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Lezione 004
01. Qual è la differenza fra pattern e cornice?
La Gestalt ha elaborato due concetti importanti per spiegare la struttura degli schemi cognitivi ai fini dell’interpretazione di
un testo: si tratta delle cornici e dei pattern.
La cornice è uno schema cognitivo dentro al quale collochiamo un oggetto al fine di dargli un senso, mediante la nostra
capacità di prevedere il contesto.
Il pattern, è comunemente chiamato anche copione è uno schema comunicativo fisso, cioè una sequenza di frasi che
solitamente sono impiegate in un contesto , ad esempio al ristorante un copione può consistere nelle domande o richieste che
possiamo porre al cameriere.

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Lezione 005
01. Cosa sono le implicazioni? Fornire alcuni esempi
Le presupposizioni e le implicazioni rientrano nel concetto del non detto. Le implicazioni solitamente sono
convenzionali e si basano su un rapporto di causa-effetto. Esempi: Anche se è incinta, Laura fuma spesso
(quando si è incinta non si deve fumare).
Mio padre ha preso una multa perché è passato col semaforo rosso: Quando il semaforo è rosso bisogna
fermarsi.
Le implicazioni non convenzionali invece sono valide a partire dalla conoscenza del contesto. Ad esempio :
Roberto si sta allenando per la partita di calcio di lunedì. Dalla frase si capisce che Roberto fa parte di una
squadra di calcio e che è una persona sportiva;
Francesca sta ripassando per l’esame: la frase implica che Francesca è una studentessa.

02. Cosa sono le presupposizioni? Fornire alcuni esempi


Le presupposizioni consistono in persone, fatti, insieme di cose che non vengono esplicitamente espresse in un
testo, ma sono desumibili dalla semantica del verbo e dagli altri costituenti immediati e da altri elementi
grammaticali. Esistono presupposizioni semantiche, esistenziali e strutturali:  le prime dipendono non da regole
logiche ma da regole semantiche; ad es. Da due mesi non bevo più alcool – Bevevo alcol.  Le esistenziali ad es.
Elisa è la figlia di Michele e Raissa – Esiste una persona di nome Elisa che è figlia.  Le strutturali ad es. Se
Matteo avesse preso il treno avrebbe potuto assistere al primo atto del teatro – Matteo non ha preso il treno

03. Cosa sono le inferenze? Fornire alcuni esempi

Si parla di inferenze quando si stabiliscono legami logici tra gli enunciati, alcune sono obbligate altre meno.
Ad esempio: L’esame per cui sto studiando è di Linguistica italiana ed è scritto: la frase implica che la persona studia diverse
materie e che esistono diverse modalità d’esame: scritti, orali.
Oppure: Mi sono laureato con 110 e lode. I miei genitori mi hanno regalato una macchina: La frase implica che i genitori mi
hanno premiato per il traguardo raggiunto.

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Lezione 007
01. Quali sono le massime testuali di Grice?

Nel saggio, Logic and conversation, Grice ha elaborato 4 massime che regolano il principio di cooperazione che si
instaura fra emittente e destinatario:
- 1: qualità: Sii sincero, non dire ciò che pensi sia falso e di cui non hai prove sufficienti
- 2 quantità: rendi il tuo contributo informativo quando richiesto dalla situazione, non fornire più informazioni
del necessario
- 3 : relazione: Sii pertinente
- 4: modo: essere attenti non a ciò che si dice ma come si dice. Occorre evitare ambiguità e oscurità.

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Lezione 008
01. Il livello più alto di analisi della linguistica testuale è
il testo

l'enunciato

il discorso

la proposizione

02. Parlare più del necessario è una violazione della massima di


relazione
modo
qualità
quantità
03. Un dialogo tipico al ristorante è
una presupposizione

un copione

un'isotopia

una cornice

04. Ordinare dal livello micro al livello macro

proposizione>periodo>enunciato>testo>discorso

periodo>proposizione>enunciato>testo>discorso

proposizione>periodo>enunciato>discorso>testo

proposizione>enunciato>periodo>testo>discorso

05. Deviare il discorso è una violazione della massima di


modo
relazione
qualità
quantità

06. La teoria del principio di cooperazione è di


Grice
Greimas
Benveniste
Chomsky
07. Il sintagma "linguistica testuale" è stato coniato da
Benveniste
Greimas
Grice
Coseriu

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08. L'opera Logic and Content è di
Coseriu
Greimas
Benveniste
Grice

09. L'etimo della parola "testo" rimanda


al prodotto
alla coesione
alla coerenza
al processo

10. Quale di queste è un'inferenza obbligata rispetto alla frase: "Luigi è tornato a casa"
Luigi è stato in quella casa

Luigi ha una casa

Luigi era in vacanza

Luigi lavora

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Lezione 009

01. "Fumare qui, non se ne parla neppure". "Fumare qui" è un:


Predicato sospeso
Tema sospeso
Rema sospeso
Nuovo sospeso

02. Il rema spesso coincide con il:


nuovo
predicato
dato
tema

03. Il tema spesso coincide con il


nuovo
predicato
dato
rema

04. Tema e rema appartengono all'analisi


tematica
sintagmatica
funzionale
fonologica

05. "Dove credi che vada?". "Dove" è il


Predicato
Tema
Rema
Dato

06. "Lei studia". "Lei" è il


Predicato
Rema
Tema
Nuovo

07. "Pelino, il suo manto è tigrato". "Pelino" è un


Tema
Rema
Pretema
Predicato sottointeso

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01. "Io sì che voglio superare l'esame". "Io sì" è il
nuovo
rema
tema
soggetto logico

02. "Con Luigi non siamo mai stati a cena". "Con Luigi" è il
Nuovo

Soggetto grammaticale

Rema

Tema

10. Colui che compie l'azione è un


soggetto logico
soggetto sintagmatico
soggetto psicologico
soggetto grammaticale

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Lezione 010
01. Quali tra questi è un verbo tetravalente?
aprire
chiarire
grandinare
vendere
02. Nella frase "quanto alla pizza, a me piace quella pugliese"

non c'è un agente


non c'è un tema
nessuna delle risposte
non c'è un soggetto

03. Una frase insatura

nessuna delle risposte

è una frase senza testa

è una frase senza verbo

può essere corretta sul piano grammaticale

04. Quale tra questi è un verbo zerovalente?


Cantare

Amare

Nevicare

Accendere

05. Nella frase "il pappagallo è stato divorato dal gatto", il gatto è
agente

strumento

destinatario

paziente

06. Quale tra questi è un verbo zerovalente?


Grandinare

Giocare

Uscire

Sorgere

07. Nella frase "la grandine ha distrutto la casa" la grandine è


lostrumento

il paziente
l'agente
zerovalente

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08. Un'unità che prova un processo psicologico è definita
paziente

agente
esperiente
strumento

09. La grammatica valenziale è stata introdotta da


Selinker

Tesnière

La Scuola generativista

Chomsky

10. Nella frase "il poliziotto interrogò il ladro", il poliziotto è


tema

rema
beneficiario
strumento

11. Che cos'è la valenza di un verbo?


La valenza è uno dei concetti più significativi per la descrizione e per l’insegnamento della grammatica. Questo concetto è
stato mutuato dalla chimica e introdotto nella linguistica da Lucien Tesnière nel 1953. La valenza di un verbo ne determina gli
attanti. Oggi per valenza si intende la capacità di un verbo di operare sui tipi di sintagma che lo circondano.
Il verbo, o testa, impone ai suoi argomenti delle restrizioni di tipo semantico, dei vincoli.
Il verbo amare: ammette esseri animati, un soggetto ed un complimento diretto.
Il verbo “sbadigliare” ammette un soggetto animato e non ammette un complemento diretto.
La valenza non è esclusiva dei verbi , anche le preposizioni possono selezionare uno o più argomenti.
Gli attanti o partecipanti sono argomenti in un dato ruolo tematico e l’argomento rappresenta la realizzazione sintattica di un
attante.
Soggetto, oggetto e predicato sono le tre funzioni sintattiche essenziali per la grammatica valenziale.
12. Quali sono le valenze di un verbo?
Generalmente i verbi si distinguono in :
zerovalenti: sono verbi impersonali, che senza un soggetto possono esprimere una frase di senso compiuto. Es: grandinare,
nevicare, piovere
Monovalente: in genere si tratta di verbi intransitivi, e il soggetto deve essere indicato. Es: correre
bivalente: oltre al soggetto richiedono un complemento diretto. Es.: lodare
trivalente: sono composti da un soggetto, un complemento diretto e uno indiretto. Es: condividere
tetravalente: richiede un soggetto, un argomento diretto e due indiretti. Es.: vendere

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Lezione 012
01. Che cosa si intende per "coesione"?
In linguistica testuale, esistono sette condizioni affinchè un testo abbia valore comunicativo, una di queste condizioni è la coesione.
Essa consiste nel comodo in cui le componenti del testo di superficie sono collegate fra di loro e rimanda alla struttura grammaticale e
linguistica di un testo.
Si tratta di quei fattori che fanno percepire un testo come somma di più enunciati, che giocano un ruolo fondamentale nel farci giudicare
se qualcosa è ben scritto oppure no. La coesione è il parametro per la qualità e l’interpretazione di un testo, non garantisce la
comprensibilità in termini di contenuti e per questa ragione lavora insieme alla coerenza, che talvolta colma le lacune nella coesione.

02. Che cosa si intende per "anafora"?

L’anafora è una delle più importanti funzioni di coesione linguistica dei testi. Serve a mettere in opera dei legami tra porzioni
di un testo più o meno vaste e più o meno distanti fra loro. Questo legame è indicato come rapporto anaforico e coinvolge
soprattutto sintagmi nominali e pronomi. L’anafora si basa sulla ripresa attraverso meccanismi svariati di un antecedente o
punto di attacco mentre.

Es.: Siccome non avevo tempo per mangiare tutto il panino, l’ho rimesso nella borsa: l’ho consiste nella ripresa anaforica di “il
panino”.

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Lezione 013
01. Le proprietà di un testo sono
continuità, parzialità, reciprocità
unitarietà, continuità e progressione
unitarietà, biplanarità, tridimensionalità
unitarietà, inferenza e progressione

02. Il piano logico si basa sul

collegamento tra le parti

sul punto di vista

nessuna delle risposte

sulla selezione dei contenuti

03. Il piano enunciativo si basa sul


collegamento tra le parti

nessuna delle risposte


sulla selezione
contenutistica
sul punto di vista

04. La natura di un testo è essenzialmente


Tutte le risposte

cognitiva

semantica

funzionale

05. La sostanza di un testo è primariamente


funzionale

Tutte e tre le risposte

cognitiva

semantica
06. Il contenuto semantico di un testo proviene
dalla deferenza e dall'inferenza

dalla codifica e dall'inferenza

dalla decodifica e dall'inferenza


nessuna delle risposte
07. L'architettura di un testo si basa
nessuna delle risposte

su relazioni simmetriche

su inferenze

su relazioni gerarchiche

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08. L'unità fondamentale di un testo è
nessuna delle risposte

descrittiva

comunicativa

informativa

09. Il piano referenziale si basa


sul collegamento tra le parti

sul punto di vista

sulla selezione dei contenuti

nessuna delle risposte

10. Gli elementi di un testo che si riferiscono allo stesso referente si chiamano
codeferenti

inferenti

deittici

coreferenti

11. Che cosa si intende per unitarietà?


Le relazioni in un testo si basano su un piano logico, su uno referenziale e su uno enunciativo: il collegamento tra le parti, la selezione
contenutistica , i punti di vista.
Una sequenza di unità comunicative di un testo è caratterizzata da alcune proprietà: unitarietà, continuità e progressione.
Si ha unitarietà quando il contenuto di un testo può essere ricondotto a uno o più nuclei semantici di cui rappresenta l’espansione.
Insieme alla continuità fa della sostanza semantica di un testo una materia omogenea.

12. Che cosa si intende per architettura di un testo?

Il testo è l’unità di comunicazione linguistica ed è definito da una natura funzionale. La sostanza di un testo è primariamente
semantica: ogni testo seleziona una porzione di mondo. Il contenuto semantico di un testo proviene in parte dalla decodifica del
materiale linguistico in parte dall’inferenza. L’architettura di un testo si basa su gerarchie.L’architettura di un testo si basa su
gerarchie. La sostanza di un testo è semantica vista come un insieme di concetti di vario tipo variamente collegati. Il testo è un
pezzo di mondo riprodotto. L’obiettivo del testo è di tipo comunicativo, per fare qualcosa, spiegare qualcosa, proibire qualcosa
oppure suscitare emozioni. Un testo presenta contenuti espliciti ed impliciti. I contenuti impliciti sono dovuti dalle parti
inferenziali presenti in un testo e che svolgono all’interno di esso funzioni fondamentali. Le unità del testo sono i mattoni
dell’architettura del test. Un piano logico, un piano referenziale, un piano enunciativo. Logico in base alla logica in cui si
collegano le varie unità, il piano enunciativo rende conto dei diversi punti di vista dei diversi discorsi che si alternano all’
interno del testo. Il piano referenziale ha invece un rimando rispetto alla concatenazione tra i concetti al fatto di unità che può
rimandare da un’altra unità e naturalmente al mondo esterno.

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Lezione 014
01. Il contesto interviene sul significato per
arricchirlo, cancellarlo, precisarlo, corroborarlo
rinforzarlo, enfatizzarlo, livellarlo, adattarlo
arricchirlo, disambiguarlo, precisarlo, completarlo
nessuna delle risposte

02. L'inferenza si basa

nessuna delle risposte

sulle forme linguistiche

sulla coesione

sul contesto

03. La selezione degli elementi del contesto deriva


dagli scopi

dalla variabilità della lingua

nessuna delle risposte

dall'inferenza

04. La costruzione del contesto avviene tramite

la scrittura
i meccanismi cognitivi
la lingua
nessuna delle risposte

05. Il contesto è
invariabile e non negoziabile

variabile e non negoziabile

variabile e negoziabile

invariabile e negoziabile

06. Il contesto è
rilevante, ma in parte trascurabile
nessuna delle risposte
il presupposto della comunicazione
ininfluente: conta di più la lingua

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07. Il contesto è

nessuna delle risposte


uno sfondo cognitivo
uno sfondo testuale
uno sfondo linguistico

08. La decodifica si basa

sulle forme linguistiche

sul contesto
sul paratesto
nessuna delle risposte

09. L'enciclopedia mentale è costituita


nessuna delle risposte

dagli episodi specifici e dalle connessioni concettuali

dagli episodi generali e dalle connessioni specifiche

dal contesto

10. L'inferenza è un meccanismo


nessuna delle risposte

cognitivo

linguistico
scrittorio

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11. Come avviene la decodifica di un messaggio?
Due sono i momenti più importanti della comunicazione: la codifica e la decodifica. La prima è l’operazione che serve a
trasmettere un messaggio, la seconda, invece, serve a interpretare il messaggio ricevuto. La decodifica è un’operazione di
identificazione e di interpretazione dei vari segni di un messaggio da parte del ricevente; ad esempio leggere e cercare di
capire il testo di un telegramma è un'operazione di decodificazione.

12. Come interviene il contesto sul testo?


Ogni atto comunicativo si inscrive all’interno di uno sfondo cognitivo costituito dalle conoscenze potenzialmente disponibili
per gli interlocutori.
Queste conoscenze derivano dalla situazione fisica dell’enunciazione , dall’enciclopedia mentale dei parlanti e dal contesto.
Il contesto è il presupposto della comunicazione, risultandone lo sfondo cognitivo dato dall’intersezione delle conoscenze.
È un entità variabile e negoziabile: può essere oggetto di chiarimento, di esplicitazione e può mutare in base alle esigenze
comunicative e interpretative.
La costruzione del contesto avviene tramite la lingua , che offre un insieme di indicazioni riguardo al modo e alla misura in cui
va completato e arricchito.
Il contesto interviene sul significato per: arricchirlo, disambiguarlo, precisarlo, completarlo.

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Lezione 015
01. L'anafora retorica coincide con l'anafora testuale
falso
nessuna delle risposte
vero
solo in alcuni casi

02. Quali tra questi non è un indefinito?


questo
nessuno
uno
qualcuno

03. Quali tra questi non è un dimostrativo?


questo

quello

nessuno

codesto

04. L'anafora retorica consiste


nessuna delle risposte

nella ripetizione di un termine alla fine di un verso o di una frase

nella ripetizione di un termine all'inizio di un verso o di una frase

nella ripetizione consecutiva di un termine

05. L'epifora consiste


nella ripetizione consecutiva di un termine

nella ripetizione di un termine all'inizio di un verso o di una frase

nessuna delle risposte

nella ripetizione di un termine alla fine di un verso o di una frase

06. Il poliptoto consiste


nel mantenimento del morfema lessicale, ma nella variazione del lessema grammaticale

nessuna delle risposte

nel cambiamento di radicale

nel mantenimento del morfema grammaticale, ma nella sostituzione del morfema lessicale

07. La ripetizione
nessuna delle risposte

è da evitare solamente in alcuni tipi di testo

è sempre da evitare

non è mai da evitare


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08. Il pronome
possessivo
sottintende un nome
nessuna delle
risposte sottintende
un aggettivo
sostituisce
09. I pronomi relativi
tendono a seguire
l'antecedente
nessuna delle
risposte
a non seguire
l'antecedente
a seguire il verbo

10. I pronomi indefiniti


non definiscono il nome di cui si parla e sono aspecifici
possono rimandare a tutto il sintagma o solamente a una parte
nessuna delle risposte
sono elementi di ripresa esclusivamente morfologica

11. Che cos'è un poliptoto? Fornire alcuni esempi


Il poliptoto è uno dei tipi più frequenti di ripetizione formale, consiste nel ripetere un lessema lasciando invariato il
morfema lessicale e variando quello grammaticale. (sing/plur.; masch./femm.; modo verbale/tempo verbale).
Esempi: di me medesmo meco mi vergogno…” (Canzoniere di Petrarca)
“Cred’ io ch’ei credette ch’io credesse…” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno)

12. Cosa si intende per "epifora"?


L’epifora consiste nella ripetizione di parole alla fine di un verso. É speculare all’anafora.
Esempio: «Più sordo e più fioco / s’allenta e si spegne. / Sola una nota / ancor trema, si spegne, / risorge, trema, si
spegne»
(Gabriele D’Annunzio, la pioggia nel pineto)

13. Che cos'è un'anafora retorica?


L’anafora retorica consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di un verso o di un segmento testuale per
creare effetti di simmetria e segmentare il discorso. È una delle figure retoriche più usate in poesia anche perché
mette in rilievo la parola o l’espressione ripetuta, la quale di conseguenza acquista particolare importanza. Esempio:
«Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l’etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente» (Dante,
Inferno, III, vv. 1-3)

14. Quali parti del discorso sono indicative per la coesione?


La coesione di un testo è la proprietà che si manifesta precipuamente nella forma di un sistema di reti di collegamenti
linguistici tra le frasi.
La coesione sfrutta tutti i livelli della costruzione linguistica del testo: morfologico, lessicale, sintattico, interpuntivo.
La morfologia, specialmente attraverso le desinenze del verbo e le categorie grammaticali che esso esprime (➔ genere,
➔ numero, ➔ persona, tempo, ➔ aspetto e modo), dà indicazioni sulla collocazione temporale degli eventi denotati, sulla
loro valutazione come certi, probabili, possibili, o sulle entità coinvolte in essi.
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Il lessico interviene nella coesione anzitutto grazie alle parole referenziali con un referente preciso, che, attraverso
relazioni semantiche quali la sinonimia, l’iponimia e altre, segnalano l’unità e la continuità del testo. Tra lessico e sintassi,
sono inoltre al servizio della coesione i pronomi (personali, dimostrativi, possessivi, relativi, indefiniti, interrogativi;
➔ pronomi), le particelle avverbiali ne, ci, vi (➔ clitici), gli aggettivi dimostrativi o possessivi (➔ dimostrativi, aggettivi e
pronomi; ➔ possessivi, aggettivi e pronomi): questa classe di forme agisce soprattutto sull’unità e la continuità degli eventi
evocati dal testo e dei loro protagonisti Altre caratteristiche forme di coesione tra lessico e sintassi sono i ➔ connettivi,
vale a dire l’insieme di forme linguistiche invariabili che segnalano la presenza di relazioni logiche. la
congiunzione se crea una relazione condizionale, il ma una relazione avversativa, la preposizione per indica il fine,
l’avverbio così una conseguenza, perché una motivazione, le congiunzioni e e o segnalano una relazione di aggiunta e
rispettivamente di alternativa.

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Lezione 016
01. "Casa, casina" è
un'epifora
nessuna delle risposte
un'anafora retorica
un poliptoto

02. "Partire, partirò" è


un poliptoto
un'anafora retorica
un'epifora
nessuna delle risposte

03. "Per me si va nella città dolente / Per me si va nell'etterno dolore / Per me si va tra la perduta gente" è
un'epifora
un'anafora retorica
un poliptoto
un'anafora testuale

04. "Ucci ucci, sento odor di cristianucci" è


un poliptoto

nessuna delle risposte

un'anafora retorica

un'epifora

05. "Salare o salire?" è


un poliptoto
un'anafora retorica
nessuna delle risposte
un'epifora
06. "Lealtà leale" è

un'epifora
nessuna delle risposte
un'anafora retorica
un poliptoto
07. "Realtà leale" è

un poliptoto
nessuna delle risposte
un'anafora retorica
un'epifora

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08. "Umano troppo umano" è
un'epifora
un poliptoto
un'anafora retorica
nessuna delle risposte

09. "Romanzo romanzato" è


nessuna delle risposte
un'anafora testuale
un'epifora
un poliptoto

10. "Ha qualcosa di brutto alle spalle, lasciato in un film / Certamente, hai qualcosa di brutto alle spalle lasciato in un film" è
nessuna delle risposte
un poliptoto
un'anafora retorica
un'epifora

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Lezione 017
01. La mancanza di ripetizioni
è sempre da ricercare per ragioni stilistiche

nessuna delle risposte

è un tratto tipico della tradizione anglosassone

rischia di creare ambiguità

02. La mancanza di ripetizioni rischia


di appesantire la morfologia
di appesantire la sintassi
di alleggerire la sintassi
di alleggerire la morfologia

03. L'accumulazione prevede


nessuna delle risposte
il ricorso all'anafora
il ricorso a elementi sintatticamente equivalenti
il ricorso a un climax

04. L'accumulazione consiste in una


lista
ripresa anaforica

ripresa epiforica

nessuna delle risposte

05. l'uso delle ripetizioni non è sanzionato nella cultura scolastica


slava
anglosassone
italiana
francese
06. Un climax è
nessuna delle risposte
una variazione metereologica
una figura di suono
la stabilità coesiva di un testo

07. Un climax è
un elenco progressivo sul piano del significato
il clima armonico di un testo
nessuna delle risposte
una procedura di revisione di un testo

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08. L'accumulazione è
sconsigliata in un testo
consigliata in un testo
caotica nella letteratura
nessuna delle risposte

09. L'accumulazione in letteratura è


apparentemente caotica
indice di un stile pessimo
da evitare
nessuna delle risposte

10. "Brutto tempo, pioggia, tempesta, tormenta, catastrofe" è


un'accumulazione

un'epifora

un climax

nessuna delle risposte

11. Quali sono i meccanismi di ripetizione?

La ripetizione, quando ricercata è un elemento basilare della struttura di un testo, sebbene la scuola tradizionale disincentivi il
ricorso in tutti i contesti.
La ripetizione può essere strutturale o formale o dialogica.
Ripetizione strutturale: la figura base della ripetizione strutturale è l’accumulazione: l’enumerazione di più elementi che
svolgono la stessa funzione sintattica. Se l’accumulazione realizza un crescendo , si definisce climax
Ripetizione formale: per ripetizione formale si intende la ripresa di elementi linguistici identici, replicati nello stesso modo o
con variazioni nella forma (es. in verità, in verità vi dico …); le figure retoriche annesse sono il poliptoto, l’anafora retorica e
l’epifora.
La ripetizione dialogica è quando la stessa espressione o parola, proferita ad uno dei parlanti, viene ripresa dall’altro.

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Lezione 018
01. La catafora comporta
un valore enfatico sulla frase

nessuna delle risposte

una sospensione dell'interpretazione del testo

l'uso abbondante della deissi

02. Il cotesto e il paratesto aiutano a comprendere il piano semantico di una catafora


sempre
mai
talvolta
nessuna delle risposte

03. La catafora è un procedimento


marcato
non marcato
parzialmente marcato
nessuna delle risposte

04. L'anafora è un procedimento


parzialmente marcato
non marcato
marcato
nessuna delle risposte

05. L'elemento cataforico il testo

precede
sostituisce
segue
enfatizza
06. L'elemento anaforico il testo
precede
enfatizza
segue
sostituisce

07. Un modo per gestire i dubbi metalinguistici è affidato

alla catafora
alla deissi
alla ripetizione
all'anafora

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08. Quale elemento può contribuire all'espressione del disaccordo?
la deissi
la prosodia
l'anafora
la catafora

09. Le ripetizioni sono utilizzabili come rinvii cataforici

spesso
occasionalmente
sempre
mai

10. La catafora realizza un effetto di


straniamento
anticipazione
attesa
distanziamento

11. Che cos'è una catafora?


La catafora è una figura retorica in cui una parola, che solitamente viene posta all’inizio della frase viene collocata alla
fine di essa. Inoltre, nella poesia si intende anche la ripetizione nel verso successivo di una parola o un’espressione posta
alla fine di un verso. Nella narrativa, invece, l’uso della catafora serve a sottolineare il soggetto di una determinata azione
o di una descrizione, onde consentire al lettore di ricordarlo più a lungo. La catafora è speculare all’anafora e comporta
una sospensione dell’interpretazione del testo.

12. Quali sono le differenze fra catafora e anafora?


L’anafora è una figura retorica che consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di frasi successive.
L’anafora è il procedimento non marcato e universale di gestione della coesione di un testo, mentre la catafora è un
procedimento marcato utilizzato in particolari contesti per ottenere effetti stilistici di sorpresa o di attesa.

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Lezione 019
01. L'ellissi grammaticale riguarda
l'aggiunta di una parte della frase
la rimozione di una parte della frase
la sostituzione di una parte della frase
nessuna delle risposte

02. L'ellissi retorica riguarda


un espediente letterario
la rimozione del soggetto
un processo anaforico
un processo deittico

03. L'ellissi co-testuale riguarda


l'immissione di un termine recuperabile
l'omissione di un termine recuperabile
l'emissione di un termine recuperabile
nessuna delle risposte

04. L'ellissi contestuale riguarda

la possibilità di recuperare gli elementi dal contesto


l'aggiunta di parti ulteriori del contesto
nessuna delle risposte
la rimozione del contesto

05. L'ellissi pronominale per i soggetti, in italiano, è

per nulla attesa


molto attesa
poco attesa
abbastanza attesa
06. In italiano l'ellissi è obbligatoria nella principale se

il soggetto della principale è diverso dall'oggetto della subordinata


il soggetto della principale coincide con quello della coordinata
il soggetto della principale coincide con l'oggetto della coordinata
il soggetto della principale è uguale all'oggetto della subordinata
07. In italiano, quale elemento non è possibile elidere?

Il predicato
Nessuna delle risposte
L'oggetto
Il soggetto

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08. In italiano, quale elemento è possibile elidere
sia l'oggetto che il predicato

nessuna delle risposte

il predicato

l'oggetto

09. Il vincolo anaforico impone di interpretare come coreferente con il soggetto della principae, quello della
subordinata
in nessun caso
nella successione
subordinata+coordinata
in entrambe le successioni
nella successione reggente+subordinata

10. L'ellissi consiste in una di una parola, che rimane sottintesa


anticipazione
sostituzione
posticipazione
soppressione

11. Che cos'è un'ellissi?


L’ellissi (dal greco elleipsis, mancanza) consiste nella soppressione di una parola che rimane sottintesa.
È frequente nei proverbi e nelle sentenze. È l’omissione in una seconda menzione di un costituente già citato, che crea una
sorta di discontinuità nel testo di superficie (es. L’uomo andò alla posta. Andò dopo aver controllato gli orari)
12. Quali tipi di ellissi esistono?
L’ellissi può essere di quattro tipi:
- grammaticale: riguarda la soppressione di un elemento della frase, in genere di un soggetto o di un verbo
- retorica: è di carattere letterario riguarda la ricostruzione del senso del testo da parte del lettore
- cotestuale: consiste nell’omissione di un termine recuperabile, perché precedentemente menzionato
- contestuale presenta un recupero a partire dagli elementi del contesto

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Lezione 020
01. Gli avverbi possono essere deittici

vero
solo gli avverbi di luogo
solo gli avverbi di modo
falso
02. L'origo è

il punto di osservazione
nessuna delle risposte
un'operazione di processing
una corrente della pragmatica
03. I pronomi che hanno uso esclusivamente deittico sono quelli di

I-II persona
III persona
I-III persona
II-III persona

04. L'origo rende la deissi dipendente


dalla prospettiva di un interattante

del tempo

tutte e tre le risposte

dal luogo

05. I pronomi possono essere deittici


vero
falso
solo i possessivi
solo i dimostrativi
06. Il punto d'attacco della deissi va ricercato
nel testo
nell'extratesto
nel paratesto
nell'ipertesto
07. "Sali al primo piano e trovi un divano, a destra vedi un armadio". Si tratta di
deissi fantasmatica
nessuna delle risposte
deissi non inerente
deissi inerente

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08. "Qui si mangia pizza". "Qui" è un elemento
cataforico

deittico

nessuna delle risposte

anaforico

09. "Torno a trovarti giovedì". "Giovedì" è un elemento


cataforico
nessuna delle risposte
deittico
anaforico

10. Il campo indicale è l'insieme delle


coordinate spazio-temporali
Tutte e tre le risposte
delle coordinate sociali
delle coordinate linguistiche

11. Quali forme assume la deissi?


La deissi è tradizionalmente descritta secondo la categoria di persona, tempo e luogo. Esistono di conseguenza diversi tipi
di deissi:
deissi temporale: si intende quelle espressioni linguistiche che fanno riferimento al momento in cui il parlante pronuncia
l’enunciato; è affidata ad avverbi ed espressioni avverbiali, quali ora/adesso, allora, ieri, domani.
 deissi personale, viene codificato il ruolo dei partecipanti all’enunciazione. Viene generalmente espressa in pronomi
personali di prima e seconda persona.
 deissi spaziale, vengono codificate le relazioni spaziali e i punti di ancoraggio spaziale determinati dall’enunciazione. È
tipicamente espressa da alcuni avverbi di luogo come qui e dai dimostrativi.
Inoltre vi sono altre due forme:  deissi sociale, l’uso dei pronomi di cortesia (Voi, vostro onore, lei);
 deissi testuale o del discorso, pone il testo come centro deittico.
12. Che cosa si intende per deissi?

La deissi consente di realizzare un rinvio dal testo alla realtà extralinguistica.


Codifica le relazioni tra lingua e contesto nelle sue varie componenti: chi parla, con chi, collocando oggetti ed eventi nello
spazio, nel tempo e nel discorso stesso. È un fenomeno linguistico che codifica (morfologicamente, sintatticamente o
lessicalmente) informazioni relative al luogo (qui, là, questo, quello,andare, venire ecc.) e al tempo di enunciazione (ora, oggi,
domani, i tempi verbali) o ai protagonisti dell’evento comunicativo (tu, io), essenziali per l’interpretazione dell’enunciato.

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Lezione 021
01. Il futuro anteriore è un tempo
nessuna delle risposte
deittico-anaforico
deittico-cataforico
deittico
02. Il condizionale composto è un tempo
deittico-cataforico
deittico-anaforico
nessuna delle risposte
deittico
03. Il passato prossimo è un tempo
nessuna delle risposte
deittico-cataforico
deittico
deittico-anaforico

04. I tempi deittico-anaforici sono caratterizzati da un ancoraggio temporale


anaforico
complesso
cataforico
semplice
05. I tempi deittici sono caratterizzati da un ancoraggio temporale
semplice
complesso
cataforico
anaforico
06. Il passato remoto è un tempo
nessuna delle risposte
deittico-cataforico
deittico
deittico-anaforico
07. L'avverbio "ora" indica rispetto al momento dell'enunciazione
anteriorità
contemporaneità
tutte e tre le risposte
posteriorità

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08. Il trapassato remoto è un tempo
deittico-cataforico

deittico-anaforico

deittico

nessuna delle risposte

09. L'imperfetto è un tempo


nessuna delle risposte
deittico-cataforico
deittico- anaforico
deittico

10. Il trapassato prossimo è un tempo


deittico- anaforico
deittico-cataforico
nessuna delle risposte
deittico

11. Che cosa si intende per deissi temporale?

La deissi temporale è affidata ad avverbi ed espressioni avverbiali (ora, allora, fra; questo /quello). Nel caso della
deissi temporale il punto di riferimento per definire le relazioni deittiche è il momento dell’enunciazione , momento
in cui avviene scambio comunicativo.
Alcuni avverbi (ora, allora, adesso) indicano coincidenze con il momento dell’enunciazione (me) o anteriorità
rispetto ad esso. Alcuni avverbi si riferiscono a unità di tempo convenzionalmente definite dal calendario: il giorno,
la settimana, il mese.

La rappresentazione concettuale del tempo fisico nella lingua italiana è affidata ai tempi verbali. Alcuni tempi sono
definiti deittici (indicativo presente, passato prossimo, passato remoto, imperfetto, futuro semplice) altri deittici –
anaforici. I deittici si collocano semplicemente rispetto al momento dell’enunciazione. Mentre i deittici anaforici
richiedono un ancoraggio temporale complesso , compaiono in relazione con un tempo deittico e insieme a
opportune determinazioni di tempo le quali costituiscono il momento di riferimento. In italiano i tempi deittico-
anaforici sono il trapassato prossimo, il trapassato remoto, il futuro anteriore e il condizionale composto.

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Lezione 023
01. Quale principio permette di ricostruire un proverbio troncato a metà?
l'intertestualità
L'intenzionalità
L'efficienza
l'effettività

02. Quale di questi non è un principio regolativo di un testo?


effettività
appropriatezza
efficacia
coerenza

03. L'accettabilità riguarda


il contesto
il ricevente
tutte e tre le risposte
l'emittente

04. L'intenzionalità riguarda


il contesto
tutte e tre le risposte
il ricevente
l'emittente

05. Quale di questi non è un principio costitutivo di un testo?


coesione
intenzionalità
situazionalità
efficienza
06. Quale di questi non è un principio costitutivo di un testo?
effettività
accettabilità
intenzionalità
coerenza

07. Quale di questi non è un principio costitutivo di un testo?


appropriatezza

coerenza

informatività

coesione
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08. Quale di questi non è un principio costitutivo di un testo?
correttezza
accettabilità
intenzionalità
intertestualità

09. Quale di questi non è un principio costitutivo di un testo?


effettività
coerenza
informatività
coesione

10. Quale di questi non è un principio regolativo di un testo?


effettività
efficienza
efficacia
appropriatezza

11. Quali sono i principi costitutivi di un testo?


Per veicolare in modo chiaro un messaggio, un testo ha bisogno di rispondere a 7 principi costitutivi e a3 principi
regolativi.
I principi regolativi sono:
1 coesione: il modo in cui sono collegate le varie componenti di un testo
2 coerenza: connessione tra i contenuti di un testo e al piano logico
3 Intenzionalità: consiste volontà dell’emittente di farsi capire
4 Accettabilità: disponibilità alla comprensione di un testo da parte del ricevente
5 Informatività: riguarda il rapporto fra elementi noti e elementi sconosciuti di un testo
6 Situazionalità: rapporto del testo con la situazione in cui è prodotto
7 Intertestualità: riguarda il rapporto del testo con altri testi presenti o assenti

12. Quali sono i principi regolativi di un testo?

I principi regolativi di un testo sono:


1: Efficienza: rapporto fra il testo e lo scopo per il quale è prodotto

2 Effettività: capacità di un testo di rimanere impresso nella memoria

3 Appropriatezza: composizione armonica di un testo fra i contenuti e le specificità testuali, il fatto di essere adatto o inadatto
per un pubblico e un contesto

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Lezione 024
01. Qual è il contributo di Jakobson rispetto allo studio della comunicazione?
Roman Jakobson fu un linguista russo, pioniere del formalismo russo e del strutturalismo americano. Jakobson studiava le
afasie e attraverso la ricerca comprende le potenzialità di un modello comunicativo, definito teoria della comunicazione
utilizzato come principale punto nei corsi di linguistica.
Egli individuò 6 aspetti della comunicazione verbale che sono riconducibili anche ad altre forme di comunicazione, quelle che
un utilizzano un linguaggio non verbale come i suoni e i gesti.
02. Che cosa si intende per "teoria della comunicazione"?
Il linguista russo Jakobson elabora una delle più importanti teorie sulla comunicazione: il suo modello
si fonda sull’idea che i processi comunicativi si basano principalmente su un codice condiviso e che
tali processi vengano modificati e influenzati dal contesto all’interno del quale sono generati.
La teoria della comunicazione è lo studio teorico dei fondamenti della trasmissione di segnali tra un
sistema e un altro di eguale o diversa natura. Comunicare dal latino significa propriamente
condividere “mettere qualcosa in comune con gli altri” l’atto della comunicazione ha infatti lo scopo
di trasmettere a qualcuno informazioni e messaggi.
L’instaurarsi della comunicazione implica la presenza di almeno 6 fattori a cui può essere collegata una classe di funzioni:
- messaggio
- canale
- ricevente
- contesto
- codice
- emittente

03. Quali sono le funzioni individuate da Jakobson?


Secondo Jakobson un messaggio linguistico assolve a funzioni differenti:
- funzione fatica: incentrata sul canale
- emotiva: incentrata sull’emittente
- conativa: incentrata sul destinatario
- referenziale: realtà esterna
- poetica: incentrata sul messaggio
- metalinguistica: consente di analizzare la proprietà di riflessività della lingua
04. Che cosa si intende per asse paradigmatico e per asse sintagmatico?

Ferdinand De Saussure fu un linguista francese che introdusse i concetti di asse sintagmatico e asse paradigmatico, chiamati da
Jakobson metaforico e metonimico.
L’asse sintagmatico consiste nel concatenamento degli elementi comunicativi ( parole o qualsiasi altro segno) considerati nel
loro rapporto di contiguità (l’uno dopo l’altro).
L’asse paradigmatico invece consiste nell’insieme di parole o di segni con i quali per associazione si può procedere per
sostituzione ma anche l’insieme di quelle parole o segni che sono formate da un elemento comune, ad esempio il tema
nominale o verbale unito a desinenze o a suffissi.

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Lezione 025
01. Il venetico
deriva dal latino

è una lingua

italica nessuna

delle risposte

deriva dal

greco

02. L'antico prussiano è una lingua


germanica
slava
isolata
baltica

03. L'osco è
parlato ancora oggi in Toscana

estinto

parlato ancora oggi in Umbria

nessuna delle risposte

04. Il venetico è

nessuna delle risposte


una lingua italica
un dialetto
una lingua germanica

05. Le lingue nordiche sono


olandese, danese e norvegese
danese, svedese e norvegese
inglese, svedese e norvegese
tedesco, inglese e danese

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06. Nel Novecento si ha una produzione letteraria in latino, a cura di
Carducci

Pascoli

Pirandello

Montale

07. Il latino carolingio si definisce


progressista

nessuna delle risposte

restaurato

innovativo

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08. Il latino scompare come lingua viva
Nel 1500

Nel 1900

Fra il 1200 e il 1500

Fra il 600 e l'800

09. Le lingue neolatine derivano


dal latino classico

dal latino arcaico

dal latino volgare

dal latino scritto

10. Il greco è stato documentato a partire dal


II millennio d.C.
II millennio a.C.
III millennio a.C.
I millennio a.C

11. Che cosa si intende per indoeuropeo?


L’indoeuropeo rappresenta una fase linguistica molto antica della quale non sono stati tramandati documenti diretti, ma della
quale si deve ammettere l’esistenza per spiegare le corrispondenze precise , ricorrenti e numerose che collegano tra loro la
maggior parte delle europee e varie lingue dell’Asia .
Dall’indoeuropeo derivano tra le altre , le lingue europee
ITALICHE venetico, osco, umbro
CELTICHE irlandese , bretone, gallico
IL LATINO lingue romanze
GERMANICHE inglese , tedesco, danese olandese, svedese, norvegese
BALTICHE lituano, ant. prussiano
SLAVE: croato, sloveno, russo, ceco, polacco, ucraino
ALBANESE
GRECO

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Lezione 026
01. Da "calidum" a "caldo" si verifica

nessuna delle risposte


sincope
assimilazione
metafonesi

02. Le vocali lunghe latine generalmente sono pronunciate in italiano come

aperte
basse
alte
chiuse

03. La "a" breve latina, in italiano


diviene "e" chiusa
diviene "e" aperta
nessuna delle risposte
resta "a"

04. Dal latino all'italiano, sul piano del mutamento fonetico, è interessante il passaggio
nessuna delle risposte

dalla quantità al timbro della vocale

dall'apertura all'accento della vocale

dalle fricative alle occlusive velari

05. Le vocali brevi latine generalmente sono pronunciate in italiano come


aperte
chiuse
basse
alte

06. La "o" breve latina in sillaba aperta, in italiano


resta invariata

passa a "i"

nessuna delle risposte

dittonga

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07. 1 Le vocali brevi latine, in italiano
sono più soggette a mutamenti

sono più resistenti al dittongo

nessuna delle risposte

sono meno soggette a mutamenti

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08. "Au" latino in italiano diviene
nessuna delle risposte
a
u
o

09. Da "speculum" a "specchio" si verifica


aferesi

apocope

epentesi

sincope

10. Da "oculum" a "occhio" si verifica


assimilazione

sincope

nessuna delle risposte

metafonesi

11. La "e" breve latina diventa in italiano


i

e aperta

e chiusa

nessuna delle risposte

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Lezione 027
01. L'isoglossa più significativa in Italia è la linea
Firenze-Rimini
Roma-Bari
Roma-Napoli
La Spezia-Rimini

02. Il veneto rispetto al piemontese è

non sono comparabili


più conservativo
più innovativo
nessuna delle risposte

03. Il friulano appartiene al gruppo


italo-romanzo
balcanoromanzo
ibero-romanzo
gallo-romanzo

04. Il catalano appartiene al gruppo


balcano romanzo
gallo-romanzo
ibero-romanzo
italo-romanzo

05. Lo spagnolo castigliano appartiene al gruppo


ibero romanzo
balcano-romanzo
gallo-romanzo
italo-romanzo

06. Il rumeno appartiene al gruppo


italo-romanzo

ibero-romanzo

gallo-romanzo

balcano-romanzo

07. Il piemontese appartiene al gruppo


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balcano-romanzo
ibero-romanzo
gallo-romanzo
italo-romanzo

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08. Il veneto rispetto al lombardo è
più conservativo

non sono comparabili

nessuna delle risposte

più innovativo

09. Il dalmatico appartiene al gruppo


ibero romanzo
balcano-romanzo
italo-romanzo
gallo-romanzo

10. Il sardo è
nessuna delle risposte

una lingua a sé, divisa a sua volta

un dialetto mediano

un dialetto centro-meridionale

11. Illustrare il passaggio dal latino alle lingue romanze


Il latino si diffusa in una zona circoscritta del Lazio nell’VIII secolo a.C. , a partire dal III secolo A.C. si manifesta con
un’ampia documentazione scritta e scompare come lingua viva fra il 600 e l’800 D.C. quando nascono le lingue romanze. Alla
base delle lingue neolatine non c’è il latino classico (scritto) ma il latino volgare (parlato). Il latino classico era la lingua della
letteratura, il latino volgare è il latino parlato non soltanto dagli strati più bassi della popolazione con molte sfumature. Il latino
scritto e il latino volgare differivano in base alla fonologia, morfologia, sintassi, lessico. Non c’è una soluzione di continuità
nel passaggio dal latino volgare alle lingue romanze, il primo dà origine alle seconde attraverso progressive trasformazioni. Se
vogliamo parlare di morte del latino , questo evento è avvenuto \nel 7° secolo, successivamente si apre un periodo di
transizione, le prime testimonianze di lingue romanze sono rappresentate in particolare dai Giuramenti di Strasburgo, testo
scritto in volgare francese. Il latino scritto a sua volta ha subito un’evoluzione, con l’influsso del latino volgare, del latino
cristiano e della lingua greca si era giunti al latino tardo base del latino medievale che presentava alterazioni delle strutture
fonologiche morfosintattiche. Inoltre il Cristianesimo influenzò il latino. Il latino dei cristiani rappresenta una lingua speciale,
di gruppo con caratteri formali semantici particolari e che influenzò anche il lessico.
Nei vari territori dell’Impero Romano il latino volgare parlato dai soldati e dai coloni tendeva a evolversi e a cambiare da
provincia a provincia, queste differenze sono imputabili a diverse cause. I conquistatori provenivano da diverse regioni d’Italia,
la lingua importata presentava qualche diversità, il contatto con le lingue dei popoli sottomessi era la causa di nuovi
mutamenti. Le popolazioni vinte iniziarono a parlare latino ma lo pronunciavano male, la loro pronuncia conservava le
abitudini fonologiche della lingua che avevano abbandonato, così si imponevano nuovi suoni e vocaboli regionali. Qui
abbiamo una causa importante di quelle differenziazioni che daranno origine alle varietà linguistiche, italiane, francesi e
spagnole.
12. Descrivere le lingue presenti in Italia

La diffusione del Cristianesimo, influì tantissimo sulla diffusione del latino volgare, mentre le invasioni barbariche contribuirono alle
differenziazione lessicale, fonologica e morfosintattica che avrebbe dato luogo alle lingue romanze.
Ciascuno infatti adattava il latino al proprio repertorio linguistico barbarico. Dal latino volgare si sviluppano così: portoghese, spagnolo
castigliano, catalano, provenzale, franco-provenzale, francese, sardo, ladino, italiano, dalmatico, rumeno.
I dialetti dell’Italia rappresentano altre lingue romanze, appartenenti ai gruppi precedentemente descritti. La linea di demarcazione, rispetto
ad un’area linguistica si chiama isoglossa. In Italia, l’isoglossa più rilevante è la linea La Spezia- Rimini che separa i dialetti settentrionali
da quelli centro-meridionali.
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I dialetti settentrionali si dividono in 2 gruppi:
- gallo italici (piemontese, romagnolo, lombardi, liguri)
- veneti
- istriani
I dialetti centro meridionali in:
toscani
mediani
meridionali intemedi
meridionali estremi

Altre lingue con caratteristiche proprie sono il sardo diviso in logudorese-campidanese, sassarese-gallurese
Il ladino diviso in friulano e ladino dolomitico.

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Lezione 028

01. Il contesto locale riguarda

situazioni pragmatiche
situazioni di tipo cognitivo e linguistico
nessuna delle risposte
situazioni localizzate in un'area geografica

02. I principi di concatenazione permettono di distinguere

sequenze linguistiche da quelle pragmatiche


sequenze fonologiche da quelle morfologiche
sequenze ben formate da quelle malformate
nessuna delle risposte
03. Le transazioni sono concepite come domini tematici

disomogenei
omogenei
eterogenei
non sempre omogenei

04. Gli interattanti sono


i luoghi dell'interazione

i partecipanti all'interazione

i tempi dell'interazione

tutte e tre le risposte

05. La sintassi si occupa


del rapporto fra i segni e i referenti

nessuna delle risposte

del rapporto semiotico

del rapporto fra i segni

06. La semantica si occupa


del rapporto fra segni e referenti

del rapporto fra i segni

nessuna delle risposte

del rapporto fra i referenti


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07. L'interazione riguarda
gli influssi che si scambiano gli interattanti

tutte e tre le risposte

il luogo dove si comunica

gli avvenimenti che compongono lo scambio comunicativo

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08. Il contesto globale riguarda

le componenti interlinguistiche

le componenti sociolinguistiche

le componenti linguistiche

le componenti psicolinguistiche

09. La pragmatica è interessata alla relazione tra i segni e


la lingua

chi li usa

i parlanti di lingua seconda

la dimensione sociolinguistica

10. Nella teoria dei segni di Morris si distinguono tre livelli. Individuare la tripletta corretta
fonologia,

morfologia, sintassi

semantica, sintassi,

pragmatica nessuna

delle risposte

semantica, fonologia, pragmatica

11. Che cosa sono le transazioni?


Nella conversazione è possibile individuare un insieme di categorie discorsive dipendenti dall’organizzazione del discorso e
dei principi di concatenazione che permettono di distinguere sequenze discorsive ben formate e malformate. Le transazioni
costituiscono dei domini tematici omogenei dove si attuano accomodamenti, compromessi e patteggiamenti.
12. Quali sono le caratteristiche del contesto?
Il contesto è alla base di ogni atto comunicativo ed è determinante per le prassi comunicative.
Esistono due tipi di contesto, un contesto globale e uno locale. Il primo è in relazione con le componenti sociolinguistiche
di una determinata situazione, mentre il secondo è in rapporto con situazioni di tipo cognitivo e linguistico.
Le caratteristiche del contesto variano di situazione in situazione e dipendono da alcuni fattori:
- partecipanti alla conversazione
- atti, forma e contenuto di ciò che viene detto
- Risultati che si vogliono ottenere
- Localizzazione definizione culturale e clima psicologico
- Mezzo e norme di interazione e di interpretazione
- categorie di atti linguistici
All’interno del contesto ritroviamo: tempo, luogo, sistema di conoscenze del ricevente, le ipotesi dell’emittente sulle
conoscenze del ricevente

13. Che cos'è l'interazione?


In linguistica pragmatica , con interazione si intende l’insieme di avvenimenti che compongono uno scambio comunicativo
completo che si scompone in sequenze (scambi e altre unità costitutive). Essa comprende sia gli influssi reciproci che si
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scambiano gli utenti (interattanti) sia il luogo in cui avviene l’interazione.
Un’ interazione può essere verbale o non verbale (conversazione, intervista, riunione di lavoro).
14. Di che cosa si occupa la pragmatica?

La pragmatica studia gli aspetti che riguardano il linguaggio come azione , comportamento, studio il parlare come forma di un
agire linguistico che si svolge all’interno di una determinata situazione comunicativa e sociale. La pragmatica studia una lingua
dal punto di vista degli utenti, considerando le scelte che compiono nel comunicare, le costrizioni che incontrano usando la
lingua nell’interazione sociale e gli effetti ottenuti dal loro uso della lingua su coloro che partecipano alla comunicazione.

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Lezione 029
01. Un'enciclopedia è un testo
descrittivo

regolativo

argomentativo

informativo

02. La fiaba è un testo


narrativ

descritti

vo

regolati

vo

informa

tivo

03. Il termine "ipertesto" è stato coniato da


Chom

sky

Torra

nce

Nelso

De Saussure

04. La ricetta di cucina è un testo


informa

tivo

regolati

vo

descritti

vo
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narrativ

05. La campagna elettorale di un politico è di natura


argomentati

va

argomentati

va

regolativa

descrittiva

06. La prefazione è scritta solitamente


dal

lettore

dall'auto

re

dall'edit

ore da

un

esperto

07. Un testo pragmatico ha uno scopo


pratico

nessuna delle

risposte

letterario

dinamico

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08. La poesia è un testo
informativo

narrativo

nessuna delle risposte

descrittivo

09. Il resoconto di viaggio è un testo


descrittivo

regolativo

informativo

argomentativo

10. L'arringa di un avvocato è un testo


descrittivo

narrativo
argomentativo
informativo

11. Com'è organizzato un testo?


Il termine testo (textus) sta ad indicare un insieme di parole, scritte o orali, strutturato in base alle
norme di una certa lingua per comunicare un messaggio. Per raggiungere il suo scopo, il testo deve
innanzitutto essere comprensibile a chi lo legge e lo ascolta, il testo deve essere completo e coerente.
Per ottenere la comprensibilità deve contenere un codice linguistico che sia comprensibile a chi lo
legge e lo ascolta, per essere coerente il contenuto deve essere strutturato secondo un’organizzazione logica
di pensiero.
Un testo, soprattutto se molto lungo, prevede una struttura e una suddivisione in parti.
La struttura prevede:
-premessa scritta dall’autore
- prefazione (scritta da un esperto)
- Introduzione
- corpo del testo
- conclusione (si fa una sintesi)
- sommario
- Indice analitico, indice dei nomi
- appendice (si sviluppano argomenti particolari)
- bibliografia
- note : servono a discutere punti particolari. Servono a dare indicazioni su altre opere sullo steso argomento.

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Lezione 030
01. Quali sono le caratteristiche e le specificità di un testo narrativo?
Il testo narrativo si propone di raccontare una storia o un fatto che si svolge nel tempo.
I testi narrativi sono molto frequenti e riguardano qualsiasi racconto. In un testo narrativo risulta fondamentale la sequenza
degli eventi e la strutturazione temporale del testo così gli indicatori temporali precisano i fatti e la loro durata.
I verbi sono percepiti in termini di modi, di tempi e anche colti a seconda degli aspetti che ne determinano il valore durativo
(concluso, non concluso, progressivo). Oltre al tempo, gli indicatori di luogo collocano spazialmente gli eventi.
02. Quali sono le caratteristiche e le specificità di un testo descrittivo?

Il testo descrittivo rappresenta le caratteristiche di un oggetto, di un fenomeno, di una persona e di un ambiente.


È un testo dotato di scarsa autonomia e generalmente è inserito all’interno di altri testuali. La descrizione solitamente
asseconda un punto di vista, una prospettiva.

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Lezione 032
01. Quali sono le differenze fra diglossia e dilalia?
Un dialetto rappresenta una lingua a tutti gli effetti, caratterizzata da un lessico e da una grammatica. Il grado di
istituzionalizzazione del dialetto dipende da ragioni storico- culturali, alcuni dialetti possiedono una letteratura (napoletano,
lombardo) altri no. Quando i parlanti utilizzano due o più codici, sono in situazione di bilinguismo o di plurilinguismo. Il
bilinguismo si riferisce a due varietà utilizzate funzionalmente in modo diverso l’una dall’altra, in questo caso si parla di
diglossia. Se non si verifica una specializzazione in base ai contesti, la situazione sarà di dilalia.
02. Definire "dialetto"
Un dialetto rappresenta non una varietà della lingua, ma una lingua a tutti gli effetti, caratterizzata da un lessico e da una
grammatica. Il grado di istituzionalizzazione del dialetto dipende da ragioni storico-culturali, alcuni dialetti possiedono una
letteratura (napoletano, lombardo) altri no.
Il dialetto è una lingua a sé stante, che assume caratteristiche proprie. Il dialetto siciliano e della Toscana sono molto più vicini
all’italiano rispetto al pugliese. Una linea di demarcazione tra un territorio linguistico e un altro è detto isoglossa, non è
nient’altro che una linea fittizia che si può tracciare per distinguere un’area rispetto ad una parlata e un’area rispetto ad un’altra
parlata. Ogni lingua è varia, conosce delle differenziazioni, si articola in tante varietà.
03. Perché assegnare i tipi testuali a un testo è un'operazione complessa?
I tipi testuali sono un’astrazione, i testi in realtà sono quasi tutti misti. Lo stesso testo può avere più funzioni comunicative. Nel
riportare un esempio di ogni tipo testuale si inserisce una sezione di un testo. La poesia presenta una complessa testualità
quindi non può essere inserita in nessun tipo. La lingua si concentra su un messaggio. Ad esempio un testo argomentativo si
propone di convincere il destinatario , ha una finalità persuasiva.
04. Quali sono le caratteristiche dei testi informativi?
Il testo informativo si propone di arricchire le conoscenze del destinatario, fornendo notizie utili su personaggi, fatti e
problemi. In un testo informativo è fondamentale la disposizione la sequenza dei fatti. Un testo informativo , inoltre deve
presentare i fatti in maniera chiara e ordinata anche a seconda di criteri diversificati (logici, cronologici, narrativi, descrittivi).
Alcuni esempi di testi informativi sono: manuali scolastici, voci di enciclopedie, articoli scientifici e giornalistici.
05. Quali sono le caratteristiche dei testi argomentativi?
Il testo argomentativo si propone di convincere il destinatario, ha una finalità persuasiva..
Si impiega una strategia volta a convincere il destinatario di una tesi, adottando una certa dialettica, volta a produrre
argomentazioni (argomenti a favore ) e controargomentazioni (obiezioni). Non tutto è possibile argomentare quindi i testi
argomentativi si rivolgono a categorie opinabili. In un testo argomentativo occorre partire dalle premesse, formulare una tesi,
corroborarla con le argomentazioni e produrre anche una difesa parziale o un punto di vista di altre argomentazioni contrarie.
06. Quali sono le caratteristiche dei testi regolativi?

Il testo regolativo indica istruzioni e norme da rispettare. Anche in questo caso, il testo ha per obiettivo, la persuasione ma è
differente il grado di autorità che l’emittente riveste. La struttura di un testo regolativo dipende dalla funzione, la descrizione è
dettagliata e le procedure sono definite in modo chiaro. Ha il fine di indurre il destinatario a fare qualcosa. Sono testi regolativi
giuridici, i regolamenti parlamentari, regionali, manuali che insegnano delle attività , ricette di cucina.
La strutturazione è molto chiara, vi è un numero che inserisce il testo in un macrotesto più ampio, rappresentato dal codice
civile, un titolo con funzione di sommario. Vi è spesso una successione in blocchi. Un testo legislativo fornisce indicazioni che
aiutano ad applicare un principio generale.

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Lezione 033
01. Che cosa si intende per "code-switching"?

Per code-switching si intende il passaggio da una lingua all'altra all'interno del medesimo evento
linguistico da parte di persone che parlano due lingue, perché il parlante decide di utilizzare
specificamente una parola straniera per rendere la spiegazione o la singola frase più efficace.
Per noi italiani, questo può avvenire anche tramite l’incrocio della lingua italiana con delle espressioni
dialettali.

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Lezione 034
01. Quali sono le dimensioni di variazione per la lingua italiana? Illustrare l'asse della variabilità per mezzo di
opportuni esempi
Una varietà di lingua è un insieme solidale di varianti e di variabili sociolinguistiche. Dalle scelte di pronuncia, di lessico, di
grammatica, di organizzazione del discorso e di stile si possono distinguere gli individui per età, sesso, gruppo sociale, periodo
storico.
Le varietà sono:
- diacroniche: si riferiscono al cambiamento della lingua nel tempo (augello/uccello; annunziare/annunciare)
- diatopiche: cambiamento della lingua nello spazio (papà/babbo)
- diastratiche : si riferiscono alla lingua in relazione a un gruppo sociale ( ci ho dato/gli ho dato)
- diafasiche: si riferiscono alla lingua in relazione al suo contesto (registro, sottocodici) (bella rega/ ciao)
- varietà diamesiche: si riferiscono al canale usato (punteggiatura presente solo nello scritto)
02. Che cosa si intende per "varietà", "repertorio", "registro?

Una varietà di lingua è un insieme solidale di varianti e di variabili sociolinguistiche. Dalle scelte di pronuncia, di lessico, di
grammatica, di organizzazione del discorso e di stile si possono distinguere gli individui per età, sesso, gruppo sociale, periodo
storico.
L’insieme delle varietà e delle lingue di un parlante si definisce repertorio.
Le varietà linguistiche che dipendono dalla situazione comunicativa si chiamano registri.

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Lezione 035
01. Il code-switching è
un cambiamento di varietà

il processo di decodifica

il processo di codifica

un cambiamento di canale

02. Il registro dipende


dal momento storico

dalla situazione comunicativa

dai parlanti

dal mezzo espressivo

03. Il repertorio include:

solamente i dialetti e le lingue


dialetti, lingue, varietà
nessuna delle risposte fornite
solamente la varietà di una lingua

04. La presenza di maiuscole è indice della variabilità


diatopica

diamesica

diastratica

diafasica

05. La dimensione diafasica riguarda


la localizzazione geografica della lingua
la fase storica di riferimento
la situazione comunicativa
il gruppo sociale

06. La dimensione diamesica riguarda

il genere testuale
il gruppo sociale
il canale comunicativo

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la scansione mensile della comunicazione

07. I sottocodici fanno parte della dimensione


diacronica

diafasica

diatopica

diastratica

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08. Al sociolinguista interessa meno la dimensione
diastratica

diacronica

diatopica

diamesica

09. Pronunciare "rosa" attraverso una fricativa dentale sorda è una varietà
diamesica

diacronica

diatopica

diastratica

10. Mastichi il "cicles" è una varietà


diatopica

diamesica

diastratica

diafasica

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Lezione 036
01. Che cosa si intende per pianifcazione linguistica?
La pianificazione linguistica consiste nell’insieme di attività e delle iniziative realizzate da un governo e dai suoi organi. La
pluralità linguistica rappresenta un banco di prova della pluralità culturale. Qualsiasi strategia che un governo o una
amministrazione proponga di adottare rientra nel campo della politica linguistica. La messa in atto della politica linguistica si
concretizza nella pianificazione linguistica . Secondo Crystal la pianificazione linguistica può riguardare il corpus o lo stato di
una lingua.
02. Illustrare le specificità delle lingue pianificate
La pianificazione linguistica può riguardare il corpus lo stato di una lingua. La pianificazione del corpus riguarda la
struttura della lingua. Si introducono cambiamenti nella struttura di una lingua a varietà di livello di grammatica,
pronuncia, spelling, lessico.
Nel corso della storia, per esempio per l’inglese , Noah Webster propose alcune riforme ortografiche che ancora oggi
distinguono l’inglese britannico da quello americano.
Per il francese , nel 1635 Richelieu fondò l’Académie française nel tentativo di fissare la grammatica e codificare il
lessico, mentre il Dictionnaire de l’Academie stabilisce il bel usage della lingua di corte come varietà suprema. Invece per
il tedesco la riforma ortografica ha prodotto la sostituzione di ß in ss (musste)
Si definisce pianificata una lingua frutto di ingegneria linguistica. Le lingue artificiali si dividono in: lingue a priori
impossibili da parlare e con radici artificiali) e lingue a posteriori (radici naturali).
Le lingue a posteriori si suddividono in : lingue minimali vive o morte, lingue miste a derivazione schematica (Volapuk) lingue
a derivazione schematica e naturalistica (Esperanto)
03. Descrivere l'esperanto

L’esperanto è una lingua pianificata a posteriori con derivazione in parte schematica in parte naturalistica. È stato fondato dal
medico polacco Lazar Ludvig Zamenof nel 1887 (Internacia Lingvo) e codificato nel 1905 . Nel manuale Fundamento di
Esperanto, Zamenhof presenta le 16 regole principali della lingua. Lo scopo è la regolarità , uno dei vantaggi di questa lingua è
rappresentato dal lessico: diverse lingue naturali possono riconoscere nell’esperanto elementi familiari.
Oggi conta 15.000.000 di parlanti distribuiti in tutto il mondo ed è insegnato in alcune università: Torino, Tubinga. Esso è stato
abbandonato per ragioni socio-politiche in quanto avrebbe potuto soppiantare l’inglese.

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Lezione 037
01. Quali sono le lingue di minoranza in Italia?

Una lingua di minoranza consiste in un codice linguistico impiegato da una comunità linguistica che possiede tale codice come
lingua materno all’interno di un territorio nel quale la maggioranza della popolazione ha un’altra lingua materna. Il concetto di
minoranza e maggioranza è relativo e dipende dal territorio.
Le lingue di minoranza possono essere storiche o recenti e sono tutelate dalla legge 482 del 1999.
In Italia ad esempio vi sono tedescofoni che parlano una lingua di minoranza che si articola in vari dialetti (tirolesi, Walser,
cimbrico) ma in Alto Adige la lingua di minoranza è l’italiano. Il francese (lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato (?)
in Valle d’Aosta e nel Piemonte. In Valle d’Aosta è lingua coufficiale per lo scritto, a partire dal 1945. Il franco-provenzale
(lingua indoeuropea, ramo romanzo) è parlato in Valle d’Aosta, in Piemonte e in Puglia, conta 70.000 parlanti. In Valle
d’Aosta si utilizza il francese per lo scritto e il franco-provenzale e/o l’italiano per il parlato.
L’albanese invece è parlato in Calabria, Basilicata, Sicilia, Puglia, Molise, la sua presenza in Italia è dovuta a migrazioni
tosche del XV secolo. Il catalano è parlato ad Alghero da 2000 parlanti, è arrivato ad Alghero per mezzo della conquista del
XIV secolo da parte del Regno di Aragona. Il greco è parlato in Puglia (grico) e lo sloveno è parlato in Friuli Venezia Giulia.
Infine l’occitano è parlato in Piemonte e in Calabria , la comunità valdese si è costituita per effetto di migrazioni valdesi del
XV secolo. Il sardo è parlato in Sardegna e si divide in differenti varietà tra cui il logudorese che è la più conservativa.

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Lezione 038
01. L'esperanto è una lingua
a posteriori, minimale viva

a posteriori, in parte naturalista

a posteriori, minimale morta

a priori, con radici naturali

02. L'Accademia della Crusca è stata fondata nel


1635

1827

1265

1582

03. L'inventore dell'esperanto è


Crystal
Chomsky
Balboni
Zamenhof

04. L'Académie Française definiva "bel usage"


La lingua del popolo
La lingua del clero
La lingua della corte
La lingua del re

05. La riforma ortografica della varietà americana dell'inglese è stata promossa da


Crystal

Webster

Zamenhof

Chomsky

06. Il romanés è una lingua


artificiale
neolatina
di minoranza
pianificata

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07. Le lingue di minoranza sono tutelate dalla legge
Non ci sono leggi specifiche
6/99
99/82
482/99

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08. Il franco-provenzale è parlato in

Piemonte, Valle d'Aosta e Puglia

Piemonte e Valle d'Aosta

Piemonte, Valle d'Aosta e Calabria

Piemonte e Lombardia

09. In Sardegna, oltre al sardo e all'italiano, si parla anche il


Grico
Franco-Provenzale
Catalano
Walser

10. L'occitano è parlato in


Piemonte e Puglia
Piemonte e Valle d'Aosta
Piemonte e Calabria
Piemonte, Valle d'Aosta e Puglia

11. Quali sono le nuove minoranze linguistiche, causate dalle migrazioni, in Italia?

In Italia, oltre alle minoranze storiche occorre osservare le nuove minoranze migratorie. Gli stranieri in Italia sono più di
5.000.000 meno del 10% della popolazione. Il 10% degli stranieri è di origine comunitaria.
Le comunità più rilevanti sono:
- arabofoni
- - albanofoni
- rumenofoni
- sinofoni (cinesi).

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Lezione 039
01. Secondo Peyronel, gli errori di forma
non sono mai gravi

sono meno gravi di quelli di contenuto

sono più gravi di quelli di contenuto

sono gravi quanto quelli di contenuto

02. Secondo Peyronel, sono errori comuni degli studenti


i refusi ortografici
nessuna delle risposte
i salti logici
la mancanza di accenti

03. Un testo con troppi refusi, secondo Peyronel


è una mancanza di rispetto per chi legge
è una varietà substandard di lingua
nessuna delle risposte
è da valutare a seconda dei refusi

04. La pragmatica è entrata nella didattica delle lingue


grazie alla certificazione

grazie alla linguistica

grazie agli insegnanti

nessuna delle risposte

05. Il consiglio che offre Peyronel agli studenti è di


studiare le regole
scrivere lentamente
correggere
rileggere

06. La competenza pragmatica rientra all'interno della


nessuna della risposte
competenza comunicativa
competenza culturale
competenza linguistica

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07. A seconda degli ambiti di studio o professionali
la lingua resta sempre la stessa
la lingua si semplifica
nessuna delle risposte
la lingua varia

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08. Un problema degli studenti durante gli esami orali, secondo Peyronel, è
la concordanza dei verbi

la coesione

la selezione del lessico

l'uso dei pronomi

09. Secondo Peyronel, gli errori più gravi sono quelli


relativi alla concordanza verbale

che compromettono la comprensione del testo

che compromettono la scrittura

che compromettono la lettura

10. Secondo Peyronel, la pragmatica cambia rispetto alle culture?


No

La pragmatica è sempre identica in tutte le culture
Cambiano le modalità di manifestazione

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Lezione 040
01. Cosa si intende per "famiglia semantica? Corredare di opportuni esempi
La famiglia semantica è un insieme di lessemi imparentati a seconda del significato e del significante.
Alcuni esempi: latte, lattosio, allattamento, latteria.
carta: cartina, cartoleria, cartolina, cartellone
02. Cosa si intende per "connotazione"? Riportare qualche esempio
Il significato in linguistica è l’informazione veicolata da un segno o da un elemento linguistico.
Il significato connotativo è un significato soggettivo connesso con le sensazioni suscitate da un segno, non vi è una
identificazione di referenti.
Ad esempio: la parola deserto può riferirsi letteralmente ad un luogo geografico ma può avere significato metaforico come
deserto = solitudine
volpe: può riferirsi all’animale ma anche ad una persona furba
03. Cosa si intende per "denotazione"? Proporre qualche esempio

Il significato denotativo è inteso in senso oggettivo rispetto a ciò che il segno descrive, si tratta del significato letterale del
termine.
Siepe : riferisce ad una fila di arbusti
che compongono il recinto di un appezzamento di terreno
leone: animale felino
fegato: ghiandola del corpo umano situata nell’addome

LEZIONE 41
01. L’osservazione occulta permette di contenere
Le distorsioni
02. La disciplina più interessata all’epistemologia della ricerca in linguistica è
La sociolinguistica
03. Inserire in un questionario il campo “non sa / non risponde”
è utile perché fornisce comunque una risposta

04. Il frontespizio dovrebbe riportare


l’indicazione della tutela dei dati
05. L’intervista semistrutturata prevede
una traccia modificabile
06. Il campione deve essere ________ rispetto alla popolazione:
rappresentativo
07. Quante domande non dovrebbe superare un questionario lnguistico?
30
08. Un aspetto fondamentale per l’etica della ricerca riguarda
L’inserimento delle modalità di divulgazione dei dati
09. L’informante di fronte alla presenza dell’intervistatore può sentirsi
Inibito
10. Il frontespizio dovrebbe riportare
Il tempo previsto per lo svolgimento del questionario

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Lezione 042
01. Definire il concetto di norma e la tipologia

In ambito socio-linguistico, la norma rappresenta un insieme di regole che dichiarano la preferenza di certe forme rispetta ad
altre che hanno lo stesso potenziale funzionale. Secondo Dubois, la norma da un lato rappresenta l’insieme di prescrizioni sui
contenuti linguistici ammessi o respinti dalla lingua ma dall’altro è un comportamento linguistico considerato comune e
consueto in una comunità.
Muljacic distingue il processo di creazione di una norma (NORMAZIONE) e il processo di estensione e di utilizzo della norma
(NORMALIZZAZIONE). Secondo lo studioso le norme possono essere: spontanee o qualitative. Le norme spontanee
sarebbero imputabili alla selezione naturale e i processi di evoluzione potrebbero essere studiati in diacronia, mentre le norme
qualitative sarebbero imposte alla comunità, dall’alto .
Le norme possono essere classificate in base ad una tipologia qualitativa:

- - norme prescrittive : si parte da una o più varietà della lingua e si eliminano gli elementi non formali che contrastano
con la varietà di partenza

- - norme statistiche: sono estrapolate da uno studio sulla base della frequenza e della distribuzione delle variabili

- - norme a priori: si ha una prescrizione linguistica laddove non si è ancora formato il consenso sociale e si decide a
priori il modello di lingua da imporre

- norme a posteriori: si opera una scelta delle norme tra le varietà linguistiche in base al contesto sociale e al prestigio
linguistico
- norme descrittive: si descrive la lingua in un determinato momento storico, culturale, sociale e non si forniscono
giudizi di valore sulle scelte operate
- norme sociali : si formano nel corso dell’evoluzione di una lingua
- norme esplicite: con l’emergere di fattori socioculturali di rilievo si descrivono le norme sociali
- norme dello scritto: coincidono spesso con le varietà formali della lingua
- norme del parlato: nella lingua italiana l’aspetto normativo del parlato è praticamente assente e riguarda per lo più la
pronuncia
- norme sociolinguistiche: si prendono come riferimento le regole che vincolano le scelte linguistiche legate alla varietà
di una comunità di parlanti
-

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Lezione 044
01. Un professore universitario instaura un'interazione
sempre asimmetrica

simmetrica

sempre simmetrica

asimmetrica

02. Con un amico l'interazione è


simmetrica

sempre asimmetrica

sempre simmetrica

asimmetrica

03. Quale di queste non è una caratteristica studiata per i dialoghi?


linearità

dinamicità

sequenzialità

interattività

04. Con un genitore l'interazione è


sempre simmetrica

asimmetrica

sempre asimmetrica

simmetrica

05. Le norme culturali all'interno dell'interazione sono state studiate da


Hymes

Chomsky

Levinson

De Saussure

06. Il numero di partecipanti all'interazione


incide sull'interazione

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non incide sull'interazione

incide solo nel caso di

comunicazioni asimmetriche può

incidere sull'interazione

07. Cosa non rientra nel setting?


mezzo

fisico

tempo

partecip

anti

spazio

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08. Il code-switching è il passaggio da una lingua all'altra
nessuna delle risposte

nel corso di due battute

all'interno della stessa battuta

in tutti i contesti

09. Il code-mixing è il passaggio da una lingua all'altra


all'interno di una battuta

nessuna delle risposte

in tutti i contesti

nel corso di due battute

10. Il leader di un'azienda instaura un'interazione


asimmetrica

sempre asimmetrica

sempre simmetrica

simmetrica

11. Com'è possibile suddividere la modalità relazionale?

La modalità relazionale, propria della pragmatica della comunicazione, si può suddividere in


simmetrica e asimmetrica.
si ha la percezione dell’uguaglianza dei rapporti tra i
partecipanti; avviene quando due interlocutori riescono a mettersi sullo stesso livello
considerandosi uguali e confermandosi reciprocamente (es. due amici);

comunicazione (es. docente-studente).

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Lezione 046
01. Quali sono le differenze e le analogie fra analisi della conversazione e analisi del discorso?
La ricerca relativa allo studio delle lingue si è spostata verso gli anni ’70 all’indagine sull’interazione verbale. L’analisi del
discorso adotta modelli più linguistici che sociologici e si basa su processi deduttivi definendo pattern comunicativi. La
semantica è stata uno degli aspetti maggiormente considerati nell’analisi del discorso.
I tratti comuni dell’analisi del discorso sono 4:
- - unità di azione : mosse che si eseguono nel parlato appartengono ad un insieme delimitato e specifico
- gli enunciati sono segmentabili in unità di enunciazione che corrispondono a unità di azione
- - è possibile specificare una funzione ed esiste una procedura per proiettare le unità di enunciazione in atti linguistici e
viceversa
- - le sequenze conversazionali sono governate da regole di ordinamento sequenziale
All’interno dell’analisi del discorso si possono distinguere due filoni di ricerca. La scuola americana mette in luce le regole
internazionali se A fa una richiesta a B e B risponde con una richiesta la risposta di B deve riagganciarsi a quella di A. La
scuola europea sviluppa una sintassi del discorso e focalizza l’attenzione su due punti 1 generalizzazione dei
processi di organizzazione conversazionale e tutte le forme di discorso.
L’analisi della conversazione è di stampo sociologico, si basa su dati empirici ,analizzati per mezzo di un approccio descrittivi .
In particolare gli studiosi si sono concentrati sull’avvicendamento dei turni comunicativi. La maggior parte dei cambi di turno
avviene secondo schemi fissi, A-B-A-B. Ciò che permette ai parlanti di alternarsi è il punto di rilevanza transizionale e il
rispetto della regola d’oro dei turni , un parlante per volta.
I punti di convergenza fra analisi del discorso e analisi della conversazione si possono riassumere come segue:
- - uso di dati reali
- interesse per i turni
- nozione di sequenza
- nozione di preferenza
- ricorso a procedure per la trascrizione del parlato

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Lezione 048
01. Su quali aspetti si concentra l'analisi della conversazione?
Il sistema più diffuso nell’ analisi della conversazione è quello chiamato sistema Jefferson ed è una
revisione del cosiddetto sistema sax. L’analisi della conversazione è d’impronta sociologica, si
caratterizza come attività descrittiva contrapposta all’analisi del discorso. Si basa su dati reali raccolti
e analizzati su approccio empirico, sono ritenuti pertinenti i dati contenuti nella conversazione stessa
e considerati su base individuale e ritroviamo degli schemi regolari definiti patterns da confrontare successivamente.
Si considera anche l’avvicendamento dei turni. I dati reali attendibili perché le fasi
sequenziali del parlato, prestano unità delle costruzioni dei turni parallele alle unità di azione in senso
sociologico. Sequenze complementari o coppie adiacenti.

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