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PROGETTO DI VITA

DOTT. FRANCESCO FURINO


IL PROGETTO DI VITA NASCE
DALL’INTEGRAZIONE

LA SCUOLA SI ESPRIME
ALL’ESTERNO ATTRAVERSO
UNA PROPRIA IDENTITA’
CHE LA CARATTERIZZA.
LA PROMOZIONE
DELL’INTEGRAZIONE
SCOLASTICA SI VERIFICA
SOLO SE NESSUN
COMPONENTE
L’ELEMENTO SCUOLA SI
ESTRANEA .
IL PROGETTO DI VITA NASCE :
dalla sinergia dei vari attori del
processo d’inclusione
Più figure collaborano alla riuscita di una
buona integrazione dell’alunno disabile
attraverso un progetto comune. Cioè il
progetto di vita
L’INTEGRAZIONE E I SUOI PROCESSI
EVITARE LA SCUOLA PARCHEGGIO MA INTEGRARE:
NON FERMARSI ALLO STUDIO DELLE VARIE TIPOLOGIE
DI DISABILITA’ O ENTRARE NELLO SPECIFICO DEI VARI
DEFICIT.
MA AGIRE SUL PROCESSO DELL’INTEGRAZIONE IN
MANIERA GLOBALE:
• COMUNICARE: comprende tutte le modalità di
comunicazione che migliorano e facilitano i soggetti
che hanno difficoltà ad utilizzare i comuni canali
comunicativi
• AGIRE: Azioni utilizzate in casi di: - Scarse
competenze relazionali - Ridotte difficoltà fino e
grosso motorie.

• CONOSCERE: Azioni utilizzate in casi di: - Discrete


competenze relazionali – In presenza di difficoltà
fino e grosso motorie.
• VIVERE NUOVE ESPERIENZE:
• L’interlocutore deve fornire un feedback per
leggere il messaggio
• Le azioni pratiche si costruiscono insieme al
paziente
• Sono personalizzabili ed evolvono insieme al
paziente
• Scambi molto lenti
Il soggetto
con disabilità

Servizi
Scuola Sanitari
e Servizi
Sociali
CHI CONCORRE AL PROGETTO DI VITA
DELL’ALUNNO DIVERSAMENTE ABILE ?
1- La scuola: figure e il suo progetto educativo.
(PEI)

2- L’ASL e servizi Sociali : con il progetto


riabilitativo. (logopedia, psicomotricità,
terapia occupazionale, fisiochinesiterapia…)
3- La famiglia: ha il suo progetto di vita
(Prospettive di inclusione sociale e lavorative)

4- Il volontario:con il progetto di
Coinvolgimento (extrascuola, attività ricreative).
5- L’associazione: con il suo progetto di supporto
(corsi finalizzati per acquisire competenze).
Punto 1 la scuola
IL P.E.I. FUNZIONALE AL "PROGETTO DI VITA"

• In particolare per gli alunni in situazione di


handicap psichico é opportuno fissare obiettivi e
programmare attività didattiche finalizzate
all'acquisizione e/o al consolidamento di abilità
affettivo - relazionali, di autonomia personale e
operativa, prassico - motorie e cognitive relative
al ciclo scolastico che si frequenta, funzionali alla
formazione professionale e di inserimento
lavorativo concordati con l'A.S.S, e il S.I.L.
(servizio inserimento lavorativo).
• In tal modo possono essere affrontate con maggiore
consapevolezza e almeno parzialmente ridotte le
difficoltà qui di seguito elencate, registrate dai suddetti
servizi sociali in diversi contesti di inserimento
lavorativo:
Difficoltà dal punto di vista personale
 Non avere una visione realistica di sé e dei propri
deficit, incapacità di accettarsi completamente .

 Avere scarsa conoscenza delle regole e


dell'organizzazione del mondo del lavoro .

 Avere difficoltà nella gestione di sé in relazione al


tempo.
Difficoltà dal punto di vista relazionale
 Difficoltà di comunicazione per: insicurezza,
inibizione, deficit legati alla disabilità, clima
teso sul posto di lavoro.
Difficoltà a chiedere aiuto in caso di necessità.
Difficoltà a collaborare.
Difficoltà ad accettare suggerimenti e
rimproveri.
Difficoltà legate all'ambiente
Difficoltà ad adattarsi all'ambiente di lavoro:
servizi non sempre adeguati, alto indice di
rumorosità.
Difficoltà nell'apprendimento e nello
svolgimento del lavoro
Difficoltà fino-motorie.
Difficoltà di organizzazione, pianificazione ad
esecuzione mancanza di autonomia nella
mansione assegnata.
PUNTO 2 L’ASL e SERVIZI SOCIALI
Il progetto complessivo di intervento per la persona
in situazione di handicap.

Per attuare correttamente quanto affermato con


l’alunno in situazione di handicap e/o con la
sua famiglia è necessario operare in termini di
“ progetto complessivo di intervento integrato
“ tra tutte le realtà, istituzionali e non, che a
vario titolo sono coinvolte.
Ciò implica che vi sia una presa in carico globale
della situazione da parte dei Servizi Sociali o
Socio-Sanitari e che un operatore assuma il
ruolo di referente del caso, del coordinamento
degli interventi e della loro integrazione, quindi,
curi il raccordo con le diverse realtà operative
che entrano in gioco ed in particolare
costituisca un riferimento stabile ed autorevole
per la famiglia dell’alunno in situazione di
handicap.
punto 3 LA FAMIGLIA
La famiglia della persona “alunno in situazione di handicap”.

Alla centralità della persona si accompagna quella


della sua famiglia. Essa rappresenta il primo e più
importante agente educativo-abilitativo-riabilitativo con
il quale le istituzioni ed i loro operatori devono saper
costruire un rapporto di collaborazione e di “alleanza
terapeutica”. La famiglia, più di qualsiasi altro, sa cosa
vuol dire occuparsi quotidianamente di una persona in
situazione di handicap, ne condivide i bisogni e le
limitazioni; essa deve costituire il soggetto privilegiato
delle attenzioni e dell’aiuto sia da parte della scuola come
dei servizi sociali e sanitari.
Questo significa che per qualsiasi progettualità
nei confronti della persona/alunno in situazione
di handicap è necessario acquisire il consenso
reale e la fattiva collaborazione da parte della
sua famiglia.
Punto 4 IL VOLONTARIATO

I servizi scolastici ed extrascolastici offerti


sono diversi:
• Sostegno all’alfabetizzazione per alunni
stranieri, questo servizio, deve offrire percorsi
di accoglienza e di apprendimento, puntando
su altri due obiettivi: l’appartenenza culturale
e la sfera emotiva.
• Centro Ludico Ricreativo e di Sostegno
Scolastico; si rivolge ai soggetti “più deboli”
per il recupero psicologico e sociale attraverso
discipline sportive di squadra.
Tra le tante attività sportive e di gioco saranno
privilegiate le attività di gruppo, in modo che i
ragazzi imparino a collaborare in squadra con
altri, imparino a seguire precise e determinate
regole e soprattutto, imparino a seguire
l’adulto che detta regole e dà indicazioni
affinché il laboratorio sia più ordinato.
• I VOLONTARI, potranno puntare proprio sulla
loro figura di “giovani facilitatori volontari” ed
attivare, quando necessario, canali di
apprendimento non formale che spesso è
indispensabile per riattivare l’attenzione e
l’interesse nel target adolescenziale.
L’obiettivo del progetto si basa su un
itinerario che tiene conto della crescita, della
formazione e della socializzazione. Infatti
offrire luoghi e momenti di prevenzione al
disagio, di rafforzamento delle identità e di
sviluppo del benessere significa proporre
opportunità di interventi e creazioni di spazi di
incontro tra pari e tra adulti e bambini/ragazzi
per favorire la realizzazione di azioni concrete
volte a migliorare le opportunità di vita.
Punto 5: L’associazione:
con il suo progetto di Supporto

• Attivazione Laboratori creativi


Promuovono interventi nell'ambito della
prevenzione primaria.
Rivolti all'intera collettività.
Finalizzati a migliorare la qualità della vita e a
ridurre il rischio dell'insorgenza di un disagio.
FIGURE CHIAVE PER L’INTEGRAZIONE:
IL DIRIGENTE SCOLASTICO

IL SUO PRIMO COMPITO E’ CREARE LE


CONDIZIONI PERCHE’ QUANTO PREVISTO DALLE
LEGGI SIA EFFETTIVAMENTE REALIZZATO E
VIGILARE SULLA EFFETTIVA ATTUAZIONE DEI
PERCORSI PROGRAMMATI.
• DEVE PROMUOVERE TUTTE LE COMPONENTI

SCOLASTICHE E NON, PER LA COSTRUZIONE DI

UN CLIMA ACCOGLIENTE, INTEGRANTE,

SOCIALIZZANTE ed INCLUSIVO
IL COLLABORATORE SCOLASTICO

• E’ una figura che ha sempre avuto nella scuola


italiana una forte valenza positiva
• Collabora alla costruzione di un ambiente
educativo accogliente e stimolante per la
maturazione delle autonomie personali e della
comunicazione
Il collaboratore scolastico:
Può dichiarare la propria disponibilità anche
per le funzioni assistenziali di base (CM.
3390/2001), previa partecipazione ad azioni
formative.( E’ prevista una indennità
economica accessoria.

Va coinvolto nella progettazione per il ruolo


prezioso che può svolgere in vari contesti
scolastici.
L’ASSISTENTE PER L’INTEGRAZIONE:

La figura è prevista da varie norme (DPR 616/77, DPR


347/83, Legge 104/92), è fornita attualmente
gratuitamente dagli Enti locali, Comuni e Province, su
richiesta delle famiglie e/o delle scuole sulla base della
certificazione degli operatori sanitari per gli alunni non
vedenti e non udenti per tutti gli ordini di scuola.
L’ASSISTENTE PER L’INTEGRAZIONE

La figura viene definita in vari modi:

• EDUCATORE
• ASSISTENTE PER L’AUTONOMIA
• OPERATORE PER L’INTEGRAZIONE
• ASSISTENTE PER LA COMUNICAZIONE
COS’E’ L’ASSISTENZA
ALLA COMUNICAZIONE
La figura dell’educatore con funzione di
assistenza alla comunicazione ha assunto nel
tempo caratteristiche molto diversificate a
seconda dei compiti istituzionali assegnati in
rapporto a una situazione relazionale con
problemi eterogenei:aveva ed ha contatti con
bambini, insegnanti, adulti
famigliari,specialisti.
LA FIGURA DELL’ASSISTENTE ALLA
COMUNICAZIONE

SI E’ STRUTTURATA, E’ RICHIESTA, AGISCE ma non


ha ancora un riconoscimento formale del suo
lavoro!
Occorre riconoscere che il contributo di questa
figura è stato rilevante pur nelle diversità
• Del loro reperimento
• Della loro formazione
• Del tempo a disposizione
• Senza garanzia di continuità
Caratteristiche:
Profilo professionale complesso
Figura “al crocevia”di molti rapporti
Sta con i ragazzi disabili per molto tempo
ha compiti non sempre chiari (la norma non li
specifica bene) può verificarsi un rapporto
conflittuale con il mondo della scuola.
Le forme di utilizzo sono legate alle attese
espresse spesso con obiettivi diversi:
Nella scuola
Si richiede all’assistente alla comunicazione di
supplire alla carenza di insegnanti di sostegno
per assumersi funzioni analoghe
all’insegnante specializzato,oppure impiegato
in altre attività.
Ci sono delle esperienze bellissime di buone
pratiche nelle quali l’assistente è coinvolto ed
estremamente corresponsabilizzato nella
programmazione e nella individuazione dei
compiti che si intersecano e che si inglobano
gli uni con gli altri.
La complessità dei contesti e delle
problematiche richiede:

• Percorsi di progettazione
• Momenti di presa in carico e attivazione del
servizio
• Verifica e valutazione finale
• Vedi L. 104/’92
20/3/2008 – Intesa Stato-Regioni
per l’accoglienza scolastica e presa in carico
degli alunni con disabilità
La Conferenza Stato-Regioni ha espresso il parere
favorevole al testo di un decreto interministeriale,
Pubblica Istruzione-Salute sui nuovi criteri di presa in
carico per l’integrazione scolastica.
Il decreto è “finalizzato a stabilire modalità e criteri”
per il coordinamento di tutti gli interventi delle diverse
pubbliche istituzioni coinvolte, le quali “si impegnano
a realizzare gli interventi di seguito descritti,
prevedendo anche modalità di valutazione e
monitoraggio”
L’art. 1 prevede che
la presa incarico del progetto d’integrazione si realizza
tramite ACCORDI DI PROGRAMMA
REGIONALI,PROVINCIALI, E TERRITORIALI.
L’art. 2 riguarda
la CERTIFICAZIONE delle disabilità e la valutazione delle
capacità e potenzialità su cui intervenire.
descrive finalità e modalità di effettuazione della
DIAGNOSI FUNZIONALE, introducendo l’abolizione del
profilo dinamico funzionale, assorbito nella diagnosi
funzionale in quanto la DF viene redatta per
l’individuazione delle professionalità e le risorse
necessarie , anche con la presenza di un esperto di
didattica speciale e la famiglia (sulla base dei criteri ICF
dell’OMS)
L’art. 3 concerne
il PEI, Piano Educativo Individualizzato alla cui
formulazione deve partecipare “l’intero Consiglio di
classe”:
è il progetto di integrazione scolastica ed
extrascolastica dell’alunno
Il PEI riguarda gli interventi didattici, di riabilitazione e di
socializzazione, formulati anche dalla famiglia, dagli
operatori dell’ASL e degli Enti Locali con l’indicazione di
tutte le risorse necessarie (ore di sostegno, ore di
assistenza per l’autonomia e la comunicazione e,se
dovuta l’assistenza igienica

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