dove U può essere una funzione del
tempo. La lastra inferiore è fissa. La velocità del fluido, q = iu + jv, con u = u(x , y, t) ,
v = v(x , y, t), deve soddisfare le condizioni al contorno
u (x , O, t) = O , (6.1)
u(x, d, t) = U(t ) , (6.2)
v(x, O, t) = v (x, O, t) =O . (6.3)
162 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @ss-os- 9388

In questo caso l'equazione di continuità (5.21 ) e le equazioni di Navier (5.61) diventano

8u 8v _
8x + 8y - 0 ' (6.4)

8u ou au) òp (8 2u fJ2u)
p ( 8t + u élx + v òy = - 8x + P9x + µ 8x2 + 8y2 ' (6.5)

p
av 8
v
(Bt + u +
ax
8v) V ay = - oy
op
+ P9y + µ
(8 v+
o v) 2
f)x2
2
oy2 (6.6)

Le condizioni al contorno espresse dall'equazione (6.3), e l' estensione delle lastre e del fluido
nelle direzioni ±x, fanno pensare alla possibili tà che il flusso sia unidirezionale:

v(x , y, t) = O. (6.7)
L'equazione (6.7) non è un presupposto, ma piuttosto un'ipotesi intuitiva da seguire fino
a quando si trovi una soluzione o ci si convinca che non porta ad alcuna soluzione. In
quest'ultimo caso l'ipotesi verrà scartata come un tentativo fallito.
Con l'equazione (6.7), l'equazione di continuità (6.4) diventa

~=O (6.8)
8x '
da cui, dopo integrazione, si ottiene
.....__
u = u(y, t) .

Dunque la velocità u dipende soltanto da y e da t. Qualunque sia il profilo di velocità in


una determinata coordinata x, esso si ripete per altri valori di x. Una corrente di questo tipo
è detta a moto massimo. Spostandoci lungo una linea a y costante troviamo gli stessi valori
di u, cioè senza ulteriore aumento di moto. Tenendo conto delle equazioni (6.7) e (6.8), le
equazioni (6.5) e (6.6) diventano

au l ap a2 u
~ ~ + 9x + V
= - -pux i:i ? ' (6.9)
ui uy-
1 ap
o =-- ~ + g,, . (6.10)
P uy ·'
A questo punto le equazioni di Navier (6.9) e (6.10) si possono semplificare combinando la
forza di gravità g con gli effetti delle pressione p . Definiamo la distanza da un piano di
riferimento verso l 'alto, cioè nella direzione opposta a quella della gravità, come

h = h(x, y, z)

e supponiamo che
g = - g\lh (6.11)
ovvero
oh
9x = - g 8x'
@aa.oa- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 163

Ad esempio, se h coincide con la coordinata y in figura 6.1 (essendo sottinteso che g è diretta
verso il basso), dall'equazione (6.1 1) si ottiene

gy = - g ' gx = gz =O .

Sostituendo l'equazione (6.11) nella (5.63) si ricava la seguente espressione per il caso di p e
g costanti:
Dq
PDt = - \l(p+ pgh) - µ\l X (V X q) . (6.12)

Si può ora definire una pressione modificata

p = p+ pgh , (6.13)

in modo da semplificare l'equazione (6.12) nella forma

Dq
p Dt = -'VP-µ\lx (\l x q) . (6.14)

e le equazioni (6.9) e (6.1 O) diventano

8u 18P 82 u
- =-- - +v-- (6.15)
8t pax I 8y2 '
8P
O=ay· (6.16)

La pressione modificata P definita dall' equazione (6.13) è molto utile in idrodinamica. In un


fluido a riposo la pressione modificata è ovunque costante, e una variazione di P indica che il
fluido è in movimento. Tuttavia l'uso di questa pressione modificata è limitato ai casi in cui
p è costante e la pressione assoluta p non influisce sulle condizioni al contorno. Quindi può
essere impiegata per correnti interne di fluidi incomprimibili. In correnti con superfici libere è
più conveniente usare la pressione statica.
Se si elimina g dalle equazioni, le soluzioni diventano indipendenti dalla direzione della
forza di gravità. In questo modo la soluzione valida per un condotto verticale è la stessa
anche per un condotto orizzontale, se entrambe le correnti sono soggette allo stesso gradiente
di pressione modificata \l P.
Tornando a1 nostro problema, dall'equazione (6.16) si può notare che P non dipende da
y . Riscriviamo ora l'equazione (6.15) nella forma

(6.17)

In questa forma il secondo membro non dipende da y, mentre il primo membro non dipende
da x. Dunque entrambi i membri dipendono soltanto da t, cioè

8P
8x = F(t). (6.18)
164 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @SS-08- 9388

L'equazione (6.18) indica che una condizione necessaria per una corrente a moto massimo è
un gradiente di pressione uniforme in tutto il fluido, cioè

8P = 6.P = F() (6.19)


ox 6.x t ·

Procediamo ora a risolvere l'equazione (6.15) con diverse condizioni al contorno.

Esempio 6.1
Un fluido di densità p = 1000 kg/ m3 scorre tra due lastre orizzontali parallele, come illustrato
in figura 6.2a. Le dimensiorù delle grandezze mostrate in figura, dove si vedono le coordinate
x e y , sono:

X1 = 6 ID , x2 = lOm , X3 = 14m, d = 1, 5 m.

La pressione è misurata nei punti 1, 2 e 3 e le relative misure sono:

P1 = 170 000 Pa , P2 = 145 285 Pa , p3=150000 Pa.

La corrente può essere a moto massimo? Calcolare la pressione modificata nei punti 1, 2 e 3.

Figura 6.2
Corrente tra due lastre parallele.
a. Orizzontale. b. Inclinata di 30 ° .

Soluzione
Supponiamo che i punti 1 e 3 siano ad altezza zero. Le pressioni modificate sono

P1 = Pi = 170 000 Pa ,
P2 = P2 + pgh = 145 285 + 1000 X 9, 81 X 1, 5 = 160 000 Pa ,
P3 = p3 = 150000 Pa.

Il gradiente di pressione è

6.P) = 10000 = 2500 Pa = (6.P)


( 6.x 12 4 m 6.x 23
@88-08- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 165

Si è così dimostrato che il gradiente di pressione è uniforme, e quindi la corrente può essere
a moto massimo.

Esempio 6.2
Il canale dell'esempio 6.1 viene ora ruotato di 30 °, come mostrato in figura 6.2b. Le misure
sono ancora X4 = 6 m, x 5 = 10 m, x 6 = 14 m, dove x è misurata lungo l'asse del canale. La
pressione nel punto 4 è p4 = 130 OOO Pa. La corrente è a moto massimo ed ha la stessa portata
che nell'esempio 6.1 . Calcolare Ps e P6·

Soluzione
Supponiamo che il punto 4 sia ad altezza zero. ln questo caso

P4 = p4 = 130000 Pa.

Per avere la stessa portata che nell'esempio precedente, la pressione modificata deve avere lo
stesso gradiente. Quindi

Ps = P4 + 2500 x 4 = 140 000 Pa ,


Ps = Ps + 10000 = 150000Pa.

Si ha COSÌ

p5 = Ps - pgh5 = 140000 -1000 x 9, 81x{4sin30"+1, 5 x cos30") = 107636 Pa,


Ps = P6 - pg~ = 150 000 - 1000 x 9, 81 x 8 sin 30° = 110 760 Pa .

6.2. Correnti indipendenti dal tempo


Consideriamo dapprima le correnti indipendenti dal tempo. In questo caso l'equazione (6.19)
diventa
8P 6.P
- = =F=cost (6.20)
f)x 6.x
e dall'equazione (6.17) si ha
(6.21)

La velocità u non è una funzione di x, perciò si può integrare direttamente questa funzione
per ottenere la soluzione generale

(y) + C1 (Y)
2 2
d
u = 6.P
6.x 2µ d d + 02 . (6.22)

Con le condizioni al contorno


y =o' u =o' (6.23)
y= d' U= U,
b-;;--.m es.cr~ aebe equazioni di Navier @ss-oS- 9sY

..•
si ottiene
(6.2~

Nel caso particolare U = O risulta

(6.2~

che è nota come corrente piana di Poiseuille, mentre nel caso in cui 6.P/ 6.x = O risulta

u=Uy (6.26
d '

nota come corrente di taglio o corrente piana di Couette.


In figura 6.3 sono mostrati diversi profili di velocità ottenuti dall'equazione (6.24), com-
presi quelli della corrente piana di Poiseuille e della corrente piana di Couette.
u u u

a. b. c. d.
Fi.gura 63
Corrente parallela (eq. (6.24)).
a. Corrente piana di Poiseuille. b. Corrente di taglio.
c. Correnti con 1~ < O. d. Correnti con ~~ > O.

Esempio 6.3
Calcolare la velocità massima, la portata netta e la velocità media per la corrente piana di
Poiseui Ile.

Soluzione
ll profilo di velocità è dato dall'equazione (6.25):

u = (- 6.P) d2 [y _ (y)2]
6.x 2µ d d

Questa espressione ha il suo valore massimo quando y = d/2. La velocità massima, 1.i0 , è
dunque

Uo = ( - 6.P) ~ .
6.x 8µ,
@ss-os- 9888 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 167

La distribuzione di velocità può essere espressa in funzione della velocità massima uo nel
seguente modo:

~ - (~)
2
u= 4uo [ ) .

Si ricava così la portata per unità di ampiezza del canale, Q:

2
dy = 3Uo d '

che, sostituendo il valore di uo, diventa


d3
12µ .

La velocità media è definita come la portata divisa per la distanza d tra le lastre, cioè

- Q 2
1L = d =3 uo .

Esempio 6.4
Calcolare la portata netta e la velocità media deija corrente piana di Couette.

Soluzione
Dall'equazione (6.26) si ha
y
Y =U -d '

Q=
1u
o
d
u dy = u ld -
o d
y
dy = -
Ud
2
)

-
u-- Q - -
- d - 2 .

Esempio 6.5
La viscosità della glicerina a 10 °C è diµ= 2 N · s/ m2 . Lo spazio tra due lastre di O, 05 m è
riempito con della glicerina. Una lastra è a riposo e l'altra si muove nella direzione dell'asse
x con velocità U = 2 m/ s. A causa di un gradiente di pressione che si oppone al moto, non
vi è corrente netta nella spazio tra le lastre (v. figura 6.3d). Trovare il gradiente di pressione.

Soluzione
L' equazione (6.21), che rappresenta questa corrente, è lineare e quindi è lecito applicare la
sovrapposizione degli effetti. In questo modo la portata della corrente sotto l'effetto combinato
del gradiente di pressione e del movimento della lastra è la somma delle portate della corrente
piana di Poiseuille (es. 6.3) e della corrente piana di Couette (es. 6.4):
3
Q = ( - AP) d + Ud .
D.x 12µ 2
168 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @ss-os- 9388

Se la portata netta è nulla, Q = O e il gradiente di pressione cercato è


é::.P = 6µU = 6 X 2 X 2 = 9600 p I
é::.x rF O, 05 2 a m·
Nota: l'espressione della portata si poteva ottenere anche integrando l'equazione (6.24) della
velocità sullo spazio tra le lastre.

6.3. Correnti dipendenti dal tempo. Il problema di Rayleigh


Ritorniamo ora all'equazione (6.15) ma consideriamo correnti per le quali éJP/ox si annulla.
L'equazione (6.15) assume la forma

(6.27)

Consideriamo una lastra piana infinita con un dominio infinito di fluido sul suo lato superiore,
come mostrato in figura 6.4. Il fluido e la lastra sono a riposo. Al tempo t = O la lastra è messa
improvvisamente in movimento a velocità U e continua a muoversi con la stessa velocità. In
questo caso le condizioni iniziali e le condizioni al contorno sono, rispettivamente,
u(y, O) = O,
u(oo, t) = O, (6.28)
u(O, t ) = U, per t>O.
Questo è noto come il problema di Rayleigh; cerchiamo ancora la soluzione in cui v = O
ovunque e 1L soddisfa le eci.uazioni (6.27) e (6.28).

y
fluido

Figura 6.4
Corrente di Rayleigh.

Per arrivare a questa soluzione, cerchiamo di trovare una nuova variabile indipendente ry nella
forma
(6.29)
e poi esprimiamo u come come funzione di questa sola variabile. Questo metodo di risoluzione
è detto similitudine. Dunque se u = u(ry), si ha
01t d1t ory
n du,
éJt = dry éJt = try dry ' (6.30)
8u I du
- = - ry- (6.31)
éJy y dry '
o 2u I ?d2u
(6.32)
éJy2 = y2 .,,- dry2 .
@88-08- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 169

Sostituendo nell'equazione (6.27) si ottiene

(6.33)

ovvero
(6.34)

Se u deve essere espressa come una funzione di 11 soltanto, nell'equazione differenziale (6.34)
non devono rimanere termini in y o in t. Scegliamo dunque rJ in modo che y 2 /t sia pro-
porzionale a 112 e una costante B opportuna tale che l'equazione (6.34) diventi

d2 u du
d 2
'T]
+ 2ry-
d11
= o. (6.35)

Confrontando l'equazione (6.35) con la (6.34) si ricava

y 1 1
n=-- B= 2-./V.
rJ = 2./Vt ' 2'

Le condizioni al contorno in funzione di 7J sono:

u=U per
(6.36)
u=O per 7]-tOO.

L'equazione (6.35) si può riscrivere come

u"
- = -27] '
u'
che integrata dà
ln u' = -ry2 + ln C1
da cui

Integrando ancora si arriva a


U = C1 J e-r/ dry+ C2 . (6.37)

Con le condizioni al contorno (6.36) si ricava

(6.38)

che può essere scritta anche in termini della funzione di errore:

(6.39)
170 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @88-08- 9388

Ovviamente, per una 17 assegnata u è univocamente determinata. D'altra parte sono infinite le
coppie y e t che danno la stessa 17: tutte quelle che soddisfano l'equazione 1/ = y/(2./Vt).
Perciò si ha la stessa u per tutti i punti sulla curva y/(2./Vt = cost nel piano y-t. In tale senso
questi punti sono simili, e da qui il termine similitudine dato a questo tipo di risoluzione.

Esempio 6.6
La viscosità cinematica dell'aria a 25 ·e è va = 1, 5 x 10- 5 m2 /s e quella dell'acqua è
vw = 10- 6 m 2 / s. Una grande lastra immersa in acqua viene improvvisamente messa in
movimento con una velocità U = 5 m/ s, e la corrente che ne deriva è simile a quella del
problema di Rayleigh.
Quanto tempo impiegherà uno strato d'acqua lontano 1 m dalla lastra a raggiungere la.
velocità di 2 m/s? Ripetere a 3 mdi distanza e per l'aria.

Tabella 6.1
Piccola tabella della funzione di errore.
T/ 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8 0 ,9 1,0
erf (1'}) 0,117 0,223 0,329 0,428 0,520 0,604 0,678 0,742 0,797 0,843
1J 1,1 1,2 1,3 1,4 1,5 1,6 1,7 1,8 1,9 2,0
erf(ri) 0,880 0,910 0,934 0,952 0,966 0,976 0,984 0,989 0,993 0,995

Soluzione
L'equazione (6.39) stabilisce che
--- u = U[l - erf17]
dove T/ = y/(2./Vt). Nel nostro caso u = 2 e U = 5. Perciò

u
erf(17) = 1 - U = 0,6

e dalla tabella 6.1 si ricava T/ = O, 6 = y/(2./Vt). Dunque

(y/TJ)2 6 2
tw=-- {l/O, ) = 6 94 X 105 S = 193 b .

4v 4 X 106 '

Per l' aria:


Vw
ta = tw - = O, 067 tw = 12, 9 h .
I/I),

A tre metri:

e
@88-08- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 171

6.4. Corrente stazionaria in un condotto rotondo


Consideriamo un condotto rotondo con asse di simmetria coincidente con la coordinata z. Il
tubo è riempito di fluido incomprimibile e si estende nelle direzioni ±z. Le condizioni al
contorno sono:
q=O per r -- R , (6.40)
e c'è simmetria circolare completa attorno all' asse z.
Come nel caso di correnti tra due lastre parallele, iniziamo verificando la possibilità che

ovunque. (6.41)

L'equazione di continuità in coordinate cilindriche polari è

(6.42)

e dall'equazione (6.41)
oqz =
0
az .
Quindi
qz = w = w(r, 8) . (6.43)
/
Ma poiché abbiamo supposto la completa simmetria assiale della corrente,

w = w(r) soltanto, (6.44)

w non cambia con z ed il profilo di velocità è lo stesso ovunque. Perciò questa corrente è
anche a moto massimo. Le equazioni di Navier (5.64)-(5.66), per questo caso di corrente
stazionaria, diventano

o=!!.!:
8r '
(6.45)

O= ~oP (6.46)
r ae '
o = -~+!!.~ (raw)
oz r or Or '
(6.47)

dove P = p + pgh è la pressione modificata. Le prime due equazioni indicano che P è


funzione solo di z, e con procedimento analogo a quello usato per la corrente tra due lastre
parallele si può dimostrare che
oP 6.P
z = cast = /:::,.z . (6.48)
8
Quindi l'equazione della corrente diventa

(6.49)
172 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @ss-os- 9388

che integrata dà come soluzione generale

1 (!:::.P)
w = 4µ !:::.z r 2 + C1 + C2 ln r . {6.50)

Per una corrente in un condotto di raggio R, con le condizioni al contorno dell'equazione


(6.40) e velocità finita lungo l'asse del condotto, si ottiene

{6.51)

Il segno meno indica che la corrente è diretta nel senso della pressione modificata decrescente.
La velocità in corrispondenza dell'asse del condotto, w 0 , si ricava ponendo r =O:

!:::.P R 2
wo = - !:::.z 4µ ' (6.52)

e dal confronto delle equazioni (6.51) e (6.52) risulta

(6.53)

Si può ora ricavare la portata volumetrica dall'equazione

(6.54)

da cui per integrazione si ottiene


(6.55)
e, tenendo conto dell'equazione (6.52),
4
Q = 1rR ( - !:::.P) (6.56)
8µ !:::.z

La (6.56) è nota come equazione di Poiseuille. La velocità media w si ricava dalle equazioni
(6.55) o (6.56):
(6.57)
oppure
_ !:::.P R2
w = - !:::.z 8µ · (6.58)

Esempio 6.7
Un olio pesante con viscosità µ = 1, 5 N · s/m2 scorre in un tubo di diametro d = O, 01 m,
con una velocità media w = O, 1 m/s. Calcolare il gradiente di pressione. Trovare lo sforzo
di taglio alla parete del tubo, e dimostrare che la caduta di pressione è bilanciata dagli sforzi
di taglio.
@88-08- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 1 73

Soluzione
Il gradiente di pressione si ricava dall'equazione (6.58):
2
- 6.P = 8wµ = 8Xo,1 X 1, 5 = 48000N/ m
6.z (d/2) 2 O, 005 2 m
.
Lo sforzo alla parete si ricava invece dalle equazioni (5.59) e (6.53):

Dall'equazione (5.51) si ottiene

Lo sforzo di taglio totale per unità di lunghezza del tubo è

Fs = 27r R 'Trz = -47rµWo = - 87rµw = - 87r x 1, 5 X O, 1 = 3, 77 N .

La caduta di pressione su questa lunghezza, cioè per 6.z = l, è di 48 000 N/ m2 e la forza


dovuta a questa caduta di pressione è
7r2 7r 2 ~
F,,= d6.P = 0, 01 x48000 = 3, 7rN=F8 •
4 4

6.5. Corrente in un anello a simmetria assiale


Iniziando dalle stesse supposizioni fatte per le considerazioni sulla corrente di Poiseuille, si può
ricavare un'equazione analoga alla (6.50) per la corrente in un anello cilindrico. Le condizioni
al contorno per l'anello, comunque, sono diverse. Come per la corrente tra due lastre piane,
consideriamo dapprima una corrente in cui non esista una caduta di pressione lungo l'asse.
Supponiamo anche che il cilindro interno si muova in dìrezione assiale rispetto a quello esterno,
che è fermo. Un movimento di questo tipo è quello degli stampi per rivestimenti di cavi in
materiale plastico.
Le condizioni al contorno in questo caso sono

w=O per r = Ro,


(6.59)
w =Vi per r = R;.

Con 6.P/ 6.z =O, dall'equazione (6.50) risulta la velocità

ln(r/R 0 )
(6.60)
w = Vi ln(R;/ Ro ) '

che è l' analogo della distribuzione di velocità nella corrente piana di taglio.
l ;-~ 6. Solu:::ioni esatte delle equazioni di Navier @ss-os- 9388

La portata volumetrica si ricava da

(6.61)

Consideriamo poi il caso in cui siano stazionari entrambi i cilindri ma esista una caduta di
pressione in direzione assiale. Le condizioni al contorno sono ora

w=O per
(6.62)
w=O per
L'equazione (6.50) in questo caso dà la distribuzione della velocità

w
= (- D..P)
D..z
2_

[(R2 _r
2) _ (R2 _ R2) ln('r/ Ra) ]
o ln(~/Ro)
o i , (6.63)

che l'analogo della corrente piana di Poiseuille.


La velocità massima si ottiene per dw /dr = O, cioè
2

-m -
2r
l -
(Rt,)
Ra
( l/r
ln(Ro/~)
)
=
0

ovvero
2 2
r ) 1 - (Rt / Ro )
( (6.64)
R; max - 2ln(Rt,/Ro) '
che può essere sostituita nell'equazione (6.63) per ricavare la velocità massima w0 :

Wo = ( - D..P)
6.z
~(i

- 1- (Rt,/Ro) [l - ln 1- (Ri/R
2ln(R0 /~)
2

0 2ln(R /~)
0)
2
])
·
(6.65)

a. b. c. d. e.

Figura 6.5
Corrente parallela (eq. (6.24)).
a. Corrente di Poiseuille. b. Corrente di Poiseuille in un anello
c. Corrente di taglio in un anello. d. Corrente di taglio con gradiente assiale di pressione positivo.
e. Corrente di taglio con gradiente assiale di pressione negativo.
@sS-os- 9888 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 175

La portata volumetrica si ottiene ancora da


(~/Ro) ]
2 2

Q= {Ro w(r )2?Trdr = (-~p) ?TR~ (1 -


(6.66)
ln, z 8µ 21n(Ro/ Ri )
e la velocità media deriva da

= ( - D.P) -R~
_ =Q Q 1 - (~/R0 ) 2
W -= • (6.67)
A ?T(R~ - R'f) D.z 8µ 21n(R0 /~ )
Dalla sovrapposizione delle soluzioni date dalle equazioni (6.60) e (6.63) si hanno delle correnti
corrispondenti ai casi in cui uno dei cilindri è in movimento rispetto ali' altro ed esiste un
gradiente di pressione lungo l'asse. Queste correnti sono schematizzate in figura 6.5.

Esempio 6.8
Un sistema sperimentale è composto da un lungo tubo di raggio Ro riempito con glicerina.
È noto il gradiente di pressione lungo il tubo, D.P/ D.z = dP/ dz, e la corrente è a moto
massimo. Si vuole calcolare la temperatura della glicerina al centro del tubo; si suggerisce di
tendere un cavo sottile lungo l'asse del tubo, come mostrato in figura 6.6. Si afferma inoltre
che, poiché il cavo è molto sottile, la modifica che esso introduce nel campo di moto è molto
piccola. Stimare questa modifica.

Figura 6.6
Tubo con cavo teso lungo l'asse.

Soluzione
Con il cavo al suo interno, la corrente è di tipo anulare. Per valutare la modifica introdotta dal
cavo, consideriamo il rapporto tra la velocità massima della corrente nell'anello e quella della
corrente nel tubo, e ancora il rapporto tra la velocità media della corrente anulare e quella della
corrente nel tubo.
Tabella 6.2
Valori numerici di W max e Wmcdio per una corrente anulare a confronto
con una corrente in un tubo con uguale gradiente di pressione .

m~x (~) (~)


R;
Ro ( ; 0 ) w,, n1ax w,, medio
0,01 0,32949 0,65038 0,78297
0,02 0,35744 0,60936 0,74488
0,05 0,40803 0,53503 0,66953
0,10 0,46365 0,45456 0,58005
0,20 0,54611 0,34093 0,44352
0,30 0,6 1475 0,25434 0,33417
0,50 0,73553 0 ,12664 0,16798
0,70 0,84554 0,04516 0,06013
0,90 0,94956 0 ,00500 0 ,00667
176 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @sa-os- gsss

Usiamo l'indice p per indicare il tubo senza il cavo e w per il tubo con il cavo, cioè per
indicare l'anello. Il rapporto delle velocità massime si calcola dividendo l'equazione (6.65)
per l'equazione (6.52):

Ww) - l - 1 - (Il;/R
( Wp nia>c - 2ln(R0 /Il;)
0)
2
[i - In 1 - (Il;/R 0 )

21n(R 0 / Il;)
2
]
·

Il rapporto delle velocità medie si ottiene dalle equazioni (6.67) e (6.58):

~=
Wp
l+(I4)
Ro
2 1 - (Il;/R0 ) 2
ln(Ro/R i)

In tabella 6.2 sono riportati i valori numerici della posizione della velocità massima calcolati
dall'equazione (6.64), i valori di (ww/wp)max e i valori di Ww/Wp corrispondenti a diversi
valori del rapporto R;./R 0 • Come si può osservare dalla tabella, la modifica della corrente non
è piccola.

Esempio 6.9
Un cavo di metallo di raggio Il; = 2 mm viene tirato verticalmente verso l'alto con velocità
Vi all'interno di un lungo tubo di raggio R 0 = 5 mm, come mostrato in figura 6.7. Lo spazio
tra il cavo ed il tubo è pieno di materiale plastico fuso di densità p e viscosità µ. Quando il
cavo esce dal tubo, trascina sulla sua superficie uno strato di plastica che poi si raffredda e si
solidifica. Lo spessore dello strato solido è di O, 1 mm. Calcolare la velocità con cui il cavo
viene tirato verso l'alto.

Figura 6.7
Rivestimento di un cavo.

Soluzione
La portata netta del materiale plastico sciolto tra il cavo ed il tubo è quella che determina il
rivestimento. La portata volumetrica del rivestimento plastico solidificato, spesso 1 mm, che
si muove verso l'alto con il cavo ad una velocità Vi, è la seguente:

Q = AVi
@ss-os- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 177

dove A è l'area della sezione trasversale dell'anello formato dal rivestimento plastico:

Questa portata deve essere uguale alla somma della portata indotta dal moto del solo cavo,
data dall'equazione (6.61), e della portata verso il basso dovuta alla gravità. Si può ricavare
la seconda dall'equazione (6.66) scritta per una corrente soggetta ad una caduta di pressione
modificata 6.P/ 6.z. Nel nostro caso la pressione è costante e vale p 0 ; pertanto

P=po + pgh

e
- 6.P 6.h
= -pg- = - pg.
6.z 6.z
Sostituiamo questa espressione della caduta di pressione nell'equazione (6.66), che assieme
all'equazione (6.6 1) fornisce l'espressione della portata indotta dal moto del cavo a cui si
sommano gli effetti della gravità:

1---
I4
2(Ri)
2
Q= AVi= rrR~Vi
8
4 R0
Ro
_
Ro
ln -
I4

Estraiamo il termine contenente Vi e otteniamo


2 2

1 - (~)
1- (~) 4
ln~
J.LVi I4
pgR~
8
1--I4
Ro -(~)2 A

(~)
1rR2
o
2ln

Sostituendo I4 =O, 002 m, R 0 =O, 005 m, A= 1, 288 x 10- 6 m2 si ricava

J.LVi = o 16915
pgR~ '
da cui
Vi = O, 16915pgR0
J.L
Per p = 1000 kg/ m3 , g = 9, 81 m/ s2 e J.L = 2 N · s/ m2 otteniamo

Vi = O, 0207 m/ s ~ 2, 1 cm/ s .
-
178 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @ss-os- 9388

6.6. Corrente tra due cilindri concentrici rotanti


Consideriamo ancora la regione ad anello tra due cilindri, vista nel caso precedente. Stavolta,
però, i cilindri ruotano con velocità angolari e ni no
e le condizioni al contorno sono:

qr = qz =O , qe = RtOi per r=R. ,


(6.68)
qr = qz =O 1 qe = Roflo per r = R0 •
Supponiamo che i cilindri siano molto lunghi e che la corrente sia stazionaria, e che perciò
8/8z = O e 8/ot = O. Supponiamo inoltre che qr = q,. = O ovunque, e dall'equazione di
continuità otteniamo:
(6.69)

Dunque qe può dipendere soltanto dar. .


In questo caso le equazioni di Navier (5.64)-(5.66), con la pressione modificata data
dall'equazione (6.13), diventano

1
p ( r qe
2) = dPdr ' (6.70)

-d [1- -(rqe)
d ] =O. (6.71)
dr r dr
La soluzione dell'equazione (6.71) per il profilo di velocità è
B
qe = Ar + -r . (6.72)

Ricaviamo le costanti d'integrazione con le condizioni al contorno date dall'equazione (6.68),


ed otteniamo il seguente profilo di velocità:

- ((R./ Ro) 2 f1.i - n o] r + (ni - flo)R~ /r


(6.73)
qe = 1 - (R./Ro)2 '
che è caratteristico della corrente di Couette.
La corrente di Couette è l'unico esempio di questo capitolo in cui rimangono dei ter-
mini non lineari nelle equazioni che rappresentano la soluzione del problema. Si noti però
che la parte realmente risolta, l'equazione (6.71), è lineare e che la non linearità appare
soltanto nell'equazione (6.70); ma anche questa può essere risolta sostituendovi la soluzione
data dall'equazione (6.72), che è una funzione nota, ricavando così per integrazione diretta la
pressione modificata P.
Nel caso particolare in cui il cilindro esterno è stazionario (f1.0 = O) mentre il cilindro
interno ruota con velocità angolare ni, l'equazione (6.73) si semplifica in

-ni(~ /Ro) 2 (r - R'f /r)


qe = 1 - (~/Ro) 2 ·
(6.74)

Uno strumento costituito da un cilindro esterno fisso ed un cilindro interno rotante è detto
viscosimetro di Couette e viene impiegato per misurare la viscosità dei liquidi.
@ss-os- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 179

Esempio 6.10
Due lunghi cilindri concentrici hanno raggi rispettivamente R;, e R 0 • Il fluido compreso tra
essi ha densità p e viscosità µ. Si considerino i seguenti casi:
a. ni = O, n0 =D,
b. ni = n, no= o'
c. ni = -n/2, no= n;2 .
Calcolare la distribuzione della velocità, della pressione ed i momenti che agiscono su entrambi
i cilindri nei casi a., b. e c.

Soluzione
a. Per Di = O, n0 = n l'equazione (6.73) si semplifica in

r - R~ /r
Qe = nl - (R;ÌRo) 2 .

La distribuzione della pressione è data dall'equazione (6.70):

dP q~ pfl 2 [r - 2(R; / r ) + Rt / r 3 ]
dr = P-:;: = [l - (R;/ R 0 )2] 2
e
p = p. + pn2 R; [(r4 - Rt)/2Rfr2 - 2ln(r/ .R;)]
t [l - (R;/ Ro)2]2
Lo sforzo di taglio calcolato, ad esempio, sulla superficie interna si ottiene dal!' equazione
(5.51):
d
Tre = 2JJEr8 = µr-d -
(qe)
r r r = Ri 1 - (R./ R 0 ) 2 '

e il momento di taglio per unità di altezza del cilindro diventa

IMI
-
= 127rR~i Tr8 I = 4riµnR[R~
R2 - R~
o i

Ovviamente sul cilindro esterno agisce lo stesso momento.


b. Per ni = n e n 0 = O, dall'equazione (6.74) si ricava la distribuzione di velocità

- n(R;,/R0 ) 2 (r - R~/r)
qe = 1 - (R;,/ Ro)2

La distribuzione di pressione è

dP q~ p0. 2 (.R;/R0 ) 4 (r - 2R~/r + R'!,/r3 )


dr = P-:;: = [I - (.R;/R0 )2] 2
e
180 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @ss-os- 9388

Lo sforzo di taglio calcolato, ad esempio, sulla superficie esterna si ottiene dall'equazione


(5.51):
d
Tre = 2µcre = 1i,r- (qo)
-
-2µfl,(J4/ Ro) 2
dr r r=R0 1- (I4/Ro) 2 '

e il momento di taglio per unità di altezza del cilindro diventa

per entrambi i cilindri esterno ed interno.


c. Perni = -0./ 2 e 0. 0 = 0 / 2 dall'equazione (6.73) si ottiene

0. (r [(I4/Ro) 2 +1) - Rr/r)


qo = 1 - (I4/R0 ) 2
La distribuzione di pressione è

2
!4)2 2R? (I4) 2 R4
p0.2 r ( Ro + 1 - r• Ro + 1 + __!.
r3
dP q~
dr = pr = - - - ' " - - - --[1-- -
(!4-·/_Ro_)-2]-=-2- - - - --'-

(r -2Ri) (1)
2 2 2
+l
2
_ 2fli ( I?,.
- )
Ra
2
r -Jtt (-
+ l ln-+
R..;
1 - -I )
2 Rf r 2
p = pi+ --"'----------------=----------~
[1 - (!4/ Ro)2]2
Lo sforzo di taglio in corrispondenza, ad esempio, del raggio interno è

2µ0
Tre = 1 - (I4/Ro)2'
e il momento di taglio per unità di altezza diventa

2 l 47rµfl,Rt R~
IM I = I21rRo rro = R2 - R2
o i

Si noti che i momenti risultano gli stessi in tutti e tre i casi, ma non le pressioni. Si può
spiegare questo fatto ricordando che ruotando il sistema di coordinate si possono trovare
i casi in cui i punti b e c sono cinematicamente equivalenti al punto a. Comunque, per l~
rotazione del sistema la dinamica richiede forze di D ' Alambert appropriate che modificano
la pressione.
@8s...oa- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 181

Bibliografia
R.B. Bird, W.E. Stewart e E.N. Lightfoot, Transport Phenomena, Wtley, New York, 1960.

W.F. Hughes, An lntroduction to Viscous Flolv, Hemisphere, Washington, DC, 1979.

H. Schlicbting, Boundary-Layer Theory, 7a ed., McGraw-Hill, New York, 1979, capitolo 5.

Problemi
6.1. Lo spazio tra due lunghe lastre parallele (fig. P6.l) è riempito con un fluido di viscosità
µ = 9 x 10- 3 dyn · s/cm 2 . La lastra superiore si muove con una velocità di 3 m/ s e la
lastra inferiore è stazionaria. Qual è la distribuzione dello sforzo di taglio nel fluido?
U = 3 m/s
.
y f
h=2cm

- . - , - ., --
-;._. .,.,• •-,-.: '-J< - -- _ ----· ... _ -_ ~-·-- - .
X

Figura P6.1

6.2. Il rivestimento di un cavo elettrico con· materiale isolante si realizza trascinando il cavo
attraverso uno stampo tubolare come mostrato in figura P6.2. La viscosità del materiale
del rivestimento è di 100 poise. Scrivere le equazioni di moto semplificate per questo
caso e calcolare la forza F necessaria a trascinare il cavo.

l D = 1 mm d = 0,9 mm
P
o ' l
.__~-----------~--- l F
V= IO m/s

Figura P6.2
Rivestimento di un cavo.

6.3. Uno strato laminare di glicerina scorre verso il basso lungo una parete verticale semi-
infinita, come mostrato in figura P6.3.
a. Calcolare lo sforzo di taglio sulla parete e la portata della glicerina.
b. Quali saranno le soluzioni del punto precedente se la parete è inclinata di un angolo
a?
ò.4. Uno strumento per la misura della viscosità consiste di un cilindro interno rotante e di
un cilindro esterno stazionario, come mostrato in figura P6.4.
Il cilindro interno ruota alla velocità di 3600 rpm e la viscosità del fluido è di (1) 10
poise e (2) 100 poise.
a. Qual è il momento applicato al cilindro esterno nei due casi?
182 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @sa.-os- 9388

lOmm
glicerina
p =1, 26 g/crrf 100 lIUTI
µ = 10 poise

Figura P6.3 Figura P6.4


Viscosimetro.

b. Qual è l'efficìenza dello strumento se impiegato per la trasmissìone idraulica del


momento? Calcolare il momento come funzione delle rotazioni al minuto (rpm) del
cilindro esterno e la potenza trasmessa.

6.5. La lunga curva di un condotto mostrata in figura P6.5 ha il diametro interno di O, 025 m
ed è lunga 2 m. Una soluzione di zucchero in acqua, che ha la stessa densità dell' acqua
ma la cui viscosità è dieci volte quella dcll' acqua, scorre attraverso la curva. Dalle
misure si osserva che la distribuzione di pressione lungo il tubo è la stessa di quella
che si ha in un tubo diritto delle stesse dimensioni. Nel punto B la pressione è quella
esterna, cioè quella atmosferica. La portata è di 6 kg/ s. Trascurare la gravità e calcolare
le forze trasmesse attraverso la flangia A.

6.6. Uno strato d' acqua molto largo e basso viene considerato approssimativamente bidimen-
sionale. Il fondo è costituito da una lastra rigida con un piccolo angolo d'inclinazione a,
come mostrato in figura P6.6, e la profondità costante dell'acqua, misurata in verticale,
è h. Si suppone che la corrente sia a moto massimo.
a. Scrivere la forma semplificata delle equazioni di Navier per questo caso. Scrivere
le condizioni al contorno sul fondo e alla sommità dello strato d'acqua.
b. Risolvere le equazioni e ricavare il profilo di velocità e la velocità medìa.
c. Calcolare lo sforzo di taglio sul fondo.


cx
" j B

Figura P6.5 Figura P6.6


Curva di un tubo. Basso strato d'acqua.
@8s-os- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 183

J_ ! ' L - -- - -2L - - - ----i


A
h
B
T
Figura P6.7
Cuscinetto ad aria.

6. 7. Un cuscinetto bidimensionale ad aria è costituito da una lastra superiore A larga 2L e


lunga 1 m e da una lastra inferiore B delle stesse dimensioni ma con una fenditura nel
mezzo, come illustrato in figura P6.7.
L'aria viene forzata nella fenditura attraverso una serie di condotti Ce fuoriesce ai lati.
Di conseguenza la lastra superiore, che porta un carico F, viene sollevata all'altezza
h. Supponendo che la corrente sia laminare, trovare la pressione dell'aria in entrata
necessaria a sostenere il carico F , e calcolare la velocità dell' aria fornita necessaria a
mantenere l'altezza h. Naturalmente entrambi i valori dipendono da L.

6.8. La distanza tra due lastre parallele nella corrente bidimensionale di figura P6.8 è d =
O, 05 m. Lo spazio tra le due lastre si estende all'infinito ed è riempito di un fluido con
densità p = 1000 kg/m3 e viscosità µ = 500 poise. La lastra inferiore è fissa e quella
superiore si muove nella direzione x con la velocità di 1 m/s.

U= 1 m/s

y fd=0,05m
X

Figura P6.8
Lastra fissa e lastra in movimento.

a. Se op/ fJx = O, trovare il flusso di massa tra le lastre.


b. Quale fJp/ fJx è necessario perché si annulli la corrente netta di massa?
c. Quale ap/ fJx è necessario per avere lo stesso flusso di massa di cui al punto a, ma
nell'altra direzione?
d. Trovare il fJp/ ax necessario a raddoppiare il flusso di massa di cui al punto a.

6.9. Il servomeccanismo illustrato in figura P6.9 consiste di un pistone A, dotato dì due barre
B, che si muove all'interno di un manicotto cilindrico C.
Il servomeccanismo è pieno d'olio ed una pompa ad ingranaggi 1nantiene una differenza
di pressione 1::1p tra i due lati del pistone. Una volta partito, il pistone ha una -.eloci:.1
184 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier

~F

pompa

Figura P6.9
Servomeccanismo.

V approssimativamente costante e si muove fino a quando il suo lato è rasente al bordo


del manicotto, cioè la lunghezza totale della corsa del pistone tra un bordo e l'altro è
Lz - Li . Il tempo richiesto per questo movimento è At = (L2 -L1 )/V e la forza che il
servomeccanismo deve produrre è F. Le dimensioni mostrate in figura P6.9 sono tutte
date, e così pure At, F e la viscosità dell'olio µ,. Calcolare la differenza di pressione
Ap che la pompa deve mantenere e anche Q, il flusso volumetrico d 'olio che essa deve
fornire. Si può assumere una corrente a moto massimo nello spazio tra il pistone_e
il manicotto cilindrico e anche che (d2 - d1 )/d1 << 1, cioè questo spazio non va
considerato come anulare ma come spazio libero tra due lastre.
Si noti che la forza applicata al pistone dall'olio consiste di due parti: la pressione sulla
superficie piatta e la forza di taglio sulla superficie curva. La forza di taglio è verso
destra per piccoli valori di V e verso sinistra per grandi valori di V.

6.10. Ripetere il problema 6.9 senza l'ipotesi (d2 - d 1 )/d1 << 1. Lo spazio deve ora essere
...
considerato anulare.

6.11. Con riferimento ai problemi 6.9 e 6.10:


di= 60mm, d2 = 63mm, d3 = lOmm,
L1 = 80 mm, Lz = 120 mm, F = 2000N.
µ, = 20 poise, At = 5 s.
Calcolare Ap [Pa] e Q [m3 / s] per la pompa ad ingranaggi, usando prima l'analisi più
semplice del problema 6.9 e successivamente quella più complessa del problema 6.10.
Paragonare i risultati e determinare se lapprossimazione del problema 6.9 è sufficiente
per (d2 - d1)/d1 = 0, 05.
6.12. La viscosità di un determinato fluido èµ, = 2 x io-3 kg/ m · s. Il fluido scorre in un
condotto con diametro 0,0025 m e lungo 20 m. La velocità media della corrente è di
@ss-os- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 185

I m/ s. Il condotto è aperto all'atmosfera. Calcolare la portata e la pressione all'entrata


del condotto.

6 .13. Cambiare il condotto descritto nel problema 6.12 e usare due condotti più piccoli facendo
in modo che la portata e la velocità media della corrente (1 m/s) rimangano le stesse.
Calcolare la caduta di pressione necessaria in questi condotti. Per una caduta di pressione
lungo i tubi uguale a quella del problema 6.12, calcolare la velocità media e la portata
nei due condotti.

6 .14 . La stessa quantità di fluido deve ora essere fornita mediante un condotto con O, 0125 m
di diametro.
a. Calcolare la caduta di pressione in questo condotto e confrontare il risultato con
quello del problema 6.12.
b. Notare che per una portata costante la caduta di pressione è proporzionale al di-
ametro del condotto elevato alla potenza n. Calcolare n .
c. Notare anche che per una caduta di pressione costante la portata è proporzionale al
diametro del condotto elevato alla potenza s. Calcolare s.

6.15. Un fluido scorre in un tubo di diametro D. Lo stesso fluido scorre nello spazio tra due
lastre piatte parallele. La dimensione dello spazio è anch'essa D. In entrambi i sistemi
esiste lo stesso gradiente di pressione. Calcolare il rapporto tra la portata del fluido nel
tubo e la portata tra le due lastre, per unità di D.

6.16. Il tubo e le lastre del problema 6.15 vengono ora usati in modo che la portata nel tubo
sia la stessa di quella tra le due lastre, per unità di D. Calcolare il rapporto tra la potenza
necessaria a pompare il fluido attraverso il tubo e quella necessaria a pomparlo tra le
due lastre.

6.17. La distribuzione di velocità in una corrente a moto massimo attraverso un condotto a


sezione quadrata di lato D è approssimativamente
1fX . 1fY
q = kw = kC sin - sin - ,
D D
dove e è una costante.
a. Trovare la corrente attraverso questo condotto e confrontarla con quella nel tubo e
le lastre del problema 6.15, per gli stessi gradienti di pressione.
b. Calcolare la potenza necessaria per pompare il fluido e confrontarla con quella del
problema 6.16 per il tubo e le lastre.

6.18. In figura P6.18 è illustrato un viscosimetro a cilindri concentrici. L'altezza del cilindro
interno è di 0,15 m ed il suo diametro è Di = 0,10 m. Il diametro interno del cilindro
esterno è D0 = 0, Ilm. Il viscosimetro viene impiegato per misurare viscosità dell'ordine
di µ = 2 x io- 3 kg/m · s. ll cilindro esterno è stazionario e quello interno ruota alla
velocità di 3000 rpm.
a. Trovare l'intervallo dei momenti misurati.
b. È necessario misurare viscosità dell'ordine di µ = 0 ,2 kg/ m · s mantenendo però
inalterato l'intervallo dei momenti misurati. Una possibilità è quella di diminuire il
numero di rivoluzioni del cilindro interno. Calcolare questo nuovo numero.


186 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @ss-os- 9388


T
0,15 m

lit'--j).

.

Figura P6.18

c. Un'altra possibilità è quella di mantenere la velocità di rotazione ma di diminuire


il diametro del cilindro interno. Calcolare questo nuovo diametro.

6.19. II viscosimetro descritto nel problema 6.18, prima che vengano apportate le modifiche
suggerite, è impiegato per misurare la viscosità dell'acqua a temperatura ambiente. Il
cilindro interno del viscosimetro viene immediatamente posto in rotazione a 3000 rpm.
Supporre che anche nello stadio transitorio della corrente esistano velocità soltanto in
direzione angolare e per periodi di tempo molto brevi il campo di moto tra i due cilindri
sia analogo alla soluzione della corrente di Rayleigh. Calcolare l'istante di tempo in cui
la velocità a r = O, 0501 m è il 90% di quella sulla superficie del cilindro interno. Senza
usare ancora la funzione di errore, ma piuttosto le proprietà di similitudine della corrente
di Rayleigb, calcolare gli istanti di tempo in cui si ha questa velocità per r = 0 ,0502 m,
per r = 0 ,0503 m e per r = 0 ,0504 m.

6.20. Il gradiente di pressione in una corrente laminare all'interno di un tubo è data dall'e-
quazione (6.58). Un ingegnere vuole esprimere la differenza di pressione modificata tra
due punti lungo il tubo mediante l'equazione

dove L è la distanza tra i due punti, D è il diametro del tubo, w è la velocità media e
C1 è un "coefficiente d'attrito". Usando l'equazione (6.58), trovare un espressione per
C1.
6.21. Due lastre piane sono disposte come mostrato in figura P6.21. La lastra inferiore è fissa
e quella superiore si muove verso destra alla velocità di 2m/ s. La pressione nel punto l
è P1 = 100 000 Pa e la pressione nel punto 2, che è 1 m più avanti lungo le lastre, è p 2 ,
come mostrato in figura. La viscosità del fluido tra le lastre èµ = 2 x 10- 2 kg/ m. s.
a. Calcolare la pressione p2 per la quale la corrente netta tra le lastre è nulla.
b. Calcolare la pressione p 2 per la quale la corrente per unità di larghezza vale
O, 10 m3 / m · s.
c. Calcolare la pressione P2 per la quale la corrente per unità di larghezza vale
(-0, 10) m3 / m · s.
@88-08- 9388 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 187

6.22. In figura P6.22 è mostrato un lungo cilindro chiuso alla base, che contiene un fluido con
viscositൠ= 3 x 10- 3 kg/ m · s. Un pistone nella forma di un lungo cilindro si muove
nel fluido alla velocità di 1 m/ s. Si assume che la corrente tra il pistone ed il cilindro sia
a moto massimo. Quando inizia la corrente, la parte inserita del pistone è lunga O, 60 m
e può ancora scorrere di O, 40 m.
a. Trovare il profilo di velocità nello spazio tra il pistone ed il cilindro.
b. Trovare tutti i punti in cui si annulla la velocità del fluido.
c. Calcolare lo sforzo di taglio ed il gradiente di velocità sulle pareti del cilindro.
d.. Calcolare la forza che spinge il pistone.

pistone
V= 2rn/s
...

d=0,01 m
cilindro

2
Figura P6.21 Figura P6.22

6.23. Un viscosimetro è progettato secondo lo schema generale della configurazione mostrata


in figura P6.22 e viene usato per misurare viscosità nell'intervallo 0,001-0,02 kg/ m · s.
a. Come primo passo del progetto si usino le dimensioni di figura P6.22 e si calcoli
il tempo necessario perché il pistone avanzi di 1 m, sapendo che è spinto verso il
basso con una forza di 10,0 N.
b. Si desidera che i tempi di misura siano dell'ordine dei 10,0 s. Suggerire dei pesi
opportuni per spingere il pistone verso il basso, per l'intervallo di viscosità misurato.

6. 24. In figura 6.24 è mostrato un ammortizzatore. La viscosità del fluido è 1 x 10- 3 kg/m · s.
Si suppone che la corrente sia lineare e a moto massimo. Trovare il comportamento
caratteristico di questo ammortizzatore, cioè la forza contraria al moto del pistone come
funzione della velocità del pistone.
6.25. All'interno di uno spazio di forma anulare, con raggio interno di O,lOm e raggio esterno
di 0,12 m, scorre dell'acqua con una portata di 0,005 m3 /s. La lunghezza dell'anello è
di 100 m. Supporre la corrente laminare e a moto ma'lsimo.
a. Calcolare la caduta di pressione lungo l'anello.
b. Calcolare il modulo e la posizione della velocità massima nello spazio anulare.

6.26. Da misure accurate risulta che nell'anello descritto nel problema 6.25 esiste un'eccen-
tricità di 0,003 m, cioè vi è una distanza di 0,003 m tra i centri del cilindro interno e di
quello esterno. La corrente in questo anello eccentrico è ancora di 0,005 m3 /s e a moto
massimo. Un ingegnere esperto suggerisce che i calcoli per un anello concentrico con
188 6. Soluzioni esatte delle equazioni di Navier @88-08- 9388

raggio interno di 0,1 +0,003m e raggio esterno di 0 ,12m, oppure raggio interno di O,lOm
e raggio esterno di 0,12 - 0,003 m, portano in entrambi i casi ad un limite superiore
per la caduta di pressione. Suggerisce inoltre che i calcoli per un anello concentrico
con raggio interno di 0,1 - 0,003 m e raggio esterno di 0,12 m, oppure raggio interno di
0 ,1 me raggio esterno di 0,12+0,003m, portano in entrambi i casi ad un limite inferiore
per la caduta di pressione. Trovare i migliori limiti superiore e inferiore della caduta di
pressione.

6.27. L' anello concentrico verticale di figura P6.27 ha un raggio interno di O,lOOm e un raggio
esterno di 0,141 m.

Figura P6.24 Figura P6.27

Il cilindro esterno è fisso e la corrente al suo interno è diretta verso l'alto. La parete del
cilindro interno è molto sottile e la corrente al suo interno è diretta verso il basso. Nel
cilindro interno e nell'anello scorre la stessa corrente. Trascurare il peso del cilindro
interno a parete sottile, e calcolare il rapporto tra le due portate necessarie a mantenere
sospeso il cilindro interno, cioè in modo che la forza di taglio sulla sua parete interna
sia esattamente bilanciata da quella sulla parete esterna.

6.28. Una turbina a gas può funzionare con diversi tipi di carburanti. Si desidera misurare la
densità del carburante mentre scorre in tubo verso la camera di combustione. In figura
P6.28 è illustrato lo schema per realizzare questa misura. Il carburante ha viscosità µ e
densità p. Trovare le espressioni per la caduta di pressione tra i punti 1 e 2 e tra i punti
3 e 4. Dimostrare che in effetti

cioè che la densità p può essere ricavata dalle misure sulla caduta di pressione, anche
se la viscosità e la velocità del fluido non sono note.

6 .29. Il tubo illustrato in figura P6.28 ha un diametro di 0,025 m; le distanze tra i punti 1 e
2 e tra i punti 3 e 4 sono ciascuna di 2 m. Nel tubo scorre del carburante con viscosità
2 x 10- 3 kg/ m · s e densità di 900 kg/ m3 ad una velocità di 3 m/ s. Assumendo una
@88-08- 9388 6_ Soluzioni esatte delle equazioni di Navier 189

2 -- 3

L L

1 4

,
Figura P6.28

corrente laminare a moto massimo, calcolare la caduta di pressione tra i punti 1 e 2 e


tra 3 e 4.

6.30. Una matita molto lunga di 1 m di diametro viene posta al centro di un tubo, come
mostrato in figura P6.30. L'acqua scorre nel tubo con una portata di O, 005 m3 / s- La
densità della matita è la stessa di quella dell'acqua. La matita viene dapprima messa in
posizione e poi viene lasciata.
a_ Trascurare gli effetti a!Je estremità della matita e calcolare la sua accelerazione al
momento del rilascio.
b_ Calcolare la velocità della matita una volta che ha raggiunto il moto uniforme.
Stimare l'errore commesso non tenendo conto degli effetti di bordo alle estremità
della matita nel calcolo dell'accelerazione.

Figura P6.30

6.31. In figura P6.3 l sono rappresentate tre lastre piane. Quella superiore e quella inferiore
sono fisse, mentre quella centrale può muoversi sul suo piano. Il gradiente di pressione
lungo l'asse x nel fluido sopra la lastra in movimento è di + 300 Pa/m, e quello nel
fluido al di sotto della lastra è di -300 Pa/m. Calcolare la velocità della lastra centrale.

,
.. 0,50-m

Figura P6.31
CAPITOLO 7

E QUAZIONI DELL'ENERGIA

7 .1. L'equazione di Bernoulli


Per arrivare ad una chiara interpretazione fisica dei diversi tennini che compaiono nell'e-
quazione dell' energia, iniziamo la nostra discussione considerando un caso ideale in assenza
d'attrito.
Sembra che la nozione di conservazione dell'energia meccanica sia stata dedotta inizial-
mente dall' integrazione delle equazioni del moto dei solidi, applicate a casi ideali in assenza
di attrito. L'equazione di Newton md2 x/ dt2 = Fx può essere integrata moltiplicando per
dx/ dt = V, per diventare

mdxd
dt dt
x_ Imi_ (dx)
2

2 dt dt
2 -
2
-F
- :r;
~
dt

ovvero
md v2)
(2 = Fxdx,

che può essere interpretata dicendo che la variazione di energia cinetica è uguale al lavoro
compiuto dalla forza esterna. Non è difficile estendere questa equazione al moto tridimensionale
e a forze corrispondenti a potenziali, e dunque in presenza di energia potenziale. Più difficile è
l'estensione ai moti rotatori, ma si arriva comunque allo stesso risultato, cioè si conclude che la
somma delle energie cinetica e potenziale di un corpo rigido ha una variazione corrispondente
esattamente alla quantità di lavoro compiuto dal corpo.
Impieghiamo questo risultato della meccanica classica come linea guida e iniziamo col
riscrivere le equazioni di Eulero, cioè le equazioni del moto per correnti prive d'attrito. Per
semplificare l' analisi consideriamo soltanto correnti indipendenti dal tempo, e sostituendo
l'equazione (5.11 ) nel primo membro del!' equazione (5.57) otteniamo:

1 \lq2 - q x ( 'lxq) =-P'lp


1 + g. 7.1
2
@ss-os- 9388 7. Equazioni dell'energia 191

Introduciamo un'ulteriore limitazione considerando soltanto fluidi incomprimibili; i fluidi com-


primibili verranno considerati in seguito. Sia la forza di massa g esprimibile come

g = -g"Vh . (6.11)

Dunque h è il potenziale dovuto all'elevazione ed il segno negativo indica semplicemente che


gli oggetti cadono "verso il basso". Possiamo ora riscrivere l'equazione (7.1) come

1 1 2
-q X (V X q ) = - -Vp- g"Vh- - "Vq
p 2

+:
ovvero
q X (V X q) = V [~q2 + gh] . (7.2)

L'espressione in parentesi quadre è nota come trinomio di Bernoulli. Cerchiamo dapprima la


derivata di questa espressione lungo una linea di flusso. Sia s il versore tangente alla linea di
flusso. Il prodotto scalare di s con l'equazione (7.2) è

s. (q x (v x q)) = s. v [
2
1
-q2 + -P
p
+ gh] = -8
8s
[l - + gh· ] ,
-q2P
2 p
(7.3)

dove fs naturalmente significa la derivata in una direzione, cioè la derivata dell' espressione
in parentesi quadre nella direzione di s.
il versore s è parallelo a q e quindi perpendicolare a q x (V x q). Dunque

S· (q X (V X q)) = 0 ,

da cui


-8[1
-q2P
8s 2 p
-+gh] . (7.4)

Dunque q2 / 2 + p/ p + gh = B non varia lungo s. Poiché s giace su una linea di flusso, B si


conserva lungo le linee di flusso, cioè per due punti sulla stessa linea di flusso si ha

1 2 P1 1 2 P2
-ql
2
+ -p + gh1 = -q2
2
+ -p + gh2 . (7.5)

:\'ella pratica ingegneristica talvolta si divide l'equazione per g, cioè si adotta la forma
2 2
P1 + h1 + 1!_ = P2 + h2 + Q2 ' (7.6)
I 2g / 2g
in cui tutti i termini hanno le dimensioni di una lunghezza. Gli ingegneri usano le espressioni
altezza piezometrica, quota geodetica e altezza cinetica per indicare rispettivamente questi tre
<ermini. L'equazione (7.6) è nota come equazione di Bernoulli, e il trinomio di Bernoulli è
ooco anche come carico totale.
Tornando all'equazione (7.3), supponiamo ora che s abbia la direzione di V x q = ç, il
cosiddetto vettore rotazione. Poiché anche q X (v X q) = q X è perpendicolare a per le e e,
192 7. Equazioni dell'energia @ss-os- 9sss

stesse considerazioni che hanno portato alla conservazione di B sulle linee di flusso, si arriva
ora alla conservazione lungo le linee di rotazione, cioè lungo le linee di campo tangenti a ç
ovunque. Le linee di flusso e le linee di rotazione si intersecano e formano delle superfici,
dette superfici di Bernoulli. Ciascun punto su una superficie di Bernoulli può essere raggiunto
da qualunque altro punto sulla stessa superficie spostandosi lungo linee di flusso e linee di
rotazione. ~ Poiché il trinomio di Bernoulli, o carico totale, si conserva lungo entrambe le
famiglie di linee, ne consegue che si conserva sulle superfici di Bernoulli.
Fino ad ora si è dimostrato che l'equazione di Bernoulli (7 .6) è valida soltanto sulle
superfici di Bernoulli. In questi casi l'equazione viene chiamata equazione debole di Bernoulli.
Esistono dei campi di moto in cui il trinomio di Bernoulli mantiene ovunque lo stesso valore,
e non solo sulle superfici di Bernoulli. In questi casi è valida l'equazione forte di Bernoulli.
La due principali correnti che soddisfano l'equazione forte di Bernoulli sono quelle per cui:
a. V x q = O nell'intero dominio della corrente. L'equazione (7.2) diventa allora
q2 p ]
v B = v [ 2° + p + gh = O (7.7)
e, ovviamente, B si conserva nell'intero dominio.
b. Da ciascun punto nel dominio considerato si può risalire lungo una linea di flusso ad
un altro dominio, dove vale l'equazione di Bernoulli. Il campo di moto in questo altro
dominio può essere molto semplice in molti casi, ad esempio a grande distanza di fronte
ad un aeroplano in avvicinamento. Per l'equazione debole di Bernoulli i valori di B si
conservano lungo le linee di flusso, e poiché tutte le linee di flusso nel dominio considerato
hanno origine nell'altro dominio, e i valori di B sono gli stessi in entrambi, si può
affermare che le linee di flusso portano con sé il loro valore di B nel nuovo domi~io.
In termini matematici, l'equazione di Bernoulli è un integrale intermedio delle equazioni
del moto senza attrito, cioè una relazione algebrica tra la variabili dipendenti. E' uno
strumento utile nel calcolo delle correnti, e anche quando la corrente in generale non è
priva di attrito le equazioni possono comunque servire come una buona approssimazione
in molti dei casi che si presentano negli studi ingegneristici.

Esempio 7.1
La figura 7.1 mostra l'ala di un aeroplano, che deve es~ere studiata per un volo a velocità
costante. Dimostrare che, una volta noto il campo di velocità attorno all'ala, vale l'equazione
forte di Bernoulli, che può poi essere usatà per calcolare la pressione sull'ala e quindi la forza
di sollevamento dell'ala.

Figura 7.1
Ala in un campo di moto.
@ss.os. 9388 7. Equazioni dell'energia 193

Soluzione
Tutte le linee di flusso in vicinanza dell'ala hanno origine da un piano molto lontano e di
fronte ad essa. Un osservatore fisso posizionato frontalmente e molto lontano vede l'ambiente
circostante l'ala a riposo e a pressione atmosferica. Per questo osservatore, B = p =Po = cost
e vale l'equazione forte di Bernoulli. Un osservatore in movimento, seduto sull' ala, vede in
avvicinamento l'ambiente circostante il primo osservatore, con la velocità V dell'ala. Per il
secondo osservatore, il trinomio di Bernoulli è lo stesso su tutte le linee di flusso molto lontane
e di fronte all'ala, essendo B = p 0 / p + V 2 / 2. Dunque queste linee di flusso portano con sé i
propri polinomi d Bernoulli fino alle vicinanze dell'ala, dove perciò è soddisfatta l'equazione
forte di Bernoulli. La pressione attorno all' ala, dove la velocità è q, si può quindi ottenere
nella forma
p 2
p = Po + -2 (V - q- ) .
?

Esempio 7.2
In figura 7.2 è illustrato un dispositivo detto tubo di Venturi, che consiste in un tubo a sezione
convergente seguita da una sezione divergente. TI dispositivo viene impiegato per misurare la
portata di un fluido in un condotto. La velocità del fluido nella sezione I è più bassa di quella
nella sezione 2, e di conseguenza si ha una differenza di pressione tra le sezioni, in accordo
con l'equazione di Bernoulli. Si misura la differenza di pressione per calcolare la portata del
fluido. Ricavare le espres~ioni della velocità e della portata in massa da usare per il tubo di
Venturi.

1 2

Figura 7.2
Tubo di Venturi.

Soluzione
Trascurando l'attrito, scriviamo l'equazione di Bernoulli (7.6):
2 ?
P1
-ì +-=
2g
V1
-
I
+ P2
-v2g2 ,
194 7. Equazioni dell'energia @88- 08- 9 3 88

dove assumiamo per semplicità

Per la continuità

e dunque

'

da cui
~(Pi -p2)
1 - (d2/d1) 4
e
. ?l'2 1f2 2p(p1 - P2)
m= - d2 pv2 = - d2
4 4 1- (d2/d1) 4

Esempio 7.3
Le vecchie locomotive funzionavano senza condensatori e la caldaia doveva essere riempita
frequentemente d •acqua. Una soluzione che permetteva di prelevare acqua senza dover fermare
il treno era quella di immergere una pala, come mostrato in figura 7.3, in un serbatoio per
l'acqua aperto, posto accanto alla ferrovia. Per un treno che si muove verso sinistra a velocità
Vi con un serbatoio che permette una corsa di 50 m con la pala abbassata, calcolare quanta
acqua può essere prelevata sul treno e quale forza resistiva è applicata al treno.

Figura 7.3
Pala per l'acqua.

Soluzione
Un osservatore solidale con la pala vede uno strato d'acqua di spessore 61 che entra nella pala
a velocità Vi verso destra. L'altezza media dello strato è 61 / 2 dal fondo della pala, e la sua
@ss-os. 9388 7. Equazioni dell'energia 195

pressione media è Po+ 181 /2, essendo Po la pressione atmosferica. L'equazione di Bernoulli
(7.6) può ora essere scritta per una linea di flusso che congiunge i punti 1 e 2:

Quindi la velocità in uscita dalla pala, \12, relativa all'osservatore, è data da

che è minore di V1 . Perciò, per la continuità

e lo strato d'acqua che lascia la pala è più spesso. Supponiamo comunque che 8 sia molto più
piccolo di H e che V2 possa essere approssimata con

Per una pala larga b metri, la quantità d'acqua prelevata è 5081b, che impiega t = 50/V1
secondi per riempire la caldaia del treno.
Per trovare la forza trasferita dalla pala al treno, possiamo usare la forma integrale del
teorema della quantità di moto, data dall'equazione (4.45)

I termini relativi ~la pressione non compaiono perché supponiamo che lacqua segua il lato
bagnato della pala. Questo non è del tutto corretto, ma lerrore introdotto non supera la
pressione idrostatica media, cioè 1 b8i.
Comunque, questa non è ancora la forza applicata al treno. Lo strato d'acqua che lascia
la pala, come mostrato in figura 7.3, entra nel serbatoio dove assume la velocità del treno.
Quindi la quantità di moto ibpò:z Vz2 si perde in questo serbatoio, che trasferisce al treno una
forza

La forza resistiva è dunque

FR = Fs + Fr = - ipb81 Vi2.

t:n uomo che non ha studiato la meccanica dei fluidi ragiona nel seguente modo: il treno,
muovendosi in avanti di l m, preleva una quantità d'acqua pari a b81 p kg. Quest'acqua era
precedentemente a riposo, ma una volta prelevata, ha l'energia cinetica b81 pVi2 /2. Questa
energia cinetica viene trasferita ali' acqua mentre il treno si sposta di 1 m, perciò la resistenza
3.1 suo moto deve essere b81 pVl / 2, cioè la metà del risultato ottenuto prima!
Uno studente della meccanica dei fluidi gli suggerisce che avrebbe dovuto considerare
~·energia cinetica persa nel serbatoio e anche il livello dell'acqua nel treno, che è più alto di
circa H metri.
196 7. Equazioni dell'energia @ss-os.- 93ss

7.2. Pressione statica, dinamica e totale


Consideriamo una linea di flusso in una corrente, lungo la quale si conserva il trinomio di
/
BemoulJi
B = ~q2 + E + gh
2 p
cioè per i punti 1 e 2 sulla linea di flusso vale l'equazione (7.5)

(7.5)

Supponiamo che i contributi dei termini gh 1 e gh2 siano così piccoli da poter essere trascurati.
Supponiamo inoltre che nel punto 2 sia q2 =O. L' equazione di Bernoulli diventa così

Con riferimento al punto 1, notiamo che se si ferma la corrente la pressione in quel punto, P1,
può aumentare fino a P2 della quantità pq~ /2 . Definiamo la seguente nomenclatura:
~pqr è la pressione dinamica nel punto 1;
P1 è la pressione statica nel punto 1;
P2 è la pressione totale, o pressione di ristagno, nel punto 1.
Tutti questi termini descrivono il comportamento del fluido nel punto l, e una volta assegnate
Q1 e p 1 si possono calcolare i loro valori assoluti. I loro valori non dipendono dal fatto che
il punto 2 esista fisicamente oppure no, cioè se esista davvero un punto di arresto sulla linea
di flusso. Il punto 2 è stato introdotto semplicemente per dare una spiegazione dei termini
pressione dinamica, statica e totale. In molte applicazione ingegneristiche questi termini sono
utili, ed è importante notare che nascono dall'equazione di Bernoulli e che quindi implicano
l'approssimazione da questa introdotta.

Esempio 7.4
Il tubo di Pitot, illustrato in figura 7.4, viene impiegato per misurare la velocità di un fluido

relativa al tubo stesso. Consiste di un tubo interno con un'estremità aperta diretta contro il
fluido in movimento, collocato all'interno di un manicotto dotato di fori, denominati con H in
figura 7.4. Le pareti del manicotto sono parallele alla corrente e gli assi dei fori sono quindi
perpendicolari alla direzione della corrente. Il tubo interno ed il manicotto sono collegati ad
un manometro. Trovare la relazione tra la differenza di pressione misurata dal manometro e
la velocità del fluido. La corrente è incomprimibile.

Soluzione
Scegliamo il punto 1 molto a monte del tubo di Pitot, sulla linea di flusso che va a colpire il
centro dell'apertura del tubo interno, nel punto 2. Questa linea di flusso deve avere in 2 il suo
punto di arresto. L'equazione di Bernoulli (7.5) in questo caso diventa

2
Pi ...!... q1 _ ~
I -
p 2 p
-------
@ss-oS- 9sss 7. Equazioni dell'energia 197

H
...
1
. 2 ' ------
- - - -......
.....

Figura 7.4
Tubo di Pitot.

e infatti P2 è la pressione totale nel punto d'arresto.


Nel punto H, vicino al punto 2 ma su una linea di flusso che passa al di fuori del manicotto,
la pressione vale ancora p 1 , perché questa linea di flusso non è influenzata dalla presenza del
tubo. Si suppone la validità dell'equazione forte di Bernoulli, e la velocità del fluido su questa
seconda linea di flusso non cambia poiché il movimento è parallelo al manicotto. Quindi nei
fori del manicotto la pressione è p1 , la pressione statica. Dunque

Supponiamo che la differenza di pressione sia misurata da un manometro il cui fluido mano-
metrico ha densità Prr~. e che la misura sia 6.hm. Dall'esempio 3.1 si ha

P2 -pi Pm - P
--- = g6.hm ,
p p
e quindi la velocità nel punto 1, q1 , è legata alla misura 6.hm del manometro dalla relazione

7.3. Estensione ai fluidi comprimibili


Estendiamo ora l'equazione di Bemoullj (7.4) ai fluidi incomprimibili. Questo è un passo
matematico che non richiede ulteriori leggi fisiche. Per ottenere l'equazione (7 .2) è stata usata
l'equazione
(7.8)
198 7. Equazioni dell'energia @ss-os- 9388

che vale soltanto per i fluidi incomprimibili. Per mantenere la forma del gradiente per una
densità variabile, definiamo una funzione della pressione F éhe deve soddisfare la relazione

1
- \lp = VF. (7.9)
p

Con questa funzione il trinomio di Bernoulli si semplifica in

1
B = - q2 +gh + F (7.10)
2

e tutti i risultati precedenti rimangono inalterati.


Ricordiamo ora la regola di Leibnitz per la derivazione di un integrale:

a a
ax . ".
i.g(x )
f(ç) <lç = f (g) a!
e anche
g(x )
\J·c
l f(ç) df,=f(g )\Jg.

Confrontando questa regola con l'equazione (7.9) si ottiene immediatamente

rp dç rp dp rpdp (7.11)
F = }po p(f,) = }po p(p) = }PO P'
dove nell' ultimo termine a destra p è considerata una funzione di p soltanto.
Generalmente per i fluidi comprimibili la densità è una funzione sia della pressione che
della temperatura. Tuttavia vi sono alcune importanti correnti la cui densità può essere espressa
come funzione della sola pressione. Queste soddisfano la fonna

p = p(p) . (7.12)

Esempi di questo tipo di correnti sono la corrente isoentropica (p/ pk = cost) e la corrente
isotermica (p/ p = cost). Le correnti la cui densità dipende soltanto dalla pressione sono dette
correnti barotropiche. Ovviamente le equazioni (7.11 ) e (7. I O) valgono soltanto per correnti
barotropiche.
La famiglia più importante di correnti barotropiche è quella delle correnti isoentropiche, e
in questo caso la funzione della pressione ha un'interpretazione diretta. Combinando la prima
e la seconda legge della termodinamica si ottiene

1
Tds =di= dp (7.13)
p '

che per fenomeni isoentropici (ds =O) diventa

. 1
di = - dp. (7.14)
p
@sa-os- 9sss 7. Equazioni dell'energia 199

Il differenziale della funzione entalpia, di nell'equazione (7.14), è un differenziale totale e


perciò lo è anche dp / p. Quindi le correnti isoentropiche sono anche barotropiche, senza
restrizioni per quanto riguarda il comportamento dei gas ideali. Inoltre, dalle equazioni (7.11)
e (7.14)

F =
1 li
p . .
dp .
- = . di = i - io . (7.15)
. vo P ·to
Dunque la funzione della pressione è proprio l'entalpia termodinamica i .
Le correnti isoentropiche sono delle approssimazioni molto buone per molti fluidi reali, e
l'equazione (7.15) combinata con la (7.10) dà

B . 1 2 h
=i+ 2q +g = iT ' (7.16)

dove viene usato il termine i T, detto entalpia totale, al posto di B.


Tornando all'equazione (7.11) si sottolinea che la coincidenza della funzione della pres-
sione con l'entalpia è un caso particolare, benché molto importante, limitato alle correnti
isoentropiche. In generale

(7.17)

e (dp/ dp) è proprio la compressibilità del fluido moltiplicata per la sua densità, come si può
dedurre dall'equazione (1.28). Secondo un'interpretazione più generale per i fluidi compri.m i-
bili, perciò, F è l'energia elastica del fluido, che per le correnti isoentropiche è uguale alla
variazione di entalpia.

Esempio 7.5
Un serbatoio riempito di un fluido ha un foro sul fondo. La pressione all'interno, proprio
vicino al foro, è di 1, 5 x 105 Pa. La pressione esterna è di 105 Pa. Supponendo che la corrente
di fluido verso lesterno del serbatoio sia isoentropica, calcolarne la velocità media
a. Per un fluido che si comporta come 1' acqua;
b. Per un fluido che si comporta come l'aria.

Soluzione
Indichiamo con i l'ingresso e con o l'uscita; abbiamo dunque
a. Per l'acqua, dall'equazione (7.5)

~v2 + ~=E! ,
2 o p p

V,o= Pi - p 0 ) 2 X 105 X O, 5 _ lO j
2( p = 1000 - in s.

b. Per l'aria, dall'equazione (7.16)


200 7. Equazioni dell'energia @ss-os- 9388

Poiché

. . i.i; . 1Pi
'ti - 20 = . di =
dp
- ,
10 Po p
Pi Po P
Pf - P~ - Pk
e
Pi k pk-2d p ,
dp -
-
P Pf
risulta
~ 1P•Pi k P k !!i_r ~-1
1 Po
P•
P
=
Po P1
k
k-2 d
P
=
k l k LPi
- Pi
-
Po
k - l]

k Pi Po ]
k-l [ Pi Po
1- ( Pi
Po)
- ~

Ponendo Ti = 300 K si ottiene

2 X-1,-4 X
-
0,4
28
. 7x 300 1- -
1,5 ( l)H = 257m/ s

Esempio 7.6
Al foro sul fondo del serbatoio dell'esempio 7.5 viene applicato una macchina ideale attraverso
il quale il fluido si espande in modo isoentropico dalla pressione interna a quella ambientale.
Calcolare il lavoro compiuto nel trasferimento di 1 kg di fluido attraverso la macchina.

Soluzione
Dalla termodinamica sappiamo che per processi isoentropici

a. Per l'acqua:

dove e è l'energia interna termica dell'acqua. La macchina è ideale e non ci aspettiamo


che e e p cambino. Perciò

TXT
YY io ='ti -
• •
't 0
Pi
=--: - Po
- 1( )
= - Pi - Po = lOOO X , 5 X 1
1 O 05 = 50 J.
Pi Po P
b. Per l'aria, dall'esempio 7.5:

w.io = 'ti. - 'to. = k k Il..L


-1
nrr>i 1- (~Poi )~
@88-08- 9388 7. Equazioni dell'energia 201

Infine
1 4.
Wio = : X 287 X 300 1 - ( -
1 ) t! = 32963J .
0 4 1,5
Nell'esempio 7.5 le energie in gioco erano uguali alle energie cinetiche dei fluidi che
fuoriescono dal serbatoio dell'esempio 7.6. Possiamo verificarlo con i seguenti calcoli:
2
Wiob = 32 963 = 659 ,3 = ( Vob) = ( 257) = 659 ,3 ,
Wioa 50 Voa 10
che infatti risultano corretti.

7.4. Modifiche all'equazione di Bernoulli per la corrente in un condotto

a. Velocità medie
I risultati fin qui ottenuti per l'equazione di Bernoulli sono rigorosamente limitati alle linee di
flusso. Per le correnti in un condotto, dove la velocità generalmente varia tra linee di flusso,
è più conveniente la velocità media per l'intera sezione trasversale. La scelta è analoga a
quella fatta nel capitolo 4 di usare la velocità media nell'applicazione del teorema integrale
della quantità di moto, ed infatti le difficoltà si risolvono con la stessa soluzione adottata nel
capitolo 4, cioè introducendo un fattore di correzione per l'energia fJE-
Supponiamo che in un condotto la distribuzione di velocità sia q e calcoliamo la portata
totale di energia meccanica attraverso la sezione trasversale A:

1(
A
+ P
'Y
2
q
2g
+ h) pq · n dA = cost (7.18)

Per l'equazione di Bernoulli, si ha lo stesso valore in tutte le sezioni trasversali A. La portata


in massa attraverso A è proprio

i pq · n dA = pV A = cost (7.19)

L'energia meccanica media per unità di massa si ottiene dividendo l'equazione (7.18) per
l'equazione (7.19). Anche questa media si conserva lungo il condotto.
Supponiamo che tutte le linee di flusso siano approssimativamente parallele all'asse del
condotto. In questo caso p /7 + h è la stessa su qualunque sezione assegnata e quindi non
viene modificata dall' operazione della media. Il termine dell'energia cinetica, invece, viene
modificato e la sua forma risultante è
p v-2
-'Y + h + f3E -2g = cost (7.20)

Il fattore di correzione per l'energia cinetica f3E si ottiene da

1
/3s = AV3 1 A q3 dA . (7.21)
202 7. Equazioni dell'energia @ss-os- 9388

Per un profilo di velocità costante vale f3E = l, mentre per un profilo parabolico, come quello
di una corrente laminare in un tubo, descritto dall'equazione (6.53), vale f3E = 2. Dunque tutte
le applicazioni dell'equazione di Bernoulli alle linee di flusso si possono estendere ai condotti,
sempre che venga usato il fattore di correzione f3E · In molti casi f3E può essere considerato
uguale a l, come ad esempio nei moti turbolenti.

Esempio 7.7
Calcolare come si modificano i risultati delJ'esempio 7.2 quando la corrente nel tubo è la
corrente viscosa di Poiseuille, cioè ha la distribuzione di velocità descritta dal l'equazione
(6.51).

Soluzione
Nell'esempio 7.2 le velocità medie sono V1 e V2. Dalle equazioni (6.53) e (6.57), ponendo la
velocità uguale a q, si ottiene

e dall'equazione (7 .21 )

/3e
1
= 1rR2 q3
{R
lo 27r8f
[ ?]
1- (~) - rdr
3

~ {R [r - 3.::_ + 3.è_4 - i!_] dr= 16 r~ - + ~ - l] = 2


3
=
R2 } 0 R2 R R6 2 4 6 8 .

L'equazione di Bernoulli diventa così

E! + f3E Vi.2 = P2 + f3EY1. .


ì 2g 'Y 2g
Si ha dunque
1
- (pi - P2)
p
V2 =

e
p(p1 - P2)
m= A2pV2 = A2
1 - (d2/ d1)4 )

cioè v'2 volte meno della portata in massa dell'esempio di partenza.


b. Perdita di carico e prevalenza totale o altezza di lavoro
Un'altra correzione per le correnti in un condotto è dovuta alla presenza dell'attrito. L'attrito
viene definito nella termodinamica, e uno dei suoi effetti più evidenti è quello di ridurre
l' energia meccanica del sistema. Dal momento che l'equazione di Bernoulli è un bilancio
di energie meccaniche, scalate alle dimensioni di una lunghezza ("altezza" o "quota"), da
attente misurazioni emerge sempre che il carico totale a valle è minore rispetto a quello
@88-08- 9388 7. Equazioni dell'energia 203

a monte. Questa diminuzione corrisponde esattamente alla quantità di energia meccanica


dissipata dall'attrito per unità di massa, cioè scalata alla dimensione di una lunghezza, e
indicata come perdita di carico h f.
Per bilanciare l'equazione, bisogna aggiungere h1:

2 2
-P1 + /3E-+
Q1 h1 = P2
- + /3E- Qz
+ h2 + hJ · (7.22)
'"Y 2g '"Y 2g

La valutazione numerica di h1 è argomento di un capitolo successivo. Quando h 1 è piccola,


l'equazione (7.22) è approssimata dall'equazione (7.6), che è l'equazione di Bernoulli non
modificata.
Supponiamo che la corrente passi attraverso una pompa, che aumenta l'energia meccanica
del fluido. Questo aumento per unità di massa, cioè scalato alle dimensioni di una lunghezza,
viene indicato come prevalenza totale hw. Quindi la relazione tra due punti separati da una
pompa diventa
2 2
-P1'"Y + /3e -ql
2g
+ h 1 + hw = -P2
ì
+ /3E -2qzg + h 2 + h f · (7.23)

dove, se l'attrito è trascurabile, il termine h1 può. essere eliminato.


Si noti che il tennine hw non è la potenza richiesta dalla pompa, ma piuttosto quella
parte della potenza realmente ceduta al fluido sotto fonna di lavoro. Il rapporto tra queste due
potenze è detto rendimento idraulico della pompa.

Esempio 7.8
Trovare un'espressione per la perdita di carico h1 per la corrente di Poiseuille in un tubo a
sezione circolare.

Soluzione
Dal!'equazione (6.56)
32 -
6.p = J52VLµ .

Quindi
h = 6.p = 32µ, L!_ .
f '"Y D2 pg

Esempio 7.9
Dell'acqua viene scaricata da un grande serbatoio aperto all'atmosfera attraverso un tubo ver-
ticale, come mostrato in figura 7.5. Il tubo è lungo 10 m, ha un diametro di 1 cm e il suo
mgresso è di I m sotto il pelo libero dell'acqua.
Calcolare la velocità e la portata volumetrica nel tubo, supponendo:
a. Corrente priva di attrito;
h. Corrente viscosa laminare;
c. Una turbina viene collegata all' uscita del tubo, nel punto 2. Calcolare la massima potenza
ottenibile con le ipotesi dei punti a. e b.
204 7. Equazioni dell'energia @ss-os- 9sss

lOm

Figura 7.5
Corrente da un serbatoio d'acqua attraverso un tubo verticale.

Soluzione
a. Scegliamo una linea di flusso che unisce il punto 1 sul pelo libero con lo scarico del tubo,
punto 2. Questi due punti sono a pressione atmosferica e l'equazione (7.6) si semplifica
.
lil
v2 v2
_21 + h1 = 22 + h2 .
g . g
Trascurando la velocità v1 sulla superficie superiore, si ottiene

V2 = ,j2gh; = J2 X 9, 8 X 11=14, 7m/ s ,

e la portata è

Q = Av = : x O, 01 2 x v2 x 3600 = O, 2827v2 m3 / h = 4, 16 m3/ h .


b. L'equazione di Bernoulli (7 .22) tra i punti 1 e 2, comprendente l'attrito e la variazione di
velocità lungo il tubo di flusso, diventa

Assumendo un moto laminare (f3E = 2), sostituiamo hJ per la corrente di Poiseuille,


descritta dall'equazione (6.56) (v. esempio 7.8):

h _ 6.p _ 32v2Lµ
J - 7 - D2pg

e otteniamo

@ss-os- 9388 7. Equazioni dell'energia 205

Per l'acqua a 20°C si ha v = 10- 6 m2 / s; dunque

2 32 X 10- 6 X 10
9' 8 X 11 = V2 + 0, 012 V2

ovvero
V~+ 3, 2V2 - 107, 8 = 0 ,

da cui
v2 = 8, 9m/s
e
Q = O, 2827 x 8, 9 = 2, 516 m/s .
c/a. In questo caso l'equazione modificata di Bernoulli diventa

In caso di attrito trascurabile e {3E = 1

v2
hw = hi - ~
2g

e la potenza della turbina è

rrD 2
P = inghw = 1Q X hw = /hw X
4
V2 .

Sostituendo hw si ottiene P come funzione di v2 :

Per trovare la potenza massima, deriviamo P rispetto a v e poniamo la derivata uguale a


zero:

8v
8P
= rrD21
4 l
2_
2g V
(h - 2)
=O
'

da cui risulta
V= ~= J~ X 9,8 X 11 = 8,48 m/ s
e
v2 71 , 9
hw = h - = 11 - x = 7, 33 m.
29 2 918
Quindi la massima potenza è

Pmax = 9,8 X 103 X


71'
7, 334 X 0,01 2 X 8,48 = 47,8 W.
206 7. Equazioni dell'energia @sa-os- 9388

c/b. La prevalenza totale, tenendo conto degli effetti dell'attrito, è

V~ 32vL
hw = h1 - f3s29 - gD 2 V

e la potenza è
p = 1TD21 v (h1 - ,Bs!1_ - 32vLv)
4 2g gD2
La potenza è massima quando

f)P = ?TD 1
Ov 4
2
(i _3,Bsv~
Lt29
_ 64vL ) =
gD2 V
0
'

2 64vL gh1 _O
V + 3D2 v- 3 - ,

2 64 X 10- 6 X 10 9, 8 X 10 =Q
V + 3 X 10- 4 'U - 3 1

v2 + 2, 133v - 32, 7 = O ,
v+4.75m/s.

Dunque
4.75 2 32 lQ-6 X 10 4 7- = 7 15 m
h1"=11 - 9,s X
9,8 X 0,01 2
X
' b '
e
3 7T 2
Pmax = 9, 8 X 10 X 8, 37 X O, 01 X 4, 75 = 26, 14 W .
4

Esempio 7.10
L'equazione (7.23) è l'equazione di Bernoulli modificata per tenere conto dell'attrito e del
lavoro meccanico. Confrontare questa equazione con la prima legge della termodinamica
scritta per un volume di controllo, applicabile in questo caso, e valutare la perdita di carico h1
in funzione delle appropriate variabili termodinamiche.

Soluzione
Scriviamo la prima legge della termodinamica per un volume di controllo a regime stazionario,
che ha scambi di calore e di lavoro con l'ambiente circostante, e per un fluido cbe entra nel
volume di controllo nel punto 1 ed effluisce nel punto 2:

. .
dove m è la portata in massa del fluido, Q il calore in entrata e W il lavoro in uscita.
Riscriviamo questa equazione per unità di massa della corrente e dopo alcuni calcoli otteniamo
@ss-os- 9388 7. Equazioni dell'energia 207

.
Si può riscrivere il lavoro in uscita W in funzione della prevalenza torale in ingresso hw come

w = -mghw .
Inoltre, l'entalpia i è data da
i= e+ p/ p,
dove e è l'energia interna del fluido. Quindi La prima legge della tennodinamica prende la
forma
P1 qi P2 q~
-p + -2 + gh1 + .ghw = -p + -2 + gh2 +
Se dividiamo questa equazione per g otteniamo una forma omogenea avente le dimensioni di
una lunghezza:


2 2 Q
Pi + qi + h1 + h U1
= P2 + 2 + h2 +
Q2 •
'Y 2g 'Y g mg

Confrontando questo risultato con l'equazione (7.23), ricaviamo un'espressione per la perdita
di carico ht
1
ht = -
g
Quindi l'energia meccanica del fluido persa per effetto dell'attrito si ritrova come energia
interna del fluido e come calore trasferito all'ambiente circostante.

7.5. Le basse pressioni previste dall'equazione di Bernoulli


Consideriamo il tubo ed il serbatoio mostrati in figura 7.6. Supponiamo che l'altezza del
serbatoio al di sopra del tubo, H, sia molto grande e trascuriamo l'attrito nel tubo, cioè
.,·f ,,_
,. _, o.

Po 1

,__________________ :EI:~:::::=o~
2 3 Po ~

Figura 7.6
Restringimento in un tubo.
208 7. Equazioni dell'energia @88-08- 9388

L'equazione di Bernoulli applicata tra i punti I e 2 porta a

P v2 P v2
~ + .2. + gH = ~+2 .
p 2 p 2

Supponiamo inoltre che il serbatoio sia molto largo, e che quindi sia v1 :::::: O, e otteniamo così

V~= 2gH '

che non è un risultato nuovo (v. esempio 7.9). Ora applichiamo nuovamente l'equazione di
Bernoulli, ma stavolta tra i punti 2 e 3:

2 2
P2 Po V3 v2
- = - +---.
p p 2 2

Per la continuità, si ha v~ = v~(D/d) 4 e quindi

P2
-=---
Po V~ =--gH
Po
(7.24)
p p 2 p

L'equazione (7.24) indica che la pressione nel punto 2 può essere forzata ad assumere bassi
valori, anche negativi, agendo sui valori di D/ d o H.
Sappiamo dalla fisica che i gas non possono avre pressioni negative e che i fluidi bollono
se la pressione scende al di sotto della loro pressione di vapore. Concludiamo perciò che
l'equazione (7.24), e con essa l'equazione di Bernoulli, non possono essere applicate se preve-
dono pressioni negative oppure pressioni di saturazione. Lo studio di queste due condizioni
richiede considerazioni troppo complesse per essere affrontate in un testo di base come questo.

Esempio 7.11
In figura 7.7 è illustrato un dispositivo per aspirazione usato da un dentista. L'acqua proveniente
dalla linea principale di scorrimento fluisce nel tubo più largo, il cui diametro cambia da D a
de poi torna di nuovo a D. Infine, nel punto 3, l'acqua effluisce dallo scolo.

Po

taspirazione
Figura 7.7
Dispositivo dentistico per aspirazione.
@sa-oa- 9388 7. Equazioni dell'energia 209

La pressione della linea principale, che fornisce acqua al dispositivo, è indotta da un serbatoio
sopraelevato alto 5 m. La pressione atmosferica è Po = 105 Pa. La pressione di vapore
dell'acqua a 30" C è 4.246Pa, e per assicurare un funzionamento senza sbalzi, la pressione non
deve mai scendere al di sotto dei 5000 Pa Calcolare il rapporto massimo D /d.

Soluzione
Scegliamo il punto l in cima al serbatoio sopraelevato. Ripetiamo l'analisi che ha portato
all'equazione (7.24) e otteniamo

gh + Po = EQ +~ , V~ = 2gh,
p p 2

'
e per il valore minimo di 5000 Pa

(~) -1
4

5000=100000 - 1000x9,8l x5
'

da cui risulta

(~)max = 1, 309 .

Bibliografia
R B. Bird, W.E. Stewart e E.N. Lightfoot, Transport Phenomena, Wiley, New York, 1960,
cap.10.
W.F. Hughes, An Introduction to Vìscous Flow, Hemisphere Publishing, Washington, DC, 1979,
cap. 4.
R.H. Sabersky, A.J. Acosta e E.G. Hauptman, A First Course in Fluid Mechanics, 2a ed.,
Macmillan, New York, 197 1, cap. 3.

Problemi
;.1. Un dentista usa un dispositivo per aspirazione mostrato in figura P7.l. L'acqua dalla
linea principale scorre nel tubo più largo, il cui diametro cambia da D a d e poi torna a
D; l'acqua, infine, effluisce dallo scolo. La pressione nella linea principale, prima che
l'acqua entri nel dispositivo, è P1 = 1, 5 x 105 Pa. Calcolare la pressione di aspirazione
per d/D = 0, 8.

.....
- ? Prima di installare le tubature dell'acqua nella sua nuova casa, un uomo nµsura la
pressione nella linea principale di rifornimento dell'acqua vicino alla sua abitazione e
210 7. Equazioni dell'energia @ss.011- 9S88

Figura P7.1
Dispositivo dentistico per aspirazione.

osserva un valore p L = 106 Pa. In seguit_o installa delle tubature con diametro interno di
2 cm. Calcolare la massima portata che si può aspettare per l'acqua nelle sue tubature.

7.3. Una pompa viene impiegata per portare acqua in un serbatoio, come mostrato in figura
P7.3. Sia la sorgente d'acqua che il serbatoio hanno superfici libere, cioè aperte all'at-
mosfera. L'acqua viene sollevata con una portata Q = 3 m 3 / min fino ad un'altezza
h = 10 m. La velocità media dell'acqua nel tubo è di 8 m/ s. Calcolare la potenza
necessaria per il funzionamento della pompa ed il valore dei vari termini del trinomio di
Bernoulli all'entrata e all'uscita del tubo, e anche in punti lontani dal tubo nella sorgente
d'acqua e nel serbatoio.

Figura P7.3
Pompa che solleva acqua.

7.4. Il tubo di Pitot illustrato in figura 7 .4, viene usato per misurare la velocità relativa ad
un fluido in movimento. Il tubo di Pitot è stato descritto nei dettagli nell'esempio 7.4.
Per P2 = 1, 5 x 105 Pa e p 1 = 105 Pa, trovare la velocità della corrente quando il fluido
in movimento è
a. Acqua;
b. Aria.
Si noti che per l'aria non è sufficiente conoscere la pressione dinamica PD = P2 - Pl ·
@ss-os- 9S88 7. Equazioni dell'energia 211

7.5. Una turbina ad acqua è composta da un rivestimento esterno, da un'elica e da un dif-


fusore, come mostrato in figura P7.5. Nel punto 1 il diametro è di 1 m, la velocità
dell' acqua è di 30 m/s e la pressione è di 250 kPa. Nel punto 2 il diai.netro è di 2 m,
mentre nel punto 3 è di 3 m. Le perdite nella turbina sono circa il 25% della potenza di
una turbina ideale.
a. Qual è la potenza di una turbina ideale?
b. Qual è la potenza reale?
c. Qual è la potenza ideale e quale quella reale senza il diffusore?
d. Se l' elica ruota a 900 rpm, qual è il momento applicato al rivestimento esterno, e
qual è la direzione di questo momento relativa a quella della rotazione dell'elica?

elica
2m

diffusore
1nv:erso

2
3
Figura P7.5
Turbina ad acqua.

- .6. Un corpo concavo bidimensionale nella forma di un "igloo" è ferma sul terreno, come
mostrato in figura P7.6. La parte curva ha un diametro D e una lunghezza L = n D /2.
Soffia un vento a velocità V = 40 km/ h. Supponendo che la velocità media del vento
lungo la parte curva sia
VL = V L/ D = V n/ 2 ,

calcolare la forza di innalzamento applicata all'igloo.


- .-;. Un grande contenitore d'acqua ha un foro in una parete, ad un'altezza h = 4 m al
di sotto del livello dell'acqua, come illustrato in figura P7.7. Il diametro del foro è
d = O, 05m. Trascurare l'attrito e calcolare la portata della corrente d'acqua che effluisce
dal contenitore.
212 7. Equazioni dell'energia @ss-oS- 9388

Figura P7.6
Igloo nel vento trasversale.

Nota: la risposta non è Ayl2gii,; la forma del tubo di flusso che esce dal contenitore non
è cilindrica, ma incurvata. Questo restringimento della sezione trasversale è detto vena
contracta.

7.8. Càlcolare i fattori di correzione


f3M per l'uso della velocità media nel teorema della quantità di moto,
f3E per l'uso della velocità media nell'equazione di Bernoulli,
per la corrente in un condotto a sezione rettangolare, i cui lati misurano a e b. Assumere
la velocità approssimata dalla relazione

W = . (1TX)
W 0 Slll
. (1TY)
-;;: Slll b

Figura P7.7
Contrazione.

7.9. Dell'acqua a 20 ·e scorre all'interno di un tubo di IO cm alla velocità di l , 5m/ s. In un


punto la pressione statica è 135 kPa al di sopra della pressione atmosferica, e la perdita
di carico tra questo punto ed un secondo punto 10 m più in basso è di 3,5 m. Calcolare
la pressione statica nel secondo punto. Supponiamo ora che il secondo punto sia 10 m
al di sopra del primo: la corrente può avere luogo?
@ 88- 08- 9388 7. Equazioni dell'energia 213

7.10 . Dell'olio a 20 ·e (viscosità 900 cp, gravità specifica 0,95) scorre per effetto della
gravità attraverso una condotta lunga un miglio a partire da un grande serbatoio fino
ad una stazione situata più in basso. La differenza di livello tra i due contenitori è di
14 rn. L'efflusso richiesto è di 1, 6m3 /min. Calcolare il diametro della tubatura d'acciaio
necessario a questo scopo.

7.1 1. Il serbatoio mostrato in figura P7. Il è profondo 1, 25 me contiene acqua. L'estremità


d'ingresso del sifone è 1 mal di sotto del pelo libero. Le perdite dovute all'attrito sono
di 10 kPa. Quanto al di sotto del pelo libero deve essere situata l'estremità d'uscita per
dare una velocità di O, 75 m/ s?

Th

J
Figura P7.11
Serbatoio con sifone.

':". 12 . Un fluido scorre in un tubo che ba un brusco incremento di sezione trasversale, come
illustrato in figura P7.12. Supporre che la pressione P2 nella sezione maggiore subito
dopo il salto mantenga il suo valore precedente p 1 . Scegliere poi un volume di controllo
comprendente i lati l e 3 del punto di discontinuità, come mostrato in figura, ed usare
la conservazione della massa ed il teorema della quantità di moto per calcolare la nuova
velocità media. Calcolare la perdita di carico lungo la discontinuità di sezione.

Jd i
I
' ,,..
,@
1
' I

'1 '2
l
'3
Figura P7.12
Brusco aumento di sezione e volume di controllo.

- .13. Un inventore che non ha studiato la meccanica dei fluidi suggerisce di inserire un im-
buto conico in un fiume con una forte corrente e di collocare il rotore di una turbina
all'apice dell'imbuto, come mostrato in figura P7. 13. Egli sostiene che, per la continuità,
il rapporto tra la velocità della corrente del fiume e la velocità del rotore è l'inverso del
214 7. Equazioni dell 'energia @88-08- 9388

rapporto tra le aree delle sezioni dell'imbuto. Perciò, in linea di principio, all'apice
dell'imbuto si può arrivare a qualsiasi velocità. "Non è così " dice uno studente di mec-
canica dei fluidi, Hla massima velocità raggiungibile è assolutamente finita". Calcolare
questa velocità finita e spiegare quello che accade quando il rapporto delle aree diventa
maggiore di quello corrispondente al massimo rapporto possibile delle velocità.

Figura P7.13
Turbina con guida ad imbuto.

7.14. Dell'acqua scorre in un canale a sezione rettangolare aperto all'atmosfera a pressione


p 0 , come mostrato in figura P7. 14. Nella sezione 1 la larghezza del canale è b1 , l'altezza
dell'acqua h1 e la sua velocità media q1 . In un'altra sezione la larghezza del canale
è b2 , mentre la pressione sulla superficie è sempre p0 . Calcolare q2 e /i2 . Trovare le
condizioni perché si verifichi h2 > h 1 e h2 < hi . Identificare le situazioni in cui non
può valere l'equazione di Bernoulli tra le due sezioni.
Suggerimento: h2 < O.


Figura P7.14
Sezioni di un canale rettangolare.

7.15. Da un effusore fisso fuoriesce un getto d'acqua con una portata in massa di 200 kg/s
e con velocità u 1 = 20 m/ s, come illustrato in figura P7. 15. Il getto d'acqua colpisce
una pala piatta con un angolo a = 30° tra l'asse del getto e la superficie piana. La
pala arretra nella direzione della sua normale alla velocità di v = 6 m/ s. La pressione
ambientale è costante e gli effetti della gravità e della viscosità sono trascurabili.
a. . Scegliere un volume di controllo e definirlo attentamente.
b. Trovare il modo in cui si divide la portata in massa del getto: il flusso verso sinistra
ed il flusso verso destra, cioè gli spessori 62 e 63 .
~88-08- 9388 7. Equazioni dell'energia 215

2 3

v=6m/s

Figura P7.15

c. Calcolare la forza esercitata dal getto sulla pala.


ì.16. Una turbina ad acqua opera tra due serbatoi aperti all' atmosfera, come mostrato in
figura P7.16. Sono trascurabili tutte le perdite per attrito, tranne che nel tubo che porta
al serbatoio in basso, che termina con un brusco allargamento della sezione trasversale;
in quel punto si perde l'altezza cinetica totale, che è V22 / 2.

1
T
12m

80m

turbina
12m
J_ 3
2

Figura P7.16

- .1 7. La pressione in una linea principale di rifornimento dell'acqua è 4x 105 Pa, il suo diametro
è di O, 150 m e la velocità media dell 'acqua è di 10 m/ s. La pressione atmosferica è di
105 Pa. La linea principale è 1 m sotto il livello del terreno. Una macchina industriale
per lavaggio, situata 3 m sopra il livello del terreno, ha una richiesta d'acqua con un
picco di O, 020 m3 / s.
Calcolare il diametro del tubo che porta dalla linea principale alla macchina.

- .18. Il livello dell'acqua in un serbatoio è di 20 m sopra il livello del terreno. La parte


superiore del serbatoio è aperta all'atmosfera. L'acqua viene erogata verso un campo al
216 7. Equazioni dell'energia @88- 08- 9888

livello del terreno mediante un tubo con un diametro di O, 012 m. Trascurando l'attrito,
calcolare la massima portata erogabile. Per aumentare questa portata si sostituisce il
tubo con un altro di diametro O, 019 m. Calcolare la nuova portata.

7 .19. Una piccola parte del vecchio tubo del problema 7 .18, quello con diametro O, 012 m,
viene posta sotto una parete. Nella sostituzione del vecchio tubo con il nuovo a diametro
maggiore, è stato suggerito di cambiare la parte del tubo tra il serbatoio e la parete e
quella che ha origine dall'altro lato della parete, lasciando la parte del vecchio tubo che
si trova sotto la parete. Si è pensato che, essendo questo pez~o del vecchio tubo molto
piccolo, il suo effetto è trascurabile. Calcolare se questo effetto è realmente trascurabile.

7 .20. La velocità media dell'acqua in una linea principale di rifornimento è di 10 m/ s, e la


pressione dell'acqua è 3 x 105 Pa. L'acqua passa poi in una pompa ausiliaria e viene
distribuita nelJe case situate l OOm sopra la linea principale. Quando si apre un rubinetto
in una casa, l'acqua esce alla velocità di 20 m/ s. La pressione atmosferica è 105 Pa. Le
perdite di carico tra la linea principale e le case sono stimate 5 volte l'altezza cinetica
in corrispondenza delle case. Il rendimento complessivo della pompa ausiliaria è O, 8.
Calcolare la potenza necessaria per far funzionare la pompa.

7.21. Un getto bidimensionale di fluido colpisce una pala curva, che arretra rispetto al getto,
come mostrato in figura P7.21. Dimostrare che lo spessore dello strato d'acqua, mentre
segue il contorno della superficie della pala, è costante.

J pala curva

Figura f>'7.21

7.22. Da un serbatoio sopraelevato, alto 25 me aperto in cima, fuoriesce dell'acqua che poi
scorre in un tubo con O, 15 m di diametro e lungo 600 m. In seguito l'acqua viene
distribuita attraverso tubi con un diametro di O, 025 rn, uno dei quali è lungo 100 m,
come illustrato in figura P7 .22. Dalle misure sulle cadute di pressione lungo i tubi
orizzontali si ricava P A - Ps = 1000 Pa e PD - PE = 2000 Pa. La velocità media della
corrente nel tubo con O, 15 m di diametro è V = O, 15 m/ s.
Supporre che ad una data velocità le perdite di carico in un tubo siano proporzionali alla
lunghezza del tubo, e calcolare la pressione nel punto F.

7.23. Dalle misure si ricava che le perdite di carico nei tubi rettilinei sono proporzionali a L/ d,
dove L è la lunghezza del tubo ·e d i1 suo diametro, ed approssimativamente proporzionali
@ 88-08- 9388 7. Equazioni dell'energia 217

a pV 2 , dove V è la velocità media nel tubo. Nel sistema di figura P7.22 tutti tubi sono
chiusi tranne quello con O, 15 m di diametro e quello con O, 025 m di diametro, indicato
con le lettere DEF. Perciò l'intera corrente ha luogo in questi due tubi, lungo ìl percorso
ABCDEF. Nel punto Fil tubo è aperto all' atmosfera. Calcolare la portata.

25m 20m
d = 0,025m
d=0.15m lOm
lOm
~ e D E F 1 o - -ooi:J
A B

I ___ 100 m ---"1"'i


t'•- - - - - 6 0 0 m _ _ _ _ _ _.___o

Figura P7.22

i .24. Viene aperto un altro tubo con O, 025 m di diametro, identico a quello sul percorso DEF
c
di figura P7.22, così che l'acqua che esce al punto si divide equamente tra i due tubi
paralleli con O, 025 mdi diametro, entrambi aperti all'atmosfera.
Calcolare la portata.

- .25. E' necessario raddoppiare la portata dell'acqua nelle condizioni del problema 7.23. A
questo scopo viene installata una j>ompa ausiliaria nel punto B di figura P7.22. Il
rendimento complessivo della pompa è dell'80%. Calcolare la potenza necessaria al
funzionamento della pompa ausiliaria.

- .26. La pompa ausiliaria descritta nel problema 7.25 viene usata nelle condizioni del problema
7.24. Il suo motore ha la stessa potenza di quella raggiunta nel problema 7.25. Calcolare
la portata in queste condizioni operative.

- .27. E' data una corrente viscosa laminare in un tubo a sezione circolare. Calcolare la perdita
di carico, espressa come una lunghezza, in funzione delle proprietà del fluido e della
velocità.

- .28. Si versa dell'acqua da una brocca in una bottiglia. Si suppone che il getto d'acqua abbia
una sezione circolare e la sua portata è O, 0005m3 / s. Il diametro del collo della bottiglia
è O, 02m. Calcolare quanto alta deve essere mantenuta la brocca sopra la bottiglia perché
il getto d' acqua entri nella bottiglia.

- 29. In figura P7.29 è illustrato un effusore conico collegato all'estremità di un tubo. La


velocità media nel tubo è di 10 m/ s. L' apertura più larga dell'effusore ha un diametro
218 7. Equazioni dell'energia @88-08- 9388

di O, 150 m e quella più stretta di O, 050 m. All'uscita la pressione dell 'acqua è quella
atmosferica.
a. Calcolare la velocità media dell'acqua in uscita. Trovare la distribuzione della
pressione all'interno del cono.
b. Trovare la distribuzione della forza assiale lungo le pareti del cono.

0,15 ID
-----_j 0,05 ID
.
V = IOrn/s
1
Figura P7.29

7.30. Un processo di produzione consiste nel calare uno stampo di ceramica in un bagno di
plastica calda fusa, e poi estrarla, rivestita di uno strato di plastica, per farla raffred-
dare. La plastica si solidifica raffreddandosi. Alla fine la plastica viene tagliata lungo
linee predeterminate, quando è ancora sullo stampo, usando un sottile strato d' acqua ad
alta velocità. Per tagliare la plastica è necessario uno sforzo sulla superficie, cioè una
pressione di 1000 k.Pa, mentre una pressione di 10 000 kPa scalfisce la superficie della
ceramica.
a. Calcolare la velocità necessaria del getto d'acqua.
b. Calcolare la pressione necessaria a produrre il getto.
c. Calcolare la massima pressione e la velocità del getto che ancora non scalfiscono
lo stampo di ceramica.
CAPITOLO 8

SIMILI'I'UDINE
E ORDINE DI GRANDEZZA

8.1. Equazioni ad.imensionali


-=:-utte le equazioni ricavate fino ad ora sono dimensionali, nel senso che i loro termini hanno
dimensioni fisiche. Questi tennini rappresentano valori numerici, che perciò dipendono dal
sistema di unità fisiche adottato. Benché vi siano alcune ragioni perché un determinato sis-
:ema di unità debba essere adottato, ad esempio il sistema SI, questa scelta è comunque una
convenzione, indubbiamente arbitraria Sembra dunque che attraverso l'eliminazione ordinata
e programmata di questa arbitrarietà si possano ottenere ulteriori informazioni. Tale procedi-
::nento porterà alle equazioni adimensionali.
Con l'uso delle equazioni adimensionali si raggiungono diversi obiettivi; due dei più
importanti sono la similitudine e l'ordine di grandeu,a. Nonostante questi due concetti siano
3lquanto diversi l'uno dall'altro, richiedono entrambi un passo intermedio che consiste di
un procedimento algebrico essenzialmente identico, che porta alle equazioni adimensionali.
illustreremo dapprima questo procedimento.
Riscrivia.mo l'equazione di continuità (5.21) e le equazioni della quantità di moto (5.27)-
5.29), per una corrente incomprimibile, aggiungendo degli asterischi a tutte le variabili dipen-
denti e indipendenti. Il ruolo di questi asterischi è quello di indicare variabili dimensionali, in
modo che quando queste stesse variabili appariranno più tardi senza di essi, saranno considerate
adimensionali:
ou* ov* ow*
--
8x*
+ 8y* + 8z*
= 0 (8.1)

8u* • ou*
p ( &t* + u ox*
.. ou*
+V oy* +w
* f)u*) - op*
* (8 u*
I 8 u*
2
8 u*)
oz* - pgx - ox* -, µ, ox* + 8y* + az• 2
2
2
2
2 ' (8.2)

ov*
p ( ot*
8v* av•
+ u* ax• + v* ay• + w•
av·)8z*
8p*
= pg; - f)y* + /J,
(82
8x* 2
v*
2
8 v*
+ 8y•2 +
8
2

8z• 2
v*) ' (B. 3)
220 8. Similitudine e ordine di grandez.za @ss-os- 93sa

aw· aw• 8w* aw•) 8p* (82 w* 82 w• 8 2w*)


p ( 8t* + u• 8x* + v* 8y* + w* 8z* = pg; - 8z* +µ 8x* 2 + 8y• 2 + 8z• 2 '
(8.4)
Assumiamo ora che alcune grandezze fisiche caratteristiche siano state definite e tentiamo di
esprimere le variabili dimensionali con asterisco in funzione di queste grandezze caratteristiche.
Verrà affrontato più tardi il problema di come definire le grandezze caratteristiche, poiché le
loro definizioni sono molto diverse per la similitudine e per l'ordine di grandezza. Qui è
sufficiente supporre che queste grandezze esistano e che siano dimensionali. Così se T è il
tempo caratteristico, misurato ad esempio in secondi, si ha

t*
t= - , t • - t-
- I • (8.5)
T

La prima di queste equazioni è in realtà la definizione del tempo adimensionale t.


Analogamente, una lunghezza caratteristica L, che potrebbe essere misurata in metri,
soddisfa le equazioni
x• =Lx y* = Ly, z* = Lz:, (8.6)
'
questo vuol dire che scegliamo di misurare le lunghezze in unità di L metri. Una velocità
caratteristica V, misurata in m/s, soddisfa le equazioni

u* =Vu v* = Vv, w* = Vw , (8.7) .


'
e una pressione caratteristica 7r soddisfa l'equazione

p* = 7rp' (8.8)

Scegliamo inoltre la costante di gravità g come la forza di massa caratteristica, cioè g; = 99x·
Le variabili segnate con un asterisco nelle equazioni (8.5)-(8.8), vengono ora sostituite nelle
equazioni (8.1)-(8.4), così che scompaiono gli asterischi. In questo modo l'equazione (8.1)
diventa
(8.9)

e l'equazione (8.2)

2 2 2 2
V 8u V ( 8u 8u 8u)] 7r op µV (8 u 8 u 8 u)
P [-;:& +L u8x +vay + w &z = P99x - Lox + L2 fJx2 + 8y2 + {)z2 ,
(8.10)
Scegliamo ora alcuni termini in ciascuna equazione, e dividamo l'intera equazione per il gruppo
di costanti fisiche e di grandezze caratteristiche che la precedono. Il termine che risulta è
adimensionale e privo di costanti. Dal momento che le equazioni che abbiamo usato sono
sempre dimensionalmente omogenee, tutti gli altri termini nell'equazione sono diventati adi-
mensionali, come pure i gruppi di grandezze caratteristiche che appaiono nell' equazione come
costanti moltiplicative. Dunque l'equazione (8.9) divisa per V/ L diventa

(8.11)
~88-08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandezza 221

~·equazione (8.10) divisa per pV2/ L diventa

-
( r V &t
au
8u [ u-+v
L ) -+ au
- + &u]
w-
ox 8y oz

( Lg) (
= y2 9x- pV 2
7r ) &p
a; +
( µ )
pV L
(a u + ou + a u)
ox2
2 2

[)y 2
2

[)z2 (8.12)

l gruppi adimensionali che compaiono nelle equazioni sono denominati


L
-v = n
- costante di tempo,
'iT
pV 2 = Eu numero di Eulero,

oV L __ VL __ Re
numero di Reynolds,
µ I/

'-2
• . 2
-=Fr dove Fr è il numero di Froude.
gL
Con questi numeri adimensionali si possono riscrivere le equazioni (8.11)-(8.12) nella forma
adimensionale

(8.13)

{8.14)

Le grandezze fisiche caratteristiche sono ora nascoste nei numeri adimensionali e le equazioni
8.13) e (8.14) possono essere impiegate sia per lo studio della similitudine che per quello
dell'ordine di grandezza. La scelta di queste grandezze caratteristiche verrà ora considerata
separatamente per ciascuno dei due obiettivi.

8.2. Similitudine
IIDziamo considerando un caso particolare di corrente stazionaria unidirezionale nella forma
di un sottile strato verticale, come mostrato in figura 8. la, rappresentata dalla componente x
.ielle equazioni di Navier adimensionali. In questo caso l'equazione (8.14) diventa

1 1 d 2u
O = 2 9x
Fr
+ -R d 2
e y
.

Con le coordinate di figura 8.la, si ha 9x = 1 e l'equazione assume la forma

d2u
dy2 + N = O' (8.15)
222 8. Similitudine e ordine di grandezza @88-08- 9388

:
f ::' '' I
i ! l
: .'

a. Parete piana
b. Condotto a
sezione ellittica
Figura 8.1
Corrente stazionaria di uno strato sottile lungo una parete.

con
2
N = Re= L g
Fr 2 Vv ·
L'espressione di N contiene due costanti fisiche: la costante di gravità g [m/ s2 ] e la viscosità
cinematica del fluido v [m2 / s]. Contiene anche la lunghezza caratteristica L [m] e la velocità
caratteristica V [m/s]. A questo punto dobbiamo individuare queste grandezze, e le scegliamo
nel modo seguente (v. fig. 8.la):
è lo spessore dello strato,

~1
6

V = udy è la velocità media.


8 o
Le condizioni al contorno che devono essere soddisfatte dalla velocità u sono:

u=O per y =o'


(8.16)
~ =O per y = 1.
dy
Si noti che la prima condizione al contorno è la condizione di viscosità e di non scorrimento,
data dall'equazione (5.62). La seconda condizione al contorno esprime il fatto che lo sforzo
di taglio è nullo tra gas e liquido.
La soluzione dell'equazione (8.15), con le condizioni al contorno espresse dall'equazione
(8.16), è
u=N (-y; + y) ,
che mette in relazione la velocità adimensionale con la coordinata y adimensionale. In questo
modo, ad esempio, sul pelo libero dello strato di fluido, cioè per y = 1, si ha u = 1V/ 2: la
velocità in quel punto è N /2 volte la velocità media.
Supponiamo ora di avere due correnti con lo stesso valore di N. Non devono essere
necessariamente identiche, tuttavia hanno la stessa distribuzione di velocità. Esprimiamo questi
988-08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandezza 223

:isultati dicendo che una condizione per la similitudine delle distribuzioni di velocità in due
;::orrenti siffatte è che esse abbiano lo stesso parametro di similitudine N . Questa proprietà
yerrnette di compiere esperimenti su un modello e di applicare i risultati a correnti reali.
Dalle equazioni (8.15) e (8.16) si ottiene un parametro di similitudine. Si noti cbe quando
un'equazione è scritta nella sua forma adimensionale, i parametri di similitudine possono
essere identificati con una semplice verifica, cioè scorrendo i vari gruppi adimensionali che
sono comparst.
Quando si studia la similitudine, cioè si cercano le condizioni di similitudine, è necessario
innanzitutto ricavare le equazioni in forma adimensionale. Come abbiamo visto, si può iniziare
con la definizione delle grandezze caratteristiche. Sembra utile, a questo punto, introdurre un
esempio ulteriore.
Consideriamo l'equazione (8.17), che rappresenta lo stesso problema con la corrente che
scorre lungo la superficie interna di un condotto ellittico, come mostrato in figura 8.1 b:

2
8 u
é)y2
8u
2
+ é)z2 = N = -
(Re)
Fr2 . (8.17)

Le condizioni al contorno sono nella forma u = O sulla parete solida, e 8u/8n = O in


corrispondenza del pelo libero del fluido. Benché anche lequazione (8.17) sia ad un solo
parametro, in questo caso le condizioni di similitudine devono essere formulate con più atten-
zione. Qui è una condizione necessaria anche la similitudine geometrica, che influisce sulla
scelta delle grandezze caratteristiche. In questo esempio la sezione trasversale del condotto è
ellittica. Perché due casi risultino simili, devono avere entrambi sezione ellittica, con ellissi
simili, cioè devono avere similitudine geometrica, e tutte le lunghezze corrispondenti devono
essere nello stesso rapporto. Devono avere conài<;ioni al contorno simili, cioè le stesse con-
dizioni al contorno applicate a superfici corrispondenti su entrambi i contorni. Infine, devono
avere gli stessi parametri di similitudine.
È chiaro ora che come lunghezza caratteristica può essere scelto l'asse minore dell'ellisse,
o quello maggiore, sempre che venga scelto lo stesso in entrambi i casi.
Generalizziamo questa conclusione: la similitudine di due problemi richiede similitudine
geometrica, similitudine delle condizioni al contorno, e l'uguaglianza di tutti i corrispondenti
parametri di similitudine. Le grandezze fisiche caratteristiche usate per costruire i parametri di
similitudine possono essere scelte arbitrariamente, sempre che siano state ben definite e che
corrispondano alle stesse posizioni geometriche in entrambi i casi.
In altre parole, si può dire che due problemi A e B sono simili se le loro formulazioni in
forma adimensionale non contengono alcun indizio che lasci intuire se è stato il problema A
o B a portare alla formulazione definitiva.

Esempio 8.1
Le navi a vapore usano l'acqua del mare per raffreddare i condensatori. L'ingresso dell'acqua
di mare può essere progettato come descritto in figura 8.2. L'acqua fluisce attraverso l'effusore
di ingresso, da qui viene accelerata verso la pompa e avanza nel condensatore.
L'idea del progettista è che alla velocità di crociera della nave la pompa giri al minimo, con la
potenza necessaria al suo funzionamento fornita dal moto della nave, cioè dall'energia cinetica
relativa dell'acqua in entrata. D'altra parte, a velocità diverse la pompa deve compiere lavoro.
Si prova un modello in un tunnel d'acqua. Calcolare le condizioni di similitudine.
224 8. Similitudine e ordine di grandeu.a @ ss.os. 9388

ingresso
dell'acqua
di mare

Figura 8.2
Ingresso dell'acqua di raffreddamento.

Soluzione
Ovviamente, il modello deve essere geometricamente simile al sistema costituito dalla nave.
Indichiamo la nave con l'indice se il modello con m; la similitudine richiede
Res = Rem , Bus = Eum . '
Dunque V8 L 8 /vs = VmLm/vm e poiché sia la nave che il modello funzionano in acqua, si ha
VsLs = VmLm, ovvero

Si sceglie la pressione caratteristica 7i come la differenza di pressione tra un punto appena prima
della pompa, indicato con 1 nella figura, e la pressione idrostatica alla profondità equivalente
al di fuori della nave. Quindi 7r = P1 - Po e
1is · 1im
!pV2 lpV.:2 '
2 " 2 m
da cui

1fm
v.:2
= ry =
1rs
( L )2
1rs L: ·
Durante la prova, la pompa del modello deve funzionare in modo che sia soddisfatta questa
condizione sulla pressione.

8.3. Grandezze caratteristiche nascoste


Vi sono casi in cui compaiono numerosi parametri di similitudine nelle equazioni adimen-
sionali, ma alcune delle grandezze fisiche caratteristiche non figurano nella formulazione del
problema. Queste grandezze caratteristiche mancanti devono perciò essere definite per mezzo
di altre grandezze. In queste situazioni il numero reale di paran:ietri che devono rispettare la
similitudine può essere minore di quello apparente. Un esempio di tale situazione è la corrente
incomprimibile in un condotto cilindrico.

Figura 8.3
Condotto cilindrico.

-
~53-08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandezza 225

_.;msideriamo un condotto cilindrico di sezione trasversale arbitraria, con le generatrici del


::lindro parallele all'asse z, come in figura 8.3. Sia Ac l'area della sezione trasversale del
-Rindro e Cc la sua circonferenza. Una lunghezza caratteristica può essere definita come*
:; = 4Ac/Cc, e come velocità caratteristica si può scegliere la velocità media nel cilindro:

V=~ { iodA.
e }Ac
:.a componente z adimensionale dell'equazione della quantità di moto indipendente dal tempo,
!'qlllZione (8.4), è
2
ow ow 8w 8P 1 (8 w 82 w 82 w)
u ox + v 8y + w 8z = - Eu 8z + Re 8x 2 + 8y2 + 8z2 (8.18)

::Ove P è la pressione modificata. Esistono altre due equazioni, per le componenti x e y, che
:ion scriviamo. Ciò che è importante notare in questo caso è la presenza di due parametri di
timilitudine:
1f
Re= DV' Eu = pV2
V

Sembra che per due cilindri con sezione trasversale simile le correnti debbano risultare simili
~do

~otiamo, tuttavia, che mentre l'individuazione della lunghezza caratteristica e della velocità
caratteristica è apparsa naturale, l'enunciato del problema non suggerisce una particolare pres-
sione caratteristica. Sappiamo che vi sarà un gradiente di pressione lungo il condotto, ma il suo
Yalore assoluto non è noto a priori. Definiamo perciò la pressione caratteristica 1f in funzione
della velocità caratteristica 7r = 1/2 pV 2 • (Il tennine 1/ 2 è stato inserito ricordando l'equazione
di Bernoulli; tutto funzionerebbe ugualmente anche senza di esso). Per la similitudine si ha
ora:
(8.19)

I numeri di Eulero, d'altra parte, risultano essere


1f1 1
Eu1 = pV12 = 2 ' (8.20)

e sono automaticamente uguali, nel senso che non è necessario compiere nessuna modifica dal
punto di vista fisico perché risultino uguali.
Poiché l'equazione di continuità adimensionale (8.11) non contiene altri parametri di
similitudine e le componenti x e y dell'equazione della quantità di moto contengono gli stessi
parametri della componente z, abbiamo ottenuto la similitudine completa tra le due correnti,
ferma restando la validità dell'equazione (8.19).
La conoscenza dei dettagli della corrente in un cilindro ci dà i dettagli della corrente
nell'altro cilindro. Se si ricava o si misura la caduta di pressione lungo un cilindro, poniamo che

*Questa lunghezza caratteristica è detta diametro idraulico. Il numero 4 compare soltanto


per renderla uguale ad un diametro regolare di un cilindro a sezione circolare.
226 8. Similitudine e ordine di grandezza @ss-os- 9388

sia Co volte la pressione caratteristica (l'unica unità di misura per le pressioni adimensionali),
si ha immediatamente la stessa informazione sul secondo cilindro . Ci aspettiamo che lontano
dalla zona di entrata del cilindro questa caduta di pressione diventi costante per unità di
lunghezza (cioè per lunghezza caratteristica misurata lungo l'asse del cilindro*, e in effetti
questa costante, poniamo che sia C1, deve essere la stessa per entrambi i fluidi. Perciò, per
una sezione di lunghezza L * = D L ci aspettiamo che la caduta di pressione adimensionale sia
Cf L e quella dimensionale
L * pV 2
6.P = et
L-rr = et
D 2 , (8.21)

per tutti i cilindri simili. Dal momento che Eu = 1/2 vale per tutti questi cilindri, C1
c
dipende soltanto da Re, cioè 1 = f(Re) e si può ricavare, ad esempio, da una serie di
esperimenti basati su un cilindro particolare. I risultati si applicano a tutti i cilindri simili,
presupponendo che Cf sia scelta per lo stesso numero di Reynolds del cilindro su cui si
eseguono gli esperimenti.

Esempio 8.2
Un condotto ha sezione trasversale rettangolare, con i lati che misurano 1 m e O, 5 m. Deve
essere impiegato per trasportare acqua con una portata di Q = 2 m3 /s. Si propone di costruire
dapprima un modello di più piccole dimensioni, e di trovare tramite esperimenti quale pompa
sia necessaria per il condotto di dimensioni reali. La pompa disponibile per l'esperimento
in laboratorio sul modello eroga acqua con una portata di Qm = O, 4 m 3 /s. Calcolare le
dimensioni del modello. Gli esperimenti sul modello appena trovato portano ad un gradiente
di pressione di 6.Pm = 30 000 Pa/ m. Calcolare il gradiente di pressione nel condotto a
dimensioni reali. Si noti che De V nell'equazione (8.21) sono dimensionali.

Soluzione
Si scelga come lunghezza caratteristica per il condotto il suo diametro idraulico

D = 4A = 4 x (1 x O, 5) = O 667 m .
e 2 x 1 + 2 x o, s '
Come velocità caratteristica si scelga la velocità media

Q 2
V = - = = 4m/s.
A 1Xo,5

Il numero di Reynolds per la corrente nel condotto è allora

Re = V · D = 2, 667 .
V V

Per il modello si ha

* Non si verificano cambiamenti significativi se si prende come lunghezza caratteristica il


diametro maggiore della :>ezione trasversale e come velocità caratteristica la velocità più alta.
Si possono trovare diversi valori tra cui scegliere le grandezze caratteristiche, tutti ben definiti.
$}88-08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandezza 227

Vrn ·Dm
Rem = - --
1/ li '
e per la similitudine

4Qm = 4 X 0, 4 = 2 , 667 '


Cm Crr~

da cui
Cm = 0, 6 m.
'
E necessario poi che vi sia similitudine geometrica tra il modello ed il condotto a dimensioni
reali. Poniamo che il lato maggiore del modello misuri b; di conseguenza il lato minore è b/ 2
e Cm = 2(b + b/ 2) = 3b = O, 6. Perciò il modello è rettangolare con i lati di O, 2 m e O, 1 m.
Inoltre
Qm o,4 I
Vrn = Am = o, 2 X o, 1 = 20 m s '
e
D m = 4Am = 4 X (0,06
em
2X0,1) = O
, 133 m
.
'
Per valutare la caduta di pressione conviene usare l'equazione (8.21). Per il modello, con
L * = 1 m, troviamo

1 1000 X 2 .
6.Prn = 30000 =Cl X O, X 2 20 ,
133

per cui CJ =O, 02.


Per il condotto a dimensioni reali, Cf è la stessa. Con L * = 1 m si ottiene

1 1000 2
6.P = 0, 02 X O, X X 4 = 240 Pa .
667 2

Il gradiente di pressione nel condotto principale è di 240 Pa/ m.

Esempio 8.3
l.in importante passaggio nella preparazione dei polli congelati è quello immediatamente suc-
;;essivo alla pulitura, quando il pollo viene fatto passare attraverso una galleria del vento dove
\iene sottoposto ad un getto d'aria molto fredda per raffreddarlo velocemente. I polli di
maggiori dimensioni rimangono nel tunnel più a lungo dei piccoli polli.
Supponendo che i polli siano simili, trovare le regole di similitudine e dedurre il tempo
di permanenza nel tunnel dei polli per ciascuna taglia. L'equazione differenziale che descrive
il processo di raffreddamento è data da

jove T* è la temperatura, t* è il tempo e a [m 2 / s] è la diffusività termica.


228 8. Similitudine e ordine di grandezza @88-08- 9388

Soluzione
Poniamo che la lunghezza caratteristica L sia una dimensione ben definita del pollo (ad esempio
la sua larghezza) e che il tempo caratteristico T sia il tempo di permanenza nel tunnel. Si ha
allora

t*=tT, x*,y•,z• =(x, y,z)L,


\7*2 = \72/ L2 ,

e lequazione diventa

dove Fo = ';; è il numero di Fourier.

Dunque le condizioni di similarità per due polli sono

Sia m la massa di un pollo e p la sua densità. Allora. per polli geometricamente simili si ba

Supponendo che a 1 = a2 e p 1 = p 2 , la condizione per l'uguaglianza dei numeri di Fourier


diventa

~ = (~~) 2 = (:~) ~ .
Un pollo con una massa doppia di un altro deve rimanere nel tunnel 2 213 = 1, 587 volte il
tempo di permanenza dell'altro.

Esempio 8.4
La forza resistiva dell'aria nei confronti di un treno che si muove alla velocità di 3, 10 e 25m/ s
deve essere ricavata tramite un modeJlo. La lunghezza del modello è 1/ 5 di quella del treno.
Si fa funzionare il modello in una galleria del vento. Calcolare la velocità corrispondente
dell'aria nella galleria del vento. Trovare le relazioni tra le forze misurate sul modello e quelle
che agiranno sul treno a dimensioni reali.

Soluzione
Le equazioni che descrivono il fenomeno sono l'equazione di continuità e le equazioni di
Navier. I numeri adimensionali per la similitudine sono perciò il numero di Reynolds ed il
numero di Eulero.
Per il numero di Reynolds
-..
.::;~08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandezza 229

?rendiamo l'altezza H come lunghezza caratteristica e assumiamo Vt = Vm. Allora L , = H i.

Ht
Vm = vt = 5'Vt .
Hm •

...e velocità corrispondenti nella galleria del vento sono

Vrr.1 = 3 X 5 = 15 m/ s; Vm.2 = 10 X 5 = 50 m/ s; vm.3 = 25 X 5 = 185 m/s.

?er il numero di Eulero


7i1 1i2
2
P1 V1 - P2 V22
5:ipponiamo che P1 = P2 e poiché il problema non ha una tipica pressione caratteristica,
...--egliamo
1 . ' 1 2
r. = -pV2 ' c1oe 1fm = PmVm ·
2 2
::i questo modo la condizione di uguaglianza dei numeri di Eulero è soddisfatta automatica-
::iente, perché
1 1
Eut = , Eum. = .
2 2
?er trovare le relazioni tra le forze, abbiamo bisogno delle forze adimensionali, che sono uguali
;.tee problemi simili. Definiamo una forza caratteristica con

Così le forze adimensionali F sono in relazione con quelle dimensionali F* secondo

:-.oè
Ft = Ft X ~PtYt2 At, F:n = Fm X ~PmV~Am ·
.:...ssumiamo Pt = Pm· Inoltre At/ Am = L~ / L;,.. Per la similitudine Ft = Fm. Dall'ugua-
~anza del numero di ReynoJds si ha

-::.5ne, per sostituzione si ottiene


Ft" = F:n_.
~ forza che agisce sul modello è la stessa di quella applicata al treno. Notare le alte velocita
~Ir aria che soffia sul modello.
230 ...:>.. Simi!ir.i.dir.e e ordine di grandeu.a @ss-os- 9388

8.4. Ordine di grandezza



Nel paragrafo precedente si è trattata la sirnilitudine e si è dimostrato come soluzioni di casi
particolari possano essere estese ed applicate ad intere famigli e di correnti sirnili. Comunque.
esistono molti tipi di corrente che la dinanùca dei fluidi deve affrontare. Per molti di questi
non esistono soluzioni note, non si possono compiere esperimenti ed è necessario usare metodi
approssimati.
Un modo di ricavare una soluzione approssimata è quello di identificare nelle equazioni
alcuni termini che sono notevolmente più piccoli degli altri. Si può poi provare a trascurare i
termini minori e a risolvere l'equazione troncata, sperando di ottenere un'approssimazione. Ma
questo modo di procedere pone due interrogativi. Il primo è nella stima corretta dell'ordine di
grandezza dei vari termini dell'equazione. Tl secondo deriva dall'eliminazione di un termine con
piccolo contributo, perché bisogna domandarsi se è piccolo l'errore introdotto nella soluzione.
Il primo problema va considerato insieme alla scelta delle opportune grandezze caratteri-
stiche; il secondo va trattato come perturbazione di un sistema ma è ancora strettamente legato
alle grandezze caratteristiche scelte.
Anche in questo caso le equazioni sono scritte in forma adimensionale, ma ora ci impegna-
mo a scegliere le grandezze caratteristiche in modo che tutti i termini che contengono variabili
dipendenti siano del primo ordine. L'ordine di grandezza di ciascun termine nell'equazione
dimensionale è riportato nell'equazione adimensionale dai parametri adimensionali associati al
termine.
I termini adimensionali, cioè i parametri di similitudine, diventano così i parametri
dell'ordine di grandezza. L'esempio seguente chiarirà questo punto. Riscriviamo l'equazione
(8.2), con un numero sotto ciascun termine per indicare il corrispondente ordine di grandezza;
per semplicità assumiamo v = 111 = O e consideriamo correnti nelle quali siano trascurabili le
forze di massa:
2
f}u* 8u* 1 op* ( 8 u* 8 2 u* 8 2 1t*)
--
Ot*
+ u•
ax*
= -
p 8x*
+ 11 8x" 2
+ ay* 2
+ -az*-2 (8.22)
0 (1) 0 (100) 0 (1000) 0 (1000)
Nella sua forma adimensionale, come nell'equazione (8.14), l' equazione (8.22) diventa
2
87L 8u op 1 ( 8 u 82 u 82u ) (8.23)
n 8t + u ax = Eu 8x + Re 8x 2 + ay2 + az2 .

Supponendo che sia corretto assegnare ordine 1 a tutti i termini contenenti variabili dipendenti,
otteniamo
~= 0 (1)'
(8.24)
&p = 0 (1)
Dx '
e poiché il termine u~ non ha coefficiente, l'intera equazione va scalata rispetto ad esso, cioè
divisa per 100. Si ha quindi
n = 0 (1/ 100) = o(o, 01) ,
Eu = 0(1000/ 100) = 0 (10) , (8.25)
1/ Re = 0 (1000/ 100) = 0 (10) .
@ 88-08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandez.z.a 231

L" equazione (8.22) descrive un certo fenomeno fisico, cioè è una verità fisica. Questa verità
fisica non può essere modificata da una formulazione adimensionale, e perciò il relativo or-
dine di grandezza dei quattro termini dell'equazione (8.23) deve essere lo stesso di quelli
nell'equazione (8.22). Cercando di rendere di ordine 1 tutti i gruppi di variabili dipendenti, il
relativo ordine di grandezza corretto viene trasferito ai parametri adimensionali dell 'equazione
8.25). A questo punto sembra che una soluzione approssimata sia dell'equazione (8.22) che
dell'equazione (8.23) si possa ottenere trascurando il termine a primo membro 8u/ &t

8.5. Stima delle grandezze caratteristiche


Fino ad ora abbiamo considerato noto l'ordine di grandezza dei vari termini nelle equazioni.
Dobbiamo ricordare, tuttavia, che l'obiettivo dell'intero procedimento è quello di semplificare
le equazioni, e dunque dobbiamo trovare un metodo per stimare a priori questi ordini di
-2.randezza.
La difficoltà maggiore in questo caso è la scelta delle grandezze che sono realmente
caratteristiche del problema e che quindi hanno l'ordine di grandezza corretto. Questo non
è affatto un processo automatico, e ovviamente non vale qui il criterio di parametro "ben
definito ma comunque arbitrario" applicato nelle considerazioni fatte per la similitudine. La
scelta opportuna dipende dalle informazioni che si hanno e dalla comprensione dell'aspetto
fisico del problema, e vi sono esempi di disaccordo nella scelta. Vi sono, comunque, alcuni
indicatori utili per una scelta ragionevole, che sono di seguito illustrati in maniera generale.
.
1. Il fenomeno considerato deve essere sensibile alle variazioni della grandezza caratteristica
scelta. Consideriamo, per esempio, il campo di moto nel punto A che si trova a distanza
L da un corpo immerso, che è un ellissoide di assi 2a, 2b, 2c, come in figura 8.4. Sotto
certe condizioni, ad esempio per L grande, la corrente nel punto considerato è insensibile
alle variazioni di a, bo c. In queste condizioni, a, bo e non sono lunghezze caratteristiche
e non devono essere scelte come tali. Una possibile scelta ragionevole in questo caso è
la distanza L tra l'ellissoide ed il punto considerato; supponiamo che la corrente almeno
"senta" la presenza del corpo, tramite le condizioni al contorno q = O sulla superficie del
corpo rigido.
..
11. Quando si scala una derivata, come ad esempio 8u/8y, è bene prendere 6.u/ 6.y nella
regione di interesse. Benché 8u/ 8y possa variare in questa regione, esiste almeno un
punto in cui 8u/8y = 6.u/ 6.y, e poiché è possibile scalare una sola volta, potrà essere
questa. La velocità caratteristica in questo caso è u 2 - u 1 e la lunghezza caratteristica
y2 - y1, essendo 2 e 1 gli indici dei limiti della regione.
m. Si scala una derivata seconda come derivata prima di una derivata, e così via per le
derivate di grado più elevato.
1v. Quando non è evidente alcuna grandezza caratteristica, la grandezza deve essere costruita
a partire da altre grandezze caratteristiche e coefficienti fisici, sempre che la combinazione
creata abbia le dimensioni corrette e soddisfi la prova di sensibilità.
Un esempio di questo tipo è già stato incontrato per la corrente incomprimibile in un tubo,
quando la pressione caratteristica ba dovuto essere costruita in funzione di pV 2 .
232 8. Similitudine e ordine di grandezza @ss..os- 9388

Figura 8.4
Ellissoide immerso.

Esempio 8.5
La corrente tra un cilindro interno fisso ed uno esterno rotante è data dall'equazione differen-
ziale (6.71)
(6.71)

con le condizioni al contorno

per r• = 14 , cilindro interno;


per r • -R
- o' cilindro esterno.

Con le considerazioni fatte sull'ordine di grandezza, trovare un'approssimazione di questa


corrente per piccoli valori dello spazio adimensionale é tra i due cilindri, con

Soluzione
Ricordando le regole (ii) e (iii), indichiamo con 6 lo spazio tra i due cilindri,

e scegliamolo come lunghezza caratteristica. La differenza delle velocità tra i due cilindri

viene scelta come velocità caratteristica. Ora, dalle regole (ii) e (iii) si arriva a

dq8 wR0 dqe


- ,
dr* 6 dr
d2q9 wRo d 2 qe
dr* 2 52 dr 2 '
@ 8s-08· 9388 8. Similitudine e ordine di grandeua 233

dove si mantiene la convenzione secondo la quale le variabili con asterisco sono dimensionali
e quelle senza asterisco sono adimensionali. Per scalare r* ci si serve di R;, percbé r* ~ Ri.
Dunque
r* ;:: R;,r = (Ro ~ R;,) r = (!) r.
Sostituendo tutte le variabili dimensionali scalate nell'equazione differenziale (6.71) si ottiene

wR
( 26
0
)
2
d q11
dr2
(é)
+ 6 r
~ ( wRo) dqo _ (€)
6 dr 6
2
~( R )
r2 w 0
Qo
=O
'

da cui, dopo aver diviso per wR 0 /6 2 , si ha

Per e<< 1 l'approssimazione diventa

con la soluzione dimensionale

e quando e non è molto piccolo rispetto a 1, ma vale ancora e 2 << 1, l'approssimazione diventa

con la soluzione dimensionale

ln(r/R;,)
Qo = wRo ln(Ro/ R;,) ~ wRo
(r -R;,)
6
( 3R;, - r )
3R;, - R o

Si possono ora confrontare entrambe le approssimazioni con la soluzione esatta

Qo
=
w
Rr -Ri(Ro)(r+R;)
0
6 + R;, '
r R0

:he si ottiene dall'equazione (6.73) con ni =o e no = w .

.6. *Il concetto di perturbazione


?rendiamo un'equazione differenziale nella forma

F(y, Xi, a) = O .
234 8. Similitudine e ordine di grandeua @88- 08- 9388

dove a è un parametro, Xi sono variabili indipendenti e y è la variabile dipendente. L'equazione


(8.26) può anche significare che esistano le derivate parziali 8y / OXi e quelle di grado superiore.
Si suppone che l 'equazione sia accompagnata da sufficienti condizioni al contorno e sono
implicite l'esistenza e l'unicità della soluzione.
Supponiamo nota la soluzione dell'equazione per un valore assegnato di a, ad esempio
a= O, e in punto determinato, cioè per un insieme particolare di valori di Xi· Naturalmente,
anche la variabile dipendente y in questo punto è nota. Si può riformulare l'intero problema
e risolverlo nuovamente per valori di versi del parametro a, e si può ora considerare y una
funzione di a in quel punto particolare.
Supponiamo che questa funzione y(a) abbia uno sviluppo in serie in x, intorno al valore
noto o =O. Supponiamo inoltre che questo sviluppo valga per un'intera regione di punti, cioè
per una regione continua di valori Xi . Così

(8.27)

e Yo(xi, O) deve soddisfare l'equazione (8.26) con a= O:

F (yo, xi, O) = O . (8.28)

L'equazione (8.27) è una soluzione in serie dell'equazione (8.26) attorno al punto a = O.


La soluzione in questo punto, data dall'equazione (8.28), si ottiene con una "perturbazione"
dell'equazione originale (8.26), cioè ponendo a= O. Una soluzione nella forma dell'equazione
(8.27) viene detta perciò soluzione perturbativa.
In alcuni casi complessi, la serie viene troncata dopo y0 (xi, O), semplicemente perché la
valutazione di ulteriori termini non è di utilità pratica. Quindi Yo(xi, O) è usata come approssi-
mazione di y(xi, a), dove a ha un valore molto piccolo. Si dice che questa soluzione è ottenuta
mediante perturbazione dell'equazione originale (8.26). L'equazione è considerata "perturbata"
dalla sostituzione con zeri dei termini di piccolo ordine di grandezza, e l'approssimazione è
tanto migliore quanto più piccola è questa perturbazione.

8.7. *Perturbazioni singolari


La soluzione di un'equazione differenziale soddisfa, per definizione, sia l'equazione che le
condizioni al contorno. Il numero di condizioni al contorno da soddisfare dipende in generale
dall'ordine dell'equazione.
U processo di perturbazione descritto nel p~ecedente paragrafo ha l'effetto di eliminare
alcuni tennini dall'equazione. Può accadere che il tennine eliminato sia la derivata di grado più
elevato e che l'equazione risultante dalla perturbazione sia di 9rdine minore. La soluzione di
questa nuova equazione non può soddisfare tutte le condizioni al contorno, perciò è decisamente
sbagliato prendere un punto vicino ad un contorno e non si può considerare neppure come
approssimazione. Lontano dai contorni può essere ancora un'approssimazione, ma vicino ad
essi il processo deve essere modificato ed eseguito con molta attenzione, in modo da ottenere
come risultato un'equazione dello stesso ordine differenziale dell'originale. Questo nuovo
processo è detto perturbazione singolare.
La perturbazione singolare, cioè la perturbazione sulla derivata di grado più alto dell'e-
quazione, è anche più complicata della perturbazione nonnale considerata precedentemente.
@88-08- 9888 8. Similitudine e ordine di grandezza 235

Verrà quindi usata soltanto in casi particolari necessari ad ottenere le equazioni dello strato
limite. D'altra parte è un concetto generale ed è impiegata per la soluzione delle equazioni
differenziali.

8.8. Le equazioni dello strato limite


Consideriamo le equazioni adimensionali di Navier scritte per correnti bidimensionali e in-
dipendenti dal tempo:

{8.29)

(8.30)

e l'equazione di continuità
{8.31)

In molti casi pratici queste equazioni non possono essere risolte analiticamente, e diventano
molto utili le formulazioni approssimate.
Osservando le equazioni (8.29)-(8.3 1) si deduce che valori estremi del numero di Reynolds
possono in effetti portare a tali approssimazioni:
a. Un piccolo valore di Re aumenta il peso relativo dei termini con derivata seconda, ren-
dendoli dominanti. Quindi i termini non lineari possono essere trascurati. Questo caso
verrà trattato nel capitolo 9.
b. Un alto valore di Re rende trascurabili i termini con derivata seconda. Le equazioni
di Navier si trasformano così nelle equazioni di Eulero, già incontrate come equazione
(5. 70). Nel capitolo 1O si segue questa traccia
Comunque, lequazione di Eulero è del primo ordine e non può soddisfare le due condizioni
al contorno
Qn =O, (5.62)
valide su contorni rigidi. Le equazioni di Eulero, perciò, non possono costituire l'approssima-
zione corretta vicino ad un contorno. Dunque vicino ad un contorno la perturbazione associata
a Re --+ oo è una perturbazione singolare. L'approssimazione risultante, rappresentata dalle
equazioni dello strato limite, verrà approfondita nel capitolo 11. La loro derivazione, invece,
viene trattata qui di seguito, essendo una perturbazione singolare.
Consideriamo ancora le equazioni (8.29)-(8.31). Cerchiamo la forma perturbata delle
equazioni per Re -4 oo, e la nostra regione di interesse nelle vicinanze dei contorni rigidi.
'
E impossibile usare in questo caso una perturbazione regolare in cui sostituire semplicemente
Re --+ oo nelle equazioni, il che porterebbe alle equazioni di Eulero, poiché le due condizioni
al contorno non lo permettono. Bisogna perciò eseguire una perturbazione singolare.
Assumiamo che la superficie rigida sia generalmente piana, come ad esempio una lastra
piana in una corrente parallela. Scegliamo un sistema di coordinate come quello di figura
8.5, con la y perpendicolare alla superficie rigida. La coordinata x corre lungo la superficie e
coincide con la direzione della velocità U, ad una determinata distanza dalla superficie rigida.
236 8. Similitudine e ordine di grandezza @ss-os- 9388

u
y y
u
-~-
~-
.- ---i---
_,. /' o
...
,. I
,/ /
,•

Figura 8.5
Corrente allo strato limite.

Sembra ragionevole scegliere U come velocità caratteristica e poiché è nota v, la viscosità


cinematica del fluido, il numero di Reynolds è quasi determinato. Rimane ancora da scegliere
la lunghezza caratteristica.
Il problema che dobbiamo affrontare è quello di trovare la relazione che lega 1/Re e
(82 u/ox 2 + 82 u/ay 2 ) in modo che per Re --+ oo e per valori molto piccoli di y questo
secondo tennine non sia completamente perso.
Nessun aiuto viene dal tennine 82 u/8x 2 = O. Sulla superficie rigida u = O per la
condizione al contorno di non scorrimento. Per le superfici piane 8u/8x = 8 2u/8x 2 = O
perché u è costante, cioè vale u = O per tutti i valori di x. Quindi questo termine scompare
anche senza la condizione Re--+ oo. Dobbiamo perciò concentrare l'attenzione sul tennine
1 82u
Re8y2 =O.

Si noti che per un 82 u/
8y2 fissato, si ha

R~~oo [ ~ ( ::~)] = O .
Dunque per mantenere finito il termine 1/ Re(82 u/8y 2 ) mentre Re --+ oo, 82u/8y2 non può
mantenersi costante ma deve diventare anch'esso infinitamente grande. In altre parole, quando
consideriamo una serie di campi di moto, molto simili tra loro tranne per il fatto che ciascuna
corrente ha un numero di Reynolds maggiore di quello della corrente precedente, anche la
corrente deve avere valori maggiori di 82 u/ 8y 2 ; se Re --+ oo, ad esempio perché U __. oo,
allora anche 02u/8y 2 deve divergere.
Per calcolare la velocità con cui questa derivata seconda deve divergere, ci riferiamo ai
paragrafi sull'ordine di grandezza e alle stime delle grandezze caratteristiche, per trovare, con
le regole (ii) e (iii)

~:~ =·O(~) ' 1


dove 8 è lo spessore dello strato vicino al contorno dove u cambia da U0 a zero. A questo
punto ci aspettiamo che al crescere di Re si assottigli questo strato di spessore 8, in modo che
diventi finito, di ordine 1, il limite

.
lim [ -1 ( &
Re-oc Re 8y2
2
u)] - Re-.oo
-
. [-Re1 -8U]
lim 2 ·
~ "8-08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandezza 237

:>a questa relazione si osserva che deve rimanere finito il termine Re · 82 ovvero 6 · Re1 12 .
?oiché 6 non compare esplicitamente neIJe equazioni, procediamo come segue; definiamo una
~uova coordinata y e la chiamiamo Y:

l
Y = y · Re2 , (8.32)

Questo fa sì che
1 82 u 8 2 1L
Re fJy2 - ay2 '
:be non dipende più dal nume(O di Reynolds e quindi non scompare. Lo strato 6, sul quale
_decresce da Uo a O, è molto sottile, dell'ordine di Re- 112 . Il cambiamento di velocità ha
.':?ogo interamente in questo sottile strato vicino al contorno, chiamato lo strato limite. Per
=alcolare l'ordine di grandezza di v all'interno dello strato limite, sostituiamo y = YRe 112
~IJ 'equazione di continuità (8.31) per ottenere:

8u R 1; 2 8v _O
ox + e 8Y - '

e per mantenere significativa questa equazione, cioè per avere entrambi i termini dello stesso
::miine, bisogna definire
V = vRe1/ 2 , v = VRe-1/2 (8.33)
~ì da ottenere
au + av =0 (8.34)
fJx 8Y
:...a componente y della velocità, v, è dell'ordine di Re- 1! 2 •
Procediamo ora sostituendo Y e V nell'equazione (8.30), che diventa

Re
- 1 ( av av)
u fJx +V oY =
op
-Eu y + Re
_ 1 (
Re
_1 aox2 v2 + a2yv)
2
(8.35)
0 0

?er grandi valori di Re, dall'equazione (8.35) si ricava l'ordine di grandezza di 8p/8Y:

(8.36)

e per Re - oo questo termine scompare. Quindi la pressione non dipende da y e perciò non
~ria lungo lo strato limite. L'equazione (8.30) si riduce a

op
-- O (8.37)
f)y - .

--.;ierando la stessa sostituzione nell'equazione (8.29) si ottiene

(8.38)
238 8. Similitudine e ordine di grandezza @88-08- 9388

Per Re -+ oo, scompare il termine Re- 1 (8 2 u / Dx 2 ) , e dal momento che anche 8p/ 8y scompare,
si arriva a 8p/ 8x = dp/ dx. L'equazione (8.38) diventa

che insieme alle equazioni (8.29) e (8.37) forma le equazioni dello strato limite. In forma
dimensionale, le equazioni dello strato limite sono

8u 8u 1 dp 8 2u
?J,-8 + V-8 = ---d + V O 2 ' (8.40)
X y p X y
ap
f)y =o , (8.41)

àu+8v=O
àx f)y (8.42)

con le condizioni al contorno

U= V = O per y = O, (8.43)
1
u=U per yRe~ -+ oo , (8.44)

dove yRe112 -+ oo indica il bordo esterno dello strato limite.

8.9. Il teorema del 7r di Buckingham


In uno dei paragrafi precedenti si è giustificata la ricerca della similitudine con la necessità di
applicare i risultati ottenuti con un modello ad una situazione reale simile. Vi sono anche altre
applicazioni della similitudine: si consideri ad esempio la determinazione della forza resistente
viscosa applicata ad una sfera che si muove in un liquido. Con queste informazioni non
sappiamo come risolvere questo caso, per cui dovremo tentare con esperimenti. Sono necessari i
dati corrispondenti a diverse combinazioni di diametri della sfera, viscosità del fluido e velocità
della sfera; si sceglie perciò un intervallo di valori per il numero di Reynolds e si eseguono k
esperimenti, prendendo ad esempio k = 10. Se non sapessimo che il numero di Reynolds è un
parametro di similitudine per questo caso, avremmo dovuto scegliere un intervallo di velocità,
un intervallo di viscosità e un intervallo di diametri, e per coprire lo stesso numero di casi
avremmo dovuto eseguire k 3 esperimenti, cioè 1000. La differenza tra 10 e 1000 è notevole,
ed i parametri di similitudine hanno così anche il ruolo di concentratori di informazioni. In
questo esempio il fattore di concentrazione è 100. Un ingegnere, perciò, considera molto utili
i parametri di similitudine, e sa come ricavarli dalle equazioni che descrivono un fenomeno,
come si è visto. Ma esiste sempre il modo di ricavarli anche quando queste equazioni non sono
completamente disponibili? Il teorema del 7r di Buckingham indica la procedura da seguire in
queste condizioni.
Immaginiamo due fogli di carta; su uno di essi un ingegnere esperto ha scritto l'insieme
correuo delle equazioni del sistema, in forma adimensionale. L'ingegnere quindi vede chiara-
mente i vari parametri di similitudine, che ovviamente sono numeri adimensionali. Purtroppo
,S)ss-os- ss88 8. Similitudine e ordine di grandezza 239

~ noi è impossibile leggere il suo foglio di carta, e sul secondo foglio abbiamo la lista di tutte
·e grandezze fisiche
Qi, j=l, 2, ... m,
.:he possono influire sul fenomeno. Procediamo ora nel seguente modo: si eleva alla potenza
rii ciascuna grandezza fisica Qi, e si esegue il prodotto
m
1r = Q n1
1 . Qn2
-2 · ... Q";
j ... -- II Q n1 j (8.45)
j=l

Se tutti gli ni sono scelti in modo che 7r risulti adimensionale, riteniamo che il procedimento
sia arrivato a buon fine. Possono esserci diverse combinazioni di valori n;, compresi alcuni
valori rii = O, che soddisfano le regole del procedimento. Si noti però che tutti i parametri
di similitudine suJ foglio dell'ingegnere vengono riprodotti con questo procedimento. Questo
avviene perché si presume che sul nostro foglio siano presenti tutte le grandezze fisiche rilevan-
ti. È possibile che il procedimento produca anche alcune combinazioni adimensionali che non
sono sulla lista dell'ingegnere. Questi parametri superflui possono essere fastidiosi ma innocui,
perché gli esperimenti proverebbero la loro inutilità. Più preoccupante è la possibilità di tralas-
ciare qualche importante parametro di similitudine. Per evitare che questo accada, è importante
conoscere il più ampio numero possibile di parametri adimensionali che il procedimento può
produrre.
Supponiamo che alcune delle quantità fisiche Qi, che sono dimensionali, includono la
dimensione del tempo nella forma t~ . Allora, perché l'equazione (8.45) risulti adimensionale,
cioè perché t scompaia dall'equazione, si richiede che
m
ai n1 + a2n2 + ... = L aini = O. (8.46)
i =l

Supponiamo che alcune delle Qi contengano le dimensioni di una lunghezza nella forma L 01 ;
anche in questo caso si richiede che

m
b1n1 + b2n2 + ... = L b1ni =O . (8.47)
j =l

Così per ciascuna delle altre dimensioni contenute in qualche Qj si scrive una nuova equazione
lineare analoga alle (8.46) o (8.47).
Supponiamo che sia m il numero totale di grandezze fisiche, e quindi di valori di ni, e
sia r il numero totale di dimensioni indipendenti. Allora vi sono r equazioni lineari per le
""'l variabili ni. Un sistema di r equazioni lineari per m incognite ha in generale m - r + 1
insiemi di soluzioni linearmente indipendenti. Osservando le equazioni (8.46) e (8.47) si nota
.:he tutte le equazioni sono omogenee e quindi anche

n 1 -n
- 2 -- ... -n
- J· -
- ... - - ·r• -O
' '"TTI -

~una soluzione. Questa soluzione banale non genera parametri di similitudine e può dunque
55ere ignorata. Il numero delle soluzioni restanti è così m - r; è questo l'enunciato del teorema
240 8. Similitudine e ordine di grandeua @ss-os- 9sss

del 7r. Perciò quando troviamo ·m - r soluzioni linearmente indipendenti, ed abbiamo dunqu~
una lista di m - r gruppi adimensionali, siamo sicuri che nella nostra lista sono presenti tu~
i parametri di similitudine del foglio dell'ingegnere.
Si noti che i prodotti, i quozienti e le potenze di gruppi adimensionali non sono considerati
come nuovi gruppi, e questo è un risultato diretto della condizione secondo la quale le soluzioni
delle ni combinazioni devono essere linearmente indipendenti.
Il teorema del 7r di Buckingham è un potente strumento che facilita la ricerca della
similitudine anche quando non sono note le equazioni del fenomeno. Come tutti gli strumenti
potenti, però, deve essere usato con cautela. Il tranello più frequente nella sua applicazione è
!'omissione, dovuta ad ignoranza, di alcune grandezze fisiche che influiscono sul fenomeno.
Si noti che in una situazione in cui neppure le equazioni che governano il fenomeno possono
essere formulate, ignoranza non suona come una parola troppo severa, ma piuttosto come un
richiamo alla cautela. Un ingegnere esperto usa il teorema del 7r quando è necessario, ma
ogni volta che sono disponibili le equazioni del fenomeno è preferibile partire da queste per la
ricerca dei parametri di similitudine.

Esempio 8.6
Una sfera immersa in un liquido viene rilasciata, e può affondare o galleggiare. Trovare i
parametri di similitudine per il problema.

Soluzione
Si presume che le seguenti quantità influiscano sul fenomeno:
D[m] il diametro della sfera;
p 5 [kg/ m 3 ] la densità del materiale di cui la sfera è costituita;
p1 [kg/ m 3 ] la densità del fluido ;
V[m/ s] la velocità istantanea della sfera;
µ[kg/m · s] la viscosità del fluido;
g[m/s 2 ] l'accelerazione di gravità.
Il numero di grandezze fisiche è m = 6 ed il numero delle dimensioni in gioco è r = 3. Ci
aspettiamo perciò tre parametri adimensionali.
Anziché procedere attraverso tutti i passi che portano alla soluzione formale del sistema di
equazioni, cerchiamo di dedurre questi parametri. In questo modo è possibile servirsi di alcune
intuizioni fisiche, e con il teorema del 7r di Buckingharn si può capire quando interrompere il
processo di deduzione perché è noto un numero sufficiente di parametri.
Supponiamo che il risultato della deduzione sia

ed il lettore può verificare che in effetti sono tutti parametri adimensionali.


Un suggerimento per la scelta della lista delle grandezze fisiche è anche un suggerimento
per la deduzione dei parametri di similitudine. Quando la sfera si muove, il fluido è soggetto ad
accelerazione e ad effetti viscosi, ed il rapporto tra i termini rilevanti che descrivono questi due
fenomeni è il numero di Reynolds, che costituisce il primo parametro. n secondo parametro
tiene conto del rapporto tra la spinta d'Archimede e L'accelerazione propria della sfera.
9 ss-os- 9388 8. Similitudine e ordine di grandezza 241

La sfera possiede un'accelerazione, e quando il tempo -r[sj durante il quale si ha acceler-


lZione rimane nell'intervallo considerato, emerge un nuovo gruppo adimensionale

se nell'esperimento viene usato un contenitore di vetro di diametro B, si deve aggiungere il


;ruppo adimensionale D / B.

Bibliografia
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~f. Holt, Dimensiona[ Analysis, ed. V.L. Streeter, Handbook of Fluid Dynamics, McGraw-Hill,
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SJ. Kline, Similitude and Approximation Theory, McGraw-Hill, New York, 1965.
H.L. Langhaar, Dimensionai Analysis and Theory of Models, Wiley, New York, 1951.
L.l. Sedov, Similarity and Dimensionai Methods in Mechanics, Academic Press, New York,
1959.
\ l.D. Van Dyke, Perturbation Methods in Fluid Mechanics, Parabolic Press, Stanford, 1965.

Problemi
8.1. Un modello di automobile ha una lunghezza pari ad 1/4 della lunghezza dell'automobile
stessa. L'aut0mobile corre ad una velocità compresa tra i 50 e i 100 km/h. Viene
suggerito di cÒntrollare la resistenza dell' aria al moto dell'automobile facendo funzionare
il modello (a) in un tunnel ad aria, (b) in un tunnel ad acqua. Calcolare la velocità di
funzionamento in ciascun tunnel e dare l' interpretazione delle forze resistive misurate.

5.2. La similitudine completa tra un modello di barca e la barca a dimensioni reali richiede
l'uguaglianza dei numeri di Reynolds e di Froude. Si supponga che

1
Re= LV = 11 x 108 e Fr- = gL/ V 2 = 33, 25 .
1/

Assumendo che le dimensioni del modello siano 1/100 di quelle della barca, riuscite a
progettare un esperimento che garantisca la similitudine completa? In caso di risposta
negativa, perché? Riuscite a progettare un esperimento di similitudine cpmpleta per un
sottomarino?

S. 3. Trovare le condizioni di similitudine per correnti indipendenti dal tempo tra lastre pa-
rallele: correnti di taglio, correnti piane di Poiseuille e combinazioni delle due. Trovare
delle regole d'interpretazione dei risultati.
242 8. Similitudine e ordine di grandezz,a @88-08- 9388

8.4. Trovare le condizioni di similitudine tra correnti di Rayleigh. Trovare delle regole
d'interpretazione dei risultati .

8.5. Trovare le condizioni di similitudine tra correnti anulari in cui il cilindro interno non ha
lo stesso centro di quello esterno. Trovare delle regole d'interpretazione dei risultati.

8.6. Trovare le condizioni di similitudine tra correnti di Couette per due cilindri rotanti.
Trovare delle regole d'interpretazione dei risultati. Ripetere il procedimento per cilindri
non concentrici.

8. 7. Per una corrente tra due lastre piane, con l'equazione differenziale (6.21) e le condizioni
al contorno (6.23), trovare le condizioni per le quali può essere trascurata la parte cor-
rispondente alla corrente di taglio. Verificare i risultati con I equazione (6.24).

8.8. Un insegnante fa una dimostrazione di corrente piana di taglio mettendo improvvisamente


in moto la lastra superiore alla sua velocità massima. Calcolare gli intervalli di tempo
in cui il campo di moto è approssimato da quello della corrente di Rayleigh e quelli in
cui è una buona approssimazione la corrente di taglio.

8.9. Per la corrente di Couette tra cerchi concentrici, trovare le condizioni per cui si possa
trascurare la rotazione del cilindro interno. Si· ripeta il procedimento trascurando la
rotazione del cilindro esterno.

8.10. Un bidone cilindrico riempito di un fluido viene improvvisamente posto in rotazione alla
velocità angolare w . Calcolare gli intervalli di tempo e le regioni della corrente in cui
il fenomeno è approssimato dalla corrente di Rayleigh. Calcolare gli intervalli di tempo
per cui è una buona approssimazione la rotazione di un corpo rigido.

8.11. Si suggerisce di costruire un cilindro con la testa di un proiettile da un lato e dall'altro


con una sottile coda di pesce flessibile di plastica. In figura P8. I 1 è mostrata una vista
dall'alto del cilindro. D cilindro è costituito di ferro dolce, e se viene posto in un campo
magnetico periodico, la sua coda si muove ed il cilindro si sposta in avanti. Se è cavo,
può avere una spinta di galleggiamento neutra. L'idea è quella di farlo nuotare all'interno
dei vasi sanguigni, a scopo medico. Trovare i parametri di similitudine per questo pesce
magnetico.

-~· - .. . . '- .. ~

.,.- - - .
- .
--~~ ~- .... ,_-" ~ ·.. -· ·-· . ..-~-~~~._,.! ~ ·_ ~~-- ~ - ~.:.=I~-:~;.

Figura P8.11
Cilindro con coda di pesce.

8.12. Si supponga di non aver visto la soluzione del problema di Rayleigh, cioè la lastra piana
accelerata bruscamente. Trovare i suoi parametri di similitudine con il teorema del 7r di
Buckingham. Confrontare i parametri di similitudine con quelli ottenuù dall'equazione
differenziale e notare il suggerimento che questi danno per il raggiungimento della
soluzione analitica esatta.
@88-08- 9388 8. Similitudine e ordine di grandeu.a 243

8.13. Nell'esempio 8.3 le grandezze fisiche che influiscono sulla velocità di raffreddamento
del pollo sono
D[m] la sua taglia;
p[kg/ m3 ] la sua densità;
c[kJ/ kg °CJ il suo calore specifico;
k[w/m °CJ la sua conducibilità termica;
h [w/ m2 °C] il coefficiente di convezione del calore
(supposto infinito nell'esempio 8.3 ma non in questo caso);
T[Sj il tempo di permanenza nel tunnel.
Trovare i parametri di similitudine del problema, usando il teorema del 7r di Buckingham.

8.14. Un corpo immerso è progettato per muoversi nell'olio alla velocità di 2m/ s. Un modello
con dimensioni 1/8 del corpo viene fatto funzionare in acqua e produce una forza
resistente viscosa pari a Fd = 300 N.
Per l'olio P1 = 880 kg/ m3 , µ 1 = O, 082 Pa · s.
Per l'acqua pz = 998 kg/m 3 , µz = O, 082 Pa · s.
a. A quale velocità deve funzionare il modello?
b. Qual è la forza resistente viscosa sul corpo immerso?

8.15. Per spegnere gli incendi forestali, degli aeroplani opportunamente equipaggiati lasciano
cadere un corpo d'acqua sopra il fuoco. Nel cadere, l'acqua si divide in gocce sempre più
piccole. Quando queste gocce raggiungono una determinata grandezza, non si dividono
più. I dettagli di questo fenomeno vanno studiati per via sperimentale. Usando il teorema
del 7r di Buckingham, trovare i parametri di similitudine di questo fenomeno.

8.16. Un'ala di aeroplano viene controllata in una galJeria del vento, come mostrato in figura
P8.16. Lo scopo del test è quello di ricavare le forze resistenti viscose e quelle di
sollevamento applicate all'ala a diverse velocità di volo. Le forze resistenti sono quelle
che agiscono sull'ala nella direzione della velocità dell'aria che la colpisce, mentre le
forze di sollevamento agiscono nella direzione perpendicolare a questa velocità. Si
misurano queste forze su un modello. Tradurle nelle forze che agiranno sull'ala a
dimensioni reali.

8.17. Un modo di praticare buchi nella sabbia, per potervi piantare dei pilastri, è quello di
spingervi un tubo flessibile con acqua che scorre all'interno, come in figura P8.17.
Trovare i parametri di similitudine di questo metodo.
.
8.18. Durante l'uso, un serbatoio di carburante su una barca deve avere la superficie libera.
Con il rollio della barca, il movimento del carburante all'interno del serbatoio è piuttosto
complesso. Il carburante applica delle forze alla barca, che devono essere misurate spe-
rimentalmente, usando un modello. Trovare i parametri di similitudine per queste forze
sperimentali ed il modo di tradurle nelle forze che agiscono sulla barca a dimensioni
reali.

8.19. Il modello d'elica di una barca viene dapprima controllato in una galleria ad acqua, poi
viene montato su un modello di barca e poi controllato ancora. Trovare i parametri di
244 8. Similitudine e ordine di grandeua @ss-os- 9388

acqua

sabbia

supporto ,

Figura P8.16 Figura P8.17

similitudine per l'elica da sola e per quando è montata. Fonnulare la trasformazione dei
risultati sperimentali ottenuti con il modello nella prestazione dell'elica r~e.

8.20. Un pallone meteorologico ha un diametro di 2 me deve essere usato nell'aria a 20°C.


Per trovare la forz.a resistente viscosa, si è fatto un esperimento mantenendo una sfera di
O, 02 mdi diametro nell'acqua, che si muoveva ad una velocità di 10 m/s. Si è misurata
una forza resistente sulla sfera di 6, 5 N. Calcolare la velocità del vento che scorre sul
pallone, che corrisponda all'esperimento in acqua. Calcolare la forza resistente viscosa
sul pallone a questa velocità del vento.

8.21. In figura P8.21 è mostrata una macchina per la distinzione delle olive di diverso colore.
Le olive cadono davanti ad un occhio elettronico. Le olive nere proseguono la loro
traiettoria verso il basso; .quando passa un'oliva verde, un effusore emette un getto
d'aria che devia l'oliva verso un altro contenitore. E' necessario costruire un sistema
simile per olive che hanno dimensioni doppie di quelle trattate ora. Trovare le relazioni
tra i raggi del vecchio e del nuovo getto d'aria, tra le due velocità -e tra le distanze
percorse dalle olive verdi respinte.
8.22. Un modello di aliante è 1/ 10 dell'aliante a dimensioni reali. Il modello è collegato
con un cavo ad un'automobile, e ad una velocità di 140 km/ h la forza sul cavo è di
lOOON. Calcolare la velocità dell'aliante reale relativa a quella del modello e la potenza
impiegata da un aeroplano che traina l'aliante a quella velocità.

8.23. I cavi elettrici sono soggetti a sforzi a causa dei venti. L'effetto del vento può essere
rappresentato come una forza distribuita lungo il cavo, o può assumere la forma di
oscillazioni. Un modello di dimensioni ridotte ad 1/ 50 deve essere controllato in una
galleria del vento. Trovare i parametri di similitudine necessari.

8.24. Secondo il progetto, lo scafo nuovo di una barca deve essere lungo 100 m, mentre
il modello è lungo 3 m. Il modello viene controllato in un contenitore a rimorchio,
che può sopportare velocità di rimorchio fino a 2 m/ s. Si mantiene soltanto il numero
di Fronde per la similitudine, poiché non sarebbe pratico mantenere anche il numero
di Reynolds. In seguito si farà una correzione per tener conto dei diversi numeri di
@ss..os- 9388 8. Similitudine e ordine di grandeu.a 245

occhio I
elettronico
-CCC- - •
--~
~==")
J
I ',
. . deIle
traiettona
getto I \ oli_ve v~rdi
d'aria \, /

\\
olive
nere \

Figura P8.21
Macchina per la distinzione delle olive.

Reynolds. Calcolare la velocità della barca corrispondente alla velocità del modello cli
2 m/ s, e quali sono i numeri di Reynolds del modello e della barca a queste velocità.

8.25. Le dimensioni delle gocce di pioggia dipendono dalla velocità, dalla traiettoria percorsa
e dalla tensione superficiale dell'acqua. Trovare i parametri di similitudine per la deter-
minazione di questa dimensione.

8.26. Del petrolio grezzo fuoriesce dai pozzi misto a ciottoli, ghiaia e sabbia. Si suggerisce
di far scorrere il petrolio in serbatoi di assestamento, in cui la maggior parte di questo
materiale solido si deposita sul fondo. Negli studi sperimentali su questo tipo di serbatoi
si utilizza dell'acqua invece del petrolio, poiché l'acqua è trasparente e si può così vedere
il processo di assestamento, e anche perché il petrolio grezzo comporta la continua
pulizia degli strumenti. Trovare i parametri di similitudine. Supponendo cli aver avuto
un assestamento soddisfacente in acqua, assegnare i principali parametri di progetto per
il petrolio in funzione di quelli per l'acqua.

8.27. Una turbopompa che gira a 2000 rpm pesca in acqua a pressione atmosferica, con la
velocità di O, 010 m3 / s e la scarica a 200 000 Pa sopra la pressione atmosferica.
a. Se i giri al minuto della pompa aumentano a 3000, calcolare la portata e la pressione
di scarico per le quali le nuove condizioni di lavoro sono completamente simili alle
prime. Trascurare la dissipazione per effetto viscoso.
b. Trovare il rapporto tra le potenze necessario al funzionamento della pompa nei due
casi.•

5.28. Un bidone cilindrico completamente pieno d'acqua è posto su un piatto rotante. Il piatto
viene improvvisamente messo in rotazione, alla velocità di 2000 rpm. Dopo 30 secondi
l'acqua all' interno del bidone ruota con esso come un corpo rigido.
246 8. Similitudine e ordine di grandezza @ss.os. 9388

a. Calcolare il tempo necessario perché l'acqua raggiunga la rotazione di un corpo


solido se il bidone viene improvvisamente posto in rotazione a 3000 rpm.
b. Calcolare il tempo necessario perché l'acqua, in un bidone di dimensioni doppie
rispetto al primo, ruoti come un corpo rigido con le velocità di 2000 rpm e 3000 rpm.

8 .29. L'acqua del problema 8.28 è sostituita con della glìcerina. Calcolare i tempi per il nuovo
ed il vecchio cilindro, con le velocità di 2000 rpm e 3000 rpm.

8.30. Due fluidi scorrono in una camera cilindrica di miscela dove vengono mescolati a regime
stazionario da una ruota a pale che gira a 50 rivoluzioni al secondo, come mostrato in
figura P8.30. Si suggerisce di ridimensionare il procedimento per una quantità doppia di
liquidi mescolati. Poiché la miscela originaria è soddisfacente, è preferibile la similitu-
dine completa. Una proposta di progetto è quella di raddoppiare la sezione trasversale di
tutte le tubature e di mantenere l'altezza della camera cilindrica di miscela, aumentando
però il suo diametro di v'2. Un'altra proposta è quella di mantenere la vecchia struttura
ma di raddoppiare le portate nei tubi. Dire se queste proposte permettono di rispettare
la similitudine, e se è così, calcolare la dimensione ed il numero delle rivoluzioni della
ruota a pale.

8.31. Calcolare i parametri di similitudine per il colpo d'ariete descritto nell'esempio 4.10.

miscela

Figura P8.30
Miscelatore con ruota a pale.
CAPITOLO 9

CORRENTI CON ACCELERAZIONE


TRASCURABILE

~ termini non lineari del primo membro delle equazioni di Navier risultano dall'accelerazione
del fluido. Sappiamo già che questi termini contribuiscono molto alle difficoltà che si incon-
trano nella risoluzione delle equazioni. ln effetti, abbiamo potuto notare la relativa facilità con
cui si è ricavata la soluzione esatta nel capitolo 6 per le correnti a moto massimo, dove scom-
;>aiono questi termini non lineari. Poiché ora cerchiamo delle approssimazioni, già ottenute
dalla risoluzione di forme approssimate delle equazioni di Navier, la prima idea è quella di
eliminare i tennini che comportano le maggiori difficoltà, cioè i termini non lineari relativi
3ll' accelerazione.
La materia da noi trattata è la fluidodinamica, ed in questo contesto bisogna chiedersi se
esistano correnti reali in cui siano trascurabili i termini dell'accelerazione, e se esistono, come
1dentificarli. La risposta a queste domande è che esistono almeno due famiglie di correnti di
questo tipo: le correnti in spazi stretti e le correnti di scorrimento.

9.1. Correnti in spazi stretti


Consideriamo la corrente bidimensionale di un fluido incomprimibile nello stretto spazio tra
;!ue lastre, come mostrato in figura 9 .1. Per semplicità supponiamo che le lastre siano piane.
: risultati ottenuti con questa analisi si possono estendere ai casi in cui le lastre sono curve,
frnché lo spazio tra di esse è molto più piccolo del raggio di curvatura. È possibile estenderli
~che alle correnti tridimensionali, dove esiste anche una componente w della velocità Qui
~sentiamo i casi più semplici di correnti in spazi ristretti e limitiamo lanalisi alle correnti
:>idimensionali tra lastre piane. La lastra inferiore è fissata all'asse x mentre quella superiore
si può inclinare rispetto ad essa di un piccolo angolo a. Se la lastra superiore si sposta, il suo
::10to è limitato al suo stesso piano. Una corrente che scorre tra due lastre così disposte si dice
~rrente in uno spazio stretto quando

{J
L << 1, (9.1)
248 9. Correnti con accelerazione trascurabile @ss-os- 9388

X
- -- - - L - - - - - ---i
A B
Figura 9.1
Corrente in uno spazio stretto.

Definiamo u, la velocità media nella direzione x, nel seguente modo

u= ~ 1 {j

udy .

Per la conservazione della massa si ha

Perciò
(9.2)

L'equazione di continuità (5.21) stabilisce che

8u av
-8x =--
ay .
Tenendo conto dell' equazione (9.2) si ha così

~ ~ lu;J (9.3)

Le condizioni al contorno per v su entrambe le lastre sono

v =O per y =O eper y=o.

Il valore massimo che lvi può raggiungere, vicino al centro dello spazio tra le lastre, è ap-
prossimativamente

lvlmax =
o
2
fJv
ay J
ua
~ 2 <<lui . (9.4)

La componente y della velocità può essere trascurata se paragonata alla componente x. Inoltre,
per la lastra superiore, in movimento o stazionaria, si ha

8u u
~-

~ o'
(9.5)
é)y
@88- os- 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 249

e con l'equazione (9.2)


8u
ax {J
(9.6)
8u ~a< L <<l.
8y
La derivata in x di u è trascurabile se paragonata alla derivata in y.
Dunque la forma approssimata delle equazioni di Navier per correnti bidimensionali tra
spazi stretti diventa

(9.7)

9.2. La teoria di Reynolds della lubrificazione


Un'applicazione importante delle correnti in spazi stretti, per le quali si trascurano i termini
dell'accelerazione, è la teoria di Reynolds della lubrificazione. Questa teoria permette di
ricavare le forze che compaiono nei cuscinetti e su altre superfici di scorrimento lubrificate,
nell'ipotesi implicita che si possano effettivamente trascurare le forze derivanti dall'accelera-
.
z1one.

Figura 9.2
Corrente in un cuscinetto.

Consideriamo la corrente bidimensionale a regime stazionario tra due lastre, mostrata in figura
9.2. L'equazione della quantità di moto nella direzione x corrisponde all'equazione (9.7), che
sembra proprio quella di una corrente a moto massimo*. Se la lastra superiore si muove a
velocità U, l'equazione (9.7) ha la soluzione [si veda la corrente di taglio con gradiente di
pressione, eq. (6.24)]
1
u = 2µ
(dP) y
dx y(y - h(x)J + U h(x) . (9.8)

* L'equazione (9.8) è una soluzione con h(x) che varia molto lentamente, il che giustifica
8 2u/8x 2 =o
250 9. Correnti con accelerazione trascurabile @88-08- 9388

Assumendo w =O (per un cuscinetto molto largo), la portata in massa tra le lastre si conserva:

m =
1 0
h(x)
pudy =
1
2
pUh(x) - l~µ
(dP) 3
dx h (x) = cost = 2
1
pUh 0 (9.9)

da cui
dP = 6 Uh -ho (9.10)
dx µ h3
La lastra inferiore di figura 9.2 è inclinata rispetto all'orizzontale di un angolo

a: ""dh
-- -dx·

Possiamo dunque scrivere


dP dP dh dP
= - · - = a- -
dx dh dx dh '
che può essere sostituita nell'equazione (9.10) per arrivare a
dP _ U. h-ho
6
dh - µa h3 (9.11)

Per integrazione si ottiene


P = 6µ"!!_
(l'
(-.! + ho ]
h 2h2
..i..
I
B

e ho e B devono soddisfare le condizioni al contorno

P = Po
Questo si verifica ponendo 2/ho = 1/h1 + 1/h2 . Quindi
p _ R _ U (h - h1)(h - h2)
6
o - µO' (h1 + h2)h2 .
(9.12)

La portata in massa si ricava dall'equazione (9.9):

(9.13)

La forza di sollevamento L per unità di larghezza che agisce sulla lastra superiore è

L= 1x
X1
2
(P - Po) dx =
O' lh1
2
..!_ fh (P - Po) dh
(9.14)
ln ~] = 6µUL
2
= 6 !!_2 [2(h2 - h1 ) - [lnk _ 2(k - 1)]
µ a: h1 + h2 h1 (k - l) 2 h~ k+1 ,

dove k = h1 /h2 > l, L = x2 - x 1 = ~ (~ - h 1 ). La forza resistente viscosa D per unità di


larghezza che agisce sulla lastra superiore è

D=
1
x1
Xz µ (du)
-
dy y= h
dx= 1" [I
ht
2
dP u dh=µ-u
-h-+µ--
2 dh a
1]
h a
1hhi
2
[ 3 h - 2ho
h
+- 1]
h
dh .
@ss-os- 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 251

Dunque
D = 2µUL [zlnk _ 3(k - 1)) . (9.15)
(k-l )h2 k+l
Per ricavare la massima forza di sollevamento si impone dL/ dk = O, da cui si ottiene

k = 2, 2 ,

che corrisponde a

L = 0,4µUR, D = l,2µUR, D/ L = 3/ R , (9.16)

dove

Esempio 9.1
La figura 9.3 mostra un disco rotante con un lettore magnetico mobile. La velocità lineare
del disco in corrispondenza del lettore è di 60 m/ s. La larghezza della piastra del lettore è
L = O, 02 m ed il peso che deve sopportare è di 5 g/ cm in direzione radiale. Il braccio del
lettore è posto ad un angolo a quando è sollevato nella posizione più alta, altrimenti è libero
di muoversi, e cioè di assumere una posizione corrispondente alle altezze h1 e h2· L' intero
sistema è immerso in azoto a 300 K. Trovare h 1 , h2 e a. Calcolare la forza resistente viscosa
che agisce sul lettore.

Figura 9.3
Disco rotante e lettore magnetico.

Soluzione
La forza di sollevamento necessaria a sostenere un peso di 5 g/ cm è

L = 5 x io-3 x 9, 81 = 4 905 N/ m .
io- 2 '
Per il sollevamento massimo si ha
h1
k =hz= 2, 2
h1 - h2 - h2(k - 1) - 1 2h2 -
L - L - , L - tana .
252 9. Correnti con accelerazione trascurabile @88-08- 9388

Per l'azoto a 300 K si haµ = 17, 84 x 10-6 kg/ m · s. Dall'equazione (9.14) per la forza di
sollevamento si ricava lvi:

L = ~ 6µ,U L2
~ k- 1
[in k - 2kk -+ 1]l
da cui

4 905
= ~6 X 17, 84 X 10- 6 X 60 X 0, 022 [ln 2 2 _ 2 X 1, 2] = 8 , 23 X 10-
8

• h 22 1' 2 ' 3' 2 h 22


Dunque
h2 = 1,3 x 10- 4 m=O,13 mm,
hi = kh2 = 0,286mm ,
0 1
<.l:' = O 26, 8 = O, 0078 radianti .

La forza resistente si ricava dall'equazione (9.15):

D= 2µUL [2 lnk _ 3(k - 1)]


(k-l)h2 k+ 1
6
= 2 X 17, 84 X 10- X 60 X 0, 02 [ 2 ln 2 2 _ 3 X 1,2] = Q 124 N/ m.
l , 2x (l,3xl0- 4 ) ' 3, 2 '

9.3. Correnti di scorrimento


Non abbiamo ancora trovato le forme approssimate delle equazioni di Navier, in cui si trascu-
rano i termini non lineari. Poiché questi termini, da cui derivano le complicazioni, sono non
lineari nella velocità, vengono forzati a diventare molto piccoli quando le velocità diminuisco-
no. Da qui il nome di correnti di scorrimento. Questo concetto viene espresso in maniera più
esatta con l'uso del numero di Reynolds.
Il numero di Reynolds, Re = V L / v, può diventare piccolo perchè è piccola la velocità
caratteristica V, oppure per un basso valore della lunghezza caratteristica L, o per un alto
valore della viscosità cinematica v. Naturalmente, è la combinazione V L/v che determina la
grandezza di Re. Comunque, se si osserva la costante di tempo n = L/rV ed il numero di
Eulero Eu = 7r/ p V 2 , scegliamo la soluzione per la quale Re è piccolo per un basso valore di
V, essendo perciò implicito che ne Eu non sono necessariamente piccoli. L'equazione (8.14)
moltiplicata per Re diventa

(9.17)

Per valori non troppo bassi di Re· n = L 2 / vr e Eu ·Re= n · L/ µV, i termini inerziali nelle
parentesi quadre vengono trascurati e l'equazione prende la forma

(9.18)
@88-08- 9388 9. Correnri con accelerazione trascurabile 253

con due equazioni analoghe per le componenti y e z delle equazioni della quantità di moto.
Supponendo che la corrente sia incomprimibile, l'equazione di continuità (8.11) rimane la
stessa. Entrambe le equazioni sono scritte nella loro forma vettoriale:

V·q =O, (9.19)


oq
r2- = - Eu'Vp - -
1
V X V X q . (9.20)
8t Re
Le correnti descritte dalle equazioni (9.19) e (9.20) sono dette correnti di scorrimento di
Stokes. Le equazioni sono lineari e hanno alcune proprietà che sono utili in generale per la
loro risoluzione. Consideriamo la divergenza dell'equazione (9.20). Il termine a primo membro
diventa:

perché \7 · q = O, come risulta dall'equazione (9.19). Il secondo tennine diventa invece

\7 · (\7 X \7 X q ) = \7 · (\7 X (\7 X q )) = 0 ;

Questo termine si annulla perché la divergenz.a di un rotore di qualunque vettore è identicamente


nulla L'unico termine che rimane dell'equazione (9.20) è

(9.21)

Quindi la pressione delle correnti di scorrimento è una funzione armonica, cioè soddisfa
l'equazione di Laplace.
L'equazione (9.21) non è utile come potrebbe sembrare perché le condizioni al contorno
in funzione di p non sono sempre note; questa equazione, tuttavia, viene usata in molti casi.
Per correnti indipendenti dal tempo una forma generale alternativa si può ricavare dal
rotore dell'equazione (9.20). Poiché V x (Vp) =O per qualunque scalare p, ne risulta

Vx\7x\7xq =O . (9.22)

L'equazione (9.22) è particolannente utile per le correnti in cui la direzione del vettore \7 x q
è nota a priori, come ad esempio per le correnti bidimensionali e asimmetriche.

9.4. Correnti bidimensionali


Per le correnti bidimensionali con vettore velocità q = iu + j 11 si ha

'v
7 X Q= ( Ia + J-. a ) X eI·U + JV
· - . )= k ( -fJv - -8u)
fJx fJy fJx 8y

Considerando il rotore di \7 x q si ottiene

\7 X (\7 X q) = .8(8v8x
I-
fJy
- -
&u) -J.-fJ (fJv
-
fJy
- -
8x fJx
8u)
-
8y '
254 9. Correnti con accelerazione trascurabile @ti8-08- 9388

ed il rotore finale è

\l X [V' X (V' X q)l = k ( 8y2


02
+ 8x2
02 ) (f)v8x - ()u)
8y )

Quindi, per correnti bidimensionali in coordinate rettangolari, l'equazione (9.22) diventa:

_8 2 + 8 2
( f)y2 8x2
) (~ _
8y
!!!!.) _
ax - 0 .
(9.23)

con la funzione di flusso bidimensionale definita dall'equazione (5.57)

87f; 81/;
u=- V = OX . (5.57)
8y'

L'equazione (9.23) può essere riscritta in funzi one di 7f; come segue

()2 ()2 ) (827/J 827/J ) {9.24)


( 8x 2 + 8y2 fJx2 + 8y2 = O

ovvero
(9.25)
L'equazione (9.25) talvolta viene scritta come
2
82 82 )
V'47/J = ( ax2 + 8y2 'I/; = O , {9.26)

che significa che l'operatore racchiuso tra parentesi deve essere applicato due volte in sequenza.
La funzione di flusso 'I/; è dunque biarmonica.

9.5. Correnti a simmetria assiale


Una delle più importanti correnti di scorrimento è quella che ha luogo attorno ad una sfera. Per
trattare questo caso in maniera efficace dobbiamo estendere il concetto di funzione di flusso,
introdotto nel capitolo 5 per correnti bidimensionali, a correnti a simmetria assiale.
Un flusso è definito a simmetria assiale quando nella sua descrizione in coordinate polari
(z , r, 8) non compare la velocità qe e non vi è dipendenza dalla coordinata e. Una corrente
di questo tipo può essere descritta nel piano e = O, con il vettore velocità e le linee di flusso
giacenti su questo stesso piano, come mostrato in figura 9.4. Inoltre, i piani O = C, ottenuti
con la rotazione del piano 8 = 0 attorno all' asse Z , mostra una distribuzione di linee di
flusso identica a quella del piano e = o. Questo viene perciò detto il piano rappresentativo
della corrente a simmetria assiale. La figura 9.4 illustra questo piano rappresentativo, con
quattro linee di flusso, indicate con le lettere A , B , C, D . Le linee di flusso in questo piano
· sono anche le linee di intersezione delle superfici di flusso con il piano rappresentativo, in
maniera analoga a quella delle correnti bidimensionali. In questo caso però queste superfici
di flusso sono realmente tubi di flusso a sezione circolare ottenuti dalla rotazione dell'intera
@ss-os. 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 255

figura attorno all'asse z . Ciascuna linea di flusso può ora essere associata ad un numero che
indica la portata in massa all' interno del corrispondente tubo di flusso. La corrente numero
zero è naturalmente associata all' asse z che, nelle correnti a simmetria assiale, è sempre una
linea di flusso. Questi numeri, che misurano la portata in massa all'interno dei tubi di flusso,
rappresentano quelle che vengono dene le funzioni di flusso di Stokes o, se non vi è possibilità
di confonderle con le funzi oni di flusso bidimensionali, semplicemente funzioni di flusso.
Come abbiamo già fatto per il caso bidimensionale, poniamo 1/Jv = 'l/Jc +d'lf;. La sezione
trasversale disponibile per Qz è in questo caso 21fr dr , e quella per Qr è -2r.r dz. Perciò

d'l/J = (2r.rdr)(qzp) = (- 21frdz)(qr p),


da cui segue
1 {)'ljJ 1 {)'ljJ
QzP = 21fr ar ' QrP = - - · (9.27)
2r.r 8z

r D

I ~
_7 __-i_ _______ :
-dz
lqr P ( r,z )
B

z
Figura 9.4
Piano rappresentativo a simmetria a~siale e linee di flusso.

)le] piano rappresentativo compaiono anche le coordinate sferiche (R, <I>, 8), ovviamente
indipendenti da(}. Usando queste coordinate con

'1/JB = 'l/J .4 + d'!f; ,


si ottiene
d'I/; = (27rr Rd</>)(qRp) = (27rR2 sin </> d<P) (qnp)
= (27rrdR)(-qq,p) = (2r.Rsin </> dR) (-qq,p) ,
1a cui deriva

1 ({)"") (9.2
qRP = 27r R 2 sin</> a</> R '
256 9. Correnti con accelerazione trascurabile @88-08- 9388

Come nel caso bidimensionale, p viene ignorato per le correnti incomprimibili. Anche il
fattore 1/27r delle equazioni (9.27) e (9.28) talvolta viene trascurato, e nel considerare i calcoli
numerici bisogna sempre controllare se sia stato eliminato oppure no.
Naturalmente la funz.ione di Stokes deve soddisfare identicamente anche l'equazione
di continuità. È importante ricordare che l'uso delle funzioni di flusso implica la validità
dell'equazione di continuità.
Le considerazioni svolte finora sulla funzione di Stokes sono generali e non limitate alle
correnti di scorrimento.
Torniamo ora a alle correnti di scorrimento a simmetria assiale. Usando le coordinate
cilindriche, con q9 = O, si ottiene

(9.29)

Sostituendo queste due espressioni nell'equazione (9.28) si ricava l'equivalente a simmetria


assiale della (9.26):

(9.30)

che comunque non è l'equazjone biarmonica.


Analogamente, usando le coordinate sferiche per le correnti a simmetria assiale:

1 81/J 1 81/J
q<? = - Rsin </> 8R ' (9.31)
qR = R2 sin </> 8</> '

si ottiene
2 2
8 sin </> 8 ( 1 8 )] (9.32)
[ 8R + R 2 8</> sin </> fi4,
2 1/J = O.
Si noti ancora una volta che le equazioni (9.30) e (9.32) sono lineari e sono ben noti i metodi
per la loro risoluzione.

9.6. Corrente di Stokes attorno ad una sfera


In figura 9.5 vediamo una sfera stazionaria posta in una corrente parallela. Il raggio di questa
sfera è a ed il suo centro viene scelto coincidente con l' origine del sistema di coordinate.
Attorno alla sfera esiste il campo di moto di una corrente di scorrimento, e la velocità lontano
dalla sfera soddisfa le relazioni

qz = U00 = cost , q = k qz.

'
E conveniente applicare le coordinate sferiche a questa configurazione; la funzione di Stokes
è legata al vettore velocità dall'equazione (9.31):

1 fJ1h 1 01/J
qR = R2 Slll
. ©• U!l~
lJJ
• q~ = - Rsin </> 8R · (9.31)
' '
'
- -- --- - - - - - -

@88-08- 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 257

uoo
z

Figura 9.5
Corrente di scorrimento attorno ad una sfera.

L'equazione differenziale per la funzione di flusso è ora la (9.32):

2
a
[ 2
2
sind> a( i 8 )] (9.32)
8R + R 2• 8</> sin </> 8</> 1f; = O ·

Questa equazione è del quarto ordine, perciò devono essere soddisfatte quattro condizioni al
contorno: le due componenti di velocità, qr e q,p. si devono annullare sulla sfera e devono
diventare le componenti di velocità della corrente parallela indisturbata lontano dalla sfera.
Deve dunque essere

Qn =
1 8'1j;
R2 sin ef> 8</> =O ' ~=0 per R=a,
8</> (9.33)
~
1 8'1};
q,p = - Rsin </> 8R=O ' 8R
= 0 per R=a,

e poiché la corrente parallela indisturbata è proprio

allora
1 8'1j;
qn = U00 cos </> = R 2 sin <f> o<fJ per R - oo ,
u . ,+. 1 8'if;
per R - oo,
qq, = ooSlll'f' = Rsin</>8R

da cui
per
(9.34)
per R - oo .
258 9. Correnti con accelerazione trascurabile @ss-08- 9s8s

L'equazione (9.34), che vale per grandi valori di R, può essere integrata per ottenere

7f; = ~U
00 R2 sin 2 </> .

Questo risultato può essere valido per qualunque </>, e si è tentati di provare

7f; = f (R) sin2 </> per ogniR .


.
Sostituendo nell' equazione (9.32) si ricava
2
d2 2 )
( dR2 - R2 f (R) = O ' (9.35)

che è omogenea in R e in dR e quindi può avere una soluzione nella forma di polinomio.
Infatti, l'equazione (9.35) è soddisfatta da

f(R) = ~ + BR + CR2 + DR4 .


Dall'integrazione dell'equazione (9.34) per R-+ oo si ricava f(R) = ~U00 R2 ; perciò

D=O e C= Uoo
?
~ '

e, per R -+ oo, A e B non influiscono suIJa velocità. Dunque la funzione di flusso diventa:

7f; = (~ .+ BR+ ~U00R2 ) sin2 </> . (9.36)

L'equazione (9.36) deve essere soddisfatta per R =a. Quindi

A 1
- +Ba+ -U00 a 2 =O
a 2
A
- - B-U00 a=O
a2
da cui
1 3
A= 4lf00 a
3
B = --U a
4 00 '

ed infine

(9.37)

(9.38)

(9.39)
@ss.os- 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 259

Possiamo ora procedere nel calcolo della pressione. Scriviamo ancora l'equazione (9.20) in
forma dimensionale per il nostro caso

0 = - \Jp - µ\J X \J X q , (9.40)

e l'espressione per la velocità data dalle equazioni (9.38)-(9.39) è usata per calcolare

3 U00 a . )
\1 x q = eq, ( R 2 sm ef>
2

e
3 Uooa ( . ef>)
'1 x '1 x q = 2 R3 eR2 cos ef> + e</>+ eq, sin
Sostituendo nell'equazione (9.40) si ottengono le due componenti

(9.41)

e per integrazione si arriva a


(9.42)

Figura 9.6
Forze su una sfera.

Per calcolare la resistenza sulla sfera, si noti che a causa della simmetria la forza resistente
viscosa FD sulla sfera agisce soltanto nella direzione z. Consideriamo le forze applicate allo
strato differenziale mostrato in figura 9.6: S è uno sforzo tangenziale e p è la pressione
(normale). Quindi
dFD = {2?rasin ef>)adef>[S sinef> - p coscf>]R=a, (9.43)
260 9. Correnti con accelerazione trascurabile @88-08- 9388

dove p è dato dall'equazione (9.42) e S si ricava da

S = -µ ( oq,p) (
=µ 3 4A - 2B) . = --3 µU= sin</>.
s1n</J . (9.44)
oR R=a R R R=a 2 a

Perciò
dFD = -3µU007ra(sin 2 <P + cos 2 <P) sin</>d<P = - 3µ,U00a7rsin <f>d</>
e la forza resistente viscosa PD si ottiene dalla seguente relazione:

(9.45)

Il caso appena risolto è quello di un fluido che scorre a regime stazionario attorno ad una sfera
fissa. Il trasferimento dei ris ultati al caso in cui la massa del fluido è stazionaria mentre la
sfera si muove ad una velocità costante - U00 si ottiene con una semplice trasformazione di
coordinate.
La forza resistente viscosa data dall' equazione (9.45) coincide con il contributo idrodi-
namico. In presenza di forze di massa, come ad esempio la gravità, e quando la densità p'
della sfera è diversa dalla densità p del fluido, esiste un'ulteriore forza idrostatica

FB 4 3 g( p -
= -7ra p' ) (9.46)
3
dovuta alla spinta d'Archimede. La forza netta che ora agisce sulla sfera è la somma

(9.47)

Consideriamo ora una piccola sfera lasciata cadere in un fluido a riposo. La somma delle forze
che agiscono sulla sfera all'inizio è diversa da zero. Per la seconda legge di Newton del moto
la sfera deve accelerare. Il termine F 8 nell' equazione (9.47) rimane lo stesso, mentre PD, che
contrasta F 8 , aumenta con il crescere della velocità. In questo modo la forza netta FN alla
fine si annulla. Si dice allora che la sfera ha raggiunto la sua velocità limite di affondata, che
diventa
4 7ra3 g(p' - p) 2 a 2 g(p - p')
Ut = - - = - - --'"----'- (9.48)
3 67rµa 9 µ,
da cui
2 a,2g I
µ = 9 Ut (p - P ) . (9.49)

I risultati appena ricavati sono verificati sperimentalmente per

(9.50)

L'equazione (9.49) può essere impiegata per ricavare la viscosità di un fluido dalle misure
sperimentali della velocità limite di affondata di una sfera lasciata cadere al suo interno.
@88-08- 9S88 9. Correnti con accelerazione trascurabile 261

Esempio 9.2
a. La viscosità dell'inchiostro da stampa è approssimativamenteµ = 3, Okg/m · s. Dev.ono
essere misurati i valori esatti della viscosità, e si suggerisce di far cadere delle palle di vetro
nell'inchiostro e di misurare le loro velocità limite di affondata. Le densità dell'inchiostro
da stampa e del vetro sono 1000 e 2000 kg/m 3 rispettivamente. Trovare le dimensioni
delle palle da usare.
b. Sono state ordinate delle palJe di raggio a = 1, O cm, ed in un esperimento si è mi-
surata una velocità limite di 12 cm/s. Calcolare la viscosità dell'inchiostro impiegato
nell'esperimento.

Soluzione
a. Le equazioni ricavate per le correnti di scorrimento di Stokes sono valide per

questo implica che la velocità non dovrebbe superare

µ 0,5 X 3 3
Ut = O, 5 p = = 1, 5 x 10- m/ s .
1000

D'altra parte dall'equazione (9 .48):

Ut -- -2a2g l(p - p')I -- -2 a2 x 9, 81 x 1000 -- 726 , 67a2 .


9 µ 9 3

Quindi
726 , 67a3 = 1, 5 x 10- 3 ,
e si trova che il raggio massimo della sfera è

a 3 = 2,06 X 10- 6 , a= 1, 273 x 10- 2 m = 1, 27 cm.

b. Dall'equazione (9.49) si ha

2a2 g 2 10- 4 x9,81


µ =- U l(p - p')I = x x1000=1,817kg/m·s.
9 t 9 0 ,12

Esempio 9.3
Dalla ciminiera di un cementificio fuoriescono piccole particelle di polvere. Le particelle
sono approssimativamente sferiche, con raggi nell'intervallo 10-5 -10- 7 m. La densità delle
particelle è di 1000-2000 kg/m3 . La viscosità dell'aria è µ = 15 x 10- 6 kg/ m · s e la sua
densità è di 1, 2 kg/m3 . Calcolare il tempo necessario perché le particelle raggiungano terra.
262 9. Correnti con accelerazione trascurabile @ss-os- 9388

Soluzione
Secondo l'equazione (9.48):

Ut = 2 a2 g lP - p'I ~ 2 2
a x 9 , 81 P = 145333a2 p.
9 µ 9 15 X 10 - 6

Per a= 10- 5 m con p = 2000 kg/ m3 si ottiene


Ut = O, 029 m/s = 29 mm/s.

Per a= 10-6 m con p = 1000 kg/ m3 si ottiene


Ut = 1, 45 x 10- 3 m/ s = O, 145 mm/ s.

Per a= 10-7 m con p = 1000 kg/ m3 si ottiene


Ut = 1, 45 x 10-6 m/s = 1, 45 x 10- 3 mm/s.

Per una cimjniera alta 30 m, le particelle con a = 10- 5 m arriveranno a terra in

30
o, 029 = 1034 s = 35 min·,

le particelle con a = 10- 6 m arriveranno a terra in

- 30
-0, 145 . . .,. = 2 X 10°- S = 58 h·'
-X -l0-3

le particelle con a= 10- 7 m arriveranno a terra in

30 7
O, X _ = 2 X 10 S= 240 d.
145 10 6

In realtà le particelle con a = 10-6 m arriveranno affatto a terra a causa della gravità, poiché
il vento ed i movimenti dell'aria dovuti a convezione termica sono molto più veloci che le
velocità verso terra dovute alla gravità.

9.7. Correnti di Stokes attorno ad un cilindro


La figura 9.7 rappresenta un cilindro stazjonario posto in una corrente parallela biilimensionale.
Il raggio del cilindro è a ed il suo centro è scelto in coincidenza dell'origine del sistema di
coordinate. Questa corrente sembra essere l'analogo bidimensionale della corrente attorno ad
una sfera, e vogliamo verificare se è effettivamente così.
Il sistema di coordinate più opportuno per descrivere questa corrente è quello cilindrico. Le
relazioni tra la velocità e la funzione di flusso sono date dall'equazione (5.58):

1 f}i/J
Qr = r f)(} , {5.58)
@s8-os. 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 263

Uoo
e
X

Figura 9.7
Corrente di scorrimento bidimensionale attorno ad un cilindro.

L'equazione differenziale soddisfatta da questa funzione di flusso è l'equazione (9.26), che in


coordinate cilindriche diventa:

(9.51)

Le condizioni al contorno sul cilindro sono

01/;
Q8 = - - =0 per r = a. (9.52)
Or
La corrente parallela indisturbata è

q = e,,.q,,. + eoqo = Uoo [er cose - eo sin e]

e le altre due condizioni al contorno sono poste in modo che per valori molto grandi di r

q - iUoo .

Perciò
81/J
ae = U00 rcos8,
(9.53)
: = U=sin B per r grande.

Con procedimento analogo a quello adottato per la corrente attorno alla sfera, lequazione
9.53) può essere integrata per ottenere

1/J = Uoorsin e ,

e. ancora, si è tentati di provare con


.
'i/; = f(r) sin() per ogru r.
264 9. Correnti con accelerazione trascurabile @ss-os- 9sss

Sostituendo nell'equazione (9.51) si ottiene

[.!_~ (r~)- 2-]


2
f =O , {9.54)
r dr dr r2

che è analoga all'equazione (9.35). Applicando i comuni metodi per le equazioni differenziali
ordinarie si ricava
f (r ) = Ar3 + Br ( lnr - ~) + Cr + Dr
e
3
'ljJ = [ Ar + Br ( ln r - ~) + Cr + Dr] sin 8 . (9.55)

Si potrebbe ora tentare di procedere nella maniera già provata per la corrente attorno alla sfera,
cioè applicando all'equazione (9.55) le condizioni al contorno date dall'equazione (9.53) per
r - t oo. In questo modo risulterebbe A = O, B =O, C = U00 , e rimarrebbe una sola costante,
D, a soddisfare le condizioni al contorno sulla superficie del cilindro. Infatti, applicando
l'equazione (9.52) si avrebbero due equazioni contradditorie:

D = a2 e D = -a2 .

Cosl non si otterrebbe alcuna soluzione.


' Questo risultato è noto come paradosso di Stokes. Si incontrano difficoltà matematiche di
questo tipo in qualche altro problema bidimensionale della fisica matematica in cui si impon-
gono condizioni al contorno all'infinito, ad esempio per la risoluzione del campo di temperatura
al di fuori di un cilindro isotermico assegnato. Una volta riconosciuto che il paradosso è as-
sociato con la combinazione della bidimensionalità e delle condizioni al contorno all'infinito,
si è tracciata una strada per la risoluzione del campo di moto.
In nessun modo si può intervenire sulla bidimensionalità del cilindro. Se si modifica
questa caratteristica, non si arriva alla soluzione del problema. Ma allora le condizioni al
contorno dell'equazione (9.53) possono essere soddisfatte per grandi valori dir, ad esempio
per r = b < oo, invece che all'infinito. Questo tipo di approccio pennette di arrivare alla
soluzione. Nell'esempio seguente si approfondiscono i dettagli.

Esempio 9.4
Completare la soluzione della corrente di Stokes attorno al cilindro, con le condizioni al
contorno date dall'equazione (9.53), soddisfatte per un R finito, cioè per r = R, oo > R > a.
Trovare le espressioni delle velocità.

Soluzione
E' utile riscrivere la soluzione generale nella forma dell'equazione (9.55), e le condizioni al
contorno (9.48) e (9.53), in forma adimensionale, usando a come lunghezza caratteristica e
U00 come velocità caratteristica. Le equazioni adimensionali diventano
@ss-oS- 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 265

dover ora è adimensionale e A, B , C, D sono cli conseguenza modificati, e

1 8'1/l 8'1/l
q,. = r oB = O ' qe =- 8r =O per r = 1,
8'1/l = 1 x r x cos B = R cos B e
08
81/J ·o = sin
·e
or = i X Sin per r-R
- ,

dove ora R è misurato in unità di raggio del cilindro, cioè R è un numero che indica di quanti
raggi del cilindro consiste !a distanza dal centro del cilindro per la quale è soddisfatta questa
equazione (ad esempio ad una distanza cli 100 raggi). Le condizioni al contorno per r = 1,
sostituite nella soluzione generale, portano a

1
A- -B +C + D = O (i)
2 '
1
3A + B +C - D = O. (ii)
2
Le condizioni al contorno per r = R portano a

AR3 + BR(lnR - ~)+OR + ~ = R , (iii)

2
3AR + B (1n R + ~) + e - ~ = 1. (iv)

Questo sistema di quattro equazioni lineari algebriche si risolve per eliminazione, e i risultati
sono:
-1 R2 + 1 . 1 R2
A = 2G(R) ' B = G(R) ' C = G(R) ' D = 2G(R)'
con
G(R) = (R2 + 1) lnR - (R2 -1)
Naturalmente, R è molto grande, e per R 2 >> 1 si può ricavare una approssimazione cli G(R)
da
G(R) r:::; H(R) = R 2 lnR - R2 = R 2 (ln R - 1).
Le espressioni per le componenti della velocità adimensionale sono le seguenti:
2
1 8'1/J [ 1 2 2 ( 1) R ] cos 8
Qr =-;.ae = - 2r +(R +1) lnr - 2 + 1+2r2 G(R) '
2
Qe = -
&r/J
or = [- 32r + 2 2 1)
(R + 1) ( lnr + 2 R ]
+ 1 - "7f sin B
G(R)

Thempio 9.5
Per un cilindro di raggio a = O, 01 m posto in una corrente parallela indisturbata con U00 =
:. 1 m/s, calcolare le velocità quando le condizioni al contorno "all'infinito" sono soddi.sf.,---:
266 9. Correnti con accelerazione trascurabile @ss.us- 9388

a. Ad una distanza di 1 m dal centro del cilindro, cioè a r = R = 100.


b. Ad una distanza di 2 m, cioè a r = R = 200.

Soluzione
Il raggio adimensionale r in questo caso è misurato in unità di a (v. esempio 9.4), che risulta
di 1 cm. Di conseguenza, per il punto a. R = 100 e per il punto b. R = 200.
a. Con riferimento all'esempio 9.4:
R = 100, G(R) = 36057, 3 , H (R) = 36 051, 7 ,

- [ r.: 2 1 10000] coso


qr- -0,or +lOOOl(lnr- )+1+ r G(R) ,
2 2 2
2 1 10000 ] sinO
qo = [ -1 ,5r + lOOOl{lnr -+ ) + 1- r 2 G(R).
2

b. R = 200, G(R) = 171939, H(R) = 171933 ,

2 1 40000] coso
qr = [ -0, 5r +40001 (lnr - ) + 1 + r G(R),
2 2 2
~ 2 1 40000] sinO
q9= [ - l , :>r +4000l (lnr+2 ) +l- r 2 G(R).

I risultati del punto a. possono essere riscritti come

qr = Fr,1oo(r) cosB,
qe = Fe,100 sin B .

mentre quelli del punto b. possono essere riscritti come

qr = Fr,200 (r) COS B ,


qe = Fo,200 sin B .

dove Fr e Fe sono le espressioni nelle parentesi quadre divise per G(R). Alcuni valori di Fr
e Fe sono riportati nella tabella 9 .1.

Tabella 9.1
Dipendenza della velocità da r nelle correnti di Stokes attorno ad un cilindro.
r I 2 4 8 16 32 64 100
Fr,100 o 0,088 0,254 0,439 0,627 0,809 0,908 1,000
Fo,100 o 0,296 0,514 0,711 0,897 1,057 1,122 1,000
Fr,200 o 0,074 0,213 0,369 0,528 0,687 0,839 0,926
Fe,200 o 0,248 0,431 0,598 0,759 0,914 1,048 1,100

'
E istruttivo notare che nonostante R = 100 e R = 200 sembrino essere molto lontano dal
cilindro, le differenze tra le due correnti corrispondenti sono piuttosto significative. Perciò è
@s11-os- 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 267

consigliabile scegliere un valore di R opportuno, in modo da soddisfare condizioni al contorno


il più possibile vicine al caso fisico reale.

Bibliografia
J. Happel e H. Brenner, Low Reynolds Number Hydrodynamics with Special Application to
Particulate Media, Prentice-Hall, Englewood Cliffs, NJ, 1965.
W.F. Hughes, An Jntroduction to Vìscous Flow, Hernisphere, Washington, DC, 1979, cap. 3.

H. Lamb, Hydrodyna1nics, Dover, New York, 1945.

D. Pincus e B. Sternlicht, Theory of Hydrodynamic Lubrication, McGraw-Hill, New York,


1961 .

Problemi
9 .1. Un palloncino sferico pieno di idrogeno vola via dalle mani di un bambino. Il raggio
del palloncino è di O, 2 m, la densità dell'aria è di 1, 18 kg/ m 3 e la sua viscosità è di
2 x 10- 5 kg/ m · s. Calcolare la velocità limite di affondata del palloncino. Trovare il
numero di Reynolds a questa velocità limite, e decidere se la corrente è di scorrimento.

9.2. Una sfera di rame ha un raggio di 5 mm e densità 8700 kg/ m 3 . La sfera viene lasciata
cadere in un serbatoio pieno di un fluido la cui densità è di 833 kg/ m 3 . La sfera scende
ad una velocità costante di 10 cm/s. Trovare il valore del numero di Reynolds alla
velocità limite di affondata. Calcolare la viscosità del fluido.

9.3. Per l'irrorazione delle colture si impiega un aeroplano che vola ad un'altezza di 5 m.
Le particelle solide di polvere insetticida sono approssimativamente sferiche con un
diametro d = 10-2 cm e una densità di 2000 kg/ m 3 . Stimare il tempo necessario alle
particelle di polvere per cadere a terra
Il più vicino centro abitato è a 1 km dal campo irrorato. A quale velocità del vento, se
è diretto dal campo verso la città, si deve interrompere l'irrorazione? ·

9.4. Delle particelle di polvere hanno approssimativamente la densità dell'acqua. Calcolare


il diametro delle particelle che hanno una velocità limite di affondata nell' aria di
a. 1 m/ s, b. O, 1 m/ s, c. O, 01 m/ s, c. O, 001 m/ s.
Calcolare il numero di Reynolds approssimato per ciascun caso. La semplice formula
di Stokes è valida in ciascuno di questi casi?

9.5. Applicare le condizioni al contorno date dall'equazione (9.53) per r = R = 300 e


poi le condizioni al contorno date dall'equazione (9.52) e completare la soluzione per
la corrente di scorrimento bidimensionale di Stokes attorno ad un cilindro. Ricavare
l'espressione del campo di pressione e per la forza resistente viscosa sul cilindro.

9.6. Usare i risultati del problema 9.5 e calcolare la forza resistente viscosa su un cilindro
quando le condizioni al contorno per grandi valori dir, cioè l'equazione (9.53), vengono
268 9. Correnti con accelerazione trascurabile @ss.os. 9388

applicate per r = b = 4a, per b = 5a, per b = 7a, per b = lOa. Tracciare schematica-
mente alcune linee di flusso per i quattro casi. Quale di questi considerate la migliore
approssimazione?

9 .7. Il supporto scorrevole dell'esempio 9.1 funziona ad una velocità lineare di 100 m/s.
Di conseguenza, la temperatura dell'azoto sale a 300 K (µ = 19, 9 x 10- 6 kg/m · s).
Calcolare h 1 , h 2 e la forza resistente viscosa.

9.8. Un ampio cuscinetto scorrevole consiste di un albero di acciaio con un diametro di O, lm


e di un manicotto di bronzo con un diametro di O, 1008 m. Lo spazio tra l'albero e il
manicotto è riempito d' olio, con densità p = 880kg/ m3 e viscositàµ= 2x 10- 2 kg/ m·s.
L'albero gira con velocità angolare pari a 3000 rpm. Per evitare il contatto tra le superfici
dell'albero e del manicotto, questi devono essere separati da almeno O, OOOlm. Calcolare
il carico trasversale in N/ m (per metro di larghezza) che può essere applicato all'albero
del cuscinetto.

9.9. Una coppa di plastica lunga O, 12 m e con un diametro di O, 08 m viene realizzata


iniettando plastica sciolta nell'incavo piatto di uno stampo. Lo stampo ha la forma di
un anello tra due cilindri e si può approssimare con uno spazio largo O, 0005 m tra due
lastre parallele. La plastica sciolta ha una viscosità apparente di µ = 80 kg/m · s.
a. Calcolare la pressione necessaria per far sì che il fronte plastico liquido avanzi
nello stampo ad una velocità di almeno O, 1 m/ s.
b. Qual è la portata in massa della plastica sciolta in queste condizioni?

9.10. Della glicerina fluisce con una corrente di scorrimento in un canale rettangolare i cui
lati misurano O, 05 m per O, 02 m. La velocità massima nel canale è di O, 2 m/ s. Trovare
il gradiente di pressione lungo il canale.

fluido

0,3m 0,9m

disco
comandato

..Jl-0.001 m
Figura P9.11

9.11. In figura P9.ll è mostrata un semplice sistema di trasmissione idraulica. Il fluido di


trasmissione ha una viscosità di µ = 1, Okg/ m · s. La corrente nello spazio libero è una
@ss-os- 9388 9. Correnti con accelerazione trascurabile 269

corrente di scorrimento e si suppone approssimata da una corrente di taglio tra le due


lastre piane. Il disco di comando gira a 3000 rpm.
a. Calcolare il momento trasmesso al disco comandato come funzione del numero di
giri al minuco del disco comandato.
b. Calcolare il rendimento della trasmissione alle varie velocità.

9.12. In figura P9.12 è mostrata una cavità rettangolare bidimensionale. Tre lati della cavità
sono racchiusi tra pareti stazionarie, e sul quarto lato scorre un piano. Scrivere, in
termini di funzione di flusso, lequazione differenziale e le condizioni al contorno che
descrivono questa corrente.

9 .13. In figura P9.13 è illustrato un ammortizzatore. Nella pratica ingegneristica è comune


indicare gli ammortizzatori con una costante C tale che F = CV, dove F è la forza che
trasmette l'ammortizzatore, e V è la velocità del pistone. Calcolare il valore di C per
questo ammortizzatore.

0:01

x=O x=a I-- 0,6 m __j


y=O f4--- - - 1,2 m-,...--- ,..
Figura P9.12 Figura P9.13

9.14. Lo smorzatore idraulico di oscillazioni mostrato in figura P9.14 consiste in una parte di
tubo curvo con un diametro di O, 06 m riempito d'olio con viscosità O, 01 kg/m · s, in
cui si muove, in posizione concentrica, un tubo con un diametro di O, 05 m coprendo un
arco di raggio pari a O, 4 m. La corrente nello spazio libero anulare è di scorrimento.
Calcolare il momento frenante come funzione della velocità angolare.

'
0,05 m

Figura P9.14

9.15. Le correnti di scorrimento sono associate a piccoli numeri di Reynolds. Una corrente a
moto massimo in un tubo è diversa per correnti di scorrimento e per correnti con numero
di Reynolds non molto piccolo?
270 9. Correnti con accelerazione trascurabile @88-08- 9388

9.16. Un tubo termina con un effusore a forma di cono, come illustrato in figura P9.16. La
corrente nel cono è di scorrìmento ed è approssimata da una corrente a moto massimo
in un tubo, cioè in ciascuna sezione trasversale la corrente è come quella che si avrebbe
in un tubo con quella stessa sezione. Il cono è lungo 1 m, e il tubo fornisce fluido al
cono con una velocità massima di 1, O m/s. La viscosità del ftuido è O, 1 kg/m · s.
Calcolare la caduta di pressione nel cono.

i0,03 m
,.-----:-.,-=---.JJ 0,02 m
1 1
Figura P9.16

9 .17. La corrente nel cono del problema 9.16 viene invertita, in modo che il fluido passi dal
cono al tubo. Il campo dì velocità è esattamente l'inverso del precedente. Calcolare la
caduta di pressione nel cono.

9.18. La figura P9.18 illustra tre sfere collegate da un cavo. Sono tutte trascinate attraverso un
fluido a velocità costante, e la corrente è di scorrìmento. Si suggerisce di stimare forza di
resistenza viscosa totale sulle tre sfere sommando tre volte la forza resistente che agisce
su una singola sfera in una corrente di Stokes. Calcolare la distanza tra due qualsiasi
sfere, espressa in diametri di sfera, tale da rendere lapprossimazione dell'ordine dell' 1o/o.

Figura P9.18

9.19. Il problema di Rayleigh può essere risolto per una corrente di scorrimento? I risultati
sono gli stessi di quelli che si ottengono per le correnti non di scorrimento?

9.20. Si può dimostrare che in una corrente di scorrimento ìl campo di velocità è tale che la .
dissipazione viscosa totale sull'intero campo è minimizzata. Dimostrare che quando il
fluido contiene particelle solide, che si muovono liberamente con la corrente, la dissi-
pazione totale aumenta. In altre parole, la viscosità apparente del fluido con le particelle
è maggiore di quella del fluido puro.
CAPITOLO 10

CORRENTI AD ALTO NUMERO


DI REYNOLDS. REGIONI LONTANE
DAI CONTORNI SOLIDI

10.1. Sforzo di taglio trascurabile. Le equazioni di Eulero


~el capitolo 5 si è già introdotta un'interpretazione fisica delle correnti con la viscosità che
rende ad annullarsi, dove la semplice sostituzione di v """' O nelle equazioni di Navier ha
portato all'equazione di Eulero (5.54). La formulazione più elaborata presentata nel capitolo
8 ha spostato il ruolo di parametro di perturbazione dalla viscosità cinematica v al numero di
Reynolds Re = UL/v, con la condizione v"""' O espressa da Re """' oo. Abbiamo già visto che
per Re """' oo le equazioni di Navier del secondo ordine conducono alle equazioni di Eulero,
che sono del primo ordine e quindi non possono soddisfare le condizioni al contorno

Qn
Qt
=0}
=o
per contorni solidi. (5.46)

Tuttavia, a questo punto potrebbe sorgere una domanda legittima: le equazioni di Eulero non
hanno alcun significato fisico? Le soluzioni di queste equazioni non sono neppure approssi-
u:iazioni delle correnti reali? Sappiamo che vicino ai contorni rigidi, dove le condizioni al
.x>ntomo determinano la corrente, le equazioni di Eulero portano a soluzioni errate; ma esi-
5tono delle regioni, lontane dai contorni, dove queste equazioni prevedono correttamente il
.:omportamento fisico della corrente?
Non ci avviamo su questo percorso di domande come per avventura; seguiamo i passi di
5tlldiosi della statura di Eulero e Lagrange, che a loro volta si sono chiesti dove portasse, e
Prandtl, che lo ha percorso e ha trovato una risposta.
Prima di intraprendere l'analisi delle correnti per le quali 11 """' oo, consideriamo un
::aso analogo di queste perturbazioni, che è più semplice perché descritto da equazioni line-
m. Nell'esempio seguente ci chiediamo sotto quali condizioni la soluzione dell'equazione
.!ilierenzialc del secondo ordine, che descrive la deflessione di una membrana, approssima la
:.Cflessione di una sottile lastra, il cui comportamento è descritto da un'equazione differenziale
.:)el quarto ordine.
272 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @8s-os- 9388

Esempio 10.1
La deflessione verticale di una sottile lastra bidimensionale fermata da morsetti alle estremità
e soggetta ad un carico uniforme continuo, come mostrato in figura 10.1, è data dall'equazione
differenziale ordinaria adimensionale

d4y d2y
B dx4 - M dx2 = -f ,
con le condizioni al contorno

y=O per X = ±1 ,

~=O per X = +l .
dx

I parametri adimensionali nell'equazione sono: B il parametro della trave e M il parametro


della membrana.•

x=-1 x= O

y=O

- - - flessione esatta
flessione approssimata
Figura 10.1
Flessione di una lastra bidimensionale fissata alle estremità.

Per lastre molto spesse B >>Me per le membrane B << M :


a. Trovare la deflessione esatta della lastra.

* Una trave spessa si piega secondo l'equazione

con le stesse condizioni al cont-0rno, mentre una membrana si flette secondo l'equazione

con le condizioni al contorno y = O per x = ±1.


@sS-08- 9388 1O. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai conto mi solidi 273

b. Consideriamo una lastra che diventa sempre più sottile, per cui cioè B --+ O. Questo
implica che l'equazione differenziale si riduca al secondo ordine e quindi non può sod-
disfare entrambe le condizioni al contorno. Calcolare la deflessione approssimativa della
lastra: applicare la perturbazione regolare B--+ O e risolvere l'equazione perturbata. Co-
erentemente con la perturbazione, quale condizione al contorno va ignorata? Dove vale
l'approssimazione?

Soluzione
a. Una soluzione particolare dell'equazione intera è

e la soluzione omogenea è

À2= ~
B'

Sommando le due soluzioni e con le condizioni al contorno, si ottiene:

_ j_ [~ ( 2 _
1) cosh.X - coshÀx]
Y- M 2 x + À sinh >. '
che per grandi valori di À si può porre come

b. Con B -+ O l'equazione è soggetta a perturbazione regolare e si trasforma nell'equazione


della membrana
d2y
-M dx2 = -f'
e la soluzione consiste ancora in una parte particolare e in una omogenea,

f
2~ (x2 -
dy
y = 1) ' - = -x .
dx 1\.1
Si mantiene la condizione al contorno della membrana:

y =O per X = +l.

Poiché B --+ O implica À --+ oo, l'equazione perturbata porta ad un'approssimazione


abbastanza buona di y; comunque, mentre l'errore in dy/ dx è ancora piuttosto piccolo
lontano dal contorno, è molto grande (circa il lOOo/o) vicino ad esso .

-
274 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @88-08- 9388

Il limite B --. O è coerente con il concetto di una lastra molto sottile e al limite con quello
di membrana. Ma una membrana non può trasmettere momenti flettenti. Anche se la
membrana fosse stata forzata a soddisfare le condizioni
dy/ dx= O per X= ±1 ,
questa flessione angolare non avrebbe potuto passare attraverso punti diversi da quelli del
contorno, perché implica la presenza di momenti che trasmettano questa informazione.
Perciò l'aver ignorato dy / dx = O è coerente con la perturbazione B --. O.
Dopo aver visto l'esempio 10.l torniamo alle conseguenze div--. O. Consideriamo un fluido
reale, che soddisfa le condizioni al contorno date dall'equazione (5.46), su un contorno rigido
ma con una viscosità molto bassa. La condizione al contorno Qt = O suJJa parete indica che
lo strato di fluido che tocca la parete non scorre rispetto ad essa. Ma se il secondo strato di
fluido, adiacente al primo, può scorrere liberamente rispetto a questo, un terzo strato ancora
più lontano dalla parete non avrebbe modo di sapere che il primo strato non può scorrere. ln
altre parole, la trasmissione della condizione al contorno di non scorrimento a punti che non
toccano il contorno avviene tramite gli sforzi di taglio, e per v sufficientemente piccoli questa
trasmissione viene meno rapidamente. Perciò le regioni lontane dai contorni rigidi in correnti
con basso v e alto numero di Reynolds non sono influenzate dalla condizione al contorno
di non scorrimento. In queste regioni, ad esempio in corrispondenza del punto F di figura
10.2, le equazioni di Eulero con la condizione al contorno Qn = O portano soltanto a buone
approssimazioni. In punti molto vicini ai contorni, come ad esempio il punto C di figura
10.2, prevalgono entrambe le condizioni al contorno e le equazioni di Eulero non costituiscono
neppure un'approssimazione. Lo strato di fluido molto vicino ai contorni rigidi viene indicato
come strato limite. Questa regione è argomento del prossimo capitolo.
·F U

y
TL
•C

Figura 10.2
Corrente ad alto numero di Reynolds.
Punto F lontano dal contorno. Punto C vicino al contorno.

La regione al di fuori dello strato limite, dove le equazioni di Eulero costituiscono una buona
approssimazione, viene talvolta chiamata la regione con sforzo di taglio trascurabile, ricor-
dando che v - O. Le equazioni di Eulero in questa regione si risolvono la restante condizione
al contorno Qn = O soddisfatta da contorni rigidi, come illustrato in figura 10.3. Si ignora
il fatto puramente "geografico" che esistano sottili strati limite vicino ai contorni rigidi, che
non influenza le soluzioni ricavate lontano dai contorni. Si ricordi, comunque, che all'interno
degli strati limite queste soluzioni con sforzo di taglio trascurabile non sono affatto valide.
L'equazione di Eulero (5.54) viene ora riscritta in dettaglio:
8q 1 '2 1
n- + Vq
8t 2
- q xv x q = - Eu'Vp + - 2 g ,
Fr
@88-08- 9388 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 275

ovvero, in forma dimensionale


&q 1 2 1
&t + z\7q - q X \7 X q = - p 'Vp + g (10.1)

con la condizione al contorno

q,. =0 per contorni rigidi. (10.2)


Il resto di questo capitolo tratta delle soluzioni dell'equazione di Eulero.

Esempio 10.2
Una corrente bidimensionale a x < < O è data da:
q = iU.
Per x ,.._, O la corrente incontra una lastra piana parallela alla corrente stessa, come in figura
10.3. Si supponga che lo sforzo di taglio sia trascurabile. Come si modifica la corrente per
x >O?
q= i U q= iU

q n= 0

Figura 10.3
Corrente a sforzo di caglio trascurabile su una lastra piana.

Soluzione
L'equazione di Eulero (IO.I ) è soddisfatta da

q = iU .
Questa velocità soddisfa anche qn = O sulla lastra piana. Perciò q = iU è una soluzione valida
ovunque e la corrente a sforzo di taglio trascurabile non si modifica affatto. Si noti comunque
che q = iU è una buona approssimazione della corrente fisica solo al di fuori dello strato
limite piano e certamente non per x > O, y = O.

10.2. Corrente irrotazionale


L'equazione di Eulero ( 10. l) per correnti incomprimibili può essere scritta come*

oq
&t -q x'Vx q = [P
'V P + 1 q2 +gh] . (10.3)
2

"' Notare che questa forma vale anche per correnti barotropiche comprimibili: tuttavia. il
termine \7~ a secondo membro si trasforma in V j (dp/ p).
• 276 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @88-08- 938 8

Calcolando il rotore di questa equazione si ottiene


a
8t (\l X q ) - V X (q X V X q) = o. (10.4)

Definiamo un vettore rotazione e=V X q e l'equazione (10.4) diventa

: - V X (q X ç) = o. (10.5)

e
Una possibile soluzione dell'equazione (10.5) è = O. Le correnti per cui e= O sono dette
correnti irrotazionali
Il vettore rotazione scritto in coordinate cartesiane è

e=(aw - av) i+ (au - 8w) j + (0: - ou) k; (10.6)


oy oz oz ox &x oy
in coordinate cilindriche è
è _
.. -
[lr Oqz _ Oqe]
é)()
[Oqr _ Oqz]
oz er + {)z or ee +
[~O (rq9) _ ~ OQr·]
r or
.
r ae ez ' (10.7)

e in coordinate sferiche
e= 1 [8(qesin8) _ oqe] e+ 1 [Bqr _ 8(rq9sinB)] ee
r sin () ae 84> r r sin () 84> 8r
[81(rqe ) 8qr]
+ r or - 88 e.p . (10.8)

Il vettore rotazione è uguale a due volte la velocità angolare definita nel capitolo 5. Da qui il
termine corrente irrotazionale, che implica correnti senza velocità angolare.
Tornando all'equazione (10.6) notiamo che perché una corrente sia irrotazionale, cioè
soddisfi V x q = O, deve soddisfare contemporaneamente anche le seguenti condizioni:
8w ov au aw 8v 8u
{10.9)
8y = Eh ' oz - 8x ' ox = 8y '
e per correnti bidimensionali queste condizioni si semplificano in
ov 8u
(10.10)
8x oy.

direzione della corrente direzione della corrente

-----.... .
------..·......_

a. Corrente rotazionale b. Corrente irrotazionale


Figura 10.4
Confronto tra corrente rotazionale e corrente irrotazionale.
. @ss-08- 9388 10. Correnti ad alto Re. Regione wntane dai contorni soli.di 277

Per approfondire linterpretazione fisica del carattere irrotazionale delle correnti, notiamo che
il movimento di qualunque oggetto solido può sempre essere descritto in funzione del moto
del suo centro di gravità, o di qualche altro punto fissato sull'oggetto, e del suo movimento
angolare attorno a questo punto. Se poniamo un piccolo oggetto nella corrente, ci aspettiamo
che il suo movimento approssimi quello del fluido spostato. In una corrente irrotazionale
un piccolo oggetto non ha velocità angolare. In figura 10.4 è mostrato un piccolo oggetto a
forma di freccia in moto rotazionale e irrotazionale. Nel moto irrotazionale, benché il percorso
dell'oggetto possa essere curvo, non esiste velocità angolare e la freccia mantiene la sua
direzione nello spazio.
Torniamo ora all'equazione (10.3) e notiamo che per correnti stazionarie e irrotazionali il
primo termine dell'equazione si annulla, e risulta così

V'[~ + ~q2 + gh] =o' (10.11)


che implica
p 1 2
P + q + gh = cost (10.12)
2
L'equazione (10.12) vale per correnti stazionarie irrotazionali nell'intero dominio. Si tratta
della equazione forte di Bernoulli già discussa nel capitolo 7.

Figura 10.S
Curva e che sottende la superficie Se.

: ..'equazione (10.5) asserisce che tutte le correnti irrotazionali soddisfano l' equazione di Eulero;
=unque non è necessario controllare ulteriormente questa condizione per le soluzioni basate
.,:t!J'irrotazionalità. Per queste proprietà sembra opportuno definire le condizioni sotto le quali
!'i! correnti possono essere considerate irrotazionali.
Nelle correnti irrotazionali si ha e=V' X q =o. Usando il teorema di Stokes, definiamo
~ nuovo é oncetto collegato con la rotazione del fluido:

- lscr (\7 X q ) . ndS = J


.re q. ds =re' (10.13)
278 10. Correnti ad alto Re. Regione Lontane dai contorni solidi @ss-os- ss&S

dove re è la circuitazione lungo la curva chiusa e, Se è la superficie sottesa da questa curva


n è la normale esterna a questa superficie, come illustrato in figura 10.5. Proveremo ora c
quando lequazione di Eulero descrive correttamente la corrente, il fluido porta con sé la s
circuitazione, che si conserva. Questo principio è noto come il teorema di Kelvin, secondo i
quale
in una corrente barotropica che soddi:.fa l'equazione di Eulero la circuitazione non cambia.
Come corollario di questo teorema, si può dire che una corrente che è irrotazionale in lB
determinato momento, lo è sempre. Ha re = O su qualunque e e perciò deve rimanere
circuitazione nulla.

Dimostrazione
Sia AB una curva formata da una sequenza di elementi di fluido che si muove dello stesse
moto dell'intero fluido, come mostrato in figura 10.6.

B'
curva al tempo t+~t

A'

curva al tempo t

A
Figura 10.6
Superficie A' B' BA generata dalla curva AB in moto con il fluido.

Consideriamo

E. r
Dt }AB
q-ds
)

dove D/ Dt indica la derivata nel tempo calcolata seguendo gli stessi elementi di.fluido. Questo
concetto di derivata sostanziale è già stato usato per ricavare il teorema di Reynolds del
@ss-os- gass 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 279

trasporto nel capitolo 4. Con riferimento alla figura I 0.6:

°1
-
0t AB
q · ds = lim :
At-o u t
{1 q (t + t::..t )·ds -1 q(t) ·ds}
A' B' AB

= lim : {1 q (t + t: . t) ·ds - 1 q(t) · ds +1 q (t) · ds -1 q(t) · ds} ,


.0.t-+0 ut A' IJ' A' B' A' B' AB
{10.14)
lim
A' B'
At-+0
!1
ut
t: . t) - q (t)] · ds = 1
[q(t +
AB t
~aq · ds , (10.15)

q · ds - 1 q · ds = J q · ds j q · ds - 1 q · ds , (10.16)
1A'B' AB J_4' B' BAA' A.A' B' B

lim
At-+O ut
! 1 q·ds= AA'
lim
.o.t- o
-i:-[t::..tq~]
ut
= q~. (10.17)

Analogamente
lim:ut }r
.O.t-+O BB'
q· ds=q1. ( 10.18)

Ora, per il teorema di Stokes

f q . ds = - r
JSA 1 8 1 Br1
(\7 X q ) . n dS = - Jç . n dS ' (10.19)

dove n è il vettore unitario nonnale alla superficie, come mostrato in figura 10.6. Per t::..t - O
si han dS = -t::..t
q x ds dove ds è preso lungo AB. Quindi

f q. ds = -t::..t iB ç. q X ds = -t: . t JAB q X ç . ds (10.20)

e
lim
At- o
! fq·ds= -1
u.t AB
qx e ·ds =- 1
AB
(q x \7x q ) · ds . (10.21)

Riunendo tutti i tennini:

Dt 1
D AB q . ds = J [8q
AB {)t - q X \7 X ]
q . ds + Q[3
? ?
- qA_. (10.22)

Sia ora AB una curva chiusa, cioè con il punto B coincidente con il punto A, e indichiamo
questa curva con c. In questo caso fcq · ds = r e è la circuitazione di q lungo e e l'equazione
10.22) diventa

_Dr_c =
Dt
f r~ - 8t
q X \7 X q] · ds = { \7
Jsc X [oq
8t
- q X \7 X q] · n dS , (10.23)

per cui è stato usato ancora il teorema di Stokes. D'altra parte, osservando l'equazione ( 10.3)
'i nota che l'iritegrando nell'integrale di superficie dell'equazione (10.23) ha la struttura di un
;otore di gradiente e perciò si annulla. Dunque

Drc = 0 {10.24}
Dt '
-
280 IO. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @88-08- 9388

che completa la dimostrazione.


Per descrivere quello che accade nelle correnti rotazionali che soddisfano l'equazione
di Eulero, abbiamo bisogno di introdurre un nuovo concetto, quello delle linee vorticose.
Definiamo le linee vorticose come linee di campo del campo vettoriale 'V x q, cioè come
curve ovunque tangenti a e = 'V X q. Consideriamo ora un tubo vorticoso, illustrato jn
figura 10.7, cioè una superficie costituita da linee vorticose e che racchiude un tubo al su9
interno. Scegliamo tre curve su questa superficie, una C non concatenata al tubo, e due invece
concatenate ad esso, A e B. Il teorema di Helmboltz afferma:
la circuitazione lungo una curva che giace sulla superficie di un tubo vorticoso e non concate-
nata al tubo è nulla e rimane tale. La circuitazione lungo tutte le curve che giacciono sulla
superficie del tubo e concatenate ad esso è la stessa e rimane costante nel tempo.
La dimostrazione del teorema di Helmholtz è la seguente.
Per la curva C:
re = J q · ds = - { ç · n dS = O , (10.25)
le Jsc
e
e questo perché giace sulla superficie del tubo mentre n è normale ad esso. Per il teorema
di Kelvin, comunque, re = O sempre.

la superficie generata dalla curva A


interseca le linee vorticose

A
:...
..........
......_.,.,/ ·:.. ~ linee ausiliarie
B .,,. .. ,,,,.... . . .. ....
,,,,,. /

,,,...,,,....
.. ·"" _,,...
.,.. ......
<__
" la superficie generata dalle curve
A, B e dalle linee ausiliarie non
interseca le linee vorticose.

Figura 10.7
Tubo vorticoso.

Consideriamo la curva A insieme alla curva B. Per chiarezza queste curve sono state disegnate
in figura 10.7 anche senza il tubo. Prendiamo ora un punto della curva A ed un punto dell
curva B. Disegniamo poi due linee ausiliarie, come mòstrato in figura, e calcoliamo § q · ds
sull'intera figura, come indicato dalle frecce. Questa nuova figura comprende una curva no
concatenata con il tubo vorticoso, e quindi f q · ds = O. L'integrazione sulle linee ausiliarie
che coincide con il limite, si annulla e perciò

t q·ds-t q·ds=O ,
@88-08- 9S88 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 281

e per ogni istante di tempo vale


rs = rA , (10.26)

che completa la dimostrazione.


In questo modo, mentre le particelle di fluido si muovono secondo il campo di velocità,
quelle che giacciono sulla superficie dei cubi vorticosi rimangono su queste superfici, e muoven-
dosi trascinano con sé i tubi stessi. Indichiamo l'integrale sulla sezione trasversale deJ tubo,
J e. n d.A, come l'intensità del tubo; questa intensità persiste nel tempo. Inoltre, un tubo vor-
ticoso non può avere principio o fine nel fluido. Deve essere concatenato su se stesso a forma
di toroide oppure iniziare e finire su superfici di discontinuità, come pareti rigide o superfici
libere.
Dopo aver visto i teoremi di Kelvin e Helmholtz, procediamo a considerare le soluzioni
irrotazionali dell'equazione di Eulero, e per semplicità supponiamo che queste correnti baro-
tropiche siano anche incomprimibili.

10.3. Corrente a potenziale


Quando V x q =O, cioè quando la corrente è irrotazionale, esiste sempre una funzione </> tale
che
q =V</>, (10.27)

dove </> viene detto potenziale cinetico, e la corrente viene detta a potenziale. Una corrente
irrotazionale è dunque anche una corrente a potenziale. L'equazione di continuità per le correnti
incomprimibili è V · q = O. Perciò
(10.28)

Il potenziale cinetico è una funzione armonica e si può ottenere dalla soluzione dell'equazione
di Laplace (10.28). Un appropriato insieme di condizioni al contorno deve garantire che non
vi sia corrente normale alle superfici rigide. Si noti che la soluzione dell'equazione (10.28)
è in realtà l'integrazione diretta dell'equazione di continuità, mentre l'equazione di Eulero è
implicitamente soddisfatta dall'irrotazionalità. L'equazione di Eulero è ancora usata attraverso
l'equazione di Bernoulli per la stima della pressione. Così le equazioni della quantità di moto
e di continuità diventano sganciate tra loro. Poiché l'equazione di continuità è lineare, come
nell'equazione (10.28), è ammissibile la sovrapposizione di soluzioni, e correnti complesse
possono essere costruite dalla sovrapposizione di correnti semplici. Notiamo, comunque, che
l'equazione di Eulero è non lineare, come non lo è l'equazione di Bernoulli. Perciò la pressione
in una corrente ottenuta dalla sovrapposizione di due correnti non è la somma delle pressioni
delle due correnti parziali.
Consideriamo ora correnti bidimensionali. L'equazione (10.27) afferma che

o</>
u--
- 8x'

Derivando ancora si ottiene:


&it av
[)2 </>
=- =-, (10.29)
8x8y 8y 8x
282 1O. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai conto mi solidi @ 88-08- 9388

che si può identificare nella condizione di irrotazionalità data dall'equazione (10.10). L'equa-
zione (10.29) si può combinare con l'equazione (5.13) della funzione di flusso

81/J
v =---
8x
per diventare
(10.30)

Quindi in una corrente bidimensionale irrotazionale anche la funzione di flusso è armonica.


Inoltre
8<{> 81/J 8</> 81/J (10.31)
u -- =- v =-= -
- 8x 8y ' 8y &x '
o in coordinate polari

8</> 1 8'lj; 1 &</> 81/;


q - - - - - q9 = - - = - - (10.32)
r - 8r - r 8() ' r ()(} &r ·

Le equazioni (10.31) e (10.32) sono note col nome di condizioni di Cauchy-Riemann.


La famiglia di linee </> = cost e quella delle linee 1/; = cost si intersecano ortogonalmente.
Questo si dimostra facilmente considerando che

\l </> = iu + j v , \71/; = - iv + ju , (10.33)

Esempio 10.3. Sorgente di corrente


Consideriamo una corrente bidimensionale stazionaria a simmetria assiale, proveniente da una
sorgente lineare. Una corrente di questo tipo può essere approssimata da una corrente radiale
emessa attraverso la parete di un tubo sottile e lungo fatto di materiale poroso. Il tubo giace
lungo l' asse z ed il fluido scorre radialmente nel piano x-y. Sia Q la portata del fluido per
unità di lunghezza del tubo. Questa portata viene detta l'intensità della sorgente lineare. Dalla
continuità si ricava la velocità del fluido

qe = O . (10.34)

La funzione di flusso per la sorgente di corrente si può calcolare dal!' equazione (10.32):

Q 1 81/J 8'if;
21Tr = r 8() ' 8r = o.
Integrando 81/;/88 si ricava
'l/; = (S:)e+f(r),
e 87/J I 88 = o porta a f = cost che viene scelta uguale a zero. Si arriva così a

(10.35)
@ss-os. 9388 1O. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 283

Le linee a 'I/; costante sono perciò dei raggi, come mostrato in figura 5.6. Analogamente il
potenziale della corrente si ricava da

O</> Q ~ 8</> =o
8r = 2nr ' r 88 '
che diventa
<P = (~)lnr. {10.36)

L'origine è un punto singolare, ma altrove la corrente è ben definita.


Una sorgente con corrente inversa è un pozzo. Conseguentemente, per la corrente in un
pozzo si ha
'I/; = - CB , </> = - Clnr , (10.37)
dove e= Q/2n .
Esempio 10.4. Rotazione potenziale
In una corrente a rotazione potenziale la componente radiale della velocità Qr è uguale a zero
ed esiste solo qo. La condizione di irrotazionalità diventa ~ = O. Perciò per l'equazione (10.7)
si ha
~ 8(rqo) =
0 {10.38)
r 8r
che per integrazione porta a qg = C/r + /(9), e poiché nulla dipende da (), si sceglie f =
cost = O. Perciò
qg = - .
e (10.39)
r
Sostituendo nell'equazione (10.32) si ricavano le espressioni di 'l/J e </>:

'I/; = -Cln r, </> = ce . {10.40)


Il confronto con la sorgente di corrente, illustrato in figura 10.8, mostra che le linee di </>e 'l/J
si sono semplicemente scambiate i ruoli.

$costante

'I' costante

Figura 10.8
Corrente a rotazione potenziale.
284 1O. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @88-08- 9388

In effetti, scambiando i ruoli di </> e 'I/; in qualunque corrente a potenziale genera una nuova
traiettoria della corrente.
La costante C dell'equazione (10.40) è legata alla circuitazione attorno al vortice, come
si può dimostrare usando l'equazione (10.25):

r =i q · ds =j (~)es· (erdr + esrdO) =fo 2


1f CdO =
27rC.

Quindi
r
C= - (10.41)
27f
e
r
w
' =--lnr.
271' •
(10.42)

Non vi è contraddizione tra r # O e l'irrotazionalità di questa corrente. La circuitazione


attorno qualunque percorso chiuso non concatenato con l'origine è ancora uguale a zero. Il
punto singolare nell'origine dà il valore di r nell'equazione (10.42), e lo stesso r si ottiene
lungo qualunque contorno concatenato con l'origine.

Esempio 10.5. Corrente parallela


Consideriamo una corrente uniforme con velocità costante U parallela all'asse delle x. Si ha
.'
perc10:
qx = U = U, qy 0. =V= (10.43)
L'equazione (10.31) porta a
'I/;= Uy' </> = Ux . (10.44)
Poiché nelle correnti a potenziale qualsiasi linea di flusso può essere interpretata come un
contorno rigido, la corrente parallela può essere interpretata anche come una corrente su una
lastra piana (ad esempio l'asse x tra x = -a ex = a) con un angolo zero di incidenza (v.
esempio 10.2).

Esempio 10.6. Corrente di ristagno su una lastra piana


Descriviamo ora una corrente perpendicolare ad una lastra piana, come illustrato in figura 10.9.
Lontano dalla lastra la corrente è parallela all'asse x. Avvicinandosi alla lastra, la corrente
si modifica gradualmente fino a diventare parallela ad essa, come richiesto dalle condizioni
al contorno. Questo mutamento graduale ci ricorda un arco iperbolico, che potremmo tentare
di identificare come una linea di flusso. Siamo portati a questa scelta anche dal fatto che
un'espressione quadratica in x e in y può soddisfare l'equazione di Laplace.
Se tentiamo con la funzione
'I/; = Cxy , (10.45)
troviamo che in effetti \1 2 1/; O ed il campo di moto risultante è la corrente di ristagno
bidimensionale su una lastra piana. Le componenti di velocità si ottengono come

u=-=Cx=-
81/J 84>
8y 8x'
(10.46)
81/; 8</>
V = - - = - Cy = - .
ox 8y
@88-08- 9388 IO. Corr~ti ad alto Re. Regione Lontane dai contorni solidi 285

Figura 10.9
Corrente di ristagno su una lastra piana.

Si può ora calcolare il potenziale della corrente come

<P =
l x8</>
8xcb: + f (y) =
lx Cxdx + f(y) = 21 Cx 2 + f (y) . (10.47)

Derivando l'equazione (10.47) otteniamo

-8<P - df- - C y
-
oy - dy - ·

Perciò
1 2
f = --Cy
2
(10.48)

e
(10.49)

che è anch'essa un'iperbole.

Esempio 10.7. Doppietta


Consideriamo la sovrapposizione di due correnti: 1/Ja = CBa, che è una sorgente localizzata
;iel punto a, e % = - CB1,, che è un pozzo localizzato nel punto b. La corrente composta ha
la funzione di flusso:
(10.50)

Dalla figura 10.10 si deduce che(} = (}b - ()4 e dunque le linee a 1f; costante sono anche linee
~ (} costante, cioè delle circonferenze. Naturalmente possiamo usare l'espressione (10.36) e
;icavare anche
(10.51)
286 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @ss-os- 9388

ra
m
a b X

Figura 10.10
Doppietta.

Sia il punto a coincidente con l'origine delle coordinate, ed il punto b posto in x = m, y =O.
In questo modo
1
ln ra = ln(x 2 + y 2 )
2
e

Quindi
, Q x2 +y2
q>=-ln 2 2 . (10.52)
47T (x-m) +y
Notiamo che l'argomento dal quale si deduce che le linee cli flusso sono circonferenze non
dipende da m . È dunque interessante verificare quello che succede quando m - O. Sostituendo
m = O nell'equazione (10.52) si ottiene ovviamente </> = O, poiché la sorgente ed il pozzo si
controbilanciano e si annullano a vicenda. Comunque, possiamo immaginare un processo per
il quale Q - oo quando m --+ O. Noi vogliamo che Q aumenti con una velocità tale che il
limite ottenuto per <P sia ben definito e finito. Perciò

(10.53)

e notiamo che se Q--+ oo come M/m quando m - O, l'espressione diventa

4
1 . [M
m
7T m-+0
]
</>=- hm -(ln(x2 +y2 ) -ln[(x - m) 2 +y2 ]) = -M -fJ [ln(x2 +y2 )]
47T 8 X
(10.54)

ovvero
M a 2 2 M X M r cose
<P = -4 ~ ln(x + y ) = -2 2 2 21f r2
7T vX 7r X + y
I' '

I ~ l

@88-08- 9388 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 287

Infine
<l> = Mcose _ (10.55)
27f r
Questo nuovo potenziale di corrente</> determina una modalità di corrente definita doppietta.
Le sue linee di flusso sono ancora delle circonferenze, e ha un punto singolare nella doppietta
stessa, in questo esempio coincidente con l'origine.
Analogamente, la coalescenza di una sorgente e di un pozzo collocata sull'asse y produce
una doppietta con potenziale 8</>a/8y. I risultati così ottenuti potrebbero essere prevedibili,
almeno per il fatto che 8<1>0 ./8x e 8</>a/8y portano a nuovi campi di molo. Se <I> soddisfa
l'equazione di Laplace, altrettanto fanno le sue derivate, purché esistano le necessarie derivate
parziali di ordine superiore. Potrebbe anche risultare che 82 </Ja/ àxày porta ad un nuovo campo
di moto caratteristico di due doppiette coalescenti.

Esempio 10.8. Corrente su corpi aerodinamici


Consideriamo dapprima la sovrapposizione di una corrente parallela e di una sorgente bidi-
mensionale, come illustrato in figura 10.11.

y -

Figura 10.11
Sovrapposizione della sorgente e deJla corrente parallela.

La sorgente è collocata nell'origine e ha la funzione di flusso

Q
'l/Js = - e . (10.56)
27f

Si suppone che la corrente parallela proceda da sinistra a destra e quindi ha la funzione di


flusso
1/Jp = Uy = Ursin() . (10.57)
La corrente composta ha la funzione di flusso

1/J = ~ B + UrsinB (10.58)


288 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @ss-os. 9388

e perciò le componenti di velocità sono

1 {}i/; Q
q.,. = -r u!'.;)() = 21iT + u cos () '
(10.59)
81/J .
qe =- a; == -U smB.

Per ricavare realmente dall'equazione (10.58) la forma delle linee di flusso, cioè le linee a 1f;
costante, può essere necessario il calcolo numerico per punti. Tuttavia, si possono ottenere
alcune informazioni di carattere qualitativo da considerazioni generali. Riconosciamo la ne-
cessità della presenza del punto d'arresto A. Osservando l'equazione (10.59), vediamo che per
O = n e r = Q/ 2r.U si annullano sia q.,. che q8 , e si ottiene un punto d'arresto. Avremmo
potuto giungere alla stessa conclusione considerando che la linea di flusso zero, cioè 1f; = O,
non può passare attraverso la sorgente e quindi deve dividersi. Nel punto di divisione il vettore
velocità ha più di una direzione, e perciò il suo valore assoluto deve essere zero.
Notiamo anche che la linea di flusso 'I/; = O intorno alla sorgente non può richiudersi,
perchè se lo facesse, l'uscita della sorgente non avrebbe dove andare.
Possiamo sovrapporre un'altra corrente a quella che già abbiamo, così che la linea di flusso
che si divide possa invece richiudersi? Sappiamo già che nelle correnti con sforzo di taglio
trascurabile, qualunque linea di flusso può rappresentare un contorno rigido, semplicemente
perché soddisfa le condizioni al contorno di velocità con nessuna componente normale, cioè
!?unica condizione al contorno richiesta per questo tipo di corrente. Se la linea di flusso
che si divide potesse richiudersi, rappresenterebbe un corpo solido bidimensionale immerso
nella corrente. Questa condizione si può realizzare in diversi modi. Potremmo posizionare un
pozzo di corrente della stessa intensità Q in un punto a destra della sorgente. Questo pozzo
assorbirebbe tutta la corrente in uscita dalla sorgente e permetterebbe così che la linea di flusso
si richiuda. Un'altra possibilità è quella di collocare diversi pozzi a destra della sorgente tali
che la somma delle loro intensità sia uguale a Q. Potremmo anche sostituire la sorgente con
tante sorgenti, in modo da avere una serie di sorgenti e di pozzi che, se la somma delle loro
intensità è zero, porterebbe ad una linea di flusso chiusa. Variando la distribuzione di queste
sorgenti e pozzi, potremmo ottenere forme diverse.
Si potrebbe trasportare il concetto in tre dimensioni, dove la funzione di flusso non soddisfa
I' equa.Zione di Laplace. Il potenziale invece la soddisfa ancora, e la sovrapposizione è ancora
possibile.
Le forme ottenute, sia in due che in tre dimensioni, sono note come ovoidi di Rankine:
una di queste è illustrata in figura 10.12.

Esempio 10.9. Corrente su un cilin dro circolare


Un caso particolare di ovoide bidimensionale di Rankine è quello di una corrente parallela,
una sorgente e un pozzo. Supponiamo che la coalescenza del pozzo con la sorgente diventi
al limite una doppietta. La sovrapposizione della corrente parallela e della doppietta, espressa
dalle equazioni (10.43) e (10.55), produce il potenziale

M cos()
f/>=UrcosO+- . (10.60)
211 r
@sa-os. 9388 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 289

U-= lOm/s - Q

Ii.· --- 3 m '---IO'i


~

Figura 10.12
Ovoide di Ranlcine.

Perciò
Qr = ~ = (1 - 2!u] U cos O= ~ ~~ ,
(10.61)
1 8<P [ M ] . o'ljJ
qo = r 8e = - 1 + 21frzu U sin O= - or '

da cui
1/; = [1- 2;~U J Ursin B. (10.62)

Ponendo R 2 = M / 21fU si ottiene


2
1/; = 1 - (:) Ur sin O (10.63)

e
2
Qr = 1 - (:) Ur cos () ,
(10.64)
2
Qo = - 1+ (:) ur sm () .
Questa è la corrente attorno ad un cilindro circolare. Infatti vediamo che per O = O e O= 7r si
ha 1/; = O. Inoltre, per r = R si ha 1/; = O, e la linea 1/; = O è quella mostrata in figura 1O.l3a.
Lontano dal cilindro, cioè per grandi valori di r / R, si ha r / R 2 > > 1/ r e
2
1f; = lim 1 - (R) UrsinO = Ur sin O= Uy , (10.65)
L~oo
R
r

che rappresenta una corrente parallela.


Osservando l'equazione (10.64) si nota che sul cilindro, cioè per r = R, si ha Qr = O
come richiesto dalle condizioni al contorno, e

qe = -2U sin() . (10.66)


290 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @88- 08- 9388

<

a. Senza circuitazione b. Con circuitazione


Figura 10.13
Corrente attorno a un cilindro.

Possiamo usare questa qe nell'equazione di Bernoulli ( I0.12) per ottenere la distribuzione di


pressione sul cilindro. Trascurando gli effetti gravitazionali e operando un bilancio di Bernoulli
tra r --+ oo e r = R otteniamo

Poo + -u2 = ( p + q8 2) = cost (10.67)


p 2 p 2 r=R

Perciò
+ p~
2

PR = Poo (1 - 4sin 2 8) , (10.68)

e tToviamo che, essendo sin2 8 simmetrico rispetto all'asse x e all'asse y, la corrente non
esercita forza di resistenza viscosa o di sollevamento sul cilindro.
Potremmo provare ad eliminare questa simmetria sovrapponendo ancora un'altra corrente,
la corrente vorticosa a potenziale. Siamo guidati in questa scelta dalle seguenti osservazioni; le
linee di flusso nella corrente vorticosa a potenziale sono delle circonferenze. Una di queste sarà
la cìrconferenza con r = R, che è considerata appartenente al cilindro rigido. Perciò, mentre
le linee di flusso della corrente vengono modificate dall'aggiunta della rotazione potenziale,
quella linea di flusso in particolare con r = R rimane circolare. Dunque abbiamo ancora una
corrente attorno ad un cilindro.
Notiamo tuttavia che per la rotazione potenziale che gira in senso orario

r
'l/Jv = 7r ln r , (10.69)
2
ed in generale il campo diventa asimmetrico, come richiesto. Quindi la funzione di flusso
composta diventa

1f; =
·
r ln r +
+-211 1- (R)r-
2
UrsinB (10. 70)

(-:;:R)
2
r
q9 = -
27rr
- 1+ u sin e , (10.71)
@ss-08- 9388 IO. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 291

che sul cilindro si riduce a


r .
qolr=R = 2tr R - 2U S!Il e . (10.72)
Sostituendo questa qo nell' equazione (10.67) ci porta ora a
2 2
pU . 2 p( r ) ru . (10.73)
PR = p 00 + (1 - 4 sm 0) - trR - p n R sm O.
2 2 2
Questa distribuzione di pressione è simmetrica rispetto all'asse y ma non rispetto all'asse x . Il
termine non simmetrico p(r U/nR) sin e porta ora ad una forza di sollevamento. Per la figura
10.13b possiamo scrivere

dL = - pds sin e= -pRsinOdB = p ru sin2 Bd8.


7i

Perciò
pI'U 1211' 2
L= sin Ode = pI'U (10.74)
1r o
e abbiamo ottenuto una forza di sollevamento.
Saremmo tentati di cercare un' altra corrente a potenziale tale che, sovrapposta a quella
già considerata, eliminerebbe la simmetria rispetto all'asse y e produrrebbe così una resistenza
viscosa. Questa corrente però non esiste. L'unico meccanismo che può produrre entropia
nelle correnti incomprimibili è la dissipazione viscosa. Gli effetti viscosi sono esclusi nelle
correnti a potenziale. La forza di resistenza viscosa, cioè la forza nella direzione della cor-
rente indisturbata lontano dal cilindro, è sempre associata alla produzione di entropia; perciò
non dobbiamo aspettarci resistenza in nessuna corrente a potenziale. Per produrre resistenza
dovremmo reintrodurre la viscosità nel fluido, almeno alcuni sottili strati vicino ai contorni dei
corpi rigidi, come verrà fatto nel capitolo seguente.

Esempio 10.10. Effetto Magnus


Un cilindro di raggio R viene trascinato lateralmente sott'acqua e contemporaneamente viene
fatto ruotare. Si ritiene che la corrente attorno ad esso sia a potenziale, e la funzione di flusso
e ia velocità tangenziale sono date dalle equazioni (10.70) e (10.71):

r lnr +
1/;=--
2n
1- (R) Ursin8
-
r
2
·

+ (R)
2
r -
qe = - 2trr 1 -:;: u e. sin

Calcolare la forza di sollevamento che agisce sul cilindro.

Soluzione
Questo esempio sembra lo stesso del 10.8. D'altra parte, la densità dell'acqua è alta e quindi
includiamo il termine corrispondente nel polinomio di Bernoulli dato dall'equazione l"' 6-
cbe in questo caso diventa

Poo
u2+ O = ( P + ~2 _, gy\ I
+_ - ~-

p 2 p - -==
292 1O. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contomi solidi @ss-os- 9388

Dal momento che Ylr=R = Ksin O, la pressione sul cilindro è [v. eq. (10.73)]

PR = Poo
u2 [1 - 4sin. 2 olll -
+ p2 P ( ?fr R ) 2 ru
- p ?T . oli - pgR s1n. e .
R sin
2 2

L'integrale dei primi tre termini in questa espressione è ancora uguale a zero, come nell'esempio
10.8, mentre dagli ultimi due termini si ricava

Notare che il tenni ne che in questo esempio si somma alla forza di sollevamento, cioè gpw R 2 ,
eguaglia la spinta di galleggiamento che ci si aspetterebbe in un caso di idrostatica.

Bibliografi.a
L.M. Milne-Thompson, Theoretical Aerodynamics, 4a ed., Macmillan, Londra, 1960.
A.H. Shapiro, Shape and Flow, Doubleday, New York, 1961.

Problemi

1 0.1. Supponiamo che in figura 10.12 siano rappresentate due sorgenti lineari perpendicolari
al piano del foglio.
a. Calcolare la funzione di flusso.
b. Calcolare la funzione potenziale.
c. Calcolare le componenti di velocità.
d. Le linee di flusso e le linee equipotenziali sono ortogonali?
e. Disegnare le linee di flusso e le linee equipotenziali (superfici).

10.2. Una sorgente bidimensionale di intensità Q = 100?T(m3 / s)/m è collocata nel punto
A (-2, 3). Un pozzo della stessa intensità è collocato in B (2, 3). Tutte le lunghezze
sono misurate in metri. Aggiungere una corrente parallela all' asse x e trovare una linea
di flusso che possa rappresentare un corpo la cui massima ampiezza è 1, 5 m.

10.3. In figura 10.12 è rappresentata una corrente composta dalla sovrapposizione di una
sorgente-pozzo e di una corrente uniforme.
a. Trovare il punto d'arresto.
b. Disegnare, rispettando le proporzioni, la linea di flusso che rappresenta il corpo
rigido.
c. Determinare la distribuzione di pressione lungo la superficie di questo corpo.
d. Esiste una forza di resistenza viscosa?

10.4. Invece del pozzo di figura 10.12 immaginiamo due pozzi in x = O e x = 1, 5.


L'intensità del pozzo è Q = - 5r. m2 /s per entrambi. Applicare il procedimento del
problema 10.3 a questo caso.
@ss.os. 9388 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 293

10.5. In una corrente bidimensionale incomprimibile il vettore velocità è dato da

q = iu + jv,

dove
u = 3ym/s, v = -3x m/s.
a. Qual è l'equazione della funzione di flusso?
b. Disegnare alcune linee di flusso e calcolarne i valori.

10.6. In una corrente bidimensionale incomprimibile il vettore velocità è

dove

Ricavare l'espressione delle linee di flusso.

10. 7. Si aggiunge una parete solida al campo del problema 10.2 lungo l'asse x, come illustrato
in figura Pl0.7.
a. Calcolare la velocità nel punto C(O, 1) con e senza la corrente parallela.
b. Calcolare il flusso in volume tra l'origine (O, O) e il punto C(O, 1) con e senza la
corrente parallela.
Suggerimento: si consideri l'asse x come asse di simmetria, oppure come uno specchio .

• •
A(-2,3) B(2,3)

C(0,1)

Figura PI0.7
Sorgente, pozzo e parete.

10.8. Consideriamo un campo di moto bidimensionale con potenziale</> e funzione di flusso 'I/;
legate dalla relazione complessa <f>(z) = <i>+i'I/;, ad esempio <f>(z) = z = x+iy = <f>+i'l/J.
Disegnare alcune linee di flusso ed interpretare la corrente (ad esempio, corrente attorno
ad una circonferenza?) Ripetere per <f>(z) = z2 = x 2 -y 2 +i2xy = <f>+i,,P. Le funzioni
<i> e 'lj; soddisfano l'equazione di Laplace?

10.9. Ripetere il problema 10.8 per <jJ(z) = z3 , </>(z) = z 4 .

10.10. Ripetere il problema 10.2 per una sorgente ed un pozzo tridimensioruili è.i •--• ..:··
1001r m3 / s.
294 1O. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @s8-os- 9388

10.11. Ripetere il problema 10.7 per una sorgente ed un pozzo tridimensionali nei seguenti
.
casi:
a. Con corrente parallela nel punto C(O, 1, O).
b. Senza la corrente parallela.

10.12. In figura P l0.12 è illustrato il cilindro dell'esempio 10.10 con la corrente che scorre
attorno ad esso. Le altre curve e le frecce sono state disegnate per mostrare la rotaziona-
lità (o irrotazionalità) del campo, che è lo stesso di figura 10.4. Le curve rappresentano
le linee di flusso. Disegnare le frecce in altri punti del campo.

t
1
t
Figura Pl0.12
Corrente attorno ad un cilindro rotante.
10.13. Assegnata la funzione potenziale
<P = A/ R ,
in coordinate sferiche, dimostrare che è armonica. Calcolare le sue componenti di
velocità. Disegnare la corrente corrispondente. La corrente ha una funzione di flusso?
Se sì, calcolarla.

10.14. La figura Pl0.14 mostra una corrente bidimensionale all'interno di una brusca curvatura.
Si propone una funzione di flusso:

'I/; = Ara-~ sin (01T)


a .
a. Dimostrare che questa è in effetti una funzione di flusso e che soddisfa l'equazione
di Laplace.
b. Dimostrare che è la funzione di flusso di questa corrente e che la sua velocità
soddisfa le cond.izioni al contorno.
c. Calcolare il potenziale della corrente.

10.15. a. Una sorgente puntiforme tridimensionale di intensità Q = 5m3 /s è situata in z = 1.


Calcolare la funzione di flusso della corrente risultante. Disegnare la corrente. Vi
sono punti d'arresto?
b. Sovrapporre una corrente parallela con velocità w = 2 m/s nella direzione z.
Ripetere il punto a.

10.16. a. Una sorgente puntiforme tridimensionale di intensità Q = 5 m 3 / s è situata nell'o-


rigine. Un pozzo della stessa intensità è collocato in z = 1. Calcolare la funzione
di flusso della corrente risultante. Disegnare la corrente. Vi sono punti d' arresto?
@ss-os. 9sss 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 295

Figura Pl0.14
Corrente bidimensionale in una curvatura.

b. Sovrapporre una corrente parallela con velocità w 2 m/ s nella direzione z.


Ripetere il punto a.

10.17. Una barra a sezione circolare con punte arrotondate ha un diametro di O, 05 m e una
lunghezza di 1 m da un'estremità all'altra-. La barra è fissata in una corrente parallela
con velocità di 3 m/ s, con l'asse della barra nella direzione della corrente. Usando una
sorgente ed un pozzo trovare la "posizione migliore" per la barra e la corrente che ne
risulta.
Si definisce qui "posizione mjgliore" quella corrispondente ad una superficie di flusso
chiusa con i punti di arresto alle estremità della barra, posta come una fascia che non
sporge dal cilindro descritto dalJa barra ma che comunque lo tocca.

10.18. Una sorgente bidimensionale di intensità Q 1 = 100m3 / m·S è situata in x = -1, y = 1.


Una sorgente analoga è situata in x = 1, y = 1. Un pozzo bidimensionale di intensità
Q3 = 200 m 3 / m · s è situata in x = O, y = -1. Il campo è bidimensionale e contiene
i due punti A(-0, 5; O, 5) e B (-0, 5; -0, 5).
a. Disegnare la corrente.
b. Trovare il vettore velocità nel punto A.
c. Calcolare il flusso in volume tra i punti A e B.

10.19. L'angolo tra due pareti divergenti è di 36°, come mostrato in figura Pl0.19. Una
sorgente bidimensionale di intensità Q = 2 m 3 / s · m è situata in x = 1 m.
a. Calcolare il campo di velocità tra le due pareti.
b. Calcolare il flusso volumetrico tra le pareti attraverso un piano x = 15 m.
c. Calcolare il flusso attraverso un piano x = 16 m.
d. Calcolare la forza che agisce sulla parte di una parete tra x = 15 me x = 16 m.
10.20. Porre nell'origine una sorgente bidimensionale tale che il flusso volumetrico attraverso
un settore di 36° sia 2 m 3 / s · m.
a. Può essere questa una soluzione dell'equazione di Eulero per la corrente tra due
pareti divergenti?
b. Calcolare per questa corrente tutti i valori cercati nel problema 10.19.

10.21. Le pareti in figura Pl0.21 sono bidimensionali. Una sorgente tridimensionale di inten-
sità Q = 4 m 3 / s è situata in x = 4 m, y = 1, z = O.
a. Calcolare la velocità in x = 8 m, y = 1, z = O.
296 10. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi @ss-011- 9388

Figura PI0.19

b. Calcolare la velocità in x = y = z = 1.
10.22. Calcolare la forza totale sulla parete x = O e su quella y = O di figura Pl0.21,
nelle condizioni di corrente del problema 10.21. Impiegare l'integrazione analitica o
.
numenca.

10.23. Un'ala bidimensionale è schematizzata in figura PI0.23. La lunghezza dell'arco inferi-


ore dell'ala è di 1 me la lunghezza dell'arco convesso è di 1, 2m. La velocità dell'aria
che colpisce l'ala è 50 m. Supponendo che le velocità dell'aria sull'ala siano pro-
porzionali alle lunghezze degli archi, stimare la forza di sollevamento prodotta dall'ala.

1,0

4,0 B
Figura Pl0.21 Figura PI0.23

10.24. Si ricava una corrente a potenziale sovrapponendo un pozzo bidimensionale di intensità


-Q = -2m3 / s·m e di una rotazione potenziale con circuitazione r = 3m2 / s, entrambi
situati nell'origine.
a. Calcolare la velocità della corrente per r = 1 m e r = O, 5 m.
b. Calcolare la differenza di pressione tra questi punti ed un punto a r = 20 m.

10.25. II campo di moto attorno ad una barra acuminata posta sulla parte anteriore di un
aeroplano può essere ricavato dalla sovrapposizione di tre correnti: una corrente paral-
lela a 45 m/s nella direzione x, una sorgente tridimensionale (Qa = 10 m3 /s) situata
nell'origine, e una sorgente (Qb = 1 m3 / s) situata sull'asse x in x = - 0, 2m. Trovare
il punto di arresto e disegnare la linea di flusso che rappresenta la barra.

10.26. Una corrente parallela è sovrapposta ad una doppia corrente sorgente-pozzo bidimen-
sionale, per formare una corrente a ovoide di Ran1cine. L'ovoide di Rankine è indicato
@sa.os- 9388 IO. Correnti ad alto Re. Regione lontane dai contorni solidi 297

come ostacolo. Calcolare a quale distanza dall'ostacolo la variazione della corrente


parallela dovuta all'ostacolo è minore dell'l o/o.

10.27. Utilizzare i risultati del problema 10.26 per esprimere il campo di moto potenziale in
un canale bidimensionale con un ostacolo al suo interno.

10.28. Ripetere il problema 10.26 con una doppia corrente sorgente-pozzo tridimensionale.

10.29. Un cilindro circolare alto 10 m ha il diametro di 1 m e ruota a 800 rpm. Lungo il


cilindro soffia un vento alla velocità di 10 m/ s. Calcolare la forza di sollevamento sui
lati del cilindro.

10.30. Una sorgente tridimensionale di intensità 20 m3 / s è situata lungo l'asse x in x = 5 m.


Un'altra sorgente di intensità 10m3 / s è anch'essa collocata lungo l'asse x, in x = lOm.
Disegnare il campo di moto sul piano x-y.
-

CAPITOLO 11

CORRENTI AD ALTO NUMERO


DI REYNOLDS . LO STRATO LIMITE

In questo capitolo consideriamo ancora le correnti di fluido per le quali Re --+ oo. Nel capitolo
precedente abbiamo studiato il campo di corrente in regioni lontane dai contorni rigidi. Ora
vogliamo completare la descrizione e trattare le regioni vicine ad essi. Questi contorni hanno
generalmente forma piana, come ad esempio una lastra piana, e l'alto numero di Reynolds,
Re = U L/ v, associato alla corrente è dovuto all' alta velocità U, che è approssimativamente
parallela alla superficie rigida. Le equazioni di Navier-Stokes per queste correnti si possono
approssimare con le equazioni dello strato limite (8.38)-(8.42). Abbiamo già visto che le
correnti ad alto Re nelle regioni non vicine ai contorni sono bene approssimate dalle soluzioni
delle equazioni di Eulero. Le deviazioni da questa approssimazione divengono pronunciate in
uno strato molto sottile vicino al contorno, lo strato limite.
Assegnata una corrente di fluido nello strato limite, iniziamo con la soluzione dell'equa-
zione lineare di corrente a potenziale (10.28). Una volta trovato il potenziale di corrente <f>,
deriviamo u e ve quindi U. Infine, u e v vengono usati nell'equazione di Bernoulli (7.5) per
ottenere p. A questo punto conosciamo p dovunque, anche in y = O, perché lì 8p/ 8y = O,
come si vede dall'equazione (8.41).
Per la corrente a potenziale l'equazione di Bernoulli diventa

p 1 2
-p + gh + -U
2
= cost.

L a derivazione nei casi in cui h è trascurabile porta a

(11.1)

Dall'equazione (8.38) si ottiene

8u 8u dU 8 2u
u 8x + v 8y = U dx + v [Jy2 . (11.2)

Qui U è la velocità della corrente a potenziale appena fuori lo strato limite. Si noti che quando
h non è trascurabile le equazioni (8.37) e (8.38) devono entrambe contenere g dh/dx; la (11.2),
comunque, rimane inalterata.
@ss..oa- 9388 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite 299

Supponendo risolta la corrente a potenziale, procediamo a risolvere le equazioni dello strato


limite. La risoluzione è più facile che per le equazioni originarie di Navier-Stokes, perché ci
sono solo due equazioni, essendo nota la pressione, e perché queste equazioni sono paraboliche
anziché ellittiche. La condizione al contorno per y Re1 / 2 ---+ oo si approssima talvolta con y = 8
finito, dove 8 è lo spessore dello strato limite. Questo procedimento verrà ora illustrato con
alcuni esempi.

11.1. Corrente su una lastra piana. La soluzione di Blasius


Si consideri una corrente di fluido nella direzione x parallela alla lastra piana, come mostrato
in figura I I. I.

profilo di velocità della profùo di velocità dello


corrente a potenziale strato limite

Figura 11.1
Corrente su una lastra piana.

La corrente a potenziale in questo caso è già stata risolta [v. eq. (10.43)]:

dJ = Ux
' ' u = U = cost. (11.3)

L'equazione (11 .3) implica U dU/dx= O, e le restanti equazioni da risolvere sono

8u 8u 8 2u
11, 8x + V ()y = V ()y2 ' (11.4)

8u+av = 0 (11.5)
àx oy )
con le condizioni al contorno
u= v =O per y =O (11.6)
1
u=U per y Re2 ---+ oo. (11.7)
Fisicamente y Re1 / 2 ---+ oo richiede anche y ---+ oo. In corrispondenza della lastra si
ha u = O a causa della condizione al contorno di non scorrimento (1 1.6). Anche gli strati
adiacenti sono rallentati dallo sforzo tangenziale. Quindi il profilo di velocità approssima
olo asintoticamente quello della corrente a potenziale, come mostrato in figura 11.1, e l'esatta
definizione dello spessore dello strato limite come quella y per la quale non esiste più variazione
della corrente a potenziale, cioè la y per ·u = U, richiede y ---+ oo.
300 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @ss-os- 9sss

L'equazione di continuità (11.5) può essere eliminata dall'insieme di equazioni (11.4)-


(11.7) mediante l'uso della funzione di flusso 'l/J,

v = -
aw
8x '

che fornisce
o'lj; 82 '1/J 81/J 82 'if; 83 1/J
-· --· =V . (11.8)
{)y ox8y ox 8y2 8y3
a'tf;
- = U per Y- oo , (11.9)
8y
O't/;
87f;
ox
=o ' &y = O per y = o. (11.10)

Per risolvere queste equazioni è necessario un ulteriore approfondimento. Nel capitolo 8


troviamo la forma adimensionale della componente x dell'equazione di Navier-Stokes completa,
equazione (8.12), con il parametro di similitudine Re. Abbiamo perciò la forma adimensionale
dell'equazione (11.4)
OU OU 1 a2 u
u 8x + V 8y = Re 8y2
L'equazione adimensionale di continuità (8.11) diventa

[v. eq. (11.5)] che non fornisce alcun parametro di similitudine: l' unico parametro è dunque
il numero di Reynolds, Re= LU/v.
Si legge inoltre nel capitolo 8 che le caratteristiche quantità fisiche usate per costruire i
parametri di similitudine possono essere scelte arbitrariamente, a patto che siano ben de.finite e
corrispondano alle stesse posizioni geometriche in entrambi i casi. Perciò per definire Re1 =
Re2 per due correnti nello strato limite dovrebbero essere definite anche U1 e U2 e v1 e v2;
ma quali sono le lunghezze caratteristiche?
Lo studio della fonna geometrica rivela che l'unica lunghezza ben definita in questa
corrente è x stessa, cioè la distanza lungo la lastra misurata a partire dalla sua prima estremità.
Quindi perché queste due correnti siano simili deve essere

Scriveremo Rex per sottolineare che x è la lunghezza caratteristica di questo numero di


Reynolds.
Questo interessante risultato indica che la corrente può essere vista come simile a se
stessa. Si può coprire un intero intervallo di Rex considerando una x e diversi valori di U,
ma anche considerando una U e diversi valori di x. Poiché non sembra esserci alcunché di
speciale nella x scelta, potrebbe essere che i profili di velocità siano sempre simili, e che U e
v rappresentino solo la scala di grandezza? Se è così, allora è possibile trovare una soluzione
@s11-os.- 9388 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite 301

sfruttando la similitudine. Dunque, definiamo ora una nuova variabile indipendente singola,
che chiamiamo variabile di similitudine

1J = A y xb ,
e tentiamo una soluzione nella forma 1/; = 1/;(rJ). La condizione al contorno per y --+ oo deve
ovviamente essere soddisfatta da
81f; d'I/; OTJ
u(x, oo) = ~. d 11 _,
·-
ay = U '
uy y -+00 11 00

o
(11.11)
Poiché U è costante mentre xb non lo è, la forma scelta 1/;(TJ) deve essere modificata in modo
tale da rendere costante il primo membro dell'equazione (11.11). Prendiamo dunque la forma

(11.12)

che ora soddisfa la condizione al contorno all' infinito nella forma

u(x,oo) = AB/'(11) = U, (11.13)

e ponendo AB = U, otteniamo
f' (oo) = 1 (11.14)
dove f' si identifica con la velocità adimensionale u/U. Le condizioni al contorno per y = O
date dall'equazione (11.1 O) diventano

u(x,O) =i y y =O
= ABJ'(rJ) l 11=o = O ,

o
! '(O) = O ,
e
v(x,O) = - ~7/; =- Bbx-b- 1 (11!' -f)l'l=O=O.
uX y=O
Quindi
f (O) = O.
Sostituendo 1/; dalla (11.12) nell'equazione differenziale (11.8), dopo alcuni passaggi e avendo
scelto le costanti A, B e b in modo da non far comparire x e y nell' equazione, si ottiene

f J" + 2/'" =o (11.15)

con le condizioni al contorno


f (O) = /'(O) = O, (11.16)
f '(oo) = 1 (11.14)
302 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @ss-os. 9s11s

e con
'lf; = VvXfJf (T/) ' (11.17)

Rex = -Ux
V
, (11.18)

! '(11) = ; ' (11.19)

V = -
aw = -1ty-
_é_
u ,
- (1J f - f)· (11.20)
OX 2 X
Per una x particolare, 17 può essere interpretata come la distanza adimensionale y dalla
lastra. La funzione f '(17) data dall'equazione (11.19), è la velocità normalizzata u lungo la
lastra, mentre f (?J), che è
! (11) = fo 11
!'(11) a,,,,
rappresenta Ja corrente tra la lastra e il valore considerato di 17, cioè è la funzione di flusso
adimensionale.

Tabella 11.1
f (TJ) nello strato limite.
1J !" f' f
o 0,332 o o
l 0,323 0,330 0,166
2 0,267 0,630 0,650
3 0,161 0,846 1,397
4 0,0642 0,956 2,306
5 0,01 59 0,992 3,283
6 0,0024 0,999 4,280
00 o 1,000 00

L'equazione ( 11.15), nota come equazione di Blasi us, va risolta con le condizioni al contorno
(11.14) e (11.16). Blasius risolse questa equazione nel 1908 abbinando uno sviluppo in serie
di potenze per piccoli valori di T/ ad una forma asintotica per grandi valori di 'f/. Un calcolatore
elettronico, comunque, la risolverebbe in pochi secondi. I risultati della risoluzione numerica
sono riassunti in tabella 11.1 e in figura 11.2.
Un importante risultato della risoluzione numerica è /"(O) = O, 332, che è in relazione
allo sforzo tangenziale sulla lastra. Dall'equazione (1 1.19)

au = uJ"(TJ)~
8y 8y
- u ~!"(17) .
y-;;;
Sulla lastra, dove y = O,

&u = U {U J"(O) =O, 332p!E_Rex ! .


8y y=O V-;;; µ
~88-08- 9388 1 I . Correnti ad alto Re. Lo strato limite 303

10,0
11
8,0

6,0

j
4,0

~
/
2,0

o 0,2 0,4 0,6 0,8 u 1,0


-u
Figura 11.2
Velocità nello stralo limite.

Lo sforzo tangenziale che il fluido esercita sulla lastra ad una determinata x è

8u 0, 332pU2
To = µ - (11.21)
()y y= O VRe; '
o nella sua forma dimensionale
0, 664
(11.22)
VRe;'
dove ef è il coefficiente di attrito superficiale.
Si calcola anche lo sforzo tangenziale medio nella regione O < x < L

-
To = -
1
L
1L
0
To<lx = 0,664µU
fgvL - =
O, 664pU
.jReL
,
2
ReL = -
UL
li
, (11.23)

e il coefficiente medio di attrito, ef' diventa


(11 .24)

Approfondiamo ora il concetto di spessore dello strato limite. Se lo strato limite si estende per
definizione fino a dove u = U, sappiamo già che il risultato è 8 -+ oo. Cerchiamo perciò altre
definizioni. Supponiamo di definire o come quella y per cui

u =o, 99U ,
304 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @ss.os. 9388

o
!'(11) =o, 99.
Dalla tabella Il.I si vede che questo valore di f' corrisponde a r1 ~ 5, e dalla (11.18), con
y = 8, si ottiene una definizione che fornisce un valore finito di 8:

5, 0
vRe;. (11.25)
X

Naturalmente, si potrebbero scegliere valori diversi da 0,99 per definire 8, ottenendo coefficienti
diversi nella (11.25).
Altre definizioni utili per lo spessore dello strato limite sono lo spessore del volume
spostato
(11.26)

e lo spessore della quantità di moto

1
Dm= uz 1 0
00

u(U - u) dy = 1
0
00

u (l - U
U u ) dy. (11.27)

La figura 11.3 mostra la distribuzione di velocità nello strato limite.

a. Corrente viscosa b. Corrente a potenziale


Figura 11.3

La regione A si ottiene dalla differenza tra la corrente nel modello potenziale e quella nel
modello dello strato limite. La differenza tra le velocità in corrispondenza di una y generica è
U - u, e la diminuzione volumetrica totale di flusso è J000 (U - u) dy, cioè per la presenza della
lastra il flusso tra y =O e y = oo è minore di una quantità f 0 (U - u) dy rispetto a quello
00

che ci sarebbe se la corrente fosse realmente a potenziale. Si potrebbe provocare questa stessa
diminuzione di flusso in una corrente puramente potenziale spostando la lastra, parallelamente
a se stessa, di una quantità 8d verso l'alto; perciò '

fo
00

U8d = (U-u)dy .

Quindi il od dell'equazione (11.26) può essere interpretato come la distanza di cui deve essere
spostata la lastra piana in una corrente a potenziale per provocare la stessa diminuzione di
@ss-os- ss88 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite 305

flusso di massa causata dallo strato limite. Si potrebbe dare un'interpretazione analoga di 8m
facendo riferimento alla diminuzione del flusso di quantità di moto. Comunque, l'importanza
di 8d e 8m sta nel ruolo che hanno nelle espressioni seguenti.
Disponendo dell'equazione ili Blasius per la lastra piana, è interessante calcolare 8d e
8m, secondo le definizioni appena date. L'equazione (11.26) può essere scritta nella forma
ailimensionale
00
bd =Re;! f (1 - J') d17. (11.28)
X lo
Analogamente, lo spessore della quantità di moto dato dall'equazione (11.27), in forma aili-
mensionale iliventa
~ = Rex !
X
1= O
! '(1 - /') d77 . (11.29)

Per integrazione numerica, usando i valori di f' in funzione di 77 ricavabili dalla tabella 11.1,
si ottiene
(11.30)

e
bm 1, 328
-X - ~-
(11.31)

Il paragone tra la (11.31) e la (11.24) induce a pensare che la lastra che causa questa perdita
di quantità di moto deve in realtà sostenere uno sforzo tangenziale corrispondente.

Esempio 11.1
Una sottile lastra metallica di ilimensioni a = O, 2 m, b = O, 5 m è immersa in acqua (v =
io- 6 m 2 /s, p = 1000 kg/m3 ), che scorre parallelamente alla lastra, con velocità U = 1 m/s.
Qual è la forza resistente agente sulla lastra? Quale bordo della lastra dovrebbe trovarsi nella
direzione dellla corrente per avere minore forza resistente?

Soluzione
La forza resistente può essere calcolata direttamente usando la (11.23):

2
F = 70 . A = 2ab7o = 2 x O, 664abpU
vReL
L' area è tenuta in conto due volte perché la forza agisce su entrambi i lati della lastra. Dunque,

F = 2 X 0, 664 X 0, 2 X 0, 5 X 1000 X 12 _ 132, 8 .


JReL JReL
Per L = a = O, 2 m
ReL = LU = O, 2 x6 1 = 200000
V 10-
e
132 8
F = ' = O 297 N .
v'200 000 ,
306 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @ s s.011- 9388

Per L =b= O, 5 m
132 8
F= • = O 188 N .
\/'500000 '
Quindi tenendo la lastra con il bordo più lungo parallelo alla corrente si ha minore resistenza.

11.2. Il metodo integrale di Von Karman-Pohlausen


Fino a questo momento abbiamo visto soltanto una soluzione esatta delle equazioni dello
strato limite, quella corrispondente alla lastra piana nella corrente parallela. Poiché sappia-
mo che esistono situazioni in cui non si possono ricavare soluzioni esatte delle equazioni
dello strato limite, introduciamo ora un metodo approssimato dovuto a Karrnan e Pohlausen.
L'approssimazione consiste nel ritenere che l'equazione dello strato limite non sia soddisfatta
per punti ma piuttosto lungo la media del1a regione considerata.
Seguendo questo metodo, si trasfonnano dapprima le equazioni differenziali dello strato
limite in un'equazione integrale. Questo passaggio è esatto, cioè non richiede approssimazioni.
Si procede poi a soddisfare questa equazione integrale selezionando un appropriato profilo di
velocità all 'interno dello strato limite. Questo passaggio introduce una approssimazione nel
metodo, perché soddisfare la relazione integrale è una condizione necessaria per la soluzione
'
ma non una condizione sufficiente.
Indichiamo con h un valore costante di y nettamente al di fuori dello strato limite:

h > 8.

Consideriamo di nuovo l'equazione dello strato limite

8u 8u dU 82 u
UOX + Vay = U dx +V {)y2 . (11.18)

Moltiplichiamo per u lequazione di continuità

au òv)
u ( ax+&y = 0 ,

e sommiamola ali' equazione ( I l . I 8), ottenendo così

8u2 8(uv ) dU 82 u
-a-X + --=-a- =
y u dx + v8y2 . (11.32)

L' equazione (11.32) è chiamata la forma conservativa dell'equazione dello strato limite. Inte-
grando l' equazione ( 11.32) tra y = O e y = h otteniamo

{ h fJu2 {h a(uv) { h _dU { h a2u


lo OX dy +lo {)y dy = lo U dx dy +V lo f}y2 dy.

Applicando la regola di Leibnitz al primo termine ed integrando il secondo e il quarto si ricava

-d
dx
1h
0
u 2 d y + uvlh = 1h
0
U -dU d y - v8u
dx
-
8y y=O
. (11.33)
@88-08- 9388 11. Correnti ad alto Re. Lo strato lilnite 307

Nell'espressione
0u To
v- --
f)y y=O p

possiamo identificare r 0 , lo sforzo di taglio sulla lastra. Usiamo anche l'equazione di continuità
(11.5) per esprimere v come
ou
1
y
V= - -dy,
o ox
ottenendo così
(uv)!h = - U { h ~ dy = -Udd { h udy.
lo ux x lo
Riscriviamo ora l' equazione (11.33) nel seguente modo

7'i
_Q
p
= -d
dx o
1h
(U - u)u dy + -dU
dx o
1h
(U - u)dy (11.34)

ovvero
70
p = ~
dx (U 2 6 ) (U5 )~
,n+ ddx {11.35)

dove 6rr• e {jd sono definite dalle equazioni (11.27) e (l l.26) rispettivamente.

Esempio 11.2
Si applichi il metodo integrale di von Karman-Pohlausen alla corrente su una lastra piana e si
confrontino i risultati con quelli esatti. Per il profilo di velocità nello strato limite si consideri:
a. Un polinomio del secondo ordine;
b. Un polinomio del terzo ordine.

Soluzione
Le condizioni al contorno per entrambi i casi sono:

u =O y =o '
per
8u (1 1.36)
u= u, - =O per y = {j , il bordo dello strato limite.
oy
a. Si assume un profilo rispondente all'equazione

dove 77 = y/8. Le condizioni al contorno dell'equazione (11.36) sono soddisfatte per


a = O, b = 2, e -:- -1. Quindi
u = u (277 - 112) .
Le equazioni (11.36) e (11.27), con dy = 8 d17, portano a
308 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @ss-os- 9388

mentre
To OU U
- = V- = V- X 2.
p {)y y=O O
L'equazione (11.35) diventa ora

2vu = ~u2 ~
6 15 dx
ovvero

.
Ora, poiché 6 = O per x = O, per integrazione si ottiene

u -
e_ J 30 UX-
V _ 5, 48
~X , (11.37)

in buon accordo con l'equazione (11.25). Lo sforzo di taglio locale sulla lastra è

ro = µ ~u = µ ~u x 2 = O, 365µU V(fi = O, 365pU 2 Re; 1! 2


vy y =O -;;;
e quello medio è
- 1 {L 2 -1/2
ro = L lo rodx = O, 73pU ReL . (11.38)

b. Si assume un profilo rispondente all'equazione

; = a + bT] + CT/2 + d773 .

Dall'equazione (l l.36) derivano soltanto tre condizioni al contorno. Comunque, dall'e-


quazione stessa dello strato limite (11.4), con u = v = O per y = O si ricava

82 u
8
y
2
y =O
=o.
Le condizioni al conromo dell' equazione (11.36) e quelle appena scritte sono soddisfatte
da a = e = O, b + d = l, b + 3d = O. Dunque

(11.39

Dalle equazioni (11 .26) e (11.27) si ottiene


3
od =-6
8 )
mentre
'TQ
- = V-
8u
= V-
u 3
X -
p oy y=O O 2 '
@ss-os- 9388 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite 309

e l'equazione (11.35) diventa ora


3vU = 39 U2d8
2 8 280 dx
ovvero
280 V dS2
13 u dx .
Poiché per x = O si ha 8 = O, per integrazione si ricava
280 V 4.64
8= - -X =
13 u ~
X
.
Confrontare questa equazione con la (11 .25). Lo sforzo di taglio sulla lastra è ora calcolato
come
ro = µ - ou 3 u = 0,323µU ~
= -µ- -
oy y=O 2 O VX
ovvero 1
2 -=
ro = O, 323pU Rex 2 • (11.40)
Analogamente
(11.41)

che concorda abbastanza bene con i risultati esatti dati dalle equazioni (11.21) e (11.23) .
Si noti che utilizzando polinomi di ordine superiore, con ulteriori condizioni iniziali nella fonna
2
8!12u =o ) 03u
!13
-- o)
uy y= 6 uy y= 6

cioè con una transizione più "smorzata" verso la corrente a potenziale, si arriva a risultati
sempre peggiori. Non sappiamo neppure se queste derivate di grado più alto esistano e la
supposizione che un gran numero di derivate si annullino per y = 8 distrugge completamente
il profilo dello strato limite.

11.3. Getto laminare bidimensionale


Un altro esempio di soluzione esatta delle equazioni dello strato limite è il getto laminare
bidimensionale, mostrato in figura 11.4.

r --
b -
l

Figura 11.4
Geno bidimensionale.
310 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @ss-os- 9sss

Ha un flusso in massa Q = pbuo e un flusso di quantità di moto M = pbu~. Supponiamo


che la larghezza b della fenditura attraversata dal getto sia vicina a zero, mentre la quantità cli
moto M è mantenuta costante. Questo implicherebbe u 0 -+ oo in quel punto, ma poiché lv[ è
costante Q = M/u0 -+ O. Quindi per piccoli valori di b è ragionevole considerare una sorgente
bidimensionale di quantità di moto, che costituisce una sorgente molto debole di massa.
Per grandi y si ha u = U = O, e poiché il fluido si estende fino a y = ±oo, si deve
conservare la quantità di moto iniziale:

j
00

Mx= Mo= pu2 dy. (1 1.42


-oo

Il sistema da risolvere è

ou ou 8 2u
uy; + V oy = Il 8y2 ' (11.43

O'U
v =O, ay =O per y =O , (11.44f

u=O per y -t oo. (11.45j

Per specificare completamente il problema, si deve assegnare la quantità di moto del getto
dell'equazione (I l.42).
Notiamo che anche questa corrente non ha lunghezza caratteristica ad eccezione di x, e
dunque seguiamo Bickley (1939) e Schlichting (1933) nel cercare una similitudine:

w= (M:x) 1/ 3
f(ry)'
M )1/3
r7 = (_pv22
X
y, (11.46

da cui

2 1/ 3 1/ 3
aw = ( _ 8\If _ 1 ('J f I !)
u =
8y
A1
p2 vx
) 1,(rJ) , V - - OX - 3
J'V.f l/
( px 2 ) ~T/ - ' (11.47

che trasforma l' equazione (11 .43) nella seguente:

3J"' + !'2 + !" =o (11.48

e le condizioni al contorno in

/(O)= f"(O) =O, (11.49


f'(±oo) =O. (11.50

Integrando lequazione ( 11.48) si ottiene

3f" + f !'=o

con la costante d'integrazione A= O a causa dell'equazione (11.49). Una seconda integrazione


porta a
6f' + /2 = Bz
9ss-os- 9388 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite 311

o
6 df 3 [ df df ]
drt = B 2 - f 2 = B 13 + f + B- f '
.::he integrata porta a
B B+ f l + J/B
3 11 = ln B - f = ln 1 - f / B
o
r,;. B 11
f = v ~B tanh J2
3 2
. (11 .51)

Sostituendo questa espressione nell'espressjone di u nell'equazione (11.47), e poi nella (11.42),


si ncava
B3 = -
9-
4vf2'
da cui
9) 1/ 3 T}
f = (2 tanh [431/3) .

Infine
W = (9Mxv)l/3 . nh ( 17 )
2p ta 431/3
e
3M2 )1/3 1
u = ( 32p2 vx cosh 2 (17/48113 ) '

V
=( J\1 v ) 1/ 3 TJ I 1J )
tan11 I
36px-? cosh-'> ( 17/481/3 ) -
\481/'3

Bibliografia
W. Bickley, The Piane Jet, Phil. Mag., ser. 7, 23, 727, 1939.
N. Curie, The Lo.minar Boundary Layer Equations, Oxford University Press, London, 1938.
S.I. Pai, Viscous Flow Theory, Van Nostrand, Princeton, 1957.
H. Schlichting, Lo.minare Strahlenausbreitung, ZAMM, 13, 260, 1933.
H. Schlichting, Boundary-Lo.yer Theory, 7a ed., McGraw-Hill, New York, 1979.

Problemi

11.1. Assumere una distribuzione di velocità nello strato limite nella forma 71, = U sin(?TY / 28)
e applicare il metodo di von Karman-Pohlhausen per calcolare lo sforzo di taglio su
una lastra piana.
312 11. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @88-08- 9388

11.2. Una lastra piana di 1 rn per O, 5 m è posta in un flusso d'aria che scorre a 1 m/s
parallelamente aHa lastra. Qual è la minima forza di resistenza viscosa sulla lastra?

11.3. Un tubo sottile, mostrato in figura Pll.3, è posto in una corrente parallela. La velocità
della corrente è di O, 1 m/ s, la viscosità cinematica è di 1, 5 x 10-5 m2 / s e la sua
densità è di 1, 3 kg/ m 3 . Calcolare la forza necessaria a mantenere il tubo nella stessa
posizione se la sua lunghezza è
a. 1 m , b. 3 m.

uoo
..
Figura Pll.3

11.4. Nel metodo integrale di von Karman-Pohlhausen è utilizzata la proprietà dello strato
limite di ammettere una soluzione basata sulla similitudine? Se sì, dove?

11.5. Una lastra piana di dimensioni O, 1 m per O, 05 m è inserita in una corrente tale che
si suppone si sviluppi uno strato limite lungo il lato lungo O, 1 m. La forza di taglio
sulla lastra è di O, 1 N. Calcolare la forza che si suppone agisca su una lastra simile di
dimensioni O, 2 m per O, 1 m.

11.6. In figura Pll.6 è mostrata una corrente a potenziale in un angolo di 90°. La sua
funzione di flusso è
'li= xyU.
Stimare lo sforzo di taglio sulla parte della struttura di lunghezza L lungo l'asse x.

Vista dall'alto
Corrente--

u
• Vista laterale
Corrente
X
L F
Figura Pll .6 Figura Pll.7
Corrente in un angolo a 90 °. Piccola bandiera in un campo di moto.

11. 7. Un campo di moto bidimensionale è descritto approssimativamente dalla funzione

w = x2 - y2.
@ss-08- 9388 Il. Correnti ad alto Re. Lo strato limite 313

Una piccola bandiera di metaJlo di dimensioni a e b viene inserita nel campo di moto,
dove si posiziona in modo che il suo piano giace (approssimativamente) tangente ad una
superficie di flusso, come mostrato in figura P 11.7. Si misura poi la forza necessaria a
mantenere la bandiera in posizione.
La viscosità del fluido èµ,= lOkg/ m·s, e la sua densità è p = 1000kg/ m3 . Trascurare
la variazione di velocità del campo di moto lungo la bandiera, supporre un moto
laminare e calcolare la forza che agisce sulla bandiera quando il suo bordo di entrata
è situato in
a. (1;2), b. (2; 3) c. (10; 1).
Suggerimento: la corrente lungo la bandiera è uno strato limite, dove IJ! rappresenta la
corrente a potenziale al di fuori dello strato limite.

11.8. Si consideri la corrente lungo la bandiera del problema 11.7. Supporre che la velocità
vari lineannente lungo la bandiera. Ricavare lequazione differenziale per Io spessore
dello strato limite come risulta dall 'approccio integrale.

11.9. Tn figura PI 1.9 sono rappresentate due larghe lastre piane parallele. La corrente che
scorre in direzione delle lastre ha una velocità di U = O, 25 m/ s, e si suppone che la
corrente sia bidimensionale. La densità del fluido è p = 1000 kg/m 3 , e la sua viscosità
è µ = 103 kg/m · s. Le due lastre sono parte di una struttura, e hanno a = 1 m e
b = O, 5 m. Calcolare la forza trasferita dalle lastre alla struttura.

11.10. Qual è la minima dimensione b nel problema 11.9 per la quale è ancora possiblie
un'approssimazione dello strato limite in quella configurazione.

11.11. La figura Pll.9 ora rappresenta la sezione trasversale di un cilindro a pareti sottili. Il
diametro minimo per cui è ancora possibile un'approssimazione dello strato limite è
maggiore o minore del valore di b ricavato nel problema 11.1 O? Spiegare.

11.12. Si consideri lo strato limite mostrato in figura Pll.12. Impiegare il metodo integrale
di von Karman-Pohlhausen, con polinomio del terzo ordine.
a. Ricavare il profilo di velocità e lo spessore dello strato limite per x = 1 m e x = 3m.

b. Calcolare la velocità media all' interno dello strato limite, per x = 1 m. Usare
poi questa velocità media come la velocità della corrente libera e ricavare il profilo di
velocità e lo spessore dello strato limite per una lastra piana a x = 2 m. Confrontare
questi risultati con quelli ottenuti al punto precedente con x = 3 m.

U = 0,25 m/s b u

1
x = lm x=3m

Figura Pl 1.9 Figura Pll.12


-
314 I I. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @88- 08- 9388

11.13. Dell'olio con viscosità cinematica O, 05 m 2 /s entra in un tubo con O, 1 m di diametro.


Usando l'approssimazione dello strato limite, calcolare a quale distanza a valle si
incontreranno gli strati limite.

11.14. Ripetere il problema 11.13 per la corrente in un anello con i diametri di O, 2 me O, 1 m.

11.15. Calcolare la forza di taglio totale sulla sezione di entrata del tubo del problema 11.13
tra l' entrata e il punto in cui si incontrano gli strati limite, come illustrato in figura
Pl 1.15. Confrontare i risultati con la forza di taglio sulla stessa sezione di tubo per
una corrente laminare a n1oto massiino con lo stesso flusso di massa.

e
strato limite corrence a moto massimo
Figura Pll.15

11.16. Si supponga che l'olio del problema 11.15 entri nel tubo, come mostrato in figura
P ll. I 5. Il tratto di entrata, dal punto A al punto B, approssima lo strato limite,
essendo B il punto in cui si incontrano gli strati limite. Il tratto da B a C, che è della
stessa lunghezza di quello tra A e B, rappresenta la corrente a moto massimo. Tre
manometri misurano le pressioni nei punti .4, B e C. TI tubo è orizzontale. Esprimere
le misure dei manometri in funzione delle forze di taglio calcolate nel problema 11.15
e della forma geometrica del tubo.

11.17. Esprimere le perdite di carico per attrito tra i punti A e Be Be C nel problema I 1.16.

11.18. Considerare lo strato limite su una lastra piana porosa, con assorbimento costante
lungo la lastra. Le condizioni al contorno in questo caso sono u = U per y - 7 oo e
?l =O, v = - S = cost per y = O. Provare con 8u/ 8x =O, e ricavare una soluzione
esatta delle equazioni dello strato li1nite.

11.19. Un aeroplano vola ad una velocità di lOOOkm/ h. Nella pancia dell'aeroplano è prevista
una presa d'aria ad imbuto per il raffreddaJl?-ento dei dispositivi elettronici. L' aria deve
essere convogliata dalla corrente a potenziale, evitando la regione dello strato limite.
Calcolare la distanza b illustrata in figura P 11. 19.

11.20. Un antico metodo per detenninare la velocità di una nave era quello di lasciar cadere
in acqua un ceppo di legno legato ad una fune. Si misurava poi la lunghezza della fune
trascinata dal ceppo per un tempo predetenninato, ad esempio contando i nodi fatti
sulla fune. La forza necessaria a trascinare una fune dalla nave è di 20 N. Il ceppo è
un cilindro di legno lungo 1, 2 me con un diametro di O, 12 m. Trascurare il contributo
del campo di pressione, e calcolare la velocità minima con cui deve essere trascinato
il ceppo per iniziare le misure. cioè quella sufficiente a correggere la deriva del ceppo.
@sR-oB- es88 Il. Correnti ad alto Re. Lo strato limite 315

r'i"ey
- -
Figura PJt.19

11 .21. Per ottenere una stima della forza esercitata dal vento su un alto edificio renangolare
si procede nel seguente modo: si considera la facciata anteriore dell'edificio come una
lastra piana larga 20 m e alta 50 m perpendicolare alla corrente, soggetta alla pressione
totale del vento. La facciata posteriore è alia pressione statica. I lati dell 'edificio sono
lastre piane alte 50 m e lunghe 60 m nella direzione del vento, soggette a forze di taglio
come in uno strato limite. Il tetto dell'edificio è una lastra piana larga 20 m e lunga
60 m, anch'essa soggetta alle forze di taglio. Calcolare la forza totale sull'edificio
esercitata da venti a 10, 20 e 40 km / h.

11 .22. Un peso di vetro ha la forma a goccia mostrata in figura Pl l.22, che è disegnata in
scala. La densità del vetro è di 2000 kg/ m 3 . La forza di resistenza sul peso è dovuta
soltanto all'attrito viscoso. Misurare la figura e calcolare la velocità finale del peso in
acqua.

0,08m

- H
0,01 m

Figura Pll.22

11.23. In figura Pll.23 è disegnata una freccia. Calcolare la ditribuzione della forza di re-
sistenza viscosa lungo la freccia. Calcolare ìl momento di correzione per piccoli angoli
di deviazione, cioè il momento che mantiene la punta della freccia diretta in avanti,
per velocità della freccia di 10 e 30 m/ s.

6mm

600rnm

Figura Pll.23
316 Il. Correnti ad alto Re. Lo strato limite @s8-0S- 9S88

11.24. Un manicotto di tela è rimorchiato da una barca II manicotto è lungo 2 m e ha un


diametro di O, 5 m. La barca naviga ad una velocità di 3 m/ s. Calcolare la forza di
resistenza viscosa sul manicotto.

11.25. Una pallottola sparata in uno stagno entra nell'acqua ad una velocità di 300 m/s. La
pallottola ha un diametro di O, 009 m ed è lunga O, 015 m. La sua massa è di O, 008 kg.
Si supponga che l'attrito viscoso sia lo stesso che in uno strato limite e stimare la
decelerazione della pallottola nell'acqua.

11.26. Un mezzo anfibio galleggia sull' acqua con le ruote posteriori che ruotano velocemente.
II raggio esterno dei copertoni è di O, 8 m, e la larghezza è O, 3 m; le ruote sono
semisommerse. Dal tachimetro si osserva che la velocità sulla terra sarebbe di 80km/h.
Stimare la forza che fa avanzare il mezzo nell'acqua.

11.27. Un giavellotto ha un diametro medio di O, 03 m ed è lungo 2 m, con una densità


apparente di 800 kg/ m3 . Un uomo lancia il giavellotto ad un angolo di elevazione
di 45 ° e questo raggiunge una distanza di 50 m. Calcolare la distanza che avrebbe
raggiunto nel vuoto.

11.28. La forza di resistenza su una barca aerodinamica è dovuta principalmente all'attrito


viscoso sulla parte bagnata. Si suggerisce di usare risultati noti per una vecchia barca
ben progettata per costruire una barca a doppio scafo, che ha la stessa capacità di
carico della vecchia. Usando le considerazioni fatte sullo strato limite, stimare di
quanto bisogna aumentare la potenza per guidare la nuova barca relativamente a quella
necessaria per la vecchia.

11.29. Una fune con diametro di O, 05 m e lunga 20 m pende nell'acqua trascinata da una
barca che naviga ad una velocità di 5 m/s. Calcolare la resistenza dovuta alla fune.

11.30. Una conduttura con diametro di O, 014 m e lunga 3 m è collegata al fianco di un


serbatoio d'acqua alto 10 m, come mostrato in figura Pll.30. Calcolare la portata in
massa dell'acqua, considerando anche gli effetti dello strato limite nella conduttura.

lOm

,,i+- ,- 3m 'i
0,014 m

Figura Pll.30


CAPITOLO 12

CORRENTE TURBOLENTA

12.1. Esperimento di Reynolds


Consideriamo il sistema mostrato in figura 12.1 usato per l'esperimento. È composto da un
tubicino inserito in un grande condotto trasparente. li tubicino interno ha un piccolo diametro
e un'apertura lontana dalla curvatura, cioè LB è abbastanza lunga da garantire una corrente
a moto massimo. Il fluido nel tubo interno è lo stesso di quello nel tubo esterno, ed ha la
stessa p e µ. Il fluido interno, però, è colorato mentre quello esterno è trasparente. In tutti gli
esperimenti le velocità dei due fluidi sono selezionate in modo che la forza di taglio tra di essi
.
sta nun1ma.

Corrente laminare Corrente turbolenta

Figura 12.1
Esperimento di Reynolds.

Mentre l'esperimento procede, compare un cilindro di flusso colorato a valle dell'apertura del
tubo interno. Il tubo di flusso che racchiude questo cilindro di flusso è ben definito, e il colore
è limitato all'interno di questo tubo di flusso. Il colore inizia a diffondersi per diffusione
molecolare soltanto molto più a valle.
Si ripete l'esperimento per vari tipi di fluidi e a varie velocità, e come si è già detto nel
capitolo 8, si possono tutti riassumere usando il numero di Reynolds come unico parametro
variabile. Si osserva che la descrizione appena data si adatta a correnti il cui numero di
-
318 12. Corrente turbolenta @ss-os- 9Sss

Reynolds, calcolato usando il diametro D come lunghezza caratteristica, è al di sotto di un


determinato valore numerico, ad esempio
VD
ReD = < 2000, {12. l)
Il

dove V è la velocità media nel tubo, cioè la portata per unità di area di sezione. Al di sopra di
questo numero di Reynolds l'inviluppo del tubo di flusso colorato non è definito chiaramente.
Si può vedere il colore mescolarsi con il fluido esterno subito al di fuori dell'apertura dcl tubo
• interno. Si perde il carattere laminare della corrente, che diventa turbolenta.
A questo punto è necessario riconsiderare la definizione di vettore velocità. Consideriamo
un corpo fluido, con un sistema S al suo interno, e con un punto A all'interno del sistema,
come in figura 1.1. Sia M il momento del sistema e m la sua massa. La velocità media del
sistema si può definire come
M
q =-
m
e la velocità nel punto A si può definire come

q = lim
m - nn,
~
m
{12.2)

La definizione di m e (o piuttosto del volume Ve che contiene la massa rnE) e i limiti di questa
definizione sono stati introdotti nei paragrafi sul sistema continuo e sulle sue proprietà locali,
nel capitolo 1.
Tornando ora alla descrizione dell'esperimento di Reynolds, dobbiamo affrontare una delle
due scelte comunque poco comoda: per Re> 2000 il limite dell'equazione (12.2) non esiste;
q quindi non è definita e non possiamo usare le equazioni di continuità e della quantità di
moto; oppure le equazioni della quantità di moto e di continuità, con condizioni al contorno
che non dipendono dal tempo e per le quali si sono trovate soluz.ioni indipendenti dal tempo
per Re< 2000, non banno le stesse soluzioni per Re> 2000. Benché le condizioni al contorno
rimangano indipendenti dal tempo, le correnti risultanti continuano ad essere dipendenti dal
tempo, non periodiche e non decrescenti.
Pur avendo in mente la prima possibilità, la scelta corretta è la seconda. Per spiegare
I' aspetto della corrente turbolenta si dovrebbe fare uso della teoria della stabilità idrodinamica,
che è al di fuori degli scopi di questo libro. Tuttavia è importante notare che la spiegazione
sta nell'amplificazione delle perturbazioni casuali, e quindi ci si deve aspettare un certo grado
di casualità nella corrente turbolenta che ne deriva.
Consideriamo una corrente turbolenta in un tubo. Se si dovesse fare un grafico della
velocità del fluido ad un certo punto nel tubo, ne risulterebbe un disegno simile a quello di
figura 12.2.
Come si vede, vi sono piccole e rapide fluttuazioni di velocità attorno ad un certo valore medio.
Questo valore medio può dipendere o meno dal tempo. Dunque la velocità è la sovrapposizione
di una velocità media u e di una variazione di velocità u':
u =u +u' . {12.3)
Si possono scrivere relazioni analoghe per le altre componenti di velocità come per altre
proprietà, come la pressione, la temperatura, ecc.:
V = ii+ V 1 ,
- I
p = p-rpI
, - ' I
T = T-rT. (12.4)
@ss-os.. 9388 12. Corre1ue turbolenta 319

u moto non
staz.ionario moto stazionario

moto
stazionario -
u

t
Figura 12.2
Velocità in una corrente turbolenta.

Le quantità medie sono definite nella forma

1 ll+è.t 1 l t+è.t
q=