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LA SECONDA LEGGE DELLA DINAMICA IN RELATIVITÀ RISTRETTA

(DERIVATE E RELATIVITÀ)
Il secondo principio della dinamica, anche conosciuto come seconda legge di Newton, è espresso da una formula
introdotta da Isaac Newton nella meccanica classica, in particolare nella dinamica, la quale afferma che una forza
“F” agente su un corpo di massa “m”, imprime su di esso un’accelerazione “a” nella stessa direzione e verso
della forza applicata e si esprime attraverso la formula F=m∙ a.
Partendo da questa legge si arriva poi, attraverso la definizione di moto rettilineo uniformemente accelerato e
dv dp
quantità di moto, ad una conseguente formula F=m∙ = . Ciò porta inevitabilmente a pensare che, se una
dt dt
forza venisse applicata per un tempo sufficientemente lungo ad un corpo, esso potrebbe subire un’accelerazione
costante e, di conseguenza, anche la sua velocità aumenterebbe all’infinito in modo lineare. Questa ipotesi è però
totalmente in contraddizione con quanto affermato dalle leggi della relatività ristretta a due secoli di distanza.

Secondo il principio di relatività galileiana, che fu utilizzato da Newton per la formulazione delle leggi della
dinamica, non esiste un riferimento inerziale “assoluto” e perciò tutti i sistemi inerziali si equivalgono. Questa
equivalenza dei sistemi inerziali venne messa in discussione da una proprietà delle onde elettromagnetiche
dimostrata da Maxwell: esse si propagano in qualunque sistema inerziale con velocità C indipendentemente dal
moto della sorgente. Nella dinamica newtoniana vennero utilizzate le trasformazioni di Galileo, considerate non
complete da Lorentz e da Einstein, poiché i principi relativistici implicano che intervalli di tempo misurati da due
sistemi in moto relativo non sono uguali e il tempo non è perciò assoluto.
Per descrivere le coordinate di un evento nei sistemi inerziali in moto relativo vennero formulate delle nuove
relazioni: le trasformazioni di Lorentz che, a differenza di quelle di Galileo, non consideravano il tempo assoluto.
1
γ=
In esse è presente una nuova variabile, il fattore γ , v 2 , che delinea i limiti delle velocità generali
√ 1− 2
c
rispetto alla velocità della luce (considerata come la velocità limite che non può essere superata), ossia 0 ≤ v <c e
1
lim
in particolare v →c v 2 = +∞ ribadisce il concetto della velocità della luce considerata come limite
√ 1− 2
c
insuperabile, essendo nell’equazione precedente un asintoto della funzione. Le trasformazioni di Galileo non
sono mai state date per sbagliate perché, a velocità molto basse rispetto a c , γ ≈ 1 e le trasformazioni di Lorentz
forniscono risultati praticamente uguali alle trasformazioni di Galileo.
Trasformazioni di Lorentz Trasformazioni di Galileo

Ad altissime velocità inoltre, aumentare la velocità di un oggetto risulta più difficile. Ciò è determinato anche dal
fatto che un corpo, a seconda del sistema di riferimento in cui si trova, aumenta la propria massa secondo la
m0
mi=
formula v 2 e serve perciò più energia per far sì che la loro velocità aumenti e questo accade perché
√ 1− 2
c
sempre più energia si trasforma in massa. In pratica, più ci si avvicina alla velocità della luce, tanto più il corpo
aumenta la propria massa; ad esempio al 99,9% della velocità della luce un uomo di 80kg avrebbe una massa di
circa 2 tonnellate.
Vengono così distinte, due tipi di masse:m 0 ossia la massa propria del corpo, misurata in un sistema di
riferimento rispetto al quale il corpo è in quiete e m i, la massa inerziale del corpo, misurata in un sistema di
riferimento rispetto al quale il corpo è in moto.
Come detto in precedenza, a velocità molto basse, rispetto a quella della luce, a cui si muovono due sistemi di
riferimento inerziali l’uno rispetto all’altro, la variazione della massa non è apprezzabile poiché il fattore di
Lorentz è ≈ 1 e m 0 corrisponde am i. Si arriva così alla conclusione che un corpo avente massa non può
raggiungere la velocità della luce, come possiamo vedere nel grafico qui sotto.
m0
lim m0 ∙ γ =lim =+ ∞
v2

v →c v→ c
1− 2
c

Dalla nuova formulazione della massa, si considererà anche una nuova formulazione della quantità di moto,
definita “quantità di moto relativistica” che manterrà il principio di conservazione della quantità di moto, da cui
con l’aggiunta del fattore di Lorentz, si ottiene:
p=m0 ∙ γ ∙ v
Ciò porterà ad una nuova definizione di forza, definita “forza relativistica” che diventerà:
dp d (m0 ∙ γ ∙ v)
F= =
dt dt
Derivando la quantità di moto rispetto al tempo ricaviamo la seguente equazione:
dv dγ
F=m 0 ∙ γ ∙ + m0 ∙ v ∙
dt dt
Essendo il fattore di Lorentz dipendente dalla velocità, lo è anche dal tempo e dovrà essere perciò derivato
dγ γ 3 dv
rispetto ad esso ottenendo = 2 ∙ v ∙ a , mentre derivando la velocità rispetto al tempo si ottiene =a dalle
dt c dt
quali si conclude:
γ3
F=m 0 ∙ γ ∙a+ m 0 ∙ v ∙( ∙ v ∙ a)
c2
Moltiplicando per il vettore velocità i membri dell’equazione e semplificandoli si ottengono due nuove
formulazioni della forza relativistica:
 F=m 0 ∙ γ 3 ∙ a nel caso in cui la forza agisce in direzione parallela e nello stesso verso della velocità del
corpo;
 F=m0 ∙ γ ∙a nel caso in cui la forza agisce in direzione perpendicolare alla velocità del corpo.

A velocità v ≪ cil fattore di Lorentz è ≈ 1 e si torna perciò ad avere la formula della meccanica classica
F=m∙ a
Il fattore di Lorentz stravolse completamente le leggi della meccanica classica da quelle relativistiche che anche
noi nella vita di tutti i giorni utilizziamo, seppur non rendendocene conto. Un chiaro e semplice esempio è quello
del GPS; con esso può essere spiegato l’effetto della dilatazione degli intervalli di tempo ∆ t ' =γ ∙ ∆ t dove ∆ tè il
tempo, definito tempo proprio, in un sistema di riferimento inerziale (ad esempio un ricevitore GPS posto sulla
Terra), ∆ t ' è il tempo, definito tempo improprio, di un altro sistema di riferimento inerziale (ad esempio un
satellite in orbita che manda segnali al GPS posto sulla Terra): quando la velocità relativa v ≪ c il fattore di
Lorentz ≈ 1 la formula precedente si riduce a ∆ t ' =∆ t e l’effetto della dilatazione degli intervalli di tempo non
si verifica ed è quello che accade ogni giorno sulla Terra; invece se ci avvicinassimo a velocità elevate, prossime
a quella della luce, il fattore di Lorentz tendente a +∞ farebbe sì che il tempo proprio fosse come rallentato o
bloccato a tale velocità.
I satelliti GPS si muovono a velocità elevate attorno all’orbita terrestre, circa 15000 km/h e il tempo misurato dal
satellite rispetto a quello terrestre è rallentato di circa 39 µs al giorno, un intervallo di tempo apparentemente
insignificante, ma che sarebbe sufficiente a modificare il funzionamento del GPS portando ad un errore, sulla
Terra, di diversi chilometri. Se non si tenesse conto degli effetti relativistici, i GPS e qualsiasi altro sistema di
localizzazione basato su satelliti, sarebbero inutilizzabili. Con la formula della dilatazione degli intervalli di
tempo si riesce a calcolare la differenza del tempo trascorso sulla Terra e quella del satellite, correggendo il
ritardo nel GPS, permettendo un corretto funzionamento con la precisione dell’ordine di qualche metro.
Sitografia:
 http://www.manuelacasasoli.altervista.org/pagine/approfondimenti/gps_einstein.html
 https://www.youmath.it/lezioni/fisica/teoria-della-relativita-ristretta/3402-forza-relativistica.html
 https://www.youmath.it/lezioni/fisica/teoria-della-relativita-ristretta/3408-conservazione-quantita-
di-moto-relativistica.html
 https://www.tomshw.it/altro/i-gps-non-funzionerebbero-senza-la-teoria-della-relativita/
 https://www.google.com/url?
sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahukewio5bzajo3pahvwyaykhvjuapwqfjabegqi
crab&url=http%3a%2f%2fwww.liceofermigaeta.it%2fweb%2fimages%2fstories
%2frelativit_ristretta_1_.pdf&usg=aovvaw3fjl9pl-qtqr_ygpuibybi
 https://www.google.com/url?
sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahukewjz5boeko3pahwyyqyk
hz-yas0qfjadegqibbab&url=https%3a%2f%2fit.wikipedia.org%2fwiki
%2fsistema_di_posizionamento_globale&usg=aovvaw3it-gejkyvxeuko9wrsn9u
 https://3dmetrica.it/gps-nel-rilievo-topografico/
 https://www.youmath.it/lezioni/fisica/moti-relativi/3357-principio-di-relativita-di-galileo.html

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