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APERTURA AUTOMATICA DELLE PORTE DEL

TEMPIO DI ERONE
Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Treviso

Classe 3^F

Studenti: Bonin Simone, Amadio Fabio, Borsato Edoardo, Comand Nicola, De


Zordo Luca, Fiorotto Alex
Docente: Francesca Ronfini
Assistente tecnico: Provino Magro

RELAZIONE
MOTIVAZIONI: durante la prima superiore, nei primi mesi di scuola, abbiamo visitato la mostra di
Fisica “Esperimenti per pensare” che ogni due anni si svolge nel nostro Liceo. Affascinati dagli
esperimenti esposti e incuriositi dal loro strano funzionamento, ci siamo prefissati come obiettivo
la partecipazione all’edizione successiva della mostra. E così è stato. Infatti, colpiti da un
particolare esperimento osservato sul nostro libro di storia, abbiamo deciso di iscriverci.
Fortunatamente l'esperimento da noi scelto era inerente al tema dell'esposizione, appunto l'ambiente
e l'energia.
L'esperimento ha un funzionamento molto intuitivo e quindi abbiamo impiegato poco tempo per
capire come funzionava. Altra impresa è stata invece la realizzazione: difatti sia la costruzione in sé
dell'esperimento sia l'intesa tra i vari partecipanti ha richiesto molto più tempo e fatica. In
particolare è stata impegnativa la scelta dei materiali da usare e la parte del meccanismo riguardante
i cardini.

La Macchina di Erone
è un dispositivo descritto da Erone di Alessandria nel suo trattato
sulla pneumatica (I secolo). Tale macchina permetteva di aprire le
porte del tempio di Serapide ad Alessandria e può essere
considerata uno dei primi esempi di macchina a vapore della
storia.
Questa macchina provocava l'apertura automatica delle porte del
tempio quando il sacerdote accendeva il fuoco sull'altare antistante
(A). Il fuoco infatti scaldava l'aria all'interno dell'altare,
provocandone l'espansione nel serbatoio (B) sottostante ripieno
d'acqua. Mediante un sifone (S), l'acqua veniva spinta in un
secchio (C) appeso ad una fune collegata ai cardini delle porte. Il
peso crescente dell'acqua provocava l'abbassamento del secchio e
quindi, attraverso l'azione di un contrappeso (W), si aveva
l'apertura delle porte. Il tubo del sifone si estendeva fin quasi al
fondo del secchio per cui, quando il fuoco veniva spento e l'aria si contraeva raffreddandosi, l'acqua
veniva risucchiata nel serbatoio e l'azione del contrappeso faceva chiudere le porte.

DESCRIZIONE DELL’ESPERIMENTO
SCOPO : realizzare un modello del dispositivo sopra descritto per provocare l’apertura e la
chiusura delle porte di un piccolo tempio trasformando così energia termica in energia meccanica.

MATERIALI:
compensato di spessore diverso;
stativo con pinza;
becker;
due beute;
tappi ermetici;
tubo di gomma;
lampada ad alcool;
filo di cotone;
ferri da calza;
secchiello;
contrappeso;
carrucole;
ganci metallici;

COSTRUZIONE:
Per prima cosa abbiamo costruito la struttura portante dell'esperimento. Successivamente abbiamo
cominciato a impostare il meccanismo dei tubi e delle beute e, verificatone il corretto
funzionamento, ci siamo dedicati alla costruzione del tempio e soprattutto delle porte. Dopo averle
montate sui cardini abbiamo cominciato a realizzare la parte dell'esperimento che collega i cardini
delle porte al contrappeso e al meccanismo di beute con un sistema di fili.

FUNZIONAMENTO:
abbiamo sostituito il fuoco usato
nel dispositivo di Erone, come
sorgente di energia termica, con
un recipiente pieno d’acqua
sopra un fornello che ne
mantiene elevata la temperatura.
Una beuta, chiusa
ermeticamente, viene scaldata a
bagnomaria nel recipiente e l'aria
al suo interno si espande;
attraverso un tubicino, l’aria
passa in una seconda beuta
colma d'acqua. Con l'aumentare
della pressione nella seconda
beuta (anch’essa chiusa
ermeticamente), l'acqua, non
avendo altri sbocchi, passa in un
secchiello attraverso un secondo tubo. Il secchiello, collegato con un sistema di fili ai due cardini
delle porte, è inizialmente sospeso in equilibrio per azione di un contrappeso posto all'altra
estremità. L'arrivo dell'acqua sbilancia il sistema e il secchiello, con la sua caduta, tira i fili che
provocano la rotazione dei cardini e quindi l'apertura delle porte.
Se si raffredda la prima beuta l'aria riduce il suo volume e la depressione “aspira” l'acqua attraverso
il tubo con un processo fisico inverso a quello precedente. L’acqua risalirà con una rapidità che
dipende dalla differenza di temperatura tra la sorgente calda (circa 100°) e quella fredda (circa 0° se
si mette la prima beuta a contatto con del ghiaccio).
Il secchiello vuoto, ritornato più leggero del contrappeso, ristabilisce l'equilibrio iniziale del
sistema(secchiello-contrappeso) causando la chiusura delle porte.

OSSERVAZIONI: Il lavoro di messa a punto del meccanismo è stato piuttosto lungo e laborioso.
Per prima cosa è stato necessario bilanciare bene i pesi: il contrappeso doveva essere tale da riuscire
a sollevare il secchiello vuoto in fase di chiusura delle porte, ma non pesare troppo in modo che il
secchiello pieno riuscisse a sollevarlo in fase di apertura delle porte. Il problema più grosso però è
stato vincere gli attriti: le porte non dovevano sfiorare la base, i ferri dovevano ruotare liberamente
per cui abbiamo appoggiato le punte su una basetta di metallo sagomata in modo opportuno ed
abbiamo messo della vaselina nel foro praticato sulla base. I fili dovevano essere avvolti attorno ai
ferri in modo che non si sovrapponessero le varie spire e la carrucola doveva essere posizionata in
modo da far si che i fili non sollevassero i ferri (o applicassero forze non volute su di essi). Tutto il
sistema è stato poi fissato con la massima precisione perché anche lo spostamento di un solo
millimetro poteva essere fatale per il buon funzionamento. Il collaudo ha comunque alla fine dato
esito positivo.

SPIEGAZIONE DEL PROCESSO FISICO


Ciò che accade è dovuto alla stretta connessione tra calore e pressione: una certa quantità di calore
provoca l’aumento della temperatura dell’aria all’interno del sistema costituito dalla prima beuta e,
secondo la legge dei gas perfetti, un aumento di temperatura provoca anche una variazione di
pressione e/o volume (dipende dalle situazioni)

pV = nRT

nel nostro caso l’aumento di volume è possibile, anzi necessario per raggiungere un nuovo
equilibrio, ma provoca la risalita dell’acqua all’interno del tubicino (secondo principi fisici
noti sin dai tempi di Archimede).
Nel processo inverso, invece, il calore scambiato è negativo e pressione e volume diminuiscono
innescando un effetto contrario a quello precedente.

Quando le porte non si richiudono


Per quanto riguarda la parte termodinamica, la nostra macchina funzione perfettamente ed il
processo è reversibile. I problemi sorgono nella parte meccanica perché, sebbene la massa del primo
recipiente arrivi ad essere nuovamente uguale a quella del contrappeso, la forza d’attrito è di un
ordine di grandezza di gran lunga superiore a quello delle differenze di massa che siamo in grado di
raggiungere col processo termodinamico. Inoltre, mentre nel processo diretto noi applichiamo una
forza via via più intensa con l’aumentare dell’acqua nel recipiente (e quindi della sua massa) e
quindi un impulso, nel percorso inverso manca proprio questo impulso che inneschi il risalire del
secondo recipiente.

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