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natura cultura libertà

Storia e complessità di un rapporto

a cura di
Antonio Malo

Edusc 2010
La sfida della scienza
alla cultura.
L’attualità e il limite della
proposta etica di Jean Ladrière
(1921-2007)

Valeria Ascheri *1

Introduzione

Nell’età moderna e in particolare dall’Illuminismo ad oggi,


la ragione e la razionalità come forma di conoscenza sono state
protagoniste non solo nella scienza e nello sviluppo tecnico e
tecnologico che ne conseguono, ma quasi in ogni attività umana.
Jean Ladrière (1921-2007) – matematico e filosofo belga che
si occupò, oltre a studi di logica matematica e filosofia del lin-
guaggio, anche di approfonditamente di bioetica e scienze so-
ciali – spiega in Les enjeux de la razionalité. Le defí de la science
et de la technologie aux cultures (1977) che “oggi la scienza non è
più semplicemente un metodo di conoscenza e neppure soltanto
un insieme di conoscenze, è un fenomeno socio-culturale di una
notevole ampiezza, che domina tutto il destino della società mo-
derna [...]. Essa ha generato una sorta di proiezione esteriore,
sotto forma di corpo di apparati e di attività in cui le nostre esi-

*
Pontificia Università della Santa Croce-Istituto Superiore di Scienze Religiose
all’Apollinare (ascheri@pusc.it).

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Valeria Ascheri

stenze sono prese loro malgrado e che determinano in modo im-


mediato i modi di vita, e in modo mediato le rappresentazioni e i
sistemi di valori”1. La scienza “è diventata un fattore visibilmente
determinante nella cultura [...]. Si è avuto da un lato un effetto
di disgregazione nei confronti delle rappresentazioni e dei valori
della tradizione e, dall’altro, una progressiva integrazione nella
cultura dominante (quella dei gruppi più attivi, più influenti,
più immediatamente legati ai sistemi di potere) della mentalità
scientifica, dei valori, dei contenuti e dei modelli d’azione che
sottendono la pratica scientifica e ne sono i prodotti”2. A par-
tire dall’industrializzazione, secondo il filosofo, “si è avviato nei
confronti della cultura tradizionale di quei paesi un grande lavo-
rio d’erosione che non è ancora terminato, ma che è già molto
avanzato”3.
La razionalità scientifica si è affermata in tutti i domini della
nostra quotidianità ed è parte integrante della cultura e dell’am-
biente ove l’uomo vive e agisce: “Il progresso della scienza ha
profondamente mutato non solo il contenuto della cultura (in-
troducendo nuovi elementi di conoscenza e sollecitando nuove
esperienze), ma i suoi stessi fondamenti”4.

1. L’impatto della scienza sulla cultura

Secondo Ladrière, l’uomo è immerso in un mondo destabi-


lizzato, disgregato e sconvolto a causa dei risultati e degli effetti
dello sviluppo tecnico-scientifico. Tale stato, per certi aspetti,
non è frutto di una scelta, di una volontà intenzionale o qualcosa
di previsto dall’uomo: la realtà è stata sconvolta e oggi è, per così
dire, incompiuta. L’universo non appare più all’uomo ‘cosmo’

1
J. Ladrière, I rischi della razionalità. La sfida della scienza e della tecnologia alle
culture, SEI, Torino 1978, p. 5.
2
Ibid., p. 10.
3
Ibid., p. 9.
4
Ibid., pp. 5-6.

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La sfida della scienza alla cultura

ordinato e razionale, ma ‘caos’, dominato da un perpetuo movi-


mento, innescato in parte proprio dall’uomo stesso.
La destrutturazione della cultura è dovuta anche al fatto che
“l’evoluzione della scienza tende a produrre sistemi sempre più
complessi ed integrati [...] e come i differenti sistemi scientifici
esistenti corrispondenti alle diverse grandi discipline attualmente
conosciute tendono ad agire sempre più fortemente gli uni sugli
altri; [...] si può parlare non solo di una crescente integrazione
all’interno di questi sistemi, ma anche di una crescente integra-
zione del campo dall’insieme di questi sistemi, ossia del campo
dell’attività scientifica in generale. [...] In seno alla società con-
temporanea la scienza avrebbe la tendenza a costituirsi in un va-
sto sistema, formato esso stesso da sotto-insiemi in interazione,
che evolve verso forme sempre più complesse e più integrate e nel
contempo più autonome”5. Questo particolare fenomeno ‘inva-
sivo’ della scienza sulla cultura preesistente, assieme al parallelo
progressivo ampliamento del campo d’azione e al rafforzamento
interno della stessa, crea destabilizzazione nella vita dell’uomo e
nell’habitat. L’habitat naturale e culturale è fondamentale per-
ché non è “una specie d’ornamento estrinseco che verrebbe ad
aggiungersi all’esistenza per dargli qualche attrattiva supplemen-
tare, per principio non indispensabile. È la condizione stessa di
un’esistenza sensata, perché l’esistenza riceve significato dal con-
tenuto di una cultura, si eleva sopra l’ordine delle cose o della
semplice forma di vita (intesa nel senso biologico del termine)
per accedere ad una veritiera presa di possesso di se stessa, per
accettarsi in un distanziarsi che è nel contempo coincidenza con
se stessa”6. L’esistenza umana necessita di “immergersi dapprima
profondamente in tutto lo spessore dell’humus cosmico, biolo-
gico e storico da cui emerge e di cui, in un certo senso, essa è il
prodotto, per potersi scoprire nella sua autonomia e darsi essa
stessa forma, sotto la propria responsabilità, ma in conformità

5
Ibid., pp. 45-46.
6
Ibid., p. 114.

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Valeria Ascheri

alle indicazioni, eventualmente molto precise, che le sono for-


nite dalle stesse circostanze del suo sradicamento”7. La destrut-
turazione causata dall’impatto della scienza provoca “il vacillare
della basi stesse sulle quali l’esistenza umana era fin qui riuscita
a costruirsi, l’infrangersi di un certo accordo che, bene o male,
si era potuto stabilire fra l’uomo e le differenti componenti della
sua condizione, il cosmo, il suo passato, il suo mondo interiore”8.

2. La provocazione della scienza e della tecnica e l’impulso a


costruire una nuova cultura

Dopo questa analisi, Ladrière sottolinea che l’impatto della


scienza e della tecnica hanno portato oltre a effetti disgregativi,
anche forti stimoli per l’uomo.
Il nuovo ‘mondo degli artefatti’, affiancatosi al ‘naturale’ e al
‘vivente’, è una proiezione nella materialità di un’immagine del
mondo elaborata dalla scienza, che ha sollevato domande e dato
vita a situazioni di fronte alle quali la scelta tra ciò che si deve
o non si deve fare è incerta così come lo è la coscienza etica.
“La scienza e la tecnologia – scrive Ladriére – fanno apparire
situazioni nuove, che richiedono uno sforzo specifico di crea-
zione etica, non solo a livello delle decisioni concrete da pren-
dersi nel corso dell’azione, ma al livello stesso dei principi alla
luce dei quali possono essere prese delle decisioni”9. Le cono-
scenze scientifiche, pur illuminando l’azione, non permettono
di conseguire la pertinenza indispensabile per le decisioni gravi
da prendere, rendendo così necessaria l’informazione etica in un
campo nuovo che richiede da parte dell’uomo l’assumersi di una
nuova responsabilità. C’è bisogno di una fase di ricostruzione
dell’orizzonte di senso con un nuovo ordine, un nuovo genere

7
Ibid., pp. 114-115.
8
Ibid., 114.
9
Ibid., 144. In campo biologico ad esempio, oggi vi è la possibilità di “agire” sul
materiale genetico, attraverso la conoscenza più estesa e per mezzo della tecnologia
che ci permetta d’intervenire a livelli e in regioni prima inaccessibili.

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La sfida della scienza alla cultura

d’ordine, ad un tempo cosmico, biologico e storico in cui l’uomo


abbia, necessariamente, il ‘proprio luogo’, un luogo appropriato.
È fondamentale soffermarsi da una parte “sulla possibilità
oggettiva di un progetto storico della massima ampiezza e della
più elevata qualità etica [...], domandarsi in quali condizioni la
scienza e la tecnologia possano integrarsi ad una cultura senza
rovinarne l’armonia interna e, dall’altra, bisogna esaminare che
possa significare l’unità di una cultura nelle circostanze della mo-
dernità, che sono definite precisamente dalla scienza, dalla tec-
nologia e dai fenomeni economici e politici che l’accompagnano”
e infine come “la cultura possa rispondere contemporaneamente
alle esigenze del radicamento e della finalizzazione e dare alla
scienza e alla tecnologia tutta la parte che deve loro spettare”10.

3. La dimensione esistenziale della scienza per elaborare una


nuova etica

L’interpretazione scientifica della realtà opera una riduzione


perché, puntando all’oggettività, deve separare il nucleo ogget-
tivo del fenomeno dal significato esistenziale, la comprensione
dai presupposti percettivi e affettivi, in quanto la comprensione
scientifica è indifferente nei confronti dell’esistenza, è alter-
nativa rispetto alla comprensione esistenziale. Spiega Minelli,
nell’introduzione all’opera ladrièriana L’éthique dans l’univers de
la rationalité, “le situazioni prodotte dalle pratiche scientifico-
tecniche non hanno come tali un significato esistenziale e, di
conseguenza, sono immediatamente prive di significato etico”.11
‘L’indeterminatezza etica’ creatasi può essere superata soltanto
attraverso una reinterpretazione della realtà che porti l’interpre-
tazione scientifica nell’ambito e nel tessuto interpretativo pro-
prio del ‘mondo della vita’ e ‘del mondo’, in cui l’uomo agisce e

10
Ibid., p. 207.
11
J. Ladrière, L’etica nell’universo della razionalità, Vita e Pensiero, Milano 1999,
p. 22.

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soffre, che percepisce e sente perché è da esso che è derivato, per


astrazione, il mondo della riduzione e degli artefatti.
Per portare la ‘comprensione’ scientifica nell’ambito della
‘comprensione’ esistenziale è necessario riandare alle origini della
costruzione della ragione scientifico-tecnica stessa, al terreno
primitivo dell’esperienza da cui essa è nata e si è sviluppata, al
‘mondo della vita’ come definito dalla fenomenologia. Ladrière
indica tre momenti che caratterizzano e condizionano questo
ritorno alla dimensione dell’esistenza. Anzitutto è necessario ri-
flettere sulla corporeità incarnata, “per la quale – spiega Minelli
(1999) – siamo nel mondo, recettivi rispetto a tutto ciò che ci
circonda e che, contemporaneamente, ci dà la capacità di agire
in esso e su di esso”. In secondo luogo, è fondamentale ritornare
sulla coesistenza “per la quale il nostro essere al mondo avviene
sempre in uno spazio comune d’interazione, in cui creiamo e ci
scambiamo significati, in cui ogni esistenza è ‘presa’ nel tessuto
relazionale delle altre esistenze, sostenuta e responsabile delle al-
tre esistenze”. Infine, è da tenere sempre presente la temporalità
vissuta secondo cui “l’esistenza si vive sempre in movimento e
in tensione, come ripresa incessante di ciò che essa è già stata e
come attesa, progetto del proprio avvenire”12.
Scienza ed etica si muovono nell’orizzonte comune dell’esi-
stenza: l’etica ne costituisce la dimensione originaria13, mentre
la scienza è il fattore nuovo ormai indispensabile ed essenziale14.
Il disorientamento, l’amplificazione della coscienza etica e l’au-
mento conseguente di responsabilità, personale e collettiva, nel
presente ma soprattutto nel futuro, richiedono, secondo La-

12
Ibid.
13
L’azione etica è intesa da Ladrière non solo come “modalità d’intervento che
comporta una modificazione dell’ambiente materiale, come nell’azione tecnologica,
o dei rapporti sociali, come nell’azione politica, ma come ogni forma di procedimento
in cui l’essere umano, come volontà, vale a dire come fonte autonoma di causalità,
imprime la sua impronta nel mondo” (L’etica nell’universo della razionalità, o.c., pp.
215-216).
14
La scienza e le molteplici applicazioni tecniche sono un aspetto costitutivo della
nostra vita e del mondo in cui viviamo noi e le generazioni future.

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drière, una rinnovata riflessione sui criteri che devono orientare


l’azione; essa deve essere guidata sia dalla ragione teoretica, che
deve individuare i principi, dare dimostrazioni e giustificare le
argomentazioni, che dalla ragione pratica, che deve enucleare i
principi etici, formularli in norme e giustificarne la pertinenza
al tema o al problema. Ladrière individua due tipi di problemi:
– problemi relativi al funzionamento della scienza e della tecno-
logia, che coinvolgono la responsabilità personale e sociale di
scienziati e di tecnici;
– problemi indirettamente generati dall’impatto dello sviluppo
scientifico e tecnologico sulle pratiche sociali e culturali e dal
correlativo effetto di estensione del campo dell’etica. Que-
ste situazioni nuove sono ancora più destabilizzanti perché,
sorte dalla razionalità scientifico-tecnica, sono sprovviste di
un significato esistenziale e non fanno parte del vissuto, ma
dell’ambito del ‘costruito’, dell’artificiale.

Ladrière indica quattro livelli sui quali elaborare una nuova


proposta etica:
– ampliamento del campo dell’etica;
– creazione di nuove problematiche etiche;
– suggerimento di nuovi valori;
– modificazione nel modo in cui si pone la questione della de-
terminazione delle norme.
L’etica “non è un campo chiuso ma, al contrario, un campo
sempre aperto, sia perché l’esigenza costitutiva che la promuove
è sempre infinitamente di là dalle approssimazioni tramite le
quali essa è mediata, sia perché le situazioni cambiano e richie-
dono revisioni più o meno profonde di ciò che era stato fino
allora considerato come una formulazione soddisfacente dei cri-
teri d’azione”15. Nell’etica c’è dunque un elemento essenziale di
novità e di creatività evidente quando, in una situazione inedita,
“i criteri disponibili non sembrano pertinenti o dinanzi alla quale

15
J. Ladrière, L’etica nell’universo della razionalità, o.c., p. 144.

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Valeria Ascheri

i metodi fin lì utilizzati per comporre fra loro i criteri pertinenti


si rivelano inapplicabili. Bisogna allora inventare nuovi criteri e
nuovi metodi per classificare in ordine d’importanza i criteri”16.

4. L’unità della cultura

L’unità di una cultura cui mira tutto il lavoro del filosofo


non deve essere pertanto l’assorbimento puro e semplice del si-
stema scientifico tecnologico, ma rappresentare la composizione
dei diversi settori del sapere che hanno fra loro relazioni, più o
meno estese, profonde e variabili nel corso del tempo. Il ‘sistema’
così elaborato sarà ‘plastico’, ossia “dai legami poco rigidi, al-
tamente deformabile, e non di tipo deterministico, in cui ogni
modificazione locale si ripercuote inevitabilmente nella totalità
delle parti”17. La coerenza di tale cultura, che implica non solo
la compatibilità degli elementi, ma la loro interdipendenza in
una reale unità d’integrazione, non sta nella cultura stessa, ma è
nell’azione, in quanto “i sistemi – naturali o artificiali che siano
a base materiale, come i dispositivi tecnici, o a base informazio-
nale, come le teorie scientifiche o i differenti settori della cultura
– prendono un significato umano solo nella misura in cui sono
assunti dalla e nell’azione, vale a dire inseriti, nell’effettività di
un’iniziativa in cui l’esistenza si mobilita, alla quale essi danno
contemporaneamente un ancoraggio nella realtà concreta del
mondo ed un’articolazione interna, ma da cui, come contropar-

16
Ibid., p. 156. Evandro Agazzi, nel saggio Il bene, il male e la scienza (Rusconi,
Milano 1992), afferma che la scienza e la tecnica hanno modificato l’immagine
dell’uomo e che quindi l’etica deve “adattarsi” per essere in grado di parlare all’uomo
contemporaneo. Morale ed etica devono essere sistemi dinamici, adattivi, aperti:
questa concezione può apparire a qualcuno errata o anche aberrante ma si deve
intendere che la morale deve essere ‘presente’ al mondo e alla società dell’epoca,
pronta a saper prendere posizioni sulle nuove situazioni, una volta apprese le più
recenti conoscenze scientifiche e tecnologiche per poter interagire con il nuovo
volto dell’uomo.
17
J. Ladrière, L’etica nell’universo della razionalità, o.c., p. 215.

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tita, ricevono il dovere di contribuire all’assunzione di un’unità


singolare d’essere e di valore che ha lo statuto di un destino”18.
Dunque, secondo Ladriére, “il problema essenziale di una ri-
flessione etica nel contesto della scienza moderna è quello della
restaurazione dell’unità dell’uomo, al di là della distanza che si
scava nella sua esistenza tra il vissuto e il costruito [...]. Ciò che
bisogna ritrovare come il terreno a partire dal quale si può ela-
borare una riflessione etica è l’unità dell’essere umano, che co-
stituisce la posta essenziale del processo etico [...]. Proprio della
riflessione è ricondurre a sé l’essere a partire dalla dispersione,
per riportarlo a se stesso in quel centro d’unificazione che è nel
sé umano il cuore dell’autenticità [...]. Il ritorno all’unità è il ri-
conoscimento e insieme ratifica di ciò che è, perché l’uomo è
veramente unità, ma è anche la speranza di ciò che deve ancora
venire. L’azione è la tensione stessa tra ciò che è, come già dato,
e ciò che è da sperare”19.

5. Il limite della proposta di Ladriére

La proposta etica di Ladriére, sinteticamente esposta, è


senz’altro interessante e risponde a un’esigenza molto forte: la
scienza e, in generale, il progresso della conoscenza richiedono
una crescita e uno sviluppo concomitante delle altre discipline,
quali l’etica e la morale, ma anche delle nuove risposte dalla re-
ligione e, per altro verso, dalla politica. L’umanità è da sempre
coinvolta in un processo storico-evolutivo costante, di cui fanno
parte il mondo delle scienze, delle arti e delle lettere, che ne co-
stituiscono la cultura.
Tuttavia è molto importante sottolineare che l’uomo ha una
natura e una identità indipendenti dai mutamenti storici, sociali,
culturali e dalle scoperte scientifiche o dalla invenzioni tecniche.
Certamente l’etica deve ‘aggiornarsi’ e non può non aprirsi e ap-

18
Ibid.
19
Ibid., p. 236.

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profondire nuovi problemi che vengono sollevati dalla scienza e


che coinvolgono l’uomo ma, nel contempo, bisogna ribadire il
primato dell’uomo e della dimensione antropologico-spirituale
su quella naturalistico-materialista. È bene ampliare il campo di
riflessione dell’etica e identificare nuove norme per ambiti ben
delineati, ma di per sé i principi e i criteri morali più generali e
i fini propri dell’uomo sono qualcosa di insito nella natura, non
modificabile né adattabile alle circostanze, ai contesti e nem-
meno alle epoche storiche. La scienza può avere mutato il pa-
norama e stravolto l’immagine e il volto dell’uomo, ma non può
certamente mutarne la natura. Ladriére sembra talvolta assumere
una prospettiva che pone in prima istanza la problematica pra-
tica, quasi suggerendo l’esigenza di un’etica tecnica. Una pro-
spettiva diversa e più ampia è invece quella che considera l’uomo
come il soggetto dominante, che deve adattare la cultura e dare
la sua impronta alla natura secondo il suo bene.
Affermare il primato dell’essere dell’uomo è ciò che permette
di affrontare su una solida base le nuove sfide e di rispondere agli
interrogativi suscitati dalle nuove conoscenze. Altrimenti si corre
il rischio di cadere in un atteggiamento incline al relativismo e di
legittimare la fragilità e la precarietà dell’uomo.

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