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Etica

Termine aristotelico, filosofia che studia l'agire umano con riferimento all'ultimo fine.
Due problemi che etica deve discutere e risolvere: 1)il problema critico cioè il fondamento e il
valore dei codici, dei principi, delle leggi, delle norme, delle percussioni morali esistenti. 2) Il
problema teoretico cioè quali condizioni rendono possibile l'azione morale in assoluto, cioè il
criterio di ciò che è morale ed immorale per l'uomo, qual è il fine ultimo della vita umana e i mezzi
più idonei per conseguito. 1e 2 sono intimamente connessi: il problema critico si sofferma sulla
morale corrente prima di passare a quello teoretico, impiantare sistematicamentela morale.
1) I Codici morali prescrivono doveri, leggi, norme che i membri della società sono tenuti ad
osservare. Ma se tali codici non sono suffragati da un'autorita' incontestabile ci si chiede
- perché e in che misura si sia tenuti ad osservare tali codici.
- Chi li ha stabiliti?
- Che valore hanno?
- Si possono cambiare? A chi spetta sostituirli?
- Tocca alla comunità, ai singoli o ai governanti?
Per i Sofisti i codici morali coincidono con quelli civili, creati dalla società e quindi convenzionali
(convenzionalismo).
Per Socrate i principi etici sono esigenze della natura umana , eguali per tutti gli uomini che li
conoscono intuitivamente (naturalismo).
A favore del convenzionalismo: epicurei, scettici, nominalisti, empiristi, positivisti, neopositivisti,
esistenzialisti, marxisti.
A favore del naturalismo: Platone,Aristotele, stoici, neoplatonici, la maggior parte dei Padri della
Chiesa e degli scolastici, gli idealisti, i neorealisti, i neotomisti.
Il problema teoretico verte sulle condizioni trascendentali dell'agire morale e sul criterio
supremo per distinguere il bene dal male.
Per tutti i filosofi sono 3 le condizioni trascendentale: LIBERTÀ, COSCIENZA, NORMA.
A) La prima è la libertà senza la quale non si può parlare di morale. Questa verità in Etica
nicomachea di Aristotele, poi ripresa dagli Scolastici, particolarmente da San Tommaso, da Cartesio
e da Kant. Kant vede nella libertà la conditio essendi della morale e fa di essa il primo postulato
della ragion pratica cioè della filosofia morale.
B) La seconda condizione trascendentale della morale è la COSCIENZA già implicita nella
liberta': perche' un'azione sia veramente libera è necessario che si conosca ciò che si fa. La morale
cristiana dice che, per essere grave, una azione peccaminosa deve essere compiuta con piena
avvertenza, con consapevolezza. L'assenza di coscienza può esser dovuta o a un errore riguardo a
ciò che si fa o a carenza di capacità raziocinativa.
C) La terza condizione trascendentale è la presenza di una NORMA quale principio direttivo
della libertà. Una libertà assoluta che rifiuti di sottostare a qualsiasi legge (Nietzsche e
Sartre) diviene una libertà amorale.
A quali norme deve sottostare la libertà?
Ci sono le morali teleologiche costruite sul principio del FINE: la funzione di criterio supremo al
fine ultimo della vita umana, la felicità.
Ci sono invece le morali deontologiche basate sul principio del DOVERE: viene assegnato il
ruolo di criterio supremo alla legge, al dovere.
Entrambi i principi - fine ultimo e dovere - hanno diverse interpretazioni: il fine ultimo può
essere il piacere o l'interesse, l'utile personale o quello della collettività; il dovere può basarsi su
leggi divine o naturali o civili. Da ciò consegue che possono svilupparsi vari tipi di morali sia
teleologiche che deontologiche.
Morali teleologiche: edonismo, utilitarismo, eudemonismo e l'etica dei valori.
Morali deontologiche: stoicismo e formalismo kantiano.
Alcuni filosofi rifiutano di costruire la morale su un principio assoluto, sia esso il fine o il dovere:
ammettono che l'uomo ha doveri, leggi e fini da compiere o realizzare ma essi sono mutabili da
un'epoca all'altra, da un luogo all'altro, da una cultura all'altra. Quindi solo etiche relativistiche o
situazionali. Tale posizione rinuncia a fornire una giustificazione plausibile a ciò che essenziale per
la morale il carattere di assoluta obbligatorietà almeno per i principi primi: fa' il bene o fa' il
male e ciò porta al relativismo.
Obiettivo della morale non è porre all'uomo freni o catene come pensava Nietzsche.
Scopo della morale è fare l'uomo aiutandolo a definire e a portare a compimento il sul suo
progetto di umanità. La morale nasce dalla natura umana, culturale, libera e progettuale e non
dall'esterno (da Dio, dalla società, dallaChiesa).
Usando il linguaggio kantiano la morale è di per sé autonoma: quando l'uomo agisce moralmente
obbedisce a se stesso e si autopromuove; anche le leggi della società e i comandamenti divini sono
morali se esplicitano ciò che è maggiormente conforme alle istanze proprie dell'uomo.
Morale teologica: ha di mira la realizzazione della natura umana elevata allo stato soprannaturale,
la “nuova creatura” di San Paolo per la quale non basta l'etica filosofica ma occorre seguire la
“legge di Cristo”, quella dell'amore verso Dio e verso il prossimo come verso se stessi, anzi
basandoci come il Signore ci ha amato.

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