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RIASSUNTO TEMISTOCLE

MARTINES, DIRITTO
COSTITUZIONALE
Diritto Costituzionale
Università degli Studi di Bari Aldo Moro
1 6 7 pag.

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Diritto Co sti tu z i o n ale – Temistocle
Martines
PARTE P R I M A - SOCIETA', DIRITTO, STATO
CAPITO L O P R I M O - C O M U N I T A ' E D I R I T T O

1. I G R U P P I E G L I I N T E R E S S I S O C I A L I E D IL L O R O P R I N C I P I O O R D I N A T O R E .
F E N O M E N O G I U R I D I C O E F E N O M E N O A S S O CI ATI V O .
L’uomo non potendo vivere isolato per soddisfare i suoi interessi ha la
necessità di creare relazioni con altri uomini. Insieme agli altri uomini
costituisce dei g r up p i sociali, c omp le s s i e d articolati, dotati del carattere
della stabilità . In tali gruppi si può entrare a farne parte senza volontà (stato,
famiglia) o volontariamente (partito politico, circo ricreativo).

G r u p p o sociale: f at to razionale (ragione: necessità materiale o spirituale)


+ o r ga nizza zione che lo rende stabile nel tempo (insieme di regole
spontanee o predisposte che ne stabiliscono il suo funzionam e nto) =
G r u p p o s oc ia le = Fenomeno associativo con carattere di giuridicità.

Il f e no me no giuridico è pertanto legato al f e nome no a s s ociativo .

Il gruppo sociale ha lo scopo di soddisfare degli interessi che possono essere


di:
- intere sse individ uale che si riferisce al singolo componente del gruppo; che
possono essere puramente egoistici
- int e res se collettivo di tutti i componenti del gruppo;
- intere sse g e ne r a le riguardo all’intero gruppo, considerato come entità a se
stante.
- intere sse diffuso riguardanti coloro che non appartengono a un gruppo
specifico, e che hanno per oggetto beni tutelati dalla costituzione e dagli
statuti delle regioni di diritto comune (Esempio: la conservazione del territorio,
la salute, l’inquinamento, la pace, ....). Non sono interessi collettivi perché non
attengono all’individuo quale membro di una comunità; per il loro
perseguimento non occorre associarsi; sono propri di una serie aperta di
soggetti (consumatori, malati ecc..) non costituenti gruppo sociale.
Tutti gli interessi però possono essere in conflitto tra loro, che siano o meno
della stessa natura: è quello che dicasi principio di c o nfl i g g e n za -
c o mp o s izione degli interessi.
Perché sorga un gruppo sociale è necessario, in primo luogo, un Principio
ordina tore degli interessi: è quel principio (nascente da fatto razionale) che,
sovrapponendosi al principio di confliggenza-composizione, lo disciplina,
divenendo così la causa prima della formazione del gruppo sociale.
Tale principio può operare all’interno del gruppo facendo coincidere l’interesse
di uno solo (tirannia) o di pochi (oligarchia ) o assicurando la salvaguardia e
gli interessi di tutti gli associati (democrazia). L’interesse generale è
l’interesse di gruppi sociali a fini potenzialmente generali delle s oc ie tà
politiche.

Solo in un secondo momento vengono predisposte le regole, che hanno una


funzione or g a nizzat iva e danno stabilità e continuità nel tempo al gruppo. Le
regole organizzative vanno a specificare e fissare il vincolo associativo,

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predisponendo, ad esempio, le procedure per il soddisfacimento degli interessi,
ripartendo i compiti tra gli associati, stabilendo a chi spetti la direzione nel
gruppo ecc.
La stab ilità e la continuità nel t e m p o distinguono un gruppo sociale in
senso stretto dalle semplici riunioni, o aggregazioni umani di tipo episodico.

Queste regole possono essere a u t o n o m e o e t er o no me e devono essere


osservate sia spontaneamente che coattivamente, in caso di violazione con
l’applicazione della sanzione, con il convincimento della loro indispensabilità ai
fini della sussistenza del gruppo stesso.
Dunq ue alla base di ogni gruppo sociale possiamo trovare un principio
ordinatore che trova espressione nel vincolo associativo ed un complesso di
regole che assieme alla struttura del gruppo ne costituiscono l’organizzazione.

Principio ordinatore ed organizzazione imprimono il carattere della giuridicità .


Poiché non può esservi società senza la compresenza di un principio ordinatore
e di una organizzazione, ne deriva che il f e no me n o g iurid ico è legato al
f e no me no a s s ociativo .

Il fenomeno giuridico per tanto si ha là dove si ha un fatto razionale di


composizione di interessi ed una o più regole che stabilizzano nel tempo tale
composizione.
Il diritto quindi ha due componenti, una ma t eriale e una f or ma le fra loro
connesse.
Le regole organizzative non a ssumo no nessuna qualificazione m a sono fini a se
stesse.
Così come l’art. 7 0 della Costituzione “la funzione legislativa è esercitata
collettivamente dalle due camere” che si limita ad attribuire la funzione
legislativa alle due camere ed a stabilire la procedura per l’esercizio di tale
funzione.
E’ invece sul piano del principio or dinatore del gruppo sociale che potranno
rinvenirsi i valori espressi nel vincolo associativo. In questo modo si potranno
qualificare i gruppi sociali a seconda che siano stati costituiti per interesse
economico, culturale, religioso, ricreativo, politico ecc..
Le regole organizzative – considerate isolatamente – costituiscono soltanto un
modello di composizione e realizzazione degli interessi del gruppo.
Un giud izio di va lore invece viene espresso nelle r e g ole con le quali l’intero
gruppo o alcuni dei componenti stabiliscono, attraverso una valutazione
selettiva, che determinati interessi a ssu mo no rilevanza rispetto ad altri e
devono essere tutelati a preferenza di altri.
Tale decisione è fondamentale in quanto costitutiva .

Le regole del gruppo alle quali verrà data un’importanza ed un valore


prevalente determinano la formazione delle r e g ole istituzionali / r e g o l e
costit utive ( proprio p e rc hé e s p r imo n o i valori intorni a i qua li il g r u p p o
s i è costituito): nel caso del gruppo sociale Stato queste regole avranno il
nome di Costituzione .

2. L A T E OR I A I S T I T U Z I O N A L E D E L G I U R I S T A S A N T I R O M A N O – LA
DO TT R INA P U R A DEL DIRITTO DI H A N S KELS EN – LA C O NC EZ IO NE
I S T I T U Z I O N A L E D E L D I R I T T O N E L P E N S I E R O D I C O S T A N T I N O MORTATI.
-La te oria istituzionale del g iur is t a S a nt i R om a n o : La sociologia giuridica
collega il fenomeno giuridico ad ogni gruppo sociale, escludendo che vi sia un

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solo ordinamento giuridico, quello statale. A tale concezione è stata apportata
una variante da Santi Romano che ha giuridicizzato il concetto di istituzio ne
ed ha sostituito questo concetto a quello di comunità. Inoltre ha affermato che
il diritto non si esaurisce in un complesso di norme, di regole o precetti creati
dalla comunità m a è l’istituzione stessa.
Il concetto di istituzione è quello che rende meglio l’associazione tra norma,
organizzazione e pluralità di soggetti e interessi coinvolti nella società
giuridicamente organizzata.
Per tanto per Romano ordinamento giuridico e istituzione sono la stessa cosa.
Ogni istituzione, in quanto ente o corpo sociale, è un ordinamento giuridico ed
ogni ordinamento giuridico è, in quanto unità sociale regolata di rapporti
umani, una istituzione.

-La d o t trina p ur a del diritto di H a n s Kelsen: teoria opposta a quella di


Santi Romano è quella della dottrina pura del diritto di Hans Kelsen, secondo
cui il diritto si esaurisce nelle norme, intese

come comandi o imperativi. Secondo Kelsen il diritto è un sistema di norme


che regolano comportamenti umani e la norma va considerata come uno
schema qualificativo di un fatto esterno, un evento prodotto in natura che
viene trasformato per mezzo di una norma in atto giuridico o antigiuridico.
L’ordinamento giuridico è costituito da una serie di norme poste ognuna in
una relazione di dipendenza con l’altra e p e r gradi; il tutto basato su una
norma ultima presupposta e suprema con riferimento ad una costituzione
effettivamente statuita ed effi cace, intendendo la costituzione come una o
delle regole positive da cui è regolata la produzione delle norme giuridiche
generali.

-La concezione istituzionale del diritto nel p e ns ie r o di Cos t a nt ino


Mortati: secondo Mortati, invece, bisogna risalire dalla norma all’istituzione,
intesa come intima struttura associativa del gruppo. Così intesa, l’istituzione
appare sinonimo di costituzione nel significato più proprio di fondamentale
legge di vita di cui nessun gruppo può fare a meno garantendo la continuità e
la stabilità nel tempo identificando il fine fondamentale del gruppo sociale e
ponendosi come forza capace di assicurare l’osservanza delle regole essenziali
per il raggiungimento di tale fine.

3. IL D I R I T T O E G L I ALTRI F E N O M E N I S O C I A L I
Tutte le teorie sovraesposte vanno a confermare la t e si della socia lità de l
diritto: il diritto trova il suo fondamento nella società, nel gruppo sociale.
M a questo non va a isolare il fenomeno giuridico dalla morale, dalla religione o
l’economia, in quanto anche questi sono fenomeni sociali.
Anche le regole morali, religiose, economiche sono sociali perché vigono in una
comunità sociale e disciplinano i rapporti tra consociati m a esse
presuppongono soltanto l’esistenza di un gruppo non vanno a costituirlo.
Questo significa che tali regole non valgono, di per se stesse, ad assicurare la
convivenza e la coesione del gruppo, la sicurezza e la pace.
Soltanto il diritto nelle sue due componenti ma ter ia le e f orma le crea il
gruppo sociale e gli conferisce stabilità e continuità nel tempo mediante norme
dotate del carattere della coattività.

4. LA C O S T I TUZ I O N E IN SENS O F O R M A LE E M AT E R I A LE. LA


COSTITUZIONE C O M E P R O C ESSO.

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Co st it uzione f or ma le (originaria) è l’atto normativo con cui viene stabilito
un nuovo ordine politico e statale: è il documento scritto nel quale sono
contenuti i principi, i valori, le regole e gli istituti fondamentali
dell'organizzazione statale;

esso può essere diverso dalla Cos tit uzione ma ter ia le (effettiva) che
rappresenta l'evoluzione nello spazio e nel tempo, giacchè le forze politiche
organizzate, in ogni singolo e ben determinato momento storico interpretano
l’interesse generale del gruppo sociale.
E’ la concreta applicazione, da parte delle forze politiche, dei principi, delle
regole e dei diritti enunciati dalla Costituzione formale. Il problema si pone nel
momento in cui queste forze politiche, in un determinato periodo storico, non
condividano più i principi, le regole e i diritti enunciati dalla Costituzione
formale. In questo caso, infatti, le forze politiche non hanno nessun interesse
ad applicarli concretamente. Di conseguenza, o si afferma la forma della
costituzione formale o si adegua la costituzione formale a quella materiale. Ad
ogni modo in entrambi casi la costituzione materiale da vita alla costituzione
effettivamente vigente.

5. LA D O T T R I N A D E L D I R I T TO N AT U R A LE. LA P LU R A LITÀ D E G LI
O R D I N A M E N T I G I U R I D I CI . S O C I A L I TÀ E S T O R I C IT À D E L D I R I T T O.
La dottrina del diritto nat ura le è quella per cui il diritto trova il suo
fondamento, immediato o mediato, nella natura. Vi sono due tendenze al suo
interno: una secondo cui al diritto naturale andrebbero riconosciuti i caratteri
dell’ass olute zza e dell’eternità, al diritto naturale andrebbero attribuiti a
differenza del diritto positivo i caratteri della certezza e de ll’ oggett ività ,
rendendolo il solo diritto giusto e vero. Un’altra tendenza più recente è quella
di ricollegare il diritto naturale a ll’ uomo e alla s u a storicità. Il diritto naturale
sarebbe condizionato dall’individuo e dalla società, così come essi si
presentano in un dato momento storico e dal sistema di valori di riferimento.
Appare evidente che tale esigenza è fatta valere specialmente dalle forze
politiche che in un determinato momento storico, detengono il potere, le quali
nel porre le norme nell’ordinamento giuridico invocheranno come fonte di
legittimazione del loro potere quei principi o ideali a cui si ispirano
giustificando azioni come la schiavitù, la guerra, il dispotismo.
Oggi noi uomini di Occidenti, eredi di una certa storia e cultura abbiamo a
disposizione alcuni punti di riferimento, il principale dei quali è quello di porre
dei limiti ben netti al potere dello Stato.
Il costituzionalismo moderno ha dato vita ad uno Stato limitato dal diritto
naturale contro la ragione di Stato, il diritto divino del re o l’assolutismo; lo
stesso Stato di diritto è anch’esso un prodotto del diritto naturale e la garanzia
internazionale dei diritti dell’uomo è un applicazione contemporanea del diritto
naturale contro le minacce ricorrenti dello Stato totalitario.
Al diritto naturale v engono poi riportati il principio di eguaglianza e le varie
libertà civili, ed in particolare le libertà fondamentali garantiti dalla nostra
stessa Costituzione.
L’art.2 per esempio garantisce e riconosce i diritti inviolabili dell’uomo.

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Tuttavia altre culture esprimono valori diversi o interpretano diversamente i
medesimi valori, con la conseguenza che rimane ancora molto difficile
indentificare un ordine assiologico mondiale e superare l’esistenza di una
pluralità di ordinamenti giuridici basati su valori diversi e a volte anche
contrastanti.
La pluralità d e g li or d ina me nt i giuridici va riconosciuta sulla base che se è
vero che il fenomeno giuridico è connaturato al fenomeno associativo, allora gli
ordinamenti giuridici sono tanti quanti sono i gruppi sociali o istituzioni.
Il diritto quini non è prodotto solo dallo Stato m a da ogni altro gruppo sociale,
piccolo e strutturalmente semplice che sia.
Di conseguenza si ha il riconoscimento de ll’a ut onomia a gruppi sociali
stanziati su parte del territorio, le cui norme hanno la stessa natura di quelle
statali, ad esempio i Comuni, Province, Regioni ai quali è stata attribuita la
funzione di predisposizione normativa.
La nostra costituzione stessa non si limita a garantire le formazioni sociali
(art.2), le sue autonomie locali (art.5) ed un’ampia libertà di associazione
(art.18) m a riconosce e garantisce, specificamente, allo stesso modo alcuni
ordinamenti giuridici diversi da quello dello Stato.
Altra verità importante è che essendo molteplici gli ordinamenti giuridici, è
necessario che ve ne sia uno con una posizione di preminenza con funzioni di
armonizzazione, al fine di regolare, secondo leggi dettate da esso, sia i rapporti
interindividuali sia i rapporti con le collettività minori compresi nel suo ambito.
Tale p r e mine nza è e s p r e s s a d a llo S t a t o in quanto la comunità statale è la
maggiore fra tutte ed è l’unica alla quale possano riferirsi interessi veramente
generali.
Per Stato oggi dobbiamo intendere lo S t a t o costituzionale , che risulta
dall’inscindibile unione di popolo, autorità e valori posti a fondamento del
sistema giuridico nel suo complesso.
Lo stato in senso stretto (lo stato-apparato) è invece solo una delle componenti
della Repubblica (equivalente a Stato costituzionale). Questa differenza la si
coglie dopo la riforma del Titolo V della Parte II delle costituzione e la
conseguente riforma dell’art.114 c o m m a 1 secondo cui “La

Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane,


dalle Regioni e dallo Stato”. D a tali norme si deduce una posizione paritaria
dello Stato in senso stretto rispetto alla Repubblica ed alla Costituzione, che
vanno a comporre quel concetto di Stato costituzionale.
Rispetto agli altri ordinamenti giuridici statali gli altri ord ina ment i possono
essere:
-originari o derivati a seconda che trovino il titolo della loro validità in se
stessi oppure nell’ordinamento statale;
-leciti o illeciti, a seconda che siano ammessi nell’ordinamento statale o
considerati da questi come antigiuridici.
Tali osservazioni per quel che riguarda la p r e mine nza dello S t a t o non sono
più valide se invece si fa riferimento ad una comunità internazionale. E ssa è
una comunità fra eguali (i vari ordinamenti giuridici statali si trovano sullo
stesso piano), nella quale a ciascuno Stato vengono riconosciute, in pari
misura, situazioni giuridiche attive e passive.
L’ordinamento internazionale può porre limiti e condizionamenti
all’ordinamento statale m a non viceversa.

6. D I R I T T O P U B B L I C O E D I R I T T O PRIVATO. I V A R I R A M I D E L D I R I T T O
PUBBLICO.

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Il fine proprio del diritto è la c onse r va zione della s oc ietà e può essere
perseguito in modi differenti, indirettamente o direttamente.
Quando una norma tutela un interesse che realizza in via immediata questo
fine, detta norma è di diritto pubblico; quando invece una norma tutela in via
diretta un int e r e s s e individ uale e solo indirettamente un interesse pubblico,
detta norma è detta di diritto privato.

Il diritto costituziona le c om p r e n d e le n or me istituzionali,


f o nda me nta li, va le a dire quelle c he e s p r i mo no i valori int or no ai q ual i
il g r u p p o s oc iale S t a t o si è costituito, e le c o n ne s s e n o r m e
organizzat ive , volte a d a s s ic ur ar e la tutela e d il c o n s e g u i me nt o di tali
valori. E s s o h a u n a p r e mine nza s os t a nzia le e ( s e vi è u n a costit uzione
r ig id a ) a nc he formale.

CAPITO L O S E C O N D O – L E F O N TI D E L D I R I T T O

1. D E L I M I T A Z I O N E DELL’INDAGINE.
Il fenomeno giuridico che è vincolato al fenomeno associativo prende forma in
una serie di regole istituzionali ed organizzative nelle quali sono espressi e
fissati gli interessi del gruppo sociale e le procedure per il soddisfacimento
degli stessi. Il complesso di queste regole costituisce un sistema in cui tali
elementi risultano coordinati.
Dunque, il sistema non solo trova il suo fondamento nel principio ordinatore e
nei valori ad esso collegato m a è anche disciplinato da altre regole dirette a
stabilire gli organi e le procedure per la sua formazione.
Abbiamo quindi: una serie di valori che assicurano e legittimano la vigenza del
sistema; una serie di regole che vengono fissati in una formulazione linguistica,
una serie di regole che stabiliscono gli organi e le procedure per la produzione
delle regole e una serie di regole per il coordinamento del sistema nel suo
interno.

Es.: la nostra Costituzione è espressione di alcuni valori supremi tra cui quello
dell’eguaglianza.
Fino a quando questo valore sarà presente nello Stato, il sistema potrà dirsi
vigente e legittimo.

M a il valore eguaglianza è formulato nella Costituzione in alcune regole


istituzionali che ne fissano i termini e lo specificano. Occorre però che le altre
regole lo attuino.
Co me si deduce dal c o mm a 1 dell’art. 3 Cost., l’atto mediante il quale si ha
l’attuazione è la legge, ed essa non potendo essere discriminante fra i
cittadini in base al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni
politiche, alle condizioni personali e sociali, deve assicurarne l ’ e g ua g lia nza
(formale). E l’organo a cui è affi d at a la f unzione le g is lat iva è il Pa r la me nt o
(art.70 Cost.) secondo una d e t er mina t a p r o ce d ur a (art.71 Cost.). Il
Parlamento tuttavia non può nel formulare la legge operare discriminazioni in
base al sesso, la razza ecc.. dunque incontra dei limiti imposti dall’art.3 della
Cost.; il che significa che tale regola è sovraordinata alle regole emanate dal
Parlamento secondo la procedura prevista negli art. 7 1 Cost. Dunque, le due
regole, quella costituzionale e quella contenuta nella legge devono essere fra

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loro coordinate in un rapporto in cui la prima è in una p os izione di
preminenza ; con la conseguenza che in caso contrario, la legge del
Parlamento sarebbe costituzionalmente illegittima e la Corte Costituzionale
potrebbe dichiararne illegittimità e farne cessare l’efficacia, ripristinando
l’armonia del sistema (art. 1 3 4 e 1 3 6 Cost.)

Dunq ue il diritto trova la sua prima origine/fonte nella ne c e s s it à de ll’uo mo


di a s s o c ia r s i ad altri uomini per perseguire certi interessi e tutelare certi
valori m a prende f or ma negli atti e nei fatti che pongono le r e g o l e
istituzionali e organizzative .
Nello studio del diritto costituzionale dobbiamo occuparci delle fonti del diritto
con particolare riferimento a quelle dell’Ordinamento giuridico italiano.
E’ opportuno premettere che quando parliamo di valori supremi sui quali si
fonda l’ordinamento intendiamo riferirci a qualcosa di preesistente, che
appunto gli da vita e al tempo stesso lo legittima. M a tali valori immanenti ed
astratti devono trovare la loro formulazione in una proposizione linguistica la
quale ne precisi i termini e la portata, costituendo a sua volta una fonte del
diritto positivo.

2. LA N O R M A GIURIDICA.
Lo studio delle fonti del diritto positivo, cioè delle regole istituzionali ed
organizzative vigenti in un determinato momento storico, presuppone la
conoscenza del concetto di n o r m a giuridica.
Una n o r m a s oc ia le è g iur id ica ( e non morale, religiosa, economica, ecc., in
quanto sono tutte norme sociali) quando ha l’attitudine ad assicurare la
stabilità e la continuità del gruppo sociale.
Es: una regola religiosa può essere seguita o meno, della cui inosservanza si
risponde soltanto davanti alla propria coscienza. Quando però un gruppo
sociale come lo stato ritiene essenziale per la sua stabilità e per assicurare la
pacifica convivenza dei consociati adottare questa regola, ecco che la fa
propria e la traduce in una sua norma, ed inserendola in un sistema ne
garantisce l’osservanza mediante la previsione di sanzioni.
Le n o r me giuridiche scritte constano di un formulazione linguistica che si
compone di q ua t t r o parti:
• Evide nzia no g li intere ss i propri del g r u p p o (es. art.41, c o mm a I,
Cost. L’iniziativa economica privata è libera)
• P r e s c rivono i m o d i e i limiti p e r la p e r s e cuzione di q ue s t i
interes si (es. art.41, c o mm a II, Cost., Non può svolgersi in contrasto con
l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà alla
dignità umana)

• D e t e r mi na n o g li or g a ni e le pr oc ed ure per accertare e dichiarare


l ’ inos s e rva nza delle prescrizioni
• S t a b ilis c ono la s a nzione d a a p p lic are in c a s o di ina d e mp ime nt o
I d es t inat ari delle norme giuridiche sono o tutti i cons oc iat i (es. art. 24,
c omm a I, Cost., Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti
e interessi legittimi) o alcuni soltanto di essi individuabili sulla base di
determinate caratteristiche (es. art. 3 4 c o m m a III Cost., I capaci

e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più


alti degli studi) o s ing oli individui.
I destinatari delle norme possono anche essere or g a ni e s o g g e t t i s ta tal i
(es. art.74 Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può
con messaggio motivato chiedere una nuova deliberazione alle Camere) o

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n e s s u n o e limitarsi ad annunciare dei valori intorni al quale lo Stato si è
formato ( nor me istituzionali, es. art. 1 3 La libertà personale è inviolabile)

I caratteri della n o r m a g iur id ica sono:

•L a positività . Dev e riguardare un interesse reale della comunità e stabilire


gli strumenti (organi e procedure) necessari per il suo soddisfacimento e la sua
tutela. La norma è considerata positiva quando è concretamente e ffi c a c e .
•L a coattività . L’ordinamento per garantire il rispetto della norma stabilisce
la s a nzione in modo che la norma sia eseguita possa anche contro o in
assenza della volontà del destinatario. Non tutte le norme però contengono
una sanzione, m a in quanto contenute in un ordinamento giuridico, vanno
ugualmente rispettate e come le altre contengono il carattere della positività.
•L’esteriorità. Il carattere della esteriorità della norma giuridica consiste nel
fatto che essa disciplina la vita di relazione e ne organizza i modi di
svolgimento. E ssa si riferisce solo ai c omp o r t a me nt i esteriori dell'individuo
e non alle sue intenzioni.
•L a g e ne r a lità e l’astrattezza . La generalità consiste nella attitudine della
norma a regolare categorie di fatti o di comportamenti senza riferirsi a
situazioni o soggetti determinati.
L’astrattezza consiste nella attitudine della norma a regolare casi teorici,
ipotetici che diventano concreti soltanto quando si verificano effettivamente le
condizioni da esse previste.
[es. Astrattezza: art.143 comm a II cod. civ. “Dal matrimonio deriva l’obbligo
reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione
nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”).

Le l e g g i p r ovve d ime nt o sono quelle leggi che hanno per destinatari soggetti
singoli e determinati, ed, in genere, quelle leggi con le quali vengono assunti
provvedimenti concreti e non sono caratterizzate dalla generalità e
l’astrattezza. E sse non hanno natura normativa m a costituiscono uno dei casi
di deroga al principio della divisione dei poteri, dato che non spetterebbe al
legislatore ordinario emanare atti a contenuto concreto m a alle autorità
amministrative.
Dunq ue essi sono atti f or ma lme nte legis lativi e s os t a n zia l me nt e
amministrativi.
Il legislatore con l’evoluzione dello stato Contemporaneo si è visto costretto ad
assumere compiti più nuovi e più vasti tra cui quello di comprendere tra leggi
proprie dello Stato di diritto anche quelle a c ont e nut o concreto. La
responsabilità di uno stato giusto ha richiesto delle funzioni che non si
inquadrano più nelle forme di attività dello Stato di diritto, così il legislatore fa
uso delle leggi-provvedimento per raggiungere in via diretta ed immediata, ed
avvalendosi della forza tipica dell’atto, alcuni fini propri dello Stato sociale.
M a ci sono comunque dei limiti: la Costituzione non vieta che la legge assum a
un contenuto concreto m a ciò non significa che il legislatore possa disporne a
suo piacimento nel campo proprio del potere esecutivo, perché il principio della
divisione dei poteri più che subire delle eccezioni ne uscirebbe stravolto. Ed è
la stessa Costituzione infatti a porre dei limiti al legislatore.

Delineati i caratteri tipici, possiamo dire che la n o r m a g iurid ica è u n a


prescrizione g e ne r a le e a s t r a t t a c he identifica, e nunc ia o tutela g l i
interes si vige nt i in u n g r u p p o sociale, dei q uali d e ve e s s e r e g a r a nt it a
l’osservanza ”.

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3. F O N T I
D I P R O D U Z I O N E E F O N T I S U L L A P R O D U Z I O N E ; FONTI-ATTI E
FONTI-FATTI; FONTI DIRETTE E FONTI I N D IR ET TE ; F O NT I DI
COGNIZIONE.
Le norme giuridiche sono normalmente scritte in modo tale che ad esse siano
conferite un certo grado di certezza e stabilità.
Una fonte del diritto si distingue per il suo a s p e t t o formale, cioè l’atto posto
in essere secondo una determinata procedura (legge, decreto legge ecc.);
a s p e t t o sostanzia le , il contenuto dell’atto (formula normativa, disposizione);
n o r m a g iur idica desumibile dall’atto e dalla disposizione. La norma può
essere desunta anche da comportamenti esterni dando luogo alla
consuetudine .

-Fonti nor ma t ive : atti e fatti mediante i quali vengono prodotte le norme
giuridiche.
La fonte è lo strumento tecnico, riconosciuto dall’ordinamento giuridico idoneo
a produrre il diritto oggettivo. Per tale motivo esse sono definite fonti di
p r od uzione differenti invece dalle fonti s ulla pr od uzione che sono fonti di
produzione aventi la particolarità che le norme giuridiche che esse producono
sono quelle che determinano gli organi e le procedure di produzione del diritto.
Solitamente esse sono contenute nella Costituzione. Es. art. 70 Cost. La
funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
M a le fonti sulla produzione derivano anch’esse da una fonte, un at t o o u n
fatto, che determina il modo in cui devono essere poste.

Le fonti nor ma t ive si distinguono in:

Fonti-atti: manifestazioni di volontà, espresse da un organo dello Stato


legittimato dalla costituzione, formulate in forma scritta (Statali: leggi
costituzionali, leggi ordinarie, atti aventi forza di legge, regolamenti - N o n
statali: regionali, provinciali, statuti comunali);

Fonti-fatti: consistono in un comportamento oggettivo o in atti di produzione


giuridica esterni al nostro ordinamento (consuetudine, accordi internazionali
resi esecutivi in Italia, entrambi riconducibili alla categoria delle fonti n o n
scritte).
L a ne c e s s it à diventa fonte del diritto quando occorre far fronte a situazioni
eccezionali, non previste né prevedibili, al fine di salvaguardare i valori
essenziali dell’ordinamento. E ssa opera al di fuori od anche contro
l’ordinamento e si riconnette strettamente ad un fatto che ha la forza di
imporsi di se stesso come normativo.
Dalla necessità va distinto lo stato di necessità (è previsto negli ordinamenti
giuridici quale condizione o presupposto per l’emanazione di un atto o il
compimento di un attività in deroga all’ordine prestabilito delle competenze).

Fonti dirette: sono quelle previste e regolate nello stesso ordinamento.


Fonti indirette: sono quelle disciplinate in un ordinamento esterno a quello
dello Stato ( in questo caso la norma deve essere recepita o resa e ffi c a c e
all’interno dell’ordinamento in cui la si vuole applicare)

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Fonti di c og nizione : non sono vere e proprie fonti m a indicano documenti
ufficiali nei quali vengono racchiuse le disposizioni normative. (Es. la Raccolta
ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana.)

4. LE F O N T I S U L L A P R O D U Z I O N E N E L L ’ O R D I N A M E N T O ITALIANO.
-Fonti s ulla produzione : sono contenute nella Costituzione e nelle leggi
costituzionali da cui derivano le fonti di produzione come i decreti legge, legge
ordinaria e altri testi legislativi che disciplinano l’emanazione dei regolamenti
governativi, gli Statuti delle regioni di diritto comune, i referendum abrogativi
di leggi delle regioni di diritto comune e i regolamenti regionali.

5. LA D E L E G IF ICA Z I O N E, LA S E M P LIFIC A Z I O N E N O R M ATIVA ED IL


M E C C A N I S M O C.D. TAG LIA -LEG G I.
D e le g ifica zione: è il trasferimento della disciplina di una materia dalla
competenza legislativa a quella regolamentare dell’esecutivo e rappresenta
uno strumento per tentare di risolvere l’annosa questione dell’inflazione
legislativa. L’art. 9 7 della Co s t it uzio ne parla a tal riguardo di vere e proprie
riserve di r e g o la me nt o attribuite all’esecutivo. La delegificazione infatti in
senso tecnico consiste nel decongestionare il parlamento da attività superflue
e non consone alle funzioni che esso dovrebbe svolgere mediante una legge
tipica che ha come oggetto e fine il trasferimento di certe discipline dalla sede
legislativa a quella regolamentare.
Tale forma di delegificazione fa ricorso all’art. 1 7 della l e g g e n.400/88 che
dispone che i r e g ola me nt i di d e le g ific azione sono emanati con decreto del
Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri,
sentito il parere del Consiglio di Stato e previo parere delle Commissioni
Parlamentari competenti in materia che si pronunceranno entro trenta giorni
dalla richiesta, per la disciplina di materie non coperte da riserva assoluta di
legge prevista dalla Costituzione. Per tanto essa dispone che le leggi della
Repubblica autorizzando l’esercizio della potestà regolamentare all’esecutivo
determinano le n or m e regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione
delle normi vigenti con effetto dall’entrata in vigore delle norme regolamentari.
Il c o m m a 4- bis dell’art. 1 7 della l e g g e n.400/88 stabilisce che
l’organizzazione e la disciplina degli u ffi c i dei Ministeri sono determinate dai
stessi regolamenti. Nasce così quella riser va di r e g ola me n t o estesa a tutte
le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, in materia di
organizzazione e funzionamento della pubblica amministrazione.
Il ricorso ai regolamenti di delegificazione è stato previsto dal legislatore anche
per dare attuazione alle direttive dell’Unione Europea.
L’art. 2 0 della l e g g e n. 5 9 del 1 997 , a seguito di numerose modifiche,
stabilisce che il Governo presenta al Parlamento, e ntr o il 3 1 m a g g i o di ogni
anno, un disegno di legge per la semplificazione e il riassetto normativo che
definisce per l’anno successivo gli indirizzi, i criteri, le modalità e le materie di
intervento.
Tale disegno di legge prevede l’emanazione sia di decreti legislativi,
relativamente alle norme sostanziali e procedimentali, sia di regolamenti per le
norme regolamentari di competenza dello Stato.
Negli ultimi decenni si è assistito a numerosi interventi legislativi volti a
delegificare interi settori normativi e a semplificare numerosi procedimenti
amministrativi; ciò è avvenuto principalmente attraverso le l e g g i a nnua l i di

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semplificazione, fra le quali la l e g g e n.50 del 99, oggi in larga parte
abrogata, che ha dettato norme per la delegificazione, la semplificazione dei
procedimenti amministrativi e della redazione dei testi unici, rendendo più
chiara e snella la legislazione vigente in settori importanti dei rapporti civili,
economici e sociali.
Inoltre l’art. 5 de lla l e g g e 5 0 del 9 9, oggi sostituito dall’art.14 della
l e g g e n.2 46 de l 2005, prevede l’effettuazione dell’analisi di impatto della
regolamentazione (AIR) che consiste in una valutazione preventiva degli effetti
di ipotetici interventi normativi ricadenti sulle attività dei cittadini e delle
imprese, sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche
amministrazioni e costituisce un
supporto alle decisioni dell’organo politico di vertice dell’amministrazione in
ordine all’opportunità dell’intervento normativo.
L’art. 1 4 del c o m m a 4, della l e g g e n.246 del 2 0 0 5 prevede anche la
verifica dell’impatto della regolamentazione (VIR) che consiste nella
valutazione, anche periodica, dei costi, del raggiungimento delle finalità e degli
effetti prodotti da atti normativi sulle attività dei cittadini e delle imprese e
sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

Sempre con lo scopo di s e mp li fi car e la le g is la zione riducendo la mole di


leggi vigenti, l’art. 14, c o m m a 14, della l e g g e n.2 46 del 2005, ha delegato
il Governo ad adottare decreti legislativi che individuano le disposizioni
legislative statali pubblicate anteriormente al 1 gennaio 1 9 7 0 la cui vigenza è
indispe nsab ile . Lo stesso articolo stabilisce che, passato un anno dalla
scadenza del termine previsto dalla norma in esame, tutte le disposizioni
legislative statali non comprese nei suddetti decreti sono abrogate. Si è
pertanto generato un m e c c a ni s m o generale e implicito detto t a g lia - l eg g i.
Lo stesso articolo prevede una serie di principi e criteri direttivi che
individuano le disposizioni legislative “indispensabili” ed esclude dalla sua
applicazione alcuni testi normativi ( codice civile, penale, della navigazione
ecc.)
A questa delega c.d. taglia leggi ha fatto seguito l’adozione di due decreti
leggi, che pur tenendo conto dell’art. 1 4 della legge n.246 del 2005, hanno
individuato espressamente una serie di disposizioni legislative statali da
ritenersi abrogate a partire dal 1 6 dicembre 2009.
E’ facile notare come tutto questo non agevola la comprensione e la chiarezza
del quadro normativo, nonostante l’intento di semplificazione perseguito dal
legislatore.
La delegificazione va distinta dalla:

D e re g ula t ion : è la riduzione dell’intervento dei poteri pubblici nelle attività


economiche quando non è riuscito a migliorare, ed alle volte ha peggiorato,
l’allocazione delle risorse e la distribuzione del reddito.

Denazionalizzazione : (privatizzazione) quando lo Stato già titolare di


un’attività o di un impresa, decide di ritirarsi e a ffi d ar e per intero ai privati la
disciplina.

Deburocratizza zione : fare diventare più agile ed efficiente la pubblica


amministrazione mediante l’eliminazione di norme che appesantiscono le
attività ed i procedimenti amministrativi.

6. I C R I T E R I P E R C O M P O R R E LE F O N T I D E L S I S T E M A .

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A causa del grande numero di fonti è necessario stabilire il loro coordinamento
in sistema attraverso dei criteri.

Criterio gerarchico: secondo il quale la fonte superiore prevale sulla fonte


anteriore (posta in una posizione inferiore).

Criterio cronologic o: secondo il quale la legge successiva abroga quella


precedente.

Criterio di s e p a r a zione delle c omp et enze: secondo il quale l’efficacia


delle fonti viene distinta a seconda della sfera territoriale o materiale in cui
essa opera.

Le fonti normative hanno un’efficacia (o forza) che può essere intesa sia in
modo formale che sostanziale.

E ffi c a c i a formale: si riferisce solo alle fonti intese come atti, non intesi come
produttori di diritto, emanati da determinati organi secondo procedure
prefissate. Una fonte-atto con effi c aci a solo formale, non conterrà alcuna
norma giuridica. Ad esempio le leggi-provvedimento hanno e ffic ac ia solo
formale e non rientrano tra le fonti normative.

E ffi c a c i a s osta nzia le : si riferisce alle fonti intese come atti e fatti attraverso
i quali vengono prodotte le norme giuridiche e indica l’attitudine della fonte a
creare e ad immettere nell’ordinamento norme giuridiche.

Nella s c a la g e r arc hica delle fonti la p r e mine nza è assegnata alla l e g g e


a p p r o v a t a d a l p a r la me nt o (Legge formale) che c ost it uisce la fonte
primaria .
Esistono, tuttavia, alcuni punti fermi relativi:
• alla p r e vis ione di u n a fonte: la legge costituzionale (art.138) posta in
posizione di supremazia rispetto a tutte le altre. Tramite tale fonte si può
procedere alla revisione o alla deroga della Costituzione, mentre le fonti
in contrasto con la Costituzione o con una legge costituzionale, possono
essere dichiarate costituzionalmente illegittime e di conseguenza
perdono ogni efficacia.
• Alla preferenza a s s e g n a t a alla l e g g e del Parlame nto, alla quale la
Costituzione stessa riserva la disciplina di alcune materie. L’esercizio
della funzione legislativa è attribuita infatti alle due Camere (art.70)
• Alla d isciplina cost ituzionale d e g li atti a ve nt i forza di le g ge , con
la previsione di limiti relativi sia all’oggetto che alle modalità ed ai
presupposti dell’esercizio del potere normativo da parte del Governo.

E ffi c a c i a s os ta nzia le pari a q uella della l e g g e de l p a r la me nt o s i


r ico nosce a nc he al r e f e re nd um a b r o g a t i v o di una legge o di un atto
avente valore di legge. Il referendum abrogativo non produce nuove norme m a
può solamente avere l’effetto di annullare leggi, o parti di leggi, già esistenti.
L’ordinamento risulta così modificato e potrebbe provvedere mediante
interventi legislativi a colmare il vuoto normativo provocato dall’esito positivo
della consultazione.

Controversa è l’ammissibilità fra le fonti dei bandi militari anche per la


difficoltà di rinvenire una norma che li legittimi nel testo costituzionale.

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I b a nd i militari sono atti emanati dal comandante supremo delle forze
armate nella “zona delle operazioni” o in parti del territorio minacciate da un
pericolo esterno, grave e imminente oppure nel caso di occupazione militare di
territori oltre confine, ai quali l’ordinamento attribuisce “valore di legge”.
Poiché presupposto per l’emanazione di bandi è lo stato di guerra, alcuni
ritengono che la loro legittimità costituzionale la si rinviene nell’art. 7 8 Cost.
a norma del quale “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al
Governo i poteri necessari”.

Controversa è anche l’efficacia dei decreti con i quali si provvede


all’attuazione degli S t a t ut i speciali, nonché al passag gio degli u ffi c i e del
personale dallo Stato alla Regione ad autonomia differenziata.
Questi decreti nonostante assum ono la veste formale dei decreti legislativi non
possono assimilarsi ad essi in quanto diverso è il fine per cui il potere è stato
conferito.
Né lo stesso fine consente di assegnare loro una posizione intermedia fra la
Costituzione e la legge. D’altra parte, la procedura per la loro emanazione è del
tutto eccezionale, disponendo gli Statuti speciali che le norme in esame siano
emanate su proposta o sentita una C o m m i s s i o n e paritetica.
Ad ogni modo se si riconosce l’efficacia legislativa ai decreti di a tt ua zione si
deve anche osservare che nella materia in cui incide questa f onte si pone
come e s c lusiva , essendo riservata solo ad essa
la disciplina. Infatti, la Corte Costituzionale ha esplicitamente ricompreso le
norme di attuazione degli Statuti speciali tra le “ norme interposte”, in
quanto integrano il parametro di costituzionalità nel giudizio di legittimità
costituzionale delle leggi.

Re g i o ni a s t a t ut o speciale: Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli-Venezia


Giulia e Trentino Alto Adige.

Le fonti così identificate nella loro scala gerarchica, alle quali l’ordinamento
attribuisce la stessa effi caci a sostanziale della legge del Parlamento, occorre
osservare che:

• Fra la legge ed alcune fonti ad esse equiparate non vi è r a p p or t o di pari


ordinazione m a bensì di separa zione . Si pensi alle l e g g i re g iona li che
possono essere emanate nelle materie ivi enumerate, a norma dell’art.
117, c o m m a III Cost. e dei corrispondenti articoli degli Statuti speciali,
nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato.
Appare evidente, dunque che in tali materie, la potestà legislativa viene
ripartita fra lo Stato e le Regioni. Allo S t a t o spetterà infatti stabilire ,
con proprie leggi, i principi f onda me nt a li per ciascuna materia; alle
Regioni spetterà di legiferare nei limiti di detti principi. Altre fonti
s e p a r a t e possono rinvenirsi nei r e g ol a me nt i delle C a m e r e e nei
contratti collettivi di l a vor o aventi e ffi cacia e r g a o mne s .
• Fra la l e g g e del p a r la me nt o e gli atti g o ve r na t ivi a ve nt i la s t e s s a
e ffi c a c i a (decreti legge, decreti legislativi) la costituzione riserva la
preferenza alla prima ( l e g g e parlamentare).
E’ da aggiungere che l ’ e ffi c a c ia dei decreti legislat ivi ha una vigenza
limitata a s e s s a n t a giorni, alla scadenza dei quali, se essa non viene
convertita in legge formale, viene a cessare fin dall’inizio, con effetto
retroattivo. ( art. 7 7 c o m m a III Cost.)

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7. LE F O N T I A V E N T I U N A E F F I C A CI A S U B O R D I N A T A A Q U E L L A D E L L A
LEGGE F OR M A LE
I r e g o l a me nt i g o ve r na t ivi e di altre a ut orit à hanno effi caci a formale e
sostanziale subordinata a quella delle leggi formali.

I regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni di legge


(legge formale, decreti – legge – legislativi ) e i regolamenti emanati dalle
autorità diverse dal governo non possono nemmeno dettare norme contrarie a
quelle dei regolamenti emanati dal governo.
La supremazia della legge formale comunque non esclude che una legge possa
disporre l’abrogazione di norme vigenti, con effetto dall’entrata in vigore di
norme regolamentari con esse in contrasto o che un regolamento possa
disciplinare una materia non disciplinata dalla legge ponendosi come unica
fonte regolatrice.
In entrambe le ipotesi l’efficacia sostanziale del regolamento è pari a quella
della legge; m a ad essa non corrisponde una eguale e ffi c ac ia formale, perciò, i
regolamenti sono sempre considerati come fonti inferiori alla legge ( e quindi
non sottoponibili al giudizio di legittimità costituzionale che, a norma dell’art.
1 3 4 Cost., può essere promesso solo nei confronti degli atti aventi forza di
legge) e quindi soggetti solo al giudizio di legittimità da parte degli organi della
giustizia amministrativa.

Accanto ai regolamenti statali governativi vanno menzionati i r e g ola me nt i


s tata l i no n governa tivi, gli s t a t ut i ed i r e g ola me nt i d e g li enti territoriali
ed i r e g ola me nt i d e g li enti pubblici n o n territoriali. La loro collocazione
gerarchica delle fonti è diversa.

I r e gola me nt i s t a t ali n o n g ove r na t ivi possono essere emanati da singoli


ministri (regolamenti ministeriali), più ministri (regolamenti interministeriali),
da organi centrali (comitati interministeriali) o locali (es. comandanti di porto).
Tali regolamenti sono subordinati alle fonti primarie e ad i regolamenti
governativi.
Gli S t a t ut i di Pr ovince e Co mu ni devono invece essere emanati nell’ambito
dei principi fissati dalla legge, mentre i r e g ola me nt i degli stessi enti sono
tenuti al rispetto della legge e dello statuto (es. regolamenti comunali in
materia di polizia edilizia).

8. I R EG O LA MENTI DEGLI O R G A NI COSTITUZIONALI E DEGLI O R G A NI A


R I L E V A N Z A C O S T I T U Z I O N AL E .
Gli organi costituzionali ed a rilevanza costituzionale possono dettare propri
regolamenti diretti a disciplinare la loro organizzazione interna, lo stato
giuridico ed economico del personale ed, in alcuni casi, il modo di esercizio
delle loro funzioni.

I r e g o l a me nt i delle camere: (art. 64, c omm a I cost.) sono delle fonti


s ub o r d ina t e a lla Costituzione , che, in buona parte, danno esecuzione o
attuazione a norme in essa contenute.
In virtù della r iser va di r e g ola me nt o p ar lamentare , contenuta nell’art. 6 4
cost., sono fonti del diritto che non possono essere ordinate gerarchicamente,
bensì secondo il criterio della separazione delle competenze, di modo che la

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legge formale non può disciplinare la loro materia. (organizzazione interna
delle Camere, esercizio delle funzioni delle due assemblee, ecc.)

I r e g o l a me nt i della Cor te Costituzionale : trovano il loro f ond a me nt o


nella l e g g e ord inaria (in quella legge, cioè, alla quale l’art. 1 3 7 Cost. rinvia
perché stabilisca “le altre norme necessarie per la costituzione e il
funzionamento della corte”) alla quale sono g e r a r c hic a me nt e subordinati.
A m eno che non li si voglia ricollegare direttamente alla costituzione e
sostituire il criterio gerarchico con quello della separazione delle competenze,
e per questa via, riconoscere loro la natura di f onte pr imaria m a non quella di
atto avente forza di legge.

I r e g o l a me nt i de lla Pr e s id e nza della Re pubb lica : spetta al Presidente


della Repubblica l’approvazione del regolamento interno della Presidenza e
stabilire con suo decreto lo stato giuridico ed economico e gli organici del
personale addetto alla Presidenza.

I r e g o l a me nt i del Cons ig li o S up e r iore della M a g i s t r a t ur a ( C S M ) e del


Cons ig lio N a ziona le dell’ Ec onomia e del L a vor o ( CN EL) : Il C.S . M. può
disciplinare con regolamento interno il funzionamento del consiglio e stabilire
le norme dirette a disciplinare la gestione delle spese.

Lo C.N.E.L. può adottare propri regolamenti che, limitatamente ad alcune


materie, sono approvati, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e
previa deliberazione del Consiglio dei ministri, con decreto del Presidente della
Repubblica.

Anche il Cons i g lio dei ministri può darsi un “regolamento interno” per
disciplinare i modi di esercizio dei propri lavori e le modalità di informazione sui
lavori del Consiglio.
9. LA CONSUETUDINE.
L a consuetudine : è subordinata sia alla legge sia ai regolamenti (quindi è di
3° grado).
L’art. 8 delle <<Di sposizio ni sulla legge in g ener ale>> dispone che nelle
materie regolate dalla legge e dai regolamenti gli usi hanno e ffi c aci a solo se
espressamente richiamati.

Non sono ammessi nel nostro ordinamento usi contrari a leggi o a regolamenti
(contra legem) m a solo consuetudini che integrano e specificano la legge o
che disciplinano materie non regolate dalla legge.
L’abrogazione di una norma mediante d es ue t ud ine si ha quando i destinatari
della norma non osservano un precetto legislativo avviando un comportamento
ripetuto, diffuso e omissivo.
L a c o ns ue t ud ine è u n a f ont e n on scritta e al t e m p o s t e s s o u n a fonte-
fatto; u n fa tt o pr od ut t ivo di n o r m e di diritto. Si tratta di un diritto che
viene creato dagli stessi destinatari della norma. Elemento costitutivo della
norma consuetudinaria è la motivazione psicologica del comportamento, cioè
la convinzione da parte del gruppo sociale che si sta rispettando una norma
giuridica.

Essendo una fonte non scritta del diritto, al fine di farne applicazione in
giudizio, occorre provarne l’esistenza. Per questo si ricorre, in alcuni casi, alla
redazione scritta delle norme consuetudinarie, come avviene in Italia per la

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< < R ac co lt a degli u s i > > affi d a t a in sede provinciale alle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura ed in sede nazionale al ministero per
l’industria ed il commercio, che sottopongono tali raccolte ad una periodica
revisione per inserirvi usi nuovi o eliminare usi non più vigenti. [Le raccolte non
sono fonti, le consuetudini sì]

10.LA C O NS U E T U DINE COSTITUZIONALE


L a c o ns ue t ud ine costituzionale : a differenza della consuetudine di diritto
comune che regola i rapporti tra privati, essa regola i rapporti fra gli organi
costituzionali.
Per quanto riguarda la sua diffusione, essa è posta in essere da un nu me r o
limitato di s o g g e t t i (coloro che operano nel campo costituzionale) o da un
unico soggetto; per quanto riguarda la ripetizione nel tempo, può essere
limitato a p oc hi c a s i soltanto.
La consuetudine costituzionale assum e maggiore rilevanza nelle costituzioni
flessibili ove potrebbe configurarsi come c ons ue t ud ine co ntra
c o st it ut ione m (si pensi all’evoluzione del regime statutario da costituzionale
puro a parlamentare). Tuttavia il fenomeno non può considerarsi estraneo al
nostro ordinamento, sebbene a costituzione rigida, ove si faccia riferimento
alla regola della controfirma di alcuni atti del Presidente della Repubblica da
parte del ministro competente anziché di quello proponente, come invece
prevede l’art. 8 9 Cost.
Casi più frequenti di c ons ue t ud ine costituziona le si hanno quando organi
costituzionali pongono in essere atti o meglio “fatti” mediante i quali sono sorti
nuovi istituti, ad integrazione di quelli esistenti, quali il vice presidente del
Consiglio o i ministri senza portafoglio (successivamente previsti e disciplinati
dalla legge n. 400/88).
Le consuetudine costituzionali, che possiamo considerare fonti sovraordinate
alla legge ordinaria, possono considerarsi legittime, se presentate come
norme integratici di lacune esistenti nella costituzione formale, in quanto
conforme ai principi fondamentali dell’ordinamento.
11. LE C O N V E N Z IO N I C O S T I TUZ I O N A LI; LE N O R M E DI C O R R E TT E Z Z A
C O S T I T U Z I O N A L E ; L A P R A S S I E IL P R E C E D E N T E .
S ono fonti ex tra- ordine m contrapposte alle “fonti legali”, consistenti in fatti
e non atti normativi, fondate direttamente sulla costituzionale materiale; perciò
si applica il criterio di legittimità e non quello di legalità.

Le co nvenzioni costituzionali: sono re g ole di c o nd ot t a che disciplinano


l’esercizio delle competenze degli organi costituzionali, stabilite in seguito ad
un accordo, espresso o tacito, stipulato a livello costituzionale fra gli operatori
politici.

E sse intervengono laddove ci siano spazi liberi lasciati dalle norme scritte e
sono rilevanti e vincolanti fino a quando gli operatori politici che hanno
stipulato l’accordo o che non hanno manifestato dissenso, ritengono che
valgono come strumenti per migliorare il raggiungimento del fine prefissato.
Si pensi ad esempio al procedimento di nomina del Governo. La costituzione
(art.92, c o mma II) si limita a statuire che “Il presidente della Repubblica
nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i
ministri”. La nomina del Presidente del Consiglio è preceduta da una serie di
consultazioni che il Capo dello Stato svolge al fine di operare una scelta che
consenta la formazione di un governo che goda della fiducia della maggioranza
parlamentare. E’ evidente, perciò che la fase intermedia del procedimento
(quella della consultazione delle personalità politiche e l’ordine delle

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consultazioni) è stata disciplinata, almeno in un primo tempo, in via
convenzionale .

Le convenzioni possono divenire consuetudini qualora si stabilizzano nel tempo


uniformemente trovando in tale ipotesi la loro legittimazione nella costituzione
materiale. (es. instaurazione del governo parlamentare nel regno di Sardegna).

Le correttezze costituzionali: riguardano i c omp or t a me nt i che devono


tenere gli individui operanti negli organi costituzionali nei loro reciproci
rapporti, improntati alla lealtà, rispetto, corte s ia e ad un certo
cerimoniale . (es. le dimissioni presentate dal Governo in seg no di correttezza
al Capo dello Stato neo-eletto che, sempre per correttezza, le respinge o i
parlamentari tenuti ad osservare il c.d. g a l a t e o parlamentare).
La violazione di una di queste regole può portare, sul piano politico, ad una
generica disapprovazione o nei casi più gravi alla responsabilità politica di chi
ha compiuto l’azione che può essere fatta valere anche tramite l’applicazione
di una sanzione.

Prassi: è una condotta uniforme di alcuni uffici, osservata, in quanto ritenuta


la più adatta ed opportuna, senza che si ritenga doverosa e obbligatoria.
Esempi di prassi costituzionale sono dati dalla sospensione dell’attività
legislativa ed ispettiva delle Camere durante le consultazioni per la risoluzione
delle crisi e durante le discussioni sulla fiducia iniziale.

Precedente : è costituito da un atto o fatto singolo cui si uniforma, in presenza


di analoghe circostanze, l’attività dell’organo che lo ha posto in essere o di un
diverso organo. Quindi è un modello di comportamento non vincolante.
E’ da notare che se nel nostro ordinamento, che si fonda sul diritto scritto, il
precedente non acquista valore vincolante, nei sistemi anglosassoni nei quali il
diritto non scritto, che si forma tramite le decisioni giurisprudenziali, è
prevalente al diritto scritto, i giudici sono tenuti ad osservare la regola dello
“stare decisis”, cioè applicare la stessa regola applicata da altri giudici qualora
la fattispecie sia analoga.

Tali fonti elencate trovano un particolare campo di formazione e di applicazione


all’interno delle assemblee legislative e formano insieme alle norme scritte il
c.d. diritto p a r lamentare .
12. L A G I U R I S P R U D E N Z A
Assum e rilevanza in quanto si occupa della estrapolazione della norma dalla
sfera astratta e impersonale per applicarla al caso concreto.
Ancora più rilevante in questo passaggio è la funzione del giudice che da vita
all’interpretazione giudiziale del testo, tanto che si può affermare che
l’ordinamento giuridico è il risultato anche delle sentenze della magistratura.

La sentenza del giudice, quando è definitiva, acquista uno spiccato carattere


normativo, giacché essa diviene obbligatoria per le parti e può essere opposta
ai terzi.

In via del tutto eccezionale la legge può attribuire al giudice il potere di dare
una decisione svincolata dall’applicazione di una norma astratta, ed elaborata
invece nella sua coscienza, nel cosiddetto giudizio di equità.
Perché il ricorso all’equità in Italia sia possibile però si richiede che si tratti di
un giudizio davanti ad un giudice di pace per controversie di valore non
superiore a 1100€, salvo che si tratti di contratti conclusi mediante moduli o

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formulari; oppure quando la controversia verte su diritti disponibili dalle parti e
queste gliene facciano concorde richiesta.

13. I C O N T R A TTI C O L L E TTI VI D I L A V O R O


I contratti collettivi di lavoro: sono fonti del diritto n o n s tata li (anche se
non ancora operanti), stipulati da sindacati registrati (associazioni sindacali dei
lavoratori e dei datori di lavoro) che acquistano, a norma dell’art. 3 9 della
Cost., e ffi c aci a obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il
contratto si riferisce.
D a un lato i contratti non possono contenere clausole in contrasto con leggi e
regolamenti generali, dall’altro si ineriscono nel sistema delle fonti anche
secondo il criterio della separazione delle competenze.
Essi dovrebbero valere solo fra gli iscritti al sindacato; m a in realtà i contratti di
lavoro individuali, stipulati dai datori di lavoro e i lavoratori non iscritti ad un
sindacato, finiscono con il riprodurre le clausole dei contratti collettivi. Infatti: 0 10 F
• l'imprenditore applica di fatto la contrattazione sindacale e riconosce al
lavoratore non iscritto a un sindacato lo stesso trattamento economico e
normativo previsto dal contratto collettivo di categoria;
• l’art. 3 6 della Costituzione stabilisce il principio secondo il quale il
lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla
qualità del suo lavoro e in ogni caso suffic iente ad assicurare a sé e alla
famiglia un’esistenza libera e dignitosa;
• lo Statuto dei lavoratori prevede l'obbligo del rispetto del contratto
collettivo per gli imprenditori che appaltino opere beneficianti di
finanziamenti pubblici.

E’ importante notare che ad oggi non essendo ancora stata emanata la c.d.
l e g g e s ind a c a le che dovrebbe regolare, fra l’altro, la procedura di
registrazione dei sindacati, non esistono sindacati- persone giuridiche e di
conseguenza contratti collettivi di lavori di diritto pubblico.

14.LA D O T T R I NA
Non va inserita fra le fonti l’interpretazione della norma compiuta dagli studiosi
del diritto (la dottrina) a differenza di quello che avveniva in epoche lontane
(età romana, giureconsulti, nel medioevo, commentatori e glossatori). La
norma interpretata dalla dottrina non trova mai applicazione diretta, semmai
indiretta, se fatta propria dagli operatori pratici del diritto.
Per questo motivo egli esercita comunque una notevole influenza sulla
evoluzione del diritto.

1 5 . F O N T I P O S T E I N O R D I N A M E N T I E S T E R N I A Q U E LL O ITA LIA N O E L O R O
E F F I C A CI A N E L L ’ O R D I N A M E N T O I N T E R N O M E D I A N T E :
a) -per le n o r m e d i d iritto in terna zio n a le, l’a d a tta m e nto
a ut oma t ic o e l’ordine di e s e c uzione

Gli o r d ina me nti e s t e rni a quello dello Stato sono di 3 tipi:


-generali ( è quello della comunità internazionale)
-particolari (sono quelli dei singoli Stati o di istituzioni come la chiesa
cattolica)
-intermedi (sono quelli dati dall’unione fra più Stati)

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-Per la Comunit à internazionale bisogna esaminare: le n o r m e di diritto
internazionale generalmente riconosciute e le n o r m e pattizie.
-Per g l i or d ina ment i particolari: la p r e s up p o s izio ne ed il rinvio.
-P e r g li o r d in a m e nti in term e d i: le n o r m e d e l d irit t o d ell’U nio n e
Eur o p e a.

La comunità internazionale è costituita da tutti gli Stati sovrani ed è una


comunità fra eguali.
La formazione delle norme di diritto internazionale, come diritto che emana la
comunità internazionale, avviene in via c ons ue t ud ina r ia e convenzionale ,
in quanto manca un apparato

autoritario sovraordinato ai singoli componenti in grado di porre le norme


regolatrici dei rapporti tra gli stessi e di farle osservare nell’ipotesi di violazioni.
L’osservanza delle singole regole di diritto internazionale è affi d at a ai singoli
Stati sulla base di due principi: Consuetudo est servanda e pacta sunt
servanda.

Forma di collegamento fra il diritto internazionale e il diritto interno sono


nell’ordinamento italiano l ’ a d at tamento a ut oma t ic o e l’ordine di
esecuzione .

L’adattamento a ut o ma tico: l’art. 1 0 cost. dispone che l’ordinamento


giuridico italianosi conforma alle n o r m e di diritto internazionale
generalmente riconosciute.
Scopo della norma è quello di adeguare il diritto interno italiano a quello delle
norme del diritto internazionale (principi, consuetudini generali) che in quanto
rispondenti agli interessi di tutti gli Stati, sono generalmente riconosciute nella
Comunità internazionale.
In virtù dell’art. 10, il legislatore ordinario non può emanare norme in contrasto
con le norme di diritto internazionale e se ciò facesse la legge sarebbe
impugnabile innanzi alla Corte Costituzionale per violazione dell’art. 10.

L’ordine di esecuzione : riguarda il diritto interna zionale pattizio, cioè le


norme internazionali prodotte dall’accordo ( trattato, convenzione,
dichiarazione ecc.) fra due o più Stati diretto a regolare i loro rapporti in campo
politico, commerciale, civile e penale.
Con la stipulazione dell’accordo gli Stati contraenti sono tenuti ad adattare il
loro ordinamento alle norme del diritto internazionale pattizio.
Ciò può avvenire secondo due procedure:
1con l’emanazione di una legge o di un atto avente valore di legge con cui
vengono prodotte nell’ordinamento interno le norme esecutive dell’accordo
internazionale.
2con l’ordine di e s e c uzione che è di solito contenuto in una legge e consiste
nella formula “piena ed intera esecuzione è dato al trattato”, di cui è annesso
il testo integrale.
La differenza tra le due procedure è che col il primo è il legislatore statale a
porre direttamente le norme esecutive del trattato invece, nel secondo, il
legislatore si limita, con l’ordine di esecuzione ad operare un rinvio al trattato.

L’efficacia del rinvio operato dall'ordine di esecuzione è subordinata alla


ratifica dei trattati, che nel nostro ordinamento spetta al Presidente della
Repubblica su autorizzazione del Parlamento (articolo 8 0 Cost.).

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Fra le norme di diritto internazionale pattizio va segnalata la Conve nzio ne
e ur o p e a p e r la s a l v a g ua r d ia dei diritti d e ll ’uomo e delle libertà
f o nda me nta li (le norme CEDU), stipulata dagli stati membri del Consiglio
d’Europa nel 1950, resa esecutiva in Italia con la legge n.848/55 e rafforzata
dalle sentenze gemelle del 2 0 0 7 data dalla Corte costituzionale.
La C E DU è considerata il testo centrale in materia di protezione dei diritti
fondamentali dell'uomo perché è l'unico dotato di un meccanismo
giurisdizionale permanente che consenta a ogni individuo di richiedere la tutela
dei diritti ivi garantiti, attraverso il ricorso alla Cor te e ur o p e a dei diritti
dell'uomo, con sede a S t r a s b ur g o .

16. F O N T I P O S T E I N O R D I N A M E N T I E S T E R N I A Q U E L L O I T A L I AN O E L O R O
E F F I C A CI A N E L L ’ O R D I N A M E N T O I N T E R N O M E D I A N T E :
b ) - Pe r le n o r m e di altri or dinament i statali, la p r e s up p o s izio ne e
il rinvio.

L a presup posizione : si ha quando per interpretare e quindi applicare una


norma dell’ordinamento Statale si rende necessario il riferimento ad una
norma contenuta in un ordinamento straniero.

(esempio: l’articolo 2 9 5 del Codice Penale punisce chiunque nel territorio dello
stato, attenti alla vita, all’incolumità o alla liberta del capo di uno stato estero,
poiché nessuna norma nel nostro ordinamento determina la figura del capo di
un altro stato, ecco che occorre riferirsi volta per volta, all’ordinamento dello
stato, di cui è Capo il soggetto passivo del reato).

Rinvio: Quando in virtù di una norma posta nell’ordinamento interno, una


norma propria di un altro ordinamento, viene ad essere applicata nello Stato.
Tale tipo di rinvio è am m esso anche fra norme appartenenti allo stesso
ordinamento (Esempio: fra una legge ed un regolamento).
Vi sono due tipi di rinvio:

-Rinvio f or male o n o n recettizio (quando lo Stato pone nel suo


ordinamento una norma che rinvia per la determinazione del suo contenuto,
alle norme di un ordinamento straniero, stabilendo i criteri per l’individuazione
della stessa): la norma straniera non entra a far parte dell’ordinamento
Italiano e quindi andrà identificata volta per volta quando si intende applicarla
nell’ordinamento interno. [casi più frequenti] Tali rinvii si hanno nel caso in cui
si intende disciplinare nell’ordinamento interno fatti o rapporti che presentano
rispetto allo Stato, e le me nt i di e s trane ità come i rapporti personali fra
coniugi di diversa cittadinanza.

-Rinvio mat er ia le o recettizio (quando la norma posta nell’ordinamento


statale rinvia alla norma dell’ordinamento straniero, per fare proprio il
contenuto o per nazionalizzarla): la norma straniera viene identificata e
diventa parte dell’ordinamento Italiano e continuerà ad essere applicata nella
sua versione originale anche se viene modificata o abrogata nell’ordinamento
straniero. [casi rari]

Le n o r me di diritto interno c he rinviano a d u n or d ina me nt o s tra nier o


per la disciplina dei fatti o rapporti che presentano, rispetto allo Stato, elementi
di estraneità, costituiscono il diritto interna ziona le privato, che sono
comunque sempre norme di diritto interno, m a si avvalgono del carattere

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internazionale in quanto esse disciplinano fatti o rapporti che da un lato
interessano lo
Stato e dall’altro sono collegati con uno o più stati stranieri.
In Italia, le n o r m e di diritto internazionale p r iva to sono contenute nella
l e g g e n.218/95.
Queste norme operano il rinvio enunciando un criterio di c olle g a me nt o in
base al quale viene individuato l’ordinamento straniero. Criteri che possono
essere di fatto, giuridici, obiettivi, subiettivi, costanti, variabili. Ad
esempio quando l’art.51 della legge n.218/55 dispone che “il possesso, la
proprietà e gli altri diritti reali sui beni mobili e immobili sono regolati dalla
legge dello Stato in cui i beni si trovano” fissa un criterio di collegamento di
fatto dato dal luogo in cui la cosa è situata.

17. F O N T I P O S T E I N O R D I N A M E N T I E S T E R N I A Q U E L L O I T A L I AN O E L O R O
E F F I C A CI A N E L L ’ O R D I N A M E N T O I N T E R N O M E D I A N T E :
c)-Per le n o r m e dell’Unione Eur o p ea , l’art.11 Cos t . in relazione al
t r a t tato s ul f unziona me nt o dell’Unione e ur op ea.

Le n or me comunitarie : sono norme emanate dagli organi dell’ Unione


europea, ed originariamente dagli organi della Co mu ni t à e ur op e a de l
c ar b o ne e dell’acciaio [(CECA) che ha c e s s a t o di es ist ere il 2 3 lug l io
2002], della c omunit à e c onom ic a e ur o p e a [(CEE) istituita con il t rat tato di
P ar ig i del 1951] e della c omunit à e ur op e a p er l’e nergia a t o mic a
[(CEEA) istituita c on i trattati di R o m a del 1957].
Il t r a t tato di M a a s t r ic ht del 1 9 9 2 ha istituito l’Unione Eur op e a
ribattezzando la C E E in C E ed ha modificato varie norme del Trattato di Roma.

Ulteriori modifiche del quadro normativo si hanno avute per via del Trattato di
A m s t e r d a m del 97, Trattato di Nizza del 20 01, Trattato di L is b ona de l
2007.
A seguito delle modifiche di quest’ultimo, l’Unione Eur op e a si fonda su d u e
trattati: quello sull’Unio ne E ur op e a ( TUE) e quello del f unziona me nt o
dell’Unione E ur op e a (TFUE) che sostituisce il trattato originario della
Comunità europea (TCE).
Il Trattato di Lisbona infatti dispone che i termini comunità, comunità europea
o della CEE, siano sostituiti da Unione, Unione Europea e dell’Unione.
Tuttavia, le difficoltà di superamento della crisi economica, hanno indotto, negli
ultimi anni, gli Stati membri dell’UE a modificare il TFUE e a stipulare nuovi
trattati come il M E S , il t r atta to istitutivo del M e c c a n i s m o e ur op e o di
stabilità.
Il M E S è costituito dalle parti contraenti come or ganizza zione fina nziaria
internazionale, con l’obiettivo istituzionale di mobilitare risorse finanziarie e
fornire un sostegno alla stabilità.
Spetta, infatti, al M E S il potere di raccogliere fondi attraverso l’emissione di
strumenti finanziari o la conclusione di intese o accordi finanziari con i propri
membri, istituzioni finanziarie o terzi.
Gli o r g a n i principali del M E S , che ha sede a Lussemburgo, sono, in base al
Trattato, il C ons ig lio dei g ove r na t ori, il Co ns ig lio di a mminis t r a zione e d
il Direttore g e ne r ale .
La legge n.116/2012 ha autorizzato il Presidente della Repubblica a ratificare il
Trattato istitutivo del M E S e ne ha disposto l’esecuzione.
Invece il Trattato s ulla stabilità, il c oor d ina me nt o e la g o v e r na nc e
nell’Unione e c onomic a e mone t a r ia ( Pa t t o di bilancio europeo), firmata

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da tutti i Stati membri tranne il Regno Unito e Rep. Ceca, raccoglie in un unico
testo una serie di norme di finanza pubblica e disciplina le procedure per il
coordinamento delle politiche economiche. In particolare, fra le varie
prescrizioni, si segnala l’impegno delle parti contraenti ad applicare ed ad
introdurre, entro un anno dal trattato, con norme costituzionali o di rango
equivalente, la “regola aurea” per cui il bilancio dello Stato deve essere in
pareggio o in attivo.
Fanno parte dell’Unione E ur op e a 2 8 S tati: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro,
Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda,
Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo,
Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria,
Regno Unito (destinata ad uscire).

Il quadro delle fonti normative che risulta disegnato in tali trattati è ricco e
complesso.
Gli atti delle istituzioni dell’UE che han no la funzione di disciplinare aspetti
interni della vita degli ordinamenti nazionali sono molteplici e vengono di solito
accomunati sotto l’etichetta di “diritto comunitario o dell’UE”, m a v a precisato
che non tutti presentano i caratteri propri delle fonti del diritto (generalità e
astrattezza) cosicché alcuni di essi costituiscono dei veri e propri atti
amministravi.

I principali tipi di font e del diritto dell’UE s ono : -re gola me nt i; -


direttive ; -decisioni.

Il r e g o la me nt o è la fonte di diritto Europeo per eccellenza, ha portata


generale. E sso è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente
applicabile in ciascuno degli Stati membri.
Caratteristiche dei r e g ola menti :
• la p or t a t a g e ner a le: esso si dirige ad una o più categorie di destinatari
determinate astrattamente e nel loro complesso.
• la ob b liga tor ietà : esso è interamente obbligatorio diversamente da
altri atti dell’UE non vincolanti (le raccomandazioni, i pareri) e vincolanti
m a non i tutti i loro elementi (le direttive).
• l’applicabilità diretta all’interno degli ordinamenti degli Stati membri
per il fatto stesso della sua emanazione a livello comunitario e dunque
senza nessun intervento formale da parte di una qualche autorità
nazionale. D a tale principio discende che i r e g o l a me nt i

c omunit ari h a n n o p iù imp or t a nza r is p e t to alla l e g g e ordinaria, il


c.d. p r ima t o del diritto c omunit a r io s ul diritto interno.

Nel nostro ordinamento tale primato per essere giustificato necessità di un


fondamento costituzionale rinvenibile nell’art.11 della Cost., che prevede
che l’Italia c onse nte, in condizioni di p a rità c on g li altri Stati, alle
limitazioni di s ovr a nit à ne c e s s ar ie a d u n or d ina me nt o c he a s sic uri
la p a c e e la g iust izia fra le nazioni, p r o m uo v e e fa vorisce le
organizzazioni internazionali rivolte a tale s c op o .

Le direttive: non trovano applicabilità diretta, m a obbliga lo Stato a cui è


rivolta a raggiungere un determinato scopo, lascandolo libero di utilizzare i
mezzi che ritiene migliori. Quindi la direttiva fi s s a i principi ai qua li lo
S t a t o d e ve t r ovare attuazione . Lo Stato quindi è chiamato con legge
statale a dare attuazione a questi ( l e g g e di esecuzione ). Per tanto, se una

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legge statale è in contrasto con una direttiva, si ricorre alla Corte costituzionale
per ottenere l’annullamento per violazione dell’art.11 Cost.

L’art. 1 1 7 c o m m a 1, dopo la riforma del Titolo V, dispone che la potestà


legislativa dello Stato e delle Regioni è esercitata nel rispetto dei vincoli
derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Per
tanto, questa norma va vista in simbiosi con l’art. 1 1 come fondamento
complessivo della conformità del diritto interno al diritto dell’UE.

Inoltre, l’adeguamento dell’ordinamento italiano all’ordinamento dell’UE è ora


disciplinato dalla leggen.234/20 12. In particolare, tale legge, ha sostituito il
tradizionale strumento della “legge comunitaria”, approvata annualmente, con
la “legge di delegazione europea” e la “legge europea”.

L a l e g g e di d e le g a zione e ur op e a conferisce le deleghe legislative al


governo per far recepire nell’ordinamento italiano le direttive e gli altri atti
dell’Unione europea.

L a l e g g e e ur op e a invece contiene disposizioni modificative o abrogative di


norme statali in contrasto con gli obblighi Ue.

L a l e g g e di d e le g a zione e ur o p e a reca:
• disposizioni per il conferimento al Governo di deleghe legislative volte
all’attuazione delle direttive europee e delle decisioni quadro, nonché
alla modifica o all’abrogazione di
disposizioni statali vigenti, allo scopo di garantire la conformità
dell’ordinamento nazionale a quello dell’UE;
• disposizioni che autorizzano il Governo a recepire in via regolamentare le
direttive;
• deleghe legislative per la disciplina di sanzioni in caso di violazioni degli
atti normativi dell’UE e per dare attuazione ad eventuali disposizioni non
direttamente applicabili contenute in regolamenti europei.

L a l e g g e europea, invece, reca:


• disposizioni modificative o abrogative di leggi statali vigenti che sono in
contrasto con gli obblighi che derivano dall’appartenenza all’UE;
• disposizioni modificative o abrogative di leggi statali vigenti oggetto di
procedure d’infrazione;
• disposizioni necessarie per dare attuazione o assicurare l’applicazione di
atti dell’UE;
• disposizioni necessarie per dare esecuzione ai trattati internazionali
conclusi nel quadro delle relazioni esterne dell’UE;

• disposizioni em a nate nell’esercizio del potere sostitutiv o deriv ato


dall’art. 117, c o m m a V, Cost.

Entrambi i disegni di legge sono presentati dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o dal Ministro per gli Affari Europei, assieme ed in accordo con il
Ministro degli affari esteri e con gli altri Ministri interessati. In particolare, il
disegno di legge europea deve essere presentato entro il 2 8 febbraio di ogni
anno.

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Nelle materie di cui all’art. 117, c o mm a II, già disciplinate con legge, m a non
coperte da riserva assoluta di legge, le direttive dell’UE possono essere
a t t ua t e mediante r e g ola me nt o g ove r na t ivo .
Le direttive possono anche essere recepite con r e g ola me n t o ministeriale o
interministeriale, o se di contenuto non normativo, con a t t o
a mminis t r a t ivo g e ne r a le da parte del Ministro con competenza prevalente.

La l e g g e n.23 4 del 2 0 1 2 disciplina il processo della partecipazione italiana


nella fase di formazione e predisposizione degli atti dell’ Unione europea e
garantisce l’ adempimento degli obblighi derivanti dall’ appartenenza dell’
Italia all’ Unione europea, sulla base dei principi di sussidiarietà, di
proporzionalità, leale collaborazione, di efficienza, di trasparenza e di
partecipazione democratica.
Per questi fini, viene istituito il Co mit a t o interministeriale p er g li affari
e uro pe i (CIAE), alle cui riunioni possono partecipare, quando si trattano
questioni di interesse regionale o locale, il Presidente della Conferenza delle
Regioni e delle Province autonome e i Presidenti delle associazioni
rappresentative degli enti locali (ANCI, UPI e UNCEM).

18. LE F O N T I A T I P IC HE E LE L E G G I R I N F O R Z A T E
Le fonti atipic he sono leggi che pur presentando la stessa forma della legge
ordinaria presentano una forza attiva o passiva potenziata o depotenziata.
Queste fonti si differenziano dalle altre di pari grado perché sono sottratte ad
abrogazione mediante referendum, a norma dell’ art.75 Cost.
(come per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di
autorizzazione a ratificare trattati internazionali) , dunque hanno una forza
potenziata rispetto al referendum abrogativo stesso che ha una forza
depotenziata rispetto a tali leggi.

La Costituzione prevede anche che, per disciplinare alcune materie, sono


necessarie
delle procedure particolari, più com p lesse: si tratta delle c.d. le g g i
rinforzate.
E’ il caso di quelle leggi per la formazione delle quali o:
1) sono chiamati a partecipare organi o enti estranei agli organi cui il
procedimento stesso è normalmente a ffi d at o (es. art.132 Cost. fusione o
creazione di nuove regioni che deve essere richiesta da tanti Consigli comunali
che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, che la
proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni
stesse e che siano sentiti i Consigli regionali interessati)
o 2) è necessario un procedimento aggravato (es. leggi di amnistia e di indulto,
per la cui approvazione è necessaria una deliberazione delle Camere a
maggioranza qualificata).
Ciò che viene rinforzato non è tanto la fonte-atto bensì il momento
partecipativo.

19. L’INTERPRETAZIONE D E I T E S T I N O R M A T I V I .

L’interpretazione consiste nell’estrapolazione della norm a dal testo o


disposizione o formula normativa.
A tale riguardo, l’interpretazione dei testi normativi, soprattutto nella fase
attuativa, deve svolgersi secondo regole predeterminate o ricavabili dal
sistema.

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Statuisce, infatti, l’art. 12, c o m m a I, delle D is p o s izio ni s ulla l e g g e in
g e ne r a le che nell’applicare la legge non si può attribuire ad essa altro senso
che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la
connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.
M a le tecniche interpretative sono tante:

Interpretazione letterale: dare alla legge il significato proprio delle singole


parole che la compongono; integrata con:
Interpretazione s is t e ma t ica : dare alla legge il proprio significato in
connessione con il contesto normativo in cui è inserito o nell’ambito del settore
di riferimento.
Secondo questo criterio potrà avvenire che la norma non considerata più a sé
stante, si arricchisca di significato (interpretazione e s t e ns iva ) o si restringa
(interpretazione restrittiva ).

Interpretazione adeguatr ice : è una conseguenza della interpretazione


sistematica, e consiste nell’adeguamento del significato della norma ai nuovi e
diversi principi fondamentali dell’ordinamento. I testi devono essere
interpretati in modo da risultare conformi alle norme costituzionali e alle norme
comunitarie.

Interpretazione e volut iva : il significato deve essere ricavato sulla base del
processo di sviluppo di società, cultura e costumi che hanno subito nel tempo.
Perciò può accadere che uno stesso testo normativo, col passare del tempo,
venga interpretato in maniera diversa.

Interpretazione autentica: fatta dal legislatore che emana una legge in cui
da il significato della norma. Tale significato vincola tutti gli interpreti a non
darne altri diversi m a anche ad applicarlo retroattivamente.

Interpretazione giudiziale : quando è compiuta dal giudice in un caso


concreto, a norma dell’art. 12, c o m m a II delle Pr e le g g i che statuisce che
se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha
riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se
il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali
dell’ordinamento giuridico dello Stato.

Interpretazione a na log ic a : interpretazione della norma con riferimento a


casi similari o materie analoghe. (non è consentita in materia penale). Si parla
di a n a l o g ia le g is quando si colma la mancanza normativa utilizzando un’altra
norma appartenente alla stessa branca del diritto o simili; a na l og ia iuris
quando si colma l’assenza normativa di una determinata materia, non
completamente disciplinata, utilizzando principi generali del sistema giuridico.

L a c una nor mat iva : si ha quando, nonostante il ricorso all’interpretazione


analogica una fattispecie concreta resta priva di disciplina creando un vuoto
normativo nell’ordinamento.
Vuoto che per altri invece non esiste, in quanto secondo loro, tutto ciò che non
è disciplinato è permesso.

L a c una istituzionale : si ha quando, un istituto normativamente previsto non


sia stato, in concreto, istituito (si pensi alle Regioni, la cui istituzione è
avvenuta dopo alcuni anni dall’entrata in vigore della Costituzione). Tuttora la
nostra Costituzione non può dirsi completamente attuata (si pensi, in parte,
all’art.39 [sindacati])

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Altro caso di lacuna istituzionale si avrebbe quando un istituto per l’innanzi
funzionante venisse a mancare. (es. estinzione di una dinastia in regime
monarchico).

20. L’INTERPRETAZIONE D E I T E S T I C O S T I T U Z I O N A L I .
Interpretazione delle disposizioni costituzionali: spetta non solo alla Co rte
Costituzionale , organo appositamente creato, che pur adoperando le stesse
tecniche di cui al paragrafo precedente è in grado più degli altri giudici, per la
sua composizione e per l’estrazione dei suoi componenti, di cogliere il
significato delle disposizioni della costituzione formale, eventualmente anche
adeguandolo ai mutamenti intervenuti dalle forze politiche dominanti nella
costituzionale materiale; m a anche ai cittadini che hanno il dovere di
osservarle, al le g is la to re le cui leggi devono essere conformi alla
Costituzione, ai giudic i che sono tenuti a non applicare la legge quando
ritengono che vi siano dubbi sulla sua conformità con la Costituzione, agli
a mminis t r atori e agli or g a ni di indirizzo politico.

21. L’EFFICACIA D E L L E N O R M E N E L T E M P O E N E L L O S P A Z I O .
L’art. 1 1 delle Pr e le g g i statuisce che le leggi non possono avere effetto che
per il futuro.
A norma dell’art. 73, c o m m a III Cos t . le leggi formali hanno effi c ac ia
dopo il 15° giorno dalla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse
stabiliscono un termine diverso (in ogni caso non si applicheranno ai rapporti
sorti e conclusi anteriormente alla sua entrata in vigore).
L’irretroattività della legge infatti è stata disposta anche nella Costituzione
dall’art.25, c o m m a II, però limitatamente al campo del diritto penale;
cosicché la Corte Costituzionale pur riconoscendo il principio generale
dell’irretroattività delle leggi, ha statuito che esso non è mai elevato nel
nostro ordinamento a dignità di norma costituzionale, né è stato elevato dalla
vigente Costituzione se non per la materia penale e limitamene alle norme più
sfavorevoli per il reo, ammettendo in questo modo la retroattività delle leggi
interpretative e delle leggi finanziarie.
Non ci sono dubbi che una legge non possa applicarsi a rapporti giuridici che al
momento della sua entrata in vigore siano conclusi; diversamente si applicherà
ai rapporti ed alle situazioni che sono in corso e non sono stati ancora conclusi.
La legge ha e ffi c ac ia nel tempo fino a quando una legge successiva o una fonte
di pari grado non la a b r o g h i ( tac ita me nt e quando le disposizioni della nuova
legge sia incompatibili con quelle della legge precedente o e s p r e s s a me n t e
quando la legge successiva dispone espressamente che una legge precedente,
o solo alcuni suoi articoli, sono abrogati): ovviamente una legge generale non
può abrogare una legge anteriore speciale o eccezionale dettata per singole o
particolari fattispecie.
L’abrogazione di una legge o di un atto avente valore di legge può anche
avvenire tramite r e f e re ndum (art.75 Cost.) e sarà sempre espressa.
Possono aversi però, leggi a termine, che fissano esse stesse la durata della
loro e ffi c ac ia o ad effi cacia predeterminata dall’ordinamento (es. la legge del
bilancio la cui effi c ac ia ha durata di un anno a norma dell’art. 8 1 Cost.; il
decreto legge che a norma dell’art. 7 7 Cost. non può avere effi cacia superiore
a sessanta giorni, e se non convertito in legge entro questi termini perde
e ffic acia fin dall’inizio) o leggi la cui vigenza è determinata da particolari
condizioni (le leggi emanate durante lo stato di guerra la cui e ffic ac ia termina
con la fine dello stato di guerra).

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Si hanno anche casi di d isa p plica zione delle l e g g i quando la Corte
costituzionale ne dichiari la illegittimità costituzionale. Infatti l’art.136 Cost.,
dispone che quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma
di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere e ffi c aci a dal
giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Spetterà poi al
Parlamento emanare, se lo ritiene opportuno, una nuova legge che contenga
norme in armonia con la Costituzione, colmando in tal modo il vuoto legislativo
che si è venuto a creare.

L a Co s t it uzione h a d ur a t a ind e t erminata .

Per il principio della territorialità della l e g g e la sua effi c aci a è


normalmente limitata al territorio dello Stato (Non in via esclusiva, nel senso
che alcune situazioni e alcuni rapporti giuridici, che nascono in stati diversi,
possono essere regolati dalla legge italiana, o viceversa).

Un esempio di extraterritorialità della legge si ha relativamente agli atti ed ai


fatti compiuti a bordo di una nave o di un aereo che si trovano in luogo o
spazio soggetto alla sovranità di uno stato estero; tali atti o fatti infatti sono
disciplinati dalle leggi italiane in tutti i casi in cui dovrebbe applicarsi la legge
del luogo dove l’atto o il fatto è avvenuto, a norma dell’art. 5 cod. nav.
Inoltre in uno stato come quello italiano in cui vigono una pluralità di fonti
normative si hanno tre livelli territoriali di applicabilità delle leggi: uno statale,
uno regionale ed uno provinciale.

CAPITO L O T E R Z O – IL S O G G E T T O D I D I R I T T O E L E S I T U A Z I O N I
GIURIDICHE SOGGETTIVE

1. L A S O G G E T T I V I T À G I U R I D I C A : CAPACITÀ G I U R I D I C A E CAPACITA D I
AGIRE; P ER S ONE FISICHE E GIURIDICHE; I DIRITTI S E N Z A SOGGETTO.
Si definisce s og g e t t i v it à g iur idic a l'insieme di situazioni giuridiche attive
(tutela e realizzazione dei propri interessi) e passive (tutela e realizzazione degli
interessi altrui) di cui e in cui un individuo può essere protagonista:
il titolare quale protagonista attivo o passivo della vita del diritto, diviene
s o g g e t t o di diritto.

Ca p a c it à giuridica : la capacità delle persone fisiche-soggetti di diritto di


essere destinatari delle norme che attribuiscono situazioni attive e passive (Si
acquista dal momento della nascita).
E ssa può essere limitata in quelle occasioni in cui l’ordinamento esclude alcuni
soggetti dai destinatari delle sue norme o prevederli sono dinnanzi a certi
presupposti. (es. art.84 cod. civ. non possono contrarre matrimonio, salvo
particolare dispensa per chi ha compiuto i 16 anni, i minori d’età).

Ca p a c it à di a g ire: la capacità del soggetto di compiere atti produttivi di


effetti giuridici (Si acquista a 1 8 anni di età). I minori, incapaci di agire, debbono
ricorrere ad un rappresentante, un’altra persona fisica (genitori o chi rappresenta
la responsabilità genitoriale) che agisce in loro nome e per con loro.
E ssa può venire meno in caso di interdizione o inabilitazione, con la
conseguente nomina di un rappresentante.

Oltre alle persone fisiche l’ordinamento attribuisce la soggettività giuridica


anche ad associazioni, corporazioni, fondazioni o istituzioni: tali entità vengono
definite p e r s one giuridiche titolati di situazioni giuridiche attive e passive.

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Le persone giuridiche, a differenza delle persone fisiche, possono essere
p ub bl ic he o private, a seconda della natura dei fini che esse perseguono.
Tuttavia ci sono casi in cui un ente privato persegue interessi pubblici.

Destinatari delle norme giuridiche possono essere anche entità alle quali
l'ordinamento non ricollega necessariamente la soggettività giuridica pur
attribuendogli situazioni giuridiche attive e passive (diritti s e n za s o g g e t t o ) . La
Costituzione stessa contiene norme che hanno per destinatari entità non
soggettivizzate o non soggettivizzatili, ad esempio il popolo (di cui art.1
attribuisce sovranità e esercizio della stessa), le minoranze linguistiche (art.6
tutela), la famiglia legittima (art.29 riconoscimento diritti), le comunità di
lavoratori, i partiti politici, le popolazioni interessate.

3. LE S I T U A Z I O N I G I U R I D I C H E ATTIVE: IL P O T E R E G I U R I D I C O ; IL D I R I T T O
S O G G E T T I V O ; L’INTERES S E L E G I TTI MO .
Per ogni posizione attiva corrisponde una posizione passiva. Es. all’interesse
del proprietario di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo
(posizione attiva), corrisponde la posizione passiva dei terzi tenuti a non recare
turbativa alcuna all’esercizio del diritto di proprietà.

Le situazioni giuridiche attive possono essere ricondotte a tre casi:

-Il p ot er e giuridico: situazione giuridica astratta riconosciuta


dall'ordinamento a tutti i soggetti (o solo a determinate categorie di
soggetti) per il soddisfacimento di un interesse proprio o altrui
giuridicamente rilevante; praticamente, l’ordinamento, nel presupposto
che tutti i soggetti di diritto hanno la capacità giuridica, preliminarmente
e in astratto specifica il campo in cui il soggetto può far valere il suo
interesse.
Il potere è figura soggettiva che attiene sia al campo del diritto privato
che quello pubblico.
Si pensi alla potestà dei genitori sui figli minori o al potere dei cittadini di
eleggere i loro rappresentanti politici e agire in giudizio, tutte situazioni
astratte che vanno a determinare settori di capacità relativi al
soddisfacimento di un interesse. In quest’ambito si specificano poi quelle
situazioni soggettive dette diritti s og g e t t ivi ed int e r ess i legittimi.
Così, dall’astratta potestà di eleggere i rappresentanti politici ed
amministrativi si passa al diritto di elettorato attivo.

-il diritto s o g g e t t ivo: dall’astrattezza del potere giuridico (situazione


soggettiva potenziale) si passa alla concretezza del diritto soggettivo
(situazione soggettiva attuale).
Il diritto soggettivo presuppone una relazione fra due o più soggetti, che
prende il nome di r a p p or t o giuridico e che vede da una parte il titolare
della situazione giuridica attiva e dall’altra il titolare della situazione
giuridica passiva. La situazione attuale si ha quando una norma giuridica,
nel riconoscere un interesse soggettivo, attribuisce direttamente al suo
titolare un p ot ere di a g ir e per la sua realizzazione, e sancisce,
correlativamente, l’obbligo, per uno o più soggetti, di rispettare tale
potere di agire, o di eseguire una determinata prestazione per assicurare
la realizzazione dell’interesse protetto (obbligo di dare, fare, non fare
etc.).

-l’interesse legit timo: è l’interesse del singolo soggetto tutelato


dall’ordinamento in via indiretta quando vi è una connessione (di

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quell’interesse personale) con interessi di natura prevalente
(normalmente interessi pubblici).
Esempio è quello riguardante i pubblici concorsi.
Tutti i cittadini, dell’uno o dell’altro sesso, possono accedere agli u ffi c i
pubblici in condizione di eguaglianza secondo i requisiti della legge
(art.51 Cost.), in particolare mediante concorso (art.97). I cittadini,
dunque, hanno il diritto soggettivo di partecipare ai pubblici concorsi e se
vincitori di ricoprire il pubblico u ffi c i o per cui è stato indetto il concorso.
Dunque, in questo esempio vi ritroviamo:
a) Il p ot ere giurid ico riconosciuto ai cittadini di entrambi i sessi di
accedere ai pubblici u ffi c i in condizione di eguaglianza;
b) Il diritto s o g g e t t i v o dei cittadini di partecipare al concorso una volta
bandito;
c) L’interesse le g itt imo di chi partecipa al concorso al regolare
svolgimento dello stesso secondo le regole che lo disciplinano. Per la
tutela di tale interesse, nella previsione che chi partecipa al concorso
ritiene di essere stato illegittimamente escluso per delle irregolarità
nello svolgimento delle prove, può far valere il suo interesse legittimo
ricorrendo innanzi al g iud ic e a mminis trativo .

E’ detto diritto a ffi e v o l i t o il diritto soggettivo che viene meno quando è in


contrasto con un interesse pubblico (per esempio, esproprio di proprietà
privata per pubblica utilità); in alcuni casi il detentore del diritto è
indennizzato, in altri no.

3. L’EFFETTIVITÀ D E I D I R I T T I S O G G E T TI V I .
In una società politica perfetta devono essere garantite a tutti le
medesime opportunità ed i medesimi diritti e senza alcuna distinzione.

La Costituzione italiana riconosce e garantisce (almeno sotto l’aspetto


formale) i diritti inviolabili dell’uomo, la libertà, la pace, il lavoro, la salute,
l’istruzione, ecc.

4. LE S I T U A Z I O N I G I U R I D I C H E P A S S I V E : IL D O V E R E E L’OBBLIGO.
Le situazioni giuridiche p a s s i v e sono d ue :

-il d o vere: situazione giuridica imputabile a una g e ner a lità di soggetti. Si


pensi al dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche per
i nati fuori dal matrimonio (art.30 Cost.) o alla difesa della patria come
“dovere” del cittadino.

-l’obbligo: situazione soggettiva per cui un d e te r mina t o soggetto è


obbligato a mantenere un determinato comportamento (attivo o passivo – di
fare o di non fare) nei confronti di un altro soggetto al quale l'ordinamento
riconosce il diritto soggettivo di pretenderne l’osservanza.

Inoltre i doveri si specificano nell’ambito degli obblighi, si pensi al dovere di


difendere la Patria che si specifica nell’obbligo di prestare il servizio militare o il
dovere di concorrere alle spese pubbliche nell’obbligo di pagare le imposte.

CAPITO L O Q U A R T O – L O STATO

S E Z I O N E I: S TATO - IS TITU Z IO N E; S TATO - APPARATO; CO M U N ITA ’


STATALE.
1. LO S TATO – I S T I T U ZI ON E .

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L’ordinamento statale, per essere tale, deve essere ind ipe ndente ,
originario, vale a dire non deve dipendere, per la predisposizione delle regole
istituzionali ed organizzative che lo compongono, da nessun altro ordinamento.
Ne consegue che se un ordinamento giuridico deriva la sua validità da un altro
ordinamento, non si è in presenza di uno Stato, m a di un altro tipo di società,
anche politica come una Regione.
Inoltre l’ordinamento statale, per essere tale, deve essere dotato di u n
a p p a r a t o autoritario premine nte , che individua e seleziona gli interessi, ed
assicura la composizione di quelli confliggenti e la pacifica convivenza dei
consociati.

Perché si abbia uno Stato occorre anche che l’ordinamento sia su b a s e


territoriale.
Infatti, perché esista uno Stato è necessario, accanto all’elemento umano ed a
quello organizzativo, un elemento materiale, cioè il territorio, come centro di
riferimento degli interessi comunitari che in esso trovano la loro localizzazione
(perciò non sono Stati quei gruppi sociali che o non sono stanziati su di alcun
territorio – nomadi -, oppure sono sì stanziati su di un territorio, m a di
dimensioni troppo ridotte per assurgere a centro di riferimento di interessi
generali – “Stati e s ig ui ” come la Città del Vaticano che è stato il primo
compromesso politico diretto ad assicurare alla Chiesa cattolica una sfera di
sovranità territoriale, o la Rep. di S. Marino, ecc.)

L o S t a t o è u n o rd ina me nt o giuridic o or ig inario a fi ni ge nera li e d a


b a s e territoriale, d ot a t o di u n a p p a r a t o autoritario p o s t o in p os izione
di s up r e ma zia .

2. LO S TATO I S T I T U Z I O N E E L A S U A E V O L U Z I O N E S T O R I C A (LE F O R M E D I
S TATO).
La locuzione f or ma di S t a t o sta ad indicare il tipo di rapporto che si instaura
tra chi detiene il potere e coloro che ne rimangono assoggettati, e, quindi, il
vario modo di realizzarsi della correlazione tra autorità e libertà; la distinzione
fra le varie forme di Stato è fondata sulla diversa misura in cui, in ciascuna di
esse, viene assicurata la partecipazione dei governati alla direzione politica
dello Stato e quindi tutelato l’interesse generale.

Nello S t a t o feudale, il territorio è patrimonio del sovrano e dei vari feudatari;


l’ordinamento si regge su di una pluralità di comunità politiche autonome
scoordinate fra loro (i feudi); e non esiste un interesse generale; per questi
motivi l’ordinamento feudale non viene propriamente inserito nelle vere e
proprie forme di stato.

La situazione cambia nel corso del 1 5 0 0 quando cominciano ad indentificarsi i


veri stati in senso vero e proprio.
Il commercio diviene attività prevalente e questo porta alla formazione della
vera prima forma di stato: lo S t a t o a s s olut o.

Lo S t a t o a s s o l ut o costituisce la totale negazione della feudalità, sostituendo


la pluralità delle comunità autonome rispetto al sovrano con la regola
dell’accentramento.
Ciò richiede la creazione di un apparato autoritario, con al vertice il monarca a
cui spetta tutto il potere. Il potere può essere anche esercitato dai suoi delegati
ufficiali m a secondo le regole che il re stesso stabilisce. Inoltre il Re esercita il
potere sovrano per tutelare gli interessi espressi da una società non più

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suddivisa e nella quale cominciano a farsi valere alcuni diritti dei singoli, anche
nei confronti dello Stato.

Lo stato assoluto evolve nello S t a t o di polizia ( 1 7 0 0)

S t a t o di polizia non va inteso come un avvento di regime di polizia che si


occupa di ordine pubblico, m a polizia inteso come polis.
Lo stato è pur sempre assoluto m a mostra anche la tendenza a perseguire il
b e ne s s e r e e la felicità della polis, dei sudditi, intervenendo su settori come
la sanità, l’istruzione e il commercio.
I sudditi sono esclusi dalla partecipazione al governo dello Stato, però viene
loro riconosciuta una tutela giurisdizionale dei diritti (solo quelli patrimoniali)
verso lo Stato (Fisco).

Ad un certo punto ci si comincia a chiedere nella società il motivo per cui la


finalità di assicurare la sicurezza e il benessere della comunità dovesse essere
perseguito dal re in regime di concentrazione del potere o se invece dovesse
essere perseguito in altro modo.
Comincia così un’evoluzione molto lenta e chiara verso un’altra forma di stato
fondamentale che stabilisce dei principi che ancora oggi nelle forme di stato
contemporanee sono fondamentali.
E’ una forma di stato che viene teorizzata da alcuni studiosi che indicano delle
linee per superare lo stato di polizia. Ricordiamo l’ a s s unt o di M ont e s q uie u :
“Dividete il potere se volete che la libertà regni a sua volta”.
Questo è uno degli elementi fondamentali di quello che si andrà a formare: lo
s t a t o m o d e r no o di diritto ( ve r s o l’inizio del 1800).

I principi sui quali si fonda lo S t a t o di diritto sono la d ivis ione dei poteri
(ripartizione del potere statale tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario),
su cui si basa ancora oggi la nostra costituzione, la s o g g e z i o n e di tutti i
pubbl ici poteri al la le gg e, segnando la fine della figura del sovrano che era
al di sopra delle leggi, l’ e g ua g lia nza formale, la tute la dei diritti
f o nd a me nta li (si riconoscono le p r ime libertà individuali), l’autorità
l e g it t imata d a l c o n s e n s o dei g o ve r na t i e si danno costituzioni scritte in
cui questi principi sono solennemente proclamati.
Tuttavia, questa prima incarnazione dello Stato moderno appare strutturata su
basi oligarchiche in quanto realizza quella che è stata definita la c.d. d it tat ura
della b o r g he s i a escludendo dalla partecipazione al governo dello Stato chi,
per censo o per grado di istruzione, non facesse parte di tale classe.
L’evoluzione dello Stato moderno è caratterizzata, sul piano giuridico, dalla
progressiva estensione del suffragio (fino a quello universale) e dalla
conseguente costituzione dei partiti di m a s s a accanto a quelli politici di
elitès. Tale fenomeno giuridico trova fondamento in una realtà economico-
sociale che, nel corso del 1 8 0 0 e nei primi decenni del 1 9 0 0 ha subito notevoli

trasformazioni, in buona parte dovute alle due guerre mondiali susseguitesi a


breve intervallo di tempo.

Già alla fine della prima guerra mondiale lo S t a t o di tipo liberale-


o t t o c e nte s c o entra in crisi e ad esso si contrappone o lo S t a t o socia list a o
lo S t a t o autoritario.

Obbiettivo dello S t a t o s oc ia l is ta non è la libertà individuale m a


l ’ ug ua g lia nza e c o no mic a e s ocia le dei cittadini. Lo Stato vieta la
p r o p r ietà p r iva ta e detiene la proprietà di tutti gli organi e mezzi di

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produzione di reddito e si riserva il potere di decidere come, quando e quanto
produrre in vista di una sua equa distribuzione fra tutti i cittadini rappresentati
dai deputati dei lavoratori. Lo Stato socialista è la forma di Stato in cui la
sovranità è assegnata agli operai e contadini in base allo sc hem a del partito
unico, c omunista . Tale forma di Stato è presente ormai soltanto nella Rep.
Popolare Cinese, Corea del Nord, Cuba e Vietnam.
Nello S t a t o autoritario viene e s a lt a t a la collettività na ziona le m a non la
si considera capace di autogovernarsi politicamente, cosicché si rende
necessaria la figura di un C a p o c a r is matico che la rappresenti e la guidi.

Il secondo dopoguerra segna il passag gio dallo Stato moderno allo S t a t o


sociale.
Quest’ultima forma di Stato si caratterizza per l’azione dei pubblici poteri
diretta a p r omu o ve r e il b e ne s s e r e dei cittadini tramite un intervento
sempre più esteso nelle attività economiche-sociali e nel campo della
protezione sociale. A differenza, però, dello Stato di polizia, lo Stato sociale
esalta le sue varie componenti per sollecitarne la partecipazione e il consenso.
E sso non fa leva solo sulle libertà civili e politiche e sull’eguaglianza formale,
m a anche su una più equa distribuzione dei redditi per il raggiungimento di un’
e g ua g l ia n za anche di tipo s os t a nzia le di tutti i governati, oltre alla
costituzionalizzazione dei diritti sociali.

3. S TATI U N I T A R I E S TATI C O M P O S T I .
Un altro criterio di distinzione tra le forme di Stato è quello di distinguerle in
unitarie e c omp os t e .
Si ha lo S t a t o unitario quando il potere sovrano è attribuito solo allo Stato
centrale o al massimo a soggetti periferici da esso dipendenti. S t a t o
c o m p o s t o quando il potere sovrano è suddiviso fra uno Stato centrale e più
enti territoriali che hanno all’interno dell’ordinamento complessivo la
caratteristica di Stati.

La forma più diffusa di Stato composto è lo S t a t o federale che si ha quando


più Stati, pur conservando la loro identità, si uniscono per dar vita ad un
ordinamento statale ad essi sovrapposto al quale conferiscono determinati
poteri sovrani relativi alle relazioni internazionali, alle forze armate, alle
comunicazioni, allo sviluppo economico; oppure quando uno Stato unitario si
trasforma in Stato federale attraverso una dissociazione all’interno.
L'ordinamento statale federale è dotato di una Costituzione scritta e rigida e di
alcuni enti politici territoriali dotati di p roprie Costituzioni; la Costituzione
federale prevede la ripartizione delle competenze tra Stato centrale e Stati
membri; esiste un Parlamento bicamerale in cui una Camera rappresenta gli
Stati membri, i quali partecipano al procedimento di revisione costituzionale;
esiste u n o r g a n o giudiziario federale che risolve i conflitti tra Stato federale
e Stati membri.

4. S TATI A C C E N T RA TI E D E C E N T RATI .
Lo Stato unitario tende a trasformarsi da S t a t o rigidamente accentrato, in cui
le tre funzioni fondamentali sono esercitati da organi dello Stato, in S t a t o
decentrato, in cui vengono potenziate le preesistenti autonomie locali e si
attua una forma di decentramento mediante la creazione di un ente (la
Re gione ) al quale vengono conferite funzioni legislative ed esecutive per
determinate materie. Tale forma di Stato è definita come S t a t o r e g ione ed è
prevista dalla Costituzione.

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D a questa forma di de ce ntr a me nt o istit uzionale va distinto il
d e ce ntr a me nt o o r g a nic o o burocrat ico che si ha quando la funzione
amministrativa viene distribuita fra organi centrali ed organi periferici
appartenenti allo Stato (es. le prefetture), asseg nando a quest’ultimi oltre che
funzioni meramente esecutive anche un potere decisionale per le questioni
locali.
S e poi nel tipo di decentramento burocratico gli organi statali periferici
vengono formati con la partecipazione delle popolazioni locali si avrà l’auto-
g o ve r no .

La nostra Cos tituzione dopo aver ribadito, all’art. 5 l’unitarietà dello Stato,
impegna il legislatore non solo a riconoscere e a promuovere le autonomie
locali e così il decentramento istituzionale m a anche ad attuare nei servizi che
dipendono dallo Stato il decentramento amministrativo/organico e ad adeguare
i principi e i metodi della legislazione alle esigenze dell’autonomia e del
decentramento.
Forti ostacoli sono stati posti dallo Stato all’attuazione di questa disposizione.
Soltanto di recente, infatti, alle autonomie locali è stato dato un nuovo
ordinamento.
Non si è invece ancora provveduto ad adeguare il sistema della finanza locale
ai principi contenuti nell’art.119 della Cost., con la conseguenza che viene
ostacolata la piena realizzazione di quel ruolo promozionale che ormai
insistentemente le comunità locali chiedono agli enti territoriali di assolvere.

5. LE U N I O N I D I STATI.
Le unioni di S t a t i si hanno quando più Stati si uniscono, pur conservando la
loro sovranità.
La più importante di tali unioni è l’ ONU, i cui organi principali sono
l’Assemblea, il Consiglio di Sicurezza (15 membri, 5 permanenti: USA, Russia,
Cina, Gran Bretagna, Francia), il Segretario generale, il Consiglio economico e
sociale e la Corte internazionale di giustizia.
L’ONU persegue i fini del mantenimento della sicurezza internazionale, del
rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e della collaborazione
fra gli Stati. Di questa unione, che ha il potere di intervenire anche con l’uso
della forza per la tutela della pace e della sicurezza internazionale fanno oggi
parte quasi tutti gli Stati del mondo.
Altre unioni di rilievo sono le unioni p olit ico-ec onomiche c.d. re g io na li
come il Co ns ig l i o d ’ Eur opa che ha per fine di promuovere l’unità politica
europea o l’Unione Eur op e a diretta, tra l’altro, alla formazione di un mercato
comune europeo o la Co mu nit à e ur o p e a dell’energ ia a t omic a che ha per
fine di coordinare i programmi di ricerca relativi all’energia nucleare e di
assicurare un uso pacifico della stessa.
Va specificato che esse costituiscono delle organizzazioni sovranazionali,
caratterizzate da una parziale limitazione di sovranità degli Stati aderenti che
immettono direttamente nei loro ordinamenti alcuni atti emanati da tali
organizzazioni.

6. TRATTATO D I M A A S T R I C H T
Il Trattato di Ma astr ic ht , o Trattato s ull'U nione e ur op e a (TUE), è un
trattato che è stato firmato il 7 fe b bra io 1 9 9 2 a Maastricht nei Paesi Bassi,
dai dodici paesi membri dell'allora Comunità Europea, oggi Unione europea,
che fissa le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per
l'ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione. È entrato in vigore il 1 º
novembre 1993. Con tale trattato si è dato avvio all’integrazione politica ed

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economica dell’Europa, con la previsione, fra l’altro, di un mercato unico
europeo, di una Unione economica e monetaria e di una vera e propria
cittadinanza europea attribuita ai cittadini degli Stati membri.
Per quanto riguarda la c omp at ib ilità di tale trattato c o n l ’ ord ina me nt o
costit uzionale italiano furono avanzati molti dubbi in quanto alcune clausole
del trattato sembravano andare in contrasto con alcune disposizioni
costituzionali (es. il conferimento del diritto di elettorato attivo
e passivo nelle elezioni comunali ai cittadini di uno stato membro dell’unione
che sembrava non compatibile con l’art. 4 8 Cost. che attribuisce il diritto di
voto ai soli cittadini e con l’art.51 che

egualmente ai soli cittadini attribuisce il diritto di accedere alle cariche


elettive). Tuttavia, durante i lavori di ratifica del trattato è prevalsa la tesi che
l’art. 1 1 Cost. va a coprire “l’immissione” nell’ordinamento italiano delle
disposizioni del Trattato non compatibili con la Costituzione.
Così in questo modo è stato possibile attraverso il decreto legislativo n.197 del
1996, attribuire ai cittadini dell’Unione l’elettorato attivo per il rinnovo degli
organi del Comune e della circoscrizione in cui sono residenti e l’elettorato
passivo per le cariche di consigliere comunale e componente della Giunta.

Inoltre, particolare rilievo ha assunto, ai fini dell’integrazione europea,


l’elezione a suffragio unive r sa le e diretto dei membri dell’Assemblea
parlamentare ( Pa r la ment o europeo).
Infatti, pur stabilendo che il Parlamento europeo sarebbe stato inizialmente
composto da deputati designati dai parlamenti nazionali, i trattati costitutivi ne
avevano previsto l'elezione a suffragio unive r sa le diretto. Il Consiglio ha
dato attuazione a tale disposizione prima che si tenessero le prime elezioni
dirette nel 1979, con l'Atto del 2 0 settembre 1 9 7 6 concernente l'elezione dei
rappresentanti del Parlamento europeo tramite suffragio universale diretto. Ciò
ha profondamente cambiato la posizione istituzionale del Parlamento europeo
e costituisce il documento alla base di un'Unione più democratica. Ciò spiega
anche l’importanza della scelta del sistema elettorale lasciata a ciascuno Stato,
che consente il maggior contatto diretto fra i candidati e l’elettorato. L’Italia
ha scelto il s i s t e ma pr opor zionale a liste concorrenti, con un collegio
unico nazionale formato da cinque circoscrizioni elettorali: Italia Nord Ovest,
Italia Nord-est, Italia centrale, meridionale, insulare.
Il Parlamento europeo condivide il potere normativo con il Consiglio e la
Commissione.
Alla Commissione spetta il potere di proposta degli atti normativi comunitari
(iniziativa legislativa).
Il Parlamento può solo sollecitare la Commissione a presentare certe proposte.
Né il Parlamento né il Consiglio hanno il potere di iniziativa legislativa, che è
riservato esclusiv am en te alla Com m issione europea, org ano esecutiv o
dell'Unione. Pertanto, mentre il Parlamento può modificare o respingere una
proposta di leg g e, quest'ultim a deve essere prim a elaborata dalla
Commissione.
Inoltre il Parlamento partecipa al processo di formazione e di approvazione del
bilancio dell’UE.

7. TRATTATO D I A M S T E R D A M .
I trattati istitutivi delle Comunità Europee e il Trattato di Maastricht sono stati
modificati dal Trattato di A m s t e r d a m del 2 ot t ob r e 1997.
Le novità più rilevanti sono:
• L’enunciazione di alcuni principi essenziali come la democraticità, la
tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, regole basilari

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dello stato di diritto, la cui violazione può portare a gravi sanzioni a
carico degli stati responsabili;
• Un ampliamento dei poteri del Parlamento europeo nel processo di
formazione delle normative comunitarie;
• Il potere del Parlamento europeo di approvare la nomina del Presidente
della Commissione;
Un Protocollo annesso al Trattato di Amsterdam inoltre prevede la
progressiva estensione a tutta l’Unione delle norme contenute nell’Accordo
di Schengen, stipulato da alcuni Stati membri nel 1 9 8 5 allo scopo di
eliminare gradualmente i controlli alle frontiere tra gli Stati aderenti.

8. TRATTATO D I N I Z Z A .
Il 2 6 f e b b raio 2 0 0 1 è stato approvato il Trattato di Nizza che ha apportato
alcune modifiche ai Trattati vigenti dell’Unione Europea:
• dal 2 0 0 5 la Commissione è composta da un solo Commissario per ogni
Stato
• i poteri del Presidente della Commissione sono stati rafforzati

• il Presidente ed i membri della Commissione sono eletti dal Consiglio


europeo a maggioranza qualificata, dopo l’approvazione del Parlamento
europeo
• sono state aumentate le materie in cui il Consiglio dei ministri decide a
maggioranza qualificata e non più all’unanimità
• è stato aumentato il numero dei parlamentari europei (732), a partire
dalla legislatura 2004- 2 0 0 9
• è stato approvato un nuovo metodo per ponderare i voti spettanti ai
singoli Stati nel Consiglio europeo.

9. TRATTATO C O S T I T U Z I O N A L E E TRATTATO D I L I S B O N A .
I rappresentanti di tutti gli Stati aderenti all’Unione europea avevano
sottoscritto a Roma,
il 2 9 o t t o br e 2004, un Trattato istitutivo di u n a Cos t it uzione per
l’Europa.
Il Parlamento italiano aveva autorizzato la ratifica di tale Trattato, tuttavia, in
seguito all’esito negativo dei referendum popolari svoltisi in Francia e Olanda il
processo di forte integrazione istituzionale comunitaria del Trattato
costituzionale si è interrotto.
Gli Stati membri hanno incominciato a tessere, con maggiore prudenza, la
trama della progressiva unificazione istituzionale giungendo alla sottoscrizione,
il 1 3 d ic e mb re 2007, del Trattato di Lis bona, che ha modificato sia il
Trattato istitutivo dell’Unione europea, sia il Trattato istitutivo della Comunità
europea.
Le innovazioni più salienti sono:

• Rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo tramite l ’es te ns io ne


della p r oc e d ura di c odecisione che mette sullo stesso piano
Palamento e Consiglio per la maggior parte degli atti legislativi europei;
• Verifica più e ffi c a c e dell’applicazione del principio di s us s id ia r ie tà
(consente all’Unione di intervenire solo quando l’interesse può essere
tutelato meglio a livello europeo) mediante un maggiore coinvolgimento
dei parlamenti nazionali;
• Introduzione della “iniziativa dei cittadini”, in base alla quale un
milione di cittadini dell’Unione, appartenenti ad un certo numero di Stati
membri, può invitare la Commissione a presentare una proposta;
• Distinzione delle competenze per categoria;

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• R iconoscim ento esplicito della facoltà de g li S tati di rece d ere
dall’Unione;
• Introduzione della figura del Pr e s id e nt e del Cons ig lio europeo, con
un mandato di due anni e mezzo
• Attribuzione di validità e d e ffi c a c i a g iurid ica alla Ca r t a di Nizza
approvata nel 2000 (Carta dei diritti fondamentali dell’UE)
• Istituzione dell’Alto r a p p r e s e nt a nt e dell’Unione p e r g li affari esteri
e la politica di sicurezza;
• Conferimento dell’Unione alla personalità giuridica unica;
• Estensione a nuovi oggetti del voto a m a g g i o r a n z a qualificata, che
sostituisce progressivamente la regole dell’unanimità. A partire dal 2014,
la maggioranza è calcolata in base sia agli Stati membri sia alla
popolazione. Il quorum di maggioranza si raggiunge con almeno il 5 5 %
degli Stati membri che rappresenti almeno il 6 5 % della popolazione
dell’Unione.
Il Parlamento italiano ha autorizzato la ratifica del Trattato di Lisbona con legge
2 agosto 2 0 0 8 n.130, approvata all’unanimità. E’ entrato in vigore il 1
dicembre 2009.

1 0 . L A C O N F E D E R A Z I O N E D I S TATI
Esistono unioni fra Stati che hanno il fine di promuovere la difesa comune
verso l’esterno.
Fra queste possono menzionarsi la NATO, la Lega degli Stati arabi, l’Unione
Europea Occidentale.
La Confederazioni di S t a t i è costituita, in base ad un trattato, da più Stati fra
loro finitimi che si associano, sempre conservando la loro sovranità, al fine di
provvedere meglio alla loro difesa

verso l’esterno, di assicurare la libertà dei trattati e degli scambi e di


mantenere un certo regime politico – sociale all’interno di ognuno di loro. Le
Confederazioni hanno normalmente degli organi comuni, il più importante è
l ’ a s s e mb le a c onf edera le (costituita dai rappresentati dei vari Stati) cui è
a ffi d at o il potere legislativo nei limiti e nelle materie indicate nel trattato
istitutivo.

1 1 . G LI E L E M E N T I C O S T IT UT IV I D E L LO S TATO - IS TIT UZI ON E : O S S E R V A Z I O N I


GENERALI.
Gli elementi essenziali comuni ai diversi tipi di Stato:
a) o r ig inarietà dell’ordinamento giuridico;
b) territorialità dell’ordinamento giuridico stesso;
c ) na t ur a g e ne r a le dei fi ni perseguiti;
d ) p r e mine nza dell’apparato autoritario.

Gli elementi di cui sopra riguardano un modello astratto, ideale di stato, che
storicamente è esistito soltanto nel periodo delle monarchie assolute; oggi essi
non corrispondono più alla realtà in relazione al fatto che gli Stati, da un lato
estendono, nel proprio interno, i loro interventi a campi sempre più vasti, e,
dall’altro, acconsentono a limitazioni esterne della propria sovranità o è
costretto a subirle (art.11 Cos t . )
Vi è anche da notare che lo Stato Contemporaneo, a differenza di quello
ottocentesco, non persegue più soltanto i fini generali, m a anche settoriali,
propri di una parte della collettività, che sono pubblici in quanto perseguiti
dallo Stato, m a non generali.
Anche l’ambito spaziale nel quale lo Stato può svolgere la sua azione è, ai
giorni nostri, esteso oltre i limiti tradizionali e comprende lo spazio ultra-

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atmosferico o cosmico e gli altri corpi celesti che però non sono soggetti alla
sovranità di nessuno Stato.

12. I S I N G O L I E L E M E N T I C O S T I T UTI V I D E L L O S TATO:


Territorio: centro di riferimento sul quale si localizzano e trovano attuazione
gli interessi della comunità. E sso è costituito dalla t erra fer ma delimitata dai
c o nfi ni che possono essere nat urali (le catene delle alpi, il Danubio) oppure
artificiali, cioè creati dall’uomo (un ostacolo, una strada); dalle a c q ue
interne (fiumi, laghi, mari interni) comprese entro i confini; dallo s p a zio
a er e o sovrastante; dal s ot tos uolo; e dal quel tratto di mare vicino alle coste
(comprende anche le profondità subacquee) che è appunto denominato m a r e
territoriale.
L’estensione del mare territoriale è variabile da stato a stato, con un minimo di
3 miglia marine ed un massimo di 12/15 miglia a partire dalla più bassa marea
e seguendo l’andamento delle coste.
In Italia è fissata l’estensione in 1 2 miglia.
Al di la del mare territoriale (nel quale lo stato fa valere la propria sovranità) si
estende il mare libero (alto mare) non soggetto alla sovranità di alcun stato.

Strettamente collegati al territorio sono l’extraterritorialità e l’immunità


territoriale.
L’extraterritorialità è una finzione giuridica in base alla quale le navi e gli
aeromobili militari che si trovano rispettivamente nelle acque territoriali o nello
spazio aereo di un altro stato, sono invece assoggettati alle leggi dello stato
del quale hanno la bandiera. Le navi e gli aeromobili italiani sono considerati
come territorio dello stato, ovunque si trovino, salvo che siano soggetti,
secondo il diritto internazionale, a una legge territoriale straniera. Le navi
italiane in alto mare e gli aeromobili italiani in luogo o spazio non soggetto alla
sovranità di alcun Stato sono considerati come territorio italiano.
L’immunità territoriale si ha quando una porzione del territorio statale
risulta parzialmente immune o assente dalla potestà d’imperio dello Stato
(Esempi: sono costituiti dalle rappresentanze diplomatiche straniere) e da ogni
luogo cui risiede, anche temporaneamente (albergo) l’agente diplomatico, a
meno che non vi acconsente l’agente diplomatico stesso.
Un caso specifico di immunità territoriale è quello relativo alla Piazza S.Pietro
che, a norma dell’art.3 del trattato fra la Santa Sede e l’Italia, pur facendo
parte dello Stato Città del Vaticano,

resta aperta al pubblico ed è soggetta ai poteri di polizia delle autorità italiane


il cui esercizio si arresta, tuttavia, ai piedi della scalinata della Basilica.

Dal territorio come elemento costitutivo dello Stato va distinto quello dei
possedimenti (colonie) che non entra a far parte integrante dello Stato (anche
se è sottoposto alla sua sovranità).
Il diritto dello Stato sul proprio territorio rientra nella categoria dei diritti sugli
elementi costitutivi della propria persona (come il diritto al nome o all’onore) e
non nella categoria dei diritti reali (i quali presuppongono un oggetto
giuridicamente distinto dal soggetto suo titolare).
Infine, lo Stato può possedere, a titolo di proprietà pubblica o privata,
determinate parti del territorio (beni demaniali e patrimoniali) e che, a norma
dell’art. 8 22 c.c., il lido del mare, le spiagge, le rade ed i porti, i fiumi, i torrenti,
i laghi e le altre acque pubbliche appartengono necessariamente allo Stato.

P o p o l o è la comunità di tutti coloro ai quali l’ordinamento giuridico statale


asse g na lo s t a t u s di cittadino dal quale derivano una serie di situazioni

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giuridiche attive e passive. E’ una figura giuridica soggettiva, senza
personalità giuridica, titolare di situazioni giuridiche (anche se non di veri e
propri diritti soggettivi).
Dal popolo, va distinta la popolazione , cioè il complesso di tutti coloro
(cittadini, stranieri, apolid i) che, in u n d a t o mome nt o, r is ied o no
s t a b ilme nt e s ul territorio dello s t a t o e s o n o s ot t op os t i alle s u e le g g i .
I stranieri sono i cittadini di un altro Stato; sono sottoposti alle leggi dello Stato
italiano, se si trovano nel suo territorio (v. art.10 c o m m a 2° Cost.)
Apolidi sono coloro che sono privi di cittadinanza; pure loro sono sottoposti alle
leggi dello Stato italiano, se si trovano nel suo territorio.
Dal popolo, va ancora distinta la nazione, che è una entità etnico-sociale
caratterizzata dalla comunione di razza, di lingua, di cultura, di costumi, di
tradizioni, di religione. Esistono stati plurinazionali, i cui cittadini appartengono
a più nazioni, come la Gran Bretagna.

La c it t a dina nza italiana si può acquistare:


• Lo ius s a ng uis : nascita da madre o padre cittadini
• Lo ius soli: nascita sul territorio statale se entrambi i genitori sono ignoti
o apolidi
• Il minore straniero adottato da cittadino italiano
• Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano, mediante istanza e in
presenza di determinate condizioni.
La cittadinanza può essere in alcuni casi anche preclusa, perduta o vi si può
rinunciare.

La nostra costituzione non determina le condizioni per l’acquisto e la perdita


della cittadinanza m a si limita per via dell’art. 2 2 a dire che nessuno ne può
essere privato per motivi politici.
A regolarne le condizioni è la legge ordinaria.

L a s o vra nità : caratterizza lo Stato – ordinamento, da un lato, come originario


ed indipendente, dall’altro, come supremo.
L’articolo 1 della Costituzione dispone “La sovranità appartiene al popolo, che
lo esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”.
Nell’ordinamento italiano il popolo è sovrano (il popolo è considerato come il
soggetto che produce l’ordinamento – lo Stato è considerato come una
organizzazione giuridica del popolo).
L a s ovr a nit à si identifica con la s up r e ma zia d e ll’ ordina mento s t a t a le
r is p e tt o a g li altri or dinament i minori: s i realizza a t t r a ve r s o la le g g e ,
l’atto a mminis t r a t ivo e la s e nt enza.

13. S TATO – I S T I T U Z I O N E ; S TATO - A P P ARA TO; C O M U N I T À STATALE.


S t a t o – istituzione: è un ordinamento giuridico originario a fini generali ed a
base territoriale, dotato di un apparato autoritario posto in posizione di
supremazia.

S t a t o – a p p a r a t o (o S t a t o – g over no) : è quel complesso di autorità (c.d.


governanti) cui l’ordinamento attribuisce formalmente il potere di emanare ed
applicare le norme ed i comandi mediante i quali lo Stato fa valere la sua
supremazia; è persona giuridica, e perciò può definirsi pure Stato – soggetto o
Stato – persona.

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S t a t o – c omunit à (o c om unit à statale): è l’insieme dei governati, cioè tutti
i soggetti pubblici e privati sottoposti alla supremazia dello Stato – apparato.
E’ l’elemento essenziale e materiale che giustifica la formazione dello stato.

14. LO S TATO – A P P A R A T O E L A S U A O R G A N I Z Z A Z I O N E : Le funzioni dello


S t a t o.
L’attività complessiva diretta alla produzione degli atti dell’autorità viene
definita funzione dello S t a t o .

Funzione nor ma t i va e a mminis trat iva : non ne è titolare solo lo Stato, m a


anche altri enti territoriali (es. Regioni) che possono così, attraverso tale
decentramento istituzionale, perseguire i loro fini (che sono fini generali su
dimensioni locali); si parla di a u t o n o mi a (per la funzione normativa) e di
a ut a r chia (per la funzione amministrativa).

Funzione giudiziaria : ne è titolare solo lo Stato ed è esercitata dai magistrati


ordinari in base alle norme sull’ordinamento giudiziario.

L’attività di indirizzo politico non è una funzione, m a un’attività diretta alla


determinazione dei fini dell’azione statale, alla funzionalizzazione della volontà
dei governanti, alla predisposizione degli strumenti giuridici e dei mezzi
materiali per il suo svolgimento e, infine, al conseguimento stesso dei fini.

La f unzione presidenziale non è configurabile in un ordinamento come il


nostro (parlamentare) in cui al Presidente della Repubblica non sono conferiti
poteri sostanziali di decisione, m a si caratterizza piuttosto come un organo
neutro, imparziale, rappresentante dell’unità nazionale che ha un potere di
controllo relativi alla direzione dello Stato e al corretto esercizio delle funzioni
da parte del parlamento e del governo.

LE F O R M E D I G O V E R N O .
Rappresentano il modo in cui le funzioni dello Stato sono distribuite ed
organizzate fra i diversi organi costituzionali, avuto particolare riguardo
all’attività dell’indirizzo politico ed ai modi del suo svolgimento.

La più ovvia distinzione fra le forme di governo è quella che la divide in forme
mo na r c hic he e repubblicane. In realtà gli studiosi hanno osservato come
monarchia e repubblica non costituiscono forme assestanti di governo. Nella
re p ub b lica si suole dire che il capo dello stato è elettivo o rappresentativo,
elemento che invece manca al re nelle monarchie; m a non sempre è così,
infatti esistono anche delle monarchie elettive (monarchia che regna nella
Santa Sede) e delle repubbliche autoritarie in cui il capo dello stato si è
impadronito del suo uffi c i o con la forza senza vincere alcuna elezione.
Altra affermazione comune è che la democraticità caratterizza la repubblica
mentre le monarchie sono di carattere autocratico, m a in realtà esistono
monarchie del tutto democratiche (Svezia,

Gran Bretagna, Belgio) così come ci sono stati capi di stato che non erano
democratici (terzo reich).
E’ all’interno dei sing oli ordinam en ti che si considerano m onarchici e
repubblicani che va ricercata la distinzione.
Limitatamente alle forme di governo dello Stato contemporaneo notiamo come
esse possono ricondursi a tre tipi:

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La forma di g o v e r n o p a r la me nt a r e che è sorta in Inghilterra nel corso del
XVIII secolo ed è andata via affermandosi nell’Europa continentale dove, a
secondo degli stati e dei tempi in cui ha trovato attuazione, ha assunto
configurazioni diverse. Tale forma di governo possiede una caratteristica
comune ai vari tipi che va individuata nel rapporto fi d uc iario c he l e g a le
c a me r e r a p p r e s e nt a t ive al g ove r no ; per cui quest’ultimo (il Gove r no)
d e ve o t t e nere la fi d uc ia delle c a me r e per poter iniziare a svolgere la sua
attività di indirizzo politico e tale fiducia d e ve ma nt e ne r e p e r p ot e r r e s t a re
in carica.
C o m e svolgimento di questo principio si avrà:
-l’attribuzione al parlamento di un p o t e re di controllo in ordine all’attività
politico – amministrativa e finanziaria del governo, necessario per dare la
possibilità al Parlamento di far eventualmente valere la r e s p ons a b il it à
politica del g o v e r n o mediante un vot o di s fi d uc ia ;
-l’obbligo del Governo di d imetter si in seguito al voto di sfiducia delle
Camere, essendo venuto meno il rapporto fiduciario che collegava i due
organi.
- una applicazione attenuata del principio di separazione dei poteri.

Una differente forma di governo parlamentare, che si trova nel mezzo tra
quella parlamentare e presidenziale è la c.d. f o r ma s e mi- pres ide nziale o
p a r l a me nt ar e a t e nd e nza presidenziale che pur presentando elementi
propri di quella parlamentare, accentua ed esalta i poteri del Presidente della
Repubblica. Qui vi è un capo dello Stato che è eletto direttamente dal popolo
che non necessità della fiducia parlamentare m a per governare deve servirsi di
un governo da lui nominato il quale deve avere la fiducia anche del
parlamento. Dunque, il presidente della Rep. può nominare e revocare i
ministri però quest’ultimi devono avere la fiducia anche del parlamento.
Questo sistema caratterizza la Francia.
Il Parlamento a sua volta in Francia è composto da due camere: l ’ a s se m b l e a
na zio na le e il s e na t o .
Il caso particolare che si può verificare è che il presidente e la maggioranza
parlamentare non siano in sintonia politica, vi sia espressione di voti popolari
diversi. S e questo accade si ha il fenomeno della c oa bita zione in cui siccome
si tratta di maggioranze diverse il Presidente della Rep. dovrà nominare un
primo ministro di seno politico diverso dal suo.

La f or ma di g o v e r n o parlamentare , poi, ha assunto nelle costituzioni del


primo e del secondo dopoguerra che l’hanno adottata una molteplice varietà di
tipi e sottotipi in seguito ai tentativi di rendere stabile l’esecutivo da un lato,
evitando le troppo frequenti crisi di governo, e di potenziare dall’altro la
democraticità asseg nando alle assemblee elettive, in quanto unici organi
direttamente rappresentativi della volontà popolare, il compito di determinare
in via esclusiva l’indirizzo politico. Tale f or ma detta di tip o a s s e m b l e a r e
prevede la nomina diretta del Governo da parte delle assemblee legislative, la
limitazione dei poteri del Capo dello Stato, l’estensione del controllo
parlamentare, l’esclusione dello scioglimento anticipato delle Camere, il largo
ricorso ad istituti di democrazia diretta come il referendum. Tutti elementi che
presuppongono l’esistenza di una maggioranza stabile e omogenea, sensibile
ed attenta alle esigenze delle minoranze, che si ponga alla guida del Paese.

La forma di g o v e r n o presidenziale ( U.S.A.) realizza una s e p ar a zio ne


dei p oteri relativamente rigida. La funzione esecutiva e di indirizzo politico
( a ffi d ate al capo dello stato ed alla

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amministrazione) legislativa ( a ffid at a alle assemblee elettive) e giurisdizionale
( a ffid at a al corpo dei magistrati) vengono svolte senza interferenze da parte di
organi appartenenti a poteri diversi.
L’indirizzo politico è determinato prevalentemente dal capo dello stato, del
quale i segretari dello stato sono soltanto aiutanti. Non esiste un organo
collegiale comparabile al governo.
Il parlamento degli Stati Uniti si denota c o n g r e s s o ed ha struttura
bicamerale : la c a me r a de i r a p p r es ent a nt i e il s e nat o. La camera dei
rappresentanti è eletta a suffragio universale da tutti i cittadini. Il senato è
composto dai senatori che rappresentano i stati membri.
Il congresso è titolare della funzione di approvare le leggi tra cui quella di
bilancio che è un atto di controllo. Inoltre, sempre negli Stati Uniti, il Congresso
non può provocare la c a d ut a del P r es ide nt e, tranne che, in seguito ad
accusa mo ssa dalla Camera dei rappresentanti, risulti colpevole di tradimento,
di concussione o di altri gravi reati (impeachment).
Il P r e s id e nte della Re p . resta in carica per 4 anni a seguito di un’elezione di
secondo grado, ed oltre ad essere il C a p o dello S t a t o e a d e t ermina re
l’indirizzo politico è anche c a p o dell’esecutivo, nomina ed eventualmente
revoca i componenti del governo (segretari) e tra il Presidente e il Congresso
n o n c’è alcun rapporto di fiducia.
Pertanto i Segretari devono rispondere unicamente al Presidente della Rep. e
non al Congresso.
Inoltre il Presidente, oltre al potere di segnalare al Congresso l’opportunità di
adottare alcuni provvedimenti, ha quello di porre il ve t o all’entrata in vigore
delle leggi, veto che può essere superato se il Congresso riapprovi la legge a
maggioranza dei 2/3.
Inoltre il presidente degli Stati Uniti provvede alla nomina dei 9 giudici membri
della corte s u p r e m a federale a me r ic a na con il consenso del Senato.

La forma di g o v e r n o direttoriale attuato in Svizzera prevede un o r g a n o


colle giale (il Cons ig l io federale composto da sette membri), eletto per
quattro anni dalle Camere riunite in A s s e m b l e a federale, al quale è affi d at a
la suprema autorità di governo della Confederazione.
Il p r e s ide nte della Confed era zione è anche presidente del consiglio
federale m a non ha alcuna funzione di predominio, non esiste un vero e proprio
capo di stato.
Le funzioni di governo vengono svolte dai singoli componenti del Consiglio
federale, per cui il potere esecutivo appare come una emanazione diretta del
potere legislativo.
Tra il Cons ig l io federale e l’ As s e m b le a federale n o n vi è u n r a p p or t o di
fi d uc ia e infatti i membri del direttorio (consiglio federale) non possono essere
revocati.

Un cenno a parte meritano anche la f o r ma di g o v e r n o detta di Ga b ine t t o


(Gran Bretagna).
Questa rientra nell’area delle f or me parlamentari, è così definita per la
preminenza assegnata al Gabinetto (costituito non dai ministri politicamente
più qualificati, circa 20) e al Primo Ministro,
posto in posizione di supremazia rispetto ai ministri, a cui spetta, in quanto allo
stesso tempo leader del partito che ha vinto le elezioni, la direzione politica
dello Stato.

L’entità sociale che di fatto detiene il potere di direzione politica può essere
una classe sociale, un partito o più partiti, il potere economico o le forze

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armate. La prima distinzione che si ha è tra forme di governo a partito unico e
forme di governo a pluralità di partiti, tenendo presente che il partito unico è
di regola espressione degli interessi di una sola classe sociale che assume la
titolarità degli organi di indirizzo politico; mentre la pluralità dei partiti esprime
un pluralismo sociale.
Oggi, in Italia, assistiamo al fenomeno dello spostamento di potere di direzione
politica dal Parlamento alla direzione dei partiti politici; m a sappiamo che il
partito si costituisce per difendere e soddisfare determinati interessi. Dunque,
la forma di governo parlamentare accentua il peso del partito politico e dei
suoi dirigenti o del suo le ader e si atteggia in maniera diversa a seconda degli
interessi che riescono a prevalere in un dato momento storico.

S E Z I O N E II: L ’ O RGAN IZ Z A Z IO N E E GL I ATTI D E I P U B B L I C I PO TERI.

18. IL P R I N C I P I O DELLA S EP ARA Z IO NE DEI POTERI E LE I N T E R F E R E N Z E


FUNZIONALI.
L’autorità, il p ot e r e dello stato, pur restando unico nella sua essenza,
vie ne s ud d iv is o p e r g ara nt ire c he e s s o n o n v e n g a e serc it at o in
ma nie r a arbitraria ( a b us i va ) o incontrollata: è essenzialmente un modo
per garantire la libertà dei cittadini.

Il p o t er e è la fi g u r a organizzatrice , composta da organi fra loro collegati, ai


qual i l ’ ord inamento attribuisce , in via istituzionale, l’esercizio di u n a
p a r t e (frazione) dell’autorità.
Nell’ordinamento italiano abbiamo poteri che eman ano i propri atti con una
forma tipica:
-un p ot e r e le g is la t ivo costituito dalle due Camere che emana la l e g g e
f o r ma le
-un p ot e r e e s e c ut ivo costituito dal Governo che emana il decreto
-un p ot e r e giudiziario costituito dalla magistratura ordinaria che
emana sentenze.
Con la f unzione le g is la t iva (intesa in senso ampio comprensiva anche degli
atti non formalmente legislativi) lo Stato pone le norme costitutive
dell’ordinamento giuridico, con la funzione a mmi nis t r a t iva lo Stato svolge
un’attività effettiva e concreta diretta al soddisfacimento dei suoi fini
immediati, con la f unzione giurisd izionale lo Stato accerta, per mezzo di
giudici indipendenti, la volontà della legge da far valere in un caso,
interpretandola, o applicando le sanzioni previste nel caso in cui essa sia stata
violata mediante il processo.
Inoltre in uno Stato ad autonomie regionali, le funzioni legislativa ed
amministrativa vengono suddivise fra lo Stato-apparato e le Regioni secondo le
rispettive sfere di competenza.

Una rigida separazione dei poteri non è concretamente attuabile, perché, se


ogni potere esercitasse esclusivamente la funzione ad esso attribuita non si
potrebbe realizzare un giusto coordinamento fra di essi per una migliore
organizzazione dello Stato.
Si devono dunque operare degli “ s p os t a me nt i di c omp ete nza ” per
assicurare un più ordinato ed armonico svolgimento delle funzioni statali; cioè
attribuire l’esercizio di una delle funzioni dello Stato ad un organo non
rientrante nei tre poteri tradizionali. (es. corte costituzionale, funzioni
giurisdizionali).

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Nel nostro sistema costituzionale le interferenze funzionali si possono ordinare
secondo uno schema:
• Il p ot e re le g is lat ivo svolge sia funzioni ma t e r ia lme nte
a mminis t ra t ive (es. nomina dei dipendenti delle Camere) sia funzioni
m a t er ia lme nte giurisdizionali (es. porre in stato d’accusa il
Presidente della Rep.). E sso svolge inoltre istituzionalmente un’attività
di direzione politica che non è riconducibile ad una funzione
autonoma. Tale attività viene svolta dalle due Camere mediante atti
formalmente legislativi (le c.d. leggi di indirizzo politico) e procedure di
controllo. Le Camere inoltre sono chiamate ad eleggere tutti o parte dei
componenti di alcuni organi costituzionali.

• Il p ot e re e se cut ivo svolge funzioni ma t e r ia lme nte leg isla tive


quando emana atti contenti norme giuridiche che possono avere
un’efficacia inferiore a quella della legge formale (regolamenti) o uguale
(decreti-legge o decreti legislativi).
Inoltre gli organi della giurisdizione amministrativa ordinaria e speciale,
che non appartengono formalmente al potere giudiziario, sono ancora,
almeno in parte, collegati al Governo per quanto riguarda la loro
composizione; anche se i magistrati delle giurisdizioni amministrative,
facendo leva sull’art. 1 0 8 c o mm a II Cost. (la legge assicura
l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali), tendono ad
accentuare il loro distacco dagli organi del potere esecutivo.

• Il p ot ere giudiziario svolge funzioni ma t er ia lme nt e a mminis tr at ive


tramite provvedimenti rientranti nella c.d. volontaria g iur is dizione
(autorizzazione ad acquistare o alienare beni appartenenti ai minori,
nomina di un tutore) mentre è assolutamente precluso ai magistrati di
creare la norma da applicare, svolgere funzioni materialmente
legislative.

19. L A C L A S S I F I C A Z I O N E D E G L I O R G A N I
Lo Stato è una persona giuridica. In quanto tale ha necessità di agire
attraverso delle persone fisiche che possano avere il potere di rappresentarlo.

O r g a n o dello S t a t o è l’insieme costituito dalla p e r s o na fi s ic a c he a g i s c e


p e r la p e r s o n a g iuridica + la s f e r a di c omp e t e nza det. p e r ma t e ria,
territorio o g r a d o + s t r ut t ura or g a nizza t iva e mezzi materiali che
l’organo utilizza per raggiungere il suo scopo.

Funzionari: persone fisiche titolari di un organo di un ente pubblico (Essi


manifestano la volontà dell’ente pubblico). S e essi sono collegati all’ente da un
rapporto d’impiego saranno anche pubblici impiegati, qualora manchi il
collegamento stabile con l’ente saranno funzionari onorari.
Si hanno inoltre pubblici impiegati non titolari di organi, che non manifestano
la volontà dell’ente m a svolgono un’attività eminentemente tecnica (i docenti
nell’esercizio dell’attività didattica).
La distinzione in esame è tenuta presente nell’art.28 Cost., a norma del quale i
funzionari e i dipendenti dello Stato e degli altri enti pubblici sono direttamente
responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative.

Il funzionario di f a tt o si ha quando il titolo di investitura della persona fisica


all’organo sia irregolare, scaduto o venga a mancare. Gli atti però posti in

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essere dal funzionario di fatto sono considerati validi e continuano ad esplicare
la loro efficacia, sulla base che il loro annullamento provocherebbe un grave
turbamento dello stato di fatto e di diritto già consolidatosi od una ingiusta
lesione di situazioni giuridiche soggettive sorte in seguito alla loro emanazione.

L’usurpatore di p ub b lic he funzioni è chi, commettendo un reato, svolge


una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti ad un pubblico impiego senza
mai avere avuto alcun titolo di investitura. I suoi atti sono ovviamente nulli.

Con riferimento alla loro s t r ut t ura avremo:


• O r g a n i individuali costituiti da una sola persona (Presidente della
Repubblica);
• O r g a n i collegiali costituiti da più persone che agiscono come una unità
(Senato, la Camera dei Deputati, Giunta Comunale, ecc.);
• O r g a n i s e mp lic i costituiti da una unità indivisibile
• O r g a n i c omp le s s i (o organi di organi) composti da più organi (il
Governo composto dal Presidente del Consiglio, ministri e Consiglio dei
ministri, il Parlamento dalla Camera e il Senato).

Con riferimento alle loro attribuzioni:


• O r g a n i e ster ni che hanno il compito di formare o di manifestare la
volontà dell’ente o di porre questo in rapporti giuridici con gli altri
soggetti ed or g a ni interni, che esauriscono la loro attività entro la sfera
giuridica dell’ente, senza alcuna rilevanza fuori di esso. Fra gli organi
esterni si distinguono gli or g a ni primari che hanno per legge una
propria competenza (il prefetto) e gli organi secondari, destinati a
sostituire altri organi in caso di assenza o di impedimento del titolare di
questi (il vice – prefetto) .
• O r g a n i centrali, se la loro competenza si estende a tutto il territorio
dello stato (un ministero) o or g a ni locali se sono limitati nel territorio.

• O r g a n i attivi, che formano o manifestano la volontà dell’ente o la


portano ad esecuzione (le camere, il governo);
• O r g a n i consultivi, che non esercitano funzioni di volontà, m a soltanto
di apprezzamento tecnico mediante pareri (il consiglio di stato);
• O r g a n i di controllo, che accertano la conformità degli atti degli organi
attivi alle norme di legge (controllo di legittimità) od anche
all’opportunità ed alla convenienza amministrativa (controllo di merito),
oppure accertano successivamente il raggiungimento degli obiettivi
stabiliti dalla legge, valutando costi, modi e tempi nello svolgimento
dell’azione amministrativa (controllo di gestione).

Con riferimento al m o d o della loro formazione :


• O r g a n i r a p p r es ent ativi o n o n rappresentativi, secondo che siano o
no in collegamento diretto con il popolo attraverso l’istituto della
rappresentanza politica (es. rappresentativi,
le camere).

Con riferimento alla loro p os izione giuridica:


• O r g a n i direttivi, che esercitano funzioni di amministrazione attiva e
non hanno all’interno dell’ordinamento superiori gerarchici (il ministro, il
sindaco) ed or g a ni d ip e nde nt i che sono gerarchicamente subordinati ai
primi (il direttore generale di un ministero rispetto al ministro, il
segretario comunale rispetto al sindaco).

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• O r g a n i costituzionali, quali organi dello stato, posti al vertice
dell’organizzazione statale che si trovano in una posizione di
indipendenza e di parità giuridica fra loro. Tale posizione non esclude che
possono esservi dei controlli esercitati da un organo costituzionale nei
confronti di un altro (il controllo ispettivo – politico che le camere
esercitano sul governo). Gli organi costituzionali non possono mancare in
quanto la loro presenza nell’ordinamento caratterizza la forma di stato o
la forma di governo. Nel nostro ordinamento sono organi costituzionali
il Pr e s id e nte della Re p ubb l ica, le Camer e, il G o ve r n o e la Co r te
Costituzionale.
• O r g a n i a rilevanza costit uzionale che hanno funzioni ausiliari delle
Camere o del Governo e una posizione di indipendenza m a che non
valgono a caratterizzare la forma di stato o di governo (c o ns igl io
na zio na le dell’economia e del lavoro, c ons ig lio di s tat o, corte dei
conti, c ons ig lio s upe rior e della ma g is t r at ura ) . E’ importante notare
che mentre tutti gli organi costituzionali sono istituiti dalla costituzione,
non tutti gli organi previsti nella Costituzione possono definirsi
costituzionali (Consiglio supremo di difesa, Consiglio di Stato, Corte dei
Conti, Corte di Cassazione, tribunali militari, gli organi della Regione).

2 0. G L I ATTI G I U R I D I C I E L A L O R O C L A S S I F I C A Z I O N E
Il diritto prende corpo e forma in fatti e atti diretti alla produzione di effetti
giuridici.
Gli atti dei pubblici poteri sono atti prevalentemente di diritto pubblico che
assumo no una forma tipica: la legge, il decreto, la sentenza. Oltre queste
forme, l’attività dei pubblici poteri si svolge anche mediante tutta una serie di
atti che sono preparatori all’emanazione dell’atto definitivo.

Nel diritto amministrativo si sono distinti gli atti in pr ovve d ime nt i


a mminis trat ivi ed atti a mminis tra t ivi strumenta li. I provvedimenti sono
l’atto attraverso il quale l’autorità amministrativa dispone in ordine
all’interesse pubblico di cui è attributaria, esercitando la propria potestà e
correlativamente incidendo in situazioni soggettive del privato (una
concessione, autorizzazione, espropriazione) e l’atto strumentale è l’atto al
servizio del provvedimento (un parere, richiesta, certificazione). Gli atti
strumentali si dicono organizzativi se non sono rispetto ai singoli
provvedimenti m a all’attività nel suo complesso (atto con cui viene istituito un
ente).

Una c l a s si fica zione di atti che si ricollega a quella degli organi è quella che
distingue gli atti in:

• Atti s e mp lici che sono posti in essere o da un solo soggetto o da un


solo organo, che può essere individuale (decreto del Presidente della
Rep.) o collegiale, qualora la cui volontà viene però ricondotta ad unità
(es. la deliberazione del Consiglio dei ministri, di una Camera,
dell’assemblea dei soci di una società per azione).
• Atti c omp os t i che si distinguono in reiterati e complessi. S ono atti
reiterati quelli per la cui formazione si richiede più di una
manifestazione di volontà da parte dello stesso organo (la legge
costituzionale che deve avere una doppia deliberazione da parte di
ciascuna Camera); sono c om p le s s i quelli risultanti dalla fusione della
volontà di più organi, volontà che può essere espressa mediante o un
atto individuale o collegiale.

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La complessità dell’atto può essere e g u a l e o d is eg ua le , a seconda che
le volontà che lo compongono abbiano o meno lo stesso valore giuridico.
• Gli atti collettivi che risultano anch’essi dal concorso di più volontà m a
a differenza dell’atto complesso in cui le volontà si fondono con la
conseguenza che il vizio di una di esse invalida l’intero atto, nell’atto
collettivo restano distinte. Es. di atti collettivi sono una circolare
interministeriale, un ordine dato da più ministri al personale dipendente.

La maggior parte degli atti giuridici vengono a formarsi in seguito ad un


procedimento.
Il procedim ento consiste in tre fasi: quella dell’iniziativ a, costitutiv a e
integrativa dell’efficacia.
Esiste una serie di regole volte ad assicurare che la formazione della volontà
degli organi collegiali sia esente da vizi e che riguardano la convocazione del
collegio, la determinazione dell’ordine del giorno, la validità delle sedute, il
procedimento di discussione, i poteri del presidente, i sistemi di votazione ed il
m o d o di c omp ut a r e la m a g g i o r a n z a .
Normalmente, la volontà dell’intero collegio è espressa dalla maggioranza. E’ il
c.d. principio ma g g ior it a r io che si contrappone al principio
dell’unanimità, secondo il quale la volontà del collegio dovrebbe risultare
dalla volontà concorde di tutti i suoi componenti. E’ ovvio che tale principio è
antidemocratico in quanto si permette ad un solo componente di impedire che
la volontà concorde di tutti gli altri possa essere efficace. Per questo motivo il
principio di unanimità è raramente adottato e si ricorre al principio
maggioritario. Quando è richiesta la m a g g i o r a n z a semplice , allo stesso
tempo è richiesto un q u o r u m per la validità delle sedute; così l’art.64 com ma
III Cost. se da un lato si limita a richiedere per la validità delle deliberazioni di
ciascuna Camera la
maggioranza dei presenti, dall’altra pone una condizione per la validità delle
sedute (la presenza della maggioranza dei componenti). Inoltre vi è un
concetto secondo cui una determinata deliberazione non può essere posta in
votazione se non dopo un certo numero di giorni dalla presentazione dell’atto
che ne è l’oggetto per evitare che essa v enga approvata o non da maggioranze
episodiche e contingenti. Infine, per la validità di alcune deliberazioni può
essere richiesta la m a g g i o r a n z a a s s o l ut a (vale a dire il voto della metà più
uno dei componenti il collegio) od una m a g g i o r a n z a q ua li fi ca t a (il voto di
una frazione dei componenti il collegio- o dei presenti alla seduta- superiore
alla metà: i 2/3, i 3/5 ecc.)
Il principio maggioritario può essere attenuato quando ci sono deliberazioni
assunte con il voto favorevole di alcuni componenti, con la conseguenza che il
voto contrario di uno solo di essi vale come veto. Unico esempio è nell’art. 2 7
della Carta delle nazioni unite, a norma del quale le decisioni del Consiglio di
sicurezza dell’ONU, sono prese col voto favorevole di nove dei suoi quindici
componenti, di cui compresi i voti favorevoli dei 5 membri permanenti.
Nelle deliberazioni collegiali può essere reso p ub b lic o in varie forme il vo t o
di chi d is s e nt e dalla volontà della maggioranza con le motivazioni addotte a
suo sostegno. Ciò avviene, di regola, nelle deliberazioni de i colleg i politici
(le Camere, i Consigli regionali) e nei c olle gi a mminis tr at ivi (mediante la
richiesta dell’inserzione a verbale del voto e dell’opinione dissenziente); non
avviene invece nel Consiglio dei ministri dove il voto rimane segreto. Nei
colle gi giudiziari il dissenso è menzionato nel verbale che, se richiesto da
uno dei componenti, può essere redatto ed è conservato a cura del Presidente,
in plico sigillato, presso la cancelleria dell’ufficio.
La pubblicità del voto dissenziente è invece esclusa nelle decisioni alla Corte
Costituzionale.

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2 1. G L I ATTI G I U R I D I C I : A ) P E R F E Z I O N E , VALIDITÀ, E F F I C ACIA ; B ) VIZI.
L’atto giuridico si dice perfetto quando è completo di tutti i suoi elementi
intrinseci, strutturali e funzionali.
L a l e g g e è u n a t t o giuridic o per fetto quando ha esaurito il suo
procedimento di formazione e sono presenti tutti i suoi elementi costitutivi (il
soggetto, l’oggetto, la forma, il contenuto); il contratto è un atto perfetto
quando le due parti hanno manifestato la loro volontà.
Perfezione è dunque concetto che attiene alla esistenza giuridica dell’atto.
La mancanza di un requisito essenziale dell’atto ne provoca l’inesistenza o
meglio la nullità.
Un a t t o giurid ico si dice va lido quando i suoi elementi costitutivi, oltre ad
essere tutti presenti, sono anche regolari, cioè non sono viziati.

I vizi d e g l i atti (di diritto p ub blic o) p o s s o n o e s s e r e di d u e tipi: di


legittimità (nel diritto privato, illegalità e d illiceità) e di merito.

I vizi di legit timità si hanno quando l’atto non è conforme al suo modello
legale e si distinguono in: inc ompete nza, eccesso di potere,
violazione di le g g e .

Si ha vizio di inc omp e t e nza quando l’atto è fatto da un soggetto o un ente


diverso da quello previsto dalla legge, e, può essere incompetenza assoluta
(quando il soggetto agente appartiene ad un ramo diverso della
amministrazione);
o incompetenza relativa (quando il soggetto appartiene allo stesso ramo della
amministrazione).

L’eccesso di p ot er e si ha quando l’atto è fatto per perseguire un fine diverso


da quello previsto dalla disposizione normativa od anche quando non è idoneo
a perseguire il fine stesso.
L’eccesso di potere che è vizio proprio degli atti a mministr at ivi trova le sue
specificazioni:
• quando vi è una contraddittorietà tra i vari provvedimenti;
• quando un provvedimento manifesta illogicità o d ingiustizia ;
• quando un provvedimento, senza motivarne la ragione, tratta in modo
d is e g ua le situazioni eguali e in modo e g u a l e situazioni diseguali;
• quando un provvedimento, anziché perseguire un interesse pubblico,
persegue un interesse privato;
• quando un provvedimento è motivato sulla base di fatti e circostanze
inesistenti o valutate in maniera errata.

La vio lazione di l e g g e si ha quando l’atto è contrario alla legge sia


nell’aspetto formale (es. l’irregolare composizione dell’organo agente) che in
quello sostanziale, cioè quando il contenuto dell’atto è contrario alla legge (es.
la legge che contenga una norma contraria alla Costituzione) e più in generale
anche quando il vizio non è di incompetenza o di eccesso di potere.
I vizi di mer it o attengono alla opportunità ed alla convenienza dell’atto e si
hanno quando l’atto appare essere non opportuno, non conveniente, non
congruo cioè non idoneo a perseguire l’interesse pubblico.
L’atto si dice e ffi c a c e quando è in grado di spiegare i suoi effetti. (un atto può
essere perfetto ed e ffi c a c e anche se invalido, esso spiegherà la sua e ffi c ac ia
fino a quando non sarà annullato, per esempio una legge costituzionalmente
illegittima che è dotata di e ffi c ac ia fino a quando la Corte Costituzionale non
pronuncerà l’incostituzionalità, o può essere perfetto e valido m a non ancora

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efficace, ad esempio perché sottoposto a condizione sospensiva o se si tratta
di una legge non è ancora trascorso il periodo di vacatio).

S E Z I O N E III – L A C O S T I T U Z I O N E D EL L O STATO

22. C O N C E T T O E < < T I P I > > D I C O S T I T U Z I ON E .

L a costit uzione dello S t a t o è int e s a c o me c o m p le s s o di r e g ole c he


e s p r imono, in u n s is t e m a unitario e d ar monic o, i principi e g li istituti
f ond a me nta li d ell’a sse tt o di u n o S t a t o e p u ò e s s e r e scrit ta o n o n
scritta ( c ons uet udinaria ) .

L’assetto f ond a me nt a le di u n o Stato, la sua “costituzione” è il frutto


dell’ideologia dominante di un dato momento storico e del modo in cui sono
venuti a comporsi i rapporti fra le varie parti della società statale. Non esiste,
dunque, un concetto ideale di costituzione, bensì un concetto che, volta a
volta, deve essere determinato storicamente.
Ciò premesso, è tuttavia possibile isolare, in determinate epoche storiche, un
concetto di costituzione valido per più Stati, accumunati fra loro dalla
medesima ideologia:
• Costituzioni ispirate alla ideologia liberaldemocratica
• Costituzioni ispirate all’ideologia marxista-leninista
• Costituzioni fondate su un credo religioso
La costituzione risultante dal complessivo assetto della società statale è di
tipo s o s t a nzia le .

La t rad uzione in termini nor ma t ivi della costituzione, intesa come


assetto fondamentale, è necessaria per assicurare la stabilità e la certezza dei
valori, dei fini istituzionali e della struttura organizzativa dello Stato, in modo
da perpetuarne nel tempo la vigenza e d a fissare le “regole” fra le varie parti
sociali. Tale traduzione in termini normativi ha una funzione garantista. E ssa
avviene, di regola, in forma scritta, riunendo in un unico testo le norme in
esame; m a può anche avvenire in maniera consuetudinaria, con l’avvertenza
però che, anche in questo caso, è sempre presente un corpo di norme scritte
sia istituzionali che organizzative, in funzione di garanzia.

La co s t itu zio n e risultante dalla com p osizione in disposizioni scritte


dell’assetto delle società statale è definita di tipo formale.

Nel corso del tempo può accadere che l’assetto fondamentale dello Stato si
modifichi, in tutto o in parte, in seguito sia al mutare dei rapporti di forza fra le
parti sociali, sia della ideologia dominante o che l’assetto fondamentale
rimanga immutato nelle sue linee essenziali m a a mutare sia il modo in cui ad
esso viene data in concreto attuazione ad opera delle forze politico-sociali
dominanti.
In entrambi i casi è evidente che la costituzione intesa come assetto
fondamentale e la costituzione intesa come traduzione in termini normativi di
tale assetto non coincidono più, in tutto o in parte.

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Tale disarmonia può essere sanata riconducendo ad unità la costituzione-
assetto e la costituzione-norma; m a se ciò non avviene, avremo uno Stato con
due costituzioni, in parte distinte e non coincidenti; e ciò pone problemi relativi
alla vigenza delle norme costituzionali. Occorrerà pertanto, nel perseguire i fini
ed i valori istituzionali, dare la prevalenza a quelli effettivamente vigenti nella
comunità statale, in quanto sorretti dal consenso e dalle aspettative popolari.
La cost ituzione che realizza e porta a compimento i valori e i fini istituzionali
presenti nella società statale o l’assetto fondamentale ed il corrispondente
ordine normativo nel suo farsi e nel suo divenire è detta materiale .

Si ha una cos tit uzione scritta quando tali principi ed istituti vengono
consacrati in un documento (Costituzione, Statuto, Carta fondamentale) che
possono essere facilmente individuabili e differenziarsi dalle altre regole
giuridiche.

Si ha una cost ituzione c ons ue t ud ina r ia quando non è esiste un documento


in cui viene racchiusa la m assim a parte delle norme materialmente
costituzionali, bensì si hanno singole legge in materia costituzionale che
regolano solo particolari rapporti ed enunciano alcune regole istituzionali ed
organizzative, cossichè l’assetto costituzionale dello Stato viene ordinandosi, in
buona parte, attraverso norme consuetudinarie e di costume, espresse
spontaneamente dalla collettività nel corso del tempo e viene garantito da un
esteso consenso popolare, possibile solo in una società con un apprezzabile
grado di omogeneità politica. L’esempio tipico di Stato con costituzione non
scritta è la Gran Bretagna, le cui leggi scritte aventi carattere costituzionale
sono pochissime (la Petiton of rights, il Bill of rights, l’Act of Settlement, i
Parliament Acts e lo Hum an Rights Act).

Le costituzioni si distinguono anche in r ig id e e fle ss ib ili a seconda che per


modificare od abrogare le disposizioni in esse contenute sia necessario
ricorrere ad un p r oc e d ime nt o d ive r so e d a g g r a v a t o rispetto a quello
proprio delle leggi ordinarie o sia sufficiente il p r oc e d ime nt o ordinario di
f o r ma zione delle le g g i .
Le costituzioni r igide assumono, nella gerarchi delle fonti, un g r a d o
s up er ior e a quello delle le g g i ordinarie , derivante dalla loro particolare forza
formale; mentre le costituzioni fl e ss ibili sono di pari g r a d o delle l e g g i
formali. Ne consegue che le leggi ordinarie e gli atti ad esse equiparate che
sono in contrasto con una norma contenuta in una costituzione rigida sono
c ost it uziona lme nte illegittime e, come tali, potranno essere sottoposte ad
un controllo di costituzionalità diretto a dichiararne l’invalidità. Al contrario,
qualora una legge sia in contrasto con una norma contenuta in una
costituzione flessibile, a cedere sarà quest’ultima, trattandosi di una comune
successione nel tempo di norme aventi la stessa forza formale.
Le costituzioni n o n scritte sono di regola, per loro stessa natura di tipo
flessibile , m a anche una cos tit uzione s critta p u ò e s s e r e fl e ss ib ile se non
contiene alcuna norma che aggrava il procedimento per la sua revisione. Lo
S t a t ut o albertino, ad esempio, era una costituzione scritta e fl e s s ibile
(un elemento di rigidità viene inserito dalla legge n.2693 del 1928, il cui art.12
richiedeva il parere obbligatorio del Gran Consiglio del fascismo su tutte le
questioni di carattere costituzionale). L’attuale costituzione r e p ub b lica na
invece è r ig ida per la presenza in essa dell’art.138 che disciplina
( a g g r a va nd o lo ) il p r oc e d ime nt o di formazione delle leggi di revisione
costituzionale e delle altre leggi costituzionali.

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Le costituzioni si distinguono ancora in corte e lunghe, a seconda che si
limitino a disciplinare la materia strettamente costituzionale (l’organizzazione
dello Stato, i rapporti fra governanti e governati, i diritti ed i doveri dei
cittadini) o anche materie diverse.
Esempi di costituzioni corte sono la Costituzione federale degli Stati Uniti,
composta da un preambolo, da sette articoli suddivisi in 21 sezioni e da 27
emendamenti e lo Statuto Albertino del 1848, che conteneva 8 4 articoli. Un
esempio di costituzione lunga è quella jugoslava del 1 9 7 4 che conteneva ben
4 0 6 articoli, oltre ad una parte introduttiva, suddivisa in dieci paragrafi,
dedicata ai principi fondamentali. La nostra attuale costituzione è lung a .

Co st it uzione f or ma le (originaria) è l’atto normativo con cui viene stabilito


un nuovo ordine politico e statale: è il documento scritto nel quale sono
contenuti i principi, i valori, le regole e gli istituti fondamentali
dell'organizzazione statale. Si definiscono formali le costituzioni scritte quando
sono racchiuse in una particolare forma giuridica che viene loro data da un
procedimento di formazione diverso da quello adottato per l’emanazione degli
altri atti normativi assumendo un carattere di solennità. Le costituzioni formali
possono essere rigide o flessibili.

E ssa può essere diversa dalla Cost it uzione ma ter ia le (effettiva) perché ne
rappresenta l'evoluzione nello spazio e nel tempo, giacchè le forze politiche
organizzate, in ogni singolo e ben determinato momento storico debbono
interpretare l’interesse generale del gruppo sociale.

Il diritto costituziona le c om p r e n d e le n or me istituzionali,


f o nda me nta li, va le a dire quelle c he e s p r i mo no i valori int or no ai q ual i
il g r u p p o s oc iale S t a t o si è costituito, e le c o n ne s s e n o r m e
organizzat ive , volte a d a s s ic ur ar e la tutela e d il c o n s e g u i me nt o di tali
valori.

Le costituzioni-bilancio sono rivolte al presente ed hanno come loro fine


quello di dare forma giuridica ad una realtà sociale già esistente.
Le c o s t it uzioni - p r o g ra mma (es. la Cos t . italiana ) si propongono anche di
promuovere la trasformazione di tale realtà, indicando gli obbiettivi da
raggiungere e gli strumenti idonei a tale scopo.

Per quanto riguarda il loro procedimento di formazione le costituzioni si


distinguono in:
-costituzioni ottriate (o c o nc e s s e ) di cui le prime si sono avute in regime
monarchico quando il s o v r a no c once de u n a cost ituzione scritta a i s uo i
s ud d it i molto spesso costrettovi dalla pressione popolare;
-costituzioni vot a t e quando sono espresse dal basso e vengono r e dat te e
a p p r o va t e d a i r a p pre se ntat i del po p olo, riuniti in Assemblea costituente
(la Cost. francese del 1875, le cost. successive alla prima guerra mondiale,
l’attuale Cos t . Italiana).

23. L A C O S T I T U Z I O N E I T A L I AN A E LE S U E O R I G I N I .

L a Cos t it uzione Italiana: del 1947 è scritta, rigida, votata, convenzionale.

E’ entrata in vigore dal primo gennaio 1948.

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Scr itta perché i principi e gli istituti fondamentali dell’organizzazione dello
Stato italiano sono consacrati in un documento e perché è espressamente
prevista (art. 1 3 8 cost.) la forma scritta per le leggi che regolano la materia
costituzionale.

R i g id a perché alle norme in essa contenute è stata assegnata una effi c aci a


superiore a quella delle leggi ordinarie, in modo che le leggi che modificano la
costituzione e le leggi in materia costituzionale devono essere adottate dal
Parlamento con una procedura aggravata (art. 138); tali leggi sono dette
costituzionali.

V o t a t a perché è stata redatta ed approvata dai rappresentanti del popolo


eletti all’Assemblea costituente.

Co nve nziona le perché le forze politiche che l’hanno redatta ed approvata


erano fra loro in contrasto, per cui è stato necessario, al fine di dare un nuovo
assetto costituzionale allo stato, che esse procedessero a delle reciproche
concessioni.
[Una costituzione invece si dice ord ina t iva quando promana da un’unica forza
politica, che detiene il potere o perché è storicamente sola in quel dato periodo
o perché ha sopraffatto le altre, eliminandole come forze]

Le origini della no s t r a costituzione


E ssa rappresenta la conclusione di un travagliato periodo della nostra storia
recente le cui radici affondano nella crisi dello Stato liberale-ottocentesco,
determinata specialmente dal peso politico di quelle classi fino ad allora
emarginate che vanno acquistando; crisi che trova la punta m assim a della sua
espressione all’indomani della fine della prima guerra mondiale.

Possiamo comunque fissare per ciò che ci interessa l’inizio di tale periodo nella
notte fra il 2 4 e d il 2 5 lug lio 1 9 4 3 quando il G r a n Cons ig lio de l f a s c is m o
vo t ò u n a mozione di s os t a nzia le s fi d uc ia nei confronti dell’allora Capo del
Governo, B e nit o M us s o lini. In seguito a tale mozione, il re revocò Mussolini
dall’ufficio di Capo del Governo, ordinandone il fermo, e nominò al suo posto il
maresciallo Pietro B a d o g l i o che presiedette un g o v e r n o composto
esclusivamente da tecnici.
Subito dopo, con r e g i decreti del 2 a g o s t o 1943, venne s o p p r e s s o il
partito na zionale f a sc is ta e s c iolta la C a m e r a dei f asc i e delle
corporazioni, che nel 1 9 3 9 aveva preso il posto della Camera dei deputati,
mentre la milizia volontar ia per la sicurezza na zio nale venne
inc o r p or ata nell’esercito.
Il Governo Badoglio stipulò un armistizio c on le Pot e nze alleate,
annunciandolo l’8 s e t t e mb r e 1943, e ponendo in tal modo fine alle
operazioni belliche.
Ciò determinò la decisa reazione della Germania, alla quale l’Italia era legata
da un trattato di alleanza politico-militare, che occupò di fatto il territorio
italiano, mentre la flotta come previsto dall’armistizio si consegnava agli
alleati; la creazione al Nord della Repubblica sociale italiana, governo di fatto
che non assunse mai una sua piena legittimazione, con a capo Mussolini,
mentre al Sud, nella parte liberata dagli alleati e dove s’erano rifugiati il re, i
membri del Governo e le alte cariche militari, continuava a svolgere la sua
attività, nei limiti imposti dalla occupazione alleata, il Governo legittimo.
In queste condizioni di instabilità, si ebbe la creazione del Comit a t o di
liberazione nazionale , avente il compito di collaborare politicamente con il

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Governo del re e di organizzare e condurre la resistenza armata contro i
tedeschi e i fascisti.
Sul piano politico venne ben presto in luce un grave c onflitt o fra la
mo na r c hia e d i partiti antifascist i del Comit a t o di liberazione
na zio na le che conducevano, assieme ai partigiani, una dura lotta contro i
nazifascisti, in nome dei valori di libertà e democrazia che si erano ormai
affermati come colonna portante di una forma di Stato ben diversa da quella
monarchica e fascista.

Il contrasto venne composto, formalmente, con il p a t t o di S a le r n o


dell’aprile 1 9 4 4 che dette luogo alla c.d. t r e g u a istituzionale .
La t r e g ua prevedeva la rinuncia dei p artiti alla ric hiesta di a b d ic a zione
del re in cambio della loro partecipazione ufficiale al Governo come
espressione del Comitato di liberazione nazionale; la n o m i n a d a p ar te del re
di u n lu og ot e ne nt e g e ne r a l e d el r e g n o al quale trasferire
irrevocabilmente t utte le funzioni regie ; la s o s p e n s i o n e di o g n i d ec is ione
relativa al m u t a m e n t o della f o r ma di g o v e r n o e d a ll ’as set to
costit uzionale dello Stat o, in attesa che a riguardo si pronunciasse
direttamente il popolo, la c.d. “questione istituzionale”.
Co me si può ben notare l’assetto costituzionale dello Stato, fondato sullo
Statuto albertino, è già profondamente modificato sia dalle riforme fasciste sia
perché in seguito alle varie vicende era venuta gradualmente meno negli
italiani la volontà di riconoscere in quella data organizzazione il loro Stato, per
cui si invocavano profonde modificazioni strutturali che rispecchiassero sul
piano giuridico la nuova realtà politica.
Del resto, già con l’emanazione del de cr e t o - le g g e luog ote ne nzia le 2 5
g i u g n o 1944, n.151, lo S t a t o italiano s i e ra d a t o un “ or d ina me nt o
p ro vvisor io ” caratterizzato dalla funzione specificamente attribuitagli di
preparare la formazione di un rinnovato stabile assetto costituzionale, in
radicale opposizione al precedente.
All’art. 1 di tale decreto, venne, infatti stabilito che dopo la liberazione del
territorio nazionale, le f or me istituzionali sarebbero state scelte d a l p op olo
italiano e che a tal fi n e avrebbe eletto a suffragio unive r sa le diretto e
s egre to , u n a A s s e m b l e a Cos t itue nt e per deliberare la nuova Costituzione
dello Stato.
Mentre all’art.4, la f unzione legislativa , in attesa del nuovo Parlamento,
ve nne attr ib uita al Co ns ig l io de i ministri, che la esercitava mediante
l’emanazione di decreti legislativi sanzionati e promulgati dal Luogotenente del
Regno.

Il d ecre to n.151, ora citato, venne successivamente mod i fi c a t o dal decreto


l e g is la t ivo luog ot ene nzia le 1 6 ma r zo 1 9 4 6 n.98, con il quale la
dec isio ne s ulla f o r ma istit uzionale d ello S t a t o (repubblica o monarchia)
fu sottratta all’Assemblea costituente ed attribuita al p op olo, che avrebbe
espresso la sua volontà mediante referendum.
Il r e fere ndum istituzionale si svolse il 2 g i u g n o de l 1946,
contemporaneamente alle elezioni del deputati dell’Assemblea costituente ed
ebbe risultato favorevole per la Repubblica .
L’Asse mblea c os t it ue nte si riunì per la prima volta il 2 5 g i u g n o 1 9 4 6 e
nella seduta del 2 8 g i u g n o elesse Enrico D e N ic ola C a p o pr ovvis orio dello
Stato.
Successivamente, il 1 5 luglio, l ’Assemb lea decise la n o m i na di una
C o m m i s s i o ne di 7 5 me m b r i incaricata di elaborare e proporre, entro tre
mesi (termine più volte prorogato), il progetto di Costituzione. La
C o m m i s s i o n e dei 7 5 p r e s e nt ò il p r o g e t t o il 3 1 g e n n a i o 1 9 4 7

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all’Assemblea costituente, assieme ad una relazione del suo Presidente,
M e uc c io Ruini.
La d is c us s ione del p r o g e t t o in Assemblea, iniziata il 4 ma r zo 1947, si
c o nc l us e nella seduta pomeridiana del 2 2 d ic e mbr e del 1947, con la
votazione finale dell’intera Costituzione a scrutinio segreto. La Cos t it uzione fu
poi p r o m u lg a t a dal C a p o p r o vvis orio dello S t a t o il 2 7 d ic e mbre ed entrò
in vig o r e il 1 g e n n a i o 1948.
L’Asse mblea Costituente , anche dopo l’approvazione della Costituzione,
c o nt inuò a funzionare fi n o al 3 1 g e n n a i o 1 9 4 8 per deliberare la legge per
l’elezione del Senato della Repubblica, gli statuti delle Regioni a regime
differenziato ed una legge contenente “disposizioni sulla stampa”.
Oltre al potere di redigere ed approvare la Costituzione, l’Assemblea
costituente ebbe anche il potere di deliberare le leggi elettorali e le leggi di
approvazione dei trattati internazionali ed, inoltre, il potere di sindacato
politico sull’attività del Governo, che era verso di essa responsabile.

2 4 . C A R A T T E R I S T I C HE D E L L O S TATO I T A L I AN O S E C O N D O L A C O S T I T U Z I O N E Lo
stato italiano sulla base della vigente Costituzione può definirsi come
repubblicano, democratico, fondato sul lavoro, interventista, parlamentare,
decentrato, non confessionale, aperto alla comunità internazionale.

25. LO S TATO R E P U B B L I C A N O .
La Costituzione al suo art. 1, c o m m a I, definisce l’Italia una Rep ub blica . M a
non si limita solo a questo, m a qualifica ulteriormente la Repubblica come
d e mo cr a t ic a e f ond a t a s u l lavoro, identifica un particolare tipo di
Repubblica. A ciò si aggiunge una n o r m a di c hiusura, l’art.139 che dispone
che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale,
che pone un limite ben preciso alla stessa revisione costituzionale.
Cosicché, se per avventura si volesse restaurare la monarchia in Italia, si
dovrebbe ricorrere non alle vie legali m a ad un procedimento extra legale (una
rivoluzione, un colpo di Stato) che abbatterebbe non soltanto la Repubblica m a
anche la struttura costituzionale sulla quale essa è fondata. In Italia il carattere
rappresentativo del Capo dello Stato è espressamente previsto nella
Costituzione (art.87: Il Presidente della Rep. è il capo dello Stato e rappresenta
l’unità nazionale).

26. LO S TATO D E M O C R A T I C O .
D e mo c r a zia sta ad indicare “ g over no di popolo”. Si ha democrazia quando
il popolo partecipa al governo dello Stato.
Gli ordinamenti degli Stati democratici prevedono una serie di istituti giuridici
diretti ad immettere il popolo nel governo dello Stato:
• o indirettame nte, attraverso i suoi rappresentati designati dal corpo
elettorale (democrazia rappresentativa ),
• o direttamente , attribuendo al corpo elettorale alcuni poteri di
decisione o di impulso in ordine all’attività di governo ( de mocr a zia
diretta),
• o a nc he in ma n ie r a decentrata , consentendo, secondo i più moderni
orientamenti, che le società intermedie a carattere politico ed i singoli
individui possano concorrere a

• determinare l’indirizzo politico dello Stato e ad evidenziare le esigenze,


gli interessi, le istanze della collettività che siano ritenuti degni, o,
comunque, suscettibili di considerazione e di tutela ( de mocra zia
d e c e nt rat a o pluralista) .

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Tutte queste tre f o r me di partecipazione del popolo al governo dello Stato
sono state disciplinate e g a r a nt it e nella nostra Costituzione . Innanzi tutto
con l’affermazione contenuta nell’art.1: La sovranità appartiene al popolo,
che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, e poi con altre
disposizioni, nelle quali vengono appunto precisati quali siano queste forme e
questi limiti.
Per cui il collegamento fra governanti e governati e la garanzia che l’azione dei
primi sia tendenzialmente conforme alla volontà dei secondi vengono
formalmente assicurati:
• per quanto riguarda la d e m o cr a zia r a p p r e s e n ta tiv a , rendendo
elettivi, da parte di tutti i cittadini, uomini e donne, che abbiano
raggiunto la maggiore età, gli o r g a ni del p ot e r e le g is la t ivo e g li
o r g a ni direttivi d e g li enti territoriali (per il Senato 2 5 anni) e
collegando il governo ai rappresentanti del popolo attraverso l’istituto
della fi d uc ia (art. 9 4 Il governo deve avere la fiducia delle due
Camere)
• per quanto riguarda la d e moc ra zia diretta, attraverso gli istituti del
r e fe re nd um a b r og a t i v o delle l e g g i ordinarie e degli atti aventi
valore di legge (art.75 Cost.), del r e f e re nd um costit uzionale che
può inserirsi nel procedimento di formazione delle leggi di revisione
costituzionale e delle leggi costituzionali (art.138) e dei r e f e re nd um in
ma t er ia di creazione, fusione, o mod i fi c he territoriali di Re g io ni
e d in ma t e r ia di creazione o di m o d ifi c he territoriali (con legge
regionale) de i Co m un i (art.132 e 1 3 3 Cost.) ed con gli istituti di
iniziativa p o p o lar e delle le g g i (art.71) e della petizione (art.50)
mediante la quale i cittadini possono rivolgersi alle Camere per proporre
provvedimenti legislativi o esporre comune necessità.
• per quanto riguarda la d e moc r a zia dece ntra ta o plura lista mediante
l’attribuzione ai cittadini associati in partiti politici di concorrere, con
metodo democratico, a determinare la politica nazionale (art.49) ed ai
cittadini associati in sindacati del potere di autotutelare
gli interessi della categoria alla quale appartengono avvalendosi del
contratto collettivo di lavoro (art.39) e del diritto di sciopero (art.40),
che è un correttivo della posizione di diseguaglianza economica in cui
vengono a trovarsi i lavoratori rispetto ai datori di lavoro, di modo che il
principio democratico trovi attuazione anche nel campo dei rapporti di
lavoro.
Meritevoli di attenzione sono anche le s oc ie tà inter med ie fra il cittadino e lo
Stato: la famiglia, le associazioni culturali, le comunità religiose, la comunità
scolastica, tutte formazioni sociali nelle quali l’uomo svolge la sua personalità
e si realizza la c.d. partecipa zione d e mocrat ica . Né sono da sottovalutare i
fenomeni del c.d. a s s oc ia zio nis m o s p o n t a n e o come espressione di
insoddisfazione nei confronti delle strutture attuali della società e di una
richiesta di partecipazione alla vita sociale che non trova nei partiti e nelle
tradizionali forme rappresentative uno strumento adeguato, e del
volontariato.
L’inserzione nelle attività di governo delle esigenze popolari viene resa
possibile dall’esercizio dei diritti inviolabili che la Rep. riconosce e garantisce
all’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità (art.2), infatti tale formulazione afferma la priorità della persona
um ana rispetto allo Stato.
Tra questi diritti vanno ricordati il diritto di riunione (art.17), di
a s s o c ia zione (art.18) ed alla libera ma nif e s t a zio ne del p e ns ie r o (art.21)
e le garanzie dalle quali essi sono assistiti poiché è anche attraverso il loro
concreto esercizio che il collegamento tra governanti e governati viene

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assicurato, sottoponendo i primi ad un continuo controllo del loro operato sia
permettendo l’individuazione delle diverse esigenze da tutelare.
Il carattere de mocr at ic o del nos t r o S t a t o è completato dall’ampio
riconoscimento del principio di e g ua g l ia n za non soltanto formale m a anche
sostanziale (art.3 Cos t.) che assicura ai cittadini la parità di trattamento
giuridico ed impegna la Rep. a rimuovere gli ostacolo di ordine economico e
sociale, che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo

della persona um ana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori


all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

27. LO S TATO F O N D A T O S U L L A V O R O
La norma contenuta nell’art.1 (L'Italia è una Repubblica democratica, fondata
sul lavoro) collegata all’art.4 (La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto
al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la proprio
scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale e
spirituale della società) che enuncia il diritto-dovere del l a vo r o sta a
significare che a la vo r o si è attribuita rilevanza costituzionale. E ssa vuole
indicare specialmente che nella nostra Rep. non si dovrebbero riconoscere i
privilegi economici m a si dovrebbe riconoscere il l a vo r o come titolo di
d ig nit à del cittadino, in quanto la dignità dell’uomo è commisurata
esclusivamente alla sua capacità di concorrere al progresso materiale o
spirituale della società.
Ciò spiega le numerose norme sul lavoro contenute nella nostra Costituzione le
quali, assieme alle altre che consentono allo Stato di intervenire nel settore
dell’economia per eliminare sperperi o privilegi a svantaggio delle forze del
lavoro, rappresentano uno svolgimento del principio situato nell’art. 1 Cost.

28. LO S TATO S O C I A L E
Lo Stato sociale o anche Stato assistenziale, è una caratteristica dei moderni
Stati di diritto che si fondano sul principio di ug ua g lia n za . D a esso deriva la
finalità di ridurre le disuguaglianze sociali.
Lo Stato sociale, così com’è configurato nella nostro Costituzione, è uno Stato
che pur conservando i tradizionali istituti della proprietà privata e della libertà
della iniziativa economica
privata, ritiene necessario intervenire nel settore dei rapporti economici per
coordinare l’attività economica ed indirizzarla al raggiungimento di un
maggiore benessere comune.

Gli articoli della Costituzione in cui è delineato lo schema di inter vent o dell o
S t a t o nel s e t t or e dell’economia sono in particolare:
• Art.41: <<L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in
contrasto con l’utilità sociale, o in modo da recare danno alla sicurezza,
alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività
economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini
sociali.>>
• Art.43: < < A fini di utilità generale la legge può riservare
originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo,
allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti
determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi
pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed
abbiano carattere di preminente interesse g e n e r a le. >>

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• Art.44: < < A l fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di
stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla
proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le
regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la
trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive;
aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a
favore delle zone m o nt ane . > >

Tali norme definiscono il rapporto fra iniziativa economica e proprietà


privata ed intervento dei pubblici poteri in un’economia di tipo mista. Le
norme costituzionali prendono atto della realtà preesistente e si propongono
di modificarla a ffi nc h é possano essere raggiunti alcuni fini: fi ni sociali
(art.41), di utilità g e ne r a le (art.43), razionale s f r ut t a me nt o del
s uo l o e s t a b ilime nt o di e q ui r a p p ort i sociali (art.44).

29. LO S TATO P A R L A M E N T A R E .
Lo Stato parlamentare è un tipo di forma di governo democratica, la più diffusa
in Europa, in cui la volontà popolare è a ffi d at a al parlamento.
L’art. 94, c o m m a I, che dispone che “il g o v e r n o d e ve a ve r e la fi d uc ia
delle d u e Camere”, è la norma che caratterizza la nostra forma di governo
come parlamentare.
I commi successivi disciplinano le modalità per la concessione o la revoca della
sfiducia.
Co me conseguenza del rapporto fiduciario che si instaura fra il Parlamento ed il
Governo, l’art.95 prevede la r e s p ons ab ilit à politica (davanti alle Camere)
del P r e s id e nte del Co ns ig l io e dei ministri; questi ultimi rispondono
c o l le g ia lme nt e per g li atti del Cons ig lio de i ministri ed
ind ivid ua lme nt e p e r g li atti dei loro dicasteri.
La direzione della politica generale del Governo e affi d at a al Presidente del
Consiglio, al quale spetta di mantenere l’unità dell’indirizzo politico e
amministrativo, coordinando l’attività dei ministri.
Tuttavia, il Pr e s ide nt e della Re p . può condizionare l’attività di indirizzo
politico, tramite l’esercizio dei suoi poteri di impulso, di freno e di controllo, che
ne fanno un garante della legittimità costituzionale e un o r g a n o imparziale.
Il tipo di governo parlamentare delineato nella nostra Costituzione è a
t e nd e nza equilibratrice, che si ha quando nessuno degli organi di indirizzo
(Parlamento e Governo) ha assegnata la prevalenza, essendo chiamati ad
operare in condizione di parità, pur nella distinzione dei ruoli loro propri.
I poteri attribuiti al Parlamento lo pongono formalmente in una posizione di
centralità nell’intero sistema. Le Camere partecipano attivamente alla
direzione politica dello Stato con una serie di atti diretti a determinare i fini
generali e specifici dell’azione statale o a predisporre gli strumenti
finanziari e organizzativi necessari per conseguire tali fini, inoltre svolgono una
attività di controllo sugli organi dell’apparato esecutivo. Inoltre, in uno Stato
come il nostro, decentrato a vari livelli territoriali ed istituzionali, il Parlamento
costituisce la m assim a sede rappresentativa in cui operare le scelte definitive
e la sintesi della varie istante comunitarie, ponendosi come un organo
dell’intera comunità statale.

30. LO S TATO D E C E N T R AT O.
Il d e c e nt r a me nt o consiste nel trasferire l’amministrazione di certi poteri dal
Governo centrale agli enti locali. Il decentramento amministrativo favorisce la

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partecipazione democratica dei cittadini e il loro avvicinamento allo Stato, e
consente più attenzione verso le esigenze locali.
Nella nostra Costituzione l’art.5 dispone che “la Rep., una e indivisibile,
riconosce e promuove le autonomie locali.” Per via di tale principio la
Costituzione prevede i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni
come enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni (art.114).
Alle Re g ioni è stato attribuito il potere di emanare norme legislative entro
certi limiti.
Ai Co m un i è stata attribuita la competenza generale a svolgere le funzioni
amministrative, tranne quelle conferite a Province, Città metropolitane, Regioni
e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza
(art.118).
L’ordinamento regionale è stato integralmente attuato solo nel 1 9 7 1 con la
costituzione delle 1 5 Regioni di diritto comune che si sono affi anc at e alle
preesistenti 5 Regioni a Statuto speciale.
Lo stesso or d ina me nt o r e g iona le è stato r if or mato globalmente con la
l e g g e cost. n.3 del 2001. ( M o d i fi c h e al titolo V )

31. LO S TATO N O N C O N F E S S I O N A L E .
Il carattere non confessionale (laico) dello Stato Italiano deriva da quelle
norme costituzionali che riconoscono la più ampia libertà di religione e l’eguale
libertà di tutte le confessioni religiose ed escludono che la professione di una
certa religione possa costituire criterio discriminante fra i cittadini o che le
associazioni e le istituzioni che hanno un determinato carattere ecclesiastico
abbiano un trattamento differenziato. Infatti l’art. 8 dispone che “tutte le
confessioni religiose

sono egualmente libere davanti alla legge” e l’art. 1 9 che “ tutti hanno diritto
di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma,
individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in
pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Inoltre l’art. 3 dispone che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge senza distinzione di religione e l’art. 2 0 che il
carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od
istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di
speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma
di attività.

32. LO S TATO A P E R T O A L L A C O M U N I T À I N T E R N A Z I O N A L E .
Lo Stato internazionale ha una voc a zione internazionalistica . Lo Stato
italiano si è impegnato ad uniformare il suo ordinamento alle norme del diritto
internazionale generalmente riconosciute, a disciplinare la condizione giuridica
dello straniero in conformità delle norme e dei trattati internazionali, a
concedere allo stesso il diritto di asilo (art.10); a ripudiare la guerra come
mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ed a consentire, in
condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad
un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni (art.11).

33. LE D I S P O S I Z I O N I C O S T I T U Z I O N A L I .
Le disposizioni contenute nella nostra Costituzione non hanno tutte la stessa
natura.
Ci sono disposizioni che istituiscono gli organi dello Stato e la loro
composizione riguardo alla struttura e alle funzioni, disposizioni che regolano i
rapporti fra lo Stato ed i cittadini attribuendo a questi un diritto o gli
impongono un dovere nei confronti dello Stato, disposizioni che determinano i

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fini che lo Stato-Istituzione deve perseguire per realizzare l’assetto politico-
sociale prefigurato e voluto dal Costituente.
Le potremmo definire: istitutive o organizzative , precettive e
p r o g r a mma t ic he .
Le precettive sono indirizzate a tutti i soggetti dell’ordinamento statale mentre
le programmatiche agli organi dello Stato ed in particolare al legislatore che
deve dare loro concreta attuazione.

34. L A C O S T I T U Z I O N E V I G E N T E.
Non tutte le caratteristiche del nostro Stato secondo la Costituzione hanno
trovato attuazione, dato che da essa si differenzia la costituzione
effettivamente vigente.
E’ stata attuata, anche se non per intero, la p a r te or ga nizzat iva m a non
quella p r o g r a m ma t ic a in cui sono contenuti i principi direttivi per il graduale
rinnovamento della comunità statale.
In generale si può osservare che l’affermarsi di prassi, convenzioni e
consuetudini contra constitutionem e il permanere di leggi costituzionalmente
illegittime, tutta una serie di violazioni ed inadempienze hanno finito col dar
vita ad una costituzione effettivamente vig e nt e in ne t t a antitesi, in
a l c une s u e parti, c on q ue lla scritta.
Ad una visione attenta della nostra costituzione effettivamente vigente non
sorgono dubbi sulla na t ur a r e p ub blica na del nostro Stato e sulla sua
vocazione internazionalistica; dubbi invece sorgono sulla piena attuazione di
quel s i s t e ma d e mocra t ic o s os ta nzia le voluto dal Costituente che fa perno
sull’art.3 c omm a II; allo stesso modo, il nostro Stato non appare ancora fondato
sul lavoro, data la persistenza di larghe sacche di disoccupazione e di
sottoccupazione, di notevoli squilibri economici-sociali fra Regione e Regione o
Nord e Sud.
Il carattere p a r la me nta re invece ha trovato attuazione non sempre in
maniera conforme alla Costituzione. E’ da dimostrare che l’effettivo potere di
direzione politica risieda nel raccordo Parlamento-Governo e non in entità
sociali, come i partiti o i gruppi di interesse organizzati, estranee all’apparato
governante.
Il d e c e ntr a me nt o dello S t a t o si è realizzato con la creazione delle Regioni di
diritto comune; lo stesso non si può dire del decentramento burocratico in
quanto gli u ffi c i periferici

dell’amministrazione statale continuano a non essere dotati di quel potere


discrezionale necessario per assumere autonome decisioni.
Per avere piena attuazione del carattere n o n c onf e ss iona le dello S t a t o
richiederebbe che l’art.8 venisse reso operante sia completando la disciplina
legislativa dei rapporti fra lo Stato e le confessioni acattoliche sia eliminando le
residue discriminazioni sul piano legislativo fra religione cattolica e culti
acattolici, fermo restano che la prima gode in Italia di una posizione di
privilegio che non può però porsi in contrasto con il principio della “eguale
libertà”.
Tutto questo potrebbe indurre a pensare che il divario fra costituzione formale
e materiale po ssa essere risolto mediante una serie di modifiche alla
Costituzione scritta adeguandola a quella effettivamente vigente. Ed infatti in
questi ultimi anni si sono avanzate varie proposte di revisione costituzionale
m a tali modifiche e integrazioni vanno attuate solo dopo un’attenta verifica di
ciò che è ancora vivo e attuale nella costituzione formale e nel suo spirito
informatore, frenando gli entusiasmi per la costituzione materiale che potrebbe
essere solo il momentaneo assetto del potere politico-economico aspirante a

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travolgere principi e regole in nome di limitati e contingenti interessi. D a ciò
potrebbe scaturire che riformata non deve essere la costituzione formale m a
quella materiale nella parte in cui la sua vigenza non è più sorretta e
legittimata dal consenso dei
governati al fine di proporre effi c aci rimedi alla crisi della società e delle forze
politico-sociali che ne sono espressione.
P ARTE S E C O N D A – L ’ O RD IN AM EN TO D EL L O STATO ITAL IAN O

CAPITO L O P R I M O – IL P O T E R E L EGIS L ATIV O

1. IL B I C A M E R A L I S M O
Il p ot er e leg is lat ivo in Italia è e sercitat o da l p a r la me nt o che a norma
dell’art. 5 5 si compone dalla Ca m e r a dei d e p uta t i e dal S e n a t o della
Rep ub blica , cosicché il parlamento è un o r g a n o c o m p l e s s o perché formato
da due organi collegiali.
Il sistema bicamerale è il sistema più diffuso negli Stati di democrazia classica
ed è proprio degli Stati federali nei quali accanto ad una camera che
rappresenta l’intero popolo è stata posta una seconda che rappresenta i singoli
Stati membri.

Nel nostro sistema vige il b ic a me r a lis m o perfett o dove le camere hanno gli
stessi poteri e funzioni.
In Gran Bretagna e in Irlanda vige il b ic a me r a lis mo imp e rfet to dove le
camere non svolgono le stese funzioni e una delle due può prevalere sull’altra.

Con il bicameralismo perfetto le leggi dovendo essere sottoposte


all’approvazione di due distinte assemblee, risultano elaborate con maggiore
accuratezza e riflessione. Inoltre l’esistenza di due Camere consente di
utilizzare un maggiore numero di competenze. L’identità delle funzioni insieme
ad altre cause può però ritardare oltre misura lo svolgimento della loro attività
(specialmente quella legislativa).

2. IL P A R L A M E N T O I N S E D U T A C O M U N E .
Dal Parlamento come organo complesso va distinto il parlamento in seduta
comune che è un organo collegiale che in quel momento non esercita funzioni
legislative m a di altra natura (i suoi componenti sono i deputati, i senatori - ed
anche dai delegati delle regioni se si deve eleggere il presidente della
repubblica).

Il p a r l a me nt o s i riunisce in s e d u t a c o m u n e q ua nd o :
• Elezione (art.83), giuramento (art.91), e, m essa in stato d’accusa del
presidente della repubblica (art. 90);

• Elezione di 1/3 del consiglio superiore della magistratura (art. 104); di 5


giudici costituzionali (art.135);
• Compilazione (ogni 9 anni) di un elenco di persone fra le quali sono
sorteggiate, in caso di necessita, 1 6 giudici aggregati della corte
costituzionale per i giudizi materia penale (art. 135).

Ciascuna camera elegge fra i suoi componenti il presidente e l’ufficio di


presidenza.
S e il parlamento si riunisce in seduta comune il Presidente e l’Ufficio di
presidenza sono quelli della Camera dei deputati (art.63).

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Secondo l’art.35 del regolamento della Camera, il regolamento della Camera
è applicato normalmente nelle riunioni del Parlamento in seduta comune; m a il
regolamento del Senato
specifica che è sempre fatta salva la facoltà delle Camere di stabilire norme
diverse. E’ da ritenere pertanto che il Parlamento in seduta comune potrebbe
darsi un proprio autonomo regolamento.
Il Parlamento in seduta comune è un colleg io perfett o (legittimato a
discutere prima di deliberare) anche se vi è il divieto di discussione sulle
candidature perché resta sempre la possibilità di discutere su tutte le altre
questioni prima di deliberare come previsto dalla stessa Costituzione.
Perciò la prassi affermatasi in questi ultimi anni in seno al Parlamento in seduta
comune e secondo la quale spetta al Presidente dell’organo di decidere, senza
preventiva discussione ed in via definitiva, ad esempio sulla regolarità delle
votazioni e sulla legittimità dei titoli di coloro che ad esse prendono parte,
appare essere incostituzionale.

SEZIONE I
L A F O R M A Z I O N E D EL L E C A M E R E

3.ELEZIONI E D O R DINA M ENT O DEMOCRATICO.


Si distinguono due modi di scelta dei governanti: il m o d o d e mo c r at ic o
(attraverso l’elezione) e quello n o n d e moc ra tico (attraverso l’eredità, la
cooptazione, la conquista).
In Italia, solo la camera dei deputati ed il senato (nella sua m assim a parte)
sono composti da soggetti scelti direttamente dal popolo con apposite elezioni
a suffragio universale.
Per alcuni componenti del senato, la costituzione prevede che il Pr e s id e nt e
della Re p ub b lic a p u ò nomina r e i “ s e na t ori a vita” (la stessa norma
costituzionale prevede che gli ex Presidenti della Repubblica sono di diritto
“senatori a vita” art.59).

L’art.59, c o m m a II Cost. dispone che il Presidente della Rep. può nominare


senatori a vita c inq ue cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi
meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tale disposizione si
presta a d u e tipi di interpretazione : ciascun Presidente può nominare
cinque senatori a vita oppure sino a cinque, come numero complessivo dei
senatori di nomina presidenziale che non debba mai essere superato.
Molti Presidenti hanno rispettato la seconda interpretazione tanto che è stato
affermato che si era formata una consuetudine interpretativa, sennonché il
Presidente Pertini ha nominato altri due senatori a vita, e il Presidente Cossiga
altri cinque superando di fatto il numero.
Per quanto riguarda i requisiti per la nomina il Presidente della Rep. gode di un
buon margine di discrezionalità nella scelta, fermo restando che non deve
essere guidato da criteri politici o di parte.

D a alcuni principi impliciti nel sistema si ricava che per quanto riguarda la
formazione delle due Camere è esclusa qualsiasi forma di rappresentanza della
sola maggioranza, e che, al contrario, deve essere adottato un sistema
elettorale che garantisca la rappresentanza delle minoranze.

4.LA R A P P R E S E N T A N Z A POLITICA.
L’art. 6 7 dispone che ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed
esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato.

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Il r a p p or t o r a p p r e s e nt a t ivo che si instaura fra eletti ed elettori non ha nulla
a che fare con la rappresentanza giuridica. Non esiste alcun rapporto giuridico
tra rappresentanti e rappresentati.
Gli eletti non rappresentano gli elettori, m a un’entità astratta, la nazione,
l’intera collettività popolare. Non esiste la possibilità degli elettori di revocare
gli eletti.
Né si può definire la r a p p r e s e nt a nza sorta dalle elezioni come politica,
perché questo serve solo a distinguerla da quella giuridica.
L a r a p p r e s e nt a nza politica è stata, di volta in volta, studiata come
rappresentanza di interessi generali o collettivi visti nel loro insieme, come
rappresentanza di opinioni o struttura organizzatoria intesa a collegare tramite
elezione un gruppo al suo ente esponenziale, oppure come figura che
caratterizza alcuni organi (rappresentativi) tramite cui la volontà popolare è
presente nel governo dello Stato. E ssa è strettamente connessa ad un modo di
designazione ai pubblici u ffi c i (l’elezione).
Tale modo è stato ritenuto preferibile ad altri (nomina, cooptazione, eredità)
tutte le volte che i governanti debbano essere posti in collegamento con i
governati al fine che la loro azione risulti tendenzialmente conforme alle
effettive esigenze della collettività popolare.
Non tutte le volte però gli organi elettivi rappresentano coloro dai quali sono
stati eletti (Presidente della Rep. rappresenta l’unità nazionale e non i
parlamentari, che a loro volta rappresentano la nazione e non il corpo
elettorale.)

R a p p r e s e n t a nz a attiene al momento dell’autorità (lo stato rappresentativo,


organi rappresentativi).
Ra p p r e s e nt a t ivit à attiene al momento della libertà e trova il suo fondamento
nel consenso, nell’adesione al sentimento popolare, nella consonanza che si
viene a stabilire fra governanti e governati quando i primi riescono a tradurre
in formule giuridiche e a tutelare i valori che si manifestano come preminenti
nella comunità che li ha espressi. Perciò rappresentatività è strettamente
collegata ad interesse generale mentre può aversi rappresentanza anche di
interessi particolari e settoriali.
Nonostante l’elezione costituisce il procedimento che offre maggiori garanzie
perché tra governanti e governati si instauri un rapporto di consonanza, la
rappresentanza così come la rappresentatività possono anche non derivare da
essa.
Ciò inducono a considerare la r a p p r e s e nt a nza politica come una qualità
convenzionale attribuita agli organi elettivi che può anche rilevarsi priva di un
reale contenuto qualora essa non trovi conferma, sul piano dell’effettività, nella
rappresentatività degli organi stessi.

5. E L E T T ORATO ATTIVO E P A S S I V O
Le camere sono elette dai cittadini che godono del diritto di elettorato
attivo. S o n o elettori della Camera dei deputati i cittadini maggiorenni (art.
48, I c o mma ) e del senato coloro che hanno raggiunto il 2 5 anno di età (art.
58, c o m m a I )
S ono invece e le gg ibili (godono del diritto di elettorato p a s s i v o ) alla
camera chi ha raggiunto 2 5 anni (art .56,comma III) e al senato chi ha
raggiunto 4 0 anni (art. 5 8 II c o m m a )
L’art. 48, III c omma , dispone che il diritto di voto non può essere limitato se
non per inca pac ità civile o per effetto di s e nt e nza p e na le irrevocabile o
nei casi di ind e g nit à mor a le indicati dalla legge. N o n h a n n o diritto al voto
coloro che:

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-sono ritenuti persone pericolose per la pubblica sicurezza e sono sottoposti a
misure di prevenzione
- i sottoposti a misure di sicurezza detentive o a libertà vigilata o al divieto di
soggiorno in uno o più comuni o Province
-i condannati a pena che importa la interdizione perpetua o temporale dai
pubblici u ffi c i

Le cause di esclusione dall’elettorato attivo valgono anche per l’elettorato


passivo.

Con l e g g e cos t. n.1 del 2 0 0 0 è stato modificato l’art.48 aggiungendovi un III


C o m m a che dispone che la legge stabilisce requisiti e modalità di esercizio dei
diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal
fine è istituita una circoscrizione Es t er o per l’elezione delle Camere, alla
quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma cost. e secondo
criteri stabiliti dalla legge.
Con l e g g e cost. n.1 del 2 0 0 3 invece sono stati modificati gli art. 5 6 e 5 7 in
cui si attribuisce che dei 6 3 0 deputati, 1 2 sono eletti nella Circoscrizione
Estero e che dei 3 1 5 senatori, 6 sono eletti nella circoscrizione Estero.

I. S I S T E M I E L E T T O RALI
Indica l’insieme di norme che regolano e determinano la ripartizione dei seggi
per la rappresentanza di un determinato corpo elettorale.
La distinzione fondamentale dei sistemi elettorali è basata sul carattere,
maggioritario o non maggioritario che essi possono presentare.

Con il s i s t e m a ma g g ior it a r io si assegnano ai candidati che hanno ottenuto la


maggioranza (relativa, assoluta o qualificata) i seggi attribuiti al collegio.
I v a n t a g g i del s i s t e m a ma g g ior it a r io:
• Assicura il massimo collegamento fra elettori e candidati
• Evita l’eccessivo frazionamento del sistema politico
• Facilita l’accesso al parlamento di spiccate personalità
• Impedisce gli accessi alla partitocrazia
Gli s va n t a g g i : provoca un travisamento della volontà popolare sul piano
nazionale a causa della diversa composizione politica dei collegi e del
maggiore o minore numero di candidature, favorendo la polarizzazione fra i
due partiti maggiori e sotto rappresentando i partiti minori.

Il s i s t e ma p rop or ziona le assicura alle diverse parti politiche un numero di


seggi in proporzione ai voti ottenuti.
L o s va nt a g g i o : nel caso il corpo elettorale sia politicamente poco omogeneo,
i sistemi proporzionali favoriscono il suo frazionamento fra diversi partiti, m a in
questo modo si potrebbe rendere difficile la formazione di stabili maggioranze
di governo.

Quindi il sistema maggioritario ( sollecitando gli elettori a suddividersi in due


schieramenti partitici contrapposti che si alternano alla guida del governo)
privilegia la stabilità politica rispetto alla rappresentatività delle assemblee
elettive, al contrario dei sistemi proporzionali.

I. C A R A T TE RI D E L V O T O
Art. 48, comm a II, cost. il voto è personale ed eguale, libero e segreto (Ed è
un dovere civico).
• P e r s ona le, deve essere esercitato personalmente a meno che non si
tratti di elettori fisicamente impediti, i quali esercitano il diritto del voto

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con l’aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore che
sia stato volontariamente scelto come accompagnatore. Non è am m e sso
il voto “per procura”.
• Eg ua le , ciascun voto, quale che sia la posizione personale dell’elettore,
ha lo stesso valore di tutti gli altri. N o n è a m m e s s o il voto plurimo
(quando al voto dell’elettore che si trova in determinate condizioni
personali e sociali viene attribuito un valore superiore all’unità ) ed il
voto multiplo (quando un elettore è am m esso a votare in più collegi).
• Libero, l’elettore non deve subire alcuna forma di pressione o di
coazione a favore di un partito o di un candidato.
• S e g r e t o, per assicurarne la libertà.

8.IL P R O C E D I M E N T O E L E T T O R AL E E L ’ A S S E G N A Z I ON E D E I S E G G I .
Con la l e g g e n. 270 del 2 0 0 5 è stato reintrodotto in Italia il sistema
proporzionale, abbandonato, in favore di un sistema maggioritario attenuato.
La legge del 2 0 0 5 però prevedeva la correzione del proporzionalismo mediante
p re mi di ma g g i or a n za , da assegnarsi alla coalizione vincente con metodi
diversi per la Camera dei deputati e per il Senato. Questo sistema elettorale
era inoltre a liste bloccate, nel senso che l’elettore poteva votare solo per le
liste di candidati m a non poteva indicare alcuna preferenza.
L’elezione dei parlamentari dunque era rimessa completamente alla scelta e
all’ordine di presentazione nella lista stabilita dai partiti.

Le disposizioni introdotte da tale l e g g e n.270 del 2 0 0 5 sono state, in parte,


dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale con la sent. n.1 del 2014.
La Corte ha ritenuto che il meccanismo di attribuzione del premio di
maggioranza, in quanto combinato con l’assenza di una ragionevole soglia di
voti minima per competere all’assegnazione del premio fosse tale da
determinare un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione,
basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto.
Incostituzionali sono state anche dichiarate le norme che non consentivano
all’elettore di esprimere una preferenza per i candidati.
La dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme relative al premio di
maggioranza e alle liste bloccate ha fatto si che il sistema elettorale della
Camera e del Senato diventasse un p r op or zionale puro, con la possibilità di
esprimere una sola preferenza.

Dopo questa sentenza il Parlamento ha approvato una l e g g e elettorale n.52


del 2005, relativa solo alla Camera dei deputati, confidando nell’approvazione
del testo di riforma costituzionale (poi b occiat o nel r e f er e nd um
costit uzionale de l 4 dic de l 2 01 6) che prevedeva tra l’altro la
trasformazione del Senato in una camera delle autonomie territoriali, non
eletta direttamente dal corpo elettorale.
Questo nuovo sistema elettorale (anch’esso dichiarato p ar zialme nt e
illegittimo c on la se nt. n.35 del 2017), articolato su due turni, manteneva
l’impianto proporzionale dalla precedente legge, disponendo l’attribuzione di
un premio di maggioranza (340 seggi) alla lista (non più alla coalizione) che, al
primo turno, avesse ottenuto almeno il 4 0 % dei voti.
Nel caso di mancato raggiungimento di questa soglia sarebbero state
am m e sse al ballottaggio le prime due liste e alle vincente sarebbe stato
assegnato il premio di maggioranza.
Ai sensi della normativa tuttora in vigore l’elettore può esprimere fino a due
preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capolista. E’
inoltre previsto che siano eletti prima i capolista e poi i candidati che hanno
ottenuto il maggior numero di preferenze.

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In questo modo il legislatore aveva ritenuto di recepire le indicazioni desumibili
dalla sent. n.1 del 2 0 1 4 reintroducendo un sistema elettorale di tipo
proporzionale con premo di maggioranza.

Anche su questa legge è però, intervenuta la Corte costituzionale che con la


sent. n.35 del 2017, h a dichiarato l’illegittimità costituzionale della
previsione di un turno di ballottaggio all’esito del quale era prevista
l’assegnazione di un premio di maggioranza ritenendo che la legge n.52
riproducesse un effetto distorsivo analogo a quello individuato già con la sent.
n.1 del 2014.
In particolare perché una lista avrebbe potuto accedere al turno di ballottaggio
anche avendo conseguito al primo turno un consenso esiguo e ciò nonostante
ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbero
conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno.

D o p o la sent. n.35 del 2 0 1 7 il sistema elettorale della Camera dei deputati


è di tipo proporzionale, a turno unico, con la previsione di un premio di
maggioranza alla lista che dovesse ottenere il 4 0 % dei voti. E’ rimasta
inalterata la previsione del solo capolista “bloccato”, con la possibilità di
esprimere fino a due preferenze per gli altri candidati della stessa lista.

E’ stata dichiarata invece illegittima la norma che consentiva al deputato eletto


in più collegi plurinominali di scegliere il collegio di elezione; a seguito della
sent. si procederà per sorteggio.
La legge elettorale del Senato continua ad essere di tipo proporzionale,
attenuato soltanto dalla preesistenza di soglie minime di sbarramento, e con la
possibilità di esprimere una sola preferenza.

Il sistema elettorale è stato successivamente modificato con la l e g g e 3


n o v e m b r e 2 0 1 7 n.165, Ros a t e llum Bis, ed è l’attuale, e prevede un
s i s t e m a mis t o c on u n a c omp one nt e ma g g ior it a r ia uninomina le e d u n a
p r op or zionale plurinominale . L’assegnazione di 1/3 di s e g g i alla Camera
(232) e al Senato(116) è effettuata in collegi uninominali, in cui è proclamato
eletto il candidato per partito/coalizione più votato. L’assegnazione dei restanti
seggi delle circoscrizioni del territorio nazionale (386 Camera dei deputati, 1 9 3
Senato) avviene in collegi plurinominali, con m e t o d o p r op or zionale tra le
liste e le coalizioni di liste che abbiano superato le s og lie di s b a r r a m e n t o
predeterminate dalla medesima legge. ( 3 % liste singole alla Camera, 5 % al
Senato, 1 0 % coalizioni). S o no proclamati eletti i candidati della lista del
collegio plurinominale secondo l’ordine di presentazione. Resta ferma la
specificità della normativa dettata dalla legge 2 7 dicembre 2001, n.459, che
prevede l’assegnazione con m e t o d o p r op or zionale dei s e g g i della
circoscrizione Es t e r o (12 per la Camera e 6 per il Senato), e stabilisce
peculiari modalità per l’esercizio del diritto di voto per corrispondenza
all’estero.
Inoltre le liste, nei collegi plurinominali, s o n o b loc c ate o c hius e (è il partito
a decidere la lista e l’ordine dei candidati).
Il vo t o n o n p u ò e s s e r e d is g iunt o, cioè non si può votare per un partito e poi
per un candidato di un altro partito.
N e s s u n partito può presentare una lista con più del 6 0 % dei c a nd id at i
appartenenti a u n o dei d u e s e s s i.

Il p r o c e d ime nt o elettorale per le due Camere si apre con il decreto del


Presidente della Rep. (art.87 c o m m a III) su deliberazione del Consiglio dei
ministri, che indice le elezioni.

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A norma dell’art.61 le elezioni delle nuove Camere devono aver luogo entro
7 0 giorni dalla fine della legislatura.
La seconda fase del procedimento elettorale riguarda la f or ma zione e la
p r e s e nt azione delle liste dei candidati.
Le liste dei c a nd ida t i s o n o p r e se nt at e d a i partiti e dai gruppi politici
organizzati, che devono depositare, presso il Ministero dell’Interno, il
c o n t r a s s e g n o con il quale dichiarano di voler distinguere le liste nelle singole
circoscrizioni.
All’atto del deposito del contrassegno deve essere indicata la denominazione
del partito o del gruppo organizzato. Insieme al deposito del contrassegno, i
partiti che si candidano a governare depositano la dichiarazione di trasparenza
e il programma elettorale, nel quale dichiarano il nome e cognome della
persona da loro indicata come capo della forza politica.
L’iniziativa per formare le liste dei candidati spetta ai partiti o ai gruppi politici
organizzati.
Le liste dei candidati e la relativa documentazione devono essere presentate,
per ciascuna circoscrizione elettorale, dalle ore 8 del 35° giorno alle ore 2 0 del
34° giorno antecedente quello delle votazioni presso gli U ffi c i centrali
circoscrizionali e presso gli U ffi c i elettorali regionali.
Ogni lista è formata complessivamente da un numero di candidati n o n
inferiore alla m e t à dei s e g g i a s s e g n a t i con sistema proporzionale a l
colle gio p lur inominale e n o n s up eriore ai s e g g i a s s e g na t i, con sistema
proporzionale, allo stesso collegio plurinominale .
N e ssun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più
di 5 collegi plurinominali.
Il candidato in un collegio uninominale può candidarsi al massimo anche in 5
collegi plurinominali Pena nullità, nessuno può essere candidato in più di un
collegio uninominale.

Pena nullità, nessun candidato può accettare la candidatura contestuale alla


Camera dei deputati e al Senato della Repubblica.

L a dichiarazione d i p r e se nta zione della lista de i c a nd ida t i per ogni


singolo collegio plurinominale, con l’indicazione di tutti i candidati nei collegi
uninominali del collegio plurinominale stesso, d e ve e s s e r e sottoscritta ,
pena la sua invalidità, da a l me n o 3 7 5 e d a n o n p iù di 2.000 elettori iscritti
nelle liste elettorali di comuni compresi nel medesimo collegio plurinominale o,
in caso di collegio
plurinominale compreso in un unico comune o diviso in più collegi
plurinominali, iscritti nelle sezioni elettorali di tale collegio plurinominale.
L a l e g g e n. 205/2017, nelle disposizioni transitorie, prevede che, nelle prime
elezioni successive alla sua entrata in vigore, il n ume r o delle sott oscrizioni
per la presentazione di liste e candidature
per l’elezione della Camera dei deputati, (a regime: minimo 1500, massimo
2000), sia rid ott o a d u n q ua r t o (375). A tal riguardo, si rappresenta che la
riduzione delle sottoscrizioni deve essere
riferita E S C L U S I V A M E N T E AL N U M E R O M I N I M O , nella finalità di facilitare gli
adempimenti elettorali dei candidati e dei partiti.
Anche quando si verifichi lo s c io g l ime nto della C a m e r a dei d e p uta t i che ne
anticipi la scadenza di oltre centoventi giorni, il numero minimo delle
sottoscrizioni è ridotto alla M E T À (750).
Per il Senato della Repubblica, il numero delle sottoscrizioni per ciascun
collegio plurinominale è quello dettato per la Camera – cioè, come detto,
minimo 375, massimo 2.000.

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C A S I I N CU I L E L IS TE S O N O E S O N E R A T E D A L L A RACCOLTA D EL L E
SOTTOSCRIZIONI:
•N E S S U N A S O T T O S C R I Z I O N E È R I C H I E S T A p er i partiti o g r up p i politici
costituiti in g r u p p o p a r la me nta re in e nt r a m b e le C a me r e all’inizio
della l e g is la t ura in c or s o al m o m e n t o della c onvoc a zione dei comizi
elettorali. V a rilevato c he la l e g g e Ro s a t e l lu m b is p r e ve d e inoltre
l’eso nero dalle s ott oscrizioni p e r le p r ime elezioni s uc c e s s ive alla s u a
e ma na zio ne a nc he ai partiti costituiti in g r u p p o p a r la me nt ar e in
a l m e n o u n a delle d u e C a m e r e alle ultime elezioni.
•N E S S U N A S O T T O S C R I Z I O N E È AL TRES Ì R I CH I ES T A per i partiti o
g r up p i politici r a p p re se nt at ivi di minor a nze linguist ic he c he a b b ia no
c o ns e g u it o a l m e no u n s e g g i o in oc ca s io ne delle ultime elezioni della
C a m e r a dei d e p ut a t i o del S e n a t o della Re p ub b lic a
In tutti i casi di esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni, la presentazione
della lista deve essere sottoscritta dal presidente o segretario del partito o
gruppo politico.

Con la presentazione e la pubblicazione delle candidature si apre la


c a m p a g n a elettorale che dura sino al giorno precedente la votazione e che
è regolata dalle le g g i n.515 de l 9 3 e n.28 del 2 0 0 0 e dalla disciplina delle
a ffi ssi o ni e degli stampati la c.d. l e g g e n.212 del 56.
Queste leggi hanno lo scopo di assicurare la p a r c ond icio fra i candidati ed i
partiti e movimenti per quel che riguarda la propaganda elettorale in modo che
sia assicurata la parità di trattamento, e l’imparzialità dell’informazione.
E sse prevedono infatti particolari r e g o l e p er l’ac ces so ai mezzi di
f o r ma zione p e r la p r o p a g a n d a elettorale.
Vi è il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di
comunicazione, tranne quelle indispensabili per l’assolvimento delle loro
funzioni, nel periodo che va dalla data di convocazione dei comizi elettorali fino
alla chiusura delle operazioni di voto.
Inoltre è vie ta to nei 1 5 g ior ni precedenti la data delle votazioni
p ub blicare e diffondere i risultati di s o n d a g g i de mos c op ic i sull’esito
delle elezioni, anche se sono stati effettuati in un periodo precedente al
divieto.
D a l 2 0 1 4 le operazioni di vot a zione in occasione delle consultazioni elettorali
o referendarie si svolgono nella s ola g ior na t a della d ome nica , dalle 7 alle
23, presso le varie sezioni nelle quali sono stati ripartiti gli elettori del collegio.
In c ia s c una s e zione è costituito un s e g g i o elettorale composto da un
presidente, quattro scrutatori, di cui uno, a scelta del presidente, assum e le
funzioni di vice-presidente, e da un segretario.

La ripartizione dei seggi tra le liste alla Camera è effettuata su base nazionale
mentre il riparto del Senato è solo regionale.
I candidati eletti deputati o senatori entrano nel pieno esercizio delle loro
funzioni all’atto della proclamazione .

Sia alla Camera che al Senato il seggio che rimane vacante per qualunque
causa, è attribuito, nell’ambito della stessa circoscrizione, al candidato che
nella lista segue immediatamente l’ultimo degli eletti nell’ordine progressivo di
lista.

9 . D I F F E R E N Z I A Z I O N I F R A LE D U E C A M E R E .
- E’ richiesta un’età d i ve r s a per l’acquisto del diritto di elettorato attivo (18
anni Camera dei deputati, 2 5 Senato) e del diritto di elettorato passivo (25
Camera dei deputati, 4 0 Senato);

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-la Camera dei deputati è composta da 6 3 0 membri; il Senato da 315, più i
senatori di diritto ed a vita;
-il r a p p or t o r a p pr e se nt at ivo (n. di abitanti corrispondenti ad un seggio di
un’assemblea elettiva) è p iù e le va t o per il Senato , essendo il numero dei
senatori la metà di quello dei deputati.
- sono parzialmente diversi i sistemi elettorali per l’elezione delle due Camere;
-la Camera dei deputati è interamente elettiva mentre del Senato fanno parte
anche i senatori di diritto ed a vita.
L a d ur a t a in carica di entrambe le Camere è pari a 5 anni.
Altre distinzioni si hanno relativamente alla organizzazione interna ed al modo
di esercizio delle funzioni che sono contenuti nei r e g ola me nt i par lamentari.
(Regolamento della Camera dei deputati e Regolamento del Senato).
Art. 57: Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne
ha due, la Valle d'Aosta uno. La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua
in p r o p or zione alla p op ola zione delle Re g ioni .

1 0. LE
CAUSE DI INELEG G IBI LITÀ, I N C O MPAT I BI LIT À ED INCANDIDABILITÀ
PARLAMENTARI.
Chi è colpito da una c a u s a di ine leg gibilità non perde il diritto all’elettorato
passivo, non può solo esercitarlo finché permane la causa impeditiva.
Le persone colpite di ineleggibilità possono essere distinte in tre gruppi.
1. persone che ricoprono determinati uffici, avvalendosi dei quali
potrebbero esercitare a loro favore pressioni su alcuni elettori (esempio:
il capo e il vice capo della polizia, i prefetti, gli ufficiali superiori delle
forze armate dello stato, sindaci di comuni con più di 20.000 abitanti,
limitatamente alla circoscrizione del loro comando territoriale)
[ineleggibilità relativa];
2. persone che abbiano impiego da governi esteri, al fine di impedire
possibili interferenze straniere nello svolgimento delle elezioni;
3. persone che sono legate allo stato da particolari rapporti economici, in
modo da evitare che i loro interessi personali possano interferire con lo
svolgimento del mandato parlamentare (i dirigenti di società sostenute
economicamente dallo stato, i giudici della corte costituzionale ed i
magistrati, esclusi quelli in servizio presso le giurisdizioni superiori, a
meno che non si trovino in stato di aspettativa. In ogni caso i magistrati
non sono eleggibili nelle circoscrizioni sottoposte alla giurisdizione degli
u ffi c i ai quali si sono trovati assegnati o presso i quali hanno esercitato le
loro funzioni nei sei mesi antecedenti la data di accettazione della
candidatura).

Le c a u s e di incompatibilità: fra senatore e deputato art. 65, fra membro


del parlamento e presidente della repubblica art. 84, fra membro del
parlamento/membro del Consiglio regionale e membro del consiglio superiore
della magistratura art. 1 0 4 o della Corte costituzionale art. 135.

I membri del Parlamento non possono ricoprire cariche o esercitare funzioni di


amministrazione, presidente, liquidatore, sindaco o revisore, in associazioni o
enti che gestiscono servizi per conto dello Stato o della pubblica
amministrazione, né possono ricoprire cariche o u ffi c i di qualsiasi specie in enti
pubblici o privati.
I professori universitari di ruolo eletti al Parlamento sono collocati d’ufficio in
aspettativa per la durata del mandato.
Gli eletti colpiti da una causa di incompatibilità dovranno optare fra l’ufficio di
deputato o senatore e l’ufficio già ricoperto.

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Le c a us e di incandida bilità (non possono essere candidati e non possono
comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore):
-coloro che hanno riportato c ond a nne d efi nit ive a pene superiori a due anni
di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti dall’articolo 51, commi
3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale (es. a s s . a delinq uere di
s t a m p o m a fi o s o , terrorismo, s e q ue s t r o di persona);
-coloro che hanno riportato c ond a n ne d efi nit ive a pene superiori a due anni
di reclusione per i delitti, consumati o tentati, previsti nel libro II, titolo II
(Delitti c ontr o la Pub b lic a Amministrazione ), capo I (Delitti dei p ubbl ici
u ffi c i a l i c ontro la p ub b lica amministrazione ), del codice penale (es.
peculato, c onc us s ione , corruzione, a b u s o d ’ uffi c io ) :
-coloro che hanno riportato c ond a n ne d efi nit ive a pene superiori a due anni
di reclusione, per delitti n o n colposi, consumati o tentati, previsti dal codice
di procedura penale al fine di applicare le mis ur e cautelari.
Nel caso in cui una causa di incandidabilità sopravvenga o sia accertata nel
corso del mandato elettivo la C a m e r a di a p p a r t e ne nza delibera e g iud ic a i
titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di
ineleggibilità e di incompatibilità. (art.66 Cost.)

11.LA V E R I F I C A D E L L E E L E Z I O N I .
Appena proclamato eletto, il parlamentare assum e immediatamente la qualità
di deputato o senatore e può esercitare le funzioni inerenti al suo ufficio.
La sua elezione, però, viene s o t t o p os t a a d u n controllo sia per quanto
riguarda i requisiti validi p er l’ a mmis sione n e ll ’ uffi c io (capacità elettorale
passiva, cause di ineleggibilità, incompatibilità) sia sotto il profilo della
r e g o l a rità delle operazioni elettorali.
Tale controllo ( verifica delle elezioni) è esercitato da una commissione
p e r ma ne nt e ( Gi unt a delle elezioni alla C a m e r a e Giunt a delle elezioni
e delle immu nit à p a r la me nt ar i al S e na t o ) costituita presso ciascuna
Camera ed i suoi componenti sono scelti dai rispettivi Presidenti.
L a ve ri fica delle elezioni si svolge attraverso d ue fasi, una necessaria
(controllo di deliberazione ) ed una eventuale (giudizio di contestazione ).
Il controllo di deliberazione mira ad accertare la validità della elezione sotto
entrambi i profili indicati. S e la Giunta delibera di convalidare l’elezione, né da
comunicazione all’assemblea alla quale non rimane che prendere atto della
convalida; invece se ritiene l’elezione non regolare la contesta.
In seguito alla c ont es ta zione si ha la sec onda fase che si svolge parte innanzi
alla Giunta in una discussione pubblica che si conclude con una deliberazione
a favore o contro la convalida; e parte innanzi alla intera assemblea che
discute la deliberazione della Giunta e decide definitivamente, a scrutinio
segreto, se convalidare o meno l’elezione.

La verifica delle elezioni si svolge alla Camera secondo le disposizioni


contenute nel r e g ola m e nt o interno de lla Giunt a delle elezioni del 98 ed
al Senato a norma del r e g ola me nt o p e r la ve r i fi ca dei poteri del 92.

Per i ricorsi in ma t er ia di e le gg ibilità ai Cons ig li c omuna li, provinciali e


delle Reg io ni, è competente il tribunale civile, mentre il trib unale
a mminis t ra t ivo r e g io na le è competente a decidere sui ricorsi riguardarti le
controversie in ma t e r ia di operazioni elettorali.

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La prima fase della convalida resta sempre di competenza del Consiglio
regionale.

S E Z I O N E II
L O S TATU S D I M E M B R O D E L P A R L A M E N T O

L o s t a t u s di m e m b r o del p a r l a me nt o
E’ la posizione complessiva in cui deputati e senatori si trovano in ragione della
loro appartenenza alle Camere. Tale status si acquista dal momento
dell’assunzione dell’ufficio di deputato o senatore, vale a dire con la
proclamazione e, per i senatori a vita, con la comunicazione della nomina.
Le gua r e nt ig ie previste nell’art.68 sono strettamente connesse alle funzioni
svolte dai parlamentari e tendono ad assicurare il libero esercizio tutelando in
tal modo sia il parlamentare sia le assemblee elettive contro indebite
ingerenze volte a limitarne o comprimerne l’indipendenza.

1 2. L ’ I R R E S PO N S AB I LI TÀ P E R LE O P I N I O N I E S P R E S S E E D I V O T I DATI
A norma dell’art. 68, c o m m a I, Cost. i membri del Parlamento non possono
essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati
nell’esercizio delle loro funzioni, al fine di consentire loro la più ampia libertà di
valutazione e di decisione nell’esercizio del mandato.
Tale norma quindi e s e n t a i p a r l a me nta ri da ogni responsabilità civile,
penale, amministrativa e disciplinare. Tale irresponsabilità permane anche alla
scadenza del mandato.
E ssa è limitata tuttavia:
• ai voti ed alle opinioni, per cui se viene c omm esso un fatto materiale e
questo integra gli estremi di un reato, il parlamentare è perseguibile
penalmente
• alle opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari e non
anche in altra sede; m a le Camere tendono ad estendere
l’irresponsabilità anche per le opinioni espresse al di fuori delle sedi nelle
quali esse svolgono istituzionalmente le loro funzioni.
Va detto che, soprattutto negli ultimi due decenni, l’insindacabilità
p arla me nt are , da strumento posto a tutela dell’indipendenza del
parlamentare nei confronti degli altri poteri (esecutivo e giudiziario), è stata
invocata per coprire qualunque tipo di dichiarazione o di comportamento,
anche in situazioni che esulavano oggettivamente dall’esercizio delle funzioni
parlamentari.
Per ovviare a questa distorsione la Corte costituzionale ha svolto un controllo
più rigoroso sulle deliberazioni parlamentari arrivando a richiedere l’esistenza
di un « n e s s o funziona le » tra le dichiarazioni o i comportamenti per cui il
deputato è chiamato a rispondere davanti all’autorità giudiziaria e l’esercizio
della funzione parlamentare.
Del pari, quanto alle dichiarazioni rese o ai comportamenti tenuti al di fuori
delle aule parlamentari (c.d. extra moenia) – come nel caso, ad esempio, di un
dibattito televisivo – la giurisprudenza costituzionale ha ritenuto tali
dichiarazioni o comportamenti «coperti» dall’insindacabilità parlamentare solo
se riconducibili a una dichiarazione resa o a un comportamento tenuto
all’interno dell’Aula.
La Corte Costituzionale ha riconosciuto la sindacabilità delle opinioni espresse
da un deputato anche all’interno delle sedi parlamentari, ove non sia
riscontrabile lo stretto nesso con la funzione parlamentare.
La Corte Costituzionale ha chiarito comunque che la prerogativa parlamentare
dell’insindacabilità non può essere estesa sino a comprendere gli insulti solo

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perché collegati con le battaglie condotte da esponenti parlamentari in favore
delle loro tesi politiche.
Quando un deputato o un senatore nel corso di una discussione sia accusato di
fatti che ledano la

sua onorabilità, può chiedere al presidente dell’Assemblea di nominare una


commissione c.d. giuria d’onore, la quale è chiamata a giudicare sul
fondamento dell’accusa. Le conclusioni della commissione vengono
comunicate al presidente dell’Assemblea e questa deve limitarsi a prenderne
atto, senza dibattito né votazione.

La guarentigia (garanzia) dell’insindacabilità e stata concessa anche ai


consiglieri regionali art. 122, c o m m a IV, cost.

13.LE G U A R E N T I G I E D E L L A LIBERTÀ P E R S O N A L E E D O M I C I L I A R E E D E L L A
LIBERTÀ D I C O M U N I C A Z I O N E E C O R R I S P O N D E N Z A .
A norma dell’art. 68, II e III comma, Cost. nessun membro del Parlamento
senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, può essere:
1. sottoposto a perquisizione personale o domiciliare
2. arrestato o altrimenti privato della libertà personale o mantenuto in
detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di
condanna oppure se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il
quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza
3. sottoposto ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o
comunicazioni ed a sequestro di corrispondenza.

L a r if orma del 1 9 9 3 ha lodevolmente abolito l’autorizzazione per


sottoporre il parlamentare a p r oc e s s o p e na le che precedentemente si era
prestata a notevoli abusi per la tendenze delle Camere a negare
l’autorizzazione sottraendo i loro membri al giudizio anche nel caso di
commissione di reati che non avevano alcuna implicazione politica.
Resta ferma invece l’autorizzazione per limitare la libertà p e r s ona le dei
parlamentari, salvo che siano colti in flagranza di un delitto per il quale è
previsto l’arresto obbligatorio e l’autorizzazione per sottoporre a
perquisizione il domicilio di un parlamentare e per poter sottoporre i
membri del Parlamento ad intercettazioni di conversazioni o comunicazioni o
a sequestro di corrispondenza.

L a l e g g e n.140 del 2 0 0 3 introdusse disposizioni per l’attuazione dell’art. 6 8


Cost. allo scopo di disciplinare in modo più particolareggiato i rapporti tra
l’Autorità giudiziaria e la Camera di appartenenza del parlamentare coinvolto
in indagini o processi.
Nella stessa legge era stabilito che non potevano essere sottoposti a processi
penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione
della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime:

• il P r e s id e nt e della Re p ub b lica , salvo quanto previsto nell’art. 9 0 Cost.


(alto tradimento, attentato alla Costituzione)
• il P r e s id e nt e del S e n a t o della Re p . e della C a m e r a dei d e p ut a ti
• Il Pr e s id e nt e del Cons ig lio dei Ministri, salvo quanto previsto dall’art.
9 6 Cost.
• Il Pr e s id e nt e della Co r t e Costituzionale .
I processi già iniziati all’entrata in vigore di questa legge dovevano essere
sospesi sino alla cessazione della carica di uno dei soggetti sopraindicati. La

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nuova prerogativa di immunità fece sorgere subito perplessità e polemiche
circa la sua compatibilità con la Costituzione.

Infatti, la Corte Costituzionale con la s ent. n.24 del 2 0 0 4 ha dichiarato


ille gitt ima tale n o r m a per c ont ra s t o c on g li art. 2 4 e 3 della Cos t , in
quanto l’automatismo della sospensione incideva sul diritto di difesa
dell’imputato che avrebbe comunque dovuto aspettare la cessazione della
carica per potersi difendere, e sul diritto di azione della parte civile che doveva
aspettare un tempo indeterminato per vedere accolta la propria domanda
risarcitoria. La nuova prerogativa era anche in contrasto con il principio di
eguaglianza in quanto venivano accomunate in un’unica disciplina cariche
diverse non soltanto per le fonti d’investitura, m a anche per la natura delle
funzioni e

perché distingueva per la prima volta i Presidenti degli organi costituzionali


dagli altri componenti degli stessi.

Con la l e g g e n. 124 de l 2 0 0 8 è stata reintrodotta la s o s p e n s i o ne dei


p r oc es s i penali, anche per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della
funzione, nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Pr e s id e nt e
della Rep., Pr e s id e nte del S e n a t o e della C a m e r a dei d e p utat i e del
P r e s id e nt e del Cons ig lio dei Ministri.
Rispetto alle disposizioni simili contenute nella legge n.140 del 2 0 0 3 era stata
esclusa da tale speciale guarentigia la carica di Presidente della Corte
Costituzionale.
L’imputato poteva rinunciare alla sospensione; se ciò avveniva era sospeso
anche il decorso della prescrizione.
La sospensione si applicava anche ai processi penali in corso alla data
dell’entrata in vigore di tale legge, in ogni fase, stato o grado gli stessi si
fossero trovati.

Anc he q ue s t e n o r me s o n o s t a t e dichiarate illegittime dalla Corte


costituzionale, la quale, con la se nt. n.2 6 2 del 2 0 0 9 ha ritenuto che le stesse
vio l a s s e r o g li art. 3 e 1 3 8 Cos t .
In particolare la sospensione dei processi penali è stata ritenuta d er og a t o r ia
r is pet to al r e g i me p r oc e s s ua le c o m un e in quanto posta solo a favore dei
titolari di quattro alte cariche dello Stato, con riferimento a processi instaurati
nei loro confronti per tutti gli ipotizzabili reati, commessi in qualunque epoca e
anche estranei alle attività inerenti alla carica.
Pertanto secondo la Corte costituzionale tale deroga si risolveva in una
evidente d is par ità di t r a t t a me nt o delle alte cariche dello Stato rispetto a
tutti gli altri cittadini che anch’essi svolgono attività che la Costituzione
considera parimenti impegnative e doverose o ancora più generalmente quelle
che il cittadino ha il diritto di svolgere al fine di concorrere al progresso
materiale o spirituale della società.
L a l e g g e n.124 del 2 0 0 8 dunque introduce, pur non avendo il rango delle
prerogative costituzionali, uno status protettivo, in quanto attribuisce una
differenziazione di trattamento di fronte alla giurisdizione, che non può essere
desunto dalle norme costituzionali che regolano il complessivo sistema delle
prerogative e di conseguenza è del tutto p r iva di c op e rtura costituzionale .

14.SANZIONI DIS C IPLINA RI A C A R I C O D E I P A R L A M E N T A R I : sono assunte dal


p re s ide nte de ll’ As s e mb le a o, nei casi più gravi, d a l l ’ U ffi c i o di p r e s id e nza
(alla Camera) e d a l c ons ig lio di p re s ide nza (al Senato) secondo le norme
dei regolamenti parlamentari.

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E sse consistono:
• nel r ic hia mo all’ordine qualora il parlamentare pronunci parole
sconvenienti oppure turbi col suo comportamento la libertà delle
discussioni o l’ordine della seduta
• nell’esclusione dall’aula p e r il r e st o della s e d u t a dopo un secondo
richiamo all’ordine o nei casi più gravi (ingiuria ad uno o più colleghi o ad
un membro del Governo, oltraggio, appello alla violenza)
• nella censura con il divieto a p artec ipare ai lavori p a r la me ntar i per
u n d et er mina t o p er iod o di t e m p o ( da 2 a 1 5 giorni di seduta per la
Camera, non più di 1 0 giorni di seduta al Senato).

15. DIVIETO DI M A NDA T O IMPERATIVO


L’art. 6 7 cost. dispone che ogni membro del Parlamento rappresenta la
Nazione ed esercita le sue funzioni s e nza vincolo di ma nd a t o . Ciò significa
che il parlamentare non può ricevere dagli elettori del suo collegio disposizioni
vincolanti circa il modo in cui deve svolgere il suo mandato.
Dal divieto di mandato imperativo discende l’irresponsabilità politica dei
parlamentari nel corso della loro permanenza nell’ufficio, dal momento che
mancano gli strumenti (ad esempio la revoca del mandato) per far valere la
loro responsabilità.

Il divieto di m a n d a t o imp e r at ivo risulta a t t e nua t o dalla presenza in


Parlamento dei partiti politici, dato che deputati e senatori sono tenuti a
seguire le direttive degli organi del partito al quale appartengono. Ad ogni
modo il parlamentare non è tenuto all’obbedienza e può sempre orientare la
sua volontà in maniera difforme dalle direttive ricevute. La disciplina appare
comunque puramente formale in quanto nella realtà la disciplina di partit o
viene ad imporsi ed eventuali casi di ribellione vengono puntualmente puniti
con l’applicazione al parlamentare ribelle di sanzioni disciplinari che possono
giungere sino all’espulsione del partito o all’esclusione dalle liste elettorali. La
previsione di sanzioni disciplinari vale insomma come un e ffi c ac e deterrente.

16. L’INDENNITÀ P A R L A M E N T A R E
A norma del art. 6 9 Cost. i membri del parlamento ricevono un indennità
stabilità dalla legge.
Tale indennità è costituita da quote mensili comprensive anche del r imb o r s o
di s p e s e di s e g r e t e r ia e di r a p p re sentanza .
L’ammontare di queste quote è determinato dagli U ffi c i di presidenza delle due
camere in misura tale da non superare il dodicesimo del trattamento
complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzione di presidente di
sezione della corte di cassazione ed equiparate.
A tale indennità fissa va aggiunta una d ia ria a titolo di r imb or s o delle s p e s e
di s o g g i o r n o a Roma .
Ai parlamentari spetta inoltre la c a rta di libera di circolazione sulle linee
delle ferrovie dello stato e sulle linee aeree ed un assistente pagato con fondi
appositamente stanziati dalle camere.
Hanno diritto ad un a s s e g n o vitalizio. Detto asse gno spetta ai parlamentari
cessati dal mandato che abbiano compiuto 6 5 anni di età ed abbiano
corrisposto i contributi per un periodo di almeno 4 anni e 6 mesi di mandato.

17. I P A R L A M E N T A R I P U B B L I C I I M P I E G A TI.
I pubblici impiegati che vengono eletti deputati o senatori sono, salvo alcune
eccezioni, collocati in aspettativa per la durata del loro mandato e secondo

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quanto dispone l’art.98 c o m m a II non possono conseguire promozioni se non
per anzianità.

1 8. LE G U A R E N T I G I E D E L L A C A M E R A N E L L O R O C O M P L E S S O .
Speciali norme penali puniscono gli attentati diretti ad impedire alle camere
l’esercizio delle loro funzioni (art. 289 c.p. ) nonché il vilipendio di esse (art.
2 9 0 c.p. )
Poi c’è l’immunità della sede, cioè il divieto fatto alla forza pubblica,
compresa la polizia giudiziaria, di entrare nelle sedi in cui le camere svolgono i
loro lavori (palazzo Montecitorio per la camera e palazzo M ad am a per il
senato), se non per ordine del Presidente dell’assemblea.
I regolamenti parlamentari dispongono anche che i poteri necessari per il
mantenimento dell’ordine all’interno delle Camere spettano alle Camere stesse
e sono esercitati dal Presidente che direttamente, o dando disposizioni ai
questori, si avvale della guardia di servizio.
La forza pubblica non può, in ogni caso, entrare nell’aula se non per ordine del
Presidente e dopo che sia stata sospesa o tolta la seduta. Inoltre le Camere
godono di un’ a ut onomia contabile, esse determinano autonomamente il
loro fabbisogno finanziario e gestiscono i fondi somministrati dal Tesoro dello
Stato senza essere sottoposte ad alcun controllo esterno.

S E Z I O N E III
L ’ O RGAN IZ Z A Z IO N E E D IL F U N Z I O N A M E N T O D EL L E C A M E R E

19. I R E G O L A M E N T I P A R L A M E N T A R I
Le norme relative alla organizzazione interna ed allo svolgimento delle funzioni
delle camere sono contenute nella Cost it uzione e nei r e g ola me nt i
parlamentari.
Secondo quanto dispone l’art. 64, c o m m a I, Cost. ciascuna camera adotta il
proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

I regolamenti parlamentari possono definirsi come un complesso di disposizioni


che ciascuna camera vota nell’esercizio del suo potere di auto normazione col
fine di disciplinare la procedura per lo svolgimento dei suoi lavori, la sua
organizzazione ed i suoi rapporti con gli altri organi costituzionali e il Governo.
Ta li r e g o la m e nti in terni co n t e ng o n o norm e co s t itu tiv e
d ell’or d in a m e nto g iu rid ico, a lcu n e d elle q u a li s o n o d irettam e nte
e s e c ut ive di n o r m e costituzionali. Essi sono dunque fonti del diritto che,
in virtù della riserva di regolamento parlamentare contenuta nell’art. 6 4
c o m m a I Cost., sfuggono, però, ad una collocazione nella scala gerarchica delle
fonti. Si tratta di fonti separate, di una competenza costituzionalmente
riservata a ciascuna camera.
Quanto alla loro e ffi c a c i a , non c’è dubbio che essi posseggono l’efficacia
s o s t a nzia le propria delle fonti normative; mentre la loro e ffi c ac ia formale,
non è certo quella del regolamento, vale a dire di una fonte subordinata alla
legge, giacché nel campo loro riservato si pongono come fonte esclusiva, di
primo grado, subordinata soltanto alle norme costituzionali.
Tali re g olam enti n o n s o n o s o g g e tti a l s in d a ca to d i le g ittim it à
costituzionale previsto dall’art.134.
[ La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle
leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione
tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse
promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione] Dunque,
potrebbe accadere che le Camere pongano nei loro regolamenti norme in

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contrasto con la Costituzione senza che s u di esse po ssa pronunciarsi la Corte
costituzionale.
Non è tuttavia da escludere che le Camere, ponendo una norma
regolamentare, invadano la sfera di competenza riservata dalla Costituzione ad
un altro potere dello Stato o ad una Regione e diano, di conseguenza, luogo ad
un conflitto di attribuzione. In tale ipotesi i regolamenti verrebbero all’esame
della Corte non come atti aventi forza di legge m a come atti idonei, quale che
sia la loro natura, a far sorgere il conflitto.

Lo schema dei regolamenti parlamentari è pressoché eguale alla Camera ed al


Senato.
Una prima parte è dedicata alla organizzazione ed al funzionamento delle
Camere.
Particolare rilievo assumo no poi le norme relative al procedimento di
formazione delle leggi, in quanto direttamente esecutive della Costituzione.
Per ultimo i regolamenti disciplinano le procedure di indirizzo, di controllo e di
informazione che riguardano i rapporti Camere-Governo (es. mozioni di
fiducia).

Oltre a questi regolamenti ciascuna camera emana altri regolamenti relativi ad


un settore della sua attività o della sua organizzazione interna. Per esempio la
Camere dei deputati il regolamento interno della Giunta delle elezioni, quello
dei servizi e del personale e per il Senato quello per la verifica dei poteri,
quello di amministrazione e contabilità.

20. IL P R E S I D E N T E E L’UFFICIO D I P R E S I D E N Z A
L’art 63, cost. dispone che ciascuna camera elegge fra i suoi componenti il
P r e s id e nt e e l ’ U ffi c i o di presidenza , composto secondo i regolamenti
parlamentari da 4 vicepresidenti, 8 segretari e 3 questori. Al senato l’ufficio
prende il nome di Co ns ig lio di p r e s idenza.
Il P r e s id e nt e r a p p r e s e nt a la Ca me r a . Eg li è o r g a n o s up e r p a r t e s e d a
tale p os izione di imparzialità d e v e is pirare l’esercizio delle s u e
funzioni.
Co me espressione dell’intera Assemblea, alla quale è collegato da un implicito
rapporto di fiducia, egli acquista, inoltre, una posizione costituzionale che lo
vede garante, allo stesso tempo, dei diritti delle minoranze e del corretto
svolgimento delle attività parlamentari nel quadro dei rapporti maggioranza –
opposizione ed interprete e custode delle prerogative e delle attribuzioni delle
camere, anche nei confronti dell’indirizzo politico del governo.
S p e t t a al p r es id e nte di assicurare il b u o n a n d a m e nt o dei lavori
dell’Assemblea e dell’amministrazione interna, f a c e nd o os s e r va r e il
r e g o l a me nt o .

Il presidente dirige e modera la discussione, mantiene l’ordine, pone le


questioni, stabilisce l’ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne
annuncia il risultato.
A l l ’ u ffi c i o ( e d al c o ns ig l io ) di p r e s id e nza spetta:
• di deliberare il progetto di bilancio preventivo ed il rendiconto consuntivo
delle camere
• di nominare, su proposta del presidente, il segretario generale
• di decidere in via definitiva i ricorsi dei dipendenti delle camere
La Co nf e r e nza dei p r e s ide nt i dei g r up p i p a r l a me ntari è un organo
interno delle Camere e ha il compito principale di deliberare il programma dei

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lavori dell’assemblea. Alla Camera, la Conferenza è convocata dal presidente
ogniqualvolta lo ritenga utile, anche su richiesta del Governo o di un presidente
di gruppo, per esaminare lo svolgimento dei lavori dell’assemblea e delle
commissioni.
I s e g r e t ar i sovrintendono al processo verbale delle sedute compilato dagli
stenografi e ne danno lettura, procedendo allo scrutinio delle votazioni e
aiutano in genere il Presidente nello svolgimento delle sue funzioni.
I q ue s t or i sono preposti ai vari servizi delle camere e sovrintendono al
cerimoniale ed al mantenimento dell’ordine nella sede della camera secondo le
disposizioni del Presidente.
L a P r e s ide nza della C a m e r a dei d e p utat i ha istituito una conferenza
settimanale dei presidenti delle commissioni permanenti con il compito di
coordinare il lavoro e di esaminare i problemi strutturali.

21.I G R U P P I P A R L A M E N T A R I ; LE C O M M I S S I O N I P E R M A N E N T I ; LE G I U N T E ; LE
C O M M I S S I O N I D I I N C H I E S T A; LE D E P U T A Z I O N I .
I g r u p p i p a r la me ntar i sono organi interni alle Camere che assicurano il
collegamento fra queste ed i partiti politici.
Sia i deputati che i senatori devono, entro 2 (deputati) o 3 (senatori) giorni
dalla prima seduta, dichiarare a quale gruppo parlamentare appartengono .
Normalmente vi sono tanti gruppi parlamentari quanti sono i partiti politici
rappresentati alle Camere.
Possono essere costituiti anche da:
-parlamentari non iscritti ad alcun partito m a uniti da un comune impegno su
determinati valori oppure da una comune ideologia;
-parlamentari che non dichiarano di volere appartenere ad un gruppo o non
appartengono ad alcun gruppo ( g r up p o misto).
Ogni gruppo parlamentare è composto da almeno 2 0 deputati e da almeno 1 0
senatori.
Ogni gruppo si da una sua organizzazione interna con la nomina di un
presidente, di uno o più vice presidente, di un comitato direttivo (alla camera)
di uno o più segretari (al senato) e con l’approvazione di uno statuto (alla
Camera) e un proprio regolamento (al Senato).

Le c o m mi s s i on i p e r ma ne nt i sono organi interni delle Camere composte, di


regola, in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi parlamentari.
Alla Camera, ciascun gruppo parlamentare, subito dopo la costituzione,
designa i propri componenti nelle commissioni permanenti, ripartendoli in
numero eguale in ciascuna commissione. Al Senato, ciascun gruppo, entro
cinque giorni dalla sua costituzione, procede alla designazione dei propri
rappresentanti nelle singole commissioni.
Le c o mm is s io ni s o n o 1 4 sia alla C a m e r a che al S e n a t o e si distinguono in
ragione della loro competenza per materia.
I c o mp it i delle c ommis s ioni p e r ma ne nt i sono:
• quello di riunirsi in s e d e referente per l’esame delle questioni sulle
quali devono riferire all’Assemblea
• in s e d e c ons ult iva per esprimere pareri
• in s e d e le g is la t iva per l’esame e l’approvazione dei progetti di legge

• in s e d e r e d ige nt e per la formulazione degli articoli di un progetto di


legge
• si riuniscono (le c.d. commissioni “in s e d e politica”) per ascoltare e
discutere comunicazioni del governo nonché per esercitare le funzioni di
indirizzo, di controllo, e per presentare all’Assemblea di propria
iniziativa, relazioni e proposte sulle materie di loro competenza.

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Anche le commissioni permanenti si danno una loro organizzazione interna con
la elezione di un presidente, di due vicepresidenti e di due segretari. Dalla data
della loro costituzione le commissioni sono poi rinnovate ogni biennio m a i loro
componenti possono essere riconfermati.

Le giu nt e sono anch’esse organi permanenti delle camere, sia per la


specificità dei loro compiti sia per il modo di composizione (i componenti
vengono nominati dal presidente dell’Assemblea rispettando il criterio della
proporzionalità fra i vari gruppi parlamentari e non vengono rinnovati).
Alla camera: la g i u n t a p e r il r e g ola me nt o , la g i u n t a delle elezioni, la
g i u n t a p e r le autorizzazioni richieste ai sensi dell’art. 6 8 costituzione.
Al senato: la g i u n t a per il re g ola me nto , la g i u n t a delle elezioni e delle
immunit à parlamentari.

Le c o mmis s ioni d’inchiesta ( ind a g ini e e s a m i c on g li s t e s s i poteri


dell’autorità giudiziaria s u ma t e r ie di p ub b lic o int e r e s s e ) art. 82, cost.
e le d e p ut azioni sono organi straordinari, creati, ogniqualvolta se ne presenti
la necessità e sono composti sempre in modo da rispecchiare la proporzione
dei vari gruppi parlamentari.

2 2. G L I O R G A N I B I C A M E R A L I .
S ono organi composti pariteticamente da deputati e senatori e collegati,
strutturalmente e funzionalmente, con l’ordinamento delle Camere.
La Costituzione non prevede espressamente tale categoria di organi m a allo
stesso tempo ne istituisce uno (la commissione di deputati e senatori per le
questioni regionali art.126, c omm a I) e non esclude che le inchieste
parlamentari possano essere svolte congiuntamente dalle due Camere.
I regolamenti parlamentari prevedono espressamente la formazione di organi
collegiali bicamerali. La legittimità costituzionale di tali organi è stata discussa
sotto vari profili.
Gli organi bicamerali possono essere distinti in permanenti e temporanei.
Fra gli organi bicamerali più importanti ricordiamo: la commissione
parlamentare per le questioni regionali; la commissione per l’indirizzo generale
e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; il comitato parlamentare per la
sicurezza della Repubblica.
Fra gli organi aventi caratteri temporanei ricordiamo le commissioni chiamate
a dare parere sui decreti legislativi che il Governo deve predisporre in
attuazione di leggi di delega od anche su altri atti governativi.
Non sono organi bicamerali le commissioni in cui siedono componenti estranei
alle Camere.

23.LA L E G I S L AT U R A ; LA D E C A D E N Z A DEI P R O G ET T I DI LEG G E; LA


PROROGATIO; LA C O NVO C AZIONE.
La le gis la tur a indica il periodo che va dalla prima riunione delle Assemblee al
giorno del loro scioglimento normale (5 anni) o al giorno del scioglimento
anticipato (ad opera del P. della Rep. art. 8 8 Cost).
Con la fine della legislatura decadono tutti i progetti di legge che non sono
stati ancora approvati da entrambi i rami del parlamento. I progetti decaduti
dovranno essere ripresentati alle nuove Camere per poter essere presi
nuovamente in esame.

A norma dell’art. 6 1 cost. finché non sono riunite le nuove camere sono
prorogati i poteri delle precedenti la c.d. p r or og atio , mentre il prolungamento
della esistenza normale delle camere

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senza un limite di tempo è esclusa dalla costituzione ed a m m e sso soltanto in
stato di guerra; tale prolungamento deve essere deliberato con una legge (art.
6 0 cost.)
In r e g ime di p r o r o g a t io le camere debbano attenersi alla normale
amministrazione costituzionale (nella quale possono farsi rientrare le attività di
controllo politico sul governo e di garanzia costituzionale).
E sse inoltre:
• svolgono la funzione legislativa qualora questa abbia i caratteri
dell’indifferibilità o dell’urgenza come nei casi dell’esame dei decreti –
legge per la loro conversione in legge
• dell’approvazione della legge di bilancio
• della deliberazione dello stato di guerra
• del riesame delle leggi rinviate dal Presidente della Repubblica

Le c a me r e s o n o c o nvo c a t e di diritto:
• non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni in una data fissata nel decreto
del presidente della repubblica che indice le elezioni (art. 6 1 )
• il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre (art. 62)
• quando una camera si riunisce in via s tra or dinar ia è convocata di
diritto anche l’altra (art. 62, c o m m a III, cos t.) Ciascuna camera può
essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o
del Presidente della Repubblica o di 1/3 dei suoi componenti (art. 62,
c o m m a II. ) e su mozione di aggiornamento quando l’Assemblea,
sospendendo i lavori, indica la data della loro ripresa.

Le c a me r e c e s s a n o d a l loro u ffi c i o e v e n g o n o r innova te :
• alla fine dei 5 anni di loro durata in carica, od anticipatamente, se
vengono sciolte (una o ambedue).
Allo scioglimento delle camere procede il Presidente della Repubblica (art. 8 8
cost.) sentiti i loro presidenti, che tuttavia non può esercitare tale facoltà negli
ultimi 6 mesi del suo mandato.

24. IL F U N Z I O N A M E N T O : L A P U B B L I C IT À D E L L E S E D U T E ; IL N U M E R O LEG ALE ;


L A D E T E R M I N A Z I O N E D E L L A M A G G I O R A N Z A ; I S I S T E M I D I V O T AZ I O NE ;
L’ORDINE D E L G I O R N O ; L A P R O G R A M M A Z I O N E D E I LAVORI.
Le sedute delle camere sono pub blic he, m a ciascuna delle due camere o il
parlamento in seduta comune possono deliberare di riunirsi in s e d ut a
s e g r e t a (art. 6 4 cost).
La p ub blicità delle s e d ut e delle camere si attua sia ammettendo il p ub b l ico
a d a s s is t e r e alle s e d u t e delle medesime da apposite tribune, sia con la
p ub bl ica zione de g li atti p ar la me ntar i e sia nella forma della t r a s mis s io ne
televis iva diretta alla camera, qualora veng a disposta dal suo presidente, ed
al senato quando, per la risposta ad interrogazioni, intervenga il presidente del
consiglio o quando l’importanza dell’argomento lo richieda.

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento sono valide se è


presente la m a g g i o r a n z a dei loro c omp one nt i (cd. numero legale) [art.64],
e se sono adottate a m a g g i o r a n z a dei p r e s e nti (maggioranza semplice),
salvo che la Costituzione prescriva una m a g g i o r a n z a s p e c ia le (maggioranza
qualificata: il numero dei presenti deve essere superiore ai 2/3, 3/5 ecc..,
maggioranza assoluta: la metà più uno dei componenti l’assemblea).
Nelle s e d ut e della C a m e r a dei deputati, ai fini della determinazione della
maggioranza come presenti votanti sono considerati presenti coloro che

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esprimono voto favorevole o contrario, invece g li astenuti, anche se presenti,
s o n o c ons id erati c o m e assenti.
Al s e na t o invece ogni deliberazione è presa a maggioranza dei senatori che
partecipano alla votazione e g li a s tenut i vengono calcolati ai fini della
determinazione della maggioranza e dunque s o n o c ons idera ti c o me
presenti.

Le votazioni delle Camere possono essere p a le s i o s e g r ete.


La vo t a zione p a le s e può avvenire:
• p e r a lza t a di m a n o ( da parte di chi approva la proposta);
• p e r d ivis ione (in due distinti settori dell’aula dei favorevoli e dei
contrari alla proposta);
• c on p r oc e d ime nt o elettronico (con registrazione dei nomi);
• p e r a p p e llo nomina le (si, no, mi astengo) questa ultima forma di
votazione è sempre richiesta per accordare o revocare la fiducia al
governo (art.94 c o m m a II) ed alla Camera, espressamente, per il voto
sulla questione di fiducia.
L a vo t a zio ne fi na le s ui d is e g n i di l e g g e avviene a scrutinio p a le s e in
ambedue le Assemblee tranne nei casi in cui è prescritto o richiesto lo
scrutinio segreto.
L a vo t a zione s e g r e t a può avvenire:
• p er s c he d e (quando si tratta di eleggere una o più persone, es. P. della
Rep, i 5 componenti la Corte Cost.);
• a scrutinio s e g r e t o (mediante il sistema delle palline, bianca nell’urna
(vaso) bianca, e nera nell’urna nera, se si vota a favore; nell’urna di
colore opposto se si vota contro).
La votazione a scrutinio segreto ha luogo normalmente, secondo i nuovi
regolamenti, c on p r oc e d ime nt o elettronico “mediante apparati che
garantiscono la segretezza del voto sia nel momento di espressione del voto
stesso, che in quello della registrazione dei risultati della votazione”.
Il voto segreto offre il v a n t a g g i o di consentire la libera e s p r e s s i one de lla
p ro pr ia volont à da parte del votante ma di c ontr o si sostiene che esso offre
l’opportunità di s o t tr ars i alla r ig id a discip lina del partit o ( s i p e ns i ai
franchi tiratori).
S o n o effettuate a scrutinio s e g r e t o le vota zioni r ig ua r d a nt i le
persone, nonché, quando ne venga fatta richiesta, quelle che incidono sui
principi e s ui diritti di libertà, sui diritti della f a mig lia e sui diritti del la
p e r s o n a u m a n a citati nella Costituzione.
S ono anche effettuate a scrutinio segreto, sempre che ne ven ga fatta richiesta,
le vota zioni sulle m od i fi c he al Re g ola me nt o , sull'istituzione di
C o m m is s i o ni p arla me nt ari di inchiesta , sulle l e g g i ordinarie relative
a gli or g a n i costit uzionali dello S t a t o (Parlamento, Presidente della
Repubblica, Governo, Corte costituzionale) e agli or g a ni delle regioni,
nonché sulle leggi elettorali.
N o n è c ons e nt it o lo scrut inio s e g r e t o nelle votazioni concernenti la l e g g e
finanziaria, le l e g g i di bilancio, le leggi collegate e tutte le deliberazioni che
abbiano comunque conseguenze finanziarie.
Nelle Commissioni hanno luogo a scrutinio segreto soltanto le votazioni
riguardanti persone.

Le camere non possono discutere o deliberare sopra materie che non siano
all’ordine del g ior no (reso noto almeno il giorno precedente alla seduta) e
ciò in ossequio ad una regola democratica, secondo la quale bisogna conoscere

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gli argomenti sui quali si è chiamati a deliberare e non possono essere
am m e sse decisioni prese di sorpresa.
È da rilevare che le camere dovrebbero organizzare i propri lavori secondo il
m e t o d o della p r og r a mma zione .
Alla C a m e r a il programma dei lavori dell’assemblea per non oltre 3 mesi, è
predisposto, con una maggioranza pari ad almeno i ¾ dei componenti della
camera stessa (altrimenti è il Presidente a predisporre il programma), dalla
conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari convocati dal presidente,
presi gli opportuni contatti con il Presidente del Senato e con il Governo.
Stabilito il programma la conferenza dei presidenti dei gruppi definisce le
modalità ed i tempi di applicazione, adottando il calendario per non oltre 3
settimane.
Al S e n a t o il progetto di programma è predisposto dal Presidente, presi gli
opportuni contatti con il Presidente della Camera e con il Governo. Sulla base
del programma la conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari applica il
calendario dei lavori che specifica l’attuazione del programma per periodi di
norma non superiori ad un mese.

25. G L I < < I N T E R N A C O R P O R I S > > .


Per int e r na c or p oris si intendono gli atti e le attività compiuti all’interno
delle camere.
La loro s indaca b ilità da parte di organi esterni (es. organi giurisdizionali) è
e s c lus a a causa della posizione di indipendenza costituzionale degli organi
legislativi da cui derivano.
Alla Corte spetta solo accertare l’osservanza delle norme costituzionali sul
procedimento di formazione delle leggi.
Per tale motivo la sostituzione di un deputato ad un altro, nel momento del
voto (fe nomeno dei pianisti) deve essere valutata, ed eventualmente
sanzionata, solo all’interno dell’ordinamento camerale, senza che il giudice
penale possa estendere in materia la sua giurisdizione.

26. L’OSTRUZIONISMO
In Parlamento si chiama ostruzionismo il disegno dilatorio m esso in atto dai
gruppi di minoranza per ritardare o impedire l'approvazione di una legge. In
altre parole si tratta di una procedura parlamentare che rallenta l'andamento
per la decisione e attuazione di leggi.
S pe sso l'ostruzionismo è l'unica arma parlamentare in m ano alle opposizioni e
può essere sia tecnico o legale sia fi s ic o o violento.
L ' os tr uzionis mo è d e tt o tecnico quando le minoranze fanno ricorso
esasperato alle norme regolamentari ed agli usi parlamentari:
1. presentano centinaia o migliaia di emendamenti, subemendamento o
articoli aggiuntivi ad un progetto di legge (ognuno dei quali va discusso
e votato)
2. iscrivono a parlare il numero più grande possibile di oppositori per
discorsi lunghissimi che si protraggono per ore ed ore
3. abbandonano l’aula e richiedono frequentemente la verifica del numero
legale (cioè che il numero dei parlamentari sia sufficiente a rendere
valida una votazione provocando, in caso di esito negativo, il rinvio della
seduta)
L’ostruzionismo è d e tt o fi s ic o quando si manifesta tramite la violenza e per
tanto del tutto illecito e va come tale represso dal Presidente dell’Assemblea
ricorrendo ai poteri disciplinati a lui affi d ati o ricorrendo alla guardia di servizio
o dopo che la seduta sia stata sospesa o tolta alla forza pubblica.

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I regolamenti delle camere prevedono vari rimed i c ontro l ’ostr uzionismo
che vanno dal contingentamento dei tempi della discussione, alla votazione
riassuntiva o per principi degli emendamenti, alla presentazione della
questione di fiducia da parte del Governo, che determina l’automatica
decadenza di tutti gli emendamenti.

S EZIONE IV
L A F U N Z I O N E L EGIS L ATIV A D EL L E C A M E R E

27. IL P R O C E D I M E N T O D I F O R M A Z I O N E D E L L A L E G G E O R D I N A R I A ( L E G G E
FORMALE):

A) L’iniziativa le gislativa:

alla produzione delle leggi formali partecipano le due camere, in


posizione di parità, e il suo procedimento di formazione consta di 3 fasi:

1) L’ iniziativa legislativa (fase introduttiva);

2) L’approvazione delle camere (fase costitutiva);

3) La promulgazione e la pubblicazione (fase integrativa dell’efficacia).

L’Iniziativa le g is la t iva consiste nella presentazione di un progetto di


legge ad una delle due camere (possono farlo il Governo oppure i singoli
membri delle camere; il popolo; lo CNEL; i consigli regionali).

-Il Gove r no: tramite la presentazione di d is e g ni di l e g g e che


devono essere autorizzati con decreto del presidente della repubblica.
(iniziativa g ove r na t iva )
-I singoli me mb r i delle c a me re: tramite la presentazione di una
p r o p o s t a di le g g e . (iniziativa p a r la me nt a r e )
-Il p op olo: tramite la p r o p o s t a di l e g g e effettuata da parte di
almeno 50.000 elettori ad uno dei presidenti delle due camere;
(iniziativa p op ola r e )
-Lo CN EL : tramite p r o p o s t a di l e g g e prevalentemente in campo
economico sociale. (iniziativa del CN EL )
-I c ons ig li regionali: tramite p r o p o s t a di l e g g e di interesse
regionale. (iniziativa dei Cons ig li r e g ionali)
Vi è infine un altro tipo di iniziativa legislativa, quella attribuita dall’art.133
Cost. ai C om un i che vogliano promuovere il mutamento delle circoscrizioni
provinciali o la istituzione di nuove Province nell’ambito di una Regione.

Si parla di iniziativa r is e r vat a quando, in determinati casi, il potere di poter


proporre una proposta di legge al Parlamento non è libero a tutti i soggetti
previsti, bensì limitato a uno o pochi soggetti. (es. l’iniziativa legislativa in
materia di rapporti fra lo Stato e le confessioni acattoliche riservata solo al
Governo).
Oltre all'iniziativa riservata, esistono casi di iniziativa vinc ola t a (o dovuta),
nei quali l'atto va necessariamente presentato in Parlamento, a volte anche

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entro certi limiti temporali (si pensi alla presentazione del disegno di legge sul
bilancio che deve avvenire obbligatoriamente ogni anno).

28. IL P R O C E D I M E N T O D I F O R M A Z I O N E D E L L A L E G G E O R D I N A R I A :

B) l’approvazione delle c a me re:

1)-il p r oc e d ime nt o ordinario: il progetto di legge viene


preliminarmente e s a m i na t o e d i s c u s s o d a u n a c o m m i s s i o ne
le g is la t iva c omp e t e nt e nella ma t e r ia alla q ua le s i riferisce (in
s e d e referente) che può modificarne il testo. Esaurito l ’e s a me
preliminare , la commissione trasmette all’Assemblea il progetto di
legge, accompagnandolo con una o più relazioni. L’assemblea
d isc ut e nelle s u e linee ge ner ali il progetto di legge e se è
favorevole allo stesso discute e l ’ap pr ova articolo p er articolo che
lo compongono. Approvati tutti gli articoli si sottopone il progetto nel
suo complesso alla vot a zione finale, per la quale è richiesto lo
scrutinio palese, tranne se non si richiesto lo scrutinio segreto. Il
procedimento ordinario deve essere sempre adottato per i d is e g ni di
l e g g e in ma t e r ia costituzionale e d elettorale e per quelli di
d e le ga zione leg islat iva , di autorizzazione a ratificare trattati
internazionali, di a p p r ova zione di bilanci e consuntivi, d is e g ni
di l e g g e di c onve r s ione di decreti le g g e ed i d is e g ni d i l e g g e
rinviati alle Camere per una nuova deliberazione dal Presidente della
Rep.

2)-il p r oc e d ime nt o a b b r e via to: previsto dall’art. 7 2 c o m m a II


per i progetti di legge dei
quali è dichiarata l ’ ur g e nza e consiste in una riduzione dei
m o m e n t i del p r oc e d ime nt o
ordinario; eliminazione di alcune fasi. Vi è una richiesta di
dichiarazione d ’ ur g e nza su
cui l’Assemblea delibera per alzata di mano. L’approvazione della
dichiarazione
d’urgenza comporta la riduzione dei termini alla metà. Ad ogni
modo l’esame da parte
della commissione, la votazione articolo per articolo e quella finale
non possono essere
eliminati.

2)-il p r oc e d ime nt o decentrato: il progetto di legge esaminato e


discusso in commissione viene direttamente approvato dalla
commissione. L’assegnazione del progetto alla commissione in s e d e
d e lib era nt e è proposta alla Camera dal suo Presidente e

dev’essere approvata dall’Assemblea, mentre al Senato è decisa dal


suo Presidente, che ne dà comunicazione all’Assemblea. Lo scopo è
quello di non appesantire l’aula dell’assemblea con discussioni di legge
ritenute di scarso rilievo. Questo procedimento non può essere
adottato per i progetti di legge in materia costituzionale ed elettorale;
di ratifica di trattati internazionali, di approvazione di leggi di bilancio
e consuntivi.

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3)-il p r oc e d ime nt o m is t o (in s e d e redigente) : consiste in una
suddivisione del lavoro legislativo fra la c ommissione e l'assemblea: alla
commissione può essere riservata la deliberazione e l'approvazione
articolo per articolo e all'assemblea l'approvazione finale, con le sue
dichiarazioni di voto. Non può essere utilizzato per le stesse cause di
esclusione del procedimento decentrato ed è sempre meno utilizzato.

3 1 . A L C U N E C O N S I D E R A Z I O N I S U L L A F A S E C O S T I TUTI VA .
Le Camere devono approvare il progetto di legge nel medesimo testo; ciò
significa che se una camera apporta al progetto già approvato dall’altra delle
modifiche, il progetto dovrà tornare alla Camera che lo ha approvato per prima
perché anch’essa approvi a sua volta le modifiche.
E poiché possono essere proposte modifiche alle modifiche, il progetto passerà
da una Camera all’altra sino a quando sarà raggiunto l’accordo. (c.d.
f e no me no delle navette).
Il procedimento di formazione adottato da una Camera non vincola anche
l’altra, cosicché una Camera può approvare un progetto di legge secondo il
procedimento ordinario e l’altra secondo il procedimento decentrato.

32.IL P R O C E D I M E N T O D I F O R M A Z I O N E D E L L A L E G G E O R D I N A R I A :

C) la p r omulg a zione :

La legge approvata dalle due camere viene trasmessa al Presidente della


Repubblica per la promulgazione.

La promulgazione delle leggi deve avvenire entro un m ese dall’approvazione e


consiste in un decreto del Presidente della Repubblica.
L a p r o mulg a zione non attiene alla fase dell’approvazione bensì a quella di
int e g razione d e ll’ e ffi c a cia .

Attraverso la promulgazione il Presidente della Rep.:


• attesta che la legge è stata approvata dalle due Camere
• dichiara la sua volontà di promulgare la legge
• ordine la pubblicazione della legge e vi appone la clausola esecutiva
Il P r e s id e nte della Re p ub b lic a n o n è o b b l ig a t o a p r o m ulg a r e la l e g g e
s e vi t r o va vizi (elementi di illegittimità costituzionale formale [procedimento
di formazione non è stato quello previsto nella Cost.] o sostanziali [norma
contenuta nella legge in contrasto con una norma contenuta nella Cost.]), ed,
in tale caso, la rimanda alle camere entro lo stesso termine previsto per la
promulgazione, accompagnandola con un messaggio nel quale esporrà i motivi
per cui ha ritenuto di non dover promulgare, e chiedere una nuova
deliberazione.

Le camere possono approvare nuovamente lo stesso testo senza cambiarlo,


ed, in questo caso, il Presidente della Repubblica è obbligato a fare la
promulgazione della legge perché prevale la volontà delle due Camere.

Solo in caso vi siano estremi di attentato alla costituzione il presidente della


repubblica può rifiutarsi di non promulgare per la seconda volta la legge.

33. LA P U B B L I C A Z I O N E D E L L A LEG G E.

La pubblicazione della legge avviene ad opera e sotto la responsabilità del


M inis t r o della Giustizia che la inserisce nella Ra c c o lt a U ffi c i a l e d e g li atti

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della Re p ub b lic a e la f a p ub b lic a re s ulla g a zze t t a u ffi c i a l e entro 3 0
giorni dopo la promulgazione. L a l e g g e e nt r a in vig or e d o p o 1 5 g io r ni
d a l l a s u a p ub b lic azione (vacatio legis) a meno che la stessa non prescriva
un tempo minore o maggiore. Dalla pubblicazione della legge, sorge la
presunzione che tutti i suoi destinatari la conoscano, per cui essi sono tenuti
comunque ad osservarla e non possono invocare a loro scusante il fatto di non

conoscerla. (la l e g g e n o n a m m e t t e ignoranza). La Corte Costituzionale


però ha am m esso il principio d e ll’ ignora nza evitabile cosa che invece era
escluso dall’art. 5 del c.p.

S e una legge pubblicata è talmente incomprensibile che si presta a tante


interpretazioni, in quel caso l’ignoranza della legge è scusata.
La data della legge è quella del decreto di promulgazione, il numero quello
della sua inserzione nella Raccolta ufficiale.

34. IL P R O C E D IM E N TO D I F O R M A Z I O N E D E L L E L E G G I D I REVISIONE
C O S T I T U Z I O N A L E E D E L L E ALTRE L E G G I C O S T I T U Z I O N A L I .

La costituzione italiana è considerata rigida perché una legge ordinaria non


può modificarla. Infatti è necessaria una legge approvata con una procedura
aggravata (art.138) che prende il nome di legge costituzionale.

Tale procedura ha in comune con quella utilizzata per la formazione delle leggi
ordinarie la fase dell’iniziativa e con alcune modifiche di formulazione, la fase
della promulgazione e della pubblicazione e si differenzia invece per quanto
riguarda la fase della approvazione. Inoltre nel procedimento di formazione
delle leggi costituzionali può inserirsi la manifestazione di volontà del corpo
elettorale espressa mediante referendum.

[Art.138] Le l e g g i di r e vis ione della Cos t it uzione e le altre l e g g i


costituzionali sono adottate con 2 s uc c e s s ive deliberazioni ad intervallo
non minore di 3 mesi e sono approvate a m a g g i o r a n z a a s s o l u t a dei
componenti di ciascuna camera nella s e c o n d a votazione.

Il p r o ge t t o a p p r o va t o non si trasforma in l e g g e m a resta allo s t a t o di


p r o g e t t o e come tale viene p ub b lica t o nella G a zze t ta u ffi c i a l e al solo fine
di far conoscere il suo contenuto. E’ una p ub b lica zione a n o m a l a perché il
progetto non è inserito nella raccolta ufficiale degli atti della repubblica, ne
viene promulgato prima dal Presidente della Repubblica.

Entro 3 m e s i da lla p ub b lic a zione 500.000 elettori, 1/5 dei c om p one nt i


di c ia s c una c a me r a o 5 c ons ig li regionali possono richiedere il
r e f e r e nd um popolare.

Il referendum è indetto con decreto del P. della Rep. e il progetto è approvato


se ha ottenuto la maggioranza dei voti validi, cioè esclusi i voti nulli e le
schede bianche. S e tale maggioranza non è raggiunta il progetto è respinto. S e
non viene richiesto nessun referendum il progetto si intende t a c it ame nte
a p p r o va t o dal corpo elettorale.
Il progetto di revisione costituzionale o di legge costituzionale a p p r o va t o
e s p r e s s a m e nt e (mediante referendum) o t ac ita mente dal corpo elettorale
s i t r a s f or ma in le g g e , che sarà p r o m u l g a t a dal Presidente della Rep e

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p ub b l ic a t a nelle forme dovute.

Nel caso in cui nella s e c o n d a deliberazione, il progetto venga approvato da


ciascuna Camera a m a g g i o r a n z a di 2/3 dei s uoi comp one nti , esso si
trasforma in legge (che verrà promulgata e pubblicata). In tale caso n o n è
p r e vis t a la p os s ib ilit à di s o t t o p o r r e il p r og e t t o s t e s s o a referendum.

L'art. 1 3 8 della Costituzione, pur distinguendo le l e g g i di r e visione


costit uzionale dalle "altre l e g g i costituzionali" , non differenzia in alcun
modo il loro procedimento di formazione. Le une e le altre, non si distinguono
dal punto di vista formale, m a possono essere distinte dal punto di vista
materiale, ossia in relazione al loro contenuto; infatti:
• le leggi di revisione costituzionale modificano (ossia abrogano o
sostituiscono) disposizioni contenute nella Costituzione;
• le altre leg gi costituzionali a ffi anc ano o c omp le t a no le disposizioni
contenute nella

Costituzione in quanto disciplinano materie sulle quali la Costituzione ha


posto una riserva di legge costituzionale o disciplinano materie che il
Parlamento ha giudicato di rilevanza
tale da dover utilizzare il procedimento aggravato.

L a rottura della Cos t it uzione si ha quando una norma contenuta nel testo
costituzionale si pone in contrasto con un’altra norma o principio contenuto
nello stesso testo.
Nel nostro ordinamento le rotture della Costituzione si trovano nelle
disposizioni transitorie e finali [es. la XII in deroga all’art.49 vieta la
riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista
] o nell’art.68 che in deroga al principio di eguaglianza formale (art.3) prevede
speciali guarentigie a favore dei cittadini eletti deputati o senatori.

35. I L I M I T I A L L A R E V I S I O N E C O S T I T U Z I O N A LE .
Limiti alla revisione costituzionale sono previsti sia nelle costituzioni rigide che
in quelle flessibili.

Il primo limite alla revisione costituzionale si rinviene nell'art. 139, che


s o t t r a e alla r e vis ione costituzionale la " f o r m a repubblicana ".

Accanto al limite imposto dall'art. 139, si rinvengono comunemente altri limiti


alla revisione della Costituzione: alcuni es p r e s s i ed altri impliciti. Costituisce
un limite il principio democratico (art.1) o il principio secondo cui il lavoro è
posto a fondamento dello Stato; i diritti "inviolabili" dell'uomo (art. 2), il
principio di eguaglianza (art.3) ed il principio di unità ed "indivisibilità" della
Repubblica (art.5) ecc..Tra i limiti impliciti si fanno in genere rientrare i principi
s up r e mi dell'ordinamento costituzionale, parzialmente coincidenti con i valori
consacrati nei primi 1 2 articoli della Costituzione [Principi fondamentali]. Il
limite dei "principi supremi" è stato ripetutamente richiamato dalla Corte
Costituzionale.

Limiti alla revisione costituzionale si rinvengono anche nelle costituzioni


flessibili (che possono essere modificate con legge ordinaria). Tali limiti sono
dati dal nucleo di principi fondamentali sui cu si informa il singolo tipo di Stato.
Così in regime dello Statuto Albertino si riteneva che fossero immodificabili la
forma di governo monarchica rappresentativa parlamentare, la posizione e la

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funzione della Corona ed ancora la forma unitaria dello Stato.

SEZIONE V
L’ATTIVITA’ D I I N D I R I Z Z O PO L ITICO D EL L E C A M E R E

L o S t a t o It a lia no è retto d a u n a f or ma di g o v e r n o p a r la ment are .


Ciò significa che il G o ve r n o p e r iniziare a s vo l g e r e la s u a attività di
indirizzo politico e per poter attuare tale indirizzo ha bisogno di godere della
fi d uc ia di a m b e d u e le Ca me r e e che dunque fra il Governo e le Camere
intercorra un r a p p ort o fiduciario. Venuta meno la fiducia di una sola delle
due Camere, il Governo, ha l’obbligo giuridico di dimettersi.
Le Camere non hanno solo la funzione legislativa di porre norme
nell’ordinamento m a anche quella di collaborare con il Governo in virtù del
rapporto fiduciario che ad esso le lega nello svolgimento dell’attività di
indirizzo politico.

36. L’INDIRIZZO POLITICO.


Non può aversi indirizzo politico senza che vi sia una azione di governo e non
può aversi azione di governo senza che via sia un indirizzo politico.
L’azione politica o di governo è riferita ad ogni comunità sociale, in primo luogo
a quella politica che è la comunità politica per eccellenza.
L’attività di indirizzo politico è d ivis a in tre fasi:
• Teleologica, relativa alla determinazione dei fini dell’azione statale.

• Str ume nta le , nel corso del quale gli organi di indirizzo politico,
individuati i fini, predispongono un apparato organizzativo ed i mezzi
materiali necessari per tradurre in risultati giuridici la volontà
programmata e conseguire i fini
• Effettuale, che si svolge mediante una serie di atti nei quali i fini
programmati trovano concreta attuazione.

Gli or ga n i a cui spetta di svolgere l’attività di indirizzo politico nella forma di


governo parlamentare sono il Pa r la me nt o ed il Go ve r n o che agiscono in
stretto coordinamento tra loro, coordinamento che si instaura al momento in
cui il Governo ottiene la fiducia da parte della maggioranza di entrambe le
Camere.
Le Camere partecipano alla fase della determinazione dell’indirizzo politico sia
approvando il programma del Governo mediante il loro voto favorevole sulla
mozione di fiducia sia mediante una serie di atti di direzione politica (ordini del
giorno, mozioni, risoluzioni) diretti a modificare il programma già concordato
oppure ad impegnare il Governo e la pubblica amministrazione a dargli
puntuale attuazione oppure con l’approvazione della mozione di sfiducia.
La fase strumentale vede impegnati Governo e Parlamento specialmente nella
predisposizione, discussione e approvazione della legge di bilancio, leggi
finanziarie ed organizzative.
Spetta infine agli organi centrali e periferici della pubblica amministrazione
portare ad attuazione i fini programmati. La funzione giurisdizionale è estranea
alle tre fasi dell’indirizzo politico.

Gli atti attraverso i quali le Camere svolgono l’attività di indirizzo politico sono:
la mo zione di fiducia, le l e g g i di indirizzo politico, la deliberazione
d ello s t a to d i g u e rra , le p roce d u re d i in d irizzo, d i co n trollo e
informazione, la mozione di sfiducia.

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37.LA M O Z I O N E D I F I D U C I A
Attiene alla fase della determinazione dell’indirizzo politico. A norma
dell’art.94 c o m m a III entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si
presenta alle Camere per ottenere la fiducia.
I dieci giorni decorrono dalla prestazione del giuramento dei membri del
Governo nella mani del Presidente della Repubblica.
Il Governo espone ad ambedue le Camere il p r o g r a m m a che intende svolgere
(c.d. dichiarazioni p r og r a mma t ic he ); successivamente si apre la
discussione su tali dichiarazioni che si conclude con la presentazione da parte
dei gruppi parlamentari di maggioranza di una m o zio ne di fi d uc ia che deve
essere mo t iva t a e vot a t a p e r a p p e llo nomina le.
Per l’ap provazione de lla mo zione di fi d uc ia non è richiesta una
maggioranza qualificata m a soltanto la m a g g i o r a n z a dei presenti, a norma
della regola generale dettata dall’art. 64 c omm a III che richiede anche per le
deliberazioni la presenza della maggioranza dei componenti la Camera.
Per tale motivo è possibile la formazione di g ove r ni di min o r a nza che non
godono del sostegno della maggioranza del parlamento che per essere varati i
partiti di opposizione si astengono o escono dall’aula durante la mozione. Tali
governi vengono anche chiamati monocolor e o di m a g g i o r a n z a relativa.
(Es. g o v e r n o Andre ott i III) E’ chiaro che tali governi trovano giustificazione
soltanto nello stato di necessità che l’ha originata e che debbano cedere al più
presto possibile il posto a Governi sostenuti da una maggioranza; e che se mai
non si dovesse raggiungere un accordo tra le forze politiche, l’unico rimedio
sarebbe quello dello scioglimento delle Camere, in modo da consentire al corpo
elettorale di trovare nuovi equilibri.

" Gove r no tecnico" indica un governo dalla non d ic hia rata


identità politica, spesso appoggiato dalle forze politiche in s itu a zio n i
d ' e me r ge nza , quando il sistema dei partiti non riesce a esprimere un governo
pienamente funzionante. In questi casi, nell'esperienza repubblicana, si è
a ffi d at o il compito di formare un governo a personalità dotate di
competenze tecniche, ed estranee alle stesse forze politiche, al fine di
affrontare l'emergenza senza incontrare i veti incrociati dei partiti
politici in Parlamento.

ll governo tecnico è un « g o v e r n o di transizione, costituito per il disbrigo


delle questioni correnti, in attesa di un chiarimento della situazione politica». Si
tratta di un «governo destinato a durare per un periodo limitato di tempo, con
il compito di espletare unicamente funzioni amministrative, in attesa che si
risolva una crisi politica in atto».

38. LE L E G G I D I I N D I R I Z Z O P O L I T I C O
Si definiscono cosi quelle leggi mediante le quali il p a r la me nt o p a r t e cip a
d ir e t t amente alla direzione politica dello s t a t o.

Leggi di indirizzo politico sono:


• la l e g g e di bilancio
• le l e g g i di a p p r ova zione dei p r o g r a m m i e c onomic i
• le l e g g i di autorizzazione alla r a t i fica dei trattati internazionali.
• le l e g g i di c onc e s s ione dell’amnistia e dell’indulto.

L a l e g g e di bilancio nella prima sezione (corrispondente alla vecchia legge di


stabilità) opera modifiche ed integrazioni a disposizioni legislative aventi

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riflessi sul bilancio dello Stato e sui bilanci delle aziende del c.d. settore
pubblico allargato.
Nella seconda sezione predispone normativamente la ripartizione dei mezzi
finanziari fra i vari rami dell’amministrazione in stretta correlazione con i fini
che si intendono conseguire.
La legge di bilancio trova la sua prima regolamentazione nell’art.81 Cost., che
è stato oggetto di una sostanziale riscrittura ad opera della legge
costituzionale del 2012.
Il contenuto della legge di bilancio è stabilito con legge approvata a
maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera e deve essere
presentato dal Governo ogni anno.

L ’ Uffi c io p ar la me nt ar e di bilancio è un organismo indipendente istituito per


l’analisi e la verifica degli andamenti di finanza pubblica e per la valutazione
dell’osservanza delle regole di bilancio.

Gli s t r ume nt i della p r o g r a m m a z i on e fi na nzia ria s ono :


• il d oc ume nt o d i e c o no mia e fi n a nz a (DEF), da presentare alle
Camere entro il 10 aprile di ogni anno;
• la N o t a di a g g i o r n a m e n t o del DEF, da presentare alle Camere entro il
2 7 settembre di ogni anno;
• il d i s e g n o di l e g g e del bilancio dello S t a to , da presentare alle
Camere entro il 2 0 ottobre di ogni anno;
• il d i s e g n o di l e g g e di a s s e s t a me nt o , da presentare alle Camere entro
il 30 giugno di ogni anno;
• g l i e ve nt ua li d is e g ni di l e g g e c ollegat i alla m a n o v r a di fi n a n za
pubblica, da presentare alle Camere entro il m ese di gennaio di ogni
anno;
• g l i s pec ific i s tr ume nt i di p r og r a m ma z i o n e delle a mminis tra zio ni
p ub b lic he d ive r s e d a llo S t a t o .
I primi quattro sono presentati alle Camere dal Governo su proposta del
Ministro dell’economia e delle finanze, sentito per quanto riguarda la terza
sezione del DEF, il Ministro per le politiche europee. Il DE F è inviato entro i
termini indicati, per il relativo parere, alla Conferenza permanente per il
coordinamento della finanza pubblica, la quale si esprime in tempo utile per le
deliberazione parlamentari. In tale Conferenza fanno parte i rappresentanti dei
diversi livelli istituzionali di governo, in tal modo seppure in forma consultiva le
Regioni sono chiamate a partecipare in forma consultiva alla programmazione
economico-finanziaria ed alla elaborazione dei bilanci.

Il D E F è composto da tre sezioni e al suo interno sono presenti gli


aggiornamenti delle principali variabili macroeconomiche (come il PIL, il deficit,
il debito, l'interesse, la disoccupazione, le condizioni di lavoro) per l'anno in
corso e le previsioni per i tre anni successivi. Il testo non è vincolante e viene
integrato, modificato o aggiornato dalla N o t a di a g g i o r n a m e n t o al D E F in
relazione alle raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea.
Il b ilancio annua le, oltre ad indicare l’ammontare delle entrate che si
prevede di accertare o delle spese che si prevede di impegnare (bilancio di
competenza ), indica anche l’ammontare delle entrate che si prevede di
incassare o delle spese che si prevede di pagare (bilancio di c a s s a).
L’approvazione della legge di bilancio autorizza il Governo a riscuotere le
imposte ed a impegnare e pagare le spese per lo svolgimento della sua

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attività. Ogni legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi
per farvi fronte.
Il controllo sulla osservanza della legge di bilancio da parte delle
amministrazioni statali è a ffi d at o in Italia al Parlamento che lo esercita
avvalendosi della Corte dei Conti (art.100)

Le l e g g i di p r o g r a m m a identificano e rendono espliciti, traendoli dal


programma di governo, i fini sociali ai quali deve essere indirizzata l’attività
economica pubblica e privata. (art.41, c o m m a III, Cost.).

Le l e g g i di autorizza zione a lla r at ifica esprimono il consenso del


Parlamento su un atto estraneo all’ordinamento m a pur sempre espressione di
indirizzo politico.

Le l e g g i di a mnis t ia e di indulto indicano la volontà politica del Parlamento


in ordine alla concessione di questi particolari provvedimenti di clemenza.
(L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei
2/3 dei componenti di ciascuna camera. L’amnistia e s t ing ue il r e a t o e se vi
è condanna l’esecuzione della stessa o delle pene accessorie. L’indulto
c o n d o n a (libera) in tutto o in parte la p e n a (senza estinguere il reato) o la
commuta in altra minore.

3 9. L A D E L I B E R A Z I O N E D E L L O S TATO D I G U E R R A .
ART.78 “Le camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i
poteri necessari”; ART.87 “Spetta poi al Presidente della Repubblica dichiarare
lo stato di guerra deliberato dalle camere”. Si discute se esso debba essere
deliberato con legge o meno in quanto non è richiesto espressamente
nell’art.78.

40. LE P R O C E D U R E D I I N D I R I Z Z O , D I C O N T R O L L O E D I I N F O R M A Z I O N E :
- LE P R O C E D U R E D I I N D I R I Z Z O .
Accanto alle leggi di indirizzo politico esistono atti unicamerali mediante i quali
le camere esercitano la loro attività di direzione politica.
Questi atti sono:
• la mo zione ( d ive r s a d a q ue lla di fi duc ia e s fi d uc ia ) ha il fine di
promuovere una deliberazione dell’assemblea su un determinato
argomento e può essere presentata alla Camera da un presidente di
gruppo o da dieci deputati ed al Senato dal almeno otto senatori;
• la risoluzione che è diretta a manifestare orientamenti o a definire
indirizzi su specifici argomenti.
L’efficacia di questi atti (direttive p a r la me ntar i) va collocata nel rapporto
fiduciario, per cui se il governo non desse esecuzione alla direttiva verrebbe
meno all’obbligo costituzionale di svolgere e contenere la sua attività
nell’ambito di detto rapporto, con la c onseguenza che la Camera la cui
direttiva sia stata disattesa dovrebbe coerentemente fare valere la
responsabilità politica del Governo sino a colpirlo nei casi più gravi con la
sfiducia.

• LE P R O C E D U R E D I C O N T R O L L O E D I I N F O R M A Z I O N E
Nelle forme di governo parlamentari il G ov e r no è s o t t o p o s t o a d u n
c o nt inuo controllo d a p a r te delle C a m e r e per quanto riguarda lo
svolgimento della sua attività politico–amministrativa p e rc hé c onc e de nd o g l i
la fiducia, le camere l o i m p e g n a n o a d a t t ua r e q ue l de te r minat o
indirizzo politico c on e s s e c onc ord ato .

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Dunq ue att ività c o no s c it iva ed attivit à di controllo risultano strettamente
collegate in quanto le Camere, per potere controllare l’attività del Governo,
dovranno prima conoscere l’attività stessa.
Gli strumenti predisposti a tal fine sono:

• Le interroga zioni che consistono nella semplice domanda, rivolta da un


parlamentare per iscritto al governo, per conoscere se un fatto sia vero
o no, se alcuna informazione sia giunta al governo, o sia esatta, se il
governo intenda comunicare alla camera documenti o notizie o abbia
preso o stia per prendere alcun provvedimento su un oggetto
determinato.
L a r is p os t a all’interrogazione può essere data alla camera o al
senato anche in commissione. E ssa può essere orale o scritta. In ogni
caso il governo può dichiarare di non poter rispondere o di dover differire
la risposta ad altro giorno determinato. Si hanno anche i c.d. q ue s t io n
t ime (interrogazioni breve), un tipo di interrogazione a risposta
immediata che consiste in una sola domanda formulata al governo in
modo chiaro e coinciso di rilevanza generale o urgente al quale il
governo risponde per non più di tre minuti.

• L’interpellanza che consiste nella d om a nd a , rivolta per iscritto, al


governo circa i motivi o gli intendimenti della condotta del governo in
questioni che riguardino determinati aspetti della sua politica. E sse
hanno un carattere più penetrante delle interrogazioni perché si
riferiscono all’attività di indirizzo politico e perché qualora la risposta
data è insoddisfacente l’interpellante può trasformare l’interpellanza in
mozione.

• Le inc hieste possono essere disposte, a norma dell’art.82, da ciascuna


camera su materie di pubblico interesse. E’ la maggioranza a decidere se
condurre o no l’inchiesta. L’inchiesta come strumento di controllo è
quella c.d. politica diretta ad accertare la situazione dell’ordine pubblico
in una determinata parte del paese (esempio: inchiesta sulla mafia), le
responsabilità di funzionari e di uomini politici in relazione ad una certa
situazione di pubblico interesse. Vi è poi l’inchiesta c.d. le g is lat iva che
mira ad acquisire dati ed informazioni per un migliore svolgimento
dell’attività legislativa.
Le inchieste sono condotte da apposite commissioni formate in modo da
rispecchiare la proporzione dei vari gruppi parlamentari . La commissione
procede alle indagini ed agli esami con gli stessi poteri e le stesse
limitazioni dell’autorità giudiziaria.

• Le ind a g ini e le attività c onoscitive svolte dalle commissioni


parlamentari (che siedono in tal caso in sede politica) sono state
introdotte dai regolamenti parlamentari. Per quanto riguarda l’attività
c onos cit iva le commissioni hanno facoltà di chiedere ai rappresentanti
del Governo informazioni o chiarimenti su questioni, anche politiche, in
rapporto alle malterie di loro competenza e di procurarsi direttamente
dai ministri informazioni, notizie e documenti. Le commissioni possono
inoltre disporre indagini conoscitive dirette ad acquisire notizie,
informazioni, documenti utili alle attività delle camere. Un particolare
tipo di ind a g i ne c onos c it iva è dato dalle udienze legis lative , cioè
indagini svolte in occasione dell’esame di un progetto di legge da parte
di una commissione camerale. L’attività delle c ommis s ioni è

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m e r a m e nte co n o s c itiv a, esse non hanno i poteri dell’autorità
giudiziaria nello svolgimento delle indagini.

41. L A M O Z I O N E D I S F I D U C I A
Le camere possono decidere di fare terminare il rapporto che le lega al
governo con l’approvazione di u n a m ozione in cui e s s e e s p r im on o la
loro s fi d uc ia .
In s e g u it o all’approvazione di tale mozione, d a p a r te a nc he di u n a
s o l a delle d u e camere, il governo deve presentare le sue d imis s ioni al
p r e s id ent e della r e p ub b lica e s i a p r e la “crisi di g ove r no” .

L’art. 9 4 dispone che la mozione di sfiducia deve essere motivata e votata per
appello nominale.
Inoltre deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti la camera e non
può essere m essa in discussione prima di tre giorni dalla su a presentazione, al
fine di evitare votazioni di sorpresa c.d. assalti alla diligenza e di consentire
che il voto sia l’espressione meditata e sicura della volontà della maggioranza
parlamentare.
E poiché la sfiducia deve investire l’intera azione politica del governo e può
essere votata soltanto mediante una mozione motivata, lo stesso art. 9 4 ha
disposto che il voto contrario di una o entrambe le camere su una proposta del
governo non importa obbligo di dimissioni.
Si ha m a n c a t a fi d uc ia iniziale quando il governo presentandosi alle camere
dopo la sua formazione, non ne ottiene la fiducia e si ha vot o di s fi d uc ia
quando la fiducia, già concessa, viene revocata dalle camere con
l’approvazione della mozione di sfiducia.

Il voto di sfiducia può colpire anche un singolo ministro, qualora le camere lo


ritengano politicamente responsabile per gli atti del suo dicastero.

Il g o v e r n o al q ua le le c a me r e h a n no vot a t o la s fi d uc ia h a l’obb lig o


giuridico di dimettersi.
In caso contrario è il presidente della repubblica a revocarlo dalla carica: l’unico
caso in cui, il presidente può revocare il governo per ripristinare la legalità
costituzionale.

Le mozioni di fiducia e di sfiducia sono presentate dai parlamentari.

Le q ue s t ioni di fi d uc ia sono proposte dal governo tutte le volte in cui vuole


verificare la propria maggioranza. ll governo pone la questione di fiducia su
una legge (o più comunemente su un emendamento ad una legge),
qualificando tale atto come fondamentale della propria azione politica e
facendo dipendere dalla sua approvazione la propria permanenza in carica.
Ponendo la questione di fiducia, il governo indirettamente avverte le camere
che, in caso di esito del voto contrario a quello da esso voluto, si dimetterà ed
aprirà la crisi.
La questione di fiducia costituisce, inoltre, un e ffi c a c e strumento per superare
l’ostruzionismo di minoranze parlamentari e per ottenere decisioni più
tempestive.
L’art. 1 1 6 R.C. vieta la questione di fiducia su proposte di inchieste
parlamentari, modifiche del regolamento, verifica delle elezioni, nomine, fatti
personali e su quanto attiene le condizioni di funzionamento interno della
Camera.

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L’art. 1 6 1 c o m ma IV R.S. prescrive che la questione di fiducia non può essere
posta sulle proposte di modificazione del regolamento ed, in generale, su
quanto attenga alle condizioni di funzionamento interno del senato.

SEZIONE VI
F U N Z I O N I EL ETTO RALI, G I U R I S D I Z I O N A L I , CO N S U L TIV E

Oltre che la funzione legislativa e l’attività di indirizzo politico, le Camere


svolgono nel nostro sistema costituzionale altre attività, di diversa natura.

Le funzioni elettorali:
al Parlamento in seduta comune spetta l’elezione: del Presidente della Rep., di
5 giudici ordinari della Corte Cost., di 1/3 dei membri del CSM, dei 4 5 cittadini
fra i quali vengono estratti a sorte i 1 6 giudici aggregati della Corte Cost. nel
caso di giudizi di accusa contro il Presidente della Rep.
Funzioni ma t e r ia lme nt e giurisdizionali:
le Camere procedono alla verifica delle elezioni contestate dei propri membri e
sono chiamate, in seduta comune, a svolgere funzioni istruttorie nel
procedimento per la m essa in stato di accusa del Presidente della Rep.
Le funzioni c ons ult ive di o r g a ni interni delle Ca me r e :
Il Presidente della Rep., prima di procedere allo scioglimento delle Camere,
deve sentire il parere dei loro Presidenti (art.88); lo stesso parere è richiesto
per lo scioglimento del CSM; apposite commissioni parlamentari possono
inoltre essere chiamate a dare pareri al Governo in sede di formulazione delle
leggi delegate.

CAPITO L O S E C O N D O
IL P O T E R E L EGIS L ATIV O D E L P O P O L O

1. L’INIZIATIVA L E G IS LAT IVA P O P O L A R E E D IL R E F E R E N D U M C O S T I T U Z I O N A L E


(RINVIO)
Il p o p o l o p u ò esercitare la funzione legislat iva, oltre che attraverso i suoi
rappresentanti in parlamento, a nc h e d ir et ta me nte me d ia nt e i
r e f ere nd um, a b r og a t ivo e costituzionale, e l’iniziativa legislativa .
In tal modo si rende operante e concreto il principio della sovranità popolare.

2. IL R E F E R E N D U M A B R O G A T I V O
Il referendum è indetto (dal presidente della repubblica) per deliberare
l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di
legge, quando lo richiedono 500.000 elettori o 5 consigli regionali.
Il r e f er e nd um n o n è a m m e s s o p e r le le g g i tributarie e di bilancio, di
a mnis t ia e di indulto e di aut o rizzazione a ratificare trattati
internazionali.
Al referendum hanno diritto di partecipare gli elettori della camera dei deputati
(vale a dire l’intero corpo elettorale). (ART.75)
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla
votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza
dei voti validamente espressi.
Non è possibile neanche abrogare mediante referendum disposizioni
costituzionali che sono abrogabili soltanto mediante il p r oc ed ime nt o
a g g r a v a t o previsto dall’art.138 e non sono ammissibili referendum il cui
esito positivo paralizzerebbe l’attività di un organo costituzionale.

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Sull’ammissibilità del referendum abrogativo è chiamata a giudicare la corte
costituzionale.

La deliberazione di richiedere il referendum deve essere approvata dai consigli


regionali con la maggioranza assoluta.
Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla
scadenza di una delle due camere e nei sei mesi successivi alla data di
convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle camere
medesime.
Le richieste di referendum devono essere depositare in ciascun anno dal 1°
gennaio al 3 0 di settembre. I referendum sono sottoposti a un d up lice
controllo di legittimità : ad opera dell’ufficio centrale al momento del
deposito delle firme per i referendum costituiti presso la Corte di Cassazione e
ad opera della Corte Costituzionale sull’ammissibilità. Il referendum non è
ammissibile se la forma del suo quesito non si presenti omogenea e chiara.
Il referendum è indetto con decreto del presidente, su deliberazione del
consiglio dei ministri, che fissa la data di convocazione degli elettori in una
domenica compressa fra il 1 5 aprile ed il 1 5

giugno. In caso di esito positivo di abrogazione il P. della Rep. dichiara abrogata


la legge con un decreto che viene immediatamente pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale ed inserito nella Raccolta
ufficiali degli atti normativi della Rep. Italiana: la sua abrogazione decorre dal
giorno successivo alla pubblicazione m a il P. della Rep. può ritardarne l’entrata
in vigore per un termine non superiore a 6 0 giorni dalla data di pubblicazione.
Nel caso di anticipato scioglimento delle camere, il referendum già indetto si
intende automaticamente sospeso.
Nel caso di risultato contrario all’abrogazione ne è data notizia; in tal caso non
può essere riproposto il referendum per la stessa cosa prima che siano
trascorsi 5 anni.

CAPITO L O T E R Z O – IL P O T E R E E S E C U T I V O

Con la funzione amministrativa lo Stato svolge un’attività diretta a raggiungere


i suoi fini immediati (difesa del territorio, tutela della salute ecc.) Ad esempio
con le forze armate assicura la difesa verso l’esterno, con gli istituti scolastici
provvede all’istruzione.
Questa complessa attività viene svolta dal Governo e dagli organi da esso
dipendenti oltre che dagli enti pubblici territoriali. E ssa è definita attività
amministrativa; oltre questa essi svolgono un’attività di indirizzo politico.

1 .G L I O R G A N I DEL POTERE E S ECUTIVO: IL G OVER N O E G LI ORGANI


DIPENDENTI.
Il potere esecutivo è costituito da un complesso di organi (centrali e periferici)
al vertice dei quali è posto il g o v e r n o come o r g a n o costituzionale .
Il governo italiano è diviso in settori chiamati ministeri perché facenti capo ad
un organo costituzionale che è il ministro.
Esistono altri settori dell’amministrazione centrale che non vengono
organizzati in ministero (Esempio: Affari europei e Affari regionali; Protezione
civile; Rapporti con il parlamento) e che fanno capo a d ip art ime nti istituiti
presso la Presidenza del Consiglio.
Gli organi direttivi posti a capo di tali settori assumo no il nome di “ ministri
s e nza portafoglio” (se entrano a comporre il consiglio dei ministri e

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partecipano all’attività di direzione politica del governo) oppure “c ommis s ar i
s traor dinar i di g ove r no ” (quando si limitano a svolgere attività
amministrative e non entrano a fare parte del Consiglio dei ministri).
Inoltre vi possono essere uno o più vice-presidenti del Consiglio.
ART.92 “Il g o v e r n o della Re p . p c o m p o s t o del P. del C ons i g lio e dei
ministri, c he c os t it uis cono ins ie me il Cons ig lio dei ministri”.
Dunq ue il Go ve r no è composto da più o r g a ni individuali (Il P. del Consiglio
ed i singoli ministri) e da un o r g a n o colleg iale (il Consiglio dei ministri); di
modo che esso costituisce un o r g a n o c o mp le s s o.

I ministri senza portafoglio svolgono solo le funzioni loro delegate dal


presidente del consiglio, sentito il consiglio dei ministri.
Un ministro o il presidente del consiglio, possono assumere in via provvisoria,
un ministero rimasto senza titolare.
Il presidente del consiglio dirige la politica generale del governo, mantiene
l’unità di indirizzo politico e amministrativo e coordina l’attività dei ministri.
Il presidente del consiglio può essere coadiuvato da un comitato (consiglio di
g ab inet to ) composto dai ministri da lui designati, sentito il consiglio dei
ministri.
Accanto a questi organi vi sono i sottosegretari di Stato e i vice ministri.
Il numero dei ministeri è fissato a 13.

Gli U ffi c i della Presidenza si articolano in un Segretario generale e in


Dipartimenti, i quali, a loro volta, si articolano in u ffi c i e servizi.

L a p ub b lic a a mminis t r a zione


È l’insieme dei pubblici uffici, del personale, dei mezzi e delle strutture,
necessarie a formare l’apparato amministrativo dello stato e degli altri enti
pubblici.

Tali u ffi c i svolgono attività amministrativa: a tt iva (realizza i fini che è


chiamata a perseguire; es. decreto di espropriazione per pubblica utilità
e m e sso da un prefetto); c onsultat iva (dare pareri agli organi
dell’amministrazione attiva); controllo (diretta a sindacare sia con regole
giuridiche (controllo di legittimità ) che con regole di buona amministrazione
(controllo di merito) gli atti o l’operato degli organi di amministrazione attiva).

Oltre agli uffici, centrali e periferici, dello Stato, fanno parte della pubblica
amministrazione anche gli u ffi c i degli altri enti pubblici sia territoriali (regioni,
province, comuni) e non territoriali (enti pubblici parastatali, camere di
commercio). I loro atti posti in essere po sseggo no la stessa forza e la stessa
effi c ac i a degli atti amministrativi statali.

La pubblica amministrazione è composta dall’apparato (centrale e periferico)


dello Stato e da quello delle Regioni (centrale e periferico), delle Città
Metropolitane, delle Province, dei Comuni e degli enti pubblici non territoriali.

2. I P R I N C I P I C O S T I T U Z I O N A L I S U L L A P U B B L I C A A M M I N I S T R A Z I O N E .
Un primo principio deriva dall’art. 9 7 Cost. che dispone che le pubbliche
amministrazioni in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano
l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
Un secondo attiene alla organizzazione dei pubblici uffici. L’organizzazione dei
pubblici u ffi c i deve essere determinata dalla legge formale. (ART.97)

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a – Principio di le g a lit à
L’amministrazione deve agire nei limiti della legge m a è libera di compiere le
sue scelte (legalità formale) e deve agire conformemente alla legge (legalità
sostanziale).
B – Principio di b u o n a n d a m e n t o
L’organizzazione amministrativa deve adeguarsi alle regole di buona
amministrazione e raggiungere la maggiore e ffi c i e n z a (perseguire i fini con un
corretto impiego delle risorse), e ffi c a c i a (si valuta mettendo in confronto i
risultati ottenuti con gli obiettivi programmati), ed e c onomic ità (conseguire
gli obbiettivi con il minor dispendio di mezzi).
C – Principio di imparzialità
ART.98: I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione (e non di un
partito o di una fazione). Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto
d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio
attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari
all'estero al fine di sottrarre questi pubblici dipendenti ad ogni influenza che su
di loro potrebbero esercitare i partiti.
D – Principio di d e mo c r a c it à
L’attività amministrativa deve ispirarsi alle effettive esigenze della collettività
popolare ed essere sottoposta a controllo da parte dei rappresentanti del
popolo. Poiché l’amministrazione tanto più sarà democratica quanto più si
permetterà ai cittadini di parteciparvi nelle sedi in cui gli interessi di essi si
localizzano l’art. 5 dispone che La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e
promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più
ampio decentramento amministrativo.

Il principio di democracità deve essere tenuto presente anche nell’ordinamento


delle forze armate che deve informarsi allo spirito democratico della Rep. (art.
53), nel senso che il vincolo che lega gli appartenenti ai corpi armati dello
Stato non deve avvilirne la dignità.
L’ordinamento e l’attività delle forze armate si informano ai principi
costituzionali; ai militari spettano i diritti che la Costituzione riconosce ai
cittadini salvo limitazioni imposti dalla legge per garantire l’assolvimento di
alcuni compiti e doveri propri delle forze armate. Inoltre, nei rapporti personali
deve essere sempre garantita la pari dignità di tutti i militari. I militari
candidati alle elezioni politiche o amministrative possono svolgere attività
politica o di propaganda al di fuori dell’ambiente militare ed in ambito civile;
inoltre non possono esercitare il diritto di sciopero, aderire ad associazioni
sindacali m a sono istituiti organi di rappresentanza dei militari a livello
centrale, intermedio e di base.

Agli im p ie g hi nella p ub b lic a a mminis t r a zione s i a c c ed e tra mite


c o nc o r s o p ub b lic o tranne i casi previsti dalla legge. (ART.97) Il concorso, è
in linea teorica, lo strumento più valido per garantire la selezione dei più
capaci. Ovviamente questo impone che nelle commissioni giudicatrici vi sia la
presenza di tecnici o esperti tali da garantire scelte finali fondate
sull’applicazione di parametri neutrali e determinate soltanto dalla valutazione
delle attitudini e della preparazione dei candidati. (principio di imparzialità)

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente


responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti
in violazione di diritti. (ART. 28)

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Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre am m essa la tutela
giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di
giurisdizione ordinaria e amministrativa e tale tutela giurisdizionale non può
essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate
categorie di atti. (ART.113) L a tutela g iurisdizionale c ontr o g li atti della
p ub b lic a a mminis tr a zione è a ffi d a t a ai tribunali a mministr at ivi
r e g io nali (TAR) e ai c ons ig li di s t a t o .

Gli atti politici si definiscono come atti d'individuazione dei fini e degli
interessi generali dell'ordinamento e sono emanati da organi costituzionali
nell’esercizio dell’attività di indirizzo politico e si esprimono attraverso:
gli atti aventi forza di legge, le sentenze della Corte Costituzionale e atti
formalmente amministrativi privi di f orza le g is lat iva o giurisd izionale
come gli atti di nomina dei ministri, dei sottosegretari, la proposizione della
questione di fiducia, la dichiarazione di pericolo pubblico o dello stato di guerra
ecc. ecc.
Una loro caratteristica essenziale è la loro n o n i mp ug na b il it à in s e d e
giurisdizionale .
Gli atti politici vengono poi concretamente realizzati dalla funzione
amministrativa attraverso provvedimenti che realizzano il fine politico.

3. LA F O R M A Z I O N E D E L G O V E R N O
La formazione del governo costituisce un procedimento, che inizia ogni volta
che un governo presenta le dimissioni e queste vengono accolte dal Presidente
della Repubblica, per cui è necessario nominarne uno nuovo. La Costituzione a
riguardo è estremamente laconica in quanto si limita a disporre con l’art. 9 2
che il Presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e su
proposta di questi i ministri. Le norme per il procedimento di formazione del
governo non sono in gran parte scritte e costituiscono delle convenzioni
costituzionali, sorte per disciplinare l’esercizio del potere discrezionale del
Capo dello Stato.
Il Presidente della Repubblica procede alla nomina di un governo che abbia le
maggiori probabilità di ottenere e mantenere la fiducia delle camere in modo
da evitare frequenti crisi di governo.
Normalmente la nomina del Presidente del Consiglio dovrebbe cadere sul
l eader dello schieramento politico-elettorale risultato vincitore nelle elezioni.
Nel caso in cui a seguito della consultazione elettorale non vi sia la presenza di
uno schieramento nettamente vincitore, il Capo

dello Stato non è più vincolato di fatto a nominare Presidente del Consiglio il
leader dello schieramento vincitore m a può far valere il suo potere di influenza
per giungere alla formazione di un Governo che goda della fiducia delle
Camere.

Il procedimento di nomina del Governo inizia con le c onsult a zioni svolte dal
Capo dello Stato.
Egli convoca i presidenti dei gruppi parlamentari e i rappresentanti
delle coalizioni di schieramento, con l'aggiunta dei presidenti dei due rami
del Parlamento, i quali devono essere comunque sentiti in occasione dello
scioglimento delle Camere, oltre che, come forma di cortesia e rispetto, gli ex-
presidenti della Repubblica e delle Camere, cosicché alla chiusura delle
consultazioni il Presidente della Repubblica avrà degli elementi di valutazione
in base ai quali procederà al conferimento dell’incarico a quella personalità
politica che egli ritenga abbia le maggiori probabilità di formare il Governo.

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Il m a n d a t o e s p lor a t ivo (differisce d a l preincarico)
Quando i partiti non riescono a raggiungere un accordo per la formazione della
maggioranza, il capo dello stato a ffi d a ad una personalità (presidente del
senato o della camera) il compito di svolgere delle consultazioni ristrette in
modo da avere una visione più completa ed aggiornata degli orientamenti
delle forze politiche.
Preincarico
Si ha quando il Presidente della Repubblica a ffi d a alla personalità politica (dato
l’esito delle consultazioni) che conferirà l’incarico, il compito di svolgere
ulteriori consultazioni al fine di acquisire la fiducia di un numero sufficienti di
parlamentari per la formazione del nuovo Governo.

L’incaricato non accetta, m a s i r iser va di accettare (cioè accetta l’incarico,


m a con riserva di rifiutare la nomina, ed inizia una serie di consultazioni,
dirette ad accettare quali possibilità vi siano di formare una maggioranza, che
faccia proprio il programma concordato fra i partiti che entreranno a
comporla).
Nel caso in cui l’incaricato non riesca nel suo intento tornerà dal Presidente
della Repubblica e sciogliendo la riserva, rinuncerà all’incarico, che il Capo di
Stato a ffi d er à ad altri.
Quando la rinuncia all’incarico è dovuta dall’impossibilità obbiettiva di formare
una maggioranza, il Presidente della Repubblica può o rinviare il Governo
dimissionario (a meno che non vi sia stata un crisi di governo) o sciogliere le
camere autorizzando una nuova consultazione elettorale.

S e invece l’incaricato avrà concluso positivamente i suoi colloqui e la sua


opera, sottoporrà al Presidente della Repubblica la lista dei ministri e si
dichiarerà pronto a presiedere il nuovo Governo.
Si passa cosi alla fase conclusiva del procedimento, che vede la n o m i n a del
P r e s ide nt e del Cons ig li o dei ministri e de i ministri c on d ecre to del
P r e s ide nt e della Repubblica . Tale decreto sarà controfirmato dal nuovo
Presidente del Consiglio.

Nominati il presidente del consiglio ed i ministri, il governo è formato, m a


prima di assumere le funzioni, dovranno prestare g i u r a me nt o nelle mani del
Presidente della Repubblica. (art.93)
Entro 1 0 giorni dal giuramento il governo dovrà presentarsi alle camere per
ottenere la fiducia, esponendo, per mezzo del presidente del consiglio, il suo
programma che porta gli obbiettivi che il governo si propone di realizzare che
vengono resi noti alle assemblee parlamentari e al Paese.
Il programma di governo infatti diviene indirizzo politico dello Stato e come tale
vincola Governo e Parlamento a darvi attuazione.
Tra il periodo che va dal giuramento al voto di fiducia il Governo incontra dei
limiti nell’esplicazione delle sue funzioni: l’attività di indirizzo politico non può
essere infatti svolta prima che le Camere ne approvino programma
concedendogli la fiducia.

I s o t t o s e g r e t a r i di s t a t o
La nomina dei sottosegretari è uno dei primi atti del Governo, che vengono
nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del
Presidente del Consiglio dei ministri.
Q ue s t i n o n f a nno p a rte del g o v e r n o è n o n s o n o or g a ni costituzionali.
Essi non hanno attribuzioni proprie m a gli vengono delegate dal ministro e
aiutano il ministro nello svolgimento delle sue funzioni. C o m e rappresentanti

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del governo posso intervenire, alla seduta delle camere e delle commissioni
parlamentari, rispondere alle interrogazioni e interpellanze.

Anche la figura del vice ministr o non è inclusa nella Costituzione m a è stata
introdotta con legge ordinaria del 2001. Possono essere nominati vice ministri
al massimo dieci sottosegretari, se ad essi sono conferite deleghe relative ad
aree o progetti di competenza di una o più strutture dipartimentali. I vice
ministri possono essere invitati dal Presidente del Consiglio dei ministri a
partecipare alle sedute del Consiglio dei ministri, senza diritto di voto, per
riferire su argomenti e questioni attinenti alla materia loro delegata.

4. I COMITATI I N T E R M I N I S T E R I A L I E D I COMITATI D I M I N I S T R I .
S ono costituiti da più ministri e alcuni anche da funzionari esperti, il loro
compito è quello di preparare e coordinare l’attività del Consiglio dei ministri in
determinati settori.
C IP E ( Co mit a t o Inter ministeria le P r o g r a m ma z i on e Ec onomic a) svolge
funzioni di coordinamento in materia di programmazione e di politica
economica nazionale, nonché di coordinamento della politica economica
nazionale con le politiche comunitarie. Ha perso tutti i compiti di gestione
tecnica, amministrativa e finanziari ed i poteri di autorizzazione, revoca,
concessioni di contributi che sono stati trasferiti alle amministrazioni di settore
competente.
IL C O N S I G L I O S U P R E M O D I D IF ES A , previsto dalla Costituzione, è
presieduto dal Presidente della Repubblica ed è composto dal Presidente del
Consiglio, dai ministri degli affari esteri, interno, tesoro, difesa, industria e
commercio e dal capo dello stato maggiore della difesa. Esamina i problemi e
coordina le attività attinenti alla difesa nazionale.
C I S R ( Comit a t o Interministeria le p e r la Sicure zza della Re p ub b lic a ) ha
funzioni di consulenza, proposta e deliberazione sugli indirizzi e sulle finalità
generali della politica dell’informazione per la sicurezza.

Il Presidente del Consiglio può disporre con proprio decreto l’istituzione di


particolari comitati di ministri con il compito di esaminare in via preliminare
questioni di comune competenza, di esprimere pareri o sottoporre problemi di
rilevante importanza avvalendosi eventualmente anche di esperti non
appartenenti alla pubblica amministrazione.

5. LA F U NZ IONE A M M INIS TRA TIVA


I ministri e il presidente del consiglio assum o no una duplice veste:
o r g a ni burocratici, posti a capo del loro ministero o degli uffici.
O r g a n i di g ove r no , in quanti organi che collegialmente (nel consiglio dei
ministri) concorrano a determinare l’indirizzo politico ed amministrativo.
L a funzione a m minis t r a t i va del Go ve r n o si esplica attraverso or g a ni
centrali (raggruppati in ministeri) e molteplici or g a ni periferici (la cui
competenza è limitata all’ambito di una Provincia).
Tra gli atti di indirizzo di politico e quelli propriamente amministrativi vi sono
quelli di a lt a a mminis tr a zione deliberati dal Consiglio dei ministri ed emanati
con decreto del Presidente della Repubblica. Tra tali atti vanno compresi, la
nomina dei più altri funzionari dello Stato, la dichiarazione di pericolo pubblico,
gli atti di preparazione dei trattati e degli accordi internazionali di natura
politica e militare, le proposte motivate per lo scioglimento dei Consigli
regionali ecc.
S o no atti formalmente amministrativi e sostanzialmente legislativi.

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6. L’ATTIVITÀ D I D I R E Z I O N E POLITICA.
Si distingue nelle fasi di determinazione , p r e d is p os izione dei mezzi e
dell’attuazione.
A questa attività partecipano il Governo e le Camere.
La Costituzione, tuttav ia, ha riservato una posizione di prem inenza al
Presidente del Consiglio nell’esercizio della funzione di direzione politica.

Il P r e s id e nt e del Cons ig lio


ART.95 : Dirige la politica generale del governo e ne è responsabile, mantiene
l’unita di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando
l’attività dei ministri.
Il presidente del consiglio è l’organo al quale aspetta di assicurare che il
programma enunciato dal governo innanzi alle camere, v enga effettivamente
realizzato e venga realizzato unitariamente.

Spetta al Presidente il potere di indirizzare ai ministri le direttive politiche ed


amministrative, deliberate dal consiglio.
Lui è responsabile politicamente quando le camere ritengono che la politica
generale del governo non rispetti impegni che questo ha assunto al momento
della sua formazione.
I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del consiglio ( come organi
di governo ) e individualmente degli atti dei loro dicasteri ( come organi
burocratici ).
Il presidente del consiglio e i ministri anche se cessati dalla carica sono
sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni alla
giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del senato della repubblica o della
camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale. Nel
caso in cui il ministro sia un parlamentare, l’autorizzazione deve essere
concessa dalla camera di appartenenza, in caso contrario dal senato della
repubblica.

8 . L A F U N Z I O N E N O R M A T I V A : L E G G I I N S E N S O F O R M A L E E M A T E R I AL E.
In deroga al principio della separazione dei poteri (secondo la quale la funzione
normativa dovrebbe essere riservata alla camera [leggi in senso formale])
anche il potere esecutivo può produrre norme costitutive dell’ordinamento
giuridico dello stato (legge in senso materiale).
La forma tipica degli atti normativi del potere esecutivo è il decreto.
S e si tratta di atti aventi forza di legge o di regolamenti governativi, la loro
forma sarà quella del decreto del Presidente della Repubblica.
I decreti legge ed i decreti legislativi hanno la stessa e ffi c aci a della legge
mentre i regolamenti hanno un’efficacia inferiore a quella della legge.

9. DECRETI LEGGE
(ART. 77) Il governo nei casi straordinari di necessita e di urgenza, può
adottare sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di
legge, m a deve il giorno stesso presentarle per la conversione in legge alle
Camere, che anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono
entro 5 giorni.

E’ stato però rilevato che il ricorso all’uso del decreto legge è diventato un
modo frequente di accelerare il procedimento di formazione della legge
rispetto a quello medio di approvazione di un disegno di legge.
Il decreto-legge non convertito e reiterato dal Governo è incostituzionale.

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Il Governo adotta i decreti-legge sotto la sua responsabilità, ciò significa che
esso dovrà rispondere innanzi alle Camere, nell’ambito del rapporto fiduciario,
tutte le volte che esse negando la conversione del decreto giudichino che il
Governo abbia usato del suo poter senza che vi erano i presupposti.

I decreti l e g g e p e r d ono e ffi c a c i a s in dall’inizio s e n o n v e n g o n o


convertiti in l e g g e e ntr o 6 0 g ior ni d a lla loro p ub b lica zione nella
g a zze t t a u ffi c i a l e .

Hanno un e ffi c aci a limitata nel tempo (60 giorni dalla pubblicazione sulla
gazzetta ufficiale; nello stesso giorno della pubblicazione essi devono essere
presentati alle Camere per la conversione in legge), ed in questo periodo, le
due camere potranno:

a- non esam inare il dise g no di le g g e di conv ersione (del decreto)


oppure non terminarne il procedimento di formazione;
b- esaminare il disegno di legge di conversione (del decreto) m a non
approvarlo;
c- esaminare il disegno di legge di conversione (del decreto) ed approvarlo
convertendolo in legge formale.

Nei primi due casi, il decreto legge non convertito in legge perde effi caci a sin
dall’inizio (cioè retroattivamente dal momento della sua entrata in vigore ed è
da considerare come mai esistito).

Nel terzo caso, il decreto legge viene sostituito dalla legge approvata dalle
Camere. Queste ultime possono regolare con legge i rapporti giuridici sorti
sulla base dei decreti non convertiti.

Il governo non può mediante il decreto-legge, rinnovare le disposizioni dei


decreti-legge, dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di
una delle due camere, ne tantomeno conferire deleghe legislative o ripristinare
l’efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale per vizi
non attinenti al procedimento.

10. I D E C R E T I L E G I S L A TI V I (ART. 7 6 COS T.)


Il governo può adottare decreti aventi forza di legge anche senza che ricorrono
casi straordinari di necessita e di urgenza. Però l’esercizio di tale funzione
legislativa gli deve essere espressamente delegato dalle camere con una legge
che assum e il nome di l e g g e – d e le g a .
Le camere delegano al governo l’esercizio di tale funzione (funzione
legislativa).
Le camere danno delega al governo quando la materia da disciplinare
legislativamente sia molto complessa e necessita di un lungo procedimento di
formazione, per cui il Governo appare come l’organo più qualificato a
predisporre i provvedimenti legislativi (anche perché può avvalersi dell’opera
di organi consultivi tecnici).

In genere sono emanati nella forma di decreti legislativi quei testi normativi
che per la loro mole sarebbero difficilmente gestibili in sede parlamentare,
come nel caso di testi unici e codici.
I testi unici si distinguono in meramente compilativi (fonte solo di cognizione in
cui vengono coordinate le varie disposizione legislative) e innovativi (quando

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nel coordinare le varie disposizioni il Governo può ritenere di apportare alla
materia innovazioni sostanziali; innovando la fonte, la attualizzano).

La legge delega deve contenere: i principi ed i criteri direttivi a cui il Governo


deve attenersi, il tempo massimo in cui deve predisporre i decreti legislativi,
l’oggetto della legge da prodursi.
Il Governo non è obbligato ad emanare il decreto legislativo nel caso in cui
l’oggetto della delega ed i connessi principi e criteri direttivi si pongono in
contrasto con l’indirizzo politico da esso perseguito. Diversa è invece l’ipotesi
dell’inadempienza dovuta alla mancata conclusione del procedimento di
formazione del decreto legislativo entro il termine prefissato dato che una volta
recepita la delega sorge nel Governo l’obbligo di adempiere; di modo che le
Camere potrebbero far valere la responsabilità politica del Governo per
l’inadempimento.

Il procedimento di formazione della legge delega è quello ordinario.


Le Camere esercitano sempre il controllo sulla funzione legislativa del Governo:
-nel caso dei decreti legge con la conversione o non in legge;
-nel caso dei decreti legislativi fornendo al Governo i principi ed i criteri direttivi
da utilizzare.

11. I R E G O L A M E N T I
I regolamenti (al pari dei decreti aventi valore di legge) sono formalmente
emanati dal Presidente della Repubblica. Essi sono atti formalmente
amministrativi (perché provengono da un organo governativo) e
sostanzialmente normativi; vengono deliberati dal Consiglio dei ministri,
sentito il parere del Consiglio di Stato ed emanati con decreto del Presidente
della Repubblica.
S ono inseriti nella raccolta ufficiale degli atti normativi della repubblica italiana
e pubblicati sulla gazzetta ufficiale ed entrano in vigore dopo un periodo di
almeno 1 5 giorni dalla pubblicazione.

I r e g o l a me nt i g ove r na t ivi s i d is t ing uono in:

R e g o l a me nt i di es ecuzione delle le g g i e dei decreti legislativi – emanati


per rendere più concreto il contenuto di una legge o di un decreto-legislativo
tutte le volte che questi abbisognano (per la loro migliore applicazione) di
norme di dettaglio integrative od esplicative.
R e g o l a me nt i di at t ua zio ne e di inte gra zione delle l e g g i e dei decreti-
legis lativi c onte ne nt i n or me di principio – si distinguono dai reg. di
esecuzione per la forza innovativa che possono fare valere nel dare attuazione
ad una legge o ad un decreto legislativo o nell’integrare le loro disposizioni.
R e go la me nt i a ut on om i o ind ipe nd enti – che vengono emanati in materie
non ancora disciplinate da leggi o da atti aventi valore di legge (e non riservate
alla legge) nel presupposto che laddove la costituzione non richiede
espressamente l’intervento del legislatore, la materia può essere disciplinata
anche da regolamento.
R e g o l a me nt i di or ganizza zione – riferiti, alla struttura, alla ripartizione delle
competenze, dei pubblici uffici, ormai ammissibili entro i limiti posti dagli art.
95 III c o mm a e 9 7 che riservano alla legge, rispettivamente, l’ordinamento
della Presidenza del Consiglio, la determinazione del numero, delle attribuzioni
e dell’organizzazione dei ministeri e l’organizzazione dei pubblici uffici.

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R e g o l a me nt i autorizzati – con decreto del presidente della repubblica,
previa deliberazione del consiglio dei ministri e sentito il consiglio di stato,
possono essere emanati regolamenti, per la disciplina di materie non coperte
da riserva assoluta di legge, prevista dalla costituzione.
In queste materie le leggi della repubblica autorizzando l’esercizio della
potestà regolamentare del governo, determinano le norme generali regolatrici
della materia e dispongono l’abrogazione delle norme vigenti, con l’effetto
dell’entrata in vigore delle norme regolamentari. Questi regolamenti sono stati
utilizzati per mettere in atto un processo di delegificazione.
R e g o l a me nt i d e le ga t i – si hanno quando una legge autorizza il regolamento
a derogare ad alcune sue norme o a norma di altre leggi, o ad disciplinare ex
nuovo materie già disciplinate da una legge o riservate alla legge.
R e g o l a m e n t i di riordino e di ricognizione delle d is p os izio ni
r e g o l a me nt a r i vig e nt i – il Governo con regolamenti provvede al periodico
riordino delle disposizioni regolamentari vigenti, alla ricognizione di quelle che
sono state oggetto di abrogazione implicita e all’espressa abrogazione di quelle
che hanno esaurito la loro funzione e obsolete.

Le direttive dell’Unione Europea possono essere attuate con regolamenti


governativi o con regolamenti ministeriali e interministeriali.
Oltre al Governo, anche altre autorità del potere esecutivo possono emanare
regolamenti.

12. L I M I T I AL L A P OT E S T À R E G O L A M E N TA R E : L A R I S E RVA
DI LEGGE
La riserva di legge, inserita nella Costituzione, prevede che la disciplina di una
determinata materia sia regolata soltanto dalla legge primaria.

E ssa ha una funzione di garanzia in quanto vuole assicurare che in materie


particolarmente delicate le decisioni vengano prese dal Parlamento.

Si ha una ri serv a di l e g g e, quando una norma costituzionale


riserva alla legge la disciplina di una determinata materia,
escludendo che essa possa essere fatta oggetto del potere
regolamentare del governo.
Ris e r va a s s o lu t a : quando la disciplina della materia è riservata alla legge del
parlamento (con esclusione di altri fonti). Tale tipo di r is er va vale nel
c a m p o p e na le (art. 2 5 cost.) e d in quello dei diritti e delle liberta
f ond a me nta li dei cittadini (art. 13, 14, 15, 16, 21, 25 I c om ma – libertà,
domicilio, libertà e segretezza comunicazione, libertà di circolazione e
soggiorno, libertà di manifestazione del pensiero, ecc.).
Nelle materie riservate in via assoluta alla legge resta escluso l’esercizio del
potere regolamentare, a meno che non si tratti di regolamenti di esecuzione.

Ris e r va relat iva : quando la materia può essere disciplinata oltre che da leggi
formali (e dagli atti ad esse equiparate) anche da altre fonti. Qui può essere
am m e sso l’intervento del potere normativo del governo, attraverso i
regolamenti autorizzati, di organizzazione, e di attuazione.

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Una riserva relativa è contenuta nell’art. 9 7 cost. (Pubblica Amministrazione: la
loro organizzazione viene stabilita da leggi formali) considerando che il
parlamento non potrebbe disciplinare minutamente e nel dettaglio
l’org anizzazione dei pubblici uffi ci, senza interferire nel cam p o della
discrezionalità am m inistrativ a a sua v olta riservato alla pubblica
amministrazione.

Sia la riserva di legge assoluta che quella relativa possono essere rinforzate
quando la costituzione oltre a rinviare alla legge (riserva semplice) disciplina
parte della materia così limitando la discrezionalità del legislatore.
Ris e r ve di l e g g e rinforzate sono ad esempio quelle contenute nell’art.16 a
norma del quale al legge può stabilire limitazioni alla libertà di circolazione e di
e soggiorno; p e r motivi di sanità o di sicurezza.

Si ha r iser va di l e g g e cost ituzio na le quando la Cost. espressamente


dispone che determinate materie debbano essere regolate con legge
costituzionale ( esempio: art. 7 1 per l’attribuzione del potere di iniziativa
legislativa, art 1 3 2 per la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove;
m art. 1 3 7 condizioni e modalità esercizio attività Corte Costituzionale).

13. LE C A U S E D I C E S S A Z I O N E D E L G O V E R N O
Il governo non è un organo a durata prestabilita.
E sso può terminare solo per: revoca della fiducia dalle camere; dimissioni.

La cessazione del governo i seguito al venir meno della maggioranza (crisi di


governo) può essere determinata da:
-da un voto di sfiducia delle Camere, ed in questo caso il g o v e r n o h a
l’ob bl ig o g iurid ico di dimettersi; (crisi parlamentare diversa dalle crisi
extraparlamentari come le seguenti)

-dal ritiro dell’appoggio al Governo da parte di uno o di più gruppi


parlamentari, nel caso in cui questo comporti la perdita della maggioranza;
-dalla decisione del governo di dimettersi quando, dall’andamento di una
discussione o dai
risultati di una votazione (ad esempio: quando abbia posto la q ue s t ione di
fiducia), riporti il
convincimento di non godere più la fiducia della maggioranza oppure di essere
appoggiato da
gruppi parlamentari che non rientravano inizialmente nella maggioranza
governativa ed il cui
appoggio esso non intende accettare;
-dalle elezioni politiche generali;
- q ua nd o p r e s e nt a t os i alle c a me r e d o p o la s u a f or ma zione n o n ne
ottie ne la fi d uc ia ed in tale caso le dimissioni sono dovute alla mancata
costituzione iniziale del rapporto di fiducia (e non alla rottura del rapporto di
fiducia preesistente fra il governo ed il parlamento);
-per la morte del Presidente del Consiglio o per la cessazione o sospensione
dalla carica per motivi inerenti alla propria persona;
-per l’elezione di un nuovo presidente della repubblica (quale “espressione
personale di doveroso rispetto, secondo una norma di correttezza
costituzionale; il nuovo presidente respingerà, però, le dimissioni);
-in seguito ad elezioni generali, al fine di accertare la permanenza del
rapporto fiduciario (Una norma di correttezza costituzionale vuole che il

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governo si dimetta, anche se le elezioni abbiano confermato la maggioranza
al potere ma, il presidente della repubblica non le accetterà).

“Crisi p a r l amentari”: in esito al voto di sfiducia;


“Crisi e x t ra parl amentari”: diverse da quelle originate dal voto di sfiducia.
“ Rimp a s t o ” : si ha quando il presidente del consiglio sostituisce qualche
ministro (al fine di mantenere l’unità di indirizzo politico e amministrativo del
governo).

Il g o v e r n o d imis s iona r io rimane in carica sino alla nomina dei nuovi ministri
m a non può compiere atti che impegnino l’indirizzo politico e la sua
responsabilità nei confronti del parlamento (con la sola eccezione della
controfirma dei decreti presidenziali di scioglimento delle camere e di indizione
delle elezioni e dell’adozione di provvedimenti inderogabili).

14.LA R E S P O N S A B I L I T À D E I M I N I S T R I
Secondo l’art. 9 5 c o mma II, cost. “I ministri s o n o r e s p ons a b il i
c o l le g ia lme nt e de g l i atti del c ons ig lio dei ministri e ind ivid ua lme nte
d e gli atti c ompiut i nei loro dicasteri”. Art. 89, com ma I, cost. “Nessun atto
del presidente della repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri
proponenti, che ne assum o no la responsabilità.”
La r e s p ons a b ilit à g iurid ica dei ministri e del presidente del consiglio può
essere distinta in civile, p e na le e a mminis t ra tiva .
– Civilmente, essi, sono direttamente responsabili per i danni arrecati a
terzi nell’esercizio della loro funzione ( art. 28 cost )
– P e na l me nt e sono responsabili per i c.d reati ministeriali, cioè quei
reati comuni (es. peculato, concussione, corruzione) commessi in occasione ed
a causa dell’esercizio delle loro funzioni ed abusando del potere loro conferito.
Art. 9 6 cost. : Il Presidente del Consiglio ed i ministri anche se cessati dalla
carica sono sottoposti per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni,
alla giurisdizione ordinaria (in particolare nel “tribunale dei ministri”), previa
autorizzazione della Camera di appartenenza o del Senato qualora il soggetto
non sia parlamentare.
– A mmin is t r a t iva me nt e i titolari degli organi del governo sono
responsabili, come tutti i funzionari, innanzi alla Corte dei Conti per danni
arrecati alla pubblica amministrazione.

L a r e s p onsa b ilit à politica dei minist ri e del Pr e s id e nt e del Cons ig l i o


discende dall’art.95 e può essere collegia le se a rispondere è l’intero
Governo o individuale se è il singolo ministro.
L a r e s p onsa b ilit à politica s i f ond a s ul r a p p or t o fid uciar io c he l e g a il
Go ve r n o alle C a m e r e ; di modo che, qualora queste ultime ritengano che il
governo od un ministro abbiano posto in essere atti o comportamenti
politicamente non opportuni o, in ogni caso, contrari all’indirizzo politico ed
amministrativo concordato oppure ancora ritardino oltre misura il compimento
di determinati atti, possono colpirli con un vot o di sfiduc ia, facendo cosi
sorgere l’obbligo giuridico delle dimissioni; anche se è altrettanto vero che il
Capo dello Stato può non accogliere le dimissioni e procedere invece allo
scioglimento delle Camere, sottraendo così il Governo alla misura
sanzionatoria.

15. G L I O R G A N I A U S I L I A R I

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Gli organi ausiliari previsti dalla costituzione sono organi ausiliari del governo,
del parlamento, e delle regioni.
Essi sono:
-CNEL - consiglio nazionale dell’economia e del lavoro;
-Consiglio di Stato;
-Corte dei Conti;
-Avvocatura dello Stato;
e non svolgono attività amministrative m a solo di iniziativa e di supporto, di
controllo e di consulenza.

C N E L - c ons ig lio na ziona le dell’economia e del la vor o (art.99)


Ha potere di iniziativa legislativa, ed ha il compito di fornire pareri (alle
camere, al governo, alle regioni, alle province autonome di Trento e Bolzano su
loro richiesta) in materia di politica economica, programmazione economica e
sociale, mercato del lavoro e contrattazione collettiva.

Co ns ig l io di S t a t o
E’ un organo di consulenza giuridica ed amministrativa del Governo.
Il suo parere è obbligatorio per legge:
A – per l’emanazione degli atti normativi del governo e dei singoli ministri,
nonché per l’emanazione dei testi unici;
B – per la decisione dei ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica;
C – sugli schemi generali di contratti-tipo, accordi e convenzioni predisposti da
uno o più ministri.
Il parere deve essere dato entro 45 giorni dalla richiesta.

Co r t e dei conti
La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità esclusivamente
sugli atti non aventi forza di legge indicati nell’art. 3 della legge n.20 del 1 4
gennaio 1 9 9 4 ed il s u o vis t o è requisito di e ffi c a c i a per l’esecutività
dell’atto sottoposto al suo esame.
Tale controllo è stato abolito sui decreti-legge e decreti-legislativi.
Co me organo ausiliare delle Camere esercita il controllo sulla gestione del
bilancio dello Stato e sul patrimonio delle amministrazioni pubbliche, e riferisce
annualmente al parlamento (ed ai consigli regionali) l’esito del controllo
eseguito.
Esercita anche funzioni giurisd izionali in materia contabile e finanziaria e di
pensioni (civili e militari).
E’ organo posto al servizio dello Stato come garante imparziale dell’equilibrio
economico-finanziario del settore pubblico e, in particolare, della corretta
gestione delle risorse collettive in relazione a: efficacia, efficienza,
economicità.

Avvo c a t ur a dello S t a t o
L’Avvocatura dello Stato svolge il compito primario di assistere e difendere lo
Stato, e più in generale, le pubbliche amministrazioni nei giudizi in cui sono
parte.
Anche le Regioni possono chiedere il patrocinio dell’Avvocatura.
Svolge anche una funzione consultativa e ad essa possono chiedere pareri le
pubbliche amministrazioni nell’esercizio delle loro attività.
Uno dei compiti più rilevanti è quello di assistere e difendere lo stato (e per
esso anche la presidenza del consiglio) nei giudizi innanzi alla corte
costituzionale.

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CAPITO L O Q U A R T O – IL P O T E R E G I U D I Z I A R I O

Con la funzione giurisdizionale, lo stato, garantisce l’osservanza e la


conservazione delle norme ritenute essenziali ai fini dell’ordinato svolgimento
della vita sociale.
Si hanno diversi tipi di giurisdizione:

1 – L a g iurisd izio ne civile: regola le controversie sorte fra i privati o fra i


privati e la pubblica amministrazione e aventi per oggetto un diritto soggettivo.

2 – L a g iur isd izio ne penale: realizza l’interesse della collettività organizzata


facendo il modo che determinati valori o istituti (la vita e l’incolumità
dell’individuo, la liberta personale e morale, la proprietà, la moralità pubblica
ed la buon costume, la fede pubblica, la famiglia ecc.) vengano tutelati
applicando una sanzione / pena a coloro i quali abbiano comm esso un reato in
violazione di tali valori e istituti.

3 – L a g iur isdizione a mminist rat iva : tutela gli interessi legittimi (ed
eccezionalmente i diritti soggettivi) dei cittadini che siano stati lesi da un atto
della pubblica amministrazione ed assicura, in tal modo, la giustizia nell’
amministrazione.

4 – L a g iur isd izio ne costituzionale : verifica la legittimità costituzionale delle


leggi e degli atti aventi forza di legge, sui conflitti di attribuzione e sulla
ammissibilità dei referendum abrogativi.

La giustizia civile e p e na le è amministrata:


dal Giudice di pace, d a l Tribunale ordinario, d a lla Co r t e di Appello,
d a l l a Co r t e di Ca s s a zione , d a l Tribunale p e r i M inor e nni, d a l
M a g i s t r a t o e d a l Tribunale di S or ve g lia nza (Sono questi i ma g is t r a t i
ordinari, civili e penali, che esercitano la funzione giurisdizionale (art. 1 0 2
costituzione).

Tutti gli altri organi che esercitano tale funzione rientrano nelle giurisdizioni
speciali:
-Tribunali militari, in materia penale;
-T.A.R. - Tribunali Amminis t r at ivi Re g iona li;
- Cons iglio di S t a t o; in materia
amministrativa e contabile
-Corte dei conti;
-Corte costituzionale in materia costituzionale;
-le funzioni giurisdizionali esercitate dalle camere.

1.IL P R I N C I P I O DELL’UNICITÀ D E L L A G I U R I S D I Z I O N E
La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati
dalle norme sull’ordinamento giudiziario e “ o r g a nizza la m a g is t r a t ur a
o rdinar ia in un ord ine a u t o n om o e ind ipe nde nt e d a o g n i altro p otere ”
art. 1 0 2 e 1 0 4 della costituzione.

E’ questo il principio dell’unicità della giurisdizione, la cui applicazione


integrale dovrebbe portare ad attribuire l’esercizio della funzione
giurisdizionale esclusivamente ai magistrati ordinari.

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In realtà la stessa costituzione dispone delle deroghe a questo principio
prevedendo che la funzione giurisdizionale possa anche essere esercitata :
a – dal c ons ig lio di s t a t o e dagli altri or g a ni di g ius t izia a mminis t r a t iva
compresi i T.A.R. (Tribunali Amminis t r a tivi Regionali) , per la tutela nei
confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi ed
eccezionalmente dei diritti soggettivi;

b – dalla Cor t e dei conti, nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre
specificate dalla legge;

c – dai tribunali militari, che in tempo di guerra hanno la giurisdizione


stabilita dalla legge ed in tempo di pace soltanto quella per i reati militari
commessi da appartenenti alle forze armate.

d – dalla Cor t e costituzionale

e – d a c ia s c una c a me r a (in sede di giudizio sulle elezioni contestate, e in


seduta comune, quando debbono valutare le accuse mo sse nei confronti del
Presidente della Repubblica)

L’art. 1 0 2 c ost. prevede, inoltre, l’istituzione presso gli organi giudiziari


ordinari di sezioni specializzate per determinate materie, anche con la
partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura, mentre fa divieto
assoluto di istituire giudic i s t ra ordinar i e nuo vi giudici speciali. Lo stesso
articolo rinvia alla legge perché regoli i casi e le forme della partecipazione
diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

2. G I U D I C I S T R A O R D I N A R I ; G I U D I C I S P E C I A L I ; S E Z I O N I S P E C I AL I ZZAT E.
Il divieto di istituire giudici s t ra ord inari discende direttamente dal
principio secondo il quale ciascun individuo deve preventivamente conoscere
quale sarà il suo giudice naturale, vale a dire il giudice precostituito per legge
dal quale sarà giudicato se commetterà un determinato reato e dal quale, a
norma dell’ art. 2 5 cost. non può essere distolto. Ciò implica che non si
possono creare giudici ad hoc, per giudicare fatti già previsti come reati o
determinate persone, m a implica anche che l’istruzione ed il giudizio non
possono essere sottratti al giudice competente per territorio.

Il divieto di istituire giud ici spec iali trova la sua prima giustificazione nel
principio secondo il quale tutta la funzione giurisdizionale, tranne le eccezioni
espressamente previste, deve essere esercitata dai magistrati ordinari.
Tuttavia la Costituzione ha previsto il mantenimento del Consiglio di Stato,
della Corte dei Conti e dei tribunali militari per occuparsi di particolari
controversie e categorie di soggetti.

Il Co ns ig lio di S t a t o
E’ un organo di consulenza giuridica ed amministrativa del governo (costituito
da 7 sezioni, 3 consultive, 4 giurisdizionali).
Ha giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli
interessi legittimi e, in materie particolari indicate dalla legge, anche dei diritti
soggettivi (detta giurisdizione esclusiva). Il consiglio di stato nel 1 9 7 1 è
divenuto organo di appello avverso le sentenze dei T.A.R.
Si è instaurato in tal modo anche nel campo della giustizia amministrativa, il
doppio grado di giurisdizione.

L a Co r t e dei conti

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La Corte dei conti ( 1 0 sezioni, 1 di controllo, 9 giurisdizionali) h a
g iurisd izione nelle ma ter ie di c ont abilità p ub b lic a e nelle altre
stabilite d a lla le g g e .

E ssa giudica sui conti che debbono rendere tutti coloro che hanno maneggio di
denaro o di valori dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni (giudizi di
responsabilità contabile) e sulla responsabilità per danni arrecati all’erario da
pubblici funzionari (giudizi di responsabilità civile).
Esercita anche funzioni giurisdizionali in materia di pensioni ordinarie (civili o
militari) e di pensioni di guerra. Spetta inoltre alla Corte dei Conti parificare il
rendiconto generale consuntivo dell’amministrazione dello Stato ed i rendiconti
delle aziende autonome soggette al suo riscontro, prima che siano presentati
al Parlamento.

I tribunali militari di p a c e
Distinti in tribunali militari e corte militare d’appello e composti da
magistrati militari, hanno giurisdizione soltanto per i reati commessi da
appartenenti alle forze armate.
Contro le sentenze dei tribunali militari è am m esso ricorso innanzi alla Corte
militare d’appello formata da un magistrato militare di cassazione e da
magistrati di cassazione e di appello.
Contro i provvedimenti dei giudici militari è am m esso ricorso per cassazione,
secondo le norme del codice di procedura penale.

Tribunali a mminis t r at ivi r e g io nali (T.A.R.)


Ai T.A.R. (Organi di giustizia amministrativa di primo grado) è attribuita la
c o mp e t e nza a g iud icar e gli atti delle a mminis tra zioni centrali e
periferiche dello stato, degli enti pubblici territoriali e non, lesivi di int ere ss i
legitt imi e viziati di incompet enza , di e c c e s s o di p ot e re di violazio ne
di l e g g e .
Inoltre, esercitano la giurisdizione di merito e quella esclusiva nei casi previsti
dalla legge.
Infine, sono competenti a decidere sui ricorsi che riguardino controversie in
materia di operazioni elettorali per le elezioni dei consigli comunali, provinciali
e regionali. I TAR sono organi giurisdizionali statali non regionali e sono
composti da un presidente e da non meno di 5 magistrati appartenenti al ruolo
dei magistrati amministrativi regionali creato con la legge che li ha isituiti.

Altra giurisdizione speciale è Il tr ib unale s up e r ior e delle a c q ue p ub b l ic he


( c o m p o s t o d a ma g i s t r a t i ordinari, cons iglieri di S t a t o e tecnici) che
giudica, in unico g rad o, su controversie per lesioni di interessi legittimi e, in
g r a d o di appello, sui ricorsi avverso le sentenze dei tribunali r e gio nal i
delle a c q ue pubbliche, che sono sezioni specializzate delle corti d’appello di
alcuni capoluoghi regionali.
Si occupa delle questioni relative alle acque pubbliche (esempio: demanio delle
acque).

Le c o mmis s ioni tributarie (provinciali e r e g ionali)


È attribuita la competenza di risolvere le controversie fra i contribuenti e
l’amministrazione finanziaria.

Fra i giudici speciali vi sono anche le Ca me re , il Pr e s id e nt e della


Re p ub b lic a e la Cor te Cost it uziona le che esercitano la c.d. g iur isd izio ne
d o me s t ic a o autodichia , che consiste nella potestà riconosciuta a questi

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organi in via assoluta di giudicare sui ricorsi relativi al rapporto d’impiego del
personale da essi dipendente.

Quanto alle se zioni personalizzate , istituite presso gli organi giudiziari


ordinari con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura, la
loro legittimazione va rinvenuta in ciò che, in determinate materie, si rende
necessaria l’integrazione del collegio giudicante con degli esperti. Sezioni
personalizzate possono considerarsi i tribunali per i minorenni, i tribunali
regionali delle acque pubbliche, le sezioni specializzate in materia agraria e per
le tossicodipendenze.

Le Corti di a s s i s e (di primo grado e di appello) rientrano, invece, in quei casi


in cui la Costituzione ammette la partecipazione diretta del popolo
all’amministrazione della giustizia. E sse sono composte da due magistrati
ordinari e da sei giudici popolari. In caso di parità di voto prevale la decisione
più favorevole all’imputato.

3. ILPROBLEMA DELL’INDIPENDENZA DEI GIUDICI DELLE GIURISDIZIONI


SPECIALI
Mentre l’indipendenza dei giudici ordinari è garantita direttamente dalla
Costituzione, quella dei giudici delle giurisdizioni speciali, pur prevista dalla
Costituzione, è affi d at a dalla stessa alla legge, che dovrebbe provvedere ad
assicurarla. La legge dovrebbe anche assicurare l’indipendenza del pubblico
ministero presso le giurisdizioni speciali e degli estranei che partecipano
all’amministrazione della giustizia.
E’ stato infatti istituito un Co ns ig l i o di P r e s id e nza della g ius tizia
a mminis t r a t i va a cui spetta di deliberare fra l’altro sullo stato giuridico dei
magistrati del Consiglio di Stato e dei TAR e sulle assunzioni, assegnazioni di
sedi e di funzioni, trasferimenti, promozioni e su ogni altro provvedimento
riguardante lo stato giuridico dei magistrati.
Un analogo organo è stato istituito per la Corte dei Conti: Cons ig li o di
p r e s ide nza della Cor te dei Conti. Anche la magistratura militare ha un suo
Consiglio.

4.LA RIPARTIZIONE F R A I VARI O R G A NI DELLA F U NZ IO NE G IU R ISDIZIO NALE .


La giustizia civile è esercitata:
dai g iud ici di pace, d a l tribunale, da l la Corte di appello, d a lla Corte di
c a s s a zione (tutti organi della magistratura ordinaria)

La giustizia p e na le è amministrata:
dai Giudici di pace, d a l Tribunale ordinario, d al l a Corte di appello, d a l l a
Cor t e di A s s i s e di p r imo g r a d o e di appello, d a lla Cor t e di Ca s s a zione ,
d a i Tribunali Militari, dalle C a m e r e (in seduta comune per la promozione
delle accuse verso il Presidente della Repubblica), d a lla Cor t e Cos t it uzional e
(per i giudizi sulle accuse verso il Presidente della Repubblica).

La giustizia a mminis t r a t iva è amministrata:


dal Co ns ig lio di S t a t o, dai T.A.R. (Tribunali Amminis t r a tivi Regionali),
dalla Cor t e dei Conti, dal Tribunale S up e r ior e delle Ac q ue Pubbliche,
dal Co ns ig lio di g ius t izia a mminis t r a t iva p e r la R e g i o n e Siciliana e dal
Tribunale Re g iona le di Giustizia Amminis t r a t iva p e r la R e g i o n e
Trentino Alto Ad ig e ;

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La giustizia costituzionale è amministrata:
dalla Cor te Cost it uziona le nei giudizi di legittimità costituzionale delle leggi
e degli atti aventi forza di legge, sui conflitti di attribuzione e sulla
ammissibilità del referendum abrogativo.

Contro gli atti amministrativi lesivi di un interesse legittimo o un diritto


soggettivo è am m esso ricorso innanzi ad una autorità giurisdizionale
(amministrativa o civile). ART. 113: la tutela g iurisdiziona le c ontro g li atti
della p ub b lic a a mminis t r a zione è s e m p r e a m m e s s a .

In alternativa al ricorso ai giudici amministrativi vi è anche il ricorso al


Presidente della Repubblica verso atti amministrativi definitivi che sono lesivi
non solo di interessi legittimi m a anche di diritti soggettivi. La decisione del
ricorso (che può portare all’annullamento dell’atto) avviene con decreto
presidenziale, su proposta del Ministro competente, conforme al parere del
Consiglio di Stato.

5.I R I C O R S I A M M I N I S T R A T I V I
La tutela del cittadino è assicurata, oltre che dal ricorso agli organi
giurisdizionali anche dai ricorsi amministrativi, i quali non hanno natura
giurisdizionale poiché sono rivolti o alla stessa autorità che ha emanato l’atto
o all’autorità gerarchicamente sovraordinata; per cui manca in chi è chiamato
a deciderli, il carattere dell’imparzialità.

I ricorsi amministrativi sono:

a – l’op posizione ( amm essa soltanto nei casi espressamente previsti dalla
legge ) consiste in una istanza rivolta dall’interessato alla stessa autorità che
ha emanato l’atto al fine di richiederne il riesame e l’eventuale rimozione.
L’amministrazione ha l’obbligo di pronunciarsi sul ricorso;

b – il r icorso g e r arc hico consiste nell’istanza rivolta dallo stesso interessato


all’autorità gerarchicamente superiore a quella che ha emanato l’atto, al fine di
richiedere il riesame dell’atto che si assum e invalido e lesivo di un diritto
soggettivo o di un interesse legittimo. E’ evidente che questo tipo di ricorso è
escluso quando l’autorità sia posta al vertice della gerarchia statale (Presidente
della Rep, del Consiglio, i singoli ministri) o da un organo collegiale o da un
ente pubblico che gode di autonomia.

Abbiamo a che fare con un ric orso g e rar c hic o impropr io quando la legge
consente i ricorsi contro gli atti amministrativi dei ministri, di enti pubblici o di
organi collegiali.

Una forma di tutela indiretta del cittadino nei confronti della pubblica
amministrazione è data sia dai controlli cui gli atti amministrativi dello Stato e
degli altri enti pubblici sono sottoposti ad opera di organi a ciò deputati (Corte
dei Conti) sia da quelle forme di a ut oc ontr ollo cui la stessa amministrazione
può ricorrere ritirando, revocano od annullando l’atto qualora lo ritenga viziato
nella legittimità o nel merito.

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Un potere di a nn ulla me nt o g e ne r a le è conferito al G o ve r no nei confronti di
tutti gli atti amministrativi, viziati di incompetenza, eccesso di potere o
violazione di legge e di regolamenti generali o speciali.

6. LE G I U R I S D I Z I O N I N O N S TATALI
Gli arbitri sono dei privati (di cittadinanza italiana ) nominati, di regola, dalle
parti, e decidono sulle controversie a loro rivolte, che non abbiano per oggetto
diritti indisponibili, con una sentenza ( lod o arbitrale) che deve essere
dichiarata esecutiva dal tribunale.

Nelle cause di nullità del matrimonio la giurisdizione da applicare (secondo il


principio di prevenzione) è quella e c cle sias tica o civile in funzione di quello
che è stato utilizzato per primo fra le parti (esempio: matrimonio celebrato in
chiesa e poi pubblicato negli atti civili).

Giustizia s p ort iva. I rapporti tra i due ordinamenti (statale e sportivo) sono
regolati in base al principio di autonomia. Perciò è affi d a t a all’ordinamento
sportivo la disciplina delle questioni aventi oggetto l’osservanza e
l’applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statuarie
dell’ordinamento sportivo nazionale e l’irrogazione e applicazione delle relative
sanzioni disciplinari. Nelle materie non riservate agli organi della giustizia
sportiva ogni altra controversia appartiene al giudice amministrativo (con
competenza funzionale del TAR LAZIO). I rapporti patrimoniali tra società,
associazioni e atleti sono di competenza del giudice ordinario.

Es is t o no p oi le giurisdizio ni internazionali a cui sia lo Stato può ricorrere


come membro della Comunità internazionale sia i singoli cittadini attraverso la
Corte europea dei diritti dell’uomo.
• La Cor te Int erna zionale di Giustizia, organo dell’ONU, giudica su
ricorso dei singoli Stati su l’interpretazione di un trattato, qualsiasi
questione di diritto internazionale, l’esistenza di un fatto che costituisce
la violazione di un obbligo internazionale.

• la Cor te di Gius tizia dell’Unione Europea, sede Lussemburgo,


giudica sulla violazione del trattato UE d a parte di uno stato membro e
sulle c.d. questioni pregiudiziali e esercita il controllo di legittimità sugli
atti degli organi dell’UE.
• la C o m m i s s i o n e Eur op e a dei Diritti dell’Uomo;
• la Cor t e e ur op e a dei diritti dell’uomo.

7. L’AUTONOMIA E L ’ I N D I P E N D E N Z A D E L L A M A G I S T R A T U R A O R D I N A R I A
La costituzione garantisce ai magistrati ordinari una p osizione di a ut o n o m ia
e di ind ip e nd e nza nei confronti degli altri poteri dello stato, sottraendo i
giudici ad ogni forma di dipendenza dal ministro della giustizia.

Al C. S. M. - Co ns ig l io S up e r ior e della M a g is t r a t ur a spetta in via esclusiva


la deliberazione di tutti i provvedimenti relativi allo s t a t o giuridic o dei
ma g is t r at i:
-assunzioni; - a s s e g na zi o ne e trasferimenti; -promozioni; -
p r ovve d ime nti disciplinari.
Altre attribuzioni del consiglio superiore della magistratura sono:

• la n o m i na e la r e voc a dei giudic i di pace, e inoltre dei componenti


estranei alla magistrature delle sezioni specializzate

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• la designazione per la n o m i n a a m a g i s t r a t o di corte di ca ssa zio ne ,
per meriti noti, di professori ordinari di università in materie giuridiche e
di avvocati che abbiano 1 5 anni d’esercizio e siano iscritti in albi speciali
per le giurisdizioni superiori;

• la nomina delle commissioni per le assunzioni in magistratura;

• fare proposte al Ministro della Giustizia sulle modificazioni delle


circoscrizioni giudiziarie e su tutte le materie riguardanti l’organizzazione
e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia e può dare pareri al
ministro sui disegni di legge che riguardano l’ordinamento giuridico e
l’amministrazione della giustizia.

ll Consiglio superiore della magistratura è composto da 2 7 me mb r i, il


P r e s ide nt e del C.S . M. è il Pr e s id e nt e della Re p ub b l ic a e ne fanno parte di
diritto il p r imo p r e side nt e e il pr ocurat ore g e ner a le della corte di
c a s s a zione .
Gli altri componenti sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati ordinari fra gli
appartenenti alle varie categorie (membri togati 16) e per 1/3 dal parlamento
in seduta comune fra professori ordinari di università in materie giuridiche ed
avvocati dopo 1 5 anni di esercizio (membri laici, 8).

Art. 1 0 4 ha disposto che il vicepresidente del C S M venga eletto dai consiglieri


fra i membri designati dal parlamento.
I membri elettivi del C S M durano in carica 4 a nni e non sono immediatamente
rieleggibili. Essi non possono far parte del parlamento, dei consigli regionali,
provinciali, comunali e della corte costituzionale, né assumere la carica di
ministro o di sottosegretario di stato; se eletti dal parlamento non possono,
finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali. Non possono
svolgere attività proprie degli iscritti ad un partito politico. I magistrati ed i
professori universitari eletti al consiglio superiore sono messi fuori ruolo.
Infine, i componenti del consiglio non sono punibili per le opinioni espresse
nell’esercizio delle loro funzioni, però deve trattarsi di opinioni concernenti
l’oggetto della discussione.

Contro i provvedimenti del C.S.M. adottati formalmente con decreto del


Presidente della Rep. è am m esso ricorso al TAR del Lazio p e r mot ivi di
legittimità e contro i provvedimenti disciplinari è am m esso ricorso alle
sezioni unite della Cor t e S u p r e m a di Ca s s a zione .

L’indipendenza della ma g is t r at ura , oltre che dal CSM, è sancita anche dalle
n o r m e costituzionali, quali ad esempio:
-art.101 cost. “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”;
-art.107 cost. c o m m a III, “i magistrati si distinguono fra loro soltanto per
diversità di funzioni”;
-il pubblico ministero, art. 107, c o m ma IV, cost. “Gode delle garanzie stabilite
nei suoi riguardi dalle norme dell’ord. giudiziario” (il p.m. esercita le sue
funzioni non più sotto la direzione del ministro della giustizia, bensì sotto la sua
vigilanza);
-Art. 1 0 7 cost. “I magistrati sono inamovibili (fissi ). Non possono essere
dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in
seguito a decisioni del consiglio superiore della magistratura, adottata o per i

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motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento o con il loro
consenso”;
-Art.106 cost. “le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso”;
-Art.109 cost. “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia
giudiziaria”;

I g iud ici di p a c e esercitano la giurisdizione in materia civile e penale e la


funzione conciliativa in un campo circoscritto. ( civile cause che non superino
un det. valore; penale casi indicati nel d.lgs n.274 del 2000).

8.ALTRE DISPOSIZIONI COSTITUZIONALI R EL ATI VE A L LA F U NZ IONE


G IU R ISDIZIONALE.
ART.111: Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Contro
le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli
organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre a m m e sso ricorso in
Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per
le sentenze dei tribunali militari. Mentre contro le decisioni del consiglio di
stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è am m esso per i soli motivi
inerenti alla giurisdizione.
ART. 112: il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale
ART. 101: la giustizia è amministrata in nome del popolo ( come conseguenza
dell’attribuzione al popolo della sovranità (art.1))

Una particolare attenzione va:


-al ric orso in Ca s s a zi one per violazione di legge contro le sentenze e contro
i provvedimenti sulla libertà personale. Si tratta infatti di un’ulteriore garanzia
costituzionale di questa essenziale libertà riconosciuta all’imputato nei
confronti di provvedimenti restrittivi dell’autorità giudiziaria ordinaria e
speciale.

-L’estradizione consiste nella consegna da parte di uno stato ad un altro stato


di chi è accusato o condannato a ffi n c h é possa essere giudicato o sotto posto
alla pena nello stato richiedente. E ssa è regolata da apposite convenzioni
internazionali.
L’estradizione del cittadino non può essere am m essa per reati politici e per
reati sanzionati con la pena di morte nell’ordinamento dello Stato richiedente.

-In base al carattere p e r s ona le della r e s p ons a b ilit à penale, nessuno può
essere ritenuto responsabile penalmente se non per un fatto commissivo od
omissivo a lui direttamente imputabile.

-Secondo la p re sunzione di n o n c ons a p e vole zza l’imputato non è


considerato colpevole sin alla condanna definitiva.

-Le p e ne non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell’umanità


e devono tendere alla rieducazione dell’imputato. La Corte costituzionale ha
però ritenuto che oltre la rieducazione dell’imputato le pene hanno anche una
funzione intimidatrice e remuneratrice, come l’ergastolo.

-Il principio del g i u s t o p r oc e s s o consiste nella garanzia del contraddittorio


tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale.
Il principio del contraddittorio, in diritto, indica una garanzia di giustizia
secondo la quale nessuno può subire gli effetti di una sentenza, senza avere
avuto la possibilità di essere parte del processo da cui la stessa proviene, ossia

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senza aver avuto la possibilità di un'effettiva partecipazione alla formazione
del provvedimento giurisdizionale (diritto di difesa).

9.LA R E S P O NS ABILITÀ DE I GIUDICI


L a r e s p ons a b ilità Pe na le trova fondamento negli art. 32 8 e 3 5 7 c.p. il primo
punisce il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio il quale rifiuta
o ritarda un atto del suo uffi c i o che per ragioni di sicurezza, giustizia, sanità,
ordine pubblico deve essere compiuto senza ritardo; il secondo ricomprende i
giudici fra i pubblici ufficiali. Inoltre l’art.319-ter sanziona la corruzione in atti
giudiziari quando è c o mmessa per favorire o danneggiare una parte in un
processo civile, penale o amministrativo.

La r e s p ons a b ilit à Civile dei magistrati è disciplinata dalla legge 1 3 aprile


1 9 8 8 n.117.
E ssa dispone che chi ha subito un danno ingiusto, per effetto di un
comportamento, di un atto o provvedimento giudiziario posto in essere dal
magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni oppure per
negazione di giustizia, può agire contro lo stato per ottenere il risarcimento dei
danni patrimoniali e anche quelli non patrimoniali che derivano da privazione
della liberta personale.
Lo stato entro due anni dal risarcimento esercita l’azione di rivalsa nei
confronti del magistrato nel caso di diniego di giustizia o per dolo o negligenza
inescusabile. La misura della rivalsa non può superare una so m m a pari alla
metà di 1 annualità dello stipendio, al netto delle trattenute fiscali, percepito
dal magistrato al tempo in cui l’azione di risarcimento è proposta.
Tale limite non si applica al fatto c omm esso con dolo. La rivalsa quando viene
effettuata con trattenuta sullo stipendio, non può comportare
complessivamente il pagamento per rate mensili in misura superiore ad un
terzo dello stipendio netto.
Le disposizioni sulla resp. Civile si applicano agli appartenenti sia alla
magistratura ordinaria, amministrativa, contabile e militare sia alle
magistrature speciali.

Re s p o n s a b il it à disciplinare può essere promossa o dal ministro della


giustizia o dal procuratore generale presso la Corte di cassazione ed è fatta
valere dal C S M quando i magistrati manchino ai loro doveri di imparzialità,
correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio e rispetto della dignità
della persona.

Oggetto della r e s p onsa b ilit à politica è il modo in cui il giudice ha


amministrato la giustizia ed il parametro di giudizio sarà dato dalle norme
costituzionali nelle quali sono determinati i fini ed i valori politici fondamentali;
in questo modo il giudice che con le sue decisioni abbia contradetto tali norme
dovrebbe essere chiamato a rispondere del suo operato m a il nostro sistema
non prevede la possibilità che sia fatta valere la responsabilità del giudice,
almeno in una sede istituzionale.

10. IL P R O B L E M A D E L L A POLITICITÀ D E L G I U D I C E
La responsabilità politica ha come oggetto il modo in cui il giudice ha
amministrato la giustizia ed il parametro di giustizia sarà dato dalle norme
costituzionali nelle quali sono determinati i fini ed i valori politici fondamentali,
e non certamente da un orientamento politico contingente o di maggioranza.
Non esiste un indirizzo politico dei giudici (o della magistratura), m a esistono i
giudici quali “operatori politici”, in quanto istituzionalmente chiamati ad
incidere sulla realtà sociale. Il giudice non è portatore di un particolare

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interesse m a valuta interessi altrui e tutela quello fra essi che riconosce
conforme alla Costituzione ed al diritto obiettivo. Per cui il giudice

deve essere libero da ogni influenza e suggestione che possano pervenirgli da


altri organi o poteri e in particolare dal potere esecutivo.

CAPITO L O Q U I N T O – IL P R E S I D E N T E D E L L A R E P U B B L I C A

1. L’ELEZIONE E L A D U R A T A D E L M A N D A T O .
ART.83: Il Pr e s id e nte della Re p ub b lic a è eletto dal parlamento in seduta
comune, integrato da tre delegati per ogni regione eletti dal consiglio regionale
in moda da assicurare la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha
un solo delegato.
L’elezione ha luogo per scrutinio segreto ed a maggioranza di 2/3
dell’assemblea; solo se al terzo scrutinio non si è raggiunta tale maggioranza
allora si procede con la maggioranza assoluta.
Per essere eletto Presidente della Rep. è sufficiente essere cittadino italiano,
aver compiuto 50 anni di età e godere dei diritti civili e politici.
La sua carica dura 7 anni, che iniziano dal giorno in cui fa giuramento di
fedeltà alla repubblica e di osservanza della costituzione dinnanzi al
parlamento in seduta comune; può essere rieletto.
Il capo dello stato non è un organo di indirizzo politico.

2. LE I N C O M PATI BI L ITÀ: L A C E S S A Z I O N E DALL’UFFICIO; LA S U P P LENZA .

ART.84 “L’ufficio di presidente della repubblica è incompatibile con qualsiasi


altra carica.”
La cessazione dall’ufficio può avvenire (oltre che alla scadenza dei 7 anni) per:
• im p edim ento perm anente (nel caso in cui sia im p ossibilitato ad
esercitare le sue funzioni)
• per morte o dimissioni
• per decadenza dalla carica (esempio: perdita della cittadinanza o dei
diritti civili o politici )

In caso di cessazione anticipata dall’ufficio, il Presidente della Camera indice


l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro 1 5 giorni.

Qualora il presidente sia permanentemente o temporaneamente impedito ad


adempiere le sue funzioni, queste ven gono esercitate dal presidente del
senato. Si ritiene tuttavia che egli dato che occupa l’ufficio in via temporanea
per correttezza costituzionale a meno che non ricorrano cause di assoluta
necessità deve astenersi dal compiere atti che incidano sull’equilibrio dei
rapporti fra gli organi costituzionali (es. scioglimento delle camere,
consultazioni per formazione di un nuovo governo).

3 . I R R E S P O N S A BILITÀ DEL P R E S I D E N TE E I SUOI LIMITI. CO N TROFIRMA


MINISTERIALE.
Il Presidente è politicamente irresponsabile in via istituzionale, perché la
r e s p o nsa b ilit à politica de g li atti presidenziali è assunta dai ministri
proponenti che li c ontrofir ma no , tenendo conto che gli atti che hanno valore
legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal
Presidente del Consiglio dei ministri.
I ministri assumo no la responsabilità degli atti presidenziali innanzi alle
camere, secondo una regola propria della forma di governo parlamentare.

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L’art. 89, cost. richiede la c ont r o fi r ma minis teriale di tutti gli atti
presidenziali non soltanto come strumento idoneo a fare assumere la
responsabilità di tali atti al ministro m a anche come

requisito di validità degli atti stessi. “ N e s s un a t t o del p r e s ide nt e è va l id o


s e n o n è c ont r o fi r ma t o d a i ministri proponenti”.

Il p r e s id ent e n o n è r e s p ons ab ile , s ia p e na lme nt e c he civilmente, p e r


g l i atti c omp iut i nell’esercizio delle s u e funzioni, t r a nne c he p e r a l t o
t r a d ime nt o o p e r a t t e nt a t o alla costituzione. (ART.90)

Co me privato cittadino, invece, egli è pienamente responsabile ma, in materia


penale, soltanto alla scadenza dall’ufficio e sempre che non siano decorsi i
termini della prescrizione.
La Corte costituzionale ha stabilito che la sfera di comunicazioni del Presidente
della Repubblica non può essere oggetto di intercettazioni da parte
dell’autorità giudiziaria per tutelare la necessaria riservatezza che circonda
l’esercizio delle sue funzioni.
Di difficile configurazione appaiono i reati di alto tradimento e di attentato alla
costituzione. Sembra che per a lt o t r a d ime nt o debba intendersi ogni
comportamento doloso che si concreta in una violazione del giuramento di
fedeltà alla Repubblica (es. l’attentato all’integrità e all’indipendenza dello
stato) e per a t t e nt a t o alla costituzione ogni comportamento ugualmente
doloso, diretto a sovvertire le istituzioni costituzionali ( esempio: un colpo di
stato o a violare deliberatamente la costituzione.)

La mancata previsione nei codici di questi reati fa si che al presidente non si


applichi l’art. 25, c o m m a II, cost. a norma del quale “Nessuno può essere
punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto
commesso” dando luogo ad una rottura della costituzione.
Spetta al p a r la me nt o in seduta comune di me t ter e in s t a t o di a cc usa , a
maggioranza assoluta dei suoi membri, il presidente della repubblica, qualora
ritenga che l’atto da lui compiuto integri il reato di alto tradimento o di
attentato alla costituzione; in tal caso, il presidente è sottoposto al g iud izio
della corte costituzionale (ART. 134, cost.)

• L’ASSEGNO E LA DOTAZIONE.
L’assegno e la dotazione del Presidente della Rep. è determinata con legge.
Asse g no personale pari a 125.000 € annui;
Dotazione, ossia il complesso dei beni (costituenti patrimonio indisponibile
dello Stato), destinati alla residenza e agli U ffi c i del Presidente. La dotazione si
compone di una parte in immobili (Palazzo del Quirinale, tenuta di
Castelporziano e di Capocotta e altri edifici situati in diverse Regioni italiane) e
di una parte in denaro, necessaria per le spese della Presidenza.

• LE A T T R I B U Z I O N I
Il P r e s id e nt e è p o s t o al di fuori dei tre poteri f ond a me nt a li dello s t at o .
Egli esercita le sue attribuzioni come Capo dello Stato, per cui si è identificato
un autonomo p ot e r e presidenziale neutro.
In relazione al potere legislativo ed alla relativa funzione, il presidente:
• indice le elezioni delle camere e ne fissa la prima riunione (art. 87) e
può convocare ciascuna camera in via straordinaria (art. 62)
• può inviare m e ssa g g i alle camere (art. 87)
• autorizza con suo decreto la presentazione alle camere dei disegni di
legge di iniziativa governativa (art. 87)

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• può, prima di promulgare una legge, chiedere con messaggio motivato
alle camere una nuova deliberazione (art. 7 4 )
• può nominare 5 senatori a vita (art. 59)
• può scogliere le camere, sentiti i loro presidenti, o una sola di esse (art.
88)
• promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i
regolamenti (art. 87)
• indice il referendum abrogativo ed il referendum costituzionale (art. 8 7 )

In relazione al potere esecutivo e alla funzione amministrativa:


• nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questi, i
ministri (art. 92); nomina, altresì, i commissari straordinari del governo
e i sottosegretari del governo ed i sottosegretari di stato.
• Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello stato (art 8 7 )
• Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici (art 87)
• ratifica i trattati internazionali, previa autorizzazione delle camere (art.
87)
• ha il comando delle forze armate e presiede il consiglio supremo di difesa
(art. 8 7 )
• dichiara lo stato di guerra deliberato dalle camere (art. 87)
• conferisce le onorificenze della repubblica (art. 8 7 )
• ha una serie di competenze in ordine alle funzioni amministrative svolte
dal potere esecutivo, es. conferisce la cittadinanza italiana, rimuove i
sindaci dalla carica, scoglie i consigli regionali, provinciali e comunali.

In relazione al potere giudiziario ed alla relativa funzione:


• presiede il C S M (art. 87) ed emana i decreti relativi allo stato giuridico
dei magistrati
• concede la grazia e commuta le pene (art. 87)

Infine, spetta al presidente (al di fuori di ogni riferimento ai poteri) la


nomina di 5 giudici della corte costituzionale (art. 1 3 5 cost.)

• I M E S S A G I E D IL P O T E R E D I E S T E R N A Z I O N E .
Il p o t e re di m e s s a g g i o del Presidente è disciplinato dai art. 7 4 e 87,
c o m m a II. ART.74 i m essaggi con i quali il Presidente accompagna il rinvio di
una legge alle camere chiedendo una nuova deliberazione. E poi art. 8 7 che si
limita a disporre che il Presidente può inviare m essag gi alle camere. Attraverso
tale tipo di messaggio il Presidente può segnalare agli organi legislativi gravi
necessità comuni o l’esigenza di provvedere a determinate situazioni,
rimanendo sempre imparziale. Però questi m essaggi per essere validi devono
essere controfirmati dal ministro o dal Presidente del Consiglio e dai ministri.

Si è affermato nella prassi un altro tipo di messaggio, quello del Presidente


neo-eletto pronunciato alle Camere subito dopo il giuramento, un me ssag gio
dunque non inviato ne controfirmato.
Tale messaggio rientra più che altro in un p ot e r e di e s t e r nazione che può
manifestarsi in varie forme. Tale potere può essere usato solo durante
l’esercizio delle sue funzioni, e deve evitare di utilizzarlo al posto del
messaggio.

• LO S C I O G L I M E N T O D E L L E C A M E R E .
Nel caso in cui il governo venga battuto da una mozione di sfiducia, il
Presidente, può, valutare le circostanze che hanno determinato il voto e la
situazione politica generale, usare del suo potere di scioglimento e rimettere la

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decisione del contrasto governo-parlamento alla volontà popolare espressa
attraverso il corpo elettorale ( sc iog lime nt o s ucc es s ivo) oppure procedere
alla nomina di un nuovo governo tentando di evitare la consultazione
elettorale.

L o sc iog lime nt o a ntic ipat o deve essere giustificato da ragioni obiettive e


deve tendere a ristabilire il corretto funzionamento del meccanismo
costituzionale inceppato dalla frattura che si è venuta a creare fra le Camere e
il corpo elettorale.

Il Presidente della Rep., prima di sciogliere le camere, deve sentire il p arere


dei loro presidenti. Tale parere è ob b lig at or io (art. 88) m a non vincolante
ed è diretto a fare acquistare al capo dello

stato le valutazioni politiche dei presidenti delle camere, che per la loro
posizione sono in grado di conoscere e di riferire obiettivamente quali siano le
tendenze manifestatesi al riguardo all’interno delle assemblee.
Inoltre, egli non può sciogliere le camere negli ultimi 6 mesi del suo mandato,
salvo che essi coincidono, in tutto o in parte, con gli ultimi sei mesi della
legislatura (art 88, c o m m a II ) c.d. s e m e s t r e bianco.

• C L A S S I F I C A Z I O N E D E G L I ATTI P R E S I D E N Z I A L I
Gli atti presidenziali possono classificarsi in tre grandi categorie.
4. Atti f or ma lme nt e presidenziali e s os t a nzia lme nt e governativi,
il cui contenuto è predisposto e voluto dai membri del governo.
5. Atti f or ma lme nt e e s os t a nzia lme nt e presidenziali
6. Atti f or ma lme nt e presidenziali e atti s os t a nzia lme nt e
c omp le ss i, il cui contenuto è predisposto e voluto sia dal P. della
Repubblica sia dai membri del governo.

Appartengono alla p r ima c a t e g or ia i decreti presidenziali c ont e nenti


n o r m e giuridiche s ia a ve nt i e ffi c a c i a di l e g g e f or ma le (decreti-legge,
decreti-legislativi) s ia aventi e ffi c a c i a s ub or d ina t a a q ue lla della l e g g e
f o r ma l e ( r e g ola me nt i) e gli atti che siano e s p r e s s ione della funzione
a mminis t r a t iva (la nomina degli alti funzionari) e dell’attività di indirizzo
politico (la nomina dei ministri, l’autorizzazione alla presentazione dei disegni
di legge di iniziativa governativa).
Rispetto a tali atti, il P. de lla Rep. può esercitare soltanto un controllo di
legitt imità e richiederne il riesa me, senza poter incidere sulla
determinazione di volontà del governo espressa dal Presidente del Consiglio o
dal ministro proponente. Tuttavia se l’organo che li ha deliberati o ha formulato
la proposta insiste nel volere quel provvedimento, il Presidente non può
ulteriormente rifiutarsi di sottoscriverli.

Appartengono alla s e c o n d a c a t e g or ia la n o m i n a di 5 s e na t or i a vita, la


n o m i na di 5 giudici costituzionali, la n o m i n a di 8 e s per ti quali
c o mp o ne nt i il c ons ig lio na ziona le dell’economia e de l lavoro, il rinvio
al p a r l a me nt o di u n a le g g e, la p r omul g a zio ne de lla le g g e , i m e s s a g g i e
la c o nc e s s io ne de lla grazia. La controfirma in questi casi assum e una
funzione di controllo diretto ad accertare la legittimità formale dell’atto.

Alla terza categoria appartengono la n o m i na del Pr e s id e nt e del Co ns ig l io


perché al Presidente spetta scegliere la personalità meglio in grado di
costituire il Governo e l’incaricato accettando la nomina e controfirmando il

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relativo decreto, mostra di concordare con il Presidente nella valutazione della
situazione politica; e lo s c iog lime nt o delle ca me r e perché nel caso di
scioglimento anticipato il Presidente non potrebbe, di sua esclusiva iniziativa,
rompere il rapporto Parlamento-Governo o nel caso di scioglimento successivo
perché la sua decisione non può non essere affidata, oltre che al Presidente,
anche al Governo dimissionario, che dovrà valutare lo scioglimento e assumere
con la controfirma del relativo decreto la responsabilità.

• LA P OS IZ IONE G IU R IDICA
Il potere del presidente della repubblica è un potere neutro, cioè potere che
non entra a far parte nel gioco politico e posto al di sopra delle parti senza
svolgere alcuna funzione attiva nella determinazione e nell’ attuazione
dell’indirizzo politico.
Il p r e s id e nte è il r a p p r e s e nt a nt e dell’unità na zio na le (art. 8 7 ) e ne è il
s imb o l o . N e lla s u a p e r s o n a s i a r monizza l’unità dello s t a t o .
Egli non è collegato ad alcuna parte politica e vige sul funzionamento del
meccanismo costituzionale ed interviene nel momento in cui le regole che lo
disciplinano non vengono osservate, al fine di assicurare il rispetto, formale e
sostanziale, della Costituzione ed il mantenimento di un corretto equilibrio fra
gli organi cui spetta la direzione politica dello Stato.

Il Presidente della Repubblica deve essere sempre dalla parte della


Costituzione e rappresentare l’unita nazionale. Agli ex Presidenti della
Repubblica (Presidente emerito, scadenza del mandato)
la Costituzione (ART.59) riserva un seggio da senatore a vita ed una
convenzione costituzionale a ffi d a loro il ruolo di consigliere nel procedimento di
formazione del Governo.

CAPITO L O S E S T O
L A CO RTE C O S T I T U Z I O N A L E

Alla Co r te Cost it uziona le è stato affi d a t o il giudizio sulle controversie relative


alla leg ittimità cost ituzio nale delle l e g g i e d e g li atti a ve nt i forza di
legge, dello stato e delle regioni, ed il giudizio s ui conflitti di at trib uzione
fra i poteri dello stato, fra lo stato e le regioni e fra le regioni, il giudizio
sul le a c c us e promosse contr o il p re s ide nte della Re pubb lica , ed infine, il
giudizio s ull’ a mmiss ibilit à del r e f e rend um a b r og a t ivo .
Il ricorso individuale alla Corte non è am messo, per cui un soggetto che ritiene
di essere stato leso da un altro privato o da un pubblico potere una sua
situazione giuridica soggettiva dovrà pur sempre per ottenere giustizia
rivolgersi ad un giudice ordinario o speciale; e dipenderà da tale giudice se la
legge che una delle parti presume essere in contrasto con la norma
costituzionale e che lo lede sarà sottoposta al controllo della Corte
costituzionale.

1 . L A C O M P O S I Z I O N E E D IL F U N Z I O N A M E N T O
L a Co r t e costituzionale è composta in modo diverso a seconda che giudichi:
1) sulle c ont r overs ie di legittimità costituzionali delle l e g g i e d e g l i
atti a ve nt i forza di l e g g e
2 ) s ui conflitti di attribuzione
3 ) s ull’ a mmiss ib ilità del r e f e r e nd um a b r og a t ivo
4) sulle a c c us e m o s s e c o nt r o il p r e s id ent e della Re p ub b lic a

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nei primi tre casi, la Corte è composta da 1 5 giudici (1/3 nominati dal
presidente della Repubblica – 1/3 dalle due camere in seduta comune; 1/3
dalle supreme magistrature ordinarie amministrative)

I giudici della Corte Costituzionale sono scelti fra i magistrati, anche a riposo,
delle giurisdizioni superiori (ordinaria ed amministrativa), fra i professori
ordinari di università in materie giuridiche; fra gli avvocati dopo 2 0 anni di
esercizio professionale.

N e i giudizi s ulle a c c us e c ontr o il p r e s id ente della Re p ub b lic a la


composizione ordinaria della corte viene integrata con l’aggiunta di altri 1 6
me m b r i ( giudici a g g r e g a t i – scelti a sorte da un elenco di persone
compilato mediante elezione, ogni 9 anni, dal Parlamento in seduta comune,
fra i cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore).

I giudici ordinari della corte sono nominati per 9 anni e non possono essere
nuovamente nominati. (ART.135)

Alla scadenza del termine il giudice cessa dalla carica e dall’esercizio delle
funzioni.
[p r or og at io speciale] I giudici ordinari e aggregati che costituiscono il
collegio giudicante, continuano a farne parte sino ad esaurimento del giudizio,
anche se sia sopravvenuta la scadenza del loro incarico.

Ne consegue che nei giudizi penali, la Corte sarà composta anche dai giudici
ordinari scaduti che, in quanto prorogati, continuano a far parte del collegio
giudicante.

I giudici della Corte, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento di


osservare la Costituzione e le leggi nelle mani del presidente della Repubblica,
alla presenza dei presidenti delle due camere.

Per quel che riguarda il funzionamento, va detto che le udienze de lla corte
s o n o pubbliche, m a il presidente può disporre che si svolgano a porte chiuse
quando la pubblicità può nuocere alla sicurezza dello stato o all’ordine
pubblico.

La corte funziona con l’intervento di almeno 1 1 giudici. Le decisioni sono


deliberate in camera di consiglio dai giudici presenti a tutte le udienze in cui si
è svolto il giudizio e vengono prese con la maggioranza assoluta dei votanti,
nel caso di parità di voto prevale quello del presidente.

Nei giudizi sulle accuse, il Collegio giudicante deve essere costituito da almeno
2 1 giudici, dei quali i giudici aggregati devono essere in maggioranza. In caso
di parità di voti prevale l’opinione più favorevole all’accusato.

Infine la Corte può disporre l’audizione di testimoni e il richiamo di altri atti e


documenti.

2. LO S T A T U S D I G I U D I C E C O S T I T U Z I O N A L E
L’ufficio di g iud ic e della Cor te Cost it uzio na le è inc o mpa tib il e c o n
q ua l s ia s i funzione p ub b lica o privata. I giudici non possono essere
candidati in elezioni politiche o amministrative, inoltre non possono svolgere
attività inerenti ad una associazione o partito politico.

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I giudici costituzionali godono di ampie g a r a nzie di ind ip e ndenza :
• non possono essere rimossi o sospesi dal loro uffi c i o se non con
decisione della Corte, per incapacità fisica o civile o per gravi mancanze
nell’esercizio delle sue funzioni
• finché durano in carica godono delle garanzie previste dall’art.68
Costituzione per i parlamentari, compresa quella per la sottoposizione a
giudizio penale (parlamentari non più)
• non sono sindacabili e non possono essere perseguiti per le opinioni
espresse ed i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni
• decidono personalmente l’esistenza dei requisiti soggettivi di
ammissione dei propri componenti e dei cittadini eletti dal parlamento
• i giudici ordinari hanno una retribuzione mensile che non può essere
inferiore a quella del più alto magistrato della giurisdizione ordinaria ed
è determinata con legge.

3. IL P R E S I D E N T E D E L L A C O R T E C O S T I T U Z I O N A L E
E’ eletto d a lla Cor te a m a g g i o r a n z a a s s ol u t a ed, in caso di votazione di
ballottaggio e voto di parità, è proclamato eletto il più anziano di carica, e in
mancanza, il più anziano di età.
Il presidente rimane in carica p e r 3 a nni ed è rieleggibile.
Il Presidente rappresenta la Corte, la convoca, dirige le sedute e le attività
delle commissioni ed esercita gli altri poteri che gli sono attribuiti per legge e
dai regolamenti.
In particolare:
• nomina, nei giudizi di legittimità costituzionale, un giudice per la
istruzione e la relazione e convoca la Corte per la discussione
• può ridurre con provvedimento motivato ridurre sino alla metà i termini
dei procedimenti
• fissa con decreto il giorno dell’udienza pubblica e convoca la Corte
• regola la discussione e può indicare i punti e determinare i tempi nei
quali essa deve svolgersi
• vota per ultimo nelle deliberazioni delle ordinanze e delle sentenze; in
caso di parità di voto, prevale quello del Presidente (tranne nei giudizi di
accusa che prevale l’opinione più favorevole all’accusato).

S e zione I
I G I U D I Z I S U L L A L E G I T TIM IT À C O S T I T U Z I O N A L E D E L L E L E G G I E D E G L I ATTI
AVENTI VALORE DI LEGGE

4. I V I Z I D I L E G I TTI MI TÀ C O S T I T U Z I O N A L E D E L L E LEG G I: V I Z I F O R M A L I -
V I Z I M A T E R IA LI .
S i h a vizio f or ma le quando una legge è approvata dal parlamento, violando
u n a delle n or me s ul p r oc e d ime nt o di f or ma zione delle l e g g i contenute
nella costituzione o secondo un procedimento diverso da quello prescritto .

S i h a vizio mater iale q u a n d o la n o r m a contenuta in una legge ordinaria o


in un atto ad essa equiparato è in c ont r a st o c on u n a n o r m a o c on u n
principio costituzionale anche se implicito, oppure, quando l’organo che ha

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emanato la legge non era competente secondo la ripartizione delle
competenze legislative emanate dalla costituzione.

Il controllo di legittimità della corte costituzionale su una legge o su un atto ad


esso equiparato, esclude ogni valutazione di natura politica, e ogni valutazione
sull’uso del potere discrezionale del parlamento; alla corte è imp e d it o o g n i
giud izio s u l me r it o delle le g g i (il giudizio se la legge sia giusta, equa,
opportuna, completa e tecnicamente ben fatta è riservato al legislatore che ne
ha la totale responsabilità).
Tuttavia la Corte ha individuato alcuni criteri che valgono come indici
dell’eccesso di p o t e r e legislativo:
• Qu ello d ell’a s s o l u t a illo g icit à , in coe r enza o a r b itra riet à della
motivazione della legge
• Quello della irragionevolezza delle statuizioni legislative rispetto alla
realizzazione concreta del fine
• Qu ello della in co n g ruit à fra mezzi e fini che la le g g e intende
conseguire.

I vizi materiali delle l e g g i s i e s t e n d o n o a nc he a g li atti a ve nt i va lor e di


l e g g e (che sono pertanto sindacabili dalla corte costituzionale ogni volta in
cui siano in contrasto con la costituzione).

Anche le l e g g i costituzionali possono essere sottoposte al controllo della


Corte Costituzionale.

L’illegittimità cost ituzionale delle l e g g i o d e g li atti e q uiparat i può farsi


valere secondo d ue pr oced imenti distinti: un primo procedimento in via
d’eccezione ( o incidentale ) ed un secondo in via d’azione ( o p er
i m p u g n a t i v a diretta ).

Questo secondo procedimento può essere adottato soltanto dallo Stato per
impugnare una legge regionale o provinciale o dalla Regione per impugnare
una legge o un atto ad esso equiparato dello stato od una legge di altra
regione.

5. G L I ATTI S O G G E T T I A L S I N D A C A T O D I L E G I TTI MI TÀ C O S T I T U Z I O N A L E
Gli atti soggetti al sindacato di costituzionalità:

a – Le l e g g i ordinarie dello s t a t o e delle r eg ioni (art. 134, c o mm a II, cost.)


alle quali occorre aggiungere le l e g g i delle pr ovinc e di Trento e di
B o l za no (art. 97, St. Trentino-Alto Adige)

b – Le l e g g i costituzionali, sotto il profilo della legittimità formale e


materiale, se si accoglie la tesi dei limiti assolti alla revisione costituzionale.

c – Gli atti a ve nt i forza di l e g g e dello s ta to, va le a dire i decreti l e g g e


e le l e g g i de le ga te . (Il decreto – legge potrà essere impugnato in via di
azione da una regione che lamenti la lesione, da esso operata, della sua sfera
di competenza, purché tale lesione si determini immediatamente in seguita
alla sua entrata in vigore)

In seguito è da ammettere la sindacabilità dei decreti di attuazione degli statuti


speciali e dei bandi militari.
Invece è da e s c lud e re la s ind a c abilit à p e r il r e f e r e nd um a b r og a t ivo , non
tanto perché è atto del popolo m a perché la relativa richiesta è sottoposta al

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giudizio di ammissibilità della corte costituzionale, per cui un successivo
sindacato (a referendum avvenuto) sarebbe ripetitivo; si può ipotizzare
soltanto il sindacato sulle condizioni di validità del referendum inerenti alle
maggioranze richieste.

6. IL P R O C E D I M E N T O I N V I A I N C I D E N T A L E ( o d ’ec cezione):
A) la p r op os izione della q ue s t ione
La costituzione (art. 137) ha rinviato ad una legge costituzionale perché
stabilisse le condizioni, le forme ed i termini di proponibilità dei giudizi di
legittimità costituzionale .
E ssa stessa ha previsto condizioni, forme e termini di proponibilità quando si
tratti di leggi regionali (art. 127).
La legge costituzionale ha escluso un ricorso diretto alla corte da parte di chi
lamenti la lesione di una situazione giuridica soggettiva dovuta ad una legge
ritenuta costituzionalmente illegittima o da parte di un organo pubblico a ciò
deputato.
Lo ha a mm e sso solo se le controversie di legittimità costituzionale insorgano
fra stato e regione o fra regioni.

La questione di legittimità costituzionale può essere sollevata, mediante


apposita istanza, nel c or s o di u n giudizio innanzi a d u n a a ut orit à
giurisdizionale :
• D a una delle parti (compreso il P.M.)
• D’ufficio, dall’autorità giurisdizionale innanzi alla quale verte il giudizio.
Dunque il sistema adottato è quello del ricorso alla Corte tramite una autorità
giurisdizionale e in oc c a s ione e nel c or s o di un giudizio.
La Corte ha am m esso che la questione possa essere sollevata oltre che innanzi
ai giudici ordinari e speciali anche innanzi ad ogni autorità che eserciti una
funzione qualificabile come giurisdizionale, anche sia sul profilo formale che
procedurale.
Nell’apposita istanza sono indicate le disposizioni della legge o dell’atto avente
forza di legge viziate da illegittimità costituzionale e le disposizioni della
Costituzione o delle leggi costituzionali che sono state violate.
Il vizio di legittimità costituzionale può essere determinato non solo dalla
violazione diretta di una disposizione costituzionale m a anche dalla violazione
di una n o r m a interposta . (es. legge delega, norma interposta tra l’art.76 e il
decreto legge).

La questione di legittimità costituzionale ha per oggetto una legge o un atto


avente forza di legge (oppure una norma in essi contenuta) che una delle parti
od il giudice a q u o (l’introduttore del giudizio - nel giudizio incidentale) o lo
stato od una regione (nel giudizio in via d’azione) ritengono viziata di
illegittimità costituzionale.

7. B ) I poteri del g iud ic e a q u o


Il giudice innanzi al quale è sollevata la questione deve pronunciarsi su di essa.
Preliminarmente alla decisione sulla questione il giudice dovrà accertare che il
giud izio non possa essere d e finit o ind ip e nd e nt e me nt e da l la
risoluzione de lla q ue s t i one (la c.d. rile vanza de lla q uestione) . In altri
termini, il giudice dovrà esaminare se la questione sia stata sollevata nei
confronti di una legge o atto equiparato che egli ritiene di dover applicare per
poter definire il giudizio. Ritenuta rilevante la questione, il giudice dovrà
accertare c he e s s a n o n s ia ma nif e s t a me nt e inf ond a ta .

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Il giudice dovrà respingere la questione quando p a l e s e me nt e gli appaia priva
di ogni fondamento giuridico e accoglierla quando l’infondatezza non gli appaia
palese.
Il giudice dovrà disapplicare la norma e sollevare la questione di legittimità
costituzionale innanzi alla Corte qualora abbia dubbi sulla su a n o n c onf ormità
alla Costituzione .
Dunq ue poiché non spetta al giudice il giudizio sulla legittimità costituzionale
delle leggi m a alla Corte costituzionale, egli deve sospendere il giudizio in
corso e demandare la decisione alla Corte.
Il g iud ice a q u o però funziona da introduttore ne c e s s ar io del giudizio di
legitt imità cost ituzionale innanzi alla Corte costituzionale in quanto la
proposizione del giudizio dinanzi alla Corte dipende esclusivamente da lui.
Nel caso in cui il giudice ritenga la questione rilevante e non manifestamente
infondata, emette or d ina nza con la quale, riferiti i termini ed i motivi della
istanza con cui fu sollevata la questione stessa, dispone l’im m ediata
trasmissione degli atti alla Corte costituzionale e sospende il giudizio in corso.
Nell’ordinanza devono essere indicate le disposizioni della legge di cui si
denuncia l’incostituzionalità e le disposizioni costituzionali che si a ssu m o n o
violate.
L’ordinanza d o vr à e s s e r e n ot i fi c a ta alla parti in causa ed al p.m., nonché al
Presidente del Consiglio od al Presidente della Giunta regionale, e comunicata
ai Presidenti delle Camere o ad al Presidente del Consiglio regionale
interessato. S c o p o della c omunic a zione e notific a zione a tali s o g g e t t i è
quel lo di c onse nt ire loro di a d ot t a re le id o nee iniziative le g is lat ive
dirette a mod i fi c a re la le g g e , e liminand o i vizi denunciati, p r ima c he la
Co r t e costituzionale p r onunci la s u a s e nt e nza.
L’ordinanza stessa è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale nel Bollettino Ufficiale
delle Regioni interessate al fine di portare a conoscenza di tutti che si è
instaurato un giudizio di legittimità costituzionale.

Se invece il giudice respinge la questione perché irrilevante o manifestamente


infondata la relativa ordinanza deve essere adeguatamente motivata.

Il modo di instaurazione del giudizio in via incidentale presenta l’inconveniente


d’essere strettamente subordinato al sorgere di un giudizio innanzi ad una
autorità giurisdizionale. Per cui, sino a quando tale giudizio non si instauri, non
è possibile far valere l’incostituzionalità della legge.

8. C) il giudizio innanzi alla Cor t e costituzionale .


Entro 2 0 g ior ni dall’avvenuta notificazione dell’ordinanza em essa dal giudice
a quo, le parti nel giudizio nel corso del quale è stata sollevata la questione
possono esaminare gli atti depositati nella cancelleria e presentare le loro
deduzioni.
La costituzione delle parti ha luogo mediante deposito in cancelleria della
procura speciale e delle deduzioni.
Entro lo stesso termine di 2 0 giorni, il Pr e s id e nte del C ons i g lio ed il
P r e s ide nt e della Giunt a Re g i ona le intere ssa ta , possono intervenire in
giudizio e presentare le loro deduzioni.
Il Presidente del Consiglio è rappresentato in giudizio da ll’ Avvocat ura dello
stato; il presidente della giunta, di regola, da un a v v oc a t o libero
professionista .
L’intervento del Pr e s id e nt e del c ons ig lio e del Pr e s id e nt e della Giunt a
Re g io na le è facoltativo e n o n ob b lig a t orio.

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Trascorso il termine di 2 0 giorni entro il quale le parti possono costituirsi, ed il
Presidente del Consiglio e della Giunta intervenire, il Presidente della corte
nomina un giudice per l’istruzione e la relazione e convoca entro i successivi
2 0 giorni la corte per la discussione. Qualora non si costituisca alcuna parte o
in caso di manifesta infondatezza, la corte può decidere in C a m e r a di
consiglio.

Sia nei giudizi di leg itt imità costit uzionale (proposti in via incidentale o in
via d’azione) sia sui conflitti di attrib uzione la corte costituzionale funziona
con l’intervento di a l m e n o 1 1 giudici e le decisioni sono deliberate in
camera di consiglio dai giudici presenti a tutte le udienze in cui si è svolto il
giudizio e vengono prese con la maggioranza assoluta dei votanti; l’eventuale
opinione dissenziente dei giudici che vi partecipano non può essere resa
pubblica.
Nel caso di parità di voto prevale quello del Presidente.
La corte giudica in via definitiva con s e nt enza . Tutti gli altri provvedimenti di
sua competenza sono adottati con ordinanza .
Le s e d ut e della corte in s e d e n o n giurisdizionale non sono valide se non
intervengono almeno 9 giudici e le deliberazioni sono adottate a maggioranza
dei presenti.
Per le deliberazioni riguardanti n o r m e r e g ola me nt ar i la maggioranza
richiesta è di 8 giudici.

9. IL P R O C E D I M E N T O I N V I A D ’ A Z I O N E ( O P R I N C I P A L E )
A norma del art. 127: il G o ve r no de lla Re p ub b lic a q u a n d o r it e ng a c he
u n a l e g g e r e g iona le e c c ed a la c o m p e t e nza della regione, o quando la
Regione ritenga che una legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua
sfera di competenza, possono promuovere la questione di legittimità
costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro 6 0 giorni dalla
pubblicazione dell’una o dell’altro.
ART. 1 23: il Governo della Repubblica può impugnare gli statuti regionali
davanti alla Corte costituzionale entro 3 0 giorni dalla loro pubblicazione.

10. LE D E C I S I O N I D E L L A C O R T E C O S T I T U Z I O N A L E
L a corte g iud ic a d e fi nit iva me nt e c on s e nt e nza.
Tutti g li altri p rovve d ime nt i di s u a c omp e t e n za s o n o a d d ot t at i c o n
ordinanza .
Le sentenze sono pronunciate in n o m e del p op o lo italiano e devono
contenere, oltre alle indicazioni dei motivi di fatto e di diritto, il dispositivo, la
data della decisione e la sottoscrizione del Presidente e del giudice che le ha
redatte.
La corte n o n p u ò a mp liar e l’ambit o d el s u o g iud izio m a deve attenersi,
nel pronunciare la sentenza, a ciò che le è stato chiesto e non allargare il
thema decidendum (la questione) oltre i limiti in cui è stato formulato dalle
parti e dal giudice, secondo un principio di diritto processuale definito come
principio di c or r isp ondenza fra c hie s t o e pronunciato.
Quel che deve prevalere è sempre il f a vor constitutionis , per cui, se la legge
o l’atto avente forza di legge vengono conosciuti costituzionalmente illegittimi,
la corte né dichiarerà, u n a vo l ta per tutte, l’illegittimità, con la conseguenza
di togliere loro e ffi c a ci a ed applicabilità; se, invece, la corte riterrà infondata la
questione, non per questo il dubbio sulla legittimità costituzionale delle
disposizioni sottoposte al suo sindacato verrà cancellato in via definitiva,

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potendo la loro illegittimità essere fatta valere nuovamente per altri motivi, o
addirittura per gli stessi motivi (in seguito ad un mutamento della
giurisprudenza dei giudici costituzionali, si pensi al rinnovarsi della
composizione della corte, i cui membri cambiano ogni nove anni).
Altro tipo di p r onunc ia della corte è quella che si ha quando la corte, con
ordinanza , dichiara la ma n if e s t a inf ondat e zza della que stione; ciò può
avvenire nel caso in cui la corte prenda in esame questioni formulate negli
stessi termini, motivi o profili di altre già dichiarate infondate o questioni che,
pur formulate in termini e con motivi nuovi, non di meno siano identiche od
analoghe ad altre già dichiarate infondate oppure, ancora, quando la questione
sia palesemente inconsistente.
Quando invece si tratti di questioni relative a norme già dichiarate
incostituzionali, la Corte ricorre ad una dichiarazione di ina mmis sib ilità .
Infine, a norma dell’art. 137, c o mm a III, costituzione, c o ntr o le decisioni
della corte cost ituzionale n o n è a m m e s s a a lc una imp ug na zione . E sse
sono definitive. L’insindacabilità e l’inoppugnabilità delle sentenze è stata
sempre ribadita dalla corte. È solo possibile che, in caso di omissioni o di

errori materiali delle sentenze o delle ordinanze, la corte provveda a


correggerli anche d’ufficio in camera di consiglio, con ordinanza, previo avviso
alle parti costituite.

11. I TIPI D I S E N T E N Z E :
A) D I A C C O G L I M E N T O
La Corte può giudicando con sentenza in via definitiva:
• Dichiarare l’illegittimità costituzionale della disposizione legislativa;
• Dichiarare l’infondatezza della questione.
Nel primo caso avremo una s e nt e nza di a c c og limento , nel secondo una
sentenza di rigetto.

L’art. 1 3 6 costituzione dispone che q u a n d o la corte dichiara la illegittimità


costit uzionale d i u n a n o r m a o di u n a t t o a ve nt e forza di l e g g e , la
n o r m a c e s s a di a ve r e e ffi c a c i a d a l g ior no s uc c e s s i v o al la
p ub b l ic azione della decisione .
Sembrerebbe così che l’efficacia delle sentenze di accoglimento abbia valore
per l’avvenire (ex nunc) e non per i rapporti e le situazioni già pendenti. M a il
vero è che l’art. 1 3 6 v a letto integrandolo con l’art 1 della legge cost. n.1 del
1948 a norma del quale la questione di legittimità cost. può essere posta alla
corte solo indirettamente, nel corso di un giudizio, da una delle parti o dal
giudice. D a qui ne deriva che la perdita di e ffi cacia vale non solo per l’avvenire
m a anche per i giudizi in corso e non solo da parte del giudice a quo che ha
fatto richiesta m a anche da parte di chiunque avrebbe dovuto applicare la
norme.
Cioè le s e nte nze di a c c og li me nt o della corte h a n n o e ffi c a c i a e r g a
o m n e s e d a c q uis t a no il va lore di s e nt e nza d i a c c e rt a me nt o
costitutivo, c on l’effetto di a nnullare le n or m e dichiarate illegittime.
M a le sentenze di accoglimento hanno per destinatario anche il legislatore, al
quale impone di accettare l’immediata cessazione dell’efficacia giuridica della
norma illegittima, anziché prolungarne la vita sino all’entrata in vigore di una
nuova disciplina del settore.
Nella stessa sentenza di accoglimento la corte p u ò dichiarare quali s o n o le
altre d is p o s izio ni legislativi la cui illegittimità d e r iva c o m e
conseguenza della d e c is ione a d ot t a t a la c.d. illegittimità
costituzionale c ons e g ue nziale.

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1 2 . B ) LE S E N T E N Z E D I R I G E T T O
S o no le sentenze con le quali la Corte dichiara infondata la questione.
La questione può essere riproposta nel corso di un altro giudizio a condizione
che si facciano valere vizi diversi da quelli già ritenuti insussistenti dalla Corte.
N on hanno effi cacia e r g a o m n e s . La loro effi cacia v ale soltanto (nel
procedimento in via incidentale) nei confronti del giudizio a quo, nel senso che
il giudice sarà tenuto ad applicare la legge rispetto alla quale era stata
formulata la questione.

1 3 . C ) LE S E N T E N Z E I N T E R PRE TATI VE
La Corte ha ritenuto molte volte di dover reinterpretare il testo
legislativo. E’ accaduto così che la Corte ha tratto dal testo legislativo non la
stessa norma tratta dalle parti o dal giudice m a una norma diversa e questa
norma ha posto ad oggetto del suo giudizio.
Per cui si avrà una sentenza interpretativa che può essere a sua volta di
accoglimento o di rigetto.
Le s e nt e nze interpretative di r ige tto si hanno quando la Corte, avendo
tratto dal testo legislativo una norma in tutto od in parte diversa da quella
tratta dalle parti e dal giudice, dichiara che, rispetto a questa norma, non
sussistono vizi di legittimità costituzionale, facendo in tal modo salvo il testo
legislativo. E sse però non hanno effi c aci a erga o m nes e rappresentano un
vincolo negativo per il giudice del procedimento in cui è stata sollevata la
relativa questione; in tutti gli altri casi il giudice conserva il potere-dovere di
interpretare in piena autonomia le disposizioni di legge a norma dell’art. 1 0 1
Cost.

Le s e nt e nze interpretative di a c c og l ime nt o si hanno invece quando la


Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di un testo se ed in quanto si ricavi
da esso una determinata norma. In questo modo vengono fatte salve tutte le
altre possibili interpretazioni del testo.

Tuttavia la Corte oggi preferisce ricorrere a s e nt e nze di a c c og lime nt o


parziale che si hanno quando, pur lasciando immutato il testo, la Corte
dichiara la illegittimità costituzionale di norme o di frammenti di norme da esso
desumibili in via interpretativa.
D a queste derivano le s e nt e nze add it ive con le quali la Corte dichiara
l’illegittimità di un testo nella parte in cui non contiene una previsione
normativa, che deve necessariamente esserci e le s e nt e nze riduttive con le
quali la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di un testo nella parte in cui
contiene una previsione normativa, che non deve esserci.

14) D ) ALTRI TIPI D I S E N T E N Z E :


-s e nt e nze s os t it utive che si hanno quando la Corte sostituisce ad una parte
del testo un’altra parte, che essa stessa trae dal testo in via di interpretazione.
-sentenze-indirizzo o s e nt e nze monit o: con tale tipo di sentenze la Corte,
rilevata la mancanza in una determinata legge di disposizioni che invece
dovrebbero esserci per assicurare il rispetto della Costituzione, si indirizza al
legislatore e detta essa stessa i criteri ai quali dovrà uniformarsi per adeguare
la disciplina della materia ai precetti costituzionali.

S E Z I O N E II: I CO N F L ITTI D I A T T R I B U Z I O N E

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15.A) – fra i poteri della s t a t o
Il conflitto tra poteri dello Stato è risoluto dalla Corte costituzionale.
Perché sorga conflitto di attribuzione fra i poteri dello stato sono necessarie le
seguenti condizioni:
• c he e s s o s o r g a fra or g a ni a p p a r t enent i a poteri diversi
• c he s o r g a fra or g a ni c omp e t e nt i a dichiarare d e fi nit iva me nt e la
volont à del p ot e r e cui a p p a r t e ng ono;
• che s o r g a p er la d elim it a zio n e d ella s f e r a d i a ttrib u zio n i
d e t e r mina t a p e r i vari poteri d a n o r m e costituzionali

Perché sorga conflitto di attribuzione, la sfera di attribuzioni degli organi


confliggenti deve essere delimitata da norme costituzionali. Ciò premesso,
sorge subito un quesito: se la sfera di attribuzioni di ciascun potere è
determinata da norme costituzionali, come può sorgere un conflitto per la sua
delimitazione. L a corte ris ol ve il c onflitt o s o t t op o s t o in e s a m e
d ic hiara nd o il p ot ere al q ua le s p e t t a n o le attribuzioni in c onte st a zio ne
e, o ve s ia e m a n a t o u n a t t o viziato d a inc omp et enza , lo annulla.
Ma, il conflitto può anche sorgere anche quando un organo non rivendichi a sé
la competenza a compiere un determinato atto m a denunci che il
comportamento omissivo di un altro organo od un suo atto abbiano menomato
(limitato, ridotto) la sua competenza o ne abbiano impedito l’esercizio, il così
detto c onfl itt o di me no ma zi one (esempio: le camere lamentano che il
presidente della repubblica, non promulgando una legge entro un m e se
dall’approvazione, e senza avere usato il potere di rinvio, ha impedito la
tempestiva entrata in vigore della legge, rendendo in tal modo vano l’esercizio
della loro competenza).

In s int e s i u n confl it to fra poteri p u ò s or g e r e q u a n d o u n a t t o o d u n


c o mp o r t a me nt o, c he s i a s s u m e illegittimo, pr ovoc hi u n pre g iud izio al
ricorrente, vuoi perché interviene nella sfera di competenza in tutto o in parte
a lui riservata, vuoi perché gli impedisce di esercitare proprie

attribuzioni od ostacola l’efficacia dei suoi atti, vuoi infine perché ne turba in
qualche modo l’indipendenza sul piano strutturale, come potere dello Stato.

16. B ) – fra S t a t o e Re g ioni e fra Re g ioni


Tale conflitto può sorgere quando una regione invade con un suo atto la sfera
di competenza assegnata dalla Cost. allo Stato o viceversa. Cioè perché sorga
il conflitto, si deve avere una “invasione” della sfera di competenza e inoltre il
conflitto può sorgere in seguito all’emanazione di un atto, che deve essere
specificato nel ricorso.

Perché nasca un conflitto di attribuzione fra stato e regioni, la lesione della


sfera di competenza non deve essere operata da una legge o un atto avente
forza di legge; perché in tal caso rientreremo nella ipotesi di controversie di
legittimità costituzionale, risolto dalla corte nel giudizio in via principale.
N e c o n s e g u e c he l’atto c he d a l u o g o al c onfl itt o p u ò e s s e r e u n
q ua l u nq ue a t t o c he no n s ia u n a l e g g e f or ma le (dello s t a t o o di u n a
r e g io ne) o u n a tt o a ve nt e forza di l e g g e ; d u n q u e u n a tt o f or ma lme nt e
e ma t e r ia lme nt e a mminis t r a t ivo o un atto f or ma lme nt e
a mminis t ra t ivo e s os t a nzia l me nt e n o r ma t ivo ( r e g ola me n t o) o u n a t t o
di u n Co ns ig l io r e g iona le c he n o n s ia f or ma lme nt e le g is la t ivo (il
r e g o l a me nt o interno di u n Cons ig lio) o u n a t t o giurisdizionale dello

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S t a t o c he u n a R e g i o ne r it e ng a le s ivo da lla pr opria s f er a di
c o mp e t e nza .
Il ricorso è proposto per lo Stato dal Presidente del Consiglio o da un ministro
da lui delegato e per la Regione dal Presidente della Giunta in seguito a
deliberazione della Giunta stessa.
Le osservazioni sopra svolte valgono anche per i conflitti di attribuzione fra
Regioni; in più nella regione Trentino Alto Adige, legittimate a ricorrere alla
Corte costituzionale avverso un atto della Stato lesivo della loro competenza
sono anche le Province.

S E Z I O N E III: IL G I U D I Z I O S U L L E A C C U S E

17. I REATI P R E S I D E N Z I A L I ( R I N V I O )
L a corte p u ò c onos c e r e s o lt a nt o i reati c omp r e s i nell’atto di accusa.

18. IL P R O C E D I M E N T O
L a del ibera zione s ulla m e s s a in s t a t o di a c c us a del Pr e s id e nt e della
Re p ub b lic a è a d ot t a t a d a l p a r la me nt o in s e d u t a c om u ne su relazione di
un comitato formato dai componenti della Giunta del Senato della Repubblica
e da quelli della Giunta della Camera dei deputati competenti per le
autorizzazioni a procedere. La deliberazione è adottata a scrutinio segreto.
Il Parlamento in seduta comune, nel porre in stato di accusa il Presidente della
Repubblica, elegge, fra i suoi componenti, uno o più commissari per sostenere
l’accusa, i quali esercitano innanzi alla Corte costituzionale le funzioni di
pubblico ministero.
Nei giudizi di accusa contro il Presidente della Rep. intervengono oltre i giudici
ordinari della Corte, 1 6 membri tratti a sorte da un elenco di cittadini che
hanno i requisiti per essere eletti senatori, che il Parlamento compila ogni 9
anni mediante elezione. Il Collegio giudicante deve essere comunque in ogni
caso costituito da almeno 2 1 giudici, dei quali quelli aggregati devono essere in
maggioranza.
Nelle votazioni per la deliberazione di sentenza, il Presidente della Corte
raccoglie i voti cominciando dal giudice meno anziano e vota per ultimo. Non
sono am m esse astensioni. In caso di parità prevale l’opinione più favorevole
all’accusato.

Nel pronunciare sentenza di condanna, la corte determina le sanzioni penali


nei limiti della m assima pena prevista dalle leggi vigenti al momento del fatto,
nonché le sanzioni costituzionali, amministrative e civili adeguate al fatto.

L a s e nt e n za è irrevocabile, m a può essere sottoposta a revisione se, dopo


la condanna, sopravengono o si scoprono nuovi fatti o nuovi elementi di prova
i quali, soli o uniti a quelli già esaminati nel procedimento, rendono evidente
che il fatto non sussiste oppure che il condannato non lo ha commesso.

PARTE T E R Z A – LE LIBERTA’ E LE
A U TO N O M I E
CAPITO L O P R I M O – L E LIBERTA’

Alle libertà ne g a t ive (dallo stato) si aggiungono, le libertà p os it ive (nello


stato) e le libertà d e g li individui all’interno delle formazioni sociali delle
quali entra a far parte.

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Strettamente connesso al concetto di libertà è il c onc ett o di a ut onomia , si è
liberi o autonomi, nei confronti di o r isp et to a qualcosa. Ciò significa che si
è liberi o autonomi, in quanto si possa, al riparo da interferenze esterne,
esprimere e selezionare i propri interessi e predisporre le procedure per
soddisfarli. Es. l’autonomia contrattuale indica il potere di disporre dei propri
interessi, dunque la libertà dei privati di determinare sia il contenuto del
contratto sia di concludere contratti atipici.

La libertà e l’autonomia non esistono però in assoluto; esse trovano il loro


limite da un lato nella libertà e nell’autonomia degli altri soggetti e dall’altro
nell’interesse generale che viene disposto dal diritto. Questo è l ’ a s pet to
f or male dei due concetti, quello che vede le sfere di libertà e autonomia
delimitate e g a r a nt it e d a n o r m e giuridiche .
Ad esso si contrappone l ’as pe tt o so sta nzial e, secondo il quale libertà e
autonomie sono quelle effettivamente vigent i, nella misura e nei limiti che
le condizioni economiche e sociali dei soggetti ai quali vengono attribuite le
rendono di f a t t o operanti.
Infatti non è sufficiente riconoscere e garantire le libertà se al tempo stesso
non si rimuovono gli ostacoli di ordine economico e sociale che ne impediscono
o ne limitano l’effettivo esercizio.

SEZIONE I
IL P R I N C I P I O D I E G U A G L I A N Z A

1.EG U A GLIANZA FORMALE.


A norma dell’art. 3 c omm a I “tutti i cittadini h a n n o pari d ig nit à s oc iale e
s o n o ug ua l i d a va nt i a lla l e g g e s e n za d istinzione di s e s s o, di razza,di
lingua,d i religione,di opinioni politiche,di condizioni p e r s ona l i e
sociali” (quindi soggetto giuridico sono anche gli stranieri e gli apolidi).
[destinatari di tale norma non è solo il legislatore m a anche gli amministratori
ed i giudici che sono chiamati ad osservarla nell’esercizio del loro potere
discrezionale in sede di attuazione e di applicazione]
Allo straniero vengono riconosciuti tutti i diritti fondamentali attinenti alla
persona umana, il diritto di partecipazione alla vita pubblica, la piena tutela
giurisdizionale, l’accesso ai pubblici servizi, ecc.
Dunq ue i titoli nobiliari non sono più riconosciuti e l’unico titolo di dignità, in
una Rep. fondata sul lavoro è ormai da rinvenire nello svolgere una attività o
funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società (art.4).
Fra le l e g g i che hanno dato attuazione al principio di e g ua g l ia n za f or ma le
possono citarsi la legge che punisce penalmente chi incita a commettere
discriminazioni per motivi razziali, etnici o nazionali o religiosi o la legge sulla
parità uomo-donna in materia di lavoro.
La d iscriminazione può essere di tipo diretta quando per la razza o l’origine
etnica, una persona è trattata m eno favorevolmente di quanto possa essere
trattata in un’altra situazione analoga e indiretta quando una disposizione,
prassi, atto, patto o comportamento apparentemente neutri

possano mettere le persone di una determinata razza ed origine etnica in una


posizione particolare di svantaggio rispetto ad altre persone.

La Costituzione prevede numerose applicazioni del principio di eguaglianza


formale:
• La libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge (ART.8)

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• L’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i soli limiti stabiliti dalla
legge a garanzia dell’unità familiare (ART.29)
• L’eguaglianza di diritti e, a parità di lavoro, di retribuzione fra lavoratori
e lavoratrici e, sempre a parità di lavoro, di retribuzione dei minori
(ART.37)
• L’eguaglianza dei cittadini dell’uno o dell’altro sesso nell’accesso agli
u ffi c i pubblici ed alle cariche elettive, secondo i requisiti stabiliti dalla
legge (ART.51)

La Costituzione però ha apportato delle d e r og h e al principio d ’ e g ua g lia n za


formale, ritenendo che esso dovesse cedere di fronte ad un altro valore
riconosciuto prevalente:
Es e mpio : gli art. 6 8 e 122, che sottraggono i parlamentari e i consiglieri
regionali alla responsabilità civile, penale ed amministrativa per i voti dati e le
opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni; art. 9 0 che sottrae il
Presidente della Rep. che abbia compiuto determinati reati alla giurisdizione
ordinaria, art. 9 8 che prevede la possibilità di statuire con legge limitazioni al
diritto di iscriversi ai partiti politici per alcune categorie di cittadini.

2. L’EG UAG LIANZA S O S T AN Z IA LE .


Il principio di eguaglianza formale rischierebbe di rimanere teoria se non fosse
integrato dal principio di eguaglianza sostanziale.
Secondo sempre l’art. 3 c o m m a II d ella cost. infatti “è c omp it o della
Re p ub b lic a rimuovere g li ostac oli di ordine e c onomic o e sociale, che,
limita nd o di f att o la libertà e l ’ ug uag lia nza dei cittadini, imp e d is c ono
il p ie no s vilup p o della p e r s on a u m a n a e l’effettiva partecipa zione di
tutti i lavoratori, all’organizza zione politica, e c onomic a e s ociale del
paese.”
Il costituente ha riconosciuto che non è sufficiente stabilire il principio
dell’eguaglianza giuridica dei cittadini (art. 3 c o mm a I) quando vi sono ostacoli
di ordine economico e sociale che limitano di fatto la loro libertà ed
eguaglianza, impendendo che siano effettive, ed ha pertanto, assegnato alla
Repubblica (legislatore e pubblici poteri) il compito di rimuovere questi
ostacoli, a ffi n c h é tutti i cittadini siano posti sullo stesso piano. E sso mira a
promuovere il pieno sviluppo della persona um ana e la partecipazione di tutti i
cittadini all’organizzazione politica, economica, e sociale del Paese in un
regime di effettiva libertà ed eguaglianza, di modo che le discriminazioni fra i
cittadini si operino non a causa delle loro condizioni economiche e sociali m a
solo per le loro capacità naturali (cosi ad es. chi pur potendo ottenere un lavoro
non intende lavorare nulla potrà pretendere dallo Stato e sarà posto in una
posizione di diseguaglianza rispetto a chi lavora).

Il principio di e g u a g l ia n za s os t a nzia le h a carattere p r og r a mma t ic o ; si


indirizza cioè al legislatore e agli altri pubblici poteri, non soltanto dello Stato-
soggetto, m a anche degli enti, soprattutto territoriali (le regioni) e li impegna
a porre in essere tutte le misure idonee a conseguire i fini da esso indicati. Es.
pari opportunità uomo-donna nel lavoro.

Il principio di eguaglianza formale viene inoltre precisato in una serie di norme


che vanno a specificarlo meglio in relazione a determinate situazioni; a porre
alcuni limiti all’autonomia privata a tutela della libertà e della dignità della
persona umana; a stabilire equi rapporti sociali e a imporre a carico dello Stato
obblighi a favore di categorie di cittadini che si trovino in particolari condizioni
di inferiorità economica e sociale.
Es e mp i:

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Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove
le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Art. 2 4 Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi
legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
S ono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e
difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
Art. 3 8 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per
vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle
loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia,
disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento
professionale.

S E Z I O N E II
D IRITTI E D O V E R I D E I CITTAD IN I

3.I D I R I T T I P U B B L I C I S O G G E T T I V I E LE LIBERTA’.
Il concetto di libertà presuppone una relazione, nel senso che si è liberi nei
confronti di (o rispetto a) una entità distinta, cosi inteso però non ha valore
giuridico, m a rimane confinato sul piano della morale.

Il r ic onosc ime nt o giuridic o delle libertà s e g n a il p a s s a g g i o da llo s t a t o


a s s o l u t o allo s t a t o di diritto e la c o n q uis t a della q ua lità di cittadino di
chi prima era considerato suddito.

Le libertà d e vo n o e s s e r e a c c o m p a g n a t e d a u n a serie di g a r a nz ie al fine


di delimitare la sfera della libertà rispetto a quella dell’autorità (potere
discrezionale del legislatore). Garanzie possono essere il carattere non più
generico delle norme nelle quali le libertà sono enunciate; la riserva di legge
che viene resa più e ffi c a c e col conferire carattere rigido alle costituzioni; la
previsione di un sindacato sulla legittimità costituzionale delle leggi.
Le libertà da llo S t a t o ( o libertà ne g at ive ) dunque divengono l’oggetto di
un vero e proprio diritto soggettivo assistito da precise garanzie e azionabile
nei confronti dei pubblici poteri.

In q u e s t o m o d o le libertà c ost it uziona lme nte g ar a nt ite v e n g o n o


e l e va t e al r a n g o di “ D IRITTI IN V IO L AB IL I o di D IRITTI AS S O L U TI” .

Le libertà riconosciute e g a r a nt it e nella Cos t . c ons is t ono nella p r e t e s a


a d u n c o mp or t a me nt o o m i s s i v o d a p a rt e dello S t a t o, e quindi
costituiscono l’oggetto di una situazione giuridica attiva, e più precisamente di
un diritto soggettivo, cioè vanno configurate come un interesse protetto in via
diretta e immediata dall’ordinamento giuridico.

Visto che il soggetto passivo del rapporto in cui tali diritti soggettivi si
inseriscono è lo stato (o comunque un pubblico potere) si tratta di un rapporto
giuridico di diritto pubblico, e quindi i diritti in esam e sono configurati come
diritti soggettivi pubblici.
I pubblici poteri attraverso un loro intervento attivo tendono anche a dare
attuazione al principio costituzionale di eguaglianza sostanziale e così ad
assicurare il pieno sviluppo della persona um ana e l’effettiva partecipazione di
tutti i cittadini al governo dello Stato (libertà nello Stato).

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Alcune dei diritti soggettivi pubblici costituzionalmente garantiti però non
hanno ad oggetto una libertà in senso stretto e sono:

a)-il diritto alla difesa, che la cost. (art. 2 4 c o mm a II) definisce “inviolabile in
ogni stato e grado del procedimento” e che è strettamente connesso al diritto
di tutti di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi (art
2 4 c o mm a I). La difesa consiste nella possibilità di resistere in un giudizio
(penale, civile, amministrativo) sia personalmente (nei rari casi in cui è

ammesso) sia per mezzo di un difensore (avvocato o procuratore). L’imputato


ha diritto all’assistenza di un difensore nella fase dell’interrogatorio, quello di
essere ascoltati prima dell’emanazione di un provvedimento definitivo ecc.
Inoltre l’art. 2 4 (III comma) assicura ai non abbienti, i mezzi per agire e
difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge cost. num. 2 del 1 9 9 9 ha introdotto nell’art. 1 1 1 cost. una serie di
principi per garantire un g i u s t o p r oc e s s o penale e rendere così effettivo il
diritto alla difesa dell’imputato o dell’indagato. In particolare: la persona
accusata di un reato, nel più breve tempo possibile, deve essere informata
riservatamente dei motivi e della natura dell’accusa elevata a suo carico; deve
disporre del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la su a difesa;
deve avere la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o fare interrogare le
persone che rendono dichiarazioni a suo carico ecc.
Inoltre la nuova norma costituzionale stabilisce che deve essere garantito nella
sua pienezza il principio del contradditorio nel processo; dunque la
colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni
rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto
all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

b)-il diritto di voto : (art. 48) vale a dire il diritto ad essere iscritto nelle liste
elettorali ed a partecipare alle elezioni degli organi rappresentativi dello Stato
e degli enti pubblici territoriali ed a votare nei vari referendum previsti nella
costituzione.

c)-il diritto di petizione,(art. 5 0 cost.) tutti i cittadini possono rivolgere


petizioni alle camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni
necessità.

d)-il diritto a ll’acce ss o a g li u ffi c i pubb lici e alle cariche elettive (art. 51)
che si specifica nel diritto a porre la propria candidatura nelle elezioni politiche
ed amministrative ed a partecipare ai pubblici concorsi. Nell’art. 5 1 è stato
integrato a riguardo il principio delle pari opportunità tra donne e uomini
nell’accesso agli u ffi c i pubblici e alle cariche elettive.

e)-il diritto, p er chi è c hia ma t o a s v o l g e r e funzioni p ub b l ic he elettive,


di d is p orre del t e m p o ne c e s s a r io al loro a d e mp i me nt o e di c ons er va re
il proprio p o s t o di la vor o (art. 5 1 III comma)

7. I D O V E R I C O S T I T U Z I ON A L I :
(Art. 2) La Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale.

In particolare la Costituzione impone ai cittadini i seguenti doveri:

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a)-dovere di fedeltà a lla Re p ub b lic a (art. 5 4 ) tutti i cittadini hanno il
dovere di essere fedeli alla Repubblica. Questo dovere implica fedeltà ai
principi dello stato repubblicano, cosi come sono stati costituzionalizzati. I
cittadini hanno il dovere di osservare la Costituzione e le leggi e qualora siano
loro affi d a t e funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed
onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. L’osservanza delle
leggi è imposta anche ai non cittadini (stranieri e apolidi).

b)-dovere di dife ndere la patria, (art. 52) la difesa della patria è sacro
dovere del cittadino (non solo col prestare servizio militare m a anche con
resistenze contro forze militari straniere che hanno occupato il territorio).

c)-dovere di p r e s t ar e servizio militare, nei limiti e modi stabiliti dalla legge


(art.52 comm a II). Dovere in passato obbligatorio a tutti gli effetti attraverso il
servizio di leva. I cittadini che per

o b b ed ir e alla pr opria c osc ienza (ob ie zione di c os cie nza ) non


accettavano l’arruolamento nelle forze armate e nei corpi armati dello stato,
avevano diritto di adempiere gli obblighi di leva prestando un servizio civile
rispondente al dovere cost. di difesa della patria.
Ad oggi il servizio militare obbligatorio di leva è stato sostituito con il servizio
volontario in ferma prefissata.
L’obbligatorietà del servizio militare che l’art. 5 2 dispone rimane confinata
dunque a due ipotesi:
• Qualora sia deliberato lo stato di guerra
• Qualora una grave crisi internazionale, nella quale l’Italia sia coinvolta
direttamente o in ragione alla sua appartenenza ad una organizzazione
internazionale, giustifichi un aumento della consistenza numerica delle
forze armate.

Anche il servizio civile dalla sospensione del servizio militare obbligatorio di


leva è divenuto volontario.

d-dovere del lavoro, (art.4 c o mm a II) il dovere di svolgere secondo le proprie


possibilità e proprie scelte, un’attività o una funzione che concorra al progresso
materiale o spirituale della società.
Tale dovere rientra in quei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica
e sociale, il cui adempimento è richiesto dall’art. 2 Cost.

e)dovere di p re sta zioni patr imo nia l i (art. 5 3 ) tutti hanno il dovere di
concorrere alla spesa pubblica (mediante il pagamento di tributi) in ragione
della propria capacità contributiva

f)-dovere di voto, è un dovere civico (art.48) a ffi d at o appunto alla coscienza


civica degli elettori e non alla obbligatorietà del comportamento che non è
assistito da sanzioni giuridiche.

S E Z I O N E III
L E L IB ERTÀ N EGATIV E

E sse rientrano fra quei diritti inviolabili che l’art. 2 cost. riconosce e garantisce
all’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità.

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I diritti inviolabili dell’uomo possono ad avere oggetto non soltanto la libertà
dallo Stato m a anche la pretesa ad un comportamento omissivo da parte di
formazioni sociali diverse dallo Stato nelle quali il singolo svolge la sua
personalità.

Le garanzie che la cost. ha stabilito per le libertà ne g a t i ve consistono nelle


loro limitazioni adottate da parte del potere delle pubbliche autorità che può
essere adottato (non a discrezione o ad arbitrio di chi detiene il potere politico)
nei soli c a s i e m o d i previsti d a lla le g g e .
La Costituzione indica i motivi ( di sanità, sicurezza, incolumità pubblica) per i
quali l’esercizio di alcuni diritti di libertà può essere limitato.

Le limitazioni alle libertà costituzionalmente garantite (libertà negative) sono


am m e sse nel nostro ordinamento in quanto siano dirette ad assicurare il
rispetto reciproco delle varie sfere di autonomia privata e la pacifica
coesistenza dei consociati.

Le libertà ne g a t ive riconosciute dalla nostra Cost. sono:


-la libertà personale (art. 1 3 cost.);
-la libertà di domicilio (art. 14);
-la libertà e la segretezza della corrispondenza (art. 15);
-la libertà di circolazione e soggiorno (art. 16);
-la libertà di riunione (art. 17); riconosciute solo ai
cittadini
-la libertà di associazione (art. 18);

-la libertà di religione (art. 19);


-la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21);
-la libertà dell’arte e della scienza e la libertà di insegnamento (art. 33).

8. L A LIBERTÀ P E R S O N A L E (ART.13)
Consiste nella libertà della persona fisica da ogni limitazione che ne possa
ostacolare i movimenti e le azioni. Nella libertà personale può farsi rientrare la
libertà morale, cioè la pretesa dei singoli all’autodeterminazione ed
all’integrità della propria coscienza che non deve essere forzata con minacce o
intimidazioni col fine di annientare le volontà e la libertà di disposizione del
proprio corpo per renderle acquiescenti ai comandi dei governanti.
L a libertà p e r s ona le n o n p u ò e s s e r e limitata s e n o n nei s oli c a s i e
m o d i previsti d a lla l e g g e e p e r a t t o mot iva t o dell’autorità giudiziaria .
M o d i di limitazione della libertà personale sono: la detenzione, l’ispezione
(esempio: un prelievo di sangue) la perquisizione, la custodia cautelare,
l’arresto di polizia (di chi è colto in flagranza di un delitto) il f e r mo di indiziati
di un delitto (che viene disposto dal pubblico ministero) ecc.
In c a s i eccezionali di ne c e s s it à e di ur g e n za (esempio: la flagranza di un
delitto e i casi di fermo) t a s s a t i va me nt e indicati da lla l eg ge , gli ufficiali e
gli agenti di polizia giudiziaria possono adottare p r ovved ime nt i pr ovvisor i
restrittivi della libertà perso nale; tali provvedimenti restrittivi devono
essere c o munic at i e ntr o 4 8 ore all’autorità giudiziaria e si intendono
revocati e restano privi di ogni effetto qualora il giudice non decide sulla
convalida nelle 4 8 ore successive al momento in cui l’arrestato o il fermato è
posto a sua disposizione.
Ulteriori g a r a nzie dell’integrità fis ic o- ps ic hica della p e r s o na s o n o
p r e vis te s ia nello s t e s s o art.13 c he in altri articoli della Costituzione .
• È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte
a restrizioni di libertà.

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• La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva, tali
limiti sono fissati in relazione alla gravità del reato.
• Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di
umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
• Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario
se non pe disposizione di legge, che non può comunque in ogni caso
violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
• Contro le sentenze e i provvedimenti sulla libertà personale è sempre
am m esso ricorso in Cassazione per violazione di legge.

9. L A LIBERTÀ D I D O M I C I L I O E IL D I R I T T O A L L A R I S E R V A T E Z Z A
Per domicilio nel senso dell’art. 1 4 cost. deve intendersi non solo il luogo in
cui una persona ha stabilito la s e d e principale de i s uoi affari e intere ss i
(art. 4 3 cod. civ.) m a anche qualsiasi luogo dove una persona riesce ad isolarsi
dal mondo esterno ad a mettersi al riparo da ogni invasione (volontaria ed
involontaria) della sua sfera privata (esempio: oltre l’abitazione abituale, anche
una dimora precaria, come una camera d’albergo, una tenda).
Inoltre per domicilio ai sensi dell’art. 1 4 deve intendersi anche la s e d e delle
p e r s o ne g iurid ic he e d e g li enti di f at to (quali una impresa commerciale,
un partito politico, una associazione culturale).
La Cost. ha inteso tutelare nel modo più ampio il diritto dell’uomo ad avere una
propria sfera privata, entro la quale egli possa svolgere, in piena riservatezza,
e senza interferenze esterne, ogni attività individuale o collettiva e
autodisciplinare il proprio modo di vivere come egli ritiene più opportuno. Per
questo aspetto la libertà di domicilio tutela anche la p r ivacy (e il diritto alla
riservatezza).
La t utela del diritto alla riservate zza è previsto dall’art. 6 1 5 b is del
codice p e na le che punisce chiunque mediante strumenti di ripresa visiva o
sonora, si procuri indebitamente notizie o

immagini attinenti alla vita privata svoltasi nelle abitazioni altrui o in altro
luogo di privata dimora o chi rivela e diffonde tramite qualsiasi mezzo di
comunicazione le notizie e le immagini ottenute.
Tale diritto ha ricevuto maggiore tutela con l’entrata in vigore del Cod ice in
ma t er ia di prote zione de i d at i per sona li che prevede obblighi in capo a
coloro che procedano al trattamento dei dati personali.
Particolare disciplina hanno ricevuto i c.d. d a t i sensibili che sono quelli idonei
a rilevare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni filosofiche, religiose,
opinioni politiche, stato di salute e vita sessuale. Tali dat i s o n o o g g e t t o di
t r a t t a me nt o s olo c on il c o n s e n s o scritto dell’interessat o o p r e via
autorizzazione del Ga r a nt e.
Il Ga r a nt e è un’autorità che opera in piena autonomia e con indipendenza di
giudizio e di valutazione. E’ un o r g a n o colle giale costituito da 4 membri, 2
eletti dalla Camera e 2 dal Senato con voto limitato tra persone che siano
esperti di riconosciuta competenza in diritto o informatica. I membri di tale
collegio eleggono il loro Presidente, il cui voto prevale in caso di parità.
Il consenso dell’interessato e l’autorizzazione del Garante non sono richiesti
quando il trattamento dei dati personali è effettuato nell’esercizio della
p r o f e s s ione g ior na list ica ed avvenga nel rispetto dei limiti del diritto di
cronaca.

Le g a r a nzie c he la Cos tituzione p r ed is p o ne a tutela della libertà di


domicilio s o n o le s t e s s e della libertà personale. L’autorità di pubblica
sicurezza non può infatti, entrare nel domicilio per eseguirvi ispezioni,

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perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla legge ed in
seguito ad un atto motivato dall’autorità giudiziaria, salvo che ricorrano casi
eccezionali di necessità e di urgenza, indicati tassativamente dalla legge. In
tali casi l’autorità di pubblica sicurezza può limitare la libertà di domicilio, m a
deve entro 4 8 ore dare comunicazione dei provvedimenti adottati all’autorità
giudiziaria, cui spetta convalidarli entro le successive 48 ore, in mancanza di
convalida i provvedimenti si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

L’art. 1 4 III comma, dispone infine che le ispezioni e gli accertamenti per motivi
di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da
l e g g i speciali. Quindi possono avvenire anche senza l’intervento dell’autorità
giudiziaria. Questo perché si vuole tutelare un interesse generale.
L’accesso invece deve essere autorizzato dall’autorità giudiziaria quando deve
essere eseguito in locali che siano adibiti anche ad abitazione. In ogni caso
l’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti e professioni deve essere
eseguito in presenza del titolare dello studio o un suo delegato.
Inoltre l’autorità giudiziaria dispone sempre, con decreto motivato, il
s e q ue s t r o dell’immobile , che sia sede di enti, associazioni o gruppi, quando
in tale sede siano rinvenuti armi da sparo, esplosivi o quando l’immobile è
pertinente al reato.

1 0 . L A LIBERTÀ E L A S E G R E T E Z Z A D E L L A C O R R I S P O N D E N Z A
Per c o rr is ponde nza deve intendersi quella e p ist olare (comprese le stampe
inviate per via epistolare), t e le g r a fi c a e telefonica. L’art. 1 5 dispone che
deve essere assicurata sia la libertà della c orr isp ond e nza s ia la
s e g re t e zza della s t e s s a (nel senso che i pubblici poteri non possono se non
con le garanzie previste nello stesso art. 15, impedire che persone distanti
comunicano fra loro e prendere conoscenza dell’oggetto della comunicazione).
Tale tutela vi è anche nei confronti dei privati.
Oltre che la libertà e la segretezza della corrispondenza, l’art. 1 5 t utela
a nc he la libertà e la s e g r e t e zza di o g n i altra f or ma di c omunica zio ne
(esempio: le stazioni radio private
rice-trasmittenti, posta elettronica).
Le limitazioni alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra
forma di comunicazione possono avvenire me d ia nt e il s e q ue s t r o e le
intercettazioni telefoniche e sono disposti con atto motivato dall’autorità
giudiziaria e nei soli c a s i e m o d i previsti d a lla le g g e .

Non è am m esso un intervento della polizia giudiziaria senza il preventivo


decreto dell’autorità giudiziaria cosi come è invece, consentito nei casi di
necessità e di urgenza per le limitazioni della libertà personale e di domicilio.
Altri ca s i di limitazioni della libertà e della s e g r e te zza de lla
c orr isp onde nza s o n o previst i in n o r m e speciali e r i g ua r d a n o i
detenuti, i falliti, le p e r s one in s t a t o di d e me nza .
La limitazione della libertà e della segretezza della corrispondenza può
avvenire con il sequestro, negli u ffi c i postali e telegrafici, di lettere, pacchi,
telegrammi e altri oggetti di corrispondenza che l’autorità abbia ragione di
ritenere spediti dall’imputato o a lui diretti che possano avere relazione con il
reato.
Più in generale si ritiene che la libertà e la segretezza di corrispondenza
possano essere limitate in caso di guerra, valendo al riguardo l’art. 78 a norma
del quale le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i
poteri necessari.

1 1 . L A LIBERTÀ D I C I R C O L A Z I O N E E S O G G I O R N O (ART.16)

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Art. 1 6 cost. dispone che o g n i cittadino p u ò circolare e s o g g i o r n a r e
l ib e r amente in q ua ls ia s i p a r t e del territorio nazionale , salvo le
limitazioni che la legge dispone in via generale p e r mot ivi di s a nit à (il
verificarsi di una epidemia in una parte del territorio nazionale) o di sicurezza
(persone allontanate dalla propria residenza perché ritenuti pericolosi per la
sicurezza pubblica).
N e s s u n a restrizione p u ò e s s e r e d e t e r mina t a d a r a g ioni politiche. Le
Regioni non possono adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi
maniera la libera circolazione delle persone (ART.120) Ogni cittadino è libero di
uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.
I cittadini dell’Unione e d i loro familiari non aventi la cittadinanza di uno
Stato membro hanno il diritto di soggiornare nel territorio na zionale per un
p er iod o n o n s uper ior e a tre mes i, senza alcuna condizione o formalità,
salvo il possesso di un d oc ume nt o d’identità va lid o p e r l’espatrio.
Inoltre si è stabilito che il cittadino del l’Unione h a diritto a s o g g i or na r e
p e r u n p e r io d o s up e r io re a tre m e s i s olo q ua nd o :
• È lavoratore subordinato o autonomo nello Stato:
• Dispone per sé stesso e per i propri familiari di risorse economiche
sufficienti, per non diventare un onere a carico dell’assistenza sociale
dello Stato durante il periodo di soggiorno, e di un’assicurazione sanitaria
che copra tutti i rischi nel territorio nazionale;
• È iscritto presso un istituto pubblico o privato riconosciuto per seguirvi
come attività principale un corso di studi o di formazione professionale e
dispone i stessi requisiti del punto precedente.
• E’ familiare che accompagna o raggiunge un cittadino dell’Unione che ha
diritto di soggiornare ai sensi dei punti precedenti.

L a libertà di uscire d a l territorio della Re p ub b lic a è s u b or d ina t a a lla


c o nc e s s ione del p a s s a p or t o .
Le persone che non possono ottenere il passaporto sono coloro che sono
sottoposti alla potestà dei genitori o tutoria e sono privi dell’assenso della
persona che la esercita; i genitori che hanno prole minore m a non ottengono
l’autorizzazione del giudice tutelare; coloro che devono espiare una pena
restrittiva della libertà personale o coloro che sono sottoposti ad una misura di
sicurezza detentiva o di prevenzione.

12. L A LIBERTÀ D I R I U N I O N E (ART.17)


L’art. 1 7 cost. dispone che i cittadini h a n n o diritto di riunirsi
p a c ifi c a me nt e e s e nza armi.
Per riunione deve intendersi qualunque r a g g r u p p a m e n t o di p iù p e r s o ne
n o n s ta b ile (altrimenti avremmo una associazione) e n o n occa sio na le
(altrimenti avremmo un assembramento).
Quindi si ha una riunione quando più persone convergono in un determinato
luogo previo accordo fra di loro o su invito dei promotori, al fine di soddisfare
un loro interesse individuale (politico,culturale, religioso, sportivo).

Nel diritto di riunione va fatto rientrare il diritto di riunirsi in a s s e mb l e a ,


espressamente riconosciuto, ai lavoratori dallo Statuto dei lavoratori ed agli
studenti nei locali della scuola con D.P.R.
L a libertà di riunione è la c ond izione p e r l’esercizio di altre libertà (di
ma nif e s t a zione del pensiero, di ins e g na me nt o, di culto).
Le riunioni possono avvenire o in l u o g o p r ivat o (una abitazione, un circolo) in
luogo a p e r t o al p ub b lico (un cinema, un teatro, uno stadio, e comunque un
luogo in cui l’accesso è consentito a determinate condizioni) o in l u o g o

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p ub b l ic o (una piazza, una strada, o qualunque altro luogo che consenta
l’accesso di tutti)
A n o r m a dell’art. 1 7 II e III Comma , s olo q u a n d o le riunioni s i s v o l g o n o
in l u o g o pubblico, i p r omot or i d e v o n o d a r ne p r e a vvis o, a l m e n o tre
g io r ni prima, al questore. N essun preavviso è richiesto per le riunioni che si
svolgano in luogo privato o in luogo aperto al pubblico. Una volta dato il
preavviso la riunione in luogo pubblico può tenersi nel giorno e ora indicati
senza attendere alcuna autorizzazione da parte dell’autorità di polizia di stato.
La ragione del preavviso va rinvenuta in ciò che, svolgendosi la riunione in
luogo pubblico, è necessario tutelare la sicurezza e l’incolumità pubbliche.
Il questore infatti può predisporre a tal fine un servizio d’ordine o impedire che
la riunione abbia luogo per ragioni di ordine pubblico, moralità o sanità
pubblica.
Per le riunioni elettorali invece (i c.d. comizi) n o n vi è l’obb ligo del
p r e a vvis o e chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di
propaganda elettorale, pubblica che privata, è punito con la reclusione da un
anno a tre anni e con multa.

13. L A LIBERTÀ D I A S S O C I A Z I O N E
A norma dell’art. 1 8 i cittadini hanno diritto di a s s oc ia r s i liberamente ,
senza autorizzazione per fini che non sono vietati ai singoli dalle leggi penali.
Le associazioni sono formazioni sociali stabilmente organizzate, costituite al
fine di soddisfare determinati interessi, non contingenti, comuni a tutti coloro
che ne fanno parte.
L a differenza tra a s s oc ia zione e riunione sta in ciò: nell’associazione
l’interesse che accomuna gli associati può essere perseguito solo in forma
collettiva, e mediante un’organizzazione stabile. Nella riunione invece si ha la
contemporanea presenza di più persone nello stesso luogo e ciascun
partecipante soddisfa il proprio interesse singolarmente.
Le a s s oc ia zioni vietate d a ll a Cos tituzione sono quelle segrete e quelle che
perseguono anche indirettamente scopi politici mediante organizzazioni di
carattere militare.
A norma dell’art. 1 della legge gennaio 1982, n 17, sono da considerare
segrete, quelle associazioni che anche all’interno di associazioni palesi,
occultano la loro esistenza tenendo segrete le finalità e le attività, o rendendo
sconosciuti i soci, e sono dirette ad interferire sull’esercizio delle funzioni di
organi costituzionali e amministrazioni pubbliche.
Tali associazioni qualora con sentenza irrevocabile ne sia accertata la
costituzione, sono sciolte con decreto del presidente del consiglio dei ministri,
previa deliberazione del consiglio stesso.
Il divieto di costituire associazioni che perseguono anche indirettamente scopi
politici mediante organizzazioni di carattere militare, va rinvenuto in ciò che in
un regime democratico, i fini politici vanno perseguiti senza ricorrere alle armi
alla violenza e alle gerarchie di tipo militare.
A norma dell’art. 1 c o mma quarto del d.lgs. 1 4 feb. 1948, n 43, si considerano
a ss o cia zioni a ve nti carattere militare, quelle costituite mediante
l’inquadramento degli associati in corpi, reparti o nuclei, con disciplina ed
ordinamento gerarchico interno analoghi a quelli militari, con l’eventuale
adozioni di gradi o uniformi, e con una organizzazione atta all’impiego
collettivo in azioni di violenza o minaccia. Stesso divieto di dotare di uniformi e
divise i propri appartenenti per le associazioni dipendenti da partiti politici.

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1 4 . L A LIBERTÀ D I R E L I G I O N E
L’art. 1 9 della Cost. dispone che tutti h a n n o il diritto di p r of e s s a r e
l ibera me nte la pro prie f ede religiosa , in q ua ls ia s i f or ma individua le o
a s s o c ia t a, di f arne p r o p a g a n d a e di esercitarne in p r ivat o o in
pubblico, il culto, p ur c hè n o n s i tratti di riti contrari al b u o n c os t ume .

B u o n c o s t ume : è un concetto indeterminato che varia a seconda del tempo


e dello spazio.

Nella libertà di religione va fatta rientrare anche (in negativo) quella di non
essere costretti a professare una fede religiosa, la libertà di n o n e s s e r e
credenti, e dunque di non avere imposto il compito di atti con significato
religioso, come ad esempio, di giurare, nei giudizi civili e penali, con la formula
“innanzi a Dio”.

1 5 . L A LIBERTÀ D I M A N I F E S T A Z I O N E D E L P E N S I E R O
A) L a libertà di s t a m p a .
Il I c om ma dell’art. 2 1 cost. dispone che: tutti h a n n o diritto di
ma nif e s ta re il proprio p e ns ie r o c on la p a r ola lo scritto e q ua ls ia s i
altro m e zzo di diffusione.
I mezzi mediante i quali si può manifestare il proprio pensiero sono la parola,
lo scritto, la radio, la televisione , i ma s s - me d ia , lo spettacolo.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Chiunque
voglia pubblicare un libro, un opuscolo, un manifesto, ecc. non deve chiedere
alcuna autorizzazione ed una volta stampato il libro non deve essere
sottoposto ad alcuna censura (ad una approvazione preventiva dello scritto).
L’unica f or ma di limitazione della libertà di s t a m p a è il sequestro.
Si tratta di una misura avente carattere repressivo che può essere posta in
essere soltanto dopo la pubblicazione dello stampato e soltanto al fine di
impedirne la diffusione. Si può procedere al sequestro soltanto per atto
motivato dall’autorità giudiziaria nel caso dei delitti per i quali la legge sulla
stampa espressamente lo autorizzi o nel caso di violazione delle norme che la
legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. Il sequestro può
essere disposto anche dal giudice civile, come misura cautelare, qualora si
tratti di far cessare l’abuso di immagine altrui.
Qualora, però, vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo
intervento dell’autorità giudiziaria, l’art. 2 1 c o mma IV, dispone che il
s e q ue s t r o della s t a m p a periodica (e n o n u n libro) p u ò e s s e r e e s e g ui t o
d a u ffi c i a l i di polizia giudiziaria, c he d e v o no imme d ia t a me nt e, e n o n
m a i oltre 2 4 ore, fare d e nunzia all’autorità giudiziaria. S e questa non lo
convalida nelle 2 4 ore successive, il sequestro si intende revocato e privo di
ogni effetto.
S o n o vietate le p ub blica zioni a s t a mp a , gli spettacoli e tutte le altre
manifestazioni, contrarie al b u o n c o s t u me (cioè viene punito chiunque
metta in circolazione, scritti disegni o immagini osceni, pubblichi notizie false,
esagerate o tendenziose per le quali può essere turbato l’ordine pubblico ecc.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i
mezzi di fi na n zia me nt o della s t a m p a periodica , e ciò per consentire una
lettura critica e consapevole dei quotidiani e dei periodici in genere che è resa
possibile solo dalla conoscenza dei nomi dei proprietari e dei finanziatori degli
stessi.
Il problema del finanziamento della stampa è direttamente collegato a quello
dell’effettivo esercizio della relativa libertà. Non tutti riescono a manifestare il
loro pensiero attraverso giornali o periodici m a è possibile esprimere
liberamente il proprio pensiero attraverso un manifesto, volantino, opuscolo o

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pubblicando un libro. Ben si nota però che l’effettivo esercizio della libertà di
stampa è in buona parte condizionato dalla disponibilità dei mezzi economici
necessari.
E’ stato istituito a tal proposito un F o nd o p e r le a g e vola zioni di credito alle
imprese del settore editoriale, sono stati previsti s g r a v i fi sc ali per le imprese
editoriali più dinamiche e innovative, è stato istituito un F ond o p e r la
p r o mo zione del libro e dei p r od ot ti editoriali di e le vat o val ore
culturale ed è stata istituita una nuova disciplina del prezzo dei libri.

B) Il c ine ma e d il teatro.
Anche lo s p e t t a c olo è uno dei mezzi di diffusione del pensiero.
La Costituzione nell’ultimo c o mma dell’art.21 se ne occupa disponendo il
divieto dei s p e tt acoli contrari al b u o n c os t u me e demanda alla legge lo
stabilire di provvedimenti adeguati a prevenire ed a reprimere le violazioni.
La legge infatti dispone che per la proiezione in pubblico dei film, è richiesto un
nul l a- o sta rilasciato con decreto del M inis t r o p er i b eni e le attività
culturali su conforme parere di apposite commissioni che possono anche
stabilire se alla proiezione del film possono assistere i minori degli anni 14, o i
minori di 1 8 anni. La commissione di primo grado dà parere contrario alla
proiezione in pubblico esclusivamente dove trovi nel film, nel complesso, o in
scene singole offese al buon costume, ai sensi dell’art. 2 1 Cost.
Contro il provvedimento del ministro è a m m e sso ricorso al TAR.

C) L a r a d io e la televisione .
Occupano fra i mezzi di diffusione del pensiero un posto a sé in quanto hanno
superato di gran lunga, per quanto attiene la loro capacità di informare ed
incidere sull’opinione pubblica, le potenzialità della stampa. Per tale motivo si
comprenderà l’importanza che assum e il loro regime giuridico. In Italia tale
r e g ime è adesso dettato dalla legge n.112 del 2 0 0 4 ( N or me di principio in
ma t er ia di a s s e t t o del s i s t e m a rad iote le vis ivo e della Ra i - Ra d io
Televisione S.p.a., nonc hé d e l e g a al G o ve r no p e r l’e ma na zio ne del
t e s t o unico della radiotelevisione) .
La Corte costituzionale ha istituito l’Autorità p er le g a ra nzie nelle
comunicazioni, composto dal Presidente nominato dal Capo dello Stato e da
8 commissari eletti metà ciascuno dal Senato e dalla Camera.
L’autorità p os s i e d e va s t i poteri di a ccerta me nt o, regola zio ne,
controllo e s a nzione p e r far r is p et tare le r e g ole anti-trust.
Le norme in materia di radiotelevisione sono state raccolte in un Testo unico.
Al fine di assicurare l’indipendenza, l’obiettività e l’apertura del servizio
pubblico radiotelevisivo alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali, nel
rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione, la determinazione
dell’indirizzo generale del servizio stesso e l’esercizio della relativa vigilanza
sono affid ati ad una “Comm is s io ne p a r la me nt ar e per l’indirizzo g e ne r a le
e la vig ila nza dei servizi radiotelevisivi”, composta da 4 0 membri
designati dai Presidenti delle Camere fra i rappresentanti di tutti i gruppi
parlamentari.
A tale Commissione spetta di stabilire le norme per garantire il diritto di
accesso al mezzo radiotelevisivo, attribuito ai partiti ed ai gruppi parlamentari,
alle confessioni religiose, ai sindacati, alle associazioni, ai gruppi etnici e
linguistici e altri gruppi sociali che ne fanno richiesta.

Per l’installazione e l’esercizio di st azioni r a d ioa ma t or i occorre una


c o nc e s s ione de l minis tr o dello s v ilup p o economico. L’attività del
radioamatore deve consistere nello scambio, in linguaggio chiaro, fra utenti di

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stazioni radioelettriche private, di m essag gi di carattere tecnico riguardanti
esperimenti radioelettrici a scopo di studio e di istruzione individuale.

D) Internet.
Un veicolo potente per la manifestazione e la diffusione del pensiero che
consente ad un numero elevato di individui o gruppo di dare e ricevere
informazioni, partecipare a dibattiti, esprimere opinioni e farle conoscere in
tutto il mondo.
L’uso della rete p u ò e s s e r e inc lus o nella nozione “ og ni altro me zzo di
diffusione” dell’art. 21.
La comunicazione digitale oggi è abbastanza agevole e non risulta limitata, né
di diritto né di fatto, dalle norme che disciplinano la stampa, la radio e la
televisione. Ogni individuo può accedere ad un blog, un forum, o può mettere
direttamente in rete i suoi scritti, con i soli limiti derivanti dal codice penale.

I gestori dei siti che accolgono interventi ed opinioni però si riservano di


espugnare gli interventi in contrasto con alcune regole fondamentali di civiltà
comunicativa.
Ciò però non sempre avviene e si pone per tanto il problema della tutela di altri
diritti fondamentali, che possono essere negativamente incisi dall’uso illimitato
e spregiudicato della rete.
Un altro problema è l’eccesso di informazioni e il difficile accertamento
dell’attendibilità dei dati messi in circolo. Può essere utilizzato come strategia
di disinformazione m esse in atto da poteri privati o dagli stessi governi,
interessati a fuorviare l’opinione pubblica.
Inoltre la libertà di manifestazione del pensiero attraverso la rete può creare
problemi di improprio o illegittimo uso di dati personali dei soggetti, con
conseguente violazione del diritto alla riservatezza degli stessi.
Sorgono problemi anche tra l’utilizzazione in rete di opere dell’ingegno e la
tutela del diritto d’autore.
Per ovviare a tali problematiche non è stato vanificato per quanto riguarda il
diritto d’autore il copyright, riconosciuto e protetto dalla gran parte degli
ordinamenti e dalle norme internazionali (Convenzione di Berna); per quanto
riguarda la protezione dei dati personali, il Codice in materia di protezione dei
dati personali ha stabilito che “il Garante promuove la sottoscrizione di un
codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali
effettuato dai servizi di comunicazione e informazione offerti mediante reti
elettroniche”.

16. IL D I R I T T O A L L ’ I N F ORM AZIO NE .


Secondo la Corte costituzionale l’art. 2 1 oltre alla libertà di manifestazione del
pensiero, tutela a nc he l’interesse g e ne r a le all’informazione, che in un
regime democratico, implica una pluralità di fonti di informazione, libero
accesso alle medesime e assenza di ingiustificati ostacoli legali alla
circolazione delle notizie e delle idee.
Un vero e proprio diritto all’informazione è f o r ma lme nt e riconosciuto a i
cittadini d a g li S t a t ut i delle re g ioni di diritto c o m un e previsto dal
correlativo dovere d’informazione, in modo da rendere il più possibile effettiva
la partecipazione all’attività politica, legislativa ed amministrativa.
In tal senso, il diritto all’informazione rientra più che tra le libertà negative, tra
quelle positive, cioè come diritto a che la Regione predisponga tutte le misure
idonee affi n c h é cittadini ed organizzazioni sociali possano essere informati e,
pertanto, consapevolmente partecipare alla sua attività.

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1 7 . LA L I B E RTÀ D E L L’A R TE E DELLA S C IENZ A E DEL R E LATIV O
INSEGNAMENTO.
L’art. 3 3 cost. I c o m m a dispone che: l’arte e la s c ienza s o n o libere è
libero ne è l’ inse g na me nt o . Ciò significa che non solo non può esistere un
arte o una scienza di stato (cioè orientate dallo stato verso il conseguimento di
un determinato fine) m a anche che all’artista od allo scienziato è concessa la
m assima libertà di espressione non considerando, ad esempio, oscena l’opera
d’arte o l’opera di scienza, e ponendo in essere tutte quelle misure idonee a
consentire l’effettivo esercizio delle attività artistiche e scientifiche.
A norma dell’art. 9 cost. la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e
della ricerca scientifica e tecnica.
Libertà della scienza significa anche fornire a chi opera nel campo della ricerca
scientifica i mezzi e gli strumenti organizzativi e finanziari, sufficiente perché
la ricerca possa effettivamente (e liberamente) svolgersi.
Strettamente collegata alla libertà dell’arte e della scienza, appare essere la
libertà d’insegnamento, della quale la prima costituisce il presupposto
necessario.
La libertà di insegnamento artistico e scientifico, consiste nel garantire il
docente contro ogni costrizione o condizionamento, da parte dei pubblici
poteri.
Dev e essere garantita al docente un’assoluta autonomia circa gli indirizzi e gli
orientamenti culturali da elaborare o da seguire. Il docente ha perciò diritto di
comunicare le proprie idee e di

esporre le proprie teorie purché rispetti, a sua volta, la libertà dello studente e
ne stimoli il senso critico facendo conoscere in maniera obbiettiva anche le tesi
diverse dalle sue.

S EZIONE IV
L E L IB ERTÀ P O S I T I V E

Accanto alle libertà negative, ossia alla pretesa di un comportamento omissivo


dello Stato, si pongono le libertà positive (libertà nello stato), ossia la pretesa
ad un comportamento attivo.

Le libertà positive vanno considerate come il risultato ultimo di una serie di


interventi dei pubblici poteri diretti a dare attuazione al principio di
eguaglianza sostanziale in modo da assicurare lo sviluppo della persona um ana
e l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini al governo dello Stato.

Infatti nulla vale a riconoscere ai singoli alcuni diritti fondamentali se poi non si
eliminano gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto
l’esercizio delle libertà ad essi connesse.

E sse non si traducono (come le libertà negative) in diritti pubblici soggettivi,


m a presuppongono alcune situazioni giuridiche soggettive attribuite ai singoli
ed alle formazioni sociali al fine di assicurare la presenza e l’integrazione dei
governati nell’area di governo.

Si pensi, alle disposizioni della Costituzione che specificano l’aspetto positivo di


una libertà o riconoscono e garantiscono un diritto in quanto il suo esercizio sia
funzionalizzato al raggiungimento di un fine sociale.

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Esempio: la libertà (negativa) di associazione (art. 18) viene specificata come
libertà positiva, attribuendo a tutti i cittadini il diritto di associarsi in partiti per
concorrere a determinare la politica nazionale.

Espressione delle libertà positive sono i diritti sociali e i diritti economici che
rientrano tra le libertà economiche.

19. I D I R I T T I S O C I A L I
S o no espressione delle libertà positive e comprendono:
Il diritto al la vor o affermato nell’art.4, a norma del quale, “La Repubblica
riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto”.
La Repubblica oltre a tutelare il lavoro in tutte le sue forme riconosce anche i
diritti del lavoratore e della donna lavoratrice (art. 3 6 e 37).
Ad es. l’art. 3 6 c omm a I afferma che “il lavoratore ha diritto ad una
retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso
sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e
dignitosa”.
Il III c o mm a dispone che “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie
annuali retribuite e non può rinunziarvi”.
Il diritto alla s a lut e che si specifica, nel garantire cure gratuite agli indigenti
(art 32);
Il diritto allo studio, e per i più capaci e meritevoli il diritto di raggiungere i
gradi più alti degli studi(art. 34);
Il diritto alle d iver se f or me di a ss icura zioni sociali (art.38): la Repubblica
provvede ad assicurare al cittadino inabile al lavoro un’adeguata assistenza
sociale; la stessa assistenza è assicurata in caso di disoccupazione
involontaria, infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia.

Va osservato però che alcune di queste situazioni giuridiche soggettive sono


previste e riconosciute in norme programmatiche e che le leggi che dovrebbero
darvi attuazioni non sempre le rendono concretamente operanti.
Infatti, la mancata o insufficiente attuazione della Costituzione nel campo dei
diritti sociali, implica che il fine da esso voluto, cioè quello di rendere le libertà
negative effettive operanti anche come libertà positive, non è stato del tutto
raggiunto. Per cui di conseguenza lo stato sociale da essa designato non è
ancora una realtà.

20. LE LIBERTÀ E C O N O M I C H E
Nel campo delle libertà economiche assum e molta importanza la disciplina
costituzionale:
• del diritto di proprietà;
• della libertà di iniziativa economica privata;
• del diritto al lavoro.
L a p r o prie tà privata: la nostra cost. si occupa della proprietà privata negli
art. 42, 43, 44, e 47.
Nel primo di detti art. (42) la proprietà viene distinta in pubblica e privata, e si
dispone che i beni economici appartengono allo Stato ad enti o a privati.
I beni economici appartenenti allo Stato o ad altri enti sono detti b e ni
pubblici.
I b e ni pubblici possono essere di proprietà dello Stato, delle Regioni, delle
Province, dei Comuni o di altri enti pubblici e si differenziano da quelli privati
per il loro diverso regime giuridico.
Il cod. civile li distingue in b e ni d e ma niali e b e ni patrimoniali.

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I b e ni de ma niali sono quelli destinati ad soddisfare in via diretta ed
immediata un interesse od un bisogno pubblico.
Essi a loro volta si distinguono in:
• b e ni c he p o s s o n o a p p a r t e nere p er loro na t ur a e s c lus iva me nt e
allo stato: demanio necessario (il lido, il mare, la spiaggia, le rade, i
porti, i fiumi, le opere destinate alla difesa nazionale)
• b e ni c he p o s s o n o a p p a r t e ne re oltre c he allo S t a t o a nc he a g l i
altri enti territoriali: demanio accidentale (le strade, le autostrade, gli
immobili riconosciuti di interesse storico, archeologico ed artistico, le
raccolte dei musei e delle pinacoteche); quest’ultimo tipo di beni
possono essere anche oggetto di proprietà privata.
I b e ni c he fa nno p a r te del d e ma n io p ub b lic o s o n o inalienabili e n o n
p o s s o n o f or mare o g g e t t o di diritti a f a vore di terzi s e n o n nei m o d i e
nei limiti stabiliti d a lla le g g e .

I b e ni p a t r imo niali si distinguono in disponibili ed indisponibili.


• Fanno parte del p a t rimonio indisp onib ile dello S t at o, le miniere, le
cose di interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico ed
artistico, i beni costituenti il patrimonio del presidente della Repubblica,
le caserme gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da guerra;
fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato e degli altri enti
territoriali gli edifici destinati a sede di u ffi c i pubblici con i loro arredi e gli
altri beni destinati ad un pubblico servizio.
Tali beni non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei
modi stabiliti dalle leggi che li riguardino.
• I b e ni patrimonia li dis po nibili (tutti i beni pubblici che non rientrano
in quelli indisponibili, possono essere mobili (denaro, titoli di credito) o
immob ili (fondi rustici, boschi di proprietà delle province o dei comuni,
edifici non destinati ad uso pubblico)
Il loro regime giuridico è pari a quello della proprietà privata.

Sia i beni demaniali che i beni del patrimonio indisponibile sono destinati a
soddisfare un interesse pubblico.
Tali beni possono riassumersi nella categoria dei “beni culturali e ambientali”.

In relazione a tale categoria particolare significato assum e l’art.’ 9 a norma


del quale:
“ La Re p ub b lic a p r om u o ve lo s vilu p p o del la cultura e la ricerca
sc ie nt ifica e tecnica . Tutela il p a e s a g g i o e il p a tr imonio storico e
artistico della Nazione”.
Tale disposizione con la costituzione del ministero per i beni culturali e
ambientali del ministero dell’ambiente, con l’adozione di leggi in materia
ambientale e con l’avvio di una politica di salvaguardia dei beni culturali da
parte delle Regioni, s’è cominciata a considerare non come una mera
disposizione di principio, m a come una norma-principio la cui attuazione è
necessaria per la tutela di altri valori costituzionali.

Inoltre l’art. 4 2 dispone che “la pr op rie tà pr ivata è ric onosciut a e


g a r a nt it a d a lla le g g e , c he ne d e t e r mina i m o d i di ac q uist o, il
g o d i me n t o e d i limiti allo s c o p o di a s s ic ura r ne la funzione s oc iale e di
renderla a c c es sibile a tutti”.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita a condizione che adempia ad
una funzione sociale.

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Il diritto di proprietà, infatti, non si deve intendere solo come mezzo di
esclusiva tutela dell’interesse del proprietario, m a anche come mezzo di
attuazione di un interesse pubblico.

Sempre a norma dell’art. 4 2 “la p r oprie tà pr ivat a p u ò e s s e r e


e s p r opr ia ta p er mot ivi di int er e s se g e ne r a le nei c a s i pr e ved ut i d alla
l e g g e e s a l v o indennizzo”.
L’indennizzo dovuto al proprietario espropriato non va considerato come una
giusta indennità, o come il g i u s t o prezzo che avrebbe avuto l’immobile in una
libera contrattazione di compravendita, m a secondo la giurisprudenza della
Corte Costituzionale, come “ un ristoro s e r io e tale d a n o n ledere il
principio di e g ua g lia n za , in m o d o tale c he l’indennità s ia c ong r ua ,
seria, a d e g ua t a ” .

L’ art. 4 4 dispone, in ordine alla proprietà terriera, che al fine di conseguire il


razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge può
imporre obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissare limiti alla sua
estensione secondo le Regioni e le zone agrarie, promuovere ed imporre la
bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostruzione delle unità
produttive; la legge, ancora, aiuta la piccola e la media proprietà e dispone
provvedimenti a favore delle zone montane.

L’art. 4 3 dispone che a fini di utilità generale la legge può trasferire, mediante
espropriazione e salvo indennizzo, allo stato, ad enti pubblici o a comunità di
lavoratori o di utenti, la proprietà privata di imprese che si riferiscono a servizi
pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio e che hanno
carattere di preminente interesse generale.

A n o r m a dell’art. 4 1 l’iniziativa e c onomic a è libera.


La libertà di iniziativa economica è riconosciuta purchè non si svolga in
contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla
libertà, alla dignità um ana e l’attività economica pubblica e privata è
indirizzata e coordinata ai fini sociali con legge.
Siffatta libertà è strettamente collegata al diritto al lavoro.

A norma dell’art. 4, c o m m a I, la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il


diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Tale norma non attribuisce quindi un diritto soggettivo effettivo ad ottenere un
posto di lavoro.
Spetta infatti alla Repubblica rendere effettivo questo diritto.
L’obbiettivo da perseguire e raggiungere è quello della piena occupazione.
Tale obbiettivo, però non sembra del tutto conseguito a causa di:
• Scelte economiche non sempre adeguate;
• Della mancanza di un’organica politica di programmazione;
• Di una non equilibrata utilizzazione delle risorse.

Per cui oggi all’art. 4 va collegato l’art. 38, a norma del quale i lavoratori
disoccupati involontari hanno diritto ad avere assicurati i mezzi adeguati alle
loro esigenze di vita.

Al diritto al lavoro si ricollega la libertà di lavoro, cioè il diritto di scegliere un


lavoro secondo le proprie capacità ed attitudini.

21. I N U O V I DIRITTI.

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L’evoluzione della società ha provocato l’insorgere di interessi che non godono
di una specifica tutela, si stratta dei c.d. nuovi diritti.
Non si tratta però di diritti nuovi, m a di diritti che trovano il loro fondamento in
determinati principi o norme costituzionali, dai quali il loro oggetto può essere
enucleato.
I nuovi diritti non sempre possono tradursi in situazioni giuridiche soggettive
direttamente azionabili, poiché la loro tutela non è espressamente prevista
nell’ordinamento.
Alcuni di questi “nuovi diritti” sono il diritto alla casa, all’informazione,
all’accesso dei documenti amministrativi, alla riservatezza.

Espressione di int eress i diffusi appaiono essere anche i diritti dei


consumatori e degli utenti di pubblici servizi, i diritti dei malati, degli anziani,
dei minori, dei giovani, ecc..
Molta importanza ha assunto fra questi interessi anche quello ambientale, per
via dei frequenti attentati ai beni ambientali, quali l’acqua, l’atmosfera, la
fauna, in seguito al progresso tecnologico ed economico.

La legge per tanto dovrebbe assicurare la tutela di tali diritti sia in via diretta
ed immediata, sia in via indiretta, prevedendo strutture organizzative,
procedure, controlli, a ffi n c h é tale tutela sia resa in caso possibile.

SEZIONE V
L A P R O T E Z I O N E I N T E R N A Z I O N E D E I D IRITTI D EL L ’ UO MO E L A
C O N D I Z I O N E G I U R I D I C A D EL L O S T R A N I E R O

Dopo la conclusione della seconda guerra mondiale i “diritti dell’uomo” hanno


ricevuto una particola protezione sia dalla c omunit à internazionale (con la
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo) sia dalla Comunit à e ur op e a
(con la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo delle libertà
fondamentali).

22. L A D I C H I A R A Z I O N E U N I V E R S A L E D E I D I R I T T I DELL’UOMO.
Approvata d a ll ’ O N U ai quali aderiscono la maggior parte degli Stati del
mondo.
La Dichiarazione, dunque, costituisce il frutto di un accordo sul riconoscimento
e sulla tutela di alcuni diritti fondamentali da parte di tutti gli Stati aderenti
all’ONU.
Solo che già nel p r e a mb olo la Dichiarazione viene definita come “ideale
c o m u n e d a r a g g i u n g e r s i d a tutti i p op oli e d a tutte le Nazioni”. Il suo
valore giuridico è dunque ben limitato; infatti spetterà ai singoli Stati membri
di darle attuazione, e se qualcuno dei diritti proclamati non sarà riconosciuto o
violato in un singolo Stato, l’ONU non potrà obbligare quest’ultimo a mutare
comportamento o non potrà applicargli una sanzione.

L a Dichiarazione unive r s a le r ic onos ce n o n s o lo il principio di


e g u a g l i a n z a f or ma le e d i tradizionali diritti f o nd a me nt a l i (libertà
personale, di domicilio, di religione ecc..) m a a nc he i c.d. diritti sociali.

In questo modo viene riconosciuto il diritto di ogni individuo alla vita, di


sposarsi e fondare una famiglia, ad avere una proprietà personale o in comune
con altri, al lavoro, al riposo e allo svago.

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Viene inoltre riconosciuto il diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione,
malattia, invalidità, vecchiaia ecc.. , il diritto all’istruzione.
C o m e si vede tali diritti sono riconosciuti e tutelati già direttamente o
indirettamente nella Parte I della nostra Costituzione.
Dunque ovviamente le altre disposizioni come “nessun individuo potrà essere
tenuto in stato di schiavitù o servitù; esse saranno proibite sotto qualsiasi
forma” o “nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o
a punizioni crudeli, inumane o degradanti” non hanno come destinataria
l’Italia, il cui ordinamento costituzionale si ispira ai principi della democrazia ed
a quelli propri di ogni società civile.

2 3 . L A C O N V E N Z I O N E P E R L A S A L V A G U A R D I A D E I D I R I T T I DELL’UOMO E
D E L L E LIBERTA’ F O N D A M E N T A L I E E LE ALTRE C A R T E D E I D I R I T T I
FONDAMENTALI.
Stipulata dagli Stati membri del consiglio d’Europa, la Convenzione si propone
di prendere le prime mis ur e a d a t t e a d a s s ic ur a r e la g a r a nzia collettiva di
certi diritti enunciati nella “Dichiarazione U nive rs ale ” dei diritti
dell’uomo.
La Convenzione appare riduttiva per quanto riguarda i diritti e le libertà in
essa compresa ed e s t e ns iva pe quanto attiene alla loro tutela.
Estensiva perché non si limita a proclamare i diritti e le libertà ma, al fine di
assicurare il rispetto degli impegni assunti dagli Stati firmatari, istituisce u n a
C o m m i s s i o n e e ur op e a dei Diritti d e ll ’ uomo ed u n a Cor t e e ur op e a dei
Diritti dell’Uomo; la prima alla quale possono rivolgersi non solo le Parti
contraenti m a anche ogni persona fisica, organizzazione non governativa o
gruppo di privati che pretenda d’essere vittima di una violazione, imputabile ad
una delle Parti contraenti, dei diritti riconosciuti nella Convenzione; la seconda
alla quale spetta nel caso di fallimento della composizione amichevole della
controversia ad opera della Commissione, di risolvere la questione sottopostale
dalla Commissione stessa o da una delle Parti Contraenti.
L a d e c is ione della Cor t e è d e fi nit iva e le Parti Cont r ae nt i s o n o
i m p e g n a t e a d a r le esecuzione.

24.LA C O ND I Z I O NE G I U R I D U C A DELLO STRANIERO.


La Corte Costituzionale ha riaffermato, anche con riferimento agli stranieri
extracomunitari, l ’ e g ua g l ia nza nel g o d i m e n t o dei diritti fondamentali.
La Costituzione (Art. 1 0 c o m m a III) attribuisce, poi, allo straniero, al quale sia
impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche da essa
garantite, il diritto di a s ilo nel territorio della Rep., secondo le condizioni
stabilite dalla legge.
Lo straniero che ottiene l’asilo politico ha a differenza degli altri stranieri il
diritto di soggiornare a tempo indeterminato in Italia.

S o no previste procedure specifiche per l’ingresso in Italia degli stranieri


extracomunitari.
Lo straniero può chiedere un p e r m e s s o di s og g ior no , oltre che per motivi
turistici, di studio o di altro tipo (ricongiungimento familiare, vittime di
violenza), per motivi di lavoro (in tal caso il permesso non può superare la
durata m assi m a di due anni, salvo rinnovo).

Il Presidente del Consiglio determina annualmente, la quota di ingresso di


stranieri, secondo un piano triennale concentrato tra Stato, Regioni, enti locali
e sindacati.

SEZIONE VI

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D IRITTI IN V IO L AB IL I D EL L ’ U OM O E F O R M A Z I O N I S O C I A L I

L’art. 2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che
come partecipe alle formazioni sociali.

25. L’IMPEG NO D E L L A R E P U B B L I C A D I R I C O N O S C E R E E G A R A N T I R E I D I R I T T I
I N V I O L A B I L I DELL’UOMO N E L L E F O R M A Z I O N I S O C I A L I .
L’impegno costituzionale di riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo
è assunto, non dallo Stato apparato, m a dallo Stato-istituzione, comprensivo,
oltre che di tutti i minori corpi sociali, anche di tutti gli ordinamenti particolari
e ad essi sovraordinato.

26. LE F O R M A Z I O N I S O C I A L I A R I L E V A N Z A C O S T I TU Z IO N A L E .
Le formazioni sociali a rilevanza costituzionale sono le confessioni religiose, la
famiglia, la scuola, la comunità del lavoro, i partiti politici, le Regioni, le
Province ed i Comuni, le minoranze linguistiche.
I diritti fondamentali di libertà ed eguaglianza formale dovrebbero essere
riconosciuti e garantiti ai singoli all’interno delle formazioni sociali
costituzionalmente rilevanti.
La Costituzione infatti dispone che le c onf es s ioni re lig iose diverse dalla
cattolica, hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, p urc hé q ue s t i
n o n c o ntras t ino c on l’or dina me nt o giuridico italiano; che il ma t r im o nio
è o rd ina to s ull’ e g ua g lia nza mor a le e g iur id ica dei coniugi, con i limiti
stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare; che i cittadini a s s oc ia t i in
partiti devono concorrere a determinare la politica nazionale con m e t o d o
democratico; che è condizione per la registrazioni dei s indac at i che i loro
statuti s a nc is c a no u n or d ina me nt o interno a b a s e d e mocrat ica .
La Costituzione ha dunque posto dei limiti a ll’ a ut onomia delle formazioni
sociali considerate, nel senso che impone loro il rispetto del principio di
democraticità e del principio di eguaglianza, oltre che dell’ordinamento
giuridico statale.

27. AZIONABILITA’ D E I D I R I T T I I N V I O L A B I L I E F O R M A Z I O N I S O C I A L I .
La dottrina sul punto è divisa. D a una parte stanno coloro che ritengono che
l’art. 2 consenta la protezione giurisdizionale del singolo in seno
all’associazione, proprio invocando l’art. 2 4 (a norma del quale “Tutti
p o s s o n o a g ir e in giudizio p er la tut ela de i propri diritti e int ere ss i
legittimi”) che non fa alcun riferimento a forme o ad limiti e ambiti di tutela e
ponendo alla base della domanda direttamente le situazioni costituzionali lese;
dall’altra coloro che ammettono l’intervento del giudice purché rispetti i limiti
dell’autonomia privata;
o coloro che ritengono che la garanzia costituzionale della libertà di
associazione non consente alcun intervento dei pubblici poteri sia sotto forma
di divieti e limitazioni che sotto forma di controlli e sorveglianza.
Infine è stato sostenuto che l’intervento del giudice nelle associazioni, a tutela
degli interessi degli associati costituirebbe più che un fattore limitativo della
libertà associativa o un ostacolo allo sviluppo della personalità individuale, un
modo di garantire proprio questi valori che i privati associandosi
spontaneamente e concretamente vi hanno dato.

28. C O N S I D E R A Z I O N I FINALI.
Le forma zioni sociali a rile vanza c ost ituzionale n o n s o n o o m o g e ne e : da
un lato abbiamo formazioni sociali ne c e ss ar ie (la famiglia), dall’altro
formazioni sociali vo l o nt a rie (le confessioni religiose, la comunità di lavoro, i

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partiti politici) che perseguono fi ni diversi, rispetto ai quali la Repubblica può
avere un interesse diretto, sino ad enunciarli nella Costituzione (come per i
partiti) o un interesse indiretto, nel senso che riconosce e tutela le formazioni
sociali che li perseguono, m a non ne determina espressamente i fini né le
rende obbligatorie
D i d i ve r s a entità e q ua lità nor ma t iv a sono anche i limiti e s ter ni posti
dalla Costituzione all’ordinamento delle formazioni sociali, come ad esempio:
l’ordinamento giuridico italiano (per le confessioni religiose acattoliche),
l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, il trattamento scolastico
equipollente, il metodo democratico (i partiti).

Questa diversità di natura, di fini e di limiti esterni comporta che ad essi non
può corrispondere un ordinamento interno omogeneo delle varie formazioni
sociali ed una parità di trattamento da parte dello Stato.
Inoltre il particolare rilievo assunto da alcune formazioni sociali (come i partiti
politici o i sindacati) fa ritenere che la Costituzione debba richiedere al riguardo
una disciplina a d hoc.
M a sembra che in nessuno dei due casi lo Stato sia prossimo a dettare tale
disciplina.
Il legislatore invece ha ritenuto di dover intervenire dettando una disciplina
diretta a tutelare i diritti del lavoratore all’interno dell’impresa (c.d. statuto dei
lavoratori) ed i diritti dei componenti la famiglia legittima, basandosi sempre
sui principi costituzionali.

29. F O R M A Z I O N I S O C I A L I , P O T E R I PRIVATI E LIBERTA’ D E L T E R Z O.


Le libertà individuali possono essere minacciate non solo all’interno della
formazione sociale alla quale i singoli appartengono m a anche quando
l’individuo è terzo rispetto alla formazione sociale.
Si pensi all’esclusione del terzo dalla partecipazione all’esercizio del potere
politico a favore di gruppi pubblici e privati, istituzionalizzati e no.
Partiti politici, sindacati, gruppi di pressione, grande impresa, chiese, corpi
amministrativi tendono ad accentuare sempre di più la loro partecipazione al
processo di formazione della volontà politica, emarginando i singoli non
associati che finiscono con il dover subire scelte e decisioni politiche alle quali
sono rimasti del tutto estranei.
I rimedi proposti a protezione dei diritti dei terzi vanno da un intervento
dell’ordinamento giuridico per salvaguardare la libertà del terzo contro le
sopraffazioni delle formazioni sociali, alla eliminazione di alcune immunità
proprie dell’amministrazione pubblica, alla piena affermazione (ad opera del
legislatore) dei principi di libertà, eguaglianza e imparzialità, alla
politicizzazione delle formulazioni sociali.

CAP ITO L O S E C O N D O
L E A U T O N O M I E D EL L E F O R M A Z I O N I S O C I A L I

1 . C O S T I T U Z I O N E I T A L I AN A E F O R M A Z I O N I S O C I A L I.
La Costituzione italiana dà ampio spazio alle formazioni sociali ove si svolge la
personalità dell’uomo.

2 . L A F A M I G LI A.
La prima formazione sociale a comparire in cui si svolge la personalità
dell’uomo è senza dubbio la famiglia. Nella nostra Costituzione si rinvengono
specificamente tre articoli (29,30,31) relativi alla famiglia m a anche da altre

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norme emerge chiaramente l’interesse e l’attenzione dedicativi dal
Costituente.
E’ l’idea di famiglia che viene costituzionalmente riconosciuta come essenziale
(la f a mig lia c o m e s oc ie t à naturale).
F o nd a me nt o della f a mig lia è il m a tr imonio, come ordine morale e
materiale insieme.
Il vincolo creativo della società naturale-famiglia ha carattere le g a le ed e sso
è pertanto costituzionalmente rilevante nei limiti in cui sia legittimamente
costituito (c.d. matrimonio civile) sia se accompagnato o privo di
riconoscimento religioso.
A seguito di molti dibattiti è stata istituita nel 2 0 1 6 la l e g g e che istituisce e
regolamenta anche le unioni civili t r a p e r s one dello s t e s s o s e s s o .
L’unione civile che pure è distinta dal matrimonio (es. non vi è l’obbligo di
fedeltà previsto per i coniugi) è regolata da norme in gran parte comuni a
quelle del matrimonio.

A sua volta il matrimonio è ordinato s ull’ e g ua g lia nza mo r a l e e g iur idica


dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Un eguaglianza che in passato non sussisteva ponendo l’uomo in una posizione
predominante rispetto alla donna.

La Costituzione oltre a preoccuparsi della condizione familiare della donna, non


trascura quella dei figli. S p e t t a a d e nt r a mb i i g e nitor i il diritto-dovere di
ma nte ner e, istruire e d e d uc ar e i figli, a nc he s e na t i fuori d a l
ma tr imonio. N ei c a s i di inca pac ità dei genitori, la l e g g e p r ov ve d e a
c he s ia n o a s s olt i i loro compiti. (art.30). Si tratta di un diritto-dovere
sanzionabile penalmente e civilmente per il caso di inadempienza. Inoltre la
legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale,
compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
Inoltre la Rep. ha l’impegno di agevolare con misure economiche e altre
provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi,
con particolare riguardo alle famiglie numerose e di proteggere la maternità,
l’infanzia, la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art.31), in
modo che veramente sia assicurata alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa
(art. 36).

3.LA S C U O L A .
Collegata alla famiglia è la formazione sociale scuola.
Il processo di formazione intellettuale e spirituale del cittadino, infatti, si svolge
nelle sue fasi iniziali, e senza soluzione di continuità, dalla famiglia alla scuola.
La scuola assolve al compito di preparare culturalmente l’individuo, in modo
che questi possa, superato lo stadio scolare, inserirsi con una idonea
preparazione di base nel mondo del lavoro.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita


(art.34).
Questo è infatti il grado minimo d’istruzione, comunque socialmente
necessario, e assolutamente inderogabile. La frequenza della scuola
dell’obbligo è un diritto-dovere civico.
La Costituzione prevede anche le condizioni per superare questo primo
risultato minimo, assicurando (con borse di studio, assegni alle famiglie) ai
capaci e meritevoli il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi anche se
privi di mezzi (art.34).

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La struttura interna della scuola ha una natura pluralistica.
La Costituzione ha vietato il monopolio statale nel campo dell’istruzione.
Enti e privati hanno infatti il diritto di istituire scuole ed istituiti di educazioni,
senza oneri per lo Stato (art. 33). Ad ogni modo essi hanno l’obbligo di
assicurare un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di
scuole statali sia prescrivendo un esam e di Stato per l’ammissione ai vari
ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi o per l’abilitazione
all’esercizio professionale.
Per il resto la istituzione e la istruzione delle scuole private sono pienamente
libere.

4. LE C O N F E S S I O N I R E L I G I O S E .
A norma dell’art. 8 “tutte le c onfe ss ioni re l ig iose s o n o e g ua lm e n t e
libere d a va nt i alla le g g e ” .
Tale norma è connessa con la libertà di religione (art.19), con la differenza che
mentre l’art. 1 9 riguarda una libertà dell’uomo come tale, professata sia in
forma individuale che in forma associata, l’art. 8 invece riguarda l’eguale
libertà del gruppo confessione religiosa, inteso in senso istituzionale.
Dopo l’art. 8 la libertà della confessione cattolica non può essere
qualitativamente diversa dalla libertà delle confessioni acattoliche, anche se
indubbiamente il culto cattolico conserva per via della forte appartenenza della
maggioranza degli italiani una posizione peculiare rispetto agli altri culti.

a ) L a c onf e s s ione cattolica.


I Patti la t era ne ns i stipulati nel 19 29 ancora oggi regolano in via esclusiva i
rapporti fra Stato e Chiesa.
I Patti constano di un Trattato con un’ a lle g a ta Conve nzione finanziaria ; e
di un Conc or d a t o (ora modificato dall’ Ac c ord o tra la Rep. e la Santa Sede
firmato nel 1 9 8 4 e dal relativo Protocollo addizionale) .
La Costituzione dopo aver affermato che L o S t a t o e la C hie s a cattol ica
s o no , c ia s c uno nel proprio ordine, ind ipe nd enti e s ovr a ni (art.7), fa
rinvio per la disciplina dei loro rapporti, agli accordi del Laterano e conclude nel
senso che Le m od i fi c a zione dei Patti, acc etta te dalle d u e parti, n o n
richiedono p r oc e d ime nt o di r e vis ione costituzionale .

b) Le c onf e s s ioni r e lig iose d ive r s e d a lla cattolica.


Anche i rapporti tra lo Stato ed i culti acattolici non sempre si sono svolti
all’insegna della reciproca comprensione.
A norma dell’art. 8 “Le c onfe ss ioni r e ligios e d iver se d alla cattolica
h a n n o diritto di or g a nizzar s i s e c o nd o i propri statuti, in q u a n t o n o n
c o nt r a st ino c on l' or d iname nt o giuridico italiano”.
Infine l’ultimo co mma stabilisce che i loro r a pp ort i c o n lo S t a t o s o n o
r e g o l a t i p e r l e g g e s ulla b a s e di int e s e c on le relative rappresentanze ”.

5. L A C O M U N IT A’ D E L L A V O R O.
Il s ind a c a t o è una libera organizzazione di lavoratori (subordinati o
indipendenti) o di datori di lavoro avente per fine la tutela degli interessi
collettivi degli associati.
Solo di recente la libertà sindacale si è affermata definitivamente: la
Costituzione ha sostituito all’ac ce ntra me nt o della le gisla zione
pubblicis tica del regime fascista in cui il sindacato era privo di reale
rappresentatività degli interessi dei lavoratori, u n a nor ma zione pr iva tist ica
del fenomeno sindacale ed ha affermato il principio del p lur a lis mo

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sindacale , consistente nella possibilità che gli appartenenti alla medesima
categoria produttiva si organizzino in più sindacati.
L’art. 3 9 infatti dispone che l’organizzazio ne s ind a c a le è libera,
riconoscendo nel sindacato una manifestazione associativa che non si
esaurisce nel pluralismo sindacale m a ricomprende il diritto dei singoli di
associarsi o non sindacalmente, di associarsi ad un sindacato piuttosto che un
altro e di recedere una volta iscritti quando lo ritengano opportuno.

La stessa Costituzione, comunque prevede la possibilità che l’organizzazione


sindacale assuma rilievo pubblicistico nel momento in cui, tramite la
re gistra zione presso uffi c i locali o centrali, i sindacati acquistano la
p er s o na lità giuridica; i sindacati registrati possono stipulare contratti
collettivi di la vor o a ve nt i e ffi c a c i a vincola nte nei confronti di tutti gl i
a p par te ne nt i (iscritto o non) alla categoria cui il contratto stesso si riferisce,
quelli non registrati hanno e ffi c ac i a solo per gli appartenenti.

Dalle a s so c ia zio ni s indaca li se mplici bisogna distinguere quelle


c o mp le ss e , che sono più comunemente chiamate confederazioni o
federazioni sindacali, a diffusione nazionale , aventi il fine di tutelare gli
interessi comuni alle varie categorie di lavoratori o di imprenditori che vi
aderiscono. Es. la CGIL, la CISL, la Confindustria, Confcommercio.

Vi sono anche dei sindaca t i a ut ono m i come la CISAL e la C O B AS sorti


prevalentemente in alcuni settori dei pubblici servizi.

Gli strumenti di cui si avvale il sindacato per raggiungere i propri obbiettivi


sono il c o nt r att o collettivo di la vor o e lo sciopero.
L’art. 4 0 d is p o ne c he il diritto di s c iop er o s i e serc ita nell’amb ito delle
l e g g i c he lo r e g ola no .

Il diritto di s c ioper o nell’ambito di alcuni servizi pubblici essenziali a


garantire il godimento dei diritti della persona è esercitato nel rispetto di
misure dirette a consentire l’erogazione delle p rest a zioni indis pensabili,
con un preavviso minimo non inferiore a dieci giorni e con l’indicazione della
durata all’astensione dal lavoro.
Può accadere che i ministri competenti e i prefetti possono imporre di non
interrompere la prestazione lavorativa qualora ricorrano casi di urgenza o di
grave necessità pubblica.

All'entrata in vigore della Costituzione il Codice Penale prevedeva però ancora


lo Sciopero come reato. Sarà la Corte Costituzionale ad erodere lo spazio
sanzionatorio pubblico e civile dello sciopero affermandone il totale diritto se
riferito alla tutela di un interesse economico-professionale fino ad arrivare alla
sentenza del 7 4 ' che ha stabilito che lo " s c iop e r o p ur o politico" (cioè quello
sciopero che non rappresenta la tutela di un interesse riferibile alla sfera
economico-professionale del lavoratore m a una mera opposizione alle scelte
politiche del legislatore) rappresenta una libertà, quindi non sanzionabile
penalmente m a soggetta alle sanzioni come illecito civile per inadempimento
contrattuale.
P e r m a n g o n o s olo d u e ip ote si in cui lo s c iop er o è ind ivid uat o c o me
reato:
• Quando è diretto a sovvertire l'ordinamento costituzionale.
• Quando è diretto a bloccare gli strumenti con cui si esercita la sovranità
popolare (ad esempio le elezioni).

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6. I PARTITI POLITICI.
ART. 40: Tutti i cittadini h a n n o diritto di a s s oc ia r s i lib e ra me nt e in
partiti p er concorrere c o n m e t od o d e mocrat ic o a de ter minare la
politica nazionale .
Il partito ha la facoltà di operare una selezione fra coloro che chiedono
l’iscrizione, allo scopo, di verificare la c onsonanza delle idee del singolo con
l’ideologia ed il programma del partito.
Per gli stessi motivi, il partito può espellere l’iscritto che si dimostri non più in
linea ideologica con esso.

L’art. 9 8 c o m m a III dispone che il legislatore può stabilire limitazioni al diritto


di iscriversi ai partiti per alcune categorie di cittadini (magistrati, militari in
servizio, funzionari e agenti di polizia).

7. LE M I N O R A N Z E L I N G U I S T I C H E .
L a Re p . tutela c o n a p p os it e n o r m e le minor a nze linguistiche. (art. 6 )
Tale tutela ha trovato attuazione negli Statuti di alcune Regioni in cui vivono
gruppi di alloglotti ed, in particolare, negli Statuti del Trentino-Alto Adige (per la
tutela delle minoranze di lingua tedesca e ladina) , del Friuli Venezia Giulia
(lingua slovena) e della Valle d’Aosta (francese) ed in alcune altre leggi.
Le disposizioni più importanti riguardano:
• la particolare tutela del gruppo linguistico di lingua tedesca nella
provincia di Bolzano che riguarda ad es. la composizione della Giunta
regionale che deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici i quali
sono rappresentati nel Consiglio regionale;
la votazione separata per gruppi linguistici di una proposta di legge;
l’istituzione di due Commissari del Governo, uno per la provincia di
Bolzano e uno per Trento;
• la tutela della lingua materna: il francese in Valle d’Aosta e il Tedesco nel
Trentino sono parificate alla lingua italiana;
• l’ordinamento scolastico che prevede l’insegnamento bilingue.
Oltre queste minoranze “privilegiate” esistono anche altri gruppi alloglotti in
Italia che però non godono di alcuna tutela: es. albanese (Sud), catalana (in
Sardegna), greca (in Calabria e Puglia).

C AP I TOL O T E R Z O
LE A U TO N O M I E D E G L I E NT I T E R R I TO R I AL I
SEZIONE I
L A F O R M A Z I O N E E L A N A T U R A G I U R I D I C A D EL L E R E G I O N I

1.IL P R O B L E M A D E L L E A U T O N O M I E R E G I O N A L I .
Le Re g io ni s o n o s t a t e istituite in Italia c on la Cos t it uzione
re p ub b lica na del 2 7 d ic e mbre del 1947, il cui Titolo V de lla Pa rt e II (le
regioni, le province, i comuni), successivamente riformato dalla legge cost. n.3
del 2 0 0 1 attribuisce alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino Alto Adige, al Friuli
Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta forme e condizioni particolari di autonomia
secondo statuti speciali.
A norma dell’art. 1 3 1 del la Cos t . sono state costituite 2 0 r e g io ni
a ut onome , delle quali 1 5 a s t a t ut o ordinario e 5 a s t a t ut o speciale.

2. I C A R A T TE RI D E L L ’ A UT ON OMI A R E G I O N A L E .

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L’autonomia è la libertà di determinazione consentita ad un soggetto e
consiste nel potere di darsi una legge che regola la propria azione e cioè la
potestà di provvedere alla cura dei propri interessi e di utilizzare i mezzi
necessari per soddisfarli.

Il c onc et to di a u t o n o m ia c o mp r e nd e tre d ive r s e s ig nifica ti :


• a ut o no m ia nor mat iva , il potere dato dall’ordinamento giuridico statale
ad enti diversi dallo stato di produrre norme costitutive dello stesso
ordinamento giuridico statale; in questo senso, Regioni, Province e
Comuni sono “enti autonomi”, anche se non sono gli unici soggetti dotati
di autonomia normativa (es. i sindacati).

• a ut o no m ia organizzat oria, la capacità di decidere una propria


struttura organizzativa ed il proprio programma di azione (in modo
indipendente dallo stato) e senza essere sottoposte a forme paralizzanti
di controlli (Esempio: autonomia delle università);

• A u t on o m ia politica, il potere di alcuni enti di darsi un indirizzo politico


diverso da quello dello stato, purché non contrastante con la
costituzione.

Dalla autonomia nelle sue varie accezioni va distinta l’autarchia , intesa come
potere conferito dall’ordinamento dello Stato ad alcuni enti di emanare
provvedimenti concreti ai quali l’ordinamento stesso attribuisce la stessa
effi c ac i a degli atti amministrativi dello Stato-soggetto.
Enti autarchici sono le Regioni, le Province ed i Comuni (che sono al tempo
stesso soggetti dotati di autonomia) m a anche altri enti pubblici cui
l’ordinamento attribuisce il potere di emanare atti amministrativi soggetti allo
stesso regime giuridico di quelli statali.

L’autonomia delle Re g io ni s i s p e cifi ca, ne ll’ord inamento italiano, c o me


a u t o n o m i a norma tiva , or ga nizza t oria e politica.
Riassuntivamente possiamo dire che:
• Le regioni, in Italia, sono parte di una situazione giuridica attiva nei
confronti dello Stato, essendosi questo autolimitato con l’attribuire alle
Regioni poteri e funzioni che gli erano tradizionalmente propri;
• Tale situazione si articola in una serie di potestà giuridiche riconnesse
all’autonomia regionale ed è azionabile (quale sfera di competenza)
innanzi all’organo della giustizia costituzionale. La Regione è legittimata
ad agire nei confronti dello Stato qualora questo violi l’ambito della sua
competenza.

Per quanto riguarda l’autonomia normativa, a differenza delle Re g io ni c he


h a n n o p o t e s t à legislativa , Pr ovince e Co mu ni h a n n o s ol o p o t e s t à
s t a t ua r ia e r e g ola me nt a r e .

G L I E L E M E N T I C O S T I T UTI V I D E L L A R E G I O N E .
Gli e l e me nti costitutivi della r e g ione sono: territorio, c o munit à
regionale , a p p a r a t o autoritario.

• L a r e g ione è u n e nte territoriale p e rc hé il territorio ne


c ost it uisce u n e le me nt o essenziale , inteso non tanto come ambito
geografico o fisico, m a come centro di riferimento degli interessi
comunitari, che in esso trovano la loro localizzazione.

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Non è da escludere però che dimensione regionale degli interessi e
territorio non coincidano del tutto. Nella stessa Costituzione infatti sono
previste le procedure per la creazione di nuove Regioni, o la fusione di
Regioni esistenti e per il distacco di Comuni o Province da una Regione
per la loro aggregazione in un’altra.

In particolare, p e r la f us ione di Re g ioni esistenti, o la creazione


di n u o v e Re g ioni è richiesto a n o r m a dell’art. 1 3 2 c o m m a I:
• una legge costituzionale;
• un minimo di un milione di abitanti;
• la richiesta di tanti Consigli che rappresentano almeno un terzo delle
popolazioni interessate;
• l’approv azione della proposta con referendum da parte della
maggioranza delle popolazioni stesse;

P er il d ist acc o di Pr o vince e Com un i d a u n a R e g i o n e e la loro


a g g r e g a z i o n e a d un’altra è richie sto a n o r m a dell’art. 1 3 2
c o m m a II:
• una legge ordinaria;
• la richiesta delle Province e dei Comuni interessati
• il parere dei Consigli regionali;
• l’approv azione della proposta con referendum da parte della
maggioranza delle popolazioni interessate.

• L a c om unit à stanziata sul territorio della Regione è presa in


considerazione dall’ordinamento come d es t inat aria s ia di n o r me
r e g ionali c he statali.
Essa e s p r ime d e terminat i int ere ss i c o me l’interesse a
p artec ipare al g o v e r n o della Re g ion e . Spetta infatti ad una parte
della comunità regionale (coloro che sono iscritti nelle liste elettorali dei
Comuni e godono del diritto elettorale attivo) di
• eleggere il Consiglio regionale,
• di richiedere i referendum previsti negli art. 1 2 3 e 1 3 2 Cost.,
• di presentare proposte di legge e di provvedimenti amministrativi al
Consiglio regionale.
Il momento della partecipazione è stato inoltre particolarmente
accentuato negli Statuti ordinari i quali in buona parte riconoscono ai
cittadini ed alle varie formazioni sociali il diritto di contribuire a
determinare la politica regionale.

• L a r e g ione è p e r s ona g iuridica dotata di propri poteri e funzioni (art.


114).
Anche la Regione possiede quindi un proprio a p p a r a t o autoritario e la
relativa organizzazione.
La regione n o n è u n e nt e s o vr a n o sia perché il suo ordinamento non è
originario (la sua validità dipende da quello dello Stato) sia perché il suo
apparato autoritario è subordinato a quello dello Stato-istituzione. I
poteri propri delle Re g io ni sono: quello legislativo (attribuito al
consiglio), esecutivo (presidente e giunta). Le funzioni proprie delle
regioni

sono quelle legislative, regolamentari e le funzioni amministrative nelle


materie attribuite in maniera non esclusiva allo Stato.

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6. I D U E TIPI D I R E G I O N E
L’ordinamento costituzionale italiano prevede d u e tipi di r eg ione: a s t a t ut o
ordinario e a st a t ut o speciale , a seconda del diverso grado di autonomia ad
esso attribuito.
Questo perché, i fattori che stanno alla base dell’autonomia, assumevano in
alcuni regioni italiane, a causa delle loro caratteristiche geografiche, politiche
(tradizioni autonomiste) ed etniche, maggior rilievo che in altre.
Cosi si ritenne di attribuire ad alcuni regioni (Sicilia, Sardegna, Trentino Alto
Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta ) forme e condizioni particolari di
autonomia.
N e d e r iva c he n o n tutte le Re g i on i s o n o s ot t op os t e al lo s t e s s o r e g i me
giuridico:
• Le Regioni diritto comune trovano la loro disciplina uniforme nel Titolo V
della Parte II della Costituzione;
• Le cinque Regioni a statuto speciale invece trovano la loro disciplina in
Statuti speciali adottati con legge costituzionale. Tuttavia le norme della
Costituzione sono applicabili tutte le volte che la materia regolata in
queste norme non trovi una sua disciplina giuridica nei loro statuti;
inoltre vi sono norme nella Parte II della Cost. che si applicano anche alle
Regioni a statuto speciale per la loro specifica funzione, che è quella di
salvaguardare il carattere unitario dello Stato.
Gli elementi di differenziazione fra le Regioni a Statuto speciale e le Regioni di
diritto comune attengono al procedimento di formazione dello Statuto ed alla
sfera di competenza legislativa ed amministrativa; inoltre i sistemi finanziari
dei due tipi di Regione sono, per alcuni aspetti, diversi; anche se per ragioni
obbiettive e a causa del progressivo livellamento, ad opera di leggi e di atti
amministrativi dello Stato, la “specialità” delle Regioni differenziate stenta
ormai a farsi valere.

7 . G L I S TATUTI R E G I O N A L I .
ART. 1 2 3 c o m m a II: Lo Statuto delle regioni di diritto comune è approvato e
modificato dal consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta
dei suoi componenti, con due deliberazioni successive ad intervallo non minore
di due mesi.
Per tale legge non è richiesta l'apposizione del visto da parte del Commissario
del Governo.
Lo stato esercita il controllo sugli statuti regionali mediante la possibilità di
promuovere, entro 3 0 giorni dalla pubblicazione degli statuti stessi, questione
di legittimità costituzionale davanti alla corte costituzionale.
Al controllo giuridico si a ffi a n c a il controllo democratico costituito dalla
sottoposizione dello statuto a referendum popolare, qualora, entro 3 mesi dalla
sua pubblicazione, ne faccia richiesta 1/50 degli elettori della regione o 1/5 dei
componenti il consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è
promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

ART. 116: Gli statuti delle Regioni ad autonomia differenziata sono adottati
con leggi costituzionali.

Dalla natura di legge costituzionale degli Statuti speciali discende che le loro
norme non possono essere modificate se non con la procedura di revisione
costituzionale prevista nell’art. 1 3 8 (procedura aggravata); mentre per
modificare lo Statuto di una Regione di diritto comune sarà sufficiente eseguire
lo stesso procedimento previsto dall’art. 1 2 3 per la formazione dello Statuto.

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Lo statuto delle regioni di diritto comune deve contenere la determinazione
della forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e
funzionamento, l’esercizio del diritto di iniziativa legislativa e del referendum
su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle
leggi e dei regolamenti regionali.

S E Z I O N E II
L ’ O RGAN IZ Z A Z IO N E D EL L E R E G I O N I

8. IL C O R P O E L E T T O R AL E R E G I O N A L E .
S ono organi della Regione: il Cons i g lio r egionale, la Giunt a r e g iona le e il
P r e s id e nt e della Re g ione .
Al governo dell’ente partecipa anche il c or p o elettorale regionale, che
può prendere parte attiva al governo della regione, mediante l’esercizio del
diritto di voto per la formazione del consiglio regionale, per la presentazione di
proposte di legge e di regolamenti al consiglio regionale, per la presentazione
di proposte referendarie abrogative di leggi e di provvedimenti amministrativi
della regione.
Esistono altri tipi di referendum regionale: per la fusione o la creazione di
regioni, per il distacco o la riunione di province e comuni da una regione
all’altra.

9. IL C O N S I G L I O R E G I O N A L E .
È il massimo organo deliberativo – rappresentativo della regione ed è eletto dal
corpo elettorale regionale.

Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta


regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad
altra Giunta regionale, al Parlamento europeo, membro elettivo del C S M o
membro della Corte costituzionale.

Il consiglio regionale è composto da un minimo di 2 0 ad un massimo di 80


membri in dipendenza del numero di abitanti della regione; dura in carica 5
anni con decorrenza dalla data delle elezioni.
Il numero dei componenti il Consiglio è fisso in Sicilia (70 deputati), nella Valle
d’Aosta (35 consiglieri), nel Trentino (70 consiglieri) ed in Sardegna (60
consiglieri), mentre nel Friuli è determinato in ragione di uno ogni 25.000
abitanti o frazioni superiori ai 10.000 abitanti.
Il consiglio esercita le potestà legislative spettanti alla regione:
1. può fare proposte di legge alle camere
2. approva il bilancio preventivo della regione e del conto consuntivo
3. approva il programma economico regionale e i piani di attuazione
4. istituisce gli enti amministrativi dipendenti dalla Regione
5. delibera i tributi regionali
6. la maggior parte degli statuti delle regioni di diritto comune attribuisce al
consiglio, il potere di determinare l’indirizzo politico ed amministrativo
della regione.

Lo status di c ons ig liere r e g io na l e è disciplinato dalla costituzione e dai


singoli statuti.
I consiglieri regionali (analogamente ai parlamentari ) non possono essere
chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle
loro funzioni, m a non godono delle altre garanzie previste dalla costituzione
(art. 68, II e III comma).

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I consiglieri regionali rappresentano l’intera regione senza vincolo di mandato,
hanno diritto ad una indennità stabilita dalla legge regionale, il cui ammontare
è determinato in relazione alle funzioni ed alle attività svolte in consiglio.
L’autoorganizzazione dei consigli trova ancora la sua espressione nel potere
attribuito ai consigli di verificare i titoli di ammissione dei propri membri.
I Consigli infine godono di un’autonomia contabile e funzionale.

L o s c io g lime nt o del c ons ig lio re g iona le e la rimozione del p r e s id e nte


della g i u n t a

L’art. 1 2 6 della costituzione disciplina lo s c iog lime nt o del consiglio.

S ono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del


Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o
gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere
disposti per ragioni di sicurezza nazionale.
Il Consiglio può essere sciolto anche:
• quando sia stata votata una mozione di sfiducia al Presidente della
Giunta;
• per dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri.
Lo scioglimento e la rimozione sono disposti con decreto motivato del
Presidente della Repubblica, sentita una Commissione di deputati e senatori
per le questioni regionali.
Il p r o c e d ime nt o di s c iog lime nt o del c onsig lio re g iona le c ons t a di d u e
fasi:
1 - nella f a s e p r e para t or ia rientra il parere della commissione parlamentare
per le questioni regionali (20 deputati + 2 0 senatori) seguita da una
deliberazione del consiglio dei ministri che il presidente del consiglio dei
ministri comunica (con valore di proposta) al presidente della repubblica;
rientrano anche gli accertamenti diretti a verificare e rilevare l’esistenza dei
presupposti richiesti dalla Costituzione e dagli Statuti speciali per poter
procedere allo scioglimento.
2- nella f a s e c ost it ut iva rientra il decreto motivato dal presidente della
repubblica con il quale viene disposto lo scioglimento.

10. L A G I U N T A R E G I O N A L E .
È l ’ o r g a no e s e c ut ivo della r e g ione ed è composto da Pr e s id e nt e e un
nume r o variabile di a s s e s s or i .
Il presidente della giunta è eletto a suffragio universale e nomina e revoca i
componenti della giunta regionale.
Spetta alla Giunta predisporre il bilancio preventivo e consuntivo,
il p r o g r a m m a e i pia ni della R e g i o n e nonché coordinare l'attività degli uffi c i
regionali e amministrare il patrimonio dell'Ente.
L’art. 1 2 6 della costituzione disciplina che il c o ns ig lio p u ò e s p r imer e la
mo zio ne di s fi d uc ia nei confronti del Pr e s ide nt e della g iunta, mediante
mozione motivata, sottoscritta da almeno 1/5 dei suoi componenti e approvata
per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti.
La mozione non può essere m essa in discussione prima di 3 giorni dalla
presentazione.
L’approvazione della mozione di s fi d uc ia nei confronti del p r e s id ente
della g i u n t a eletto a suffragio universale e diretto, nonc hé la rimozione,
l ’ imp e dimento p e r ma nent e, la mor t e o le d imis s ioni volont a rie dello
s t e s s o, c omp or t a no le d imis s ioni della g i u n t a e lo s c iog lime nt o del
consiglio, in ogni caso i m e d e s i m i effetti c o n s e g u a n o alle d imis s ioni
c o nt e s t uali della m a g g i o r a n z a dei c o mp o ne nt i del consiglio.

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11. IL P R E S I D E N T E D E L L A G IUNTA.
È al t e m p o s t e s s o il c a p o dell’ente R e g i o n e ( p r e s ide nt e della regione).
Il presidente della giunta:
• rappresenta la regione all’estero
• dirige la politica della giunta e ne è responsabile
• promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali
• indice i referendum, previsti dagli statuti o dalle leggi regionali
• rappresenta l’ente in giudizio
• esercita diritti patrimoniali e non patrimoniali attribuiti alla regione
• promuove innanzi alla corte costituzionale, previa deliberazione della
giunta, la questione di legittimità costituzionale di una legge o di un atto
avente forza di legge dello stato o di altra regione che si ritenga abbiano
violato la sfera di competenza assegnata alla regione dalla costituzione
o dallo statuto speciale.
• convoca la giunta e fissa l’ordine del giorno

• nelle regioni a statuto speciale, partecipa alle sedute del consiglio dei
ministri, con voto consultivo, quando il consiglio tratti questioni che
riguardino particolarmente la loro regione (La stessa norma vale per i
presidenti delle province di Trento e Bolzano).

S E Z I O N E III
I R A C C O R D I F R A L O STATO E L E R E G I O N I

14. L A P A R T E C IP AZI ON E D E L L E R E G I O N I A D ATTIVITÀ D E L L O STATO.


Le r e g ioni p o s s o n o p a r t ecip are a d attività dello s t a t o s ia
s ing o l a r me nt e c he collettivamente .
A norma dell’art. 1 2 1 i Consigli regionali possono presentare proposte di
legge alle camere in materia di interesse regionale, oltre che voti e petizioni.
La proposta può riguardare una legge ordinaria od anche una legge
costituzionale.
I consigli esprimono il loro parere sulla fusione di regioni già esistenti o la
creazione di nuove regioni e sulle modifiche territoriali delle regioni. Il parere
del consiglio è obbligatorio m a non vincolante, giacché e sso non incide sulla
determinazione di volontà del legislatore statale.
Le regioni partecipano alla elezione del Presidente della Repubblica, ciascuna
con 3 delegati (meno la Valle d’Aosta con 1 delegato) che vengono ad
integrare l’organo elettivo, il parlamento in seduta comune (ART. 83).
I tre delegati vengono eletti per ogni Regione, dal Consiglio regionale, in modo
che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze.

15. L A C O N F E R E N Z A P E R M A N E N T E P E R I R A P P O R T I F R A LO STATO, LE
R E G I O N I E LE P R O V I N C E A U T O N O M E .
Sede naturale per il coordinamento dei rapporti fra Stato e Regioni è la
c onfere nza p e r ma ne nt e p e r i rap p ort i fra lo s tat o, le r eg ioni e le
p r o vinc e a u t on o m e di Trento e B olza no .
Ha compiti di: informazione, consultazione e raccordo, in relazione agli indirizzi
di politica generale che possono incidere a livello regionale e locale, ed è
composta dai presidenti delle regioni a statuto speciale e ordinario e dai
presidenti delle province autonome, oltre che dal Presidente del Consiglio e il
Ministro per gli affari regionali.

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Il presidente del consiglio, che la presiede, può invitare alle sue riunioni i
ministri interessati agli argomenti iscritti all’ordine del giorno, nonché
rappresentanti di amministrazioni dello stato o di enti pubblici.
Adesso si è giunti a una organica regolamentazione dell'organo e
all'unificazione con la Conf e re nza S ta to- Città e a ut on o mie locali per i
compiti di interesse comune.

17.IL R A P P R E S E N T A N T E D E L L O S TATO P E R I R A P P O R T I C O N IL S I S T E M A
DELLE AUTONOMIE.
La Costituzione repubblicana del 1 9 4 8 non nomina in alcun articolo il prefetto,
perché in seno all'Assemblea costituente non si raggiunse l'accordo circa il
mantenimento di questa figura, mentre aveva previsto un organo per certi
versi analogo a livello regionale: il c o mm is s a r i o de l g over no . Anche i
commissari del governo erano tratti dalla carriera prefettizia, anzi, secondo
una prassi invalsa, la titolarità dell'ufficio fu attribuita allo stesso prefetto del
capoluogo regionale.
Il commissario del governo è stato soppresso dalla riforma costituzionale del
2001, che ha attribuito alcune delle sue funzioni al prefetto del capoluogo di
regione, in q ua lità di r a p p r e s e nt a nt e dello S t a t o per i ra pp ort i c on il
s i s t e m a delle a ut onomie .

S EZIONE IV
L E F U N Z I O N I D EL L E R E G I O N I

• LE FUNZIONI NORMATIVE

19.LO S TATUTO: P O S I Z I O N E N E L S I S T E M A D E L L E F O N T I E C O N T E N U T O .
La maggiore e ffi c ac i a dello Statuto rispetto alle altre leggi deriva dal suo
essere l’atto fondamentale della Regione, approvato con una procedura
aggravata. Ne consegue che la sua revisione può avvenire soltanto con
l’adozione dello stesso procedimento previsto per la sua deliberazione.

20. LE L E G G I R E G I O N A L I O R D I N A R I E : - IL P R O C E D I M E N T O D I F O R M A Z I O N E
Il procedimento di formazione delle leggi regionali si suddivide, al pari del
procedimento delle leggi statali in tre fasi:
• iniziativa
• costitutiva
• integrativa dell’efficacia
La legge regionale è un atto semplice, essendo espressione di un solo organo
legislativo.
E ssa è una legge formale.

L’iniziativa delle l e g g i r e g ionali spetta alla Giunta, ai singoli consiglieri e


agli elettori della Regione.
Gli Statuti ordinari la attribuiscono anche ai Consigli comunali e provinciali.

Ogni progetto di legge, col preventivo e s a m e da parte della commissione


legislativa competente per materia, è discusso e votato dal consiglio articolo
per articolo e con votazione finale.

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Dopo essere state votate favorevolmente dal consiglio regionale, le l e g g i
re gio nali s o n o p r o m u l g a t e d a l Pr e s id e nt e della Giunt a e p ub b licate
nel Bo llettino u ffi c i a l e della R e g i o n e e riprodot te nella Ga zze tta
u ffi c i a l e della Repubblica .
La legge regionale entra in vigore non prima di 1 5 g ior ni dalla sua
p ub b lic azione nel Bollettino ufficiale.

• I L IM ITI
I limiti al p ot e r e le g is la tivo r e g iona le possono distinguersi in g e ne r al i e
speciali.
S o no limiti g e ne r a li quelli validi p e r tutti i tipi di l e g g e regionale . Essi
sono i limiti di legittimità e i limiti territoriali.
Tali limiti di leg ittimità sono la Costituzione ed i v incoli deriv anti
dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
Le regioni non possono produrre leggi in contrasto con le leggi dello stato o con
i regolamenti e le direttive comunitarie, inoltre, devono esaurire la loro
e ffi c ac i a all’interno del territorio regionale (limite territoriale).

I limiti speciali (sono solo di legittimità) valgono ad indicare la m i s u r a della


potestà legislativa regionale ed a caratterizzarne la tipologia e sono dati:
• dai principi generali dell’ordinamento statale;
• dalle norme fondamentali delle riforme economico-sociali;
• dag li obblig hi internazionali dello S tato e dai v incoli deriv anti
dall’ordinamento comunitario;
• dai principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato.

• L A TIPO L O GI A : L A PO TESTA’ P R I M A R I A O P I EN A ; RIPARTITA O


CONCORRENTE.
Si possono identificare due tipi di competenza legislativa regionale: p r ima ria e
ripartita.
• L a p o t e s t à primar ia o piena, e s c lusiva appartiene alle Regioni a
statuto ordinario e speciale nelle materie non riservate alla competenza
dello Stato e non ricomprese tra quelle di competenza concorrente dall’
art. 1 1 7 della costituzione.
Le materie di competenza esclusiva dello Stato sono attinenti alla
sovranità e assicurano il principio di unità nazionale.

• L a p ot e s t à ripartita o c onc orrente è propria sia delle Regioni a


statuto ordinario che speciale. E ssa è così definita perchè nelle materie
attribuite alla competenza regionale, sono legittimati a legiferare (ma
con diversa intensità) sia lo stato che le regioni.
L o sta to, al quale spetta di stabilire per ogni materia con le sue leggi
( l e g g i cornice) i principi f ond a mentali .
L a regione, alla quale spetta, nei limiti di detti principi, di svolgere i
principi stessi, adottando la s u a leg is lazione alle condizioni particolari
ed agli int e r es si propri della r e g io ne me d e s ima .
Quindi lo stato non può dettare norme di sviluppo e di dettaglio; la
regione non può dettare norme di principio.

24. LE L E G G I P R O V I N C I A L I .
Lo Statuto del Trentino ha attribuito un potere legislativo ed esecutivo
autonomo alla Provincia di Bolzano e Trento.

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Le Province hanno avuto attribuita, nelle materie indicate nello Statuto, la
potestà legislativa primaria, ripartita ed integrativa.
Il procedimento di formazione delle leggi provinciali è disciplinato nello Statuto
regionale e nei regolamenti dei Consigli provinciali.

25. LE M A T E R I E A T T R IB UI TE A L L A POTES TA ’ L E G I S L ATI VA R E G I O N A L E .


Tutte le materie non riservate allo Stato e non ricomprese nella potestà
legislativa concorrente sono di competenza regionale.
ART. 118: Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per
assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane,
Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed
adeguatezza.

2 6. L A P O S I Z I O N E D E L L A L E G G E R E G I O N A L E N E L S I S T E M A D E L L E FONTI.
La legge regionale è una legge avente e ffi c aci a formale e sostanziale: è
subordinata alla costituzione sia nel contenuto, in quanto non può essere
contraria rispetto alle norme costituzionali previste, sia per il rispetto dei limiti
all’esercizio della sua potestà legislativa regionale posti dalla Costituzione
stessa.
Invece sembra che non vi sia rapporto ne di pari ordinazione o subordinazione
con la legge statale, in quanto fonti separate.

27. I R E G O L A M E N T I R E G I O N A L I .
La potestà regolamentare è attribuita dagli Statuti alla Giunta regionale nelle
re gioni a d a u t on o m ia speciale, tranne la Valle d’Aosta e la Sardegna,
regioni in cui tutti i poteri sono concentrati nel Consiglio.
Le regioni di diritto comune possono nei propri statuti assegnare la potestà
regolamentare alla Giunta o mantenerla in capo al Consiglio.

• LE FUNZIONI AMMINISTRATIV E

28. LE F U N Z I O N I A M M I N I S T R A T I V E R E G I O N A L I .
A norma dell’art.118 della costituzione le funzioni a mminis t r at ive s o n o
attribuite ai C om un i s a l v o che, per a s s ic ur ar ne l'esercizio unitario,
s ia n o conferite a Province, Città met ropo lita ne, Re g io ni e S t a t o, s ul l a
b a s e dei princìpi di s us s id iariet à, differenziazione e d a d e g ua t e zza .
Principio di s us s idiar iet à : le funzioni amministrative spettano di regola
all’ente più vicino al cittadino, mentre l’intervento degli enti di livello superiore
è solo sussidiario.
Principio di differenziazione: che impone di tenere conto delle diverse
caratteristiche demografiche, territoriali e strutturali degli enti attributari.
Principio di a d e g ua t e zza : implica l’idoneità organizzativa
dell’amministrazione attribuita a garantire, anche in forma associata con altri
enti, l’esercizio delle funzioni.

Il principio di sussidiarietà implica anche che tutti gli enti pubblici, dallo Stato
al Comune, devono favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o
associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale: questa è la c.d.
s us s id ia r ie t à orizzontale.

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A norma dell’art. 1 2 0 il Governo può sostituirsi ad organi delle Regioni nel
caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa
comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica.

29. IL D I F E N S O R E CIVICO.
Gli Statuti di molte regioni prevedono l’istituzione di un difensore civico.
Il D if e ns or e civico è un organo amministrativo, non politico quindi, che ha il
compito di garantire i cittadini da possibili abusi delle amministrazioni
regionali.
Il difensore ha funzioni informative nei confronti dei cittadini sull'andamento
delle pratiche amministrative della regione.
Di solito ha anche la facoltà di promuovere l'azione disciplinare nei confronti
delle amministrazioni che ostacolino la sua attività.

SEZIONE V
L ’ AU TO N OM IA F I N A N Z I A R I A

30. PRINCIPI GENERALI.


L’art. 1 1 9 stabilisce che i Co muni, le Province, le Città me t r op olit ane e
le Re g ioni h a n n o a u t o n o m i a fi na nziaria di e nt r a t a e di s p e s a .
La finanza delle Regioni di diritto comune e degli enti locali si basa su queste
entrate:
• entrate derivanti dal proprio patrimonio attribuito secondo i principi
generali determinati dalla legge dello Stato;
• tributi propri stabiliti e applicati in armonia con la Costituzione e secondo
i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;
• quote di partecipazione al gettito di tributi erariali riferibile al loro
territorio;
• eventuali risorse aggiuntive derivanti da interventi speciali dello Stato in
favore di determinate Regioni o enti locali per promuovere lo sviluppo
economico e sociale.
L’autonomia finanziaria delle Regioni a statuto speciale è regolata dai rispettivi
Statuti, salvo che le nuove norme costituzionali configurino un regime ad esse
più favorevole.

31. IL F E D E R A L I S M O F I S C A L E E D IL F O N D O P E R E Q UA TIV O.
Non si può ignorare che in Italia esistono vistosi dislivelli nella ricchezza; una
rigorosa attuazione dell’autonomia finanziaria finirebbe per accentuare questi
dislivelli (es. tra Nord e Sud) e contravverrebbe ai principi supremi di
eguaglianza e solidarietà.
Per evitare che il federalismo fiscale si risolva in una ulteriore penalizzazione
delle Regioni meno sviluppate, l’art. 11 9 c o m m a III prevede che v eng a
istituito un f ond o perequativo, senza vincoli di destinazione per i territori con
minore capacità fiscale per abitante.
L’aiuto dello S t a t o per ò n o n p u ò e s s e r e u s a t o per s p e s e irragione voli
o p er ripia nare ad ind e b ita ment i a s s un t i s e nza senso di
r e s p o nsab ilità .

SEZIONE VI
I C O N T R O L L I S U G L I O R G A N I D IRETTIV I D EL L E R E G I O N I

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3 4. LO S C I O G L I M E N T O D E L L ’ A S S E M B L E A R E G I O N A L E S I C I L I A N A .
E’ disciplinato dall’art. 8 dello S t a t ut o , a norma del quale esso è proposto al
Governo dal Commissario dello Stato per persistente violazione dello Statuto.
A questa previsione si è aggiunta le previsione della rimozione, con decreto
motivato del Presidente della Rep., del Presidente della Regione, se eletto a
suffragio universale e diretto, che abbia compiuto atti contrari alla Costituzione
o reiterate e gravi violazioni di legge o per ragioni di sicurezza nazionale.
Il decreto di scioglimento deve essere a differenza per le altre regioni
preceduto da una deliberazione (bicamerale non legislativa) delle Camere,
anziché dal parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

S E Z I O N E V II
L E CITTA’ M ETRO PO L ITAN E, L E P R O V I N C E , I C O M U N I E GL I ALTRI EN TI
L O CAL I

3 5 . L A CITTA’ M E T R O P O L I T A N A .
E’ un ente territoriale di area vasta, il cui territorio coincide con quella della
Provincia omonima.
L a città me t r o p o l it a na h a le s e g u e n t i fi na lit à istituzionali generali:
• Cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano;
• Promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle
reti di comunicazione di interesse della Città metropolitana;
• Cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, comprese
quelle con le città e le aree metropolitane europee.

Alla Città me t r op olit a na sono attribuite le funzioni fondamentali delle


Province e ha in particolare le seguenti funzioni f ond a me nt ali :
• Adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del
territorio metropolitano;
• Pianificazione territoriale generale;
• Strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici,
organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito
metropolitano;
• Mobilità e viabilità;
• Promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale;
• Promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di
digitalizzazione in ambito metropolitano.

Gli o r g a ni della Città me t r op olit a na s o no:


• Il S i n d a c o metropolitano; che è di diritto il Sindaco del Comune
capoluogo, rappresenta l’ente, convoca e presiede il Consiglio
metropolitano e la Conferenza metropolitana,

sovrintende al funzionamento dei servizi e degli u ffi c i e all’esecuzione


degli atti ed esercita le altre funzioni attribuite dallo Statuto;

• Il Co ns ig l i o me trop olitano; è eletto dai sindaci e dai consiglieri


comunali dei comuni della città metropolitana. S ono eleggibili a
consigliere metropolitano i sindaci e i consiglieri comunali in carica e la
carica dura 5 anni. E’ l ’ or ga no di indirizzo e controllo, propone alla
Conferenza lo statuto e le sue modifiche, approva regolamenti, piani e
programmi e adotta su proposta del Sindaco metropolitano gli schemi di
bilancio da sottoporre al parere della Conferenza.

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• L a c onfere nza metropolitana ; h a p ot eri pr opos it ivi e consultivi,
adotta o respinge lo statuto e le sue modifiche con i voti che
rappresentino almeno un terzo dei Comuni compresi nella Città
metropolitana e la maggioranza della popolazione complessivamente
residente. E’ composta dal Sindaco metropolitano, che la convoca e la
presiede, e dai Sindaci dei Comuni appartenenti alla Città metropolitana.

36. L A P R O V I N C I A .
Anche la Pr ovincia è un ente territoriale di area vasta che ha le seguenti
funzioni fondamentali:
• Pianificazione territoriale, tutela e valorizzazione dell’ambiente;
• Pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale; nonché la
costruzione e gestione delle strade provinciali;
• Programmazione provinciale della rete scolastica;
• Raccolta ed elaborazione dei dati, assistenza tecnico-amministrativa agli
enti locali;
• Gestione dell’edilizia scolastica;
• Controllo dei fenom en i discrim inatori in am b ito occupazionale e
promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale.

Gli o r g a ni della P r o vinc ia s ono :


• Il Pr e s id e nte della Provincia; è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei
Comuni, dura 4 anni, rappresenta l’ente, convoca e presiede il Consiglio
provinciale e l’Assemblea dei sindaci, sovrintende al funzionamento dei
servizi e degli u ffi c i e all’esecuzione degli atti;

• Il Co ns ig l io provinciale; dura 2 anni, è eletto dai sindaci e dai


consiglieri comunali dei Comuni della Provincia. E’ l’ or ga no di indirizzo
e controllo, propone all’Assemblea lo Statuto, approva regolamenti,
piani, programmi, approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal
Presidente della Provincia, tra cui gli schemi di bilancio da sottoporre al
parere dell’Assemblea dei sindaci.

• L’Asse mblea de i S indac i; h a poteri propos itivi, c ons ult ivi e di


controllo secondo quanto disposto dallo Statuto. Adotta o respinge lo
statuto proposto dal Consiglio e le sue successive modificazioni con i voti
che rappresentino almeno un terzo dei Comuni compresi nella Provincia
e la maggioranza della popolazione complessivamente residente.

37. IL C O M U N E .
Un comune è un e nt e territoriale di base, dotato di un certo grado di
a ut o no m ia amminis trat iva , dedicato agli interessi della popolazione locale.
È l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne
promuove lo sviluppo.
Il Comune gestisce inoltre i servizi elettorali, di anagrafe, di stato civile, di
statistica; le relative funzioni sono esercitate dal Sindaco come ufficiale del
Governo.

N o n p o s s o n o e s s e r e istituti c omuni c on p op ola zione inferiore a 10.000


abitanti, mentre è permessa la fusione di comuni mediante l’erogazione, a
favore di tali comuni, da parte dello Stato e della Regione di appositi
contributi. (la fusione può prevedere l’istituzione di Municipi)

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Sono o r g a ni del Co mune :
• Il Cons ig lio;
• L a Giunt a ;
• Il S ind a c o .

L’elezione dei consigli comunali, la loro durata in carica, il numero dei


consiglieri e la loro posizione giuridica sono regolati dalla legge.

Il C o n s ig lio è l’o r g a n o d i in d irizzo e d i co n trollo p o litico –


a mminis t r ativo.
S p e t t a al c ons ig lio deliberare:
• lo statuto dell’ente
• i regolamenti per i funzionamenti degli organi e quelli comunali
• l’ordinamento degli u ffi c i e dei servizi
• i programmi e i bilanci annuali e pluriennali
• l’organizzazione dei pubblici servizi
• l’istituzione e l’ordinamento dei tributi

La g i u n t a c omuna le è composta dal sindaco che la presiede, e da un numero


di assessori pari ad un quarto del numero dei consiglieri comunali.
La Giunta compie tutti gli atti di amministrazione che non siano riservati dalla
legge e dallo statuto al Consiglio, al Sindaco o agli organi di decentramento del
Comune e riferisce annualmente al Consiglio sulla propria attività, collabora
con il Sindaco nell’attuazione degli indirizzi generali e svolge attività
propositive e di impulso nei confronti degli stessi.

Il s ind a c o è eletto a suffragio universale e diretto.


Il sindaco rappresenta l’ente, convoca e presiede la giunta ed il Consiglio,
sovrintende al funzionamento dei servizi e degli u ffi c i e provvede alla
esecuzione degli atti.
Il voto del consiglio contrario ad una proposta della giunta non ne comporta le
dimissioni.

Il s ind a c o e la r is pe tt iva g iu nt a c e s s a n o d ’ u ffi c i o in caso di approvazione


di una mo zio ne di s fi d uc ia motivata e votata per appello nominale dalla
maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio. In tal caso, si procede allo
scioglimento e alla nomina di un commissario ai sensi delle leggi vigenti.

38. IL D E C E N T R A M E N T O I N F R A C O M U N A L E .
I Comuni con popolazione superiore a 250.000 abitanti articolano il loro
territorio per istituire le circoscrizioni di d e ce ntr a me nt o, come organismi di
partecipazione, di consultazione e di gestione dei servizi di base, nonché di
esercizio delle funzioni delegate dal Comune.
La popolazione media di ogni circoscrizione non deve essere inferiore a 30.000
abitanti.

39. IL M U T A M E N T O D E L L E C I R C O S C R I Z I O N I P R O V I N C I A L I E C O M U N A L I .
ART. 1 3 2 c o m m a II: Il distacco di una Provincia o di un Comune, che ne faccia
richiesta, e la sua aggregazione ad un’altra Regione sono disposti con legge
della Repubblica, sentiti i consigli regionali e previa approvazione con
referendum, da parte della maggioranza delle popolazioni interessate.

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ART. 1 3 3 c o m m a I: Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la
istituzione di nuove Provincie nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi
della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
ART. 1 3 3 c o m m a II: L’istituzione di nuovi Comuni nel territorio regionale e la
modificazione delle loro circoscrizioni e denominazioni è invece affi d at a alla
legge regionale, sentite le popolazioni interessate.

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