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GEOGRAFIA DELLA COMUNICAZIONE

docente:
Emanuele Frixa - emanuele.frixa2@unibo.it
crediti:
6 cfu
testi:
- “Geografia e Ricerca Visuale” - E. Brigante
- “Geografia e Politica Urbana” - U. Rossi
esame:
esame scritto a domande aperte (quattro quesiti in 60 minuti)
lezioni:
dal 03/02/2020 al 13/03/2020:
- lunedì - 09:00-11:00 - aula B
- giovedì - 09:00-11:00 - aula B
- venerdì - 11:00-13:00 - aula A

Il Geografo - Vermeer
L’Astronomo - Vermeer

nel dipinto di Vermeer, il geografo ha in mano una carta e uno strumento, il compasso,
che serve per disegni soprattutto tecnici; questo è importante poiché dal 1600 la
Geografia diventa una tecnica di rappresentazione, anche se non è solo questo
è un sapere legato alle tecniche di rappresentazione e finirà per coincidere alle
immagini del mondo, perdendo quasi il senso di cosa c’è dietro quelle immagini
c’è quindi un rapporto problematico fra Geografia ed immagini: la Geografia si è
sempre servita delle immagini non come dato oggettivo, ma come strumento attraverso
cui produrre conoscenza
per la Geografia è inoltre importante la relazione fra immagine e contesto sociale in cui
è creata
con le immagini viene a meno l’elemento del movimento: vedere diventa sinonimo di
conoscere
ogni immagine ha delle narrative interne (ciò che l’immagine riproduce) e narrative
esterne (il suo contesto di produzione e il contesto materiale in cui viene messa in
mostra)

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Stuart Hall - 1997
l’atto del vedere non è ne neutrale ne oggettivo, ma riguarda invece la selezione e
l’interpretazione della realtà
guardare e osservare sono pratiche sociali, ma “cosa” e “come” vediamo dipendono dal
contesto socioculturale in cui si vive e dalla nostra storia personale: le immagini
vengono costruite socialmente e culturalmente, ma contribuiscono anche a costruire il
modo in cui percepiamo la realtà che ci circonda
Jean Baudrillard - 1981
“il territorio non precede più la mappa, ne vi sopravvive; […] è la mappa che precede il
territorio
Google Maps Hacks by Simon Weckret
GEOGRAFIA: è la descrizione della Terra; il mondo viene quindi ridotto a Terra, la Terra
alla sua superficie e quest’ultima ad una tavola
MONDO: complesso delle relazioni (sociali, economiche, politiche, culturali) al cui
interno si svolge la vita umana; il mondo è un complesso di relazioni di potere, di
rapporto di autorità, è una gerarchia
la descrizione della Terra è invece più difficile
TERRA: è la base materiale (visibile) del mondo; questa definizione non coglie i processi
gerarchici esplicitati dalla definizione di mondo
Strabone, geografo dell’antichità, non descrive la Terra nel suo insieme, ma solo quella
parte che conosce e per cui possiede un linguaggio: l’ecumene, ovvero il mondo così
com’è conosciuto e abitato
Eratostene introdusse il termine Geografia con il significato di “descrizione della Terra”;
fu il fondatore della geografia matematica: uso del sistema di coordinate sferiche
costituito da latitudine e longitudine inventato da Dicearco da Messina
esisteva una mappa dell’intero mondo conosciuto dalle isole britanniche fino a Ceylon e
dal Mar Caspio fino all’Etiopia; per questo motivo l’ecumene viene concepita come una
grande isola interamente avvolta dalle Oceano
Mercatore rappresentò una mappa del mondo conosciuto il cui dato fondamentale è
quello della distanza lineare; elabora una serie di calcoli che faccia si che il dato della
distanza sia fondamentale
tutta la cartografia è figlia di questa tecnica, che sacrifica tutto il resto, soprattutto la
grandezza reale delle aree geografiche, particolarmente dei paesi che stanno lungo la
linea dell’equatore
Peters, nella sua elaborazione, sacrificherà tutti gli altri dati per la grandezza reale
del mondo
la Geografia è intesa come “disciplina visuale”
vi è l’impiego da parte dei geografi di differenti forme di rappresentazione visiva per
analizzare e descrivere le relazioni spaziali e i luoghi (mappe, disegni, carte, fotografie,
filmati)
https://thetruesize.com/#?borders=1~!
MTU4NDg1NDQ.NDM3MjQxOA*MzAzODI3ODM(NzEwOTM0Ng~!
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uso originario da parte dell’analisi geografica dell’immagine e della scrittura nella
descrizione geografica del mondo
necessità di approfondimenti metodologici nell’esplorazione del come le fotografie e i
video entrino a far parte della ricerca visuale

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Visual Turn
opportunità di sperimentare nuove modalità di utilizzo delle rappresentazioni visive
nell’attività del geografo a sostegno e completamento di quello in uso
uso evocativo e descrittivo delle immagini per stimolare canali cognitivi paralleli nella
raccolta e nell’analisi delle informazioni
approfondimento delle modalità attraverso cui è possibile fare ricerca geografica con
filmati e immagini fotografiche
immersione nella cultura visuale (smartphone, tv, internet, foto, videocamere…): tutti
questi elementi portano ad una valenza storica della cultura visuale
interesse interdisciplinare verso l’indagine visuale: antropologia, sociologia, psicologia,
geografia culturale, arti visive, studi culturali sui media…
https://visualsociology.org/
http://societyforvisualanthropology.org/
ci sono stati alcuni aspetti che hanno giocato un ruolo rilevante nell’interesse per la
cultura visuale:
• cultural turn: importanza di intercettare e descrivere nell’attività di ricerca
aspetti valoriali ed emozionali delle esperienze di vita
• writing culture debate: nuove forme di narrazione e crisi della
rappresentazione, oltre la scrittura; indagine su nuovi aspetti culturali,
conoscitivi ed esperenziali (dimensione sensoriale e visuale)
• approccio fenomenologico: centralità del vissuto individuale nella
comprensione dei fenomeni sociali
• ostruzionismo sociale: ogni tipo di conoscenza si forma ed è mantenuta
attraverso interazioni sociali; la realtà va esplorata come processo dinamico
critica ai modelli positivisti (rappresentazione quantitativa) e rivalutazione della
dimensione sensoriale, percettiva ed esponenziale: dimensione visiva
attenzione verso le forme visuali di espressione e analisi
osservazione della realtà e interesse verso forme di ricerca in grado di indagare le
relazioni sociali da prospettive diverse

IMMAGINI E INDAGINE GEOGRAFICA


la geografia utilizza dall’antichità differenti forme di rappresentazione visiva nella
descrizione delle relazioni spaziali e del carattere dei luoghi
concetti chiave come paesaggio e cartografia contengono una forte componente
grafica e fisica
le immagini hanno un ruolo fondamentale nel produrre, modellare e trasferire la
conoscenza geografica
secondo Derek Gregory le immaginazioni geografiche sono sempre state a carattere
fortemente visuale e lo sguardo ha sempre dominato la prospettiva della disciplina
Cosgrove spiega invece come il geografo rivolga la propria attenzione al territorio, ai
suoi caratteri, alle sue trasformazioni, ai rapporti intrattenuti con altre scale e più in
generale allo spazio e a come i fenomeni in esso si dispiegano, supportando le proprie
teorie con l’evidenza visiva del mondo
l’evidenza visiva del mondo ha fatto si che avvenisse l’identificazione tra descrizione e
linguaggio cartografico: prima ancora la stessa cosa era avvenuta con il disegno
(cartografia figurativa pre-moderna, viaggi di esplorazione)
produzione di una descrizione enciclopedica, onnicomprensiva che l’immagine (la carte,
il disegno, la fotografia) era in grado di sintetizzare

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ESEMPIO:
impresa esplorativa moderna —> produzione di una carte geografica —> viaggio
successivo —> conferma della realtà rappresentata sulla carta
la carta diventa quindi un piano di investimento, un fondo fiduciario
Drawing Things Together (pag. 26) - Bruno Latour
il valore dello spazio delle cose viene completamente perso una volta trasposto
Alexander von Humboldt esplicitò e ideò nei suoi dipinti il concetto di paesaggio,
dandogli un significato preciso; utilizza il paesaggio come strumento scientifico e
politico
Alexander von Humboldt era un botanico, naturalista, geografo e rappresentante
dell’Erdkunde
in Cosmos (1847) cerca di mettere insieme la storia dei modelli che hanno governato la
visione del mondo dell’umanità; dà massimo rilievo al concetto di paesaggio
attribuendogli un valore strategico

descrive inoltre tre stadi della conoscenza nella relazione fra persone e ambiente (validi
sia per l’intera storia della stirpe umana che per quella dei singoli individui):
• EINDRUCK che corrisponde alla suggestione: qualsiasi tipo di
esperienza parte dalla soggettività e dall’emotività, non ha niente a
che vedere con la Scienza
• EINSICHT che corrisponde all’analisi: qui vi è l’elemento più
scientifico e appunto analitico
• ZUSAMMENHANG che corrisponde alla sintesi: insieme di elementi
emotivi e scientifici
Quadri della Natura - Alexander von Humboldt
fu un’opera che convincerà l’intera borghesia europea allo studio del mondo fisico: il
concetto di paesaggio muta da concetto estetico in concetto scientifico ed entra nella
geografia rivoluzionando la storia della conoscenza; il paesaggio è il motore della
conoscenza, ma che poi si trasforma in scienza vera e propria attraverso l’uso di
immagini pittoriche; la veduta (ansicht) significa quello che si vede e quello che is pensa
come l’inscindibilità, coincidenza funzionale dei due momenti; l’obiettivo (politico) di
Humboldt è quello di strappare la borghesia a quei “vacui giochi poetici” e di costruire
una sfera pubblica borghese
https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a26061670/humboldt-natura-libro-
recensione/
Georg Forster introduce per primo il concetto di opinione pubblica: partecipa nel 1790
con Humboldt alla Rivoluzione Repubblicana di Parigi e tentano, senza risultati, ad una
replica in terra tedesca
Humboldt si dedica alla rivoluzione culturale imperniata sul concetto di paesaggio e
sulla mutazione della sua funzione da estetica a scientifica: trasformazione di una
visione del mondo non più letteraria e artistica, ma scientifica
pensava ad una trasformazione della cultura borghese a partire dalla sua matrice
estetica in scienza della natura
avviene il passaggio dalla rappresentazione al dominio della natura: l’entrata
nell’ambito della conoscenza scientifica presuppone il totale attraversamento del
“regno dell’apparenza estetica”; il concetto di paesaggio è il veicolo che assicura
questo transito

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L’Astuzia del Pittoresco
la partecipazione di Georg Forster al secondo viaggio di James Cook e i racconti
dell’amico avevano alimentato in Humboldt (prussiano) il desiderio di visitare i mari del
Sud; non riuscì ad andare in India, poiché era sotto la dominazione inglese
grande viaggio di esplorazione tra il 1799 e il 1804 nel bacino dell’Orinoco, Ande, istmo
americano, Washington
si idealizza una rivoluzione dello sguardo legata all’esperienza dei “viaggiatori
pittoreschi” attratti dai vulcani mediterranei (riduzione del mondo a un insieme di
quadri), attuando una riduzione dei lineamenti terrestri a un insieme di illustrazioni
artistiche
impiegò la grande eredità materna nell’ultimo grande viaggio privato di esplorazione
si viene a creare il concetto di immagine pittoresca: un’immagine in cui il colpo
d’occhio fa un grande effetto, ma allo stesso tempo gli oggetti si distinguono con facilità
la funzione della presenza umana è quella di rendere apprezzabile per contrasto le
dimensioni della scena naturale
sono sufficienti due figure per lasciare la scena alla resa delle forme animali e vegetali
esotiche, per rappresentare le morfologie sconosciute al lettore europeo
la relazione di Humboldt è raccolta in 35 volumi e due atlanti, uno geografico, l’altro
composto di vedute
canone pittorico e illustrazione scientifica vanno di pari passo, come per il concetto di
paesaggio
in ogni veduta di paesaggio è presente una certa bruma all’orizzonte, una perdita di
chiarezza e di limpidità che aumenta in base all’aumento della distanza; non si tratta di
un semplice fenomeno atmosferico
per Goethe in Viaggio in Italia, la bruma è il risultato dei quadri dei paesaggisti che ha
visto prima di partire
per Humboldt la bruma ha invece un significato diverso: il fascino dei paesi tropicali
dipende dal fatto che in essi è assente il dispotismo aristocratico feudale; è inoltre un
potere che è massimo in pianura e si attenua sui rilievi
la montagna tedesca è per Humboldt la “casa della libertà”, una versione domestica dei
tropici
è dalla vetta delle montagne che si intravede quella nebulosa lontananza
rappresenta il carattere incompleto di ciò che vediamo e di ciò che sappiamo
la “nebulosa lontananza” è per Humboldt, grande stratega politico della conoscenza, la
metafora di ogni progettualità politico-sociale: sempre all’orizzonte e mai raggiunta,
indeterminata nelle sue forme meno vicine
il paesaggio è per Humboldt il veicolo e la metafora della conoscenza, una conoscenza
di tipo processuale
furono ideate anche altre rappresentazioni geografiche oltre a quelle canoniche
Emrik&Binger - Serio-Comic Map of Europe

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LA RICERCA VISUALE
la FOTOGRAFIA è strumento molto affidabile attraverso cui raccogliere dati e
supportare la memoria: mezzo in grado di fornire una forma di evidenza credibile,
realistica, rigorosa e autonoma; la fotografia è quindi dotata di verità, trasparenza e
sguardo oggettivo e distaccato
vi è rapporto dialettico fra la cultura cartografica e la cultura figurativa
la cartografia ha una grande influenza sulla visione geografica del paesaggio spinta fino
all’identificazione tra realtà geografia e sua immagine topografica; i principali esponenti
di questa teoria sono Passarge, Biasutti e Gambi

CARTOGRAFIA FOTOGRAFIA
immagine duratura, senza tempo, immagine fissa da un punto di vista
paesaggio immobile temporale, limitata e circoscritta

cartografia e fotografia hanno comunque tanto in comune


alcune definizioni di carta geografica:
- la carta topografica è lo strumento di precisione, documento esatto
che raddrizza le nozioni false - Vidal de La Blache, 1904
- la carta geografica è il più esatto sostituto della realtà; è ad essa che
si deve sempre ricorrere per studiare le forme del terreno - De
Martonne, 1909
- la carta è il mezzo d’espressione proprio della geografia; ogni rapporto
fissato cartograficamente assume un valore geografico - Dermangeon,
1923
secondo Humboldt, invece, le carte geografiche esprimono le opinioni e le conoscenze,
più o meno limitate, di chi le ha costruite
la fotografia diventa, dalla seconda metà dell’Ottocento, uno strumento assoggettato
alle logiche del rilievo cartografico con metodo positivista e rappresenta fedelmente la
realtà
la funzione specifica stava nella produzione di descrizioni visive “scientifiche” complete
avviene però un mutamento storico-disciplinare della geografia rispetto alla ricerca di
un’oggettività
il passaggio dalla scientificità al riconoscimento della soggettività viene spiegato da
Dematteis che afferma che la realtà si trasforma continuamente a seconda del momento
e del modo in cui viene descritta e dello sguardo che la osserva; si dà quindi maggiore
peso allo sguardo soggettivo sulla realtà
la coscienza del geografo sta nell’entrare in contatto con i vari rapporti fra immagine e
geografia
il geografo esplicita la propria posizione all’interno della ricerca
vi è quindi una natura momentanea, parziale e soggettiva di qualsiasi descrizione:
articolazione e complessità del reale
lo spazio geografico appare in maniera diversa dal passato: misura del mondo?
contenitore di elementi geografici? cornice per racchiudere le metafore che la geografia
costituisce nel tempo?
lo spazio tiene insieme attivamente gli aspetti storici, sociali e culturali: ciò viene
chiamata trialettica dello spazio
è presenta una “tensione” fra geografia e rappresentazione visuale: alla
rappresentazione cartografica si possono affiancare altre forme di rappresentazione
visiva e non
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Thrift teorizza una non representational theory, che rappresenta un’autocritica della
geografia, un’insistenza sulla performatività della conoscenza e un superamento del
dominio dello sguardo:
- i testi visuali (pittura, fotografia, cartografia) hanno offerto visioni
etnocentriche e colonialiste dei contesti esplorati
- innalzamento del ruolo del testo e minor uso di mappe nella geografia sociale e
culturale (uso acritico delle immagini)
- necessità di interrogarsi sul rapporto tra geografia e analisi visuale
le moderne tecniche di ricerca visuale possono essere integrate nell’indagine geografica
odierna attraverso nuove e differenti forme per utilizzare la vista e gli altri sensi e
grazie a una nuova riflessione sulle immagine da parte dei geografi

LE IMMAGINI IN GEOGRAFIA
l’uso delle immagini nell’attività di ricerca ci permette di leggere, studiare e analizzare
la realtà con finalità e modalità differenti
Douglas Harper individua quattro principali modalità di ricerca per il visuale:
scientifica, narrativa, riflessiva e fenomenologica
queste modalità di ricerca spiegano il modo in cui le immagini vengono utilizzate
nell’attività di ricerca:

1. SCIENTIFICA: le immagini sono contenitori di dati


consentono di catturare molte informazioni e immagazzinare dati che il
ricercatore potrà successivamente analizzare
“le immagini sono in grado di catturare dati troppo fugaci o complicati da
ricordare o descrivere attraverso le scrittura” - Harper, 1988
le immagini sono viste come documenti di evidenza rispetto a modalità
storicamente, culturalmente e socialmente specifiche di vedere il mondo e di
trasmettere determinati messaggi

2. NARRATIVA: le immagini descrivono le azioni sociali


devono restituire dei caratteri di determinati luoghi
uso di foto e video per dare conto di particolari momenti della vita sociale
(ricerca etnografica)

3. RIFLESSIVA: coinvolgimento del partecipante nell’attività di ricerca


lo studioso e il partecipante sono attivamente coinvolti nella produzione e
nell’interpretazione delle immagini
produzione di informazioni attraverso canali cognitivi differenti, come ad
esempio informazioni addizionali e avvicinamento alla percezione
dell’intervistato

4. FENOMENOLOGICA: le immagini sono evocative ( ricordi, emozioni…)


cattura aspetti dell’esperienza come la valenza soggettiva dell’esperienza e del
ricordo
le modalità di osservazione sono influenzate da pratiche, saperi e conoscenze
che fanno parte del nostro passato
sono mediate dalla nostra soggettività e da modelli sociali e culturali
concetto di punctum, ideato da Ronald Barthes, in cui si spiega che le immagini creano
connessioni con il vissuto delle persone

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Percorsi Metodologici
produrre e interpretare delle immagini visive non sono atti neutri
un percorso metodologico si tratta di scelte che è importante esplicitare non solo per
smontare l’idea che la fotografia geografica è un documento oggettivo, non filtrato, ma
anche per valorizzare il ruolo interpretativo della geografia
secondo Giorda, utilizzare la fotografia significa sporcarsi le mani con la realtà,
presupporre un cambiamento
esistono due prospettive per ottenere informazioni:
1. analisi delle immagini, ovvero fare ricerca sulle immagini: analisi
della funzione di foto, video nella società con esame del materiale
visuale del prodotto da un gruppo sociale per comprendere
determinati caratteri della società; ci sono quattro dimensioni
principali attraverso cui interpretare il materiale visuale: il
contesto con cui un’immagine è prodotta; il suo contenuto; i
contesti e le dimensioni soggettive attraverso cui le immagini
vengono osservate; la loro materialità e azione (agency), ad
esempio attraverso quali percorsi circolano e come il pubblico
risponde a un’immagine e la interpreta; si pone attenzione
all’intersezione delle quattro dimensioni
2. produzione di immagini, ovvero fare ricerca con le immagini: uso
del materiale visuale come strumento di indagine della realtà;
ricerca sul campo attraverso la produzione di immagini per indagare
determinati fenomeni sociali
si tratta comunque di approcci interconnessi: l’immagine è utilizzata come uno
strumento attraverso cui produrre conoscenza (relazione immagine/contesto sociale,
narrative interne esterne)

Percorsi Geografici
vi è un uso delle immagini per completare il quadro d’analisi, ma è necessario conoscere
la cornice, il contesto
la presenza di soggetti nelle immagini rappresenta un potere evocativo, una
rappresentazione della memoria e una funzione emotiva delle immagini
l’interpretazione delle immagini avviene attraverso la produzione, la circolazione, il
consumo, la storia dell’immagine e dei significati nel tempo
la costruzione e la rappresentazione dello spazio avviene sempre in rapporto con il
potere e l’ideologia dominante attraverso l’uso di codici culturali
tre percorsi di ricerca fondamentali:
1. analizzare e interpretare immagini già esistenti prodotte da terzi
(geografia sulle immagini)
2. produzione di materiale visuale come strumento dei indagine
attraverso l’osservazione, l’interpretazione e la descrizione delle
immagini (geografia con le immagini)
3. i partecipanti allo studio interpretano la realtà attraverso la
produzione e l’interpretazione di materiali visuali (geografia con
le immagini)

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LA RICERCA GEOGRAFICA “CON” LE
IMMAGINI
si possono esplorare le trasformazioni di una porzione di spazio, osservare un fenomeno
che si ripete nel tempo, confrontare attraverso le immagini luoghi diversi e raccogliere
informazioni sull’interazione sociale
si possono utilizzare principalmente tre tecniche: la ri-fotografia, il photo essay e il
filmato di ricerca
le immagini hanno la capacità di raccogliere informazioni mettendole in relazione con
altri dati o soggetti
la produzione di immagini è caratterizzata da:
- informazioni spaziali sui fenomeni
- restituzione visiva dei risultati ottenuti (coinvolgimento e
interazione dell’audience)
- forte interconnessione fra attività di ricerca e momento della
restituzione dei dati
è meglio utilizzare la forma del video o della fotografia?
entrambi i mezzi offrono diverse potenzialità: un video non è una sequenza di immagini
fisse e neanche di scene: la somma di queste scene non solo è maggiore ma è diversa
dalle sue parti
inoltre un video ha un effetto cumulativo: suoni, movimenti, divenire di luoghi, persone
ed eventi
è fondamentale quindi impostare gli obiettivi della ricerca
importanti per la pianificazione del progetto sono anche le domande preliminari, come
ad esempio qual è l’oggetto della ricerca che si intende condurre? la produzione di
immagini può favorire l’indagine? in che modo? è più opportuno utilizzare il video, la
fotografia o altri strumenti? quale strumento si presta meglio alla mia indagine e perché?
foto e video devono quindi essere funzionali all’indagine del proprio oggetto di studio
per rispondere ai propri quesiti
le immagini sono delle annotazioni visuali che possono rispondere a varie domande,
come ad esempio come è cambiato un determinato spazio e le interazioni al suo interno?
Collier offre delle indicazioni per condurre un’indagine video-fotografica:
- individuare temi e sotto-temi di ricerca, utilizzando le domande
preliminari
- individuare gli schemi di classificazione
- accortezza nella produzione delle immagini (foto e riprese
panoramiche, particolari e primi piani…)
- prendere appunti (osservazioni contingenti)
- analizzare le immagini prodotte
ESEMPIO:
analisi della Gentrification: imborghesimento di un determinato quartiere che
comporta la trasformazione di determinate aree delle città; attraverso la
produzione di immagini è possibile vedere come è cambiata la città, utilizzando
la tecnica della ri-fotografia

LA RI-FOTOGRAFIA
la RI-FOTOGRAFIA generalmente descrive una trasformazione del paesaggio, dei
cambiamenti di un dato luogo, un’evoluzione dello spazio edificato, trasformazioni
produttive di un’area…

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consiste nel fotografare a distanza di tempo uno stesso luogo o fenomeno per indagare
le trasformazioni interconnesse in quel periodo
è un’indagine di aspetti quantitativi e qualitativi:
- quantitativ i: cambiamenti legati al contesto/abitato/erosione
(sovrapponibilità dell’immagine); importanza del dettaglio tecnico
(distanze, angolo, inquadratura)
- qualitativi: ri-fotografia approssimativa; scatto di luoghi diversi e
confronto su una stessa attività o sistema di trasporto; come sono
cambiate le tecniche di produzione, la distribuzione degli spazi, i rapporti
tra luoghi pubblici e privati?
Spot Edison, La Scala - https://www.youtube.com/watch?v=z1ijIgAFOM4

Fasi dell’Indagine
la produzione di immagini può essere complementare alla ricerca: registrazione della
comunicazione non verbale, dati sul contesto d’analisi/registrazione delle informazioni,
uso del disegno/schizzo
con le immagini si può descrivere l’interazione fra testo e immagini:
- riferimento a un’immagine descrivendone il contenuto (la fotografia
arricchisce i contenuti di informazioni e stimoli)
- accompagnamento dell’argomento senza esplicitarne il legame
(generalizzazione specificata);
vi è uno sviluppo di due narrazioni parallele, quella visiva e quella testuale, che fa
emergere il senso del potere descrittivo ed evocativo delle immagini
lo spazio non è astratto, come si può vedere dalle trasformazioni urbane
https://www.messynessychic.com/2012/08/12/ruins-of-detroit-before-after/

IL PHOTO ESSAY
il PHOTO ESSAY è una sequenza di fotografie organizzata per trasmettere determinati
messaggi definiti dal ricercatore: è quindi dotata di una forte narrazione nella sequenza
di testo e immagini
vi è un’applicazione principale delle modalità narrativa (descrivono i fenomeni sociali)
e fenomenologica (le immagini sono vocative), sviluppate da Harper
si utilizzano le immagini per trasmettere dati, informazioni e conoscenze nel modo più
efficace: migliore presentazione di un fenomeno
Behind Detroit Notorious Ruins - https://www.youtube.com/watch?v=1ii3r4X5Woo

Fasi dell’Indagine
la realizzazione del photo essay implica l’uso di mezzi più sofisticati rispetto alla ri-
fotografia
i passaggi fondamentali sono:
- definizione storia/messaggio da trasmettere
- raccolta immagini
- valenza delle immagini rispetto al testo scritto
- testo e immagini alternate o introduzione immagini da testo scritto
- organizzazione delle presentazione/sequenza, gestendo l’effetto prodotto
Mogadishu 2012: Photo Essay, Part One - https://www.youtube.com/watch?v=UIl_-
LTy2yA
è presente una grande profondità, soprattutto storica, nel racconto

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IL FILMATO DI RICERCA
il FILMATO di RICERCA ha in genere la forma del documentario e consiste nella raccolta
dei dati durante l’indagine/presentazione risultati
la produzione del filmato diventa lo strumento stesso dell’indagine
come ogni tecnica visuale risponde a dei quesiti, osserva e interpreta la realtà
uso di suoni, immagini in movimento, con un diverso rapporto tra testo e immagini: ciò
porta ad un pubblico più ampio rispetto al photo essay
è necessario una restituzione dei risultati con un determinato pubblico, ovvero quello
direttamente interessato alla ricerca (come ad esempio chiunque abbia partecipato alla
ricerca): funzione sociale della ricerca
Debaixo do Viaduto (2009) - https://www.youtube.com/watch?v=DlQ3c3MnVy0

Fasi dell’Indagine
per il piano di realizzazione bisogna mettere in conto una serie di domande preliminari,
valide per ogni piano di lavoro, come ad esempio perché voglio produrre questo filmato?
quale sarà il focus? quali e quanti soggetti intendo coinvolgere? come? in che modo
strutturerò e organizzerò il filmato? mi concentrerò su persone, luoghi o idee? in che
modo utilizzerò i materiali? come immagino il prodotto finale? come monterò il filmato?
per il filmato di ricerca vi sono diversi elementi cui tenere conto:
• riprese pilota
• piano di ripresa: tempi, luoghi, soggetti e organizzazione delle scene
• storyboard: insieme di immagini attraverso cui visualizzare cosa si
intende riprendere e come (pianificazione delle modalità di ripresa)
• montaggio: scene da utilizzare, loro ordine, introduzione di testi, foto,
suoni e commenti; accostamento delle scene secondo le finalità
individuate; montaggio come cutting o come assembling
alcuni esempi di ricerca visuale con le immagini:
Al Centro di Tunisi. Geografia dello Spazio Pubblico Dopo una Rivoluzione - http://
webdoc.unica.it/tunisi/it/index.html#Home
Sant’Elia. Frammenti di uno Spazio Quotidiano - http://webdoc.unica.it/santelia/
index.php
Detroit: City on the Move (1965) - https://www.youtube.com/watch?v=T-C8DwL2ovQ
Requiem for Detroit? (2010) - https://www.youtube.com/watch?v=J-c2NVJ1Sis

LA RICERCA GEOGRAFICA “SULLE”


IMMAGINI
il sapere geografico si fonda sul diffondersi delle immagini: vi è quindi uno stretto
rapporto fra immagini geografiche e comunicazioni di massa
la fotografia porta con sé determinati messaggi e credenze: la fotografia coloniale, ad
esempio, porta con sé lo stereotipo del buon selvaggio, ovvero una rappresentazione
semplificata del mondo indigeno, facendo diventare le persone stereotipi culturali
vi è un rapporto costante fra la rappresentazione visuale e la geografia: fotografie,
dipinti, cinematografia, televisione, cartografia…
quello che conta per la geografia visuale è il modo in cui ci poniamo nei confronti delle
cose, ovvero le modalità con cui guardiamo ai luoghi, descriviamo e interpretiamo il
paesaggio
secondo Turco, professore universitario, il paesaggio è come un campo visivo organizzato

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vi è una rilevanza del contenuto dell’immagine e della sua organizzazione spaziale
attraverso la presentazione di luoghi, soggetti e fenomeni
ci sono quindi tecniche utilizzate per la produzione e per gli effetti
per osservare un’immagine, secondo Wright, bisogna tenere conto di tre prospettive,
ovvero:
- esaminare la fotografia
- osservare attraverso la fotografia
- guardare dietro la fotografia
la vera importanza del contenuto e del contesto in cui l’immagine è prodotta è ciò che
sta dietro l’immagine, ovvero il percorso che porta alla sua produzione, l’effetto nel
pubblico, le relazioni sociali presenti, i soggetti coinvolti, la provenienza, i valori…
attraverso le immagini si studia la realtà
per interpretare un’immagine, secondo Rose, bisogna utilizzare tre sfere principali di
analisi: contenuto, produzione e audience
le tre sfere devono essere indagate considerando aspetti tecnologici, compositivi e
sociali
gli elementi da tenere presente osservando un’immagine sono: contenuto e
composizione, aspetto e forma, contesto di produzione, audience e circolazione,
significati

Fasi dell’Indagine
esistono delle fasi dell’indagine generali, utilizzando soprattutto delle domande guida,
ovvero quesiti a cui s’intende dare risposta, idee e concetti da approfondire e discutere,
individuazione di ricerche simili, catalogazione e classificazione delle immagini,
prendere appunti
altre domande utili potrebbero essere: le immagini richiamano osservazioni maturate nel
lavoro di altri autori? le completano? le contraddicono?
bisogna infine fare un inventario delle immagini raccolte o organizzarle in categorie
un altro step significativo è la selezione delle immagini, in base soprattutto alle
domande individuate
per capire quali immagini selezionare si possono prendere in considerazione diverse
domande: quali fonti prendere in considerazione? come ottenere le immagini? su quale
arco temporale concentrarsi?
bisogna inoltre individuare l’ampiezza del campione, tenendo conto del principio di
esaustività: il campione si considera sufficiente quando dall’analisi di successive
immagini si iniziano a ottenere dati ripetitivi
bisogna operare anche una catalogazione del campione, tenendo presente: fonte o
autore, data di produzione, titolo, materiali e dimensioni dell’immagine, genere,
localizzazione, nome, data e numero del volume…
bisogna concentrarsi su un tema d’analisi, attraverso la definizione di quesiti tratti dalle
domande guida di ricerca: quali aspetti suggerisce di indagare l’ipotesi di lavoro? quali
questioni mi consiglia di esplorare la lettura di riferimento che ha trattato la mia
ipotesi? ci sono ragioni per cui è opportuno integrare nell’analisi altri quesiti? c’è
qualcosa nelle immagini selezionate che colpisce perché è interessante, inatteso e che
merita di essere approfondito?
Visual Methodologies: an Introduction to the Interpretation of Visual Material - Rose
(2007)
da qui in poi bisogna analizzare e organizzare i risultati e le immagini
il lavoro è individuale o di equipe? è un lavoro manuale o strumentale?

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ANALISI DEL CONTENUTO
per l’analisi del contenuto bisogna fare ipotesi su come persone, luoghi, eventi e
situazioni sono presentati e descritti in testi scritti, conversazioni e immagini, attraverso
la visual content analysis: metodo di indagine quantitativo che conteggia la frequenza
di certi elementi in un campione definito di immagini
ciò avviene attraverso una metodologia quantitativa di indagine, ovvero attraverso il
confronto fra più immagini, prendendo in analisi la rappresentazione complessiva di un
fenomeno, utilizzando l’aspetto comparativo
l’analisi può riguardare sole immagini o immagini e testo verbale; vi è quindi una sorta
di alleanza fra strumenti quantitativi e qualitativi
Facce da Straniero. 30 Anni di Fotografia e Giornalismo sull’Immigrazione in Italia -
https://www.fieri.it/wp-content/uploads/2010/05/Facce-da-straniero-estratto.pdf
l’analisi del contenuto è comunque un tipo di analisi prettamente quantitativo

Metodologia di Lavoro
selezionato il campione e formulate le ipotesi di lavoro si devono individuare delle
variabili attraverso cui analizzare o codificare le immagini; le variabili individuano gli
aspetti su cui si concentra la comparazione, come ad esempio il ruolo del soggetto, a
loro volta tradotte in temi più puntuali di indagine (insegnante, manager, operaio)
variabili e caratteri devono rispondere ai due requisiti di esauistività (ogni aspetto che
la ricerca vuole approfondire deve essere coperto da una categoria; in ogni categoria
deve essere scomposto l’universo dei possibili caratteri) ed esclusività (le categorie non
devono sovrapporsi fra loro; i caratteri di ciascuna devono essere separati)
il lavoro deve avere tre qualità: affidabilità, attendibilità e riproducibilità
l’analisi delle immagini deve essere operata tenendo conto delle variabili e dei caratteri
individuati
per l’analisi del contenuto ci sono tecniche di classificazione manuali e elettroniche
per le tecniche elettroniche una molto usata è il conteggio delle frequenze tramite un
foglio di calcolo: verifica delle ipotesi di ricerca e del quadro teorico di riferimento
(possibilità di analisi bivariata e multivariata)
i limiti dell’analisi del contenuto sono:
- chi produce le immagini? che rapporto c’è fra queste e il pubblico?
- frammentazione delle immagini che porta a limiti sui significati,
effetti e ragioni complessive
è comunque una strumento molto potente, poiché dà la possibilità di ordinare una
grande quantità di immagini

ANALISI SEMIOTICA DEI SEGNI VISIVI


si opera rispondendo a questa domanda: quali significati e letture preferenziali della
realtà vengono trasmessi attraverso i segni contenuti nelle immagini?
il segno è tutto ciò da cui è possibile dedurre un significato legato a fattori culturali e al
contesto in cui il segno appare
il segno è inteso come aliquid stat pro aliquo, ovvero come qualcosa che sta per
qualcos’altro
il segno entra in relazione con tre elementi: ciò che è percettibile del segno
(significante), ciò che esso rappresenta (referente/oggetto), e ciò che significa
(significato)
uno stesso significato può essere veicolato da significati diversi

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Peirce distingue tre tipologie di segni in base alla relazione tra significato e significante:
• segni iconici: il significato rappresenta il significato tramite una
somiglianza oggettiva (foto, mappe, quadri…)
• segni indicali: il significante rimanda al significati attraverso un codice
culturale, rapporto fisico con l’oggetto
• segni simbolici: relazione arbitraria tra significare e significato, rapporto
di natura storica, sociale, convenzionale
la relazione fra significante e significati tra i diversi segni può essere discussa,
decostruita, interpretata
i segni sono polisemici, ma si danno delle interpretazioni preferenziali dei segni che
sono culturalmente mediate; le immagini vengono interpretate nel quadro di un sistema
di valori che è socialmente e culturalmente mediato
decodifica delle immagini in termini di codici di denotazione e connotazione: la
denotazione serve a descrivere qualcosa, è precisa, letterale, non ambigua; la
connotazione è “aperta”, legata al contenuto emotivo e psicologico, può cambiare a
seconda del luogo, del contesto, della forma in cui l’immagine appare
DENOTAZIONE: riconoscimento di certe configurazioni visive come rappresentazioni di
oggetti del mondo
CONNOTAZIONE: associazione all’interno di una data cultura di un ulteriore significato
ESEMPIO:
pomodoro - peperone —> italianità
l’analisi semiotica dell’immagine consiste:
- nel numero e tipologia di segni, relazione tra significanti e significati
- nella distribuzione dei segni nello spazzo e uso del colore: colore,
dimensione e distribuzione spaziale degli elementi sono strumenti
per trasmettere specifici significati
- nel collegamento fra segni con il rimando a specifici sistemi di
significato, ideologie, pratiche culturali
- nel comprendere quali letture preferenziali veicola l’immagine

ANALISI DEL DISCORSO APPLICATA ALLE IMMAGINI


l’analisi del discorso applicata alle immagini riprende la filosofia di Michel Foucault,
che affermava che “la soggettività umana si costruisce attraverso la definizione di
strutture discorsive, di convenzioni non scritte, in grado di produrre dei confini entro i
quali le persone pensano e agiscono e che condiziona la percezione di oggetti ed eventi”
per Foucault quindi la costruzione ed interpretazione del mondo si consolida tramite
stimoli che ci raggiungono in varie forme (immagini, musica, testi scritti…) e attraverso
più vettori e che, nella loro interazione, veicolano un insieme di idee, posizioni e azioni
le strutture discorsive delineano i limiti di ciò che un gruppo sociale pensa in un dato
momento storico imponendo un rigore e una normalità a cui è difficile non rapportarsi
l’analisi del discorso applicata alle immagini pretende una conoscenza più
approfondita del contesto; consiste nell’individuazione ed esplorazione dei significati di
un gruppo di affermazioni che strutturano il modo in cui un argomento, una questione,
un oggetto viene considerato, e il modo in cui le persone agiscono in conformità con
questi significati: ogni società esprime la propria interpretazione della realtà tramite
discorsi costruiti e fatti circolare attraverso testi e rappresentazioni, producendo
specifiche comprensioni del mondo
la soggettività umana si costruisce nel confronto con gli stimoli provenienti dal sistema
culturale in cui viviamo: i discorsi sono quindi prodotti socialmente
le immagini hanno quindi una fondamentale importanza nella diffusione dei discorsi

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Forster individua la visuality, ovvero una modalità specifica attraverso cui vediamo, ci è
concesso vedere, o siamo portati a vedere una determinata realtà
quali caratteri assume il nostro modo di osservare?
le immagini e le immaginazioni geografiche sono caratterizzate dal contesto, dal
rapporto fra uomo e ambiente, dalla concezione del paesaggio e dall’interpretazione dei
rapporti spaziali
ad esempio dell’Agnese affermava che “l’analisi di fotografie e filmati ci aiuta a
comprendere attraverso fonti diverse le ragioni del nostro agire politico in relazione allo
spazio, dei meccanismi di costruzione identitaria, della produzione e spazializzazione
dei confini”

Metodologia di Lavoro
non esiste un vero e proprio quadro metodologico per analizzare un discorso, ma
esistono delle domande utili: di cosa si vuole occupare? cosa si intende indagare?
bisogna essere a conoscenza delle fonti visuali disponibili, raccogliere e catalogare le
immagini
l’esame del materiale secondo le domande di ricerca fa diventare le immagini dati da
analizzare
durante l’analisi bisogna tenere conto di: contenuto, produzione, audience e contesto
vi sono temi specifici di indagine e parole chiave, come ad esempio la verità o
contraddizione delle immagini
nella ricostruzione del discorso si devono individuare una molteplicità di fonti
vi è inoltre l’accostamento di aspetti ricorrenti, come modalità preferenziali di
presentazione di un fenomeno
vi sono due aspetti fondamentali:
- ricostruzione delle affermazioni che costituiscono il discorso
- attenzione per il contesto sociale in cui le affermazioni si
sviluppano

CASO DI RICERCA SULLE MIGRAZIONI


ci si riferisce al trattamento delle informazioni sulle migrazioni all’interno dei media e
alla loro traduzione in rappresentazioni geografiche
il tema è stato discusso, negli ultimi anni, soprattutto all’interno dei media studies e
visual studies
ci si concentra sulla connessione fra l’uso delle immagini spaziali e la loro circolazione
mediatica: pubblico eterogeneo
il discorso prodotto dai media sulle migrazioni è sempre stato trattato in maniera
deumanizzata, marcando l’attenzione solo sui numeri, e ha riprodotto una serie di
stereotipi
la domanda fondamentale per questi studi è “come vengono rappresentate le
migrazioni?”
per rispondere alla domanda è necessario concentrarsi su esempi di visualizzazioni
cartografiche prodotte da agenzie di comunicazione, gruppi di data journalism,
organizzazioni internazionali
questo tipo di traduzione dai dati alle immagini sollecita una serie di questioni e
problemi:
- problematicità legata alle fonti
- traduzione dei dati numerici in immagine
- circolazione delle immagini sui media
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- costruzione dei discorsi
vi è una connessione fra l’uso delle informazioni, la circolazione mediatica e la
riproduzione dei discorsi
la ricerca dei dati parte da un gruppo di giornalisti, l’Associazione Carta di Roma che
propone un vademecum per:
- pulire l’informazione dalle scorie di pregiudizi e luoghi comuni
- certificare e fondare meglio le argomentazioni
- verificare le affermazioni discutibili (fact checking)
- trovare storie e notizie che, attraverso altre forme, resterebbero
sepolte
https://www.cartadiroma.org/editoriale/6-fonti-migliori-dati-migranti-e-rifugiati/
è importante cominciare a chiedersi cosa ci interessa sapere per capire quali fonti
utilizzare
sono state individuate alcune visualizzazioni geografiche, ovvero immagini interattive
che presuppongono un’interazione con l’utente; sono informazioni che traducono alcuni
dati che provengono dalle fonti in immagini; il vantaggio è quello di semplificare e
rendere accessibile un tema complesso soprattutto nel rapporto fra dati e immagini, che
diventano esse stesse le fonti; alcuni esempi sono Frontex, Lucify, The Migrant Files,
Missing Migrants Project, Those Who Did Not Cross

Frontex - European Border Coast Agency


“monitorare i flussi migratori effettuando analisi del rischio riguardo a tutti gli aspetti
della gestione integrata delle frontiere”
ha prodotto una migratory route map, ovvero statistiche delle principali rotte
migratorie divise per aree geografiche/basso livello di interazione, soprattutto per
quanto riguarda il numero di illegali che ha passato il confine
https://frontex.europa.eu/along-eu-borders/migratory-map/
questo tipo di attenzioni verso i flussi migratori non avviene per caso, ma a seguito del
naufragio del 2013 a Lampedusa
Frontex si occupa principalmente di sicurezza transnazionale dei confine utilizzando solo
numeri

Lucify - Agenzia di Comunicazione


si occupa dell’elaborazione dei dati per i media digitali
la cosa più innovativa corrisponde ad una mappa interattiva, chiamata the flow
towards Europe, che utilizza dati rielaborati graficamente a partire dal sito dell’Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
https://www.lucify.com/the-flow-towards-europe/
il limite di questa visualizzazione sta nel fatto che sono dati parziali e la comprensione
è intuitiva per quanto riguarda la scala del problema: non c’è un approfondimento sul
perché e quali determinate persone si muovono verso l’Europa
forte spersonalizzazione
questo tipi di visualizzazione richiede un alto grado interazione
tutto ciò è importante perché dà un’utilità nel rappresentare un fenomeno volendo
influenzare e rendersi utili a chi deve comunicare questi tipi di fenomeni
“we build interactive visualisations that make data useful for decision makers and
communicators”
non vi è un’accuratezza della visualizzazione, poiché si vuole rendere esplicito il
principio comunicativo
il tema complesso è semplificato attraverso alcune scelte grafiche

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The Migrant Files - Consorzio di Giornalisti
è un consorzio di giornalisti coordinato da Journalism++, un team internazionale di
esperti in data journalism
è il primo database sulla conta delle persone morte nel tentativo di raggiungere l’Europa
o di restarci
“the human and financial cost of 15 years of Fortress Europe”
metafora dell’Europa come fortezza, ovvero Fortress Europe: il termine deriva dalla
Seconda Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dovevano
programmare gli attacchi in Europa
il progetto fu sospeso il 24 Giugno 2016 per mancanza di fondi e perché viene copiata
da un’associazione più grande
l’obiettivo, raggiunto, era quello di fare luce sulle politiche di governo stesso guidate a
aspetti emotivi e non da fatti
https://www.themigrantsfiles.com/
“events during which someone died trying to reach or stay in Europe”
si mettono in evidenza anche le tracce economiche e la sub-economia generata dalla
migrazione
fino al 2013 non c’erano dei database utili alla conta delle persone morte nel tentativo
di raggiungere l’Europa
The Migrant Files fa luce sulle politiche di governo spesso guidate da aspetti emotivi e
non da fatti:
- la conta delle vittime non deumanizza il fenomeno migratorio
- valenza politica dell’iniziativa

Missing Migrants Project - International


Organisation for Migrant
“tracking death along migratory routes worldwide”
ebbe origine dopo i naufragi al largo di Lampedusa nel 2013
https://missingmigrants.iom.int/
si propone come riferimento su dati e informazioni per media, ricercatori e istituzioni
e per tutte le persone che avessero voluto visualizzare dati complessi attraverso
un’interfaccia user friendly

Those Who Did Not Cross - Mappa


ideazione di una mappa creata da Levi Westervield, cartografo norvegese che ideò anche
l’Atlas of Design
si rimarca l’esperienza umana dei migranti provocando una risposta emotiva del lettore
“altough this base map greatly distorts distance and location, a wider portrayal of the
Meditarrian Sea is closer to people’s experiences of the journey: navigating in
unseaworthy vessels, often using handheld compasses only; the large white space
between origin and destination countries communicates a feeling of unknown and
uncertainty” - Levi Westervield
https://visionscarto.net/those-who-did-not-cross#leaflet
non c’è alcun punto di arrivo fisico e anche il mare è rappresentato come spazio bianco
voleva rappresentare l’esperienza dei migranti, senza rappresentare un immaginario
geografico concentrandosi sul senso di incertezza del “viaggio”

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sono presenti brevissime storie a onda per raccontare il flusso verso l’Europa e
umanizzare l’esperienza migratoria
le destinazioni di arrivo non sono coste, ma linee indeterminate
la prima fase fondamentale della ricerca visuale è proprio la traduzione dei dati alla
rappresentazione geografica
la visualizzazione e la comunicazione presentano quindi alcune caratteristiche:
- visualizzazione di una tipologia complessa di dati
- spazializzazione delle rotte migratorie
- frame dell’informazione
- aspetto pragmatico della comunicazione
- uso delle mappe e capacità di interpretare le informazioni

IL CUBO CARTOGRAFICO
fu elaborato nel 1994 da MacEachran che aveva concettualizzato l’uso delle mappe in
uno spazio tridimensionale: pubblico/privato, interazione uomo/mappa e
presentazione del conosciuto/rivelazione dello sconosciuto

asse che va dalla visualizzazione alla comunicazione diretta


questo modello è molto importante poiché sposta la funzione del testo cartografico
all’uso
confine sfumato fra comunicazione e cartografia, ma anche fra comunicazione e
rappresentazione geografica
il migrante è sempre stato rappresentato come un dato numerico o come una vittima, un
rifugiato, un richiedente asilo…
questa rappresentazione richiama alla variabilità dei messaggi e scontri cartografici
le difficoltà stanno nell’identificazione di un lettore moderno: difficoltà di intercettare
un lettore specifico
tutto ciò si conclude all’aspetto politico-sociale delle rappresentazioni geografiche
L’Ultima Bambina d’Europa - Francesco Aloe
libro in cui l’autore si immagina un viaggio al contrario: l’Europa si sposta verso sud
cercando di raggiungere l’Africa

GEOGRAFIA POLITICA URBANA


alcune parole chiave dell’epoca in cui viviamo e più nello specifico degli studi urbani:
globalizzazione, post-modernità, post-fordismo, neoliberismo
a partire dagli anni ’80 la politica e lo sviluppo delle città si legano strettamente a
queste parole
si entra in una fase in cui i modelli, che servono pre descrivere il mondo, hanno bisogno
di una ristrutturazione
la semplificazione viene a sgretolarsi con la fase della grande globalizzazione
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GLOBALIZZAZIONE E POLITICA DELLA CITTÀ
la globalizzazione interviene in maniera netta
la globalizzazione non è un processo unitario, ma riguarda il riposizionamento di scala
di fenomeni, relazioni economiche e sociali; i suoi effetti possono avere risultati diversi
o comuni in luoghi diversi del pianeta
possono generare risposte e trasformazioni nelle strategie di governo della città radicate
nelle singole realtà storiche, sociali e culturali
scontro fra le strategie di sviluppo urbano e le forme di resistenza: mobilitazione di
soggetti, attori, coalizioni di interessi
la città non è più associabile ad un organismo per via dei processi di urbanizzazione, ma
è qualcosa di chiuso; ciò comporta una serie di effetti:
• interdipendenza tra gli avvenimenti all’interno del globo: i centri urbani
non sono più entità definite e dai confini certi; le città sono dei nodi di una
moltitudine di reti, siti per la circolazione di flussi che operano a scale
diverse e costruiscono spazialità multiformi; la globalizzazione osservata
dalla città consente di cogliere l’articolazione dei fatti socialI e di definire
problematiche globali e sociali
• non dipende più dalla scala nazionale e da una gerarchia regionale e
locale: le questioni valoriali più locali diventano un valore aggiunto, come
ad esempio l’attenzione che c’è sul cibo a livello globale di una peculiarità
locale; dialettica costante fra l’emergere delle città a livello globale e la
specifica caratteristica locale; per questo viene dato un grande spazio alle
rappresentazioni
Songdo Vision - https://www.youtube.com/watch?v=cVtvlQ4Jzbw
• la globalizzazione si può intendere come processo sociale con una
crescente interdipendenza tra attori a distanza che si trovano in una
dimensione di vita comune, come ad esempio la Primavera Araba o il
Movimento NoGlobal degli anni ’90
• la globalizzazione è un processo in cosante evoluzione e vengono quindi
investite sfere diverse e tra loro interrelate: politica, amministrativa
economica, sociale, culturale, ambientale; come scrisse Humboldt, Alles ist
Wechelwirkung, tutto è in connessione; la globalizzazione è anche un
fenomeno connotato tipicamente da caratteri di diseguaglianza e
disparità e ha anche disegnato tratti di esperienza comune, ovvero le
condizioni di esclusione dell’underclass nelle grandi città capitalistiche e
opulenza delle nuove élite globali
la città va a collocarsi in un ambito globale, non solo più locale
la globalizzazione ha prodotto una difficoltà nell’individuazione dei confini sopratutto
per quanto riguarda le classi, l’identità e la politica
la globalizzazione ha due caratteristiche principali: ha natura processuale ed è una
categoria discorsiva

La Globalizzazione Ha Natura Processuale


la prospettiva di analisi è politica e soggettiva; il “mondo globalizzato” può quindi
assumere significati diversi e assume valore la determinazione politica e sociale dei
fenomeni e dei processi economico-territoriali, grazie all’importanza della scala urbana
la globalizzazione può essere intesa come una serie di narrazioni e rappresentazioni ed
è quindi strettamente legata ai processi comunicativi; è anche una pratica discorsiva il
cui significato viene continuamente modulato e negoziato

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la globalizzazione diviene quindi una forza negativa o positiva:
• visioni entusiastiche dagli anni ’90 che vedevano un mondo senza
confini e più opportunità per la costruzione di un nuovo universo sociale,
economico e culturale
• visioni critiche rispetto alla politica economica prevalente negli
organismi internazionali che governano l’economia globale e la possibilità
di una deglobalizzazione o recessione globale
forze politiche ed economiche diverse producono visioni anche contrastanti

La Globalizzazione È una Categoria Discorsiva


da un lato viene costruita da esperti e studiosi in linea con gli interessi delle élite
globali, dall’altro viene contestata e decostruita da autori che si riconoscono in
schieramenti alternativi a quelli dominanti; il discorso sulla città è esemplare nel
riprodurre questi due ordini del discorso sulla globalizzazione
la capacità di attrazione della “classe creativa” si scontra con i fenomeni di
gentrification, ovvero l’insieme di trasformazioni sulla città per cui un’area urbana
diventa più costosa ed esclusiva
la globalizzazione può essere considerata una meta-narrazione che ha la capacità di
orientare l’agire di attori e soggetti urbani:
- diventa un dispositivo retorico utile a sostenere progetti egemonici di
accumulazione capitalistica e produzione di un immaginario dominante
- spazio di convergenza per azioni collettive di protesta o per la
sperimentazione di pratiche solidaristiche e cooperative

LA TRIADE DELLA POLITICA URBANA


tra gli anni ’60 e ’70 si comincia a riflettere sulle problematiche di organizzazione delle
grandi metropoli statunitensi ed europee, incominciando così la politica dello sviluppo
urbano, guidata da Gottman, Pred e Compagna
dalla seconda metà degli anni ’80 i processi della globalizzazione danno un ruolo
centrale alle città e alle regioni nei processi di sviluppo economico
oggi il campo d’indagine si è ampliato alla politica dello spazio e dei luoghi
il nucleo essenziale della politica urbana contemporanea riguarda:
- l’evoluzione del settore immobiliare e il problema abitativo
- il ruolo della cultura nei processi di rigenerazione della città
- il multiculturalismo e l’integrazione delle minoranze
- il riconoscimento delle diversità sociali e culturali e dei diritti di
cittadinanza
- la domanda di sicurezza e le misure di sorveglianza degli spazi
pubblici e residenziali
- le rivendicazioni di uno sviluppo urbano ecologicamente
sostenibile
ci sono tre modalità di esercizio e manifestazione della politica spaziale e territoriale o
urbana: politica come rappresentazione, politica come governo, politica come
contestazione

La Politica Come Rappresentazione


secondo Foucault e Derrida le rappresentazioni hanno natura performativa e generano
quindi modi diversi di immaginare fenomeni e problemi
i meccanismi di identificazione e riconoscimento dell’altro hanno un potere
performativo e plasmano l’iniziativa politica a una molteplicità di scala geografiche
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ESEMPI:
• studi post-coloniali: le rappresentazioni hanno l’effetto di relegare i propri
oggetti discorsivi a immagini di negatività, inferiorità o pericolosità; ad esempio
Edward Said in Orientalismo il significato di Oriente si caratterizza come negativo
rispetto all’immaginario occidentale, “ciò che non è Occidente”; un altro esempio
è l’11 Settembre che ha generato un atteggiamento di sospetto preventivo verso le
persone di fede islamica
• classifica delle città: discorso sulla competitività che assume che le città siano
degli attori collettivi omogenei; il successo urbano dipende dal livello di
attrazione di capitali
la stessa pratica discorsiva investe argomenti di segno opposto nelle democrazie liberali,
ovvero partecipazione, eguaglianza di opportunità, coesione sociale; ogni
rappresentazione della realtà in ambito urbano produce una selezione e impone scelte
sovraderminate (come la città dovrebbe essere)
Il Futuro dei Prati di Caprara - https://www.youtube.com/watch?v=4aawww-3SKg
in realtà i territori non competono fra loro e le città non sono davvero attori collettivi:
le rappresentazioni sono visioni strumentali a specifiche visioni del mondo e ai relativi
interessi politico-economici
la geografia politica urbana critica offre indicazioni sull’utilizzo delle narrative, delle
rappresentazioni e delle metafore utilizzate:
- emersione dell’inconscio politico, del posizionamento di ciò che
appare oggettivo e scientifico
- legame tra le rappresentazioni geografiche e le relazioni di potere a
esse collegate
le città quindi si legano a una politica della rappresentazione, utilizzando simboli,
discorsi e immaginari: le pratiche discorsive e comunicative possono avere l’effetto di
dividere e scomporre gli spazi urbani (zone attraenti vs zone oggetto di
stigmatizzazione)
le rappresentazioni influenzano le politiche urbane e le condotte degli attori privati e
hanno quindi un potere performativo, costruendo così oggetti discorsivi e alimentando le
diseguaglianze socio-spaziali e connotano quartieri e gruppi sociali

La Politica Come Governo


la politica come rappresentazione si lega all’esercizio pratico del governo: le
amministrazioni locali utilizzano strumenti e tecnologie per migliorare la funzionalità e
il benessere di una comunità urbana
la politica dello spazio come governo riguarda la combinazione e la realizzazione di
procedure politico-amministrative, conoscitive e di ordinamenti morale dei
comportamenti sociali e istituzionali
la politica di governo non si risolve nell’esecuzione di leggi e altre disposizioni
normative
il potere si dispiega in una molteplicità di forme non necessariamente riconducibili ai
poteri legittimi e alla pubblica amministrazione
Foucault parlò di governamentalità: si supera il significato ristretto del governo quale
esercizio della sovranità politica per affermare come al suo interno debbano essere
ricondotte pratiche molteplici
la governamentalità si serve di specifiche modalità:
- nel presentare le disfunzioni economiche e sociali
- nell’interagire con gli attori pubblici e privati
- nel prospettare le condizioni di un progresso collettivo
- nella risoluzione dei problemi che affliggono la società
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la globalizzazione unita a una società di liberismo avanzato portano ad un’affermazione
di una nuova autonomia del potere, ma anche ad una crisi delle forme di
rappresentanza politica e di costruzione dei legami sociali
si cerca di responsabilizzare l’individuo e le comunità locali per il miglioramento della
condizione individuale e collettiva, come ad esempio la sicurezza
le città contemporanee riflettono l’affermazione di una nuova “razionalità
governamentale”
la città può diventare una macchina di accumulazione capitalistica o un luogo di vivere
comune
la città diventa il luogo perfetto per la messa in campo di strategie di rigenerazione
urbana e per l’attrazione di investimenti esteri, soprattutto per quanto riguarda tutte le
iniziative progettuali volte a rafforzare il proprio posizionamento materiale e
immaginario
le città diventano un grande artefatto per la collocazione nello spazio delle relazioni
economiche e culturali globali

La Politica Come Contestazione


è la terza modalità di esercizio e di manifestazione della politica spaziale e territoriale
urbana
secondo Rancière infatti la politica non riguarda soltanto l’’esercizio del potere, ma ha
una duplice funzione:
• polizia/police: si riferisce allo sforzo di preservazione di un ordine sociale
prestabilito, attraverso il criterio di ripartizione razionale dello spazio
• politica/politique: processo di contestazione dell’ordine definito dalla
police; lo spazio è quindi modificabile in nome dell’uguaglianza e del
superamento delle ingiustizie sociali
la politica in questo caso è lo spazio comune creato dalla contestazione dell’ordine
definito e attribuibile al sistema di governo vigente
la politica come contestazione mette in discussione l’ordine costituito dalla polizia,
quel contenitore organizzato che assegna ai membri di una comunità dei posti
predefiniti in modo da poter essere governati
dalla contestazione di quell’organizzazione scaturiscono pratiche socio-spaziali,
rivendicazioni visibili e invisibili potenzialmente maggioritarie
la città diventa il luogo di una possibile interconnessione
le forme della politica urbana ricontengono la dimensione egualitaria ed emancipatoria:
oltre le rappresentazioni e le riproduzioni dell’immaginario dominante e
dell’amministrazione dell’esistente
la politica come contestazione riafferma la presenza di minoranze e gruppi subalterni
nella sfera pubblica portando a una riconfigurazione dell’ordine pubblico
lo spazio di contestazione assume la valenza di un nuovo inizio, non più uno spazio di
nicchia, portando anche a rivendicazioni espresse dai gruppi subalterni
la determinazione qualitativa della politica urbana diventa un'alternativa a quella di
governo
si crea una relazione ambivalente rispetto alla politica come rappresentazione
utilizzando contro-strategie comunicative per affermare la presenza nel campo urbano

LA POLITICA COME RAPPRESENTAZIONE


la domanda da cui partire è “come si studia la città?”
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coinvolge le immagini come rappresentazioni e strategie di sviluppo urbano
le forme dell’esperienza urbana possono essere considerate discorsi elaborati e
costruiti socialmente
Soja, geografo americano, riformula la trialettica della spazialità di Lefebvre in
Thirdspace. Journeys to Los Angels and Other Real-and-Imagined Places, aggiornando
alcune sue caratteristiche:
• PRIMO SPAZIO: riprende la pratica spaziale, ovvero quel processo che garantisce
la produzione e la riproduzione delle forme materiali dello spazio (coesione
sociale); è il medium dell’attività sociale e produce esperienza e comportamento;
è lo spazio empirico, materiale e prodotto socialmente (spazio percepito); è
aperto alla descrizione e alla misurazione
• SECONDO SPAZIO: riguarda le rappresentazioni dello spazio legate alle relazioni
di produzione e all’ordine che tali relazioni impongono; è uno spazio
concettualizzato che si costruisce mediante il controllo della conoscenza, dei
segni e dei codici; è lo spazio che domina ogni società, è il magazzino che mette
in scena il potere e l’ideologia e attraverso cui si attivino il controllo e la
sorveglianza (spazio pensato)
• TERZO SPAZIO: riguarda gli spazi della rappresentazione i quali incorporano
simbolismi complessi non sempre codificati e legati stesso alla dimensione
clandestina e sotterranea della vita sociale e dell’arte; è uno spazio vissuto da chi
lo abita e che viene trasformato attivamente con l’assegnazione di nuovi
significati e funzioni (produzione sovversiva); tiene insieme il reale e
l’immaginazione, le cose e i pensieri
https://www.stefanfalke.com/Portfolio/thumbs
i discorsi e le rappresentazioni delle città hanno un ruolo performativo
la modalità attraverso cui architetti e pianificatori immaginano e rappresentano lo
spazio si vanno a costruire con l’uso di piani di sviluppo e progetti di riqualificazione
si orientano le condotte degli attori urbani conformemente alla progettualità dominante
di governo e di rigenerazione dell’economia locale
l’importanza delle rappresentazioni della città sono contenute su media, documenti
politici, strategie di sviluppo urbano, prodotti culturali…
c’è inoltre un forte nesso tra produzione di immagini del fenomeno urbano e le visoni e
strategie politico-economiche
è quindi molto importante il contesto sociale e culturale in cui prendono forma le
rappresentazioni e gli effetti sulle strategie politico-economiche
il “governo dell’immagine” è cambiato molto nel corso del tempo: è avvenuto un
passaggio da forme pubblico-manageriali e redistributive a forme imprenditoriali in cui
assume fondamentale importanza la valorizzazione della città come fattore di crescita
economica
ciò avviene poiché le città si trovano a competere nell’arena globale per attirare risorse
e vantaggi competitivi:
- investimenti esteri delle imprese multinazionali
- flussi turistici internazionali
- grandi eventi
- localizzazione delle grandi organizzazioni pubbliche e private
le città perseguono strategie volte ad affermare la loro posizione competitiva su scala
nazionale e internazionale: discorso imprenditoriale applicato anche a obiettivi come lo
sviluppo sostenibile e la coesione sociale

gli elementi principali della politica come rappresentazione sono:


1. produzione di immagini
2. sviluppo urbano
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3. relazioni di potere
le città si proiettano nello spazio globale con operazioni di marketing territoriale e di
city branding, costruendo la promozione di un marchio urbano: si avvia quindi una
strategia di costruzione di immagini seducenti allo scopo di catturare flussi globali di
visitatori o fruitori temporanei
la città deve quindi attrarre capitali, finanziare progetti di riqualificazione, essere
vincente, competitiva e collaborativa

L’IMMAGINE DELLA CITTÀ


l’immagine della città fa parte di un immaginario legato a un luogo attraverso
rappresentazioni visuali o simboli che stanno per elementi materiali o immateriali
anche il campo della rappresentazione urbana è un campo di tensione e rapporti di
potere:
- le immagini dominanti e condivise sono il risultato di rappresentazioni elaborate da
élite urbane per i fruitori delle città
- l’esperienza degli abitanti più poveri o marginalizzati resta relegata alle “geografie
immaginarie delle città”
Sant’Elia. Frammenti di uno Spazio Quotidiano - http://webdoc.unica.it/santelia/
index.php
la marginalità appare come una condizione aperta, non sempre presente, di cui i
residenti si appropriano e rielaborano in modo differente e molteplice; si discosta
fortemente dall’immagine statica e monolitica attribuita al quartiere dall’esterno
l’immagine urbana è caratterizzata quindi da rappresentazioni ottimistiche e da
rappresentazione delle comunità urbane come unitarie sulla progettualità, coese
socialmente
le contraddizioni e le debolezze vengono espunte da questa immagine
A Day in Bologna - https://m.youtube.com/watch?v=cJj57iXlIqw
le rappresentazioni egemoniche della città si prestano ad essere contestate
ESEMPIO:
candidatura di Toronto alle Olimpiadi: movimento “bread not circuses” anti
candidatura
egemonia è un concetto sviluppato da Gramsci che definisce questo termine come il
dominio di un gruppo su altri gruppi, con o senza la coercizione della forma; i modelli
del gruppo dominante s’impongono agli altri, i quali si adattano e favoriscono il gruppo
egemone
“per egemonia culturale s’intende l’imposizione, attraverso le pratiche quotidiane e le
credenze condivise, delle rappresentazioni e della visione culturale di un gruppo
egemone agli altri gruppi sociali, fino alla loro interiorizzazione e creando così, i
presupposti per un complesso sistema di controllo”
l’egemonia culturale può essere vista sia in termine classici di classi, sia in termini
generali: i modelli culturali prevalenti non devono essere visti come dati o naturali,
bensì costruiti attraverso le relazioni sociali
la politica dell’immagine è quindi un terreno di confronto:
- i processi del capitalismo vengono a istituzionalizzarsi all’interno del
governo della città
- trovano possibilità però anche di espressione movimenti di protesta
e rivendicazione del “diritto della città”
la semplificazione della rappresentazione della città è spesso esclusiva: promuove la
città come luogo di successi, opportunità e divertimento, ma esclude tutto ciò che può
turbare l’armonia rassicurante che ne emerge (disoccupati, senzatetto, abitanti di
quartieri marginali…)
24
andiamo oltre le geografie banali della rappresentazione: “Milano città della moda”,
“Los Angeles città del sole” e così via…
si deve quindi individuare e promuovere un’immagine attraente di città: questa è
un’operazione complessa, che richiede il dispiegamento di pratiche quotidiane e
procedure istituzionalizzate di un riconoscimento collettivo, una costruzione della
fiducia pubblica e una produzione di un senso di appartenenza ai luoghi; implica inoltre
la costruzione di narrazioni selettive in cui si ricercano sentimenti di accettazione e
gradimento e una completa esclusione di aspetti non attraenti
la politica della rappresentazione implica quindi un processo selettivo di
identificazione di immagini e qualità dei luoghi da valorizzare o da lasciare in secondo
piano
vi è la costruzione di un vocabolario per la legittimazione delle iniziative di
rigenerazione urbana che porta ad un esito di una politica linguistica sulla città
https://www.tripsavvy.com/a-look-at-daily-life-in-mumbai-1539203
ascesa di una nuova classe media e di un nuovo immaginario della città incentrata su
consumismo e lifestyle urbano, come locali, club, negozi alla moda che promuovono uno
stile di vita “vibrante”

La Rigenerazione Urbana
uno degli effetti principali di queste politiche sono quelle che riguardano la
rigenerazione urbana; il termine, urban renewal, compare negli Stati Uniti alla fine
degli anni ’60 e consiste in politiche di promozione di investimenti per ricostruire e
rivitalizzare i quartieri degradati
con il tempo assume una connotazione meno materialista e più ideologica
il processo era promosso da risorse pubbliche con partecipazione di capitali privati:
iniziano processi di privatizzazione che penalizzano gli strati più deboli della
popolazione
ciò porta ad un inizio della polarizzazione della ricchezza attraverso:
- nuove forme di povertà urbana e marginalità
- vantaggio della crescita per le classi più elevate
- valorizzazione capitalistica del contensto urbano come uno dei
principali strumenti di accumulazione
i governi locali devono intercettare i flussi di capitale, privato, e attuare strategie di
rigenerazione sugli spazi urbani colpiti dalla de-industrializzazione: vuoti prodotti da
attività manifatturiere dismesse, quartieri operai adiacenti alle aree produttive colpiti
dal degrado, svalutazione immobiliare, flessione demografica…
https://www.spaziindecisi.it
la politica urbana si pone quindi l’obiettivo di riattivare la crescita economica
attraverso soprattutto la predisposizione di spazi dove favorire gli investimenti che si
basa su concetti di imprenditorialità in competizione con le altre città
si opera inoltre una manipolazione dello spazio urbano che diventa un prodotto da
vendere, un marchio da commercializzare; bisogna attrarre nuovi classi di consumo e
intercettare i flussi turistici
i meccanismi di governance sostituiscono progressivamente la pianificazione e
prevedono un ridimensionamento del pubblico a vantaggio di soggetti privati o di
partenariati pubblico-privati nei processi decisionali
nasce quindi un vero e proprio vocabolario urbano caratterizzato da termini come
sussidiarietà, partecipazione, decentramento, coinvolgimento…
l’investimento pubblico in termini di servizi però decresce e le città cominciano a
promuovere la loro immagine

25
bisogna quindi attirare flussi di persone e di capitali: il paesaggio urbano deve essere
funzionale a questo imperativo con l’offerta di luoghi spettacolarizzati, eventi
culturali, momenti di svago; la città si caratterizza sostanzialmente come spazio di
consumo
la rigenerazione urbana non è quindi più circoscritta al settore immobiliare, alla
materialità della città
lo sviluppo di tecnologie e reti di comunicazione interessa la messa a valore delle
relazioni sociali e del capitale umano nelle città
le politiche urbane e le grandi imprese economiche spingono per la trasformazione
complessiva della città in spazio di consumo
da queste rappresentazioni emerge una “politica del dimenticare” che investe i poveri e
gli slums che costituiscono una parte della città
vi è quindi l’allontanamento delle presenze che non fanno parte dell’immagine ella città
sia dalla rappresentazione che dalla struttura fisica con sgomberi e ricollocazione degli
slums e operazioni di redevelopment
The Millionnaire
Beauty of MUMBAI - https://m.youtube.com/watch?v=duZo4ZKi1vI

la politica dell’immagine in un contesto globale è quindi un fenomeno controverso e


conflittuale, anche per via della circolazione delle informazioni con grande rapidità
le città diventato entità mutevoli nel tempo e nello spazio: le politiche della
rappresentazione riflettono il punto di vista di chi le promuove (caso di Bologna, che
investe tutto sul cibo, che però va poi consumandosi, per essere sostituito con la
cultura)
questi discorsi non si rivolgono soltanto ai cittadini, ma vanno a posizionare la città
nell’immaginario della città in uno scenario globale
durante il post-Fordismo e il periodo post-industriale le città hanno giocato un ruolo
importante di transizione economica e sociale
la crisi della città fordista impone un ripensamento dell’immaginario economico urbano:
i simboli e i luoghi dell’industrializzazione passano ad assumere una connotazione
negativa, come il declino, la decadenza e il fallimento
https://www.visitmanchester.com/
la città deve quindi riprodurre altre rappresentazioni: la scelta delle immagini attraenti
costituisce il nodo fondamentale della politica delle rappresentazioni urbane
si pone una particolare attenzione al carattere effimero delle mode e delle tendenze
culturali di massa
ESEMPIO:
grandi parchi tematici statunitensi: richiesta di forme di consumo culturale
meno mercificate

26
La Città dell’Informazione
dagli anni ’80 e ’90 le città cominciano a riconfigurarsi come luoghi di innovazione
all’interno delle Information and Communication Technology (Manuel Castels)
le ITC sono quegli aspetti che trasformano le città e che sono progressivamente inclusi
nei processi di rappresentazioni urbane
la città dell’informazione cattura l’immaginazione di molti luoghi
ESEMPIO:
esplosione della Silicon Valley; fu un fenomeno molto replicato, anche se i
processi di imitazione non sempre sono adeguati in altri contesti; si avviarono
dei veri e propri processi di siliconization: creazione di distretti tecnologici in
diverse parti del pianeta
generalmente il cambiamento delle città investe l’idea di urbanità, la sua
rappresentazione nell’immaginario collettivo e le più ampie strategie di sviluppo; tutti
questi fenomeni riflettono codici di distinzione e determinazione sociale
un geografo molto importante per questi studi fu Harvey: alla fine degli anni ’80 scrive
un libro, The Condition of Post-Modernity, che diventerà il riferimento per le scienze
sociali: descrive una serie di processi che sono diventati costitutivi della nostra società,
riconfigurando le categorie di tempo e spazio
evidenzia due effetti fondamentali sulle condizioni dell’esperienza urbana nella città
capitalistica contemporanea:
1. importanza della produzione di “capitale simbolico”: le forze
dell’economia e del consumo mobilitano simboli prima che dotazioni
materiali; acquistando un bene accediamo ad una condizione sociale e
culturale; la città ben rappresenta il luogo della produzione di mode, culture
e significati; l’ambiente costruito, processi di gentrification e il senso delle
comunità urbane riflettono codici di distinzione e terminazione sociale
2. ruolo dello “spettacolo” nell’esperienza urbana contemporanea: la
politica urbana si configura come politica dello spettacolo, attraverso la
mobilitazione di strutture materiali, risorse finanziarie, competente e attori
intorno a grandi eventi o a luoghi espositivi; intere aree di città vengono
adibite ad arene di spettacolo e gioco; vi quindi uno spostamento di risorse
delle attività produttive e del settore dei servizi verso attività orientate al
consumo
si avvia quindi una progressiva post-modernizzazione delle città in cui la costruzione
della città si sovrappone il reale e all’immaginario: il consumo diventa l’elemento
costitutivo della città
One Day in Chicago - https://www.youtube.com/watch?v=c7Z5H_KNb3E
il caso di Dubai è emblematico nell’accelerazione della circolazione geografica del
modello di sviluppo urbano neoliberale e post-moderno
EXPO 2020 DUBAI - https://www.expo2020dubai.com/en?
utm_source=google&utm_medium=paid_search&utm_campaign=brand-
evaluating&utm_content=pure&ds_rl=1281588&gclid=EAIaIQobChMIy9O3qYyN6AIVBKqaC
h26cwOdEAAYASAAEgKr8_D_BwE&gclsrc=aw.ds
vi è quindi uno stretto legame tra la globalizzazione e il fenomeno urbano; presentano
molta importanza le global city-regions: la potenza della globalizzazione si esplica
nello spazio fluido delle reti economico-relazionali grazie all funzione di
interconnessione svolta dalle conurbazioni urbane di rango elevato nella gerarchia
planetaria
nel mondo dei flussi globali (capitali, tecnologie, turisti, migranti, immagini,
informazioni) i principali centri urbani sono:
- sedi delle società multinazionali e delle istituzioni internazionali
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- nodi di controllo della finanza mondiale, dei flussi delle
comunicazioni
- riferimenti per mode e culture
le città globali sono le città che si collocano al livello più alto di una gerarchia
multipolare, assumendo un ruolo guida e creando una geografia articolata delle città
mondiali
essere città globale o collocarsi in alto alla gerarchia delle città diventa l’aspirazione
della classe politica locale: ogni città dotata di capacità imprenditoriale e di
autopromozione vuole proiettarsi nello spazio dei flussi dell’economia mondiale
“le città e i sistemi territoriali locali sono i motori della globalizzazione, sono gli
artefici dell’economia mondiale a scala locale e globale” - Scott
le città diventano quindi poli di concentrazione di attività economiche direzionali e
luoghi di destinazione dei flussi migratori
le città sono lo specchio della globalizzazione e riproducono al loro interno tutte le
contraddizioni e le diseguaglianze del mondo globale
la politica della rappresentazione tende quindi a nascondere il lato problematico della
globalizzazione: resta l’obiettivo di trasmettere l’idea di vita vibrante e cosmopolita
comunemente associata all’immagine vincente della globalizzazione
la produzione di immagini simili fra loro sono legate alla retorica del joining the world
economy: le parole d’ordine della politica urbana si allineano in un contesto globale e le
immagini si uniformano
i progetti di trasformazione urbana sia fisica che simbolica mettono in scena una politica
urbana dai contorni definiti: chi si avvantaggia? quali sono i benefici per i residenti?
quali sono le conseguenze per il mercato immobiliare e per i prezzi al consumo? chi
vince e chi perde?

CONCLUSIONI
la modalità dominante di rappresentazione s basa sul presupposto che l’economia sia il
principale motore di trasformazione urbana; in realtà non è esattamente così
si può quindi pensare l’urbanizzazione al di là dell’economia urbana: vi è la tendenza
delle società umane alla concentrazione nello spazio; questo è un concetto ideato da
Soja che è definita con il termine sinekismo
la città è l’esito di un processo autonomo, intrinseco alla natura umana e alla
disposizione a concentrarsi in uno stesso luogo: vi è quindi una visione critica rispetto
all’esclusiva dell’economia e dell’utilità economica come motore di costruzione dello
spazio
è presente una non esaustività e una parzialità degli approcci guidati esclusivamente
dalla spiegazione economica dei fatti socio-spaziali
si sente il bisogno di svincolarsi da un modello di sviluppo urbano stadiale, che procede
per fasi: tutte le realtà urbane finiranno con lo sperimentare una determinata
condizione di vita e adotteranno una modalità di regolazione delle risorse derivata dal
pensiero politico-economico occidentale
è quindi presente un modello unico di transizione verso la città neo-liberale in cui
democrazia e capitalismo convivono

CONSEGUENZE DELLA POLITICA URBANA: LA


TURISTIFICAZIONE
definire la turistificazione significa riflettere su come il turismo di massa vada
determinare la ristrutturazione degli spazi urbani o di alcune loro parti
ci sono due conseguenze principali:
28
• processi che trasformano intere zone residenziali in zone atte a ricevere
turisti
• molto spesso le attività (siano esse commerciali o i servizi legati alla
mobilità urbana) sono finalizzate a questa specifica destinazione e non
più principalmente ai residenti
questo porta al rischio di snaturare le tradizionali funzioni di interi quartieri e anche il
rischio di perdere quella connessione storica fra abitato e comunità distintivo della città
come società, ovvero come insieme di persone che vivono collettivamente lo spazio
ciò non significa che la città non esiste più o che non ci sono più i cittadini, ma significa
che la città diventa un’altra cosa: i processi di turistificazione sono quindi importanti
per capire come stanno cambiando rapidamente le città del XXI secolo
i dati provenienti dalla Direzione Generale del Turismo del MIBAC per il 2018 descrivono
trend positivi su tutte le scale
https://www.turismo.politicheagricole.it
l’UNWTO ha previsto un trend positivo degli arrivi internazionali nel mondo compreso tra
il 4% e il 5% e un parallelo aumento degli arrivi internazionali in Europa compreso tra il
3,5% e il 4,5%
https://www.unwto.org
la cornice è quella di un contesto globale di diffusione di un turismo di massa

In Italia
il Ciset dell’Università Ca’ Foscari di Venezia prevedeva per il 2018 un aumento del 4,7%
degli arrivi mondiali in Italia
https://www.unive.it/pag/18630
al turismo dei flussi esteri se ne associa uno molto importante del turismo interno
anche per quanto riguarda l’Emilia-Romagna tutti i dati sono in crescita guardando ai
dati dell’Osservatorio sul Turismo Unioncamere e della Regione
https://www.ucer.camcom.it/osservatori-regionali/os-turistico
il turismo diventa quindi la più importante industria del secolo e ciò porta a fortissime
implicazioni sociali, politiche e spaziali
nel suo saggio, Il Selfie del Mondo, Marco d’Eramo condusse un’indagine sull’età del
turismo
Marco d’Eramo Presenta Il Selfie del Mondo - https://m.youtube.com/watch?
v=tSHidzl6vDg
il turismo è una grande opportunità ma porta con sé molte problematiche soprattutto in
regime di overtourism

DIFFERENZE DI SCALA E PORTATA


la massificazione del turismo è un fenomeno globale su scala planetaria, ma non porta
gli stessi effetti su tutte le città e con la stessa intensità
ad esempio in Italia esistono città che hanno una tradizione turistica come Venezia,
Firenze o Roma e città che solo più recentemente cominciano a rientrare all’interno di
questa categoria come Bologna
un caso emblematico è quello di Napoli
https://www.ilgazzettinovesuviano.com/2019/03/22/turismo-campania-boom-di-
presenze-ma-e-allarme-gentrification/
Napoli è una città turistica almeno dal 1700 e dall’invenzione del Grand Tour ma sta
conoscendo da pochi anni una massificazione di flussi e processi turistici che stanno
trasformando in maniera veloce e sistematica intere aree della città

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le stime di ASSAEROPORTI per esempio mostrano una crescita del traffico passeggeri di
alcuni aeroporti come quello di Napoli che lo portano nel 2018 a contendersi il quinto
posto con l’aeroporto di Catania
https://assaeroporti.com/dati-annuali/
in ogni caso tutte le questioni che interessano la turistificazione sono molto complesse
CITTÀ TURISTICA: è una città in cui il numero di visitatori annui supera di gran lunga il
numero di abitanti
comunque le città turistiche hanno storie diverse e subiscono processi di intensità
diversa
è necessario quindi partire da alcune questioni comuni che interessano, con le
opportune specificità, sia le nuove città turistiche che quelle già investite da fenomeni
di overtourism
ESEMPIO:
a Venezia nel 2017 si registrano quasi 10 milioni di arrivi e 37 di presenze su un
centro storico di poco più di 50.000
l’impatto del turismo si materializza in modo dirompente investendo l’abitare, il
commercio, lo spazio pubblico, il lavoro e l’ambiente
il discorso pubblico sugli effetti della turistificazione comincia a riprodursi all’interno
della città
ESEMPIO:
a Bologna il laboratorio Crash ha organizzato una due giorni di studio dal titolo
“Per una Critica della Città Globalizzata” e tra i materiali preparatori c’erano
proprio le otto tesi sulla turistificazione
https://www.infoaut.org/images/InfoAutZBolognaZ-
ZOttoZtesiZsullaZturistificazione.pdf

La Rete SET
RETE SET: Sud Europa di fronte alla turistificazione, una rete di città e di esperienze di
base che si pone l’obiettivo di affrontare gli effetti dell’estensione dell’industria
turistica sul territorio urbano

la rete nasce nella penisola iberica e arriva in Italia nel primo incontro di Napoli che si è
tenuto a metà ottobre 2018
all’incontro hanno partecipato diverse realtà provenienti da città come Venezia,
Firenze, Napoli, Bologna, Genova, Roma, Bergamo, Rimini
sono stati invitati vari relatori come Salvatore Settis, Tommaso Montanari, Filippo Celata
e si è lavorato a diversi tavoli tematici in cui le singole realtà si sono confrontate su
temi specifici
la rete europea e transnazionale nasce dall’adesione a un manifesto che individua una
serie di aspetti critici legati alle singole esperienze locali:
- aumento della precarizzazione del diritto all’abitare
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- aumento del costo della vita
- trasformazione delle attività commerciali locali e dei servizi per i
residenti in attività turistiche
- precarizzazione delle condizioni lavorative
- ampliamento costante e spesso nocivo delle infrastrutture
- massificata occupazione di strade e piazze da parte del flusso dei
visitatori
- aumento dei tassi di inquinamento
- trasformazione del centro storico in parco tematico
https://www.cct-seecity.com/
furono sviluppati diversi temi principali al centro del dibattito e furono resi oggetto
delle future azioni della rete SET: diritto all’abitare, proliferazione di locazioni
turistiche, saturazione del trasporto pubblico, gentrificazione dei centri storici,
iperproduzione di lavoro precario nella filiera del turismo e diffusione dell’economia
delle piattaforme, come airb&b e booking
Video-Manifesto Fondativo della Rete SET - https://www.youtube.com/watch?
v=nnDoK6vz7sM
si tratta di posizioni di retroguardia o conservative? bisogna comprendere la natura e la
portata dei fenomeno che investono le città turistiche e proporre soluzioni a questioni
che riguardano la vita stessa della città
la colpa non è quindi dei turisti
il problema vero sorge quando gruppi immobiliari cominciano a gestire decine e decine
di alloggi andando progressivamente a modificare l’intero mercato e compromettendo il
diritto all’abitare dei cittadini

BOLOGNA
a Bologna abbiamo assistito negli ultimi 15 anni a una trasformazione sostanziale del
centro storico in chiave turistica
questo è dipeso da due fattori fattori principali:
• il costante e strategico potenziamento dell’Aeroporto Marconi, che tra
il 2004 e il 2014 diventa il quarto aeroporto in Europa per incremento
della connettività
• la pianificazione di un city branding molto aggressivo ed efficace che
oltre a produrre nuove rappresentazioni della città, ha interessato anche
la riorganizzazione funzionale di aree centrali e periferiche
una progettualità a medio periodo parte per costruire un ulteriore significato, ovvero
quello del cibo nel caso specifico di Bologna
il progetto “Bologna City Branding” ha accompagnato la crescita turistica
http://www.fondazioneinnovazioneurbana.it/progetto/bolognacitybranding
livello più alto di una possibile gerarchia nella lettura di queste trasformazioni fino ad
arrivare all’operazione di marketing territoriale “city of food”
http://bolognawelcome.com/springtime/offerte/city-of-food-is-bologna/
a Bologna la “politica della visibilità” ha scelto il food come volano economico
strategico attraverso:
- la caratterizzazione della pianificazione dello spazio commerciale bolognese in
chiave turistica
- il posizionamento della città ai vertici della scala europea della “food
gentrification”
la città deve quindi essere attrattiva per i turisti e caratterizzarsi secondo un tema:
questa scelta si lega direttamente alla domanda in costante crescita data dall’aumento
dei flussi turistici
31
come è da considerare allora Bologna? si può considerare una città turistica?
vi sono risorse e lavoro che rappresentano sicuramente aspetti positivi nell’economia
della città; non è comunque chiaro chi guadagna davvero, ci vince e soprattutto chi
perde
è anche presente il caso della “rigenerazione dei mercati” che diventa una lente su
questioni urbane molto più sostanziali: proprietà, rendita urbana, uso dello spazio
pubblico e della sua disciplina
ci sono stati quindi processi selettivi di esclusione su base economica e identitaria sia
dei cittadini che non partecipano al consumo, sia delle attività che non rientrano nel
contesto del cibo
esistono diverse prospettive attraverso cui registrare le trasformazioni di una città che
comincia a definirsi turistica da pochi anni
si vanno a ritrovare le otto tesi del laboratorio Crash per via di una serie di piani
strutturali e investimento per la riconfigurazione funzionale a questa trasformazione a
città turistica, come ad esempio il people mover
l’aeroporto Marconi, che è tra i protagonisti dell’ottima performance turistica
internazionale della città della regione, rappresenta il principale motore dei flussi in
entrata con 8,2 milioni di passeggeri alla fine di dicembre 2017 in crescita del 6,7% sul
2016 e quasi raddoppiati tra 2009 e 2017
il turismo non può comunque essere pianificato o governato, ma solo indirizzato
a Bologna è emersa nell’ultimo anno l’esigenza turistica e difficoltà da parte degli
studenti e lavoratori di trarre alloggi in affitto
ad Aprile 2018 è stata pubblicata dal’Istituto Cattaneo, un’Indagine sul Mercato degli
Alloggi in Locazione nel Comune di Bologna, commissionata dal Settore Politiche
Abitative
http://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2018/04/Indagine-sul-mercato-degli-
alloggi-in-locazione-Bo.pdf
http://www.pensareurbano.it/
http://insideairbnb.com/
https://www.airdna.co/
https://www.che-fare.com/autore/antonello-romano/
si mette in evidenza l’impatto della sharing economy e in particolare di airbnb sulle
città italiane
SHARING ECONOMY: economia finalizzata alla redistribuzione della ricchezza, partendo
dai bisogni dei cittadini; letteralmente economia della condivisione
si sono sviluppate una varietà di definizioni parallele, come peer economy, economia
collaborativa, gig economy, economia on-demand, consumo collaborativo
da dizionario la sharing economy è un sistema economico in cui beni o servizi sono
condivisi tra individui privati, gratis o a pagamento, direttamente dagli individui
si sviluppa il fenomeno del “crowd-based capitalism”, ovvero il capitalismo basato
sulle folle: trasferimento delle attività economiche dall’imprenditore alle folle in cui
l’imprenditoria è distribuita tra la popolazione

Risultati e Aspetti Spazio-Temporali


cosa avviene quindi nel core urbano e nel resto della città? principalmente avviene un
incremento dell’offerta soprattutto all’interno dei centri urbani
la tipologia di beni che viene condivisa sulla piattaforme sono interi appartamenti, non
più stanze provate o condivise
ESEMPIO:
a Firenze il 18% del patrimonio immobiliare del centro storico è su airbnb
si può quindi parlare di sharing economy? molti pensano di no
32
si attua una polarizzazione territoriale ed economica, ovvero distribuzione diseguale
che porta a pochi host che raccolgono i maggiori ricavi e tantissimi host, chiamati coda
lunga, che guadagnano sotto la soglia dio 5-6000 euro
nonostante questa forte polarizzazione non esiste una tassazione progressiva
le città vengono considerate come un unicum della piattaforma senza ricostruire le
concentrazioni di ricchezza prodotte: determinazione sul medio e lungo periodo di
un’offerta concentrata all’interno del core urbano, ovvero dove vuole stare il turista
avviene anche il fenomeno dello spopolamento dei centri storici, il cui caso emblematico
è Venezia: da 175.000 negli anni ’50 a circa 53.000 di oggi; si parla quindi di
disneyfication, airification e turistification
il 7 Aprile 2019 ci fu una marcia contro gli sfratti, l’aumento delle locazioni e lo
svuotamento dei quartieri storici della città con lo slogan “resta abitante della tua
città”
ciò porta alla politica come contestazione

POLITICA COME CONTESTAZIONE


parte dal concetto di giustizia sociale che per molti disturba il funzionamento del
libero mercato e interessa le corporazioni organizzate e i ceti assisti, come fu teorizzato
da Hayek
dopo le disgregazioni delle appartenenze di classe che hanno incarnato il conflitto
politico e sociale nel ‘900, la giustizia sociale diventa una “pratica” e un “discorso”
la giustizia sociale è un potente discorso in grado di mobilitare l’azione politica
non è più quindi la rivendicazione di una sola classe
diverse tecniche e pratiche di governo per cercare di assicurare la giustizia sociale nelle
società tardo-capitalistiche:
• rescaling urbano: la questione urbana va oltre la città
• ricorso alla forza con modalità ordinaria di regolamento delle relazioni
sociali urbane
• minaccia globale del terrorismo o fenomeni di violenza collettiva
• etica individualistica della società
• utilitarismo delle relazioni interpersonali
• imprenditorializzazione dell’agire politico e amministrativo
• competizione estesa alla sfera sociale e culturale
tutto ciò porta ad una verifica dei poteri e alla necessità di una nuova giustizia sociale
all’interno delle città
ci furono comunque posizioni eterogenee rispetto alla mozione di giustizia sociale con
convergenze di idee, movimenti, posizioni scaturite dalla svolta post-moderna o post-
fordista
la richiesta di giustizia sociale è fortemente localizzata e contingente nell’esperienza
della quotidianità: la città diventa il luogo per la rivendicazione dei diritti e la
denuncia delle ingiustizie sociali
le lotte urbane per le giustizia sociale offrono una semplificazione della tensione che
anima la politica urbana

Il Dibattito sulla Giustizia Sociale


diversi saggi sulla giustizia sociale che cercano di rispondere alla domanda “come si
coniugano la libertà dell’individuo e gli interessi della collettività?”
John Rawls in A Theory of Justice teorizza una posizione precedente alla società e vede
le libertà fondamentali, come associazione, voto e proprietà, prioritarie o almeno
complementari rispetto alla riduzione delle disuguaglianze, di status o ricchezza
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materiale: la politica della giustizia sociale dovrebbe invece coniugare la libertà
individuale con la ricerca dell’uguaglianza di opportunità e la riduzione delle
differenze di status e ricchezza; ci deve quindi essere una giusta distribuzione dei beni
materiali (reddito) e di quelli immateriali (diritti, poteri, opportunità); la giustizia
distributiva deriva da questa riflessione
un’altra teoria fu proposta da Michael Walzer che prende i principi del “libero
scambio”, del “merito” e del “bisogno” come criteri guida per la redistribuzione di
beni e risorse per garantire la giustizia sociale
negli anni ’80 il dibattito sulla giustizia sociale si divide tra liberismo, pluralismo e
comunitarismo
sicuramente la più interessante fu quella di Marion Yong in Justice and the Politics of
Difference, in cui sono presenti influenze delle teorie post-strutturaliste; viene marcata
l’inadeguatezza dell’approccio distributivo:
- l’ingiustizia deriva da assetti e relazioni sociali di dominazione che
ostacolano per alcune componenti della società la loro partecipazione ed
espressione nella sfera pubblica
- richiamo alla dimensione politica della giustizia sociale: procedi
quotidiani di rivendicazione della differenza e dell’inclusione
democratica nella sfera pubblica
- richiamo al contesto istituzionale che regola il funzionamento delle
formazioni sociali (famiglia, lavoro, istituzioni politiche)
- superamento del comunitarismo e esaltazione del valore di collettività
socialmente e moralmente coese
- ridefinizione delle identità precostituite
l’ambito urbano è il campo ideale della politica della differenza, ma in The Being
Together of Strangers Dionne Brand afferma che la politica della differenza è ostacolata
dal potere dei grandi gruppi imprenditoriali, dalle dinamiche politiche e decisionali delle
amministrazioni locali e dalla segregazione residenziale di alcuni gruppi sociali
il dibattito accademico sulla giustizia sociale è abbastanza complesso

IL DIRITTO ALLA CITTÀ E LE LOTTE PER LA


GIUSTIZIA SOCIALE URBANA
tra le prime riflessioni teoriche sulla nozione di giustizia socio-spaziale si devono a David
Harvey in Social Justice and the City scritto nel 1973
in questo libro si spiega il funzionamento del modo di produzione e le relazioni con il
settore finanziario e immobiliare: ciò rappresenta un nodo fondamentale dei fenomeni
di diseguaglianza e della politica della giustizia sociale nella città capitalistica
fondamentale è il contributo del filosofo dello spazio Henri Lefebvre
si torna quindi a parlare di diritto della città grazie a Harvey: chi è che decide cosa
viene rigenerato e chi guida le ristrutturazioni urbane? a vantaggio di chi?
ad esempio in Città Ribelli Harvey ripercorre la storia delle rivendicazioni attraverso la
città
Harvey fu il massimo esponente del marxismo geografico
nel 1989 Harvey pubblica The Condition of Post-Modernity, testo fondamentale delle
scienze sociali sul postmodernismo
individua il passaggio da un modello di produzione fordista a un modello postfordista: il
modo di produzione è dominato da forme di accumulazione flessibili, capaci di
integrare, di mettere in rete modi, tempi e luoghi di produzione fra loro molto diversi

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individua quindi una mutazione del capitalismo, che diventa flessibile per sfuggire alla
crisi riducendo il costo del lavoro e diminuendo il tempo che intercorre tra investimento
e realizzazione del profitto
il diritto alla città diventa l’affermazione della dimensione “soggettivo-relazionale”
nei processi di produzione dello spazio
gli abitanti rivendicano con le lotte collettive il diritto alla vita urbana e la priorità del
“valore d’uso” sul “valore di scambio” dello spazio urbano (i rapporti sociali si
costituiscono sul valore d’uso)
lo spazio non è soltanto quindi il contenitore materiale dell’ambiente costruito, ma ha
anche una dimensione immateriale e programmatica: la produzione dello spazio
urbano non riguarda soltanto le cose, ma anche la generazione di relazioni socio-spaziali
il diritto all città riguarda sia la possibilità di appropriarsi dello spazio urbano materiale
e delle sue risorse, sia di partecipare alla sua produzione:
• la proprietà dei mezzi di produzione o del suolo non giustifica la piena
libertà decisionale
• alcune decisioni sono così rilevanti nella vita degli abitanti che questi
devono partecipare alla formulazione di scelte e strategie
il diritto alla città richiama il principio secondo cui gli interessi dei privati sono
subordinati al più ampio interesse generale
sotto questo punto di vista sono legittimate le istanze di contestazione rispetto a
processi controversi di ristrutturazione urbana, soprattutto quelli che portano alla
gentrification di quartieri storici o popolari
il termine gentrification , che consiste nell’insieme di trasformazioni della città per cui
un’area urbana diventa costosa e esclusiva, nasce negli anni ’60 in riferimento all’ascesa
sociale di alcuni quartieri di Londra
un antecedente storico nel programma di abbattimento e ricostruzione di alcuni
quartieri storici si trova nel caso di Parigi imitato in altre città Occidentali: ricerca di un
disegno urbano razionale e meno esposto alle minacce dei tumulti popolari
la gentrification è quindi un processo che si lega strettamente allo sviluppo della
politica urbana

GENTRIFICATION, GLOBALIZZAZIONE,
NEOLIBERISMO URBANO
la maggiore intensità dei processi di gentrification dipende dall’imperativo della
crescita e del benessere sociale e dalla “culturalizzazione” della sfera pubblica della
città: le componenti creative e “alternative” diventano un nuovo capitale d’impresa
si sviluppano quindi lotte locali per il diritto di abitare e contestazioni della demolizione
edilizia e della valorizzazione degli spazi
il diritto della città si declina nel right to stay put, ovvero il diritto di non essere
rimosso dal proprio luogo di residenza
si attribuisce quindi agli abitanti una voce in capitolo sulle decisioni più rilevanti che
riguardano la produzione degli spazi urbani
le decisioni sulla trasformazione dello spazio urbano vengono spesso da organizzazioni
internazionali e imprese estere
chi sono quindi i destinatari delle rivendicazioni di giustizia sociale urbana? la risposta si
deve cercare nel contesto di distanziamento delle decisioni e dell’origine dei fenomeni
sociali
le lotte per la giustizia urbana chiamano in causa elementi costitutivi del processo di
riproduzione sociale nelle città capitalistiche, come l’abitare, il salario, la salute e
l’ambiente

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i movimenti urbani nella fase di ricostruzione della città hanno quindi la capacità di
rivitalizzare in senso democratico la politica della città: riportano al centro del processo
istituzionale i bisogni primari e le domande di giustizia sociale influenzate da interessi
e istanze di élite politico-economiche
“le città sono animate da una densità istituzionale” - Amin, Thrift
la città si caratterizza come luogo comune attraverso un potenziale di percorsi,
soggettività, movimenti collettivi
la città riunisce una molteplicità di singolarità
ma il profilo sociale dei movimenti è differenziato e le stesse domande di giustizia
sociale possono apparire contraddittorie
tutto ciò nasce dalla complessità della sfera pubblica urbana
in un’ottica liberale ogni rivendicazione è legittima se scaturisce da una domanda di
giustizia
ESEMPIO:
questione dei senzatetto o degli immigrati clandestini: i diritti del singolo e
delle comunità residenti sarebbero minacciate dall’attaggiamento di tolleranza
verso comunità marginali che tendono naturalmente alla devianza; si sviluppa la
necessitò di iniziative concrete per “ripulire la città”
si sviluppa una modalità oppositrice di rivendicazione della giustizia sociale che si
esplicita nel contrasto fra emancipatorio/egualitario vs divisorio/purificatore

Le Banlieue Francesi e gli Squatter di Amsterdam


ci furono dei movimenti sociali nelle banlieue francesi negli anni ’80: le rivolte della
popolazione marginalizzata delle periferie erano azioni con una riconosciuta dignità
politica
vi fu una successiva associazione di un frame di paura, insicurezza sociale e violenza
avviene quindi una depoliticizzazione, stigmatizzazione e delegittimazione dei
movimenti dei giovani nelle periferie che fanno diventare le banlieue un problema di
governabilità che interessa il contenimento dei disordini e la prevenzione dei conflitti
non è più presente uno spazio di ingiusta e un contenitore di problematiche da
affrontare, come la disoccupazione, marginalità sociale, povertà, abbandono scolastico
se alcuni movimenti vengono relegati nella sfera dell’impolitico, altri sono riassorbiti
nell’aura dello sviluppo urbano capitalistico
il movimento degli squatter ad Amsterdam si afferma per rivendicare il diritto
all’abitazione in un’ottica anticapitalistica
furono prese due direzioni:
• una componente politicizzata
• una componente che predilige la produzione di una cultura alternativa
le forze politiche e la pubblica opinione passano dalla richiesta di politiche repressive
all’accettazione di pratica di vita alternative: il movimento diventa una potenziale
risorsa per lo sviluppo della “città creativa”
le città offrono quindi un potenziale politico-istituzionale per lo sviluppo di movimenti
legati alla giustizia sociale e sono anche nodi, spazi di convergenza di movimenti e
gruppi che si mobilitano sui temi comuni a scala locale e globale
ciò porta alla formazione di reti transnazionali e di movimenti e gruppi
le azioni e i processi che prendono forma in luoghi lontani possono avere ripercussioni
sulla propria esperienza dello spazio urbano
l’orizzonte spaziale del diritto alla città può essere generalizzato oltre la scala urbana:
riconoscimento del diritto di esercitare forme effettive di potere e controllo sulla
produzione dello spazio geografico

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I MOVIMENTI CONTEMPORANEI PER LA GIUSTIZIA
SOCIALE E SPAZIALE
i movimenti contemporanei si differenziano da quelli degli anni ’60 e ’70 poiché vanno
oltre il riconoscimento dei diritti sociali delle classi subalterne e di quelli civili delle
minoranza e anche perché si muovono verso una giustizia “globale”
è quindi presente un ampliamento del raggio di azione della sfera delle relazioni
la scala globale dei movimenti ha tre implicazioni:
1. ISTITUZIONALE: la scala nazionale non è più rappresentativa, le reti
hanno ampiezza planetaria (World Social Forum, globalizzazione
alternativa)
2. SPAZIALE: le rivendicazioni sono oggetto di un progetto di resaling; alle
problematiche ricali si affianca la verifica dell’operato degli organismi
sovranazionali (FMI, BM, Nato)
3. TEMPORALE: oltre la risoluzione dei problemi presenti, lo sguardo va
alle più generali prospettive future dell’umanità
è quindi presente una riconfigurazione organizzativa e spazio-temporale dei movimenti
sociali conte mporanei

I Movimenti Ecologico-Ambientali
questo ambito esemplifica la nuova tensione spazio-temporale dei movimenti
contemporanei
la domanda di “giustizia ambientale” non va ridotta a una richiesta di protezione e
conservazione della natura
ESEMPIO:
campagne in opposizione alla localizzazione di impianti di smaltimento in
prossimità delle aree più povere e minoranze etniche svantaggiate che sono
esposte a rischi ambientali e condizioni lavorative/abitative insalubri
le campagne ecologiste si legano quindi al tema più generale della giustizia sociale
le diseguaglianze sociali e spaziali si esplicitano anche in:
- accesso ai beni comuni
- prospettiva dei gruppi svantaggiati: ingiustizia ambientale
- prospettiva gruppi egemonici: consolidamento della posizione di
potere economico e politico nella società
- conseguenze dei disastri naturali
la “giustizia ambientale” si spinge oltre i convenzionali temi ecologisti di protezione
della natura e degli ecosistemi e dei comportamenti rassicuranti del cittadino “attivo e
responsabile”
ad esempio la nozione di sostenibilità accreditata nel dibattito pubblico richiama un
orizzonte post-politico di società: esclude quindi il conflitto e la contrapposizione
esplicita tra opzioni sociali e politiche differenti e alternative
le problematiche ecologico-ambientali vengono sottoposte a correttivi ma restano
all’interno di un ordine sociale ed economico preesistente
le condizioni istituzionali esistenti determinano quindi situazioni di oppressione e
ingiustizia sociale
la forma della città capitalistica struttura i movimenti sociali che a essa si oppongono
comunque i soggetti esclusi e svantaggiati all’interno della costellazione di forze che
costituisce la sfera pubblica urbana, mostrano potenzialità istituzionali dalle cui
caratteristiche e modalità di espressione e organizzazione dipende l’evoluzione e la
sopravvivenza della città capitalistica e del suo governo

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