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Prefazione (di Jean Satre)

L’Europa ha assunto una velocità così pazza, disordinata. Fanon dice all’Europa che corre di farsi
un’autodiagnosi. Egli denuncia ai suoi fratelli le vecchie furbizie del vecchio continente “l’Europa
ha messo le mani nei nostri territori”.
Le nostre vittime ci conoscono dalle loro ferite. Poiché l’uomo non può spogliare un suo simile
senza reato, pongono a principio che il colonizzato non è simile all’uomo la violenza coloniale non
si ferma nel conquistare territori stranieri, ma cerca di disumanizzare i colonizzati, quindi esso
cerca di non farsi sottomettere.
Se resiste, i soldati sparano, se cede, si degrada non è più un uomo, disintegrano la sua persona.
Ed ecco traumatizzati i figli, che fin dalla giovane età hanno visto percuotere i propri padri.

Cap.1 Dalla violenza


È il colono ad aver creato il colonizzato, la decolonizzazione modifica l’essere.
I partiti nazionalisti rivendicano “il potere al proletariato”
Cos’è la violenza? E’ l’intuizione che hanno le masse colonizzate che la loro
da stupirsi, ma che il popolo angolese o quello algerino prendano le armi liberazione deve farsi, e
non può farsi se non con la forza.
Che il militarismo tedesco prende le armi per regolare i loro problemi di frontiera non c’è significa
che qualcosa è successo. Capiscono che è solo la violenza che può liberarli dall’oppressione
coloniale. Esiste un interessamento da parte delle grandi potenze per i paesi sottosviluppati; il
neutralismo, creazione della guerra fredda, se permette ai paesi sottosviluppati di ricevere aiuto
economico da entrambe le parti, non permette queste due parti di aiutare queste regioni come
necessario. Si contengono questi paesi.
Il lavoro del colono è di spezzare i sogni di liberazione del colonizzato. Per il colonizzato la vita può
sorgere soltanto dal cadavere del colono.
Il responsabile politico dei paesi sottosviluppati è sempre sul punto di chiamare alla lotta il popolo,
per lottare contro il colonialismo, contro la fame, contro l’analfabetismo e il sottosviluppo.

Cap.2 Grandezza e debolezza della spontaneità


I contadini odiano l’uomo cittadino, perché ha assunto sembianze francesi, veste come lui parla
come lui lavora con lui, tutto ciò costituisce l’abbandono del patrimonio nazionale. E’ l’opposizione
del colonizzato escluso dai vantaggi del colonialismo e quello che si arrangia e approfitta della
situazione coloniale. I sogni dei bambini di quei paesi non sono sogni di lusso che fanno i bambini
di città, ma sogni che ricordano combattenti che eroicamente hanno cercato di proteggere il loro
territorio.
Cap.3 Disavventure della coscienza nazionale
Il colonialismo dopo che trema dinanzi all’unita africana, riprende le sue dimensioni e riprende e
tenta di spezzare quella volontà. Cerca di mettere gli uni con gli altri; il colonialismo impiega senza
vergogna queste astuzie.
Un cittadino dell’africa nera passeggiando per le città dell’africa bianca si sente dire “negro” cioè
non è accettato, accusati di antropofagia e denigrati pesantemente.
La borghesia nazionale si vende sempre più alle compagnie straniere; gli scandali si moltiplicano, i
ministri si arricchiscono e anche l’agente di polizia e il doganiere partecipano a questa situazione
di corruzione; l’ostilità nei riguardi della borghesia quindi si manifesta.
Il nazionalismo si disgrega all’indomani dell’indipendenza; se si vuole davvero evitare al proprio
paese l’arretramento si deve passare rapidamente dalla coscienza nazionale alla coscienza politica
e sociale cioè una rinascita della nazione. Se la borghesia pensa solo al nazionalismo si proietta
verso vicissitudini e disavventure perché perde di vista la sua missione, perché andranno in contro
a crisi, malcontenti e a un popolo che non ha i diritti che gli spettano. La costruzione collettiva d’un
destino è l’assunzione di responsabilità all’altezza della storia; un governo, se deve essere
nazionale, deve governare attraverso il popolo per il popolo. Un leader, prima di preoccuparsi del
prestigio internazionale deve ridar dignità ad ogni uomo, arredare i cervelli.

Cap.4 Sulla cultura nazionale


E’ stato necessario che più di un colonizzato dicesse: “non può più continuare così”, è stato
necessario che più di una tribù si ribellasse, è stata necessaria più di una sommossa per far sì che
la liberazione iniziasse.
Cartier, giornalista francese, denuncia l’ostinazione della Francia ad accattivarsi gente che dovrà
nutrire mentre tanti francesi muoiono dalla fame.
“meglio fame in dignità che pane in servitù”
Quindi una volta visto che questo piano non funziona lo stato coloniale riprende i vecchi riflessi,
aumenta l’apparato di polizia, spedisce truppe e impianta un regime di terrore consono ai suoi
interessi.
I bianchi, che da sempre hanno cercato di imporre la propria cultura, hanno scaturito nel pensiero
e nel cuore del negro un senso di rivalsa e di valorizzazione del proprio passato, è necessario per il
negro rivendicare una cultura negra.

Cap.5 Guerra coloniale e disturbi mentali


In regola generale, la psichiatria clinica pone i diversi disturbi presentati dagli ammalati come
<psicosi reazionali>, così facendo, si va ad indagare sull’evento che ha generato la malattia.
Studiando i vari casi Fanon arriva alla conclusione che nella maggior parte dei casi l’evento
determinante è l’atmosfera sanguinosa e spietata della guerra.
Serie A (disturbi mentali di tipo reazionale dopo fatti ben precisi) – casi: donna violentata perché il
marito era ricercato, lei non dice niente ed è violentata per questo, il marito non riesce ad
accettarlo. Mai occupato di politica vede la sua regione presa di mira dagli attacchi francesi
vedendo morti e villaggi incendiati, dopo qualche giorno dichiara: “Dio è con me ma non lo è stato
con quelli morti, nella vita occorre ammazzare per non essere ammazzati, si nascondono tra di noi,
dobbiamo ammazzarli tutti, non sono algerini sono francesi e appena cerco di dormire entrano
nella mia stanza e vogliono uccidermi, ma io ucciderò tutti, donne bambini grandi piccoli cani gatti,
ucciderò tutti.” Un ispettore tortura moglie e figli, ereditando dai lavori di tortura svolti
contro gli algerini per ottenere informazioni; non voleva smettere di torturare, ma chiedeva un
aiuto per torturare i patrioti algerini senza rimorsi di coscienza.
Serie B (casi in cui l’evento determinante è anzitutto l’atmosfera di guerra) – casi: bambini algerini
che uccidono un loro compagno di scuola francese, risposte dei bambini: “non provo dispiacere
dal momento che loro vogliono ucciderci” - “algerini uccisi ogni giorno ma nessun europeo in
carcere”. Si incontrano disturbi di comportamento in giovani algerini di meno di 10 anni.

Conclusione
L’Europa, che parla sempre dell’uomo rendendolo intoccabile, lo massacra dovunque lo incontra,
in ogni parte del mondo; che in nome dell’< avventura spirituale > soffocò la quasi totalità
dell’umanità.
Quindi, fratelli, lasciamo l’Europa nelle mani di chi la rovinerà, non ispiriamoci ai modelli europei.
Se vogliamo che l’umanità avanzi di grado, occorre inventare, occorre scoprire. Per l’Europa, per
noi stessi e per l’umanità, bisogna rinnovarsi, sviluppare un pensiero nuovo, tentare di metter su
un UOMO NUOVO.

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