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appropriate secondo la normativa vigente.

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Dedicato a C. che ha trasformato la mia vita
in qualcosa di meraviglioso
e ai miei genitori che mi hanno sempre sostenuto
e spronato a far si che questo mio sogno
si realizzasse e divenisse realtà.
Grazie

Il Pentagramma di Borsa è un nuovo e rivoluzionario metodo che considera il VOLUME come


l’unica via che accomuna il piccolo trader al grosso investitore istituzionale.
Gli istogrammi Prezzo-Volume, la spinta Volumetrica, il Volume Force oscillator, il Pannello di
Controllo dei Volumi ed il Pentagramma di Borsa, sono nuovissimi indicatori presentati nel libro
che permettono al trader di avvicinarsi ed osservare più da vicino ciò che i grossi investitori
istituzionali fanno. Viene spiegato l’utilizzo degli indicatori con numerosi esempi grafici. Il metodo
testato con esperienza diretta, può essere utilizzato per lo scalping, lo swing trading, o il trading di
posizione, rispondendo alle esigenze più diverse.
E’ applicabile indistintamente a futures, azioni o FOREX e consente di misurare in modo oggettivo
il flusso dei volumi, nonché il loro sbilanciamento rialzista/ribassista. Indubbiamente offre un
nuovissimo modo di concepire l’analisi tecnica, una via che una volta conosciuta difficilmente sarà
abbandonata.

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INDICE

Introduzione……………………………………………………………………pag. 6

Il Mercato………………………………………………………………………pag. 9
Cos’è il Mercato, come è strutturato, quali sono le regole che lo governano.
Chi sono i Players del mercato e quali variabili influiscono sulle quotazioni.

La Manifestazione d’interesse……………………………………….………pag. 15
Il Volume come manifestazione di interesse.
Grafici prezzo/tempo e grafici prezzo/Volume
Barre a volume costante
Accelerazione Volumetrica
Pressione nel Book
Oscillatori classici applicati ai grafici a volume costante
Volume Control Panel
Volume Force Oscillator

Market Profile® Vs. Volume Profile………………………………….….…pag. 47


Come nasce il Market Profile® e su quali presupposti
Similitudini con il Volume Profile
Point of Control Vs. Picco di Volume
Value Area del Market Profile® Vs. Value Area del Volume Profile

Un Pentagramma molto particolare………………………………………....pag. 63


La statistica applicata ai Volumi di Borsa
Istogramma prezzo / Volume
La funzione di Ripartizione statistica e sue percentuali
Istogramma sbilanciato e SKEW
Il Pentagramma di Borsa

Applicazione del Metodo all’Operatività……………………………..……..pag. 77


Esempio operativi con sbilanciamento a favore
Effetto “Salvatori”
Esempi operativi

Tolleranza al rischio e Stop Loss ...……………………………………….…pag.103


Nuova concezione di Stop Loss in funzione delle probabilità statistiche
Tolleranza al rischio con probabilità a favore del trend
Esempi pratici
Picco di Volume a protezione della posizione
SKEW Flip

Operazioni Contro Trend………………………………………………..….pag. 115


Il rischio di Operazioni contro Trend
Quando operare contro trend
Come comportarsi in operazioni contro trend
Esempi pratici di operazioni contro trend

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Particolari Operativi………………………………………………….……..pag. 125
I livelli significativi del Pentagramma nell’operatività
Pentagramma giornaliero, settimanale, mensile, annuale e Custom
Utilizzo del pentagramma per operatività diversa dall’intraday
Utilizzo del pentagramma su titoli azionari

Pentagramma e FOREX…………………………………………………….pag. 138

Glossario…………………………………….………………………………..pag. 144

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INTRODUZIONE

Maggio 2009, mi trovo qui davanti alla tastiera e al monitor del mio computer nell’intento di fare
una cosa che non ho mai fatto prima, ovvero scrivere un libro e se non bastasse, un libro che parli di
Borsa e di mercati finanziari.
Il perché di questo nasce da un fatto concreto che ormai da tempo mi capita sempre più spesso,
ovvero rispondere alle migliaia di domande fatte da amici e conoscenti in merito alla borsa, a come
ci si deve comportare, a cosa bisognerebbe guardare per imparare e capire o ancor più
semplicemente in cosa bisognerebbe investire.
Queste persone mi pongono queste domande in quanto ormai da più di dieci anni, seguo i mercati
finanziari con una certa assiduità e costanza, al punto tale da trasformare questa mia passione nel
mio lavoro.
Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo meglio di capire chi sono.
Il mio nome è Gianluca Salvatori, ho trentacinque anni ed ho una passione sfrenata per tutto quello
che riguarda la finanza ed i mercati. Questa passione, nasce all’epoca dell’università grazie al
professore di Finanza aziendale che all’inizio del corso mise noi frequentanti in competizione,
mettendoci a disposizione del denaro virtuale e dicendoci: “ Avete 100 milioni (all’epoca c’erano
ancora le Lire). Cercate di investirli nel modo più proficuo possibile e scrivete su un foglio come e
dove li investireste. Consegnatemi il foglio, e a fine anno vedremo chi ha fatto fruttare il suo
investimento nel miglior modo. Chi otterrà il miglior risultato, riceverà un premio da parte mia.
Chi si azzarda ad investire in semplici BOT……..lo boccio !!!! “.
Fui così costretto a cercare un’ipotesi di investimento che fosse piuttosto remunerativa, ma non
avevo la più pallida idea di cosa guardare, cosa cercare o a quale settore rivolgermi. Decisi quindi di
leggere il Sole 24 ore cercando qualche spunto operativo e quella curiosità iniziale, mi spalancò la
porta su un mondo tra i più affascinanti che giorno dopo giorno mi rapì fino ad arrivare ad oggi.
Dopo la laurea in Economia, iniziai facendo il promotore finanziario, ma la strada fu breve in
quanto la mia idea di quell’attività non corrispondeva con quella che il sistema gli ha attribuito,
ovvero io pensavo di poter fare l’analista dei mercati e quindi in conseguenza di ciò supportare le
decisioni dei clienti con le mie conoscenze, mentre nella maggioranza dei casi, con poche eccezioni,
quello che si chiede ad un promotore è semplicemente vendere i propri prodotti per guadagnare
provvigioni sulle commissioni di vendita, mettendo in secondo piano la formazione ed il supporto
decisionale che portano a determinate scelte d’investimento. In molti casi, si potrebbe definire il
promotore come un rappresentante che fa fatturato vendendo i suoi prodotti finanziari porta a porta,
a prescindere dal periodo e dalla congiuntura economica in cui si trova. Nel frattempo ho continuato
a studiare analisi tecnica e le sue applicazioni, ed ho approfondito tramite corsi privati lo studio
dell’analisi statistico-quantitativa per la gestione di portafogli finanziari, che mi ha permesso di
imparare a valutare con criterio scientifico l’allocazione di un portafoglio finanziario, tralasciando
la metodologia naïf di improvvisazione ed investimento senza base scientifica.
Decisi quindi di abbandonare l’attività di promotore dopo aver ricevuto un’offerta di lavoro nel
settore bancario, all’interno dell’ufficio investimenti e gestione di portafoglio di una grossa realtà
nel panorama finanziario italiano, proprio grazie a quegli studi privati sull’analisi statistica applicata
ai portafogli finanziari. Nel frattempo non ho mai lasciato la mia passione iniziale ovvero lo studio
della finanza reale, quella fatta di investimenti diretti sul mercato, analisi grafiche e scelte operative
supportate da probabilità statistiche. Tutte le sere tornavo a casa e mi mettevo sui computer a
studiare grafici, leggere libri, raccogliere informazioni in rete e studiare per imparare ad operare in
modo ottimale e magari diventare “uno di quelli tosti”.
Anche in ufficio ho sempre avuto sul “Desk”, il mio portatile collegato con la borsa, con i titoli che
seguivo e le mie metodologie di analisi quantitativa, per non perdere mai il contatto con il mercato e
imparare semplicemente osservando, in quanto il vero segreto per capire questo misterioso mondo,
è quello di osservarlo costantemente.

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Alla fine dopo anni di studio, di analisi e dopo aver scrutato migliaia di grafici diversi per migliaia
di ore, mi sono reso conto che quello che dapprima era un hobby, iniziava a mettermi nella
condizione economica di poter scegliere cosa fare e quindi mi si pose il quesito se mollare un posto
sicuro oppure finalmente fare il trader di professione a tempo pieno.
La scelta inizialmente fu difficile e combattuta, ma oggi sono molto contento di quello che ho fatto
e mi viene da sorridere quando incontro persone che alla domanda: “cosa fai nella vita ?”, rispondo:
“Faccio il TRADER” e leggo nelle loro facce delle espressioni di stupore miste a incomprensione,
a cui segue quasi sempre la seconda domanda: ……… “ Fai cosa ….???? ” .
Al che mi trovo sempre a dover spiegare cosa significhi fare il Trader.
Ora però, dopo avervi raccontato la mia breve storia, torniamo al motivo principale che mi ha spinto
a scrivere questo libro, ovvero la strada da seguire per avvicinarsi nel miglior modo al mercato,
evitando il più possibile di farsi del male e di incappare in errori che spesso vengono pagati a caro,
carissimo prezzo.
E’ infatti opinione comune che chi ha capacità nel saper scegliere i giusti titoli azionari, i giusti
investimenti seguendo il mercato azionario, sia uno che fa soldi e li faccia facilmente. Vi assicuro
invece che il settore è forse tra i più difficili se non il più difficile, e chi guadagna oggi, non è detto
che lo faccia in modo ripetuto e continuo nel tempo. Ogni giorno si è messi alla prova in una dura
lotta non tanto contro il mercato, come molti pensano, ma contro se stessi e le proprie convinzioni.
Si esatto, è una lotta con se stessi in quanto al mercato interessa ben poco di quali siano le nostre
idee e se siamo più o meno convinti che il tale titolo azionario o il tale indice deve salire; il mercato
che spesso tendiamo ad identificare come una identità astratta, un “Lui” che a giorni ci sta
simpatico, mentre altri lo malediciamo, è dato dall’insieme delle nostre idee e convinzioni,
rappresentate con una manifestazione finanziaria di tali convinzioni, ovvero i soldi che siamo
disposti a metterci in quelle stesse idee. Spesso infatti chi fa trading tende a dimenticare chi è o
meglio cos’è il MERCATO e questo secondo me è il peggior errore che si possa commettere o
tralasciare nel momento in cui si decide di metterci dei soldi.
Se ci ricordassimo in ogni istante che il Mercato siamo noi, e che a fronte di chi compera qualcosa,
ci deve essere per forza qualcun altro dalla parte opposta che ha idee opposte alle nostre e quindi
vende quella stessa cosa, ci si renderebbe spesso conto che sbagliare è umano e che quando cento
vendono e uno solo compera, e quel singolo siamo proprio “noi”, forse si avrebbe quella forza di
saper cambiare per tempo idea limitando i danni.
Accade invece che ci dimentichiamo di cosa sia il mercato, della sua struttura e del suo
funzionamento e quindi pensiamo che sia un’entità diversa da noi, che possiamo battere e quando
invece è lui che ci punisce, rimaniamo legati con forza alla nostra idea iniziale trasformando delle
piccole e gestibili perdite, in enormi disastri.
In situazioni diverse, il buon senso ci spingerebbe ad avere un atteggiamento in linea con la massa,
in questo particolare caso, essendoci in ballo i nostri soldi e ancor di più le nostre convinzioni, ed il
nostro “EGO”, quando ci troviamo controcorrente, tendiamo a resistere con la forza di un titano,
fino al punto in cui la realtà prende il sopravvento e ci catapulta in un solo istante in una situazione
psicologica di sconforto totale e depressione per aver perso sia del denaro, sia la nostra lotta contro
il mercato. Si perché il meccanismo mentale che ci mette in competizione contro qualcosa o
qualcuno, ci spinge a vederlo come un avversario e quindi a combatterlo o a voler avere ragione di
lui, anche quando a lui non interessa affatto ciò che noi facciamo e ci passa sopra come un rullo
compressore senza rimorsi o remore.
E’ infatti proprio questo meccanismo mentale di competizione, di voler far prevalere il nostro iO, di
non voler distoglierci dal denaro che fino a qualche tempo prima ci apparteneva, ma che ora è stato
lasciato al mercato, quel NOSTRO denaro che è diverso da quello degli altri perché è proprio il
nostro, risparmiato con fatica, che se ne và con la nostra idea di aver ragione del mercato, il vero
grande ostacolo nel trading.
E’ mio obiettivo quindi con questo libro, cercare di portare a conoscenza di chi si avvicina a questo
fantastico mondo, quella che io ritengo la giusta via o meglio la mia via, al fine di evitare quegli

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errori di esperienza che tutti devono comunque commettere, ma magari farlo in modo
economicamente e psicologicamente meno doloroso.

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IL MERCATO

Ora cerchiamo di spiegare cos’è il mercato, il suo funzionamento, la logica e le regole che lo
governano, per capire e studiare bene il campo di gioco in cui andremo ad operare.
Fare trading infatti è paragonabile ad uno sport in cui è importante rispettare delle regole al fine di
salvaguardare la nostra incolumità, regole che se ben assimilate ci consentono di divertirci e magari
di “vincere”, ma che se tralasciate, possono portare alla nostra completa disfatta, in questo caso
finanziaria.
Per mercato quindi si intende quel luogo in cui si incontrano le varie proposte di acquisto e vendita
relative ad un determinato strumento finanziario, sia esso un’azione, una obbligazione, un contratto
future o quant’altro.
Un tempo questo luogo esisteva realmente ed i rappresentanti delle proposte di acquisto e vendita
erano persone fisiche reali che con gesti delle mani riuscivano a comunicare a distanza ad una
velocità notevole, creando lo scambio tra acquirenti e venditori. Questo era il meccanismo del
mercato detto “alle grida” che ormai è praticamente scomparso, se non nell’unico caso rimasto di
borsa delle merci di Chicago, il CBOT o Chicago Board of Trade, che è una importantissima piazza
in cui vengono scambiati beni reali o commodities, quali oro, succo d’arancio, semi di soia ecc…

Oggi invece i restanti mercati, grazie all’informatica, sono diventati telematici, ovvero quelle
proposte di acquisto e vendita, vengo automaticamente inserite all’interno di canali dedicati
velocissimi, con un semplice click del computer, accodando le varie richieste di acquisto e vendita,
fino al loro punto di incontro che ne determina il prezzo eseguito o prezzo di mercato in quel
preciso momento.
Ed è proprio da questo che cercheremo di capire come si fa ad acquistare o a vendere uno strumento
finanziario, partendo proprio dalle offerte di acquisto o prezzo offerto per acquistarlo e la loro
controparte o domanda di vendita o prezzo domandato dai possessori per vendere un bene.
Il mercato infatti si divide in acquirenti e venditori che trovano il loro accordo e quindi il prezzo che
soddisfa entrambi, attraverso il meccanismo dell’asta in cui chi vuole possedere il bene, fa una
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offerta che lui ritiene equa e giusta, mentre chi il bene lo possiede e lo vuole vendere, domanda un
prezzo che lo soddisfi per liberarsene. Quando entrambe le parti trovano un accordo su un prezzo
che li accontenti, il prezzo viene battuto e lo scambio avviene, determinando il valore che in quel
momento il mercato valuta come corretto, “fair”.
Abbiamo così evidenziato un fattore che con il tempo molti tendono a dimenticare, ovvero che il
mercato è composto di persone che nello stesso istante valutano in modo diametralmente opposto
un determinato bene o strumento finanziario. Questa valutazione viene fatta dalla persona che
effettua la proposta, pertanto è soggetta a tutti quei condizionamenti che possono influire sulla
determinazione del prezzo, quali ansia, paura di perdere denaro, avidità, desiderio di guadagnare
ancora di più ecc…
Il prezzo infatti è determinato dalla nostra volontà, la quale a sua volta è soggetta al nostro “io” ed
ai nostri condizionamenti.
Esiste una teoria economica che sostiene che in un mercato efficiente, uno strumento finanziario è
sempre equamente prezzato e che solo chi dispone di informazioni riservate ha la possibilità di agire
d’anticipo battendo il mercato. Questa teoria necessita del requisito di efficienza del mercato,
ovvero di simmetria informativa tra gli operatori ed elevati volumi di scambi tali da non consentire
un condizionamento dei prezzi da parte di singoli.
In questa ipotetica situazione, il prezzo difficilmente oscilla oltre certi limiti ed anzi il mercato
riesce sempre a fornire una valutazione adeguata con le informazioni disponibili in quel momento e
quindi il prezzo si dice in equilibrio, proprio perché quelle informazioni sono accessibili a tutti.
Purtroppo la realtà ha dimostrato che questa teoria non è affatto realistica in quanto esistono dei
condizionamenti tali da influire anche pesantemente sulla formazione del prezzo, per cui si è stati
costretti a passare alla definizione di efficienza semi-forte, in quanto non tutti riescono a fornire una
giusta valutazione del mercato nello stesso momento e quindi a prendere le relative decisioni
operative in modo uguale .
A mio avviso anche questa è errata come teoria in quanto un mercato non è ne inefficiente, ne
efficiente, ne semi-efficiente, ma semplicemente soggetto alla psicologia umana e pertanto variabile
e non predeterminabile.
Avete mai visto voi un essere umano che subisce interferenze esogene diverse, comportarsi sempre
nello stesso identico modo ripetutamente nel tempo? Non credo, e sicuramente non un soggetto
astratto composto da una pluralità di individui e di volontà diverse tra loro che agiscono sulla stessa
piazza.
Domandatevi questo……..
Se l’undici settembre 2001, il mercato fosse stato efficiente e quindi equamente prezzato nella sua
valutazione economica, pensate che l’attentato alle torri gemelle di cui tutti conosciamo la triste
storia, avrebbe influenzato la valutazione economica di tutti i settori industriali da lì ai successivi
giorni ?
Oppure la paura di ciò che sarebbe potuto accadere, oltre quanto realmente accaduto, ha
decisamente influenzato le decisioni d’investimento degli operatori, che hanno reagito umanamente
vendendo in preda al panico, pensando di perdere tutto di lì a poco ?
Se credete che la seconda ipotesi si quella corretta, allora anche voi siete d’accordo con me sul fatto
che il mercato è fatto da persone e quindi è condizionato da tutto ciò che influenza in positivo ed in
negativo la psiche umana, quali paura, euforia, incertezza ecc…..ed i valori economici in alcuni
momenti acquistano rilevanza secondaria, rispetto al fattore umano.
Capire questo concetto e porlo come pilastro alla base delle nostre scelte operative, è di
fondamentale importanza, perché ci consente di vedere quel lato umano del mercato che spesso si
dimentica, ma che quando lo si incontra è importante ricordare e conoscere nelle sue specifiche per
poterlo gestire.
E’ infatti risaputo che le psiche umana in situazioni non preventivate ed improvvise, tende ad agire
per eccessi, ovvero tende ad esagerare sia in positivo (euforia) che in negativo (sconforto) le
prospettive conseguenti a quel determinato accadimento. Pertanto è stato naturale dopo un attentato

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terroristico come quello dell’11 settembre 2001, vedere oscillazioni negative di parecchi punti
percentuali ripetute su più giorni, o meglio seguendo lo schema appena enunciato, il
comportamento del mercato conseguente a tale accadimento, ha rispecchiato pienamente
l’atteggiamento umano tipico delle fasi di panico.
Questo è storicamente riscontrabile non solo in quello specifico caso, ma in tutti quelli in cui ci si è
trovati di fronte ad eventi improvvisi e non preventivati con cui il mercato ha dovuto
necessariamente fare i conti. Quello che varia, è l’entità della reazione conseguente all’evento non
atteso.

Indice del mercato tedesco DAX 30. Grafico giornaliero

Indice USA – Dow Jones. Scala giornaliera. Crollo del 1987 (-30% in un solo giorno).

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In situazione di tranquillità, in cui l’uomo ha il tempo e la capacità di elaborare le informazioni
esterne che riceve, fornisce risposte e quindi comportamenti in conseguenza degli input, tanto più
razionali quanto più è la capacità di elaborare quelle informazioni. Nel caso in cui invece gli input
ricevuti sono assolutamente non preventivati, improvvisi e contrastanti con il quadro ipotizzato, la
reazione risulta prevalentemente emotiva e quindi tende ad essere esagerata nella sua entità.
Facciamo un esempio, in cui si suppone che vi troviate alla guida di un auto, mentre percorrete il
vostro tragitto tranquillamente.
In lontananza vedete una curva in fondo al rettilineo e come naturale, all’approssimarsi di questa
iniziate a rallentare e vi preparate ad effettuare la svolta, senza subire alcuna alterazione emotiva in
quanto avete coscienza di ciò che state facendo, di ciò che vi trovate di fronte e quindi sapete bene
come comportarvi per rimanere in una situazione di sicurezza nel percorso. Avete quindi un
atteggiamento razionale che vi consente di dominare l’azione presente e di ipotizzare il futuro di lì a
breve garantendo la vostra incolumità.
Ora supponete che nel percorrere quella stessa curva, troviate d’improvviso senza segnalazione un
fondo pesantemente viscido e scivoloso che vi fa sbandare e vi fa perdere aderenza ed il controllo
dell’auto. Vi trovate quindi in una situazione di pericolo improvviso non preventivato, di mancato
controllo e la reazione umana che tutti avrebbero, è istintiva, irrazionale, ed esclusivamente guidata
dall’emotività, ovvero frenare violentemente e sterzare in modo brusco nella direzione della curva,
nella speranza di riprendere il controllo dell’auto e della traiettoria impostata inizialmente. Non a
caso i sistemi elettronici di sicurezza attiva installati nelle auto sono stati creati proprio per far
gestire al computer privo di emotività gli equilibri e le risposte derivanti dall’auto, dall’ABS
all’ESP al traction control ecc….. Questa reazione incontrollata e non preventivata con molta
probabilità vi porterebbe ad innescare un testa-coda dell’auto, provocando in voi una situazione di
momentaneo panico che vi lascerebbe senza capacità di reazione, in cui la vostra mente rimane
proiettata sullo schema iniziale di percorrenza e non riesce ad elaborare in modo tempestivo le
nuove informazioni derivanti dalla nuova situazione di pericolo non preventivato.
La cosa corretta da fare invece, sarebbe quella di controsterzare durante la sbandata nella direzione
opposta della curva, in modo da controbilanciare il movimento dell’auto e quindi di riprendere il
controllo, senza toccare assolutamente i freni che anzi enfatizzerebbero la sbandata.
Lo stesso accade sul mercato, quando si incorre in situazioni non precedentemente studiate e
preparate, che ci pongono in uno stato confusionale, lasciandoci momentaneamente privi di capacità
razionale.
Queste purtroppo sono situazioni in cui possiamo trovarci spesso, ma che se elaborate ed ipotizzate
in anticipo nel modus operandi della gestione delle emergenze, ci lasciano quel sufficiente margine
d’azione per limitare al minimo i danni e mantenere il controllo.
In sostanza, non ci dobbiamo mai dimenticare che il mercato può diventare imprevedibile in
qualsiasi momento e che quello che noi ipotizziamo possa accadere, può essere smentito in ogni
istante ed anzi può facilmente accadere l’opposto di ciò che invece pensavamo noi.
Dobbiamo quindi enfatizzare al massimo la componente razionale, cercando di limitare quanto più
possibile la componente umana e questo può significare di tornare sui propri passi e rivedere le
proprie valutazioni, accettando a volte anche la possibilità di aver sbagliato.
Purtroppo per noi che operiamo in questo settore, il mercato è fatto di persone e le persone possono
diventare imprevedibili in un istante, è quindi nostra premura tenere sempre in considerazione
questo fattore ed in caso disporre sempre di un’ancora di salvezza che ci permetta di uscire da una
situazione di emergenza con i minori danni possibili, pronti per cogliere la prossima occasione.

Una volta fatta propria questa convinzione, è importante capire chi sono i player del mercato,
ovvero da chi è composto, in che misura e con quale peso.
Si, è importante sapere questo perché, pur essendo formato dalla volontà di più persone, non tutte
hanno lo stesso peso e sicuramente questi pesi non sono distribuiti equamente.

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Il piccolo trader da casa, ha la facoltà di muovere pochi soldi e quindi ha un’influenza decisamente
inferiore alla capacità di una banca che dispone di capitali ben diversi.
Oltretutto, per quanto il trader possa essere bravo, non dispone certamente della capacità di studio
di una banca d’investimento la quale spende centinaia di migliaia di euro all’anno in analisi di
bilancio che custodisce gelosamente, in analisti specializzati in singoli settori e spesso utilizzati per
studiare singole o poche realtà contemporaneamente.
Sarebbe alquanto presuntuoso da parte nostra pensare di poter riuscire a valutare correttamente in
autonomia un titolo o peggio un settore completo o addirittura l’intero mercato, quando grossi
istituti finanziari per fare ciò impiegano praticamente un esercito di analisti e centri studi
specializzati oltre a milioni di euro, ed inoltre faremmo bene a renderci conto che divulgano tali
informazioni al mercato, se e quando le divulgano, solo quando sono ormai decisamente obsolete e
tardive. Di certo non si mettono a fare beneficienza a proprie spese per distribuire informazioni al
fine del bene della comunità, informazioni che per loro sono di fondamentale importanza e che
come abbiamo detto pagano a caro prezzo.
Quindi grazie a queste analisi dal carattere privilegiato di cui le banche d’investimento dispongono,
esse hanno la capacità di riuscire a fare per tempo valutazioni economiche di rilievo, e quindi di
poter investire a volte anche pesantemente nei settori o nei titoli che ritengono potenzialmente più
remunerativi, o viceversa di uscire da settori o titoli non ritenuti più attraenti.
Questo crea una situazione di decisa disparità sul campo, a cui il piccolo trader o investitore privato
deve forzatamente sottostare in virtù della sua limitata capacità di analisi.
Ma l’errore in cui la gente comune solitamente incorre e anzi proprio erroneamente cerca di fare, è
quello di utilizzare la stessa metodologia di analisi e quindi di scelta delle grosse banche, ovvero
pensare di riuscire a valutare un investimento in funzione della sua attrattività economica e
valutazione del business.
Il piccolo risparmiatore, come anche il trader, non ha assolutamente i mezzi per competere con le
grosse banche, ma esiste un fattore che li accomuna e che obbliga entrambi a passare sulla stessa
strada nel momento in cui decidono di effettuare una determinata scelta finanziaria.
Questo fattore, è l’acquisto o la vendita di quel determinato titolo azionario, indice, future o
quant’altro e della dimostrazione palese di quanto si crede in quella scelta, in funzione del capitale
che si è disposti a rischiare per essa.
Esiste infatti un indice di misurazione chiamato VOLUME che se analizzato e correttamente letto,
consente al piccolo di capire in che modo si stia muovendo il grosso e quindi di poterlo inseguire
nelle sue scelte.
Badate bene, ho scritto seguire e non precedere. Pensare di precederlo, personalmente credo sia
pura follia, in quanto in questo settore la differenza la fa il denaro e la capacità di disporne e quindi
è evidente che i primi player sono e rimarranno gli investitori istituzionali; a noi piccoli rimane solo
la possibilità di saperli seguire e adeguarci alle loro decisioni per tempo, ma vi assicuro che poter
riuscire a mangiare anche solo una porzione della torta che mangiano i grossi è assai soddisfacente e
remunerativo.
Riprendendo il concetto di volume, esso non è altro che l’ammontare dei pezzi scambiati di un
qualsiasi strumento finanziario, ovvero il quantitativo nell’arco di un determinato periodo. Pertanto
sia il grosso che il piccolo, se hanno un qualche interesse in uno specifico strumento, sono obbligati
a comperare o vendere quello stesso strumento, con la differenza che il grosso quando si muove,
sposta volumi e quindi quantità decisamente diverse dal piccolo, lasciando delle chiare tracce.
Fare attenzione a questo fattore quindi, ci consente di cogliere delle eventuali anomalie o distorsioni
sul mercato ed in funzione di ciò poter fare delle considerazioni degne di nota su basi oggettive e
razionali.
Quando ad esempio ci si rende conto che un qualsiasi titolo azionario, inizia a salire piano, senza
grandi strappi, ma i volumi scambiati di quel titolo iniziano ad essere considerevoli e superiori alla
media, allora significa che qualcosa si sta muovendo, significa che qualcuno ha messo gli occhi su
quel titolo per un motivo o per un altro e probabilmente di lì a poco subirà un’oscillazione marcata

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o comunque intraprenderà un cammino con una tendenza ben definita. Questo è sicuramente valido
sia per un trend al rialzo, come anche per un trend al ribasso, nel caso in cui il titolo venga
pesantemente venduto e quindi i volumi in vendita siano superiori alla media.
Tenere in mente questo concetto, è fondamentale in quanto spesso i volumi vengono considerati
secondari, o comunque lasciati a margine di un’analisi, mentre a mio avviso sono un fattore da cui
non si può assolutamente prescindere, specie grazie alle moderne tecnologie di analisi.
Infatti quando una grossa banca decide di entrare in un mercato o su un titolo, lo fa perché ritiene
equo e giusto quel livello di prezzo per il suo obiettivo d’investimento e ad ogni tentativo in cui il
mercato tenterà di attaccare quel prezzo, cercando di spingerlo sotto quel livello, la banca difenderà
il suo prezzo impedendo che quel titolo si allontani, nell’ottica di salvaguardare il suo investimento.
In sostanza la banca o le grosse istituzioni finanziarie dispongono di una “potenza di fuoco” in
termini monetari decisamente diversa da quella di un qualsiasi privato, per quanto danaroso egli
possa essere, e difendono le loro prese di posizione, così come un esercito difende il proprio fortino
sul campo di battaglia, costruendo in caso un muro protettivo tanto più spesso, tanto maggiore è
l’entità finanziaria dell’istituzione che ha effettuato quell’investimento, in grado di contenere
eventuali assalti contro la sua incolumità finanziaria.
In questo modo, solo una banca delle dimensioni uguali o maggiori di quella che ha creato quella
barriera protettiva, o una potenza di fuoco “monetaria” superiore o di pari entità avrà la forza di
contrastare ed in caso abbattere quel livello di prezzo e quel “muro”, mentre tutti gli altri troveranno
sicuramente un ostacolo arduo e ben più grosso rispetto alle loro potenzialità.
Questo concetto, partendo dall’analisi dei volumi, consente quindi di testare il polso del mercato e
misurare il reale interesse di una istituzione finanziaria in quel determinato investimento, e quindi
consente anche al piccolo investitore, attraverso l’osservazione dei volumi, di scorgere delle
anomalie ed in caso di approfittarne seguendo il flusso dei grossi players.

In quest’ottica dunque, il MERCATO assume un aspetto che non bisogna mai dimenticare e da cui
non si può assolutamente prescindere quando si effettuano scelte finanziarie.

Riassumiamo le principali caratteristiche:

 Il mercato è composto di persone


 Le persone sono soggette a pressioni emotive che ne influenzano il comportamento
 Il mercato risulta gestibile per buona parte del tempo, ma capita che si presentino
accadimenti imprevedibili che rendono lo stesso assolutamente incontrollabile.
 Sul mercato nello stesso istante sono presenti operatori che hanno visioni contrapposte della
stessa cosa.
 I players del mercato influiscono in modo differente in proporzione alla loro disponibilità
finanziaria.
 Le capacità di analisi degli investitori istituzionali sono di gran lunga superiori rispetto a
quelle del singolo investitore privato.
 Combattere il mercato è estremamente pericoloso dal punto di vista finanziario, molto più
intelligente assecondarlo.

Fatte queste premesse, possiamo dunque osservare che muoversi nei meandri della finanza, facendo
trading, non è poi così “impossibile”, basta non dimenticarsi mai queste regole ed anzi approfittare
di queste per sfruttarle a nostro favore.
Ora andremo ad analizzare e sviscerare ciascun aspetto, per imparare a leggere il mercato nel modo
più corretto ed intelligente, per poi creare una strategia operativa che ci consenta di cavalcarlo e
quindi di creare profitto.

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La manifestazione d’interesse
“Potrete ingannare tutti per un po', potrete ingannare qualcuno per sempre, ma non potrete
ingannare tutti per sempre” (Abraham Lincoln)

Abbiamo visto che il mercato è composto da una pluralità di persone, ognuna di queste spinta da
intenzioni differenti fra loro e con obiettivi diversi. Ora affronteremo in concreto un concetto che in
passato veniva sottinteso ma proprio per questo, spesso passava in secondo piano. Mi riferisco ai
volumi, ovvero alle quantità scambiate di un determinato strumento finanziario.
Il concetto di volume è sempre stato presente nell’analisi tecnica, ma solo negli ultimissimi anni,
grazie all’avvento dei nuovi software che consentono una estrema versatilità e flessibilità grafica e
di utilizzo e delle nuove tecnologie e flusso dati, questi hanno acquisito una rilevanza che prima non
avevano e personalmente solo da un paio di anni e dopo aver osservato indicatori, analisi e sviluppi
di altri traders e di altri softwares, in particolare americani da cui ho preso spunto e che mi hanno
fornito materiale da sviluppare e su cui riflettere, ho imparato a leggere il mercato con un’ottica che
prima mi sfuggiva, ed ho imparato ad attribuire al concetto di volume un significato oggettivamente
più chiaro e concreto.
Ho sempre avuto l’idea e la convinzione che ci fosse un modo diverso da quello “classico” di
analizzare i volumi, che potesse fornire delle informazioni più accurate e complete sulla profondità
e sullo spessore che il mercato acquisisce in determinati momenti, ma non sono mai riuscito a
trovare un metodo di lettura valido che mi consentisse una fruizione oggettiva di queste
informazioni. Sicuramente, il merito di aver analizzato per primi in modo approfondito il significato
dei volumi e le sue implicazioni tecniche nello sviluppo di un’analisi, va ai precursori di questa mia
convinzione, ed agli sviluppatori di questi software di larghissimo utilizzo negli Stati Uniti, tra cui
tra i più rinomati Investor Rt, Market Delta, X_Trader, Tradestation o enSign e ad alcuni bravissimi
traders e programmatori conosciuti nei diversi forum specifici della materia, dai nomi a volte
impronunciabili che ancor prima di me avevano intuito e percorso il cammino di quanto appena
descritto, e grazie ai loro studi ho potuto collegare e sviluppare in un unico lavoro, varie
metodologie ed indicatori utilizzati ma spesso non correlati gli uni con gli altri, anzi spesso parziali
in quanto non sinergici nella loro singolarità, ma altamente profittevoli una volta che vengono
riuniti, seguendo un ottica decisamente al di fuori degli schemi classici.
Va pertanto a questi sviluppatori principalmente americani, che già da oltre un decennio hanno
creato le basi, oggi ampiamente disponibili, il mio ringraziamento e la mia stima.
Infatti agli albori dell’analisi tecnica, gli studi venivano eseguiti su grafici giornalieri in quanto la
disponibilità di dati in tempo reale era praticamente inesistente. A fine giornata venivano registrate
le singole transazioni fatte nel mercato alle grida e si contabilizzava, sempre a fine giornata, il
controvalore complessivo degli scambi. Pertanto i due dati trovavano un accorpamento solo a
mercati chiusi, in cui si comunicava l’oscillazione dei prezzi ed il totale del controvalore degli
scambi effettuati.
Con il passare del tempo e l’avvento delle nuove tecnologie, si è assistito ad una evoluzione di
questo aspetto, ovvero il mercato dalle Grida è divenuto telematico e quindi il flusso dati relativo
agli scambi è stato automatizzato e notevolmente velocizzato. Questo ha consentito di snellire il
carico di lavoro e quindi ha permesso la fruibilità di maggiori informazioni, non più solo a fine
giornata, ma anche durante la trattazione degli scambi. Questi divenuti telematici, potevano essere
trasmessi velocemente da un PC ad un altro e quindi divenne possibile effettuare analisi anche a
livello INTRADAY o infra-giornaliero.
Il problema è che per anni furono analizzati dati giornalieri ed in conseguenza di ciò, furono creati
indicatori ed algoritmi di analisi per il tipo di dati presenti e fruibili in quei momenti. Si è creata
quindi tutta una letteratura in materia che prediligeva un’analisi del prezzo in funzione del tempo e

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delle sue oscillazioni subordinando nell’importanza i volumi trattati, in quanto rappresentati sino ad
allora in forma di aggregato della singola giornata. L’analisi del mercato era per così dire “prezzo
centrica” anziché “volume centrica”.
Con l’avvento dei dati telematici e di internet, è però stato possibile poter disporre non solo del
prezzo scambiato a fine giornata con il relativo volume aggregato, ma addirittura del prezzo
scambiato nel singolo istante-secondo ed il relativo volume o quantità scambiata in quel secondo.
Questo ha consentito un notevole salto in avanti nel concetto di analisi tecnica, in quanto non è più
stato possibile analizzare solo la singola giornata, ma ora la si può scomporre in ogni singolo
frammento temporale che la compone, fornendo una quantità tale di informazioni che prima erano
completamente assenti, ma che oggi possono essere sfruttate largamente, fornendo all’analisi un
nuovo punto di osservazione molto più evoluto ed avvantaggiato rispetto al passato.
Concettualmente se si vuole fare un esempio, è come se si fosse passati da una osservazione
attraverso la lente di ingrandimento prima, per approdare all’utilizzo del microscopio elettronico
poi, con tutte le sue evoluzioni e conseguenze che questo può comportare.
E’ però rimasta una letteratura in materia che continua a prediligere al momento, l’aspetto del
prezzo, del suo studio e delle sue oscillazioni e tende a subordinare il fattore volume, ma questo è
chiaramente giustificabile dal fatto che per anni e anni questa è stata la sola via percorribile, e da
pochissimo sono cambiati i fattori e le informazioni su cui fare analisi.
La cosa quindi non deve stupirci in quanto la maggior parte dei software è stata creata e sviluppata
sui postulati presentati in precedenza in quanto quella era la realtà disponibile fino a quel momento.
Ora però è possibile alimentare questa evoluzione e sicuramente sarebbe stupido osservare il
mercato prescindendo e non considerando le informazioni a disposizione.
Pertanto già da qualche anno, qualsiasi tool o piattaforma di analisi in tempo reale, consente di
avere in ogni singolo istante 3 variabili:

1) Prezzo
2) Volume scambiato a quel prezzo
3) Unità di tempo in cui si sviluppa lo scambio

Fatte queste premesse, abbiamo quindi che il volume non è più da intendersi come aggregato degli
scambi a fine giornata, ma come quantità scambiata a quel preciso prezzo in quel preciso istante
della giornata di contrattazione. Pertanto può anche essere definito come la manifestazione
d’interesse di un singolo operatore per quel determinato bene a quel preciso livello di prezzo.
Manifestazione d’interesse perché è sostanzialmente diverso se decido di investire 1000 € oppure
1.000.000€ ad un determinato livello di prezzo. Maggiore è la quantità di denaro che decido di
metterci in proporzione alla mia disponibilità, maggiore sarà il mio interesse e la mia convinzione
che quel livello di prezzo o quell’investimento sia giusto a quelle condizioni.
Questo ci apre le porte per tutta una serie di scenari di analisi che prima venivano completamente
omessi, ovvero il fatto di poter sapere ad esempio che un determinato strumento finanziario che ha
oscillato durante la seduta da 10 a 15, ha sviluppato la maggior parte dei suoi volumi tra 10 e 11
per poi chiudere a 14 [caso (A)], è molto diverso dal fatto che abbia scambiato poco tra 10 e 14 ed
invece tantissimo tra 14 e 15 [caso (B)], per poi chiudere a 14.

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Figura 01

Se non dimentichiamo che lo scambio avviene tra due parti ognuna con visioni contrapposte rispetto
all’altra (compratore e venditore) e che chi vuole acquistare deve necessariamente trovare chi è
disposto a vendere, si evince che nel caso (A) molti hanno comperato sul livello 10/11 per poi
portare il titolo a chiudere a 14, mentre nel caso (B), opposto, pochi hanno comperato tra 10 e 14,
ma tra 14 e 15 si sono intensificati gli scambi e la chiusura è avvenuta sotto il livello massimo di
scambi e questo potrebbe lasciar presagire che molti hanno venduto su quel massimo di giornata,
con implicazioni presumibilmente negative per la giornata successiva. In questo caso la
distribuzione dei volumi nell’arco della sessione ha un valore non indifferente e può essere sfruttata
come lettura per analizzare l’evolversi del mercato.
Ecco quindi che viene ad essere stravolto un aspetto che in passato ed ancora oggi rappresenta un
postulato frutto della cultura derivante dalle tecniche di analisi effettuate fino ad oggi, viste le
premesse storiche, ovvero che la rappresentazione grafica di un determinato strumento finanziario,
vede sull’asse verticale delle ordinate, i prezzi, mentre sull’asse orizzontale delle ascisse il tempo,
con i volumi rappresentati ad istogramma nella parte bassa sopra l’asse temporale in quanto intesi
come Volumi nell’unità di tempo (figura 02).

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Figura 02
Mentre oggi è possibile, con i giusti strumenti, avere una rappresentazione grafica in cui oltre alle informazioni classiche di prezzo nell’unità di
tempo, è possibile inserire anche i volumi scambiati su ciascun livello di prezzo, con un dettaglio molto elevato che può arrivare al singolo tick
ovvero al minimo scostamento possibile per quello strumento, avendo come effetto, non i volumi nell’unità di tempo, ma i volumi nell’unità di
prezzo (figura 03).

Figura03

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Queste maggiori informazioni, con la giusta modalità di lettura, possono quindi essere sfruttate a
nostro favore nel fare analisi, in quanto utilizzando questa metodologia, alcuni livelli di prezzo, in
cui sono stati trattati molti più volumi, presentano una significatività che li distingue da altri livelli
di prezzo che presentano volumi di scambi inferiori, e che quindi per motivi non determinabili sono
risultati meno attrattivi da parte degli operatori.
Fatte queste premesse, è quindi evidente che ad oggi, grazie alle nuove tecnologie utilizzate nel
fornire il flusso dati, possiamo avere a disposizione un set d’informazioni in più, di notevole
rilevanza.
Con queste possiamo, attraverso una semplice riflessione, creare anche nuove modalità di
visualizzazione dei grafici che a loro volta aprono il campo a tutta una nuova serie di analisi ed un
nuovo utilizzo anche dei vecchi strumenti sviluppati in passato e fondati sull’analisi dei prezzi e dei
grafici prezzo/tempo, nonché la possibilità di crearne di nuovi.
Pertanto al giorno d’oggi, il volume può essere considerato come il punto d’incontro tra i prezzi ed
il tempo, nel senso che è possibile avere una rappresentazione grafica che lega i volumi al tempo
(volume nell’arco di tempo – rappresentazione classica – vedi figura 02) oppure i volumi nell’unità
di prezzo (volumi sviluppati al prezzo – nuova rappresentazione – vedi figura 03) e lascia spazio ad
una possibile evoluzione futura di rappresentazione in tre dimensioni data dall’unione di tre
variabili, prezzo – volume – tempo, in cui appunto il volume funge da collante tra prezzo e tempo.
Abbiamo detto che una peculiarità dell’analisi tecnica storica, era quella di aggregare a fine giornata
i volumi insieme alle oscillazioni di prezzo, fornendo a livello giornaliero, un grafico del tipo
rappresentato in figura.02, in cui abbiamo l’oscillazione della giornata dei prezzi e sotto il relativo
volume scambiato nel giorno (vedi figura 04).

Figura 04

Ora riflettendo un attimo, ci si accorge che anche i grafici intra-giornalieri o intraday che dir si
voglia, presentano la stessa rappresentazione in cui nell’asse orizzontale delle ascisse, troviamo il
fattore tempo espresso in minuti e non più in giorni, e sull’asse verticale i prezzi, ma l’aspetto e
sempre il medesimo visto in precedenza, ovvero vengono aggregati in ogni singola candela o barra i
volumi scambiati in quell’unità di tempo, sia che si tratti di candele a 5 minuti, 3 minuti, 15 minuti
o altro…..
Figura 05

Oltretutto, attraverso questa rappresentazione ormai divenuta convenzionale, il tempo assume un


carattere predominante fornendo a ciascuna candela espressione delle contrattazioni trascorse in
quella unità di tempo, sempre lo stesso peso e la stessa valenza, anche quando in quel lasso di
tempo accade poco o nulla e quindi pochi scambi vengono effettuati.
In quest’ottica dunque, con questa rappresentazione convenzionale, una candela della durata di 3
minuti in cui vengono scambiati milioni di euro di controvalore, assume la stessa valenza di una
candela sempre della durata di 3 minuti in cui vengono scambiate poche migliaia di euro.
Questo se ci si ferma a riflettere, è un’assurdità in quanto abbiamo imposto ad una rappresentazione
grafica del valore (i prezzi di borsa), una convenzione tipica dell’uomo, ovvero lo scandire del
tempo, cosa che con il valore centra ben poco, se non in termini relativi o indiretti.
Uno strumento finanziario rappresentante un sottostante reale e non un derivato quale opzioni o
covered warrant, non acquista o perde di valore con il trascorrere del tempo, ma con l’aumento o la
diminuzione d’interesse da parte degli operatori e quindi con l’aumento o la diminuzione dei volumi
scambiati, secondo la nota legge di domanda e offerta in cui un bene più è richiesto e più tale bene
acquista di valore per il mercato. Infatti, tanto maggiori sono i volumi scambiati di quello strumento
e tanto maggiore è la manifestazione d’interesse nello strumento stesso e quindi tanto più
importante e significativa dovrà essere la manifestazione di questo interesse.
Pertanto a rigor di logica, è molto più sensato legare una rappresentazione grafica del mercato
secondo una logica di valore espresso e manifestato con acquisti e vendite, piuttosto che di tempo
trascorso, in quanto ad esempio, le movimentazioni ed i volumi trattati che si presentano in tarda
serata sui mercati Future (vedi ad esempio i futures del mercato Eurex quali BUND, Eurostoxx o
DAX che chiudono alle 22:00), quando i relativi mercati cash sono chiusi, sono decisamente ridotte
rispetto alla giornata in cui il mercato cash è operativo (dalle ore 9:00 alle ore 18:00 orario di
chiusura del mercato cash o delle azioni sottostanti il Future), pertanto in questi momenti è possibile
che si verifichino delle oscillazioni a volte anche molto ampie, ma prive di volumi, quindi
considerare queste con lo stesso peso, essendo la loro rappresentazione legata al tempo, nello stesso
modo di movimenti in cui invece il mercato ha scambiato elevati volumi, può risultare fuorviante in
quanto solo la presenza di elevati volumi determina che il mercato è assecondato nel suo

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movimento da una pluralità di operatori, mentre movimenti anche ampi, ma privi di sostanza
potrebbero non essere accompagnati nella loro fluttuazione e anzi indicare falsi segnali .
La soluzione quindi, può essere quella di legare la formazione del grafico alla quantità di volumi
scambiati, ovvero alla manifestazione d’interesse.
Per quanto mi è dato di sapere infatti, da circa una decina di anni molte delle piattaforme e
strumenti di analisi tra i più evoluti, consentono di creare grafici con candele o barre strettamente
correlate ai volumi di contrattazione, ovvero grafici a tempo variabile o dinamico.
Se noi ad esempio leghiamo la formazione di una barra o candela non al tempo trascorso, ma ai
volumi passati sul mercato, avremo che il grafico si crea solo con il passare dei volumi di scambio e
quindi solo se viene manifestato un interesse di acquisto o vendita e non in funzione del tempo che
quindi risulta in questa logica, relativo e quindi secondario e non fisso.
Fissa invece deve essere la quantità di volumi che vogliamo formino la nostra barra, il nostro
piccolo “mattone” di volume, a seconda che si voglia fare analisi su movimenti veloci oppure lenti
del mercato.
Consideriamo ad esempio una barra che si forma e si chiude solo dopo che siano passati sul mercato
X contratti future oppure Y azioni del titolo Zeta. In questo caso otterremo un grafico del tipo
mostrato in figura 06 sotto.

Figura 06

Come potete ben vedere in questo ultimo grafico, le candele e la forma delle oscillazioni sono
esattamente uguali a quelle classiche delle letteratura storica, mentre differente è il numero di
candele o barre che compongono una intera giornata di contrattazione. Si vede infatti nella figura 06
sopra, che tra le 16:59 e 50 secondi e le 17:09 e 23 secondi (10 minuti circa), si sono formate ben 13
candele ognuna di 3000 (tremila) contratti future ciascuna, mentre tra le 18:36 e 57 secondi e le
22:00 orario di chiusura del Future Bund, si sono formate solo 6 candele in 3 ore e 24 minuti.
Questo ci consente subito di capire che i volumi scambiati nell’ultima fase della giornata di
contrattazione sono stati decisamente inferiori alle fasi più concitate di metà pomeriggio, dove

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evidentemente molti più operatori hanno preso parte alla formazione del prezzo e maggiori sono
stati gli scambi che hanno visto coinvolti quei livelli di prezzo e quindi si può dire che quelle fasi
sono più rappresentative e significative rispetto alle fasi finali e quindi quei livelli di prezzo
presentano un peso maggiore nella valutazione complessiva dell’analisi, peso che con questa
manifestazione grafica, viene esplicitato con un maggior numero di candele e/o barre e come potete
vedere, l’istogramma prezzo/volumi di Figura 07 segnala maggiori scambi nell’intervallo di prezzo
tra 117.62 e 117.80, che come abbiamo visto ha registrato una maggiore concitazione nei volumi
scambiati.

Figura 07

E’ evidente quindi che seguendo questa logica, ciò che pesa maggiormente è il livello di prezzo
moltiplicato per il volume scambiato a quel prezzo, piuttosto che come da rappresentazione
classica, il livello di prezzo nell’arco di tempo trascorso.

(Vedi differenza numero di barre che compongono 2 giornate con grafico a 7000 contratti per barra)

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Fatte queste premesse nell’analisi del volume inteso come manifestazione d’interesse, possiamo
quindi dire che l’analisi classica basata sul tempo, alla luce di questi nuovi input disponibili ci
fornisce informazioni parziali e a volte tardive, ma non per questo errate.
Invece, un’attenta rielaborazione dei volumi in funzione del tempo, inteso in senso di volumi
cumulati nell’unita di tempo come finestra mobile, ci permette di osservare direttamente come le
mani primarie si muovono sul mercato, ad esempio nel liquidare posizioni cercando di farsi notare il
meno possibile.
Infatti una volta presa coscienza di questo aspetto e di questa nuova possibilità di visualizzazione
grafica, è possibile riconsiderare tutti gli strumenti a nostra disposizione semplicemente spostando il
baricentro del nostro punto di analisi ed osservare come il tempo diventi secondario. Anzi è
interessante notare che i movimenti di grosse quantità di denaro e quindi di prese di posizione
cospicue, sia in vendita che in acquisto si verifichi per ondate o flussi che muovono il mercato in
una direzione o nell’altra.
Supponiamo infatti di essere un grosso operatore che deve vendere una grossa posizione, ma lo
voglia fare senza farsi accorgere palesemente, per non stravolgere gli equilibri del mercato.
L’unica via percorribile per non farsi vedere più di tanto e per non creare uno shock è quella di
vendere in più tranche la posizione, lasciando che il mercato su ogni vendita possa riprendersi e
credere di poter fronteggiare tale discesa. L’operatore quindi così facendo, vende in più impulsi
successivi la sua posizione e su ogni impulso, lascia che il mercato possa rimbalzare e tendere verso
il prezzo iniziale, per poi riprendere la vendita con un successivo impulso fin quando non avrà
liquidato l’intera posizione iniziale [vedi figura 08].

Figura 08
Questo aspetto ci consente di considerare il tempo, non come fattore primario e rigido, ma dinamico
e subordinato ai volumi scambiati, ovvero il tempo con il suo trascorrere, lo trasformiamo in una
finestra mobile (nell’esempio 150 secondi, ovvero 2minuti e mezzo) e sommiamo i volumi per
ciascuna finestra mobile.
Come si evidenzia nell’esempio, i volumi in questo caso salgono o scendono con il trascorrere del
tempo, ma seguendo una logica dinamica e non rigida (vedi altro esempio figura 09).
Figura
In Figura 09 possiamo evidenziare tre tipologie di questa forma di lettura, ciascuna modificabile a
proprio piacimento, ma molto utili per una corretta analisi (Accelerazione volume a 60 secondi, a
120 secondi e a 300 secondi).
Abbiamo visto infatti che i grossi movimenti tendono a muoversi per ondate o flussi di spinta, in
quanto violente accelerazioni creano degli shock sul mercato che non sono utili né ai venditori , né
ai compratori, quindi si tende ad evitarle in situazioni di equilibrio di mercato. Ma come facciamo
ad evidenziare quando un grosso impulso e quindi un grosso movimento è finito o ha finito la sua
spinta propulsiva ?
Semplice, seguendo questo approccio, evidenziamo situazioni di divergenza, ovvero situazioni in
cui il mercato cerca di allungare ulteriormente nella direzione della spinta primaria o iniziale, ma
inizia a finire le “cartucce”, ovvero i volumi che hanno accompagnato la spinta iniziano ad
affievolirsi, così abbiamo che il mercato ed i prezzi provano a spingere ancora, ma i volumi
gradualmente vengono meno e le ultime fasi risultano quindi prive di corpo e di spessore,
segnalandoci la possibile fine del movimento primario. In figura vedi divergenze evidenziate dai
brevi segmenti, tra fasi finali di discesa dei prezzi e accelerazione nei volumi in quelle fasi.

Questi come avrete intuito, sono strumenti di analisi che ci consentono di sfruttare in modo pieno e
completo le nuove tecnologie di trading, superando i vecchi modi di fare analisi e concepire il
mercato.
Ma non è finito qui, in quanto queste nuove tecnologie messe a disposizione dei traders e
disponibili ormai da anni nella stragrande maggioranza delle piattaforme di largo utilizzo, nell’invio
del flusso relativo alla singola operazione passata a mercato, registrano anche se tale operazione
presenta un prezzo superiore e/o inferiore al precedente, o meglio detto con termini tecnici, se
questo nuovo eseguito è un “UPtick” o un “Downtick”, differenziando così ogni singolo volume in
rialzista e ribassista. Non solo, ma molte piattaforme anche se ancora non tutte lo fanno, oltre ad
inviarci queste importantissime informazioni, fanno molto di più, ovvero ci dicono se quello
specifico scambio è avvenuto in BID oppure in ASK, ovvero potendo monitorare il primo livello
del book, ci dicono se lo scambio è stato fatto battendo il livello che in quel momento presentava la
miglior offerta o BID, oppure se è stato fatto battendo il livello della miglior domanda o ASK.
Questo è un ulteriore livello informativo cruciale e se letto e decodificato con i dovuti strumenti, ci
permette di conoscere la volontà che in quel momento ha determinato il prezzo di mercato, e quindi
se il mercato ha fatto prezzo battendo il livello dei migliori venditori (miglior livello di ASK)
comprando, oppure se al contrario si è mosso verso i migliori compratori (miglior livello di BID)
vendendo, e consente di valutare l’impulso rialzista o ribassista del mercato in tempo reale.
Sappiamo infatti che il book di negoziazione presenta varie proposte scalettate per importanza e per
livello di prezzo, dalla prima fino alla quinta, alcuni fino alla decima, pertanto poter sapere se il
mercato colpisce ripetutamente il BID, significa che in quel momento il mercato sta vendendo,
viceversa se colpisce l’ASK, significa che comprano.
Questo aspetto, lo posso configurare come pressione nel livello di acquisto oppure come pressione
nel livello delle vendite, o più genericamente come pressione nel book di negoziazione. Altri, in
particolare gli ideatori dei softwares precursori di questa materia, tra cui quelli citati ad inizio
capitolo, identificano da anni questo fenomeno e questo indicatore, con nomi a volte molto diversi
tra loro come Cumulative Volume Delta (CVD), oppure Volume Break Down, oppure BuySell
Strength Index o ancora Buy&Sell indicator o Bid-Ask Pressure o Bid-Ask Delta, ma la cosa
importante è che il concetto di base sia il medesimo ovvero che si analizzi il lato del mercato e del
book in cui entrano i volumi e se ne ottenga una risposta grafica di ritorno da poter utilizzare ai fini
operativi.
Figura 10 – Book di negoziazione verticale

Posso quindi costruirmi un indicatore che se configurato in un determinato modo, mi registri quanti
contratti sono passati in acquisto oppure in vendita in proporzione al totale e mi calcoli una finestra
mobile di questo valore con il passare del tempo. Questo oscillatore, inserito in sovraimpressione
sul grafico e letto anche in concomitanza della accelerazione dei volumi vista prima, identifica delle
zone di divergenza tipiche di situazioni in cui il mercato si trova in una situazione di marcato
squilibrio, e quindi risulta fortemente probabile un movimento di reazione in senso opposto. [vedi
figura 11]

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Figura11
Notate come in figura 11 i prezzi del mercato (indicato con grafico a 1 tick) abbiano avuto una
marcata discesa non accompagnata da volumi nella fase iniziale a sinistra, ma con una pressione nel
book che ha accompagnato il movimento, poi ad un certo punto (vedi particolare nei cerchi gialli),
questa pressione nel book ha mostrato una notevole divergenza con i prezzi i quali cercavano di
rifare il minimo già battuto, ma si evidenziava una pressione nel book in decisa salita, che non
accompagnavano questo movimento dei prezzi in discesa, ma anzi cercava di contrastarlo con decisi
acquisti, colpendo ripetutamente e con volumi il primo livello di ASK.
Questo movimento, è tipico delle fasi di ricopertura in cui chi ha cavalcato la discesa per buona
parte della sua estensione, avendo esaurito le “cartucce” (volumi) per alimentare la spinta ribassista,
cerca di chiudersi nel miglior modo, battendo ed accontentandosi del miglior livello presente in quel
momento per ricoprire la sua posizione short.
Questa divergenza segnalata all’interno dei 2 cerchi in cui vediamo che la pressione nel book è
dapprima fortemente sbilanciata in favore delle vendite, è stata anche preceduta e poi accompagnata
da un aumento nella accelerazione dei volumi, il che ha evidenziato e rafforzato il segnale di spinta
rialzista fornito dalla pressione nel book decisamente al rialzo supportato da un nuovo flusso di
volumi.
Figura 12
E’ possibile evidenziare come con questi due semplici indicatori di accelerazione dei volumi e di
pressione del book, si possano generare dei segnali che mi consentano di leggere il mercato in modo
tempestivo analizzando lo spessore dello stesso e dei movimenti in atto ed evidenziando delle zone
di divergenza nei momenti in cui il mercato è prossimo ad invertire rotta.
Accade spesso infatti che questi due oscillatori letti insieme, segnalino come nei riquadri 1 e 2 della
figura 12, delle zone di divergenza, disegnando una sorta di “O” data dalla combinazione della
accelerazione dei volumi che raggiunge un picco al rialzo e la pressione nel book che raggiunge un
picco in senso inverso. Come si vede chiaramente in questo esempio, già a metà discesa da A verso
B, la pressione nel book inizia ad essere in divergenza, ma rimane ancora sbilanciata decisamente al
ribasso sotto il livello di equilibrio posto a 0.5 in cui invece le forze in acquisto si bilanciano con le
forze in vendita, e definisce quindi un quadro decisamente ribassista in cui la proporzione dei
venditori diventa via via minore e quindi in divergenza con i prezzi che continuano comunque a
scendere.
Con la discesa dei prezzi, i venditori diminuiscono dal 65% verso il 50% e la pressione nel book
sale tendendo verso il valore di equilibrio 0.5 (50%) . A questo punto anche l’accelerazione dei
volumi segna divergenza con un picco di volumi in B (picco negativo dei prezzi) più basso del
picco di volume precedente (riquadro 2).
Essendo la pressione nel book in netta divergenza ormai da metà discesa ed essendo finita la spinta
dei volumi della discesa, è estremamente probabile che il mercato crei un nuovo movimento di
rimbalzo, che poi effettivamente si concretizza, e che con l’ausilio di questi strumenti che ci
permettono di leggere direttamente la volontà del mercato, è possibile cogliere sin dalle prime
battute.

Dettaglio figura 12

Interessante osservare in merito a questo indicatore, il fatto che calcoli con precisione in ogni istante
se nel book prevalgono i venditori che colpiscono il BID o i compratori che colpiscono l’ASK e mi
misura questa proporzione fornendomi una fotografia dei flussi di volumi, ancor prima che si
manifestino direttamente nel comportamento dei prezzi.
Abbiamo visto quindi che riorganizzando la logica di analisi ed utilizzando semplicemente in modo
diverso quello che le piattaforme ci mettono a disposizione da anni sfruttando completamente
queste tecnologie, è possibile costruirsi degli indicatori nuovi che ci forniscano una visione del
mercato fornendo maggiore enfasi ai volumi di contrattazione e permettendoci di effettuare una
analisi estremamente dettagliata di quella che io chiamo la manifestazione di interesse.
Il tutto è ottenibile in modo molto semplice, più di quanto si possa immaginare, con pochissime
righe di programmazione, sfruttando i software ormai diffusi in larghissima scala quali
Tradestation, Multicharts, oppure Visual Trader o Metastock o ProRealTime, senza
necessariamente spendere cifre o canoni di abbonamento costosi ed in alcuni casi sfruttando
indicatori già presenti nel pacchetto base fornito con i software stessi..
E’ sufficiente che tali piattaforme forniscano la possibilità di essere programmabili e poi ciascuno
può sbizzarrirsi in proprio come meglio crede e vuole inserendo allarmi sonori a piacimento e/o
avvisi visivi e acustici quando si verificano determinate condizioni come quella descritta prima
della figura ad “O”.
Personalmente ad esempio, ho inserito degli allarmi acustici e di colore differenziati che suonano,
colorano e mi avvisano quando lo strumento che ho scelto di trattare, raggiunge determinati livelli
di pressione del book, evidenziando eccessi di spinte in acquisto o viceversa di spinte in vendita, ed
anche degli allarmi acustici scalettati che si modificano al raggiungimento progressivo di
predeterminati livelli di accelerazione dei volumi, avvisandomi se il picco di accelerazione,
raggiunge livelli alti, altissimi ed in alcuni casi livelli che io definisco “stellari”.
Questa logica però non si ferma qui, in quanto stravolge anche le logiche dei vecchi e classici
indicatori creati al tempo in cui i prezzi erano l’unica cosa che potevamo analizzare con accuratezza
dettagliata.
Infatti tutti quegli indicatori classici o come a me piace definirli “prezzo-centrici”, come il MACD,
RSI, STOCASTICO ecc…. acquistano una forma ed una valenza diversa se applicati a grafici non a
tempo, ma a volume.
Infatti abbiamo visto che un grafico che si muove secondo lo logica del volume e non del tempo,
presenta una variabilità nel numero di candele a seconda di quanti volumi passano sul mercato.
Pertanto l’oscillatore “classico”, qualunque esso sia, essendo calcolato sul prezzo ed essendo
quest’ultimo funzione del volume passato nel mercato, si muoverà e si modificherà in funzione del
volume battuto dal mercato stesso.
Se infatti in un grafico con 7000 (settemila) contratti per barra, si formano 10 barre in 5 minuti,
l’oscillatore che misura la chiusura di ogni candela ci fornirà 5 valori consecutivi, mentre lo stesso
indicatore applicato ad un grafico a tempo, ad esempio a 5 minuti, ci fornirà un solo valore
dell’oscillatore in quanto relativo alla chiusura di una sola barra.
Nella figura 13 evidenzio come lo stesso strumento rappresentato nello stesso arco temporale, a cui
è stato applicato un MACD classico, presenti dei movimenti dell’oscillatore diversi ed in alcuni casi
più efficaci rispetto al grafico sull’oscillatore a tempo tarato sui 5 minuti.

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Figura 13
A questo punto molti si chiederanno come fare per decidere in autonomia quale ammontare di
volumi è opportuno utilizzare per calcolare l’entità della singola barra a volume costante in
riferimento a ciascuno strumento finanziario, che sia future, azione o altro, nel caso si voglia
sostituire questa rappresentazione grafica rispetto quella a tempo.
La domanda è legittima ed intelligente nel caso ve la foste posti, in quanto non possiamo assegnare
lo stesso ammontare di volumi per barra ad una azione che normalmente scambia 200 milioni di
azioni al giorno ed applicare la stessa logica ad una azione che scambia mediamente 5 milioni di
azioni al giorno. La risultante sarebbe altamente fuorviante. Stessa cosa vale per i future.
Per quanto mi riguarda, ho risolto il problema usando una logica molto semplice ed immediata,
ovvero ho caricato nella mia piattaforma il grafico giornaliero relativo ad un arco di tempo piuttosto
ampio, circa due o tre anni dello strumento da me preferito e scelto per l’analisi. Ho inserito
l’indicatore di Volumi ad istogrammi classico ed ho calcolato la sua media a 60 giorni. Così
facendo ho ottenuto la media dei volumi di quello specifico strumento relativa agli ultimi 3 mesi di
contrattazioni. Ho poi preso questa media giornaliera e l’ho divisa per il numero di barre a tempo
che sono solito seguire come grafico intraday. Ad esempio se sono solito seguire un grafico a 5
minuti e la sessione di contrattazione del mio strumento inizia alle 8:00 di mattina e termina alle
22:00 di sera per un ammontare di 14 ore giornaliere, non faccio altro che dividere i 60 minuti che
compongono una singola ora per 5 minuti (il mio time frame preferito per analisi intraday). Ottengo
in questo caso 12 candele di 5 minuti ciascuna ogni ora che andrò a moltiplicare per l’ammontare
delle ore di contrattazione dell’intera sessione ovvero 14. Ottengo quindi 12 x 14 = 168 barre al
giorno.
Ora divido l’ammontare del volume medio giornaliero a 60 giorni per 168 ed otterrò
indicativamente un ammontare di volumi che mi permette di plottare un grafico che si avvicini
molto come numero di candele al grafico a tempo che sono solito seguire, con la differenza che il
solito grafico a tempo (5 minuti nell’esempio) è un grafico che definirei a velocità costante, ovvero
una barra ogni 5 minuti per tutta la durata della sessione, mentre il grafico a volume è un grafico a
velocità variabile, ovvero accelera o decelera nella costruzione del numero di barre in funzione di
quanti volumi passano nel mercato.
Definito anche questo aspetto, possiamo quindi dire che le potenzialità che queste nuove tecnologie
ci forniscono, non si fermano qui, ma basta applicare un pizzico di fantasia ed uscire dagli schemi
classici preimpostati e qualsiasi cosa può essere rivista secondo la chiave di lettura dei volumi.
Infatti altro esempio di come applicare questo set di informazioni poco sfruttate, lo abbiamo
nell’osservazione di come i volumi complessivi sviluppati in una singola giornata, salgono o
scendono in funzione di notizie importanti, di dati macroeconomici di rilievo e quant’altro che
modifichi in modo repentino gli equilibri del mercato e lo portino a fare dei movimenti bruschi che
coinvolgono una pluralità di operatori e quindi che sviluppino un notevole movimento di volumi.
Spesso infatti capita che ci siano giornate poco mosse in cui il mercato non essendoci spunti
operativi di rilievo, tende ad oscillare molto poco. Queste sessioni solitamente sono anche
caratterizzate da volumi complessivi a fine giornata decisamente bassi, ma seguendo la logica
classica e sfruttando gli indicatori classici, non è possibile poter stabilire a priori con un discreto
livello di accettazione e di errore se ci si trova nel mezzo di una di queste giornate oppure se sia una
sessione in cui sin dalle prime battute, la concitazione è elevata e gli scambi non mancano.
Bene, questo invece lo si può fare utilizzando quei software programmabili di largo utilizzo già
menzionati prima che ci consentono di creare un ulteriore nuovo indicatore il quale con il passare
dei minuti, registra i volumi complessivi sviluppati fino a quel preciso momento e confronta questo
dato relativo ai volumi totali di quel preciso momento, con i volumi totali registrati in quello stesso
istante di n sessioni indietro, permettendoci un auto-confronto dei volumi delle n sessioni
precedenti.
In pratica consente di valutare e di creare una classifica a n sessioni da me prestabilite, in cui
visivamente ci si rende conto se i volumi sono inferiori, maggior o uguali a quelli di n sessioni
indietro ed in caso stabilirne il ranking (posizionamento) di questa classificazione.
Inoltre consente di vedere se determinati movimenti sono accompagnati da volumi in aumento dell’intera sessione o meno, fornendoci una ulteriore
indicazione specie in quelle fasi di salita o discesa in cui il mercato si muove con violenza e rapidità.
Questo indicatore che ho chiamato “Volume Control Panel” si auto aggiorna come gli altri e consente di valutare in tempo reale in che tipo di
sessione ci si trova, se con bassi, medi o alti volumi complessivi giornalieri. [figura 14] [figura 14-bis - zoom]

Figura 14
Figura 14-bis

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Un altro indicatore creato sull’analisi del singolo tick e del volume sviluppato per ciascun livello di
prezzo, è il Volume Force Oscillator che ho creato prendendo di esempio il concetto alla base del
Force Index di Alexander Elder pubblicato per la prima volta nel 1993 nel libro “Trading for a
Living”.
Infatti se ciascuna candela che analizziamo è la risultante di oscillazioni del prezzo a cui sono legati
necessariamente i volumi di contrattazione di quei prezzi, e se le candele che osserviamo si creano
in funzione di questi volumi, con la dovuta accortezza è possibile creare un indicatore che plottato
in sovraimpressione sul grafico, misuri la forza in termini di volumi che accompagna ogni
movimento registrato in riferimento al prezzo.
Questo indicatore può essere letto seguendo due metodologie, una più intuitiva ed immediata basata
sulle divergenze tra prezzi ed oscillatore, come accade con gli oscillatori classici.

Volume Force Oscillator – Esempio 1


Volume Force Oscillator – Esempio 2

Volume Force Oscillator – Esempio 3

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Oppure attraverso una lettura più attenta, che viene effettuata con un continuo confronto tra
oscillazione dei prezzi con relativi massimi e minimi ed oscillazione del Volume Force e relativi
massimi e minimi. Il segnale si realizza quando sull’oscillatore vengono rotti i minimi o i massimi
precedenti che indicano una forza di volume nel movimento a cui di solito non segue subito un pari
movimento dei prezzi. Pertanto si utilizza l’oscillatore come leader di movimento essendo questo
calcolato sui volumi che accompagnano o meno il prezzo.

Volume Force Oscillator – Esempio 4

Per finire, lasciamo per ultimo anche se non per importanza, tra gli indicatori relativi a quella che io
chiamo la “manifestazione di interesse”, il Volume Profile o istogramma a volume, a cui ho
dedicato tutto il successivo capitolo.
Questo indicatore di derivazione del Market Profile®, ci permette di analizzare i volumi scambiati
sul mercato ad ogni livello di prezzo, costruendo con il passare delle contrattazioni un istogramma
Prezzo/Volume che consente di identificare livelli di prezzo ritenuti più sensibili dagli operatori, e
quindi livelli in cui i volumi trattati sono stati superiori rispetto ad altri.
Le zone in cui si evidenziano il maggior passaggio di volumi, sono zone in cui si è sviluppato un
oggettivo maggiore interesse dimostrabile appunto con la maggior presenza di volumi, pertanto è
possibile utilizzare queste stesse zone come dei livelli oggettivi di supporto e/o resistenza, in cui chi
ha preso una posizione nel mercato cercherà di difendere.
Infatti è importante ricordare che chi prende una posizione ad un determinato livello di prezzo,
protegge poi il suo investimento ed il suo livello, come un soldato fa con la sua trincea, sfruttando
l’unica arma che si ha nel mercato, ovvero la disponibilità finanziaria che rappresenta la potenza di
fuoco di un operatore. Pertanto ogni attacco del mercato ad un determinato livello di prezzo ritenuto
sensibile, verrà difeso da chi ha deciso che quello è un buon livello per comperare, contro chi

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invece pensa che quello sia un buon livello per vendere e sicuramente la spunterà chi dispone di
maggiori risorse finanziarie da poter impiegare.
Questo è un aspetto che non deve assolutamente essere sottovalutato, in quanto ci fornisce degli
spunti operativi ulteriori. (livelli di volume a difesa degli stop-Loss e livelli di volume su cui
rimbalzare e /o essere respinti).

Bene, abbiamo visto quindi che con un po’ di fantasia, di capacità di programmazione dei software
ormai divenuti di larghissimo utilizzo e con lo sfruttamento di ciò che la tecnologia ci fornisce oggi
giorno anche in termini di rappresentazione grafica, è possibile crearsi degli strumenti che ci
avvicinano sempre più agli operatori istituzionali, fornendoci un nuovo punto di osservazione del
mercato molto più ravvicinato, dettagliato e vicino a coloro che molto più di noi hanno la possibilità
di decidere le sorti del mercato muovendo capitali assolutamente considerevoli.

44
WorkSpace operativo con 2 grafici affiancati. Accelerazione Volume con Pressione Book + Istogrammi Prezzo Volume daily
Ottenibile con piattaforma MULTICHARTS o Tradestation
Istogrammi Prezzo –Volume daily BUND Future

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Market Profile® VS. VOLUME PROFILE
In questo capitolo analizziamo le differenze tra il Market Profile® originale ideato da J. Peter
Steidlmayer (con la collaborazione di Steven B. Hawkins) ed il Volume Profile da cui nasce la
nostra analisi.
Innanzitutto, diciamo che Il Market Profile® nasce negli anni ottanta presso il CBOT o Chicago
Board of Trade, ovvero in quel mercato in cui si svolgono principalmente le contrattazioni delle
materie prime, come grano, soia, carne ecc…… che è tipico per essere rimasto uno dei pochissimi
ultimi mercati in cui gli scambi avvengono ancora oggi “alle grida”, e nasce in un periodo in cui le
transazioni telematiche non avevano ancora preso piede ed in cui gli scambi sui mercati avvenivano
tramite persone fisiche che si radunavano intorno all’area di contrattazione detta “Pit”, riservata ad
uno specifico strumento finanziario, che tramite gesti delle mani impartivano ordini di acquisto e/o
vendita che poi venivano riportati su dei fogli e a fine giornata raccolti e contabilizzati per redigere
lo sviluppo cumulato di tutte le transazioni avvenute nella giornata. Questo comportava
l’impossibilità di mettere a disposizione del pubblico in tempo reale i volumi di ogni singola
transazione, i quali venivano comunicati solo a fine sessione e venivano resi pubblici in forma
aggregata per l’intera seduta di contrattazione. L’unica cosa che era possibile registrare e
comunicare più o meno in simultanea con gli scambi, con una approssimazione di circa 30 minuti,
erano i livelli di prezzo battuti e quante volte questi prezzi venivano battuti. Pertanto per l’epoca in
cui tale metodologia di analisi è stata sviluppata, essa risultava estremamente utile e decisamente
rivoluzionaria.
Con il passare del tempo e lo sviluppo dei calcolatori, le Piazze finanziarie sono diventate quasi
tutte telematiche e le contrattazioni oggi avvengono attraverso computers che in frazioni
infinitesimali di secondo comunicano e registrano ogni informazione relativa ad ogni singola
transazione, dal prezzo, alla quantità scambiata e le inviano ai vari brokers che si interfacciano
direttamente con il mercato non più stando fisicamente sul “pit”, ma attraverso un calcolatore o
rimanendo davanti ad un monitor.
Questo ha consentito un notevole balzo in avanti nella capacità di elaborare le informazioni,
introducendo una variabile che prima era fornita solo in forma aggregata a fine sessione di
contrattazione, mentre ora viene comunicata in relazione ad ogni singolo acquisto e/o vendita ed in
tempo reale.
Pertanto le possibilità di analisi e quindi di valutazione del mercato stesso hanno subito una
mutamento radicale, rendendo disponibile in modo ultra dettagliato quelli che sono i flussi di
denaro di ogni singola transazione.
I volumi infatti rappresentano la manifestazione di interesse nel prendere una posizione sul mercato,
che sia rialzista o ribassista indistintamente, per cui è fondamentale per chi osserva il mercato per
effettuare le proprie decisioni, come i traders, disporre di queste informazioni in modo chiaro e
veloce. Pertanto al giorno d’oggi, viste le potenzialità tecnologiche a nostra disposizione, è
importante sfruttare in modo pieno e completo tutte le informazioni disponibili, in special modo se
queste ci consentono di monitorare i flussi di denaro, che sono i veri “market movers”.
Ora veniamo al nocciolo della questione, ovvero le differenze tra il Market Profile® ed il Volume
Profile.
Per capire appieno il carattere rivoluzionario del Market Profile®, immaginiamo di essere nei primi
anni ottanta, in cui i calcolatori ancora non avevano preso piede se non in pochissime realtà di
nicchia riservate alla ricerca ed al campo scientifico. La maggiore tecnologia di cui si dispone è il
telefono ed una sorta di modalità di registrazione pseudo manuale, che consente non più di
raccogliere le informazioni di apertura, chiusura, massimo e minimo della sessione solo a fine
giornata, ma addirittura ogni 30 minuti, il che per l’epoca è decisamente rivoluzionario.
Non più una sola rilevazione ed una sola serie di dati, bensì 2 ogni ora per circa 6 ore di
contrattazione, per un totale di 12 serie di dati, ovvero un livello di dettaglio dodici volte maggiore.
Inoltre, non potendo contabilizzare ogni 30 minuti i volumi di scambi, si è cercato di approssimare
questo interesse seguendo questa logica, ossia se un prezzo è battuto più e più volte dal mercato,
con molta probabilità a quel prezzo il mercato avrà scambiato quantità maggiori rispetto a livelli di
prezzo toccati una sola volta, per cui è presumibile, nonché ipotizzabile che su quel livello il
mercato abbia trovato un certo interesse e quindi lo abbia trovato equo ed in equilibrio e quindi
l’interesse sviluppato su quel prezzo probabilmente è stato maggiore e più rappresentativo della
volontà/interesse collettivo.
Se ci pensate, per l’epoca in cui si è sviluppato e per la tecnologia di cui si disponeva, questo modo
di interpretare il mercato è stato indubbiamente brillante ed intelligente in quanto forniva un
dettaglio ed una logica di lettura del mercato del tutto nuova e decisamente più completa, per
quanto ad oggi essa possa sembrarci approssimativa data l’attuale tecnologia.
Il Market Profile® quindi, come scrivevo poco sopra, viene ideato con la volontà di rappresentare i
prezzi del mercato con un maggior livello di dettaglio il che ha comportato la nascita di una nuova
forma grafica che ha consentito al fruitore di disporre di un maggior numero di informazioni
rispetto a quelle disponibili fino all’epoca dai fruitori di grafici classici prezzo/tempo.
Al suo ideatore, seguendo la logica esposta poco sopra, venne così la brillante idea di rappresentare
il flusso delle contrattazioni, in funzione dei prezzi e delle volte che questi venivano toccati, dando
maggiore enfasi a quei livelli di prezzo che venivano battuti con maggiore frequenza ed invece
minore enfasi a quelli che invece venivano battuti meno.

Percorso logico con cui si forma il MarketProfile® di una singola giornata

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Immagine dell’Istogramma Market Profile® a fine giornata

Nasce così il Market Profile® che dunque si basa sulla frequenza di rilevazione dei singoli prezzi
battuti sul mercato, ovvero registra le volte che ogni singolo livello viene toccato e lo trasforma in
una rappresentazione grafica ad istogramma in cui il prezzo eseguito il maggior numero di volte ha
una persistenza maggiore e così via per ciascun livello che viene toccato anche fosse per una
singola volta, tralasciando i volumi relativi a ciascuno scambio effettuato. Pertanto il prezzo e solo
questo, è il perno della rappresentazione grafica, quindi il livello in cui il mercato ha scambiato il
maggior numero di volte, risulta il punto cruciale o come viene definito, Punto di Controllo (P.O.C.
= Point of Control).
(vedi esempio grafico allegato – evidenziati dai numeri i singoli Point of Control)
(grafici realizzati con piattaforma Tradestation 2000i o Tradestation 8.x)

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Figura 1

Figura 2 (evidenziati con i numeri i livelli di prezzo con il picco di volumi)


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Il Volume Profile invece, prende spunto e idea dal Market Profile® per la rappresentazione grafica
ad istogramma, ma pone alla base di essa non i singoli prezzi battuti dal mercato, bensì i volumi di
scambio registrati a ciascun livello di prezzo, cosa che invece nel Market Profile® non è
considerata affatto.
Otteniamo quindi anche in questo caso un grafico ad istogramma, in cui però la maggior persistenza
e quindi il picco di maggior rilievo è riferito alla zona dei prezzi in cui i volumi sono stati maggiori.
Nei grafici di Figura 1 e Figura 2 sono raffigurate le stesse 3 identiche sessioni di mercato in cui nel
primo (Figura 1) è stato inserito un indicatore che misura la distribuzione secondo i prezzi (il
Market Profile® è un marchio registrato e non è possibile utilizzare quell’indicatore se non su
richiesta autorizzata al CBOT o solo dopo acquisto), mentre nel secondo si è utilizzato un indicatore
che misura la distribuzione dei volumi (Figura 2). A prima vista i grafici sembrano identici, ma vi
sono differenze che li distinguono (riquadri evidenziati). Spesso le due rappresentazioni possono
sembrare molto simili specie a fine giornata, ma in alcuni casi ed in alcune sessioni essi sono
marcatamente diversi, proprio a causa della natura che li distingue.

(su gentile concessione di DLC Inc. www.marketsinprofile.com Copyright® )

La rappresentazione che considera i prezzi, analoga al Market Profile® è dunque simile alla
rappresentazione a volumi o Volume Profile, ma le differenze e soprattutto i diversi livelli in cui si
formano i picchi possono essere cruciali nel processo formativo di una decisione operativa, è
pertanto necessario poter disporre del massimo livello di dettaglio e comunque non dimenticare mai
la diversa natura che li separa ai fini decisionali.
Infatti per la nostra operatività, ciò cha ci interessa sono i flussi di denaro e quindi i volumi ed in
misura secondaria i prezzi toccati. Sappiamo che nessun movimento è considerato robusto e

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significativo se non accompagnato da volumi che lo supportano, nessuna rottura dei massimi o
sforamento dei minimi trova seguito al movimento se privo di volumi che proseguono la spinta in
quella direzione, causa fallimento del tentativo di rottura e probabile ritracciamento in senso
opposto.
Quindi il semplice fatto che un prezzo sia toccato, è marginale per il nostro metro di analisi. Molto
più importante è sapere quanti volumi sono stati scambiati quando quel prezzo è stato toccato,
proprio per dare un giusto peso a quel movimento e classificarlo nel giusto modo in un contesto
complessivo di analisi.
Torniamo ora alla differenza tra Market Profile® e Volume Profile.
Sappiamo che il Punto di controllo o POC nella rappresentazione a prezzi, è il picco in cui si
registra la maggior frequenza in cui quei prezzi sono stati toccati, e questo è comprensibile in
quanto quel livello rappresenta il punto dominante, il prezzo che ha visto le forze in campo dei
compratori e venditori, scontrarsi con maggior enfasi e persistenza.
Ma possiamo dire in analogia al Market Profile®, che il picco di volume nella rappresentazione a
volumi sia il punto di controllo dei volumi e quindi chiamare anche questo POC?
La risposta a mio avviso è decisamente NO, e vi spiego perché.
Innanzi tutto sappiamo che uno scambio o Trade-Off è dato necessariamente da due controparti che
in quel preciso momento vogliono fare due cose opposte in quanto valutano quel medesimo
“prezzo” in quel preciso istante in modo diametralmente opposto. Una parte vuole vendere ed una
vuole acquistare, in quanto entrambe reputano quel “prezzo” in quella condizione equo per lo
scambio o meglio “fair”, ovvero di equilibrio.
Pertanto in una condizione di equilibrio sia i compratori che i venditori si trovano d’accordo che
quel livello di “prezzo” soddisfi entrambi, ed infatti su quel livello di “prezzo” il mercato presenta il
maggior numero di scambi, esattamente come per il Market Profile®.
Notate come nell’esporre questo concetto, abbia messo l’enfasi sulla parola “prezzo” e non abbia
mai accennato al fattore “Volume”.
Infatti per una corretta analisi dei volumi, è fondamentale valutare ed osservare dove i volumi siano
in equilibrio e non dove lo sono i prezzi, quindi è fondamentale poter sapere dove il volume
sviluppato dai compratori si equivale al volume sviluppato dai venditori.
Non necessariamente il livello di equilibrio di volume coincide con il livello di equilibrio dei prezzi.
Pertanto abbiamo che il punto di controllo del Volume Profile sarà dato dal punto preciso in cui le
due forze in campo, compratori e venditori, si equivalgono per quantità di volumi sviluppata negli
scambi (volumi dei compratori contro volume dei venditori).
Per chiarire il concetto, proviamo a fare un semplice esempio.
Supponiamo di avere due squadre che scendono in campo per il tiro alla fune. La squadra dei
compratori contro la squadra dei venditori. La fune viene tesa e viene segnato il punto centrale della
fune.
Entrambe le squadre iniziano a tirare ognuna verso la propria parte per cercare di vincere e tirarsi
dietro la squadra avversaria. Supponiamo che in una precisa fase, la squadra dei compratori riesca a
prendersi un margine e spostare il punto di equilibrio (punto centrale della fune) verso di se, pur
tuttavia senza riuscire a far cedere definitivamente la squadra avversaria. La situazione rimane così
per qualche istante ed il punto di equilibrio è spostato verso i compratori. Abbiamo quindi che il
nuovo equilibrio e sbilanciato a favore dei compratori rispetto al punto di equilibrio iniziale e ci
rimane per qualche istante (persiste).

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Poi con un colpo di ritrovata forza, i venditori si riportano nella zona centrale di partenza ed anzi
strappano con decisione dalla loro parte facendo cadere definitivamente i compratori, riportando
dapprima l’equilibrio nella zona iniziale, per poi vincere e tirarsi dietro la fune facendo capitolare la
squadra avversaria.
Bene questo ci chiarisce che il punto di controllo nell’analisi delle forze, è il punto in cui le parti
contrapposte in campo si equivalgono, e non il livello in cui le parti sono rimaste più a lungo, che
potrebbe anche coincidere con la zona di maggior persistenza, ma non necessariamente questo vale
sempre ed in ogni situazione.
Pertanto nell’analisi dei volumi, il punto di controllo non può essere accomunato al punto di
controllo del Market Profile® (POC) ovvero al punto di maggior persistenza dei volumi, ma dovrà
essere il punto in cui i volumi dei compratori si equivalgono al volume dei venditori e quindi il
livello di prezzo in cui questi due volumi sono in equilibrio.
Infatti anche in fisica, nello studio delle forze contrapposte, per calcolare quanta forza è necessaria
per spostare un corpo da una situazione di equilibrio ad una di non equilibrio, è necessario
conoscere il fulcro della leva, ovvero il punto preciso in cui le forze fanno perno per bilanciarsi, in
modo tale da poter sapere quanta forza è necessario aggiungere da una parte piuttosto che dall’altra
per modificare quella situazione da equilibrio a non equilibrio.

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Per modificare l’equilibrio, è necessario spostare il fulcro “K” a sinistra o a destra in quanto come è
possibile estrapolare dalla formula, esso dipende sia dalla forza esercitata che dalla distanza di essa
dal fulcro, quindi è evidente che il controllo lo si ottiene solo conoscendo il preciso punto “K”
(fulcro della leva) o punto di equilibrio che è anche l’unica variabile comune ad entrambe le forze
in atto. In una ipotetica situazione in cui le due forze si equivalgono per entità, ciò che fa sbilanciare
la situazione di equilibrio, non sono quindi le due forze, ma il preciso punto in cui il fulcro o perno
dell’equilibrio è situato.

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Pertanto alla domanda posta prima:
“possiamo dire che il picco di volume nella rappresentazione a volumi sia, in analogia al Market
Profile®, il punto di controllo dei volumi e quindi chiamare anche questo POC?”, possiamo
rispondere con sicurezza di NO e sappiamo che il punto di controllo della rappresentazione a
volumi, non è corretto chiamarlo POC perché esso non è affatto il Punto di Controllo, ma il livello
di prezzo con il picco di volumi, ovvero PVP (Peak of Volume at Price).
Come nella rappresentazione di queste immagini di leve, spostando il fulcro, si modifica l’equilibrio
e quindi il baricentro del controllo.

Lo stesso manuale ufficiale del Market Profile® a pagina 7, riferendosi ai prezzi e alla differenza tra
mercato bilanciato e mercato sbilanciato dice:

“Se il mercato è bilanciato, sostanzialmente è presente una uguale quantità di compratori e


venditori. Il mercato è giunto ad un punto di equilibrio, attorno a cui esso ruota ed attorno a cui
distribuisce.

Se il mercato è sbilanciato, o i compratori o i venditori sono prevalenti. Il mercato si muove al


rialzo o al ribasso al fine di trovare una forza opposta che lo contrasti. Il mercato si muove in
modo direzionale perché è in cerca di un prezzo equo attorno a cui poter distribuire.
In breve, un mercato bilanciato ha trovato un prezzo di equilibrio. Un mercato sbilanciato è in
cerca di un prezzo di equilibrio.

Questo è semplicemente un altro modo per indicare la familiare legge di domanda ed offerta. I
compratori domandano ed i venditori offrono. Il mercato è o in equilibrio tra compratori e
venditori, o in cerca di quell’equilibrio” .

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Porzione di pagina 7 del manuale ufficiale (handbook) del MarketProfile©

Pertanto anche lo stesso manuale ufficiale che pur non considera i volumi, ma solo prezzi, dice che
il mercato cerca un punto di equilibrio e si muove tra equilibrio e non equilibrio, e quindi se
trasliamo questa stessa logica “ufficiale” ed originaria al Volume Profile, otteniamo che il prezzo di
equilibrio è il prezzo in cui i volumi dei compratori si equivalgono ai volumi dei venditori.
Quindi il Punto di controllo del Volume Profile è dato dalla media dei prezzi ponderata per i volumi
che ci consente di identificare il livello di prezzo preciso in cui i volumi sono in equilibrio, ovvero i
volumi dei compratori sono pari per quantità ai volumi dei venditori.
Questa media viene rappresentata in modo dinamico, nel senso che si auto-aggiorna con il passare
di ogni singolo volume che il mercato batte per ciascuno scambio, ed in modo dinamico ci
evidenzia la separazione tra volumi dei venditori complessivi e compratori complessivi presenti
nella sessione.
Spesso capita che essa coincida con il livello di prezzo in cui il mercato fa il picco di volume, e
quindi in questo caso il mercato è in equilibrio sia di prezzi che di volumi in cui il PVP = Media
Volumi = POC del Market profile®.
Quando questo però non accade, il mercato ci fornisce una precisa informazione di cruciale
importanza e da cui una corretta analisi non può assolutamente prescindere.

In aggiunta ed in conseguenza di quanto appena scritto, anche un secondario aspetto sempre di


derivazione del Market Profile® ed applicato al Volume Profile risulta errato, ovvero quella che
viene definita “VALUE AREA” o Area di Valore.
Infatti nel Market Profile® che ha il Punto di Controllo nella zona di massima persistenza dei prezzi
e non dei volumi, la Value Area è quella zona intorno al POC con distanza da esso pari a +1
deviazione standard e -1 deviazione standard. Questa zona che si sviluppa intorno al POC
ricomprende il 68,27% dei prezzi e pertanto la si definisce Area di Valore proprio perché
rappresenta la maggior parte dei prezzi toccati dal mercato nelle sue contrattazioni.

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Ora sappiamo che nel Volume Profile il punto di controllo non necessariamente è il picco di
maggior persistenza dei volumi, bensì è la media dei prezzi ponderata per i volumi complessivi che
spesso differisce dal picco di volume.
Essa come abbiamo visto rappresenta il punto medio in cui i volumi dei compratori si equivalgono
ai volumi dei venditori per quantità sviluppate, pertanto la Value Area del Volume Profile, se così la
si vuole chiamare in assonanza con la terminologia del Market Profile ©, non è quella zona che si
sviluppa intorno al picco di volumi e dista da esso +1 deviazione standard e -1 deviazione standard,
ma è quella zona che si sviluppa e dista di +1 e -1 deviazione standard dalla media dei prezzi
ponderata per i volumi complessivi.
In questa regione dell’istogramma a volume intorno alla sua media, otterremo la nostra Value Area
di Volume che anche in questo caso ricomprenderà il 68,27% ma non dei prezzi, bensì degli interi
volumi sviluppati nella sessione di contrattazione.
Pertanto, anche in questo caso, considerare questa zona alla stregua del Market Profile© e calcolarla
seguendo lo stesso principio, è assolutamente non corretto in quanto in questo caso essa non indica
affatto il 68,27% dei volumi, bensì il 68,27% dei volumi intorno al PVP e non dei volumi totali,
pertanto quella intorno al picco di volume o PVP non può definirsi Area di Valore.
Essa coincide con l’area intorno al PVP solo nel caso in cui la distribuzione dei volumi risulti
simmetrica e unimodale e quindi il singolo PVP sia allineato con la media dei prezzi ponderata per i
volumi.
Questa modalità di calcolo risulta chiaramente scorretta attraverso un semplice esempio che spesso
capita nella realtà, ovvero supponiamo di avere una distribuzione con due picchi di volume molto
simili e differenti fra loro di pochi volumi, una distribuzione che in statistica si definisce Bimodale.
Seguendo la logica del Market Profile® e quindi accomunando il punto di Controllo o POC al picco
di volume e calcolando la Value Area intorno a questo, la logica mi obbligherebbe ad estromettere
buona parte dei volumi sviluppati in prossimità del secondo picco di Volume leggermente inferiore
al picco principale, come si vede nella figura dell’ esempio che segue.

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Come si può ben vedere ed intuire dall’esempio di figura, se devo considerare Area di Valore una
zona che mi comprenda il 68% dei volumi intorno al Punto di Controllo, considerando quest’ultimo
il Picco di Volume, commetterei l’errore di estromettere dal calcolo dei volumi e quindi della zona
invece di notevole importanza nella definizione di Area di Valore, che è quella prossima al Picco di
Volume “B”.
Se invece considero Area di Valore l’area che ricomprende il 68% dei volumi intorno alla media dei
volumi stessi, otterrò un grafico più simile alla figura successiva, in cui la media dei volumi funge
da punto di controllo come abbiamo già visto in precedenza, pertanto la Value Area corrisponderà a
quella zona distante di +1 e -1 deviazione standard da questa media e ricomprenderà una porzione
differente di grafico e quindi di volumi che a questo punto rappresenteranno veramente la mia Area
di Valore.
Oltretutto, giusto per confermare ulteriormente quanto appena scritto, la statistica nel calcolare la
ripartizione delle distribuzioni e quindi nel calcolare le percentuali di questa ripartizione e la sua
densità, non considera affatto la moda, bensì la media che solo in alcuni casi coincide con la moda
ma per pura casualità ed in distribuzioni simmetriche unimodali.
Quindi questo concetto e metodo di applicazione all’analisi dei volumi è quanto mai sbagliato anche
dal punto di vista scientifico/statistico.

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Purtroppo nell’analisi dei volumi considerare il PVP come punto di controllo dell’istogramma, o la
Value Area la zona intorno al PVP distante + o – 1 deviazione standard, sono errori
concettualmente sbagliati e fortemente fuorvianti. Applicare una terminologia di calcolo e di
concetto a due tipologie di analisi differenti, ma apparentemente simili, significa non considerare il
principio su cui il Volume Profile e l’analisi dei volumi si fondano, ma semplicemente considerarli
alla stessa stregua e fermarsi alla semplice apparenza in quanto visivamente hanno rappresentazioni
simili.
Anche in questo caso, per fare un esempio ancor più esplicativo di ciò che intendo, supponiamo di
avere a confronto due frutti quali le mele e le pesche. Entrambi i frutti sono di forma sferica, di
colore rosso con sfumature gialle e più o meno delle stesse dimensioni, ma se noi applichiamo alle
pesche le stesse cure, e gli stessi diserbanti utili a curare le mele, ci si renderà facilmente conto che
ciò che è bene per un frutto, non è detto che lo sia anche per l’altro, anzi potrebbe anche rivelarsi
dannoso.
Per cui un’attenta analisi dei volumi, senza mai dimenticare cosa essi rappresentano, il modo in cui
si sviluppano e la capacità che hanno di influenzare il mercato con il loro movimento, consente di
avere a disposizione uno strumento molto potente per osservare il mercato e prendere decisioni
operative, ma se si confondono i punti cardine nell’analisi o se si fornisce un ingiustificato rilievo
ad un valore che invece è secondario, allora l’intera analisi potrebbe risultare compromessa in
quanto fondata su basi non corrette e quindi fornire un’interpretazione operativa errata sin dal
principio.
Valuteremo nel successivo capitolo e con maggiore attenzione queste situazioni e come
interpretarle.

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Un Pentagramma molto particolare
Ora iniziamo la trattazione di un argomento complicato per chi non è pratico di matematica e di
statistica, ma vedrete che alla fine ci fornirà uno strumento molto interessante.
Iniziamo subito chiarendo cosa sia e come funzioni la costruzione di un grafico ad istogramma,
esplicitando le sue caratteristiche e la sua forma.
Abbiamo visto nel confronto tra Market Profile® e Volume Profile che già da tempo è possibile
rappresentare le contrattazioni di borsa seguendo questo approccio, ovvero nell’asse verticale delle
ordinate, assieme alla scala dei prezzi, possiamo anche inserire questo indicatore ad istogramma che
si sviluppa in due dimensioni. Quella verticale appunto che rappresenta l’intera escursione dei
prezzi avuta e quella orizzontale che non indica il trascorrere del tempo come nei grafici classici,
ma indica la persistenza di un dato fenomeno, in questo caso la rilevazione dei volumi.
Pertanto ad ogni livello in cui la rilevazione di quel fenomeno osservato, i volumi nello specifico,
presenta una maggiore persistenza, sarà possibile osservare un picco che risulterà tanto maggiore,
quanto più elevata sarà stata la rilevazione della frequenza di quel fenomeno.
Questa rappresentazione molto utilizzata in statistica, è pertanto soggetta a tutta una serie di analisi
e regole tipiche proprie della statistica descrittiva che ha come finalità quella di trarre delle
conclusioni in merito ad un insieme complessivo e completo di elementi, definito popolazione,
partendo ed estrapolando informazioni solo da una parte di questa popolazione, definita campione.
Vi è però una difficoltà nell’applicare queste regole e tipologie di analisi al mercato, in quanto esse
sono utilizzate per lo studio di campioni che presentano una variabilità e quindi una dinamica
abbastanza contenuta e che si modificano con una velocità decisamente ridotta, mentre il mercato
finanziario al contrario presenta una velocità di cambiamento piuttosto accelerata e pertanto una
dinamica di studio assai accentuata. Dobbiamo quindi chiederci se è possibile e corretto l’utilizzo di
questi strumenti e metodologie di analisi applicate ad un campione in continuo e repentino
mutamento.
La risposta a mio avviso è positiva se la si considera con il giusto grado di approssimazione e
valutazione, senza dimenticare che il mercato stesso non è mai preciso a causa del fattore umano
che lo governa e che può renderlo instabile in qualsiasi momento, pertanto gli stessi movimenti dei
prezzi non potranno mai rispondere a modelli scientifici esatti senza il giusto grado di
approssimazione.
Iniziamo quindi con lo studio del campione partendo dalla sua rappresentazione grafica.

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Figura 1

Questa forma base, che in statistica viene chiamata distribuzione Normale o Gaussiana, è una
semplificazione del modello appena descritto in quanto nella figura, la distribuzione dei fenomeni e
la loro frequenza di rilevazione è resa uniforme per agevolare la comprensione del concetto su cui
risiede tale rappresentazione. Vedremo negli esempi a seguire che è raro trovare curve simili a
quella appena raffigurata, pertanto è importante capire il concetto su cui essa si fonda.
La seguente tipologia di analisi, come già anticipato, è soggetta a tutta una serie di rilevazioni
tipiche della statistica, ma a noi ne interessano solo alcune di queste che ci consentano di ottenere
dei riferimenti ben precisi su cui poi stabilire la nostra operatività.
Partiamo con la definizione di media, moda e mediana.
La media di una distribuzione a frequenza, è data dal punto in cui l’intera popolazione considerata,
ottenuta dalla somma di tutte le N osservazioni, viene divisa per N ovvero per il numero delle
frequenze che la hanno formata. Per esempio, la media di una sommatoria di valori [1, 2, 4, 4, 5, 7,
9, 11], è data da 43 (sommatoria dei valori), diviso 8 (numero delle frequenze), quindi pari a 5,375.
La moda è data dal numero di osservazioni che compaiono con maggior frequenza. Per esempio,
per i valori [1, 2, 4, 4, 5, 7, 9, 11], la moda è 4, in quanto 4 compare più volte rispetto agli altri
valori. In alcune distribuzioni, la moda può mancare, oppure essere presente per più di un valore; in
questo caso, si hanno distribuzioni bimodali (due mode), trimodali (tre mode), plurimoldali.
La mediana invece è il numero che compare al centro dei valori osservati, se questi sono dispari; se
sono pari, è la media fra i due valori centrali. Per esempio, per i valori [1, 2, 4, 4, 5, 7, 9, 11], la
mediana è (4 + 5)/2.
Media, moda e mediana possono coincidere e questo accade in distribuzioni simmetriche, ma il più
delle volte esse differiscono tra loro creando le basi per ulteriori analisi.

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Figura 2

Fatte queste importanti premesse e puntualizzate le differenze tra le tre variabili, possiamo passare
ora alla fase successiva, ovvero allo studio della funzione di ripartizione di una distribuzione a
frequenza.
E’ possibile infatti poter stabilire degli intervalli che definiscono la ripartizione dell’intera
popolazione e quindi in base ad essa definire le probabilità che una determinata variabile ricada in
quel determinato intervallo. Questa funzione di ripartizione che la teoria statistica presenta con una
formula apparentemente assai complicata, in realtà può essere notevolmente semplificata e
schematizzata ai fini operativi.

Funzione di ripartizione statistica

Essa infatti dipende dalla deviazione standard della variabile oggetto della rilevazione dalla media,
o detto in parole semplici, dalla distanza che tale variabile ha rispetto al valore della media.
Pertanto più una variabile è distante dalla sua media e più la possibilità che essa si trovi in quella
posizione è poco probabile e quindi presenta una persistenza assai bassa nella frequenza delle
rilevazioni.
La statistica, come risultato di quella formula mostrata in precedenza, ci consente di definire con un
adeguato livello di accettazione e accuratezza che tutte le variabili che ricadono nell’intervallo che
risiede tra +1 deviazione standard e -1 deviazione standard dalla media, ricomprendono il 68,27%
dell’intera popolazione del campione, mentre tutte le variabili che ricadono nell’intervallo che
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risiede tra +2 deviazione standard e -2 deviazione standard dalla media, ricomprendono il 95,45%
delle variabili rappresentanti la popolazione del campione ed addirittura tutte le variabili che
ricadono nell’intervallo che risiede tra +3 deviazione standard e -3 deviazione standard dalla media,
ricomprendono il 99,7% della popolazione, praticamente la totalità.
Questo è molto importante ai fini operativi nella rilevazione dei prezzi e dei relativi volumi in
quanto ci fornisce in modo continuo ed aggiornato una mappa delle probabilità di ogni determinato
prezzo ed il suo volume nel momento in cui si verificano, quindi possiamo immediatamente
classificarlo e stabilire la percentuale di volumi che in quel preciso istante sono a suo favore e
quanti volumi invece sono contro di esso.

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Figura 3

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Sappiamo infatti per definizione statistica che la media rappresenta il livello in cui la quantità dei
volumi dei compratori si equivalgono alla quantità dei volumi dei venditori, pertanto possiamo per
assurdo dividere in due l’istogramma e ipotizzare sempre per assurdo che sotto la media ci siano
tutti i volumi dei compratori che spingono verso l’alto e sopra la media ci siano tutti i volumi dei
venditori che spingono verso il basso, creando sulla media una punto di equilibrio che permette alla
forze di equivalersi e quindi di equilibrarsi.

Figura 4

Naturalmente nella realtà così non è in quanto su ogni livello di prezzo, come tale, per forza di cose
ci deve essere stato uno scambio tra le parti e quindi qualcuno ha venduto e qualcuno ha comperato.
Però possiamo calcolare attraverso la media, il livello in cui la quantità dei volumi dei venditori si
equivale alla quantità dei volumi dei compratori, per quanto sparsi essi possono essersi verificati.
Pertanto partendo da questo presupposto attraverso le deviazioni standard dalla media che
identificano degli intervalli ben precisi di probabilità, possiamo conoscere su un livello di prezzo
differente dalla media e con il giusto grado di accuratezza, quanti volumi complessivi di compratori
e venditori si trovano sotto o sopra quel prezzo.

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Figura 5

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Ipotizzando quindi di essere in una distribuzione simmetrica con media sul livello centrale e
sovrapposta alla moda, e con un livello di prezzo corrispondente alla seconda deviazione standard
sopra la media, possiamo dire con certezza statistica che a quel livello corrispondono il 2,65% dei
volumi sopra, che rappresentano i volumi dei venditori, mentre l’97,35% dei volumi sotto che
dovrebbero rappresentare i volumi dei compratori. In questo caso però possiamo osservare che così
non è in quanto la media dei volumi è posta sul livello centrale e sappiamo che la media mi divide
in due per quantità, i volumi dei compratori dai volumi dei venditori e quindi i volumi dei
compratori nel caso preso in esame non è pari al 97,35%, bensì è pari al 50%, lasciandomi scoperto
un intervallo del 47,35%. Questo permette di evidenziare una situazione di marcato disequilibrio in
cui con grande probabilità, la volontà dei venditori che temporaneamente è stata sopraffatta,
cercherà di riportare la situazione in una zona di parità verso la media (essendo una distribuzione
simmetrica), e tanto più ci si allontana dalla zona di equilibrio, tanto più i venditori si troveranno
temporaneamente spiazzati e quindi spingeranno per riequilibrare il mercato e la loro posizione.
In pratica in situazioni di equilibrio ed ancor di più in situazioni di distribuzioni simmetriche come
quelle prese in esame nel modello, ogni volta che i prezzi si allontanano dalla media (equilibrio),
interviene un fattore di bilanciamento dato dalla volontà di chi si trova sbilanciato in quel momento,
di riportarsi verso la parità e quindi verso la situazione di equilibrio.
Questo fattore di bilanciamento è facile da comprendere se si osserva dove si trova le media e dove
è il prezzo in quel momento, in quanto se la media non si è modificata dalla posizione precedente di
equilibrio, mentre il prezzo si è fortemente allontanato dalla media e si è posizionato in prossimità
della seconda deviazione standard superiore, risulterà chiaro che il 47,35% dei venditori sono
completamente privi di una forza che tenda a contrastarli e quindi avranno una capacità di spinta ed
una volontà di tornare al bilanciamento assai forte, in quanto i volumi in grado di contrastare i
venditori (tutti i venditori) si trovano sul livello medio (50%) che è tale proprio perché mantiene le
forze in equilibrio (vedi Figura 4).

Figura 6

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Questo fenomeno viene definito come “MEAN REVERTING” o del ritorno verso la media ed è
tale perché come già descritto nei capitoli precedenti, il mercato la maggior parte delle volte tende a
muoversi in modo graduale ed armonico e non ama escursioni di prezzo violente e veloci che non
consentono al mercato nella sua totalità di adeguarsi nei dovuti tempi.
Naturalmente questo non significa che non siano possibili movimenti repentini e marcati, specie in
presenza di accadimenti che modificano gli equilibri, come dati macroeconomici non preventivati o
shock di prezzo di carattere esogeno al mercato finanziario, ma è possibile dire che il mercato nel
medio periodo tende a muoversi in modo armonico e non violento in quanto movimenti derivanti da
shock di prezzo sono tipici di fasi emotive e confusionali inattese e non da valutazioni razionali,
pertanto proporzionalmente all’entità dello shock che il mercato subisce, esso tenderà a rientrare
verso l’equilibrio nella misura in cui il mercato impiega per valutarlo correttamente, contabilizzarlo
ed inserirlo nel suo modello valutativo. Non è raro infatti vedere delle forti escursioni di prezzo,
tipiche proprio delle fasi legate all’uscita di dati macroeconomici inattesi, che poi rientrano
gradualmente e piano piano ritornano verso la zona da cui era partito il movimento. Questo
conferma quindi quanto appena descritto, ma bisogna ricordare e fare attenzione a non confondere
questo fenomeno con una regola, in quanto può anche capitare che non sia il prezzo che si adegui,
ma sia la media che segua il prezzo.

Abbiamo così visto che in situazioni modello, conoscendo il livello di equilibrio ed avendo il
mercato una distribuzione simmetrica, è possibile quantificarlo e mappare ogni suo volume in
relazione al prezzo in cui è stato sviluppato e quindi in funzione del livello della media, ipotizzare il
probabile movimento del prezzo quando questo si discosta dalla zona di equilibrio, seguendo delle
aree di demarcazione derivanti dalla statistica.
Alcuni però potrebbero contestare questo fenomeno in quanto ben descritto e funzionale in
relazione ad una distribuzione simmetrica ed ancor più se legata ad un modello teorico ottimale. Ma
è possibile utilizzare questa tecnica ed imbrigliare il mercato in questa rete di deviazioni standard
con un mercato dinamico ed in continua evoluzione ?
La risposta anche in questo caso è affermativa, in quanto partendo dalla base dei volumi e non
dimenticando mai che essi rappresentano la manifestazione di interesse in continuo divenire legata
alla lettura del mercato e delle informazioni disponibili e non dimenticando che ad ogni compratore
deve necessariamente corrispondere un venditore, possiamo sempre con l’ausilio dei software,
calcolare in tempo reale questa evoluzione ed anzi analizzarla tempestivamente ogni qual volta ci si
accorge che gli equilibri del mercato si modificano.
Pertanto in una valutazione dinamica di questi equilibri, è importante evidenziare bene quello che
rappresenta la MODA statistica, che nel capitolo precedente in relazione al Market Profile©
abbiamo deciso di chiamare PVP (Peak of Volume at Price) ed in relazione ad essa, la posizione
della media dei volumi o media dei prezzi pesata per i volumi.
Infatti come la statistica ci insegna, le varie distribuzioni raramente sono simmetriche e quindi
presentano degli sbilanciamenti positivi oppure negativi e possono anche evidenziare più di un
picco di volume o moda che dir si voglia.
Quando questo si verifica, è evidente che il mercato ci fornisce delle indicazioni che spetta a noi
saper leggere, decifrare e trarre da esse i giusti suggerimenti operativi.
Abbiamo analizzato fino ad ora delle situazioni ottimali, ovvero situazioni in cui una curva presenta
il picco di volume che coincide con la media dei volumi, in cui pertanto il livello di equilibrio è ben
centrato nella zona di maggior persistenza dei volumi ed una volta identificata la zona di equilibrio,
abbiamo mappato il mercato con le deviazioni standard ed identificato le aree di ripartizione
percentuale dei volumi.
Ma come facciamo ad analizzare una distribuzione non simmetrica in cui la media dei volumi non
coincide con il picco di Volumi o PVP ed in funzione di essa trarre delle conclusioni oggettive ?

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Semplice, introduciamo il concetto statistico di “SKEW” che significa sbilanciamento o inclinazione
e che sempre secondo statistica è possibile misurare e quantificare, ma soprattutto che ci consente di
valutare il nuovo equilibrio e quindi la nuova dinamica che si è venuta a creare.
Ipotiziamo infatti che il picco di volume PVP sia in una zona alta dell’intera distribuzione di volumi
e che la media sia situata in una zona al di sotto del PVP, in prossimità della zona centrale
dell’intera distribuzione di volumi. Questa situazione ci fornisce subito un quadro ben definito con
MODA superiore della MEDIA.
Essendo la SKEW data in linea di massima dalla differenza tra MEDIA meno MODA (il calcolo
statistico non è così semplificato) ed avendo in questo caso valori differenti, otteniamo una SKEW
negativa che ci indica uno sbilanciamento dell’intera distribuzione dei volumi verso il basso e
quindi una volontà del mercato di spingere verso il ribasso, con una probabilità di ritorno verso la
media ogni qual volta tenti di allontanarsi marcatamente da essa.

Figura 7

Pertanto dinamicamente tramite i nostri software, possiamo calcolare le nuove aree di ripartizione e
quindi valutare l’intera distribuzione, il suo sbilanciamento, misurare quanto vale e quanto è forte
questo sbilanciamento ed in relazione ad esso impostare una strategia operativa, che data la nuova
situazione dell’esempio, tenderà a prediligere operazioni dal carattere prettamente ribassista
assecondando la direzione della distribuzione dei volumi che è chiaramente volta al ribasso.
Seguendo questo schema, utilizzeremo invece la zona del PVP come zona protettiva per le
operazioni ribassiste in quanto in prossimità di essa, in un piccolo intervallo sono racchiusi sia una
elevato numero di volumi, sia la seconda e la terza deviazione standard superiore, che se
oltrepassate al rialzo ci segnalano una potenziale volontà del mercato di capovolgere la situazione,
pertanto in quel contesto, non avrebbe più senso mantenere posizioni ribassiste.

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Figura 8

Viceversa per situazioni che presentano una media di volumi superiore al PVP, quindi con SKEW
positiva e mercato sbilanciato al rialzo.

Figura 9

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Abbiamo così dimostrato che è possibile applicare al mercato, con la corretta programmazione e le
dovute formule, delle leggi statistiche che ci forniscono degli intervalli molto ben definiti e delle
zone limite altrettanto ben definite che se lette e contestualizzate correttamente, possono essere
un’arma piuttosto efficace per il nostro trading.

Vediamo ora qual è la risultante dell’applicazione di queste leggi ai software di analisi del mercato
ed osserviamo che la tipologia di figura che si ottiene è estremamente simile a quella di un
pentagramma musicale in cui le note, in questo caso le nostre barre dei prezzi, fluiscono attraverso
le cinque linee del pentagramma, le nostre deviazioni standard e la nostra media dei volumi.
Proprio in funzione di questa somiglianza visiva con lo spartito musicale, ho deciso di chiamare
questa metodologia di analisi “il metodo del Pentagramma”.

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Come è possibile osservare nelle due immagini appena sopra, il mercato (nel caso specifico il
Future DAX), sente con precisione i livelli di derivazione dall’algoritmo matematico/statistico ed
essendo nel caso specifico una giornata con distribuzione simmetrica e quindi con PVP coincidente
con la Media dei volumi, ogni qual volta i prezzi si sono allontanati di molto dalla media centrale e
sono arrivati in prossimità della seconda deviazione standard (bande più esterne superiori ed
inferiori), vi è stata la tendenza a tornare verso il valore centrale della media dei volumi rispettando
il fenomeno del mean reverting.
E’ possibile osservare come in alcuni casi, il mercato rimbalzi o ritracci con decisione una volta
toccato il livello della seconda deviazione standard che come sappiamo rappresenta una zona che io
definisco “border line” in quanto una elevata porzione dei volumi (47,5% -- vedi figura 5 e figura 6
per le percentuali ), essendo la media in zona centrale, sono avversi e quindi la probabilità che i
prezzi ritornino verso la media e quindi l’equilibrio è assai elevata.
Non solo, ma osservate anche il modo in cui sia la media centrale che le prime deviazioni standard
fungono da supporti o resistenze contenendo il mercato nelle sue oscillazioni.
Personalmente avendo potuto osservare questo metodo ormai da qualche tempo, mi sono potuto
rendere conto che tantissime volte il mercato rimbalza o viene respinto con precisione proprio
quando tocca questi livelli sensibili dati dalle deviazioni standard e su questo ho potuto sviluppare
la mia operatività, che tengo a sottolineare, non è certa e non garantisce la sicurezza del risultato,
ma mi permette di valutare dei livelli di ingresso, target e stop-loss con accuratezza scientifico
statistica e con il vantaggio di conoscere le percentuali di probabilità a mio favore e quindi di
valutare costantemente e correttamente il rischio che corro in ogni singola operazione e questo nel
trading non è poco.
Applicazione del metodo all’operatività
Nei capitoli precedenti abbiamo osservato come sia possibile applicare la scienza statistica ai valori
di contrattazione relativi al mercato finanziario, abbiamo constatato che esiste la concreta possibilità
di imbrigliare le quotazioni di borsa all’interno di una maglia che mi indica in modo dinamico le
percentuali di volume e di ripartizione dell’equilibrio dei volumi sviluppati nella giornata di
contrattazione. Abbiamo potuto osservare che sfruttando le potenzialità dei software che ci vengono
messi a disposizione oggi giorno ed usufruendo in modo completo delle informazioni inviateci dai
mercati, possiamo ottenere rappresentazioni grafiche dello stesso molto differenti fra loro e
sicuramente diverse dalla rappresentazione classica prezzo/tempo, ognuna delle quali ci fornisce
informazioni di utilità nella nostra analisi.
Ora dobbiamo vedere come utilizzare tutti questi strumenti ai fini utili per l’operatività quotidiana
sui mercati, con la premessa che con questo libro non intendo assolutamente descrivere un metodo
unico e valido per tutti, in quanto ognuno ha la sua personale predisposizione al trading, pertanto
avere la presunzione di trovare un metodo trasversale adattabile alle esigenze e alla propensione al
rischio di ognuno di noi è veramente assurdo. Inoltre questo non è il Sacro Graal del trading, in
quanto è mia ferrea convinzione che non esiste, ma sicuramente è uno strumento, a mio avviso assai
potente, che consente a chi impara ad utilizzarlo nelle sue varie sfumature e adattandolo alla propria
operatività, di leggere dentro il mercato, di misurarlo e di valutare dei livelli di supporto e resistenza
e delle zone di attrazione e repulsione oggettive che consentono di osservare con maggior cura ed
avvicinarsi il più possibile a ciò che fanno gli istituzionali.
Non dimenticate che per quanto i Big players del mercato siano grossi, essi sono costretti a passare
per il mercato e per forza di cose lasciano delle tracce, i volumi, e quindi spetta a noi essere bravi a
scovarli, interpretarli ed utilizzarli a nostro favore.

Partiamo ora dall’analisi del pentagramma e del Volume Profile e dall’interazione che esiste tra i
due strumenti di osservazione.
Abbiamo detto che il punto di controllo nella distribuzione a volume, risiede nella media dei prezzi
ponderata per i volumi ovvero, come la chiamano gli americani, VWAP (Volume Weighted
Average Price).
Essa è il punto di equilibrio che equipara per dimensione i volumi dei compratori dai volumi dei
venditori e quindi detto il altro modo, è il livello che bilancia l’intera distribuzione tra venditori e
compratori.
Abbiamo visto però che non sempre le distribuzioni sono bilanciate e simmetriche, anzi spesso
abbiamo a che fare con distribuzioni sbilanciate ed asimmetriche, in cui si ha il picco di volume o
PVP, quando è uno solo, in una zona differente dalla media dei volumi o VWAP.
Quando ciò si verifica, abbiamo visto che il mercato si trova in una distribuzione sbilanciata al
rialzo o al ribasso o come la statistica vuole, con una SKEW positiva o negativa.
Ora analizzeremo alcuni casi di distribuzioni e cercheremo di comprendere qual è il modus operandi
più intelligente da tenere ai fini operativi.
Partiamo con il primo e supponiamo che il mercato apra ed inizi a consolidare su di un livello in
prossimità del prezzo di apertura per buona parte della mattinata, con un trend laterale.
In questa situazione, con molta probabilità, si verrà a creare una distribuzione simmetrica, con un
PVP che sarà molto prossimo, se non addirittura sovrapposto al VWAP, pertanto la logica e quindi
la probabilità preponderante vuole che il mercato tenda a ritornare verso la media VWAP ogni qual
volta i prezzi si allontanino, questo in maggior misura se rimanendo il VWAP in prossimità del
PVP, i prezzi arrivano a lambire le fasce prossime alla seconda deviazione standard superiore o
inferiore, in cui le probabilità di ripartizione dei volumi arrivano al 95%.

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Figura 01

Nella figura di esempio qui riportata, vediamo che il future Eurostoxx50 con candele a volume
costante di 1000 contratti per candela, apre alle 8:00 a.m. ed inizia la sua giornata di contrattazione
sviluppando pochi volumi (ricordiamoci che il mercato cash delle azioni a cui il future in questione
fa riferimento, apre alle 9:00 a.m. quindi un’ora più tardi dell’apertura del future).

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Lasciamo che la seduta si evolva, in modo tale che si sviluppino un quantitativo sufficiente di
volumi tale per cui i nostri strumenti acquistino sempre più significatività con il trascorrere delle
contrattazioni e iniziamo la nostra valutazione del mercato.
Come anticipato inizialmente, possiamo vedere che in questa fase il PVP rappresentato
dinamicamente nel suo evolversi con il trascorrere delle contrattazioni con dei puntini marcati di
colore scuro, è molto prossimo alla media VWAP e notate, essendo nella fase iniziale delle
contrattazioni in cui il peso di ogni singolo volume scambiato ha rilevanza nelle determinazione sia
del PVP che del VWAP, come in questi frangenti i due indici (VWAP e PVP) si modifichino con
una certa facilità.
Il PVP essendo un livello di persistenza si muove a scatti, mentre il VWAP essendo una media ha
una dinamicità molto più fluida ed armonica.
Sostanzialmente con il trascorrere delle contrattazioni, il VWAP ed il PVP si intrecciano rimanendo
comunque molto prossimi e differenziandosi nel valore di appena 1 tick durante le prime 2 ore
(PVP = 2508 / VWAP = 2509).
Osservate come, poco dopo le ore 9:16 i prezzi raggiungano al rialzo la seconda deviazione
standard e segnino un picco di prezzo a 2515 punti e contemporaneamente l’oscillatore di
momentum applicato a questo chart, un semplicissimo MACD standard, segni in corrispondenza di
quel picco di prezzo una divergenza.
Bene, già abbiamo sufficienti informazioni per impostare un’operatività in prima mattina.

Ricapitoliamo:

1) PVP e VWAP sono molto prossimi l’un l’altro il che ci indica una distribuzione simmetrica
ed in equilibrio intorno a questi valori.
2) I prezzi provano un allungo al rialzo, ma il VWAP al massimo si discosta di 1 tick dal PVP
e non segue il movimento dei prezzi.
3) I prezzi raggiungono la seconda deviazione standard superiore rispetto al VWAP, il che mi
indica che siamo in una zona “border line” a cui corrispondono il 95% della ripartizione dei
volumi. Pertanto ho solo il 2.65% dei volumi sviluppati fino a quel momento, posti sopra la
seconda deviazione standard, che attirano il movimento al rialzo ed il 47.35% dei volumi dei
venditori che sono privi di forza contrapposta atta a fermarli (vedi capitolo precedente in
merito a queste percentuali).
4) Ho un oscillatore di momentum come il MACD che mi segnala divergenza nella seconda
spinta della salita, con prezzi che segnano massimi crescenti mentre massimi dell’oscillatore
decrescenti.

Sostanzialmente posso essere soddisfatto dei segnali che il mercato mi offre in questa fase laterale,
in quanto si sono verificate più condizioni che mi segnalano una probabilità di ribasso a partire dal
livello della seconda deviazione standard per raggiungere la media (fenomeno del MEAN
REVERTING).
Decido quindi di aprire una posizione short sulla prima candela che mi segnali inversione e che mi
violi i 2513 livello su cui il mercato si è soffermato più volte in questa spinta rialzista.
Stop Loss posizionato 1 tick sopra i 2515 che oltretutto è anche zona oltre la seconda deviazione
standard, quindi data la situazione di VWAP e PVP, zona in cui il mercato ha poche probabilità di
toccare.
Target il VWAP per la prima metà posizione e la seconda deviazione standard inferiore per la
seconda metà della posizione.
Ora vi domanderete perché se il fenomeno del mean reverting implica il ritorno alla media, io mi
attenda con il dovuto margine di probabilità che il mercato se scende, prosegua verso la seconda
deviazione standard inferiore ?

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La risposta risiede sostanzialmente in un principio di legge fisica di compensazione tra due forze
contrapposte o anche terzo principio della dinamica detto anche principio di azione e reazione, che
dice che ad ogni azione, corrisponde una reazione uguale e contraria, per cui come negli esempi
delle leve mostrati nei capitoli precedenti, se il fulcro del nostro equilibrio è centrato e si verifica un
moto volto ad allontanare i prezzi dalla zona di equilibrio, premesso che tale livello di equilibrio
permanga e non subisca modifiche, la reazione che ne seguirà sarà con buona probabilità uguale ed
opposta al moto di spinta iniziale.
Questo mi è capitato di osservarlo più volte, partendo dal presupposto che le forze nella situazione
iniziale siano in equilibrio e tale equilibrio permanga in misura sostanziale anche dopo la spinta del
moto iniziale di allontanamento. Questo effetto l’ho chiamato effetto “Salvatori” o anche “effetto S”
sia per la forma di “S” ribaltata che prende, sia perché, con un pizzico di presunzione, è anche il
mio cognome, avendolo io osservato per primo.

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Tornando alla nostra operazione, come da attese e confermando il fenomeno del mean reverting, il
mercato ritraccia al ribasso verso il VWAP dove avevo già posizionato il primo exit a 2508 per
metà posizione. Nel frattempo sposto lo stop protettivo per la restante parte in prossimità della
prima deviazione standard superiore a 2512, che corrisponde ad un livello di 1 tick sotto il mio
livello di entry e che quindi mi protegge da eventuali rimbalzi verso l’alto.
Anche in questo caso, come da attese ed a conferma dell’effetto “Salvatori”, il mercato sembra non
fermarsi sul VWAP e prosegue diretto raggiungendo al ribasso, sia la prima deviazione standard
inferiore e poi la seconda sul mio target a 2504 dove esco definitivamente dall’intera posizione.
Naturalmente essendo io un trader abbastanza prudente, durante la discesa vedendo che il mercato
conferma le mie aspettative, sul raggiungimento progressivo dei vari livelli sensibili come il VWAP
e poi la prima deviazione standard inferiore, sposto lo stop protettivo dalla prima deviazione
standard superiore al VWAP in modo da proteggermi da eventuali e sempre possibili risalite.
Abbiamo così chiuso una prima operazione con in tasca 14 tick in una situazione di mercato
laterale, partendo da una distribuzione simmetrica con VWAP allineato a PVP e quindi soggetto ad
un certo tipo di valutazioni.
Come avete potuto osservare, la differenza tra questa metodologia ed altre metodologie di vendita
sulle resistenze e riacquisto sui supporti tipiche delle fasi laterali, risiede nel fatto che in queste
circostanze avevamo dei parametri di riferimento ben precisi, con la consapevolezza delle
percentuali dei volumi a nostro favore e quanti volumi contro, conoscendo gli eventuali step
intermedi in cui il mercato si sarebbe potuto fermare e avendo a priori già un target ben identificato
dato dalla statistica applicata ai volumi.

Personalmente credo che avere tutta questa serie di informazioni a propria disposizione in una
attività che si fonda sulla probabilità grafica che alcune figure si realizzino, conoscendo con
precisione statistica le probabilità a nostro favore e quelle contro, sia cosa da non sottovalutare
anche per l’operatore più esperto.

Ora proseguiamo analizzando la stessa giornata presa in considerazione nel primo esempio ed
osservando come con l’evolversi delle contrattazioni, gli equilibri si siano modificati e quindi con
essi anche la logica operativa utilizzata.

Il mercato dopo questa prima operazione, continua a muoversi in un range laterale più o meno
intorno al VWAP, oscillando tra prima deviazione standard superiore e prima deviazione standard
inferiore fino alle 10:00 circa.
A questo punto i volumi sviluppati sono già degni di nota in quanto il future è aperto da circa 2 ore
ed il mercato cash ad esso relativo che imprime una accelerazione negli scambi, è aperto da un’ora.
Notiamo che il PVP passa da 2508 livello delle 9:59 a 2510 per arrivare a 2511 dopo le 10:00,
mentre il VWAP rimane invariato a 2509.
Si è creato quindi un picco di volume nella zona superiore del grafico, ma il punto di equilibrio
della distribuzione non è variato e questo mi delinea una situazione differente da quella simmetrica
vista in precedenza anche in considerazione del fatto che vi è stato un incremento dei volumi utili al
calcolo degli indicatori relativi ai nostri livelli di riferimento.
Il VWAP è sotto il PVP il che comporta uno sbilanciamento negativo con SKEW negativa, non di
entità rilevante, ma comunque degna di nota visto che i volumi con il trascorrere del tempo
incrementano e forniscono progressivamente maggior significatività al modello.
Il mercato dunque inizia a presentare uno sbilanciamento verso il basso in quanto abbiamo che
VWAP < PVP e questa tendenza prende consistenza nel momento in cui i prezzi iniziano a
scendere sotto il VWAP, per cui si ha che PREZZI < VWAP < PVP.
Bene, come anticipato questa situazione è differente dalla precedente in quanto in questo caso il
mercato è sbilanciato e non simmetrico e la logica operativa deve quindi essere modificata.
Vediamo come.

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Una delle prime regole del trading è quella di assecondare il mercato e non combatterlo in quanto è
più profittevole seguire il flusso che lo stesso genera con la sua tendenza piuttosto che cercare di
mettersi contro. L’unica cosa che è possibile fare è quella di osservare situazioni di divergenza o
segnali di debolezza nel trend in atto per poter cercare di capire quando quel trend potrebbe
invertire la tendenza.

Alle 10:15 circa i prezzi segnano un massimo relativo a 2512, appena sopra il PVP formatosi a
2511, mentre il VWAP come già detto rimane a 2509.
Come i prezzi scendono sotto il VWAP dopo le 10:20, ho la conferma che lo sbilanciamento al
ribasso inizia a prendere consistenza e che esiste la possibilità che il mercato scarichi al ribasso tutta
quella fase di distribuzione laterale generata nella prima mattinata, quindi l’operatività che ne deriva
è rivolta a prediligere solo operazioni short nel verso del trend dei volumi avendo uno
sbilanciamento e una SKEW negativa.
Inizio quindi a cercare dei punti di riferimento per impostare l’operatività e per cercare eventuali
segnali short e vedo che il VWAP (2509) è un buon livello di ingresso nel caso in cui il mercato lo
testi nuovamente in quanto lo Stop Loss è posizionabile a 2512 sopra il PVP (2511) con i suoi
volumi che mi proteggono, ed il potenziale target la seconda deviazione standard inferiore e
ulteriori zone al ribasso essendo il mercato sbilanciato in negativo.
Infatti in questo caso, con SKEW negativa, ed avendo distribuito inizialmente in laterale, non mi
attendo che il mercato si fermi subito, ma coerentemente con il nuovo equilibrio del mercato
sbilanciato al ribasso, che prosegua nella spinta in discesa.

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Figura 03

Il mercato infatti ritraccia verso il VWAP che sente con precisione chirurgica a 2509 e batte questo
livello più volte servendo il mio ordine di vendita alle 10:45.
Subito posiziono lo Stop Loss a 2512 come preventivato e un primo ordine di ricopertura di metà
posizione short a 2504 ed attendo gli sviluppi coerenti con la visione negativa del mercato appena
descritta.
Dopo pochi minuti, il modello ipotizzato utilizzando il pentagramma si concretizza e prende corpo
eseguendo il primo ordine di ricopertura a 2504. A questo punto sposto lo stop loss a pareggio per
la rimanente quantità e lascio correre la restante parte, che in accordo con lo sbilanciamento dei
volumi al ribasso, non si ferma sulla seconda deviazione standard, ma prosegue nella sua spinta
camminando lungo la terza deviazione standard in zona border-line.
In questa situazione non posso fare altro che rimanere ad osservare il mercato e lasciare che si
compia il suo corso, avendo cura di spostare lo stop loss ormai divenuto stop profit ad
inseguimento, progressivamente con la discesa del mercato ed osservando in simultanea eventuali
perdite di forza della spinta impulsiva, attraverso i vari indicatori sia classici che di volume
disponibili.
Verso le ore 11:00 infatti mi accorgo che l’indicatore di momentum utilizzato, il MACD classico
applicato alle barre a volume costante, segnala una divergenza, con indicatore che sale e prezzi che
scendono pur continuando a camminare lungo la terza deviazione standard che come abbiamo visto

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rappresenta la linea spartiacque sopra cui risiedono il 99,85% dei volumi, delineando quindi una
persistente situazione border-line che non può durare a lungo.
Decido quindi di verificare nel dettaglio questa configurazione che sembra prossima a terminare il
primo impulso di discesa, e cerco conferme utilizzando l’indicatore di accelerazione dei volumi e di
pressione nel book visto nei capitoli precedenti.

Figura 04

Infatti mi accorgo subito che le fase di spinta primaria inizia a perdere di forza e consistenza in
quanto le ondate impulsive dell’accelerazione dei volumi (linea blu nei 3 sottografici rispetto ai
prezzi) che hanno portato il mercato a scendere camminando lungo la terza deviazione standard
perdono vigore e noto anche proprio in prossimità del minimo a 2493 che la pressione nel book
(linea rossa in sovraimpressione con i prezzi) tende a risalire in controtendenza con i prezzi,
confermando che la spinta iniziale con molta probabilità si è esaurita ed iniziano le ricoperture del
mercato.
Decido quindi di uscire con la restante parte della posizione a 2497 in quanto la fase impulsiva che
ha fatto seguito allo sbilanciamento della distribuzione dei volumi sembra terminata.

Ricapitolando ho:

1) Prezzi che camminano lungo la terza deviazione standard ripetutamente per dei minuti
delineando una situazione border-line.
2) Oscillatore di momentum in divergenza con i prezzi.
3) Oscillatore di accelerazione dei volumi che segnalano perdita di forza nella spinta.
4) Pressione nel book in divergenza.

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Pertanto se il mercato dovesse risalire e battere 2497 rompendo il massimo della precedente
candela, l’uscita totale dalla posizione sarebbe ben giustificata.
Infatti il mercato sale e colpisce il mio prezzo a 2497 dove ricopro la residua parte dello short e
incasso 17 tick (2509 – 2504 = +5 e 2509 – 2497 = +12).

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Abbiamo quindi osservato come poter sfruttare a proprio vantaggio dei dati statistici attraverso cui
osserviamo i volumi che come ricordo sempre e che mai dobbiamo dimenticare rappresentano la
manifestazione d’interesse degli operatori sul mercato in cui sicuramente prevale chi ha la capacità
di esercitare la maggior forza e quindi chi riesce ad avere la meglio in vista della propria potenza
finanziaria.
Continuiamo ora ad osservare come si è evoluta questa particolare giornata di contrattazione in
quanto è stato possibile effettuare altre operazioni sfruttando il metodo del pentagramma in sintonia
con la logica di bilanciamento/sbilanciamento del mercato e quindi della sua forza primaria data dai
volumi.

A questo punto il mercato rimbalza e risale tornando verso la media. In questo caso sarebbe stato
possibile effettuare una operazione contro trend, ma questa tipologia la analizzeremo più avanti per
non generare confusione mischiando più cose ed aspetti di questa tecnica contemporaneamente.

Verso le ore 11:45 circa, il mercato risale e dopo aver superato al rialzo la seconda deviazione
standard inferiore e poi la prima, si avvicina al VWAP.
In linea con lo sbilanciamento del mercato che ci ha spinto ad effettuare la precedente operazione
ribassista, verifico se la situazione del mercato ha subito modifiche e se la SKEW è rimasta
negativa o se è variata in altro modo.
Noto che il PVP è rimasto a 2511 mentre il VWAP è passato da 2509 a 2506 in seguito alla discesa
che ha coinvolto un considerevole numero di volumi, pertanto lo sbilanciamento si è accentuato
ulteriormente verso il basso ed ha portato il livello di equilibrio a 2506.
Analizzo di nuovo l’indicatore di accelerazione dei volumi per controllare se nella salita che ha
portato i prezzi dalla seconda deviazione standard inferiore fin verso il VWAP ci fossero stati dei
flussi impulsivi di volumi che hanno accompagnato il movimento, segnalandomi quindi un ipotetico
ingresso di operatori con una visione opposta alla precedente.
Mi accorgo che i volumi invece sono rimasti nella norma senza alcun flusso di rilievo, mentre sul
PVP a 2506 noto una divergenza nella pressione nel Book che chiaramente segnala debolezza nella
spinta e cambio di sentiment tra gli operatori, a cui fa seguito esattamente sul massimo un
incremento di volumi evidente proprio nell’indicatore di accelerazione dei volumi.
Questo è un chiaro segnale che su quel massimo in divergenza di pressione nel book, i volumi dei
venditori sono incrementati maggiormente rispetto ai volumi dei compratori in quanto abbiamo
volumi in aumento e pressione nel book in calo.

Essendo lo sbilanciamento rimasto negativo ed anzi incrementato in questo senso, ed osservando


questi segnali di accelerazione volume e pressione nel book in contrasto con la salita, decido in
linea con l’equilibrio del mercato di aprire una nuova operazione short al livello del VWAP, in
quanto a meno di immediati ed imprevisti ribaltamenti della situazione, i segnali sono chiaramente a
favore di una nuova discesa.

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Entro short quindi a 2506 con target per metà posizione sulla prima deviazione standard inferiore
(2501) e la restante metà sulla seconda deviazione standard inferiore (2496). Stop Loss di nuovo a
2512, un tick sopra PVP (2511).

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Il mercato anche in questa occasione rispetta il modello e prende di nuovo la strada del ribasso.
Dapprima consolida per circa 15 minuti in laterale sotto il VWAP e poi accelera nella discesa senza
alcuna esitazione, eseguendo la prima ricopertura a 2501.

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Subito sposto lo Stop Loss in parità per proteggermi e mi accorgo che nella discesa, oltre alla
pressione nel book che accompagna chiaramente la spinta ribassista, si aggiungono anche dei flussi
di volumi che ne sanciscono la bontà del movimento lasciandomi più sereno nel lasciare la restante
ricopertura dell’intera posizione, sulla seconda deviazione standard a 2496.
Infatti, il mercato arriva in brevissimo sul secondo target e serve il mio ordine facendomi uscire
completamente anche questa volta con 15 tick di guadagno.

Abbiamo quindi visto che in situazioni di mercato sbilanciato, la logica di assecondare la direzione
primaria dei volumi è da prediligere ogni qual volta i prezzi testino delle zone sensibili come il
VWAP nei due esempi appena mostrati. Questo però non è sempre possibile in quanto quando la
SKEW è accentuata ed il VWAP tende ad allontanarsi sempre più dal PVP, tipica situazione di
mercato in chiara tendenza, non è assolutamente scontato che i prezzi tornino sempre a testare il
VWAP, anzi spesso capita che dopo averlo raggiunto più volte ed essendo stati respinti in ogni
occasione con movimenti di allontanamento da esso sempre più marcati ed incisivi, sui successivi
rimbalzi o ritracciamenti dalle deviazioni standard, specie se deviazioni standard di secondo o terzo
livello, quindi border-line, il mercato mantenga la direzione impressa dallo sbilanciamento dei
volumi e quindi torni a percorrere la strada del trend principale quando testa nuovamente non più il
VWAP, ma anche la prima deviazione standard.
Queste sono tipiche situazioni che si concretizzano quando la SKEW ha la tendenza ad aumentare
nella direzione dello sbilanciamento dei volumi e quando il mercato manifesta una chiara
direzionalità.
Quello che segue è un chiaro esempio in cui si è manifestata questa tipica situazione sul Future
DAX nella giornata di venerdì 12 giugno 2009.

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Come è possibile notare in figura, il Future Dax nella prima ora di contrattazione, dalle 8:00 fino
alle 9:00 circa, spinge al ribasso in linea con la SKEW negativa (VWAP < PVP) che si è formata
nelle prime battute di contrattazione. Scende correndo lungo la seconda deviazione standard, fino a
formare un nuovo PVP nelle vicinanze degli ultimi prezzi, ma ora decisamente sotto il VWAP,
invertendo così la SKEW che da negativa passa a positiva (VWAP > PVP) ed infatti i prezzi
iniziano a salire in direzione VWAP che ora funge non più da repulsore, ma da calamita.
Poi verso le 9:17 inizia a consolidare nei pressi del VWAP e di nuovo il PVP si sposta in questa
zona definendo una SKEW neutra. Come anticipato in precedenza, ad inizio contrattazioni il PVP
può facilmente saltare da un livello ad un altro con una certa facilità in quanto il peso di ogni
contratto scambiato, in relazione al totale è significativamente più rilevante rispetto alle fasi di

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contrattazione avanzata, in cui l’ammontare complessivo dei volumi è cospicuo e quindi a meno di
grossi flussi in ingresso o uscita dal mercato, il PVP risulta più stabile.
Verso le 9:35 i prezzi continuano a salire e il PVP si sposta di nuovo al rialzo definendo ora una
SKEW negativa, ma con prezzi in controtendenza rispetto all’equilibrio del mercato che invece è
sbilanciato al ribasso.

In questa fase, essendo l’equilibrio spostato verso il basso, con prezzi in netta controtendenza
rispetto all’equilibrio dei volumi, le operazioni short da zone border-line superiori al VWAP sono
molto agevolate ed a basso rischio, in quanto se il VWAP permane sotto il PVP e quindi la SKEW
rimane negativa anche con il passare degli scambi, il fenomeno del mean reverting acquista forza e
la tendenza a tornare verso la media si accentua, nel caso in cui i prezzi invece dovessero rompere
al rialzo con forza, le zone di ingresso short nei pressi della seconda deviazione standard o

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superiore, sarebbero livelli in cui lo stop-loss è sicuramente più economico, per cui il rapporto
rischio/rendimento è sicuramente migliore qui che altrove.
Proseguendo nella nostra analisi, vediamo che il PVP consolida su di un livello pari a 5098 e ci si
accorgerà a chiusura mercato che quel livello è stato mantenuto fino alla fine della giornata di
contrattazioni, con i prezzi che si muovo attraversandolo al ribasso ed al rialzo più volte, ma senza
allontanarsi troppo.
Alle 11:09 i prezzi, dopo aver raggiunto il VWAP a 5094 e quindi essendosi portati in una
situazione di equilibrio, tentano di nuovo la strada del rialzo, ma questa volta vengono fermati dal
PVP a 5098 da cui vengono respinti immediatamente e scendono con decisione fin sotto il VWAP a
testare la prima deviazione standard inferiore.
Finalmente sembra che dopo aver distribuito nella zona alta di contrattazioni, in netta
controtendenza rispetto allo sbilanciamento del mercato, i prezzi assecondino la distribuzione dei
volumi ed intraprendano la strada del ribasso, dapprima testando la prima deviazione standard
inferiore al VWAP, per poi arrivare anche sulla seconda deviazione standard inferiore, da cui parte
una netta reazione rialzista che viene frenata dal VWAP.

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Notate come spesso accada che in prossimità della seconda o terza deviazione standard, quando il
mercato è in procinto di muovere verso la media partendo da situazioni border-line, come si creino
delle divergenze negli oscillatori di momentum, in questo caso su un semplicissimo MACD, già
osservato più volte negli esempi precedenti, calcolato su barre a volume costante di 100 contratti
DAX per barra.
Il nostro Future quindi, rimbalza con decisione e si riporta sul VWAP che funge da polo attrattore in
questo momento, ma che subito respinge i prezzi con decisione, come abbiamo visto già nei due
esempio iniziali di questo capitolo. Anche in questo caso si verifica l’effetto “Salvatori” ma questa
volta essendoci uno sbilanciamento verso il basso, la reazione che ne deriva al passaggio sotto il
VWAP, porta i prezzi a correre di più nella direzione dello sbilanciamento dei volumi, fino alla
seconda deviazione standard inferiore.
I prezzi dunque cercano più volte un test della nostra media di volume, ma vengono decisamente
rigettati al ribasso più e più volte.

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Ecco dunque che si concretizza il caso in cui in un mercato in netta tendenza, i livelli di valutazione
per la nostra operatività si spostano nella direzione del trend e dello sbilanciamento dei volumi,
traslando tutto in quella direzione.
Quindi se prima, nel caso in cui con tendenza negativa, abbiamo atteso che i prezzi testassero il
VWAP per aprire posizioni short, ora con un mercato in forte tendenza ribassista, avendo più volte
testato il VWAP ed essendo stato respinto da questo, è fortemente possibile che i rimbalzi che
partono da situazioni border-line, ovvero dalla seconda o anche terza deviazione standard inferiore,
possano tornare a fermarsi non sulla media dei volumi, ma anticipatamente sulla prima deviazione
standard inferiore con obiettivo la seconda o anche la terza deviazione standard negativa.
Netto il caso della figura che segue, in cui dopo il terzo tentativo respinto di passare al rialzo il
VWAP (punti 4 e 5), i prezzi collassano al ribasso di oltre 20 punti DAX in meno di mezz’ora,
arrivando a lambire la terza deviazione standard (punto 6) il cui livello come sappiamo è lo
spartiacque relativo al 99,7% dei volumi dell’intera distribuzione. Nel nostro caso non avendo mai
toccato la terza deviazione standard, ma essendosi avvicinati molto, hanno segnato una ripartizione
di probabilità pari al 90,71% dei volumi, da cui è poi partita una reazione rialzista spinta dal
temporaneo ed eccesivo sbilanciamento ribassista dei volumi.
Anche questa volta si forma una divergenza tra prezzi ed oscillatore di momentum, che segnala una
possibile inversione, e come in precedenza, troviamo divergenza anche nell’indicatore che misura la
pressione nel book che nelle fasi terminali di impulso mostra una chiara tendenza a salire rispetto ai
prezzi che scendono.

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Vorrei porre l’attenzione in questo caso in cui è particolarmente evidente, su un fenomeno a mio
avviso significativamente importante, ovvero sul fatto che un algoritmo matematico di puro calcolo
mi consenta di identificare e quindi plottare sul grafico delle linee, la nostra media dei prezzi pesata
per i volumi, le sue deviazioni standard ed il PVP, che segnano con una precisione chirurgica i punti
in cui le quotazioni vengono respinte, come fossero dei livelli in cui chi decide le sorti del mercato,
come gli investitori istituzionali o chi ha capacità di muovere denaro in quantità significative,
mettesse dei paletti di confine oltre cui è impedito l’accesso. Questo fattore, che è fenomeno
piuttosto ricorrente nell’utilizzo del pentagramma, fornisce un supporto informativo a vantaggio di
chi lo utilizza, sicuramente non trascurabile ai fini operativi.
Tornando all’operatività ed all’analisi iniziata, vediamo che il mercato rimbalza dalla zona border-
line in prossimità della terza deviazione standard, con le divergenze segnalate.
Non a caso il rimbalzo si ferma esattamente sulla prima deviazione standard inferiore al VWAP
(punto 7) e da qui riprende una corsa ribassista in direzione dei livelli significativi posti al di sotto
di essa, ovvero seconda deviazione standard inferiore e terza deviazione standard inferiore (punto 8
– 9 – 10 di figura precedente ).
Come è possibile osservare dal grafico, in questa fase il PVP è rimasto invariato a 5098, mentre il
VWAP ha seguito al ribasso i prezzi in funzione del fatto che la discesa essendo stata accompagnata
da notevoli flussi di volumi, ha modificato la curva stessa del VWAP.
Questo ha determinato un accentuarsi dello sbilanciamento dell’intera distribuzione al ribasso e
quindi un incremento della distanza tra PVP e VWAP, configurando una tipica sessione con
mercato in netta tendenza in cui i prezzi sono decisamente sotto il VWAP il quale è sempre più
distante dal PVP.
Osservate come in queste chiare situazioni di tendenza, i prezzi tendano a muoversi nell’intervallo
compreso tra la seconda deviazione standard inferiore e la terza deviazione standard inferiore, con
una direzionalità ed una forza impressa sui prezzi dai volumi, molto marcata.
Infatti in questa fascia troviamo solo il 2,5% dei volumi dell’intera distribuzione (100% - 95% = 5%
/2 = 2,5%), ma la spinta rimane comunque incisiva, con evidenti ondate rilevabili dall’accelerazione
dei volumi.

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Per esperienza personale, posso dire che ogni volta che il mercato si muove in modo continuato ed
in tendenza, tra la seconda e la terza deviazione standard come nell’esempio appena esposto,
significa che statisticamente si sta percorrendo un percorso border-line in cui il mercato stesso
decide di rimanere in modo persistente in questa fascia di bassa probabilità di ripartizione dei
volumi e ben lontano dal suo punto di equilibrio rappresentato dal VWAP. Evidentemente chi ha la
forza di fare questo, deve disporre di notevoli capitali finanziari in quanto riesce a contrastare e
prevalere con decisione sul 97.5% dei volumi. Pertanto ogni volta che questo accade in modo
perdurante nel corso della seduta di contrattazione, è bene lasciare che il mercato faccia il suo corso
senza contrastarlo ed anzi in caso assecondarlo, in quanto tutte quelle operazioni volte a prendere
posizione nel verso opposto al trend, cercando di giocare d’anticipo nel cogliere un rimbalzo o una
correzione per poter entrare sui “minimi” o sui “massimi” rappresentati dalla terza deviazione
standard, sono operazioni ad altissimo rischio in cui è assai difficile poter stabilire con un buon
livello di accuratezza, quando i flussi di spinta dei volumi termineranno. Sono infatti tipici di queste
fasi, piccoli rimbalzi in senso opposto al trend, spesso di pochi punti, a cui seguono nuove e potenti
spinte in direzione del trend decisamente più corpose in termini di punti.

Come avete potuto osservare, l’utilizzo del modello del pentagramma unito sia ad indicatori classici
con cui ciascuno ha maggior confidenza e con indicatori di nuova concezione basati
sull’osservazione dei volumi, consentono un analisi in modo assai dettagliato, permettendo di
effettuare un’operatività a basso rischio, in sintonia con la tendenza delle contrattazioni, ma
101
soprattutto con la tendenza dei volumi che agiscono sul mercato, consentendoci di leggere, misurare
e quantificare le due forze che caratterizzano comunque e sempre le contrattazioni giornaliere,
ovvero la forza dei compratori contro la forza dei venditori.
Questo sia in situazioni di simmetria e bilanciamento degli equilibri, seguendo un certo tipo di
logica, che in situazioni di asimmetria e forze sbilanciate al ribasso come negli ultimi esempi, con
una logica operativa differente. Naturalmente in situazioni in cui il mercato è sbilanciato al rialzo,
vale il medesimo discorso osservato per le fasi ribassiste, ma con segno e logica operativa di segno
opposto.
Abbiamo pertanto osservato in che modo utilizzare i volumi e la statistica per un’analisi volta ad
assecondare il trend del mercato e lo sbilanciamento dei volumi nella direzione di questo stesso
sbilanciamento per un’operatività a basso rischio. Vedremo in seguito come sfruttare questo
modello per effettuare anche operazioni contro trend che quindi siano volte ad agire contro la forza
primaria dei volumi, in un’operatività che presenta un rischio maggiore.

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Tolleranza al rischio e STOP LOSS
In questo capitolo analizzeremo un concetto che molti considerano noto e già discusso ampiamente
nella letteratura di settore, ma che invece a mio modo di vedere acquista un significato differente ed
una logica operativa diversa se contestualizzato all’analisi dei volumi ed all’utilizzo del metodo del
pentagramma.
Mi riferisco al concetto di STOP LOSS e di tolleranza al rischio applicata ad ogni singola
operazione che facciamo nel nostro trading.
Sappiamo già che lo stop loss è uno strumento indispensabile al trader in quanto consente di
fermare per tempo un’eventuale operazione che non conferma le aspettative per cui è stata posta in
essere, limitando la perdita sostenuta ad una porzione di solito esigua dell’intero capitale utilizzato
nel trading.
La maggior parte della letteratura in materia basa il concetto di stop loss in relazione a figure
tecniche che prendono forma e su cui si aprono posizioni, semplicemente piazzando lo stesso,
qualche punto sotto l’ultimo minimo relativo segnato, oppure alla negazione di trend-line che
delimitano la figura tecnica, come testa e spalle o simili, altri in funzione della volatilità ed altri
ancora semplicemente posizionano lo stop loss in percentuale rispetto al loro prezzo di ingresso, per
limitare la potenziale perdita ad una porzione limitata del capitale impiegato.
Quello che personalmente ritengo corretto e sensato oltre ogni ragionevole dubbio, è il fatto di
piazzare sempre un stop automatico in macchina ad un livello in cui comunque vada, mi eviti di
subire una perdita corposa derivante da possibili cause completamente impreviste e non
contabilizzabili nell’analisi, quali notizie altamente significative che imprimono sui prezzi
movimenti molto violenti e di rilievo, oppure impreviste interruzioni di tensioni nella corrente che
mi impediscano di accedere il alcun modo al PC o simili ed impreviste interruzioni della linea
internet.
Tutti questi sono fenomeni che in ogni momento ed a chiunque possono succedere, per cui a mio
avviso è logico nonché sensato posizionare sempre uno stop automatico in macchina residente sul
server del mio broker o meglio sul server della stessa borsa, che in caso di interruzione o volatilità
imprevista, mi faccia scattare il mio stop loss e mi limiti la perdita. Non è raro infatti sentire parlare
trader che in una singola operazione abbiano perso il guadagno di una settimana o addirittura di un
intero mese e questo va evitato a tutti i costi in quanto il trading è un’attività ripetitiva fondata sul
successo statistico derivante da questa continua reiterazione della nostra attività. Pertanto sarebbe
inutile guadagnare a piccoli passi su tante operazioni per poi perder il tutto in una singola andata
male e mal gestita.
Detto questo che riguarda più che altro la gestione delle emergenze e di eventi imprevisti, bisogna
poi considerare quello che è lo stop loss sensato e corretto in merito all’operatività al di fuori degli
eventi occasionali quali situazioni non preventivabili.
In questo caso è importante introdurre il concetto di tolleranza al rischio ovvero di quale rischio
massimo mi posso permettere di sostenere in relazione al capitale di cui dispongo e che ho deciso di
dedicare al trading, in relazione ad ogni singola operazione.
Come ho già scritto, il trading è un’attività che si basa sulla ripetitività operativa partendo da
un’analisi il più delle volte grafica, che a sua volta è una forma di lettura di figure tecniche che
hanno valenza statistica.
Essendo una forma reiterata nella frequenza, essa obbligatoriamente ci impone di effettuare più
operazioni in cui per forza di cose alcune saranno in guadagno ed altre in perdita. Pertanto il trader
non si può permettere di rischiare su una singola operazione oltre un livello ragionevole, altrimenti
rischia di trovarsi con il capitale immobilizzato su quella singola scelta nell’attesa e con la speranza
che possa recuperare e bloccando quel processo di azioni ripetute tipiche di questa attività.

103
In altro modo, non può permettersi nemmeno di vincolare l’intero capitale a sua disposizione in una
singola operazione che ne impedisca l’esecuzione di altre per mancanza di fondi necessari.
Per cui ogni trader deve conoscere quella che è la sua tolleranza al rischio sostenibile per una
corretta gestione delle posizioni che gli consenta un minimo di sopravvivenza finanziaria tale da
rendere questo processo ripetitivo il più a lungo possibile.
Fatta questa premessa, andiamo ad analizzare in che modo l’utilizzo del metodo del pentagramma ci
può agevolare in questa gestione della posizione.

L’analisi tecnica classica vuole che uno stop loss debba scattare quando una figura tecnica viene
negata, per cui la stessa figura perde di valenza statistica e quindi di significatività ed il mantenere
la posizione aperta in questi casi può risultare molto pericoloso in quanto spesso capita che la
negazione di una figura decreti il concretizzarsi del suo opposto, ovvero se ad esempio una certa
configurazione ribassista si realizza e prende copro, la sua negazione potrebbe portare al
rovesciamento di quella stessa ipotesi con implicazioni non più di ribasso, ma bensì di rialzo delle
quotazioni.
Attraverso il metodo del pentagramma, che trova le sue fondamenta nella statistica, la logica dello
stop loss invece non risiede più nella figura tecnica, ma nella probabilità che i volumi sviluppati
sostengano la mia analisi o la neghino.
Sappiamo infatti che il VWAP rappresenta il livello di equilibrio dei volumi, ovvero delle forze dei
compratori contro le forze dei venditori. Sappiamo inoltre che le deviazioni standard intorno al
VWAP mi permettono di conoscere con un buon livello di accuratezza le percentuali di volumi
sviluppate nella sessione e la loro ripartizione ed infine conosciamo attraverso la SKEWNESS o
sbilanciamento del mercato, se l’equilibrio dei volumi è neutro oppure è rivolto verso il rialzo
oppure il ribasso.
Tutto questo mi permette di partire con dei presupposti significativi alla base della mia analisi che
mi consegnano delle probabilità più o meno elevate su cui fondare le mie scelte.
Pertanto la logica stessa che risiede dietro queste stesse scelte, non è più di negazione di una figura,
ma di perdita di probabilità, il che avviene con meno frequenza e minor rapidità rispetto alla
negazione di classiche configurazioni tecniche.
Prendiamo ad esempio un semplice caso di operazione sul Bund Future effettuata aprendo una
posizione in linea con la direzione del trend e dello sbilanciamento dei volumi.
Nella figura seguente notiamo che il Bund in seguito ad una fase di sostanziale equilibrio di volumi,
in cui PVP e VWAP erano allineati (parte in alto a sinistra del grafico), inizia una discesa in cui i
prezzi sono contenuti tra la seconda e la terza deviazione standard inferiore e permane in questa
fascia per più di un’ora, con minimi e massimi decrescenti, tipici di fasi in tendenza ribassista.
Finito questo impulso e rientrati i prezzi all’interno della seconda deviazione standard inferiore, il
future sull’obbligazionario tedesco decennale, sembra intraprendere la strada del rialzo, ma come
abbiamo potuto constatare nei capitoli precedenti, nel frattempo la skew è diventata marcatamente
negativa rispetto al PVP e questo come sappiamo evidenzia un chiaro sbilanciamento volto a
favorire il ribasso.
Pertanto a parità di condizioni, ci si può attendere una ripresa del ribasso a partire dal
raggiungimento di livelli sensibili. Infatti come il future arriva sulla prima deviazione standard
inferiore, inizia a consolidare e sembra sentire questo livello.
Come abbiamo avuto modo di osservare in fasi di marcato sbilanciamento, non sempre i prezzi
tornano a ritestare il VWAP, per cui è lecito ipotizzare di poter aprire posizioni in favore della
skewness anche solo sul livello pari alla prima deviazione standard inferiore.
Infatti sul successivo test di questo livello, alla violazione dei minimi delle candele precedenti,
apriamo una posizione short da 117,66.

104
A questo punto la nostra aspettativa è per il raggiungimento di un target a livello della seconda
deviazione standard inferiore, in area 117,50, in linea con il modello visto nel capitolo precedente,
invece il mercato ci gioca uno scherzetto e riprende la salita in direzione del VWAP.
Ecco che entra in gioco la gestione della posizione seguendo non più la logica delle figure di
Analisi Tecnica, ma rispondente alla logica del pentagramma e della probabilità in funzione dei
volumi.
Infatti se non avessimo aperto la posizione short sulla prima deviazione standard inferiore,
permanendo tale sbilanciamento dei volumi dato da VWAP < PVP, con molta probabilità, non
essendo influenzati dalla prima operazione in essere, avremmo seriamente preso in considerazione
la possibilità di entrare short sul BUND a livello del VWAP, per cui le probabilità che il mercato
scenda, in linea con lo sbilanciamento al ribasso dei volumi permangono ancora anche se il nostro
ingresso a mercato è stato anticipato.
Ora, in linea con la mia tolleranza al rischio, posso decidere di fare due cose, ovvero o mantenere la
posizione in essere fintantoché il mercato mantiene questo sbilanciamento almeno fino in prossimità
del VWAP e gestire l’uscita nel caso di ripresa del ribasso, oppure appesantire la posizione proprio
sul VWAP, come logica vorrebbe se la prima operazione non avesse avuto luogo e non influenzasse
le mie decisioni operative e gestire l’uscita o sul prezzo di break-even o di nuovo sulla prima
deviazione standard inferiore.
Naturalmente lo stop loss complessivo in questo caso va posizionato per l’intera posizione alla
rottura rialzista netta del VWAP, in quanto questo movimento denoterebbe una chiara volontà del
mercato di salire con forza in controtendenza rispetto allo sbilanciamento dei volumi e quindi non
avrebbe più senso mantenere lo short in quanto le probabilità non sarebbero più a mio favore.

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Decido quindi di entrare di nuovo short a livello del VWAP, spostando il mio prezzo di pareggio a
117,76, mentre se avessi seguito una logica derivante dalle figure, probabilmente su questo livello o
poco sopra avrei chiuso il mio primo short in quanto i prezzi hanno rotto i massimi relativi appena
segnati e quindi la logica che ne deriva mi indurrebbe ad ipotizzare per un movimento in salita.
Mi trovo quindi con una doppia posizione short scalettata su 2 livelli ed un prezzo medio di carico a
livello intermedio tra queste due zone, ma sempre con le probabilità derivanti dallo sbilanciamento
dei volumi a mio favore.
Pertanto essendo un trader abbastanza prudente, decido di uscire con metà posizione 1 tick sotto il
livello di break-even (117,75) e la seconda metà, sulla prima deviazione standard inferiore che
inizialmente era pari al mio prezzo d’ingresso.

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Il mercato come è possibile vedere nell’evoluzione delle contrattazioni, esegue il primo ordine a
117,75 e successivamente anche il secondo ordine a 117,66 permettendomi di uscire in profitto
semplicemente gestendo il rischio della mia operazione all’interno di parametri che continuavano a
segnalare le probabilità a mio favore, in linea con la mia tolleranza al rischio.

Ora invece osserviamo in che modo possiamo utilizzare le aree di volume per posizionare stop
logici in linea con il metodo.
Nell’esempio che segue, possiamo osservare in che modo in una corretta operazione short sul future
DAX, vada posizionato lo stop loss.
Partiamo da una situazione in cui i prezzi si trovano in contrapposizione con la skewness del
mercato che in questo caso è negativa e quindi ipoteticamente favorisce le operazioni ribassiste,
mentre come scritto, i prezzi si trovano sopra il PVP e sopra il VWAP.
Dopo un aggancio da parte del VWAP e quindi dopo che i prezzi si sono riportati su questo livello
di equilibrio, il future del mercato tedesco inizia a salire ed in prossimità dell’uscita di dati
macroeconomici completamente inattesi, alle 14:30, esplode al rialzo con una candela tipica di quei
momenti in cui accade qualcosa di non preventivato, tipo “fontana geiser”.
I prezzi sforano la seconda deviazione standard superiore, ma poi crollano su se stessi e ritornano al
punto di partenza sul VWAP. A questo punto sembra che lo sbilanciamento negativo inizi a sortire i
suoi effetti e nell’arco di soli 10 minuti i prezzi scendono sotto il VWAP superando al ribasso la
prima deviazione standard inferiore.
Poco dopo, oscillando tra la prima deviazione e la seconda deviazione inferiore, il mercato risale e
verso le 15:10 sembra voler testare il VWAP a quota 5071,5.
Data la configurazione, abbiamo visto che è possibile, nonché probabile che sul VWAP ci possa
essere con buona probabilità una reazione che riporti le quotazioni in discesa avendo una SKEW
negativa, pertanto ipotizziamo un ingresso short a livello di VWAP con target la prima deviazione
standard inferiore e Stop Loss sopra il livello del PVP che in teoria ci dovrebbe proteggere con i
suoi volumi.
Entriamo quindi short a 5071, target 5061 e stop loss 5080, ovvero 2 punti sopra il PVP (PVP
5078).

Purtroppo però in questo caso il mercato si beffa di noi e poco dopo inizia a salire superando al
rialzo il VWAP, per raggiungere poi il PVP e superare anche quello facendo scattare il nostro stop
Loss.
In questo caso quindi il mercato stesso, ha avuto la forza di spingere al rialzo e contrastare tutti i
volumi, andando contro lo sbilanciamento presente nella distribuzione e superando con una certa
facilità anche il picco di volume che in teoria avrebbe dovuto frenare la salita e proteggerci.
In questo caso, è evidente che la forza di spinta rialzista è notevole e quindi è evidente che gli
equilibri sono cambiati e pertanto quel livello di stop loss è risultato più che sensato e corretto, tanto
è che in seguito a questo movimento, si innesca una salita decisamente sostenuta che porta i prezzi
a lambire e camminare tra la seconda e la terza deviazione standard superiore, in un tipico caso di
mercato in tendenza e portando poco dopo anche il VWAP a superare al rialzo il PVP invertendo la
skewness.

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Questo concetto e questo modo di interpretare il mercato seguendo una logica probabilistica basata
su studi scientifici, come lo è la statistica applicata ai volumi del mercato, a mio modo di vedere
fornisce un quadro completamente nuovo, sia di considerare la propria operatività, sia il livello e la
percezione del rischio che si corre in ciascuna operazione che si effettua.
E’ infatti risaputo che esistano operatori definiti “Stop Hunter” o cacciatori di stop che cercano
volontariamente la violazione di livelli chiave visibili a tutti, come i doppi minimi, doppi massimi
o simili proprio per far scattare gli stop automatici ed in seguito innescare movimenti di senso
contrario a quello delle figure tecniche classiche che tutti vedono.
Ritengo che seguendo questa nuova logica di analisi del mercato, questo meccanismo dei cacciatori
di stop influisca decisamente meno sulla nostra operatività in quanto i livelli chiave da violare, non
sono più puntuali e precisi, ma sono zone di volume in cui risiedono percentuali ben definite di
posizioni che hanno a loro volta una precisa potenza finanziaria a sostegno delle loro scelte.
L’osservazione dei movimenti del mercato seguendo questa logica a fasce percentuali di volume,
genera dei nuovi presupposti completamente innovativi che non tutti riescono ad interpretare e
quindi a contrastare e comunque per come la si voglia leggere, ha alla base la manifestazione di
interesse a cui qualsiasi operatore piccolo o grosso che sia è obbligato a sottostare, ovvero il
volume, lasciandone traccia nel mercato stesso.

Un ultimo aspetto che è importante affrontare e che tratteremo in questo capitolo è relativo alla
SKEW FLIP , ovvero al capovolgimento del livello di sbilanciamento in funzione dello spostamento
del PVP.
Abbiamo visto infatti che il VWAP essendo una media, ha un movimento piuttosto armonico e
graduale nel suo adattamento al mercato ed ai volumi sviluppati negli scambi, mentre il PVP
essendo un livello di persistenza in cui si accumulano volumi in maggior misura, può variare in
modo repentino e violento balzando da un livello all’altro creando uno scalino o comunque una
spezzatura netta e non continua.
Sappiamo infatti che il PVP proprio per la sua essenza dipende da quanti volumi sono stati
accumulati su un determinato livello che diventa PVP solo nel momento in cui la quantità di questi
volumi è maggiore della quantità presente su altri livelli di prezzo. Pertanto se il mercato si trova a
trattare in prossimità di un nuovo prezzo che considera corretto ed equo e nei pressi di questa zona
sviluppa nuovi e sufficienti volumi, è possibile che questa nuova zona si trasformi nel nuovo PVP
differente dal precedente.
In questa figura dove sono ben chiari i prezzi ed i volumi scambiati su ciascun livello con la
precisione del tick, è evidente che se il mercato avesse sviluppato circa 23 mila contratti in più al
prezzo di 2430, quest’ultimo sarebbe diventato il nuovo PVP al posto di 2466.
Questo considerato in relazione al VWAP, determina il nostro sbilanciamento detto anche SKEW,
per cui se il PVP balza da un prezzo ad un nuovo prezzo ed il VWAP non subisce sostanziali
modificazioni, è altamente probabile che la SKEW si inverta da positiva a negativa o viceversa,
ovvero che “flippi”, ruoti intorno al suo asse centrale che è il VWAP.

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Questo fenomeno, comporta naturalmente delle modifiche all’operatività nel senso che nel
momento in cui la skew passa da positiva a negativa si modifica la nostra ottica e logica operativa
nel caso in cui non fossimo in posizione e stessimo analizzando il mercato, mentre comporta una
presa di posizione che può anche comportare l’immediata uscita dal mercato nel caso in cui ci
trovassimo nella direzione opposta al nuovo sbilanciamento, quindi avverso, specie se diretti in
direzione opposta dal VWAP negando il fenomeno del mean reverting o ritorno verso la media.
In questo particolare caso, la cosa più logica da fare è quella di chiudere l’operazione anche se in
perdita, al prezzo in cui si verifica la SKEW FLIP.

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Operazioni contro Trend
In questo capitolo andremo ad analizzare in che modo poter effettuare operazioni contro trend,
ovvero contro lo sbilanciamento dei volumi.
Fino ad ora abbiamo visto e considerato solo operazioni a favore di questo sbilanciamento e della
SKEW, al fine di non trovarci in situazioni in cui l’operatività ci avrebbe indotto ad effettuare
operazioni contro la probabilità di ripartizione dei volumi e soprattutto contro la forza che questi
stessi volumi esercitano sul mercato. Agire in favore del trend e della forza che lo supporta è una
delle prime regole di analisi tecnica e per quanto diverso ed innovativo sia questo approccio, la
regola rimane valida.
Il motto che recita “Trend is your friend” è anche in questo caso da mantenere, ma sia in questo
approccio, come anche in un’operatività tradizionale, non significa che possibilità di azione contro
trend non siano fattibili o non siano profittevoli.
Dobbiamo sempre ricordare che per quanto possa esistere una forza che spinga in modo
preponderante in una direzione, non significa che la forza opposta sia annullata completamente e
quindi cessi di esistere. Ad ogni acquisto deve sempre corrispondere una vendita che per quanto
possa essere debole comunque esiste, e la ripartizione delle probabilità attraverso il pentagramma
serve proprio per indicare dove queste forze raggiungono un limite e si avvicinano a zone di eccesso
che io definisco “BORDER-LINE”.
Naturalmente queste operazioni contro trend vanno effettuate con maggior cautela rispetto a quelle
fatte in favore dei volumi e quindi non possono considerarsi a basso rischio e soprattutto non si può
pensare a priori che possano avere una capacità di spinta tale da permettere al mercato di percorrere
molta strada contro la forza primaria. Spesso sono dovute ad operazioni di ricoperture conseguenti a
movimenti decisi e direzionali delle quotazioni nella direzione dello sbilanciamento dei volumi e
quindi seguono situazioni che vedono movimenti del mercato accompagnati da flussi di volumi.
Al contrario queste operazioni contro trend, di solito non sono accompagnate da consistenti flussi e
quindi è facile che possano essere contrastate con una certa facilità, ma rimane comunque valida la
possibilità di poterle effettuare purché ci si comporti con la dovuta cautela.
Nell’osservare il funzionamento di questa tecnica, ho potuto constatare che movimenti direzionali
ben definiti, di solito si muovono all’interno di fasce di prezzo ricomprese tra la prima e la seconda
deviazione standard o ancor più spesso quando la direzionalità è ben pronunciata, tra la seconda e la
terza deviazione standard.
Questo significa che la forza di spinta impressa sul mercato da chi riesce ad avere il sopravvento e
quindi riesce a definire il trend, è tale da far permanere le quotazioni in zone border-line ovvero tra
il 68% ed il 95% o in maggior misura tra il 95% ed il 99,7%. Ricordo in merito a questo la
ripartizione delle percentuali viste nei capitoli precedenti.

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Quando questo accade e quando il mercato percorre per un tempo duraturo queste zone limite, può
succedere che la tensione nella spinta impressa dai volumi subisca dei temporanei cali e quindi si
creino delle situazioni in cui le quotazioni si riavvicinino al VWAP o alla prima deviazione
standard.

Appurato questo fattore di predominanza della spinta esercitata tramite i volumi, in che modo
possiamo sfruttare queste situazioni per poter effettuare operazioni contro trend ?
La risposta a mio avviso è da ricercarsi in temporanei eccessi del mercato in questo senso, che
possiamo rilevare tramite i grafici e che possono essere sfruttati contro di esso attraverso la lettura
sia di indicatori classici che tramite i nuovi indicatori già visionati nelle precedenti pagine di questo
stesso libro.
Personalmente per poter operare contro il trend primario dei volumi, controllo e verifico che
sussistano una serie di fattori che vado ad elencare:

1) Il mercato deve sostare in zone limite ed averle toccate, quali deviazioni standard. Tanto
meglio se trattasi di deviazioni standard di secondo o terzo livello, ovvero le più esterne.
2) Devono configurarsi divergenze su indicatori di momentum. Personalmente prediligo un
classico MACD ma applicato a barre a volume costante.
3) Possibilmente devono configurarasi perdite di forza nella spinta in direzione primaria del
trend misurabili attraverso l’Accelerazione dei volumi e dalla pressione del Book.
4) Il mercato deve dare chiaro segno di inversione attraverso la rottura di trend-line, supporti,
oppure minimi o massimi di candele precedenti che decretino la possibile inversione del
trend.
5) Lo STOP LOSS va rigorosamente posizionato sopra i minimi o massimi precedenti come
analisi tecnica classica insegna e già inseriti in macchina.

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6) I Target in questo caso non possono essere ambiziosi ma limitati a toccare la deviazione
standard più vicina nel verso opposto alla Skew o al massimo il VWAP.
7) Una volta che il mercato mi mette in profitto anche di pochi punti, sposto subito lo stop loss
a livello di pareggio e gestisco eventualmente l’uscita trascinando lo stop oltre il livello di
profitto, nel caso in cui i prezzi non raggiungano il mio target, ma mi mettano comunque in
guadagno.

A questo punto visioniamo qualche esempio per meglio comprendere quanto appena detto.
Nel grafico precedente abbiamo due casi di possibili operazioni da effettuare contro il trend
primario dato dallo sbilanciamento dei volumi.
Sia nel caso “A” che nel caso “B”, il PVP risiede sempre sotto al VWAP il che mi indica una Skew
positiva e secondo logica sono da prediligere le operazioni in favore di questa spinta, ma come
vedremo entrando nel dettaglio, al trader che ama il rischio e non è alle prime armi, si può
presentare comunque l’occasione di poter raccogliere qualche punto agendo contro la spinta
primaria.

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Nel caso “A” il DAX Future arriva sulla prima deviazione standard superiore, con un moto partito
in prossimità della prima deviazione standard inferiore ovvero da 4987 fino a 5020 passando
attraverso PVP e VWAP (5004).
Giunto su questi livelli dopo aver percorso 33 punti, il nostro future sembra voler rompere al rialzo
la prima deviazione standard superiore, ma in realtà ci si accorge che è un impulso privo di forza e
di sostegno di volumi in quanto la candela che disegna ha uno spike pronunciato nella parte
superiore che tocca i 5023, ma in concomitanza di questo tentativo di rottura, il MACD mi segnala
una netta e chiara divergenza che mi mette subito in allerta.
Vado dunque a verificare i flussi dei volumi e della pressione nel book e anche qui trovo conferme
di quanto il MACD mi ha già segnalato.
Noto infatti che la pressione nel book è già in divergenza da tempo e l’accelerazione dei volumi mi
segnala che questo tentativo di rottura al rialzo ha visto una partecipazione minore e non corale di
operatori a supporto di questo movimento.
Decido quindi di entrare short a 5016 alla rottura della trend-line che regge questo falso movimento
di rottura rialzista. Stop Loss a 5024 e target, un punto sopra il VWAP a 5005.

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Il Future infatti raggiunge il mio livello di ingresso e mi esegue. Indugia su questo prezzo per
qualche istante e poi accelera al ribasso. Come il mercato mi mette in vantaggio di 5 punti, mi
preoccupo di spostare immediatamente lo stop e posizionarlo in parità a 5016 in modo che nella
peggiore delle ipotesi, l’operazione si chiude senza rischio.
Dopo pochissimi minuti dal mio ingresso, il mercato raggiunge il VWAP ed esegue il mio ordine a
5005 ricoprendo la posizione short aperta poco prima.
Abbiamo visto dunque che è possibile effettuare queste tipologie di operazioni, purché ci si
comporti con la dovuta cautela, inoltre faccio notare che la possibilità di poter lasciar correre la
posizione al ribasso, non è stata assolutamente presa in considerazione per quanto con il senno di
poi ci si sarebbe accorti che il mercato ha proseguito nella discesa arrivando fino ad un livello ben
più basso rispetto a quella da cui era partito il moto iniziale. Questo perché a mio modo di vedere,
l’unico vero polo attrattore permanente del mercato è il VWAP e quindi ritengo logico e sensato
fare operazioni che mi allontanino da esso solo se ho lo sbilanciamento dei volumi che sostiene
questa scelta, mentre posso considerare di agire contro la Skew solo in quelle situazioni che mi
portino ad avvicinarmi al VWAP contro lo sbilanciamento. Personalmente non considero mai
operazioni che contemporaneamente mi allontanino dal VWAP ed agiscano in senso contrario alla
forza dei volumi, in quanto in quei casi non ho termini di riferimento per poterle gestire e per
conoscere le forze in campo che determinino questi ipotetici movimenti, pertanto preferisco evitare.

Nel esempio relativo al caso “B”, le premesse d’ingresso sono simili a quelle del caso “A”, ma
differente è la gestione della posizione.
Anche in questa situazione infatti mi trovo ad agire contro la Skew, ma ipotizzando un ritorno verso
il VWAP.
Il mercato infatti arriva sulla seconda deviazione standard superiore a 5037 partendo da PVP a
5000, e percorrendo tutta questa salita in modo piuttosto veloce, quasi verticale. Questo lascia
presumere che ci sia arrivato di corsa e non abbia avuto modo di consolidare nella salita questo
movimento. Infatti mi accorgo che sul secondo tentativo di agganciare i massimi a 5037 (segnato
5036.5), il mercato è in forte divergenza di momentum e quindi decido di verificare se sussistono i
presupposti per una operazione contro trend cercando conferme dall’accelerazione dei volumi e
dalla pressione nel book che supportino quanto appena segnalato dal MACD.
Mi accorgo infatti che le accelerazioni dei volumi sono in netto calo sul secondo tentativo, il che
indica una chiara diminuzione di volumi nella spinta ed anche in questo caso divergenza nella
pressione nel book, che quindi conferma la mancanza di compratori sufficienti per proseguire nella
salita.
Metto quindi un ordine di vendita a 5032 alla rottura della micro trend-line che ha supportato questo
secondo tentativo di allungo rialzista, lo Stop-Loss a 5038 ed un profit sulla prima deviazione
standard superiore a 5022.
Anche in questo caso, come nel precedente, il Future DAX rompe la trend-line segnalata e mi mette
dentro a mercato a 5032, realizzando una discesa piuttosto veloce. Dopo 5 punti di vantaggio,
posiziono lo Stop-Loss in parità e questa volta essendo partiti da più lontano, decido di provare a
cercare un target più ambizioso, ovvero il VWAP ma trascinando lo Stop a protezione ogni volta
che i prezzi si dirigono nella direzione del mio target.
Infatti il mercato tocca la prima deviazione standard superiore e poi sembra voler raggiungere anche
il VWAP percorrendo dell’altra strada in quella direzione.
Porto quindi lo Stop a livello della prima deviazione standard, permettendomi di incassare nella
peggiore delle ipotesi il profitto ipotizzato inizialmente e attendo che le quotazioni raggiungano il
target a 5006.
Invece il mercato scende, ma senza raggiungere il mio target, toccando un minimo a 5011.5 per poi
risalire con decisione e facendo scattare lo stop protettivo a 5022. Peccato, ma chiudo l’operazione
comunque soddisfatto ed avendo incassato quanto ipotizzato inizialmente, consapevole di aver
cercato un possibile allungo in una situazione con sbilanciamento dei volumi non favorevole.

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In questo caso “B” infatti avendo ancora dello spazio ulteriore per raggiungere il VWAP, ho
mantenuto la posizione short preoccupandomi di gestire lo stop protettivo, in quanto è possibile che
il mercato decida anche di tornare a testare il VWAP come abbiamo visto nelle tipiche operazioni a
favore del trend in cui si attende quando possibile, il test di questo livello per aprire posizioni in
favore della SKEW.
In alcun modo prendo posizione avendo SKEW contro e VWAP in direzione opposta alla mia
posizione, in quanto le probabilità in quel caso sono decisamente avverse, anche se è possibile che il
mercato decida di percorrere quella strada.
Particolari operativi
In quest’ultimo capitolo analizzeremo l’intero metodo e cercheremo di contestualizzarlo in quella
che deve essere un’analisi d’insieme completa al fine di risultare il più possibile obiettiva.
Osserveremo in che modo il pentagramma può essere applicato all’operatività intraday, ma anche
inserito come strumento di analisi multiday o di posizione.
Infatti la logica stessa su cui verte l’intero concetto del pentagramma è estendibile a periodi diversi
da quello della semplice analisi intraday, riservata ad operatori di esperienza e dediti ai future.
Essa è applicabile anche ad azioni o meglio a tutti quegli strumenti finanziari che abbiano la
caratteristiche di sviluppare un sufficiente quantitativo di volumi senza cui l’analisi stessa non
potrebbe essere elaborata o sarebbe priva di significato.
Come abbiamo detto all’inizio di questo libro infatti, ciò che realmente determina una marcata
differenza tra un prezzo ed un altro ad esso simile, è la manifestazione d’interesse che si realizza
nell’acquisto o nella vendita di quello strumento finanziario a quel dato prezzo. Questo differenziale
di potenza finanziaria, sposta gli equilibri del mercato da cui derivano i movimenti dei prezzi, per
cui fare analisi prescindendo da questi fattori significherebbe effettuare studi approssimativi
piuttosto che analisi oggettive.
L’applicazione del metodo dunque è altamente personalizzabile e può essere utilizzata sia da chi
cerca livelli intraday molto stretti per fare dello scalping, sia da chi preferisce un’operatività più
rilassata tipica dello swing trading, sia infine da chi non può o non vuole fare un trading frenetico e
la utilizza solo per scegliere un corretto modo di sfruttare i volumi del mercato a proprio favore per
posizionarsi e mantenere l’investimento per periodi prolungati di tempo.
Analizzeremo infatti pentagrammi annuali, mensili, settimanali e creati in relazione a periodi
definiti “custom” ovvero personalizzati, al fine di contestualizzare l’analisi in un arco di tempo e
quindi di movimento ampio e più completo.
Nel corso di questa trattazione, si potrà evidenziare che il VWAP, il PVP e le deviazioni standard di
periodi mensili, settimanali o custom rappresentano dei “livelli sensibili” che i prezzi sentono come
tali anche in momenti successivi e quindi possono divenire zone magnetiche o repulsive.
Iniziamo subito con un pentagramma mensile del Future DAX relativo al periodo 1 giugno 2009 –
18 giugno 2009, dove per mensile intendo che parte da inizio mese e si sviluppa fino al giorno
corrente.
Nel grafico che segue infatti possiamo analizzare in che modo le quotazioni si sono sviluppate e si
sono poi evolute da inizio giugno, fino a metà mese, fornendoci una chiara lettura di quanto
accaduto.
Vediamo infatti che le prime due settimane hanno visto le quotazioni del Future tedesco muoversi
in un ampio range laterale di prezzo, attraversando il VWAP ed il PVP più volte dall’alto verso il
basso e viceversa, mantenendo un’impostazione abbastanza invariata, con un ritorno verso la media
ogni qual volta si sono presentati degli eccessi di spinta che hanno portato le quotazioni in
prossimità delle seconde o terze deviazioni standard.
Possiamo osservare essendo il grafico in figura di tipo intraday ma sviluppato per un periodo di
tempo che comprenda l’intero mese in corso di analisi, che i livelli sensibili quali VWAP, PVP o
deviazioni standard mensili, vengono riconosciuti e che i livelli sensibili del mese precedente sono
altrettanto sentiti dal mercato.
Questo dipende dalla logica stessa su cui verte l’intero metodo, ovvero sulla funzione del VWAP
che come sappiamo è una media dei volumi, da non confondere con il volume medio.
Come tale, essa è punto di equilibrio tra venditori e compratori anche di medio periodo, per cui è
per entrambi un polo magnetico e le deviazioni standard da esso anche nel medio periodo misurano
la ripartizione dei volumi in percentuale, per cui esse rappresentano allo stesso modo in cui avviene
su scala intraday, una misura della forza dei compratori sui venditori o viceversa e quando vengono

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testate nuovamente in periodi successivi a quello attuale, il mercato ha una reazione o repulsiva o
attrattiva.

Come è ben visibile in figura con i circoletti che evidenziano le zone sensibili su cui il mercato si è
soffermato o ha reagito, la logica che abbiamo analizzato in questo testo nei capitoli precedenti, è
quasi sempre stata rispettata sia attirando le quotazioni al rialzo quando la Skew era positiva, sia
spingendole al ribasso quando la Skew era negativa. Solo nell’ultima settimana, in cui il mercato ha
aperto sin da subito con una marcata spinta ribassista, si è creata una fase di incoerenza con VWAP
superiore a PVP, ma prezzi che continuavano a scendere.
Questo infatti è il tipico comportamento di un mercato che imprime con forza un nuovo trend
rovesciando bruscamente gli equilibri precedenti e mantenendo le quotazioni ben direzionali tra la
seconda e la terza deviazione standard. E’ infatti caratteristica che si ripete con una certa frequenza
già segnalata nei precedenti capitoli e da cui non bisogna assolutamente prescindere e/o
contrastare che quando il mercato diventa direzionale, tende a muoversi ricompreso nelle
fasce esterne del pentagramma fino a quando la spinta impressa dai volumi sulle quotazioni
rimane sostenuta come si può ben vedere nella discesa che va dal 15 giugno al 18 giugno in figura,
anzi si osservi la precisione con cui il mercato sente i livelli della seconda e della terza deviazione
standard e come su questi reagisca con precisione chirurgica.
E’ chiaro quindi che se nell’analisi mensile mi trovo questa evidente spinta direzionale, anche su
quello settimanale troverò una situazione simile.
Infatti studiando l’ultima settimana del mensile, a partire dal 15 giugno 2009, abbiamo una chiara
incoerenza tra modello, Skew e quotazioni che continuano a scendere, ma anche in questo caso è
possibile osservare che i prezzi sono molto ben ricompresi tra la prima e la seconda deviazione
standard, il che indica una netta direzionalità, con il vantaggio rispetto al pentagramma mensile di
avere dei livelli di rispondenza o livelli sensibili più nitidi e precisi in quanto rispondono ad una
logica temporale di livello inferiore, non mensile, ma settimanale.

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In questo caso il VWAP e la prima deviazione standard inferiore, fungono benissimo da resistenze
in modo ancor più preciso rispetto al pentagramma mensile, ed il MACD applicato a barre a volume
costante, molto spesso ci indica delle divergenze a cui seguono delle momentanee inversioni o delle
temporanee pause nella spinta ribassista.
E’ chiaro dunque che se l’applicazione del pentagramma a periodi di maggior durata risulta
in controtendenza rispetto al modello e all’applicazione della Skew, con molta probabilità
siamo in presenza di una direzionalità nuova ed inattesa che capovolge gli equilibri precedenti
e che si manifesta con un movimento netto e ben delineato all’interno delle bande esterne
rispetto al VWAP, il che di per se rappresenta un chiaro segnale di forza dei volumi che
accompagnano il movimento mantenendolo in aree border-line.
Per cui questi stessi livelli del pentagramma mensile e settimanale, trovano la loro utilità anche per
un trading intraday in quanto oltre a rappresentare dei poli magnetici o repulsivi, consentono di
contestualizzare l’intero movimento in essere analizzando le singole fasi che lo compongono ed
identificando se il trend primario è rialzista, ribassista o neutro e quindi in conseguenza di questo
attribuire il corretto significato e la corretta potenzialità di spinta anche ai movimenti intraday.

Queste due nuove tipologie di pentagramma, possono dunque essere ben sfruttate da chi predilige
un trading meno frenetico o per identificare dei livelli di supporto e resistenza dinamici che
chiaramente identificano il perdurare o meno di fasi direzionali e quindi in conseguenza di ciò i
livelli e/o canali all’interno dei quali muoversi con il proprio trading.

Vediamo quindi in che modo chi non ama il trading intraday, ma preferisce operare con ottica
temporale rivolta a più giorni, può approfittare di questa metodologia per strutturare una operatività
differente e più rilassata.
Le figure che seguono sono infatti relative a pentagrammi annuali o a periodi determinati in modo
personalizzato. In questa tipologia di grafici il PVP acquista un significato relativo in quanto
quando riferiti a periodi così lunghi, questo subisce modifiche sostanziali nel corso dell’anno o del
tempo a cui l’analisi è rivolta e spesso succede che le zone di volume rappresentate dal PVP
perdano di valore con il trascorrere del tempo e dei mesi, in quanto le posizioni in essere possono

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facilmente essere aperte e poi chiuse nell’arco dello stesso anno, semestre o trimestre e quindi
possono perdere di veridicità a distanza di mesi, per non dire di anni.
In questo caso il pentagramma è sfruttabile per identificare le zone così dette Border-Line in cui il
mercato si muove sia quando è in fase di forte direzionalità, oppure quando le lambisce
temporaneamente e da cui poi partono movimenti di reazione per tornare verso la media.

Future Eurostox50 – Pentagramma ad 1 anno

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E’ possibile vedere attraverso queste figure di esempio che la metodologia è applicabile in relazione
a diversi periodi temporali sia personalizzati che fissi ed a qualsiasi strumento finanziario che
presenti un adeguato quantitativo di volumi, come titoli azionari ad elevata capitalizzazione, sia per
analisi intraday, settimanali mensili ed annuali.
Qualsiasi strumento si voglia analizzare, è possibile notare che quando il mercato intraprende una
tendenza ben definita, esso si muove all’interno delle fasce esterne del pentagramma, proprio come
accade per i futures, sia in relazione ad analisi intraday che relative a periodi più lunghi.
Le volte in cui con una certa rarità accade che le quotazioni fuoriescano dalla terza deviazione
standard, rappresentano classiche situazioni in cui il mercato è soggetto non più a valutazioni
razionali, ma è temporaneamente in preda ad impulsi istintivi che dominano la scena.
In queste condizioni, l’uomo istintivo che siede dietro al monitor in qualità di operatore di borsa,
prevale sull’uomo razionale ed innesca un meccanismo, di solito di brevissima durata, che lo spinge
ad enfatizzare oltre il dovuto la reazione derivante da quell’impulso o da quella notizia.
Queste sono tipiche fasi di panico/euforia che molto spesso possono essere sfruttate per brevissime
operazioni di segno opposto a quello che le ha scatenate in quanto in quel preciso istante il mercato
non si sofferma a valutare sia quanto stia accadendo, sia le reali conseguenze in termini finanziari,
ma è incentrato esclusivamente o a vendere lo strumento in preda al panico o ad acquistarlo in preda
all’euforia, non considerando affatto quello che è il suo reale valore e la sua potenzialità.
In queste situazioni, le fasi di eccesso durano veramente pochissimo, da pochi minuti ad un giorno
al massimo, in funzione dalla tipologia di grafico che si sta osservando e possono essere piuttosto
remunerative se sfruttate in direzione opposta a quella che le ha spinte “fuori confine”.
Questi sono solo alcuni esempi che possono capitare anche se non così di frequente, a strumenti a
cui è possibile applicare questa metodologia di analisi. Nella grandissima maggioranza dei casi in
cui queste “fuoriuscite” accadono, esse si rivelano nel brevissimo piuttosto profittevoli per un
motivo molto semplice. In pratica le deviazioni standard come abbiamo visto, tracciano una mappa
di ripartizione percentuale dei volumi che si auto adegua con le oscillazioni del mercato e che
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arrivano a comprendere fino al 99,7% dell’intera distribuzione degli stessi volumi. Questa rete o
Pentagramma ricomprende quindi un percentuale molto prossima alla totalità, pertanto quei rari casi
in cui si verifica lo “sforamento”, sono casi del tutto eccezionali in cui la forza che ha impresso
quel movimento, per permanere oltre la terza deviazione standard, deve riuscire a contrastare
l’intero mercato ed imporre la sua volontà in modo duraturo. Questo è assai raro sia perché
necessita di una potenza finanziaria tale da contrapporsi alla totalità del mercato, il che è possibile
solo per brevi istanti e solo da chi dispone di quantità di denaro veramente significative, sia perché
il mercato stesso quando avverte certe improvvise distorsioni, tramite gli stessi operatori che si
trovano spiazzati dal movimento inatteso, cerca di riportasi in zone meno estreme rientrando quanto
meno all’interno della terza deviazione standard.
Pertanto con la dovuta cautela e consapevoli che si tratta di situazioni eccezionali, è possibile
cogliere l’attimo in cui le quotazioni arrivano oltre confine per poter approfittare nel brevissimo di
queste temporanee distorsioni ed operare contro trend con obiettivo il ritorno delle quotazioni in
zone interne al pentagramma.

Abbiamo potuto vedere quindi che il modello è estremamente versatile e dunque applicabile a più
strumenti ed in relazione a differenti tipologie di trading, dallo scalping, allo swing trading al
trading di posizione, fino anche alla gestione di portafoglio in relazione a lunghi periodi di tempo.
Ora però vorrei porre la vostra attenzione su quella che è la mia operatività, ovvero un’operatività
giornaliera che definirei molto vicina allo swing trading, ma ristretta alle possibilità operative della
singola giornata. Non frenetica come lo scalping, ma nemmeno rilassata come lo swing trading.
Bene l’ultima cosa che posso segnalarvi e su cui vorrei porre la vostra attenzione a chi decidesse di
seguire un’operatività di questo tipo, è in relazione a cosa dover obbligatoriamente osservare.
Personalmente utilizzando le tecniche fin qui descritte, non dimentico mai di contestualizzare la mia
analisi, ovvero di inserire i movimenti e gli sbilanciamenti dei volumi osservando sia il
pentagramma settimanale ed il pentagramma giornaliero. Ciò che accade nella singola giornata
infatti deve trovare un riscontro ed una contestualizzazione nel grafico settimanale, specie per ciò
che riguarda lo sbilanciamento dei volumi. Questo perché può capitare di osservare un mercato nel
pentagramma giornaliero che continua a muoversi contro lo sbilanciamento dei volumi giornalieri e
non riusciamo a capire il perché ciò possa accadere. Bene in questi casi è opportuno osservare il
pentagramma di livello subito superiore, ovvero il settimanale e quasi sempre ci si accorge che per
quanto lo sbilanciamento giornaliero sia rivolto in una direzione, quasi sicuramente lo
sbilanciamento settimanale presenta una direzione opposta, il che lascia facilmente intuire che i
volumi sviluppati nell’arco della settimana prevalgano sui volumi sviluppati nel singolo giorno,
disorientando il trader che si sofferma solo ad analizzare il pentagramma giornaliero.
Questo è un fattore che non dimentico mai di prendere in considerazione nella mia operatività di
tutti i giorni.

Si è così osservato che i livelli significativi relativi a periodi precedenti alla data di partenza del
nostro pentagramma, mantengono un certo grado di attrazione o repulsione anche in momenti
successivi e quindi il mercato è attratto o respinto da questi, per cui sono livelli che possono aiutarci
per identificare possibili supporti o resistenze di rilievo.
Inoltre pentagrammi settimanali o mensili o annuali consentono una migliore comprensione e
contestualizzazione dei movimenti più brevi quali quelli intraday in quanto forniscono maggiore
significatività all’identificazione del trend in atto e quindi alle spinte presenti sul mercato.
Tutto questo dunque permette di ottenere una visione maggiormente completa, utile ed adattabile a
varie tipologie di trading rispondente a differenti gradi di aggressività e propensione al rischio.

137
Pentagramma e FOREX
Come ho ripetuto e ribadito sin dall’inizio di questo libro, i volumi visti come manifestazione di
interesse, sono il motore del mercato. Sono i volumi a muovere i prezzi e non i prezzi che si muovo
per loro stessa autopropulsione generando volumi.
Quasi la totalità degli strumenti finanziari presenti sul mercato presentano dei volumi di
contrattazione che permettono di rilevare la manifestazione di interesse in quello strumento.
Esiste però un mercato che da qualche anno sta iniziando a prendere sempre più piede soprattutto
grazie alla diffusione delle contrattazioni elettroniche tramite computer. Questo mercato pur avendo
dei volumi di scambio, non ne trasmette in forma elettronica l’entità o l’ammontare.
Questo mercato è il FOREX che è l’acronimo di Foreign Exchange Market.
Il Forex è il mercato delle valute ed è senza dubbio il più grande mercato del mondo come valore
delle transazioni effettuate giornalmente. Si stima, infatti, che ogni giorno nel mercato Forex
vengano scambiati quasi 2.000 miliardi di dollari. Al suo interno operano diversi tipi di operatori,
come le grosse banche, gli speculatori finanziari, i governi, nonché da pochi anni anche i piccoli
investitori. Questi ultimi, però, possono partecipare solo attraverso degli intermediari finanziari
autorizzati, chiamati broker.
Negli ultimi quattro decenni i volumi sul mercato Forex hanno continuato a crescere in maniera
esponenziale, tanto da rendere il mercato dei cambi il mercato più grande e liquido al mondo.
Andare a stimare con precisione i volumi su un mercato non regolamentato, come è il Forex, è assai
arduo. L'unico organo ufficiale che periodicamente raccoglie in una pubblicazione i dati forniti
dalle principali Banche Centrali mondiali è la Banca dei Regolamenti Internazionali.
Questo mercato come avete potuto appena leggere, non è regolamentato ovvero non esiste una
unica piazza dove vengono effettuate le transazioni in quanto queste vengono fatte in continuo
attraverso i continenti, 24 ore al giorno per circa cinque giorni a settimana a partire dal lunedì
mattina ora di apertura delle contrattazioni in Nuova Zelanda, fino alla chiusura di venerdì sera
negli Stati Uniti. I principali players sono grossi istituti finanziari, Banche Centrali e a volte anche
Governi, pertanto non è sempre definibile il luogo preciso e la controparte in cui la transazione di
valuta avviene, per cui non sussistono delle regole precise che regolamentano tale mercato ed in
funzione di questo, non è possibile definire con precisione il volume della contrattazione.
Ora, senza voler entrare troppo nell’argomento mercato FOREX e sue caratteristiche, vi chiederete
probabilmente come sia possibile poter utilizzare la logica del pentagramma su strumenti che non
presentano volumi.
Bene è possibile farlo scendendo ad un piccolo compromesso, ovvero facendo un passo indietro e
sostituendo il volume con il prezzo toccato ed utilizzando la logica iniziale del Market Profile©, ma
senza approssimazione di dati a trenta minuti, bensì sfruttando il minimo scostamento di prezzo tra
le valute ovvero il PIP e questo per ogni secondo o frazione di secondo in cui lo scambio avviene.
Il PIP infatti corrisponde al più piccolo valore in una quotazione Forex.
Consideriamo ad esempio il cambio EUR/USD. Se il tasso di cambio va da 1.4750 a 1.4751, allora
quello 0,0001 di incremento è un PIP. In termini di definizioni matematiche, un PIP rappresenta
l’ultimo posto decimale di una quotazione. Da notare che, come ogni valuta ha il suo proprio valore,
il valore di un PIP è diverso l’uno dall’altro. Se il tasso di cambio di USD/JPY fosse di 120.75,
allora un PIP sarebbe 0.01 (il secondo posto decimale); mentre per EUR/USD 1.4750, un PIP
sarebbe 0.0001 (il quarto posto decimale).
Definito questo e presi i giusti accorgimenti nel calcolo dell’algoritmo matematico nei nostri codici,
possiamo così definire sia il picco di persistenza di prezzi nelle valute, che il pentagramma classico.

138
Euro – USD Forex Spot (17 settembre 2009)
Come potete vedere nell’immagine subito sopra, la logica del pentagramma su scala giornaliera,
con la SKEW e tutte le componenti di questa tecnica, sono applicabili anche al mercato FOREX, in
questo caso specifico al cambio €uro-Usd della giornata del 17 settembre 2009.
I livelli definiti dalle bande di oscillazione diventano qui, come negli strumenti classici, dei livelli
sensibili sentiti dal mercato a cui è possibile applicare la logica analizzata fino ad ora in questo
libro.
Naturalmente tutto ciò che vale per i futures o le azioni, l’analisi giornaliera, settimanale, mensile
e/o custom è applicabile anche alle valute con relativi pentagrammi, nonché le barre a volume
costanti che in questo caso diventano a PIP costanti.
In questa prima immagine relativa al FOREX, sono infatti evidenti le operazioni possibili
evidenziate dalle divergenze tra l’oscillatore MACD ed i prezzi, in linea con la logica dello
sbilanciamento o SKEW in aree border-ine, dapprima positiva rialzista, poi negativa ribassista,
come da immagine zoom riportata sotto.
La tecnica da utilizzare è la medesima analizzata in precedenza per i futures o le azioni, senza
alcuna differenza, quindi non è necessario ripeterla.
Il vantaggio del mercato FOREX è che è aperto 24h su 24 per 5 giorni a settimana e quindi è assai
difficile trovare dei Gap di apertura tra una giornata e la successiva.

Euro – USD Forex Spot (17 settembre 2009) zoom


EUR – USD Pentagramma Weekly
EUR – USD Istogrammi daily

142
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Concludo questo mio libro con la personale convinzione che la lettura dei volumi grazie alla
tecnologia disponibile al giorno d’oggi, e grazie alla corretta interpretazione che gli si fornisce
attraverso differenti indicatori, possa rappresentare un nuovo punto di partenza da cui sviluppare
tutta una nuova metodologia di analisi che consenta all’operatore di monitorare con più attenzione
quelli che sono i flussi di capitali che determinano il mercato e le sue oscillazioni che in sostanza
sono il mercato stesso.
Spetta ad ognuno di noi saper individuare il giusto modo di analizzarli o sviluppare nuovi metodi o
strumenti per poterlo fare al fine di riuscire a trovare quella che è la giusta chiave di lettura per se
stessi o per meglio dire la giusta “chiave di violino” che faccia suonare il nostro pentagramma.

Per informazioni in merito ad argomenti ed agli indicatori utilizzati e sviluppati per la


trattazione di questo libro, potete contattarmi al seguente indirizzo e-mail:

gianluca.salvatori@gmail.com

oppure al mio contatto Skype: gianluca.salvatori


Oppure è possibile visitare il mio Blog inerente a queste tematiche sia operative che
di sviluppo indicatori
http://tickdataprocessing.blogspot.com/
sezione indicatori ed analisi operativa.

Canale VIDEO: http://vimeo.com/channels/108581

FINE
GLOSSARIO
Commodity: Prodotti allo stato grezzo trattati sui mercati spot e futures: oro, petrolio, cereali,
ecc.

Future: Contratto a termine standardizzato. Chi acquista/vende un future assume l'obbligo di


acquistare/vendere a una certa data e a un certo prezzo l'ammontare di beni sottostante al contratto. I
future possono riguardare merci, tassi d'interesse, obbligazioni, indici azionari, valute. Nel caso
delle merci alla scadenza del contratto è prevista la consegna fisica dei beni. Nel caso di strumenti
finanziari, come gli indici di Borsa, può essere prevista la liquidazione in denaro del differenziale
tra il prezzo di mercato e quello stabilito dal contratto. I contratti future sono trattati su mercati
regolamentati dove un organismo, detto Clearing house, ne assicura l'esecuzione.

Mercato Cash: È il mercato in cui tutte le operazioni di acquisto e vendita si concludono con
l'effettiva consegna del bene oggetto della transazione. Per i future, al contrario, esiste unicamente
l'obbligo per il venditore e per il compratore di concludere un contratto di compravendita a una data
futura e alle condizioni fissate inizialmente. Tipico il mercato in cui si svolgono le contrattazioni di
azioni.

Long: È la posizione, definita "lunga", in beni d'investimento o strumenti derivati che permette di
trarre un profitto dal rialzo dei prezzi, come l'acquisto di un titolo, di un'opzione call, o di un future,
oppure la vendita di un'opzione put.

Short: Indica una posizione in titoli al ribasso. La classica posizione corta è quella allo scoperto,
dove per esempio, si vendono dei titoli senza possederli, con l'intenzione di riacquistarli
successivamente quando le quotazioni saranno inferiori.

Tick: Oscillazione minima di prezzo che uno strumento derivato o un titolo a reddito fisso può
registrare. Per esempio la differenza minima di prezzo tra due contratti future dello stesso tipo è
normalmente di un centesimo.

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