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Considerando il moodboard presente all’interno della medesima circoscrizione, sarebbe, a parer

mio, fondamentale estendere e motivare la scelta del suddetto, non solo inerente al suo aspetto
visivo, bensì anche all’astrazione che orbita intorno all’importante messaggio che vuole
comunicare.
Con ciò, vorrei volgere lo sguardo a due concetti relazionati con l’ambito della moda e, soprattutto,
sovrani della stessa società: architettura e urbanizzazione. Per quanto sia facilmente deducibile,
l’una è direttamente proporzionale all’altra. Con l’evoluzione dei nuclei cittadini, anche
l’architettura ha assunto capacità di adattamento imprescindibili, una situazione assolutamente
rivedibile nel settore della moda. E’ proprio su questo semplice concetto, che ho basato la
composizione del mio moodboard, seguendo, logicamente, un percorso estremamente personale.
Non ho tentato, infatti, di rappresentare un concetto relativo alla perfezione, ma ossimorico,
opposto a quest’ultima. Tramite la vista è possibile generare un paradosso e parlare di una
sensazione che ci accompagna per l’intero percorso esistenziale: la confusione. E’ possibile inserire
questa concezione in ogni singolo momento, sia all’interno della società che all’interno di sé stessi,
tirando in ballo il proprio io. Un abito, non simboleggia solo concretezza, bensì vi sono spesso
concetti di astrazione estremamente accentuati, essendo, la moda stessa, dipendente dai gusti
presenti all’interno di un nucleo sociale caratterizzato dalla diversità. Negli ultimi anni, la vita è
divenuta estremamente frenetica e, di conseguenza, presenta caratteristiche completamente
differenti rispetto a quelle del secolo scorso. Tramite l’utilizzo di colori chiari e scuri, ho voluto
sottolineare questa netta scissione, risalendo al tema dominante in precedenza esplicato. E’
fondamentale, quindi, immedesimarsi nella soggettività di ogni singolo individuo, per quanto
complesso possa apparire. Se fino ad ora ho basato la spiegazione sul concetto di collettività,
vorrei rimandare l’attenzione dei lettori, alla singolarità di pensiero umana. Per fare ciò, ho
bisogno di richiamare in causa l’architettura stessa che, come evidenziato in precedenza, risulta
essere una delle protagoniste del moodboard stesso. Vorrei, quindi, partire dai luoghi
caratterizzanti la vita. Uno dei più importanti e nei quali si trascorre più tempo è la casa. Un abito,
è come una delle più importanti stanze della propria abitazione, cioè la propria camera. La mia
intenzione, consiste nel voler illustrare la confusione provata all’interno di questi luoghi durante il
percorso di crescita, non tralasciando, però, la sensazione di sicurezza e quella di protezione, le
quali regnano sovrane nei momenti passati in questo luogo. Il tutto, è sicuramente tipico della fase
adolescenziale, la quale, spesse volte, respinge la società e la collettività, portando l’individuo ad
una sorta di individualismo passeggero. Questa sensazione, può portare alla paura di fallire, un
concetto che voglio combattere con la suddetta tavola di stile, racchiudendo all’interno di essa,
anche la morale trasmessa nella leggenda del fiore di loto. Questa ninfea, simboleggia la bellezza,
una bellezza che nasce dalla forza di volontà di una dea, che, combattendo contro i fallimenti e le
difficoltà, riesce a trasformarsi in questo purissimo fiore.
Un abito, quindi, può rappresentare la propria camera, la società, l’individualismo e la collettività.
Una volta terminata la spiegazione, è quindi riassumibile la mia intenzione principale durante la
composizione di questo moodboard. Il mio obiettivo è quello di rompere il concetto di opposti, di
permettere che all’interno di una camera, possano risultare coesi anche i concetti di confusione e
perfezione, di chiaro e scuro, di paura e protezione. Troppe volte si respingono gli opposti visti con
accezione negativa, ma molte volte, nella vita, è proprio la confusione, che sia esterna o interna a
sé stessi, che ci permette di far venir fuori chi siamo davvero. A volte, con un singolo abito, si
riesce a parlare più che con infinite parole.