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Il primo soccorso

Il primo soccorso è l’aiuto dato alla vittima, tramite le manovre di primo soccorso, compiute da
personale non sanitario, in attesa dell’intervento dei professionisti del soccorso. Ovviamente il
buon esito di un intervento di primo soccorso è legato alla tempestività dell’intervento ed alle
capacità tecniche del soccorritore. Ruolo del soccorritore occasionale durante l’intervallo libero è:
- Valutare le circostanze, per individuare eventuali pericoli per i soccorritori stessi, il numero
delle vittime, le condizioni delle vittime (le funzioni vitali e la presenza o meno di sintomi
eclatanti).
- attivare il “118”, comunicando il luogo dell’evento (indirizzo preciso con comune, località,
via e numero civico, riferimenti che permettono ai soccorritori di individuare più
rapidamente il luogo), il tipo di evento (incidente, malore ecc..), il numero delle vittime e le
condizioni delle vittime.
- Praticare le manovre di primo soccorso.

Se il paziente non è cosciente è importante metterlo in posizione supina ed effettuare la manovra


G.A.S (G = guardare se si muove il torace, A = ascoltare i rumori respiratori, S = sentire l’aria che
passa) e se respira metterlo nella posizione di sicurezza, se non respira attuare la manovra di RCP
(Respirazione Cardio Polmonare).
Per valutazione dei segni di circolo sanguigno invece si guarda il MO.TO.RE, ovvero MO =
movimento, TO = tosse, RE = respiro).

Funzioni vitali= le funzioni sono le capacità del corpo di svolgere tanti compiti diversi e queste tre
sono fondamentali per la sopravvivenza dell’organismo:
- STATO DI COSCIENZA: è espressione dell’attività del cervello, che è il centro di controllo
di tutte le funzioni dell’organismo e si valuta chiamando e scuotendo il paziente sulle spalle.
- FUNZIONE RESPIRATORIA: cioè il respiro, che permette la continua entrata ed uscita di
aria nei e dai polmoni e assicura quindi il continuo rifornimento di ossigeno e l’eliminazione
di anidride carbonica.
- FUNZIONE CARDIOCIRCOLATORIA: ha il compito di mantenere il sangue in movimento.

Valutazione del respiro= Per garantire il respiro in una persona incosciente bisogna attuare la
manovra di “pervietà delle vie aeree” iperestendendo il capo e sollevando il mento della persona.
Successivamente il soccorritore deve chinarsi sopra il viso del paziente e valutare la presenza o
l’assenza di respiro eseguendo il G.A.S. per 10 secondi.

Posizioni di soccorso
Le posizioni di soccorso sono posizioni cui fare riferimento per garantire la sopravvivenza
dell’infortunato e limitare i danni e sono diverse:
1) Posizione anti-shock= in questo caso l’infortunato è cosciente, in pre-sincope o incosciente ma
senza traumi. È importante per migliorare un’alterata circolazione del sangue. Si esegue così:
- l’infortunato è supino con le gambe sollevate a 45° dal suolo e la testa bassa, avvolto con
una coperta per favorire il ritorno venoso e la circolazione sanguigna cerebrale.
- non bisogna sollevare le gambe oltre 30 cm di altezza per non schiacciare gli organi
addominali.
2) Posizione semiseduta= in questo caso l’infortunato ha difficoltà respiratorie, infarto del
miocardio, lesioni toraciche e dolore toracico. Bisogna:
- posizionare un supporto dietro la schiena dell’infortunato (non usare nelle emorragie
esterne cospicue).
3) Posizione laterale di sicurezza= in questo caso l’infortunato è incosciente traumatizzato ma con
parametri vitali normali (quindi respira) e la posizione viene usata anche se vomita, per proteggere
la vittima dal rischio di soffocamento provocato dall’aspirazione nelle vie respiratorie di materiali
quali sangue e vomito. Non bisogna utilizzarla poi quando vi è un trauma della colonna vertebrale.
- l’infortunato è inizialmente supino; la gamba dal lato del soccorritore viene flessa e la mano
controlaterale viene posta sull’addome; dopodiché bisogna mettere la mano
dell’infortunato, omolaterale alla gamba flessa, sotto al gluteo;
- poi si fa ruotare sul fianco omolaterale alla gamba flessa, ruotare il capo e la mano del
braccio controlaterale viene messa sotto la guancia o poggiante a terra.
4) Posizione supina= se l’infortunato è cosciente con traumi osteoarticolari, incosciente con
sospetto trauma vertebrale o incosciente prono. Bisogna:
- Ruotare delicatamente l’infortunato
- Flettere le ginocchia se vi sono lesioni addominali
- effettuare BLS se necessario (comprende manovre per la rianimazione cardiopolmonare)

Le contusioni
Sono lesioni traumatiche provocate da un urto diretto. Generalmente si riscontra un versamento di
sangue sotto la pelle che si risolve spontaneamente in pochi giorni, senza lesione del tessuto
superficiale. Si parla di ematoma se il sangue è raccolto tra le fibre muscolari ed emartro se il
sangue riempie una cavità articolare.
 Per curare le contusioni: si applica il ghiaccio o compresse di garza bagnate di acqua
fredda, non bisogna massaggiare e bisogna stare a riposo in una posizione comoda.

Le ferite
Una ferita è la rottura della pelle provocata da un trauma. Può essere superficiale oppure profonda
a seconda che interessi la sola cute o anche le strutture anatomiche sottostanti e assumono
aspetti diversi in base alla causa che le ha provocate. Si distinguono:
1. LACERO-CONTUSE: sono provocate dall’urto contro un ostacolo rigido. Vi è uno
schiacciamento e strappamento irregolare della pelle;
2. DA TAGLIO: sono lacerazioni nette, provocate da strumenti affilati, come un coltello.
3. DA PUNTA E DA PUNTA-TAGLIO: sono provocate dalla penetrazione di uno strumento
appuntito ed eventualmente tagliente (chiodo, coltello, freccia...).
PERICOLI CONNESSI ALLE FERITE
Il pericolo di una ferita è costituito dalla perdita di sangue che essa comporta, per la rottura di vasi
sanguigni (si ha un’emorragia). Nella maggior parte dei casi si tratta di vasi di piccolo calibro che in
pochi minuti cessano spontaneamente di sanguinare (avviene cioè un’emostasi spontanea).
Quando la rottura interessa vasi di calibro più grosso l’emostasi spontanea può richiedere più
tempo o, non avviene affatto, con il grave pericolo di un’eccessiva perdita di sangue e
conseguente alterazione, più o meno grave, della funzione cardiocircolatoria (nell’adulto sono
presenti circa 5 litri di sangue circolante).

Classificazione delle emorragie


Le emorragie si distinguono in venose e arteriose e sono divise anche in esterne, interne ed
esteriorizzate.
Emorragie venose: il sangue è di colore rosso scuro e ha flusso costante;
Emorragie arteriose: il sangue è di colore rosso rutilante, con flusso zampillante;
Emorragie esterne: Il sangue defluisce all'esterno del corpo;
Emorragie interne: Avvengono all'interno di cavità (addome, torace, ecc.).
Emorragie esteriorizzate: Avvengono all'interno di cavità collegate con l'esterno (orecchio, naso…).

Primo soccorso nelle ferite


 Se al momento del soccorso l’emorragia è ancora presente, si deve comprimere la ferita
per alcuni minuti con compresse pulite, tenendo sollevato l’arto interessato. Una volta
cessata l’emorragia si deve medicare la ferita, detergendo la cute circostante con acqua,
acqua e sapone o acqua ossigenata, disinfettando la cute con un disinfettante e fasciare;
 Se non si riesce ad arrestare l'emorragia si può usare il sistema dei punti di compressione:
nell’arteria ascellare (per le emorragie della parte superiore del braccio), nell’arteria
femorale (per le emorragie della coscia), nell’arteria omerale o brachiale (per le emorragie
della parte inferiore del braccio, gomito, avambraccio), nell’arteria poplitea (per le
emorragie della gamba).

Definizioni
EPISTASSI= È la perdita di sangue dal naso. In questo caso si deve:
• inclinare la testa in avanti;
• esercitare una pressione ai lati del naso con pollice e indice per circa 10 minuti;
• applicare ghiaccio alla radice del naso o acqua fredda sulla fronte.
EMETAMESI= è il vomito di sangue. Come primo soccorso si può solo guardare le funzioni vitali in
attesa del soccorso di emergenza;
EMEFTOE= è la tosse con emissione di sangue. Bisogna far distendere il paziente in posizione
laterale di sicurezza anche se è cosciente, in modo che possa facilmente emettere il sangue che
gli sta ingombrando le vie respiratorie e poi attendere i soccorsi.

I crampi muscolari
Un crampo muscolare è una contrazione improvvisa e involontaria di un muscolo o di un gruppo di
muscoli, che provoca dolore e rigidità. È causato solitamente da un eccessivo affaticamento fisico,
dal freddo o da posizioni forzate inusuali.
 Intervento: si deve assumere una posizione di allungamento del muscolo interessato,
massaggiare, comprimere la parte e applicare una borsa d’acqua calda.
Per i crampi alle gambe si stende il ginocchio e si flette il piede verso l’alto.

Lo stiramento muscolare= il grado più semplice di lesione muscolare. È dovuto a una tensione
eccessiva che supera la capacità di estensione del muscolo. Per curarlo bisogna stare a riposo.

Lo strappo muscolare
È una lacerazione più o meno importante di fibre muscolari. È provocato da un eccessivo
stiramento del muscolo e spesso, avviene in condizioni di scarso allenamento o quando il muscolo
è impreparato a sostenere lo sforzo. È classificabile poi in base all'entità delle fibre lesionate:
1. LESIONE DI PRIMO GRADO. In questo tipo di lesione sono danneggiate solo poche fibre
muscolari e il danno è tutto sommato modesto.
2. LESIONE DI SECONDO GRADO (o lesione grave). La gravità dello strappo aumenta, poiché
viene coinvolto un maggior numero di fibre. Il dolore è simile ad una fitta e i tempi di guarigione
sono 15-30 giorni.
3. LESIONE DI TERZO GRADO (o lesione gravissima). Questo tipo di lesione coinvolge un
numero alto di fibre che causa una vera e propria lacerazione del ventre muscolare. Il dolore, che
è violentissimo, determina una completa impotenza funzionale. Può anche essere necessario
l’intervento chirurgico.
Nei traumi più lievi il sangue rimane all'interno del muscolo, in quelli più gravi sale in superficie
dove si accumula e forma evidenti ematomi.

 Intervento: Bisogna adottare la tecnica RICE. Si mette l’infortunato in posizione di riposo, si


applica il ghiaccio e ci vuole poi assoluto riposo per 8-10 giorni per favorire il
riassorbimento dell’ematoma e la cicatrizzazione della lesione.

Traumi articolari
I traumi articolari sono lesioni che riguardano le articolazioni, che sono strutture anatomiche che
mettono in contatto due o più ossa.
Nelle articolazioni che consentono i movimenti più ampi, come ad esempio quelle degli arti, le ossa
si accostano, ricoperte di cartilagine, nei punti di contatto, trattenute dalla cosiddetta capsula
articolare, al cui interno è presente un liquido vischioso detto liquido sinoviale.
La capsula articolare è rinforzata all’esterno da alcuni legamenti che passano da un osso all’altro e
consolidano così il contatto delle estremità ossee.
I traumi che più frequentemente interessano le articolazioni, sono le distorsioni e le lussazioni:
 DISTORSIONE= parliamo di distorsione quando una sollecitazione violenta allontana per
un attimo le due estremità ossee dell’articolazione, producendo in genere una lacerazione
della capsula e dei legamenti di rinforzo.
 LUSSAZIONE= parliamo di lussazione quando le ossa vengono bruscamente spostate
lacerando la capsula articolare e legamenti che rimangono poi fuori posto, bloccati in una
posizione anomala. Le lussazioni sono in genere molto più dolorose delle distorsioni.

Primo soccorso nelle distorsioni e lussazioni


DISTORSIONE= Bisogna subito applicare del ghiaccio per limitare il rigonfiamento, e
immobilizzare l’articolazione.
LUSSAZIONE= Semplicemente non bisogna cercare di ricomporla; va immobilizzata nella
posizione più comoda per il soggetto, in attesa di un trattamento medico.

La frattura
È la rottura di un osso dello scheletro, solitamente in conseguenza di un trauma. Si possono
distinguere diversi tipi di fratture:
a. FRATTURA COMPOSTA (senza dislocazione dei frammenti) /SCOMPOSTA (con
dislocazione dei frammenti);
b. FRATTURA CHIUSA (in cui la cute rimane integra) /ESPOSTA (in cui vi è una lacerazione
della cute ed esposizione esterna dell'osso);
c. FRATTURA COMPLETA (se la frattura interessa tutto lo spessore dell'osso)
/INCOMPLETA (se interessa solo una parte di esso);
d. FRATTURA STABILE/INSTABILE: quando subentrano forze deformanti come la forza
muscolare che impediscono il contatto reciproco tra i due segmenti ossei si parla di frattura
instabile. In caso contrario, in mancanza cioè di forze deformanti, si parla di frattura stabile.
e. FRATTURE SEMPLICI / PLURIFRAMMENTARIE / COMMINUTE: in base al numero di
frammenti ossei prodotti. Se la frattura origina due frammenti ossei ben distinti si definisce
semplice. Se invece origina numerosi frammenti prende il nome di frattura pluriframmentale
o comminuta.
f. FRATTURE TRASVERSE / OBLIQUE / SPIROIDI / LONGITUDINALI: in base alla forma
della rima di frattura.

Le fratture guariscono poi in tre fasi sovrapposte: infiammazione, riparazione, rimodellamento


1. Dopo la frattura vi è subito la fase di infiammazione. Le cellule immunitarie si spostano verso
l’area lesionata e aumentano il flusso ematico verso la zona. Di conseguenza, l’area intorno alla
frattura si infiamma, con arrossamento, gonfiore e dolore. La fase infiammatoria raggiunge l’apice
in un paio di giorni, ma richiede settimane per esaurirsi.
2. La fase di riparazione inizia entro pochi giorni dalla lesione e dura per settimane o mesi. Per
riparare la frattura viene prodotto tessuto osseo nuovo (callo osseo) che all’inizio non contiene
calcio (un minerale che dà all’osso resistenza). Quindi l’osso nuovo è morbido e gommoso e può
essere facilmente danneggiato.
3. La fase di rimodellamento può durare settimane, mesi ed in alcuni casi anche anni. In questo
tempo l’osso viene a rimodellarsi nella propria struttura fino a riacquistare l’originale resistenza
grazie al calcio che alla fine va a depositarsi nel callo osseo. La fase di rimodellamento si
considera esaurita quando cessa ogni processo rigenerativo a livello della frattura.

 Intervento= Bisogna applicare la borsa del ghiaccio per attenuare il dolore e l’ematoma. In
attesa che intervenga il medico, immobilizzare le due articolazioni a monte e a valle della
frattura e il punto della frattura.

Trauma cranico
Il trauma cranico è un evento molto frequente che consiste in un ematoma sottocutaneo (il famoso
“bernoccolo”) o una ferita superficiale. Nei traumi più gravi può esserci una frattura del cranio, ma
anche in questo caso, a meno che non venga danneggiato il cervello, la gravità è relativa;
 Intervento= bisogna immediatamente valutare lo stato di coscienza e la funzione
respiratoria. Il paziente con trauma cranico può presentare anche lesioni della colonna
cervicale e quindi dovrà essere immobilizzato. Per questo motivo il paziente con trauma
cranico non va mai messo nella posizione laterale di sicurezza. E poi bisogna verificare che
non si presentino segni di aggravamento quali vomito, sonnolenza, confusione mentale,
vertigini, visione doppia ecc.

Ustioni
Le ustioni sono lesioni della pelle causate da liquidi bollenti, oggetti caldi o incandescenti, agenti
chimici, corrente elettrica ecc. Esistono tre gradi di ustioni:
1. USTIONI DI I GRADO: interessa solamente lo strato più superficiale della cute (chiamato
epidermide), la pelle si mostra arrossata e leggermente dolente. Le ustioni di questo tipo
regrediscono rapidamente.
2. USTIONI DI II GRADO: la lesione è più profonda, interessa il derma (il secondo dei tre strati
cutanei), la zona interessata è dolente e mostra delle bolle superficiali, piene di un liquido chiaro.
Le ustioni di questo tipo guariscono generalmente senza cicatrice ma più lentamente.
3. USTIONI DI III GRADO: la lesione arriva agli strati più profondi della pelle, che in questo caso si
mostra dura, di colore pallido o nerastro. La pelle è morta, con il tempo si staccherà e la
guarigione, in mancanza di cure specifiche, avverrà con la formazione di una cicatrice;

Estensioni e gravità delle ustioni= Insieme alla profondità, la gravità delle ustioni è determinata
anche dall'estensione della zona lesa; tanto questa è maggiore e tanto più insidioso è il pericolo di
vita dell'ustionato. Per un calcolo veloce della superficie corporea interessata si utilizza la
cosiddetta "regola del nove": la superficie corporea viene suddivisa in zone e ad ognuna di essa
viene assegnata una percentuale (in questo caso si utilizza il nove, un suo multiplo o una sua
frazione). La somma di tali numeri fornisce una valutazione semplice ed immediata della gravità
dell'ustione.
Primo soccorso nelle ustioni
Nelle ustioni di I e II grado bisogna subito raffreddare la zona colpita per arrestare l'infiammazione,
detergere la zona ustionata e coprirla con garze. Nelle ustioni di III grado invece bisogna applicare
il ghiaccio, non si applicano pomate, non si rompono le bolle e non si toccano le parti lese con le
mani sporche.

Il soffocamento o asfissia
Se la difficoltà respiratoria è stata provocata dall'aspirazione di un corpo estraneo si deve
distinguere tra:
 ostruzione parziale (il soggetto respira ancora, anche se con difficoltà)
 ostruzione completa (il soggetto non respira e si porta le mani alla gola nel “segno
universale del soffocamento”).
Cosa fare:
Nell’ostruzione parziale si incoraggia il soggetto a tossire senza eseguire alcuna manovra.
Nell'ostruzione completa invece si alternano 5 colpi dorsali a 5 manovre di Heimlich (compressioni
addominali) finché la vittima non si libera del corpo estraneo o perde conoscenza.

Come eseguire la manovra di Heimlich:


 In un soggetto COSCIENTE bisogna:
• porsi dietro al soggetto cingendolo con le braccia;
• stringere le mani a pugno, una dentro l’altra, con il pollice in corrispondenza della bocca
dello stomaco tra la vita e la cassa toracica;
• esercitare una pressione brusca e intensa verso l’interno ripetere per 5 volte in rapida
successione.
 In un soggetto INCOSCIENTE bisogna:
Farlo sdraiare sulla schiena e spingere vigorosamente sul suo addome verso il diaframma
finché le vie respiratorie siano di nuovo libere.

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